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Toxaris, o Xenos Iatrs A Domenico Magnino, in memoriam

Si vuole esaminare in questa nota una figura di eroe guaritore, Toxaris, che liber la citt di Atene da una pestilenza, e ricevette in conseguenza di tale azione un culto di tipo eroico presso la sua tomba. Si cercher di dimostrare come tale figura, con il culto ad essa tributato, sia da intendersi piuttosto come una falsificazione letteraria creata dal retore Luciano di Samosata.

Delleroe Toxaris lunica testimonianza in nostro possesso un passo di Luciano, che pertanto qui riporto nella traduzione di Vincenzo Longo1: Luc., Scyth.,1-2 Non fu Anacarsi il primo che arriv ad Atene dalla Scizia per desiderio di contatti con la cultura greca, ma Toxaris, uomo sapiente, amante del bello, studioso dei pi nobili costumi di vita, che tuttavia non era di stirpe regale, n apparteneva ai berretti di feltro, ma agli Sciti della massa popolare, come erano quelli chiamati ottopodi, che significa essere padrone di due buoi e di un carro. Questo Toxaris non ritorn neppure pi tra gli Sciti, ma mor ad Atene e non molto dopo fu assunto ad eroe. Gli Ateniesi gli sacrificano come allo Xenos Iatrs, giacch questo il nome che acquist diventando eroe. E non male, forse, spiegare la ragione di questo appellativo e perch sia stato annoverato fra gli eroi e considerato uno degli Asclepiadi: saprete cos che non solamente agli Sciti costume dare limmortalit e mandare presso Zalmoxis, ma anche agli Ateniesi lecito divinizzare gli Sciti in Grecia. Durante la grande peste la moglie di Architele, membro dellAreopago, sogn che Toxaris, standole accanto, le ordinava di dire agli Ateniesi che avrebbero cessato di essere tormentati dalla peste, se avessero spruzzato di vino le vie pi strette. Questa operazione, ripetuta pi volte- gli Ateniesi non trascurarono lavvertimento-, li liber dalla pestilenza, sia stato il vino a distruggere col suo odore certi vapori malefici, sia stato il consiglio delleroe Toxaris, che poteva avere, quale esperto in medicina, pi cognizioni degli altri. Il prezzo della guarigione continua ancor oggi ad essergli pagato, in quanto gli viene sacrificato un cavallo bianco sulla tomba, dalla quale Dimaneta mostr che era venuto a lei ordinandole di parlare del vino; e l Toxaris fu trovato sepolto e fu riconosciuto grazie alliscrizione, anche se non si leggeva pi per intero, ma soprattutto perch sulla stele era scolpito uno Scita, che aveva, o cos sembrava, un arco teso nella mano sinistra e un libro nella destra. Oggi ancora si pu vedere pi di met della figura con tutto larco e il libro; il tempo ha guastato, invece, la parte superiore della stele e il viso.

Si trova non molto lontano dal Dipylon, a sinistra di chi va verso lAccademia: il tumulo non grande e la stele a terra, ma sempre incoronata e dicono che alcuni, sofferenti di febbri, gi hanno visto cessare il loro male per opera delleroe e, per Zeus, non affatto incredibile, se una volta guar lintera citt.

