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Storia romana, G. Geraci - A.

Marcone
Parte I: I popoli dellItalia antica e le origini di Roma
I. LItalia preromana
III-I millennio a.C.: sviluppo di notevoli proporzioni nella penisola italiana: si passa infatti da una
miriade di gruppi di piccole dimensioni al sorgere di forme di organizzazione protostatale. Sono
dislocati un po ovunque lungo tutta la penisola ma soprattutto sugli Appennini, viene infatti
denominata cultura appenninica. Vi fu un importante incremento demografico. Nellet del
bronzo recente (XIV-XII sec. a.C.), documentata unintensa circolazione di prodotti e anche di
persone provenienti dallarea micenea: tali contatti favorirono il formarsi di aggregazioni pi
consistenti. Con linizio dellet del ferro (IX sec. a.C.) emerge una differenziazione tra due
gruppi in base alla sepoltura dei cadaveri: uno usa la cremazione (Italia settentrionale e costa
tirrenica fino alla Campania), laltro linumazione (tutte le altre regioni). In quel periodo il
quadro linguistico era assai variegato, a causa probabilmente dellarrivo nella penisola di
gruppi etnici di varia provenienza, ma comunque divisibili in due tronconi: indoeuropee (Latino
e falisco, divisi a loro volta in sottogruppi, celtico e messapico) e non indoeuropee (Etrusco,
ligure e sardo) A met dellVIII secolo a.C. vennero fondate nellItalia meridionale diverse
colonie della Magna Grecia. Lungo la costa ionica, tirrenica e in Sicilia sorsero citt importanti
(Taranto, Crotone, Reggio, Napoli, Siracusa, Agrigento) che esercitarono una grande influenza
sulle popolazioni indigene. Era inoltre presente in Sardegna la civilt dei Sardi, una civilt nota
soprattutto per i nuraghe, costruzioni a forma di cono che fecero la loro comparsa nella prima
met del II millennio a.C., e si pensa che avessero una funzione prettamente difensiva.
II. Gli Etruschi
Gli Etruschi sono la pi importante popolazione dellItalia preromana, anche se le loro origini
sono abbastanza incerte. Erodoto (V secolo a.C.) sosteneva fossero un gruppo di Lidi che
navigarono alla volta dellItalia dallAsia minore. Dionigi di Alicarnasso (I secolo a.C.) li riteneva
invece genti autoctone. Altri ancora pensavano provenissero dal lontano nord. La ricerca
storica e archeologica moderna colloca lorigine di questo popolo tra lVIII e il VII secolo a.C. e
sostiene che fu il punto dincontro tra unevoluzione delle societ e delleconomie locali e
linfluenza delle colonie greche presenti nellItalia meridionale. Nel loro periodo di massima
espansione (VII-VI secolo a.C.) gli Etruschi controllavano la quasi totalit dellItalia centrooccidentale e competevano con Greci e Cartaginesi per il controllo delle principali rotte
marittime. Gli Etruschi si organizzarono sin dallinizio in citt indipendenti governati da sovrani
(lucumoni); lunica forma di aggregazione delle comunit etrusche che ci sia nota quella
rappresentata dalla lega delle 12 citt pi importanti, che aveva per scopi essenzialmente
religiosi. Nel 530 a.C. vi fu una battaglia navale contro i Focei, la prima battuta darresto
dellespansione etrusca. Nonostante lalleanza coi Cartaginesi, non riuscirono ad avere la
meglio. Nel 474 a.C. vi fu la battaglia di Cuma, che segn la sconfitta etrusca contro i Greci di
Siracusa che ferm anche lespansionismo verso lItalia meridionale. Nel 396 a.C. vi fu la
caduta della citt di Veio ad opera dei Romani: lEtruria da allora cominci a passare sotto il
dominio di Roma. Nel mondo etrusco ebbero un enorme sviluppo i riti religiosi. Le divinit del
pantheon etrusco sono in gran parte assimilabili a quelle greche: infatti anche la principale
divinit etrusca Tinia, sembra subordinata al fato, proprio come Zeus. Nella religiosit etrusca
ha unimportanza particolare la concezione dellaldil. Gli Etruschi credevano infatti che la vita
continuasse nellaldil, e la tomba viene di conseguenza concepita come un prolungamento
della dimora del vivo. Aruspicina: arte dinterpretare la volont degli Dei attraverso lesame
delle viscere degli animali sacrificati per scopi religiosi. Molto importante presso gli etruschi.
Lalfabeto un riadattamento di quello greco, anche se la lingua non di origine indoeuropea. I
testi che sono giunti fino a noi sono per lo pi costituiti da brevi formule, nelle quali spesso
compare il nome del defunto. Pochi sono i testi di una certa estensione. I siti delle citt
etrusche hanno lasciato una traccia archeologica relativamente modesta, ad eccezione delle
necropoli, che venivano organizzate come vere e proprie abitazioni sotterranee, costruite con
varie strutture: a pozzo, a fossa, a camera. Dal punto di vista della tecnica architettonica

notevole il grado di perfezionamento raggiunto dagli Etruschi nelluso della copertura a volta e
dellarco. Per quanto riguarda le attivit economiche, gli Etruschi praticano con successo
lagricoltura (cereali), la metallurgia e lartigianato artistico, esportando i loro prodotti in ampie
zone del Mediterraneo. Gli Etruschi furono abili sia nellestrazione di minerali, sia nel
trattamento dei metalli grezzi in apposite fornaci.
III. Roma
I primi storici ad occuparsi dellItalia meridionale furono greci, e in greco scrissero i primi storici
romani (III secolo a.C.), a pi di cinque secoli dalla fondazione dellurbe. Le poche iscrizioni che
ci sono pervenute non ci danno grandi informazioni. I primi storici dei quali possiamo tuttora
leggere le narrazioni di Roma arcaica furono Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso, che vissero nel I
secolo a.C. La versione pi nota delle origini di Roma inserisce la fondazione di Alba Longa e la
dinastia dei re Albani tra larrivo di Enea e il regno di Romolo. Secondo la leggenda il fondatore
e primo re della citt, Romolo, addirittura figlio di Marte e della figlia dellultimo di re di Alba
Longa Dal 754 al 509 a.C. si ha il periodo monarchico, dalla fondazione di Roma
allinstaurazione della repubblica, in questo periodo su Roma avrebbero regnato sette re:
Romolo: prime istituzioni politiche
Numa Pompilio: primi istituti religiosi
Tullio Ostilio: campagne militari di conquista
Anco Marcio: fondazione della colonia di Ostia
Tarquinio Prisco: importanti opere pubbliche
Servio Tullio: costruzione delle prime mura della citt
Tarquinio il Superbo: tratti tipici del tiranno
Il problema principale lattendibilit di fondo delle fonti che spiegano le origini di Roma,
queste erano:
Opere storiche per noi perdute, bene prima di Tito Livio e Dionigi;
La tradizione familiare;
La tradizione orale, soggetta per a forti distorsioni;
I documenti darchivio.
Alcuni elementi possono definirsi sicuramente storici, ad esempio la compresenza di
popolazioni diverse come Latini e Sabini allorigine della storia di Roma e la fase di predominio
Etrusco nel periodo finale della monarchia, da Tarquinio Prisco in poi. La nascita della citt
dovette essere il risultato di un processo formativo lento e graduale, una sorta di federazione di
comunit che gi vivevano sparse sui singoli colli. Roma sorgeva sul basso corso del Tevere, in
una posizione di confine tra due aree etnicamente differenti: la zona etrusca e il Lazio antico.
Nella fondazione di una citt unimportanza fondamentale era rivestita dal pomerio, una linea
sacra che ne delimitava il perimetro allaltezza delle mura. Il pomerio non sempre coincideva
con le mura, in quanto esso era tracciato secondo la procedura religiosa, mentre le mura
rispondevano ad esigenze difensive in rapporto al territorio. Alla base dellorganizzazione
sociale dei Latini ci fu una struttura in famiglie, alla cui testa stava il pater, che aveva il potere
assoluto su tutti i suoi componenti. Tutte le famiglie che riconoscevano di avere un antenato in
comune costituivano la gens, che ebbe grande rilievo in et arcaica. La popolazione dello Stato
Romano arcaico era divisa in curie, gruppi religiosi e militari che comprendevano tutti gli
abitanti del territorio ad eccezione degli schiavi (non sappiamo se fossero organizzate su base
territoriale o gentilizia). Durante il periodo di predominio etrusco, lo stato romano si organizz
secondo criteri pi precisi: ogni trib (inizialmente tre, Tities, Ramnes e Luceres), fu divisa in
dieci curie e da ogni trib furono scelti cento senatori (trecento in tutto, che formavano
lassemblea degli anziani. Ognuna delle tre trib era inoltre tenuta a fornire un contingente di
cavalleria (cento uomini) e uno di fanteria (mille uomini). Monarchia Romana: La sua principale
caratteristica era quella di essere elettiva. Inizialmente il re doveva essere affiancato da un
consiglio di anziani proveniente dalle pi potenti famiglie (patres). Il re era anche supremo
capo religioso e nella celebrazione del culto veniva affiancato dai collegi dei sacerdoti.
Particolarmente importante fu quello dei pontefici (depositari anche delle norme giuridiche
prima della redazione di leggi scritte). Importante divisione sociale fu quella tra patrizi e plebei:
c incertezza sullorigine di questa divisione sociale. Diverse sono le possibilit, ma sembra
che la differenziazione tra patrizi e plebei sia il punto darrivo di unevoluzione sociale

complessa, dovuta al costante afflusso di persone estranee alla comunit originaria. VI secolo
a.C.: dominio Etrusco (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il superbo), che port ad un
rafforzamento della monarchia. E probabile che gi in questo periodo la comunit civica fosse
organizzata secondo raggruppamenti non pi basati su fattori dovuti alla nascita, ma stabiliti
sulla base della ricchezza personale. Vennero istituite quattro trib territoriali (urbane), divise
da quelle rustiche, create a seguito dellampliamento del territorio. Roma di dot di una
prima cerchia di mura, che comprendeva al suo interno anche il Celio e lEsquilino. La famiglia
romana comprendeva un raggruppamento sociale ben pi ampio di quello che siamo abituati
ad intendere oggi. A Roma facevano parte della stessa familia tutti coloro che ricadevano
sotto lautorit di uno stesso capofamiglia. Si pu cos dire che il vincolo di fondo della famiglia
romana fosse rappresentato dal potere del pater familias sulle persone che rispettavano la sua
autorit. Era inoltre ununit economica, religiosa e politica. Importantissima era la religiosit: i
riti familiari si trasmettevano di padre in figlio e la loro osservanza era ritenuta assolutamente
doverosa. Gli antenati del ramo paterno furono il primo oggetto di culto allinterno della societ
romana. Un figlio rimaneva sotto lautorit del padre finch questi era in vita. Il ruolo della
donna aristocratica, che riceveva uneducazione intellettuale, non si esauriva alla sola vita
domestica. Anche se lautorit riconosciuta fu, almeno in Roma arcaica e per un bel pezzo di
quella repubblicana, quella delluomo, la moglie accompagnava il marito nella vita pubblica e
condivideva con lui il compito di educare i figli. Il potere del marito sulla moglie non conosceva
per limiti. Il matrimonio era fondamentalmente unistituzione privata con importanti
conseguenze giuridiche, e il ripudio era un fatto semplicissimo da mettere in atto (dai mariti) e
spesso utilizzato. Al divorzio consensuale si arriver col tempo. Tra il X ed il IX secolo a.C. vi fu
una riorganizzazione delleconomia pastorale: il passaggio da un regime di seminomadismo ad
un regolare trasferimento organizzato del bestiame in altura. Roma sorse su unarea di
frontiera: il Tevere era infatti la linea di divisione tra gli Etruschi a nord e i Laziali a sud. La
posizione di Roma fu un importante punto dincontro di vie che andavano in diverse direzioni.
Lagricoltura di Roma arcaica era influenzata dalle condizioni poco favorevoli del terreno, cui si
aggiungeva la bassa qualit delle tecniche agricole Economia povera o di sussistenza, con
varie specie di cereali (farro e orzo). Il soddisfacimento delle necessit alimentari
rappresentava per Roma arcaica un serio problema, soprattutto a causa del poco favorevole
terreno del Lazio. Anche le difficolt conosciute da Roma dopo linstallazione della Repubblica,
offrono un importante riscontro della povert di risorse agricole nei pressi della citt. La prima
forma di propriet agraria a Roma, sembra risalente addirittura a Romolo, era limitata solo alla
casa e allorto circostante, mentre era esclusa la terra arabile e quella a pascolo. I primi due
secoli di Repubblica romana (V-IV secolo a.C.) conobbero un assestamento che fu poi via via
modificato quando iniziarono le assegnazioni di terreno conquistato. Le origini di Roma arcaica
sono molto confuse, ci sono diverse ipotesi sul suo conto. (Riguarda da pag. 37 a pag. 40).

Parte II: La repubblica di Roma dalle origini ai Gracchi


I. La nascita della Repubblica
510 a.C.: rivolta degli aristocratici che porta alla caduta della monarchia. 509 a.C.: i poteri del
re Tarquinio il Superbo passano nelle mani di due magistrati eletti dal popolo, i cosiddetti
consoli (consules). I ritrovamenti archeologici danno solo in misura limitata elementi di
riscontro per tentare di ricostruire con esattezza i fatti di questo periodo. Gli storici hanno
dunque dovuto basarsi sui dati della tradizione, soprattutto sui Fasti (le liste dei magistrati della
Repubblica che davano il nome allanno in corso), giunti a noi sia attraverso la tradizione
letteraria, sia attraverso alcuni documenti epigrafici. Il ruolo pressoch egemone che ebbe un
ristretto gruppo di aristocratici nella cacciata dei Tarquini e il dominio che il patriziato esercit
sulla prima parte della Repubblica inducono a pensare che la fine della monarchia sia da
attribuire ad una rivolta del patriziato romano, una vera e propria rivoluzione. Alcuni elementi
lasciano per supporre che alla cacciata del Superbo non succedette immediatamente la
Repubblica, ma un breve e confuso periodo in cui Roma fu in bala di re e condottieri (Porsenna,
Mastarna). Il 510 a.C. fu anche lanno in cui il tiranno Ippia fu cacciato da Atene. Il sospetto
che la cronologia della nascita della Repubblica a Roma fu alterata per creare un parallelismo
con la pi famosa Atene. Sembra che in realt la nascita della Repubblica sia da datare intorno
al 470-50 a.C., mentre altri inducono a ritenere che la datazione tradizionale non sia lontana da

quella reale (seppur non esatta nellanno). I poteri del re furono affidati a due consules,
massimi magistrati della Repubblica: ai consoli spettava il comando dellesercito, il
mantenimento dellordine nella citt, lesercizio della giurisdizione civile e criminale, il potere di
convocare il senato e le assemblee popolari. Alcune competenze religiose non furono trasferite
ai consoli ma alla nuova figura del rex sacrorum, che non poteva rivestire cariche di natura
politica. La durata della carica limitata ad un anno e il fatto che i due magistrati avessero
uguali potere e potenziale diritto di veto uno con laltro, limit fortemente il potere dei consoli,
e ogni cittadino poteva appellarsi al giudizio dellassemblea popolare contro le condanne
capitali inflitte dal console (provocatio ad populum). Le crescenti esigenze dello Stato romano
indussero alla creazione di nuove magistrature, anchesse caratterizzate dallannualit e dalla
collegialit:
Questori: assistevano i consoli nelle attivit finanziarie;
Quaestores parricidii: incaricati di istruire i processi per delitti di sangue;
Duoviri perduellionis: reato di alto tradimento;
Censori: compito di tenere il censimento, introdotto nel 443 a.C.
In caso di necessit i poteri della Repubblica potevano essere affidati ad un dittatore: il dictator
non veniva eletto da unassemblea popolare, ma nominato da un console o da un pretore su
istruzione del senato. Il dittatore non era inoltre affiancato da colleghi con eguali poteri, e
infatti la durata della sua carica fu limitata ad un massimo di sei mesi. Questo magistrato
veniva nominato soprattutto per fronteggiare crisi militari. A Roma non possibile tracciare una
distinzione netta tra cariche politiche e massime cariche religiose, ad eccezione del rex
sacrorum e ai flamini (personificazione terrena del dio stesso, tre maggiori che
rappresentavano Giove, Marte e Quirino, e dieci flamini minori). I tre pi importanti collegi
religiosi avevano poteri che coinvolgevano direttamente la politica:
Collegio dei pontefici: guidato dalla massima autorit religiosa dello stato, il Pontefice
massimo, spettava la nomina dei tre flamini maggiori, e aveva il controllo sulla
tradizione e linterpretazione delle norme giuridiche, nonch sul calendario;
Collegio degli uguri: aveva la funzione di assistere i magistrati nel loro compito di trarre
auspici e di interpretare la volont degli dei.
Duoviri sacris faciundis: erano incaricati di custodire i Libri Sibillini, unantichissima
raccolta di oracoli, in greco.
Il vecchio consiglio regio, formato dai capi delle famiglie nobili, divenne il perno della
Repubblica: il senato. Il senato era composto da ex magistrati, e la carica di senatore era
vitalizia. Il principale strumento in possesso del senato per influire sulla vita pubblica era
lauctoritas patrum, il diritto di sanzione che i senatori gi possedevano in et regia. Il terzo
pilastro, oltre alla magistratura e al senato costituito dalle assemblee popolari, riservata ai
maschi adulti e in possesso del diritto di cittadinanza: si diveniva cittadini romani
essenzialmente per nascita, anche se Roma manifest notevole apertura sui diritti civici. Nella
prima et repubblicana lassemblea pi importante di Roma costituita dai comizi centuriati: il
meccanismo di questi comizi prevede le risoluzioni non siano prese a maggioranza di voti
individuali, ma a maggioranza di unit di voto costituite dalle centurie. Avevano un importante
funzione elettorale, in quanto eleggevano i consoli e gli altri magistrati superiori. Altra
assemblea popolare erano i comizi tributi (introdotta nel 447 a.C.), al quale venne affidata
lelezione dei questori. In questa assemblea il popolo votava per trib, facendo s che il popolo
delle campagne (che aveva pi trib rispetto alle 4 cittadine) avesse pi peso di quello
cittadino nelle decisione dei comizi.
II. Il conflitto tra patrizi e plebei
510-287 a.C.: Periodo dominato dai contrasti civili tra patriziato e plebe. I mutamenti della
prima met del V secolo a.C. ebbero pesanti ripercussioni sulla situazione economica di Roma.
474 a.C., sconfitta degli Etruschi contro Siracusa nella battaglia navale di Cuma: fine del
dominio etrusco sulla Campania, causando un grave danno alla stessa Roma. Anche i conflitti
coi Sabini, che controllavano la via Salaria e di conseguenza le saline di Ostia, provocarono
problemi ai romani. A questi fattori esterni si aggiunsero anche problemi interni: nel V secolo
a.C. si succedettero diverse annate di cattivo raccolto, e la popolazione, indebolita dalla fame,
venne pi volte colpita da epidemie (in particolare i piccoli agricoltori, costretti a indebitarsi per
sopravvivere). Cera inoltre un problema politico-sociale: gli strati pi ricchi della plebe

