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Perch i poeti Fondazione Gerardino Romano, Telese, 24 novembre 2010

1. Premessa di metodo e proposta per la serata Proposta di impostazione della serata: 20/30 minuti di serrata proposta di una poetica rivoluzionaria. 30/40 minuti di discussione con domande veloci su tutte le questioni attinenti la poesia con la premessa che a tentare di rispondere non c un presunto esperto (orrenda parola in voga oggi anche nella scuola) ma, come si diceva un tempo, un cultore o, se preferite, un appassionato dilettante, che con modalit diverse convive con e pratica la poesia da diversi anni. Questa impostazione non - come direbbe il mio confratello fra Gaetano da San Martino dellordine del Bon Coeur buonista, ma nasce dalla persuasione che, nel tempo della rete e dellelaborazione collettiva del sapere e dei saperi, non si reggono pi sproloqui di unora, a meno che tu non sia e non patentemente il mio caso - veramente un pensatore, un poeta, un creativo di assoluta originalit. Quindi non si tratta solo dellimpostazione di questincontro, resa possibile dallalta qualit (e non una captatio benevolentiae ma una constatazione) delluditorio (che si far, dunque, parlatorio).
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La bipartizione della serata consentir anche, in maniera non schizofrenica, di poter mettere in campo una visione plurale della poesia. Badate bene: plurale a partire da me. Dicevo a Biancamaria Frabotta, ospite di Poesia in forma di rosa a settembre, mia adorata maestra alla Sapienza, che mi chiedeva delle mie evoluzioni (che pure ha seguito in questi anni), dicevo che come se mi fossi pacificato con tutti i fiumi della mia storia personale: Fortini ed Eliot, Pasolini e Char, Nietzsche e Angelus Silesius. E lei, sorridendo, mi ha detto che ho proceduto per accumulo e non per negazione. Spero di poter rendere plasticamente stasera il senso di questo sviluppo per accumulo, soprattutto, ma non solo, in relazione alla poesia. In che senso? Jos Mourinho (quanto ci manca) disse, al conferimento di una Laurea honoris causa una frase straordinaria: Chi capisce solo di calcio, non capisce niente di calcio. Ebbene, potrei ripetere con lui: Chi capisce solo di poesia, non capisce niente di poesia. Anche in questo caso, ridendo orazianamente, cerco di enucleare un principio metodico, che maturato dal rifiuto del disciplinarismo. La poesia (imparando a discernere in essa vari fili che appartengono a storie diverse) deve entrare in cortocircuito con quella che ci si ostina a chiamare filosofia, e tutto questo
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deve avere ricadute nellambito etico, che non pu, come sapeva ancora Aristotele, non coincidere con quello politico. E tutto questo deve irradiarsi nella dimensione delloikos, nella duplice diramazione delleconomia e dellecologia. 2. Perch i poeti? Perch i poeti? la domanda che si poneva il 29 dicembre del 1926 Martin Heidegger davanti ad una cerchia ristretta di persone riunitesi nel ventesimo anniversario della morte di Rainer Maria Rilke, poeta straordinario, oggi rimosso dalla cultura italiana, autore delle Elegie duinesi e dei Sonetti ad Orfeo. A sua volta il solo apparentemente oscuro pensatore della Foresta nera citava lelegia Pane e vino di Friedrich Hlderlin: E perch i poeti nel tempo della povert? O, potremmo tradurre, del bisogno. Il grande poeta folle e il pensatore ci pongono davanti la catastrofe del tempo che ancora viviamo, tempo della povert: La notte del mondo distende le sue tenebre []. La mancanza di Dio significa che non c pi nessun Dio che raccolga, in s, visibilmente e chiaramente, gli uomini e le cose []. A causa di questa mancanza viene meno al
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mondo ogni fondamento che fondi []. Lepoca a cui manca il fondamento pende nellabisso. Posto che, in genere, a questepoca sia ancora riservata una svolta, questa potr aver luogo solo se il mondo si capovolge da capo a fondo, cio se si capovolge a partire dallabisso. Nellepoca della notte del mondo labisso deve esser riconosciuto e subto fino in fondo. Ma perch ci abbia luogo occorre che vi siano coloro che arrivano allabisso. 3. I poeti in cammino verso labisso Ebbene per Heidegger il compito di arrivare allabisso per consentirne, eventualmente, un suo capovolgimento il compito dei poeti nel tempo della povert. I poeti sono coloro che possono rintracciare la direzione della Svolta. Iniziando un lavoro di contaminazione che chiunque di voi potr ovviamente contestarmi dal punto di vista ermeneutico o filologico, prendo ad emblema sommo di tali poeti del tempo della povert, per cos dire, un interlocutore che Heidegger disperatamente cerc, intuendone la profondit abissale, e che a lui, per motivi biografici che entrano nella nostra riflessione, si sottrasse. Sto parlando di Paul Celan, poeta ebreo-rumeno ma di madrelingua tedesco, il cui padre mor di tifo e la madre venne fucilata dai nazisti nel campo di
