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Plutarco

Plutarco è una delle espressioni più alte della cultura greca che si è ormai innestata nella
cultura romana e la sua vita infatti si colloca in età imperiale circa tra il 50 e il 120 d.C.

La vita
Quanto si conosce della biografia di Plutarco è quasi esclusivamente frutto di notizie ricavabili
dalla sua stessa opera.
Nacque poco prima del 50 d.C. a Cheronea, una piccola città della Beozia occidentale dove
risiedeva da parecchie generazioni la sua famiglia che era una tra le più agiate del posto e
godeva di un notevole prestigio.
Da giovane visse un'importante periodo di formazione culturale ad Atene dove si dedicò
soprattutto allo studio della filosofia presso la scuola dell'accademico Ammonio, di origine
egiziana, e da questo fu avviato all'interesse per le questioni religiose e sacerdotali e a quella
conoscenza di Platone che costituì un aspetto tra i più importanti della sua esperienza
intellettuale, destinato ad avere una profonda incidenza sul suo animo che comunque arricchì
con l'apporto anche di altre dottrine.
Nei suoi scritti infatti si rilevano infatti influssi peripatetici e neopitagorici che gli consentirono un
suggestivo eclettismo da cui restò però sempre escluso l'epicureismo e in maniera meno netta
lo stoicismo.
Compì numerosi viaggi che lo portarono a conoscere la vastità dell'impero e a soggiornare oltre
che in diverse località della Grecia anche in Asia, in Egitto ed in particolar modo ad Alessandria
ma soprattutto in Italia.
A più riprese soggiornò a Roma ma la cronologia di questi viaggi è incerta e non furono
abbastanza lunghi da consentirgli di imparare bene il latino: egli stesso ci racconta che a Roma
era tanto impegnato ad occuparsi di politica e filosofia che non ebbe il tempo di imparare bene il
latino e conobbe la letteratura latina solo in età avanzata.
Questo soggiorni romani furono tali da permettergli di stringere rapporti di amicizia con
rappresentanti di primo piano dell'aristocrazia senatoria come Lucio, Floro, Quinto Sosio
Senecione grazie al quale Plutarco tentò di ottenere accesso ed influenza presso Traiano:
grazie all'interessamento di questi influenti membri della classe dirigente romana Plutarco
ottenne la cittadinanza romana con il nome gentilizio di Mestrio che gli derivava dal nome
dell'amico che si era adoperato per fargliela avere.
Il conferimento della cittadinanza romana dimostra che egli si inserì perfettamente nella realtà
politica del tempo in cui Roma era padrona del mondo e i Greci più illuminati capivano che la
Grecia non poteva aspirare all'autonomia ma era opportuno che si inserisse nel saldo
organismo politico e amministrativo di Roma per cooperare con ciò che i Greci avevano di più
specifico e valido per diffondere la cultura greca e contribuire ad elevare la società.
Stando a notizie fornite dalla Suda e da Eusebio rivestì anche due importanti cariche politiche:
- fu console con potere di controllo sui governatori dell'Illiria, consessogli da Traiano
- fu procuratore della Grecia, attribuitogli da Adriano
A mettere in dubbio tuttavia l'attendibilità di questi dati biografici interviene il fatto che nella sua
opera letteraria Plutarco ricorda più volte i vari uffici pubblici di carattere sia politico sia religioso
che gli furono tributati in Grecia ma non fa alcuna menzione delle due prestigiose cariche
esercitate secondo le fonti per conto dello stato romano.
Per amore di patria si ritirò a Cheronea, l'uomo che visitò gran parte dell'impero e al quale si
aprivano le porte dei potenti trascorse la maggior parte della sua vita nel piccolo borgo dove era
nato: a Cheronea prese parte alla vita pubblica, cosa che egli considerava un dovere di ogni
cittadino, rimanendo fedele alla tradizione dell'antico spirito civico greco.
Fu arconte eponimo ma non si sottrasse anche agli uffici più umili come alla sovraintendenza
all'edilizia pubblica e alla nettezza urbana.
Un valore incomparabilmente più alto avevano certamente per lui le sue relazioni con l'antico
centro della vita religiosa greca cioè Delfi, poco distante da Cheronea: queste relazioni
toccarono il punto più alto quando egli ebbe un posto nel doppio sacerdozio di Delfi, la carica
più alta del culto, per 20 anni dando un grande impulso all'attività dell'oracolo che stava
attraversando da tempo una fase di decadenza.
Oltre alla famiglia, all'attività civica e al servizio Delfico contribuì ad arricchire la sua vita una
vasta cerchia di amici: egli era capostipite di un circolo che coltivava vari interessi ma
soprattutto la filosofia.
Elementi di incertezza sussistono anche circa la data della sua morte che viene generalmente
collocata attorno al 120 d.C. ma non sono mancati i tentativi di posticiparla di quasi un
decennio.

La famiglia
Soprattutto grazie alle testimonianze di Plutarco stesso abbiamo notizie della sua famiglia.
Egli ricorda il bisnonno Nicarco e il nonno Lampria, un conversatore piacevole e colto mentre il
raccolto del padre meno colto è invece meno vivo in quanto non si conosce nemmeno il nome.
Si conoscono invece i nomi dei sue due fratelli Timone e Lampria perché, seguendo l'esempio
di Platone, li inserisce come interlocutori in alcuni suoi dialoghi.
Ebbe un'unica moglie Timossena, molto amata, dalla quale ebbe 5 figli: dalle opere come
"Consolatio ad uxorem" per la morte dell'unica figlia femmina Timossena e "Coniugalia
praecepta" sappiamo che fu un matrimonio molto fortunato che neppure la morte di 3 figli riuscì
a mettere in crisi.
Plutarco nutrì un grande rispetto per la moglie e verso le donne in genere: della donna ha una
visione totalmente eccentrica rispetto alla tradizionale corrente misogina che percorre tutta la
cultura antica.
Egli ripone grande fiducia nell'istituzione del matrimonio e rivolge alla donna in quanto tale una
profonda stima: di matrimonio e figli Plutarco parla in varie opere sempre con gentilezza e
devozione.
Nel caso dei figli le sue posizioni pedagogiche ci sorprendono per la loro modernità: sappiamo
ad esempio che non era contrario all'educazione culturale della donna anzi che la donna
studiasse lo considerava necessario per una completa consonanza di spirito fra coniugi, una
ricchezza spirituale che vale molto di più di ogni ricchezza materiale e di ogni ornamento
esteriore.
Della moglie Timossena sappiamo che fu in grado di apprezzare la grande cultura del marito e
ne assecondò la sua attività didattica svolta nella sua casa di Cheronea: il ritratto che si ricava
dalla sue opere è quello di una donna speciale per le sue qualità, non era schiava della moda,
del conformismo e neanche della superstizione, era semplice, schietta e capace di conciliarsi la
stima e l'ammirazione dei filosofi che frequentavano il marito, allevò i figli personalmente a
differenza della maggior parte delle signore che allora affidavano alle nutrici le cure dei figli.
Mostrò una grande forza d'animo nella perdita di 3 figli ed era iniziata ai misteri di Dioniso da
una salda fede nella immortalità dell'anima.
L'armonia completa e continua di quel matrimonio certamente influì non poco sul giudizio
positivo che Plutarco ha della donna in generale e in particolare sulla esaltazione che egli fa
dell'amore femminile coniugale ad esempio in "Amatorius".

Il corpus plutarcheo
Il Suda riporta un lungo catalogo dei titoli delle opere di Plutarco attribuendone la compilazione
ad un suo figlio di nome Lampria anche se questa attribuzione sembra essere con ogni
probabilità errata se non altro perché da nessun'altra fonte risulta che lo scrittore avesse un
figlio con questo nome.
Il catalogo conta ben 227 titoli ma è sicuramente incompleto e ad esso si devono sommare
alcune altre opere non comprese nel catalogo che ci sono state tramandate per intero o in
frammenti: arriviamo così ad un totale di 260 opere, di cui solo una piccola parte è spuria.
Di questo imponente corpus, oltre ad alcuni scritti apocrifi o sospettabili di non autenticità, sono
state tramandate per intero o frammenti circa 120 opere certamente plutarchee.
Esso è divisibile in due gruppi di cui l'uno va sotto il titolo di "Vite parallele" e comprende 50
biografie mentre l'altro è costituito dalle restanti opere del catalogo che rispondo alla generica
denominazione di "Moralia" (Etikà).
Probabilmente molti scritti appartenenti ai "Moralia" sono del periodo della giovinezza mentre le
"Vite parallele" sono assegnate all'epoca della maturità.

"Moralia"
Ed è quello che resta della produzione letteraria di Plutarco è stato tramandato sotto il titolo
complessivo di Moralia.
Il titolo risale al Monaco bizantino Massimo Planude il quale nella sua edizione delle opere di
Plutarco curata nel secolo XIII raccolse che collocò prima delle "Vite" il resto degli scritti sotto la
generica definizione.
Si tratta in effetti di una denominazione di comodo e in quanto tale necessariamente limitativa
perché non rende conto della notevole diversità nell'aspetto formale e negli argomenti delle
opere così catalogate tuttavia ad egli va il merito di avere dato comunque un ordinamento
unitario e sistematico di questi scritti favorendone in tal modo la tradizione.
I Moralia costituiscono dunque un insieme molto eterogeneo di scritti le cui tematiche spaziano
dalla filosofia, politica, pedagogia religione, scienze naturali, erudizione antiquaria, critica
letteraria, medicina, astronomia, letteratura, fisica, storia,archeologia e persino alla musica.
All'interno dei medesimi gruppi tematici si rileva una grande varietà di impianti formali ed è
chiara la volontà di Plutarco di rifarsi ai diversi generi della letteratura filosofica e di riallacciarsi
così alla tradizione delle rispettive scuole di pensiero:
- opere a struttura dialogica nelle quali il dialogo tende poi a ridursi alla funzione di cornice
di ampie sezioni monologiche che riproducono il modello letterario dei dialoghi platonici.
- gli scritti di impianto trattatistico rimandano invece al filone della letteratura scientifica-
filosofica privilegiando soprattutto della scuola peripatetica
- dalla diatriba cinica traggono invece spunto le opere dove è più spiccato lo stile
declamatorio e sentenzioso dai toni moraleggianti
- alcuni dei Moralia sono dedicati o indirizzati in forma di epistola a personaggi greci con i
quali l'autore entrò in contatto e tale caratteristica contribuisce a rendere esplicito il loro
fine didascalico.
Tuttavia rispetto al criterio formale il miglior metodo di catalogazione dei Moralia, adottato anche
nelle moderne edizioni, sembra essere quello tematico per cui gli scritti sono suddivisi in base
all'argomento.

Opere di contenuto etico


Il gruppo più numeroso e secondo Massimo Planude il più rappresentativo dei Moralia, tanto da
derivarne la definizione di moralia applicata all'intero corpus, è costituito dalle opere di
contenuto etico ossia l'insieme di scritti concernenti l'individuazione di tipi umani, la descrizione
di qualità caratteriali positive o negative ma soprattutto la formulazione di una sorta di
precettistica morale e comportamentale.
In questo gruppo circa venti opere rese, come abitualmente avviene nel caso dei moralia, nella
loro traduzione latina:
- De adulatore et amico
- De virtute et vitio
- Coniugalia praecepta
- De garrulitate
- Amatorius → celeberrimo dialogo nel quale Plutarco ridiscute, ispirandosi al Simposio e al Fedro
di Platone, la concezione etica dell'amore
- Consolatio ad uxorem → indirizzata sa moglie per la perdita della figlia Timossena guardando ai
modelli non solo greci ma anche latino contemporanei come Seneca
- Consolatio ad Apollonium → probabilmente non autentica
- De cohibenda ira → rimanda a Seneca e parla della passione dell'ira
- De tranquillitate animi → rimanda a Seneca e sua aspirazione ad una vita felice "bene vivere"
perché la tranquillità passa dall'accettazione della condizione umana con tutti i suoi limiti ma
anche enormi potenzialità: nasce da una presa di coscienza dell'io che sa che i mali che affliggono
lo spirito sono molto più insidioso perché è più difficile percepirne la presenza

Opere di contenuto filosofico


Molto nutrito gruppo di opere di argomento filosofico: una serie di scritti ad intento divulgativo
nei quale l'autore esprime o la propria adesione o il proprio dissenso ideologico rispetto alla
dottrina delle più importanti filosofie tradizionali:
- Platonicae quaestiones
- De animae procreatione in Timaeo → queste due opere da cui emerge con chiarezza il forte
influsso del pensiero platonico su Plutarco
- De Stoicorum repugnantiis
- De communibus notitiis adversus Stoicos
- Non posse suaviter vivi secundum Epicurum → scritti dai quali traspare fin dal titolo è contenuto
polemico nei confronti delle due più significative filosofie ellenistiche cioè lo stoicismo ed
epicureismo

Opere retorico-epidittiche
Le opere retorico-epidittiche probabilmente sono state composte nel periodo giovanile e sono
discorsi declamatori che appartengono al genere della diatriba e affrontano dinamiche tipiche
degli esercizi delle scuole di retorica:
- De fortuna
- De fortuna Romanorum
- De Alexandri Magni fortuna aut virtute → queste 3 opere vertono sul tema della fortuna e del suo
ruolo nel corso delle vicende storiche
- De gloria AAtheniensium → tratta
- del perché Atene abbia conquistato in passato gloria e potenza

Opere politiche
Contenutisticamente molto vicine agli scritti etici e allo stesso tempo non prive di elementi teorici
tratti dalla speculazione filosofica sono le opere di argomento politico.
In esse Plutarco espone le sue convinzioni sui problemi riguardanti lo stato, le forme di governo,
l'impegno civile e istituzionale a cui è tenuto ogni individuo: Plutarco manifesta la propria la
propria approvazione per il potere universale di Roma e per la forma di gestione monocratica
dell'impero.
Tra le opere appartenenti a questo gruppo citiamo
- Praecepta gerendae rei publicae
- An seni sit gerenda res publica → sulla possibilità di fare guidare lo stato da uomini politici
anziani
- Ad principem eruditum → in cui si riafferma l'idea platonica della importanza della filosofia
come guida per l'uomo politico
Per Plutarco la politica è la più alta espressione dell'etica e non c'è virtù più perfetta di quella
politica, dice nella biografia dedicata a Catone il censore.
Queste opere dovrebbero essere lette non solo da chi fa il politico di professione ma da ogni
uomo intenso perché è dovere di tutti fare politica esattamente come lo è dire la verità, praticare
la giustizia, amare la patria e i concittadini.