rivendicavano una parificazione dei diritti politici tra i due ordini (il patriziato aveva assunto il
completo monopolio della magistratura), e insieme un codice scritto di leggi che ponesse il
cittadino al riparo dalle arbitrarie applicazioni delle norme da parte dei pontefici (tutti patrizi). V
secolo a.C., mutamento nella struttura dellesercito: nuovo modello tattico, con fanti in
armatura pesante che combattono fianco a fianco in una struttura chiusa (la falange), che
eclissa progressivamente il modello di combattimento aristocratico (cavalleria di nobili seguiti
da fanti in armamento leggero). La legione era reclutata indifferentemente tra patrizi e plebei:
progressiva presa di coscienza della propria importanza da parte della plebe. La secessione
dellAventino del 494 a.C. segna linizio del conflitto tra i due ordini. Questa secessione fu una
sorta di sciopero della plebe che, esasperata dalla crisi economica, lascia la citt priva della sua
forza lavoro, e indifesa contro le aggressioni esterne. La plebe si diede propri organismi:
Unassemblea generale, che poteva emanare dei provvedimenti (plebiscita), che
avevano valore solo per la plebe che li emetteva;
I tribuni della plebe, rappresentanti ed esecutori della volont dellassemblea, che
avevano il diritto di venire in aiuto di un cittadino contro lazione di un magistrato,
linviolabilit personale, e il potere di convocare e presiedere lassemblea della plebe.
La prima secessione port ad un risultato essenzialmente politico: il riconoscimento da parte
dello Stato a guida patrizia dellorganizzazione interna della plebe, con la sua assemblea e i sui
rappresentanti. 486 a.C., Spurio Crasso: tentativo di far approvare una legge per la
ridistribuzione delle terre. Viene accusato di tirannide ed eliminato. Questo fallimento ci fa
capire come la plebe non intendesse giungere ad una rivoluzione dellassetto economico e
istituzionale dello stato, ma aspirava ad una riforma dallinterno dellordinamento vigente. 451
a.C.: Viene nominata una commissione di 10 persone (decemvirato), esclusivamente scelti tra il
patriziato e incaricati di stendere un codice giuridico. Nel primo anno di attivit i decemviri
compilarono un complesso di norme che furono poi esposte nel foro. 450 a.C.: Secondo
decemvirato, nel quale sarebbe stata rappresentata anche la plebe. I decemviri avrebbero
completato la loro opera, portando a 12 le tavole di leggi, le cosiddette leggi delle XII tavole.
Nelle XII tavole ravvisabile uninfluenza del diritto greco. 445 a.C.: Viene abrogata la legge
che proibisce i matrimoni tra patrizi e plebei. Questa legge ebbe come conseguenza di
rimuovere la principale obiezione che il patriziato aveva opposto allaccesso dei plebei al
consolato: solo i patrizi si ritenevano titolari del diritto di prendere auspici per accettare la
volont degli dei. Da ora in avanti diveniva pertanto difficile escludere un plebeo dagli auspicia,
quindi dal consolato. 444 a.C.: Il senato pu decidere di anno in anno se alla testa dello Stato
debbano esserci due consoli (provenienti esclusivamente dal patriziato) con diritto di prendere
gli auspici, o un certo numero di tribuni militari, che potevano anche essere plebei ma non
avevano il diritto di prendere auspici. Il tribunato militare doveva gi essere, nel V secolo,
accessibile ai plebei: tuttavia i patrizi, fino al 401 a.C., riuscirono a far eleggere tribuni
provenienti solo dal loro ordine. Nessuna riforma istituzionale riusc a porre rimedio alle
difficolt economiche della plebe povera. Nel 387 a.C., il territorio di Veio e Capena,
conquistato pochi anni prima, viene suddiviso in piccoli appezzamenti e distribuito ai cittadini
romani Creazione di 4 nuove trib territoriali. Il provvedimento non fu sufficiente ad alleviare la
crisi economica. Verso il 370 a.C. i tribuni della plebe Caio Licinio Stolone e Lucio Sestio
Laterano presentarono un pacchetto di proposte concernenti il problema dei debiti, la
distribuzione delle terre statali e laccesso dei plebei al consolato. I patrizi resistettero, mentre i
tribuni non mostrarono alcuna intenzione di cedere. Dopo una fase di anarchia politica fu
chiamato alla dittatura Marco Furio Camillo (367 a.C.) per tentare di risolvere la situazione: le
proposte di Licinio e Sesto divennero leggi (leges Liciniae Sextiae). Questo compromesso
raggiunto forn loccasione per precisare il quadro delle magistrature repubblicane: 366 a.C.
Due nuove cariche: pretore (amministrava la giustizia tra i cittadini romani e poteva essere
messo alla guida di un esercito, ma i suoi poteri erano subordinati a quelli dei consoli). Due
edili curuli (compito di organizzare i Ludi maximi). Le leggi Licinie Seste del 367 a.C. segnano la
fine della fase pi acuta della contrapposizione tra patrizi e plebei. Dal 342 a.C. vediamo
comparire nei Fasti un console patrizio e uno plebeo. Nei decenni successivi i plebei ebbero
progressivamente accesso a tutte le cariche dello Stato, compreso lingresso in senato. Nel 326
a.C. viene abolita la servit per debiti. 312-311 a.C., Censura di Appio Claudio Cieco: Tentativo
di accelerare il processo di riforma. Incluse nella lista dei senatori persone che non avevano

rivestito alcuna magistratura, e tent di favorire la plebe urbana nelle trib. Entrambe le
riforme caddero, una nel 311 a.C. e laltra nel 304 a.C. da attribuire ad Appio Claudio la
costruzione di due importantissime opere pubbliche: il primo acquedotto della citt e la via
Appia (che congiungeva Roma a Capua). 287 a.C.: Punto di arrivo della lotta tra patrizi e plebei.
Una legge Ortensia stabil che i plebisciti votati dallassemblea della plebe avessero valore per
tutta la cittadinanza romana. Si chiuse let del dominio esclusivo dei patrizi sullo stato, e si
venne formando una nuova aristocrazia (nobilitas), formata dalle famiglie plebee pi ricche e
da quelle patrizie che si erano meglio adattate alla nuova situazione. Questa aristocrazia si
mostr non meno gelosa dei propri privilegi del vecchio patriziato.
III. La conquista dellItalia
Alla caduta della monarchia Roma controllava nel Lazio un territorio che andava dal Tevere alla
regione Pontina. Primo anno di Repubblica: Trattato romano-cartaginese. I cartaginesi si
impegnavano a non attaccare nessuna citt del Lazio sotto il controllo di Roma e a cedere ad
essa ogni citt latina che lesercito punico avrebbe conquistato. Fine VI-Inizio V sec. a.C.: Buona
parte delle citt latine conquistate approfittarono dei problemi interni di Roma per affrancarsi
dalla sua egemonia. I membri della Lega latina condividevano alcuni diritti:
Ius connubii: diritto di contrarre matrimoni legittimi con membri di altre citt latine;
Ius commercii: diritto di siglare accordi commerciali fra cittadini di comunit diverse;
Ius migrationis: un latino poteva assumere pieni diritti civili in una comunit diversa
dalla sua semplicemente prendendone residenza.
Qualche anno dopo la lega attacc Roma. Nel 496 a.C., nella Battaglia sul lago Regillo, i Romani
sconfissero le forze congiunte della Lega, e fu stipulato un trattato che avrebbe regolato i
rapporti tra Roma e i Latini per i 150 anni successivi (493 a.C., trattato Cassiano): le due parti si
impegnavano non solo a mantenere tra loro la pace, ma anche a prestarsi aiuto in caso di
attacco ricevuto da una delle due parti. Tra gli strumenti pi efficaci per consolidare le proprie
vittorie militari gli alleati ricorsero a fondazione di colonie sul territorio strappato ai nemici. I
cittadini dei nuovi centri provenivano sia da Roma sia da altre citt latine. 486 a.C.: Accordo
con gli Ernici, che occupavano un territorio circondato da Equi e Volsci, due popoli ostili. V
secolo a.C.: Serie interminabili di conflitti tra Roma e le popolazioni stanziate sugli Appennini
(Volsci, Equi e Sabini). Spesso lesito fu favorevole a Roma e ai suoi alleati, ma mai si giunse ad
una svolta definitiva. Volsci: verso la fine del VI sec a.C. questa popolazione riusc ad occupare
tutta la pianura Pontina e il basso Lazio, strappandola a Roma. Nellarea dei collo Albani
lavanzata dei Volsci si sald con quella degli Equi. 431 a.C., vittoria dei Romani al passo
dellAlgido contro gli eserciti coalizzati di Volsci e Equi. In quello stesso periodo Roma si trov
ad affrontare un avversario assai meglio organizzato di Volsci ed Equi, la citt etrusca di Veio,
rivale di Roma nel controllo delle vie di comunicazione lungo il basso corso del Tevere. Il
contrasto con Veio attravers tutto il V sec. a.C. e sfoci in tre guerre:
Prima guerra, 483-474 a.C.: Vittoria dei Veienti. Un esercito di circa 300 soldati romani
venne annientato sul fiume Cremera;
Seconda guerra, 437-426 a.C.: I Romani vendicarono la sconfitta. Aulio Cornelio Cosso
uccise il tiranno di Veio, Lars Tolumnio;
Terza guerra, 405-396 a.C.: I Romani assediarono per 10 anni le mura di Veio. Alla fine la
citt fu presa e distrutta. Veio pag il comportamento della altre citt Etrusche, che non
le prestarono alcun soccorso o addirittura si schierarono coi Romani.
La presa di Veio segn una svolta importante per Roma: il lungo assedio, portando alla
prolungata assenza dai campi, rese necessario uno stipendium per i soldati. Inoltre la vittoria
frutt la conquista di un ampio e fertile territorio. 390 a.C., Invasione gallica della citt: la trib
dei Senoni invase lItalia centrale e attacc Roma. Il primo contatto avvenne sullAllia, un
piccolo affluente del Tevere, e lesercito romano fu duramente sconfitto. Roma, rimasta priva di
difese, venne presa e saccheggiata. Poi i Galli sparirono, forse in cerca di nuove imprese. Dopo
le invasioni del 390 a.C., Roma si riprese rapidamente: il territorio di Veio venne diviso in
quattro nuove trib e distribuito ai cittadini romani (387 a.C.), e nello stesso periodo inizi la
costruzione delle mura della citt. Pochi anni dopo gli Equi furono annientati, mentre pi lunga
e difficoltosa fu la lotta contro i Volsci. Solo ne 358 a.C. i Volsci furono costretti a cedere la
piana Pontina, in cui vennero insediati cittadini Romani. Nel 354 a.C. anche Tivoli e Preneste, le
due pi potenti citt latine, dovettero arrendersi. 343-341 a.C., Prima Guerra Sannitica: Nel 354

a.C. i Romani conclusero un trattato con i Sanniti, nel quale il confine tra le due potenze veniva
fissato al fiume Liri. Il territorio dei Sanniti era ben pi vasto di quello di Roma: era unarea
prevalentemente montuosa, che consentiva comunque lo sfruttamento agricolo. Il Sannio era
privo di strutture urbane, ed era diviso in cantoni (pagi), allinterno dei quali si trovavano uno o
pi villaggi (vici), governati da un magistrato elettivo (meddis). Pi pagi insieme costituivano
una trib. Quattro trib: Dei Carricini, dei Pentri, dei Caudini e degli Irpini che fanno parte della
Lega Sannitica. Alcune popolazioni staccatesi dai Sanniti durante il V secolo a.C. occuparono le
ricche zone costiere della Campania, adottando col tempo lorganizzazione politica delle cittstato e riunendosi, nella prima met del IV sec. a.C. in una Lega Campana. I contrasti politici
tra Sanniti e Campani si fecero via via pi intensi, sfociando in guerra aperta nel 343 a.C.,
quando i Sanniti attaccarono la citt di Teano. La Lega Campana chiese allora laiuto di Roma.
La prima Guerra Sannitica si risolse rapidamente a favore dei Romani, che per non riusc a
concludere loffensiva a causa di una rivolta del proprio esercito. Acconsent dunque alle
richieste di pace dei Sanniti nel 341 a.C., rinnovando il trattato del 354 a.C. e riconoscendo ai
Sanniti Teano, mentre Roma prese la Campania. Questo accordo port ad un rovesciamento
delle alleanze: Roma sostenuta dai Sanniti, si vide costretta a fronteggiare i suoi ex-alleati
Latini e Campani, a cui si aggiunsero i Volsci e gli Aurunci. Il conflitto, noto come grande guerra
latina (341-338 a.C.), fu durissimo, ma anche decisivo per lorganizzazione di quella che si
avviava a diventare lItalia Romana. La Lega Latina venne sciolta, alcune citt incorporate nello
stato romano. Altre conservarono la propria indipendenza formale da Roma, ma non poterono
pi intrattenere alcuna relazione tra di loro. I Latini furono obbligati a fornire truppe a Roma in
caso di necessit, e una serie di trattati consentirono a Roma di ampliare la propria egemonia e
il proprio potenziale militare. Anche al di fuori dellantico Lazio Roma attu la concessione di
una forma parziale di cittadinanza romana: i titolari erano tenuti agli stessi obblighi dei cittadini
romani, senza avere per diritto al voto. Alla conclusione della grande guerra latina Roma
aveva legato s tutte le regioni che andavano dalla sponda sinistra del Tevere a nord, al golfo
di Napoli a sud, dal Tirreno a ovest, agli Appennini ad est.
326-304 a.C., seconda guerra sannitica: Le cause di questa nuova guerra contro i Sanniti da
ricercare nelle divisioni interne della citt di Napoli, dove si fronteggiavano la masse popolari
filosannitiche e laristocrazia filoromana. I romani conquistarono abbastanza facilmente la citt,
ma il tentativo di penetrare a fondo nel Sannio si risolse in un fallimento (321 a.C., resa delle
Forche Caudine). Per qualche anno vi fu uninterruzione del conflitto, ma le ostilit si riaccesero
nel 316 a.C., quando i Romani attaccarono Saticula, una localit al confine tra Campania e il
Sannio: le prime operazioni furono di nuovo favorevoli ai Sanniti, ma negli anni successivi Roma
inizi a recuperare il tempo perduto (Saticula venne conquistata nel 315 a.C., mentre una serie
di colonie latine fu fondata nellApulia settentrionale nel 312 a.C. In questi anni Roma prepar il
suo esercito allo scontro finale coi Sanniti, che furono sconfitti nel 304 a.C. Il trattato di alleanza
tra Roma e il Sannio venne ancora una volta rinnovato. 298-290 a.C., Terza guerra sannitica:
Nel 298 a.C. i Sanniti attaccarono i Lucani. I Romani intervennero prontamente in favore degli
aggrediti. Il comandante Sannitico Gellio Egnazio riusc a mettere in piedi una potente
coalizione antiromana che comprendeva Galli, Umbri e Etruschi. Lo scontro decisivo avvenne
nel 295 a.C. a Sentino. I Sanniti, battuti unaltra volta ad Aquilonia (293 a.C.), si videro obbligati
a chiedere la pace nel 290 a.C. A nord lattacco di Galli ed Etruschi fu bloccato nel 283 a.C., e la
controffensiva romana colp dapprima le citt Etrusche, poi raggiunse anche lEtruria
settentrionale e lUmbria. Nella marcia verso lAdriatico nel 290 a.C. vennero sconfitti i Sabini e
i Pretuzzi (Abruzzo settentrionale), e nellAdriatico settentrionale venne annesso il territorio una
volta appartenuto ai Senoni. Nel 268 a.C. venne fondata, in questo territorio, la colonia di
Rimini. I Piceni, abitanti nelle Marche centro-meridionali, tentarono una disperata guerra contro
Roma nel 296 a.C., costretti pochi anni dopo alla resa. NellItalia meridionale Lucani e Bruzi
avevano conservato la propria indipendenza, cos come Taranto, la pi ricca e potente citt del
mezzogiorno, colonia greca. Nel 282 a.C. Turi, una citt greca che sorgeva sulle rive calabresi
del golfo di Taranto, chiese aiuto ai Romani per difendersi dallinvasione dei Lucani. I Romani
inviarono prontamente, oltre alle guarnigioni per difendere la citt, anche una flotta davanti
alle acque di Taranto. I Tarantini decisero di attaccare le navi romane, affondandone alcune, e
marciarono su Turi scacciando la guarnigione romana: la guerra divenne allora inevitabile.
Taranto chiese laiuto di Pirro, re dellEpiro: Il sovrano diede alla sua spedizione il carattere di
una simil-crociata in difesa dei Greci dOccidente, contro i barbari Romani e Cartaginesi,

procurandosi cos lappoggio di tutte le potenze ellenistiche. 280 a.C., Pirro sbarca in Italia,
contando anche sulle truppe che potevano fornirgli Taranto e altre citt italiche. Roma si vide
per la prima volta costretta ad arruolare i nullatenenti. I Romani subirono una dura sconfitta ad
Eraclea, che mise in pericolo le posizioni Romane nel meridione. Le altre citt greche, i Lucani, i
Bruzi e i Sanniti si schierarono al fianco di Pirro. Pirro non seppe coglierei frutti del suo
successo: il suo tentativo di unirsi agli Etruschi e provocare una ribellione nellItalia centrale
fall, e il sovrano greco si vide costretto a intavolare trattative di pace. Le richieste di Pirro
furono respinte, allora lui mosse verso lApulia settentrionale e sconfisse ancora lesercito
romano ad Ascoli Satriano, nel 279 a.C. Pirro aveva cos vinto due grandi battaglie, ma non
riusciva a concludere la guerra, mentre i rapporti con i suoi alleati Italici si andava
deteriorando. E per questo motivo che accolse la domanda daiuto che gli arriv da Siracusa,
in perenne lotta coi Cartaginesi e non pi in grado di portare avanti la guerra da sola: decise di
recarsi in Sicilia con parte del suo esercito, lasciando una forte guarnigione a Taranto. Nel 279
a.C. Roma e Cartagine avevano per stretto unalleanza difensiva contro il comune nemico. In
Sicilia Pirro inizialmente sconfisse ripetutamente i Cartaginesi, chiudendoli a Lilibeo. Lassedio a
questa fortezza si rivel infruttuoso, e Pirro cerc di sbloccare la situazione invadendo lAfrica,
ma il progetto fall. Nel frattempo, approfittando dellassenza del re epirota, i Romani
conquistarono posizioni su posizioni, e Pirro decise di abbandonare la Sicilia e tornare in Italia.
275 a.C.: scontro decisivo con il console Manio Curio Dentato a Benevento. Pirro, sconfitto
duramente, decise di tornare in Epiro col suo esercito. Mor nel 272 a.C., anno in cui anche
Taranto si arrese, entrando nel novero dei socii di Roma.
IV. La conquista del Mediterraneo
264 a.C.: Roma controllava tutta lItalia peninsulare, fino allo stretto di Messina. In questarea
entr per la prima volta in collisione con la vecchia alleata Cartagine. La situazione precipit a
causa dei Mamertini, mercenari di origine Italica che si erano impadroniti di Messina, iniziando
a saccheggiare le citt vicine. Questa situazione provoc la reazione di Siracusa, che inflisse ai
Mamertini una durissima sconfitta e avanz verso Messina. I mercenari a quel punto
accettarono laiuto della flotta Cartaginese che stazionava nelle vicinanze. I Siracusani furono
sconfitti, ma i Mamertini ben presto si stancarono della tutela di Cartagine e si rivolsero a
Roma. A Roma inizi un serrato dibattito a favore o contro lintervento a Messina. Cartagine era
al centro di un vasto impero, e poteva mettere in campo grandi eserciti e potentissime flotte. Il
non intervento avrebbe significato lasciare a Cartagine il controllo della zona strategica dello
stretto, quindi della ricchissima Sicilia: lassemblea del popolo, cui il senato aveva demandato
la questione, vot a favore dellintervento.
Ci sanc linizio della prima guerra punica (264-241 a.C.). I primi anni di guerra furono decisivi:
i Romani riuscirono a respingere da Messina i Cartaginesi con i nuovi alleati Siracusani (che
per nel 263 a.C. firmarono una pace con i Romani e si schierarono dalla loro parte). Anche
dopo questa sconfitta Cartagine conservava un saldo controllo su molte localit costiere: Roma
decise per la prima volta di costruire una flotta di quinquiremi, e nel 260 a.C. ottenne una
sorprendente vittoria a Milazzo. Roma decise a questo punto di invadere lAfrica (256 a.C.): Le
prime operazioni furono favorevoli al console Marco Attilio Regolo, che tuttavia non seppe
sfruttare i successi, e fu duramente sconfitto nel 255 a.C., dal mercenario spartano Santippo.
Nel 249 a.C., a seguito della sconfitta nella battaglia navale di Trapani, Roma era ormai priva di
forze navali, ma nemmeno Cartagine seppe approfittare dei suoi vantaggi. 241 a.C. Dopo aver
ricostruito la flotta, i Romani sconfissero definitivamente i Cartaginesi al largo delle isole Egadi.
Cartagine fu costretta a chiedere la pace, e il successivo trattato la obblig a lasciare la Sicilia.
La Sicilia divenne la prima provincia Romana. Il periodo tra la prima e la seconda guerra punica
(241-218 a.C.) vide il consolidamento delle posizioni dei due avversari. Cartagine dovette
affrontare la rivolta dei mercenari (241-237 a.C.), che non era stata in grado di pagare a causa
della sconfitta contro Roma. Soffocata a caro prezzo la rivolta da Amilcare Barca, Cartagine
organizz una spedizione per riprendersi la Sardegna, anchessa in mano a mercenari rivoltosi.
L si dovettero scontrare con gli interessi dei Romani, e non essendo pronti a un altro conflitto,
furono costretti a cedere la Sardegna e la Corsica, che divennero la seconda provincia romana
(237 a.C.). Nel frattempo Roma interveniva anche sul versante Adriatico 229 a.C., I Guerra
Illirica. Il Regno di Illiria, approfittando del declino dellEpiro, aveva esteso la sua influenza
verso sud. Le scorrerie dei pirati Illiri arrecavano danni considerevoli alle citt greche e ai

