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LET ELLENISTICA: 323 A.C.-31 A.

C LA CIVILTA ELLENISTICA In un passo della retorica Aristotele adopera il verbo (parlare correttamente il greco) ed (propriet di linguaggio nel servirsi del greco). Questi sono da tenere presenti se si vuole comprendere il senso del termine moderno ELLENISMO: con questo termine si designa il periodo della civilt greca che va dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) e la fine della battaglia di Azio (31 a.C.), nella quale la sconfitta di Cleopatra, ultima dei Tolomei, consegna lEgitto ai romani e determina la scomparsa dellultimo regno ellenistico. Il questa accezione il brano venne usato per la prima volta da Droysen; tuttavia esso gi presente in diversi autori antichi. Merito di Droysen fu quello di aver esteso limpiego del termine dal piano meramente linguistico a quello storico culturale. QUADRO STORICO POLITICO Dopo aver portato a termine lopera di conquista e unificazione della Grecia e aver posto cos termine alle secolari lotte fra le polis, Alessandro concep il disegno audace di attaccare sul proprio territorio la potenza persiana: questa impresa la realizz fra il 334 e il 324 a.C. conquistando un territorio vastissimo che si estendeva dallEgitto allAsia Minore , alla Mesopotamia, alla Persia, fino allIndia. Partendo da questo enorme territorio Alessandro concep il progetto di unire Oriente e Occidente in un impero universale: spos una nobile fanciulla persiana e pretese che i suoi ufficiali facessero altrettanto, allo scopo di mescolare il popolo greco-macedone con quelli assoggettati. Secondo gli usi locali egli si attribu onori quasi divini e tent di imporre ai riluttanti macedoni il rituale delle poskunesis, lomaggio che si rendeva al sovrano prosternandosi alla sua presenza. Frutto di calcolo politico fu anche lincoraggiamento dato al sincretismo religioso, che si tradusse in una fusione del pantheon olimpico con quelli orientali con quelli orientali, dando origine non solo alla creazione di ibridi teologici ma addirittura alla nascita di nuove divinit. La prematura morte di Ale imped la stabile attuazione politica di questo disegno universalistico, scatenando un lungo periodo di lotte fra i suoi generali( Diadochi) e poi fra i loro discendenti. Poich per nessuno di essi riusc ad avere il sopravvento sugli altri, limpero si divise definitivamente tra i vari stati. Intorno al 250 a.C. i maggiori regni greco-orientali erano 4: - Siria > I sovrano Seleuco i Nicatore > dinastia seleucidi - Egitto >I sovrano Tolomeo I Soter > dinastia Tolomei - Macedonia > I sovr. Antigono Gonata > dinastia Antigonidi - Pergamo > I sovr. Attalo I Soter > dinastia Attalidi A queste grandi monarchie si aggiungevano alcuni piccoli stati anatomici come la Bitania, il Ponto, la Plafagonia e la Cappadocia, mentre la Grecia, Sparta a parte, ricadde sotto i macedoni. Tutti questi stati ellenistici cadranno man mano nelle mani dei Romani. I LUOGHI DI PRODUZIONE DELLA CULTURA La civilt ellenistica segna il definitivo trapasso dalla cultura orale-aurale a quella della scrittura, identificando nel libro il veicolo privilegiato di trasmissione del sapere e nella biblioteca il luogo della sua tesaurizzazione. alla struttura del Peripato aristotelico che si ispirano le grandi istituzioni culturali create dalla munificenza dei sovrani in greco-orientali, primi fra tutti i Tolomei d'Egitto. Fino a quel momento infatti il centro della cultura era stato Atene, dove per nella civilt ellenistica rimase solo la filosofia. I massicci stanziamenti economici operati dai monarchi ellenistici ebbero un ruolo determinante nel profondo mutamento che caratterizza il ruolo dell'intellettuale e la funzione stessa della cultura: se prima erano legate tra di loro con una finalit di carattere sociale adesso il mecenatismo dei successori di Alessandro favorisce la creazione di veri e propri laboratori culturali che gravitano intorno alle corti. 1

Ci rese la classe intellettuale sempre pi organica al potere politico e fece s che la cultura assumesse connotati marcatamente elitari, circoscritta ai cenacoli e alle accademie create dalla volont dei sovrani. ALESSANDRIA ad Alessandria, la pi grande e ricca delle citt ellenistiche confluirono diversi poeti, letterati, grammatici. Determinante per il ruolo culturale che Alessandria assunse fu soprattutto la venuta di alcuni prestigiosi esponenti del Peripato: stratone di lampsaco e Demetrio falereo, costretto all'esilio da Demetrio poliorcete. Proprio al Falereo si deve il progetto di istituire la biblioteca e il museo di Alessandria. Tolomeo I volle infatti fin da subito circondarsi di letterati e i filosofi rendendosi benefattore dell'arte e della cultura. Il museo era organizzato sul modello del peripato, sorgeva nell'area degli edifici circostanti alla reggia. Il sesso alloggiavano, studiavano e tenevano lezioni numerosi gruppi che potevano anche usufruire delle strutture contigue. Annesso al museo era pure la grande biblioteca al quale se ne dovette poi aggiungere una pi piccola nel Serapeo. A capo del museo che era un sovrintendente( ) che ne dirigeva l'attivit con le stesse funzioni esercitate dallo scolarca del peptato . Pi prestigiosa ed era la carica del direttore () della biblioteca, di nomina reggia, che venga ricoperta per la prima volta da Zenodoto e poi da Apollonia Rodio. Sotto la guida del direttore un gruppo di grammatici e di filologi si dedicava a emendare e annotare il testo delle varie opere che venivano catalogate e collocate nei diversi scomparti della biblioteca in vere e proprie edizioni critiche. Ad Alessandria si chiedeva ad ogni nave che entrava nel porto se avevano dei libri da donare alla biblioteca. Questa raggiunse il suo massimo splendore verso gli inizi del primo secolo a.C.