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TIM LaHAYE & GREG DINALLO

IL SERPENTE DI BRONZO
(Babylon Rising, 2003)

DEDICATO
al GENERALE LEW WALLACE, il cui Ben Hur - apparso nel 1880 e
sottotitolato Una storia del Cristo - mi ha insegnato che i romanzi possono
essere emozionanti e istruttivi nel contempo e affascinare sia il lettore ateo
sia quello cristiano. Con pi di sei milioni di copie stampate e uno spetta-
colo teatrale visto da pi di mezzo milione di spettatori a cavallo tra il XIX
e il XX secolo, il libro ebbe risonanza internazionale e da esso furono trat-
te tre versioni cinematografiche: due nell'epoca del muto - nel 1907 e nel
1925 - e infine, nel 1959, il classico in Technicolor di William Wyler, in-
terpretato da Charlton Heston, uno dei film pi amati di tutti i tempi;

a JERRY B. JENKINS, mio co-autore nella stesura della serie Gli e-
sclusi, diventata un caso editoriale, che mi ha coadiuvato nel mettere per
iscritto la mia visione romanzata della profezia biblica basata sull'Apoca-
lisse. Insieme abbiamo dimostrato che nel XX secolo era ancora possibile
scrivere un romanzo contenente un messaggio;

a GREG DINALLO, co-autore di questo libro, il quale ha contribuito a
dare forma alla mia visione di un thriller del XXI secolo la cui elettrizzante
trama si basa sulle profezie della Bibbia non trattate nei libri della serie
Gli esclusi;

e ai PROFETI EBREI, che ebbero, per ispirazione divina, visioni di
eventi terreni che potrebbero accadere nella parte iniziale del XXI secolo.
Tali eventi devono essere rivelati a coloro i quali vivono in quelli che i
profeti chiamarono gli Ultimi Giorni e che alcuni storici moderni defini-
scono la fine della storia.

1

Esattamente trentatr ore e quarantasette minuti dopo essere stato per
l'ultima volta in chiesa, Michael Murphy stava scivolando in un abisso
terribile e oscuro. La preghiera non gli era mai sembrata cos necessaria
come in quel momento. Nell'oscurit pi assoluta, accompagnato soltanto
dal sibilo del proprio corpo che cadeva, Murphy non aveva idea di cosa gli
stesse succedendo.
Sapeva solo che stava precipitando. Molto velocemente. Con tutto il suo
metro e novanta di altezza.
Appena un istante prima, stava sul tetto di quello che sembrava un ma-
gazzino abbandonato in una strada secondaria di Raleigh, North Carolina.
Era piuttosto inconsueto, per lui, trovarsi in un posto del genere. Di solito,
le notti del luned, durante il semestre accademico, preparava la lezione del
giorno dopo.
Eppure era bastata un'unica parola per fargli lasciare tutte le normali at-
tivit e correre verso quel luogo umido e deserto. Certo, era una parola in
aramaico, una delle tante lingue antiche che Michael Murphy leggeva piut-
tosto bene.
Le lettere in aramaico erano state minuziosamente vergate con un in-
chiostro turchino, penetrato profondamente in un foglio di spessa, costosa
carta riciclata color avorio, avvolto con cura e legato con un nastro translu-
cido a una grossa pietra.
Una pietra che, nel tardo pomeriggio, era entrata di schianto attraverso la
finestra al primo piano dello studio di Murphy al campus.
Chiunque avesse gettato la pietra era scomparso prima che Murphy po-
tesse arrivare alla finestra. Allora lui svolse la carta e lesse l'unica parola
che vi era scritta. Poi la fiss e prese a contare.
Trenta secondi dopo, il telefono squill. Murphy sapeva quale voce a-
vrebbe udito all'altro capo del filo, anche se non aveva mai visto il volto
della persona cui quella voce apparteneva.
Salve, Mathusalem, vecchia canaglia.
Come risposta ci fu una risata chioccia, un suono che Murphy avrebbe
riconosciuto ovunque. Oh, Murphy, non mi deludi mai. Penso proprio di
aver suscitato il tuo interesse.
Emi costi la riparazione della finestra. Guard di nuovo quella parola
sul foglio. vero?
Murphy, ti ho mai deluso?
No. Hai fatto del tuo meglio, svariate volte, coi tuoi modi bizzarri, per
uccidermi, per... deludermi, mai. Dove e quando?
Il suono stridulo si tramut in uno schiocco di lingua. Via, non metter-
mi fretta, Murphy. Fisso io regole e tempi, guido io la partita. Ma, credimi,
questa sar la migliore di sempre. Per me, almeno.
Allora immagino che, come al solito, nessun individuo sano di mente
accetterebbe questa tua sfida, vero?
Solo un giovanotto appassionato come te. Tuttavia, come sempre, ti do
la mia parola. Se sopravvivi, avrai ci per cui hai lottato. E, credimi, per
questo premio vorrai sopravvivere.
Voglio sempre sopravvivere, Mathusalem. Al contrario di te, per me la
vita preziosa.
Il vecchio sbuff. Non cos preziosa da non venire ad annusare come
un cane avido l'osso che ti ho appena lanciato. Basta con le chiacchiere.
Stasera, alle nove e diciassette. Fatti trovare sul tetto del magazzino al nu-
mero 83 di Cutter Place, a Raleigh. E accetta il mio consiglio, ragazzo. Se
verrai, e so che lo farai, goditi queste ultime ore. Dopo un'altra risata stri-
dula, la linea divenne muta.
Murphy scosse il capo, mise gi la cornetta e prese il foglio. Il nome che
lesse fece volare i suoi pensieri ancor pi veloci di prima.
Per Michael Murphy - studioso che non limitava la sua attivit a pile di
vecchi tomi polverosi, archeologo che si dedicava alla caccia di reperti in
grado di confermare eventi scritti nelle pagine della Bibbia - quello era il
nome del profeta che lo affascinava pi d'ogni altro.

DANIELE

Per il resto della giornata, Murphy non riusc quasi a far altro se non ri-
flettere sul suo appuntamento notturno con Mathusalem. Erano passati
circa due anni dalla prima volta che era stato contattato da quell'eccentrico
personaggio. Ogni volta, senza preavviso e senza mai mostrare il suo vol-
to, Mathusalem gli aveva inviato un messaggio: un'unica parola in una
lingua antica, il nome di uno dei libri della Bibbia.
A ci, entro un minuto, seguivano enigmatiche istruzioni che lo condu-
cevano immancabilmente in una localit deserta, dove Mathusalem lo os-
servava da un nascondiglio sicuro, facendosi beffe di lui, mentre Murphy
cercava di sopravvivere a sfide autentiche, mortali.
Ogni volta il rischio di morte era altissimo. In apparenza, Mathusalem
era tanto serio nei suoi giochetti sadici quanto lo era nella scientificit del-
le sue scoperte. E, sempre in apparenza, aveva abbastanza denaro non sol-
tanto per entrare in possesso dei reperti, ma anche per permettere alle sue
pi pazze fantasie di attirare Murphy in trappole mortali, pianificate con
estrema attenzione. Avrebbe davvero permesso che Murphy morisse, se
mai la cosa potesse succedere? Fino a quel momento, ogni volta Murphy
aveva rischiato la vita e ogni volta non aveva avuto dubbi: Mathusalem lo
avrebbe lasciato morire.
Eppure, malgrado due costole rotte, un polso fratturato e troppe cicatrici
per ricordarle tutte, Murphy era sempre riuscito a fare appello a tutte le sue
notevoli abilit e rimanere vivo abbastanza a lungo per reclamare il suo
premio.
E che premi erano stati... Tre reperti che Murphy non avrebbe avuto altra
possibilit di vedere. La loro autenticit era stata dimostrata in laboratorio,
per Mathusalem non aveva mai fatto parola delle sue fonti. Erano parec-
chie le questioni che tormentavano Murphy in merito a quegli incredibili,
fantastici oggetti, tuttavia, quando aveva reso pubblici i reperti, nessuna
organizzazione, nessun governo e nessun collezionista privato si erano fatti
avanti per denunciarne il furto. A prescindere da come e dove Mathusalem
fosse venuto in possesso di quei tesori, essi si erano sempre rivelati tali.
Per Murphy, insomma, quell'uomo rimaneva un assoluto mistero. Defi-
nirlo un eccentrico non era neanche un punto di partenza per spiegare il
suo modo di fare. Senza dubbio era un esperto di oggetti antichi, ma da
dove veniva? E come riusciva a reperire manufatti che avrebbero fatto ve-
nire l'acquolina in bocca a qualsiasi archeologo? Murphy lo ignorava. Inol-
tre era particolarmente sconcertante il fatto che Mathusalem non tenesse
quei tesori per s o li donasse a un museo. E perch mai sceglieva quegli
stranissimi giochi per offrire a Murphy la possibilit di rivendicarne il
possesso?
Essendo onesto, Murphy era convinto di non poter vedere le eventuali
zone d'ombra che celavano la provenienza dei reperti. Quanto all'identit
di Mathusalem, lo immaginava come un ricco collezionista, ben inserito
nell'ambiente, ma totalmente pazzo. Anche se c'era un aspetto preoccupan-
te. La religione.
Di certo, Mathusalem non era un uomo devoto. Al contrario. Gran parte
del piacere che lui sembrava provare in quelle sfide consisteva nello scher-
nire Murphy a proposito della sua fede. Fino a quel momento, Murphy
aveva vinto ogni sfida e doveva ammettere che, oltre alla possibilit di
entrare in possesso dei reperti, a motivarlo era anche l'occasione di ribatte-
re ai maligni insulti di Mathusalem riguardo alla sua fede. Ci giustificava
ben poco il rischio di mettere a repentaglio la propria vita, Murphy lo sa-
peva bene. Tuttavia orgoglio, temperamento e testardaggine erano in testa
alla lista dei suoi difetti. Le riserve pi forti sulle sue spericolate avventure
con Mathusalem scaturivano dalla sua profonda fede religiosa, la quale
rendeva molto pi difficile giustificare il rischio mortale che lui correva
ogni volta.
E giustificarlo non soltanto nei confronti di se stesso, ma anche di sua
moglie Laura.
La passione di Murphy nella ricerca di reperti era stata un vero banco di
prova dell'amore di Laura per il marito. Il fatto che lei avesse una laurea in
Culture dell'antichit era certamente d'aiuto. Tuttavia, dopo ogni vicenda,
c'erano state molte discussioni e molte promesse. Lui sosteneva che avreb-
be cercato di resistere alla prossima tentazione di Mathusalem, ma Laura
sapeva che, prima o poi, ci sarebbe stata un'altra pericolosissima trappola.
Mathusalem doveva semplicemente mostrare al marito un altro reperto
Era stata quella consapevolezza che aveva spinto Murphy a buttar gi
una nota frettolosa prima di partire per Raleigh. Laura era a un congresso,
ad Atlanta, e non sarebbe tornata prima della sera seguente. Cos Murphy
aveva scritto quel poco che sapeva sulla propria destinazione, lasciando
poi il messaggio sulla mensola del camino in salotto. Per ogni evenienza.

Tenne il piede leggero sull'acceleratore per tutto il viaggio da Preston a
Raleigh cos da essere certo di non beccarsi una multa per eccesso di velo-
cit, l'unico rischio che, quella sera, poteva senz'altro evitare. L'indirizzo
che Mathusalem gli aveva dato corrispondeva a un edificio di otto piani,
posto in una strada deserta di un quartiere abbandonato. Raggiunto il tetto,
Murphy cerc qualche indizio per la mossa seguente.
Senza nessun preavviso, il tetto gli si apr sotto i piedi e fu allora che lui
si ritrov a precipitare all'interno dell'edificio.
In caduta libera.
Nei pochi istanti dall'inizio della discesa, nella sua mente passarono in
un lampo il ricordo di quanto fosse bella Laura il giorno innanzi, prima di
recarsi all'aeroporto, e una rapida preghiera. Poi Murphy evoc i suoi anni
di pratica di arti marziali, costringendosi a trovare la posizione migliore da
assumere nel momento in cui fosse giunto al suolo. Quando avrebbe tocca-
to terra - prima o poi doveva accadere, pens -, non sarebbe stato affatto
piacevole.
Assunse la posa che aveva definito l'ultimo anelito del gatto, la sua
umile interpretazione di una manovra di atterraggio tibetana. A suo parere,
corrispondeva ai movimenti che un gatto - giunto alla nona vita - avrebbe
eseguito per atterrare indenne. Rilass ogni muscolo, lottando contro l'i-
stinto d'irrigidirsi in attesa di un impatto tremendo.
Invece rimbalz. Nello spazio nero come la pece, il suo corpo urt quel-
la che sembrava un'enorme rete. E quel rimbalzo lo disorient ancor pi
della caduta.
Una sensazione intensificata da un lampo di luce che lo accec.
Molto gentile ad avere fatto un salto qui, Murphy.
Mathusalem. Sebbene Murphy non riuscisse ancora a vedere, quella risa-
ta chioccia che riempiva l'aria era inconfondibile. E, anche se avesse potu-
to vedere chiaramente, Mathusalem sarebbe stato ben nascosto, come sem-
pre.
Probabilmente stai ancora cercando di ritrovare l'orientamento, perci
non riesci ad apprezzare quanto sia magnifica questa vecchia costruzione.
La via di caduta attraverso tutti i piani stata realizzata per poter calare i
materiali dal tetto fin quaggi, al livello di lavoro principale. Ho chiesto ai
miei collaboratori di prepararla apposta per te, ma, all'ultimo momento, ho
avuto piet e ho fatto montare la rete. Mi sto rammollendo. Speriamo che
tu non faccia altrettanto.
Finalmente Murphy smise di rimbalzare e rotol fino al bordo della rete.
La vista stava tornando normale, tuttavia non sembrava che ci fosse molto
da vedere all'interno di quell'edificio. Muri bianchi, un pavimento enor-
me... Il soffitto doveva trovarsi parecchi piani pi in alto, ma la cupa oscu-
rit e il bagliore penetrante di vari riflettori, montati alle pareti, rendevano
impossibile appurare dove fosse o se esistesse.
La rete di corda spessa, annodata a croce, si estendeva solo su una parte
del piano. Era legata a quattro massicci pali di legno assicurati al suolo e
stabilizzati da grossi sacchi, che - riflett Murphy - dovevano essere pieni
di sabbia. Al lato opposto dello stanzone si ergeva una luccicante porta
scorrevole di argenteo metallo ondulato. Era chiusa.
Una piattaforma rialzata, protetta da pannelli di vetro massiccio, circon-
dava il locale. Era l che doveva trovarsi Mathusalem, pens Murphy, ben-
ch non riuscisse a intravedere neanche una sagoma. La sua mente si stava
schiarendo e il respiro cominciava a tornare normale.
Certamente valsa la pena di venire fin qui, Mathusalem. Ora posso
avere il mio premio e tornare a casa?
Perch, te lo saresti guadagnato, secondo te? Quello era soltanto un
modo originale per farti entrare nel gioco. Preparati allo spettacolo vero.
Adesso.
Murphy ud un suono inquietante, un rombo cupo che riempiva lo spazio
vuoto.
Ah, professor Murphy, lo vedo dalle tue orecchie dritte, sei pronto ad
affrontare il tuo avversario.
Con un sospiro, Murphy pens: Cos ora inizia davvero... Poi giunse un
secondo rumore, ancora pi minaccioso. Qualcosa urt contro il lato oppo-
sto della porta metallica. Murphy si rese improvvisamente conto che quel
qualcosa stava per sbucare dalla porta e lanciarsi proprio contro di lui.
Senti un po', Mathusalem... Non vuoi farmi dare un'occhiata al tuo ultimo
reperto, prima? Almeno conoscer il motivo per cui hai provato cos osti-
natamente a uccidermi.
S, lo sai che mi piace divertirmi con te, Murphy. Voglio proprio che tu
resti in vita per guadagnarti questo premio. roba che scotta. Dirami, per-
ch oggi ti sei cos emozionato nel leggere la parola 'Daniele'?
Prima che l'altro potesse rispondere, ci fu un terzo colpo, ancora pi vio-
lento, contro la porta. Murphy non pot trattenersi dal sobbalzare, guar-
dando preoccupato la barriera di metallo.
Finora hai messo in palio alcuni superbi reperti di epoca biblica, Ma-
thusalem. Non so come li hai ottenuti, per io, da solo, non li avrei mai
trovati. E Daniele... Be', sai che era il pi importante dei profeti. L'ho stu-
diato per anni. Fammi almeno dare un'occhiata al reperto di Daniele su cui
sei riuscito a mettere le mani.
No. Basta con le chiacchiere, Murphy. Stai per vederlo pi da vicino di
quanto non vorresti. Stasera, tu non studierai Daniele. Tu sarai Daniele.
Con un fragore metallico, la porta scorrevole dall'altro lato della stanza
si sollev.
Nel vano, si stagli un leone, che lanci un ruggito. Murphy non pot fa-
re a meno di ammirare il suo colore fulvo, la muscolatura elastica dei fian-
chi, la folta criniera e il modo in cui gli artigli quasi sfavillavano sotto la
luce brillante dei riflettori. Ma il leone non perse tempo ad ammirare
Murphy. Con un altro ruggito riecheggiante e lo slancio di tutte e quattro le
potenti zampe, si lanci sull'uomo, come se fosse un pasto pronto, a sua
completa disposizione.
Istintivamente, Murphy si gett a terra, piombando con un tonfo sulla
sinistra del leone, abbastanza vicino da sentire lo sbuffo caldo del respiro
fetido che usciva dalla sua bocca.
Su, Murphy, non scappare. Sii uomo e combatti, grid Mathusalem.
Gli artigli del leone graffiarono il pavimento di legno, mentre la testa si
muoveva rapida da una parte e dall'altra, con fare indignato, schizzando
gocce di bava su Murphy. Abbandonando la posizione prona in cui era
caduto, l'uomo rotol due volte, si rialz e, senza fermarsi, si aggrapp a
uno dei pali di legno, balzando poi di nuovo sulla rete. Inseguendolo, il
leone sferz l'aria con una delle zampe anteriori, abbassando gli artigli
affilati come lame a pochi centimetri dalla gamba di Murphy per ben due
volte. Con la terza zampata, gli ridusse a brandelli la manica sinistra.
Prima di poter essere colpito ancora, Murphy fece un salto, ricadendo a
qualche decina di centimetri di distanza e poi rimbalz nuovamente. Il
leone prese a zampate pi volte la rete, ma sembr frustrato e confuso da
quella preda saltellante.
Tra il pavimento di legno scivoloso sotto le zampe posteriori e la rete
che gli impigliava quelle anteriori, l'animale si dibatteva e ruggiva.
Murphy continu a saltare il pi lontano possibile: sapeva che il momento
in cui il leone lo avesse colpito, sia pure con una zampata casuale, poteva
essere il suo ultimo istante di vita.
Murphy, smettila di fare il popcorn, scendi gi e dai al micione la pos-
sibilit di giocare davvero con te.
S, scendo, ma non come credi tu, pens Murphy. Mise la mano in tasca
e ne estrasse un coltellino svizzero. Non aveva nessuna intenzione di ucci-
dere quell'animale, anche se lo scontro era impari: il leone poteva squar-
ciarlo coi suoi artigli, mentre lui disponeva di quell'unica lama. Cos, men-
tre il leone artigliava la rete, cercando di saltare verso di lui, Murphy si
mosse barcollando verso uno dei pali e lo raggiunse in quattro salti. Quindi
tagli la fune che sosteneva la rete.
Murphy, sei scorretto, url Mathusalem.
Proprio tu parli di scorrettezza, pazzo che non sei altro.
Quindi Murphy prese a saltare verso il palo successivo. Il leone tirava
zampate furiose, ma pareva ormai stanco, come un peso massimo a met di
un incontro combattuto. Forse era soltanto un pio desiderio... pens
Murphy. Eppure l'animale sembrava veramente confuso dai suoi movi-
menti rapidi.
Quando il secondo lato della rete cadde sotto l'affondo del coltello di
Murphy, il leone si rese conto troppo tardi che avrebbe dovuto spostarsi.
Le sue zampe anteriori erano adesso tenacemente impigliate nelle pesanti
corde. Murphy, pi che scendere, scivol sul pavimento, badando di stare
alla larga dagli artigli della belva.
O almeno cos credeva. Infatti un artiglio posteriore del leone, districan-
dosi dalle funi, lo colp, provocandogli un dolore intenso alla spalla sini-
stra. Murphy si slanci verso una delle due corde cui era ancora attaccata
la rete; era sul pavimento e riusciva a muoversi pi in fretta. Nella migliore
delle ipotesi gli rimaneva una decina di secondi prima che il leone riuscis-
se a liberarsi dalle corde.
Il dolore alla spalla gli fece capire che avrebbe dovuto sollevarsi soltanto
col braccio destro e fu grato alle centinaia di flessioni che si obbligava a
fare in palestra ogni settimana. Si tir su, girandosi velocemente, poi salt
di nuovo per afferrare il palo e tagli la terza corda proprio mentre il leone
si liberava dal mucchio di funi.
Intrappolato di nuovo dalla rete, il leone croll al suolo. Rugg con un
respiro spezzato, pesante, cercando di liberarsi a forza di artigli. Murphy
rotol a terra, ma si assicur di essere completamente fuori portata della
belva.
Ah, Murphy, hai rovinato tutto, disse Mathusalem, quasi balbettando.
Per sei combattivo. Per essere un inutile docente di Esegesi biblica hai
fegato, te lo concedo.
Murphy ansimava quasi come il leone. Perch invece non mi dai il mio
reperto? riusc a dire, tra un ansito e l'altro.
Be', te lo sei guadagnato, suppongo. Tuttavia non sar facile come pen-
si.
Murphy si rizz, sollevando lo sguardo verso la piattaforma. Che tiro
mi stai giocando, Mathusalem?
Zitto e ascolta. proprio davanti a te. Lo devi soltanto prendere.
Prendere cosa? Dove? Murphy aveva un brutto presentimento.
Oh, il tuo fisico ancora in forma, Murphy, ma tutti quegli scavi ti
hanno ridotto il cervello in pappa. Guarda il collo del leone.
Murphy not che, intorno al collo del leone, era legata una sottile striscia
di pelle. Attaccato alla striscia, poi, c'era un tubo rosso, simile per forma a
un contenitore per sigari, ma molto pi grande.
Oh, no, Mathusalem. Credi che lotter di nuovo col leone solo per
prendergli quella roba intorno al collo? troppo folle anche per te. Tac-
que un istante, sentendo che l'occasione stava per sfuggirgli, poi riprese:
Ma insomma, cosa c' nel tubo?
Mathusalem si abbandon a una delle sue risate. Oh, Murphy, ti ho
messo addosso una bella smania, stasera. Non puoi resistere: ti conosco
troppo bene. Tornerai da lui. Non puoi fermarti. E stavolta... ah-ah-ah!
Quel bel micione ti far pagar cara la tua curiosit.
Murphy guard il coltello che teneva in mano e fu tentato di usarlo. Poi
per lo richiuse e lo rimise in tasca.
Oh, sempre il bravo boy-scout, eh? Vuoi un duello leale...
Murphy scosse il capo e si diresse al palo pi vicino al leone, che stava
ancora a terra. No, Mathusalem, non voglio proprio un duello leale, ma
pazienza. Non voglio uccidere quel leone pi di quanto stasera voglia uc-
cidere te... E Dio mi testimone che tu mi hai fatto pensare a quella possi-
bilit pi di quanto abbia fatto lui. Per questo fatto non m'impedir di
sfruttare la situazione a mio vantaggio.
Raccolse il sacco che zavorrava il palo. Per sollevarlo doveva usare en-
trambe le braccia, ma la spalla sanguinante lo fece urlare dal dolore e quasi
se lo lasci cadere su un piede. Prefer quindi trascinarlo verso il punto in
cui il leone cercava ancora disperatamente di strappare la rete che gli im-
brigliava le zampe.
Far certamente pi male a te che a me, grugn Murphy, lasciando ca-
dere il sacco sulla testa del leone, il quale croll come uno straccio, privo
di sensi.
Per qualche istante, Murphy guard la bestia immobile che respirava pi-
ano. Poi allung la mano verso la striscia di pelle che assicurava il tubo al
collo. Trattenne il fiato e, con uno strattone, liber l'oggetto dalla criniera.
Aveva il suo premio. Ma quel tubo era cos leggero... Che fosse vuoto?
Che roba , Mathusalem? Non posso mica accontentarmi di un sigaro.
Mathusalem non rispose subito. La porta di metallo scorse verso l'alto.
Hai vinto, Murphy, ora vattene. Goditi il tuo bottino di guerra. Ma ti dir
tre cose, perch il guerriero vincitore merita rispetto. Anzitutto, come ti ho
accennato, quella roba scotta, scotta davvero.
Scotta nel senso che rubata?
Non importa in quale modo l'ho avuta. Come per le altre cose che ti ho
dato, nessun proprietario infuriato ti dar la caccia. Ma c' qualcuno che ti
verr a cercare, quando sapr che la possiedi. Non so chi sia, n perch sia
cos interessato, per io faccio perdere le mie tracce molto bene... Ho rac-
colto parecchie voci su qualcuno che sta disperatamente cercando di venire
in possesso di quella cosa e non si fermer davanti a niente, a niente, per
averla.
Ma per avere che? Cosa c', qui dentro?
E arriviamo al secondo punto. Il tubo non contiene il reperto, bens la
chiave per trovarlo. E quali siano la chiave e il reperto devi scoprirlo da
solo. Credo che tu sia una delle poche persone al mondo in grado di farlo.
E so pure che, se troverai la soluzione, sar la scoperta della tua vita. Am-
messo che tu sopravviva.
Ma... Daniele? Ha qualcosa a che fare con Daniele? Murphy era esa-
sperato.
Punto numero tre. Il legame non ti sar evidente, per ti giuro... S, so-
no certo che una cosa autentica e ti far diventare il re del tuo 'circolo
della Bibbia'. Te lo garantisco. E ora, fuori.
Su, Mathusalem, non puoi lasciarmi cos in sospeso. Che cos'?
Posso e lo far, Murphy. Vattene. Non so perdere, lo sai.
Con un ultimo sguardo pieno di dolore al leone, Murphy si avvi verso
la porta, stringendo saldamente il tubo. Allora addio, vecchio pazzo. Im-
magino di doverti ringraziare.
Un attimo prima che Murphy varcasse la soglia, Mathusalem ringhi:
Murphy, non essere troppo sicuro di te stesso e delle tue gesta... bibliche.
Sta' attento, dammi retta. Se qualcuno deve ucciderti, quel qualcuno vorrei
essere io, durante una delle nostre partite.
Murphy alz lo sguardo alla piattaforma. Sei il solito sentimentale, Ma-
thusalem. Grazie per l'avvertimento, ma finora il risultato : cristiani uno,
leoni zero.

2

Babilonia, 604 a.C.

L'urlo trafisse la notte babilonese come il ruggito di una grande bestia
in agonia. Risuon lungo i corridoi di pietra e lo si ud anche fuori delle
mura del palazzo, nella piazza illuminata dalla luna e nel labirinto di vico-
li dove dormivano i mendicanti. Persino gli uccelli acquatici sulle rive del
grande fiume reagirono al grido con un rauco stridio, quindi si levarono
in volo sopra le rive sulle quali era costruita la citt.
All'urlo segu un silenzio che era, se possibile, ancor pi agghiacciante.
Poi l'agitazione, il movimento convulso e il roteare incontrollato degli
occhi che versavano lacrime vere nel pi orribile dei sogni. Atmosfera
sinistra, caos turbinoso, immagini e suoni provenienti da un regno com-
preso tra veglia e sonno.
Il sovrano del pi grande regno esistente non poteva opporsi all'aggres-
sione implacabile che giungeva da dentro la sua mente.
Una dozzina delle sue guardie scelte, uomini forti le cui potenti gambe
si muovevano pesanti sulle lastre di pietra, gridavano ordini. La luce delle
torce, accese in fretta, illuminava i visi contratti dalla paura racchiusi
negli elmi, mentre gli uomini correvano per affrontare qualunque minac-
cia, per terribile e imprevista che fosse.
Con le corte spade sguainate, le guardie irruppero nella camera da letto
del re, mentre gli occhi cercavano freneticamente nelle ombre tremolanti
il bagliore del pugnale di un assassino. Le ombre della stanza non rivela-
rono nessuna presenza minacciosa, ma non ci fu un senso di sollievo, giac-
ch ciascuna guardia avrebbe preferito affrontare un assassino piuttosto
che indirizzare lo sguardo terrorizzato verso il corpo del re.
Nabucodonosor, sovrano dell'impero babilonese, vincitore degli egizi a
Carchemish, due volte in dieci anni distruttore di Gerusalemme, il cui no-
me infondeva paura nei cuori pi forti, ora sedeva dritto nel grande letto
d'ebano, con gli occhi spalancati, la bocca tremante, la pelle di un pallore
spettrale. I cuscini erano fradici di sudore.
Mio signore... Arioch, capitano della guardia reale, fece un passo a-
vanti, sapendo che avvicinarsi troppo alla persona del re era un invito alla
morte. Ma doveva essere sicuro. Il corpo del re sembrava intatto e certa-
mente l'assassino non aveva avuto tempo di fuggire. Era stato avvelenato,
allora? Il respiro del re usciva a rantoli convulsi e lui teneva una mano
tremante sul cuore. Sebbene stordito, non sembrava provare dolore. Se
fosse stato veleno, si sarebbe convulsamente stretto l'addome straziato
dalla sofferenza.
Controllandosi, sapendo che doveva tranquillizzare con l'esempio i suoi
uomini in preda al panico, il capitano attese.
Un sogno. La voce del re era un sussurro. La voce tonante ridotta a
un alito di vento.
Un sogno, mio signore? Il capitano socchiuse gli occhi. Poteva essere
ancora pericoloso. Inviato da uno stregone esperto di magia nera, un so-
gno poteva uccidere come una lama.
Perdonami, mio signore. Che sorta di sogno era? Il re si volt a
guardarlo. Era certamente terribile, aggiunse in fretta.
Il re serr gli occhi, pensoso, come se cercasse di ricordare un nome o
di riportare alla memoria il viso di un amico morto da tempo. No, disse
infine, con una smorfia di rabbia. La voce era quasi tornata al suo timbro
normale, mentre afferrava il boccale di vino a fianco del letto e lo gettava
sul pavimento. Non posso dirlo, non ricordo nulla!

Parlate! Il re strinse i braccioli del trono dorato, le dita aggrappate
alle elaborate teste di leone che vi erano intagliate, guardando gli uomini
davanti a lui.
Erano strani a vedersi. Due caldei con le teste rasate e gli occhi soc-
chiusi, nudi eccetto per un perizoma di stoffa e i sacri amuleti intorno al
collo. Un nubiano dalla pelle nera con una pelliccia di ghepardo sulle
spalle magre. Un egizio, la cui semplice sottoveste di cotone contrastava
con un impressionante cerchio nero di kohl intorno agli occhi. E un babi-
lonese, sacerdote di Marduk, portatore della pestilenza.
Portatemi qui oggi stesso i migliori maghi, aveva ordinato Nabuco-
donosor. Stanateli dai quattro angoli di Babilonia, perch il mio animo
ansioso. Devo sapere il significato del mio sogno.
I volti degli uomini, che stavano in piedi a semicerchio intorno al trono
reale, brillavano del sudore della paura.
Parlate, cani, o vi assicuro che prima del tramonto le vostre inutili
carcasse saranno cibo per gli sciacalli, grid il re.
Non avevano motivo di dubitare delle sue parole. Da quando aveva avu-
to quel sogno, lui non pensava ad altro. Le sue notti erano un tormento di
agitazione insonne e i suoi giorni trascorrevano nel tentativo infruttuoso
di ricordare anche il minimo dettaglio della visione.
Ora stava ai suoi indovini farlo rivivere per lui. Se non ci fossero riusci-
ti, la fila di soldati allineati dietro il trono, con le corte lance in posizione,
rendeva chiare le conseguenze.
Mentre il silenzio si protraeva, angoscioso, Amukkani, capo dei maghi
caldei, si schiar la voce e tent un sorriso suadente. Forse al mio signo-
re stata concessa una visione dallo stesso Kishar, una visione della qua-
le soltanto tu sei degno. Forse il dio ti ha tolto la memoria in modo che tu
non lo possa raccontare alle persone comuni.
S'inchin profondamente, mentre Nabucodonosor lo fissava coi pene-
tranti occhi neri. Che senso avrebbe, idiota? Darmi una visione per poi
togliermela! Se era soltanto per me, allora dovrei sapere cos'! Palpan-
dosi gli impomatati riccioli della barba, il re si rivolse ad Arioch. Assicu-
rati che le lance siano ben appuntite. Questi cosiddetti saggi sono viscidi
come anguille.
Il capitano delle guardie sogghign. Come molti babilonesi, temeva il
potere dei maghi quasi quanto quello dei demoni. Sarebbe stato bello ve-
derli infilzati sulla punta di una lancia.
Accorgendosi che il tempo scorreva veloce, l'egizio sospir teatralmen-
te, come se a un tratto gli fosse balenata un'idea. Mio signore! Lo vedo!
La mia mente piena di luce, come se brillassero mille torce. E l, in mez-
zo alle fiamme c' un fiume di fuoco, e sul fiume...
Silenzio! tuon il re. Credi di prendermi in giro? Credi che sia una
di quelle vecchie e stupide donnicciole che ti pagano per predire il futuro?
Quando qualcuno mi descriver il mio sogno, lo sapr. E sapr anche
quando un cane rognoso far finta di saperlo. Basta! Una scorpacciata di
ferro metter fine alle tue bugie! E alz una mano, segnalando ai lancieri
di prepararsi.
Aspetta! Ti prego, signore... Il secondo caldeo si era fatto avanti, co-
me se intendesse toccare il re. Ma era soltanto terrorizzato. Risparmiaci
e ti giuro che saprai qual il tuo sogno.
Nabucodonosor abbass la mano e guard l'interlocutore con un sorri-
so divertito. Tutti voi mi avete detto soltanto bugie. Se ti risparmio, cosa
me ne viene?
Il caldeo deglut, la gola secca. Non possiamo raccontarti il tuo sogno,
signore. vero. Ma so chi lo pu fare.
Il re si alz di scatto e gli indovini si rannicchiarono all'unisono. Chi,
dunque? Chi costui? strill Nabucodonosor.
Un ebreo, signore, continu il caldeo. Uno di quelli condotti qui da
Gerusalemme. Si raddrizz, quasi convinto che sarebbe vissuto per vede-
re un altro giorno. Un ebreo che si chiama Daniele.

3

Shane Barrington non aveva mai conosciuto la paura. Da ragazzo, cre-
scendo nelle strade di Detroit, percorse da una feroce rivalit, aveva ben
presto imparato che sopravvivere significava non mostrarsi mai deboli e
non permettere all'avversario - per quanto grosso e forte - di cogliere la
propria paura.
E la lezione imparata per strada gli era servita altrettanto bene nei consi-
gli di amministrazione delle aziende americane. La Barrington Communi-
cations era cos diventata uno dei colossi mondiali dell'informazione e del-
la tecnologia. E Shane Barrington aveva costruito il suo successo sia sba-
ragliando senza piet la concorrenza sia manipolando le cifre con abilit
quasi geniale.
In quel momento, mentre il Gulfstream IV privato si avvicinava alle co-
ste scozzesi, guard fuori nell'oscurit gelata e sent un brivido percorrergli
le ossa. Per la prima volta in vita sua, Shane Barrington aveva paura.
I suoi occhi scorsero per la centesima volta il tabulato, ormai sgualcito e
macchiato di sudore. Per la centesima volta lesse le colonne di cifre, le
piccole righe di numeri che potevano significare la fine di tutto quello per
cui aveva lavorato, tramato e mentito. Piccole righe di numeri che poteva-
no distruggerlo con la stessa certezza di un proiettile nel cervello.
Aveva ormai rinunciato a capire in qual modo le prove delle creative
procedure contabili della Barrington Communications fossero filtrate all'e-
sterno. Un sistema cifrato su misura e assolutamente all'avanguardia, unito
alla minaccia di gravi conseguenze per chiunque avesse osato tagliargli la
strada, aveva tenuto al sicuro il suo segreto per vent'anni. Indubbiamente
nessuno dei suoi dipendenti era abbastanza furbo - o abbastanza stupido -
da tradirlo. Uno dei suoi vecchi rivali in affari, allora? Una sfilza di nomi e
volti gli si present davanti, ma lui li scart tutti. Uno era ormai un alcoliz-
zato all'ultimo stadio; un altro si era impiccato nel suo garage. Tutti erano
stati annientati, in un modo o nell'altro.
Ma allora chi gli aveva spedito quell'e-mail?
Lo avrebbe scoperto ben presto. Non appena il primo chiarore dell'alba
divent visibile all'orizzonte, controll il suo Rolex e calcol l'ora di arrivo
a Zurigo. Un po' prima di quanto richiesto dal suo ricattatore. Nel giro di
poche ore si sarebbero trovati a faccia a faccia. E lui avrebbe saputo quale
sarebbe stato il prezzo della sopravvivenza.