Opere di contenuto pedagogico


Il fine ultimo dell'intera produzione letteraria di Plutarco, comprese le "Vite", è identificabile
nell'intento educativo.
All'educazione morale dei giovani sono dedicati in particolare:
- De audiendis poetis
- De audiendis → il cui scopo è quello di insegnare come le coscienze informazione devono
confrontarsi con la non sempre edificante fruizione della poesia e quale è il corretto rapporto tra
allievi e maestri
- De liberis educandis → pone al centro della riflessione la tematica educativa nel suo complesso
- De musica → sul tema specifico dell'importanza della musica nella formazione non solo
culturale ma anche etica dei giovani: quest'ultimo stretto è stato per noi moderni una preziosa
fonte per la conoscenza della musica antica perché ha tramandato oltre all'esposizione della teoria
dell'ethos musicale anche una notevole quantità di notizie storiche relative a questa disciplina.
Plutarco avvertì profondamente il suo ruolo di educatore e di maestro come ad esempio dei
propri figli alla quale provvide personalmente o dei numerosi discepoli giovani e adulti che lo
frequentavano a Roma, Cheronea e Delfi.
Per Plutarco il fine dell'educazione consiste nella costruzione dell'uomo, nel dargli la capacità di
distinguere sempre e inequivocabilmente il bene dal male, il giusto dall'ingiusto, nelle grandi
come nelle piccole occasioni della vita perché solo così egli può aprirsi la strada verso la virtù e
aspirare alla felicità.
Plutarco è cosciente della fatica e della lentezza dell'operare educativa, sa bene che il cammino
è lungo e irto di ostacoli ma non smette mai di perseguire il suo intento con tenacia e con
sincero ottimismo.
Tutta la sua vita fu spesa nella ferma convinzione che tutta l'umanità possa essere guidata al
bene, educata i valori dello spirito e della civile convivenza.
L'aspirazione alla virtù è un processo che non può mai dirsi concluso per Plutarco, non è un
dato costitutivo acquisibile per sempre, la ragione è chiamata in continuazione a fronteggiare le
passioni a disciplinare gli impulsi e ad indirizzare l'agire dell'uomo alla scelta del bene: per
questo l'educazione non può essere solo in funzione dei giovani, anche se ovvio che sono
proprio loro a necessitare di cure più attente e amorevoli, ma investe in ogni momento e ogni
fase della vita, vecchiaia compresa: il compito di educare l'uomo e di assisterlo nelle vicende
della vita è affidato alle cure della filosofia.

Opere di contenuto religioso


Plutarco fu uomo profondamente religioso come dimostra il fatto che detenne a lungo la carica
di sacerdote delfico, anzi di questo ufficio andava particolarmente fiero più che degli altri da lui
ricoperti.
Della religione greca e non solo fu studioso attento e interprete meticoloso.
Ne sono testimonianza vari scritti tra cui:
- De E apud Delphos → sulla enigmatica E all'ingresso del tempio delfico
- De Pythiae oraculis
- De defectu oraculorum → sulla forma degli oracoli
- De superstitione
- De Iside et Osiride → in cui Plutarco da un'interpretazione sincretistica ed allegorica della
religione misterica di Osiride
- De sera numinis vindicta → dialogo che si svolge a Delfi e che tratta dell'antico problema della
teodicea: Plutarco ribadisce con forza la sua fiducia nella giustizia divina superiore ad ogni
obiezione umana

Opere di contenuto scientifico


Vivo fu anche in Plutarco l'interesse per la natura che si riflette in un gruppo di trattati di
argomento scientifico incentrati in particolar modo, oltre sul mondo animale anche sulla fisica,
astronomia.
Tra questi meritano una citazione:
- De sollertia animalium
- De esu carnium → in cui celebra l'alimentazione vegetariana rivelando tracce di influsso
pedagogico?
- De facie in orbe lunae
- Questiones naturales
La materia non è sempre discussa con rigore scientifico: in questi scritti trovano infatti spazio
anche credenze religiose, superstizioni popolari, però sono opere estremamente importante che
ci attestano anche la situazione della scienza tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo.

Opere di contenuto erudito


Queste opere hanno per temi gli usi, i costumi e tradizioni religiose sia dei greci che dei romani.
In questi scritti di sicura paternità plutarchea:
- Mulierum virtutes
- Quaestiones Romanae
- Quaestiones Graecae
Ne sono confluiti alcune sulla cui autenticità non tutti gli studiosi concordano e i "Parallela
Minora" sicuramente spuri.
e altri come imparare l'ora e sicuramente riconducibile all'interno del gruppo delle opere, sono
anche il 7 è l'equazione con bivalente due dialoghi dei quali nell'ambito di un contesto
simposiale vengono affrontati i discorsi sugli argomenti.
Riconducibili al gruppo delle opere erudite sono anche:
- Septem sapienti un convivium
- Quaestiones conviviales → due dialoghi che nell'ambito di un fittizio contesto simposiale
vengono affrontati discorsi più vari da quelli storici e filosofici a quelli letterari e scientifici

Opere di critica letteraria


Dalla lettura del catalogo di Lampria risulta che molte dovevano le opere plutarchee che
affrontavano problemi letterari.
Purtroppo di gran parte di esse, in particolare alcune monografie sui Greci come Omero o
Esiodo, o non resta nulla o sono solo conservati scarsi frammenti.
Integri sono pervenuti:
- Comparationis Aristophanis et Menandri compendium → in cui Plutarco stabilisce un confronto
fra i due più illustri rappresentanti rispettivamente delle commedia antica e nuova: Plutarco
assegna il primato a Menandro perché il temperamento mite, solidale, comprensivo di Menandro
è molto più vicino alla conciliatoria musa di Menandro che a quella graffiante e corrosiva di
Aristofane
- De Herodoti malignitate → in cui parla della immotivata malignità con cui Erodoto nelle sue
storie parla di alcuni popoli della Grecia ed in particolare dei Beoti.

"I Moralia"
I Moralia sono il prodotto di una cultura che con un termine moderno potrebbe essere definita
"enciclopedica": nella loro varietà tematica essi riflettono le diverse conoscenze tecniche e i
molteplici interessi di un autore che attraverso questo imponente corpus di scritti ha voluto
offrire una visione d'insieme di larga parte della cultura classica.
È mancata certamente A Plutarco una visione sistematica, una personale rielaborazione dei
temi filosofici, per cui ha lasciato l'immagine di un cultore di filosofia, di uno studioso
coscienzioso e ricco di iniziative, un mediatore di cultura capace di cercare giudizi e prospettive,
inteso a costruire un proprio solido pragmatismo etico da verificare giorno per giorno sul terreno
dei problemi quotidiani.
Tutta la sua produzione letteraria è orientata da valori etici e quindi prevalente è l'intento
moralistico che tuttavia non gli fa mai assumere fastidiosi toni pesanti.
Nel campo dell'etica, della filosofia, della politica e della religione Plutarco rivela la sua vera
indole di uomo di impronta platonica, animato cioè da profonde certezze ideologiche: l'aver
fissato e ribadito nei suoi scritti molte di queste certezze col manifesto intento di insegnarle e di
diffondere ha fatto di lui l'ultimo grande testimone nel tradizionale sistema di valori etici, filosofici
e religiosi su cui si era fondata la civiltà greca del periodo classico: tutto ciò in un'età che pur
attardandosi a riscoprire il passato storico culturale del mondo ellenico, rappresenta il preludio
di un inarrestabile processo di profondo mutamento.
Come già Seneca anche Plutarco ci propone una dimensione della filosofia intesa come "arte
del vivere" che il mondo moderno perduto mentre sarebbe bene che la ricollocare al centro
della propria riflessione.
Per raggiungere la virtù non basta sapere che in cosa consiste il bene e nemmeno la volontà da
sola è condizione sufficiente: per Plutarco c'è una via da seguire lunga, impegnativa, scandita
da tappe obbligate, la prima delle quali è la conoscenza di sé, nei propri vizi, dei propri difetti e
passioni.
Per Plutarco così come lo era stato per Seneca la virtù non è un concetto astratto ma è
armonia, misura della vita, non è una disposizione eroica di anime elette e tantomeno una meta
lontana e irraggiungibile: la virtù è frutto del progressivo formarsi una coscienza morale che a
sua volta educazione alla volontà e per questo non c'è pagina plutarchea che non presenti
spunti di riflessione, che non dia consigli sulle scelte da operare.
La vita ci chiama in continuazione a conoscerci e si sfida a migliorarci: Plutarco nutre una
incondizionata fiducia nella ragione e nella possibilità del progresso.
La sua grandezza sta nel tono sereno e garbato con cui traccia gli itinerari che portano al bene
e la sua attualità è della fraterna adesione ai problemi dell'uomo in ogni epoca.

"Le vite parallele"


L'opera è un insieme di 50 biografie biografia di personaggi greci e romani tranne il persiano
Artaserse.
Sono dunque un'insieme di opere appartenenti al genere biografico incentrate sui profili di 50
importanti protagonisti della storia greca e romana.
La definizione "parallele" si deve al fatto che 46 di questi 50 scritti si articolano in coppie che
intendono tracciare in parallelo la biografia di un illustre uomo greco e di uno romano sulla base
di analogie vere o desunte inerenti la vita e ruolo storico di ciascuno dei due personaggi.
Le coppie in realtà sono 22 perché una di esse si fonda sul parallelismo tra due coppie di
personaggi cioè Agide e Cleomene da una parte e Tiberio e Caio Gracco dall'altra e comprende
quindi 4 profili.
A queste si aggiungono altre quattro singole cioè prive del tipico parallelismo: si tratta delle
biografie di Arato, Artaserse, Galba e Otone.
Dal catalogo di Lampria si viene a conoscenza anche di altre biografie come la coppia
Epaminonda e Scipione ma anche di poeti come Esiodo e Pindaro.