Gli elementi atti alla creazione di un eroe salutare ci sono tutti: la dimensione temporale evanescente kataV toVn loimoVn toVn mevgan in cui si trovato ad agire Toxaris, il modo di apparizione onirico o comunque poco verosimile e[doxen...ejpistavnta..., lordine incomprensibile di aspergere col vino i vicoli, la sconfitta del male, e la creazione delleroe: gli si d un nome, xevno iJatrov, un luogo (una tomba al Ceramico, non lontano dal Dipylon), unimmagine (con un arco e un libro), gli si offrono dei sacrifici (un cavallo bianco2, oltre alle ghirlande che sempre incoronano la stele), e gli si attribuisce una specializzazione, in questo caso gli stati febbrili. Luciano ha sapientemente creato un tipo di eroe salutare, ma se inevitabile riconoscere la sua abilit di narratore, altres lecito dubitare della veridicit del racconto. Nessuna fonte, letteraria o epigrafica, fa menzione di questo Toxaris al di fuori di lui. Erodoto ricorda Taxakis3, un re scita, e sul vaso Franois, nella scena della caccia al cinghiale calidonio, uno degli arcieri si chiama Kimerio, un altro Toxami4, ma la documentazione si esaurisce nei due documenti5. Toxaris, cos come Toxamis, sono nomi parlanti, legati alla radice tox-, arco, arma distintiva degli Sciti: come ha detto Bompaire Toxaris dsigne tout Scythe6. Quindi leroe non ha nome, fatto che drfte zugleich das hohe Alter seines Kultes beweisen7. Come ha analizzato Kindstrand8, il dialogo di Luciano composto da differenti sequenze narrative, che vanno dallarrivo di Anacarsi ad Atene, allexcursus su Toxaris, allincontro tra i due Sciti, fino alla presentazione di Anacarsi a Solone per tramite di Toxaris. Poi segue la morale del racconto: Luciano in Macedonia ed ha avuto le stesse esperienze di Anacarsi al suo arrivo a Atene.

V. Longo, Dialoghi di Luciano, vol. II, Torino 1986, 44-5. Sul sacrificio di cavalli bianchi ad eroi vd. M. T. Guaitoli, Il culto incrociato di due eroi-Reso e Diomede: cavalli, regalit e sacrificio, Ocnus 3, 1995, 77-86. 3 Hdt. IV, 120, 3: Dei tre re, il nome Taxakis si pu collegare alla radice dellantico persiano tax- = tagliare, costruire. Cos A. Corcella nel commento a Erodoto, Storie Libro IV, Milano 1993, 322. 4 L. Minto, Il vaso Franois, Firenze 1960, 35 nota 69. 5 Su un frammento di coppa di Euphronios, conservato a Tarquinia, raffigurato un arciere in abiti sciti, identificato anche come Amazzone: liscrizione che lo designa letta Toraxis dalla Moretti Sgubini e dalla Rizzo, Toxaris da Gilotta. Il contesto frammentario non permette di sciogliere le riserve. Vd. A.M. Moretti Sgubini (ed.), Euphronios epoiesen: un dono deccezione a Ercole Cerite, Roma 1999; Euphronios, peintre Athnes au Ve sicle avant J. C., Parigi 1990, 200-1, n. 48. Ringrazio il Prof. M. Harari per la segnalazione. 6 J. Bompaire, Lucien crivain, Parigi 1958, 703 nota 4. 7 L. Weber, Xenos iatrs, AM 46, 1921, 76-80. 8 J. F. Kindstrand, Anacharsis. The Legend and the Apopththegmata, Uppsala 1981, 29.
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Anche se non compito di questo lavoro esaminare Luciano scrittore, sembra per doveroso citare la recente analisi svolta da Alberto Camerotto9, che pone in evidenza come due siano le componenti fondamentali del modo di raccontare lucianeo: mixis (di generi, di prosa e di verso, di autori, di parole, di immagini, di filosofia) e parodia.10 In particolare, a proposito del caso specifico, ci troviamo di fronte a una contaminazione di diversi generi, dallekphrasis al racconto di prodigi, dalletnografia11 al dialogo, fino alla conclusione satirica di Luciano che si identifica in Anacarsi e in Toxaris nel voler diventare a tutti gli effetti uno straniero naturalizzato greco12. Per dare credibilit al racconto, lautore realizza tutta una serie di spostamenti: nel tempo (pone cio lavvenimento allepoca di Solone, e preciseremo meglio oltre quale potrebbe essere il loimn in questione), nello spazio (ad Atene, ma gli attanti sono Sciti), uno spostamento sociale (lo straniero, che scivola verso il modello del senza patria errante), e, infine, uno spostamento logico nel mondo onirico di Toxaris (che appare in sogno a una donna rivelando il rimedio magico di aspergere i vicoli di vino13, forse una ridicolizzazione da un lato degli Sciti, noti bevitori, dallaltro delle innumerevoli abluzioni acquatiche connesse ai riti salutari in Grecia).