Quando il Gulfstream si arrest, dopo aver rullato su una pista fuori ma-
no nei pressi di Zurigo, Barrington aveva fatto una doccia, si era sbarbato e
aveva indossato un abito blu, confezionato per mettere in risalto il suo fisi-
co atletico. Guardandosi nello specchio del bagno scorse un volto troppo
duro per essere veramente bello, labbra sottili e zigomi aguzzi, illuminati
da occhi grigio-pietra che ancora bruciavano con l'intensit dell'ambizione
giovanile. Il tocco di grigio alle tempie che addolciva i suoi tratti - se ne
rendeva conto - gli evitava di sembrare il bellicoso affarista dal cuore duro
che in effetti era.
Aveva usato le ultime ore per ricomporsi, attingendo alle risorse di fidu-
cia che racchiudeva nel proprio intimo per raccogliere le energie. Mentre
metteva piede sulla pista si sent concentrato, all'erta come un guerriero
pronto alla battaglia. Una cosa era certa: non avrebbe ceduto senza com-
battere.
Una lucida Mercedes nera attendeva vicino all'aereo. Accanto c'era un
autista in divisa, dalla pelle olivastra e dallo sguardo vuoto, sull'attenti
nell'aria fredda del mattino; apr la portiera posteriore mentre Barrington si
avvicinava e, senza dire una parola, gli fece cenno di salire.
Allora, dove andiamo? chiese Barrington mentre la Mercedes si ar-
rampicava lungo una tortuosa strada di montagna che sembrava puntare
dritta verso le nubi. Silenzio. Nello specchietto retrovisore, scorse l'autista
sorridere a labbra strette.
Ho fatto una domanda. E mi aspetto una risposta. Pretendo una rispo-
sta. La fredda minaccia nella sua voce era palese, ma l'autista non batt
ciglio. Coi suoi occhi inespressivi, sostenne lo sguardo di Barrington per
un istante prima di rivolgere di nuovo l'attenzione alla strada che si snoda-
va, serpeggiando sempre pi in alto.
In un attimo, la rabbia che Barrington era riuscito a controllare nelle ul-
time ventiquattr'ore venne a galla. Si sporse innanzi e artigli la spalla del-
l'autista, ringhiando: Dimmelo immediatamente o te ne pentirai, quant'
vero Iddio.
L'autista ferm l'auto nel mezzo di un tornante che costeggiava la mon-
tagna. Lentamente gir il viso fino a guardare Barrington dritto negli oc-
chi, allung la mano verso la lucetta dell'abitacolo e la accese. Poi apr la
bocca, mostrando che non aveva la lingua.
Mentre Barrington affondava nel sedile, la bocca spalancata per la sor-
presa, l'auto acceler di nuovo; gli unici rumori erano il ronzio regolare del
motore e il battere furioso del suo cuore.
Il castello sembr spuntare fuori dalla montagna, come un doccione mi-
nacciosamente aggrappato alla guglia di una chiesa. I suoi massicci muri di
pietra, sormontati da torrette a punta, saettavano verso il cielo nuvoloso
come ad abbracciare l'oscurit, mentre dalle antiche finestre dai vetri im-
piombati giungeva una luce fioca e tremolante.
L'orologio di Barrington segnava quasi mezzogiorno, ma, non appena
cominci a piovere e le gocce presero a tambureggiare sul tetto dell'auto,
sembr che fosse calata la notte. Nelle tenebre davanti a loro, il castello
sembrava uscito da un incubo.
Mentre Barrington cercava ancora di abituarsi a quell'apparizione me-
dievale di torrette nere bagnate di pioggia, l'autista gi apriva la portiera
posteriore, impugnando un grande ombrello di foggia antiquata e indican-
do l'enorme portone di ferro del castello.
Con un respiro profondo, ripetendosi che era ancora giorno, che si tro-
vava in un Paese moderno e civilizzato del XXI secolo - tutto il contrario
di quanto gli suggerivano i sensi -, Barrington lo segu.
Non fu affatto sorpreso allorch la pesante porta si richiuse. Si ritrov in
un atrio che si perdeva nelle tenebre. A farlo trasalire, fu un improvviso
raggio di luce che illumin una sezione del muro alla sua sinistra, in appa-
renza di acciaio lucente. Doveva andare l? Si gir verso l'autista, ma l'o-
scurit lo aveva inghiottito. Barrington era solo e, sebbene l'aria fosse stra-
namente fredda, sent un rivolo di sudore colargli lungo la schiena.
Sforzandosi di andare avanti, si diresse verso la porta d'acciaio, che, al
suo avvicinarsi, si apr con un lieve sibilo. Mentre entrava nell'ascensore e
la porta si richiudeva dietro di lui, Barrington ebbe l'impulso - per lui asso-
lutamente straordinario - di mormorare una preghiera.
Quando l'ascensore si ferm e le porte si aprirono, Barrington si sent
come se fosse sprofondato nelle viscere della montagna. Il sinistro silenzio
gli provoc una fitta di panico che lo lasci senza fiato, quasi fosse stato
sepolto vivo.
Una voce tonante lo riport in s.
Benvenuto, Mr Barrington. Siamo lieti che ce l'abbia fatta. Prego, si
accomodi.
Incespicando come uno zombie, Barrington si mosse a tentoni nell'om-
bra, verso la sedia di legno intagliato alla sua destra. Sedendosi lentamen-
te, come se quella fosse una sedia elettrica che lo avrebbe ucciso, alz la
testa, nella speranza di poter guardare negli occhi il suo torturatore.
Vide invece il profilo di sette persone, sedute a un enorme tavolo di os-
sidiana che sembrava prosciugare la luce rimasta nella stanza.
Illuminata da dietro, ogni figura restava nera e bidimensionale, come la
luna durante un'eclissi di sole. Era impossibile distinguerne i lineamenti.
La voce parl di nuovo. Sembrava venire dalla persona seduta al centro
dei sette. Non tuonava pi, ma, sotto le vocali pronunciate in modo mono-
tono, c'era una durezza stridente che ricord a Barrington il rumore di un-
ghie che raschiavano una lavagna.
La sua presenza qui indica che lei ha compreso la gravit della sua po-
sizione, Mr Barrington. C' speranza per lei, quindi. Ma soltanto se, da ora
in poi, lei far esattamente ci che le verr ordinato.
Barrington si sentiva stordito, come una rana ipnotizzata da una vipera,
ma quello era troppo.
Ordinato? Io non so chi siete... Non sono neppure sicuro di dove mi
trovo... Per so una cosa: nessuno d ordini a Shane Barrington.
Le sue parole echeggiarono nell'oscurit e, per un istante, lui si domand
se avesse segnato un punto a proprio favore, se avesse alterato almeno un
po' l'equilibrio delle forze. Bene, pens. Andiamo all'attacco.
Fu in quel momento che cominci la risata. Prima sommessa, poi sem-
pre pi forte, sino a diventare una cascata che inond la stanza come un
torrente in piena. Era una risata di donna e veniva dall'ultima figura a sini-
stra.
Oh, Mr Barrington, sapevamo che lei non ha il minimo senso morale.
Tuttavia credevamo che avesse cervello. Non capisce? Lei appartiene a
noi, ora. Completamente. E le porteremmo via anche l'anima... se ce l'aves-
se. Sembrava schiettamente divertita. Poi fece una pausa, come per sotto-
lineare l'importanza di quello che stava dicendo. Le informazioni in no-
stro possesso circa le procedure aziendali della Barrington Communica-
tions negli ultimi due decenni basterebbero a mandarla in prigione per il
resto della vita... se fossero rese pubbliche. Di nuovo una pausa a effetto.
A meno che i suoi azionisti infuriati, che lei ha truffato cos bene, non si
scaglino prima contro i suoi uffici, riducendoli in briciole.
Un'altra voce risuon dall'ombra. Aveva una tonalit profonda e un chia-
ro accento inglese. Non s'illuda, Mr Barrington. Il nostro... 'invito' stato,
per necessit, assai sintetico e costituisce solo la superficie delle sue infra-
zioni finanziarie. Le quali sono come un iceberg, un iceberg di crimini
finanziari che la manderebbe a fondo in modo atroce. Al suo confronto, il
Titanic una nave giocattolo in una tinozza.
Barrington si alz dalla sedia, facendo appello agli ultimi brandelli d'ar-
roganza. impossibile. Avete corrotto qualcuno per sollevare un po' di
polvere, certo, tuttavia dubito che disponiate di qualcosa che vada oltre
l'imbarazzante manipolazione di fondi che posso aver fatto...
La voce dall'accento britannico lo interruppe. Non ci prenda per idioti,
Mr Barrington. Abbiamo tutto... Le spese in conto capitale che sono state
inserite nei profitti, le societ oltremare costituite come voci attive, mentre
in effetti nascondevano delle perdite. Per non parlare delle minacce ai con-
correnti, delle intimidaziomi.. Diamine, anche in questi tempi di profitti
illeciti, lei un peccatore finanziario da Guinness dei Primati.
Ecco, ci siamo, infine, pens Barrington. La punizione. Aveva sempre
creduto di essere troppo furbo, troppo privo di scrupoli perch le sue colpe,
un giorno, potessero ritorcersi contro di lui. Ora, suo malgrado, i volti delle
persone che aveva rovinato, mentre lui diventava uno degli uomini pi
ricchi e potenti del mondo, cominciavano a tornargli in mente. La vedova
afflitta di un socio d'affari spinto al suicidio. Gli anziani di cui aveva de-
cimato i fondi pensione per coprire le perdite... Allora mi denuncerete?
si lament debolmente.
Rispose una nuova voce. Era maschile, d'origine ispanica, con un taglio
secco come lo stridere di un rapace. Non l'abbiamo di certo convocata per
consegnarle il premio alla migliore azienda, seor Barrington, tuttavia non
abbiamo il minimo interesse a denunciarla alle autorit.
Un barlume di comprensione attravers gli occhi di Barrington. Oh,
capisco. Volete una fetta per voi. La bocca gli si chiuse di scatto di fronte
al rumore di un vigoroso applauso. Quando poi si rese conto che veniva
dalla donna, si sorprese ancora di pi.
Si sieda. Basta con le ciance.
Barrington torn ad abbandonarsi sulla sedia.
Una fetta? Questa non un'estorsione mafiosa. Non ha ancora capito?
Lei nostro, Barrington.
Ci fu un leggero colpo di tosse, poi la voce inglese parl di nuovo. Ora
che sembra aver compreso la sua posizione, lasci che le offra un'alternativa
a una vita dietro le sbarre... Una vita che sarebbe senza dubbio assai bre-
ve.
Barrington pot quasi vedere il sorriso di scherno sulla faccia oscurata.
L'abbiamo scelta per quello che pu fare per noi. Per come ci pu aiu-
tare nei nostri... sforzi. Siamo disposti a versare non meno di cinque mi-
liardi di dollari alla Barrington Communications, abbastanza per ripianare i
debiti che lei ha cos abilmente nascosto, quanto basta perch lei possa
continuare a inghiottire i suoi ultimi concorrenti. Abbastanza per fare di
lei... il numero uno nel mondo della comunicazione. Salvo il fatto che,
naturalmente, lei lavorer per noi. Per i Sette.
D'un tratto, Barrington si sent stordito. Gli pareva di essere un condan-
nato a morte che, mentre sta contando i suoi ultimi secondi, si vede conce-
dere dal governatore un rinvio dell'esecuzione... e un assegno per cinque
miliardi di dollari. Con un sorriso, si rese conto che avrebbe fatto qualsiasi
cosa - qualsiasi - gli venisse chiesta. Bene, credo che accetter la solu-
zione numero due, disse Shane Barrington, che aveva recuperato la pa-
dronanza di s, mentre un flusso di adrenalina gli scorreva nelle vene. Di-
temi soltanto che cosa devo fare.

Fuori, le nuvole sembravano abbracciare ancora pi strettamente le mura
del castello, mentre un vento tagliente danzava intorno ai bastioni. Tra la
furia degli elementi, il castello si ergeva freddo, nero e silenzioso.
Nel silenzio impenetrabile della cripta sotterranea non si ud il rumore
della porta di ferro che si richiudeva. N i Sette poterono udire il rombo
smorzato della Mercedes che si avviava verso l'aeroporto. Ma sapevano
che Barrington era sulla strada giusta, con la mente infiammata dalla nuo-
va missione. La loro fiducia era ben riposta.
La luce attenuata dei fari nascosti restitu ai Sette, da ombre spettrali che
erano, il loro normale aspetto umano. Tuttavia, bench in privato si conce-
dessero una certa rilassatezza, ciascuno di loro emanava un alone di paura.
Il terzo dalla destra, un uomo dal viso tondo e dalla capigliatura argentea
che tendeva a diradarsi, si sistem gli occhiali a lunetta e si rivolse sorri-
dendo all'uomo con la voce tonante che aveva rotto per primo il silenzio.
Bene, J ohn. Devo chiederti scusa. In effetti Barrington stato una scelta
eccellente. Sono quasi sorpreso che non si sia offerto prima come volonta-
rio. Sembra che provi un gran piacere nei suoi nuovi compiti. La sua
staccata cadenza inglese si sciolse in un riso soffocato.
Serio, senza distogliere lo sguardo dalla sedia sulla quale poco prima era
seduto Barrington, J ohn Bartholomew parl e il suo tono rimase freddo.
Il tempo per le reciproche congratulazioni ancora molto lontano, credo.
Il nostro grande progetto soltanto all'inizio. C' ancora molto da fare.
Ma J ohn! Certamente ci che abbiamo iniziato non pu essere fermato,
ormai. Non scritto cos? replic l'inglese. M'inchino alla tua superiore
saggezza nel regno della finanza. Per, come sacerdote, credo di poter ri-
vendicare una conoscenza particolare, diciamo, della dimensione spiritua-
le. Pensa a Daniele, pensa al sogno di Nabucodonosor. Pensa a cosa signi-
fica! Nella sua eccitazione aveva afferrato il braccio di Bartholomew.
certo che, col piano di noi Sette, il vero potere di Babilonia - l'oscuro pote-
re di Babilonia - risorger!

4

Murphy non era sicuro di che cosa fosse peggio, se le fitte di dolore che
gli trafiggevano la spalla o l'esplosione d'ira con cui la moglie lo stava in-
vestendo. Se non altro la collera si sarebbe esaurita col tempo. Almeno
cos sperava.
Allora, Michael... Lo chiamava sempre Michael quand'era arrabbiata.
Dimmi perch sono cos speciale.
Lui grugn mentre lei gli ripuliva la spalla col disinfettante. Un po' pi
energicamente del necessario, pens.
Le altre mogli tornano a casa inaspettatamente alle ore piccole e trova-
no i loro mariti a letto con un'altra donna o intenti a giocarsi a poker la
retta scolastica dei figli o semplicemente sbronzi. Spruzz altro disinfet-
tante su un batuffolo di ovatta pulita. Ma io, fortunata come sono, torno a
casa e scopro che mio marito stato quasi ucciso da un leone! Smise di
curargli la spalla per un istante e gli sorrise. S, spiegami cosa ho fatto per
essere cos fortunata.
Non era la prima volta che Murphy innalzava una silenziosa preghiera di
ringraziamento per aver trovato una donna meravigliosa e per il fatto che
miracolosamente - almeno cos gli sembrava - lei avesse accettato di spo-
sarlo. Lo stava tormentando con un fiume di parole - e non era neanche la
prima volta -, per lui sapeva che Laura era soltanto preoccupata. Senza
contare che, come sempre, lui si meritava in pieno quella sfuriata.
Era stato anche come minimo provvidenziale che lei fosse rientrata a ca-
sa nel momento giusto. L'ultimo giorno del convegno sulla mappatura del-
le citt scomparse era stato annullato quando il principale relatore, il pro-
fessor Delgado del Mexican Archeological Institute, si era ammalato. Cos,
con un misto di delusione per aver perso i racconti leggendari di quel
grand'uomo e di gioia per aver ridotto il tempo della lontananza da
Murphy, lei era saltata sul primo aereo in partenza da Atlanta.
Speravo di farti una sorpresa, disse Laura ironicamente. Ma suppon-
go che avrei dovuto immaginarlo. In casa sono io quella che riceve le sor-
prese, vero?
Mentre finiva d'incerottare le garze sterili, Murphy la osserv nello
specchio del bagno. Laura annu, soddisfatta del proprio lavoro, e aiut il
marito a indossare una maglietta pulita. Sapevano entrambi che non poteva
farlo da solo.
Scesi al piano di sotto, lo fece accomodare in una delle sedie a dondolo,
poi and in cucina. Torn con due tazze di t fumante.
Bene, professor Murphy, a quanto pare non morirai per le tue ferite. I-
noltre la tua incantevole e indulgente moglie si calmata quanto basta per
ascoltare qualsiasi assurda stupidaggine tu stia per raccontarle. Perci stai
seduto l, cerca di non svenire per la seconda volta nella serata e racconta-
mi la tua triste storia.
Murphy sospir. Non le sarebbe piaciuto. Era lui. Mathusalem. Ho ri-
cevuto il messaggio quand'ero in ufficio. Molto intrigante.
E tu hai mollato tutto e sei andato dove ti ha detto quel pazzo? Laura
alz gli occhi al cielo. Oh, ma dimenticavo, tu sei Michael Murphy, il
famoso archeologo avventuriero. Nessuna impresa troppo pericolosa per
te. Anzi pi folle, meglio . E scosse la testa.
Murphy attese finch non fu sicuro che avesse terminato. Infine lei sor-
seggi un po' di t: era il segnale che lui attendeva per continuare. Ha
detto Daniele. Il Libro di Daniele. Come potevo non essere interessato?
Ah, quindi la fossa dei leoni. Ora capisco.
Gi. Murphy pos la tazza sul tavolino tra le sedie a dondolo e si
sporse verso di lei. Uno dei libri pi importanti dell'intera Bibbia. Profe-
zia allo stato puro. tutto l. Il sogno di Nabucodonosor, la statua... ogni
cosa. Nella sua eccitazione, aveva dimenticato il pulsare della spalla.
Mathusalem mi stava offrendo un reperto relativo al Libro di Daniele.
Una prova cos convincente avrebbe di sicuro costretto gli scettici a riflet-
terci due volte, prima di scartare Daniele come una semplice fantasia. Pen-
saci!
Laura era seduta nella sua sedia a dondolo, distaccata. E tutto quel che
dovevi fare erano tre riprese contro un leone mangia-uornini. Il suo tono
era gelido.
Be', tesoro, poteva andar peggio, replic Murphy con un ghigno. Se
fosse stato il Libro dell'Apocalisse rischiavo di trovarmi a faccia a faccia
con la Bestia con dieci corna e sette teste.
Lo sguardo che lei gli lanci fu ancora pi gelido. Non c'era da scherza-
re. Non c'era affatto da scherzare. Murphy cambi linea di condotta. A-
more, il punto che Mathusalem sar anche matto da legare, ma gioca
sempre secondo le regole...
Secondo le sue regole, lo interruppe Laura. Le regole di un uomo
misterioso, di un pazzo che non ha niente di meglio da fare coi suoi soldi
che attirarti in situazioni dove rischi la vita. E tu ci sei cascato ogni volta!
S, perch le sue regole dicono che, se vinco al suo gioco, prendo il
premio, continu Murphy, imperturbabile. Ne abbiamo gi discusso,
Laura. Lo so che sembra una pazzia, per vero. Io non accetto le mezze
misure. Amo il mio lavoro senza riserve, cerco di amare Dio senza riserve
e, soprattutto, amo te senza riserve. un 'pacchetto tutto compreso', tesoro,
anche in notti come questa, quando ti sembra che l'unico premio che ti
rimane sia quello di consolazione.
Laura aggrott la fronte, sconfitta. Aveva spiegato come la pensava. Sa-
peva che, per Murphy, resistere alle lusinghe dei reperti di Mathusalem era
come decidere di non respirare. E, anche se non glielo avrebbe certamente
confessato, l'intrepida passione di Murphy nel portare alla luce qualsiasi
oggetto che provasse la veridicit della Bibbia era uno dei motivi per cui
lei lo amava.
Resistette per un'altra decina di secondi e poi si allung ad abbracciarlo.
Michael Murphy, Mr Assurdo, sussurr, chiamandolo col nomignolo
che gli aveva affibbiato parecchi anni prima. Lo sai bene che la cosa pi
assurda che non riesco a rimanere arrabbiata pi a lungo di quanto ti ci
voglia a cacciarti di nuovo nei guai.
Lui accenn al tavolo. Guardarono entrambi il tubo che se ne stava l,
innocuo come una bomba inesplosa. Va bene, allora, Murphy... Sorrise
col pi dolce dei sorrisi e lui si chiese cosa stesse per accadere quando vide
il sorriso di lei trasformarsi in uno sguardo preoccupato. La ferita pi
grave di quanto pensassi. Quel leone andato pi in profondit di quel che
sembrava all'inizio. Ti porto all'ospedale per farti mettere qualche punto.
Non ammetto discussioni.
Anche se in precedenza aveva respinto la sua insistente richiesta di ac-
compagnarlo al pronto soccorso, ora Murphy non oppose neppure la pi
debole resistenza.
Laura si ammorbid di nuovo e, posandogli una mano sulla spalla sana,
esclam: Ehi, visto che ti sei dato tanto da fare per ottenere questa roba,
che ne diresti se domani, dopo la lezione, vengo al laboratorio e ti aiuto a
scoprire cosa c' l dentro?

5

Dunque rischi la vita ogni giorno?
Esatto, amico. Un passo falso e... splat!
Il barista, abbastanza vicino ai clienti da udire la conversazione, scosse il
capo e continu a sfogliare il giornale. In un fiacco marted pomeriggio, in
quello squallido bar del quartiere di Astoria, all'ombra di una Manhattan
non troppo lontana, si sentiva un milione di chilometri lontano dalla frene-
sia della citt.
Era stato ad ascoltare quei due chiacchieroni per venti minuti, un'unica
birra in due. L'aveva presa Farley, il grande eroe, uno dei clienti regolari.
L'altro era uno sconosciuto. Doveva esserlo, per parlare con Farley tutto
quel tempo. Gli altri clienti abituali sapevano che Farley era un noioso
attaccabottoni, che parlava sempre e soltanto di quanto fosse rischioso il
suo lavoro. Insomma, era un pulitore di finestre, non un marine in prima
linea! Il barista squadr ancora lo sconosciuto, probabilmente pensando
che se stava l ad ascoltare gli sproloqui di Farley probabilmente era sordo.
E invece no: sembrava quasi pendere dalle sue labbra. E non beveva niente
di pi forte dell'acqua.
Quando lo sconosciuto aveva chiesto dell'acqua - neanche acqua minera-
le - il barista era stato sul punto di dargli la solita rispostaccia: quello era
un bar, non una fontana pubblica, eccetera... Eppure qualcosa lo aveva
trattenuto. Non perch quello straniero avesse un'aria minacciosa. Farley
era un tipo scialbo, molliccio e, se possibile, lo sconosciuto aveva un a-
spetto ancora pi insignificante: capelli grigi, occhiali da quattro soldi, un
naso grosso, butterato, e un'aria goffa. Tuttavia, mentre l'unico modo che
Farley aveva per ucciderti era annoiarti a morte, c'era qualcosa in quello
sconosciuto dall'aria mite che aveva impedito al barista di sfidarlo.
Ehi, ti va di mangiare un hamburger? chiese lo sconosciuto. E, dimo-
strando di aver gi capito che Farley era la persona pi tirchia di Astoria,
aggiunse: Offro io.
Mentre osservava i due uscire lentamente, il barista non si cur neanche
di guardare se Farley avesse lasciato la mancia, ma alz un sopracciglio
quando vide un biglietto da cinque dollari vicino al bicchiere d'acqua vuo-
to. Be', spero di rivederlo presto, pens.
Non poteva sapere che non avrebbe pi rivisto nessuno dei due.

Fuori del bar, lo sconosciuto disse: Perch non prendiamo la mia auto?
proprio dietro l'angolo.
Farley annu e lo segu. Ehi, amico, ripetimi un po' come ti chiami.
Non te l'ho mica detto. L'uomo si ferm davanti a una jeep verde scu-
ro e Farley esit, con un'aria perplessa.
Gi, vero. Allora, come ti chiami?
Lo sconosciuto lo ignor, lanciando occhiate veloci a destra e a sinistra
per controllare la strada deserta.
Poi Farley lo vide fare alcuni movimenti rapidi intorno alla testa. Eh?
chiese, perplesso.
In quel momento lo sconosciuto si volt a guardarlo. Ma il volto che
Farley aveva visto prima era completamente diverso. La parrucca grigia,
gli occhiali e il naso erano scomparsi. Non avrai bisogno di saperlo.
Quasi troppo rapido per essere visto, lo sconosciuto pass la mano destra
davanti alla gola di Farley. E l, prima che Farley potesse gridare, apparve
una sottile linea di sangue. Quando lui cerc di emettere un suono, non
usc nulla.
Non dovrai pi sapere niente. Protese le braccia per afferrare il corpo
inerte e lo depose nell'auto. Ormai so le uniche cose che valeva la pena di
sapere da te.
L'uomo si mise al volante. Sulla camicia del morto, accanto a lui, si pul
l'indice destro, sporco di sangue, pensando: Be', a Farley non dispiacer...
Quindi prese il cellulare e, mentre componeva il numero, studi l'indice
alla luce verde del pannello luminoso. Il dito sembrava un normale indice
finch non lo si osservava meglio, scoprendo cos che era un dito artificia-
le, accuratamente forgiato e dipinto per sembrare vero. A eccezione dell'e-
stremit, l dove si sarebbe dovuta trovare l'unghia, che era affilata in un
bordo micidiale.
Alla sua chiamata fu risposto con un'unica parola. Situazione.
Lo sconosciuto rispose con voce fredda, impassibile, senza accento,
molto diversa dal tono cordiale che aveva usato con Farley. Pronto a pro-
cedere al suo ordine. Si raddrizz, in attesa.
Vai, gli fu detto. Ah, Artiglio, non sbagliare... e non morire.
L'uomo conosciuto come Artiglio spense il telefonino, controllando che
tutto il sangue fosse venuto via dal dito che gli dava quel nome. Spinse
Farley sotto il finestrino e si avvi verso il luogo dove avrebbe scaricato il
corpo. Un posto in cui sarebbe stato impossibile ritrovarlo.
Si concesse un sorriso cupo. Per lui, il fallimento e la morte erano op-
zioni praticabili quanto per Farley lo era respirare.

6

Il re e il prigioniero della trib di Giuda si guardarono negli occhi, e il
re fu sorpreso nel vedere che lo schiavo sosteneva il suo sguardo. Era ve-
ro, non c'erano guardie al suo fianco per intimidire l'uomo con le loro
spade e l'atteggiamento feroce. Ma la semplice presenza del re, la maest
e il potere di Nabucodonosor, il cui nome faceva tremare principi e sovra-
ni, non erano abbastanza per terrorizzare un umile schiavo ebreo?
Eppure l'uomo, mentre aspettava che il re parlasse, sembrava la calma
in persona. Era molto strano. Quel popolo aveva la reputazione di essere
intelligente. Tuttavia quell'uomo sembrava non capire che avrebbe perso
la vita se non avesse dato una risposta al re. Una risposta che fino ad al-
lora gli uomini pi saggi del regno non erano stati in grado di fornire.
Il re osserv la semplice tunica di lana, l'atteggiamento quieto - n ar-
rogante n sottomesso -, lo sguardo paziente e distaccato, e si chiese se
quello potesse essere l'uomo che gli avrebbe rivelato il suo sogno. Se aves-
se fallito come tutti gli altri, allora una cosa era certa: Daniele sarebbe
stato soltanto il primo di molti a subire la sua collera. Le strade di Babi-
lonia sarebbero state inondate di sangue prima che la sua rabbia si pla-
casse.
Il re si mosse sul trono intagliato e ruppe il silenzio. Bene, Daniele.
Pronunci il nome ebreo dello schiavo con derisione, come se avesse allu-
so a qualche segreto vergognoso. Sono certo che non ti devo spiegare
perch sei qui.
Sono qui perch me lo hai ordinato, mio re.
Nabucodonosor lo osserv, cercando qualche segno d'impudenza. Il suo
tono era neutro in modo irritante, proprio come l'espressione del suo viso
alla luce tremolante delle torce.
Infatti, Daniele. E sono sicuro che, nella tua saggezza, saprai perch
l'ho ordinato. E cosa voglio che tu faccia.
Daniele chin leggermente la testa. Sei stato disturbato da un sogno,
mio re. Un sogno tremendo che ha scosso il tuo spirito, eppure, quando ti
sei risvegliato, non ne rimaneva n un frammento n un brandello. Soltan-
to una vuota eco, come il suono di una parola in una strana lingua.
Nabucodonosor si rese conto che stava stringendo tra le mani l'amuleto
di Anu, che portava intorno al collo. Per gli dei, come faceva quell'uomo a
conoscere cos bene i suoi pensieri pi segreti? S, s, tutta Babilonia lo
sa. Ma sai raccontarmi il sogno, Daniele? Me lo puoi riportare alla me-
moria? Si accorse con spavento di parlare con voce rotta. Il SUO abitua-
le tono di comando era stato sostituito dal lamento di un bambino piagnu-
coloso.
Daniele chiuse gli occhi e fece un lento, profondo respiro. Il momento si
prolungava e Nabucodonosor sent i propri nervi tendersi fino all'eccesso.
Infine Daniele riapr gli occhi, che ora brillavano di una nuova intensit, e
parl. I segreti di cui mi domandi non possono essere svelati al re dagli
indovini, dai maghi, dagli astrologi o dagli stregoni. Soltanto il Dio che
nei Cieli pu svelarli. Poi tacque e si concentr profondamente.
S, s, non ti fermare ora, url Nabucodonosor.
Daniele si prese il tempo necessario. Finalmente volse sul re uno sguar-
do placido e parl lentamente, a voce alta, cos che il messaggio non ve-
nisse frainteso. Il Signore che nei Cieli ha rivelato in questo sogno, re
Nabucodonosor, le cose che accadranno negli Ultimi Giorni.

7

Mentre camminava a passo spedito verso la Scala B del Memorial Lec-
ture Hall, Michael Murphy aveva un aspetto davvero poco professorale.
Certo, aveva quell'aria un po' arruffata di chi bada pi alle idee che alle
apparenze esteriori: la cravatta un po' di sbieco su una sgualcita camicia di
jeans, una vecchia giacca di tela consunta ai gomiti, un paio di scarpe da
tennis che mostravano chiaramente i segni di una lunga usura... Per, se lo
si guardava pi attentamente, osservando il passo misurato e senza sforzo,
le mani callose e le leggere cicatrici che segnavano i bei lineamenti, si ca-
piva che Murphy non viveva di certo in una torre d'avorio. Era un uomo
pi felice all'aria aperta che al chiuso e ancor pi felice quando doveva
affrontare ardue imprese fisiche.
Per un istante, Murphy prov il desiderio di essere chiamato all'improv-
viso a compiere proprio una di tali imprese... una qualunque. Di solito la
fiducia in se stesso non gli mancava, eppure, durante quella passeggiata
attraverso il campus della Preston University, nel caldo di fine agosto,
Murphy sapeva che la sua lezione sarebbe stata seguita da un numero dav-
vero esiguo di studenti. Un numero cos esiguo da essere imbarazzante.
Il corso di Archeologia biblica era stato aggiunto al programma di studi
all'ultimo minuto. Le regolari lezioni di Murphy attiravano pochi ragazzi
entusiasti. Alla Preston University non erano molti gli studenti che voleva-
no dedicarsi allo studio del passato... figurarsi poi del passato biblico. Co-
s, alla fine del semestre precedente, alcuni ex studenti facoltosi avevano
fatto pressione sul rettore affinch ci fossero pi corsi dedicati alla Bibbia.
Che Dio li benedica, pens Murphy, sebbene quella fosse una fortuna
solo a met. I possibili problemi erano due. Da un lato, se nessuno si fosse
presentato alle lezioni, lui avrebbe dovuto dare parecchie spiegazioni ai
finanziatori. Dall'altro, Fallworth, il preside della facolt di Lettere e
Scienze, era assolutamente contrario a un altro corso di Archeologia bibli-
ca.
A onta della crescente notoriet dovuta alla scoperta di vari reperti bibli-
ci, Murphy cercava di non montarsi la testa. Era stato protagonista di tre
special sul suo lavoro realizzati da un canale via cavo e quelle trasmissioni
avevano indotto alcune aziende a donare fondi per la facolt. Poi c'erano
stati gli incassi delle mostre dei manufatti, allestite nel museo universita-
rio... Ma tutta quella attenzione aveva suscitato la gelosia e la rabbia del
preside Fallworth, che aveva fatto qualche velato commento su Murphy e
sulla sua presunta antireligiosit. Meno velatamente, anzi in modo del
tutto esplicito e perentorio, Fallworth aveva sostenuto che il campo di stu-
dio di Murphy non fosse credibile n dal punto di vista scientifico n da
quello storico.
E tutto ci - come Murphy aveva fatto notare a Laura la settimana prima
- era stato dichiarato da un uomo la cui pubblicazione pi recente aveva
come titolo: Materiali per bottoni nelle piantagioni della Georgia del
XVIII secolo.
Quel nuovo corso di Archeologia biblica aveva per alcuni aspetti posi-
tivi: anzitutto Murphy adorava insegnare e, in secondo luogo, i fondi sup-
plementari gli avrebbero permesso di ampliarlo ulteriormente. Come aveva
scritto nel programma di studi, avrebbe tenuto un corso sul tema: Studiare
il passato, verificare la Bibbia e leggere i segni dei profeti. E poi, per la
prima volta, c'era la possibilit che qualsiasi studente, a prescindere dal
corso di laurea, frequentasse uno dei suoi corsi. Murphy intendeva anche
vivacizzare le lezioni, mostrando filmati che non erano stati inseriti nei
programmi mandati in onda e pensava anche d'includere le riprese di alcu-
ne delle scoperte pi recenti.
Tuttavia aveva evitato di controllare l'elenco degli iscritti prima di quella
lezione inaugurale, sperando per il meglio... Eppure la stessa vocina che
s'insinuava nei suoi pensieri di studioso del passato e cercava di riportarlo
al mondo reale gli sussurrava: Siamo nel XXI secolo! A chi vuoi che in-
teressino gli ittiti in quest'epoca di hip-hop?
Be', a me s, esclam Murphy, senza neppure accorgersi di aver parla-
to ad alta voce. La mia lezione sar fantastica, anche se in aula ci saremo
soltanto io e le mie diapositive.

Quando il brusio animato proveniente dall'interno divenne udibile,
Murphy trasse un respiro ed entr nell'aula. Con sua gran sorpresa, ogni
posto era occupato e molti studenti stavano lungo i muri, mentre altri erano
seduti per terra, sotto la cattedra.
Murphy batt le mani e il chiacchiericcio si ferm di botto. Bene, gen-
te, cominciamo. Dobbiamo trattare millenni di storia e abbiamo solo qua-
ranta minuti, quindi non c' tempo da perdere. Scrut le file di volti e si
chiese cosa sperassero. Che si aspettavano? E lui sarebbe stato all'altezza?
Scorgere gli occhi intelligenti e il sorriso impaziente di Shari Nelson in
prima fila gli fece salire un sorriso alle labbra. Be', almeno una faccia ami-
ca c'era. Se avessero cominciato a tirargli qualcosa, forse Shari sarebbe
riuscita a calmarli.
magnifico vedere che siete accorsi in tanti, per vorrei verificare se
sapete in cosa vi state imbarcando. Questo corso si chiama Archeologia
biblica e, secondo il programma, concerne lo studio dell'Antico e del Nuo-
vo Testamento, con particolare riguardo alle prove archeologiche che con-
validano l'accuratezza storica della Bibbia. Se qualcuno di voi ha sbagliato
strada mentre stava andando al seminario 'Matrix: film o progetto per il
nostro futuro?', questo il momento giusto per squagliarsela.
Qualche risatina, ma nessuno si alz. Bene, erano ancora con lui.
Allora, cosa significa 'archeologia biblica'? Be', lasciatemi fare qualche
domanda. No costru veramente un'arca e la riemp con una coppia di tutti
gli animali? Mos apr veramente il mar Rosso agitando il suo bastone? Un
uomo di nome Ges veramente vissuto, ha respirato e camminato nella
Terra Santa duemila anni or sono, predicando, guarendo e compiendo mi-
racoli? Come possiamo essere certi di tutto ci?
Una mano affusolata si alz in fondo all'aula. Apparteneva a una ragazza
bionda dai capelli lisci e dai grandi occhiali rotondi che lui aveva visto un
paio di volte nella cappella dell'universit. Perch ce lo dice la Bibbia,
dichiar la giovane con voce calma e sicura.
E perch ce lo dice Hollywood, la interruppe un'altra voce. Era di uno
studente robusto, dai capelli neri. Teneva le braccia incrociate sulla ma-
glietta della Preston e sfoggiava un sorriso compiaciuto. Se ci crede Char-
lton Heston, dev'essere vero, no? La battuta provoc qualche risata e per-
fino un piccolo applauso.
Murphy sorrise e rimase in attesa che gli studenti si calmassero. Sapete,
quando avevo la vostra et anch'io ero scettico, continu poi. Forse lo
sono ancora. Si suppone che i cristiani accettino la verit della Bibbia co-
me articolo di fede. Ma talvolta alla fede serve un aiuto. Ed qui che entra
in ballo l'archeologia biblica.
Indic il giovane robusto, che ancora sogghignava, nella fila dietro quel-
la di Shari. Cosa ci vorrebbe per provarti che l'Arca di No esistita?
Cosa ti convincerebbe?
Lo studente ci riflett, poi disse: Suppongo che dovrei vedere una pro-
va concreta, non crede?
Anche Murphy sembr riflettere. Una prova concreta... mormor. Mi
sembra giusto. Be', vediamo, quando si tratta di ricerche scientifiche, biso-
gna essere pronti ad andare ovunque ci siano prove. Negli ultimi centocin-
quant'anni, ci sono stati pi di trentamila scavi archeologici, i quali hanno
portato alla scoperta di prove a sostegno di quella parte della Bibbia detta
Antico Testamento. Per secoli, gli scettici hanno bollato come assurda l'i-
dea che fosse esistito un popolo ittita, come riportato nella Bibbia, ma poi
le ricerche archeologiche ne hanno fornito una prova irrefutabile. Allo
stesso modo, la semplice menzione della citt di Ninive suscitava il riso e
lo scherno dei non credenti finch l'intera citt non venne scoperta vicino
al fiume Tigri dal grande archeologo A.H. Layard. Fino a oggi, non stata
trovata neppure una sola prova che metta in dubbio l'autenticit della Bib-
bia.
Accidenti... Impressionante! disse qualcuno dal fondo dell'aula.
Ma lo studente in cerca di prove concrete non era ancora soddisfatto.
Se mi vuole convincere che l'Arca vera, mi piacerebbe piuttosto vedere,
per esempio, il timone usato da No.
Murphy sorrise. Be', il timone dell'Arca non stato ancora rinvenuto.
Per ho qualcosa che potresti trovare interessante... Proiett la prima dia-
positiva sul grande schermo dietro la cattedra. Mostrava un telo che copri-
va qualcosa di simile a una scatola. La successiva rivel che, sotto il telo,
c'era un'urna di pietra chiara, con un coperchio sovrapposto. Lunga circa
sessanta centimetri, larga una quarantina e profonda venticinque, portava
ancora i segni degli strumenti primitivi usati per scolpirla da un blocco di
calcare. Qualcuno sa cos'? chiese.
Il cestino del pranzo di Fred Flintstone? sugger la voce ormai fami-
liare del giovane robusto.
Shari si gir e gli lanci un'occhiataccia, poi replic a Murphy: un
sarcofago? Forse il sarcofago di un bambino?
Ci hai preso, Shari. Murphy le rivolse un caldo sorriso. certamente
un contenitore per raccogliere le ossa, cio un ossario. Migliaia di anni fa,
in alcune parti del mondo era pratica comune che, dopo la decomposizione
dei defunti, le ossa venissero riesumate, avvolte nel lino, e deposte in una
di queste urne.
Ma allora di chi quell'ossario? disse una voce dal fondo. Di Russell
Crowe, forse?
Murphy ignor le risate. Be', diamo un'occhiata. La diapositiva suc-
cessiva era una foto ravvicinata di un lato dell'urna, e mostrava una scritta
consunta e scolorita. Qui dice Giacomo...
Giacomo? Cio J ames! Ehi, J immy Hoffa, ci stavamo giusto chiedendo
dov'eri finito!
Apparentemente immerso nei suoi pensieri, Murphy non sent i com-
menti e le risatine che seguirono. Era altrove, lontano nel tempo. Pass a
un ingrandimento del lato dell'ossario e cominci a leggere. Giacomo...
figlio di Giuseppe...
Il silenzio era sceso sull'aula.
... fratello di Ges. Lasci che il silenzio si prolungasse, poi riprese:
In questa piccola urna che vedete qui, un'urna che io ho toccato, ci sono
le ossa del fratello di Ges. Di solito, soltanto il nome del padre del defun-
to veniva inciso su un ossario, a meno che quel defunto non avesse un altro
parente molto noto. E nessuno era pi famoso di Ges, nel bene o nel ma-
le, in quella parte del mondo e in quel periodo. La cosa importante che
questo ossario non conferma soltanto il fatto che Ges una figura storica,
ma anche che era cos conosciuto da indurre la famiglia di Giacomo a i-
dentificare il fratello morto riferendosi a lui. Dimostrare l'autenticit di
questo ossario significa anche dimostrare che Ges vissuto in quel perio-
do e che era una figura eminente del suo tempo. Esattamente com' presen-
tato nella Bibbia.
Come gli succedeva ogni volta che guardava le foto di quell'urna di pie-
tra, Murphy provava una strana sensazione di disorientamento. Era come
se le migliaia d'anni che lo separavano da quell'uomo fossero state spazza-
te via, come se fossero presenti insieme in un istante senza tempo. La voce
di un ragazzo vicino a Shari lo riscosse.
Forse questo che dice l'urna, ma come facciamo a sapere che non un
falso? Nel Medioevo si sfornavano reliquie di santi come ricordini da quat-
tro soldi. Prendiamo la Sindone di Torino. Si suppone che sia un falso,
vero, professor Murphy?
Murphy scrut il giovane interlocutore. Con ogni probabilit era uno
scettico, tuttavia sembrava pi serio, pi riflessivo e meglio informato di
quel buffone che, fino a quel momento, aveva occupato la ribalta. Not che
anche Shari si era voltata per studiarlo.
Hai fatto un'osservazione giusta... Come ti chiami?
Paul, si present lo studente, poi arross, chiaramente a disagio per
tutta quell'attenzione da parte dell'aula.
Bene, Paul. Alcuni esperti hanno raggiunto la conclusione che la Sin-
done di Torino probabilmente un falso medievale. Io non ne sono con-
vinto. Ma come possiamo distinguere i falsi dal vero? Cosa mi fa pensare
che questo ossario contenga veramente le ossa del fratello di Cristo?
La datazione col carbonio 14? La risposta fu rapida e sicura.
Grazie, Paul. Quando vorrai accomodarti in cattedra e continuare la le-
zione, fammelo sapere. Sembra che tu abbia tutte le risposte, disse
Murphy sorridendo.
Paul arross di nuovo e Murphy si rese conto di essere stato troppo duro.
Quel giovane non stava cercando di complicargli la vita, era solo pi intel-
ligente della media degli studenti. S, la datazione col carbonio 14 ci con-
sente di stabilire quando un reperto stato fatto o quand'era in uso, con un
margine di errore che pu essere anche di soltanto cinquant'anni, conti-
nu. Il carbonio 14 un isotopo radioattivo che si trova in tutti i composti
organici, in materiali inorganici che siano stati generati da organismi vi-
venti e, con un sistema particolare che si definisce datazione al radioisoto-
po, si pu applicare, per esempio, anche alle rocce. Dal momento che ha
un tasso di decadimento conosciuto, l'ammontare di carbonio 14 rimanente
in un oggetto ci pu rivelare la sua et.
Paul sembrava sempre pi imbarazzato. Di certo non amava trovarsi sot-
to i riflettori, per non riusciva nemmeno a trattenersi dal fare domande.
Hmm, professor Murphy, ma la datazione col carbonio ci dice soltanto
quando la pietra originaria si formata e non quando l'urna... volevo dire
l'ossario stato ricavato dalla stessa, no?
Hai perfettamente ragione, Paul. Per, dentro l'urna, incastrati in minu-
scole crepe, abbiamo trovato minuscoli frammenti di mussola e tracce di
polline e, grazie alla datazione col carbonio 14, si scoperto che questi
elementi risalgono al 60 dopo Cristo. E non solo: l'iscrizione in una for-
ma di aramaico usata unicamente a quel tempo. E se vuoi un'altra prova,
l'esame microscopico della patina che si formata sull'iscrizione prova che
questa non stata aggiunta successivamente.
Murphy si ferm a guardare i volti attenti. Nessuno stava parlottando in
fondo all'aula. Nessuno stava mandando SMS. Nessuno guardava dalla
finestra. Anche se non erano convinti, aveva catturato la loro attenzione, o
almeno cos sembrava. Ma adesso arrivava il test finale. Molto bene, si-
gnore e signori. Sennonch quello che vi ho detto un mucchio di scioc-
chezze. Questo ossario decisamente falso.
La classe esplose in grida di delusione e smarrimento.
Alla faccia della vecchia e sonnacchiosa archeologia, pens Murphy.
Insomma, si decida! lo sollecit qualcuno.
S, vero, molti scienziati e vari studiosi hanno sostenuto che questo
ossario un falso, riprese Murphy, alzando un po' la voce. Io, per, sono
rimasto impressionato sia dalla datazione col carbonio 14, che esaminere-
mo in una prossima lezione, sia dalla scritta in aramaico, peculiare del I
secolo dopo Cristo. una scoperta relativamente nuova, perci ci saranno
molti altri studi e dibattiti su questo ossario nei prossimi anni. E ho solle-
vato la questione proprio all'inizio del corso per un motivo ben preciso.
Fece una pausa, poi riprese, in tono pi pacato. Io sono uno scienziato, e
chi ha messo in discussione l'autenticit dell'ossario appartiene alla comu-
nit scientifica. Per sono anche un cristiano, serio, credente e praticante.
Ho il timore che gli scienziati decisi a mettere in discussione la falsit di
questo reperto siano mossi anche dalla possibilit di essere costretti a rive-
dere i loro dubbi e i loro preconcetti su Cristo. Forse la mia mente offu-
scata dalla religione? E la mancanza di fede che essi professano pu di-
storcere il loro modo di pensare? Ragazzi, questi sono solo alcuni dei pro-
blemi in pi che deve affrontare un archeologo il cui obiettivo provare la
fondatezza storica della Bibbia. Nelle prossime settimane avr il piacere di
esplorare con voi questo e altro ancora.
In quell'istante, con la coda dell'occhio, not in fondo all'aula il preside
Fallworth che camminava avanti e indietro. Che fortuna! pens Murphy.
Chiss da quanto tempo l... Ora, per non lasciarvi in sospeso, vi assicu-
ro che la domanda se Ges di Nazareth sia veramente esistito non si basa
sull'autenticit di questo ossario. In questo corso studieremo alcune prove
certe. Ma quando l'autenticit dell'ossario sar stata dimostrata, come cre-
do che avverr, sar una prova ulteriore per coloro i quali sono convinti
che Ges vissuto in mezzo a noi. Controll l'orologio. Ma adesso,
prima che le mie divagazioni riempiano tutto il tempo a nostra disposizio-
ne, vediamo l'elenco delle letture del corso...

