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LATINO AUTORI

Cesare-De Bello Gallico

CAIO GIULIO CESARE nacque a Roma il 13 luglio dell’anno 100 a.C. da una Famiglia Patrizia, La Gens
Iulia, ma nonostante le origini aristocratiche Cesare si schiera dalla parte dei Populares, quindi contro Silla
che lo obbliga a fuggire in Oriente. Qui frequenta la Scuola di Milone, la Scuola di retorica, si presta al
servizio militare e diplomatico. Nell’anno 73 a.C. fa il suo ritorno a Roma e dal 73 al 59 ricopre diverse
cariche come il questore, il pretore finche nel 59 a.C. non viene eletto CONSOLE del Triumvirato con
Pompeo e Crasso. Dall’anno 58 a.C. diventa proconsole per 5 anni della Gallia Cisalpina e Narbonese e
dell’Illirico. In questo periodo intraprende una serie di campagne militari per conquistare la Gallia
Transalpina ed esplora anche la Britannia e i territori germanici transrenani. Nel 49 a.C. fa ritorno a Roma, in
cui nel frattempo Pompeo aveva cambiato idee politiche, schierandosi contro Cesare, il quale durante le
Guerre Galliche aeva acquisito un enorme potere. Dunque, quando Cesare giunge al Rubicone, gli viene
intimato di deporre le armi e fare l’ingresso in cittò come un privato cittadino, ma Cesare si rifiuta e
attraversa il Rubicone armato, venendo perciò considerato nemico di Roma. Con questo gesto scoppia la
Guerra Civile a Roma.Nel 48 a.C. con la battaglia di Farsalo si vede la sconfitta di Pompeo, che cadrà
vittima di una congiura tramata da Tolomeo, re d’Egitto. Il 15 marzo del 44 a.C. Cesare viene assassinato
nell’edificio del senato e cade vittima di una congiura, attuata dal Gaio Cassio Longino e Marco Giunio
Bruto.

OPERE:

-COMMENTARII DE BELLO GALLICO

-COMMENTARII DE BELLO CIVILI

Il genere dei Commentari è un Sottogenere della Storiografia, in cui l’autore narra in prima persona le
vicende della sua vita allo scopo di delineare l’immagine di sé con la quale vorrebbe essere ricordato presso i
posteri. Con il titolo commentarii , Cesare non intende narrare fatti a cui non ha partecipato o nemmeno
vuole abbellire la narrazione con espedienti retorici , ma esporre con semplicità la campagna militare da lui
stesso ideata, diretta e vinta.

Cesare appare indotto da ragioni politiche e militari imprescindibili nella difesa della Provenza, minacciata ai
confini, e nella sistemazione definitiva della situazione interna dei territori controllati da Roma.

La scrittura di Cesare è il simbolo di un latino CLASSICO SOBRIO E SEMPLICE, frutto di una schietta
intenzione narrativa, tanto che gli appunti originari non furono ripresi da altri scrittori, ma divulgati tali e
quali. Cesare parla di sé in Terza Persona singolare, come scelta di distacco dalla materia trattata per non far
trasparire la partecipazione emotiva agli eventi narrati. Da notare però che nel libro VII lo stile è più animato
là dove la narrazione arriva al suo culmine; non a caso vi compare un’orazione, riportata in forma diretta.

L’Obiettività di Cesare si può invididuare nel riferimento a fonti attendibili, quali i suoi stessi rapporti
militari inviati al Senato.Circa i contenuti della narrazione, è evidente che l’obiettività di Cesare è
compatibile con il fatto che alcuni eventi siano opportunamente taciuti. Le più evidenti inesattezze si
riscontrano nelle digressioni geografiche, dovute per lo più al riferimento a fonti a loro volta scorrette.
CESARE NELLE FONTI LATINE

1. CESARE NELL’EPICA

Da Lucano, Farsalia, I, 120-157

In questo frammento si parla sia di Cesare sia di Pompeo e ne si giudica il comportamento.

