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UNIVERZA NA PRIMORSKEM

UNIVERSIT DEL LITORALE


FAKULTETA ZA HUMANISTINE TUDIJE KOPER
FACOLT DI STUDI UMANISTICI CAPODISTRIA

Edda Viler

CESARE PAVESE: LA POESIA COME CONFESSIONE


DELL'IO
CESARE PAVESE: POEZIJA KOT IZPOVED JAZA

ZAKLJUNO DELO
TESI DI LAUREA

Mentorica- Relatore: doc.dr. Nives Zudi Antoni


tudijski program: Italijanistika
Corso di Laurea: Italianistica

Koper - Capodistria, 2010

Abstract
Cesare Pavese una delle figure letterarie pi significative del Novecento italiano.
vissuto a cavallo tra il vecchio e il nuovo, tra il simbolismo ermetico e il
neorealismo. Questo vissuto ben visibile nelle opere, in particolare nel settore della
poesia. Nelle prossime pagine si osserveranno aspetti della sua creativit sia dal
punto di vista tematico che stilistico, dalla scelta dei protagonisti e da come vengono
collocati nello scenario poetico. Seguiremo lartista nelle sue contraddizioni, nei
conflitti sia personali che poetici, scoprendo che egli sia riuscito pi a scrivere che a
vivere. Si indagher sulla nuova formula della poesia racconto, attraverso il
canzoniere Lavorare stanca, e sulla poesia frammento delle ultime liriche di Verr la
morte e avr i tuoi occhi. Per capire il suo perenne conflitto con la sfera femminile
sono stati esaminati attentamente il diario e le numerose lettere dellautore.
Parole chiave:
ermetismo, neorealismo, poesia racconto, poetica del mito, solitudine, morte,
misoginia.
Abstract
Cesare Pavese je ena najpomembnejih osebnosti italijanske literature prve
polovice 20. stoletja. ivel je v obdobju prehoda med starim in novim, med
hermetinim simbolizmom in neorealizmom. To doivljanje je zaznamovalo njegovo
ustvarjanje, posebej poezijo. Pavesejeva ustvarjalnost je v nadaljevanju predstavljena
s tematskega in stilistinega vidika, kakor tudi z vidika izbire oseb in njihove
umestitve v pesniki scenarij. Avtorja opazujemo v njegovih protislovjih, konfliktih tako osebnih kot pesnikih - ter ugotavljamo, da je o ivljenju znal bolje pisati kot
iveti ga. Skozi pesniko zbirko Lavorare stanca (Delo utruja) raziskujemo nov
model pripovedne lirike, poezijo-pripoved, v zbirki Verr la morte e avr i tuoi occhi
(Prila bo smrt in imela bo tvoje oi) pa fragmentarno liriko njegovih zadnjih pesmi.
Za bolje razumevanje pesnikovega venega konflikta z enskim svetom so natanno
raziskani avtorjev dnevnik in pa tevilna pisma.
Kljune besede:
hermetizem, neorealizem, poezija-pripoved, poetika mita, osamljenost, smrt,
mizoginija

IZJAVA O AVTORSTVU

tudentka EDDA VILER, z vpisno tevilko 92081134, vpisana na tudijski program


Univerzitetni tudijski program 1. stopnje Italijanistika, rojena 10. 07.1959 v kraju
Kopru sem avtorica

seminarske naloge
seminarskega dela
zakljunega seminarskega dela
diplomskega dela
magistrskega dela
doktorske disertacije

z naslovom:
CESARE PAVESE: LA POESIA COME CONFESSIONE DELL'IO
CESARE PAVESE: POEZIJA KOT IZPOVED JAZA

S svojim podpisom zagotavljam, da:


- je predloeno delo izkljuno rezultat mojega lastnega raziskovalnega dela;
- sem poskrbel/-a, da so dela in mnenja drugih avtorjev/-ic, ki jih uporabljam v
delu, navedena oz. citirana v skladu s fakultetnimi navodili;
- sem pridobil/-a vsa potrebna dovoljenja za uporabo avtorskih del, ki so v celoti
prenesena v predloeno delo in sem to tudi jasno zapisal/-a v predloenem delu;
- se zavedam, da je plagiatorstvo - predstavljanje tujih del kot mojih lastnih kaznivo
po zakonu (Zakon o avtorstvu in sorodnih pravicah, Ur. l. RS t. 16/07 UPB3);
- se zavedam posledic, ki jih dokazano plagiatorstvo lahko predstavlja za
predloeno delo in za moj status na UP FH;
- je elektronska oblika identina s tiskano obliko dela (velja za dela, za katera je
elektronska oblika posebej zahtevana).

V Kopru, dne:9.07.2010

Podpis avtorice: ____________________

INDICE
INTRODUZIONE

1 PAVESE TRA IL VECCHIO E IL NUOVO

1.1 INIZI DEL NEOREALISMO

1.1.1 Origine del termine Neorealismo

1.1.2. Influssi letterari ed ideologici sul Neorealismo

10

1.1.3 Le prime critiche alla societ italiana e il nuovo intellettuale

11

1.1.4 Il Neorealismo per una letteratura esistenziale

13

1.2 LINTRECCIO TRA IL VECCHIO E IL NUOVO

14

1.2.1 I poeti delle "torri davorio"

14

1.2.2 Il nuovo dibattito. Bisogno di testimoniare la verit oggettiva

16

1.2.3 Il rischio del bozzettismo

16

1.2.4 Il Neorealismo della cinepresa

17

1.3 LA LINFA NEOREALISTICA DI PAVESE

18

1.3.1 Il nuovo mito americano veicolato da Pavese

18

1.3.2 Pavese: "un febbrone improvviso di esperienze"

19

1.3.3 La poetica tra ''angelismo'' e ''realismo''

20

2 INTRODUZIONE ALLE POESIE

22

2.1 SULLE VICENDE EDITORIALI

21

2.1.1 Ledizione di "Lavorare stanca"

23

2.1.2 Sulledizione dei poemetti "La terra e la morte" e "Verr la morte e

24

avr i tuoi occhi"


2.2 SULLORIGINE DI ''LAVORARE STANCA''
2.2.1 Raggruppamento delle poesie ''Lavorare stanca''
2.3 LA POETICA DEL MITO

25
26
27

2.3.1 Mito come linguaggio della poesia

28

2.3.2 Analogie tra luomo moderno e quello primitivo

29

2.3.3 Il mito diventa uno schema sacro

30

2.3.4 Il mito alla sorgente dellinfanzia

30

3 SUI TEMI DELLA LIRICA PAVESIANA

33

3.1 ALCUNI ASPETTI TEMATICI

32

3.1.1 ''I mari del Sud'' come inaugurazione

33

3.1.2 Il tema della solitudine come incapacit di vivere

34

3.2 SUI CONTRASTI TEMATICI

36

3.2.1 Citt e campagna

37

3.2.2 Le colline: non solo paesaggio

37

3.2.3 Le colline e la natura come matrice misteriosa

38

3.2.4 La citt che attira e colpisce

40

3.3 TRA INFANZIA E MATURIT

42

3.3.1 Dicotomia impegno e disimpegno, lavoro versus ozio

43

4 INQUADRAMENTO DEI PERSONAGGI

46

4.1 PRESENZE REALI E CONCRETE

45

4.1.1 La figura del piemontese laborioso

47

4.1.2 La figura dello scappato di casa

48

5 IL PERENNE CONFLITTO TRA UOMO E DONNA

50

5.1 INCAPACIT DI COMUNICARE CON LE DONNE

50

5.1.2 Un salto nellinfanzia del poeta

51

5.1.3 Incontri con le non-sue donne

52

5.2 LE DONNE IN PAVESE E I LORO SIMBOLI

53

5.2.1 Donna-natura: figura privilegiata dal poeta

54

5.2.2 Latteggiamento negativo verso la donna-ammaliatrice

55

5.2.3 Il tema della misoginia e il conflitto tra i sessi

57

5.2.4 L'intenzione etica di Pavese in "Lavorare stanca"

60

5.2.5 Scavo psicologico nella personalit di Pavese

61

5.2.6 Lomosessualit: una verit scomoda

62

5.2.7 Le ultime liriche prima di morire

65

6 L'EVOLUZIONE TECNICA E STILISTICA DELLA POESIA

67

6.1 ALLA RICERCA DI UN NUOVO GUSTO LETTERARIO

67

6.1.1 I primi segni della poesia-racconto

68

6.1.2 Lorigine della poesia epico-narrativa

69

6.1.3 Una nuova metrica: il verso libero e quello sciolto

70

6.2 ALLA RICERCA DI NARRAZIONI OGGETTIVE

71

6.2.1 La poesia in terza persona

72

6.2.2 Le formule ricorrenti, l'immagine interna e la sentenza finale

73

6.2.3 Dal linguaggio suggestivo a quello allusivo

75

6.2.4 Ritorno al verso breve

76

6.3 COESIONE STILISTICA TRA I TRE CANZONIERI

77

6.3.1 Il pronome "tu"

78

6.3.2 Le parole-mito

78

6.3.3 La sentenza finale

79

6.3.4 Pavese decadente

80

CONCLUSIONE

82

SINTESI IN SLOVENO

85

CESARE PAVESE: POEZIJA KOT IZPOVED JAZA


1. Cesare Pavese med novim in starim

85

2. Glavne znailnosti zbirke Lavorare stanca

86

3. Poetika mita

87

4. Osebe in konflikti

87

5. enska in simboli

88

6. Psiholoka poglobitev v pesnikovo osebnost

88

7. Zadnje pesmi

88

8. Zakljuek

89

BIBLIOGRAFIA E FONTI

90

APPENDICE 1- VITA E OPERE DI CESARE PAVESE

101

APPENDICE 2- CORREDO FOTOGRAFICO

102

INTRODUZIONE

Quest'anno si ricordano i sessant'anni della scomparsa di Cesare Pavese, avvenuta


il 27 agosto del 1950. Per capire il cammino letterario e in particolare lesperienza
poetica di Cesare Pavese indispensabile conoscere da vicino i personaggi, il clima
culturale, sociale (e anche politico) degli anni Quaranta e Cinquanta. Ci sono
numerosi aspetti di quellepoca anche di quella antecedente - che hanno plasmato
Pavese come poeta oggettivo, in cerca di modelli realistici, ma anche come poeta
legato al lirismo puro della sua primissima e ultima produzione poetica da cui voleva
staccarsi.
Nella presente tesi sintende compiere un breve viaggio nella poesia di Cesare
Pavese per comprendere pi da vicino le sue scelte stilistiche e tematiche,

un

percorso che egli stesso ha maturato grazie agli studi nell'ambito della letteratura,
della psicanalisi e dell'antropologia che lo hanno alla fine portato ad una svolta di
contenuti e linguaggio ed ad uno scavo dentro la propria indole. Inoltre si vuole far
luce su quanto ha determinato la scelta di temi e personaggi, nonch degli scenari,
da cui e con cui sono cresciute le composizioni poetiche, soffermandoci sugli aspetti
pi salienti.
Per comprenderli stato necessario dedicarsi alla filosofia letteraria di Pavese,
alla sua poetica del mito, molto chiaramente esposta in alcuni racconti, tra cui Feria
d'agosto e La luna e i fal, ma anche in articoli, appendici alle sue stesse poesie e
saggi pubblicati sulle riviste letterarie dell'epoca. Vedremo che le opere di pavese
non sono nate per caso, non sono mai state scritte di getto: sono il risultato di studi e
letture, classiche e moderne.
Le raccolte poetiche sottoposte ad esame sono due: la prima Lavorare stanca
(1936), una trentina di poesie in cui il poeta esperimenta un modo nuovo di scrivere:
la poesia-racconto. Qui si avverte l'influenza del neorealismo e della letteratura
americana, e il tentativo di svincolarsi dalla scuola ermetica. La seconda Verr la
morte e avr i tuoi occhi (1950), dedicata all'attrice americana Costance Dowling,
l'ultima donna della sua vita, composta di dieci poesie pubblicate postume il cui
originale venne trovato nel suo ufficio, gi dattiloscritto e ordinato, pronto per andare

in stampa. In queste brevi liriche si avverte una sorta di ritorno al passato, ad un vago
crepuscolarismo.
Si vedr che i contenuti tematici della lirica pavesiana si muovono su contrasti,
quali citt-campagna, lavoro-ozio, infanzia- maturit e altri. Il leit-motiv dell'intero
opus indubbiamente la solitudine e l'incomunicabilit con l'universo femminile. Per
suffragare l'analisi dei contenuti, della poetica e del linguaggio si far leva sulle
lettere, sul diario Il mestiere di vivere, che il poeta inizi a scrivere nel 1935, quando
era confinato a Brancaleone Calabro. un testo importante e prezioso per capire il
suo mestiere di scrittore e poeta nelle sue diverse fasi creative ma in particolar modo
per meglio comprendere Pavese come persona, come uomo. Ci siamo addentrati
nella sua vita personale, anche quella pi intima ma l'abbiamo fatto quasi in punta di
piedi.
Oltre al metodo comparativo, appena specificato, ne sono stati applicati degli altri:
quello storico per far luce sugli eventi storico-culturali del periodo in cui l'autore
vissuto; il metodo storico per esaminare le fasi letterarie; l'analisi strutturale per
approfondire parte delle tematiche e dei personaggi; l'analisi lessicale, testuale,
discorsiva e interpretativa delle singole strofe; il metodo descrittivo come studio del
diverso materiale bibliografico critico; ed infine il metodo di classificazione come
raggruppamento in sezioni tematiche.
Pavese stato un intellettuale che ha messo in gioco tutto se stesso. stato
protagonista di quel che di meglio stato scritto e narrato in Italia tra le due guerre e
anche dopo. Dai suoi lavori emerge la consapevolezza di aver scritto con amore, con
passione, con vigore e con immenso e instancabile impegno. Il 16 agosto 1950, pochi
giorni prima di morire annot: ''La mia parte pubblica lho fatta ci che potevo. Ho
lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti."
E francamente ci ha lasciato un'inestimabile eredit di cui molti di noi ci siamo
arricchiti.

1 PAVESE TRA IL VECCHIO E IL NUOVO

1.1. INIZI DEL NEOREALISMO

Per avvicinarci all'esperienza poetica di Cesare pavese inevitabile conoscere da


vicino il clima socio-culturale (anche politico) del periodo in cui visse ed oper.
Nel 1943 al nord nasce la Resistenza che si conclude nell'aprile del 1945. Finita la
guerra mondiale gli italiani si trovano a fare i conti con un paese devastato dal
conflitto.1 In questo periodo la societ italiana avverte una trasformazione di
carattere politico e sociale che si ripercuote direttamente sulla vita culturale ed
artistica. Le masse popolari sono protagonsite di storia e lotta, di problemi legati al
Meridione isolato ancora in un contesto mediePavesee. Al Nord i problemi toccano
le citt e le fabbriche: le lotte operaie insorgono contro la schiavit salariale, e spesso
decidono forme di lotta non condivise dal sindacato e dal Partito Comunista Italiano.
Pena: la perdita del lavoro.2 Nel settore culturale sta avendo inizio un nuovo corso
detto Neorealismo, corrente letteraria dominante nel decennio 1945-55, le cui radici
affondano gi nella cultura degli anni Trenta. Ed proprio in questa fase che
nell'ambito della letteratura italiana nasce l'esigenza di una nuova cultura che si
facesse interprete della viva realt nazionale dove l'uomo il poeta, lo scrittore e il
cineasta fosse in grado di mettere in luce le miserie, le contraddizioni e i problemi
sociali in genere dell'Italia post-bellica.

1.1.1 Origine del termine Neorealismo


Il termine "neo-realismo" venne coniato nel 1930 dal critico letterario e giornalista
italiano, Arnaldo Bocelli (1900-1974), che cos definiva alcune opere che si
1

Rispetto al 1939 la produzione industriale e agricola erano quasi dimezzate. Le materie scarseggiano,
i prezzi salgono alle stelle: fatti che sollecitano la diffusione del mercato nero e della disocccupazione.
2
Durante l'autunno del '47 sono oltre 100.000 i licenziati nelle fabbriche milanesi e torinesi, numerosi
gli interventi della polizia e numerosi i morti.

proponevano di rappresentare la realt, in linea con un movimento culturale della


letteratura tedesca, operante fin dagli anni Venti, chiamato Neue Sachlichkeit, Nuova
oggettivit, con riferimento alle tendenze artistiche del tempo.
Ad usare il termine per indicare la nuova corrente nellarte italiana fu nel 1943 il
montatore cinematografico Mario Serandrei, il quale, dopo aver visionato le riprese
di Ossessione di Visconti, scrive al regista: "Non so come potrei definire questo tipo
di cinema se non con lappellativo di neo-realismo"3. Altri spostano il termine ben
prima, sia nella letteratura che nel cinema, in particolare nel film di Alessandro
Blasetti4, 1860, un documentario sulla spedizione garibaldina, realizzato nel 1934. La
rapida diffusione del termine nellambito del cinema ne favor lestensione anche in
campo letterario.

1.1.2 Influssi letterari ed ideologici sul Neorealismo


L'attivit degli intellettuali italiani sar influenzata da figure straniere di grande
spicco. Tra questi Brecht, autore de L'Opera da tre soldi (1928), che innesca una
dura polemica verso la borghesia. Il suo teatro "epico" vuole provocare non emozioni
e suggestioni ma ragionamenti e giudizio critico, avviando lo spettatore a decisioni di
carattere morale e politico (Guglielmino, 1971).
Sartre, autore de La nausea (1931) e Lessere e il nulla (1943), il massimo
filosofo dellesistenzialismo nel dopoguerra ma soprattutto il personaggio che pi di
ogni altro aveva incarnato la figura dello scrittore engag, impegnato: da qui la
letteratura engagement, per far sentire la sua voce sugli avvenimenti. Avr una
notevole influenza su autori come Moravia e Pavese.
Un altro importante filosofo e politico che influir su questa nuova idea di fare
cultura Antonio Gramsci. Nei suoi Quaderni dal carcere (1935) suggerisce la
figura dellintellettuale organico, cio legato organicamente al gruppo sociale. Egli

Dal sito su Luchino Visconti: http://www.luchinovisconti.net/visconti_al/neorealismo.htm


Alessandro Blasetti (1900 1987) regista italiano definito anche "padre fondatore del moderno
cinema italiano. Nel suo film Sole, esalta le bonifiche del regime fascista.
Cfr.:http://www.italica.rai.it/principali/argomenti/biografie/blasetti.htm

10

riveste un'importanza decisiva come mediatore delle ideologie5 per il raggiungimento


del "collettivo" e per dare vita ad una "una letteratura e ad un tessuto e ad una
comunit culturali nazionalpopolari." (Galli Della Loggia, 1982, 23). Oltre a questi
nomi vi sono parecchi influssi provenienti dalla letteratura americana, tra cui
Hemingway e Steinbeck che grazie alle traduzioni di Pavese e Vittorini inizia a
diffondersi in Italia la moderna letteratura anglosassone e a creare cos il mito
dell'America.

1.1.3 Le prime critiche alla societ italiana e il nuovo intellettuale


Il Neorealismo comincia con la critica della realt italiana attraverso Moravia (Gli
indifferenti, 1929), Silone (Fontamara, 1930, considerato il primo romanzo
antifascista europeo), Alvaro (Gente in Aspromonte, 1930), con le considerazioni e le
esperienze che Carlo Levi e Cesare Pavese, entrambi al confino, e anche con
Vittorini (Piccola borghesia, 1931) i cui personaggi sono tratti da ambienti piccoloborghesi studiati nella loro realt psicologica. Secondo coloro che pongono l'accento
sulla valenza ideologica del neorealismo, il periodo pi interessante di quest'ultimo
giunge fino al 1955, anno della pubblicazione di Metello di Pratolini, dopo il quale si
giunge ad una forma di sperimentalismo che non ha pi nulla a che vedere con il
movimento realista (Salinari, Ricci, 1975).
Una delle questioni di fondo che si pongono i neorealisti quella di riesaminare la
letteratura

precedente:

dell'Ermetismo

del

Decadentismo.

Ricordiamo

che

lErmetismo6 stata una tendenza culturale e letteraria diffusa soprattutto a Firenze,


intorno agli anni Venti del Novecento, e che raggiunge lapice tra il 1935 e il 1940.
Secondo Giacomo de Benedetti ne La poesia del 900 il termine "Ermetismo" sarebbe
stato coniato in Francia subito dopo la pubblicazione delle liriche di Paul Valry che
5

L'intellettuale organico veicola leducazione-istruzione nei confronti delle masse (ad esempio
attraverso le Universit popolari). Ci fondamentale per la conquista e per lesercizio dellegemonia
culturale.
6
La definizione fu coniata in senso dispregiativo dalla critica tradizionale per condannare l'oscurit e
l'indecifrabilit della nuova poesia, ritenuta difficile in confronto alle chiare strutture della poesia
classica. Il nome deriva da Ermete Trismegisto, inventore e depositario della scienza ermetica e delle
scienze occulte. Ermhs era il vaso chiuso sigillato sullorificio inacessibile all'aria - che conteneva
la medicina, il mercurio. Di pi sul sito: http://www.acam.it/ermete.htm

11

contribu ad aprire un dibattito sulla cosiddetta "poesia pura" (Guglielmino, 1971).


stata considerata un residuo del decadentismo, per l'uso del linguaggio ricco di
metafore, analogie e simboli. Lartista un esteta che spesso tende al vittimismo
quindi allautodistruzione. Dietro al banco di accusa si collocano riviste importanti
come Il Politecnico (1945) di Vittorini e altre, le quali polemizzano contro quella
poesia del passato, specie quella dell'ermetismo, la cui produzione, aveva adottato un
linguaggio aulico e assente, creando un distacco tra letteratura e societ. Il
Politecnico inizia anche un percorso contro chi aveva imbavagliato la letteratura e la
stampa. Nel primo numero (29 settembre 1945) Vittorini si rivolge a tutti gli
intellettuali che hanno conosciuto il fascismo, sia marxisti che cattolici, invitandoli a
promuovere una cultura capace di lottare contro la fame e le sofferenze. Tra
Togliatti7 e Vittorini nasce la polemica: il primo esige che la cultura sia subordinata
alla politica del partito,8 per il secondo lintellettuale non megafono del potere:
"Se l'uomo di cultura aderisce completamente alle direttive del partito rivoluzionario non fa
altro che "suonare il piffero della rivoluzione", n chi suona il piffero per una politica
rivoluzionaria meno arcade e pastorello di chi lo suona per una politica reazionaria e
conservatrice."9

Il nuovo intellettuale accetta di servirsi della cultura decadentista in funzione alla


nuova cultura, evidenziandone il senso di sofferenza e disagio dell'uomo del
Novecento. Il Politecnico propone un programma che crei cultura popolare,
mescolando letteratura, indagine sociale e divulgazione in modo obiettivo e "onesto".
Vedendosi osteggiato Vittorini abbandona il PC, mentre Davide Lajolo10 boccia uno
degli scrittori italiani oggi pi apprezzati, Beppe Fenoglio, ritenendo che nel racconto
I ventitr giorni della citt di Alba avesse dipinto una Resistenza eroica di parte:
"Diffondere questo tipo di letteratura significa non soltanto falsare la realt, significa
sovvertire i valori umani (...) con partigiani che stanno tra la caricatura e il picaresco"
(Negri Scaglione, 2006, 166). NellItalia post bellica dunque molto forte l'esigenza
di una cultura che contribuisca alla ricostruzione spirituale e democratica del paese,
in cui gli intellettuali, indipendentemente dal loro orientamento politico, dovessero
aprire un dialogo con le masse popolari.
7

Palmiro Togliatti era lallora segretario del Partito Comunista Italiano che finanziava il Politecnico.
Per Vittorini il rapporto tra politica e potere andava bilanciato in modo da garantire l'autonomia
dell'artista: la politica rimanga comunque nei limiti della cronaca, mentre la cultura fa storia.
9
Lettera a Togliatti, pubblicata sul nro. 33-34 (settembre-dicembre 1946) del Politecnico.
10
D. Lajolo (1912-1984) fu scrittore, saggista. Fa carriera nel Partito Nazional Fascista e poi si schiera
con i partigiani. autore de Il vizio assurdo storia di Cesare Pavese (1960).
8

12

1.1.4 Il Neorealismo per una letteratura esistenziale


Il Neorealismo volle essere, dunque, una letteratura nazional-popolare". Per Italo
Calvino, reduce della lotta partigiana, bisognava dar libera voce all'intera societ.
"Lesplosione italiana in quegli anni in Italia fu, prima che un fatto darte, un fatto
fisiologico, esistenziale, collettivo. Avevamo vissuto la guerra, e noi, pi giovani che
avevamo fatto in tempo a fare il partigiano non ce ne sentivamo schiacciati, vinti, bruciati,
ma vincitori, spinti dalla carica propulsiva della battaglia appena conclusa, depositari esclusivi
duna sua eredit. () La carica esplosiva di libert che animava il giovane scrittore non era
tanto nella sua volont di documentare o informare, quanto in quella di esprimere. Esprimere
che cosa? ()Personaggi, paesaggi, spari, didascalie politiche, voci gergali, parolacce, lirismi,
armi ed amplessi non erano che colori della tavolozza, note del pentagramma; sapevamo fin
troppo bene che quel che contava era la musica e non il libretto." (Calvino, 1987, 7 - 8)

Uno degli aspetti del Neorealismo non sta tanto nel cercare una nuova poetica in
grado di trasformare in opera letteraria quel mondo che finalmente si sottraeva al
regime quanto nellevitare le nuove direttive politiche dellattivit letteraria; direttive
che esortavano a creare un nuovo grande eroe positivo (come quello di Fenoglio), a
dare norme di condotta sociale, immagini di una nuova educazione e di milizia
rivoluzionaria. Pure Calvino protesta contro le disposizioni di partito: "Volete il
romanticismo rivoluzionario? E io vi scrivo una storia di partigiani in cui nessuno
eroe. Nessuno ha coscienza di classe" (Calvino, 1987, 9). Lincombenza di una
nuova retorica fa s che la penna dellintellettuale responsabile, munito di una
coscienza, diventi graffiante contro una cultura didascalica e celebrativa.
Uno dei primi modelli veniva proprio dalla letteratura americana di cui gran parte
degli intellettuali si nutr, tra cui Pavese. Il regime fascista impose un ritorno alle
tradizioni romane, rifiutando ogni novit che venisse dall'estero, specie dallAmerica,
modello di democrazia. Gli "esterofili" venivano spesso condannati alla prigione e al
confino. A contrastare questa chiusura mentale furono Vittorini, Pavese, Calvino11 e
altri. Nel dibattito sulla letteratura e l'arte prevalgono la coscienza e la responsabilit
delle nuove classi popolari. Nel 1954 Giuseppe Berto12 scriveva che gli scrittori tra le
due guerre "per predilezione o per adattamento, avevano contribuito a creare la
cosiddetta prosa darte" (Lombardo, 1956, 55) e concordava con il fatto che gli
11

Calvino, appena finito di fare il partigiano, legge Per chi suona la campana, di Hemingway, un
romanzo sulla guerra di Spagna. Fu in questo romanzo che si riconobbe lui e tanti altri come lui.
12
Berto (1914-1987) autore de Il male oscuro, romanzo che ripercorre autobiograficamente la vita
dell'autore alla ricerca delle radici della sua sofferenza attraverso la psicanalisi.