(circa 700.000 volumi) ma sub un colpo irreparabile in seguito all'incendio scoppiato nel 47 a.C. durante la campagna Cesariana contro Tolomeo XIII e and poi progressivamente in rovina. GLI ALTRI CENTRI CULTURALI Pergamo: in concorrenza con la biblioteca di Alessandria fu quella di Pergamo voluta da Attalo I. anch'egli risorse all'opera di un celebre erudito, Cratete, ritenuto l'inventore della carta pergamena. Antiochia: di livello minore ed era invece la biblioteca di Antiochia fondata da Antioco I e potenziata verso la fine del terzo secolo quando venne chiamato a dirigerela Euforione, Pella: ebbe una vita culturale e relativamente vivace solo sotto regno di Antogono Gonata, il sovrano seguace dello stoicismo. Atene: l'ultima sua grande fioritura letteraria fu quella della commedia nuova, che coincise in parte col decennio del governo di Demetrio Falereo, ma i cui esponenti per lo pi non furono ateniesi. Resta rimase la sede della filosofia: a parte l'accademia e il Peripato nacquero anche la scuola di Epicuro e quella di Zenone, fondatore dello stoicismo.. Atene serb in questo campo un prestigio culturale che dur fino a tutta l'et romana. CARATTERI DELLA CIVILT ELLENISTICA l'esportazione della civilt greca in terre cos lontane dalla madrepatria si risolse non solo in un secondo interscambio fra cultura greca e orientale ma diede addirittura origine a un nuovo mondo, a una grecia totalmente diversa da quella che aveva avuto per secoli il suo fulcro nella polis. COSMOPOLITISMO E L'INDIVIDUALISMO appunto il cosmopolitismo, ossia la dimensione universalistica, costituisce uno dei caratteri peculiari di questa nuova civilt: l'uomo greco si trova ora proiettato in un mondo senza confini dove l'idioma ellenico, divenuto linguaggio comune in unarea geograficamente vasta quanto il mondo conosciuto, risuona in metropoli colorite popolate da gente di tutte le razze. Egli si trova ora 2

a doversi confrontare con culture profondamente diversa dalla sua, spesso portatrici di valori antitetici e alternativi rispetto quelli in cui era stato educato. L'uomo greco prova un misto sia di fascino che di sgomento; e se da una parte non pu non sentirsi cittadino del mondo, dall'altra tende a chiudersi in se stesso e a cercare nella propria interiorit l'equilibrio perduto, sostituendo agli antichi valori collettivi, tipici della polis, quelli pi legati alla sfera individuale: in tal modo cosmopolitismo e individualismo finiscono paradossalmente col coesistere in quanto manifestazioni a un tempo opposte e complementari nella stessa condizione spirituale. L'avvento delle grandi monarchie autocratiche, politicamente modellate su quelle orientali, trasforma quasi ovunque il cittadino in suddito, privandolo della possibilit di concorrere alle decisioni riguardanti la vita dello Stato, riservate ora al sovrano e i suoi ministri. Tutto questo accentua la tendenza a cercare nel privato nuovi parametri ed esistenziali. LA FILOSOFIA E LA SCIENZA in campo filosofico l'ellenismo implic un mutamento rispetto alle tendenze dell'et precedente, un mutamento allegato al testo alle nuove esigenze di una classe intellettuale sempre meno interessata e grandi sistemi metafisici elaborati da Platone e Aristotele. In un mondo dominato dall'incertezza e dalla crisi dei valori morali, la cui deit-simbolo la mutevole tyche, l'uomo si diresse verso la ricerca di una formula che gli assicurasse la serenit su questa terra , di una ricetta della felicit che lo rendesse i impermeabile alle bufere che imperversavano nel mondo. Si diffusero cos dottrine filosofico a sfondo prevalentemente etico che, come l'epicureismo e lo stoicismo, promettevano all'uomo il conseguimento del limo digrada i turbamenti e dalle passioni. Epicuro, teorizzando la necessit del vivere nascosto, corrispose in pieno all'istanza individualistica dell'ellenismo; gli stoici invece a quella universalistica fungendo da supporto allideologia del principato. La scienza conobbe una grande fioritura in tutto il mondo ellenistico e annover tra i suoi esponenti figure di primo piano come Archimede, Euclide ed Eratostene. Gli scienziati usufruirono di strutture adeguate e mezzi di finanziamento poste a loro disposizione dai vari sovrani, ma dal punto di vista burocratico risultarono sottoposti a un certo controllo da parte del potere politico. LA RELIGIONE al contrario delle classi pi elevate, gli strati socialmente e culturalmente meno dotati tentarono di colmare il diffuso vuoto spirituale attraverso esperienze religiose suggestive e coinvolgenti: si tratta di culti misterici di tipo esoterico legati a divinit orientali, dotati di una forte caratterizzazione salvifica e escatologica, che esercit particolare attrattiva sui diseredati e gli oppressi. In tutti questi culti l'iniziato giungeva alla visione della divinit o addirittura all'unione mistica con essa. Al dio lontano della religione olimpica se ne sostituisce uno invocato come capace di ascoltare() e Salvatore( ), cio in grado di sollevare il fedele dalle sue miserie e di assicurargli la felicit eterna. Un aspetto particolare della religiosit di questo periodo la divinizzazione del sovrano: Gli epiteti culturali degli dei vennero attribuiti ai re. D'altro canto la proskynesis voluta da Alessandro preludeva gi a questo fenomeno che ebbe la sua prima sanzione ufficiale nel 283 a.C., quando il Filadelfo divini esordi propri genitori Tolomeo I e Berenice. L'ARCHITETTURA E LE ARTI FIGURATIVE anche la architettura e le arti figurative furono influenzate dal nuovo clima politico e culturale. L'ideologia del sovrano, visto come epifania terrena della divinit, induce una spiccata tendenza allo scenografico e al grandioso, che si manifesta nella costruzione di monumentali edifici eretti a gloria del re-dio. essi vengono inseriti in contesti urbani il cui impianto risulta organizzato secondo un preciso piano regolatore. Lagor sopravvive solo come luogo dei commerci e le grandi metropoli ellenistiche n ebbero spesso pi di una. Resta terre per ogni soluzione politica e risulta 3

