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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

TRANSITI POETICI
Volume XXI

All’ombra dei cipressi

Antologia
a cura di Giuseppe Vetromile

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano


nr. 29

Copertina di Ksenja Laginja

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 2


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Gli Autori

Franco Capasso
Franco Cavallo
Vincenzo D’Alessio
Rosario De Crescenzo
Manfredo Di Biasio
Alfredo Di Marco
Aristide La Rocca
Domenico Luiso
Pasquale Martiniello
Natale Porritiello
Marisa Provenzano
Gianni Rescigno
Adriana Scarpa
Ciro Vitiello

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Introduzione

Si dice che la poesia è eterna, come tutte le attività artistiche e creative che l’Uomo, per
sua natura, va esercitando, al di là della bontà e dell’universale riconoscimento
dell’opera. Certo, non è possibile affiancare la Nona di Beethoven ad un brano
musicale eseguito da un dilettante, per quanto talentuoso; come non è immaginabile
comparare la Divina Commedia di Dante con le poesie scritte da un principiante che
si diletta con i versi. Voglio dire, che la creatività artistica non ha limiti, in nessun
ambito, e tutt’al più vi possono essere opere mirabilissime di quando in quando,
universalmente acclarate e indiscutibilmente battezzate come capolavori.
Ma tanta fatica, tanto impegno, tanta fretta di raggiungere l’apice, di realizzare
finalmente il sogno segreto, a che vale? Tutto è sottoposto e condizionato dal fluire
del tempo che, ineluttabilmente, ci impedirà di proseguire il nostro cammino, di
raggiungere la classica vetta. Se si è riusciti a realizzare il fatidico capolavoro, questo
resterà nella storia, e sarà esso a parlare dell’autore, a ricordarlo, anche quando lui non
ci sarà più. Ma negli altri casi? Di Dante se ne parla da settecento anni, di Leopardi da
poco più di duecento, di Orazio, Petrarca, Kavafis, Neruda, tanto per fare qualche
nome alla rinfusa, se ne parlerà ancora per tanto tempo: sono stati fondamentali
certamente, ed hanno contribuito alla grandezza dell’arte in tutti gli ambiti e in tutti i
tempi.
Ma che dire di altri artisti, di altri poeti che non hanno avuto la stessa fama dei Grandi,
pur avendo prodotto in vita lavori encomiabili? Sono stati più sfortunati, non hanno
trovato la giusta via della “notorietà”, non hanno avuto il necessario e opportuno
appoggio di amici influenti, di mecenati, di critici, o si sono trovati in situazioni e
circostanze storiche non favorevoli alla diffusione e alla conoscenza delle loro opere?
Certo, non si può dire che un Mario Luzi o un Dario Bellezza, o un Rocco Scotellaro
o un Vincenzo Bodini, siano stati poeti di poco conto! Ma chi li ricorda oggi, e chi li
ricorderà domani? Mettere sullo stesso piano Carducci e Bodini, o Foscolo e
Scotellaro, o anche Petrarca e Raboni, forse non è il caso, ma certamente i secondi,
pur avendo goduto, dopo la loro scomparsa, di una più ristretta notorietà, per la minore
importanza delle loro opere rispetto ai primi, ovviamente, non si può dire che non
siano stati dei validissimi poeti! Se a questo si aggiunge la fatidica damnatio memoriae che
oscura, per situazioni varie, la figura di molti bravi poeti del meridione d’Italia, il
quadro delle dimenticanze appare sempre più triste e deprimente.

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

È chiaro che l’uomo desidera lasciare una propria traccia, una testimonianza del suo
percorso su questa terra: opere, ricordi tangibili, qualcosa che lo oltrepassi e che lo
mantenga ancora in vita per parecchi anni dopo la sua dipartita; è un modo per esserci
ancora, per non essere vissuto invano. E allora, che ne sarà dei nostri scritti, dei nostri
versi, delle nostre poesie?... Non possiamo illuderci di essere tutti come Dante o come
Leopardi, non potremo mai arrivare alla loro altezza, ma ci sarà almeno uno che ci
ricordi, che sappia che siamo esistiti?
Tocca a coloro che rimangono, agli amici, a qualche familiare zelante, a coloro che, in
qualche modo, hanno conosciuto o hanno percorso qualche breve tratto del loro
percorso esistenziale in compagnia di questi poeti che non ci sono più, a fare in modo
che la loro figura e le loro opere non vadano perse del tutto. Si tratta di una specie di
“staffetta”, nella quale il “testimone” è la poesia, l’opera poetica. Non sarà l’intera
opera di una vita, ma almeno qualche stralcio importante, quel tanto che basti a
ricordare questi poeti che hanno fatto molto e hanno dato tanto, pur non essendo mai
entrati nel novero dei Grandi.
Come avevo già preannunciato, ho voluto dedicare un volume speciale del mio
progetto antologico “Transiti Poetici” ad alcuni poeti, conosciuti di persona, con i
quali ho avuto rapporti più o meno intensi di lavoro poetico e anche di amicizia, e per
i quali mi sento in dovere di lasciare qui una sia pur breve traccia della loro poetica, del
loro originale modo di sentire e di vivere la poesia. Sono soltanto alcune Voci, quelle
per le quali sono riuscito a rintracciare libri, documenti, testi poetici; tanti altri Amici
poeti che non ci sono più, meriterebbero di essere ricordati, di tanto in tanto. Vedremo
se, nel futuro, sarà possibile preparare un altro volume speciale da dedicare loro.
Grazie a tutti coloro che vorranno leggere i versi di questi Amici, versi che risuonano
ancora di amore, di libertà, di giustizia, di equità, di filosofie di vita e di tanti altri valori
intramontabili e genuini come solo la vera Poesia sa trasmettere, dappertutto e senza
limiti di tempo.

Giuseppe Vetromile

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

FRANCO CAPASSO

È proprio vero che la poesia aleggia molto spesso in silenzio e colui che la vive e la
produce, a volte, se ne va in silenzio lasciando vuoti enormi e un senso di pacata
malinconia, di tristezza e di amarezza. È il caso di Franco Capasso, poeta singolare e
di grande talento, che ci ha lasciato improvvisamente il 22 febbraio del 2006, a 72 anni.
Franco Capasso nacque infatti ad Ottaviano nel 1934, ma poi si trasferì a Terracina.
Ebbi modo di conoscerlo personalmente durante un convegno di poesia a Guardia
Lombardi, nel 2004, e poi abbiamo avuto varie occasioni di incontri, come ad esempio
a Maiori.
Poeta singolare, dicevo, per il suo carattere schivo e taciturno; ma la sua poesia è stata
ed è una grande poesia, incisiva, particolarissima, a volte trasgressiva e molto sofferta.
Intensa è stata la sua attività letteraria, essendo stato redattore di molte riviste letterarie
quali “Oltranza”, diretta da Ciro Vitiello, e poi “Secondo Tempo”, diretta da
Alessandro Carandente. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche e le sue poesie sono
state inserite in numerose ed importanti antologie. È stato inoltre tradotto in francese,
inglese e greco moderno. La sua intensa attività poetica lo ha visto spesso al centro di
importanti avvenimenti ed incontri culturali, in compagnia di noti poeti, scrittori e
critici letterari contemporanei, quali Mario Luzi, Luciano Luisi, Giuliano Manacorda,
Alessandro Carandente, Luigi Fontanella.
L’Editore e poeta Alessandro Carandente gli ha dedicato un numero speciale di
“Secondo Tempo”, il Libro Ventisettesimo, nel quale si potranno leggere molti
interventi commemorativi su questo nostro interessante Poeta, e una approfondita
nota critica dello stesso Editore.

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Solo

Cantate una canzone


Raccontate una storia
Sono tutti morti
Sono tutti spariti
Gli amici lo hanno abbandonato
Vive nella disperazione
Non ha più niente

Il domani si presenta oscuro


Scrive e riscrive la stessa parola
Scrive e riscrive lo stesso nome
Chiama dal buio cieco la donna che un tempo fu sua
Chiama e lei non risponde
Chiama e si dispera di essere così solo

***

Esilio

Vorrei fuggire l’ombra mia


Vorrei fuggire la mia mente
Sto per andare via
e mi trattengono
Non voglio più vivere in affanno
La morte è cieca
Vivo è il giorno che mi possiede
Vorrei andare lontano
oltre questa frontiera
oltre questa lacerazione
Non vivo
Domani partirò per il mio esilio

***

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Rinascita

Se correndo presso l’urna


distanziata dal sogno
: rupestre fuoco al dire sommesso
del vento sulla proda
Resuscitando la gioia
della voce rinverginata
dalla luce che infiora
l’arto della mano
che avanza dentro
i segreti dell’ombra
Amore forzando il cuore
alla rinascita della voce

(da Dei colori, Marcus Edizioni, Napoli, 2004)