-Frase chiave:

“..Felice di aprirsi la strada con la rovina..”

Ci viene detto cioè che Cesare rovina gli altri per ottenere il potere.

“…La tua fortuna che non tollera il secondo posto…”

Cioè le radici della rovina dello Stato Romano stanno nel delirio personale di onnipotenza.

Per descrivere Cesare usa la metafora del Fulmine, cioè Cesare, come un fulmine, arriva con impeto
e distrugge tutto ciò che trova. Gli viene perciò attribuita una connotazione negativa.

2. CESARE NELLA STORIOGRAFIA IMPERIALE

Da Svetonio, Vita di Cesare, 31, 3-32

Cesare è sulle sponde del Rubicone.

-ANALISI FORMALE:

CONSECUTUS consequor, tradotto aver raggiunto

EIUS, determinativo e non aggettivo possessivo

PAULUM, avverbio

REPUTANS, participio congiunto

QUANTUM MOLIERETUR , interrogativa indiretta

CONVERSO, participio congiunto

POSSUM+ INFINITO

QUOD SI quod non ha valore autonomi, ma è un Nesso, che sottilinea il fatto che chi scrive
connette ciò che sta per scrivere con quello che ha appena scritto, non si traduce
Cesare, De Bello Gallico, VII
“La presa di Alesia”

CONTESTO STORICO DELLA GALLIA FINO AL TEMPO DI CESARE

I GALLI E L’ITALIA

I Galli sono popolazioni indoeuropee che, stanziatesi in un primo momento tra Reno e Danubio, si
espandono poi in Gallia e in Iberia.

Il primo incontro con i Romani avviene secondo la tradizione nel 390 a.C. quando saccheggiano
Roma con Brenno.

Prima dell’inizio della II guerra punica, nel 225 a.C. un esercito di Galli scende nell’Italia centrale e
viene sconfitto a Talamone; i Romani lo inseguono e lo sconfiggono a Casteggio nel 222 a.C.,
quando però i Galli raggiungono Milano.

Quando Annibale passa le Alpi 218 a.C. i Galli lo aiutano, ma finita la guerra i Romani passano
all’attacco e colonizzano tutta la Gallia Cisalpina.

Nel 105 a.C. le popolazioni germaniche del Cimbri e dei Teutoni invadono la Provincia e
sconfiggono i Romani ad Orange: ma Roma reagisce con il console Mario, che li sconfigge ad Aix.
Roma si pone quindi come protettrice della Gallia nei confronti delle incursioni germaniche.

Quando Cesare si fa assegnaren il proconsolato delle Gallie, nel 58 a.C. , la Gallia è divisa in 3 parti:

-BELGI

-AQUITANI

-GALLI

Queste popolazioni sono in lotta tra di loro e spesso anche con i Germani, stanziati al di là del Reno,
tra cui emergono gli Svevi e il loro capo Ariovisto.

PERCHE’ CESARE SCRIVE IL DE BELLO GALLICO

Il De Bello Gallico, scritto tra il 52 e il 51 a.C., dopo la presa di Alesia, risponde all’intenzione di
rispondere all’attacco del Senato e dei nemici politici di Roma, favorevoli a Pompeo, per dimostrare
che le sue campagne militari non sono state causate da un desiderio di gloria e di affermazione
personale, ma dalla necessità di difendere i possessi romani e di rispondere alle richieste di aiuto di
popolazionui alleate o nemiche di Roma.

IL SIGNIFICATO STORICO DELLA GUERRA GALLICA

Cesare nei commentarii elabora l’importanza della vittoria romana nella guerra gallica in quanto:

-libera l’Italia dal pericolo delle incursioni dei Popoli del Nord

-In Gallia separa l’elemento gallico/ celtico da quello Germanico

-sposta l’asse dell’espansionismo romano dall’Oriente all’Occidente

-avvia la romanizzazione tra il Reno e i Pirenei.