scenograficamente fiancheggiata da portici coperti o utilizzata vestibolo dell'area riservata al re e alle divinit, all'ingresso dell'Acropoli. Nel campo della pittura e della scultura si verific un sovrapporsi di tendenze diverse, ma ugualmente accomunate dal rifiuto dello stile classico, inteso come il gusto per l'ordine e la misura, come idealizzazione del contenuto spirituale e della forma, in unopposta ricerca delleffetto e del contrasto e in una rappresentazione pi minuta e fedele della realt naturale. L'eclettismo greco-orientale non esit ad assimilare elementi provenienti da culture lontanissime come quella indiana. Comunque questi caratteri non furono univoci e costanti. LA LINGUA alla crisi della polis e alla diffusione della cultura greca fuori dai suoi confini tradizionali pure riconducibile il fenomeno che caratterizza con maggiore evidenza l'ellenismo: la diffusione della parlata comune, . di base ionico-attica, fin quasi dappertutto col soppiantare le parlate locali divenendo la lingua ufficiale delle cancellerie e della pubblica amministrazione. La koin non rimase per sempre uguale a se stessa: mentre la lingua scritta inclina a essere pi conservativa e a resistere alla nuova tendenza, quella parlata risulta pi dinamica. Le direttrici di questa linea evolutiva obbediscono a esigenze di economicit, cio di progressiva eliminazione delle forme sentite come non strettamente necessarie al pratico impiego e poco per volta abbandonate anche in ambito letterario: scompaiono cos la notazione dello spirito aspro, il duale, il perfetto e lottativo. Anche nell'ambito della lingua scritta alcuni di questi fenomeni sono riscontrabili come nella traduzione greca della Bibbia e del nuovo testamento, cio in opere generalmente prive di finalit letterarie. LA NUOVA LETTERATURA La nuova posizione dell'intellettuale nei confronti del potere politico ha una serie di riflessi sulla produzione letteraria di questo periodo, che assume caratteri del tutto nuovi. Mutato infatti il destinatario di tale produzione, che non pi la comunit cittadina bens la corte o lagiata classe media, scrittori e poeti non possono non adattarsi alla nuova situazione sociale e politica, nella quale si richiedono prodotti artistici di fattura particolarmente preziosa. Soprattutto i poeti, che continuano a preferire le lingue letterarie della tradizione, perseguono la ricerca di un'arte sempre pi affinata ed erudita, in cui importanza primaria assumono la ricercatezza dell'elaborazione formale la scelta di argomenti poco divulgati. Cos i vecchi generi letterari risultano profondamente innovati e se ne creano di nuovi come lepillio e lidillio, e si ricorre sempre pi a tematiche erotiche, simposiache, naturalistiche, con una spiccata tendenza all'analisi psicologica dei sentimenti e degli stati d'animo, quale prodotto di quella fuga nell'interiorit seguita al tramonto dei valori collettivi. Tale inclinazione all'individualismo produce due tendenze artistiche e di diverso segno: 1. l'interesse per i temi realistici ispirati all'osservazione della vita quotidiana e spesso commisti di elementi autobiografici 2. l'evasione verso il mondo del mito, concepito come una dimensione puramente letteraria e fantastica in questo periodo fiorirono polemiche e contese non dovute a divergenze di natura politica o morale, ma a contrastanti visioni della letteratura e dell'arte, ora considerate categoria autonoma. Si verific infatti un crescente distacco fra cultura e societ. Ci rivela per altro verso la modernit dell'ellenismo, in cui la letteratura comincia per la prima volta a interrogarsi su se stessa e a riflettere sulla propria ragion d'essere.

MENANDRO DALLA COMMEDIA ANTICA ALLA COMMEDIA NUOVA Nel IV secolo a.C. si consumo la definitiva caduta della civilt della polis: la tragedia scomparve completamente e pian piano anche la commedia, attraverso un processo di trasformazione di forme e contenuti. Mentre nelle commedie di Aristofane il tema politico(scontro e polemica politici) aveva un considerevole peso, con il mutare delle circostanze esterne il protagonista del teatro comico prende sempre piu le distanze dalla polis, che finisce per scomparire completamente dalla scena. Il venir meno della tematica politica costante nella produzione teatrale da dopo Aristofane: c inoltre la mancanza della parabasi (cammino davanti, il coro si dispone in fila e i coreuti si mettono a sfilare davanti al pubblico; cosi lautore comunicaal pubblico il suo pensiero e quello che voleva dire al pubblico) e la riduzione degli intermezzi corali(dovuta alla scomparsa della figura del corego). Indichiamo il 388 a.C. (ultima rappresentazione di una commedia di Aristofane) come data di conclusione della fase Antica della commedia e il 322 a.C.(prima produzione teatrale di Menandro) come inizio di una nuova stagione. Possiamo identificare una fase di transizione della commedia caratterizzata dalla presenza della parodia mitologica e dellassenza della satire politica. - commedia antica: dalle origini allinizio del IV secolo a.C. - commedia di mezzo: fino al 322 a.C. circa - commedia nuova : fino alla met del III secolo a.C. Ciascuno dei tre periodi conserva tratti specifici del precedente o dellantecedente. I POETI DELLA COMMEDIA DI MEZZO Sullesistenza della commedia di mezzo abbiamo qualceh perplessit. Pertanto ci sono giunti i nomi di 57 poeti appartenenti a questa fase di produzione teatrale e circa un totale di 365 opere. Predominante in questo periodo la tematica della parodia mitologica. - Antifane: nativo di Rodi o Smirne, attivo per quasi tutto il IV secolo, ha scritto opere con titoli attinenti alla mitologia e al mondo dei mestieri. - Alessi: operante ad Atene, visse dal 372 al 270 a.C., produsse un grandissimo numero di opere e la sua fama giunse fino a Roma; un esempio della sua comicit dato da Odisseo Tessitore, commedia in cui Ulisse lavora al telaio di Penelope. - Anassiride: nativo di Rodi, autore di 65 commedie si concentro sulla parodia mitologica. - Eubulo: incentro la sua produzione sulla parodia tragica, nativo di Atene, la sua produzione culmino tra il 376 e il 373 a.C. - Rintone: fiorito al tempo di Tolomeo I si concentro su un genere che possiamo chiamare ilarotragedia, che consiste nel genere della podia tragica messa in scena con i modi della farsa fliacica. Compose circa 38 ilarotragedie. MENANDRO Unico autore sopravvissuto fra quelli della Commedia Nuova, Menandro diede vita ad un teatro nuovo e diverso nei temi e nella struttura da quello antico. Messa da parte la tematica politica, il teatro viene riempito dalla rilevante presenza dellelemento psicologico, inserito in una trama sostanzialmente ripetitiva ed esile ma vivacizzata da colpi di scena, rivelazioni ed equivoci. Ispirandosi ad Euripide che aveva posto lintreccio della trama e i colpi di scena in una posizione di rilievo nella tragedia, Menandro incentra il suo teatro sulluomo, un uomo qualunque, anonimo, che viene calato in una normale quotidianit, disinteressato alla vicende e ai grandi temi della vita politica. Le vicende proposte dal teatro di Menandro sono relative alla sfera privata della vita di tutti i giorni, e gli intrecci prendono vita da normali episodi di quotidianit. Sullo sfondo delle commedie c una societ generalmente benestante in cui le differenze di censo non hanno molto peso perch tutti i personaggi interagiscono fra di loro e intrattengono rapporti 5

