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AA. VV., DAnnunzio e il simbolismo europeo: atti del convegno di studio, Gardone Riviera, 14-15-16 settembre 1973, a cura di
Emilio Mariano, Milano, Il Saggiatore, 1976

EZIO RAIMONDI

DANNUNZIO E IL SIMBOLISMO

[...] Ci che resta implicito nella lettera dell81, ancora al di qua delle sperimentazioni
romane, sembra la percezione di un rapporto dialettico con le cose, di un dialogo con la natura che
non pu risolversi nel flusso delle immagini naturalistiche. Allinterno del Canto novo essa non va
oltre lenunciato dell"immenso poema di tutte le cose", dell"immensa sfinge" della "Natura" e dei
suoi "linguaggi sacri" che parlano alla monade pura, nel riflusso immenso / de la materia che
giammai non muore" [...] Ma la sensualit del Canto novo non pu esaurirsi nellimpressionismo
perch ha bisogno di un alone fantastico che la trasfiguri "ne l pelago de sogni", tra "ali di canzoni
stanche" e "silenzii sognati", in un mare di murmuri e di brividi" col "fascino dellazzurro" [...] Ora
si apre Terra Vergine, che lequivalente del Canto novo in una prosa lirico-narrativa, questa
fisicit delle reazioni ottiche tende pi che mai a un processo di stratificazione musicale, di
fabulazione emotiva, e pu dare luogo a una "sinfonia varia e possente di colori e di profumi" o a
una "stupenda sinfonia di colore", a "un puro letargo della luce", alla "verginit opalina del mare",
ai "fiotti sonori" della luce nella "chiarit mattinale", ai "lembi di mondi lontani e luminosi" che si
disegnano in una mente malata, "viluppi di colori, qualche cosa di vasto, di sterminato, di
misterioso. Il momento in cui si stabilisce la comunicazione tra oggetto e soggetto poi il paesaggio
o lo scenario, materia che si fa ritmo, cadenza dello sguardo che contempla e ricorda [...] A chi
voglia seguire pi da vicino la sperimentazione dannunziana nel suo movimento intricato di
trapianti e di ricuperi o calchi stilistici, aggiornati di continuo da un virtuosismo attento e recettivo,
si pu produrre, tra i molti esempi possibili, quello di una pagina tipica del Libro delle Vergini, il
giardino malato della Favola sentimentale, dove si specchia lanima umbratile e crepuscolare di
Galatea. Il frammento, su cui ha appuntato di recente la sua attenzione anche il Ricciardi per
sorprendervi il decorso involutivo del livello realistico della prosa dannunziana, ha la morbidezza
febbrile della fin de sicle, latmosfera satura e artificiale di una serra decadente:

Dietro la villa, in un pezzo di terreno, una vegetazione malaticcia e pingue sonnecchiava allombra;
erano grosse foglie carnose di un bruno tendente al violetto, cosparse di pelurie come di una muffa;
erano ramificazioni nane, ignude, simili a rettili morti e a bruchi enormi; erano lame piatte di un
verde piatto, rigate di bianco e macchiate come dorsi di rane. Certi grandi fiori paonazzi si aprivano
a coppa, sorgevano da terra su lunghi tubi, senza fogliame; certi calici di un roseo di pelle umana si
gonfiavano su li steli contorti, certe bocche di uno scarlatto cupo emettevano stami simili a piccole
lingue giallicce. I petali avevano come il viscidume dei funghi, glinvolucri sparsi di cavit erano favi
di cera. Qualche tulipano si schiudeva pigramente in una striscia di sole; qualche peonia vinceva
colarghissimi fiori carichi di carminio; e intorno, nellautunno, le vitalbe sembravano viluppi di
ragni pelosi o mazzi di piume grigiastre.

