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STEFANO JOSSA Il luogo della poesia: la prigione del Tasso a SantAnna

Eugne Delacroix, Tasso in prigione


Sur Le Tasse en prison dEugne Delacroix Le pote au cachot, dbraill, maladif, Roulant un manuscrit sous son pied convulsif, Mesure dun regard que la terreur enflamme Lescalier de vertige o sabme son me. Les rires enivrants dont semplit la prison Vers ltrange et labsurde invitent sa raison; Le Doute lenvironne, et la Peur ridicule; Hideuse et multiforme, autour de lui circule. Ce gnie enferm dans un taudis malsain, Ces grimaces, ces cris, ces spectres dont lessaim Tourbillonne, ameut derrire son oreille, Ce rveur que lhorreur de son logis rveille, Voil bien ton emblme, me aux songes obscurs, Que le Rel touffe entre ses quatres murs! Charles Baudelaire Monologo del Tasso a SantAnna Grazie a Dio e alla Vergine Santa. Qui non vedo nessuno, le finestre hanno una inferriata nuova murata, le porte catenacci fortissimi anche se sono solo anche se a evadere neanche penso. Ringrazio il Signore che mi ha voluto restringere. Mi hanno detto che il Duca vuole concedermi di vedere persone amiche e di discutere con loro di letteratura e di cose religiose. chiaro che ho paura di parlare e di sapere. Mi dicono che il mio poema ha successo e che nei paesi stranieri letto e cantato. Il dolore che ho nel petto sarebbe pi terribile quando gli ospiti se ne andassero. Franco Fortini

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1. Tra fine Settecento e primo Ottocento la prigione del Tasso a S. Anna meta di un continuo pellegrinaggio. Nella giornata ferrarese del suo viaggio in Italia, il 16 ottobre 1786, Goethe va a vedere, oltre al monumento funebre dellAriosto, la prigione del Tasso nellospedale di S. Anna: quella che mostrano come prigione del Tasso una legnaia o carbonaia, dove certamente egli non stato rinchiuso. In tutto il palazzo, del resto, non c nessuno che sappia dare qualche informazione. Alla fine, ottenuta una mancia, si ricordano1. Il 25 ottobre 1814, durante il suo viaggio in Italia (1814-15), il poeta inglese Samuel Rogers si reca a Ferrara. Nel Diario italiano (The Italian Journal), che essenzialmente un elenco di luoghi e impressioni, ricorda di aver visto lospedale di S. Anna, dove Tasso fu rinchiuso col pretesto della sua follia (ci fu mostrata una finestra con una grata come finestra della sua cella) e la casa di Ariosto []2. L11 aprile 1817 Byron annuncia da Venezia a Thomas Moore la sua intenzione di recarsi a Ferrara per visitare la prigione del Tasso: Io andr a Bologna per Ferrara invece di Mantova; perch vorrei vedere piuttosto la cella dove fu rinchiuso Tasso e dove egli divenne pazzo []3. Dopo la visita a Ferrara Byron scrive Il lamento di Tasso; nella premessa al canto lautore ricorda la visita alla prigione:
siccome la sventura ha maggiore interesse per la posterit, e poco o nulla per i contemporanei, la cella dove Tasso fu confinato nellospedale di SantAnna avvince maggiormente lattenzione che la residenza od il monumento di Ariosto almeno ha avuto questo effetto su me. Vi sono due iscrizioni, una sulla porta esterna, laltra sopra la cella stessa, suscitanti, inutilmente, la maraviglia e lindignazione dello spettatore 4.

Byron chiarisce cos che linteresse per la prigione del Tasso un interesse poetico anzich storico, legato allinteresse per la sventura, che suscita meraviglia e indignazione. Il 7 novembre 1818 Shelley visita Ferrara; la giornata dedicata ad Ariosto e Tasso. La sera scrive a Thomas Love Peacock:
Pi tardi andammo a vedere la sua prigione nellOspedale di S. Anna e accludo in questa mia un pezzo di legno, proprio della porta che per sette anni e tre mesi priv questessere glo-

J. W. GOETHE, Viaggio in Italia, trad. it. di E. Castellani, Milano, Garzanti, 1997, pp. 108-9. 2 The Hospital of St. Anne, in which Tasso was confined under the pretext of his being mad (we were shown a grated window as the window of his cell) & the house of Ariosto [] (S. ROGERS, The Italian Journal, edited by J. R. Hale, London, Faber and Faber, 1956, p. 182). 3 Cito da A. B. MC MAHAN, Con Byron in Italia, trad. it. di A. Odierno, Bari, Laterza, 1929, p. 29. 4 Ivi, p. 31.