mercanti Italici che frequentavano i loro porti. Davanti a rifiuto della regina degli Illiri, Teuta, di
far cessare le azioni dei pirati, Roma le dichiar guerra, sconfiggendola rapidamente.
219 a.C., seconda guerra illirica: Roma intervenne nuovamente in Illiria dieci anni dopo, a
seguito degli atti ostili intrapresi da Demetrio di Faro, di cui si temeva lalleanza col ben pi
potente re di Macedonia Filippo V. Anche la seconda guerra illirica si risolse velocemente a
favore di Roma, e Demetrio si rifugi presso Filippo V. 225-222 a.C., Guerre Galliche: Le due
principali popolazioni della Gallia Cisalpina, Boi e Insubri, anche grazie allappoggio di truppe
provenienti dalla Gallia Transalpina (Gesati), riuscirono a penetrare fino in Etruria, ma nel 225
a.C. furono annientati a Telamone. A questo punto Roma si rese conto che la conquista della
pianura Padana era possibile, se non necessaria per tenere a distanza le continue incursioni dei
Galli. La breve e vittoriosa campagna fu coronata dal successo del 222 a.C. sugli Insubri a
Casteggio, e dalla conquista del loro principale centro, Mediolanum. Fondamentale inoltre si
rivel la costruzione di una rete stradale: Via Flaminia (220 a.C. Roma-Rimini), Via Emilia (187
a.C. Rimini-Piacenza) e la via Postumia (148 a.C. Genova-Aquileia). Cartagine cerc, mentre
Roma era impegnata nellAdriatico, di costruire una nuova base per la sua potenza in Spagna:
le operazioni furono tutte condotte dalla famiglia Barca (prima Amilcare, poi il genero
Asdrubale, in seguito Annibale, figlio di Amilcare). Lavanzata dei Barca allarm la citt di
Marsiglia, alleata di Roma che avevi interessi nella Spagna settentrionale. Nel 226 a.C. venne
stipulato tra Roma e Cartagine un trattato secondo il quale gli eserciti Cartaginesi non
potevano oltrepassare a nord il fiume Ebro.
Seconda guerra punica (218-201 a.C.). La sconfitta del 241 a.C. aveva creato a Cartagine un
forte sentimento di rivincita. Nel 218 a.C. Annibale espugna la citt di Sagunto, alleata dei
Romani, e si decide che lunico modo per battere Roma sia quello di attaccarla direttamente nel
proprio territorio, per dividerla dai suoi alleati Italici. Annibale part nella primavera del 218 a.C.
dallodierna Cartagena e valic i Pirenei, evitando astutamente lo scontro con lesercito romano
del console Publio Cornelio Scipione. Lesercito cartaginese raggiunse cos le Alpi, trovando
immediato sostegno dai Boi e dagli Insubri. Il prima scontro si ebbe sul fiume Trebbia, dove
Annibale sconfisse sia Scipione che laltro console Tiberio Sempronio Longo. Nellanno seguente
lesercito romano venne annientato sul lago Trasimeno, e Quinto Fabio Massimo venne eletto
dittatore per affrontare la difficile situazione. La tattica di questultimo era di non affrontare
Annibale in battaglie campali, ma di impedire che gli giungessero rifornimenti dallAfrica o dalla
Spagna. La strategia di Fabio Massimo alla lunga avrebbe portato alla vittoria, ma a breve
termine significava vedere Annibale spadroneggiare e devastare in Italia. Scaduti i sei mesi di
dittatura di Fabio, a Roma si decise di passare di nuovo allattacco: nel 216 a.C. per Annibale
sconfisse unaltra volta entrambi gli eserciti consolari a Canne, in Puglia. 215 a.C.: Nuove
alleanze dei Cartaginesi con Ieronimo, nuovo re di Siracusa, e Filippo V di Macedonia. Gli alleati
dellItalia centrale rimasero fedeli a Roma, mentre Taranto si schier dalla parte di Annibale.
212 a.C.: I Romani, dopo un lungo assedio, conquistano e saccheggiano Siracusa. 211 a.C.:
Capua viene riconquistata dai Romani. Inoltre Roma riusc a paralizzare le azione di Filippo V
creando una coalizione di stati greci a lui ostili, impedendo cos che si congiungesse con
Annibale. Pace di Fenice con Filippo V (205 a.C.). La svolta decisiva per la guerra si ebbe in
Spagna. P. Cornelio Scipione e il fratello Cneo raggiunsero la penisola iberica e riuscirono ad
impedire che Annibale ricevesse aiuti, ma furono sconfitti e uccisi nel 211 a.C. I Romani
riuscirono comunque a difendere la Spagna settentrionale e nominarono comandante delle
truppe lomonimo figlio di P.C.Scipione, detto lAfricano. Nel 209 a.C. Scipione lAfricano
sconfisse il fratello di Annibale, Asdrubale, conquist la maggiore base cartaginese in Spagna,
Nova Carthago, ma non riusc a impedire che lesercito di Asdrubale tentasse di portare aiuto a
quello di Annibale in Italia. La spedizione cartaginese venne comunque affrontata e distrutta sul
fiume Metauro, nel 207 a.C. 205 a.C.: Scipione viene eletto console e prepara linvasione
dellAfrica alleandosi col re dei Numidi Massinissa. 204 a.C.: Invasione dellAfrica. 202 a.C.:
Decisiva battaglia di Zama, lesercito dei Romani sconfisse quello di Annibale. 201 a.C.: Trattato
di pace. Prevedeva la consegna di tutta la flotta cartaginese e il pagamento di una fortissima
indennit. In pi Cartagine doveva rinunciare a tutti i suoi possedimenti fuori dallAfrica, in
particolare in Spagna.
Seconda guerra macedonica, 200-198 a.C. Causa principale della guerra fu lattivismo di Filippo
V sulle coste dellEgeo e dellAsia minore, che lo port a scontrarsi con il regno di Pergamo e la
repubblica di Rodi, le due maggiori potenze in quellarea. Nel 201 a.C. inizi la guerra, e i

coalizzati capirono subito che non sarebbero riusciti a prevalere da soli: si rivolsero cos a
Roma, che decise di inviare un ultimatum al re, intimandogli di rifondere i danni inflitti agli
alleati di Roma e di non attaccare stati greci. Filippo ignor lultimatum, e alla fine del 200 a.C.
lesercito romano sbarc ad Apollonia. 198 a.C.: Svolta nella guerra. Il nuovo comandante delle
forze romane, Tito Quinzio Flaminio, dopo aver sconfitto Filippo, cominci le trattative di pace
chiedendo la liberazione della Tessaglia. La richiesta venne respinta, e tutti gli stati della Grecia
si schierarono dalla parte dei liberatori romani. Verso la fine di quello stesso anno Filippo si
decise ad intavolare serie trattative di pace, che gli permisero di mantenere il suo regno in
Macedonia. Lesercito romano evacu la Grecia nel 194 a.C.
Guerra siriaca, 192-188 a.C. Antioco III, re di Siria, stava estendendo la sua egemonia sulle citt
greche della costa occidentale dellAsia minore, approfittando della debolezza dellEgitto e
delle difficolt della Macedonia. Aveva anche attraversato con un esercito lEllesponto,
reclamando i possedimenti della costa della Tracia. Le proteste di Roma furono respinte da
Antioco. Nel 192 a.C. la Lega etolica invit espressamente Antioco III a liberare la Grecia dai
Romani, ma non diede troppo aiuto concreto al sovrano di Siria che, lanno dopo, fu duramente
sconfitto dai Romani alle Termopili e fu costretto a fuggire in Asia Minore. Nel 190 a.C. il console
Lucio Cornelio Scipione si prepar ad invadere lAsia minore per la via terrestre attraverso la
Macedonia, forte del sostegno di Filippo V di Macedonia. Nel frattempo la flotta romana
sconfiggeva a pi riprese i siriani nellEgeo. Lo scontro decisivo tra le due fazioni si ebbe nei
pressi di Magnesia sul Sipilo, dove lesercito di Antioco fu completamente distrutto. 188 a.C.:
Pace di Apamea, conferm che Roma per il momento non voleva impegnarsi direttamente nel
Mediterraneo, e i territori strappati ad Antioco in Asia Minore vennero spartiti tra il re di
Pergamo Eumene II e la repubblica di Rodi. Queste grandi vittorie riportate da Roma tra la fine
del III e linizio del II secolo a.C. portarono cambiamento nellassetto politico e sociale interno.
Si aprivano soprattutto nuovi scenari di lotta politica (processo agli Scipioni, 187 a.C., ispirato
da Marco Porcio Catone) e ci fu una straordinaria diffusione del culto di Bacco, che venne
stroncata dal 186 a.C. in poi con qualsiasi mezzo.
Terza guerra macedonica, 171-168 a.C. Nel 179 a.C. mor Filippo V di Macedonia. Gli succedette
il figlio maggiore Perseo, guardato con sempre crescente favore da molte citt greche, sempre
pi insofferenti verso Roma: agli occhi di Roma questa situazione fu sufficiente per considerare
Perseo una minaccia. Ogni sua mossa diplomatica venne interpretata come un gesto di sfida, e
le prime operazioni militari cominciarono nel 171 a.C. Il re macedone ottenne un aiuto concreto
solo dalla popolazione dei Molossi e dal re dIlliria Genzio. Nel 168 a.C. si ebbe la svolta: Perseo
fu costretto dal console Lucio Emilio Paolo ad accettare battaglia campale a Pidna, e il suo
esercito fu distrutto. Il re fu portato prigioniero in Italia e la Macedonia fu divisa in quattro
repubbliche, che dovevano versare un tributo a Roma. Stessa sorte tocc allilliria, divisa in tre
stati. 148 a.C., IV Guerra macedone: Rivolta in Macedonia guidata da Andrisco, che dopo
qualche successo iniziale venne eliminato dal pretore Quinto Cecilio Metello. 146 a.C., Guerra
acaica: Col passare del tempo si erano intesiti i rapporti con la lega Achea. Dopo aver stroncato
la rivolta di Andrisco, il senato ordin che fossero staccate dalla Lega importanti citt, come
Sparta e Corinto. Lassemblea della Lega si rifiut e decise la guerra, che fu brevissima. Nello
stesso 146 a.C. Corinto veniva saccheggiata e distrutta, dopo che lesercito romano aveva
invaso il Peloponneso.
Terza guerra punica, 149-146 a.C. Dopo la rovinosa sconfitta della II guerra punica, Cartagine si
era ripresa rapidamente, almeno dal punto di vista economico. Anche dal punto di vista politico
lo stato Cartaginese si era comportato in maniera irreprensibile. Un elemento potenziale di
disturbo della situazione africana era costituito dalle dispute di confine con Massinissa di
Numidia, che nel corso della prima met del II secolo a.C. avanz pretese sempre pi ambiziose
sui territori appartenenti a Cartagine. Nel 151 a.C. Cartagine decise per la guerra, inviando
lesercito contro Massinissa. La mossa si rivel disastrosa: lesercito cartaginese venne fatto a
pezzi, e insieme viol gli accordi con Roma. Nel 149 a.C. lesercito romano sbarc in Africa.
Inizialmente i Cartaginesi non combatterono, ma quando gli fu intimato di lasciare le citt e
stabilirsi almeno a 10 miglia dalla costa decisero di resistere a oltranza. I Romani ci misero 3
anni per conquistare la citt, che venne saccheggiata e rasa al suolo. Il territorio di Cartagine
divenne la nuova provincia dAfrica. Nel 146 a.C. Roma aveva cos conquistato legemonia
incontrastata sul Mediterraneo, ma non riusciva a venire a capo della situazione in Spagna.
Dopo la II guerra punica i Romani si erano stabiliti in due zone della penisola iberica, divenute

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provincie nel 197 a.C.: la Spagna Citeriore (a Nord dellEbro) e la Spagna Ulteriore (a sud, nella
zona di Cadice). La penetrazione verso linterno si rivel lenta e difficile, e venne completata
solo con Augusto. Le sconfitte furono numerose, anche se Catone venne inviato nella Spagna
Citeriore come console e procedette sistematicamente alla sottomissione delle trib della valle
dellEbro. Mentre Numanzia, dopo una bruciante sconfitta patita dal console Caio Ostilio
Mancino nel 137 a.C., fu conquistata e distrutta da Scipione lEmiliano, nel 133 a.C.

Parte III: La crisi della repubblica e le guerre civili (dai Gracchi ad Azio)
I. Dai Gracchi alla guerra sociale
Tradizione storiografica aristocratica: ha identificato nellet dei Gracchi lorigine della
degenerazione dello Stato Romano e linizio delle guerre civili. La seconda guerra punica aveva
attraversato lItalia e inferto profonde ferite alla sua agricoltura. La conquista del Mediterraneo
aveva daltra parte comportato un enorme afflusso di ricchezze, con conseguente ampliamento
delle occasioni di mercato e una consistente massa di schiavi. I Romani e gli Italici si erano cos
introdotti nel grande commercio. Avevano fatto fortuna tanti Senatori ed era stata favorita
lascesa degli equites. Lo sviluppo di scambi commerciali aveva modificato progressivamente la
fisionomia dellagricoltura italica. Il ricorso sempre pi massiccio agli schiavi e limportazione di
grandi quantit di grano costituirono una concorrenza sempre pi rovinosa per lagricoltura di
sussistenza e per i piccoli proprietari terrieri, che si ritrovarono spesso a dover vendere la loro
propriet. Accelerazione della tendenza ad unagricoltura incentrata sul commercio e non
sullautoconsumo. Molti dei piccoli coltivatori era costretta ad andare in citt in cerca di
unoccupazione. Grande aumento della massa urbana: Roma diventa una grande metropoli. Tra
il 140-132 a.C. e 104-100 a.C.: Rivolte servili in Sicilia. La prima rivolta, scoppiata ad Enna, si
estese a tutta lisola. Roma fu costretta ad inviare tre consoli, e solo lultimo, Publio Rupilio,
riusc a domane linsurrezione (132 a.C.). In questo periodo i mutamente sociali portarono al
delinearsi di due fazioni, entrambe scaturite dalla nobilitas: optimates e populares. Gli
optimates si richiamavano alla tradizione degli avi, e cercavano di ottenere per la propria
politica lapprovazione dei benpensanti. Erano sostenitori dellautorit del senato. I populares si
consideravano difensori dei diritti del popolo, e propugnavano la necessit di ampie riforme in
campo politico e sociale. Le guerre di conquista avevano fatto crescere a dismisura lager
publicus, terreno di propriet dello stato che esso concedeva in uso privati dietro pagamento di
un canone irrisorio. La crisi progressiva della piccola propriet fondiaria favor la concentrazione
dellagro pubblico in mano ai proprietari terrieri ricchi e potenti. Da qui venne la necessit di
una serie di norme che mirassero a restringere lestensione dellager che poteva essere
occupata da ciascuno. Nel 140 a.C. un primo tentativo di riforma del console Caio Leio venne
per ritirato per lopposizione dei senatori. 133 a.C., Tiberio Gracco diviene tribuno della plebe:
tent subito di operare una riforma che limitasse la quantit di agro pubblico posseduto.
Questa proposta di legge fissava un limite di 500 iugeri + 250 per ogni figlio fino a un massimo
di 1000 iugeri per famiglia. Un collegio di tribuni (Tiberio, il fratello Caio e Appio Claudio Pulcro)
avrebbe poi avuto il compito di recuperare i terreni in eccesso, che sarebbero stati distribuiti ai
cittadini pi poveri divisi in piccoli lotti. Scopo della legge era quello di ricostituire un ceto di
piccoli proprietari, anche per stabilire una base stabile al reclutamento dellesercito.
Loligarchia dominante si oppose per al decreto, il giorno del suo voto nei comizi tributi, un
altro tribuno, Marco Ottavio, pose il suo veto impedendone lapprovazione: Tiberio Gracco
propose allassemblea di destituirlo perch egli era venuto meno al compito che il popolo gli
aveva affidato. Dichiarato decaduto Ottavio la legge agraria venne approvato, ma lopposizione
conservatrice non si plac. Tiberio pens di candidarsi al tribunato anche lanno successivo, ma
nel corso dei comizi elettorali venne ucciso da un gruppo di senatori. Dopo una serie di
proposte riformatrici formulate ma mai andate in porto da diverse personalit (Scipione
lEmiliano, Fulvio Flacco), nel 123 a.C. fu eletto tribuno della plebe il fratello di Tiberio, Caio
Gracco: nel corso di due mandati consecutivi egli riprese e ampli lopera riformatrice del
fratello. La legge agraria venne ritoccata e perfezionata, e vennero aumentati i poteri della
commissione triumvirale. Una legge frumentaria assicur ad ogni cittadino residente a Roma
una quota mensile di grano a prezzo agevolato. Caio inoltre, con una legge giudiziaria, volle
limitare il potere senatorio in questo campo, integrando un gran numero di cavalieri nel corpo
da cui attingere per la formazione degli albi dei giudici: i senatori non sarebbero pi stati

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giudicati da giudici-senatori, ma da rappresentati dellordine equestre. I senatori, i cui i privilegi


erano messi in serio pericolo dalle riforme di Caio, si servirono di un altro tribuno della plebe,
Druso, per contrastarlo, approfittando dellassenza di Caio, partito per lAfrica. Al suo ritorno,
nel luglio 122 a.C., Caio si rese conto che la situazione politica era profondamente mutata.
Candidato ancora per il tribunato nel 121 a.C., non venne rieletto. Scoppiarono allora gravi
disordini: il console Lucio Opimio ordin il massacro dei sostenitori di Caio Gracco, che si fece
lui stesso uccidere da un suo schiavo. Le riforme di Caio Gracco per non furono abolite, ne
furono solo ridotti gli effetti (soprattutto di quella agraria). Prima del 133 a.C. Roma aveva sei
provincie: Sicilia (241 a.C.), Sardegna-Corsica (237 a.C.), Spagna Citeriore e Spagna Ulteriore
(197 a.C.), Macedonia (148 a.C.), Africa (146 a.C.). Per Roma si trattava di assumere la gestione
di un territorio spesso solo in piccole parte assoggettato, mentre larghe zone erano al di fuori
del controllo dei romani. Il magistrato affidato alla provincia fissava le linee generali di
riferimento: questioni territoriali, statuto delle singole citt, regolamenti e condizioni fiscali. Lex
provinciae del 133 a.C.: alla sua morte il re di Pergamo Attalo III aveva lasciato il suo regno a
Roma, ma Aristonico, assunto il nome di Eumene III, guid una rivolta che tenne impegnati i
Romani per tre anni (129 a.C.), quando la ribellione pot essere piegata e il territorio
organizzato dal console Manio Aquilio nella provincia romana dAsia (126 a.C.). 125 a.C.: Per
rispondere alla richiesta daiuto di Marsiglia contro le trib celto-liguri e galliche, fu inviato
prima Fluvio Flacco poi Caio Sesto Calvino, che fond, nel 123 a.C. il centro di Aquae Sextiae
(Aix en Provence) e ristabil lordine sulla costa. 123 a.C.: Furono conquistate le Baleari. Nella
maggiore di esse, Maiorca, furono fondate le colonie di Palma e Pollenzia. 118 a.C.: Venne
fondata la provincia Narbonese, organizzata intorno alla colonia di Narbo Martius (Narbona). Le
questioni africani erano state regolate con la costituzione di una piccola ma ricca provincia (la
provincia romana dAfrica), in buoni rapporti con le regioni vicine e con Massinissa, re di
Numidia. Quando Massinissa mor il figlio Micipsa si era imposto come suo erede. Alla sua
morte, nel 118 a.C., il suo regno fu conteso tra i suoi tre figli. Dal conflitto usc vincitore
Giugurta, che prese con la forza la parte del regno assegnata ai fratelli, alleati dei romani.
Roma fu costretta ad intervenire in aiuto del suo alleato Aderbale nel 111 a.C.
Guerra giugurtina, 111-105 a.C. Le operazione furono condotte fiaccamente fino al 109 a.C.,
quando al comando dellesercito fu posto il console Quinto Cecilio Metello, che sconfisse
ripetutamente Giugurta, non riuscendo per a concludere vittoriosamente la campagna. In
seguito alle proteste dei mercanti del Nordafrica, il comando venne affidato a Caio Mario, eletto
console nel 107 a.C.: Mario, bisognoso di nuove truppe, apr per la prima volta larruolamento
volontario ai capite censi, cio ai nullatenenti. Con il suo nuovo esercito Mario torn in Africa,
ma gli occorsero quasi tre anni per terminare il nuovo conflitto e catturare Giugurta, che venne
consegnato ai romani dal suocero Bocco, re di Mauritania. La Numidia orientale fu assegnata a
un nipote di Massinissa, la parte rimanente allo stesso Bocco. Nel frattempo due popolazioni
germaniche, i Cimbri e i Teutoni, iniziarono un movimento migratorio verso sud. Dopo aver
oltrepassato il Danubio ed essere scesi fino allattuale Austria, furono affrontati dallesercito
Romano che nel 113 a.C., presso Noreia, sub una rovinosa sconfitta. I Cimbri e i Teutoni
proseguirono il loro viaggio verso occidente, comparendo in Gallia e minacciando la provincia
narborese, continuando a sconfiggere i romani. Mario venne rieletto console nel 104 a.C. e gli
venne affidato il comando della guerra. Riorganizz lesercito in tutti i suoi aspetti, e quando i
Cimbri e i Teutoni ricomparvero, stavolta divisi i romani li sconfissero duramente. 102 a.C.,
massacro dei Teutoni - 101 a.C., sconfitta dei Cimbri. Nel 100 a.C. Mario fu eletto al suo sesto
consolato e si appoggi al tribuno della Plebe Saturnino, che present una legge agraria che
prevedeva lassegnazione di terre nella Gallia meridionale e la fondazione di diverse colonie.
Per poter sviluppare il suo programma Saturnino ottenne la rielezione a tribuno anche per
lanno successivo. Durante le votazioni per scoppiarono tumulti, e il senato proclam il
senatum consultum ultimum, che Mario fu costretto ad applicare contro il suo alleato politico.
Saturnino fu ucciso, causando al console una notevole perdita di prestigio politico. Linstallarsi
di Roma in Anatolia laveva messa in contatto con un problema endemico di quella zona: la
pirateria. Essa minacciava pesantemente lasse marittimo che dallEgeo conduceva a Cipro e
alla Siria. Mentre Roma si accingeva a concludere le guerre cimbriche, lazione dei pirati, che
fino a quel momento non avevano interessato la Repubblica, vennero avvertite come
pericolose per gli affari romani nellEgeo orientale. Lazione contro i pirati, guidata dal pretore
Marco Antonio, si protrasse un paio danni e nel 101 a.C. venne fondata la provincia costiera di

