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E.

Montale, Langelo nero, Satura (1962-1970)


Da E. Montale, Poesie, a cura di A. Marchese, Milano, Mondadori, 1991

Langelo nero

O grande angelo nero stmpati nel mio pensiero


fuligginoso riparami perch non c' occhio che resista ai fari,
sotto le tue ali, angelo di carbone che ti ripari
che io possa sorradere dentro lo scialle della caldarrostaia
i pettini dei pruni, le luminarie dei forni
e inginocchiarmi grande angelo debano
sui tizzi spenti se mai angelo fosco
vi resti qualche frangia o bianco, stanco di errare
delle tue penne se ti prendessi un'ala e la sentissi
o piccolo angelo buio, scricchiolare
non celestiale n umano, non potrei riconoscerti come faccio
angelo che traspari nel sonno, nella veglia, nel mattino
trascolorante difforme perch tra il vero e il falso non una cruna
e multiforme, eguale pu trattenere il bipede o il cammello,
e ineguale nel rapido lampeggio e il bruciaticcio, il grumo
della tua incomprensibile fabulazione che resta sui polpastrelli
meno dello spolvero
o angelo nero disvlati dell'ultima tua piuma, grande angelo
ma non uccidermi col tuo fulgore, di cenere e di fumo, miniangelo
non dissipare la nebbia che ti aureola, spazzacamino.

METRO: quattro strofe di versi liberi di varia misura, fra le cinque e le quindici sillabe metriche. Se tutti i versi
sono dispari, i pari andranno letti come ipometri o ipermetri. Fitto lordito fonico (rime, assonanze, assonanze
consonantiche, ecc. gruppo ar; -er)
DATAZIONE: data del manoscritto: 30.X. 1968.
4: sorradere: sorvolare a volo radente, sfiorando le punte spinose (pettini) dei pruni.
5: le luminarie dei forni: [Montale] aveva in mente le luci che di notte, andando in treno verso Forte dei
Marmi, si vedono dopo Sarzana (forse le raffinerie). Ma dopo averci un po' pensato, accetta l'ipotesi che si
tratti dei crematori nazisti (Greco, 1980, p. 56). Sia i pruni sia le luminarie dei forni sono segni di peri-
coli dai quali l'abbraccio dell'angelo pu riparare.
7: tizzi spenti: pezzi di legno o di carbone spenti (con un ricordo del dantesco stizzo [] ch'arso sia di Inf.,
XIII, v. 40). Inginocchiarsi su quei resti di un fal (o comunque di un fuoco), in cui possa esservi qualche
frammento delle ali dell'angelo nero, segno di devoto ringraziamento per il pericolo scampato.
10-16: Sono definiti alcuni caratteri dell'angelo che si allontano dal consueto clich religioso; perci le conno-
tazioni sono in negativo: l'angelo nero, buio non n celestiale n umano, non si rivela ma tra-
spare in colori (trascolorante) a un tempo senza una forma precisa (difforme: aggettivo plurisenso: dif-
ferente, strano) e con molte forme, eguale e diverso nel repentino lampo della tua misteriosa apparizione
(ma fabulazione suggerisce l'idea che possa trattarsi di un'apparizione immaginaria).
17-18: disvelati / fulgore: il sacro che si rivela pu uccidere, folgorare. Gi in Il ventaglio (La bufera) con rife-
rimento al visiting angel. (Muore chi ti riconosce?); dove tuttavia la risposta (forse) negativa.
19: che ti aureola: che ti circonda come un'aureola (e ti nasconde).
21: perch fari: forse con una ripresa di lampeggio se, come pensa Macr (cit., p. 57), c un'allusione ai
fari d'auto (e ai lampeggiatori). Metamorfosi, comunque, dei bagliori angelicali e anche dei luccichii e delle
iridescenze propri all'epifania della donna.
24: angelo d'ebano: Volpe un'esagerazione terrena della forma del divino a contatto temerario, il massimo
di incarnazione tangibile, lampo" diretto, fisico. L'amante non pi passivo fedele d'Iride-Clizia, ma sente in
s oro, "brace", graffia a sangue il solco" di quella "fronte incandescente". Volpe appare agli altri "genio
perfido / delle fratte" (e forse hanno capito pi del poeta ...). La somiglianza con LAngelo nero impressio-
nante: Io strazio / di piume lacerate che pu dare / la tua mano d'infante in una stretta " (Se thanno assomi-
gliato): se ti prendessi un'ala e la sentissi / scricchiolare [] ultima tua piuma (27, 28, 36), Ia tua ala d'ebano
[angelo d'ebano unala, 24, 27] [] un groppo [grumo, 33] tinto / del tuo colore (Nubi color magenta)
frangia [] nuvola nera [] angelo nero [] frangia [] nebbia, 17, 19]. Non c' pensiero che imprigioni il
fulmine nel mio pensiero perch / [non c occhio che resista ai fari, 21] (Per album) (Macr, cit., p. 52).
31-32: tra il vero... cammello: citazione del passo evangelico di Marco X, 25: E pi facile che un cammello
passi per una cruna d'ago che un ricco entri nel regno di Dio. L'angelo riconosciuto dal poeta nel sonno e
nella veglia assai meglio che in un improbabile contatto, anche perch minime sarebbero le tracce sui pol-
E. Montale, Langelo nero, Satura (1962-1970)
Da E. Montale, Poesie, a cura di A. Marchese, Milano, Mondadori, 1991