13

scrittori americani ci offrivano un insegnamento non tanto di stile, quanto di


coraggio: il coraggio per guardare, senza schemi letterari davanti, la vita da
raccontare. Inoltre i romanzi americani suggerivano a dare pi rilievo alla lingua
parlata, allo slang, alluso del dialetto e della parolaccia, intesa come espressione
culturale di carattere regionale. Questa nuova ricerca linguistica viene talvolta
accostata al Verismo forse data la specificit dell'allora societ italiana ancora
prevalentemente agricola.
Chi ha saputo cogliere la realt quotidiana del mondo operaio e contadino stato
anche Pier Paolo Pasolini13 attraverso il cinema. Secondo lui dietro al Neorealismo vi
era una conoscenza "immediata ad un filo sociale e documentario: non c' un'idea
della realt, ma semplicemente un gusto. Ecco perch riallacciare il neorealismo a
Verga sarebbe errato" (Pasolini, 1960, 357). Forse il filo pi logico che collega
Verga al cinema il romanzo I Malavoglia che nel 1948 diventa La terra trema, film
diretto da Luchino Visconti.

1.2. LINTRECCIO TRA IL VECCHIO E IL NUOVO

1.2.1 I poeti delle "torri davorio"


Per capire lintreccio tra il vecchio e il nuovo in cui Pavese e tanti altri suoi
contemporanei si erano trovati, necessario un altro passo indietro, verso i
sostenitori dellermetismo i quali avevano negato un colloquio esteso a tutti i
possibili lettori. La torre davorio14 degli ermetici vuole tutelare luniversale umano
rendendolo quasi sublime, in una ricerca di purezza. Se sul piano stilistico i poeti
ermetici perseguono l'ideale della poesia pura libera, cio libera dalle leggi della
metrica e della retorica tradizionale, sul piano tematico vogliono esprimere il senso
13

Importante la raccolta di poesia in friulano La meglio giovent (1939-1953) e il romanzo Il sogno di


una cosa (1948-49), la cui tematica principale quella dei contadini, della lotta e delle delusioni
politiche dei giovani friulani.
14
Espressione biblica che si trova nel Cantico dei Cantici: "collum tuum sicut turris eburnea; oculi tui
sicut piscinae in Hesebon" (il tuo collo una torre d'avorio, i tuoi occhi vasche di Hesebon). Fu
riferita poi alla Madonna, che nelle litanie del Rosario chiamata Turris eburnea, una donna di fiera
inavvicinabilit. Avorio anche il titolo si una poesia di Mario Luzi ( da Avvento notturno, 1937).

14

della solitudine delluomo moderno (non quella dell'operaio alienato), ma che non
crede pi ai miti della civilt romanica: un uomo privo di certezze e di cardini su cui
poggiare le porte del futuro.
Il poeta ermetico narra desolazioni intimistiche, stando rinchiuso nella potenza
intima della letteratura e votato all'incomunicabilit con il resto del mondo. Ma la sua
una solitudine altezzosa e aristocratica, quella di chi si astrae dalla realt per
chiudersi nella contemplazione del suo mondo interiore, ed escludere ogni forma di
impegno pratico o politico e di discorso razionale e ideologico. Per aver mantenuto
un atteggiamento di convivenza, o per lo meno indiretta con questultimo, gli
ermetici vennero accusati di fare il gioco del fascismo. Se per, come si difendevano,
il loro modo di far poesia era un rifiuto silenzioso del regime, rimaneva pur sempre il
fatto che i petrarchisti di tale scuola, da Giuseppe Ungaretti (1888-1970) a Eugenio
Montale (1896-1981), da Alfonso Gatto (1909-1976) e Mario Luzi (1914-2005),
spesso e volentieri accantonavano i temi di contenuto sociale per rifugiarsi nella
memoria e nel sogno. Il libretto dellermetismo diventava una musica superata, il suo
stile non poteva reggere pi il contatto con la storia. "Pi che una forma di resistenza
esoterica al Fascismo, e alla sua retorica, ora lErmetismo sembra un vizio della
nostra cultura letteraria, un vizio storico ben presente in tutta la tradizione italiana,
ricomparso in una forma nuova negli anni Trenta" (Berardinelli, 1996, 451).
Leredit della poetica "aristocratica" andava a cozzare contro la storia di una
cultura pi aperta, di sinistra, povera ma vincitrice. Non essendoci pi miti, il
pensiero ermetico va alla ricerca di parole essenziali e scarne, espressioni vaghe ed
allusive in cui alita anche uno spregiudicato erotismo.
Ci che accomuna i poeti ermetici il contrasto fra il mondo reale e quello che
lartista sente pulsare dentro di s, e del quale pu appagarsi. "Allinterno della koin
ermetica avevano compiuto il proprio tirocinio molti poeti che si esprimeranno nel
Secondo dopoguerra" (Guerriero, Palmieri, Lugarini, 2001, 56).
Anche Pavese, negli anni giovanili, si trover a verseggiare proprio come gli
ermetici, rispecchiandosi nei decadentisti. Ma poi diventa una voce dissonante che si
stacca dal coro assieme ad altri poeti dialettali, come Pasolini che, assieme agli altri
scrittori, si apprestavano a varcare una nuova dimensione letteraria, operando
accanto ad altri generi artistici.

15

1.2.2 Il nuovo dibattito. Bisogno di testimoniare la verit oggettiva


palese che il Neorealismo si stia preparando a una nuova denuncia socioculturale. Si orienta verso un impegno non solo politico ma anche civile e
democratico verso una sinistra marxista. Lo scrittore-giornalista intende smascherare
i falsi valori della borghesia, affrontare la questione meridionale, promuovere i valori
dellantifascismo, ricordare la resistenza, denunciare lolocausto. Bisognava pertanto
recidere quel cordone ombelicale della cultura aristocratica e della politica di destra.
In queste nuovo clima c'era
"la consapevolezza del fallimento della vecchia classe dirigente e del posto che, per la
prima volta nella nostra storia, si erano conquistate sulla scena della societ civile le masse
popolari. Vi era l'esigenza della scoperta dell'Italia reale, nella sua arretratezza, nella sua
miseria, nelle sue assurde contraddizioni e insieme una fiducia schietta e rivoluzionaria nelle
nostre possibilit di rinnovamento e nel progresso dell'intera umanit. Il tono poteva variare
dallepico al narrativo o al lirico, ma la posizione ideale rimaneva la stessa." (Salinari, Ricci,
1975, 1357)

Ma il racconto della verit poteva essere soggetta a qualche rischio di avaria.

1.2.3 Il rischio del bozzettismo


Ritornando alla situazione sociale degli anni '40 e '50 va ribadita la realt di
un'Italia che si stava risollevando. Testimoniare gli eventi una reazione che viene
da s. impellente il ricorso e la fortuna della cronaca quale forma di
rappresentazione della vita quotidiana, della situazione storica, dei costumi di una
regione, di un luogo, di una condizione sociale. Ricordiamo Levi e la sua opera
Cristo si fermato ad Eboli (1945), reduce del confino, che narra il mondo arcaico,
primitivo e drammatico del Mezzogiorno italiano e Silone, un decennio prima, nella
sua Fontamara, che denuncia le angherie subite dai cafoni.
Bisogna anche dire che proprio la cronaca non tarda a diventare una mera
registrazione di un regionalismo geografico, in cui il contenuto realistico viene
osservato dallesterno - come spettatore - senza conoscerne le dinamiche dellevento

16

subito dalle classi disagiate.15 Nella cornice della poesia si registrano sia la presenza
del bozzettismo (cultura pi apprezzata dai borghesi, fatta di brevi testi e poco
impegnativi) che del sentimentalismo populistico. Il pauperismo, la miseria e il
disagio vengono a volte raffigurate come motivo dorgoglio16. Il clima di quegli anni
trascina con s molte confusioni ideologiche. Ricordiamo che la Chiesa
"aveva benedetto gagliardetti, aveva proclamato Mussolini l'uomo della Provvidenza, aveva
benedetto eserciti che andavano a massacrare i popoli di colore in Abissinia, ora si dichiarava
in netta opposizione al passato regime e metteva in evidenza uomini politici antifascisti accanto
a ex gerarchi fascisti, proponendoli come nuovi maestri di democrazia. " (Il Neorealismo tra
cinema e letteratura, 2009-6)

Va precisato che molti si erano iscritti al fascio in buona fede e che successivamente
si erano ricreduti. Tra questi Pavese, che non si perdon mai di aver dato ascolto alla
madre che lo aveva convinto a prendere la tessera fascista.

1.2.4 Il Neorealismo della cinepresa


Nel 1946 nasce a Milano il Fronte Nuovo delle Arti", movimento che afferma la
libert di espressione artistica, suffragata da un nuovo impegno politico e sociale.17
Le piaghe della societ trovano espressione anche nel cinema: non negli Studi di
Cinecitt, fortemente danneggiati durante i bombardamenti, ma direttamente nelle
strade, in uno scenario che si presentava gi perfetto per film quali Roma citt
aperta di Roberto Rossellini, in cui si narra la Resistenza come alleanza tra
comunisti e cattolici; oppure Ladri di biciclette di Vittorio De Sica18, i cui
protagonisti sono vittime della povert del dopoguerra. Si tratta di veri documenti
che narrano la storia dItalia attraverso il cinema. Come gi

ricordato, anche

Pasolini, con la sua esperienza di scrittore-sceneggiatore, stato un vero collante fra


questa letteratura e il cinema, usando la pellicola come strumento per avvicinarsi

15

Qui dovrebbe aprirsi un altro lungo capitolo legato ai partiti proprietari delle testate giornalistiche
che sovente riportano fatti in modo approssimativo per mantenere una certa calma sociale.
16
Per approfondire vedi La poesia neorealista italiana di Sergio Turconi
17
Vi aderiscono artisti di diversa formazione tra i quali Renato Guttuso, Carlo Levi ed Emilio Vedova
ed altri meno rappresentativi.
18
Pavese conobbe De Sica dopo aver conosciuto l'attrice C. Dowling che aspirava a fare del cinema.

17

ancora di pi alla realt o, per dirla con le sue parole, "usando come veicolo
l'esperienza umana" (Pasolini, 1960, 35).

1.3 LA LINFA NEOREALISTICA DI PAVESE

1.3.1 Il nuovo mito americano veicolato da Pavese


Nelle pagine precedenti si gi parlato dell'influenza degli scrittori d'oltreoceano.
Pavese e Vittorini furono i primi due divulgatori del mito americano", portatore
sano di una nuova linfa del neorealismo. Pavese, in un'intervista radiofonica19 espone
le sue considerazioni. Riferendosi agli autori americani, quali Hemingway e Lee
Masters, dice che avrebbero avuto un deprecato influsso sugli scrittori italiani e la
parola ''neorealismo'' era inevitabile ma che aveva soprattutto un senso
cinematografico per film come Ossessione, Ladri di biciclette, film-rivelazione che
hanno stupito il mondo, americani compresi. Nella medesima intervista radiofonica
Pavese si chiede come mai la stessa etichetta lodi il cinema e biasimi la narrativa
bench siano "nate contemporaneamente sullo stesso terreno intriso di succhi
nordamericani.'' Secondo Pavese avvenuto un processo antecedente: le radici
moderne della letteratura americana vanno ricercate negli autori europei. Secondo lui
non occorreva uscire dall'Europa per diventare Neorealisti, al limite furono "gli
americani a imparare in Europa il neorealismo narrativo (beninteso, come tecnica,
non come spirito), cos come adesso stanno di fatto rimparando da noi quello
cinematografico.'' 20
Pavese fornisce una spiegazione diretta di come si sia trovato tra il vecchio e il
nuovo, all'incrocio di diverse nature letterarie. La sua opera era cominciata
"scontrosamente in pieno periodo ermetico e di prosa d'arte, quando il castello della
chiusa civilt letteraria italiana resisteva imperterrito ai venti gagliardi del

19
20

l'ultima intervsita radiofonica che nel 12 giugno 1950 Pavese rilascia al giornalista L. Piccioni
Ibidem.

18

mondo."(Saverio, Italies, 2008-01). Si era trovato coi classici come fossero


contemporanei e coi contemporanei come fossero classici.
Dunque Pavese stesso che a momenti si definisce ermetico-classico e subito
dopo autore neorealista: ha un piede nella poesia libera, pura, quasi irraggiungibile e
con laltro si ritrova a saltare oltre quello spartiacque della prosa della concretezza.
Ma per arrivare dove arrivato, Pavese si nutrito di strutture intellettualistiche, di
letteratura dantesca e baudelairiana, di simboli e di mondi stilisticamente chiusi.21
Dovendo riassumere il pensiero di Pavese si potrebbe dire che egli non ha mai
accettato etichettature di neorealista o regionalista proprio perch la sua produzione
letteraria intrisa di classicismo greco di Erodoto e Platone (che Pavese adora).
Attraverso il classico, il mito, tolti i neoclassicismi, egli vuole interpretare l'uomo le
angosce, il dolore, i conflitti e le passioni dell'uomo moderno, delle masse, del
contadino e dell'operaio, del giovane e dell'adulto. Nella lingua parlata di questi
personaggi si creava un nuovo linguaggio poetico.

1.3.2 Pavese: "un febbrone improvviso di esperienze"


Il clima culturale denso di contraddizioni e di voltagabbana in cui si muove, a
volte tormentata, l'opera di Cesare Pavese, opera molto spesso fraintesa e anche usata
come falsarighe da alcuni neorealisti i quali risultano forse pi chiari oggi che negli
anni immediati del dopoguerra. (Turconi, 1977). Riguardo ai tentativi di tracciare la
nuova strada da percorrere Pavese scrisse:
''Eppure si pu affermare che i migliori di noi, ombrosi e disperati comerano, si sono
sovente sorpresi, negli anni andati, a figurarsi che soltanto una cosa avrebbe potuto salvarli: un
tuffo nella folla, un febbrone improvviso di esperienze e di interessi proletari e contadini, per
cui la speciale e raffinata malattia che il fascismo ciniettava, si risolvessero finalmente
nellumile pratica salute di tutti. Qualcosa come andare verso il popolo, pensammo talvolta.''
(Pavese, 1951, 225-226)

L'idea della letteratura non andava vista come momento di civilt intellettuale e
artistica n come elemento di controllo nazionale, bens come riflesso di un
21

Chiaro esempio i suoi Dialoghi con Leuc (1945-47) che costituiscono il suo libro pi specifico
circa la sua teoria del mito e la sua concezione del mondo e dell'arte. Nei racconti si ottiene una chiara
visione di come in effetti Pavese si fosse allontanato dal Neorealismo, nonostante si ostinasse a
sostenerlo nel romanzo Il compagno con cui egli pagava il suo tributo all'impegno politico nel Partito
Comunista.

19

determinato periodo storico. Cos si spiega la duplice visione della poesia: quella
pura, essenziale, petrarchesca e quella che si tuffa nella folla, nelle vite dei
personaggi che Pavese ha conosciuto, a partire dall'infanzia.

1.3.3 La poetica pavesiana tra "angelismo" e "realismo"


In questo contesto si muove anche la ricerca di una nuova poetica. Se le direttrici
stilistiche o letterarie di Pavese sono sempre state ambigue ed inafferabili - ma forse
anche le pi suggestive a cavallo fra elementi del ''vecchio e del nuovo'', bisogna
ribadire che stato invece sempre chiaro e deciso questo suo scopo di fondo: dar luce
ad una cultura e letteratura nazionale moderna (Pavese, 1951) calata nel vivo della
realt italiana. Affrontando le relazioni tra la poesia degli anni '30 e quella nascente,
Pavese sosteneva che la storia culturale degli ultimi secoli stata un continuo
altalenare tra il vecchio e il nuovo, un'oscillazione continua tra quelli che lui definiva
i momenti di arresto (angelismo) e quelli prgressivi (realismo). "L'inaridirsi
dell'angelismo ermetico, e l'imporsi e diffondersi soprattutto in Italia del cosiddetto
neorealismo, sono a modo loro un riflesso delle lotte e delle trasformazioni politiche
in corso'' (Pavese, 1951, 357). Alcuni aspetti della cosidetta poesia rarefatta il
linguaggio aulico, i momenti aurorali si erano infiltrate anche nei versi prolissi dal
linguaggio povero dei neorealisti, che tanto avevano polemizzato contro la
superficialit dei raffinati cultori.
''L'altra poetica () il cosiddetto "neorealismo" - risale anch'essa, per i suoi primi conati,
allo stesso momento storico (la rivoluzione borgheseindustriale), e sarebbe interessante
indagare il perch di questo fatale intrecciarsi genetico ed evolutivo di due poetiche cos
apparentemente contrastanti. '' (Pavese, 1951, 357)

Pavese indag quasi tutta la vita su questi intrecci nei quale si trov impigliato,
come il discorso circa il mito, inteso anche come elemento che pu generare diverse
poetiche. Rimase impigliato nella tradizione lirica iniziata dal Petrarca e nel
contempo and verso il racconto nella raccolta Lavorare stanca, trovandosi privo di
sostegni (il che indusse Pavese ad abbandonare la poesia per la prosa). Naturalmente

20

tale manovra non va intesa come un'inversione di tendenza, data l'affinit e la


reciproca dipendenza che c' tra la lirica e la narrativa:
''Questi due aspetti della produzione pavesiana obbediscono infatti come impulsi in certo
modo complementari: la poesia come esigenza di confessione lirica, di intuizione individuale;
la prosa come possiblit di comunicare l'identico messaggio in una forma pi oggettiva e
discorsiva.'' (Guglielminetti, Zaccaria, 1976, 136)

Sulla nascita della nuova poesia narrata e sui "motori" che l'hanno attivata
vedremo nelle successive pagine del presente elaborato.

21

2 INTRODUZIONE ALLE POESIE

2.1 SULLE VICENDE EDITORIALI DELLE POESIE

La pi recente e completa edizione delle poesie di Cesare Pavese stata


pubblicata nel 1998 dalla casa editrice Einaudi, intitolandola semplicemente Le
poesie. La pubblicazione stata curata da una grande esperta e amante dell'opera di
Cesare Pavese, Mariarosa Masoero mentre l'introduzione porta la firma del critico
Marziano Guglielminetti, uno dei pi grandi critici letterari italiani, che ha seguito
molto attentamente l'intera opera di Pavese. L'edizione raccoglie tutte le liriche del
poeta: quelle di Lavorare stanca (Firenze 19361943), di Verr la morte e avr i tuoi
occhi, raccolta pubblicata postuma, che comprende dieci poesie (otto in lingua
italiana e due in inglese), e anche i versi appartenenti al gruppo La terra e la morte
che furono composti nel 1945. Comprende anche poesie censurate e aggiunte, Le
poesie del disamore (1934-1938), Le poesie aggiunte e Appendice, poesie realizzate
tra il 1923 e il 1930 (le prime poesie nettamente creapuscolari nascono quando il
poeta era appena un addolescente) e infine le due Poesie a T. Vi sono pure due
raccolte composte prima di Lavorare stanca (1923-1930): Sfoghi, Rinascita, Le febbri
di decadenza, Blues della grande citt (1929), Estravaganti scelte (1926-1930). Si
tratta di testi poco noti al pubblico, sia perch appartenenti ai primi tentativi lirici
(quelli che i suoi amici definiranno tormenti), sia perch stilisticamente erano in fase
embrionale.
Nel corso delle prossime pagine ci soffermeremo principalmente sulla poesia di
Lavorare stanca e le ultime La terra e la morte e Verr la morte e avr i tuoi occhi.
Sono le pi rappresentative per quanto concerne la diversit delle tematiche e del
linguaggio che il poeta ha adottato e maturato nel corso del suo periodo creativo e su
quelle che sono le ragioni che determinano e giustificano la nascita della poesia.
Verranno menzionate anche pagine del diario di Pavese e le lettere con lo scopo di
fornire dettagli molto preziosi per comprendere la produzione poetica del primo e
dell'ultimo periodo.

22

2.1.2 L'edizione di ''Lavorare stanca''


La nascita della raccolta ha avuto parecchie peripezie. La prima edizione del
1935 non conteneva le quattro poesie sottoposte a censura che vengono depurate, per
''motivi morali'': Pensieri di Dina, Il dio-caprone, Balletto e Paternit. Pavese
amareggiato in modo particolare per l'eliminazione della seconda22 e chiede
all'editore Alberto Carocci23 una tiratura personale di venti copie perch voleva
rilegarle a mano e donarle alle persone pi intime.24 Nell'autunno dello stesso anno
Pavese fa i necessari aggiustamenti delle poesie soppresse e ne aggiunge otto: Ulisse,
Atavismo, Avventure, Donne appassionate, Luna d'agosto, Terre bruciate, Poggio
Reale e Paesaggio. Le poesie verranno stampate in data 14 gennaio 1936 presso le
edizioni Solaria di Firenze. A quel tempo Pavese era confinato a Brancaleone. A
dargli una mano Leone Ginzburg. Pavese riceve il pacco alla met di gennaio del
1936 e scrive a Carocci: "Lacrime, tripudio, auspici, bicchierata: tutto da solo".
(Pavese, 1973, 137). Nessuna reazione da parte della critica e del pubblico. Il
giudizio del su caro amico-rivale Mario Sturani, scrittore e pittore, sincero e pieno
di entusiasmo: ''Credo che sia la cosa pi bella e notevole di questi ultimi anni di
letteratura. Me lo sono riletto tutto 2 volte e questo in me tu sai cosa vuol dire. (...) tu
tiri fuori una poesia pi bella dell'altra, composte, piene di immagini e pensieri ed
azioni'' (Guglielminetti, 1990, 193).
Dopo Solaria la disposizione delle poesie, per le edizioni Einaudi, ha subito ben
quattro modifiche. 25 La raccolta verr ripubblicata nel 1943, sempre da Einaudi, in
una redazione aumentata e ulteriormente modificata che include poesie posteriori al
1936 e che rivela quanto l'idea di poesia, nel frattempo, fosse cambiata.

22

In una lettera a Carocci (11 marzo 1935) Pavese scrive: ''Mi attendevo lonore di una censura
politica, e quelli me lhanno fatta puritana. '' (Pavese, 2008, p VIII.)
23
In quei mesi si trova a poggio Reale ed effettua la richiesta tramite la sorella Maria.
24
Gli amici sono Mario Sturani, Massimo Mila, Augusto Monti (suo professore e maestro), Battistina
Pizzardo (Tina, la donna dalla voce roca per la quale era andato in esilio e altri.
25
I primi fogli stampati solo sul recto erano privi di numerazione; originariamente pinzati insieme da
due grossi punti metallici, erano contenuti in una rudimentale copertina un foglio stesso piegato in
due con la seguente indicazione: "Bozze 'Lavorare stanca'|per Solaria". Sar solo nel 1962 che
Calvino inserisce anche quelle poesie delle quali lo stesso Massimo Mila, che aveva curato l'edizione
del 1943, aveva evitato di menzionare.

23

2.1.2 Sull'edizione dei poemetti ''La terra e la morte'' e ''Verr la morte e


avr i tuoi occhi''
Tra gli anni 1941 e '45 Pavese ha un ''blocco creativo'' per quanto concerne la
poesia e dopo questi quattro anni, finalmente le sue energie riemergono e nasce La
terra e la morte, una raccolta di nove poesie scritte a Roma tra il 27 ottobre e il 3
dicembre 1945 per Bianca Garufi.26 Rispetto a Lavorare stanca, questo poemetto si
distingue per un lirismo molto intenso e per luso di un verso breve, quindi assai
lontano dai ritmi narrativi della poesia-racconto. Si vedr che le tematiche della citt
e della campagna si dissolvono mettendo in prima linea elementi quale il sangue e la
morte.
La prima edizione avviene nel 1947 ne "Le Tre Venezie" e pure i titoli e la
disposizione di queste nove subiscono infinite modifiche. Le pubblica pure Einaudi.
Sulla scorta di notizie dirette, dellautore si dice ben poco: "Fa il correttore di bozze e
il revisore di traduzioni, - secondo quanto ci informa, - ha tradotto in passato, non ha
mai amato collaborare a periodici" (Masoero, 2008, XLI).
Come le precedenti poesie di Lavorare stanca pure queste sono state sottoposte al
parere degli amici. Sono piaciute tanto allamica Natalia Ginzburg mentre la critica
aveva espresso un po di ostilit poich dannunziane. Il poemetto fu inserito da
Giacinto Spagnoletti27 nella sua Antologia della poesia italiana (1909-1949).
La terza volta che compaiono le liriche damore nel volume postumo Verr la
morte e avr i tuoi occhi, stampato presso Einaudi nel 1951. Il titolo propriamente
appartiene alle dieci nuove, composte tra l11 marzo e l11 aprile del 1950, per
lattrice statunitense Costance Dowling. La prima e lultima lirica sono in inglese
la traduzione in italiano di Calvino e accentuano lesilit, langoscia e la tristezza
dellultimo Pavese: un congedo dalla vita.

26

Bianca Garufi (1918-2006), psicanalista e scrittrice di origine siciliana (la Leuc di Cesare Pavese),
con la quale il poeta-scrittore inizi a scrivere a capitoli alterni il romanzo Fuoco Grande, rimasto
incompleto. stata anche una grande analista junghiana che ha introdotto Pavese nello studio della
psicanalisi.
27
Giacinto Spagnoletti (1920-2003) stato un critico letterario e romanziere italiano. Ha curato
parecchie antologie di letteratura italiana e si occupato di poeti quali Aldo Palazzeschi, Pier Paolo
Pasolini e Alda Merini.