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Cilicia. Decennio successivo al 100 a.C.: si apr tra forti tensioni sociali e politiche e rese dei
conti tra le parti che si erano contrapposte durante la guerra giugurtina e il consolato di Mario.
91 a.C.: Viene eletto tribuno della plebe Marco Livio Druso: egli tent di destreggiarsi tra le
parti attuando una politica di reciproca compensazione: promulg provvedimenti di evidente
contenuto popolare, restitu ai senatori i tribunali per le cause di concussione, aument il
senato da 300 a 600 membri, proponendo lammissione dei cavalieri. - Concessione della
cittadinanza romana agli alleati Italici. Ancora una volta per lopposizione fu vastissima e trov
il modo di dichiarare nulle tutte le sue leggi. Druso venne assassinato. 90-88 a.C., guerra
sociale: la condizione di cittadino romano era sempre pi vantaggiosa e ci aumentava le
rivendicazione e lirritazione degli Italici. Delle distribuzioni agrarie infatti beneficiarono solo i
cittadini romani, mentre gli alleati italici erano sempre in una condizione di subalternit, e non
avevano parte alcuna nelle decisioni politiche, economiche e militari. Lassassinio di Druso fu il
segnale per gli Italici che non vi era altra possibilit per difendere le proprie rivendicazioni che
la rivolta armata. Linsurrezione part da Ascoli, estendendosi dapprima verso lAdriatico poi
verso lAppennino centrale e meridionale. Non aderirono alla rivolta Etruschi, Umbri, le citt
latine e quelle della Magna Grecia. La lotta fu lunga e sanguinosa, poich i romani si trovarono
a fronteggiare gente armata e addestrata come loro. 90 a.C. I principali settori doperazione
vennero spartiti tra i due consoli. Settentrione: Publio Rutilio Lupo Meridione: Lucio Giulio
Cesare (sostituito da Mario dopo la sua morte). Lincerto andamento delle operazioni fece
maturare a Roma una soluzione politica del conflitto: si erano gi autorizzati i comandanti
militari ad accordare la cittadinanza agli alleati che combattevano per loro. Nell89 a.C. venne
promulgata la Lex Plantia Papiria, che concedeva la cittadinanza agli Italici che si fossero
registrati presso il pretore di Roma entro sessanta giorni. Tali misure circoscrissero la rivolta, e
nell88 a.C. Silla, eletto console assedi e sconfisse lultima roccaforte degli insorti, Nola. Inizio
del processo di unificazione politica dellItalia, con la concessione della cittadinanza a tutta
lItalia fino alla Transpadania.
II. I primi grandi scontri tra fazioni in armi
Durante la guerra sociale, una situazione allarmante per Roma si era venuta a creare in
Oriente: i Parti, provenienti dalle zone del Caucaso, si erano spinti ad occupare la Mesopotamia
e la Babilonia, fino alle porte della Sira. Fino a quel momento Roma aveva favorito in quella
zona la coesistenza di molti piccoli Stati, limitandosi a vegliare che nessuno ne realizzasse
lUnit. 112 a.C.: Mitridate VI Eupatore divenne re del Ponto, ed estese il suo regno a nord, est
e ovest. Quando si impossess della Cappadocia venne inviato Silla (92 a.C.), per ripristinare
sul trono di Cappadocia un sovrano pi gradito a Roma. Approfittando della guerra sociale
Mitridate riprese per la sua politica espansionistica. Verso la fine del 90 a.C. Roma invi in
oriente una delegazione con lincarico di rimettere sui troni i legittimi sovrani di Bitinia e
Cappadocia. Mitridate sfrutt il malcontento che serpeggiava in Oriente verso Roma e le
dichiar guerra. Dilag in Cappadocia e travolse le forze romane, divenendo presto padrone di
tutta lAsia. Anche lisola di Delo, caposaldo del commercio romano in Oriente, e Atene, si
allearono con Mitridate: la guerra acquistava una vera e propria sollevazione del mondo greco
contro Roma. Nell88 a.C., quando un esercito pontico invase la Grecia centrale, Roma decise di
reagire inviando Silla. Sbarcato in Epiro nell87 a.C., Silla conquist Atene e si diresse verso la
Greci centrale, dove sconfisse le truppe di Mitridate a Cheronea e a Orcomeno (86 a.C.). Nel
frattempo a Roma venne eletto tribuno della plebe Publio Sulpicio Rufo, che si trov ad
affrontare un complessivo impoverimento dello stato romano, dovuto alla guerra sociale e a
quella in Oriente contro Mitridate. Dopo aver affrontato questo problema e quello
dellinserimento degli Italici con diversi provvedimenti, fece infine approvare il trasferimento
del comando della guerra mitridatica da Silla a Mario. Appresa la notizia della sua destituzione
Silla non esit a marciare su Roma, se ne impadron e fece nominare i suoi avversari nemici
pubblici: Sulpicio fu subito eliminato, mentre Mario riusc a stento a scappare in Africa. Nell87
a.C., tornato Silla in oriente, Lucio Cornelio Cinna (uno dei consoli), venne cacciato da Roma e si
rifugi in Campania, dove venne raggiunto da Mario > nuova marcia su Roma. Mario viene
eletto console nell86 a.C. e un nuovo corpo d spedizione venne mandato in Oriente in
sostituzione di quello Silliano. Alla morte di Mario, L.C.Cinna venne rieletto console tre volte,
fino all84 a.C. Verso la fine di quellanno, alla notizia dellimminente ritorno di Silla, Cinna
cerc di anticiparlo ammassando le forze ad Ancona, ma fu ucciso da una rivolta dei suoi stessi
soldati. Nell86 a.C. due armate romane di opposte fazioni erano presenti in Grecia: quella di

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Silla e quella inviata da Cinna agli ordini di Flacco. Esse non si scontrarono mai, ma agirono
parallelamente ricacciando Mitridate in Asia. Nell85 a.C. venne firmata la pace a Dardano.
Mitridate conservava il suo regno, ma dovette evacuare il resto dellAsia ed era obbligato a
versare una forte indennit di guerra. Silla torn in Italia nell83 a.C., sbarcando a Brindisi
carico di bottino. L lo raggiunse il giovane Cneo Pompeo con tre legioni. Silla impieg due anni
a sconfiggere i suoi avversari. Nell81 a.C. si impadron di Roma e distrusse le ultime resistenze
avversarie. Mand Cneo Pompeo a eliminare gli oppositori rifugiatisi in Africa e in Sicilia. Per
rendere definitiva la sua vittoria, Silla introdusse le liste di proscrizione, elenchi in cui vi erano i
nomi di avversari politici che chiunque poteva uccidere impunemente. Le proscrizioni
continuarono fino all81 a.C., un certo numero di famiglie scomparve, altre si arricch a loro
spese. 82 a.C., Lex Valeria: nominava Silla dittatore con lincarico di redigere leggi e
organizzare
lo
stato,
tale
dittatura
era
a
tempo
eliminato.
Silla fece approvare diverse norme riformatrici: ogni proposta di legge avrebbe dovuto ottenere
il consenso del senato prima di essere sottoposta al voto popolare, il senato fu portato a
seicento membri, tra cui suoi numerosi partigiani, fu innalzato a otto il numero di pretori, limit
con leggi apposite le eccessive ostentazioni di ricchezza da parte dellaristocrazia, furono
totalmente ridimensionati i poteri dei tribuni della plebe, limitato il loro diritto di veto e
annullato quello di fare leggi. Nel 79 a.C. Silla, completata la riorganizzazione dello stato,
abdic dalla dittatura. Ritiratosi a vita privata mor lanno dopo. 78 a.C.: Marco Emilio Lepido
tent subito di ridimensionare lordine silliano, marciando su Roma con un contingente di ribelli
Etruschi. La rivolta fu stroncata in poco tempo e Lepido fugg in Sardegna. 77 a.C.: Sertonio, un
generale Mariano governatore della Spagna Citeriore, aveva l creato una specie di stato
mariano in esilio. Verso la fine del 77 a.C. controllava ormai praticamente tutta la penisola
iberica, e fu raggiunto anche dalle truppe superstite di Lepido. Corsero voci a Roma di sue
alleanze sia coi pirati che con Mitridate. Il senato decise a questo punto di inviare Pompeo in
Spagna. Appena arrivato (76 a.C.) sub diverse sconfitte, ma ottenuti rinforzi nell74 a.C. la
situazione and lentamente migliorando, mentre la popolarit di Sertonio andava rapidamente
calando. Furono orditi diversi complotti verso di lui, finch un suo generale, Peperna, lo uccise a
tradimento nel 72 a.C. Pompeo uccise a sua volta Peperna, e nel 71 a.C. vinse le ultime sacche
di resistenza. 73 a.C., Terza rivolta servile (dopo quelle in Sicilia nel II sec. a.C.): Scoppiata a
Capua, in una scuola di gladiatori. I ribelli si erano asserragliati sul Vesuvio, dove furono
raggiunti da altri gladiatori e schiavi confluiti dallItalia meridionale. A capo della rivolta si
posero due gladiatori: Spartaco, un trace, e Crisso, un gallo. La rivolta si estese ben presto a
tutto il sud Italia, ma mancava tra i ribelli un piano preciso e unitario. Vagarono cos per lItalia
spingendosi fino in Cisalpina per poi riscendere verso sud. Il senato affid un considerevole
esercito a Marco Licinio Crasso per sedare la rivolta. Crasso riusc ad isolare Spartaco e i suoi in
Calabria, dove li sconfisse pesantemente nel 71 a.C. Migliaia di prigionieri furono fatti
crocifiggere da Crasso sulla via Appia, tra Roma e Capua. 70 a.C.: Pompeo e Crasso vengono
eletti consoli Portano a termine lo smantellamento dellordine silliano, epurando il senato da 64
membri fedeli a Silla e ripristinando i poteri dei tribuni della plebe. In Oriente tra l80 e il 70 a.C
erano riemerse due gravi minacce: i pirati e Mitridate. La pirateria aveva ripreso forza a causa
dellindebolimento delle strutture politiche locali. Le sue basi principali erano disseminate lungo
le coste dellAsia minore, ma si erano spinti ad infestare tutte le rotte, comprese quelle
occidentali, rendendo cos difficoltoso il trasporto di merci. Nel 74 a.C., dopo diversi tentativi
andati a vuoto, fu inviato contro i pirati Marco Antonio, che sub unumiliante sconfitta a Creta.
Le operazioni vennero allora affidate a Quinto Cecilio Metello, che riconquist completamente
Creta (68-67 a.C.), facendola diventare provincia Romana. Mitridate, dopo la pace di Dardano,
aveva continuato a covare propositi di rivincita e loccasione si era presentata nel 74 a.C., alla
morte di Nicomede VI di Bitinia: Mitridate decise di invaderla, e contro di lui furono mandati i
due consoli Marco Aurelio Cotta e Lucio Licinio Lucullo. Le operazioni furono condotte di
successo in successo fino al 71a.C., quando Lucullo occup il Ponto, costringendo Mitridate a
rifugiarsi in Armenia dal genero Tigrane. Il console romano allora invase lArmenia,
conquistandola nel 69 a.C. Da qui si spinse ancora pi a nord-est, ma la sua marcia fu fermata
dal malcontento dei suoi soldati. Ne approfittarono Mitridate e Tigrane per riprendere le ostilit
(67 a.C.). Lanno successivo un tribuno della plebe, Caio Manilio, propose che venisse esteso a
Pompeo il comando della guerra contro Mitridate. Pompeo marci verso il Ponto dove sconfisse
e cacci Mitridate (66 a.C.), che fu costretto a rifugiarsi lungo la sponda orientale del mar Nero,

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dove nel 63 a.C. si fece uccidere per non cadere in mano ai Romani. Nel frattempo Pompeo
continu la sua spedizione giungendo quasi fino al Mar Caspio, poi pass in Palestina, dove si
impadron di Gerusalemme, che divenne Stato autonomo aggregato alla provincia di Siria. Nel
62 a.C. Pompeo torn a Roma. Durante lassenza di Pompeo a Roma si era verificata una grave
crisi: Lucio Sergio Catilina, tent nel 65 a.C. di ottenere il consolato, ma la sua candidatura fu
respinta allultimo momento per indegnit. Ci riprov nel 63 a.C., quando invece fu eletto
Marco Tullio Cicerone che nella campagna elettorale aveva attaccato la corruzione e la violenza
di Catilina. Questultimo mise a punto unampia cospirazione che mirava a sopprimere i consoli
e prendere il potere con la forza. Venne riunito in Etruria un esercito in gran parte composto da
veterani silliani, ma il piano fu scoperto e sventato da Cicerone, che costrinse Catilina ad
allontanarsi da Roma. Catilina mor combattendo alla testa dei suoi nei pressi di Pistoia. Egitto,
Cipro, Cirenaica. Guarda sul libro, pag. 148-149.
III. Dal primo triumvirato alle idi di marzo
62 a.C., Pompeo sbarca a Brindisi: convinto di ottenere dai senatori la ratifica degli assetti
territoriali da lui decisi in Oriente, fu invece umiliato dai suoi avversari politici. Deluso e
amareggiato, Pompeo si riavvicin a Crasso e al suo emergente alleato Cesare, con i quali
strinse un accordo di reciproco sostegno 60 a.C.: primo triumvirato. 59 a.C.: Cesare venne
eletto console. Egli fece immediatamente votare due leggi agrarie che prevedevano una
distribuzione a tutti i veterani di Pompeo di tutto lagro pubblico italiano, ad eccezione della
Campania. Furono poi fatte ratificare tutte le decisioni di Pompeo in Oriente. Sul finire del
consolato a Cesare venne affidato per cinque anni il proconsolato della Gallia Cisalpina e
dellIllirico. Nel 58 a.C., partendo per le provincie attribuitegli, Cesare (con Pompeo e Crasso),
appoggi al candidatura a tribuno di Publio Clodio Pulcro. Eletto tribuno, Clodio fece approvare
una nutrita serie di leggi: il potere dei censori di espellere membri del senato fu limitato,
nessun magistrato avrebbe pi potuto interrompere le assemblee pubbliche, la distribuzione
del frumento per i cittadini romani doveva divenire completamente gratuita. 58 a.C., Cesare in
Gallia: Quando arriv era in atto una migrazione degli Elvezi verso occidente, che minacciava le
terre degli Edui e la stessa provincia romana. Cesare sconfisse gli Elvezi nel 58 a.C., iniziava
cos la conquista della Gallia. 58 a.C.: Guerra contro gli Svevi guidati da Ariovisto. Cesare
intervenne su richiesta degli Edui, spingendo gli Svevi ad oriente del Reno. Quando le invasioni
ripresero i Romani sconfissero definitivamente i barbari in uno scontro in Alsazia superiore,
costringendoli a ripassare il Reno. 57 a.C.: Guerra contro i Belgi. 57 a.C.: Conquista della
Bretagna e della Normandia ad Opera di P. Licinio Crasso (Figlio del triumviro). Alla fine del 57
a.C., indotto dalle notizie che giungevano da Roma dove la situazione politica stava
precipitando, Cesare rifer al senato che la Gallia poteva ritenersi pacificata. A Roma era in
corso uno scontro tra Clodio, nel frattempo tornato privato cittadino, e i sostenitori di Cicerone,
capeggiati dal tribuno Tito Annio Milone. Nel 57 a.C. Cicerone pot tornare a Roma. Pompeo si
trov allora in una situazione di stallo politico: non osava impegnarsi nei conflitti e negli scontri
tra fazioni, per timore di una perdita di prestigio o potere. Accett lincarico che gli conferiva
poteri speciali per provvedere allapprovvigionamento della citt, per la durata di 5 anni. Nel
frattempo a Cesare veniva chiesta la revoca della legge sullagro campano. Aprile 56 a.C.:
Accordi di Lucca. Cesare, Pompeo e Crasso si accordarono su questo progetto: il comando di
Cesare in Gallia sarebbe stato prorogato per altri 5 anni, mentre i tre si sarebbero impegnati a
fare eleggere Pompeo e Crasso consoli per il 55 a.C.; dopo il consolato questi avrebbero
ricevuto per cinque anni le due Spagne (Pompeo) e la Siria (Crasso). Tornato in Gallia, Cesare
trov la Bretagna in aperta rivolta. Dopo averla velocemente domata rivolse le sua attenzioni
sul fronte del Reno: qui due trib germaniche, Usipeti e Tencteri, avevano oltrepassato il
confine e minacciavano i territori dei Romani. Cesare li annient nel 55 a.C. 54 a.C.: Campagna
militare in Britannia: permise di raggiungere il Tamigi e port alla sottomissione di parecchie
trib della costa. 53 a.C.: Repressione delle rivolte in Gallia settentrionale. 52 a.C.: Sollevazione
guidata da Vercingetorge. Scoppiata a Cenabum (Orleans), la rivolta si estese rapidamente a
tutto il territorio compreso tra la Loira e la Garonna. Cesare tent di assediare il grande centro
di Segovia, ma venne respinto. Dovette cos dirigersi a nord per ricongiungersi con lesercito
del suo legato Titio Labieno, e insieme inseguirono Vercingetorge, che si rinchiuse nella
piazzaforte di Alesia. Dopo un lungo e durissimo assedio la piazzaforte fu costretta a capitolare,
e Vercingetorge venne fatto prigioniero e inviato a Roma. 51 a.C.: Frantumati gli ultimi centri di
resistenza, fondazione della nuova provincia della Gallia Comata. Nel 54 a.C. Crasso, giunto in

