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m"^m

Ventiquattro Qevvelli

Qiovanni Rapini

24

CER VELLI
Saggi non
critici

TERZA EDIZIONE

>Va< .^^ '/^M

MILANO

STUDIO EDITORIALE LOMBARDO


18
-

VIA DURINI

18

Propriet letteraria
dello Studio Editoriale

Lombardo

2)ue parole sole


Per quanto non sia vecchio e non mi senta vecchio, mi son deciso a raccogliere in volume
alcuni miei saggi passati

precisamente

come

fanno

tutti

seniori e gli anziani delle lettere.

Non

voglio cercare scuse per questa

mia de-

bolezza la quale, se veramente vergognosa

come ho paura che


Neppure
in queste

sia

sar punita abbastanza


ad
intendere,

dal compatimento o dal disprezzo de' migliori.


voglio dare

come

si

usa

malinconiche circostanze, che

la pre-

sente raccolta di saggi lontani di soggetto e di

tempo
todo.

sia giustificata

da una loro segreta


i

unit

o da una conformit rigorosa di spirito e di me-

Son chiacchiere! Sono


i

sofismi della vanit


la fregola di
il

autorevole ;
ter fuori

ripieghi di chi

ha

met-

un volume senza
si

fare

libro.

io

non

ne voglio sapere.

Vo che

sappia, invece, che razza di roba

raccolta qui dentro.

Sono ventiquattro
mini: articoli

articoli su
il

ventiquattro uoil

scritti tra

1902 e

1912.

Vi son

dentro poeti e

filosofi,

fantasmi immaginari e
senza cura

scienziati, mistici e pittori, mescolati

di raggruppamenti e di gerarchie.

Vi sono consa-

crazioni e stroncature; rivelazioni affettuose di

uomini trascurati e demolizioni di glorie fittizie. Alcuni scritti son lunghi e pensati, altri brevi e leggeri; Ve ne son di quelli che riscriverei oggi tali e quali e altri che muterei volentieri. V' insomma, una piccola parte della mia decennale
attivit sparpagliata,

presa cos com', senza pre-

occupazioni di ordine e coerenza.


Alcuni,
difatti, si

contraddicono.

che perci
-

In dieci anni un

uomo che

ha diritto di cambiare quanto vuole.


vuole a
nit
tutti

cio

lavora col suo cervello


di contraddirsi

si

L'unica unit di questo libro

se

proprio

costi qualcosa

che somigli che


si tratta

all'u-

sta nel fatto {non idea)

qui di

ventiquattro cervelli di uomini esaminati da un


cervello solo,
il

quale, attraverso

menti, ha

pur qualcosa di

stante nel suo


tutto.

modo

di

mutai suoi permanente e copensare e capire. Ecco


guardato quecollo scrupolo

E
ste

modo quest'anima ha ventiquattro anime ? Non gi


in

che

dello studioso puro e semplice, ne colla sicumera

del critico definitivo,

bens

come un'anima
amare
sia

di

uorno che vuol penetrare vivamente nell'anima


di altri uomini: sia per farle

per farle

odiare.

Son dunque, quasi

tutti,

saggi passionali,

soggettivi, parziali,
critici.

lirici,

in

un certo senso, e non

Vale a dire ch'essi possono far piacere e comodo soprattutto a quelli che tengono a conoscer

me

attraverso quel che dico degli

altri.

ho paura
pochi.
(1912)

per

l'editore

Ma
sian

the questi

tali

Giovanni Rapini.

Eran pi che non


edizione ho sostituito
(rifatto

credessi. In questa
il

seconda

capitolo su

Don

Chisciotte

su Carlo Linati.
(1917)

completamente E li ho

in Stroncature)
corretti tutti.

con uno

G. P.

Mi stupisco che dopo sei mesi d'una terza edizione. Per sfogare
viglia lascio tutto

ci sia
la

bisogno

mia meraG. P.

come

stava.

(1917)
VII

Jgnoto

La
lare

deplorevole abitudine, ormai invalsa, di parsoltanto degli

uomini che

si

conoscono e
sicuri,

della cui

esistenza siamo

assolutamente

ha

fatto s

che nessuno

s' curato di scrivere la

vita d'Ignoto.

badate bene ch'io non voglio


qualsiasi che

parlare di

un ignoto

da un mo-

mento

all'altro

possa esser ricollocato nella classe

volgare dei conosciuti o dei riconosciuti,


prio di
lui,

ma

pro-

dell'autentico

Ignoto,

che nessuno

conosce.
Tutti i consumatori di penne scrivono solamente intorno ai celebri, agli illustri, ai preclari o almeno su esseri noti alla polizia e iscritti regolarmente nelle anagrafi municipali. Chi si degnerebbe dilapidare l'inchiostro per chi non ha nome ? E non solo, badate bene, per chi non possiede ci che i letterati chiamano fama o chiarezza, ma per chi non ha neppure una di quelle triviali coppie di nomi che i tipografi compongono una sola volta per il bollettino dei defunti ?
:

Gli scrittori credono di giustificsirsi ampisonente

dicendo
dal

Come possiamo
di lui,

scrivere la vita d'Ignoto

appunto perch ignoto, non sappiamo ne possieimo saper nulla ? Scusa stupidissima. Le pii belle biografie son quelle degli uomini di cui non sappiamo nulla. Sono le pi ricche e, nello stesso tempo, le pi educative. Esse ci dicono ci che noi aspettisimo dagli uomini il nostro ideale dell'uomo, ci che l'uomo dovrebbe essere.
:

momento che

Ma

ci

non

fa al caso nostro.

Non abbiamo

bi-

sogno d'immaginazione. S' vero che gli uomini si conoscon dalle opere, sappiamo tante cose di
Ignoto
!

Direi anzi, se potessi esser creduto, che


il

egli stato
storia,
il

personaggio pi importante della

massimo eroe dell'umanit. Se nessuno mi crede non importa ma i superstiziosi del noto e i bigotti del catalogo mi ascoltino.
Ignoto vecchissimo.

E* contemporaneo dei
si

primi uomini. In quei tempi


l'uso del ferro. Pi tardi si

occup sopratutto
vestiti,
si

di chimica e meccanica. Invent la ruota e trov

occup dei

ide la moneta e cre l'agricoltura.


in poeta.

Ma
si

presto

disgust di codesti mestieri materiali e

treimut

Durante lunghissimi anni, viaggiando

qua e l, immagin i miti religiosi, compose i Vedi e gli Inni Orfici, fantastic le leggende del
nord, improvvis
i

temi eterni e

ritornelli

no-

stalgici dei canti popolari.

Anche

nel medioevo

continu ad aver le stesse abitudini. Scolp le


2

statue innumerevoli delle cattedrali


gotiche,

copr

di

affreschi

romaniche e anonimi le pareti

delle cappelle e dei refettori.

Anche
libri

allora creo

novelle e leggende, e

magnifici

senza

nome

d'autore son suoi. Solo all'avvicinarsi dei tempi

moderni, col progredire della stupida mana di


registrare e scrivere. Ignoto
si

si

fece in disparte e
di abili vanitosi, di
farselo,

ripos.

Una

turba

immensa

uomini che avevano un nome o volevan


si

pose a dipingere, a inventare, a scolpire,' a scrivere. Costoro avevano meno genio d'Ignoto, ma
erano anche
loro

meno modesti
tutti
i

di lui e

si

compiac-

quero di far sapere a

venti ch'eran proprio

che avevan fatte quelle tali cose e non altri. Essi non lavoravano solo per la loro gioia o per
altrui

giovamento

ma

sopratutto perch

il

mondo

sapesse che proprio loro avevan lavorato.

Nonostante Ignoto non rimase sempre in ozio.


Coll'avvicinarsi della democrazia
litica.
si

butt alla pofatte


i

Le grandi
I

rivoluzioni
i

moderne furon
ribelli

da

lui.

puritani inglesi,
i

americani,

sanculotti francesi,

volontari italiani furono sue


il

manifestazioni. Sotto

fece paura ai re, rovesci


in testa di rivoltare
il

di Folla e di Popolo demagoghi e si pose mondo. Ma queste grandi


i

nome

ambizioni non
tichi

gli impediscono di riandare gli antempi beati: spesse volte passeggia, pensie-

roso, per le strade secolari, che compiace delle semplici forme dei

egli tracci, si

vasi,

che prima

di tutti modell, e si rifugia volentieri nelle case,


3

che invent da fanciullo, ispirandosi


alle grotte.

ai

boschi e

Egli vive ancora e


tivit,

non pu morire. La sua

at-

dopo

progressi spaventosi della superbia

e della reclame, sar sempre pi piccola,


continuer ad essere ci che
:

ma

uomini silenziosi erano per Carlyle il sale della terra. Per dire il vero ho qualche sospetto che in seguito all'ozio forzato e alla tristizia dei tempi sia sdrucciolato
gli

sulle vie del delitto. Tutte le volte

giornali attribuire furti


ai
{(

soliti ignoti
il

che vedo i con scasso o ferite in rissa ho una certa paura che si tratti
plurale

di lui. Soltanto

mi rassicura. A giudicare dai ritratti non potrei crederlo capace di cose simili. Avete mai notato in tutte le
gallerie del

mondo
sono

ci che vien chiamato dai ca((

taloghi

e dalle targhette
ritratti

Ritratto

d'Ignoto
i

Questi

tutti diversi fra loro e


si

critici

pedanti sostengono che


ferenti,

tratta di

persone

dif-

non ancora identificate, ma io non d ascolto ai critici e ho piena fede nella molteplicit di volti del mio eroe. E guardatelo com' nobile e bello
il

volto d'Ignoto

Spesso vien

raffi-

gurato sotto l'aspetto di un gentiluomo pensieroso


;,

qualche volta un giovanetto pallido, visto

in profilo, sullo sfondo di

una

finestra; tal altra

un uomo saggio e maturo, che si trastulla con un guanto o con un falcone. Ma sempre si scorge
nella

sua

figura

quella

signorilit

quella naturale riservatezza che gli


4

d'animo e ha impedito

di far divulgare

il

suo

nome

dalla bocca oscena

della

Fama.

* *

Ci che precede
scritto

si

potrebbe chiamare imo

scherzo imitato da Swift o da Carlyle

ma

stato

per suggerire sul serio un pensiero serio.

Gli uomini, in generale, son troppo inclinati a

nome ed da una firma o da un foglio di stato civile. Essi non pensano abbastanza spesso che la massima parte di ci che si chieima civilt generastata fatta da gente di cui ignoriamo le lit e di cui non sappiamo addirittura nulla. Gli sconosciuti, gli anonimi hanno fatto ass di pi per noi che non tutti gli illustri che riempiono i dizionari biografici. Le immagini pi belle, le
dar importanza a tutto ci che ha un
legittimato
((

melodie pi semplici,
le

le stilizzazioni

pi riuscite,

invenzioni fondamentali sono l'opera di questo

Ignoto, del quale


storici.

non

si

curano

panegiristi e gli

Si tratta

perch non dirlo

di

un caso

d'ingratitudine incoraggiata

da

pigrizia.

Rammen-

le cose quando hanno un nome, e siamo portati pi facilmente a fingere la riconoscenza quando abbieuno dinanzi a noi un

tiamo pi facilmente

determinato essere a cui rivolgere le lodi e di cui


possimo inorgoglirci.
11

povero Ignoto, colui che


5

pens ed oper senza curarsi d'apporre un timbro con nome e cognome alle sue opere, senza mandare comunicati ai giornali del

mondo

una

fi-

gura troppo evaneycente e dimenticabile. Gli uomini, anche se ebrei o protestanti,

hanno bisogno
fatto qual-

d'immagini, per adorare qualcuno. Quando non

sanno chi
a
fissarvi

sia e

come
il

sia colui

che ha

cosa, sia pure

una grande impresa, non riescono


pensiero e a dirigervi la cor-

sopra

rente della simpatia o dell'entusiasmo.


isradicabile pigrizia fa
s

La

loro

che Ignoto,

il

grande e
sia di-

millenario benefattore della razza

umana,

menticato da

tutti.

Con quanto
che hanno
bolata

dispetto

vedo

sulle nostre piazze le

innumerevoli statue equestri o pedestri di tanti


scritto tutt'al

pi qualche noiosa tral'idea pro-

gedia o hanno saputo tirare qualche felice scia!

greci

avevamo avuto almeno

Dio fonda o prudente di inalzare un Ignoto. Perch gli obliosi moderni non farebbero
altare al

un monumento

al

Genio Ignoto

(Buha
Sciogliti dal
sciogliti dal

puiato,

sciogliti dal fiitoro,

presente o vincitore del


sei
fiior

mondo

Libero da
decadere,

tutti

del

nascere e del

DHAMMAPADA,

348.

Gli uomini sono, per natura, cinimali religiosi


si trovano mai cos hene come all'ombra ima tonaca sacerdotale o di un santuario accreditato. Le preghiere sono innocui palliativi da usarsi in caso di bisogno o in punto di morte; i dogmi ricette comode per conservEire la salute dell'intelletto. Malgrado i lamenti dei bigotti di

e non
di

vecchio stsunpo tutto tende a conservarsi (o a divenire) religioso e

siamo

arrivati al
i

punto che
attivit

si

convertono in

idoli perfino

liberatori e si tenta

di trasformare in culto

anche quelle

che

pi ne sembravan lontane. Cos, acceinto ai preti


di Cristo,

abbiamo
tal

sagrestani di Voltaire e

chierici di Nietzsche e nel bel

mezzo dell'Ameruskiniani parlano

rica del

Nord un

Paolo Carus cerca di fondar


i

la Religion oj

Science mentre

senza scrupoli d'una Religione della Bellezza.


7

Tutto ci che riescono a fare gli spiriti vagabondi o di buona volont mutare di quando in

quando

il

santo protettore e la cappella preferita,

ma

qualunque ne sia la veste e il colore, rimane intatta ed eterna. Quanto tempo ci vorr ancora perch gli uomini possano fare a meno di questa benefica gruccia ? E' certo che la rala fede,

gione intima di questo bisogno religioso trascende


le

molteplici forme esteriori di cui

si

riveste e
si

che

c' qualcosa nell'anima

umana che non

pu
il

ridurre al fatto d'inginocchiarsi o di battersi


petto.

Ma

andando bene a fondo mi sembra che

questa necessit del mistero, questo istinto imperioso di porre qualcosa al disopra del proprio io,
sia

una

delle tante rivelazioni dell'irrimediabile

inferiorit della specie


I

umana.
perfetti atei

veri liberi

sono

coloro
come

che
l'U-

non misero qualche gelida

astrazione,

manit o il Vero, al posto di quei vecchi ed estetici dei che erano Brahama e Jahveh. Quando si debba cambiar vestito perch gettare ai poveri il
bel

manto semitico o ariano per indossare


saprei

la stri?

minzita zimafra enciclopedista e reizionale

Perci non anime inquiete che avendo bisogno di anestetici sipirtuali vanno cercando nei lontani paesi di Oriente qualche nuovo Dio e qualche nuova

abbastanza

lodare

quelle

parola. L'Oriente

il

gran bazar religioso delcer-

l'umanit e

tutti

vi

hanno trovato quel che

cavano.

venne Buddha, che ha trovato sul mercato d'Europa e d'America una accoglienza che sta con un certo onore fra quella del the e dei ventagli giapponesi. Senza contare ci che di buddiesso, sull'alba del secolo scorso, ci
la dottrina di

Da

sta si trova in certe concezioni

filosofiche
il

e basterebbe buddismo macie


derne
il

moRe-

citare, fra gli ultimi,

s' introdotto nei centri


il

letterari,

ove di bon ton citare


e, sotto le

TripitaJ^a;

ha

suscitato,

a Parigi e altrove, piccoli cenacoli di


;

adepti ortodossi

sottane della signora

Blavastky e di Annie Besant, trasfigurato e conciato in

modo

pietoso, corre

il

mondo

sotto

il

nome

di teosofia e fa

buona prova come

specifico
di

per vecchie signore spiritualiste e


giovani signori confusionisti.

come svago

buona e scettica Italia, dopo gli studi del Puini e del Mariano, dopo il manuale del Pavolini, ecco un libro di Alessandro Costa che propone senz'altro il buddismo come uno degli antidoti ad effetto sicuro della presente irreligiosit (1), ecco la volgarizzazione enfatica di G. De Lol'Italia, la

Anche

nostra

s'

messa

della*partita e

renzo.

Dinanzi a questa infiltrazione di spirito buddi-

(1)

Costa,
1903.

//

Buddha

e la sua dottrina.

Torino,

Fratelli

Bocca,

stico in tutto

il

mondo

occidentale vien quasi la

voglia di domandarsi: cos'


dottrina di

mai e cosa vale

la

Sakhya-Muni

Sull'essenza del buddismo,


cristianesimo,

come su

quella del

non posso far qui la storia dell'esegesi europea da Brian Houghton Hodgson fino al Neumsinn o al Deussen. L'opinione pi comune, alla quale biabbondano
le opinioni ed io

sogna per forza

riferirsi, ci

rappresenta

il

Buddi-

smo come un movimento


alla vita,

etico-religioso,

con ca-

rattere antispeculativo ,che

proclama

la rinuncia

affermando

il

dolore del

mondo: un

ascetismo pessimista e

Etntiteorico.

Me

ne dispiace per

la

maggioranza, che ad

s trista fama, ma anche questa volta l'opinione pi comune corre il

onta dei suoi avvocati gode

rischio di esser la pi superficiale e la pi storpiatrice

che vada pel mondo.


il

Comincimo dall'osservare che

Buddismo non

pu

dirsi in

nessun

modo

antispeculativo perch

presuppone e comprende implicitamente un' intera cosmologia e un'intera gnoseologia. Ormai nessuno nega pi che il Buddismo non sia uno svolgimento del pensiero delle Upanisad, come
questo era imo svolgimento di quello vedico e le

Upanisad sono, per chi non lo sapesse, uno dei monumenti pi ricchi della speculazione umana. Buddismo appare non speculativo perch Il poco ha aggiimto eJ pensiero, ma ha preso alle
dottrine antecedenti quelle idee che gli bisognale

vano. In fondo l'unica differenza dottrinale che


ci sia tra le

Upanisad e

il

Buddismo
si

la sostitu-

zione del desiderio {mra) airi4' iman: nel resto

moltissime teorie brahmaniche


i

ritrovano in

tutti

testi

buddistici primitivi o posteriori.

E Buddha

stesso,
filosofi,

malgrado il suo apparente sprezzo per i dovette, secondo si narra nel Suttanipta,

per stabilire la sua dottrina, sconfiggere la bellezza di 63 sistemi filosofici


!

se per filosofia

non s'intende

soltanto,

con

angustia da manuali, ci che vien chiuso nelle

formule rigide di un sistema, non forse

filosofo

che

anche Gotama Buddha, quando dai fatti gli cadono sotto lo sguardo ascende

parziali
alla vi?

sione universale del dolore e del desiderio

E come Buddha non


neppure pessimista.
11

antispeculativo, cos

non

pessimismo profondo e

completo,
lontana

della

come l'ho conosciuto in una stagione mia adolescenza, non ammette


salute.

scampo o

Non

solo afferma

il

male

ma

afferma anche l'impossibilit di sfuggirlo.


strada ad

Collii

che spera di uscire dal dolore, anzi ne insegna la


altri,

tanto pessimista quanto Descir-

tes scettico: la critica del

mondo

, in lui,

un

passo preliminare e nulla pi.


Cos quello che
pensiero chiamano
i

semplicisti della storia del

pessimismo buddista. Le Gotama, che sono state prese per il vangelo del pessimismo, non sono che la promessa di ima liberazione, l'adito a una vita
il

quattro grandi verit di

11

perfetta.

Nel

mondo
il

esiste

il

dolore, dice

il

Budsanto

dha Siddharta, e
rio di vivere

dolore generato dal desideIl

che possiede ogni uomo.


e fuggevole di piaceri,

deve perci
sto

liberarsi dal desiderio, lasciaire queritirarsi

mondo vano

nella solitudine e aspirare alla pace

suprema del

nirvana.

Cio quella che vien disprezzata la vita co-

mune,

la vita delle

apparenze,

il

Samsra; ma,

grazie alla rivelazione del maestro, ogni

uomo

di

buona volont pu ascendere alla Buddha un medico dell'umanit,


spera della sua sorte e anzi
si

beatitudine.

ma non
i

diil

vanta di fornirle
tutti

farmaco sicuro che la liberer da

mali.

Non
cosa
il

dunque un pessimista che trovi in ogni

male e

eiffermi la vanit radicale di ogni

sforzo per uscirne


realt

ma

un

critico

che di contro alla


ideale liberatore
((

comune contrappone un
gli

ed invita
o
solitari,

uomini a seguirlo.
egli

Cos la verit,

dice

stata

da

me bene

an-

nunziata, mostrata, scoperta, esposta, svelata.


quelli

che sentono' fiducia e amore per me,


il

tutti tutti

questi salgono verso


gli

cielo . Egli ,

come

incantatori

di

uomini, un promettitore, un

profeta e

come
che

tutti quelli

che

lo precedettero

tutti quelli

lo seguirono, egli crede,

con un

ottmismo stupefacente,

di essere in possesso della

via meravigliosa, dell'unica verit.

Sakhya Mun

era troppo ingenuo per essere veramente pessi12

mista, egli che sperava negli uomini e nella loro


felicit.

Era ingenuo un poco anche nelle idee, che

il

suo preteso pessimismo, oltre ad essere pura-

mente provvisorio, poggiava su fondamenti

estre-

mamente

deboli. Egli apparteneva a coloro, che


i

sono anche oggi


qualitativo

pi,

quali, sopra

il

criterio

pongono quello quantitativo e giudicano dei libri dal numero delle pagine, della sapienza dal numero dei fatti della potenza di un popolo dal numero delle armi. Una delle sue grandi accuse, e si pu dir quasi l'unica, contro
,

la vita degli

uomini ch'essa cosa


((

transitoria,

fatta di cose fuggevoli e periture.

stenza fugge senza tregua


i

suoi discorsi

Tutta

l'esi-

ripete egli in tutti


fragile

l'et

consuma questo

corpo,

nido di malattie; e ci che perisce


.

male
Egli

non era ancor giunto a quel profondo e raffinato stato d'animo nel quale le cose tanto pi sono amate quanto pi sono brevi, in cui le gioie acquistano, dalla loro rapida fuga, un novissimo
incai^to.

E' carattere essenziale del piacere l'esser


lo stato di beatitudine

breve e noi lo ricerchiamo forse appunto per questo:

o non mi so figurare

eterna che
In

come un'indicibile seccatura divina. questo, Budda si dimostr pi profondo di


il

quei semiti che ci dettero

cristianesimo. Egli

non promise ai suoi fedeli un paradiso qualunque, ma uno stato superiore, che trascende la stessa
13

esistenza,

il

nirvana. Questa tormentata

parola
certi

non
testi,

significa,

come potrebbe sembrare da


il

Io stato ultimo dell'ascesi in cui

beato

non neppure, come si crede comunemente, un annientamento completo. E* qualcosa che supera l'essere e il non essere, uno stato di esistenza assolutamente diversa e che pu forse somigliare, come vuole il
trova la quiete assoluta, e
Bastian, all'esistenza in se al di fuori di ogni ca-

a questo stato superiore i fedeli di Buddha salgono attraverso pi grandi santit, che
tegoria.

Ma

sono gi

di per se qualcosa d'infiniteunente pi

dolce della vita

comune
i

divorata dal desiderio.

Nell'ultimo stadio, neWarah, ch' qusisi un'anticipazione del nirvana,


sentati

santi

sono gi rapprelegeime, liberi

come

Dei, sciolti

da ogni

da ogni peccato,

forniti di facolt trascendentali

e di potenze meravigliose.

Come
prodigi
?

si

della rinuncia
Si

pu continuare a chiamar dottrina una religione che promette tali chiameranno rinunciatori coloro che
della

lasciano la travagliata vita quotidiana per salire


alle

altezze

semidivinit

Sarebbe come
grillaia

chiamare asceta chi lascia una


meraviglioso. Io
ci

per mo-

vere alla sicura conquista di un regno ricco e

Buddismo, non solo un ottimismo radicale ma anche un calcolo abbastanza profondo ed accorto, che smentisce un poco le solite dichiarazioni disinteressate di distacco dal mondo. Per chi crede a Buddha sol-

vedo

anzi, nel

14

tanto

il

salire al

primo stadio di

santit, al soto-

panno, un buon affare e se


in

io riuscissi

a credere
pro-

buona fede

alla predica di

Benares

finirei

babilmente per correre alla solitudine in cerca di


santit.
Il

buddismo dxmque ima

religione utilitaria

e ottimista,
ligioni del

come sono del resto quasi tutte le remondo, non fosse altro perch create

ad uso della moltitudine, eh ' appunto, anche senza saperlo, utilitaria ed ottimista. E come tutte le religioni anche il Buddismo ha bisogno di puntelli filosofici e di un contenuto teorico, e il suo preteso sdegno antifilosofico dipende in fondo da povert inventiva, per cui ha dovuto chiedere in prestito al brahmanesimo i
suoi capisaldi speculativi.

Messe
ci

cos a posto le cose (cio al

mio posto)

sarebbe forse bisogno di dare una valuta-

zione in regola sul buddismo.

Ma

ogni valuta-

zione personale e
istinti

non prova

null'altro

che

gli

le

tendenze di chi giudica. Ora io non

son sempre disposto a fare confessioni ad alta


voce.
PiuttostQ, giacch
il

consigliare altrui, dice

il

Tasso;
darvi
II

il

pi facil mestiere del mondo, voglio


schiatta

un consiglio. Buddha Siddharta appartiene


anime;
le

alla

degli incantatori di
volte dolci

sue parole sono a

come
agili

richiami di
e belle
15

femmine e alcime
freccie fiorite.

sue immagini

come

Chi tiene
lui
!

al

suo

me

stia in

guardia contro di
vostro spirito.
significa

In qualche melanconico pomeriggio egli poil

trebbe forse allacciare e vincere

Ma nel suo nome sta la salvezza


il

Buddha
i

desto, e desti

amava

egli

chiamare

suoi se-

guaci pi cari.

Che il nostro come con tutti


!

spirito sia desto contro di lui,

16

barite

I.

L'opera di Dante non ancora

finita di scrivere.

Quando
creato
il

lo

sdegnoso poeta ebbe chiuso, col bel

verso celestiale, l'ultima ceuitica, aveva soltanto

tema fondamentale sul quale gli uomini dovevano eseguire le pi complicate variazioni. Un gran libro non che il motivo iniziale dal quale movono le generazioni per comporre tutti i tempi possibili di una sinfonia secolare. Ogni uomo che legge una grande opera, anche se ha l'anima piccola, vi aggiunge una riga, un'intonazione, una pausa e qualcosa di ci che egli sente
penetra in essa e
si

trasmette a quelli che legge-

ranno dopo.
Perci
i

libri

massimi

come quello
bens

di

Dante

non posson

esser considerati soltanto

creazioni personali
artistiche di

ma

come come formazioni

un genere particolare; nelle quali, ad un blocco centrale originario, si aggiungono temte


17
2

stratificazioni fin al

punto di cambiare la primila

tiva forma.

Ognuno

di noi,

anche leggendo

Commedia

senza commenti, non pu dimenticare tutto ci


ch' stato detto su Dante e tutte le interpretazioni date dell'enorme opera sua.

Possiamo
le

di-

menticare

le

postille

dei pedanti,

quisquilie

dei casuisti, l'erudizionere dei filologi, le glosse

dei maniaci,

ma

non riusciamo a sopprimere

le

concezioni

espresse ed imposte sul

che alcuni uomini superiori hcinno poema sacro. Noi vedia-

mo

verso

Dante attraverso di loro come il cielo attraNewton e Dio attraverso Dionigi Areo-

pagita.

Ma
sti

menticare

possiamo far qualcosa di meglio che dipossiamo continuare l'opera di quecollaboratori dell'Alighieri. Noi dobbianno tro-

vare un'altra interpretazione della sua anima e


della sua opera superiore a tutte le interpretazioni

passate. Scrivevo

tempo

fa, in

un

libro ch'

un

bilancio passionale dell'anima italieuia di oggi,

che

l'Italia

non pu comprendere Dante: alcuni

filologi si

son quasi offesi di questa semplice con-

statczione di fatto.
sori

Ma

se quegli eccellenti profes-

non
si

rifuggissero troppo dai sinceri eseimi di

coscienza dovrebbero convenire con

me

che ci
sopra-

che
tutto

usa chiamare

culto di

Dante

un

pretesto per mettere insieme lavori di

critica, di storia, di filologia,

suna traccia degli

effetti di

dove non c' nesuna vera educaizione

18

dantesca. Quasi

tutti

studiano Dante con la stessa

attitudine mentale con la quale potrebbero studiare il pi oscuro poeta eroicomico del seicento

o la pi insignificante questione di epigrafia greca, senza mostrare di aver tremato davvero accostandosi a una delle pi terribili creazioni dell'uomo.

Ma

io

gli altri

non voglio soltanto fermarmi a dire che non comprendono Dante come andrebbe

compreso, cio come

professore di grandezza

morale . Voglio, di pi, accennare quale nuova concezione potremmo avere di lui e da qual punto bisogna guardarlo per vedere tutta intera la sua
figura giganteggiare sullo sfondo dell'eternit.

IL

La

miglior prova di quello ch'io sostengo, cio

dell'impotenza

comune a comprendere dantescamente la Divina Commedia, sta nella modestia delle concezioni che ne hanno comunemente emche
lui
gli

uomini

intelligenti.

si

voglia vedere in

una specie di profeta di una nazione come il Carlyle, o un apostolo dell'unit della patria come
Mazzini, o l'iniziato a sette misteriose
Rossetti, o

come

il

una specie

di eretico e di precursore

della

Riforma come l'Aroux o semplicemente un

grandissimo artista

come

il

De
lo

Sanctis,

che

attribuirgli fini e qualit

che molti

altri

non si fa hanno

avuto o possono avere.

Non
19

consideriamo come

qualcosa a parte,
videre l'esercito

come un uomo
de,|li

unico.

Lo

rimet-

tiamo in una delle tante


sono
stati,

classi in cui possiauno di-

operai

dello

spirito.

Vi

prima e dopo

di lui,

grandi poeti,

grandi riformatori e grandi profeti e la questione strebbe nel vedere a quale di questi gruppi egli

appartiene e

come

e quanto sia superiore agli al-

tri uomini che ne fanno parte. Per me, invece. Dante stato grande perch ha fatto qualcosa che nessun altro ha jatto ne

prima n dopo di lui. Egli pu essere anche un grande poeta o un giEinde mistico, ma ci che lo separa da tutti gli altri non questo. L'arte, la teologia, la politica fono, per lui, mezzi subordinati alla sua

massima ambizione

quella

di es-

sere

il

vicario d'iddio sulla terra.


cattolico

Dante era sinceramente

e appunto

perch cattolico sentiva l'enorme scadimento del Pontificato. La concezione del Papa come Vicario di Cristo era giande: se fosse stata conservata
nella sua purezza
rale la signoria

ncn sarebbe sembrata innatuil

che

Pontefice, con la semplice


i

forza della parola, voleva esercitare su tutti

re-

Papato stesso si era fatto terrestre, si era cibato d'oro, aveva venduto il suo diritto al dominio spirituale del mondo per ottenere il dominio materiale sopra ima minima parte
gni della terra.
il

Ma

del

mondo

e la sua stessa ragion d'essere,

sua missione di giudi .e supremo era scomparsa dal momento ch'esso medesimo
20

degli uomini,

la

poteva non solo esser giudicato


I

ma

condannato.

papi, infedeli al loro mandante,

non potevano

pretendere di rappresentarlo veracemente sulla


terra.

Allora nell'anima di Dani e nacque istintiva-

mente
fedeli

il

desiderio di sostituirsi a questi vicari in-

e di giudicare loro medesimi


li

come Dio

stesso

avrebbe giudicati. Egli volle esercitare,

per quanto in poter suo, quelle funzioni che quelli

avevano dimenticate, ma poich teneva, maltutto, a non uscir da quella Chiesa che rappresentava, anche nella suu bassezza, la tradizione ininterrotta di Cristo, non volle farsi capo
grado
di rivolte
esistente. Egli scelse lo strum<into

inteme o sovvertitore della gerarchia che aveva pi familiare, l'Arte, e scrisse un poema che non ,
i

come
cale

rossettiani credono,

un

libello anticleri-

il

ma un vero e proprio atto pontijcale. Bisogna avvertire, per, per comprendere bene significato di questo suo atto, che egli aveva

un'idea del vicariato divino abbastanza diversa

da quella rappresentata dalla tradizione romana.

La

chiesa cattolica fu sopratutlo la continuazone


il

dell'opera apostolica di Cristo e


vicario di Cristo,
si

Papa, in quanto

consacr Specialmente all'edu-

cazione spirituale degli uomini. L'istituzione della

messa per ricordare quotidianaraiente

il

simbolo

della redenzione dal peccato, a confessione, la

propagazione della fede tra i pagani, sono tante prove dell'indirizzo prevalentemente pedagogico
21

e moralizzante della Chiesa. Essa era la maestra

del

mondo, e in Cristo vedeva sopratutto gnante di verit morali e celesti.


Dante .invece, messe di Cristo
sale.
gli
si

l'inse-

ricord di
i

alla quale

una parte delle proPapi non avevano


il

dato soverchia importanza:

Giudizio Univer-

Dio non soltanto colui che illumina e salva uomini, ma colui che in un terribile giorno
i

giudicher
nel

vivi e

morti. L'idea del giudizio che

Medio Evo

s'era espressa cos tragicamente

nei Ccinti e nelle pitture,

non era

stata associata

fin'allora coll'idea del pontificato.

Dcinte fu
soltanto
esser

il primo che sent come Dio non sia un Maestro ma un Giudice e vedendo necessario che Dio avesse un vicario in terra

scelse di rappresentarlo piuttosto

che come Maestro. Cos nacque

la

come Giudice Divina Com-

media, la quale, per chi ben la guardi, non che

un Giudizio Universale anticipato. Dante sa che il mondo non finito e che non tutti gli uomini son morti ma egli prende tutti i
popoli e le generazioni, dai patriarchi ai capipo-

polo dei suoi giorni, e

li

distribuisce nei tre regni

come Dio avrebbe


precede
il

fatto.

Esso

si

sostituisce a Dio,

gran giudizio, e caccia gi nelle bolgie o inalza su nelle sfere i papi vigliacchi, gli imperatori superbi,
i

capitani grifagni, le
i i

donne innai

morate,
pienti,
i

santi e

guerrieri, gli eremiti e


politici.

sa-

poeti e

canto alle

Nessuno manca: acdonne del vecchio Testamento ecco le


22

regine del dugento, insieme ai consoli di


pittori della

Roma

Toscana, e un re morto da poco parla

con un poeta di Grecia o di Roma, un santo dei primi tempi cristiani sta accosto a un guerriero
fiorentino.

Ognuno ha

la

sua pena e

il

suo premio e Dante

passeggia in mezzo a loro in veste di spettatore

mentre in realt

il

loro giudice.

La Divina Com-

media il Dies Irae di un grande spirito che non pu aspettare l'ira divina e assegna provvisoriamente a ciascimo il suo posto; una Valle di Giosaf fatte incompleta, dove sono presenti tutti i morti ma intorno alla quale nascono nuovi viventi.

Dante sentiva che


di investitura divina

il

suo genio era una specie


gli

che

dava

il

diritto di giului,

dicare quelli ch'erano vissuti fino a


cos sicuro di rappresentare Iddio

ed era

meglio dei preti

ben conosceva, che non esit a cacciar nell'Inferno anche quelli che si spacciavano di fronte agli uomini come vicari e ministri d'Iddio. E cos abbiamo
venali e dei papi intriganti,
ch'egli

avuto
tario,

il

sublime spettacolo di questo


di questo

uomo

soli-

di questo priore sbandito, di questo erra-

bondo mendicante,
tino
il

povero poeta fioren-

quale, dall'alto di

un trono pi duraturo

di quelli di bronzo,

danne

pronuncia senza tremare conche non sono state ancora cancellate e per quasi che voglia forzare Iddio, colla potenza dell'arte a ratificare le sue sentenze,
terribili

23

III.

Un

solo

uomo, dopo Dante, ha pensato


:

di fare

qualcosa di tanto grande

Michelangelo.

La Cap-

pella Sistina l'unica illustrazione

degna della
per
il

Divina Commedia. Io ho pensato a volte a un


portentoso

dramma

del

Giudizio

quale

Dante avrebbe dovuto dettar le parole, e Palestrina comporre suoi accordi. Soltanto per le trombe dell'Angelo che deve svegliare i morti (pensate quale suono debbono avere codeste trombe che destano fin dal sonno della morte !) avrei chiesto l'aiuto di Riccardo Wagner. Se domani salisse sulla cattedra di S .Pietro un Pontefice che osasse fare ci a cui nessuno pensa,
potrebbe far ricoprire quegli affreschi del Botticelli

e dei suoi compagni della Cappella Sistina,

da' quali ricaviamo solo qualche spettacolo di


grazia, e nel loro posto

dovrebbe

far scrivere, in

bei caratteri rossi, tutta la Divina

Commedia,
il

ac-

canto al solo

commento degno

di essa:

Giudi-

zio di Michelangelo.

24

Beonavo
**

Philotophiren

ist Tivificiren

"

NOVALIS.

I.

Molti buoni storici affermano, con una concordia che meraviglia, che nell'emno di grazia 1452,

nasceva, nel borghetto di Vinci, un fanciullo che


port
il

bel

nome

di

Leonardo e sparse gran fama


buoni
storici,

di se nelle belle terre d'Italia e in quelle de' barbari.

narrano,

com'egli fosse

condotto in Firenze, e
tega di

come

entrasse nella bot-

Andrea Cione

del Verrocchio, e

come

in-

cominciasse a dipingere mirabili opere, e se n'andasse alla corte del Moro, e tante altre innume-

che voi sapete con certezza assai meme, o che potete apprendere nei detti storici, incominciando dal caro anonimo Gaddiano e del felice Vasari, (f cimoso egualmente per
revoli cose
glio

di

suoi strafalcioni e

suoi orribili affreschi) e ve-

nendo gi
troppo

fino agli ultimi narratori delle cose del

Vinci, ch'io

non

cito

neppure per non sembrarvi

istruito.

25

Quello per che debbo dirvi per debito di coscienza si che il mio Leonardo non quello
degli storici.
Il

Leonardo

di Ser Piero

da Vinci,
al 1519,

che trascorse
lo lascio di

la

sua vita mortale dal 1452


tutti

buona voglia a mini che van cercando la


Per
il

quegli onesti uo-

verit nella storia e

giurano volentieri in verbo documentorum.

mio uso personale, e per

certe

mie conve-

nienze interne che non star a confessare, ho trovato assai pi

comodo fabbricarmi un mio Leonardo piuttosto che accettare quello che mi offrono i libri e le carte. Essendo mia creazione, da
padre che conosce
i

suo doveri, lo

amo

infinita-

mente mente

di pi e la

sua compagnia mi estrema-

gradita.

Non

voglio dire con questo che

degli storici sia

da gettare

in disparte: sarei

tormentato per trovare un altro


cos simpatico

Leonardo ben uomo che fosse


il

come

tura di essergli

lui. Se avessi avuta la vencontemporaneo non avrei avuta

nessuna

difficolt

a fame
gli spiriti

il

mio migliore amico.

E poich amava

che cercano, forse mi avrebbe condotto seco in qualcuna di quelle pensose passeggiate ch'egli doveva fare cos spesso tra que' chiari colli toscani, che allietano ancora
col loro azzurro impallidito le sue pitture.

Ed

egli

mi avrebbe
dicitore,

parlato, colla sua bella voce di

buon

sue ricerche d'anatomia e delle sue invenzioni architettoniche e forse un giorno


delle

m'avrebbe condotto verso


26

il

nudo monte Ceceri,

donde egli voleva volare verso Firenze su di una macchina misteriosa di sua invenzione. Ed io, riguardando i voli degli uccelli che avrebbe segnato col dito nel mio cielo fiorentino, gli avrei dette
alcune delle sottigliezze alessandrine che sarei

andato imparando presso un discepolo del Ticino.

tempi son cangiati oltremodo e viviamo oggi cos in bala al progresso che sarebbe pazzia insigne rimpiangere la sanguinosa e incivile
i

Ma

et della Rinascenza.

Nelle vie di Firenze, in-

gombre
pi

di biciclette e d'ignobili veicoli,


di filare

modo ormai

non tranquillamente un
il

c'
sil-

logismo e di godere in silenzio

fuoco del

tra-

monto

sui bei palazzi accigliati.

Il

Leonardo del
i

quattrocento, colle sue vesti graziose e


gni troppo grandi,
in quella
figure

suoi so-

non sarebbe pi a suo posto

Milano a cui fece dono di tante dolci e che oggi, troppo preoccupata dall'espor-

tazione delle

gomme

e dall'elezioni comunali,
tra noi

non avrebbe troppa cura di lui. Perch Leonardo possa vivere ancora ed esser qualcosa pi di un soggetto
e di proiezioni, bisogna che si trasformi,

di

tesi

che

di-

venga

interiore.

questo ho tentato.

IL

Nell'uomo

di Vinci, quale

ricordi e gli scritti

suoi ce lo fanno apparire, vi sono alcuni lati che


27

non
pio,

si

addicono

alla

mia anima.

Egli , ad esemI

troppo invasato della mana scientifica.

suoi arruffati libri son troppo pieni di osserva-

sembra quasi che questo e nipote di notai voglia, per una ostinazione di atavismo, intraprender l'inventario del mondo. La smania di conoscere il particolare, che ha istuzioni e di piccoli fatti;
figlio

pidito tanta parte delle ultime generazioni, s'era


lui in un certo senso, e mi dispiace sinceramente calunniarlo fino a questo punto, ha l'aria di un positivista einticipato.

troppo impossessata di

Osservate

infatti
i

ch'egli

in grande odore di

non passa un po' di tempo senza che uno di quei signori non lo renda responsabile di qualche scienza e non gli sciolga un inno mortale come a padre e maestro del metodo sperimentale. Non nego che in tuttoci non vi sia dell'esagerazione e sono anzi inclinato a credere che il buon Leonardo fosse molto meno positivista di quello
santit presso
nostri scienziati e

che vorrebbero farci credere, (e certe sue concezioni cosmologiche, che odorano terribilmente di

animismo e di antropocentrismo, potrebbero darmi ragione), ma bisogna pur sempre riconoscere che il battesimo scientifico non dato fuor di
luogo e ch'egli
artista,
,

in fondo, pi scienziato

che

sate

il che non un momento

son capace di perdonargli. Pench'egli considerava la stessa

pittura, nella quale

ha pur versato tanto della scienza, forma un sogno, come


28

tesoro di

destinata

a riprodurre,

colla

pi scrupolosa fedelt,
!

gli

aspetti delle cose della natura

Tutti

suoi studi,

che sembravano preparazione d'opere d'arte, convergevano in fondo alla completa conoscenza dell'universo e questa sua preoccu-

anche

quelli

pazione perpetua, che


allontanare
lit estetica

gli

procaccia

gli

osemna

degli apologisti della scienza, fatta apposta per

un amante del puro sogno dell 'irreae metafisica, quale ho l'onore di esche
artista gli

sere.

Se

egli fosse stato pi filosofo

avrei di

buon grado perdonato,


filosofa,

anzi, dicieimo di

pi, l'avrei addirittura lodato e senza restrizioni.

Ma
greui

la

sua

bisogna confessarlo, non


si

cosa e la parte pi profonda

riduce alla

sua idea del


greci,

mondo

animato, ch'egli ha tolto dai

ma

che contraddetta dagli attacchi che

rivolge agli speculatori le cui ragioni

non son confortate dall'esperienza. Ora un uomo il quale non giunto a quella sommit aristocratica che considera le idee di per se stesse,

come giuoco

so-

vrano, senza pensare


cordia col reale,

minimamente alla loro con un uomo che ha bisogno an-

cora d'esser perfezionato.

delicati

amatori di strane anime, che hanno


il

ammesso, come Walter Pater,

prodigio di Vinci

nel loro intimo cenacolo di spiriti magni,

hanno

forse pensato che quell'uomo era

non un p*

troppo inclinato alle cose pratiche e materiali.

Molte delle sue ricerche eran volte a trovar macchine e apparecchi per canali o cateratte, per
29

metter insieme congegni

atti

a uccidere o a difenalla pratica,

dere, o per inventare veicoli meravigliosi. Egli


ripete
a'

sempre che occorre pensare


gli

giovcimenti e per quanto

piaccia

il

co-

noscere anche per se stesso, lo sospetto di aver


fatte esperienze per soli fini pratici.

certe volte

provo un po' di malinconia penscindo come colui che lasci l'Adorazione anche celebre per i canali di

Lombardia.

Con queste parole debbo darvi l'idea di im uomo terribilmente ristretto, che non sa pregiare
la meravigliosa universalit del genio. S'io avessi

tempo da perdere potrei rispondere che anche qui il problema si riduce a quello di quantit e qualit. A me non importa il numero di cose che un uomo ha fatte, ma la qualit delle cose fatte. Se Leonardo avesse fatto un quadro di pi e cento
osservazioni di
rei volentieri

meno

sarei felicissimo e riunzie-

a quella lode d'universalit che gli da chi non sa cosa dire. Per prodigata vien tanto fare osservazioni di piante e piani di fortezze son
capaci perfino
stri

gli scienziati

gli

ingegneri de' no-

giorni,

ma

per dipingere certi sfondi alpestri

scrivere certi pensieri

non

c'era che

ed triste ricordare che gran parte del suo


sua potenza. Cos rimpiango pure
nelle corti di

un uomo, tempo

stato impiegato in cose ch'erano inferiori alla


suoi contatti troppo pro-

lungati cogli uomini, e le ore ch'egli

ha perduto

Milano e di Francia a
30

far dello spi-

rito colle
storici,

dame

e co' principi. Egli era, dicon gli

piacevolissimo conversatore e sappiemno

ormai che quelle profezie che credemmo talvolta pregne di occulti significati, eremo semplici indovinelli, raccolti

per aguzzare l'ingegno dei cortiil

giani. Io

non so figurarmi

mio Leonardo,

colui

che ha che

fatto l'elogio pi

stia

profondo della solitudine, narrando facezie in un crocchio di genstorico io le

Le ore mondane del ho cacciate dalla bella biografia spirituale del mio Leonardo, ponendo al loro posto alcune ascensioni di montagne, in cerca
tiluomini e di gentildonne.

Leonardo

di fiori selvaggi e di voli di aquile regie.

in.

E' tempo veramente che vi parli di


il

lui

e vi dica

suo segreto.
Il

mio Leonardo non


il

s' spento,

come

quello

degli storici,

nel malinconico castello di Cloux

presso Amboise,

vivo e ben vivo dentro

2 maggio 1519. Egli euicor

me

stesso,

di me, una parte di un prezioso frammento del mio spirito.

Egli abita ancora nella sua bella Italia e

mi

empie ancora
sta agra

di ondeggieinti meditazioni in que-

primavera fiorentina. Egli ripete ancora alcuna delle sue parole pi profonde e mi aiuta a spremere tutta la meraviglia di certi tramonti. Nel bel pantheon in cui ho trasformato la mia
31

anima uno
pi adorati.

dei genii pi animatori e de* semidei

La sua immagine,

allato

a quella del

suo giovane fratello Percy Bysshe Shelley, e di fronte a quella dell'apollineo Goethe, pensoso di
grazie lontane, illumina la corrente de' miei pensieri

e illeggiadrisce le tele de' miei instancabili

sogni.

Coloro che, incapaci di ogni conquista, consi-

derano
faranno

grandi

come qualcosa

di esteriore,

di

indipendente da loro, grideranno al sacrilegio e


le

grandi meraviglie di questo adattaalle

mento di un genio un'anima oscura. Ed


i

comodit

spirituali

di

io lascer alla loro stridula

meraviglia quelli che non hanno compreso

come

menti del presente


vita
stessi,

derci,

temi su cui svolgere ima personale freimmenti in cui in cui viamo noi addestriamo a cadaveri che vivifichiamo. O condi storia
ritroci

grandi del passato non possono essere che stru-

divi-

ci

tentieono di conoscer de' grandi solo le vicende


esteriori, le

orme

della vita

comune,

la lista delle

opere,

segni del loro spirito e allora faccisimo

dell'erudizione, ci avviciniamo al tempio senza

pregare,
frutti

oppure vogliamo conoscere realmente


gli eroi

entriamo nel frutteto senza gustare


passati e allora

profondamente
farne

dobbiamo

una parte viva

di noi,

un nostro strumento
grande

di gioia, e adattarli, per salvarne la parte pi pre-

ziosa,
scibile

a rivivere in noi.

Un
32

uomo

cono-

o sotto forma di documenti e di parole

morte o sotto forma di sentimenti individuali e


presenti e soltanto
il
i

poveri e

paurosi prescelgono

primo modo. Cos ho creato, con alcuni materiali della storia, il mio bel Leonardo vivente, che pi dell'antico risponde alle tendenze profonde della

mia

vita.

Questo secondo Leonardo non , come l'altro, ne un puro scienziato ne xm puro artista e tanto meno un ingegnere o un uomo di corte. E* il tipo completo dell'uomo interiore, che non vuol mostrarsi,

come

l'albero, troppo carico di frutti per-

ch

gli

ingordi uomini
si

non

lo rovinino

che ama

che

l'opera solitaria e

sente diminuito dagli uomini

conosce la potenza del silenzio e aduna

per se, senza degnarsi di gettare in mezzo alle


turbe il tesoro dei suoi pensieri. E' un uomo che ha pensato pi di tutti i suoi contemporanei e non ha pubblicato neppure un libro che ha

concepito, nella fantasia dalle grandi


belle visioni,
i

ali,

le

pi

pi soavi e suggestivi volti e non

ha

lasciato agli
:

bozzi

colui ch'era poeta profondo e

uomini che

scarsi e incerti absottile, in

piena

Italia, nel secolo decimosesto, ha avuto l'ieroismo di non scrivere un verso. In una parola

di quei rari uomini che bastano a se stessi che non vogliono occuparsi degli altri e non fanno penetrare nella loro anima, chiusa e forte come un lorica, che qualche raro spirito
egli

vicino.
33
3

Egli , per

'dirvi

asceta pagano

un

interamente

il

suo segreto, un
intellettuale,

mistico purificato, che ha

preso, per salire al


le

sommo dell'estasi

due grandi vie dell'arte e della conoscenza. I suoi quadri non erano che ricordi di belle visioni che voleva fissar coi colori per salire ancora pi
in alto

tutte le sue osserveizioni e le

sue specu-

lazioni

non

ercuio

che
del

tentativi per entrare ne' se-

creti della vita e della natura,

per sorprendere in
il

tutte le

membra

mondo

battito di quella
il

vita

che intravedeva, e quietare cos

desiderio,

perpetuo assillo degli animi incompleti. Tutte le sue creazioni di bellezza e di pensiero son dun-

que mistiche

tanti gradi ch'egli sceglieva, al

di fuori dei sacri gradini del falso Dionigi o di

Ugo da

S. Vittore, per

ascendere a quello stato


illuminata e ogni

divino in cui ogni

ombra viene
Stato
artisti

piccolezza bandita.

pochi santi, pochi


potuto

supremo che soltanto e pochi filosofi hanno


gli

raggiungere

attraverso

sforzi

tenaci

della sublimazione intema.

Come

tutti

grandi anche
il

il

mio Leonardo
le

tende a fare della sua vita


sue creazioni non sono che

suo capolavoro e

vestiglia del suo cain-

mino, pietre che sua strada e che


delle sue fatiche.

il
i

maestro gett per segnare la


posteri

hemno preso per meta


il

Ben

altro

volgeva in mente

miracoloso evo-

catore e se la sua conquista mistica


fetta, se

non

fu per-

non giunse,

nella sua vita storica, alla


34

cima che sovrasta ogni cima, segno nella sua vita seconda.
In questo

egli pi presso al

momento

epico dello spirito, in cui


di pensiero

un gran rivolgimento
egli

imminente,

rappresenta in

me

lo sforzo della vita perso-

l'uomo che tende a possedere veramente se stesso e perci fa che il mondo diventi suo per mezzo di immagini e di pensieri. Il monito di
nale,

Ibsen:

siate voi stessi

lo voglia o no, se stesso, e


altri

ridicolo. Ognuno, quando uno copia

che l'istinto d'imitazione parte Leonardo da Vinci ci d non un monito, ma qualcosa di pi: un esempio. L'esempio glorioso di una vita bella, ricca e segreta, che tende ad ogni istante a superar se stessa, a divenir pi
significa
di lui.

profonda, pi individuale, pi spirituale.


In

nome

di questo
i

amante

delle belle forme,

che nascose che


altri

suoi amori e le sue scoperte, noi

la nuova et dello spirito, van preparando nel mondo. Al di sopra della vita comune, al difuori della torma di coloro che non odono, al di l della breve cerchia fumigante ove gli uomini cercano i mezzi della vita, tendiamo le nostre anime

possiamo annunciare
pochi

fratelli

verso

il

signore dell'ombre e de* sorrisi

3S

(B. 9Zlberti

La
coli

nostra et letteraria e dilettantesca, scribac-

chiatrice

ed elegante, ha

fatto apparire

due

se-

come l'epoca pi gloriosa della nostra gente, come la rineiscita di ogni greindezza e d'ogni bellezza. Noi che ammiche succedettero
al trecento

riamo

le civilt attraverso

caratteri tipografici e

le cartoline illustrate, e,

per impotenza di creare

monumenti nuovi,
menti vecchi,
leggendo
trona accanto
azioni eroiche

noi
e

ci

Omero
il

il

vantiamo amici dei monuche amiamo assai gli eroi, Villani, seduti in una pol-

noi che sieimo

fuoco, perch

non

sieimo capaci di

attratti dalle
i

ben
pa-

levigate eleganze che

fioriscon le chiese e

lazzi delle citt cortigiane piuttosto


tre

che dalle pieil

irsute

delle fortezze,

abbiamo consacrato

quattrocento alla gloria della Resurrezione. Un'e-

poca
raria

di letterati

ha magnificato un'epoca lettee continua a fiorire indistruttibilmente la


<(

leggenda della

notte medioevale

S' dimenticato che se qualcosa pot rinascere


36

che era morta qualche altra cosa aveva dovuto morire e non si cur se le cose riapparse valessero
le sparite.

Ma

noi

tutti,

uomini

fatti di coltura,

di

pedanteria e di gentilezza sedentaria, abbiamo

ammirato ed amato quel secolo straordinario in cui si compi il nostro disfacimento e si gener
la nostra pi
Infatti
il

profonda decadenza.
il

Quattrocento segna

trapasso dalla

civilt attiva, originale,

rude e forte del medioevo


Quattroil

alla civilt verbale, imitatrice, ipocrita e pacifica

che ha dominato fino


cento ha visto
agli
gli

ai nostri tempi.
fatti

Il

uomini dei
il

cedere

passo

uomini delle parole e della spada ,il palazzetto


il

libro

prender luogo
della fortezza,
Il

fiorito

dilettantismo
in cui si

scettico

della
i

fede ostinata.

tempo
role

compievcino
si

grandi

fatti s' tra-

sformato in quello in cui

invece

pregiano

le

grandi pa-

di operare s* preferito narrare ci

avevano operato e l'arte e la letterada liberazioni e sfoghi dello spirito son divenute modi sapienti per ottenere fama e potenza. All'uomo che sapeva poco di lettere ma era forte di corpo, austero d'animo e sapeva conquistar regni e governare citt si va sostituendo a poco a poco l'umanista insinuante, che si fa mache
gli altri

tura

cro su Cicerone,

ammira

le gesta dei
si

grandi uo-

mini chiuso fra quattro pareti,


fatti

fa storico dei

passati e precettore dei fatti futuri,

sa n

pu

agire nel presente.

di muscoli, di pietre e di ferro 37

ma non una civilt fatta ne succede una

di nervi, di
i

penne e

di carte e se

non mancano
gli eroi

poeti per comporre gli inni

mancano

che

sian veramente degni d'ispirarli.


Il

dominio
il

dell'esteriore,
al

direbbe un filosofo,

dominio dell' interiore e i mercanti si tramutano in letterati e i guerrieri in pittori. Quello che si usa chisonare Rinascimento
cede
potrebbe dunque apparire, per
certi versi ,un de-

campo

cadimento e un indebolimento. E a noi appare sinceramente tale e siam d'opinione che se l'Italia

volesse tornare a

una

vita pi intensa
tra le

gica di quella che ora

mena

parlamento e
che

giocattoli

ed eneraccademie del delle parole, dovrebbe


malattie
eleganti

risolutamente cacciare
il

quelle

Rinascimento ha messo nel sangue per


risalire

sua debolezza, e

a pi profonde e pi

amare
tali

sorgenti, dimenticare le lascivie ornimenle

dilettazioni

rettoriche

ed

astratte

per

mettersi a fare piuttosto che a parlare, a rifare

ad eimmirare. Questo insegnamento potrebbe essere ricordato dal centenario di Leon Battista Alberti che ricorre
piuttosto che

questo anno

(I)

se codeste solennit servissero ve-

ramente a

trarre dai grandi ci

che possono darci

(1)

L'A. nacque nel 1398 secondo


nel

il

Manni, nel 1407 secon-

do

lo Scipioni,

1414 secondo

il

Tiraboschi.

La data

del

1404 adottata anche dal Mancini, la pi probabile.

38

di pi prezioso, se ci facessero riflettere sulle

r-i

gioni di quella grandezza e sui moniti che ci


la loro vita,

e non fossero invece semplici occa-

sioni d'interessata erudizione


cipali.

di vanit

muni-

Perch l'Alberti significa nella sua persona quel


passaggio dall'et eroica e fattiva del medio evo,

a quella graziosa e parolaia che venne di poi, e segna, meglio del Petrarca o di Leonardo ai quali fratello, quel contemperamento di concezioni di
vita

che doveva cessare coU'ultima degenera-

zione spirituale del seicento. E'

insomma
di

quello

che
son,

si

potrebbe dire,

coli' espressione

Emer-

l'uomo rappresentativo del Quattrocento,

rappresentativo di tutto quel secolo cos triste e

meraviglioso in tutta la sua ambiguit e universalit.

La sua

vita vereimente

uno specchio dei

tempi.

Vedetene
riosa

le origini. Egli discese

famiglia Alberta che

da quella gloha dato a Firenze


la

mercanti fortunati, uomini di governo e faziosi


turbolenti.

Nel tempo in cui sta per nascere

famiglia bandita dalla parte avversaria e


Battista nasce
renti

Leon

a Genova, nell'esilio, ove i pacontinuano la mercatura e agognano il


in
patria.

ritorno

Egli

potrebbe,

seguendo

suoi maggiori, farsi

mercante ed

uomo

di parte,

conquistare ricchezze e governare gli uomini. Invece, preferisce darsi alle lettere. Lo studio at39

trae

il

giovinetto. Egli vuol sapere di greco e di

latino e leggere Platone

e Virgilio piuttosto
in Oriente o

che'

umiliarsi a

mandar drappi
il

a battail

gliar coi signori.

Da
difatti

ragazzo

padre cerc di educargli

corpo,

di farne, innanzi tutto,

un

bello e forte giovine e


i

raccontano che

domava

cavalli selvaggi
la dolcezza delle
si

e saliva sui monti impervii.


lettere lo richieun
studicir di legge, si

Ma

a Bologna, ov'egli
si

rec a

pose con tanto ardore allo stuindebol, le malattie lo as-

dio che

il

suo corpo

salirono e divenne, di giovine forte,

un macilento

e tremante erudito, che soffriva di mali nervosi e perdeva la memoria.

Come

lui

anche
che

la razza s'infiacchiva negli studi


il

e nei piaceri pi raffinati preparando


cui, piuttosto

tempo

in

di ferite, si

muore
il
!

di paralisi.
le lettere

Ma

lo studio lo

consolava di tutto e

la filosofia gli

facevano spregiare

resto. Perico-

loso contatto quello degli antichi

Quegli uomini

del Quattrocento, quasi barbari giunti in

una

citt

meravigliosa,

si

senti VEin

presi

di

riverenza in
la-

mezzo

alle

opere dei vecchi greci e dei vecchi

tini e disperavano poter far meglio. Per tenersi vicini alla perfezione imitavano e il loro desiderio

maggiore era che i dotti scambiassero le loro carte con quelle dei maestri divini. Cos quando
l'Alberti, negli ozi bolognesi, rappresent
i

suoi

amori allegorici colla sapienza in una commedia che chiam Philodoxeos, dette voce che fosse il
40

ritrovamento di un antico poeta latino, di un

Lepido comico, e god che


fossero
tratti in errore.

letterati del

tempo

Non
ria di

c'era

dunque pi

l'indifferenza per la glo-

quegli oscuri artefici che edificarono nel


le

medio evo
s

grandi cattedrali e

le

ornarono di

meravigliose sculture senza lasciar memoria

de* loro nomi, e neppure la sicurezza del genio

nuovo
sua, e

il

quale sicuro della personalit e novit


sotto
il

manda
un

suo

nome

la

sua creazione,

ma
di

c'era invece la cura di mettersi sotto le spoantico, sotto la protezione venerabile

glie di

quelli

ch'erano ammirati allora, intendendo

quasi che egli non voleva far pi di loro,

ma
ri-

come

loro.

Questo carattere di
pera dell'Alberti

servilit

intellettuale

spetto agli antichi lo ritrovate in quasi tutta l'o:

nei suoi libri di morale dove

l'etica degli stoici si

mesce

alle tradizioni della

bont cristiana e della frugalit fiorentina, nei


libri

d'arte ove

precetti

son confortati coll'au-

torit

degli scritti antichi e cogli

esempi delle
gli

opere loro, e nelle opere di architettura ove


archi romani
si

riducono a porte, e dove la sua

fedelt ai modelli classici

mal

si

accomoda
paiono

della

prossimit di altre forme che


perfette.

gli

meno

Anche quando non


le tradizioni

pot abbandonare del tutto

paesane,

come
41

nel palazzo Rucellai,

port nelle forme gi consacrate dal

medio evo

quell'ordine e quella greizia che

gli

venivano

dai

modelli classici e dagli insegneunenti di Vitruvio.

Cos a Rimini fece di tutto per seppellire la chiesetta francescana sotto


il

fasto della sua

imma-

ginazione ellenizzante e nel tempio sacro alla

diva Isotta, pot, collo stesso spirito del tiranno


erudito Sigismondo Malatesta, rinnegare
plice spirito cristiano de' tempi
tero.
il

sem-

che

lo precedet-

Egli ingentil, cio indebol. Fece cose pi graziose e


nali.

meno

solide, pi regolari e

meno

origi-

Del palazzo fiorentino a uso di fortezza,


egli fece l'elegante

colle bozzaccie rustiche sporgenti in fuori, quasi

a minaccia,

palazzo Rucellai,

dai pilastri salienti gioiosamente, colle pietre levigate e ordinate, allegro all'occhio e niente terribile.

Nella ferocit medioevale egli innesta va*


la leggerezza pagEina.

gamente

Io ritengo l'Alberti

uno

dei pi greci uomini

che siano

stati

in Italia. Egli

aveva quel senso


si di-

della misura, dell'ordine, del regolare che

cono proprie
geometria
(si

dell' attico.

Il

suo amore per la

ricordino le teorie del Milhaud sul

fondcimento geometrico della cultura greca), la

la

sua ricerca del tipo perfetto della bellezza umana, sua cura delle misure, la passione dell'architetdel simmetrico, del

tonico,

non capriccioso

Io

accostano

al tipo intellettuale dei greci.

E
che

li

rassomigli anche per la varia curiosit,

lo fece

occupare a vicenda di leggi, di


42

let-

tere,
fsica,

di pittura, di

di arcliitettura,

di scultura,

di

matematica, di religione, di morale e


il

di

grammatica. Egli fu
loro eroe in

primo

di quei

famosi

Rinascimento, che trovaLeonardo da Vinci e che lasciavano di modellare im cavallo per scrivere un apologo e si facevano ingegnri di principi dopo aver costruito una chiesa o intraprese delle espedilettanti universali del

rono

il

rienze.

Anche
quel

in questo

suo carattere l'Alberti esprime

moto

di liberazione

che s'ebbe dopo che la

societ fortemente organica del

medioevo

si

fu

disgregata e

gli

uomini non

si

sentiron pi legati

alla loro citt, alla loro arte, alla loro corpora-

zione e

si

lanciarono
i

come

levrieri usciti dal lac-

cio, verso tutti

venti a inseguire tutte le prede.

L'uomo
fine e
Il

chiuso, l'uomo imico, l'uomo legato ebbe

s'ebbe l'uomo completo, intero, universale.


si

dilettantismo ebbe principio e

stim

vir-

tuoso chi sapeva di tutto e a cui niente riusciva

nuovo.

Ma
ci

se questo universalismo

non

fu vano finche

furono a rappresentarlo uomini prodigiosi


il

come

l'Alberti e

Vinci, esso divenne causa di decai

dimento quando
gioia.

piccoli

volendo di tutto oc-

cuparsi tutto guastarono e impicciolirono senza

E
pi

giova osservare che anche nell'Alberti quelettergiria

sta universalit fu pi

apparente che reale, cio che pratica. Egli scrisse di molte


43

cose,
cetti

ma

realmente ne fece poche: scrisse pre-

per far pitture e sculture


i

ma

non
i

lasci

ne

quadri ne statue: dette

disegni di molte fabbrii

che

ma

di

poche diresse
le

lavori e se

suoi scritti

son copiosi
stolico.

sue

cizioni

pratiche

si

ridussero

ai suoi viaggi

e alla carica di abbreviatore apo-

Egli fu dunque d'ima universalit pi verbeJe che concreta, dette insegfteunenti pi che opere,

fu pi disposto a dire ci che

si

avesse a fare
lui dalla
ci

che ad opere di per

se. In questo carattere ritro-

viamo

l'istinto aristocratico

trasmesso a

ricca e potente famiglia

onde usciva. Egli


il

ap-

pare, nell'arte di quei tempi,


all'arte e
il

nobile che scende


si

non
il

il

popoleuio che per essa

inalza,

signore

quale d ordini

ma

li

fa eseguire

dagli inferiori e

non

si

degna

di lavorare colle

sue mani
Egli

come

pi rozzi maestri.
superiorit
dell' intelletto

sente

la

che

dispone, dello spirito che immagina, vuol essere mente che forma, volont che comanda, ma non

strumento vile di esecuzione materiale. Egli port


nell'arte la bella nobilt di

sua gente

il

Rinasci-

mento

estetico

ebbe da

lui

quel suggello di ari-

stocrazia spirituale che lo fece cos mirabile e


cos caduco.

Avanti che
dall'Alpe
i

il

secolo s'infoscasse e scendessero


1472, mor

primi barbari a saccheggiare la troppo


Italia,

civile e debile

l'Alberti, nel

serenamente a Roma, Egli aveva


44

scritto

che noi

simo creati quasi


cirsi in

come

la

nave non per mar-

porto,

ma

per solcare lunghe vie in mare

e sempre tendere coll'esercitarsi a qualche laude

e frutto di gloria
di se

Ed

egli

poteva invece dir

che non s'era tenuto, come pigra galera,

nelle rade.

Soltanto abbieuno l'impressione ch'egli, per la

sua universalit verbale, non abbia potuto dare


tutto ci

che in potenza era in


lui

lui.

Ci accade

dinanzi a questa anima multiforme ed inquieta


ci

che a Nemi.

accade per

la

nave del lago

di

Correva un' antica tradizione che in questo


lago giacesse affondata un'antica trireme.
Il

car-

dinale Colonna incaric l'Alberti di cercare di

ed egli con sottili ingegni riusc a i palombari e a riportare sulla terra la prora e una parte dello scafo. Ma l' impresa non pot continuare, o mancassero i denari o
trarla fuori,

mandar

sotto

non

fossero sufficienti gli ordigni e la bella

nave

rest ancora per secoli sotto le acque.

Cos Alberti
gliando

ci

ha concesse

solo alcune parti

della sua anima, e a noi tocca


il

andar scandafondo per trovare ci ch'egli non ha

direttamente rivelato.

Ma

invece di andar cerdella sua vita


i

cando faticosamente
interiore

dati della sua vita esteriore


i

bisogna ricostruire in noi


:

fatti

in questo

modo
i

soltanto

morti ci pos-

sono esser maestri e


grandezze.

grandi insegnarci pi alte

45

Garlo Binati

I.

rifica d* Ippolito

N' passati de' giorni da quando la teoria miTaine e dei suoi pedissequi dimmi da che paese vieni e ti dir chi sei ch'era, del resto, l'italiana intuizione di Torquato Tasso:
:

((

La

terra molle e dilettosa simili

a se

gli

abi-

tator

produce

si

ritrova

si prestava a far da spiegativo paradigma storico-geografico a tutti quei critici che non sapendo leggere la poesia pretendevano

nelle sue lettere)

molto ragionatamente

spiegarla colla psicologia del poeta e questo an-

davano meccanicamente ricostruendo dai caratteri del suolo dove per caso ebbe vita e allevamento. Con questo matematico costrutto la psicologia della Spagna, ad esempio, era fatta sui
:

tipi

spagnuoli caratteristici, tra

quali c', sup-

poniamo, Cervantes e quando v' da spiegare


l'anima di Cervantes
si

ricorre

alla

psicologia

46

spagnuola.

Il

conto

toma sempre

ma

non

s'ag-

giunge, di nuove verit^ nulla xm.

Eppure una

favillina di verit c'era zinche in

quell'ingenuo trucco di scaricabarile: c', in margine al centro assoluto e personale d'ogni artista,

un alone
ad
altri

faunigliare

che l'assomiglia e l'associa

della stessa patria. C',

insomma, un'aria

di regione

come

c' im'aria di famiglia.

Anche

nella letteratura.

non

solo propria d'una na-

zione nel suo intero


volta per volta,

che pu riconoscersi, anche nelle greindi contrade di

ma

questa nazione. Macchiavelli, ad esempio,


si

non

riduce alle sue qualit toscEine

trebbe pensarlo nato in Campania.


zio

ma non si poE D'Annun-

ma

non si spiega tutto col suo essere abruzzese non saprei concepire D'Annunzio come pieletterarie
si

montese.

Queste regioni
quelle politiche
nella storia,

non coincidono con

ma

ritrovano le origini loro

anche

politica, dei paesi e nella co-

munanza
parte,

di razza, di cultura, di tradizione spi-

ad esempio, da un secolo a questa una specie di feimiglia di scrittori lombardi che, pur avendo ciascuno tempra e figura prorituale. C',

pria,

diverse per la diversit dei talenti e dei


si

esterni e

riconoscono a certi caratteri intimi ed hanno, di pi, una approssimativa parentela discendente che giustifica, in parte, l'aggruppamento.
Il

tempi,

nonno

di

questa famiglia Manzoni.


47

Da

Manzoni
quanto

si

scende a Rovani troppo poco


letto troppo. Rovani
il

letto

l'altro

maestro

confesso di Carlo Dossi che da qualche anno


soltanto
si si

riferiva

e irritante
tra

va riscoprendo e rigustando. Al Dossi con orgogliosa discepolanza l'irritabile Giemipietro Lucini che fin la sua vita

un mortaretto futurista, una presa di tabacco greco e un ringorgo di acidit pettegolaia. Oggi

rappresentano e continuano questa linea lombarda due scrittori abbastanza giovani e non abbastanza celebri Ugo Bernasconi e Carlo Linati.
:

Per oggi parleremo soltanto di Linati che mi

il

pretesto coi

Doni

'della terra

e colla nuova

edizione di Cristahella.

II.

