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Report: La "Villa Dei Papiri" a Ercolano e la sua Biblioteca Author(s): Tiziano Dorandi Source: Classical Philology, Vol.

90, No. 2 (Apr., 1995), pp. 168-182 Published by: The University of Chicago Press Stable URL: http://www.jstor.org/stable/270490 Accessed: 15/09/2010 06:39
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LA "VILLA DEI PAPIRI" A ERCOLANO E LA SUA BIBLIOTECA 1. Chi abbia visitato, in un tempo pi'uo meno lontano, le suggestive rovine di Pompei e si sia soffermatoa ammiraregli affreschi che ornanola cosi detta "Casadel Menandro,"ha avuto modo di ammirare,accanto alle pi'ufamose pitturedi argomento mitologico, piccoli quadriche riproducono,in una visione prospettica,splendide ville arricchite di portici a colonne, di giardini e di belvederi prospicienti il Golfo di Napoli. Essi raffigurano le dimore patrizie di ricchi signori, che, stanchi della vita tumultuosa e difficile di Roma, avevano scelto il litorale compano-da Sorrentofino a Bala, Pozzuoli, Cuma-quale luogo ideale per trascorreremomenti di quiete, dediti non solo all'ozio, ma anche, talvolta, alla meditazione e agli studi letterari.Resti di queste sontuose ville si scorgono ancora,traPompei e TorreAnnunziata:la "Villa dei Misteri"fuori delle muradi Pompei, la "Villa di Poppea"a Oplontis. Una di queste ville era costruitasu un basso promontorionelle immediatevicinanze di Ercolanoe si protendeva,con il suo belvedere coperto, fino al mare.Le rovine della villa non sono oggi visibili agli occhi dei visitatori perch6 seppellite ancora sotto un'altacoltre di fango lavico eruttatodal Vesuvio nei fatidici giorni di fine agosto del 79 d.C.; ma l'edificio era stato esploratoattraversouna fittarete di cunicoli sotterranei, a partiredal 19 ottobre 1752, dagli scavatori borbonici, che, su comando del re di Napoli Carlo VII di Borbone, procedevanoalla ricerca selvaggia di opere d'artenegli antichi siti di Pompei e di Ercolano.Una piantadella villa fu tracciata,mano mano che procedeva l'opera sotterranea di scavo, dall'ingegnere svizzero Carl Weber.' La straordinaria struttura architettonicadell'edificio, la pregevolissima decorazione scultorea e pittorica insieme con i resti di una ricca biblioteca composta in prevalenzadi testi epicurei e, in particolare,di opere di un pressoche ignoto Filodemo di Gadara della villa una personadi notevoli casono tutti elementi che indicano nel proprietario pacita finanziarie, colta e raffinata.A partire dal Comparetti, non ostanti le aspre riserve del Mommsen,2 ha predominatola proposta che la villa fosse appartenutaa L. CalpurnioPisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare e console nel 58 a.C. L'ipotesi sembra trovare oggi una ulteriore conferma nella convincente proposta di identificazione del personaggio raffiguratoin un busto che ornava la villa con Pisone Pontefice, figlio di CalpurnioPisone Cesonino.3 In questa lussuosa dimora Filodemo, poeta raffinatoe filosofo epicureo, che da Atene era giunto in Italia negli anni 80-70 del I sec. a.C. e aveva strettosaldi rapporti di amicizia con Pisone Cesonino, raccolse una imponente biblioteca che conteneva
1. La pianta del Weber e stata pi'uvolta riprodotta:p. es., in Comparettie De Petra 1972, t.XXIV e in AAVV, 8-9 e 20-21. 2. Comparettie De Petra 1972, 1-53; cf. Mommsen 1880, 32-36. 3. Adamo Muscettola 1989, 145-55. Permission to reprint a note in this section may be obtained only from the author.

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i libri dei Maestri dell'Epicureismo e delle scuole filosofiche avversarie e soprattutto le copie delle sue molteplici opere, trascrittesu innumerevoli rotoli di papiro. Nelle intenzioni di Filodemo, la Villa di Pisone con il suo ricco patrimonio librario e con la sua decorazione scultorea opportunamentepredisposta secondo un preciso programmaorganizzativo, doveva apparirecome una ideale rifondazione in terraitalica del Giardino di Epicuro a Atene. Negli ambienti della Villa Filodemo si riuniva con i suoi amici e uditori in una sorta di contuberniumdove si leggevano testi e si discuteva la filosofia di Epicuro. La Villa di Pisone a Ercolano diveniva cosi un centro importantedi diffusione e di irradiazionedella filosofia epicurea in Italia nei decenni centrali del I sec. a.C., accanto e forse in stretto rapportocon la villula di Sirone a Napoli, sulla punta di Posillipo.4 Alla morte di Filodemo, la ricca biblioteca fu frequentataper alcuni anni ancora;dopo i libri vennero dimenticati e trascurati.L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. cancelIZo poi, per lunghi secoli, la loro memoria e quella dell'antico filosofo greco con la sua biblioteca. A dire il vero, il nome di Filodemo si perpetuo,come autoredi brillantiepigrammi di argomento erotico e conviviale, tramandatiindipendentemente nella Antologia Greca.5 Un fugace accenno alla Storia deifilosofi di un tale Filodemo, che compare in Diogene Laerzio (10.3), non aveva, invece, attiratol'attenzione degli studiosi ne poteva, certo, far supporrela ricchezza della produzione del dotto autoren6 la vastita dei suoi interessi culturali. Quando gli scavatori borbonici, tra gli altri tesori di sculture in marmo e bronzo, oggi esposte nel Museo Nazionale di Napoli, portaronoalla luce, dalle profonde cavita dei cunicoli sotterraneiche si addentravanonelle viscere della Villa di Pisone, una quantitadi cilindri anneriti simili a pezzi di carbone, la prima reazione fu quella di gettare via questo materiale, scambiato con resti di strutturelignee o con fagotti di tela o reti da caccia e pesca. Poi il caso volle che da qualche rotolo spezzato apparissero tracce di scritturae finalmente ci si rese conto che non si trattavadi pezzi di legno, ma piuttosto di antichi libri. Cominciava, in quel momento, l'avventuradei Papiri di Ercolano e la rinnovatafortunadi Filodemo. 2. Una volta che i dotti napoletaniebbero piena consapevolezza dell'immenso valore di quel tesoro, il primo e pi' grave problema che si present'oloro fu quello di come svolgere quei rotoli induriti e divenuti quasi pezzi di carbone.7 Dopo una primaserie di esperimenticon esiti disastrosi(tentatida Raimondodi Sangro,Principe di Sansevero e dal Mazzocchi), il sistema piu efficace si dimostro quello della "scorzaturatotale" messo in praticadal Custode del Museo Reale di Portici, il pittore romanoCamillo Paderni:i rotoli erano inumiditicon soluzioni idroalcoliche, solventi e glutinose e tagliati longitudinalmentein due semicilindri con un coltello; la superficie internadella due porzioni era poi grattatafinch6 si trovava una porzione di testo leggibile, che veniva trascrittaprima di essere, a sua volta, distruttaper scoprire il foglio sottostante.Questo tipo di "scorzatura" salvava solo i fogli esternidei due semicilindri detti "scorze," che venivano incollati su pezzi di tela o carta. Accanto al sistema della "scorzaturatotale," lo stesso Padernipratico anche un procedimento parallelo, che e stato efficacemente definito "scorzatura parziale." Esso consiste
4. Gigante 1990, 1-18. 5. Gow and Page 1968, 1:350-69, 2:371-400. Che la raccolta fosse piu ampia si deduce da POxy. LIV 3724, su cui, da ultimo, Cameron 1993, 379-87. 6. Wojcik 1986, con le ulteriori considerazioni di Scatozza Horicht e Longo Auricchio 1987, 157-67. 7. Rimando solo a Angeli 1995.

