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Guglielmo Cavallo

I papiri di Ercolano come documenti
per la storia delle biblioteche e dei libri antichi




Si parva licet componere magnis, come recita un celebre verso delle Georgiche virgiliane
(4, 176), questo contributo vuole porsi in ideale continuit con la mirabile Relazione sui papiri
ercolanesi letta da Domenico Comparetti il 17 febbraio 1878 alla Regia Accademia dei Lincei1.
Fin dallepoca della loro scoperta, infatti, i papiri di Ercolano, ritrovati tra il 1752 e il 1754 nel
corso dello scavo di una Villa sepolta dalleruzione vesuviana del 79 d. C. e divenuta nota
perci come Villa dei Papiri, sono stati per secoli al centro di grande interesse da parte degli
studiosi sia per il loro numero davvero notevole, sia perch restituivano scoperta unica
una biblioteca greca e latina dellantichit nel suo insieme e nel suo assetto originario, sia per
il loro contenuto, che testimoniava opere greche e alcune anche latine perdute dalla
tradizione medievale, in particolare trattati di Epicuro e dei suoi epigoni fino a Filodemo di
Gadara. Questi nella Villa visse, compose scritti e forse si circond di una cerchia colta di
letterati e di scolari nel corso di pi anni del secolo I a.C. In sostanza ai papiri di Ercolano si
deve, man mano che sono stati e vengono tuttora editi o riediti con perfezionate tecniche di
lettura, il pi di quanto si conosce della filosofia epicurea e del suo impiantarsi nellItalia
romana. Soltanto dagli ultimi decenni del secolo scorso, tuttavia, i papiri ercolanesi sono stati
studiati molto pi di prima e in profondit anche come libri nella loro strutturazione
materiale, nella loro qualit grafica, nel loro modo di aggregarsi e conservarsi in una
biblioteca, vale a dire sotto laspetto pi specificamente paleografico, bibliologico e
biblioteconomico.

Allo stato attuale delle conoscenze, sono stati calcolati 1840 papiri, per la pi parte
frammenti, inventariati e 74 non numerati, ora alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III
di Napoli, mentre circa 25 papiri sono conservati altrove2. Di essi 120 sono latini3. Si tratta di
volumina, rotoli, carbonizzati, ma non vi coincidenza tra numero di frammenti attuali e
numero di rotoli originari giacch pi numeri di inventario possono riferirsi a un medesimo
volumen, come risulta da svolgimenti e ricostruzioni di rotoli felicemente compiuti, ma daltra
parte sotto un medesimo numero di inventario possono trovarsi, datane unerronea
sistemazione e conservazione comune, frammenti provenienti da rotoli diversi. Si riescono in
linea di massima e con cautela a calcolare in origine, ove si potessero riordinare e ricomporre
tutti i frammenti, 650700 volumina di cui una sessantina latini e tutti gli altri greci4. La Villa

1 La relazione pubblicata in Mem. Mor. Acc. Lincei, ser. IIIa, 5 (18791880), pp. 145179
(rist. in D. COMPARETTI, G. DE PETRA, La Villa ercolanese dei Pisoni, i suoi monumenti e la sua
biblioteca, Torino 1883, pp. 5788).
2 Si vedano A. TRAVAGLIONE, Catalogo descrittivo dei papiri ercolanesi, Napoli 2008, e la scheda
recensione, relativa a tal volume, di G. DEL MASTRO, Il Catalogo descrittivo dei papiri ercolanesi,
Cronache Ercolanesi 40 (2010), pp. 215222.
3 E quel che risulta dalla recente indagine di G. DEL MASTRO, Riflessioni sui papiri latini
ercolanesi, Cronache Ercolanesi 35 (2005), pp. 183194.
4 Questo numero avanzato da D. DELATTRE, La Villa des Papyrus et les rouleaux dHerculanum.
La Bibliothque de Philodme, Lige 2006, p. 22, e da G. DEL MASTRO, Filosofi, scribi e

campana in cui i papiri furono scoperti una villa aristocratica sicuramente attiva nel terzo
quarto del secolo I a. C.5 [tav. 1 e tav. 2] pare appartenesse, secondo lipotesi pi accreditata,
a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Cesare e console nel 58 a. C.; meno consenso
hanno riscosso altre ipotesi di attribuzione della Villa, tra cui quelle a Lucio Marcio Filippo,
console nel 91 a. C., e ad Appio Claudio Pulcro, console nel 54 a. C. La questione rimane
comunque aperta.6 Sicuro comunque che nella Villa soggiorn e compose un consistente
numero di trattati Filodemo di Gadara poich alcuni volumina conservano brogliacci o prime
stesure dautore.

Queste le coordinate entro cui si inquadrano la biblioteca e i suoi libri [tav. 3]. Da
documenti e relazioni di scavo dellepoca in particolare dalla pianta, tuttora valida per il
piano nobile, della struttura architettonica delledificio dovuta a Karl Weber che a Ercolano
diresse i lavori dal 1750 e attraverso notizie reperibili in scritti di eruditi contemporanei, si
tentato di ricostruire fasi di ritrovamento e dislocazione dei papiri allinterno della Villa. La
migliore messa a punto sulla questione si pu considerare quella di Francesca Longo
Auricchio e di Mario Capasso del 19877, giacch gli scavi di questi ultimi anni, nonostante
risultati di peso su altri versanti, nulla hanno aggiunto circa il ritrovamento di papiri8. Pur tra

glutinatores. I rotoli della Villa di Ercolano, Quaestio 11 (2011) (= L. Del Corso, P, Pecere [a
cura di], Il libro filosofico. Dallantichit al XXI secolo), pp. 3564: 36. Una recente messa a
punto della questione si deve a M. CAPASSO, Les papyrus latins dHerculanum. Dcouverte,
consistance, contenu, Lige 2011, pp. 1322, il quale pensa a un numero di papiri pi alto, circa
1100, compresi quelli andati distrutti, per ignoranza o incuria, al momento stesso della
scoperta.
5 Tra le ricerche archeologiche sugli scavi della Villa degli ultimi decenni, citate nella
successiva nota 8, si rinvia in particolare a quelle di Maria Paola Guidobaldi e di Domenico
Esposito.
6 Una buona e recente discussione sul problema del proprietario della Villa, con ampia
bibliografia, si deve a M. CAPASSO, Who lived in the Villa of the Papyri at Herculaneum A Settled
Question?, in M. Zarmakoupi (ed.), The Villa of the Papyri at Herculaneum. Archaeology,
Reception, and Digital Reconstruction, Berlin New York 2010, pp. 89113, ma si veda anche
D. SIDER, The Library of the Villa dei Papiri at Herculaneum, Los Angeles 2005, pp. 58.
7 F. LONGO AURICCHIO, M. CAPASSO, I rotoli della Villa ercolanese: dislocazione e
ritrovamento,Cronache Ercolanesi 17 (1987), pp. 3747, con bibliografia sostanzialmente
completa fino a questa data. Si vedano anche i successivi contributi alla questione dovuti allo
stesso CAPASSO, Manuale di papirologia ercolanese, Galatina 1991, pp. 6783; ID., I rotoli
ercolanesi: da libri a carboni e da carboni a libri, in B. Palme (hrsg. v.), Akten des 23.
Internationalen PapirologenKongresses (Wien, 22.28. Juli 2001), Wien 2007, pp.7377; ID., Les
papyrus latins dHerculanum cit., pp. 1322.
8 A. DE SIMONE, F. RUFFO, M. TUCCINARDI, U. CIOFFI, Ercolano 19961998. La Villa dei Papiri e lo
scavo della citt, Cronache Ercolanesi 28 (1998), pp. 759; A. DE SIMONE, F. RUFFO, Ercolano
19961998. Lo scavo della Villa dei Papiri, Cronache Ercolanesi 32 (2002), pp. 325344; IID.,
Ercolano e la Villa dei Papiri alla luce dei nuovi scavi, Cronache Ercolanesi 33 (2003), pp.
279311; M. P. GUIDOBALDI, D. ESPOSITO, Le nuove ricerche archeologiche nella Villa dei Papiri di
Ercolano, Cronache Ercolanesi 39 (2009), pp. 331370; M. P. GUIDOBALDI, D. ESPOSITO, E.
FORMISANO (con una premessa di P. G. Guzzo), Linsula I, linsula nordoccidentale e la Villa dei
Papiri di Ercolano: una sintesi delle conoscenze alla luce delle recenti indagini archeologiche,
Vesuviana 1 (2009), pp. 43180: 128175; M. P. GUIDOBALDI, D. ESPOSITO, Ercolano. Colori di
una citt sepolta, San Giovanni Lupatoto 2012, pp. 89117. Da notare che, a quanto si desume