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

FRANCO CAVALLO

Il 15 maggio del 2005 veniva a mancare improvvisamente, a 76 anni, nella sua casa di
Cuma, Franco Cavallo, uno dei massimi esponenti dell’attuale poesia napoletana (e
italiana!). Mi è sembrato doveroso ricordare, anche se purtroppo brevemente per lo
spazio che ci è concesso, questo grande ed attivo poeta, che nonostante la non sempre
esplicita e dovuta “pubblicità” da parte dei detentori della cultura ufficiale italiana, è
stato poeta originale e fecondo, fondatore e direttore della rivista letteraria “Altri
Termini”, nonché di quaderni poetici e altre importanti pubblicazioni. È stato inoltre
il fondatore, nel 1966, del Premio Argentario, che ha visto premiare tra l’altro Andrea
Zanzotto, Amelia Rosselli e Alberto Moravia. Troppo lungo sarebbe riportare qui la
sua densa attività di poeta, letterato, saggista, giornalista, prosatore, e quindi stralciamo
dal numero monografico “Omaggio a Franco Cavallo” della rivista letteraria “Secondo
Tempo”, nr. 25, Marcus Edizioni, diretta dal poeta prof. Alessandro Carandente (chi
desiderasse ricevere ulteriori informazioni può consultare il sito web
www.marcusedizioni.it), questi righi: Sicuramente era uno dei pilastri della cultura italiana,
almeno di quella alternativa, poco visibile ma operante e scavante gallerie sotterranee in silenzio nella
sua praticabilità scritturale laterale e antagonista. Se gli dovessimo assegnare una collocazione
provvisoria lo metteremmo accanto a Corrado Costa, fiancheggiatore del Gruppo 63, ma in effetti
defilato e a sé stante…

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

*
quando avrò rotto un altro pensiero
quando avrò sezionato una porzione di tempo
una casa con un vicolo dissenziente
è il linguaggio che cade dietro la tenda

oppure l’aria che si fa putrida


e l’alba si sfascia in concerti fluviali
quello che voglio dire è che l’acqua non c’entra
c’entra invece un inverno di cieli freddi

rosicchia l’inguine incagliato tra le pietre


una poesia si scrive per essere disfatta
come la rosa che fiorisce nell’intarsio
ovvero, la finzione lievita tra usanze sparse

……….

(da Ladro di versi, 1983)

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

VINCENZO D’ALESSIO

Vincenzo D’Alessio, nato a Solofra 1950, viveva a Montoro (AV). È venuto a mancare
nell’aprile del 2020. Laureato in Lettere all’Università di Salerno, è stato l’ideatore del
Premio Città di Solofra e fondatore del Gruppo Culturale “Francesco Guarini” e la
casa editrice omonima. Ha pubblicato diversi saggi di archeologia e storia locale. Una
raccolta, intitolata Figli (2009), è dedicata al figlio Antonio, prematuramente
scomparso. Ricordiamo altre opere poetiche pubblicate con Fara: La valigia del
meridionale e altri viaggi (2012, 2016); Il passo verde (in Opere scelte, 2014), La tristezza del
tempo (in Emozioni in marcia, 2015) e Alfabeto per sordi (in Rapida.mente, 2015) poi in
appendice a Immagine convessa (2017); Dopo l’inverno (2017, II class. al Faraexcelsior, III
premio del Concorso "Terra d’Agavi 2018", segnalata al Premio "Civetta di Minerva",
finalista al Premio "Tra Secchia e Panaro" 2018); Nuove anime (2019). Nel 2018 ha
pubblicato i Racconti di Provincia.
La sua opera poetica è stata prevalentemente incentrata su tematiche sociali, in
particolare quelle inerenti all’Irpinia e al sud in generale, con versi accorati che suonano
a volte come denuncia. La difesa dei diritti, della natura, e la riproposta dei valori etici
di un mondo contadino che va ormai scomparendo, sono i temi che emergono limpidi
e fieri nei suoi versi.

Oltre il verde

C’è qualcosa oltre il verde


che attrae i nostri pensieri
la terra e il sudore degli uomini
confusi nelle spire del tempo.

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Chiazze assolate di ulivi


(dolcezza di una donna paziente)
le speranze di un grande avvenire.
Il nonno era il mito terreno
mio padre l’impegno in persona.
È morta la terra da arare e
mille fabbriche hanno stretto d’assedio
le macchie di aceri e querce.
Non amo il progresso assassino
univoco nel dare benessere.
Disegno con lampi d’ingegno
una siepe e il profumo di lievito.

***

Ai giovani laureati

Andare via dall’Irpinia


terra benedetta dai politici
servi dei padroni
nel dolore degli onesti
di notte senza regole
coi bagagli affastellati
fuggire dai saltimbanchi
dalle immagini di strada
Abbiamo bisogno d’acqua
per i figli e i nipoti
pane del duro lavoro
frutto di idee nuove
Torneremo soli al Sabato
con Rocco e Leonardo

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

resteremo sempre distanti


partigiani meridionali
Li abbiamo visti
gli ultimi padri con le zappe
uomini alti più dell’ombra
disegnavano la sera nei solchi.
Eravamo con loro
abbiamo camminato scalzi nella terra
calda, poi tutto è finito
nel coro spaventoso delle ruspe
spinte al massimo.
Sono diventati nomi
la terra un duro sasso
inutile al nostro passo.

(da La valigia del meridionale e altri viaggi, poesie 1975 – 2011. Fara Editore, 2012)

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

ROSARIO DE CRESCENZO

Rosario de Crescenzo è stato un apprezzatissimo poeta napoletano che si è distinto


per la sua lirica attenta e formale, per i contenuti davvero rilevanti che spaziano
dall'osservazione della natura alle riflessioni sul senso dell'esistenza, dal canto
universale alle considerazioni sul sociale e sul lavoro in fabbrica, avendo egli svolto la
sua professione in ambiti industriali.
È nato a Napoli il 9 maggio 1927. Dal 1947 al 1982 ha svolto mansioni direttive presso
un'Azienda metalmeccanica di Napoli.
Nella sua lunga carriera letteraria ha conseguito più di 500 significativi riconoscimenti,
dei quali oltre 90 sono stati i primi premi.
Tra i componenti delle Giurie dei concorsi vinti figurano nomi prestigiosi del mondo
letterario contemporaneo, come Elio Filippo Accrocca, Giorgio Bàrberi Squarotti,
Piero Bargellini, Libero Bigiaretti, Carlo Bo, Giorgio Caproni, Antonio Donat Cattin,
Giuseppe Giacalone, Massimo Grillandi, Margherita Guidacci, Luciano Luisi, Mario
Luzi, Giuliano Manacorda, Walter Mauro, Leone Piccioni, Mario Pomilio, Domenico
Rea, Gaetano Salveti.
Presente in numerose antologie e riviste specializzate, ha pubblicato le seguenti
raccolte poetiche: Rivoglio la speranza (Ed. Presenza, 1976), Stagioni addormentate
(Grafedit, 1976), Imperfetti per favole (Terza Pagina, 1977), La stagione perduta (Astarte,
1981), Terra di lusinghe (Ed. Blue Team, 1983), Partiture (E. Velardi, 1984), Ascoltando
silenzi (E. Velardi, 1985), Quotidiano databile (Seledizioni, 1986), Il diario di Luca (T.
Marotta, 1986), Il respiro del tempo (T. Marotta, 1987), Sugli approdi dell'eco (T. Marotta,
1988).
Così Francesco Mannoni, poeta e critico, parla di lui: Rosario de Crescenzo è stato
poeta universale perché il suo discorso riguarda l'uomo sotto qualunque latitudine di
tempo e di luogo, perché la magia dei suoi scritti è uno specchio in cui ognuno
cercandosi troverà l'immagine della sua anima. Il ritmo dei suoi versi, la fresca
sensibilità che si schiude in deliziose impennate e in trasparenze serene, trovando
sbocchi lirici di alta scuola, è un patrimonio del mondo e nasce da una concezione
poetica di universalità, unita al magistero di una sensibilità espressiva ricca di
sfumature, di immagini che hanno il respiro stesso della vita.

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Prospettive

Mi davi, terra dolce di lusinghe,


la canora gazzarra degli uccelli
al mio risveglio
e rigoglioso il glicine tornava
a coprire la pergola; il profumo
risaliva pungente lungo i muri
e il vicolo rideva.
Di maggio
si legavano agli anni quei viticci
e i canti
e l’albore rosato
e l’incarnato
della ragazza bruna che stirava
le membra sonnolente al primo sole.
Ora la grata
di canne resta nuda e le radici
sono seccati intoppi sul terreno
dove la muffa alligna.
Arriveranno
le scavatrici, presto, e una reliquia
avrà per scrigno la memoria
ancora.
Programmeremo nuovi mondi e modi
per vincere il veleno dell’angoscia
che intristisce le voci
e la speranza
di avere spazi lilla a primavera.
Saremo corpi asettici nel limbo
dell’alveare pazzo
senza miele.
Ora mi muori, terra di lusinghe,
tra le braccia del Golfo

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ed hai negli occhi


il colore del glicine nel sole.

(da Terra di lusinghe, Edizioni Blue Team, Napoli, 1983)

***

Arsura

Ora sul mascherone


della fonte
c’è un viscido umidore
che muffisce
tra le rughe del marmo.
La vena è prosciugata
e più nessuna
onda di linfa viene alle radici
del dolore dei salici.
E vorremmo posare gli occhi
e i sensi
su frontiere di pace
e dare all’odio sepoltura ignota
nelle fosse del mare.
Aspetteremmo il vento dalle impervie
regioni del silenzio
per parlare d’amore.
Ma tu lo sai, non è così
mia cara.
Se sfuggiamo
a questa morsa stretta dell’arsura
è miracolo d’ore
che viviamo
tenendoci per mano.