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Il luogo della poesia: la prigione del Tasso a SantAnna rioso dellaria e della luce, che avevano nutrito in lui quelle sensazioni che egli comunic a migliaia di persone con la sua poesia. Il sotterraneo basso e scuro e quando dico che in realt un sotterraneo comodissimo, parlo come uno che ha visto le prigioni del Palazzo Ducale a Venezia. Ma una dimora orribile per lessere pi misero e volgare che mai ebbe forma umana: tanto pi quindi per uno di sensibilit cos delicata, di immaginazione cos elevata. basso e ha una finestra con linferriata e, essendo qualche piede sotto al livello del terreno, pieno di umidit malsana. Nellangolo pi oscuro c un segno nel muro, dove eran fissate le catene che gli legavano mani e piedi. Dopo un po di tempo, dietro istanza di un cardinale, il duca concesse alla sua vittima un caminetto: e al muro ne resta ancora il segno5.

Nelle Memorie doltretomba Chateaubriand racconta anche lui la visita alla prigione del Tasso a S. Anna (Ferrara, 18 settembre 1833):
Cosa si cerca a Ferrara? la dimora di Alfonso? no, la prigione del Tasso. Dove si va in processione di secolo in secolo? al sepolcro del persecutore? no, alla cella del perseguitato. Il Tasso consegue in questi luoghi una vittoria pi memorabile: fa dimenticare lAriosto; lo straniero lascia le ossa del cantore di Orlando al Museo, e corre a cercare la cella del cantore di Rinaldo a SantAnna6.

Chateaubriand talmente entusiasta da disinteressarsi dellidentit reale del luogo, contrapponendo alla verit della storia una verit di fede, che fa del luogo reale un luogo ormai soltanto simbolico:
Mi affrettai a portare i miei omaggi a questo figlio delle muse, cos ben consolato dai suoi fratelli; ricco ambasciatore, avevo partecipato alla sottoscrizione per il suo mausoleo a Roma; indigente pellegrino al seguito degli esiliati, andai a inginocchiarmi nella sua prigione di Ferrara. So che si avanzano dubbi abbastanza fondati sullidentit dei luoghi; ma, come tutti i veri credenti, me la rido della storia; questa cripta, qualunque cosa se ne dica, proprio il luogo in cui il pazzo per amore abit ben sette anni; si doveva necessariamente passare da questi chiostri; si doveva arrivare a questa cella in cui la luce sinsinua attraverso le sbarre di ferro di una feritoia, in cui la volta rampante che gela la testa stilla acqua mista a salnitro su un pavimento umido che paralizza i piedi7.

2. Cosa andavano a cercare i grandi viaggiatori romantici nella prigione del Tasso a S. Anna? Tasso, noto, un grande mito romantico, che si fonda soprattutto sulla follia e la prigionia: in lui la cultura romantica ha visto il modello del poeta geniale e incompreso, isolato dal mondo, internato e recluso ma libero di

P. B. SHELLEY, Lettere, a cura di L. Ferrari, Firenze, Rinascimento del Libro, 1938, pp. 232-33. 6 F. R. De CHATEAUBRIAND, Memorie doltretomba, trad. it. di F. Martellucci, I. Rosi e F. Vasani, Torino, Einaudi-Gallimard, 1995, vol. II, p. 724. 7 Ivi, pp. 724-25; il primo corsivo mio.

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sognare, interprete del conflitto eterno e necessario tra reale e ideale. La prigione di S. Anna divenuta il luogo simbolico del corto circuito tra solitudine e fantasia, reclusione e ispirazione, privazione della libert nel mondo e conquista della libert dellimmaginazione. Luogo reale che diventato luogo letterario per eccellenza: luogo della nascita della letteratura moderna, della poesia come sfida alla prigione del mondo, dellarte come follia, solitudine e straniamento. Se la prigione rinchiude e disciplina, la follia ne rompe i confini, esaltandone lo spazio come limite creativo, fondamento del superamento. Tasso perci il diverso, il malato, lestraneo, che la societ, attraverso la prigione, vuole disciplinare e che la poesia, attraverso la follia, riscatta: linterprete emblematico del conflitto romantico fra la societ e lindividuo, la legge e larte, la regola e la fantasia8. Lo spazio della prigione contiene dunque luno e laltro aspetto: la disciplina, da cui nasce la ribellione; la regola, da cui nasce larte; lordine sociale, cui reagisce la coscienza individuale. Tra prigione e prigioniero non c separazione: c un rapporto di necessit e di scambio. solo la condizione di recluso che fa di Tasso lemblema del poeta romantico: lo spazio reale diventa cos uno spazio letterario. Lo spazio, cio, come dice Blanchot, della solitudine, dellassenza di tempo, della morte, dellispirazione, dellarte. La prigione infatti per definizione il luogo dellassenza di tempo, proprio come la letteratura: scrivere consegnarsi al fascino dellassenza di tempo, il tempo dellassenza di tempo senza presente, senza presenza9. La prigione ha perso dunque la sua realt per entrare nel mito, farsi simbolo, diventare letteratura. A S. Anna i viaggiatori romantici andranno dunque a cercare il segreto della poesia: non le tracce del Tasso storico, ma il mito del poeta romantico. Mito che sidentifica con un luogo: luogo dellemozione, come dice Byron, e della fede,