Torniamo al motivo che pi ci riguarda: lekphrasis del rilievo dello Scita al Ceramico. Luciano descrive il monumento come una stele a terra, rovinata dal tempo, sulla quale sarebbe rappresentato Toxaris, con un arco nella mano sinistra e un libro nella mano destra. Gi Bompaire14 aveva notato: Malgr cette minutie archologique, on a dout de lexistence de la stle du hros Toxaris, en particulier cause de la prsence insolite du livre. Questo il primo punto: Luciano, nella sua sconfinata verve immaginifica, compone due elementi a creare un monstrum: larco, che designa inequivocabilmente lo Scita15, e il libro16, che invece attributo, tra gli altri, dei discendenti

A. Camerotto, Le metamorfosi della parola. Studi sulla parodia in Luciano di Samosata, Pisa-Roma 1998, in particolare 199-213. 10 Camerotto 1998, 105-106: Con lepoca alessandrina muta il contesto politico-sociale della produzione e della fruizione della letteratura, e il lavoro di smontaggio operato dalla teoria seguito, cio, nella prassi degli autori da un complicato lavoro di rimontaggio, che mette insieme gli elementi strutturali pi disparati. La Kreuzung der Gattungen, come strumento per la ricerca della polueivdeia, unoperazione intellettualistica fondata sullo studio filologico della tradizione, distaccata dalla situazione pragmatica in cui stata prodotta quella letteratura., vd. anche 106 n. 122. 11 Su questo punto vd. S. Said, Lucien ethnographe, in A. Billault, Lucien de Samosate. Actes du colloque international de Lyon, 30 septembre- 1er octonbre 1993, Lione 1994, 149-170. Vd. anche G. Anderson, "Lucian. Theme and variation in the second sophistic", Mnemosyne Suppl. 41, 1976, specialmente 33 ss. 12 Come ha rilevato Bompaire 1958, 152. 13 Nellantichit gli Sciti erano noti come forti bevitori di vino puro: Anacreonte chiama questo modo di bere Skuqikn psin (Ath. X, 427 B).Per le altre fonti in proposito, cfr. Kindstrand 1981, 55. Non solo: per il tema del vino come pharmakon, F. Lissarrague, Un flot dimages. Une esthtique du banquet grec, Parigi 1987, 7-22; M. Dtienne, Dionysos ciel ouvert, Parigi 1985, 62-3. 14 Bompaire 1958, 711. 15 Sulle raffigurazioni di Sciti nellarte ateniese, vd.: F. Lissarrague, Lautre guerrier, Parigi-Roma 1990, 106 ss.; M.F. Vos, Scythian archers in archic-attic vase painting, Grningen 1963; A. Plassart, Les archers dAthnes, REG 26,