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Alle sorgenti
lontane dai pantani
rubiamo il gorgoglio dell’acqua pura
per sentirlo venire,
voce amica,
a benedirci il giorno.

(da Partiture, Arti Grafiche di Elisa Velardi, Napoli, 1984)

***

Appiattimento

Non fu sempre così;


lontano ormai
il tempo della crescita.
La lotta
aveva altre misure, altri orizzonti
che questi impiccioliti nei visori
dell’ottica per miopi. Son essi
a dettar legge, adesso, con la forza
dei cani sciolti
a mordere nel gruppo.
E tutto si appiattisce; l’acquiescenza
alla violenza cieca e sprovveduta
avrà i suoi frutti presto
in qualche luogo
di miseria più nera e di sinistre
orme di mostri
partoriti dagl’incubi di droga.
Ma qui ora vedo i miei vecchi compagni
scavalcati da giovani capaci
solo di dare fiato alle trombe
del giudizio infamante

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senza appello.
E soffro insieme ad essi la stoltezza
di carriere giocate sul colore
ti una tessera sporca;
intanto osservo
l’inesperto pagato oltre la media
e il galoppino brocco del partito
sedere nella stanza dei bottoni.

(da Il diario di Luca, Tommaso Marotta Editore, Napoli, 1986; prefazione di


Domenico Rea)

***

Vivere è questa pena

Vivere è questa pena


di temere
che qualcosa s’inceppi nel congegno
delle stagioni lente a rinnovarsi.
Abbiamo sete
d’esistere nel sangue.
Ci tormenta
la prima macchia gialla sulla foglia
del filodendro
e il giocattolo rotto del bambino
che piange a mani vuote.
Ma sulle piazze l’odio ci scatena,
mestatori di mota e rabbia insieme,
per propiziarci l’idolo di turno
nell’olimpo-museo dei fallimenti.
E rimandiamo l’ora delle scelte.
Il tempo scade;
l’ansia di restare

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respira dietro gli usci ormai socchiusi.


Quella luce
venuta
alla finestra aperta dal libeccio
sull’estate rovente,
è filo che separa opposte ombre.
Verrà una mano
da qualche parte, ignota,
a riportarci i sogni con le cose
che raccogliemmo vive dentro i sensi
o lasciammo alle ortiche.
Un mucchietto di cenere già prima
che la porta si spranghi.

(da Il respiro del tempo, Tommaso Marotta Editore, Napoli, 1987)

***

Il senso dell’attesa

Tu mi tormenti, sorte,
ed io mi ostino
a rinverdire il grido del ribelle
per le strade di un borgo addormentato.
Potrei scendere in pace lungo il fiume
ed incontrare il mare sulla foce
o sostare nel bosco
o riposare
nell’angolo sicuro
del casolare nido di civette.
Ma ho bisogno di vivere l’agguato
per non esserne preda
e in libertà selvaggia

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

mendicare un barlume in piena notte.


Oscuro
è il mio destino e dentro i segni
forse è nascosto il senso dell’attesa
del guizzo della folgore e del tuono
che rintana le belve.
Io conosco le rive degli approdi
dove a un volo senz’ombra
il giorno dona
il coraggio di vivere morendo.
Là si fa rosso il grido del ribelle
al calore del fuoco
nei bivacchi.

(da Sugli approdi dell’eco, Tommaso Marotta Editore, Napoli, 1988)

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MANFREDO DI BIASIO

Manfredo Di Biasio è nato a Fondi nel 1939; è morto nella sua città il 30 novembre
del 2019. Ha vissuto per lungo tempo anche a Roma e a New York, dove si è
impegnato in numerose iniziative letterarie. Tra le sue opere poetiche ricordiamo Nel
cielo d’una penna (1960), Eternità breve (1965), Stagione propizia (1977), Il deserto intorno
(1986), L’ala fuggiasca del tempo (1993), Verso ponente (1997), Dal sangue alla polvere
(antologia, 1997), Vento di brughiera (2002), Il soffio nell’anfora (2005), Transito in solitudine
(2008). Ha scritto anche di narrativa, e tra queste ricordiamo l’epistolario Lettere da de
Libero (1988) e Il vecchio di Staten Island (racconti brevi, 1994). Tra i prefatori dei suoi
libri figurano – tra gli altri – Libero de Libero, Guglielmo Petroni, Dante Maffia,
Ferruccio Ulivi, Luciano Luisi.
Numerosi sono i riconoscimenti all’attività letteraria e poetica attribuitogli, tra cui il
Lerici-Pea, Città di Piacenza, Calliope, Spiga d’Oro, Rabelais, Cosmo d’Oro e quello
per il “Centenario di Roma Capitale d’Italia”, consegnato nel 1971 presso il Consolato
Italiano di New York alla presenza di personalità inviate dal Governo Italiano.
Di carattere riservato, lascia comunque un’impronta significativa nell’ambito letterario
e poetico non solo della sua città, ma anche nella realtà culturale nazionale
contemporanea.
La sua poesia è caratterizzata da una forte tendenza lirica nell’avvertire e nel descrivere
la natura e la realtà circostante, con versi che rispecchiano la sua innata ricerca spirituale
sul senso della vita e dell’universo.

Vento di brughiera

Tutto passò così in fretta,


quasi il tempo non vi è stato
di raccogliere le mie cose.
Passò in un soffio
anonimo e innocente
come vento sulla brughiera.

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Fossero i giuochi e quei giorni


durati per sempre
nell’orto di Gegni:
ancora il canto m’invade
della minima loro eternità.
Passò. Senza frastuono
fu facile al tempo l’assalto
a una torre di cenere.

***

Di qua della vetrata

Una vetrata divide


l’affanno dei piccoli
dalla gloria delle stagioni.
Di là una quercia ripropone
di sera in sera un paesaggio d’autore
sulla minima brughiera.
Di qua è il diario anonimo
nel recinto del pensiero
d’una comparsa breve
all’estremo del millennio.

***

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Venti sull’altura

Forse avrei dimenticato


se tu non fossi in quel giorno di agosto
che pende nel ricordo
verde di un anno.
Erano tutti i venti sull’altura,
si aggiravano irrequieti
tra le mura ferite del paese
come a ricercare
la rimpianta presenza dei vivi.
A ogni soffio irruente
oscillavano le erbacce
animando il vuoto delle imposte.
Quei venti ti facevano leggera
e la nuvola alzavano
dei tuoi capelli moreschi.
Per questo, forse,
non ho dimenticato.

(da Vento di brughiera, Premio Venafro 2002, Edizioni EVA)

***

Il soffio nell’anfora

Ho soffiato in un’anfora
dissepolta, e sul viso
mi è tornato un respiro
quasi di un essere lontano
venti secoli.
Come in quella terracotta

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 23


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

lascerò le mie aspirazioni


in un angolo chiuso della terra.
E la fuga del globo
continuerà nei deserti dell’aria.
Fin quando di là di millenni
un soffio vorrà ritrovarmi
e scoprire che vissi
in questi anni dell’uomo e di Dio.

(da Il soffio nell’anfora, Edizioni EVA, 2005)

Campobasso, maggio 2008

Campobasso, maggio 2008. Premio "Altobelli"

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

ALFREDO DI MARCO

Alfredo Di Marco ha intrapreso “l’ultimo viaggio” agli inizi del mese di maggio del
2008, dopo un malore che si è ripetuto due volte di seguito e che ineluttabilmente lo
ha accompagnato sull’”altra riva”. È successo improvvisamente, quando si pensava
fosse ancora indaffarato ed impegnato ad organizzare, insieme con la presidenza della
Pro Loco di Giungano, la seconda edizione del Concorso di Poesia “Città di
Giungano”, concorso che nonostante la sua, appunto, improvvisa dipartita, sarà
comunque portato avanti grazie soprattutto all’impegno della figlia, signora Maria
Assunta e al Presidente della Pro Loco di Giungano, Enrico Pesce. Il concorso, per
onorare la memoria del Nostro, è stato ribattezzato “Concorso Internazionale di
Poesia Alfredo Di Marco – Città di Giungano”. Certo, è venuto a mancare un pilastro,
un riferimento eccezionale, nella comunità culturale locale e diremmo anche nazionale,
dal momento che l’avvocato Alfredo Di Marco, stimato professionista, era anche e
soprattutto un valido letterato e poeta, conosciuto in ambito nazionale per la sua
proficua attività culturale e per i molti premi ben meritati nei vari importanti concorsi
letterari ai quali lui partecipava molto volentieri. Il suo carattere riservato, tranquillo e
sereno, mascherava in realtà un animo poetico nobile e incline all’ascolto e alle voci
del mondo e della natura. Elegiache infatti sono le sue liriche, un canto melodioso che
risalta il mondo genuino degli antenati, della quotidianità agreste e dei grandi valori
della vita. Un Poeta dal forte sentimento spirituale e religioso, un profondo conoscitore
dell’animo umano: un grande Poeta, insomma, la cui dipartita segna una grave e triste
mancanza nel nostro cuore e nella cultura poetica meridionale e nazionale.