interpretazioni diverse dei dati archeologici, si pu affermare che i papiri furono scoperti in
pi punti delledificio se ne possono individuare cinque nella pianta Weber [tav. 4] , senza
una netta separazione di luoghi di ritrovamento tra libri greci e libri latini, sicch la
coesistenza di una biblioteca greca e di una biblioteca latina nella Villa da intendere nel
senso della compresenza di due collezioni librarie, pur se con una certa distinzione
biblioteconomica, ma non di due vere e proprie biblioteche disposte in aule distinte come
avverr in seguito, pur se non sempre, nel mondo romano almeno nel caso di biblioteche
pubbliche9.
Fondata sulla pianta Weber e su documentazione settecentesca, la ricostruzione
tuttora pi valida della biblioteca della Villa, correlata alla dislocazione e alle modalit di
conservazione dei ritrovamenti, si deve tra il 1940 e il 1941 a Carlo Gallavotti, anche se essa
va ripensata sotto qualche aspetto10. La maggior parte dei papiri greci molte centinaia fu
rinvenuta in mucchi nella stanza V. Si trattava di una stanza non ampia, tra i 3 e i 4 metri
quadri, con pavimento a mosaico, secondo Gallavotti interamente destinata, piuttosto che a
biblioteca di lettura, a deposito di libri, attrezzata comera con scaffali, la cui strutturazione
resta incerta armadi di legno nella specie di veri e propri mobili [tav. 5] o anche armadi a
muro incassati nelle pareti o semplici nicchie con ripiani11 e forse fornita anche di un arredo

dalle ricerche di Maria Paola Guidobaldi e di Domenico Esposito, la Villa non pare risalire a
data anteriore alla met circa del secolo I a. C.
9 Si rinvia a M. NICHOLLS, Bibliotheca Latina Graecaque: on the Possible Division of Roman Public
Libraries by Language, in Y. Perrin, M. de Souza (d.), Neronia VIII. Bibliothques, livres et
culture crite dans lempire romain de Csar Hadrien. Actes du VIIIe Colloque international de
la SIEN (Paris, 24 octobre 2008), Bruxelles 2010, pp. 1121; in particolare per la Villa dei
Papiri si vedano P. RADICIOTTI, Ercolano: papiri latini in una biblioteca greca, Studi di
Egittologia e di Papirologia 6 (2009), pp. 103114, e ultimamente M. CAPASSO, Libri greci e
libri latini nella Villa ercolanese dei papiri: un rapporto problematico?, Scripta 6 (2013), pp.
3540. Sul fondamento di questi studi non mi possibile riprendere la mia opinione
espressa in G. CAVALLO, I rotoli di Ercolano come prodotti scritti. Quattro riflessioni, Scrittura e
civilt 8 (1984), pp. 530: 2425 (rist. in G. CAVALLO, Il calamo e il papiro. La scrittura greca
dallet ellenistica ai primi secoli di Bisanzio, Firenze 2005, pp. 129149: 145) che nella Villa
esistesse una biblioteca latina del tutto distinta dalla greca, collocata in altro ambiente
domestico. Va tuttavia chiarito che pur in assenza di una bipartizione tra biblioteca greca e
biblioteca latina nel senso di una loro collocazione in aule distinte tutto lascia credere a una
sistemazione di libri greci e libri latini almeno in capsae o scaffali distinti, anche se in un
medesimo ambiente.
10 C. GALLAVOTTI, La custodia dei papiri nella Villa suburbana Ercolanese, Bollettino del Regio
Istituto di Patologia del Libro 2 (1940), pp. 5363; ID., La libreria di una villa romana
ercolanese (nella casa dei papiri), Bollettino del Regio Istituto di Patologia del Libro 3
(1941), pp. 129145. Si veda, sulle tracce di Carlo Gallavotti, anche I. SGOBBO, Statue di oratori
attici ad Ercolano dinanzi alla biblioteca della Villa dei papiri, Rendiconti dellAccademia di
Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli 47 (1972), pp. 241305.
11 Unimportante testimonianza, per scaffali allincirca della stessa specie, viene dalla casa VI
17 (ins. Occ.) di Pompei, ove si potuta identificare una biblioteca nella quale a quanto
scrive D. ESPOSITO, Filosseno, il Ciclope e Sesto Pompeo. Programmi figurativi e propaganda
politica nelle domus dellaristocrazia pompeiana della tarda et repubblicana, Jahrbuch des
deutschen Archologischen Instituts 123 (2008), pp. 5199: 52 un armadio a muro era

centrale che, a detta di Johannes J. Winckelmann, poteva essere un altro scaffale o tavolo per
tenervi scritture12. Sui ripiani i rotoli erano forse disposti a piramide, vale a dire a gruppi
posti in numero decrescente dalla base al vertice, con lavvertenza tuttavia che questo era solo
uno dei modi possibili. Nella stessa stanza fu ritrovato, inoltre, un fascio di 18 rotoli latini
conservati a parte in un qualche involucro o, piuttosto, cassetta cilindrica.
Papiri, di cui almeno 22 superstiti, furono trovati anche in due punti del tablinum, un
ambiente di dimensioni altrimenti ampie, considerato biblioteca di lettura da Gallavotti, il
quale vi volle identificare, per la disposizione di almeno uno dei due gruppi di rotoli, una sorta
di teca libraria mobile. E da credere si trattasse, tuttavia, non tanto di una biblioteca vera e
propria ma piuttosto, per cos dire, di uno spazio di lettura, giacch il leggere nel privato
come insegna la storia della lettura pu svolgersi in biblioteca o anche in altri ambienti della
casa, talvolta magari senza una biblioteca, purch si disponga di alcuni libri su un tavolo o in
un solo scaffale. I papiri ritrovati in questo spazio di lettura della Villa erano, come tutto
lascia credere, papiri latini, forse molti di pi rispetto a quelli recuperati stando alle
testimonianze del direttore, a quellepoca, del Museo ercolanese nel Palazzo reale di Portici,
Camillo Paderni, e dellerudito del Settecento Giacomo Martorelli: questultimo in particolare
attesta di averne visti una sessantina13. Sia nella stanza V sia nel tablinum furono ritrovate,
inoltre, tavolette cerate nella specie pare di polittici, ma ne resta ignoto il contenuto. Latine
erano forse almeno quelle che si trovavano nel tablinum14.
Altri papiri, rinvenuti sotto il colonnato del peristilio rettangolare affacciato sul
giardino e nellambulacro del peristilio quadrato, quindi fuori pur se nei pressi del tablinum,
comunque quasi allo scoperto, impongono una pi ampia discussione. Dei papiri ritrovati,
almeno 161 da ritenere forse per la pi parte greci piuttosto che latini circa 60 erano
ammucchiati a terra e i rimanenti distribuiti in cassette di legno rettangolari, di certo due e
forse tre, di varia grandezza. Due comunque sono quelle, di diversa grandezza, ricostruite pi
in dettaglio da Gallavotti sul fondamento delle testimonianze settecentesche di quanto emerso
dallo scavo: esse misuravano, luna, cm 28,6 x 17,6 di base e cm 22 di altezza, e laltra, cm 52,9
x 26,4 di base e cm 26,4 di altezza, e ambedue dovevano essere fornite di accessori metallici.
Secondo Gallavotti, le casse di papiri ritrovate nei peristili non potevano che indicare una
sistemazione provvisoria, se non addirittura un trasporto in atto15. E queste ipotesi di
Gallavotti non solo sono state accolte fino ai nostri giorni ma anche variamente locupletate
con un certo azzardo: si pensato, vale a dire, o a una risistemazione dellarredo e degli spazi


inserito in una nicchia ricavata nel centro della parete settentrionale; al suo interno erano
collocate mensole di legno, nelle quali probabilmente erano stipati i volumina.