reciproci. Menandro cura con molta attenzione leffetto di verosimiglianza e la buona sorte: essa ha un ruolo molto scoperto in questo nuovo tipo di commedia -> spesso Menandro lo esaspera realizzando un gioco di coincidenze che da limpressione di artificiosit. Come Menandro anche Polibio e Plutarco insistettero sullincidenza degli elementi imponderabili nellambito delle vicende umane: infatti linsistenza sul potere della sorte era un indizio della crisi di certezze che travagliavano luomo greco nel crepuscolo della polis che sarebbe divenuto piu acuto nei secoli successivi. LARBITRATO Larbitrato appartiene al periodo piu alto e maturo dello sviluppo drammaturgico menandreo, perch la capacit di far vivere i personaggi e di crearli tocca il suo vertice. In questa commedia il lieto fine trae origine dal carattere dei personaggi e non dal colpo di scena che riporta tutto a posto. infatti un processo di maturazione dei personaggi che porta Carisio a ritornare dalla moglie ad esempio perch comprende la debolezza della natura umana e mostra la tolleranza e la disponibilit verso il prossimo. Tutto cio si configura come messaggio di alto valore morale che rende i personaggi profondi e ricchi di sfumature psicologiche. Abrotono la figura piu sensibile ed affascinante del teatro menandreo: unetera(attivit indecorosa) che ha tuttavia saputo conservare i suoi innati caratteri di nobilt danimo e di generosit. Si adopera perch un atto di violenza non sconvolga la vita di unaltra donna, cosa che successa a lei, e sconvolga ununione coniugale. Abrotono agisce in tal mondo per obbedienza alla sua indole (tropos). In una societ in cui il proprio interesse posto davanti a tutto e tutti, il carattere delletera spicca. Alla figura di Abrotono puo accostarsi la figura di Carisio, he subisce ed accetta di buon grado una lezione di vita senza precedenti: quando sente la moglie che parla col padre dicendo che assolutamente rifiuta di lasciarlo egli riflette sul fatto: lei gli perdona cio che lui non le vuole perdonare ->qui si attua un processo di crescita interiore del personaggio. IL TEATRO DI MENANDRO I protagonisti delle sue commedie appartengono a una societ borghese, benestante, non schiava delle differenze di censo. Spesso la commedia accenna alle situazioni di poveri e sfortunati. In questa situazione spesso introdotto un elemento di perturbazione dellordine familiare, come ad esempio la presenza di unetera. Al sorgere di un problema (cosa che avviene puntualmente nelle commedie di Menandro) il protagonista reagisce secondo le pulsioni del proprio carattere o della propria cultura. Scorrono cosi personaggi rappresentativi dellintero campionario dellindole umana che non hanno nulla di caricaturale e di stereotipo. Visti i convulsi ed imprevedibili recenti avvenimenti storici dellultimo cinquantennio la gente greca perde la fiducia nelle tradizionali divinit del passato, vivendo con il presente come unica certezza, mentre il futuro rimane incerto, avvolto nella nebbia. Questo evidenzia la crisi della religione tradizionale, ed la progressiva affermazione del trionfo dellindividualismo. Il pubblico non si aspetta piu grandi insegnamenti dati dalla scena, ma uno spettacolo gradevole e facile da seguire (un teatro non impegnato). Lo schema delle tragedie di Menandro ben collaudato e semplice: la vita privata di un personaggio qualsiasi viene improvvisamente scossa da un evento inatteso che rischia di disarticolare irrimediabilmente. Ogni vicenda pero a lieto fine e qualunque sia la gravit degli impedimenti la vittoria del personaggio positivo c sempre. Il teatro di Menandro inoltre affollato di buoni sentimenti come filantropia, amicizia, solidariet, disponibilit. UMANESIMO MENANDREO Il teatro di Menandro antropocentrico. Il suo protagonista un uomo alle prese con avventure quotidiane e anche banali, nelle quali risaltano le sfaccettature della sua indole; i personaggi sono vivi e ben definiti, e lacutezza con cui vengono delineati probabilmente influenzata dai 6

Caratteri di Teofrasto, che pero erano personaggi diversi da quelli di Menandro perch destinati a rimanere medaglioni immoti e privi di vita interiore. Nonostante sia immerso in una dimensione quotidiana, luomo delle commedie menandree possiede una raffinata e complessa spiritualit. Mentre luomo ateniese del V secolo a.C. si sentiva un unicum perch appartenente ad una civilt superiore, Menandro colloca lunicit delluomo proprio nel suo essere uomo, non nellappartenenza ad una determinata etnia. Per M. dunque la nobilt vera non data dai natali, dal censo o dalla stirpe: cio che luomo viene determinato solo dal suo carattere, non dalla casuale rpesenza di elementi esterni. La diffusione di uesta concezione spirtuale mostra come essa non fosse piu unintellettualistica emanazione dellantropocentrismo sofistico ma un dato diffuso ed accettato: il che contribuiva a mantenere viva la funzione pedagogica del teatro nel IV sec. a.C. TECNICA TEATRALE Nel teatro menandreo il dato piu rilevante la scomparsa del protagonista unico e delleroe comico. Alla vicenda rpendono parte infatti piu personaggi, umani e raramente divini. Unaltra caratteristica dominante del teatro di M. sicuramente il realismo: il commediografo si impegno molto infatti ad elaborare vicende movimentate negli antefatti calati in una dimensione di vita quotidiana. Si nota