Il genere biografico
Le "Vite parallele" costituiscono la più grande raccolta di opere appartenenti al genere
biografico, un genere che cominciò ad affermarsi autonomamente a partire dal 4 secolo a.C.,
soprattutto per impulso della scuola peripatetica e poi largamente praticato durante tutta l'età
ellenistica.
La nascita della biografia come genere autonomo presuppone alcuni orientamenti di fondo che
si svilupparono proprio nella civiltà greca solo in epoca tarda: in primo luogo l'individualismo e la
nozione di unità dell'esperienza umana all'interno di una personalità che si evolve nel tempo.
È possibile che già in epoca ellenistica sia stata teorizzata come carattere distintivo del genere
biografico la sua separazione dalla storiografia in considerazione del diverso scopo che lo
scrittore di vita si propone rispetto allo storico: il problema si sarà proposto per le vite di
personaggi pubblici le cui imprese naturalmente costituivano anche l'oggetto di opere
storiografiche.
La biografia antica si differenzia dalla storiografia per la consapevolezza presto conquistata che
il suo fine è diverso:non è solo memorialistico documentario ma anche e soprattutto
paradigmatico e pedagogico: non a caso essa è patrimonio più che degli storici dei filosofi o di
uomini di preparazione filosofica.
Infatti il resoconto di una esistenza illustre non ha lo scopo di soddisfare una curiosità o di
narrare aspetti specifici e particolari della storia: questo resoconto piuttosto a proporre
personalità da analizzare in tutte le pieghe psicologiche e morali.
Probabilmente Plutarco aveva scritto i suoi criteri e intenti programmatici in una presentazione
generale all'intera raccolta che però è andata per unità essa ed era forse era associata alla
prima coppia di vite di Epaminonda e Scipione che non è stata conservata.
Pur lamentando la perdita di questa importante sezione dell'opera possiamo tuttavia ricorrere a
vari accenti da altre parti delle "vite parallele".
Plutarco infatti ci illustra bene questa distinzione tra biografia e storiografia in più punti
dell'opera e lo fa in modo molto chiaro anche se a sistematico in diverse introduzioni alle
singole biografia.
Vita di Alessandro
Secondo Plutarco dunque le manifestazioni più chiare di una personalità non sono sempre
rintracciabili nelle grandi imprese in quanto maggiormente rivelatori di un carattere sono i gesti
di minore importanza, le frasi o gli atteggiamenti scherzosi.
L'affermazione "non scrivo infatti storie ma vite" non va intesa come disinteresse nei confronti
della storiografia ma come scelta di uno strumento cioè la biografia per offrire la propria
interpretazione del passato.
La scelta del genere letterario della biografia esclude automaticamente ogni confronto con i
grandi storici, perché diversi sono gli intenti, i metodi, gli interessi di chi scrive un'opera
storiografica e di chi compone una biografia.
Vita di Nicia
Cita Timeo che volendo mostrarsi superiore agli storici precedenti Tucidide e Filisto finì col
risultare "come un fante che un cocchio lido" dice Plutarco citando Pindaro.

Il genere biografico
Plutarco va dunque alla ricerca di tutta quella documentazione che può sembrare inutile allo
storico ma che invece ai suoi occhi di biografo offre una conoscenza più precisa del carattere e
del temperamento del personaggio di cui tratta.
Il suo compito, sostiene Plutarco, sarà in sostanza quello di occuparsi delle zone trascurate
dalla storiografia tradizionale lasciando che gli avvenimenti costituiscano solo l'ossatura della
narrazione e rivolgendo piuttosto l'attenzione a tutto ciò che, dimenticato dei predecessori, è in
grado di gettare luce sul carattere del personaggio.
La biografia non narra e ricostruisce la dimensione politico-militare ma si addentra nelle pieghe,
coglie i dettagli rivelatori dell'animo, i segni della peculiarità dell'ethos umano: scopo primario
della biografia non è dunque la storia cioè la registrazione e l'esposizione dei fatti ma la
comprensione del carattere dei personaggi che ne sono stati protagonisti e di cui il ricorso ai
dettagli minori che la storia invece lascia ai margini.
Ciò che realmente conta non è tuttavia l'individualità del personaggio quanto la sua
paradigmaticità vale a dire la sua capacità di rappresentare un tipo ideale che trascenda la
realtà storica del singolo.
La comprensione del personaggio storico, secondo la concezione prevalentemente retorica
della biografia più comune fra gli antichi è a sua volta in funzione etica ed essa deve soprattutto
servire da modello esemplare per i lettori.
L'intento pedagogico che porta ad un miglioramento morale non è rivolto solo ai lettori ma
anche a se stesso.

Vita di Emilio Paolo


Nella parte iniziale della vita di Emilio Paolo dove svolgendo le proprie considerazioni sui fini
educativi della biografia afferma che la biografia mediante una selezione critica di modelli del
passato è in grado di suscitare volontà e capacità di imitazione.
Allude inizialmente a Sosio Senecione, amico intimo di Traiano, grazie al quale anche Plutarco
ebbe stretti rapporti con l'importatore: a Senecione sono dedicate le "Vite parallele" e l'intera
raccolta delle "Quaestiones convivales".
"Forgiare la mia vita servendomi della biografia come di uno specchio attraverso il quale si
riflettono le doti del protagonista".

Il genere storiografico
Dunque i personaggi storici sono trattati come caratteri ossia come figure esemplari, tipi umani
paradigmatici, infatti sebbene i profili plutarchei siano dedicati a uomini che ebbero un ruolo di
primissimo piano nella storia greca e romana, l'attenzione che ad essi viene riservata alle
vicende politiche, civili e militari di cui essi furono protagonisti risulta certamente secondaria
rispetto all'interesse prevalente per gli aspetti personali e a volte aneddotici di ogni singolo
personaggio.
Rispetto alla fine della storiografia che consiste nella descrizione dei fatti e della ricerca dei loro
nessi causali Plutarco identifica con chiarezza la specificità della biografia nella
caratterizzazione comportamentale del personaggio: certamente alle azioni e le imprese dei
personaggi occupano un posto importante nell'economia narrativa dell'opera in misura variabile
a seconda del peso storico di ogni singolo personaggio e della rilevanza degli eventi che lo
vedono protagonista, ma per raggiungere le finalità pedagogiche a cui è votato genere
biografico lo scrittore può anche rinunciare a quel rigore metodologico nella narrazione degli
eventi, a cui devi necessariamente attenersi lo storico.
In sostanza il fine ultimo di Plutarco nel comporre le sue biografie, era quello di offrire una
galleria di grandi modelli etici e comportamentali partendo dal presupposto che la conoscenza
della biografia dei grandi uomini del passato induce a emularne le virtù.
Plutarco dunque si pone un chiaro fine paideutico che fa leva su una visione accentuatamente
eroicizzata dei personaggi storici proposti come modello. Egli vede nei grandi uomini del
passato degli exempla di carattere morale, conferendo ai suoi profili biografici una duplice
dimensione: quella storica e quella monumentale.
Il ritratto che lo scrittore di Cheronea delinea dei suoi personaggi se da una parte contestualizza
le loro azioni nella specifica realtà del loro tempo d'altra parte ne estrae le qualità morali e
caratteriali così da rendere gli uomini tipi etici senza tempo.
Per quanto riguarda le fonti sono in generale più riconoscibili.
1) Per la narrazione dei fatti, benché in molti casi essa sia incompleta e compendiaria,
Plutarco fa riferimento a un vasto panorama di fonti storiografiche spesso esplicitamente
nominate e fra di esse compaiono anche numerosi autori le cui opere sono andate
completamente o in parte perdute alcuni storici dell'età ellenistica, quali Ieronimo di
Cardia, Duride di Samo e Posidonio di Apamea.
2) Per le vite romane Plutarco attinge quasi sempre direttamen a storici o comunque a fonti
di prima mano come Polibio, Sallustio, Dionisio di Alicarnasso, Livio ecc...
3) Per le vite greche possiamo riconoscere Ermippo, Filarco, Erodoto, Tucidide, Senofonte,
Ctesia, Teopompo ecc…
L'adesione ai canoni di un genere diverso dalla storia comporta anche la possibilità per Plutarco
di addentrarsi in aspetti che restano di norma ai margini, attingendo anche a fonti alternative
come la poesia e la mitografia.
Vita di Teseo
Plutarco istituisce un suggestivo parallelo tra le epoche storiche più remote e le zone
inesplorate e segnate nelle carte geografiche.
Posta la netta separazione tra il dominio degli storici e quello di poeti e mitografi Plutarco non
escluderà l'ambito di questi ultimi dalla sua opera, limitandosi a presentare con riserva e in una
prospettiva moderatamente razionalistica, con antecedenti in Ecateo di Mileto, quanto
appartiene a queste zone marginali.
Dunque ben lungi dal voler sottoporre l'epoca mitica ad una rigorosa critica razionalista quale
quella adottata da Tucidide nell' "Archeologia", Plutarco adotta piuttosto una formula che gli
permetta attraverso l'appello all'indulgenza dei lettori di non escludere dalla sua galleria di ritratti
alcune figure fondamentali come quella del mitico Teseo.
Schema narrativo
I personaggi sono presentati a coppie formate da un greco e un romano ed in ossequio alla
tradizione retorica ogni coppia è chiusa, tranne pochi casi, da un confronto finale, la cosiddetta
"σύγκρισις", tranne nella coppia Alessandro e Cesare e altri pochi casi.
La duplice valenza allo stesso tempo storica e astorica dei personaggi delle vite ha consentito a
Plutarco di istituire quei fittizi parallelismi tra protagonisti della storia greca e protagonisti della
storia romana che sono elemento connotante della sua raccolta di bioi: a volte il confronto è
assolutamente felice e pertinente, altre volte invece ci appare un po forzato.
Il tentativo è quello di analizzare parallelamente attraverso una galleria di personalità
emblematiche la realtà storico-antropologica di due mondi differenti, un tentativo che va
inquadrato nel contesto di un'epoca (I-II sec. d.C.) in cui tra questi due mondi, quello greco e
quello romano, viene realizzandosi un processo di fusione politica e culturale.
Dietro la σύγκρισις tra i personaggi è chiara la volontà di Plutarco di operare una σύγκρισις cioè
un confronto globale tra le storie di due popoli attraverso confronti parziali tra i loro rispettivi
protagonisti ed è altrettanto evidente che proprio in ragione di questo scopo Plutarco non può
esimersi dal prendere in considerazione il contesto storico in cui questi personaggi operano.
D'altra parte è anche vero che Plutarco ha potuto realizzare questa ricerca aprioristica di
parallelismi costanti tra personaggi storicamente lontani tra di loro solo perché egli ha saputo
trarre dalle figure dei suoi eroi l'essenza del loro ethos rappresentandoli come paradigmi fuori
dal tempo, come ideali eterni di virtù o esempi di vizi.
A differenza della biografia di tipo Svetoniano quella plutarchea è strutturata cronologicamente
cioè "per tempora" e l'elemento storico-narrativo concernente le azioni (πράξεις) si mescola con
l'elemento concernente i caratteri (εθε).
Svetonio e Plutarco rappresentano due diversi modi di fare biografie tanto da dare il nome a
due distinti modelli biografici di riferimento, le cui opere mostrano una differente impostazione:
- modello peripatetico detto anche "plutarcheo" → più adatto e più spesso impiegato per uomini
politici, re e generali dispone gli avvenimenti in ordine cronologico lineare dalla nascita alla
morte del personaggio e la rappresentazione del suo carattere scaturisce dal suo agire cioè dalle
πράξεις.
Da questa impostazione si può scorgere l'applicazione della dottrina etica della scuola
peripatetico con particolare riferimento ad alcuni principi morali dell'etica nicomachea,
secondo la quale la qualità morale (ethos), al di là di una generica predisposizione
naturale, si acquista e si perfeziona attraverso l'esercizio cioè appunto attraverso
l'azione πράξεις.
Secondo la teoria aristotelica infatti l'ethos di ogni individuo viene progressivamente
formandosi in base alle πράξεις così che carattere si configura come la sintesi dei
comportamenti assunti nelle singole azioni che possono essere più o meno importanti
ma che sempre sono rivelatrici nel loro complesso del carattere degli uomini che le
hanno compiute
- modello grammaticale-alessandrino detto anche "per species" → più adatto per letterati e artisti e
probabilmente elaborato dai grammatici Alessandrini, non è cronologico, salvo naturalmente
alcune schematiche notazioni iniziali, ma è piuttosto sistematico cioè che illustra il carattere delle
opere non "per tempora" ma "per species" cioè per rubriche in cui le vicende della vita sono
ricordate per aneddoti.
Questo modello che era inizialmente adatto per letterati artisti è stato poi da Svetonio
esteso anche agli imperatori
Il modello peripatetico è dunque quello a cui aderisce Plutarco dandogli un'impronta
fondamentale.

I personaggi
Il nesso tra εθος e πράξεις determina nella biografia plutarchea una rappresentazione del
carattere che muove costantemente dall'agire dei personaggi.
Gli eroi di Plutarco non sono mai uomini perfetti ma sono sempre in grado di correggersi: anche
il migliore di loro per onestà e temperanza come Pericle può scadere nell'eccessiva
intransigenza e anche il peggiore per narcisismo e crudeltà come Silla può elevarsi a simbolo di
devozione e lealtà verso la patria.
Se qualche volta ci presenta delle coppie di dubbia moralità come ad esempio di Antonio e
Antonio, nella prefazione ci spiega zelantemente che anche un esempio negativo può essere
utile per una giusta condotta di vita.
Vita di Demetrio
Attraverso le sue biografie Plutarco vuole rendere il lettore esperto di umanità ed educarlo.
Vita di Pericle
Accanto a questo scopo dei singoli individui c'è però anche lo scopo pubblico di dimostrare che
i greci hanno fornito un contributo di virtù e di grandezza equivalente ai Romani nell'ambito a
loro più congeniale cioè quello politico-militare: perciò gli stessi Greci devono essere relegati nel
ruolo di uomini di cultura dell'impero ma possono essere coinvolti nel governo perché il loro
passato né attesta le qualità di statisti.