[...] I pastiches dannunziani, per quanto viziati dal piacere delle sovrapposizioni e degli
incroci estemporanei, muovono sempre da una ragione letteraria, da un istinto profondo della
propria arte che si misura con gli scrittori della modernit, li adegua a se stessa, ne fa veicolo di
uninquietudine nascosta. Il DAnnunzio saggista non dialoga soltanto col pubblico ma anche con
se stesso, e accanto allimmagine che egli si costruisce di volta in volta come richiede il ruolo del
poeta allinterno di un mercato borghese dove i prodotti invecchiano e mutano secondo le leggi
della moda, si disegna unaltra immagine che sfugge al suo controllo e resta una somma di
possibilit o di intuizioni, un quadro di tendenze, di schemi mentali [...] Il DAnnunzio del 1887 che
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celebra la "lucidit impeccabile" dello stile, le leggi "delicate e misteriose" del "senso musicale",
soprattutto un parnassiano, il poeta di Isaotta Guttaduro, fedele alla maniera di Gautier: ha letto
Banville e Hrdia, Mends e Lorrain, Baudelaire e Verlaine, come Flaubert e i Goncourt, Zola e
Maupassant, e forse anche Walter Pater. Vista dallesterno, un collazione che non stupisce, del
tutto conforme ai paradigmi dellestetismo nel bric--brac floreale della Roma umbertina. Ma se si
guarda meglio [...] si scopre poi che il DAnnunzio nell87 incontra gi il Mallarm delle Notes sur
le thtre, che gli sembra un caso di "stile ansante e singhiozzante", ma anche di critica "singolare",
e sente in primis la suggestione di Baudelaire, tanto delle Fleurs du mal, quanto dello Spleen de
Paris [...] Lallusione baudelairiana pi sintomatica quella di un saggio del 28 giugno 1886,
nascosta nelle pieghe di una frase che abbozza unidea moderna di prosa per musica: "una prosa
poetica, fluida, senza ritmo e senza rima, agile tanto da piegarsi a tutti i variissimi movimenti
musicali". Essa infatti non fa che riprodurre, amputato soltanto della sua parte finale, ci che
vagheggia Baudelaire per i suoi poemes e che piace tanto anche al giovane Debussy: "une prose
potique, musicale sans rythme et sans rime, assez souple et assez heurte pour sadapter aux
mouvements lyriques de lme, aux ondulations de la rverie, aux soubreasauts de la conscience"
[...] questa proposta di una scrittura moderna trascende, si direbbe, leleganza parnassiana e indica
un modello o unipotesi per uscire dallequivoco naturalistico, per ritrovare la sintassi lirica della
"reverie" e della "conscience", che laspirazione del DAnnunzio sottesa ai suoi esperimenti
musicali, alle sue ricerche di un ritmo che possa prolungare, come diceva Yeats, il momento della
contemplazione, della fluidit dellessere [...] Tra il 1892 e il 93, gli scritti critici di DAnnunzio
sono tutti da leggere in rapporto a questa trasformazione di gusto e di ideologia che segna insieme
la fine del naturalismo. E ci che ne viene fuori appunto, in singolare concordanza con le tesi dei
critici nuovi della generazione simbolistica [...] la crisi del romanzo zoliano: lipotesi di unarte
moderna che proceda oltre Schopenhauer e i russi [...] il bisogno di "trascendere i confini della
realt presente" nella "selva dei sogni, dei simboli e dei misteri" [...] [per] nel momento stesso che
si allinea con il gusto wagneriano e simbolistico, egli reagisce con una misura di concretezza che
non soltanto un limite di pensiero [...] dopo tutto la stessa componente nietzschiana che si
inserisce ora nel suo discorso ideologico, dando inizio allavventura del superuomo e al mito
reazionario della "vita ascendente", delleloquenza che vuole farsi azione ed estetizzazione della
politica, un modo per associare al simbolismo, sia pure in forma confusa, una poetica della
vitalit, del corpo che diviene materia musicale, flusso di metamorfosi organiche [...] La
conversione dannunziana a un simbolismo per cos dire biologico e antiplatonico, di una rverie
immersa nel corpo e nei suoi viluppi di sensazioni, non giunge daltra parte improvvisa perch gi
annunciata dal Piacere [...] uno dei caratteri pi vistosi dei romanzi dannunziani, quasi una costante
[...] la figura del personaggio principale, che risulta sempre un tipo di artista, un raffinato sensitivo
che si studia e si osserva, che sente con straordinaria acutezza il proprio rapporto con le cose e si
compiace di analizzarlo, di inseguirlo nel labirinto della memoria [...] La stagione analitica del
Giovanni Episcopo e dellInnocente comprime per forza la tematica delle corrispondenze, ma vi
aggiunge in compenso una carica nevrotica, un gusto pi acre o pi fisico dellallucinazione [...]
Bisogna attendere il Trionfo della morte perch si dia finalmente il romanzo della musicalit e della
squisitezza simbolica, con il programma ambizioso di una "prosa plastica e sinfonica, ricca
dimagini e di musiche", che alterni "le precisioni della scienza alle seduzioni del sogno" [...] Nel
Trionfo della morte vengono in primo piano tutte le parole chiave e la cultura simbolistica, con una
tonalit entro cui si avvertono i fermenti di rapporti inventivi pi personali [...] si pensa [...] alla
"simpatia" con le cose, alla "facilit" di "comunicare con tutte le forme della vita naturale e di
trovare infinite analogie tra le esperienza umane e gli aspetti delle cose pi diverse. [...]
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AA. VV., DAnnunzio e il simbolismo europeo: atti del convegno di studio, Gardone Riviera, 14-15-16 settembre 1973, a cura di
Emilio Mariano, Milano, Il Saggiatore, 1976