24

2. 2 SULL'ORIGINE DI ''LAVORARE STANCA''

Per parlare di Lavorare stanca bisogna tener conto della naturale evoluzione che
le poesie hanno subito negli anni 1923 1928, periodo del verso breve, in rima, dal
sentore ermetico, che nel 1928 approda in un verso dal respiro pi ampio. l'anno
della definitiva acquisizione del verso libero una novit nel panorama italiano - che
Pavese sente come suo grazie all'influenza di Walt Whitman,28 importantissimo per
l'evoluzione della sua scrittura e per la composizione della raccolta. Pavese se ne
innamora mentre traduce Leaves of Grass, Foglie d'erba. Nello stesso anno Pavese
scrive novellette dialettali e in collaborazione dell'amico Sturani compone l'operetta
Pornoteca, un corpo di poemi, ballate diretto ad un pubblico di amici.29
Ma Pavese sente anche il bisogno impellente di giocare con l'immaginazione, di
scoprire uno stile che lo facesse felice. Proprio gli studi letterari nordamericani, i
tentativi novellistici e la ricerca del linguaggio fanno di lui il "nuovo capitano".
Finalmente si sente come liberato dalle morse della lingua letteraria, in cui era
pronto ad innestarvi una lingua parlata, colloquiale che facesse scorrere il sangue
nelle vene delle parole. "Semplicemente, ho dinanzi un'opera che m'interessa, non
tanto perch composta da me, quanto perch, () l'ho creduta ci che di meglio si
stesse scrivendo in Italia" (Pavese, 1980, 119). A giudizio dell'autore, l'opera non
pu essere interpretata come un poema in cui si sono semplicemente giustapposte
delle unit, perch sarebbe un falso canzoniere. "Come due poemi non formano un
unico racconto cos due o pi poesie non formano un racconto o costruzione, se non
a patto di riuscire ciascuna per s non finita" (Pavese, 1980, 120).
Perci alle poesie della prima edizione ne sono state aggiunte delle nuove (anche
quelle censurate) mantenendo per intatti i messagi delle singole sezioni.

28

W. Whitman (1819-1892), poeta e scrittore americano, cantore della libert, ma anche della
sessualit e dellomosessualit. Contribuisce a creare il sogno americano. Sua la celeberrima poesia
O capitano! Mio capitano! (scritta dopo lassassinio di Abraham Lincoln), conduttore del film
Lattimo fuggente (1989), di Peter Weir.
29
La sua diffusione avviene allinterno della confraternita che riunisce sotto di s gli ex-allievi del
DAzeglio. In seno a questo gruppo Pavese stringe nuove amicizie e ne rinnova di precedenti con
alcuni personaggi importanti nella scena culturale e politica, tra cui: Giulio Cesare Argan, Leone
Ginzburg, Norberto Bobbio, Mario Sturani, Giulio Einaudi, Massimo Mila, Vittorio Foa.

25

2.2.1 Raggruppamento delle poesie di ''Lavorare stanca''


La raccolta Lavorare stanca delledizione Einaudi del 1943 ordinata in sei
gruppi che prendono nome da sei poesie: Antenati, Dopo, Citt in campagna,
Maternit, Legna verde e Paternit. Tale raggruppamento risulta definitivo solo nel
1940. Alle settanta poesie contenute nel canzoniere Pavese aggiunge due appendice
critiche: Il mestiere di poeta, scritta nel 1934 e A proposito di certe poesie non
ancora scritte, del 1940. In base ai gruppi accennati si pu dedurre che Pavese stesso
abbia disposto le singole poesie dopo vari tentativi di classificarle per temi e dopo
aver inserito anche quelle censurate senza considerare un determinato ordine
cronologico.
Al gruppo Antenati corrisponde grossomodo il tema agricolo-ancestarle. Qui si
delineano i temi del silenzio, della solitudine, della collina come luogo significativo e
mitico, ma anche luogo di violenza, di riti dei contadini, di sangue, sesso e morte.
Poesia di apertura dell'intera raccolta I Mari del Sud, dove i motivi centrali sono il
ritorno alle Langhe del cugino, dopo aver fatto fortuna, e il ritorno al periodo felice
dell'infanzia del poeta stesso. A rompere questo esasperato realismo viene l'ultima
poesia La notte dal tono elegiaco.
Le poesie di Dopo trattano il motivo amoroso sessuale, la visione che il poeta ha
delle donne. I personaggi della sezione, molto variegati tra di loro, sono storie di
prostitute, tutte animate da una lotta per una vita migliore. Qui Pavese riprende lo
stile lirico della poesia pi adatto al tema di queste poesie incentrato sul motivo
amoroso e sessuale in un tono di contemplazione e malinconia (Calvino, 1962).
Il terzo, Citt in campagna, il pi ricco e variegato; vi predominano i motivi
cittadini e campestri nonch il motivo dellesperienza avventurosa e conoscitiva del
ragazzo accostata al tema della solitudine e dellesclusione. il gruppo pi cospicuo
dell'intera raccolta (comprende ben diciannove testi). Qui Pavese riprende una forma
narrativa e manifesta l'ideologia e l'impegno politico descrivendo il lavoro e la fatica
dei contadini e degli operai.
Con Maternit si approda ad un motivo molto profondo in Pavese: il senso
carnale della generazione dei figli e lamore disinteressato e rassicurante che la
madre dovrebbe dar loro, fino a quando il bambino diventa uomo, e anche dopo. Le

26

poesie raccontano storie di donne e di madri che si sono sacrificate per i loro figli. La
donna viene s vista come simbolo della fecondit, ma permane anche il tema
sessuale che diventa motivo di frustrazione.
Le poesie di Legna verde sono incentrate sul tema sociale e politico,
sullingiustizia e sulla diseguaglianza sociale tra i lavoratori, alle lotte operaie, al
terrore dello squadrismo fascista a Torino. In una di queste ricorda l'eccidio del 18
dicembre compiuto dai fascisti, quando Pavese aveva quattordici anni.
La raccolta si conclude con Paternit in cui domina prevalentemente il motivo
lirico di esilio e nostalgia. In questo ultimo gruppo Pavese ha raccolto alcune poesie
scritte a Brancaleone Calabro, mentre si trovava al confino. I temi fondamentali sono
la solitudine e l'incomunicabilit.
Nella prefazione alla pubblicazione postuma di Lavorare stanca, Massimo Mila,
musicolo e amico di Pavese, a proposito del canzoniere scrive: "Basta dare uno
sguardo all'indice con le date per rendersi conto della consapevole ed elaborata
struttura di Lavorare stanca. un libro, non una raccolta di poesie, non un
canzoniere" (Mila, 1974, X).
Per comprendere la scelta dei temi e dei personaggi che compaiono nella lirica di
Pavese doveroso soffermarsi su un concetto determinante: il mito come
''generatore'' fondamentale e determinante, come aspetto quasi sacrale, concetto che
verr approfondito nel prossimo capitolo.

2.3 LA POETICA DEL MITO

Per comprendere la produzione poetica di essenziale importanza avviare il


discorso circa quella componente che non solo far da guida ai tempi ma che li
determiner fin dallinizio. Gli scritti di Cesare Pavese sono una ricca fonte per
capire quanto sia stato importante la presenza del mito. Ne ha parlato
abbondantemente nel suo diario, Il mestiere di vivere, e in Feria dagosto. Vi sono
diverse visioni circa il mito. Esso va osservato come aspetto culturale e
antropologico: il poeta, il mito e la creazione poetica stabiliscono determinati

27

rapporti che conducono allindagine dello sfondo mitico della sua produzione
letteraria. Ma solo accostando mito e infanzia che consentir una pi approfondita
comprensione del suo canzoniere, sia nelle tematiche che nel linguaggio poetico.

2.3.1 Mito come linguaggio della poesia


Linterpretazione del mito sviluppata da Pavese nasce innanzitutto da unattenta
lettura di parecchi saggi filosofici e letterari. Inizia a studiare gli antichi, i classici
greci. Platone lo definisce una delle forme pi antiche di narrazione, un racconto
attorno agli dei30 e agli eroi (Marchese, 1978). Pavese si sofferma attentamente su
Gianbattista Vico, il quale gli conferma il momento mitico dellumanit, dove i primi
uomini primitivi sono i fanciulli del genere umano: una rivelazione che avviene
nellinfanzia, in maniera analoga come ogni cultura e i suoi miti particolari vengono
originati negli stadi primitivi della civilizzazione.
Pavese si sofferma anche su alcuni passaggi dello Zibaldone di Leopardi (17981837), nel cui microcosmo la luna brilla come figura simbolica, come in molte
immagini poetiche di Pavese. Per il poeta de L'infinito le cose che si scoprono
giornalmente, i nostri antenati le avevano gi scoperte e c' un rapporto ambivalente
e

simbolico

tra

l'infanzia,

il

singolo,

la

ricerca

nelle

"ricordanze",

nell'approfondimento del mito. Come per Leopardi anche per Pavese, la natura
assume un ruolo essenziale, diventa la fonte principale d'ispirazione, la nutrice e la
confidente (Colombo, 2000).
Pavese prosegue con i pi moderni, quali James Frazer, che attribuisce significati
sacri e religiosi alle feste nei campi (Pavese lo considera il percussore
nellesplorazione del mito). Da Carl Jung apprende che il mito nasce dalle
reminescenze infantili come eredit spirituale arcaica, i cosidetti archetipi universali
(Pavese, 1984). Legge anche Sigmund Freud, per lepoca un autore inquietante, da
cui trae lidea fondamentale di un rapporto molto stretto e quasi inscindibile tra
psicologia del profondo e il mito. Pavese fu infatti quasi soggiogato proprio dal
30

Nel passato si ritenuto per lo pi che il mito fosse una proiezione fantastica, utilizzata per fornire
una spiegazione quanto pi credibile a fenomeni naturali che gli uomini stentavano a comprendere.
Nell'opera di Omero significa "parola, discorso" ma anche "progetto, macchinazione".

28

freudismo secondo il quale esistono modalit psicologiche che determinano i legami


e i meccanismi di aggressivit inconscia tra genitore e figlio e pi tardi tra uomo e
donna. Di qui quasi tutti i contrasti emotivi e sociali che manovrano lesistenza di
una persona.

2.3.2 Analogie tra luomo moderno e quello primitivo


Dopo unattenta meditazione sul Vico, gli studi di etnologia, teogonia e
psicologia, Pavese constat che tra il passato remoto della civilt e quello delluomo
presente vi erano collegamenti molto stretti e che molte situazioni andavano spiegate
proprio grazie ad unattenta osservazione del tempo che fu. Giunse a paragonare il
fanciullo alluomo primitivo, linfanzia allalba dei tempi e let moderna alla
maturit individuale. Luomo preistorico non poteva comprendere gli eventi ultrareali: per lui erano espressioni soprannaturali, dei o demoni. Con la consacrazione di
un luogo nel quale egli trov rifugio contro il male conosciuto, pot finalmente
sperare. In quel momento nasce il mito, "lunica realt dove ci che non aveva nome
non esisteva" (Lajolo, 1964, 40). Invece l'uomo moderno-adulto vive una realt
diversa rispetto al selvaggio-fanciullo: tramite il concetto pu pensare e dire cose
mai conosciute.
Ma l'uomo moderno-poeta non ha da dire tali concetti: ha solo da usare il
linguaggio della sua civilt per esprimere la poesia. Ecco perch secondo Pavese il
poeta un primitivo e il mistero di quest'ultimo ha lo stesso valore assoluto del
mistero vissuto dal poeta durante l'et infantile. In breve, le equivalenze derivate
sono le seguenti:
Bambino = uomo primitivo
Poeta = bambino primitivo
Infanzia inconscia del bambino = infanzia storica dell'umanit
L'opera d'arte ha un centro insistente nel remoto dellinfanzia a cui non si poteva
sfuggire: come bisogno e come salvezza creativa.

29

2.3.3 Il mito diventa uno schema sacro


Il mito pu essere vissuto in modo vero, sincero e spontaneo solo nel periodo
dellinfanzia, poich il periodo pi puro e genuino. Il mito qualcosa di sacro,
qualcosa di potente che influisce sullarte e sullumanit da migliaia di anni.31
Essendo universale e preesistente allesperienza di ognuno di noi, contiene una
natura complessa, a volte oscura e ambigua.
"La parola mito a ragione oggi alquanto screditata. Ma adoperandola per indicare
quell'interiore immagine estatica, embrionale, gravida di sviluppi possibili, che all'origine di
qualunque creazione poetica, non crediamo di parlare un linguaggio mistico n estetizzante.
Semplicemente, condensiamo in una parola un complesso discorso storico e una convinta
poetica che su di esso si appoggia e si giustifica c'imbattiamo ogni volta che ci accade di
riandare nel tempo all'inizio di un'epoca di poesia." (Pavese, 1951, 35)

Il mito "una norma, lo schema di un fatto avvenuto una volta per tutte, e trae il
suo valore da questa unicit assoluta che lo solleva fuori del tempo e lo consacra
rivelazione" (Pavese, 1977, 188) un qualcosa di misterioso che ognuno di noi sente
in maniera assoluta e unica. "Far poesia significa portare a evidenza e compiutezza
fantastica un germe mitico. Ma significa anche, dando una corposa figura a questo
germe, ridurlo a materia contemplativa, staccarlo dalla materna penombra della
memoria" (Pavese, 1951). Se non c' il mito non c' nemmeno poesia, perch viene a
mancare quel "gorgo indistinto" indispensabile per farla nascere.

2.3.4 Mito alla sorgente dellinfanzia


La penombra della memoria di un adulto proprio linfanzia. Solo in quel periodo
si creato qualcosa di esclusivo. Durante linfanzia si impara a conoscere il mondo
non attraverso un contatto immediato delle cose bens tramite i segni di queste:
attraverso le favole, i racconti e le vignette il fanciullo percepisce la fantasia come
31

Nel Dizionario di retorica e stilistica, il critico Angelo Marchese (1937-2000), circa il mito scrive:
"Connesso al simbolo e agli archetipi, di cui spesso uno sviluppo, il mito ha legami profondi con il
ritualismo religioso e con le espressioni orali ad esso connesse ( poesia, rappresentazione drammatica,
fiaba, ecc.). donde linteresse di molti studiosi per le radici mitiche della letteratura e in particolare per
le strutture antropologiche e mitologiche ricorrenti (o archetipiche) nel vasto e vario universo della
letterariet o meglio dellimmaginario" (Marchese, 1978, 203).

30

unica realt.32 Il suo mondo e concretamente i luoghi in cui egli vive si popolano di
simboli, trasformandosi in luoghi mitici dal momento che "in essi accade qualcosa
che li han fatti unici e li trascelgono sul resto del mondo con questo suggello mitico"
(Pavese, 1971, 187).
Per la mente di un bambino una spiaggia, un fiume, un prato non sono luoghi
qualsiasi, ma diventano quella spiaggia, quel fiume e quel prato. Sono luoghi mitici
perch in essi accaddero cose e hanno vissuto momenti ed emozioni che li hanno resi
unici, assoluti, e hanno cos contribuito alla formazione della sua immagine della
realt. Sono luoghi animati da un brivido simbolico che solo lui pu avvertire. "Le
cose si possono scoprire solo attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa
significa vederla - ora soltanto - per la prima volta" (Pavese, 1984, 212).
Il mito, come traccia unica e assoluta si arricchisce, nel suo stesso futuro, di
significati ma senza che il fanciullo ne abbia consapevolezza. "Che l'infanzia sia
poetica soltanto una fantasia dell'et matura" (Pavese, 1973, 222). Soltanto l'uomo
adulto si accorger di esser vissuto in un mondo mitico il paradiso infantile e di
aver ricevuto uno schema che manovrer il suo avvenire. Ognuno di noi, prima o
dopo, si accorge di possedere una mitologia personale, in cui le cose si scoprono
esclusivamente attraverso i ricordi dell'infanzia e cominciano ad esistere solo una
seconda volta attingendo dalla sfera istintivo-razionale. (Pavese, 1971) Perci una
poesia "onesta e vera" solo quella che ha origini nei luoghi della fanciullezza. Non
si pu parlare di se stessi, parlando d'altro. Nel suo diario annota:
"Perch non posso trattare io delle rocce rosse lunari? Ma perch esse non riflettono nulla
di mio, tranne uno scarno turbamento paesistico, quale non dovrebbe mai giustificare una
poesia. Se queste rocce fossero in Piemonte, saprei bene per assorbirle in un'immagine e dar
loro un significato. Che viene a dire come il primo fondamento della poesia sia loscura
coscienza dei valor dei rapporti, quelli biologici, magari, che gi vivono una larvale vita di
immane nella coscienza prepoetica." (Pavese, 1980, 12)

Si pu esprimere bene soltanto ci che stato assorbito ingenuamente. Cos il


compito dell'uomo quello di scavare nel passato con lo scopo di ritrovare se stesso;
32

Ricordiamo che Pavese propose a Einaudi temi estranei al panorama italiano. Si pensi alla
Collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici, da lui ideata e fondata, che fece conoscere opere
molto importanti, tra cui quelle del linguista e antropologo russo Vladimir Jakovlevi Propp (1895
1970). Pavese fu il primo a far conscere che il tempo della fiaba ha sue caratteristiche particolari, che
presentano analogie con il sogno ed ad applicarre la semplicit del racconto popolare nelle sue poesie
e nei racconti brevi. Continu ad occuparsene Calvino, approfondendo la morfologia della fiaba
secondo Propp.

31

mentre quello del poeta di chiarire i suoi miti e di scoprire la vera ricchezza dei
simboli. Pertanto agli artisti non rimane altro che "rivolgersi allepoca in cui non
erano ancora artisti, e questa linfanzia" (Pavese, 1973, 213).
Perci appare evidente lassunzione della collina le Langhe - come centro lirico
della sua opera, delle cascine anzich delle montagne, o dei casamenti di una citt.
Lo stesso vale per i rapporti umani: ritiene di doversi limitare a scavare solo dentro
quelle realt che sono emerse a poco a poco, riuscendo a stagliarsi sul fondo della
sua coscienza iniziale. Hanno avuto il tempo di incidere il suo spirito e far "gettare
quelle innumerevoli e segrete radichette di riferimenti che danno il sangue e la vita
alle creazioni" (Pavese 1980, 212).
Adesso pi che chiara la presenza di certi personaggi ispirati a figure reali della
sua famiglia, dei suoi amici dinfanzia e pi tardi dei compagni e degli amori
incontrati quando era un uomo maturo, ma anche personaggi immaginati ma
necessariamente veri nella sua interiorit - e lesclusione di altri che non si sono
radicate nella sua esistenza in nessun modo.

32

3 SUI TEMI DELLA LIRICA PAVESIANA

3. 1 ASPETTI TEMATICI

Le sezioni del canzoniere Lavorare stanca, appena schematizzate, non sono


costruzioni rigide atte ad inglobare solo quelle poesie raggruppabili a seconda di un
determinato contenuto. I temi si intrecciano di continuo, creando in tal modo una
particolare unit tra le singole sezioni e le liriche. I temi cari a Pavese sempre
ricorrono e si rincorrono nella sua opera come una "cadenza monocorde". Il poeta
piemontese sosteneva di aver scritto lo stesso libro e la stessa poesia per tutta la vita
(Pavese, 1981). I personaggi raccontati, mossi da una sorta di leit motif, prendono
vita e danno vita a componenti quali la solitudine, in bilico fra assenza di dialogo e
partecipazione; lamore e la violenza; il lavoro e la festa; linfanzia e la morte; la
natura e la storia; il mito e il destino-maturit. Una caratteristica, dunque, non solo
della raccolta Lavorare stanca ma anche di alcune poesie, non qui comprese33 o
scritte in periodi successivi. A prescindere dalla loro nascita esse funzionano come
una sorta di canovaccio sui quali sorgeranno e si svilupperanno i racconti e i romanzi
di Pavese.34
Sullaspetto dellintreccio tematico si ritorner pure nei paragrafi successivi come
formula per capire meglio sia i personaggi che le varie immagini poetiche.

3.1.1 "I Mari del Sud" come inaugurazione di alcuni temi


I temi espressi da Pavese, sia nella narrativa che nelle poesie, hanno pur sempre
una derivazione che risale agli studi circa lantropologia, la lettura dei classici, la
psicologia e la teogonia. Ma alla fin fine, la partenza di quelle che potrebbero essere
33

Si tratta di quelle poesie successivamente raccolte sotto il titolo comune nel volume Poesie edite e
inedite, Torino, Einaudi, 1962. Lultimo volume completo e aggiornata esce nel 1988.
34
Per una soddisfacente panoramica circa i tempi conduttori dellopera pavesiana che scorrono dalle
liriche alla narrativa dellautore, cfr. Armanda Guiducci, Invito alla lettura di Cesare Pavese.

33

le linee tematiche del suo opus poetico, sarebbe ricollocabile ad una poesia che narra
grossomodo le immagini guida dellesperienza lirica del poeta.
Linaugurazione di alcuni temi di fondo viene anticipata con I mari del Sud35,
poesia che apre la raccolta Lavorare stanca. In questo racconto poeticizzato si narra
del cugino vestito di bianco che dopo ventanni di vita randagia per i mari (quasi il
capitano di Moby Dick 36 trapiantato in Piemonte) ritorna alle colline di casa sua. Al
giovane con cui passeggia racconta di aver:
"incrociato una volta,
da fuochista su un legno olandese da pesca, il cetaceo,
e ha veduto volare i ramponi pesanti nel sole,
ha veduto fuggire balene tra schiume di sangue
e inseguirle e innalzarsi le code e lottare alla lancia." (Pavese, 1980, 9)

Queste immagini riportano il giovane ai tempi in cui giocava ai pirati. Il ragazzo


, in fondo, Pavese, lettore di esotiche avventure salgariane, che tenta un
allacciamento col passato infantile epoca in cui tutto nasceva senza che se ne
rendesse conto.

3.1.2 Il tema della solitudine come incapacit di vivere


La condizione di isolamento e di solitudine di Pavese come poeta, ma anche come
uomo, non viene vissuta come "blasone di nobilt, come compiaciuta e aristocratica
diversit dagli altri, ma come tragica incapacit di vivere" (Pavese, 1980, 126) che si
manifesta in maniere prorompente sin da quando era poco pi che un adolescente:
"Stupefatto del mondo mi giunge un'et
che tiravo dei pugni nell'aria e piangevo da solo.
Ascoltare i discorsi di uomini e donne
non sapendo rispondere, poca allegria."(Pavese, 1980, 12)

Pavese si sente assoggettato dalla solitudine che in lui provoca un perenne senso
d'angoscia nonostante i frequentissimi contatti con gli intellettuali del suo mondo e
gli affetti personali. La solitudine uno dei sentimenti pi ardui che si infiltrano nelle
liriche di Pavese, nel viver quotidiano, come conseguenza di un retaggio di
35

Per limportanza tematica, tecnica e stilistica che questo testo offre, verr pi volte menzionato.
Qualche anno prima, nel 1932, Pavese aveva tradotto Moby Dick, il romanzo di Herman Melville,
che entusiasm un vastissimo pubblico di lettori.
36

34

un'infanzia priva proprio di quegli affetti essenziali per la maturazione di un ragazzo.


I problemi sorti in quegli anni sono rimasti senza risposta e lo hanno portato all'idea
ossessiva del suicidio. La morte poteva risolvere tutto: decisione che alla fine ha
preso. Il collaudo del sentirsi solo avenne tra il 1935-36, il periodo a Brancaleone
Calabro, dove fu confinato causa un amore, un abbandono37. qui che Pavese si
sente allontanato da ci che gli pi caro: l'amore per una donna (almeno cos
credeva) e quello per il suo lavoro letterario e giornalistico. Si trova in una prigione
senza sbarre. Al suo rientro a Torino nasceranno poesie come Semplicit.
"() fin che dentro uno crede. Si esce fuori una sera,
e le lepri le han prese e le mangiano al caldo
gli altri, allegri. Bisogna guardarli dai vetri." (Pavese, 1998, 101)

Pavese si ritrova a guardare da lontano qualcuno che ha amato: le lepri rubate


sono i sentimenti portatigli via, sentimenti che pu guardare solo attraverso una
finestra. E il pane che mangia sono una nuova prigione.
"L'uomo solo osa entrare per bere un bicchiere
quando proprio si gela, e contempla il suo vino:
il colore fumoso, il sapore pesante.
Morde il pezzo di pane, che sapeva di lepre
in prigione, ma adesso non sa pi di pane ne' di nulla." (Pavese, 1980, 112)

In questa solitudine mancano suoni e rumori, persone che parlano. Il conforto,


seppure per brevi istanti, gli giunge col ricordo di casa: una canzone, i campi arati e
la corsa col suo cane. Si sente ostile ad un mondo che gli impone solo giorni inutili,
inutile lapproccio con quegli abitanti38, pur sapendo che essi, cos diversi dai suoi
compaesani, sono privi di colpa. Lo steddazzu quasi lapoteosi della solitudine:
''Val la pena che il sole si levi dal mare
e la lunga giornata cominci? Domani
37

Fernanda Pivano, grande amica del poeta, nel suo libro I miei quadrifogli riassume il fatto come
segue: Nel 1932 si innamora di Battistina Pizzardo (Tina), meglio nota come la donna dalla voce
rauca, uninsegnante di matematica, di cinque anni pi vecchia, e militante comunista. Per causa sua
(Pavese aveva acconsentito a far recapitare al suo indirizzo lettere per Tina, che erano pericolose
perch di contenuto sovversivo al regime, regime il cui apparato di censura vegliava meticolosamente
su determinati carteggi e persone) viene arrestato il 15 maggio 1935 e condannato a scontare tre anni
di confino a Brancaleone Calabro. Tuttavia il 13 marzo dellanno seguente Pavese ottiene il condono e
fa ritorno a Torino, dove scopre che Tina si appena sposata.'' Dall'edizione elettronica:
http://www.debris.it:8080/dossier/pavese/2.php
38
Levi confinato in Lucania proprio nello stesso anno. Al contrario di Pavese, Levi riesce a sentire
un vivo contatto con la gente del luogo, esperienza che si tradusse in Cristo si fermato ad Eboli.

35

torner alba tiepida con la diafana luce


e sar come ieri e mai nulla accadr." (Pavese, 1980, 115)

Il passare del tempo spietato, poich quest'uomo non si aspetta pi nulla, non ha
nemmeno senso che una nuova giornata ricominci. Ritorna con veemenza quell'acuto
tormento del vuoto, dove il sonno equivale alla morte, e il gesto rituale
dell'accendersi la pipa assume quasi il significato di un vivere che si ripete nella sua
totale identit. E proprio in queste liriche, ma anche nei componimenti Ulisse,
Paternit ed altri, la molteplice ripresa dell'espressione uomo solo un ossessivo
refrain che conferisce una maggior profondit alla solitudine la quale non termina
con la conclusione del confino: essa rimarr costantemente un cupo mantello che
avvolge l'uomo di oggi cos come avvolse l'uomo di ieri, sin da quando indossava i
calzoni corti, con la delusione e la sofferenza di continuo in agguato.