8 Sul mito romantico di Tasso cfr., da ultimo, A. DI BENEDETTO, La sua vita stessa una poesia: sul mito romantico di Torquato Tasso, in Esperienze letterarie, XXII (1997), 4, pp. 7-34. Il motivo del Tasso in prigione ebbe poi una fortuna straordinaria nel romanticismo italiano: cfr. U. BOSCO, Il Tasso come tema letterario nellOttocento italiano, in Giornale storico della letteratura italiana, XCI (1928), pp. 1-66 (che segnala Carlo Pepoli, La prigione del Tasso, Firenze, Molini 1826; Bartolomeo Sestini, La prigionia di Torquato Tasso, Roma, Salviucci, 1839; Domenico Perrero, Tasso nellospitale di S. Anna, in Museo Scientif., Lett. ed Artist., V [1843], p. 206; Pietro Geraldi, Tasso liberato dalla prigione, Roma, Monaldi, 1845; Rosa Taddei, La prigionia di Torquato Tasso, in ID., Versi, Trieste, Maldini, 1850, p. 56; Giannina Milli, Tasso nello spedale dei mentecatti, in Poliorama pittoresco, XV [1954], n. 27, p. 216; Andrea Maffei, Torquato Tasso a S. Anna, in ID., Versi editi ed inediti, Firenze, Le Monnier, 1858, vol. I, p. 8; Pietro De Carolis, Tasso in prigione a Ferrara, in ID., Canti, Napoli, Vitale, 1861, pp. 7 ss.; Riccardo Ceroni, Torquato Tasso a S. Anna, Milano, Brigola, 1874). Sullidea della prigione nella cultura romantica da vedere, comunque, V. BROMBERT, La prigione romantica (1975), trad. it. Bologna, Il Mulino, 1991. 9 Cito da M. BLANCHOT, Lo spazio letterario (1955), trad. it. Torino, Einaudi, 1967, p. 15.

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come dice Chateaubriand; luogo non reale, perci, ma simbolico: il luogo della poesia. 3. Un luogo un linguaggio, scrive Manganelli a commento di quello straordinario racconto spaziale del mondo che Flatland di Edwin A. Abbott (1882): noi possiamo essere qui solo accettando le regole linguistiche che lo inventano10. Per esistere un luogo ha bisogno di essere designato. Vediamo dunque quali sono le coordinate linguistiche della rappresentazione della prigione del Tasso a S. Anna. A fondare il mito di Tasso come poeta folle, isolato dal mondo, ingiustamente recluso in carcere, era stato Tasso stesso, come ha recentemente mostrato, raccogliendo un suggerimento di Giovanni Getto, Alessandra Coppo11. Tasso identifica la prigione con la malattia, la malinconia e la follia. La prigione soprattutto il luogo dellallucinazione, dellapparizione dei fantasmi, delle presenze occulte, dei rumori e delle voci; in una lettera a Girolamo Mercuriale del 28 giugno 1583 Tasso scrive:
qualunque sia stata la cagione del mio male, gli effetti sono questi: [] tintinni ne gli orecchi e ne la testa, alcuna volta s forti che mi pare di averci un di questi orioli da corda: imaginazione continua di varie cose, e tutte spiacevoli; la qual mi perturba in modo, chio non posso applicar la mente a gli studi pur un sestodecimo dora; [] sono distratto da varie imaginazioni, e qualche volta da sdegni grandissimi, i quali si muovono in me secondo le varie fantasie che mi nascono. [] in tutto ci chio odo, vo, per cos dire, fingendo con la fantasia alcuna voce umana, di maniera che mi pare assai spesso che parlino le cose inanimate; e la notte sono perturbato da vari sogni; e talora sono stato rapito da limaginazione in modo, che mi pare daver udito (se pur non voglio dir daver udito certo) alcune cose []12.

