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LETTERATURA LATINA

DALL’Età DEGLI ANTONINI AI REGNI ROMANO- BARBARICI


CONTESTO STORICO
Nel 138, alla morte di Adriano, gli successe Tito Aurelio Antonino, detto il Pio che resse l’impero dal 138 al
161. Sostanzialmente continuò la politica di Adriano, mirata ad assicurare pace e stabilità: consolidò il limes
con nuove fortificazioni difensive, promosse lo sviluppo delle province, dedicò grande attenzione
all’amministrazione dello Stato e alle finanze.
La prosperità e la stabilità che avevano caratterizzato l’età degli imperatori adottivi s’incrinarono verso il II
secolo, sotto il principato di Marco Aurelio (161- 180), quando iniziarono a sorgere gravi problemi di ordine
militare, politico ed economico. Questi furono: la pressione dei barbari alle frontiere, il calo demografico
dovuto alle guerre e alle epidemie, il conseguente regresso economico e il malcontento sociale.
La necessità di difendere i confini dalle popolazioni barbariche accentò il potere degli eserciti: le legioni e i
loro generali entrarono sempre maggiormente sulla scena politica, imponendo la scelta o la destituzione
degli imperatori stessi.
Nel 192 l’ultimo degli imperatori Antonini, Commodo (figlio di Marco Aurelio) venne ucciso dai pretoriani in
una congiura di palazzo. Iniziò un periodo molto travagliato, confuso e attraversato da guerre civili. Queste
lotte terminarono con la vittoria di Lucio Settimio Severo, proclamato imperatore nel 193, il quale instaurò
un governo militare, alla sua morte gli successe il figlio Marco Aurelio Severo Antonino, detto Caracalla.
L’atto più importante che compie il Caracalla fu quella di promulgare, nel 212, la Constitutio Antoniniana,
ch estendeva la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi abitanti nell’impero. Nel 235 terminerà la
dinastia dei Severi con l’ultimo imperatore, Alessandro Severo.
Il cinquantennio che seguirà sarà caratterizzato da situazioni di anarchia militare, con diversi generali,
proclamati imperatori dalle loro legioni, a contendersi il potere.
La crisi fu momentaneamente arginata dalla riforma di Diocleziano (imperatore tra il 284 e il 305) che
decentrò le funzioni di governo, razionalizzò l’amministrazione e regolò il sistema della successione
attraverso l’istituzione della tetrarchia: l’impero in questo modo veniva suddiviso in quattro prefetture
governate da due “Augusti” e da due “ Cesari”. Il IV secolo quindi fu un secolo di relativa pace anche
attraverso anche Costantino che avviò una collaborazione tra Impero e Chiesa, e grazie a Teodosio che
inaugurò una politica di accordi con i barbari, per alleggerire la pressione sui confini.
Nel V secolo tuttavia la pressione dei barbari sui confini si fece incontenibile e le province cominciarono a
cadere sotto il controllo degli invasori, trasformandosi in regni barbarici autonomi. Fin dal 395 l’impero
romano si era di fatto diviso in due parti, assegnate a due eredi di Teodosio, Arcadio e Onorio: la parte
orientale che ancora resisteva, la parte occidentale, ridottasi alla sola Italia, si avviava al definitivo
tramonto. Con la deposizione dell’imperatore Romolo Augustolo da parte del barbaro Odoacre, avvenuta
nel 476, si fa convenzionalmente finire l’impero romano d’Occidente.
CRISTIANESIMO  Nel corso del II e del III secolo le comunità cristiane continuarono a crescere nonostante
gli interventi repressivi messi in atto da diversi imperatori. Dopo l’ultima grande persecuzione attuata da
Diocleziano, nel 313 Costantino, primo imperatore convertitosi al cristianesimo, concesse la libertà di culto
ai cristiani con l’editto di Milano e si fece carico di difendere la Chiesa dal pericolo delle eresie. Il connubio
tra Chiesa e Stato proseguì dopo Costantino: tutti gli imperatori che si susseguirono al potere furono
cristiani, con la sola eccezione di Giuliano, che tentò invano di ripristinare il paganesimo (361-363). Nel 380,
sotto Teodosio, l’editto di Tessalonica proclamò il cristianesimo religione ufficiale dell’impero.
