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La Divina Commedia come ‘fonte’ dell’Orlando furioso: come si fa una parodia

SCALETTA
0. Premesse:
a) la ripresa di modelli precedenti e particolarmente dei classici è uno dei canoni della
letteratura umanistica e rinascimentale: si tratta dell’imitatio;
b) l’impiego del repertorio dantesco nel Furioso eguaglia quello dei classici latini e quasi
quello del Petrarca (per la lingua e lo stile soprattutto). Sono moltissimi i richiami, sia testuali
(parole, sintagmi, immagini eccetera) sia di episodi. Nel Rinascimento non è affatto ovvio,
perché a Dante si preferiva Petrarca, più misurato nello stile e non solo in questo. Qual è
l’intenzione dell’autore?
1. Tra i tanti esempi possibili, ci concentriamo su quello famosissimo di “Astolfo sulla luna”, una
sequenza di un episodio più lungo, che comincia nel canto XXXIII, 127 e finirà nel XXXV, 31,
v.4: Astolfo capita in Africa volando sull’ippogrifo, nel regno del re Senàpo, o Pretejanni, di cui
udrà la storia, e per accontentarlo finirà (all’inizio del XXXIV) nei pressi dell’inferno. Qui egli
inizia il suo viaggio oltremondano, che si snoderà in un oltretomba che dagl’inferi sale alla luna:
la memoria corre naturalmente alla Divina Commedia, il più famoso dei racconti di viaggi
nell’aldilà, che il pubblico cinquecentesco conosceva bene.
2. Ma quando entra in scena Astolfo nell’Orlando,? Accade quasi all’inizio del poema (VI),
quando Ruggiero (il capostipite della casata estense) finisce come tanti altri cavalieri nell’isola
della maga Alcina, ‘rapito’ dall’ippogrifo (finché non lo soccorrerà l’instancabile Bradamante):
la bestia s’impiglia in un mirto che, scrollato invano, racconterà piangendo dal dolore allo
stupito Ruggiero la sua triste storia di paladino trasformato dalla perfida maga in una pianta.
Come non ricordare Pier della Vigna nel XIII dell’Inferno (e dietro di lui Virgilio e Omero), il
giusto e sfortunato segretario di Federico II, suicida per onore? Ma il malcapitato cavaliere è
Astolfo, finito male non perché vittima di un destino crudele, ma perché, come tanti prima di
lui, dopo due mesi d’intensa passione Alcina s’è stancata del suo amore (ottave 49 ss.) e così ha
arricchito il suo bel bosco di ex amanti di un nuovo alberello…
 confronta Inf. XIII, vv. 28 - 45 e ss. con O.F. VI, ottave 26-53 e seguenti
Come si vede, il ricorso al tragico testo dantesco, fitto di riprese lessicali, d’immagini e
sintagmi, è molto esplicito.
3. Incontriamo dunque Astolfo per la prima volta nell’opera attraverso un episodio dantesco. Ma
questo è calato in una cornice fatata, divertente, senza accenti di tragedia: e infatti poco dopo lo
sventato Ruggiero sarà ammaliato a sua volta dalla maga, senza dolersi affatto delle sue grazie
amorose (lo risalverà poi la pazientissima Bradamante con altri fatati aiuti). Anche Astolfo,
miracolosamente liberato, se ne andrà in groppa all’ippogrifo! Ma chi è Astolfo, a cui molto più
avanti il nostro narratore affiderà l’impresa di recuperare il senno perduto da Orlando pazzo di
gelosia? A parte l’esser figlio del re d’Inghilterra, è il paladino più svitato, girellone, furbo e
indisciplinato del Furioso, che con la magia va a nozze e le avventure le vive e le supera sempre
un po’ per caso.