Il linguaggio dispiegato da Tasso per definire la sua malattia proprio quello della creazione letteraria: immaginazione, fantasia, sogno, finzione. A conferma di ci potr bastare la testimonianza dello stesso Tasso in una lettera a Orazio Ariosto del 16 gennaio 1577:
chi ha pi bisogno de fantasmi, che l poeta? o qual fu mai buon poeta, in cui la virt imaginatrice non fosse gagliarda? e che altro il furor poetico che rapto, che limaginazione fa di noi13? G. MANGANELLI, Un luogo un linguaggio (1966), in E. A. ABBOTT, Flatlandia, trad. it. di M. DAmico, Milano, Adelphi, 2001, p. 156. 11 Cfr. G. GETTO, Malinconia di Torquato Tasso, Napoli, Liguori, 1979, p. 9, e A. COPPO, Allombra di malinconia. Il Tasso lungo la sua fama, Firenze, Le Lettere, 1997, pp. 13-70. 12 T. TASSO, Lettere, a cura di C. Guasti, Firenze, Le Monnier, 1853-55, vol. II, p. 237. I corsivi sono miei. 13 ID., Lettere, cit., vol. I, p. 245.
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Se la prigione il luogo dei fantasmi e dellimmaginazione, la prigione il luogo della poesia: la prigione di S. Anna viene dunque da Tasso stesso svincolata dalla sua realt di prigione per diventare il luogo simbolico della creazione poetica. Entrando nelluniverso della rappresentazione, il luogo viene privato della sua identit concreta e passa dalla realt al mito. 4. Dentro questo linguaggio, che fonda lidentificazione tra prigione e poesia, si muove il mito romantico di Torquato Tasso. Tasso non potr venire liberato dalla prigione romantica, quindi, come vuole Giovanni Macchia14: se vero che la prigione non il luogo della creativit, ma dello studio e della fatica, anche vero che la prigione resta il luogo della poesia, una poesia che nasce dal lavoro e dalla sofferenza quotidiani anzich dallilluminazione improvvisa del genio solitario e recluso, ma sempre allinterno del nesso tra prigione e poesia. Allequivalenza romantica tra poesia e fantasia Macchia contrappone la consapevolezza storica che la poesia tassiana nasce dal sacrificio e dallimpegno, ma lo spazio che circoscrive e genera la poesia del Tasso sempre quello della prigione di S. Anna. Contrapponendo la prigione reale di Tasso alla prigione ideale dei romantici, contrapponendo, cio, lo spazio reale, che lo spazio della sofferenza e della solitudine, allo spazio letterario, che lo spazio della fantasia e dei sogni, Macchia continua tuttavia a muoversi in una prospettiva romantica: capovolgendone i termini, egli contrappone ancora vita e poesia, il Tasso reale e il Tasso romantico. S. Anna resta, quindi, il luogo della poesia: non pi la poesia che nasce dallemozione febbrile e sognante dellartista romantico, ma la poesia che nasce dallimpegno quotidiano e sofferente delluomo solo, recluso, estraneo al mondo e alla vita. Passando da simbolo della fantasia a segno della realt, il luogo non perde, dunque, la sua funzione, simbolica, di luogo della poesia. Ci che conta, infine, nella prospettiva di uno studio sui luoghi letterari, il modo con il quale il luogo ancora una volta viene percepito: come un luogo letterario, appunto, svincolato dalla sua realt di luogo e caricato di significati simbolici. La domanda non cosa (o quali) sono i luoghi della letteratura, ma come funziona la rappresentazione dei luoghi nella letteratura; non cos la letteratura, ma cosa e come la letteratura conosce. 5. S. Anna luogo della poesia, dunque. Ma anche luogo nella poesia. Quali sono i meccanismi con i quali il luogo nella poesia diventa simbolicamente il

Cfr. G. MACCHIA, Tasso e la prigione romantica (1982), in ID., Saggi italiani, Milano, Mondadori, 1983, pp. 236-56 (poi in ID., Il teatro delle passioni, Milano, Adelphi, 1993, pp. 417-36).

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luogo della poesia? Quali sono, cio, le modalit e i procedimenti con cui la poesia si appropria del luogo sottraendolo al reale per farne un luogo simbolico? La rappresentazione della prigione del Tasso a S. Anna nellimmaginario romantico si condensa in un quadro di Delacroix, Il Tasso in prigione del 1839: Tasso in prigione, seduto sul letto, col gomito appoggiato al cuscino, i piedi nudi a terra a calpestare le carte; sullo sfondo una tenda divide perfettamente a met, in verticale, il quadro, mentre a sinistra, dietro le inferriate, tre persone, due uomini e una donna, guardano allinterno della cella. Uno di loro allunga un braccio al di l delle sbarre, indicando un foglio sul letto. Il quadro costruito dunque sullintreccio di due linee principali, una verticale, la tenda, che separa il mondo di Tasso dal resto del mondo, e una orizzontale, il letto, che mette in contatto, invece, i due mondi. L, sul letto, infatti, il dito di un villano entra in contatto, toccando un foglio manoscritto, col mondo di Tasso. Se vero, dunque, che il quadro rappresenta il mito del poeta geniale e ribelle, isolato dal mondo, escluso dalla societ, anche vero che la sua arte diventa lo strumento di un nuovo modo di stare al mondo, parlando di l da s proprio perch la folla lo cerca e lo chiama. Al centro della rappresentazione, quindi, non c la prigione, ma non c neppure il poeta: c, invece, il contatto tra il poeta e il pubblico, quel dito proteso verso il manoscritto, che fa del quadro una riflessione sullarte. Il luogo di questo contatto proprio la prigione, uno spazio che esclude, separando Tasso dal mondo, ma anche che include, consentendo lingresso di quel braccio che riconosce nel foglio lunica possibilit di accesso al mondo del Tasso. La prigione dunque uno spazio interno, un mondo interiore, che non si oppone allesterno, ma ne specchio e interprete, funzione necessaria e costitutiva: senza la prigione chi fuori resterebbe privo di quei fogli che sono destinati a illuminarne la vita, dandole senso e dignit. Larte quindi al servizio del popolo: non riscatta la prigionia di Tasso, riscatta i villani che lo spiano. Delacroix fa di Tasso, allora, non tanto lartista geniale e solitario, quanto lartista incompreso dal potere, ma capace di comunicare col popolo proprio per la sua condizione di oppresso e di emarginato. Il quadro di Delacroix un manifesto contro laristocrazia di antico regime, che ha condannato Tasso e oppresso il popolo, a favore della liberazione dellarte e delle coscienze. La prigione dunque il luogo della condivisione e della solidariet, la fondazione di uno spazio istituzionale dellemarginazione e della ribellione: se fuori la libert viene negata, la libert dentro. Sia sul piano politico (la libert della coscienza di contro alla libert sociale), sia sul piano spirituale (la libert del recluso, che libero di sognare): se vero che la prigione e la follia servono non solo a emarginare i diversi, ma anche a regolarizzare e normalizzare gli uguali, la prigione e la follia diventano gli unici luoghi (luno fisico e politico, laltro mentale e spirituale) della liberazione della diversit, fondatori di quello spazio che altro per definizione, lo spazio di unarte che non conferma la realt del mondo, ma mira a cambiarla, ridisegnandone codici, categorie e istituzioni.