LA VITA CULTURALE
Nel II secolo si assiste a una nuova fioritura della cultura greca, favorita dalla rinascita di Atene e di altri
centri della Grecia e dell’Asia Minore. Si diffuse il movimento Neosofistica, iniziato già sotto Traiano e
Adriano, e che raggiunse la sua piena maturità nel II secolo. Di questo movimento fecero parte retori,
oratori e filosofi, che coltivavano l’eloquenza epidittica, esibendosi come brillanti conferenzieri nelle scuole,
nelle sale di declamazione e in occasione di feste e cerimonie ufficiali. I neosofisti non hanno messaggi
politici o filosofici da trasmettere, ed essi sono apprezzati non per quello che dicono ma per la loro capacità
di parlare con straordinaria facondia ed efficacia su qualsiasi argomento.
In ambito latino si afferma nello stesso periodo il movimento arcaizzante, che ha come principale
rappresentati Frontono e Aulo Gellio.
La produzione letteraria risente della crisi politica del III secolo, e le manifestazioni culturali estranee alla
religione cristiane sono scarse e poco significative. Il fatto culturale, di maggiore rilievo, fu in ambito pagano
con l’elaborazione della dottrina neoplatonica di Plotino.
Nel IV secolo si ha una maggiore stabilità politica e gli interventi degli imperatori a sostegno della scuola
favoriscono una ripresa delle attività culturali, che coinvolge anche l’ambito pagano. Si diffondono i “carmi
figurati”,che rappresentano graficamente delle figure o le cui lettere formano frasi di senso compiuto anche
se lette in un preciso ordine, diverso da quello consueto.
Tra la fine del IV e la prima metà del V secolo le manifestazioni letterarie pagane si fanno sempre più rare e
marginali, fino a scomparire del tutto. Nella crisi della letteratura pagana fa riscontro la crescita di quella
cristiana, che nasce nel II secolo circa e fiorisce maggiormente nel III e nel IV secolo, grazie alla libertà di
culti e all’appoggio del potere politico.
Con la fine dell’impero romano viene meno l’unità politica che aveva rappresentato il supporto di una
cultura unitaria. Il contatto con le popolazioni barbariche, la frammentazione politica e la scarsità di scambi
economici fecero sì che le lingue effettivamente parlate tendessero a differenziarsi e ad allontanarsi dal
latino, che continuò a sopravvivere come lingua letteraria ed ecclesiastica. Pur esprimendosi in latino e pur
essendo radicate nella tradizione classica, la letteratura nata in questo nuovo contesto storico non può più
essere considerata manifestazione della civiltà romana.

APULEIO
Apuleio fu un brillante conferenziere itinerante, virtuoso della parola. Ci ha lasciato, insieme con altre
opere, un romanzo straordinario, il più antico e il più ampio tra quelli conservati per intero. Alla vicende di
Lucio trasformato in asino alle sue avventura s’intrecciano numerosi inserti novellistici, spesso d’argomento
erotico, mentre la redenzione finale rivela il significato allegorico e parzialmente autobiografico dell’opera:
la colpa della curiositas, punita con l’abbruttimento, è riscattata dall’intervento salvifico della dea Iside. Un
messaggio religioso è trasmesso anche dall’inserto novellistico, che poste al centro del romanzo, intende
non solo divertire, ma delineare un percorso iniziatico: la favola di Psiche e Amore.
VITA
La vita di Apuleio ci è nota solo attraverso le sue opere e pochissimi dati pervenuteci al di fuori di esse.
Nacque intorno al 120- 125 a Madauro, studiò a Cartagine e perfezionò la sua istruzione ad Atene. Viaggiò
molto forse si recò anche a Roma, di cui sembra conoscere molti luoghi. Egli svolse l’attività di
conferenziere, cioè colui che, recandosi da una città all’altra dell’impero, fa mostra della propria eloquenza
epidittica (ricordiamo che siamo nel periodo della Seconda Sofista o meglio dire nel periodo del movimento
Neosofistico). Nel 158- 159 Apuleio subì un processo per magia e questo evento possiamo ricostruirlo
attraverso l’orazione di difesa da lui pronunciata. Durante un viaggio verso Alessandria, egli si era fermato a
Oea, ospite dell’amico Ponziano. Poco dopo aveva sposato la madre di quest’ultimo, Pudentilla, vedova già
da quattordici anni e molto più anziana dello scrittore. Alla morte improvvisa di Ponziano, i parenti di
Pudentilla aveva accusato Apuleio di aver sedotta la donna con filtri e formule magiche per capirne le
ricchezze. Durante il processo Apuleio si difese brillantemente attraverso la sua abile oratoria. Dalla sua
opera Florida che contengono estratti dei suoi discorsi, ricaviamo e informazioni che a Cartagine fu fatta
erigere una statua in suo onore e che nella stessa città egli ottenne per un anno, la carica religiosa di
sacerdos provinciae. Si presuppone che Apuleio sia morto dopo il 170 e prima del 190.
