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da Racconto italiano di ignoto del Novecento 1924 [APOLOGIA MANZONIANA]

AFFIORAMENTO PER LINNESTO IN PRAETERITUM TEMPUS. Manzoni Fichte idea della immediatezza necessaria del linguaggio. Egli disegn con un disegno segreto e non appariscente gli avvenimenti inavvertiti: tragiche e livide luci duna societ che il vento del caso trascina in un corso di miserie senza nome, se caso pu chiamarsi lo spostamento risultante della indigenza, della bassezza, della ignavia politica (pubblica), della cieca ignoranza, della paura duna razza e dellavidit e dellorgoglio dunaltra. Se caso pu chiamarsi la noia della vita, sensuale e disorganica, che fa ricercare nel male i veleni di un pi fosco desiderio, duna pi abominevole discesa verso cupi silenzi. Alte anime vivono fra quella grigia plebe e quei mali. Sono pilastri residui duna grandezza del passato o forse pilastri di una grandezza futura, fra sterpi mortiferi. La mescolanza degli apporti storici e teoretici pi disparati, di cui si plasm e si plasma tuttavia il nostro bizzarro e imprevedibile vivere, egli ne avvert le deviazioni contaminantisi in unespressione grottesca. Egli fiss con il genio del narratore e pi dellesegeta e dellanalista le autorappresentazioni dominatrici di quegli spiriti: e noi sappiamo che altre rappresentazioni, se non le medesime, certo egualmente passibili di errore ed egualmente dirette conducono il vano spasimo della nostra vita verso il necessario cammino. Il barocco lombardo di quel tempo ha tenuissimi tocchi e una grandiosa tristezza. Solo un occhio lungamente esercitato pu ridisegnare la curva dei ricchi vasso, o dei boccali dargento liscio. E sopra ogni cosa unidea si leva che nulla pu abbattere, fastigio marmoreo nella tempesta, una luce che nessun flutto raggiunge: in questo si placano gli occh e il pensiero di Lucia. Scrittore degli scrittori, egli visse prima la sua meravigliosa annotazione e il continuo riferimento del male antico al nuovo aumenta la risuonanza tragica di ogni pensiero. Volle poi che il suo dire fosse quello che veramente ognun dice, ogni nato della sua molteplice terra e non la trombazza roca dun idioma impossibile che nessuno parla, non solo, e sarebbe il male minore, ma che nessuno pensa n parlando a s o al suo amico, n alla sua ragazza, n a Dio. Bisogna leggere e profondamente scolpire nella memoria e nellanima ci che Giovanni Amadio Fichte scrive nei capitoli terzo e quarto dei suoi discorsi alla nazione tedesca per comprendere che non la vanit daccademico e non il gusto ambizioso di letterato giovincello reduce da Parigi con le primizie acerbette della moda pu aver imposto al suo animo di volerla finire una buona volta, di finirla con la grottesca bestialit dei toni asineschi degli asini che fanno da sei secoli i rigattieri degli umanisti a freddo. Un conto disseppellire Cicerone e scrivere la Canzone alla Vergine, o trattati di geografia; un conto scrivere gli esametri dellAffrica, o chiamarsi Lorenzo Valla, o Marsilio Ficino, o anche Giovanni Pontano e contraffare il latino del De officiis alla Poggio Bracciolini; e un altro, un ben altro e miserevole conto sbrodolare sopra un popolo di melensi imbecilli, incapaci dogni originalit dellanima e della coscienza, squadroni di endecasillabi beoti con dodici sillabe e incartapecorirsi cos per tutta leternit. LItalia liberata dai Goti! Ah! Peccato che mentre un cos nobile poema in endecasillabi, santissimo sacramento, veniva dato alle stampe un sifilitico la conquistasse con ottanta cavalli. Egli volle parlare da uomo agli uomini, ai miserabili uomini: ed ebbe compagno nella fatica un altro grandissimo disgraziato conte suo coetaneo, molto macilento della persona. Anche costui rifiut alfine la spazzatura della tronfia magniloquenza e la sua parola ha una nitidezza lunare: dolce e chiara la notte! Ed anche costui visse, prima di scriverla, la sua tragica nota. Quello stesso amore per cui disegn la dolce figura duna popolana, sia pur graveolente, lo condusse a dire le cose vere delle anime con le vere parole che la stirpe mescolata e bizzarra usa nei sogni, nei sorrisi e dolori. Dipinse daltronde anche marchesi, conti e duchi, sia nazionali che esteri, e non meno bene che quelli dal ciuffo.