4. Con questa premessa, la ripresa dell’intera Divina Commedia nel viaggio oltremondano di
questo svaporato ci impone di chiederci a che scopo l’Ariosto lo faccia. E per questo è
necessario vedere come lo fa, prendendo in considerazione
a) la fabula e l’intreccio > D.C. come repertorio, ma le riprese avvengono a livello testuale più
che contestuale;
b) la caratterizzazione dei personaggi (es. Catone e Veglio di Creta per San Giovanni, nonché
Caronte, Virgilio stesso, san Bernardo);
c) i due itinerari (tappe, paesaggio, tempi, incontri, intenzioni, risultato…):
 “E io sol uno…” vs. “di chi all’inferno vuol scender talotta” (O.F. XXXIII 127)= unicità ed
eccezionalità dell’esperienza di D. vs. casualità e stravaganza di quella di Astolfo > quête,
Ritterprobe perdono di spessore; l’aldilà è UNA delle tappe del suo curioso viaggiare
(intreccio livellatore delle avventure)
 “Io non Enea , io non Paulo sono … degno” (Inf. II) vs. “Né l’angel di Dio, né son Messia
novello, né né dal ciel vegno, ma sono mortale e peccatore anch’io, di tanta grazia a me
concessa indegno” (O.F.XXXIII, 117)
 Dante è personaggio e poeta vs. Ast. personaggio (inconsapevole) che non scrive la propria
memoria
 mutamento del concetto di spazio geografico: simbologia immaginaria di Dante è reale in
senso etico, quella reale di Astolfo (viaggi cinquecenteschi ecc.) sfocia nel fiabesco >
cosmologia irreale; inoltre: l’aldilà dell’O.F. è sprovvisto di paradiso, il cui surrogato è il
lunare ricettacolo dell’umana follia, senza alcun riferimento trascendente; del purg. restano
la scena inizale e finale (con Astolfo che si lava la sporcizia nel XXXIV ott. 47 vs. riti di
purificazione di Purg. I e il giardino edenico degli ultimi canti); l’inferno la cantica più
usata (luogo del comico)
 così il tempo: quello dell’attualità (1300) di Dante si fa paradigma dell’universale e mette in
relazione tempo ed eterno (geografia variante della conoscenza etica) vs. quello del viaggio
di Astolfo è il lontano, tempo del mito o della leggenda, specchio di tutti i tempi perché
effimero come ognuno (cfr. allegoria del tempo)
 incontri: molti e significativi tutti in D. (valore paradigmatico), uno solo per regno e di poco
conto in A..
 intenzioni: es. uso delle fonti classiche e bibliche (O.F. san Giovanni che parla
dell’Evangelio laddove mette in crisi la veridicità di OGNI scrittura!!!)
 risultati: provvidenzialità vs. provvisorietà; leggi divine (D.C) vs. comando di Dio (Arpie)
subito eluso da Astolfo con un po’ d’astuzia (rovi)
d) i principali temi trattati: es. itinerario di conoscenza e purificazione / redenzione / vs. follia /
disvalori /…eplorazione curiosa da viaggiatore cinquecentesco;. volontà / grazia vs caso /
fortuna; grazia / magia; consapevolezza /inconsapevolezza; viltà > coraggio graduale vs.
curiosità, incoscienza, baldanza neppuere troppo sventata (Astolfo ha sempre amica la magia)
…: da Pontano al Ficino, Fortunato è chi disprezza la sapienza; missione e funzione
soteriologica di Dante / di Astolfo
e) lo stile > D.C. come repertorio decontestualizzato (v. a) e/o diminuito (es. S. Bernardo
“sene” > S. Giovanni vecchio); linguaggio della teologia negativa vs. metafore della vanità ed
inventari surreali (luna)
5. Torniamo alle nostre premesse: l’imitatio c’è, ma è una parodia, o, come si chiamava nel
Rinascimento ( lo scrive Pontano), una imitatio faceta:
 più che il modello letterario, è un sistema di valori che viene proposto come non più
condiviso = secolarizzazione del contenuto della Commedia, svuotamento del suo
significato provvidenziale: inserito nella serie aperta della narrazione quello di Astolfo è un
antiexemplum;
 letterariamente, si sancisce la fine di un genere letterario per crearne uno nuovo