3.2 I CONTRASTI TEMATICI DELLA LIRICA PAVESIANA

I temi cari a Pavese che ricorrono incessantemente nel suo canzoniere, quasi con
piacevole monotonia, circoscrivono, grossomodo, le sfere "citt" e "campagna".
Intorno a tale contrasto si delineano gli altri temi: il ritorno a casa, nelle sue Langhe
e il mito dellinfanzia; il prevalere psicologico della donna sulluomo, la solitudine e
il lavoro, diventato quasi lunico modus vivendi della sua vita, ma anche il dolce far
niente, il vagabondare, vivere da eremiti.
A sostegno di questo conflitto, Pavese, ricollegandosi a Sherwood Anderson

39

osserva che " tutto il mondo un contrasto di citt e campagna, di schiettezza e vuota
finzione, di natura e di piccoli uomini. Quanto tocchi a noi questidea, credo inutile
dire" (Pavese, 1951, 36). Le poesie di Lavorare stanca e le Poesie del disamore si
strutturano su simili contrasti. Innanzitutto ancora sui termini citt-campagna,
sorretti da due coppie gi accennate, infanzia-maturit e impegno-disimpegno
estremit correlate alla coppia ozio-lavoro. Vi si aggiungono l'inutilit della vita, il
dialettico rapporto tra il binomio uomo-donna, "un contrasto che si innesca su uno
39

Sherwood Anderson (1876 1941). Scrittore americano. Si dedicato soprattutto al racconto breve.
Nel 1932 Pavese traduce il suo romanzo Dark Laughter (Riso Nero).

36

sfondo torbido e morboso, dalle origini chiaramente sessuale" (Guglielminetti,


Zaccaria, 1975, 54). A questultimo, date le sue complessit e la delicatezza, sar
dedicato un discorso a parte, pi approfondito. Nei prossimi paragrafi si tenter di
affrontare le dicotomie e alcuni temi in grado di disegnare il conflitto interiore di
Pavese come uomo e poeta.

3.2.1 Citt e campagna


Ci sono parecchi studi su temi e personaggi presenti nella narrativa e nella poesia
di Pavese. La scrittrice e critica letteraria Armanda Guiducci se n' occupata tra i
primi. Nel presente lavoro abbiamo tenuto conto della sua "classificazione" poich la
pi completa. Alla citt sono connessi principalmente i temi della sopraffazione della
donna sulluomo, dellincomunicabilit, della dissolutezza, della solitudine, del
dovere e impegno politico, della maturit; alla campagna sono connessi i temi
dellinfanzia, miti della vegetazione: terra = donna-sesso, collina = donna-dolcezza.
Parallelamente ai temi si organizzano alcune costanti immaginative della
rappresentazione. Alla citt si collegano linverno e la notte, e elementi figurativi
come le strade, i lampioni, la pioggia, il tabacco, il bere. Alla campagna, che intesa
come regno della superstizione e del selvaggio, lestate, ed elementi come il grano, il
sole, la luna, i fal, i sacrifici umani, le radici, i cespugli, lo spacco della terra
(Guiducci, 1972). Nei versi ma anche nella prosa la citt il regno del presente in
cui ognuno ha le proprie responsabilit e nuove esperienze: niente di mitico. Per
quando sono sul punto di ridiventar memoria possono trasformarsi in poesia. Come
detto pocanzi, non riusciranno a possedere quella forza insita dei luoghi sacri della
campagna, del paesaggio langarolo, essendo questultimo sinonimo di memoria e
contemplazione.

3.2.2 Le colline: non solo paesaggio


Si gi menzionato il dissidio psicologico di Pavese, uomo legato a Torino da
dove poteva salpare verso lidi letterari ma legato anche alle Langhe e pi esattamente

37

alle colline, come sede di quei valori che mancavano alla civilt industriale, artefatta
e opprimente. Perci la collina rimane ossessivamente presente sia nella prosa che
nella lirica come vivaio di ricordi. Per l'importanza mitica che essa dichiara, si
colloca al di l di una mera registrazione paesaggistica. La poesia Dopo ne una
conferma:
"()Verso sera
la collina percorsa da brani di nebbia, ()
ha una vita remota nel corpo pi cupo." (Pavese, 1980, 48)

In Paesaggio V sono creature con emozioni quasi umane:


"Le colline insensibili che riempiono il cielo
sono vive nell'alba, poi restano immobili
come fossero secoli, e il sole le guarda." (Pavese, 1980, 67)

Fra la campagna e i contadini che vi lavorano c' una particolare relazione. Pavese
scrive che la terra, quand' coltivata, ha lo stesso colore dei loro volti bruciati. Pi
maestoso l'accostamento della collina alla donna che in Notturno recita cos:
"La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane." (Pavese, 1980, 35)

Le colline, qui viste con una certa dolcezza, diventano anche immagini suggestive
e inquietanti che non si preoccupano del pudore, perch in natura non ce n'.

3.2.3 Le colline e la natura come matrice misteriosa


La campagna, le colline diventano un luogo arcano e forse la poesia che meglio
esprime questo luogo dove nascono miti, tradizioni e tab Il dio-caprone, che,
nella prima edizione di Lavorare stanca figurava tra le censurate. Il paesaggio
collinare una soffitta di segreti all'aperto, sensuale, invaso da uno spirito
selvaggio (inteso alla maniera pavesiana) che possiede anche i villani. Tutti agiscono
d'istinto, guidati dalla luna, come fossero animali. Le ragazze sono in calore e i
villani riempion le donne.
"Quando l'uomo ha goduto con qualche ragazza
- hanno peli l sotto il bambino le gonfia la pancia." (Pavese, 1980, 27)

38

Sono due semplici versi che dicono della scoperta del sesso, del piacere erotico e
della futura maternit. Nulla di cui vergognarsi, solo un grande mistero che vigila
sulla vita. Il dio-caprone altro non che la divinit pagana che incarna lo spirito del
selvaggio e la potenza degli istinti animaleschi. A poca distanza dalla citt, dove
incalza il progresso industriale, dove le persone devono comportarsi "civilmente",
qualcosa di primordiale sta scorrendo fra le colline fitte di vegetazione, attraversate
da qualche torrente, dove gli animali e i contadini vanno ad abbeverarsi. Tutto quanto
custodisce listinto e listinto custodisce ogni essere.
"E le bestie si scuotono dentro le stalle.
Solamente i cagnacci pi forti dan morsi alla corda
e qualcuno si libera e corre a inseguire il caprone
che li spruzza e ubriaca di un sangue pi rosso del fuoco,
e poi ballano tutti, tenendosi ritti e ululando alla luna." (Pavese, 1980, 17)

Ogni elemento della natura vissuto dal poeta, attraverso i luoghi e le persone,
scaturisce dalla sua matrice misteriosa, feroce e cruenta. Luomo si "spoglia" gli abiti
della civlit e della cultura e diventa partecipe di quel mondo arcano, delle sue leggi.
D'istinto, come un animale che segue forze irrazionali, quasi demoniache.
"Quando a giorno, il cagnaccio ritorna spelato e ringhioso,
i villani gli dnno la cagna a pedate di dietro.
E la figlia, che gira di sera, e ai ragazzi, che tornano
Quand buio, smarrita una capra, gli fiaccano il collo." (Pavese, 1980, 18)

Luomo una creatura met divina e met bestiale: luomo come il dio-caprone
che pu partecipare alle danze "sabbatiche".
"() Si va alla vendemmia
e si mangia e si canta; si va a spannocchioare
e si balla e si beve. Si sente ragazze che ridono
ch qualcuna ricorda il caprone." (Pavese, 1980, 18)

Anche questa poesia riassume parte dei temi dominanti dellopera pavesiana: il
selvaggio, il sesso, il sacrificio, il sangue e la violenza, che si sprigiona in campagna.
Questa liberazione delle forze primitive e irrazionali avviene in presenza della luna
piena, simbolo di qualche pericolo incombente, perci "nel crepuscolo ognuno
comincia a guardarsi alle spalle" (Pavese, 1980, 17). Sapere che oltre la linea
dellorizzonte urbano esista questo mondo, qualcosa che lo fa sentire collegato non

39

solo con quel luogo perch vi nato, ma perch l era nato il mito ancor prima degli
uomini. Questo quadro ha disturbato qualche lettore per il suo urtante verismo
(Mondo, 1965) al contrario di Pavese, che lo riteneva un capolavoro.

3.2.4 La citt che attira e colpisce


Lidea di campagna, dove si celebrano riti e le persone si sentono disinibite, si
oppone come antitesi alla citt come luogo dell'ordine e della norma. La citt
intesa anche come maturit e responsabilit, un luogo e un tempo che vengono dopo
la campagna, percepita contemplazione della memoria. Nei versi Citt in campagna
la gente di citt sta meglio, anche con il gran caldo, perch lucra sui contadini:
" Le vie fresche di mezza mattina eran piene di portici
e di gente. Gridavano in piazza. Girava il gelato
bianco e rosa: pareva le nuvole sode nel cielo.
() In citt stanno al fresco a far niente, ma comprano luva,
la lavorano in grandi cantine e diventano ricchi." (Pavese, 1980, 59)

Un ragazzo che si trasferisce (o scappa) in citt non pu uscire di casa mezzo


svestito, ci sono regole da rispettare. Le strade pullulano di cose e persone, di operai
che si recano in fabbrica alle prime luci dellalba, ancor mezzi assonnati mentre:
"La citt chiara assiste ai lavori e ai sogghigni.
Nulla pu disturbare il mattino. Ogni cosa
pu accadere e ci basta di alzare la testa
dal lavoro e guardare." (Pavese, 1980, 66)

La citt pu dare lavoro, ma rimane pur sempre crudele. Da lontano le luci la


rendono un sogno che ha per un aspetto ferino. una forza che regola la vita delle
persone, imponendo loro ordine e disciplina.
"La citt ci permette di alzare la testa
A pensarci, e sa bene che poi la chiniamo." (Pavese, 1980, 34)

Chi osa protestare contro le vessazioni destinato alla galera o alla morte sul
selciato, sorte toccata agli operai di Una generazione, che non corre pi sui prati:

40

"Una sera di luci lontane echeggiavano spari,


in citt, e sopra il vento giungeva pauroso.() In prigione
c' operai silenziosi e qualcuno gi morto.
Nelle strade han coperto le macchie di sangue." (Pavese, 1980, 103)

La citt intesa anche come coinvolgimento politico. Infatti, vi sono numerose


poesie che rispecchiano un certo impegno politico di Pavese e dei suoi compagni,
perseguitati dal regime. Ma non sono mai "inni propagandistici". Rivolta un testo
ispirato ad un episodio vissuto direttamente da Pavese, dopo uno scontro tra
partigiani e fascisti.
"Quello morto stravolto e non guarda le stelle:
ha i capelli incollati al selciato. La notte pi fredda.
Quelli vivi ritornano a casa, tremandosi sopra.
() Su ogni corpo coagula un sudicio buio." (Pavese, 1980, 104)

Le vittime qui descritte non sono i partigiani e qualcuno non ha approvato questo
commuoversi nei confronti di chi non impugnava la falce e il martello (Lajolo,
1960). I versi andrebbero interpretati solamente come una sincera ribellione contro
ogni violenza, indistintamente dal colore politico. molto significativa l'immagine di
un vecchio scampato alla morte, quasi che quella del pezzente sia l'ultima forma di
ribellione alla brutalit dell'uomo e di paradossale salvezza.
"C' una barba tra i cenci e vi corrono mosche
che han da fare; i passanti si muovo in strada
come mosche; il pezzente una parte di strada.
La miseria ricopre di barba i sogghigni
Come un'erba, e d un'aria pacata. 'Sto vecchio
che poteva morire stravolto dal sangue,
pare invece una cosa ed vivo." (Pavese, 1998, 46)

Pavese stato spesso criticato per non essersi esposto in prima fila, da
combattente. Comunque, non gli si pu fare un torto se non ha scelto di aderire
direttamente alla Resistenza, ma ha preferito rifiutare e combattere l'ideologia di
destra con le parole.

41

3.3 TRA INFANZIA E MATURIT

Si profilano qui i temi della difficolt nel comunicare, della fuga e del ritorno,
dellinfanzia, delle prime scoperte della sfera sessuale. I protagonisti di Una
generazione si danno appuntamento nei prati divertendosi a

far piangere / le

bambine nel buio." (Pavese, 1980, 103). Altri, invece, sono gi cresciuti scoprendo
da soli il mistero del sesso, come nella poesia Il dio-caprone. Ma il ragazzo di
Avventure non riuscir a crescere perch, una notte, il destino non stato clemente
con lui. Mentre rincorreva i gatti in amore
" piombato
gi dal tetto stanotte, spezzandosi il dorso." (Pavese, 1980, 59)

Si profila anche il tema della morte, solitamente rappresentata in modo molto


asciutto, una morte in solitudine: accanto al giovane sfortunato non un affetto, ma
solo un "cagnaccio, che fiuta il suo corpo ringhiando." (Pavese, 1980, 59). Sempre
attraverso la memoria dellinfanzia, in Atavismo, viene espresso il tema della nudit,
della vergogna atavica delle civilt agricole. Il giovane di questa poesia vorrebbe
spogliarsi, almeno in campagna:
"(...) ma le piante guardano
ferme, e i tronchi e i cespugli son occhi severi
per un debole corpo slavato, che trema." (Pavese, 1980, 103)

E ammira segretamente un cavallo dai muscoli forti, desiderando di essere


anchegli un animale per poter girare nudo in mezzo alle strade. Qui possiamo
rintracciare una sfaccettatura dellinfanzia che per natura si ribella allautorit
precostituita, allordine della societ e della famiglia. Ed ecco linsorgere impetuoso
e vulcanico di un pensiero solo: scappare da casa, sfuggire, staccarsi dalla famiglia
che per moltissimi anni era stata rappresentata come una sorta di "trilogia borghese":
padre, madre e figlio 40.

40

La situazione familiare di Pavese era una sorta di rappresentazione teatrale di una famiglia solida e
perfetta, coadiuvata dalla forza della figura materna pi che altro una presenza di matriarcato che
aveva imposto un rapporto di sudditanza sia nei confronti del marito che del figlio.

42

I versi di Esterno sono quelli che meglio contemplano il desiderio di fuga del
giovane avventuroso che non osa dire. In fondo non c nessuno con cui si possa
confidare di non volere una vita a rompersi la schiena col duro lavoro; oppure dire
dei suoi pensieri in cerca di passioni, poich rischiano di apparire morbosi 41 e troppo
carnali. Eppure, senza troppe filosofie, una decisione riuscito a prenderla.
"Ha lasciato la pala, ancor fredda, alluncino. ()
Nessuno ha voluto seguirlo.(...)
scappato nellalba senza fare discorsi, con quattro bestemmie
alto il naso nellaria." (Pavese, 1980, 95)

Questi personaggi gi uscendo dallinfanzia si presentano taciturni, solitari,


racchiuse in un mondo che non osano svelare. Il loro graduale avvicinarsi alla
maturit spetta al Mito. In essa Pavese riprende i concetti dei precedenti paragrafi:
ogni fanciullo vive in unet divina ma che col passar del tempo inizia a cadere nel
declassato mondo dellumanit. I desideri covati in segreto prima o poi si infrangono.
"Ci si sveglia un mattino che morta l'estate,
e negli occhi tumultuano ancora splendori
come ieri, e all'orecchio i fragori del sole
fatto di sangie. () Il corpo di un uomo
pensieroso si piega, dove un dio respirava." (Pavese, 1980, 110)

I versi centrano il cuore dell'immagine dell'uomo che sa tornare con la mente alle
soglie della sua vita arcaica, epoca vissuta che si ripropone come sognata et dell'oro
(Di Salvo, Zagario, 1969). Ma anche l'immagine di un uomo senza pace.

3.3.1 Dicotomia impegno e disimpegno, lavoro versus ozio


Pavese ama inquadrare la gente operosa, non strettamente quella dei campi la
cui vita lungi dall'essere serena e gratificante ma anche quella di citt, perch
tutta gente che lavora. C' il selciatore, assorto a picchiare, col martello, i sassi lungo
la strada; c' il carrettiere il cui carro, appesantito dai sacchi, sembra scuotere la
41

All'epoca era molto rischioso parlare di sessualit e specialmente di omosessualit: Saba,


Settembrini, Whitman, Sartre, Pasolini, ed altri, erano osteggiati sia dai governi di destra che di
sinistra. Di questo argomento si tratter pi in avanti, quando si toccher il tema della misoginia di
Pavese.

43

strada. I muratori, uomini e ragazzi, di Casa in costruzione mescolano la calce anche


quando il sole picchia pi forte:
"E un mattone a toccarlo ci scotta le mani.
s' gi vista una biscia piombare fuggendo
nella pozza di calce: il momento che il caldo
fa impazzzire persino le bestie." (Pavese, 1980, 56)

Si affaticano anche coloro che vivono lungo il fiume, in Crepuscolo di sabbiatori,


si lavora anche di notte.
"Sono scesi con lacqua alla cintola e scavano fondo.
Il gran gelo dellinguine fiacca e intontisce la schiena." (Pavese, 1980,77)

Il tema del lavoro interpretato dal piemontese zelante, stoico e laborioso (spesso
inappagato e vinto dallo sconforto) contrapposta a quella dell'uomo che si concede
anche un meritato riposo. E siccome "lavorare stanca", il contadino langarolo pu
"soddisfare quelle esigenze di 'otium naturale' che gli sono connaturate" (Mondo,
1965, 24). I versi di Antenati recitano chiaro:
"Noi sappiamo schiantarci, ma il sogno pi grande
dei miei padri fu sempre un far nulla da bravi.
Siamo nati per girovagare su queste colline,
senza donne, e le mani tenercele dietro la schiena." (Pavese, 1980, 13)

Ma la poesia che per prima ha suggerito il girovagare sulle colline I mari del
Sud, matrice di tutti i temi. "La vita va vissuta lontano dal paese: si profitta e si
gode" (Pavese, 1980, 9). Sono parole che il cugino dice al ragazzo. Ma si anche fare
una scappata a Torino per bersi un bicchiere. Il meccanico sbronzo di Atlantic Oil "
felice buttato in un fosso" (Pavese, 1980, 65). Il protagonista di Indisciplina, pure lui
ubriaco, si muove per le vie dando l'impressione di aver vinto le leggi della
terrestrit:
"Traversa tranquillo la strada,
e potrebbe infilarsi nei muri, ch i muri ci stanno." (Pavese, 1980, 68-69)

44

I due protagonisti42 tentano di sfuggire all'avvilente grigiore quotidiano, alle


delusioni ma finiscono su un binario che li conduce inevitabilmente alla prostrazione
per non dire alla vanificazione della vita: "Non far nulla, perch non c' nulla che
serva a nessuno." (Pavese, 1980, 56). Se qui il non far nulla una circostanza quasi
mossa dal destino, si assiste ad una vera glorificazione dell'ozio. In Paesaggio I stare
in panciolle un modus vivendi di un eremita, la cui eccentricit (indossa pelli di
capra e odora di muschio) un'attrazione per la gente curiosa. L'eremita vive in
totale simbiosi con la natura. Eppure non mai rimasto con le mani in mano:
"() Un lavoro l'ha fatto:
Sopra il volto annerito ha lasciato infoltirsi la barba,
Pochi peli rossicci. E depone gli sterchi
su uno spiazzo scoperto, a seccarsi nel sole."(Pavese, 1980, 14)

Se dai versi togliessimo le parole volto e barba sembrerebbe quasi che si parli di
un animale naturalmente inteso come peculiarit della poetica pavesiana del mito e
del selvaggio.
Finora la costante tematica lavoro-ozio, per la situazione di contrasto che tra i due
elementi si determina, ha fatto una distinzione tra il piemontese operoso e quello
disimpegnato. Volendo, per certi aspetti, le due figure si possono sovrapporre: il
sentirsi padrone di se stessi, quell'accettare la propria sorte ma non per questo
considerarsi maledetti o disperati, sono alcuni punti che le accomunano.
Nelle pagine di Lavorare stanca non esiste un autentico stoico e laborioso o un
autentico sansuss. Il primo si genuflette per la fatica e la accetta, bestemmiandola.
Il secondo non la ritiene necessaria e se ne burla. Malgrado ci non completamente
spensierato e dopo i suoi lunghi vagabondaggi sente la nostalgia delle colline.
Dimostra di amarle con la stessa intensit di colui che vissuto saldamente attaccato
al suolo, ma un attaccamento scevro di allegria. Si vedr di approfondire il tema nel
capitolo dedicato ai personaggi.

42

Somigliano agli eroi di Sinclair Lewis descritti da Pavese come malinconici ribelli e a quelli di
Whitman nelle poesie Il canto di me stesso e Canti della strada nella raccolta Foglie derba.

45

4 INQUADRAMENTO DEI PERSONAGGI

4. 1 PRESENZE REALI E CONCRETE

Partendo dal fatto che la poesia di Pavese quasi sempre un racconto, possiamo
parlare direttamente di personaggi nel vero senso narrativo, poich vengono descritti,
collocati socialmente e analizzati, proprio come quelli di un romanzo. Non sono
personaggi inventati, anche se si rifanno sempre a qualcosa di fantasioso. Ma fino ad
un certo limite. Ce lo ha gi spiegato attraverso le "rocce lunari".
Ecco che i volti e i corpi che popoleranno i versi di Pavese non vengono dalla
luna. Sono persone vive e hanno nomi: Masino, Deola, Ulisse, Gella e altri. Certe
volte i protagonisti non hanno un nome di battesimo ma vengono identificati con
l'et: il ragazzo, il vecchio, l'anziano, il giovane e persino con i mestieri: il
meccanico, i barcaioli, con lo stato d'animo: l'uomo solo, l'uomo fermo o persino con
una scelta di vita: l'eremita, il vagabondo.
Generalmente parlando, si visto che tutti i personaggi fuggono da uno stesso
tormento: dall'infelicit, dalla corruzione della civilt moderna, dalla meschinit,
dalla miseria. Diversi sono soltanto i modi in cui lo fanno: chi immergendosi nel
lavoro, chi partendo per viaggi in cerca di fortuna. Altri ancora scendendo in citt
chiudendosi in una tampa fumosa43 o ritirandosi in collina a fare l'anacoreta. La loro
, in sostanza, una continua ricerca di qualcosa che hanno perduto o che non hanno
mai posseduto. Pavese "cammina con le loro scarpe" perch conosce ogni spazio,

43

Tampa, voce piemontese dorigine incerta dai significati tra cui grotta, caverna; figurativamente
taverna, osteria, bettola dinfimo livello. Fonte: http://www.achyra.org/cruscate/viewtopic.php?t=1502
e http://www.boegan.it/index.php?id=512

46

ogni rigagnolo d'acqua, ogni momento delle loro giornate. Basti pensare che tutti i
protagonisti sono vissuti con lui, li conosce gi dall'infanzia.
Pavese sente come una cosa viva tutto ci che lo circonda, perci anche una
finestra, una biscia che cade da un muretto, una nube, i silenzi possono diventare
personaggi. C' la fusione di persone-cose-animali-spazi-pensieri: tutti vivono e
funzionano all'unisono, a volte con tormento, a volte con estasi, a volte subendo il
destino senza fiatare altre invece rincorrendo una salvezza. Noi ci soffermeremo
principalmente sulle figura del bravo lavoratore e del giovane che scappa di casa.
All'intricato rapporto delle figure uomo-donna sar dedicato un capitolo a parte.

4.1.1 La figura del piemontese laborioso


La maggior parte dei personaggi di Lavorare stanca svolge i lavori pi duri e
faticosi, spesso infimi; prova di un'amorevole attenzione verso gli umili. Perci i
protagonisti sono l'operaio, il contadino, lo scalpellino, i pastori ma anche i carcerati,
la puttana contadina, la ballerina, gli ubriachi. Pavese cos chiarisce la sua posizione:
"In tempi che la prosa italiana era un 'colloquio estenuato con se stessa' e la poesia un
'sofferto silenzio', io discorrevo in prosa e versi con villani, operai, sabbiatori, prostitute,
carcerati, operaie, ragazzotti. Non mi passa per la testa di vantarmene. Questa gente mi piaceva
e mi piace tuttora. Era come me." (Pavese, 1951, 247)

Il suo migliore amico non fu nessuno di quelli incontrati nell'ambito della sua
creazione letteraria. L'unico grande amico, sin da bambino, fu Pinolo Scaglione44,
una persona di umili origini: un falegname.
Penetrare nella monotona esistenza di queste persone, nonch nelle loro attivit
apparentemente insignificanti, port Pavese ad identificarsi con loro, cogliendoli sia
nel momento in cui sono indaffarati o quando si assopiscono. La fatica che li
consuma cede malvolentieri il posto alla viva soddisfazione che da essa potrebbe
derivare. Il loro lavoro un'eredit ancestrale a cui non si pu sfuggire.

44

Pinolo Scaglione fu costruttore di bigonce per tutta la Pavesele Belbo. Era anche suonatore di
clarino Pavese gli ha dedicato il componimento Fumatori di carta. Inoltre Nuto, il protagonista de
La luna e i fal.

47

"Fin che queste colline saranno di terra,


i villani dovranno zapparle." (Pavese, 1980, 105)

Sono personaggi che lottano per vivere ogni singolo giorno dell'anno, ogni ora del
giorno. Al cospetto della natura tiranna si sentono inermi e sfogano la propria
rabbia accanendosi contro gli altri che affrontano gli stessi problemi e contro la
terra stessa che lo costringe alla fatica:
"() la zappa i villani la picchiano in terra
come sopra un nemico e che si odiano a morte
come tanti nemici. Hanno pure una gioia
i villani: quel pezzo di terra divelto." (Pavese, 1980, 105)

Nei confronti della terra c' un rapporto di odio e di amore. Ruba la salute e la
felicit ma l'unica cosa per la quale abbia la pena di vivere. L'anziano di Paseaggio
II che suo padre - di giorno la coltiva e di notte la difende da quelli che, con la
scusa di andare a tartufi, vengono a saccheggiarla:
"Il mio vecchio appoggiato a un bastone nell'erba bagnata,
ha la mano convuPavesea: se vengono i ladri stanotte,
salta in mezzo ai filari e gli fiacca la schiena.
Sono gente da farle un servizio da bestie,
() gli pare che arrivi nel buio
una punta d'odore terroso, tartufi scavati." (Pavese, 1980, 19)

In Mania di solitudine Pavese scrive "Il lavoro stordisce il mio corpo e ogni
donna." (Pavese, 1980, 30), sentenza che si presta non solo a riassumere il tema della
fatica pocanzi illustrato ma anche a chiarire la motivazione del titolo dato alla
raccolta.