Qualit comuni di questa schiatta ce ne sa-

tempo da guadagnare. Ma per noi basteranno due o tre, scelte fra le pi visibili una costante eccellenza nella descrizione precisa, evidente ma un po' fredda e logicizzata im 'inclinazione all'argurebbe da trovare a
filze,

chi avesse

zia moralista

al

moraleggiare discretamente e

delicatcmente spiritoso

un'atmosfera
.

fine fine

di grottesco, di barocco, di secentesco acquafor-

tismo grandioso.

Punta secca, bianco e nero;

particolari visti esatti e psicologia decente

ma

povert di vita totale, economia di forze e di


colori.

48

Giustificare

questi

tocchi

d'impressione per
ci

ciascuno degli
troppo per
le

scrittori

nominati
li

porterebbe

lunghe e chi
se,

conosce direttale

mente potr controllare da

ripensando

sue

letture, senza bisogno di grandi spese di finezza

da parte mia. Servano, questi cenni

fuggitivi,

come

introduzione al disegno letterario dell'opera

linatisuia.

Carlo Linati,

giovin signore

lombardo

assai

pi nobile, nudo com' di marche gentilizie, di


quello parinieino,
bibliografie

ha cominciato a figurare nelle con una raccolta di racconti fantai-

sistes piacevoli per gli spunti bizzarri e le intimit di analitico humour {Cristabella, 1909): alla quale segu un libretto di prose liriche e descrit-

tive {Portovenere,

1910).

Una

specie di autobio-

grafia (infanzia e

prima giovent) che s'intitola Duccio da Bont (1913) lo trasse dal limbo degli aspiranti e lo mise nel rango delle incubatrici promettenti sulle quali s'esercita il fiato prima caldo e poi viperino dei critici. Quel romanzetto,
aveva, in campestri
quale
effetti, delle

fresche pagine idilliche e

ma non

si

staccava di troppo da quelnelle parti pi vive

l'esasperazione di sensualismo lirico e raffinato


si

ritrova,

ad esempio,

e resistenti del mio Carso di Slataper.

pi,

Ora, con questo librettino di cento pagine poco il Linati si appresta a mantenere quel che i

suoi benevoli avevan promesso in

nome

suo. Li-

berato dalle incorniciature narrative che non eran


49
4

fatte

per

lui

ed un buon segno che


Lirica,

si

sia ac-

corto in

tempo d'uno almeno

dei suoi limiti

il

nostro Linati s' deciso risolutamente per la lirica

senz'aggiunte e mistioni.
bito, didattica e

diciamolo su-

composta

ma

senza interferenze

spurie e adultere d'altre materie.

Son quarantacinque prose brevi e studiate che hanno tutta l'aria di voler esser perfette. Il Linati ha preso qui piena coscienza dell'arte moderna e del suo mestiere e ha tutto il diritto che questo
sia letto con attenzione e giudicato con amico discernimento. Intanto, p er onest mia e piacere altrui, ne riporter, di queste poesie in prosa, due intere, scelte con spirito di amicizia. (Un'antologia ben
libro
fatta
il

principio della critica perfetta).

III.

QReriggio nel bosco


{(

Tutto gronda luce;


Il

le foglie, la ripa,

il

cielo.

((

bosco pieno d'eguale, melodioso ronzo.


il

Odo
tiva.
((

gorgoglio di

un

ruscello,

il

pipilar di

una

capinera: nuli altro. Tranquillit, limpidezza at-

Esco su una radura.


II

((

sole sta sopra

me come una
50

torcia.

Ho

la

sensazione di vivere nel cuore di un topazio.

((

In questa immobilit armata,

miei occhi
si

trovan riposo soltanto sull'acqua che


creatura viva

muove,

come me

t imaccia

Avanzava lentissimamente

sul sentiero,

come

un mortorio. Pareva contenta d' guidare cos adagino. A un moto ch'io feci rimbuc le corna, poi le rimise fuori, cauta, come comare che si rimette
li

al

balcone, a creditore passato. Chiss se


cieli,

vedeva quei morbidi


lei

chiss se l'udiva
il

quel merlo che sopra


tino
!

schiccherava

sua

la-

Fatto che, a

un punto, incontr un
il

fusi

scellino

e lo scavalc:

suo limgo corpo

disnod come una bella gala.


superare con tanta pace

Ed

io,

al

vedere

gli ostacoli,

pensai che

quello era davvero il miglior modo di viaggiare, che viaggiando cos s'arriva dove si vuole. An-

dava innanzi, guardinga, cercando i sentieri pi agiati. Pareva dire: D tempo al tempo .

Non
no.

saprei dire se per l'appunto queste


pili

due

pagine piacciano a Linati

dell'altre.

Forse

A me
due

paion belle e tra

le

pi espressive del-

l'ingegno suo fra quante ne

il

volumetto. In
il

una

c' pi

il

poeta, nell'altra pi
sente,
,

savio,

ma

in

tutte e

si

da cima a fondo,

l'artista.

Carlo Linati

senza bisogno di stiracchiarla

e lesinarla, questa eccellente parola,


51

un

artista.

Un

artista

che ha cominciato da poco tempo a

prender possesso della sua propria terra e a manegigar con sapienza gli arnesi e gli attres^zi ma eh ' arrivato, per la sua et, a una sicurezza decorosa che non si ritrova sempre ne' pi vecchi o in quelli che vogliono correr troppo presto la
;

cavallina.

In Linati

non
lui

c' davvero

smanie di novit e
di

di tecnicismi straordinari. di
Soffici

Certe ricerche ultime

debbon sembrare girandole

festivals depravati e

a Soffici queste sue nitide

e ghiacciate rappresentazioni debbon far l'effetto


di

bassorilievi

prosa di

da necropoli nobiliare. Anzi la Linati ha sapore d'antico. Parlavo prima

di seicento.

Non

soltanto certi paesaggi solenni,

neri e nuvolosi

fanno pensare a Rembrandt e a

Salvator
dettato,

Rosa

ma

quella pulitezza di meticoloso


fino
alla

a momenti acquafortista, rammenta, con


corrotta,
tiva,

minuzia
fecondo

la debita prospet-

alcune fra

le descrizioni celebri del


11

e studiato Daniello Baurtoli.

Linati ritrae dal

Manzoni -^ il senso calmo e sereno della terra di Lombardia comune al vecchio morto e al
giovane vivo

ma

in

certo

modo

scavalca,

almen linguisticamente, i Promessi Sposi e si compiace di certi modi e aggettivi antichi e letterari

e di certe parole disusate e riprese che


ai principi

sono un tradimento vero e proprio


manzoniani.
Il

Linati vuol bene a'

suoi stru-

menti: alle parole. Si sente che non scrittore


52

di

vena e

di fluidit facile e felice.

Ha
si

studiato

e lavorato; cerca e ritocca.

volte

scopre la

pazienza dell'intarsio, la diligenza della vagliatura, le suture della

composizione e

ci

quell'atmosfera di gelata pacatezza che


attorno all'arte che
spirazione.

si

opprime forma

ha

lasciato

Ma

se l'arte ,

poco posto all'icom' veramente, ane


pervicacia
nel

che lavoro di vigilante modellatura e scelta cosciente


delle

materie

prime

ripulire e rifinire Linati


all'arte

un uomo ch'

arrivato

ed pronto, per essa, a sfidare e a sacrificarsi. E siccome di questi uomini ce n'

sempre pochissimi, quando se ne trova per caso uno no nsi pu fare a meno di rispettarlo e, se capita, di stringergli la mano.

IV.
Carlo Linati, se vogliamo venire a qualcosa di
pi specifico, un provinciale e un descrittivo.

Non

respira
gli

bene che nel suo

territorio. L'angliil

cismo

avr dato qualche spunto e

gusto

delle nebbiaie e

un

certa sensibilit laghista e

sempre congepenso a Cesarotti, a Pindemonte, a Foscolo e a due curiosi che s'immersero volentieri nei vapori di Londra:
settentrionale che del resto stata
niale agli scrittori dell'alta Italia:
Baretti e Pecchio. Linati deriva, in qualche parte,

anche dai francesi

oltre
53

che dai suoi maggiori

lombardi

in Cristabella si sente
il

Laforgue (spe-

cialmente in Tannhauser e

pitocchino bigio) e

qua e

l Barrs (al quale somiglia

non soltanto
per lo do(al-

per talune fraseologie

ma, pi

sincora,

attaccamento insistente e patetico

al terreno

v' radicato) e perfino Maurice de Guerin

cune pagine mezze mitologiche dei Doni della Terra sembrano una traduzione ben fatta del
Centaure).

Ma

questi sono strascichi d'influenze letterarie

poco d'esotico. E' lombardo e tutto pieno della sua Lombardia comcina e fino al fondo del suo essere inserito in quel nobile paese cos bello quend' bello. (Mi par d'avere osservato che i poeti sanno tirare le pagine pi
in cute: Linati sa

intime e sentite dalle patrie loro, specie dalle campagne e tanto pi belle e amorose quanto pi
le

non

caunpagne sembrano stremate e incolori a chi c' nato e non ci viv^, quasi la passione si
si

facesse pi tenera e gelosa in ragione dell'apparente povert:


tenti

rileggano,

ad esempio,

le

po-

pagine di Pguy sul banale suo contado orLinati in


si

leainese).

Quando
nali

cima

a' suoi

monti inver-

stendono sotto gli prati e i boschi dove per la prima volta s' scoperto uomo e poeta allora si sente a casa sua e riesce ad essere pi spontaneo e vivo
e
gli
filiali
i

occhi attenti e

laghi,

di

quando

si

svaga nelle terre straniere e negli

anfiteatri delle affrescature mitologiche,

54

Linati ,
didascalico.

come

Non

suo conterraneo Parini, un ha quasi mai le avventatezze


il

sbalestrate del lirico volante e

e di rado racconta, e quasi

non
scrive.

cos sciolto

quando racconta, sempre di s stesso, e despressivo come quando de-

Anche
essere

in Duccio da Bont, che pure vorrebbe un romanzo, si godono meglio le nature


le

morte e
stile

vedute e piace pi che altro un'acerspesso,

bezza di parole e d'immagini che arriva fino allo

stile,

un po'

stentato e ostentato,

ma
i

tutto suo.

Linati
cinesi,

un

paesista. Paesista fantastico,

come

precisi.

ma sempre sorretto da elementi reali e E le pi sicure bellezze si trovano nei


nelle
l

particolari,

immagini e nelle parole che


per colorire e definire in vista

sembran messe
il

d'un effetto finale pi grande.


totale

Ma

precisamente

che manca: non c'


lirica

sintesi,

non

c'

organizzazione

interna che faccia fruttare


li

quei dettagli bellissimi e


gerarchici
le

rimetta nei loro posti

di

scalini

generatori d'unit.
i

Perci
parti-

cose pi brevi son le pi belle perch

colari, sintesi

essendo pochi,

si

giustificano meglio e la

vien da s, non essendoci possibilit di

sviamenti ornativi e di variazioni.

per questo
le

ho
e,

citato quelle

due prose che sono


le
si

pi corte
il

a parer mio, fra


rileggendolo

pi belle di tutto

libro.

Ma

trovano qua e l espressioni


<(

d'una lucidit preziosa ed elegante.


55

Gasine col

noce sul fianco, contornate da pergolati d'uve e raggruppate intorno a un'aia candida: torrentelli
segnati

da una sinuosa linea

di pioppi, bassure

paludose dove una pennellata di prato ride tra


l'opaco delle roveri
:

fornaci che drizzano le ca-

miniere in mezzo a boschine di betule o stendono


i

lunghi

tetti

rosseggianti presso la cava di gale-

stro cretoso:

penne argentee

di convogli in corsa

verso piccole stazioni rallegrate da aiuole di zinnie e balsamine


:

polverosi stradoni dove

il

canto

de' barrocciai intramezzato dal crepitare delle

motociclette che,

di

lass,

pare lo sbattito di

un cuore malato che corra alla morte: e infine l'odore che si leva da queste distese, odore di
cEimpo di pietra e brughiera, odor grande di volte son tratti celeri: sotto Lombardia.

quel ciel torbo di giugno, vaniva in grandi oscilleimenti e bubbolii, su per l'acqua verde, di vetro
;

((

le turchine

penombre

della sera

sas-

saie, roccie strapiombanti,

diroccamenti e lavine
s

e sole e grondature d'ombre, folte


vinate, dentro quell'ocra focosa

da parer
il
;

corno
altri

lunare verdeggi,

astro

di

speranza
))

subito

una crepa guizz nel suo vetro


che
g'

e molti

intendenti troveranno facilmente soffer-

mandosi di pagina in pagina.. Ma son tratti, cio momenti; ornamenti. Come nell'architettura barocca (altro richiamo secentesco) le parti, anche
piccole, son pi belle dell'insieme. chitettura era,

Ma

quell'ar-

quasi sempre, davvero architet56

tura: qui

manca, invece,
i

la corporatura

organica

che metta in valore


spartito verbale.

cartigli e g' intagli dello

Ma, contentandoci
quanto

di quelle sal-

tuarie bellezze,

fine serenit e

quale

si-

gnorile perfezione!... Si scorda l'odor di antico

e la rigidezza parca che urtano troppo spesso in

questo scrittore, e

ci

s'abbandona
cos puri.
di

soddisfatti in

questa vita raccolta e tuttavia intensa e in questi


orizzonti circoscritti
I

ma

punti pi

riusciti

Linati

possono stare

accanto

ai paesi

meglio

visti

resi di

Manzoni,

alle pi delicate allucinazioni di

Carlo Dossi. Son


lo stesso gusto

dello stesso tono e colore e

danno

di compostezza leggiadra e pulita che riesce a

creare, a forza d'ostinazioni e sovrapposizioni,

un

mondo
lice,

vasto e dolente di decente dolore.

Carlo Linati promette un'i4rte d'essere infe-

ma

non s'accorge

di averla,

con

l'arte

sua

stessa, gi scritta.

57

giovarmi IBocke

^^^

Alla

sottile schiera degli italiani

che pensano

non ho bisogno davvero di ricordare chi fosse Giovanni Locke, ma ho bisogno di ricordare ci che Giovanni Locke non stato. Il proponente della commemorazione, facendo
lo stato di

servizio ideologico del pensatore di

Wrington, ha trovato

modo

di affermare che

il

Locke d'accordo, a occhio e croce, col presente, col progresso e con noi. Non mi pare che il Locke sia cos moderno e nostro come egli pensa e dice. Se i centenari hanno da servire principalmente a ravvivare le
virt

e le idee che ci son care, l'autore dei Thoughts on education non fa al caso nostro. meno, intendiamoci, che non si stimino ca-

(1)

proposito di una solenne

commemorazione

italiana di

G. Locke minacciata da un certo Radica nell'Idea Liberale.

(8

ratteri

essenziali del nostro

tempo

la passivit,

la vigliaccheria, la timidezza, la povert e ristret-

tezza di spirito; a

meno che non

si

credano

il

senso

comune

e l'istinto della miseria ispiratori

e generatori della nostra scienza e della nostra


filosofia.

menti che

Perch questi precisamente sono gli insegnasi posson ricavare dalle opere di Gioi

vanni Locke, e sono, credo,


cogli spiriti

pi in contrasto

del pensiero moderno.


l'idea centrale,

Qual'

infatti

basale,
?

fonda-

mentale

della
si

gnoseologia

lockiana

Questa

che

tutto

riduce alla sensazione, che lo spirito

un ricettacolo passivo di tutte le impressioni

che vengono dall'esterno. Per questo principio il Locke ha combattute le idee innate ed ha respinto il razionalismo di Leibniz. E combattendo la tradizione cartesiana ebbe ragione, ma non ragione quando all'incomprensibile inneit volle
sostituire un' altrettanto
vit.

incomprensibilie passifin dalla nascita le

Che

lo spirito

contenga

verit necessarie e

che

lo spirito

senza nessuna

sua spontaneit e
Leibniz,

attivit

riceva le sensazioni

sono due affermaizioni egualmente assurde. Fra


il

quale ammette la potenza virtuale delil

l'anima, e

sentimento del filosofo delle monadi,

Kant che matura coWapriori il preil Locke fa la figura di un uomo che sa evitare uno scoglio ma non sa dirigere la nave al porto. Fra l'attivit
potenziale dei cartesiani e l'attivit virtuale dei
59

kantiani,

il

Locke

vi

la soluzione dell'anfibio

eunuco:

la immobilit.
si

Ora

se c' qualcosa che

tutto lo spirito della filosofia

opponga di pi a moderna da Kant

in gi e della

proprio questa.
tutto

modernissima dal Boutroux in qua, Il principio che trionfa dapperil

quello dell'attivit dello spirito, cio

principio che lo spirito qualcosa che forma, fa,


crea,

modifica, e invece di essere lo specchio

demiurgo delle cose. Dall' attivt sintetica che il Kant attribu alla coscienza, alla volont che lo Schopenhauer, il
inerte del

mondo

il

Wimdt, il Deussen, il Paulsen, il Nietzche hanno messo a fondamento del tutto; dall'idea di scelta, che col James e i suoi precursori emuli e seguaci ha rinnovato la psicologia, alla scoperta fatta dal PoincEir, dal Mach, dall'Hertz, dal Michaud che
la scienza stessa, la scienza reputata obbiettiva e

universale,
della

opera personale e convenzionale


attiva, tutto
il

mente

pensiero

moderno d
padre Gio-

torto ai sensisti puri e al loro santo

vanni Locke.
Un'appau^enza di
attivit c' offerta invero dalil

l'opera dell'intelletto discorsivo,


il

quale, secondo

Locke, fa colle idee semplici, dategli dalla sensazione e dalla riflessione, le idee complesse. Le
questo intelletto consistono nella
distinzione,

operazioni di

nella composizione (associazione) e


II,

nell'astrazione {Essay, Lib.


60

cap. XII).

L' intelletto, dunque, divide, riunisce o semplifica.

Cio

l'intelletto

non ha nessuno

di quei

caratteri di attivit

sono

attribuiti

dai moderni,

spontanea e creatrice che gli ma semplicemente

una funzione meccanica, che consiste nel separare o nel riunire (perch l'astraizione non in
fondo che separaizione e riunione). Lo
per Locke, pu mescolare in vario
spirito,
le idee

modo

ottenute passivamente dall'esperienza,

ma

non
ele-

aggiunge nulla, non crea, non entra come

mento necessario e trasformatore nell'opera

della

conoscenza. Tant' vero che l'analisi ritrova in


queste idee complesse niente pi delle idee semplici passive.

L'intelletto stato

semplicemente l'involucro

che

le

ha

riunite, la siepe

che

le

ha

disgiunte,

non la fcunma che l'ha fuse per dar Tutte queste idee, nuovo corpo.
((

origine a

un
il

Locke, {Essay, Lib.

II,

cap. XII,

2)

scrive ridusi

cono sempre alle idee semplici che lo spirito ha ricevute da quelle due sorgenti, e che sono i
materiali nei
quali
si

risolvono infine tutte le

composizioni che se ne possono fare. Poich le


idee semplici son tutte tratte dalle cose stesse e
lo spirito

non pu averne
.

altre

che quelle che


parli chiaro.

gli

son suggerite

Mi sembra che

l'onesto

Locke

Se

intendieuno attivit nel senso pureunente mecca-

nico di far cambiare di posizione a certe cose


61

date, limitate, immutabili, allora

il

tigiano dell'attivit, e

non

c' nessuno che

Locke parnon
il

sia partigiano dell'attivit,

a cominciare dai primi


Ayos,
ai dati dei

gnoseologi greci, da Eraclito, per esempio,

quale contrappose
sensi.

il

viis,

il

Ma

se intendiamo l'attivit dello spirito

come

collaborazione efficace del dato interno e del dato


esterno,

come

modificazione, deformazione, scel-

ta dei dati intuitivi,

come una potenza

creatrice,

demiurgica e legislatrice delle cose e delle conoscenze,


sti i

come

la necessit alla

quale son sottopo-

dati immediati, siano essi interni

od

esterni,

di esser posti in certe

forme, in certi quadri, in

vista delle convenzioni scientifiche e dell'azione

pratica, se noi intendiamo, cio, l'attivit

l'intende

V apriorismo kantiano,
il

il

come prammatismo

di Peirce e di Jzunes,

contingentismo di Bou-

roux, di Poincar e di Milhaud,


scientifico di

Veconomismo
al-

Helmholtz, di Hertz, di Mach, di


l'attivit

Ostwald, Vumanismo di Schiller e di Singer,


lora

Locke contro

non

si

pu trovare

in tutte le

sue opere una frase che vada d'accordo

colle

tendenze pi recenti.

L'intelletto

non

significa attivit dello spirito.


i

Inteso in questo senso tutti


filosofi

filosofi

sarebbero

dell'attivit e

gli

ultimi

non avrebbero
non
creare.

portato assolutEimente niente di nuovo. Ordinare

non

eincora agire; mettere a posto


i

C' fra Locke e

moderni
62

la differenza

che in

il filosi fa tra miscela e combinazione Wrington fu un farmacista che conosceva soltanto le mescolanze empiriche, i filosofi moderni son chimici che conoscono le combinazioni

chimica

sofo di

pi sorprendenti e le sintesi pi inaspettate.


Egli
ci

non ha capito

l'attivit

giacche per agire


il

vuol risoluzione e coraggio, ed egli invece

prototipo dell'uomo timido.

La sua grande

pre-

occupazione qual'

Quella forse di contrap-

porre qualche nuovo sistema del

mondo, qualche
lui

nuova rivelazione

delle cose

a quelle a
?

prosidea.

sime di Spinoza o di Leibniz


Egli vuol cercare soltanto fin

Neppur per

dove si pu conoscere, e come si pu conoscere; dove si pu andare e dove non si pu andare. E' un fabbriCihte di cancelli e un negozieinte di serrature.
((

Ce

sont nos limites qu'il cherche


il

Taine il les recontre vite et ne s'en afflige gure. Enfermons-nous dans notre petit domaine et travaillons-y diligentement (1). E codesta potr essere una buona dottrina da
giustamente

osserva

gentiluomo di campagna inglese,

ma non

certo

degna del nome


Il

di filosofia.

il chiudersi, l'arrestarsi sono atti da vigliacchi, ed difficile trovare chi pi del Locke esiti e dubiti e sia incerto e abbia, come

restringersi,

(1)

Hiat.

de

la

Littrature anglaise

Paris,

1899

10,

III.

310.

63

dice ancora

il

Taine,

((

des commencements
il

cl*o-

pinions que tour tour

avance

et retire (2).

La sua

filosofia,

insomma, quella del povero


si

diavolo che non ha coraggio d'andare avanti e

guarda da ogni parte pieno di timore.


meravigliamo
il

E non
.

ci

se,

proprio a proposito del Locke,

Leibnitz parl di

pauperrina philosophia
il

Ma, appunto, dicono,


vorrei sapere
fuori

merito del Locke di


alla

starsene attaccato alla realt,

natura.

Ma

una buona

volta cos' che sia al di

della realt e della natura.


il

prende
realt,

tutto, e irreale
i

Realt comun semplice abuso di

linguaggio. Tutti

filosofi

stanno per forza nella

ma

la differenza tra loro

comincia quando
tutti

scelgono la parte di realt che vogliono mettere

a fondamento di
sensisti,

tutto.

Il

Locke, come

ha preso come

realt tipo ci ch' sen-

sibile, tangibile, visibile,

ma

nessuno

ci

assicura

che quella sia la realt unica. Anche l'idea di


Hegel, in fondo, reale; anche la volont degli
schopenhaueriani nella natura. Tutto sta nel
dire quale ordine di realt
si

piglia

come

tipo

Locke ha scelta quella che pi facilmente appresa e compresa dal volgo, sia dotto che indotto, e perci ha soddisfatto
della realt unica.
Il

molta gente.

Ma

EUiche in questo stato medio-

(2)

Idem., ibid.

64

ere filosofo, perch la filosofia qualcosa

che per

sua natura non pu fermarsi al

mondo

dell'intui-

zione, altrimenti sarebbe perfettamente inutile


si

ridurrebbe ad una nomenclatura qualunque.

Quando
mente
corpi,
istinti,

ci

si

accosta veramente e profonda-

alla realt,

non
di

si

trovano le qualit dei

ma

si

arriva a quell'io sotterraneo, fatto di

di creazione,
il

sogno che

il

James,

il

Bergson,
tempi.

Myers hanno

rivelato in questi ultimi

Perci non saprei proprio in che cosa

il

Locke
fitte

cos pedante ed esitante possa sessere d'accordo

con

noi.

Dopo

aver ricoperto lo spirito della

rete delle classificazioni, gli

mancato

il

soffio

per

animarlo; dopo aver


l'anima, dice che

ammesso
se

l'immortalit deldir nulla;

non

ne pu

dopo

aver accettata l'esistenza d'Iddio afferma che non


si

pu niente asserire sulle sue qualit. E* l'uomo insomma, che d e ritira, che subisce e dubita, che infine non dice nulla.

giacche molti insistono sull'individualismo,


il

sar bene ricordcU-e che

Locke, per quanto noter-

minalista accanito (non per nulla era compatriotta


di

Ocpam), negatore cio della specie e dei

mini generali ,non per individualista, perch il suo nominalismo cos radicale, che, contrariamente a quello scolastico, nega perfin l'individuo. Infatti
tutti

non

solo le specie cambiano,

ma

gli

aggregati,

anche

gli

individui,

quali

sono momenti effimeri nel seno dell'universale e


65
5

perpetuo cambiamento. Egli, che non sentiva


attivit dello spirito,

la

non poteva

sentire

neppure

l'unit dell'individuo.

* * *

Ne

il

Locke se

la

caverebbe meglio, se
si

la-

sciando la teoria della conoscenza,

volessero

esaminare partitamente

le

sue idee religiose o

propriamente metafisiche.

Locke abbia messo in circolazione quella non era pi religione e che non arrivava ad esser filosofia e di cui si compiacquero quei faciloni degli enciclopedisti,
il

Che

ibrida dottrina deista, che

dondolanti tra le astrazioni vuote e le lacrime artificiali,

me non

importa proprio nulla.


Loche.

Non mi
E' una

dice niente sulla genialit del

prova delle sue sopravvivenze


della sua sagacia idealista.

spiritualiste,

non
e

E
mare

che
la

egli sia stato

nemico della metafisica

un uomo non fa

di

buon senso

altro

che confer-

mia sentenza
il

di esilio dalla filosofia, pro-

il buon senso e la sempre contrasto; la filosofia pu prendere il senso comune per fine, ma non lo prende mai per mezzo. E quanto alla metafi-

nunciata contro
filosofia

Locke. Tra

c' stato

sica sarebbe ora di capire che la filosofia o

metafisica o

Anche

il

non esiste. Locke ha fatto un po'


66

di metafisica,

ne fanno. In generale quelli che non voglion saperne di metafsica son quelli precisamente che fanno la peganche
i

positivisti

ne hanno

fatto e

giore metafsica del


prio
Il
((

mondo. E

tra questi c' pro-

il

Locke.
intendiamoci
bene,

quale,

l'unico e vero precursore del

non affatto Kant , come di-

cono tanti. Il Kant fatto con Leibniz Hume, Keplero e Newton, pi, s'intende, il Kant stesso e, per la parte morale, il Rousseau. Il Locke non c'entra che in quanto lontano preparatore di Hume. Ma quale abisso fra i due
pensatori,
tra

l'autore del Saggio

sulV intendi-

mento e
dare
i

l'autore della
:

figli

il

Ragion Pura! Basta guarprimo gener Condillac, il secondo

Fichte.
I

veri meriti di

Locke sono due:


si

l'eseime degli

strumenti del pensiero e la critica del linguaggio.

Ma

questi meriti

riducono, insomma, all'odio

del generale, dell'universale, e se io riconosco la


utilit di

quest'odio in quanto critico e

uomo

vire:

vente, pure

debbo confessare che

si

oppone

cisamente a quello eh ' forzatamente la


la scienza dei concetti

filosofa

e dell'universale. Se Locke

stato filosofo, dunque,


antifilosof ia
II
;

ha

fatto la filosofa del-

stato

il

suicida della filosofia.

Locke, ha detto

Edmund

Gosse, la perso-

nificazione del senso

indubbiamente

comune. Il senso comune una bellissima cosa, ma non ha


67

davvero bisogno di centenarii, perch vien cele-

brato ogni
i

momento. Lasciamo che


del

gli

Inglesi,

quali son costretti a ci dal dovere patriottico,


l'autore

ricordino

Saggio sulV intendimento

umano. Essi, che son molto pi pratici di noi, o non faranno commemorazioni, o faranno tutt'al pi un'altra edizione economica delle opere sue. Ma noialtri, in quanto spiriti moderni e in quanto italiani, non abbiamo nessun bisogno di fare un centenario di pi. Se proprio vogliamo magnificare l'esperienza torniamo ancora una volta a Leonardo e a Galileo. Quanto a sensisti, ne abbiamo uno fra noi, vivo e celebre: Roberto Ardig. Mi sembra che
basti
(I).

(I)

Debbo

avvertire qui, se a qualcuno


il

pu importare, che

scrivendo oggi non tratterei cos male

gran filosofo inglese,

per quanto riconosca ancor giuste, data una certa idea della
filosofia,

molte osservazioni qui

fatte.

68

iorgio Berkeley

\.

Giorgio Berkeley apparteneva a quella razza


di

uomini che non vogliono o non sanno decidersi tra la contemplazione e l'azione. Sono innamorati delle idee,

ma

vorrebbero vederle trion-

fare subito nella vita quotidiana e prender figura


di cose; vogliono agire sugli

uomini e

trasfor-

mare

il

mondo, ma

rola e sul

contando soltanto sulla papensiero. Provano anche il piacere del

pensare per pensare e la gioia della scoperta in-

poco se ne stancano perch non si sentono pienamente soddisfatti dalla meditazione solitaria. Vogliono far del bene agli uomini e immischiarsi negli affari della societ a cui appartengono, ma non sanno decidersi a satellettuale,

ma dopo un

crificare la verit all'abilit, le


alle necessit della vita

cose dello spirito

comune, e se riescono a

sedurre

gli

uomini col loro entusiasmo finiscono

coir esser vittime delle loro ingenuit di intellet69

tuali.

Cos avviene che

le loro

speculazioni sono

turbate dalle finalit pratiche, e

non vanno pi

presso al

fondo perch tenute negli argini delle


;

convenienze morali o dei dogmi e dall'altra parte


la loro

azione viene intralciata e rallentata dai

loro pregiudizi ideologici e dall'elemento para-

dossale che porta con se ogni pensatore che non


si

contenti di ripetere le idee altrui.

Restano cos amezz'aria


cetti generali

tra la ricerca dei con-

il

maneggio

delle cose particolari,

tra la caverna del filosofo e la bigoncia del predicatore; troppo teorici per suscitare un vero e proprio movimento religioso e sociale; troppo

oratori per esser presi

molto

sul serio dai profes-

sionisti della scienza e della metafisica;

un po'

disprezzati dai dotti e un po' compatiti dal popolo.

Amano

zioni e qualche volta di opinioni.


dilettanti

molte cose, cambiano spesso di occupaNon che siamo

Prendono anzi molto sul serio quello che stanno facendo; ma sono uomini vivaci e multiformi che non possono rintanarsi in
tutt'altro.

un guscio quaranta o cinquanta anni


Fra loro
s'

di seguito. di

incontrano

gli

scopritori

quegli

spunti originali che poi vengono


cati dai pedanti

svolti e
si

compli-

mastodonti che non

decidono

a sposare

le

idee che
;

hanno meno
i

di

quaranta o
d'idee, gli

cinquant'anni

si

trovano

gli agitatori

scuotitori di uomini,

propagandisti aristocratici

che formano una sfera intermedia tra i metafisici schizzinosi, nemici dichiarati della chiarezza e
70

dell'utilit della

moltitudine e

grandi apostoli

semplici, veramente popolari, intuitivi, che

vono

la citt

muocome per incantcmento e traggono


libri.

le loro

parole dcd cuore e non dai

di uomini non stata ancora debene ne studiata con pazienza, ma pi numerosa che non si creda. I tipi assoluti e puri del filosofo, dell'artista, del pratico, sono rarissimi sorvegliando davvicino i pratici c' da tro-

Questa classe

scritta

vare fra loro


tra
i

gli utopisti, tra

filosofi gli

empirici,

poeti gli affaristi.


fin

Tutto ci che ho detto

qui corrisjDonde

quasi esattamente a Berkeley. Se in lui grattate


il

filosofo ci trovate l'apostolo cristiano

se grat-

tate

l'uomo religioso
il

ci

trovate

il

moralista civile;

se grattate
tico e

predicatore incontrate l'uomo pral'artista,

accanto all'uomo pratico


vero Berkeley,

e dopo
sicu-

tutte queste grattature

non saprete
il

dire

con

rezza quale sia

il

Berkeley fon-

damentale e irriducibile. 11 primo periodo della sua vita (1 685-1 713) tutto dedicato al sapere e
sopratutto alla filosofia. E'
il

tempo

in cui si fa

grande onore
cui studia le

al Trinity

College di Dublino, in
la

matematiche e pubblica

sua Aritcoi suoi

metica, e in cui discute di filosofia naturale, di


Desartes, di Locke, di Spinoza, di
uiiici

Newton

e in

una specie
altri

di

accademia

filosofica

da
il

lui

fondata con

giovani.

Ma

sopratutto

tempo

in cui egli traccia nel


frettolosi,

Commonplace Boo\,

con appnnti

esclamazioni trionfanti ed
71

accenni misteriosi,

sua

nuovo principio, la il suo grande scoperta cio quella sua teoria della inesistenza della materia che doveva essere, insieme colla evangelizzazione dei selvaggi di America e coli' acqua di catreime, una delle tre importanti idee fsse della sua vita. Il Saggio
((

sulla visione (1709), in cui

il

nuovo principio

applicato

un po' timideunente alle sensazioni della vista, di quegli anni, e ad esso seguirono rapidgimente i Principii della Conoscenza umana (1710), nei quali l'inconcepibilit di una sostanza
materiale dimostrata e difesa fino alla
e
seiziet,
i Tre Dialoghi tra Hylas e Filonous (1713), che sono il manifesto galante dell'immaterialismo, il quale vien messo quasi a portata delle

dame

e vien presentato

come

il

miglior preser-

vativo filosofico contro la peste dello scetticismo

e dell'irreligione.

Nel 1713, col viaggio di Berkeley a Londra, comincia il suo periodo di vita mondeina ed errante. 11 giovane irlandese fa delle conoscenze,
diventa amico di Sw^ift, vien presentato a corte,

continua nel Guardian di Steele la sua campagna contro i liberi pensatori, e ad un tratto parte per
la Sicilia al seguito del conte di

Peterborough.

L'anno dopo Berkeley era gi di ritorno a Londra, ma ne ripart quasi subito per accompagnare
vescovo Ashe in Francia e in Italia. Questo secondo viaggio dur cinque anni. Berkeley si ferm un po' a Parigi, dove, come pare,
il

figlio del

72

conobbe Malebranche, e

poi, attraversate
Italia,

il

pri-

mo gennaio
tutta,

le

Alpi, scese in

e la gir quasi

fermandosi sopratutto a Firenze, a

Roma

e a Napoli.
si

leggere

il

suo giornale di viaggio

scopre che Berkeley s'interessava molto di ar-

cheologia e di pittura moderna, e che recitava a

dovere la sua parte di ajo touriste andando a


vedere
le
i

palazzi, le chiese, le collezioni private e

rovine dei

monumenti

antichi. Egli fece

che pochissimi facevano e fsinno percorse cio, a piccole tappe, gran parte dell'Italia meridionale fermandosi nei conventi e occupandosi
ci
dell'agricoltura, dell'odinamento del

anche

paese e so-

famosa questione del ballo della tarantola. Nel 1720 si mosse per tornare a Londra ma si ferm per strada, a Lione, a scrivere una memoria sul Moto, per prender parte, pare, a un concorso indetto dall'Accademia delle Scienpatutto della

ze di Parigi.
Il

suo ritorno in Inghilterra segna


Egli trov
prodotti

il

principio

di

imo nuovo periodo


ai

della sua vita, quello dello


il

apostolato pratico.

suo paese in
catastrofe

preda

turbamenti

dalla

Mare del Sud, e pubun opuscolo per reimmentare ai suoi concittadini che soltanto un rinnovEucnento morale potrebbe salvare l'Inghilterra da maggiori diseistri. Ma egli riteneva Rousseau in anticipo che r Europa fosse ormai troppo corrotta e che il male fosse gi troppo incancrenito
finanziaria della Societ del blic quasi subito

73

per poter essere estirpato a forza di prediche e di

Era meglio, pensava, dedicarsi piuttodove gi gli inglesi avevamo fondato colonie e citt e dove era possibile forse instaursire una nuova civilt, pi pura e cristiana di quella del vecchio mondo, giovandosi anche degli indigeni che si potrebbero, con un po' di buona volont e con molti denari, convertire e istruire. Cos germin nella testa di Berkeley la idea un po' evangelica, un po' rousseauiana e un po' utopistica, di fondare nelle isole Bermude una specie di Universit per creare dei giovami
opuscoli.
sto air America,

pastori indiani.

L'entusiasmo di Berkeley e
inutili.

la

simpatia ch'egli sapeva inspirare con la sua tranquilla

fiducia

non furono
;

Molti grandi
si

signori

promisero denari
lui
;

molta gente

pre-

par a partir con

1'

opinione pubblica fu
il

ben disposta;
il

il

Parleimento approv

progetto;

Re

concesse una carta alla futura Universit e

il

ministro Horace Walpole, dapprima contrario,

fu costretto per la pressione del Parlamento, della

opinione pubblica, della Corte e degli amici di


Berkeley, a promettere ventimila sterline. Senza
aspettare che questi denari
gnati,
gli

venissero conse-

cominci
ci

preparativi della partenza; e

fra questi

fu

anche

il

suo matrimonio con

Anna
1

una mezza mistica, lettrice di Fnelon e di M.me Guyon. Ai primi di settembre 728 part da Greenwich con la moglie e del alcuni compagni (fra i quali il pittore Smibert) e
Forster,
74

nel gennaio del


alle isole di

Island,

729 giunse in America, ma non Bermude, bens a Newport, in Rhode dove aspett due anni i denari che non
1

venivan mai, lesse molti

filosofi antichi, s'

inna-

mor

di Platone, fece dei proseliti dell'immate-

rialismo nel clero americano, fond

una piccola

societ filosofica e scrisse la sua opera pi volu-

minosa, cio VAlcijrone o il Ulosofino. Alla fine del 1731, consigliato dagli amici, se

ne torn

in Inghilterra, e pubblic subito VAlci-

jrone e una difesa della Teoria della Visione. Si


accapigli per qualche

tempo

coi liberi pensatori

e coi matematici e pubblic nuove edizioni delle

prime sue opere


punti
il

filosofiche,
Il

modificando in

certi

suo pensiero.

soggiorno a

Rhode

Island

due l'attivit filosofica di Berkeley: nella sua prima giovinezza fu positivista e fenodivide in

menista, schivo di metafisicumi; nella vecchiaia,


sotto l'influenza del platonismo, pose in

seconda

linea la psicologia,

si

giov pi della dialettica

la

che dell'appello all'esperienza e, senza cambiare sua tesi, cio la spiritualit del mondo, da emNel 1734 comincia
periodo episcopale della
il

pirica la fece diventar metafisica.


il

vita di Berkeley, e d'allora in poi

suo

nome

sempre accompagnato dalla qualifica di vescovo di Cloyne. In quel tempo fu molto occupato, dagli affari della sua diocesi, dove i cattolici eran numerosi, e si appassion molto alla questione irfu

landese, continuando sempre. la sua lotta inces75

sante contro la miscredenza. Nel 1740 Tlrlancla


fu desolata dalla carestia e dalla pestilenza,

un rimedio che aveva imparato in America: l'acqua di catreime. Le prime cure riuscirono, e allora Berkeley si mont la teBerkeley
si

ricord di

cominci a credere di aver scoperto la panacea universale. Il suo amico dottor Prior fece molta reclame al nuovo medicamento che ben presto divenne di moda, e Bedkeley scrisse, preso
sta e
dall'

entusiasmo,
la Siris,

uno dei pi

curiosi

libri

del
trat-

mondo,
tato di

che comincia coll'essere un


si

farmacopea, poi diventa un libro di metrasforma in

dicina, poi di fsica, e finalmente

ima

sintesi trascendentale del pensiero neo-pla-

tonico e della rivelazione cristiana. Berkeley, che

non era diventato celebre


e
il

coli

immaterialismo,

divent subito popolare coli 'acqua di catrame,

suo spiritualismo penetr dappertutto, in Insullo

ghilterra e fuori, colla scusa di

spiegazioni

specifico
i

di

accompagnare le moda. Non per


sua vita

questo egli dimentic

suoi doveri di vescovo e

di cittadino, e negli ultimi anni della scrisse

ancora alcuni opuscoli

diretti ai cattolici

e quelle
il

Massime
la
il

sul Patriottismo
civile.
si

che son quasi

suo testamento

Nel 1751
disgrazie, e

sua salute

guast, vennero le

povero Berkeley volle accompaGiorgio a Oxford Lasci dunque

gnare suo

figlio

Cloyne nel 1752,

ma

pot goder poco della dotta


il

citt universitaria,

perch
76

20 gennaio

753 mor

idi

paralisi generale in
tutti quelli

mezzo

al

compianto
si

sin-

cero di

che l'aveveino conosciuto.


fanno amare,

Egli era di quegli uomini che e se


il

valore delle sue dottrine fu riconosciuto

sopratutto
rali

dopo

la

sua morte,

le

sue qualit mo-

furono apprezzate anche durante la sua vita.


egli fu
il

Per l'Inghilterra del secolo XVIII

mocitta-

dello dell'ecclesiastico attivo, colto,

buon
si

dino, generoso, pieno di iniziative e di ardore

per

il

bene e per

la religione, e

a cui

potevan

perci perdonare le bizzarre scappate filosofiche.

II.

Chi vede dunque in Berkeley non


filosofo,

altro

che

il

mostra di conoscerlo soltanto di

vista.

Giorgio Berkeley fu anche filosofo,


botanico
(1),

ma

quelli

come anche anche matematico e anche poeta; che Io conoscono sanno bene che l'af-

fare centrale della sua vita

non fu ne la tranquilla contemplazione dei concetti, ne la spassionata ricerca del vero. Questo mi preme di stabilir subito perch altrimenti non si capisce neppure la
sua
filosofia.

(1)

Quando

fu in Sicilia raccolse

materiali per

una

storia

natarae dell'isola

ma

perdette

il

manoscritto nella traversata,

insieme,

forse,

alla

continuazione dei Principi.

77

Cosa m'importa se
fuori d'Inghilterra

il

ha

Berkeley
il

specialmente

suo domicilio legale

soltanto nei volumacci di storia della filosofia dove una secolare consuetudine gli riserva una buona sedia tra la poltrona di Locke e lo sgabello
di

Hume ? Che

vuol dire s' rimasta di

lui,

nel

volgo degli studiosi, soltanto la fama d'fmmaferialista

e la famosa equazione esse est percipi

Non

questa davvero

una buona ragione per


il

cre-

dere che Berkeley non abbia fatto in tutta la sua


vita altro role

che

l'ispettore e

saggiatore delle pa-

usano pi spesso nella teoria della conoscenza, e che la sua maggior cura sia stata proprio quella di far prevalere una pi profonda deche
si

finizione della parola esistere, e perci di sbaraz-

zare

il

pensiero della vecchissima fede in una so-

stanza esterna, indipendente e materiale.

sofi tipi

Se confrontate la sua vita con quella 'dei filobisogna ricorrere, naturalmente, al sovedrete che in lito Spinoza o al solito Kant

costoro, al di fuori della vita speculativa,


,^

non

c'

che la vita ordinaria la vita di tutti gli uomini, che consiste, come ognun sa, nel mangiare e nel procurarsi i mezzi per mangiare, sia colla pulitura delle lenti, sia coli 'insegnamento della geografia fisica e

con

altri

mestieri. In Giorgio Ber-

keley, invece, noi troviamo che l'attivit filosofica

non che una parte

dominante Perch bisogna sapere ch'egli non era soltanto


78

e una parte non sempre

di un'attivit spirituale pi larga.

un

prete, oltre

che un

filosofo,

ma

bens un vero

e ardente apostolo del

cristianesimo^

un multi-

forme propagandista della morale e dei dogmi del cristianesimo. Dai Principles of Human Knowledge (1710) alle Maxims concerning Patriotism (1750) egli lavor di buon animo, quarant'anni di
fila,

per far diventare

gli inglesi

pi

onesti e pi credenti.

Chiunque conosce
la

tutte le

opere di Berkeley,

sa che egli riteneva la difesa della religione

come

cosa pi importante, e che la sua

vita, infatti,
gli

fu

una battaglia permanente contro


i

scettici,

gli atei,

miscredenti,

nihilarians,
gli

minute phii

losophers,

libertins,

esprits

forts,

mens

of jasion, contro tutti coloro che offendevano e

minacciavano in un

modo

o in un altro, col ra-

gionamento o col

sorriso, colla fisica

o cogli apo-

loghi la credenza in Dio, la spiritualit del

mondo
giovine

e la morale cristiana. / Principi della conoscenza

umana
filosofo

(1710) furono scritti

come

il

stesso avvertiva sul frontispzio


((

per

smuovere le basi dell'ateismo e dell'irreligione l'opuscolo suW obbedienza passiva (1712) non che lo svolgimento del principio evange;

lico della nostra resistenza al potere

Tre Dialoghi
lo

tra

supremo r i Hylas e Filonous (1713) hanno

scopo di dimostrare la natura incorporea dell'anima e la provvidenza d'Iddio contro gli scete
gli

tici

atei;

saggi del Guardian (1713) son

quasi

tutti rivolti

contro

Freethinkers ;

il

saggio

79

per prevenire

la

rovina della Gran Bretagna (1721)

fu scritto per ricordare agli inglesi, allora turbati

da

catastrofi finanziarie,

che una societ

?on

pu

essere sana e solida se

non

sobria, pura e reli-

giosa; la proposta per sovvenir meglio le chiese


nelle nostre piantagioni straniere (1725) la pub-

blica esposizione del

famoso progetto

di

Berkeley

per creare una specie di Universit alle Bermude per convertire


i

selvaggi americani al Cristianeil

simo;

sette dialoghi di Alcijrone e

iilosofinc

(1732) sono una completa e sistematica apologia del Cristianesimo dal punto di vista filosofico e

da quello morale; V Analista

(1734)

una

critica

del calcolo infinitesimale, inventato e diffuso in

quegli anni, per far vedere che nella matematica

c'erano dei misteri

come

nella fede, e che per

conseguenza non valeva niente uno dei pi celebri argomenti dei reizonalisti contro le religione cristiana;
religione del
il

Discorso ai Magistrati (1738)


ir-

tutto uno sfogo contro l'enorme licenza e Va

tempo;

la Siris (1744) per

quanto

consacrata sopratutto alle celebrazione dell'acqua


di catrame, finisce

con una parte

metafisico-reli-

giosa in cui viene ripresa

una

delle tesi care alla


filosofia

Rinascenza

:la

mirabile concordia tra la

di Platone e la rivelazione cristiana.

Questa enu-

merazione potrebbe continuare ,ma comprende


di gi tutte le opere importanti di Berkeley, e di
tutte

quante

la

guerra contro l'irreligione


il

se

non sempre

la materia,

movente.

80

Berkeley, lin ra

ruomo che
si

sta alla fanesti'a


il

a guardare quel che succede nel mondo, o


cercator di sapere

puro

che

rinchiude in esonera col

suo pensiero e i grandi morti. Era un uomo pratico che serviva di mezzi teoretici. Come prete
credeva nel Cristianesimo, e

come uomo

pratico

vedeva che la morale era foggiata sul Cristianesimo e che una morale religiosa necessaria a ogni societ che non voglia finir male. Perci
considerava

come

suoi nemici personali tutti co-

loro che insidiavano la fede vale a dire, indiret-

tamente, la morale del popolo e la prosperit


della nazione. Gli atei, per lui,

non erano

soltanto

pensatori poco profondi, filosofucci,


tutto

ma

sopra-

nemici dell'umanit, traditori della patria.


pastore di anime e

Come
che
il

come

cittadino, sent

suo primo dovere era quello di punzece combatterli tutta la vita, e

chiarli, di osteggiarli

cos fece.

Fra

denti c'
loro
il

i mezzi di cui si servono i miscreanche filosofa ed egli volle toglier


:

terreno di sotto pur con

con

rimane ben stabilito che questa filosofia, la quale per la maggior parte degli storici tutto Berkeley, non che un episodio del suo Glauhek.ampj
;

V immaterialismo

una mina

filosofica

ma

III.

Chi esaminasse severamente


tali

le attitudini

men6

del Berkeley, concluderebbe, del resto, che


81

egli

non avrebbe mai potuto essere vero e puro

anche se avesse voluto. Infatti, lasciando da parte i presupposti dogmatici e le finalit


filosofo,

morali a cui ho accennato, egli era dominato da

preoccupazioni che son considerate abitualmente

come nemiche

della

speculazione

concettuale.

Non

solo riconosceva di esser incline ad

amo-

reggiare con tutto ci che sapesse di novit e di

paradosso,

ma

era nemico giurato di tutto quel


intel-

che non era chiaro, preciso, perfettamente


ligibile

e concepibile da chiunque, facile, svelto

e d'accordo con quel famoso senso


stato

sempre

il

dio lare della

comune ch' filosofia del Regno

Unito. In fondo Berkeley, almeno nel primo perio-

do della sua

carriera, si accost alla filosofia

come

un buon
lettore di

positivista, studioso di scienze fisiche e

Loke. Egli voleva affermare solo ci

che effettivamente consta


rola resa tecnica

per adoprare

la pa-

da un contemporaneo

italiano

e la sua negazione della esistenza indipendente


della materia, che vista cos all'ingrosso

pu sempi
era, nella

brare un salto metafisico, precorritore dei


mortali
salti degli idealisti

tedeschi,

non

sua intenzione, che la conseguenza di un esame


pi esatto e positivo della nostra conoscenza, e

una

delle ragioni pi forti per scacciare

da ogni

testa e
fisiche.

da ogni scuola
((

freddi spettri delle meta-

am

for ralativity
82

than any philoso-

pher
per

(1)

diceva

egli,

giovanissimo nel
i

Commonmateriali

place Boo^, dove andava preparando


il
((

na:
sics,

suo libro sui Principi della Conoscenza umaMem. To be eternally banishing Metaphietc, and recalling

men

to

Common

sen-

se

(2).

Inoltre,

da buon inglese e da uomo


la parola
((

pratico,

disprezzava tutto ci che non pu servire agli uo-

mini nel suo dizionario


:

useless
si

equiri-

valeva a una obbiezione a cui non


delle sue teorie derivava,

poteva
Il

spondere, a una condanna definitiva.

valore

secondo

lui,

dalla loro

portata teologica e perci, in definitiva, dalla loro


efficacia sociale e morale.

Come
le

conseguenza

di questa praticit,

odiava

cose lunghe e complicate. Cominci col voler


voler semplificare
il

rendere pi breve e facile l'aritmetica; poi seguit


col
la
filosofia

togliendo di

mezzo
lastica,

mondo
fin

materiale e tutta l'armera sco-

col ridurre e sfrondare l'apologetica

cristiana togliendole le parti troppo speculative

o quelle semplicemente oratorie.

Il

suo programquesto:

ma, mettendosi a
raggiungere
tica e presto.

filosofare, era

insomma

risultati utili

all'umanit con poca fa-

(1) (2)

Wot\s. Ediz. Fraser, pag. 432.


Ediz. Fraser, pag. 455.

83

Un'altra prova dello spirito positivista di Ber-

keley

si

ha

nella sua ragionevole

mana

di critile

care le parole, le quali, secondo

lui,

erano

vere

colpevoli delle confusioni e delle sciocchezze dei


filosofi anteriori (I),

Giorgio Berkeley era anche amico dell'esperienza,

ed stato forse uno dei primi a tentare degli

esperimenti personali di psicologia.

Uno

di questi

per poco
tarlo.

gli

cost la vita e vai la

pena
si

di raccon-

Quando
ad

era giovanissimo

rec, per cu-

ad una impiccagione a Kilkenny, e tornando andava riflettendo alle sensazioni che doveva provare il condannato negli ultimi momenti della vita. Giunto a Dublino pens
riosit,

assistere

che l'unica via per ottenere qualche informazione su ci era di provare lui stesso, e si accord con

un suo amico, un Contar ini,


fiss

di origine veneziana,

per tentare un'esperienza d'impiccagione.


tirato gi e liberato dal laccio

Egli

che ad un dato segnale l'amico l'avrebbe ma appena ebbe il


:

nodo
fare
si

sotto alla gola perdette


il

sensi e

non pot

segnale convenuto. Contarini attendeva e

stupiva della resistenza del giovine filosofo,


il

ma

quindi s'impaur e trasse gi in furia

povero

(1)

Vedi sopratutto Commonplace Book


479.

(ed-

Fraser),

434,

435,

Visione

120.

Principi della ConoMcenza, introd.

Alcifrone, dial. VII. 2.

84

Berkeley. Se avesse tardato ancora qualche momento il mondo avrebbe dovuto aspettare, almeno per qualche tempo, l'immaterialismo (I).

Berkeley contava molto sull'esame interno, fatto


direttamente e senza pregiudizi scolastici, e una
delle originalit del suo

metodo

consiste appunto

nel continuo appello ch'egli fa all'esperienza del


lettore

o meglio ancora nei ripetuti ordini di espein

rienza ch'egli

messo

tutti gli

d ai suoi ascoltatori. Quando ha con quel suo stile agile e chiaro, argomenti che gli sembrano pi adatti a
fila,

puntellare la sua

tesi,

o a scompigliare

le carte

dell'avversario, egli ricorre, all'ultimo


al

momento,

comando
lettore,

introspettivo:

Provate voi, egli dice,

a pensare seriamente a questa cosa e


.

guardate se proprio concepibile o possibile


Il

povero Hylas

si

presta quasi sempre a questa


e

dopo qualche momento confessa umilmente a Filonous che difatti non si pu pensare quella cosa. Non tutti i lettori di
riflessione

forzata,

Berkeley, sperabile, saranno cos frettolosi e remissivi

come Hylas: ma

ci

non

toglie

che que-

st 'obbligo

frequente di soffermarsi sul significato

(I)

Non avrebbe
ai

aspettato

molto,

perch contemporanea-

mente
after

dialoghi di

Berkeley (1713) comparve l'opera cu:

riosa di

A.

COLLIER

Clavis universalis or a

new

inquiry

truth,

being a demonstration of the non-existence and

impossibility of

an external world
85

London,

1713.

genuino di un termine e di pensare col proprio capo cercando di eliminare le vecchie parole e le
verit

comunemente ammesse, uno dei migliori eccitamenti che posson dare le opere giovanili' del buon vescovo di Cloyne.

IV.

tutto ci, nonostante ch'egli non prevalentemente filosofo e che si sia avvicinato alla filosofia con una mente pi pratica e

Nonostante

sia

scientifica

legato

che speculativa, il nome di Berkeley con una delle pi grandi scoperte filoso:

fiche del settecento

la definitiva riduzione 'della


Il

materia allo

spirito.

dualismo cartesiano della


di

materia e dello spirito s'era gi trasformato in

Malebranche
lista in cui la

in

una specie

monismo

spiritua-

materia a poco a poco andava sva-

porando; Locke aveva gi ridotto le qualit seconde a sensazioni e i concetti di causa e di sostanza a semplici rapporti tra le idee; ma Berkeley ebbe
il

merito di spingere agli estremi lo

spiritualismo implicito di Descartes, e di estendere le dimostrazioni di

Locke

alle qualit primarie.

Gli elementi del suo immaterialismo erano dun-

que gi pronti,
tori filosofici,

ma

resta a Berkeley la gloria di

aver esagerato ed esteso le teorie dei suoi genie di aver messo avanti, dominante,
chiaro, centrale e

ben

in luce,
86

il

grande principio

che

il

mondo non

fatto d'altro che di spirito e

di atti spirituali.

Certo

anche qui

si

potrebbero

ritrovare

le

preoccupazioni teologiche di Berkeley.


ria

una vecchia nemica dei filosofi, cercato in tutti i modi di screditarla, di


del

La mateche hanno
ridurla in

polvere, di farne l'elemento stupido o diabolico

mondo,

di sprezzarla sotto

il

nome

di partico-

una schiava obbediente dello spirito, ma" sopratutto una enorme seccatura per ogni filosofia teistica. Se la materia esiste per
lare, di farne

conto suo, indipendentemente dallo spirito, con


leggi proprie e

capace perfino

d'influire nell'ani-

ma, la posizione d'Iddio diventa imbarazzante. Si pu sempre dire ch'Egli l'ha creata e che essa deve obbedire alle leggi da Lui stesso stabilite.

Ma

la

sua parte e la sua dignit nel


spirito, e se

mondo son

molto diminuite. Noi non possiamo raffigurarci

Dio come
la

il

mondo

composto, per

massima

parte, del contrario dello spirito, pos-

siamo facilmente esser condotti a credere che la sola realt la materia e che lo stesso pensiero non che una manifestazione della forza contenuta nella materia. Tendenze simili
si

notavano

gi nei liberi pensatori dei tempi di Barkeley,


e questi fu molto felice della sua scoperta perch

toglieva di
teriale

mezzo quella sorda e cieca massa masi

che

prestava stupidamente ad esiliare lo

Spirito

Supremo dal mondo.


noi possiamo benissimo trascurare questo
87

Ma

movente o sfruttamento teologico dell'immaterialismo berkeleyano e riconoscere senz'altro che

questo principio ormai assimilato dalla miglior


parte dell'intelligenza

umana.

Io

non
il

star qui

a riassumere
Dialoghi.

gli

argomenti che

Berkeley in-

venta, espone e ripete sia nei Principi che nei

Ognuno pu

trovarli in

un buon ma-

nuale di storia della


cevole e facile.

filosofia o,

meglio ancora,

nei libri stessi del filosofo, che sono di lettura pia-

chi volesse risentire

veramen-

te in tuttala estatica

pienezza la scoperta del Ber-

keley, consiglierei piuttosto la lettura delle oscure

e affrettate note del


in

Commonplace
appunti ed
ai
si

Bool^,

dove

mezzo

agli ingenui

moti di superbia e di sicurezza,


alla sbocciatura

mal repressi pu assistere

o piuttosto all'esplosione dell'imgiar-

materialismo. Qui, invece di aver dinanzi un bel


trattato tutto

adorno e ben disposto come un

dino alla francese, abbiamo uno dei pochi docu-

menti del pensiero

filosofico in azione, incerto tal-

volta, spesso animato, e bello

sempre, come ogni

cosa che nasce e cresce.

ho sempre creduto che non basta, neppure in filosofia, conoscere una teoria. Bisogna viverla e sentirla con tutta l'anima impregnarne almeno per qualche tempo tutti i nostri
Perch
io

il

pensieri, farne

il

contenuto,

il

colorito,
Il

signifi-

cato di tutta la nostra esistenza.

principio di

Berkeley

si

presta,

come pochi

altri,

a questo imColui che

possessamento integrale della

verit.

lo

scopre per la prima volta

preso
stica

tempo dacch l'ha come da una specie


che
gli

anche dopo molto vien conosciuto nei


libri

di ubriacatura idealiil

trasfigura dinanzi tutto

mondo.

Pensate un momento, ma intensamente, a ci che significano queste parole tutto il mondo composto di spirito. Tutto ci che vi sembrava
:

solido

ed estraneo diventa ad un
l'io

tratto

come

fluido e quasi vostra propriet personale

contrasto fra

il

mondo

si

attenua

il

l'im-

mensa mole
tava
fia
si

della materia che prima vi spaventramuta ora in una specie di cinematogra-

l'io ha sede nella nostra mente non si sente pi come una goccia in un mare o una foglia in una foresta ma come uno specchio meraviglioso che ha potenza di creare da s tutte Tuomo si le immagini che appaiono in lui sente come padrone del mondo e ha coscienza di

interna che

avere in se tutto
ture delle cose.

il

mondo

e tutte le possibilit fu-

Certo facile passare da questa esaltazione


idealistica
stesso,

all'assurdit

del

solipsismo,

ed-:

io

che ho subito questa crisi, posso farne testimonianza. Ma resta sempre il grande valore
suggestivo e liberatore del principio di Berkeley
:

l'uomo forzato a riconoscere che

il

mondo non
si

pu esser
di cui

fatto di
fatti

una sostanza diversa da quella


i

son

suoi

pensieri.
il

Come
se
si

po-

trebbe dire di conoscere

mondo

sunmet-

tesse di poter conoscere qualcosa


89

che eteroge-

neo

col nostro pensiero

che non pensiero

Da
il

questo principio, attraverso

Hume,
il

resulter

gran rovesciamento di Kant e tutto l'idealismo


pensiero

tedesco fino a Hegel, e da qui innanzi

umano, per quante stupidaggini possano dire gli non potr tornare pi addietro. bens vero che lo stesso Berkeley non ha mantenuto fino da ultimo il suo principio in tutta
scienziati,

la

sua assoluta purezza.

Nell'opera della vec-

chiezza, la Siris, egli sempre spiritualista,

ma

Platone l'ha risospinto verso l'idealismo pi sostanziale dei greci.

Le

idee

non sono pi

quelle

ma son quelle platoniche e fra Idsupremo, e gli spiriti, entra di mezzo un intermediario, il Fuoco Universale o Etere, eh ' incaricato di spiegare i fenomeni chidei Principi,
dio, Spirito

mici e biologici dell'universo, e che difficilmente


si

pu

ridurre allo spirito, per quanto sia

un'emadimenti-

nazione divina.

Ma

lo

spirito

umano

cher

il

Berkeley erudito e neoplatonico della vec-

chiaia e riterr la scoperta del Berkeley giovine e


immaterialista, la quale, per quanto espressa da

una mente
fisica.

positivista

con linguaggio empirico,

stata e sar l'implicita premessa di ogni meta-

V.
1

contemporanei

di Berkeley, per,

non capirono

subito la grandezza della scoperta immaterialista.


90

Egli trov qualche seguace in Inghilterra e spe-

cialmente in America,

ma

le

sue opere furono

pi lette per curiosit e divertimento che prese


sul serio.
Il

suo celebre contemporaneo Clarke

confess che non avrebbe saputo


alle

come

rispondere

incalzanti argomentazioni di

Filonous,

ma

nello stesso

tempo dichiar che non voleva


le conclusioni.

asso-

lutamente accettarne
paradossista e

Fatto sta che

Berkeley fu considerato sopratutto un piacevole

uno zelante galantuomo, e divent

celebre tardi e soltanto

come

scopritore delle virt

dell'acqua di catrame.

Miglior fortuna ebbe


gista
cristiano,

come

predicatore e apolo-

ma

anche a proposito deiry4Zdetto, la


il

cifrone, che ,

come ho

somma

apolo-

getica del Berkeley, accadde

caso curioso che

non risposero
tati,
i

discepoli dei miscredenti maltrat-

seguaci di Collins o di Mandeville,


i

ma

bens

matematici, offesi, a quanto pare, dagli

ironici attacchi del filosofo al


flussioni.

nuovo calcolo

delle

Ma

la

campagna

religiosa di Berkeley rispon-

^deva a necessit profonde della vita inglese del suo tempo. L'Inghilterra, ch' in apparenza il paese pi conservatore del mondo, ha sempre fatto le sue rivoluzioni molto tempo prima degli altri paesi. Essa ha fatto, prima di tutti, la rivoluzione politica per ottenere
il

regime rappre-

sentativo, la rivoluzione teorica contro la scolastica, la rivoluzione industriale

contro la propriet

91

terriera, e nel secolo

XVIII fece

la rivoluzione an-

tireligiosa contro

il

cristianesimo.

Quando
il

Ber-

keley era giovine l'Inghilterra aveva gi


Aufl^larung e
i

suo

suoi enciclopedisti

avvenuto per

le altre rivoluzioni

ma, come inglesi, la mode-

razione naturale della razza e la sua tendenza allo


equilibrio impedirono che
il

sasse troppo e distruggesse tanto


stringere gli avversari
il

movimento ingrosda dover co-

moto miscredente

inglese

a negarlo del tutto. Cos non degener e rest,


gli

in parte,

nel pensiero religioso, obbligando

apologisti a cerccire nuovi argomenti e a gettar

via alcuni dei vecchi.

Nell'apologia di Berkeley non

si

pu

distin-

guere nettamente la morale dalla religione, e non


si

riesce

sempre a capir bene

s'egli insiste sulla

morale per ragioni religiose o se difende energicamente la credenza in Dio per ragioni morali. La sua posizione stata chiamata utilitarismo religioso ed un nuovo argomento di quel dualismo pratico-teorico a cui accennavo in principio. Nonostante ci, alcune sue vedute sopra il problema d'Iddio sono, fino a un certo punto, indipendenti
dalle sue preoccupazioni etiche.
dell'esistenza di
fatti

Una

delle prove
in-

uno

spirito

dal suo immaterialismo. Egli

supremo deriva non poteva

ar-

rivare all'assurdit di credere che le cose esi-

stano soltanto quando noi le vediamo e sentiamo,


e che appaiono e scompaiono secondo che noi

siamo presenti o ce n'andiamo, e d'altra parte


92

non poteva ammettere,


tutto

senza

buttare

all'aria

il suo sistema, che esistessero di per se, indipendentemente dall'esser pensate. Quando noi

vediamo

le

cose esse debbono esistere in un altro


altri

uomini o in quello d'Iddio. All'uomo non spetta che il cosciente e il presente tutto ci che invisibile, tutto ci che
pensiero: o in quello di

attivit incosciente, anche in noi, appartiene all'attivit divina.

Berkeley, dunque,

si

proponeva anche di

far

conoscere Iddio, e nelle opere dell'ultim periodo


al
si

problema
sostitu
il

sul significato del

mondo

sensibile

problema del
il

significato del Potere

Supremo
tere

di cui

mondo

sensibile

non che

la

manifestazione. Berkeley dovette perci combat-

non solo contro


i

gli atei

ma

anche contro
i

gli

agnostici e

mistici del suo

tempo,

quali, ripren-

tesi gi cara allo pseudo Dionigi e a Scoto Erigena, proclamavano l'impossibilit di

dendo una

parlare d'Iddio, di determinare le qualit e gli


attributi

e di

averne un'idea qualunque, spiai

nando

cos la strada agli atei

quali dichiaravano

trionfalmente che

non

c'era nessima ragione di

credere all'esistenza di
si

un

essere del quale


si

non

sapeva nulla e del quale non

poteva dir nulla.

Berkeley, invece, aveva bisogno di un Dio positivo, di

un Dio

di cui potesse parlare e


l'effige

che amorale.

vesse

sopratutto

di
il

regolatore

Perci, pur respingendo

metodo dell'analogia

antropomorfica e metaforica che vorrebbe vedere


93

in Dio un ingrandimento dell'uomo, egli si volse a quella che chiama l'analogia propria, cio a

quella che risale dalle perfezioni relative di cui


c' traccia nell'uomo alle perfezioni assolute che

debbono trovarsi in Dio. Il Dio di Berkeley, dunque, non il Dio taumaturgo del popolo o il Dio astratto dei metafsici: il Diq della saggezza e della bont, il Dio etico, che par fatto apposta
per
i

guardiani della morale.

treccio fra

bene,

ma
il

E qui comincia l'inmorale e religione: noi cerchiamo il non il bene passeggero bens quello
che c' un Dio giusto e

eterno,

e sappiamo

buono,

quale perci non pu avere che un fine

buono. Dunque
scoprire

il mezzo migliore per raggiungere la felicit eterna di usare della ragione per

quale sia la volont divina,


tutto

espressa

dalle leggi naturali e


dirla
in

da quelle morali, e di obbee per tutto. Noi dobbiamo esser

buoni perch questa la volont di Dio, e dobbiamo credere in Dio perch l'unico modo di
ottenere
il

bene imperituro. La religione

utile

e dunque dev'essere vera,

ma

si

finisce col

vedere

ch'essa utile appunto perch vera.

Nella Siris questo utilitarismo religioso un po'


ristretto si allarga.

la

Bont e

la

Dio sempre considerato come Saggezza che regola il mondo e


che d
agli spiriti finiti le

come

lo Spirito infinito

loro idee,

ma
il

esso diventa,

sotto

l'ispirazione

platonica,

vero

principio

cosmico,

creatore

dell'Etere universale che spiega la vita del


94

mondo

meglio di
filosofo,

tutte le teorie meccaniciste.


al

Il

maestro

morale diventa un Demiurgo, e


il

disopra di Lui
dalle ne-

liberatosi per

un momento

cessit apologetiche, crede di scorgere la fonte

stessa della divinit, l'ineffabile Unit degli Ales-

sandrini.

Ma

se nelle ultime pagine della Siris Berkeley

pi grande, anche

meno

originale.

La sua im-

portanza nella storia del pensiero religioso inglese


sta sopratutto nella

sua conciliazione fra la ten-

denza umana verso il benessere e la volont divina. Per Locke il valore delle leggi morali era nell'onnipotenza divina; per Paley sar puramente nella bont e utilit delle loro conseguenze pratiche. Berkeley, invece, crea un Dio sopratutto morale e tende a una morale sopratutto religiosa. Fa appello all'utilit per indurre gli uomini alla credenza in Dio, e fa appello alla divinit
per costringerli alla bont.

Nonostante che questa concezione possa sembrare dettata sopratutto da esigenze pratiche, coloro

che hanno seguito


si

progressi ultimi della

apologetica cristiana

accorgeranno che, anche

in questo, Berkeley stato, fino


to,

un precursore.

11

ad un certo punpragmatismo religioso di


si

certi pensatori

anglosassoni

trova gi contenuto
il

nelle opere del vescovo di Cloyne, e

tentativo

pi profondo per uscire dalle dimostrazioni scolastiche dell'esistenza d'Iddio e foggiare

concetto di divinit, cio quello del


95

un nuovo Le Roy, ha

condotto a identificare Iddio


gresso morale

coli* istinto di

pro-

immanente nell'anima umana.

VI.

Nel 1714 Berkeley

si

trovava a Livorno e fu

pregato da Basii Kennet, cappellano della chiesa


protestante, di predicare nel posto suo la

domeotte-

nica delle Palme.

La

regina

Anna aveva

nuto dal Granduca di Toscana la fondazione di


quella cappella in Livorno, dove molti inglesi

capitavano per
in
Italia

affari,

ed era quello l'unico luogo


il

ove

si

celebrasse

culto protestante.

Berkeley accett l'incarico e fece un bel sersopra un testo apostolico (I Tim. 2) che con uno squarcio molto eloquente sopra i dolori di Cristo (I). Ma il giorno dopo, mentre Berkeley se ne stava tranquillamente in casa, egli vide aprirsi la porta della sua stanza ed entrare molti preti i quali, con molte formalit, si misero a girare attorno recitando preghiere. Ber1 ,

mone
fin

keley,

un po' spaventato,

credette a

una misteandati via

riosa visita dell'Inquisizione.


i

Appena

preti

domand
che
si

spiegazioni e fu molto contento


trattava di qualcosa di

di sapere

meno

(1) Si

legge in

FRASER,

605-616.