La lingua e lo stile
Plutarco è uno scrittore fecondo e piacevolissimo.
Pur non essendo atticista per scelta programmatica Plutarco comunque, per l'influenza della
lettura di Platone, utilizza molte caratteristiche del dialetto attico: Plutarco del resto scriveva
mentre fioriva l'atticismo e anche in questo campo diede prova di moderazione mantenendo il
suo linguaggio sempre lontano dagli eccessi dell'atticismo dilagante dei suoi tempi.
Ad esempio usa, seppur con moderazione l'ottativo che pure dalla koinè era andato
scomparendo, il suo periodare è ampio e impostato sul confronto antitetico che gli serve per
chiarire meglio le somiglianze e differenze.
Poiché da più importanza al contenuto che ha la forma a volte gli sfugge il costrutto sintattico
iniziale e cade nell'anacoluto ma questo non incide sulla chiarezza del testo.
Il lessico è ricchissimo, abbonda di termini astratti come anche il ricorso a proverbi e citazioni.
Lo stile è piano e regolare, caratterizzato da un periodare ampio ed elegante e si dimostra
perfettamente adeguato alle finalità a cui si ispirano le opere dello scrittore.
Questa è anche la ragione del limitato impiego di artifici espressivi di tipo retorico in favore di
una maggiore chiarezza espositiva.
La sua prosa senza essere ampollosa è tuttavia solenne e dignitosa, con frequenti citazioni
poetiche, in particolar modo dei suoi amati tragici: del resto l'influsso della tragedia si avverte
non soltanto nell'impianto del singolo personaggio, nello sviluppo della vicenda ma anche in
quella predilezione per il patetico e quella ricerca dell'effetto che talvolta prendere la mano a
Plutarco.
Il gusto del tempo in Plutarco si avverte laddove l'autore echeggia la truculenza di Lucano e di
Seneca tragico, sempre però mantenendola nei limiti di una potente espressività.
Una peculiarità dello stile plutarcheo così pronunciata da costituire un criterio per la valutazione
della autenticità delle sue opere è rappresentata dalla sorvegliatissima tendenza ad evitare lo
iato.

Luciano
Intellettuale dottissimo e raffinato scrittore in lingua greca. Visse nel secondo secolo d.C.
animato da una gara impulso satirico e dallo slancio irrefrenabile del moralista questo letterato
possedeva un vasto patrimonio di conoscenze ma non cedette mai al vezzo di trasformare in un
culto di trasformare la memoria enciclopedica del passato che egli possedeva: sapeva bene che
l'erudizione fine a se stessa è sempre sterile e lo ha ribadito con forza in tante opere diffidando
di una dottrina disgiunta dal buon senso e dall’intelligenza.
Luciano cercava nell'uomo soprattutto la coerenza tra le idee e la prassi, tra la teoria e la
pratica.
Luciano cercava la coerenza e invece scopriva in ogni attività umana, incoerenza,
approssimazione e la reazione non poteva essere che una visione pessimistica della società
contemporanea che egli impietosamente colpi con gli strali affilati dalla satira assurgendo a
polemista, a denigratore a fustigatore di costumi, a modello di un razionalismo unicamente
distruttivo senza mai riuscire ad analizzare con sguardo lucido le dinamiche storiche di quella
società che egli continuamente demolisce.
Luciano non esitò ad elaborare spunti di filosofie diverse purché avessero influenza diretta sul
comportamento dell'individuo e sui suoi rapporti con la società: è naturale quindi la sua simpatia
verso le dottrine che ponevano al centro l'etica ed è altrettanto naturale la sua diffidenza per le
grandi sovrastrutture metafisiche.
La sua è una sorta di missione intellettuale che lo porta a smascherare ovunque l'ipocrisia, l'
incompetenza, l'ambiguità, la cialtroneria e proprio per questo la sua lezione è ancora
straordinariamente valida e attuale.

La vita
le poche notizie che possediamo possiamo ricavarle solo dalla sua opera ma in contesti topici e
convenzionali e sulle tappe di tale informazione ma senza fornirci dati precisi si concentrano i
riferimenti autobiografici più espliciti nelle opere che sono appunto più ricche di informazioni
personali che sono sostanzialmente tre: “Il sogno”, “Due volte accusato” e “L’apologia”.
Luciano nacque nel 120 a.C. a Samosata che nel 72 era stato inglobato nella provincia romana
di Siria e come si racconta nel “Due volte accusato” spesso fu apostrofato con l'appellativo
etnico di “siro”.
La data esatta della sua nascita rimane ignota ma le fonti concordano nel collocarla intorno al
120.
La vicenda biografica e culturale di Luciano si colloca dunque in un'età di transizione ancora
indecisa fra il culto del passato e la ricerca di nuove certezze.
A fronte di una straordinaria espansione imperiale il regno di Traiano tra la fine del primo e
l'inizio del secondo secolo d.C. aveva mostrato un progressivo indebolimento del centro romano
a favore della periferia mediterranea greca e più complessivamente orientale: l'impero aveva
acquisito compattezza territoriale, culturale, istituzionale, sociale ed economica, foggiava
un’aristocrazia omogenea di cultura greco romana e città prospera e dotate di terme, teatri,
ginnasi, biblioteche.
Le strade, le vie di comunicazione marittime assicuravano la libera circolazione di merci genti
cultura e andava progressivamente scomparendo una nazione dominante a favore di una più
estesa e generica romanità e simbolo di questa evoluzione pluralistica fu nel 117 l'elezione di
Adriano di origine spagnola e anche l' acclamazione imperiale venisse celebrata non nella
capitale ma nella città orientale di Antiochia.
Lucino nasce quando regna Adriano che era salito al trono nel 117 e ol filo della sua vita si
dipana anche durante il regno di Antonino Pio che sale al potere nel 138 e di Marco Aurelio che
sale al potere nel 161 associando poi al suo regno anche Lucio Vero.
Luciano veniva dall’esterno del mondo greco e apprese dall’esterno anche la lingua greca a
scuola.
La sua famiglia non era povera ma neppure abbiente né politicamente prestigiosa come ci
racconta nella sua Apologia.
Nell’opera autobiografica “Il Sogno” egli racconta di un fallito tentativo dei suoi genitori di
avviarlo alla statuaria presso uno zio eccellente scultore e non appena entrato nella bottega di
questo parente, Luciano impugnato lo scalpello, mandò in frantumi un blocco di marmo, lo zio lo
punì con le botte e così tra le lacrime si concluse la sua carriera di scultore.
Luciano si dedicò poi a tempo pieno agli studi nella celebre scuola di retorica di Antiochia e
grazie a questi studi si impadronì delle forme della prosa attica e conobbe a fondo la letteratura
greca da Omero in poi: della sua immensa conoscenza della letteratura è testimonianza la
grande quantità di allusioni e citazioni contenuta nei suoi testi
Esercitò la professione di avvocato ad Antiochia e a questo periodo risale il suo avvicinamento
a quel movimento, di gran voga all'epoca, che va sotto il nome di seconda sofistica e che lo
mise nelle condizioni di esercitare con grande fortuna l'attività di sofista conferenziere in giro per
le province dell'impero, pronunciando discorsi e riscuotendo a quanto pare un notevole
successo di pubblico, letteralmente incantato dalla sua lingua squisitamente attica, segnata da
un esotico accento straniero e dal suo eloquio astuto che con la medesima sottilissima abilità
sapeva parlare di tutto, di astrologia, di mosche, di bagni, di tirannicidi, di dei, di eunuchi.

La seconda sofistica
Intorno alla seconda metà del II secolo d.C. si assiste ad una rifioritura dell’eloquenza.
Alla retorica di questo periodo, sia le fonti antiche sia gli studiosi moderni, attribuiscono il
termine di “seconda sofistica” quasi a sottolineare la sua discendenza dalla sofistica dell’età
classica di Gorgia e Protagora alla quale è certamente accomunata dalla fiducia nel potere di
persuasione della parola.
Tra la prima e la seconda sofistica c’è però una differenza fondamentale: a differenza della
prima che era una vera rivoluzione concettuale operata da maestri di eloquenza che erano
anche filosofi, la seconda sofistica era legata all’attività di brillanti retori che si cimentavano in
esibizioni letterarie fatte di orazioni preparate a tavolino o conferenze di fronte ad un vasto
pubblico su argomenti vari e piuttosto futili: normalmente questo genere di attività era a
pagamento e questi letterati si esibivano in varie città dove.
Non era importante l’argomento trattato bensì la forma, la tecnica, il virtuosismo letterario: per
far risaltare meglio le qualità retoriche venivano spesso scelti argomenti stravaganti e di difficile
trattazione per soddisfare le richieste del pubblico che esigeva sempre maggiore spettacolarità.
Poichè l’occasione di queste pubbliche esecuzioni non era affatto dettata da necessità o finalità
pratiche il loro successo era sostanzialmente legato alla capacità virtuosistica del retore o
oratore nel comporre e recitare il discorso, anzi quanto più il tema era banale tanto più venivano
esaltate le doti del compositore.
La prima e la seconda sofistica sono dunque due realtà nettamente distinte: la sofistica di età
classica si configurava come un movimento di avanguardia, innovativo e di opposizione rispetto
alla cultura contemporanea e il fulcro della riflessione dei sofisti di età classica fu una nuova
visione filosofica dell’uomo e della società fatta diffusamente conoscere attraverso l’uso
sapiente e accorto dell’arte della parola quindi da loro la retorica era vista come mezzo per
rappresentare una nuova concezione filosofica.
La seconda sofistica invece come un movimento largamente diffuso, capace di interessare
larghe fasce della popolazione, sostanzialmente integrato nel sistema socio-politico del tempo
ma rivolto al passato per quanto riguarda le forme del suo manifestarsi e per il ruolo di assoluta
preminenza assegnato alla retorica: essa rappresentava la disciplina fondamentale per la
formazione di chi volesse intraprendere le carriere più prestigiose da quella politica a quella
giuridico-amministrativa: nell’intento di sfruttare la loro preparazione tecnica per trarne dei
vantaggi economici fecero della retorica una forma di intrattenimento e spettacolo messo anche
al servizio del potere politico qualora fosse anche conveniente farlo.
I rappresentanti della seconda sofistica si esibivano di fronte ad un uditorio vasto in luoghi
pubblici pronunciavano discorsi precedentemente elaborati o addirittura improvvisati secondo le
richieste del pubblico: la motivazione primaria di questi retori era il desiderio ingente di guadagni
e la loro abilità di parola divenne ben presto una professione che li portava a spostarsi di città in
città per le loro pubbliche lucrose esposizioni.

Anche Luciano ebbe una luminosa carriera di oratore peregrinante che lo portò presso le città
dell'Asia minore, dell'Italia, fu più volte a Roma e della Gallia, non risulta che qui abbia imparato
la lingua celtica ma certamente dovette avere conoscenze basilari di latino: questa sua attività
itinerante, come lui stesso afferma nell’ “Accusato due volte”, gli procurò un onori fama e
ricchezza.
Da questa esperienza giovanile Luciano acquisì una padronanza invidiabile di strumenti
linguistici, una straordinaria capacità di argomentare di persuadere, una maestria stilistica che
mai rinnegherà neanche dopo il divorzio dalla retorica, apertamente dichiarato nel “Accusat due
volte”.
Dopo essere rientrato ad Atene egli compì ulteriori viaggi che lo portarono tra l'altro ancora a
Roma nel 159 e qui si fermò il tempo necessario per entrare in contatto con il generoso
mecenate Erode attico che lo presenta alla famiglia imperiale.
In occasione di questo soggiorno romano conobbe il filosofo neoplatonico Nigrino, nel dialogo
“Nigrino”, e lo legge come un momento di svolta radicale.
Tra il 160 e il 163 Luciano soggiorno di nuovo ad Antiochia e qui nello stesso periodo si trovava
anche il generale romano Lucio Vero che il fratello imperatore Marco Aurelio, succeduto ad
Antonino Pio, nel 161 aveva associato a sé nel governo dell'impero con parità di prerogative e
con il titolo di Augusto.
Troppo rari in Luciano sono i riferimenti espliciti agli imperatori romani perché si possa dedurne
senza ambiguità il suo atteggiamento nei confronti del potere imperiale ma certo che Luciano
non si accodò mai alla schiera di adulatori direttori ed i sofisti che circondavano ad esempio
Marco Aurelio per procacciarsi incarichi e favori però è altrettanto certo che oggetto della sua
satira non furono mai imperatori e dignitari, segno se non di acquiescenza almeno di prudenza
politica.
Tornò ad Atene da cui si allontanò soltanto quando fu chiamato dal prefetto di Egitto per
amministrare quella regione in qualità di funzionario imperiale nella cancelleria di Alessandria.
Un incarico non particolarmente elevato ma certamente una conseguenza probabile di qualche
amicizia altolocata: questa nomina fece sorprendere i contemporanei tant’è che Luciano si sentì
in dovere di scrivere una vera e propria “Apologia” di autodifesa.
A Atene morì in una data a noi oscura e l'ultimo riferimento è a Marco Aurelio nel 180 che morì
di peste perché nell’opera intitolata “Alessandro” Luciano fa cenno alla divinizzazione
dell’imperatore ed è dunque il terminus post quem.
Il lessico bizantino Suda tramanda che Luciano sarebbe stato sbranato da una muta di cani,
sorte destinata agli atei come era già successo a Euripide.