di Asclepio. Non cosa nuova la creazione di sintesi iconografiche, nel retore di Samosata: Menippo, nella Negromanzia, si presenta con la lira, la leontea e il pilos, in simultanea combinazione di modelli di catabasi17, e lIcaromenippo presenta ali daquila e davvoltoio. Inoltre, le ekphraseis lucianee non sempre corrispondono al vero: ad esempio, Toxaris stesso18 racconta che nellOresteion scita erano dipinti sui muri degli affreschi antichi, ad illustrare uniscrizione incisa su una stele di bronzo nel santuario: Oreste che navigava con Pilade verso la Tauride, i due amici fatti prigionieri e pronti per essere sacrificati a Artemis, i due, liberati, che fanno una strage di Sciti e uccidono Toante, e, infine, il loro imbarco con la statua e con Ifigenia: commentiamo con le parole di Bompaire Il est tout fait invraisemblable que des Scythes aient lev un monument en relation avec une lgende qui na jamais t prise trs au srieux et qui a t fabrique par les Grecs. Il testo che stiamo prendendo in esame utilizza un genere letterario ben specifico: lekphrasis, che prima di tutto esercizio preparatorio alla scuola di retorica. Luciano non un topografo, n uno storico, un retore appartenente alla Seconda Sofistica. E, come tale, altrove si esercita sul tema delleroe salutare, caro a lui e alla sua epoca. Si ricordi, ad esempio, come dia ampio spazio nel Philopseudes19 alla descrizione della statua di un generale corinzio, Pellico, non altrimenti noto, capace di guarire, ancora una volta, specialmente gli stati febbrili. Laneddoto raccontato da Eucrates, uno dei personaggi del dialogo, riguarda la punizione inflitta dalla statua (capace di animarsi) ad uno schiavo colpevole di aver sottratto gli oboli offerti ex-voto, e giacenti ai piedi della statua stessa. Ci nondimeno, in conclusione il Tychiades-Luciano definisce il racconto come totwn yeusmtwn. Nonostante queste premesse, non sono tuttavia mancati, nel corso della storia degli studi, i tentativi di identificare il sepolcro di Toxaris. Nel 1864, durante gli scavi al Ceramico, presso Hagha Tris, fu trovata una statua di marmo pentelico raffigurante una figura maschile h. m.0.85, in posizione inginocchiata. Veste un chitone stretto al corpo e manicato, che arriva fino alle ginocchia e intorno alla vita viene raccolto da una cintola. Sotto il braccio sinistro, che pende lungo la gamba, essa tiene una specie di astuccio di forma schiacciata, che conserva tuttora le tracce di colore rosso. Sullapertura di questo arnese, che rassomiglia pi che altro a una faretra, riposa la mano destra, come per trarne fuori qualche cosa. Il significato di questa figura non troppo chiaro, giacch manca non soltanto della parte inferiore
1913, 151-213. Per altri esempi di Sciti quali Grbwaechter cfr. M. Harari, Les gardiens du Paradis, NAC 17, 1988, 169-193. 16 T. Birt, Die Buchrolle in der Kunst, Lipsia 1907, 98. 17 Camerotto 1998, 83. A proposito di Menippo con gli attributi di lira, leontea e pileo, vd. anche M. Bonamici, Lo stamnos di Vienna 448: una proposta di lettura, in Prospettiva 89-90, gennaio-aprile 1988, 2-15. 18 In Luc. Tox. , 5-8, come riportato da Bompaire 1958, 723 ss. con altri esempi. 19 Luc., Philops., 18-20.

della gamba destra, ma ancora di tutta la testa tranne alcuni ricci, che rimangono sugli omeri...in ogni modo io ritengo per fermo che la figura non rappresenti un greco, ma un barbaro.20 Seveso21 la identific con il Toxaris di Luciano, ma Salinas respinse lattribuzione sulla base del testo lucianeo le texte montre trs clairement quil sagissait dun simple bas-relief sur une stle comme nous en possdons en grande quantit, mais dont la partie suprieure avait t dtruite; tandis quici, au contraire, nous avons une statue en ronde bosse, laquelle manque seulement la tte. Per, subito dopo, evidentemente sullonda della suggestione relativa alla coincidenza fortuita della scoperta proprio nel luogo indicato da Luciano, ancora Salinas si spinse a dire che forse la statua a tutto tondo recuperata poteva essere stata eretta dagli Ateniesi per rimpiazzare lhumble stle qui tait, selon Lucien, primitivement place terre, e auspicava la scoperta di uniscrizione risolutoria. In realt, la scoperta di una seconda statua di Scita22, doppio della prima, ha fatto rivedere le ipotesi precedenti. Oggi la Knigge23 li attribuisce, insieme a due leoni di marmo, alla tomba di Dionysios di Kollytos24, tesoriere dellHeraion di Samo, morto tra il 345 a.C. e il 338 a.C. La tomba era costituita da un muro su cui poggiava un alto pilastro coronato da un toro di marmo. I blocchi del pilastro erano concepiti in modo da formare un naiskos nel quale erano raffigurati Dionysios e suo padre Alphinous, secondo le iscrizioni dipinte. Una doppia iscrizione25 ornava il monumento. Particolarmente interessante quanto scritto alla l.7: dissa d' a patrdej: il morto aveva quindi due patrie, luna per nascita, laltra per leggi, in chiaro riferimento ad Atene, dove nacque, e a Samo, dove esercit il compito di tamas dellHeraion. Recenti ricerche26 hanno messo in luce la tomba del tesoriere: si tratta di un sarcofago di marmo presso il pilastro. Il sarcofago conteneva solamente uno strigile di ferro, una lekythos a palmette e due alabastra di marmo, mentre nell Opferstelle scoperta a sud delledificio erano deposti, insieme a cenere, carboni e ossi di animali, oltre un centinaio di vasi in frammenti, per la maggioranza piatti, ma anche due lekanai e una lucerna dargilla. Singolare fu la scoperta in questo deposito di oltre ottanta punte di freccia in bronzo. Questo dettaglio ha portato a collegare alla tomba di Dionysios i due arcieri sciti, precedentemente attribuiti da Brckner27 alla tomba di