4.1.2 La figura dello scappato di casa


Pavese, ancor prima di mettersi a scrivere, ha studiato ogni elemento che avrebbe
contribuito a creare una sua poesia. Ad opera conclusa ha fatto la stessa cosa,
giustificando cos la sua scelta:
"Se figura c' nelle mie poesie, la figura dello scappato di casa che ritorna con gioia al
paesello, dopo averne passate d'ogni colore e tutte pittoresche, pochissima voglia di lavorare,
molto godendo di semplicissime cose, sempre largo e bonario e reciso nei suoi giudizi,
incapace di soffrire a fondo, contento di seguir la natura e godere una donna, ma anche

48

contento di sentirsi solo e disimpegnato, pronto ogni mattino a ricominciare: i Mari del Sud
insomma." (Pavese, 1984, 19)

Ora, colui che fa ritorno al paesello ovviamente il cugino venuto dalla


Tasmania. In questo personaggio si inquadra la figura dellespatriato la condizione
stessa di Pavese sradicato dalle Langhe il quale, nel tentativo di reinserirsi tra la
gente e lattivit di un tempo si trova come un estraneo legato ad una concezione
avventurosa ed esotica dellesistenza. Di qui quellimpossibilit di comunicare:
"()Tacere la nostra virt.
Qualche nostro antenato devessere stato ben solo
- un granduomo tra idioti o un povero folle per insegnare ai suoi tanto silenzio." (Pavese, 1980, 9)

In quattro righe vediamo anticipato la profonda amarezza derivante dalla


condizione di solitudine che diventa una sorta di filo conduttore dell'intera raccolta.
La figura del ragazzo che scappa ricollegabile al romanzo I sansss

45

scritto da

Augusto Monti (professsore di liceo di Pavese e suo primo maestro di letteratura e


amico). Monti contrapponeva la virt del piemontese

sansss fatta di

spensieratezza e giovanile incoscienza alla virt del piemontese laborioso, stoico e


taciturno. Ma non dimentichiamo anche l'amore di Pavese per Whitman, che ha
cantato sia il lavoro che la vita vagabonda. Il titolo Lavorare stanca sar appunto
lantitesi dei due
"ma senza gaiezza, con lo struggimento di chi non si integra: ragazzo nel mondo degli
adulti, senza mestiere, nel mondo di chi lavora, senza donna nel mondo dell'amore e delle
famiglie, senza armi nel mondo delle lotte politiche cruente e dei doveri civili." (Pavese, 1980,
143)

Quando si parla di temi inevitabile accompagnarli a personaggi. E parlando di


essi si perlato, naturalmente, di coloui che li ha creati. Queste parole sintetizzano in
modo chiaro e semplice la visione, l'immagine, la concretezza dello stato d'animo del
poeta nella sua totalit.

45

Scrittura piemontese per sans-souci un'espressione francese che significa "senza preoccupazioni.

49

5 IL PERENNE CONFLITTO TRA UOMO E DONNA

5.1 INCAPACIT DI COMUNICARE CON LE DONNE

Nelle seguenti pagine si dir del conflitto che Pavese aveva con le donne. un
argomento molto intimo e delicato e perci si tenter di affrontarlo con sensibilit e
rispetto nei confronti di Pavese, poeta e uomo, e di chi l'ha amato e stimato.
necessario premettere, fin dora, che Pavese vede nella donna lunica possibilit
data alluomo di riempire la propria esistenza. Se ci non accade, luomo senza
sostegni, si trova costretto a vivere di cose solo apparentemente importanti ma futili
nella loro essenza, in una solitudine da clausura. Pavese la vivr di persona e sar
egli stesso a preannunciarla in alcuni componimenti giovanili. Alla radice della sua
contraddittoria solitudine e del cercare consolazione nella letteratura, c una
questione di basilare importanza: lincapacit di comunicare con le donne. Basta
leggere solo qualche pagina di Pavese, poesia o prosa, per capire quanto tale
incapacit non smetta di assediargli la mente: la donna una continua tribolazione,
nella carne e nello spazio. Ma per Pavese la donna, purtroppo un essere
impenetrabile e privo di tristezza.
Per ottenere una risposta a tutto ci, Pavese ha svolto parecchie autoanalisi e
ricerche psicologiche ed infine la vera risposta risiede proprio l dove tutto nasce, in
quel tempo dove si inizia ad assorbire parole ed eventi in modo inconsapevole:
linfanzia, sede di tutto. Perci l che bisogna scavare per comprendere i suoi

50

conflitti, il bisogno di affetto, lincapacit di relazionarsi, lidea della morte

46

il

vizio assurdo - che lha accompagnato per tutta la sua esistenza come soluzione e
come una delle pi alte forme artistiche (Pavese, 1984). La poesia e la donna sono
sempre rimaste come avvinghiate, un grido di dolore che lha accompagnato tutta la
vita, iniziata tra le colline di Santo Stefano Belbo nel 1908 e terminata nel 1950 con
il suicidio, in una stanza dalbergo di Torino.
5.1.2 Un salto nellinfanzia del poeta
Per capire il suo atteggiamento di odio e amore, spesso negativo nei confronti
delle donne, il suo atteggiamento sprezzante e la sua conseguente misoginia, bisogna
tornare a quando aveva sei anni, quando mor suo padre Eugenio di un cancro al
cervello. gi un primo motivo per far crescere precocemente il piccolo Cesare che
trattenne le lacrime; ne sentiva istintivamente il pudore, perch, a giudizio della
madre Consolina, piangere non era dignitoso. possibile che la perdita prematura
abbia creato nel bambino un senso di colpa (Gioanola, 2003).
La madre, la prima donna della sua vita, gli aveva imposto disciplina e sacrificio.
La seconda donna da cui viene educato la sorella Maria che a distanza di anni
rivela un fatto molto determinante (Lajolo, 1960). Quando il padre del poeta si
trovava sul letto di morte, supplic la moglie di fargli vedere per lultima volta una
vicina che, si suppone, fosse stata la sua amante.47 La supplica gli fu negata. Pavese
non mai riuscito a liberarsi di questa scena che conferm la fermezza e la durezza
caratteriale della madre: ci lo condurr ad attribuire la durezza a tutte le donne.
Un altro dei ricordi dellinfanzia che Pavese si porter dietro risale alla prima
comunione, quando gli era stato impedito di deglutire saliva per non rompere il
digiuno. Pavese visse costantemente sotto linfluenza di sua madre che riusc a creare
un sentimento di odio e amore.
''Aveva cercato di tirarmi su duramente come farebbe un uomo, e ne aveva ottenuto che tra
noi non usavano n baci n parole superflue, n sapevo cosa fosse la famiglia. Fin che fui
debole e dipesi da lei ne ebbi soprattutto paura una paura che non escludeva le fughe e i

46

Di questo argomento si parler nel paragrafo Persecuzione donna-madre. L'idea del suicidio l'haa
perseguitato per tutta la vita, anche perch alcuni dei suoi amici si sono tolti la vita, sparandosi.
47
Pavese scriver un racconto, Storia segreta, in cui ricostruisce la vicendala in cui si rivela alleato
del padre per la sua ricerca aver cercato affetto presso unaltra donna che nel racconto si chiamer
Sandiana.

51

ritorni e quando fui uomo la trattai con impazienza e sopportazione come una nonna.''
(Pavese, 1983, 2005)

Nel suo diario, in data 22 gennaio 1938, Pavese scrive: "Se nascessi unaltra volta
dovrai andare adagio anche nellattaccarti a tua madre. Non hai che da perderci."
(Pavese, 1984, 79). Da queste righe tangibile lo scontroso rapporto con la sfera
femminile che nasce nella sua totalit durante l'adolescenza. Ci sono stati numerosi
studi in chiave psicoanalitica della personalit di Pavese e alcune delle verit
nascoste risultate anche scomode, specie quelle legate alla vita intima e alla
componente sessuale.48 Si potrebbe ipotizzare che, nonostante lapertura mentale dei
circoli letterari e della cultura in genere, nella critica vi sempre presenza di certo
falso pudore. Nei seguenti paragrafi si tenter di far pi luce sullaspetto delle donne
in Pavese, il rapporto della donna con la natura, ed infine il tema della sua misoginia.

5.1.3 Incontri con le non-sue donne


Si potrebbe anche dire che Pavese ha sempre incontrato le non-sue donne,
cercando di uscire da labirinto dei sentimenti e delle emozioni attraverso la poesia e
la costante autocritica (Gioanola, 2003). Ci spostiamo per qualche istante dal
seminato di Lavorare Stanca e vediamo alcune righe, forse prive di un valore
artistico-letterario ma senzaltro importanti per come forniscono una chiara prova
della sua tragedia sentimentale, di una certa speranza sovrastata dal pessimismo. Era
la sera del 24 ottobre 1925, quando Pavese, appena diciassettenne, nella pioggia,
aspetta per ore la sua prima non-sua donna, una ballerina di nome Pucci.49
"Mi strugge lanima perdutamente
il desiderio di una donna viva;
spirito e carne da poterla stringere
senza ritegno e scuoterla, avvinghiato
il mio corpo al suo sussultante
ma poi, in altri giorni pi sereni,
starle daccanto dolcemente, senza
pi un pensiero carnale" (Pavese, 1998, 167)

48

Parte del suo diario Il mestiere di vivere, curato da L. Mondo, e Vita attraverso le lettere, sono state
omesse poich contenenti fatti anche scabrosi e immorali - che avrebbero potuto creare fastidio.
49
Nel 1974 il celebre cantautore italiano Francesco De Gregori comporr una canzone, Alice, in cui
ricorder ''Cesare perduto nella pioggia/sta aspiettando da sei ore il suo amore ballerina./E rimane l a
bagnarsi ancora un po'/e il tram di mezzanotte se ne va''

52

il "battesimo" di tutte le future delusioni. Con il subentrare dellet matura la


presenza femminile diventa essenziale bisognodi una compagna e una famiglia:
" invecchiato lamico e vorrebbe una casa
() trovare al ritorno una donna sommessa,
una donna tranquilla, in attesa, paziente. " (Pavese, 1980, 64)

Solo qualche mese pi tardi aggiungeva:


"Senza una donna da serrarmi al cuore!
Mai lebbi e mai lavr." (Pavese, 1998, 172)

Pi che incapacit di amare c la dolorosa consapevolezza di non poter essere


amato. A trentanni, nel suo diario scrive: "Tutto potrai avere dalla vita, meno che
una donna che ti chiami il "suo uomo". (Pavese, 1984,74). Dietro queste righe si cela
la sofferenza che lo accompagna senza sosta, la certezza della vanit di questo sogno.
Le donne, anche rappresentano prevalentemente angoscia, possono associarsi a
molteplici elementi.50 Scopriamo qualcosa in pi nelle prossime pagine.

5.2 LE DONNE IN PAVESE E I LORO SIMBOLI

Cesare Pavese stato educato prevalentemente da due donne: la madre e la sorella


maggiore. Tenendo conto del periodo storico in cui egli cresciuto sarebbe ovvio
capire la severit nell'educazione impostagli soprattutto dalla madre, donna austera e
di poche parole. La figura femminile che ne consegue non certamente tale da
infondergli fiducia; all'incontrario: dopo le prima delusione amorosa, una ballerina,
ha quasi la certezza di non esser voluto da nessuna donna. La prima immagine che se
ne fa che le donne sono sinonimo di inganno, quindi non una buona "partenza".
L'ultima donna della sua vita veniva pure dallo spettacolo; era un'attrice americana
che cercava fortuna in Italia. Non strano che ne sia stato attratto, sia per la bellezza,
sia per il fatto che fosse straniera e potesse parlare inglese, lingua che tanto am.
Ricordiamo che durante il fascismo il cinema italiano veniva supportato e spesso
50

Saverio Ieva, critico letterario, ha raccolto una ricerca di studi su Pavese scritti nellarco di
quarantanni. Su un insieme di duecentocinquanta articoli esaminati, una settantina concerne il tema
della donna. Di pi sulla rivista letteraria sul sito: http://reveus.org/2453

53

usato come media propagandistico e che il cinema americano era persino vietato.
Pertanto per Pavese, da buon esterofilo, l'attrice americana, oltre ad essere il simbolo
di qualcosa che viene da lontano, di qualcosa di proibito era anche l'incarnazione di
un sogno. La donna pavesiana simboleggia moltissimi altri aspetti, ad esempio la
natura, il mondo terreno, dove ne dipinge un'immagine amabile e tenera, in sintonia
con le forme dolci delle colline. Ma la donna causa di conflitto interiore, della
solitudine, fonte di dolore e di morte. La difficolt di partecipare alla vita sembra
dovuta alla difficolt di instaurare un dialogo con le donne.
5.2.1 Donna-natura: figura privilegiata dal poeta
Spesso ci per cui il poeta soffre ha le sembianze di ci che maggiormente ama: i
luoghi mitici, le colline che gli ricordano i seni della donna e i corpi degli amanti,
come nella poesia Dopo.
'' La collina distesa e la pioggia l'impregna in silenzio.
(...) La compagna era stesa con me: la finestra
era vuota e nessuno guaradava, eravamo ben nudi.'' (Pavese, 1980, 48)

Sovente la donna e la terra e la natura sono viste in un rapporto oscuro e


incomunicabile. Qui la donna simboleggia in tutto e per tutto il mistero nella natura.
In Paesaggio I le ragazze, vestite di colori violenti, atratte dall'eremita che vive tra le
colline, salgono per curiosare, mentre i villani indaffarati a zappare:
"(...) Sogghignano ai gruppi di donne
e domandano quando, vestite di pelle di capra,
siederanno su tante colline a annerirsi al sole." (Pavese, 1980, 15)

Anche in Piaceri notturni la donna continua ad eamanare il calore della terra, del
sole che ancora scalda il suo sangue. Nella poesia Mattino, oltre ad essere una nube
fuggevole, anche acqua, una voce del mare che diventa ricordo, come il succo dei
frutti caduti allora." (Pavese, 1980, 34). Ma l'accostamento donna-natura presente
anche nelle ultime composizioni La terra e la morte del '45. La donna-terra
qualcosa di inquietante e di antico.
"Tu dura e dolcissima
parola, (...) frantoio
di stagioni e di sogni
che alla luna si scopre antichissimo"(Pavese, 1974, 143).

54

Quando la donna viene accostata allimmagine della terra, latmosfera si fa


suggestiva, mette i brividi tra i versi. La donna una macchia sotto le stelle, nella
foschia estiva. Incontrarla qualcosa di talmente forte che lo riporta all'infanzia tra le
colline. Nei suoi occhi c'
" la luce pi netta
che abbia avuto mai l'alba su queste colline.
L'ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono pi care, e non riesco a comprenderla."(Pavese, 1980, 29)

Pavese sosteneva che quando si ama una persona per davvero si ama specialmente
la sua infanzia e che quando in poesia si esprime l'amore e la passione lo si fa
attraverso la natura. Attraverso la descrizione della campagna, le cose i colori e
forme, si possono descrivere i colori e "il corpo di donna colore, sodezza, peluzzi,
incavature, sesso. lo stesso atteggiamento" (Pavese, 1984, 319). Al contrario la
poesia cinese, per quattromila anni, non avrebbe fatto altro che produrre lirica
naturistica, identificandosi solo paesaggisticamente con il territorio. In Notturno si
riscontra un piacevole dubbio: la donna ad esserre descritta attraverso la natura
oppure quest'ultima viene descritta attraverso la donna.
"La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le cose lontane." (Pavese, 1998, 82)

5.2.2 Latteggiamento negativo verso la donna-ammaliatrice


Dopo donna terra-natura ci avviciniamo alla donna che si avvicina all'uomo
usando l'arma del sesso e della seduzione. Prima di giungere alle immagini in cui
palese il disprezzo e spesso linsulto nei confronti delle donne, vediamo il passaggio
intermedio non in senso cronologico bens in senso tematico circa la misoginia
pavesiana. Nella donna, genericamente intesa, Pavese coglie molto spesso gli aspetti
peggiori della loro femminilit: dalla civetteria al vanto, dalla superiorit all'invidia.
Ne La cena trsite lanciano occhiate ambigue mordendo grappoli duva. Un ricordo
rafforza la capacit di saper ammaliare:

55

"A fissarle la bocca, socchiude lo sguardo


in attesa: nessuno pu usare uno scatto.
Molti uomini sanno il suo ambiguo sorriso
o la ruga improvvisa." (Pavese, 1980, 89)

Per quelle che fumano la maliziosit data per scontata, come in Due sigarette, la
cui protagonista chiede di accendere e intanto si vanta dello scialle avuto da un
marinaio. Donne perdute sono quelle di cui non c davere misericordia per come
raggirano e umiliano gli uomini, specie se giovani ragazzi. Durante un viaggio in
treno, il poeta ricorda una signora elegante e molto truccata:
"Non sapevo a quei tempi attaccare un discorso
e piangevo pensando alle donne. Cos
feci il viaggio osservando nervoso e quellaltra
mi guard e qualche volta fumava." (Pavese, 1998, 303)

Le donne, non importa l'et, il mestiere, l'estrazione sociale hanno tutte una
connotazione negativa, anche Le maestrine che, sotto il loro parasolino, parlano di
libri, di balli, e incontri. Hanno unaria altezzosa e presuntuosa. Lo provocano con le
gambe scoperte mentre scendono in acqua. Il poeta, nemmeno dieci anni, ricorda:
" Una volta mi chiesero se non avevo gi linnamorata.
Fui seccato, piuttosto. Io stavo con loro
per distinguermi: come sapevo salire su un albero,
per trovare i bei grappoli e correre forte." (Pavese, 1998, 301)

Mandano occhiate struggenti che non solo lo imbarazzano ma gli creano quello
che successivamente si riveler un blocco interiore, un dolore segreto. Anche nel suo
diario Pavese dice che le donne fingono di avere uno spirito aperto e che con la scusa
di "adescare" parlano di cultura e di poesia51. A volte sono frutto di una vivida
descrizione di esperienze sensoriali. In Tradimento l'uomo ammira estasiato la
giovane stesa sul fondo della barca, ubriaco di sole e della sua bellezza sensuale.
Inzia la all-pervadingness del sesso che andr a svilupparsi in malizia sessuale
(MV, 1984). Dominique Fernandez, critico, saggista e uno dei migliori italianisti
francesi, nellarticolo Les condamns vivre,52 vede la donna di Pavese come un
personaggio che rompe il rapporto privilegiato, magico che luomo intrattiene con la

51

Si riferisce alla Dowling, per la quale aveva coniato l'espressione "viso di primavera". In realt era
arrivista, glaciale, egoista, assolutamente insensibile alla poesia e ai poeti (Lajolo, 1964).
52
LExpress , luglio 1972. La traduzione dellarticolo si trova in http://italies.revues.org/.

56

natura, dove luomo costretto alla fuga, ad essere violento, e dove, inoltre, la donna
costringe luomo a spogliarsi della sua infanzia. Per Pavese amare significa
innanzitutto desiderare di conoscere, di rivivere, l'infanzia dell'altro. "Tutti le
passioni passano e si spengono, tranne le pi antiche, quelle dellinfanzia. I miti
ambiziosi o libidinsi dellinfanzia sono insaziabili perch let matura la sola che
potrebbe saziarli ha perdute occasioni" (Pavese, 1951, 333).
Se ad un uomo, dunque, si tolgono linfanzia, le emozioni di un sacro mistero,
come togliergli tutto, e, se a farlo una donna calcolatrice, il disprezzo verso di lei
scontato.

5.2.3 Il tema della misoginia e il conflitto tra i sessi


Dando uno sguardo complessivo sulla sua vita, Pavese ci appare un uomo pieno di
cicatrici, a cominciar dai rapporti sentimentali e la serie di delusioni "inaugurata" con
lattesa inutile della ballerina che aspett per ore nella pioggia. Uno dei traumi pi
forti quello dovuto allabbandono di Battistina Pizzardo, detta Tina, la torinese che
gli fu compagna di regate sul Po, per la quale lui finisce pure al confino53. Lultima
donna che lo abbandon fu Costance Dowling, lattrice americana. Nel frattempo ci
sono state altre storie di disinganno. La confusione circa il rapporto uomo-donna si
avverte ovunque: dapprima Pavese attribuisce la colpa a se stesso, poich non o in
grado di trattenere una donna. In un secondo momento, quando lei lo lascia, la accusa
di malvagit, come nella natura di tutte le donne. Poi scopriamo che la misoginia
una necessit congenita della sua esistenza. "Non si sfugge al proprio carattere:
misogino eri e misogino resti." Molto spesso non c una gran differenza tra una
moglie o una prostituta, un giudizio alquanto "caustico" circa il gentil sesso.54

53

Pavese accetta di farsi inviare al suo indirizzo le lettere della Pizzardo, militante comunista, legata
allamico Altiero Spinelli, in quel momento in prigione. Viene scoperto, incarcerato a Poggio Reale e
poi spedito al confino.
54
Cos scrive nel suo diario: "Chi denunci limmoralit dellamore mercenario, dovr lasciare stare
ogni donna, perch esclusi i vari attimi in cui ci si offre il corpo per amore, anche la donna che ci ha
amati si lascia fare e fa soltanto per cortesia e per interesse, su per gi rassegnata come meretrice"
(Pavese, 1984, 132).

57

Da qui manca un passo a considerare la donna come individuo senza valore. In


Antenati la donna-madre definita in senso alquanto spregiativo, a differenza
dell'uomo che nella vita si fa onore, seppur con qualche lieve difetto:
"Le donne da noi stanno in casa
e ci mettono al mondo e non dicono nulla
e non contano nulla e non le ricordiamo. ()
Siamo pieni di vizi, di ticchi e di orrori
noi, gli uomini, i padri qualcuno si ucciso,
ma una sola vergogna non ci ha mai toccato,
non saremo mai donne, mai schiavi a nessuno." (Pavese, 1998, 10-11)

Soffermiamoci ora su Il figlio della vedova, un testo che esprime un efferato


disprezzo. Racconta di un uomo che entra in un bar e osserva la donnetta che balla.
sua figlia, ma lei non lo sa. vedova e non sa chi sia il padre del figlio che porta in
grembo. L'uomo, il suo padre segreto, la immagina con i giovani del paese.
"Tornerebbero intorno alla donna i villani ()
la donnetta rimasta sull'aia e li segue
con lo sguardo, poggiata allo stipite, affranta
dal gran ventre maturo." (Pavese, 1998, 75)

L'attesa del neonato non ha nulla di felice, nulla di speranzoso, si prospetta anzi
come una dannazione. La donna rispetto niente, l'immagine dell'infedelt. "Se una
donna non tradisce perch non le conviene" (Pavese, 1984, 112). Le donne sono
maliziose, vanesie e libidinose, sono un animale in calore. Questa particolare
connotazione del profilo erotico-sessuale in cui si delinea il rappoerto uomo-donna
ancor pi esplicito nella poesia L'istinto, dove il motivo misogino pi che palese:
"La sua donna gli morta da tempo. Anche lei
come tutte le cagne non voleva saperne,
ma ci aveva l'istinto. " (Pavese, 1980, 17)

Pavese mette in luce quelle donne, prostitute, operaie, perfettamente coscienti del
proprio corpo (parte importante del mondo di Pavese) e di saperlo "utilizzare". Deola
una prostituta che sapr organizzare il proprio mestiere. Seduta ad un tavolino,
sotto un sole fresco, sorseggia un caff e pensa:
"Fin che stata in pensione, ha dovuto dormire a quest'ora
per rifarsi le forze: la stuoia sul letto
la sporcavano con le scarpacce soldati e operai. () Ma sole, diverso:
si pu fare un lavoro pi fine, con poca fatica." (Pavese, 1998, 14)

58

Le donne posso diventare "l'essere pi debole sul quale scaricare le ire, le


delusioni, le sconfitte, le impotenze" (Lajolo, 1960, 104) Una prostituta, pur vivendo
libera e indipendente non ha altro da offrirgli se non la sua stessa solitudine.
Il motivo misogino rintracciabile anche nelle Poesie del disamore. Nella tampa
fumosa ci sono Cattive compagnie, eppure le donne amano frequentarle.
" Donna e idiota sono gi ritornati a alitarsi sul volto
si somigliano un poco le donne e gli idioti." (Pavese, 1980, 41)

In Disciplina antica la moglie isterica sgrida il marito ubriaco; questi la


preferirebbe sbronza, ma che lo ascoltasse:
"Come pu una donnetta che piange e che grida
fargli un figlio compagno? ()Il figliolo non conta
non nato di donna sarebbe una donna / anche lui." (Pavese, 1980, 42)

Molto spesso, sotto le spoglie della misoginia si avverte un senso di pena nei
confronti della condizione femminile. C' un continuo altalenare tra un sentimento di
solidariet e di cinismo e in certi versi si coglie sin da subito l'animo combattuto del
poeta. La puttana contadina ancora una bambina:
"Qualche volta giocava distesa con l'uomo
dentro il fieno, ma l'uomo non fiutava i capelli:
le cercava nel fieno le membra contratte,
le fiaccava, schiacciandole come fosse suo padre.
Il profumo eran fiori pestati sui sassi." (Pavese, 1980, 74)

Forse si potrebbe spezzare una lancia in favore del poeta, dai cui versi, a nostro
avviso, non traspare disprezzo se nonch un'immagine di compassione: chi si
concede alle voglie amorose solo una bambina. Nonostante l'atto "vergognoso" ha
la freschezza dei fiori il cui profumo trionfa su quello dell'erba secca. La vecchia
ubriaca una figura di fronte a cui sembra commuoversi lo stesso poeta, vedendola
consumata dal suo uomo e dal vino. Il conflitto tra i due sessi ben espresso se
tracciamo un confronto tra le liriche Maternit e Paternit, che danno i titoli alle due
sezioni e che meritano la nostra attenzione. Nella prima si sente la tristezza e la
compassione verso una donna strappata alla vita e "abbandonare" il suo e i suoi figli:
"una donna di solido corpo, che ha sparso
su ogni figlio del sangue e sul terzo c' morta.
Pare strano ai tre giovani vivere senza la donna
che nessuno conosce e li ha fatti, ciascuno a fatica

59

annientandosi in loro. () cos che la donna


c' restata in silenzio, fissando stravolta il suo uomo." (Pavese, 1980, 81)

Diversa e sicuramente pi macerata la solitudine di Paterntit (1935) dove si


avverte il senso della sterilit, poich stato escluso dal ciclo naturale di
concepimento della vita e di procreazione.
"L'uomo solo dinnanzi all'inutile mare,
attendendo la sera, attendendo il mattino.
I bambini vi giocano, ma quest'uomo vorrebbe
lui averlo un bambino e guardarlo giocare." (Pavese, 1980, 118)

Ma proprio nella poesia che d il titolo al canzoniere, Lavorare stanca, si sente la


solitudine, la rabbia, l'odio per non poter incontrare la donna:
"Val la pena esser solo, per essere sempre pi solo?
Solamente girarle, le piazze e le strade
sono vuote. Bisogna fermare una donna
e parlare e deciderla a vivere insieme." (Pavese, 1998, 48)

Pavese ha sempre svolto un'attenta analisi delle scelte tematiche. Nel prossimo
paragrafo si avr conferma anche della sua non-misoginia, ovvero, il concetto verr
un po' rivisitato.