Il corpus delle opere


Sotto il nome di Luciano possediamo oggi un'ottantina di opere non sempre facili da catalogare.
Una quindicina di esse è generalmente ritenuta spuria e soltanto di poche opere si può stabilire
una datazione precisa e ciò rende assai problematica, per non dire vana, una ricostruzione su
base cronologica dell'evoluzione artistica dell'autore: è meglio dunque tentare una provvisoria
rassegna del corpo estraneo in base al genere letterario o alle tematiche trattate anche se pure
questa ripartizione presenta notevoli inconvenienti, perché alcune opere si prestano ad essere
inserite in varie aree di questa convenzionale suddivisione.

Opere legate all'attività e retorica


Luciano esercitò con successo la carriera del sofista, fu oratore peregrinante e viaggiò
largamente per gran parte del mondo civile.
Come testimonianza di questa attività retorica ricordiamo esercitazioni:
- “falaride primo e il falaride secondo” → in cui l'impegno consiste nel mettersi nei panni di un
celebre personaggio: Qui si tratta del sadico tiranno di Agrigento appunto Falaride e diciamo la
sfida è quella di parlare come lui avrebbe parlato
- “Ippia” → di dubbia autenticità, in cui si coglie l'occasione per una ekphrasis cioè per una
digressione descrittiva di un lussuosissimo bagno
- “Diseredato” → è un'opera in cui un medico diseredato dal padre impazzito guarisce il genitore
che però lo disereda nuovamente per il suo rifiuto di guarire la matrigna impazzita anch’ella
- “Tirannicida” → vede un tale che chiede un premio ai giudici per aver ucciso padre e figlio ma in
verità egli non avendo trovato il padre tiranno aveva ucciso il figlio e il padre poi, sopraggiunto e
trovato il figlio morto si era ucciso con la stessa arma
Queste ultime due opere, il diseredato il tirannicida, furono tradotte in latino per la loro
esemplarità retorica dal grande Erasmo da Rotterdam.
- “L’elogio della mosca” → piccolo capolavoro del genere, opuscolo che si inserisce nella
tradizione degli encomi di cose inutili, palestra di puro virtuosismo formale e di esibizione di
abilità oratoria: è un vero e proprio pezzo di bravura in cui si fanno citazioni erudite, scomodando
i classici per conferire importanza ad un argomento leggerissimo e futile in cui con stile sciolte
piacevole vengono allineate osservazioni scientifiche e citazioni letterarie e un grazioso mito che
racconta come al principio la mosca fosse una ragazza garrula e ciarliera divenuta rivale in amore
di Selene e per questo tramutata in insetto.
- “Del non credere facilmente alla calunnia” → è un trattatello
Legate all’attività retorica sono anche le “Prolaliai” cioè discorsi introduttivi a recitazioni più
impegnative ovvero dei piccoli aperitivi sofistici cioè prima di una esibizione di maggiore
impegno.
A questo gruppo appartengono senz'altro:
- “Dioniso” → forse era l'introduzione al libro secondo della Storia Vera
- “Ambra”
- “Sulla casa” → con un'altra ekphrasis cioè descrizione digressione descrittiva questa volta di una
bellissima e ricca sala affrescata
- “Armonide”
- “Sciita → queste ultime due sono richieste di assistenza rivolte ai nodi benefattori
- “Zeuxis”
- “Erodoto” → in cui nuovamente sono presenti delle digressioni ecfrastiche questa volta di dipinti
famosi
- “Sull’errore nel salutare” → con un’origine ancora più accidentale e occasionale in cui le scuse di
un banale lapsus forniscono il pretesto per una disquisizione su varie forme di saluto
- “Sei un prometeo dei discorsi” → in cui la lode di un ammiratore genera un' interessante
riflessione dell'autore sulla propria tecnica di scrittura: ad un avvocato che l'aveva definito
“Prometeo della parola” Luciano risponde passando in rassegna i molteplici significati che lo
spessore l'espressione potrebbe avere e trova che gli si adatta nel senso che ha attentato un'opera
veramente prometeica, mescolando il dialogo filosofico con la commedia: come Prometeo aveva
nascosto col grasso le ossa che intendeva sacrificare agli dei così Luciano consapevole della
novità che introduce afferma di nascondere con riso la serietà della sua riflessione.
Un solo dubbio lo accompagna: di non essere riuscito a creare un tutto armonico.
- “Tribunale delle vocali” → esilarante operetta che può essere inserita anche tra le opere di
polemica letteraria
- “Lessifane” → sempre di polemica letteraria
- “Eracle” → di età più avanzata, che attesta il ritorno di Luciano ad interessi sofistici nell'ultima
parte della sua vita.
In quest'opera è descritta vivacemente una raffigurazione vista in Gallia del dio Eracle in
sembianze di vecchio canuto: i Celti a suo dire rappresentano Eracle vecchio ma ancora
capace di conquistare gli uomini e li doma non più con la clava e con le frecce ma con il
potere della parola e per questo viene raffigurato mentre conduce dietro di sé uomini
legati e felici di esserlo da sottili catene d’oro e di ambra che partono dalla sua lingua.
Queste poche pagine servirono a Luciano da prologo per un'esibizione oratoria che
tenne ad Atene di ritorno dalla magistratura egiziana.
- “Sulla dipsade” → dove parla di un serpente velenoso della Libia il cui morso velenoso provoca
un’arsura inestinguibile e questo fatto gli da l’opportunità di fare un paragone con la sete che
Luciano ha di pubblico

Opere autobiografiche
Possono fornire un insieme di scritti a se gli scritti di forte ispirazione autobiografica cioè
“Sogno”, “Apologia” e “Accusato due volte” che appartengono a momenti diversi e lontani della
vita di Luciano:
- “Sogno” → è un breve discorso rivolto ai concittadini di Samosata che fu composto
probabilmente in occasione di un ritorno temporaneo nella città dove Luciano era nato. Ricorda
non senza compiacimento il momento in cui un consiglio di famiglia fu chiamato a decidere del
suo avvenire culturale e soprattutto professionale poiché lo zio materno di Luciano era uno
stimato scultore con una attività appena avviata alla famiglia parve giusto avviare il giovane
Luciano all'apprendistato di intagliatore di marmo: la prima lastra si ruppe e scattò severissima,
secondo la prassi didattico-educativa dell'epoca, una inevitabile punizione corporale.
La notte stessa e al giovane ancora piangente appaiono in sogno due donne che si
contendono i suoi favori, una dura e mascolina ed è l'arte plastica che lo invita a
dedicarsi alla statutaria a diventare emulo di Fidia, l'altra elegante bella è la paideia cioè
la cultura che gli promette la conoscenza e la notorietà: la scelta del giovane Luciano fu
ovviamente per la paideia sul cui cocchio alato il giovane sale e vola in alto.
Questo raccontino ha un'evidente fine didascalico poichè dichiaratamente Luciano
intende esortare i giovani, e particolarmente quelli di non agiate condizioni, a inclinare
verso la paideia evitando di guastare una natura non ignobile ma è anche un pretesto
per un esercizio di retorica in quanto la comparazione finemente argomentata fra due
attività artistiche alla ricerca del primato dell’una sull’altra è un autentico pezzo di
bravura con illustri antecedenti nella tradizione letteraria.
Le dotte citazioni e i riferimenti più o meno ostentati o mascherati ai modelli letterari che
correvano abbondantemente nel discorso hanno lo scopo evidente di inserire l’opera in
questa gloriosa tradizione del passato
- “Apologia” → è uno scritto autodifensivo composto dopo l'assunzione dell' incarico
nell'amministrazione provinciale d'Egitto.
L'opera registra con una certa impietosa sincerità le accuse di incoerenza che gli
venivano mosse attribuendole nella finzione a Sabino, ignoto destinatario dell'opera: in
effetti Luciano aveva sempre polemizzato aspramente nei confronti degli intellettuali che
accettavano incarichi a pagamento nelle case di uomini ricchi soprattutto romani.
La sua Apologia è dunque condotta non senza spericolati equilibrismi sul filo della
distinzione fra la schiavitù a cui ci sia assoggetta in case private e la libertà di chi accetta
un incarico pubblico e si apprendono anche notizie sulle sue difficoltà economiche, se
non proprio della povertà come egli pretende di farci credere certamente un po'
esagerando e difficoltà economiche in cui Luciano si era venuto a trovare
- “Accusato due volte” → è un'opera molto importante perché segna il passaggio dalla sofistica alla
filosofia.
Tuttavia la sofistica pure abbandonata costituirà la base del suo modo di fare filosofia ed
in particolare Luciano non si staccherà mai da quella dialettica implicante il contrapporsi
di posizione opposte, da quel gradevole umorismo spesso coniugato con una satira
pungente che aveva acquisito nel corso della sua frequentazione con l'arte sofistica.
L'abbandono della sofistica avviene quando Luciano ha ormai quasi quarant'anni come
egli stesso racconta all'interno dell'opera.
Luciano immagina che la retorica e il dialogo platonico intentino un processo a lui che si
cela sotto le spoglie di un certo Siro e siamo sull’acropoli di Atene davanti ad un
tribunale mitologico: la retorica lo accusa di averla abbandonata e quindi lo cita in
giudizio per abbandono del tetto coniugale e lo accusa anche di averla tradita con un
vecchio barbuto appunto il dialogo ma l'altro cioè il dialogo platonico lo accusa a sua
volta di averlo stravolto e contaminato con la commedia quella satira cinica e quindi lo
cita in giudizio per maltrattamenti.
L'immaginario processo intentato a Luciano da retorica e dialogo nell'opera è l'occasione
fittizia che consente a Luciano di riflettere sul proprio ruolo.
Retorica rinfaccia a Luciano le sue fortune, la notorietà, i viaggi in Italia e in Gallia, i
buoni guadagni che essa gli aveva garantito eppure Luciano vuole rompere il fruttuoso
matrimonio adottando il dialogo barbuto amante come veicolo privilegiato di
espressione: per lui Luciano abbandona il tetto coniugale con retorica a cui professa i
propri debiti di riconoscenza e gratitudine ma nello stesso tempo lo accusa di avere
perso la modestia e l'ornato contegno di quando la sposò Demostene in quanto è ormai
la retorica è decaduta, invecchiata.
Attraverso la finzione letteraria Luciano si mostra consapevole che in un periodo in cui la
retorica ha scisso i legami con la funzione politica e giudiziaria e serve solo come
intrattenimento acquista fama non colui che attento ai contenuti ma solo chi si affida ad
una performance capace di colpire la fantasia dell’uditorio: per questo motivo
abbandona la retorica per nuove avventure ma anche il suo nuovo amante barbuto il
dialogo per l'appunto lo accusa e lo accusa di averlo abbassato dei cieli iperuranio dalla
contemplazione degli dei alla comune condizione degli uomini, volgarizzandolo e
piegandolo a far ridere la gente e a diventare un ibrido mostruoso di prosa e di versi.
Al dialogo Luciano controbatte dicendo che le accuse di maltrattamento sono infondate
perché è stato proprio grazie a lui, Luciano, che è nato un nuovo genere letterario il
dialogo satirico facendolo piacevole che ha sostituito finalmente il dialogo grave e serio
e la tradizione in quanto il dialogo ormai era ridotto pelle ossa e Luciano gli ha restituito
consistenza era diventato arcigno e malinconico e Luciano lo ha reso piacevole e
divertente: a questo mutamento di vita segnato dall'abbandono della retorica a favore
del dialogo non dovette certamente essere estraneo l'ambiente imperiale con cui negli
anni precedenti Luciano aveva stretto rapporti infatti quando nel 161 Marco Aurelio e
Lucio vero succedono ad Antonino Pio il prestigio della retorica comincia a scemare a
vantaggio dell'insegnamento filosofico e un imperatore come Marco Aurelio certamente
era più incline ad apprezzare forme di pensiero più alte e consistenti di un futile gioco
letterario.