Cos A. S. Rhousopoulos, Scavi nel Ceramico dAtene, BdI 1864, 40-51, specialmente 44-45. M. Seveso, in una lettera a Salinas, citata da A. Salinas in Notice sur deux statues dcouvertes Athnes, RA 9, 1864, 362 ss. 22 Entrambe le statue sono conservate al Museo Nazionale di Atene, vd. S. Karouzou, National Archaeological Museum, Collection of Sculpture, Atene 1968, 116 n. 823-4. 23 U. Knigge, The Athenian Kerameikos, Atene 1991, 123-5. 24 Su questultimo, vd. IG II 11169; D. Ohly, Gttin und Basis, AM 68, 1953, 46 ss. 25 IG II 11169. 26 R. H. W. Stichel, Grabung im Bezirk des Dionysios von Kollytos, AA 1984, 56-61. 27 A. Brckner, Der Friedhof am Eridanos bei der Hagia Triada zu Athens, Berlino 1909, 83-84.
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Lysimachides di Acharnai28. Altre erano state le ipotesi formulate relativamente alla destinazione dei due arcieri: Sybel29 aveva supposto che potesse trattarsi di due figure acroteriali pertinenti a un naiskos funerario, ma la loro dimensione (0.74 m. h.) ha fatto respingere lipotesi. Collignon30 vi riconosceva la tomba di un toxarchos, o quella di un magistrato di polizia, a guardia della quale stavano le due statue, e cercava di spiegare il significato di tali statue a guardia di una tomba, attraverso la notizia di Diodoro Siculo31 secondo la quale, per i funerali di Efestione, Alessandro avrebbe fatto ornare la crepidine della pira con 240 prore dorate di quinqueremi, sulle cui epotidi erano piazzate delle statue di arcieri inginocchiati alti 4 cubiti, e statue di armati sul ponte alte cinque cubiti. In ambito orientale, un confronto plausibile ci pare quello col Mausoleo di Belevi32: nella camera funeraria stava infatti una statua di servitore in abito persiano, e la kline era decorata con figure di sirene. Inoltre, sul fregio del lato ovest del sarcofago di Payava33, dietro al satrapo seduto stanno due ufficiali o servitori, immobili, frontali, vestiti alla Persiana. Infine, una singolare scultura studiata dal Maiuri34 e da lui ritenuta pertinente al Mausoleo di Alicarnasso raffigura un uomo seduto, con le gambe incrociate, vestito secondo la foggia persiana con le anaxyrides. Purtroppo la figura mutila della testa e delle braccia, pertanto risulta di difficile comprensione. Maiuri pensava a un prigioniero avvinto in ceppi. Se effettivamente la statua in questione provenisse dal mausoleo, avremmo ancora un documento che testimonia lutilizzo di figure di guardiani delle tombe: in Caria e in Licia in abiti persiani, ad Atene in abiti sciti.35 Alla luce di quanto stato detto, non sembrerebbe esservi rapporto alcuno tra gli arcieri sciti scoperti al Ceramico e lo xenos iatrs di cui parla Luciano.