12 Citato da GALLAVOTTI, La custodia cit., p. 62; ID., La libreria cit., p. 136.
13 Su queste testimonianze si veda soprattutto la messa a punto di LONGO AURICCHIO, CAPASSO, I
rotoli della Villa ercolanese cit., p. 38.
14 Mi limito a rinviare a M. CAPASSO, Le tavolette della Villa ercolanese dei Papiri, Cronache
Ercolanesi 20 (1990), pp. 8386 (rist. in M. CAPASSO, Volumen. Aspetti della tipologia del
rotolo librario antico, Napoli 1995, pp. 111117), e a G. DEL MASTRO, Novit sulle tavolette della
Villa dei Papiri, Cronache Ercolanesi 29 (1999), pp. 5354.
15 GALLAVOTTI, La custodia cit., pp. 5859 (ricostruzione delle casse) e 63 (citazione).

bibliotecari16 ipotesi forse fondata sulla circostanza che al momento delleruzione vulcanica
erano in corso nella Villa lavori di restauro17 o anche al tentativo, mentre leruzione stessa si
profilava o era in atto, di mettere in salvo i volumina ponendoli in casse in tutta fretta per
trasportarli altrove18. Ma niente di tutto questo sol che si conoscano i sistemi antichi di
conservazione libraria e gli effetti delleruzione del Vesuvio. Casse, cassette, cofani, bauletti
delle pi varie misure nel mondo greco e romano erano utilizzati oltre che per conservarvi
monete, suppellettili di valore e altri oggetti preziosi e delicati anche per la custodia di
materiali scritti di diversa specie: libri, volumina documentari, tavolette19. Per queste ultime si
pensi gi solo alle tavolette cerate relative agli affari di Lucio Cecilio Giocondo rinvenute a
Pompei in una cassa20. Arredi del genere destinati, alla custodia di volumina librari oltre che di
altri scritti, si trovano indicati nelle fonti letterarie con termini vari, soprattutto kibotoi in
greco e capsae, scrinia, arcae in latino21. Essi si presentavano in forma diversa: ora
rettangolare, come quella delle casse ritrovate nella Villa o la cassetta levi [...] cupresso, di
liscio cipresso22, cui allude un verso di Orazio, non a caso chiosato da Porfirione con arca
cupressea; ora cilindrica, quali gli scrinia curva menzionati nei Tristia di Ovidio23 o la scatola di
rotoli raffigurata in certa pittura pompeiana e in molta statuaria [tav. 6]; ora ovale, come una
cassetta di tavolette rinvenuta a Ercolano24; ora triangolare, come si ha notizia, almeno nel
mondo greco, da uniscrizione di Delo per una teca che conteneva i carmi di Alceo25. Casse e
bauletti destinati alla conservazione di libri, inoltre, sono raffigurati nel mondo greco fin dal V


16 CAPASSO, Les papyrus latins dHerculanum cit., p. 33.
17 E quanto emerge dalle pi recenti ricerche sugli scavi: GUIDOBALDI, ESPOSITO, Le nuove
ricerche cit., pp. 351352; GUIDOBALDI, ESPOSITO, FORMISANO, Linsula I cit., pp. 151153;
GUIDOBALDI, ESPOSITO, Ercolano cit., p. 116.
18 E lopinione pi diffusa, come risulta dallampia discussione di CAPASSO, Les papyrus latins
cit., pp. 2633, il quale se ne distacca e avanza lidea, p. 33, che la prsence des rouleaux dans
les caisses sexplique beaucoup plus vraisemblablement par une situation de rorganisation
des meubles et des espaces immdiatement avant lruption.
19 S. T. A. M. MOLS, Wooden Furniture in Herculaneum. Form, Technique and Function,
Amsterdam 1999, p. 137.
20 J. ANDREAU, Les affaires de monsieur Jucundus, Rome 1974, p. 14. Su queste modalit di
conservazione di papiri documentari e di tavolette in archivi privati si veda anche G.
CAMODECA, Gli archivi privati di tabulae ceratae e di papiri documentari. Pompei ed Ercolano:
case, ambienti e modalit di conservazione, Vesuviana 1 (2009), pp. 1742.
21 In particolare per il termine kibotos, le sue valenze linguistiche e i suoi sinonimi si veda G.
COQUEUGNIOT, Coffre, casier et armoire: la kibtos et le mobilier des archives et des bibliothques
grecques, Revue archologique 44 (2007), pp. 293304; EAD., Archives et bibliothques dans
le monde grec. difices et orgsanisation. Ve sicle avant notre re IIe sicle de notre re, Oxford
2013, pp. 5051.
22 HOR., Ars 332. Si veda il commento di P. Fedeli, in Q. ORAZIO FLACCO, Le opere, II,4, Le Epistole,
LArte poetica, Roma 1997, p. 1575.
23 OV., Trist. 1, 1, 105.
24 CAMODECA, Gli archivi privati cit., p. 33.
25 IDelos 372 B, l. 30. Si veda D. ANDRIANOU, Late Classical and Hellenistic Furniture and
Furnishings in the Epigraphical Record, Hesperia 75 (2006), pp. 561584: 569.

secolo a. C. nella pittura vascolare e in rilievi attici26, e nel IIIII secolo a. C. a Roma una cassa o
cofano della stessa specie da ritenere il soracum nel quale un personaggio del Persa di
Plauto, il parassita Saturione, custodisce la sua raccolta di libri27. A Pompei e nella stessa
Ercolano, pur se non si conosce a quali materiali fossero destinate, si sono comunque
rinvenute casse di legno talora fornite di chiusure e accessori metallici per proteggerne il
contenuto da agenti esterni e furti28 [tav. 7]: una tipologia che ben si attaglia alle casse
ritrovate nella Villa. Insomma, a monte dei papiri sistemati in casse e ivi rinvenuti nella domus
ercolanese di sicuro non vi stato n un qualche mirato intento di riorganizzazione
dellarredo o degli spazi n, tanto meno, un convulso tentativo di sgombero. Si trattava nel
mondo antico di un normale sistema di custodia dei libri esclusivo o insieme a scaffali,
soprattutto nel caso di biblioteche opulente utile anche per spostare i volumi da un
ambiente a un altro della domus per esigenze di lettura.
Restano da discutere, per quanto concerne il ritrovamento delle casse nei peristili, gli
effetti delleruzione del Vesuvio. Quanti si sono occupati dei papiri e della biblioteca di
Ercolano hanno sempre insistito sulle devastazioni causate da colate laviche, cenere e lapilli,
senza mai attirare lattenzione su un altro fenomeno descritto pi di una volta da Plinio nel
suo epistolario: scosse telluriche frequenti e a largo raggio tali che le case oscillavano da una
parte e dallaltra quasi fossero state divelte dalle fondamenta29. E possibile perci che le casse
di volumina e i papiri ammucchiati a terra ritrovati nel peristilio rettangolare e nellambulacro
del peristilio quadrato fossero stati proiettati fuori del tablinum, nel quale si trovavano, da
oscillazioni e crolli della Villa determinati dalle violenti scosse terrestri.
Infine, una manciata di 11 papiri ma resta del tutto incerto se greci o latini fu
ritrovata nella stanza XVI, un piccolo locale con pavimento a mosaico figurato contiguo al
tablinum.
Prima di inoltrarsi in un tentativo di ricostruzione della tipologia originaria e della
funzione della biblioteca della Villa per formulare o confortare ipotesi accettabili, il caso di
conoscere pi da vicino composizione e indole delle collezioni librarie greca e latina e di
singoli volumina pur se nei limiti imposti dalla circostanza che molti rotoli, o parti di questi,
restano da svolgere, leggere e identificare sotto laspetto testuale: impresa peraltro tante volte
impossibile, datone il miserevole stato di conservazione.