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nell'incidereil rotolo con due tagli longitudinalie talvolta anche con due tagli centrali perpendicolariall'altezza in modo da salvare la parte internadel cilindro, detta "midollo." Solo alle due o quattro"scorze"esterne veniva applicatoil metodo del raschiamento; rimaneva, pertanto, il problema di come svolgere i "midolli." Un sistema ingegnoso per interveniresu queste porzioni di papirofu escogitato da Antonio Piaggio, un padrescolopio, gia scrittoredi latino e custode delle miniaturenella Biblioteca Vaticana, chiamato a Napoli per interessamentodel re Carlo di Borbone. Nel 1753 il Piaggio ideo una ingegnosa macchina, che da lui prese nome e che rimase attiva fino agli inizi del 1900. Grazie a questa macchina lo scolopio riusciva a svolgere i "midolli" dei rotoli senza distruggerei fogli di papiro che risultavanoda quella operazione. Il rotolo veniva collocato in una vaschetta, si cercava il punto di attacco esterno del papiro, se ne spalmavauna piccola porzione della superficie con colla e vi si apdi intestini animali e, soplicavano pezzetti di una membranaricavatadal trattamento Per mezzo della macchina. della superiore parte alla collegati seta pra questi, fili di trazionecon una serie di chiavi posizionate in alto alle quali erano legati i fili di seta, si riusciva lentamentea svolgere il rotolo. Quando si era recuperatauna porzione di papiro di circa venti-trentacentimetri, si tagliava e si fissava su carta attaccataa una tavoletta lignea; successivamente la tavolette vennero conservate entro cornici prima di legno e poi di metallo. Altri scienziati del tempo (Th. Young, F. Sickler, H. Davy, J. v. Liebig, E. Drache)ricorseroagli esperimentie ai mezzi piu stranie incredibiliper tentaredi aprirerotoli refrattarial metodo di svolgimento del Piaggio, senza doverli sottoporreal sistema di "scorzaturatotale":i risultatifurono sempre deludenti e portarono, nel migliore dei casi, all'abbandonodei singoli progetti o alla completa distruzione del materiale papiraceo utilizzato. Solo in tempi recenti, dopo un pionieristico tentativodel bibliotecarioviennese Anton Fackelmann,significativi progressi nello svolgimento anche dei pezzi piu ostici sono stati ottenuti dall'equipedi studiosi e tecnici diretta da Knut Kleve della Universit' di Oslo. Il loro metodo biochimico questa misconsiste nell'uso di acido acetico e gelatina portatia elevata temperatura; cela viene applicatasullo stato di papiroche deve essere sollevata;asciugatasila colla, lo strato di papiro si solleva e puo essere staccato e successivamente incollato su un foglio di cartagiapponese con la stessa colla impiegatanello "svolgimento"e conservato in cornici metalliche. 3. Sia che fosse applicato il metodo dello "svolgimento totale" sia quello "parziale" o la macchina del Piaggio, le singole porzioni di papiro aperte venivano contestualmente trascritte, cioe disegnate su fogli di carta. Le trascrizioni dei pezzi sottoposti a "svolgimento totale" e quelli delle "scorze" esterne nel caso di "svolgimento parziale" rappresentano,e bene evidente, l'unico documento superstite dei contenutidi quei rotoli di papiro.Ma anche nel caso in cui si conservi ancorail foglio di papirooriginale, i disegni costituiscono pur sempredocumenti storici, testimoni di una tradizionespesso piu ricca di quella attuale,a causa del continuo deteriorarsidella superficiedei papirio della scomparsadella scrittura.Il loro contributoe, comunque, almeno in parte limitato dal fatto che spesso questi disegni tramandanouna serie di segni incomprensibilie di grossolani erroridovuti alla totale ignoranzadel greco da parte dei disegnatori. Esistono due serie di disegni, che prendonoil nome dal luogo dove le copie originali sono conservate; gli apografinapoletani(Napoli, Officinadei Papiri Ercolanesi) e gli apografioxoniensi (Oxford, Bodleian Library). Dopo un primo periodo di assestamento e di ristagno dovuto anche alla morte di Padre Piaggio (1796), l'attivita dell'Officinadei Papiri (cos)i si chiamb quella parte