inoltre la forte influenza di Euripide su Menandro nella struttura dei prologhi, nellintreccio delle trame e nelle sceneggiature. STRUTTURA E LINGUA La struttura del teatro menandreo ricca di espedienti tecnici (battute a parte, monologhi, frasi indirizzate al pubblico) ma cambia il rapporto col pubblico: Aristofane aveva trasformato i cittadini spettatori in un punto di forza della sceneggiatura, mentre nella commedia nuova il pubblico soltanto spettatore dellopera messa in scena, la quale diventa semplicemente una parentesi raffinata di evasione. Il linguaggio di Menandro si distacca da quello di Aristofane (linguaggio che spesso diventava triviale, volgare, cosa che era il punto di forza della sua comicit) non usando insulti e parolacce, n doppi sensi attinenti alla sfera sessuale o fantasiose creazioni lessicali: nel suo linguaggio spesso presente un toccante lirismo dei toni. un linguaggio che esprime la misura e il buon gusto. La lingua lattico del IV secolo. Lo stile semplice e quotidiano, ben variato ed adattato ai personaggi. CALLIMACO LA RIVOLUZIONE CALLIMACHEA Callimaco il poeta ellenistico per eccellenza: piu di ogni altro rispecchia la svolta avvenuta con lEllenismo della civilt greca. Callimaco elabora una poetica di rottura totale nei confronti della tradizione precedente; lo stesso canone letterario(che era stato stabilito dalla Poetica di Aristotele) ad essere messo in discussione per far posto ad un sistema aperto e flessibile in cui lartista si puo distaccare dai modelli tradizionali modificandoli, cimentandosi in piu tipi di componimenti poetici e di inventarne anche di nuovi. In questo sta lo sperimentalismo callimacheo: nelleredit di forme letterarie e nel rinnovamento di queste. Al poema epico tradizionale Callimaco oppone lepillio: una piccola opera epica molto raffinata, dove la saga eroica miniaturizzata. Callimaco ritiene dunque inattuale la ripresa del poema omerico fatta da goffi imitatori, sostenendo che il rifiuto delle norme tradizionali non implica pero la teorizzazione di unarte senza regole, e la cura della forma e il senso della misura(tratti caratteristici della sua poetica, il cosiddetto labor limae).

GLI AITIA(=componimenti eziologici, modello di Catullo e Ovidio) Sono 4 libri di componimenti in metro elegiaco. Ognuno di essi attraverso la rievocazione di un mito, spiegava la leggendaria origine di unusanza, di una cerimonia, del nome di una localit, unificando la capacit poetica di Callimaco con oggetti di interesse storico-antiquario. Questo connubio tra erudizione e poesia appare particolarmente evidente in questopera esemplare, il cui materiale mitico attinto a repertori meno noti e vulgati, ma non viene mai creato da poeta, che infatti afferma di scrivere solo di cio che ha attestato. Il procedimento eziologico non una novit assoluta nella letteratura greca: era infatti presente 1)nelle genealogie esiodee 2) nellepicinio pindarico, dove assolve la funzione di stabilire un rapporto fra attualit e mito. Negli Aitia utilizzato e risulta funzionale alla struttura complessiva dellopera. Stesso uso ha 1)nellEneide di Virgilio 2)nel IV libro delle elegie di Properzio 3)nelle Metamorfosi e nei Fasti di Ovidio. Per introdurre la narrazione eziologica Callimaco fa ricorso a vari espedienti: parla in prima persona il protagonista dellaition, o altre volte il racconto viene inserito in una cornice che rappresentata da una conversazione conviviale o da un dialogo poeta-Muse. Questultimo tema forse costituiva il filo conduttore del poema. Degli Aitia possediamo consistono in 200 frammenti di varia estensione non tutti facilmente collocabili nellopera. Fortunatamente possediamo delle diagheseis che sono riassunti di un commentatore del I/II sec d.C. contenuti in un papiro pubblicato nel 1934. Caratteristica dellopera lenorme mole di erudizione mitologica e antiquaria evidente nei frammenti. Non si nega la presenza della poesia negli Aitia che ci dimostrato ci fosse nei frammenti di Acontio e Cidippe e nella Chioma di Berenice. Acontio e Cidippe-> Acontio escogita un espediente per far si che Cidippe, fanciulla di cui innamorato, legga su una mela linciso giuramento che la impegna a non sposare nessun altro al di fuori di lui. Dopo alcune vicende che ostacolano il loro matrimonio la storia si conclude felicemente. Chioma di Brenice-> Tolomeo III parte per una campagna militare e la moglie Berenice si recide una ciocca di capelli che pone nel tempio come dono votivo per la sua protezione, ma la ciocca sparisce. Conone astronomo di corte vede in cielo una nuova costellazione che assomiglia molto alla ciocca di Berenice e dice che lhanno rubata gli dei. La tematica di questo frammento ha continuato a produrre cultura, dalle Metamorfosi di Ovidio(trasformazione in stella=metamorfosi) a Catullo e a Foscolo. Il proemio il documento piu rilevante della polemica che Callimaco oppose ai sostenitori delle forme letterarie tradizionali (il poema epico, da lui considerato un poema unico ed ininterrotto)cui egli contrappone un epos breve. I suoi avversari chiamati Telchini(dal nome dei maligni demoni sterminati da Apollo) lo accusano di essere un poeta di pochi versi ma egli ribate dimostrando che anche Mimnermo era famoso per le brevi elegie e non per i lunghi componimenti. Tra i nomi dei Telchini troviamo: due Dionisii, Asclepiade, Posidippo, Prassifane di Mitilene, mentre manca quello di Apollonio Rodio che sappiamo essere in maggiore avversario. La modernit del poema di Callimaco sta nel: 1) aver utilizzato parti di unopera poetica per enunciazioni estetiche o polemiche 2) aver apportato allopera stessa modifiche ed aggiunte. ARGOMENTI DEGLI AITIA I Libro: prologo di carattere programmatico in cui il poeta polemizzava con gli avversari e proponeva la sua poetica (poetica = insieme di scelte dellautore, tutto cio che scrive, stile, temi,ecc): Callimaco il primo a fare una dichiarazione della propria poetica. Parte dalle rievocazione di un sogno in cui discuteva con le Muse sullorigine di usanze e riti. Poi innalzava i suoi veri e propri aitia ordinati per sequenze. Descrive riti sacrificali, cerimonie espiatorie ed episodi e vicende.