Attacchi contro la sofistica


All'abbandono della sofistica Luciano fece seguire alcuni scritti irriverenti in cui la metteva alla
berlina rilevandone i limiti e le contraddizioni.
- “Precettore dei retori” → è un'epistola fittizia indirizzata a un giovane dove Luciano mette in
scena una sarcastica di descrizione dell'istruzione retorica.
Luciano convertitosi alla filosofia e mette alla berlina la vuotaggine dei rettori
contemporanei e a un giovane che vuole sapere come diventare sofista di grido
prospetta due strade, una erta e faticosa che lui stesso ha percorso seguendo le orme di
Platone, l'altra cortissima e piacevolissima che è quella che seguono tutti gli ignoranti
per raggiungere senza fatica le vette della retorica ed è questa appunto che
sarcasticamente viene consigliata
- “Pseudosofista” → Luciano fa una dura tirata contro un sofista che si vanta di saper riconoscere
gli errori linguistici ma che, messo alla prova, fallisce miseramente
A questo punto è giusto porsi un problema: fino a che punto Luciano si convertì alla filosofia?
Premettiamo subito che il rifiuto della retorica in Luciano non si traduce in un'automatica
conversione alla filosofia, nei confronti della quale egli anzi è sempre un severo critico,
riconoscendole più difetti che pregi ma piuttosto è corretto affermare che l'irrequietezza che
percorre lo spirito di Luciano lo porta a cercare nella filosofia ciò che non era stato in grado di
trovare nella retorica ma anche la filosofia delude le attese di Luciano tant'è che egli non ha non
aderirà mai toto corde a nessuna scuola in particolare né abbraccerà alcun credo filosofico pur
provando di volta in volta simpatie e aperture verso certe scuole di pensiero in primis
l'epicureismo e la scuola cinica e una costante in sofferenza per lo stoicismo.
La naturale irrequietezza di Luciano farà sì che gli rimanga deluso anche dalla filosofia, la quale
pur proponendosi di risolvere problemi concreti finisce poi per tradursi in un desolante universo
di sistemi contrastanti tra loro e uno più astratto dell'altro, tradendo in tal modo i propositi iniziali:
la filosofia anziché offrire certezze in grado di dissipare i dubbi che assillano finisce per
destarne di nuovi cioè anzitutto provato dal pullulare di teorie e sistemi che affollano lo scenario
filosofico e che in perpetuo contrasto tra loro pongono l'uomo in un labirinto da cui è impossibile
uscire.
Luciano si allontana dalla retorica e si avvicina alla filosofia con il suo consueto spirito
irriverente e una disincantata concezione dell'esistenza in quanto a Luciano non interessa
aderire ad una particolare scuola filosofica perché la sua è piuttosto una presa di coscienza del
suo ruolo di intellettuale nelle dimensioni di un'etica che certamente esce dai limiti di un banale
moralismo per diventare autentica satira sociale senza però mai giungere a configurarsi come
una vera e propria teorizzazione filosofica.

Opere filosofiche
Si tratta in realtà di opere che meglio potremmo definire di ispirazione filosofica, collocabili
cronologicamente dopo l' incontro con il neoplatonico Nigrino.
Si tratta di dialoghi e di opuscoli che testimoniano un atteggiamento critico più approfondito nei
confronti della cultura dell'epoca e in tutte queste opere non esiste un autentico interesse
teoretico speculativo quanto piuttosto una notevole vastità di interessi e una curiosità varia ed
eclettica:
- “Nigrino” → ricordando che l'avvicinamento di Luciano alla filosofia avviene oltre che per lo
scontento in lui prodotto dalla retorica anche grazie all'incontro a Roma con il filosofo
neoplatonico Nigrino a cui è dedicato l'omonimo dialogo.
Un filosofo con questo nome non ci è noto altrimenti e molti hanno avanzato dubbi
sull’autenticità di questa figura: alcuni hanno pensato ad un mascheramento basato su
un gioco di parole di un personaggio reale cercando di identificarlo con un “Albino”
mentre altri hanno pensato ad un prodotto fantasia di Luciano.
Nell’opera rivolgendosi a Nigrino gli racconta l’incontro che a suo dire segnò la sua
esperienza di vita: era giunto nella capitale con il proposito di farsi visitare da un medico
e decise di far visita anche a Nigrino la cui saggezza gli era nota da tempo e si mise a
conversare con lui.
Durante la conversazione con Luciano il filosofo Nigrino gli dipinge la corruzione dei
costumi dei romani stabilendo un'idea un indimenticabile confronto tra un Atene ideale
ed eterna in cui è possibile vivere una vita tranquilla e dignitosa e Roma ormai devastata
dalla corruzione, dall' opulenza, sempre divisa tra poveri sfruttati e ricchi sfruttatori,
popolata da striscianti adulatori, da falsi amici, da cacciatori di doti e di testamenti
affermando con un paradosso che questo è proprio l'ambiente ideale per farsi seguace
della filosofia: l'ostilità verso Roma nasce in Luciano forse dal non sentirsi
completamente integrato nell’impero per via dei suoi umili natali ed esprime certamente
una mentalità condivisa anche da altri intellettuali greci che intendevano alimentare una
resistenza spirituale nei confronti dell’impero.
- “Vita di Demonatte” → è la biografia di un filosofo cinico ateniese, a noi altrimenti ignoto, che
Luciano addita come maestro spirituale e modello di vita irreprensibile a tutti i giovani
intenzionati ad avviarsi gli studi filosofici: Luciano in lui ha visto la virtù assumere finalmente
figura umana e così il nostro Luciano, solitamente caustico e spietato illustratore delle miserie
morali dell'uomo, si mostra disarmate quasi incantato davanti ad un filosofo non profondo né
originale ma autentico benefattore della società con il suo consiglio, con il suo insegnamento e
soprattutto con la perfetta coerenza tra parole e fatti, quella coerenza che Luciano trovava così
raramente tra i filosofi
- “Amori” → sono di attribuzione incerta e sono un'analisi dei vari aspetti dell'amore eterosessuale
e dell'amore omosessuale
- “Immagini”
- “Per le immagini” → sono dialoghi immagini che trattano il tema della bellezza attraverso una
esaltazione delle grazie di Pantea che era la favorita di Lucio Vero
Luciano trova l'ispirazione più felice certamente nel pensiero distruttivo nello scetticismo
radicale, nella caustica e feroce condanna delle teorie filosofiche in voga
- “Ermotimo” → un lungo e argomentato dialogo il cui protagonista Licino, che nel nome e
nell’atteggiamento richiama l’autore, smonta pezzo per pezzo le velleità speculative di Ermotimo
mostrandogli l’inutilità della riflessione teoretica e l’impossibilità di una scelta ragionevole tra le
varie dottrine filosofiche in voga come lo stoicismo, l’epicureismo, il platonismo, l’aristotelismo.
- La conclusione è priva di speranza: coloro che praticano la filosofia “contendono per
l’ombra dell’asino e sciupano il loro tempo” e da questi amari presupposti si sviluppa
l’esortazione a non studiare la filosofia in un autentico protepticon alla rovescia.

Opere satiriche
Altrove la critica alla filosofia assume le forme tipiche della satira:
- “Simposio” → Licinio racconta un banchetto di nozze al quale sono stati invitati adepti di varie
scuole e ne denuncia il comportamento maleducato in confronto agli atteggiamenti misurati e
sobri degli invitati comuni
- “Fuggitivi” → sono 3 servi e una donna scappati dalla casa del padrone e trasformatisi in filosofi
per sfruttare la credulità della gente: autentici imbroglioni che si arricchiscono alle spalle del
prossimo
- “Pescatore” → sono dialoghi che sembrano proporre un tentativo di distinzione fra i vari sapienti
e i falsi maestri delle virtù etiche.
Luciano immagina che i grandi pensatori dell’antichità, Socrate, Platone, Aristotele,
Empedocle, Epicuro, Crisippo, Diogene, Pitagora e altri tornino in vita per vendicarsi di
lui e delle sue sferzanti polemiche.
Luciano appare qui con il nome di Parresiade, “parresia” in greco è la libertà di parola,
che si difende di fronte al tribunale della poesia stessa qui assunta al ruolo di giudice
dichiarando il proprio debito verso le opere degli antichi e precisando che bersaglio delle
sue opere sono stati non i veri filosofi ma solo gli impostori.
Dunque Parresiade si era avvicinato agli studi speculativi, aveva compreso l’utilità e la
profondità del pensiero dei grandi e proprio per questo non aveva potuto sopportare
l’ipocrisia dei falsi maestri: ribadisce così il profondo rispetto per gli antichi capi-scuola e
il forte disprezzo per i contemporanei epigoni.
Ciò gli vale la momentanea assoluzione dall’imputazione al cospetto della filosofia e
l’iscrizione nell’albo degli amici e dei benefattori dei filosofi: accolto come amico tra i
grandi maestri del passato Luciano sviluppa una delle sue polemiche più spietate: la
scena finale della pesca degli ipocriti, facilmente attirati da un amo che ha come esca
fichi secchi che rappresentano la gozzoviglia e l’oro che rappresenta le ricchezze, e poi
scaraventati sugli scogli come pesci di scarto è una delle più feroci di tutta l’opera di
Luciano.
Questa aggressività ci lascia ancora più stupiti se pensiamo che per Luciano l’opera era
una sorta di palinodia ossia di ritrattazione composta forse addirittura a titolo di scusa e
di ammenda per avere poco prima pubblicato un pamphlet ancora più violento*
- “Vendita delle vite all’incanto” → dove Luciano descrive un’immaginaria svendita a prezzi
stracciatissimi dei fondatori storici e dei più autorevoli esponenti delle diverse scuole di pensiero
senza salvezza per nessuno.
Zeus prima della vendita ordina di sistemare i posti dove accogliere i compratori e di
adornare le vite da venderle in bella mostra proprio come si fa con la merce al mercato
- “Eunuco” → il criterio di scelta più valido per l’assegnazione di una cattedra di filosofia viene
addirittura a consistere nella valutazione delle capacità virili dei candidati

Il fantastico e la satira sociale


L’ispirazione e la sbrigliata fantasia di Luciano non esitano a proiettarsi nel fantastico che però
non perde mai di vista la realtà con le sue folli illusioni e amare delusioni.
Il dichiarato disprezzo per il denaro e per la cupidigia percorre tutte queste opere e si spinge
fino al motteggio acre e pungente:
- “Icaromenippo” → imitando Icaro, Menippo, il famoso filosofo cinico costruisce un paio di ali e
vola viaggiando fino alla luna e dalla luna agli dei dove apprende che Zeus ha deciso di
distruggere tutti i filosofi perché li ritiene inutili: l’odissea di Menippo è il viaggio di un uomo
alla ricerca della verità con un totale annullamento delle proporzioni spazio-temporali e Menippo
vede contemporaneamente con la stessa precisione fatti che avvengono in luoghi diversi tra loro e
in periodi diversi: vi è una pirotecnica serie di spunti fantastici e addirittura fantascientifici
- “La nave” → la vista di un’immensa nave egizia scatena una discussione tra alcuni amici
riguardo a ciò che maggiormente desiderano: Adimanto vorrebbe che la nave fosse piena d’oro e
vorrebbe vivere una vita di lusso, Santippo vorrebbe essere un re conquistatore del mondo e
infine Timolao vorrebbe avere poteri magici e in particolare l’invisibilità.
Si distacca da loro soltanto Licinio, trasparente pseudonimo di Luciano, che davanti ad
ogni desiderio di dominio, potere e ricchezza interviene a dimostrare che simili sogni
sono folli e prospetta tutta l’amarezza della disillusione di fronte al concreto quotidiano:
egli di fronte alla stupidità dei desideri umani che sono sempre gli stessi di tutti e di
sempre dice di essere contento del privilegio di poter ridere degli altri specialmente
quando pretendono di essere filosofi
- “Il gallo” → il povero calzolaio Micillo cerca di uccidere un gallo che lo ha svegliato da un sonno
in cui credeva di essere ricco e il gallo gli spiega di essere una reincarnazione di Pitagora, dona a
Micillo il potere dell’invisibilità così da potergli mostrare la vita privata dei ricchi e dimostrare al
calzolaio che è meglio la povertà: questo dialogo sull’infelicità umana è un rovesciamento delle
prospettive tradizionali e giunge a proporre un elogio della povertà
- “Timone” → l’omonimo protagonista diventa il prototipo del ricco misantropo e vendicativo, un
esemplare umano che non ha età e che aveva già trovato nella commedia greca e latina la sua
dimensione teatrale: un Timone detto “misantropo” ci fu effettivamente ad Atene ai tempi della
guerra del Peloponneso, in seguito all'ingresso alla ingratitudine degli amici decise di ritirarsi in
un podere in capo al mondo, lavorando la terra sotto padrone e elucubrando sul senso della vita
con la solitudine evitando il consorzio umano, vivendo una vita solitaria e manifestando
sistematicamente odio e disprezzo per i suoi simili.
Questo è un'eccellente sempre di dialogo sposato alla commedia, ma il dialogo che ha
delle scene di una vivacità felicemente teatrale e soprattutto un'occasione per colpire
ancora una volta l'affannosa ricerca di beni materiali inutile e vana di fronte ai continui
mutamenti della sorte.
- “Caronte” → la vanità delle passioni terrene di fronte alla morte che tutto livella e appiattisce è
un’altro dei temi cari alla satira lucianea e Caronte, traghettatore di anime, dialogando con Ermes
è curioso di scoprire che cosa faccia rimpiangere l’esistenza a tutte le anime che giungono a lui e
scopre così che la vita degli uomini è amareggiata dalle lotte per il denaro e per il potere, scopre
un turbante convulso di timori e piaceri e cupidigie e compatisce gli esseri umani per le loro false
illusioni
- "Tragitto" → il gran tiranno Megapente non si rassegna ad abbandonare gli odi, gli egoismi e i
crimini della sua vita terrena quando era potente.
Sulla barca di Caronte è costretto a portare sulle spalle il calzolaio Micillo e la pena che
lo pena che lo attende nell'aldilà è di non poter scordare le azioni compiute nel mondo
dei vivi
- "Menippo" → il filosofo cinico racconta la propria discesa nell'Ade, l'incontro con i ricchi e i
potenti che sono ormai spogliati dei loro pregi come ad esempio Creso ora in miserabili vesti,
Filippo il Macedone ora intento a rattoppare ciabatte e anche il re di Persia Dario e Serse che ora
sono ridotti a chiedere l'elemosina ed inoltre il popolo degli inferi decreta che le anime dei ricchi
si reincarnino in corpi di asini vessati e malmenati dai poveri
- Saturnali → il tema del mondo alla rovescia è centrale in quest'opera che assume agli occhi di
Luciano un significato emblematico all'antica festa popolare romana, di cui tra l'altro proprio
questo dialogo ampio articolato e un pregevolissimo documento, quella festa che una volta
all'anno con le sue regole rivoluzionarie annullava le distinzioni sociali quando, come dice le
l'opera Crono (Saturno) a cui la festa dedicata è lecito ubriacarsi e gli schiavi hanno licenza di
insultare i loro padroni.