Innanzi tutto, la biblioteca della Villa dei Papiri costituisce una realt complessa dal
punto di vista dellorigine e della provenienza dei diversi rotoli imponendo una distinzione

26 E. BRMMER, Griechische Truhenbehalter, Jahrbuch des deutschen Archologischen
Instituts 123 (2008), pp. 1168: 101104; ma si vedano anche M. BELLIERCHAUSSONNIER, Des
reprsentations de bibliothques en Grce classique, Revue des tudes anciennes 104 (2002),
pp. 329347, e L. DEL CORSO, Materiali per una protostoria del libro e delle pratiche di lettura nel
mondo greco, Segno e Testo 1 (2003), pp. 578: 7274.
27 PLAUT., Pers. 389396.
28 MOLS, Wooden Furniture cit., p. 137, cita in particolare la cassa, attualmente conservata a
Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv. 73021, da Pompei. Essa, assai pi capiente delle
cassette ricostruite per la Villa di Ercolano base di cm 104 x 63 e altezza di cm 91 , era
destinata, piuttosto che a libri, a oggetti preziosi, ma formato rettangolare e manifattura in
legno e metallo possono dare unidea concreta di come si presentavano in origine, pur se di
dimensioni minori, le cassette librarie antiche e in particolare quelle ercolanesi.
29 PLIN., Epist. 6, 16, 15; 6, 20, 3 e 6.

preliminare tra produzione libraria insistita su Ercolano, in sostanza quella gravitante intorno
a Filodemo nel pieno secolo I a. C., e volumina pi antichi o pi recenti30. Unanalisi delle
scritture testimoniate nei papiri greci consente di rilevare che un certo numero di rotoli
contenenti opere di maestri dellepicureismo si dimostra risalire fino al III secolo a. C. Da una
recente indagine dovuta a George W. Houston risulta che nella Villa si trovavano una
quindicina di esemplari del Peri physeos di Epicuro riferibili a un arco di tempo tra il III e il
tardo II (o inizio I) secolo a. C., una dozzina di volumina del II a. C. circa con trattati di
Demetrio Lacone, e ancora due rotoli, uno del III e laltro del II a. C. contenenti,
rispettivamente, testi di Metrodoro di Lampsaco e di Carneisco31. N mancavano di questa
stessa epoca altri papiri, pur se di incerto contenuto. Degli autori ricordati la biblioteca di
Ercolano conteneva anche volumina che, in quanto prodotti nel I secolo a. C. o nel I d. C., sono
da considerare a parte nel percorso di formazione della biblioteca ercolanese. Va
immediatamente osservato che i volumina pi antichi di maestri dellepicureismo, quali
Epicuro, Demetrio Lacone, Metrodoro e Carneisco peraltro disomogenei nella manifattura e
nelle caratteristiche grafiche sembrano di varia origine e certo non erano stati prodotti n
avevano circolato in Italia prima di Filodemo. Non sembra, infatti, che prima dello scorcio del
II secolo a. C., o addirittura dellinizio del I, vi sia stata nel mondo romano una penetrazione
dellepicureismo tra le lites aristocratiche e colte s da giustificare un fenomeno come la
ricerca, la trascrizione e tanto meno la raccolta di trattati di maestri di quella filosofia32. Si
trattava, dunque, di un fondo librario verosimilmente messo insieme da Filodemo prima della
sua venuta in Italia, formato da fondamentali testi di riferimento della dottrina che egli
professava, acquisito in vari modi e da pi parti. Filodemo proveniva dalla Palestina, da
Gadara, e prima del suo approdo in Campania era stato alla scuola di Zenone di Sidone ad
Atene, ma qualsiasi ipotesi sullorigine dei volumina pi antichi resterebbe aleatoria. Cos
come assai incerte sono destinate a restare ipotesi sui modi in cui i diversi volumina furono
acquisiti: antiquariato librario? eredit di maestri? Comunque stiano le cose, quel che
interessa qui rilevare che il primo nucleo della biblioteca della Villa dei papiri pare costituito
da quella che dovette essere la collezione di libri personale di Filodemo e che questi, almeno
in gran parte o forse anche del tutto, aveva portato con s dal mondo grecoorientale al
momento della sua venuta in Italia.


30 Mi limito a rinviare a G. CAVALLO, Libri scritture scribi a Ercolano, Napoli 1983, pp. 5865.
31 G. W. HOUSTON, The nonPhilodemus Book Collection in the Villa of the Papyri, in J. Knig, K.
Oikonomopoulou, G. Woolf (ed.), Ancient Libraries, Cambridge 2013, pp. 183208. Lindagine
di Houston sostanzialmente fondata sulle diverse datazioni dei rotoli ercolanesi proposte da
CAVALLO, Libri cit., pp. 5865.
32 Negli anni centrali del II secolo a. C. si ebbe gi, vero, una fase di diffusione
dellepicureismo a Roma, ma la dottrina fu recepita verosimilmente attraverso una certa
propaganda piuttosto che mediante una pratica libraria dei testi solo al livello popolare e
soprattutto tra i giovani, come ha rilevato M. GIGANTE, Ricerche filodemee, Napoli 19832, pp.
2534. Si veda anche ultimamente D. SEDLEY, Epicureanism in Roman Republic, in J. Warren
(ed.), The Cambridge Companion to Epicureanism, Cambridge 2009, pp. 2945.


Nella Villa ercolanese Filodemo intorno al quale da credere si raccogliesse una
cerchia di letterati e seguaci della dottrina epicurea33 scrisse certamente parte dei suoi
trattati, forse anche i pi, ma non tutti giacch possibile che alcuni di essi siano stati da lui
composti per intero o in parte prima del suo soggiorno nella Villa di Ercolano, da riferire a un
periodo tra la met circa del I secolo a. C. e una data di sicuro posteriore al 4034, pur se non si
pu dire di quanto. Da ammettere comunque la composizione a Ercolano di quelle opere di
cui i papiri conservano brogliacci o stesure provvisorie. Un vero e proprio brogliaccio, infatti,
deve essere ritenuto P. Herc. 1021, contenente di Filodemo la Historia (o Index)
Academicorum: oltre che una manifattura anomala e una scrittura assai trasandata, vi si
incontrano, infatti, sezioni di testo di non ancora definita collocazione, come si ricava da segni
che indicano parti da traslocare, o anche passi espunti o aggiunti o corretti, per non dire di
altre incongruenze testuali e bibliologiche. Lindole di brogliaccio dautore di P. Herc. 1021
risulta certa quando lo si confronti con ledizione definitiva della Historia (o Index)
Academicorum quale si conservata e si rivela sotto ogni aspetto in P. Herc. 16435.
Un buon numero di volumina contenenti i trattati di Filodemo sono stati indagati,
spesso pi volte e sotto diversi aspetti, e ove possibile ricostruiti. I dati bibliologici,
paleografici e testuali che essi presentano, se correttamente interpretati, possono quindi
orientare nel comprenderne ordine e funzione allinterno della biblioteca della Villa e della
cerchia che intorno a questa gravitava. Iniziamo con il considerare la strutturazione materiale
dei rotoli ercolanesi, in particolare di quelli filodemei, i quali si mantengono in un certo
standard, a parte alcune eccezioni che si cercher di spiegare. Laltezza oscilla tra cm 1920 e
cm 2324, con la riserva che il processo di disidratazione dei papiri, in quanto carbonizzati,
pu averne alterato un po le misure verso il basso36. Per quanto concerne lestensione dei
rotoli in lunghezza, la pi corrente rilevata corrisponde a quella pi comoda per la fisiologia
della lettura antica di un volumen, m 1012 circa, con oscillazioni non molto marcate verso
cifre un po pi alte o un po pi basse [tav. 8]. La norma pi seguita nella produzione libraria
allinterno della Villa fa corrispondere un volumen a ciascun libro, sia che questo costituisca

