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A Silvia

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5.
6.

Silvia 1, rimembri ancora


quel tempo della tua vita mortale 2,
quando belt splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi 3,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di giovent salivi?

7. Sonavan le quiete
8. stanze, e le vie dintorno 4,
9. al tuo perpetuo canto,
10.allor che allopre femminili intenta
11.sedevi, assai contenta
12.di quel vago avvenir che in mente avevi.
13.Era il maggio odoroso: e tu solevi
14.cos menare il giorno.
15.Io gli studi leggiadri
16.talor lasciando e le sudate carte 5,
17.ove il tempo mio primo
18.e di me si spendea la miglior parte,
19.din su i veroni 6 del paterno ostello
qui per veroni si intende finestra
20.porgea gli orecchi al suon della tua voce,
21.ed alla man veloce
22.che percorrea la faticosa tela 7.
23.Mirava il ciel sereno,
24.le vie dorate e gli orti,
25.e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
26.Lingua mortal non dice
27.quel chio sentiva in seno 8.
28.Che pensieri soavi,
29.che speranze, che cori, o Silvia mia!
30.Quale allor ci apparia
31.la vita umana e il fato!
32.Quando sovviemmi di cotanta speme,
33.un affetto mi preme
34.acerbo e sconsolato,
35.e tornami a doler di mia sventura.
36.O natura, o natura,
37.perch non rendi poi
38.quel che prometti allor? perch di tanto
39.inganni i figli tuoi?
40.Tu pria che lerbe inaridisse il verno,
41.da chiuso morbo 9 combattuta e vinta,
42.perivi, o tenerella. E non vedevi
43.il fior degli anni tuoi;
44.non ti molceva il core

45.la dolce lode or delle negre chiome,


46.or degli sguardi innamorati e schivi;
47.n teco le compagne ai d festivi
48.ragionavan damore.
49.Anche peria fra poco
50.la speranza mia dolce: agli anni miei
51.anche negaro i fati
52.la giovanezza. Ahi come,
53.come passata sei,
54.cara compagna dellet mia nova,
55.mia lacrimata speme!
56.Questo quel mondo? Questi
57.i diletti, lamor, lopre, gli eventi
58.onde cotanto ragionammo insieme?
59.Questa la sorte dellumane genti?
60.Allapparir del vero
61.tu, misera, cadesti 10: e con la mano
62.la fredda morte ed una tomba ignuda
63.mostravi di lontano.

1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.

O Silvia, ti ricordi ancora


quel periodo della vita terrena,
quando la bellezza splendeva
nei tuoi occhi felici e furtivi
e tu, serena e riflessiva, ti avvicinavi
alla soglia della giovinezza?
Le stanze silenziose

8. e le vie circostanti risuonavano


9. per il tuo canto ininterrotto e spontaneo,
10.quando sedevi, dedita
11.ai lavori femminili, e assai felice
12.di quellindeterminato futuro che avevi in mente.
13.Era il mese di maggio pieno di profumi primaverili:
14.e tu eri solita trascorrere cos le tue giornate.
15.Io abbandonando talvolta i miei
16.amati componimenti e i testi di studio su cui faticavo,
17.dove si spendeva la miglior parte
18.di me stesso e della mia adolescenza,
19.dai balconi della casa paterna
20.porgevo ludito al suono della tua voce,
21.e a quello della mano che
22.scorreva veloce sulla tela.
23.Perdevo lo sguardo nel cielo sereno,
24.per le strade invase dal sole e per gli orti,
25.e di qui il mar che appare allorizzonte, e quindi