Il Libro VII del De Bello Gallico:

La Presa di Alesia e la vittoria finale

Nell’inverno del 52 a.C. , dopo che Cesare ha disposto le sue legioni negli hiberna ed è andato a
svernare nella Gallia Cisalpina, un attacco dei Carnuti contro Cenabum segna l’inizio della rivolta
delle tribù galliche. Il capo della rivolta è Vercingetorige, re degli Arverni, che occupa la piazzaforte
di Gergovia. Cesare lascia Ravenna e torna in Gallia per assediare Cenabum e distruggerla,
provocando migliaia di morti. Vercingetorige però rianima gli insorti Galli e si prepara all’attacco
frontale con Cesare, che nel frattempo si è ricongiunto con Labieno e dispone di nuovo delle 10
legioni complete a sua disposizioni. Vercingetorige sconfitto si ritira nella fortezza di Alesia: qui
Cesare lo stringe d'assedio con un doppio ordine di fortificazioni. Combatte su due fronti:

-contro Vercingetorige

-contro i Galli che giungono in aiuto a Vercingetorige

e li sconfigge, sebbene possieda un numero inferiore di legionari; Cesare possedeva infatti circa
30.000 legionari, mentre i Galli di Vercingetorige erano 80.000 e quelli che stavano arrivando erano
300.000. Cesare blocca i difensori della città con un primo fossato tra Alesia e l'accampamento
romano, a forma di anello dietro il fossato fa scavare altri due fossati paralleli e nel più interno devia
il corso di un fiume locale; dietro, alza terrapieni e palizzate e torri, buche, pali ramificati. Le stesse
fortificazioni vengono realizzate poi anche all'esterno della fortezza, per bloccare l'arrivo degli alleati
dei Galli. Dunque, Cesare si chiude per un mese entro questi due sbarramenti attorno ad Alesia, con
30.000 uomini e scorta di grano; poi sferra un doppio assalto, verso l'interno e verso l'esterno, e
prende Alesia anche per fame e anche disperdendo la coalizione con mezzi diplomatici.
Vercingetorige si arrende.

1.PRESENTAZIONE DELLA FORTEZZA DI ALESIA

De Bello Gallico, VII, 69

Ipsum erat oppidum Alesia in colle summo admodum edito loco, ut nisi obsidione expugnari non

posse videretur. Cuius collis radices duo duabus ex partibus flumina subluebant. Ante id oppidum

planities circiter milia passuum tria in longitudinem patebat: reliquis ex omnibus partibus colles

mediocri interiecto spatio pari altitudinis fastigio oppidum cingebant. Sub muro, quae pars collis ad

orientem solem spectabat, hunc omnem locum copiae Gallorum compleverant fossamque et

maceriam sex in altitudinem pedum praeduxerant. Eius munitionis quae ab Romanis instituebatur

circuitus XI milia passuum tenebat. Castra opportunis locis erant posita ibique castella viginti tria

facta, quibus in castellis interdiu stationes ponebantur, ne qua subito eruptio fieret: haec eadem

noctu excubitoribus ac firmis

praesidiis tenebantur.

La vera e propria fortezza di Alesia si trovava sulla sommità di un colle in un luogo molto elevato,

così che sembrava che non si potesse espugnare se non con l'assedio. Dunque, le radici di questo

colle erano bagnate da due parti da due fiumi (lett: due fiumi bagnavano...). Davanti a quella fortezza

si estendeva in lunghezza per circa tre miglia; da tutte le parti dei colli, con poco spazio collocato nel

mezzo, dotati della medesima altitudine, cingevano la fortezza. La parte del colle che guardava ad

oriente, sotto le mura, tutta questa parte (luogo) avevano occupato le truppe dei Galli e avevano

costruito un fosso e un terrapieno alto sei piedi. Il perimetro di quel vallo, che dai Romani era

preparato, si snodava per circa 16 chilometri e mezzo. L'accampamento era posto in luoghi adatti e là
erano costruiti 23 fortini; e in questi fortini di giorno stazionavano le sentinelle, affinché non si

verificasse una qualche sortita all'improvviso: i fortini medesimi di notte erano controllati da

picchetti di guardia e saldi presidi.

