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Lautore

Mario Luzi (1914-2004) stato una delle ultime grandi voci poetiche del Novecento: anzi, grazie
alla sua lunga vita, la sua voce si stesa fino nel duemila. Fiorentino di nascita, figlio di un
ferroviere, frequent il ginnasio a Siena, e dalle pietre e dalla storia della citt ricevette una forte
impressione, che gli fu determinante anche per riconoscere la propria vocazione poetica. Soprattutto
lo affascin la pittura del Trecento senese. A Firenze, dove dimor per la maggior parte della vita,
partecip alle esperienze letterarie dellermetismo, una corrente di stampo simbolista che
concepisce la poesia come esperienza di grande raffinatezza formale e di alto significato etico. Ha
insegnato nei licei e poi alluniversit. Nel 2003 era stato nominato senatore a vita dal presidente
Ciampi, ma la morte lo ha colto nella sua casa di Firenze il giorno avanti alla prima convocazione.
La fase ermetica
Ah, tu non resti inerte nel tuo cielo
da Quaderno gotico
Quaderno gotico, a cui appartiene questa lirica, stato pubblicato per la prima volta nel 1947 ed
una raccolta di quattordici liriche, tutte ispirate allo Stilnovo, pi precisamente al Canzoniere di
Guido Cavalcanti, lamico fraterno di Dante, che Luzi chiama affettuosamente il nostro grande
eterno Guido. La poesia proposta rappresenta una ripresa in chiave contemporanea del sonetto di
Cavalcanti Chi questa che vn e di quella sua esperienza indicibile dellamore.
Metro: versi liberi , in prevalenza endecasillabi non rimati ad eccezione dei versi 3 e 7. Assonanze ( vv. 1-5-7).

Ah, tu non resti inerte nel tuo cielo


e la via si ripopola dallarmi
poich la tua imminenza respira contenuta
dal silenzio di lucide1 pareti
e dai vetri che fissano linverno.
Camminare venirti incontro, vivere
progredire a te, tutto fuoco e sgomento 2.
E quante volte prossimo a svelarti
ho tremato3 dun viso repentino
dietro i battenti dunantica porta
nella penombra, o a capo delle scale4.

10

(in M.Luzi, Lopera poetica,Milano, Meridiani Mondadori 1998)

lucide: perch riflettono la limpida luce invernale.


sgomento: parola ricorrente nella poesia di Cavalcanti, per il quale lamore tensione felice ma anche tormento.
3 ho tremato: anche quella del tremore unimmagine tipica di Cavalcanti.
4 Anticascale: il richiamo allantica porta e alle scale fa pensare a un edificio scolastico (vedi apparato critico in
Lopera poetica, cit., p. 1412).
2

Maria Rosa Tabellini.

Parte generale. Mario Luzi

A un fanciullo
Da Un brindisi, 1946
Lopera
Un brindisi una raccolta di poesie che Mario Luzi pubblic nel 1946. Essa comprende alcune
liriche che risentono della cupa esperienza della seconda guerra mondiale, anche se, come in questa
poesia, la guerra non viene direttamente evocata.
Il testo
La poesia fa riferimento allepisodio dellincontro tra Ettore con la moglie Andromaca e il figlio
Astianatte alle porte Scee che si legge nellIliade. Nellincontro descritto nel poema, il poeta
riconosce se stesso e il proprio figlio, e infinite altre immagini di padri e di figli che nel corso dei
secoli rimandano le une alle altre, in un rapporto che non si interrompe.
Presso le porte Scee con Astianatte
fra i cedri pensierosi1 tho incontrato2
immagine di me, immagine mia,
e in quantaltre citt, spinta dal tempo3
forse a significarmi4;
subito rifuggita via nellombra
pi volte, pi volte per i secoli.
Lungo quantaltre mura ti ricordo
con i chiari fanciulli5 nel silenzio
della sera pei chiassi6 e le piazzole;
tinchinavi a giuocare sostenuto
forse dal mio destino7, sotto il fuoco
scuro della mia stella8.