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Siria, aveva cercato di inserirsi nella contesa dinastica in atto nel regno dei Parti. In lotta per il
trono cerano i due fratelli Orode e Mitridate, figli dello scomparso re Fraate III. Divenuto re
Orode, Crasso decise di appoggiarne il fratello rivale, spingendosi in Mesopotamia senza
incontrare resistenze. Nel 53 a.C. venne in contatto con lesercito partico in Mesopotamia nordoccidentale: lesercito romano venne travolto e massacrato. La stessa provincia di Siria si trov
minacciata. Mentre si ritirava, Crasso fu preso ucciso. Dal 54 a.C cominciarono a venir meno i
vincoli politici e familiare che legavano Cesare e Pompeo. La violenza e il caos politico
dilagarono a Roma. Nel 53 a.C. venne proposto di nominare Pompeo dittatore. Allinizio del 52
a.C. lanarchia giunse al culmine: si affrontavano le bande di Clodio e di Milone sulla via Appia.
Clodio rimase ucciso. Pompeo venne nominato console senza collega, egli fece votare
immediatamente leggi repressive contro la violenza e i brogli elettorali, che consentirono la
condanna di Milone e il ristabilimento di un equilibrio precario. Cesare era stato
ininterrottamente assente da Roma dal 58 a.C. e il suo mandato sarebbe scaduto secondo lo
stesso Cesare alla fine del 49 a.C., mentre per i suoi avversari nel 50 a.C. A partire dal 51 a.C.
cominciarono le discussioni sul termine dei poteri di Cesare. Nel 50 a.C. un tribuno della plebe,
Caio Scribonio Curione, propose che per uscire dalla crisi si dovessero abolire sia i poteri di
Cesare, che quello di Pompeo. Nel dicembre di quellanno i due proconsoli dovettero deporre le
loro cariche. 49 a.C.: Cesare fu intimato di deporre unilateralmente le sue cariche. Il senato
vot il senatum consultum ultimum, affidando ai consoli e a Pompeo il compito di difendere lo
stato. Appresa questa decisione Cesare varc in armi il Rubicone, dando cos inizio alla guerra
civile. Pompeo scapp a Brindisi per imbarcarsi verso Oriente. Cesare non riusc a fermare
Pompeo, e cominci quindi ad affrontare la minaccia occidentale, rappresentata dalle forze
pompeiani stanziate in Spagna. Cesare sconfisse i pompeiani spagnoli presso Ilerda con le sue
truppe concentrate in Gallia. Tornato a Roma nel 49 a.C. si fece eleggere console per il
successivo 48 a.C. Nel frattempo Pompeo aveva posto il suo quartiere a Tessalonica. Cesare
sbarc con le sue truppe a Durazzo nellinverno del 48 a.C. e avanz verso la Tessaglia. Lo
scontro decisivo avvenne a Farsalo, nellagosto del 48 a.C. e si tradusse in una disfatta
pompeiana. Pompeo fugg verso lEgitto, dove per era in corso una lotta dinastica tra Tolomeo
XIII e la sorella Cleopatra VII. I consiglieri del re lo fecero assassinare non appena sbarcato in
Egitto. Arrivato anchegli ad Alessandria, Cesare si intrattenne in Egitto ancora un anno.
Aiutando Cleopatra VII ad ottenere il regno dEgitto. Partito Cesare diede alla luce il figlio di lui,
Tolomeo Cesare. Nellautunno 47 a.C. Cesare sost brevemente a Roma, e subito ripart per
lAfrica dove si erano rifugiati i pompeiani vinti, che si erano assicurati lappoggio di Giuba, re
di Numidia. Cesare riport la vittoria risolutiva a Tapso. Suicidatosi Giuba, il suo regno divenne
provincia romana. Nel 45 a.C. fu costretto a partire di nuovo per la Spagna per combattere i
figli di Pompeo, Cneo e Sesto. A Munda lesercito di questi ultimi fu totalmente distrutto.
Ottobre 48 a.C.: Mentre si trovava in Egitto, Cesare fu nominato dittatore per un anno. A met
del 46 a.C. gli fu conferita la dittatura per 10 anni. Nel 44 a.C. ricopr il quinto consolato e fu
nominato dittatore a vita. Gi nel 49 a.C. aveva messo insieme un numero vastissimo di
riforme: concesse il perdono e il richiamo in patria a tutti gli esuli e condannati politici, accord
facilitazioni ai debitori, estese il diritto di cittadinanza romana agli abitanti della Transpadania, il
senato fu portato a 900 membri, vennero disciolte le associazioni popolari che avevano ai
torbidi degli anni precedenti, furono confermate le distribuzioni gratuite del grano, venne
realizzato un vasto programma di colonizzazione e di distribuzione di terre ai veterani di Cesare
per decongestionare lItalia. Leccessiva concentrazione di poteri e il fatto che ogni carriera
politica potesse svolgersi solo con il suo appoggio, finirono con creare allarme, oltre che nei
pompeiani superstiti, anche negli stessi sostenitori di Cesare. Venne allora ordinata una
congiura nei suoi confronti prima della sua partenza per una campagna nel regno dei Parti
(guidata da Marco Giunio Bruto, Caio Cassio Longino e Decimo Bruto). Alle idi di marzo del 44
a.C. Cesare venne ucciso.
IV. Agonia della Repubblica
Abbattuto Cesare, i congiurati non si erano per preoccupati di eliminare i suoi principali
collaboratori: Marco Emilio Lepido e Marco Antonio. Dopo un primo sbandamento, questi
cominciarono a riorganizzarsi. Antonio riusc ad imporre una politica di compromesso, che
venne ratificata dal senato e fu eletto console insieme a Publio Cornelio Dolabella. Fu stabilito
che dopo il consolato a Pompeo sarebbe toccata la Macedonia, a Dolabella la Siria. La dittatura
venne abolita dalle cariche dello stato. Cesare aveva nominato suo erede effettivo per i tre

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quarti dei beni e suo figlio adottivo suo pronipote Caio Ottavio. Alle idi di Marzo Ottavio si
trovava ad Apollonia (al confine con la Macedonia), per attendere il prozio e partire con lui
verso il regno dei Parti. Appena saputo del testamento si diresse a Roma dove reclam
ufficialmente leredit. Entratone in possesso onor i lasciti previsti dal testamento, ponendo
come caposaldo del suo impegno politico la vendetta per luccisione di Cesare. Il senato vide in
lui un mezzo per contrastare il potere di Antonio. Questi nel frattempo, per poter controllare pi
da vicino lItalia allo scadere del suo consolato, si era fatto assegnare le due provincie della
Gallia Cisalpina e della Gallia Comata. Quando Antonio mosse verso la Gallia Cisalpina, il
governatore originariamente designato, Decimo Bruto, rifiut di cedergliela e si rifugi a
Modena. 43 a.C., Guerra di Modena: Il senato ordin ai due consoli Aulo Irzio e Caio Vibio Pansa
di muovere in soccorso di Bruto; ad essi venne associato Ottavio. Vicino a Modena Antonio fu
battuto e fu costretto a ritirarsi verso la Narbonese. Poich entrambi i consoli erano morti,
Ottavio chiese al senato il consolato per s e ricompense verso i suoi soldati. Al rifiuto, non
esit a marciare su Roma. Agosto 43 a.C., Ottavio venne eletto console insieme al cugino
Quinto Pedio. I due consoli istituirono immediatamente un tribunale speciale per perseguire gli
assassini di Cesare. Nel frattempo in Gallia Antonio si era ricongiunto con Lepido. Ottobre 43
a.C.: Ottaviano, Antonio e Lepido si incontrarono nei pressi di Bologna e fondano il secondo
triumvirato, che rimarr valido fino alla fine del 38 a.C. Antonio conservava il governatorato
della Gallia Cisalpina e Comata. Lepido ottenne la Gallia Narborese e le due Spagne. Ottaviano
lAfrica, la Sicilia, la Sardegna e la Corsica. Vennero resuscitate le liste di proscrizione, con i
nomi degli assassini di Cesare e dei nemici dei Triumviri. Centinaia di senatori e cavalieri furono
uccisi e i loro beni confiscati (tra essi Cicerone). I triumviri poterono rivolgere ora le armi verso
Oriente, dove i cesaricidi Bruto e Cassio si erano costituiti una solida base di potere. Nel 42
a.C., dopo aver divinizzato Cesare, Antonio e Ottaviano partirono alla volta della Grecia. Lo
scontro decisivo ebbe luogo a Filippi, nellottobre del 42 a.C.: Ottaviano si trov subito in
difficolt, ma Cassio, battuto da Antonio e credendo che anche Bruto fosse stato ucciso, si tolse
la vita. Bruto, sconfitto definitivamente, si suicid a sua volta. Le proscrizioni, le guerre
intestine e Filippi avevano decimato spaventosamente lopposizione senatoria pi
conservatrice: il loro posto venne preso da una nuova aristocrazia, formata da persone di
fiducia dei triumviri. Dallo scontro coi cesaricidi usciva nettamente rafforzato Antonio: egli
infatti si riserv il comando su tutto lOriente. A Lepido fu assegnata lAfrica, mentre a
Ottaviano la Spagna, insieme al compito di sistemare in Italia i veterani delle legioni: questo
compito fu particolarmente arduo, perch il agro pubblico sulla penisola era pressoch
terminato. Si procedette con lespropriazione dei terreni nei territori delle 18 citt che erano
state destinate allo scopo. 41 a.C., le proteste dei proprietari terrieri si trasform in rivolta
aperta. Ottaviano fu costretto ad affrontare gli insorti, che si chiusero a Perugia (inverno 41-40
a.C.); dopo un feroce assedio la citt fu espugnata. Molti rivoltosi fuggirono a infoltire le fila di
Sesto Pompeo che, impadronitosi della Sardegna e della Corsica, batteva i mari per impedire i
rifornimenti dellItalia e di Roma. Nel frattempo Ottaviano si era appropriato delle Gallie,
dovera morto il legato di Antonio. Ottaviano, attraverso il matrimonio, si avvicin a Sesto
Pompeo e Antonio, allarmato, mosse dallOriente verso lItalia. I due si incontrarono a Brindisi,
dove venne stipulato un accordo in base a cui ad Antonio veniva assegnato lOriente, mentre
ad Ottaviano lOccidente. Antonio spos inoltre Ottavia, la sorella di Ottaviano. La situazione
venne di nuovo complicata dalle richieste di Sesto Pompeo, che aveva ripreso a bloccare il
grano diretto a Roma e nellaccordo di Miseno (39 a.C.), si vide riconosciuto da Ottaviano e
Antonio il governo di Sicilia, Sardegna e Corsica. Nel 38 a.C. Sesto Pompeo riprese le azioni di
scorreria verso lItalia. Quello stesso anno Sesto aveva perso la Sardegna e la Corsica, che un
suo luogotenente aveva consegnato ad Ottaviano e divamp presto una lotta anche per il
controllo della Sicilia. Inizialmente Ottaviano fu sconfitto e fu costretto a concludere un altro
accordo, a Taranto nel 37 a.C., con Antonio per ricevere rinforzi. 37 a.C.: Il console Marco
Vipsanio Agrippa fece costruire un porto militare a Pozzuoli, e con le flotta che l aveva allestito
sconfisse Sesto Pompeo al largo della costa settentrionale della Sicilia. Sesto fugg in Oriente,
dove fu ucciso lanno dopo. Lepido, che aveva preso parte con Ottaviano alle operazioni,
rivendic per s la Sicilia, ma il suo esercito labbandon e per Ottaviano fu facile metterlo in
disparte dalla vita politica. 35-34 a.C.: Campagne di Ottaviano contro gli Illiri in Pannonia e
Dalmazia. Dopo laccordo di Taranto, Antonio pot tornare in Oriente e cerc di dare un nuovo
assetto ai territori dOriente in vista dellinizio dellimpresa partica. Primavera 36 a.C.: Inizio

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della spedizione partica. Attraverso lArmenia Antonio invase il territorio partico a nord,
arrivando ad assediare la citt di Fraata, che per non riusc a conquistare. Dovette allora
ritirarsi e, dopo la riorganizzazione del 35 a.C., nel 34 a.C. riusc a conquistare lArmenia. 35
a.C., definitiva rottura tra Antonio e Ottaviano. 32 a.C.: Scadenza naturale del triumvirato. I due
consoli chiesero le ratifiche delle decisioni prese da Antonio in Oriente. Ottaviano ne imped al
senato lapprovazione. Entrambi i consoli e 300 senatori abbandonarono lItalia e si rifugiarono
presso Antonio. Rivelando un testamento in cui Antonio disponeva di essere sepolto ad
Alessandria accanto a Cleopatra, attribuendo dei regni ai figli avuti con la regina, Ottaviano
ottenne che Antonio venisse privato di tutti i suoi poteri: si present dunque con il difensore di
Roma dalle mire di unavida regina. La dichiarazione di guerra fu infatti contro la sola
Cleopatra. Settembre 31 a.C. vi fu la battaglia di Azio che segna la vittoria di Ottaviano,
Antonio e Cleopatra si ritirarono quindi in Egitto. Quando Ottaviano penetr in Egitto con le sue
truppe e Prese Alessandria (30 a.C.), prima Antonio e poi Cleopatra si suicidarono. LEgitto
venne proclamato provincia romana.

Parte IV: Limpero da Augusto alla crisi del III secolo


I. Augusto
Nel 31 a.C., sconfitto Antonio, Ottaviano si ritrov ad essere padrone assoluto dello Stato
romano. La soluzione politica adottata da Ottaviano segna una cesura fondamentale nella
storia romana. Il 31 a.C. lanno dellinizio del principato, un regime istituzionale incentrato
sulla figura del princeps. Arrivava cos a compimento il processo di personalizzazione della
politica che aveva visto lemergere di politici e generali che avevano affermato il loro potere
personale grazie alla disponibilit di eserciti fedeli, alle guerre di espansione e allo
sfruttamento economico delle provincie. 29 a.C.: ritorno di Ottaviano a Roma. Il processo di
riconoscimento giuridico della nuova forma istituzionale inizi nel 27 a.C. Ottaviano rinunci
formalmente a tutti i suoi poteri straordinari, accettando solo un imperium proconsolare per
dieci anni sulle provincie non pacificate (Spagna, Gallia, Cipro, Cilicia ed Egitto). Qualche tempo
il senato lo proclam Augusto, un epiteto che lo sottraeva alla sfera propriamente politica per
proiettarlo in una dimensione sacrale. Non era pi immaginabile che il potere non fosse
detenuto da un solo individuo: la nuova organizzazione dello Stato rappresentava il definitivo
superamento delle istituzioni, ormai pi non adeguate, della citt- stato. 27-25 a.C.: Augusto
combatte Asturi e Cantabri in Gallia e Spagna settentrionale. 23 a.C., grave crisi: in Spagna
Augusto si era gravemente ammalato e si sent in fin di vita. La scomparsa prematura di
Augusto avrebbe portato ad una crisi dinastica e a nuove guerre civili: egli pens quindi al
generale Marcello, che aveva sposato la sua unica figlia Giulia. Marcello per mor e Giulia fu
data in moglie ad Agrippa, che divenne cos il suo successore designato. Augusto depose il
consolato e ottenne un imperium proconsulare che gli permetteva di agire con pieni poteri su
tutte le provincie. Questo potere non consentiva per ad Augusto, quando si trovava a Roma, di
agire nelle vita politica: ricevette cos dal senato il potere di un tribuno della plebe, vitalizio. A
carica il senato aggiunse il diritto di convocare il senato. Le elezioni erano ristabilite dal 27 a.C.,
ma erano controllate da Augusto attraverso due procedure:
Nominatio: accettazione della candidatura da parte del magistrato che sovrintendeva
lelezione;
Commendatio: raccomandazione da parte dellimperatore stesso.
Nel 22 a.C., durante una carestia, assunse lincarico per di provvedere allapprovvigionamento
di Roma. Nel 19 e 18 a.C. esercit i poteri di censore. Tra il 22 e il 19 a.C. Augusto si port sul
confine orientale, dove cera da sistemare la questione partica e armena. Attraverso una
trattativa diplomatica riusc a recuperare le insegne delle legioni di Crasso e Marco Antonio. Nel
18 a.C. scadeva il mandato proconsolare per dieci anni sulle provincie non pacificate. Venne
rinnovato di altri cinque anni. Nel 17 a.C. adott i figli di Agrippa e Giulia, facendone di fatto i
suoi successori designati. Nel 12 a.C., alla morte di Lepido, ad Augusto fu conferita anche la
carica di pontefice massimo. Inoltre Augusto prese diversi provvedimenti che miravano a
ripristinare il prestigio e la dignit dellassemblea senatoria, favorendo laccesso delle lites
provinciali pi fortemente romanizzate: 29-28 a.C., lectio senatus: revisione delle liste dei
senatori ed espulsione delle persone indegne. 18 a.C.: Radicale revisione, riporta il numero dei
senatori ai 600 previsti da Silla. Si definirono in modo rigoroso i due raggruppamenti da cui

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veniva reclutata la classe dirigente dello stato romano: Senatori e cavalieri: i senatori
detenevano tutte le pi importanti magistrature a Roma e le maggiori posizioni di comando
nelle provincie. Poich il loro numero non era sufficiente, vennero impiegati membri del ceto
equestre. Per quanto riguarda Roma, lopera di Augusto si pu valutare su due piani: quello
monumentale e quello della razionalizzazione dei servizi. Egli concentr la sua attivit edilizia
soprattutto nel foro romano, dove complet i programmi edilizi di Cesare. Durante il suo
principato furono costruiti o restaurati molti edifici pubblici, acquedotti, terme, teatri e marcati
e ci si preoccup dellorganizzazione di servizi importanti per lapprovvigionamento alimentare
e idrico. Verso l8 a.C., in seguito ad una grave crisi, Augusto istitu un servizio stabile che
doveva provvedere al rifornimento granario delle provincie, con a capo un prefetto di ordine
equestre. Alla morte di Agrippa, che si era fino a quel momento occupato dei pi importanti
servizi dellUrbe in quanto edile, i suoi compiti passarono a collegi di senatori. LItalia non fu
praticamente interessata da riforme amministrative. Tutti gli abitanti della penisola erano
divenuti cittadini romani. Le circa 400 citt italiche godevano di autonomia interna e non erano
soggette allimposta fondiaria. Augusto divise lItalia in 11 regioni, ma non vi erano funzionari
amministrativi responsabili di queste suddivisioni. Lamministrazione delle provincie vide un
cambiamento di natura soprattutto politica: le province non pacificate (di frontiera o di recente
conquista) erano sotto il diretto controllo di Augusto. Crebbero da cinque a tredici alla fine del
suo principato ed erano governate da appositi legati, i legati Augusti pro praetore. Le altre
provincie, arrivate a dieci nel I sec. d.C., erano di competenza del popolo romano, governate
sempre da senatori. Allindomani di Azio la paga dei soldati, il cui numero era molto maggiore
del necessario, gravava in maniera pesante sulle casse dello stato. La liquidazione dei veterani
in un primo tempo fu sostenuta con i bottini di guerra e con il patrimonio personale di Augusto.
Sotto Augusto il servizio militare nelle legioni fu riservato a volontari, per lo pi italici: lesercito
era quindi formato da professionisti, che rimanevano in servizio per ventanni o pi. Si costitu
in tal modo una forza permanente effettiva composta da 25 legioni. La flotta stazionava in due
porti, Miseno e Ravenna, ed era comandata da un prefetto equestre. Durante il suo regno le
acquisizioni territoriali vere e proprie dellimpero furono limitate, malgrado guerre lunghe e
impegnative. Augusto prefer affidare alla diplomazia le questioni orientali. In Egitto furono
estesi i confini meridionali grazie ad un accordo con gli Etiopi (29-27 a.C.), e venne condotta
una spedizione fino allo Yemen per assicurare le vie commerciali con loriente (25-24 a.C.). I
confini col regno dei Parti vennero stabilizzati attraverso trattative diplomatiche. Si creavano in
questo modo alcuni stati cuscinetto nellambito dellegemonia romana, che assolvevano a una
funzione di controllo su zone poco urbanizzate al margine del deserto. Il vero teatro degli
scontri militari sotto Augusto fu lOccidente: 27-25 fino al 19 a.C.: Pacificazione della penisola
iberica e dellarea alpina occidentale. 21-20 a.C.: Il console L. Cornelio Balbo estese il controllo
romano nellAfrica meridionale e sud-occidentale contro le trib dei Garamanti. 16-15 a.C.:
Conquista dellarco alpino centrale fino allalto corso del Danubio da parte dei figliastri di
Augusto, Tiberio e Druso. 14-9 a.C.: Occupazione della Pannonia. La successiva acquisizione
della Mesia segn il definitivo consolidamento della frontiera danubiana. Ci fu un unico,
importante insuccesso: la mancata sottomissione della Germania, dove le truppe di Quintinio
Varo furono pesantemente sconfitte nel 9 a.C. La frontiera rimase dunque il Reno. I particolari
poteri che Augusto aveva ricevuto da senato non costituivano una vera carica a cui dopo la sua
morte qualcuno potesse succedere. Augusto doveva trovare dunque il modo di far s che la sua
posizione di potere non andasse perduta con la sua morte, senza imporre una svolta
apertamente monarchica alle istituzioni. La prima preoccupazione di Augusto fu quella di
integrare la propria famiglia nel nuovo sistema politico. Lerede scelto allinterno della gens
avrebbe ricevuto non solo il patrimonio privato, ma anche una sorta di prestigio che gli
garantiva un accesso privilegiato alla carriera politico-militare. Nel 12 a.C. Agrippa, marito della
figlia Giulia e erede designato, mor. Essendo i suoi figli, Caio e Lucio Cesari, minorenni,
Augusto si rivolse ai figli della terza moglie Livia: Tiberio e Druso. Tiberio dovette divorziare
dalla moglie e sposare Giulia nell11 a.C., ma successivamente si autoelisi dalla vita politica
sullisola di Rodi. I figli di Agrippa morirono giovanissimi, nel 2 e nel 4 d.C., allora Tiberio ritorn
a Roma e fu costretto ad adottare Germanico, figlio di suo fratello Druso. A sua volta Augusto
adott Tiberio (4 d.C.). Nel 13 d.C. Tiberio celebr il trionfo sui Germani, e gli venne conferito
un imperium pari a quello di Augusto.
II. I Giulio Claudi