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concentramento di Michajlovka, in Ucraina. Celan era naturalmente diffidente nei confronti di un pensatore che aveva aderito negli anni Trenta al nazismo, crimen imperdonabile, se vero che solo la morte per acqua nella Senna potr pacificarlo con tutti i morti del suo popolo. Eppure Celan sembra rispondere allappello contenuto nelle riflessioni di Heidegger seguite ad Essere e Tempo. Sembra essere il poeta che, elevando ad esperienza universale dellattraversamento orfico della morte cui siamo chiamati la Shoah, ha raggiunto quellabisso che caratterizza il tempo della povert, degli Dei fuggiti: Sia lode a te, Nessuno / per amor tuo vogliamo / fiorire. / Incontro / a te, salmodiava a questo Dio/Nulla. Leggiamo insieme una poesia immensa, con la quale mi confronto da anni, grazie anche a Horst Knkler (che riposa tra i giusti) e Giovanni Rossetti. Argumentum e silentio In catene tra oro e oblio: la notte. Entrambi bramarono afferrarla. A entrambi concesse tempo.
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Posa, posa anche tu l, quanto accanto ai giorni vuol nascere col crepuscolo: la parola seguita dagli astri, inondata dai mari. A ciascuno la parola. A ciascuno la parola che gli cant, quando la muta gli piomb addosso a ciascuno la parola che a lui cant e impietr. Ad essa, alla notte, la parola che gli astri accompagnano e i mari inondano, ad essa la parola avvinta dal silenzio, cui il sangue non gel, quando trafisse le sillabe quel dente avvelenato. Alla notte la parola guadagnata al silenzio. Contro quelle altre che presto - sedotte e violentate da orecchie prostituite anche sul tempo e i tempi sergeranno, essa infine sar testimone, infine, quando solo catene risuonano, testimone della notte, che l giace
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tra oro e oblio, sorella di entrambi, da sempre Poich, dimmi, dove mai vi sar crepuscolo, se non in lei, dove scorre la sua lacrima, che mostra ai soli che simmergono, la semina, ma di volta in volta? Qui descritto il nostro tempo, il tempo della povert. Labisso che il poeta raggiunge per primo, ma anche questo il punto spesso frainteso da esegeti del poeta rumeno la direzione della svolta. Celan un frontaliere o, se volete, colui che raggiunge il fondo dellabisso, della notte, del silenzio, per avviare, come il Dante nel budello infernale, una risalita nella direzione opposta per. 3. Linsurrezione contro la morte Noi siamo nellestrema desolazione, quella cantata nel 1922 da T.S. Eliot in The Waste Land, altro picco della poesia cui alludo. Riuscir a porre ordine infine nelle mie terre?, si chiede sconsolato il re-pescatore che chiude il poemetto. Riusciremo a porre ordine nella nostra terra? Solo se avremo il coraggio di mettere in discussione lintera impalcatura su cui si regge la nostra civilt, solo se riusciremo
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ad attraversare la morte e ad uscirne (orficamente?) rinnovati. Daltronde la vita nuova aspirazione perenne dei poeti La poesia diventa, dunque, luongo insurrezione e resurrezionale: linsurrezione quella contro la morte. E la morte non avr pi dominio canta il bardo gallese Dylan Thomas in una poesia memorabile Ma il poeta che pi ha reclamato questo scontro agonico/agonale con la Morte un poeta francese, dimenticato o mai passato nella cultura italiana, Ren Char, pur tradotto negli anni Sessanta da giganti come Sereni e Caproni, che a differenza di Celan commerci con Heidegger, lui il mitico Capitano Alexandre del Maquis francese, della Resistenza, perch intu la carica rivoluzionaria del suo pensiero. Vi pongo di fronte alla radicalit della sua poesia insorgente: I poemi sono pezzi desistenza incorrotti che lanciamo sul viso ripugnante della morte, ma tanto in alto che, rimbalzando su di essa, possano cadere nel mondo designatario dellunit. Poesia, singolare ascensione degli uomini, che il sole dei morti non pu offuscare in un infinito perfetto e derisorio.

