Sei sulla pagina 1di 101

FabioLametti

“Honostalgiadigentedelmio
stampo

OmaggioaEzraPound
A tutti i congeneri di spirito
La presente opera in base all' art. 70 della Legge 633/41 è
redatta a scopo di studio, discussione, documentazione ed
insegnamento senza alcun scopo di lucro e citando l'autore
e la fonte.
Le immagini presenti sono state tratte da siti Internet e
pertanto in esse non era indicato l'autore.
L'autore del testo si rende disponibile ad indicare nella
presente opera gli autori delle immagini e le osservazioni ad
esse inerenti.
Fabio Lametti
Sommario

Presentazione pag. 4
Canzone 8
Perché Pound 9
Motivo 12
Vana 16
Prigioniero 17
Commissione 21
Sestina Altaforte 24
Francesca 27
Erat Hora 28
Ragazza 29
N.Y. 32
Cantico del sole 33
Vortex 35
Il verso libero 40
Canto XLV Contro l’Usura 44
Brani Radiodiscorso 30/03/42 “Il Modello” 54
Canto LXXII (dedicato a Marinetti) 57
Canto LXXIII 72
Canto Pisano LXXIV 81
Canti Postumi 88
Grazie Ezra Pound 94
Documenti 96
Presentazione

Ezra Pound; l’uomo il poeta

L’idea di rendere un omaggio a Ezra Pound, nasce


dall’esigenza di far conoscere il Poeta, ad un
pubblico, più o meno esperto, che non sia solo
quello circoscritto agli ambienti intellettuali e
letterari.
Cimentarsi con la poesia di Pound è impresa ardua
per chiunque: i Cantos, a cui egli ha legato il suo
nome, rappresentano una delle più monumentali
opere poetiche del Novecento: le liriche che lo
compongono si propongono, sul modello della
Commedia dantesca, come una sorta di summa sul
destino e la storia dell’uomo, in cui trovano largo
spazio anche le vicende economiche e belliche.
Ma le citazioni poetiche e documentarie, la sua
incontenibile espressività consentono una piena
fruizione dell’opera solo “agli addetti ai lavori”!
Comprendere il senso profondo di tanti versi ed
afferrare il gusto delle sue ardue transizioni, quando
- come dice Orazio - “transvolat in medio posita”,
è operazione che richiede una grandissima
sensibilità, tempo ed una cultura profonda, che
spazi a tutto campo e non solo, la disinvoltura con
cui utilizza le lingue antiche e moderne, le note
musicali ed anche gli ideogrammi cinesi, che
rappresentano la sintesi della filosofia di Mencio e
di Confucio, di cui è grande estimatore, oltre che
studioso e traduttore, non sono facilmente
accessibili.
Per questo l’idea di avvicinare il pubblico al Poeta,
soprattutto attraverso le liriche che precedono la
stesura dei Cantos, con quei testi che, pur
rappresentando per lui il primo avvio della sua
opera poetica, potrebbero essere considerati il frutto
della maturità di un grande artista.
La fedeltà al suo mondo ideale e la profondità
poetica possono esser trasmesse in maniera diretta

6
ed immediata e giungere nel profondo dell’animo
dell’ascoltatore.
Ai giovani in particolare, questo lavoro vuole esser
rivolto per risvegliare anime sin troppo intorpidite.
I brani scelti fra i tanti della sua grandiosa
produzione letteraria sono quelli che, a parer dell’
autore, ben si prestano allo scopo enunciato;
ovviamente ci si è dovuti necessariamente limitare,
non senza grande difficoltà, per rendere questa
selezione non troppo voluminosa.

Dopo la giovanile folgorazione, la possibilità, anzi il


privilegio, che l’autore ha avuto, di entrare in
contatto con persone e studiosi che hanno
conosciuto Pound ha contribuito, in maniera
rilevante, a comprendere la grandezza, non solo
artistica, ma anche umana del personaggio.
CANZONE

(A lume spento 1908)

Ama il tuo sogno

Ogni inferiore amore disprezzando,

Il vento ama

Ed accorgiti qui

Che sogni solo possono veramente essere,

Perciò in sogno a raggiungerti m’avvio.


Perché Pound

Perché si prova una gioia incontenibile quando


scopriamo che quella nostra tensione spirituale,
quell’anelito che ci spinge verso l’alto, alla ricerca
del Bello, che possono apparirci una singolarità
della nostra anima, in quanto non facilmente
riconducibili alla comune, e spesso mediocre,
sensibilità, trovano un’eccezionale traduzione
nell’opera di questo poeta.
In verità in Pound queste sollecitazioni, che a noi
comuni mortali, non senza un guizzo di orgoglio,
possono sembrare raffinatezze dello spirito, non
sono che l’incipit e, alla lettura dei suoi versi, ciò
che a noi poteva sembrare tanto... a lui, appare
ben poca cosa.
L’intelligenza, la preparazione culturale, la
sensibilità, l’umanità, la coerenza e il rigore ideale,
o, per dirla con una sola espressione, l’aristocrazia
dell’animo, trasudano in tutta la sua opera.
E non si tratta solo della profondità dei suoi
pensieri, sono anche il tono a volte passionale e
imperioso a volte delicato, mai retorico, dei suoi
versi, l’eccezionale capacità di esprimere in poche
parole asciutte le sue idee sulle problematiche
dell’uomo e del mondo che fanno di lui un
personaggio... esagerato!
Rendere partecipe di queste conquiste, chi a simili
conquiste anela, è un atto d’ amore dovuto.
Pound non è solo un artista è anche un esempio
altissimo di coerenza ideale, Egli resta dalla parte
degli sconfitti della guerra continuando a
testimoniare le idee nelle quali aveva sempre
creduto, senza rinnegare. senza abiurare, neanche
sotto i più atroci maltrattamenti fisici.

Non a caso aveva assunto a divisa l’ideogramma


cinese: “Uomo accanto alla parola data”.

Uomo e parola, uomo accanto alla

sua parola, uomo di parola, di verità

sincero, fermo.

Ecco perché Pound.


Ta Hsio [Studio integrale]
(Versione italiana di Ezra Pound e Alberto Luchini)
MOTIVO
(A lume spento)

Un vento lieve udii che mi cercava


Dentro quiete foreste,
Un vento lieve vidi e mi cercava
Sopra il mare sereno.
E dentro boschi oscuri
Mi sono incamminato,
E su acque silenziose, notte e giorno,
Cercando il vento lieve.
Ezra Pound nasce nel 1885 a Halley nell’Idaho.
Dopo gli studi universitari, ottiene un incarico come
docente di letteratura spagnola e francese
all’università di Wabash nell’Indiana, ma viene
allontanato quasi subito perché le sue lezioni sono
ritenute avverse alle regole del mondo accademico
e il suo stile di vita troppo eccentrico.
In realtà quest’ultima accusa nasce anche da un
episodio che fin da allora testimonia la sua grande
umanità e la libertà dai pregiudizi. In una notte
fredda d’inverno aveva dato ospitalità ad una
ragazza povera e abbandonata, senza alcun
secondo fine. Il giorno dopo qualcuno che aveva
visto uscire la giovane dal suo appartamento, fece
delazione: il fatto gli costò il lavoro.
Pound non si è mai preoccupato di contraddire la
banale storia che fa da sfondo al suo licenziamento,
neanche dopo le scuse e il richiamo da parte del
Presidente del College.
Qualche mese dopo, nel 1908, lascia l’America per
l’Europa, con lunghe permanenze a Londra e a
Parigi, ma soprattutto è in Italia. A Venezia, nel
1909, a sue spese, pubblica il suo primo libro di
versi “A lume spento” che viene stampato in 100
copie.
Già in questa prima raccolta, su cui più tardi il
poeta esprimerà un giudizio inesorabilmente severo
[“Da questo libro non si può imparare alcuna
lezione se non quella della propria ignoranza
profonda, o della superficialità della non­
percezione...”], la poesia si manifesta come un
bisogno insopprimibile.
VANA
(A lume spento)

Invano ho lottato
Per convincere il mio cuore a piegarsi;
Invano gli ho detto:
“Ci sono poeti più grandi di te”.