Dammi un frammento

Dammi un frammento
del tuo sorriso d’angelo.
una favilla dei tuoi occhi
lucidi d’amore,
dammi un lembo
della tua anima fiorita

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 25


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

a voglie di passione.
Ed io sarò il tuo spazio
di orzo e di vento,
il tuo campo di mele
che ascoltano silenzi
di antichi germogli.
Al riverbero del pozzo
della luna piena
me ne andrò là
dove i palpiti del fuoco
si dileguano nel buio
e rimarrò ciottolo di fiume.
Sul mio sasso scorrerà
l’acqua dei secoli futuri
e stormirà lontano
con allegre fronde
l’albero di pensieri dolci
per la donna che amai
con l’intensità del magma
che avvolge la foresta e la divora.

***

Il giorno del volo

Nel mio incedere scalzo


tra sassi di antichi tratturi
bisbigliavo preghiere ad albe
non ancora sbocciate,
compagne lucide marre
a rivoltare zolle di scialbe colline.
E quando il sole dava fiato
alle fanfare del cielo
ero già stanco di pregare
perché desse compensi la terra.

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 26


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Compresi allora che il vento


con le sue forti mani
poteva portarmi lontano.
E venne il giorno del volo
e indossai ali di colomba
a percorrere spazi di luce,
svanì il profumo di bianchi cespugli
che mi colmava l’anima di gioia.
Ora dipingo la noia
sulla parete quadrata della solitudine
e non sono felice di andare
per logore scale di tribunali,
modesto avvocato a pregare
gli avari dei della giustizia.
Non raccoglie frutti chi stende
all’arancio la mano leggera,
graffia a sangue la pelle del cuore
l’acida spina celata fra i rami.

***

La mia sera

Sfuma la sera
in rigagnoli di nulla
e in forma di gabbiano
il mio pensiero penetra il silenzio
che si avvolge nell’immensità.
Agito nel buio le mie ali,
m’insegue la paura del mistero.
Forse una stella che vive
al di là dell’immaginazione
verrà a prendermi per mano
e sarà più chiaro il mio cammino.
Questa mia sera si veste

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 27


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

dell’eterno moto delle cose,


del farsi e disfarsi delle nubi.
Ha amaro sapore il girono
che muore inchiodato al tempo.
Forse oltre il nulla
che attorce la mia mente
un’allodola di luce
mi aspetta a liberarmi
dalla scorza di dolore che mi stringe.
E la mia sera può essere preghiera
assieme a uomini che vanno
a orizzonti senza fine.

(Da Sospiri, Edizioni Centro per la diffusione della cultura, Poseidonia Paestum,
2006)

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 28


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

ARISTIDE LA ROCCA

Aristide La Rocca è nato a Nola il 24 aprile 1925 ed è morto improvvisamente proprio


nella sua città il 18 ottobre 2006. Dottore emerito (fu direttore sanitario presso
l’Ospedale Cardarelli di Napoli) e poeta di grande talento, è stato, tra l’altro, il
fondatore e il direttore della rivista culturale “Hyria” (dal nome di un’antica città sorta
nei pressi di Nola, poi scomparsa), che da ben 35 anni si è sempre occupata di
letteratura, saggistica, cultura varia, poesia, con una notevole diffusione in ambito
nazionale.
Conosciutissimo e stimato nell’ambiente più colto e importante della nuova poesia
napoletana e campana, Aristide La Rocca ha prodotto tantissimo, sia nel campo della
letteratura medica, che in quello letterario, poetico e teatrale. Molto noti sono i suoi
“Frammenti” poetici, di cui riportiamo in calce un brano ancora inedito, tratto da
Frammento CV.
Attraverso la sua instancabile e puntuale opera di diffusione scientifica e letteraria, della
quale la Rivista Hyria era e rimane un pregevole riferimento, Aristide La Rocca ha
sempre riscosso il plauso e il riconoscimento da parte di tutti, letterati, giornalisti,
personalità del mondo della Cultura, fino a meritare il conferimento della Cittadinanza
Benemerita (Nola, 27 aprile 2006).
Aristide La Rocca ha anche il merito di aver sempre particolarmente curato e
approfondito la poesia mediterranea e i grandi poeti del nostro Sud, come ad esempio
Rocco Scotellaro, del quale era grande studioso (si ricordano i suoi numerosi interventi
e conferenze, come quella tenuta a Nusco nel settembre 2005 in occasione del
“Festival della poesia del Sud e per il Sud”).

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 29


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Grande merito, quindi, ai figli prof.ssa Amelia La Rocca, Presidente della Fondazione
Amelia e Concetta Grassi istituita dallo stesso Aristide La Rocca, e al dott. Francesco,
i quali hanno voluto continuare l’Opera dell’illustre padre, in modo particolare la
pubblicazione della Rivista, nel cui ultimo numero, dedicato interamente al ricordo del
Nostro, figurano gli interventi e le testimonianze di numerose personalità del mondo
editoriale, giornalistico, letterario e poetico.
Ricordiamo alcuni suoi testi di poesia: La casa nel sole, editore Cappelli, 1968; I soli,
Loffredo, 1971; Dieci Frammenti, 1979, ed. Hyria; L’amore randagio, 2000.

(da Frammento CV)

Questa è l’era della spensieratezza


recondita allegria del disperato
che varca il nostro mare in una barca
l’opera morta affondata di vivi
naufragio seppellimento a vista
nelle onde quei delfini ritentano
svegliare quei morti girano girano
attendono carezze se ne vanno
incontro a un’altra barca l’appostata
attenti circospetti due annoiati
fiocine senza gomene il massacro.
Questa è l’era della spensieratezza
alla guida zelante il vacanzaro
della prima giornata caricata
d’opere morte nude le bretelle
scalze assetate gli occhiali da sole
confondono i colori del paesaggio
sono intatti per terra arrotigliati
dalle gomme dei mezzi di soccorso
sulla corsia d’emergenza sfilano
le bare il sacerdote aspetta in chiesa.

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 30


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

SCENA VI

Narsete esce. Giustiniano si precipita a uno specchio, si osserva con attenzione, dà qualche tocco ai
capelli, si stira le guance, controlla e rassetta la veste.
Narsete rientra con Teodora

Teodora – Giustiniano – Narsete

Teodora: La mia devozione il mio buon giorno


Giustiniano: Ricambio il mio buon giorno a donna bella
e sennata che più bella ne è.
I tanti affari dell’impero vietano
d’attendere a tutto mai d’ammirare.
T.: Avete letto aspetto o tornerò.
G.: Aspettare per farti stare qui.
T.: Non è il mio posto.
G.: Non s’addice un posto
a chi n’è indegno incerto inadeguato
pusillo all’operare irresponsabile.
Sortilegio di donna giovanissima
non d’esperienza ti fanno diversa
auspicabile a più importante ufficio.
T.: Signore sono suddita e mi adeguo.
G.: Narsete questa giovane un acquisto.
Quand’anche dispiacesse per la lettera
che non ho letto e che non leggerò
ho creduto sentire che domanda
protezione. Che pensi l’accordiamo.
Narsete: Non lo penso perché lo pensi tu.

(da Scene bizantine – Teodora – Frammento XC – Atto III, pubblicato in inserto


di “Hyria” n. 97-98, dicembre 2002 – marzo 2003)

***

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 31


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Che entri un frammento di luce


(Ad Aristide La Rocca)

“Esclamate guardandomi e ammirate


d’immenso nulla più e di me maestoso”
A. La Rocca

La luce la luce un frammento ancora un poco in quest’angolo


che improvviso scompare nel cielo inatteso come un brivido
il commento del mondo che sempre farfuglia di morte al di là
e noi qui a raccogliere un continuo boato di silenzio fra le mani
eppure sentire tutto il dolore al balcone mentre abbraccio
la gente io vado via vado via e non torno non cercatemi
nell’incavo dell’ombra alla sera io sto con i gigli di nola
sottobraccio porto le ali delle poesie e un canto antico
di pastori lucani sembra precedermi ora che il sole bruca
a perpendicolo sulle case d’erba disciolte nei ricordi
io vedo ancora un’ombra che scrive una materia eterna
qui che la penna ha tratti d’inchiostro rosso di sangue
e il cuore il cuore! non resse a tanto cammino ma
ora vado oltre sto con le nuvole e spando in tutto
il creato il mio profumo di poeta
Teodora mi disse un giorno di aprirle
una scena e qui recito una parte non dovuta ma voi sentite
sentite il mio canto ancora si prolunga oltre il sole e da Bisanzio
raccoglie tutte le donne amate in un tripudio di atti applauditi
Silenzio gira ora attorno alla casa
e la pace è poesia nostra mediterranea genitrice
che vive sempre nei dintorni e dappertutto la morte
non è che un balzo improvviso fuori le mura
ho lasciato uno spiraglio
che entri ancora un piccolo frammento di luce addio
Giuseppe Vetromile

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 32


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

DOMENICO LUISO

Domenico Luiso è nato a Bari il 10 ottobre 1937 ed è morto il 7 settembre del 2013.
Risiedeva con la famiglia a Bitonto, dove ha sempre svolto una intensa attività
letteraria, specialmente negli ultimi anni, dando il suo fattivo contributo
nell'organizzare importanti eventi culturali ed anche concorsi, come il concorso di
poesia e narrativa "Città di Bitonto". Ha pubblicato diversi libri di poesia; l'ultimo,
uscito postumo, è intitolato "Di febbri e di parole", Edizioni Bastogi, Foggia, con
prefazione di Armando Saveriano.
Domenico Luiso è stato un assiduo partecipante dei concorsi letterari nazionali, e
sempre si è distinto in questi, ottenendo molto spesso il primo premio ed altri
significativi riconoscimenti. Il suo nome è inserito in numerose antologie e riviste di
poesia. È stato membro di giuria in molti concorsi letterari di rilevanza nazionale.
La sua poesia si snoda attraverso percorsi di alta liricità, con un dettato poetico incline
alla denuncia della condizione umana che non riesce a divincolarsi dalle storture, dalle
ingiustizie e dalle prevaricazioni sui più deboli; ma il suo è anche un canto profondo,
a volte autobiografico, sensibile e attento a ritrovare un perché nella propria e altrui
esistenza.