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del Real Museo Ercolanese di Portici dove erano custoditi i papiri) riprese con sostanziale vigore duranteil periodo in cui fu a Napoli il cappellano inglese John Hayter (I1802-6), chiamato da FerdinandoIV, su sollecitazione del principe di Galles, il futuro Giorgio IV di Inghilterra, con il compito di accelerare lo svolgimento e la trascrizione dei papiri. Sotto la guida di Hayter venne incrementatal'opera di svolgimento e di trascrizione dei papiri. Nel 1806, in seguito all'occupazione di Napoli da partedelle truppenapoleoniche, Hayter si rifugio insieme con la Corte Borbonica a Palermo. Dopo il rientrodi Hayterin patria(1809) I'ambasciatore inglese alla Corte di Napoli William Drummond riusci a ottenere che venissero spediti in Inghilterra gli apografidi tutti i papiri disegnati sotto la soprintendenzadi Hayter nonche quelli approntatiprimadel suo arrivo a Portici allo scopo di prepararne l'incisione su lastre di rame in vista della loro pubblicazione. Questo materiale non fu pill restituito indietro e venne depositato nella Bodleian Librarydi Oxford.8 Il lavoro sui papiri continuo a Napoli anche durante il Periodo Francese sotto la direzione di Monsignor Carlo Maria Rosini, Vescovo di Pozzuoli. In questi anni e nei successivi della Restaurazione Borbonica si provvide a disegnare di nuovo tutti i papiri svolti (Apografi napoletani), si continuo l'opera di svolgimento dei rotoli e l'incisione dei disegni; si riprese lentamente la progettataprima raccolta di edizioni dei papiri: la Herculanensium Voluminum Collectio Prior. La pubblicazione del primo volume della serie, nel 1793, aveva segnato la data di nascita ufficiale della papirologia; altri dieci tomi seguirono, tra il 1827 e il 1855, per le cure dei membri della Accademia Ercolanese. Il progetto era stato concepito in maniera superba: ciascun volume in folio, conteneva il testo di uno o due papiri decifrato e integrato nelle lacune con inchiostro rosso, accompagnato da una traduzione latina, da una introduzione, da un ampio commentario e ornato dalla riproduzione a stampa delle incisioni in rame dei disegni. La ricchezza e la farraggine dell'apparatoerudito non poco ostacolarono la pubblicazione di quei volumi e ne impedirono una adeguata conoscenza nel mondo della cultura europea contemporanea. Pochi anni dopo la conclusione della Collectio Prior, nel 1862, vide la luce, per iniziativa di Giulio Minervini, Ispettore della Sezione Numismatica e Epigrafiadel Museo Nazionale di Napoli, il primo tomo della rinnovata seconda serie di edizioni dei papiri: Herculanensium Voluminum Collectio Altera. L'opera era terminata, con l'undicesimo tomo, gia nel 1876. La celerita che caratterizzbo l'uscita dei singoli volumi fu dovuta a una scelta rivoluzionaria: per la prima volta, si pubblico solo la stampa della incisioni in rame dei disegni napoletani dei papiri. I volumi ebbero una larga diffusione soprattutto in Germania e Austria: su queste incisioni, e sugli apografi oxoniensi, fortunosamente riscoperti da Th. Gomperz nel 1863, sono fondate buona partedelle edizioni del secondo Ottocento dei Papiri di Ercolano. Nel 1914 D. Bassi, Direttore dell'Officina dei Papiri Ercolanesi, dette inizio all'ambizioso progetto di una Collectio Tertia dei papiri in cui il testo criticamente ricostruito era accompagnatoda una riproduzione fotografica dell'originale preparata dallo Stabilimento Alinari di Firenze. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e altre difficolta limitarono la stampa al solo primo volume. II resto e storia recente e contemporanea.9 4. Che cosa contenevano quei testi, la cui scoperta aveva attiratol'attenzione impaziente e curiosa dei dotti di tutta Europa?
8. Cf. Longo Auricchio 1992, 181-84. 9. Una rassegna di studi sulla storia dell'Officina ha curato Indelli 1993, 45-52.

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I1 "Prezioso tesoro di rotoli rari"che accese la fantasiapoetica di FriedrichSchiller e davanti al quale-scriveva Mme de Stael: "On tremble de respirer,de peur qu'un souffle n'enleve cette poussiere oi' de nobles id6es sont peut-etreencore empreintes," non restituironogli storici come Teopompo o Eforo, i giudizi di Aristotele sui poeti drammatici,le tragedie perdutedi Sofocle e di Euripide,le commedie di Menandroe di Alessi ne tantomeno la Simmetriaper i pittori di Panfilo e qualche trattatodi architettura,come aveva sognato il Winckelmann. Quando, nel 1793, venne pubblicato il primo papiro (PHerc. 1497) la delusione fu generale: altro non era che la verbosa conclusione del quartolibro dell'operaSulla musica di un tale Filodemo. Anche gli altri testi che venivano decifrati, mano a mano che i papiri erano svolti e trascritti,non suscitarono grande attenzione. Erano, nella quasi totalita, scritti di Epicuro, Polistrato, Demetrio Lacone, di altri rappresentanti dell'Epicureismo piu antico e recente: Carneisco, Colote, Metrodoro. Essi formavano la ricca e specializzata Biblioteca di studio appartenutaa Filodemo giuntaci felicemente nella sua unita. Bisogno aspettare il risorgere degli interessi per le filosofie ellenistiche, nella seconda meta dell'Ottocento, perche quei testi fossero finalmente considerati e studiati nel loro effettivo valore. Nelle pagine che seguono vorrei cercare di gettare uno sguardo globale sulla Biblioteca di Filodemo nella Villa di Pisone e offrire una succinta panoramica dei centenuti dei principali scritti in essa conservati.10 La Biblioteca era stata formata da Filodemo nel corso degli anni con la cura meticolosa di un bibliofilo mettendo insieme fondi librari pib antichi, alcuni riferibili alla prima meta del III sec. a.C. Al primitivo nucleo, che Filodemo aveva addirittura forse raccolto duranteil suo soggiorno a Atene o portatocon se dalla nativa Gadara, appartengonoi rotoli del flHpi pt 6cvq di Epicuro (alcuni dei quali conservati in due o pi'ucopie), degli scritti di Demetrio Lacone, coevi all'epoca in cui fiori il loro autore (II/I sec. a.C.), e di quelli di Polistrato e Carneisco. Questo fondo originario si accrebbe con I'aggiuntadelle opere di Filodemo stesso duranteil I sec. a.C., ma anche con la copia di testi di autori pi' antichi perche deterioratisio perche recuperati solo allora. La preponderantepresenza di scritti filodemei e soprattuttol'individuazione fra questi di rotoli con brogliacci e stesure provvisorie di alcune opere di quell'autore,conferma, senza ombra di dubbio, la supposizione che siamo di fronte alla biblioteca personale di Filodemo. Anche negli anni successivi alla morte del filosofo e fino almeno agli inizi del I d.C. la Biblioteca continuo a accrescersi. Risalgono a questo ultimo periodo la riproposizione, in nuova veste editoriale, non solo di alcuni "classici" del primo Epicureismo (Epicuro, Colote, Polistrato), ma anche di alcuni libri di Filodemo. 5. Da Epicuro l'inizio. Dei trentasettelibri del capovolavoro di Epicuro, lo scritto Sulla natura, i papiri di Ercolano hanno tramandatoresti, piu o meno ampi, dei libri II, XI, XIV, XV, XXV, XXVIII e di altri incerti. Nei frammenticonservati del II libro (PHerc. 1010 e 1149/993)'' Epicuro affrontava la dottrinadegli ?'io?kae, in particolare,discuteva della loro esistenza, della rapidita del loro processo di formazione e della velocita di movimento nello spazio. Non c'e traccia invece della dottrinadel tempo, attribuitaa quel libro da uno scolio
10. Cf. Cavallo 1983 e idem 1984, 5-30. 11. Edizione: Arrighetti 1973, frag. 24.