La sua risposta, come vento e suono di liuto


Come vago lamento nella notte
Che non mi da’ riposo, dice sempre:
“Un canto, un canto”:

I loro echi ondulano uno nell’altro nel tramonto


Cercando sempre un canto.
Ah, io sono consumato dal lavoro
E il vagare per infinite strade ha cerchiato di viola,
Ha riempito di polvere i miei occhi.
Su di me c’è ancora un tremore nel tramonto,
E piccoli elfi rossi di parole gridano: “Un canto”,
Piccoli grigi elfi di parole gridano per un canto.
Piccole foglie gialle di parole gridano: “Un canto”,
Piccole foglie verdi di parole gridano per un canto.
Le parole sono foglie, vecchie foglie gialle già di
primavera,
Portate qua e là dal vento vanno cercando un canto.
PRIGIONIERO
(1907)

Ho nostalgia di gente del mio stampo,


Non sono solo, lo so, son circondato
Da volti amici,
Ma ho nostalgia di gente del mio stampo.

“Questi vendono i nostri quadri!” Oh be’,


Non mi riguardano, mi sfiorano appena un lembo,
Ma non mi toccano, è divenuta la mia vita
Una sola fiamma che non trabocca
Dal focolare nel mio cuore,
O si nasconde sotto le ceneri per te.
“Te?” Oh, “Te” è chi per primo giunge
Dalla stirpe dell’anima mia,
Poiché ho nostalgia di gente del mio stampo
E il volgo non mi tocca
Ho nostalgia
Di gente del mio stampo che sa e sente
E respira il bello e l’arte.
Ansioso cerco congeneri di spirito
E li trovo soltanto nelle ombre
Quando loro vengono, gonfi di potenza,
“DAEMON”,
“Quasi KALOUN”. Dice Coleridge bellezza è
soprattutto un
“richiamo dell’anima”.
Sono loro che mi chiamano, turbinando nella nebbia
dell’anima mia,
Muovendosi verso di me, forti d’antica magia.

Eppure, ho nostalgia di gente del mio stampo


E incontrare vorrei i miei consimili
In carne ed ossa portatori del segreto.
“Tutti coloro che con rara mestizia”
Pur sprezzando il mondo, a tutti sono benigni,
Miei compagni, conosco la gloria
Di chi spazia libero, ma voi per lo più
Vi nascondete come me
Solo di quando in quando avvampando
Per amore, speranza, bellezza o potere,
Tornando poi a covare nel dormiveglia,
E non ci sfiorano gli echi del mondo.
Oh, miei compagni: da alcuni ci separano mari
Vinacei e blu zaffiro sotto gli strali d’argento
Del sole e dalla spuma spezzata dalle prore;
Altri sono accerchiati dai colli,
Dalle colline a oriente, mentre noi qui
Siamo presi dall’umida pianura.

Non di meno l’anima mia canta “Su!” e siamo uniti.


Sì tu, e tu, e TU, e tutta la mia stirpe
Sempre cara al mio petto abbraccio,
Poiché vi amo come vento gli alberi
Che ha cura dei petali e delle foglie
E incita il canto fra i rami
Che senza di lui, tremuli, sarebbero ombre
Mute ove nessun uccello sussurrerebbe di come
“Più oltre, oltre, oltre c’è...”.
Il tema del poeta che si libra nei cieli limpidi ma che
si trova a disagio nella realtà contingente del
mondo quotidiano, già affrontato da Baudelaire,
trova in Pound un nuovo aristocratico interprete
che, senza lo “spleen”, anzi con sincerità e grande
armonia, manifesta la sua solitudine e la sua
tensione verso l’assoluto.

Nella poesia seguente, Commissione, emerge


invece la grandissima umanità del poeta verso gli
oppressi per varia natura ed il suo disprezzo per gli
oppressori.
COMMISSIONE
(Lustra 1916)

Va’, mia canzone, dai solitari e dagli insoddisfatti,


Va’ pure da chi ha i nervi in pezzi, dagli schiavi delle
convenzioni,
Porta il mio disprezzo per i loro oppressori,
Va’ come un’onda d’acqua gelida,
Porta il mio disprezzo per gli oppressori.

Parla contro l’oppressione inconscia,


Parla contro la tirannia dell’assenza di fantasia,
Parla contro i legami.
Va’ dalla bougeoise che muore della sua noia,
Va’ dalle donne dei sobborghi,
Da quelle maritate orribilmente,
Da quelle che non vedono il fallimento,
Da quelli accoppiati da una cattiva sorte,
Dalla moglie comprata,
Dalla donna ereditata.

Va’ da quelli che hanno una sensualità delicata,


Da quelli i cui sentimenti delicati sono frustrati,
Va’ come peste sull’opacità del mondo;
Va’ contro a lei con il tuo taglio,
Rafforza le corde sottili,
Reca fiducia alle alghe e ai tentacoli dell’anima.

Va’ in amicizia,
Va’ con parlare aperto,
Sii impaziente a scoprire nuovi mali e nuovi beni,
Va’ contro ogni forma di oppressione.
Va’ da quelli che sono ispessiti dall’età,
da quelli che hanno perso interesse.

Va’ dagli adolescenti soffocati dalle famiglie -


Oh quanto è orribile
Veder tutte insieme tre generazioni d’una sola casata:
E’ come un albero vecchio con dei germogli
E con rami cadenti devastati dal tempo.

Va’ a sfidare apertamente l’opinione degli altri,


Va’ contro questa vegetale schiavitù del sangue,
Sii contro qualsiasi specie di manomorta.
Attratto sin dai tempi dell’università dagli studi sulla
poesia provenzale che, se fu prevalentemente
amorosa, diede largo spazio ad argomenti morali,
politici e guerrieri, Pound riprende una delle
canzoni più famose di Bertran de Born: “Elogio
della guerra” e. la fa sua. La bellezza della
battaglia, dei colpi di spada dati e ricevuti, delle
schiere in movimento, che in Bertran interpretavano
già con forza e con un senso vigoroso della vita
avventurosa, gli ideali tipici della cavalleria
contrapposti a quelli mercantili della insorgente
società borghese, in Pound diventano celebrazione
di un’epoca passata, in cui i poeti non avevano
rinunciato all’azione e osavano ancora “seminare
discordie” pur di combattere la stagnante ipocrisia,
ma anche provocazione, sprone verso una società
morta ai valori spirituali e vitali.
La guerra non come esaltazione della violenza in sé,
dunque, ma come inno all’ energia, al rischio che
affina le capacità umane, alla battaglia in senso
eroico, dove il valore e il coraggio individuali sono
le prerogative peculiari.
Ezra Pound rielabora questo canto provenzale con
la forza dirompente e la virilità del suo stile.

SESTINA : ALTAFORTE
(Personae)

Loquitur:EnBertransdeBorn.
DanteAlighierimisequest’uomonell’inferno
Perchéeraunseminatoredidiscordia.
Eccovi!
Giudicate!
Scavando,l’hotrattofuorinuovamente?
Lascenaèalsuocastello,Altaforte.“Papiols”èil
suogiullare.
“Illeopardo”,ladivisadiRiccardoCuordiLeone.

All’inferno! La pace appesta tutto il nostro Sud.


Tu, cane bastardo, Papiols, vieni! Diamoci alla
musica!
Io non ha vita tranne quando cozzano le spade.
Ma quando vedo stendardi d’oro, di vaio, violacei,
opporsi
E i vasti campi sotto loro farsi vermigli,
Allora urla il mio cuore quasi pazzo di gioia.
Nell’ardore dell’estate provo immensa gioia

Quando le tempeste sulla terra ne uccidono la sporca


pace,
E i fulmini dal cielo nero sfolgorano vermigli,
E i tuoni furiosamente ruggiscono a me la loro musica
E i venti ululano tra le pazze nuvole, nell’opporsi,
E per tutto il cielo lacerato la spade di Dio cozzano.

Conceda l’inferno di sentire presto il cozzo delle


spade!
E i nitriti acuti dei destrieri che gioiscono nella
battaglia,
Petto chiodato opporsi a petto chiodato!
Meglio un’ora di battaglia che un anno di pace
Con tavole opime, lazzi osceni, vino e lieve musica!
Bah! Non c’è vino che eguagli il vermiglio del sangue!

E io amo vedere il sole levarsi rosso-sangue.