ANALISI STILISTICA:

– Figura retorica quando si parla di MUNITIONES:

viene tradotto con Vallo, Fossato ma il significato di base è lavori di fortificazione  METONIMIA

– Complementi di estensione

– LOCUS  complemento di stato in luogo con ablativo semplice: EDITO LOCO

– IN COLLE SUMMO  aggettivo con valore predicativo

– VIDEOR  costruito personalmente

– CUIUS, riga 2  Nesso , “ dunque le radici di questo colle”

– NE, riga 9  finale negativa

– NE QUA ERUPTIO  indefinito usato nelle frasi negative

– QUIBUS, riga 9  Nesso, “ e in questi fortini”

– MEDIOCRI INTERIECTO SPATIO, riga 4  Ablativo assoluto “ con poco spazio


collocato nel mezzo

– UT NISI OBSIDIONE , riga 1  Consecutiva “ così che sembrava che non si potesse
espugnare se non con l'assedio “

– NE QUA SUBITO ERUPTIO FIERET, riga 9  Finale negativa “ affinché non si


verificasse una qualche sortita all'improvviso”

2. CESARE ENTRA IN CAMPO IN PERSONA PER LA BATTAGLIA FINALE

De Bello Gallico, VII, 86

His rebus cognitis Caesar Labienum cum cohortibus sex subsidio laborantibus mittit: imperat, si
sustinere non possit, deductis cohortibus eruptione pugnet: id nisi necessario ne faciat. Ipse adit
reliquos, cohortatur ne labori succumbant; omnium superiorum dimicationum fructum in eo die
atque hora docet consistere. Interiores desperatis campestribus locis propter magnitudinem
munitionum loca praerupta ex ascensu temptant: huc ea quae parauerant conferunt. Multitudine
telorum ex turribus propugnantes deturbant, aggere et cratibus fossas explent, falcibus uallum ac
loricam rescindunt.

Venuto a conoscenza di queste cose/ di questi avvenimenti, Cesare manda Labieno con 6 coorti in

aiuto ai reparti in pericolo: ordina che, se non avesse potuto sostenere l'attacco nemico, combatta con

un assalto, fatte uscire le coorti dal vallo: comanda di farlo solo se necessario. Lui in persona si

accosta agli altri soldati, le esorta a non lasciarsi vincere dalla fatica; spiega che in quel giorno e in

quell'ora è riposto il frutto di tutte le precedenti battaglie. Quello dell'interno, persi i luoghi di

trinceramento romano in pianura, a causa dell'imponenza delle fortificazioni, tentano di raggiungere

e attaccare le posizioni più alte: vi portano le macchine belliche che avevano preparato. Con una

quantità di frecce lanciate dalle torri, paralizzano i difensori; riempiono di terra e graticcci i fossati,

con le falci recidono la palizzata e il parapetto.

ANALISI STILISTICA:

– CAESAR, riga 1  compare il nome dell'autore del libro

– HIS REBUS COGNITIS  ablativo assoluto

– SUBSIDIO LABORANTTIBUS  doppio dativo

– LABORANTIBUS  participio presente sostantivato

– SI SUSTINERE NON POSSSIT, ERUPTIONE PUGNET  Periodo ipotetico del 2° tipo


( possibilità ) ; POSSIT = Potesse

– DEDUCTIS COHORTIBUS, riga 2 Ablativo assoluto

– IPSE, riga 3  Cesare stesso

– RELIQUOS  restanti

– NE SUCCUMBANT  completiva volitiva che regge il dativo

– DOCET, riga 4  spiega + INFINITIVA che ha per soggetto FRUCTUM e verbo


CONSISTERE, contemporanea alla reggente poiché l'infinito è presente

– INTERIORES, riga 5  quelli dell'interno

– DESPERATIS CAMPESTRIBUS LOCI  ablativo assoluto

– PROPTER MAGNITUDINEM MUNITIONUM  Complemento di causa


– LOCA PRAERUPTA  luoghi più alti

– ASCENSUS gergo militare = salita ( non viene tradotto nel brano )