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 33


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Incorporeo giorno

Incorporeo giorno naufragato


in questo pastoso vento d’ottobre
offro al tuo palco un vaso col geranio
che non seppe sfrondare la mia torre
di parole trafitte dal silenzio.
Giorno stagliato nel grigiore l’acqua
non seppi del mio sogno e del suo cuore
e infransi il mio tempo senza ore
alle salmastre chiglie di relitti
fitti di approdi stanchi e senza scie.
Tu fosti squame seme stelo fiore
senza naufragi di stagioni
il cielo Con Luiso al Premio di Casalguidi,
la tua lumaca saggia con il tempo settembre 2005
rinchiuso variopinto al suo guscio.
Sul davanzale della mia finestra
pendulo al vento sotto il cielo spoglio
sarai sepolto come questa luce
che m’entra a fasci e non mi dà colore.

***

Hymne

Dopo il gaudio la gloria ed il dolore


ecco la luce (non scoperta prima)
e gli angeli con la ramazza in mano
e creme e cere per le macchie d’unto.
Si creperà il cunicolo dei sensi

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 34


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

e tutti i quadri appesi alle pareti


si polverizzeranno sui mattoni
e l’aria densa si diraderà.
Benedirò le mie finestre antiche
le grate a croce con la fioca luce
gli spigoli dei vetri e i chiodi neri
che mi aprivano il sangue dei pensieri.
Non li ho chiamati gli angeli spazzini
venuti a sgomberare la mia stanza.
Me la faranno vuota con la luce
mi spariranno i corni e gli alambicchi
i libri la chitarra ed il cappello.
Che fare in tanta luce? Sarò inerte
come una pietra o un raglio di somaro.
Aspetterò la mezzanotte quando
anche la luce cascherà dal sonno
e mi farò candela accesa che si libra
sorretta da un fantasma inesistente.
Andrò frugando tra gli avanzi e i resti
delle mie gioie e delle lunghe pene
e li nasconderò dentro la bocca.
Per dare un senso all’imminente alba.

***

Un altro gallo

Cancella i miei disegni


senza il tuo nome, Dio sepolto
dalle macerie delle mie domande
accese e spente

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 35


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

lungo le balze viscide del mio cielo illune

sul forsennato pentagramma


dei miei inni glabri
Non darmi le mie grida di silenzio
le mie bandiere senza vento
convulse alla deriva
tra le pietre rotte
dei tuoi tabernacoli
sparsi sulla mia strada
con la tua falsa icona
esposta in mille pose
dietro un lumino spento.
Scompagina il mio canto, Dio
asincrono con le preghiere prestampate
sul mio petto eretto
in prima fila
tra i banchi degli errori
Ridammi ancora un gallo
e una notte che ritarda.

(da L’arsura delle ali, Bastogi Editore, 2004)

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 36


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

PASQUALE MARTINIELLO

Pasquale Martiniello è nato nel 1928 a Mirabella Eclano, provincia di Avellino, e lì è


morto nel 2010. Già Sindaco della sua città natale, nonché docente e Preside nei licei
statali, ha promosso e realizzato nel 1969 l'istituzione del Liceo scientifico e nel 1973
quella del Liceo classico e di Scuole materne. Ha costituito l'Associazione culturale
"Linea Eclanense", con la quale fin dal 1983 ha organizzato il Premio Nazionale di
poesia "Aeclanum". Ha fatto parte di diverse giurie di premi letterari e di varie
accademie.
Vasta è la sua produzione poetica: Testimonianze Irpine (1976), Verso il Giudizio (1977),
Esodo (1979), Il passo del sole (1980, primo premio "Primavera strianese", Striano),
Lacrime sulla soglia (1982), Vipere nello stivale (1986), Il lamento di Gea (1989, primo premio
"Monferrato 89" con pubblicazione), L'ora della jena (1993), I canti della memoria (1995,
primo premio "G. Gronchi" con pubblicazione), Le piste del tempo (1995), L'orlo del
bicchiere (1997), Memoria e tempo (1998), I Lunatici (1999), Radici (2000), La Vetrina (2001),
Ossimori (2002), Il Picchio (2003), La zanzara (2004), No munno spierso (2005), I ragni
(2005), Occhio di civetta (2006), Le faine (2007), Il formichiere (2008), Le cavallette (2009); di
saggistica: Nicolò Franco Beneventano. Ipotesi di teatro di Giuseppina Luongo Bartolini (1997);
di narrativa: Zolle d'ombra di Maria Luigia Cipriano (1998, romanzo); opere antologiche:
Città di Solofra (1990, in collaborazione con Vincenzo D’Alessio) e Il ventennale
dell'Eclanum (2002).
Ha ricevuto numerosi premi letterari, ne citiamo alcuni tra i numerosissimi ricevuti: Il
Portone, San Domenichino, Romena, Setaccio, Don Bosco, Primavera strianese,
Pensiero e Arte, Villa Alessandra, L'albero delle rose, Verso il Duemila, L'Agave
d'argento, Città dei due mari, Agellum, Città di Avellino, Città di Fucecchio, Città di

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Pompei, Padre Romualdo Formato, Città di Solofra, Città di Napoli, Giovanni


Gronchi, Monferrato, Città di Capaccio-Paestum, Saturo d'argento, Penisola
sorrentina, Natale agropolese, Calentano, Areopago letterario, Bitonto, Simposio delle
Muse;
La letteratura meridionale, e campana in particolare, ha perso un riferimento chiaro e
raro, perché Martiniello ha una poesia peculiare, un dettato e un verso molto legato
alle tradizioni e alla terra irpina, e riversa nelle sue poesie la crudezza e la durezza di
una terra martoriata e anche vilipesa. Versi che poi, immancabilmente, con una satira
sottile, hanno molta attinenza alla condizione della nostra società attuale.

Il giorno non approda

Il giorno non approda


là dove tanti galli cantano
E questa barca non prende
vela per le troppe risse
fra capo e mozzi
Nessuno sa qual è la rotta
e il porto dell’attracco
e la merce che si offre
e il marchio a garanzia
fra tante zecche false
Il sospetto è che manca
il carico vero Tutto è segatura
o pula senza il grano delle idee
Di qui il fiele che scolla
il decollo
La vertigine falsa gli equilibri
e il vuoto crea vortici e rischi
schianti e precipizi
Le ripicche abbassano i profili
e i progetti restano in grembo a dio
luogo immoto

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

***

L’oro abbaglia

L’oro abbaglia
e taglia la radice fragile
dell’anima
Non meno incatena
il potere la droga il fumo
il perverso gioco
Il ragno inciampa nella spada
e muore al centro della rete
tradito dalla mosca d’oro
Lontano dai fulgori delle ginestre
mi godo quel poco avere
e del silenzio al sole della lucertola
A me basta un pane anche di miglio
anche da solo e un boccone d’acqua
che uccide la sete
Dal vaso delle memorie cara spunta
al cuore la favola che vuole peregrine
estive le lucciole anime di purgatorio

***

I corvi

I corvi
ritornano a gracchiare
e si riaccendono le risse
a monetine

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 39


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Illusi
ci pensavamo in pace
lontani da fumi d’osterie
e numeri a lotto viziati
e batali di congreghe
Che Dio spezzi il suono
delle battole e spini false lingue
estingua bande di clarinetti
che frastornano agonie d’ospedali
Qui tutto cresce e rincara
Costa caro anche morire
Solo il vizio d’iperboli e litoti
non conosce vento d’autunno
Più voce d’ascolto alle pietre
d’angolo ai cuscini di cartone
essendo già la terra
un’accademia di aedi e teatranti
Qui siamo tutti rifiuti un giorno
per discariche private
anche se varia la qualità del funerale
la carrozza l’incenso del discorso
Avanti i ponti sono rotti

(da Radici, Editrice Ferraro, Napoli, 2000)