E guardo le sue lance per il buio cozzare di armi
E mi riempie il cuore di gioia
E mi empie la bocca di una forte musica
Quando lo vedo così sdegnare e sfidare la pace,
La sua forza solitaria alle grandi tenebre opporsi.
L’uomo che teme la guerra e s’accascia opponendosi
Alle mie parole per la battaglia, non ha sangue
vermiglio,

Adatto solo a marcire nella femminea pace


Lungi da dove il valore ha vinto e le spade cozzano
Per la morte di tali baldracche io gioisco;
Sì, riempio tutta l’aria della mia musica.

Papiols, Papiols, alla musica!


Non c’è suono che uguagli l’opporsi di spade a spade,
Né grido simile all’urlo di gioia in battaglia
Quando gomiti e spade stillano sangue vermiglio
E le nostre cariche cozzano contro l’assalto del
“Leopardo”.
Maledica per sempre Iddio quelli che gridano “Pace”!

E che la musica delle spade vermigli li renda!


L’inferno conceda presto che di nuovo s’odi il cozzar
delle spade!
L’inferno cancelli in nero per sempre il pensiero
“Pace”!
Con la stessa naturalezza e con altrettanta incisività

esprime i suoi sentimenti d’amore in versi delicati e

dolci, dove ogni parola è come la tessera di un raffinato

mosaico.

FRANCESCA
(Personae)
Venivi innanzi uscendo dalla notte
Recavi fiori in mano,
Ora uscirai fuori da una folla confusa,
Da un tumulto di parole intorno a te.

Io che ti avevo veduta tra le cose prime


Mi adirai quando sentii dire il tuo nome
In luoghi volgari.
Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente
fluttuassero
E che il mondo inaridisse come foglia morta,
O vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
Per poterti ritrovare,
Sola.
ERAT HORA
(Personae)

“Grazie qualunque cosa avvenga”. E volta,


Come su fiori penduli la luce
Sfiorisce quando un vento li solleva,
Se n’andava da me .Qualunque cosa
Avvenga, un’ora fu piena di sole
E nulla un dio di meglio può vantare
D’aver atteso che quell’ora passi.
RAGAZZA
(Rispostes)

L’albero mi è entrato nelle mani,


La linfa mi è salita nella braccia,
L’albero mi è cresciuto nel petto,
Verso il basso,
I rami crescono fuori di me come braccia.

Albero sei,
Muschio sei,
Sei violette su cui passi il vento.
Una fanciulla - alta così - tu sei,
E per il mondo tutto questo è follia.
I suoi viaggi e la permanenza in Europa non
rappresentano una fuga o un tradimento verso la
sua terra, al contrario Pound ama la sua Patria e
soffre nel vedervi radicati tanti mali.
Nel saggio “Patriamia” dice:
“Bisogna considerare che gli uomini che vengono in
America dall’Ungheria o dalla Svezia, croati, slavi
cèchi, italiani, tedeschi, sono uomini dai gusti simili e
dalle intenzioni simili. Irlandese o ebreo russo che
sia, un uomo viene qua con la ferma decisione di
migliorare le sue condizioni materiali... Sanno cosa
vogliono. Il problema successivo è come
procurarselo. E rapidamente ne consegue la
definizione dei mezzi. Non sprecano tempo in
speculazioni filosofiche. Presso di loro l’intelletto non
gode di fama. Ogni intelligenza che non riesca ad
esprimersi è esposta a subire mortificazioni, e
un’intelligenza che non riesce a fare qualcosa che sia
di utilità evidente e immediata incontra il disprezzo.”
Ma è anche convinto che in America esista
l’occasione di un Rinascimento, soprattutto delle
lettere e dell’arte in genere. Nell’architettura di
New York Pound trova il primo segno della rinascita
nei grattacieli di Manhattan, che esprimono lo
spirito della città, come le piramidi nell’antico
Egitto. “E qui, non nel disprezzo, forse, ma
sicuramente nell’architettura è il nostro primo segno
dell’alba”, dice ancora il poeta.
E nelle città dell’Europa ricerca l’alito della poesia,
del bello, i cenacoli dove gli intellettuali si
incontrano... la linfa vitale con cui alimentare la
sua terra.
N. Y.
(Rispostes)

Mia città, amata, candida! Ah, snella,


Ascolta! Ascoltami, e in te infonderò un’anima.
Delicatamente sulla zampogna, dai ascolto!

Ora so bene che sono pazzo,


Poiché qui c’è un milione di persone rese rozze dal
traffico;
Né questa è una fanciulla.
Né saprei suonare una zampogna, anche se ne avessi
una.

Città, mia amata,,,,


Sei una fanciulla senza seno,
Sei snella come una canna d’argento.
Ascoltami, dammi ascolto!
E in te infonderò un’anima
E tu vivrai per sempre.
CANTICO DEL SOLE
( da Instigationes)

Il pensiero di come l’America sarebbe


Se i classici circolassero di più
Mi toglie il sonno,
Il pensiero di come l’America,
Il pensiero di come l’America,
Il pensiero di come l’America sarebbe
Se i classici circolassero di più
Mi toglie il sonno.
Nunc dimittis, lascia che il servo tuo
Vada in pace.
Il pensiero di come l’America,
Il pensiero di come l’America,
Il pensiero di come l’America sarebbe
Se i classici circolassero di più...
Eh be!
Mi toglie il sonno.
In Europa si stabilisce prima a Londra, poi a Parigi,
dal 1925 risiederà stabilmente a Rapallo sino alla
fine della seconda guerra mondiale.
In questi anni Pound svolge un’intensa attività di
organizzatore e animatore del dibattito culturale tra
Paesi europei e Stati Uniti.
Profondo conoscitori degli autori classici, gli piace
scoprire nuovi talenti o comunque esportare in
America artisti degni di essere conosciuti.
Egli stesso è poeta, traduttore, critico, saggista e
fondatore di movimenti letterari quali il vorticismo in
antitesi al Futurismo.

VORTEX
Ilvortexèilpuntodellamassimaenergia.
Inmeccanicarappresentalamaggioreefficienza.
Usiamoleparole“maggioreefficienza”insenso
preciso - come in un libro di MECCANICA.
Sipuòpensareall’uomocomeaciòversocui
muove lapercezione.
SipuòpensarloqualeBALOCCOdelle
circostanze,comesostanzaplasticaRICEVENTE
impressioni.
OPPUREsipuòpensarlocomeDIRIGENTEuna
certaforzafluidalecontrolecircostanze,che
CONCEPISCEinvecediosservareoriflettere
semplicemente.
Ilpigmentoprimario
Ilvorticistasibasasuquestosoltanto:sulpigmento
primario della sua arte, nient’altro.
Ogniconcetto,ogniemozione,sipresentaalla
consapevolezzavivasottoqualcheformaprimaria.
E’ilquadro che rappresentacento poesie,la
musicacherappresentacentoquadri,lapiù
vigorosaaffermazionedienergia,affermazionenon
giàesauritanellasuaespressione,macheconserva
lamaggiorepotenzialitàespressiva.
Ilturbine
Ogniesperienzasiprecipitainquestovortex.
Tuttoilpassatopregnodienergia,tuttoilpassato
vivoedegnodivivere.
Ogni IMPETO, il passato che influisce su di noi,
RAZZA, MEMORIA-RAZZIALE, istinto che scarica il
PLACIDO.
FUTUROPRIVODIENERGIA

IlVortexumanohainpugnolaTRAMAdelfuturo.
Tuttoilpassatocheèvitale,tuttoilpassatocapace
diviverenelfuturoèpregnodelvortex,ADESSO.

Edonismo è il posto vacante di un vortex, senza


forza, privo di passato e di futuro, il vertice di un
rocchettoodiincono.

Futurismoèilriversarsidiunospruzzatoredivortex
senzapressione,DISPERSIONE.