Vasso dargento vengono recati da servi inguantati nello splendore dei palazzi: e su di essi il pane, il pane che ingozza e a furia di lacrime anche va gi. Vengono serviti sontuosi confetti, portate di sciroppi, dolci, gelati. Nasazzi turgidi di legule dal s sempre pronto fuorescono dai calici finissimi dove i rossi vini occidentali mettono i caldi rubini o i granati dalle ombre profonde. E scorte di giovinastri sono intorno alle ville munite; giocano il soldo e poi lanima e la vita ed ogni cosa. Rossi tramonti popolano di caldi e misteriosi fantasmi le anime e non vi alcuna pena perch il Re Cattolico vigila circa ogni terra e ogni mare, e circa tutte le terre lontane e calde ed i mari dove con un suo brevetto pochi avventurosi vanno o per diffondere il monito sublime di Ignazio o semplicemente para buscar la plata. Il Sommo Vicario con il Re Cattolico in un eguale pensiero e volere: il bene di tutta la Cristianit, la salute di tutti gli uomini. Cos non vi contrasto, n lite. Michelangiolo Amorigi veste da bravi i compagni di gioco. Mentre il Signore chiama Matteo, un viso di giovane, sensualmente distratto, chiede Chi cerca costui? Il vino imporpora le sue floride gote e guarda curioso, con sorrisetto quasi bolognese. E nessun pensiero lo sgomenta. Una bella piuma ha nel cappello di velluto violetto e una sottile spada al fianco. Le gambe nervose si vedono di l dallo sgabello. Non vi pena, n pensiero: rosse e fervide luci sono il termine della calda, verde pianura e nelle vene pulsa il fervido sangue delladolescenza. Il soldo sicuro. Lesta la spada. Nei vicoli, sotto gli archi dei passaggi, passano ridendo i micheletti della ronda e qualche puttana si rimpiatta fra sgangherate risate. Nombre de Dios! Si fuera para farrear!. Poi quando la ronda si perde con una cadenza lontana e la luna fa diagonali di ombre e di biancore sui quadri delle case e sui tetti, si pu chieder conto a uno: uno che passer. Una spallata. E perch, e per come. La voce bassa e concitata. Ma qualche finestra si apre e donne in camicia cominciano a invocare la Madonna. Il soldo comanda e la spada lavora. Il Signore comand che Matteo e lasciasse i dadi ed il soldo del mondo <e> lo seguisse e il Caravaggio vide il Signore e Matteo e poi dipinse giovinastri dalle turgide labbra, cocchieri e sgherri e fervidi garzoni. Meglio girare alla larga. Nei chiusi palazzi vi sono sale con volte dipinte, tubi di penombra: a crociera nella penombra arriva da minori volte il lume di tutti, che finestrette misurano avaramente. Quivi dietro grate ingiuste e irremovibili pallidi visi, occh cerchiati di rinunce distruggitrici scrutano la sana vita degli altri e la luce, la perduta luce del mondo polveroso e rivoltolato dove sono le spade, le piume, le corse affannose ed il sangue. E nelle tarde notti ed insonni i prorompenti canti di giovent. Negli atroci silenz la legge si fa irreale, perch nessun termine di giusto riferimento le conceduto. Nulla esiste pi, nulla pi possibile socialmente: soltanto sono reali gli impulsi di una fuggente individualit. Domani, sar tardi. Memento quia pulvis es. Lammonizione discende fra gli orrori dellanima, ardente come i soli della Spagna, come lespressione unica del conoscibile ed acquista un senso individuale e bestia esattamente antinomico a quello sociale e legatore per cui fu pronunciata. Non vi legge se non nelle viscere torturate. Un cavaliere meravigliosamente perverso attende, come un aspide, tra i fiori del pazzo giardino. Al confine della terra sono muniti castelli. Poich la saggezza e lantico consiglio dei signori sulla marina tenne indietro dal frumentone loro le corse di venturose masnade e locchiuto vigilare valse ad aver ville senza affanno sul Brenta, lAdige sereno e munizioni e guardia sullAdda: e il Re Cattolico re in casa sua e Paolo Sarpi crede nel Papa, ma pi ancora nel Doge, cos da presso, ben da presso alla sede (1) il confine della terra lombarda, fra selvaggi monti e le spirali del fiume. L, esulando a cavallo dalla citt con seguito e tromba e lasciando a Sua Eccellenza unambasceria dinsolenze si rintan chi, forse, non voleva patire dominio. E volle dominare dalla sua rocca sui mangiapolenta, memore della vecchia e grande dominazione dei suoi. Ebbe seguito danime e di canaglie, come ogni dominatore. Nella citt lontana e sommessa, sui vecch archi di fosco mattone ancora il bianco dun riquadro: vi la croce, che <i> Melanesi accampava nel maggio, i riottosi, dolenti poi, al buon Barbarossa, e la vipera che trangugia un nato.