Tutte le tematiche le polemiche sono rintracciabili nei dialoghi.


I dialoghi nel loro complesso costituiscono certamente l'opera di Luciano artisticamente più
raffinata e compiuta: si tratta di 4 raccolte di brevi scenette ambientate tra le anime dei defunti,
fra cortigiane, fra gli dei e la loro composizione risale verosimilmente 161-167.
Si tratta di conversazioni divertenti e pungenti rappresentate con piglio e percorse da un’ironia
lieve e pur dissacrante elaborati con eleganza sottile, con gusto della battuta e con straordinaria
brillantezza dialogica.
In questi dialoghi i personaggi divini ed eroici del mito hanno perduto ogni alone di sacralità,
ogni grandezza epica, e si sono quasi “imborghesiti”.
1) “Dialoghi dei morti” (30) → riflettono in chiave scettica sulla storia e sui suoi grandi personaggi,
rivisitano e smantellano mitologia e storia: la tecnica è sempre quella dello smascheramento,
della riduzione al concreto: Alessandro Magno, Eracle e Agamennone, Paride e altri sono
rappresentati con tutto il peso della loro umanità e sono appiattiti dalla condizione comune e
ineludibile della morte in quanto saranno bianchi scheletri indistinguibili l’uno dall’altro e hanno
perduto ormai ogni antica nobiltà, ogni eroismo e ogni bellezza.
Diogene di sinope, filosofo cinico del 4 sec. a.C., e Menippo di Gadara, bizzarro
intellettuale del 2 sec. a.C. e seguace del cinismo sono assi portanti di tutti i dialoghi
attraverso i quali Luciano con sarcasmo, con ironia e non senza amarezza, dissacra
tutte le false apparenze della vita umana: ricchezza, potere, bellezza, fama, gloria, onori
vengono vanificati di fronte al nulla dell’oltretomba dove in una cupa e surreale
atmosfera tutto diventa uniformemente squallido ed evanescente
2) “Dialoghi delle cortigiane” (15) → fra il realismo e la commedia menandrea si muovono questi
dialoghi, abilissimi scorci mostrano l’ambiente delle concubine di un certo rango, svelano un
sottobosco intricato di amori e innamoramenti, di ingenuità e malizia, di crudeltà e tenerezza: lo
sguardo dei lettori è guidato ad esplorare dietro le quinte di un minuscolo mondo dominato
dall’ambizione, dall’egoismo, dal denaro eppure ricco di fascino e di incanto
3) “Dialoghi degli dei” (26)
4) “Dialoghi marini”
Hanno per protagonisti le divinità del pantheon pagano e qui l’ironia lucianea è una leva
che scardina il mito e la religione, animato da una specie di fuoco laico Luciano si
diverte in elegante e brioso ridicolo un patrimonio leggendario e una quotidiana realtà
cultuale che erano già in chiaro declino, già svuotati di senso sacrale e autenticamente
spirituale.
Le divinità pagane della tradizione greco-romana, caricaturate nei più vistosi aspetti
antropomorfici diventano dunque un campionario sottilmente variegato di vizi, difetti e di
passioni umane: sono rapide scene in cui vengono messi in ridicolo gli dei e la religione
tradizionale, ormai ridotti a vuote figure e vani simboli.
In questi dialoghi il tono confidenziale con cui dei ed eroi esprimono le loro gioie,i loro problemi
e i loro dolori tocca quasi tutti i registri passando dal comico al tragico, dal dolce all’ironico:
talvolta prevale la satira beffarda, altre volte la narrazione di malinconia e tristezza.
La religione olimpica al tempo di Luciano, in un epoca di grandi rivolgimenti culturali e di nuovi
fermenti religiosi, è ormai solo un ricordo del passato, un mondo di favole belle che nel
momento in cui vengono dissacrate da Luciano stesso vengono recuperate nel loro più intriseco
valore e consegnate ad una perenne eredità.
Su questo versante satirico e blasfemo i dialoghi degli dei e degli dei marini sono strettamente
imparentati con una numerosa serie di altri opuscoli “antidogmatici” nei quali il bersaglio
culturale sono anche i nuovi culti.