Fermo l, Murphy!
Una mano ossuta afferr Murphy per lo zainetto mentre stava uscendo
dall'aula. Preside Fallworth... Che bell'esempio ha dato agli studenti, assi-
stendo alla mia lezione.
La pianti, professor Murphy. Fallworth era alto come Murphy, ma a-
veva un pallore da topo di biblioteca, di fronte al quale certe mummie
sembravano scoppiare di salute. E la chiama lezione, quella? Io la defini-
sco una vergogna. L'unica cosa che l'ha distinta da un predicatore da stra-
pazzo che non ha fatto circolare il piattino per le offerte.
Accetter ogni donazione che lei voglia fare, preside. A proposito, le
serve il programma?
No, professor Murphy, ho tutto ci che mi serve per chiedere al consi-
glio universitario di avviare un'indagine di valutazione su quella specie di
guazzabuglio evangelico che lei chiama corso.
Sta' calmo, si disse Murphy. Preside, se crede che il mio lavoro non sia
professionale, allora la prego di aiutarmi a migliorare la mia abilit d'inse-
gnante. Ma, se ce l'ha contro i cristiani, allora non star qui ad ascoltarla.
Sa come gi chiamano nel campus questa sua stupida messinscena? Il
Bibbia-facile, il Ges-quaggi o il Galilea Express.
Murphy non riusc a trattenersi dal ridere. Buona, l'ultima. Intendo ren-
dere questo corso intellettualmente stimolante, preside, ma confesso di non
aver fissato il minimo di quoziente intellettivo per parteciparvi. Impare-
ranno, glielo prometto, ma probabilmente non sar in grado di adeguarmi a
quello che lei ritiene un indispensabile requisito, e cio che l'unico sistema
accettabile d'insegnamento annoiare a morte gli studenti.
Si ricordi quello che le sto per dire, Murphy. Le sue speranze che que-
sto corso sopravviva e che lei possa conservare l'incarico in questa univer-
sit sono morte almeno quanto lo la robaccia che c'era in quella sua sca-
tola.
un ossario, preside. Siamo docenti universitari, sforziamoci di usare i
termini corretti. Se salta fuori che non autentico, forse posso farglielo
avere a buon mercato per tenerci i suoi bottoni. Adesso mi scusi, ma devo
lasciarla. Ho un nuovo reperto da esaminare.

8

Chiudendo la porta del laboratorio dietro di s, Murphy tir un sospiro
di sollievo. Quello era il suo rifugio, un posto in cui non c'era spazio per
vecchi tromboni e meschine rivalit accademiche. L'unica cosa che l con-
tava era la verit. Di conseguenza, quello spazio incontaminato era dipinto
in bianco purissimo. Nella stanza, inondata di luce alogena, si allineavano
banchi da lavoro hi-tech e scaffali cromati, e l'unico suono era il ronzio dei
computer e delle apparecchiature tecnologiche di controllo ambientale.
In mezzo alla stanza c'era un tavolo attrezzato per fotografare i reperti,
con due lampade stroboscopiche alogene, che fornivano una luce senza
ombre e senza colore, e righe graduate per il riscontro delle dimensioni.
Montata su un treppiede c'era una videocamera digitale ultimo modello.
Shari Nelson, in camice bianco da laboratorio, era china sopra di essa e vi
stava inserendo un dischetto.
Ciao, Shari, disse Murphy. Grazie per aver annullato i tuoi impegni e
di essere qui ad aiutarmi. Laura sta cercando di liberarsi, ma noi comin-
ciamo subito, perch sono sicuro che ha lo studio pieno di ragazzi che
hanno solo voglia di lamentarsi.
Talvolta mi chiedo se lei sia mai stato giovane, professor Murphy.
Mai. Ho un'anima antica. Chiedilo alla mia mummia... cio alla mia
mamma.
Be', la battuta antica di sicuro. Lo guard con un sorriso radioso.
Sono qui da un'ora e ho preparato tutto. cos emozionante! Indic il
tubo che lui aveva in mano. quello?
Lo mise sul tavolo di fronte a lei. Se salter fuori che non un bel nien-
te, ti prego di non rimanerci troppo male, Shari. Ora come ora, non ho pro-
prio idea di cosa sia.
Ma lei crede che sia qualcosa d'importante, vero? Cos ha detto. In-
somma, l'ho capito dal suo messaggio quant'era emozionato.
Aveva ragione. Alle tre del mattino, quasi fuori di s per il dolore e la
stanchezza, Murphy si era convinto di avere nelle mani qualcosa d'impor-
tanza capitale e l'e-mail vagamente farneticante inviata a Shari ne era la
prova. Adesso, alla luce del giorno, i dubbi cominciavano ad assalirlo, in-
sieme con un dolore pulsante alla spalla. Lo spero, Shari. Ma ricordi la
prima legge dell'archeologia biblica?
La so, la so, cinguett lei. Sii sempre pronto a rimanere deluso.
Gi. Non lasciare che le speranze offuschino la tua obiettivit. Shari
sapeva come andavano quelle cose, ma non sembrava badarci. E Murphy
sperava per entrambi che nel tubo ci fosse qualcosa di pi che un po' di
polvere. La notte precedente, prima di cadere in un sonno agitato, Laura e
lui avevano esaminato minuziosamente il tubo, scoprendo la giuntura quasi
invisibile nel mezzo. Pareva che le due met fossero state avvitate insieme
con tale precisione da formare una chiusura perfetta.
Shari sembrava ipnotizzata mentre Murphy prendeva il tubo con en-
trambe le mani e cominciava a svitarlo.
Aspetti, grid la ragazza. Non c' qualcosa che dovremmo fare pri-
ma?
Murphy la guard, perplesso. Oh, vuoi dire passarlo ai raggi X? Shari,
fai onore al tuo vecchio professore. Hai ragione, normalmente si vuole
avere un'idea del contenuto prima di esporlo all'aria e a possibili danni. Ma
scommetto il pranzo che qui dentro c' un rotolo di papiro. l'unica cosa
tanto piccola e leggera da contenere gli indizi che mi sono stati forniti. E
se un papiro che sopravvissuto per circa duemila anni senza deteriorar-
si, significa che ben asciutto e che, dopo averlo fotografato...
... lo dovremo reidratare!
Murphy non pot trattenere un sorriso di fronte all'entusiasmo di Shari.
Bench fosse ancora una studentessa, era probabilmente la persona pi
equilibrata che avesse mai conosciuto. Ma la prospettiva di scoprire un
manufatto legato alla Bibbia l'agitava come se fosse una bimbetta iperatti-
va di due anni. S. Allora, siamo pronti? Bene, procediamo.
Shari pos sul tavolo, sotto le mani di lui, un vassoio di plastica, destina-
to a raccogliere i detriti che potevano cadere dal papiro, frammenti che
potevano essere usati per la datazione col carbonio 14. Poi Murphy inizi a
fare pressione sul sigillo. Il ronzio di fondo dei macchinari sembr aumen-
tare di volume, mentre i due s concentravano sul tubo. Il sigillo si ruppe
con uno schiocco. Murphy era quasi certo che Mathusalem avesse aperto il
tubo per verificarne il contenuto, ma in qualche modo lo aveva anche per-
fettamente risigillato. Le due parti si erano separate, rivelando un rotolo di
carta scolorita, che Murphy fece cadere delicatamente nel vassoio.
Suppongo che dovr pagarle il pranzo, professore, mormor Shari.
Direi che si tratta di un papiro autentico, vero?
Murphy sembr non sentirla. Si era piegato sul rotolo, cercando di deci-
frare i segni leggeri sulla superficie. Si trattava di inchiostro o era un indi-
zio di disfacimento? Quei segni erano stati tracciati dall'uomo o si sarebbe-
ro rivelati semplici macchie? Dopo un istante, fece un ampio sorriso e bat-
t una mano sulla spalla della ragazza. Prendo il solito, Shari, per favore.
Cheeseburger con chili e doppi cetrioli...
E un chinotto, aggiunse lei, felice.
Si misero al lavoro, con Shari che alternativamente scattava foto e risuc-
chiava polvere e detriti dal vassoio con un aspirapolvere grande quanto una
torcia elettrica tascabile, mentre Murphy esaminava il rotolo da ogni ango-
lazione. Quando lei ebbe terminato, Murphy port il vassoio verso qualco-
sa che somigliava a un grosso forno a microonde, completo di porta a fine-
strino e pannello elettronico su un lato. Infil il vassoio nella camera iper-
barica, chiuse la porta, e digit i dati per l'umidit e la pressione.
Con un po' di fortuna, le antiche fibre del rotolo avrebbero assorbito
gradualmente l'umidit finch l'oggetto non fosse diventato abbastanza
flessibile da potersi srotolare senza disintegrarsi. In caso contrario, le foto
che Shari aveva appena scattato sarebbero state l'unica possibilit per sve-
larne i segreti di quel rotolo.
Insieme guardarono attraverso il vetro opaco, come due neogenitori a-
vrebbero guardato un bimbo nell'incubatrice.
E ora aspettiamo, disse Murphy.

Quando Shari Nelson lasci il laboratorio del professor Murphy, Paul
Wallach dovette affrettare il passo per raggiungerla. Rischi di perderla
mentre avanzava a grandi passi nel dedalo di corridoi del vecchio edificio.
Scusami. Posso parlarti un momento?
Shari si volt e Paul fu sorpreso nel vedere che gli sorrideva. Coi capelli
corvini raccolti in una coda di cavallo e con indosso una felpa e un paio di
pantaloni da jogging blu scuro, sembrava che Shari non badasse affatto n
al suo aspetto n al suo abbigliamento. Ma l'effetto complessivo, grazie
anche agli occhi di un verde luminoso, era affascinante.
Senti, io... so che lavori col professor Murphy, e volevo solo chiedere
scusa per quello che ho detto durante la lezione. Non volevo passare per un
arrogante o qualcosa del genere.
Lei sporse in fuori la mascella come se stesse riflettendo su cosa replica-
re. Hai fatto una domanda importante. Non quello che ci hanno sempre
detto di fare, cio porre domande?
Credo di s. solo che ho notato che tu sei... Be', lo sai. I suoi occhi si
appuntarono sulla semplice croce d'argento che lei portava al collo.
Shari si accigli e lui si sent arrossire. Era stata gentile e lui l'aveva of-
fesa. Se era tanto intelligente, come mai lei lo faceva sentire cos sciocco?
Anche i cristiani possono porre domande, sai? Eccone una: chi sei?
Lui arross ancora di pi. Sono Paul Wallach. Sono passato alla Preston
questo semestre.
Shari gli tese la mano. E io sono Shari Nelson, piacere. E non ho pen-
sato che fossi arrogante. In realt, quando si tratta di domande davvero
importanti, forse sono gli atei quelli cui non piace farle. Rise. Scusa, ma
non credo che tu sia venuto alla Preston per prendere lezioni da me.
Be', no, voglio dire, va bene, puoi... Trasse un respiro profondo e si ri-
compose. Avanti, prendi in mano la situazione. Mi piacerebbe di sicuro
chiederti qualcosa, se sei d'accordo e se hai tempo. Sulla lezione e sul pro-
fessor Murphy. Ho saputo che nella cafeteria ci sono certi doughnut che
hanno urgente bisogno di una bella datazione col carbonio 14. Che ne di-
ci?

Allora, che tipo il professor Murphy? chiese Paul. Sembra in gam-
ba.
Intendi per essere un archeologo biblico?
Paul e Shari avevano parlato per venti minuti. Un doughnut dall'aria
stantia era rimasto intatto su un piatto di plastica di fronte a loro, accanto a
due tazzoni da caff vuoti. Da quello che Paul riusciva a capire, lei non
sembrava affatto annoiata dalla sua compagnia. Eppure quella ragazza
aveva proprio un'abilit sconvolgente nel farlo sentire un perfetto idiota.
No, non intendevo quello. Davvero. Volevo dire in gamba come pro-
fessore.
Lei gli sorrise per dimostrare che gli credeva e che lo aveva solo preso in
giro.
A ogni modo, il sospiro di sollievo di Paul era stato udibile.
S, Murphy in gamba, disse Shari. Ed il migliore nel suo campo.
Ho imparato un sacco di cose da lui.
Hai detto che talvolta ti lascia lavorare nel suo laboratorio, sulle sue
scoperte. vero? domand Paul.
Quella la cosa migliore. Sono cos fortunata... Non riesco a credere
che lui non abbia paura che io lasci cadere qualcosa... Sono reperti vera-
mente importanti dal punto di vista storico, sai? E lo fiss con quegli oc-
chi verdi che potevano intimidire oltre che affascinare, una cosa di cui Paul
si stava rendendo conto. Forse gli aveva detto pi di quanto lei stessa a-
vrebbe voluto. Ma basta parlare di me e del professor Murphy. Lo squa-
dr dall'alto in basso. Ancora non mi hai detto nulla di te. Hmm... Si
mise un dito sotto il mento. Dalla camicia e dai pantaloni stirati, dal ta-
glio ordinato dei capelli, per non parlare dei mocassini lucidi... S, direi
che non sei esattamente il tipico studente della Preston. A voce pi bassa,
sporgendosi verso di lui aggiunse: Anzi non credo affatto che tu sia uno
studente.
Trasalendo, Paul cerc di replicare, ma non ci riusc e Shari cap subito
di aver esagerato. Si era divertita a sue spese e quello era sbagliato.
Senti, non volevo...
No, hai ragione, disse lui, con gli occhi fissi sui tazzoni vuoti. Non
sono veramente a mio agio, qui. Non so pi neanch'io dove sono a mio
agio.
Perch? Devi aver avuto un motivo per trasferirti a Preston quest'an-
no.
Paul non sapeva se era il caso di raccontare la sua storia. Ma Shari gli
piaceva davvero, quindi lo fece. Be', l'hai voluto tu. Mi sono trasferito
alla Preston dalla Duke University.
Oh, non sono molti gli studenti che lasciano la Duke per venire qui,
esclam Shari, sorpresa.
No, e non l'ho fatto nel modo pi facile. Vedi, mio padre ha sempre
puntato molto su di me. Non mai andato al college. Ha messo su l'azien-
da di famiglia, una tipografia, sfacchinando come si faceva una volta. Si
separato da mia madre quando io ero ancora bambino perch lavorava
giorno e notte e, quando mi dedicava un po' di tempo, era solo per ripeter-
mi che dovevo andare a scuola e imparare un lavoro 'elegante', come dice-
va lui. Ha guadagnato abbastanza per mandarmi in una scuola privata, do-
ve ho preso l'abitudine di vestirmi in modo appropriato per le lezioni... In
pi sono stato sempre circondato da persone di servizio, che mi hanno pra-
ticamente cresciuto, ed erano molto severe. Mi sono iscritto alla Duke, al
corso di Economia aziendale, perch era l che mio padre aveva sempre
sognato di andare. Poi, l'inverno scorso, lui morto d'infarto... Cos, im-
provvisamente.
D'istinto, Shari si allung verso di lui e gli prese la mano. Mi spiace,
Paul. Dev'essere stata dura.
Paul cercava di concentrarsi sul discorso e non su come fosse piacevole
il tocco di Shari sulla propria mano. Sai, non ho mai conosciuto davvero
mio padre... assai vergognoso, lo so, tuttavia, dopo la sua morte, non
posso dire di averne sentito la mancanza. Il peggio venuto quando i con-
tabili e gli avvocati hanno cominciato a controllare i conti dell'azienda,
scoprendo che mio padre era sommerso dai debiti. Ho smesso temporane-
amente di frequentare la Duke per dare una mano a sistemare le cose, ma
la situazione era senza speranza. Vendendo sottocosto l'azienda e la casa
ho potuto pagare i debiti, per non avevo abbastanza soldi per tornare alla
Duke, neanche se avessi voluto. Tuttavia mi piaceva la zona e mi sono
reso conto che stare qui era un po' come rimanere a casa. Inoltre ho pensa-
to che potevo permettermi di frequentare la Preston. Ammesso che trovi un
lavoro, cio.
E perch ti sei iscritto a Economia aziendale se la odiavi?
un'idea su cui mio padre ha insistito per cos tanti anni... E penso an-
cora che forse sia proprio questo il mio destino. Voglio finire l'universit,
sto cercando con tutte le mie forze di non mollare e la prospettiva di un
lavoro nel mondo del commercio mi sembra tuttora la pi solida. Tuttavia
mi ero ripromesso di andare a qualche altro corso, per prova, e quello del
professor Murphy mi era sembrato interessante.
Shari sorrise. Lo so, la pensavo allo stesso modo. Io non avevo inten-
zione di diventare un'archeologa...
Senza che il ragazzo lo facesse di proposito, il suo sguardo corse di nuo-
vo alla croce che ornava il collo di lei. Be', tu almeno hai una formazione
religiosa. Io non ho neanche quella. La religione faceva parte della lunga
lista di cose per le quali mio padre non aveva mai tempo o voglia.
Era cos anche per i miei genitori, quand'erano vivi, ma la cosa bella
della nostra Chiesa che puoi iniziare quando vuoi.
Immagino di s. Ma prima credo che mi preoccuper della mia laurea in
Economia. Mi sento come un atleta che si allenato a dovere, ma poi non
riesce ad andare alle Olimpiadi. ci su cui mio padre ha sempre voluto
che mi concentrassi, ma in verit la detesto.
Shari guard l'orologio. Devo scappare alla prossima lezione, ma, dal
momento che sei nuovo del campus, scommetto che una cena casalinga
non ti dispiacerebbe. Perch non vieni da me una sera di questa settimana,
cos parliamo ancora?
Stavolta Paul fu pronto. Non me lo far dire due volte.

9

Diversamente da coloro che abitano in certi grattacieli di lusso - e paga-
no cifre da capogiro per una terrazza sulla quale raramente escono ad am-
mirare il panorama -, Shane Barrington si era fatto un punto d'onore nello
scrutare ogni mattina l'abbagliante orizzonte cittadino che circondava il
suo attico. Come il signore di un castello medievale, lui aveva una certez-
za: un giorno, tutto ci che vedeva sarebbe stato suo.
Trascorreva gran parte delle sue mattine immerso nelle strategie di con-
quiste a breve e lungo termine, indifferente ai rumori della strada, che pe-
raltro si trovava sessantadue piani pi in basso. Quella particolare mattina,
per, fu disturbato nei suoi progetti da un rumore continuo e ripetitivo di
cui, all'inizio, non riusc a capire l'origine. Era come se qualcosa venisse
pompato.
Improvvisamente, un'ombra scese sulla facciata della terrazza e Barrin-
gton si gir a vedere cosa stesse succedendo dietro di lui. Con sorpresa,
not un grande falco pellegrino calare dal cielo in picchiata e atterrare su
un tavolino di ferro battuto, lontano non pi di un metro e mezzo da lui.
L'uccello era maestoso e superbo, simile nell'atteggiamento allo stesso
Barrington. I due predatori si studiarono con distaccato rispetto per qual-
che istante, poi lo sguardo dell'uomo si appunt su uno degli artigli del
falco. Barrington si rese conto che l'uccello teneva stretto un binocolo
compatto e ultrasofisticato. Come se avesse capito che l'uomo si era accor-
to del binocolo, il falco lo lasci cadere sul tavolino, producendo un lieve
rumore metallico. Ma Barrington attese che il falco muovesse di nuovo le
ali, volando via, sopra i tetti, prima di allungare la mano a prendere l'og-
getto.
Mentre il falco, lento e nobile, risaliva verso il cielo, Shane Barrington
ebbe una nuova sorpresa: dall'altro artiglio del volatile, infatti, si era sroto-
lato un piccolo striscione. Allora, rapidamente, punt il binocolo sul pezzo
di stoffa e lesse: ENDICOTT ARMS 14
a
PIANO 12 MINUTI.
Incuriosito, Barrington cerc con lo sguardo l'Endicott Arms, un palazzo
residenziale posto diagonalmente rispetto al suo, e cont quattordici piani
partendo dalla strada, poi si riport il binocolo agli occhi. Le lenti metico-
losamente lavorate si scheggiarono - senza rompersi - allorch Barrington
fece cadere il binocolo, tanta era stata l'emozione per quello che aveva
visto.
Alla finestra del quattordicesimo piano dell'Endicott Arms c'era infatti
un volto che aveva riconosciuto all'istante. Non apparteneva a qualcuno
che lui frequentava regolarmente... Anzi non vedeva quella persona da
circa tre anni. Ma i tratti di quel volto erano assai simili a quelli di un al-
tro, che Barrington aveva visto proprio quella mattina - e ogni altra matti-
na della sua vita - riflessi in uno specchio: erano i propri.
Attraverso il binocolo, si ritrov a guardare suo figlio venticinquenne,
Arthur. Unico frutto del suo breve matrimonio, Arthur era una versione pi
attraente - e pi giovane - del padre. A parte il sostegno economico e qual-
che frettolosa visita durante le vacanze, Barrington aveva mostrato poco
interesse per il ragazzo, specialmente dopo che l'ex moglie si era trasferita
in California col nuovo marito.
Negli anni precedenti, onde evitare richieste di aiuto finanziario, Barrin-
gton aveva fatto sorvegliare attentamente dalle proprie segretarie sia il
figlio sia l'ex moglie. Perci non era stato affatto sorpreso quando Arthur,
dopo essere stato espulso da ben quattro Accademie d'arte, si era sistemato
nel centro di Manhattan, con l'evidente intenzione di farsi mantenere dal
facoltoso genitore.
Barrington era quindi preparato ad affrontare il figlio allorch questi si
era presentato nel suo ufficio - coi capelli viola, coi pantaloni di pelle
strappati e con un piercing alla lingua - per chiedergli un finanziamento
mirato all'apertura di una galleria d'arte riservata all'esposizione di scultu-
re. Tutto ci che Arthur Barrington aveva ottenuto dal padre era stata una
rabbiosa predica di un minuto e mezzo, durante la quale era stato informa-
to che un fallito drogato parassita non avrebbe avuto neppure un cente-
simo. Poi gli addetti alla sicurezza lo avevano scaraventato fuori degli uf-
fici della Barrington Communications.
Grazie al binocolo, Barrington aveva subito riconosciuto il figlio, ma
quest'ultimo non poteva fare lo stesso. La stanza in cui si trovava era molti
piani pi in basso e gli edifici erano separati da una strada. Ma la sua testa
era rivolta in direzione di Barrington. Qualcuno al suo fianco, vicino alla
finestra, lo obbligava a guardare verso suo padre.
La figura stava chiaramente forzando la testa del giovane con una mano
guantata, mentre l'altra mano - anch'essa guantata - impugnava un lungo e
minaccioso coltello, puntato alla gola del giovane. L'ultima immagine che
Shane Barrington vide prima che il binocolo gli cadesse di mano, finendo
a terra, fu il cartello scritto a mano attaccato al collo del figlio:

PAP, HAI 11 MINUTI E 30 SECONDI
PER VENIRE QUI ALL'APPARTAMENTO 14C
ALTRIMENTI QUEST'UOMO MI UCCIDER

Pazzi assassini! url Shane Barrington, col poco fiato che gli era ri-
masto dopo la corsa dal suo attico e attraverso Park Avenue fino al quat-
tordicesimo piano dell'Endicott Arms. Ci aveva messo soltanto otto minuti
a compiere quel tragitto e, negli ultimi tre minuti, aveva avuto la netta sen-
sazione che il mondo gli stesse di nuovo crollando addosso. Proprio com'e-
ra accaduto nel castello in Svizzera.
I Sette.
Barrington stava urlando all'uomo che, pochi minuti prima, teneva il col-
tello puntato alla gola del figlio. Ora il coltello sembrava sparito, ma Ar-
thur Barrington era steso su un letto, apparentemente privo di sensi. Sul
viso aveva una maschera collegata a un respiratore, il quale a sua volta era
collegato a una macchina piuttosto complessa. La macchina lampeggiava,
emettendo una serie di bip.
Mr Barrington, sono onorato che abbia accettato il mio invito. Non
vuole salutare affettuosamente suo figlio, dato che non lo vede da tanto
tempo? La voce dell'uomo sembrava avere un vago accento sudafricano,
ma non tradiva la minima emozione.
Chi lei? Cosa sta facendo ad Arthur?
I Sette le hanno detto che qualcuno l'avrebbe contattata, Mr Barrington.
Tuttavia non credo che le abbiano fatto il mio nome. Ho molte diverse
identit, com' richiesto dal mio lavoro, ma pu chiamarmi come mi chia-
mano i Sette: Artiglio.
La rabbia di Barrington, unita ormai alla paura, non si placava. Arti-
glio? E che cos', un nome o un cognome?
Non fa differenza. Lo uso perch un omaggio all'unica ferita che ho
ricevuto nella mia vita di guerriero. Il primo falco che ho allevato e adde-
strato da ragazzo in Sudafrica, l'ultima cosa per la quale ho provato affetto,
un giorno mi si rivoltato contro, strappandomi l'indice. Nel dir cos, si
tolse il guanto dalla mano destra. A prima vista, la mano di Artiglio sem-
brava del tutto normale, ma, osservandola pi attentamente, si notava che
l'indice era stato sostituito da un materiale duro e dello stesso colore della
pelle, modellato come un dito. E la parte in cui avrebbe dovuto esserci
l'unghia presentava una sorta di punta acuminata: un'arma capace di ucci-
dere. Quel falco l'ho abbattuto... e questa mi ricorda cosa succede se ci si
distrae o ci si rammollisce. Ed molto utile nei momenti in cui un'arma
vera e propria non adatta. Una cosa che lei, da uomo di mondo, capir,
perch accade sempre pi spesso oggigiorno, in questi tempi cos ango-
scianti.
Quindi i Sette vogliono che prenda ordini da lei?
Proprio cos, Mr Barrington.
Ma cosa c'entra mio figlio in tutto questo? Non lo vedo da anni.
Esattamente da tre anni e due mesi. solo un giochetto, che dobbiamo
fare per soddisfare i Sette e per convincere me che lei veramente pronto a
fare quello che le viene chiesto. Non importa cosa. Perci, bench non
siate una famiglia modello, credo che, in fondo, lei nutra qualche senti-
mento per lui, anche solo da essere umano a essere umano.
Cosa vuol dire? Che ha fatto ad Arthur?
un po' tardi per fare il padre preoccupato, non crede? Tuttavia la sua
messinscena abbastanza convincente. Lo dico da uomo spietato a uomo
spietato. Artiglio si mosse verso il tubicino di plastica collegato alla ma-
schera sul viso di Arthur Barrington.
Non capisco. Perch sdraiato l, privo di sensi? ammalato? Nella
voce di Barrington si percepiva una disperazione forse reale, forse incon-
sapevole.
Artiglio afferr il tubicino di plastica con la destra. Mr Barrington... I
Sette vogliono che lei porti a termine alcune specifiche operazioni e io
sono qui per comunicarle le direttive in base alle quale tali operazioni sa-
ranno eseguite. Alcune saranno illegali, altre spiacevoli... Ma tutte acca-
dranno quando io glielo ordiner e lei agir immediatamente, senza chie-
dere spiegazioni, senza trovare scuse e senza sbagliare.
Lo so, ho gi accettato tutto questo in Svizzera.
Lo sguardo con cui Artiglio trafisse Barrington era affilato quanto il suo
indice. E proprio con la punta di quel dito, Artiglio tagli il tubicino, pro-
vocando una sibilante fuoriuscita d'aria. Il macchinario a fianco del letto
cominci a emettere bip in modo stridulo e quattro luci rosse lampeggiaro-
no. S, facile impegnarsi a parole se nell'immediato non c' nulla in gio-
co, Mr Barrington. Adesso voglio vedere se ha davvero il fegato di agire.
Ma per cosa? Che sta succedendo a mio figlio?
Non finga di provare improvvisamente un grande affetto per questo ra-
gazzo. D'accordo, una vita umana, ma non granch, come vita. Nessun
vero amico, nessuno scopo... Quando sar morto, questo ragazzo non man-
cher a nessuno.
Morto? Ma cosa... Perch dovrebbe morire?
Perch lo dico io. Qui, ora. il nostro test. completamente arbitrario,
insensato, brutale. Proprio come tante cose che i Sette le chiederanno di
fare. Che io le far fare. Cose che far... altrimenti morir.
Barrington si lanci contro Artiglio, gridando: Ma come, sta...
L'altro gli afferr il braccio, fermandolo immediatamente. Non ci pensi
neanche, Mr Barrington. Neppure per un secondo. Oh, ma io non sono
proprio senza cuore. Se mi dice di salvare il ragazzo, lo far. Col dito
indice copr il taglio nel tubicino. Il sibilo cess immediatamente, le spie si
spensero e il bip torn regolare. Dopo alcuni secondi tolse di nuovo il dito,
l'aria ricominci a uscire e gli allarmi ripresero. S, mi fermer qualche
secondo. Quanto basta per tagliarle la gola. Alz l'indice, affilato come
un rasoio, a qualche centimetro dagli occhi di Barrington. Poi uccider il
ragazzo.
Barrington croll sul pavimento, ma continu a far correre lo sguardo
dal letto in cui giaceva Arthur ad Artiglio. Dopo un paio di minuti, la mac-
china emise un bip lungo e continuo e il grafico divenne piatto.
Congratulazioni, Mr Barrington. I Sette sarebbero orgogliosi di lei. Io
sono orgoglioso di lei. Ha fatto la cosa giusta al momento giusto. Continui
ad agire cos ogni volta che la contatter e avr successo e potere al di l
dei suoi sogni pi sfrenati. Gett un foglio di carta ai piedi di Barrington.
Ecco le sue prime istruzioni. Si tratta d'informazioni che mi servono.
Che ne sar di mio figlio?
Credo che le strazierebbe il cuore seppellirlo nella tomba di famiglia,
perci provveder io a sbarazzarcene e nessuno ne sapr mai nulla. In ef-
fetti, questo vero solo in parte. La gente sapr qualcosa della morte di
Arthur Barrington. Come sempre, c' un piano, di cui per non necessa-
rio che lei conosca gli sviluppi, per ora. Le saranno rivelati quando sar
pronto. Per il momento, si limiti a raccogliere quelle informazioni. Adesso
se ne vada.

10

Guardando il giovane con la testa rasata e i pantaloni sformati che cam-
minava a grandi passi lungo il corridoio, Laura Murphy scosse il capo e
sorrise. Ricordava abbastanza dei suoi giorni da studentessa per sentire
un'ondata di comprensione ogni volta che uno studente si presentava alla
sua porta con gli occhi rossi, le unghie smangiucchiate e la faccia di chi
non ha dormito o mangiato da una settimana. E non li giudicava con seve-
rit. Anzi le pareva che, per loro, fosse pi difficile adattarsi al vasto, mal-
vagio mondo di quanto lo fosse stato per la sua generazione.
Superare quella terra di nessuno piena d'insidie tra l'infanzia e l'et adul-
ta non era mai stato facile e, per quei ragazzi, senza dubbio c'erano pi
lusinghe e distrazioni da affrontare. Se considerava tutte le immagini e i
messaggi inquietanti sfornati dai mezzi di comunicazione, finiva per pen-
sare che forse era un miracolo se qualcuno di loro ne fosse comunque ve-
nuto fuori bene. Era soltanto il loro abbigliamento che, talvolta, andava al
di l della sua comprensione...
Laura era pi che felice di poter dare anche soltanto un piccolo aiuto in
quella transizione verso l'et adulta. Ormai da due anni fungeva da consu-
lente per gli studenti universitari e non se n'era mai pentita, bench alcune
persone a lei vicine - particolarmente suo padre - l'avessero rimproverata,
sostenendo che stava gettando via una brillante carriera di archeologa sul
campo per stare ad ascoltare giovani brufolosi piagnucolare per i loro
voti. A parere di Laura, pochi trionfi professionali erano paragonabili al
senso di compiutezza da lei provato nell'aiutare una laureanda in Letteratu-
ra inglese, affetta da manie suicide, che era riuscita prima a farsi pubblica-
re un libro di poesie e poi a tenere alcuni seminari di scrittura creativa,
insegnando ad altri come indirizzare il loro tumulto interiore verso qualco-
sa di positivo.
In quel modo, Laura riusciva persino a trovare tempo per il suo libro sul-
le citt perdute. Forse non sarebbe entrato nelle classifiche di vendita, n
avrebbe dato origine a un film di successo, per, quando lei ne avesse con-
segnato una copia a suo padre, allora avrebbe potuto pensare, con un certo
orgoglio, di aver creato una specie di reperto archeologico tutto suo.
E inoltre partecipava anche al lavoro del marito, usando le sue doti di-
plomatiche nei frequenti scontri che Michael aveva con le autorit e por-
tando la sua esperienza - complementare a quella di lui - nella ricerca e
nell'autenticazione dei manufatti biblici... Una cosa che avrebbe dovuto
fare proprio in quel momento, ramment, con un fremito di attesa. Non era
stata presente all'esame iniziale del rotolo fatto da Murphy, perch il suo
ufficio, come al solito, era pieno di studenti, ma ormai era giunto il mo-
mento di vedere se il rotolo reidratato stava per svelare qualche meravi-
glioso segreto su Daniele.
Chiuse la porta dell'ufficio, raddrizz il cartello che diceva LO SO: HO
DETTO CHE LA MIA PORTA SEMPRE APERTA... MA TORNO
PRESTO, PROMESSO! poi, con passo svelto, percorse il corridoio e usc
dall'edificio. Dopo qualche minuto giunse alla porta di Murphy, buss vi-
vacemente ed entr.
Seduto al tavolo da lavoro, le maniche della camicia di jeans arrotolate, i
capelli scompigliati, Murphy guardava qualcosa attraverso una lente d'in-
grandimento, apparentemente perso nei suoi pensieri. Questo il Murphy
che mi piace di pi, pens Laura con un sorriso. Il Murphy cos assorto nel
proprio lavoro da non accorgersi nemmeno se la casa in fiamme... Quel
Murphy che l'aveva chiamata pochi minuti prima, colmo di eccitazione,
per dirle che il rotolo era pronto.
Gli tocc la mano, salut Shari, e rivolse la sua attenzione alla camera
iperbarica. Allora, credi che sia sufficientemente reidratato?
Immagino sia grassoccio e succulento come uno di quei tacchini che
tua madre cucina il giorno del Ringraziamento, disse Murphy. In effetti
questo potrebbe essere anche un tantino pi succulento.
Lo so, lo so... e probabilmente anche pi saporito, esclam Laura,
alzando gli occhi al cielo.
Murphy s'infil un paio di guanti bianchi di cotone, apr lo sportello del-
la camera iperbarica e con cautela rimosse il rotolo. Vediamo cosa ab-
biamo arrostito, mormor.
Inizi delicatamente a srotolare il papiro su un vassoio di plastica. Laura
trattenne il fiato, stupita dalla fermezza delle sue mani, considerato che
stava maneggiando un oggetto che risaliva al regno di Nabucodonosor, al
tempo di Daniele. Proprio adesso, in questa stanza, noi tre, vivi e vegeti,
siamo in contatto con la Bibbia grazie a questo papiro incredibilmente
fragile, che potrebbe sbriciolarsi in polvere in qualsiasi momento, pens.
Ma l'antico papiro non si sbriciol. Come una farfalla che emerge dalla
crisalide, si srotol lentamente, intatto e bello.
Guarda qui, disse Murphy, quando la scrittura cuneiforme apparve ai
loro occhi, riga dopo riga. Triangoli compatti con code lineari e forme a V,
come stormi di uccelli nel cielo, erano pigiati insieme in strette colonne.
Completamente aperto, il papiro misurava circa ventitr centimetri per
trentotto. Era segnato da lunghe pieghe che ne attraversavano la superficie
color tabacco, i bordi erano frastagliati e gran parte della superficie si era
sfaldata. Ma c'erano rimaste pi lettere di quante Murphy avesse osato
sperare. Direi che caldeo, mormor.
Laura non riusciva a distogliere lo sguardo da quegli strani simboli, qua-
si timorosa che svanissero nel nulla sotto i suoi occhi. Sembrerebbe logi-
co. Ai tempi di Nabucodonosor, la met dei sacerdoti e degli stregoni era
caldea. Riesci a leggerlo?
Murphy pieg il rotolo per ottenere una migliore angolazione. Be', non
conosco perfettamente il caldeo. Posso ordinare un'insalata o chiedere do-
v' l'ufficio postale, ma nulla di pi complicato...
Laura gli strinse un braccio. Sii serio, dai. Ti ho visto persino scribac-
chiare in caldeo. Cosa dice?
Be', strano. Murphy guard attentamente i simboli, socchiudendo gli
occhi. Riconosco con certezza il simbolo per la parola 'bronzo' e qui -
indic una sbavatura appena leggibile -, c' il simbolo del 'serpente'. E
guarda, eccoli di nuovo, col simbolo per 'gli israeliti'.
Rimasero in silenzio per un istante e Shari rimase immobile a osservarli.
Sembrava che i due Murphy pensassero all'unisono, ansiosi di trovare un
significato a quei segni. Cosa significa tutto ci? chiese infine la ragaz-
za.
Il Serpente di Bronzo, sussurr Laura.
Proprio cos, disse Murphy. Fatto da Mos tremilacinquecento anni
or sono...
E spezzato in tre parti dal re Ezechia nel 714 a.C.
Ma, signore mie, tutto questo non ha senso, esclam Murphy. Ma-
thusalem mi ha detto che il premio era un manufatto che aveva a che fare
con Daniele. Il quale vissuto al tempo del re Nabucodonosor... cio pi
di cento anni dopo il regno di Ezechia. Spinse indietro la sedia e prese a
camminare su e gi. No, non ha senso. Perch uno scriba caldeo avrebbe
scritto qualcosa sul Serpente di Bronzo? E qual il legame con Daniele?
Laura esamin di nuovo il rotolo per capire se si riusciva a individuare
qualche altro dettaglio. E se lo chiedessimo al pazzo che te lo dato?
Me lo ha dato?
Lo sai cosa intendo.
Murphy scosse la testa. A Mathusalem piace che io capisca da solo. Fa
parte del gioco. Schiocc le dita. Ma non c' motivo per cui non debba
chiedere un po' d'aiuto. Vieni, facciamo qualche foto. Conosco una donna
che parla caldeo anche quando dorme.
Laura incroci le braccia e gli rifil uno sguardo severo.
No, disse lui rapidamente. Non lo so per esperienza personale. Anzi
non l'ho mai incontrata.
Rilassati, Murphy. Lo so che ami solo me... e qualunque cosa stia sot-
toterra da almeno duemila anni. Chi quest'oracolo?
Non ci crederai, ma il suo nome ... disse Murphy, pronunciando ogni
sillaba lentamente, come se stesse ordinando una bottiglia di vino in un
ristorante elegante, ... Iside Proserpina McDonald.

11

La Parchments of Freedom Foundation era una delle centinaia di orga-
nizzazioni private che avevano la loro sede a Washington in edifici dalla
facciata di pietra e dall'aria cos ufficiale che molti cittadini li scambiavano
per uffici governativi. La targa sulla porta dell'ufficio al secondo piano del
palazzo della PFF indicava soltanto DOTTOR I.P. MCDONALD e solo gli
iniziati sapevano che, dietro quella porta, c'era una delle pi grandi esperte
mondiali di culture antiche. Analogamente nessuno, passando davanti a
quell'ufficio, avrebbe stabilito un collegamento tra lo studio di civilt di-
menticate e il persistente trambusto che arrivava da dietro quella porta
chiusa.
Il rumore dei libri che cadevano sul pavimento a uno a uno era seguito
dal pi delicato fruscio della carta, poi dal fracasso di un oggetto pesante -
una lampada? Un fermacarte? - che sbatteva contro qualcosa di solido.
Fortunatamente per il responsabile di tutto quel caos, il corridoio antistante
era percorso da poche persone.
Il piccolo ufficio, senza finestre, era coperto da scaffali su tre lati, ma
molti volumi - alcuni copie uniche, quasi tutti rari o quantomeno fuori ca-
talogo - giacevano in un mucchio disordinato sullo scolorito tappeto mar-
rone. In mezzo a quel massacro, una piccola, flessuosa figura controllava
alcuni documenti prelevati da una grossa pila disposta su una vecchia scri-
vania con l'alzata avvolgibile e li scartava con furia.
Deve essere qui. Deve esserci, gracchi una voce, mentre una vacil-
lante colonna di riviste accademiche veniva sbattuta a terra. Svariati cas-
setti furono aperti e sistematicamente frugati, ma, a giudicare dal sibilo di
rabbia che accompagnava la ricerca, l'oggetto del desiderio non si trovava
l dentro.
D'un tratto la figura si ferm, la testa piegata verso la porta. Rumore di
passi. Tacchi alti che picchiettavano lungo il corridoio. Nell'ufficio tutto si
era fermato. I passi continuavano, avvicinandosi. Poi si fermarono. Una
pausa. Poi un colpo alla porta, delicato, titubante. Poi un altro, pi forte,
pi insistente. Dottoressa McDonald? Ha bisogno di aiuto?
La ragazza dall'aria compassata, che indossava un lindo abito blu, esit.
Se la dottoressa McDonald non rispondeva, voleva dire che era cos con-
centrata su un manoscritto da non sentire neppure bussare e guai a chi en-
trava senza avere il permesso. Aveva imparato da tempo che la McDonald
non la prendeva bene, se veniva interrotta sul lavoro. Era un po' come coi
sonnambuli, pens: se venivano svegliati, cadevano in uno stato confusio-
nale, diventando persino violenti. Meglio lasciarli in pace finch non ritro-
vavano da soli la strada per tornare nel mondo dei vivi.
Ma quella situazione era particolare. La ragazza aveva sentito distinta-
mente una serie di schianti mentre voltava l'angolo e, avvicinandosi alla
porta, non aveva avuto dubbi: qualcuno stava distruggendo l'ufficio della
dottoressa McDonald.
Fiona Carter non era coraggiosa. Il semplice pensiero della violenza fisi-
ca le faceva venire la nausea dalla paura. Ma c'era una cosa che la spaven-
tava di pi dell'eventualit di affrontare un ladro risoluto: spiegare alla
dottoressa McDonald perch avesse permesso a qualcuno di decimare la
sua preziosa biblioteca.
Gir la maniglia e, con mano tremante, spinse la porta.
Essa si apr delicatamente, rivelando una donna magra, con indosso una
gonna di tweed e un maglione da pescatore sformato, che era immersa fino
alle caviglie in un mucchio di riviste rovinate e di pagine manoscritte, al-
cune delle quali svolazzarono nell'improvvisa corrente d'aria. La donna
lanci a Fiona un'occhiata furente.
Dottoressa McDonald! Fiona fece un passo avanti e quasi inciamp in
un grosso volume nero. Si sente bene? Ho sentito un tale rumore... pensa-
vo ci fosse un intruso. Pensavo che qualcuno stesse...
Non riesco a trovare quel maledetto poema di Cariddi. L'ho visto appe-
na ieri e ora scomparso. Fiona, ha di nuovo messo il naso nei miei mano-
scritti?
La ragazza trattenne una risata nervosa. Far diventare l'ufficio della dot-
toressa McDonald pi caotico di quel che gi era? Nessuno, neanche un
ladro pasticcione, ci sarebbe riuscito. Il poema di Cariddi? chiese allora.
possibile che lei stesse consultando l'Antica letteratura copta di Merton
mentre lo leggeva?
La dottoressa McDonald pareva dubbiosa. S, possibile.
In tal caso, forse l'ha messo dentro il volume per conservarlo. Se ri-
cordava bene, l'Antica letteratura copta era rilegato in tela verde scuro con
la scritta in rosso sul dorso. Non era nel suo solito posto sullo scaffale. A
dire il vero, ben pochi libri erano al loro posto. Chin lo sguardo sul pavi-
mento coperto di volumi. quello? Laggi, vicino a Il sacro e il profano
di Mircea Eliade...
La studiosa si volt nella direzione indicata da Fiona e raccolse un gros-
so libro verde. Sfogli rapidamente le pagine e un foglio di pergamena
svolazz a terra. Il poema di Cariddi.
La dottoressa McDonald guard Fiona, raggiante. Osservando quei ve-
stiti semplici e la sua aria severa, era facile non accorgersi che Iside Pro-
serpina McDonald era una donna di una bellezza incantevole, rivelata sol-
tanto dai suoi rari sorrisi. Sebbene non sorridesse affatto se la chiamavano
col nome di battesimo.
Brava ragazza. Come diavolo fa a sopportarmi?
Prima che Fiona potesse formulare una risposta adatta, uno squillo ri-
suon nella stanza. Le due donne rimasero immobili per un istante poi si
girarono istintivamente verso la scrivania vuota e infine presero a scanda-
gliare il pavimento, in cerca del punto da cui proveniva il suono. Fiona
spinse via un pacco di giornali e raccolse il telefono. Ufficio della dotto-
ressa McDonald, parla Fiona Carter. Oh, buongiorno, professor Murphy...
Si gir verso la studiosa che si era messa a scuotere furiosamente la testa,
facendo una silenziosa boccaccia per dire no. Ma no, non affatto occu-
pata, professor Murphy. Sono certa che sar felice di parlarle. Sorrise
dolcemente e pass il telefono alla dottoressa.