DE MAGIA (GENERE:ORATORIA GIUDIZIARIA)
Quest’opera ci è pervenuta con il titolo De Magia, ma è anche conosciuta come Apologia. Il De Magia è
l’orazione tenuta per discolparsi dall’accusa di magia nel processo di Sabrata quindi si tratta di un’ampia
orazione giudiziaria, che fu rielaborata in vista della pubblicazione.
Fin dall’inizio l’oratore presenta i sostenitore dell’accusa come personaggi indegni e spregevoli e se stesso e
il giudice come uomini caratterizzati da onestà morale, onorabilità e comunanza di interessi letterari e
filosofici.
Nella prima parte del discorso Apuleio tratta delle accuse secondarie, ricavate da suoi comportamenti
interpretati dagli accusatori come indizi d’immoralità, come ad esempio il fatto di aver scritto poesie
amorose o di far uso del dentifricio e dello specchio, e respinge inoltre l’accusa di essere povero.
Dal capitolo 25 ha inizio la confutazione dell’accusa per magia. Alla magia volgare, come la intendevano i
suoi nemici e con cui egli non ha nulla a che fare, Apuleio contrappone una magia di tipo più nobile: questa
magia consisteva in un particolare rapporto del filosofo con la realtà divina, una speciale pratica con gli dei
che non conferisce alcuna capacità di influire direttamente sulle cose umane, ma permette a colui che ne è
degno una superiorità su tutti gli altri uomini.
L’opera si conclude con l’esibizione della prova decisiva: la lettura del testamento di Pudentilla, che nomina
suo erede il figlio Pudente.
Quest’opera è un’orazione giudiziaria, ma l’autore l’ha connotata in senso spiccatamente epidittico,
dispiegandovi la propria cultura filosofica, scientifica e letteraria. Infatti al proprio interno citerà le opere di
Platone, di Aristotele, detti memorabili di filosofi, introduce anche excursus moraleggianti sul valore della
povertà, aneddoti ed esempi tratti dalla storia greca e romana.
I FLORIDA (GENERE:ORATORIA GIUDIZIARIA)
Questa è una raccolta di 23 estratti di ampiezza diseguale ricavati, in epoca imprecisata, dai suoi discorsi
epidittici. Il contenuto dei Florida è molto vario e superficiale: Apuleio, secondo la tradizione dei sofisti,
parla di qualsiasi argomento che va dalle curiosità di paesi esotici come l’India agli aneddoti storici, dai
viaggi di Pitagora al canto degli uccelli.
TRATTATI FILOSOFICI (GENERE: TRATTATISTICA FILOSOFICA)
Ci sono giunti anche alcuni trattati filosofici sotto il nome di Apuleio, due dei quali ad oggi vengono ritenuti
autentici da quasi tutti gli studiosi. Essi sono: il De Platone et eius dogmate (“ Platone e la sua dottrina”),
dedicato alla biografia e alla dottrina di Platone; e il De Mundo (“ L’universo”), traduzione latina molto
libera di un’operetta greca attribuita ad Aristotele.
METAMORFOSI (GENERE: ROMANZO)
La fama di Apuleio è legata alle Metamorfosi, un’opera narrativa conosciuta anche con il titolo L’asino
d’oro, attestato per la prima volta in Agostino e poi molto frequente nella letteratura del Rinascimento e
oltre.
La trama del romanzo presenza notevoli somiglianza con un’operetta greca conservata, intitolata Lucio o
l’Asino di Luciano Samòsata, ma sicuramente non autentica. È più probabile che le due opere risalgono a
una fonte comune (oggi non conservatasi), ma che differiscono in modo considerevole: il romanzo di
Apuleio è molto più ampio, anche perché integrato da una serie di narrazioni secondarie inserite nella
trama principale come “novelle”.
Molto importante è il rapporto con la tradizione della fabula Milesiae, a cui lo stesso autore fa più volte
riferimento fin dal proemio, rivolto al lettore. Le fabulae Milesiae, chiamate così da Aristide di Mileto, erano
dei racconti piacevoli e leggeri, di solito di argomento erotico e molto note per la loro licenziosità. L’opera
di Apuleio, tuttavia, sia per la struttura sia per il messaggio religioso che porta in sé, non può essere
ricondotta solo a questa matrice.
Il racconto si apre, dopo il proemio, con la presentazione del protagonista, Lucio, che narra in prima
persona le proprie avventure:
SEZION LIBRI CONTENUTO
E
Lucio è in viaggio per Ipata, città della Tessaglia, regione della Grecia famosa
I I-III nell’antichità per la presenza delle maghe. Lucio compie questo viaggio poiché
colto dall’interesse di imparare l’arte della magia. Giunto a Ipata, è ospitato a casa
di una maga; grazie alla serva Fotide, con cui ha una relazione, ottiene di provare
le arti della padrona, ma per errore è mutato in asino, anziché in uccello, e
apprende che ritroverà la forma primitiva cibandosi di rose.