OGNI CONCETTO, OGNI EMOZIONE SI


PRESENTA ALLA CONSAPEVOLEZZA VIVA SOTTO
QUALCHE FORMA PRIMARIA. APPARTIENE
ALL’ARTE QUESTA FORMA. SE SUONO ALLA
MUSICA; SE PAROLE COMPOSTE, ALLA
LETTERATURA; LE IMMAGINI, ALLA POESIA;
FORMA, AL DISEGNO; COLORE IN POSIZIONE,
ALLA PITTURA; FORMA O DISEGNO IN TRE
DIMENSIONI, ALLA SCULTURA; MOVIMENTO
ALLA DANZA O ALRITMO DELLA MUSICA O DEI
VERSI.
Elaborazione, espressione di seconda intensità, di
dispersioniproprie agliartisti disecondacategoria.
LeartidisperseEBBEROunvortex.
Impressionismo, Futurismo - una specie accelerata
di Impressionismo - NEGANO il vortex. Sono i
cadaveri dei VORTEX. CREDENZE POPOLARI,
movimenti ecc. sono i CADAVERI DEI VORTICI.
Marinetti è un cadavere.

L’uomo

Il vorticista non si basa su una similitudine o


analogia, non su una somiglianza o mimica.
In pittura non ci si basa sulla somiglianza di una
nonnaadorata o di una carezzevole amante.
VORTICISMO èarte prima che si sia dilatata in uno
stato di flaccidità, di elaborazione, di applicazioni
secondarie.

La poesia è una sorte di matematica ispirata,


che ci dà l’equazione, non per figure astratte
(triangoli, sfere e così via), ma l’equazione per
le emozioni umane
Entrerà in contatto ed influenzerà, per ammissione
degli stessi, quasi tutti i più importanti scrittori e
poeti della sua epoca e non solo quelli più giovani.
Non posso non citare, in merito, un pensiero del
Professor G. Singh da cui, onorandomi della sua
amicizia, ho appreso tante cose:
“ Con tutto il servizio che Pound rese alla poesia
moderna essendone l’indiscusso creatore - e ai
poeti moderni, egli non ebbe altro compenso che la
fama.
Ma come egli stesso osserverà: „ la fama non è una
sostanza commestibile’.
Gli altri poeti o scrittori aiutati o ispirati da lui
furono invece compensati a iosa.
A ben quattro di loro toccò il premio Nobel:
Radindranath Tagore, W.B. Yeats, T.S.Eliot e Ernest
Emingway. Tuttavia, oltre la fama, a Pound fu
tributato, almeno da parte di alcuni, il senso di
gratitudine.”
A tutto questo si accompagna una originale ricerca
poetica che lo porterà a sviluppare il verso libero.
ILVERSOLIBERO
La poesia è composizione di parole messe in
musica. La maggior parte delle altre sue definizioni
sono insostenibili o metafisiche. La proporzione o
qualità della musica può variare, e varia in effetti;
malapoesiaavvizzisce e sidisseccaquando lascia
dietro di troppo la musica, o almeno una musica
immaginata. Gli orrori delle moderne “letture di
poesia” sono dovuti alla recitazione oratoria. Non
voglio dire che le parole dovrebbero andar
impastate assieme e rese indistinte e irriconoscibili
in una sorta di pasta onomatopeica. Ho trovato
poca gente, tranne i musicisti, che prestassero la
minima attenzione alla musica del poeta stesso. I
musicisti mancano spesso, lo ammetto, della
coscienza critica dell’eccellenza o della deficienza
verbale delpoeta, e ignorano ilsuo valore o lasua
banalità “letteraria”. Ma le qualità letterarie non
costituiscono dasole tuttalanostraarte.
I poeti che non si interessano di musica sono, o
diventano, dei cattivi poeti. Direi quasi che i poeti
nondovrebbero maiperdere alungo i contatti coni
musicisti. I poeti che non vogliono studiare la
musicasono indifetto. Nondico che essidebbano
perforzadiventare deivirtuosi, o che siagiocoforza
che si sottopongano allo studio del Curriculum
musicale del loro tempo. È forse una loro virtù il
fattocheessipossanoessereuntantinorefrattaried
eretici,poichéogniartetendeascadereinforma
stereotipa; e in ogni epoca i mediocri mirano con
fortuna o meno, semicoscientemente o
inconsciamente, ad oscurare il fatto che la moda
delgiornononèaffattoimmutabile.
Musica e poesia, melodia e versificazione,
precipitanoegualmentesottoilmarasma.
Giàètroppotardiperimpedireilversolibero.Ma,
è concepibile, lo si potrebbe migliorare, o si
potrebbe almeno arginare una piccola parte delle
discussioni idiotiche e grette fondate su una
ignoranza dela musica. L’attacco dei bigotti, nato
da questa ignoranza della tradizione della musica,
fuciòchenoidovremmoaffrontare.

Il suo percorso poetico, esprimerà il risultato più


organico e significativo nell’opera dei Cantos, alla
cui composizione lavora dal 1917 sino alla morte.
I Cantos, a cui rimane legato il suo nome,
rappresentano una delle più importanti opere
poetiche del Novecento. Pound, come Dante nel
Trecento, vuole indurre la gente a pensare, non più
in termini religiosi, ovviamente, ma politici, sociali
ed economici. Uno dei mali più gravi, che secondo
Pound affliggono la società, è l’usura, convinto che
la sua pratica, consolidatasi con la diffusione del
commercio e l’istituzione delle banche costituisca il
male per eccellenza della società moderna e
contemporanea, corrompendola e inquinandola
alle radici.
La condanna dell’usura perciò si trasforma in un
polemico e radicale rifiuto della società
capitalistico-borghese con i suoi principi
esclusivamente utilitaristici. Essa coincide con
l’assenza di ideali, con il non-valore, ha tradito le
ragioni più autentiche della vita, in particolare, il
normale rapporto tra l’uomo e le cose. Pound non
si scaglia contro la ricchezza frutto del lavoro, ma
contro quella che nasce dal niente, cioè dagli
interessi che si ricavano dal prestito del denaro, dai
giochi della finanza.
L’usura diventa per lui un peccato “conto natura”.
Di qui la nostalgia per un passato pre-industriale
del quale, con un procedimento enciclopedico
riconducibile alla letteratura medievale e a Dante,
vengono proposti alcuni momenti salienti ed
esemplari, quasi antinomia esemplificativa nei
confronti dello scadimento del presente.
L’indignazione sembra placarsi solo nella ricchezza
dei riferimenti culturali ad un’età, che si può
storicamente collocare fra Medioevo e
Rinascimento, e che è stata poi travolta dall’
”inferno” del mondo industriale.
E mai poesia fu più preveggente , oggi che il potere
della finanza ha annientato ogni forma di Bello e di
Arte.
Di seguito viene riportata anche la versione inglese
della poesia poiché è interessantissimo ascoltarne la
recitazione dello stesso autore con la musicalità
della poesia provenzale.
CANTO XLV
(da I Cantos)
Contro l’usura

Con usura nessuno ha una solida casa


Di pietra squadrata e liscia
Per istoriarne la facciata,
con usura
no v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
on si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
La lana non giunge al mercato
E le pecore non rendono
Peggio della peste è l’usura, sputa
L’ago in mano alle fanciulle
E confonde chi fila. Pietro Lombardo
Non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
Né Piero della Francesca o Zuan Bellini
Né fu “La Calunnia” dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de
Praedis,
Nessuna chiesa viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
Arrugginisce arte e artigiano
Tarla la tela nel telaio, nessuno
Apprende l’arte di intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
Arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
Ospiti d’usura.