pastrelli di quell'evanescente creatura di cenere e di fumo. Fra il falso e il vero non c' un varco stretto e
difficile (cruna) che possa trattenere, impedire il passaggio dell'uomo (il bipede).
33: il bruciaticcio, il grumo: la traccia di bruciato, il residuo caliginoso che resta attaccato ai polpastrelli.
35: spolvero: il velo di polvere (polverina del divino, Macr, cit., p. 63).

Legenda:
Greco, 1980 = L. Greco, Montale commenta Montale, Parma, Pratiche, 1980.
Macr = O. Macr, Langelo nero e il demonismo nella poesia di Montale, in Due
saggi, Lecce, Milella, 1977.

C' da chiedersi se nel mondo deietto di Satura vi sia posto ancora per il visiting angel. La doman-
da appare oziosa se ci si attiene alla superficie dei messaggi, dove al pi si registrano delle liqui-
dazioni riduttive dell'antico mito o dei ritorni memoriali dominati con un certo distacco. Tuttavia
sempre possibile ipotizzare la riemergenza, fino a un certo punto inconscia, di alcuni blocchi psi-
chici in cui come disseminata e magari camuffata l'antica ispiratrice.
Se il visiting angel era legato alla manifestazione del numinoso e alla peculiare religiosit nestoria-
na di Montale, occorrer verificare in un primo sondaggio le tracce di un itinerario che sembra, in
apparenza, finito o perduto in un carapace soffocante di sterco, oggetti, parole vuote, rigurgiti a-
cherontici. Anche Dio reificato e fungibile, diventa sempre pi una suppellettile del nostro com-
fort quotidiano (Auto da f, Milano, Il Saggiatore, 1966, p. 349), n pi possibile nominarlo nel-
l'accezione soterica dei grandi momenti metafisico-conoscitivi della Bufera. Una strada ancora pra-
ticabile indicata in Divinit in incognito: Io dico / che immortali invisibili / agli altri e forse inconsci
/ del loro privilegio, / deit in fustagno e tascapane, / sacerdotesse in gabardine e sandali, / pizie
assorte nel fumo di un gran fal di pigne, / numinose fantasime non irreali, tangibili, / toccate mai /
io ne ho vedute pi volte / ma ero troppo tardo se tentavo / di smascherarle. evidente qui la ri-
comparsa, nei travestimenti dimessi e quotidiani che occultano le antiche sete e i diademi, del per-
sonaggio di Clizia-lride, prima nella forma sfingea della pizia assorta nel fumo di Nuove stanze
(Occasioni), poi in quella religiosa della Cristofora. La continuit data dalla ripresa del campo
semantico-sacrale dei fuoco: il gran fal di pigne corrisponde agli schiocchi di pigne verdi fra la
cenere di Iride (La bufera), mentre dietro l'accostamento straniante tangibili, / toccate mai c' la
sublimazione poco o punto materiale dell'eros nel cielo della donna assente, in missione. Il troppo
tardo che caratterizza l'attitudine del poeta ricorda il tardo di mente del Sogno del prigioniero,
la derelizione esistenziale nel negativo mondano che esige l'estremo appiglio onirico-allucinato
della donna-dea-fantasma, barlume slontanato di una speranza che non pu morire.
L'uomo toccato dal divino, come dice altrove Montale, non pi che un disguido, forse un refuso,
certo una probabilit altamente improbabile che si verificata per qualche milione di anni (un bat-
ter d'occhio nel flusso di un tempo che non ha esistenza oggettiva) e che presto cesser di esiste-
re per l'avvenuta riparazione di un guasto o dei disguido (ivi, p. 322). E in Divinit in incognito:
noi siamo solo disguidi / del suo nullificante magistero; / eppure / se una divinit, anche d'infimo
grado, / mi ha sfiorato quel brivido m'ha detto tutto e intanto / l'agnizione mancava e il non essente
essere dileguava. Fra gli uomini, bozze scorrette non degnate dal Proto (cfr. Botta e risposta II,
gli angeli resteranno inespugnabili / refusi (Laggi). Non diremmo che il perplesso problematici-
smo dell'ultimo Montale mostri il fallimento in cui stata travolta tutta l'impalcatura ideologica,
una condizione di scetticismo e di stanchezza (Carpi, 1971, p. 181), quasi che l'onnipresente
tensione metafisica si riduca a una sorta di privata e superstiziosa invocazione di un daimon pro-
tettivo. Qui il discorso cade sulla lirica a nostro parere pi significativa di Satura, L'angelo nero [...].
Nel testo c' una sottile disseminazione segnica del grande sistema del visiting angel con la ne-
cessaria transcodificazione "realistica" tipica di Satura. Intanto, ci si pu domandare perch
l'angelo nero sia chiamato alternativamente grande e piccolo. Si tratta solo di qualificazioni
affettive o non piuttosto di connotatori prospettici? Dietro a grande potrebbe esservi una serie
semica profonda, cos strutturabile: vicinanza-presenza-certezza; mentre piccolo sottenderebbe
la serie antitetica: lontananza-assenza-illusione. Nella prima strofa il poeta vorrebbe ripararsi sotto
le ali del grande angelo; nella seconda il piccolo angelo traspare trascolorante difforme /
multiforme in una luce di incomprensibile fabulazione; nell'ultima l'io ipotizza di prendere un'ala
dei grande angelo, che infine identificato nel miniangelo / spazzacamino e dissolto nell'im-
palpabile sostanza della cenere e del fumo. La compresenza ossimorica dei due valori di certezza
E. Montale, Langelo nero, Satura (1962-1970)
Da E. Montale, Poesie, a cura di A. Marchese, Milano, Mondadori, 1991