10

(In Mario Luzi, Tutte le poesie, Garzanti, Milano 1988)


Il significato letterale del testo
1

i cedri pensierosi: nelle poesie di questa raccolta il paesaggio spesso personificato, e assume stati danimo ed
emozioni tipiche delluomo. Il cedro un albero tipico delle zone costiere dellAsia Minore, dove Troia era situata.
2 tho incontrato: io (il poeta) ho incontrato la mia stessa immagine (di padre con un figlio) nellimmagine di Ettore e
di Astianatte sotto le porte Scee.
3 spinta dal tempo: come subito dopo rifuggita, si riferisce a immagine: limmagine rivissuta in tante altre citt e
tempi indefiniti
4 a significarmi: a significare me stesso, ma anche a darmi un segno perch mi riconoscessi in quella immagine.
5 chiari fanciulli: forse nellaggettivo chiari si deve riconoscere lepiteto omerico dos (luminoso); in ogni caso,
unimmagine di serenit ed innocenza.
6 chiassi: vicoli ( un termine tipicamente toscano).
7 tinchinavi destino: tu [immagine di padre] ti chinavi a giocare [con tuo figlio] sorretto dal mio stesso destino:
nella storia dellumanit, i padri sono legati ai figli da uno stesso destino.
8 sotto il fuoco / scuro della mia stella: unimmagine simbolica di interpretazione oscura, come frequente nella
poesia di Luzi nel periodo gravitante intorno allermetismo. Il poeta vuole alludere al suo destino (mia stella), e vi
accenna con la formula contraddittoria: fuoco/scuro un ossimoro ad indicarne la vaghezza, o anche la tragica
dimensione in tempo di guerra. Lespressione andr intesa sotto il mio destino ardente di padre, ancora indefinito
(perch riferito ad un futuro ancora sconosciuto).

Maria Rosa Tabellini.

Parte generale. Mario Luzi

La crisi del genere lirico e la svolta in senso narrativo e dialogico


Presso il Bisenzio
La poesia tratta da Nel magma: un libro pubblicato nel 1968 che rappresenta una svolta
radicale rispetto alle raccolte precedenti composte da Luzi sulla scia dellermetismo. Il poeta
adesso risponde alla crisi del genere lirico mostrando un bisogno tutto nuovo di confronto con gli
altri uomini. La prospettiva muta quindi anche sotto il profilo formale: lio lirico non pi lunico
a reggere il tema comera nella tradizione resa canonica dal Petrarca ma diventa personaggio
e si mette in scena, senza privilegi rispetto agli altri interlocutori. La scrittura poetica inclina
quindi verso le forme narrative della Commedia di Dante per rappresentare un mondo di gente
sospesa e disorientata, secondo la definizione dello stesso Luzi. Il libro appare problematico sotto
tutti gli aspetti: dalla presenza del vissuto quotidiano fino alla contrapposizione sofferta dei
personaggi, destinata a rimanere irrisolta.
La nebbia ghiacciata affumica la gora della concia
e il viottolo che segue la proda. Ne escono quattro
non so se visti o non mai visti prima,
pigri nellandatura, pigri anche nel fermarsi fronte a fronte.
Uno, il pi lavorato da smanie e il pi indolente,

mi si fa incontro, mi dice: Tu? Non sei dei nostri.


Non ti sei bruciato come noi al fuoco della lotta
quando divampava e ardevano nel rogo bene e male.
Lo fisso senza dar risposta nei suoi occhi vizzi, deboli,
e colgo mentre guizza lungo il labbro di sotto uninquietudine.

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Ci fu solo un tempo per redimersi qui il tremito


si torce in tic convulso o perdersi, e fu quello.
Gli altri costretti a una sosta impreveduta
dnno segni di fastidio, ma non fiatano,
muovono i piedi in cadenza contro il freddo

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e masticano gomma guardando me o nessuno.


Dunque sei muto? imprecano le labbra tormentate
mentre lui si fa sotto e retrocede
frenetico, pi volte, finch l
fermo, addossato a un palo, che mi guarda
tra ironico e furente. E aspetta. Il luogo,
quel poco ch visibile, deserto;
la nebbia stringe dappresso le persone
Maria Rosa Tabellini.

Parte generale. Mario Luzi

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e non lascia apparire che la terra fradicia dellargine


e il cigaro, la pianta grassa dei fossati che stilla muco.

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E io: E difficile spiegarti. Ma sappi che il cammino


per me era pi lungo che per voi
e passava da altre parti. Quali parti?
Come io non vado avanti,
mi fissa a lungo ed aspetta. Quali parti?

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I compagni, uno si dondola, uno molleggia il corpo sui garretti


e tutti masticano gomma e mi guardano, me oppure il vuoto.
difficile, difficile spiegarti.
C silenzio a lungo,
mentre tutto fermo,

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mentre lacqua della gora fruscia.