26.gli Appennini. Il linguaggio umano non pu esprimere


27.quel che allora io sentivo nel mio cuore.
28.Che pensieri delicati ed indecifrabili,
29.che speranze, che passioni, o Silvia mia!
30.Quanto felice ci appariva allora
31.la vita umana e il suo destino!
32.Quando mi torna in mente di tali fiduciose illusioni,
33.un moto dellanimo mi stringe
34.in modo acerbo e senza consolazione possibile,
35.e torno a soffrire per la mia sorte sventurata.
36.O natura, o natura,
37.perch non dai nellet della maturit
38.ci che hai promesso durante la giovinezza? Perch
39.inganni cos tanto i figli tuoi?
40.Tu, tormentata e sconfitta da un male incurabile,
41.prima che linverno inaridisse i campi,
42.ti spegnevi, o tenerella. E non potevi cos vedere
43.il fiore degli anni tuoi;
44.non ti addolciva il cuore
45.ora la lode dei tuoi capelli corvini
46.ora gli sguardi innamorati e pudici;
47.n con te le compagne nei giorni di festa
48.discutevano damore.
49.In modo simile periva di l a poco
50.la mia dolce speranza: il destino ha negato
51.ai miei anni anche
52.la giovinezza.
53.Ah mia speranza fonte di lacrime,
54.cara compagna della mia giovent,
55.come sei trascorsa!
56. questo quel mondo che avevamo sperato?
57.Questi i piaceri, lamore, le opere, gli accadimenti
58.di cui tanto discutemmo insieme?
59.Questa la sorte dellumanit?
60.Al disvelamento della verit
61.tu, misera, sei caduta: e con la tua mano
62.indicavi da lontano la fredda morte
63.e la tomba ignuda.

Appunti
Silvia pare sia l'alter ego di Teresa. Il Lio ama posizioni di osservatore (si e visto alla finestra), qui
con a silvia importante ricordare che un nome letterario che appartiene a un personaggio della
mita di Torquato tasso. Leo lo user (tasso) come personaggio in una operetta morale dove lo
descrive in una prigione, dove racconta l'apparenza del suo cosi detto genio, tasso sar amato dai
romantici italiani per il tema della pazzia. Ricordare a Silvia e importante non solo come nome ma
anche perch leo ha cercato di scrivere un romanzo autobiografico ma non ci e riuscito, ma il

personaggio fittizio si chiamava Silvio Sarno che e l'alter ego (l'alter ego = un altro s, una
secconda personalit o persona all'interno di un soggetto, qst termine viene usato nella terreratura
per descrivere personaggi che sono psicologicamente opposti l'uno all'altro) di questo romanzo mai
portato avanti, che rimango come uno abbozzo. Silvia diventer l'allegoria (l'allegoria una
figura retorica per cui un concetto viene espresso attraverso un'immagine) della speranza, essa
inoltre si fonde con lio poetico
Il lio abbandona lo studio e si affaccia alla finestra.

Il celebre idillio leopardiano composto a Recanati tra il 19 e il 20 aprile del 1828, e compare poi
nei Canti a cura delleditore Piatti di Firenze (1831). L'ultimo verso di ogni strofa sempre un
settenario in rima come uno dei versi precedenti. In questo componimento Leopardi rievoca una
figura femminile del sua giovinezza, Silvia, morta prematuramente di tisi (tubercolosi una
malattia che attacca il polmoni). Il poeta riflette quindi sull'inevitabile infelicit dell'uomo e sul
crollo delle speranze. La giovane, con la sua precoce morte, diventa l'emblema della disillusione
dell'et adulta.
Metro: Canzone di strofe libere, senza schema fisso. Anche lo schema rimico libero; con
lunico elemento ricorrente del verso che chiude ogni strofe che in rima con uno dei precedenti.