e di illusione la chiave interpretativa - a livello psicanalitico - dello stesso ambiguo soggetto epi-
fanico, l'angelo nero. Una lettura denotativa ci porterebbe a evincerne una sostanza infernale e
a imparentarlo, come fa il Forti (1973, pp. 418) con l'ombroso Lucifero dalle ali di bitume semi-
/ mozze di Piccolo testamento, magari allargado i riferimenti anche all'oleoso / sfrigolio delle ca-
ve, girrarosti / veri o supposti del Sogno del prigioniero per comporre una scenografia acherontica
che va invece dislocata verso altri testi. E vero tuttavia che qui il numinoso-angelicale dell'antico
mito si fonde e si trasforma in un enigmatico e inquietante essere demonico, nell'ambivalenza del
daimon, che sia luce sia potenza inferica.
Per ricostruire i percorsi del senso dovremmo rileggere il testo nella trama della Bufera. Vedremo
allora riemergere il visiting angel - Clizia o Volpe che sia, nella scorporata lontananza dei rimosso -
nell'ampia cerchia di attributi, situazioni e funzioni che riassumono il suo significato soterico.
Cominciamo dalla serie nero, fuligginoso, buio, carbone, ebano, fosco che caratte-
rizza il angelo, non senza aver notato l'importante equivalenza fosco / o bianco che improvvisa-
mente interrompe le attribuzioni inferiche riproponendo il pi comune numinoso-angelicale. Il colo-
re ottenebrato certo pertinente, ma non secondo il modello dell'ombroso Lucifero e degli altri
messi infernali che connotano in Montale l'agente negativo. chiaro che l'angelo nero ha una
valenza positiva, per quanto tremenda nel suo enigma, se l'io desidera rifugiarsi sotto le sue ali, ne
invoca l'epifania o almeno la permanenza nel pensiero, se non possibile la visione sublimante. Il
nero dell'angelo non una novit nella Bufera: in Nubi color magenta.... lala d'ebano di Volpe
occupa l'orizzonte col suo fremito lungo, insostenibile e il poeta, vinto, dichiara il suo amore che
va oltre il tempo: Volo con te, resto con te; morire, / vivere un punto solo, un groppo tinto / del
tuo colore [...]; dove si noter l'equivalenza sintomatica del vivere e del morire, nel colore do-
minante dell'angelo, quindi un colore ottenebrato. Ancora nel cielo di Volpe, in Da un lago svizzero
un segno-transfert di lei a invogliare la ricerca: a volo alzata un'anitra / nera, dal fondolago, fino
al nuovo / incendio mi fa strada, per bruciarsi. N andr dimenticata l'apparizione della donna-
angelo, vicaria deil Cristo giustiziere, in Sulla colonna pi alta: scura, l'ali ingrommate, stronche
dai / geli dell'Antilibano [...]. Ma il fuligginoso che precisa il nero iniziale da interpretarsi quasi
come una marchiatura, come un segno di un contatto col fuoco, se vero che un'ipotetica verifica
dell'io lascia il bruciaticcio, il grumo [...] sui polpastrelli.