N:B: Usura: una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza


riguardo alla produttività, e sovente senza riguardo persino
alla possibilità di produrre. (Onde il fallimento della Banca dei
Medici)
CANTO XLV

With Usura

With usura hath no man a house of good stone


Each block cut smooth and well fitting
That design might cover their face,
With usura
Hath no man a painted paradise on his church wall
Harpes et luthes
Or where virgin receiveth message
And halo projects from incision,
With usura
Seeth no man Gonzaga his heirs and his concubines
No picture is made to endure nor to live with
But it is made to sell and sell quickly
With usura, sin against nature,
Is the bread ever more of stale rags
Is the bread dry as paper,
With no mountai wheat, no strong flour
With usura the line grows thick
With usura is no clear demarcation
And no mancan find site for his dwelling.
Stone cutter is kept from his stone
Weaver is kept from his loom
WITH USURA
Woll comes not to market
Sheep bringeth no gain with usura
Usura is a murrain, usura
Blunteth the needle in the maid’s hand
And stoppeth the spinner’s cunning. Pietro Lombardo
Came not by usura
Duccio came not by usura
Nor Pier della francesca; Zuan Bellin’ not by usura
Nor was “La Calunnia” painted.
Came not by usura Angelico; came not Ambrogio
Praedis,
Came no church of cut stone signed: Adamo me
fecit.
Not by usura St Trophime
Not by usura Saint Hilaire,
Usura rusteth the chisel
It rusteth the craft and the craftsman
It gnaweth the thread in the loom
None learneth to weave gold in her pattern;
Azure hath a cancker by usura; cramoisi is
unbroidered
Emerald findeth no Memling
Usura slayeth the child in the womb
It stayeth the young man’s courting
It hath brought palsey to bed, lyeth
Between the young bride and her bridegroom
CONTRA NATURAM
They have brought whores for Eleusis
Corpses are set to blanquet
At behest of usura.
L’unica cultura che riconosco è quella
delle idee che diventano azioni
Nonostante la bellezza e l’incisività del suo pensiero
(o forse proprio per questo), i Cantos, in particolare
quelli sull’usura, scateneranno un grande
accanimento contro di lui, da parte soprattutto di
certi ambienti economico-finanziari, che mai gli
perdoneranno di aver capito e rivelato a gran voce
ciò che per loro conveniva rimanesse occultato:
l’usura come principio del male, come abitudine
mentale che vede nel denaro il proprio fine e perciò
è fonte di avidità, odio e... guerre.
Negli anni Trenta intensifica la sua polemica contro
le manovre economiche internazionali dell’alta
finanza, mentre scorge nel programma economico
corporativo delle istituzioni fasciste una terza via, la
sola possibile tra capitalismo e comunismo, per
frenare la decadenza insita nell’usura.
Dopo un viaggio in America nel tentativo di evitare
un conflitto tra Italia e U.S.A., tentativo fallito
perché Pound non sarà ricevuto dal presidente,
inizia alla radio italiana una serie di discorsi nei
quali, rivolgendosi agli inglesi e agli americani,
ribadisce le sue idee economiche. Quando nel
dicembre 1941 gli U.S.A. entrano in guerra, Pound
interrompe i suoi discorsi, vorrebbe ritornare in
patria ma, non essendogli concesso, riprende tra
mille difficoltà le trasmissioni radiofoniche. Sospetto,
scetticismo a volte derisione tra gli stessi italiani gli
rendono l’impresa ardua, ma “ ci sono tempi in cui
lo scrittore deve cessare di scrivere. In tempi come
questi uno scrittore deve venire al sodo e parlare
senzapelisullalingua”(maggio 1942).
E dunque questo per Pound è tempus loquendi
(Pisan Cantos LXXIV).
Discutere con i suoi concittadini, farli riflettere sulla
falsificazione storica in atto e dare loro dei
ragguagli storici per poter capire il fascismo e
sconfiggere l’alta finanza diventano per il poeta
un’urgenza e un dovere morale.
La guerra, rivela Pound, non è tra Germania e
Inghilterra, tra Italia e America, ma tra l’alta finanza
internazionale e...
“l’uomochevuolefareunlavoropulito.”
“L’usurocraziafaleguerreaserie.
Le fa secondo un sistema prestabilito, con
l’intenzionedicrearedebiti.Eognidebitocreatoin
moneta che vale un quintale di grano, viene
presentato al momento del pagamento in moneta
chevalecinqueopiùquintali.”
Pound non trasmetteva propaganda dell’Asse.
Parlava da americano su questioni americane.
Nel 1958 in seguito ad imprecise affermazioni
giornalistiche, al suo ritorno in Italia, dopo la lunga
prigionia, scrive che:
”non gli sarebbe stato chiesto di dire alcunché di
contrario alla sua coscienza o contrario ai suoi
doveridicittadinoamericano”.
La promessa era stata fedelmente mantenuta dal
governo fascista italiano.
Brani dal:
RADIODISCORSO AGLI AMERICANI ED AGLI
INGLESIDEL30/03/42“ILMODELLO”

Quando il popolo americano e quello inglese


prenderanno notadel modello,lo schemasecondo
il quale si fanno le guerre, non una guerra, ma le
guerre, al plurale? Si potrebbe risalire alla data di
inizio di QUESTA guerra nel 1696, quando venne
inoculato nel popolo inglese il virus della morte,
silenzioso edinvisibile,più mortale delasifilide.
LaBancadi Inghilterra, creando ildenaro dal Nulla,
e prelevando itassidiinteresse.
.Unoscioccomaledetto,ounatestavuotamezza
ipnotizzatanellanostra CasaBiancaha minacciato
di affamare il Giappone, ha mandato letterine
infantili a Mussolini e Hitler, ha minacciato di
affamare il mondo, ha detto sciocchezze alle
potenzedell’Asse,ealGiappone.Ilmondohavisto
quellapropagandaedhasentitolapuzza.
Tuttavia,iononhoseguitolalineadiLindberg,che
misembravasbagliata.
Larazzanordicasembravaignoraredeltuttolavera
identità dei padroni dell’Inghilterra; ha espresso la
suasimpatiaperL’Inghilterra,SENZAdistingueretra
l’inglesegarbatochesipuòincontrareperstrada,e
la banda di ladri e protettori di assassini che
controllailgovernolondinese.
Uomini di facciata che nascondono altri dietro le
scene:Beit, Goldsmid, Sasson, e Sieff, e Rothshild.
DicochelacausaeraMARCIA,esiSAPEVAcheera
marcia Se Roosevelt non fosse AL DI SOTTO
del livello biologico grazie al quale il concetto di
onoreENTRAintesta,aldisottodellivellobiologico
grazie al quale un essere umano può concepire
l’esistenza di una realtà chiamata ONORE, quel
bugiardo dovrebbe uscire sulla scalinata del
palazzodelcongressoefareharakiri,perripararea
queimalichehaimpostoalpopoloamericano.
Qui Roma, parla Ezra Pound, parla da cittadino
americano, sperando in Dio che esistano ancora
degli americani, in quanto distinti dalle
IMPORTAZIONI.

E per queste denunce dovrà pagare di persona un


altissimo prezzo

Una nazione che non vuole


indebitarsi
Fa rabbia agli usurai

Nessun paese può


sopprimere la verità
e vivere bene
Durante la guerra, alla fine del 1944, quando
ormai gli americani erano sbarcati in Italia e la
stavano “liberando” bombardando e distruggendo
le nostre città, in occasione del bombardamento del
tempio malatestiano di Rimini e della morte di
Filippo Tommaso Marinetti, (fiaccato nel suo fisico,
e piegato dalle fatiche e dal clima della campagna
di Russia ultima sua impresa militare dopo la prima
guerra mondiale, e quella di Etiopia nel 1935-36)
Pound scrive di getto due canti in italiano. In testa al
manoscritto, troviamo la seguente nota:
“Questi due canti trattano di incontri con spiriti.
Canto 72: Marinetti e Ezzelino III da Romano.
Canto 73: Incontro con Guido Cavalcanti che in
questigiornisitrovavaaRimini.”

La storia del canto dedicato a Marinetti è


particolarmente toccante in quanto Pound, pur
antagonista, del futurismo e quindi di Marinetti in
età giovanile, è poi profondamente preso dallo
spessore umano del personaggio che, dedica ai
Marò della X Flottiglia Mas del Comandante Junio
Valerio Borghese, il suo ultimo canto,
“Quarto d’ora di poesia della X Mas”.