96

pericoloso, cio della benedizione delle case che


i

usano fare nella settimana santa (1). vede da questo curioso episodio Berkeley non era minutamente informato delle
cattolici

Come

si

usanze religiose dei cattolici, e nonostante credo,

che fra
licismo.

gli inglesi celebri

quello che

del suo tempo, forse ha avuto maggiori rapporti col CattoEgli abit molti anni in Italia dove coecclesiastici e nella

nobbe molti
tit.

sua diocesi di
egli fa-

Cloyne, in Irlanda, c'erano cattolici in gran quan-

Sar bene dunque vedere che stima

cesse del Cattolicismo e fino a che punto l'avesse

compreso.
Berkeley, per quanto fosse

una

delle menti pi

larghe dell'et sua e del suo paese,


liberarsi

non poteva
scanda-

del tutto dalle prevenzioni protestanti

contro la Chiesa Cattolica.


lizz

Anche

lui si
il

Roma

in S. Pietro,

vedendo

dotto sulla sedia gestatoria e

Papa consventolato come un


(2)

idolo, e scorgendo sulla piazza le ricche carrozze

dei cardinali e

loro

numerosi servi in livrea

si

stup di trovare, in

un

libricciolo sulla

cano-

nizzazione di Pietro di Alcantara e di Maria

MadNo-

dalena dei Pazzi


stro Signore,

(3)

titoli

di Santissimo e di

che appartengono a Cristo, appli-

(1) (2)
(3)

FRASER. FRASER.

Life

and and

Lettera oj B.. 70.

Journal (ed. Fraser, 525).


Life
Lettera, 594.

97

Papa. Gli dispiaceva naturalmente il commercio dei miracoli di S. Antonio di Padova; trovava che le cerimonie cattoliche non solo derivano da quelle pagane ma son forse peggiori (4),
cati al

si

meravigliava che

le

grandi feste a base di

rinfreschi e di mortaretti fossero chiaimate grandi

devozioni

(I).

Non

gli

sfugg neppure

una

delle

pi curiose gherminelle della Corte


settecento

quella delle

Romana

del

teste di ferro.

Cos ve-

nivan chiamati, a quel che

egli narra neiri4/ci-

frone (12), due poveri spagnoli, ai quali erano nominalmente concessi molti benefci ecclesiastici che dovevano esser riservati alla Spagna,

ma che in realt eran goduti dagli italiani. Ma Berkeley ce l'ha sopratutto coi gesuiti, e a loro non perdona nulla. Un giorno, a Roma, in
Piazza Navona, incontr un giovane gesuita che predicava all'aria aperta, Berkeley si sofferm

un momento ad
visitare le

ascoltare e scrisse subito nel suo


(3).

giornale che la predica era rettorica

e osserva

(4)

due chiese che i gesuiti malignamente che quella consacrata

hanno a

Va a Roma

(4)

Modem Rome

hath inventions of her

own worse
.

than
584.

the

old and withal hath encheri upon the old

FRASER,

(1) (2)
(3)

Journal (ed. Fraser) 590.

Alciphron. Dial. V.
Journal. 534.
Ib.

30.

(4)

52.

98

a Sant'Ignazio assai pi ricca di quella consacrata a

Ges
fa
ai

e che in questa

il

pi bell'altare

dedicato a Sant'Ignazio.
ch'egli
gesuiti

Ma
il

l'accusa pi curiosa

ch'essi favorissero,

per

mezzo

di loro emissari,

libero pensiero in Inlibertini inglesi

ghilterra e nota

che alcuni dei

erano, infatti, cattolici (1)

Ma,

in fondo,
i

Berkeley non nutriva un vero

disprezzo per

cattolici.
essi,

Pi volte egli

si

rivolse

pubblicamente ad

e specie

al clero cattolico

della sua diocesi (2) perch l'aiutasse a migliorare le condizioni dell'Irlanda. Pi volte, qucindo

l'occasione

si

presentava, cit

cattolici
gli

come

esempio

ai protestanti (3)

Ci che

dispiaceva

di pi nel Cattolicismo era l'autorit assoluta del

Papa, e nel Querist


autorit

(4) egli

insinuava che questa

pure nei paesi

non era riconosciuta completamente nepcattolici, tanto che in Sicilia, dopo

(1)

Alciprhon, 20 Dial.

26.

(2)

Word
(3)

Vedi due di to the Wise

lettere

B.

nel

Dublin Journal (1745) e

(1749).
alla societ
la

Nel Sermone predicato dinnanzi

per

la pro-

pagazione del Vangelo (1731) egli cita


lica

propaganda

catto-

che

francesi e gli spagnoli facevano nelle loro colonie.


collegi

Voleva anche che nei


cattolici
suiti

protestanti

si

ammettessero

senza obbligarli a recarsi alle funzioni,

come
191).

ge-

facevano nei loro collegi a Parigi {Queriat.

(4) Querist.

257, 258.

99

la

diocesi

pace di Utrecht, fu celebrata la messa in molte malgrado l'interdetto del Papa.


il

Ma

documento pi curioso dei rapporti

di

Berkeley col Cattolicismo la sua


bell Fraser nel
trattatello

Visitation

Charge, pubblicata per la prima volta da


1871.

Camp-

per la

Essa un vero e proprio conversione dei cattolici che egli


insistito sulla differenza
cattolici,
i

indirizzava al clero protestante della sua diocesi,


e in cui,

dopo aver

che

bisogna fare tra miscredenti e


in fondo,

quali,

sono pur sempre fratelli e cristiani, e dopo aver accennato agli errori che son contenuti nel Cattolicismo, insegna con grande calma
maniere, aperte o scaltre, per togliere agli
Il

tutte le

irlandesi la loro fede cattolica.

curioso che

appare qua e monita secreta del gran vescovo protestcnte (I). La lettura della Visitation Charge fa venir voglia di scrivere una storia comparata dei metodi che i cattolici hanno usato per convertire i protestanti e di quelli che i protestanti

una certa sfumatura


l in questi

di gesuitismo

hanno

praticato per convertire


i

cattolici.

Ci s'ac-

corgerebbe, forse, che

protestanti sono rimasti

pi cattolici di quanto essi credano.

(I) Si

pu leggere

in

FRASER.
100

Life

and

Letters, 650-656.

Spencer

I.

Individualismo una parola e una dottrina che ha avuto troppi amanti. E ognuno le ha donato una veste nuova, un motto o un atteggiamento, un nome o un sigillo, tanto che non sappiamo
pi, sotto la copia delle cose, quale sia la

sua
si

vera fgura e

il

suo vero corpo. Tutti, oggi,


i

vantano del loro individualismo:


filosofi

conservatori

che vanno cercando nelle teorie armi alla


i

necessaria difesa;

liberali
il

e liberisti

quali

amano

di far passare

libero

scambio e
i

il

regime

della concorrenza sotto la bandiera della lotta

per la vita;
il

socialisti teorizzanti

quali,

come

Fournire,

non trovano niente d'incompatibile


quella individualista e
il

tra

l'idea collettivista e

stanno cercando di far passare

Nietzsche tra

profeti del socialismo; gli anarchici, tanto sognatori

che

attori,

quali saccheggiano

Max

Stimer

per prepararsi alla grande distruzione.


11

E
i

in

una

storia dell'individualismo trovereste

condottieri pagani della Rinascita accanto agli

scapigliati filosofi della


rici astratti

Sturms und-Drang; teo-

come

Fichte e poeti immaginosi

come

Goethe;

sostenitori dell'autocrazia prussiana co-

me

Hegel e rivoluzionari

radicali

come

Ibsen;

mistici
lettici

come Carlyle e come Stirner e


il

polito Taine,

come Renan; diacome Nietzsche. Ipquale pur ammirava la tradizione


scettici
lirici

e la casta, tiene

all'

individuo quanto
solitudini

il

vaga-

bondo Gorki, che


vaghe
visioni

nelle

russe sogna

d'anarchismo zingaresco. E, fatto

ancora pi meraviglioso, la grave scienza evoluzionistica dello

Spencer

si

trova a far parte


ac-

della concezione corrente dell'individualismo

canto alle sottigliezze eleganti delle storie ideologiche di Maurizio Barrs.

Troppe anime hanno dunque camminato verso


l'individualismo perch questo possa essere unico.

Da
non

buorii individualisti bisogna confessare

che

c'

un

solo individualismo.
di quella

la

prova mi-

profonda e continua diversit degli uomini che andiamo sostenendo


gliore, forse,

in questa fioritura multicolore d'ideali e di

forme

che

il

sotto

grammatico ha un simbolo solo.


?

riunito, per sue

comodit,

Ma,

forse, la ricchezza

meno

reale di quello

che crediamo
della parola,

Non

si
si

abusa, per avventura,

quando

chiamano
102

individualisti-

che certe

teorie,

che solo superficialmente pro?

clamano

la

prevalenza della persona


io

Ad

esempio,
di

non posso reprimere una


al

ten-

tgizione

dubbio dinanzi
il

tanto

vantato e

volgarizzato individualismo spenceriano.

E* parso a molti che


stato nella
atleta ideologico

filosofo di

Derby

sia

seconda met del secolo scorso l'unico

degno
s' fatto

di misurarsi coi profeti

del collettivismo.

Del suo
borghesi
pilati
;

nome

un

riparo alle conquiste

colle sue critiche antistatali si

son com-

opuscoli di

nismo

s' cercato foggiare


il

propaganda; col suo evoluziouna clava capace di


dell'eguaglianza o
il

atterrare

dogma

materiai

lismo storico. All'ombra della sua sintesi


servatori
si

con-

sentivano pi sicuri

il

suo Indivduo
tutti
i

contro lo Stato faceva la gioia di


del laissez jaire, e
i

politici
il

Dati dell'Etica mettevamo

cuore in pace a coloro che sentivano in s stessi


l'egoismo non ancor morto.

E
leati

quali alte strida

quando

il

Ferri, spinto dalla


tutti
i

sua vigliacca mana di trovare a


lo

costi al-

e puntelli al socialismo, cerc di trascinare


al carro del collettivismo trion-

Spencer dietro
!

fante

Ma
lo

a nessuno venuto

il

dubbio se veramente

Spencer potesse chiamarsi individualista.

Nessuno ha cercato
filosofia

di

vedere se lo spirito della

spenceriana vada d'accordo coi nostri


fini.

pi prossimi

Ci siamo fermati ai capitoli in


103

cui

si

giustifica fino

a un certo punto Tegosmo,

alle frecciate contro l'ingerenza dello Stato e

non

s' cercato pi oltre.

s' fatto

male.

Mi

dispiace conf esseu-e che lo Spencer infini-

tamente

meno

individualista di quello che


i

mosic-

stran di credere

suoi stessi ammiratori.

Ma

come

il

carattere pi nobile di

un

individualista
si

quello di bastare a s stesso, spero che non

dorranno troppo

di

perdere un appirente alleato.


la

Veramente
filosofica

l'alleato era potente. Essere

Spencer significava aver dalla propria

con lo veduta

pi influente nella civilt occidenteJe

degli ultimi tempi, cio la veduta del positivismo

monista ed evoluzionista.
i

Ma

quello appunto che

conservatori

non hanno

scoperto, nella loro bra-

mosia
se

di essere d'accordo col pensiero pi quo-

tato, si

che questa concezione non pu servir


di sostegno razionale alil

non apparentemente
moda,

l'individualismo. Si voluto prendere


di

figurino

ma

questo era fatto per

altri corpi.

L' individualismo andato ad accattare una

uniforme fatta da
visti.
il

collettivisti

ad uso
altro.

di colletti-

Tutto

il

monismo non

Quello ch'

dogma

dell'eguaglianza nella sociologia


il

demo-

cratica

dogma

dell'unit nella cosmologia

democratica.

Ho
nista.

detto che Spencer

un monista

evoluzio-

Avrei potuto lasciare quest'ultimo aggettivo. La teoria dell'evoluzione non che uno dei modi coi quali i filosofi, questi nemici a morte
104

del particolare,

hanno

tentato di provare runit.


fini

Spencer radicalmente monista, tanto nei


che nei modi, come che
la filosofia,
riet,
tutti
i

filosofi.

Persuadetevi

malgrado

la

sua apparente vatenace e pertiso-

conservatrice, costante,

nace. E'

come una vecchia


al

signora romantica
il

che conserva, fino

giorno della morte,


puerizia.

gno della sua prima


negare tutte
vuol vedere

quello di ridurre tutte le

Questo sogno cose ad una sola, di


le

le diversit, tutte le distinzioni cio,

parlando chiaro, di uccider


il

cose.

Il

filosofo

come seme una pianta gigantesca da un unico o vuol


uscire e sbocciare

mondo

ricondurre tutte le varie apparenze a qualche misterioso indistinto primordiale ,in cui la ragione

compiace ma il senso si perde. E cos da Talete Jonio all'ultime Weltanschanungen germaniche non s' fatto altro che questo
si
:

rendere illusiva la realt e reale l'illusione, cio


sacrificare
il

vario all'uno,

il

particolare all'uni-

versale.

Spencer, per quanto conoscesse assai

mediocremente la storia della filosofia, ha fatto lo stesso. Messo da parte l'inconoscibile, creato per ragioni intime ed anche per non trovarsi dinanzi a qualche dualismo imbarazzante, ha preso il conoscibile per ridurlo a un solo principio: la Forza, e ad una sola legge: l'Evoluzione. Il suo
punto di partenza stato V omogeneo
:

dall'omo-

geneo, cio dall'unico, tutto venuto, tutto


derivato, tutto s' svolto. Tutto quello che ci ap105

eterogeneo uscito dal gran seno cosmico del primo omogeneo. Nel principio non c'era che l'uno; soltanto dopo, per ragioni che non- sappiamo troppo lucidamente,
la pluralit s'
il

parisce vario, diverso,

permessa

di venire

a confondere

mondo.

La
luta.

pluralit,
Il

insomma, accettata

ma

non voche
ri-

principio del differenziamento,

corre cos spesso nelle spiegazioni spenceriane,

non
e che

il

fine,

ma

il

dato che non

si

pu

rifiutare

si

cerca,

come meglio

possibile, di riconal principio indif-

durre alla sua favolosa origine,


ferenziato, al paese di
unitaria. Infatti
il

Bengodi della meditazione diverso quello che vien preso

come come
moto

fine

oggetto da spiegare, cio da ridurre, non a cui giungere. Tant' vero che non

stabile.

complemento dell'evoluzione

c'

il

inverso, l'involuzione, che riporta all'indi^-

escono dall'omogeneo e tornano all'omogeneo: ecco l formula


stinto originario. Tutte le cose

sintetica di tutto l'evoluzionismo.

Quello dunque ch' caratteristico del reale


sfuggito a Spencer

come a ogni monista, come a


la molteplicit,

ogni filosofo.

La

verit,

vale a

dire ci che permette di opporre e di contrap-

porre

le

cose, o, quel eh lo stesso, di cono-

una deviazione, una un inganno, un pregiudizio. Cio, diciamolo finalmente, V individuo un sogno. Quello che si chiama personale, quello che ci
scerle, considerata quasi

apparenza,

106

sembra
altri

particolare, proprio, speciale di


altri elemienti
;

un uomo,
ancora
al

riducibile ad

si

pu

ritrovare ih

uomini.

gli

uomini sono

riducibili

a specie pi larghe, e queste a una sola, e dall'organico


si

va all'inorganico e cos via fino

gelido universalismo dell'Energia.

Se l'evoluzione uno strumento della suprema sono riducibili, se tutti gli abissi sono colmabili, se la natura una conunit, se tutte le variet
tinuit,
stici

un

tutto interrotto, quello

che

gli scolasi

dicevano individuum inejjahilis


solo,

dissolve

come un sogno
l'unico,
il

infantile. L'individuo, la persona,


il

proprio,

il

selj,

non

c'

pu

essere. E*

una leggenda che


che
il

la scienza

ne smendi

tisce,

che la

filosofia disf,

pensiero ricusa,

insomma mentre
sit,
il

l'individualista

ha bisogno

accentuare, di affermare, di accrescere le diver-

monista, al contrario, tende a negare, a


I

dimenticare, ad attenuare le differenze.


teressi

loro in-

sono opposti,

loro fini sono antitetici.

Perci al collettivismo in sociologia corrispon-

de paralleleimente e perfettamente
metafisica.
Il

il

monismo

in

positivismo livellatore
tutti
i

come

la
i

democrazia.
piccoli fatti.
la con-

Esso cerca
Il

fatti

e sopratutto

trionfo della dottrina

comtiana stato
delle
il

quista
attivit

del

suffragio universale
dello
spirito,

cose.

Le
la

superiori

sentimento e
il

la volont,

sono state spodestate, e rappresentazione, quello, cio, che


107

fatto,

si

pu

tro-

vare di

meno

personale, ne ha preso
il

il

posto.

colla ricerca delle leggi

positivismo ha cer-

cato di togliere tutto ci che le cose possono

avere di irregolare e di bizzarro ha irreggimentato


:

il

mondo, ha messo

fatti in
il

montura e ha cacnella prigione del-

ciato lo straordinario, l'assurdo.

nuovo

dunque nello Spencer, cio in un moun positivista, che noi possiamo trovare difensore sicuro. Se gli individualisti avranno un la voglia cos comune di procurarsi una fortezza speculativa, col fine non confessato di giustifi
nista e in

Non

care a posteriori

il

loro istinto di vita personale,

bisogner che
ralista.

si

rivolgano ad una dottrina pluci

se

non

sar dovranno farla.

II.

Quando
meteifsica

lo

Spencer scese dalle alture della sua


coli'

battagliante

incomprensibile

venne a considerare con maggiore chiarezza e con eguale profondit le cose della terra, la vita degli uomini, egli non pot dimenticare, o meglio

non pot perdere, quelle abitudini


che
si

intellettuali

erano rilevate nella sua speculazione.


lo

Anzi

nella sociologia

Spencer aveva portate quelle abitudini prima che nell'ontologia e da


si

uomo

pratico

era rivolto, fin dai suoi primi

passi, verso la meditazione sugli

aggruppamenti

108

umani

in quella Social Statics

1851 e sosteneva

che apparve nel

ricordiamocene
si

la nazio-

nalizzazione della terra. Chi


logia

occupa

di socio-

non pu

fare,

per forza,

astrazione

dal

gruppo e chi parla di gruppi deve tener conto di quello che c' di comune tra gli individui che lo

compongono, cio deve

fissar

l'attenzione

su

da quello che ci pu essere di dissimile. Deve essere, insomma, uno scienziato di collettivit, un cercatore di affinit e di contatti pi che di avversioni ed abissi. Le preoccupazioni prime dello Spencer indicano subito, dunque, il carattere fondamentale del suo sistema che fa di lui un antindividualista. l'amore dell'unione e della somiglianza.

quello che c' di simile e deviarla

Parr strana questa affermazione a coloro che


sogliono considerare lo Spencer
dell'

come

il

profeta
indivi-

individualismo ad oltranza.

Ma

un

dualista vero

non

scrive di sociologia: fa, tutto


dell'alta

al pi, delle confessioni personali,


stica,

mi-

o dei corsi di egotismo. Diremo che non tien conto degli uomini ? Non se ne apparta, per-

ch sarebbe un individualismo da talpe quello che


consistesse nel tagliar via

una

fetta del

mondo,
stru-

ma

li

considera

come

cose da servire,

come

menti da afferrare, come animali da sguinzagliare,

non come non

oggetti di scienza. In

una parola
Pan-

fa della storia,
vita sociale,

non

scrive della storia; vive la

teorizza sulla vita sociale,

dolfo Petrucci o Napoleone


109

non Comte o Spencer.

Ma
gli

questi invece prescelse la via di studiare


i

uomini e

loro atti e le loro relazioni.


di

Volendo

essere
altri
;

uomo

penna non

scrisse di se

ma

degli

volendo essere individualista non comp

atti di vita

ma

scrisse libri sulla vita.

Ne come uomo
egli
fu,

di parole

ne come uomo
individuo.
ai fatti,

di fatti

dunque,
si

personale,

Come
metaf-

scienziato

pieg dinanzi

come

sico dinanzi all'inconoscibile,

come

moralista di-

nanzi al fatto immutabile delle leggi naturali.

La

sua

filosofa si
:

materie di paura, d'ignoranza e di

obbedienza grandi virt al cospetto di Cristo, ma vizi tremendi rispetto a chi vuole la supremazia dell'individuo. Egli fu, ne pi ne meno,

che un falsario La fcima che

dell'

individualismo.
l'indivi-

lo

Spencer abbia difeso

duo deriva
dello Stato.

tutto dalle sue critiche all'ingerenza


11

filosofo inglese, infatti, stato

uno

dei pi tenaci assalitori della tirannia statale ed

ha combattuto

il

nuovo Leviathan,

il

quale vuol
tenta-

inghiottire tutte le attivit e tutte le persone nella

macchinosa congerie della sua burocrazia


colare.
11

libretto

che va sotto

il

nome

di Individuo

contro lo Stato veramente una

lettura piacevole.

Dopo una contravvenzione


sul riposo festivo si

idiota o

un

dibattito

va a
i

rileggerlo volentieri per

consolarsi dello Stato-museruola che va accre-

scendo ogni giorno

suoi

fili

suoi lacci.
intel-

Tutto ci assai edificante e abbastanza


110

ligente,

ma non

ancora individualismo.

Lo
col-

Spencer combatte
lettivit,
le

lo Stato e lo Stato

una

ma

bisogna vedere quali sono verimente

ragioni che glie lo fanno disprezzare e avver-

Ora la ragione principale non che lo Stato una collettivit, la quale, come tutte le altre, tende a far dipendere da se il singolo, ma perch una collettivit che non funziona bene. Egli non vuol sapere dell'azione governativa perch questa costa troppo e non rende- abbastanza:
sare.
sia

senza lo stimolo della concorrenza intorpidisce,


si

addormenta,

si

complica inutilmente, divien

tarda, dispendiosa, ingombrante.


egli fa allo Stato

Le

critiche

che

potrebbero assomigliarsi a quelle che un ingegnere facesse a una macchina vecla quale consumasse molto carbone e prorducesse poca energia. Egli non combatte cio la macchina come macchina, la macchina in s, ma un vizio del suo funzionamento. Se andasse bene non si guarderebbe se vecchia o recente, se composta di molti pezzi o di pochi. Cos dello Stato: lo Spencer non lo sfugge perch Stato, cio gruppo, collettivit, domi-

chio modello,

ma perch consuma troppi denari e produce pochi benefci. Tant' vero ch'egli non sfugge tutte le colletnazione
tivit: egli critica

una forma

di collettivit, cio

lo Stato,

in favore di altre collettivit,

come

le

compagnie private. Egli sa che i grandi servizi di un popolo, come le comunicasociet e le


li!

zioni,

la

distribuzione

dell'energia,

della

luce,
cia-

della cultura,

non possono

essere fatte

da

scuno per conto proprio

ma

esigono unione e co-

operazione e crede che una molteplicit di queste organizzazioni private, essendo tenute deste dalla

concorrenza e dal controllo pi immediato dei componenti, possa riuscir meglio a soddisfare gli individui che una organizzazione imica.

Ma
turire

non

s'esce,

con

tutto questo, dal


si

dell'unionismo, e non

dominio vede d'onde possa sca-

la veduta individualista. Si dir che lo Spencer vuol sostituire la cooperazione volontaria

alla

cooperazione forzata e che perci salvaguardata la libert individuale, perch possiamo ricorrere a un'altra societ queuido una di esse
ci

pi non

piaccia

Altra illusione da mandare in


certi servizi

esilio.

Siccome
servirsi
si

son necessari a

tutti,

bisogna

per forza di una societ,


parte di

come per

forza

fa

una nazione. Queste societ, trattandosi di grandi imprese, non possono essere in gran numero e perci la scelta limitata. Inoltre possono
del
unirsi, per loro vantaggio, in trust ai danni consumatore possono esercitare, sui loro componenti, le stesse angherie che lo stato eser;

cita

sui

suoi

cittadini.

se

si

ricordasse che

non si potrebbe dire lo stesso degli Stati ? Chi non accetta volentieri le leggi di uno Stato pu andare in un altro e assumere un'altra nazionalit, e siccome non tutti i
libero d'uscirne
112

ognuno

paesi son governati a


c'

un modo,

si

pu

dire che

una certa concorrenza fra gli Stati come c* compagnie private. Insomma la critica dello Spencer si appunta pi agli eccessi dell'ingerenza governativa che al governo stesso. Senza contare che ci sono imprese cos grandi e complicate che una societ privata non potrebbe assumere, bisogna ricordare che lo Spencer, anche nel suo furore antigovernativo, ha conservato allo stato due delle
teoricaunente fra le

pi importanti funzioni che assicurano la vita e


gli

averi,

cio tutto quello che pi importa di

conservare,

perch senza loro non

ci

sarebbe
pro-

modo n
Stato,

di fare

di volere altro.

Ora son
il

prio queste funzioni che lo Spencer affida allo

dimostrando con questo come

suo odio

sia parziale e superficiale, e

non

gi profondo e

definitivo.

Sarebbe
a un

infatti

ridicolo ch'io andassi

ad

offrire

uomo che non

stimassi affatto di

farsi

guardiano della mia vita e custode de' miei beni. Invece lo Spencer d questo posto di confi-

denza
il

allo Stato,

ne fa

il

gendarme,
vitali.

il

giudice e

protettore degli uomini, gli^ concede


uffici

insomma

gli

pi delicati e pi

Egli fa verso

di lui la parte del

bourru henjaisant che urla e brontola e strepita e finisce per cedere sui punti pi importanti. Egli combattte lo stato per elevarlo e le collettivit
quelle private.

pubbliche per

sostituirvi

semplice sostituzione, dunque, e non una demolizione.


113
8

Una

E' gi stato osservato che molti vanno ge-

mendo

contro la tirannia dello Stato, eppoi non fanno niente contro quella ben pi profonda della
1

societ.

dogmatismi

sociali,

appunto perch non


Contro questi

fssati in leggi

e in regolamenti, sono pi oppresdi quelli statali.

sivi

asfssicinti

c' qualche difesa perch son legali, contro gli


altri,

forti

dell'opinione universale,

la rivolta inutile e solitaria.

davvero l'individuo,
possibile libereirlo,

se fosse desiderabile e dovrebbe cominciare protangibili,

non c' che Chi volesse liberare

prio a sradicare tutte quelle

superstizione collettiva che


codici,

male piante della non si traducono in

non sono esterne e

ma
il

si

mani-

festano

come

torture della coscienza atavica, e


invisibili,

sono interne,

incoscienti

pi delle

volte a noi stessi.

Insomma o vogliamo

essere individualisti nel

preciso senso della parola e allora

combattere soltanto lo Stato,


d'irreggimentizione

ma

non dobbiamo qualsiasi forma

umana, di soggezione a reo vogliamo salvare un gole e a convenzioni, l'unione, un po' l'indivilibert e un po' po' la duo e un po' lo Stato, im po' la persona e un

po'

il

gruppo, e allora facciamo dei mezzi passi,

del temporeggiamento

da borghesi prudenti

ma

nient'af fatto dell'individualismo.

Qualcheduno, a questo pimto, inarcher


glia e
il

le ci-

vedr balenare fra


di Caserio

le righe della

mia prosa

pugnale

o la dinamite di Ravachol.
114

Che il signor Qualcheduno si rassicuri non sono, come lo Spencer, un anarchico a met, ne sono, come Kropotkine o Malatesta, un anarchico tutto
:

d'im pezzo. Anzi io combatto lo Spencer perch costui, non avendo comp^reso l'individualismo,
scivolato verso l'anarchia.
Infatti

sarebbe l'ora di

finirla col ripetere

che
atti,

l'anarchismo rappresenti l'ideale della


libert.

massima
certi

La
i

libert

potenza di fare

cio di godere certi beni e di possedere certe cose,

e siccome

beni e

le

tutti tutte le libert,

cose sono limitate


il

il

dare a

concedere a ogni

la

potenza di compiere ogni atto

uomo

porterebbe

a restringere a ognuno la parte sua con beneficio

nessuno e danno di molti. Si crede ingenuamente che la libert sia roba da distribuire e che sarebbe bene darla all'universalit degli uomini. Invece la libert di tutti porterebbe a un numero maggiore di atti, cio di opposizioni, di contrasti,
di
di attriti,

cio alla schiavit di

tutti.

Non

solo

l'ideale anarchico

non pratico

ma

anche> con-

tradditorio.

Ora

lo

Spencer, volere o no, s' accostato nel

suo sogno di una futura umanit altruistica, senza


leggi e senza governi, all'ideale anarchico

ed

in

questo apparso l'eccesso del suo individuali-

smo
tutti.

antipersonale

come

quello degli anarchici

Costoro non hanno compreso ancora che se

la negazione di s stessa, non possibile stabilire che la libert di alcuni, cio


la libert di tutti 115

il

potere di alcuni,

il

governo

di casta.

liberi

hanno la maggior parte compreso il lavoro degli altri ed chiaro che una societ dove ci sono alcuni liberi deve
esercitano la potenza, cio
dei beni,

contare necessariamente molti schiavi.

L'unico ideale pratico dell'anarchismo dunque il despotismo: Alessandro, ad esempio, era


assai pi libero di
dini europei,

un

qualsiasi de' nostri cittasolo, o quasi,

appimto perch era


11

a comandare e possedere.
consiste

vero individualismo

dunque nel

consigliare la soggezione e

non

la ribellione; nel fare degli schiavi e

non

dei

rivoltosi, degli

strumenti e non dei

critici.

L' in-

dividualismo, cio l'affermazione della piena po-

tenza personale, riserbato, per forza di cose, a


pochi, ed bene che
tutti gli altri

non abbiano

per la testa

le

idee di libert. L'anarchismo, in

somma,

ridotto alla sua realt pratica, riesce a un'apologia del cesarismo, scende dall'impossibile universalismo al realizzabile aristocraticismo

e dalla teorica libert di


tiva di pochi.
Lj>

tutti alla

potenza

effet-

Spencer,

il

quale ha combattuto la domi-

nazione delle forze dirigenti, cio dello Stato e


dell'esercito,

stato individualista superficiale,

preistorico, sentimentale e astratto pi


litico

che ana-

e pratico.

11

suo non un reale individualiintenzione di vano indivi-

smo ma una mezza,


dualismo.

Con

tutte le sue pretese scientifiche, lo


116

Spencer

stato guidato pi dal sentimento che dall'intelligenza e invece di vedere chiaramente, sotto le

parole

le necessit dei

fenomeni, ha desiderato,

come ogni filantropo, l'amore universale, l'altruismo dominatore, il progresso perpetuo ,e simili
storie.

Negli ultimi anni della sua vita, forse ac-

corgendosi di questa sua debolezza, cant nei


Facts and Cotnments le lodi del sentimento, dopo

aver costruita tanti anni innanzi uria psicologia


quasi intellettualista.

E
state
rio

il

sentimento appare anche in quelle analisi


i

morali che chiudono

Data

of Ethics e che sono

un argomento

in rincalzo al suo leggenda-

individualismo. Egli tentava infatti una riabi-

litazione dell'egoismo in

quanto tende
i

all'altrui-

smo,

dell'egoismo

che attraverso

sentimenti

egoaltruistici

tende al finale e definitivo e uni-

versale altruismo.
agli altri, e

Lo scopo ultimo
l'io

di pensare

per raggiungerlo utile anche pensar


sottomesso all'altrui,

per se. Un'ultima volta


l'individuo al branco.

Ora, per un individualista vero, non


che due attitudini rispetto agli uomini
ribelle
:

ci

sono

quella del
liber-

o quella del dominatore; quella del

tario

o quella del Cesare. Quelli che non possono

dominare o avere scelgono la prima e cercano di distruggere quelli che dominano e che hanno. E
questi a loro volta cercano di conquistare
di pi e di guardarsi dagli assalitori,

sempre

cercando di

accrescere

il

proprio (Jominio sulle cose e sugli


piccolo borghese senza coraggio e

uomini.

Lo Spencer,
senza audacia,

rimane ondeggiante nel limbo


il

dell'antinomie, oscillando tra la necessit del co-

mando
dante

il

lamento dell'oppresso. Egli fu


della

pe-

Amleto

semintelligente

borghesia

conciliatrice.

118

f.

Q. S. Schiller

Che cosa rappresenta F. C. S. Schiller nel mondo della sonnecchiante filosofia contemporanea ? Un pensiero semplicissimo e perci appunto dimenticato da lunghissimo tempo: che le
teorie

debbono

servire a qualche cosa.

Apche

la

filosofa

dev'essere una delle forze efficaci del

mondo, anche il pensiero speculativo dev'essere uno strumento per cambiare le cose. La ragion
pura,
il

razionalismo rigido e statico, l'obbiet-

tivismo prudente son miti o sciocchezze.

La

ra-

gion pura non esiste

essa sempre impura, alil

meno
il

se

si

vuol chieunare impurit


scopo, la volont.
Il

sentimento,

fine, lo

razionalismo im-

mobile che pretende di aver


sue teodicee

fissata la verit nelle

con uno

spillo

come un ragazzo fissa una farfalla un radotage di leibniziani degeche sta ad aspettare
le

nerati. L'obiettismo passivo

con rassegnazione

impressioni delle cose e con-

H9

tempia

il

formarsi lento della verit e disprezza

coloro che invece la cercano, la perseguono, -la

impongono, la cresmo, coloro che sottomettono e padroneggiano le cose invece di misurarle o contarle soltanto,
il

metodo

ipocrito di

una gene-

razione di deboli.
direi

La

verit bisogna provocarla,

quasi inventarla, e quando s* inventata,

renderla reale, concreta, col dominio che lo spi-

deve esercitare incessantemente sulle cose. Queste sono, espresse con una accentuata energia, le idee che corrono per ogni pagina degli scritti arguti e immaginosi del filosofo di Oxford. Negli Axioms as Postulates che pubblic, asrito

sieme a saggi
di quelle

di amici suoi, nel Personal Idea-

lism (1902) trovismio gi

ima

irriverente analisi

che

si

dicono

le verit necessarie e la
i

storia intima di codesti assiomi,


nati,

quali,

bench

come

tutte le altre teorie, quali semplici ipoutili

tesi, si

son mostrati cos

ed hanno saputo cos

bene eliminare tutte le ipotesi e le teorie rivali che oggi non si capisce pi come se ne potrebbe fare a meno. Ma gli assiomi, secondo lo Schiller, sono semplicemente proposizioni empiriche o convenzioni teleologiche che son riuscite vittoriose nella lotta per la verit.

Vale a
le

dire

l'origine di quelle

che sembrano

armature eterne della ragione puramente


re-

pratica e utilitaria. Ci che s' dimostrato pi


servizievole s' imposto ed rimasto; tutto
il

sto stato gettato nell'enorme cestino dell'insi120

gnificante

o dell'erroneo.

La conoscenza deve
pu sopprimere
le le

servire alla vita, perci la vita

quelle conoscenze che ciono.

non

giovano o

nuoc-

Nel suo saggio Useless Knowledge, ch' il secondo di quelli riuniti sotto il bel titolo di Humanism (I) egli riduce a tre le concezioni che si son fatte i maggiori filosofi dei rapporti tra la Ragion Pratica e la Ragion Pura. Per Platone la Ragion Pratica una forma inferiore e derivata della Ragione Teorica: per Aristotele la Ragion Teorica e la Ragion Pratica sono irriducibili l'una all'altra ma la Ragion Teorica superiore alla Ragion Pratica: per Kant la Ragion Teorica e la Ragion Pratica sono irriducibili ma la Ragion Pratica superiore alla Ragion Teorica. Schiller procede ancora pi innanzi e ispirandosi alle
teorie

pragmatistiche

(Peirce,

James)

afferma

senz'altro che la

Ragion Teorica un caso particolare e una forma derivata della Ragion Pratica. La conoscenza non che una forma delInfatti

l'azione.

per lo Schiller non esiste l'intelligenza

pura, cio passiva. Noi conosciamo soltanto ci


che;

desideriamo conoscere, ci che abbiamo

in-

(I)

Humanism. Philoaophical
18-43.

Essay.

London, Macmillan,

1903, pp.

121

teresse a conoscere.

La conoscenza

tutta pene-

trata di affezioni, di emozioni, di fini.

Uno

dei

bisogni pi imperiosi della nostra mente quello

dell'armonia. Noi desideriamo che le conoscenze


sian d'accordo fra loro e d'accordo con le cose

e che le nostre sian d'accord con quelle del

gruppo umano

in

mezzo

al

quale viviamo.

Quando
urta contro
utilit

ci si
il

presenta una concezione che non

principio di contraddizione ed offre

e interesse, desideriamo che sia vera. Alsia vera

lora

supponiamo che

ed agiamo come se

fosse vera, considerandola provvisoriamente tale

e aspettandone le conseguenze. Se queste sono


favorevoli a noi e se questa concezione
trasta troppo

non con-

con quelle che gi possediamo e con quelle degli altri uomini fe facciamo entrare
nel
cui

mondo

delle nostre verit, fino al giorno in

o un mutamento d'interessi o uno spostarsi di condizioni non faccia morire quella verit per dare il posto ad un'altra pi utile e pi fresca. Lo Schiller, dunque, definisce la verit una tra((

sformazione e

adattamento

delle

nostre

espe-

rienze prime, tale che sia dimostrata utile dalla esperienza, prima per ogni fine umano, ma sopratutto per stabilire quell'armonia completa della nostra vita ch' il culmine delle nostre aspirazioni .

Ci ch' di vero

utile.

siano concezioni false ed

utili,

E' possibile che ci ma impossibile

che una concezione

inutile sia vera.


122

Ogni

ipotesi

senza
perare

utilit
il

o falsa o insignificante. Per adoil

vocabolario platonico
((

Vero una
in

forma del Bene e ogni conoscenza umana potenza un atto morale . Appare chiaramente da tutto questo come
Schiller
fisso

lo

non consideri

la verit

come qualcosa

di

e di morto,

ma come

qualcosa di mutevole,

di plastico, di dinamico. Le verit nascono e muoiono, decadono e si rinnovano continuamente. seconda dei tempi, degli individui, dei fini

ci ch' vero diviene insignificante, ci che

seml'evo-

movimento, luzione entrano anche nel mondo calmo e


Il

brava assurdo diventa vero.

archi-

tettonico della conoscenza. Per questo lo Schiller

guarda con simpatia


le quali,

alle dottrine evoluzionistiche

diffondendo l'idea della plasticit degli

esseri organici,

cepire e
culativi.

hanno preparato la strada a conimmaginare quella degli organismi spenostro filosofo, a differenza di
altri,
il

Per
moto,

il
il

camibiamento,

l'attivit

sono

tutto.

Le
si-

cose esistono in quanto sono attive. Esistere


gnifica agire, la sostanza l'attivit.

Lo

Schiller

rinnova la visione

dell' svipyEca

di Aristotile e

s'accorda con quella del suo contemporaneo Ost-

wald,

il

capo attuale dell'energismo. Perci anIl

che

il

nostro spirito dev'essere sopratutto attivo

e deve scegliere e ricostruire le cose.

mondo
mo-

che riconosciamo ora non

il

mondo

originario,

ma

il

resultato di lunghi secoli di scelte, di


123

dificazioni, di eliminazioni, di deformazioni e di

creazioni che gli uomini


le loro

abitudini e le

hanno operate secondo loro volont. 11 mondo non


bell'e fatto

({

un dato impostoci

ma

il

frutto di

una lunga evoluzione,

di

una strenua

lotta.

Lotta delle conoscenze fra loro, lotta dello spirito con le cose, lotta dell'uomo col mondo. Tale questa filosofa che ci giunge da Oxford
di Humanism, caro alle nostre L'umanismo italiano fu la resurrezione di un mondo mal noto e lontano V Humanism anglo-sassone l'annunzio di un nuovo mondo ancora mal noto, ma non pi lontano del
sotto
il

bel

nome

memorie

latine.

mondo
spiega

della

padronanza
lo Schiller

dell'

anima.
le

Questo
sue
ri-

come

abbia rivolto

cerche anche ai cosiddetti problemi psichici o medianici come sia entrato nella Society for Psychical Research, che l'ha eletto a

membro

del suo

Council
del

(1),

come

sia

uno

dei teorici pi in vista

Pragmatismo della dottrina jamesiana del Will to Believe la quale non che uno dei mezzi
ci

per far diventar vere quelle credenze che pi

premono.

La

filosofa di

F. C.

S.

Schiller

non

certo

(1)

Si

Oct. 1904, pp. 416-450)


to

veda nei Proceedings of the S. for P. R. (Voi. XVIII. un suo articolo: Human sentiment as

a Future Life.

124

nuova. Oltre

suoi diretti ispiratori, primo fra

tutti il James, la cui influenza sugli spiriti contemporanei apparir chiara solo fra qualche tem-

po,

si

pu

risalire,

volendo, anche

al celebre afo-

risma di Protagora (l'uomo misura di


tone.

tutte

le

cose) cos scandaloso per l'anima ingenua di PlaIl

Saint Martin, le philosophe inconnu, mise

come
//

epigrafe a

una
les

delle sue opere questa frase


les

ne jaut pas expUquer l'homme avec


choses

choses

mais expUquer
Schiller

avec
ai

Vhomme. Lo

potrebbe mettere
:

suoi libri un'epi-

grafe ancora pi ardita

//

ne faut pas soumettre


il

l'homme aux choses, mais


soient soumises

faut que les choses

l'homme. La frase del Saint

Martin pu sembrare un ritorno all'animismo dei


selvaggi, e la frase che potrebbe esser di Schiller

pu sembrare un

ritorno alla

maga dei barbari

ma ambedue

possono essere invece i motti di una nuova et spirituale, che pu esser segnata da qualche avvenimento pi importante della
scoperta dell'America o della macchina a vapore.

Per far questo bisogna lasciare indietro

tutti

carriaggi metafsici, ormai vuotati di tutto quello

che potevan dare, e trarre dalla nostra anima

non

soltanto spettacoli singolari di


quell'arce della creazione
si

vana

curiosit,

ma

che gi da varie

parti

annunzia e

si

prepara.

125

Jtegel

(1)

Leggendo
di hegeliani,

l'ultimo libro di Benedetto Croce,

come pure leggendo qualunque


il

libro di Hegel o problema che dobbiamo porre non tanto filosofico quanto psicologico. Come mai uomini ch'io debbo, per altre vie, riconoscere intelligenti e magari geniali, mostrano di compren-

dere perfettamente cose che altre persone


genti e anche geniali trovano
di

intelli-

completamente prive

senso

Prendiamo pure l'esempio speciale che si presenta necessariamente a me in questo momento.


Benedetto Croce un
ricco di

uomo

di

grande ingegno e

una

cultura vasta e di prima

mano.

suoi

(1)

proposito del libro di B. Croce, Ci ch'i vivo e ci

ch' morto nella filosofia di Hegel, Laterza. 1906.

126

libri si

leggono rapidamente, con piacere, con ece pi alte che


si

citamento, anche quando parlano delle questioni


pi
difficili

possa proporre

il

pensiero umano.

Le sue

critiche

sono deliziose,

piene di spirito, di franchezza e di erudizione.

Molte delle sue osservazioni particolari, alcune


delle sue teorie ci obbligano

a riconoscere in
anni.

lui

uno

degli ingegni pi agili, pi aperti, pi acuti


l'Italia negli ultimi

che abbia prodotto


D'altra parte

non posso

rifiutarmi

senza

evi-

dente contraddizione col fatto che scrivo e predico


per
gli altri

la qualit di

uomo

intelligente e se

non posso
sta
il

dire di

me

quello che
stesso,

ho

fatto

che

il

Croce

detto di Croce pubblicamente e

privatamente, ha espresse su di

me

opinioni che

mi fanno molto onore e nel Leonardo scrisse tempo fa ch'io sono un cervello acuto, che
((

scorge

il

punto giusto delle questioni


si

))

(l).

Come
gendo
io
il

spiega dunque che leggendo e rileg-

libro

che

il

Croce ha

scritto

per dire ci

ch' vivo e ci eh ' morto nella filosofia di Hegel

m'imbatta continuamente in frasi di cui il di comprendere perfettamente e senza nessuna esitazione il significato e che a me, invece, fanno l'effetto di combinazioni pi
Croce mostra
o

meno

eleganti o simmetriche di parole le quali,


isolata-

quando pure abbiano un senso prese

li) III.

)1905). pag.

177.

127

mente, lo perdono del tutto quando sian messe insieme in quel certo modo?

So bene quello che

gli

hegeliani rispondono a
:

chi fa tale pregiudiziale ai loro libri

per capire

Hegel bisogna leggerlo e poi


sofi

rileggerlo e poi
tutti
i

mefilo-

ditarlo e poi metterlo in relazione

con che l'hanno preceduto e poi con

tutti quelli

che l'hanno seguito e rimettersi, infine, in quella specie di atmosfera di cultura idealista in cui la
filosofia

hegeliana generata e sviluppata.

Ma nel

caso speciale di questo libro non

si

pu

esigere dai suoi critici

una simile preparazione,


alla
il

che poi equivale, in


immobilizzarli per
fine,

fin dei conti, al tentativo di

un tempo tanto lungo che

per non dover confessare di aver perduto

proprio tempo o per lenta intossicazione od auto-

Heun grande uomo e che la sua filosofia, anche se dovremo integrarla, rimarr l'ottima fra
suggestione, siano costretti a confessare che
gel era
tutte le filosofie possibili.
fatti,
Il

libro del Croce, in-

ha

la

manifesta intenzione di servire

come

di atrio al sistema di

Hegel e

di essere la prepa-

razione indispensabile per la lettura delle opere


di

Croce stesso va pubblicando traduzioni. Vale a dire che il suo libro ha un vadi cui
il

Hegel

lore di per se, e per raggiungere

il

fine per

il

quale fu scritto dev'essere tale da esser compreso

anche da chi non abbia neppure intravisto i frontespizi della Fenomeno/ogia dello spirito e della
Logica.
128

So pure che

il

Croce e

suoi pappagalli

si

com-

piacciono di accusare quelli che non leggono o

non vogliono leggere Hegel


tale e l'accusa

di

((

pigrizia

sarebbe meritata se

mencostoro non

studiando Hegel non studiassero neppure altre

Croce sa che non rifuggono dall'Enciclopedi delle scienze filosofiche per andare a giuocare a biliardo ma per leggere e studiare alcose.
il

Ma

tri

libri

che possono essere

difficili

e faticosi

come

quelli di

Hegel, ma, a loro giudizio, pi


effetti

fruttuosi.

giacche stiamo parlando di

del leg-

gere non male, anche in fatto di

filosofi, richia:

mare ci che Ges diceva degli alberi che bisogna giudicare dai frutti. Se uomini che hanno letto tutto quanto Hegel e hanno speso gran paite
della loro vita per capirlo finiscono col produrre
degli
scritti

pedanteschi,

oscuri

e meaningless

come

quelli degli hegeliani

di sospettare

che

la lettura di

ho qualche ragione Hegel non sia poi


parlano e preferisco

quell'elisir filosofico di cui ci

studiare la malattia degli altri piuttosto che espor-

mi a prenderla io stesso. Il James ha paragonato la filosofia hegeliana a una trappola da sorci ma si potrebbe paragonarla,

con maggior ragione, al leone malato, di cui narrano i favolisti, il quale, non potendo muoversi dalla sua tana per andare a caccia di animali aveva incaricato la volpe di condurre le altre bestie

fargli visita

per poterle
129

comodamente
9

divorare senza muoversi.

Anche

l'asino fu gra-

ziosamente invitato,

ma

il

saggio animale giunto


si

che fu

alla soglia della

caverna leonina

ritrasse
si

indietro velocemente, osservando che in terra

vedevan solo le impronte delle zampe ch'entravano ma nessuna di zampe che uscivano. Il ciuco sempre stato, testimoni Buridsino e Bruno, un animale filosofico Il libro del Croce, ci risparmia, almeno per il
!

momento, di entrare dovendo di necessit


prensibile senza la

nella trappola o nella -tana,

ed

nello

stesso

compreventiva lettura di Hegel tempo, quasi un campione


essere,
detto,

come ho

scelto dei prodotti della filiale napoletana della

Ditta Hegel e C.

Vediamo dunque cosa


valido in ci che
filosofia di
il

c* di comprensivo o di

Croce trova ancor vivo nella

fa, in un articolo della Siamo hegeliani?, il Croce invocava per il suo filosofo preferito almeno un sotterramento definitivo, im bel funerale di prima classe. Per conto mio son pronto a conficcare an-

Hegel.

Tempo

Critica intitolato:

cora qualche chiodo nella bara.

I.

due grandi meriti

di Hegel, secondo

il

suo

ultimo cavaliere, son questi: aver dimostrata la


130

esistenza di

un metodo proprio

della filosofia,

da

non confondersi ne con quello dell'arte o delle scienze fisiche e matematiche e aver formulata quella dialettica (coincidenza, dei contrari o identit degli opposti) ch'era gi immanente in alcuni filosofi anteriori all'autore della Logica e in genere nella vita stessa della
filosofia.

La
altri
si

filosofia,

dunque,

si

distingue

da
il

tutti

gli

prodotti della

mente umana per ben

fatto

che

occupa
i

di concetti

che sono universali e condiversi dall'intuizioni del-

creti

quali sono

l'arte,

dai rapimenti della mistica e dalle gene-

ralit

rappresentative della scienza.


tesi

Alla

del Croce che la filosofia

per forza un metodo proprio perch lo


altre

debba avere hanno le

attivit

spirituali

dell'uomo (matematiche,

scienze naturali, storia, arte, economia, morale)


ci

sarebbero da opporre due pregiudiziali. Prima

di tutto

che

metodi delle
tutti
si

attivit

da
i

lui

.enume-

rate

non sono
nella
i

quanti diversi perch nelle

scienze naturali
tematici,

adoperano anche
i

metodi ma-

storia

procedimenti dell'arte,

nell'economia

metodi

naturalistici

o matematici

e cos via di seguito, in

modo che non sempre a

una data disciplina corrisponde un metodo speciale.

Croce non ha discussa e neppur conipotesi possibile e che a me sembra assai verosimile, cio che la filosofia potrebbe
Inoltre
il

siderata

una

considerarsi costituita

da quei problemi che


lai

inte-

ressano nello stesso tempo


di

v8U"ie scienze,

che so-

no, insomma, incroci, coincidenze o zone comuni

due o

tre

potrebbero bastarf

o pi scienze, e che perci ad essa i metodi che si usano nelle

matematiche o nelle scienze naturali. Ma vediamo piuttosto se il metodo che Hegel e il Croce attribuifcono alla filosofia significhi veramente qualche cosa e se, nel caso affermativo,
sia proprio dissimile dagli altri.

Bisogna cercare dunque di capire questo

((

pen-

samento
vit
((

filosofico distinto

da

tutte le altre atti-

spirituali,

e che appartiene a quelle cose

contro le quali

scrive

il

Croci

la ribellione

non mi par possibile bench riconosca che sia da promuoverne l'apprendimento costituendo esse

come
sofia

l'abbicc, ora spesso trascurato, della filo(8).

Ma

le

difficolt di capire
si

non sono

davvero piccole anche quando


io

adoperi,

come

ho

fatto, tutta la
si tratti

buona volont immaginabile.


che
la filosofia si oc-

Finche

di capire

cupa di concetti, vale a dire di nozioni astratte e non di rapprese} itazioni particolari o di sentimenti personali, ci riesco, ma quando sento dire che questi concetti non sono generali, come quelli della scienza (6) ma universali, allora non riesco pi. Perch se un concetto universale non indica, come quelli generali, certe qualit comimi di una
classe determinata e limitata di oggetti, cosa dia-

volo potr

es.'^^ere ?
il

L'ipotesi pi probabile, per

me, che

Croce chiami universali un certo nu132

mero di concetti generali i quali da quelli delle scienze empiriche


fatto

si

distinguono
il

soltanto per

che di
detti

essi si

uomini

sono occupati pi spesso certi filosofi. In questo caso la distinzione


o, raeglio,

sarebbe solo apparente,


tosto storica

sarebbe piut-

che logica.

Ma

il

Croce non sarebbe

certo contento di questa interpretazione la quale

presuppone, bisogna confessarlo, una scarsa fiducia nella sua abilit analitica

ed

io

son costretto

a cercarne qualche altra che


generale e universali.

giustifiichi,

almeno

ai suoi occhi, la distinzione ch'egli fa tra concetti


Il

metodo del Croce, come


letto
i

sanno

tutti quelli

che hanno
a,

suoi

libri,

sopratutto eliminatorio. Egli s'incarica


avvertirci

che x non ne

ne

fc,

sempre di ne e, ma non
x. In

s'occupa di rivelarci cosa sia precis2Uiiente


questo caso egli afferma che
sale
il

concetto univer-

non quello generale e

basta.

Siccome

egli

non dice neppure cos', secondo lui, il concetto generale noi siamo autorizzati a credere ch'egli accetti l'idea che si ha comunemente di esso, cio, come ho detto, ch'esso sia la parola che indica uno o pi caratteri comuni di una classe
di cose.

Ora, dato che


di contrapporre
il

il

Croc(^

si

preoccupa sopratutto
concetto universale

concetto universale al generale,

viene spontaneo

il

dubbio
cose

il

sarebbe forse la parola che indica un carattere

comune a

tutte le

? II

Croce non Io afferma


l'u-

esplicitamente

ma, cercando bene, questa


133

nica interpretazione che


care la distinzione.

si

presenti per giustifi-

Ma
quante

ci

le

sono davvero caratteri comuni a tutte cose ? Cercandoli ci accorgiamo che non
:

ce ne sono altro che due

esser conosciute

da noi
carat-

ed esser differenti fra


teri
si

loro.

Ma

questi

due

riducono evidentemente a uno solo, cio


Infatti

l'esistere.

noi

diciamo

esistenti

soltanto

quelle cose che direttamente o indirettamente co-

nosciamo, e d'altra parte conoscieimo

le

cose in

quanto sono differenti fra loro perch l'unit

omogenea

e completa equivarrebbe all'inconosci-

bilit, cio,

per noi, all'inesistenza.

La
non

diversit e la loro conseguente conoscibilit

significano

dunque che questo

che esse

esi-

stono. L'essere l'unico concetto universale, nel

supposto senso datogli da Croce, che noi possia-

mo

ottenere,

ed

per questa ragione medesima,

qualcosa che non ha senso perch un concetto


significa qualcosa soltanto

quando

si

guerlo da qualche altro e in questo caso

pu distinnon posil

siamo concepire niente, che, anche per


fatto di esser concepito,

solo

pensabile e

come

tale
il

non esista. Il nulla l'imnon pu servire a farci comlui

prendere l'essere
sabile dal

quale anche

un'impentrovare

momento che non possiamo


ammette

niente a cui contrapporlo.

Ma Hegel
sti

dice
134

il

Croce

che quenon
signifi-

due concetti

presi separatamente

cano nulla e che acquistano il loro valore solo quando sono unificati nel concetto di divenire. Il male che pur mettendoli insieme quei due concetti non riescono a illuminarsi a vicenda perch
potrebbero
denza.
tutti

e due acquistar significato sol-

tanto nel caso che

Due

ciechi

uno di essi l'avesse in precenon potranno mai guidarsi re-

ciprocamente.

Perch anche

il

concetto di divenire, di cui

meil

nano vanto
riflettore

gli

hegeliani e che vorrebbe essere

che illumina quei due poveri concetti

che rimangono oscuri finch non sono superati, non , se ben si guarda, che un travestimento dell'essere. Divenire, s'io capisco l'italiano, significa moto, cambiamento, vale
di essere e di nulla

a dire diversit nel tempo. Dire che


dei mutamenti,

il

mondo

di-

viene lo stesso che dire che avvengono in esso


(si

presentino o no con

regole

e abitudini determinate), e che perci le cose che

avevano

certi caratteri in

un dato momento hanno


Sieuno dinanzi alla con-

altri caratteri

in

un

altro.

statazione della diversit, vale a dire alla condi-

zione elementare della conoscenza, che


tro
Il

non

al-

che

l'essere.

nulla, in questo caso,


i

non

c'entra perch in

tutti

soppresso.
sioni

mutamenti non c' niente che si possa dir Non ci sono che successioni d'impresdiverse e non c' nessuna ragione di creil

dere che qualcosa sia stato annullato per

fatto

che

io,

volgendo la mia attenzione sullo stesso


135

punto dello spazio, ho delle sensazioni diverse

da quella

di

un momento

anteriore,

come non

credo che vi sia niente di annullato quando passo


in ferrovia attraverso paesi diversi e ricevendo

impressioni diverse.

La
zio

sola differenza sta in questo che nello spapossiamo ritornare indietro e rivedere all'in:

circa le stesse cose,


farlo nel

mentre non sempre

si

pu

tempo.

Ma

l'impossibilit di prendere

tempo non una buona ragione per credere che vi sia stato
dei biglietti di andata e ritorno nel

un

qualsiasi annientamento.

La

chimica, del re-

sto, ci offre

esempi continui

di elementi

che

uniti

insieme producono un corpo diverso da ognuno


di essi e dal quale si

possono riottenere

gli ele-

menti che contribuirono a formarlo.


Il

concetto del divenire dunque un elemento

del concetto di essere e

non qualcosa che


il

lo su-

peri comprendendovi anche

concetto di nulla.

E
si

se

non

c',

come

io credo,

nessun altro con-

cetto universale che quello di Essere la filosofa

trova davvero a mal partito perch non ha a sua disposizione che un concetto solo, vale a dire
insufficiente per fare

un sistema,

e,

per di pi,

privo di significato.

Perch,

se

guardate bene, lo stesso Hegel,

dopo aver detto che il concetto ha da essere \iniversale si occupa poi, anche queindo afferma di far filosofa, di concetti che non sono eiffatto uni136

versali,

cio

non
egli

generali.

Nella stessa Logica


di

vediamo che

parla di qualit,

misura,

di forza, di materia,

cio di concetti, che

non

sono, evidentemente, concetti universali, perch

non rappresentano qualcosa che comprenda, secondo lo stesso Hegel, tutta la realt o un carat-

Anche i filoson debbono, dunque, ricorrere a concetti che saranno precisamente quelli delle scienze empiriche ma che pure sono anch'essi generali.
tere di tutta la realt.

E
sti

lo stesso

Croce quando fa una


il

lista di
il

oppoil

(10) costretto a citare

bene e
i

male,

vero

il

falso,

il

bello e

il

brutto,

quali

non son dav-

vero concetti universali perch non tutte le cose

son belle, n tutte


tutte le cizioni

le

affermazioni son false, n


I

son buone.

filosofi,

dunque, anche

quando hanno avuta la fortuna di leggere Hegel, o adoprano parole prive di senso oppure concetti generali

come

poveri empirici.

Ma
non
ziati
si

il

concetto filosofico,

come abbiamo

visto,

distingue dagli pseudoconcetti degli scien-

per la sua universalit

ma

anche per

la

sua

concretezza. Esso concreto,


consiste di astrazioni arbitrsurie

vale a dire

non

non

ischeletri-

mento
tutta la

della realt,

ma

comprensione di essa in
le astrazioni
fi-

sua ricchezza e pienezza;

losofiche

sono necessarie e perci si adeguano reale e non lo mutilano o falsificano (6).


))

al

Ma

in

questo caso la parola concreto vien

presa, evidentemente, in
137

un senso diverso

dal-

rordinario, e non significa pi qualcosa di veramente tangibile ed esistente, perch in questo caso anche le scienze particolari sarebbero concrete,

ma

vuol indicare qualcosa di completo e


reale.
il I

di

adeguato al

concetti scientifici impofilosofo,

veriscono la realt e

a quanto pare,

la

rappresenta invece interamente.

Ammettiamo pure che sia vero, ma in che modo ottiene questo ? Per mezzo di parole cos
vaghe (ad es. divenire) che, per qualunque cosa accada, qualunque fatto esiste vi compreso. Se si chiama esser completi trovare tali parole che abbiano un'estensione cos grande di comprendere tutto quanto, allora la degenerali e cos
forza,

scrizione pi completa del


sta:

mondo sarebbe
tempo non
si

que-

Le cose

esistono.

Con

questa formula non


dice

sfugge nulla
nulla.

ma

nello stesso

Un

reporter che, facendo la descrizione della

folla di

un campo

di corse, cita soltanto

nomi

di

alcuni dei presenti, impoverisce la realt mentre

un

filosofo

che dicesse che in quel dato posto


certa quantit di

vi era

ima

donne e una
di pi

certa

quantit di

uomini dice qualcosa

completo,

ma nello stesso tempo di pivi indeterminato. La massima completezza equivale alla massima inchi ci dica solo poche cose

determinazione ed evidente che noi preferiamo ma precise a colui che

pretende dir tutto senza farci conoscere nulla. Si pu esser completi con una parola sola, ma dove
138

se

ne va allora la ricchezza e venne promessa ?


Io

la

pienezza che

ci

non so poi cosa possa

significare per

il

Croce

che
ch,
cos

il

concetto adeguato al reale.


libro di botanica di filosofia

Non

certo l'es-

sere identico o simile a quello di cui parla per-

come un un libro

scenza adeguata al reale

non una foresta, non il mondo. Cononon pu avere altra si-

gnificazione che questa: che io potr riconoscere


le

cose di cui ho sentito a parlare quando

mi

si

presenteranno dinanzi e che potr prevederle e


perci modificarle.
Io

chiamo

la

chimica una scienza adeguata

una descrizione del platino, mi trovo per la prima volta davanti a un pezzo di platino potr, dopo osservazioni e verifiche guidate dalle mie conoscenze anreale perch quando,

dopo aver

letto

teriori,

riconoscerlo

come

tale e sapr

che se
corpo

io

fondo una certa quantit di cloro con una certa


quantit di mercurio otterr

un

altro

il

quale avr dei caratteri pi o


minati
Nella

meno

simili

a quelli

del cloro e del mercurio e potr servire a deterusi.


filosofia,

niente di tutto ci. Nessuno


la strada
il

concetto

l'idea

ha

le

gambe e

per, non trovisimo ha mai incontrato per per quanto Hegel dica che
il

concetto bisogna rica-

varlo,

pensando, dalle cose particolari, ed semsi

pre accaduto che dalle stesse cose

possono
filosofa.

ri-

cavare

concetti pi diversi,

come insegna

tutta

quanta la storia della scienza e della


139

concetti filosofici

non

ci

servono neppure a pre-

vedere perch se mi convertissi domani all'hegelianismo nessuna delle mie previsioni sarebbe

cambiata e proverei
tellettuali

solteinto

alcune emozioni inattual-

diverse

da quelle che provo


il

mente.

gi stato detto pi volte che


si

berkele-

guarda dal camminare contro un muro quanto il materialista, bench creda che il mondo sia composto unicamente di fatti spiriyano-arrabbiato
tuali.

Questa prima
generale
patto di
al

analisi,

dunque,

ci

mostra che

il

concetto filosofico o impensabile o un concetto

come
non
in

gli

altri

dir niente e nient'affatto

che completo solo a adeguato


s'intenda questa

reale,

qualunque

modo

espressione.

Resterebbe da vedere la famosa

dialettica,

ma
un

di questa parler pi oltre tentando di darle

senso che non certamente ne quello voluto da Hegel ne quello inteso da Croce. Ora voglio tornare, per qualche

ho preso

le

momento, al problema da cui mosse e cercare quel' il contenuto


il

emozionale,

morale dello hegelianinon ha un contenuto intelche smo dal momento


significato
lettuale cpmprensibile.

140

II.

problema dell'hegelianismo sar uno dei pi importanti di quella psicologia comparata dei filosofi che qualcuno, un giorno o l'altro, si deciIl

der a inventare.

Quali sono

gli stati di
?

coscienza di chi legge o

scrive frasi hegeliane

Quali sono

sentimenti

bisogni che

hanno
libri di

fatto nascere e
?

hanno

fa-

vorito le filosofie di tipo hegeliano

Giacche non

basta dire che sono, per la

massima

Hegel e dei suoi discepoli parte, composti di frasi

senza significato che molti, o per abitudine o per


imitazione o per incapacit analitica, credono di

comprendere. Se a quelle

frasi

non corrisponde,
deve cor-

come
rale

io credo,

un

significato teoretico,

rispondere un significato emotivo, estetico,

mo-

o che so
gli

io e questo si pu, all'incirca, descri-

vere e determinare.

Tra
il

elementi extrafilosofici che costituiscono

senso della filosofia hegeliana, l'estetico ha diritto certamente al primo posto. Io credo che vi
sia,

accanto alla rettorica dell'immagine,

una

rettorica dei concetti, e accanto al


la

secentismo del-

poesia

il

secentismo e
ci

sofia.

Come

il simbolismo della filosono oratori, sopratutto popolari,

141

quali riescono mirabilmente a sbalordire

loro

ascoltartori

mettendo insieme grandi

frasi

rim-

bombanti e sonanti
scolate

in cui parole eteroclite,

meti-

un po' a caso,

tirate fuori dal loro signifi-

cato ordinario, servono

come preparazione a

rades morali o patriottiche o umanitarie di grande


effetto, cos ci

sono
i

filosofi, destinati

a far molto

effetto sui lettori,


lit

quali riescono con grande abi-

a mescolare insieme grandi parole di signi-

ficato indeciso e di color misterioso,

disponendole

in certi

modi simmetrici e
qua e
l

in posizioni eleganti,
frasi

facendone rovesciabili sciarade e


nanti interrotte
stolotto metafisico.

impressiopi-

da qualche fragoroso
leggete che
si
il

Quando

sillo-

gismo
tivo,

la

piena logicit che


(8)

ricongiunge

con se stessa
reale

che il negativo anche posipositivo in quanto negativo (19) che l'ir-

ha

la

sua realt,
del

ma

la realt dell 'irrea-

lit; la realt

ca, del

reale

))

non essere nella triade dialettiche non reale, ma lo stimolo del niente (57) voi proverete un certo piacere este-

tico diverso

esiste

da quello della poesia ma che pur anche se ancora non ha nome. Lo stesso

piacere

danno

ravvicinamenti impreveduti e

certe volte grotteschi

che fanno pensare

alle fa-

migerate metafore dei secentisti e sopratutto quel


sentire

una specie

di ritmo

musicale e suggestivo

eh ' in certe parole a grande effetto anche se non hanno nessun significato possibile. Tali pa142

gine di Hegel sono nel pensiero quello che certi


sonetti di

Mallarm sono nella poesia: strumenti

di evocazioni e suggestioni indeterminate e sen-

timentali e niente di pi. Ci


loro valore, anzi forse lo

non diminuisce il accresce, ma non si de-

vono imporre come

verit filosofiche dei narcotici

verbali e delle formule ipnotizzanti.

Gli stati sentimentali, che provocano pi facil-

mente

libri

di

Hegel, sono l'eccitamento al


l'estasi
il

moto, l'orgoglio e

mistica

ma

credo che

il

senso del movimento

quale, indubbiamente,

pervade la

filosofia

hegeliana, per quanto logicaalla

mente male espresso, abbia pure contribuito


sua fortuna.
I

pensatori, a quel tempo, erano


statici,

un

po' stanchi dei sistemi

delle metafisiche

immobili e figes, delle fredde classificazioni e distinzioni della filosofia tradizionale e sentivano
il

bisogno di una spinta, di una corsa, di un colpo

di frusta.

La

filosofia

hegeliana, anche nello

stile,

nel

modo

stesso di esprimersi, port questo senso

del

movimento, del ceimbiamento, dello sviluppo


il

e sugger che

mondo^era

giata dell'Idea invece che

piuttosto una passegun armadio immobile

pieno di cassettine e di palchetti.


In quel

tempo

gli

uomini cominciavano ad ac-

quistare quell'amore del

moto e

della rapidit che

oggi ha raggiunto lo stato frenetico ed Hegel

ebbe

il

merito di suscitare questa fremente rea-

zione allo immobilismo dello ancien regime nella


143

filosofia

come pi

tardi

il

Darwin ebbe a

portarla

nella biologia.

L'hegelianismo, ne convengo senza ipocrisia,

non
se,

si

spiega tutto con la soddisfazione che d a

questi sentimenti

ma

dovuto anche ad altre cau-

non

solo estetiche,

ma

piuttosto morali.

Esso

corrisponde, infatti, a quel bisogno che

uomini hanno avuto in ogni tempo di creare un


gli

mondo mondo

sui generis, posto al di l e al disopra del

dei sensi e del

mondo

scientifico,

il

quale,

perci,, fosse per sua stessa natura sottratto agli

attacchi della critica e alle smentite dell'espe-

rienza e in cui fosse possibile dar libero sfogo a

credenze e sentimenti di ogni genere.

Questi

mondi

metafisici, creati dai filosofi,

citt del

pensiero la stessa

hanno nella funzione che avevano


cio, del diritto

le chiese nel

medioevo, godono,

quando un delinquente di fronte alla scienza o all'esperienza immediata si rifugia l


di asilo e

dentro,

filosofi lo

ricoprono col loro mantello e

non

solo gli salvano la vita,

ma

pretendono

sot-

trarlo

a ogni pena

critica.

III.

Quando ho
fico

parlato del feimoso concetto filoso-

il

quale insieme d'Iside, l'Araba Fenice


144

il

Profeta Velato dell'hegelianismo

ho

criti-

cato implicitamente la dialettica, in quanto questa


si

ciba unicamente di quei

tali

concetti.

Ma

della dialettica si

pu

dir

male anche direttamente

e senza neppur ricorrere all'inconcepibile.

grossa bestialit che vi sta nascosta


questa, che mentre
gli

hegeliani
gli

si

La pi mi sembra danno gran

vanto di superare con essa

opposti e poter

per cui

giungere cos all'unit e omogeneit del


il

mondo

Croce afferma che Hegel avvera il detto di Goethe che il mondo tutto di un getto essi cominciano prosenza nucleo e corteccia,

prio coll'accettare
stificate

come veramente

esistenti e giu-

moltissime di quelle opposizioni che poi


fatto, ch'esse

tentano di superare. Chi vuol conciliare due per-

sone riconosce, per questo solo


in discordia,

sono
di

mentre nel caso dei concetti non

sempre

si

tratta di veri e propri opposti

ma

espressioni diverse di

ima

stessa cosa o tutt'al

pi di concetti diversi
contrari.

ma non

necessariamente
critica di

vero che

il

Croce fonda la sua

He-

gel sopratutto sulla confusione


fatto tra
stinti,
il

che questi avrebbe


il

nesso degli opposti e

nesso dei diproce-

applicando a questi ultimi

gli stessi

dimenti che valgono solo per

gli altri,

ma non

men

Croce accetta senz'altro come opposte alcune concezioni che sono diverse formuvero che
il

lazioni di
distinte.

una medesima concezione o soltanto


145
10

Parlando, ad esempio, del problema de-

gli

opposti nella storia della filosofa, egli mette opposti


i

come

materialisti considerati

dei monisti e gli spiritualisti presi

come tipo come rappremateria-

sentanti dei dualisti (cfr. 12, 15, 33) mentre sap-

piamo
listi

tutti

quanti che

ci

sono

stati dei

pluralisti (es. alcimi presocratici) e degli spi-

ritualisti

monisti (Berkeley ecc.). Gli hegeliani

si

affrettano

troppo, insomma, a considerare come


si

opposti certi concetti e

sbracciano a conciliare

opposizioni che bastava semplicemente smascherare.

Ma

pure tirando via su queste pregiudiziali di


le quali le

metodo, per

menti hegeliane non handifficile accet-

no nessuna inclinazione, un po'


tare la dialettica

come spiegazione

metafisica del

mondo. Se Hegel si fosse limitato a introdurre quest'idea del movimento nella nostra concezione
dell'universo avrebbe fatto un gran bene, ma quando ha voluto dar troppe spiegazioni e rap-

presentare la

((

marche des choses

))

come un

in-

seguirsi di opjDosizioni e di sintesi

che danno luo-

go a nuove opposizioni che sono superate da

nuove

sintesi e cos via di seguito, al ritmo di

quella famosa macchinetta ternaria che fabbrica


tutto ci ch'esiste in tre tempi,

non possiamo

far

meno

di meravigliarci

che delle persone d'inge-

gno, compreso Hegel, abbiano potuto credere che


il

mondo

stato proprio fabbricato a quel

modo,

a forza di azioni e di reazioni di concetti


146

astratti.