33 M. GIGANTE, La brigata virgiliana a Ercolano, in M. GIGANTE, Virgilio e gli Augustei, Napoli
1990, pp. 722; ID., Virgilio e i suoi amici tra Napoli e Ercolano, Atti e Memorie dellAccademia
Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere ed Arti N. S. 59 (1991), pp. 87125 (rist. in M. GIGANTE,
Altre ricerche filodemee, pp. 5798); ID., Virgilio allombra del Vesuvio, Cronache Ercolanesi
31 (2001), pp. 526.
34 Filodemo era sicuramente attivo nel 40 a. C., e quindi la sua scomparsa va posta pi tardi di
tale anno: si veda F. LONGO AURICCHIO, Filodemo e i nani di Antonio: valore di una testimonianza,
Cronache Ercolanesi 43 (2013), pp. 209213: 213.
35 Sulle tracce di un mio pionieristico contributo sui P. Herc. 1021 e P. Herc. 164 CAVALLO, I
rotoli di Ercolano cit., pp. 1220 (rist. in CAVALLO, Il calamo e il papiro cit., pp. 135141 , il
rapporto tra i due papiri, brogliaccio/edizione definitiva, stato sviluppato ulteriormente nel
volume di K. GAISER, Philodems Academica. Die Berichte ber Platon und Alte Akademie in zwei
herkulanensischen Papyri, Stuttgart Bad Cannstatt 1988, pp. 3241, e in alcuni contributi di
Tiziano Dorandi compendiati e citati in T. DORANDI, Nellofficina dei classici. Come lavoravano
gli autori antichi, Roma 2007, pp. 4042.
36 M. CAPASSO, I rotoli ercolanesi: da libri a carboni e da carboni a libri, in B. Palme (hrsg.), Akten
des 23. Internationalen PapyrologenKongresses (Wien, 22.28. Juli 2001), Wien 2007, pp. 73
77: 77.

una trattazione completa, sia che faccia parte di unopera in pi libri. E tuttavia, nel caso di
libri troppo lunghi, come quelli di certi trattati di Filodemo, il libro risulta suddiviso in due
tomi, vale a dire materialmente in due volumina, come si ricava da note di manifattura
conservatesi nei papiri stessi. Ma vi sono eccezioni: ad esempio il libro I del De poematis di
Filodemo, P. Herc. 1074A + altri frammenti, era contenuto in un rotolo di m 16 circa37, da
riconsiderare tuttavia nel senso di una maggiore estensione, e il De pietate dello stesso
Filodemo, P. Herc. 1428, misurava m 23 circa, tanto che si pensato ma resta unipotesi
aleatoria mancando qualsiasi prova oggettiva che in origine fosse suddiviso in due tomi38. Si
tratta di esemplari ineccepibili sotto il profilo bibliologico e della correttezza testuale; il rotolo
del De poematis in particolare mostra una scrittura di alto livello calligrafico [tav. 9].

Altri casi, sempre relativi a trattati di Filodemo, richiedono una spiegazione pi
articolata e implicano, ancora una volta, la figura stessa di questultimo come autore. Del V
libro del De poematis la collezione ercolanese conserva due copie, luna da ritenere contenuta
in un unico volumen, P. Herc 1425, laltra testimoniata da P. Herc. 1538 nel quale una nota di
manifattura o, detta con termine tecnico, subscriptio fa riferimento a una ripartizione in due
tomi, vale a dire in due volumina, trattandosi di un libro molto esteso pur se concepito come
unico. A quanto ha osservato Gianluca Del Mastro, P. Herc. 1425, inquinato da errori,
correzioni, schizzi di inchiostro, irregolarit grafiche e di manifattura, deve essere ritenuto, se
non un primo brogliaccio, almeno una stesura ancora provvisoria, contenuta in un rotolo di
lunghezza tale che il libro, nelledizione definitiva, fu spartito in due tomi di estensione
standard, dei quali il secondo testimoniato in P. Herc. 1538, molto corretto sotto il profilo
testuale e vergato in una scrittura assai accurata [tav. 10 e tav. 11]. Il medesimo rapporto
stesura provvisoria/esemplare definitivo Del Mastro ha potuto istituire tra P. Herc.
1673+1007 e P. Herc. 1423 contenenti il libro IV del De rhetorica: il primo ne reca il lungo
testo in un unico rotolo scritto in modo scorretto, frettoloso, peraltro in una scrittura
sgraziata e non priva di qualche elemento corsivo; laltro costituisce invece, come attesta
ancora una volta una subscriptio, il primo tomo di una edizione, corretta e piuttosto elegante,
suddivisa in due tomi39. Sembra insomma che, nel caso di libri filodemei molto lunghi, non si
tenesse in alcun conto lestensione del volumen quando si trattava di stesure provvisorie, e
che invece non si superassero i limiti standard nellallestimento di edizioni definitive.

Sul fondamento di queste osservazioni vorrei formulare qualche ipotesi.Non si pu
escludere che la produzione libraria ercolanese si svolgesse su tre livelli: 1) volumina con
stesure provvisorie che esulavano dalla lunghezza standard e nei quali erano riversati e
raccolti materiali in via di composizione senza controllare lestensione dei rotoli stessi poich
scritti a fini autoriali ma non per essere consultati o letti abitualmente; 2) volumina
maneggevoli e di buona qualit per la lettura e lo studio dei testi allinterno della cerchia
filodemea, prodotti in misure allincirca standard per mantenere le quali libri troppo lunghi,
pur unitari per contenuto, erano suddivisi in due tomi; 3) volumina di speciale lunghezza,

37 R. Janko (ed.), Philodemus On Poems Book One, Oxford 2000, pp. 104114.
38 D. Obbink (ed.), Philodemus On Piety, I, Critical Text with Commentary, Oxford 1996, pp. 62
73; E. PUGLIA, Note bibliologiche e sticometriche, Zeitschrift fr Papyrologie und Epigraphik
119 (1997), pp.123127: 123125.
39 G. DEL MASTRO, Mega biblion. Galeno e la lunghezza dei libri (Peri alypias 28), in D. Manetti
(ed.), Studi sul De indolentia di Galeno, Pisa Roma 2012, pp. 3361: 39.

10

talora anche di qualit pi elevata, destinati non a pratiche intensive e immediate di lettura,
perch disagevoli da maneggiare, ma piuttosto alla conservazione bibliotecaria, senza
escludere tuttavia che nel corso del tempo e in particolari circostanze essi potessero essere
letti o consultati o ricopiati. I rotoli con trattati di Filodemo di pi estesa lunghezza sembra
siano da ritenere dunque, e paradossalmente, quelli sia del pi basso livello, le stesure
provvisorie, sia del pi alto livello, le copie destinate alla ordinata depositio in scaffali o capsae
e alla conservazione.

I volumina della Villa riferibili allet di Filodemo non sono solo quelli contenenti i suoi
trattati, giacch si continu a locupletare la biblioteca con opere degli antichi maestri
dellepicureismo e con qualche trattato stoico40, facendone eseguire trascrizioni da volumina
pi antichi gi presenti nella collezione ercolanese o forse anche acquisendone esemplari
dallesterno. In ogni caso, che almeno per lallestimento dei volumina filodemei, almeno al
tempo dellautore, vi fosse una produzione libraria tutta interna a quel microcosmo di fructus
e otium che era la Villa dei Papiri non par dubbio: si trattava, in sostanza, di una manifattura
di libri, anche altrimenti testimoniata in quel torno di tempo, che rientrava tra le attivit
accessorie di un sistema di produzione di tipo schiavistico. Basti richiamare quanto scrive
Cornelio Nepote riferendosi ad Attico, lamico di Cicerone: erant in ea [sc. familia] pueri
litteratissimi, anagnostae optimi et plurimi librarii41. E da credere che allinterno della Villa vi
fosse un team analogo, addetto sia a mettere per iscritto i trattati di Filodemo, dai brogliacci
alle copie definitive, sia talvolta alla trascrizione di altre opere.