II Libro: doveva forse contenere aitia relativi alla fondazione di certe citt siciliane e le vicende di alcuni personaggi leggendari. Non possediamo diagheseis quindi la ricostruzione difficile. III Libro: questo libro si apriva con un proemio in cui si inseriva lEpinicio di Berenice, un componimento encomiastico della regina. Seguivano altri componimenti relativi a feste, storie damore(Acontio e Cidippe) e altri miti. In alcune di queste elegie vniva usato lespediente di far raccontare alloggetto che ne protagonista la vicenda(prosopopea). IV Libro: comprendeva 16 elegie dedicate e miti sempre meno noti. Anche qui si faceva ricorso allespediente della prosopopea, come si nota nella Chioma di Berenice (la stessa ciocca parla). I GIAMBI Sono in tutto 13 componimenti, scritti nelle diverse variet del metro giambico. La figura di Ipponatte viene utilizzata per conferire una certa unit alla raccolta, comparendo nel primo e nell'ultimo carme, secondo quella tecnica compositiva ad anello gi a utilizzata negli aitia. L'opera ha per solo parziali affinit contenutistiche con la tradizione giambica: gli argomenti trattati nei singoli componimenti sono i pi disparati e risulta piuttosto stemperata l'aggressivit caratteristica dell'invettiva di archiloco e ipponatte. Dell'opera ci sono giunti i frammenti papiracei di varia estensione insieme alle diegeseis dei singoli componimenti. l variet degli argomenti trattati esclude una precisa connessione con l'antico genere lirico: i toni polemici sono stemperati con una prevalenza del tono satirico. Il poeta rimarca il suo distacco dalla tradizione adoperando la forma giambica rivestendola per di tematiche ad essa estranee. La stessa figura di ipponatte risulta alquanto difforme da quella tradizionale, perdendo i suoi connotati aggressivi per trasformarsi nel prototipo del saggio dispensatore di precetti. I giambi raccolgono provocatoriamente l'accusa di polyeideia, e proprio nella variet dei temi e dei toni finiscono col trovare il loro motivo unificatore. Opera pi originale e moderna di Callimaco, essi inaugurano quel nuovo genere seriocomico da cui deriveranno, in ambito latino, sia la satura che la satira. LECALE Callimaco linventore di un nuovo genere letterario: lepillio, un piccolo epos, lalternativa al poema epico di vasta estensione. Opera esemplare di questo genere lEcale, un poemetto in esametri di cui ci sono pervenuti 150 frammenti oltre alle diagheseis. Lepillio si risolve in un vero e proprio aition, che spiega lorigine del toponimo Ecale e delle feste Ecalesie in onore di Zeus. Il poemetto rappresenta il prodotto piu esemplare della nuova concezione artistica di Callimaco: la brevit nellestensione, la raffinatezza dello stile, lerudizione antiquaria. Questi elementi peculiari dellopera sono il frutto di scelte programmatiche precise rivolte a dimostrare che lunico modo di salvare lepos il modernizzarlo radicalmente nelle forme e reinterpretarlo nei contenuti. GLI INNI sono in tutto 6 componimenti dedicati ad altrettante divinit. Di estensione assai varia, dal punto di vista della lingua e del metro oscillano fra ossequio formale della tradizione omerica e intenzionale violazione di essa: i primi quattro sono scritti in esametri epici gli ultimi due presentano un colorito dorico il quinto addirittura scritto in distici elegiaci vi sono continue innovazioni e reinterpretazioni del tipico genere innografico. Gli dei celebrati negli inni hanno tratti altrettanto umanizzati di quelli cantati dagli antichi aedi, e tuttavia si vede 9

chiaramente come essi non regnino pi su un universo popolato da eroe magnanimi e percorso da titaniche passioni: i loro referenti terreni sono i potenti sovrani ellenistici. Profondamente cambiati sono il cantore e il suo pubblico: 1. il cantore: alla ricerca di un'identit che oscilla tra un fittizio ruolo aedico e una pi reale dimensione di poeta-erudito 2. il pubblico: anchesso in equilibrio tra la parte di devoto ascoltatore della storia sacra e di curioso lettore di favole antiche composti in un arco di tempo abbastanza lungo, gli inni offrono talora qualche elemento per una loro approssimativa datazione. Il pi antico quello a Zeus (280 a.C.), il pi tardo quello ad Apollo(258-247a.C.). linnografia callimachea si muove con disinvoltura fra tradizione e innovazione, innestando sul vecchio tronco rapsodico gli spiriti nuovi dell'ellenismo: la celebrazione degli dei olimpici non mai quasi disgiunta da quella del sovrano-Dio e trae spesso lo spunto dalle cerimonie fastose e vagamente orientaleggianti con cui i re erano onorati. I toni borghesi e persino umoristici con cui le divinit sono talvolta descritte trovano anche qualche precedente nell'epica omerica, ma attingono qui maggiormente a quella vena giocosa, vera essenza dell'arte di Callimaco. GLI EPIGRAMMI ci sono giunti in una sessantina di epigrammi ma il loro numero doveva essere pi elevato. I temi trattati sono i pi diversi(erotici, funerari, encomiastici), cos come assai ricca la gamma di sentimenti e di stati d'animo che essi riflettono. Non facile per distinguere il confine che intercorre fra esperienza di vita e topos letterario. Assai varia anche le estensione dei singoli carmi. Non mancano esempi di uso dei metri lirici e di forme dialettali doriche, a rimarcare quella variet (poikilia) che costituisce un elemento essenziale della politica di