Analisi del testo


A Silvia rappresenta uno dei momenti pi alti, forse il pi in alto in assoluto, della poesia
leopardiana. Fu composta a Pisa, tra il 19 e 20 aprile 1828 e rappresenta il primo esempio, nella
poesia leopardiana, di canzone libera. La libert del metro e delle rime si associa ad una sensibilit
musicale di altissima suggestione.
Forse nessun altro poeta ha saputo ritrarre cos intensamente il sapore delladolescenza di quanto
faccia qui il Leopardi, in un componimento dove di quella stagione vengono poi svelati la crudelt e
il disinganno.
Il dato biografico che sta alla base di questa poesia la morte di Teresa Fattorini, figlia del
cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi nel 1818, alla quale il poeta cambia il nome in Silvia e la fa
assurgere (innalzare)a simbolo della giovinezza prematuramente stroncata dalla morte.
La lirica presenta una costruzione rigorosamente simmetrica. La prima strofa ha una funzione
proemiale e introduce il tema: limmagine di Silvia che emerge dalla memoria.
La seconda e la terza propongono, sempre rievocando il passato, due situazioni parallele: le
illusioni giovanili di Silvia e quelle del poeta, che si contrappongono alla faticosa realt quotidiana,
rispettivamente alle opre femminili e alle sudate carte. La quarta strofa un commento desolato
alla delusione di quelle speranze. La quinta e la sesta in simmetria con la seconda e la terza,
ripropongono nuovamente un parallelo tra Silvia e il poeta: la fanciulla morta prima di vedere il
fiore dei suoi anni; cos la speranza del poeta muore prima che egli possa godere della giovinezza.
Ma al di l del riferimento concreto della vicenda di Silvia e del poeta stesso, sono importanti qui la
concezione della natura, crudele ingannatrice e persecutrice degli uomini, cosi come la protesta del
poeta nei suoi confronti, (cfr. Dialogo della natura e di un islandese) e la dimostrazione rigorosa
dellinfelicit costitutiva del genere umano, svelata alla fine, che coincide con la perdita di ogni
speranza e con il fissarsi dello sguardo sulla morte.

A Silvia
Metro: Canzone libera di sei strofe di endecasillabi e settenari,variamente alternati e rimati.
parafrasi:
I strofa (vv.1-6) - O Silvia, ricordi(rimembri) ancora il(quel) tempo della tua vita mortale,
quando la bellezza(belt) splendeva nei tuoi occhi ridenti e sfuggenti(fuggitivi), e tu, lieta e
pensosa, stavi raggiungendo(salivi) il confine(il limitare) della giovinezza? [v.6]
II strofa (vv.7-14) - Al tuo canto continuo(perpetuo) risuonavano le [mie] stanze silenziose(quiete)
e le vie dintorno, allorch sedevi occupata(intenta) nelle attivit(opre) femminili, molto contenta di
quellavvenire vago [:bello e indefinito] che avevi in mente. [Quando ci succedeva] era un maggio
profumato e tu eri solita(solevi) trascorrere il giorno cos. [v.14]
III strofa (vv.15-27) - Io, lasciando talora gli studi piacevoli(leggiadri) e le carte faticose(sudate),
in cui (ove=dove) si consumava(si spendea) la mia giovinezza(il tempo mio primo) e la parte
migliore di me [:la salute fisica], dai balconi(din su i veroni) della casa(ostello) paterna porgevo
gli orecchi al suono della tua voce e al suono della mano (alla man) veloce che tesseva(percorrea)
la tela faticosa. Guardavo(mirava; con desinenza arcaica) il cielo sereno, le vie dorate [dal sole] e
gli orti, e da qui(quinci) il mare in lontananza(da lungi), e da qui le montagne(il monte). Parole
umane(lingua mortal) non possono esprimere quel che io provavo nel cuore(in seno). [v.27]
Iv strofa (vv.28-39) - Che pensieri dolci(soavi) [provavamo]! Che speranze, che cuori [avevamo],
o mia Silvia! Come(quale) ci apparivano allora la vita umana e il destino(il fato)! Quando mi
ricordo(sovviemmi) di una cos grande speranza(di cotanta speme) mi angoscia(mi preme) un
sentimento(un affetto) doloroso(acerbo) e disperato(sconsolato), e riprendo a
dispiacermi(tornami a doler) della mia sventura. O natura, o natura, perch poi [:al dunque] non
di(non rendi) quel che prima(allora) prometti? Perch inganni cos tanto(di tanto) i tuoi figli[:gli
uomini]. [v.39]
V strofa (vv.40-48) -Tu, prima(pria) che linverno inaridisse lerba, combattuta e vinta da una
malattia occulta(da chiuso morbo) [:la tisi] morivi(perivi), o dolcezza(tenerella). E non
conoscevi(non vedevi) il fiore[:il meglio] dei tuoi anni[:la giovinezza]; la dolce[:gradita] lode ora
dei capelli neri(negre chiome), ora dello sguardo che innamora(innamorati) e schivo, non ti
allietava(non ti molceva) il cuore; n le compagne parlavano(ragionavan) con te(teco) damore
nei giorni di festa(ai d festivi).
V strofa (vv.49-63) - Poco dopo(fra poco) mor(pera=moriva) anche la mia dolce speranza [:le
mie illusioni giovanili]; anche alla mia vita(agli anni miei) il destino(i fati) ha
negato(negaro=negarono) [di vivere] la giovinezza. Ahi come, come sei passata[veloce], cara
compagna della mia et giovanile(nova), mia compianta(lacrimata) speranza, Questo [che ora ho
conosciuto] [sarebbe dunque] qual mondo [che mi aspettavo]? Questi [sarebbero] i piaceri(i
diletti), lamore, le attivit(lopre=le opere), i fatti(gli eventi) intorno ai quali(onde) cos
tanto(cotanto) abbiamo parlato(ragionammo) insieme? Questa la sorte del genere
umano(dellumane genti)? Tu, misera, sei crollata(cadesti) allapparire della verit: e con la
mano indicavi(mostravi) da lontano la fredda morte e una tomba desolata(ignuda).
figure retoriche:
anagramma:
v.6: salivi (anagramma del nome Silvia) per anagramma intendiamo dire la formazione con le stesse
lettere che componevano un'altra parola o frase in senso diverso es: anima => mania
enjambement:
vv. 5-6: il limitare / di giovent
vv.7-8: quiete / stanze