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Nel momento in cui il linguaggio si impadronisce dello spazio, dunque, lo sottrae alla sua realt per collocarlo allinterno delluniverso della rappresentazione, che un universo simbolico: divenuto da spazio reale spazio simbolico, lo spazio sar ora segno di unidea. La prigione del Tasso diventa cos figura della libert, dellarte come diversit, della ribellione alla realt. Delacroix (che ha alle spalle le testimonianze di Byron e Chateaubriand) fonda dunque la rappresentazione linguistica di S. Anna nellimmaginario moderno: un luogo un linguaggio. Delacroix non descrive: rappresenta. Il linguaggio pittorico trasfigura il luogo reale fino a farne uno spazio simbolico: il quadro fonda uno spazio interpretativo, che porta con s un significato. 6. Ispirandosi, quasi trentanni anni dopo (1866), al quadro di Delacroix, Baudelaire sposta il tema dal linguaggio figurativo a quello verbale, assegnandolo definitivamente alluniverso della rappresentazione e sottraendolo al mondo delle cose: egli si confronta, infatti, non con la prigione del Tasso, ma col quadro di Delacroix. Il luogo assume unidentit letteraria che lo sottrae ad ogni possibilit di recupero realistico. Baudelaire non cerca di descrivere il quadro o di rappresentare un luogo, ma valorizza la forma simbolica di quel luogo, facendone linguaggio. Il linguaggio, infatti, come dice ancora Manganelli, un gigantesco come se, una legislazione ipotetica che in primo luogo inventa i propri sudditi: i luoghi, gli eventi. Con gesto arbitrario fissiamo i valori delle carte, ma da quel momento subentra il rigore del gioco e del rito15. Il luogo divenuto linguaggio sar un come se: S. Anna non pi il luogo della prigionia, ma come se fosse il luogo della poesia. Riconosciute le coordinate linguistiche dello spazio di S. Anna, Baudelaire pu farne definitivamente il luogo della poesia, vertigine dove lanima sinabissa, mise-en-abyme. Lo spazio ormai uno spazio interiore, che non neppure lo spazio di Tasso prigioniero a S. Anna, ma lo spazio dellanima. La rappresentazione di Baudelaire ricorre al sistema interpretativo fornito da Delacroix (il mondo del Tasso e il mondo degli altri, lo spazio longitudinale del carcere in cui si muove Tasso e lo spazio in profondit dietro di lui), ma lo arricchisce con la rivendicazione di uno spazio interiore, che scopre il conflitto fra lAnima e la Realt, tra lo spazio letterario, che lo spazio del dolore, della follia, dellangoscia, della solitudine e della morte, e lo spazio reale, che spazio dalle coordinate geometriche, circoscritto dalle sue quattro mura. La prigione diventa cos il luogo della letteratura: luogo dellassenza di tempo, luogo dellimmutabilit e delleterno, luogo della morte, luogo dellanima, della follia e dei sogni. Come la prigione, la poe-

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G. MANGANELLI, Un luogo un linguaggio, cit., p. 156.