Iside sedette alla scrivania, con le braccia conserte e le labbra increspate,
in attesa che il computer scaricasse un'e-mail. Mentre ascoltava il profes-
sor Murphy e la sua incredibile storia di un papiro babilonese, aveva a ma-
lapena notato che Fiona si era assunta il laborioso compito di ristabilire un
po' d'ordine. E ormai, se non si poteva dire che tutto era a posto, almeno il
pavimento era stato sgombrato e le carte e i volumi erano stati raccolti in
cataste ordinate. Fiona aveva persino riordinato la collezione di antiche
statuine in ceramica di Iside - le sue dee -, sistemandole in cima all'unico
schedario nella corretta sequenza cronologica.
Quando Iside percorse con lo sguardo quelle care figurine a lei cos fa-
miliari - iniziando dalla pingue dea della fertilit proveniente dalla valle di
Neander, in Germania, e finendo con una graziosa dea sumera della luna;
si sent salire agli occhi una lacrima che tuttavia ricacci indietro. Le sta-
tuine erano un prezioso lascito di suo padre, il dottor McDonald, uno dei
pi eminenti archeologi del suo tempo, il risultato di una vita di scavi nel
Mediterraneo e nel Vicino Oriente.
Per la mia piccola dea, amata e adorata sopra tutte le altre, le aveva
detto, porgendole la grossa scatola quadrata, legata con un fiocco. Ai suoi
occhi di tredicenne, quelle statuine - qualcuna senza un braccio o una ma-
no, tutte incavate e sporche di terra e polvere di civilt da tempo scompar-
se - erano pi belle di qualsiasi Barbie. Era stato quel regalo a segnare l'i-
nizio della sua appassionata dedizione ai segreti del passato.
Sfortunatamente, le statuine non erano il solo retaggio che il padre le a-
veva lasciato. C'era anche il nome.
Immaginava che esistessero ragazze chiamate Freya - la dea nordica del-
la fertilit - che a scuola non erano mai state prese in giro. Conosceva una
paleontologa greca di nome Aphrodite e sapeva che non si crucciava affat-
to di quel nome. E non c'era anche una tennista di nome Venus? Nessuno
le aveva reso la vita difficile perch si chiamava come la dea romana
dell'amore. Ma Iside Proserpina era diverso. Era come essere nata con un
diadema di stelle intorno alla testa. Oppure coi serpenti al posto dei capelli.
Le rendeva abbastanza difficile passare inosservata.
Nella piccola scuola nelle Highlands l'avevano chiamata Issy o Posy,
due nomignoli che lei detestava. Perch non poteva essere una Mary, una
Kate o una J anet come tante altre ragazze? Nel museo, nel rifugio del suo
ufficio, almeno poteva insistere su dottoressa McDonald. Ma con gli
amici era un po' pi complicato. Forse, riflett, era quella la ragione per cui
non ne aveva.
Tamburell sulla scrivania le dita lunghe ed eleganti, ma con le unghie
mangiucchiate fino alla carne. Era curiosa di ricevere le foto del papiro. Se
guardi l'acqua nella pentola, non bolle mai. Aggrott le sopracciglia.
Il professor Murphy aveva tutta l'aria di un eccentrico. Pareva molto in-
teressato alle profezie bibliche e aveva confusamente accennato al Libro di
Daniele. Ma il papiro sembrava interessante. Naturalmente poteva essere
un falso, oppure qualcosa di pi banale: una lista della spesa vecchia di
tremila anni o il permesso per tenere una iena in casa... Dio solo sapeva
che razza di burocrati erano quei babilonesi.
Nel corso degli anni, di pari passo con la crescita della sua reputazione
di filologa, si erano moltiplicati gli enigmi bisognosi della sua esperienza
in campo linguistico. Se, scavando, si rinveniva un coccio di ceramica con
un'iscrizione che lasciava perplessi oppure se si scopriva un pezzo di papi-
ro coperto di ghirigori senza senso, prima o poi lo si portava a Iside
McDonald. E nove volte su dieci, a costo di metterci sei mesi, e quasi
d'impazzire, lei risolveva l'indovinello, decifrava il codice o scioglieva il
nodo linguistico che aveva sconcertato gli altri esperti. Quello era il suo
straordinario talento.
Pur felice di vedere che la carriera di lei prendeva il volo, mentre la pro-
pria tramontava, il padre era dell'opinione che fosse una questione di me-
moria, pi che di esperienza. Certo, la dimestichezza che Iside mostrava
coi geroglifici sacri era giustificabile soltanto se si ammetteva che lei, in
una vita precedente, era stata una sacerdotessa egizia. Ridicolo, natural-
mente. Ma era il genere di sciocchezze che lui diceva verso la fine. Proba-
bilmente era soltanto un modo scherzoso, da archeologo, per dire quanto le
voleva bene.
Iside cancell quel ricordo con un battito di ciglia, mentre sul monitor si
formavano le immagini del papiro, e abbandon con sollievo il mondo
agitato delle emozioni per quello pi semplice dell'antica Babilonia.
Ci che vide cattur immediatamente la sua attenzione. E la trattenne
davanti al monitor per due ore, accompagnate da una serie di appunti sca-
rabocchiati frettolosamente.

Il telefono lo riport alla realt.
Professor Murphy? Sono McDonald. Ho letto il suo papiro.
Lui mise da parte la Bibbia. Piacere di sentirla. La prego, mi chiami
Michael. Anche se quasi tutti mi chiamano Murphy.
Ci fu una pausa imbarazzata.
Bene, Mr Murphy, sembra che lei abbia ragione. Si tratta senz'altro del
Serpente di Bronzo della Bibbia...
Ma il papiro datato centocinquant'anni dopo la distruzione del Ser-
pente di Bronzo. Avvert la disapprovazione di lei per la sua impazienza.
Mi scusi, questa faccenda mi sta innervosendo. Continui pure.
Sembra che il papiro sia una specie di diario, scritto da un gran sacer-
dote caldeo di nome Dakkuri. Da quanto capisco, il Serpente stato davve-
ro spezzato in tre parti, come dice la Bibbia, ma evidentemente qualcuno si
poi dimenticato di gettar via i pezzi, che devono essere stati custoditi nel
Tempio. Quando i babilonesi hanno saccheggiato Gerusalemme, li hanno
ritrovati appunto nel Tempio... e ovviamente hanno pensato che valesse la
pena portarseli a casa.
E quando i pezzi hanno raggiunto Babilonia, questo Dakkuri ha rimes-
so insieme il Serpente di Bronzo.
Lo penso anch'io. Ma questo solo l'inizio. Penso che Dakkuri fosse
convinto che quel Serpente valesse ben pi di una bella scultura in bron-
zo.
La mente di Murphy galoppava. Mi sta dicendo che i babilonesi, a Ge-
rusalemme, avevano sentito parlare dei poteri curativi del Serpente creato
da Mos e si erano affidati a Dakkuri perch lo rendesse di nuovo... ope-
rante?
A Iside non piaceva che Murphy la interrompesse, e si rese conto che
avrebbe dovuto essere altrettanto invadente se voleva concludere. In ef-
fetti, professor Murphy, credo che Dakkuri cercasse di usare il Serpente
come parte di un culto.
Vuole dire che Dakkuri indusse i babilonesi a adorare il Serpente come
gli israeliti avevano fatto al tempo di Ezechia?
Non tutti i babilonesi lo fecero. Dal papiro, sembra che ci fosse una
specie di ristretto circolo sacerdotale, capeggiato da Dakkuri, che circon-
dava le linee di potere tracciate dal simbolo del Serpente.
Ma ci non suggerisce pure che l'adorazione del Serpente si sia rivelata
un grave errore per i babilonesi, come lo era stato per gli israeliti?
Be', ci sono riferimenti a qualche difficolt col Serpente, ma il papiro
danneggiato in un punto cruciale, rispose Iside, lasciando intendere che
quel danno era stato provocato dalla trascuratezza di Murphy.
Lui non ci fece caso. Sembra che quella 'difficolt', come la chiama lei,
fosse davvero grossa. Infatti c' il simbolo del re, il che potrebbe significa-
re che il culto del Serpente di Dakkuri era stato bandito dallo stesso Nabu-
codonosor, giusto?
Evidentemente non ha bisogno che io le insegni l Bibbia, Mr
Murphy, replic Iside in tono compiaciuto. Secondo il Libro di Daniele,
Nabucodonosor costru una grande statua con la Testa d'Oro, a somiglian-
za di quella vista in uno dei suoi famosi sogni. E a tutti i principi d'ogni
parte del regno fu ordinato d'inchinarsi e di adorarla in alcune precise cir-
costanze. Quando sentivano il suono del corno, per esempio, o del flauto o
dell'arpa.., Mi faccia pensare, che altro?
Della sambuca, del cembalo e del salterio, disse Murphy senza esitare.
Grazie. S, cembalo e salterio... Ah, quanto pu essere poetico re Gia-
como.* Mi riporta al catechismo domenicale nella mia piccola chiesa in
Scozia. Il ricordo sembr farla allontanare per un istante dal tema della
conversazione, ma lei si riprese in fretta. In conclusione, Dio fece diven-
tare il re pazzo come una lepre marzolina per punirlo della sua arroganza e,
quando alla fine Nabucodonosor rinsav, comprese il messaggio: il culto
degli idoli era peccato. Cos lo band.
E naturalmente mise al bando anche il culto del Serpente.
Immagino di s.
Dunque anche questo sacerdote, Dakkuri, ricevette l'ordine di non ado-
rare pi il Serpente e di disfarsene.
Ma comincio a credere che disfarsi di quel Serpente fosse piuttosto dif-
ficile, lo interruppe lei. Nessuno di quelli che lo ha posseduto voleva
fonderlo e riutilizzarlo.
Murphy salt dalla sedia. S! Ci sono! Ecco spiegato il papiro. Dakkuri
non ha scritto tutto ci soltanto per comunicare al mondo che era stato un
adoratore del Serpente. Voleva dare l'impressione di averlo distrutto, come
ordinato da Nabucodonosor. Non era uno stupido. Per lui ha nascosto i
tre pezzi. Ecco cosa ci dice nel papiro, vero, dottoressa McDonald?
Ci dice qualcosa di meglio, Mr Murphy. S, Dakkuri ha scritto di aver
nascosto i pezzi, ma ci d anche il primo indizio per ritrovarli.
Murphy sprofond nella sedia, come se l'ultima frase lo avesse atterrato.
'Il primo indizio'? Che significa?
L'ultima parte del papiro, in realt, divisa in due sezioni. La prima
continua il racconto di Dakkuri. Sembra che lui avesse scelto tre dei suoi
accoliti per disperdere i pezzi del Serpente in tre luoghi ben distinti del-
l'impero babilonese.
E ci spiega dove andarono a nasconderli?
Iside stava diventando brava a interrompere le interruzioni di Murphy.
Quella la seconda sezione. Pare che Dakkuri volesse organizzare una
specie di caccia al tesoro per i pezzi del Serpente. Le ultime righe sono la
chiave per trovare il primo pezzo. E aggiunge, almeno cos mi sembra,
che, una volta trovato il primo pezzo, esso condurr al resto del Serpente.
Murphy guard l'ingrandimento del papiro davanti a s. Sulla base di
questo disegno... Mi riferisco alla curva con l'ondulazione in fondo... Direi
che il primo pezzo la coda, giusto?
Anch'io voto per la coda del Serpente.
Di sicuro Dakkuri si dato molto da fare per salvare il Serpente, eppu-
re si assicurato che fosse tremendamente difficile ritrovarne i pezzi.
Iside ebbe l'impressione che parlare con Murphy fosse una sfida alla sua
erudizione e solleticasse il suo spirito competitivo, uno spirito che, con gli
uomini intelligenti, si risvegliava all'istante. Difficile, s, ma non impos-
sibile per qualcuno abbastanza brillante da decifrare gli indizi.
Murphy sent ogni cellula del suo corpo d'archeologo tremare di eccita-
zione. Questo significa che possiamo trovare il Serpente di Bronzo fatto
da Mos! Meglio ancora, se troviamo il Serpente sulla scorta di questo
papiro, ci dimostra che esso esisteva ancora al tempo di Daniele!
Una risata poco femminile sfugg dalla bocca di Iside prima che lei po-
tesse trattenersi. Noi, Mr Murphy? Niente da fare. Riesco a malapena a
trovare le cose nel mio ufficio. Comunque, lei libero di partire al galoppo
in cerca del primo pezzo del Serpente. Nulla di pi semplice. Sempre che
lei sappia dove si trovano le Corna del Bue.

* Nel 1611, re Giacomo I Stuart affid a sei commissioni composte da
uomini illustri e pii l'incarico di realizzare una versione inglese della Bib-
bia. La traduzione venne completata nel 1611 e divenne ben presto la ver-
sione di riferimento per i protestanti di lingua inglese. (N.d.T.)

12

Le Corna del Bue.
Le Corna del Bue.
Murphy continuava a rimuginare quella frase e si meravigliava dell'ap-
parente facilit con cui Iside McDonald aveva estrapolato il nome di quel
luogo dai simboli in fondo al papiro. Per quanto li avesse esaminati atten-
tamente, non si era neppure avvicinato a stabilire l'associazione.
Eppure, ora che lei li aveva interpretati, sembravano chiarissimi. Incas-
sando il colpo - nient'affatto lieve - al suo orgoglio professionale e maschi-
le, Murphy si convinse che la sua esperienza sul campo poteva rendere
operativa la teorica maestria linguistica della dottoressa McDonald.
Le Corna del Bue dovevano fare riferimento a un luogo abbastanza im-
portante, ragionevolmente vicino all'antica Babilonia. Non potendo sapere
quanto tempo sarebbe trascorso prima che quel pezzo del Serpente venisse
riportato alla luce, era probabile che Dakkuri avesse scelto un sito naturale
e non uno creato dall'uomo.
Per alcune ore si concentr sui suoi testi topografici, per si rendeva
conto via via che nessuno conosceva i paesaggi antichi meglio della mo-
glie. I suoi studi sulle citt antiche le fornivano la conoscenza enciclopedi-
ca di cui ora lui aveva bisogno.
Disperatamente.
Alla fine, Murphy rintracci Laura nella sala d'aspetto della facolt.
Amore, devi tirar fuori tutti i tuoi libri e le tue mappe. Credo di aver sco-
perto dov' il Serpente.
Stai parlando sul serio? Sai dov' il Serpente? Laura si tolse subito la
veste di consigliera, diventando un'archeologa al cento per cento.
Be', veramente devo dire grazie alla dottoressa McDonald. E lei ha tro-
vato soltanto l'indizio relativo al luogo in cui nascosto il primo pezzo del
Serpente. Il papiro una specie di mappa del tesoro caldea, con un pezzo
del Serpente come tesoro, spieg Murphy.
Fantastico! esclam Laura. Ma dov'?
Murphy s'inginocchi, mostrando a Laura dove aveva scritto Le Corna
del Bue e disegnato svariati schizzi a matita di parti del territorio che pote-
vano aver ispirato quel nome. Avevano tutte due sommit verticali ricurve
come corna ed erano a cavallo di un rilievo del terreno che poteva dare
l'idea di un cranio di bue. Sono arrivato fin qui. A dire il vero, ho un di-
sperato bisogno della tua abilit nel leggere le mappe. passato un bel po'
di tempo da quando Dakkuri ha scritto le indicazioni e credo che il territo-
rio sia un po' cambiato.
Laura rise. Lo prese per mano e s'incamminarono attraverso l'atrio.
Strano davvero, Murphy, mormor lei, scuotendo il capo. Come mai
gli uomini non sanno leggere le mappe?

Non appena le ebbe mostrato la traduzione parziale del papiro, Laura
part immediatamente. In pochi minuti il loro salotto, gi in disordine, era
diventato un mare in tempesta di carte, con mappe, libri di consultazione e
tabulati di computer sparsi sul pavimento. Laura sedeva nel mezzo di quel
caos, afferrava mappe, le scartava, scarabocchiando note a gran velocit,
canticchiando tra s.
A sentir lei, non era come cercare un ago in un pagliaio. Era come rico-
struire un pagliaio bimillenario, capire dove ogni filo di paglia era stato
posto in origine, prima di essere portato via da duemila anni di vento, i-
nondazioni e terremoti, e infine trovare l'ago.
Se Murphy e Iside avevano decifrato correttamente il papiro, bisognava
dire che le indicazioni di Dakkuri sul nascondiglio della coda del Serpente
erano molto dettagliate. Laura forn un'interpretazione pi precisa dei ru-
dimentali schizzi di Murphy, sostenendo che le Corna del Bue si riferivano
a un particolare aspetto geografico, probabilmente una dorsale, terminante
in due aguzzi promontori, forse con un grosso rilievo roccioso o una colli-
na sporgente da dietro... il corpo del bue. E il tutto doveva essere ben
visibile da lontano, perci il terreno circostante doveva essere abbastanza
piatto.
Ma lo scenario che aveva avuto in mente Dakkuri era perennemente mu-
tevole. I mari erano avanzati per poi ritirarsi, l'erosione aveva spostato le
colline come pezzi su una scacchiera, il tracciato dei fiumi e dei canali
forse era stato deviato, trasformando il deserto in pascolo e viceversa. E
poi c'erano i terremoti: potevano scuotere gli elementi come in un caleido-
scopio, cambiando completamente il quadro da un anno all'altro.
Per vedere le cose come le aveva viste Dakkuri, era necessario invertire
il processo. In un certo senso guardare il panorama moderno e vedere quel-
lo antico al di sotto di esso.
Quel compito richiedeva un'abilit portentosa nel leggere le mappe a ri-
lievo tridirnensionali, una conoscenza dettagliata della geografia antica e
un senso intuitivo delle trasformazioni geologiche nel corso del tempo...
per non parlare di una specie di sesto senso indefinibile.
Per fortuna, Laura era una delle poche persone al mondo a possedere tut-
te quelle abilit. Mentre la guardava consultare attentamente i documenti,
Murphy si stup ancora una volta di fronte alle capacit straordinarie della
moglie. Ma comprese pure che trovare la coda del Serpente alle Corna del
Bue avrebbe messo quelle capacit alla prova come mai prima di allora.

13

Fu il secondo pugno quello di cui Murphy si pent. Non stava combat-
tendo contro nessuno; stava colpendo un sacco da boxe nella palestra della
Preston University. Il primo pugno, un destro veloce e diretto, gli era sem-
brato buono, cos buono che aveva rapidamente tirato con la sinistra un
colpo contro il sacco, che aveva mandato una scossa dal guantone diretta-
mente alla spalla. Proprio quella spalla ancora dolorante per la zampata del
leone.
Quando Murphy lasci cadere le braccia per lasciar rimbalzare il dolore
nella parte superiore del corpo, il tipo tarchiato vicino a lui ringhi: A-
vanti, Murphy, niente pausa caff. Questo non un impiego statale, ma un
allenamento. Levi Abrams gli spinse la spalla per farlo continuare. Quella
sinistra.
Murphy si dovette piegare in due per evitare che il dolore gli trafiggesse
il torace. Levi! Non mi hai sentito quando ho detto che oggi avrei dovuto
stare attento con questa spalla?
Assorb il dolore, Murphy. Forza. Concentrazione. Non ricordi niente
della vita militare? Allenarsi, allenarsi e ancora allenarsi. l'unico modo
per evitare di marcire come una delle tue mummie.
Murphy non pot fare a meno di ridere, mentre sollevava lo sguardo ver-
so quell'israeliano alto un metro e novantacinque che prendeva sempre cos
sul serio i loro allenamenti. In effetti, Levi Abrams era serio in tutto ci
che faceva, a quanto ne sapeva Murphy. Negli Stati Uniti era stato recluta-
to e molto ben pagato da industrie hi-tech della zona di Raleigh-Durham
come esperto di sistemi di sicurezza. Tanto ben pagato da potersi permette-
re di andare in pensione anticipata dal Mossad e trasferire la famiglia a
Raleigh.
Murphy tuttavia era certo che Levi non fosse del tutto a riposo. Non
glielo avrebbe mai chiesto direttamente e l'altro era troppo riservato per
parlare, di sicuro aveva ancora vari agganci in Medio Oriente, sia coi Paesi
Arabi sia con Israele. E infatti Levi aveva spesso aiutato Murphy a ottenere
rapidamente i documenti per poter andare e tornare dal Medio Oriente e,
cosa pi importante, per farne uscire certi oggetti.
Sarebbe stato difficile capirlo dall'espressione severa e dal modo di par-
lare sempre concreto, per Levi rispettava Murphy. Come quest'ultimo,
anche Levi era nato per insegnare. Per, se Murphy avesse tartassato i suoi
studenti come Levi faceva con lui, l'universit lo avrebbe trascinato in tri-
bunale per maltrattamenti.
Si erano conosciuti due anni prima, sulla pista di atletica. Era l'alba e
Levi stava controllando la sicurezza di un potente sistema computerizzato
donato all'universit dall'industria tecnologica in cui lavorava. Poi Levi si
era offerto di migliorare l'abilit di Murphy nelle arti marziali, il che aveva
portato ad allenamenti intensissimi ogni volta che i due ne avevano il tem-
po. Con Levi, Murphy si spingeva sempre ben oltre lo sforzo che praticava
da solo e normalmente ci dava sotto parecchio. E ora aveva esagerato, sca-
tenando il dolore che lo aveva quasi costretto a piegarsi in due.
Quella mattina, Murphy avrebbe volentieri saltato del tutto l'allenamento
per dar tempo alla sua spalla di guarire, per aveva un motivo urgente per
incontrare Levi. Decise di affrontare la questione mentre aspettava che il
dolore diminuisse.
Levi, amico mio, ti devo chiedere un grande favore. Ho una traccia per
qualcosa di veramente grosso, una scoperta archeologica sulla quale mi
devo precipitare.
Un altro dei tuoi gingilli polverosi? Il rispetto di Levi per Murphy
come pugile non si estendeva alla professione scelta dallo studioso.
Fammi indovinare... Ti servono forse, come dice mio figlio, delle 'ruote'?
Un trasporto in qualche parte rischiosa del Medio Oriente?
Mi conosci davvero bene, amico mio. Levi, Laura e io abbiamo biso-
gno di entrare al pi presto in Samaria, trovare il luogo in cui si nasconde
ci che stiamo cercando, e portare l'oggetto a Preston senza noie coi fun-
zionari e con le dogane. Ah, e non mi deve costare niente.
Levi fece un fischio, lungo e sommesso. Come? E non avrai neanche il
tempo per qualche colloquio di pace, visto che sei nelle vicinanze? Vedr
cosa posso fare. Quando sarai pronto a partire?
Ci siamo liberati per gran parte della prossima settimana e i miei stu-
denti sono praticamente sistemati, perci posso partire subito. Anche Lau-
ra si far sostituire. Ti sono veramente grato, Levi.
Vediamo prima se riesco a trovare ci che ti serve. Levi gli diede un
pugno su una spalla e sibil: La pausa caff finita. Torna al sacco.

14

Siamo entrambi uomini, ma formiamo una coppia interessante, profes-
sor Murphy, vero?
Murphy annu con deferenza al suo ospite, lo sceicco Umar al-Khaliq,
ma si domand a che cosa mirasse un preambolo del genere. Stavano be-
vendo un forte caff arabo nella splendida casa di al-Khaliq in Samaria,
dopo un giorno di viaggio. Il tutto era stato organizzato da Levi Abrams
con sorprendente rapidit.
Laura si era ritirata nella stanza degli ospiti, sostenendo di essere esau-
sta, ma in privato aveva fatto notare a Murphy di avere la sensazione che
lo sceicco non ritenesse le donne degne di partecipare a discussioni serie.
Be', tipico di tanti arabi della sua generazione, aveva commentato. Quin-
di, puntando un dito contro Murphy, aveva aggiunto: In realt tipico di
tanti uomini di ogni Paese.
Ehi, non puntarmi il dito contro. carico! protest Murphy. Sono
innocente.
Ma potresti portare lo sceicco almeno nel XX secolo.
Murphy sospir. Sono d'accordo, cara, per consiglierei di non offen-
dere la mano generosa che ha reso possibile questo viaggio, eh? Almeno
finch non sar finito. Poi, te lo prometto, ti lascer qui a mostrargli la
verit. Sarai il mio regalo speciale al nostro ospite samaritano che sembra
possedere tutto il resto.
Murphy, meno male che devo studiare queste mappe. Perch domani,
quando andremo in esplorazione, trover un posto veramente fantastico
dove lasciare te. Non tirate tardi con le vostre chiacchiere tra maschi, d'ac-
cordo?
In effetti, Murphy era abbastanza sicuro di quello che lo sceicco avrebbe
voluto discutere, dato che era stato Levi Abrams a metterli in contatto.
Dopo aver parlato per un quarto d'ora al cellulare, mentre Murphy termi-
nava l'allenamento, Levi aveva detto: Credo di avere trovato la persona
perfetta per te, amico mio. Lo sceicco Umar al-Khaliq.
E perch sarebbe la persona perfetta?
Levi aveva fatto sedere Murphy. La cosa ti sembrer del tutto inattesa,
trattandosi del Medio Oriente... Lo sapevi che ci sono sempre pi arabi che
cercano il vostro Dio?
Ho letto qualcosa in merito al movimento cristiano tra i musulmani, ma
onestamente credevo fosse verosimile quanto il loro avvicinarsi all'ebrai-
smo. Senza offesa.
Figurati. Comunque, al-Khaliq ricco oltre ogni dire, conserva ancora
lo status di diplomatico per la sua flotta di aerei privati, ma evidentemente
tutto ci non gli basta. Ha contattato, con discrezione, ovvio, alcuni
gruppi di missionari cristiani della regione. Come puoi immaginare, tenta-
tivi del genere non sono ben visti in Medio Oriente, non importa quanto tu
sia potente. Perci gli ho detto che saresti stato felice di consigliarlo, in
cambio del viaggio di andata e ritorno e di rifornimenti per qualche sca-
vo.
Levi, sei un genio. Mi posso fidare di lui?
Ho aiutato lo sceicco anni fa, in una situazione complicata, con certi
beduini dal grilletto facile che lui aveva difficolt a contrastare sul suo
territorio. Io mi fiderei.
Grazie, Levi. Ti devo moltissimo.
Non mi devi niente. Sta' attento alla tua meravigliosa moglie, piuttosto.
Tu non mi mancheresti pi di tanto, mentre lei mi mancherebbe moltissi-
mo. E fidati dello sceicco, per non necessariamente di chiunque altro col-
labori con lui. Ma in fondo tu sai cosa fare quando scavi in terre... ignote.

Due giorni dopo quel colloquio, Murphy era seduto davanti allo sceicco,
aspettando che costui spiegasse, nel suo inglese un po' contorto, perch
loro due formavano una coppia interessante. Il viaggio non sarebbe po-
tuto andar meglio. Il primo consigliere dello sceicco, Saif Nahavi, si era
occupato di tutti i dettagli; la ricchezza e il prestigio diplomatico di al-
Khaliq avevano rimosso ogni intralcio burocratico... Anche se, come Laura
gli aveva fatto notare: Murphy, i tuoi viaggi somigliano sempre a una
prigione. molto facile entrarvi, ma non lo altrettanto uscirne.
Certo, Murphy era molto grato alla generosit dello sceicco e, per parte
sua, voleva tener fede al patto concluso da Levi, discutendo con al-Khaliq
tutti gli aspetti di quel suo apparente interesse per il cristianesimo. Tuttavia
i suoi numerosi viaggi in Medio Oriente gli avevano insegnato che doveva
attendere: soltanto lo sceicco poteva iniziare la discussione di una faccenda
tanto delicata. Ammesso che la affrontasse.
Professor Murphy, lei un cristiano che viene nella mia terra musul-
mana in cerca di qualcosa perduto da secoli, una cosa che ritiene sia oggi
di vitale importanza. Io sono una persona che possiede tutto ci che esiste
di moderno, eppure sono spinto a cercare qualcosa di ancora pi antico e di
pi semplice di quello che lei cerca in questo viaggio.
Sceicco, rispetto il suo coraggio in questa ricerca. Ha qualche domanda
da farmi?
Le domande sarebbero tante, ma per me gi abbastanza incontrarla e
aiutare un uomo della sua fede. Nella mia posizione, finch rimango nella
terra dei miei avi, e nonostante tutto ci che posso fare, non ho la libert di
cui gode lei, lei che venuto qui col cappello in mano.
Murphy dovette trattenere un sorriso di fronte all'involontaria tendenza
dello sceicco a utilizzare frasi imbarazzanti. Mi lasci dire, sceicco, che
sono al suo servizio ogni ora del giorno e della notte. Le sono debitore per
la sua generosit nei confronti del mio lavoro, una generosit dimostrata
con un preavviso cos breve. Ma dopo stasera mi considero doppiamente
favorito dalla sorte, perch lei mi ha ricordato quanto sono fortunato a es-
sere americano e libero di professare qualunque religione io desideri.
Sono io a doverla ringraziare, Murphy. Forse un giorno potremo discu-
tere di molte cose del suo Paese.
sicuro che dovremo aspettare fino ad allora, sceicco? Sono certo che
stasera non avremo abbastanza tempo per tutte le sue domande, ma perch
non mi fa quelle che ritiene pi importanti? Anche solo un paio...
Lo sceicco sorrise. Vedo, professore, che lei bravo a scavare. Bene.
Mi dica, qual la principale differenza che vede tra Allah e il suo Dio?
Molta gente pensa che siano la stessa entit.
Murphy si chin in avanti. Ci sono molte somiglianze. Noi crediamo
che il nostro Dio sia il creatore di tutte le cose, e voi pure. Ma crediamo
anche in un Dio uno e trino, un Dio composto da tre personalit divine che
hanno compiti diversi. un misericordioso Padre Celeste, il Reggitore
dell'universo che ha amato l'umanit al punto da concederle Suo Figlio e
lasciare che morisse sulla croce per i nostri peccati e perch potessimo
godere della vita eterna. Invia il Suo Spirito Santo nei nostri cuori per crea-
re in noi un nuovo spirito e guidarci attraverso la vita.
Lo sceicco sospir. C' tanto da capire. La mia seconda grande doman-
da questa: cosa dovrei fare se volessi diventare cristiano?
Secondo la Bibbia, si diventa cristiani credendo che Ges Cristo il
Figlio di Dio, morto per i peccati del mondo, resuscitato il terzo giorno e
inteso a salvare tutti coloro che lo implorano con fede.
Tutto qui? Sembra troppo facile, troppo semplice.
Murphy annu. S, vero. Ed uno dei motivi per cui molti non capi-
scono. Come sa, sceicco, i musulmani credono che Cristo fosse un perfetto
servitore di Dio, un uomo che ha compiuto molti miracoli, un profeta. Ma
Ges fu molto di pi. Il fatto che sia resuscitato dimostra che il Signore
Dio Padre era felice del Suo sacrificio ed pronto a salvare tutti coloro che
Lo implorano con fede... S'interruppe, vedendo che lo sceicco aveva un'a-
ria stanca, poi concluse: Sceicco, ci che le ho spiegato stasera riguarda il
cuore. Nella quiete dei suoi pensieri pu invocare il Padre nel nome del
Figlio, e lo Spirito Santo la salver e le dar la vita eterna.
Grazie, professor Murphy, per non avermi tartassato a questo riguar-
do. Murphy trasal per la scelta di quel verbo. E grazie per aver risposto
alle mie domande.
Di nulla, sceicco. Pregher perch lei prenda presto la sua decisione.
Le chiederei una cosa: quando lo far, me lo faccia sapere. Ecco il mio
biglietto. Mi potr contattare per telefono o per e-mail.
Bene. Ora deve riposare, professore. Domani il mio assistente, Saif, la
scorter nella mia terra e si assicurer che lei ritorni alla sua... con meno
intralci possibili.

Un'ora dopo che lo sceicco si era ritirato e mezz'ora dopo che Murphy
ebbe spento la luce nella stanza degli ospiti, il braccio destro dello sceicco,
Saif Nahavi, si avvi furtivamente verso la zona del mercato, come se do-
vesse fare qualche acquisto dell'ultimo minuto per la spedizione di Murphy
del mattino seguente.
Mentre passava davanti a un negozio di articoli elettronici chiuso, una
voce gli disse: Nahavi. Behzad. Non ti girare. Guarda la vetrina.
Nahavi obbed.
Behzad parl dal buio dell'entrata del negozio. Sei pronto per domani?
S. L'autista che usiamo di solito si detto ammalato. Tu, Behzad, lo
sostituirai all'ultimo momento. Saremo soltanto i Murphy e io. Viaggiano
leggeri, a dir poco.
E cosa cercano?
Non so cosa stia cercando Murphy nel nostro Paese. Ma, data la sua re-
ticenza, ritengo si tratti di qualcosa che vale molto denaro.
Meglio cos. Il tono gelido di Behzad era inquietante.
Non dubitare di me, Behzad. Non abbiamo mai lavorato insieme, anche
se hai cercato pi volte di convincermi a sfruttare la mia posizione presso
lo sceicco per rubare cose che tu avresti venduto al mercato nero. So valu-
tare la situazione e ti dico che, qualunque cosa i Murphy troveranno do-
mani, varr una fortuna. Abbassando la voce, aggiunse, quasi a se stesso:
E poi ci sono i miei debiti di gioco, che questo mese sono andati oltre
quanto potrei rubare allo sceicco.
Tu sei tenuto in grande considerazione dallo sceicco e mi hai sempre
considerato alla stregua di spazzatura, Nahavi. Ma io ho sempre sospettato
che eri un ladro come me.
Tu sei un ladro professionista, Behzad, ecco perch domani faremo af-
fari insieme. Ricorda, per: si fa a modo mio. Deve sembrare una rapina
commessa da ignoti. Non metter in pericolo la fiducia che lo sceicco ha in
me.
Star attento a proteggere la tua preziosa innocenza. Ma ci che pren-
der ai Murphy dovr fruttarmi una bella somma al mercato nero.
Il denaro arriver, Behzad. Met per te, met per me e, per non fare tor-
to a nessuno, se farai bene la tua parte, una morte bella intera per i
Murphy.

15

Murphy si pass la manica sulla fronte, socchiuse gli occhi nella luce
abbagliante, scrutando una linea distante di colline polverose e respir a
pieni polmoni l'aria rovente del deserto.
Era la prima volta che metteva piede in quella particolare zona della
Samaria, ma aveva capito subito che era un posto evocativo: le sue scarpe
da ginnastica che scricchiolavano sul terreno arido, un gregge di capre
spelacchiate che gli passava accanto, lasciando nell'aria il suono delle
campanelle e un forte sentore muschiato... L potevano aver camminato i
primi cristiani. Forse uno degli apostoli si era riposato per un po' all'ombra
di quel grosso macigno appollaiato sulla scarpata. Per quello che ne sape-
va, forse stava letteralmente seguendo le orme di Ges.
Sorrise al suo volo di fantasia. Forse era un'esagerazione. Ma non c'era
dubbio che quello fosse il posto dove avevano avuto luogo alcuni eventi
chiave della Bibbia. Ed era convinto che quella terra dall'apparenza morta
e vuota poteva raccontare una storia prodigiosa. Bastava saperla leggere.
Il difficile stava proprio l, purtroppo. La copertura ufficiale della visita
di Murphy in Samaria era la realizzazione di alcuni filmati di prova per un
programma televisivo. Cos, mentre Laura continuava a setacciare metodi-
camente il terreno, Murphy alzava e abbassava la videocamera digitale,
fingendo di concentrarsi sul lavoro.
Attraverso il monitor, Murphy guardava Laura: camminava avanti e in-
dietro, esaminava la bassa dorsale a sud, la confrontava con un fascio di
mappe infilato in una tasca dei suoi pantaloni larghi, si girava improvvi-
samente di centottanta gradi come se avesse d'un tratto ricordato qualco-
sa... e poi si voltava di nuovo, frustrata, come se la memoria l'avesse tradi-
ta. Murphy sapeva che non era il caso di incalzare Laura quand'era immer-
sa nel lavoro.
Gli altri membri della spedizione, messi a disposizione dallo sceicco, e-
rano Saif Nahavi e un autista chiamato Behzad. Entrambi erano rimasti
con la Land Cruiser, badando a eventuali intrusi, ma apparentemente senza
interessarsi ai Murphy. Questi ultimi non avevano detto nulla a Nahavi in
merito a cosa stessero cercando, limitandosi a indicare la zona in cui vole-
vano essere condotti. Andando anche oltre le raccomandazioni di Levi,
Murphy non aveva detto nulla del Serpente nemmeno allo sceicco.
Laura e Murphy erano dunque pressoch soli in quel piccolo angolo di
deserto, un anfiteatro naturale il cui semicerchio era formato dalle corna
arcuate del rilievo. Il suono delle campanelle si era perduto in lontananza e
l'unico rumore era il sussurro della sabbia smossa delicatamente dal vento.
Dopo lo studio delle mappe - la sera prima e di nuovo la mattina presto,
Laura si era sentita girare la testa per l'eccitazione e il forte caff arabo.
Era convinta di aver trovato il posto giusto. Poi, dopo aver esaminato un
numero infinito di rilievi e burroni, senza mai permettersi la minima di-
strazione, aveva puntato il dito sulla mappa stesa sul tavolo da cucina.
Eccolo! Ne sono sicura. A nord del vecchio greto del fiume, prima di
giungere allo uadi. l!
Murphy aveva sperato che avesse ragione. Dopotutto, ce l'aveva nel san-
gue.
In quel momento, tuttavia, si rese conto che la sicurezza della moglie era
scomparsa, evaporata come rugiada al sole rovente del deserto. Laura ave-
va la testa bassa, le spalle curve come un'atleta sconfitta mentre tornava
verso di lui, facendosi strada tra massi e rocce affioranti.
E poi, in un attimo, scomparve.