Perch, insomma, bisogna ricordare almeno ogni

non basta appiccicare a un'astrazione eterea l'aggettivo concreto o affermare con grande sicurezza che il moto di certi concetti rappresenta
tanto che
tutta la realt per

provare che davvero

si

tratta

di cose concrete e reali. Si fa presto


in

a chiamare

un

certo

modo una

cos.a

ma

bisogna poi far ve-

dere che questa cosa possiede davvero la qualit

che che

le

attribuiamo. Se

la

Tempesta un dramma

domani affermo, per es., verista non per

questo Prospero, Ariele e Calibano diventano


rappresentizioni di personaggi reali e vissuti. Gli

Hegeliani, invece, credono trcppo alle magiche


virt del

verbo e quando

si

son riempiti

la

bocca

di quelle parole

che ispirano la fiducia

ai gonzi

(reale, concreto, vero, ecc.)

credoro di aver dato

sul serio alle loro teorie le qualit

the corrisponchi

dono a quelle

parole. In questo gli Hegeliani soai

migliano moltissimo

positivisti:

non sa
gente

quante sciocche ipotesi e quante generalizzazioni


superficiali

sono state

fatte ingollare alla

mettendovi sopra la marca di fabbrica positivo,


scientifico,

matematico

?
il

Ma
non
ca

io sto

dimenticando

mio scopo

:1

quale

consiste tanto nel far la critica della cialettila

quale non veramente possibile che a


si

quelli

che

rassegnano a dire delle

frasi

mae stose
re-

e confuse e a fabbricare bisticci e rebus dello


stesso genere

quanto piuttosto in quello di


147

un senso pi ragionevole. Compenser dunque il ritardo con la generosit e invece di darle un senso solo gliene dar due, tra i quali
galarle
gli

Hegelicoii potrcuino scegliere.

La prima
di

interpretazione

ch'io

propongo
tentativo

quella d'intendere la dialettica

come im

reazione

logica,

mascherata da metafisica,

contro le false distinzioni della scolastica e in ge-

nere della filosofa tradizionale;

come una

difesa

paradossale contro coloro che tentEurono di fer-

mare il pensiero mettendogli innanzi dilemmi, rispondendo ai quali o in un modo o nell'altro si


era costretti ad ztmmettere la cosa
pivi

importante,

cio che fossero vereimente dei dilemmi.

Lo He-

gelianismo dunque, di frhte alle distinzioni false,

ha cercato di mescolare e fondere a tutto spiano in modo da produrre confusioni tali da rendere poi necessarie nuove distinzioni presumibilmente
migliori delle antiche. Esso rappresenterebbe in
certo

modo

la dichiarazione del diritto di

combatri-

tere le teorie al di l delle apparenti antinomie.

quelli

che dicevano

questo o quello, esso

sponde: questo e quello. Hegel rappresenta


guerra degli e contro
quelli
gli o,

la

oppure

il

partito di

che invece di

((

tagliar la testa al toro pre-

feriscono tagliargli semplicemente le corna.

Di

queste false antinomie ce ne sono state in tutte


le

scienze

(es.

pesante e leggero, terrestre e cevia via le heuino tolte


la-

leste, ecc.)

gli scienziati

di mezzo. Hegel, invece di compiere lo stesso 148

voro nella filosofia facendo una critica diretta

ed apparenti antinomie filosofiche, ha forma metafisica e trascinato dall'entusiasmo ha dato apparenza di sistema della realt a ci che doveva essere una semplice correzione di metodo. Ma per quelli a cui non piacesse questa mia
delle false
scelto la

interpretazione eccone un'altra

la dialettica po-

trebbe essere una specie di legge storica, una


teoria del
sociali,
le

modo
:

col quale si

succedono

le

forme

teorie scientifiche, ecc.

Essa vorreba un'afferma-

be

dir questo

che in

generale

zione esagerata ne succede un'altra opposta, la

quale esagera nell'altro senso invece di tener

conto delle restrizioni che giustificavano in parte


la

prima. Avviene allora che a queste due af-

fermazioni contrarie ne succede una terza che


tien

conto di quel tanto di vero che c' nell'una


le

e nell'altra e in una certa maniera le concilia,

sopprimendo due sbagli opposti per ottenere una verit. Questa


restaurando
restrizioni

tacite e

le

esagerazioni.

In conclusione ci vogliono

generalizzazione storica
portare parecchi esempi

di cui

si

potrebbero
e potrebbe

dello stesso genere

della legge dei tre stati del


costituire

Comte

una somiglianza

fra

hegelianismo e posi

sitivismo.

Ambedue

queste lggi, per quanto

riferiscano a fatti del tutto diversi, sono straor-

dinariamente sempliciste

ma

rappresentano, fino
tratti,
il

a un certo punto e a grossi


149

movimento

della storia delle idee.

Esse, per, dovrebbero


filo-

esser trattate piuttosto nella psicologia dei


sofi

o degli

scienziati

che nella

filosofia

come

fan-

no
tesi

gli hegeliani.

c' da scegliere fra queste due ipoche si tratti di una reazione logica larvata o di una legge storica. Nel primo caso Hegel assume quasi le sembianze di Pragmatista, nel secondo caso si trova appaiato coi Positivisti.
:

Insomma

Gli Hegeliani

si

accomodino pure a piacer

loro.

150

QZietzche,

Noi

tutti

abbiamo un debito

di

amore verso
Il
il

Federico Nietzsche ed tempo di pageurlo.


cervello
si

suo

cuore
t'anni,

si

suo ferm nell'agosto del 1900. Son venson dieci anni: si pu, si deve tornare a

acquiet nel gennaio del 1889;

sorridere col doloroso, coll'angoscioso, col troppo


sorriso di un povero Zarathustra che svenne sulle cime delle montagne per santa invidia del cielo, di un innamorato eternamente

saggio

respinto

da chi non fu degno

di amarlo, di

un

Sigfrido convalescente esiliato nelle pensioni di


lusso dell'Europa darwiniana e

wagneriana della

nostra infanzia.
lui
!

Quanto siamo stati cattivi con La sua maschera bianca e freddamente bafi

futa;

suoi occhi dolci

come

la poesia degli in-

genui laghi fuori di mano, oppure focheggianti

come per un

riflesso di

una pazza cometa;


tutto, tutto

la

sua voce sonora, piena e orchestrale per orecchi

meno

lunghi e meglio educati

quanto

abbiamo dimenticato e abbiamo voluto dimenti151

care.

suoi libri sn laggi, messi in disparte,


altri,

venduti, perduti, lontani, dietro ad


altri
:

sotto
al

ad
no-

il

suo pensiero, se pur ripassa dinanzi

stro,
((

come un

ritornante di
,

Hoffmann

in

specchio ovale

come

l'ultima traccia di

uno un
il

gran fascio di luce, di un'abbacinante luce


trica

elet-

da Crepuscolo

degli Dei, oppure

come

ricordo di mille faville che corsero al cielo

strii

dendo, scimmiottando

reizzi

degli

uomini e

raggi del sole, e poi ricaddero gi, polvero lento


di cenere nel tacito buio del nulla.

Ma
glio

chi di noiynon ricorda

una giornata

di lu-

o d'agosto, un'ora
il

di gran caldo e di virile

volutt, nella quale le parole di Nietzsche fru-

starono a galoppo

nostro cuore e penetraron


tutta la nostra carne e
li-

correndo col sangue per


ci

portarono un'alpestre ventata di forza e di


?

amico perduto e non morto, quel solitario poggio di Pratomagno dall'alto del quale gettavamo all'aria fresca del Casentino con voce melodiosa e commossa i rossi e sfrontati versetti dello Zarathustra ? Dopo venne
bert

Dimenticherai

tu,

la critica

che vive alle spalle della grandezza rimpicciolendola; venne la calma un po' senile
vili

degli anni di raccoglimento; la seriet ci rese

pi fiochi e pi
al

la filosofia sentenzi,
il

mise

suo posto, apr e chiuse

suo paragrafo; e la
gli ar-

vita,

dopo aver

straripato e corso verso oceani

non nominati

nei portolani, torn dentro

gini di mattoni dei canali diritti, specchi senza


1S2

nostalgie le nuvole bianche del cielo e


toni
fili

mono?

d'erba delle brevi sponde.


il

Venne
per dove
?

tempo

d' imbarcarci

di

nuovo

E
ci

La ciurma
spaventano
i

delle passioni

calmata; non
i

naufragi;

tutti

vascelli fantasmi

sono scesi nel fondo luminoso del mare. Abbiamo imparato l'arte della guerra senza clangori
di

trombe, senza

urli
11

di

comando, senza
ribolle dentro

spargimento di sangue,
di noi e di vicini
tri,
i

sangue

questo morremo. Possiamo tornare

a Nietzsche
falsari e
i

al

vero Nietzsche. Gli

al-

traditori,

invalidi e morti," gatti


cini briachi di lirismo
saioli

hanno finito. Siete tutti sevatici da salotto, neronnon digerito, farabutti pole volanti

che interpretaste

parole di Zara-

thustra a uso di macellari o di facchini di serraglio


?

voialtri,

egregi

dottori

e chiarissimi
il

smesso di allumacare vere dell'eroe che aspetta di risorgere


professori, avete

cada-

?
i

Avete
para-

trovato tutte le fonti, avete istituito

tutti

goni e messe sull'attenti le


gravi obbiezioni
colto
di
il
i

sottili

esegesi e le

ricordi

le

Le postume spie hanno racinfedeli hanno venduto a suon

marchi tutte le lettere; l'archivio fondato e suo bravo catalogo non dimentica nulla; la bi;

bliografa in pari
tori
il
.

in tutti gli indici per au-

suo povero

nome
?

polacco ha trovato tgrnano


quelli

posto.

Non

vi

basta
noi:

Ora torniamo

ora
153

che

ramarono un tempo, che

lo disprezzarono,
gli

che
fu-

l'odiarono, che vollero dimenticarlo, che

rono fedeli senza saperlo, che lo abbracciarono anche nel disprezzo, che gli stettero accanto anche nell'abbandono. Torniamo noi possieimo
:

moda andata a sporcare pi in l. Prima, anni fa, mille vespe pettegole ballavano intomo al dolce
tornare. C' posto, ora, per l'amore; la
paralitico
di

Weimar

quando un raggio
ali
il

di

sole

faceva scintillar loro le


cielo

esse dicevano
s'era ro-

d'esser diventate d'oro e che

mondo

vesciato e che

il

era disceso

all'

inferno

perch l'uomo aveva finalmente rubate aigli arcageli le chiavi del paradiso trerrestre. Allora,
no,

non era da gentiluomini trovarsi in simile compagnia. Ci potevano stare gli omicidi senza
coraggio,
i

ricchi malati di spinite,

a corto di novit

non gi

nouvellistes

quelli

che avevano

un'anima affamata da nutrire e da salvare. Ma ora la gente del mercato ha disciolto il crocchio, le vespe sono sparite verso nuovi defunti intomo
;

a Lui c' pi silenzio, c' quella calma, quella


serenit mediterranea che egli stesso respir nei
celesti seni della Liguria.

L'ultimo codicillo del

suo testamento stato aperto: Ecce mirazione che

Homo.

Egli

sta dinanzi a noi incoronato dalle spine dell'am-

non

comprende,
possiamo
lui

schiaffeggiato

dall'indifferenza, trafitto dal dubbio.

La sua

vita
;

aperta dinanzi a noi


stringergli la

essergli amici

mano, essere per


154

morto ci che

nessuno

gli

fu in vita:

un amoroso compagno

di

pericolose traversate.

* * *

Pensate
Nietzsche

quel

che

volete

della

filosofia

di

ve l'abbandono. La sua una di

quelle dottrine poetiche e tragiche che rispon-

dono alla tempra, alla vita, all' animo di un uomo. Chi ha l'animo d'altro metallo, chi ha la tempra d'altra fucina, chi ha corso la vita su diverse rotaie non la pu ne capire, ne amare, ne seguire, e va bene. Ad esperienza diversa
parole cosmiche e bandiere morali diverse.
se

Ma

non volete rispettare la filosofia, se volete seguitare, con tutti farfallini scioccheggianti di tutti i continenti, a prenderla come una fricassea
i

di paradossi

a uso degli

arrivisti

senza guanti,

lasciate

star

l'uomo,

rispettate

l'anima di chi

l'ha fatta.
Io vi dico in verit

che

ai nostri

tempi non co-

nosco vita pi nobile, pi pura, pi dolorosa,


pi solitaria, pi disperata di quella di Federigo
Nietzsche.
crita
vi

Non

essendo, ahim, abbastanza ipo-

confesso franceumente eh' io debbo la

forza di questa convinzione alla biografia semplice, chiara e

ha ha

scritto
letto

approfondante che del Nietzsche da poco tempo Daniel Halevy (1). Chi

questo libro e non s' commosso, specie


155

verso la fine, un porco: son pronto a giurarlo dinanzi a


tutti,

Gn

Nietzsche che gi s'intravedeva da brani

di lettere e

da confessioni singhiozzate

ma

bito rinnegate e oltrepassate nelle opere

su-

un
in-

Nietzsche puro, santo, martire vien fuori da queste trecentottanta


telligente.

pagine di francese calmo e

Qucinto diverso, signori miei, dai ber-

tuccini sanguinari

che hanno dato oscena


il
!

esibifalso,

zione di se nei salotti e nei romanzi sotto


il f

alsissimo

nome

di scolari di Zarathustra

Nel 1880 Federico Nietzsche abitava a Genova,

numero 8 della salita delle Battistine, e menava vita sobria, povera e solitaria. I suoi vicini genovesi lo chiamavano allora il santo. Questo queprimo giudizio dell'Italia umile e ignara sto giudizio che fu il solo che seppe dare l'Italia, prima del 1894, sopra un uomo che tanta parte della sua vita soffr e god sulle rive dei nostri
al

mari
su di

forse
lui
.

il
i

pi profondo,

il

migliore,

il

pi

sano che finora


In qual altro

nostri concittadini abbiano dato

modo

chicimereste voi

un uomo

che fin dall'adolescenza tutto bruciato dalla

pura sete della comprensione e della verit, che per tutta la sua vita sdegna gli onori, i guadagni.

(1)

La

vie

de F. Nietzsche, Paris, Calmann Levy, 1909.


1S6

le

amicizie fondate sulla finzione,

i i

trionfi

dovuti

alla servilit e alla vigliaccheria,


letti

ben

imbottiti

delle fedi, gli abbracci della filistineria mili-

tante, le

mezze misure e
le

le

mezze

figure,

com-

promessi e

riverenze

si

Che nome vorreste dare, di grazia, a chi non spavjent mai del suo pensiero, a chi cambi
s stesso e

sempre per ordine del severo


ordine altrui
;

non per

a chi ficc

gli

occhi gi fino nel

fondo dei pi vuoti e neri abissi della sorte

umana, a chi cim il pericolo, il rischio, il male; a chi ebbe la forza di mettere un'irta maglia di durezza sopra un cuor traboccante di fanciulla, a chi non trem quando vide le costellazioni del cielo morale impallidire, fuggire e spegnersi, n quando apparve alla sua fantasia eraclitea la
ruota dell'universo muoversi intorno allo stesso
asse,
stessi

sempre ritornante

agli

stessi

punti negli

momenti

?
si

Un uomo

che

content di poco pane, che


l'

non conobbe quasi


cimici della

donne, che visse povero, vagabondo, straniero, che non ebbe


delle

amore

sua statura, che fu compreso a met,


il

che trascin

suo corpo malato e

il

suo acido

pensiero nei pi volgari alberghi e nelle pi


e non ostante non
si

am-

pie solitudini dell'Europa alpina e mediterranea


si

arretr,

non

si

ferm, non

mise una maschera n si fece una nicchia, e virilmente, coli 'anima piena di orgoglio, di poesia e di malinconia, aspett la
157

sua morte

spiri-

tuale creando fino all'ultime ore la sua persona

morale

un uomo fatto
un

cos, io,

senza permesso

dei devoti, degli agiografi e degli imbecilli, lo

chicuno, senz'altro,

Scinto.

Era
altro

in lui l'amore

mondo

d'un ideale segreto, di un pi pulito e ossigenato: i suoi pen-

sieri, solidificati in

danno un'idea.

Ma

frammenti e in poemi, ce ne quanto diversa da quella vera


punta
di

ansia che lo trasportava dalle montagne ai mari


col cervello ferito dalla
il

pensiero

che non trovava mai


che

un compasso
il

suo centro

col cuore di principe

ama come un

pazzo e

rimbrotta chi lo circonda perch sente che se

desse

il

varco all'amore, qualcuno, di certo, l'uc-

ciderebbe.

Badate ch'io qui non invento un personaggio


ideale. Ideale egli fu nella vita sua, fin

da

gio-

vine.

Chi s'immaginerebbe di veder Mazzini mi-

schiato nella vita di Nietzsche, l'uomo dei doveri


degli

uomini e
Leggete
il

la

missione morale, con quello

dei

diritti

del corpo e del rovescieunento dei valibro di

lori ?

Halevy a pagina
il

00.

Nel 1871 Nietzsche travers


quale attacc discorso.
e
si

Gottardo per an-

dare a Lugano. In diligenza trov un vecchio col


I

due

si

entusiasmarono
Il

trovarono d'accordo in molte cose.

vec-

chio cit a Nietzsche una delle pi belle mas-

sime di Goethe: Sich des halben zu entwohnen

und

in

leben.

Ganzen, Vollen, Schnen, resolut zu Quel pensiero non fu mai dimenticato da


158

Nietzsche ne

ruomo che

glie l'aveva ricordato.

Quel vecchio entusiasta era Mazzini. Nietzsche,


pi tardi diceva a Malvida von Meysenburg
v'
:

Non
era

uomo
:

ch'io veneri quanto Mazzini.

Ed

sincero

metta in accordo chi vuole l'apparente


i

disaccordo fra

due eroi. Nietzsche non ebbe moglie ne amante: ebbe delle eimiche, ebbe per qualche tempo ima mezza fidanzata Lou Salom ebbe una sorella che

fnse di capirlo e lo segu

donna ha piccola parte nella sua vita come in quella santi l'ebbe grandissima l'amidi tutti
i

come

pot.

Ma

se la

cizia.

Un uomo

che sentiva l'amicizia cos gran-

demente e solennemente come lui non poteva esser volgare, neppure se avesse scritto soltanto un manuale di cucina piemontese. I bei giorni di Triebschen, con Wagner e Cosima, sono il
golfo pi soleggiato della sua vita
affettuosa di

la stima

Rohde

e di Burckhardt, la calda

deferenza di Paul Ree, di Peter Gast, di von


Stein, di Lanzki, furono
forti
i

pochi malsicuri con-

che

gli

porse l'umanit.

Ma

dolori

Quando

Wagner non lo cap pi ed egli cap chi era Wagner (triste scoperta: un ciarlatano pericoloso
perch geniale

quando Paul Ree lo trad, !) quando Erwin Robde, divenuto professore fin nell'ultima orecchietta del cuore, non seppe salvarlo con un abbraccio e un sorriso dallo sconvolgimento e dalla ambascia, quando gli altri lo lasciarono solo o lo tennero come un amabile
159

zimbello,
le

come un

poetico

originale)),

allora

goccie di sangue del cuore piagato caddero

gi a

una a una, non

di fuori, sulla carne,

come

nelle crocifissioni

romane,

ma

dentro, dentro di
lo soffoca-

se, in tutto se stesso e

a poco a poco

rono:

Dove
!

siete Eimici ? Venite.

E* tempo,

tempo
11

))

canto

scritto

di

notte,

a Roma,

al

suono

eterno dell'acqua nella vasca della fontana

anche

il

che
gli

mio cuore una fontana traboccante

forse la pi ardente dichiarazione


il

d'amore

genio abbia fatto alla sorda umanit.


tutti,

Ma

uomini, quasi
li

preferiscono le cocottine
li

che

lisciano alle
:

amanti che

elevano.
!

E non
si

ascoltarono

<(

Sera della mia vita

Il

sole

ab-

bassa: ben presto non avrai pi sete, o cuore


assetato
ter
)).

scrisse l'Ecce
il

homo

e scrisse a Pe-

Gast firmandosi:
lettere

Crocifisso, e a
io t'amo.

Cosima

Wagner dicendo: Ariemna,


due ultime
sioni

In queste

definitivo della

che sembrarono l'annunzio confessono sua psizzia


ci

le

pi chiare del suo destino.


di esser l'Anticristo e in

Nietzsche

si

compiace

quanto AntiCristo.

cristo fu, per forza,

un vero tormentato e torDioniso doloroso mentator di se stesso e mor, ve l'assicuro, sopra


una croce di legno gerosolimitano. E a Cosima Wagner egli scrisse, nell' ultima ora di lucidit, il suo amore. Cosima Wagner era per lui Arianna e Arianna era l'amore. Egli
160

anche un po'

Fu un

l'aveva forse
stacco

amata

in segreto: forse nel suo divi fu della gelosia.

d Wagner

Non

im-

porta: quella dichiarazione profonda, assai

pi grave che

non

si

veda. Cosima, (Arianna),

era l'umanit felice, ridente, piena di vita e di


forza

quella ch'era stata


A
Nietzsche
il

il

sostegno di

Wagner

vittorioso.

sostegno era mancato

l'eimore non aveva trovato ove sfogarsi in pienezza e libert. Di questo amore rinchiuso, inappagato, insaziato morto Nietzsche
stato ucciso.

Noi

tutti,

in

biamo

ucciso, e

non sar

lui

da esso quanto uomini, l'ab pensateci


l'ul-

tima vittima nostra.

161

Qioolfo Cucken

Quando, tempo
tizie telegrafiche

fa,

una

qualsiasi impresa di no-

miati di Nobel,

tra i nomi dei preun insieme deformato di sillabe

comunic,

tedesche,

facendolo seguire dalla parola Jena,

alcuni giornali italiani, pi saputi in fatto di delitti

osceni che in storia della filosofia, s'immail

ginarono subito che

fortunato destinatario di
fosse
lui
il

uno degli annuali chques svedesi Emesto Haeckel, che abita anche
i

celebre

a Jena.

Ma

giornali meglio informati e le persone pi intel-

ligenti

capirono presto che non

si

trattava del

papa

evoluzionista.

Forse anche laggi, a Jena, sarebbero stati pi contenti se il premio fosse stato dato a Haeckel
invece che ad Eucken.

La

storia

contemporanea

della universitaria cittadina sconosciuta


riosa.

ma

cu-

Dentro
il

alle

sue

mura vivono
il

tre

grandi

uomini:
citt.

primo, Haeckel,

beniamino della

Laggi trovate perfino una Haeckelstrasse tabaccai, mostrandovi le cartoline illustrate


162

con una larga faccia barbuta, vi dicono con energica soddisfazione: Unser Haeckell L'altro,

Eucken, conosciuto cos e cos e per quanto abbia moltissimi amici e conoscenti
la

pu

darsi che

sua fortuna lo abbia rivelato anche a qualche


11

ienese.

terzo,

Frege, assolutamente scono,

sciuto a Jena e fuori

eppure forse

il

pi ori-

ginale dei

tre.

E' un modesto matematico, in-

ventore di una logica simbolica, e degno di stare


accanto, per molti rispetti, al nostro Peano.
ci

Non

saranno forse dieci persone in Europa che ablette

biano

e capite le sue opere,

ma ci

non leva

niente alla sua gloria.

Ora, per, anche


sa che esiste

il

grosso pubblico europeo

un

filosofo

Eucken, e
vita
di

tutti

vorranno

saperne qualcosa.

La

Eucken non ha
un
di
scrittore,

proprio nulla di straordinario. E* la vita di


diligente professore, di

un operoso

un buon padre

di famiglia.

Rudolf Christian Eucken nacque in Aurich


nella Frisia occidentale
il

gennaio 1846. Studi

all'Universit di Gottinga dal 1863 al 1867; dal

1867 al 1871 insegn in un ginnasio. Nel 1871 fu

chiamato come professore ordinario di filosofa a Basilea e l si trov insieme a Burckhardt e a


Nietzsche.

Ma

questi

quanto mi assicura

il

celebre editore Diederichs, un'altra gloria di Jena

non dette molta importanza


sore e

al giovine profesai

non

se

ne cur, forse perch non aveva


163

suoi occhi abbastanza personlichkeit.

Dal 1874

insegna a Jena e di l non s' mai mosso.

Quando
glie

che Eucken ha una mogrande ammiratrice del marito, che ha pas' aggiunto
lui.

recchi figliuoli e molti amici, s' detto quasi tutto

quel eh ' necessario sapere sulla vita di

Neppure

la vita filosofica di

Eucken
i

stata

molto avventurosa.
di Hegel,
la

Da

giovine, attraverso

suoi

maestri Trendelemburg e Reuter sub l'influenza

quale non s' mai pi ceincellata.


i

Pi

tardi, per,

suoi veri maestri furono Platone

e Fichte e a loro deve quel vivo senso della


realt dello spirito

che riempie

le

sue pagine pi

eloquenti.

Cominci

come

tanti altri, dalla storia,

con

degli studi sul metodo di Aristotile, con delle buone ricerche sulla storia della terminologia filosofica, con delle acute osservazioni sulle immagini e i paragoni in filosofia, con una serie
di studi sui vecchi filosofi tedeschi e la

sua stessa
grosfilosofia,

opera capitale,

le

Lebensanchaungen der

sen Denker, una specie di storia della

da Platone a Nietzsche, veduta attraverso il suo nuovo idealismo. Ma l'Eucken, colla sua anima di apostolo e di moralista, non poteva rimaner nella storia, sia pure fatta a uso e modo suo, e da trent'anni egli va esponendo, in libri grossi e piccoli, un insieme di idee sulla vita e sul mondo, e sopratutto sulla concezione di una vita spirituale indipendente, al
164

cui sviluppo tutti gli

uomini dovrebbero tendere

e lavorare.

Cominci, nel 1878, coi Grundb e griffe der Ge-

genwart (Concetti fondamentali del tempo presente) che poi divennero le Geistige Strmungen
der Gegenwart (Le correnti spirituali del
presente) in cui gi
tivi
si

poteror riconoscere

tempo i mo-

centrali

delle

sue idee, e da pochi giorni

uscita la Einfuhrung in eine Philosophie des

Geisteslebens (Introduzione a

una

filosofia della
ri-

vita spiritale) nella quale gli stessi motivi si

trovano

con

le

nuove variazioni

imposte

dal

tempo. L'opera pi famosa, Le visioni della vita


dei grandi pensatori,

non per quella che possa


critico,
i

dar meglio Fidea dell' ingegno dell' Eucken. In


essa
si

manifesta troppo

troppo preoccuin contraddi-

pato dell'idea di mettere

filosofi

zione fra loro, e anche, diciamo la vera parola,

un po' tendenzioso, mentre


L'Eucken ha
per questo
si

lo spirito dell 'Eucken

naturalmente entusiasta, ottimista, spontaneo.


scritto moltissimi libri,

ma non

deve credere che abbia messo fuori moltissime idee. Alcuni dei suoi libri sono addirittura rifacimenti di altri libri suoi
altri

pi vecchi

poi sono ripetizioni, sviluppi, ampliamenti

da lui L'Eucken, pi che del filosofo classico, rigido e sobrio, ha del predicatore. Gli piace l'eloquenza; tende al sermone morale; tratta un po' i pensieri come temi sinfodieci e cento volte ripetute.
165

e qualche volta, ahim, diluizioni d'idee

nici. Perci,

leggendo

le

sue opere,

si

ha un'imchi

pressione se non
forse tanto
letto
tutti.

di uggia certo di prolissit e

pu

dire di conoscere

Eucken
li

ha

un

sol libro di lui

come

chi

abbia

letti

non bisognerebbe creder maligneunente che questo gran gettito librario di Eucken sia effetto d'ingordigia di quatrim o di fama: egli ha in se
il

Ma

conoscere
e perci

bisogno di espandersi, di comunicare, di iai e accettare ci che crede vero, di

esporre, spiegare e inculcare le sue idee pi care

non

gli

par mai di aver ripetuto abba-

stanza una cosa e di averla messa innan2d abbastanza lucidamente.

La sua
sume

filosofia,

appunto per questo carattere

oratorio, poetico e propagandistico,

non

si

rias-

facilmente. Ci che preoccupa di pi


:

Eucken

la vita

in

che

modo dobbiamo

vivere.
egli

La

divisione degli spiriti lo addolora ed

crede

che

la salvezza s metafisca

che morale starebbe


si

nell'unit. Quest'unit

non

ritrova nei filosofi,


si

che perpetuamente
via
ci

si

contraddicono; non

ri-

trova nelle varie concezioni della vita che via

sono state presentate. Essa non pu esser

realizzata

che da una vita spirituale pi alta e


idee pi importanti di
essere

piena.

1*

Una delle uomo da

Eucken

che

puramente

naturale,

tende

sempre pi a farsi essere spirituale e che noi abbiamo il diritto di parlare di una vita spirituale
166

autonoma, vale a dire indipendente dalle


sempre pi
al

altre

funzioni vitali e sociali, la quale deve estendere

suo regno. Ora noi non dobbiamo

aspettare passivamente che questa vita spirituale


si

estenda e s'innalzi. Noi dobbieimo cooperare


il

sempre pi

suo regno. Ora noi non dobbiamo

agire per aiutarla e

non contentarci
libri

soltanto di

contemplarla.

((

sopra dice egli in uno dei suoi pi recenti riceve suo colorito e suo tono speciale soil il

L'ordineimento della vita svolto

pratutto

ponendo innanzi

il

fatto
diritto

apparteniamo per semplice

che noi non di nascita a


ri-

un mondo della ragione,

suscettibile di esser

dotto unicamente a contemplazione e godimento,

ma
sto

che bisogna

farsi avanti

con forza verso quebisogno di un


.

mondo

e che perci

ve

rivol-

gimento delle presenti condizioni


Il

dunque, non deve soltanto conoma cambiarlo. Per questo egli ha dato ultimamente alla sua filosofa il nome di
filosofo,
il

scere

mondo,

attivismo e per questo essa stata ravvicinata a

famoso pragmatismo che ha fatto teinto ruin America e in Europa negli ultimi anni. Ma r Eucken ci tiene a distinguere accuratamente il suo attivismo dal pragmatismo, ed ha
quel

more

(!)

Grundlinien

einer

neuen

Lebanaanschauung, Leipzig,

Veit,

1907. pag. 210.

167

un p
dello

ragione, perch,

pi che a James o a

Schiller, egli assomiglia piuttosto ai

due maestri

spiritualismo attivo francese, a Ravaison e

a Boutroux.

Al Boutroux
la

egli rassomiglia

specialmente per

grande importanza che d


tutti

alle questioni reli-

volumi trattano di religione sanno forse che, in Germania, egli di quelli che seguono con pi initelligente attenzione il movimento modernista italo-francese. Ma anche rispetto alle religioni passate, come
giose. Molti dei suoi

e non

rispetto alle filosofe, egli


tico.

ha

un'attitudine

da

cri-

Nessuna chiesa pu

dirlo

dele,

come nessun

filosofo

veramente suo fepotrebbe chiamarlo


in cerca di

suo discepolo. Egli va continuamente


fetta e

qualcosa che sia nello stesso tempo religione per-

conoscenza perfetta, azione e contemplain se il tormento dell'unit m e pur costretto a riconoscere il dualismo ch' nel pensiero e che il pensiero deve continuamente suzione.

Ha

perare.

cos le cantraddizioni ch'egli ricerca

negli altri sono

anche

in lui. Per

Eucken

grandi

filosofi sono dei cercatori che intravedono di tanto

in teinto giosi

qualche verit; i grandi rivelatori relisono degli sperimentatori che preparano le strade per questo ignoto Dio che verr. Ma lo

Eucken non qualcosa di simile ? Anche egli, spirito moderno e perci dolorosamente contradditorio, si trova preso in un dissidio che
stesso

non posson

pacificeire tutte le
168

sue belle

frasi sulla

vita spirituale. Egli,

all'unione con Dio,

come anima religiosa, aspira come profeta del regno dello


filosofare,

spirito crede all'avvento dell 'uomo-Dio, e perci,

se fosse coerente,

non dovrebbe
libri,

non

dovrebbe scriver

ma

dovrebbe vivere ed

aiutare gli altri a vivere

sempre pi nobilmente. come sempre ci ripete non ha pi ragione di metafisica l'Eucken, la essere. Il gran problema quello di ci che dobbiamo fare, e la filosofia si riduce alla morale
Se
lo

spirito

attivit

vissuta.

L'Eucken, per quanto pi volte abbia


1'

combattuto

intellettualismo,

non ha avuto

il

coraggio di lasciare per sempre la conoscenza, e perci in tutta la sua opera si scorge il contrasto
fra

uno

spirito mistico

interna e

una mente

filosofica

che tende alla pura azione vecchio stile che


predicazione
il

non pu

staccarsi del tutto dalle sue predilezioni

intellettualistiche.

Colla

filosofica

egli tenta di far sparire

contrasto,

ma
:

non
il

possibile.

per questo Eucken oggi un prezioso

operaio per l'educazione delle anime

ma

suo

nome non
detto
nit.

rester

fra

quelli

coloro che

una nuova e decisiva parola

all'intera

hanno uma-

169

(?.

QKichelstaeter

Nel mese di ottobre 1910 un giovane di ventitre

anni,

Carlo Michelstaedter, s' ucciso con


di revolver nella citt di Gorizia

un colpo
patria.

sua

costume comune, fin da Werther in Nesordinario. Niente, in apparenza, di pi poi. sun giornale italiano ha dato la notizia ci vorrebb 'altro se si dovessero rimandar gli echi di tutti i colpi disperati che echeggiano qua e l per
Storia di tutti
i

giorni

quasi volgare,

moda

giovanile

il

mondo,
!

fitti

come

la fucileria di un'invisible

battaglia

Eppure bisogna parlare


11

di quest'ultimo colpo.

suicidio di Michelstaedter assolutamente di-

verso

se
o
i

le notizie

son vere
titoli

da

tutti quelli

che apprendiamo ogni giorno, dando una spregiante occhiata sotto


vita

i
:

((

Gli stcnchi della


In

Volontari della morte


si

un

suici-

dio ci che importa e


i

cerca non la morte o


le ragioni della

modi

della morte,

ma
170

morte.

Non
sti

gi l'uso del veleno o della corda, del fiume


ci

o del fucile
crazie.
sofia,

guida per
i

stabilire,

anche

fra que-

rinunzianti,

limiti delle caste e delle aristofilo-

Per noi, uomini della strada o della

non contano che

motivi.
i

motivi di

Michelstaedter non sono

motivi di nessuno

o son
Egli

quelli di pochissimi.

non

s' ucciso per povert: era di fami-

glia agiata,

poteva studiare ove

gli

piacesse,

non

era pungolato dal bisogno.

Non

s' ucciso per

malattia, per debolezza fisica, per imperfezioni


insopportabili. Tutti quelli che l'anno conosciuto
lo

descrivono forte, bello, robusto, coraggioso


per gimore

come uno dei Non s' ucciso

primi nuotatori del suo paese.


:

gli

si

conoscevano

amici fervidissimi,

ma non

fidanzate, n amanti.

Non

s' ucciso per umiliazioni


:

o disgrazie im-

provvise

era studiosissimo, appassionato di gre-

co e di

filosofia,

amato e ammirato da pochi


s'egli

ma

entusiasti e fedeli; era sul


tutto
di pi

punto di laurearsi e
avesse somigliato
ucciso,

poteva sorridergli

a quelli che non sanno o non vogliono pen-

sare a certe cose


((

Non
come

s'

infine,

per

dissesti

intellettuali

ossia,

volendo
tesi

parlar

chiari,

per pazzia,

alcuni sospettano. Di-

cono, questi, che vi sono nella


segni di squilibrio mentale.

Ma

chi

da lui lasciata pu segnare


stranezze del
somigliantis-

con

mano ferma
?

ci che distingue le divine e ne-

cessarie bizzarrie del genio delle

puro pazzerello

Le ultime sono
171

sime
sola
darsi

alle

prime,

ma

insieme a loro non v' nulil

Taltro e accanto alle prime c'

genio. Questa

compagnia

le nobilita

li

inalza.

Non pu
le

che quelle stesse parole e singolarit

non sarebbero state avvertite se il Michelstaedter non avesse messo una palla di revolver
quali

come conclusione

al

suo

libro,

paiano ora pre-

annunzi e prove di una improvvisa ventata di


pazzia? Si prende, ad esempio, come una prova
del suo turbamento cerebrale la tendenza a sottolineare pi del bisogno

la

qual mania fu

pure e fortissima anche del Vico, che mor nel


proprio letto e fu pazzo soltanto nel caso che
fosse dimostrata vera la

famosa eguaglianza

di

Lombroso buon'anima. Michelstaedter, insomma, non


nessuna delle ragioni per
solito
gli

s' ucciso per

le quali si

uccidono di
s' uc-

uomini. Egli,

al

pari di pochissimi e

rarissimi

uomini che

lo

hanno preceduto,

ciso per accettare fino all'ultimo, onestamente e

virilmente, le conseguenze delle sue idee

s'

ucciso per ragioni metafisiche; s' ucciso perch

ha voluto affermare e possedere, nello


mento-vigilia
vita.

stesso

mo-

della

morte,

il

meglio della sua

uomini del volgo egli s' ucciso senza nessuna ragione, ha compiuto cio una delle pi eroiche e disinteressate azioni che possa concepire un uomo liberato per sempre dal cieco
Per
gli

e soddisfatto utilitarismo quotidieino.

Occorrono alcune spiegazioni. La


172

vita di Ceirlo

Michelstaedter

si

narra in poche parole. Nacque

a Gorizia ventitre anni fa, o poco pi, da famiglia ebrea.

Voleva
si

fare

il

pittore,

ma

il

padre

desiderava che

laureasse in qualche scienza.

And

a Firenze; studi, pi che altro da se,

ma-

tematica; poi l'abbandon per iscriversi alla facolt di lettere. Si gett nel greco
;

si

nutr di pre-

socratici e di Platone; esplor scienze e filosofe


gli si andarono formando e organando nella mente quelle idee, che dovevan condurlo alla morte. Di queste idee, che non avevano nulla di accademico, egli fece la sua tesi di laurea, uno strano libro che inti-

instancabilmente e a poco a poco

tol:

La

persuasione.

In

queste

vacanze
Il

egli

aveva

scritte le

appendici a quest'opera.

gior-

no stesso
Io

in cui

ebbe

finito di scrivere l'ultima di


si

queste appendici, in piena calma, egli

uccise.

non ho potuto leggere


(I)

pubblicata fra breve


tito

e soltanto ne ho sen-

la

sua

tesi

che sar

parlare da quei pochi che l'hanno avuta fra mano. Dicono che sia un personalissimo libro, or rigidcimente dialettico e sorretto da espres-

sioni

matematiche, or tutto lampeggiante di immagini e di apostrofi a momenti austero e oscuro


;

(1)

Mentre correggo
Scritti

le

bozze uscito soltanto

lume degli
il

di C.

il primo voM. (Genova, Formiggini). Contiene

Dialogo della Salute (disputa intorno alla vita e alla morte,


sapore platonico e leopardiano) e
le

di

Poetie.

173

come un nuovo Eraclito o dolorosamente tonante come un profeta di Gerusalemme; e lEunmentante, volta

o l'Ecclesiaste o la Buddha. Il problema che egli si pone quel medesimo che ha piegate le fronti e domati i cuori di tanti e de' migliori fra gli spiriti di ogni tempo: il problema della vita. 1 pi accettano la vita come un fatto e non la vedono come problema: molti, e anche i filosofi, negano che sia problema o affermano eh ' tale problema che soltanto la vita
spietata mitezza di
stessa, col

volta, Platone

suo eterno

farsi, colla

sua inesauribile

fecondit e colle sue risposte sempre nuove e

sempre consolanti, pu superare e risolvere. Quest'ultimi non hanno, in generale, molta simpatia
per
i

pessimisti e gli addolorati e

li

considerano

volentieri

come

fisiologicamente deboli o mental-

mente

deficienti.
il

Ma
e
i

mistero del male e l'enigma del dolore


presentimenti della nullit della vita
la disgustosa certezza

terribili

sub specie aeternitatis e

della bestialit della vita presente e continua tor-

nano ad assediare anime anche dopo i


pire,

le

menti e ad imporsi

alle

conforti dei preti razionalisti.

Carlo Michelstaedter, a quel che ho potuto caera una di queste anime. Per lui
della vita era
il
il

proil

blema

primo e

il

pi grave e

pi tragico, se non l'unico.


Egli partiva dall'osservazione

non nuova,

ma

vera, che quasi tutta la nostra vita consiste nel


174

desiderio e nell'aspettazione del futuro, cio che

non possediamo mai veramente e completamente


n
la vita

ne noi stessi. appunto perch non

ci

possediamo mai non


solo di

possuno dir nulla.

Eppur un momento

reale e piena possessione della vita varrebbe e

conterrebbe pi di tutta una lunga vita quale abi-

tualmente noi
to,

tutti

viviamo.

Ma

questo

momen-

per esser possibile, non dovrebbe poter aver

essere, suppongo io, la vigimorte naturale, la quale ha qualcosa di meccanico ed sempre involontaria e quasi sem-

futuro

dovrebbe

lia della

La vita come un peso che sempre e sempre cade gi finch non trova un ostacolo e anche quando s'arresta sempre pronto a ricadere in eterno, appena l'ostacolo sia rimosso: per questo, dice Michelstaedter, si pu Eif fermare che il peso non pu esser persuaso. Ma l'uomo pu essere e dev'essere persuaso. L'uomo pu rinunziare, l'uomo pu rifiutare di cadere e di vivere sempre. E l'uomo pu comprendere, per la divina legge de' contrari, che
pre impreveduta.
il

tutto nulla,

il

nel no, e la vita nella morte.

E pu
mente
precede

rinunziare spontaneamente e volontariaalla vita e in quel

momento

eterno che

la fine egli possiede,

per la prima e per

l'ultima volta, la vita, la vera vita e vive davvero

appunto perch sta per morire cose son gi morte in lui.

perch tante

Non

garantisco la perfetta precisione di queste


175

idee.

Ho

tirato

un p* a indovinare, compiendo
che
io

coi

mio

pensiero,

sento vicino al suo,

quello di Michelstaedter.
sia questo.

Ma
il

credo che
suicidio e

il

senso

Si capisce ora

si

vede
in-

quanto

sia toto coelo differente


le

da

quelli
tra
il

che

gombrano ogni giorno

cronache

teneru-

me
vi
:

de'

vili

rimpianti.

Suicidi per ragioni metafisiche


basti

ricordare
il
))

il

non sono nuoiamoso discepolo di Ari

stippo, Egesia,

persuasor di morte

autore
la forza

del

Disperato

che molti condusse, con

delle teorie, al suicidio; e quel troppo dimenti-

cato discepolo di Schopenhauer,

il

Mainlnder,

che

si

uccise

il

giorno stesso in cui comparve

nelle vetrine dei librai la sua Filosofia della

Reil

denzione
Carattere

e,
il

ultimo, per quel ch'io sappia,

Weininger,

troppo celebre autore di


la prima volta che

te

Sesso e
suicidio

Ma

un

per ragioni ideali e teoriche avviene nel


della cultura italiana

mondo

ed un fatto che per me aveva importanza tede da persuadermi a purlarne, vincendo il rispetto silenzioso che si deve alla purit della morte e della giovinezza. Il Michelstaedeter era di razza ebraica e cittadino austriaco,

ma

s'era svolto

qua

fra noi,

aveva
Il

tro-

vato in Italia le anime pi fraterne, aveva pensato, sofferto e scritto nella nostra lingua.

do-

lore

che ispira

la

sua morte non di quelli che

abbattono
la

ma

di quelli
li

nazione che

che possono inorgoglire comprende.


176

Q)ico

^'^

I.

Quelli che

hanno discorso
Croce
si

fino

a questo mo-

mento del

libro del

son dati pensiero

unicamente o specialmente
vichiano.
fare.

dell'

obbiettivit

storica della ricostruzione crociana del pensiero

Mi pare che

ci

sia

qualcos'altro

da

La
del

critica

dominante, sottintesa, tralucente o

dichiarata, che

si fa a quest'opera : il pensiero Vico presentato tutto ? presentato nel suo vero senso, neWesatta luce ? Alcuni non dico

tutti

ma nemmen pochi hanno avuto l'impres-

sione d'esser dinanzi a


del pensiero di

un rifacimento partigiano Vico nel quale il sistema del na-

(1)

B. Croce.

La

filosofia di

Giambattista Vico, Bari, Later-

za,

1911.

177

12

poletano settecentista sia a forza costretto nelle forme del sistema napoletano (abruzzese) novecentista; in cui

riosa

G, B. Vico sia ridotto alla gloumile parte di precursore di che si abbia qui, insomma, il Vico Croce; di Croce e non gi il Vico della storia.

ma,

infine,

E* bene, credo, levar via subito questa pregiudiziale fondata su di


Il

un

pregiudizio.
il

Vico della
ci

storia,

Vico vero uno solo: da


lui tracciate; nei

quello che

resta intero, o quasi, nell'insieme

delle opere sue; nelle parole


ricordi
sto

che abbiamo della sua vita esteriore. Quein

Vico vero e unico va cercato dunque


gi in
libro su Vico.
il

stesso, nelle opere di Vico, nelle parole di

Vico Vico
per

un qualsiasi questa ragione medesima


non
dire, in
velli

Ma

Vico della

storia si

trasforma in Vichi innumerevoli o, per meglio

Vichi numerabili se son numerabili i cer(cervelli attivi) che leggono, intendono e riil

pensano

pensiero di quel Vico unico


Il
i

e, fin

che

la carta dura, eterno.


tanti libri quanti

detto che
))

((

un

libro

sono

lettori

vero quasi alla

lettera

quando

s'intenda per lettore

una mente
libri

che scerne e discerne e non gi una pentola cranica da riempire.

Ed

tanto pi vero di

come

la Scienza

Nuova che hanno fama

(giusta)

che per esser tutti gonfi e schizzanti 'di sensi nuovi non si presentano ben disegnati, mondati, assestati e nitidi come un giardino Luigi quindici o un trattato di Cristiano Wolf. In codi oscuri e
178

desti libri, ch'io

chiamerei di formazione pluto-

niana,
gli sta

ognuno cerca e vede soltanto quel che pi a cuore e quel che pii desidera. E* ormai

tempo di riconoscere che quel femioso essenziale di un libro o di una teoria, di cui si parla tutte
le volte

che vogliamo imporre come verit univedute e fraseologie particolari,


risultato di

versali le nostre

sempre

il

una

scelta la quale,

come

tutte le scelte, suggerita

che, se

da moltissimi motivi non sono schiettamente individuali, sono

a ogni

modo

collettivi,

sociali,

quali sarebbero

l'amore dell'originalit, la maggiore assimilabilit,


il

maggior vantaggio

intellettuale per

let-

tori nel

momento
non
ci

presente, ecc. L'essenziale, in


il

quanto esclude, in quanto non


verte che

tutto, ci av-

d mai

il

pensiero integrale,

cio quella realt completa che gli obbietti visti

sospirano.
Il

Croce ha, per esempio, certe idee e poich

l'accetta e le divulga,

d a divedere

di ritenerle

vere e, in quanto vere, le pi importanti possibili,

almeno per lui. Che meraviglia, dunque, se esaminando il pensiero di un altro flosfo, egli
ritrovi e rilevi

ed

a enfasizzi

specialmente quelle
la

idee che assomigliano alle sue, che predisegnano e annunziano le

sue

Se anche

storia

del
il

pensiero ricca di pensieri veri egli ha tutto


diritto

di

considerare

come pi

importanti

e,

nel senso ordinario, pi essenziali, precisamente

quelle idee che pi

si

accostano a quel ch'egli


179

ritiene verit.
rico,

Dovrebbe uno
il

storico,

perch

sto-

rinnegare in se

pensatore e mettere sulla


Tutti gli storici,

stessa linea ci che crede seza valore e quel che


,

per

lui,

il

massimo valore

difatti,

portano

le loro valutazioni

anche ne* rac-

conti pi freddi e la vantata impairzialit

non

che parzialit che non

si

accorge di se stessa.

Lasciamo dunque una buona volta da parte la questione se il Vico che il Croce ci mette dinanzi, un ritratto fedele del Vico quale fu e piuttosto vediamo dato che i7 Vico sia questo Vico, che valore hanno le sue idee ? fino a che punto queste son nuove ed originali ? Quale sa:

rebbe

il

suo posto nella storia del pensiero ?

Occupiamoci dunque, se permesso, un po' pi di Vico e un po' meno di Croce.

II.

Non
st,

posso fare a
il

meno

di aggiungere,

per one-

che

libro del

Croce non mi fa

l'effetto di

essere, pi del necessario, unilaterale e soggettivo.

Mentre i filosofi della storia vedevano nel Vico quasi unicamente il precursore della filosofa della storia e
i

sociologi soltanto
il

il

prepafilo-

ratore della sociologia,

Croce, per quanto

so dello spirito, non vede nel suo Vico solo il filosofo e non nasconde per niente il carattere
180

composito del capolavoro vichiano.

nuova

egli scrive

in modo conforme

La

scienza
al va-

rio significato dei termini e del rapporto tra filo-

sofia e filologia, consta di tre ordini di ricerche:


filosofiche, storiche

ed empiriche; e contiene

tut-

t'insieme

una

filosofia dello spirito,

una

storia (o

gruppo di storie), e una scienza sociale. Alla prima appartengono le idee, enunciate in alcuni
assiomi o dignit, e sparse altres nel corso dell'opera, sulla fantasia, sull'universale fantastico,
sull'intelletto

e l'universale logico, sul mito, sulla


il

religione, sul giudizio morale, sulla forza e


ritto, sul

di-

certo e

il

vero, sulle passioni, sulla prov-

videnza, e tutte le altre determinazioni concernenti


il

corso e sviluppo necessario della mente

ossia dello spirito


alla
storia,

umano. Alla seconda, e cio dopo


il

l'abbozzo di una storia universale


diluvio e dell'origine

delle razze primitive

delle varie civilt; la caratteristica della societ

barbarica od eroica antica in Grecia e special-

mente me, al
litica;

in

Roma

rispetto alla religione, al costu-

diritto, al

linguaggio, alla costituzione posulla

l'indagine

poesia primitiva che

si

concentra nella determinazione della genesi e del


carattere dei

poemi omerici

la storia delle lotte

sociali tra patriziato e

plebe e dell'origine della


barbarie ricorsa, ostutti gli

democrazia, studiata anch'essa principgJmente in

Roma
sia

la caratteristica della

del medioevo, anch'esso studiato in

aspetti della vita e raffrontato


181

con

le societ bar-

bariche primitive. Finalmente alla scienza empirica si richieima


il

tentativo di stabilire

un corso

uniforme nelle nazioni, concernente la successione cosi delle forme politiche come delle altre
e correlative manifestazioni teoretiche e pratiche
i tanti tipi che il Vico viene delineando del patriziato, della plebe, del feudalismo, della famiglia paterna, del diritto simbo-

della vita,

lico,

del

linguciggio

metaforico,
n

della
(pp.

scrittura

geroglifica

via

discorrendo

37-38).

nessuna di queste ricerche trascurata dal Croce per quanto egli abbia intitolato il suo libro La filosofia di G. B. V. )). Fino alla storia si capisce

che
lui

il

storia e filosofia

Croce dovesse arrivare ripensando che per sono una cosa stessa, ma
cui forse

ch'egli accolga, sotto la filosofica copertina, an-

che quelle ricerche empiriche


disdegno
sia

((

ebbe a

indizio
al

di

pur essa dovuta


il

talismanico

magnanima tolleranza, nome di Vico.

E come

Croce non appare, in questo vo-

lume, cos esclusivo quale facevan temere eJcuni


saggi precedenti sullo stesso filosofo, cos

non

poi quel fanatico e acciecato ammiratore di lui

medesimi saggi davan ragione di prevedere. le anime restie e le anime apologetiche il Croce dichiara di voler prendere un altro atteggiamento quello di non perdere mai di vidi non dimenticeu-e le oscurit; sta la luce, di giungere allo spirito passando oltre la lettera;
che
Fra
i
((
:

((

ma

ma

di

non trascurare

la lettera, anzi di ritornarvi


182

di continuo,

procurando

di

mantenersi interprete

libero

vido
fatti,

ma non fantasioso, amante ma non mai cieco n (p. 43). E

sempre

fer-

l'ombre, ditutto

non meincano. Chi volesse un Vico nero non avrebbe da far altro che spigolare
un Vico vittima d'inganni
solo nello stile
(p.

nelle

pagine di questo suo glorificatore, e vedrebbe


21); oscuro

non

ma

nel pensiero (pp. 39, 72, 94,

121); colpevole di veri e propri errori (p. 39); di

un Vico che soffre di continua perplessit metodica (pp. 71, 99, 121, 144); che rasenta l'ipocrisia
(p.

confusioni (pp. 40, 56); di fraintendimenti (p. 93);

(pp.

105,

149,

261); eh ' spesso inesatto


153); fanta-

153);

vittima d'illusionismo (p.

stico (pp. 154, 194, 217); e perfino retrivo (p. 239).

Inoltre

saprebbe che
143);

la

nulla (p.

che

la

sua cosmologia non vai sua filosofia ha qualcosa

turbato

133); che il suo spirito da una misteriosa tragedia, mentale (p. gine 147, 149) e che per quanto profondo non ne acuto (p. 42) ne critico (p. 153). Per un sospetto panegirista non c' male Ma a quest'ombre si contrappongono le luci. Da tutte le pagine del Croce vien fuori un Vico inspirato e innovatore e anticipatore; un Vico guida per strade nuove; inventore di dottrine nuove; un Vico originede e precursore che ha in se le linee di cento pensieri a lui postumi e tutti felici. La questione, prima di tutto, qui: fino a che punto giusto quest'elogio di novit ?
di desolato

e di

triste (p.

183

III.

Il

Croce riconosce nel Vico due forme (succesdi

sive)

gnoseologia e pone,

come

conclusioni
:

nuove della prima forma,

tre dottrine

ma... la teoria del conoscere

La pricome conversione

del vero col fatto, sostituita al tautologico criterio della

percezione chiara e distinta.

La seconda

la svelata natura delle matematiche, singolari

per la loro origine tra

le altre

conoscenze umane,

rigorose perch arbitrarie, ammirevoli

ma

inette

a dominare e a trasformare

il

restante sapere

umano. La

terza dottrina, finalmente, la riven-

dicazione del

mondo

dell* intuizione,

dell* espe-

rienza, della probabilit, dell'autorit di quelle

forme

tutte
(p.

gava

che l'intellettualismo ignorava o ne18). Secondo il Croce queste dottrine


le cartesiane
:

rappresentano im progresso sopra

non

solo

non sono

inferiori al livello della filo-

sofa
(p.

contemporanea,

ma

lo

sorpassano d'assai

18).
il

Considerando soltanto
zione pu essere vera,

Descairtes l'afferma-

ma

poi vero che nel car-

tesianismo consistesse tutta la filosofia previchia-

prima dottrina, quella del , secondo la quale, cio, si conoscono perfettamente soltanto quelle cose che

na
((

Badiamo

alla

vero ipsum factum

184

si

Si

fanno e perci Iddio sa tutto perch tutto cre. pu parlare qui veramente di effettiva novit ?

Lo

stesso

hil scitur

Croce riporta un passo del Qtiod ni(1581) di Francesco Sanchez, gi sco-

perto dal Windelband, dove lo scettico, parlando


d'Iddio, afferma che

scere quis quae

non pu perfecte cognonon creavit ma quel passo non


(( ))
,

il

solo.

L'idea

a parer mio, d'origine teolo-

gica e se ne trovano traccie frequenti nella scolastica (ricordate

Vens et verum convertentur cida Th. Neal) e perfino nella teorica aristotelica {scientia Dei est causa rerum). E questa dottrina non mor mai e dur fino alla Rinascenza come insegnamento delle scuole. Paolo Sarpi,
tato

che insegn
fra
il

filosofa nelle scuole del


il

suo ordine
ai suoi

1575 e

1577, mise proprio in

cima

Pensieri
role:

(scritti tra il

1578 e

il

1579) queste pa-

((Sappiamo certo e

l'essere e la

causa di
pi

quelle cose di far le quali


gnizione...

abbiamo

perfetta coil

Tra

quelli
il

che conghietturano,
si

vicino a saper
simili,

vero

colui che sa far cose


far

come uno che sappia


cert'altra. Nelle

macchine, ven-

dendone

matematiche quegli che

(I).
Il

compone

sa perch fa; e quegli che risolve imSarpi, per

para perch cerca com' fatto

(1)

P. Sarpi. Scritti filosofici inediti

tratti

da un manoscritto
1910,

della

Marciana a cura
7.

di

G. Rapini. Lanciano. Carabba.

pag.

185

quanto non galileizzato quando scrisse questi pensieri, era gi disposto a ricever l'influenza della

nuova concezione sperimentale che si doveva affermare col Galileo e non era davvero un puro scolastico, come pare al Gentile. L'accenno alle matematiche che poi tornano in ballo anche nel Vico rivelatore. Infatti c' un passo di Galileo nel quale vien comparata la sapienza di-

vina

all'

umana

e in cui

si

attribuisce all'
d' Iddio...

uomo

una sapienza eguale a quella


si tratta

quando
intenil

di verit
si

matematiche. L'intendere, dice


sa-

Galileo,
sive

due modi, cio o vero extensive. Nel secondo senso


pigliare in

pu

pere

umano

quasi nullo

((

ma

piglicuido l'inten-

dere intensive, in quanto cotal termine importa


intensivamente, cio perfettamente, alcima proposizione dico che l'intelletto umsuio ne intende

alcune cos perfettamente, e ne ha cos assoluta


certezza, quanto se n'abbia l'istessa natura; e tali

sono
tria

le

scienze matematiche pure, cio la geome-

e l'aritmetica, delle quali l'intelletto divino


infinite proposizioni di pii,

ne sa bene
sa tutte,

perch

le

ma

di quelle
la

poco intese
(I).

dall'intelletto

umano, credo che


un punto

cognizione agguagli la di-

vina nella certezza obbiettiva

Qui

c' solo
l'ac-

della dottrina vichiana:

manca

(1)

Galilei.

Opere

(ediz. Nazionale) VII,

128.

186

cenno

al

carattere arbitrario delle

matematiche
l'e-

perch la formula ne scaturisca direttamente. In

un

altro

luogo

il

Galileo aveva asserito che

<(

splicazioni de' termini son libere e


st d'ogni

eh '

in pote-

artefice

il

circoscrivere e definire le
si

cose, circa le quali egli

occupa, a

modo

suo,

in ci

pu mai cader

errore o fallacia alcu-

na (2) e in queste parole era gi indicato chiaramente il potere che hanno i matematici di costruire e cambiare a lor posta senza che la verit
ne soffra perch loro
stessi

fanno

la verit.

Ma
lileo,

questa dottrina, appena accennata dal Gafu svolta


pii

decisamente da Evangelista

Torricelli.

sto

Le definizioni della fisica differiscono in queda quelle della matematica, perch quelle

sono obbligate di adattarsi ed aggiustarsi col loro


definito;

ma

queste, cio le matematiche, sono

libere, e possono formarsi a beneplacito del geometra definitore. La ragione assai chiara; per-

ch

le

cose definite nella fisica non nascono in-

sieme colla definizione,


sistenza

ma hanno

di gi la sus-

da s

stesse, e si

trovano anteriormente

nella natura. Per se la definizione

non s'accomo-

dasse precisamente al suo definito, non sarebbe

buona.

!VIa le

cose definite della geometria, cio

(2)

Opere

(ediz. Naz.)

IV, 631. 187

della scienza dell'astrazione,

non hanno

altra esi-

stenza neir universo del

mondo

fuor che quella

che

gli

conferisce

la

definizione nell'universo

dell'intelletto. Cos quali saranno definite le cose

della matematica,

tali

puntualmente nasceranno
istessa.

insieme colla definizione


e quattro angoli
definizione
;

Se

io dicessi,
lati

il

cerchio una figura piana di quattro

eguali

ma

retti, non sarebbe mica cattiva converrebbe poi in tutto il rima-

nente del mio libro, quand'io nominassi cerchio,


intendere una certa figura che da
animai ragionevole,
di cavallo
?
il

altri
il

stata

detta quadrato. Chi dicesse nella fisica,

cavallo

non meritereb'egli titolo Vedasi dunque prima diligentissimacavallo sia animai ragionevole,
s

mente

se

no. e poi definiscasi conforme egli sar, acci la


definizione fisica
si

adatti al suo definito, e


(1).

non

abbia da

numerarsi fra le difettose


si

Come
trario
stessi,

vede qui il carattere puramente arbidelle matematiche, create dai matematici chiaramente affermato e il Vico ci ap-

parisce d'un tratto assai

meno

originale di quel

che

il

Croce voglia

far credere.

Ed

naturale che

sia cos.
Il

Vico, nella sua reazione all'astrattismo

Car-

li)

Evangelista

Torricelli.

Lezioni

Accademiche.

(1715).

Milano.

MDCCCXXni.

Lez. V. pp.

123-24.

188

tesiano dov tornare allo sperimentalismo cauta-

mente matematico dei precartesiani e difatti egli nomina pi volte con onore Galileo e annovera Bacone tra i suoi maestri. Ma il Croce per la sua inimicizia coll'empirismo (2) non s' curato di
ricercare

nel

pensiero galileiano

le

origini

del

pensiero vichiano, e l'ha creduto pi nuovo di


quel che effettivamente
I

non

sia.

pensieri del Sarpi sono stati, vero, pubbli-

cati solo oggi,

ma non

credibile che quell'idea


il

fosse precisamente d'invenzione sua e

Vico po-

teva benissimo averla vista in


scolastici
il
;

altri,

magari negli

e non v' dubbio ch'egli avesse letto


il

Galilei e

Torricelli.

Le due prime dottrine della gnoseologia vichiana hanno dunque de' padri pi antichi dell'autore della Scienza

Nuova

e la terza

Per

la terza, cio

per la riscoperta dell' intui-

zione, della fantasia, della storia,

mancano

pre-

cedenti

((

letterali ,

citabili,

non

gi l'anticipa-

zione ideale, sia pure informulata.


II

Vico, ponendosi contro al razionalismo estre-

(2)

Questa inimicizia

si

manifesta curiosamente perfin nelle


es.,

minuzie. Nel libro del


il

C, ad
136)

vien nominato pi volte


il

Galileo (pp.
dei

13,

15,

eppure

suo

nome non appare


scrittori
citati

nell'Indice

Nomi dove pure son


!

registrati

fuggevolmente una sola volta

189

mo

franco-tedesco, doveva,

per istinto d'oppo-

sitore, rifarsi dal

razionalismo pi realistico an-

con tutta la sua geometria, l'uomo che non voleva accettare gli schemi scientifici greci di prima di Cristo e dai libri di carta
glo-italiano. Galileo,

richiamava instancabilmente
celeste.

ai libri di cose; dal

cielo peripatetico al cielo vero e concreto, al cielo

Era l'uomo che conosceva

il

valore delle

piccole cose, dei particolari

determinar preil

cisamente
le

tutti

particolari, ch'

vero intender

e, insomma, dell'esperienza, ch' cose (1), esperienza di realt, d'intuizioni, e non gi di

astrattezze.

se

il

Galileo non giungeva, per la natura

delle sue ricerche, all'intuizione poetica e storica


si

noti per la critica acutissima fatta al


((

Tasso

per l'abuso del generico

cose

pure inse-

gnava

di

nuovo
il

la strada del certo.


scritto

Oltre

libro della natura,


il il

con

figure

geometriche, c'era
simboli e ruderi:

libro della storia scritto

Vico fu
il

il

con primo Galileo di

questo

mondo

secondo.

Ma
in

pi che nel Galileo


storia

Vico trov impulso


fu, sia

Bacone che della


un
profeta.

completa

pure

attraverso singolari illusioni e scolastiche suddivisioni,

(1)

Opere. Ediz.. Naz. IV, 494.

190

Il

anche
di storia

Bacone uno de* primi a vedere


il

tutto

mondo

della natura

sotto la specie
liste di

quanto

bastino a prova di ci le lunghe


si

storie

desiderate che

leggono nel Parasceve.

Dal Bacone al Vico l'erudizione storica aveva accumulato materiali innumerevoli e gi alcune sintesi meno primitive ed ingenue delle compilazioni del medioevo e della prima rinascenza

eran state qua e l tentate. Questo

mondo
ri-

della storia

s'imponeva sempre

pi,

accanto a

quello della natura ogni giorno allargato, alla


flessione dei pensatori.

Anche

la storia

umana

era parte della realt e parte cospicua che chie-

deva spiegazioni e leggi. Il puro cartesianismo non poteva dargliene. Esso tendeva a negare l'individuale,
filosofia,

cio lo storico per eccellenza;

e la

secondo

il

suo fondatore, doveva cer-

car di essere una costruzione fuori del

tempo

umano,
tati.
Il

isolata dai precedenti contributi e por-

Discorso del Metodo una robinsonata


:

dello spirito

l'uomo che vuol restar solo nel suo pensiero, e che deve bastare a se stesso. Descartes,

come Epicuro, non

cita quasi

mai

gli

altri

filosofi
li

e fa di tutto per ignorarli anche quando

ripete.

La

gloria di

Vico fu quella

di rispondere

questo passivo antistoricismo con una reazione


violenta.

La
Al

storia

non pu
:

esser
1'

materia di

scienza

contrario

essa
!

unica sapienza

possibile per gli

uomini

Sol chi fa sa e la storia

191

fatta dall'uomo e l'uomo

mondo

storico ,

non fa che storia. Il dunque, l'unico mondo divina-

mente, cio perfettamente, conoscibile per l'umanit e che ne vede i secreti potr dire di avere

mezza scienza la Scienza Nuova. Questa energica risposta alla filosofa precedente pur con tutta la sua esagerazione e con le limitazioni che poi si incontrano nel pensiero stesso di Vico una delle glorie veramente
creata una

grandi del grande filosofo. Fino allora la storia


era considerata

come genere
perfino
il

letterario

come
occhia

pretesto didattico:

Macchiavelli, che

pure consider

le

vicende

umane con
delle

asciutto d'osservatore e sband la rettorica per

badare alla
guita

((

verit

effettuale

cose, se-

sempre a vedere nel passato una guida per il presente e nella conoscenza di ci che fu una previsione di ci che dev'essere. Il Vico invece, non , per quanto abbian vociato, il filosofo della storia ma guarda la storia da filosofo; e principi del pensiero non gi Jal vuole estrarre
i

pensiero di uno, dell'uomo astratto ideale e isolato,

ma
i

da

tutta la vita di tutti gli uomini. Ri-

trova

principi dello spirito

umano

nei patti dello

spirito di ogni et,


:

consegnati in monumnti e

documenti fa, insomma, per la metafisica quel che Newton, faceva per la fisica. Come printia si andava dietro a una fisica aprioristica fondata
su osservazioni incomplete e su concetti
cos
si

astratti,

costruiva la filosofia dello spirito su pochi


192

elementi presi di qua e di l e

fissati in

formule

convenzionali da una filosofia schematica e disseccata.


Il

Vico

ristabil

il

contatto per la

mente

umana,
coli,

quale s' sviluppata e

mostrata ne' serinfresc e

e la teoria sulla mente

umana:

riemp con nuova realt particolare, storica, vissuta


gli

assiomi della vecchia metafisica e ne

aggiunse dei nuovi; sostitu


teria cogitabile,

insomma come ma-

aL

filosofo singolo, chiuso nella

sua stanza, tutta l'umEinit clta nella sua vita


millenaria.

espressioni determinate

Di questo pensiero noi non potremmo trovare prima di Vico ma risulta chiaro da quanto s' detto che una tale dire-

zione ilosofica
il

non era che


di

il

prolungamento e
rivoluzione speri-

completamento

tutta la

mentalista del secolo


la

XVII che aveva rinnovato

conoscenza del mondo fisico. Questo andava detto e il Croce non l'ha detto. Per lui la confessione dello stesso Vico ch'egli

volesse

trasportare dalle naturale alle umeucie


il

cose
nulla.

civili ,

Nel Vico,

metodo baconiano non significa egli dice, c' del Bacone e c'
Platone la vince: la Scienza

del

Platone

ma

Nuova, aggiunge, non un'empirica costruzione baconiana. E' vero. Ma forse che tutta la filosofia pre-cartesiana, a cui ho accennato, era empirica
?

Bisognerebbe
cos separati

finirla

ed opposti

una volta col riguardare i due metodi che il Croce


193
13

chiama
il

coi

nomi

di

Bacone e

di Platone.
le

Anche
((

razionalismo, in fondo, ricava


dai
fatti,

sue

digni-

da quel fuggevole, da quel Platone spregiava e anche l'empimutevole che rismo vuole ricercare, attraverso i fatti innumet

cio

revoli,

principe generali e universali che meglio

giovino a raffigurarli e prevederli. Ogni razionalista

un ex empirista e ogni empirista

un

aspi-

rante razionalista. L'unica differenza sta in questo: che i platonici, appena foggiate in fretta alcune idee, vogliono imporle a tutto il resto della realt, mentre i baconiani s'indugiano maggior-

mente mente

nella scelta delle idee migliori e


si

con mag-

gior cautela

arrischiano a dichiararle universal-

valide.
il

Ma
e
il

pensiero unico e il metodo uno solo Vico poteva essere baconiano e galileiano

fino all'ultimo senza per questo

rimaner gi nella

polvere della pura empiria.

IV.

Fra le linee di parecchi capitoli del Croce trasuda una calda ammirazione per il grande sforzo son che il Vico aveva fatto per a discendere
parole del Vico stesso

da queste nostre umane


fiere ed inud'immaginare negato

nature ingentilite a quelle affatto

mane,

le quali ci

affatto
194

e solamente a gran

pena

ci

pennesso d'inten-

dere
t,

il

Vico, coll'usata sua superbiosa umil-

era coscientissimo di questo sforzo, di que-

sta aspra difficolt e confessa


gli

che la scoperta

ben venti anni )). Venti anni ? C', senza scherzo, da trasecolare. O il Vico era un idiota tradigrado o non leg costata la

ricerca di

geva

suoi antichi.

forse

li

leggeva

ma
lui ?

li

ci-

tava soltanto quando faceva

comodo a
che
il

Ammetto senza
ai

sofisticare

risalire

dai

gentiluomini in parrucca del secolo decimottavo


bestioni tutti stupore e ferocia dei primi

tempi umani
osservazione

il

risalirci,

intendo, per intui-

zione diretta, per illuminazione improvvisa od pessimista

presa

difficile

doveva essere imanche per un uomo della forza del


:

Vico.

Non

dico impossibile
quel

v'era tanta besialit

e ferocia e primitivit sotto l'abbigliamento civile

anche

in

tempo

(e

nel nostro)

Non

c'era bisogno di ripensare ad


la

Hobbes per vedere

zampa

del lupo nella scarpetta dell'avvocato

ne

della

Darwin per indovinare la coda scimmia sotto il frak del gentleman. Ma se al Vico uomo speculativo e bibliotechesco pi che osservatore rispettoso piaggiatore di nobili pi che cinico svestitore di maschere
d' aspettar

manc

la

possa di fare sul vivo codesta scoperta


lui

non dovevano mancare, a


letterato all'antica,
i

umeinista erudito e

ricordi dei libri.

La credenza

dell'uniformit dello spirito


195

umano

se cartesiana

non greca:
lice antico

il

mito dell'et

cl*oro e dell'et fe-

ma

non

di tutti gli antichi.