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all'Epistola a Erodoto.12I1 libro XI (PHerc. 154 e 1042) era diviso in due parti distinte: la primariguardavala forma, la posizione e la stabilita della terra,considerata piatta e non rotonda;la seconda era riservata a una vivace polemica contro l'ipotesi sostenuta dagli astrologi-matematici di Cizico che dalla terra si possano prendere misure obiettive delle orbite celesti e contro quella che le macchine astronomiche (opyava) costruite dai suoi avversariconsentano di formarsi un modello mentale del fenomeno celeste che riproducono.13Nel XIV libro (PHerc. 1148), Epicuro combatte principalmentela dottrinadegli elementi nel Timeo di Platone e insieme quelle dei filosofi monisti e pluralisti con l'aiuto che gli viene dalle critiche gi'aproprie di Aristotele nello scritto Sul cielo. Solo la filosofia epicurea, presentatacome p6p[taKov e medicina che lenisce gli affanni e i dolori, pub liberare l'uomo da turbamenti e angosce. Nei capitoli conclusivi del libro, il Maestro si scaglia contro alcuni filosofi definiti "confusionari,"forse i Dialettici, combattuttianche nel libro XXVIII. 14 Nei frammenti del libro XV (PHerc. 1151) si discute degli atomi e degli aggregati atomici.15 Ben piiuinteressante il contenuto del libro XXV (PHerc. 697, 1420/1056 e 1191),16 dedicato allo sviluppo psicologico dell'uomo, che Epicuro distingueva in due livelli: il naOokoyiK6q (relativo al piacere e al dolore) e l'aUio)Coyko6q -cp6moq Tp6?oq(comportamento umano in termini di cause). Si conserva soltanto la trattazione del secondo aspetto: Epicuro da importanzaalle cause esterne, discute del fine della vita, del ruolo morale dell'io e degli UinoyCy7vv1jPCva (gli sviluppi successivi alla nascita: Sedley); affronta il problema della libert'adi agire che risolve con un netto rifiuto del determinismo.17Nel XXVIII libro (PHerc. 1479/1417), infine, Epicuro discute di questioni di epistemologia e linguistica in polemica con i filosofi Megarici viz. Dialettici, che avevano mosso obiezioni contro la teoria del linguaggio quale esposta da Metrodoro e da Epicuro stesso. I1 problema principale e quello di evitare l'ambiguit' espressiva che poteva essere implicita nell'uso del linguaggio comune che Epicuro consigliava al filosofo per designare sia gli oggetti che cadono sotto la percezione dei sensi sia quelli esterni a essa. Per il raggiungimentodi questo fine, Epicuro indica strumenti di verifica, a suo dire, infallibili, perch6 fondati sull'evidenza delle prolessi (Tp6/i0ptq)e dei (patv6itva: la mancanza di attestazione, (calcolo empirico).'8 (controattestazione)e 1'brtkoy7ctq6q l'&vTtp[u Tp1jcYtq Nella Biblioteca di Filodemo erano conservati anche gli scritti degli altri membri della Scuola epicurea, dai primi e diretti discepoli di Epicuro fino ai rappresentanti delle generazioni piiugiovani. Si sono individuatetracce, purtroppomolto frammentarie, della opere Sulla ricchezza (PHerc. 200) e Contro i Dialettici di Metrodoro;19 del Filista di Carneisco (PHerc. 1027), incentratosul tema della amicizia e sul motivo del ricordo degli amici morti;20di due libelli di Colote indirizzanti polemicamente
12. Del tempo trattail testo, probabilmenteun libro incerto del [Flp! p6cyoEq, che leggiamo nel PHerc. 1413; edizione: Arrighetti 1973, frag. 37. 13. Cf. Sedley 1976, 31-43. 14. Cf. Leone 1984, 17-107 e eadem 1987, 49-76. 15. Cf. Millot 1977, 9-39. 16. Per l'identificazione del numero del libro, cf. Laursen 1987, 77-78. 17. Cf. Sedley 1983, 16-51 e Long and Sedley 1987, 1:102-4, 107-12, 2:104-8, 113. Per una diversa interpretazione, cf. Laursen 1988, 7-18. 18. Cf. Sedley 1973, 5-83. 19. Cf. Tepedino Guerra 1978, 191-97; Spinelli 1986, 29-43; e Tepedino Guerra 1992, 119-22. 20. Capasso, 1988.