16

Murphy rimase per un istante a bocca aperta, come lo spettatore di un
numero di magia che non riesce a capire dove sia finita la ragazza che,
soltanto un attimo prima, era dentro la grossa scatola. Poi si mise a correre.
Quand'era sparita, Laura era lontana da lui una cinquantina di metri. Col
cuore che martellava, Murphy correva pesantemente nella sabbia verso la
nuvoletta di polvere che segnava il punto in cui l'aveva vista l'ultima volta.
Gli pareva di essere in uno di quegli incubi dove si cerca di sfuggire a un
mostro, ma le gambe non si muovono. Nella sua mente si form l'immagi-
ne di Dakkuri - un volto malvagio in cui spiccavano due occhi neri scintil-
lanti di cattiveria - e mormor una preghiera.
Inciamp, cadde, si rialz e finalmente raggiunse la sommit della pic-
cola altura. L, dove fino a poco prima c'era Laura, scorse una buca larga
poco pi di un metro, con la sabbia che vi scivolava dentro come acqua in
uno scarico. Si gett a terra, sporgendosi il pi possibile verso la buca.
Ricord come, molto tempo prima, lui era riuscito a salvare un compagno
di scuola: il ragazzo stava camminando su una lastra di ghiaccio che aveva
ceduto. Anche allora lui si era sporto verso l'amico, sperando che la lastra
reggesse il suo peso. La sabbia del deserto si comportava allo stesso mo-
do?
Improvvisamente gli parve di sentire un grido soffocato. Era Laura? Si
sporse ancora, ma il terreno sotto di lui cedette e Murphy precipit, come
un bambino su uno scivolo. Atterr con un tonfo e rotol sul fianco, soffo-
cando per una boccata di sabbia. Mentre la risputava, la polvere cominci
a diradarsi e il mondo torn di nuovo a fuoco.
Si ritrov in una sorta di camera: su tre lati c'erano muri di pietra scura,
grossolanamente sbozzati, mentre il quarto era coperto dalla marea di sab-
bia che lo aveva risucchiato. E l, apparentemente ignara del caos intorno a
s, c'era Laura. Murphy balz in piedi e allung la mano nella sua direzio-
ne. Laura, stai bene? Sei ferita?
I suoi pantaloni erano strappati sulle ginocchia, una macchia scura filtra-
va attraverso la stoffa e la sabbia sembrava cadere da tutto il suo corpo.
Tuttavia, mentre Laura la scuoteva via dai capelli, Murphy vide che sorri-
deva.
Vedi, avevo ragione! Era giusto sotto i nostri piedi ed sempre stato
qui. Non c' da meravigliarsi se non potevamo vederlo.
Murphy la strinse in un forte abbraccio e rise di sollievo. Non ho mai
dubitato di te neanche per un secondo, amore. Si tir indietro per control-
lare che fosse ancora tutta intera, poi segu il suo sguardo sul muro.
Gli occhi si stavano abituando a quella mescolanza di luce, che proveni-
va dalle buche attraverso le quali erano caduti, e di tetra oscurit della ca-
verna in cui si trovavano. Videro che, a una cinquantina di metri da loro, la
sabbia lasciava il posto ad alcune pietre, disposte a gradini, che portavano
all'entrata di quella che sembrava una specie di caverna naturale. Durante
le loro escursioni nel North Carolina, ne avevano viste molte, di caverne
simili.
Incespicarono tra la sabbia fino ai gradini, dove si mossero pi rapida-
mente verso l'entrata della caverna. Entrambi tirarono fuori le torce dalle
tasche dei pantaloni e fecero scorrere i fasci di luce come archi gemelli.
Cosa stiamo cercando? chiese Laura.
Probabilmente un'anfora.
Laura richiam alla mente l'immagine degli antichi vasi di argilla dalla
forma a bulbo con due manici che sporgevano come orecchie dal collo
sottile. Le anfore venivano usate per immagazzinare cereali, pesce essicca-
to, acqua, vino e oggetti di valore. Ne individu una che giaceva nella sab-
bia e la porse a Murphy.
S, questa certamente un'anfora... Non dimentichiamo che i babilonesi
ne portarono via moltissime, quando saccheggiarono Gerusalemme. Se ho
ragione, la coda del Serpente in una di queste. Murphy rovesci il vaso.
Qualcosa di orribile, somigliante a un serpente, strisci fuori e scivol via.
Ma non in questa.
Laura rabbrivid e salt di lato, mentre quella cosa viscida le guizzava
accanto. Perse l'equilibrio, inciamp all'indietro contro il muro della ca-
verna e cadde attraverso una fessura verticale.
Murphy la sent gridare e gir la torcia, cercandola nel buio. Ma Laura
era scomparsa.
Laura, Laura, dove sei? chiam, in preda all'ansia.
Sono qui, Murphy, rispose finalmente lei, dopo quella che parve un'e-
ternit. Qui! Credo di averla trovata.
Murphy si sent sollevato nel sentire la sua voce, ma non riusciva ancora
a vederla. Dopo qualche istante di nervosismo, per, scorse attraverso la
fessura il fascio luminoso della torcia di lei. Si precipit in quella direzione
e s'infil in quello spazio nel muro che sembrava aver ingoiato Laura. Si
ritrov cos in un'altra caverna, molto pi piccola della prima. Laura, vuoi
smetterla di sparirmi sotto gli occhi?
Ma lei non lo ascoltava, tutta intenta a far scorrere il fascio luminoso
della torcia su ci che aveva trovato. Guarda, Murph! esclam infine,
sorpresa. Non incredibile?
Lui punt la sua torcia a fianco di quella di Laura. Tutti e due rimasero a
bocca aperta.
Murph, vedi anche tu quello che vedo io?
quasi troppo bello per essere vero.
Il collo di un grosso vaso di pietra spuntava da un mucchio di terriccio e
di sabbia, come se avesse aspettato per secoli di essere aperto proprio da
loro.
Si avvicinarono, cauti come cacciatori all'inseguimento di un cervo, ti-
morosi che possa fuggire prima di essere inquadrato nel mirino. In silen-
zio, Murphy s'inginocchi e ripul il vaso dal terriccio e dalla sabbia. Era
alto quasi mezzo metro e aveva il collo largo abbastanza da lasciar passare
una mano. Poi, con fare ansioso, lo afferr e, cercando di non pensare agli
scorpioni, alle vipere e ad altre creature che potessero pungere, v'infil
dentro la mano.
Laura, che per prudenza si era tenuta un po' discosta, indirizz il fascio
di luce sul pavimento della caverna, nello spazio compreso tra lei e l'anfo-
ra, per assicurarsi che non ci fosse nulla di strisciante, prima di fare un
altro passo verso il marito. La strada sembrava sicura e lei stava per rag-
giungere il marito - che stava gridando di felicit - quando, per puro scru-
polo, illumin la parete opposta della caverna.
Neanche l c'erano animali che strisciavano, ma ci che vide quasi le
ferm il cuore.
Ehm, Murph... sussurr. Abbiamo un problema.

17

La caverna era piena di anfore. Centinaia e centinaia di anfore. Di tutti i
tipi e di ogni dimensione.
Murphy pos quella che teneva in mano e che solo pochi secondi prima
gli era sembrata il nascondiglio certo della coda del Serpente. Poi, notando
che il suolo era piatto e asciutto, riflett che forse era proprio quello il mo-
tivo per cui le anfore erano state immagazzinate l, secoli prima. Messe l e
dimenticate. Splendido, grugn. Questo dev'essere il cimitero delle an-
fore. Non pensavo di passare qui i prossimi sei mesi.
E s che stavo lavorando davvero bene...
Vero. Ci hai portato cos vicini.
Hai qualche idea su come scoprire qual l'anfora che nasconde la coda
del Serpente?
Ehm... Mi domando se quell'ignobile gran... sacerdote di Dakkuri non
ci abbia attirato in una trappola. E se avesse ordinato ai suoi scagnozzi non
soltanto di nascondere quella parte del Serpente, ma addirittura di nascon-
derla in piena vista?
Gi, come cercare un ago in un mucchio di altri aghi invece che in un
pagliaio.
Pu darsi che non sia cos difficile, Laura. Conosci queste cose meglio
di me, grazie alle tue ricerche... Come si usavano queste anfore?
Laura cominci a frugare mentalmente nella sua vasta conoscenza di
manufatti antichi. Quando le chiudevano, di solito utilizzavano tappi di
sughero, di creta o di legno, spieg. Ma, per una cosa cos importante,
dovremo cercarne una chiusa con la cera.
Se ne troviamo una piena di centesimi di dollaro, sicuramente falsa.
Presero cos a esaminare le anfore: Laura cominci da un lato della ca-
verna e Murphy dall'altro. La maggior parte era vuota. Alcune conteneva-
no ossa di animali, altre primitivi strumenti domestici ed effetti personali.
Ognuna di tali anfore, a prescindere dal contenuto, era un manufatto antico
che, in circostanze diverse, avrebbe spinto Murphy, o qualsiasi altro ar-
cheologo, a saltare di gioia.
Un'anfora dopo l'altra... Ne controllarono moltissime e stavano ormai
per abbandonarsi allo sconforto, quando Murphy ebbe un'idea. Aspetta,
disse col tono che usava quando non riusciva a capacitarsi di essere stato
tanto cieco su qualcosa. Se volessi nascondere un pezzo del Serpente, che
presumibilmente lungo, sottile e duro, non lo metteresti in una di quelle
panciute, dove sbatterebbe qua e l, attirando l'attenzione ogni volta che il
contenitore viene spostato. L'avvolgeresti in qualcosa di morbido e la infi-
leresti in una di queste, vero? Raccolse un'anfora lunga e stretta che so-
migliava a un vaso da fiori. Trovane una come questa sigillata con la cera
e ci siamo.
La maggior parte delle anfore nella caverna era del tipo panciuto. L'intu-
izione di Murphy le aveva eliminate tutte. I due individuarono le candidate
potenziali, scartando poi rapidamente quelle che non erano chiuse con la
cera.
Che ne dici di questa? chiese a un certo punto Laura, sollevando verso
il marito un'anfora la cui bocca era sigillata cos accuratamente, e in modo
cos liscio e completo, che il tappo doveva essere di cera.
Murphy cominci a scavarlo con un coltello, mettendo tutti i residui di
cera in una busta di plastica per uno studio successivo. Ben presto il tappo
salt fuori con un rumore sordo. Murphy spalanc gli occhi, mentre infila-
va la mano e tirava fuori qualcosa avvolto in un panno ruvido.
Una volta srotolato il panno, apparve un pezzo di bronzo forgiato, in
perfetto stato di conservazione, lungo una trentina di centimetri e con un
diametro di circa cinque. Era sagomato a forma di serpente e la parte supe-
riore appariva irregolare.
Murphy non ebbe il minimo dubbio. Aveva in mano la coda del Serpen-
te di Bronzo.

18

Murphy, l'abbiamo trovato! Dammelo... esclam Laura, valutando con
meraviglia il peso della coda del Serpente di Bronzo sulla sua mano. Im-
magina, tesoro, questo lo ha fatto Mos.
Incredibile. Oggi il nostro giorno fortunato. Ora, per, cerchiamo di
uscire di qui, in modo da vivere abbastanza per raccontarlo domani.
Tornarono sui loro passi, ma si resero conto che non sarebbero riusciti a
risalire lungo le buche attraverso le quali erano caduti nella caverna sotter-
ranea. Allora Murphy scorse due passaggi, che conducevano nella direzio-
ne opposta all'entrata della caverna, e imbocc quello con meno sabbia.
Dopo parecchie centinaia di metri, la sabbia divenne terriccio e il terreno
un po' pi umido, segno che forse l'acqua era vicina. Qualche metro pi in
l, c'erano radici di alberi e cespugli che spuntavano dal suolo e Murphy
riusc a issarsi su un viluppo di radici abbarbicate a una roccia e a sporgere
la testa fuori. Cara, credo che possiamo filarcela di qua.
Murph, sono incastrata!
Murphy si gir e vide che il piede di Laura era bloccato in una rete di
radici contorte. Si pieg e, spezzando quell'intreccio vegetale, la liber.
Stava per gettar via le radici, quando not un piccolo germoglio che spun-
tava dal viluppo, a forma di croce quasi perfetta. Lo stacc e lo porse a
Laura, dicendole: Per te, mia incantevole sposa. Un ricordo della tua visi-
ta al padiglione del Serpente di Bronzo.
Un sottile raggio di sole filtr dall'alto, passando in mezzo a loro e col-
pendo la piccola croce, che sprigion un alone brillante, quasi divino.
Murphy e Laura ammutolirono, poi lei strinse la croce al petto, mentre
Murphy l'abbracciava. Rimasero fermi nel raggio di luce, avvinti, dimenti-
cando entrambi dov'erano.
Ma se lo ricordarono immediatamente allorch il primo proiettile colp
la roccia a cinque centimetri dal viso di Laura.

Il secondo proiettile colp un ramo sovrastante la buca del terreno in cui
Murphy si era infilato. I due vennero bersagliati da frammenti di corteccia.
Murphy si par davanti a Laura per proteggerla, spingendo poi entrambi
indietro verso la parete di roccia.
Murphy, che succede?
C' qualcuno che non scherza e che ci sta sparando addosso. A meno
che non torniamo indietro e troviamo un'anfora piena di armi e munizioni,
dobbiamo muoverci. Ora.
Laura non si era mai trovata in una sparatoria, ma cap al volo il mes-
saggio. E il terzo proiettile, alzando una nuvoletta di sabbia vicino al piede
di Murphy, la aiut a sbrigarsi. Si misero a correre nei cunicoli sotterranei,
ma ben presto incontrarono una parete di roccia. L'unica via di uscita la
buca, anche se rischiosa. E chiunque ci sta sparando lo sa. Vieni.
Murphy ricondusse Laura al viluppo di radici in cui lei era rimasta impi-
gliata poco prima, dato che offriva la protezione migliore contro il fuoco
dei proiettili. Non era granch, ma almeno non erano all'aperto. Stai qui e
stai gi.
Murph, dove vai? Non mi lasciare!
Lui corse verso le rocce dall'altra parte della buca.
Ssstt. Ho un'idea che forse pu funzionare, ma sar un po'... rumorosa.
Chiunque stesse sparando poteva farlo solo attraverso la buca, e non pote-
va valutare le distanze, a meno che non c'infilasse dentro l'arma. Ed era su
quello che contava Murphy.
Per qualche istante ci fu silenzio. Non riuscendo pi a scorgere i movi-
menti dei due bersagli, il loro aggressore fu costretto a calare lentamente
nella buca la canna di un AK-47. Poi riprese a sparare a raffica, facendo un
baccano infernale e riducendo il suolo a una turbinosa nuvola di polvere,
terriccio e sabbia.
Allora, sperando di aver calcolato con esattezza i tempi, Murphy si slan-
ci ad afferrare la canna dell'arma, tirandola verso il basso. Con un urlo
tremendo, il fucile e la persona che lo reggeva piombarono attraverso la
buca nel terreno. Murphy si alz, mettendosi in posizione per colpire l'ag-
gressore non appena questi fosse arrivato al suolo, ormai crivellato di col-
pi. Sapeva di avere una frazione di secondo per trarre vantaggio dalla sua
unica risorsa: il fattore sorpresa.
Ma la sorpresa fu un'altra. L'uomo, infatti, non rimase a terra per lungo
tempo. Anzi, dopo la buca, continu a cadere. I proiettili avevano intaccato
il terreno al punto da smuovere la sabbia, il terriccio e le pietre che, per
secoli, avevano costituito la copertura superficiale di una profonda fossa di
sabbia.
Mentre Murphy guardava, sbalordito, l'aggressore finalmente si ferm,
con un tonfo smorzato. Dal momento che il fucile gli era rimasto in mano,
Murphy era certo che quell'uomo non aveva altre armi. Si sporse su quella
nuova buca, ancora pi profonda. Non avrebbe pi dovuto preoccuparsi
dell'aggressore o di ci che ne restava.
Mentre cercava di non sentire l'orribile urlo stridulo, Murphy cap che
quell'uomo stava per essere sepolto vivo. In pochi secondi, tonnellate di
sabbia - intoccata da esseri umani per secoli o forse mai neppure sfiorata
da essi - caddero sul corpo di quel disgraziato. Anche volendo, non c'era
pi nulla che Murphy potesse fare per salvarlo. Nel giro di mezzo minuto,
l dove prima c'era la testa rimase solo un cumulo di sabbia.
Murphy tuttavia ebbe il tempo di puntare addosso all'uomo il fascio del-
la sua torcia e lo riconobbe. Era Behzad, l'autista.
Poi sent una mano sulla spalla e si gir di scatto, spianando l'AK-47.
Ehi, Murph, calmati. Sono io.
Oh, scusa, tesoro. Usciamo dalla buca, qui potrebbe crollare tutto. Poi
tra s, per non impaurire Laura, mormor: E visto che il nostro autista ha
cercato di ucciderci quaggi, chiss cosa ci aspetta lass.

19

Riacquistarono la calma. Murphy e Laura uscirono dalla buca dopo che
lui ebbe cautamente controllato l'apertura, col fucile pronto a far fuoco.
Cessato il frastuono degli spari regnava un meraviglioso silenzio. Scesero
dalla collina, dirigendosi verso la Land Cruiser, chiamando Saif.
Ma solo quando raggiunsero l'auto capirono perch lui non aveva rispo-
sto e non li aveva aiutati. Era accasciato sul sedile anteriore, con la testa
che sanguinava per via di un colpo inferto con quello che probabilmente
era un oggetto pesante.
... morto, Murphy?
Proprio mentre Laura faceva questa domanda, Saif emise un debole ge-
mito e il suo corpo si mosse. La mia opinione professionale che Saif
non morto, Laura.
Lei gli scocc un'occhiataccia. Scansati, sapientone, e lasciami dare
un'occhiata alla ferita. Afferr il fondo della camicetta, giacch non aveva
un panno pulito. Saif, mi senti? Qualcuno ti ha colpito. Probabilmente
Behzad, l'autista, il sicario che ci ha aggredito. Hai visto qualcosa prima di
essere colpito?
Saif apr un occhio, poi l'altro e mugol: Ah, Mrs Murphy, state bene.
Avete... siete... Che Allah sia lodato, siete salvi. Credo che il sostituto del-
l'autista fosse un rapinatore. Mi ha aggredito e vi ha inseguito. Lo sceicco
sar indignato. Mi spiace che il rapinatore abbia rubato il vostro oggetto.
Insospettito, Murphy lo fiss. Che vuoi dire, Saif? Siamo stati aggrediti
dallo stesso uomo che ti ha colpito, per lui non ci ha derubato. E non de-
ruber pi nessuno.
Saif si sforz di apparire sollevato. Allora avete trovato quello per cui
siete venuti?
S, e molto di pi... soprattutto proiettili. Ora andiamo all'aeroporto.

Due ore pi tardi i Murphy erano al sicuro a bordo del jet dello sceicco,
diretti a casa. Che giornata, Murph! Laura si rannicchi vicino al marito,
con gli occhi che rapidamente le si chiudevano.
La prima parte del Serpente di Bronzo... mormor lui.
E la prima volta che qualcuno mi spara. Ma sono cos affascinata dal
Serpente che posso anche perdonarti per avermi fatto quasi uccidere a fuci-
late.
Forse mi ci vorr un po' prima che possa perdonare me stesso.
Murphy si volt e le mise una mano sulla guancia. Tesoro, se avessi avu-
to il sospetto che ti avrei messo in pericolo...
Laura sorrise e pos la propria mano sulla sua. Lo so, mi avresti lascia-
to a casa a lavare i piatti e rammendarti i calzini. Ora che tutto finito,
assaporo gi il mio trionfo: la settimana prossima, in sala docenti, potr
sbandierare le mie azioni eroiche.
E io non credo che dimenticher o perdoner mai il nostro amico Saif.
Laura scocc a Murphy uno sguardo perplesso. E perch mai, Murph?
Quel poveretto ci ha quasi rimesso la vita.
Gi, 'quasi' la parola giusta. Non sono un medico, per... Hai mai vi-
sto una ferita alla testa cos perfetta? Una bella dose di sangue per attirare
la nostra attenzione e un taglio non abbastanza profondo da provocare
danni.
Laura balz sul sedile. Oh, no! Ero troppo spaventata e confusa dagli
spari per farci caso in quel momento, tuttavia, quando Saif ha aperto gli
occhi, non stava riprendendo i sensi. Quelle pupille erano limpide come il
cielo del deserto.
S, l'ho notato. Credo che Saif facesse parte del piano e stesse recitando
la parte della vittima, in caso noi fossimo sopravvissuti. Per non riteneva
possibile che avessimo la meglio sull'autista-sicario e arrivassimo cos a
smascherarlo.
Ma come faceva a sapere che stavamo cercando il Serpente?
Non lo sapeva. Non poteva. Nessuno l ne era al corrente. Credo sapes-
se che lo sceicco ci stava aiutando a trovare qualcosa di valore. Non gli
importava cosa fosse: voleva soltanto rubarcela. Sono convinto che lo sce-
icco non abbia legami con l'imboscata. Quando atterreremo, per, gli far
sapere che razza di astuta canaglia lavora per lui.
Suvvia, Murphy, lo sceicco ci ha ospitato. Se gli parlerai al telefono,
t'invito a non perdere la tua abituale calma.
Ma certo che no. Per gli far piacere scoprire la verit. A proposito,
che ne diresti di dare un'occhiata pi da vicino alla cosa per cui oggi ci
siamo quasi fatti ammazzare? Prese la valigetta diplomatica dello sceicco
e ne estrasse il pezzo di metallo avvolto in un panno.
Dimenticata d'un tratto la stanchezza, Laura sorrise. Perch ci hai mes-
so tanto?
Murphy cominci a sciogliere i nodi, quasi aspettandosi che la coda del
Serpente scivolasse, sibilando, tra i sedili. Tir via il panno e alz l'oggetto
alla luce. Era stato forgiato 3250 anni prima, ma la magnifica superficie
bronzea sembrava rimasta indenne dall'azione corrosiva dell'uomo o della
natura.
La struttura della pelle del Serpente, lavorata da mani esperte, appariva
intatta. Ogni scaglia del rettile era stata fedelmente riprodotta, e Murphy
riconobbe la struttura di una vipera della sabbia.
Questo lo ha fatto Mos, sussurr. Mos ha davvero tenuto questo
oggetto fra le sue mani.
Laura allung la mano e lo tocc con un dito. Obbedienti a Dio, ripose-
ro fiducia in Lui e furono guariti. Era un simbolo della loro fede.
Murphy vide che la moglie aveva la pelle d'oca. Ma dopo che Mos
ebbe finito di usarlo, che ne fu di questo Serpente? Per tutti questi secoli la
domanda rimasta senza risposta. Sollev la coda del Serpente in modo
che la luce del finestrino corresse sulla superficie, facendo scintillare e
danzare le scaglie. Sembrava quasi viva. Ehi, amore, hai visto?
Laura si accost. Cosa? il sole che... Poi lo scorse. Un altro gruppo
di simboli. Appena visibili, come se fossero stati incisi in modo rudimenta-
le, quasi scarabocchiati nel bronzo. Ma, una volta che li ebbe messi a fuo-
co, apparvero stranamente eleganti... e familiari. Triangoli con code lineari
e forme a V, come uccelli contro il cielo. Scrittura cuneiforme caldea,
mormor. Proprio come il papiro.
S, e scommetto che anche qui la mano di Dakkuri. Murphy si volt
e appoggi il viso al finestrino. Novemila metri pi in basso, il deserto
s'increspava verso l'orizzonte lontano. Sai, quali che fossero le sue inten-
zioni, il gran sacerdote Dakkuri sembra aver tenuto fede alla promessa
fatta nel papiro. Ha lasciato sul primo pezzo qualcosa che ha tutta l'aria di
poterci condurre al resto del Serpente.

20

Allora, avete fatto qualcosa d'interessante la settimana scorsa? Io sono
stato in Samaria...
Vi fu soltanto un vago moto d'interesse tra gli studenti. Pubblico diffici-
le, eh? pens Murphy. Fu tentato di dar loro una scossa, aggiungendo: ...
a farmi sparare da un arabo, ma si trattenne. Invece infil la mano nello
zaino vicino al leggio. ... e guardate che cos'ho trovato.
Un tubo della doccia? chiese qualcuno dal fondo dell'aula.
No, ma il prossimo che fa lo spiritoso ci finisce, sotto una doccia. Que-
sti straordinari trenta centimetri di bronzo, signore e signori, sono un ser-
pente. Parecchie teste nelle prime file si ritrassero. Tranquilli, non mai
stato vivo, per ha avuto molte vite, tutte pi interessanti di quelle di un
vero serpente. Accese il proiettore. I nomi biblici sono difficili da pro-
nunciare, lo so, pertanto vi dar un aiuto per farlo in modo corretto, mo-
strandoveli. Tutti questi signori hanno regnato molto tempo prima della
diffusione di People, quindi non ho foto grandi, patinate e a colori per aiu-
tarvi a ricordarli.... Ecco, questa diapositiva mostra un documento dall'aria
decrepita, un rotolo di papiro del quale sono entrato in possesso non molto
tempo fa. Come spesso accade in campo archeologico, per, non mi ha
fornito una mappa per trovare ci che cercavo. Sarebbe molto pi facile se
questi manufatti giungessero a noi con un'audiocassetta del tipo di quelle
usate nelle visite ai musei, ma io non sono mai stato cos fortunato. Perci
dobbiamo scoprire i fatti da soli.
La diapositiva seguente era un dettaglio del papiro. Non vi preoccupa-
te. Quelli di voi che credono di avere i postumi di una sbronza sappiano
che quella roba non scritta in inglese. Nemmeno si avvicina, al nostro
idioma. scritta in una lingua nota - o, di questi tempi, pressoch ignota -
come caldeo, e risale al tempo di Nabucodonosor, il pi grande re di Babi-
lonia. Fece passare il nome del re sullo schermo, seguito da una mappa di
Babilonia. Poi pass al simbolo del papiro che, a suo parere, rappresentava
il re. Neppure questo ci giunto con un video... Quindi: come faccio a
sapere che questa bellissima effigie rappresenta Nabucodonosor? Cono-
scendo l'epoca della scrittura e la successione dei re. In altre parole, gente,
mangiate la verdura, dite le preghiere la sera, e studiate, studiate, studiate.
Non ci sono scorciatoie hollywoodiane in questo campo. Ora, veniamo al
perch questo papiro cos interessante. Dell'epoca babilonese, gli archeo-
logi hanno trovato soprattutto ricevute di deposito e documenti relativi a
cose di tutti i giorni, perch i babilonesi erano la versione ante litteram
degli amministratori universitari. Amavano prendere nota di tutto. Pass
a un'altra diapositiva. Questo potrebbe sembrare un capello sulla lente del
proiettore, invece il simbolo cuneiforme del serpente. Combinandolo col
simbolo successivo, che crediamo indichi 'bronzo'... Be', mi sono abba-
stanza emozionato. Poi, quando ho messo insieme abbastanza del resto del
papiro, il sospetto che non fosse una lista della spesa babilonese diventa-
to quasi una certezza.
Murphy spense il proiettore e tir il fiato per qualche istante. Poi riprese:
Torner in modo pi dettagliato sui metodi d'interpretazione degli antichi
scritti in una prossima lezione. Per ora, lasciatemi fare un balzo in avanti,
omettendo quello che ho imparato leggendo il papiro e in quale modo esso
mi abbia condotto alla scoperta del mio amico serpente. Tolse di nuovo
dallo zaino la coda del Serpente di Bronzo. Oggi desidero infatti sottoli-
neare il coraggio necessario per andare oltre la logica e le conoscenze ac-
quisite, giacch sono spesso i concetti pi fantasiosi, pazzi e impossibili a
condurre i vecchi e noiosi archeologi come me alla scoperta di nuove veri-
t. Sono convinto che, dopo gli opportuni esami di laboratorio, dimostre-
remo che questo frammento di metallo la coda del Serpente di Bronzo, il
quale, secondo l'Antico Testamento, stato realizzato da Mos intorno al
1250 a.C. Nella Bibbia si racconta che gli israeliti, avendo preso a lamen-
tarsi del loro lungo vagabondare nel deserto, si misero a compiere atti di
'miscredenza' verso Dio. Come punizione, Dio mand quindi dei serpenti
velenosi a mordere i trasgressori. Tutti allora si pentirono e chiesero aiuto
a Mos, il quale si mise a pregare. Dio ebbe piet degli israeliti e disse a
Mos: 'Fa' un serpente fiammeggiante e mettilo su un'asta; quando coloro
che sono stati morsi lo guarderanno, rimarranno in vita'. Interpretando
'fiammeggiante' come 'bronzeo', Mos realizz allora un simulacro di ser-
pente e lo mise davanti a coloro che erano stati morsi, guarendoli. Il sim-
bolismo del Serpente una diretta allusione al serpente che ha tentato Eva
nel Paradiso Terrestre, il momento in cui ha avuto inizio la discesa dell'u-
manit verso il peccato. Uno di questi giorni vorrei riprendere tale argo-
mento e parlare di che cosa abbia guarito gli israeliti. Si forse trattato di
qualche magico e oscuro potere del Serpente di Bronzo o del fatto che essi
avessero riacquistato la fede in Dio? Ma, se osassi inoltrarmi in questioni
di fede, il preside Fallworth comincerebbe ad accusarmi di essere un pre-
dicatore da baraccone, quindi... Inoltre oggi voglio arrivare al nocciolo
della mia indagine. Sono due i momenti storici riportati nella Bibbia in cui
fa la sua comparsa il Serpente di Bronzo. Il primo appunto nel 1250 a.C,
quando Mos forgia il Serpente allo scopo di guarire gli israeliti. Ci spo-
stiamo poi rapidamente intorno al 715 a.C. A questo periodo fa riferimento
il Secondo Libro dei Re, 18:1-5, l'unico altro passo della Bibbia in cui vie-
ne citato il Serpente. L si afferma che, in disaccordo col primo comanda-
mento, il Serpente di Bronzo era diventato un oggetto di adorazione. Il
giovane re Ezechia, uno dei pi devoti re di Giuda, scopr che il suo popo-
lo praticava l'idolatria, come d'altronde facevano varie trib vicine. Il Ser-
pente di Bronzo era dunque stato segretamente conservato e considerato
alla stregua di un idolo; alcuni gli attribuivano anche misteriosi poteri
taumaturgici. Quando Ezechia scopr che il popolo di Giuda s'inchinava in
adorazione davanti al Serpente, cosa che doveva essere riservata a Dio, si
adir a tal punto da romperlo in tre pezzi. Come ho gi detto, questa l'ul-
tima volta in cui incontriamo il Serpente di Bronzo nella Bibbia. Ma poi
arrivato questo papiro, che mi ha messo sulle tracce della presenza del
Serpente al tempo del grande impero babilonese, durante il regno di Nabu-
codonosor, cio molto tempo dopo e a grande distanza da dove la Bibbia
lascia il Serpente, ridotto in tre pezzi ai piedi di Ezechia.
Nel silenzio dell'aula, Murphy sospir, quindi riprese: Dato che gli ar-
cheologi cercano qualche modo, oltre alla macchina del tempo, per spiega-
re come i manufatti possano compiere balzi temporali e spaziali, ho formu-
lato una teoria che, soltanto la settimana scorsa, mi ha aiutato a trovare
questo pezzo del Serpente. Mi sono convinto che l'ordine di Ezechia ri-
guardante la distruzione del Serpente sia stato obbedito: l'oggetto stato
spezzato in tre parti e conservato nel vecchio Tempio. A quel tempo, anche
se il re vi avesse costretto a distruggere un idolo, non avreste gettato via
quasi un metro di ottimo bronzo. Circa centovent'anni dopo, quando i babi-
lonesi arrivarono nel regno di Giuda e saccheggiarono il Tempio, portaro-
no a Babilonia qualunque cosa sembrasse avere un certo valore... e cos
qualcuno recuper i tre pezzi del Serpente. Si d il caso che sul papiro da
me scoperto parte del testo risulta mancante, quindi le ipotesi sono anche
pi numerose del solito. Tuttavia la parte recuperata del messaggio ci
sufficiente per affermare che un gran sacerdote di quegli idolatri babilonesi
abbia messo insieme il Serpente, credendo probabilmente che avesse gran-
di poteri. Nella prossima lezione inizier a parlare di profezie e di come
Nabucodonosor abbia avuto paura del vero Dio, ordinando cos che gli
idoli venissero distrutti... Avrete gi capito che il destino del Serpente di
Bronzo stato quello di finire di nuovo sul tagliere. Sennonch il gran
sacerdote, autore del papiro, ha voluto salvare nuovamente il Serpente,
separandone i pezzi e tracciando proprio sul papiro le istruzioni per ritro-
varli e rimetterli insieme. Cosa che, se riesco a leggere cosa sta scritto in
fondo a questa coda, io cercher di fare. Perci, mentre vado a farlo, siete
liberi di andare. La lezione finita.
Professor Murphy? lo chiam uno studente. Nessuno guarito quan-
do lei ha sollevato la coda, ma lei crede che, se trover gli altri due pezzi e
li rimetter insieme, allora potr curare la gente?
S, questa una domanda importante. Tuttavia, secondo i seguaci della
cosiddetta magia nera, che hanno cercato il Serpente per secoli, altrettan-
to possibile che, se i pezzi verranno riuniti, l'oggetto cos composto si pre-
sti a essere utilizzato per scopi malvagi.

21

Shane Barrington si sforzava di non pensare a suo figlio. Anche per un
maestro nell'arte dell'indifferenza, dell'assoluto distacco verso gli affari
portati a termine senza piet e gli atti malvagi commessi, l'assassinio di
Arthur da parte di Artiglio - mentre lui se ne stava l, impotente - si stava
rivelando un ricordo troppo difficile da ignorare. Soprattutto perch Bar-
rington non aveva idea di cosa avesse fatto Artiglio del corpo, a parte quel-
la misteriosa affermazione sul fatto che avesse un piano.
Dopo aver completamente escluso il figlio dalla sua vita per tanti anni,
ora, da morto, Arthur continuava a tornargli in mente. Strano, riflett Bar-
rington. Non che corresse il rischio di diventare improvvisamente senti-
mentale nei confronti della famiglia, per. A parte l'ex moglie, liquidata
pi di vent'anni prima, Arthur era stato fino a poco prima il suo unico pa-
rente in vita. E lui non aveva certo bisogno - e tantomeno necessit - di
qualcuno che potesse considerare un amico. Soci, dipendenti, servitori, s.
Amici, no.
Barrington non nutriva un particolare attaccamento nemmeno per i luo-
ghi. Non esisteva un posto che potesse veramente chiamare casa, bench
avesse lussuose dimore in tre continenti. Il suo Paese d'origine non aveva il
minimo valore affettivo per lui: era un luogo da cui, se si era fortunati, si
scappava e non veniva voglia di tornarci per nessun motivo. L'attrazione
per le splendide architetture o le inestimabili opere d'arte era per gli spiriti
deboli. Si sentiva pi felice quand'era in viaggio, in aereo o su un'auto ve-
loce. Muoversi in fretta, sentire il mondo rimpicciolire sotto i piedi... E, coi
mezzi all'avanguardia della Barrington Communications, poteva far acca-
dere le cose ovunque fosse.
Ma se avesse dovuto scegliere un posto nel quale si sentiva pi a suo a-
gio, come se si trovasse al centro dell'universo, sarebbe stato l, nel suo
attico, a osservare il vasto e frastagliato panorama di acciaio e vetro pren-
dere vita nella luce dell'alba. Tuttavia, dopo quel terribile momento in cui
aveva visto Artiglio torturare Arthur, Barrington non aveva pi guardato
fuori della finestra. Figurarsi uscire in terrazza.
Mancavano quattro minuti all'arrivo della sua ospite e lui si disse che
quello era il momento di tirar fuori la sua grande forza di volont. Si co-
strinse ad aprire le tende e a spalancare le porte di vetro scorrevoli della
terrazza. Non si sarebbe comportato come quelle creature deboli che aveva
sconfitto in passato. Nei suoi progetti non c'era spazio per il senso di colpa.
And a passo deciso verso la ringhiera e guard l'Endicott Arms. Per un
attimo rabbrivid, poi sgombr la mente.
E torn subito padrone di se stesso, come un re barbaro sui corpi accata-
stati dei nemici uccisi. Di recente, la Barrington Communications aveva
guadagnato miliardi di dollari e non era mai stata cos forte. Le falle della
struttura finanziaria erano state tamponate, lasciando mezzi pi che suffi-
cienti per finanziare nuove espansioni e conquiste. Qualunque magnate
dell'industria cos pazzo da credere di poter combattere ad armi pari con
Shane Barrington avrebbe scoperto a sue spese quanto si sbagliava.
Pos la mano sul vetro e sorrise. Non gli avevano chiesto in cambio
nient'altro... e, in realt, non era granch. Adesso avrebbe affrontato il se-
condo compito assegnatogli dai Sette. Come il primo, anche questo sem-
brava strano, arbitrario, senza legami con un grande piano generale, ed era
stato trasmesso in modo conciso, senza la minima spiegazione. A ogni
modo si trattava di qualcosa che, col suo potere, era in grado di realizzare
facilmente... proprio come aveva gi ottenuto la lista delle informazioni
relative alle misure di sicurezza dell'ONU.
Guard il suo Rolex. L'incontro era fissato per le sette. Abbastanza tardi
da costringere la donna ad annullare qualunque impegno avesse avuto per
la serata. E lui l'aveva fatta attendere altri dieci minuti. Abbastanza a lungo
perch la fiducia svanisse, sostituita dalla paura. Trucchetti meschini, for-
se, e probabilmente non pi necessari. Ma era l'esercizio del potere, sia pur
futile, a piacergli; se non avesse potuto prendersi quella soddisfazione, la
sua vita sarebbe stata veramente molto monotona.
Si allontan dal proprio riflesso sfumato e parl nel microfono inserito
nella fodera della giacca. La faccia entrare.

Stephanie Kovacs, rampante giornalista del Barrington News Network,
s'impose ancora una volta di non controllare i capelli e il trucco quando la
receptionist, una bionda dai capelli cortissimi, le fece un cenno con la ma-
no perfettamente curata, indicando la porta. Eccola l, Stephanie Kovacs, la
star delle inchieste televisive, la giornalista che smascherava senza paura i
disonesti e i corrotti, una donna alla quale avevano sparato, che era stata
ferita da un pazzo armato di coltello, minacciata da cani da guardia, che si
era sempre mostrata sicura di s e aveva affrontato uomini due volte pi
grossi di lei e dieci volte pi aggressivi... Eccola l, impaurita come un
gattino abbandonato perch il direttore generale del network l'aveva con-
vocata per un colloquio.
Qual era la cosa peggiore che poteva accadere? Be', il licenziamento.
Quel pensiero le era turbinato nel cervello negli ultimi cinque minuti e
l'aveva spinta a scorrere mentalmente il suo indirizzario. Chi chiamer per
primo? Quel dirigente che, durante la cena per la consegna di un premio,
aveva detto: Se mai volessi lasciare la baracca... Chi era? Quale
network ha bisogno di un volto nuovo per aumentare gli ascolti? Quale
notiziario sta disperatamente cercando credibilit? Il punto, in realt, non
era trovare un nuovo lavoro in televisione. Aveva successo ed era suffi-
cientemente rispettata nell'ambiente da non doversi preoccupare pi di
tanto. A roderla dentro, a serrarle la bocca dello stomaco, era la certezza
che, quando Shane Barrington ti licenziava, non ti lasciava semplicemente
andare, ma si assicurava che tu fossi finita. Carriera chiusa. E se lui aveva
in mente di farle proprio quello, allora, di l a un mese, sarebbe stata fortu-
nata a trovarsi davanti a una telecamera per descrivere l'effetto che le inso-
lite precipitazioni nel mese di giugno avrebbero avuto sul raccolto di soia.
Si ferm alla porta, si aggiust un capello fuori posto, ed entr, sperando
che Barrington non riuscisse a vedere al di sotto della sua ben collaudata
patina di fiducia.
Ha chiesto di vedermi, Mr Barrington?
Shane Barrington sembrava pi alto che nelle fotografie e nelle rare ri-
prese televisive, ma i lineamenti duri e gli occhi scuri apparivano minac-
ciosamente familiari. Senza una parola n un mutamento di espressione le
indic il divano in pelle scura a ridosso della parete opposta e rimase in
piedi, mentre lei si sedeva, costringendola cos a guardarlo dal basso.
Miss Kovacs... Stephanie, esord. Sono lieto che mi possa dedicare
qualche minuto del suo tempo prezioso. Spero di non averla distolta da
qualche inchiesta importante. Mi rincrescerebbe pensare che qualche mal-
fattore l'abbia fatta franca perch l'ho sottratta al suo lavoro.
Lei si sforz di ridere. Be', il mare pieno di pesci. Questo il bello
del mio lavoro... i bersagli validi non mancano mai.
Barrington la guard senza sorridere. Certo... La capisco benissimo.
Si volt e sedette dietro la lunga scrivania dal piano di vetro affumicato al
centro della stanza. Lei non pot fare a meno di notare l'assenza del telefo-
no e di un computer. In effetti non c'era nulla che deturpasse quella perfet-
ta superficie cristallina.
Secondo alcune persone, non presto molta attenzione a questo settore
delle mie attivit. Come se la televisione non m'interessasse, quasi che
fosse una tecnologia antiquata, una cosa del passato... E Shane Barrington
sempre interessato al futuro, giusto?
Giusto, non pot fare a meno di rispondere lei.
Ma non affatto vero, Stephanie. Seguo con grande attenzione il canale
delle news. E in particolare i suoi servizi, le sue inchieste cos intrepide.
A lei parve che il termine intrepide avesse un che di derisorio. Sarebbe
immediatamente saltata alla gola di chiunque altro avesse usato quel tono:
nessuno poteva sminuirla e farla franca. Eppure, con sua gran sorpresa,
continu a sorridere docilmente, come se fosse un cane che veniva acca-
rezzato, non un agnello diretto al mattatoio.
Gli occhi di Barrington sembrarono accendersi un poco, quasi stesse go-
dendo del suo disagio. Lei sa veramente come mettere al tappeto i cattivi:
senza piet, senza quartiere. Cos mi piace.
Quella frase sembrava riferita pi a un pugile che a una giornalista, per,
se a Barrington piaceva il suo stile, a Stephanie stava bene cos. Ancora
non sapeva dove volesse andare a parare, ma la sua ansia cominciava a
diminuire. Forse, dopotutto, non l'avrebbe licenziata.
Dicono anche che sono un amministratore delegato che non interferi-
sce. Non impongo linee editoriali alle varie emittenti. Finch gli ascolti
rimangono alti, che me ne importa, giusto? Fate programmi su ci che pre-
ferite: scarafaggi assassini, nonne serial killer... Qualunque cosa susciti il
vostro interesse.
Di bene in meglio, riflett Stephanie. Apprezzava il suo modo di gestire
le notizie. Credeva nella libert d'informazione. Di cosa si preoccupava?
Barrington si appoggi allo schienale della poltrona e pos le mani sul
tavolo. Gli occhi tornarono a rabbuiarsi. Ma non sempre si pu confidare
che la gente faccia sino in fondo il proprio lavoro. A volte s'impone un
piccolo suggerimento. Sorrise senza allegria. Dall'alto.
Ahi, ahi... pens Stephanie. La conversazione, se tale la si poteva defini-
re, aveva preso una brutta piega.
Ho deciso che qualcuno dovrebbe svolgere un'inchiesta - un'implacabi-
le denuncia, senza esclusione di colpi - su un certo gruppo di persone che
costituiscono un grave pericolo per il Paese... anzi per il mondo intero.
Qualcuno deve smascherare quei pericolosi fanatici, disse Barrington.
Oh, oh, eccoci al dunque, pens lei.
Il gruppo quello dei cristiani evangelici. E quel qualcuno sar lei.
Accidenti, quell'uscita non se l'aspettava proprio. Non aveva davvero
capito a cosa Barrington volesse arrivare... Per Stephanie Kovacs non
aveva scavalcato gli altri talenti televisivi - tutti brillanti e disperatamente
avidi di successo - lasciandosi sfuggire occasioni come quella. Sfoggiando
un umile sorriso,, cancell rapidamente la sua perplessit. Sono onorata
della fiducia che ripone in me, Mr Barrington. Cercher di non deluderla.
Veda di non farlo. La terr d'occhio.

22

L'uomo chiamato Artiglio fece una pausa nel lavoro, concedendosi qual-
che secondo per osservare la zona di Manhattan che si trovava sotto di lui.
In effetti, soltanto un ridotto parapetto e alcune corde impedivano ad Arti-
glio di precipitare in strada.
Si trovava a dieci piani di altezza, sulla piattaforma del pulitore di fine-
stre che era stata calata dalla cima di una delle strutture pi riconoscibili al
mondo: il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.
Artiglio torn a rivolgersi verso una delle centinaia di finestre che face-
vano sembrare la facciata del pi alto edificio dell'ONU uno svettante mu-
ro di vetro. C'erano trentanove piani, ma Artiglio aveva fatto bene i conti
ed era interessato soltanto a quelli dal quinto al dodicesimo.
Shane Barrington si era attenuto alle istruzioni ed era riuscito a fornire
ad Artiglio le chiavi per superare alcune misure di sicurezza, cos da per-
mettergli di portare a termine il suo compito. Gli aveva detto che cosa vo-
leva e aveva lasciato a Barrington, le cui numerose sussidiarie progettava-
no sistemi di comunicazione, sicurezza e servizi pubblici per migliaia di
societ, l'incombenza di escogitare come procurargli quanto gli serviva.
Artiglio non aveva avuto bisogno di molto, in quanto il noiosissimo Mr
Farley gli aveva fornito abbondanti dettagli sulle sue quotidiane procedure
di pulizia. Prima di sbarazzarsi del cadavere, Artiglio aveva comunque
preso tutti i documenti d'identit di Mr Farley e prelevato anche le parti
necessarie per superare il controllo delle impronte digitali. In caso contra-
rio, gli sarebbe stato impossibile accedere all'ONU. Poi Artiglio si era
truccato da Mr Farley e aveva imbottito la sua uniforme - che portava la
scritta EXECUTIVE BUILDING MAINTENANCE - per somigliargli
anche come corporatura.
Studi il foglio che aveva in mano: era uno schema da lui meticolosa-
mente disegnato raffigurante ogni finestra dell'edificio. Se avesse conti-
nuato a muoversi liberamente su e gi sulla piattaforma motorizzata della
pulizia vetri, sarebbe stato tutto pronto molto prima dell'ora zero.