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Tra il 14 e il 68 d.C. il potere rimase allinterno della famiglia Giulio-Claudia. Alla morte di
Tiberio, successore di Augusto, gli successe Gaio, detto Caligola. Quando mor Caligola il potere
rimase nelle mani di Claudio. Lultimo esponente della dinastia fu Nerone.
Tiberio (14-37 d.C.). Il suo governo fu sostanzialmente una positiva prosecuzione di quello di
Augusto. Durante il suo regno emerge uno dei problemi che si ritrover in tutta la storia
imperiale: quello dei rapporti tra principi e senato. Tiberio fu un amministratore accorto dello
Stato, capace di affrontare in modo adeguato delicate congiunture economiche. Allinizio del
suo regno si ebbe la stabilizzazione della frontiera renana, ma Tiberio non persegu
ampliamenti territoriali in Germania. Germanico, predestinato alla successione di Tiberio, venne
ucciso in circostanze misteriose ad Antiochia, nel 19 d.C. Alla sua morte si apr a Roma un
conflitto politico tra Tiberio e Agrippina: si trattava di affrontare il problema della successione, a
cui erano candidati il figlio di Tiberio, Druso minore, e uno dei figli di Germanico e Agrippina.
Dal 23 a.C. il prefetto del pretorio Seiano inizi a crearsi un forte potere personale. Si guadagn
la fiducia di Tiberio, di cui fu fedele collaboratore, e nel 26 d.C., quando limperatore decise di
ritirarsi a Capri, domin di fatto la vita politica a Roma. Nel 31 a.C. dichiar Agrippina nemico
pubblico e la imprigion insieme ai due figli maggiori. Gli ultimi anni del regno di Tiberio non
furono felici: scoppi una grave crisi finanziaria e si acuirono i contrasti col senato. Inizi un
periodo di terrore. Agrippina si suicid e i suoi due figli maggiori vennero uccisi. Rimanevano
come possibili successori Tiberio Gemello, figlio di Druso Minore, e Gaio, detto Caligola, unico
figlio sopravvissuto di Germanico e Agrippina.Nel 37 a.C., alla morte di Tiberio, vennero
nominati eredi congiunti, ma Caligola fece uccidere Tiberio, ancora minorenne, e divenne unico
imperatore.
Caligola (37-41 d.C.). Il suo impero viene ricordato soprattutto per le sue stravaganze senza
limiti. Gaio fu accolto con grande entusiasmo dallesercito e dalla plebe. Inaugur una politica
di donativi, grandi spettacoli e ambiziosi piani edilizi che port allesaurimento delle risorse
finanziarie lasciate da Tiberio. Molto pi freddo era latteggiamento del senato. In politica
estera Caligola si cur di ripristinare in Oriente un sistema di Stati cuscinetto. Ebbe un duro
conflitto con gli ebrei, perch volle porre una propria statua nel tempio di Gerusalemme, che la
popolazione consider un gesto sacrilego. Nel 41 a.C. Caligola cadde vittime di una congiura
organizzata dai pretoriani. La sua morte ristabil lordine in Giudea e pose fine ai dissidi nelle
citt orientali.
Claudio (41-54 d.C.). Neppure Claudio, zio di Caligola, ebbe dalla sua il favore delle fonti
antiche, che lo presentano come un inetto dedito a manie erudite. La necessit di una
razionalizzazione del governo dellImpero indusse Claudio ad una significativa riforma:
lamministrazione centrale fu divisa in quattro grandi uffici, a cui vennero messi a capo dei
liberti. Costru, per far fronte al problema dellapprovvigionamento, il porto di Ostia, un nuovo
acquedotto, e bonific la piana del Fucino, per aumentare la superficie coltivabile in Italia. Nel
49 d.C. espulse gli Ebrei da Roma, per prevenire lo scoppio di disordini e tumulti. Limpresa
militare pi rilevante di Claudio fu la conquista della Britannia meridionale, ridotta a provincia
nel 43 d.C. Nel 54 d.C. Agrippina, seconda moglie di Claudio, non esit ad avvelenarlo per
assicurare al figlio la successione al trono.
Nerone (54-68 d.C.). Allinizio del suo regno Nerone assecond linfluenza che esercitavano su
di lui Seneca e il prefetto del pretorio Afranio Burro, ma se ne distacc progressivamente per
inclinare verso una idea teocratica e assoluta del potere imperiale. Era un grande ammiratore
della Grecia, dellOriente e dellEgitto, ed sempre stato considerato un imperatore vicino alla
plebe che ne apprezz listrionismo e la demagogia. Nel 59 a.C. fece uccidere la madre
Agrippina. Da allora cerc di annientare lopposizione ed eliminare gli ultimi nobili che potevano
vantare una lontana forma di parentela con Augusto. Il dispotismo di Nerone (culminato
nellincendio di Roma del 64 d.C.), pose le basi per la sua eliminazione. Nelle provincie, in
particolare in Britannia, gi nel 60 d.C. vi era stata una grave ribellione delle popolazioni locali.
Nel 66 d.C. requis parte del tesoro del tempio di Gerusalemme, motivo di una rivolta contro i
romani, contro cui Nerone aveva inviato Muciano e Vespasiano. Questultimo riusc a riportare
sotto controllo la situazione. Nel 68/69 d.C. iniziarono una serie di sollevazioni da parte dei
governatori delle provincie: prima in Gallia, poi in Spagna e in Africa. Nerone fu allora dichiarato
nemico pubblico, e venne riconosciuto come nuovo princeps Galba, governatore della Spagna.
A Nerone non rest altra via se non quella del suicidio. La sua fine segn anche quella della
dinastia Giulio Claudia.

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III. Lanno dei quattro imperatori e i Flavi


Alla morte di Nerone, avvenuta nel 68 d.C. si vengono a creare le condizioni per una nuova
guerra civile, che vide contrapposti senatori, governatori di provincia o comandanti militari, che
forti del sostegno dei loro eserciti assunsero il titolo di imperatore. Nel corso di quellanno e di
quello successivo si succedettero quattro imperatori (Galba, Otone, Vitellio, Domiziano),
esponenti il primo dellaristocrazia senatoria, il secondo dei pretoriani e gli ultimi due
dellesercito. La crisi del 68-69 d.C. dimostra come lasse dellimpero si fosse ormai spostata
lontano da Roma. Servio Suspicio Galba: Era un anziano senatore, governatore della Spagna
Tarraconense. I suoi soldati lo nominarono Cesare, ma lui rifiut il titolo, ritenendo che i militari
non avessero alcun diritto a conferirlo. Ci nonostante si diede da fare per acquisire il sostegno
di altri oppositori di Nerone ma soprattutto del senato. Galba fu riconosciuto imperatore da una
delegazione di senatori, accettando stavolta il titolo. Non seppe tuttavia guadagnarsi la
popolarit e gli appoggi necessari per mantenere il potere: si rese infatti impopolare alla plebe
e ai soldati per i tagli alle spese con cui cerc di rimediare ai disastri finanziari di Nerone. Marco
Salvio Otone fu popolare soprattutto tra i pretoriani e lordine equestre, era stato amico
dinfanzia di Nerone. Dopo che i pretoriani ebbero linciato Galba nel Foro ebbe anche il
riconoscimento del senato, delle provincie danubiane e dellOriente. Fu proclamato imperatore
nel gennaio del 69 d.C. Contemporaneamente per le legioni sul Reno proclamarono
imperatore il proprio comandante, Aulo Vitellio. Aulo Vitelli era un senatore di rango consolare,
ebbe presto il sostegno di parecchi altri eserciti stanziati nelle provincie. I suoi legati riuscirono
ad attraversare le Alpi prima della fine dellinverno e sconfissero Otone il 14 aprile 69 d.C.
Vitellio, riconosciuto imperatore quando era ancora in Gallia, ebbe grandi difficolt a frenare i
soldati che avevano combattuto per Otone. A quel punto le legioni orientali e quelle danubiane
si ribellarono a Vitellio, proclamando imperatore Vespasiano. Tito Flavio Domiziano: il primo
luglio 69 d.C. il prefetto dEgitto organizz la sua proclamazione ad imperatore da parte delle
truppe stazionate ad Alessandria. Segu lacclamazione degli eserciti presenti in Giudea, poi
delle legioni della Siria, infine di quelle Danubiane. Mentre Vespasiano si trovava in Egitto, le
legioni danubiane e quelle siriane marciarono sullItalia e sconfissero i Vitelliani. La lotta tra i
sostenitori di Vetellio e Vespasiano continu anche a Roma con scontri violenti, finch il 21
dicembre 69 d.C. Vitellio fu ucciso. Mentre si trovava ancora in Egitto, Vespasiano venne
riconosciuto imperatore dal senato. Con Vespasiano inizia la dinastia dei Flavi (69-96 d.C.) che
vede il principato di Vespasiano seguito da quello dei suoi due figli, Tito e Domiziano.
Vespasiano (69-79 d.C.). Il principato di Vespasiano rappresenta il definitivo consolidamento
dellimpero come istituzione. Lautorit del nuovo princeps fu definita da un decreto del senato.
Vespasiano dovette affrontare il grave deficit di bilancio provocato dalla politica di Nerone e
dalla guerra civile. I provvedimenti presi in questo senso gli diedero la fama di imperatore
tirchio, ma in realt si dimostr un ottimo amministratore. Estese ai cavalieri la responsabilit
di alcuni uffici della burocrazia, togliendoli ai liberti. Il denaro per la ricostruzione delle varie
opere edilizie di Roma che erano andate distrutte durante la guerra civile venne anche dal
bottino di guerra, specialmente quella giudaica: nel 70 d.C. Tito conquist Gerusalemme e ne
distrusse il tempio. Negli anni del suo impero Vespasiano ristabil lordine nelle zone di confine
lasciate sguarnite dalle truppe che avevano partecipato alle guerre civili, soprattutto sul
Danubio e in Britannia. In Oriente abbandon la politica dei regni clienti, aggregandone i
territori alle provincie esistenti o creandone di nuove. Complessivamente Vespasiano riusc a
godere di un certo consenso.
Tito (79-81 d.C.). Tito, oltre a ricoprire insieme al padre alcune magistrature, era stato
eccezionalmente anche prefetto del pretorio, e gi dal 71 d.C. aveva ricevuto limperium
proconsolare e la potest tribunizia. Nel 79 d.C., alla morte del padre, lavvicendamento
avvenne senza problemi e continu sulle linee tracciate. Il breve regno di Tito fu funestato da
calamit naturali, tra cui la rovinosa eruzione del Vesuvio che provoc la distruzione di Pompei
ed Ercolano. La popolarit di Tito era legata ad una politica di munificenza, che si discostava da
quella del padre.
Domiziano (81-96 d.C.). Il suo regno contraddistinto da uno stile di governo autocratico,
quindi inviso al senato, ma la sua opera politica fu benefica ad efficace per lImpero. Egli si
preoccup dellamministrazione delle provincie, di reprimere gli abusi dei governatori e di
promuovere i compiti burocratici del ceto equestre. La scelta di rinunciare a ulteriori vaste
conquiste militari a favore di operazioni di rafforzamento delle frontiere si rivel realistica e

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lungimirante. Costruzione di un impianto di accampamenti fortificati, collegati tra loro da una


rete di strade e con i forti presidiati dai soldati ausiliari sul limes. La linea avanzata aveva alle
spalle la serie dei castra in cui stazionavano i legionari. 85 d.C.: In Dacia re Decebalo era
riuscito a unificare le varie trib e a guidarle in diverse incursioni contro il territorio romano.
Una prima campagna non ebbe successo. La seconda, guidata da Domiziano in persona, non
pot portare a risultati definitivi a causa della rivolta di L. Antonio Saturnino, governatore della
Germania superiore, che costrinse Domiziano a firmare una pace provvisoria con Decebalo. La
rivolta di Saturnino, che fu domata dal legato della Germania inferiore, ebbe pesanti
ripercussioni sulla politica di Domiziano: continuando a sentirsi minacciato, limperatore
inaugur un periodo di persecuzione ed eliminazione di persone sospettate di tramare contro di
lui. Questo stile autocratico cost caro a Domiziano, che nel 96 d.C. cadde vittima di una
congiura. Il senato giunse a proclamarne la damnatio memoriae. l cristianesimo viene
formandosi come religione nel corso del I e II secolo d.C., scaturita dalla predicazione del suo
fondatore, Ges Cristo, originario di Nazareth al tempo di Augusto e morto in croce sotto
Tiberio. Le prime comunit cristiane sorsero in seguito alla predicazione di Ges, ma bisogna
ricordare che il cristianesimo primitivo inizi come un movimento interno al Giudaismo. Il
giudaismo era diviso in vari gruppi, tra i quali emergevano i suddacei (aristocratici e
conservatori) e i farisei (pi popolari e liberali): le condizioni sociali dellepoca non potevano
riservare un grande futuro alle prospettive religiose e politiche dei suddacei, quindi per la
maggior parte degli Ebrei si trattava di scegliere tra i farisei e il cristianesimo, che proponeva
una religione che aveva il suo fondamento nella fede in Cristo come valida per tutta lumanit.
Nel corso del I secolo d.C. va imponendosi la figura dellapostolo Paolo di Tarso. Inizialmente le
comunit cristiane si organizzarono in forme diverse nelle singole citt, ma dal II sec d.C.
prevalse la struttura di comunit guidate da un singolo responsabile, detto episcopus. Augusto
aveva garantito a tutte le comunit ebraiche la possibilit di conservare i propri costumi
ancestrali, di praticare il proprio culto e di mantenere legami con il centro di riferimento (il
tempio di Gerusalemme). In diverse occasioni per gli Ebrei furono avvertiti come elemento
estraneo: sotto Tiberio furono espulsi da Roma, Caligola aveva saccheggiato il tempio mentre
Claudio, dopo aver ristabilito la tolleranza inaugurata da Augusto, nel 49 d.C. li espulse
anchegli da Roma. A partire da Nerone diventa evidentemente il contrasto tra lautorit
imperiale e la nuova religione cristiana, considerata sovversiva e pericolosa. Nerone addirittura
incolp i cristiani del grande incendio che distrusse Roma nel 64 d.C., iniziando contro di loro
una cruenta persecuzione in cui morirono gli apostoli Pietro e Paolo. Negli ultimi anni di Nerone
scoppiarono rivolte in Palestina, che vennero stroncate da Vespasiano e Tito, che distrussero
anche il tempio. Sedata la rivolta non furono poste limitazioni al culto, che continu sia in
Palestina che nella diaspora. Ebrei e cristiani subirono invece lostilit di Domiziano.
IV. Il II secolo
Il II secolo d.C. considerato come let pi prospera dellImpero romano che pot godere di un
notevole sviluppo economico e culturale.
Nerva (96-98 d.C.). Il breve principato di Nerva vide la restaurazione delle prerogative del
senato e un tentativo di riassetto degli equilibri istituzionali interni. La prima preoccupazione di
Nerva fu quella di controllare le reazioni alluccisione di Domiziano e scongiurare il pericolo
dellanarchia. Garantito lordine interno, limperatore si volse a unopera costruttiva di politica
finanziaria e sociale a favore di Roma e dellItalia: fu varata una legge agraria per assegnare
lotti di terra ai nullatenenti, e furono concessi dei prestiti da parte dello stato agli agricoltori. 97
a.C.: Sintomi di crisi che minacciarono questa politica di buongoverno. Si trattava di problemi
sia economici che politico-militari. Gli sgravi fiscali non rimediavano le difficolt economiche gi
emerse sotto Domiziano, mentre sul piano politico i pretoriani chiesero di punire gli assassini di
Domiziano. Nerva accett, ma in questo modo puniva coloro che lo avevano portato al potere,
compromettendo il proprio prestigio. Lunico sistema per impedire una nuova disgregazione
dellimpero era scegliere un successore che fosse in grado di affermarsi anche militarmente
contro i pretoriani. Nerva adott Marco Ulpio Traiano, un senatore di origine spagnola, che nel
98 d.C., alla sua morte, gli succedette come imperatore.
Traiano (98-117 d.C.). Quando fu designato imperatore Traiano stava svolgendo le sue funzioni
di governatore in Germania meridionale. A Roma si rec nel 99 d.C., dopo aver completato il
consolidamento del confine renano. Traiano stato paragonato a una sorta di generale della
Repubblica: tra i suoi programmi un posto di rilievo ha lespansione territoriale. 101-102 d.C. e

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105-106 d.C, Campagne Daciche: Dopo aver sconfitto Decebalo, che Domiziano non era
riuscito a battere definitivamente, la Dacia, regione ricca doro, fu ridotta a provincia. Lenorme
bottino ricavato dalla conquista e loro che arrivava a Roma dalle miniere daciche serv per
finanziare imprese militari e la costruzione di diverse opere pubbliche. Limperatore mostr
grande interesse per la frontiera orientale. Istitu la provincia dArabia e nel 114 d.C. istitu una
grande campagna contro i Parti, durante la quale furono occupate lArmenia, lAssiria e la
Mesopotamia. Traiano, richiamato a fronteggiare una rivolta degli Ebrei scoppiata in
Mesopotamia, decise di abbandonare le nuove conquiste. Mor in Cilicia, sulla via del ritorno
verso Roma. Le truppe acclamarono imperatore il governatore della Siria Publio Elio Adriano, un
parente spagnolo di Traiano.
Adriano (117-138 d.C.). Adriano, di origine spagnola, aveva percorso la carriera senatoriale
romana, probabilmente grazie allaiuto di Traiano, che dopo la guerra partica gli aveva affidato
la provincia della Siria. Per acquisire la pubblica benevolenza, Adriano si preoccup di alleviare
il malessere economico, cancellando i debiti arretrati contratti a Roma e in Italia con la cassa
imperiale e facendo distribuzioni al popolo. Fu un amministratore attento e un riformatore della
disciplina militare. Fu anche uomo di grande cultura e favor in ogni modo larte e la letteratura.
A Roma fece costruire per lui un mausoleo (Castel S.Angelo). Adriano pass gran parte del suo
regno viaggiando attraverso le provincie: tra il 121 e il 125 d.C. visit le provincie renane e
danubiane e visit la Britannia, dove cominci la costruzione del vallo a difesa della zona
meridionale contro le trib non romanizzate del nord. Pass poi in Gallia, in Spagna, in Africa, e
infine in Asia minore e in Grecia (129-134 d.C.). Nel 132 d.C., dopo il suo passaggio, scoppi in
Palestina una gravissima rivolta, provocata dalla volont di Adriano di assimilare gli Ebrei agli
altri popoli dellImpero. La ribellione fu repressa in maniera spietata. Adriano pass 12 dei 21
anni di regno lontano da Roma: si preoccup personalmente di dare una forma definitiva alle
competenze giurisdizionali dei governatori provinciali e si adoper per unefficiente
amministrazione della giustizia (lItalia fu divisa in 4 distretti giudiziari assegnati a senatori di
rango consolare). Come successore Adriano scelse il console del 136 a.C., Lucio Elio Cesare,
che adott. Dopo la sua prematura morte la scelta di Adriano cadde verso un senatore della
Gallia Narborense, Arrio Antonino. Costui adott a sua volta Lucio Vero e il futuro Marco Aurelio.
Antonino Pio (138-161 d.C.). Il regno di Antonino Pio fu allinsegna della continuit con quello
precedente. A differenza di Adriano, per, rinunci ai grandi viaggi. Si tratta di un periodo
sostanzialmente privo di avvenimenti: il principe ebbe buoni rapporti con il senato, e fu un
parsimonioso amministratore. Durante il suo regno non ci furono minacce per la sicurezza
dellimpero. Per sua volont il vallo di Adriano fu avanzato nella Scozia meridionale. Nellet di
Antonino Pio Roma raggiunse lapogeo del proprio sviluppo. Le citt rappresentavano il segno
distintivo della civilt rispetto alla rozzezza e alla barbarie. NellImpero vi era dunque una
grande variet di tipologie cittadine e una grande diversit di statuti. Le citt erano organizzate
secondo tre tipologie fondamentali:
Citt peregrine: quelle preesistenti alla conquista e alla loro riorganizzazione allinterno
dellImpero. A loro volta si possono dividere in tre gruppi in base al loro status giuridico
nei confronti di Roma. Le citt stipendiate (che pagano un tributo), le citt libere, le citt
libere federate (hanno concluso con Roma un trattato sul piano duguaglianza);
Municipi: agli abitanti di queste citt veniva accordato il diritto latino o romano;
Colonie: citt di nuove fondazione con apporto di coloni che godono della cittadinanza
romana su terre sottratte a citt o popoli vinti.
Le citt costituivano il punto di riferimento delle attivit economiche e i nuclei della vita
culturale. Roma, diffondendo la cultura urbana e promuovendo la crescita e la collaborazione
con llite cittadina, si assicurava in primo luogo il controllo dellordine e della stabilit su tutto
limpero.
Marco Aurelio (161-180 d.C.). Come voleva Antonino Pio, inizialmente il potere fu diviso tra
Marco Aurelio e il fratello adottivo Lucio Vero. Nel 166 a.C. Vero concluse vittoriosamente la
guerra contro i Parti, ma port a Roma la peste, che si diffuse negli anni successivi, causando
lutti e devastazioni nellImpero. A nord, superato il Danubio, i barbari (Marcomanni e Quadi)
invasero la Pannonia, la Rezia e il Norico, giungendo perfino a minacciare lItalia. Morto Lucio
Vero, nel 169 d.C., Marco Aurelio riusc a ristabilizzare la situazione nel 175 d.C., respingendo i
barbari al di l del Danubio. 175 d.C., rivolta del governatore di Sira Avidio Crasso: venne ucciso

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dai suoi stessi soldati, che prevennero cos il conflitto armato. Marco Aurelio passato alla
storia come limmagine stessa dellimperatore-filosofo. Con lui si ritorn alla prassi della
successione dinastica.
Commodo (180-192 d.C.). Commodo divenne imperatore a 19 anni. Il suo primo atto fu quello
di concludere la pace con le popolazioni che premevano sul Danubio. Le sue inclinazioni
dispotiche e le sue stravaganze determinarono la rottura col senato. Dal 182 al 185 d.C. il
governo fu di fatto in mano al prefetto del pretorio Tigidio Perenne. Quando questi fu ucciso il
suo ruolo fu preso da un liberto, Cleandro, che arriv nel 189 d.C. ai fastigi dellordine equestre.
190 d.C., grave carestia: fece cadere il potere di Creando, offerto come capo espiatorio alle ire
della plebe. Tra il 190 e la sua morte, avvenuta nel 192 d.C., Commodo lasci il potere in mano
a un cortigiano, Electo, e al prefetto del pretorio Leto, che completarono il dissesto finanziario e
ordinarono la congiura che uccise limperatore. Commodo non dimostr cura assidua per le
provincie, n per i soldati degli eserciti stanziati nellImpero. Il consenso interno era fondato
sulla plebe e sui pretoriani, piuttosto che sullaristocrazia e il senato. Sotto il principato di
Commodo molte divinit straniere entrarono nel pantheon romano. Alla sua morte la sua
memoria fu condannata e il suo nome cancellato da ogni monumento. Leconomia in et
imperiale guarda pag.228-29

Parte IV: Crisi e rinnovamento (III - IV secolo d.C.)