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sia senza presente, senza presenza: un inabissarsi dellanima (lescalier de vertige o sabime son me). Baudelaire dispiega qui tutto il linguaggio della sua poetica: oltre alla definizione del poeta come maledetto e malato, troviamo il terrore, la vertigine, labisso, lo strano, lassurdo, lorrore, i sogni. Lo spazio della prigione esalta la contraddizione tra finito e infinito, intimit ed evasione, che una delle caratteristiche fondamentali della poesia di Baudelaire: fin dallinizio lo sguardo del poeta misura ci che non misurabile, d dimensione e figura a ci che irriducibile a numero (mesure [] lescalier de vertige). Lo spazio della cella garantisce la misurabilit, ma eleggere domicilio nel numero significa, per Baudelaire, cercare linstabile, il non io, e al di l di questo fugace e mutevole non io, aspirare allinfinito16. La contraddizione prosegue perci nella seconda quartina: la prigione, luogo per definizione del silenzio e della solitudine, si riempie di risate irridenti, spingendo la ragione a un movimento verso lo straniamento e lassurdit. , questa, la dialettica centrale della poetica dello spazio in Baudelaire: essere s e uscire da s, isolamento e comunione, ragionare e inabissarsi. Reclusione e immensit, come dice Brombert: la dicotomia contatto e reclusione, apertura e chiusura, si manifesta senza interruzione: Baudelaire mette in rilievo lorrore della solitudine e ne esalta le virt17. perci che la cella del poeta maledetto, del genio malato e incompreso, si riempie di smorfie, grida, spettri: nellorrore della solitudine un mondo intero gli si apre davanti, continuamente svegliandolo e facendolo sognare. Lanima sogna nello spazio chiuso tra le quattro mura del reale, superandolo grazie a sogni oscuri che la proiettano verso labisso: intimit e immensit, reclusione e infinito, realt e anima sincontrano ancora una volta allinsegna dellidentit tra il poeta e la prigione. La prigione dunque il luogo proprio del poeta, perch solo l il poeta diventa poeta, vivendo la contraddizione tra limiti del reale e sogni dellanima, solitudine e comunicazione, restare uno e uscire da se stessi. Non si tratta, per, come avverte Brombert, del conflitto romantico tra vita e letteratura, fra lio sociale e lio creativo, ma di una vita nelle forme della letteratura, che implica necessariamente un destino (ma anche un ideale) di solitudine e di prigionia. La parola chiave del sonetto, infatti, me, che ricorre due volte (vv. 4 e 13): lanima, che sinabissa nelloscurit dei suoi sogni. Sottratta alla dimensione della realt, la prigione non pi il luogo della detenzione e della reclusione del corpo, ma ora il luogo della vertigine dellanima. Da luogo del corpo, da spazio reale, dove Tasso rinchiuso e isolato, la prigione diventa luogo dellanima, spazio letterario: da funzione sociale si trasforma in figura della poesia. Le sue coordinate non saranno pi le mura, il buio

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V. BROMBERT, La prigione romantica, cit., p. 173. Ibid.

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e le sbarre, ma il sistema di significato che essi portano con s: il conflitto fra ideale e reale, lirriducibilit di anima e corpo, la separazione tra individuo e societ, limpossibilit della libert nel mondo. Il dramma dellarte: larte come dramma. 7. Pi di un secolo dopo, Fortini d la parola al Tasso in prigione nel Monologo del Tasso a SantAnna (in Paesaggio con serpente, 1984): Tasso ringrazia il Signore per la sua condizione di prigioniero. Il luogo fondamentale fin dallinizio per definire la condizione di Tasso: le finestre hanno una inferriata / nuova murata, le porte catenacci / fortissimi, con due enjambement a sottolineare la contraddizione esistenziale tra restrizione della libert e pienezza dellidentit; in questo spazio che Tasso misura ed esperisce la sua solitudine: qui non vedo / nessuno [] sono solo. Tra s e il mondo c una barriera, che la cella, strumento di quella restrizione di cui Tasso ringrazia il Signore. Lio e gli altri si confrontano dunque nello spazio del carcere: uno spazio della solitudine, nel quale una voce anonima (mi hanno detto) giunge a rompere la serenit e la distanza; Tasso non vuole contatti col mondo ( chiaro che ho paura di parlare e di sapere). Eppure ancora una voce anonima (mi dicono) gli fa sapere che nel mondo egli ha successo e riconoscimento. La poesia costruisce cos la progressiva scoperta degli altri, in un crescendo che va dalla solitudine (la prima strofa) e dal rifiuto (la seconda strofa) al riconoscimento di presenze occulte e misteriose, che costituiscono il segreto della sua poesia: il qui non vive che nel suo rapporto con un altrove (nei paesi stranieri letto e cantato), cos come lio non vive che nel rapporto con gli altri. Tasso si rifugia allora nel contatto pi intimo e profondo con i suoi ospiti, i fantasmi che popolano la sua immaginazione: Il dolore che ho nel petto / sarebbe pi terribile quando gli ospiti se ne andassero. Il Monologo si rivela quindi una meditazione sulla poesia, sul rapporto tra il poeta e il mondo, e tra la solitudine e la creazione. Fortini affida al Tasso di SantAnna la solitudine della prigione, la paura del contatto, la scoperta degli altri in una dimensione diversa, pi intima e arcana, di dolore e compagnia: la poesia scoperta degli altri, accoglimento degli ospiti, non nel mondo, che travolge e annienta, ma nellintimit e nella solitudine. Fortini fuoriesce cos dallopposizione romantica tra vita e letteratura, per scoprire che la letteratura unaltra forma di vita, una forma che esige la solitudine e il ripiegamento, nellignoranza delle cose del mondo, ma anche cercando e stabilendo il contatto. La poesia (come la cella del Tasso) uno spazio dellospitalit. La cella ha inferriate e catenacci, ma lo spazio della restrizione della libert in realt lo spazio della scoperta della poesia, che sta nellignoranza delle cose del mondo18.