Callimaco. LA POETICA DI CALLIMACO callimaco, nelle sue stesse opere, enuncia i principi della sua poetica, adoperando sempre toni piuttosto aspri nei confronti degli avversari. Dietro l'opzione per la ( esililit) si intravede chiaramente una presa di posizione antiaristotelica, che sar la causa principale del dissidio con Apolonnio Rodio. La parte non secondaria che l'erudizione ha nella poesia callimachea costituisce invece il cardine di una teoria letteraria che alla imitatio come essenza dell'opera poetica aspira a contrapporre nuovi procedimenti stilistici di tipo emulativo e allusivo. Callimaco precisa che il suo rifiuto dell'imitazione non implica il ricorso alla pura invenzione, e che originalit non equivale a infondata fantasticheria: il continuo e puntiglioso richiamarsi al dato erudito costituisce l'indispensabile supporto di una poetica che aspira alla verit. Si capisce meglio cos il rifiuto callimacheo del poema unico e ininterrotto: il poeta ha deciso di tagliare i ponti con l'epica tradizionale perch ci lo costringerebbe a rielaborare i materiali gi consunti da una tradizione plurisecolare. APOLLONIO RODIO LA VITA le notizie sulla vita di Apollonio, sono incerte, ma nacque quasi certamente ad Alessandria. Probabilmente l'appellativo si deve un suo lungo soggiorno nell'isola di Rodi. Il lessico Suda e due Vite, che costituiscono le nostre principali fonti biografiche, concordano nel definirlo allievo del grande poeta Callimaco. La data di nascita posta fra il 295 e il 290 a.C. Stando a una delle biografie, egli avrebbe lasciato Alessandria per Rodi a causa delle critiche negative seguite il o una lettura del suo poema Argonautiche, poi rielaborato e edito con maggior successo; il poeta sarebbe 10

poi tornato ad Alessandria, ottenendo la direzione della biblioteca. Lasciata la capitale, egli non mi fece verosimilmente pi ritorno, e mor intorno a 215 a.C. LE ARGONAUTICHE la saga degli Argonauti si colloca in un tempo mitico anteriore delle vicende narrate da Omero. L'antefatto remoto come quello di Elle e Frisso: figli di Atamante, re di Orcomeno, i due fratelli si erano sottratti ai maltrattamenti della matrigna, un fuggendo sul dorso di un magico montone dal vello d'oro; durante la traversata sul mare Elle era precipitata ( stretto chiamato poi Ellesponto), Frisso era giunto in Colchide, e aveva sposato Calciope, figlia del sovrano locale. Sacrificato l'animale egli ne aveva affidato la pelle a un drago. A questo punto inizia la storia cantata da Apollonio, che si sviluppa in quattro libri. Pretendente al trono di Iolco, e destinato a uccidere suo zio Pelia, che aveva usurpato il trono, Giasone viene incaricato dallo zio di recuperare il vello d'oro. Il vero scopo quello realt di sbarazzarsi del nipote, che egli pensa destinato a perire nell'impresa. Giasone con una schiera di eroi salpa dalla Grecia a bordo della nave Argo, costruita con l'aiuto di Atena. STRUTTTURA DEL POEMA l'opera presenta un'architettura complessa, coerentemente finalizzata alla realizzazione di un disegno ben preciso. SPAZIO il primo dato d'analisi il carattere assolutamente chiuso circolare dello spazio entro cui si svolge l'azione. A differenza dei poemi omerici, un incontro di partenza e la met del viaggio finiscono col coincidere, questo che il vero obiettivo quello di ritornare in patria, lasciata per un'impresa per la quale nessuno si sente realmente motivato; da cui il senso frustrante di incertezza impotente, che domina buona parte del poema. Quest'assenza di reali motivazioni spiega molte anomalie del poema rispetto al modello critico, prima tra tutte quella del protagonista il quale sembra un personaggio poco riuscito, mare e realt solo il coerente eroe di una sagra straniante. TEMPO come lo spazio del cui non tende a chiudersi su se stesso, non ho il tempo risulta dall'intersezione di diversi piani temporali e cronologici, in cui gli interventi in prima persona del poeta, creano un contrasto fra il tempo degli avvenimenti narrati quello del punto di vista di Apollonio, in cui passato presente futuro finiscono col riflettersi l'uno dell'altro. A differenza di Odissea e Eneide, Apollonio descrive in modo rigorosamente cronologico la successione dei fatti, ma nello stesso tempo la divide mediante excursus etiologici riferiti al presente, oltre che a continue retrospezioni e anticipazioni degli eventi. Il ritmo narrativo risulta sempre pi accelerato. VIOLAZIONE DEL CODICE EPICO a questa tensione dialettica, ne corrisponde un'altra di genere formale. Meticoloso nel concentrare in un poema poco esteso tutti gli elementi caratteristici dell'epos omerico, Apollonio, altrettanto disinvolto nello svuotarli dal loro senso originario lasciando lo spazio anche a una lettura parodistica: ad esempio Ida sembra la caricatura di Aiace. Ma le trasgressioni del modello epico e gli allontanamenti da esso si manifestano soprattutto nel particolare uso di certe strutture formali, il quale sottolinea la lontananza del poema dal suo modello ufficiale. Non si tratta solo di un rifiuto dello stile formulare ma soprattutto di un frequente impiego dello scorso, tipico del moderno stile narrativo e ignoto alla primitiva forma morale dei poemi Omerici: Apollonio sintetizza, rimanda d'altri luoghi dell'opera, evita la ripetizione di scene gi descritte o di discorsi gi riferiti, che in Omero venivano spesso ripetuti.