Certi interessi intellettuali nella Villa dovettero protrarsi anche dopo la scomparsa di
Filodemo42. Vi sono, infatti, volumina che mostrano scritture difficilmente riferibili a una data
anteriore al tardo I a. C. rivelando talora, anzi, caratteristiche che riportano al I d. C. N
mancano, inoltre, rotoli che presentano segni di un pi tardo restauro da assegnare allo stesso
periodo. A parte i soliti trattati filodemei, questi volumina contengono oltre a qualche testo
stoico, in particolare Crisippo ancora una volta opere di maestri dellepicureismo, quali lo
stesso Epicuro in quattro copie, Colote in due, Demetrio Lacone in due, Metrodoro e Polistrato
in una ciascuno e, di particolare interesse, Zenone Sidonio, il quale fu il vero e proprio
maestro di Filodemo ad Atene e che nella biblioteca ercolanese attestato in una copia43. Su
questultimo volumen, P. Herc. 1533, va richiamata particolare attenzione anche perch
vergato in una scrittura semicorsiva, dunque non professionale44, ed altres riferibile
piuttosto al I secolo d. C. pur se non si possono del tutto escludere gli ultimi anni del I a. C.:
sembra perci che il volumen sia stato trascritto da un esemplare pi antico a uso proprio da
un pi tardo lettore. Nel caso di queste pi tarde acquisizioni si tratt, forse, non tanto di un
programmato incremento bibliotecario ma piuttosto e sempre a fini di interessi filosofici
sia di una sorta di renovatio librorum per sostituire esemplari ormai usurati, soprattutto rotoli

40 Sui trattati stoici attestati nei papiri di Ercolano si rinvia ai lavori di L. MARRONE, Testi stoici
ercolanesi e Testi stoici ercolanesi II, Cronache Ercolanesi 17 (1987) e 18 (1988), risp. pp.
181184 e 223225.
41 NEP., Att. 13, 3.
42 G. DEL MASTRO, Papiri ercolanesi vergati da pi mani, Segno e Testo 8 (2010), pp. 365: 64.
43 HOUSTON, The nonPhilodemus Book Collection cit., pp. 197208.
44 Lettura e studio del papiro si devono a K. KLEVE, G. DEL MASTRO, PHerc 1533: Zenone Sidonio
A Cratero, Cronache Ercolanesi 30 (2000), pp. 149156.

11

che risalivano al IIIII secolo a. C., sia di una qualche attivit di copia individuale. Una
considerazione che si impone e sulla quale si dovr ancora riflettere che, allo stato delle
conoscenze attuali, dei rotoli contenenti opere di epicurei vissuti e fioriti prima di Filodemo i
pi sembrano doversi assegnare a una data o anteriore, perch introdotti dallOriente greco, o
posteriore ai decenni in cui questi soggiorn a Ercolano, quasi che lattivit libraria della Villa
in quel periodo, concentrata comera sulla produzione ed edizione di testi filodemei, fosse
stata rivolta solo di rado alla copia di trattati epicurei pi antichi. Infine, la presenza, in molti
casi, di pi volumina contenenti un medesimo testo da ritenere dovuta, nel caso di Filodemo,
soprattutto ai diversi momenti di avanzamento nella composizione e nella sistemazione
editoriale definitiva dei suoi trattati (brogliacci, stesure provvisorie, edizioni da lettura
immediata o da conservazione bibliotecaria), mentre, in particolare per le opere dei maestri
della filosofia epicurea, poteva talvolta soddisfare, forse anche, certe esigenze filologiche di
confronto tra edizioni diverse o anche servire a letture e pratiche di studio simultanee
allinterno della cerchia che, attratta dalla dottrina di Epicuro e del suo epigono Filodemo,
frequentava la Villa non solo negli anni di presenza di questultimo ma anche, come tutto
lascia credere, pi tardi.

Quando si passa a considerare la collezione di libri latini, questa si dimostra di ben pi
difficile valutazione non solo per il numero relativamente scarso di papiri, ma soprattutto per
il maggior degrado in cui essi versano e, di conseguenza, per lassai minore possibilit di
leggerne e conoscerne il contenuto45. Le eccezioni sono poche. Spicca, si sa, il cosiddetto
Carmen de bello Actiaco, P. Herc. 817, di autore incerto i nomi pi accreditati sono quelli di
Rabirio e di Vario46 , forse da assegnare a un momento non lontano dal bellum del 31 a. C. tra
Antonio e Ottaviano [tav. 12]. Le opinioni di quanti si sono occupati del testo si dimostrano
discordanti nellinterpretarne i dati, sicch dal contenuto non si riesce a risolvere la
questione. Lopinione pi diffusa che il carme, forse in due librivolumina, sia stato composto
in et augustea. La scrittura in cui il papiro vergato, una capitale latina piuttosto fluida e
connotata da una certa instabilit di tracciati, conforta una datazione al I secolo a. C., ma la
cautela dobbligo47. Da scartare, comunque, mi sembrano attribuzioni del Carmen quali
pure sono state proposte allepoca di Nerone o dei Flavi48. In altri due papiri latini sono state
identificate delle orazioni. In P. Herc. 1067 la terminologia adoperata riporta a una oratio in
senatu habita ante principem, e poich vi compare, al vocativo, AUGUSTE, il papiro va ritenuto

45 Una buona introduzione ai papiri latini di Ercolano offerta da CAPASSO, Les papyrus latins
dHerculanum cit., ove riportata e opportunamente discussa la bibliografia precedente.
46 Ampio panorama delle diverse posizioni in CAPASSO, Les papyrus latins dHerculanum cit., pp.
4560.
47 Tra i contributi dedicati alla capitale libraria latina mi limito a segnalare quelli di G.
PETRONIO NICOLAJ, Osservazioni sul canone della capitale libraria romana fra I e III secolo, in
Miscellanea in memoria di Giorgio Cencetti, Torino 1973, pp. 327 (rist. in G. NICOLAJ, Storie di
documenti, storie di libri. Quarantanni di studi, ricerche e vagabondaggi nellet antica e
medievale, a cura di C. Mantegna, DietikonZrich 2013, pp. 330348), e di P. RADICIOTTI,
Osservazioni paleografiche sui papiri latini di Ercolano, Scrittura e Civilt 22 (1998), pp. 353
370. Nuove prospettive apre ultimamente il contributo in via di pubblicazione di P.
FIORETTI, Sulla genesi della capitale romana rustica, Segno e Testo 12 (2014).
48 Autore ed epoca di composizione del Carmen de bello Actiaco sono discussi da CAPASSO, Les
papyrus latins dHerculanum cit., pp. 4555.

12

posteriore al gennaio del 27 a. C., data in cui a Ottaviano fu conferito il titolo di Augustus. Vi si
leggono, inoltre, il nome CAES[A]RE e una subscriptio in cui si distinguono attualmente solo un
paio di lettere da ritenere relative allautore delloratio: L, seguita da un punto, e M, ma
qualsiasi integrazione sarebbe arbitraria. Infine, in P. Herc. 1475 si voluta identificare
unoratio iudiciaria, della quale restano sconosciuti autore e data49. La scrittura del papiro, al
pari di quella di P. Herc. 1067, si mostra di qualit pi accurata e formale rispetto a quella del
de bello Actiaco, ma sembra riportare sempre a et augustea. Tentativi di individuare stadi
evolutivi della scrittura e conseguenti, pi circoscritte precisazioni cronologiche allinterno
dei papiri latini ercolanesi restano discutibili non solo perch si richiede una conoscenza pi
critica e pi ampia dei materiali, ma soprattutto per le soluzioni grafiche diverse in una stessa
epoca che la capitale latina come risulta anche altrimenti presenta nonostante la sua
struttura normativa di fondo50. Altri papiri restano di contenuto estremamente incerto51; in
particolare, le identificazioni di autori quali Ennio, Cecilio Stazio, Lucrezio sono destituite di
qualsiasi fondamento52.