18 La poesia sempre in Fortini consapevole separatezza, attivit specifica, ma anche relazione ad altro. E non nasconde tale contraddizione, bens la esibisce (R. LUPERINI, Per

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Il luogo della poesia: la prigione del Tasso a SantAnna

Se un luogo un linguaggio, e per essere in quel luogo dobbiamo designarlo, ancora una volta il linguaggio a definire il luogo reale come luogo metaforico, che porta con s il suo significato. La prigione del Tasso a S. Anna divenuta quindi figura di una poetica: riproponendo le stesse coordinate identificative (reale/ideale, dentro/fuori, individuo/societ), costituitosi in tradizione, il tema porta con s una costante, che la riflessione sullidentit della poesia. Se Delacroix le affida la liberazione delle coscienze, se Baudelaire le affida gli abissi dellanima, se Fortini le affida lesplorazione dei fantasmi, proprio perch il luogo reale scomparso, diventando un luogo della poesia: la costruzione della tradizione a illuminare il significato. La nascita di una retorica della rappresentazione del luogo ne fornisce cos le coordinate interpretative: sottratto al mondo delle cose, il luogo vivr ora come spazio letterario. Spazio senza tempo, che porta con s leco delle parole antiche e la prefigurazione delle parole a venire: linguaggio, che sinterroga sul mistero della vita e della morte 19. 8. Allinterno dellelaborazione del tema si pu quindi riconoscere una costante: la presenza degli altri nello spazio del carcere; Tasso non mai solo. Le figure sullo sfondo nel quadro di Delacroix, le risa inebrianti, le smorfie, gli spettri, le grida di Baudelaire, loscura presenza degli ospiti in Fortini: uno spazio che non esclude, quindi, ma include. Era stato Tasso stesso a presentare i

un profilo di Fortini. La poesia come contraddizione [1981], in ID., La lotta mentale. Per un profilo di Franco Fortini, Roma, Editori Riuniti, 1986, p. 36). In Tasso Fortini specchia la propria condizione di poeta e di intellettuale: ospite ingrato, come nel titolo di una sua raccolta di saggi, Lospite ingrato del 1966: Voler essere accettato nellatto stesso di respingere. Il permesso di esistere chiesto sul tno dellingiuria. Berardinelli commenta: la contraddizione tra rifiuto e integrazione, che al centro di tutta la storia di Fortini (A. BERARDINELLI, Franco Fortini, Firenze, La Nuova Italia, 1973, p. 125). 19 Lestraneit del tempo della prigione rispetto al tempo storico confermata, come mi segnala Emilio Russo, da una curiosit biografica: ignorando la modifica del calendario voluta da Gregorio XIII, che fece seguire a gioved 4 ottobre 1582 venerd 15 ottobre 1582, Tasso data una lettera da S. Anna a Maurizio Cataneo lottavo di ottobre del 1582 (T. TASSO, Lettere, cit., vol. II, p. 216). Sul piano storico, tuttavia, andr rivendicato il fatto che la prigionia non affatto il luogo della poesia, ma piuttosto il momento dellerudizione: il luogo della poesia rubata (Oi me! misero me! Io aveva disegnato di scrivere, oltre due poemi eroici di nobilissimo ed onestissimo argomento, quattro tragedie, de le quali aveva gi formata la favola, e molte opere in prosa, e di materia bellissima e giovevolissima a la vita de gli uomini; e daccoppiare con la filosofia leloquenza in guisa che rimanesse di me eterna memoria nel mondo: e maveva proposto un fine di gloria e donore altissimo. Ma ora, oppresso dal peso di tante sciagure, ho messo in abbandono ogni pensiero di gloria e donore .; lettera a Scipione Gonzaga Di prigione in SantAnna, questo mese di maggio, lanno 1579, ivi, p. 60; il corsivo mio).

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Stefano Jossa

suoi fantasmi, le allucinazioni e i rumori che gli facevano compagnia nella solitudine della cella. Distinguendo i suoi disturbi in umani e diabolici, il 18 ottobre 1581 Tasso scrive a Maurizio Cataneo:
Gli umani sono grida di uomini, e particolarmente di donne e di fanciulli, e risa piene di scherni, e varie voci danimali che da gli uomini per inquietudine mia sono agitati, e strepiti di cose inanimate che da le mani degli uomini sono mosse. I diabolici sono incanti e male; e come che de glincanti non sia assai certo, percioch i topi, de quali piena la camera, che a me paiono indemoniati, naturalmente ancora, non solo per arte diabolica, potrebbono far quello strepito che fanno; ed alcuni altri suoni chio odo, potrebbono ad umano artificio, coma sua cagione, esser recati; nondimeno mi pare desser assai certo, chio sono stato ammaliato: e loperazioni de la mala sono potentissime, conciosia che quando io prendo il libro per istudiare, o la penna, odo sonarmi gli orecchi dalcune voci ne le quali distinguo i nomi di Pavolo, di Giacomo, di Girolamo, di Francesco, di Fulvio, e daltri, che forse sono maligni e de la mia quiete invidiosi 20.