Gi

fin

dal

secolo a

greco stava diventando pi critico e


ciullesco,
zia,
il

C, quando lo spirito meno fan-

capo dei trenta tiranni, il tragico Crisuo Sisifo con allusioni agli uomini primitivi che lascian vedere com'egli attribuisse al tempo la civilt di cui era spettatore. Protagora d'Abdera, in uno scritto sullo stato primitivo dell'umanit ricordato da Diogene Laerzio e parodiato da Platone nel dialogo che porta il
apriva
il

suo nome, attribuiva invece all'intelligenza la redenzione degli uomini dalla vita ali 'arf

selvaggia; e

il

tragico Moschione, pivi tardi, rap-

presentava un'umanit violenta, antropofaga e senza culto dei morti. Ma perch citare i minori ?
Tucidide, lo storico realista che Vico non poteva
ignorare,

non

si

raffigurava la prima umanit dei

tempi oscuri in
nella Scienza

modo

diverso di quel che

si

vede

Nuova.

Tucidide, prima di Vico

e prima dei moderni antropologi e sociologi, adopra il confronto coi barbari contemporanei per
ricostruire la non-civilt degli antichissimi e di

fantastico

questa fa ima pittura che non pecca per nulla di ottimismo. (1) E questa concezione

(1)

Tucidide fu anche

il

primo a

notare, acutamente, che


i

la civilt

omerica non era cos perfetta e virtuosa come

gram-

matici pensavano.

196

delle origini

umane

brutali e feroci pass pari

pari nei latini.

del De Rerum Chi non ricorda nel libro Natura (vv. 922-1455) la lunga descrizione che

Lucrezio fa del lento sorgere dell'arte e della cultura


in

mezzo

agli
?

umani

vigorosi,

ignoranti,

senza are ne nozze


Et Venus in Vel violenta

silvia

jungehat corpora amantum,

Conciliabat enitn vel


viri

mutua quamque cupido,


atque impensa libido,
lecta.
959-62).

vis

Vel pretium glandes atque arhita vel pira


(ed.

Giussani,

w.

Chi non ricorda


si

giganteschi progenitori che

rintanano al cader della notte, che assaltan le

fiere,

che non sanno

nomi
?

delle cose e

segreti
i

de' metalli e del fuoco

Anche per Lucrezio


:

primi uomini furono musici e poeti

Tum

joca,

Consuerant, agrestis enm

tum sermo, tum dulces esse cachinni tum musa vigehat.


(w. 1395-96).

e c' pure in Lucrezio l'insistente idea vichiema

che

poeti sono
Carminibus

primi

scrittori,

primi storici:

quum
sit

res geatas capere poetae

Tradere ; nec multo priu


Propterea, qui

sunt

dementa

reperta.

prius actum, reapicera aetas.

Nostra nequit,

nisi

qua

ratio

vestigia monstrat.

(w. 1442-45).

197

Una
riva

si

somigliante descrizione

(I,

forse

ne de-

de* costumi ferini dell'umanit primorritrova nel fin troppo letto Oreizio sa-

diale
tiro

e precisamente nelle Satire

dove torna

3, vv. 99-1 12)

ed importante notarlo, perch


volte

Vico c'insister cento canza delle nozze:


Natn
fuit ante

l'idea della mantaeterrna belli


illi,

Helenam cunnus

Causa, sed ignots perierunt mortbus

Quoa Venerem incertam

rapientes

more ferarum

Viribus editior coedebat, ut in grege taurus.

La penuria mia
qui

di letture e di

tempo mi ferma

ma

certissimo che la visione belluina dei


si

primi avi nostri


latini

ritrova in altri scrittori greci,

o barbari prima del 1720,

La

tradizione

classica,
la

insomma, non

offriva al

Vico soltanto

gionevole e perfetta,

leggenda dell'aurea et virtuosa e beata, rama anche la realt cruda e


ribadito fino ai nostri giorni.

spiacente che la filosofa e la storia e la scienza

hanno

punto parlare di

Su questo novit vichiana mi sembra che


altro

puzzi d'adulazione lontano tre miglia.

neppure in un

problema, che

si

rilega
si

assai col precedente nel pensiero del Vico,

pu decentemente
della Scienza
((

proclamare l'assoluta novit


la

nuova:

questione omerica, la
. Il

discoverta del vero


(p. 198)

Omero

Croce suppone

giustamente

che l'idea della molteplicit degli omeridi possa essere venuta al Vico dalle
199

teorie
ticus

sulla

spinoziane del Tractatus theologico-poliformazione dell'Antico Testemiento,

non ricorda magica memoria


rici

ma

e fa specie che proprio


il

sapendo la sua sui poemi ome-

s'era gi esercitata la critica dei secoli

XVII

e XVIII e che Hedelin


il

d'Aubignac nel 1664 e


Bentley nel 1713 ave-

Perizonio nel 1684 e

van gi presentate alcune ipotesi che anticipano e preparano chiaramente le vedute del Vico e del Wolf. Che il napoletano non conoscesse quegli eruditi possibile (1), ma il suo storico avrebbe dovuto, mi sembra, far sapere che il Vico non stato propriamente il primo a scoprir gli omeri
sotto

l'Omero.

Ma
dire

Vico potrebbe non a questo punto Croce o un crociano


la scoperta essenziale di

gi lo stato ferino dei primitivi bens la dottri-

na

dei primi popoli

come

poeti e del loro pen-

(1)

Per quanto,

si

badi,
il

il

V. a

volte ripete e

non
dei

cita.

Cos egli non nomina

Mandeville per quanto abbia


l'idea
dell'iJlilit

tratto

da

lui,

probabilmente,

pubblica

vizi

privati.

199

sare per caratteri poetici che , dice


{(

il

Vico, la

chiave maestra

))

dell'opera.

padri del genere


tutti

umano non
erocia
dette

furon soltanto bestioni

stupore e

ma,
il

subito dopo, poeti e la fantasia prece-

raziocinio e la poesia la

prima opera-

zione della mente iimana. Fondandosi su questa


dottrina

il

Croce definisce la Scienza Nuova


dello
spirito

una

filosofia

con particolare

ri-

guardo
tica
))

alla filosofia della fantasia, cio all'Este-

che

((

l'Estetica

da considerare vera (p. 47).

mente una scoperta del Vico


Mettendo da parte, per
questioni teoriche che
si
il

momento,

tutte le

potrebbero fare e in-

torno alla dottrina del Vico e alla valutazione


storica del Croce, resta
si

da vedere se almeno qui

pu

parlare di vera e inconestabile scoperta.

didamente pi
forse,
ai

La

pretesa , in questo caso,


giustificata.

diciamolo canIl

Vico fu

il

solo,

tempi suoi che intendesse profondapoesia


di

mente

la

come qualcosa

di libero, d'irra-

zionale,

fantastico in contrapposto alla sec-

chezza del ragionevole razionalismo ragionante.

Basterebbe la magnifica lettera a Gherardo degli Ella venuta Angioli del 26 dicembre 726
1
:

((

a' tempi di una sapienza che assidera tutto

il

generoso della miglior poesia, la quale non sa


spiegarsi che per trasporti, fa sua regola
dizio de' sensi
il

giu-

ed imita e pigne
200

al vivo le cose,

costumi,

narli e quindi

con un fortemente immagivivamente sentirli ecc. (1). Bellissime, giustissime idee Ma se apro per
gli effetti
!

caso uno de' pi celebri e


cento,

letti libri

del cinque-

l'Apologia di Annibal Caro,


il

che

il

Vico e
di

me

Croce probabilmente hanno

letto
:

prima

trovo subito questa apostrofe

Non

vedete voi ch'avete presa la matematica in iscambio della poesia


?

Non
;

v'accorgete che .questa


seste,

non va con
surato,

la

misura delle
eccessi

ma

con lo smi-

con

gli

e con l'impossibile an-

e massimamente nel genere dimostrativo ? E' mai possibile che il Caro fosse filosofo da quanto il Vico ? Neppure per sogno Ma gli che l'idea
cora, cos crescendo,
!

come diminuendo,

di

contrapporre la poesia alla matematica, la

fantasia al raziocinio e di concepire poesia e fantasia

come

antecedenti alla filosofia e alla logica


il

vecchia quanto

brodetto

tanto vecchia ch'


prima

difficilissimo trovare chi l'abbia espressa la

volta apertis verbis.

Abbiamo
siderava
i

gi visto intanto che Lucrezio con-

poeti

some

primi interpreti e racconil

tatori dell'umanit.

Bacone,

maestro di Vico,

diceva chiareimente che la poesia sbocciata

(1)

G. B. Vico, h' autobiografa,

il

Carteggio e
1911, pp.

le

Poesie

varie a cura di B. Croce. Bari, Laterza,

179-184,

201

sulla terra

prima

di ogni altra attivit intellet-

For being as a plant that cometh of the earth, without a formai seed, it hat sprung up and spread abroad more tKan any otber kind (1).
tuale
:

((

))

Bacone pi

volte afferma,

come cosa

trita

risaputa che alla poesia appartiene la fantasia e

ch'essa non conoscenza


egli dice

una

volta,

((

as a

ma, come felicemente dream of knowledge .


sua storia del-

Del Testo
lavicino
il

lo stesso Croce, nella

VEstetica, aveva gi scoperto nello Sforza Pal-

riconoscimento del carattere non ine

tellettuale della poesia (2) e


il

Muratori

(3)

il

Gravina

(4)

aveva ricordato che avevan celebrato

la fantasia

come madre e
il

Einima della poesia.

Croce ma lo rammento io che il Montaigne apprezzava assai, prima del la sola poesia barVico, la poesia popolare

E non

rgimmenta

bara

((

primitiva

che fosse dato conoscere


poesie populaire et pure-

nel secolo

XVI

((

La

(I)

The advancement

of

riodo
II.

si

ritrova tale e quale nel

Leamng, li. 50. Lo stesso peDe Augmentis Scieutiarum,


of F. B. ed
J.

13. Mi giovo delle Phiosophical M^or^s M. Robertson. London, Routledge, 1905.

(ZjEatetica 3.a ediz.

Bari. Laterza,
lib. I. ce.

1909, pp.

218-19.

(3)

Perfetta poesia (1706)

218-19.
7.

(4)

Ragion poetica.

(1708) lib.

I.

e.

202

ment

naturelle a des narfvetez et graces, par

elle se

compare

la principale

beaut de
il

la

poe-

sie parfaicte, selon l'Eurt;

comme

se veoid ez

de Gascoigne, et aux chansons qu'on nous rapporte des nations qui n'ont cognoissance
villanelles

d'aucume

science,

ny mesme

d'escripture...

(I).

4t

Con

queste poche note io non intendo, naturalla gloria di

Vico ma far vedere, con nuovo e illustre esempio, quanto la parzialit sia nemica della memoria.
mente, insidiare

(I)

Essais,

I.

e.

54.

203

ffobetto

^rig

I.

Roberto Ardig 1' esempio significativo di mutamento che avvenuto dopo il 1848 in quella parte del clero che ha voglia di far politica e filosofia, di quei preti, cio, che vogliono mischiarsi alla Vita de' tempi loro e farsi capitani
quel

d'anime anche al di fuori della fede. Sono preti molto studiosi e qualche poco ribelli e il loro studio e la loro ribellione prendono gli atteggiamenti del pensiero laico
dare
vivi
al al

quale vogliono

muo-

vere e sul quale vogliono agire. Desiderano an-

mondo,
attivi
il

uscire dal santuario ed essere


fuori della tradizione,

ed

anche

il

secolo e

mondo

si riflettono

in loro e

li

fanno

quasi stranieri nel tempio.

Nella prima met del secolo


tanti

XIX

rappresen-

maggiori di codesta specie di sacerdoti fui

rono
quali,

due abati

filosofi

Rosmini e Gioberti,

pur protestandosi

cristiani e cattolici, vol-

304

lero

rinnovare per loro conto la filosofia delle

scuole e vollero anche, in misura diversa, pren-

der parte alla vita pubblica nei tempi in cui vissero.

siccome

fatti

dominanti del pensiero e

della vita di quei tempi erano l'idealismo tedesco

il

liberalismo francese, essi furono idealisti e

liberali

ambedue trasformarono
le

e adattarono

per

le

menti italiane

grandi scoperte della

grande scuola romantica germanica, idealistica e razionalistica, e d'altra parte desiderarono o aiutarono la liberazione politica della patria loro.
Il

1848, ch'

colo passato,

veramente la data centrale del secambi e distrusse assai cose. La


i

sconfitta dell'idealismo in filosofia sotto

colpi

della sinistra hegeliana ribelle e materialista e


la

sconfitta

del liberalismo progressista sotto

colpi dei cannoni della

Santa Alleanza cambia-

rono l'aspetto della cultura e della pratica della

seconda met del secolo. Gli uomini e le menti reagirono all'idealismo grandioso ma vuoto della
:

tradizione hegeliana

si

and sostituendo

il

natu-

ralismo e

il

positivismo che venivan formandosi

e diffondendosi in Francia e in Inghilterra, e alla

compressione dell'assolutismo
pi
il

si

contrappone non
addirittura la
si

conciliante liberalismo

ma

vera e propria democrazia, in seno alla quale

andaron formando,

in quel

tempo

stesso, l'orga-

nizzazione e la ideologia proletaria.

Dopo

il

'50,

dunque, Rosmini e Gioberti erano in


sopravvissuti, che
il

Italia dei
fi-

loro
205

tempo migliore era

nito e finito

il

loro

dominio incontestato

sulle

menti. C'era bisogno di un successore e questi

non poteva
in

uscir

che dal clero, perch solo in esso,


era

quei tempi di preoccupazioni politiche,

possibile ancora l'amore dei problemi universali

e della tranquilla meditazione


Il

(1).

successore

si

fece aspettare e

si

rivel pre-

cisemi ente

quando l'opera compiuta, cio dopo il '70.

dell'unit italiana fu

Roberto Ardig, colla sua Psicologia come scienza positiva comparsa appimto nel 1870, ripigliava la tradizione italo-settentrionale dell'a-

bate filosofante e politicante, perdutasi nell'inter-

mezzo dell'hegelianismo napoletano.

La

ripigliava,

come

tutte le tradizioni, trasfor-

mandola. Roberto Ardig era un prete che aveva avuto vent'emni nel '48, cio che s'era svolto intellettualmente dopo la grande crisi della met
del secolo;

ma
il

del '48

gli

era restato lo spirito

jrondeur e

gusto della filosofia; ed egli non

aveva temuto, mosso da gran desiderio di sapere, di porre a cimento la sua forte fede collo studio dei metafisici antichi e degli scienziati moderni.

(1)

Il

Mamiani, per quanto famoso, non codesto suc-

cessore ch'

non seppe

iniziare

un

indirizzo nuovo, e

il

suo

eclettismo variabile e la sua posizione ufficiale furono le ragioni uniche della sua lunga e grande influenza.

206

Ma

la fede resist

per un pezzo ed egli fra una

somma

teologica e
il

un

tratttato

di apologetica,

sent cos forte

suo cattolicismo da scrivere sulla


gli

confessione contro

evangelici.

Ma

portava in

se,

nonostante tutto, elementi

pericolosi alla sua fede.

Primo

l'istinto liberale,

popolaresco,

democratico avuto in eredit dal


lui

quarantottismo e sviluppatosi dopo in

per

le

vicende politiche fino ad accostarsi al repubbli-

canismo;
istinto

secondo,

conseguenza

dell'altro,

lo

individualista,

quell'orgoglio che poi gli

far dire di aver inventato

da se solo il suo siOpere filosofi' che le apologie partigiane di Alberto Mario e i complimenti insipidi di Guido Baccelli. La democrazia e l'orgoglio sono gi due cose che non
stema e
gli

far ristampare nelle

possono andare insieme colla gerarchia e la disciplina cattolica, e a queste se ne aggiunse ima
terza
:

la cultura scientifica del

tempo. Fra

il

*60

il

'70, cio nel

tempo

in cui pi intense
il

sono

state le letture scientifiche dell'Ardig,

dominante stato il naturalismo positivista terialista, che aveva la sua dottrina in Moleschott
e in Buchner, e credeva di avere
in
i

moto e ma-

suoi alleati

Darwin e Wallace. Un moto il quale, malgrado

le

divergenze ap-

parenti,

concordava in questo: che la metafisica efra morta, che le astrazioni debbono essere bandite, che solo del fenomeno c' scienza e che il

mondo

dominato dal punto di vista statico del207

d'unit e dal punto di vista dinamico dell'evoluzione


Il

contatto continuato di queste concezioni cos

inconciliabili,

gia cristiana

almeno in apparenza, colla teoloebbe il suo effetto sull'animo del-

l'Ardig. L'educazione monista ed evoluzionista combinata colla superbia ribelle lo condusse all'apostasia.

Un
il

giorno la vista del rosso di una

rosa

gli rilev
il

suo distacco dal pensiero tradi-

zionale e

10 aprile 1871 egli rigett pubblica-

mente
stiche.

la fede di

sua madre e

le

insegne ecclesia-

II.

Cess
te ?

egli

No

certo e

sciando la

veramente quel giorno di esser prem' ingegner di mostrarlo. LaChiesa egli perdette lo stipendio di

canonico della cattedrale,


idee. Nell'ateo positivista

ma non
non
((

perse tutte le
ri-

ci

sar diffcile

trovare
il

il

teologo cristiano.

Carducci

L' Italia,

scrisse

la terra degli ottcntamila

monaci,

per quanti sforzi faccia di darsi a intendere di


esser libera,
resta

pur sempre in fondo teolo-

gale

L'Ardig, che s' data tanta pena per


tenue
ri-

dimostrare la vanit delle prove dell' esistenza


d'Iddio e che a Dio ha negato perfino
il

omaggio

tipografico della lettera maiuscola,


208

masto il prete dilettante di filosofia e di politica. Nato venti anni prima, ai tempi del Rosmini e del Gioberti, avrebbe trovato il modo di metter d'accordo Kant o Hegel colla Chiesa Romana.
Svoltosi nell'atmosfera irreligiosa del positivismo

monista ed evoluzionista, ha creduto necessario staccarsi dal cristianesimo poich la sua mente

non ha trovato accomodamenti fra la scienza e il dogma e la sua onest non ha voluto transazioni fra l'ateismo e
il

canonicato.

Ma

il

suo erois'accorge

smo diventa un
ch'egli

po' comico

quando

ci

fondo ne uno scienziato ne un ateo, e che la sua struttura mentale rimasta sempre, malgrado la lettura delle riviste di scien-

non

in

ze, scolastica e cristiana.

Ed
tolici

era necessario.
fino

impunemente cata quarant'anni, e non solo cattolici,


si

Non

ma

sacerdoti cattolici, cio difensori, ministri e

rivelatori della fede dei padri.

L'Ardig non di quelli che lasciano la Chiesa indescrivibile l'ansia, scrive con lieto cuore egli, onde ognora invano tentava di vincere la invasione sempre pi profonda delle profane
:

((

idee.. Indescrivibile lo strazio, l'angoscia, la de-

solazione in cui vissi allora per lungo


(II,

tempo

401)

(1).

(1)

Mi

servo dell'edizione definitiva delle Opere


1882,
I;

filosofi'

che,
Vili.

Cremona,

Padova, Draghi.

1884-1901

voi.

II.

209

14

Quando

ci si

stacca con tanto dolore da qual-

che credenza significa che le radici son ben profonde e qualcosa ne resta nell'anima e dispetto
di tutti gli sforzi.

Per lunghi anni e nei migliori, in


giovinezza, quest'

quelli della

uomo

s'

nutrito instancabil-

mente

di opere di

di

scritto

ne
(III,

dogmatica e di apologetica. padri della Chiesa e di teologi ha

lessi

una

biblioteca,

spendendo

so-

pra alcuni e specialmente sulla

somma

di

San

Tommaso
lena

gli

anni pi freschi e della maggior

368).

Or

difficile togliere da una

mente
dievale

cos
il

intimamente mutata di pensiero memarchio della scolastica: l'effetto di

una biblioteca di scolastici, non si cancella ne in un giorno ne In dieci anni. Cos per la metafisica fisico
:

egli si sfoga

a dirsi e mostrarsi antimeta-

ma intanto confessa che dei ha studiato (ma a lungo e con tutta lena, e fino dalla orima giovinezza) solo i vecchi metafisici (I, 57). E non bastano le annate della Reo ametafisrco,
filosofi

vue

Scienti-fique o
!

libri

dell'Helmholtz per

la-

var certe traccie

sprito dell'Ardig.

sempre lo Passando dalla cattedrale sacra alla cattedra laica, dal coro ove cant coi compagni le laudi del Dio cristiano all'aula liceale ove offr agli scolari occhi sanguinolenti e
scolstico e metafisico rimasto

dialettiche irreligiose, egli serb in

fondo

all'a-

nima

caratteri del sacerdote.

210

Primo
Il

di tutti, per

sua fortuna, la grandezza.

positivismo italiana,
il

come
volle

quello straniero,

stato

predominio della timidezza e dello speIl

o non pot fare un sistema del mondo e neg anzi che si potessero raccogliere sotto un principio unico gli innumecialismo.
revoli
siste
lari.

Comte non

fenomeni.
di fatto

Il

meglio della sua


delle

filosofa

con-

nell'analisi

scienze partico-

Caduto il positivismo, com'era necessario, nelle mani degli uomini di scienza, esso fu, come loro, specialista, amico delle vetrine separate e nemico delle concezioni d'insieme. E in Italia, ad esempio, fu pedagogico all'Angiulli,

storico col Villari, biologico col Siciliani

e col Sergi, antropologico col


Morselli, criminalista col

Mantegazza e col
col Ferri,

Lombroso e

universale e cosmologico col solo Ardig.

Per spiegare questa sola eccezione bisogna


lettuale. Gli altri, venuti dallo
tifico laico

ri-

carrere alla differenza della preparazione intel-

specialismo scien-

e moderno, rimasero specialisti anche


alla filosofa.

quando s'accostarono
dalla
scolastica

L'Ardig,

in-

vece, educato nei seminari e tra le teologie, trasse

e dalla metafsica

il

desiderio

della costruzione grandiosa,

quella confusa voin

lont di recingere

il

mondo

un abbraccio bradi razza. di tenere

moso eh ' propria dei filosofi gia la quale non solo pensava
visibile nel cerchio della

La teoloil mondo

sua dialettica

ma

anche

dar ragione di ci ch' al di l di esso, cio del


211

mondo
delle

divino che lo

muove

e lo regge, insegn
i

al filosofo

mantovano a sorpassare
particolari,

chiusi
al

campi

scienze

tendendo

possesso

della legge eterna e universale delle cose.


tre

E menArdig

l'Ardig positivista diceva: al di l del feno

meno

vana ogni

ricerca,

l'inconscio

teologo risaliva alle tenebre dell'indistinto, ese-

guiva l'intrecciarsi dei fenomeni fino alla coppia

suprema della materia e della forza. Egli provava una volta di pi che a far veramente filosofia, nel

senso classico della parola e della cosa,

miglior preparazione la

somma

di S.

Tommaso

che un anfiteatro anatomico.

Ma

non

la sola volont dell'universale rivela


il

nell'Ardig

teologo,

ma

il

colorito, la fisonomia
la

della sua opera richiamano invincibilmente


scolastica.

Come

quello degli scolastici

il

suo spi-

rito architettonico.

amico suo narra ch'egli si diverte a disegnare e che i suoi disegni sono quasi sempre di chiese o di macchine (1). La grande linea, lo schema geometrico, la costruzione unitaria e rigorosa lo attraggono e siccome
invece di costruire edifici di pietre e di

Un

marmi

s' ritrovato

costruirne di ipotesi e di parole.

(1)

A. Gazzani. L'A-

artista (nel voi. 70.

Anniversaro

di

R. A-.

Torino, Bocca, 1898, p. %).

212

cos egli
o,

ha

fatto

della

filosofia

architettonica,

pi precisamente, della filosofia gotica.


Il

suo sistema ha

infatti della cattedrale gotica

l'uniformit del piano combinata coli' irregolarit


della costruzione. Ci sono in esso

due o

tre

motivi

tondamentali cne ricorrono per ogni dove, che

vengono

fuori in ogni

argomento, che servono in


quei motivi di archi e di

ogni occasione,

come

volte che trovi nella navata centrale e ritrovi,


colle proporzioni cambiate, nelle

navate minori,
affanni a

nelle cappelle e nei chiostri.

Perci
dirsi

il

suo sistema, per quanto

si

e mostrarsi induttivo, ha, per questa unit

e continuit di pensiero, delle apparenze di costruzione deduttiva. Si sente che stato generato
tutto

d'un pezzo, in un sol getto e in pi di tren-

t'anni l'Ardig

ha trovato modo

di svolgerlo, di

ritoccarlo, di ripeterlo, di diluirlo,


di

ma non

quello

cambiarlo e di compierlo.

Ed

egli

si

vanta di questa immobilit, quasi

direi di

questa cristallizzazione teorica, ch' vi-

sibile e tangibile
riori

malgrado

le

contingenze esteil

della esecuzione e che mostra

suo

spirito

rigido,

unico, statico,

omogeneo, ostinatamente
filosofi

medievale. Egli non di quei


ling, Gioberti

nella filosofia
lirico

come Schelo Nietzsche i quali hanno portato quella mobile nervosit, quel moto
i

e mutevole ch' degli animi moderni, e che


sistemi e le
si

crea o distrugge con prodigalit


sofie

filo-

come

belle

immagini che brillano e


213

spen-

gono per dar luogo ad


ancora,
feti

altre pi belle

ed effimere
filosofi

ma

appartiene alla stirpe dei

pro-

e pontefici che

hanno

fin

dal primo giorno


di-

la loro verit e la ripetono

con parole poco

verse fino al giorno della morte.

Dal

discorso su

Pomponazzi

agli ultimi arti-

coli della Rivista di Filosofia egli

sempre eguale
il

a se stesso, sempre tardo, lento, pedante, tedioso,


scolastico e meccanico. L'indistinto e
il

distinto,

fatto e la sensazione

sono presenti, sempre, a


officio, colla

ogni evenienza, per ogni

precisione

regolamentare di gendarmi in fazione.

Questa unit, questa costanza, questa sicurezza geometriche portano a uno degli
della scolastica, al
altri caratteri

dogmatismo.
tutti
i

L'Ardig, come

logici,

terribilmente

ri

dogmatico ed affermativo. Egli secca i suoi lettoper lunghe pagine con dimostrazioni ordinate e pesanti come falangi macedoni, con grandi
rinforzi di a, b, e, e di
1, 2,
i

4,

ma

li

secca

sopratutto
tali,

quando afferma
e

principi

fondamensenza

semplicemente

tranquillamente,
parti,

guardare ne indietro ne dalle


tutti
i

per vedere se

nemici son fuggiti e se

tutti gli

amici son

soddisfatti.

Egli vuole, ad esempio, romperla risolutamente colla metafisica e scrive


:

((

L'essenza e la pro-

priet della sostanza trascendono assolutamente


la sfera del nostro

hanno

diritto di

comprendimento e quindi non entrare a far parte di un sistema


214

di cognizioni serie e positive.

(I,

69).

Non

vi

sembra
che
?

di sentire

un papa

che lancia scomunii

Invece di cercar di comprendere cos' che

metafisici intendono per sostanza, dal

che qualcosa deve significare se egli stra di sapere dove abita, e di scoprire quali sono gli elementi del nostro comprendimento che fan-

momento stesso mo-

no credere a una trascendenza del comprendimento stesso, l'Ardig, con parola poco opportuna in un positivista, nega assolutamente la comprensibilit e perfino
il

diritto alla seriet.

Un'altra volta, scrivendo un libro sulla Ragione, gli avviene di fare

una scoperta e

scrive

((

Ri-

mangono

escluse dalla rappresentazione mentale

tutte quelle realt

che sono
si
il

atte per la distanza,

per la tenuit, per la qualit loro, a fare impressione sui sensi.

pu

ritenere perci, senza te-

ma

di errare,

che

mondo
reale,

del pensiero

non rap-

presenti del

mondo

anche

di quello pi vi-

cino all'uomo, che


227).

ima parte

infinitesima (VI,

Neppure una

riga di pi e s che la rivela-

zione straordinaricimente meravigliosa. L'Ardi-

g afferma a ogni momento che non

esiste

che

materia o forza (che lo stesso) e che di questo

mondo

materiale non

si

pu sapere
(II,

altro

che ci
quanto

che dato dal pensiero.

44), cio riconosce,

insomma, che quello che


nunziarci che
il

esiste solo in

conosciuto, e poi vien fuori un bel giorno ad an-

te infinitesima del

mondo nostro non che una parmondo reale. O l'Ardig ha


215

trovato qualche meraviglioso


alla legge
rifare
il

modo
messo

per sfuggire
in

comune oppure

s'

mente

di

vocabolario

filosofico. In

ogni

modo

dodi-

vrebbe darci qualche schiarimento, qualche


la trattazione del

mostrazione. Invece egli seguita tranquillamente

ritmo dell'esperienza passando


maestro,

all'osservazione terza e continuando, per questa


volta, soltanto fino alla nona.
bile,
Il

l'infalli-

ha parlato e tanto basta

alla fede dei falli-

bili discepoli.

Ho
stico,

portato due esempi soli

ma

avrei potuto
sillogi-

portarne mille. Perch l'Ardig logico

non ben forte che i logici non inventano e non hanno inventato mai nulla, ch'essi non fanno che trarre fuori da una parola o da un assioma quello che c'era stato messo prima, ma non son capaci di aggiungere una sola conoscenza nuova. Il creatore il poeta, l'uomo intuitivo, che immagina, accosta le cose o trae cose nuove dalle cose vecchie, ed poeta anche quando scienziato. Il lavoro, dopo, diviene opposto semplicemente perch inteso a
gli scolastici,

come

cio espositivo,

ma

inventivo. E*

tempo

di gridare

fini

diversi e loscieziato vuol essere utile agli uo-

mini in quanto animali mentre il poeta li vuol cimmuovere in quanto spiriti, ma il fatto primo rimane lo stesso ed per questo che grandi poeti
e grandi scienziati sono uomini che vedono pi
degli altri,

inventori

non uomini che espongono agli altri e non volgarizzatori. L'Ardig, in quan:

216

to soprattutto logico, ziato.

non ne poeta, ne

scien-

Nella poesia, scrive egli con scarsa eleganza,


((

buono tutto ci cfie gira nell'immaginazione


120) e nella

(I,

sua immaginazione, a quanto pare,

non

gira
il

mai

nulla.

suo amore per la scienza sempre rimasto assai platonico. Egli ha preso qua e l un po' di
astronomia, un po' di
fisica,

un po'

di chimica,
i

un po'

di biologia, raccattandola su per

manuali
a questa

pi noti e le riviste francesi,

ma

di suo,

santa scienza, non ha aggiunto che delle oscure


parole. Egli

ha detto
lui

in altro

gia diversa, quello che gli

modo, con fraseoloscienziati avevano tro-

vato innanzi a

e se n' giovato per rendere pi

verosimili alcuni suoi assiomi generali.

Insomma
ogni
di
la

ha ricevuto

la scienza gi fatta,

senza arricchirla
fatto in

e vagliarla, proprio

come hanno

tempo

metafisici.

Ma

se possiamo perdonare a-

gli scolastici vissuti, ahim!, avanti Bacone Verulamio e Augusto Comte, di aver accolto

scienza

come

la trovarono in Aristotile e nel Bel-

lo vacense,

non possiamo comprendere come un

positivista si limiti

riose e

a rimasticare in formule mistedogmatiche le ricerche personali e positipositivista

ve nel miglior senso di Darwin e di Schiapparelli.

Io

non capisco un

che voglia essere

conseguente allo spirito del metodo e che non si chiuda in un laboratorio vestito della bianca tunica dello sperimentatore. Se la metafisica non
217
,

come

dice l'Ardig, che

lina

invenzione al

tut-

ima poetica fantasia (1,77) ca cosa che resti a un uomo serio quella
to chimerica di re sul serio della scienza.

l'uni-

di fa-

L'Ardig che

si dichia-

ra positivista, che fa le lodi della scienza e dell'e-

sperienza e poi sta per otto volumi a baloccarsi


coli indistinto e col distinto,

un non senso. Uo-

mo

di scrittoio, ideologo, logico, scolastico, egli

s' entusiasmato

verbalmente per la scienza,


la

ma

non ha avuto mai


Egli
il

potenza di farne.
il

parvenu della scienza come

parvein in

nu dell'ateismo e non, riesce n in quella ne questo. Si compiace di citare cose di scienza


latino, in tedesco, in inglese e in francese

ma

non

porta neppur l'accenno di un fatto nuovo alla


scienza; insiste sulla naturalit dei fenomeni e
l'assurdit del sopranaturale

ma restando in

fondo

all'anima un prete.

Del prete
lentezza.

egli conserva, fra gli altri caratteri, la

La

liturgia necessarieimente lenta per-

ch

la fretta

ne scemerebbe

la

maest ed lenta

come

tutte le cose grandi,

destinate a svegliare

rispetto e venereuzione nelle folle.

Ora

la

sua leneter-

tezza misurata e calcolata di cinonico l'Ardig la

porta nella

filosofia.

suoi

scritti

son lunghi,

ni, goffi, impacciati, pieni di

pause, di ripetizioni,

di divisioni, suddivisioni, emmierazioni


lati

affol-

di filze di osservazioni, di schiarimenti, di

digressioni
Il

formicolanti
e
il

di ritorni e di richiami.

suo

stile

suo pensiero mancano di quella


218

vivacit, di quel

movimento,
I

di quell'ardore, di

quella svelta lucidit che rendono cos piacevoli

anche

le

idee pi aspre.

suoi libri paiono sacre

appena fra mezzo a Fa male a leggerli, come fa male vedere innanzi a se un vecchio esitante che fa tre passi sopra un mattone. Il buon Ardig ha tutta l'aria di un povero vescovo curvo
processioni che s'avanzino
mille incicimpi e mille svolte.

e lento sotto
uscire dalle

pesanti paramenti o, se vogliamo


ecclesiastiche, di

immagini

un sagil

gio bue,

il

quale, pur essendosi tolto di dosso

giogo, se ne

vada lento e tardo come

l'usato.

In altre parole l'Ardig scrive male.

Chi non

ri-

corda

il

motto del vecchio Mamiani

il

quale tro-

vandosi a giudicare dell'Ardig in una commissione universitaria disse, che gli


si

sembrava dover-

discutere piuttosto della leggibilit che dell'e-

leggibilit del concorrente >

Ma
re sa

questo suo difetto l'Ardig stesso l'ha

ri-

conosciuto ed inutile insistervi. Ogni suo letto-

che

il

suo periodo pesante e grave e che la

sua fraseologia inutilmente oscura. Piuttosto


questa atmosfera di oscurit ch' intorno alle o-

pere dell'Ardig

ci

pu essere lontano

indizio del
:

suo essenziale carattere teologico e sacerdotale


l'amore del mistero.

Ogni

religione poggia sul mistero e la religione

cristiana forse pi delle altre.

Senza

il

mistero

non
ne
;

ci

sarebbe bisogno ne di fede ne di rivelazioci

senza mistero non

sarebbe quella timorosa

219

riverenza che d origine al culto; senza mistero non avrebbero ragione di esistere le sottigliezze esegetiche delle teologie. Ora il pensiero ardigoiano in questo senso pervaso da uno spirito religioso: i misteri s'incalzano in esso come in una

favolosa cosmogonia.
Dio, tanto per cominciare,
fare
il

massimo miste-

ro religioso e parrebbe che l'Ardig

ne volesse a meno. Parrebbe, per chi fosse abituato a

i nomi tradizionali di Jehovah e di Zeus, di Brahma e di Mithra. Ma Dio un augusto signore disposto a farsi chiamare con qualsiasi nome, pur di essere invitato da tut-

ricercarlo slotanto sotti

Nel sistema di Roberto Ardig, Iddio, molto modestamente, si chiama Fatto. Il fatto ha tutti i
ti.

caratteri divini:

nessuno

glie

ne manca. Esso
il

l'assoluto perch
ri

non

esiste niente altro al di fuo-

di lui

esso la sapienza, perch

fatto la

legge e la legge la scienza; esso l verit per-

ch

il

vero,

come

gi Vico disse,
la

il

fatto,

vhim

ipsum factum; esso


perch in
lui

bont e
si

la

provvidenza,
progresso e

e per lui

realizza

il

l'attruismo.

Dio s' travestito anche in questi ultimi tempi da inconoscibile ed anche come tale lo ritroviamo
nell'Ardig. Si chiama, in codesta parte, Indistinto, ma i connotati sono gli stessi. L'Ardig ha avuto ragione di dire che il suo Indistinto non ha niente a che fare coll'omogeneo spenceriano, ma s' dimenticato di confessarci che ha molto

220

a che fare con un altro servo muto dello Spencer,


cio con Mr.

Unknowable. Perch non bisogna


istinti transitori

fermarci agli

che sfilano nelle oil

pere dell'Ardig: bisogna rincorrere


perfetto indistinto, cio
distinto indistinto.
Il
il

vero,

il

primo

Indistinto, l'In-

filosofo ci avverte

coscienziosamente che

e-

siste

un

indistinto superiore a quello stesso deltut-

la

nebulosa solare, l'indistinto cio dell'essere


quanto, ossia la natura
di per s,
.
(II,

to

43).

Cio

il

vero

indistinto quello superiore a tutti gli altri, quello

che sta

che non uscito da

altri.

Ora

un cotale

indistinto per sua natura inafferrabile

e inconcepibile, perch oltre a essere indistinto,


cio indeterminato, inesplicabile

non avendo
a quel

nessuna fonte anteriore pensabile. Esso rassomiglia perci terribilmente all'inconoscibile,

Dio misterioso dal quale


al

tutte le cose

escono e

quale tutte ritornano.

E come

alcuni valenti

hanno scoperte le parentele tra l'Inconoscibile e Dio cos facile vederle tra Dio e l'Indistinto. Questi, come abbiamo visto, l'inesplicabile e l'Ardig non ha paura a dichiararlo con la sua calma candidezza, a Tale indistinto non si pu spiegare, perch la spiegazione una distinzione, e questa, in quanto tale, la negazione dell'indistinto . (II, 38). Ora qualgenealogisti di filosofie

cosa di molto simile

si

trova proprio nell'opera di


scolastici

uno dei pi profondi


Scoto Eriugena,
il

medievali, cio

quale diceva che Dio l'essere


221

inesplicato,

mentre

il

mondo

l'essere esplicato,

manifestato e insisteva sull'impossibilit di parlare d'Iddio in

modo

adeguato, perch esso

essendo
le (1).

il

tutto,

l'ineffabile

e l'incomprensibidi co-

da questo senso dell'impossibilit


il

noscere Iddio scaturito

misticismo che non

una forma della n' un seguito.


In Ardig,

teologia per la sola ragione che

dunque,

il

Fatto che l'Indistinto


i

concorrono

al ruolo di divinit e

loro

titoli

son

quasi di egual valore, per quanto l'Indistinto ne

abbia uno che potrebbe dargli


la

il

primato, cio

potenza creatrice. Le cose, afferma l'Ardig,

esistono in quanto son distinte, anzi la distinzione proprio il sintomo unico dell'esistenza. L'Indistinto, ch' il contrario, a quanto sembra, del distinto, dunque l'inesistente per eccellenza. Ora siccome l'Ardig ci narra che il distinto esce dall'indistinto, noi possiamo sostituire i termini equivalenti e dire che l'essere prodotto dal non essere, cio che il tutto uscito dal nulla. Abbia-

mo perci una creazione ex


la

nihilo in piena regola

Genesi vendicata. E cercando bene si ritrovano nell'Ardig tutti misteri cristiani, oltre Dio e la creazione. L'Indistinto, la materia e la forza che sono le

(1)

De

Divisione Naturae.

I,

16, III,

19.

222

fatti,

forme ultime del distinto formano la Trinit. Inscrive l'Ardig, nella realt la materia si immedesima colla forza (II, 59); la materia e

la forza cos

immedesimate formano
(II,

il

distinto,
a

il

distinto, ci avverte lo stesso


(!)

Ardig,
60), in

nel

fondo Io stesso indistinto

modo
sola,

che abbiamo
precisamente

tre

cose le quali, pur essendo di-

verse fra loro, finiscono coli 'essere

una cosa

come avviene

del Padre, del Figlio

e dello Spirito Santo.

Volete

un po'

di transubstanziazione ?

Eccovi
la vita

allora la forza e la materia

che divengono

e poi divengo la psiche, rimanendo sempre le


stesse,

ma

pure trasformandosi in qualcosa di as-

solutamente nuovo. Se poi aggiungete la Provvi-

denza rappresentata dal progresso e dalla teleologia della Natura che l'Ardig personifica tanto volentieri e se vi accorgete che l'apoteosi del

disinteresse, fatto nella

Morale dei

positivisti

non

che

il

residuo dell'amore evangelico, spogliato

dalle parabole e recinto di razionalismo, dovrete

esser d'accordo
dell 'Ardig

con
i7

me

nel ritenere la filosofia

come

tentativo di

una traduzione
filosofia

naturalista della teologia cristiana. Prete nell'a-

nima

egli

non poteva che produrre una

teologica.

siccome
il

il

mistero l'anima della

teologia, cos
fia.

mistero l'anima della sua filoso-

Ma

il

mistero grande e possente finche


e adorato dalla fede dei semplici.
filosofa,

sugli

altari

Quando

vien portato in
223

nel regno del-

Videa, non
bile,

si

chieima pi mistero

ma

inconcepi-

e dire delle cose inconcepibili lo stesso

che non dir nulla. E' appunto quello ch' accaduto a Roberto Ardig.

III.

Io ho pensato pi volte che la filosofia il regno dell'inconcepibile e che tutti i filosofi non hanno fatto che mettere grandi tende di parole

attorno al nulla.
In questo pensiero nessuno
filosofi intellettualisti.

mi conforta pi

dei

Se c' ancora un

modo

per

mondo quello di supporlo simile a quello che conosciamo pi da vicino, cio


capir qualcosa del
al nostro spirito, raffigurarci cio
il

mondo come
la risultante

un grande essere animato, o come


di pi esseri animati. E' per questo

che l'animifattore

smo

dei selvaggi, la concezione di

un Dio

e ordinatore del

mondo, e

lontarista sono le maggior fortuna fra gli uomini. Ma i logici, gli intellettualisti vedono nel mondo quello che c'
di

weltanschauung vometafisiche che hanno avuto


la

meno
il

personale, cio
il

il

concetto, l'idea. Hegel,


filosofi,

che sembra
vece
lare,

pi soddisfacente dei

in-

pi vuoto e per una ragione molto sempliil

ce e che ho detto altra volta, cio che

partico-

quando inalzato

alla funzione di univer-

224

sale,

perde ogni significato e

si

dissolve per

il

cielo delle astrazioni

come un

velo di magia.

L'Ardig, che ogni istante monta in arcione


contro
i

metafisici,

cade nel medesimo abisso.


le

Il

suo temperamento visivo (notate che

sue imi

magini sono soprattutto di


suoi esempi sono
alle
tolti

luci

e di linee e che

spesso dall'ottica) lo porta


visibili,

cose esterne, tangibili, misurabili,

cio alla parte


rito, alla

meno

intima e personale dello spi-

sensazione. Egli

non parla quasi mai non ha perci


sfumatura,
il

di

suoni e di musiche, cio dell'arte pi profonda e


individuale che esista e
della

senso

personalit,

della

del diverso

dell'unico eh ' proprio dell'anime e delle melode.

Inoltre

il

suo

istinto scolastico lo

spinge alla

lo-

gica, alla dialettica, al


il

regno dell'idea, e mentre


lo

positivismo

gli

imporrebbe l'esperienza e

studio del particolare egli ascende imprudente-

mente
I

all'astrazione e all'universale.

metafisici

vanno

dalle idee alle cose, egli vuoalle idee,

le

andare dalle cose


pi:

ma insomma
e,

l'i-

dea resta

sempre

la

sua Angelica

come

gli

odiati metafisici, egli fa dell'universalismo, cio,

per esser chiari, dell'incomprensifei/ismo.

E come non
stinto

tornare a quel suo feimoso indi-

parlando

d'incomprensibilit
si

Tutto

il

mondo, secondo l'Ardig,


dall'indistinto al distinto,
225

spiega col passaggio

cio,

aggiungo

io,

si
15

spiegherebbe se

si

potesse spiegare questa sua

misteriosissima spiegazione.
L'indistinto infatti

un concetto

logico e
lo

non
l'in-

ha valore che
Cio
:

rispetto

a una mente che

pensa.

o esisteva una mente qualsiasi avanti

primo o non esisteva nessuna specie di mente e allora un concetto mentale anteriore alla mente impensabile. Inoltre, l'indistinto un termine negativo e suppone come tale il termine positivo corrispondente. Logicamente dunque non si pu pensare che una qualit esca preciscimente dalla sua contraria. Tanto varrebbe allora star colla Genesi e ripetere che la luce uscita dalle tenebre. D'altra parte sembra da certi passi dell'Ardig che non ci sia nessuna differenza essenziale fra distinto e indistinto perch un fenomeno pu
distinto e allora questo
il

non pi

fatto

essere distinto rispetto all'anteriore e indistinto

Qualcosa di simile all'alto e al basso. Ma questi si possono determinare quando si voglia rispetto ad una unit di misura quantitativa. Qual' l'unit di misura qualitativa che riesca a precisare la distinzione e l'indistinzione ? E insomma cosa ci dice questa famosa legge ? Nulla, perch l'Ardig ci avverte che c' anche un moto continuo dal distinto all'indistinrispetto al posteriore.
to.

In questo

modo
dire
:

facile fare delle leggi unile

versali. Si
al

pu

cose vanno dal semplice


al

complesso e dal complesso

semplice, dallo

stabile all'instabile e dall'instabile allo stabile, e


226

via dicendo. E* molto pi semplice e


dire
:

modesto

le

cose son diverse nel tempo e nello sparivelarvi la legge fissa della

zio e

non possiamo

loro diversit.

Tutt'al pi qualcuno osserver


filosofia

che non c'era bisogno di far tanta


bile.

per

venire a questa confessione d'ignoranza incura-

l'Ardig confessa a pi riprese questa sua


si

ignoranza: l'indistinto non


continuit fra
la differenza
il

pu spiegare,

la

distinto e l'indistinto neppure,

e l'identit fra materia e forza

nem-

meno;

lo stesso

determinismo universale, turbato


Caso, cio l'incompreso per

dalla imprudente introduzione dell'inconcepibile


infinito,

diventa

il

eccellenza. Tutta la metafisica di


serie di incrociature di braccia, o

Ardig una una fila di porte


si

sulla tenebra.

E non
cologia.

c'

il

caso che le sue idee

chiariscano
alla psi-

scendendo

alla teoria della

conoscenza o

? Chi ne sa nulla ? In un certo punto afferma che non sappiamo della realt se non ci ch' dato dal

Che

cos' l'Ardig in psicologia

pensiero
realt

(II,

40)

come

se

il

pensiero non fosse la


il

o la realt non fosse


si

pensiero. Un'altra

volta

difende dall'essere idealista per la ragione


il

molto strana ch'egli ammette

mondo estemo,
dei cani

come
che
ci

se l'idealismo consistesse nel negare l'esi-

stenza degli alberi che ci fanno

ombra o

abbaiano

dietro.

La sua grande

scoperta in queste regioni sem227

bra essere quella dell'unit del


((

Il

me

il

fuori di

me

me
il

e del non me.

egli scrive

formano
il

un

tutto reale indivisibile,

come

diritto e

rove-

scio del

talmente

panno si possono bens distinguere menma non separare effettivamente senza


il

distruggere

panno, cos

il

me

il

fuori nella

coscienza

(1,144).

Che cosa

significa tutto ci?

Semplicemente che noi siamo costretti a dare le stesse definizioni di quello che si dice me e di quello che si dice non me, cio che il non me in qucinto conosciuto una peirte del me, cio
della conoscenza.

La

scoperta portentosa
=

si

ri-

vela un truismo verbale.


In fatto di

metodo l'Ardig l'amico


che
?

del fatto.

Fatti e nient'altro

fatti.

Ma

cos', di greizia,

che non sia fatto


mini
le
:

E' lo stesso che dire agli uo!

non

gueirdate che coi vostri occhi

Anche

idee dei metafsici, le estasi dei mistici, l'infatti.

trospezione dello psicologo son

Perch non

dobbiamo
fatto
?

servircene per fare

una

filosofa ? Sol-

tanto ci ch' misurabile

ha

diritto al

nome

di

In psicologia egli
zione.
il

non conosce che

la sensa-

Datemi
!

la sensazione, egli dice, e vi rifar

mondo Ottimamente. Ma

per giimgere a que-

sto magnifico

resultato e per costruire tutta la

psicologia sulla sensazione egli comincia col dare

a questa
volont.
il

tutti gli attributi

del sentimento e della

Un

ritocco al |,^ocabolario basta per darsi

lusso di simili originalit.


228

Scendiamo, se Dio vuole, a problemi pratici. dei principi della sua morale questo: che ciascuno ha ci che gli conviene un essere ha sempre le tendenze che sono rese necessarie dalle sue condizioni di esistenza. L'animale, essendo capace di moto, aveva bisogno di distinguere gli

Uno

oggetti e di provare

il

piacere e

il

dolore, e infatti

ha
le

la

sensazione e la sensibilit.
Io ho camminare,
!

Mirabile e profondissimo ragionamento

gambe perch avevo bisogno

di

e la lingua perch avevo voglia di parlare.

Il

bi-

sogno, dolore, cio fatto psichico, d origine alla


psiche.
vire

Le cose sono cos perch dovevano serad essere quello che sono e per maggior medanno
origine a s stesse. Padri e
nel sistema dell' Ardig

raviglia esse
figli,

come
!

nella teologia

cristiana,

sono una medesima persona. Portentosa


le
:

potenza del metodo positivista

E
fatto

sapete quali sono


?

idee che

dominano

la

sua morale

che

si

Queste due che la moralit un produce nell'ambiente sociale e che

l'egoismo la negazione della morale. Due idee veramente straordinarie e significative. La morale per eccellenza la scienza dei rapporti fra
gli

uomini, perci non

si

concepisce che in una


il

Monsieur de a Roberto Ardig E a questa societ


societ.
!

la Palisse, cedi

tuo trono

gli

individui

si

debbono
di

sa-

crificare

ecco
i

il

disinteresse.

Ma

cosa son
?

composti

gruppi Sociali se non di individui


229

Noi
dui,

ci

sacrifchiamo
questi,
il

ma
il

come

dunque per gli altri indivinoi, debbono sacrificarsi a


anche
Biso-

noi, cio

nostro disinteresse consiste nel prediservigio, dal quale traiamo

care

mutuo

noi vantaggio.

infatti

come
nell*

si

potrebbe capire
?

una azione assolutamente


gnerebbe supporre che
morale.

disinteressata

azione non

si

pro-

vasse nulla, che fosse inconscia, vale a dire non

Ma
il

s' cosciente sar piacevole

o spiala fac-

cevole. Nel

primo caso probabile che


gusto che
ci
(la

ciamo per
la

d, nel secondo per

speranza di un piacere futuro


il

soddisfazione

di aver vinto

proprio dolore, la prospettiva di


ecc.).

un compenso
pu
lit,

altrui,

Poich l'uomo non

spogliarsi assolutamente dalla sua persona-

un'azione disinteressata, cio fatta per ra-

gioni impersonali,

non pu essere che inumana,

cio inconcepibile fra gli uomini.

Una

tautologia

e un'assurdit son dunque

fondamenti della

Morale dei positivisti. Dall' universo all' uomo Roberto Ardig non sa menarci che nel vuoto.
Il

positivista

rivelato

amico della terraferma dei fatti s' un aeronauta pi misterioso degli ales-

sandrini.

Soltanto Ardig, con

una

delle sue frasi tau-

maturgiche, potrebbe salvare dalla mia accusa

Roberto Ardig.
interpone tra

E
i

il

dello spazio, egli scrive


si

modo non manca. Parlando Lo stesso spazio che


:

corpi...
'

un esteso continuo.

230

Un
di

esteso continuo reale. Ossia

di vuoto,

ma

pieno

(11,40).

un pieno. Pieno Di codesta sorta


le

pienezza son piene appunto

opere di Ro-

berto Ardig.

231

Enrico ^evvi

I.

Fin da giovine Enrico Ferri ha mostrate le pi pertinaci intenzioni di farsi grande scienziato.

Bisogna riconoscerlo con quell' elegante indulgenza che si pu usare senza pericolo per coloro

che non riescono. Poich,


pianti, a

lo

affermo senza rim-

poco

gli

son valsi trent'anni di ricerche,

di studi, di sforzi e di tentativi.

A
il

poco

gli.

ha

giovato l'andar dietro ai maestri,


la spogliar riviste,
il

leggere

libri,

raccogliere appunti e sopra-

tutto

il

pubblicarne. Tutto ci ch'era possibile

l'ha compiuto.

Ha

cercato perfino di aver delle


di sue
:

idee e

non potendo averne


di

discrezione quelle degli

altri

ha prese con esempio pietoso e

comune

delinquenza

scintifca.

Ma

non

del

tutto gli

mancata

la fortuna.

Per mettersi in

vista s' gittata

addosso la guarnacca di moda,


e ha
fatti sal-

ha

gridate e ripetute le frasi ultimo modello, s'


le arie terribili dell'eterodosso

date

232

tellare nei suoi discorsi

pi brillanti luoghi coIn un'et positivista,

muni
sta,

delle teorie favorite.

evoluzionista e democratica egli stato positivi-

evoluzionista e democratico. S' dato

il

dolce

piacere di

camminare

coi tempi

ed stato l'uomo

del presente

anche facendo l'uomo dell'avvenire. finalmente, possedendo un'anima superficiale,


ita-

fanciullesca e impulsiva, s' trovato senza sforzo

ad esser l'eroe rappresentativo della plebe


liana.

Cosi compiacendo la folla della coltura nei


suoi amori scientifici e la folla della piazza nei suoi amori politici, giunto alla fama.

Non

po-

tendo essere un grande scienziato divenuto uno


scienziato celebre.

II.

Lasciato a s stesso, alle sue inclinazioni naturali,


il

Enrico Ferri non farebbe che delle


cristiani

frasi.

E'

tipo dell'ambizioso

che vuol agire colla parola.

Ai primi tempi
apostolo zelante,

ne avrebber

fatto

un

un

rivenditore al minuto, pei

borghi romani, delle massime e delle parabole

evangeliche

nella Rinascita l'avremmo veduto,


burbanza
di

colla toga e la

un

uinanista, draple lodi di

peggiar di sonora rettorica ciceroniana

un tiranno o

le

faccende di una repubblica.


233

Oggi che
il

il

Capitale ha cacciato

il

Vangelo e
il

Programma minimo

al posto del Credo,

pur di parlare e predicare, s' fatto democratico, e poich la plebe accenna a farsi tiranna
Ferri,

s' fatto l'avvocato della plebe.

Or che non

pi di
corte,

moda
il

far prediche in chiesa

o concioni in

Ferri fa prediche in piazza e concioni al

parlatore sempre, pensatore mai. poich l'unica professione che convenga a chi vuol far parlar di s parlando l'avvoca-

Parlamento^

tura,

Enrico Ferri fu avvocato.


si

Ma

comprese che
alla

per aver fortuna occorreva

provvedesse d'idee

nuove e di cause simpatiche e si dette allora nuova criminologia e, pi tardi, al vecchio


cialismo.

so-

siccome, a' nostri giorni, la cosa che

fa pi effetto la scienza e ci

che piace di pi

la difesa dei miserabili, Enrico Ferri volle essere scienziato e

demagogo.
essere, a suo dispetto,

Ma
n

non pot

n l'uno

l'altro.

Poich, pur difendendo l'aggregato, la

collettivit, la

massa

egli

uno

degli esemplari

pi decisi

di

perfetto

individualista.

L* amore

della fama, degli applausi, delle lodi; le sue af-

fermazioni continue
scoprii
libri
;

io dissi

io vidi n ,

((

io

)) ,

che

si

trovano a ogni passo nei suoi


gli

le

sue

ire
;

mal represse contro


la

oppositori

copiatori

dominare

tainto
il

sua tendenza a primeggiare e nella scuola che nel partito a cui

appartiene;

suo stesso tenor di vita non del

tutto francescano,

son

tanti aperti segni di que-

234

sto

lista

suo fondamentale carattere. E' un individuache fa del collettivismo per essere pi comoindividualista.

damente

Cos, invece che scienziato,

un oratore che
gli

vuol far della scienza. Per farne davvero

man-

cano
bili
:

le qualit

pi essenziali e pi indispensafondo,

la

potenza di scoprire, l'abitudine del dub-

bio, lo
l'

sguardo che vede

al

il

senso del-

elemento personale, del carattere provvisorio

delle sintesi scientifiche. Egli

circolazione

non ha messo in un'idea nuova, una sola idea realegli s' genuflesso, colla

mente personale;

fede

pi intera, dinanzi agli assiomi del positivismo


inglese e francese; s' mostrato, in pi occasioni, di

un semplicismo
i

cos disinvolto

da sembrare

stravagante; ed ha ricevuti,
tivi

come

perpetui, obiet-

e definitivi

cosidetti ultimi resultati della

scienza positiva.
chieratore

Non

contento d'esser chiac-

come un
calvinista.

ciarlatano stato

dommatico

come un

III.

Il

Ferri

non passato, come

tanti altri, al

po-

sitivismo,
lettuale

ma

nato addirittura alla vita intelpositivista.


il

come

Se avessi voluto fare

suo panegirico avrei po-

tuto cominciare cos: Nell'anno 1870 accaddero


235

in

Europa due grandi avvenimenti, chedovevano

avere incalcolabili conseguenze per 1* avvenire politico dei popoli civili: la Francia fu sconfitta
dalla Germania, ed Enrico Ferri, frequentando
nella tenera et di quindici anni
tova,
il

liceo di

Man-

divenne positivista sotto la guida di Roberto Ardig . E chi potr dimenticare quell'e-

norme occhio

di

bue che

il

professore port

un

giorno in classe per spiegare la psicologia della


visione e che rimase tanto impresso nella
ria del futuro autore dei
ritto

memo-

Nuovi

orizzonti del di-

penale

C' forte motivo di credere che da

quel giorno egli abbia preso a veder grosso.

Ma

non
il

soltanto gli occhi bovini preparavano

all'Italia

grande criminologo ed

ai

lavoratori

l'infaticabile

e pagabile conferenziere.

In quei

tempi, in compagnia di Achille Loria e di Giulio

imparava che la scienza deve occuche la causalit naturale quella che regge tutto e non dice nulla, e che i metafsici sono dei vecchi pericolosi e perdigiorFano,
egli

parsi solo di fatti,

ni,

terribili

corruttori

dell'incauta giovent.

In

quei medesimi anni imparava a conoscere e giurava a se stesso che sarebbe stato

Auceim-

gusto Comte, Carlo Darw^in ed Herbert Spencer


il

pione d'avanguardia del positivismo italiano.


la scuola

non

gli

manc. Se a Bologna trov Pie-

che alla democrazia de' tempi nuovi mescolava pur qualche scoria del vecchio idealitro Ellero,

smo, incontr pure

il

Marescotti che stava rive236

stendo l'economia politica col figurino positivista,

e altrove conobbe

il

Lombroso, che

egli

mette

ultimo nella triade de' suoi pari spirituali.

Chiamarsi positivista era a quei tempi una novit,

ma

solo

il

chiamarsi, che, quanto all'essere,

Galileo in
in

Italia,

Bacone

in Inghilterra e

Comte

Francia gi da tempo avevan provveduto.


il

Ma

anche

nome

solo bastava a fare effetto e

dava

Un'aria di giovanilit

non disdicevole
)>

all'adole-

scente pensatore di S. Benedetto Po.

E
bato
tivo

per la parola
il

Ferri

il

ha poi sempre serpi grande amore, ne c' agget((

positivo

che

sia pi ripetuto di quello nelle sue opere.


di scienza
ci

Egli
tiva,

non parla

senza chiamarla posisia

anche una scienza che non sia positiva, che , a quanto credo, quella che non ultima o che non va d'accordo con lui. Se vuol fare una rivista la chiama
perch pare che
((

Scuola Positiva

se parla di discordie
((

non pu

fare a meno di chiamarle positiviste che che narra non possono essere che

e le ricerpositive

dico apposta eh' affezionato alla parola


Il

perch non pare che sia alla cosa.


intendiamoci, non filosofia

positivismo,

difficile

ed anzi po-

E' un metodo comodo che consiste nel mettere in fila dei fatti, e nel mandare in esilio tutte le questioni
trebbe dirsi che non neppure
filosoifia.

che
di

si

presentano troppo inquietanti e troppo scail

brose per l'intelligenze comuni. E'

certificato

dedizione della

filosofia

alla

scienza,

colla

237

ritira stanca e disillusa e cede sua antica serva. E' la filosofa industriale, commerciale, che tutti posson fare,
si
il

quale la prima

comando

alla

tempo e colla paizienza. E' il ritorno al senso comune, dal quale la filosofa idealista ci avea liberati, al fatto esterno, comune, misurabile, che
col

vien considerato
l'unico genere di

come
fatti.

il il

fatto

per eccellenza,

E'

trionfo della volgarit

democratica nel pensiero.

Una

tal

filosofa,

es-

sendo cos poco filosofica, pareva fatta per Ferri, eh ' nemico nato, per impotenza, di ogni speculazione superiore e di ogni attivit aristocratica.

nonostante ci Enrico Ferri non riuscito


al
fin

neppure ad essere un buon positivista. Dimenticando il relativismo radiceJe eh' fondo delle dottrine positive, invece di obliare
il

nome

di assoluto, egli parla tranquillgimente, e


((

pi volte di
giungibile

vero assoluto w dichiarandolo

irra-

ma

pur esistente {Teor.

dell' Imputah

1878, pp. 9, IO, 11).

invece di dedurre logica-

mente e inevitabilmente, come tanti positivisti, quali il Lewes, l'Ardig, il De Roberty, dall'inconoscibilit del

continua a parlare di

noumeno la sua inesistenza, egli noumeno {Soc. crimin.,


fenomenica (5oc.
punto di vista del

1892.3, p. 456) e di realt

e Scienza positiva, 1894, p. 94).

c' ancora di peggio dal


i

metodo. Mentre
generali

positivisti sono, per regola ge-

nerale, nominalisti, e ritengono, cio, che le idee

hanno una

realt 238

puramente verbale,

ri-

ponendo

la

reale

esistenza nei

fatti

singolari,

tanto che lo Stuart Mill nella sua Logica

famosa

poteva scrivere
di

Le

definizioni sono definizioni

nomi e

soltanto di

nomi

il

Ferri

cade in un
i

singolare eccesso di realismo, che ricorda


graiziosi

pi

esempi di Guglielmo di Champeaux e di Duns Scotto. Egli nega semplicemente che l'individuo come tale esista. L'individuo per se stante... non esiste, ma esiste solo in quanto fa parte di una societ {Soc. e Scienza posit., p. 66). Cio
((

la societ,
rale,

nome

collettivo, concetto, idea

gene-

esiste,

ma

l'individuo,

come

individuo,

una leggenda dei maligni nemici del collettivismo positivo. In modo che noi possiamo concepire benissimo una societ, anzi la societ, ma non ci potremo mai immaginare un uomo solo, che non faccia peirte di un gregge organizzato e
governato.

Ed

io
i

credevo, nella

mia ingenuit
una graziosa
tal

metafsica, che
alle

primi uomini fossero anteriori


!

prime societ
!

E almeno

fosse

trovata del Ferri

Ma

invece la trovate

quale,

colla stessa bizzarria d'espressioni, nello stesso

pontefice del

positivismo francese,

in

Augusto

Comte.
Fin qui
scienza.
si

trattava di affari interni, di tradi-

menti di metodo che non uscivano fuor della

Ma

il

Ferri

ha

fatto di pi:

ha

tradito

addirittura
tutto
il

la

scienza,

questa

figlia

adorata di

positivismo pi positivo. Infatti cosa vuol


fin

provare in

dei conti
239

il

suo libro sui delin-

quenti nell'Arte? Nientemeno che questo: che


gli artisti

del passato avevano gi dipinto o scol((

pito o descritto colla pi


il
((

positiva

precisione
la

tipo del delinquente

che pi tardi

scuola

positiva italiana
classificare.

doveva illustrare, tormentare immaginate Dante, Shakes-

peare, Schiller che


rere Cesare

hanno il coraggio di precorLombroso ed Enrico Ferri ? Dei poeti

dei sognatori, dei contaf avole, dei cristiani, che

non hanno
il

ne Spencer ne V Archivio di Psichiatria e che vi presentano senza complimenti


letto

delinquente nato e
la

il

delinquente per passione

Eppure

cosa sta precisamente cos ed prosola,

prio Enrico Ferri che l'afferma.

L' arte

dice

egli,

compiva

((

1*

analisi

umana
cos,

del delitto nel delinquente, precorrendo


nella parte psicologica e talvolta

massime

colla chiaroveggenza del genio, la fase ultima e

nuova

della scienza, che in Italia,

da non pi

di

venti anni,

ha

iniziata la descrizione organica e

psichica dell'uomo delinquente per le opere di

Cesare Lombroso e della scuola criminale

positi-

va

{Delinquenti nell'Arte,
positivista per bene,

1895, p.

15).

Un

che avesse

l'gtfnor

pro-

prio della scienza,

non avrebbe

detto questo, saele-

pendo come

l'arte sia

ancora impregnata di

menti teologici e metafisici, e rappresenti per


ogni verso uno stadio inferiore e primitivo della
attivit
tivista

umana.

Infatti

il

Max

Nordau, da posi-

pi conseguente, nella sua gererchia dei


240

geniali

ha messo senz'

altro

1*

artista al di sotto

dello scienziato. Far quasi capire che si vedevan bene le cose anche avanti 1' instaurazione del
f(

metodo
di

moria

positivo un vero tradimento alla meAugusto Comte e alle lezioni di Roberto

Ardig.

IV.

Enrico Ferri non dunque, e


lui,

me

fatto

un rigoroso positivista. E lo che ha cominciato il suo cammino intellettuale coli 'occuparsi di una questione che essenzialmente filosofica, per non dire metafie determinismo.

ne duole per prova anche il

sica, cio quella di libert

Le

seicento pagine di appunti ch'egli


il

mand

fuori nel 1878 sotto


tabilit e la

titolo

La

teorica dell'impu-

negazione del libero arbitrio sono un

grosso libro senza riuscire ad essere


pera.
sofi,

una grand 'oe propri


filo-

Ma
si

ci si

vedon

citati dei veri

e Kant, Schopenhauer, Stuart Mill, Hart-

mann

trovano messi accanto a Herzen, a DarFerri

win e a Lombroso.
Sul vecchio soggetto
il

non

riusc

scri-

vere un libro nuovo. Gli pareva veramente, allora,

di scrivere cose terribili e di passare per

eretico,

ma
lui

sapeva

egli stesso

che

il

determini-

smo da

sostenuto era concezione comunissima


241
16

in filosofia, e trascinata pei sistemi


fino a

da Hobbes

Herzen.

scrisse, invece,

un

libro inutile.

Poich una dimostrazione del determinismo morale la cosa pi semplice e pi inutile di


questo mondo. Dal

momento che
i

la

causalit

uno dei principii fondcimentali del pensiero,

uno
a

di quelli

senza

quali

non quasi

possibile

pensare, anzi, secondo lo Schopenhauer, l'unico


priori, naturale

che la causalit

si ritrovi

dap-

si supponesse non lenon apparisse come ima successione di pi oggetti, non sarebbe pensabile. Il determinismo non nelle cose ma nella struttura del pensiero e noi vediamo tutto determinato perch non sappiamo vedere 1' isolato.

pertutto,

perch ci che

gato, ci che

La

scienza determinista per necessit, perch


le cose,

non ha modo migliore per disporre


tutto quello

che

si

vuol studiare scientificamente,

cio anche l'anima

umana, vien
il

vist determini-

sticamente.

Ma,
dopo

cos inteso,

determinismo perde quella


il

aria di profondit e d'importanza che


tanti,
fa,

Ferri,

voleva dargli. Anzi accettando, col'interpretazione che

me

egli

Hume

d del
il

principio di causa doveva accorgersi che tutto

Poich non

determinismo non spiega nulla n dice nulla. si tratta che di constatazioni di successioni nel tempo, e vien tolta alla causa ogni
idea di occulta potenzialit produttrice dell'ef242

non abbiamo che una semplice descrizione che non esclude a priori le spontaneit infetto,

noi

dividuali di ciascuno oggetto.

E, per quel che

riguarda l'introduzione della causalit nel puro

mondo

psichico, bisognava dimostrare che e'


l'

nella psiche

intensit e la spazialit,

che son
intesi

necessarie ai rapporti causali

come sono

comunemente.
nega che ci
genza,

Il

Bergson, dopo aver tentato di

accostarsi pi direttamente alla realt psichica,


sia possibile e

giunge alla contincontingentista Bou-

ma

il

Ferri mette

il

troux in

compagnia
falicit.

degli scolastici.
Il

questo

si
il

spiega con
Ferri

Boutroux un logico e
le

uno dei pi deboli ragionatori ch'io m'ab-

bia conosciuto.

Accumula

imprecisioni e le

contraddizioni con la stessa liberalit colla quale


fa collezione di luoghi

comuni e

di frasi senti-

mentali.

A
la

proposito d'Otello, ad esempio, attacca

il

Graf perch questi, dice lui, si serve, per spiegarci l'anima del Moro, della psicologia normale
quale
((

della superficiale psicologia descritdella profonda psicologia genenell'Arte,


57).

tiva,

ma

non
si

tica

{Delinquenti

Ora

io

do-

mando come

potrebbe fare della psicologia


servirsi

anormale senza conoscere e


un'appendice, e vorrei sapere
la patologia

della nor-

male, della quale la prima una deviazione e

come mai

soltanto

netica, e finirei col chiedere se


243

pu assurgere all'onore di esser geveramente il ri-

cercare la genesi sia qualcosa di non descrittivo,

o non sia piuttosto una descrizione di


cessivi,

stati

suc-

Del resto
Ferri.

quali

una descrizione nel tempo. la psicologia non il forte d'Enrico Come la maggior parte dei positivisti i proclamano di non far metafsica e poi ca-

dono

si possa immaginare, cio nel materialismo, anche egli

nella pi grossolana metafisica che

crede alla famosa causalit psicofisica e ripete,


colla pi grande tranquillit di questo

mondo,

la

famigerata frase
fisiologia e
160).

((

la psicologia l'effetto della

non viceversa

{Soc.

e Se. Posit.,

Parrebbe, a sentirlo, che la cosa fosse evi-

dente

come un assioma
al

di Euclide.

Ma

ci gli

serve per fare delle amenissime confusioni.

Vol'e-

lendo rispondere
della psiche,

Reglia che aveva negato

sistenza dell'emozioni
il

come elementi
altro

irriducibili

nostro psicologo positivo risponde


:

precisamente cos
scerale)

'(

Che

sono

le

emozioni

(equivalente psichico

della

vita

vegetativa, vi-

ed

altro

il

piacere e dolore, che ne sono


{Soc.

soltanto

l'indice

rivelatore

Crim., 413).
i

In altre parole ci sono dei fatti fisiologici

quali
fatti

danno origine contemporaneamente a due


psichici
:

all'emozione, ch' l'equivalente, e che

non sentimento, e al piacere e al dolore, che sono r indice di quelli stessi fatti. Per quanti sforzi si facessero non si potrebbe essere pi ridicolmente confusi di
cos. Soltanto
il

Ferri riesce

244

a deguagliare se stesso, per esempio quando

gli

avviene di parlar

dell' inconscio.