Scrive mirabilmente Giano Accade nel suo libro


“Fascismo immenso e rosso”:
“Marinetti, scrisse, sul Quaderno di scuola della
figlia Vittoria, poche ore prima di morire, ed ai
giovani della fanteria di marina volle lasciare un
messaggio che partiva già consapevolmente
dall’aldilà:
“Non vi grido arrivederci in Paradiso che lassù vi
toccherebbe ubbidireall’infinito amorepurissimo di
Dio mentre voi ora smaniate dal desiderio di
comandare un esercito di ragionamenti e perciò
avanti autocarri.... cimiteri dei grandi Italiani
slacciano i loro muretti agresti nella viltà dello
scirocco e danno iraconde scintille crepitano
impazienze di polveriere senza dubbio
esploderanno esplodono morti unghiuti dunque
autocarriavanti. Cisiamofinalmente esiscende
in terra quasi santa Beatitudini scabrose di colline
inferocite sparano Vibra a lungo corde tese che i
proiettili strimpellano la voluttuosa prima linea di
combattimentoedèunatonantecattedralecoricata
adimplorareGesùconschiantidipettilacerati
Saremo siamo le inginocchiate mitragliatrici a
cannapalpitantidipreghiere
Bacioribaciarelearmichiodatedimillemillemille
cuorituttitraforatidalveementeoblioeterno”

“Nel 1945, quando uscì questo breve ma intenso


poema di Marinetti, Ezra Pound (nato nel 1885)
aveva quasi 60 anni. Un po’ più giovane di
Marinetti, ma ormai anche lui sulle soglie della
vecchiaia, anche se con una persistente capacità
giovanile di entusiasmarsi; dono dei poeti, dote
pericolosa.
Americano, ma residente nella riviera ligure, a
Rapallo da una ventina d’anni, l’ossessione della
lotta contro l’usucrazia lo aveva portato a
solidarizzare con i motivi della “guerra del sangue
control’oro”.

CANTO LXXII

Purché si cominci a ricordare la guerra di merda


Certi fatti risorgeranno. Nel principio, Dio
Il grande esteta, dopo aver creato cielo e mondo,
dopo il tramonto volcanico, dopo aver dipinto
la roccia con licheni a modo nipponico,
Cacò il gran’ usuraio Satana-Gerione, prototipo
Dei padroni di Churchill. E mi viene ora a cantar’
In gergo rozzo (non a (h)antar ’oscano) ché
Dopo la sua morte mi venne Filippo Tomaso dicendo:
“Be’, sono morto,
Ma non voglio andar in Paradiso, voglio combatter’
ancora.
Voglio il tuo corpo, con che potrei ancora combattere.”

Ed io risposi: “Già vecchio il mio corpo, Tomaso


E poi, dove andrei? Ne ho bisogno io del corpo.
Ma ti darò posto nel Canto, ti darò la parola, a te;
Ma se vuoi ancora combattere, va; piglia qualche
giovinotto;
Pigiate hualche ziovinozz’ imbelle ed imbecille
Per fargli un po’ di coraggio, per dargli un po’ di
cervello,
Per dare all’Italia ancor’ un eroe fra tanti;
Così puoi rinascere, così diventare pantera,
Così puoi conoscere la bi-nascita, e morir una seconda
volta,
Non morir viejo a letto,
anzi morir a suon di battaglia
Per aver Paradiso.
Purgatorio hai già fatto
Dopo il tradimento, nei giorni del Settembre
Ventunesimo,
Nei giorni del crollo.
Vai! Vai a farti di nuovo eroe.
Lascia a me la parola.
Lascia a me ch’io mi spieghi,
Ch’io faccia il canto della guerra eterna
Fra luce e fango.
Addio, Marinetti!
Tornaci a parlar quando ti sembra.”
“PRESENTE”
E, dopo quel grido forte, mesto aggiunse:
“In molto seguii vuota vanitade,
Spettacolo amai più che saggezza
Né conobbi i savi antichi e mai non lessi
Parola di Confucio né di Mencio.
Io cantai la guerra, tu hai voluta pace,
Orbi ambidue!
All’interno io mancai, tu all’odierno”
E parlava a me
In parte solamente, né al vicino,
Una parte di sé con sé dialogava
E non di sé il centro; e da grigia
La sua ombra si fé più grigia
Finché un altro tono della gamma
Uscì dalla diafana del cavo vuoto:
“Vomon le nari spiriti di fiamma”
Ed io:
“venisti tu Torquato Dazzi a
Ninna-nannarmi i versi
Che traducesti vent’anni or sono per svegliar
Mussato?
Tu con Marinetti fai il paio
Ambi in eccessso amaste, lui l’avvenire
E tu il passato.
Sovra-voler produce sovra effetto
Purtroppo troppo, egli distrugger volle
Ed ora vediamo le rovine più che nel suo voler.”
Ma il primo spirito impaziente
Come chi porta notizia urgente
E non sopporta affare di minore urgenza
Riprese, ed io riconobbi la voce di Marinetti
Come sentita Lungotevere, in piazza Adriana:
“Vai! Vai!
Da Macallè sul lembo estremo
Del gobi, bianco nella sabbia, un teschio
CANTA
E non par stanco, ma canta, e canta:
-Alamein! Alamein!
Noi torneremo!
N OI t o r n e r e m o! -“
“Lo credo” diss’io,
E mi pare che di codesta risposta ebbe pace.
Ma l’altro spirito tornò al suo ritornello
Con:
“poco minor d’un toro”...
(che è verso dell’Eccerinus
Tradotto dal latino)
Egli non pose fine
Al verso.
Perché tutta l’aria tremò, e tutta l’ombra
Con sconquasso
E come un tuono che la pioggia ingombra
Saettava frasi senza senso. Finché con scrocchio
Come nello scafo sommerso quando il raggio lo trova
Che precorre forse la morte
Ed in ogni caso gran pena,
Udii in strido crepitar’:
“Calunnia Guelfa, e sempre la loro arma
Fu la calunnia, ed è, e non da ieri.
Furia la guerra antica in Romagna,
Lo sterco sale sino a Bologna
Con stupro e fuoco, e dove il cavallo bagna
Son marocchini ed altra immondizia
Che nominar è vergogna,
Sì che il sepolto polvere s’affasca
Nel profondo, e muove, e spira,
E, per cacciar lo straniero, agogna
A tornar vivo.
Di sporco vidi parecchio ai miei tempi,
La storia dà esempi a serie sporca
Di chi tradì città o una provincia
Ma quel mezzo-feto
Tutta l’Italia vendé e l’Impero!
Rimini arsa e Forlì distrutta,
Chi vedrà più il sepolcro di Gemisto
Che tanto savio fu, se pur fu greco?
Giù son gli archi e combusti i muri
Del letto arcano della divina Ixotta...”

“Ma chi sei?” clamai


Contra la furia della sua tempesta,
“Sei tu Sigismundo?”
Ma egli non mi ascoltò,
Furiando:
“Più presto sarà monda la Sede
Da un Borgia che non da un Pacelli.
Figlio di usuraio fu Sisto
E tutta la lor combutta
Di Pietro negator’ degli seguaci,
D’usura grassi e di ottimi contratti!
Ch’or’ vengon’ a muggirVi che Farinacci
Ha mani rozze, perché è mangia foglia.

Ha una mano rozza, ma l’altra ha dato,


Così avendo onore con gli eroi,
Tanti ne sono: Tellera, Maletti,
Miele, De Carolis e Lorenzini,
E Baldassarre, Borsarelli e Volpini,
Per nominare solo i generali.
Fiol’di banchiere fu Clemente, e nato
D’usuraio il Decimo Leone...”
“Chi sei?” clamai.
“Io son quell’Ezzelino che non credé
Che il mondo fu creato da un ebreo.
Se d’altro scatto io fossi reo
Poco ti importa ora.
Mi tradì chi il tuo amico ha tradotto.
Cioè Mussato, che ha scritto
Ch’io son fiol d’Orco,
E se tu credi a simile pastocchia
Ogni carota può ben farti ciuco.
Il bello Adonide morì d’un porco
A far pianger’ la Ciprigna bella.
Se feci giocattolo della ragione
Direi che un toro da macello,
O dal zoologo vale un piccione;
Dirà che l’animale non fa religione.
Un solo falso fa più al mondo boia
Che i miei scatti: tutti! Ragna ragnaccia!
Cavami quella belva dal suo buco,
Se non è questa:
Bestia umana ama la pastoia?
Se mai l’imperatore quel dono fece,
Bisanzio fu madre del trambusto,
Scindendo sé da sé e dallo giusto;
Né Cesare se stesso mise in schegge,
Né Pietro pietra fu prima che Augusto
Tutta la virtù ebbe e funzione.
Chi dà in legge è solo il possidente,
E ’l caso ghibellin ben seppe il fiorentino.”