Questa traccia importante perch ci dirotta verso Clizia, la creatura sacrificata di Finisterre che
deve entrare nell'antro incandescente della storia, nel borro coperto di spini, apparire al fuo-
co che devasta il mondo (Il tuo volo): lascia intorno / le cataste brucianti, il fumo forte / sui su-
perstiti!. Ma nel nostro testo l'io che deve sorradere / i pettini dei pruni, le luminarie dei forni,
inginocchiarsi sui tizzi spenti, quasi cercando in quell'inferno le reliquie adorabili dell'amata, se
mai / vi resti qualche frangia / delle tue piume. La disseminazione segnica qui evidente: la
frangia delle tue piume la frangia d'ali di Elegia di Pico Farnese, nelle Occasioni, e la fran-
gia dei capelli del visiting angel nell'omonima poesia della Bufera, "frangia-ala" della trasmigra-
trice Artemide che vola sopra le guerre dei nati-morti. Le luminarie dei forni, soprattutto per
la successiva ripresa di una parola marcata come bruciaticcio, richiamano indubbiamente anche
i versi del Sogno del prigioniero: ho annusato al vento il bruciaticcio / dei buccellati dai forni, ma
sempre per indicare la realt esterna (storico-esistenziale) negativa, dove passata, bruciandosi,
forse morendo, l'antica allodola di Giorno e notte, l'Iride-Cristofora. Ancora una volta il ritorno del-
l'eros sublimato e dissolto in immagini metonimiche (oniricamente spostate) della donna: qui i re-
sti di qualche frangia / delle tue penne.
L'angelo non celestiale n umano una reiterata forma nestoriana del divino, oltre le scissioni
del puro spirituale disincarnato e del semplice mondano non attraversato dall'Altro, l'intento del-
l'Orto, che hai creato fuor della tua misura / le sfere del quadrante e che ti espandi / in tempo
d'uomo, in spazio d'uomo, in furie / di dmoni incarnati, in fronti d'angiole / precipitate a volo.... La
citazione importante per capire l'ambivalenza numinosa e inferica dei daimon, la cui epifania av-
viene per specula, in evanescenti trasparenze, nel trascolorare e cangiare delle forme, nel medium
balenante delle luci, come il visitng angel da Eastbourne a Verso Finistre; e qui il poeta dice che
l'arco del tuo ciglio s' spento / al primo buio per filtrare poi / sull'intonaco albale dove prillano /
ruote di cicli, fusi, razzi frange / d'alberi scossi. Il pericoloso disvelarsi dell'angelo (non uccidermi
col tuo fulgore) ci riconduce all'anamnesi mistica dell'accecamento e incenerimento prodotti dal
divino sprigionato dalla donna; ad esempio, in Dal treno: il suo / volo di fuoco m'accec sull'altro,
o in Luce d'inverno: alla scintilla / che si lev fui nuovo e incenerito. L'elemento decisivo , nel
E. Montale, Langelo nero, Satura (1962-1970)
Da E. Montale, Poesie, a cura di A. Marchese, Milano, Mondadori, 1991