Tra il novembre e il dicembre 1585 i fantasmi prendono sempre pi forma:


il diavolo, col quale io dormiva e passeggiava, non avendo potuto aver quella pace chei voleva meco, divenuto manifesto ladro de miei denari, e me li toglie da dosso quandio dormo, ed apre le casse, chio non me ne posso guardare 21. in questa camera c un folletto capre le casse e toglie i danari, bench non in gran quantit; ma non cos piccola, che non possa scomodare un povero come son io 22. Del folletto voglio scrivere alcuna cosa ancora. Il ladroncello mha robati molti scudi di moneta: n so quanti siano, perch non ne tengo il conto come gli avari; ma forse arrivano a venti: mi mette tutti i libri sottosopra: apre le casse: ruba le chiavi, chio non me ne posso guardare 23.

facile sottolineare la corrispondenza tra le parole di Baudelaire e la lettera del Tasso a Maurizio Cataneo del 1581; colpisce di pi, per, nella stessa lettera, un particolare decisivo, lidea che gli spiriti possano essere de la mia quiete invidiosi, come se i fantasmi che popolano limmaginario tassiano fossero non solo il prodotto della sua fantasia, ma anche, a loro volta, attivi sulla sua fantasia: lesibizione di un rapporto, quindi. La prigione di S. Anna pronta a diventare il luogo della poesia, luogo dialogico, popolato di fantasmi, immaginazioni, fantasie, finzioni e sogni. A S. Anna cercheranno il segreto della poesia pi che le tracce del Tasso Goethe, Byron, Shelley, Chateaubriand, e tanti altri. Il luogo sar pure identificabile con lo spazio reale dellospedale di S. Anna, quello spa-

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Ivi, pp. 161-62. Lettera a Enea Tasso del 10 novembre 1585, ivi, p. 460. Lettera a Scipione Gonzaga del 9 dicembre 1585, ivi, p. 468. Lettera a Maurizio Cataneo del 25 dicembre 1585, ivi, p. 475.

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zio che andavano a visitare i grandi viaggiatori europei, ma sar anche, sempre, uno spazio rappresentato, irriducibile allidentificazione con questo o quello spazio reale, uno spazio fatto di segni, mediato da chi lo rappresenta, portatore di significato 24. gi con Tasso, quindi, che lo spazio reale del carcere in cui egli era rinchiuso tende a divenire uno spazio letterario, che evoca e suggerisce, anima e spossessa, dando voce a ci che non ha voce e figura ai fantasmi dellanima. Rappresentato dalla poesia, lo spazio non potr che essere uno spazio letterario: evocazione, finzione, allegoria. Luogo di unaltra realt, che diversa da quella presente e visibile25. 9. Ricostruito il mito romantico dellidentit tra prigione e creazione, verificatane la resistenza anche di fronte ai tentativi di demolizione, questa ricerca si proponeva di capire se lo spazio di S. Anna, sottratto alla realt e divenuto rappresentazione, portasse con s un significato suo proprio. Significato che discende dal mito che Tasso costruisce di se stesso, ma che ha anche una rappresentazione dalle coordinate ben definite, un sistema di segni, che determina lo scarto tra lo spazio reale e lo spazio artistico, affidando a questultimo un sovrappi di significato che sta proprio nelle forme della rappresentazione. Lo spazio letterario far prevalere il fantasma sulla persona, rinunciando allo spessore del tempo e della storia a favore della sistemazione su un piano: sar uno spazio mitico, simbolico, fatto di segni che trascendono e trasfigurano la realt, costruendo metafore. Lo spazio della prigione di S. Anna non pi lo spazio del Tasso prigioniero (e poeta) a S. Anna, ma lo spazio della poesia, perch uno spazio senza frontiere: l sincontrano, nel tempo e di l dal tempo, Tasso e Montaigne, Byron e Goethe, Delacroix Baudelaire e Fortini. L si compie lutopia letteraria: il poeta non esiste pi, per dar luogo alla poesia26.

Cfr. J. LOTMAN, Il problema dello spazio artistico in Gogol (1968), in J. LOTMAN, B. USPENSKIJ, Tipologia della cultura (1973), trad. it. Milano, Bompiani, 19952, pp. 193-283. 25 In una nota del 1972 Elias Canetti attribuisce a Tasso una coscienza della realt che a Baudelaire sarebbe mancata: ci che per un uomo del secolo XIX era soltanto un gioco semifrivolo, per il Tasso fu una cosa mortalmente seria (E. CANETTI, La provincia delluomo [1973], trad. it. di F. Jesi, Milano, Bompiani, 1986, pp. 365-66). Lorrore verso la realt (storica) porta alla costruzione di unaltra realt (letteraria), che non negazione della storia, ma reazione alla storia, cio scoperta delluomo, del suo spazio interiore e del suo posto nel mondo. 26 Cfr. G. GENETTE, Lutopia letteraria, in ID., Figure I. Retorica e strutturalismo (1966), trad. it. Torino, Einaudi, 19882, pp. 113-21.

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