E come onde che vengon da più d’un trasmittente


Sentii allora
Le voci fuse, e con frasi rotte,
E molti uccelli fecer’ contrappunto
Nel mattino estivo,
fra il cui cigolar
in tono soave:
“Placidia fui, sotto l’oro dormivo.”
Suonava come note di ben tesa corda.
“Malinconia di donna e la dolcezza”
Cominciai
Ma io ebbi la pelle convulsa
Fra le mie spalle,
e il mio polso preso
In sì ferreo laccio
Che muover non potei
Né mano né spalla, e ad afferrare il polso
Io vidi un pugno
E non vidi avambraccio
Che mi tenne come chiodo in muro;
Mi crede insulso chi non ha fatto la prova.
E poila voce che prima furiava,
mi disse feroce, dico feroce, ma non ostile
Anzi era paterna quasi, come chi spiega
In mezzo alla battaglia che deve fare un giovin’poco
esperto

“la voglia è antica, ma la mano è nuova.


Bada! Bada a me, prima ch’io torni
Nella notte.

Dove il teschio canta


Torneranno i fanti, torneranno le bandiere.”

La comprensione dei Cantos, dato il gran numero


di richiami e riferimenti che appaiono, lascia il
lettore disorientato e sconcertato.
Penso che sia utile consultare un testo in cui questi
riferimenti vengono spiegati; ( ce ne sono alcuni che
per ovvie ragioni di opportunità non cito ma che
non è difficile trovare).
Una volta compresi i riferimenti non si può non
percepire la grandezza e la bellezza dell’opera.
Il canto 73 narra con poesia la storia di una
ragazza fascista di Rimini che, dopo esser stata
stuprata dai soldati canadesi, per amor di patria
sacrifica la propria vita portandoli a morir in un
campo minato.
CANTO LXXIII

E poi dormii
E svegliandomi nell’aere perso
Vidi e sentii,
E quel ch’io vidi mi pareva andar a cavallo,
E sentii:
“A me non fa gioia
Che la mia stirpe muoia
infangata della vergogna
Governata dalla carogna
e spergiurata.
Roosvelt, Churchill ed Eden
bastardi ed ebreucci
Lurchi e bugiardi tutti
e il popolo spremuto in tutto ed
idiota!
Morte che fui a Sarzana
aspetto la diana
della riscossa.
Son quel Guido che amasti
pel mio spirito altiero
E la chiarezza del mio intendimento.
De la ciprigna sfera
Conobbi il fulgore
già cavalcante
(mai postiglione)
Per le vie del borgo

detto altramente
La città dolente
(Firenze)

sempre divisa,
Gente stizzosa e leggiera
che razza di schiavi!
Passai per Arimnio
ed incontrai
uno spirito gagliardo
Che cantava come incantata
di gioia”
Era una contadinella
Un po’ tozza ma bella
ch’aveva a braccio due tedeschi
E cantava,
cantava amore
senz’aver bisogno
d’andar in cielo.
Aveva condotto i canadesi
su un campo di mine
Dove era il Tempio

Della bella Ixotta.


Camminavano in quattro o in cinque
ed io ero ghiotto
D’amore ancora
malgrado i miei anni.
Così sono le ragazze
nella Romagna.
Venivan’ canadesi
a “spugnar” i tedeschi,
A rovinar’ quel che rimaneva
della città di Rimini;
Domandarono la strada
per la via Emilia
a una ragazza,
una ragazza stuprata
Po’ prima da lor canaglia.
-Be’! Be’! soldati!
Quest’è la strada.
Andiamo, andiamo
A Via Emilia! -
Con loro proseguiva.
Il suo fratello aveva scavato
I buchi per le mine,
là verso il mare.
Verso il mare la ragazza,
un po’ tozza ma bella,
Condusse la truppa.
Che brava pupa! Che brava
pupetta!
Lei dava un vezzo
per puro amore,
che eroina!
Sfidava la morte,
Conquistò la sorte
peregrina.
Tozza un po’ ma non troppo
raggiunse lo scopo.
Che splendore!
All’inferno ’l nemico,
furon venti morti,
Morta la ragazza
fra quella canaglia,
Salvi i prigionieri.
Gagliardo lo spirito
della pupetta
Cantava, cantava
incantata di gioia,
Or’ ora per la strada
che va verso „l mare.
Gloria della patria!
Gloria! Gloria!
Morir per la patria
nella Romagna!
Morti non morti son’,
Io tornato son’
dal terzo cielo
per veder la Romagna,
Per veder le montagne
nella riscossa,’
Che bell’inverno!
Nel settentrion rinasce la patria,
Ma che ragazza!
che ragazze,
che ragazzi,
portan’ il nero!

Ezra Pound
Prigioniero a Coltano
Nel motivo della guerra, Pound che pure era
pacifista, aveva saputo cogliere la sintesi del
Futurismo proprio nel momento in cui questa
avanguardia artistica stava concludendosi, non
tanto e non solo per la morte del fondatore, quanto
per la fine imminente di tutto quel mondo per cui
Marinetti si era battuto.

Poco dopo anche per Pound sarebbe giunta una


durissima prova.

Alla fine della seconda guerra mondiale viene


arrestato dalla polizia militare delle truppe
americane “alleate”, dopo essere stato prelevato da
due partigiani.
Internato nel campo di concentramento di Coltano,
nei pressi di Pisa, con l’accusa di antisemitismo e di
tradimento per aver svolto propaganda
antiamericana alla radio italiana, viene rinchiuso in
una gabbia di ferro, esposto al sole durante il
giorno e di notte alla luce di accecanti riflettori per
tre settimane fino al collasso, dopodiché, trasferito
in una tenda sotto il controllo medico, si riprende e
gli viene concesso di scrivere.
È il periodo dei Pisan Cantos, scritti di getto tra la
fine dell’estate e l’ottobre 1945 e, pur essendo nella
sostanza legati agli altri Cantos, possono essere
considerati un’opera completa in sé, il capolavoro
frutto di quella terribile esperienza.
Nella condizione disumana in cui vive, il poeta può
sopravvivere perché sa uscire dall’inferno e rifugiarsi
nel suo paradiso poetico, dove le sue convinzioni
morali politiche ed economiche, non solo non
subiscono scalfitture ma anzi, rinvigoriscono. Nella
sua prigionia gode di una libertà interiore che
nessuno può strappargli e lì, nella sua mente, dove
non ci sono limiti di spazio né di tempo, trova il suo
paradiso.
Il primo di questi undici Cantos si apre con la
rappresentazione della tragedia umana appena
terminata la guerra e con lo scempio che solo
l’odio più sfrenato può dettare e il cui simbolo è
racchiuso da Pound nello scenario di piazzale
Loreto.

CANTO PISANO LXXIV

Pesa il tragico sogno e curva le spalle


Del bifolco
Mani nella concia, Mani impagliato!
Così Ben e Claretta a Milano,
pei calcagni a Milano
E i vermi a divorare la carogna del torello
DIGONOS, troverai nella storia
Due volte chi fu crocefisso?
Ma di’ al Possum: un botto, non un gemito,
con un botto e senza lamenti,
Si costruisce la città di Dioce
Dai terrazzi color di stelle.
Occhi dolci, discreti e onesti,
anche la pioggia è nostra sorella.
Ciò che abbandoni non è la via
E l’ulivo bianco al vento
Sbiancato nel Kiang e nel Han
Quale biancore opporre a tanto bianco,
quale
candore?
“il grande periplo mena le stelle ai nostri lidi.”
Tu che oltrepassi le colonne d’Ercole
Quando Lucifero cadde nel Nord Carolina.
Se l’aria mite cede allo scirocco?
Ulisse il nome di famiglia.
Anche il vento è nostro frate,
sorella la luna
Temi Iddio e la stupidità della plebaglia
Ma una definizione precisa
Ci tramandò Sigismundo
Cos’ Duccio e Zuan Bellin, o il mosaico

Della Sposa di Cristo in Trastevere / imperatori di


stirpe divina
E non ce la dia a bere un barbaro moccioso ignorante
di storia cinese