– HUC  avverbio = VI

– EA  le macchine belliche

– MOLTITUDINEM TELORUM, riga 6  complemento di mezzo

– EX TURRIBUS  complemento di origine

– PROPUGNANTES  participio presente sostantivato = i difensori

– AGGERE ET CRATIBUS  complemento di abbondanza ( terra e graticci )

– LORICA  gergo militare, no armatura, ma parapetto del muro di difesa

GERGO MILITARE:

– MUNITIO

– ASCENSUS

– CRATIS

– VALLUM

– LORICA

3.CESARE ROVESCIA LE SORTI DELLA BATTAGLIA

De Bello Gallico, VII, 87

Mittit primo Brutum adulescentem cum cohortibus Caesar, post cum aliis C. Fabium legatum;
postremo ipse, cum uehementius pugnaretur, integros subsidio adducit. Restituto proelio ac repulsis
hostibus eo quo Labienum miserat contendit; cohortes IV ex proximo castello deducit, equitum
partem se sequi, partem circumire exteriores munitiones et ab tergo hostes adoriri iubet. Labienus,
postquam neque aggeres neque fossae uim hostium sustinere poterant, coactis una de XL cohortibus
quas ex proximis praesidiis deductas fors obtulit, Caesarem per nuntios facit certiorem quid
faciendum existimet.Accelerat Caesar, ut proelio intersit .
Cesare manda dapprima il giovane Bruto con le coorti, poi, il legato Gaio Fabio con altre ( coorti);
infine, lui stesso, poiché si combatteva più accanitamente, porta nuove forze in aiuto. Rinnovata la
battaglia e respinti i nemici, si dirige dove aveva mandato Labieno; porta fuori con sé 4 coorti dal
fortino più vicino e ordina che una parte della cavalleria lo segua, una parte ( invece) circondi le
difese esterne e attacchi i nemici alle spalle. Labieno, poiché né i terrapieni né i fossati potevano
resistere all'impeto dei nemici, messo insieme un numero di 39 coorti, che la sorte forse gli offrì dalle
posizioni più vicine, tiratele fuori, manda ad avvertire Cesare di cosa si dovesse fare. Cesare si
affretta per partecipare allo scontro.

ANALISI STILISTICA:

– MITTIT  Prima parola del brano. Le azioni parlano dal sole senza ombra di commento.
Narratore esterno con focalizzazione zero.

– PRIMUM  Avverbio o predicativo dell'oggetto = per primo

– ADULESCENTEM  giovane

– POSTREMO  avverbio

– IPSE  Cesare

– CUM PUGNARETUR  Narrativa , da tradursi o con gerundio semplice o con passivo


impersonale

– VEHEMENTIUS  comparativo di un avverbio

– SUBSIDIO  dativo di vantaggio

– RESTITUTO PROELIO  ablativo assoluto = rinnovata la battaglia

– REPULSI HOSTIBUS  ablativo assoluto

– EO QUO  avverbio = là dove

– PROXIMO  superlativo relativo = il più vicino

– IUBET  + 3 infinitive :