23

L'autostima di Murphy come fiero maschio e fiero archeologo stava ri-
cevendo una bella batosta. Shari, lo devo ammettere, sono sconcertato. In
fede mia, non so cosa ci sia scritto su questa coda.
Avevano gi eseguito tutti gli esami di datazione consentiti dall'attrezza-
tura del laboratorio e Shari aveva scattato accurate foto digitali da ogni
angolazione. Stavano proprio guardando gli ingrandimenti. Non credo di
poterle ingrandire oltre, professor Murphy, altrimenti non vedremo altro
che sbavature.
Con un gesto distratto e, nel contempo, frustrato, Murphy si pass la
mano tra i capelli. Qualsiasi strumento usato da Dakkuri per incidere il
messaggio sulla coda riuscito a far durare la scritta per tutti questi seco-
li... Vederla non un problema. Sono io che non riesco a cavare un ragno
da un buco. Siccome non aveva molto spazio, deve aver usato una specie
di antica stenografia. Sospetto inoltre che i segni di Dakkuri siano piuttosto
criptici, visto che forniscono indicazioni per scoprire il pezzo successivo di
quella che lui reputava la sua icona pi potente.
Shari trasse un respiro profondo prima di dire ci che stava pensando da
alcuni minuti. Ehm... professor Murphy... Ha pensato a...
Non dire altro. Ammetto sempre le sconfitte. Devo telefonare di nuovo
a Iside McDonald.
Accidenti, professor Murphy, questa una colossale pal... ehm... una
storia incredibile. Iside McDonald riguard le annotazioni scribacchiate e
spost la cornetta all'altro orecchio per dare al collo la possibilit di sgran-
chirsi. allettante, ma non posso fare quanto mi chiede.
Perch no? Guardi, mi rendo conto che non ci conosciamo, ma deve
sapere che non sono un pazzoide e di solito so quel che dico. Mi ha aiutato
col papiro, sulla cui autenticit ormai non sembrano pi esserci dubbi.
Questo il passo successivo. Probabilmente sono pi vicino di chiunque
altro a ritrovare l'intero Serpente di Bronzo.
S, certo, professor Murphy, le do ragione, ma io sono una filologa del-
la Parchments of Freedom Foundation, non una romantica archeologa in
cerca di gloria, e ho una scrivania piena di lavoro arretrato. Allung il
collo, guardandosi intorno. In realt, il mio ufficio pieno di cose che
avrei dovuto finire mesi fa.
La prego, Iside. Mi creda, preferirei non chiederle aiuto, ma non posso
aspettare... e oltretutto detesto ammettere che non sono abbastanza in gam-
ba da risolvere il problema mentre lei lo .
Iside sospir, ma, con sua sorpresa, le labbra le si aprirono in un sorriso.
Oh, professor Murphy, vedo bene come riesce a farsi strada superando
ogni ostacolo. Lei padroneggia l'antica arte dell'adulazione.
Sono un professionista patentato. Mi aiuter, per favore?
Ascolti, Murphy, ecco ci che sono disposta a fare. Nel corso dei pros-
simi giorni sar inchiodata qui per le riunioni di rendiconto della PFF e
anche lei sar occupato. Tuttavia, il buono della nostra Fondazione che di
solito le risorse non mancano. Ecco perch devo essere qui per le riunioni
di rendiconto, dal momento che lei non l'unico abile professionista
dell'indispensabile adulazione. Tuttavia le mander la mia bravissima e
fidatissima segretaria, Fiona: grazie all'aereo della PFF arriver l in un
lampo e prender la coda del Serpente per portarmela qui.
Perbacco! straordinariamente generoso, tuttavia non posso separarmi
dal Serpente. Chi mi garantisce che sarebbe al sicuro?
Murphy... Sono certa che lei lavora in quella che definirei una pittore-
sca, minuscola e perfetta universit di provincia, mentre io mi trovo nel
centro di ricerche storiche pi grande del mondo, con impianti e sistemi di
sicurezza all'avanguardia. Vuole scherzare?
Ancora una volta, Murphy cap di essere stato battuto. Ha vinto, Iside.
Prima che io scappi con la coda tra le gambe a leccare le ferite del mio
orgoglio di provinciale, mi permetta di ringraziarla. La coda del Serpente
sar sua per tutto il tempo necessario. Quando arriva Fiona?

Murphy entr nell'ufficio di Laura, reggendo una scatolina.
Murph, che ci fai da queste parti? Non sar che il vecchio preside ti ha
di nuovo spedito qui agli arresti?
Tesoro, me ne stavo tutto depresso nel mio laboratorio perch ho dovu-
to telefonare a Iside McDonald e darle la coda del Serpente, giacch evi-
dentemente non sono abbastanza abile da trovare la soluzione. Poi mi sono
reso conto che ero ancora bravo a far qualcosa, cos ho tirato fuori questa e
l'ho sistemata. da quando siamo tornati dalla Samaria che pensavo di
dartela.
Le porse la scatola. Mentre la scartava, Laura sembrava ansiosa come
una bambina di cinque anni il giorno di Natale. Oh, Murph, la croce
formata dalle radici della caverna. Mi chiedevo dove fosse finita.
Sollev il legno - tirato a lucido - per ammirarlo. Era lungo quasi quattro
centimetri e largo poco pi di uno. Murphy aveva scavato un piccolo foro
in alto, poi aveva completato la rifinitura con qualche goccia d'olio, che
faceva risaltare le venature e rendeva pi intenso il colore del legno. Al
punto d'incrocio c'era un nodo rotondo, dal quale erano cresciuti i quattro
germogli della radice che formavano la croce. Brillava come una gemma
di mogano.
L'ho appesa al migliore laccio di pelle delle mie scarpe. Nessuna spesa
stata risparmiata per fornirvi di gioielli all'altezza del vostro rango, mia
signora. E le fece un inchino.
Laura si chin in avanti e l'abbracci forte. Alzatevi, nobile giovane, la
vostra regina ha grandi cose in serbo per voi. Andiamo, conducetemi a
casa, e lasciate che vi mostri perch bello essere il re.

24

Paul Wallach guard Shari affondare il cucchiaio nella salsa. Lei diede
una leccatina, fece un piccolo cenno col capo come a indicare: Niente ma-
le, te lo dico io, e torn a mescolare la pasta. Nell'angusta cucina, il vapore
le arrossava le guance, come se avesse fatto jogging senza poi potersi
cambiare. La patina lucida di sudore la rendeva in qualche modo ancor pi
bella.
Lei si gir e vide il suo sguardo assorto. Ehi! Si accigli. Dovresti
stare pi attento. Quanto ho detto che deve cuocere la pasta?
Cinque minuti? azzard lui. No... quindici.
Lei mantenne il suo cipiglio e strinse pi forte il cucchiaio.
Oh, capisco, disse lui. una domanda a trabocchetto. Finch non ,
come si dice... al dente.
Lei spost dalla fronte un'umida ciocca di capelli neri e torn alle pento-
le fumanti. Hmm. Non credo che tu abbia ascoltato una sola parola di
quello che ho detto, Paul Wallach. Sei stato tu a spiegarmi che vivi di sca-
tolette di tonno e pizza al taglio, aggiungendo che ti sarebbe piaciuto impa-
rare a cucinare un pasto che sappia veramente di qualcosa. Lo so che que-
sta non esattamente anitra all'arancia o roba simile, ma potresti almeno
mostrati un po' pi interessato.
Lui pos subito il bicchiere di Coca-Cola sul tavolo e assunse un'aria
pensierosa. Ti ringrazio, Shari, veramente. E il profumo favoloso. Per
trovo difficile concentrarmi su cose che non m'interessano davvero...
Sarai abbastanza interessato a mangiarle, scommetto, lo interruppe lei.
Certo, s, hai ragione. Volevo dire che non sar mai bravo in una cosa
del genere... Per quanto mi possa impegnare, non sar mai un grande cuo-
co.
Cos come non sarai mai il prossimo Bill Gates, vero? gli disse, lan-
ciandogli uno sguardo in tralice per assicurarsi di non averlo offeso.
Sospir. Proprio cos. Mi sembra di aver sempre fatto cose per le quali
non ero portato, di aver sempre finto d'interessarmi a cose di cui non
m'importava un... fico secco. Insomma, volevo che mio padre fosse orgo-
glioso di me, che non mi considerasse un fallito. E invece poi venuto
fuori che il fallito era lui.
Shari aveva promesso a se stessa che lo avrebbe lasciato parlare senza
interromperlo, ma distolse lo sguardo dai fornelli per fissarlo. Paul, non
puoi pensare questo di tuo padre. Non ha avuto successo negli affari, ma
ha fatto s che tu vivessi bene per un bel po' di tempo.
Gi, proprio bene. Mi chiedo se sia fallito pi come uomo d'affari o
come padre.
Paul Wallach, lascia che ti dica una cosa che ho scoperto quando i miei
genitori sono morti in un incidente d'auto, diversi anni fa. Li puoi biasima-
re per qualsiasi cosa ti sembri sbagliata nella tua vita, ti puoi sentire colpe-
vole per tutto quello che rimasto in sospeso, ma, a un certo punto, devi
vivere la tua vita, buona o cattiva che sia. Devi smettere di usarli come
scusa.
Paul sprofond nella sedia. Oh, continuo anch'io a ripetermelo. Ecco
perch mi sono costretto a riprendere l'universit, qui a Preston: non vole-
vo star l, inerte, a lamentarmi per la mia cattiva stella. Quanto a impegno
nel lavoro, mio padre di certo un modello. Per difficile impegnarsi in
qualcosa se non ci si crede. Shari gli allung due piatti fumanti di spa-
ghetti al sugo di vongole e pomodoro e per un istante lui fu distratto da
quell'odore appetitoso. Accidenti! esclam. Insomma, accidenti sul
serio! Mi devi dare la ricetta una volta o l'altra, aggiunse sorridendo.
Ah, ah, molto divertente, replic lei, spingendolo verso il piccolo sog-
giorno dove aveva apparecchiato. Siediti e mangia. E poi mi dirai esatta-
mente in che cosa credi.

Grazie, disse Paul porgendo a Shari una tazza di caff. E non soltan-
to per la cena deliziosa. Grazie per avere ascoltato i miei problemi. Mi
sento a disagio a farti sprecare tempo con questa roba, mentre potresti, che
so, fare cose pi interessanti.
Lei sorrise. Mi piace aiutare la gente, Paul. E so per esperienza diretta
che ascoltare pu essere di grande aiuto.
Lui aveva sperato che lei dicesse qualcos'altro, qualcosa di pi persona-
le. Qualcosa che indicasse il suo interesse per lui. Voleva essere qualcosa
di pi della sua buona azione quotidiana. Ma forse sperava troppo. O forse
era soltanto troppo presto.
Dunque... La prima cosa da fare essere onesti con se stessi, riprese
lei. Non devi pi vivere la tua vita in base ai desideri di pap. Se non cre-
di di essere portato per l'alta finanza, allora trova qualcosa che t'interessi
veramente.
Credo di aver trovato la materia che voglio studiare.
Splendido. Lei s'illumin. Qual ?
Paul esit. Shari avrebbe pensato che lui fingeva interesse solo per im-
pressionarla, per far colpo su di lei? Non voleva rovinare tutto.
una materia lontana milioni di chilometri dall'economia: l'archeologia
biblica, rivel.
Lei lo fiss per un po', senza sorridere, ma neanche accigliata. Sembrava
aver messo la sincerit di Paul su una bilancia e ne stesse osservando i
piatti, che non si muovevano n da una parte n dall'altra. Alla fine, disse:
Suppongo che tu sappia come la penso io al riguardo. Non riesco a im-
maginare nulla di pi affascinante. E, se vuoi entrare in quel campo, bene,
ottima scelta. Ma sei certo di capire sino in fondo di che si tratta? Voglio
dire, non ci si limita a scavare reperti e a scoprire da dove provengono.
Questo lo fa qualsiasi archeologo. Consiste nel dimostrare la veridicit
della Bibbia.
Paul inizi a elaborare una risposta, poi si ferm. Ne aveva una, almeno
cos credeva, ma non era sicuro di poterla tradurre in parole. No, non pote-
va affermare di essere un cristiano a tutti gli effetti. Non era neanche sicu-
ro in che cosa credesse. Per, quando aveva visto le foto dell'ossario mo-
strate da Murphy in aula, quando lo aveva udito leggere la scritta, aveva
sentito nel profondo di se stesso qualcosa di mai provato prima. Di una
cosa sola era certo: voleva saperne di pi.
Un trillo interruppe il silenzio imbarazzato. Salvato dalla campanella,
pens lui.
Non capisco chi possa essere, disse Shari, vagamente irritata, mentre
si alzava da tavola e andava verso la porta. Apr il catenaccio. Poi ci fu un
momento di silenzio e lei port la mano alla bocca. Sulla soglia c'era un
giovane con un ciuffo arruffato di capelli biondo sporco, la barba di due
giorni e un ghigno antipatico. Facendosi largo con una spallata pass oltre
Shari e si piant in mezzo alla stanza.
Non vedo palloncini n stelle filanti... Esamin attentamente la stanza,
guardando oltre Paul come se non ci fosse. ... e decisamente non vedo
roba da bere. Ehi, dico, non un granch come festa di bentornato, sorelli-
na.

Non sai mai come sono le famiglie, pensava Paul, tornando verso il suo
appartamento. Aveva confessato a Shari tutti i suoi problemi sul padre e
sul proprio futuro, e lei sembrava la tranquilla, perfetta, saggia persona che
lui si era immaginato. Ma, d'un tratto... bum! Era arrivato quel tipo orribile,
che poi era il fratello di lei. In prigione per furto, era stato rilasciato in an-
ticipo e le aveva fatto una sorpresa.
E che sorpresa. Chuck Nelson non si era trattenuto a lungo. Giusto il
tempo di cambiarsi d'abito e precipitarsi di nuovo fuori. Shari sembrava
realmente sconvolta, cos Paul aveva finito per rimanere ancora un'ora
intera a parlare, ma stavolta solo di lei. Ascoltandola, Paul era rimasto an-
cora pi colpito.
Ti ho gi detto che i miei genitori sono morti in un incidente quando
Chuck e io eravamo ragazzi. Non ci avevano mai portato in chiesa, perci
non conoscevo la parola di Dio. Comunque, iniziai a frequentare una co-
munit con la madre di un'amica e accadde una cosa meravigliosa. Accet-
tai Cristo quale mio Signore e Salvatore e la mia vita cambi. Il suo mes-
saggio di salvezza mi diede qualcosa cui aggrapparmi quando ne avevo pi
bisogno. Chuck, invece, prese rapidamente una brutta strada.
Paul aveva scosso il capo. Davvero brutta, per finire in prigione.
Cominci a frequentare i peggiori tipi del quartiere, commettendo vari
crimini, dai furti allo spaccio di droga, e alla fine lo presero. Non mi volle
pi dare retta e si rifiut di mettere il mio nome nella lista dei visitatori,
cos smisi di andare a trovarlo. Ma non ho mai smesso di pregare per lui.
Adesso che farai?
Non lo so. Ormai ti chiaro che tipo . Lo hai visto precipitarsi dentro
e correre fuori. Immagino che pensi di venire a vivere con me, e io non lo
caccerei via, per non accetter che torni alla sua vita turbolenta. Mi serve
aiuto. Credo che parler con Laura Murphy e col reverendo Wagoner. E tu,
Paul, sei stato splendido ad ascoltarmi.
Paul era arrossito. Ehi, tu hai ascoltato me, io ho ascoltato te. Cos fan-
no gli amici. Insomma, credo che questo significhi che siamo amici.
Shari gli aveva dato un'amichevole pacca sulla mano. Bene, amico, sa-
r meglio che tu vada a casa. Ma, senti, perch non vieni in chiesa con noi,
mercoled sera? Ci saranno i Murphy e mi piacerebbe che tu conoscessi
Laura. Pu aiutare anche te. Inoltre dovresti entrare nello spirito della cosa
arrivando presto e aiutando nel seminterrato a scegliere gli abiti che la
chiesa distribuisce ai poveri. Diciamo mercoled alle sei e mezzo?
Credo che mi piacer, qui a Preston, pensava Paul, mentre tornava al
suo appartamento senza smettere di fischiettare.

25

Le 191 bandiere dei Paesi membri delle Nazioni Unite sventolavano nel-
la leggera brezza seratina proveniente dall'East River. Alle sei, mentre il
tramonto si trasformava rapidamente in oscurit da un capo all'altro di
Manhattan, i riflettori dell'ONU si accesero.
In un lampo, migliaia di luci trasformarono i trentanove piani del Palaz-
zo di Vetro in uno dei gioielli del panorama notturno di New York.
Non essendo completamente buio, l'effetto delle luci. non era ancora al
massimo, ma fu sufficiente a generare un'attenzione spasmodica.
I clacson cominciarono a suonare e le macchine a fermarsi lungo la 1st
Avenue. Anche i pedoni si bloccarono, rimanendo a bocca aperta, gridando
e indicando la facciata di vetro dell'ONU. E, alle 18.02, la prima di molte
chiamate telefoniche giunse al capo dell'Ufficio Sicurezza delle Nazioni
Unite in quella che sarebbe stata una notte molto lunga.
Perch, su met delle finestre dal quinto al dodicesimo piano del Palazzo
dell'ONU, dipinta in un rosso brillante che assumeva uno splendore ultra-
terreno nell'illuminazione notturna, tutto il mondo stava leggendo una
scritta:

G316

Nella mezz'ora successiva furono rivolte verso il Palazzo di Vetro anco-
ra pi luci.
I locali vennero sgomberati, come gli edifici e le strade adiacenti, in cui
rimasero soltanto le auto di rappresentanza. Le unit mobili di quelle che
sembravano tutti i network televisivi e radiofonici del mondo si ammassa-
vano il pi vicino possibile all'ONU.
Sembrava la reazione a un evento catastrofico, ma in assenza dell'even-
to. Le squadre di ricerca e valutazione non riuscirono a trovare vittime n
danni in nessun edificio dell'ONU, a eccezione di quello che pareva sangue
meticolosamente spalmato su otto piani della facciata del Palazzo di Vetro.
Ammesso che quella scritta fosse l'avviso di una prossima esplosione o di
un imminente attacco terroristico, nel corso nelle lunghe ore necessarie per
effettuare una ricerca accurata non vennero trovati altri indizi.
I sette ettari su cui sorgeva il Palazzo dell'ONU formavano un'area extra-
territoriale, dotata di una propria autonomia doganale e fiscale, dunque le
operazioni erano dirette da Lars Nugent, capo dell'Ufficio Sicurezza delle
Nazioni Unite; tuttavia squadre della polizia di New York, dell'FBI e di
altre agenzie federali sciamavano tutt'intorno, prestando servizi e fornendo
informazioni.
Alle nove e venti, Nugent aveva riunito Burton Welsh, il funzionario
FBI di grado pi elevato presente a New York, il capo della polizia di New
York e il sottosegretario di Stato, giunto in aereo da Washington, per coor-
dinare i numerosi servizi governativi che sarebbero stati coinvolti in caso
di attacco alle Nazioni Unite. Infatti, bench giuridicamente fosse un'orga-
nizzazione internazionale, se l'ONU fosse stata oggetto di un'aggressione,
ci sarebbe stato sia un pericolo sia una fonte d'imbarazzo per gli Stati
Uniti.
Permettetemi di riassumere ci che sappiamo, disse Burton Welsh, un
uomo che sembrava molto pi raffinato dei diplomatici che proteggeva. Il
messaggio stato dipinto sulle finestre dal quinto al dodicesimo piano.
Dobbiamo effettuare esami approfonditi, per abbiamo accertato che si
tratta di vernice e non di sangue, come certi cronisti televisivi hanno ipo-
tizzato. La vernice utilizzata un composto, trasparente all'origine, che
prende colore se colpito da una luce forte. Si tratta insomma di una specie
di agente chimico che, quando viene illuminato, brilla.
E l come c' finita, questa vernice? intervenne il capo della polizia.
Riteniamo che la scritta sia stata tracciata da un incaricato alla pulizia
dei vetri. La piattaforma stata in funzione nella giornata di oggi, ma fino-
ra i controlli di sicurezza non hanno rilevato nulla di strano. La polizia sta
cercando di rintracciare l'addetto, un certo J oseph Farley, che vive ad A-
storia. Non l'abbiamo ancora trovato, vero, per Farley fa questo lavoro
da dieci anni e non ha precedenti a suo carico, n qui n alla polizia.
Il sottosegretario alz gli occhi dai suoi appunti. Chiunque abbia dipin-
to quella roba voleva affermare qualcosa di fronte al mondo intero. Credo
che ormai questo sia certo, anche perch l'ONU l'organizzazione mondia-
le per antonomasia. Finora, tuttavia, non abbiamo ricevuto rivendicazioni
da nessun gruppo terroristico.
Burton Welsh scosse il capo. Non siamo necessariamente orientati su
elementi stranieri, borbott, aprendo la giacca a vento dell'FBI.
Il sottosegretario inarc le sopracciglia. Pensate che si tratti di un terro-
rista o di un gruppo americano, come per la bomba di Oklahoma City? Ma
perch l'ONU? Con quale scopo? Perch sfidare uno dei sistemi di sicu-
rezza pi affidabili al mondo?
Nugent agit la mano con fare disgustato. Oggi quella sicurezza ha fat-
to cilecca, a quanto pare. La scritta stata analizzata?
Welsh prese il libro che aveva davanti. S, ed una scritta alquanto
chiara ed essenziale. Apr il libro. Riteniamo si riferisca alla Bibbia,
Nuovo Testamento, 'G' sta per il Vangelo di Giovanni, '3' per terzo capito-
lo, '16' per versetto sedici: 'Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il
suo Figlio unigenito, perch chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la
vita eterna'.
Nugent annu. Be', uno dei passi della Bibbia pi famosi in assoluto...
Ma perch qui e perch ora?
Welsh prese il cellulare, che si era messo a suonare. Abbiamo qualche
idea... Per, se questa la chiamata che stavo aspettando, allora potremo
avvalerci di un aiuto esterno.

26

Murphy continuava a provare. Aveva fissato cos a lungo quei caratteri
cuneiformi che i simboli cominciavano a danzargli davanti agli occhi,
muovendosi con un ritmo regolare. A un certo punto, si rese conto che
suonava il telefono. Mentre afferrava la cornetta, scosse il capo per cercare
di schiarirsi le idee.
Era Laura, da casa. Grazie a Dio sei ancora in laboratorio.
Bella cosa da dire a tuo marito nel bel mezzo della notte.
Murph, venuto poco fa a cercarti un agente dell'FBI.
L'FBI? Perch me, e perch proprio me a quest'ora?
Sta venendo a prenderti in laboratorio, Murph. Ti vogliono interroga-
re.

Venti minuti pi tardi, l'agente dell'FBI Hank Baines sedeva nell'ufficio
di Murphy, premendo contro l'orecchio la cornetta del telefono, mentre
Murphy camminava avanti e indietro. Laura gli aveva detto di accendere il
televisore in sala docenti, e lui aveva obbedito, assistendo cos agli aggior-
namenti in diretta della BNN dalle Nazioni Unite. Era completamente
stordito, come il resto dell'America, da quanto aveva visto.
L'agente Baines aveva ricevuto ordine da Washington di correre dalla
sezione FBI di Charlotte alla Preston University, e svegliare il professor
Murphy. Tuttavia l'interrogatorio non sarebbe stato condotto da Baines, il
quale doveva soltanto organizzare una conferenza telefonica con Burton
Welsh, capo dell'ufficio di New York.
Mr Baines, questo non ha senso. Cosa c'entro io?
Non credo che lei c'entri, signore.
Be', lei si precipitato qui a interrogarmi.
Le ho gi detto che non la interrogher io, professor Murphy.
Cosa ancora pi illogica. Se tutto ci si limita a una telefonata, che ci fa
lei qui? Mi sparer all'istante se sbaglio a rispondere?
Baines parl nel ricevitore. Agente Baines in posizione, New York.
Metto subito il professore in linea. A un cenno di Baines, Murphy prese
la cornetta.
Professor Murphy, sono Burton Welsh, agente speciale dell'FBI in ser-
vizio alle Nazioni Unite. Lei in vivavoce col capo dell'Ufficio Sicurezza
dell'ONU, Lars Nugent. Grazie per la sua disponibilit.
Murphy si accigli, poi disse: Signori, non capisco cosa posso fare per
voi.
Mr Murphy, mi spiace disturbarla, ma qui all'ONU abbiamo un'emer-
genza.
Ho appena visto il servizio in TV. Ma io cosa c'entro?
Signore, conosciamo la sua competenza riguardo alla Bibbia.
Sciocchezze, agente Welsh. Non ho mai avuto a che fare con voi prima
d'ora, ma ho sempre creduto che voi dell'FBI foste bravi tiratori, in tutti i
sensi. Avreste potuto interpellare decine di esperti che della Bibbia ne san-
no pi di me, compresi parecchi l a New York, evitando di scomodare
l'agente Baines per farmi da balia.
Posso chiederle che cosa pensa del messaggio 'G 316'?
Agente Welsh, sono un esperto di storia della Bibbia, non di graffiti
moderni.
Ci provi comunque, la prego, Mr Murphy.
Prima di rispondere, Murphy trasse un respiro profondo. Giovanni,
3:16, come di certo saprete, il versetto ritenuto da molti cristiani il pi
importante dell'intera Bibbia.
Perch?
Perch ci dice che, attraverso la fede nel Figlio di Dio, Ges Cristo, ri-
ceveremo il dono della vita eterna.
Lei ritiene quindi che tale scritta sia opera di un fanatico religioso, in-
tervenne Nugent.
Accidenti, signori! Parlare di un fanatico religioso soltanto perch si
tratta di una citazione dalla Bibbia? Capisco che qualcuno possa pensare a
un fanatico, giacch chiunque abbia tracciato quella scritta sul Palazzo
dell'ONU andato incontro a guai seri. Per ci sono moltissimi individui,
compreso il sottoscritto, che pensano a quella citazione ogni giorno della
loro vita, e si sentirebbero offesi a essere descritti come fanatici religiosi.
Ascolti, Mr Murphy. Il pacato tono ufficiale dell'agente Welsh era
scomparso. Non ho tempo di discutere di semantica con lei. Ammetter
che ci sono molte frange di cristiani evangelici in questo Paese.
Adesso capisco. Mi ha chiamato perch, nei suoi database, compaio
come l'unico esperto biblico che anche un noto cristiano evangelico. Fa-
natico religioso la sua definizione di cristiano evangelico, vero? Credevo
che all'FBI non ci fosse posto per stereotipi cos ignobili.
Suvvia, Murphy, abbiamo innumerevoli dossier su frange di gruppi cri-
stiani che sbraitano e farneticano contro le Nazioni Unite. Non concorda
sul fatto che uno di quei gruppi sembra sceso sul sentiero di guerra?
Murphy gett un'occhiata a Baines, che ascoltava dalla derivazione, ma
l'agente si stava stropicciando gli occhi, forse per evitare il suo sguardo.
Attese qualche secondo per calmarsi poi replic, in tono assai pi misura-
to: Personalmente non mi considero n una frangia di qualcosa n stram-
bo n reazionario n matto, e rifiuto qualunque altra etichetta mi si voglia
appiccicare a causa della mia fede. Non posso aiutarla.
Non pu o non vuole? ribatt Welsh.
Prima che Murphy potesse rispondere, la porta dell'ufficio si apr e Lau-
ra entr di slancio. Murph, che succede? Cosa vuole da te l'FBI per que-
sta pazzia alle Nazioni Unite?
Tesoro, non lo so proprio. Ma c' qualcosa di sporco in tutto questo, e
non mi riferisco a quella roba che sporca le finestre dell'ONU. Poi torn a
parlare al telefono: Agente Welsh, mia moglie qui e anche lei condivide
la mia fede. Far meglio a mandare rinforzi all'agente Baines... I fanatici
religiosi sono in superiorit numerica. La metto in vivavoce.
Laura sembr prima sconcertata, poi perplessa dalla sfuriata del marito.
Professor Murphy... Mrs Murphy... Sono l'agente dell'FBI Burton
Welsh a New York. Be', insomma, sembra ci sia stato un malinteso...
Ora riaggancio, Welsh. Non capisco proprio come potrei aiutarla a ri-
solvere il suo mistero, quando invece ho qui un manoscritto vecchio di
qualche migliaio di anni col quale posso fare qualcosa di utile. A meno che
non voglia far arrestare me e mia moglie dall'agente Barnes e poi ordinar-
gli di fare una retata nella nostra chiesa, adesso la lascio.
Welsh si mosse sulla sedia, a disagio. Va bene, Mr Murphy. Ma non si
allontani troppo.
E questo che significa?
L'agente Baines si protese a interrompere la comunicazione prima della
risposta di Welsh. Mi spiace, professor Murphy... Sembra che stasera le
cose siano un po' sfuggite di mano...
Avvertendo un certo imbarazzo in quella esitazione, Laura chiese: A-
gente Baines, c' qualcos'altro che dovremmo sapere?
No, rispose lui, abbassando lo sguardo.
Baines, con noi pu parlare. Non siamo mostri, qualunque cosa pensino
quelli di New York.
No, signora, lo so. L'agente Welsh un brav'uomo e un agente di
prim'ordine. L'ho visto in azione a Quantico. Ma... io sono di queste parti,
e so che la gente di citt si fa spesso strane idee sulla religione. Non siamo
tutti cos, noi dell'FBI.
Murphy gli diede la mano. Grazie, agente Baines. Talvolta ci vuole un
uomo speciale per stare contemporaneamente dalla parte di Dio e del pro-
prio lavoro. Lei sembra esserci riuscito, e per questo l'ammiro. Un po' del
suo equilibrio mi sarebbe stato utile, stasera.
Laura pos una mano sul braccio del marito e glielo strinse con affetto.
Tu, scegliere l'equilibrio invece della collera? Se l'agente Baines te lo
potesse insegnare, gli daremmo una cattedra qui a Preston. Agente Baines,
stato un piacere conoscerla, anche se in circostanze un po' strane.
Be', sono stato soltanto un messaggero... e francamente non mi dispiace
star fuori della mischia, qualunque cosa stia accadendo a New York.
Laura mise tutt'e due le braccia intorno a Murphy. Quel tizio dell'FBI
non pensa che tu abbia qualcosa a che fare con la faccenda dell'ONU, vero,
Murph?
No, credo che stia disperatamente cercando di trovare una risposta lo-
gica al perch qualcuno abbia tracciato un riferimento alla Bibbia sul Pa-
lazzo di Vetro. In pi, come tanti, considera noi credenti parte di un vasto
complotto contro i liberi pensatori. Su un punto comunque ha ragione.
Qualcuno si cacciato in un mare di guai per dipingere quella roba lass.
Murph riflett, come aveva fatto per l'ultima mezz'ora, sul possibile mo-
tivo di quel gesto. In quell'unica frase, ispirata dallo Spirito Santo a san
Giovanni, era racchiuso l'intero messaggio della Bibbia. Si era gi parlato
di quel passo anni prima, quando, durante la trasmissione televisiva di nu-
merosi eventi sportivi, e in moltissime zone del Paese, un individuo aveva
preso l'abitudine di portare un cartello con su scritto, in modo rudimentale
e a grandi caratteri neri, GIOVANNI 3:16. Qualche tempo dopo, un pro-
fessionista del wrestling - in modo assai idiota - ne aveva utilizzato una
variante come parte del suo spettacolo. Ma adesso le cose stavano diven-
tando preoccupanti. L'eccezionale copertura mediatica della notizia faceva
temere che i mezzi d'informazione fossero pronti a sfruttare quel brano, il
pi bello e profondo dei passi biblici, che aveva portato la speranza a mi-
lioni di persone in tutte le epoche, all'interno di una campagna denigratoria
nei confronti dei cristiani evangelici. Murphy scosse la testa, pensando
all'aspetto ironico della situazione...
Giovanni 3:16... un buon messaggio da affiggere lass, disse Laura.
S, convenne Murphy. Per qualcosa mi dice che a mettercelo non
stato un insegnante di catechismo.

27

Il network BNN seguiva in diretta i fatti dell'ONU e Shane Barrington,
solo nel suo appartamento, stava guardando la trasmissione. Era stato il
direttore del canale news ad avvertirlo e aveva ordine di chiamarlo sulla
linea personale qualora vi fossero sviluppi importanti.
Naturalmente, il direttore non aveva idea che Barrington fosse, seppur
marginalmente, coinvolto nella faccenda. Come potrebbe? pens Barrin-
gton. Neanch'io sono sicuro di essere coinvolto. Le persone per cui adesso
lavorava, quei Sette, insieme col loro atroce sicario, Artiglio, erano uno
strano gruppo. Non osava fare domande e, anche volendo, non aveva modo
di entrare in contatto con loro. Per sembravano conoscere tutto dei suoi
affari... e probabilmente anche della sua vita privata, se l'avesse avuta.
Barrington trascorreva molte serate nel suo appartamento a studiare rap-
porti e cifre. E quella sera non faceva eccezione. Grazie alla tranquillit
finanziaria assicuratagli dai Sette, la sua avidit era ormai irrefrenabile:
spingeva ogni settore delle sue aziende a espandersi, a rilevare altre attivi-
t, trovando nuovi modi per schiacciare la concorrenza.
L'appoggio dei Sette gli consentiva anche di corrompere i pochi assisten-
ti fidati che operavano all'interno dell'organizzazione, in modo da essere
certo che non vi fossero inganni e tradimenti. Ovviamente c'erano delle
talpe, preposte a informare i Sette, ma lui non se ne curava pi, avendo
ormai abbandonato ogni tentativo di modificare la loro linea di gestione
degli affari. Quando lo avevano chiamato, sapevano benissimo che lui era
un magnate senza scrupoli, che lavorava sodo, si batteva fino all'ultimo
sangue e pensava solo al risultato finale.
Eppure avrebbe voluto sapere di pi su quei Sette. Qual era il loro sco-
po? Si arricchivano enormemente e miravano a costruire un impero tecno-
logico e mediatico praticamente senza confini... ma che ruolo aveva lui nei
loro piani?
Quella faccenda delle Nazioni Unite... Lui aveva ricevuto precise istru-
zioni da Artiglio, in base alle quali aveva ottenuto la lista delle misure di
sicurezza dell'ONU e dei sistemi per aggirarle. Le informazioni erano state
ottenute grazie a manovre molto complesse, eppure impossibili da rintrac-
ciare. Neppure le indagini a tappeto che sarebbero state condotte alle Na-
zioni Unite avrebbero portato alla luce qualcosa di significativo.
Tuttavia, una volta trasmesse le informazioni ad Artiglio, Barrington
non aveva pi saputo nulla fino a quella sera. Era ovvio che, dietro quell'a-
zione, c'erano in qualche modo Artiglio e i Sette, ma a che scopo?
Come gli succedeva sempre, Barrington si meravigli per la rapidit e la
bravura dei suoi dirigenti televisivi, che avevano gi ideato - e messo in
sovrimpressione sui tutti i servizi - un logo che diceva: OLTRAGGIO
ALL'ONU. A ogni buon conto, dipingere un messaggio sulla facciata
dell'edificio sembrava pi uno scherzo goliardico che una minaccia alla
sicurezza mondiale.
Il telefono si mise a suonare e Barrington, pensando che fosse il direttore
del canale news, rispose: J im, dammi le ultime notizie.
Non riceverai notizie stanotte, Barrington, sarai tu a fare notizia.
Era Artiglio. Suo malgrado, Barrington si sent gelare.
Darai alla tua star, a quella Stephanie Kovacs, il grande scoop della se-
rata.
Io?
Ascolta e scrivi. Nel Queens, all'incrocio tra la 164th Street e la 76th
Avenue, c' una casa affittata da J oe Farley, uno degli addetti alla pulizia
delle finestre dell'ONU. Non la sua abitazione, bens una specie di rifu-
gio segreto... cos segreto che, in effetti, lui non sapeva nemmeno di averlo
affittato, mi spiego? Di' alla Kovacs che un tuo amico, un pezzo grosso
della polizia, ti ha informato che l'FBI sta per fare un'irruzione. L'FBI non
lo sa ancora, cos lei avr un bel vantaggio.
Ma di che si tratta? Quel tizio, Farley, si nasconde l?
Farley custodiva in quella casa un ampio assortimento di testi e docu-
menti religiosi, Bibbie comprese... accanto ai progetti per far saltare in aria
l'ONU.
E tu come lo sai? Non puoi averlo dedotto dalle informazioni che ti ho
dato.
Diciamo che tutte queste informazioni me le sono date da solo.
Vuoi dire che hai nascosto l le prove per far arrestare questo Farley?
Ma, quando l'FBI lo trover, non sar evidente che qualcuno lo ha incastra-
to?
Ma l'FBI non trover mai Farley. N lo trover nessun altro. E, credimi,
mai prima di quando qualcuno trover te se mi fai anche solo un'altra
domanda. Chiama la Kovacs, spiegale che sta per fare uno scoop, dille di
andare l col suo operatore e cominciare a riprendere. Trover dopo una
scusa per l'effrazione. Poi, domani, le ordinerai di raddoppiare gli sforzi
nelle indagini su questi pazzoidi cristiani evangelici. Quello che hanno
fatto a un simbolo internazionale come l'ONU veramente disgustoso.
Barrington non sapeva se prendere quell'ultima frase come una battuta,
ma la comunicazione fu interrotta. Quindi, mentre digitava il numero breve
della Kovacs, decise di usare con lei le medesime parole di Artiglio.

28

Qui Stephanie Kovacs, in diretta e in esclusiva mondiale per la BNN.
Mi trovo in una strada apparentemente tranquilla nel Queens, a New York
City. In questa normalissima casa di mattoni a due piani che vedete dietro
di me, aveva sede la cellula terroristica dell'ideatore della terribile aggres-
sione avvenuta stasera alle Nazioni Unite.
Artiglio, che seguiva nella sua camera d'albergo, ridacchi, pensando:
in gamba, quella donna. Probabilmente ha pi ghiaccio nelle vene del suo
stesso capo, Barrington.
L'avrebbe tenuta d'occhio per esigenze future.

Nell'Ufficio Sicurezza dell'ONU, Burton Welsh si precipit da Nugent e
accese il televisore. Quella cronista della BNN, Stephanie Kovacs, sta
trasmettendo dal nascondiglio segreto del pulitore di finestre.
Nugent imprec, poi disse: Come c' arrivata?
Welsh si strinse nelle spalle. I miei sostengono che ha detto di essere
arrivata li grazie a 'voci di strada'. E probabilmente non riusciremo mai a
sapere di pi da lei. E guarda cos'ha trovato. Alz il volume.
... sebbene non vi sia traccia del presunto affittuario, J oseph Farley, la
BNN ha trovato in casa sua la conferma che era un pulitore di vetri delle
Nazioni Unite e che avrebbe potuto facilmente perpetrare la terribile ag-
gressione. Ci stato anche confermato che era nuovo della zona e che que-
sta non era la sua residenza legale. Una vicina, per, mi ha detto di averlo
visto entrare e uscire da questa casa a ore insolite.
La telecamera si allontan dalla Kovacs e, nel freddo bagliore delle luci
artificiali, zoom sul tavolo di quella che sembrava una sala da pranzo,
inquadrando pile di libri e carte.
Ecco cos'ha trovato la BNN, arrivando per prima in casa di Farley il
Fanatico. Bibbie sottolineate nei passaggi chiave su Cristo e sulla resurre-
zione. Piante del Palazzo di Vetro, anche queste sottolineate in vista di
quello che sarebbe potuto essere un attacco terroristico.
Nugent imprec di nuovo. Quanto ci vorr prima che la polizia di New
York arrivi a interrompere il servizio?
Welsh port il cellulare all'orecchio. Circa un minuto e mezzo. Non
appena i poliziotti saranno sul posto, mi metteranno in contatto telefonico
con la giornalista. Tutto ci si sta trasformando in uno spettacolo da barac-
cone.

Artiglio non perse tempo ad ascoltare l'intervista della Kovacs alla vec-
chia scema che viveva nella casa accanto a quella che lui aveva affittato a
nome di Farley. Sapeva che la Kovacs era troppo brava per lasciarsi sfug-
gire Mrs Sorcatini. Era mezza cieca ma una vera ficcanaso, e Artiglio ave-
va fatto in modo di essere visto da lei quando, a notte fonda e travestito da
Farley, aveva compiuto due spedizioni per sistemare la casa.
No, aveva visto abbastanza di quel sensazionalistico e assai soddisfacen-
te servizio della BNN. E, a quanto pareva, lo stesso poteva dirsi del suo
contatto al castello. Al secondo squillo, apr il telefono criptato. Come pre-
visto, la voce era quella di J ohn Bartholomew, il suo principale contatto
coi Sette.
Be', Artiglio, se Ges avesse avuto a disposizione il miracolo della te-
levisione via satellite ventiquattr'ore su ventiquattro non ci sarebbe stato
bisogno degli evangelici. Immagino si possa dire che stasera hai pratica-
mente iniziato a fare la stessa cosa, usando quella giornalista per incomin-
ciare un'opera di distruzione.
Non saprei, signore, replic Artiglio. solo un fuoco di paglia.
Quando le autorit cominceranno le indagini, i fatti si riveleranno inconsi-
stenti e Farley non potr certo spuntare fuori a confermare il tutto.
Via, Artiglio, non questo il momento per fare il modesto. Sei stato
l'artefice di un evento mediatico su scala mondiale e questo, al giorno
d'oggi, tutto ci che conta. A nessuno importano i dettagli, le correzioni,
il prosieguo... Quando arriveranno, la gente si sar gi buttata sullo scan-
dalo successivo. Ma ricorder che un 'cristiano da ricovero', come dicono
nei talk-show, voleva far saltare in aria l'ONU. Direi che stata una nottata
proficua.
Se lei contento, lo sono anch'io. Vuole che anticipi il prossimo col-
po?
No, Artiglio, continua il lavoro di preparazione. Io e i miei colleghi
dobbiamo decidere la strada da seguire e in base a quale tabella di marcia
procedere. Ogni cosa dev'essere fatta in modo da mantenere il controllo.
Se opportunamente orchestrato, il caos pu essere un'attivit meritoria.
Altrimenti, soltanto caos... almeno finch non si riesce a manipolarlo a
proprio vantaggio. Ti richiamer.