vv.38-39: di tanto / inganni


vv.47-48 ai d festivi / ragionavan damore
vv.57-58 questi /i diletti
ipallage : una figura retorica che consiste nel riferire grammaticalmente una parte della frase a
una parte diversa da quella a cui dovrebbe riferirsi semanticamente
v.16: sudate carte (perch laggettivo sudate andrebbe riferito al soggetto - Io)
zeugma :
vv. 20 /21 : porgea gli orecchi / ed alla man veloce
Metonimia:
v.28: che cori (metonimia per sentimenti)
apostrofe :
v. 36: O natura, o natura,
v.55: mia lacrimata speme!
Chiasmo :
v.62: la fredda morte ed una tomba ignuda
iperbati :
v.5: il limitare
v.15: gli studi leggiadri
v.40: il verno
anafora:
vv. 48/49: Che pensieri soavi, / che speranze
anastrofe:
ipallage:figura semantica che consiste nello scambiare il normale rapporto fra due parole, per cui si
attribuisce ad un termine una qualificazione che spetterebbe ad unaltra parola..
Zeugma: figura sintattica che consiste nella dipendenza di due o pi parole da un solo verbo, che
per in modo specifico si accorda soltanto con una di esse. In questo caso porgea gli orecchi si
accorderebbe solo a al suon della tua voce e non alla man veloce.
Apostrofe: figura retorica che consiste in un appello appassionato a persone o cose personificate.
Chiasmo: (dal greco Khiasmos =collocazione a forma di croce) figura sintattica realizzata mediante
la disposizione incrociata delle parole. In questo caso si ha: aggettivo - nome - nome- aggettivo.
Iperbato: Figura sintattica consistente nellinversione di pi parole o sintagmi (come lanastrofe), e
in pi linserimento tra questi di altri termini.