I. La crisi del III secolo e le riforme di Diocleziano
Gi durante i regni di Marco Aurelio e Commdo, allinterno dellImpero si erano manifestati
diversi fattori di crisi che divennero presto elementi di disgregazione: in campo politico, il
senato si trov esautorato a vantaggio dei militari, mentre in campo fiscale la svalutazione
della moneta impover i ceti medi, portando con s la decadenza economica delle citt. Nel
corso del III secolo questa crisi si aggrav, conducendo lImpero romano ad una situazione
difficilissima. Due furono le componenti decisive in tale processo: lesercito allinterno e i
barbari allesterno, che devono essere messe in relazione con la grave crisi economica che
aveva colpito lImpero. al nuovo ruolo dellesercito che si deve la trasformazione
dellideologia del potere imperiale verso forme sempre pi assolutistiche. Cambia anche il
rapporto tra imperatore e senato: ormai limperatore riconosce al senato solo la funzione di
organismo burocratico soggetto alla propria autorit assoluta. La situazione confusa che segue
alluccisione di Commodo presenta forti analogie con quella del 68-69 d.C. (lanno dei 4
imperatori). Ci fu un periodo di regni effimeri (Pertinace e Didio Giuliano), ma si cap subito che
la vera lotta per il potere riguardava chi aveva il controllo delle forze militari pi ingenti:
Settimio Severo, legato di Pannonia
Pescennio Nigro, governatore della Siria
Clodio Albino, governatore della Britannia
197 d.C.: vittoria di Settimio Severo. Mosse i suoi soldati direttamente alla volta di Roma.
Impossessatosi del potere diede vita alla dinastia dei Severi, che resse lImpero fino al 235 a.C.
(Settimio Severo, Caracalla, Elagabalo e Alessandro Severo.
Settimio Severo (197-211 d.C.). Con il suo regno ha inizio quella che viene definita una
monarchia militare, nella quale lautorit dellimperatore si basa sulla forza degli eserciti.
Settimio rivolse subito la sua attenzione verso la frontiera orientale, nuovamente minacciata
dai Parti. Riusc a portare il confine romano al Tigri, e fu proprio grazie al quel successo che
prese forma il suo progetto dinastico: il figlio maggiore Caracalla fu nominato Augusto, mentre
il minore, Geta, fu proclamato Cesare. Nel 208 d.C. decise di organizzare una spedizione in
Britannia, dove creavano problemi le invasioni dei Caledoni, abitanti dellodierna Scozia. Le
operazioni di difesa non si erano ancora concluse quando limperatore mor a York, nell11 d.C.
Caracalla (211-218 d.C.). Caracalla fece assassinare il fratello Geta per avere tutto il potere
per s. Nel 212 d.C. egli dispose la concessione della cittadinanza romana a tutti gli abitanti
dellimpero, grazie alla promulgazione della Constitutio Antoniniana (o editto di Caracalla), alla
quale contribuirono probabilmente ragioni di carattere fiscale: con tale provvedimento
aumentava il numero di contribuenti. Anche Caracalla non si sottrasse allambizioso disegno di
condurre una campagna in Oriente contro i Parti. Durante questa spedizione, nel 217 d.C.,
venne assassinato a Carre, senza aver nominato un successore. Imperatore fu allora acclamato
il prefetto del pretorio Macrino, uno dei capi della congiura (17-18 d.C.)

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Elagabalo (218-222 d.C.). Quando Macrino fu ucciso, la zia di Caracalla Giulia Mesa, fece s
che venisse eletto imperatore suo nipote Vito Avito Bassiano, detto Elegabalo. Elagabalo
ricordato soprattutto per il suo intenso misticismo e per il tentativo di imporre come religione di
Stato un culto esotico e stravagante, quello del dio Sole venerato in Siria. Nel 122 d.C.
Elagabalo fu assassinato da una congiura di pretoriani, che proclamarono imperatore il cugino
Bassiano, che gli successe col nome di Alessandro Severo.
Alessandro Severo (222-235 d.C.). Il suo regno trasse profitto dal fatto che lazione di
governo fu in mano, almeno nei primi anni, al grande giurista Ulpiano. I rapporti tra imperatore
e senato tornarono ad essere improntati a uno spirito di collaborazione. Nel 224 d.C., i Persini
scatenarono unoffensiva in Mesopotamia che arriv a minacciare anche la Siria. Lintervento
dellimperatore in Oriente riusc a bloccare loffensiva nemica. Appena rientrato a Roma fu
chiamato in Gallia, minacciata a sua volta dalle incursioni di popolazioni barbariche. Nel 235
d.C. fu assassinato a Magonza da una nuova congiura di militari. Con la sua morte finisce la
dinastia dei Severi, che aveva accentuato la forza dellesercito, divenuto il vero padrone dei
destini dellImpero. 235 d.C., Morte di Alessandro Severo anarchia militare fino al 284 d.C. Al
posto di Alessandro Severo lesercit proclam imperatore un generale di origine Trace,
Massimino. Con il suo regno incomincia lepoca considerata di massima crisi, nel quale si
succedono circa venti imperatori, in circa un cinquantennio. Il regno di Massimino il Trace,
ottenne delle vittorie nelle sue compagne contro i barbari, ma la durezza del suo regime, che
impose una fortissima pressione fiscale, lo fece dichiarare nemico pubblico dal senato. Venne
proclamato Gordiano, proconsole in Africa, che si associ il figlio. Scoppi allora una rivolta
repressa dai soldati fedeli a Massimino, e il senato affid la guida dello Stato a venti consolari al
cui interno furono nominati Augusti Pupieno e Balbino. Nel 238 d.C. Massimino mosse alla volta
dellItalia, ma venne assassinato dalle sue stesse truppe presso Aquileia. Nel frattempo a Roma
furono uccisi Augusti Pupieno e Balbino dai pretoriani, che proclamarono Augusto il nipote di
Gordiano, Gordiano III. Nel 244 d.C., alla morte di Gordiano III, fu acclamato imperatore Filippo
detto lArabo, nel corso di una campagna in Persia. Filippo si affrett a stipulare una pace col
re Persiano. Nel 248 d.C. celebr con grande enfasi il millenario di Roma. Venne ucciso anche
lui, e nel 249 d.C. lesercito acclam Augusto Messio Decio. Il suo breve regno caratterizzato
da un tentativo di difendere le frontiere orientali e da unevidente volont di rafforzare
losservanza dei culti tradizionali (infatti discrimin i cristiani). Mor nel 251 d.C. combattendo
contro i Goti. La situazione per lImpero si era fatta pesantissima: sul confine gallico e su quello
germanico premevano le popolazioni degli Alamanni e dei Franchi; la frontiera del Basso
Danubio era attaccata dai Goti mentre ad Oriente i persiani si stavano impadronendo della
Siria.Venne eletto imperatore Valeriano (253-260 d.C.), che associ immediatamente al potere
il figlio Gallieno e decentr il governo dellImpero: mise infatti Gallieno a difesa delle provincie
occidentali e lui tent una campagna contro i Persiani, che fin tragicamente: venne infatti
sconfitto ad Edessa e fatto prigioniero dal re persiano Sapore. Mor in cattivit. Gallieno si
ritrov solo a reggere lImpero tra il 260 e il 268 d.C. Riusc a bloccare lavanzata degli
Alemanni e dei Goti, anche se fu costretto a rinunciare alla Dacia. Gallieno dovette anche
tollerare che allinterno dellImpero si formassero due regni separatisti: quello delle Gallie, retto
da Postumo e quello di Palmira (Siria, Palestina e Mesopotamia), con a capo Odenato. 268 d.C.,
uccisione di Gallieno. Prende il potere Claudio II (268-270 d.C.), primo di una serie di imperatore
detti illirici, perch originari dei quella regione. Claudio ottenne due importanti successi, uno
con gli Alemanni e laltro contro i Goti. Aureliano (270-275 d.C.), port a termine lopera del
predecessore, riuscendo ad avere ragione delle popolazioni barbariche che erano penetrate di
nuovo nella pianura padana. Riusc anche a sottomettere i due stati autonomi che si erano
costituiti negli anni precedenti: nel 272 d.C. si impadron in Siria della citt di Palmira e nel 274
d.C. fu sconfitto lultimo sovrano del regno separatista delle Gallie, Tetrico: lunit dellImpero
risultava cos ricostituita. Aureliano ebbe il merito di restituire un certo prestigio alla figura del
sovrano, e riorganizz lo stato in tutti i settori essenziali della vita economica. Ucciso Aureliano
nel 275 d.C., ci fu un breve regno dellimperatore senatorio Tacito (275-276 d.C.). Dopo Tacito
govern Probo (276-282 d.C.), che riusc ad ottenere una serie si successi sui barbari.
Nonostante questo fu ucciso in una congiura mentre preparava una campagna contro la Persia.
Il suo successore Caro (283 d.C.) condusse felicemente tale campagna, ma anchegli fu ucciso
da una congiura militare. Alla fine solo detentore del potere si ritrov ad essere lIllirico
Diocleziano, nel 285 d.C.

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Diocleziano (284-305 d.C.). Con il regno di Diocleziano si chiuse definitivamente let buia che
va sotto il nome di crisi del III secolo. Il regno di Diocleziano contraddistinto da una forte
volont restauratrice della stato a tutti i livelli: politico-militare, amministrativo ed economico.
Stabil la propria sede in Oriente, a Nicomedia. Lideologia conservatrice che ispir le sue
riforme ebbe come esito una serie di misure che riorganizzarono lImpero su base diverse
rispetto a quelle originarie. Diocleziano concep un sistema di potere in base al quale al vertice
dellImpero cera un collegio imperiale composto da quattro monarchi: i Tetrarchi, due dei quali,
detti Augusti, erano di rango superiore ai secondi, detti Cesari. Questa riforma, che aveva come
principale obiettivo quello di fronteggiare meglio le varie crisi regionali attraverso una
ripartizione territoriale del potere, fu attuata attraverso tappe graduali. Una delle conseguenze
della Tetrarchia fu che ogni Augusto regnava alternativamente sullOriente e sullOccidente.
Diocleziano and a risiedere a Nicomedia, Massimiano scelse Milano. Anche il numero delle
province aument, riducendo cos lampiezza dei loro territori. Lesercito fu ulteriormente
potenziato e le truppe migliori furono messe a disposizione dei Tetrarchi. Diocleziano si
impegn a fondo anche nella riorganizzazione del sistema economico e fiscale (tassazione sul
reddito agricolo, impero diviso in 12 unit regionali, dette diocesi, riforma monetaria). In campo
militare, i successi pi importanti di Diocleziano riguardano la soppressione di una serie di
rivolte scoppiate in Egitto e in Britannia. Nel 303-304 d.C. vennero perseguitati violentemente i
cristiani. Le persecuzioni finirono completamente solo dieci anni dopo. Il 1 maggio 305 d.C.,
Diocleziano e Massimiano abdicarono e il loro posto fu preso dai due Cesari Costanzo Cloro e
Galerio. Il sistema tetrarchico entr subito in crisi: alla morte di Cloro, a York, lesercito nomin
imperatore il figlio Costantino invece che il Cesare designato, Severo.
II. Da Costantino a Teodosio Magno: la Tarda Antichit e la cristianizzazione
dellImpero
Il periodo che inizia con Costantino e arriva fino a Giustiniano viene indicato col termine Tarda
Antichit. Al suo interno si distingue una fase particolarmente significativa, quella che va dal
regno di Costantino alla morte di Teodosio Magno (395 d.C.): esso coincide pi o meno col IV
secolo e con il definitivo affermarsi del cristianesimo come religione dellImpero romano. In
questo periodo il governo dello Stato diretto dai detentori delle pi alte cariche civili e
militari. Limperatore non risiede pi a Roma, il che comporta un distacco dellaristocrazia
senatoria dagli organismi di potere (il senato smette di avere potere reale), e si assiste alla
scomparsa dellordine equestre, assorbito da quello senatorio.
Costantino (306-337 d.C.). Inizialmente Costantino condusse una politica prudente, che
conobbe una svolta nel 310 d.C.: a partire da questo momento egli mostra di propendere per
una religione di tipo monoteistico. Nel giro di due anni lintricata situazione politica si
semplifica: Costantino ebbe la meglio su Massenzio (figlio di Massimiano, che reclamava il
potere) nel 312 d.C., nella battaglia di Ponte Milvio, e pot impadronirsi di Roma. La vittoria fu
ottenuta nel segno di Cristo, da un imperatore che aveva abbandonato il paganesimo per il
cristianesimo. La conversione di Costantino fu un evento di portata rivoluzionaria, perch
signific linserimento delle strutture della Chiesa in quelle dello Stato. La conversione di
Costantino ebbe probabilmente luogo dopo la vittoria su Massenzio. Allinizio del 313 d.C.
Costantino e Licinio si incontrarono a Milano dove si accordarono sulle questioni fondamentali
di politica religiosa (Editto di Milano). I contrasti tra i due, che governavano ormai tutto
lImpero, cominciarono per molto presto. 324 d.C., Costantino sconfigge Licinio ad Adrianopoli
e diventa lunico imperatore. 314 d.C.: Sinodo di Arles. Convocato nel tentativo di sanare il
conflitto sorto in Africa tra rigoristi e i moderati a proposito dellatteggiamento da tenere contro
coloro che avevano abiurato durante le persecuzioni cristiane finite un anno prima. 325 d.C.:
Concilio di Nicea. Convocato per salvaguardare lunit della chiesa da conflitti di ordine
teologico. 330 d.C.: Fondazione di Costantinopoli, edificata in una posizione strategica molto
importante allingresso del Mar Nero, era anche il riconoscimento dellimportanza dellOriente
allinterno dellImpero. Tra le riforme di Costantino, una delle pi importanti fu quella
dellesercito: a lui infatti che si deve la creazione di un esercito mobile, detto comitatus,
perch accompagnava limperatore. Il comando fu affidato a due distinti generali, uno di
cavalleria e uno di fanteria. Il problema militare non fu per superato: lesercito mancava di
soldati, che finirono per essere sempre pi reclutati tra i barbari che premevano alle frontiere
piuttosto che tra i contadini. La minaccia barbarica era diventata cos importante che non
consentiva una soluzione definitiva: limpero da una parte tentava di combatterli, dallaltra

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attuava una politica di assorbimento nei quadri dellorganismo imperiale barbarizzazione della
societ. Costantino ricevette il battesimo solo in punto di morte, nel 337 d.C. Alla morte di
Costantino, che non aveva affrontato in modo coerente il problema della successione, regnava
un clima di reale incertezza. I suoi tre figlio Costantino II, Costante e Costanzo trovarono un
accordo per il governo congiunto dellImpero. A Costantino II andarono le Gallie, la Britannia e
la Spagna, a Costante lAfrica e lItalia, mentre a Costanzo and lOriente. Laccordo si rivel
assai precario, gi nel 340 d.C. Costantino II venne ucciso durante un incursione nei territori di
Costante, che a sua volta venne ucciso nel 350 d.C. da un usurpatore, Magnenzio. Ritrovatosi
unico imperatore, Costanzo II fu costretto a trovare qualcuno cui offrire il governo
dellOccidente: la scelta ricadde sul cugino Giuliano, che nominato Cesare nel 355 d.C. riusc a
pacificare la Gallie grazie alle vittorie sugli Alamanni. Proclamato nel 360 a.C. imperatore dalle
truppe in Gallia, sembr ricondurre lesercito verso un nuovo conflitto dinastico, che fu
prevenuto dalla morte di Costanzo II, nel 361 d.C. Giuliano regno fino al 363 d.C., quando mor
in una campagna contro i Persiani. La morte di Giuliano in territorio persiano richiese nello
stesso tempo la nomina di un successore e una rapida soluzione del conflitto.
Valentiniano (364-375 d.C.). Affid subito al fratello Valente il governo dellOriente.
Valentiniano si segnal per una politica di tolleranza religiosa e di sostegno alle classi pi umili.
Il suo regno per soprattutto importante per un efficace contenimento dei Barbari che
premevano ai confini. Tra il 365 e il 375 d.C. Valentiniano riusc a difendere il confine renanodanubiano. Nel frattempo a Valente tocc affrontare una situazione molto difficile: lincursione
degli Unni sottoponeva a forte pressione i Goti, che a loro premevano sulla frontiera
Danubiana. Falliti i tentativi di insediarli pacificamente, Valente li affront nella battaglia di
Adrianopoli (378 d.C.), che si risolse in un massacro per lesercito romano e dove lo stesso
imperatore perse la vita. Alla morte di Valentiniano gli successe il figlio Graziano, insieme al
fratello Valentiniano II. Essendo ancora un ragazzino Graziano chiam lesperto generale
Teodosio a condividere con lui la guida dellImpero. Il compito di Teodosio era quello di far
fronte alla drammatica situazione che si era venuta a creare in Oriente: consapevole
dellimpossibilit di ricacciare i Goti oltre le frontiere, Teodosio concluse un accordo col loro
capo Fritigerno (382 d.C.). La particolarit di questo trattato risiede nel fatto che i Goti
ricevettero delle terre allinterno dellimpero romano come popolazione autonoma, e
mantenevano i loro capi e le loro leggi, pur essendo tenuti a fornire soldati allImpero. Nel
frattempo, in Occidente, le cose si andavano complicando: 383 d.C.: Usurpazione di Magno
Massimo in Britannia. Quando questi invase la Gallia, Graziano si tolse la vita. Dopo aver
governato per alcuni anni sulla Gallia, invase lItalia, dove governava Giustina, per conto del
figlio Valentiano II. Linvasione provoc la reazione di Teodosio, che sconfisse Massimo nel 388
d.C. La situazione si era appena ristabilita quando un generale franco, Arbogaste, fece
assassinare Valentiniano II, e nomin imperatore Eugenio. Intervenne di nuovo Teodosio, che
nel 394 d.C. sconfisse definitivamente Eugenio, divenendo unico imperatore. Teodosio
manifest particolare attenzione al problema religioso: 380 d.C., editto con il quale la religione
cristiana diventava religione ufficiale dellImpero. IV secolo d.C.: et di decisivi cambiamenti in
ambito religioso. Il trionfo del Cristianesimo porta novit fondamentali sia nella politica che
nella societ: il vescovo, luomo santo e la donna diventano i protagonisti un mondo
profondamente rinnovato. Solo a Roma laristocrazia senatoria difende il paganesimo, anche
per tutelare la propria identit politica. Crisi economica: Le incursioni barbariche che colpirono
lItalia determinarono, con la rottura del limes, la chiusura dei circoli commerciali mediterranei,
a loro volta tendenti a circoscriversi progressivamente in aree pi ristrette rispetto a quelli
dellEuropa settentrionale. Il tipo di stato che emerge da questa crisi del III secolo
caratterizzato da una maggiore pressione coercitiva sulla societ, da un irrigidimento a tutti i
livelli sullarticolazione sociale e da un accresciuto fiscalismo. Nelle campagne compare una
figura nuova, il coltivatore di stato libero ma di fatto vincolato alla sede in cui lavora. Vi la
perdita da parte dellItalia della sua posizione privilegiata dal punto di vista fiscale e la sua
equiparazione di fatto alle altre provincie (sotto Diocleziano). La frammentazione politica
seguita alle invasioni barbariche provoc nel V sec. d.C. la definitiva rottura delle relazioni
commerciali allinterno del Mediterraneo, che determinarono un rapido abbassamento delle
condizioni di vita e un netto declino demografico. Tarda Antichit: dalla tetrarchia fino
allinvasione longobarda dellOccidente (568 d.C.). Linea di demarcazione tra antichit e
Medioevo. Si venuta consolidando nella storiografia lidea di Tarda Antichit con caratteri

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originali e distintivi, unimmagine di unepoca portatrice di valori positivi. Nellet tardoantica


cambia anche il potere dellimperatore: il sovrano colui che si conforma in massimo grado
alle leggi e che per conseguenza il pi giusto. Il potere del re irresponsabile, nel senso
che non deve render conto a chicchessia. Ma non per questo si sottrae alla legge, proprio
perch lincarna. Il monarca diventa sempre pi un riflesso di una divinit in una dimensione
sacrale, lunico intermediario per arrivare al cielo. Limperatore tardoantico tale per grazie
divina. La Tarda Antichit unet di forti contraddizioni, dove sono anche presenti caratteri
autoritari e repressivi, che fecero largo uso della tortura, che prima era invece riservata solo
agli schiavi. Come spiegazione per il generali inasprimento delle pene si possono invocare
fattori di diversa natura, soprattutto politica. 361-363 d.C.: Regno di Giuliano. Tentativo di
promuovere il ritorno al paganesimo. Si impegn in un complesso disegno di riforma della
religione pagana tradizionale, che si ispira in maniera abbastanza evidente alla Chiesa
cristiana.