si tratta di un rappresentante con pugno europeo da Mimmo quasi percorse da un'ironia neve e
potenziato ante elaborate con eleganza stile con gusto della battuta biologica in questi giallo
che personaggio di segreta ogni grandezza epica e sulla storia personaggi mitologia e storia la
tecnica è quella dello SMA riduzione al concreto del rovescio della medaglia Alessandro tutto il
peso della loro umanità e sono bianchi scheletri indistinguibili
Così meschina e ignobile David ho bisogno di uomini da complice si essere adulata da svegliarsi di essere
pastori nell'opuscolo detto e su tutta sono denise e le partenze comuni sulla vita mentre per mamma e
persino le più diffuse pratiche funerarie di petto di chiarato e il pc sottolinearle attraverso l'attacco cinico
potrà le superstizioni e le pratiche esteriori l'errore di quanti credono che la morte sia il peggiore dei mali
−8 intitolata partiti per menzogna e troviamo una racconta di come il blues diciamo sembra nel suo
complesso puzzle mercoledì Contattami fatti racconti e aneddoti su presunte magie stregonerie riccioli
miracoli una grande quantità di credenze di superstizioni chi è il protagonista del dialogo tra le città con
disprezzo in nome della verità e soprattutto te buonsenso protagonista tendere dell'operetta si chiamati
chiede chi è come spesso accade minacciano il 9 parlante corrisponde a caso della sorte che la paziente
ap. scettico se non proprio ampio assolutamente non condizionato da credenze magie felice 9 di
prodigiose soprannaturale in magico incantesimi fantasmi sull'interruttore si chiama filo cretina che sono
parlate con lui chiama un atteggiamento di preghiera di fronte alle Stupide menzogne del numero di voli
che vengano distolti creduloni giuseppe nel finale dell'opera le concedo si a filo che annuncia di essere un
pappone siamo al finale capitoletto 40 coraggio amico mio c'è un infallibile antidoto per questo la verità e
il buonsenso tutto sto usando il cervello nessuna di queste ruote e stupide menzogne 5 potrà mai turbare
l'alessandro è un opera impietosamente denigratori passi prof È una minaccia indicativo 2 soldati il
versamento piacevole da te per gli attacchi anche stimolante delle biografie e come pasticche così care
questo dell'epoca dedicato al amico non so fa anticristiano censo troviamo un violento attacco contro
alessandro di acutico truffatore che si faceva profeta in questo per luciano in prima persona describe a
aurico vita i presunti miracoli di questo falso profeta all'uscita da arricchirsi a spese dei creduloni con tutti
i bulgari da prestigiatore forse con forza le pratiche menzognere di questo astuto tutta tua La notte di
pellegrino è un opera scritta sotto forma di lettera indirizzata da conio harris conto della luce e suicidio di
uno strano e merci è veramente singolare misterioso personaggio realmente esistito di 9 pellegrino citato
la varie fonti antiche come ad esempio paolo cervi e abbiamo marcellino ma nessuno di loro però si
esprime con la stessa a cremona per luciano veramente questo pellegrino luciano lo descrive come
consonantico santone impostore un adultero uno stupratore che parricida e si approfitta della credulita dei
cristiani si feste con gli stracci di un filosofo cinico impostole tu per non c'è la capo selvatico trasformista
e opportunista all'olympia durante i giochi del 160 7 pellegrino annuncia in maniera tale che il suicidio
per dimostrare il suo disprezzo della morte merda sperava di essere trattenuto forte città mantenere la
promessa e peregrino parti tremante e costretta tassi platealmente fuoco davanti ad una folla in mezzo al
quale presenta anche lotta a luciano violento disprezzo ride di carino e di quella pare umanità che crede
agli impostori come lui le bisogno di queste autentico che la santità di luciano permette feroce e ciò offre
uno spaccato affascinante distaccante del secondo secolo dopo cristo non è poca razionalità like the twitta
filosofia e superstizione si intrecciano in modo investigare I capitoli dedicati alla fase cristiana di
pellegrino costituiscono uno dei passi più interessanti delle opere pochissime sono infatti le testimonianze
parziale dei primi secoli e su questo argomento c'è sul mio lato cristianesimo priva di luciano conosciamo
quasi solo di scali riferimenti di tacito e di principali luciano apertamente ostile a magia superstizione
regione di qualsiasi natura angeli sono cattivo anche sui cristiani che considera tutto gente credulone
sciocca a che si suoi piccioni stavi solo 8 chi c
Certo da un pezzo turistico dell'epoca di sostituire il proprio tavolo e a Tucson quindi-grasso per
fare un esempio per limitare antico dialetto attico ehm contro l'artificiosità di questa procedure
contro le sue inevitabili di generazioni a boccio spirito del nostro luciano le chat e l'incipit
dell'opera allora sotto l'arcontato di aristarco falereo quanto si era l'inizio del mese di opzione
nel 7ª giorno in sé ma in quanto una casa tua come a Chris Brown che pensi alle 7 vocali per
violenza è appropriazione indebita di beni patrimoniali di chiamando per essere stato strappato
via da tutte le parole e trasferite nel possesso detto più Fino a quando vocale della giuria subito
tolti di poco conto da parte di codesto ciao quindi chi abusa del mirko cose il confine dove non ti
per troppa da sopportare dando e facevo finta di non sentire certi modi di pronunciare in via
tutte le operazione che come ben sapete osservo nei confronti sia mostrarsi delle lettere ma
dopo che giunto a tanto di abitanti in più non parli di fronte quali azioni ha mantenuto la calma
adesso quanti più all'udienza mi trovo costretto a chiamare pubblicamente davanti a voi
conoscete Ma stanno piccolo timore della mia espulsione fa piedi aggiungendo sempre con la
violenza più brave a quelle già come se mi ascolterà definitivamente dai territori di mia
completassi che se me ne sto nel resto tranquillo Mesi fede a cui anche andiamo avevo al
celibato e fra le praterie il prima video dedicato a Luciano è preso di mira l'omonimo
protagonista messicane per l'ap. capito mettere un mascheramento di l'erudito giulio è porno c'è
autore del messico a colmarsi con ehm qui e questo questo l'estensione delle ferite per i suoi
vani e propria che il santi e per curare la sua malattia di usare parole di sui è indotto a prendere
Cina sotto la dimentico per vomitare tutte quante nelle procedure percettori dei consigli partiti a
un giovane ansioso di proprietà della professione di conferenziere vado da s. per tracciare un
quadro desolante del maestro di verità superficiali i abiti di denaro sento sofista è una denuncia
dalla preparazione dei menu sofisti accusati di non essere neppure in grado di esprimersi senza
incappare di grammatica e di cyrus love sento logistica e un livello aspro traboccante di
successioni nei confronti di multimarca privo di averti sentito parlare ma non per ignoranza o
certo consoli mistico Dello stesso luciano nell'opera contro un ignorante che come molti libri
troviamo una vera e propria inventiva e in questo caso stico di berlino non ci hanno perdite la
tipica figura del campagnolo ricco e ignorante c'è mosso da una mano tesa pizzone culturale
questa sexy per te o che a terra per diversi volumi facendosi malamente consigliare
continuando coltivato con le opere di polemica letteraria dobbiamo quindi che stanno a servizio
presso il signor Forse una scritto giovanile e in cui non c'è attacca gli intellettuali disposti a farsi
assumere come precettori a pagamento le case dei ricchi signori domani è offerto di baci
spaccato della società civile nei rapporti tra potere politico economico e culturale come abbiamo
già visto nelle la prima parte della mia presentazione non c'è dovette difendersi con la polizia da
un'analoga tra usa per aver accettato un incarico per l'amministrazione imperiale ma è distante
ancora schiettamente culturale e la polemica. gli storiografi Contemporanei in un pacchetto di
riforma è sotto forma di lettera all'amico filone dal titolo esplicito come si deve scrivere la storia i
e torni spesso 8 veementi l'oceano denuncia le grossolane più pensioni vengono artisti della
seconda guerra partica circa 160 266 dopo cristo stravaganze degli sprovveduti che
pretendevano di farsi testimoni dell'epoca e verranno invece animati da intenzioni meramente
celebrativa encomiastiche citando errato introduciamo afferma che la guerra in angola Tutte le
cose infatti non che sono pertanto buttate in sciopero contro i parti dice luciano sono stati
generati quanto solo pierrothito cpv su fonti come doc mccoy per non sembrare
Addirittura omero la cosa che sorprende ancora il lettore moderno è che queste avventure
impossibili fatte di eccessi e di stranezze di ogni genere riescano ad unirsi a confusamente
tradurrà trovato un perfetto equilibrio narrativo in questa opera persino la lingua quelle sua
raffinata fattura e al tempo stesso il quale suoi incredibili pensioni sembra aderire perfettamente
hai voli una fantasia che si scatena irrefrenabile facciamo insieme i tuoi capitoli iniziali il 400
programmaticamente di Chiara evento della sua Come gli atleti e quanti praticano esercizio
fisico si preoccupano non soltanto di mantenersi in forma che mi allenassi ma anche di
concentrarsi al momento opportuno un po' di riposo non tengo infatti un momento essenziale
delle loro attività ugualmente credo anche chi svolge un'attività intellettuale dopo la lettura
prolungata di cristo deve rilassare la mente in modo tale che per la più pronta in vista delle
pratiche che bella questa paolo sarà poi sarebbe sfruttata meglio se si dedicassero a cedere di
letture in grado non soltanto di offrire il fascismo derivante dalla mia e dal tono brillante ma
anche di coniugare le pecore e questo spero si per sarà presente composizione spero cioè che
costituiranno motivo di attrazione per simile pubblico no? Soltanto la stranezza del momento e
l'armonia dell'impianto attivo tanto meno il mio modo di presentare bugie stravaganti in una
forma credibile verosimile mai fatto che ognuna delle cose che scrivo è una facciata destinata a
coprire di ridicolo certi poeti e storiografi filosofi del passato chiamami c prescritta una partita di
favole mirabolanti tutta gente che non mi melense a chiunque le allusioni non risulta succhiare
alla semplice sotto delle norme di luciano ci è stato tramandato anche il premier romanzo
nuccio o le asino maternità si dubita soprattutto per ragioni stilistiche e certamente un po' ci
dispiace forse ci sorprende perché il contributo bensì per tele per alla personalità di lucia La
storia mento comune alle metamorfosi di apuleio è quella giusta giovane apprendista stregone
che si trasforma in acido per un filtro magico sbagliato e come al solito passa attraverso le più
scivolate circostanze intreccio si svilupperà un ambiente insolito milady e di tutta attori molto
degradato ma che brucia vitale buffonesco ma colposamente realistico al tempo stesso in
questo mondo si svolgono le peripezie del protagonista fino allo scioglimento finale quando il
suo ritorno alle fattezze umane anche se la paternità sociali ha messo in dubbio rimane
comunque un posto tutto narrativo leggere un passo decisamente quello stesso il protagonista
racconta in prima persona la sua magica esperienza desiderava infatti Taxi c'è la grazia con il
coscrivendo dopo che una seduta di nome all'esta mostrato la sua poltrona frau tramutarsi
trasformarsi colpi ma qualcosa quest'orto palestra sbagliata 7 e così invece di un uccello ciò si
trasforma in ac facciamo siamo dei capitoli 134 dell'opera volevo infatti a cercare
quell'esperienza se una volta tanto le sembianze male fosse un accenno anche dell'anno aperta
degli e balestre da servetta è che sta collaborando e comunque a confucio per realizzare il
desiderio di trasformarsi non ci venga aperta la stanza portò il basento io spogliatoi subito in
fretta così tutto è per mia sfortuna diventare un uccello che tu mi uscì fuori la coda per vendetta
Tutto questo dove avevo complessivamente 4 unghie e queste non erano altro che zoccoli mani
e piedi mi direbbero le zampe di una bestia le ore che siamo in gara e si ingrandiva faccia mi
guardai da tutte le parti mi dispiace no non avevo più una voce duomo per il promemoria
palestra dove sciando in basso dell'app e con la mia stessa figura biasimo guardandola dissolto
in sudici o per quanto era possibile che se non ti mandato un assegno invece con cielo la colpa
era sua ed è colpendo sul viso con tutte e 2 le mani che disgraziata per esclamò ho fatto un
grosso disastro della mia fredda a causa della somiglianza dei vasetti ho sbagliato il senato
quello che fa spu
È Vero vogliamo quindi in piedi coperti di poter essere mancano i calci vieni costui perché sputi
denti il viso alla bocca piena di sangue di sabbia percorso da un fiero pugno alla shell gli altri in
ogni parte tutti si muovono saldo come se corresse nello stesso posto e non c'è di censurato
calci all'aria ora vorrei sapere quale utilità possa esserci per fare questo a me pare una pazzia e
non c'è nessuno che possa perso dirmi che non siamo dementi quelli che fanno queste cose
vale la pena leggere le bellissime risposte di solone che parlano invece del valore
dell'educazione non solo puntuale manchi fisica per la preparazione del buon cittadino portato
in questa sede non riesco a leggere tutto ciò che vorrei invito a farlo personalmente perché
vent'anni In un commento o come caso come secondo titolo una rielaborazione sul tema mitico
del dio rivelato unito tezenis e il mito offre l'occasione per una misurata critica della religione
pagana attraverso nella mente del protagonista nei confronti dei b 0 s del padre di danny è un
mese che festa hanno ricevuto da Zeus l'ordine di incatenare prometeo alle pendici del caucaso
prometti o cerca di più tossire i tuoi bei è chiedendo loro di dettagli il prato davanti destinato
ricevuto prometeo lancia la sua invettiva contro l'ingiustizia di Zeus quest'opera vorrei leggervi
un passo in questo momento per volta terme se si effettua dall'accusa di aver inventato un
uomo e il piede che non sia affatto la come a Chris Brown Dato che il tempo siamo nei capitoli
in decisori C è tempo ormai di ballare sulla mia invenzione e sul fatto che ho creato gli uomini in
primo luogo cercherò di mostrare che da ciò non è venuto nessun danno di dei cioè del fatto
che gli uomini furono condotti a la vita in secondo luogo che queste cose ti impegni dei è molto
migliori che se fosse venuto con te per il malessere 7 e priva di uomini anticamente tube
esisteva soltanto una schiatta di mina e la celeste che la terra era qualcosa di selvaggio di
deformi tutta quanta ricoperte riserve che per di più forte di me nel tempo Come faccio possibile
mescolando immagini in legno propaganda cosa di piacere come tante ora compaiono
dappertutto venerate con ogni cura allora gli ho pensato che fosse meglio che non tocchi
vergine costituirà quindi essere matti e sociali dovrà aspetto simile a noi stessi infatti credevo
che mancasse qualcosa e a cedere divino se non esistesse il suo contrapposto così che il
confronto fatto con quello dove si renderà più felice e questo dovrebbe essere il gemello
mortale d'altronde a San Generoso e perspicace e il pene? La danza è una esaltazione
policentrica per le qualità artistiche della danza canto musica una forma di spettacolo a 6 scusa
che corporali è tempo di luciano agli studiosi moderni offre una quantità di dati informazioni
preziose ma non è escluso che al fondo di pensione dell'opera fosse nuovamente polemica da
shot di risposta al discorso pronunciato dal celebre sofista l'aristide contributi i pannolini
l'astrologia e la dea siria sono una fonte preziosa per gli storici chiamare riccioli ma la paternità
lucia vieni questi quest'opuscolo è messa fortemente in dubbio dagli storici in particolare
l'astrologia è un brevetto trattato ce come si cattura Persegue meccanizzazione se intende
essere una rapida rassegna di studi di scoperte astronomiche tutta sia a tutela dei meriti dei
greci sia diffusa dei diritti della ragione non sarà così diverso da un lato a dimostrare
l'indipendenza della dottrina astrologica che ringhia e dall'altro per indicare l'inconsistenza di
luoghi e condizioni interessante è una parte finale dell'operazione capitoli 27 29 che pongo alla
vostra attenzione alcuni dicono che è impossibile per gli uomini trovano lo scopo dell'arte
divinatoria poi che essa non è credibile veritiera e dare risposero sincero non si vuole che i
nostri fine anzi non si prendono nessuna cura delle cose male è nulla hanno in comune con
esse Ma quanto dura la necessità di questo movimento circolare altri sostengono invece che
l'astrologia non è m
ED una hakama stilistica quanto mai ampia e spaziosa che faccio semplice e immediato di tutti i
giorni ehm quindi non dispensa gli apporti della quotidianità colloquiale e questa pregevole e
duttilità rende la lingua di luciano in grado di adattarsi tanto alla stato di pagare quanto alto
gente saprà dell'attento salvatore il fenomeno di costume e a torto lo scherzo di uno schermo a
divertiva all'eccesso le critica ma è importante decidere tu All'incanto e maliziosa distacco del
lettore professionista e a chiamarmi stazione nudità e spesso periodica infiniti luoghi della
letteratura precedente il suo è un vegetale elegante e raffinato strano di malaria e la forza delle
metafore prima fra tutte quella quelle della jeanne e del formicaio simbolica per la presentazione
delle piccole sai della fragilità delle cose terrene altrettanto le hanno forza sufficiente per
improntano di terra dell'azione come nel caso dell'opera intitolata ancora la puntata del teatro
con tutti i suoi elementi attori personaggi maschere coreografie questa distanza la permeato
una delle più frequenti l'oceano con una gamma di impieghi a separare differenziata questa
metafora viene talora utile Impedire la precarietà dell'esistenza e le passioni di fronte alla al
ineluttabile momento della morte e si vedono ancora nella stessa ottica dialettica di libertà in
funzione cerca certe harper esplicitarsi minuti di come quella notte le corde giombini autore
bollicine che compongono la schiuma vediamo ora quali sono i riferimenti culturali di Luciano
Luciano fu liberato strati molto profondamente imbevuto di cotone classica anche se poi la sua
tossicità e affermare in cabile al tempo stesso in quanto non si presenta secondo il canone
consueti serie valutata bensì come irriverente trasgressiva e dissacrato Tra i sacri mostri del
passato in cui saccheggiato sembrò miro ripreso manipolato utilizzato in tutte le maniere
d'architettura e chiama veronica di interi e il cervello i miei episodi pensiamo ad imprese di
odisseo dell'isola di ciclopi barba dalla villa e piagnucolante voce polifemo negli angoli morti o
nel canotte dove è un mese si stupisce che il traghettatore di anime conosca a memoria brano
delicate e dell'odissea frequenti sono anche riferimenti ha insegnato che il citazioni sophie o
sono adirato l'occasione per attrezzare il cattivo uso che hanno i falsi profeti Oh riccione fra le
memorie degli IRC si segnalano archiloco simoni per i ipponatte della quindi a giambica luciano
ritrovata una singola le affinità tra i poeti per 35 prediletto euripide e ciò risponde al particolare
favore di cui godette a partire dal e dal 3º secolo avanti cristo il 3º dei grandi tracce geografica
bensì tra i comici e spiccano per la preziosità i prestiti e desunti da menando alle 6 più i dialoghi
delle cortigiane ci fanno incetta di sulla alle atmosfere del comité boba mai più limitato e senza
dubbio aristofane spesso viviamo di luciano perché senza i modi della commedia il qatar come
di arcadia di aristotele il maggiore rappresentante di ripetere come il Caustico linguaggio in
generale avvertiamo la presenza di aristofane ovunque si 7 bisogno di frecciate improvvise di
battute impietose comunque la caricatura sconfini nel colpisco anche sei un'antica poesia
com'era in testa non sfugge a distrarli voceimei come portatrice di menzogne e falsità suoni e
nazionalistica considerazione prevale comunque il rispetto che marciano mostra un patrimonio
così ricco e nobile i pargolo il gusto e il piacere della parola letteraria al contrario il riferimento
alla corsa filosofica costituiscono quasi sempre la premessa per i giovani che demolizioni delle
quali finisce per non salvarsi proprio nessuno il prestatore l'omaggio più cocente bagliore twitter
grande e staccioli politiche civile di atene sopra 8 a demostene non senza la consapevolezza
mare quella prova di grande appassionata può essere rivitalizzata soltanto degli aspetti più
formali a bob puntano a chi richiami a tucidide che ha però tutto additati come per essere
l'attrazione di stile in polemica a