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Fare poesia prendere possesso dun aldil nuziale che si trova ben dentro questa vita, ad essa strettamente congiunto, e tuttavia nella estrema vicinanza delle urne mortali. La vitalit del poeta non una vitalit dellaldil ma un punto brillantato attuale di presenze trascendenti e di peregrinanti tempeste. Avendo la poesia lo scopo di renderci sovrani personalizzandoci, noi attingiamo, grazie al poema, la pienezza di quanto era appena abbozzato o deformato dalle millanterie dellindividuo. Il poeta, traducendo lintenzione in atto ispirato, convertendo un ciclo di travagli in carico di resurrezione, costringe loasi del freddo a trapassare per ogni poro i vetri dello scoramento e crea il prisma, idra dello sforzo, del meraviglioso, del rigore e del diluvio, con le tue labbra per saggezza e il mio sangue come predella. La poesia sar un canto della partenza. Poesia e azione, vasi ostinatamente comunicanti. La poesia punta la freccia che implica larco azione
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La poesia sfida alla morte. La poesia ricerca dun al di l nuziale (in cui cio lego si coniuga, quindi abbatte la sua dimensione egoica, egocentrata, egoista, oltre le millanterie dellindividuo) che per non la trascendenza allusa dalle religioni, il mondo vero di cui parla Nietzsche, ma si trova ben dentro questa vita, nella perfetta fedelt alla terra. La poesia canto della partenza. Da dove? Da quel luogo oscuro, da quellabisso che Celan aveva esplorato, dalla luogo pi desolato che noi oggi, inconsapevolmente, abitiamo. Ma non un canto daddio, di rinunzia. Perch essa, la poesia, nutrir lazione, lazione di trasformazione del mondo. Azione comune, vissuta nella condivisione tra uomini e donne in carne ed ossa. Vedete, non casuale che Char usi limmagine dellarco. In lui rinasce, potremmo dire secondo lauspicio di Heidegger, quel pensiero-poetante che gi gli albori della Grecia avevano conosciuto. Arco e lira Eraclito loscuro, carissimo a Char, che ne riprende altre cose: la scrittura evocativa che fonde quelle che noi convenzionalmente chiamiamo poesia e prosa ma anche lidea epifanica della verit. Noi occidentale per attraversare la morte dobbiamo liberarci dal giogo platonico-cristiano, che la scienza
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moderna eredita (che tradisce il messaggio gesuano) del possesso stabile. Noi non siamo padroni e nulla che sia stabilmente . Dobbiamo accettare levento, laccadere che ci viene dato e che noi possiamo solo accogliere: Una chiave sar la mia dimora dice Char. E ancora: Se abitiamo un lampo, il cuore delleterno. Noi, per dirla con Marco Guzzi, mio maestro (ai cui libri, Luomo nascente e La profezia dei poeti devo molte suggestioni di questa serata), apparteniamo soltanto a un lampo che scaturisce ogni volta a monte di noi stessi, nel nostro Principio. Non ci sono possessi stabili: di verit, di certezze, come Platone sognava, i filosofi cristiani predicavano, i sacerdoti della tecnoscienza ripetono ogni giorno. 