Parte IV: La fine dellImpero romano dOccidente e Bisanzio


I. La fine dellImpero romano dOccidente
Met del IV secolo d.C.: I Goti erano la forza predominante nelle regione del Ponto, operando
nei due raggruppamenti fondamentali di Ostrogoti e Visigoti. Per buona parte del secolo le
relazioni tra Romani e Goti furono condizionate dal trattato di pace di Costantino del 332 d.C.,
che faceva dei Visigoti uno stato- cliente dei romani. La situazione ebbe una svolta drammatica
quando i vari regni gotici entrarono in crisi a loro volta per la pressione esercitata su di loro
dagli Unni: nel 376 d.C. i Visigoti fecero richiesta di essere accolti a sud del Danubio, in Tracia,
fuori dalla portata degli Unni. Dopo la disfatta di Adrianopoli nel 378 d.C. questa fase critica si
chiude nel 382 d.C. con il trattato stipulato da Teodosio, che consent definitivamente
linsediamento dei Goti entro le frontiere dellImpero. Da questo momento in poi gli imperatori
si appoggiarono sempre pi alle trib germaniche e ai loro capi. Linflusso dei Germani sulla
politica interna romana si basa quasi esclusivamente sulla loro posizione guadagnata allinterno
della gerarchia militare, non si sa se abbiano occupato cariche anche nellamministrazione
civile. LItalia settentrionale e centrale nel corso del IV secolo conobbe una serie di
accantonamenti di barbari come risultato di una politica mirata e di accordi pacifici: solo
eccezionalmente, per, veniva concessa ai barbari la cittadinanza romana, al contrario si cerc
di mantenere tra romani e barbari una reciproca estraneit. La chiesa sembra conciliante e
disponibile verso i barbari, in quanto ne rileva lutilit per funzioni di difesa. 395 d.C.: Morte di
Teodosio. Momento di svolta decisivo per limpero romano. Per la prima volta esso fu diviso
territorialmente in due parti tra i due figli di Teodosio: ad Arcadio and lOriente, a Onorio
lOccidente. Si crearono due corti, due amministrazioni, due eserciti completamente autonomi.
Lesito di tale smembramento risult particolarmente rovinoso per lOccidente, minacciato dalle
sempre pi frequenti invasioni dei barbari, mentre lOriente dovette fronteggiare il tradizionale
nemico Persiano. Nelle intenzioni di Teodosio in realt, il principio unitario doveva essere
mantenuto dal generale di origine vandalica Silicone, a cui affid in tutela i due figli. Questo
compito fu per impossibile da realizzarsi, a causa del continuo aggravarsi della situazione
militare. 398 d.C.: Rivolta in Africa repressa a fatica di Stilicone, ma una serie di invasioni
barbariche scosse lImpero. 402 e 406 d.C.: Invasione dei Goti, guidati da Alarico e da
Radagaiso. In entrambi i casi Stilicone riusc a fermarne lavanzata, ma alle fine del 406 d.C. la
frontiera renana fu travolta da numerose popolazioni germaniche: Vandali, Alamanni, Burgundi,
Franchi, Svevi e Alani dilagarono in Gallia, la Britannia si stacc definitivamente dallImpero.
Vandali, Alani e Svevi si stabilirono in Spagna dopo aver varcato i Pirenei. Stilicone venne
accusato di intesa con i barbari e messo a morte nel 408 d.C. LItalia fu di fatto abbandonata
alle scorribande di Alarico, che nel 410 d.C. entr a Roma e la saccheggi (sacco di Roma, era
la prima volta dallincendio gallico del 390 a.C.). Dopo aver saccheggiato Roma Alarico si
diresse verso il sud Italia. La sua morte improvvisa risparmi ulteriori traversie allItalia: i Goti si
ritirarono in Gallia meridionale, dove dettero vita a uno stato vero e proprio con capitale Tolosa.
Poco dopo anche i Burgundi diedero vita a un regno proprio. 423 d.C., Morte di Onorio. Dopo
che il potere venne preso per poco tempo da un usurpatore, nellautunno 425 d.C. venne eletto
Valentiniano III. Decenni iniziali del V secolo: I Vandali posero fine alla storia dellAfrica Roma.
Nel 429 d.C. essi passarono dalla Spagna in Africa dallo stretto di Gibilterra. Lanno dopo

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assediarono Ippona, nellodierna Algeria, nellassedio mor il vescovo della citt, SantAgostino.
Nel 439 d.C. cadde anche Cartagine e il re vandalo Genserico ottenne dalla corte ravennate il
riconoscimento del suo regno. Il regno vandalico non dur a lungo, fu conquistato da
Giustiniano del 534 d.C. e inglobato nellImpero dOriente.
Contemporaneamente dalla
Pannonia incombevano gli Unni guidati da Attila. In un primo tempo essi si diressero verso
Oriente, ma in seguito indirizzarono le loro mire verso Occidente. Dopo aver invaso la Gallia, gli
Unni furono sconfitti da Ezio nel 451 d.C. Quando Attila mosse alla volta dellItalia, lanno
successivo, gli Unni lasciarono improvvisamente la penisola dopo aver incontrato una
delegazione guidata da Papa Leone I. La morte di Attila provoc la rapida dissoluzione del suo
regno. 454 d.C.: Morte di Ezio. 455 d.C.: Roma fu saccheggiata per la seconda volta, questa
volta da Genserico, re dei Vandali. 457-461 d.C.: Regno di Maggioriano, ultimo imperatore
dOccidente che tent una riscossa militare. Venne eliminato nel 461 dal generale barbaro
Ricimero, che nel 472 d.C. assedi a Roma anche Antemio, limperatore voluto da
Costantinopoli. 474 d.C.: Zenone, imperatore dOriente, nomin imperatore Giulio Nepote,
contro il quale si ribell Oreste. 476 d.C.: Romolo, figlio di Oreste, fu scacciato dal capo
barbarico Odoacre, vento che segn la fine dellImpero romano dOccidente.
II. I regni romano-barbarici
Mentre la penisola italica rimaneva per un certo periodo sotto il controllo di Odoacre,
lImperatore dOriente Zenone cerc di porre riparo alla situazione attraverso lintervento di
popolazioni barbariche amiche. Nel 488 d.C. Teodorico, re dei Goti, scese in Italia con la
missione di eliminare Odoacre, che venne sconfitto e ucciso nel 493 d.C. Iniziava cos una sorta
di regno ostrogoto dellItalia. Gli Ostrogoti, o Goti orientali, sotto il profilo demografico
rappresentavano una ristretta minoranza. Ben diverso era il loro peso politico e sociale. Le
intenzioni di Teodorico erano volte a cercare una forma di collaborazione tra Goti e Romani: il re
ostrogoto provava una sincera ammirazione per il mondo romano, e nel complesso il suo regno
rappresent un momento positivo per la penisola italiana. Anche leconomia diede qualche
segni di ripresa. Nel 526 d.C. Teodorico moriva lasciando il regno alla figlia Amalasunta: la
politica di conciliazioni tra Goti e Romani non era pi praticabile anche per le continue
interferenze della corte di Costantinopoli, che cercava un pretesto per intervenire in Italia. Nelle
invasioni barbariche delloccidente romano si possono distinguere due fasi fondamentali:
Ostrogoti, Visigoti e Burgundi: giunti allinterno dellimpero dopo lunghe peregrinazioni,
si organizzano secondo le loro regole tradizionali, mentre nel resto del territorio la
popolazione romana continua a vivere come sempre.
Longobardi, Galli, Angli, Sassoni: fu opera di popoli gi da tempo stanziati ai confini
dellimpero, che imposero la propria organizzazione alla popolazione romana.
La durata di questi regni non identica. Vita relativamente breve ebbe il regno dei Burgundi
(443 d.C.), sottomesso definitivamente ai Franchi nel 534 d.C. Il regno ostrogoto in Italia dur
poco pi di mezzo secolo, fino al 553 a.C., alla fine della guerra Greco-Gotica. Il regno visigoto
di Tolosa, creato nel 418 d.C., conobbe il suo massimo splendore tra il 470 e il 480 d.C., quando
riusc a conquistare quasi tutta la Spagna e la Provenza. A seguito della sconfitta subita dai
Franchi nella battaglia di Vouill (507 d.C.), i Visigoti passarono nella penisola iberica, dove
formarono un regno con capitale Toledo e assoggettarono tutta la penisola verso la fine del VI
sec. d.C. Il regno visigoto di Toledo dur fino al 711 d.C., quando furono sconfitti dagli Arabi. Il
pi importante regno barbarico certamente quello dei Franchi. La figura decisiva quella di
Clodoveo, della dinastia merovingia, che divenne re nel 481 d.C. La sua conversione al
cristianesimo fu fondamentale nel favorire lintegrazione dei Franchi con laristocrazia galloromana. Verso la met del VI secolo d.C., la quasi totalit della Gallia pass sotto il controllo dei
Franchi. Nel 743 d.C. Carlo Martello ferm lavanzata degli arabi presso Poitiers. NellEuropa del
nord le azioni di pirateria portarono alloccupazione di territori sempre pi vasti. Nel corso di
due secoli, la popolazione celtica delle campagne fu sostituita da unaltra di ceppo germanico:
nasce cos la Britannia anglosassone. Listallazione dei barbari sul suolo romano avvenne
secondo modalit differenti: in Britannia si tratt di conquista pura e semplice, in Gallia
meridionale, Spagna e Italia linsediamento dei Germani avvenne sulla base della copertura
giuridica di un trattato, che assicurava il rispetto delle istituzioni civili. Oltre alle modalit
giuridiche si deve tener conto della realt religiosa. Al momento delle invasioni i romani
avevano ormai aderito al cristianesimo, mentre la maggioranza dei barbari era cristiana ma di

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credo ariano. Ogni popolo possedeva la sua chiesa nazionale, e ogni regione conobbe realt
differenti: in alcuni casi si pervenne ad una piena fusione, in altri si realizz un dualismo
amministrativo. 470 d.C.: Quando in Gallia, dopo Vandali, Svevi, Alani e Burgundi (406 d.C.),
penetrarono anche gli Ostrogoti, tutto il paese era in mano agli invasori.
480 d.C.: I Franchi occupavano il nord, i Visigoti il sud-ovest, i Burgundi la valle del Reno,
mentre altre popolazioni erano sparse un po ovunque. Il V secolo d.C. rappresent quindi per
laristocrazia romano-gallica unepoca di grave crisi, che la costrinse a riconsiderare le modalit
in cui poteva mantenere la propria unit di ceto: una delle opzioni possibili era rappresentata
dalla ricerca di unalta carica ecclesiastica. Con la presenza dei barbari allinterno dei confini
dellImpero, si registrano significative manifestazioni di interesse per una collaborazione. Nel VI
sec. d.C., ad esempio, un ruolo decisivo nellevoluzione dellidea dei Goti, da nemici del mondo
romano a fondatori del regno gotico dItalia, svolto da Cassiodoro, senatore romano e
ministro di Teodorico: egli si sforz di trasporre lideologia romana nelle realt politiche del
regno ostrogotico. Teodorico cos presentato come il successore degli imperatori romani e il
regno ostrogotico come il prolungamento dellImpero romano dOccidente. Una delle
conseguenze delle invasioni germaniche del V sec. d.C. fu laffermarsi del monachesimo.
Cerano comunit religiose che vivevano riunite intorno al loro vescovo, delle vere e proprie
fondazioni monastiche che si susseguirono a distanza di pochi anni luna dallaltra (Lerns,
S.Vittore di Marsiglia). I monasteri ebbero poi una funzione importante come centri di cultura:
nel VI sec. d.C. gli unici centri di vita culturale e di istruzione furono i monasteri Cassidoro, San
Benedetto. Le trasformazioni conosciute dalla citt romana furono molteplici. In molte citt il
foro romano continu a svolgere la sua funzione di centro economico in quanto sede di
mercato, ma perse il suo ruolo di direzione politica. Con il Medioevo si affermano in alternativa
il palazzo regio e la cattedrale, che riflettono i principali poteri di ogni citt: quello statale e
quello vescovile. In generale let tardoantica caratterizzata dalla costruzione di chiese di
notevoli proporzioni, anche nelle citt minori. Anche nelle abitudini alimentari si osserva una
cesura alla fine del mondo antico. Il declino della vita urbana e il progressivo allontanarsi delle
attivit produttive delle regioni costiere signific una riduzione delle colture dei cereali, della
vite e dellulivo che aveva invece caratterizzato leconomia romana. A tale modello alimentare
classico si sostitu quello tipico delle popolazioni barbariche: carne di cacciagione, cereali,
ortaggi e birra al posto del vino. Il crescente abbandono delle zone costiere favor un ritorno
alleconomia di montagna. Let di Teodorico (488-526 d.C.) aveva rappresentato un periodo di
relativa ripresa economica per lItalia: lagricoltura e il commercio poterono approfittare del
periodo di pace. La guerra greco-gotica vanific la possibilit che la ripresa si consolidasse. Il
periodo pi duro della guerra and dal 541 al 552 d.C., e lincertezza nellesito finale del
conflitto induceva gli occupanti del momento, sia Bizantini che Goti, ad ogni sorta di arbitrio a
spese della popolazione locale: le citt subirono gravi devastazioni e si ebbe un drammatico
calo demografico.
III. Bisanzio
Dal 395 d.C. le vicende dellImpero dOriente risultano del tutto divise da quelle dellOccidente.
Storia Bizantina (330-1453 d.C.). Nella partizione teodosiana lOriente era toccato ad Arcadio.
Alla morte di Arcadio, nel 408 d.C., gli successe il figlio Teodosio II (408-450 d.C.). Nel corso del
suo regno anche lImpero dOriente dovette fronteggiare il pericolo dei barbari, in particolare
quello degli Unni. Anche i Persiani furono tenuti a bada. Teodosio II ricordato soprattutto per
la sua attivit di riordino della giurisprudenza, avendo promulgato la raccolta delle leggi
imperiali di Diocleziano (438 d.C.). Il suo successore, Marciano (450-457 d.C.), fu scelto dal
senato. A travagliare la vita interna di Bisanzio furono soprattutto i problemi di natura teologica
relative alla natura di Cristo, a cui si aggiunsero, sotto i regni di Leone (457-474 d.C.) e Zenone
(474-491 d.C.), problemi di natura finanziaria. La situazione ormai divenuta critica fu affrontata
con successo da Anastasio (491-518 d.C.), che inoltre riusc a bloccare le offensive persiane tra
il 502 e il 503 d.C. Ad Anastasio successe Giustino (518-527 d.C.), e dopo di lui il nipote
Giustiniano, da lui adottato in precedenza.
Giustiniano (527-565 d.C.). Il regno di Giustiniano rappresenta per molti aspetti la conclusione
nel mondo antico. Il nome di Giustiniano legato soprattutto alla sua attivit di riordinamento
della giurisprudenza (Corpus Iuris Civilis). Di grande rilievo fu anche la sua attivit edilizia
( S.Sofia a Costantinopoli, S.Vitale a Ravenna) e il forte impulso dato al commercio e a nuove
attivit economiche (produzione della seta). Giustiniano non godette del favore degli storici a

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lui contemporanei. Ebbe grandi difficolt interne allinizio del regno: tra queste un posto
importante avevano le controversie dottrinali (Ortodossia vs credo monofisita). Giustiniano da
una part aveva interesse a cercare unintesa col papato, per doveva anche tener conto del
grande seguito di cui il credo monofisita godeva in Oriente. I problemi interni non distolsero
Giustiniano dal suo grande sogno di riconquista dellOccidente. 533 d.C.: Riconquist lAfrica
del nord, la Sardegna e la Corsica. 535-553 d.C.: Guerra Greco-Gotica. I Goti opposero una
grande resistenza allesercito bizantino. La guerra fu lunga e sanguinosa, ma alla fine
Giustiniano ebbe la meglio e lItalia divent una delle prefetture del Regno dOriente. La
restaurazione giustiniana fu interrotta nel 568 d.C., quando arrivarono i Longobardi. Da l si
determina la cesura che d inizio alla storia del Medioevo in Italia e in Europa. Costantinopoli:
Fondata da Costantino nel 330 d.C., gi a met del IV secolo d.C. la nuova capitale contava una
popolazione di 100.000 abitanti. In et giustiniana la popolazione contava pi di mezzo milione
di abitanti. A Costantinopoli il re e la sua corte vivevano allinterno di una cinta muraria, isolati
dal resto della citt. Societ bizantina: Nellarco di una storia pi che millenaria la societ
bizantina ebbe unevoluzione complessa, tuttavia si possono indicare alcuni caratteri particolari
e permanenti che la contraddistinguono:
Saldo e autonomo apparato burocratico: il governo dellimpero non pi retto da
magistrati, ma da burocrati, funzionari con carriere e funzioni specifiche al servizio
diretto dellimperator;
Figura dellimperatore: progressivamente si rafforza lidea che linvestitura
dellimperatore fosse concessa dalla grazia di Dio. Il potere imperiale, in quanto di
origine divina, riuniva e legittimava tutti gli altri;
Complesso di simboli che circondavano il potere imperiale: il palazzo, le vesti color
porpora, linaccessibilit della persona dellimperatore.
Nel mondo bizantino un ruolo di grande rilievo fu svolto dalla Chiesa. Tra il IV e il VI secolo d.C.
la funzione pubblica dei vescovi e la loro importanza allinterno delle citt era una caratteristica
distintiva dellOriente. I vescovi delle tre principali citt dellImpero: Costantinopoli, Alessandria
e Antiochia, presero il nome di Patriarchi, la cui nomina era di stretta competenza
dellimperatore. Cera uno stretto vincolo tra Stato e Chiesa, che rec senza dubbio vantaggi
alle due parti, insieme ad alcuni inconvenienti: la chiesa cadde sotto la tutela dello stato,
questultimo fu coinvolto nelle varie dispute dottrinali. Due furono le scuole teologiche che si
contrapposero maggiormente: quella di Antiochia, pi razionalista, e quella mistica di
Alessandria. Il regime imperiale creato da Augusto si fondava su un potere personale che
cercava il riconoscimento del popolo romano. La crisi del III secolo d.C., con le sue guerre
incessanti, trasform limperatore in un soldato professionista. Esso fu riconosciuto dal
cristianesimo che ne fece un legato di Dio in terra: limperatore era riconosciuto tale per
grazia divina. In Occidente si realizzarono presto le condizioni per unorganizzazione del tutto
nuova delleconomia e della politica: essi favorirono il modello dellidea Medievale di Stato che
si diffuse in Europa attraverso una serie di faticose trasformazioni. Iniziava allora una nuova
era, che per convenzione chiamiamo Medioevo.

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