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contro il Liside e l'Eutidemodi Platone (PHerc. 208 e 1032).2 Anche di Polistrato, terzo scolarca del Giardino dopo Ermarco, ci e giunta larga parte di un trattatoSul disprezzo irrazionale delle opinioni popolari (PHerc. 336/1150), rivolto contro coloro che disprezzano le opinioni del volgo, ma ne condividono altre meno accettabili perche non fondate sulla ragione. Bersaglio di queste critiche sono, in particolare,gli scettici, ma anche Cinici, Stoici e Megarici. Scarsi, invece, i frammenti dell'altro opuscolo protretticoSullafilosofia (PHerc. 1520).22 Notevole e soprattuttola presenza dell'opera scientifica di Demetrio Lacone, un epicureo del II secolo a.C. contemporaneodel maestro di Filodemo, Zenone di Sidone.23Demetrio fu scrittoreuniversaleche si interesso di poetica, retorica,critica del testo, fisica e teologia. Scrisse due libri Sulla poesia (PHerc. 188 e 1014) con l'intenzione di definireil metodo epicureo di ricercada applicareal dominio della critica letteraria. A sostegno delle proprie argomentazioni Demetrio cita numerosi estratti poetici (Omero, Eschilo, Euripide,Sofrone, Alceo e versi lirici anonimi). Singolare e il libro giunto anonimo e anepigrafo(PHerc. 1012), dove il Lacone discute alcuni luoghi difficili e contraddittoridel testo di Epicuro e ne offre una spiegazione. Non si trattadi un commentariocontinuo a un'operadi Epicuroo a passi scelti, ma piuttosto di un trattatoil cui intento doveva essere quello di definire la correttalezione degli scritti del maestro perche il loro messaggio filosofico giungesse nella sua purezza e potesse cos)iavere piena efficacia sui suoi fruitori(philologia medicans).24In un'opera giuntaci purtroppomolto frammentaria(PHerc. 1055) Demetrio affrontava alcuni divino. Negli problemiteologici, trai quali la delicata questione dell'antropomorfismo scritti Sulla geometria (PHerc. 1060) e Le "Aporie"di Polieno, il Lacone proponeva un probabilemodello di geometria anti-euclidea,che tenesse anche conto della teoria epicureadei minimi atomici (?k6Xtiuct). Da Atene, o forse dalla sua patria, oltre ai rotoli con le opere dei Capiscuola del Giardino, Filodemo aveva portato con se anche i libri di filosofi delle scuole avversarie, in particolarequelli degli stoici: tra gli altri una raccolta di Questioni logiche (AoytK&41TuIJaTU: PHerc. 307) di Crisippo e un trattatosulla provvidenza (Tp6voIa) attribuibile al medesimo filosofo (PHerc. 1038 e 1421). Sarebbe riduttivo pensare che la loro letturaservisse a Filodemo solo e esclusivamente per scopi polemici e non anche per arricchimentoculturale.25 6. Scarse e incerte le notizie sulla vita di Filodemo.26La sua patriafu Gadaranella Decapoli; la data di nascita e da porre intorno al 110 a.C. Ancora giovane, Filodemo aveva lasciato Gadaraper recarsi a Atene, dove fu discepolo del filosofo epicureo Zenone di Sidone. Di [a, passb in Italia, probabilmentetra la fine degli anni 80 e gli inizi degli anni 70, e si ferm'oa Roma dove conobbe L. CalpurnioPisone Cesonino, al quale si legb di una salda amicizia. I rapportifra Pisone e Filodemo e possibile ricostruire attraversola narrazioneambigua e poco attendibile della orazione (In Pisonem) che Cicerone diresse, nel 51 a.C., contro il suo acerrimonemico Pisone. In un momento
1992, 53-91. 21. Cf. Cronert 1965, 165-73 e Angeli e Acosta MNendez 22. Cf. Indelli 1978 e Capasso 1976, 81-84. 23. Rimando solo a Dorandi 1994, 637-4 1. 24. Seguo l'interpretazionedi Erler 1993, 281-303. 25. Bibliografia recente in Capasso 1989, 220-2 1. 26. Per tutto il capitolo su Filodemo pub essere sufficiente rimandareai due articoli di Dorandi 1990a e Asmis 1990. II referimento a questi due contributi mi esime da un apparatodi note e da ulteriori richiami bibliografici.

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imprecisato, Filodemo lascio Roma e si trasferi in Campania,a Ercolano nella Villa di Pisone. In Campania,centrodella diffusione dell'Epicureismoin Italia,Filodemo fu in rapporticon Sirone, che teneva scuola a Napoli. Presso di lui ebbe modo di incontrarei poeti augustei Quintilio Varo, Lucio Vario Rufo, Plozio e Virgilio. Filodemo moei approssimativamente dopo il 40 a.C. Filodemo non fu solo filosofo, ma anche fine poeta d'amore.Cicerone, certo non benevolo verso gli Epicurei,espresse un giudizio entusiastico sui suoi epigrammi:"Filodemo compone versi cos)igraziosi, cos)iarmoniosi, cos)ieleganti che non si potrebbe trovareniente di pi'uraffinato." Questa attivit' non lo poneva in contrasto con l'ortodossa dottrinadi Epicuro, che negava ogni valore etico alla poesia, anzi l'aveva addiritturabanditadal suo sistema filosofico in quanto causa di gravi turbamentiche avrebberoostacolato il raggiungimento della quiete dell'anima. Si tratta,in realta, di un falso problema se si considera che gli epigrammi furono scritti da Filodemo in epoche e in luoghi diversi. Filodemo si avvicino all'Epicureismo quando aveva gia svolto buona partedella sua attivit' di poeta epigrammatico: da Gadarae da Atene, Filodemo aveva portato in Italia le poesie che aveva gia scritte prima della sua formazione filosofica. In Italia continub a comporre epigrammi nei quali soli e consentito ravvisare coerenza con la dottrina epicurea.27 Piu attuale sarebbe semmai indagarela personalita e il pensiero di Filodemo nella storia del Giardino. Filodemo, pensatore non troppo originale, fu: "a typical teacher of Epicureanism, spreading his school's gospel at the intersection of the Greek and Roman worlds"? Fedele ammiratoree seguace del suo maestro Zenone, Filodemo ne avrebbe perpetuato la memoria e diffuso l'insegnamento con opere che, talvolta almeno, appaiono solo come aggiornamenti degli appunti presi a lezione durante il soggiorno a Atene?28 Oppure: nuovo Panezio del Giardino, Filodemo introdusse nella filosofia epicurea sfumature che, pur non intaccandone i principi basilari, I'adeguaronoalle rinnovate esigenze dei tempi mutati e della realta romana?29Lo stato delle ricerca non permette di dare, a tutt'oggi, una risposta definitiva a queste domande, ma le premesse sono favorevoli a una pi' chiara valutazione. 7. Il grosso dell'opera di Filodemo e costituito dai suoi scritti in prosa. I loro contenuti spaziano nei piu disparaticampi del sapere e mettono appieno in evidenza la larghezza dell'orizzonte culturale dell'uomo: dalla biografia filosofica alla rivalutazione di discipline proprie degli ?YK6KkAWpXIO1~QTQ(retorica, poetica, musica), da opere di spiccato caratterepolemico a altre di riorganizzazione di concetti etici (vizi e virt' contrapposte,modi di vita, affezioni), da scritti di teologia a altri di logica inferenziale fino ai due trattatiSulla morte e Ethica "Comparetti" nei quali il filosofo si impegna in un personale e sentito ripensamentodi due capisaldi della dottrina epicurea: la pauradella morte e i mezzi concessi al vero sapiente per vincerla. Questa, in una rapida rassegna, che segua nei limiti del possible lo svolgimento della loro cronologia, una succinta esposizione dei contenuti dei libri filodemei.
L'opuscolo II buon re secondo Omero (PHerc. 1507), composto da Filodemo nei

primi anni del suo soggiorno in Italia e dedicato a Pisone, si distingue all'interno
27. Cf. Gigante 1989, 129-5 1. 28. Cf. Sedley 1989, 103-5; citazione da p. 103. 29. Cf. Erler 1992, 171-200.