Burton Welsh urlava, costringendo Stephanie Kovacs a reggere il telefo-
no a trenta centimetri dall'orecchio. Non era in onda, perch aveva passato
la linea allo studio per il notiziario. Mr Welsh, lei sa che non riveler le
fonti che mi hanno consentito di battere sul tempo la polizia - e l'FBI - nel
raggiungere la casa di Farley.
Welsh si rifiut di abbassare la voce anche di un solo decibel. Tutta la
libert di stampa di questo Paese non la salver da una denuncia per effra-
zione, Miss Kovacs. Lei non aveva nessun diritto di entrare in quella casa,
e lo sa bene.
Stephanie assunse il suo tono pi innocente. Vede, agente Welsh, stavo
sorvegliando la casa da dentro il furgone quando ci sembrato di veder
uscire del fumo dall'appartamento. Cos ci siamo precipitati dentro per
salvare chiunque fosse l, facendo semplicemente il nostro dovere di bravi
cittadini.
Welsh grugn. Fuoco un corno! Ci sar del fuoco, glielo prometto,
quando le brucer il didietro in tribunale!
Stephanie Kovacs sorrise. Mr Welsh, non crede che uno psicopatico sia
pi che sufficiente per stasera? Se ha altre domande, le pu rivolgere al-
l'ufficio legale della BNN. Ciao, FBI.

29

Ehi, Artiglio, giuro che abbastanza per far credere che esista un pote-
re superiore. La voce di solito tetra di J ohn Bartholomew sembrava quasi
allegra sulla linea criptata. La fase successiva del nostro piano ci caduta
tra le braccia. Fa' i bagagli.
Come sempre, Artiglio non dimostr la minima emozione. Dove va-
do?
A rafforzare la tua nuova, appassionata devozione nel cristianesimo e-
vangelico, amico mio.
Stavolta spero che mi tocchi qualcosa di pi dell'uso di qualche baratto-
lo di vernice.
Credo di s, ma dovrai essere paziente, Artiglio. All'inizio di questa
nuova fase, toccher a qualcun altro fare il grosso del lavoro. Solo che lui
ancora non lo sa.
A chi? domand Artiglio in tono guardingo. I nostri accordi preve-
devano che avrei avuto il completo controllo di qualunque operazione ne-
gli Stati Uniti.
Come sei diffidente... Lo avrai, sta' tranquillo. Dovrai solo tenere d'oc-
chio il nostro uomo mentre, ignaro di tutto, affronter le sue sfide. Ha certe
abilit con le quali neanche tu puoi competere.
Che tipo di abilit?
Sa cercare cose... vecchie cose. Andrai a Preston, nel North Carolina,
per tener d'occhio il professor Murphy.
Io vado a caccia, io uccido. Perch vuole che controlli un professore?
Tu sei un uomo di poche parole, Artiglio, ma usi frasi chiare e colorite.
Una delle nostre fonti in Medio Oriente ci ha detto che Murphy ha trovato
qualcosa che vogliamo assolutamente.
Allora vado a prendere ci che volete e chiudiamo la faccenda.
Oh, lo farai, ma non cos semplice. Quello che noi vogliamo in pez-
zi, pezzi che probabilmente nessun altro uomo al mondo potrebbe trova-
re.
Ma questo ridicolo. Avete dimostrato di avere abbastanza potere e
denaro per fare tutto ci che volete.
Murphy non pu essere comprato. Ha moralit, principi... cose che non
capiresti. E cerca di essere un buon cristiano, cosa che sicuramente non
capisci. Eppure, sorprendentemente, corre anche dei rischi. un po' come
te, un uomo d'azione, talvolta pure avventato. Ecco perch mi piacerebbe
proprio assistere al vostro scontro... Sar un vero spettacolo.
Non creda di spaventarmi.
Non sto cercando di spaventarti, ti sto avvisando che dovrai sorvegliare
un uomo molto diverso da un pulitore di vetri grassottello. intelligente,
capace e soprattutto l'unica persona al mondo che dispone delle cono-
scenze, del coraggio e della motivazione necessari per riconoscere il valore
dei reperti di cui ci vogliamo impadronire. E sa anche come trovarli.
Ma cosa sono questi reperti che sta cercando per voi? Lui si occupa di
roba vecchia, di ciarpame biblico, no?
Colorita definizione, Artiglio. S, ritrova antichi manufatti che contri-
buiscono a confermare l'effettiva storicit di eventi citati nella Bibbia.
E perch questo v'interessa? Credevo odiaste tutte le religioni.
No, non cos. Un giorno, ben presto, avremo una nuova religione, e
una soltanto. E, per favorire la conversione di milioni di cristiani alla no-
stra unica religione, useremo alcuni simboli della loro Bibbia. Se potremo
dimostrare che Dio ci ha affidato tali simboli, acquisiremo una maggiore
autorevolezza. Inoltre quei simboli serviranno a... distrarre i cristiani du-
rante il processo di distacco dal loro vecchio Dio e di avvicinamento al
nostro nuovo Dio.
Ma perch quei manufatti devono essere autentici? Non potete fabbri-
carveli da soli?
No, perch al mondo c' gente come Murphy che sa riconoscere un fal-
so. Senza contare che il reperto al quale lui sta dando la caccia possiede un
suo reale potere, o almeno cos si dice. Sto parlando del Serpente di Bron-
zo che Dio diede a Mos...
Mi sta dicendo che voi, i Sette, credete nei ricordini della Bibbia, seb-
bene disponiate di tutto il potere che il denaro pu comprare?
Be', Artiglio, quando Murphy avr trovato le tre parti del Serpente e le
avr riunite, allora vedremo. Che quel manufatto abbia un potere oscuro
oppure no, lo useremo a tempo debito come elemento portante per riunire i
credenti della nostra religione. Perci tu rimarrai vicino al professor
Murphy mentre cerca le altre due parti, quindi le prenderai per noi. Capi-
to?
Tuttavia non mi limiter a fare il baby-sitter, nel North Carolina, ve-
ro?
Ah, le grandi menti ragionano allo stesso modo, Artiglio. Sai bene che
abbiamo studiato le nostre prossime mosse per gli altri scopi che ci prefig-
giamo di ottenere, cio provocare un diffuso timore e una crescente sfidu-
cia in tutte le organizzazioni e istituzioni mondiali. La nostra attenzione si
rivolta ai centri urbani, tuttavia, per la tua missione, abbiamo deciso di
combinare vari bersagli. Porteremo il terrore in una cittadina. E continue-
remo la nostra offensiva contro i nostri fratelli e sorelle evangelici.
Per la prima volta nel corso della conversazione, Artiglio sembr eccita-
to. Mi faccia indovinare. La cittadina Preston, nel North Carolina. E la
chiesa evangelica quella di Murphy.
Molto bene, Artiglio. Sei il primo della classe. In effetti, sei pronto per
l'universit.

30

Nabucodonosor ardeva d'impazienza.
Daniele sembrava intento ad ascoltare una voce interiore. Infine parl
di nuovo. Hai visto una grande effigie, o re. Hai sognato una statua.
Una statua! S! La vedo! Il re era in piedi e sorrideva come un cieco
che avesse miracolosamente riacquistato la vista.
Ignorando l'eccitazione del re, Daniele continu: La statua che hai vi-
sto nei tuoi sogni era colma di magnificenza, superba nella forma, maesto-
sa. Una statua enorme che svettava su di te dall'alto dei suoi novanta cubi-
ti. La testa della statua era d'oro, meravigliosamente brillante, come fuoco
fuso, il petto e le braccia di argento splendente come luna piena...
Il re, fattosi innanzi, lo afferr con forza per le spalle. Era come se la
statua fosse davanti a loro, coperta da un gran velo nero, e Daniele lo
stesse rimuovendo a poco a poco con le sue parole.
L'addome e le cosce erano di bronzo, le gambe di ferro e i piedi di ar-
gilla e ferro mescolati insieme, disse, poi tacque, e il re rimase immobile,
non osando muoversi n parlare nel timore che la visione svanisse.
Nabucodonosor sedette sul trono di legno di cedro e bevve a grandi sor-
si una coppa di vino. L'allegria che aveva provato nel ricordare il sogno
era stata inebriante ma di breve durata. Adesso era tormentato dall'ansia
di conoscere il significato nascosto in quella visione straordinaria.
Alz lo sguardo, e Daniele parve udire la domanda prima che gli venis-
se rivolta.
Le quattro parti della statua rappresentano quattro imperi. Prima l'o-
ro, poi l'argento, poi il bronzo. Ogni impero meno potente del preceden-
te. L'ultimo impero, quello di ferro, sar il pi debole: le sue fondamenta, i
piedi d'argilla e ferro mescolati insieme, saranno allo stesso modo divise.
Quattro imperi? chiese il re. E solo quattro?
S, ci saranno solo quattro imperi fino agli Ultimi Giorni. Questo il
modo in cui le genti sapranno che soltanto il Dio che nei Cieli pu svela-
re con esattezza la storia prima che si verifichi. Allora, negli Ultimi Gior-
ni, dieci regni del mondo si riuniranno, cercando di ricostruire un regno
simile al tuo, o re. Dopo di ci, giunger la fine.
Era straordinario. Nabucodonosor viveva in un mondo in cui la bugia
era moneta corrente. Perfino quelli a lui pi vicini - forse specialmente
loro - non potevano essere ritenuti degni di fiducia. Ormai da molto tempo
pensava che soltanto una persona legata e incatenata, che vede il ferro
rovente avvicinarsi nella mano del torturatore, potesse dire la verit.
Eppure non aveva il minimo dubbio: ogni parola pronunciata da Danie-
le sarebbe accaduta. Per la prima volta in vita sua, Nabucodonosor, il re
d'innumerevoli nazioni, sent che il suo mondo stava crollando.
Ancora una volta, lo schiavo ebreo anticip il suo pensiero.
E che ne sar di Babilonia, che ne sar di Nabucodonosor in tutto que-
sto?
Daniele torn a fissare il re negli occhi, e la sua voce, profonda e riso-
nante, parve colmare la stanza. Ecco l'interpretazione del sogno. Sei sta-
to scelto da Dio per essere il re di tutte le cose e tutti gli uomini. Il Dio che
e nei Cieli ti ha donato un regno, potere, forza e gloria. Prima dell'arrivo
del Regno dei Cieli, il tuo sar l'impero pi grande che il mondo mai co-
noscer. Tu, mio re, sei la Testa d'Oro della statua nel sogno. Quando
nascer il quarto regno, esso sar forte come il ferro. Quel regno cadr a
pezzi e schiaccer tutti gli altri regni.
Cadr a pezzi? url il re.
Quello il resto del tuo sogno. Hai visto una pietra plasmata senza
mani. La pietra ha colpito l'effigie con gran forza, mandando in frantumi i
piedi di ferro e argilla. L'effigie crollata al suolo. I pezzi di ferro, argilla,
bronzo, argento e oro sono stati tutti schiacciati, diventando come pula sul
suolo dell'aia. Poi ti vento si alzato e li ha spazzati via, cosicch non ne
rimasta traccia. E la pietra che ha colpito l'effigie diventata grande co-
me una montagna, avvolgendo tutta la terra.
Il re si alz e cominci a camminare avanti e indietro.
Mio re, i piedi che hai visto, fatti in parte di argilla e in parte di ferro,
indicano un regno diviso, forte eppure fragile. Come sai, o mio re, il ferro
non si mescola con l'argilla. E nei giorni di questo regno diviso, il Dio che
nei Cieli costruir il Suo Regno, che non sar mai distrutto. Non sar
governato da uomini comuni. Distrugger tutti gli altri regni e vivr in
eterno. Daniele fece una pausa, poi concluse: Il Dio che nei Cieli ti ha
fatto conoscere queste cose, o re. Il sogno e la sua interpretazione sono
sicuri.
Nabucodonosor, dopo aver ordinato ai suoi uomini di offrire a Daniele
doni e profumi, pos una mano sulla spalla del giovane. Da oggi in poi
sarai governatore di questa provincia e capo di tutti i saggi di Babilonia.
Perch tu, Daniele, servi un Dio pi grande di qualunque altro.

31

Chuck Nelson infil la mano nella tasca dei jeans, ne tir fuori una man-
ciata di banconote sgualcite e le guard, irritato. Dieci dollari, pi o meno.
Abbastanza per un hamburger, forse anche un po' di chili. Scacci dagli
occhi un ciuffo di biondi capelli unti e fiss torvamente i soldi, come se
fissandoli potesse cambiare qualcosa.
No. Erano gli stessi dieci dollari che aveva in tasca quando i poliziotti lo
avevano fermato a bordo della Chevrolet rubata. Come indossava gli stessi
jeans macchiati d'olio, laceri alle ginocchia, la stessa felpa verde impatac-
cata e le stesse scarpe da ginnastica infangate. Perlomeno gli avevano lava-
to i vestiti. Non sembrava avessero fatto lo stesso coi soldi.
Il suo stomaco si mise a brontolare. Quand'era stata l'ultima volta che
aveva mangiato un pasto degno di un essere umano, invece che di un maia-
le? Non lo rammentava. Un'abbondante porzione di chili sarebbe andata
bene. E aveva anche bisogno di bere qualcosa.
Avrebbe speso fino all'ultimo centesimo, a meno che, mentre era in pri-
gione, non avessero approvato una legge per la distribuzione gratuita di
birra. La citt distava solo tre chilometri e magari qualcuno si sarebbe fer-
mato per dargli un passaggio. Ma ne dubitava. Bastava un'occhiata per
capire che lui era una fonte di guai. E la brava gente di Preston i guai pre-
feriva sempre evitarli, se possibile.
Sentendo le prime gocce di pioggia, si strinse nel vecchio giubbotto del-
la Preston High School e cominci a camminare lungo la strada di campa-
gna a due corsie.
Prima la birra, poi alcuni conti da saldare.

Due ore dopo, Chuck sedeva a un tavolo della Mooney's Tavern e beve-
va le ultime gocce di birra da un boccale ormai vuoto. Si sentiva un po'
brillo, ma i soldi erano finiti e il barista, un tizio nuovo, probabilmente
appena uscito dalla scuola professionale, non gli aveva fatto credito. Sbatt
il boccale sul tavolo e sput per terra. Quanti soldi aveva speso in quel
posto pidocchioso negli ultimi anni, bevendo la loro schifosa birra annac-
quata? La matematica non era il suo forte, ma dovevano essere parecchi. E
adesso il barista lo stava guardando come fosse qualcosa di disgustoso che
si accingeva a raschiare da sotto le scarpe. Chuck sentiva crescere la sua
rabbia e avvert un formicolio alla punta delle dita, come se fosse stata
accesa una miccia.
Un grido stridulo, seguito da risate roche, distolse la sua attenzione dal
barista. Voltandosi, Chuck vide una bionda carina, alla quale era andata di
traverso la birra. Un'altra ragazza le batteva la mano sulla schiena e i due
tipi seduti con loro davano manate sul tavolo, gridando forte.
Non ebbe bisogno di leggere le parole PRESTON UNIVERSITY sulle
loro felpe per capire che erano studenti. Lui si era ubriacato in quel posto
quando loro portavano ancora l'apparecchio ai denti... eppure adesso era a
lui che il barista lanciava occhiate di fuoco.
And lentamente verso di loro e pos le mani sulle spalle dei due giova-
ni. Ehi, ragazzi, niente scuola, oggi, eh? Credo che alla vostra amichetta
farebbe comodo una lezione su come si beve la birra. Poi sorrise e diede
loro una pacca amichevole.
La biondina si pul la bocca con la manica e lo guard in cagnesco, men-
tre i ragazzi, scrollatisi di dosso le mani di Chuck, balzarono in piedi. Era-
no di qualche centimetro pi bassi di lui e non sembravano in forma.
Troppa lettura e poco allenamento, pens Chuck. Cap che non volevano
far brutta figura davanti alle ragazze, ma lo sguardo preoccupato nei loro
occhi gli rivel pure che non gli avrebbero procurato guai.
Sentite qua. Voi due mi pagate un boccale di birra e io vi do una dimo-
strazione. Vi faccio vedere come si fa. Gratis. Che ne dite? Lanci loro il
suo sorriso migliore e strizz l'occhio alle ragazze, che continuavano a
fissarlo, furiose come gatte selvatiche. Ehi, non colpa mia se i vostri ra-
gazzi sono cos smidollati, pens.
Stava per ribadire il concetto quando si sent tirare la giacca da dietro.
Perse l'equilibrio, arretr barcollando e cadde pesantemente addosso a un
tavolo. Prima che potesse riaversi, qualcuno gli inchiod le braccia sulla
schiena, cominciando a spingerlo verso la porta.
Ehi, toglimi le mani di dosso. Riusc a liberarsi dalla presa e si volt
di scatto. Il barista non si era mosso e sogghignava, a braccia conserte.
Accanto a lui c'era un tizio che Chuck non aveva visto prima. Era pi mas-
siccio e aveva la barba lunga e vari tatuaggi scoloriti sulle braccia. Dev'es-
sere uscito dalla cucina, pens.
Il tizio si fece avanti e, fermandosi a qualche centimetro dal suo viso, si-
bil: Fuori. Subito. Prima che diventiamo cattivi. Qui dentro non voglia-
mo gentaglia come te.
Chuck pens che col barista ce l'avrebbe fatta, nessun problema. Ma il
tizio della cucina era un'altra faccenda. Non era il caso di farsi pestare per
un bicchiere di birra, anche se ne aveva una gran voglia. Se ne and senza
guardarsi indietro.

Qualche minuto pi tardi, l'uomo chiamato Artiglio lasci sul tavolino
d'angolo la propria birra - che peraltro non aveva neppure assaggiato - e
usc dal bar. Controll la strada: nessun segno di Chuck in entrambe le
direzioni. Ma non si preoccup. Non era affatto difficile prevedere la sua
prossima mossa. Annus l'aria e poi gir a destra. Verso il fiume.
Mentre attraversava la citt, oltrepassando il piccolo emporio all'angolo,
poi il negozio di roba usata con gli orsacchiotti di peluche in vetrina, si
domand quanto a lungo si sarebbe dovuto trattenere a Preston. Abbastan-
za per dare un contributo duraturo al luogo, ne era certo. Per apportare
alcuni cambiamenti che sarebbero stati ricordati. Si ferm davanti all'Hey,
Preston!, un negozio di articoli di magia con l'insegna dipinta a mano, raf-
figurante un coniglio che faceva capolino dalla falda di un cappello a ci-
lindro, e sorrise. Oh, s. Avrebbe mostrato loro qualche trucchetto nuovo,
prima che tutto fosse finito.
Altri dieci minuti di cammino e i negozietti carini e i ristoranti per fami-
glie cominciarono a lasciar posto a negozi chiusi da assi e ad appezzamenti
di terreno incolti. Anche Preston aveva la sua zona poco raccomandabile,
dove l'illuminazione stradale non era cos buona e le recinzioni di legno
mancavano di qualche paletto e di una mano di vernice bianca. Cominci a
cercare un punto adatto.
Lo trov quasi subito. Un vicolo tra un ristorante cinese e un negozio di
liquori. Una buona scorciatoia se non si aveva paura delle ombre o di qual-
cuno in agguato. Di qualcuno che aveva un gran bisogno di soldi e al quale
non importava come trovarli, per esempio.
Scrut nell'oscurit. Si sentiva un fortissimo puzzo di verdure marce:
senza dubbio era l che il ristorante scaricava l'immondizia. Un rumore di
passi affrettati gli rivel che non era stato il primo ad avere quell'idea. S'i-
noltr nel vicolo e ascolt. Appena in tempo. Si addentr per un'altra deci-
na di metri in mezzo agli scatoloni, si rannicchi dietro un cassonetto e tir
fuori il cellulare.

Chuck immobilizz il piccoletto contro il muro con una mano, mentre
con l'altra cercava di aprire il portafoglio. L'uomo era cos terrorizzato che
non sarebbe mai riuscito a scappare e tantomeno a reagire. Ma Chuck non
dimenticava le lezioni imparate in prigione: non voltare mai le spalle; non
distrarti mai; non pensare che il tuo avversario sia sconfitto a meno che
non abbia smesso di respirare. E c'era un'altra lezione: ascolta attentamen-
te. Magari i guai non li vedi arrivare, tuttavia li puoi sentire. E infatti
Chuck sent una sirena. Difficile dire quanto fosse lontana, per il suono
sembrava avvicinarsi. Doveva finire in fretta e andarsene.
La luce di una torcia spazz improvvisamente il vicolo e, per un istante,
Chuck non vide pi nulla. Dietro la luce c'era un poliziotto, col manganello
pronto. Fermo dove sei, grid. Scansati dal muro e tieni le mani davan-
ti a te!
Chuck s'infil il portafoglio nella giacca e lasci il piccoletto, che si af-
flosci contro il muro accasciandosi poi al suolo. E adesso? Era disarmato
e il poliziotto continuava ad avanzare. Di l a qualche secondo, gli sarebbe
stato addosso.
Se non escogitava qualcosa in fretta, ben presto sarebbe tornato nella
cella 486, e stavolta avrebbero gettato via la chiave.
Il poliziotto gli punt di nuovo contro la torcia, abbagliandolo. Poi d'un
tratto si udirono un colpo secco e un acuto grido di dolore. La luce si perse
nell'ombra. Mentre gli occhi si riabituavano all'oscurit, Chuck intravide
una figura... Era un uomo alto, che sovrastava il poliziotto e teneva in ma-
no qualcosa che sembrava un'asse di legno. Il poliziotto non emetteva pi
nessun suono.
L'uomo si volt verso Chuck. Aveva un viso spettrale e uno sguardo cos
vuoto da far rabbrividire. Con una mano guantata, fece segno a Chuck di
avvicinarsi. I suoi colleghi saranno qui tra un paio di minuti. ora di an-
darsene, Chuck.
L'altro rimase assolutamente immobile, incerto su che cosa volesse dav-
vero quel fantasma. Gli sembrava di avere il cervello bloccato.
Lo spettro sembr avvertire la sua ansia. Gett l'asse di legno su un
mucchio di scatoloni e spalanc le braccia. Non aver paura di me, Chuck.
Al contrario. In effetti, potresti considerarmi il tuo salvatore. Poi rise. Un
suono duro, animalesco, nient'affatto simile a una risata.
Chuck continuava a non capire, ma il suono delle sirene era diventato
pi forte. Ormai i poliziotti erano a qualche isolato.
Andiamo, ho un posto dove ti puoi ripulire. Ho dei soldi. Ho persino un
lavoro per te. A meno che tu non preferisca tornare in prigione, natural-
mente.
Il cervello di Chuck si riattiv quanto bastava per capire che non aveva
altra scelta. Va bene, capo, disse. Come vuoi tu. Credo sia meglio che
tu faccia strada.

32

Stephanie Kovacs si sorprese a guardar fuori della finestra per la terza
volta nell'ultima mezz'ora. Perch mai stava l, a parlare con uno degli uo-
mini pi noiosi del mondo, mentre doveva occuparsi di quella vicenda che,
con sua grande sorpresa, si era rivelata tra le pi scottanti della sua carrie-
ra? Dal momento del suo servizio dalla casa di Farley il Fanatico, il pulito-
re di vetri delle Nazioni Unite non ancora ricomparso, la stella di Stepha-
nie alla BNN era infatti diventata sempre pi splendente.
Naturalmente non nuoceva il fatto che lo stesso Shane Barrington segui-
va quella storia con un interesse che non aveva mai dimostrato per qualun-
que avvenimento precedente. Da quando aveva ricevuto la soffiata ed era
corsa all'appartamento preso in affitto da Farley, Stephanie si era spesso
interrogata sulla coincidenza tra il suo primo incontro con Barrington, in
cui lui le aveva praticamente ordinato d'indagare sul movimento cristiano
evangelico, e quella scoperta sensazionale. E pensare che lei non prendeva
in mano una Bibbia dall'et di dodici anni... Adesso invece la religione
sembrava riempire le sue giornate.
Come giornalista d'assalto, le seccava parecchio che, da quella scritta
tracciata sulle finestre dell'ONU, non si fossero ancora delineate piste pre-
cise. Non era emerso infatti nessun legame di Farley con qualche noto
gruppo evangelico o con qualsiasi altra prova di un complotto mirato a
piazzare una bomba nel Palazzo di Vetro. Ma le sue rivelazioni di quella
sera erano indelebilmente impresse nella memoria di tutti.
La pista che lei stava seguendo veniva direttamente da Shane Barrin-
gton. Lui l'aveva chiamata per farle le congratulazioni - cosa mai successa
prima -, lasciandosi sfuggire quello che certi personaggi importanti a Wa-
shington gli avevano confidato e cio che l'FBI, in relazione all'attacco
all'ONU, aveva interrogato nientemeno che il professor Michael Murphy.
Stephanie si era limitata a osservare che probabilmente avevano parlato
con lui in quanto esperto della Bibbia, nel tentativo di ottenere qualche
chiarimento sul messaggio tracciato sulle finestre del Palazzo di Vetro. In
fondo, tutti i network avevano i loro esperti in ogni campo...
Barrington le aveva suggerito di recarsi lei stessa alla Preston University
per raccogliere informazioni su Murphy. Dopotutto si trattava di un perso-
naggio televisivo e, alle persone di quell'ambiente, niente piaceva di pi di
uno scandalo interno, bench Murphy fosse soltanto il conduttore di
polverosi special archeologici trasmessi dalla TV via cavo.
E cos Stephanie si era ritrovata nell'ufficio del preside Archer Fal-
lworth, il quale si era lanciato in una noiosissima disamina sulla media dei
voti universitari, sulle iniziative della comunit studentesca e sui servizi a
essa offerti. Incerta su quale fosse il ruolo di Murphy nell'ambito della
Preston University, Stephanie non aveva rivelato lo scopo della sua visita,
ma ormai era tempo di tagliar corto.
Preside, che mi dice dei cristiani evangelici? Sono attivi nel campus?
Fallworth socchiuse le palpebre. Gli evangelici? Be', s, abbiamo qual-
che membro molto... - agit una mano, cercando la parola giusta - ...
energico di quel particolare gruppo religioso, a Preston. Solo pochi, a dire
il vero, ma tendono a fare molto rumore. Fece balenare un sorriso che
voleva essere da cospiratore. Cosa le interessa esattamente?
Diciamo soltanto che tra la gente comune c' molta preoccupazione per
questi gruppi evangelici, che stanno diventando troppo forti, e fanno paura.
Voglio scoprire quanto ci riguardi la Preston University, un istituto che
eccelle nell'insegnamento delle materie umanistiche moderne. Istituzioni
come la vostra sono in prima linea nella battaglia contro il fanatismo reli-
gioso. I nostri telespettatori sarebbero interessati a saperlo.
Il sorriso di Fallworth divenne un sogghigno. Mi piace pensare che fac-
ciamo del nostro meglio, combattendo una battaglia giusta contro l'igno-
ranza e l'intolleranza. Intrecci le dita e si sporse in avanti sulla scrivania.
Ma non sempre facile. Sa, sono molto ben organizzati. E alcuni dei loro
capi sono tremendamente scaltri.
Ci siamo, pens Stephanie. Qualcuno in particolare?
Fallworth strinse le labbra. Non vorrei parlar male di nessun membro
della facolt, naturalmente...
A meno che non sia una faccenda di pubblico interesse.
Esattamente. Be', c' un professore che considera suo compito provoca-
re guai, riempiendo giovani menti impressionabili col peggior tipo di
sciocchezze spiritualistiche. Il suo nome Murphy. Fece una smorfia
come se Stephanie gli avesse estorto una confessione. Professor Michael
Murphy.
Tombola. Era il nome che Barrington le aveva fornito quando l'aveva
chiamata, due sere prima. Soltanto un piccolo supplemento d'indagine,
aveva detto. Per mettere a fuoco l'inchiesta. Stephanie non aveva idea del
perch Barrington desiderasse inchiodare quell'uomo, ma la determinazio-
ne avvertita in lui era indiscutibile. Nel suo modo gelido, aveva pratica-
mente sputato fuoco nel ricevitore. E Murphy sembrava altrettanto sgradito
a Fallworth.
Dev'essere proprio un bel tipo, pens Stephanie, poi disse: Allora, cosa
insegna questo Murphy?
Archeologia biblica, pensi un po'. La sua missione dimostrare l'auten-
ticit della Bibbia scovando reperti che la confermino. L'esatto opposto
della scienza, secondo me.
E ne ha trovati?
Cos dice.
Le sue lezioni sono molto seguite?
Temo di s. Gli studenti tendono a considerarlo... carismatico. Qui al
campus simile a un oggetto di culto, e lo dico nel senso peggiore del ter-
mine. Forse perch un individuo che ama l'aria aperta. Al contrario dei
veri studiosi come te, riflett Stephanie, notando la pancetta e il colore
cereo di Fallworth.
Scalate, tiro con l'arco, tutta roba da fanatici, aggiunse il preside.
Stephanie si alz e prese la borsa. Molto interessante. Se devo insegui-
re questi evangelici, sembra che Murphy sia la persona giusta da cui inizia-
re. Allora, dove posso trovarlo?

33

L'uomo conosciuto come Artiglio entr in casa e lasci che la zanzariera
sbattesse in faccia a Chuck che lo seguiva.
Mentre annaspava per aprire la zanzariera ed entrare nel luogo in cui Ar-
tiglio aveva detto di abitare, Chuck era veramente perplesso. Quel tipo
aveva un sacco di soldi - aveva tirato fuori un rotolo di biglietti di piccolo
taglio a ogni negozio -, eppure viveva in una casa che, per Chuck, era due
gradini al di sotto di un immondezzaio. E in pi si trovava a trenta chilo-
metri da Preston, quindi non era vicina a nulla, a eccezione di strade se-
condarie e foreste. La veranda era incurvata al punto che stava quasi per
crollare, c'era un'infiltrazione dal tetto in due delle stanze da letto, e il la-
vandino del bagno aveva un rubinetto solo, incrostato da una mistura tor-
bida di anni, ruggine e sporcizia.
I riflessi di Chuck erano un po' lenti. Si sentiva molto stanco, avendo
guidato per ben quattro ore portando in giro Artiglio. Si erano fermati in
tre diversi ipermercati... ciascuno in una contea diversa, a chilometri di
distanza. Nulla di ci che avevano acquistato aveva senso per Chuck, ma
soprattutto non aveva senso il fatto che non avessero acquistato tutto nello
stesso posto. Artiglio, per, aveva messo subito in chiaro che non gradiva
domande di nessun genere.
Comincia a portare qui buste e scatole, gli ordin Artiglio.
Sono stanco morto. Non potremmo aspettare domattina?
Scaricale. Ora. La lezione cominciata.
Chuck aggrott le ciglia. Che lezione?
Chiudi il becco e impara, genio. T'insegner io come dare una bella
scossa a questa tua citt di bifolchi.

Nell'ora successiva, il tavolo da gioco di quello che un tempo forse era il
soggiorno si riemp di buste strappate e scatole rotte. Artiglio mostr a
Chuck come voleva che gli ingredienti grezzi venissero mescolati e lo sor-
prese, mostrandosi pi loquace che in precedenza.
Tua sorella ha una cotta per il professor Murphy?
Te l'ho detto, non le ho parlato granch mentre ero dentro. Vivo da lei
perch non mi posso ancora permettere di stare da solo, e casa sua pulita,
molto pi pulita di questo posto. Comunque ne dubito. proprio una san-
tarellina, lo sempre stata.
Cosa sai di Murphy o della moglie?
Non farmi ridere. Ti aspetti che io sappia qualcosa di un insegnante e
della sua stupida moglie? Mia sorella lo ha conosciuto in chiesa, prima di
andare all'universit, non so altro. Ma perch t'interessa tanto Murphy?
Un soldato studia sempre il nemico.

Artiglio sped Chuck a casa per la notte, lasciandogli la macchina presa a
nolo e dicendogli di tornare a prenderlo il mattino seguente, per un'altra
giornata di commissioni. Quindi impugn il telefono satellitare criptato e
compose un numero di New York.
Ci volle un po' prima che Shane Barrington rispondesse.
So che non sei religioso, Barrington, ma tira fuori il vestito da lutto,
disse Artiglio. Tra due giorni annuncerai la tragica morte del tuo unico
figlio Arthur.
Barrington era ormai arrivato al punto da temere le chiamate di Artiglio.
Unica consolazione: erano brevi... e poi sempre meglio una telefonata che
una visita. Sai benissimo di avere ucciso mio figlio da diversi giorni.
Qualsiasi cosa tu abbia fatto del cadavere, come posso annunciare che
appena morto?
Artiglio tir fuori la sua lista, per assicurarsi di non dimenticare nessun
dettaglio. abbastanza semplice. Primo, sei ricco e potente, il che signi-
fica che in questo Paese puoi fare tutto ci che vuoi, pi o meno. Diamine,
un ricco verme come te pu perfino comprare la compassione dell'opinione
pubblica americana. E questo esattamente ci che farai.

34

Attualmente ci troviamo nella migliore delle epoche o nella peggiore?
Alzate la mano. Murphy era davanti al leggio. Prima i catastrofisti. Chi
ritiene che stiamo vivendo nell'epoca peggiore?
Alcuni studenti alzarono la mano immediatamente, per molti sembra-
vano esitare. Avanti, ragazzi, la vostra risposta non influir sul voto fina-
le, almeno non in questo corso. Allora, l'epoca peggiore? Circa met degli
studenti alz la mano.
Bene, ora tocca agli ottimisti. Quanti di voi ritengono di vivere nella
migliore delle epoche? Alz la mano un po' meno della met. Conceder
a quelli di voi che non hanno alzato la mano il beneficio del dubbio sul
fatto che non siete neanche sicuri di essere vivi.
Allora, qual la risposta giusta? grid uno studente nell'ultima fila.
Be', non sono qui per esprimere la mia opinione, nonostante i timori del
preside Fallworth, ma posso dirvi che dalla cacciata di Eva dal Paradiso
Terrestre in poi molti individui in ogni generazione hanno creduto che le
migliori epoche dell'umanit appartenessero al passato, che la civilt come
la intendevano loro, o forse come nostalgicamente preferivano ricordarla,
fosse in declino, e che fossero in arrivo tempi ancora pi cupi.
Una voce grid: La fine vicina!
S, molti di voi hanno probabilmente visto alcuni di quei pazzoidi che
girano per le strade gridando: 'Pentitevi! La fine vicina'. Bene, molti con-
siderano tale convinzione tanto drastica da scadere nel ridicolo. Eppure in
varie societ, nel corso della storia, la gente ha trovato nei simboli, negli
dei, nelle superstizioni, nella scienza - s, nella scienza - il tramite per pre-
vedere esattamente ci che il futuro aveva in serbo, specie se le previsioni
erano piuttosto catastrofiche. In molte di queste societ, uomini e donne
che potevano fornire interpretazioni e predizioni convincenti avevano un
posto d'onore, almeno finch non si dimostrava che avevano avuto torto o,
in certi casi, finch le loro previsioni impopolari non si avveravano. Tali
'professionisti' nel campo della conoscenza predittiva sono chiamati profe-
ti. Probabilmente non ne avete mai incontrato uno, ma vi sorprender sape-
re che, al giorno d'oggi, molti vostri familiari, amici e vicini, milioni di
persone di ogni et, di ogni condizione sociale, in ogni parte del Paese cre-
dono nelle profezie e in particolare credono che la fine sia vicina... e non
perch lo hanno letto nelle interiora di una capra sacrificata in cortile o
hanno parlato con una cartomante, e neanche perch hanno ricevuto segna-
li segreti inviati da piccoli marziani verdi... Ci credono in virt di questo
libro. Murphy alz la sua Bibbia. Proprio cos: la Bibbia non soltanto
la storia di ci che accadde nei tempi antichi e un insieme di lezioni su
come dovremmo vivere la nostra vita. La Bibbia anche piena di profezie
gi verificate e contiene molte altre profezie che, nella convinzione di un
altissimo numero di persone, si verificheranno. Gente tutt'altro che pazza,
oserei dire. Gente come me.
Ecco, spero che l'universit mi consenta un giorno di tenere un corso
sulle profezie bibliche, poich ritengo che sia una disciplina avvincente e
importante, anche a prescindere da ci che quelle profezie ci presentano.
Ma qui stiamo parlando della cara, vecchia archeologia biblica, dunque vi
mostrer come una certa scoperta archeologica - che spero di essere molto
vicino a fare - possa contribuire ad avvalorare i fatti storici adombrati dalla
profezia che, secondo molti, la pi importante della Bibbia, cio la profe-
zia di Daniele basata sul sogno di Nabucodonosor. Nabucodonosor era il
pi grande sovrano dell'impero babilonese e, sebbene avesse a disposizio-
ne i migliori profeti e gran sacerdoti del suo mondo pagano, nessuno di
loro era riuscito a interpretare il sogno della statua. Invece uno degli schia-
vi ebrei, Daniele, gli aveva rivelato che il suo sogno era una visione invia-
tagli dall'unico vero Dio. L'enorme effigie del sogno era infatti una statua
dello stesso Nabucodonosor, costruita su quattro livelli, ciascuno dei quali
rappresentava uno degli imperi del mondo. Il primo era la Testa d'Oro che
rappresentava Babilonia. Il secondo - il petto e le braccia d'argento - rap-
presentava l'impero medo-persiano, formato dalle due nazioni che avevano
conquistato Babilonia. Poi c'era l'addome di bronzo, che rappresentava i
greci, seguito dalle gambe di ferro, che simboleggiavano i romani. Pi ci si
avvicinava al tempo presente, pi deboli diventavano gli imperi: ne era una
prova la qualit via via peggiore del materiale utilizzato nella rispettiva
parte della statua.
La profezia, che storia scritta in anticipo, uno dei modi di Dio per
dimostrare che Egli esiste. Per esempio, il fatto che Dio, duemilaseicento
anni or sono, abbia rivelato a Nabucodonosor che ci sarebbero stati soltan-
to quattro imperi sino agli 'Ultimi Giorni' davvero sorprendente, perch,
come sanno bene gli studenti di storia, ci sono stati soltanto quattro imperi
da quello babilonese in poi. La cosa pi sorprendente che molti hanno
provato a conquistare il mondo: Gengis Khan, Napoleone, Hitler, Stalin...
Eppure hanno tutti fallito. Perch? Perch il Dio dei Cieli ha detto che,
fino agli Ultimi Giorni, ci sarebbero stati soltanto quattro imperi mondiali.
Ammetterete che non niente male, come profezia, considerando che fu
enunciata seicento anni prima di Cristo. Qual dunque il motivo per cui
tanti studiano la profezia di Daniele? Perch essa si rivelata giusta nel
passato e dunque ci sono tutte le ragioni per credere a ci che dice del fu-
turo. Di nuovo, il tempo e le necessit del corso non mi consentono di ap-
profondire la cosa, ma, se verrete a trovarmi nel mio ufficio, sar lieto di
spiegarvi qualcosa di pi. Per esempio perch, studiando la profezia di
Daniele e di altri, si capisca come ci siano pi ragioni basate sulla Bibbia
per credere che Cristo ritorner per costruire il suo Regno nel nostro tempo
piuttosto che in qualunque epoca precedente.
Ma che c'entra l'archeologia in tutto questo? Scommetto che tra voi ci
sono alcuni scettici, i quali pensano che Daniele non sia mai esistito e che
le sue profezie non siano basate su fatti. Bene, ricordate che, nella mia
ultima lezione, vi ho parlato del Serpente di Bronzo fatto da Mos su ordi-
ne di Dio, e vi ho anche mostrato una parte di esso come prova della sua
veridicit? Bene, allora ricorderete pure che vi ho parlato dell'incredibile
viaggio del Serpente di Bronzo attraverso i secoli e le civilt, un viaggio
che si concluso a Babilonia, all'epoca della profezia di Daniele a Nabu-
codonosor. Ammetto di essermi rivolto a uno scienziato molto pi ferrato
di me per interpretare gli indizi che, in un prossimo futuro, mi condurranno
al ritrovamento del resto del Serpente o cos almeno spero... Ciononostante
sono tornato a studiare il papiro che stato l'inizio di tutto, la nuova inter-
pretazione della vita e del tempo del Serpente di Bronzo. Una vita molto
pi lunga e un tempo molto pi interessante di quelli noti finora.
Murphy proiett una diapositiva sullo schermo dietro di lui. Mi spiace,
poltroni, il messaggio implicito non affatto di natura religiosa. Eccolo, il
messaggio: quando siete in dubbio su ci che state facendo, studiate, stu-
diate, studiate e studiate ancora. Io, per esempio, non riuscivo a capire qua-
le legame ci fosse tra questo papiro, il profeta Daniele e ci che sapevamo
del Serpente di Bronzo. Ma poi ho trovato la coda del Serpente e ci sono
riuscito grazie a un papiro che risaliva al tempo in cui Daniele viveva a
Babilonia, un papiro probabilmente scritto dal pi fidato gran sacerdote di
Nabucodonosor, Dakkuri... Cos mi sono convinto che si potesse collocare
il Serpente al tempo di Daniele, anche se l'Antico Testamento non nomina
mai il Serpente dopo la sua distruzione da parte di Ezechia, nel Secondo
Libro dei Re. Badate bene, comunque: neanch'io affermerei che questa la
prova assoluta dell'esistenza storica di Daniele o che essa contribuisca ad
avvalorare la profezia.
A ogni buon conto, mentre ero chino sul papiro, improvvisamente ho
capito. A dire il vero, accaduto durante una pausa in sala docenti, mentre,
come mille altre volte, passavo davanti al cartello VIETATO FUMARE.
Conoscete il simbolo internazionale, no? un cerchio rosso, con un tratto
diagonale sopra una sigaretta accesa... Ebbene, sulle prime, avevo pensato
che questo segno sopra il simbolo del re - cio Nabucodonosor -, questa
linea che punta alla sua testa, fosse solo un segno di deterioramento o una
traccia di sporco sul papiro. Poi mi sono reso conto che l'autore del papiro
aveva tracciato la sua versione di VIETATO FUMARE... col significato di
'niente re'. Ma perch un gran sacerdote avrebbe 'annullato' il suo re? Non
aveva senso. Cosa sarebbe successo se il papiro fosse caduto nelle mani
dei suoi nemici? Quel 'niente re' si sarebbe ben presto trasformato in un
'niente testa' del gran sacerdote... A meno che Nabucodonosor non avesse
autorizzato a cancellare la propria testa.
Vuol dire che Nabucodonosor si suicidato? chiese qualcuno.
Non commise un suicidio come lo intendiamo noi, no, per si autodi-
strusse. Sempre dal Libro di Daniele, apprendiamo che il suo impero, cio
la Testa d'Oro della statua del sogno, lo rese pazzo. Nabucodonosor infatti
fece costruire la statua e poi, adorando se stesso, impazz. Dopo sette interi
anni rinsav e fece ammenda a Dio, facendola distruggere, pi o meno co-
me Ezechia aveva frantumato in tre pezzi il Serpente di Bronzo. Proprio
cos: Nabucodonosor and fuori di testa - letteralmente - e, quando rinsav,
ritorn al potere, giurando rinnovata fede a Dio e ordinando che tutti gli
idoli e le immagini fossero distrutti, compresi il Serpente di Bronzo, che
aveva di nuovo spezzato in tre parti, e la sua gigantesca statua. Questa li-
nea che scende verso la testa del re simboleggia quindi l'ordine di Nabuco-
donosor di distruggere la propria statua. questa la sorprendente ed entu-
siasmante conclusione cui sono giunto, signore e signori. E credo che qui
vi sia un indizio molto concreto di una scoperta e cio che gli eventi narrati
nel Libro di Daniele sono realmente accaduti. Infatti cosa dimostrano il
papiro e il mio ritrovamento della coda del Serpente in base alle indicazio-
ni fornite da quel papiro? Dimostrano che chiunque abbia scritto quel papi-
ro ha segretamente trasgredito gli ordini di Nabucodonosor, recuperando i
pezzi del Serpente di Bronzo dalla... discarica reale. E perch il gran sa-
cerdote di Nabucodonosor, Dakkuri, avrebbe salvato i pezzi del Serpente
di Bronzo? Perch cos, un giorno, forse un uomo degno li avrebbe riporta-
ti alla luce, ricostruendo il Serpente, proprio come Dakkuri aveva fatto
dopo che Ezechia lo aveva distrutto. E siccome Dakkuri trasgrediva gli
espliciti ordini del suo re, il quale aveva appena rinnovato la propria fede
in Dio, probabile che il gran sacerdote non credesse nel Dio che nei
Cieli, bens in qualche idolo. Oppure era convinto che il Serpente di Bron-
zo avesse dei poteri, molto probabilmente poteri oscuri. Se cos , nel papi-
ro c' un altro messaggio: chiunque trover i pezzi del Serpente e li rimet-
ter insieme potr acquisire gli stessi poteri nei quali credeva Dakkuri e
che Nabucodonosor voleva cancellare.
Ma non tutto. Sempre nel papiro, Dakkuri spiega che, oltre ai poteri
speciali del Serpente, chiunque lo rimetter insieme ricever un premio
ancor pi grande, un premio che Nabucodonosor cercava di nascondere al
mondo. In qualche modo, il Serpente intero condurr dunque all'altro og-
getto che Dakkuri aveva conservato. Insomma sono convinto che, grazie al
Serpente, si possa riportare alla luce la Testa d'Oro della statua di Nabuco-
donosor.