L' inconscio , per definizione, ci che


sa,

non

si

non

si

conosce, ch' al disotto o al di fuori


della coscienza.

del

campo
non
si

Ma

il

grande scien-

ziato

spaventa. Egli lascia a Graf e a Bour-

get le superficiali lungaggini della psicologia de-

e armato di tutto il pi profondo positivismo scende a sorprendere e scoprire quei primi, pi intimi e profondi stati dell' animo che germogliando nel buio regno dell'inconscio si affacciano a quella che i psicologi chiamano soglia
scrittiva,
((

della coscienza {Delinq. nell'Arte, 131).

Il

Ferri

qui veramente l'uomo delle sorprese: scoprire,


cio conoscere, ci ch' per natura sua inconoscibile,

e veder germogliare qualche cosa nel buio


di tutte le

non son cose


Questi
za, far

menti e di

tutti gli

occhi.

positivisti,

che non vogliono che chiarezil

sono certe volte di un coraggio speculativo da


temere per tutto
la pi bella

loro positivismo.

Ma
Ferri

confusione contradditoria del


riportata
;

non

1'

ho ancora

eccola qui in
:

tutta la

sua buffonesca ingenuit


probabilissimo che

E'

infatti

le

emozioni ed
in

sentimenti, che sono la parte


fiisio-psicologia

meno

esplorata della

moderna, dipendano
di
visceri

modo
fatti

di-

rettissimo

da condizioni

addominali,
di

finora ignote

ma

evidenti in moltissimi
.

esperienza

comune

(5oc.

Crim.
i

73).

frasi di tale natura,

ove

termini della con-

245

traddizione

si

trovano alla distanza di una linea,

son comunissime nel Ferri.


della sua cultura filosofica.

Ne
La

citer altre
la

due

che giovano anche ad illuminare

profondit

scienza positiva
((

assorha ceimbiata l'orienteizione del pensiero gendo alla sintesi grandiosa del monismo, cio
dell'

unica realt

fenomenica,

materia

forza
posit.,

inseparabili e indistruttibili
94).

{Soc. e Se.

Cio la realt una sola

ma

viceversa du-

plice.

E' vero che le due cose stanno sempre insieme, ma poich vengon distinte dal pensiero

non sono identiche, e non ho mai inteso dire che due cose messe accanto diventassero una sola. E almeno fosse vero che si trattasse proprio di una scoperta del positivismo Ascoltate invece
!

il

nostro improvvisato filosofo

((

la teoria scien-

tifica

moderna

del

monismo, che l'anima

stessa

della evoluzione universale e rappresenta

V ulti-

ma

e definitiva disciplina positiva del pensiero

di fronte alla realt del

mondo, dopo

il

brillante
ritoril

vagabondaggio della metafisica, non fa che


nare ai concetti dei
filosofi greci

e di Lucrezio,

grande poeta naturalista {Soc. e Se. posit., 99). Una modernit che si contenta di tornare al primo secolo avantiCristo, e che per essere ultima

non

fa che risalire a venti secoli addietro, una modernit che ogni metafisico pu invidiare.

246

V.

Ma

sommamente
Ferri

curioso notare Tatteggia-

mento del

rispetto alla metafisica.

Come
))

ogni altro positivista egli impreca contro la strana


aberrazione del
((-vecchio

pensiero metafisico

e rifugge, per motivi d' igiene cerebrale, dalla


((

nebbia delle

astrizioni

))

Ma poich
e,

ha bisogno

della metafisica

come ogni
altri

altro mortale egli ri-

corre a quella degli

pur tenendo come

pi cara quella

men

faticosa, cio la materialista,

non disdegna servirsi di Kant, di Leibniz o di Hegel. Diciamo subito, per non fargli perdere riputazione tra i suoi compagni positivisti, che li conosce da lontano, molto da lontano, piii per sentita dire che per altro. Tanto vero che gli
accade qualche volta di scriverne delle
Per esempio
J.

belle.
J.

egli si ostina
il

ad affermire che

massimo rappresentante dell'individualismo filosofico del secolo XVIU. (5oc. e Se. posit., 65 e altrove). Orbene: nei pi noti enciclopedisti non si trovano affermazioni individualiste, ma, invece, preoccupazioni prevalenRousseau
temente
politico
sociali.

Anzi, per farlo apposta,


il

il

Roussi

seau nel Contratto sociale ha esposto


pi oppressivo per
l'

sistema

individuo che
il

possa immaginare, ove lo stato


247

padrone as-

soluto dei citttadini, ove tutti son gli schiavi di


tutti.
((

Le souverain
social n

c'est tout le

monde,

et

ce sou-

verain est absolu: voil l'ide maitresse


trat

du

Cori'

ha

scritto

il

Faguet {Dix huitime


Leibdel-

siede, 1890. 386).

E non
l'mp.,

fa

poca meraviglia veder messo


il

il

niz assieme ai deterministi assoluti {Teor.


2).

Sta bene che

filosofo di Leipzig

abbia

fatte delle restrizioni alla libert

morale e l'abbia

sottomessa a certe condizioni che ne diminuiscono


l'assolutezza,

ma

non bisogna dimenticare che

nell'opera sua pi importante, nella Monadolo-

ha rappresentate le nomadi come atomi spirituali completamente liberi e indipendenti, sui quali nessuna cosa pu agire, e secondo lui l'anima umana nient' altro che una grande nomagia, egli

de.

11

metterlo insieme a Spinoza e a Moleschott


stesso a dirsi del Voltaire che pii volte
li-

veramente un po' troppo.

Lo
ha

ripetuta la necessit della credenza alla

che i nostri fenomeni, son quanto in atti son determinati, ma mentre sono indeterminati in quanto hanno oribert, e del

Kant

il

quale afferma

gine dal carattere intelligibile, ch' al di fuori


dello spazio e del tempo.

Ma
p*arli,

il

Ferri

sottigliezze.

non obbligato a perdersi in tali Ha ben altro da fare. Bisogna che


che
strepiti,

che

urli,

che predichi e che


Ferri

scriva.

Non ha tempo per pensare.


248

un

avvocato che vuol guadagnare e un politico che


vuol far del chiasso.

Non pu

essere

un sapiente
riflet-

che indaghi con profonda passione e possa tere su quello che dice.
Cos egli
il

pensatore

meno pensante che

sia
lo-

dato incontrare, un positivista per ridere, un


gico tentennante,

uno psicologo stupefacente, un metafisico senza saperlo e uno storico senza erudizione.

Ed

infine
pter la

uno scienziato che ha tanta ammiscienza che


il
:

razione

si

dimentica di farne.
il

Egli r arringatore,

patrocinatore,

racco-

mandatore,

il

parlatore

non
i

gli si

pu chiedere

ne scienza ne filosofa. Ma a tutti i costi ed ha studiato

egli

n'ha voluta fare

criminali.

VI.

Uno
Ogni

dei vanti a cui tiene pi Enrico Ferri


i

quello di aver studiato direttamente

malfattori.

dieci pagine dei suoi libri di criminologia

sente la voglia di far sapere ch' andato nelle


prigioni e che
colle sue

ha visto coi propri occhi e toccato mani qualche centinaio di criminali. Bisogna immaginarselo per forza con un metro
in tasca e

qualche formula in capo, andar perele patrie

grinando per

galere a palpeggiare crani

di grassatori e d' omicidi, 249

a misurare

f accie

di

stupratori,

a confrontare

mani

dei ladri e a

raccoglier risposte d'incendiari e di truffatori.

non ho nessuna

difficolt

a credere che,

'

per

cunore del positivismo, egli abbia spinto le sue


ricerche e le sue misure anche ai pazzi e alle
prostitute
stro

ed io mi raffiguro senza sforzo il nogrande scienziato, colla sua barba e la sua


penetrare
i

tracotanza,

misteri

inquietanti

dei

manicomi e
da, egli

dei postriboli. Avanti di farsi

capo
della

della teppa politica e del canagliume della stra-

ha
gli

visitato

con devozione

gli ospizi

teppa incarcerata e della canaglia sotto catene.

Non

togliamo dunque la gloria di queste


la dolcezza di tali ricordi. Riconoscia-

imprese e

mogli, senza invidia, la sua qualit di assiduo


delle case di forza e di frequentatore dei delin-

quenti.

Tentiamo
si

piuttosto di trarre

da questo
s'ama
i
:

carattere qualche sintomo significativo.


In generale
si

studia e

si
il

ricerca ci che
Ferri,

potrebbe supporre che

come

tutti

po-

sitivisti,

specie biologi, avesse

una simpatia

istin-

tiva per quello


di

pi vile
L'ipotesi

si

genera fra

che di pi basso, di pi sporco, gli uomini?

potrebbe esser resa verosimile dal


sue simpatie son passate dai malfat-

fatto

che

le

tori agli straccioni,

da

quelli

che uccidono e ru-

bano per conto

loro e quelli che vorrebbero uc-

cidere e rubare collettivamente.

Ma
ma:

nel Ferri la delinquenza

ha cambiato

for-

passata dalla strada al libro, dal piano pra250

tico al

piano

intellettuale.

Da uomo

di scienza

ha commesso dei crimini scientifici e delle contravvenzioni di metodo. Un maligno giudice istruttore spirituale potrebbe citare
il

Ferri

come

ladro, poich

ha

ru-

bato agli

altri

non poche idee; come

truffatore,

perch ha fatto passare per scienza ci ch' un insieme di sgobbatura asinesca e di ciarlataneria

da Dulcamara; come assassino, perch ha cercato di ferire mortalmente a morte colle invettive e colle calunnie quelli che gli davan ombra.

E si potrebbero trovare nella sua opera perfino esempi, se non di prostituzione, almeno di prossenetismo,

come quando
individualista

egli

voleva per forza


vecchio

gettar tra le braccia al suo collettivismo l'evolu-

zionismo

del

Spencer.

Quanto
se,

alla pazzia

come

fece

il

uno psichiatra che osservasVenturi, anche le forme sociali


potrebbe trovarne
di mettersi
in-

dell'alienazione mentale,
dizi

interessanti nella sua agitazione,

nella sua

megalomania, nella sua smania


ti,

avan-

nella sua passione di perseguitare e di credersi

perseguitato.

Ma
tifici

non son qui a

fare

il

giudice o

il

medico

voglio scoprire soltanto qualcuno dei delitti scien-

commessi da questo scienziato parlando di criminali. Delitti che non sono soltanto suoi, ma anche della scuola a cui appartiene, con alla testa Cesare Lombroso, altra chioccia brevettata di
pulcini e pulcinelli positivisti, biologi e sociali251

stoidi dai quali occorrer,


l'Italia.

poco a poco, purgar

VII.

Un

bel giorno l'Italia

non

si

content pi di

fornire al

mondo
si

la

pi bella collezione di delin-

quenti che

possa immaginare,

ma

volle

anche

avere una letteratura sui delinquenti.

Allora Cesare Lombroso, dopo aver raccolto


idee in Frncia, metodi in
ghilterra,
liani

Germania e

fatti in In-

cominci nel 1871 a intrattenere gli itadel piacevole argomento dell'uomo delin1

quente.

libri si

moltiplicarono, le tabelle
gli scolari,
i

si

ac-

cumularono, sorsero
tori

critici,

tradut-

e n'usc fuori la Scuola Criminale Italiana,

unico articolo di esportazione intellettuale, fino a

pochi anni

fa, del
il

nostro paese.

Enrico Ferri,
pi
di
butteu:

quale
il

si

occupava

in quei

temcur

gi

libero arbitrio,

non

si

troppo delle nuove dottrine e quello che doveva


parlare poi tanto di misoneismo, impieg circa
dieci anni

ad occuparsi davvero
i

di criminologia.

Nel 1885 uscivano

Nuovi

orizzonti del diritto e

della procedura penale,

che per non opera


nel
1880-81
gli
gli

di vera e propria criminologia,

Studi sulla Criminalit in Francia, nel 1883

Studi comparati di antropometria criminale e nor-

male e

il

libro su Socialismo e Criminalit, nel

252

1884 V Omicidio-Suicidio, nel 1892 la Sociologia

Criminale (rifacimento dei Nuovi orizzonti), nel


1891
la

monografia sull'Omicidio,

oltre

a innu-

merevoli lezioni, conferenze, articoli ed opuscoli


di riassunto,

L'attivit

commento o propaganda. non manca al Ferri, ch' davvero


lavoratori d'Italia: per chi ritiene,
il

uno dei grandi

democraticamente,
lo

lavoro una virt,

il

tribuno

criminologo meriterebbe un elogio simile a quel-

che

moralisti fanno dell'asino e della plebe.


nella

Ma, sfortunatamente,
quantit
la

scienza

non
i

la

ma

la qualit del lavoro

compiuto quellibri
:

che vale.

bisogna confessare che

del

Ferri son fatti in

modo molto

sbrigativo

grandi

citazioni, grandi ripetizioni,

grande abbondanza
sciatta e dimessa,

di bibliografia,

quasi a compensare la scarsit

delle idee nuove, e

una forma
vita,

senza colore e senza


strana anche la sua

che renderebbe assai


di oratore, se

fama

non

si

pensasse alla facile contentatura delle folle italiane.

per questa nostra contentabilit, che


i

ci fa ac-

cogliere

rifiuti

degli altri popoli e fa dei nostri


si

operai quelli che


lario, si

contentano di pi piccolo sa-

formata la fama del Ferri

re di criminologia.

come scrittoConveniamo che le apparensuoi commilitoni in de-

ze potevano trarre in inganno.


Il

Ferri,

come
si

gli altri

linquenza,

presentato in veste di novatore e

di ribelle. Si trattava

nientemeno d'introdurre
253

il

metodo sperimentale nella criminologia, di scemare il numero dei delitti, di studiare il delinquente invece del delitto e di trasformare
del diritto penale.
le basi

Senza indugiarci a chiedere come l'esperienza


sia concepibile nello studio dei criminali,

poich

sperimentare significa vedere se

si

compiono o

no

certe azioni
in qual

mutando

certe condizioni, vedia-

mo

modo non

l'esperienza

ma

l'osserva-

zione dei criminali vien fatta dal Ferri.

La prima cosa che meraviglia

gli studiosi

la

scarsit dei soggetti studiati, rispetto alla

massa

generale dei delinquenti e a quella dei normali.

Bisogna cominciare col sottrarre dagli individui studiabili coloro che commettono delitti che

non vengon considerati come


Molte
minali
si

tali

legalmente.

volte, scrive lo stesso Ferri, gli istinti cri-

sfogano in forme velate, schivando

il

cosi

dice penale; invece di uccidere col pugnale

persuader la vittima ad imprese pericolose, in-

vee di rubare sulla pubblica via


giuochi di borsa
si
;

si

froder nei

invece di stuprare con violenza,

sedurr per poi abbandonare la tradita ecc.

lato della delinquenza legale

delinquenza sociale o latnte,


quale
delle

ed apparente la ed difficile dire


numerosa)).
(Soc.

due

sia

la

pi

Crim., 1892, 103).

E non basta. Bisogna sottrarre coloro i quali commettono dei delitti, ma hanno l'accortezza e la fortuna, molto frequente, di non farsi 'acciuf254

fare dalla giustizia (v. Soc. Crim.,

104).

Inoltre

bisogna considerare

tutti

quei delinquenti che so-

no a disposizione non studiano. Su


ch'io

dei criminalisti

ma

che questi

tutte le migliaia di malfattori

il Ferri non ne ha poche centinaia. Per visti, che quanto siano laboriosi e spicciativi i nostri lombrosiani si sa ch'essi non hanno avuto fra mano che una parte piccolissima della delinquenza eu-

albergati dalle prigioni d'Italia

sappia,

ropea.

E
Il
((

in questo residuo

minimo

di

delinquenza

tro-

viamo almeno dei


Ferri
i

caratteri costanti ?

Neppure.
che

medesimo

costretto a riconoscere

cartteri antropologico-criminali si sarebbero

un contingente che sta fra il 40 e il massa dei delinquenti {Soc. Crim., nella massa dei delinquenti 155) e afferma che ci sono quelli d'occasione, e sono molto numerosi, che non presentano un tipo criminale spiccariscontrati in

50

della

<(

to {Soc. Crim., 108). In

modo che

il

preteso

ti-

po rappresentato dalla minoranza


diati, si

di

una mino-

ranza. In quella "piccola quantit di criminali stu-

riscontrano

quantit.

i caratteri solo in una piccola Facendo un calcolo molto grossolano

avremo

Delinquenti non legali

300 0/00

Delinquenti non scoperti


Delinquenti arrestati e non studiati
Delinquenti studiati

200 0/00
480 0/00 20 0/00

255

Su questo famoso tipo,


luto,
il

20?/oo

quasi la met
il

non possiede

il

in

modo che
i

decantato tipo crimi-

nale rappresenta soltanto per ora, in


10
/oo

modo

asso-

di tutti

delinquenti reali, senza che

ci sia la

le

i criminali non caduti sotto mani criminologiche presentino la stessa pro-

certezza che

porzione del 40 o
nati.

50/oo

riscontrata negli esami-

Tanto pi che
sano
di

criminologi positivi non pendelle razze,

alle differenze

non

si

curano
in

vedere se

certi caratteri

che sono anormali


distintivi di

una razza europea siano invece


razza australiana, se
il

una

tipo criminale cinese cor(1).

risponde al tipo criminale europeo


scienza dev'esser generale essi

non

si

Mentre la occupano
tro-

che di una parte del mondo,

e,

deposta ogni
il

dizione universalista della scienza,


fessa tranquillamente ch'egli fa
((

Ferri con-

della sociolo-

gia criminale per

paesi

civili

del nostro

tempo
il

non per

tutti

paesi del

mondo ne

per ogni fase

di evoluzione

umana

{Soc. Crim., 89). Forse

Ferri vuol reagire all'astrazionismo della scuola

classica che studiava

il

delitto in se

come

fatto

(I)

Infatti

il

Fano ad

es.

non
(Un

riscontr stigmate degenefisiologo intorno al

rative nei delinquenti cinesi

mondo.

Milano, Treves. 1899, pag. 259).

256

universale senza occuparsi del delinquente

Non

avrebbe
che e
sintesi,

tutti

torti

perch nelle scienze biologi-

sociali,

dove non c'

modo

di fare

comode

bisogna scendere al particolare.


:

Ma

il

Ferri si ferma a met nella sua nova idea all'astrazione del delitto egli minaccia di sostituire

l'astrazione del delinquente.

Egli fa del delinquente

una

classe o pi classi,

cio qualcosa di generale, d'incompleto, d'impoverito. Egli studia


i

caratteri

cetto, di

una

collettivit e

comuni di un connon pi la realt vi-

vente e completa ch' Tindividuo.


delinquente

Non
c'
il

c'

il

come non

c'

il

delitto
il

delin-

quente A,

il

delinquente B,

delinquente C, oindividuali,

gnuno

coi

suoi caratteri personali,

singolari,

che ne fzmno quello che


il

, distinto

da

ogni altro.

Invece

Ferri all'individuo sostituisce la clas:

se, le categorie

dopo

essersi allontanato dal ra-

zionalismo nelle intenzioni se ne avvicina di nuo-

vo nel

fatto.

Infatti

quando vuol dare una definizione gene-

rale del delinquente fa delle scoperte sul tipo di

quelle di

M. De

la Palisse.

Cos'
il

il

delinquente

E' un anormale, risponde


di origine atavica.

Ferri,

una

variet

antropologica con caratteri patologici, degenera-

Cosa significa tutto ci ? Che il delinquente non un uomo come tutti gli altri, ch' un malato e che somiglia ai bruti ed
tivi

ai barbari.

257

17

C'era bisogno di tanti volumi per venirci a


velare codesti straordinari segreti

ri-

uccide certo che non fa

come

la

Se un uomo maggioranza,
alla

e siccome ci che nuoce e

non comune

maggioranza si chiama malattia, cos possiamo dire che quell'uomo malato, come da tempo immemorabile si chiama belva e selvaggio chi commette azioni contrarie agli interessi e
addirittura nella sfera dell'osservazione
ai

senti-

menti dei componenti una certa societ. Siamo


volgare, secolare. L'unica cosa che

comune, pu sembrar

nuova

l'ativismo, che dalla biologia generale

s' voluto portare nell'antropologia,

ma
il

esso poggi* sull'eredit, la quale

siccome dubbio e

oscuro problema biologico degli ultimi tempi,

non

c'

da

insisterci troppo.
il

Possiamo, volendo,
il

confrontare

selvaggio

delinquente,

ma

quanto

allo stabilire

una

filiazione in questo ca-

so particolare bisognerebbe veder pi chiaro nella filiazione in generale.

Tanto pi che ammettendo


linquente

il

concetto del de-

come selvaggio sperduto nella civilt, saremmo portati a una graziosa conseguenza. Siccome quegli atti che si dicon delitti son normali in una societ di selvaggi e siccome non possia-

mo

credere che lo stato presente sia l'ultimo sta-

siamo forzati ad ammettere che molti di quegli atti che oggi sembrano a noi naturali saranno considerati nel futuro come criminosi. Cio bisogna concludere che
258

dio dell' inciviliTinto umano,

selvaggi posseggono

tutti

caratteri antropolotutti,

gici della

delinquenza, e che noi

oggi, pos-

sediamo qualcuna
che serviranno

di quelle stigmate degenerative

Lombrosi p/er scoprire la nuova criminalit. Oggi siamo tutti delinquenti nati quando la morale progredir e il tipo sar modificato, quelli che ci somiglieranno saranno le
ai futuri
;

vittime designate alle misurazioni di qualche Ferri

o di qualche Marro.
E, se avete dimenticato Haeckel,
il

Ferri vi

ri-

corder che l'ontogenesi ripete la filogenesi, cio

che

fanciulli sono, fra noi, quelli

che pi

si

av-

vicinano al tipo delinquente.


tari,

Le scuole elemenfisica-

per chi non Io sapesse, sono le succursali

delle carceri e l'infanzia,

che rappresenta

mente
pi
si

l'et

pi estetica dell'uomo, quella che

accosta all'ideai ceffo dell'assassino fer-

riano.

Per, bisogna convenire che


ste

il

Ferri

non

insi-

molto sul carattere atavico del

delitto. In fat-

to di scienza egli

oltremodo conciliativo; per

non scontentar nessuno copia da tutti. Egli si d cura di fare uno specchietto delle varie opinioni circa i fattori della delinquenza e dopo avere enumerate le varie teorie del delitto, dopo aver citato chi lo ritiene

un'anormalit biologica, chi Io


quale, unico fra tanti,

crede una normalit biologica, (come quell'inge-

gnoso Aibrecht
turale,

il

ha

Io

spirito di sostenere

che jl delitto pi normale che ci possa


259

la cosa pi naessere), e

dopo

aver messo in

fila

chi l'attribuisce a cause cosmisociali, finisce col


:

che e chi a ragioni


suo

mettere col
biolo-

nome

la

sua teoria

11

delitto

ha origine

gica-fisico-sociale.
lit

Egli raggiunge cos l'origina-

senza inventar nulla, e concilia tutto senza

scontentare nessuno.
abili di cos.

Non

si

potrebbe essere pi

Eppure

il

Ferri tiene all'originalit e tiene a far


lui la classificazione dei

credere che ha inventata

delinquenti adottata dalla maggior parte dei criminalisti e

rhe

consiste nell'ammettere

due grup-

pi di criminali,

uno

d'incorreggibili (delinquenti

pazzi e delinquenti nati) e

uno

di correggibili (de-

linquenti d'occasione e delinquenti di passione)

pi una categoria intermedia di gente che sta so-

spesa nel limbo tra


Ferri

il

vizio e la virt e
abituali.

che

il

chiama delinquenti
lo sia fino

Ora questa

classificazione potr esser


to

magari nuova, per quan-

paia che

a un certo punto,

ma

cer-

tamente

inutile. Infatti
7
I

che cosa mi

dice, la cate-

goria dei pazzi


li,

delinquenti sono degli anorma-

dei malati, e, secondo gli stessi lombrosiani,


il

dei malati di spirito:


qiie

delinquente non dun-

che

? E che significa il dirmi sono dei delinquenti nati ? Siamo sicuri che tutti quelli che hanno certi caratteri antropo-

una
ci

classe dei pazzi

logici

commettano dei

delitti

e che

un regime
i

in-

dividuale o sociale diverso


la

non possa impedire


?

ipotetica loro
tutti

delinquenza
?

Tutti

selvaggi

son forse

assassini

quanto

ai delinquenti

"269

d'occasione non bisogner ricorrere a qualcosa di


pi profondo del

momento,

cio a

una passione

o ad una malattia ? E basta la passione per spiegare un delitto ? Quanti sono agitati da una stessa brama, da una stessa ira, eppure, perch son
diversi,

agiscono diversamente

Non

parliamo

poi della categoria degli abituali, classe ambi-

gua, anfibia, incerta, che sembra fatta per como-

do degli psichiatri
tribuire la parte di
ficiali.

in imbarazzo.

In questa classificazione v' la tendenza

ad

at-

cause a segni esteriori e superfattori del delitto


i

egli

quando parla dei intende come cause anche


Infatti

caratteri antro-

pologici esterni in

modo che

bisognerebbe amil

mettere che la mandibola sviluppata e


livido degli occhi degli omicidi sono,

colorito

ad esem-

pio, fra le cause di

un

assassino.

ammettere i caratteri somatici do si trattasse tutto al pi di caratteristiche del sistema cerebro-spinale, che il nostro frettoloso materialismo pone a sostrato della vita psichica. Ma non posso comprendere certi caratteri esteriori, come la scarsit della barba e lo sguardo freddo, presi come fattori di una reazione psichica
quale
il

Ora io potrei come cause quan-

delitto.
si

E
certo

qualcosa di simile

potrebbe osservare

ri-

guardo

agli altri fattori fisici e sociali.

Poich un
si

numero

di uomini, posti nelle stesse condi-

zioni di clima, di

economia e

di societ

porta diversamente, reagisce in


261

modo

vario,

comuno

con

la

creazione,

un'altro colla

rassegnazione,

un
ni

con un omicidio, significa che le ragioprofonde delle diverse forme di reazione risieterzo

dono nell'intima
dividui.

costituzione psicologica degli in-

occorre cercare la soluzione del pro-

blema, nell'indagine interna personale, pi che nella descrizione delle anormalit craniche e delle forme del naso. I positivisti eran troppo grossolani per farsi psicologi, e
si

son

fatti fotografi:

non potendo penetrare


l'esterno.

l'interno

hanno misurato

Vili.

Ma il Ferri non ha fatto soltanto delle misure, non stato solo un antropologo ma un penalista. Viene dall'avvocatura pii che dalla medicina. E infatti ci ha dato la teoria penale pi completa che offra la scuola lombrosiana. Mentre la scuola classica si occupava della pena come funzione distributiva in base a un concetto morale di colpa volontaria, il Ferri riconosce nella punizione
((

la sola

vativa della societ


sta funzione
di

natura di funzione difensiva o conserl'indipendenza di que e


((

da ogni

criterio di libert

morale o
426).

morale colpabilit
tutti

{Soc.

Crim.,

Da
col-

buon

evoluzionista egli risale ai

primi organismi

e scopre che

reagiscono

la

pena difesa

lettiva contro le azioni

antisociali.

La vendetta

262

non pi
collettivit
si

individuale,

come

nella societ imper-

fettamente organizzata,

ma

diviene sociale.

La

vuol vivere ed costretta a difender-

contro chiunque insidia la sua esistenza. La pena una funzione biologica. E sta bene essa no mai stata altro, malgrado le superstrutture
:

pi o
listi

meno

razionali di cui

ragionatori crimina-

l'hanno voluta ricoprire,

ma

il

Ferri

da
sia

di averla fatta finita colla morale.

non creChe l'uomo

libero o no, lo condanneremo egualmente quand' nocivo agli interessi dominanti.

E
sta,

inoltre

il

concetto di difesa include due af-

fermazioni morali: ch' bene che la societ esie che una parte degli uomini pu tranquillatogliere la libert a un'altra parte.

mente

Non

c'era bisogno di

mandar

via la motale, che, in

ogni caso, anche cacciata dalla finestra rientra


dall'abbaino.

rale.

non ha troppo simpatia colla moun calcolo segreto ? Non si potrebbe supporlo, dopo che si fatto il Rodomonte e il Don Quijote della pubblica puil

Ma

Ferri

C'

forse, in quest'odio,

rit.
i

Ma

la

morale
gli

gli

serve di strumento,
il

come

libri di

criminologia, che

popolo non legge o

non intende,
grande

hanno giovato a passare per

uomo

e per eroe della pi certa sapienza.

263

'Giovanni Q)ailati

I.

Dovendo
si

scrivere di Giovanni Vailati

mi son
di pi.

riaccorto quanto sia difficile trattare di quel che

conosce meglio, cio di quel che

si

ama

Intorno ai soggetti indifferenti e agli uomini

che non vedemmo, la parola esce pronta e franca la prosa vien gi lustra e
;

tirata

come

la pasta

de' chiccai; le distinzioni comode, le interpretazioni illuminanti e


i

motti prismatici s'improvvi-

sano con

la bella sicurezza di

un eccitamento

tutto

cerebrale.

Ma

se un'idea stata per voi la

com-

pagna crudele e fedele


delle sere laboriose

delle passeggiate solitarie,

e delle notti insonni; se in


il

un'idea avete messo


della

meglio di voi

stessi e

pi

modo ch'essa tenga a ogni pensiero del vostro pensiero e ad ogni parmet
della vita, in
ticola del vostro essere; se

un uomo

stato per

voi

non

gi

il

pretesto di letture gradevoli e di

scritture soddisfacenti

ma
264

l'amico

nient'al-

tro

se voi siete entrato nella sua anima, se

avete guardato nella sua

mente

in tutti

momenti

della sua attivit, se avete fatto parte, ospite de-

siderato e prediletto, del suo cuor di fratello, allora,

miei cari uomini d'ingegno, miei


belletristici,

abili

montatori

allora alla tranquillit

del costruttore di periodi e all'inventore di


tivi

mo-

succede la timidit dell'innamorato, e


i

l'incer-

tezza di chi sa tutti

visi della certezza,

e l'esitatutti

zione di chi conosce tutte le pieghe e


alveoli del suo

gli

argomento e affermando vede sucasi contrari


il

bito

motivi di una possibile negazione e genei

ralizzando scopre subito coli 'occhio


e in fine,

diciamo anche questo


!

pudore
tutti

dell'amante che scoprendo agli sguardi di

ci che cima, ci ch' pi suo, sente di mettere

nudo anche
bra
tesi

il

vero se stesso. All'intelletto fa

om-

l'affetto; l'analisi

amorosa impedisce

ingegnosa. Per esser grandi attori

la sin-

parasi

dossava Diderot

non bisogna sentire ci che

recita; per esser reputati sagaci scrittori, seguito


io,

non bisogna conoscer troppo quello su


e.

cui

s'ha da scrivere.

E Vailati non per me me un tema d'articolo.


tematico,
tore

non pu essere per Egli non mi appare,


l'aul'af-

neppur dopo due anni dalla sua morte, come ma-

come storico, come filosofo, come insomma di queste mille pagine, dove
ha raccolto
265

fettuosa pazienza degli amici

tutte le

reliquie del suo ingegno

(1).

Egli

non per
si

me
pu

un
pio,

oggetto intellettuale

qualcosa che

ordinare, sistemare e giudicare, come, ad esem-

un Herbert

of

Cherbury o un Bolzano qua-

lunque.

Non
il

gi che io lo stimi pi grande;

ma
suoi

lo sento pi

mio.
grosso

Dietro
Scritti

volume

bianco

de'

rivedo la sua faccia grande, rossa, ridente


negli anni lontani; risento la sua voce a-

come

mica e paiiente, i suoi scoppi di riso; lo rivedo intento ad ascoltare cogli occhiali cascanti innanzi

e
i

il

naso volto in su, quasi a

fiutare le verit

sofismi; lo rivedo col suo lapis nero in

mano

a tracciar figure o parole sui marmi de' caff o nelle pagine de' suoi taccuini lo rivedo con me,
;

con altri, con mille altri, a Roma e a Firenze, a Bologna e a Milano, a Ginevra e a Parigi; da Biffi, da Castelmur, da Vachette, da Aragno;
lo rivedo acceso di ardore nelle discussioni vaga-

bonde; acceso di allegria dinanzi ai tortellini di Lapi o ai broccoli della Sora Nina acceso di febbre nel letto bianco... Rivedo, insomma, e risen;

(1) Scritti

di

G. VaUati (1863-1909), Firenze, Seeber, 1911.

pp. LXXIV, 972. Gli amici che hanno curato la ristampa sono M. Calderoni, G. Vacca e U. Ricci. Il primo, al quale si deve la massima parte del lavoro, ha posto in fondo un ricchissi-

mo

e utilissimo indice alfabetico.

Gli

scritti

raccolti

son

213 e ve ne

manca

soltanto uno, inedito, sulle proporzioni.

266

to,
lati

il

Vailati vivo,

il

Vailati vero, Giovanni Vai-

nato a

Crema

e allevato a Torino, con la sua


le

figura, la
ni e
i

sua carne,

sue ossa, le sue obiezioquesto Vailati


cuori e ne*
ri-

suoi calembours.
di

Di questo Vailati vivente,


vivo ancora nel mio cuore e in

altri

cordi di chi l'am ed anche soltanto di chi lo co-

nobbe,

il

volume

degli Scritti, per quanto ricco

di idee e prezioso di notizie,

non d che un'imma-

gine lontana e geometrizzata.

La matematica,
non

la

storia, la filologia e la filosofia di Vailati

era-

no che una parte

di lui. Si

sapeva che s'era oc-

cupato ,uno de' primi, di logica matematica e che n'aveva scritto si sapeva che aveva studia;

to e studiava storia delle scienze;

si

sapeva che
per

s'appassionava per la logica, per la


il

filologia,

pragmatismo, per l'economia politica e per


si

dieci e cento altre cose, e

leggevano anche, o-

gni tanto,

suoi brevi e lucidi articoli e se ne dis-

cuteva spesso insieme;


tore

ma

la

sua

attivit di scrit-

sembrava

cos piccola rispetto al resto

sa ora tutta insieme la sua produzione

Messembra e!

norme, quanto
ta

ma
di

gli

intimi

sanno con quanta

fatica e

rado

egli stillasse quelle

recensioni.
l.

La sua

vita

non era

non era
come
;

note e quelle
tut-

Egli considerava lo scrivere

dovere,
egli

ma come

un dovere

meritorio, cio doloroso

voleva conoscere, sapere, comprendere ed eccitar gli altri


aiutarli

a capire, a sapere, a conoscere, ed


instigarli e

ed

magari
267

forzarli.

Ma

tutto

non era non era


lui

in lui

conoscenza e quel pi che c'era


meglio

forse

il

ma

era moltissimo e per

e per

gli altri.
il

per

Pi che l'autore e
tanti
!

l'amico sicuro

maestro

egli era

per molti

di ogni mattina e
il

di ogni sera, la

guida amorosa,

coinpagno

in-

stancabile,

il

conservatore animato e animante

una specie di Socrate feimigliare, sempre desempre aperto; una specie di savio antico senza durezza, una specie di prete laico senza pesto e

danteria.

La sua

acutezza di logico era apprez-

zata

da

tutti,

e di essa

anche da coloro che n'ersin vittime, abbiamo testimonianze continue nelle

pagine del volume.

Ma

dove son

le

prove, fuor

che nella nostra memoria, della sua bont profonda, della sua generosit semplice, della sua cordialit sincera, della

sua arguzia sempre

all'erta,

della sua cultura universale,

della sua delicata

penetrazione morale
tro,

Chi l'ha conosciuto denchi vissuto accguito a lui per anni sa che la
?

sfera della sua vita, e, dicicim pure, la sfera visibile, era assai

pi larga che la sfera della sua ceil

che non tutti capivano e che pochi apprezzavano veramente


rebralit.

Pi che
lui

pensatore

attirava in
Vailati
sacrati;
i

l'uomo.
figura poetica
i

non era una

almen
conduil

per quelli che


ce a cavallo.

trovan poetici soltanto

pe2:zi

fiorellini, le stelle, la

primavera e
per

Ma

per

gli altri,

gli spiriti

che

son veramente poetici appunto perch vedon poe268

sia l

dove

primi vedon prosa di giornale, per

gli altri,

per noi, anche Vailati era poetico.

Non
ave-

era bello, non era pulito,

non era
!

eroico,

ma

va e conserva

agli occhi nostri la

sua poesia.

Un

professore d matematica
!

Un

omaccione

provinciale e disordinato
sillogismi e di formule
!

Un

almanaccatore di
di tutto,

Sissignori

Ma

egli era,
si

prima
In

uno
:

di

quegli uomini che

fanno sempre pi
lui.

rari

ave-

va una personalit, era

me

di ambiziosi e di armeggioni, in

mezzo a uno sciamezzo a un

branco di gente che cerca soltanto il mangiare e il comodo- suo e fa servire anche la filosofa,

anche

il

pensiero per codesti scopi porcini ed u-

mani
re) di

in

mezzo a una processione (senza bandie-

copie e d'imitazioni, di cretini gemelli e di

birbaccioni uniformi, in

mezzo a un mondo

in

cui l'amore disinteressato per le cose pi alte e

pi

inutili si

va perdendo, Vailati era un persospirito,

naggio estremeimente poetico. Egli era l'uomo

che viveva per lo


re,

per

il

pensiero, per la

cultura; era l'uomo senza invidia e senza ranco-

senza piani di carrira, senza appetiti di ar-

gento; sol desideroso di conoscere e di amare, di

conoscere meglio e di amare di pi. Era l'uomo

che girava

il

mondo

in cerca di libri e di amici,

senza speranze di avanzamenti, pi felice nel dare che nel ricevere; fermo nelle sue idee ma pur capace di comprendere e di gustare esperienze diverse
dalle

sue

epicureo
269

dell'intelligenza

ma

stoico del corpo; irreligioso per forza di ragione

ma

non chiuso

alle possibilit della fede. Senti-

va straordinariamente
gliosamente l'amicizia

la
:

musica sentiva meravi;

e chi capace di amare

a quel modo Beethoven e l'amore non pu esser anima piccola e impoetica. Ed ora, da due anni, la sua bocca chiusa per
tutta l'eternit e la sua calda

mano d'amico

fat-

ta artiglio ghiacciato di scheletro e di lui ci resta-

no queste mille pagine stampate e qualche centinaio di lettere dove un po' pivi della sua anima
traboccata.
ti

Ma
lui,

tutti

questi fogli stampati e scrittutto lui;

non sono

non son

non

ci

danno

intera la sua persona: era necessario perci che


la rievocasse

con l'affetuosa parola uno

di quelli

che pi

gli

vollero bene. Intorno a

un uomo

cos
si

pieno di vita, e di vita amorosa e generosa,

dovevano scrivere soltanto


scetazioni dialettiche
?

ricordi biografici e di-

Chiunque, anche se mai non


gere
il

lo vide, potr leg-

suo volume e studiarlo e coglierne quel


:

che pu restare di tante pagine ma chi potr, se non lo conobbe, immaginare, accanto alle gelide pagine e agli stecchiti pensieri, la viva persona che
li

scrisse ?

Ma

proprio necessario

chieder qualcuno.

Codesto Vailati fu veramente qualcosa di notevole fuor della testa del suo unico discepolo e
dei suoi

nove amici del cuore


270

II

E' vero. M'ero scordato che tra

lettori

saranlui

no moltissimi
e
gli

quelli

che non sanno nulla di

pi ancora quelli che non l'hanno avvicinato mai,


uni e
gli altri

saranno meravigliati del mio


fare

calore e delle

mie

parole.

penna avrei voluto


presentativo
:

Prendendo in mano la un saggio informativo,

avrei voluto dire in breve chi fu

Vailati e quale fu la sua idea centrale e per quali ragioni

conviene leggerlo ed occuparsene.


i

Ma

quel traditor sentimento che

filosofi

negano co-

me

negano il cacciatore, quell'affetto me, vivo, per il Vailati vivo, s' approfittato dell'occasione e ha voluto, sia pur fuggevolmente, sfogarsi. Ma l'affetto non prova e non insegna il mio dovere non compiuto. Ecco qua. Giovanni Vailati nacque a Crema il 24 aprile 1863 dal nobile Vincenzo Vailati e da Teresa
gli struzzi

ch'io sentiva in

Albergoni. Fece

primi studi coi padri Barnabiti:


di S.

prima nel collegio

Maria degli Angeli

di

Monza

e poi in quello di S. Francesco di Lodi.

Nell'autunno del 1880 s'inscrisse nella facolt di

matematica a Torino, dove, nairra il suo biografo, un professore francese al quale era stato affidato contribu, con letture e discorsi, a fargli perder
271

la fede.

Fin d'allora studi con eguale ardore


jfno al

le

cose pi diverse. Rimase a Torino


si

1888 e

laure, oltre che in ingegneria, in

matematica

pura.

Pass, dopo, due anni a Crema, a casa sua,

leggendo e annotando quanti pi

libri

potesse.

Pensava gi

di darsi all'insegnamento e
:

ne

scri-

veva all'amico Premoli fin dal 1891 in questo medesimo anno compariva il suo primo scritto,
nella Rivista di

Matematica del Peano.


lo

Nel 1892
stente
di

il

Peano

chiam come suo

assi-

calcolo infinitesimale a Torino.

Nel

1893 fu nominato assistente di geometria proiettiva e poi assistente onorario del prof. Volterra.

Nel
sa

899 insegn nel Liceo privato


fu mandato
;

di Pinerolo

nell'anno stesso
;

al Liceo di Siracu-

nel 1900 trasferito a Bari

l'anno dopo a

Como

e nel 1904 a Firenze, dove, per incarico de' Lincei,

avrebbe dovuto preparare l'edizione nazio-

nale di Evangelista Torricelli.

A
si

Firenze

si

leg pi profondamente coi giofin dall'an-

vani del Leonardo, nel quale scrisse

nata seconda, e da allora incomincia quella che potrebbe dire l'epoca pi


il

brillante della

sua

vita. Perfino

ministero della pubblica istruzio-

ne si accorse di lui e il ministro del tempo, per suggerimento del Salvemini, lo chiam a far
parte della

Commissione Reale per


272

la

Riforma

della Scuola

Media, dove ebbe modo


al

di svolgere

e saggiare le sue idee pedagogiche.

Dal 1906

1909 visse tra Firenze e

Roma,

di-

scutendo e scrivendo pi di prima, e affaticandosi forse pivi del necessario per non mancare a nes-

suno de' suoi doveri. Verso la fine del 1908 si ammal abbastanza gravemente a Firenze; ap-

pena
gli

si
i

sent

meglio volle

.partire,

contro

consi-

desideri degli sonici, per

Roma,
1909.

e a

Roma

ricadde malato e mor nella casa di salute delle

suore di S. Carlo

il

13

maggio

Era

di persona piuttosto

grande e grosso:
di

la

faccia rubiconda, rasa e gioviale ricordava

un p*

quella di

un pastore tedesco o

un contadino

di Breughel. di vesti,

Non

era bello di viso ne elegante

ma piaceva a ognuno che con lui paranche per poco. Rideva spesso aveva del fanciullesco e dell'ingenuo anche nell'arguzia e pareva che volesse divertire se stesso svegliando
lasse
:

il

riso negli altri.

Fu semplice

di abitudini; sobrio

nel mangiare e nel bere; dimesso nel vestire;

moodi

destissimo in tutto.
la

Amava
i

appassionatamente
e
i

musica e l'amicizia,
il

libri

viaggi

soltanto
e
i

fumo

del tabacco, la poesia decadente

sistemi di metafsica.

Non
non

credo s'innamorasse mai di donna: so che

volle moglie specialmente pel timore d'esser


figlioli.

troppo debole e condiscente coi


molti amici, alcuni de' quali

Ebbe
piii

am

con affetto

che paterno e

piii

che fraterno, e con loro fu ge273


18

neroso di consigli, d'insegnamenti, di quattrini e di libri.

Viaggi molto,

sia per

sia per recarsi a congressi

conoscer gente nuova, o a visitare scuole o biAustria,


i

blioteche: fu pi volte in Francia, in Inghilterra,


in

Germania,

Danimarca,
i

Ungheria,

Grecia. Predilesse, fra

popoli,

Greci.

Fu
bile e

lettore assiduissimo e annotatore instanca-

pur pareva che non facesse nulla perch sempre era insieme con qualcuno, in casa o fuori, per discorrere dei pensieri suoi favoriti. Stava lunghe ore nei caff e desiderava sempre cono-

scere uomini nuovi e studiarli.


te nel

Non

era eloquen-

senso meridionale della parola:

ma

suoi

discorsi, tirati
ti

a pulimento logico e

tutti
si

sfaccetta-

di

metafore e spiritosaggini,
orgoglioso della sua

ascoltavano

volontieri e spesso persuadevano.

Fu

mente e

delle sue idee

ma non

vanitoso e non

si

perse dietro alle ambi-

zioni dei pi.

Non ebbe

nemici.

in.

Chi scorra
quante cose
ra pochissimo

il

volumone
di logica

degli Scritti vedr di

egli si
;

occupasse. Di matematica pu-

matematica, della quale

fu uno de' propugnatori, abbastanza; di storia


274

delle scienze molto;

di

economia
;

politica e di

scienza del linguagigo assai


e deduttiva, di

di logica induttiva

metodo e

di filosofia delle scienze


si

moltissimo. Chi sfoglia questo libro

trova in-

nanzi alla prima un grosso zibaldone senza ordi-

ne e senza
si

filo,

dove da un teorema

di logistica

passa a una

discussione di geometria e da que-

a un saggio di storia della meccanica eppoi a un problema di terminologia platonica o di tecnica razionalistica, a un articolo di filosofia impura , a una recensione di economia politica, a un excursus etimologico. In chi non sa altro di lui pu nascer l'impressione che questa raccolta sia stata messa insieme dall'amore dei superstiti e non sia giustificata dall'utilit per gli studi e dal
sta
((

valore del pensiero.

ciones , , secondo
nici

Eppure questa apparente silva de varias lecme, uno de* libri pi orga((

e coerenti della

per coloro, naturalmente, che

moderna filosofia italiana, non vedono l'unit


o
l'organici-

soltanto delle simmetrie dei sistemi


t nei paragrafi dei trattati.

Giovanni Vailati fu un curioso, un vagabondo, un enciclopedico, un leonardiano nel senso antico e recente. Non v'era scienza che non l'attirasse, problema che non lo incuriosisse, uomo o lingua che non lo seducesse. Somigliava, in meglio, a quel Bayle, ch'egli non citava quasi mai e che gli piaceva tanto. Era uomo che guardava a
ogni punto dell'orizzonte, che spiava
275
il

soffiar di

ogni vento e tendeva l'orecchio a ogni voce vicina e lontana.

Ma

la curiosit

non

lo rese

mai
a

superficiale e l'universalit
dilettantesco. In

non

lo fece cascare nel

mezzo a

tutta questa cultura,

questa molteplicit di studi e di indagini c'era

lui,

c'era Vailati, c'era la sua mente organica e orga-

nizzata che assimilava ed eliminava, sceglieva e

ordinava,

svolgeva e continuava con mirabile

continuit attraverso quell'apparente


fatti

bailamme

di

e pensieri eterogenei.
lo

Per vedersi trasformare

zibaldone in sistema

e la miscellanea in trattato bisogna conoscere o


scoprire la chiave, la parola d'ordine.

La chiave

e la parola d'ordine di Vailati lo studio del me-

todo

o,

per accondiscendere alle sue simpatie

pluralistiche, lo studio dei metodi. L'unit degli


scritti di

Vailati data sopratutto

da questo: che

egli,

pi che voler dare nuove soluzioni di proi i

blemi, s' studiato di migliorare


si

modi

coi quali

possono porre e risolvere bene

problemi.

Per

lui,

insomma,

la filosofia era piuttosto

un
i

riflessivo

perfezionamento dei mezzi che un cor-

rere precipitoso
fini.

o un volare affannoso verso

Da

tutti

suoi scritti se ne potrebbe trarre ulegato, che avrebbe per

no

solo,

ben ordinato e
secondo
lui,

titolo: Gli
Il

strumenti del pensiero.

filosofo,
i

non era chiamato a


cartelli

svi-

scerare

segreti del cielo e della terra, a metter

su implacature di sistemi o a piantare

con
Il

tanto di verboten a tutte le svoltate della vita.


276

filosofo, invece,

dovr esser semplicemente un

ri-

pulitore perpetuo degli errori che perpetuamente

ritornano

un

raffinatore e miglioratore degli stru-

menti del pensiero (linguaggio, logica...) de' quali abbiamo sempre bisogno, qualunque sia il fine che
ci

proponiamo.

piaceva rassomigliare il filosofo al barche deve ogni poco radere sulla guancia dell'umanit le cause di errore che continuamenGli
biere
te

rinascono, o all'arrofmo che riaffila


si

coltelli

che sempre

ottundono o arruginisono senza sa:

pere a cosa serviranno

se

ad un chirurgo per

sal-

vare una vita o ad un assassino per toglierla.

La
tutti

filosofia,

insomma, dev'esser studio e cura

de' metodi, de' concetti, degli strumenti di cui


ci

serviamo. Solo per questo -essa pu di((

stinguersi dalle scienze.

Se

vi infatti

un

caratfilo-

tere che distingua la scienza in genere dalla


sofia,

mi pare che esso appunto

consista in ci,

che compito di quest'ultima non tanto di fare delle scoperte quanto piuttosto di prepararle, di
provocarle, di farle fare, contribuendo coll'analisi,

colla critica, colla discussione, a

la via
gli

che ad esse conduce e fornendo


(

sgomberare i mezzi e
gli oIl

strumenti

opyavx

richiesti

per superare,

stacoli

che rendono
il

difficile

progredire in essa.

caso di Bacone,
trombettiere che
battaglia,

cui valore

come

scienziato

pressoch nullo, e che paragonava se stesso al


incita
il

gli

altri

ad impegnare

dandole

segnale senza parteciparvi,


277

caratteristico a questo riguardo: e ,a scusa di


lui

e dei molti
si

altri

filosofi

che

si

trovano nello

stesso caso,

potrebbe addurre quel noto proveril

bio contadinesco secondo

quale chi suona

le

campane non pu

nello stesso

tempo seguire an-

che la processione (352) (1). La sua idea dominante quella che tutti gli uomini pratici conoscono da un pezzo per mi:

gliorare
ri
;

prodotti bisogna migliorare

produtto-

cio

per migliorare la

filosofia

bisogna mi-

gliorare le teste dei filosofi.

si

Continuando a filosofare gli errori e i non sensi accumulano ed bravo chi si ritrova. Ci vuoinvece, ,una terapeutica mentale,

le,

un continuo
un
perfe-

richiamo alla strada buona, una sempre rinnovata analisi de*. processi dell'intelligenza,

zionamento sottile e paziente degli arnesi pi ne'

cessari.

Dunque, prima

di tutto, studio del meto-

do: porre bene


solubile

le questioni,
fittizie.

vedere se son

reali

apparenti, vere o
:

Ogni questione vera

per conseguenza niente agnosticismo,

niente positivismo che faccia all'amore col mistero.

Eppoi; esame della logica, perfezionamen:

to della logica formale

esame

del linguaggio tan-

te volte elemento perturbante e causa d'errore;

(1)

numeri

fra parentesi si riferiscono al


1911).

volume degli

Scritti (Firenze,

278

storia del pensiero

che

ci

presenta un perfeziona;

mento successivo

di stumenti e di concetti

studio

dell'uomo, della sua anima, dei problemi dell'e-

ducazione: anche l'uomo non uno strumento,


anzi lo strumento per eccellenza di se stesso
?

Questo studio dei mezzi trov nel Vailati il suo punto ottimo nel famoso Pragmatismo. Tutti conoscono, credo, la formula pragmatistica, quella derivata dal pragmatismo originario del Peirce:

una proposizione
in

qualsiasi,

non ha senso

se
il

non
cui

quanto

si riferisca

ad esperienze possibili

verificarsi
falsa.
le
Il

la

o no possa farcela considerare vera o pragmatismo vuol riconoscere quali sono proposizioni di cui si pu stabilire la verit e falsit e quelle in cui ognuno ha ragione. Cia-

scuno giudice inappellabile delle proprie esperienze attuali

ma

non

delle esperienze future.

Su

si

questa

il

futurizzazione del

metodo induttivo

fonda
trov
Il

pragmatismo peirciano e
il

in questo prin-

cipio Vailati,
il

filosofo del se e della previsione,


fili

ganglio centrale dei suoi

ideali.

pragmatismo

lo riportava cosi verso la real-

t pratica, verso la scienza.


Il

Vailati voleva, a differenza di certi suoi conle scienze


il

temporanei che hanno per


e la repulsione che
(considerate

disprezzo
le

gli asceti

hanno per

donne

come impure
i

come

produttrici di

pseudo-piaceri), che

filosofi
a

stessero in

maggior
alle-

contatto cogli scienziati,

E' alla mancanza di


((

solida educazione scientifica e di qualsiasi


279

namento

a quelle argomentazioni precise e a

quell'ordine rigoroso che le ricerche positive esi-

gono, che va attribuita quella caratteristica verbosit

e quella singolare imprecisione di linguagi

gio e di pensiero che tanto spesso


ri

critici stranie-

rimproverano
altri

ai nostri scrittori di filosofa, indifetti

sieme ad
(417).

non meno deplorevoli

Non
di

voleva per che la

filosofa facesse le parti

suprema corte
il

di cassazione delle questioni pi

generali delle scienze particolari (217) bench

am-

mettesse che
nerali

compito dei

filosofi

fosse appunto

quello di far l'analisi critica delle nozioni pi ge-

ed

astratte (tempo, spazio, sostanza, causa,

attivit, attitudine, legge,

spiegazione) di cui oc-

corre far uso anche nelle scienze particolari (556).

E
sa,

la filosofia somiglia alle scienze


:

altro verso

anche per un anch'eseh ' scoperta di rapporti


:

((

come ogni altro ramo di scienza e di zione, non pu a meno che aver di mira
minazione di
te e di

speculala deter-

relazioni, sotto

non

servire

pena di non a nessuno - (652).


i

dir nien-

Ma

la filosofia,

secondo

pi,

distingue dalil

le scienze,

perch cerca pi di esse

generale e

tende ancor pi ad unificare.

Ma

il

Vailati

a-

mico fervente e costante del distingue jrequenter egli dice quasi se ne duole, a La forma sotto lo quale frequentemente ci appaiono i risultati delle ricerche losoflche non quella del riconoscimento, o della determinazione di nuove

280

distinzioni e differenze,
tica,

ma

al contrario quella cri-

comunemente non gli sembrava, come a' molti, strada buona e da seguirsi sempre. Tanto pi che questa mania del generalizzare li porad oltranza e sempre pi, all'infinito
e del rigetto di distinzioni
(582) e quella

ammesse

ta facilmente

sostituire nelle loro valutazioni

i i

mezzi di cui

si

servono per conoscere


((

ai fini

per

quali que' mezzi furono escogitati.

La

tenden-

za a foggiare concetti sempre pi generali, anche


oltre al

punto nel quale


scopo

concetti generali posso-

no
ci

servire allo

loro,

che quello

di

condur-

stabilire delle classi di oggetti dei quali vi

sia poi, o vi
di

possa essere, qualche cosa di pi o

meno
la
il

importante da affermare o da negare,


le cause e le spiegaziopunto nel quale ci pu essere utile per

tendenza a ricercare

ni oltre

farci riconoscere

come e

in quali circostanze si

producono

la che si tratta di spiegare tendenza a dare, o ad esigere, delle definizioni anche di ci che non pu essere definito se non ricorrendo ad altri concetti o parole ancora pi
i

fatti

bisognevoli di definizione e di schiarimento;


tutte queste

tendenze e

le altre

analoghe,

il

cui

insieme caratterizza la mentalit del


in

filosofo

quanto

si

voglia distinguere

scienziato o dell'uomo di semplice

da quella dello buon senso,


manifestazioni

costituiscono

altrettante

speciali

del processo di sostituzioni dei mezzi ai fini nel

campo

delle attivit intellettuali


281

(788).

il

Vai-

lati

paragonava argutamente
il

cercatori dell'as-

soluto a quell'areonauta

quale, volendo salire

sempre pi

in alto, finita la zavorra


i

buttar gi gli strumenti, eppoi


navicella e finalmente se stesso
sofi egli

vestiti,

cominci a eppoi la
tali filo-

Contro

ce l'aveva e parlando di un tale che

scri-

forma semitologica che la fa assomigliare a una continua battaglia tra sistemi, egli s'augurava una reciproca strage di metafisici e che quelle battaglie aveva
la storia della filosofia in quella
l'altra, un esito non diverso da quello che si racconta della lotta fra i due leoni che si mangiarono l'un l'altro lasciando sul terrno solamente le due code (552). Da questa concezione derivava la sua poca

vessero una volta o

))

simpatia per la
zione per
se e
si

filosofia

tedesca e la sua predilee, sopratutto, inglelibri di filosofia


filo-

la filosofia

francese

leimentava che perfino ne'


si

del diritto
sofi

dia pi posto ed importanza ai

tedeschi che ai francesi (464).

Ce
si

l'aveva poi col Kant in

modo

particolare e

compiacque che il Paulsen sostenesse che fra Kant e Hume questi abbia in fondo ragione e che
tentativo di dimostrare l'esistenza dei giudizi
sinteteci

il

a priori sia

fallito (293),

e ritenne collo

Stein che, a dispetto della Critica, noi abbisimo

sempre con

Hume un

conto da liquidare.

dispettiva sentir parlare di

Locke e

di

E lo inHume comi
fa

me

precursori di Kant: ci, egli diceva,


lo stesso effetto di quello

un po'

che mi farebbe

282

il

sentir parlare di Galileo di

Newton come

dei

precursori di

Poincar o di Picard, ovvero di

Bach o Beethoven come dei precursori di Chopin o di Meyerbeer (680) e arriva a dire che G. E. Lambert superiore a Kant, tanto superiore che questi non l'ha nemmeno capito! (681). E nega che da Kant venga la geometria non euclidea, la quale anzi in perfetto antagonismo colla dottrina kantiana dell'idealit del tempo e dello spazio (310). Rileva con soddisfazione come lo sviluppo moderno della psicologia genetica abbia dato torto a Kant (634-635) lo accusa di man;

canza

di chiarezza e di rigore (681) e dubita forte-

mente che la Critica della Ragion Pura rappresenti una rivoluzione filosofica (681). Quando si pensi che, per molti, Kant rappresenta ancora la filosofia, non c' bisogno di aggiunger parole per rilevare in qual contrasto fos-

mente del Vailati con quella de' pi fra' compagni di tempo. Ne poteva rifugiarsi tra i positivisti che davano anche loro esempi di quel vuoto nascosto da parole e di quelle irrego.
se la

suoi

e debolezze di procedura teorica che tanto seccavano e lo disgustavano nei metafisici alemanni. Egli voleva una filosofia che stesse in conlarit

lo

tatto,

da una parte
il

colle scienze (positivismo) e

dall'altra colla vita (pragmatismo),

ma

senza e-

sagerarsi
il

valore di quelle, anzi riconoscendone

carattere provvisorio e convenzionale e senza


lasciarsi fuorviare dai criteri
283

neanche

troppo

uti-

litari dell'altra.

Per sfuggire a questi pericoli una

vigilanza continua intorno agli strumenti del pensiero e

un

travagliarsi per renderli pi adatti a

qualsiasi scopo.
Il

filosofo

deve fornire

mezzi migliori e lasciaIl

re agli altri la scelta dei fini.


il

neutralismo oltre
es-

prometeismo (previsione) fu una delle note


il

senziali del pensiero di Vailati,

quale rifugg

sempre dalle divisioni e decisioni definitive. Partendo da questi principi tutto quanto gli organizza intomo osservazioni sulla logica e
:

si ri-

cerche di terminologia, pensieri sulla costruzione


della scienza e sulla struttura del linguaggio.
infatti nell'ultimo

anno della sua vita il aveva composto, incitato da chi scrive ed aiutato da Mario Calderoni, il primo capitolo di un manuale del perfetto pragmatista che sarebbe stata l'unica opera sua vasta e sistematica. Ma la morVailati
te l'interruppe

e del suo pensiero non abbiamo


fare in

qui che
Io

trucioli e le scheggie.

non posso

non pot

fare in tutta

poche pagine ci ch'egli la vita cio una sintesi or:

dinata delle sue idee.

Ho

Solamente indicato

il

punto da cui
struzione.

si

Ma

dovrebbe muovere per una ricovolevo dire alto e forte che qui non

c' soltanto
ti.

un cadavere e non soltanto frammenC' un insieme di teorie e un indirizzo di penrappresentano, nella filosofia italiana
gli in-

siero che

d'oggi,

una vera novit e che hanno, per me, un


284

valore permanente. Volesse lo Spirito che

fetti

segnamenti di Vailati non passassero senza efNoi vediamo ogni giorno uomini che voglio!

no fare, produrre, discorrere, risolvere e forse non hanno speso un giorno della vita per esaminare l'interna opera del loro linguaggio o le norme del loro cammino. E allora vengon gi, niagaricamente, i paroloni oscuri, le soluzioni affrettate, le sintesi pericolanti e
i

discorsi confusi attorno all'inesistente...

Una voce che


ci eterne,

dai

fiori

effimeri richiami alle radi-

e dal frastuono delle battaglie vaine allo


pii

studio dell'arme oggi,


cessaria

e non per

che desiderabile, ne-

filosofi soltanto.

285

Arturo ^vinelli

Arturo Farinelli non un ignoto in


specialmente da che insegna a Torino

Italia
i

pi

ma

non sanno
sanno
di

di lui

che
si

il

nome

e que* pochi che

di pi arrivano all'erudito, allo storico dell

la letteratura, e

fermano.

sol gli studenti

Innsbruck e di Torino e

gli ascoltatori di Fi-

renze sanno ch' maestro pieno d'amore e lettore

commosso e i critici si sono accorti tanto dopo il libro sul Romanticismo e recente su Hehbel (I).
;

di lui soll'altro

pi

Ma

per noi Farinelli qualcosa di pi: non

l'erudito,

non

lo storico,

conferenziere

ma

non il professore, non un'anima!

il

(1)

Si veda,

anche

il

Dante e
Vita

la

Francia (Milano, Hoepli,

1906)

e sopratutto
voi.)

La

un sogno (Torino, Bocca,

1916,

magnifica sintesi del problema della vita sedel

guita da

un esame

famoso dramma calderoniano. 286

anima tutti credono d'averanche gli avvocati. E ce l'hanno: ma son anila, me fatte a macchina, anime buone per tutti i giorni, che si lascian prevedere come una esperienza di meccanica, e dalle quali non esce mai nulla che gli uomini non posseino aspettarsi da un
Si fa presto a dire
:

loro simile.

Quando Shakespeare
was a man
sca,
((

fa dire

ad Amleto;

He

e'

non intende

gi quell'animale for-

cuto e panciuto che rassomiglia, a detta del La-

a un po' di merda su* due stecchi

ma
l'al-

quel

man

la forza, la maest, la severit,

tezza, l'insieme di quegli attributi virili sul serio,

e che perci non

si

trovan quasi mai nell'ho-

mo

vulgaris. Cos dell'anima:


io

o almeno quando

dico

quando
((

si

dice --

il

tale

ha un'ani-

ma, un'anima

vuol dire che non ha un'anima

come
un
riet

tutte le altre,

e che v' in

lui

un

fremito,

brivido,

un

lievito,

un fermento

di straordinair-

che deve sentire chiunque non sia nato

reparabilmente volgare.

Arturo Farinelli ha una di queste anime. Ani-

ma
a

turbata sempre,

commossa

spesso, e a

tratti

tratti

balenante e corruscante, e generosa

come
quella

quella de' veri ricchi, e malinconica


dei sensitivi, e irrequieta
grini
;

come

come

quella dei pelle-

semplice

fiera e

fonda, e ad ogni istante


attraverso

traboccante d'inutile affett.

Chi conosce

Farinelli

il

Giornale

Storico o altrettanti magazzini di schedatori


287

non

pu credere che un'anima come quella or depossa acconciarsi a far soltanto recensioni o a portar contributi... E' questa una delle singolarit di Farinelli. Ci che meraviglia di pi in
scritta
lui

il

contrasto fortissimo fra la tempra del suo


i

spirito e

suoi prodotti.

Se

Farinelli fosse poeta


le

poeta bench bruci

neghi d'esserlo
pensi a'

cose sue e bench

non

vi

sarebbe ragion di stu-

pore; e neanche se fosse filosofo


filosofi vati

e tragici d'altri

purch si tempi e non a


oggi...

quelli, ravviati e assettatini,

che usano
si ritrovi

Ma

che un

uomo

il

qual

dentro quel-

l'anima romantica e quel cor generoso e tumultuante, colnio di passioni e tristezze

non

vili,

si
i

veda spender

la vita

a raccontar

le

vicende e

anime e a rivedere e a correggere libri che a volte non son neppur storia ma segatura di storie, fa un certo effetto penoso. Non gi che l'erudizione non possa esser cosa
pensieri d'altre

grande. Tutto riesce grande s' fatto in grosso e con sacra mana. V' faccenda pi triviale del cibarsi ? Eppure quando nell'Odissea vedicimo i bovi arrostirsi tutti in un pezzo a fuochi titanici su' margini de' boschi siciliani e leggiamo in Rabelais le infinite gesta pappatorie degli arguti gi-

anche il mangiare nobilitato e diventa materia degna d'arte e quasi divina. L'erudizioganti,

ne, ch' pedanteria vigliacca e aridit infeconda

quand'

fatta in piccolo e

da animine

piccole,

pu

essere testimonianza di sforzi interrotti ver288

so Tonniscenza storica e Tinterezza del sapere.

Arturo Farinelli disprezza l'erudizione


il

diritto

perch la possiede

al

par di pochi

e n'ha ma

ne fa da vent'anni e da gran signore. Gran signore forse poco: diciamo pure, senza timidit, ch'egli una specie di Sansone o di Eracle dell'erudizione letteraria. Conosce meravigliosamente le

cinque pi grandi letterature moderne e in

cinque lingue scrive; conosce, non


della musica.

meno
:

bene,

la storia della filosofia e quella delle arti, specie

E non

sa la storia sola

ma ha

let-

to, ha gustato, ha saputo godere. E a qualunque argomento s'accosti, tutta la letteratura di esso,

fino all'opuscolo pi sperso e all'articolo pi corto, gli

famigliare e, quel ch' pi,

diretti

che

vi si

riferiscono e

tutti

testi

suoi contributi
i

son saggi lunghi e fondamentali,


enciclopedie
e
le
le

suoi libri son

sue

recensioni
!

volumi.

Bi-

sogna vederle

sue recensioni

volte son pi

grosse del libro recensito e quasi sempre pi ric-

che di notizie e riferimenti. Pare, a leggerle, che l'autor del libro sia un principiante e che il Farinelli abbia studiato quel soggetto fin dai vent'cinni

e ogni
il

teinto

Gli che

Farinelli

pu darsi, ma spesso no. un lavoratore mostruoso:

e vede tutto e tutto legge e tutto ricorda.


gli

quasi

duole quando deve confessare di non aver po-

tuto riscontrare

una citazione o compulsare un


!

e-

stratto introvabile

C' un po' di patetica nostal-

gia in quel suo frenetico


289

amor

di

completezza e
19

c*

anche dell'eroico

le

sue ricerche e

le

sue re-

censioni tutte mosaicate di

nomi e

di citazioni e

spinate di note e di raffronti, hanno, nella loro

baldanzosa ricchezza, un epico non so che chanson de geste della cultura. E le sue polemiche hanno pur qualcosa di gantesco, che riesce a magnificare perfino la bliografa. Chi non ricorda la sua riveditura

di

gi-

bi-

di

buccie della Germania Filologica del Manacorda

dove

si contano a mimodeste spulciature gliaia ? Altro che le de' rivisti specialisti E si capisce che il Farinelli senta ma non la saziet del la saziet di tali lussi

le

aggiunte e le correzioni

giovinetto del Giusti, bens quella del saggio dell'Ecclesiaste.

Egli

non

s'

fermato a un

letteratura sola:

per

uomo

solo,

a una

lui la

goethiana weltlite-

una realt. Non vuol sentir parlar di letbench come comparatista teratura comparata ma non vi son sia celebre in tutta Europa
ratur

confini per la sua curiosit, la sua diligenza e la

sua passione.

fra gli amici suoi vi

son Herder e
universali

Humboldt,

spiriti

molteplici e

vasti,

come

lo Spirito.

Ma

non

soltanto in questa abbondeuiza sta

il

significato dell'opera erudita di Farinelli, s pu-

re negli argomenti.

Anima

dolorosa e travagliata,

anima, per dirla ancora con la vecchia parola, romantica ch'io conosca, oggi, in Italia, egli non s' dato a chiunque: anche nella scelta
la pi

290

stato diverso da' suoi

compagni

in minutere.

S' avvicinato a' grandi, a* grandissimi


quelli

e a

che sentiva pi prossimi, pi


gli spiriti

fratelli.

Ha

cercato
nati dal

magni

ma

non gi

quelli illumi-

meriggio della rapida fortuna e della fasibbene coloro che per essere troppo

cile gloria,
alti

e diversi pi furon ricolmi d'amarezza e pi


attraverso lo sforzo e

vissero ne' misteri dell'anima propria e pi senti-

rono,

il

tormento

dell'e-

spressione, la difficolt di mostrare altrui ci che

Da Grillparzer a Leopara Lenau, a Goethe, a Dante, a Mtchelangelo, all'Alfieri, a Calderon, al Tasso, a Chateaulor
di,

turbinava nel cuore.

briand, a Hebbel, ai romantici tedeschi egli


interrogato a
tito

ha

una a una queste anime e ha


1'

risen-

son loro

umana
non
dell'

tragedia e l'enorme
si

martirio dei sogni che

fanno materia e l'anvanit del tut-

dante rassegnato
to .

infinita^

Fra quelle anime or torve or dogliose or sucercano


dissolvimento in una malincosi

perbe, che a volte par vogliano scalare l'infinito

ed
ne

altre

il

nia piena di dolcezza e d'insidie egli


:

trova beloro e co-

si

sente a casa sua. E'

un po' come

m
sian

loro tent d'esprimere, per altre vie


gli

che non

studi di letteratura, ci che gli bolliva in

petto.

Ma

non potendo

esser grande fra* grandi,


i

non

volle esser feimoso tra

piccoli,
i

ed ebbe

il

coraggio, rarissimo, di distruggere

cosa incredibile oggi


subito alla stamperia
i

tentativi suoi

in cui ogni liceista porta

creduti capolavori.
291

La

ri-

nunzia pi grande, in questo caso, della mediocrit lodata

e pi grande quant' pi dolorosa.


fieri,

tra quegli spiriti

solitari

e doloranti,

ch'egli predilige e indovina. Farinelli

so la vita ed ai gioveoii
ti
i

ha trascorha insegnato che non tute che v' altra vita sot-

luccichii

son di

stelle

che ognuno chiama cos. Viviamo cos raggomitolati in questa aiuola nostra, egli scrive cittadini di xm minuscol
to quella
((

ai

regno, preoccupatissimi del


attenti

momento che
curvi
sulla

fugge,

piccoli

interessi,

materia

plumbea; e ridiamo degli stolti che all'alto aspirano, ed ali vorrebbero per spingersi ai cieli, agli
illimitati

spazi, toccare
vita,

il

sole,

toccar le stelle.