49 Lidentificazione dei testi contenuti in P. Herc. 1067 e P. Herc. 1475 si deve a F. COSTABILE,
Opere di oratoria politica e giudiziaria nella biblioteca della Villa dei Papiri: i PHerc. latini 1067
e 1475, in Atti del XVII Congresso Internazionale di Papirologia, II, Napoli 1984, pp. 591606.
Costabile, per uno strano equivoco, dice di aver letto in P. Herc. 1475 una subscriptio
distinguendovi le lettere, sparse, L., MA, queste ultime peraltro visibili a stento, e T, e quindi
integrava tali lettere come L(UCI) MA[NLI TORQUA]T[I, attribuendo loratio giudiziaria del
papiro a Lucio Manlio Torquato, aristocratico assai erudito, con simpatie per la dottrina
epicurea, pretore nel 49 e morto nel 46 a. C. E invece ultimamente G. DEL MASTRO, Riflessioni
sui papiri latini ercolanesi, Cronache Ercolanesi 35 (2005), pp. 183194: 191192, ha
rilevato che la subscriptio, di cui attualmente si riescono a vedere solo le lettere L. e M, si legge
non in P. Herc. 1475 ma in P. Herc. 1067. Ne consegue che loratio politica in questultimo
contenuta, in quanto pronunciata non prima del gennaio del 27 a. C., non pu essere attribuita
a Lucio Manlio Torquato quale autore giacch scomparso da poco meno di una ventina danni.
Il problema del modo in cui le lettere L. e M siano da integrare rimane dunque aperto. In
ultima analisi restano per ora sconosciuti lautore sia delloratio giudiziaria sia di quella
politica.
50 Una classificazione delle scritture latine ercolanesi, fondata su stadi evolutivi, stata tentata
da K. KLEVE, An Approach to the Latin Papyri from Herculaneum, in Storia, poesia e pensiero nel
mondo antico. Studi in onore di Marcello Gigante, Napoli 1994, pp. 313320; ma si veda quanto
scrivono, di contro, P. RADICIOTTI, Per Knut Kleve. Riflessioni sulla paleografia, Papyrologica
Lupiensia 17 (2008), pp. 5360; ID., Ercolano cit., p. 113; S. AMMIRATI, Per una storia del libro
latino antico: i papiri latini di contenuto letterario dal I sec. a. C. al Iex IIin d. C., Scripta 3
(2010), pp. 2945: 3031.
51 Un quadro riassuntivo reperibile in HOUSTON, The nonPhilodemus Book Collection cit., pp.
205206.
52 Le identificazioni si devono, in diverse e successive sedi, a K. KLEVE, Lucretius in
Herculaneum, Cronache Ercolanesi 19 (1989), pp. 527; ID., Ennius in Herculaneum, ib. 20
(1990), pp. 516; ID., How to Read an Illegible Papyrus. Towards an Edition of PHerc. 78,
Caecilius Statius, Obolostates sive Faenerator, ib. 26 (1996), pp. 514; ID., Lucretius and
Philodemus, in K. A. Algra, M. H. Koenen, P. H. Schrijvers (eds.), Lucretius and His Intellectual
Background, Amsterdam 1997, pp. 4966; ID., Lucretius Book II in P. Herc. 395, in Palme
(hrsg.), Akten cit., pp. 347354. A parte certi facili entusiasmi suscitati dalle letture di Kleve,
tra i contributi a queste favorevoli si vedano almeno W. SUERBAUM, Zum Umfang der Bcher in

13


La specie di collezione di libri latini della Villa si pu meglio chiarire tenendo conto, da
una parte, della forte sproporzione tra molte centinaia di volumina greci e un numero di latini
che resterebbe comunque scarso anche se, alla sessantina che si possono ricostruire, altri si
ritenesse di doverne aggiungere tra dispersi, distrutti o non identificati; e daltra parte
riflettendo sulla profonda differenza biblioteconomica tra le due collezioni: omogenea la
greca, eterogenea, almeno per quanto finora si potuto constatare, la latina53. La biblioteca di
Ercolano era, infatti, nella sua concezione, nel suo impianto, nel suo accrescimento una
biblioteca specialistica di contenuto filosofico ed epicureo, in sostanza la biblioteca di
Filodemo, dei suoi ospitipatroni, seguaci, scolari, epigoni della dottrina di Epicuro. La
collezione latina, invece, doveva essere composta di libri, per cos dire, moderni, che
rispondevano a interessi vari e del momento: il che vale di certo almeno per scritti di
carattere oratorio e storico come quelli ricordati. Questi libri furono acquisiti forse anche
saltuariamente nel corso di un lungo arco di tempo, dalla tarda repubblica fino ad almeno let
giulioclaudia, ma in ogni caso senza unidea organica o un piano mirato e preciso. Non si pu
dire se tra quei vari interessi ve ne siano stati anche per qualche grande autore di et
repubblicana o imperiale, ma da dubitarne. In ogni caso la relativa esiguit dei libri latini
destinata a rimanere tale, e sembra quindi doversi escludere che dagli scavi possa emergere
una qualche nuova e clamorosa scoperta. E difficile dire se la produzione di libri latini fu tutta
interna alla Villa, come si deve ammettere per quelli greci dellepoca di Filodemo, o se siano
stati acquisiti sul mercato librario. N si pu escludere ed forse lipotesi pi probabile per
lepoca tra tarda repubblica e primo impero che opere nuove si diffondessero entro una
certa fascia di lettori mediante esemplari prodotti comunque privatamente ma che, come una


der archaischen Lateinischen Dichtung: Naevius, Ennius, Lukrez und Livius Andronicus auf
PapyrusRollen, Zeitschrift fr Papyrologie und Epigraphik 92 (1992), pp. 153173; ID., Der
PyrrhosKrieg in Ennius Annales VI im Lichte der ersten EnniusPapyri aus Herculaneum,
Zeitschrift fr Papyrologie und Epigraphik 106 (1995), pp. 3152; M. GIGANTE, Philodme
entre Catulle et Lucrce, in A. Monet (d.), Le Jardin Romain. picureisme et posie Rome.
Mlanges offerts Mayotte Bollack, Lille 2003, pp. 1937; ID., Ennio tra Ercolano e Pozzuoli,
Rudiae 6 (1994) (= Ennio tra Rudiae e Roma. Atti del Convegno Nazionale A.I.C.C. [Lecce, 12
13 Novembre 1994]), pp. 123138; D. OBBINK, Lukretius and the Herculaneum Library, in S.
Gillespie, P. Herdie (edd.), The Cambridge Companion to Lucretius, Cambridge 2007, pp. 3340;
G. CAROSI, Cecilio Stazio e il PHerc. 78: Obolostates sive Faenerator, Bologna 2007 (tesi di
dottorato). E invece mettono fortemente in dubbio o vanificano le identificazioni di Kleve
almeno per Lucrezio i contributi, che ritengo convincenti, di P. RADICIOTTI, Della genuinit e
delle opere trdite da alcuni antichi papiri latini, Scrittura e civilt 24 (2000), pp. 359373;
M. CAPASSO, Filodemo e Lucrezio: due intellettuali nel patriai tempus iniquum, in Monet (d.), Le
Jardin Romain cit., pp. 77107; B. BEER, Lukrez in Herculanum? Beitrag zu einer Edition von
PHerc. 395, Zeitschrift fr Papyrologie und Epigraphik 168 (2009), pp. 761782; AMMIRATI,
Per una storia cit., pp. 2933; ancora CAPASSO, Les papyrus latins dHerculanum cit., pp. 6386,
con ampia discussione. Mi sembra, tuttavia, che anche per Ennio e Cecilio Stazio la questione
delle identificazioni di Kleve debba ormai essere definitivamente chiusa come infondata sia
per i tempi e i modi dello stesso costituirsi della biblioteca della Villa sia per linaffidabilit
delle letture proposte.
53 RADICIOTTI, Ercolano cit., pp. 103106.