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

NATALE PORRITIELLO

Natale Porritiello, nato a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, il 26 aprile del 1943, è


stato un personaggio di spicco dell’imprenditoria anastasiana, avendo ereditato da suo
padre l’antica e prospera azienda di famiglia dedita alla lavorazione del rame e
dell’acciaio, divenuta poi con lui una delle più importanti realtà del mondo lavorativo
non solo cittadino, ma anche nazionale e internazionale. La Fabbrica del Rame di
Natale Porritiello, di antica tradizione anastasiana e vesuviana, è infatti notissima e i
suoi prodotti sono esportati in tutto il mondo.
Ma Natale Porritiello è stato anche un grande poeta, specialmente incline al dialetto
napoletano. Accanto alla sua attività di solerte imprenditore, amava infatti frequentare
il mondo letterario cittadino e napoletano, organizzando egli stesso e a sue spese
grandissimi eventi e spettacoli nei quali riusciva ad integrare poesia e musiche in un
armonioso connubio artistico e folkloristico. Numerosi sono stati i libri di poesie da
lui pubblicati e diffusi con successo. La sua personalità schietta, diretta, era anche
aperta e disponibile, fino a creare bellissime e interessanti opportunità di incontri
letterari sia nella sua residenza di Sant’Agata de’ Goti, fondando lì la “Casa della
Poesia”, sia nell’altra sua incantevole residenza di Praiano.
Un banale incidente stradale pose fine ai suoi giorni, l’11 luglio del 2017, lasciando
tanti progetti incompiuti, tra cui il “Museo del Rame”, che stava appena cominciando
a progettare. La rosa gialla, una delle sue più belle poesie, è divenuta emblema e simbolo
della sua poesia e del suo grande e umanissimo cuore di imprenditore poeta.

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 41


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Una rosa gialla

Quando non ci sarò più


sulla mia tomba,
posate una rosa gialla, una sola,
quella rosa che invano ho atteso.
Non piangete la mia scomparsa,
non parlate di me
il nuovo tempo lo farà,
non ci sarà attimo,
che non abbraccerò
i vostri ricordi,
non ci sarà istante,
che non vi seguirò da lassù,
la morte è un alito doloroso
che si disperde nel tempo
io vi aspetterò miei cari,
fino a che il vostro tempo verrà
e vi porterà a me,
con un lieve sorriso
e quella rosa gialla tra le mani,
saremo così uniti
per l'eternità.

***

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 42


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Il treno dei sogni

Me ne andai per le vie del mondo,


a cercare quell’amore,
che frenasse l’ansia mia
e poter donare la pace,
ai cuori increduli,
ma nell’andare per il mondo,
persi quell’amore filiale linfa di vita,
adesso solo e pensoso,
con il bagaglio dell’amore acquisito,
cerco una ragione per donarlo
e non ricevo risposte.
Solo nella mia grande casa,
con mille luci e un grande fuoco,
che non riscaldano il cuore e l’anima mia.
Come vorrei sentire il vociare dei bambini,
come vorrei una carezza da quelle manine pure.
Questo Natale,
mi vestirò da Babbo Natale
andrò per il mondo,
con il mio fantastico treno,
sbuffando e cantando
e inviterò tutti i nonni solitari
e insieme andremo per le vie del mondo,
a portare ai bambini mille regali,
potremo sentire la loro allegria e il loro vociare,
che ci riscalderà il cuore e l’anima.

***

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

P’ ‘e strate ‘e Napule

P’ ‘e strate ‘e Napule
vulesse alluccà… vulesse cantà…
Guardo sti mmure vecchie,
quase scarrupate,
ma che parlano.
Guardo sti vasce
cu na porta rotta,
cu na lastra scassata,
addò se ride, se canta, se chiagne…
Me nne vaco
p’ ‘e strate vecchie ‘e Napule
scavanno ‘int’ ‘e pensiere
e… che nce trovo?
N’angiulillo rutto,
nu cavalluccio scassato
e tutt’ ‘e ricorde
ca nun vulesse arricurdà…
tutt’ ‘a nustalgia
can un vulesse cchiù sentere…
e chill’aquilone mio
can un s’è aizato maje
dint’ ‘o cielo blu,
pe mme purtà luntano,
addò sta ‘a felicità…

(da Il viale dell’anima, 2004)

***

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Paese natìo

Oh, tristi percorsi, voi mi portaste


a distaccarmi dal paese mio.
Quando la nostalgia va,
amo vedere da lontano
il coprirsi viola della montagna amata.
Al suono delle campane che mi porta indietro,
all’infanzia mia,
sento salire il pianto agli occhi.
Col capo chino e la tristezza sola
d’ascoltar mi piace gli indistinti suoni
del paese mio… A Praiano, febbraio 2017
lo sguardo va sui mille tetti
ma non ne fissa alcuno
per non scorgere la natìa casa.
Sento arrivare al cuore un gran pulsar d’affetti
e di ricordi antichi;
affretto il passo per fuggir da essi.
Nubi nere seguono il mio cammino
e lo stesso vento che l’incalza
m’arriva al cuore sì come un lamento.
Un ultimo sguardo… e lassù scorgo,
sulla montagna in alto, un lume acceso…
e la speranza va.
Col capo chino
fuggo via, per non sognare,
per non sognare più.

(da Sentimenti, Cosmopolis Edizioni, 2006)


A Contrada Mosti, Benevento,
giugno 2017

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 45


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

MARISA PROVENZANO

Marisa Provenzano è nata a Catanzaro, dove è venuta a mancare il 28 marzo del 2020.
Laureata in Filosofia, ha insegnato nelle Scuole Superiori e si è da sempre dedicata alla
Poesia, alla Letteratura e all'Arte.
Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali,
per la poesia e la narrativa.
Ha pubblicato diversi libri di poesie, tra i quali l’ultimo è stato "Kintsugi", Leonida
Edizioni, 2018; molte sue liriche e alcuni racconti sono stati pubblicati su antologie e
riviste di settore. Alcune sue poesie sono state tradotte in portoghese, in spagnolo e in
inglese.
Ha recensito e presentato numerosi libri di poesia e narrativa, di autori e poeti italiani,
presso Associazioni e Circoli Letterari. È stata un’attenta e solerte organizzatrice di
eventi e incontri culturali, nella sua città ma anche in altre sedi. È stata inoltre
l’organizzatrice e Presidente di Giuria del Premio Letterario Città di Siderno nelle
ultime due edizioni 2018 e 2019,
La sua vena creativa era appassionata ed intensa. Di animo schietto, consapevole del
suo grande talento, non amava i compromessi e le mezze misure, specialmente in
ambito letterario, ma con grande dignità e professionalità portava avanti i suoi progetti
e la sua cospicua attività di letterata. La sua poesia dragava nel profondo dell’animo
umano, cercandone i misteri più reconditi e traducendoli in flussi luminosi di vita e di
speranza, nel tentativo di dare un senso alla sua e alla nostra esistenza. Esistenza,
quotidianità, che comunque affrontava con entusiasmo e con atteggiamenti positivi e

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 46


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

frizzanti, specie quando si trovava tra amici, con i quali si intratteneva volentieri
narrando numerosi e allegri aneddoti di vita quotidiana.
La sua morte improvvisa, nel silenzio della notte, lascia un vuoto incolmabile.

Il poeta

Il poeta aspetta
che tramonti il sole
e con lo sguardo
insegue le ore
sull'orologio stanco.
La morte non sorprenderà
il poeta
perché non sarà mai vinto
e in piedi,
con lo sguardo al sole,
ci lascerà l'alba rosata
dei suoi versi.

***

Ho un abito

Ho un abito cucito d'assenze e d'illusioni


ed è incompiuta questa mia natura strana
Cerco tra inariditi arbusti le carezze mancate,
m'aggrappo a briciole di sogni e polvere di ricordi
e attendo che l'alba mi disveli il nudo silenzio
che s'alza lieve con un raggio di sole,
mentre con occhi stupiti m'affido all'infinito
di un orizzonte che m'inganna e limita
Scrivo parole che rimangono sospese nel vento
e so che saranno solo versi confusi
che nessuno leggerà mai né conoscerà

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 47


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Ho un abito cucito di malinconie e rimpianti


che cela nelle trame l'ordito di un domani
incerto e provvisorio come i miei giorni
Sorrido con labbra mute a chi m'incontra
e celo l'inverno del cuore sotto un raggio di luna
che complice m'ascolta nelle notti insonni.

***

Come un baco da seta

Mi domando se c'è un punto di non ritorno


quando all'incrocio del giorno sei sola
e cerchi appigli per tornare indietro
o forse solo un alibi per non andare avanti
Mi domando se il tempo è solo un'emozione
e se i ricordi sono esili fili d'intricate matasse
nelle quali t'avvolgi come baco da seta
Cerco una meta che non sia un traguardo
e mi domando dove sono arrivata
e se lo scopo è solo l'attesa di un domani
che alla fine delude e il futuro è oscuro disegno
M'assale la noia dei dubbi ambigui
e la certezza di non riuscire a guardare
i mille e inutili dettagli della realtà
e allora m'arrendo a vivere il tempo,
aspettando il tramonto per bearmi dell'alba.