nostro testo, la rimozione dell'incontro sublimante, perch non c' occhio che resista ai fari (e si
noti la riduzione realistica dell'antica effusione numinosa ai traslati fari cos consoni al clima ra-
zionalmente controllato di Satura). Il contatto piuttosto un recupero memoriale, nella dimensione
dei passato: non dissipare la nebbia che ti aureola, / stmpati nel mio pensiero [...]. Qui il rep-
chage si realizza da un mottetto famoso: Non recidere, forbice, quel volto / solo nella memoria
che si sfolla, / non far dei grande suo viso in ascolto / la mia nebbia di sempre.
La nebbia ora protettiva, se difende dal bagliore mortale e aureola l'angelo nero: l'appellativo sa-
crale semicamente affine all'icona schiusa dal fondo luminoso di Notizie dallAmiata. Nella
lirica il poeta prega il tempo di salvare il viso della donna dall'inesorabile entropia; ora l'invocazione
rivolta all'angelo nero perch, svelandosi, non dissolva la cortina nebbiosa che racchiude il suo
fulgore: sicch l'immagine, stampata nel pensiero, appare come filtrata da quella foschia della
memoria che un tempo l'io voleva esorcizzare. I due piani semantici si sovrappongono, in una sot-
tile transcodificazione interna.
Ma perch l'angelo nero si ripara dentro lo scialle della caldarrostaia? Che rapporto pu esserci
fra l'eccelso visiting angel e la prosaica venditrice di castagne? L'immagine certo nuova e si inse-
risce nelle misure ironiche di Satura, dove gli slanci metafisici vengono controbilanciati da smor-
zanti getti di quotidianit. La caldarrostaia un transfert riduttivo dell'amata, un'ennesima rimozio-
ne desublimante che mantiene, tuttavia, un sotterraneo rapporto semico col visiting angel, il fuoco,
punto di incrocio, tra l'altro, sia del numinoso sia dell'acherontico. Non sorprende l'emergenza di un
simbolo inconscio - quello della caldarrostaia - che riassume una serie complessa di valenze lega-
te al rapporto larico-protettivo col visiting angel e all'immagine infernale dei mondo-bolgia; sicch
l'equivalenza fosco o bianco non fa che riproporre, secondo connotazioni pi consuete, la sintesi
ambigua delle due istanze radicali di Montale: in termini freudiani, Eros e Thanatos.
Dietro a stanco di errare ci sono i voli dell'uccello sofferente, dalla procellaria di Ti libero la fronte
dai ghiaccioli alla cesena dell'Ombra della magnolia...: un archetipo montaliano ben noto, ribadito
dal gesto dei versi successivi (se ti prendessi un'ala e la sentissi / scricchiolare) per i quali c' il
rimando al primo dei "Madrigali privati": per lo strazio / di piume lacerate che pu dare / la tua
mano d'infante in una stretta; ancora la fragilit della compagna, nell'accezione metonimica dell'a-
la-frangia o anche dell'ala-mano. Si noter che la prova del contatto viene rimossa a vantaggio di