4. Il dominio tecnico della terra E dove ha condotto questa certezza? Torniamo ad Heidegger. Nella conferenza da cui abbiamo preso le mosse scrive: La Natura posta innanzi alluomo dal rappresentare (cio dal porre-innanzi) delluomo. Luomo pone il mondo innanzi a s come loggettivo nel suo insieme, e pone se stesso dinanzi la mondo. Luomo pone il mondo alla propria merc e dispone della Natura per
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s [] Luomo dispone la Natura affinch essa soddisfi alle sue rappresentazioni oggettive. Luomo pone a propria disposizione, producendole, nuove cose che gli occorrono. Luomo traspone le cose moleste. Luomo si oppone alle cose quando ostacolano i suoi propositi. Luomo espone le cose quando vuol promuoverne il commercio e il consumo [] Luomo si pone di fronte al mondo come di fronte a un oggetto []. Luomo moderno si rivela tale da imporsi in qualsiasi relazione a qualsiasi cosa, e, quindi, anche a se stesso come il produttore incontrollato che ha organizzato la propria rivolta a dominio universale [] La Terra e la sua atmosfera divengono materie prime. Luomo stesso diviene materiale umano, impiegato secondo piani prestabiliti []. La scienza moderna e lo stato totalitario, in quanto conseguenze necessarie dellessenza della tecnica, sono per ci stesso fenomeni concomitanti. Lo stesso dicasi delle forme e dei mezzi escogitati per lorganizzazione dellopinione pubblica mondiale e delle convinzioni quotidiane degli uomini. 5. Lo sguardo poetico del Nascente Se questa la condizione desertificata non degli anni Venti ma dellepoca ancora nostra ci
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sa per quanto, la poesia cosa ha da obiettare? Qual la sua, e cito volutamente il Camus amico di Char, rivolta? Leggiamo Dylan Thomas: Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi Spauriti, pronunciando sillabe sommesse Per timore di svegliare le cornacchie, Per timore di entrare Senza rumore in un mondo di ali e di stridi.
Catturare nel sonno le cornacchie, senza spezzare un rametto,

Se fossimo bambini potremmo arrampicarci, E, dopo lagile ascesa, Cacciare la testa al disopra dei rami Per ammirare stupiti le immancabili stelle. Dalla confusione, come al solito, E dallo stupore che luomo conosce, Dal caos verrebbe la beatitudine. Questa, dunque, leggiadria, dicevamo, Bambini che osservano con stupore le stelle, E lo scopo e la conclusione.

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi.