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serie di cerchi concentrici sempre pi larghi, talvolta potevano dar luogo ad altre copie per
doni, scambi, richieste54.

Dopo aver indagato la strutturazione materiale e il contenuto dei volumina greci, tante
volte ricostruiti negli assetti originari, cercando in particolare di individuarne carattere e
funzione, e aver rilevato qualche stralcio dellindole dei volumina latini, si pu provare ad
assegnare un ordine ai diversi libri nel contesto bibliotecario della Villa. La depositio librorum,
dove era concentrato il corpo fondamentale della collezione greca, era costituita dalla stanza
V: qui da credere si conservassero brogliacci e stesure provvisorie di Filodemo,
evidentemente archiviate per cos dire, e di certo vi erano depositate, talora in pi copie, le
edizioni definitive dei suoi trattati, oltre ovviamente alle opere degli autori epicurei del
passato, dallo stesso Epicuro fino a quelli fioriti fino a circa il tardo II secolo a. C. Non del
tutto infondato ritenere, pur se resta solo unipotesi, che le tavolette conservate nella stessa
stanza contenessero brogliacci filodemei, giacch supporti scrittori di tal genere erano
comunemente adoperati proprio per raccogliervi materiali provvisori55. E ancora, la presenza
di una capsa contenente 18 rotoli latini qualsiasi ne fosse il contenuto, eterogeneo o
attinente a una stessa opera in pi libri o a un medesimo genere letterario pu comunque
spiegarsi ove si pensi che si trattasse di rotoli destinati, al momento della depositio nella
stanza V, non alla lettura immediata ma alla semplice conservazione, peraltro tenuti separati
non a caso dalla collezione greca mediante lisolamento in una apposita custodia56.
Lo spazio di lettura pi frequentato era costituito, evidentemente, dal tablinum: qui si
trovavano in qualche scaffale i rotoli latini con scritti che rispondevano a certi interessi
coltivati nella Villa, ma qui pure, in capsae di diversa capienza proiettate nei due peristili nel
corso delleruzione vi si conservavano, o vi erano di volta in volta trasportati dalla stanza V,
quei rotoli greci di tipo standard, sempre e comunque di contenuto filosofico, destinati alla
lettura e alla consultazione. Le tavolette, forse latine, che erano nello stesso tablinum possono
aver contenuto testi di carattere giuridico o documentario da tenere sotto mano.
Infine, i pochi papiri rinvenuti nella stanza XVI probabile siano da inquadrare nella
funzione che la stanza pu aver assunto fin dai tempi di Filodemo: quella di studiolo, di
laboratorio nel quale da credere che il filosofo componesse e dettasse i suoi trattati,
sorvegliandone stesure provvisorie ed edizioni definitive a stretto contatto con il team di
tecnici del libro, scribi e correttori che si alternavano al suo servizio. N si pu escludere che,
anche dopo la scomparsa di Filodemo, quello studiolo continuasse a essere il luogo raccolto
di lettura o di meditazione filosofica allinterno della Villa.

A conclusione di questo discorso si impone una riflessione su quello che forse il
significato pi profondo della biblioteca della Villa dei Papiri, ponendosi questa come sintesi
di pi modelli. Essa riproduceva, almeno in parte, il modello di scuola filosofica ellenistica sia
in certe soluzioni architettoniche peristilio e grande giardino , sia nelle pratiche di scrittura

54 Su questo fenomeno si veda R. J. STARR, The Circulation of Literary Texts in the Roman World,
The Classical Quarterly N. S. 37 (1987), pp. 213223.
55 DORANDI, Nellofficina dei classici cit., p. 41.
56 Una riconsiderazione delle fonti settecentesche e i recenti contributi, qui ricordati, sui
papiri latini ercolanesi mi inducono a rinunciare allipotesi da me avanzata in CAVALLO, I
rotoli di Ercolano cit., pp. 2425 (rist. cit., p. 145) che i 18 rotoli contenuti in una capsa o
involucro rinvenuti nella stanza V fossero greci e non latini.

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e di conservazione dei libri tutte interne alla scuola stessa: nella Villa si ripeteva, infatti, sotto
forma di nostalgico revival, che la presenza di Filodemo rendeva pi concreto e attuale, quello
che era stato il Giardino ateniese di Epicuro57. Ma la biblioteca ercolanese restituisce anche il
modello della biblioteca privata come segno di un vivere aristocratico e colto in villa luogo
della nascita stessa del privato in et repubblicana che si rifletteva nella rappresentazione
del sociale. Si tratta, inoltre, di una biblioteca non pi solo greca come quelle formatesi grazie
ai bottini di guerra, ma che ormai comprendeva, accanto a una collezione greca
preponderante, anche libri latini: un nuovo ordine dei libri che prima anticipa e poi
accompagna il normale impianto delle biblioteche pubbliche romane e che in queste sfocia,
pur se non sempre, nella collocazione di libri greci e libri latini in aule separate. E ancora,
una biblioteca di otium dedito alla lettura di scritti contemporanei, e magari di non alto livello
letterario. Del resto in et augustea testimone Orazio il populus era preso da una sola
passione: scrivere58. Cospicua, dunque, doveva essere nel mondo romano la circolazione di
una letteratura di qualit non alta o doccasione: ancor prima di Orazio, ne fanno cenno
Catullo per la poesia59 e Cicerone per la historia60. Infine, una biblioteca dautore, come
quella, nella stessa epoca, di altri autori latini: penso, ancora una volta, soprattutto a Cicerone.
Ma mentre la biblioteca di questultimo si rivela indirettamente e solo a squarci nelle pieghe
del suo epistolario, quella di Filodemo ed la sola si dispiega direttamente in tutta la
gamma di quel che doveva essere gi nel mondo antico una raccolta di materiali dautore:
brogliacci, stesure provvisorie, esemplari definitivi dei propri scritti accanto a opere di
riferimento da leggere e utilizzare, restituendo cos il rapporto continuo e tormentato
dellautore con il suo testo.*


57 Suggestioni in tal senso vengono dal lavoro di G. SAURON, Templa serena, in La villa dei
Papiri, Napoli 1983, pp. 6982.
58 HOR., Epist. 2, 1, 108110.
59 CAT. 22.
60 CIC., De fin. 5, 52.
* Il testo ha tratto profitto dalla lettura di Lucio Del Corso e di Paolo Fioretti, che ringrazio
sinceramente. Speciale gratitudine devo a Francesca Longo Auricchio e a Gianluca Del Mastro
per suggerimenti di particolare rilievo e integrazioni bibliografiche.

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Didascalie delle tavole




Tav. 1. Stato attuale della Villa dei Papiri

Tav. 2. Ricostruzione virtuale della Villa dei Papiri

Tav. 3. Libro nella specie di rotolo tra le mani di un lettore. Affresco da Pompei (Napoli, Museo Archeologico
Nazionale, inv. 9072)

Tav. 4. Pianta Weber. Vi sono segnati con cerchi i cinque punti della Villa in cui furono ritrovati papiri

Tav. 5. Scaffale con rotoli e lettore con volumen. Sarcofago (New York, Metropolitan Museum of Art)

Tav. 6. Cassetta libraria a cilindro. Affresco da Pompei (Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv. 4675)

Tav. 7. Cassa di legno con chiusura e accessori metallici. Da Pompei (Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv.
73021)

Tav. 8. Rotolo aperto tra le mani di una lettrice. Affresco da Pompei (Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv.
8838)

Tav. 9. P. Herc. 1074A (Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III). Questo e gli altri papiri ercolanesi
sono riprodotti su concessione del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali (Foto di S. W. Booras, Biblioteca
Nazionale, Napoli, e Brigham Young University, Provo, USA)

Tav. 10. P. Herc. 1425 (Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III)

Tav. 11. P. Herc. 1538 (Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III)

Tav. 12. P. Herc. 817 (Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III)