Né il denaro di Charlie Soong, prestato da anonimo


Sempre che Charlie ne avesse, e in India l’interesse
sceso al 18%,
strozzini locali riforniti da banchieri esteri
sicché il tasso globale, estorto al contadino indiano,
s’ingigantì come la boria di Churchill
quando, e più di quando, tornò alla putrida base
aurea,
verso il 1925 Oh mia Inghilterra
libertà di parola senza libertà di parola via radio vale
zero
Nel novembre dello stesso anno viene trasferito a
Washington e, dichiarato infermo di mente, è
rinchiuso per dodici anni nel manicomio criminale
di Saint Elisabeth.
Vana sarà l’azione di tanti illustri intellettuali italiani
che, nel desiderio di scagionare Pound, firmano
una dichiarazione dove attestano che il poeta
aveva svolto esclusivamente attività letterarie e
artistiche senza mai occuparsi attivamente di
politica o compiere atti di antisemitismo.
Chiaramente le accuse sono del tutto infondate,
tanto che dopo dodici anni,nell’Aprile del 1958,
saranno ritirate dalla Corte Suprema; dodici anni di
manicomio criminale, dunque, poi non più
traditore, non più antisemita, non più pazzo.
Quale la possibile spiegazione di tanto
accanimento?
La verità è che quanto Pound andava rivelando era
troppo scomodo e bisognava dunque far tacere e
punire chi aveva osato sfidare i potenti manovratori
dell’usura. “Il mistero dell’economia è stato
custodito come mai furono custoditi i Misteri di
Eleusi,elaBancaCentraledellaGreciaeraaDelfi”
(Lavoro e usura).
E l’accusa di pazzia, nella sua logica perversa,
poteva essere una punizione più efficace della
morte, perché un morto può diventare un eroe, ma
di un pazzo si può solo avere pietà. Chiuso nel
manicomio criminale a Pound viene tolta ogni
dignità di uomo e di poeta.
Ma egli non ha paura della solitudine, anzi nel
periodo del carcere svolge un lavoro ancora più
intenso e creativo, dopo la discesa agli inferi, gli
anni del Saint Elisabeth sono il momento culminante
dell’ascesa al paradiso. Un paradiso terrestre che è
possibile trovare solo attraverso il raggiungimento
della propria consapevolezza critica e morale,
dell’autorealizzazione che si fonda su un saldo
possesso di sentimenti come l’amore e la giustizia,
quelli che Pound ha sempre esaltato nella sua
opera e che toccano la sfera privata come quella
politica, economica e, in ultima analisi, sociale ed
umana. La sua poesia è dettata da questi elementi
basilari e costanti per una precisa scelta poetica e
soprattutto per la convinzione che si può e si deve
insegnare all’uomo come distinguere “il bene dal
maleEsaperedichifidarsi” (canto LXXXIX).
Certo il raggiungimento della verità morale non può
non essere legato alla consapevolezza dei fatti
storici, economici e politici del presente e del
passato, da qui l’inabissarsi anche nelle epoche più
remote dei più diversi paesi del mondo a ricercare
tutti quegli elementi che potessero essere una
conferma alla sua idea di paradiso terrestre.
La maturità, le tragiche esperienze, l’approfondirsi
dei suoi studi, l’eccezionale capacità di percepire le
sfumature più lievi lo portano ad un modo di
poetare via via sempre più difficile da penetrare e
da gustare appieno per la maggior parte dei lettori.
Ma, anche fruendo di una percentuale piccolissima
di ciò che egli ha tradotto in versi, non è possibile
non comprendere la portata e la bellezza della sua
creazione poetica.
Canti Postumi
(Voci di guerra 1945)

Per cui la mente è quieta


E il cielo è chiaro
Libertà non un privilegio
Il fuoco non fa bellezza, la terra non fa bellezza
Ma il NOUS, il conoscere.
Più vicino del fuoco: più sottile dell’aria
Questo splendore, spargere questo splendore
Immerso nello splendore

In questo frammento, Pound, in un flash, un


improvviso lampo, sintetizza dei concetti
profondissimi apparentemente non connessi tra i
loro; lo stato interiore di grande quiete, ciò che è
esterno è visto con grande chiarezza, la libertà
profonda ed interiore, la bellezza nella sua pienezza
e la conoscenza, lo splendore della conoscenza.
un prologo del paradiso.
Nel luglio si imbarca di nuovo per l’Italia, dove,
salvo rare occasioni, vivrà fino alla morte, avvenuta
il 1° novembre 1972.
La sua salma verrà deposta nell’isola di San
Michele, a Venezia, tra l’indifferenza dei più.
In questi anni, quasi fino alla morte, nonostante le
sue apparizioni e i suoi interventi pubblici siano
sempre più rari, è il tempus tacendi, Pound
continuerà la sua attività di poeta e scrittore.
Nel 1968 vengono pubblicati “Stesure eframmenti
deicantosCX-CXVII”.
Il lungo travaglio subito pur lasciando segni evidenti
non ha intaccato le sue convinzioni morali e il
sapore aspro delle sue immagini poetiche.
Gli ultimi scritti poetici, anche nella loro
frammentarietà, sono fedeli al cammino intrapreso
con i primi Cantos.
Frequenti sono i ricordi e le meditazioni sulla
guerra, i rinvii alle vicissitudini di un’intera vita;
questi versi sono carichi di accenti mesti e amari,
ma mai scadono nella retorica, al contrario, sono
sempre dignitosi e commoventi, sia che cantino la
sconfitta dei sogni del poeta, la disperata lotta per i
suoi ideali, sia che celebrino quel principio
dell’amore che Pound ha condensato nella frase:

“amo, ergo sum”


Ciò che veramente ami rimane,
il resto è scoria
quello che veramente ami non
Ti sarà Strappato
Quello che veramente ami è la
Tua vera eredità
(Drafts & Fragmnets)
M’amour, m’amour
Cos’è che amo e
Dove sei?
Ho perso il mio centro
A combattere il mondo.
I sogni cozzano
E si frantumano-
E che ho cercato di costruire un paradiso
Terrestre.

Ho provato a scrivere il Paradiso


Non ti muovere,
Lascia parlare il vento
Così è Paradiso

Lascia che gli Dei perdonino quel che


Ho costruito
Chi ho amato cerchi di perdonare
Quello che ho costruito
Grazie
EzraPound
Se un uomo non è disposto a correre
qualche rischio per le sue idee
o le sue idee non valgono nulla
o non vale niente lui

La tomba di Ezra Pound nel Cimitero di S. Michele a Venezia

FabioLametti“HonostalgiadiGentedelmioStampo”
Documenti
INDICE

Lettura del canto su usura nella voce di Pound 5

G Singh:
Introduzione del curatore 9

Amedeo Giorgetti e Fabio Lametti;


Abbiamo bisogno di gente del suo stampo 15

Fabio Corvatta;
Saluto del Sindaco - ._______ 19

Franco Foschi:
Ezra Pound a Recanati__________ ______________ 23

Luigi Flamini:
Un ricordo di Ezra Pound_________________ 31

Mary de Rachewiltz;
I Paesaggi dei “Cantos ”_______________ _____ 33

Victorugo Contino:
Ricordi, osservazioni, confronti 41

Giacinto Auriti:
Pound e l’economia 47

Gabrielle Barfoot:
Pound prosatore 55

G Singh:
Pound e la poesia mondiale _____________ 65
Il professor SINGH, autografa i suoi libri, e un momento
conviviale con il Dott. Amedeo Giorgetti, l’Ing. Fabio Lametti
con le relative famiglie e la Professoressa Enrica Sonnetti
Ringraziamenti

Desidero ringraziare, per questo mio modestissimo


contributo ad Ezra Pound, le persone che mi hanno
fatto conoscere il poeta ed aiutato in tale opera:

Claudio Caparvi che per primo mi parlò di Pound,


Enrica Sonnetti che mi ha aiutato a riscoprirlo,
Amedeo Giorgetti che con il suo dinamismo, ha
organizzato convegni ed incontri,
Al Professor Singh che ci ha spiegato tante cose,
Alla sua collaboratrice irlandese Gabriel Barfoot,
A Giano Accame,
Al Professor Giacinto Auriti,

Per ultimo, anche se certamente, la Signora non si


ricorderà di me “giovinetto”, Vittoria Marinetti che
ad una conferenza su Pound, al Festival dei Due
Mondi di Spoleto, mi mostrò alcuni documenti di
suo Padre Filippo Tommaso, parlandomene con
una passione tale che, non poteva non lasciare in
me, un segno di profonda ammirazione.