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della sua produzione letteraria: il libro non pub essere interpretatone in chiave allegorica ne in chiave politica. Con esso Filodemo presenta al suo protettore uno speculum principis, concepito verisimilmente con un probabile fine protrettico. Con l'opera, in almeno dieci libri, intitolata Xv6vactl T(o)VpIXocO6qpvFilodemo si prefiggeva di scrivere una storia della filosofia in cui le vicende delle principali scuole filosofiche greche erano organizzate e narratein maniera obiettiva a partire dal modello della successioni (diadochai). La Y6vTactl avrebbe dovuto costituire un grande manuale istituzionale con fini didattici concepito non soltanto per i membri della scuola epicurea, ma anche per i minuls docti, la societ'acolta di Roma e dell'Italia. Di questo complesso ci sono giunti soltanto tre libri relativi alla Academia, alla Stoa e al Giardinodi Epicuro. In ognuno di questi libri, Filodemo delinea la storia esteriore delle singole scuole nel loro sviluppo cronologico ne trascura aspetti dossografici delle principali dottrine in esse insegnate. La cosi detta Academicorum historia (PHerc. 164 e 1021) narrale vicende della Academia da Platone fino a Antioco di Ascalona e a suo fratello e successore Aristo; la Stoicorum historia (PHerc. 1018) quelle della scuola stoica, da Zenone di Cizico a Panezio e ai suoi discepoli. historia (PHerc. 1780) troviamo tracce di epNegli scarni resti della Epicureorumn isodi che si riferiscono al periodo degli scolarcati di Polistrato e di Dionisio di Lamptrai,rispettivamentesecondo e terzo successore di Epicuro nella direzione del Giardino. Alla vita di Epicuro Filodemo aveva dedicato uno scritto in almeno due libri intitolato Su Epicuro (PHerc. 1289 e 1232). Intenti biografici e possibile ravvisare pure nello scritto che riunisce documenti di Epicuroe altri Epicurei, meglio noto con il titolo di Pragmateiai (PHerc. 1418 e 310). I1 libro e composto di una raccolta di lettere di e a Epicuro, a partire dalle quali Filodemo intendeva ricostruire una biografia storicamente documentata del Fondatore del Giardino. Forse a Filodemo pub essere ricondottaanche la anonima Vita di Filonide di Laodicea a Mare (PHerc. 1044), un singolare Epicureo vissuto alla corte dei Seleucidi nel secondo secolo a.C. e cultore, tra l'altro, di studi matematici.30 la Retorica, la Poetica, e la Musica, Filodemo Con la grandetrilogia sui paOwOiIaTa: affronta,in maniera sistematica e affatto nuova, temi che erano stati trascuratio respinti dal primo Epicureismo. La Retorica, forse in sette libri, discute il problema se questa disciplina possa es(ars): Filodemo cerca di dimostrareche tale e solo sere consideratao meno una TrgXv1 la retorica sofistica o epidittica, non quella politica. La retoricanon conferisce all'uomo politico qualita morali e lo Stato sara tratto in salvo dai buoni politici, non in quantopolitici, ma in quantobuoni. A tale scopo molto giova lo studio della filosofia. Gli stessi retorisofisti non sono i soli a possedere una conoscenza universale, una morale superiore e uno stile elegante. Al di sopra di qualsiasi genere di retorica si colloca, pur sempre, conclude Filodemo, la "divina filosofia," la quale sola ci mostra come trovaree usare tuttequantele cose che concorronoal raggiungimentodella vera felicita. Nei primi due libri sono consideratigli argomentia favore e contro una definizione della retoricacome arte;nel terzo Filodemo cerca di dimostrareche la retorica sofistica non pub formarebuoni uomini di stato; nel quartocritica i retori sofisti e le loro pretese di superiorita.I1quinto libro contiene una polemica contro Nausifane di
30. Cf. Dorandi 1990b.

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Teo, il maestro rinnegato di Epicuro, e Aristotele; il sesto e rivolto contro gli stoici e Diogene di Babilonia e contro un peripatetico Aristone. Nel settimo e ultimo libro viene ripresa, infine, l'antica querelle fra retorica e filosofia, che si risolve in una entusiastica presa di posizione, da parte di Filodemo, a tutto favore della filosofia. Pi'i o meno contemporaneaalla Retorica, e la composizione dei cinque libri della Poetica. In polemica con le scuole rivali, Filodemo vuole rispondere, non da esperto di critica letteraria, ma da filosofo, alla domanda:quali sono le qualita che rendono buona una poesia? Una poesia e buona non quando soddisfa l'udito con il ritmo e la melodia ne tantomeno per la sua composizione verbale (CuveOtn T-V O'VOPaT(V), ma quando raggiunge una perfetta combinazione di pensiero e contenuto. Funzione della poesia non e quella di istruire, ma quella di arrecarepiacere sia all'udito sia soprattuttoalla mente. I primi tre libri dell'opera sono incentrati sulla polemica relativa al dibattito sul rapportoforma/contenuto e FM(povia/c(yvOFcwYt contro Cratete di Mallo e oscuri personaggi definiti kritikoi. Nel quarto, Filodemo attacca Aristotele, mentre nel quinto discute della definizione del buon poeta (dyaO6%TCoMTlTi) e del valore della poesia (dpvril noti,xow). Nella Musica, infine, Filodemo sostiene che quella disciplina non ha nessun effetto morale ne pub essere ritenutauna via verso la virt'u.Alla musica va attribuito soltanto il piacere che ne promana e che genera nell'animo una disposizione alla bellezza e al bene, ma senza intento etico. La musica deve essere amatadi per se, per il piacere che apportaa chi la ascolta, per la sua interiorebellezza. L'operaoccupava almento quattrolibri: i frammentiche ci sono giunti sono probabilmenteda riportare tutti al IV libro. Una delle caratteristiche salienti della produzione di Filodemo e, senza dubbio, il suo spirito polemico, acuto e talvolta feroce, con cui combatte contro gli avversari. Nell'opuscolo Gli Stoici (PHerc. 339 e 155), Filodemo critica con pungente ironia le Politeiai di Zenone stoico e di Diogene cinico, avvicinate per le comuni caratteristiche negative. Il confronto fra i due scritti e I'acutadifesa della loro autenticit'a consente al Gadarenodi metterne in evidenza gli aspetti pituscabrosi e di liberaregli Epicurei da false e infamanti accuse morali. Nell'altra opera intitolata Agli amici di scuola (PHerc. 1005), Filodemo si scaglia contro gruppi di epicurei definiti "dissidenti" (GoncUYaT) che proponevano una interpretazionedella dottrina di Epicuro alternativa a quelle "ortodossa"della scuola di Atene. Oggetto di dibattito erano la definizione del c pacpi6, il problema del1'efficaciadella letteraturacompediaria e della sYKSyUKktoq Trat6cia. Il grande trattato Sui vizi e le virtu'contrapposte, comprendeva almeno dieci libri, ognuno dei quali era rivolto all'esame di un vizio o della virtu a esso contrapposta. Particolare attenzione era riservata all'adulazione: la difesa di Epicuro dalla accusa di piacenteria (a'p'Kcia) nei confronti dei potenti, doveva inserirsi nella attualita del mondo italico contemporaneo a Filodemo dove i suoi rapportidi amicizia con Pisone potevano essere stati facilmente travisati. La virt'ucontrapposta alla adulazione era la verita. Il nono libro (PHerc. 1424) riguardaval'amministrazione della casa (oiKovopia) e i mezzi consentiti al sapiente epicureo per procurarsi il necessario per vivere. Il vizio contrapposto sembra fosse la avidita di denaro
(pDtkapyupia): di un rIHpi ptkapyVpiac si conservano alcuni frammenti. Su argomenti affini Filodemo ritorna nell'opera Sulla ricchezza (Hl?pi nkO6IOV: PHerc. 163). L'arroganza(vU'ppciavia) era esaminata nel decimo libro (PHerc. 1008): le