1. SEQUI PARTEM EQUITUM

2. CIRCUMIRI PARTEM

3. ADORIRI PARTEM

– POSTQUAM  dopo che, ma Cesare lo usa con valore causale

– COACTIS UNA DEL XL COHORTIBUS  ne tira fuori una e prende le altre 39


– QUID EXISTIMET  interrogativa indiretta

– FACIENDUM ESSE  perifrastica passiva

4. ALL'ARRIVO DI CESARE I NEMINI ATTACCANO

De Bello Gallico, VII, 88

Eius aduentu ex colore uestitus cognito, quo insigni in proeliis uti consuerat, turmisque equitum et
cohortibus uisis, quas se sequi iusserat, ut de locis superioribus haec decliuia et deuexa cernebantur,
hostes proelium committunt. Vtrimque clamore sublato excipit rursus ex uallo atque omnibus
munitionibus clamor. Nostri omissis pilis gladiis rem gerunt. Repente post tergum equitatus cernitur.
Cohortes aliae adpropinquabant: hostes terga uerterunt. Fugientibus equites occurrunt. Fit magna
caedes. Sedullus, dux et princeps Lemouicum Aremoricorum occiditur; Vercassiuellaunus Aruernus
uiuus in fuga comprehenditur: signa militaria LXXIV ad Caesarem referuntur: pauci ex tanto
numero se incolumes in castra recipiunt. Conspicati ex oppido caedem et fugam suorum desperata
salute copias a munitionibus reducunt. Fit protinus hac re audita ex castris Gallorum fuga. Quod
nisi crebris subsidiis ac totius diei labore milites essent defessi, omnes hostium copiae deleri
potuissent. De media nocte missus equitatus nouissimum agmen consequitur: magnus numerus
capitur atque interficitur; reliqui ex fuga in ciuitates discedunt.

Al suo arrivo, dunque, essendo stato riconosciuto dal colore del vestito di cui, prezioso, soleva
servirsi in battaglia, e viste le torme dei cavalieri e le coorti, a cui aveva comandato di seguirlo,
poiché dai luoghi più alti si vedevano questi declivi e pendii, i nemici attaccano battaglia. Levatosi il
grido di guerra, da entrambi gli eserciti, si eleva di nuovo un grido dal vallo e da tutte le
fortificazioni. I nostri soldati, messi giù i giavellotti, danno mano alle spade. D'improvviso, alle
spalle dei nemici, si vede la cavalleria. Altre coorti si avvicinavano: i nemici fuggirono. I cavalieri si
lanciano all'inseguimento dei fuggitivi. Vi fu grande strage: Sedullo, comandante e principe dei
Lemovici, è ucciso; l'arverno Vercasivellauno è catturato vivo, mentre fugge; sono portate a Cesare
74 insegne militari; da un così grande numero di soldati, in pochi si rifugiano nell'accampamento
sani e salvi. Avendo visto dalla fortezza la strage e la fuga dei loro compagni, perduta ogni speranza
di salvezza, richiamano indietro le truppe dalle fortificazioni. Udito ciò, si verifica immediatamente
un'uscita di massa dei Galli dall'accampamento. Che, se i soldati non fossero stati sfiniti dai continui
spostamenti e dalla fatica dell'intera giornata, si sarebbero potute distruggere tutte le truppe nemiche.
Nel pieno della notte, la cavalleria romana, mandata all'inseguimento, insegue la retroguardia; un
gran numero di nemici viene catturato e ucciso; i restanti dalla fuga si disperdono verso i popoli
rispettivi.

ANALISI STILISTICA:
– SPANNUNG
– Ci sono più coordinate di subordinate
– Solo il suono descrive la battaglia, non vuole sfruttare tutte le possibilità espressive, va
all'essenziale
– Piccole elementi retorici alla riga 10-11 : FIT...FUGA (parola chiave dell'episodio) 
IPERBATO
– Non si parla di scontri cruenti e morti gratuite  CLEMENTIA di Cesare

– ADVENTO COGNITO, riga 1  Ablativo assoluto

– EX COLORE  complemento di origine


– QUO UTI  ablativo ( reggenza )

– CONSUERAT  più che perfetto

– INSIGNI  come segno

– TURMIS COHORTIBUS VISIS  Ablativo assoluto

– IUBEO + INFINITO
– UT  valore causale

– DE LOCI SUPERIORIBUS  moto da luogo, discesa

– CLAMORE SUBLATO  ablativo assoluto

– EXCIPIT  soggetto CLAMOR = iperbato

– OMISSIS PILIS  ablativo assoluto

– FIT  passivo

– PAUCI EX TANTO NUMERO :


1. EX TANTO NUMERO : partitivo
2. PAUCI : predicativo
3. PAUCI + PERIODO IPOTETICO 3° TIPO → fa capolino Cesare con una focalizzazione zero.
– DESPERATA SALUTE  ablativo assoluto