5.2.4 L'intenzione etica di Pavese in "Lavorare stanca"


Quando vengono pubblicate le poesie della raccolta, Pavese si trovava al confino. In
questo periodo si accentua la riflessione estetica e morale. Quei giorni sono ancor di
pi permeati dall'idea di togliersi la vita. Alla pubblicazione gli amici manifestano
ammirazione ed entusiasmo (specie Ginzburg e Sturani). La critica tace, nessuna
recensione. Eppure c' un documento suggestivo di questa crisi: la lettera in cui
Pavese risponde alle critiche che Giuseppe Cassano55 mosse alle sue poesie. Pavese
risponde che, in un primo momento, egli stesso si chiedeva cosa volessero
significare. Dei libri, diceva, che sono come dei figli: "Si conoscono solo una volta
fatti, quando insomma non si pi a tempo a farli meglio. Occorrer se si vuole
riparare farne degli altri" (Pavese, 1973,144). Pavese non si giustifica di fronte
all'accusa dimmoralit e sconceria. Spiega semplicemente che nei testi Deola e
55

Piemontese di antico stampo, amico di Monti, legato ai giovani intellettuali antifascisti torinesi. Non
ci dato di conoscere la lettera ma si intuisce, dalla replica, che doveva essere meticolosa e severa.

60

Ritratto d'autore voleva manifestare un umano atto di tenerezza verso una donna
disgraziata. Non si sentito di giudicare il comportamento dei giovani, che si
affacciano alla vita, con spensieratezza, "che non rifiutano una risata o una nuotata o
una bevuta o anche, perch no?, una chiavata" (Pavese, 1973, 145).
Quanto ai protagonisti del libro non sono adolescenti, quindi si deve escludere la
ricerca di fanciulle angelicate. I ragazzi non sono ancora viri, perci niente coppie
responsabili. Le donne di Lavorare stanca si chiamano compagne. Ci significa che
non sono solo "macchina di piacere" ma nemmeno spose. Sono figure gradevoli ma
anche scocciatrici, sostiene il poeta. Quando Pavese afferma (Antenati) che le donne
non contano in famiglia, non intendeva insegnare ad insultare la propria madre ma
che in un momento particolare della sua esperienza il "giovinetto si attacca
disperatamente al senso di forza e di virilit che gli spira dalla tradizone paesana, e
idealizza un poco il sacrosanto misoginismo di ogni piemontese." (Pavese, 1973,
145). Sebbene lo stesso autore confessi di essersi compiaciuto nel toccare argomenti
erotici, assicura che non si trattava assolutamente di perversione. Ma con questo
tassello il mosaico pi completo.

5.2.5

Scavo psicologico nella personalit di Pavese

Abbiamo visto che lodio lacerante nei confronti delle donne abbia pi a che fare
con le dolorose vicende infantili, piuttosto che problemi psicologici, o al limite questi
insorgono come conseguenza di altri irrisolti, nati in tenera et. A detta di alcuni
studiosi una misoginia che ricorda Leopardi, e rappresenta la donna insaziabile,
calcolatrice (Guiducci, 1979). Altri individuano la causa in quella parte che Pavese
consciamente o inconsciamente non ha interpretato: il suo rapporto con la madre.
un percorso complesso e indispensabile per comprenderne i motivi.
L'incapacit di rapportarsi con le donne deriverebbe, secondo Augusto Monti, suo
professore di lettere al liceo, dalla sua indole introspettiva, tipica dell'adolescenza.
Ma che un bambino chiuso ne sia la causa, sicuramente un'ipotesi troppo riduttiva.
Pavese non si mai accanito contro la madre (ha dimostrato la sua rabbia solo al suo
funerale, tenenedole il muso) ma lo ha regolarmente fatto attraverso altre figure

61

femminili. Gli studiosi Fernandez56 e Gioanola, hanno riservato particolare interesse


allo scavo psicologico della personalit di Pavese, per capire determinati
atteggiamenti sia letterari che umani. Questa sofferenza nervosa che lo ha condotto a
creare delle metafore ossessive fino a farlo cadere nella mania del suicidio,57 sarebbe
indice di depressione o malinconia. A dimostrazione di quanto detto c' anche l'asma
nervosa, che sarebbe equivalente di angoscia. " un grido d'aiuto diretto verso la
madre che il paziente tenta di introiettare mediante la respirazione in modo da essere
sempre protetto" (Gioanola, 2003, 67). Tutto inizierebbe con l'angoscia del bambino
abbandonato, allontanato da casa, che si crede punito per qualcosa e lo trasformano
in un uomo rigido. Le maggiori difficolt emergono nel campo erotico in cui "i tipi
depressivi diventano schiavi d'amore, incapaci di amare attivamente; essi
passivamente necessitano di sentirsi amati" (Gioanola, 2003, 68).
Verso la fine del 1940 nella vita di Pavese entra Fernanda Pivano58. Per lui
rappresenta il modo di uscire dalla sua solitudine, ma fu vanamente innamorato di
"castit cavalleresca". La depressione si acutizza, incontra un'altra donna che rifiuta
di sposarlo: una coltellata. Al suo caro amico Enzo Monferini59 confida che
sessualmente non la soddisfava. "Bench sia inutile e indecente darti ora la
spiegazione del caso, so che vero. Il fatto questo: che io parto troppo svelto e non
c' niente da fare" (Pavese, 1973, 149). Il discorso potrebbe continuare ma si suppone
che il quadro per capirne i conflitti e i tormenti a pi riprese sia sufficiente. "Certe
volte ero contento se mi picchiavano e potevo guardare fieramente il cielo, o
rinchiudermi col gatto sul balcone e piangergli sulla schiena" (Pavese, 1983, 166).
Ora la "saga del poeta tormentato" ci riporta alla terza ed ultima donna che lui la
Dowling, che chiama allodola, donna di presenza-assenza, donna sesso-sangue, un
intrico emblematico sia sul piano del privato che su quello dell'arte. Non si sa quanto
carnale fosse stato il loro incontro ma di certo quello che avrebbe ispirato l'ultima
poesia della sua vita che si concluder con l'apoteosi del suicidio.

56

Autore di L'chec de Pavese, dottorato sullo scrittore omosessuale italiano (Paris, Grasset, 1967).
Ritroviamo, infatti, sempre un accenno alla mania suicida in tutte le lettere del periodo liceale,
soprattutto quelle dirette allamico Mario Sturani.
58
Fu sua allieva per un breve periodo; prov una grande ammirazione intellettuale e fu istradata da lui
alle traduzioni, in particolare a quella splendida della raccolta di poesie Antologia di Spoon River.
59
uno della Confraternita di ex allievi del DAzeglio fondata nel 1927. Tra gli altri: Augusto Monti,
Giulio Cesare Argan, Leone Ginzburg, Mario Sturani, Giulio Einaudi, Massimo Mila, Vittorio Foa.
57

62

5.2.6 Lomosessualit: una verit scomoda


Dal titolo appena letto chiaro che si intende affrontare una questione intima e
personale di Pavese. Ed cos. Per questo motivo in questa sede ci si rifiuita di
parlare di lui, che tanto ha dato alla letteratura e alla cultura, con una biografia di
superficie. Grazie a studiosi come Fernandez, e molti altri, vi un approccio pi
corrette e sereno verso questa componente. L'omosessualit una questione che ha
sempre diviso in due la societ in quasi tutti i periodi storici.60 Se ci proiettiamo
all'epoca del fascismo e a quella postbellico, quando l'idea dell'uomo era di valoroso
combattente e capofamiglia, allora si pu comprendere con maggior chiarezza anche
questo aspetto, considerato spesso, oggi come allora, scabroso e perverso. Noi siamo
d'accordo con Fernandez che lo analizza per capire ancor meglio l'estro creativo di
chi dentro di s conserva aspetti femminili e maschili. Pavese ebbe questa indole di
ermafrodita che gli concesse di capire molto meglio le persone della sua vita
diventate personaggi delle sue pagine (Guiducci, 1972). Per lui innamorarsi
significava interiorizzarsi nella donna amata, femminizzarsi.
Nelle poesie, nel diario e nelle lettere lomosessualit origlia di continuo.
All'amico Tullio Pinelli parla apertamente anche di possibile direzione omosessuale e
gli confessa che il matrimonio monosessuale, sebbene contro natura, sia l'unico in cui
il cuore e il cervello possono andar d'accordo (Pavese, 1973). Di rapporti
omosessuali Pavese scrive nel suo racconto Tra donne sole61 evitando di farlo
nell'ambito maschile. Cesare e Nanda sono talmente aperti l'uno con l'altro e
discorrono senza timore. Se Pavese nei confronti delle donne ha un giudizio
negativo, con lei diverso: accetta critiche e mette a nudo le sue emozioni pi
profonde. Nella loro fitta corrispondenza entrambi parlano con schiettezza di
argomenti spesso intimi come la sessualit e la vera qualit della vita. Fernanda
Pivano dice di essere stata molto amica di omosessuali segreti, come Pavese.
Secondo lei non era casuale il fatto che egli si fosse cimentato nella traduzione di
60

L'omosessualit nell'Antica Grecia era, cos come per l'eterosessualit, per le classi colte, una
ricerca del bello e quindi indipendente dal sesso di chi veniva amato.
61
Conclude il trittico intitolato La bella estate (1949) da cui stato tratto anche un film per la regia di
Antonioni. Il film tace completamente sul rapporto omosessuale tra lei e Clelia e Rosetta, due delle
protagoniste.

63

autori dichiaratamente omosessuali quali Whitman e la Stein, e non dichiarati come


William Faulkner (Pivano, 2000). Pavese le chiede di sposarlo per ben due volte, ma
in entrambe le occasioni si vede respinto.62 Il rifiuto non scalfisce affatto la loro
profonda amicizia e la stima reciproca. In un'autoanalisi medita sul rapporto sia verso
l'uomo che la donna, di come vorrebbe viverlo. La immagina un ragazzo. "Qui devo
confessare un pensiero, () che vorrei cambiar sesso ed essere la compagna di
Nando" (Pavese, 1973, 155). In un'altra analisi riflette:
"Un giovanotto che entri nella vita cercando sistematicamente compagnia femminile, ()
un omosessuale che si ignora.() l'inversione omosessuale cosa tanto violenta che non basta
a provocarla uno stato d'angoscia diffusa, ma insegna la psicanalisi le occorre un trauma
psichico ben definito" (Pavese, 1973, 167-168).63

Sicuramente molti segreti di Cesare Pavese rimangono tra i manoscritti custoditi


negli archivi64. Basti pensare che solo recentemente si ripubblicato la versione
integrale del diario: pagine fino ad allora segrete diventate una nuova linfa
interpretativa. Secondo Gioanola, la tradizione idealistica italiana ha influito sulla
critica per oltre mezzo secolo, impedendo una vera attenzione alla psicanalisi, uno
strumento che, attraverso l'analisi dell'inconscio, avrebbe dato "sollievo" (almeno
dopo morti) a tutti i grandi della letteratura italiana - da Leopardi a Pascoli, da Saba a
Montale, da Pasolini a Sanguineti, tutta la letteratura italiana moderna, volti che si
sono dovuti nascondere di fronte alla loro natura poich considerata vergognosa,
denigratoria e persino patologica (Gioanola, 2003). L'ossessiva ricerca della donna
sarebbe solo una copertura per un quieto vivere. Pertanto, a scopo di comprendere
pi a fondo il poeta e l'uomo Cesare Pavese, le sue fantasie, paure, ossessioni, con
l'intento di rispettarle, si voluto rifiutare quel biografismo, spesso di superficie, di
cui molti si accontentano ancor oggi, a distanza di sessant'anni della morte.
62

Ecco un passo della lettera riguardo l'atteggiamento di Pavese: " vero che ho rifiutato il
matrimonio con lui; ma altre cose non mi ha mai chiesto (in cinque anni non ha mai cercato di
baciarmi neanche la mano). Io gli ho voluto molto bene e non so perdonarmi di non averlo amato..."
(Lettera a Ulisse). Tratto da: http://www.classicitaliani.it/pavese/critica/laurana_lajolo.htm
63
Questo aspetto di Pavese stato un tema scottante anche per l'amico Lajolo che la identifica con
impotenza sessuale; oggetto di molti pettegolezzi di cui tent di sdrammatizzarne la portata e di
giustificarla dal punto di vista psicologico, ma tratt l'argomento con un certo disagio, quasi come una
vergogna da occultare.
64
L'Archivio Cesare Pavese composto da due nuclei: il Fondo Sini (19 faldoni), costituito da carte
provenienti dalla famiglia di Pavese (Maria Pavese, in Sini, sorella dello scrittore) e il Fondo Einaudi
(92 faldoni), composto da carte conservate nell'Archivio Storico della Casa Editrice Einaudi. Entrambi
i fondi sono custoditi presso il Centro Interuniversitario per gli studi di Letteratura Italiana in
Piemonte "Guido Gozzano - Cesare Pavese", Universit di Torino.

64

Per completare il presente paragrafo nostro dovere di cronaca informare il


lettore di un'importante peculiarit del gruppo La terra e la morte di Pavese. Ad
ispirargliele stato il suo ex allievo e amico Gaspare Pajetta65, che in Pavese aveva
visto un maestro ed un ideale. Che fossero anche a lui dedicate ne prendiamo atto da
alcuni manoscritti dello stesso Pavese ora conservati presso l'archivio Casa Editrice
Einaudi. Le brevi poesie quasi degli epigrammi ne parlano, per, come fosse un
personaggio femminile (Gioanola, 2003). Pure qui sono stati considerati come tali,
per non creare polemiche gratuite e per essere "in linea" con la tradizione letteraria.

5.2.7 Le ultime liriche prima di morire


Come detto poc'anzi, continuiamo ad esaminare il personaggio come fosse
interamente femminile. Concludiamo con il concetto donna-terra dalle ultime
poesie.. Le liriche de La terra e la morte (ottobre, dicembre 1945) e quelle di Verr
la morte e avr i tuoi occhi (marzo, aprile 1950), di cui due in inglese. Qui
l'immagine femminile legata alla natura sembra quasi incisa sui banchi di una chiesa.
Pavese ha completamente abbandonato la forma prosastica degli anni passati e nelle
brevi composizioni evita intenzionalmente di inquadrare oggetti reali. Ci che gli
preme scattare, una dopo l'altra, foto istantanee, cogliendo le immagini di un
paesaggio mentale, spirituale e simbolico.
"Membra e parole antiche. Tu tremi nell'estate." (Pavese, 1998, 122)

La sembianza ferina ha ceduto il posto all'unione delicata dei termini donna-terra,


in cui il secondo emblema di fertilit e di nascita, ma anche di morte e sparizione,
un infinito ripetersi delle stagioni.
"Sei la terra e la morte.
La tua stagione il buio
e il silenzio. "(Pavese, 1998, 130)

65

Pajetta morto a sedici anni in un'azione partigiana. Elvira, sua madre, non perdon mai
l'esortazione di Pavese al figlio adolescente di "uccidere un tedesco", mentre lo scrittore non aveva
fatto la scelta partigiana. Lo confida a Lajolo, quando raccoglie le testimonianze per scrivere la
biografia si Pavese.

65

La vita e la morte, questi due archetipi ancestrali sono personificazioni femminili:


"Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda
il tuo brivido dura." (Pavese, 1980, 86)

Nello sguardo della donna il poeta vede il passo silenzioso dell'ultimo saluto,
l'incontro con quella figura che tante volte ha invocato: la morte. L'accoglie come
unica condizione di pace, unica speranza dove il presente tiranneggiato dal nulla.
La donna che in passato era collina di terra continua ad essere terra rossa terra nera.
E per qualche attimo torna ad essere come ai tempi di Lavorare stanca: il mattino.
"Stella perduta
() finita la notte.
Sei la luce e il mattino." (Pavese, 1980, 87)

Pare che questa luce sia proprio l'ultima che l'occhio umano, quello mentale,
intravede prima di intraprendere il lungo viaggio dentro quel gorgo, dove si scende
muti. Le tenebre sono la vera luce e il mattino ormai messaggero del vizio assurdo
della morte che lo ha perseguitato ed affascinato da sempre come un cancro
segreto. Ed ora, mentre si appresta a congedarsi dalle nere colline, dai sapori delle
stagioni, l'odore che sente pi forte quello della pietra, della zolla e delle radici:
un'immagine davvero unica per rappresentare l'addio. A momenti si percepisce che
abbia deciso di incontrare Thanatos non tanto per non essere stato ricambiato
dall'amore di una donna ma per non aver assaporato un tipo di amore che sapeva solo
lui. "Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perch un amore,
qualunque amore, ci rivela nella nostra nudit, miseria, infermit, nulla"(Pavese,
1984, 357). L'ha scritto solo tre giorni dopo le ultime poesie. E a quale amore
anelasse per davvero un segreto sigillato con la sua morte.
Siamo al termine della poesia pavesiana. Facendo questo viaggio tra i principali
motivi e immagini cesellate con estrema delicatezza, ma anche con decisa
oggettivit, si potuto constatare che ogni singola composizione stata sostenuta
ininterrottamente da un'aperta e insanabile malinconia. "Tutto questo fa schifo. Non
parole. Un gesto. Non scriver pi." Sono le ultime righe del diario di un uomo, un
poeta che si nascondeva o si proteggeva dietro a tutti i personaggi che aveva

66

incontrato tra le colline e lungo i lampioni delle citt. Sembra che Pavese abbia
continuamente camminato sul tappeto della solitudine e su un filo di rasoio. Ma
senz'altro doveroso rispettare l'ultima richiesta siglata sulla prima pagina di Dialoghi
con Leuc, una frase che riprendeva quella di Majakovskij: " Perdono tutti e a tutti
chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi." Onestamente speriamo ci
auguriamo di non averne fatti proprio per rifiuto della scabrosit e dell'ottusit di
certa critica.

6 L'EVOLUZIONE TECNICA E STILISTICA DELLA POESIA

6.1 ALLA RICERCA DI UN NUOVO GUSTO LETTERARIO

luogo comune pensare che i poeti scrivano i versi di getto, usando le prime
parole che vengono loro in mente, in modo spontaneo e che in ci consisterebbe la
bellezza e la genuinit della poesia. Grandi poeti, da Dante a Mallarm hanno creato,
modificato e corretto i propri testi, fino a renderli perfetti. Pavese ha rifatto all'incirca
lo stessa cosa. In questo capitolo vedremo come si evolve il mestiere di scrivere di
Pavese, la ricerca che compie per raggiungere i suoi obiettivi poetici, le fasi di
evoluzione. E, per come lo fa, bisogna davvero tessergli una lode.
I primi versi di Pavese, nonch i suoi primi racconti si confrontano con una ben
precisa concezione culturale e letteraria, all'epoca di tradizione francese. Mettersi in
contatto con essa sarebbe stata certamente una comoda situazione, se non altro
avrebbe potuto avvantaggiarsi di una certa dimestichezza linguistica, essendo
piemontese. Invece egli si butta all'avventurosa scoperta dell'America, anticipando
cos un orientamento letterario che si sarebbe affermato con veemenza negli anni
Quaranta. Nelle pagine d'oltreoceano aveva letto la possibilit di realizzare, almeno
letterariamente, quei concetti di libert intellettuale che nella letteratura italiana
stentava a individuare. Obiettivo del suo lavoro era ragionare sulla propria poetica e
sull'espressione letteraria in genere, su una nuova evoluzione tecnica e stilistica.

67

La cultura poetica di Pavese, che aveva radici in Gozzano, in Pascoli e in


D'Annunzio, accostata al mondo americano di Whitman e di Lee Masters, gener un
gusto ed un atteggiamento nuovi che lo portavano al di l di tutta quella poesia sfogo
fin allora scritta. Questo gusto si realizza in una lirica composta nel 1930, I mari del
Sud, che apre la raccolta di Lavorare stanca. Da allora, bench si fosse dedicato
contemporaneamente alla prosa e alla saggistica, Pavese, per un decennio dal 1930
al 1940 dedic alla poesia grandissime energie, dalle quali deriv appunto il suo
canzoniere.
L'obiettivo principale della sua opera consisteva nell'apportare forme e contenuti
nuovi, eludendo la poetica coeva che perseguiva altri fini e che s'innalzava a ci che
Carlo Bo aveva chiamato i cieli dell'assoluto (Guglielmino, 1972). Pavese dunque
mira a trovare un metro nuovo, una poesia che fosse "un'espressione essenziale di
fatti essenziali e non la solita astrazione introspettiva" (Pavese, 1951, 247). Ci vuol
dire che il suo scopo quello di narrare pi che di confessarsi, fatto che accade in
Lavorare stanca, dove abbiamo visto che si narra di una serie di personaggi come
villani, sabbiatori, prostitute e operai che nei cieli dell'assoluto si sarebbero sentiti
alquanto a disagio. Ma la poesia di Pavese, pur anticipando temi e situazioni
diventati attuali che solo pi tardi, avrebbe meritato maggior attenzione visto che
nella sua raccolta non c'era solo novit tematica ma anche una proposta stilistica e
tecnica diversa da quella tradizionale.
Ed proprio dal punto di vista tecnico che possibile individuare una delle
caratteristiche pi tipiche della raccolta, vale a dire la formula della poesia-racconto.
Questa soluzione rappresenta qualcosa di ben diverso della poetica concepita dalla
maggioranza d'allora, che a tutto tendeva meno che al racconto.

6.1.1 I primi segni della poesia-racconto


Pavese sente che la sua maniera di far poesia sta cambiando. L'evoluzione la nota
egli stesso quando si sofferma su, come li chiama lui, presunti canzonieri costruiti,
quali Les Fleurs du Mal di Baudelaire o Leaves of Grass di Whitman. Se in un
primo momento li aveva persino invidiati, rileggendoli si accorge di non poterli pi

68

giustificare e riconosce che di poesia in poesia non c''era passaggio fantastico e


nemmeno concettuale. Nella mente del poeta sta prendendo consistenza l'idea di
come le immagini della poesia si potessero tradurre in racconto, una costruzione a s
stante che in un primo istante poteva confondersi col genere poemetto. Il suo gusto
"voleva confusamente un'espressione essenziale di fatti essenziali, ma non la solita
astrazione introspettiva, espressa in quel linguaggio, perch libresco, allusivo, che
troppo gratuitamente posa a essenziale" (Pavese, 1980, 120). Ed ecco che inizia ad
avere consistenza questa sua idea di poesia-racconto fatta di immagini retoriche e
basata sui fatti essenziali e sulla chiarezza, sulla semplicit e sull'oggettivit in
contrapposizione alla poesia astratta dei poeti ermetici, sebbene Pavese li abbia
amati. A suggerirgli l'esempio di un linguaggio improntato alla semplicit Guido
Gozzano che, nel nominare le cose e il grigiore della quotidianit, usa un tipo di vero
scorrevole e prosastico. La sua presenza si avverte nella prima poesia che apre la
raccolta, I mari del Sud. Il racconto del cugino reduce dai mari del Sud la
situazione che si crea nella poesia L'Analfabeta di Gozzano, il cui protagonista, il
nonno, arruolato nell'armata sarda, ha visitato le steppe di Crimea. Nel 1934, in
occasione della pubblicazione di, Lavorare stanca, Pavese espone un ragionamento
molto dettagliato sui motivi che lo spingono a creare poesia, sui personaggi da
mettere al centro delle immagini da poetare e su come costruire uno stile tutto suo.
Di questultimo si vedr in maniera pi esaustiva nella parte dedicata allevoluzione
tecnica e stilistica di Pavese.

6.1.2 Lorigine della poesia epico-narrativa


Sono stati in molti a dedicarsi allanalisi della poesia epico-narrativa di Pavese,
dopo averla analizzata lui stesso come ricerca della sua raccolta. Infatti Pavese
vedeva nella poesia che apriva il canzoniere, I mari del Sud, come un punto di
partenza che in seguito si lascia alle spalle, con le ultime poesie brevi. Per Massimo
Mila, invece, un punto darrivo. Nella prefazione alledizione del 1943, il critico
annota che le precedenti poesie di Pavese lette nei caff, agli amici, compagni di
liceo - venivano ripudiate perch solo sfoghi individuali, solo poesie del tormento.

69

Nel gruppo di questo piccolo auditorium cera un altro ex allievo che non era poeta
di professione. Il ricordo riportato da Mila assume unimportanza letteraria di grande
rilievo circa la nascita della poesia-narrativa. Nella banda degli ex allievi di Augusto
Monti,

66

cera un poeta dilettante al quale la poesia gli usciva spontaneamente e

"felicemente foggiata in forma di immagini () ma avevamo limpressione che solo


con lo sforzo, con la tenacia dellapplicazione stilistica e culturale, Pavese arrivasse
l dove quellaltro arrivava per facilit di natura"(Mila, 1974, VII).
Pavese era rimasto colpito da questo ragazzo dalla cui penna i versi uscivano in
modo spontaneo, senza studi e ricerca di stile. Poi un giorno Pavese si presenta con I
mari del Sud. E fu uninaspettata sorpresa per tutti. qualcuno pens ad un nuovo
Omero. "La fase della confessione individuale era superata () la poesia si popolava
di personaggi, paesi e figure: poesia di dimensione epica, dunque" (Mila, 1974, VII).
Sarebbe un dato molto importante conoscere anche il nome di questo suo amico, per
aver contribuito alla nascita della nuova poesia-racconto, poich Pavese non ne fa
menzione da nessuna parte. Sempre secondo Mila lorigine della poesia epiconarrativa di Lavorare stanca presenta altre origini. Deriverebbe da un fatto etnico:
nellItalia del Sud si preferivano i latini, in quella del Nord i Celti. Ecco perch la
poesia storica, narrativa e popolare si sviluppata pi fortemente nelle regioni
settentrionali: perch aveva in qualche modo ripudiato il genio latino prediligendo i
Celti convertivano la storia in leggende, non avendo altra storia che le leggende
tradizionali messe in versi, e recitate o cantate. Questa la semplice spiegazione della
poesia epico-narrativa e il perch i letterati dellItalia inferiore non la capivano: era
scritta in italiano ma la sua natura era celtica.