Poi mi lasciano l e io li seguo a distanza.
Ma uno dessi, il pi giovane, mi pare, e il pi malcerto,
si fa da un lato, sattarda sul ciglio erboso ad aspettarmi
mentre seguo lento loro inghiottiti dalla nebbia. A un passo

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ormai, ma senza chio mi fermi, ci guardiamo,


poi abbassando gli occhi lui ha un sorriso da infermo.
O Mario dice e mi si mette al fianco
per quella strada che non una strada
ma una traccia tortuosa che si perde nel fango

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guardati, guardati dattorno. Mentre pensi


e accordi le sfere dorologio della mente
sul moto dei pianeti per un presente eterno
che non il nostro, che non qui n ora,
volgiti e guarda il mondo come divenuto,

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poni mente a che cosa questo tempo ti richiede,


non la profondit, n lardimento,
ma la ripetizione di parole,
la mimesi senza perch n come
dei gesti in cui si sfrena la nostra moltitudine
morsa dalla tarantola della vita, e basta.
Maria Rosa Tabellini.

Parte generale. Mario Luzi

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Tu dici di puntare alto, di l dalle apparenze,


e non senti che troppo. Troppo, intendo,
per noi che siamo dopo tutto i tuoi compagni,
giovani ma logorati dalla lotta e pi che dalla lotta, dalla sua mancanza umiliante.

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Ascolto insieme i passi nella nebbia dei compagni che si eclissano


e questa voce venire a strappi rotta da un ansito.
Rispondo: Lavoro anche per voi, per amor vostro.
Lui tace per un po quasi a ricever questa pietra in cambio
del sacco doloroso vuotato ai miei piedi e spanto.

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E come io non dico altro, lui di nuovo: O Mario,


com triste essere ostili, dirti che rifiutiamo la salvezza,
n mangiamo del cibo che ci porgi, dirti che ci offende.
Lascio placarsi a poco a poco il suo respiro mozzato dallaffanno
mentre i passi dei compagni si spengono

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e solo lacqua della gora fruscia di quando in quando.


E triste, ma il nostro destino: convivere in uno stesso tempo e luogo
e farci guerra per amore. Intendo la tua angoscia,
ma sono io che pago tutto il debito. E ho accettato questa sorte.
E lui, ora smarrito ed indignato: Tu? tu solamente?

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Ma poi desiste dallo sfogo, mi stringe la mano con le sue convulse


e agita il capo: O Mario, ma terribile, terribile tu non sia dei nostri.
E piange, e anche io piangerei
se non fosse che devo mostrarmi uomo a lui che pochi ne ha veduti.
Poi corre via succhiato dalla nebbia del viottolo.

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Rimango a misurare il poco detto,


il molto udito, mentre lacqua della gara fruscia,
mentre ronzano fili alti nella nebbia sopra pali e antenne.
Non potrai giudicare di questi anni vissuti a cuore duro,
mi dico, potranno altri in un tempo diverso.
Prega che la loro anima sia spoglia
e la loro piet sia pi perfetta.

Maria Rosa Tabellini.

Parte generale. Mario Luzi

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Metrica: versi liberi, di misura assai diversa, da molto brevi a molto lunghi. I rari endecasillabi (vv. 3, 18-22, 27, 4344, 49, 81, 86-87) contribuiscono a delineare un sottile ritmo musicale interno, che il poeta dichiar essere stato
lungamente da lui ricercato.

Il poema sacro
Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini
Il Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini un poema solenne come lo la Maest
affrescata nel Palazzo Pubblico pervaso da personaggi, da scorci, da rievocazioni ed emozioni, in
cui il poeta e il pittore idealmente coincidono nella tensione del ritorno ad una Siena che
contemporaneamente reale e simbolica, sublime ed enigmatica, tanto da poter essere rappresentata
con limmagine di una Gerusalemme celeste. Il libro porta una dedica che recita alla citt di Siena,
alla mia adolescenza, alla memoria dei miei compagni: ben vi leggiamo la sovrapposizione del
viaggio e del ritorno di Simone Martini alla citt natale con quello di Mario Luzi verso il luogo
ritrovato delladolescenza.
Il viaggio di Simone non si fonda su documenti storici, ch questi anzi porterebbero
piuttosto ad escluderlo, ma Luzi si prende la libert (e il diritto) di ricostruirlo proprio grazie alle
scarse certezze che avvolgono lultimo periodo della vita del pittore.
La nascita di Simone Martini si colloca tradizionalmente intorno al 1284, ricavandola da una notizia del Vasari;
numerosi documenti presenti nellArchivio di Stato di Siena ne attestano la amicizia e familiarit con gli altri pittori
senesi del tempo. Intorno al 1340 si trasfer ad Avignone, dove trascorse un periodo operoso e pot frequentare Petrarca.
Un necrologio del convento di San Domenico in Siena attesta che la sua morte avvenne nel 1344, forse ad Avignone,
causata dalla epidemia di peste che impervers in Europa: la stessa epidemia che fa da cornice al Decameron di
Boccaccio, e che caus anche la morte della Laura di Petrarca, avvenuta poco dopo quella di Simone.