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Il poeta conquista quello sguardo sovrano che, ossimoricamente, come nel re auspicato da Tao - sguardo bambino, capace di stupore di fronte al mondo lasciato essere ci che . Nel tempo della povert il poeta raggiunge labisso, attraversa la morte, avendone in dono lo sguardo (o lascolto) purificato, che lascia di nuovo essere alberi e animali ci che sono, senza oggettivarli (cio guardarli e trattarli come oggetti per la sua volont di potenza). Il poeta lincarnazione di quella grazia per cui, nel mondo dominato dalla necessit e dalla forza, come insegna la Weil, entra il miracolo del dono e del perdono, dellamore e della bellezza. 6. La vera presenza della poesia Ma perch proprio la poesia ha questo ruolo assolutamente decisivo? Qual la qua qualit specifica che rende possibile tale miracolo? Per arrivare alla nostra conclusione ci aiutano le parole dellunico poeta vivente che citer stasera, la cui opera, incredibilmente, da pochi mesi disponibile in traduzione italiana. Si tratta di Yves Bonnefoy, raffinatissimo critico e amante della grande arte italiana. Ebbene, Bonnefoy ne La sfida occidentale della poesia
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afferma che il rischio continuo cui esposto luomo - nel processo di concettualizzazione cui pure si deve la nascita della civilt che le cose svaniscano. Nel momento in cui un aspetto stato attinto da una cosa o da un essere, questi ultimi avevano una loro realt in seno al mondo esistenziale [] Ecco cosera la cosa da cui il concetto ha attinto un aspetto: una realt che mai si ripeter. Chiamer questo modo di essere la presenza [] Il concetto [] non ha invece n inizio n fine, n spazio, e non sa nulla del caso, non ne godr n lo patir. Quella rosa vicina al vecchio muro, mentre il concetto di rosa in uno spazio mentale, costituito da relazioni ovviamente e totalmente pure quanto una formula algebrica. E da questa scissione tra concetto e presenza consegue che il discorso concettuale non potr mai capire dallinterno quella realt esistenziale che pure la nostra. La poesia, dunque, rimembranza (termine non casualmente leopardiano ripreso da Bonnefoy) nel discorso della presenza stessa che quel discorso annulla. Ma come possibile tale paradosso? Perch alla poesia possibile, utilizzando gli stessi mattoni del discorso concettuale, cio la parole, costruire un edificio
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radicalmente diverso? Perch nella poesia il suono, la dimensione sonora hanno una rilevanza decisiva. Normalmente laspetto sonoro, nelluso quotidiano, ad esempio, si perde. Nella poesia no. Il suono garantisce la presenza (la vera presenza, lasciatemi citare il mio amato Steiner) della cosa. Basta sentire il suono, e la memoria della presenza ritorna alla mente, che si rivolge allora verso la suddetta cosa con uno sguardo nuovo[]. Il suono della parola preserva nel linguaggio quella stessa realt che il linguaggio dissolve [] sufficiente che [la poesia] utilizzi le parole a partire dai suoni, e i concetti verranno messi in pericolo, la loro autorevolezza sar indebolita []. Contatto ritrovato con la presenza. Ecco perch [] la presenza piena di un oggetto o di una persona, la sfida [] della poesia in una societ che se ne dimentica, che si vota a rappresentazioni. Nella societ dello spettacolo, nella societ dei simulacri, la poesia della vera presenza un atto insorgente, una rivolta permanente: Il poeta, conservatore degli infiniti volti di ci che vive.

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Lasciatemi chiudere arditamente. la prima volta che faccio qualcosa del genere. E non mia intenzione porre le parole balbettanti che legger sul piano di quello che ho religiosamente utilizzato stasera di Heidegger, Char, Thomas, Bonnefoy ed altri straordinari cantori del Giorno che viene. Ma mi sembra doveroso accettare la sfida della parola poetica, del canto, di varcare la soglia del pensiero concettuale per inverare, incarnare le cose dette. E, dunque, chiudo con uno scritto in cui mi rivolgo al Dio sconosciuto, senza il quale ogni agire mi sembra vano, e il cui volto ogni giorno, faticosamente, ricerco in quello delle persone e degli animali che passano lungo la mia strada: Dove sei, Dio sconosciuto? Chi sei sconosciuto? Quanto a lungo ho cercato lAltro, cui rivolgere lo sguardo smarrito, balbettante preghiera. Sei tu? Non mai detto da sacri libri, inaudito, ultimo Dio? Ho percorso il deserto del nulla, lungo la strada ho trovato fonti. Poi riprese il cammino, senza requie lanima dubbiosa.
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Oggi qualcuno chiama. Cos pare. Ma nessuno con me, se non leco delle mie domande pietose. Chiunque tu sia, Dio senza nome, Madre/Padre, Fratello, Sposa, che io ti onori in opere prima che in parole. Vieni nellestrema desolazione, realizzati nel mezzo imperfetto che io sono. Liberaci dalla paura del male, e dona, infine, le asciutte parole duna feconda preghiera.

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