6.1.3 Una nuova metrica: il verso libero e quello sciolto


Uno degli aspetti su cui Pavese si concentra la struttura letteraria. Il punto di
partenza del canzoniere la metrica. Si veda, ad esempio, l'inizio de I mari del Sud.
"Camminiamo una sera sul fianco di un colle,
in silenzio. Nell'ombra del tardo crepuscolo
66

il loro comune maestro al quale dedicata I mari del Sud.

70

mio cugino un gigante vestito di bianco,


che si muove pacato, abbronzato nel volto,
taciturno. Tacere la nostra virt." (Pavese, 1980, 9)

Il verso libero, che per precisa scelta dell'autore non rispetta n schemi n forme
metriche tradizionali, si mescola a quello sciolto, quasi sempre endecasillabo,
caratterizzato dall'assenza di rima.67 Il verso sconfina, si allunga per arrivare anche a
sedici sillabe. In sostanza egli si muove dal decasillabo epico per poi dargli volume e
quella specifica cadenza narrativa. Ma grazie a questo tipo verso, che potremmo
definire semplicemente esteso ma anche allusivo si verifica un vero tentativo di
chiaro e pacato racconto. L'autore spiega che dei metri tradizionali non si fidava pi:
gli sembravano triti e ritriti e si scoperse un giorno
"a mugulare certa tiritera di parole (che fu poi un distico de 'I mari del Sud' ) secondo una
cadenza enfatica che fin da bambino, nelle mie letture di romanzi, usavo sognare,
rimormorando le frasi che pi mi ossessionavano. Cos, senza saperlo avevo trovato il mio
verso." (Pavese, 1980, 128)

Abbiamo visto che Mila spiega come la poesia-racconto tragga origini dalla
tradizione epica e popolare intorno agli anni '30 del tutto dimenticata. Quindi, la
scelta non sarebbe affatto casuale. Pavese avr mugulato inconsciamente certa tiritera
di parole ma ebbe di sicuro come punto di riferimento Leaves of Grass di Whitman.
Il canzoniere offre un'architettura grazie alla quale il poeta pare che pensi per versi.
Dal punto di vista metrico Whitman aveva adottato quello che Pavese chiama
"catalogo" per dire che ogni verso detiene una sua autonomia metrica e concettuale.
Sicch la prima difficolt di Pavese consisteva nel trovare l'accordo voluto fra
immagine e verso per giungere a una certa musicalit e nel contempo badare a non
cadere nel tranello della prosa camuffata da poesia (Pavese, 1980). I mari del Sud , la
"madre" di tutte le poesie, giustificava il duplice termine in quanto oggettivo
sviluppo di casi fantasticamente esposti. Per la metrica non era uno strumento per
soddisfare le ragioni musicali dei versi. Doveva soddisfare anche la logica: chi, cosa
e come narrare. Perci il lavoro era appena all'inizio.

67

La sua comparsa avviene in epoca rinascimentale grazie agli autori italiani che lo ripresero dalla
tradizione classica latina e greca

71

6.2 ALLA RICERCA DI NARRAZIONI OGGETTIVE

Dopo la metrica bisognava trovare il modo di creare la raccolta ma non creare


materialistici poemetti. Nelle prime poesie, tra cui Fumatori di carta e Pensieri di
Deola, Pavese sostiene che i fatti erano quasi d'impaccio, un residuo di qualche storia
fantasiosa, forse anche vera ma riscritta a modo suo. Insoddisfatto del suo mestiere di
poeta ma immagina un caso o un personaggio e lo faceva parlare, come se si
muovesse di vita propria. Per evitare di cadere nel genere poemetto decide di
esercitare una "vigliacca economia di versi" decidendone il numero, che non doveva
essere nemmeno troppo basso per non rischiare di scrivere epigrammi. Pavese insiste
sull'oggettivit del racconto e la risposta in biblioteca. Studia e legge Shakespeare si
interessa alla natura dell'immagine elisabettiana non intesa come gioco metaforico
bens come parte costitutiva di una realt fantastica. Forse difficile a capirsi ma ci
che Pavese riesce a fare usare le similitudini per creare atmosfere particolari, quelle
che possono esprimere il significato ultimo del dramma. Ecco la vera oggettivit: le
poesie devono contenere immagini, come dei quadri. In quelle settimane aveva visto
i dipinti dell'amico Sturani. Dopo varie cancellature mette finalmente insieme i versi
di Paesaggio I in cui racconta la vicenda dell'eremita.
"Quando fuma la pipa in disparte nel sole,
se lo perdo non so rintracciarlo, perch del colore
delle felci bruciate." (Pavese, 1974, 11)

Aveva dunque scoperto il valore dell'immagine che riusciva a creare un rapporto


fantastico tra eremita e felci. L'immagine non era intesa retoricamente, come traslato,
come decorazione: l'immagine era il racconto stesso. Vediamo ora lo strumento che
l'autore user per raccontare in versi.

6.2.1 La poesia in terza persona


Una delle novit della poesia-racconto sta nella nuova scelta del personaggio
come protagonista. Questo personaggio non pi l' io del poeta come unico centro di

72

irradiazione di voce, come mediatore degli stati d'animo. Come gi visto nelle pagine
precedenti, essi hanno un nome (Deola, Masino), oppure genericamente definito
come l'amico, il compagno. Osservato dal profilo sociologico il protagonista pu
essere un carrettiere, un meccanico sbronzo, un operaio o un villano.
Ma come far vivere queste figure? Tutte le poesie oggettive (non raccontate in
prima persona) non sono altro che la "trasposizione in terza persona della secolare
tecnica introspettiva" (Pavese, 1980, 56). Ci significa che la vera oggettivit non
esisterebbe affatto. L'io andava esorcizzato proprio grazie all'inserimento dei discorsi
diretti e impiegando la tecnica del monologo interiore che gli consente, con una certa
abilit, di fondere la sua voce con quella dei personaggi. Gente che c' stata ne un
buon esempio:
"Luna tenera e brina sui campi nell'alba
assassinano il grano. ()
Ai villani che guardano piangono gli occhi.
Per quest'anno al ritorno del sole, se torna,
foglioline bruciate saran tutto il grano.
Triste luna non sa che mangiare le nebbe,
e le brine al sereno hanno un morso di serpe,
che del verde fa tanto letame." (Pavese, 1980, 24)

La riflessione sulla brina e la luna che rovinano il raccolto potrebbe essere


attribuita ai villani ma potrebbe trattarsi anche di un monologo dell'autore. Infatti,
dice che " sempre ambiguo se essi pensino o io li pensi." (Pavese, 1984, 23)
Certe poesie registrano una lettura a due voci. In Estate di San Martino68, l'uomo e
la donna, pi che dialogare parlano per conto proprio in modo da poter quasi staccare
le singole voci e con ciascuna di esse modellare due nuclei autonomi. Le frasi che
usano sono quelle del linguaggio quotidiano, come succede in realt poich, dice
l'autore, "soltanto a colpi di trasposizione e di innesti dell'uso del parlato, tecnico e
dialettale si pu nuovamente far scorrere il sangue e vivere la vita"(Pavese, 1980, 9)
Qui va ricordata anche la lezione dello slang (avuta con l'incontro degli scrittori
nord-americani tramite Chiuminatto69) come linguaggio che individualizza in senso
anti-aristocratico il pensiero dei personaggi, che pensano secondo il parlato popolare
piemontese. In tal modo risultano "tutt'altro che poetici e si pongono anzi come
68

una poesia non compresa in Lavorare stanca, pubblicata postuma, nelle Poesie del disamore.
Antonio Chiuminatto fu un musicista jazz di origine italiana emigrato negli Stati Uniti, dopo essersi
diplomato al conservatorio "Giuseppe Verdi" di Torino, per insegnare violino al conservatorio di
Chicago. Forniva a Pavese testi letterari.

69

73

contrasto agli oggetti di Montale o alle figure immaginifiche e fantastiche di Gatto"


(Pautasso, 1980, 44) anche se il mondo raffinato di questi autori si pu dire che, dal
punto di vista della resa poetica, certamente superiore a quello pavesiano.

6.2.2 Le formule ricorrenti, l'immagine interna e la sentenza finale


Lo studio di Pavese continua, le ricerca poetica si perfeziona. Rilegge Omero
(traduce persino qualche canto) che gli suggerisce il modo in cui superare quel
distacco: asservendosi di formule ricorrenti, ossia di parole-chiave o parole-mito.
Queste danno al contesto una nuova dimensione. Scopre che "gli appellativi e i versi
ritornanti" costituiscono "un nervo lirico di indiscutibile valore." (Pavese, 1973, 28)
Essi riescono a instaurare un legame tra le singole composizioni facendo superare il
contrasto tra narrazione e poesia. Le parole-mito garantiscono l'unit concettuale e
rendono compatto pure lo sviluppo temporale da poesia a poesia. Essendo il mito
una legge, "lo schema di fatto avvenuto una volta per tutte che perci si riempe di
significati e sempre se ne andr riempiendo" (Pavese, 1971, 188) in grado di
annullare lo spazio e immobilizzare il tempo. Pavese non annota mai l'evoluzione
fisica di un personaggio nel tempo, ci che registra solo un "atteggiamento dei
personaggi verso simboli fissi" (Rimanelli, 1964, 35) riportati pi volte nel corso di
una composizione come ad esempio mare o collina.
Queste riprese lessicali sono facilmente identificabili nelle prime poesie del 1933.
In Gente spaesata le parole mito pi ricorrenti collina, mare, acqua situate come
sono alla fine o nel mezzo di un verso finiscono per dare un effetto di rima. La
stessa poesia, grazie alla ripresa delle parole collina e acqua, formano un'unit
materiale assieme a Gente non convinta e Pensieri di Deola. In questo modo si
realizza il passaggio da una poesia di timbro naturalistico che vedeva "lo sviluppo
oggettivo di casi fantasticamente esposti" a quella poesia che cerca il perno
espressivo nell'immagine intesa come "complesso di rapporti fantastici nei quali
consista la propria percezione di una realt" (Pavese, 1980, 130). Si chiama
immagine interna. Essa nasce solo dopo che il poeta ha individuato il nucleo un
momento suggestivo che in seguito sviluppa per estrarre nuovi legami fantastici. E

74

attraverso vari passaggi giunge al verso conclusivo che, riconnesso agli altri,
riassume e ricapitola i nuclei precedentemente recitati. Ad esempio, i versi iniziali di
Grappa a settembre sono:
"I mattini trascorrono chiari e deserti
sulle rive del fiume, che all'alba s'annebbia
e incupisce il suo verde in attesa del sole.
Il tabacco, che vendono nell'ultima casa
ancor umida, all'orlo dei prati, ha un colore
quasi nero e un sapore sugoso: vapora azzurrino.
Tengon anche la grappa, colore dell'acqua." (Pavese, 1974, 68)

E adesso il verso conclusivo:


"() il fumo azzurrino
senza romperlo: un nuovo sapore che passa.
E il tabacco va intinto di grappa. cos che le donne
non saranno le sole a godere il mattino." (Pavese, 1974, 68)

Ma lo scavo nella propria poetica continua. un'incessante ed esasperata ricerca


per perfezionare la tecnica e lo stile. Pavese stesso in pi occasione ribadisce di aver
scritto per tutta la vita la stessa cosa; sembra sia avvenuto lo stesso anche riguardo i
testi in cui si autoanalizza.
Alla fine di molte poesia compare una frase, un giudizio, una conclusione. Per un
momento Pavese crede che l'essenzialit risieda nella sentenza finale, per dirla a
modo suo, nei sayings e non nelle parole-mito. Ma le sentenze, cos frequenti, non si
limitano essere un tessuto connettivo. Esse assumono un nuovo significato,
diventando de facto un "giudizio morale sulle cose di questo mondo, la rivincita sulla
sensualit mera" (Pavese, 1984, 24). Sotto il profilo dell'impegno sociale poteva
anche soddisfarlo, ma sotto quello artistico la sovrabbondanza delle clausole, cui si
aggiunge il ripetuto uso delle parole-chiave, incomincia a preoccuparlo: la struttura
narrativa sta per crollare. La poesia che aveva voluto muscolosa inizia ad ubbidire ad
atmosfere dal tono rarefatto, allusivo e all-pervading. In altre parole, la crisi
estetica che scoppia nel 1935, per acuirsi l'anno successivo, con la crisi morale.

6.2.3 Dal linguaggio suggestivo a quello allusivo


Pavese tenta di correre ai ripari avviandosi alla ricerca di immagini pi accese. Gli
pare di aver individuato una nuova vena, pi appassionante, palpitante e spirituale.

75

"Che siano i miei whispers of heavenly dath?", si chiede il poeta (Pavese, 1984, 24)
Sono di questo periodo La vecchia ubriaca, Rivelazione. La Luna e i fal il
risultato di questa vena, alquanto suggestiva, in cui l'autore ritiene di aver scoperto il
mistero naturale:
" Il marito disteso
in un campo, col cranio spaccato dal sole
-una sposa non pu trascinare un cadavere
come un sacco - . Si leva la luna, che getta un po' d'ombra
sotto i rami contorti. La donna nell'ombra
leva un ghigno atterrito al faccione di sangue
che coagula e inonda ogni piega dei colli." (Pavese, 1980, 22)

Sembra quasi una scena dei film noir. Nelle Parole del politico annuncia
un'atmosfera opposta a quella lugubre di poc'anzi, un clima pacato e sommesso. Al
mercato dei pesci
"ce n'era d'argento,
di vermigli, di versi, colore del mare.
Al confronto col mare tutto scaglie d'argento,
la vincevano i pesci. Si pensava al ritorno." (Pavese, 1980, 108)

Il ritorno indica il rientro alla vita normale, dopo l'esperienza del confino; ma in
un certo senso anche ad un futuro di rinnovamento stilistico. Il linguaggio metaforico
che un tempo mirava all'immagine-interna come protagonista, portato a "tradursi
spontanemante in metafora e in un uso pi sorvegliato della singola parola poetica."
(Mutterle, 1966, 306). La tecnica narrativa ha un altro cedimento. L'impalcatura che
aveva sostenuto fin qui la produzione poetica passa a motivi pi intimi. Di pari in
passo con quella tematica, cambia anche quella metrica.
"Il tuo sangue tenero si fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte tra i rami antichi." (Pavese, 1980, 35)

Non c' pi un faccione inzuppato di sangue, non pi rami contorti, il ghigno di


una donna non esiste pi, diventata una figura candida. Queste immagini e il
ritorno al verso breve anticipano le ultime liriche delle Poesie del disamore. Pavese,
ora privo di una formula poetica si rifugia nella narrativa per concedersi uno spazio
narrativo pi ampio.70 Si rif a distanza di anni, quasi fosse un ritorno al passato.
70

del 1940 La bella estate, preceduta da Il carcere e Paesi tuoi.

76

6.2.4 Ritorno al verso breve


Il ritorno alla poesia, dopo un silenzio di cinque anni (dal 1940 al 1945), avviene
con la raccolta La terra e la morte Poi c' un'altra pausa di cinque anni e nascono le
brevi di Verr la morte e avr i tuoi occhi. La formula della poesia-racconto
archiviata e dimenticata. La nuova strada, l'ultima, guarda verso la poesia pura che
pu essere creata solo con il sussidio del verso breve contenuto in lunghe strofe, le
quali ubbidiscono alla struttura di un discorso fiume (Guiducci, 1972). A titolo di
esempio, si veda una lirica tratta dal primo fascicoletto:
"Di salmastro e di terra
il tuo sguardo. Un giorno
hai stillato di mare.
Ci sono state piante
al tuo fianco, calde,
sanno ancora di te.
L'agave e l'oleandro.
Tutto chiudi negli occhi.
Di salmastro e di terra
hai le vene, il fiato..." (Pavese, 1980, 35)

I pensieri continuano e formano un'elegia che potrebbe protrarsi all'infinito. Il


sistema espressivo cambiato grazie alla comparsa del pronome tu. Qui il poeta non
discorre pi con villani e operai ma parla esclusivamente ad una donna, ad un
interlocutore diretto attraverso un colloquio interiore. La costruzione lirica non pi
organizzata tramite un insieme tematico e di eventi ma tramite un mosaico di
pezzetti che ricorda il frammentismo degli anni Venti, della poetica decadente.
Teniamo conto che tutte le ultime composizioni hanno come fondale la morte, e
sono state scritte a poche settimane prima del suicidio modo ragionato e meditato.
Si potrebbe ipotizzare che l'autore non intendesse pi ragionare su una nuova
poetica ma solo svuotarsi. Lo stile asciutto e schietto, istintivo, i versi sono un po'
come le voci dei personaggi del cimitero di Spoon River: Pavese si sente gi come
loro, che hanno scritto un'epigrafe, di poter parlare come chi non ha nulla da
perdere.

77

6.3 COESIONE STILISTICA TRA I TRE CANZONIERI

Ripercorrendo il cammino artistico di Pavese poeta, si notato che sin dalla pi


giovane et ha studiato formule che dessero voce alle sue emozioni e ai pensieri pi
intimi. Dapprima "mugulando" decide per il verso libero, poi lo trova capriccioso
perch pretende fantasia, e per sfuggire alle banalit della metafora, trova la
soluzione in immagini che formano nuovi rapporti fantastici.
Tutto questo per raccontare una verit interiore, smaniandosi nella ricerca. Si
potrebbe immaginarlo come un alchimista che abbia lavorato nelle fucine della
letteratura, in solitudine, lontano da tutti. Ma un fatto che le sue immagini erano
andate sempre pi complicandosi e per alla fine ramificarsi in atmosfere rarefatte in
cui si era sentito nascere. Si potrebbe dire che vi una certa coerenza nell'essere e
nel porsi come uomo di lettere attraverso un continuo assillo creativo. Gli elementi
tecnici e stilistici che contraddistinguono la coesione delle raccolte sono
prevalentemente tre: l'uso del pronome come tecnica narrativa, le parole mito e la
sentenza finale.

6.3.1 Il pronome "tu"


Ragionando sui diversi periodi poetici di Pavese possiamo notare che ci sono s
degli sviluppi ma anche dei tasselli che accomunano il suo intero opus. Iniziamo
con la tecnica narrativa attraverso la seconda persona. un fatto che non riesce
assolutamente nuovo dal momento che l'autore si era gi rivolto direttamente alla
donna nelle ultime poesie di Lavorare stanca. Osserviamo i seguenti esempi:
"vi si inquadra il tuo capo" - da Lavorare stanca;
"Tu non muti. Sei buia." - da La terra e la morte (Pavese, 1974, pp. 31, 147)
Essi rappresentano uno dei fili comuni del dialogo. Volendo ne La casa si trova
anche il filo che si lega alla poesia- racconto dove ricompare il verso lungo che
narra l'uomo solo, il sangue morto. Quindi esiste solo un apparente divario tra i tre

78

canzonieri (Gauducci, 1972). Per essere pi precisi, esiste anche un apparente


divario tra i canzonieri e la prosa.

6.3.2 Le parole-mito
Allargando lo sguardo si pu rintracciare anche uno scambio di espressioni
intente a suggerire una continuit dove di diverso c' soltanto la collocazione. Si fa
riferimento alle parole-mito quale elemento tipico della pavesiane, grazie a cui il
passaggio dalla poesia - intesa come narrazione, alla poesia come canto, diviene
meno brusco. Le espressioni ricorrenti formano una trama di spazi temporali e fisici
e legami inevitabili con questi. Ecco alcune dimostrazioni.
"Se suonasse la voce anche il palpito breve
del silenzio che dura, si farebbe dolore." - da La terra e la morte
" C' un silenzio che dura
sulle pietre e sui colli."
"Talvolta ritorna nel giorno
nell'immobile luce del giorno d'estate" - da Lavorare stanca.
"Il mattino trascorreva lento, era un gorgo
d'immobile luce." - da Poesie del disamore (Pavese, 1980, pp. 90, 57, 25, 81.)

Indagando in questo senso i casi attinenza e di connessione sono assai numerosi:


parole antiche, remoto dolore o inutile luce tanto per citarne alcuni. Detto ci non
esisterebbe una vera e propria divisione delle fasi di una prima, seconda e ultima
poesia se non per quanto riguarda l'aspetto esteriore della forma espressiva
(Guiducci, 1965). Alcune immagini sono fortemente radicate in Lavorare stanca si
inseriscono pure nelle brevi raccolte, sostenute dalla stessa atmosfera mitologica.
Dopo Lavorare stanca lo stesso Pavese preannuncia che non avrebbe pi raccontato
versi, perch una formula vuota, e che li avrebbe riempito di simboli (collina, vigna,
donna, terra, sangue, mare) presenti da sempre. Alcune scelte poetiche accomunano
D'Annunzio, specie quando si tratti "di conferire valore e dignit letteraria a parole
non preziose "(Mutterle, 1966, 306) ma attinte da un linguaggio quotidiano. Pure la
comparazione delle figure donna-terra-morte rispecchia l'atmosfera di Alcyone.

79

6.3.3 La sentenza finale


Solitamente nel primo canzoniere alla fine di ogni lirica compare un verso che
esprime un giudizio, una constatazione che Pavese definisce anche saying, sentenza
finale, vele a dire un'affermazione che riassumeva il racconto o si staccava da esso,
formando una valutazione assestante, una constatazione. Vediamo qualche esempio
da Lavorare stanca.
"Non c' uomo che veda oltre il corpo disteso
quell'infanzia trascorsa nell'ansia inesperta."
"() E ci sono le donne
come allora, che fanno i bambini e non dicono nulla." (Pavese, 1974, 39, 99)

Sfumature di tale linguaggio moraleggiante si ritrovano pure nelle ultime


composizioni, dove abbondano dei cosidetti giudizi, che sembrano ancor pi
perentori, poich espressi in un secco futuro. Vediamo ora La terra e la morte.
"Un acceso silenzio
brucer la campagna
come i fal la sera." (Pavese, 1974, 146)

La poesia che d il titolo all'ultimo canzoniere una sentenza posta proprio


all'inizio: Verr la morte e avr i tuoi occhi. E in Piazza di Spagna si reguistra lo
stesso allinearsi di constatazioni, intense immagini visionarie.
"Il tumulto delle strade
sar il tumulto del cuore
nella luce smarrita." (Pavese, 1974, 165)

Ci sono persino i gatti che osano sentenziare: The cats will know un'immagine
che, pur non facendone menzione nella poesia, si intuisce che siano di colore nero.
In sintesi, non tanto importante il susseguirsi delle novit nella catena dei versi, o
il ritornare sugli anelli gi infilati al dito poetico quanto lo sviluppo nell'esercizio
tecnico e stilistico e le contraddizioni (non poche) che lo accompagnano, molto
spesso soggette alle bizantinerie dell'autore.

6.3.4 Pavese decadente

80

Secondo alcuni critici e scrittori, Pavese avrebbe fatto dietro-front e, usando


un'espressione dei suoi personaggi contadini, si sarebbe dato "la zappa sui piedi".
Per anni avrebbe parlato di formule nuove, di personaggi comuni e umili come
risposta alle figure aristocratiche ormai superate per rimanere in quel punto da dove
non si sarebbe mai mosso: dall'ermetismo e dalla poetica decadente. Uno degli
scrittori che si accanito contro la figura di Pavese stato Alberto Moravia71. Per
l'autore de Gli indifferenti, Pavese non sarebbe stato altro che un decadente
vanitoso, che fingeva di rivalutare il dialetto, un fallito che aveva tentato di
inventare un mito con il suicidio. Leggiamo in breve il pensiero di Moravia.
"Soltanto che DAnnunzio, decadente consapevole, non tent mai di trasferirsi in un
personaggio popolaresco parlante un linguaggio dialettale : scrisse aulico, con la lingua della
cultura, comera giusto. Verga, che non era decadente, e che non inseguiva il mito ma le
ragioni reali della vita e della poesia, scrisse invece in lingua popolaresca e quasi dialettale"
(Moravia, 1963, 189).

Certamente un discorso ispirato a un odium intellectuale che raramente si


riscontra nella pur "litigiosissima repubblica delle lettere" (Ieva, 2008-09).
In difesa, naturalmente l'amico Lajolo e altri ancora, come Salinari. Secondo
quest'ultimo se decadentismo c'era nelle poesie Pavese era indubbiamente sinonimo
di modernit e apertura agli stimoli culturali internazionali (Salinari, 1960).
Volendo essere di parte, sosteniamo il parere di questo grande critico letterario.