Lanalisi del testo pu portare ad unaltra considerazione: Luciano afferma che Toxaris arriv in Grecia prima di Anacarsi, col quale tuttavia ebbe modo di incontrarsi. Anacarsi, , secondo Erodoto36, zio del re scita Idantirso, e dovette vivere nel VI sec.a.C.: anzi, dovette arrivare in Grecia nella 47a Olimpiade, (592-588 a.C.), durante larcontato di Eucrates, nel 592/1 a.C.37 Di
Su Lysimachides di Acharnai: contribu allallestimento di una nave dal o nel 366/5 a.C. E stato identificato con Lysimachides arconte eponimo dellanno 339/8 a.C. (PA 9480), in J. K. Davies, Athenian propertied families, Oxford 1971, 357, n. 9480. Vd. anche S.B. Aleshire, Asklepios in Athens, Amsterdam 1991, 237 n. A 9. 29 L. Von Sybel, Hermes XX, 1885, 51 ss. 30 M. Collignon, Les statues funraires dans lart grec, Parigi 1911, 200-204. 31 D. S. XVII, 115 32 C. Praschniker- M. Teuer, Das Mausoleum von Belevi, Forschungen in Ephesos VI, Vienna 1979, 94 ss. 33 P. Demargne- P. Coupel- P. Prunet, Fouilles de Xanthos, tome V, Parigi 1974, 61-87 e 137-139, tav. 42. 34 A. Maiuri, Una nuova scultura dal Mausoleo di Alicarnasso, in ASAtene IV-V, 1921-22, 271-4. 35 Per la raffigurazione di Persiani nellarte greca, vd. H. Schoppa, Die Darstellung der Perser, Heidelberg 1933. 36 Hdt. IV, 76-7. 37 D.L. I, 101.
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conseguenza, Toxaris pure dovette vivere in quel periodo. E quale fu la grande peste del VI sec.a.C.? Quella stessa in cui sarebbe intervenuto Epimenides, forse, come racconta Diogene Laerzio?38 Epimenides39, taumaturgo cretese, opererebbe la celebre purificazione della citt di Atene a seguito della pestilenza che laveva colpita dopo che era stato commesso leccidio ciloniano. Una raccolta completa delle testimonianze antiche relative ad Epimenides stata effettuata dallo Jacoby40, a cui si rinvia per la trattazione. Un primo esame delle fonti ci permette di definire meglio lambito spaziale e temporale in cui collocare questa figura. Tutte le fonti lo collocano negli anni immediatamente successivi alleccidio ciloniano41, il che significa verso la fine del VII sec.a.C, prima delle riforme soloniane, convenzionalmente collocate negli anni 594/3 a.C. (Diog.Laert.) o nel 592/1 a.C. (Arst., Cost.Ath). Lunica voce che esce dal coro quella di Platone42, che pone larrivo di Epimenides a Atene solo dieci anni prima della invasione persiana. Come ha rilevato Pugliese Carratelli lepisodio della katharsis di Atene pi appropriato ad un contesto arcaico che a quello dellinizio del secolo V, e...la datazione seriore in una col rassicurante vaticinio (i Persiani si allontaneranno senza aver compiuto nulla di quel che speravano, e subiranno pi danni di quanti faranno), potrebbe rispondere al desiderio dei Cretesi di giustificare, dopo le guerre persiane, la loro estraneit allo schieramento ellenico43. Epimenides opererebbe la celebre purificazione44 della citt, introducendo luso degli altari anonimi, il culto di Hybris e di Anaideia, e, dopo aver predetto la sventura di Munichia, se ne andrebbe con un ramoscello dulivo. Specialmente validi ai fini di una corretta storicizzazione del veggente sono i contributi di Mazzarino e di Pugliese Carratelli. Entrambi riconducono la datazione del putsch ciloniano agli anni trenta del VII sec.a.C. e ripercorrono i fatti: tentativo ciloniano di prendere il potere durante la pi grande festa di Zeus, espulsione degli Alcmeonidi, rei di avere ucciso i compagni di Cilone, su proposta di Mirone di Phlya, intervento di Epimenides il Cretese, attorno al 600 a.C. che, grazie alla sua capacit di profezia del passato, recupera le cause della pestilenza. In sostanza, egli arriva ad Atene verso la fine del VII sec.a.C., per purificare la citt, e la data del suo intervento concorda con