Catturato da una banda di La fabula di Amore e Psiche
briganti subito dopo la Un re e una regina hanno tre figlie; l’ultima, di
trasformazione in asino, Lucio è nome Psiche (in greco significa “anima”), è così
costretto a portare carichi bella da suscitare la gelosia di Venere: in
II IV-X pesantissimi e ad arrampicarsi seguito al responso di un oracolo, la fanciulla
su erte pendici per giungere viene esposta su una roccia per diventare preda
nella spelonca di questi ultimi. di un terribile drago. Amore, figlio di Venere,
Qui sente raccontare da una s’innamora di lei, la trasporta in un castello
vecchia la fabula di Amore e incantato la fa sua sposa, visitandola solo di
Psiche. Liberatosi dai briganti, notte e senza mai lasciarsi vedere. Psiche
cade in balia di altri padroni. ottiene di far venire nel castello le sue sorelle,
Quando sta per essere portato che per invidia la spingono a desiderare di
nell’anfiteatro di Corinto per vedere Amore. Una notte ella lo spia
congiungersi con una condanna addormentato nel suo letto e se ne innamora
a morte, colto dal terrore di perdutamente; ma una goccia d’olio bollente
venire sbranato dalle fiere del caduta dalla lampada sveglia il dio, che fugge
circo, riesce a fuggire. via. Psiche, disperata, si mette alla ricerca
dell’amato, ma Venere le impone di superare
quattro prove difficilissime, l’ultima delle quali
comporta la discesa nel regno dei morti. Amore
infine interviene per salvarla e celebrano le
nozze: da esse nascerà una fanciulla che avrà il
nome di Voluptas.
Disperato Lucio si getta nel bagno purificatore del mare e invoca la luna. Iside, di
cui la luna è simbolo, ha pietà per lui e lo istruisce: il giorno dopo dovrà recarsi a
III XI una festa solenne in onore della dea, dove potrà mangiare le rose e ritornare alla
forma umana. In effetti così avviene per intervento di Iside, ai cui misteri egli poi
viene propiziato. Da Corinto Lucio si reca infine a Roma, per divenire devoto
anche di Osiride. Nella conclusione del romanzo al sacerdote Osiride appare in
sogno il dio in persona e gli comunica che l’indomani si presenterà da lui un
Madaurensis per essere iniziato ai misteri sacri.
Nel romanzo di possono distinguere tre sezioni narrative:
1) La prima corrisponde ai tre libri iniziali, che contengono le vicende di Lucio fino alla sua
trasformazione in asino. Questa parte è la più compatta e unitaria, dominata dai temi della
curiositas di Lucio e della magia intorno ai quali ruota la vicenda, comprese le avventure erotiche e
le novelle.
2) La seconda sezione corrisponde ai libri dal IV al X. Questa parte che è la più ampia e include, oltre
alle numerose peripezie di Lucio- asino, numerose inserzioni novellistiche, tra cui la favola di Amore
e Psiche: questa favola è la più lunga e la più complessa e occupa l’ultima parte del IV libro, l’intero
V libro e una buona parte del VI libro. Questa sezione ha una struttura assai libera e disorganizzata,
una serie di episodi che si susseguono l’un all’altro, legati unicamente dalla costante presenza
dell’asino. Gli studiosi e i critici hanno voluto attribuire alle Metamorfosi la nascita del “romanzo
Picaresco”, ossia un tipo di narrazione che si sviluppa nella Spagna del 600, caratterizzato dalla
presenza di una serie indefinita di episodi giustapposti che possono essere accresciuti a piacere
derivandone un impressione caotica degli avvenimenti. In Apuleio questa confusione non è il
sintomo che l’autore non riesce ad organizzare la materia, ma cerca di trasmettere la confusione e
l’arbitrarietà del mondo che circonda Lucio in Asino.