L'ultima
esteriore.

la sola
si

degna veramente d'esser

vissuta, tutta

ricaccia e ripiomba nel

mondo

Ai giovani stessi, che una nobil missione ci impone di educare, togliamo luce, aria, libert; li avvezziamo ad essere pratici, a non
smarrirsi in contemplazioni e divagazioni oziose;
alla terra subito
li

riconduciamo, quando
Il

al cielo
al-

nell'ardor loro aspirano.

pensiero piegato

le vibrazioni piccole, costanti, regolarissime dell'utile,

del conveniente, del necessario.

Le vamfolla,

pe
il

si

spengono. Gli ideali precipitano. Irrigidisce

cuore.

La giovent
greui

ai

giovani appare

cosa da commiserare e da sopprimere, risoluta-

mente, con
(1) //

prontezza

(1).

romanticismo in Germania. Bari, Laterza, 1911, pp.

VII-VIII.

292

Non

sentite

letterato

che parla
?

un poeta
numeri

non un professore, un uomo, un giovane, Che importa se non scrive versi ? E

come

ma un

qui

se negli scritti suoi vi son troppi


di

titoli

di libri e

pagine

Egli scrive cose dotte

ma non
non
:

un

letterato,

insegna all'universit
sore.

ma

soltanto profes-

E* critico che della critica possiede speciali

mente

due grandi estremi

la precisione erudita

con foga ed esaltazione di poeta e perci, se il Capponi diceva il vero, quasi Dio (1). Si sente in lui, anche nelle pagine pi zeppe
di dottrina rispettabile,

e l'entusiasmo. E' critico

ma

qualche ventata della

ri-

volta romantica, qualche accento

professore,
((

ma

di

maestro

che non di

lo dice

da

se.

Sono, ahim, stoffa di ribelle anch'io e agli impulsi dell'anima che in me freme ho lasciato,
sotto ogni plaga di cielo per cui errai e cercai pace, libero sfogo ognora.

Sempre inconcepibile mi

apparve voler educare, senza voler sollevare e nobilitare la coscienza,

ringagliardir la fede nella

dignit dell'umana natura che

ha

in s sostanza

divina

))

(2),

(1)

se

il

critico

potess'essere

poeta,
.

sarebbe un Dio;
e G.
I.

non poeta una

bestia,

un arnese

N.

TOMMASEO

CAPPONI,
318.
(2)
//

Carteggio Inedito.

Bologna, Zanichelli,

1911.

Romanticiamo,

p. Vili.

293

Che importa
fetta ?

se

non sempre

nelle sue pagine

la fusione tra la dottrina e l'afflato poetico per-

Che importa
teorico

se l'idea stessa di qualche suo

lavoro pu esser criticata dal punto di vista di

un sistema

messo su con meticolosa preda chi poesia

cisione e grande sfarzo di cancellate

non sa e non sente ? V' qui un uomo che penetra


e
li

in grandi spiriti

fa sentire

con grandezza, che brucia d'insode di nobilissimi desideri, e aggiun-

disfatti ideali

ge a tutto questo ima dovizia erudita che non riesce a soffocare i moti del cuore e l'ansia del pensiero
sare,
:

che volete di pi

Vi d incitamenti a penutili

esempi

di ribellioni e disperazioni, e, quasi

come un

di pi, larghe

ed
suo

bibliografie e

non

siete contenti

ancora

?
il

Ad
lustre

alcuni d noia
critico

modo

di scrivere e

mi
il-

dicono che un

giovanissimo

anche

lui,

se

Dio vuole!

ma gi
n'ha

glie

fatto
S,

gran carico e ha tentato perfino una parodia.


vero.
rioso.

Lo

stile

del Farinelli, a prima vista, cu-

Tutto pieno d'inversioni e di costrutti ro-

vesciati,

d'immagini romantiche e

di

metafore or

rutilanti, or fosche, or lacrimose,


bili

e di parole no-

e sonore, fa

un po'

l'effetto

o di quello dellet-

l'orazione di cent'anni fa o di
terale

una traduzione da qualche solenne tedesco.

Ma
rie

non

cos

non

si tratta

di finzioni letterastile

o di stranezza voluta. Quello


294

tutt'uno

coli 'anima di Farinelli

ed l'espressione necesrive-

saria e
lare
gli
il

spontanea del suo pensiero che vuol

grande e

il

poetico e l'insolito. Cos vestite


le

vengon dall'anima
gli

idee e la prova che


gli

pur discorrendo con


scolare

amici

avviene di merettorici

modi e termini che posson parere


Per chi
lo
stile

e in tono maggiore.

conosce bene
il

quello

che par cos

artificioso

naturale.

Non

gi ch'egli sia artificioso

ma

vero suo
gli

sembra che per


la

far sentire efficacemente e


certi

con

dovuta energia

sentimenti o pensieri bi-

sogna cambiar posto alle parole e torcere i periodi in altra maniera che non si veda nella coe familiare prosa italiana. E la sua prosa che ha momenti di romantica solennit e di vi-

mune

vida violenza ed essendo personale non v' da


stupirsi

che

si

presti alla parodia;

come, per

la

stessa ragione,
di

non dato

far parodia della prosa

mucillagine di qualche

garzoncello scher-

zoso

Ma

io

non voglio

far qui apologie letterarie:

volevo soltanto far sapere che Arturo Farinelli

non da confondersi ne
soliti

coi soliti eruditi

n coi
le

professori.

siccome a

me

piacciono

anime come
ragioni del

le sue,

e di queste

non ce n' ora


alle

quasi punte in

Italia,

ho voluto accennare

mio

affetto per lui e suscitarlo in qual-

cun

altro. Perch Farinelli solo e si sente solo anche nella ritrovata Italia dopo un lungo esilio

295

castigliano e germanico, anche tra

dotti

com-

pagni di rivista e di scuola, ed anche, ed la pi grave solitudine, tra que* giovani a* qusdi vorrebbe dare tutta Tappasionata anima sua (1).

(1)

Non ho

voluto, di proposito, dir niente della vita sua,

ch' stata singolare

come
il

il

suo temperamento.

Il

primo

che ha saputo affermare


degli eruditi, fu

valore di Farinelli fuor del

DIEGO CAROGLIO

(Marzocco.

mondo 1896). Una


Heb-

bibliografa quasi completa di F. si trova nell'articolo di F.

PASINI (Voce,

7 luglio 1910). Si

veda anche

il

mio

artic.

bel e Farinelli (nel Resto del Carlino, ottobre 1912).

296

Cttore Gieglia

\.

ad una classe di uomini che si va facendo sempre pi rara: un modesto. Per quanto egli sia il primo osteologo
Ettore Regalia appartiene
d'Italia,

per quanto abbia fatto notevoli scoperte

di paleontologia, di paletnologia e d*

anatomia
dei ra-

comparata, e per quanto


gionatori pi
sottili

sia,

forse,

uno

del nostro tempo, egli s' rin-

chiuso per trent'anni all'ombra degli scaffali di

un museo d'antropologia e ora


tra
i

trascorre la vita

suoi fossili e

Liguria, conosciuto

suoi libri in un paesetto della da pochi e da pochissimi am-

mirato.

Quest'uomo ha il torto gravissimo e imperdonabile di non essersi mai fatto avanti, di non essersi battuto da se il rumoroso tamburo della fama. Mentre tanti con dieci fatti e un'idea fanno un libro ha preferito fare un articolo con dieci
idee e cento
fatti.

Nel secolo passato e nel pre297

una simile mancanza di orgoglio e di coraggio una singolare anomalia, una sopravvisente

venza miracolosa di tenderebbe forse che


se,

altri

tempi.

Il

Reglia pre-

gli
il

spontaneamente,
le

uomini riconoscessero da merito che si nasconde


riviste

gelosamente tra
scheletri
ticate ?

scanse di una collezione di

o tra

le

pagine di

morte e dimen-

E* troppo fine per illudersi fino a questo segno.


di atrofia

Bisogna dunque che si tratti di malattia innata, completa di quel senso di se stesso che

pur necessario aver grinde per farsi greinde.


((

Sempre
scrisse

il

magnanimo

si

magnifica in suo cuore

uno che se n'intendeva pusillanimo per contrario sempre si che non (I).
Il

e cos lo

tiene

meno

Reglia,

come

psicologo, cosciente di que-

sta sua radicale infermit

la

quale deriva forse

pi da disprezzo degli

altri

e della gloria del

mondo che da mondo


baidica,
di

disprezzo di se

medesimo

si

ostina a viver tra le sue scatole di ossi, lungi dal

runioroso del pensiero, in una calma te-

degna di un cenobiarca della scienza e un romito dell'osteologia. Ed peccato, perch il Reglia forse uno degli psicologi pi originali che abbiamo in Italia, e se la sua opera

(I)

Dante, Convivio,

I,

II.

298

non sia, potrebbe argomento a discussioni utili intorno al metodo ed ai resultati della scienza mentale.
fosse pi nota di quel che ora
fornire
In

trent'anni,

attraverso

suoi

innumerevoli

lavori di etnografia, di craniologia e di zoologia,


egli

di

ha trovato modo di pubblicare diciotto scritti psicoloiga dove ci sono vedute nuove, analisi
e,

sottili

sopratutto, critiche serrate. Perch, ed

per questo che noi giovani possiamo ammirarlo,

questo mal noto scienziato stato precursore ani-

moso
gli

di

tendenze e reazioni che soltanto nesi

ultimi anni
sia,

son potute affermare. Per quanto

un contemplatore pacifico degli animali e degli uomini ha combattuto contro mezzo mondo: collo Spencer e col Bain, coll'Arsembri, e

dig e col Marchesini, col


Pilo e col Vaccaro, col

Wundt

e col Sergi, col

coirirons e col

Lombroso e col Paulhan, Fouille. In un tempo in cui im-

perava

il

positivismo nelle sue forme pi crude e

grossolane ha professato apertamente la sua fede


idealista;

ha

criticato

senza piet

il

meccanismo
il li-

biologico del confuso e contradditorio Spencer,

ha demolito quel corbello


e

di corbellerie ch'

bro del Sergi sull'Origine dei fenomeni psichici,

non s' vergognato di elevarsi a una concezione panpsichista del mondo, nella quale tutti i fenomeni son considerati come
che per
il

effetti

dolorosi degli atomi. Per questa ragione

valore delle sue teorie


si

uno come me
oltre

degli stati

che passa per demolitore


299

compiace

di rivendi-

care questo sconosciuto che vale assai pi di molti


illustri.

II.

Ettore Reglia nato a


citt

Parma

nella discreta

stendhaliana che ricordava ancora

dillac e la sua arte di

ben pensare

nel 1842, da
I

il

Con-

una buona
Studi,

f coniglia

di origine spagnuola, capitata


di

in Italia nel 1731 al seguito di Carlo

Borbone.

da giovine, matematiche; poi dovette abbandonare l'Universit e ridursi a fare il cancelliere giudiziario.

Ma

leggiadri studi e le sudate

carte lo attraevano sempre.

A Torino scrisse versi


pi che alla poesia
gli

che furon lodati dal


in

Prati,

Ma

era portato alla scienza e sempre

rimase
gli

fssa

mente una biografia del Cuvier, dove


da un osso
solo.

ap-

pariva miracolosa la possibilit di ricostruire uno


scheletro intero
all'isola

Una

passeggiata

di alcuni

Palmaria nel golfo di Spezia, la scoperta ossami in una caverna preistorica, la cusaperne l'origine, lo riportarono di pregli

riosit di

potenza verso le ricerche scientifiche.

Cominci a studiar da se
mali ed umani e
si

avanzi

fossili ani-

trov dinanzi l'antropologia.

Paolo Mantegazza, che a quel tempo (poco dopo il 1870) si dava d'attorno per dar lustro e importanza alla sua cattedra di antropologia e
al

museo

che aveva fondato a Firenze,


300

lo volle per forza

suo assistente. Reglia cominci a lavorar sul serio e a pubblicare, ma senza ambizioni, tanto

che

rest, fino al

suo riposo,

il

semplice

((

aiuto

del feimosissimo e ciarlatanissimo senatore


zese.

mon-

L'antropologia lo port presto alla psicologia:


il

suo primo lavoro di psicologico del 1883 e


in quell'eccellente Rivista di filosofia

comparve
scientifica

che

il

Morselli diresse per dieci anni.


altri

Dopo

quello ne vennero

non meno imporsi

tanti di quel

primo. Tutti quanti questi saggi

aggirano attorno a un tema comime: la funzione


del dolore nella vita
fin dalle

umana. Egli ha

riscoperto,

sue prime meditazioni filosofiche, una

legge ch' per lui fondamentale: ogni azione ha

per causa

il

dolore. Tutta la sua opera psicolo-

gica consiste nella dimostrazione, illustrazione, e


difesa di questa legge. Egli

ha dovuto

forza di critica

concetti che

scartare a s'opponevano im-

plicitEunente alla sua idea

cercare e mettere insieme


indiretti

dominante; ha dovuto gli argomenti diretti e

che la sostengono; ha dovuto abbattere

via via le obiezioni che le sue vedute


scitato,
rali

hanno

su-

ha voluto mostrare

le applicazioni

mo-

e pedagogiche che se ne potevano trarre. Egli

volta a volta, polemico ed espositivo; critico

e apologetico,

ma
il

tutti

questi saggi son condotti

rispecchiando tore col logico

passato mentale del loro aurigore del matematico, colla


301

sottilit

indagativa del giudice istruttore e la mi(1).

nuziosa precisione dell'osteologo

III.

Reglia non ha grande entusiasmo per la psicologia contemporanea. Secondo lui contiene an-

core delle concezioni che risalgono all'epoca quaternaria.


((

Lo

spirito

umano,
di

in queste materie,

non ha quasi progredito


si

un passo

oltre

il

punto, a cui

trovava cinque, sei e forse sette-

(1)

Siccome

si tratta

di scritti

poco

noti,

credo

utile

dare

le indicazioni

precise di tutti quanti:

1.

Sulla teologa e gli scopi del dolore (Rivista di FiIII,

losofia Scientifica
2. 3.

(1883) pp.

187-201).
(ibid.

Sul concetto meccanico della vita

pp. 309-331).
dei

Non

origine

ma

una

legge

negletta

fenonemi

psichici (ibid. VI. (1887) pp. 321-337).


4.

Vi sono

emozioni?

(in

Archivio

per

l'Antropolo-

gia XIX. (1888 pp. 347-386).


5.

Sull'errore

del concetto di emozioni (in

Rivista

di

Filos.Scient.
6.

IX. (1890) pp. 557-607).

Sulla classificazione delle emozioni (ibid.

(1891) pp.

240-43).
7.
//

dolore un bisogno? (nel

Pensiero italiano

no-

vembre

1891).

302

mila anni or sono


((

(1).

Vi sono,

nella psicologia,

fantasmi

))

che bisogna cacciare, sostituendoli

8.

Risposta

all' articolo

del Prof. G. Marchesini


1891). (

il

dolo-

re

non
9.

un bisogno?

(ibid. die.

Contro una teleogia fisiologica

Archivio per l'antro-

pologia
10.

XXVII.

(1897) pp. 397-410).


(ibid.

Vi ha una coscienza e un soggetto cosciente?

XXVIll. (1898) pp. 327-437).


11.

La

psiche ha origine da bisogni? (Rivista di Filoso-

fia VI. (1902) pp. 519-597).


12.

Se

il

piacere sia movente e l'emozione rreduttibile.

(Archivio per l'Antropologia XXXII. (1902) pp. 307-350).


13.

Dolore e azione
II.

in difesa di

una legge,

(in

Leo-

nardo

(1904) pp.8-11).
la douleur. (
.

14.

L'Action a pour cause


intern.

Comptes-rendus
sept. 1904,

du

II

Congrs

de Philos.

Genve,

pp.

483.486).
15.

lore?

Le rappresentazioni sono cause di azione come (Leonardo III. (1905) pp. 65-66).
sentimento un semplice aspetto?

il

do-

16. //

Archivio per

TAntropol.
17.

XXXV

(1905 pp.

173-76).

Sulle cause psichiche

dell'agire.

Archivio per

la

Antropologia XXXVII. (1907) pp.


18.

17-34).
( Bollettino

Dolore e azione (conferenza).

I.

della Bi-

blioteca filosofica di Firenze

(1909).
all'Istituto di Stu-

Nell'anno scolastico 1901-1902 egli fece,


di Superiori di Firenze,

un corso

libero sui

Fenomeni

psichici

neir evoluzione.
(1)

Contro una

teleologia,. 4.

303

con leggi precise e rigorose. Abbiamo, infatti, molte descrizioni e nessuna legge, se si eccettua
quella di associazione.
I
((

fantasmi

che

il

Reglia vuol cacciare dalla

psicologia sono: la teleologia

smo

l'antropomorfi-

l'obiettivcizione delle astrazioni

la volont.
spetto al

teplicit delle pretese

emozioni

la

mol-

la coscienza

La

teleologia specialmente stata


ri-

l'oggetto delle sue critiche: l'ha combattuta

mondo
contro

contro l'opinione quasi univer-

sale, nella vita contro

psichici

Sergi.

Reglia nel 1883

che

Spencer e Ardig, nei fatti Affermare scriveva


((

il

modo

di essere dell'u-

niverso da noi conosciuto quale , perch sotto-

posto all'azione di una Intelligenza o Volont,


un affermare che senza codesta azione
,
il

o sarebbe, diverso. Affermare questo

modo modo

diverso conoscerlo. Ora, questo


nostro universo o quello di

modo

diverso e

conosciuto non pu essere che o quello stesso del

un

altro.

Non

si

pu

dire che sia quello del nostro universo,


dire

senza

una cosa contradditoria e che condurrebbe


opposta a quella voluta: d'aldire che sia
il

alla conclusione

tronde non

si

pu

modo

di

un

al-

tro universo,

non

esiste

perch un altro universo conosciuto (I). Lo stesso ragionamento si pu

(\)

La

teleologia e gli scopi del dolore, p. 4.

304

fare per

fatti biologici. Si

dice che certi organi

e certe funzioni son troppo complicati per esser


l'opera di semplici cause naturali e spesso vi
si

scorgono
ficienti le

fini

determinati.

Ma

se

si

credono insufsi

semplici cause naturali

afferma di

conoscere un

modo

in cui queste cause agiscono

da
sto

sole e

non son

il

riuscite

a formare degli organi


terrestri.

simili

a quelli degli animali


nostro
si

Ora

se quesi

mondo
e
si

afferma quel che

vo-

leva negare, cio l'azione delle sole cause naturali

smentiti dai

fatti
;

quanto
se

all'inferiorit

degli effetti di queste cause

si tratta

d'un altro
inin-

mondo, dov'
tenzioni lo

Supporre degli scopi, delle stesso che affermare un'attivit


?

telligente anteriore al

mondo;

e sia che Io chiateisti;

miamo Dio cogli spiritualisti e come materialisti o monisti,


i

o Natura,
relati-

ci

allontaniamo

egualmente dalla concezone fenomenica e vista eh ' la sola possibile nella scienza. Partendo da questi principi Reglia ha

sotto-

posto la concezione meccanica della vita che ci

ha dato Spencer ad un esame


sopratutto in luce
1'

rigoroso,

mettendo
psi-

importanza dei

fattori

chici nell'evoluzione animale. Egli reagisce giu-

stamente contro l'importanza eccessiva che si data all'evoluzione come mezzo di spiegazione.
((

L' evoluzionismo e
il

il

scrive

Reglia

hanno sino ad ora fornito un


meccanismo
del305
20

monismo meccanico

contributo alla spiegazione del


l'azione

animale non maggiore di quello che

sarebbe, per lo scopo di asciugare l'oceano,

il

levarne

un metro cubo d'acqua

(1).

Ma

il

capo-

lavoro delle sue critiche al confusionismo teleologico resta la sua analisi dell'opera di Sergi, sulla

fenomeni psichici. La tesi fondamentale di Sergi da lui stesso riassunta in un passo Visto che la vita psichica comolto esplicito mincia con la sensibilit di relazione, noi affermigimo decisamente che lo spirito, o le funzioni psichiche, non hanno altra origine o altro carattere primitivo che la funzione protettiva, precisamente come il tubo intestinale ha il carttere e le funzioni che si riferiscono alla nutrizione: una pura e semplice funzione vitale e nulla pi Reglia cornincia coli* esaminare il confronto istituito fra queste due funzioni vitali. Nel caso
origine dei
:

((

del tubo digerente la nutrizione evidentemente


il

conseguente

dunque anche
che

lo spirito

dovrebbe

avere

come conseguente
cio la causa,

la protezione.

Ma

d'al-

tra parte Sergi dice


l'origine,

la funzione protettiva

l'antecedente dei

fatti

psichici. Si

ha dunque
figlio del

lo stranissimo

caso di un

padre ch'

proprio
il

figlio. Inoltre sicco-

me
dei

spesso la morte e
fatti
il

dolore soh conseguenze


la

psichici

si

dovrebbe dedurre che

morte e

dolore son cause dei

fatti psichici stessi.

(1) //

concetto meccanico della vita, p. 5 dell'estratto.

306

Se

la protezione ,

provarlo con gran

guenza dei
fatto

fatti

come Sergi s'industria di numero di fatti, una consepsichici, ci vorr un terzo fatto
spirito.

che abbia prodotto lo

Ma

questo terzo

non pu, evidentemente,

esser la protezio-

ne, perch questa vien dopo, e d'altra parte

non

pu

esser ne la Divinit ne la Provvidenza perch


fenomeni paalmeno a parole, le cause Ci non toglie che la sua teoria non sia
))

Sergi dichiara che le religioni son


tologici
finali.

e rigetta,

teleologica, per

quanto porti l'etichetta del po-

sitivismo.

Ecco, per esempio, un altro passo significativo

Ambiente fisico e ambiente animato son ambedue cause di male e di bene all'intera
di Sergi
:

((

esistenza animata; dunque, nel corso dell'evoluzione,


i

scere, svilupparsi e trasformarsi

mezzi di protezione hanno dovuto nasecondo le con-"


.

dizioni di vita e d'influenza esterna

Ci semfatti psi-

bra chiarissimo mentre contradditorio. Cos'

bene G cos' male?


chici:

fatti

meccanici o

Nel primo caso quel che per un essere animato sarebbe il male pi grande, la morte, non che una semplice trasformazione di materia e di moc'
terza ipotesi possibile.

non

una

mondo inorganico ci sono continuamente trasformazioni e nonostante ci nessun chimico e fisico ha mai parlato ne di beni n di mali. Si tratta di semplici cambiamenti
che diventano bene o male soltanto quando son
307

vimento. Ora nel

valutati, cio rispetto alla nostra intelligenza


li

che
por-

giudica secondo

l'utile
il

il

danno che
il

ci

tano. Se, al contrario,

male son fatti psichici non possono esser altro che il piacere e il dolore. Infatti Sergi afferma che la forma
((

bene e

fondcimentale della funzione protettiva

il
i

sen-

timento di piacere e di dolore


di protezione

Ma

se

mezzi

hanno dovuto nascere per


(dolore), si

far ces-

sare
sorto

il

male

afferma che

il

dolore

come conseguenza di se stesso e per far cessare s stesso. La parola protezione non ha
che due sensi possibili
lore) attuale
:

impedire un male (dolore) futuro.

far cessare

un male

(do-

si pu far cessare quel che non esiste. Dunque se il male deve cessare vuol dire che esiste e siccome il male dolore, chiaro che il dolore

Non

esiste.

D'altra parte, poich


i

si

tratta di far
il

nado-

scere la protezione, cio


(fatto psichico)

fatti pischici,

dolore
il

non ancor

nato.
il

Dunque

lore dee nascere per far cessare


tre

dolore; in al((

parole dee apparire perch gi apparso.

Se

ci

non

chiaro, dice Reglia, sarei curioso di


.

conoscere qualcosa di pi chiaro

Nel caso in cui protezione


tarli

significa evitare dei

mali lontani dobbiamo ammettere che per evi-

bisogna prevederli.

Ma

la previsione

uno

dei fatti pi intelligenti dell'intelligenza. Chi dun-

que ha previsto quei mali ? L'intelligenza d'un minerale ? O quella della prima ameba ? E' piuttosto improbabile. Allora bisogna ricorrere a una
308

intelligenza

anteriore e superiore airanimalit,

cio a qualcosa che ricorda terribilmente la divinit.

Ma

Sergi,

come abbiamo

visto, dice
n.

che

le
?

religioni

son

((

fenomeni patologici
difficile trovar

allora

Del resto sarebbe


il

qualcosa di

pi buffo di questa intelligenza che, per impedire

male
si

(dolore) crea per

che

trattava d'impedire. Sia


si

siamo lontani, come

appunto il dolore (male) Dio o la natura, vede, da quella famosa


queste critiche:

saggezza di cui s' tanto parlato.

il

Due negazioni vengon fuori di mondo non opera razionale


utile.

il

dolore

non

Tutte

le volte

tano, c' dolore; se


si

che c' del male, vicino o lonsi afferma che questo utile,

afferma che

il

male bene. Eppoi

il

dolore
?

realmente un bisogno,

come

alcuni sostengono

No, se per bisogni s'intendono quegli stati ai quali ci spingono le nostre tendenze e in cui trovano la loro soddisfazione perch gli uomini non cercano ma fuggono il dolore. Se invece s'intende
per bisogno la soddisfazione, allora non
cepisce comie
il

si

con-

bisogno, mosso dal dolore, pro-

duca
agire

l'azione, perch

non

c' nessuna ragione di

quando
la

Ma
bilir

son soddisfatti. a Reglia non importava soltanto, per


i

nostri bisogni

sta-

sua
dagli

tesi,

levar di

mezzo ogni forma


rivali

di
il

teleologia.

Egli aveva bisogno di sbarazzare


altri

campo

possibili

nel

rle

di

cause dell'azione ch'egli vuol assegnare al solo


309

dolore,

Reanche seguendo gli psicologi che le ammettono, si vede subito ch'esse son dei composti formati di fatti
glia sostiene che analizzando le emozioni,
affettivi

cio dairemozioni e dalla volont.

e rappresentativi. E' dunque illogico e

contrario a ogni regola di classificazione l'enumerare,

accanto agli elementi (sensazioni, immagini,

mescolanze che non aggiungono niente a* loro componenti. Sarebbe come se in chimica si dicesse: ossigeno, idrogeno e acqua. Bisogna dunque liberare le classificaidee, sentimenti) .delle zioni psicologiche

da

questi concetti equivoci che


cose" e

c'impediscono di veder chiaro nelle


il

hanno

che c' un gran numero di modi del sentimento, mentre non ce ne sono che due Piacere e Dolore. Quanto alla volont le sue critiche son molto simili Riguardo alla classe Volont egli
torto di farci credere
:

((

scrive

nessuno sa dire quale

sia

il

fatto

irri-

ducibile, in grazia di cui la classe viene affer-

mata. Quanto a me, nelle analisi degli autori,

non ho mai incontrato che


gato di
fatti intellettivi (pi

soliti

miscugli, e pi

precisamente non ne ho ricavato che o un aggre-

che

altro

immagini

di

movimento) con dolore, positivo o negativo, ovvero dolore solo,

come a
Il

proposito dei sentimenti

e delle emozioni riconosciuti dolorosi, e delle passioni e dei bisogni.

Bain, in particolare, giunge


il

tal

grado di confusione da chiamare volont


se questo fosse
310

movimento come

un

fatto psichi-

co.

Il

Wundt afferma una

((

attivit

che del resto


((

riconosce dipendente in gran parte dai


lo confesso di

motivi

non intendere una

attivit
si

di-

stinta dagli atti, cio

fenomeni, e questi

ridu-

cono a

quelli gi detti.

dimostrato, secondo m^, ne

Per conseguenza non si ricava realmente


altri

dall'osservazione, che esistano


chici elementari e semplici

fenomeni

psi-

ali 'infuori

delle sen-

sazioni

(fatti intellettivi)

nelle quali consiste ogni

nostra cognizione dell'Esteso, e del piacere e dolore,

che sono

fatti

irriducibili

alle

sensazioni,

bench sempre non fosse altro la

associati a qualche sensazione,

localizzazione

(I).

vede la classificazione a cui giunge il Reglia d'un 'estrema semplicit: rappresentazioni e sentimenti. E di queste due classi, secondo lui, la seconda assai pi importante di quel che
si

Come

non

siasi-

creduto

fin qui. Infatti, tra

due modi
il il

fondamentali del sentimento, piacere e dolore,

secondo quello che occupa e domina


del nostro psicologo.

pensiero

IV.

La

parte positiva dell'opera psicologica del Re-

glia consiste nella sua legge sul rapporto co-

(1)

Non

origine... p. 333-334.

811

stante fra dolore e azione. Questa legge stata


la radice e origine

prima

di tutte le critiche
egli intravista

ed

analisi di Reglia.

Avendo

questa

legge da s, senza suggerimenti di filosofi, cominci a leggere le opere degli psicologi e vedendo che questi la pensavano spesso in modo

opposto a quel ch'egli credeva la verit, cominci

a scrivere anche

lui.

La
//

(c

legge di Reglia

si

pu enunciare

cos

dolore l'antecedente costante ed immediato

dell'azione. Questa legge non cos completamente nuova come il Reglia credeva ne' primi tempi del suo apostolato psicologico: se ne trovan traccie ne' greci (specie in Epicuro) e si trova abbastanza esplicitamente, bench con diversa terminologia, in Locke (I), in Genovesi (2) e in

Verri
tali di

(3)

senza contare parecchi accenni inciden-

pensatori antichi e moderni.


ritrovato'

Ma

il

gran

merito di Reglia di aver

questa legge

indipendentemente da

tutti,

e nell'averla svilup-

pata, protetta, dimostrata e difesa con pi lar-

ghezza e vigore di

tutti

suoi precursori.

Lo schema della dimostrazione regaliana semplicissimo: Non vi sono altri fatti psichici irriducibili

che

le

rappresentazioni e

sentimenti

le

(1) (2) (3)

Essay on

human

understanding, (1690),

II,

XXI.

Diceosina (1767).
Discorso sull'indole del piacere e del dolore, (1773).

312

rappresentazioni

impotente: soltanto

non posson muovere, l'idea pura il sentimento pu far agire.

Quale forma di sentimento ? Il piacere no, perch quando si sta bene dove si e come si , non

mondo per agire. Non si agisce che per caimbiare lo stato attuale, e siccome gli stati che gli uomini fuggono, sempre, son gli stati
c' ragione al

dolorosi,

ne deriva che soltanto

il

sere l'antecedente costante ed

dolore pu esimmediato delle

umane. Gi un'antica e comune formola affermava che l'uomo agisce soltanto per raggiungere il piacere o per sfuggire il dolore. Non c'era che un passo da fare per ottenere una sintesi pi generale e Reglia l'ha fatto. Un animale, un uomo che cercano un piacere, non sono in uno stato di piacere, per la semplicissima ragione che nessuno va cercando uno stato in cui si trova. Dunque lo
azioni
stato di chi cerca

un piacere dev'essere doloroso,


o grado. Cos
infatti.

in qualsiasi

modo

Ognuno

ammette che non si cerca ci di cui non si abbia il desiderio. Ora tutti i psicologi ammettono il desiderio essere uno stato doloroso; il Bain lo chiama, fra l'altro, ((acuta sofferenza... Se dunque ogni azione, pi o meno volontaria o cosciente, ha per iscopo di fuggire un dolore o di cercare .* Dolore posiun piacere, fatti stanno cos tivo, 2. Movimenti (azione) per farlo cessare; . Dolore negativo (desiderio), 2. Movimenti per
i
:

farlo cessare.

allora

si

vede che

le

azioni tanto

313

nell'uno quanto nell'altro caso sono precedute da

uno
que

stato psichico, in cui

il

componente
il

fatto di

sensibilit
tutti

sempre

lo stesso, cio

dolore.

Dun-

quei movimenti, che possono comprenil

dersi sotto

nome

di azione,

hanno dal

lato psi-

chico degli intecedenti della classe Intelligenza,


ossia fatti intellettivi
bilissimi,

ma

o rappresentstzioni, variain quanto a sensibilit, hanno un


il

solo e costante antecedente,


Si

dolore

(I).

che si posson muovere a questa forse troppo semplice teoria. Si po-

vedon subito

le obiezioni

tr dire
il

che alcune volte


attuale

si

agisce per accrescere

piacere

ma
il

Reglia risponder che


di piacere gli

se

cerchiamo un grado superiore

che v' un desiderio e

desiderio doloroso e

in conclusione lo stato di

mancanza,
il

di bisogno,

che non cessato del


rinforza l'azione.

tutto,

quale prolunga o

Si potr dire che in alcuni altri casi si agisce semplicemente per far .coritinuare lo stato attuale ma Reglia sar pronto a replicare che questa azione tendente a conservare il bene che si pos-

siede comincia soltanto

more,

quando apparisce il tiquando si predoloroso. stato senta in un modo o in altro uno Si potr pure obiettare che il dolore sempre
il

pericolo di perderlo, cio

(1)

Non

origine... pp. 334-335.

314

accompagnato da
avrebbero lo stesso

fatti

intellettuali

(previsioni,

credenze, rappresentazioni) e che perci questi


diritto d'esser

cedenti costanti dell'azione

chiamati ante-

ma

Reglia dir

,che questi fatti intellettuali son


di

contenuto mentre

il

sempre diversi dolore omogeneo, e sem-

pre eguale a se stesso,


suoi

meno che
esterni.

ne' gradi e ne'

accompagnamenti

Per comprendere esattamente

la

generalizza-

zione regaliana bisogna pure avvertire ch'egli allarga moltissimo l'estensione dei concetti di cui
si

serve,

sfuggirle ci rientrano

dimodoch molti fatti che sembrerebbero comodamente. Ad esempio,

per dolore egli non intende soltanto le sue forme


acute e potenti

ma

anche quelle tenui e deboli,

come

il

desiderio, la noia, ecc.

cos pure per

azione egli intende anche le azioni puramente psichiche, e quelle che

una lievissima o brevissima manifestazione esteriore. In un uomo che pensa c' un dolore negativo che produce
soltanto
delle rappresentazioni. Per azione bisogna

hanno

anche
altri

intendere le azioni inibitorie, che consistono spes-

so in moti nascenti che


moti.
Si

si

oppongono ad
ci,

pu

ritenere,

malgrado

che

le classifica-

zioni di Reglia son troppo sempliciste e

che la
si

sua legge non cos rigida ed

esatta com'egli

immagina, o per meglio


valida soltanto nel

dire,

che

la

sua rigidit

mondo
315

del pensiero, grazie

a definizioni e premesse rigorosamente limitate e


legate.

Ma

non

si

pu disconoscere l'impoitanza e

la

fecondit. Essa ci offre, intanto, alcune vedute

per meglio intendere l'evoluzione. Se ogni azione


una reazione, l'evoluzione intera non che

una

cantinua reazione,

e,

in questo senso,
Il

un accori-

modamento senza

fine.

segno del progresso

sar dunque la diminuzione degli sforzi, e la

cerca dei movimenti pi adatti a far cessare o a

diminuire

le

sofferenze la
.

spiegazione supre-

ma

dei processi evolutivi

Tanto l'entusiasmo
eh' egli,

di Reglia per la

sua legge
s'

uomo

di

scienza e di precisione,

una generalizzazione cosmica che ricorda certe ipotesi cosmogoniche della egli filosofia presocratica si pu considerare
spinto fino ad arrischiare
:

scrive
gati

l'universo, con tutti i particolari aggreche presenta, come un effetto del malessere
ri-

provato dagli atomi nelle successive posizioni


spettive che

hanno prese
: !

(I).

Fa un

bel salto,

questo Reglia

dalla misura degli ossicini a

una
filosi

metafisica panpsichista

Volendo riassumere

in

una formula l'opera


attivit critica l'ha

sofica di questo sconosciuto e acuto pensatore

potrebbe dire che la sua

con-

(1)

Non

origine...

p. 337.

316

dotto al pessimismo per finire poi al panpsichismio.

Ma

Reglia non metafisico che per inci-

dente e digressione: egli resta, anche nelle esplorazioni pi sottili dell'anima,


analitico, preciso e rigoroso.
I

uno

spirito sobrio,

suoi scritti psicolo-

gci

sono
il

stati letti

e capiti da pochi,

ma

io

credo

nome non rester soltanto nella scienza naturale come scopritore di nuove specie preistoriche o come teorico dell'anomalia delle vertebre,
che
suo

ma

che sar

scritto

anche nella

storia della filo-

sofia

come

quello del primo dimostratore di


leggi dello spirito

una

fra le

poche

umano.

317

Snrico Bergson

Enrico Bergson, professore francese di cinquantatr anni,

membro

dell'Istituto, ,

dal 1910 in

poi,

il
:

pi celebre filosofo della terra. Celebre,


;

cio

ridicoleggiato e gonfiato dai troppo zelanti

maltrattato e demolito dai carabinieri della Ra-

gione

ascoltato con adorante seriet dalle doline


il

cerebrali che riempiono

Collegio di Francia;

tradotto e tradito nei pi diffusi dialetti latini,

germanici e slavi; lodato da moltissimi, invidiato

compreso da pochi. Da quando Nietzsche fu assorto con tutti gli onori universitari al funebre Walhalla ufficiale della storia della filosofa e da quando William James interruppe, morendo, la sua gradita predicazione prae assalito

da

molti,

ticista,

nessun
il

altro filosofo stato cos alla

moda
i

quanto

Bergson. Qualche puritano, anzi, vesignore

dendo

le solite
((

calze turchine

soliti

clienti degli

ultimi arrivi della stagione

))

sma-

niare e farneticare dietro l'autore di Materia e

Memoria ha concluso

volentieri,
318

con irrazionale

amonon pu valer nulla e che il Bergson passer, dopo il suo quarto d'ora d'infaprecipitazione, che la filosofia bergsoniana,
re degli imbecilli,

tuazione,
rini russi.

come
I

le seggiole secessioniste

balle-

rollandiani catoni, parziali del genio

disprezzato,

hanno

torto.

Se

la

moda non d ne
togliere.
I

prova
lettrici

la

grandezza neppure la pu

fa-

natici dei

tourbillons cartesiani e le forsennate

della Nouvelle Hloise

non hanno

affie-

volito

o distrutto

la gloria di

Descartes e di Rous-

seau.

Anche
i

Zaratustra ha avuto le sue gazze la-

dre e
s'

suoi pappagalli ripetitori e

non per questo

appannata la ferrea maschera di Nietzsche. I bergsoniani sono spesso ingenui, le bergsoniane son sempre buffe, ma Enrico Bergson un filosofo che bisogna leggere, che dobbiamo meditare e che non potr esser dimenticato.
I

suoi cortigiani
ritrova fra
i

se

li

piedi

ogni principe, voglia o no, dicono che dopo Kant


una rivoluzione

non

s'era visto nella filosofia

cos

profonda come

la sua. Altri, pi calorosi, affer-

mano che dopo


visto nascere
tro ancora,
il

Descartes la Francia non aveva


della sua forza
;

un metafisico

un

al-

Gillouin, scrive che depuis Platon,

nul

philosophe
si

assurment

n'avait

crit

cette
la rai-

langue

claire et si pure,

la vigueur

de

son s'orhe de toutes

les grces

de

la poesie .

La-

sciando da parte codesti riavvicinamenti gloriosi

che soltanto
sta di fatto

il futuro potr confermare o cassare che l'influenza del pensiero bergso-

319

niano stata grandissima in tutta Europa, specie negli ultimi dieci anni. Per mezzo di Le Roy il metodo dell'intuizione ha rinnovato la critica
delle scienze e l'apologetica cattolica; attraverso
il

Sorel e
;

il

Berth ha ispirato atteggiamenti poli-

con Tancrede de Visan giustifica e chiarisce il simbolismo ed altre scuole e tendenze letterarie recenti. Dopo Va Evoluzione Creatrice (1907) alcuni scieiiziati, specialmente tedeschi, sono
tici

e le idee bergsoniane hanno avuto echi nella patologia nervosa e nella applicazioni ed
stati scossi

biologia generale. L'Inghilterra stata conquisa


tutta in questi

due anni dai


i

libri,

dalle letture e

dagli articoli del gran seduttore francese; e in

Francia vediamo
calisti

preti

da una parte e
d' incanaleu-e

sindai

dall'altra

studiarsi

verso

loro mulini le

non chiare acque


fare a
in Italia.

della sua filosofia.

Non

si

pu

parlarne anche
corgersi di

meno di Non

parlarne. Bisogna
gi che

da noi

si

sia aspettata la vasta fortuna del


lui.

Bergson per acFin da quando usc il Saggio


(1889),
il

sui dati immediati della Esperienza

Tarozzi ne seppe intraveder l'importanza, e dopo parlarono pi largamente della filosofia bergso-

niana

il

Masci
il

(1899),
il

Emilio Morselli (1900),

il

Petrone (1900),
(1903) e

Sarlo (1901), Adolfo Levi Prezzolini (1904). Nel 1909 usciva tra-

De

dotta in italiano

V Introduzione
La

alla metafisica (1),

(1)

E. Gergson.

filosofia dell' intuizione.

Traduzione e

introduz. di G. Papini. Lanciano, R. Carabba, 1909.

320

che

si

pu riguardare come
si

la

chiave maestra del


molti
vera-

suo metodo, e
altre

stanno preparando traduzioni di


i

opere sue. Le quali, lasciando stare


si

saggi minori,

riducono poi a
:

tre sole,

mente fondamentali

il

Saggio sui dati immediati

della coscienza (1889) nel quale, in seguito

a una
li-

originalissima analisi della nostra vita interna,


si

d una nuova soluzione del problema del


il

bero arbitrio; Materia e memoria (1896),


difficile libro

pi

del Bergson, che rinnova l'eterna

questione dei rapporti tra spirito e corpi e infine


l'Evoluzione Creatrice (1907),
in cui egli applica
il

il

libro pi

famoso,

suo metodo alla ricerca delle

origini della vita, della materia e dell'intelligenza.

Ora, dicono, sta preparando una morale e gi nel

Riso (1909) aveva sbozzato, in poche pagine, una estetica, 11 sistema, dunque, se pur non ha l'ordine, l'architettura e la

mole simmetrica dei duorazionaliste, quasi

mi

teologici e delle

caserme

compiuto.

Ma
vista,

noi

non possiamo
la

far altro,

volendo dare
al

un'idea del Bergson a chi lo conosce soltanto di

che far capire

sua posizione rispetto

modo

classico di filosofare, e presentare, nel suo

principio essenziale, la direzione del suo metodo.


Infatti la
sofici

novit delle soluzioni de' problemi

filo-

proposte dal Bergson dipende sopratutto

dalla novit del suo metodo,.


filosofi, sia

Mentre

tutti gli altri


si

platonici che baconiani,


all'a

travaglia
21

vano attorno

enorme mister dell'universo


321

colla vecchia logica tradizionale, colla deduzione

e coli 'induzione,

ora prendendo a modello la


le scienze naturali, e ottene-

matematica ed ora vano faticosamente

resultati

poco

diversi fra loro

o rigidamente contradditori, lavorando sempre cogli stessi strumenti, il Bergson ebbe l'idea d

cambiare

(o di voler
il

cambiare

quasi lo stesso)

meccanismo della speculazione filosofica e perci ha potuto ottenere, pur dopo tanti secoli di non mai fermo pensiero, sol'orgeino, l'arnese,

luzioni originali di questioni antichissime.

Molti problemi, secondo


insolubili
sti.

il

Bergson, sembrano
stati

unicamente perch sono

mal po-

la

colpa di questa cattiva posizione dei pro-

blemi tutta dell'intelligenza la quale, formatasi per certi scopi e in un dato mondo, porta le sue
abitudini prime in

mondi

tutti diversi.

S' detto

che

il

Bergson un

anti-intellettualista,

come
Berg-

tanti filosofi dei nostri anni.

Non

vero.

Il

son riconosce la validit e

l'utilit della intelli-

genza e della ragione in quanto resteino al loro posto. Anzi concede all'intelligenza, nel piano inorganico e materiale, ci che neppur tutti i razionalisti le concedono, cio il raggiungimento della conoscenza assoluta. Ma sostiene che nel mondo non c' da spiegar soltanto il geometrico
e l'inorganico e che perci l'intelligenza non basta. L'intelligenza

ha

valore, e valore grandissi-

mo,

soltanto per conoscere e possedere


il

una parte
della

della realt. Per

resto, cio

per

il

mondo

322

vita e dello spirito, occorre altra cosa: l'intuizio-

ne, quella

sieme

il

famosa intuizione bergsoniana ch* inlabaro e il bersaglio del nuovo sistema.

Secondo il nostro filosofo l'intelligenza , fin dalla sua prima apparizione, una forza al servizio
della pratica,
dell'azione,
si

della vita corporale.

L'intelligenza

presenta, all'origine, sopratutto

come
ciali,
tri

la facolt di fabbricare degli oggetti artifi-

e in particolar

modo

strumenti per fare alvivere, ha bisognp, di nemico e d* impadro-

srtumenti.

L'uomo, per
gli

difendersi dall' ambiente


nirsi delle

cose che

son necessarie per conser-

varsi

la tecnologia la

prima forma

dell'attivit

mentale. Questo ufficio primo e maggiore dell'intelligenza


certi

le

caratteri,

ha impresso e le ha imposto

profondamente
certe abitudini.

Originariamente

scrive

il
:

Bergson

noi

non pensiamo che per agire la nostra intelligenza stata colata nelle forme dell'azione. La speculazione un lusso, mentre l'azione una necessit. Ora, per agire, noi cominciamo col proporci uno scopo; facciamo un piano, poi passiamo ai particolari del meccanismo che ce lo far realizzare. Quest'ultima operazione non possibile che se noi sappiamo su cosa si pu contare. Bisogna che abbiamo estratto dalla natura delle somiglianze che ci permettano d'anti-

cipare sull'avvenire e che abbiano


cato, coscientemente

dunque
si

applila leg-

o incoscientemente,

ge di casualit. D'altra parte pi


323

delinea nel

nostro spirito l'idea della causalit efficiente e

pi questa prende la forma di una causalit meccanica.

Quest'ultima relazione, a sua volta,

tanto pi matematica ch'essa esprime


cessit pi rigorosa,

una nee per questo non abbiamo

da
sta

fare che seguire la china del nostro spirito

per diventar matematici.

Ma,

d'altra parte, queil

matematica naturale non che


le

sostegno

incosciente della nostra abitudine cosciente d'in-

catenare

e .questa abitudine

medesime cause ai medesimi effetti medesima ha ordinarisunente


:

l'oggetto di guidare delle azioni ispirate

da

in-

tenzioni o, ci ch' lo stesso, di dirigere dei

mo-

vimenti combinati in vista dell'esecuzione di un

modello: noi nasciamo artigiani come nasciamo


geometri, e anzi non siamo geometri che perch

siamo artigiani. Cos l'intelligenzaz umana, in quanto formata per le esigenze dell'azione umana, un'intelligenza che procede nello stesso

tempo per intenzione e per calcolo, colla coordinazione dei mezzi a un fine e colla rappresentazione di meccanismi a forme sempre pi geometriche

(Evoluzione Creatrice, 47-48).


1*

L' intelligenza, dunque, fatta per

azione,

per forza finalista e geometrica. Essa ,per riusci-

deve tener conto del slido, dell'identico a se stesso, del misurabile e numerabile, dell'immore,

bile.

Quel che
si

c' nella realt di fluido, di vi-

vente, di mobile, di oscuro, le sfugge. L' intelli-

genza

trova a suo agio soltanto


324

quando opera

sulla
lati

materia bruta, considerandone soltanto


i

caratteri identici e costanti, e perci spezil

zettando

reale

perpetua novit

ch' ,un corso ininterrotto tante particelle


in
il

di

stabili

omogenee.

L'intelligenza

scontinuo e sopra
linguaggio che

ha bisogno del disuo modello s' formato il


une dalle
altre.

ci fa

supporre l'esistenza di cose


Fin-

ben
che

distinte e separate le

l'intelligenza lavora nel

mondo

della materia

da

lei stessa, in

un

certo senso, creato e in cui la

discontinuit, l'immobilit, e l'omogeneit sono

concepibili,

tutto

va bene.

Il

quando
triche e

l'intelligenza, colle sue abitudini

male incomincia geome-

meccaniche, vuol penetrare nel


le

mondo
bene
con-

vivente e spirituale e trattarlo cogli stesai proce-

dimenti e sistemi che


nel

hanno
il

servito cos

mondo

inorganico e materiale.

Da

questa
le

pretesa derivano, secondo

Bergson, tutte

fusioni, le difficolt e le contraddizioni dei pro-

blemi

filosofici.

Egli fa indietreggiare la distinil

zione classica fra

sensibile e l'intelligibile fino


il

a quella fra
incolmabile.

l'inerte e

vivente. Fra l'inorga-

nico e l'organico l'abisso incommensurabile e


Il

primo

la sfera dell'identit e

dell'immobilit; l'altro la sfera della diversit e


del moto.

due mondi cos opposti debbono corrispondere due opposti mezzi di conoquesti

scenza.

Uno

solo, l'intelligenza, allevata nel pri-

mo

e adattata soltanto adesso,

non

basta. L* in-

telligenza ha bens tentato di rappresentare se


325

stessa sul
tanti

modello del

mondo

fisico

e di creare

concetti distinti che formino insieme

molteplicit chiara e discontinua, simile al

do dei
tafisica

una monsolidi, ma le sconfitte secolari della mefatta a forza di ragion pura hanno oramai

dimostrato la nativa infecondit di quel metodo. Fra intelligenza e materia se l'intendono: son
nate e cresciute insieme.

Anche su
il

questo punto,

sul rapporto fra spirito e cose,

Bergson rinnova

completcmente

le

vedute tradizioncJi. Secondo


e le cose godono di un'ari

gli empiristi, lo spirito

monia

prestabilita, per
spirito.

kantiani le cose
il

si

adatl'in-

tano allo

Secondo
si

Bergson, invece,

telligenza e la materia

sono adattate progressi-

vamente l'una all'altra per mermarsi a una forma comune, sicch si pu dire che lo spipto fa le cose, in quanto le rappresenta e le modifica a suo modo, e che le cose fanno lo spirito, in quanto lo plasmano, sotto la forma d'intelligenza geometrica e discorsiva, a loro immagine
e somiglianza.

ha il suo proBergson chiama, prendendo una parola gi troppo deflorata, inanche


il

Ma

mondo

della vita
il

prio tipo di conoscenza che

tuizione, a Si

chiama

intuizione, definisce

il

Berg-

son, quella specie di simpatia intellettuale per la

quale

ci

si

trasforma nell'interno di un oggetto


Cio,

per coincidere con quel che esso ha di unico


e perci d'inesprimibile.

mentre colla

intelligenza ordinaria, noi consideriamo le cose


326

come

dal di fuori, e giriamo attorno


i

ad esse per
stessi,

descriverle, e considericimo
intuizione, invece,

loro rapporti, colla

cerchiamo d'inserire noi cerchiamo

corpo ed anima, nella corrente di cui fa parte la


cosa che vogliamo conoscere
:

di

im-

medesimarci, di simpatizzare con essa, di


nelle sue parti, di esser tutt'uno

strin-

gerla nella sua immediatezza tutta insieme e

non

con

lei,

di vi-

vere della sua vita e non di guardarla vivere.

questo

modo raggiungeremo

quel senso del per-

petuamente mobile, del perpetucunente diverso ch' proprio del vivente e possederemo l'assoluto

come
il
i

l'intelligenza lo possiede nel

mondo

dell'inerte.

Anche
il

il

Bergson,
il

come

positivisti,

vuole

dato,

fatto,
il i

reale; anch'egli cerca,

come

metafsici,

ma

ritiene contro

fondo delle cose, l'assoluto, primi che nel fatto stesso,

saputo penetrare, c' l'assoluto e non il relativo e afferma contro i secondi che l'assoluto non

da cercare nei concetti


dialettiche,

astratti

e nelle formule

bens nella possessione profonda e

diretta della realt pi quotidiana. Egli inizia cos

qualcosa che
positiva
))

si

potrebbe chiamare la
il

metafsica

se tanto

sostintivo
agli

che l'aggettivo

non suonassero male


sofistici.
Il

orecchi dei maderni

tentativo del

Bergson

consiste,

insomma,
il

nello sforzo fatto per risalire le inclinazioni millenarie dell' intelligenza e per ritrovare

fresco

succhio e

il

vivo corpo della realt fluida e in327

numerevole sotto

le

buccie

fossili

e le coperte di

piombo

delle formule, del linguaggio, delle abiIl

tudini mentali, degli astrattumi della ragione.

movimento bergsoniano un movimento di liberazione, una riforma che non distrugge; una rivoluzione eh* anche un ritorno. Come Lutero
voleva tornare dalla lettera e dalla corruzoine della chiesa cinquecentesca allo spirito e alla purit del

Vangelo; come Rousseau voleva

tornire

dalla schiavit e dalla complicazione della civilt


alla libert e semplicit della vita primitiva, cos
il

Bergson, nel

mondo

del pensiero, vuol tornare

dalle superstrutture praticiste e

matematiche della
a
tutte le de-

conoscenza razionalista
nezza
formazioni

alla

spontaneit e pie-

dell' istinto vitale, anteriore


utili

ma

impoveritrici imposte dalla

necessit della vita.

Perci

egli,

per far capir

meglio cosa intenda per intuizione, l'ha riaccostata

a quel meraviglioso

istinto degli animali,

il

quale sa senza calcolare, conosce senza sperimentare, ed una specie d'intelligenza in azione,
fattiva e la
vita.

non

discorsiva, che

accompagna e guida
il

L' intuizione filosofica a cui aspira


l'istinto

Bergson non
che
all'

ma

pi vicina a questo

intelligenza dei geometri.

Ora

il

proble-

ma

vitale del

bergsonianismo questo: se ima


senza intrusione delle
e, nel

tale intuizione possibile,

antecedenti forme intellettuali


possibile, se

caso che sia

pu essere espressa
328

col nostro lin-

guaggio e se pu dare una spiegazione e non un


semplice senso del mondo.
I

critici

rispondono gagliardamente di no e
filosofi, oscurit,

rie-

scono a trovare, come sempre possibile nelle


opere dei
fusioni.
tenti,

contraddizioni e con-

Bergson ha dato prove paspecie neiri;o/uzfone Creatrice, che la


intanto
il

Ma

intuizione,
bile e

almeno

in lui,

possibile, esprimi-

feconda e l'importanza dei molti problemi


o rinnovati resta intatta e ben al

da

lui sollevati

disopra delle dispettose freddure e pedanterie di


coloro che son pi amici dell'intelletto che della
verit.

329

QJDalt

QDhitman

^'^

I.

man come
per

Confesso che non posso parlare di Waft Whitparlerei di qualunque altro. L'anima

e la poesia del gran vecchio di Manhattan sono

me

perte pi importanti della


la scoperta della poesia.

teneramente congiunte con una delle scomia prima adolescenza


:

Mio padre aveva,


dove

fra

suoi

libri,

due volu-

metti della Biblioteca Universale a cinque soldi,


il Gamberale pubblic per la prima volta una parte della sua traduzione di Whitman ed io lessi e rilessi i due economici libretti con quell'entusiasmo di cui non siamo pili capaci dopo i vent'anni. Non avevo allora, bench non fossi

(1)

Foglie di Erba.

Versione di L. Gamberale, Palermo,

R. Sandron. 1908.

330

della

un bourgeois gentilhomme una idea ben chiara differenza che c' fra versi e prosa e
,

non mi curai
pire spesso

di

sapere per quali ragioni quei

canti eran composti di versi cos lunghi

da riem-

due o

tre righe.

Li leggevo, o meglio

respiravo la poesia marina, civile e universale


del poeta, senza pensare ai pallidi laureati che

contano

le

sillabe

alle

anime commosse come


le

conterebbero, se potessero,
in eimore.

note al rosignolo

E debbo
latino,

confessare, che io, toscano, italiano,


sentito cosa volesse dir poesia at-

non ho
del

traverso Virgilio o
virt

Dante

e tanto

meno

per

casuista

Petrarca

dell' intarsiatore

Torquato Tasso, poeti


rati

che poeti

di lusso e perci pi lette-

ma

bens attraverso le puerili

enumerazioni e
oggi,

le

lunghe invocazioni appassio-

nate del buon falciatore di Foglie d'erba.

Anche
ed
((

dopo
i
((

tanti anni,

non so

rileggere fredda-

mente
vi

sussurri di

morte

celestiale

Ei
)).

era un

fanciullo che uscia fuori ogni giorno

Pi tardi ho letto le Leaves oj Grass in inglese; ho conosciuto la vita e l'aspetto di Whitman in grossi libri americani, ho studiato le questioni
metriche che
si

possono fare a proposito della

sua poesia nel libriccino dell'Jannaccone,

ma non

ho mai potuto dimenticare quelle ore della mia fanciullezza.

di grazia

Non

dico tutto questo per fare


fuori di

tempo e

luogo uno
331

prima del

squarcio di auto-

biografia spirituale,

ma

soltanto per spiegare per-

ch non saprei scrivere intorno a Walt Whitman

come

se fosse

uno dei

tanti poeti stranieri riser-

vati all'importazione dei professori di magisteri

femminili, e per far capire che posso parlarne


soltanto
di

come un

fratello

amoroso pu parlare

amato, intendendo, naturalmente, che si tratta di un fratello giovine e minore che parla del fratello morto e maggiore.
fratello
altri

un

Quanto sarei felice se una parte della mia

potessi

comunicare

agli

solida Eiffezione, se po-

presentare a tutti quelli che mi leggono l'immagine viva e fedele dell'anima fanciullesca ed
tessi

enorme, ubriaca di gioia e grave di malinconia, del poeta che amo Ma non vorrei occuparmi della sua vita mortale. Cosa importa sapere in qual tempo egli stato stampatore, giornalista, falegname, infer!

miere, impiegato governativo o patriarca della

democrazia? So che nato in America nel 1819 e ch' morto in America nel 1892, senza aver mai lasciato il suo paese. So che egli stato nella vita ci che appare nei canti un uomo completo, semplice, leale, amante della natura e degli uo:

mini, pieno di speranza, donatore di gioia.

Uno
ir-

che

lo vide vivo, l'Howels, scriveva: ((L'occhio

e la voce di lui dimostravano


resistibile

una franca ed
egli

offerta di

amicizia:

porgeva la

mano

in maniera,

sempre.

che stava a noi il ritenerla per un altro, che lo vide cadavere il


332

giorno dopo la morte

((

par la faccia di un vec.

chio ed affettuoso fanciullo

Di
io

tale

onesto ac-

godo sempre quando lo incontro, e preferisco i poeti che hanno cantato il dolore e hanno veramente sofferto a quelli che hanno verseggiato tutti i sentimenti possibili restando sempre con Tanimo tranquillo in una poltrona sicura. Ma quello che rri 'importa di pi in un uomo ci ch'egli ha .saputo estrarre dalla sua vita e non la sua vita intera e i biografi minuziosi mi son sembrati sempre somiglianti a colui che per gustare un vino generoso andasse a ricercare Conoscere la i raspi e le buccia da cui fu tolto. vita esterna dei grandi spiriti pu soddisfare la amateurs d'ames o dei raccocuriosit degli glitori di aneddoti e pu servire anche quale eccordo fra
la

vita e

la poesia

((

citante morale, per chi vuol cominciare qualcosa


di grande,

ma

cosa del tutto indipendente dal

valore e anche dal significato dell'opera che ci

viene presentata.

La

biografa esterna molto pi fuor di posto a

egli , nello stesso

Walt Whitman che d'altri. Infatti tempo, un poeta universale, un poeta del tutto e non delle parti, un poeta del mndo e non dell'America soltanto e d' altra parte un poeta personale, individuale, intimo che ha potuto dir con ragione: ((Camerata, questo non un libro. Chi tocca esso, tocca un uoproposito di

mo

(494).

333

Nei suoi canti, dunque, possiamo trovare

tutta

l'anima del poeta, tutto quello che egli volle dire, insegnare e lasciare ai suoi amanti, ai suoi camerati, agli uomini tutti, e le cento e cento
Foglie d'Erba son la parte veramente immortale
della sua anima.

Ma non vorrei neppure, a proposito di Walt Whitman, far critica letteraria, come usano coloro che non avendo niente da dire di proprio
studiano in quali maniere dicano
loro.
gli altri le

cose

Eppure, a proposito di Whitman,


si

ci

sono

eleganti questioni di giurisprudenza metrica

da
co-

porre e da risolvere e

potrebbe vedere se la
affatto

poesia di

me
lo

Whitman non dissero Whitman stesso

metrica

dopo

di lui Noel,

Stedman, il Gamberale e molti altri, oppure se v' una cadenza dattilica'come credeva il Macaulay, o una specie di rima consonantica qome vorrebbe il Triggs, o addirittura un'armonia ritmica latente, una rima psichica e dei periodi
strofici

come

sostiene

il

nostro Jannacone. Si po-

fatto O* Connor e Nencioni, a quali moti naturali assomiglia di pi il canto Whitmaniano, se al vento delle foreste o

trebbe ricercare,

come hanno

alle

onde oceaniche, e

si

potrebbe indagare quale

sia stata l'influenza delle teorie di

Whitman

sui

rapporti tra poesia e prosa e sul

movimento

fran-

E si potrebbe anche, volendo perder tempo, considerare la sua figura


cese dei verslibristes
.

rettorica maitresse, cio l'enumerazione, e con334

frontarla con la perifrasi cara ad Omero, con la metonimia cara a Dante, l'antitesi cara a Victor Hugo e la metafora cara a D'Annunzio. Ma tutte queste belle cose non interessano noi che cerchiamo nel mondo e negli uomini l'attivit spirituale

e nello spirito le idee.

Walt Whitman ha scritto alcuni canti che sono come poesia pura, come musica, come immagine, come scelta di parole, ma non ,
meravigliosi

fortunatamente,
la

il

poeta che scrive per divertire


gli editori.

gente o per contentare

Walt Whitman ha qualche cosa da


((

dire agli

uomini e vuole che gli uomini l'ascoltino, e perch lo sentano meglio, egli canta, a gola aperta,
i

suoi canti gagliardi e melodiosi


Il

nostro dovere

il

dovere di chi lo

ama

di estrarre
il

da

questi canti cantati a gola aperta

pensiero del poeta, ci ch'egli raccomand con

amore a
figli

a noi

se stesso, ai suoi buoni Ccimerati, ai suoi


tutti.

II.

suoi canti

Perch Walt Whitman s' messo a scrivere i ? Forse perch era un letterato fin dalla

? Per acquistar gloria ? Perch non era capace Id'altro ? Ma neppur per sogno Walt Whitman, prima d'esser poeta, era un uomo, un

nascita

335

lavoratore, figliolo di falegname e capace di squa-

drare

alberi

fabbricar

tavole.

Non

era

uno

di quei nostri musaicisti di aggettivi

che hanno
Chiede-

per orizzonte
il

il

loro calamaio e per unico scopo


((

favore dei giornalisti e delle signore.


tu

sti

da

me

rime armoniose

Cercasti le pacifi-

che e languide rime cittadinesche?... Che cosa


,

per un tale

come
le

Lascia perci
no, perch io

sei tu, un poeta come son io ? mie opere, e va a cullarti con

ci che puoi capire, e

con

miti accordi del pia-

non

cullo alcuno e tu
si

non

potrai in-

tendere

me

(317-18). Cos egli

rivolge a

un
le

pacifico cittadino. Egli

non vien dunque


la

col suo

volume per
Il

divertire

gente,

per molcere

orecchie dei delicati e degli studiosi di metrica.

suo ideale non

la classica

arpa

eolia,
((

ma

piuttosto la rauca locomotiva col suo


.

folle riso

fischiato, echeggiante,

e destatore di
si

rombante come terremoto ogni cosa (464). Perci egli non

spaventa delle accuse dei professori di poesia


si

consola contemplando l'orrore di un canon


((

del Colorado.

Sono

incolpati
?

miei canti di
di
?

aver dimenticato l'arte

Di aver dimenticato

fondere in se

le

regole precise e la delicatezza

le

misurate battute del


rilimato,

lirico e la grazia del

tempo limato e
polito
(477).

e le colonne e l'arco
!

Che m'importa sembra

dire

Walt

Whitman. Tutto questo letteratura ed io fo risonare il mio barbarico strillo su per i tetti del mondo (87). Egli non canta per cantare ma per
33$

svegliare, educare, incitare gli uomini. Io

sono

colui che,

insultando,

spingo uomini, donne e

nazioni e grido: Balzate dai vostri seggi e lottate Io sono educatore di per la vostra vita (336).
!

((

atleti.

Chi, per ogera mia, allarga

un pi ampio

petto del
(83).

mio testimonia

l'estensione del

mio

per forza, volendo essere educatore, dev'essere rude e senza complimenti. Non un daio

merino dolce, affettuoso


rivato.

sono: barbuto, ab-

bronzato, dal collo bruno, spiacente io sono ar-

per
no,

ha da lottare con me, mentre passo, premi dell'universo (23). Egli dunque, pi che poeta nel senso modersi
i

solidi

un vates nel senso antico: un profeta. Egli non il cantore di certe determinate cose o di
alcuni sentimenti
:

il

poeta dell'universale,

il

poeta del tutto e dell'insieme.

Vi sono poeti che cantano solo V amore per la donna .altri solo l'amore per la natura, altri solo l'eimore per la patria o per gli uomini o per s
stessi

ed

egli

canta tutte queste cose insieme ed


((

altre ancora. alle parti,

Non
far

ma

scono all'insieme,

poemi che si riferiscono poemi e canti che si riferie non canter riferendomi a
far

un

solo,

ma

riferendomi

tutti

(20-21).

Tutto deve avere referenza all'insieme del monalla

do e
egli

compatta verit del

mondo

(381).

Ed

racconta che la

musa

gli disse:

Vieni, can-

tami un canto che nessun poeta cant ancora,

cantami l'Universale

(227).

Altrimenti

come po22

337

trebber

tutti gli

uomini ascoltare

suoi canti

">

A prima vista, invece,


il

pi personalista dei

Walt Whitman. sembra poeti o, per lo meno, il

pi sincero degli egotisti.

Non

forse egli

il

su-

perbo autore del canto del proprio Io ? Fin da Ma io canto una semplice principio proclama e separata persona (1). ((Io celebro me stesso
:

((

e canto

me

stesso

))

(27).

pi volte torna nei

suoi canti la sua propria persona e

non

sotto

il

nome

astratto e indeterminato di Io,


i

faccia e

panni di Walt Whitman.


il

con la Walt Whit-

ma

man, un cosmos,
nera

figlio

lento, carneo, sensuale,


(50).

di Manhatta, turboche mangia, beve e ge.

((Guarda questa faccia abbronzata,

questi grigi occhi, questa barba, la intensa chio

ma
((

fluente sul

mio

collo, le

mie mani brune e


))

il

mio portamento
Divino
io

silenzioso e senza grazia


fuori,

(120).

sono dentro e

e santifico qua-

lunque cosa ch'io tocchi o che mi tocchi... mio capo vai pi che le chiese, le bibbie e
i

il

tutti

credi (51).

Ma
so
di

chi prendesse questa adorazione di se stes-

come una prova decisiva dell'individualismo Whitman si sbaglierebbe. Egli adora il se peril

ch adora

tutto e

vede

il

tutto riflesso in se e

sente se stesso intimamente confuso col tutto.

Noi Rivolgendosi a un amico ignoto egli dice diventiamo piante, tronchi, fogliame, radici, cor:

((

teccia.

Noi siamo

collocati

strati sul terreno,

noi siamo roccie. Noi siamo querce, noi crescia338

mo

fianco a fianco, nei siti aperti... e Tenumerazione seguita e seguita per suggerire effica-

cemente questo senso


versale,

di

medesimezza con

tutte

le cose. Egli sente se stesso

come l'anima unidi

come

il

respiro di tutto e, per usare

chiara assurdit,
teista

come

il

Dio

una un mondo pan ...io

potrebbe sentire se stesso:

respiro,

io vita, sorpasso la luce, pi

luminoso della luce


il

sorpasso le fiamme dell'inferno saltando gioiosa-

mente, facilmente sopra l'inferno. Sorpasso


Paradiso, che profumato solo del

mio proprio

profumo,

includo ogni vita della terra, toccan-

do e contenendo Dio, contenendo il Salvatore e Satana. Io l'eterna forza che tutto pervade, perch cosa sarebbe, senza di me, il tutto ? che cosa sarebbe Dio ? Io l'essenza delle forme, io la vita delle reali identit, io il permanente, il positivo, (massime dell'invisibile). Io la vita del gran mondo rotondo, del sole, degli astri e dell'uomo, io
(438). In questo senso Walt pu chiamare anche un mistico, ma un mistico di genere ben diverso dai soliti, perch non sente perder s stesso in Dio, ma aspira quasi ad esser s stesso qualcosa di cos smisurato da accogliere dentro la sua anima Dio stesso. Altre volte desidera di esser proprio un Dio Non vi ha Dio pi divino ( 80) e dice agli altri di te stesso (381) o si compiace di essere questo incredibile Dio che io sono (485) ma in un canto dei Sussurri di morte celestiale egli si

l'anima universale

Whitman

si

((

339

annunzia apertamente come Consolatore assai benigno,


((

il

io,

Dio pi potente il promesso, mi


:

avanzo con la mano gentilmente distesa; il pivi possente Dio io sono. Io, il predetto dai profeti
e dai poeti nelle loro profezie e nei loro pi ispirati

poemi... Ogni dolore, ogni sofferenza, ogni


li

travaglio io

assimilo e

li

assorbo in

me

(437).

Ed
cose,
il

egli

non

racchiude in se stesso sol tutte le


tutti
il
i

ma

bens anche

tempi
si

Io so che

passato fu grande e che


tutti

futuro sar grande e

so che

e due curiosamente

congiimgono

nel presente...

E E

che dove sono


il

io

sei tu in
tutti

questo giorno, quivi


di tutte le razze.
tutto quello

centro dei giqrni


il

quivi per noi

significato di

che avvenne
(241).

ai giorni

e alle razze,

avverr
e
le
tutti
i

mai
tempi,

E non

solo tutte le cose

ma

anche
fatto

tutti gli

uomini, di tutte

condizioni e di tutte le et. Nel Canto del pro-

prio io,

dopo aver

una
egli

delle sue infinite

enumerazioni di uomini,

afferma: ((E

tutti

costoro tendono verso me, ed io tendo verso

essi.

cos

come

l'essere di costoro, pi o

meno

il

l'essere mio.

di essi e di tutti,
))

io intesso

canto del proprio Io


tica di questo

(42).

L'espressione pi poetutti

sentimento d'identit con


:

e
vi

tutto

il

famoso canto che incomincia


gli
si

Ei

era

un

fanciullo che uscia fuori ogni giorno.

non prima

venia visto un oggetto, che in queltrimutava.


lui

l'oggetto ei

quell'oggetto diven-

tava una parte di

per quel giorno, o per una


340

parte di quel giorno o per anni molti, o per lunghi


cicli di

anni...

Tutto questo diventava parte

del fanciullo, che ogni giorno usciva fuori, che

anche ora esce


giorno
Il

fuori, e

che uscir sempre ogni

(360-362).

personalismo di Walt
veste,

Whitman

dunque

una buccia del suo amore cosmico per Egli aspira, come tutte le anime grandi, -all'intero ed all'infinito, ma non vuol
una
tutte le cose.

giungervi attraverso le parole generali e astratte.