A tale poema che potremmo definire culminante del viaggio poetico di Luzi e che stato anche
interpretato come una sorta di grande preghiera, del poeta verso il mondo e del mondo verso se
stesso appartiene la poesia emblematica Mi guarda Siena.
Il profilo di Siena si offre a Simone Martini che ritorna, nel suo ultimo viaggio, a Siena da
Avignone, dopo un itinerario che lha condotto a conoscere la nuova arte: quella di Giotto e quella
fiorentina specialmente, che proponeva una dimensione potente e diversa dalla pittura sottilissima e
luminosamente raffinata, eppur sempre colorita da particolari richiamanti una popolaresca vivacit,
che propria soltanto dellarte senese del Trecento. Simone sente allora la necessit di portare a
sintesi il rapporto tra larte e lartista, fra la terra e il cielo, le parole e il silenzio, tra ci che si
detto (e dipinto, e scritto) e ci che invece rimane inesprimibile.
La poesia Mi guarda Siena appare come una grande metafora, sublime e rarefatta. Nei versi
brevi e tesi, nella sintassi ardua e nelle parole dal suono a volte violento e doloroso (naufrago,
transfuga, dirottamente) si avverte la tensione di Simone di giungere a Siena per ritornare, s, ma
anche per andare oltre, alla ricerca di un vissuto precedente (dal profondo dellinfanzia; quello dei
miei morti) e inserirlo in un orizzonte che appunto oltre quello visibile e fisico, in cui lartista e
la terra quasi si confondono (io e lei, lei e io / soli, deserti). E il pittore e il poeta si identificano
nella stessa metafora di questo esaltante ritorno.

Maria Rosa Tabellini.

Parte generale. Mario Luzi

Mi guarda Siena
Mi guarda Siena,
mi guarda sempre
dalla sua lontana altura
o da quella del ricordocome naufrago?come transfuga?
mi lancia incontro
la corsa
delle sue colline,
mi sferra in petto quel vento,
lo incrocia con il tempoil mio dirottamente
che le si avventa ai fianchi
dal profondo dellinfanzia
e quello dei miei morti
e laltro dogni appena
memorabile esistenza
Siamo ancora
io e lei, lei e io
soli, deserti.
Per un pi estremo amore? Certo.
(In M. Luzi, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, Garzanti, Milano 1994)

Nel poema denso ed arduo che Luzi dedica a Simone Martini Siena presente in modo esplicito,
eppur sfuggente e problematico. Cos la vediamo in unaltra breve poesia, il cui significato, dopo la
lettura precedente, apparir immediatamente leggibile. Si tratta di Ti perdo, ti rintraccio: una specie
di espressione di amore e di preghiera ad un tempo. I primi versi suonano quasi come quelli di un
amante alla ricerca di unimmagine femminile sfuggente e chiusa nel suo nome. Ma la poesia si
conclude con una doppia invocazione (Oh unica / suprema puritOh beatitudo) in cui luso finale
del latino non lascia dubbi sul significato sacrale di tale ricerca, confermato, tra laltro, anche da
spie linguistiche che rimandano al Paradiso dantesco (vanire vocabolo che Dante usa per
rappresentare lallontanarsi delle anime del cielo della Luna verso lEmpireoi; interna il verbo per
esprimere, nellultimo canto del Paradiso, lunit di tutti gli esseri in Dioii).
Maria Rosa Tabellini.

Parte generale. Mario Luzi

Ti perdo, ti rintraccio
Ti perdo, ti rintraccio,
ti perdo ancora, mio luogo,
non arrivo a te.
Vanisce1
nel celeste
della sua distanza
Siena, si ritira nel suo nome,
sinterna nellidea di s2, si brucia
nella propria essenza
e io con lei in equit,
perduto
alla sua e alla mia storia
Oh unica
suprema purit Oh beatitudo.
(In M. Luzi, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, Garzanti, Milano 1994)

1 Paradiso, III 122: ...e cantando vanio / come per acqua cupa cosa grave.
2

Paradiso, XXXIII 85: Nel suo profondo vidi che sinterna / legato con amore in un volume / ci che per luniverso si
squaderna.

Maria Rosa Tabellini.

Parte generale. Mario Luzi