Mentre quelli dal ciuffo bastonano chi cammina con superbia perch impari a tener bassa la testa davanti a lui pi ancora che davanti a Sua Eccellenza ed al Re, ecco Sua Eccellenza deve occuparsi di molte cose. Deve condurre la guerra del Casalese e la pace del Ducato. Pare che, non ostante larte fine e il gran disegnare di Sua Eccellenza, ogni disegno di quella guerra venisse a rovescio, come accade talora anche ai pi sperimentati condottieri. Un po meglio, ma non molto andava la pace. Ed anche la pace si varr di qualche occorrenza movimentata, per dare modo alla sua saggezza di provarsi in provvedimenti. Vi erano uomini di buon senso, ed altri dottissimi. Quale tristezza il dover riscontrare che al Maestro dei maestri successero gli scolari, e scolari degli scolari, e poi edizioni ed esegesi in usum Augustinianum e un cosiffatto ginnasio dur duemila anni! Ipse dixit dice ognuno che pensi una castroneria. Poich il superbo costruttore dellOrganon, il sistematore delle per t zoa istorai, leccelso indagatore della Nicomacheia serv a far ragionare Don Ferrante. Cos disparati apporti teoretici e storici confluiscono in una grottesca realt. Peggio ancora ragionavano gli altri, quando si posero alle calcagna del villano, spargitore di malefiz. Essi non pensavano che sulla loro biancheria personale cera molto da ridire. Gerolamo Cardano risolse lequazione di terzo grado e scrisse il De Rerum Caelestium! Ma una tragica sinfonia inizia il poema: una mucca magra trottola per un sentiero ai primi freddi duna sera dottobre. Un ordinato per paura non adempie a quello a cui ordinato. Un governatore, anzi dieci governatori fanno stampare dei divieti che dovrebbero essere legge e non sono. Solo 25 lettori hanno compreso latroce sarcasmo di ci. Gli altri hanno interpretato come una diligenza di storico. I primi motivi sintrecciano e si fondono: gi si delinea la tragedia spaventosa di una societ senza norma e senza volere, che il caso allora travolge. Passano poi su questa le masnade a cui han dato passo i valichi rtici. I villani discorrono tra di loro abbastanza sensatamente e con un fondo che par giusto e ragionevole. Il frumentone vien s. Lavorano e lavorano e gli pare che al lavoro debba seguire un pane sicuro, una vita tranquilla. Ma ci sono cavalli e fanti e altre razze nel mondo: istinti profondi di difesa e di lotta, deliberate offese, ed altro volere ed altre forze, ed altri sogni ed altre follie che non quelli abbastanza onesti e un po chiusi della casuccia e del campicello. Anche lantico piagnucolava sul suo campicello vitelli e calpestate carote: poi dovette scrivere gli alti versi, di altissima e profondissima sonorit, e rigare diritto. E cos, mentre ai venturosi sognatori della potenza lordigno per essi inconducibile degli atti prende la mano e solo un gran sogno fu loro possibile, ai raccolti ricercatori della giusta laboriosa tranquillit e della onesta polenta piovono sulla groppa dure legnate. Spagna! Lombardia! Tra le due espressioni conduttrici vi chi preferisce la seconda, chi piuttosto la prima. Don Chisciotte, Renzo. Collalto Wallenstein conduce i suoi grandi cavalli e Lutero vive come un idolo di santo cattolico nellanima dei riformati. Cos che nella casa del prete abbeverano i loro stalloni e disegnano porcherie e grotteschi sui muri. Le mucche devono fare dellalpinismo, e insieme con esse possono anche andare le donne con il loro rosario, visto che la gita non costa nulla e dacch le soldatesche di passaggio rappresentano un certo pericolo anche per loro. Don Ferrante seguita a raccogliere ordinatamente la sua biblioteca e a ragionare meglio degli altri. una persona colta. Guida lopinione. Se vivesse oggi molte redazioni di quotidiani se lo contenderebbero. C nello scaffale un posto per il Principe e un altro per il Saggiatore ma non sono proprio i suoi santi. Piante pi grosse, nella bizzarra foresta, hanno avviluppato e soffocato. (2) Ma la tragica sinfonia vuol scendere nelle viscere proprie della stirpe, da poi che sembra i suoi tocchi pi tremendi e pi alti non essere avvertiti dalle anime. Da che poi i mali palesi ed esterni, quali sono le percosse, larbitrio, la derisione, il saccheggio, la contumelia, il patteggiamento, la prepotenza, la miseria, la paura e quelli che costituiscono loscura germinazione dei primi, quali sono lignavia dellanima e i suoi nefandi errori nel conoscere e nelleleggere, il creder possibile il bene duno senza quello di tutti, lamare il suo figlio e non la sua figlia, il seppellire da vivo chi nato come noi e la luce deve, deve arrivare ad ognuno, laccettare come vita una chiusa dabbenaggine, come saggezza e onest il lavoro solo dei muscoli e labnegazione della campestre fatica,