Come il suo misticismo un ampliamento enorme del suo egoismo, cos il suo amore dell'universale
si

manifesta

come amore

di tutto

il

parti-

colare preso parte a parte. Egli vuol giungere all'

infinito

a forza di accumulare cose

finite,

e per

quanto pazzo

sia questo sforzo e letterariamente

pericoloso, perch obbliga a interminabili enu-

merazioni, pure

si

deve riconoscere che

il

richia-

mo

continuo alle cose particolari, e alla mag-

gior quantit possibile di cose particolari, sug-

gerisce l'ampiezza e l'universalit pi delle frasi


astratte di cui
sofi
si

compiacciono molte volte

filo-

contemplativi.
cos traboccante

Tanto e

l'universo, ch'egli

non

si

il suo amore per sfogherebbe abbastanza

se fosse obbligato a fare delle dichiarazioni di

amore

soltanto alle cose in generale, al tutto, al-

l'infinito,

scuna cosa
zione,
il

a Dio; Egli ha bisogno di dire a ciala sua ammirazione' e la sua affesuo compiacimento e la sua meraviglia.
341

Dinanzi

al

mohdo Walt Whitman


?

un ottimista.
tec-

Ma

cosa dico ottimista

Codesta parola
lui.

nica e fredda, e perci non adatta a


piuttosto

Dire

del tutto

brutto e
brutto e

un amante appassionato, un adoratore e non cos cieco da non vedere il il male, ma cos grande da amare il

il

male.
il

Egli , per istinto e per progetto,


tore di ogni cosa
:

celebra-

Di qui innanzi io andr celebrando ogni cosa che io vegga e che io mi sia.

non rinnegare alcuna Tutto magnifico per la sua magnifica anima. Magnificente ogni cosa Magnificente quello che nominiamo spazio sfera di
io vo' cantare e ridere, e

eoa

(468).

innumeri

mozione
i

magnificente mistero della anche dei pi mi magnificente facolt del parnuscoli lare e sensi del corpo; magnificente montante luce magnificente pallido
spiriti;
il

in tutti gli esseri


;

insetti

la

la tra-

il

riflet-

tersi

nuova luna nel cielo occidentale; magnificente qualunque cosa io vegga o oda
della
(485).
((

o tocchi. La bont in ogni cosa


bello per

Tutto

me,

tutto meraviglioso (89).

E dopo
il

aver letto Hegel, egli pensa:

Di

pensiero in

pensiero, fantasticando sull'universo, vidi che

poco che Bene, sicuro affrettarsi verso l'immortalit. E l'immenso tutto che chiamato Male vidi che si affretta a sommergersi, a perdersi, a
morire

(272).
:

L'universo intero
il

ci

addita ch'esso

buono

il

passato e

presente

ci

additano che

342

buono.

Come

belli e perfetti

sono

gli

animali!

Come perfetta la terra ed ogni pi piccola cosa che sopra essa Ci cne vien chiamato buono e perfetto, e ci che vien chiamato cattivo egual!

mente
tro
il

perfetto

(432). a In

questa nostra ampia

terra, fra le

ruvidezze infinite e fra la

core del suo core, chiuso e sicuro


si

melma, enil seme

della perfezione

annida

(227).

((....Nell'uni-

verso io non vedo alcuna imperfezione, e non vedo una sola causa, un solo effetto deplorevole
dell'universo (487). Per lui
((

Tutte

le

cose del-

l'universo sono miracoli, ciascuna cos profonda-

mente come ogni


fanciullo di genio
coli.
i
((

altra

(20).

La sua anima
altro

di

non conosce

che mirail

Un

continuo miracolo per

pesci che vi nuotano e gli scogli


delle

mento

acque e
:

e
le

me

mare e
il

le

navi e

gli

moviuomini che
pi piccole
filo

sono su esse

quali miracoli pi straordinari di


?
))

queste cose vi sono

(383).
((

Anche

cose sono miracolose

Credo che un

d'erba

valga non
astri...,

meno

del

giornaliero

viaggio degli
sufficiente
((

e che un topo sia

un miracolo

(57).

a sfidare sestilioni d'increduli


nascere
ralo

Perfino

dal putridume e dai cadaveri la terra riesce a far


le
!

cose belle

mira questo composto. Mi-

di

bene Forse ogni briciola sua stata parte un corpo malato eppure miralo l'erba primaverile ricopre le praterie. Le fave scoppiano

in silenzio dalle zolle nel

giardino.

Il

delicato

gambo

della cipolla spunta...


343

(364).

((Ora io

sono

atterrito

a guardare la terra, essa che cos

calma e paziente.
corruzioni.

produce

dolci cose

da

tali

gira sul suo asse, innocente e pura,

con una
zione.

tale sequela infinita di corpi in putrefadistilla questi venti cos squisiti


!

da

cos

infetto fetore

rinnova, colla sua aria noncu-

rante, le sue

E d
tare

agli

annue messi abbondanti e sontuose. uomini tali materiali divini, per accetrimasugli (364).

da

essi, alla fine, siffatti

Per questo l'anima di Walt Whitman quasi

sempre gioiosa e
sporta quasi in

in certi

momenti

il

piacere fisico
la tra-

e spirituale dello spettacolo del

mondo

un furore dionisiaco. Si legga, ad esempio, il Canto dei tripudi (173-180) dove" bagnarsi in una vatutte le gioie, da quella di profetiche gioie del mefino alle sca da nuoto
(( )) ((

glio ,

Ma

son ricordate e invocate. la gioia pi grande, per Walt Whitman,


'

quella di essere

amato

e non solo spiritual-

mente, donne,
((

anche dagli uomini. Io conosco, egli uomini nati sono anche fratelli miei, e che le donne sono mie sorelle ed amanti, e che il sostegno della creazione amodice,

ma ma

anche fisicamente, e
tutti gli

non

solo dalle

che

re

(31).

Dopo

aver studiato

tutti

filosofi

profeti, egli scopre

che
((

il

fondamento

di tutta la

metafisica l'amore.

Il

dolce amore dell'uomo

per

suo camerata, l'attrazione dell'amico verso l'amico. L'amore dei coniugi maritati bene, dei
il

figli

e dei genitori. Della citt verso ogni altra


344

citt
(117).

e della nazione verso ogni altra nazione

pensa a tutti gli uomini sparsi nei pi lontani paesi e che egli amerebbe E sembrami che, se conoscessi questi uomini, io mi
egli
:

Ed

((

stringerei

ad

^ssi

come

io fo

con

figli

del

mio

paese, e io so bene che noi diventeremmo

fratelli

ed amanti. Lo so bene che sarei felice con loro


(122.

Ma

il

canto di

Wal Whitman non


egli

sarebbe ve-

ramente universale se
lezza e la bont del

vedesse soltanto la bel-

mondo.
dott.

Ho

detto di gi,

mi

pare, che

il

suo ottimismo non assomiglia preciPangloss.


Egli

samente a quello del


ignora
il

non

male,

ma

lo supera. Certe volte, anzi,

non

riesce a sorpassarlo

con piena serenit; un


le

pensiero improvviso lo assale, e allora

sue pa-

role sono piene di gravi tristezze, umide di lacrime, echeggianti di tamburi funebri e di campane. Io non piagnucolo proclama egli fieramente nel Canto del proprio Io su quello su cui tutto
<(

il

mondo

piagnucola, che

mesi sono anni e


grufolata.
Il

il

terreno null'altro che

melma

gemere

e l'inchinarsi
lidi,

si

convengono
il

alla forza degli inva-

ma

io porto

cappello,

come mi

piace, in

casa e fuori
nulla
greti,

(45).

((Quindi innanzi io non piaaltri,

gnucolo pi, non pi mi pospongo ad

di

ho bisogno. La
colle librerie,

fo finita

con

piagnistei se-

forte e contento,

aperte

(141).

con i criticismi queruli. E, prendo a viaggiare per le vie Ma vengono anche per lui i giorni
345

della tristezza.

((

Seggo e guardo su

tutti

dolori

del

mondo

e sopra tutte le oppressioni e vergogne

del mondo... tutto questo, tutta questa bassezza

ed agonia senza fine, io, sedendo, guardo, veggo, odo e resto muto (270-271). E quando contempla
le

facce dei dormienti

non vede
((

solo quelle dei

felici

ma

scorge pure

le

naufragate fisionomie

degli annoiati, le pallide fattezze dei cadaveri, le

facce livide degli ubriaconi, le facce malaticce e


grige degli onanisti,
pi di battaglia,
il
i

corpi degli operati sui


le

cam

pazzo entro

stanze dalle salde

porte e
(417).

moribondi che emergono dalle porte


alla

In
terra

mezzo

tempesta

gli

sefnbra che sulla

piovano lagrime.

Oh

allora quale irref re!

nato oceano di lagrime, di lagrime, di lagrime


(257).

tal'altra assalito dal

((

terribile

dubbio
tutto,
fi-

delle apparenze, dell'incertezza, che,

dopo

noi possiamo essere delusi, che ogni probabile

ducia nostra di oltre tomba non sia che solo una


bella

favola
:

(115).

E domanda

malinconicate un'ora,

mente

((

E* mai venuta sopra di


codeste bolle di

un
?

improvviso bagliore a precipitarsi, che ha sgonfiate tutte

E codeste pungenti brame


Il

mode

e di ricchezze

libri, politiche, arte,


? (274).

Eimore, per sussurrartene la nullit

pensiero della morte, specialmente negli ul-

timi anni, lo piega a riflessioni pi amare. Pen-

sare che noi ci affanniamo tanto a edificare le nostre case. Pensare che
altri si

affanneranno pro-

346

prio

C9me

noi,

che noi saremo abbastanza indifsi

ferenti...

sulla

terra non finiscono mai sono


;

Linee nere

muovono

lente e strisciano
le linee

dei sepolcri

colui che fu presidente sar sepolto

La morPensoso ed esitante, scrivo le parole, di morti, perch i morti sono i viventi, le sole realt, ed io l'apparizione, io lo spettro (446). E per la morte del presidente Lincoln egli amplia magnifcarriente il versetto francescano della sorella Morte O tenebrosa madre, che assidua ti strisci a noi d'appresso, con pie vellutato Ha nessuno cantato a te la canzone del pi cordiale benvenuto ? Allora la canto
sicuramente
te (428).
((

Ma

che importa?

forse solo apparente.

((

io

per

te, glorifico io te

sopra ogni cosa, levo io

un canto, perch tu venga con passo certo, quando tu devi venire. Appressati, o liberatrice gagliarda.

Quando
i

tu

li

hai afferrati,

io,

pien di

gioia, canto

morti, perduti nel tuo fluitante ocealavati nel flusso del tuo bacio,

no di amore, Morte (329).


renate,

seguita promettendole feste e seattesa.

come ad un'amante

Ili-

Ma
il

Walt Whitman non sarebbe


il

l'uomo-tutto,

portavoce dell'universale, se
lo irrigidisse di continuo.
347

pensiero della

morte

Per essere com-

pleto egli deve essere nello stesso

tempo

ridente

come un

fanciullo e malinconico

come un

vec-

chio, umile

come

S. Francesco e violento
si

come
me-

Nietzsche. Spero che nessuno

stupir dell'ap-

parizione di questo nome. Poich io conosco


glio

Whitman che
il

la letteratura

whitmaniana non
gli

posso dire se
no.
In ogni
si

riavvicinamento sia stato fatto o


studiosi di

modo, bisogna che


ricordino di mettere

Nietzsche

Whitman
(1).

nella

lunga compagnia dei suoi precursori


Foglie d'Erba
si

Dalle

pu facilmente

tirar fuori

una

piccola crestomazia nietzschiana, dove

si ritrove-

rebbero perfino
di Zarathustra.

le espressioni favorite del

profeta

Fin dalla prima strofa del Canto del proprio


egli
le,

io

annunzia

.((

Io ospito per

il

bene e per

il

ma(27).

e lascio che parli, ad ogni costo, la natura,


restrizioni,
il

senza
((

con originale energia

io

non sono
il

to di essere

poeta della sola bont, io non rifiupoeta della malvagit, anche. Che
il

sconsiderato ciarlo questo circa la virt e


zio
}

vi-

Me

sospinge

il

male e

la riforma del rtiale

sospinge

me;

io

mi

tegno non

quello di

ne

il

contegno di

il mio conun rimuginatore di colpe, uno sprezzante. Io innaffio le

sto indifferente,

(1)

Non bisogna

dimenticare che
1855.

la

prima edizione delle

Leaves o/ Cross del

348

radici di ogni cosa

che cresce
caro

(48).
:

agile fo-

ga,
le
!

sangue

ricco,

impulso ed amore
!

bene e marappresen-

Oh

tutto

me

(465).

si

ta la vita di se stesso e dell'amico

suo a questo

modo: Armati, impavidi, mangiando, bevendo, Nessuna legge fuor di noi dormendo, amando

stessi

professando,

veleggiando,

bando, minacciando
spaventando,

militando,

ru-

Avari, famiglie e preti


aria,

respirando

danzando sull'erba delle Forzando citt, beffando spensieratamente, deridendo statuti, e cacciando ogni debolezza, compiamo le nostre escursioni (124). E nel Canto
dei tripudi egli invoca
:

bevendo acqua, sponde del mare

nicioso, e di spaventoso
to diverso
gli

Oh qualche cosa di perOh qualche cosa di molVeder


!

da questa

vita piccina e pia!...

uomini cadere e morire e non compiangerli esser assaporare il selvaggio gusto del sangue diabolico cos Gustar soddisfatto le ferite e la morte dei nemici (176). Oh mentre che io vi-

vo, sia io

il

signore,

affronti la vita
(179).
((

non lo schiavo della vita, e come un ppssente conquistatore

Lascia la piet, e la consuetudine a quelche le amano. Lasciate la pace, l'obesit, l'obbedienza a coloro che le amano (336). Egli vuol
li

cantare
ra

canti del corpo e della verit della ter-

(223).

Egli sente tutta la grandezza,


lei

presa, della terra (146) e a

innalza

non comun canto


:

che ha

la solennit di

un inno del Rig Veda

Oh

vasta profondit, nuotante nello spazio, e coper349

ta tutta di visibile

possanza e bellezza, alternata

di luce e di giorno e di

feconda e spirituale tene-

bra

Ineffabili alte processioni di sole e luna e


astri

d'innumeri

passano di sopra.
le

di sotto so-

no

le

multiformi erbe e
;

acque e

gli

animali e

gli alberi

tutto sorto

con imperscrutabile scopo e

con qualche profetica intenzione ascosa (406). E non solo egli ha, prima di Nietzsche, questo
senso della virt della terra,

ma
((

anche

l'aspetta-

zione di una superiore razza di uomini.


agli

dice

uomini dei suoi tempi

Perch l'uomo na-

to

da

voi, la vostra caratteristica razza, qui

pu

crescere ardita, dolce, gigantesca, qui torreggiare


sulle proporzioni della natura.

Qui non

ristretta

da muri e da
ri

tetti,

attingere gli spazi cimpi, puil

e sconfinati. Qui ridere con la tempesta e

sole, qui gioire,

qui pazientemente disciplinarsi.


stessa (207-208).
:

Qui meditare su se

E
di

al misti-

re

co trombettiere egli grida

((

l'uomo affrancato
!...

marce

vittoria,

lui,

alfine conquistato-

Una

rigenerata razza appare,


))

un mondo
in

perfetto.

Tutto gioia

(463).

Questi

momenti

di

furori

dionisiaci,

cui

Whitman

preso dalla frenesia della gioia, non

sono rari in questi canti. Io sono colui che ride sempre dice egli a un certo punto. E non solo
ride,

ma

impazzisce di gioia. Cos finisce uno dei


:

suoi

accessi

((

Oh

qualcosa di non provato


!

Qualcosa che si provi in estasi lutamente dalle ancore e dalle prese degli
350

Scappare assoaltri
!

Cg^valcar libero

Amar
!

liberamente

Slanciarsi

irrequieto e pericoloso Vagheggiare di esser diAscendere, salstrutto con tentazione ed inviti


!

tare al cielo dell'amore, additato a


di qui

me E
!
!

levarsi

con

la

mia anima
!

inebriata
resto

Perdersi se
vita

cos

dev'essere

Cibare

il

della

con

un'ora di pienezza e di libert, con una breve ora


di pazzia e di gioia (104).

Oh

poter quind'in-

nanzi far della vita un

poema

di

nuove

gioie

Danzare, stringer
re,

mani, esultare, gridare, balza!

cullarmi, fluttuare
iscritto

Essere un marinaio del


porti...

mondo,
fia

tutti

Una

snella e gon

nave, piena di ricche parole, piena di tripudi

(180).

un'altra volta l'inno alla gioia

si

eleva

ancor pi sfrenato e finisce in


ni e
te
!

modo

simile al
;

principio della Prire de Jesus di Pascal

((

Uomi-

donne vivono
Tutto gioia
riiorti
!

in sapienza,

innocenza e saluil

renze son
terra
!

purificata

La

guerra,

dolore, le soffela lussureggiante


!

Nulla resta fuorch la gioia


!

gioia l'Oceano

L'atmosfera tutta gioia

Colmasi di Gioia
! !

Gioia! In libert, in culto, in amore!


della vita gioia
!

Nell'estasi
!

Abbastanza
!

il
!

solo esistere

Abbastanza

il

respirare
!

Gioia
(I).

Gioia

Sovra

ogni cosa gioia

(463)

(I)

Per

il

riavvicinamento con Nietzsche giova notare


il

il

comune amore per Sud (465-466).

ricco Sud.

Vedi

il

Canto

al

magnifico

351

In questo canto l'esaltazione dionisiaca nietz-

schiana
feta

si

mescola coll'ottimismo universale del


e in certo

Whitman
u

modo
il

la purifica.

Ma

il

pro-

americano ricorda

altro verso
dirsi
((

per
((

poeta tedesco anche per

l'orgoglio.

Walt Whithman
))

ama
volte
to

pi immodesto che modesto

e pi

si mostra superbo della sua superbia tanche arriva fino alla lucifera concezione di cre-

dersi contenente d'Iddio.

Per Walt Whitman non mai l'uomo della egli un'erma pi che quadrifronte che accoglie in s, come l'umanit, tutti i. possisola faccia

bili

caratteri e

sentimenti pi opposti. Infatti

d'Erba non mancano neppure gli esempi di umilt. Che cosa sono io, dopo tutto, si chiede il poeta ad un tratto, fuorch un
nelle Foglie

fanciullo che

si

compiace del suono del proprio


7

nome,

ripetuto ancora ed ancora


?

(385).

((

Che

che so di me ? Nemmanco l'opera mia presente o passata io so. Fosche e sempre cangianti congetture distendonmisi a me dinanzi, di mondi nuovi e migliori e di possenti nascimenti nuovi. E mi beffano e tengono perplesso (415). E allargando l'umilt della sua Gli uomini persona all'umanit egli domanda
cosa so io della vita
:

((

e le

donne che

si

affollano per le vie, se

non

sono

faville e pulviscolo,
lui, oltre

che

altro

sono

(361).

C' in

che parecchio di Prometeo, anlati,

che un-po'

di

Giobbe e se pu chiamarsi un preper certi


altri

cursore di Nietzsche per alcuni


352

si

pu metterlo invece
la

tra

precursori di Dosto-

jevski e di Tolstoi. Egli

non ha mai conosciuto,


della

probabilmente,

religione

sofferenza

umana

ma

nell'ampia anima sua ha provato


gli esseri

sempre una profonda simpatia per


umili della societ, per
perfino per
i i

pi

poveri, per gli schiavi e


i

delinquenti e le prostitute. Fra


lo

mali del

mondo che
((

rendono muto

egli

enu-

mera anche
e via
((

gli

spregi e le umiliazioni inflitte

dagli arroganti agli operai, al mendico, ai negri

Al suo banchetto egli invita tutti. Non voglio che una sola persona sia trascurata od omessa. La mantenuta, il pescatore di spugne,

(270).

il

ladro sono perci invitati.


il

Lo schiavo
e

dalle

grosse labbra invitato,

mezzano

invitato.

Non
(44).

vi sar differenza tra essi

tutti gli altri

Quando
((

vuole un amico sceglie un'umile

un bandito rude, analfabeta, sar un condannato da altri per fatti commessi (107). E non fa questo per posa come il conte Leone Tolstoi, ma perch sente di essere, come
persona.
Egli sar
loro,

pieno di male.

Sotto questa faccia, che

pare cos impassibile, maree d'inferno scorrono

continuamente. Libidine e

tristizie

sono accettate

da me. Passeggio coi delinquenti e muoio di amore per essi, sento che io sono dei loro. Anch'io appartengo a questi carcerati e a queste prostitute.

E
si

quind 'innanzi io non vo' rinnegarli

perch come posso rinnegare

me

stesso

))

(380).

Neppur

vergogna a rivolgersi a una prostituta


353,
23

comune con
tutto purifica:

quella sua poetica generosit che


((

non

io

mi

ti

sole non si neghi a te, nego. Finche le acque non cessino di


il

Finche

luccicare per te e le foglie di sussurrare per

te,

non

le

mie parole
si

si

rifiuteranno di luccicare e sus-

surrare per te (381).

Di niente
sacra,
di
egli la
il

di celebrare

vergogna Walt Whitman e non solo corpo, giacche se qualche cosa corpo umano sacro (98), ma neppure
il
))

descrivere

celebrare

esclcima

l'amore.
parola,

((

No,

il

nessun'altra

fuorch

parola amore, nessun altro pensiero fuorch

pensiero di amore

(462).

Ma

non gi l'amore
per la

inteso ipocritamente

come

lo intendono,

maggior parte, i pinzocheri del platonismo letterario, compensato in segreto dalla bassa lussuria,

ma come

lo

intendono

gli

esseri sani, nato dal

corpo e dall'anima, fatto di azioni fisiche, di toccamenti e di strette, ma nobilitato dalla paternit e dalla maternit, dalla divina prospettiva
delle generazioni future che nasceranno

ardente abbraccio fra due esseri che

si

da un amano.

Perci egli non nasconde che ama, oltre l'anima,

anche la carne. ((Qualcosa ewi nello stringersi agli uomini e alle donne e nel guardarli e nel contatto e odore che vien da essi e che soddisfa l'anima bene (94). Niente si deve nasconder della vita del corpo: tutti gli organi hanno diritto a essere cantati. Ed egli vuol cantare anche se rester solo
fra gli uomini,
il

canto della procreazione


354

(89,

cfr.

anche 424) e descrive, quasi con crudo


1*

reali-

*smo, r atto stesso dell' amore fra

egli
((

donna (95). Ma in questo non vede una bestia in cerca di godimento: Ne solo un uomo questi, questi il padre di
che saranno padri a
lui si

uomo e la uomo che ama col corpo

quelli

lor volta. In lui sta

il

primo avviarsi
pubbliche. Di

di popolosi Stati e di ricche re-

formeranno innumeri
sente d'esser vasto

vite

im-

mortali, con innumeri incarnazioni e gioie (97).

Poich
in essa,

Whitman

come

la

natura egli non vuol rinnegare niente di ci eh '

ma
(v.

soltanto trasformarlo. In fondo egli


gli alberi

vorrebbe essere cos n^urale come


animali
pp., IO, 173, ecc.),
((

e gli

non fu mai

felice

come quando
l'autunno
vers
il

mi

levai di letto
il

sano e fresco,

che, canticchiando, respirai

maturante aere del

(117).

Ma

egli

aspira sempre attra-

corpo, alla vita dell'anima.


la

E non
gli

far
si

poemi, e

menoma

parte di

un poema che non

riferisca all'anima.

Perch, avendo mirato


trovo che
particella di

og-

getti dell'universo, io

solo,

ne

la

menoma

abbia referenza all'anima

non ve ne ha un un solo, che non (21). E quando vuol

sollevarsi sul rriondo e fuggir dalle cose inVbca

liricamente l'anima, Vieni, o anima, non giacciamo pi qui, leviamoci su e via. Oh poter volare non pi che un augello Oh poter fuggire via, e veleggiare come nave E scivolare con te, o Anima, sovra tutto, in ogni cosa, come nave sulle acque (374).
!

355

Come

si

spiega, dunque, che

Walt Whitman
corpo
?

continuamente
dizioni

parli delle cose del

Anche

qui siamo dinanzi a une di quelle vaste contrad-

o meglio unificazioni, che fanno di lui, in un certo senso, un poeta hegeliano. Egli pu cantare il corpo volendo cantare l'anima perch il
corpo,

come

tutte le cose,
((

ma. Non
e
il
il

solo

non altro che anil'anima non da pi del corpo


((

corpo non pi dell'anima (84), ma ove corpo non sia anima, che cosa l'anima ?
questo

(92) (1).

modo

il

cosa di concreto
unit,

suo idealismo diventa qual-

il

suo sensualismo
via.

si

spiritua-

lizza e tutta la vita

appare come una portentosa

dove niente c' da buttar

E come
il

ac-

cetta la vita cos accetta tutte le occupazioni della


vita.
lilla,
i

Allo stesso
sonori dei

modo

ch'egli canta

fiorire dei

e l'ampio e fresco

rulli

mare che l'accarezza e tamburi, non sdegna di consarozza locomotiva (464), di

crare

un canto
i

alla

esporre

miracoli dell'industria nel Canto delVE-

sposizione (197), e di fare un Canto delle occupazioni (211)

dove nessun lavoratore dimenticato.


annunziato senza
(542).
frasi
:

Non ha

egli forse
?

((

lo

canto l'ordinario

(1)

Vedi anche

Figli di

Adamo
356

(sopratutto a pag. 99).

La

sola cosa che

non

accetti nel

mondo

la
il

schiavit.

Egli

non dimentica mai

di essere

poeta della libera America e della democrazia e


incoraggia coi suoi inni di speranza
naturalistica per spiegare al
i

rivoluzio-

nari sconfittti e sciupa perfino la sua bella

vena

mondo una

specie di

mitologia democratica (451).

Ma

dietro quel che

pu

esserci di ridicolo e rettorico in questa at-

titudine prometeica e garibaldina della sua poe-

un nobile fondo di generosit naturale, e di amore per la libert e di ampia simpatia per tutti quelli che non possono come vorrebbero.
sia c'

Anch'egli,
libert

come

tutti gli spiriti


((

fuor di misura,

andava cercando. Da questo momento io m'affranco da ogni confine e da ogni immaginaria terra compassata. E vo' dove io voglio, assoluto e intero signor di me stesso porgendo ascolto agli altri, meditando bene quello che dicono, fermandomi, domandando, accogliendo, contemplando; per gentilmente, ma con irremovibile volont, mi sciolgo da ogni ritegno che vo-

glia

fermarmi (143). Perci egli incoraggia la Questi non sono soribellione anche negli altri.
((

lamente canti di
che

si
))

lealt,

ma

canti di ribellione an-

(366) dice egli


ribelle ora e
il

Sono

a un rivoluzionario europeo. sempre contro qualsiasi che


governarmi, beffandomi
)>

arroghi

diritto di

(438).

Per quanto sinceramente democratico, non

ha molta simpatia per le regole e per le leggi. Se tutti gli uomini gli somigliassero aspirerebbe
357

francamente all'anarchia. La sua citt ideale non dovrebbe avere n case per uffici, n regolamenti
(123).
le
((

Ed

essa esiste di gi
si

dove

gli

uomini e

donne
lo

dain

sono

poco pensiero

egli dice

per coloro che non volgli usi

delle leggi (186).

lero

le cui

mai padroni, per gli uomini e per le donne anime non hanno mai sofferto padroni, per
convenzionali
(349.

coloro cui le leggi, le teorie,

non poterono mai signoreggiare

IV.

In

Walt Whitman

il

dissidio secolare tra la

carne e l'anima scompare. Alcuni vivono solo per la carne e sono i pagani nel cattivo senso
della parola. Altri fanno servire l'anima alla carne

e questi sono

pagani

raffinati, gli scettici,

dia-

ancora vivono solo per l'anima e martoriano il corpo: sono gli asceti, ribolici eleganti. Altri

da Cristo come dall'uomo comune. Altri il corpo e lo mettono al servizio dell'anima: questo il caso di Walt Whitman. Si pu dire onestamente ch'egli canti il corpo
provati
rispettano

per
il
il

il

corpo, l'amore per l'amore

No. Egli canta


il

corpo e l'anima: l'anima attt-averso corpo come veste provvisoria


1'

corpo e

dell'

anima.

quando canta

amore, anche
358

1'

amore sessuale

non pensa, come un qualsiasi momentanea volutt, ma vede nell'uomo il marito e il padre, nella donna la moglie e la madre e nello sfondo del futuro le innupi ardente, egli
latino,

alla

merevoli generazioni che usciranno dal loro con-

giungimento.

Vi sono

di quelli

nosciuti molti

e
ma

il

cattolicismo ne
si

ha

co-

quali

tengono lontani dal

peccato con
tati

il

corpo

sono continuamente tenCostoro son puri

e tormentati e commettono ogni giorno pec-

cati e oscenit col loro pensiero.

nella carne e impuri nell'anima e lordeuio, se cos

pu dirsi, la vita spirituale. Vi sono altri, come Walt Whitman, i quali vivono pienamente e sa-

namente

la loro vita corporale, senza finzioni e


;

senza raffinamenti colpevoli


spiritualizzare

e riescono cos a

anche

la vita animale. Questi se-

condi valgono assai meglio dei primi. Io pongo sopra tutte


le

cose la vita spirituale, ma, appunto

per questo, non voglio ch'essa sia troppo piena di

paure e di sotterfugi, a causa della vita del corpo. Questa dev'essere ridotta al miscrupoli, di

nimo; deve esser


sia corporeo,

purificata

con im

fine

che non

ma

non pu essere soppressa


stato
il

per conseguenza non dev'essere ne maledetta ne


nascosta.

Walt Whitman
fini

primo che ha
morali e por-

osato sembrare immorale per


nografico per
casti,

fini

e sia gloria anche per

questo alla sua anima che non ha temuto di mac359

chiarsi

,pur accogliendo in se ci che

piccoli

uomini chiamano indecente.


Lascicimo dunque da parte
materialit di
tra
1'

immoralit e la
un'al-

Walt Whitmem. Passiamo a


irreligiosit.

accusa: a quella di

Non

occorre

perder tempo a spiegare

come egli non appartenga a nessuna religione determinata. In tutte le faccende il suo punto di vista universale.
Walt Whitman, che rappresenta da

L'umanit, presa nel suo insieme, non ha una


sola fede.
solo l'umanit, accetta tutte le fedi degli uomini,

vale a dire che nessuna di esse riconosce vera

pi delle

altre.

sulla terra,

Credo che torner nuovamente dopo cinque migliaia di anni. Attendo


((

responsi da oracoli, onoro gli Iddii, saluto

il

sole.

Mi

faccio

un
il

feticcio del

primo blocco e tronco,


bramino, quando questi
idoli.

facendo scongiuri con teschi nel centro degli


obis.

Aiuto
le

latna o

il

acconcia

nelle vie in

lampade degli una processione

Deuizo anche
e sono rapito

fallica,

e austero nei boschi,

come un

ginnosofita.
gli

Bevo
i

idromele nei teschi, ammirando

Sbasta e

Veda, ricordando
\all

il

Corano. Peisseggio pel Teoil

macchiato

di sangue, batto

tamburo

di

pelle di serpe. Accetto il Vangelo, accetto Colui che fu crocefisso, sapendo sicuramente ch'egli

divino, m'inginocchio a

messa e canto

la pre-

ghiera del puritano, o seggo pazientemente sur

universalismo accettazione completa dell'espe360

un banco...

(77).

questo non eclettismo

ma

rienza religiosa, qualunque sia la forma che la

ri-

copre. Perch

Walt Whitman ha bisogno

di reli:

gione e afferma ch'egli viene a portarne una


((

Anch'io, seguendo molti e da molti seguito,


tutta la terra e tutti
gli

inauguro una religione e discendo nell'arena....

Affermo che
che nessun che

astri

del

cielo esistono in grazia della religione.

Affermo
Afferdi questi

uomo mai, abbastanza, nemmeno

fino

ad ora, stato devoto

della

met

(17).

mo

la reale e

permanente grandezza

deve essere la loro religione (18). E al giovine egli dice che tutte le cose non son niente ristati

spetto alla religione (18).

Ma
sono
i

qual'

il

fondo della religione


egli

di

Walt

Whitman ?

In

un suo canto

confessa quali

suoi Dei: l'uomo ideale, la morte, l'ani(267-68).

ma, il tempo e lo spazio un politeismo apparente

Ma
di

si tratta

di

la

mente
si

Walt Whit-

man
unit

unitaria. Tutte le cose sono ima: questa


si

pu chiamare anima,

Walt Whitman
Dio. Dio
il

ma

pu chiamare
((

tutto

si chiama, ancor meglio. Io vedo ed dappertutto.

qualche cosa di Dio, in ciascun'ora delle ventiquattro e in ogni

momento
io

loro: nei visi degli

uomini e delle donne

vedo Dio, e nel mio pro-

prio viso allo specchio. Io trovo lettere piovute

da Dio per

le vie e

ciascuna segnata del

nome

di Dio, e le lascio dove esse sono, perch io so

che dovunque io vado, altre puntualmente verranno per sempre e per sempre ' (85). Quando
361

pensa all'immortalit, egli, Torgoglioso, si raccomanda a Dio: ((Dammi, o Dio, che io canti questo pensiero. Dammi, d a lui o a lei che io amo, questa inestinguibil fede. Nel Tuo insieme qualsiasi cosa che vi avviluppata, non sia avviluppata per noi.

Nella credenza, nei disegni

Tuoi, inchiusi nel

Tempo

e nello Spazio, nella

sanit, nella pace, nella salvazione universale

Anche lui, come i mistici, aspira all'unione divina Lavami tutto, bagnami in te, o Dio, fa
(229).
:

((

che ascendendo a

te, io

e la

mia anima

possial'in-

mo

collocarci all'altezza tua

(410).

Ed

ecco

no alla divinit che prorompe dalla sua anima amorosa; O Tu trascendente senza nome. Tu
((

fibra e soffio, luce della luce,


versi.

che versasti uni-

Tu

loro centro.

Tu

il

pi possente centro

del vero, del buono, dell'amore.


rale e spirituale e sorgente di
toio...

Tu

fontana mo-

eiffetti,

Tu

serba-

dei sistemi che, girando,


curi,

motore degli astri, dei soli, muovonsi in ordine, siarmoniosi traverso la uniforme vastit dello
palpito.

Tu

Tu

spazio.

Come

potrei io pensare,

un

respiro solo se fuor di

me

io

come respirare non mi potessi

lanciare a questi superiori universi? (410).

Egli ,

come
vuole,

si

vede da queste parole, una


cristiano.

specie di paradossale panteista personalista o, anche, se


si

un panteista

L'anima

di Cristo a lui pi sorella di tutti gli altri rivelatori del

Divino.

Una

sera, sul

campo

di guerra,

egli

vede

tre feriti

dormienti e subito uno di essi


362

gli

par Cristo.

((

giovine, io credo di conoscerti


il

credo che questo viso sia proprio

viso di

Cristo, di Cristo,
tutti,

morto e divino: del fratello di che qui giace novellamente (303). E come

gi s'era sentito simile a

simile a Cristo.
stesse accuse
:

A
Io

tutti

Dio cos sente d'esser e due vengono fatte le


fui

((

odo che

accusato di voler

distruggere le istituzioni. In verit io

non sono
vuol

ne contro ne pr

le istituzioni

(122). Egli

soltanto fondare la citt dell'amore, e ci gli


il

diritto di credersi

pi cristiano di quelli che

ricoprono con questo

nome

la loro fredda

devo-

zione. Cos egli parla a Colui che fu crocifisso:


((

L'anima mia con


intendono
Io

la tua, o fratello diletto


il

Non
io

badare se molti pur gridando


t'
!

tuo nome, non

non grido
tutti

il

tuo nome,

ma

t'intendo...

Perch noi

lavoriamo per

tra-

smettere
e noi

il

pietosi, intendenti e vincolo fra gli

compito stesso e l'eredit stessa uomini


liberi e

noi
(379);

andremo

non

rattenuti

((

finche

non

satureremo di noi i tempi e le ore, acciocch gli uomini e le donne delle razze e delle et avve-

ed amanti come siamo noi (380). La sua piet per i colpevoli, il suo amore per tutti gli uomini, anche i pi umili
nire possano diventare fratelli
^e
i pi disprezzati, la sua lode francescana della morte sono indubbiamente sentimenti cristiani, e

per quanto Walt


registro di

Whitman non
363

fosse iscritto sul

nessuna chiesa possiamo senza scru-

poli

contarlo fra

discepoli

e continuatori di

Cristo.

pu mettere in dubbio il suo non credeva soltanto nei corpi, ma anche nelle identit che non conosciamo e che pur ci sono da presso nell'aria (19) e non credeva solo nella vita presente, ma
tanto
si

meno

senso religioso.

Egli

((

sopratutto in quella futura.

Non
(21)

solo sosteneva

che

il

corpo non pu morire


(78),
il

e che nessuno

pu mai venir meno


nulla e
terra

ma

egli sa

che se

il

futuro sar nulla anche

passato dev'essere stato


di

non ha spavento
(427)
((

questi vermi della

perch certo che ogni cosa ha


Io

un'anima immortale: giuramento, che nulla


lit
!

penso e l'affermo con


fuorch l'immortafuturo e vuol

esiste,

(433).

Pieno di speranza
andare sempre
pivi

egli

non teme
:

il

lontano, lontano dalle cose


((

usuali e dalla vile immobilit

Via, o anima,
il

salpa incontanente l'ancora

Taglia

cordame

tira,

spiega tutte le vele

Non

seuho noi stati

abbastanza qui come alberi

conftti in terra ?

Non

siamo noi stati qui abbicati abbastanza, mangiando e bevendo, come meri bruti ? Non ci siamo a lungo ottenebrati e abbagliati coi libri ? Veleggia via

governa per
anima

le

profonde acque so-

Icimente, o

irrequieta, esplorando io

con

te e tu meco. Perch noi siamo ingaggiati per

dove

marinai finora non osarono andare e dove

noi metteremo in periglio la nave, noi stessi e


364

tutti.

mia brava anima


!

Su naviga pi lontano
di

e pi lontano

Oh

gioia ardimentosa

Non sono
((

essi tutti

mari

Dio

ma sicura Oh pi lon!
!

tano, pi lontano, pi lontano veleggia

^12).

Chi colui che proceduto pi innanzi, perch io vorrei procedere pi innanzi ancora
!

(470).

V.

Arrivato a questo punto dovrei,


tore e ogni essayst di
fili,

come ogni

orai

buona

razza, raccogliere

e fare

un po'

di riassunto.

Son troppo amico

La sua possono ridurre a sistema coerente e sottoporre a critiche dialettiche. L'anima di Walt Whitman vasta come il
di

Walt Whitman per

fare tutto questo.


si

poesia non di quelle che

mondo,
gioia e

e
il

ampia come Dio,


dolore,
il

e contiene tutto: la

corpo e l'anima, la libert e

la disciplina, la ferocia e l'umilt.

Dio e

il

filo

d'erba

Bisogna accettarla

come

s'accetta l'uni-

verso, senza badare ai tagli che gli uomini


fatto nelle cose.

hanno

Ma

l'anima di Walt

Whitman non

solo

un
gli

gigantesco lago amoroso. Essa fatta di qualit,


di sentimenti, di passioni

che possono animare

uomini, eccitarli all'azione, alla vita, renderli pi


sani, pi forti, pi puri

migliori. Quelli

che

365

non sentono, leggendo Whitman, che


se penetrasse in

la

fiammel-

la della loro vita si allarga e brilla di pi,

come
quelli

un mondo pi ossigenato;

che non provano l'inguaribile nostalgia di non aver potuto conoscere e baciare colui che dett
certi canti
;

quelli

che sono

urtati dalla grossola-

nit,

dalla foga, dalla sfrontatezza, dall'energia

di questi canti e

trovano che quest'uomo andreb-

be

raffinato,

calmato, reso pi prudente,


villano

non hanno capito niente di Whitman, non capiranno mai niente di Whitman e non sono degni di capire niente di Witman. Whitman un buon plebeo che canta senza vergogna tutte le cose del mondo, e il pi grande consiglio che ci d, dopo quello di amare,
sicuro,
tutti

meno

meno

costoro

di liberarci della cispa letteraria


gli

che

ci

riempie

occhi e ci toglie la vista pura delle cose.

Noialtri
liani

e intendo specialmente noialtri


letterati

ita-

siamo troppo

a garbati. Siamo

gentiluomini anche dinanzi alla terra, che non

vuol complimenti; anche dentro alla poesia, che

non vuole troppa educazione. Bisogna rimettere


in noi, nelle nostre
lettanti,

vene disseccate di
ripuliti,

cittadini di-

femminieri e

un po'
i

del

buon
((

sangue dei contadini, dei montanari, della


ta canaglia.

sandi-

Non

basta aprire

vetri,

come

ceva Giulio Orsini. Bisogna uscir di casa, uscire


dalla citt e sentire ed
le cose, le

amare direttamente
le

tutte

pi delicate e

pi sudicie, ed esprime-

366

il nostro amore senza riguardi per nessuno, senza paroline dolciastre, senza amminicoli me-

re

trici,

senza rispettare troppo


societ.

le

sante tradizioni,

le

oneste convenzioni e le stupide regole della

buona
ri

magari

Bisogna ridiventare un po' brba-

un po' beceri

se

vogliamo
lo

ritro-

vare la poesia.

Se Walt Whitman non c'insegna per


ne parlino.

meno

questo, inutile che sia stato tradotto e che tanti

367

Beone ^olstoi
I.

^^^

Dopo

pi di ottanta anni di vita, dopo pi di

cinquant'anni di fatica letteraria,


trent'anni di missione cristiana,
il

dopo pi di Leone Tolstoi ha


diritto di

diritto di

morire in pace.
e dove vuole

Ha
;

il

morire
sta-

ome vuole

nel suo giaciglio di

asceta patriarcale o nel letto di ferro di

una

zione lontana: solo

come Mos

profeta o circon;

dato dalla patetica cerchia de' piangenti

colla

benedizione ortodossa o senza nessuna benedizione.

Quest'uomo ha vissuto

in tutti

sensi della pa-

(1)

Queste; pagine furono scritte mentre


tra la vita e la
lui.

il

vecchio apostolo
giorna-

era
listi

ad Astapovo
italiani si

morte e

gli spiritosi

beffavan di

368

rola vivere e

ha

diritto d

morire in quel
gli dettano.
pili

modo
Que-

che

il suo cuore il suo destino st'uomo stato grande quanto i

grandi; sta-

to, anzi,

per la durata e la portata della sua vita,

pi che un

uomo

sicch

mini

spettegolanti

scribacchianti

mezz'uomini e i sott 'uodovrebbero

sentire lo strettissimo obbligo del silenzio perfetto dinanzi di

a una fine che non soltanto la fine

un

respiro e di

un corpo.
morte compeirve

Quando
citt del

la falsa notizia della

a grandi lettere nere su tutte le

mura

di tutte le

mondo mi
di
i

dolse

il

cuore quasi

come per

la

mrte

mio padre.
russi

tolstoiano e tra
spirito
il

non sono sento pi vicino al mio


Si avverta: io

creatore

deW Idiota

che quello di Guev'

Eppure questo gran vecchio bianco e barbato, che dal mezzo della Santa Russia si leva ogni tanto a parlare a mo' di un evangelico Isaia, e par che tutto un popolo raccolto intorno l'ascolti, mi sembra l'unico Eroe che viva oggi nel mondo, l'unico vero Grande che respiri e si
ra e Pace.

muova come
solo tra
tutti

respiriamo e

ci

muoviamo
;

noi;

il

quelli pi degni d'esser ascoltati,

che parli ancora con una lingua di carne il solo, fra i pochi a' quali si vorrebbe parlare, che possa
rispondere a una tua domanda.

Morendo quest'uomo non muore solgimente un conte di Russia, un ufficiale dei cosacchi, un autore di romanzi, un predicatore di Cristo: muore
l'ultimo esemplare della razza dei geni europei;
369
,

24

cade l'ultimo, unico e solo gigante che si elevasse sopra tutti voialtri, o innumerevoli genietti e talentini che a forza di tacchi di gomma e di piu-

me

al cappello, v'inalzate

e vi distinguete tra la
!

stupefatta universalit degli idioti

Grinde dunque fu in

me

il

dolore della creduta


il

morte

ma

pi grande, credo,

disgusto e

il

ri-

brezzo nel leggere ci che s' scritto intorno a


e agli ultimi casi in questa settimana.

lui

La
si

giornalistica e giornaliera bovinit,

che non

fa troppo scorgere finch si tratta delle faccende bovine di tutti i giorni, mette innanzi quanto son lunghe le sue corna robuste quando un che di

straordinario accade nel mondo. Io non ridir la stomachevolezza umiliante di certe necrologie imbastite alla
stile

dei direttori di

brava col dizionario biografico e lo pompe funebri io non ram;

menter l'offensiva

glacialit di certi articoloni

aneddotici o apodittici preparati di lunga

mano
sfo-

da minossi
fuga e
il
i

specializzati e previdenti
il

non mi

gher contro tutto

chiacchierume episodico sulla

motivi della fuga che ha voluto ridurre

nobile scatto di un santo fallito a una baruffa

di famiglia.

Ma come
di parole a
ta

si pu sopportare che certi venditori un tanto la riga, la cui prosa stampanon sarebbe neppur degna d'esser ammessa

nella

latrina

di

Jasnaia

Poliana,
li

approfittino

della morte di

conoscerli

colui

che

disprezzava

senza
trat-

per fargli le fiche dinanzi e


370

tarlo

come un
?

matterello,

lettante

Adagio,

un buffone o un dimascalzoni Possiamo am!

pu consolare la vostra mediocrit, che Tolstoi anche pazzo, anche buffo e anche dilettante, ma non siete voialtri che dovete venire a dirlo con codesto tono di gente che la sa lunga e che non ha tempo da perdere colle stramberie di un vecchio ciarlatano. Tolstoi pu aver detto delle bestialit anzi ne ha dette di
mettere, se ci
certo

ma son precisamente

di quelle bestialit

non sapreste mai e poi mai immaginare, e che non avreste mai e poi mai il coraggio di dire e che non capirete appieno in nessun momento dell'eternit.
che
voialtri

davanti al cadavere di questo autore di scioc-

chezze e di questo apostolo di fregnacce, io vi


consiglio di mettervi in ginocchio

anche a co-

sto di sciupare la piega dei pantaloni.

II.

Veramente singolare
Tolstoi

la

grandezza di Leone

grandezza ricca e completa come la

vita e perci fatta

anche

di piccolezza.

La vita di^ Tolstoi non soltanto la uomo; ma un po' la vita dell'uomo,


chio presente di un secolo
visto nascere e

vita di

un

del secolo che l'ha

lo spec-

non

l'ha visto morire.


371

Esso Tuomo: guardate. La sua prima vita


la vita eroica, avventuriera, guerriera

la vita

del nobile che combatte, che giuoca, che ama. Poi dal soldato vien fuori l'artista, ed egli vive
la vita divina del creatore, risuscita
i

mondi

dei

morti, soffia l'anima in creature nuove,

commuo-

ve e turba coscienze innumerevoli, letto da nazioni intere, acclamato grande non solo dagli inferiori ma dagli eguali. E sol dopo questo viene
l'apostolo,
il

profeta,
il

il

salvatore dell'umeuiit,

l'umile cristiano,

rinunziante.

Dopo

aver tanto posseduto cos'altro c' di de-

gno se non rinunziire ? Questo il caso Tolstoi: il caso di un uomo che ha provato tutto e che dopo aver tutto provato non morto. Cosa poteva sentire ? Cosa doveva fare ? Egli aveva gi vissuto e goduto la malinconia dell'infanzia aspettante,
la guerra,
il

il

pericolo del-

rischio del giuoco, la dolcezza dell'a-

more,

il

sapore della stravageinza, la gioia della


il

creazione,

gusto della popolarit, l'abbraccio

della gloria, la viva speranza della vittoria.

Che
non

pi

gli

mancava

Spirito inquieto e irrequieto

poteva ne fermarsi ne

tornare indietro e siccome

aveva oltrepassato
vita

tutte le stazioni possibili della


gli

non comune non

sempre pi innanzi neg

e pi innanzi c'era
Ed
egli

rimaneva che procedere


la

negatutto

zione e l'abbandono.
la vita sensuale,

neg

la scienza,

neg

la lotta,

neg

quello che egli aveva gi praticamente afferma372

to e
il

si

gett nelle braccia di Cristo per trovare

riposo e la certezza di cui sentiva,


il

dopo tanto

scalpitare,

bisogno.
il

Forse non l'ebbe. Forse


era in lui sotto
il

vecchio pagano che

k^jtan del

mugik

cristiano

non

mor mai interamente. Da soldato, dell'artista, dell'uomo di carne derivano


questa vita

dura del

tutte le incertezze, le contraddizioni, le buffonate,


le

debolezze degli ultimi anni. Egli

ci

appare a

momenti pi piccolo perch non


cidere
il

riuscito

ad uc-

primo se

stesso.

Se

di notte v' chi lo

sorprende a mescersi un calice di scisonpagna

spiando intorno se nessuno lo vede


torna di soppiatto a tradire
Egli
:

gli

che

il

vecchio conte dei ritrovi di Mosca e di Parigi


il

ri-

filosofo e l'asceta.

non pu dimenticare l'antico Adamo gentiluomo e letterato non vuol sparire. Come si pu sopprimere una vita che rappresenta quasi un secolo ? Romanticismo puskiniano della giovinezza, con spade, giuochi, ragazze pienezza naturalistica dell'et mae Caucaso

tura, coll'arte

che fa a gara colla realt e l'accre-

sce pur scegliendo


stianeggiante,

Vecchiaia spirituale e
e

cri-

mistica

buddistica:

nulla

ci

manca.

E' la vita di Tolstoi

ma

anche la storia

del secolo decimonono.

Non
non
lo.
si

si

spezza d'un tratto la vita di un uomo;

taglia in

un momento

la storia di
i

un secoSe
la

Nell'una e nell'altra vi sono

ritorni.

santit di Tolstoi fosse stata perfetta si sarebbe


373

accostato al divino

ma

si

sarebbe allontanato dalfar colpa di

Tumano. Non
gliarci

gli

dobbiamo

somi-

ancora un poco.

ha predicato l'assoluto ed vissuto nel ha combattuto per la piena verit ed ha accettato qualche menzogna; ha consigliato la
Egli
relativo
;

completa rinunzia e si serbato qualche cosa; andato verso la pazzia ed ha conservato qualche

mezza saggezza ogni imbecille


:

uri

po' informato

potr documentare questi contrasti.

Ma
tativo.

nessuno potr negare

la

grandezza del tendicon cristiani


e vanno ai

Mentre

tutti

o quasi
;

tutti si

e vivono

come

porci

si

dicon

socialisti

pranzi di lusso collo sparato bianco;


mistici e praticano
i

si
i

professan

casini

fanno

moralisti e

cercano di frodarti

il

soldo; passan da buddisti e

ambiscono le pi scempie vanit del mondo, quest'uomo russo, Tolstoi, che ha cercato di avvicinarsi alla vita ch'egli predica; che ha tentato di mettere in pratica le sue massime; di approssimarsi
al

suo ideale e di vivere

le

sue teorie gransi

dissimo anche se vinto. Coloro che non


di accettare la vita

vergo-

com' e per conseguengnano za non possono mai ne contraddirsi ne rimanere sconfitti si posson ben divertire come tanti coboldi maligni intorno al gran corpo disteso ,ma nessun uomo onesto dovrebbe permettere una simile
infamia.
Io

non voglio

far qui

ne commemorazioni ne

piagnistei. Oggi, dinanzi alla tormentata agonia


374

dell'ultimo Eroe, vorrei soltanto che

ognuno pen-

sasse in silenzio qual conto potr dare a se stesso


della propria vita

agonia

quando sar prossima un'altra

la nostra agonia.

375

Teodoro ^ostoievski

Non
guiti

posso permettere, in coscienza, che

si se-

ancora a non sapere, a non capire, a non cercare da quale anima siano uscite le turbatrici
pagine di Delitto e Castigo e dei Fratelli Karamazov.

Vi sono
i

((

errori letterari

che dovrebbero
e dicuori

indignare

giusti

quanto

gli errori giudiziari

menticanze tenaci,

atroci,

che neppure

dei cinici sanno sopportare per troppi anni.

Noi siamo

stati ingiusti

verso Dostojevki. Noi

italiani, dico, noi lettori e scrittori italiani.

Quel
si

tanto d'attenzione, di simpatia, d'amore, che

era messo in bilanci per la grande letteratura sla-

grande d'un colpo e d'un colpo in decava l'abbiamo speso tutto per Leone Tolstoi. denza Tolstoi prima della morte, Tolstoi durante l'agonia, Tolstoi dopo la morte Tolstoi ora e sempre.

Accanto a

lui,

ma

discosti,

ma

lontani, Cecof,
di Jasnaja

Gorki, Andrejef.

Lo pseudo romito
376

Poliana partito da un anno verso Astapovo e

verso l'immortalit e la bibliografia italiana continua a schedare articoli, opuscoli, conferenze e


libri

su di
i

lui.

11

colosso disteso sotto la sua

terra e

nanerottoli

non hanno ancora

finita la

sua toeletta funebre e intrecciano coroncine, e


citan rosari e raspano, e grattano, e

re-

commentano,
?

commemorano senza
Chi nega
la

ripigliar fiato.

grandezza di Tolstoi

Tolstoi era

grandissimo, gigantesco, profondo

sublime

a momenti
critica,

degnissimo certo di tanta

di

tanta esegesi, di tanta storia,

ma

permesso di-

menticare che trent'anni prima di


patria,

lui, nella sua mor un altro colosso, un altro grandissimo, un capolavoro terrestre di amore e di dolore, pi disgraziato nella vita, pi incompreso

dagli occidentali,

ma

forse pi profondo, pi sot?

terraneo, pi vicino all'avvenire

Eppure pochi libri suoi sono tradotti in liano male e dal francese, e infedeli alle

ita-

sioni francesi
si

quanto queste

al testo

russo

ver-

legge Delitto e Castigo

come un Gaboriau pi

raffinato e meno rapido, e la Casa dei morti commuove perch si pensa alla Siberia e alla fredda

tirannia

dello

Czar.

Ma

lo

spirito

di

Dosto-

jevski sfugge ai pi senza remissione:

teratura
tcinte
;

come letamena l'opera sua noiosa e inquiecome pensiero dolorosa e sconsolata


;

come
suno

politica incerta e incomprensibile.


fra noi

Nesdi

ha provato

la fraterna

bramosa

avvicinarsi a lui, di conoscerne la vita, d'indovi377

narne

il

mondo

interiore.

Com'era
il

fatto l'animo,

quando batteva pi

forte

cuore, quali idee fsse


ci

eran piantate nel cervello di colui che


abissali delVIdiota e degli
quelli

ha

re-

galato le speciose meraviglie e le introspezioni

che da

tali letture

Indemoniati? Anche sono usciti scossi e stu-

pefatti,

L'uomo che
col

non hanno cercato pi in l dei volumi. li ha concepiti e distesi con dolore,


tra
,

sangue pi ribollente della sua anima,


altro del terribile
((

un accesso e un non attira, non


che on pronti a

male sacro

incuriosisce questi critici nostri,


raffilare tutti
i

ferri della analisi

per rivelare alla buona gente la psicologia del

primo

((

professionale di originalit

))

che scaval-

chi le Alpi.

La

colpa,

si

capisce, anche dei francesi.

La

Francia la nostra agenzia d'informazioni e referenze per la letteratura mondiale, e la Francia stata ingiusta per Dostojevski

Quel

tal

visconte che fu

il

prima di noi. primo a rivelarlo a

primo a non capirlo: al signor De Vogu dava, dice lui, una specie di courbature morale )), e i suoi romanzi gli sembravano la santifcation de l'idiot, du neutre, de l'inactif )). Dostojevski non era, ahim, pianta
Parigi, fu

anche

il

((

ornamentale, che potesse far bella figura nei saloni della


((

e inesorabile di chi
cia la critica
si

bonne compagnie , castratrice etema non le rassomiglia. E in Fran occupata poco o punto di
lui
:

per leggere un buon libro, in francese, bisognava


378

ricorrere al saggio di

Merejkowski su Tolstoi e

Dostojevski.

Ma

finalmente un francese, e un

buon
primo

francese,

Andr Gide, ha pubblicato un


il

piccolo libro su Dostojevski, che rappresenta


atto

d'espiazione dell'intelligenza latina

verso l'anima dello stupendo

mal compreso

(I).

Fino a
leggono
blicata

tre
si

anni or sono

il

silenzio sull'uomo

Dostojevski
il

poteva scusare in quelli che non

russo.

Ma

ormai

il

Bienstock ha pubdella corrispon-

una traduzione francese

denza dostojevskiana, la quale, per quanto non completa mancano, ad esempio, le 464 lettere alla seconda moglie, ad Anna Grigorievna ci fa entrare, meglio della stessa biografia di Hoffmann, nella malinconica e dura vita quotidiana del non curato scrittore. 11 Gide, spirito delicatissimo e cos francesemente aristocratico da farlo credere l'antipodo di Dostojevski, partito da questa corrispondenza, e di essa soltanto

s' giovato

per spiegare Dostojevski, e


I

l'

impoleg-

polarit di Dostojevski.

risultati

della sua let-

tura sono penosissimi per tutti quelli che

non
il

gono soltanto
volume, e l'ho

col cervello.

Io lessi tre anni fa,

appena

fu uscito

grosso

riletto ora, un'altra volta,

assieme

(1)

A. Gide,
191
1.

D. d'aprs sa correspondance. Paris,

Fi-

guire,

379

al

Gide, collo stesso accoramento e cordoglio.


vita di
scrittore

Nessuna

stata cos disertata

dalla felicit

come

quella di quest'uomo.

La

tri-

stezza pesante e l'irrequietezza epilettica de' suoi


libri

ritrovano qui

il

loro quadro, la loro fonte,

Sono la naturalezza quale poteva uscire da questo meurtirio documentato e


la loro giustificazione.

datato.

Chi s'aspettasse di trovare uno di quegli epiche sono antologie di belle pagine pittoresche e di pensieri lapidari, dove si sente che lo scrittore pensa ai lettori postumi e al pubblico amato, e si prepara e si atteggia e
stolri di letterati,

drappeggia per avere una buona stampa anche dopo morto, si sbaglierebbe di grosso. E'
si
((

l'epistolario di
letterato

un uomo che
guarda

soffre e

non

di

un

che

si

allo specchio.

Chi

ripensi,

ad esempio,

alle nostre raccolte di lettere celebri,


ric-

a quelle dell'Aretino, ad esempio, pur cos

che di vena briosa e di lingua saporosa, o a quelle del Marino, dove si sente la composizione
calcolata e
il

presentimento della tipografa, dove

pezzi riusciti, e ce ne sono, son ripetuti pi volte

una

un malalbergo viene adoprata senza mutamenti per una prigione di Torino e una osteria francese! chi ripensi, dico,
spiritosa descrizione di

anche

ai

pi sinceri epistolari di stranieri, sen-

tir subito

che questo assolutamente


preoccupazione

al di fuori
Il

di ogni influenza e

letteraria.

solo che gli stia vicino,

come contenuto

di do-

380

lore,

quello di Baudelaire, che

letterati,

al
.

solito,

non trovctno abbastanza

((

interessante

Pensate, dunque ,un momento: un uomo che ha del genio e un desiderio enorme di scrivere,
di esprimere se stesso,

di far sentire agli altri

quel
e che

mondo
gli altri

oscuro e spaventoso nel quale vive


;

non SEOino scoprire da se un uomo mente riboccante di pensiero e il cuore traboccante di amore e vuol cercare, per il diche ha
la
i cuori che con lui e per lui e che durante tutta la sua vita, o quasi, perseguitato dagli uomini, avvilito dalla miseria, martoriato da uno spaventoso male e che nonostante

vino veicolo dell'arte,

le

menti e

possono meditare

soffrire

questo, nonostante tutto, riesce a scrivere pi di


venti volumi,

e fra questi alcuni capolavori, e

sopporta ogni strazio, patisce ogni umiliazione,


lavora fra
parte,
tutti

gli

stenti

pur di poter dire una


sola, di quel

una piccola parte


il

che sente

di dover dire: tale


jevski.

destino di Teodoro Dosto-

E quando

si

aggiunga che questa vita di

povert e di umiliazione, di accessi epilettici e


di

debiti,

fu vissuta con rassegnazione se

non

con

serenit, coll'umilt del vero cristiano e la

costanza dello stoico, vien fatto di pensare che

un qualche Emerson dovrebbe scrivere su con questo titolo: 11 genio come martire.

di lui

Che

gli scrittori

che vivon di rendita e di per-

centuali remuneratrici e scrivono nel calduccino


dello studio sacro alla eleganza snobista
381

non

sus-

surrno, di tra

il

fumo

della sigaretta: Rettorica


i

In questa raccolta di lettere ci sono

necessari per giustificare ogni elegia.


fatti

documenti Ci sono i

e nient'altro che
di tutti la

fatti.

Primo
al

condanna.

Una

polizia idiota

servizio della ragion di stato confin Dosto-

jevski

il

Dostojevski giovine, che cominciava

a fare, a creare

in Siberia, ai lavori forzati,

per dieci anni. Dieci anni! Dieci anni di vita

dura e miserabile, lontano dai suoi, lontano dai


libri,

dagli unici, dalla vita; assieme ai condan-

nati,
il

a quei primitivi, a quei rozzi che soltanto suo amore poteva farci amare. Chi non sa cosa

voglion dire dieci anni di

meno

per un giovane,

per un

uomo che
altri,

comincia, per uno scrittore che


sui rivali;

?Una vita troncctta; un un tempo sciupato, perduto, per sempre. Eppure Dostojevski non fa il Prometeo: non impreca, non gesticola. Egli scrive, nell'esilio: Voi mi scrivete che tutti vodeve
farsi e affermarsi

ritardo sugli

glion bene allo Czar.


tore

Io l'adoro .

((

L'impera.

infiintimente

buono

e generoso

si

rallegra della punizione e dice che la

nuova

vita

l'ha salvato, l'ha guarito.

Ci

manca poco che


Suo
fratello

non
di

ringrazi chi

l'ha condannato.

sta degli anni senza scrivergli e

a chi

Io
:

prega
(c

occuparsi

della

liberazione

risponde
.

Fa-

rebbe meglio a restare in Siberia Dostojevski sa tutto e invece di sdegnarsi gli chiede perdono
lui
!

Micha per l'amor


!

d'Iddio,

non avertene

382

a male: pensa che son solo e


buttato via
;

come un

sasso

il

mio

carattere stato

sempre cupo,

malato e suscettibile; pensa a nami se i miei lamenti sono


ipotesi assurde.

tutto ci e perdoingiusti, e le
il

mie

Son ben convinto che

torto

proprio

mio

Dopo
tro

dieci anni di solitudine torna in Russia

e ricomincia a scrivere.

Ma

ricomincia pure
le

l'al-

tormento: la povert. Quasi tutte

sue

let-

tere

sono

lettere scritte lettere

per necessit e non per

un uomo che chiede, che non ha pi nulla, che non pu andare pi innanzi. Il demande sans dice il Gide
divertimento,
di
<(

habilit,
il

sans

fiert,

sans ironie;
.

il

demande

et

ne

sait
:

pas demander

Richiede, insiste, im-

plora

((

Ho
.

un

tal

bisogno che son pronto ad


posso pageire
quattrini
i

impiccarmi
partire,

Non
;

debiti,

ne
e

non avendo
))

per

il

viaggio,

sono disperato
dell'anno
?

Che

diventer da ora alla fin

Non

lo so.

La mia

testa si

rompe.

Non ho
((

pi nessuno a cui chiedere in prestito

Ho

scritto

a un parente per chiedergli 600 ru-

bli. Se non me li mania, una volta

manda son
,

perduto

In Ger-

dovette star chiuso parecchi

giorni nella esimer di

un albergo, non pagata,


i

perch aveva messo in pegno anche

pantaloni.

Firenze, dove rest parecchio tempo. Tunica


italietna
gli

parola giorno
posta.

che impar fu il Niente che ogni rispondeva l'impiegato delle ferme in ogni settimana, ogni mese tornava a
383

scrvere, a chiedere,

a implorare:

ai direttori di

riviste, ai parenti, agli.

amici, agli editori. Chie-

deva

il pagamento dell'opere passate; anticipi su quelle future; prestiti su opere non comin-

ciate; soccorsi veri e propri,

quattrini ogni

tanto arrivavano e

gar

tutti

debiti

non bastavano neppure a pae dopo un giorno il disperato e

umiliante elemosinare ricominciava.


t'anni scriveva:
((In tutta la

cinquan-

mia
:

vita

ho lavovita

rato per
stato

guadagnare e in
in

tutta la

mia
ora

sono

costantemente
.

bisogno

pi che

dove vanno questi quattrini ? Dostojevski non ebbe che un vizio solo il gioco. Ma

mai

non sempre. Non voglio scusarlo qui, ma voglio si sappia che non era quello il motivo della sua
perpetua miseria. In Siberia aveva sposato, piuttosto

per piet che per amore,

la

vedova del

forzato Issaiev,
egli dovette

madre

di

un

figlio

fannullone che

mmtenere. Ebbe da

lei altri figliuoli.

Alla morte del fratello ebbe sulle braccia un'altra

famiglia.

Eppoi fond
le

giornali

riviste,

sue spese, per liberarsi dagli editori, per diffon-

dere e difendere

sue idee e spesso

le

cose ancolla
di

dajon male.
facilit colla
lui,

infine egli

dava

agli

altri

quale chiedeva: nessuno,


rifiutare.

meno

poteva aver cuore di


esilio, alla

Al lungo
nieri

continua povert,

ai disagi

della grossa famiglia e della vita in paesi stra-

aggiungete

il

male.

Dostojevski soffriva,

come ognun

sa, di epilessia.

Ne

soffriva gi in

384

Siberia e

dopo un miglioramento

di qualche

anno

le crisi ripresero pi frequenti e terribili. Gli ec-

cessi

vengono spesso .sempre pi


per

forti,

e lo lagiorni,

sciano intontito, istupidito:

quattro

per sette giorni.


vorare;

E non pu

lavorare e deve la-

ha impegni con giornali, con editori, vuol riscuotere presto; ha bisogno, come sempre,
di quattrini.
11
((

male sacro

lo lascia esausto, scoraggiato,

vuoto, eppure deve improvvisar novelle, tormentarsi


((

attorno agli articoli, finire

.volumi promessi.

Hanno annunziato che


e

nel nimiero di aprile (del


il

Russai) VieMnik) sar pubblicato


l'/ Jiof a)

seguito (del-

capitolo senza importanza.

non ho nulla pronto, eccettuato un Cosa mander 7 Non lo so davvero. Ieri l'altro ho avuto una crisi violentissima, ma ieri ho scritto lo stesso in uno
stato prossimo alla pazzia .

In queste condizioni
ScU'ebbe capace

neppure

un uomo qualunque non di scrivere una lettera e

Dostojevski crea dei capolavori.


Stesso quanto la sorte gli tolga.

Ma

sente lui

Continuamente si rammarica di non poter comporre a suo comodo, con tutti gli agi della tranquillit, senza lo spetSe tro dell'impegno, della scadenza, del debito.
((

potessi scrivere senza fretta! Egli sa


libri

chei

suoi

sarebbero pi grandi, pi profondi, che espri-

merebbero pi e meglio quel che gli bolle in seno. E per l'appunto il lavoro non gli facile Lavora giorno e notte come un forzato eppure
385
25

non va presto innanzi. Strappa e rifa continuala fame alla porta. Non contento di quel che ha fatto: gli pare di aver sciupato r idea, r ispirazione dei suoi romanzi, Sono scontento del mio romanzo fino al disgusto scrive mentre sta lavorando all' Idiota. Mi sono sforzato terribilmente per lavorare ma non ho potuto: ho il cuore malato. Ora fo un ultimo sforzo per la terza parte: se riesco ad accomodare il romanzo ini rimietter, altrimenti son perduto )), E dopo aver dato al mondo due o tre capolavori diceva E' finalmente tempo di scrimente, e

vere qualcosa di serio

pi tardi

Figuratevi

che in

certi

momenti

di esime personale io

mi
let-

accorgo con rammarico che non ho espresso,


voluto e forse

teralmente, la ventesima parte di quel che avrei

non

l'ho saputa esprimere. Ci che

un giorno Iddio mi dar tanta forza e ispirazione che io mi esprimer pi completamente e potr esporre tutto ci

mi salva

la speranza che

che chiudo nel cuore e nella fantasia.


Io

ture

non conosco nella storia di tutte le letteraun esempio cos commovente della tragedia
di lui, tutto

eterna dello scrittore, dell'uomo di genio. Tutto

quanto contro

tende ad abbatterlo,

a impicciolirlo, ad annientarlo. Gli uomini lo con-

dannano all'esilio, alla povert, al lavoro affrettato una malattia tremenda l'assalta nei momenti migliori il suo cervello non svelto la sua intelligenza non soddisfatta e considera l'o; ;

386

come un indizio o un avanzo che racchiudeva. Eppure quelle migliaia di pagine che strappa a fatica alla miseria, al morbo, al sonno, alla disperazione, sono
pera della sua vita
delle meraviglie
fra le pii grandi della letteratura del

suo paese
giusto che

e della letteratura del

mondo. Non era


fosse

questo
quelli
bri ?

doloroso

miracolo

conosciuto

da

che sanno soltanto, e non tutti, i suoi liNon si dica Lasciaino l'uomo solamente
: :

l'opera

Gide

mais l'admirable, ce qui reste pour moi


qu'il l'ait

importa.

((

Evidemment

risponde

il

d'un enseignement inpuisable, e 'est


crite,
Il

malgr cela

Nietzsche, che
((

non era uomo


il

tenero, scrisse

un giorno:
chi

Dostojevski...

solo che
.

mi abbia

insegnato qualcosa in psicologia

E' giusto: po-

hanno illuminato

le

pi buie anfrattuosita
dell'autore dello Spi-

dell'anima

umana meglio

rito sotterraneo.

Ma
lui
:

c' qualcos'altro
la forza

che possia-

mo
cere

imparare da
il

miracolosa di vin-

proprio destino e di estrarre dai veleni

della vita l'eterna

bevanda

dell'arte.

387

STUDIO EDITORIALE LOMBARDO


18,

Via Durini -

MILANO

VU

Durini,

18

Opere di

GIOVANNI PAPINI

LA PAGA DEL SABATO

L.

4,_

L'ALTRA META

3,50

VECCHIO E NUOVO NAZIONALISMO


.

3,_

INDICE

Due
I.

parole sole

...

Po'g-

V
1

IGNOTO

...

II.

BUDDHA
DANTE
LEONARDO
L. B.

III.

.....
.... ....
... ...

17

IV.

25

V.

ALBERTI

36

VI.

CARLO LINATI
GIOVANNI LOCKE

46

VII.

.58
>

VIII.

GIORGIO BERKELEY.

69

IX.

SPENCER
F. C. S.

Pag.

101

X.

SCHILLER

IJQ

XI.

HEGEL

......
.

,126
*

XII.

NIETZSCHE
R.

151

XIII.

EUCKEN
MICHELSTAEDTER
VICO

162

XIV.

C.

...

170

XV.

B.

177

XVI.

R.

ARDIG
FERRI
VAILATI

204

XVII.

E.

,232
>

XVIII.

G.

264

XIX.

A.

FARINELLI

....
. .
.

,286
,297
.

XX.
XXI.

E.

REGLIA

E.

BERGSON

,318
,330

XXII.

W.

WHITMAN
TOLSTOI

.... ....

XXIII.

T.

,368
>

XXIV.

T.

DOSTOIEVSKI

376

Finito di

stampare in Milano
dal tipografo

GIUSEPPE

RAMA

coi tipi della Tipografia

LUIGI BONFIGLIO
Via Ant. Scarpa, 5
il

Ottobre

MCMXVII

University of Toronto

H
Ph

Library

si

:!

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55

w
0)

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TRIS

C3

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Ci

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Library Card Pocket

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coi

Under Pat. "Ref. Index File"

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