***

L'ultimo rintocco

Negli abbracci del vento che profuma


di foglie d'autunno e di muschio,
all'ombra di ricordi bagnati di brina,

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 48


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

nell'ora del tramonto rosato


dimenticherò le spalle coperte d'anni
e i sogni che lenti sono andati alla deriva
Sarà nuovo il giorno e i passi lievi,
come i sussurri del silenzio
Quieta sarà la mia corsa e leggera
la carezza che ti sorprenderà nella stanza vuota,
saremo germogli di prati verdi,
immemori del dolore che ha segnato il volto,
storditi dal canto di rondini migranti
in cieli che non hanno nuvole
Inseguiremo ancora le ore sul quadrante
e sarà di gioia l'ultimo rintocco.

(Testi tratti da Kintsugi, Leonida Edizioni, Reggio Calabria, 2018)

***

Alla fonda

Abbiscio la cima della vela


per abbordare meglio le mie ore
e rendere l'approdo più sicuro.
Mi sembra troppo azzurro questo mare
che meraviglia ancora la mia vista
e colma il cuore d'effimere illusioni;
ormai la mia nave è alla fonda
e naufragano i giorni ed i tramonti
non ho più reti da lanciare al largo
per ripescare sogni di cobalto e luce
ma solo il tempo di un ultimo abbrivio

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 49


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

per poi salpare incontro a un'alba nuova.


Seguono ancora voli di gabbiani
le rotte che segnarono la vita
ed io attendo che il vento dilegui
velate nebbie e bruma all'orizzonte
per ritrovare attracchi alla mia resa,
smarrita come sono nel viaggio

Con Marisa Provenzano. al Premio


Città di Salsomaggiore, settembre 2015

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 50


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

GIANNI RESCIGNO

Gianni Rescigno è nato nel 1937 a Roccapiemonte, in provincia di Salerno, e ha vissuto


a Santa Maria di Castellabate fino alla morte, avvenuta il 13 maggio 2015.
Scrittore e poeta prolifico, ha pubblicato: Credere (Gugnali, 1969); Questa elemosina
(Todariana, 1972); Torri di silenzio (EdiNord, 1976); I salici-I vitigni (A. Lalli, 1983); Le
ore dell’uomo (Forum, 1985); Tutto e niente (Genesi, 1987); Un passo lontano (Piovan, 1988);
Il segno dell’uomo (Lorenzo, 1991); Angeli di luna (Genesi, 1994); Un altro viaggio (Bastogi,
1995); Le strade di settembre (idem 1997); Farfalla (idem 2000); Dove il sole brucia le vigne
(Genesi, 2003); Lezioni d’amore (Lineacultura, 2003); Le foglie saranno parole (Manni,
2003); Io e la Signora del Tempo (Biblioteca S. Maria, 2004); Come la terra il mare (Guida,
2005); Dalle sorgenti della sera (Eldorado editrice, 2008); Gli occhi sul tempo (Manni,
2009); Anime fuggenti (Genesi, 2010); Cielo alla finestra (idem, 2011); Nessuno può restare
(idem, 2013); Sulla bocca del vento, tradotto in francese da Jean Sarraméa e Paul Courget
(Il Convivio, 2013); Un sogno che sosta (Genesi, 2014).
In prosa ha pubblicato il romanzo Storia di Nanni (Galzerano, 1981) e Il soldato Giovanni
(Genesi, 2011).
Nel 2001 è uscito a Torino, per i tipi della Genesi Editrice, un saggio critico sulla sua
trentennale attività poetica, dal titolo Gianni Rescigno: dall’essere all’infinito, a firma di
Marina Caracciolo. Un altro saggio è stato scritto per lui da Luigi Pumpo, Gianni
Rescigno: il tempo e la poesia, Ibiskos. Anche Franca Alaimo gli ha dedicato uno studio
intitolato La polpa amorosa della poesia, Lepisma. È di Menotti Lerro La tela del poeta

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

(amicizie epistolari di G. Rescigno), Genesi, 2010 e di Antonio Vitolo Il respiro dell’addio


(la poesia dell’attesa e il rapporto madre-figlio in G. Rescigno), idem 2012.
È stato membro di Giuria in importanti concorsi letterari nazionali e tantissimi sono
stati i premi e i conoscimenti ottenuti.
Nel 2014 l’Accademia Internazionale “Le Muse” di Firenze gli ha conferito il Premio
Internazionale “Le Muse” per la poesia (tra gli altri premiati si citano: Quasimodo,
Montale, Pound, Luzi, Turoldo, Parronchi, Spaziani, Sorescu, Zavoli, Evtusenko).
La poesia di Gianni Rescigno è elegiaca, armoniosa, con temi ampi che traggono
spunto dal sentimento e dai valori della famiglia, alla natura e al religioso.

La Signora del Carro

Mia madre stendeva al balcone


la coperta più bella e spiegava:
passa la Donna del Carro
che schiaccia il capo al serpente
quella a cui ci si inchina
e le si lanciano i petali
più freschi di rose.
Ha davanti un bue un leone
e l’aquila che al sole s’invola.
Tutt’intorno bambini con ali di carta.
Vuoi fare anche tu l’angelo
ai piedi della Signora del Carro?
Ed io dalla sua mi ritraevo la mano.
Non rispondevo, pensavo soltanto.
Né desideravo indossare le ali.
Ma di notte tra i fuochi sparati
ecco ecco la disegnavo cogli occhi.
Le offrivo sorrisi e stupore.
L’avrei chiamata, ma per vergogna
nascondevo in bocca le parole.

***

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Preghiere e carezze

Nella memoria i tuoi profumi di maggio.


L’anima ha il marchio dei sensi.
Pellegrina attende le emozioni del nulla.
Ti sei svegliata per cullarci dolore?
Fanciulla di mirto che apri porte di sole
fatti lenire il bruciore degli occhi.
Forse sono nostri i tuoi pianti di sangue?
Vuoi preghiere in cambio di carezze?

(da Io e la Signora del tempo, Biblioteca S. Maria, 2004)

***

Canterei il tuo nome

Se per caso
dovessi incontrarti
non ti chiamerei.
Canterei il tuo nome
soffiando nella conchiglia
delle mani.
Lo facevo quando correvamo
accanto al mare e le onde
si fracassavano sulle pietre
Con Gianni Rescigno al Premio Giulio
con la tua risata.
Stolfi, Pignola (Pz), settembre 2013
Gianni Rescigno

(da Cielo alla finestra, Genesi Editrice, 2011)

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

ADRIANA SCARPA

La poesia non muore, la poesia non è morta. Anche se la voce può cessare, anche se il
canto sublime può interrompersi indefinitamente, l’anima della poesia resta. E resta
fra noi la poesia di Adriana Scarpa, che malignità terrene hanno strappato a questo
temporaneo viaggio di materia. Adriana Scarpa, infatti, non c’è più: è deceduta a
Treviso, città in cui risiedeva ormai da tempo, il 19 ottobre 2005, lasciando tutti noi
costernati e affranti. Adriana Scarpa è stata, è, una grande poetessa, e senza alcuna
retorica ma riconfermando una realtà che è sempre stata sotto gli occhi di tutti noi che
scriviamo poesie e ci sforziamo di dare un valido contributo all’attuale panorama
poetico italiano, possiamo ben dire che la Nostra Poetessa è stata – e continua ad
essere – un preciso riferimento, un punto fermo, un modello eccelso da seguire, da
studiare, da amare.
Nata a Venezia nel 1941, sua abituale residenza è però stata la città di Treviso, dove
appunto si è spenta. Ex funzionario della Banca d’Italia, Adriana fin da piccola aveva
sempre dimostrato particolare predilezione per la poesia, tanto da affermarsi, nella sua
maturità poetica, in importantissimi concorsi letterari nazionali, nelle cui commissioni
giudicatrici figuravano nomi prestigiosi della letteratura contemporanea, quali
Ungaretti, Caproni, Zanzotto, Bo, Galasso, Grisi e tanti altri. Numerosissimi i primi
premi, intensa la sua attività letteraria e prolifica la sua opera, con più di trenta
pubblicazioni, per la maggior parte avute in premio e sempre qualificandosi con molto
merito ai primi posti nei vari concorsi. Ultimamente la sua città, Treviso, le aveva

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 54


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

pubblicato un’antologia completa di intervista, dedicandole un’intera giornata di


festeggiamenti.
Una poesia intensa, alta, quella di Adriana Scarpa, che lascerà certamente un’impronta
per la sua peculiare e caratteristica espressività. Diamo qui, purtroppo brevemente, un
esempio della sua lirica melodiosa.

Il cielo si appoggia su di me

Racconterò il respiro del tempo


– dicevo – narrerò
lo splendore del pensiero.
Dovunque fossi
trovavo angoli miei da scandagliare
e non lasciavo inaridite gemme
sul ramo ma proiettavo
già schiudersi corolle e infrondivo
il cielo.
Anche adesso
non lascio che si fermi
la montante marea di sensazioni
e pettino adagio i lunghi capelli
dello spazio, scavo
dentro nodi di luce.
Il cielo si appoggia su di me
note inquietanti, respiri
mi giocano sulla carne,
vengono a tentarmi,
a vivermi.