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circostanze avverse della vita fanno capire agli uomini superbi quale deve essere la correta condotta da tenere.
Dell'opera Sui generi di vita (HIcpi ii0Ov Kai Iiwv) faceva parte lo scritto Sulla li-

e consideratada Filoberta di parola (PHerc. 1471). La liberta di parola (ltappflGia) capace di operare sugli individui come la medicina; e l'arte del demo una cexvnq di parola e la direttricedella vita soccorso e, nello stesso tempo, della cura. La libert'a in comune che si svolgeva a Atene e a Ercolano, nella scuola di Zenone Sidonio e in quella di Filodemo, dove maestri e allievi ricercavano insieme la verit'anel ricordo di Epicuro e dei Capiscuola del passato all'insegna della gratitudinee dell'amicizia. Alla medesima opera Sui generi di vita e possibile siano da ricondurre,con la dovuta cautela, libri come quello dedicato a La gratitudine (PHerc. 1414) e a La conversazione (PHerc. 873). La conversazione (6p0dia),soprattutto,era per gli Epicurei un motivo di primaria importanza legato alla amicizia e alla comune ricerca
(cuTflcyt).

Essa era parte integrante della educazione

del sapiente, capace di

procurargliun intimo piacere proprio della attivit'adel conversare. Probabilmente, Filodemo compose anche un trattato dedicato alle passioni Un libro di questo era rivolto all'analisi dell'ira (PHerc. 182). Filodemo di(maO,q). anche il sapiente, sostiene, stingue sottilmente tra ira (6pyii) e irascibilita (Ou6p6); puo andare soggetto a momenti di ira, ma mai di irascibilit'a. Alla fase piti tarda della attivit'aletterariadi Filodemo deve essere ricondotto il trattatoSugli dei. Se ne sono conservati soltanto due libri. Nel primo (PHerc. 26), il filosofo ribadisce i dannosi effetti che provengono dalla concezione popolare della divinit'ae il fatto che sono le false opinioni sugli dei, insieme con il timore della morte, a impedire il raggiungimento della quiete dell'anima. II terrore degli dei e quello della morte sono indissolubilmente legati fra loro e non l'uno pi'udell'altro e causa di turbamentomaggiore per gli uomini. Solo il sapiente e capace di liberarsi di entrambie di acquisire cosi la felicit'a. il terzo libro (PHerc. 152/157) discute gli attributidegli dei in polemica con gli Stoici. Filodemo si sofferma sulla conoscenza del futuro in rapportocon il conseguimento della felicit'a;sulla onnipotenza divina, che non interferisce nelle faccende umane. Esamina questioni relative alla vita condotta dagli dei e al loro possesso di oggetti di uso quotidiano: si domanda se gli dei dormono, mangiano, quale lingua parlano. Decisivo per la ricostruzione del pensiero teologico epicureo e anche l'altro scritto intitolato Sulla pieta religiosa, in due libri. I1 primo contiene una esposizione delle idee di Epicuro sul vero sentimento della pieta religiosa (c wcwLa). Gli dei esistono e devono essere onorati secondo le leggi della citt'a,ma gli uomini non possono aspettarsida parte loro ne danni ne benefici. Gli de vivono beati, liberi da ogni turbamentoe felici senza curarsidegli uomini e delle loro azioni. Nel secondo, diviso in tre sezioni, leggiamo: una critica dei miti e degli dei come rappresentatida poeti e pensatori, una critica della credenze religiose popolari e, infine, una critica alla teologia dei filosofi, in particolare, stoici.31 Legato agli interessi di Filodemo per la logica e il trattatoSui netodi inferenziali (PHerc. 1065). Nelle tre sezioni in cui e diviso sono riprodotte le discussioni sulla
inferenza analogica (p-T(icT yt KcLO'6pot6TclT(a)proposte nell'ambito della scuola

epicurea. D'accordo con i principi logici e gnoseologici di Epicuro, Filodemo difende il procedimento della inferenza per analogia, che permette it passaggio dal
3 1. Accetto la ricostruzione dell'opera proposta da Obbink nell' edizione del Hlp'l c6Gc4cia; (in stampa).