71

Vedi il sito dedicato all'articolo di Moravia su Pavese http://italies.revues.org/

81

CONCLUSIONE
Nel corso del lavoro di ricerca Cesare Pavese: la poesia come confessione dellio
si tentato di salire su un'immaginaria macchina del tempo per visitare l'epoca in cui
vissuto il poeta, per conoscere da vicino l'atmosfera culturale e storica in cui
letterati come lui si sono mossi e hanno operato. Per capire Pavese come poeta non
bastata la sola lettura delle sue poesie ma stato utile e necessario conoscere anche la
narrativa, anche perch si pu dire che prosa e lirica camminano insieme, tanto da
dar vita al suo modello di poesia narrata. Grazie ai suoi numerosi racconti e saggi
stato possibile mettere a fuoco i temi, i concetti di arte e di cultura, di poetica,
situazioni narrative e tutti gli sviluppi stilistici della sua raccolta poetica principale
Lavorare stanca e delle sue ultime liriche di Verr la morte e avr i tuoi occhi. Ma
forse il pi grande supporto per la comprensione di questo viaggio nella poesia
stato trovato nel suo diario Il mestiere di vivere e nel fitto carteggio tra amici,
letterati e altri addetti ai lavori.
Fin dalla pubblicazione del suo primo libro, le poesie di Lavorare stanca, Pavese
non si accingeva ad instaurare una semplice relazione stilistica con la cultura del suo
tempo, ma si proponeva una lunga strada e non certo agevole. Per questo motivo
stato importante seguire i suoi passi mentre cercava le forme espressive, autonome e
innovatrici, e le immagini da fissare. Attraverso lo strumento espressivo tutto
particolare come la poesia-racconto Pavese si era messo in polemica nei confronti
degli istituti della gran lirica novecentesca di quegli anni. Ma come abbiamo visto, fu
proprio grazie a questo un linguaggio prosastico che ha potuto far popolare i versi di

82

immagini e protagonisti parlanti. Va ricordato soprattutto lo studio ben calibrato, in


cui le parti di una qualsiasi composizione lirica riescano ad intrecciarsi
armoniosamente.
Abbiamo voluto sottolineare quanto sia stato importante seguire l'evoluzione
letteraria di Pavese e soffermarci sui vari elementi di scrittura. Si visto che i primi
tentativi nuovi e polemici nel linguaggio della poesia, che aveva voluto oggettiva,
reale, si differenziano dalle ultime liriche vertiginosamente astratte. Pavese, perci,
andrebbe considerato nella storia letteraria italiana come un artista di transizione fra
il romanticismo decadente del dannunzianesimo, dell'ermetismo e la nuova ricerca
del nuovo realismo della letteratura contemporanea. Per come si mosse tra gli autori
classici, stranieri e italiani potrebbe essere ritenuto l'esponente pi tipico del nuovo
gusto letterario, del passaggio verso la nuova mentalit. Ed stato sicuramente un
passaggio difficile, visti gli anni in cui esso avenne, martoriati dalla grande guerra,
dal fascismo e dell'ultimo conflitto.
La modernit di questo autore sta proprio nell'esser stato aperto verso le novit
tematiche e stilistiche, per la ventata di aria fresca che aveva portato in Italia, pur non
spostandosi mai all'estero. Per lui la letteratura anglosassone, e pi particolarmente
quella americana, fu un luogo di avventura e di scoperta di un tipo di linguaggio pi
diretto e genuino, antiletterario e antiaccademico, nonostante si sia nutrito di pane e
classici. Pavese, sia poeta che scrittore, si rifiutato di frequentare quell'ambiente a
volte troppo metafisico e ineffabile, quel salotto della parola preziosa cercando
invece situazioni concrete in grado di dare muscolosit e corporeit alle sue poesie,
alle sue storie. Perci non disdegna di parlare di corpi attraverso la fisicit,
manifestando gli apprezzamenti che spesso si fanno tra uomini. Per lo stesso motivo
nelle poesie di Pavese si pu registrare un po' ovunque il tema della misoginia.
Con il suo canzoniere riuscito a coinvolgere parecchie generazioni risollevando
l'interesse per la poesia, un genere spesso difficile da amare. Pochi come lui hanno
riscosso l'appassionato consenso del pubblico, soprattutto dei giovani. Molti di
coloro che lo hanno studiato, o semplicemente letto, si sono identificati con il suo
conflitto interiore di uomo di passioni, che mette a nudo la difficolt di comunicare,
di avere una donna e del suo mal di vivere anche come uomo di lettere. Chi di noi

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non ha sentito, almeno una volta nella vita, il bisogno di andare via, di scappare, e
nello stesso tempo ha temuto di farlo?
Sono molteplici gli aspetti della poesia di Pavese che colpiscono il lettore. Uno di
questi l'infanzia come periodo determinante della vita in cui si creano i miti e
successivamente cose di cui narrare, da cui la sua poetica. Ma c' un altro aspetto del
mito che ci induce a riflessioni anche molto personali. Pavese ritiene che una delle
pi grandi manifestazioni d'amore scoprire l'infanzia di chi ti sta a cuore. E tutti noi
sappiamo quanto siano stati importanti e indimenticabili gli anni di quando si era
bambini. Ci dimostra quanto sia stato importante per lui lo scavo psicologico per
meglio comprendere qualcuno, che noi abbiamo voluto applicare per conoscere la
sua opera in modo pi approfondito. Pavese riuscito a fare una cosa che va al di l
dell'arte e della cultura. Chiunque lo inizi a leggere, dapprima inizia ad amare la sua
poesia e poi sinizia a percepirlo come una presenza da abbracciare a cui voler bene
Si pu dire che l'esperienza letteraria di Cesare Pavese, iniziata con la poesia,
passata per la prosa, tra le infarinature delle traduzioni, si sia conclusa con la poesia
nettamente scolpita, quasi a voler raccogliere istantaneamente la purezza e la
tragicit delle sue emozioni

inebriate di solitudine. La sua esistenza stata

incessantemente accompagnata dall'incapacit di vivere la vita dei vivi, dalla


mancanza di entusiasmo e vitalit che lo trattiene dai vent'anni in su sull'orlo di un
suicidio - un vizio assurdo - sempre pensato e sempre procrastinato.

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SINTESI IN SLOVENO

CESARE PAVESE: POEZIJA KOT IZPOVED JAZA


(povzetek)

1. Cesare Pavese med novim in starim


Cesare Pavese (1908-1950), eden osrednjih intelektualcev italijanske literature in
angairan pesnik prve polovice dvajsetega stoletja, se je med prvimi zavzel za nov
poskus ustvarjanja drugane, bolj avtentine kulture. Kot literat, pesnik, pisatelj,
ploden prevajalec iz angloamerike knjievnosti in angairan intelektualec se je
upiral nasilju in cenzuri faistine Italije. V Ameriki je prepoznaval ivo, nove
duhovne energije polno in predvsem dejavno kulturo, za katero sta se zavzemala tudi
Elio Vittorini (1908-1966) in kasneje Italo Calvino (1923-1985), ter Fernanda Pivana
(1917-2009), njegova tudentka in kasneje dobra prijateljica.
Pavese se je gibal med starim (hermetinim) in novim (neorealistinim) pristopom
do knjievnosti. elel je gojiti realistini stil, za katerega so znailni mona
introspekcija v svet sodobnega loveka in idejna angairanost v smislu naprednega
humanizma. Ne gre pozabiti, da je Pavese odraal v obdobju med 1. in 2. svetovno
vojno, ko se je obuboana Italija znala na kolenih. Zato je kot intelektualec tistega

85

asa zautil potrebo po pripovedovanju o takratni revini, bedi, in eljo po dejanski


prenovi tako v knjievnosti kot v novinarstvu in kinematografiji.
V Pavesejevem ustvarjanju se torej prepletata neorealizem, znailen za zbirko
Lavorare stanca (Delo utruja) iz leta 1936, in hermetino pesnitvo, katerega
predstavniki so bili Giuseppe Ungaretti (1888-1970), Eugenio Montale (1896-1981)
ter Alfonso Gatto (1909-1976). Pesnika je navdihnila prav njihova visoka, izbrana,
kultivirana beseda, kateri se je podrobno posvetil v svojih zaetnih mladostnih
poskusih ter v zadnjih delih, zbirkah Verr la morte e avr i tuoi occhi (Prila bo
smrt in imela bo tvoje oi) in La terra e la morte (Zemlja in smrt).
2. Glavne znailnosti zbirke Lavorare stanca
S stilistinega vidika zbirko Lavorare stanca oznaujejo nekateri posebni
elementi, kot na primer metrika z enajsterci ali vezlonimi verzi. Vse pesmi (razen
treh) so napisane v tretji osebi; vsaka od njih se kona z verzom, ki proglasi sodbo:
neke vrste nauk, ki vse misli povzame v eno. V pesmih je prisotna tudi tako
imenovana ''notranja podoba'', ponavljajoi se besedni niz, ki ustvarja muzikalnost in
nadomea rimo.
Zbirka, ki napoveduje stil in tematike, ima naslov I mari del Sud (Juna morja).
Pesmi so razdeljene v est sklopov:
Antenati (Predniki) opisujejo samoto, antine obrede, nasilje in smrt;
Dopo (Potem) ljubezenske in erotine pesmi;
Citt in campagna (Mesto na podeelju) opisujejo trud kmetov in delavcev;
Maternit (Materinstvo) pripovedujejo zgodbe o materah in njihovem

trpljenju;
Legna verde (Zelena drva) tema teh pesmi je socialno izkorianje in

nepravinost;
Paternit (Oetovstvo) pesmi, posveene osamljenosti, nostalgiji.

Pavese je ustvaril novo pesniko obliko, ki jo sam poimenuje ''poezija-pripoved''


in ki jo zelo natanno nartuje in razvija. Po njegovem mnenju naj bi nastala isto
sluajno, eprav priznava vpliv, ki sta ga nanj imela Baudelaire (Les Fleurs du mal
Roe zla) in pa Whitman (Leaves of Grass Travne bilke), iz katerega je Pavese tudi

86

diplomiral. Njegov prijatelj, muzikolog Massimo Mila, pa trdi, da je ta pesnika


oblika povezana s pripovednim pesnitvom epom keltskega izvora.

3. Poetika mita
Po avtorjevem mnenju je temeljni in poglavitni razlog, ki nas vodi v pripoved
neke zgodbe, elja, da pojasnimo tisto nejasno, iracionalno, ki lei na dnu nae
izkunje. Pesnik lahko svoj jaz, svojo pesem izpove samo preko ''svetega trenutka'',
ki lahko nastane le kot doivetje iz pesnikova daljnega otrotva: takrat se v njem
porodi mitini trenutek, ki se ga zave ele kasneje, ko odraste. Zato Pavese navdih za
svojo poezijo najde v grievnatem podeelju rojstnega kraja, tamkajnji ljudje. Skozi
poglobljen tudij filozofije (grki klasiki, Vico), antropologije (Frazer) in
psihoanalize (Freud, Jung) se Pavese dokoplje do spoznanj, na katerih temelji
njegova poetica del mito poetika mita. Otrok je kot pralovek, ki se dogodkov ne
zaveda in si pojave razlaga kot nekaj maginega, kjer so bogovi in demoni
nadnaravne podobe. Odrasel lovek ne razmilja preko pravljic kot otrok, ampak v
idejah, konceptih. Pesnik je lahko samo tisti, ki je sposoben potovanja v svojo
preteklost. Na kratko: mit je nekaj skupnega, univerzalnega, kar se rodi v izkunji
vsakega posameznika. Je nekaj temanega, nekaj kompleksnega, nekaj, kar je
mogoe izraziti le skozi poezijo. Vloga le-te je, da ta zapleteni klobi razvozla.

4. Osebe in konflikti
Pesmi so torej kratke zgodbe o preprostih ljudeh in njihovem vsakdanjem
ivljenju. V njih so kmetje in njihovi starodavni obredi, kresovanja, vroa poletja,
polna strasti. V njih so delavci v turobnih ulicah, je samotar, ki se skriva v divjini, je
plesalka, ki zavaja mladenie, so olnarji, ki nabirajo pesek, so mladi, ki beijo od
doma, je prostitutka, ki si eli istih rjuh, so enske, ki se rtvujejo za otroke in ob
porodu umrejo. Zaradi strastnih podob so bile nekatere pesmi iz cikla izloene.
V vsaki pesmi je utiti notranji konflikt, ki je znailen za poetiko celotne zbirke;
konflikt, ki izhaja iz pesnikove osamljenosti in njegove nezmonosti dejavno iveti

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ivljenje (Pavese sam pravi, da zmore pisati, ne pa iveti). Iz tega izvirajo vse ostale
dvojnosti: mesto-podeelje, moki-enska, mladost-zrelost, brezdelje-marljivost,
beg-vrnitev. Dualizem je os, okoli katere se vrti tudi njegova proza.
Pesmi so nastajale, ko je bil leta 1935 Pavese obsojen na tri leta konfinacije na
jug Italije in sicer zaradi svojih politinih nazorov, ki tedanjemu faistinemu reimu
niso bili pogodu. e naslednje leto ga izpustijo in ko se vrne domov v Torino, izve,
da ga je njegova zaroenka Tina Pizzardo, komunistka, zapustila in da se ravno pripravlja na poroko z drugim. To ga silno potre in spravi v globoko krizo, ki ga za
vedno zaznamuje in v njem zakorenini neke vrste sovratvo do ensk.

5. enska in simboli
V Pavesejevi poeziji je enski lik nenehno prisoten, kljunega pomena in v
nenehnem konfliktu s mokim likom. enska je nerazumljivo, hladno in dvoumno
bitje, nesposobna kakrnegakoli obutja, e posebej ne alosti. Pavese vidi ensko
kot simbol narave, njene prsi primerja z grii (to je edina pozitivna primera). Na
splono je za Paveseja enska simbol zla, o njej govori zanievalno (kot o pocestnici
in vlaugi), e posebej, ko gre za mater. Tu lahko omenimo pesnikovo navidezno
mizoginijo: v svojih verzih namre nenehno soustvuje z usodo ensk in njihovim
rtvovanjem. Za vsem tem negativnim odnosom se skriva globoka stiska, ki izvira e
iz otrotva.

6. Psiholoka poglobitev v pesnikovo osebnost


Francoski kritik Dominque Fernandez je prvi analiziral Pavesejevo ivljenje in
njegova literarna dela skozi psihoanalizo. Podobno analizo je kasneje opravil tudi
italijanski kritik Elio Gioanola. Vzroke za Pavesejev kontroverzni odnos do ensk
gre iskati v strogi represivni materini vzgoji (oe mu umre, ko mu je komaj sedem
let), ki mu prepoveduje izraziti ustva: jok je zanjo znak ibkosti in nesposobnosti.
To Paveseja privede do obsesivnih metafor in do neprestane misli na samomor, ki ga
na koncu tudi udejanji. e natanno prebremo Pavesejev dnevnik in nekatera

88

njegova pisma, ugotovimo, da je bil skoraj nesposoben ljubiti in zadovoljiti ensko.


Sam Pavese govori o svoji spolni naravnanosti, ki se jasno izrazi kot
homoseksualnost. Ta resnica bi za marsikoga utegnila biti motea, zato so jo kritiki
in zaloniki skrbno skrivali. Edina oseba, s katero se uspe resnino odkrito
pogovarjati, je pisateljica in prevajalka Fernanda Pivano, njegova biva tudentka, do
katere Pavese goji nekakno ''kavalirsko'' ljubezen.

7. Zadnje pesmi
Njegova predzadnja zbirka pesmi, La terra e la morte (Zemlja in smrt) ni
posveena enski eprav tako kae temve mladeniu, s katerim je bil Pavese
misteriozno povezan. Z vidika tehnike in pesnikega sloga so verzi izredno kratki in
''teejo kot reka''. V njih se prepletajo simbolne in onirine podobe,

prepojene z

monim lirizmom. Kratki opus Verr la morte e avr i tuoi occhi (Prila bo smrt in
imela bo tvoje oi) iz leta 1950 je Pavese posvetil filmski igralki Constance Dowling,
v katero naj bi se zaljubil in ki ga je izkoristila in izigrala. Zanjo je napisal tudi nekaj
scenarijev.

8. Zakjuek
Cesare Pavese se je avgusta 1950 v samotni hotelski sobi poslovil od ivljenja.
eprav so mu le malo pred tem, junija istega leta, podelili nagrado Strega za roman
La bella estate (Lepo poletje), je bil zadnji ustveni poraz zanj preveliko breme.
Uresniil je svojo ''nesmiselno razvado'' misel na samomor, ki je bila e od
mladosti dalje njegova stalna spremljevalka.
Pavese je zapustil pomembno literarno dediino, tako glede tematik kot glede
stilistinih pristopov. Zavrnil je vzvienost kultivirane poezije in zagovarjal
preprosto ubesedovanje ustev. Je eden redkih pesnikov, ki je navduil mlaje
generacije ter jih spodbudil k pisanju poezije. Zahvaljujo njemu je italijanska
literatura zadihala z novo, sveo ustvarjalnostjo.

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96

APPENDICE 1 - VITA E OPERE DI CESARE PAVESE


Cesare Pavese nasce il 9 settembre 1908 a San Stefano Belbo (Cuneo), nelle
basse Langhe. La madre, Consolina, proviene da una ricca famiglia di commercianti.
Il padre, Emilio, figlio di piccoli agricoltori. Possiede cascina e podere nelle
Langhe, dove la famiglia trascorre tutte le estati. Ben presto si trasferiscono a Torino,
presso il cui tribunale il padre Pavese simpiega come cancelliere.
Nel 1914 muore di un cancro al cervello. Da allora le redini della famiglia sono in
mano alla madre, donna austera e di poche parole, che vende il podere. Pavese trova
confidenza solo nella sorella Maria, che ha sei anni pi di lui, prendendo a crescere
in un mondo di adulti e di donne.
Terminate le elementari allistituto ''Trombetta'', frequenta il ginnasio, prima
presso i Gesuiti dellIstituto sociale e poi al ''Moderno''. Legge molto, conosce lo
studente Mario Sturani, cui rimarr legato per tutta la vita; sinnamora di Olga, una
compagna di scuola. Sin da allora scrive: un carme a Urania e un poemetto di
argomento salariano la cui protagonista porta lo stesso nome della ragazza.
Nel 1923 entra al liceo ''DAzeglio'' dove ha come professore ditaliano e latino
Augusto Monti, il quale avr grande influenza sulla sua formazione di uomo e
scrittore. Al secondo anno Sturani lascia Torino per trasferirsi a Monza e frequentare
la scuola darte figurativa. allora che Pavese inizia a conservare le sue lettere
allamico, dando inizio allepistolario che pi tardi consentir di ripercorrere la sua
vita.
Nel 1925 stende i primi timidi abbozzi di una teoria dellarte, conosce Antonio
Chiuminatto, un giovane musicista emigrato in America, tramite il quale inizia la sua
grande avventura intellettuale, la sua scoperta dellAmerica. Con Chiuminatto coltiva
un discorso epistolare sullo slang e sulla narrativa poetica a quei tempi irreperibili in
Italia.
Il 1926 registra un fatto determinante per la vita di Pavese: Baraldi, un amico di
scorribande, si uccide. Lo colpisce il modo in cui la disgrazia accade. Baraldi e la
fidanzata si recano in montagna per spararsi a vicenda un colpo di rivoltella, ma la
ragazza sopravvive. Per la prima volta Pavese tentato dallidea del suicidio, ma
allultimo momento scarica la pistola contro un albero. Nello stesso anno supera

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lesame di maturit, invia le prime liriche a ''Ricerca di poesia'', ma gli vengono


respinte. Studia l'inglese, legge Whitman. Nel frattempo il suo nucelo di amicizie si
allarga. Tramite Monti conosce Massimo Mila, Leone Ginzburg ed altri. Tra il 1923
e il 1926 partecipa a quel rinnovamento delle coscienze che non solo esercitava
lazione educatrice di Monti. Dapprima Pavese assai riluttante a impegnarsi
attivamente nella lotta politica, verso la quale egli non nutre grande interesse, anche
perch tende a fondere sempre il motivo politico con quello pi propriamente
letterario.
Nel 1927 si iscrive all'Universit di Torino, Facolt di lettere, compone la poesia
della rivoltella (sul tentato suicidio) e d a leggere a Monti i suoi primi racconti.
Accumula materiale sulla tesio di laurea su Whitman, legge Sinclair Lewis,
Anderson, Hemingway, Lee Masters e inizia l'attiv di traduttore.
Nel 1930, a soli ventidue anni, si laurea con una tesi Sulla interpretazione della
poesia di Walt Whitman , compone I mari del Sud e traduce Moby Dick di Melville.
Posto in difficolt dai termini marinareschi ricorre ad un certo Berin, amico di
scapigliate torinesi che un tempo aveva lavorato come mozzo. Nello stesso anno
muore la madre, pochi mesi dopo la laurea: per il rimorso di non aver mai saputo
dimostrare il suo affetto e la sua tenerezza per lei, la sua morte segna un altro solco
amaro nella vita dello scrittore. Rimasto solo, si trasferisce nellabitazione della
sorella Maria, presso la quale rester fino alla morte.
Tra il 1931-32 scrive racconti picareschi di Ciau Masino, pubblicati postumi. Nel
1933 la nascita della nuova casa editrice Einaudi (dell'omonimo Giulio, amico di
Pavese), nonch la nuova serie della rivista ''La Cultura'' lo coinvolgono e lo
avvicinano all'impegno poltico. Gli anni del liceo e poi delluniversit portano nella
vita del ragazzo solitario eccitanti novit: dispute letterarie, i caff concerto, i miti
dellindustria cinematografica, le vogate sul Po che rinvigoriscono il suo corpo,
precocemente indebolito dallasma. Ama le discussioni, si trova a suo agio nelle
trattorie, assieme a operai, venditori ambulanti, gente qualunque: molti di questi
saranno un giorno protagonisti dei suoi romanzi.
Nel 1935 insegna come supplente al ''D'Azeglio'', dove incontra Fernanda Pivano,
e, la sera, in due istituti privati. Intanto si prepara al concorso di abilitazione di
italiano e latino. Ma alla vigilia dell'esame finisce in una retata della polizia tra i

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gruppi antifascisti torinesi. Sostanzialmente apolitico, Pavese riceveva lettera


destinate una professoressa di matematica, donna dura e volitiva, impegnata nel del
Partito Comunista clandestino: Battistina Pizzardo, detta Tina. la donna dalla voce
rauca'', la donna designata con l'iniziale ''T'', il suo primo grande amore. All'inizio di
giugno viene trasferito alle carceri di Regina Coeli; il tribunale lo condanna a tre anni
di confino da scontare a Brancaleone, in Calabria. Il confino, fortunatamente
accorciato da una domanda di grazia, termina a met agosto del 1936. Da questa
esperienza nascono le prime pagine del diario Il mestiere di vivere e successivamente
Il carcere. Nello stesso anno compare a Firenze, per le edizioni Solaria, la prima
raccolta di poesie Lavorare stanca che comprendeva le poesie scritte dal 1931 al
1935 e che fu letta da pochi.
Ormai escluso dalla carriera di professore per i suoi precedenti politici a Pavese
rimangono solo le traduzioni. Ma il periodo i raccoglimento disturbato dalla crisi
sentimentale e morale: al ritorno dalla Calabria apprende che Tina si sposata.
Collabora con Einaudi per la collana ''I Saggi'' e svolgendo il lavoro di traduttore
entra in contatto con Vittorini.
Tra giugno e agosto del 1939 scrive la prima opera narrativa, Paesi tuoi ,
ambiantata in quelle colline e vigne delle Langhe. Stringe amicizia con Giaime
Pintor. L'anno dopo scrive La bella estate, pubblicata solo nel 1947 assieme ad altri
due romanzi brevi, Il diavolo sulle colline e Tra donne sole. Sono questi gli anni
prolifici nell'attivit letteraria di Pavese, alternando dinamicamente il lavoro di
traduttore (Uomini e topi di Steinbeck, Moll Flanders di Defoe e altre opere) a quello
di scrittore. Sembra aver riacquistato la fiducia in se stesso e nella vita e, soprattutto
frequentando gli intellettuali antifascisti della sua citt, pare aver maturato anche una
coscienza politica. Nel 1940 comincia la guerra fascista, nel 1942 si impiega
ufficialmente all'Einaudi e nel 1943, per motivi editoriali si trasferisce a Roma, dove
viene richiamato alle armi. Ricoverato all'ospedale militare, perch malato d'asma,
viene mandato in conPaveseescenza per sei mesi. Durante l'occupazione tedesca di
Torino , si trova isolato e in lui prePavesee la ripugnanza fisica per la violenza, per
gli orrori che la guerra comporta e si rifugia nel Monferrato presso la sorella, dove
vivr per due anni ''recluso tra le colline''. Qui si dedica ad un'ascetica meditazione

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sul mito sfiorando la crisi religiosa. Sente soprattutto la certezza di essere diverso, di
non sapere partecipare alla vita.
Nel 1945 ritorna a Torino dove si organizzano le prime bande partigiane. Trova
decimati molti amici, tra cui Pintor, Ginzburg e Pajetta. Si iscrive al PCI, riprende il
suo posto all'Einaudi e scrive ai collaboratori per riprendere i contatti interrotti
durante i venti mesi di occupazione tedesca. Collabora a ''L'Unit'' dove conosce
Davide Lajolo e Italo Calvino. Nello stesso anno di nuovo a Roma per impegni di
lavoro e vi rimane fino al 1946. Durante il soggiorno a Roma conosce Bianca Garufi,
con la quale scrive Fuoco grande, il romanzo bisessuato che uscir postumo.Tra
Pavese e la Garufi nasce una tormentata passione che d l'avvio ad una breve ed
insolita stagione poetica: La terra e la morte. Ritornato a Torino pone mano a i
Dialoghi con Leuc, che sarebbe proprio la Garufi, dove la sua teoria sul mito; esce
Feria d'agosto. Nel 1948 finisce La casa in collina e pubblica Prima che il gallo
canti. Tenta un approccio al mondo cinematografico, un caro fantasma della sua
adolescenza. Ritorna spesso a San Stefano Belbo dove frequenta Pinolo Scaglione,
un amico d'infanzia, il Nuto de La luna e i fal, considerato il suo migliore racconto.
Nel 1949 conosce Costance Dowling, una giovane attrice americana. Il 24 giugno
del 1950 a Roma dove riceve il Premio Strega per La bella estate, imponendosi su
illustri finalisti come Curzio Malaparte. Lo accompagna la Dowling con le sue efelidi
rosse e forse in qualche modo con una sincera ammirazione per un uomo ormai
famoso e noto. Accende ancora una volta i sentimenti di Pavese, ma poi va via, lo
abbandona, torna in America e Pavese scrive che il distacco era irreparabile, a lei
dedica Verr la morte e avr i tuoi occhi.
Nella notte tra il 27 e il 28 agosto, Pavese si suicida in una camera dell'albergo
Roma, inghiottendo venti bustine di sonnifero. Prima avrebbe fatto qualche
telefonata a due donne, che rifiutano di incontrarlo. Lo trovano vestito di tutto punto.
Sul frontespizio dei Dialoghi con Leuc, posato sul tavolino da notte, si potevano
leggere le sue ultime parole, le stesse di Majakovskij: ''Perdono tutti e a tutti chiedo
perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.''
Aveva solo 42 anni.

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APPENDICE 2 CORREDO FOTOGRAFICO


INDICE DELLE FOTO
Tutte le foto relative allo scrittore sono state tratte dal sito Centro Studi Cesare
Pavese dal sito: http://www.centrostudipavese.it/prima_comunione.htm
Foto 1 - La casa natale di Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo dove lo scrittore
visse fino al 1916.
Foto 2 - Alla prima comunione.
Foto 3 - Pavese ragazzo con accanto la madre Consolina e, dietro a questa, la
sorella Maria.
Foto 4 - Una pagina del diario giovanile nel 1922 all'et di 14 anni durante una
vacanza al mare.
Foto 5 - Al confino.
Foto 6 - Seduti su un muro, l'uno accamto all'altro, Leone Ginzburg, Franco
Antonicelli, Carlo Frassinelli e Cesare Pavese.
Foto 7 - Al suo scrittoio, presso lEinaudi.
Foto 8 - Premio Strega tra l'attrice Doris Dowling e lo scrittore Ennio Flaiano.
Foto 9 - Lettera al parroco.
Foto 10 - La stanza 314 dell'albergo Roma (Torino) in cui si suicid.

Foto 1

Foto 2

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Foto 3

Foto 4

Foto 5

Foto 6

Foto 7

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Foto 8

Foto 9

Foto 10

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