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Un discorso a parte meritano le similitudini, che Apollonio adopera con frequenza anche maggiore di Omero, ma che costituiscono un'altra occasione per distanziarsi dal modello, in quanto sono spesso scandite su toni intimi mistici, tipici dell'arte borghese d'et alessandrina. L'allontanamento pi vistoso dai canoni epici riguarda quello delle personalit, che Apollonio infrange pi volte con l'uso della prima persona e la conseguente inserzione di domande, considerazioni, interventi che spezzano la narrazione e riflettono spesso il clima culturale dell'et ellenistica, caratterizzato da una riflessione metodica sul fatto artistico. Questo uso del modulo soggettivo, appare significativo dell'inizio e nella fine, dove il poeta afferma l'originalit della propria creazione ed esprime la consapevolezza del suo destino non caduco. Il cantore omerico non esiste al di fuori del suo canto mentre Apollonio sottolinea la distinzione tra egli come artefice e la materia trattata, la tradizione che egli si assunto il compito di rinnovare, lasciando il segno della propria personalit. La lingua adoperata formalmente quella omerica, con l'aggiunta di neologismi di preziosissimi lessicali. APOLLONIO TRA EPOS E DRAMMA L'ambiguo rapporto del poeta col modello omerico, oggetto di costante imitazione, ma anche di violazione delle sue norme, ripropone il problema dello scopo prefisso dal poeta. Quella di Apollonio non infatti una pura e semplice operazione di rinnovamento, volta a contrastare la tesi callimachea di morte dell'epos, ma tentativo di ricreare un nuovo genere di poema eroico diverso dall'epillio, ma anche dal poema ciclico tradizionale, in cui l'archetipo omerico venisse usato come base su cui innestare moduli narrativi procedimenti stilistici propri della poesia alessandrina. La prova pi evidente sta anzitutto nelle ridotte dimensioni del poema. Il numero di libri delle Argonautiche corrisponde invece a quello delle opere di cui si componeva la tetralogia drammatica, e in questo il poeta si conforma all'esigenze espressa ad Aristotele nella sua poetica. Le Argonautiche possibile cogliere le tracce di un ritorno ad Aristotele, ma tale recupero a come riferimento privilegiato il dramma, oggetto principale delle riflessioni contenute nella Poetica. Gi la critica aveva messo il rilievo e l'influsso della tragedia attica sull'opera di Apollonio. Esso non pu essere ridotto a affinit di carattere formale, alternanza dialogo- narrazione finalizzata alla ricerca di particolari effetti artistici, ma le principali affinit risiedono soprattutto nella particolare atmosfera entro la quale si svolge la saga > carattere cupo quasi allucinato. in tal modo Apollonia dimostra di guardare non tanto poema eroico, quanto la rilettura di esso attraverso la tragedia, connotate in senso psicologico ed esistenziale. Esempio > apparizione di Apollo = deus ex machina tipico della tragedia. I PROTAGONISTI DEL POEMA analizzando il comportamento dei due protagonisti senza frantumare la vicenda nel particolarismo dei singoli episodi, possibile verificarne la coerenza e con statere anzi come esso sia uno degli elementi da cui maggiormente dipende lunit del poema. MEDEA Questa figura racchiude sia i lineamenti duri e implacabili delleroina euripidea, sia quelli fragili e teneri della figlia di Eeta, ci pu servire a spiegare sia alcuni comportamenti di Giasone sia il variare del carattere di Medea durante il corso del poema. Dopo essere stato colpito da Giasone, il fratello di Medea, Apsirto, ha ancora le forze per macchiare del suo sangue il velo e il peplo della sorella: quasi un rito di iniziazione in cui il forte contrasto tra i colori ( rosso e bianco) rinnova e esterna definitivamente il contrasto tra pudore e desiderio amoroso caratteristico della sua persona. Da quel momento Medea diventer una portatrice di morte.

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Nella sua persona Medea racchiude passionalit, freddezza determinata, tenerezza e ferocia. Come nella tragedia euripidea, il terreno di scontro tra le opposte pulsioni che agitano lanimo della protagonista uno spazio interiore che si manifesta nel monologo, cos questa la forma che anche Callimaco sceglie per dar vita ai suoi sentimenti. nel brano tormento notturno, come il termine farmacon, adoperato per indicare i filtri magici ha in s un doppio significato (rimedio e veleno) cos il tremendo potere di Medea si pu definire ambiguamente salvifico e rovinoso allo stesso tempo. Di Medea adolescente sono i trasalimenti e i rossori che sempre lhanno fatta classificare come eroina romantica, di Medea maga ingannatrice sono invece la sfrontatezza e la frode con cui chiede alla sorella Calcione lavvallo del suo tradimento con la scusa di salvare anche i suoi figli. Quando Medea incontra leroe nel tempio, il poeta descrive il suo turnbamento mediante un riecheggiamento da Saffo; ma alle parole di Giasone, il quale le ricorda la sorte di Arianna, che dopo aver salvato Teseo era andatagli in sposa, Medea risponde con accenti ironici, in cui lo smarrimento dei sensi lascia posto alla lucida consapevolezza della propria estraneit ai valori di cui leroe portatore, che anticipano il conflitto civilt/ barbarie, che uno dei temi fondamentali del dramma euripideo. Davanti agli avvertimenti di Giasone e alle usanze greche sugli accordi e sui patti di matrimonio, Medea risponde di non rispondere a nessuna legge se non a quella di Eros, forza irresistibile che la possiede totalmente e a cui ella si abbandona giungendo fino al tradimento del padre e alluccisione del fratello. GIASONE Nellattivismo di Medea si trova la radice dellinerzia di Giasone, che deve compiere il suo destino, anche se ben diverso da quello degli antichi eroi omerici. Apollonio vuole di proposito reincarnare nel suo personaggio ideali molto lontani da quelli dellepos antico, il che rivelato, ad esempio, nellepisodio in cui lindovino Mopso esorta Giasone a chiedere laiuto di Medea, e dalla violenta reazione di Ida che si mostra scandalizzato. Le parole di Ida mettono in contrapposizione Ares e Afrodite: questo contrasto amore/ guerra rappresenta una delle chiavi di lettura di tutto il poema e del personaggio di Giasone. Eroe moderno egli adopera soprattutto le armi delleloquenza e della seduzione, ed sempre portatore di un volere collettivo che quello del suo gruppo. Egli sente per la sua missione solo come un peso da cui liberarsi. La figura di Giasone si presenta quindi come perfettamente coerente: egli compie una sorta di viaggio iniziatici che lo conduce a divenire esperto del mondo, ma la cui frustrante circolarit lo porta a capire il vuoto che c in tutte le cose e nellesistenza umana. Continuamente posto a contatto con un'altra realt, egli rifiuta ogni coinvolgimento emotivo, che lo porterebbe alla crisi e allautodistruzione, e mantiene un assoluto controllo dei propri sentimenti e delle proprie azioni. Questo pu essere interpretato come freddezza ma Giasone manifestazione di una civilt che quella contemporanea ala poeta, in cui i valori di fondo egli esprime in modo coerente, rifiutando di identificarsi in eroici ma superati stereotipi culturali.

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