3) La terza sezione corrisponde solo al libro XI, in cui avvengono la conversione di Lucio ai misteri di
Iside, il suo ritorno alla forma umana e l’adesione al culto di Osiride.È importante notare che il
romanzo è costituito da undici libri e questo numero nella religione isiaca l’iniziazione avveniva
nell’undicesimo giorno, dopo i dieci giorni di preparazione. In questa ultima parte l’autore spiega,
per bocca del sacerdote di Iside, il significato di tutta la vicenda: Lucio ha colpevolmente ceduto alla
propria eccessiva inclinazione verso la curiositas, che gli ha procurato disavventure e danni di ogni
genere, si è abbassato a perseguire serviles voluptates, ha cercato di violare le leggi della natura
ricorrendo alla magia. Per tutti questi motivi è stato mutato nell’animale più brutto e più
disprezzato, simbolo di grossolana ignoranza e di bassa sensualità, fino a che la provvidenza della
dea Iside gli è venuta in soccorso.
CARATTERISTICHE E STILE
Apuleio sceglie la forma letteraria del romanzo, già utilizzata da Petronio nel Satyricon e caratterizzata da
una molteplicità e una ricchezza di temi e toni. Le Metamorfosi accentuano ulteriormente questo carattere,
introducendo anche nuovi interessi di tipo filosofico- religioso.
Apuleio sceglie una forma che ai suoi tempi non era solo strumento d’intrattenimento prediletto da molti
lettori, ma anche uno strumento per diffondere un messaggio ricco d’implicazioni letterarie, filosofiche e
religiose, quindi nell’opera Le Metamorfosi coesistono due intenti: uno serio ed edificante e uno mirato
all’intrattenimento.
L’intento dell’intrattenimento è esplicitamente manifestato nel proemio, in cui Apuleio si ricollega alla
tradizione della fabulae Milesiae, caratterizzate dalla licenziosità. Le novelle erotiche, infatti, sono
numerose e si trovano nei libri VIII e X, esse hanno quasi sempre al centro il tema dell’adulterio e
presentano una notevole varietà nello sviluppo narrativo, delle volte molto breve e altre volte molto ampio
e complesso.
L’intento invece edificante si manifesta nella parte finale del romanzo, quando viene proposta
un’interpretazione globale della vicenda di Lucio in termini di caduta nella colpa e di successivo riscatto
attraverso una serie di disavventure.
Questa componente dell’opera compare anche nella novella di Amore e Psiche, che si può leggere come
una sorta di duplicazione della trama principale e un’anticipazione dei suoi significati:
Prima un’avventura erotica La relazione di Lucio con Fòtide e di Psiche con Amore.

La curiositas punita con la perdita della condizione beata.

Le peripezie e le sofferenze.

Concluse con l’azione salvifica del dio.
L’intento religioso è molto evidente nell’intervento finale di Amore, il quale prende l’iniziativa di salvare chi
ha peccato e lo fa di sua spontanea volontà.
A questo schema iniziatico, ovvero del percorso che attraverso una serie di prove conduce alla salvezza
grazie alla benevolenza divina, la conclusione del romanzo aggiunge implicazione autobiografiche.
Nell’ultimo libro il dio Osiride rivela al proprio sacerdote che giungerà da lui un Madaurense per essere
iniziato ai misteri sacri, qui Apuleio sostituisce se stesso a Lucio, autorizzando e suggerendo, una lettura
della vicenda in chiave autobiografica. Ciò che accomuna le Metamorfosi e la vita di Apuleio è l’iniziazione a
riti misterici e la magia, non è da escludere che Apuleio abbia voluto riprende il fine del De magia, cioè di
discolparsi dall’accusa di praticare le arti magiche. Il giudizio sulla magia è infatti decisamente negativo:
essa provoca quella trasformazione dell’uomo in asino che è l’emblema della sua degradazione. Apuleio,
quindi, ha voluto offrire ai lettori una rappresentazione simbolica del proprio itinerario spirituale, che l’ha
portato dall’interesse per la magia all’adesione al culto di Iside, e dunque comunicare un messaggio di tipo
religioso.
La lingua e lo stile sono perfettamente in linea con le tendenze e i gusti del II secolo. Egli riassume nel
proprio modo di esprimersi sia le corrente arcaizzanti sia lo stile fiorito, elaborato e ornato dalle scuole di
retorica. Il sermo cotidianus è perfettamente coerente con la scelta di un genere letterario “popolare” e
l’ambientazione realistica della vicenda, ma sempre filtrato attraverso la cultura letteraria dell’autore, che si
ricollega alla tradizione della commedia e della satira.
FORTUNA
La fama accompagnò Apuleio fin da quando era ancora in vita. Boccaccio scoprì, a Montecassino, nel 1338
le Metamorfosi, l’Apologia e i Florida. Le Metamorfosi influenzarono il romanzo picaresco spagnolo, il
cosiddetto “romanzo di formazione”, le narrazione incentrate sul topos della “trasformazione” del
protagonista. Nel 900 influenzò il filone letterario in cui vi sono spunti iniziati e mistico- simbolici.