laffidare la propria storia e il destino al volere di altri, il proprio pensiero ad una regola imposta da altri e perci non sentita, il proprio sapere rivangarlo fuori da rigovernature di rigovernature; da poi che i tocchi profondi ed oscuri non si palesano alle anime, ebbene ultimo consentimento: cio sciagura a cui consentire: una povera terra, ultimo male: la fame. Gli editti di Sua Eccellenza e il furore della plebaglia sono i gemiti e gli alterni sussulti dun corpo che si contorce gi nella polvere. Sua eccellenza comanda che il pane sia dato a buon prezzo: e sa o indovina ci che significa questo comando. Ma pensa: per oggi vivremo. Le soldatesche devono mangiare e il paese le porta. I grandi devono vivere da grandi, e il paese li porta. I ragazzotti hanno una piuma e una spada e vanno nelle strade del paese. I villani sono pieni di buon senso. I soldati di Wallenstein non digiunano. Sua Eccellenza comanda che il pane sia dato a buon prezzo e un siffatto comandamento approvato da tutti gli animi onesti. A proposito: cerano anche alcuni luoghi dove si insegnava a chi volesse ad imparare il latino. Pochi capivano il latino e questi rari luoghi erano presso gli Scolopii, i Gesuiti, i Barnabiti. Si chiamavano con il nome strano di scuole. E i provvedimenti del governo e il prezzo del pane ha il suo sbocco. Quando i mucchi lerci delle cenciose carogne andavano al deposito delle spazzature perch la grassa terra ne facesse sua polpa, e fiaschi di vino con bieche canzoni toglievano dapprima lo spavento dellodore funebre, e poi anche quello pareva una vita e un lavoro ristoratore, allora alti pensieri conchiudono il meraviglioso poema. Luci salubri succedono finalmente ai lividori dello Spagnoletto. La sana vita di un popolo che potrebbe essere sano, impregna ripetutamente la credente donna. La sua fede e i suoi figli portano nella terra luminosa una gioconda attivit. Renzo, il maschio bifolco, che elesse ed elegge, vuole che i suoi figli imparino a scrivere. Ma non si trattiene dallesibirci unultima prova di buon senso villereccio e finisce con alcune proposizioni che Giosu Carducci prese sul serio. Longone: finito questa riesumazione Manzoniana il 4 agosto 1924 mattina.
1. Est sedes Itagliae regni Modetia Magni nello stemma dei Durini di Monza, <> 2. Volendo vederne la ragione dialettica. gi in atto in questo ostracismo la reazione religiosa (Molina, Corneille, Kant) contro il nihilismo fiorentino, sbocco del nostro Rinascimento.

***************** Volle poi che il suo dire fosse quello che veramente ognun dice, ogni nato della sua molteplice terra, e non la roca trombazza dun idioma impossibile, che nessuno parla (sarebbe il male minore), che nessuno pensa, n rivolgendosi a s, n alla sua ragazza, n a Dio. () Egli volle parlare da uomo agli uomini, come, a lor modo, parlarono tutti quelli che ebbero qualche cosa di non cretino da raccontare. () Don Alessandro, alcuno mai non ci far dono duna nuova edizione della vostra storia! Ma, se cos fosse, vi chiederemmo: Don Alessandro, non fotografate cos spietatamente le magagne di casa; non interpretate cos acutamente, ai fini dun ammonimento sublime, i fatti che sogliono ricevere espressione nella retorica del giorno. Che Renzo sia un libertario un po in gamba, mettetegli almeno una cravatta di quelle che portarono i terribili comunardi della vostra Parigi. Che Lucia non sia cos modesta, cos legata, cos facile ai rossori, da attirarsi le beffe di un asso della tiratura romanzesca. Oppure camuffate Renzo da guidatore su pista e fategli declamare Nietzsche, svestite Lucia e fatele leggere Margueritte. Allora soltanto potrete sperare un posto in Parnaso; mentre cos, Don Alessandro (ma che avete mai combinato?) vi relegano nelle antologie del ginnasio inferiore, per uso dei giovinetti un po tardi e dei loro pigri sbadigli. Che cosa avete mai combinato, Don Alessandro, che qui, nella vostra terra, dove pur speravate nellindulgenza di venticinque sottoscrittori, tutti vi hanno per un povero di spirito? C.E.Gadda, Apologia manzoniana, in Il tempo e le opere, Adeplhi 1982 (ed. orig. in Solaria 1927).

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