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al non conosciuto (&6rlkov). Considerevoli sono mondo fenomenico ((paw6vpivov) altres)ile pagine dedicate alla questione del libero arbitrioe della causalit'. All'estremo periodo della produzione di Filodemo e alla sua piena maturit'a letterariae artistica sono stati assegnati due scritti etici che mostranofra loro indiscutibili consonanze di lingua, contenuti e pensiero: l'Ethica "Comparetti"(PHerc. 1251) e i libri Sulla morte. Particolarmentesignificativa, quasi testamento spiritualedi Filodemo, e la chiusa del quarto libro Sulla morte (PHerc. 1050): Filodemo rivive in una visione sofferta l'ortodossia della dottrinaepicurea alla luce della considerazione che la morte, di cui non dobbiamo avere paura, e comune a tutti: sapienti e stolti, forti e deboli; sono la ineluttabilit' e l'eternit'a che distinguono gli dei dagli uomini. I mortali sono soggetti a disgregazione degli atomi di cui sono costituiti; non una lunga serie di anni render'a l'uomo felice, ma la consapevolezza che la morte e nulla per noi; dobbiamo evitare il desidero di vivere e la pauradella morte, non cercare la morte primadel tempo, n6 dimenticare la vita per paura della morte. Non importa il modo in cui si muore n6 dove; non ci deve addolorarela morte in terra stranierao una ingiusta condanna, la mancanza di una sepoltura o la dimenticanza che pub seguire una volta che siamo morti. Al saggio e concesso morire sereno perch6 la vita, trascorsa senza pauradel futuro, nel costante pensiero della morte, gli apparecome una somma di piaceri. 8. La Biblioteca della Villa di Pisone non conteneva solo opere di carattere filosofico ne solo testi scritti in greco. Considerevole, seppure nel pessimo stato di conservazione, e un piccolo gruppo di papiri latini.32I1piu famoso e, senza dubbio, il rotolo che restituisce alcuni esametri mutili di un poemetto sulla battaglia di Azio (PHerc. 817) di incerto autore (Rabirio? L. Vario Rufo?) e dalla cronologia oscillante tra il 31 a.C. e il 79 d.C. I1carme risponde, per molti aspetti, alle esigenze della letteraturafilo-augustea, sollecitata dal Princeps a sostegno del suo programmapolitico. Nella parte conservata vengono descritte la presa di Pelusio, le esitazioni di Cleopatra successive alla sconfitta, la conquista di Alessandria da parte delle truppe di Cesare.33Residui di opere di oratoriapolitica e giudiziaria sono stati individuati nei due PHerc. 1067 e 1475: la loro cronologia e contenuto sono incertissimi a causa della estrema frammentarieta.34 In tempi recenti sono stati recuperatiprobabili versi dai libri III, IV e V del Rerumnatura di Lucrezio (PHerc. 1829-31) e dagli Annales di Ennio (PHerc. 21).35 Dal tutto appare ben evidente l'esistenza nella Villa di Pisone di una Biblioteca latina depositaria di testi della letteraturaromanapiu antica e della tarda Repubblica e inizi dell'Impero. La presenza di Lucrezio apre, inoltre, nuove prospettive non solo per quanto riguardai rapportiche il poeta pote avere con il cenacolo filosofico di Ercolano e l'influenzareciproca che pote esservi trail poema lucreziano e gli scritti di Filodemo, ma ripropone anche il dibattito delle fonti di Lucrezio. Appare lecita la domanda:lesse Lucrezio il HIcpi (picysWdi Epicuro nella Biblioteca della Villa di Pisone? 9. Nel febbraio 1765 difficolta di caratterepolitico, amministrativo,finanziarioe tecnico avevano costretto a sospendere l'esplorazione sotterranea della Villa dei
32. Cf. Kleve 1994, 3 13-20. 33. Ultima edizione Courtney, 1993, 334-40. Per I'attribuzione a Vario, cf. Gigante 1991, 87-125. Tenuto conto della data della battaglia di Azio e della cronologia di Vario il poemetto sarebbe stato composto tra il 31 e il 14 a.C. 34. Costabile 1984, 591-606. 35. Cf. Kleve 1989, 5-27 e idem 1990, 5-16.

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Papiri a Ercolano. Tutti i pozzi di accesso ai cunicoli attraverso cui procedeva lo scavo vennero sigillati con muri. L'oblio ripiombo sulla Villa di Pisone, su quella parte della sua Biblioteca e dei suoi tesori che gli antichi scavatori non erano riusciti a portarealla luce o non avevano avuto il tempo di trovare. Sono trascorsi 221 anni da quella data prima che, il 16 ottobre 1986, la Soprintendenza Archeologica di Pompei, in seguito alla scopertadi uno dei pozzi borbonici di accesso alla Villa, abbia dato inizio a una nuova fase dell'esplorazione dell'edificio con criteri e mezzi moderni. Purtroppo,dopo pochi mesi di alacre ripresa, il lavoro venne interrottoe e attualmente bloccato per motivi, ancora una volta, di ordine amministrativo e finanziario.36La necessit'adi proseguire e portare a conclusione lo scavo e innegabile: non solo sar'apossibile recuperareil resto della Biblioteca di Filodemo, in particolare, la sezione latina, le cui primizie sono state appena assaggiate, ma anche e soprattuttorestituire un patrimonio di opere d'arte e una strutturaarchitettonica superba, fonte di incredibile arricchimentodelle nostre conoscenze di storia dell'arte tardo-ellenistica e della Roma Repubblicana. In attesa che, in un futuro non troppo lontano, nuovi rotoli greci e latini ricompaiano dalle profondit' inesplorate della Villa, il lavoro e la ricerca fervono intorno ai vecchi rotoli carbonizzati, finalmente studiati e fatti conoscere in maniera adeguata. Novita significative sono venute dall'impegno tecnico e scientifico dell'equipe norvegese diretta da K. Kleve.37 Del metodo di svolgimento dei papiri ho gia detto. Grazie all'impiego di una soluzione alcolica e stato messo in pratica un efficace sistema per rimuovere, senza danneggiarli,i cosi detti "sovrapposti,"cioe frammenti di papiro che coprono il testo sottostante. Un lessico filodemeo fondato sulla gia esistente Concordantia Philodemi, depositata nell"'Officina dei Papiri," e in attuazione. Sono stati progettati due metodi computerizzati per la ricostruzione dei testi lacunosi. I1primo e stato definito lacunology: il computer pub offrire tutta una serie di supplementi per le lacune del testo deducendoli dall'interaletteraturagreca e latina; l'altroe stato definito literatology: attraversoun confronto di lettere frammentarie con altre intere scritte dalla medesima mano, il computerpub aiutarea ricostruire le lettere originali. Con il ricorso a questi strumentidella tecnica piu avanzata i difficili e oscuri testi carbonizzatidella Biblioteca di Filodemo continuano a svelare tutti i loro segreti con indubbio e inestimabile vantaggio per le nostre conoscenze della letteraturegreca e latina e delle filosofie di epoca ellenistica, non solo dell'Epicureismo. 1 0. I pochi titoli della bibliografia che segue hanno l'unico scopo di offrire una rassegna necessariamente limitata di scritti di maggior rilievo o utilita pratica sui papiri della Biblioteca di Filodemo e sulla Villa di Pisone. Un repertorio bibliografico, pressoche completo, sui singoli papiri e reperibile nel Catalogo dei Papiri Ercolanesi, sotto la direzione di M. Gigante (Napoli, 1989) e in M. Capasso, "Primo Supplemento al Catalogo dei Papiri Ercolanesi," CErc 19 (1989): 193-264.
TIZIANo DORANDI

Centre National de la Recherche Scientifique, Paris


36. Cf. gli articoli di Conticello e De Simone 1987, 1-13 e 15-36. 37. Cf. Kleve 1991, 62-64.

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