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SALVATORE QUASIMODO E L’ERMETISMO

L’ermetismo è una tendenza letteraria italiana che ha come centro la Firenze degli anni Trenta,
ma si riscontra poi in tanti luoghi e in tanti autori diversi. Il tratto distintivo degli autori che
definiamo ermetici è una certa inclinazione all'oscurità, alla chiusura. Ermetico, infatti, in
italiano significa chiuso, ma anche enigmatico/incomprensibile e, sia a livello di tematiche, sia
a livello linguistico formale, le poesie dell'ermetismo sono infatti ardue a volte oscure, di
difficile comprensione: ricorrono spesso per esempio all’analogia, che è una figura retorica
molto complessa e a volte quasi incomprensibile nei collegamenti che crea tra concetti molto
distanti tra loro. C'è da fare una riflessione innanzitutto storica per capire perché alcuni autori
scrivessero in questo modo: siamo negli anni del fascismo e chi fa cultura è soggetto alla
censura da parte del regime. Alcuni letterati artisti scelgono di fare propaganda per il regime
attraverso la loro arte, tanti altri invece si ritirano in un atteggiamento di chiusura e distacco,
prendendo le distanze dalla politica e rimanendo altro rispetto alla società, immergendosi
completamente nella propria interiorità. Questo era l'unico modo per evitare di partecipare alla
retorica fascista ed esprimere quindi, in qualche modo, un dissenso, non volendo
compromettersi con quell'esperienza politica. L’ermetismo era di fatti una tendenza perché non
si organizzò mai come un vero e proprio movimento letterario dotato di un suo: è una tendenza
alla chiusura, alla complessità, al dialogo con la propria coscienza in realtà più profonda ed
oscura.
L’etimologia di “ermetismo” è probabilmente dovuta al nome di Ermete Trismegisto,
personaggio leggendario greco che voleva tramandare la filosofia egizia, di difficilissima
comprensione. L’ermetismo quindi, così come Ermete Trismegisto, ha l’obiettivo di tramandare
l’indecifrabile.
Chi furono però i poeti ermetici? Tra i più importanti, Salvatore Quasimodo, Mario Luzi e
Alfonso Gatto, e non Montale, erroneamente definito ermetico, che ne prese lui stesso le
distanze. Salvatore Quasimodo è forse quello che maggiormente si è imposto al grande
pubblico e che ancora oggi leggiamo molto. Parliamo di un premio Nobel per la Letteratura,
vinto nel 1959.

Quasimodo è siciliano, di Modica, dove nasce il 20 agosto 1901. Si trasferisce da giovane prima
a Messina, poi a Roma e successivamente a Firenze, dove, nel 1930, con l’appoggio dell’amico
Vittorini, pubblica le sue prime poesie sulla rivista Solaria, una rivista molto famosa all’epoca.
La sua prima raccolta di poesie è Acque e Terre del 1930, e nel 1932 pubblica Oboe sommerso.
Si trasferirà poi a Milano, dove insegnerà letteratura italiana. Nei primi anni Quaranta si dedica
alla traduzione di classici greci, latini e di opere shakespeariane. Nel 1942 viene pubblicata la
raccolta Ed è subito sera, che prende il nome da quella che forse è la poesia più famosa di
Quasimodo. Soprattutto questa prima fase della poesia di Quasimodo è legata all’ermetismo. Le
raccolte successive vireranno maggiormente verso una poesia più impegnata politicamente, più
civile, anche perché la situazione era cambiata: una Guerra mondiale, poi il difficile
dopoguerra, imporranno il bisogno di una maggiore partecipazione da parte degli intellettuali
alla vita sociale. La prima parte della poesia di Quasimodo è una poesia in cui si ricerca un
distacco dalla realtà, la volontà di non lasciarsi coinvolgere: la poesia non deve dialogare con la
società e con la storia, ma deve collocarsi in un altro mondo che è fatto di purezza; manca la
concretezza, mancano gli oggetti. Tutto è inserito invece in una dimensione irreale che deve
riprodurre la dimensione esistenziale interiore: Ed è subito sera è la poesia più famosa di
Quasimodo e ci fa capire bene cosa intendiamo per ermetismo. La poesia non parla della realtà
di situazioni reali. È invece tutta incentrata su una situazione esistenziale interiore che
coinvolge però l'intera umanità, non solo il poeta. Parla della vita, dell'arrivo dolorosamente
rapido della morte. I temi più ricorrenti della fase ermetica sono la contemplazione e la
descrizione del paesaggio siciliano.
Della fase successiva della poesia di Quasimodo bisogna citare la raccolta Giorno dopo giorno
del 1947. Questo anno significa che è finita la guerra ed è necessario ricostruire il Paese. Nel
frattempo, si sta scrivendo la Costituzione: ecco allora che Quasimodo sembra uscire dal
silenzio che aveva caratterizzato la sua poesia fino a quel momento. Quel silenzio non era
disimpegno civile, ma ci dice lui stesso essere stata una scelta consapevole di silenzio di fronte
alla barbarie della dittatura fascista. L'esperienza del realismo si può considerare esaurita agli
inizi degli anni Cinquanta: era servita a tanti poeti a esprimersi in versi liberamente in un
periodo in cui di libertà ce n'era ben poca. Infatti, con la caduta del fascismo, l’ermetismo entrò
in crisi, lasciando spazio al Neorealismo.
Quasimodo muore improvvisamente a Napoli, il 14 giugno 1968.