Sulla figura di Epimenides e sulla sua problematica cronologia, su cui ritorneremo oltre, si vedano G. Pugliese Carratelli, Epimenide, in Antichit cretesi, Studi in onore di Doro Levi, Cronache di Archeologia XIII, 1974, 9-15, con bibliografia precedente, e, da ultimo, Epimenide Cretese (2001), Quaderni del Dipartimento di Discipline Storiche E. Lepore, Universit Federico II, Napoli, con contributi di vari studiosi. 39 D. L. I 110, in J. Rudhart, Pense rligieuse et actes constitutifs du culte dans la Grce classique, Parigi 1992, 167. 40 FrGrHist III, XXXVIII, 457. 41 Sul tentativo ciloniano vedi, da ultimo, A. Giuliani, Il sacrilegio ciloniano: tradizioni e cronologia, Aevum 73, 1999, 21-43. 42 Pl., De Leg., 642 d. 43 Pugliese Carratelli 1974, 9.
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quella di Toxaris. Ma luno purifica la citt secondo un rituale catartico appropriato, laltro sembra piuttosto compiere la parodia di una purificazione. Per concluder, alla luce dei dati esaminati, mi sembra emerga chiaramente come la figura di Toxaris sia solo ed esclusivamente invenzione di Luciano, fatto, come si avuto modo di vedere, non isolato allinterno della sua produzione letteraria. Maggiore significato assume questa invenzione se si pensa che il momento in cui scrive il retore profondamente segnato da una delle maggiori pestilenze dellantichit, quella del regno di Marco Aurelio, che colp gravemente anche la citt di Atene45. I soldati provenienti dalla campagna partica furono accusati di essere i vettori del morbo. Limperatore Marco Aurelio scrisse una lettera46 agli Ateniesi in cui si nomina la peste ed il riconoscimento dei sintomi: purtroppo lo stato delliscrizione tale da non consentire ulteriori approfondimenti. Duncan-Jones47, nel recente riesame della peste antonina, non manca di citare tra le fonti che ne parlano anche Luciano, che descrive brevemente il morbo nellAlessandro48. Il retore, con la consueta ironia, non manca di notare come proprio le case che mostravano appeso alle porte i versi apotropaici di un oracolo invocante lausilio di Apollo fossero le pi colpite dal male. A questo punto sembra verosimile supporre che Luciano, nel momento in cui la peste antonina infieriva per tutto il Mediterraneo, abbia inventato lo stravagante personaggio di xenos iatrs, che va ad aggiungersi a tutta una serie di santoni e guaritori dellepoca, in primis Alessandro e Peregrino, facilmente comprensibili in una collettivit su cui si abbatte la morte e che, pertanto, cerca il miracolo, e lo ravvisa a tutti i costi 49. Tuttavia, i modi e i tempi di azione di Toxaris ricordano moltissimo i modi di unaltra figura di purificatore, il cretese Epimenides. Resta da chiedersi, perci, se allinterno delle numerosissime componenti della cultura lucianea non possa rientrare proprio Epimenides come modello del suo stravagante personaggio letterario.

Maria Elena Gorrini

D. L., I, 110. M. D. Grmek, Les maladies laube de la civilisation occidentale, Parigi 1983. Su Atene e il suo mondo nellopera di Luciano vd. S. Follet, Lucien et lAthnes des Antonins, in A. Billault, Lucien de Samosate. Actes du colloque international de Lyon, 30 septembre- 1er octonbre 1993, Lione 1994, 131-139. 46 B. D. Meritt, Greek Inscriptions, Hesperia 29, 1960, 22-23 n. 30. 47 R. P. Duncan Jones, The impact of the Antonine plague, JRA 9, 1996, 108-136. 48 Luc., Alex., 36. 49 S. Mazzarino, Limpero romano, vol. II, Roma-Bari 1976, 340.
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