un'agnizione del tutto interiore, onirica o mentale: la condizione del sonno, propiziatrice dell'epifa-
nia della donna amata a partire, almeno, dalle prime pagine della Bufera sino all'estasi di Nella ser-
ra (Rapito e leggero ero intriso / di te, la tua forma era il mio / respiro nascosto, il tuo viso / nel
mio si fondeva [...]), per non dire del conclusivo Sogno del pigioniero. Anche il varco evangelico
(la cruna fra il vero e il falso) non pu costituire la via verso l'angelo nero, concreto e pur eva-
nescente nello spolvero / dell'ultima tua piuma, nell'aerea sostanza di cenere e di fumo (per-
ch non allegare la superiore verit della scintilla che dice / tutto comincia quando tutto pare / in-
carbonirsi dell'Anguilla?). Sicch alla fine il miniangelo / spazzacamino ci apparir una diversa
ma analoga replicazione della caldarrostaia, una sintesi ambivalente di sentimenti protettivi - il
camino evoca il focolare domestico - e di oscure (inconsce) rimozioni infernali, connesse ancora
una volta al tema profondo del fuoco, che veicola, come sappiamo, il numinoso e l'acherontico.
La nostra lettura semiologica ha cercato di ricostruire i contorti percorsi del senso che attraversano
un testo apparentemente semplice ma in realt saturato a pi livelli, anche psicanaliticamente per-
tinenti. L'interpretazione pi superficiale potrebbe risolvere l'immagine-simbolo dell'angelo nero
nel consueto stereotipo della morte: un significato indubbiamente calato nel testo, forse meglio
sprofondato, che non esaurisce tuttavia la connotazione fondamentale legata a un ritorno del visi-
ting angel (un ritorno, naturalmente, del rimosso e quindi occultato fra segni rassicuranti: la caldar-
rostaia, lo spazzacamino). La disseminazione degli antichi segni nel nuovo testo non si limitata a
un semplice reimpiego di materiali codificati, ma ha sortito un effetto sorprendentemente originale,
una trasvalutazione dominata da una prospettiva ormai lontana dall'abbandono totale al nume pro-
tettore. L'angelo nero una realt pi inquietante, che trascende la donna stessa pur riassorben-
dola. L'atteggiamento del poeta come diviso fra la tensione unitiva (riparami sotto le tue ali, vi-
cino alla cortina che gli indulti / tuoi distendono della Frangia dei capelli...) e il distacco orroroso
(disvlati / ma non uccidermi coi tuo fulgore). l'atteggiamento problematico verso l'Altro, as-
sente nel mondo deietto ma ipotizzato come estrema necessit dell'oltranza che eccede l'inganno
della rappresentazione.
E. Montale, Langelo nero, Satura (1962-1970)
Da E. Montale, Poesie, a cura di A. Marchese, Milano, Mondadori, 1991

[A. Marchese, Langelo nero, in Visiting angel. Interpretazione semiologica della poesia di Montale,
cit., pp. 155 ss.]