ED È SUBITO SERA

Ognuno sta solo sul cuor della terra


trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Poesia ermetica.
Una strofa di tre versi: un doppio senario, un novenario e un settenario.

Ogni essere umano vive in solitudine, illudendosi di essere al centro del suo mondo, ed è
colpito dalla luce del sole, fonte di gioia e dolore allo stesso tempo. Poi all’improvviso cala la
sera, ovvero giunge inesorabile la morte.

La peculiarità di questa poesia consiste nella capacità dimostrata da Quasimodo di condensare


in soli tre versi una profonda riflessione sulla condizione umana. Il testo, tanto breve nella
forma quanto efficace da un punto di vista comunicativo, è passato alla storia come uno dei
testi-simbolo dell’ermetismo.
Proprio la tragica sorte dell’uomo rappresenta la tematica portante di Ed è subito sera, che, da
un punto di vista dell’interpretazione letterale, sembra descrivere con estrema fugacità il
momento del tramonto, che diviene per il poeta occasione di introspezione e riflessione sulla
vita umana nella sua complessità.
“Ognuno”: riconosce in sé stesso una condizione di radicale solitudine che lo induce a
identificarsi con tutta l’umanità.
“Cuor della terra”: da un lato, l’uomo in quanto specie è solo poiché si illude di essere al centro
del pianeta, dall’altro, l’uomo in quanto individuo è solo con sé stesso.
Il “raggio di sole” che “trafigge” ogni uomo indica la potenza vitale della luce solare, che
illumina la parabola dell’esistenza umana con una gioia improvvisa, ma d’altro canto la ferisce
a causa della sua stessa fugacità. L’utilizzo del verbo “trafiggere” allude, infatti, a questa
ambivalenza: la luce rischiara e brucia.
Con il terzo e ultimo verso irrompe in modo evidente nella poesia la tematica della brevità della
vita, della fugacità del tempo e dell’irreparabile finitezza della vita umana, che sempre si
conclude con un epilogo di morte.
La lingua e lo stile risultano pienamente in linea con le istanze poetiche dell’ermetismo: il
lessico, pur nella sua semplicità, è fortemente astratto, indefinito, privo di legami con un fatto
concreto ma inerente piuttosto a uno stato d’animo.

UOMO DEL MIO TEMPO

Sei ancora quello della pietra e della fionda,


uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento coprono il loro cuore.

Poesia civile.
Unica strofa di versi liberi.

Uomo di oggi, sei rimasto identico a quello dell’epoca della pietra e della fionda (l’età
primitiva). Ti sei trovato (di recente) nella cabina di pilotaggio dell’aereo, con le ali che
suscitano terrore e con le meridiane portatrici di morte, dentro il carro armato, ai patiboli,
davanti agli strumenti di tortura. Ti ho visto: eri proprio tu con la tua scienza esatta finalizzata a
fare stragi, senza amore, senza carità cristiana. Hai ucciso ancora, come sempre, così come
uccisero i tuoi avi e come uccisero gli animali che ti videro la prima volta. E il sangue che hai
versato ha lo stesso odore del giorno in cui Caino invitò il fratello Abele a recarsi con lui nei
campi per ucciderlo. E l’eco di quelle parole, spietata, inesorabile, è giunta fino a te e rivive nel
tuo presente. Nuove generazioni, cancellate la memoria dei padri e del sangue da loro versato,
che sembra raddensarsi in nuvole che dalla terra salgono al cielo: le loro tombe sprofondino
nella cenere, gli avvoltoi e il vento nascondano per sempre il ricordo di loro.
“Ali maligne” = ali degli aerei;
“Uccelli neri” = avvoltoi;
La poesia può finalmente denunciare con un linguaggio chiaro e comunicativo l’inaudita
violenza che l’uomo è da sempre capace di perpetrare, nella speranza che un giorno questa
lunga catena di morte e distruzione possa spezzarsi per sempre.
Sin dai primi versi l’autore intende denunciare la tragica immutabilità della condizione umana:
nonostante il corso della storia sia lungo e soggetto a continui cambiamenti, la malvagità umana
è sempre rimasta costante. Questa volta il fine è quello di smuovere le coscienze dei suoi
lettori attraverso immagini dotate di una straordinaria forza espressiva.
l tema della poesia è l’immutabilità della natura umana, rimasta uguale a quella dell’uomo
«della pietra e della fionda», fatta di istinti, di pulsioni, di sentimenti e di egoismo. La scienza
ha perfezionato per l’uomo le armi che portano la morte dell’uomo stesso. La civiltà ha solo
mutato le condizioni di guerra: dalla fionda si è passati ai carri armati, e agli aerei. L’uomo del
nostro tempo ha perduto l’amore, la solidarietà verso gli altri uomini e ha perduto la religione
che invita gli uomini ad amare gli altri uomini.