Lintegrazione narcisistica allinterno della libido e della aggressivit dannunziane esige


leloquenza come strumento della propria razionalizzazione edonistica, come veicolo amplificatore
di un ego che vuole convertire la sua favola in messaggio di verit, unificando nel mito vissuto del
corpo larte e la vita. Di qui Maia, la poesia come monumento alessandrino dellio, e del suo
sigillo "imperiale". Narcisismo ed eloquenza sono perci nel DAnnunzio categorie
complementari,e questo spiega poi perch egli non possa neutralizzare leccesso della parola che si
contempla e si compiace della propria lode se non quando la melodia profonda del corpo, il ritmo
breve del suo respiro notturno, guida lintelletto alla "spiritualizzazione della carne" [...] cos come
si spiega, daltro canto, perch i nuovi romanzi del Superuomo, cio le Vergini delle rocce e il
Fuoco, rappresentino un approfondimento di sensibilit musicale, oramai assorbita nelle vene della
scrittura, nellatto stesso in cui dilatano il ruolo istrionico delloratoria, liperbole dei "clangori delle
trombe imperiali", per citare proprio Il Fuoco, che paiono sommergere la voce delle cose, lincanto
delle sensazioni. Eppure... eppure, intorno a questa struttura primaria dellautofabulazione mitica si
costruisce di nuovo una teoria poetica delle corrispondenze e delle analogie, con una prevalenza
lessicale delle seconde sulle prime, che tuttaltro che irrilevante sul piano critico [...] Nel Fuoco
maturano alcuni nuclei vitali del nuovo simbolismo musicale dannunziano, a contatto
principalmente con la Beata Riva di Angelo Conti, il cui pensiero viene riprodotto nei dialoghi di
Daniele Glauro, dentro il romanzo, e a cui risalgono infatti le riflessioni sulla musica e sul silenzio
[...] a sua volta poi la Beata Riva riflette e discute le posizioni letterarie del DAnnunzio, dalla Citt
morta alle prime laudi di Maia, trascrivendo nei propri dialoghi le tesi del poeta a proposito della
conoscenza intuitiva e del vitalismo nietzschiano di fronte alla filosofia di Schopenhauer.
Lestetismo del Conti, con lo stesso spirito del suo vecchio saggio su Giorgione, prende le mosse
dallidea di Walter Pater secondo cui "tutte le arti aspirano a raggiungere la condizione della
musica" e la riprospetta in una forma lirico-speculativa mutuata da Kant e da Schopenhauer con
laggiunta di uno stupore quasi sacerdotale

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