(da Il tempo, la memoria, Montedit, 1997)

***

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Mia madre

Mia madre
ha salito la Scala Santa in ginocchio.
Mia madre ha percorso
il viale del Santuario a Pompei
a furia di genuflessioni
sgranando il rosario
tra le mani.
Mia madre
ha avuto, e ancora possiede,
una fede incrollabile
per ottenere il miracolo.
Mia madre
riesce a parlare con Dio
e instancabile chiede.
Sa bussare alla porta
mia madre.
Come il cieco
o l’infermo dei Vangeli
lei sa
come farsi ascoltare.

(da In saecula saeculorum, Cordaro Editore, Palermo, 1991 – 1° premio Internazionale


di Poesia “L’Acalypha”)

***

Mi resta tutto il cielo da spartire

Sono la parola
fuggita dal muro di brezza

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 56


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

che fruga la quieta anima


delle ultime stelle. La mia ricerca
fluttua tra pareti
che non fanno storia, lampade
sospese ai davanzali, lo scialle
modellato alla figura.
S’accende sulla bocca
il cristallo delle rugiade
ma nessuno
può rubarmi il pensiero
che dorme nei tronchi
e c’è stagione nuova
anche per gli occhi
che hanno perduto l’innocenza.
Oggi
mi sento leggera come un ramo
che resta solo col suo peso
dopo un volo di passeri
e la luce
s’irraggia dai contorni delle cose.
L’azzurra matassa della vita
somiglia ad una lucciola vagabonda
e mi resta tutto il cielo
da spartire
con l’anima sempre nuova; la realtà
evade cantando
e il corpo
oltre i confini del tempo.
Il paesaggio si posa sopra la città:
dove comincio, dove finisco
è un incendio di vene
nello spazio che svolge
i chiari giorni del passato.

(Da: Alchimie per una donna, Montedit, 2003)

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

***

Peppe degli automi

Ti sei dato un numero.

L’hai ricavato all’elaboratore


mescolando tendenze e carattere, colore degli occhi e
ampiezza del sorriso.
Naturalmente
data di nascita, nome e posizione astrale: tutto racchiuso
in una placca di silicio,
unicamente tua, come il DNA.

Ti salva dall’automa
il fiore che raccogli ogni giorno
e il cielo del tramonto
che vai cercando
(tuttocolori il cielo)
per non morire.

(dalla raccolta inedita Amici)

***

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

L’Allodola felice

(ad Adriana)

Somma di vita che si racimola in un baratro di terra,


ma poi che altro chiedere al cielo ininterrotto?...
Una luce che dia senso alla nostra ombra,
o un calore che avviluppi la nostra desolazione
in questa casa: ma poi che altro bussare
alla porta del cielo?...
Hai bussato! Ed hai chiesto!... Tu, Adriana,
nell’ora del tramonto, hai chiesto un passaggio
eterno, che sublimi il tuo tutto che è stato qui,
che è stata una perla di dolore, una goccia di gioia.
Ogni tuo verso, ogni tuo canto è un geroglifico
d’amore, di speranza per noi rimanenti
nell’immane cataclisma di materia che è
questo creato: di credo d’esistenza oltre ogni
singola molecola. E tu ora potrai finalmente
dire, con parole di allodola felice:
Se apro porte e finestre ed esco da me,
se muovo le ali della mia libertà e la gioia
fa lievitare il peso del corpo, guardate là,
in alto, dove lo sguardo si perde nella luce,
quell’incredibile aquilone che conosce i venti.
Lassù è salita l’Allodola felice…

Giuseppe Vetromile
20/10/2005

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 59


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

CIRO VITIELLO

Nato a Torre del Greco nel 1936, Ciro Vitiello si è spento nella sua dimora di San
Sebastiano al Vesuvio, dove viveva, il 28 dicembre del 2015. È stato uno dei più illustri
letterati napoletani dell'ultimo novecento: filosofo, saggista, studioso insigne della
letteratura italiana e profondo conoscitore del mondo poetico classico e
contemporaneo. Poeta di grande pregio egli stesso, avrebbe meritato, come tanti altri
letterati e poeti non più tra di noi, maggiori riconoscimenti e attenzioni, una più ampia
dedizione nei suoi riguardi. Ha prodotto una grandissima quantità di scritti, di opere
letterarie, saggi, romanzi, poesie.
È stato redattore della rivista letteraria Altri Termini, ha collaborato a quotidiani e a
numerose riviste. Per Guida ha diretto le collane Poesia Contemporanea (1982-1985) e
Poesia Novanta (1992-1994); per Ripostes Poeti Contemporanei (1992-1995). Ha ideato e
diretto per l'Editore Tullio Pironti di Napoli la Biblioteca della poesia italiana
contemporanea, dove ha pubblicato testi di Luzi, Roversi, Sanguineti, ecc. Per lo stesso
editore ha pubblicato la sua Antologia della Poesia Italiana Contemporanea. Nel 2002
ha ideato per l’editore Guida una collana dal titolo Idetica. Ha diretto, dal 2009, sempre
presso Guida, con Ferroni e Luperini la collana Parole chiave della letteratura. Ha fatto
parte di giurie in alcuni importanti premi di letteratura. Nel 2011 ha ideato il Premio
Letterario Corrado Ruggiero, con una giuria di grande prestigio.
Ha pubblicato, in ambito poetico: Corpor.azioni (1975); Ciclica (1979); Apocalipse quattro
(1980); Cantico d’Erugo (1980); Le resistenze (1983); Didimo (1983); Suite (1984); Accensioni
(1991); Rapimenti (1992); Il gioco degli errori (1994); Baara ( 1995); Quisquis o delle solitudini
(1996); Origini d’amore (2001); Il male sorgivo (2001); La tenue armonia (2003); Lunedì perduto
(2008); Dritto e Rovescio (2012). Per la narrativa: Le voci leggere (1987); Verso occidente
(1987), I due orologi (2003); Malpotere (2009). Per la critica letteraria: Teoria e analisi del

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 60


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

linguaggio poetico (1984); La logica letteraria (1984); Teoria e tecnica dell’avanguardia (1984);
Idetica (2002); Pensare la poesia (2005); Gli spiriti nel presente (2006); Carducci, nostro
contemporaneo (2007).
Nell’ultimo periodo della sua vita si è prodigato molto per la diffusione della poesia,
stimolando e proponendo incontri periodici con l’élite poetica napoletana con l’intento
di guidare e organizzare nuovi movimenti e idee progettuali che potessero approdare
ad una Casa della Poesia come centro nevralgico per la conoscenza, la frequentazione
e la condivisione della poesia in città.

Nudo sono

Nudo sono come verme nudo, chiuso


come chiuso ibisco: torna sole, e io non torno.
Alla gioiosa rotta m’aggrappo succube
alla fonda città, un nodo scorsoio pende all’attesa,
traggo fede e in punta di piedi avanzo all’utopia,
beffardo aborro i derisi stermini, orditi corpi
s’intrecciano in cocente lussuria,
unghie raspano la creta o forse brevi tracce
segnano la presenza della simulazione…
Possa con la tua fede sondare il tempio,
fendere l’acqua, o virare in qualche segno –
è folle anche l’innocenza
nella cecità.

(da Solitudini, in “L’Opera Poetica” V. I, Guida, 2012)

***

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Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Non lasciare impronte

Non lasciare impronte sullo zerbino della casa marina,


sappi che tutto si cancella,
anche l’eco della piena luce è fitto dolo:
affilano i coltelli le ombre dalla città, perciò bacia
la terra, nuda, febbrile,
alzando gli occhi alla cima. Mortale è l’ora, dalla porta
a breve entra la mano che avvinghia i lombi.
Dove l’aria è rigida e l’uccello
non spicca il volo – triste Ifigenia, non assecondare
la sentenza, ribèllati, è impudico scoprire l’intimo
dissolvimento – diffida
della parola “pietà”.

(da Il male sorgivo, in “L’Opera Poetica” V. I, Guida, 2012)

***

Nulla è eterno

Anche le vite degli uomini illustri vengono al termine,


nulla è eterno, il salmone risale alla sua origine –
per morire. La ruggine erode la cancellata,
la pioggia dà frane nell’estate che asciuga il torrente,
le stagioni guastano la tua bella guancia, Moll, già
rugosa è la mano, il ventre sterile. Ti spaventi
sull’orlo della corruzione, afona voce, desiderio vinto.
Dalla torretta del golfo sobbalza il vento,
col tuo alito, Dio, concludi la fiaba solitaria. È esile

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 62


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

la penombra, pendula l’oscura finitura.


Mi attrae, e mi respinge, l’odore
della tua epidermide.

(da La vile storia, in “L’Opera Poetica” V. I, Guida, 2012)

Vitiello all’incontro di poesia al Museo Archeologico


Nazionale di Napoli, novembre 2011

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 63


Transiti Poetici Volume XXI – All’ombra dei cipressi

Indice

Introduzione Pag. 4

Franco Capasso “ 6
Franco Cavallo “ 9
Vincenzo D’Alessio “ 11
Rosario De Crescenzo “ 14
Manfredo Di Biasio “ 21
Alfredo Di Marco “ 25
Aristide La Rocca “ 29
Domenico Luiso “ 33
Pasquale Martiniello “ 37
Natale Porritiello “ 41
Marisa Provenzano “ 46
Gianni Rescigno “ 51
Adriana Scarpa “ 54
Ciro Vitiello “ 60

3 marzo 2021

I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano – nr. 29 Pag. 64