– QUOD  non è un nesso, ma una dichiarativa causale = CHE

– DISCEDUNT  tornare in modo caotico ( Barbari )


5. VERCINGETORIGE SI OFFRE COME CAPRO ESPIATORIO
De Bello Gallico, VII, 89

Postero die Vercingetorix consilio conuocato id bellum se suscepisse non suarum necessitatum, sed
communis libertatis causa demonstrat, et quoniam sit fortunae cedendum, ad utramque rem se illis
offerre, seu morte sua Romanis satifacere seu uiuum tradere uelint. Mittuntur de his rebus ad
Caesarem legati. Iubet arma tradi, principes produci. Ipse in munitione pro castris consedit: eo
duces producuntur; Vercingetorix deditur, arma proiciuntur. Reseruatis Haeduis atque Aruernis, si
per eos ciuitates reciperare posset, ex reliquis captiuis toto exercitui capita singula praedae nomine
distribuit.

Il giorno dopo, Vercingetorige, convocata l'assemblea, dichiara di non aver intrapreso questa guerra

per propri tornaconti, ma per la libertà comune e, poiché è convinto del fatto che si debba cedere alla

sorte, dichiara di offrirsi loro per entrambe le possibilità, sia che vogliano con la sua morte dare

soddisfazione ai Romani, sia che vogliano consegnarlo vivo. Sono mandati da Cesare dei

parlamentari a tale proposito. Cesare ordina che siano consegnate le armi e che i principi delle città

siano consegnati. Egli stesso si colloca nelle fortificazioni davanti all'accampamento: là gli sono

portati davanti i capi ( dei Galli ): è consegnato Vercingetorige, vengono portate le armi. Esclusi gli

Edui e gli Arverni, qualora per mezzo di essi se ne potessero recuperare i propri popoli,degli altri

prigionieri a tutti i soldati, uno a ciascuno, distribuisce a titolo di preda.

ANALISI STILISTICA:

– Cesare entra in campo con il mantello rosso → colui che segnerà le sorti della battaglia

– Non vengono citate le parole di Vercingetorige in modo diretto, ma si delinea l'idea di


nemico di Cesare: scaturisce un senso di nobiltà implicita che Cesare riconosce al nemico sconfitto.
Vercingetorige quando arriverà a Roma dovrà sfilare al seguito del vincitore e sarà giustiziato nel 46
a.C.

– Vercingetorige non ha agito per tornaconti personali ma per il bene dei Galli e Cesare glielo
riconosce. Lascia due possibilità:

1. Venir catturato vivo

2. Essere ucciso per dar soddisfazione a Roma

Ma non implora Cesare, si assume la responsabilità di ciò che ha fatto. Il nemico riconosce la
grandezza assoluta di Cesare ( sono parole di Cesare )
– DEMONSTRATI + INFINITIVA

– CAUSA+GENITIVO → causa finale

– QUONIAM → causale

– QUONIAM + CONGIUNTIVO = esprimere la soggettività

– CEDENDUM → perifrastica passiva

– UTERQUE → uno e l'altro

– SE OFFERRE → infinitiva

– DE HIS REBUS → argomento

– RESERVATIS HAEDUIS → ablativo assoluto

– SI.. POSSET → opinione di Cesare

– SINGULA→ distributivo

– NOMINAE PRAEDAE → a titolo di bottino

Nel capitolo XC gli Edui e gli Arverni si arrendono e a Roma si festeggia per 20 giorni il trionfo di
Cesare. Nel libro VIII, cap 51, Cesare racconta il ritorno a Roma : viene accolto in provincia come
un assoluto trionfatore, tanto dai ricchi quanto dai poveri e punta su Roma per prenderne il potere.
Nel capitolo 55 si dice “Cesare decise di sopportare ogni affronto”, perche sa di avere nelle mani il
potere di Roma , Pompeo lo mette nelle condizioni di combattere contro lo stato. GUERRA CIVILE.