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E.

Garin L’uomo del Rinascimento


Cap.5: IL FILOSOFO E IL MAGO
I filosofi nelle città greche e in genere nel mondo antico erano maestri di vita e scienziati, medici delle
anime e dei corpi, riformatori e critici radicali, pronti a testimoniare anche con la morte –Pitagora, Socrate,
Platone, Epicuro, Cicerone, Seneca..
Il ritorno dei filosofi antichi nel Rinascimento ha tuttavia mutato e rinnovato l’immagine del filosofo e della
filosofia: non più necessariamente maestro di scuola, insofferente di qualsiasi pretesa egemonica, critico e
spesso ribelle, inquieto ricercatore e sperimentatore di ogni campo della realtà..
La filosofia rompe quindi col passato, non si riconosce né in un libro né in un autore, scopre nuove strade. Il
filosofo è quindi anche colui che non conosce barriere, si apre alla vita attiva, è interessato al mondo
morale e politico, all’uomo e all’esistenza dell’uomo.
Il filosofo è dunque l’uomo universale del Rinascimento che avvia un nuovo modo di cercare, di vivere e di
fare cultura.

Nel 1621 ad Oxford vide la luce L’anatomia della malinconia di Robert Burton che nel suo libro condensò
e consegnò all’ Inghilterra colta gran parte della riflessione filosofico-scientifica sull’uomo di circa due secoli
(del Rinascimento).
Nell’introduzione all’opera Burton spiega chi era stato Democrito in quanto pur non riproducendone
esattamente l’immagine, quello è il suo modello, un modello classico, filosofo che cerca le verità nascoste.
Burton sa di non essere Democrito e di non possedere le sue conoscenze fisiche e matematiche, tuttavia
cerca di scrivere un libro sugli uomini e sulla malinconia per curarli e guarirli.
Burton sottolinea due tratti del nuovo filosofo in contrasto col vecchio maestro universitario:
1.Il filosofo civile: Il saggio rispettato e consultato dalla città
2.Il filosofo naturale: vuole conoscere le cose per operare su esse.
La figura del filosofo viene proposta come modello da imitare ed è o quella del maestro di moralità come
Socrate, o quella dell’indagatore della realtà naturale come Democrito.

Un documento singolare che mostra la mutata immagine del filosofo è offerto dall’opera d’arte di
Giorgione I tre filosofi che mostra tre figure simboliche di tre filosofi che si potevano incontrare a una
Corte o in uno studio Secondo l’immagine del filosofo che si era venuta delineando nel Quattrocento,
diversa dal maestro universitario medievale:
1. Un giovane scienziato curioso della natura
2. Un vecchio venerando
3. Un orientale
Il quadro mostra quindi le trasformazioni della figura del filosofo.
Penetrare a fondo nella realtà naturale, interrogare le stelle, dettare le leggi alla città, anzi costruire le città,
curare malinconia e follia, questi erano i compiti di colui che tra il Quattrocento e il Cinquecento veniva
dunque considerato filosofo.

Nel 1554 Giovanni Herold presenta la nuova edizione delle opere complete di Petrarca (ristampata nel
1581), con l’intento di mostrare che si tratta di un filosofo dei tempi nuovi.
Nel frontespizio è indicato subito come filosofo, oratore e poeta, che nelle sue opere congiunge filosofia
naturale e morale e l’enciclopedia di tutte le arti liberali.
Emerge quindi la convinzione che una tale cultura è LA FILOSOFIA e chi la possiede è IL FILOSOFO, che non
può non essere considerato guida e modello civile delle città bene amministrate.
La scelta di presentare Petrarca come modello non è casuale, egli infatti, pure essendo solo nel Trecento,
aveva affrontato temi che si ritrovano nei secoli successivi, con il suo manifesto contro il modo di concepire
ed insegnare la filosofia nelle scuole. Egli contrappone infatti una filosofia fatta di sola lettura e commento
del libro di un autore, una filosofia come ricerca molteplice, discussione, analisi del fare, pluralità di
concezioni del mondo e della vita, molteplicità, variazione. Il ritorno al passato classico è rinuncia alle
filosofie cristiane, arabe, ebraiche..per il recupero della filosofia come razionale interrogazione dell’uomo
sull’uomo, sul suo agire nel mondo e sul suo destino.
La filosofia dell’uomo di Petrarca non è materia di corsi accademici, è la saggezza di Socrate e Seneca, è la
filosofia nuova che sta nascendo fuori dalle scuole e “contro” le scuole.

Uno dei nodi della discussione sul Rinascimento è se sia lecito o meno considerare filosofi gli umanisti come
Leonardo Bruni, Lorenzo Valla, Erasmo e Vives e se abbiano contribuito al progresso della filosofia e delle
scienze e viceversa se abbiano titolo a dirsi anche umanisti filosofi come Marsilio Ficino.
Inoltre si afferma la nuova filosofia, contro la filosofia delle scuole, facendo appello alla rivolta dei
grammatici. Nel 1509, l’editore Bade comprende l’importanza dell’opera di Valla e in particolare della
Dialettica, che stampa come opera contenente i fondamenti della filosofia universale.
II grammatico si faceva teologo e poneva come preliminare ad ogni discussione, il problema della lingua,
del testo, delle traduzioni. Viene quindi messo a fuoco il tema grammatica-filosofica e teologia,
proclamando che nessuno dei “grandi” ha mai esitato a considerare Valla fra i filosofi e i teologi; in molti
tuttavia non accettavano che un grammatico si occupasse di teologia o filosofia, tuttavia la grammatica è
fondamentale in quanto senza una profonda e solida conoscenza del linguaggio e della struttura del
discorso è impossibile afferrare seriamente i significati di un discorso (Erasmo).
La grammatica è quindi un metodo di lettura ed interpretazione dei testi.
L’età del Rinascimento è quindi segnata da una nuova filosofia non più scolastica.

In realtà è errato parlare di “nuovi filosofi”, bisognerebbe limitarsi al termine “filosofi” in quanto il filosofo
(e lo scienziato) nasce effettivamente nel Rinascimento, prendendo come modello il filosofo antico, ma
staccandosi in parte da questo, rispondendo quindi alle domande dei nuovi tempi.
La verità, ossia la filosofia, quindi, non è più qualcosa che si trova nei libri, ma è una risposta da cercare
nell’esperienza delle cose e nella storia degli uomini, da mettere poi a confronto anche con i libri. Con il
Rinascimento si chiudeva un ciclo e si tornava alle origini.
Nascevano nuovi tipi di incontro e collaborazione e si delineavano nuove istituzioni per l’indagine e la
trasmissione del sapere spesso a discapito delle università. Vi è un rapido diffondersi delle conoscenze del
greco e ritrovamento di autori latini che diventano più accessibili. Incontro tra studio delle lingue antiche e
discipline scientifico filosofiche che porterà la collaborazione tra filosofi, filologi e scienziati.
Mutano le discipline e i metodi d’insegnamento. La rivoluzione culturale che aveva accompagnato il
massiccio ritorno dei filosofi antichi, designava un’immagine diversa del teorico e del filosofo.
Emblematica la figura di Ficino che combinò una mescolanza di gnosi non cristiana, di magia e astrologia, il
tutto adornato da un’atmosfera neoplatonica che si diffuse nella poesia, nell’arte..: L’ ERMETISMO.

ERMETISMO: Esaltazione dell’uomo. Ficino affermava che il filosofo è mago, in quanto si occupa di scienze
della natura e opera sul piano naturale; la magia naturale come parte pratica della scienza della natura.