35

Laura sedeva sulla panchina in cima alla collinetta che dominava il
campus. Era una bella giornata; un venticello tiepido muoveva le foghe
sull'erba, mentre gli storni cantavano nel boschetto di betulle dietro di lei.
Insomma era il tipo di giornata nella quale ci si sorprende a sorridere senza
motivo. Aspettava Shari per un pasto veloce dopo la lezione di Murphy.
La tranquillit fu sconvolta da un'auto, che lei non riconobbe e che in-
chiod davanti alla sua panchina. Laura si accigli nel vedere che, alla
guida, c'era Chuck Nelson, bench sapesse che quella non poteva essere la
sua macchina. Doveva appartenere all'uomo pallido e magro, con gli oc-
chiali da sole e vestito tutto di nero, che gli stava accanto. Nessuno dei due
sembrava troppo contento di aver dato un passaggio a Shari, che stava
scendendo dal sedile posteriore.
Grazie, Chuck. Sarai a casa per cena?
Senza rispondere, e senza nemmeno aspettare che la portiera posteriore
si richiudesse, Chuck acceler e fil via. Nonostante gli occhiali scuri,
Laura aveva avuto la sensazione che lo sconosciuto l'avesse guardata come
per studiarla. E fu contenta di non aver visto i suoi occhi, perch qualcosa
nel suo viso e nei suoi modi l'aveva fatta rabbrividire, bench il sole fosse
caldo.
Ma non era l'unica a sentirsi a disagio. Non appena Shari le sedette ac-
canto, Laura ebbe la sensazione che la giovane fosse molto preoccupata.
Cos, senza dire neppure una parola, si avvicin a Shari e la strinse in un
forte abbraccio. Poi, quando si tir indietro, vide che la ragazza aveva gli
occhi pieni di lacrime.
Anche a Laura venne da piangere, ma si trattenne. Ripens a tutte le vol-
te in cui, nel suo ufficio, Shari le aveva parlato del dolore che provava an-
cora, bench fossero trascorsi vari anni dall'incidente automobilistico - un
violento scontro fra cinque automobili, in autostrada - in cui erano morti il
padre e la madre. Poi Shari aveva saputo che il padre stava guidando con
in corpo quasi mezzo litro di whisky e Laura aveva fatto di tutto per aiutar-
la a superare quello shock. Grazie al lavoro e alle parole di Laura, Shari si
era sforzata di superare la rabbia nei confronti del padre, prima cercando di
ritrovare l'affetto che aveva sempre provato per lui e poi riconoscendo l'e-
norme gratitudine nei confronti di sua madre, gratitudine per tutto quello
che lei era e sarebbe sempre stata.
Ma, soprattutto, Laura l'aveva convinta a non respingere il fratello.
Chuck si era messo nei guai dal giorno in cui aveva cominciato a cammi-
nare; all'et di sedici anni, i vicini avevano ormai smesso di scommettere
su quanto gli ci sarebbe voluto prima di finire in galera. Nel corso della
sua adolescenza inquieta aveva assunto coi genitori un atteggiamento che
oscillava fra la torva indifferenza e l'aperto disprezzo... Shari era certa che
il padre avesse fatto ricorso all'alcol per lenire il dolore, mentre la madre,
col cuore spezzato, nascondeva la sua pena dietro un dolce sorriso.
Quando Chuck si era reso conto che i suoi genitori se n'erano andati per
sempre, aveva avuto una specie di trauma, quasi avesse improvvisamente
compreso che ormai non c'era pi modo di chiedere perdono. Per un breve
periodo, Shari aveva addirittura pensato che quella tragedia potesse dare
una svolta alla sua vita. Purtroppo, per, non appena superato il trauma,
Chuck era peggiorato oltre ogni dire: alcol, risse, spaccio di droga... Im-
possibile dire chi volesse punire, se i genitori o se stesso. Di certo aveva
imboccato il sentiero dell'autodistruzione e sarebbe stata solo questione di
tempo prima che raggiungesse lo scopo.
Per una ragazza ancora annichilita dal proprio dolore, vedere Chuck in
quello stato era davvero troppo. Perci, quando il giudice J ohnson l'aveva
spedito in galera - era stato fermato dalla polizia a bordo di un'auto rubata
e piena di droga -, Shari in qualche modo si era tranquillizzata. Sapendo
che lui non era pi in pericolo, aveva finalmente ripreso a dormire, ma
soprattutto a nutrire la speranza che le sue quotidiane preghiere per il fra-
tello avrebbero avuto risposta.
Ma il Chuck che si era ripresentato alla porta di Shari era peggio di pri-
ma.
E c'era anche una preoccupazione in pi: quel suo nuovo amico.
Laura aveva intuito che lo sconosciuto era la ragione per cui Shari le a-
veva chiesto di mangiare insieme.
L'ho appena incontrato e non l'ho neanche potuto vedere in faccia, per
via di quegli spaventosi occhiali scuri e del cappello. Dal modo in cui
Chuck ne parla come se fosse una specie di padrino. Sostiene che gli fa
fare lavori importanti.
Che genere di lavori?
Non lo so, ma, quando lo dice, Chuck sogghigna, come se stesse prepa-
rando un grosso scherzo alle nostre spalle. Ma, qualunque cosa stiano fa-
cendo, non credo che si limitino a rubare qualche auto. Strinse la mano di
Laura. Sono molto preoccupata, Laura. Non voglio che si faccia uccide-
re.
Laura gliela strinse a sua volta Non ti preoccupare, Shari. Faremo in
modo che non gli accada nulla di male. Non aveva la pi pallida idea su
cosa fare, per sapeva di dover apparire fiduciosa e determinata. Shari a-
veva bisogno di sapere che i suoi amici erano abbastanza forti per aiutarla
ad affrontare praticamente qualunque situazione. Dopo una pausa di rifles-
sione, chiese: Se quel tipo un criminale, pensi che Chuck lo abbia in-
contrato in prigione? In tal caso, forse potremmo scoprire chi .
Non credo. Chuck afferma di averlo conosciuto in citt. E ha aggiunto
che aveva avuto un problema a prelevare del denaro, e che quel tipo lo ha
aiutato. Si accigli. Per non vuol dirmi nient'altro.
Perch non chiediamo a Rawley, il capo della polizia, di tenere d'oc-
chio Chuck e il suo amico? Forse lui pu scoprire qualcosa su quello che
stanno combinando quei due.
Laura, se Chuck capisse che lo faccio spiare dai poliziotti, si arrabbie-
rebbe con me.
Oh, Shari, sappiamo entrambe che probabilmente Chuck si arrabbier
comunque, che tu lo aiuti o no. Sei una sorella premurosa, ma non puoi
subire pi di tanto. Prima o poi dovr assumersi le proprie responsabilit.
Lo so. Io sono stata fortunata: quell'amica di mia madre che mi ha av-
vicinato alla religione dopo la morte dei miei genitori, Murphy, tu... Siete
stati meravigliosi a prendervi cura di me.
A proposito, che mi dici di te, Shari? Quand' stata l'ultima volta che
sei uscita con un amico... un ragazzo?
Be', visto che me lo chiedi... Di recente ho invitato a cena Paul Wal-
lach. Si trasferito da poco qui a Preston ed in classe con me, al corso di
Archeologia biblica.
Bene. E allora?
Allora niente. Stiamo facendo conoscenza. Lui ha parecchi problemi...
Il padre, che morto alcuni mesi fa, lo aveva costretto a scegliere Econo-
mia aziendale, ma a lui non piaceva affatto.
Perch non gli dici di venirmi a trovare?
Oh, l'ho gi fatto, Laura, specialmente perch il corso che lo entusia-
sma di pi quello di Murphy.
Accidenti... Dalla miniera d'oro degli studi economici ai cumuli di pol-
vere e ossa... Che salto!
Be', tu ne sai qualcosa. Spero non ti dispiaccia se gli ho consigliato di
discuterne con te.
Dispiacermi? per questo che sono qui. Altrimenti dovrei stare pi a
lungo sul campo col mio archeologo ideale.
E non lui che sta arrivando?
E infatti Murphy fece un giro con la sua Dodge davanti alla panchina e
mise la testa fuori dal finestrino. Signore, sareste interessate a una pas-
seggiata nel North Woods, dove scoccher qualche dozzina di frecce verso
alberi ignari, tanto per tenermi in allenamento?
Non credo che Shari abbia mai visto il tuo numero da Robin Hood, pe-
r noi stiamo andando a pranzo, rise Laura. Murph, non che stai scap-
pando perch ti ho chiesto di tirar fuori i vestiti da dare alla chiesa, eh?
Colpito e affondato. Lo far pi tardi. E si allontan a razzo prima di
sentire la vibrante protesta di Laura, la quale scosse il capo e guard Shari.
Lo vedi, con chi ho a che fare? Una volta abbiamo calcolato che Murphy
sa dire 'pi tardi' in dodici lingue, la maggior parte antiche quanto le sue
promesse di fare i lavori di casa.
Oh, ho strappato a Paul la promessa di venire alla riunione di mercoled
in chiesa, e gli ho detto che avrebbe potuto dare una mano a selezionare il
vestiario nel seminterrato.
Splendido. Ma ora sar meglio andare a mangiare per mantenerci in
forze. Se contiamo sugli uomini, mi sa che la cernita ci toccher farla da
sole.

Artiglio guard Chuck con espressione minacciosa. Ti ho detto di ral-
lentare. Non voglio che ci fermino per eccesso di velocit.
D'accordo, d'accordo. solo che non guido da un pezzo. Dimmi perch
andiamo fino a Raleigh per fare acquisti come ieri. Ci sono tanti negozi pi
vicini.
Non voglio che qualcuno ricordi quello che abbiamo comprato.
Perch hai voluto dare un passaggio a mia sorella? Si vede lontano un
chilometro che non le piaci.
Gi, la cosa reciproca. Ecco perch non devi dirle niente: lo riferireb-
be subito ai poliziotti. Perci acqua in bocca.
Lo sguardo annoiato di Chuck si ravviv. Non so nulla, perci che le
posso dire? Ehi, amico, quando mi dici cosa stai preparando? Qualunque
cosa sia, io ci sto.
Artiglio scosse il capo. Certo che ci stai, idiota. Ora chiudi il becco e
vai al centro commerciale. Dobbiamo comprare dei vestiti. Tanti vestiti.
Vestiti? Fantastico! Mi serve un po' di roba.
Non sono per te. Li regaliamo.
Non capisco. Perch compriamo vestiti per poi regalarli? Dov' il truc-
co?
Non hai sentito tua sorella? Ha parlato della raccolta alla Preston
Community Church.
E allora? Mica mi farai andare in chiesa, eh? Chuck quasi fren, seb-
bene si trovassero in mezzo all'autostrada. Che razza di stupidaggine sa-
rebbe?
Artiglio colp Chuck alla testa una volta soltanto, ma fu sufficiente. Ti
ho detto di stare zitto e guidare. Calmati. Questa settimana, noi due faremo
una donazione speciale a quella chiesa.

36

Nonostante il dolore e lo smarrimento, dovevo farmi avanti e avvertire
il popolo americano. Sharie Barrington parlava davanti a decine di gior-
nalisti. Normalmente sfuggiva l'attenzione dei media, ma stava svolgendo
il suo incarico con particolare slancio.
Perch era quella la pi recente incombenza che gli aveva assegnato Ar-
tiglio: rendere pubblica la morte di suo figlio Arthur. Naturalmente la sto-
ria che Barrington stava raccontando era ben lontana dalla verit, per e-
sempio non accennava affatto al modo orribile usato da Artiglio per ucci-
dere il ragazzo. In compenso, Barrington aveva abbellito le sintetiche i-
struzioni di Artiglio e inventato di sana pianta la descrizione della morte di
Arthur.
Fiss le telecamere, chiedendosi se era il caso di far spuntare una lacri-
ma. Tre giorni or sono stata recapitata al mio ufficio una richiesta di
riscatto. In essa, c'era scritto che il mio unico figlio, Arthur, era stato rapito
in pieno giorno nelle strade di New York. I rapitori chiedevano cinque
milioni di dollari per riconsegnarmi Arthur sano e salvo... sempre che le
autorit rimanessero all'oscuro di tutto. Come qualunque genitore, ero
sconvolto, e il mio unico pensiero stato di fare tutto il possibile per salva-
re mio figlio. Cercando di non farsi distrarre dal ricordo di come lui fosse
rimasto assolutamente inerte mentre Artiglio assassinava Arthur, Barrin-
gton fiss le telecamere. Senza voler mancare di rispetto ai nostri eccel-
lenti tutori dell'ordine e allo scopo di fare quanto necessario per riavere
mio figlio, ho dato istruzioni alla mia squadra addetta alla sicurezza di
prendere contatto coi rapitori e pagare il riscatto. Cos, ieri mattina, mi
aspettavo di rivedere mio figlio vivo e vegeto... E invece gli uomini della
sicurezza hanno rinvenuto il suo cadavere, orrendamente mutilato da que-
gli scellerati criminali.
Anche i giornalisti pi cinici rimasero senza fiato alla rivelazione di Bar-
rington.
Se mio figlio non al sicuro in questo Paese, neanche i vostri lo sono,
prosegu. Mentre piango la perdita di Arthur, metto da parte il mio lutto
cos da poter impegnare tutte le mie energie e risorse personali per coadiu-
vare l'azione delle forze dell'ordine, allo scopo di porre fine all'incontrolla-
to e allarmante diffondersi della violenza criminale nella nostra societ.
Grazie.
I giornalisti presero a gridare domande, ma lui si rivolse soltanto a quelli
del suo network. Mr Barrington! Pu spiegare quale tipo di sforzo orga-
nizzer nella sua campagna per reagire a questa ondata di violenza che ci
minaccia?
Barrington diede una versione edulcorata della risposta di Artiglio a
quella ovvia domanda. Sono molte le azioni alle quali intendo dar corso,
nei prossimi mesi, per la lotta dei cittadini contro la violenza nel nostro
Paese. Come molti di voi, sono stanco dei politici che non fanno abbastan-
za.
Mr Barrington, sta forse rivelando che intende presentarsi alle elezio-
ni? chiese qualcun altro.
Al popolo di questo Paese... - Barrington fiss le telecamere - ... io
faccio questa promessa. Se i politici non ci proteggono, allora metter da
parte il mio lavoro alla Barrington Communications e operer per restituire
sicurezza a questa nazione e ai suoi cittadini.

I miei colleghi sono molto soddisfatti del nostro Mr Barrington. Arti-
glio ascoltava J ohn Bartholomew dei Sette al telefono satellitare. Lo hai
preparato bene, Artiglio. A tempo debito, sfrutteremo il tuo orribile delitto
per costruire un potere politico completamente nuovo, se Barrington conti-
nuer a obbedire agli ordini.
Artiglio sogghign. Se non lo far, andr incontro a un'incresciosa mor-
te prematura.
Dunque, abbiamo esaminato il tuo ultimo aggiornamento sui progressi
fatti a Preston. Una tua nota ha colpito uno dei miei colleghi, e si adatta
molto bene a questa nuova fase riguardante Barrington.
Cosa volete che faccia?
Hai presente il giovane Wallach, quel giovanotto che vuole entrare nel-
le grazie di Murphy e della sorella del tuo tirapiedi? Be', abbiamo un pic-
colo cambiamento di programma per lui.

37

Il mercoled sera, Paul Wallach parcheggi davanti alla Preston
Community Church. Nella luce che si affievoliva, la facciata di legno im-
biancato brillava in modo invitante. Il cuore sembr mancare un battito,
ma lui non sapeva se fosse perch stava per rivedere Shari o perch stava
per decidere di entrare in chiesa per la prima volta.
La porta era aperta, ma Paul non entr, dirigendosi invece al seminterra-
to. Voleva dimostrare a Shari che era stato sincero, quando si era offerto di
selezionare i vestiti. Si port di fianco all'edificio accostandosi all'uscio di
metallo che conduceva al seminterrato, lo apr e scese la stretta scala di
legno.
A poco a poco i suoi occhi si abituarono all'oscurit e Paul cap di tro-
varsi in una stanza dal pavimento di cemento; in fondo a essa, c'erano or-
dinate cataste di assi di legno e alcuni scatoloni. Cerc sul muro l'interrut-
tore e, quando lo azion, una nuda lampadina illumin il seminterrato,
rivelando altri scatoloni e mucchi di vestiti che spuntavano da sacchi per
l'immondizia.
Ehi, sono qui come volontario, chiam. Dove siete?
In un angolo c'era una vecchia caldaia e un passaggio a volta, che dava
accesso a un'altra parte del seminterrato. Chinandosi sotto il soffitto basso,
Paul si avvi da quella parte... e per poco non inciamp in un sacco di ve-
stiti.
Solo che non era un sacco di vestiti.
Era un corpo.
Paul s'inginocchi e la faccia di un giovane dai lunghi capelli biondi lo
fiss, cieca. Quindi Paul scorse un braccio, piegato a una strana angolazio-
ne. D'istinto indietreggi, sbattendo la testa contro il muro, la bocca aperta
per la sorpresa. Poi, respirando profondamente torn a inginocchiarsi e
pos una mano tremante sulla carotide del giovane. Niente. Non sapeva
che fare. Il suo cervello sembrava bloccato. Non aveva mai visto un cada-
vere prima di allora.
Poi, nella sua mente, si form un pensiero lucido, lancinante.
Shari!
Si rialz barcollando e si guard intorno, disperato. C'erano un tavolo
d'acciaio con sopra un computer portatile, un mucchio di fili e altri scato-
loni, e sotto il tavolo...
Si avvicin in fretta. Una ragazza. Non era Shari. Si sent stringere la go-
la. Quel volto ovale, carino, circondato da una massa di capelli castano
dorato gli era familiare. Dove l'aveva vista? Al campus? Da qualche parte
in citt? Cosa importava... Controlla il polso, idiota. Il polso si sentiva...
Era debole, certo, per c'era. Accost l'orecchio alla bocca di lei, sperando
di avvertire un filo d'aria.
Ciao, Paul.
Rimase senza fiato. Chuck Nelson, vestito con un'ampia tuta, gli sorri-
deva, guardandolo dall'alto.
Chi la tua amica? Credevo che fossi in calore per la mia sorellina.
Rimarr turbata quando lo sapr. Scosse il capo. E pure in chiesa, man-
drillo.
Chuck, che ci fai qui? Dov' Shari?
Il sorriso scomparve. Chuck strinse le spalle. Che ne so? E chi se ne
frega?
Paul era combattuto: voleva dare un senso a quella strana situazione, ma
anche aiutare la ragazza. Senti, Shari mi ha detto d'incontrarci qui.
Chuck, che succede? Accost di nuovo l'orecchio alla bocca della ragaz-
za. C' bisogno d'aiuto. Hai un cellulare? Dobbiamo chiamare il 911.
Accidenti, credo d'averlo lasciato a casa. Chuck si stava divertendo.
Che peccato. Immagino che tocchi a te svegliare questa Bella Addormen-
tata. Meglio sbrigarsi. Credo che se ne stia andando piuttosto in fretta.
Paul balz in piedi e afferr Chuck per la tuta. Guarda che questo non
un gioco. Questa ragazza gravemente ferita. Vai a cercare aiuto, mentre
io tento di farla respirare.
Chuck si svincol dalla presa. Ha avuto tutto l'aiuto di cui aveva biso-
gno. Fece un passo in avanti, impugnando qualcosa di scuro che aveva
estratto dalla manica. E il tuo piagnucolio comincia a seccarmi.
Paul arretr d'un passo, sollevando una mano di fronte a s in gesto di
difesa. Almeno il cervello sembrava aver ripreso a funzionare. Se avesse
distratto Chuck per un paio di secondi, forse sarebbe riuscito ad arrivare
alle scale. Si volt di lato, cercando qualcosa da tirare in faccia a Chuck...
poi vi fu un movimento rapido e qualcosa lo colp, facendolo cadere a terra
e battere la testa sul pavimento.
Dopodich per lui il mondo divenne buio.

38

Quando Murphy ferm la sua malconcia Dodge nel parcheggio davanti
alla chiesa, constat che lo spiazzo era quasi pieno. Scese dall'auto e si
avvicin alla portiera per aiutare Laura, ma lei lo scans. Lascia perdere,
Murphy. Non vorrai dare il cattivo esempio alla comunit, eh?
Sulla porta della chiesa, con un sorriso di benvenuto, il reverendo Wa-
goner spalanc le braccia. Laura, Michael... Lieto di vedervi.
Murphy lanci un'altra occhiata al parcheggio. Anche noi, reverendo.
Pare che stasera ci sia il tutto esaurito. La promessa di hot-dog a volont
sembra funzionare.
Wagoner rise. Indossava una giacca sportiva sopra una polo verde, che
rivelava un po' di pancetta, e un paio di pantaloni comodi. Il viso abbron-
zato spiccava per via dei radi capelli bianchi, dando l'impressione che Wa-
goner fosse appena uscito da un campo da golf... e cos era, probabilmente.
Avevo bisogno di qualcosa che mi desse una marcia in pi. In effetti,
per, credo che siate voi due la ragione di questa grande affluenza. La sco-
perta di quel pezzo del Serpente ha incuriosito molta gente, Murphy.
Per non mi chieda di andare sul pulpito a parlarne, Bob. Lo sa che
vengo qui anche per staccare dal lavoro. Ma non mi faccia addormentare,
d'accordo?
Laura gli diede una gomitata. Non lo ascolti, Bob. solo geloso. Ha un
ottimo udito e sa riconoscere un predicatore ispirato.
Be', grazie, mia cara. Ora mi ha messo in agitazione.
Andiamo, Laura. Vediamo di trovare un posto in prima fila. Come la
chiamano i ragazzi... la fila da sballo?
All'interno, tra le semplici panche di legno, c'era un'atmosfera di attesa.
Laura e Murphy videro che Shari era seduta nelle prime file e stava cer-
cando qualcuno con lo sguardo.
Si avvicinarono a lei e Laura la abbracci, poi not lo sguardo preoccu-
pato. Che succede?
Si tratta di Paul. Gli ho chiesto di venire qui stasera e lui mi ha assicu-
rato che sarebbe arrivato presto per aiutare col vestiario, nel seminterrato...
Poi per sono rimasta bloccata in biblioteca, quindi sono venuta diretta-
mente qui. Il suo cellulare sembra spento.
Stiamo per cominciare... Teniamogli un posto. Se come Murphy,
probabilmente far un'entrata teatrale all'ultimo momento, specialmente se
c'era del lavoro da fare prima. Sono sicura che sar qui a minuti.
Shari sorrise, ma dai suoi occhi la preoccupazione non scomparve. Va
bene, mi sieder qui con voi...

Se avesse dato retta al suo istinto, Artiglio avrebbe sbatacchiato il testo-
ne di Chuck contro il muro e magari cos sarebbe riuscito a ottenere un po'
di concentrazione. Ma aveva bisogno di lui e poco tempo a disposizione,
quindi non poteva permettere che quella larva d'uomo si chiudesse a riccio
e gli tenesse il broncio. Decise di trattenersi e si limit a schiaffeggiarlo
sonoramente un paio di volte.
Ehi, oh, ma che...!
Chiudi il becco e ascolta. Abbiamo scaricato il ragazzo di tua sorella
qui nel seminterrato, abbiamo sparpagliato i volantini che ho portato... Che
ci rimane da fare? Ansimando, Chuck si strofinava la guancia, senza dare
ascolto ad Artiglio. Accidenti, basta un doloretto per fermarlo, pens Arti-
glio. Poi sibil: Lo zaino, ricordi? Toglitelo, cos lo posso riempire.
Va bene, va bene. Mi sta stretto sopra il giubbotto. Chuck si sforz di
liberarsi dalle cinghie dello zaino, ma non riusciva a farle passare sopra il
giubbotto della Preston University.
Allora apri la lampo, disse Artiglio, alzando gli occhi al cielo.
Non posso. incastrata. La chiusura s'inceppa spesso.
Come hai fatto a uscire dall'asilo? Artiglio afferr il giubbotto con tut-
t'e due le mani e tir la lampo. Niente da fare. Allora cerc di strapparlo
dalle cuciture. Fuori di s, sollev il braccio destro e, in un baleno, tagli
esattamente a met la stoffa. Poi afferr lo zaino.
Ehi, quello era l'unico giubbotto che avevo. Fa freddo stanotte, prote-
st Chuck.
L'indice affilato torn a colpire con violenza, stavolta trafiggendo la gola
di Chuck. Poi Artiglio si spost rapidamente di lato, lasciando che il corpo
crollasse sul pavimento.
Non preoccuparti, Chuck. Dove vai tu fa caldo.

39

Era una buona serata per la Preston Community Church, pens il reve-
rendo Wagoner, scrutando i volti dei fedeli che gremivano la chiesa. S,
erano tutti silenziosi e in attesa, ma la cosa davvero bella era che quella
gente poteva essere definita una comunit. Strinse il pulpito e si schiar la
gola.
Benvenuti, amici. Stasera siete venuti in tanti e questo veramente me-
raviglioso. Voglio ringraziare Dio per averci qui riuniti anche se non
domenica. Molti di voi avranno gi saputo della sorprendente scoperta
archeologica che i nostri cari amici Michael e Laura Murphy hanno ripor-
tato dalla Terra Santa. Per quelli che ancora non sanno nulla, ecco la bella
notizia. Hanno trovato un pezzo del Serpente di Bronzo di Mos, quello
che il re Ezechia distrusse, come viene narrato nel Secondo Libro dei Re,
capitolo diciotto, versetto ventiquattro.
Si udirono alcune esclamazioni soffocate. Evidentemente qualcuno igno-
rava la notizia.
Non sono qualificato per spiegarvi il valore archeologico di questa sco-
perta e non lo far. Ma le notizie sconvolgenti e allarmanti che sono giunte
da New York, dal Palazzo dell'ONU, e le innumerevoli cose vergognose
sul cristianesimo diffuse questa settimana dai media mi hanno convinto a
parlarvi del significato che credo si possa trarre da ci che la Bibbia ci dice
sul Serpente di Bronzo. Il reverendo Wagoner fece una pausa, e il suo
sguardo sembr posarsi su ciascuno dei presenti. Ricorderete che gli ebrei
fuggiti dall'Egitto in cerca della Terra Promessa non ebbero vita facile.
Cominciarono cos a porsi domande, dubitando dei progetti che il Signore
aveva per loro. In poche parole, persero la fede...
Fu allora che giunse il lampo. Prima che l'esplosione lo travolgesse,
Murphy ebbe il tempo di chiedersi perch mai il reverendo Wagoner stesse
volando verso di loro. Poi lui stesso fu sollevato dall'onda d'urto e infine
scaraventato nel corridoio tra le panche, mentre istintivamente allungava il
braccio per cercare Laura.
Quindi tutto sembr accadere al rallentatore.
Le vetrate policrome implosero in una pioggia color rosso e oro, e il pa-
vimento si sollev, rovesciando le panche e lanciando in aria le persone. I
candelieri presero a oscillare violentemente, le luci tremolarono una volta e
poi si spensero. Dopo, ci furono soltanto fumo, oscurit e i gemiti dei feri-
ti.
Con le orecchie che ronzavano, Murphy si rialz e, d'istinto, si mosse a
tentoni verso le fiamme che cominciavano a salire dal grande squarcio
dietro il pulpito distrutto. Per un istante ebbe l'impressione di guardare
direttamente nelle profondit dell'inferno. Poi si ferm. Gli ci volle un'e-
ternit per girare la testa verso il punto in cui era caduto. Coi polmoni riar-
si dal fumo acre che invadeva la chiesa, si fece strada tra le macerie finch
non trov Laura. Le afferr un braccio, si sent, stringere dalle sue dita e
cap che era viva.
Fuori. Dobbiamo uscire, pens, afferrando Laura e rimettendola in pie-
di. Non era sicuro di avere la forza per trasportarla di peso, ma poi com-
prese che lei riusciva a camminare. Cos si mossero entrambi nella foschia
in direzione della porta, scavalcando panche fracassate ed enormi pezzi
d'intonaco.
Aria, pens Murphy. Aria e luce. Mentre varcavano la soglia, la frescura
della notte li colp. Con sollievo, tutti e due respirarono a pieni polmoni.
Poi Murphy fece sedere Laura a terra il pi delicatamente possibile e le
s'inginocchi accanto, soffiandole via schegge di legno intorno agli occhi
chiusi e togliendole granelli bruciacchiati dalle guance e dai capelli. Laura
toss e apr gli occhi: erano arrossati per via del fumo, colmi di paura e di
lacrime.
Sto bene, Murphy, disse lei ansimando. stata un'esplosione?
Credo di s, ma non penso che sia saltata la caldaia. Ti sembra di esserti
rotta qualcosa?
Ho le ginocchia graffiate e il gomito mi fa un po' male... Tu stai bene?
Probabilmente il mio aspetto peggiore di come mi sento. Se mi pro-
metti di stare qui a riprendere fiato, torno dentro a vedere se posso essere
d'aiuto.
Murph, certo che star qui, ma credi che sia il caso di rientrare in chie-
sa? Non sappiamo cos' successo e l'edificio sembra molto danneggiato.
Chiss cos'altro pu accadere. Rimani, ti prego.
Cos' successo non lo sappiamo, ma l dentro ci sono dei feriti e io de-
vo assolutamente andare. Si gir verso la chiesa. Dalle porte sgorgavano
nuvole di fumo nero. Una decina di persone stava seduta o sdraiata sull'er-
ba. Loro parevano incolumi. Ma quante ne rimanevano, dentro?
Una figura minuta, coperta di polvere d'intonaco, si avvicin a loro, bar-
collando. Era Shari.
Murphy la raggiunse, pronto a sorreggerla, ma lei scosse la testa e lo re-
spinse. Paul... mormor la giovane con voce spezzata. Dobbiamo tro-
vare Paul.
in stato di shock, pens Murphy. Tranquilla, Shari, Paul non c', non
era in chiesa.
Lei gli strinse il braccio in una morsa. La sua auto nel parcheggio.
Dev'essere arrivato prima. qui.
Ma dove? Lo avremmo visto.
Lei sbarr gli occhi. Nel seminterrato!
Murphy le prese delicatamente le mani e le strinse fra le sue. Va bene.
Stai qui con Laura. Non ti preoccupare, lo trover.
Tir fuori il fazzoletto e si copr il naso e la bocca mentre tornava verso
l'inferno. Il fumo si stava diradando e, nel debole bagliore delle luci di
emergenza, vide persone muoversi incespicando verso la porta, mentre
altre si occupavano dei feriti. Sopra il crepitio delle fiamme e gli schiocchi,
simili a spari, delle travi di legno che si spaccavano, sent qualcuno lamen-
tarsi.
Scorse Wagoner chino su una figura accasciata e scavalc una panca per
raggiungerlo. Bob... Grazie a Dio. Sta bene?
Credo di avere un braccio rotto, e mi sento la testa come se me l'aves-
sero sballottata, per sono tutto intero. Temo che non si possa dire lo stes-
so di J enny, mormor, indicando una donna di mezz'et con un vestito
bianco ridotto a brandelli e striato di nero. Giaceva immobile, con gli occhi
chiusi. Murphy accost l'orecchio alla bocca della donna, poi cerc di sen-
tirle il battito cardiaco. Credo sia morta.
Wagoner chiuse gli occhi. Mio Dio.
Murphy gli pos una mano sulla spalla Qui abbiamo bisogno di aiuto,
Bob.
Ho chiamato l'ospedale. Stanno arrivando.
Bene. Ce la fa fino alla porta?
Io non vado da nessuna parte. Ci possono essere altre persone...
I paramedici saranno qui a momenti e qui dentro non sicuro. Le travi
del tetto potrebbero cadere.
Sebbene riluttante, Wagoner si rialz, incamminandosi verso l'entrata
della chiesa. Poi si gir. Michael, lei non viene?
Murphy si stava gi muovendo verso il pulpito distrutto. Arrivo subito.
Prima devo fare una cosa. E scomparve nel fumo.
L'esplosione aveva aperto una grossa buca nel pavimento dietro l'altare
e, attraverso le fiamme, Murphy vide brandelli di vestiti svolazzare in un
guazzabuglio di metallo contorto e legno fracassato. Non aveva idea di
quanto calore ci fosse laggi e se ci fosse aria per respirare, ma riusc a
scorgere un punto che sembrava libero dai rottami, quindi trasse un respiro
profondo e salt gi.
Atterr sulle gambe piegate, mentre le mani affondavano in un mucchio
di vestiti che non avevano preso fuoco, poi si rialz, col fazzoletto sul viso,
gridando per soverchiare il frastuono del legname che crollava. Paul! Mi
senti? Paul!
Gli parve di cogliere un rumore - qualcosa di appena percettibile, ma
umano - provenire dal retro del seminterrato, il punto pi lontano da quello
dell'esplosione. Schivando mucchi di barattoli di vernice anneriti e scheda-
ri rovesciati, si fece strada lungo il muro finch non vide una mano spunta-
re da sotto una montagna di scatoloni. Li spost di lato e vide Paul. Stava
raggomitolato e teneva una mano sotto il mento, come se dormisse.
Murphy non aveva tempo di esaminarlo per capire se avesse qualche frat-
tura e poteva soltanto sperare che il collo e la colonna vertebrale fossero
intatti. Si pieg su un ginocchio, gli pass le braccia sotto il corpo, e si
alz vacillando. Per di l, pens, girandosi verso il passaggio a volta. Spe-
riamo che ci sia un'uscita.
Ud un forte schianto alle sue spalle e sent un'ondata di calore aggredir-
gli la nuca. Barcoll, urtando col ginocchio qualcosa di duro e quasi cadde,
per ormai si trovava nella stanza principale del seminterrato e vedeva gli
scalini di cemento. Con una smorfia di fatica, spost la presa per trovare
una posizione migliore sotto la spalla di Paul e pos un piede sul gradino
inferiore.
Solo uno... Mise il piede su quello successivo e spinse, sforzandosi
come un sollevatore di pesi. E... uh... un altro, grugn.
Teneva gli occhi chiusi, e si rese conto di essere arrivato in cima solo
quando urt col piede la parte inferiore della porta, producendo un rumore
metallico. Armeggiando in modo da afferrare la maniglia senza abbando-
nare Paul, diede uno strattone. Niente. Il tempo di riempire i polmoni d'a-
ria, poi ritent con tutta la forza che aveva in corpo. La porta non si mosse.
Forse era chiusa a chiave oppure l'esplosione l'aveva bloccata.
Murphy si ritrasse, infuriato. Non aveva senso sprecare le ultime riserve
di energia con quella porta. Doveva tornare da dov'era venuto, sperando
che il fuoco non avesse invaso tutto. Magari poteva ripassare attraverso il
buco nel pavimento prima che l'intera struttura crollasse...
Stava per voltarsi e ridiscendere le scale quando ud uno stridente fra-
stuono metallico. Un'ondata d'aria fresca lo travolse mentre la porta veniva
scardinata. Si ritrov a faccia a faccia con un giovane vigile del fuoco.
Bene, Mr Murphy, disse quello, tendendo le braccia verso Paul. Vi
tiriamo fuori da questo inferno.
Due infermieri sollevarono Paul di peso e lo adagiarono su una barella.
D'un tratto, Murphy sent le braccia diventare leggere e tutti i suoi muscoli
rilassarsi all'unisono. Cadde in ginocchio, chiuse gli occhi e stava per rin-
graziare Dio per essere riuscito a salvare Paul, quando un pensiero lo tra-
fisse come un improvviso colpo alla tempia.
Paul sembrava morto.

40

Quando su Preston cominci ad albeggiare, gli automezzi dei vigili del
fuoco e le ambulanze se n'erano ormai andati, lasciando davanti alla chiesa
soltanto un gruppetto di auto della polizia.
L'agente dell'FBI Burton Welsh alz il bavero dell'impermeabile per ri-
pararsi dal freddo mattutino e respir l'odore nauseante della cenere bagna-
ta. La struttura portante di legno era ancora intatta, il campanile torreggia-
va orgoglioso contro il cielo sfumato di rosa, ma ci sarebbe voluto un bel
po' prima che, in quel guscio annerito, gli inni tornassero a risuonare.
Dato che la natura dell'esplosione non era stata accertata, l'ipotesi pi
probabile era che si fosse trattato di una bomba. Cos era stata chiamata
l'FBI di Charlotte e Hank Barnes era tornato a Preston per svolgere qual-
che ricerca preliminare nel seminterrato della chiesa. Avendo trovato ma-
teriale sospetto, per, Baines si era subito rivolto a Welsh, distogliendolo
dalle indagini sul fatto avvenuto alle Nazioni Unite.
Giunto alla Preston Community Church, Welsh trov ad attenderlo Ra-
wley, il capo della polizia, che gli disse: Il suo uomo nel seminterrato.
Il numero dei cadaveri cresciuto, nell'ultima ora?
S, ne abbiamo rinvenuto un altro. Ancora non sappiamo chi sia... Pro-
babilmente si trovava proprio nel punto dell'esplosione. A lui vanno ag-
giunti i due morti nel seminterrato e i due rinvenuti nella chiesa. Cinque
vittime... un miracolo, anche perch ieri sera la chiesa era piuttosto affol-
lata. Non ci sono neppure molti feriti veramente gravi, a parte quel ragazzo
estratto dal seminterrato, Paul Wallach.
Come sta?
Secondo le ultime notizie non ha ancora ripreso conoscenza.
Be', mettiamoci al lavoro. Welsh segu Rawley lungo i gradini del
seminterrato. Sebbene gran parte dell'acqua fosse stata pompata fuori,
mentre camminavano verso il punto dell'esplosione, i loro piedi affondaro-
no in una poltiglia di ceneri fradice.
Si fermarono vicino ai resti bruciacchiati e contorti di un tavolo di me-
tallo, di cui erano rimaste solo le gambe. Sedie pieghevoli, che nello scop-
pio si erano fuse e parevano sculture moderne, erano sparse in giro, insie-
me con una quantit di utensili meccanici in frantumi.
Welsh si chin a osservare il piano del tavolo: i segni delle bruciature
incisi sulla superficie erano inconfondibili. Anche Baines stava esaminan-
do quei segni. Salve, Baines. Ottimo lavoro, quel rapporto telefonico.
Agente Welsh... Piacere di rivederla, signore. Quantico sembra cos
lontana. Che ne pensa? Avevo ragione?
Rawley aggrott la fronte. Ragione su cosa? Sull'esplosivo?
Welsh sbuff. Un disastro del genere non stato sicuramente provoca-
to da una fuga di gas.
Pensa che abbiano usato del C-4? chiese Rawley, per dimostrare che
non era un semplice poliziotto di campagna.
No, del C-10. Lo si capisce da queste striature verdi. Welsh esamin il
pavimento intorno al tavolo. Vediamo che altro c'. Si chin accanto a
una busta da supermercato e tir un filo penzolante. Accidenti. Esamin
attentamente alcune bobine di cavo telefonico, quindi port alla luce un
paio di detonatori e mim l'inserimento delle sonde appuntite in un blocco
di esplosivo al plastico.
Rawley rimase a bocca aperta, mentre Welsh, continuando a rovistare,
recuperava una scheda elettronica bruciacchiata e gli involucri semifusi di
due cellulari di ultima generazione. Quindi prese di tasca una busta di pla-
stica per la raccolta delle prove e c'infil i resti dei telefonini. Barnes,
dica al laboratorio di cominciare subito a lavorare su questi. Non sono un
tecnico, ma o la gente di qui lascia nelle tasche dei vestiti vecchi roba mol-
to strana, oppure questa non una 'semplice' raccolta d'indumenti.
Rawley assunse un'aria sdegnata. Non posso negare l'evidenza, ma le
dico che impossibile.
Finora ogni indizio che ho visto qui punta in un'unica direzione. Qual-
cuno ha usato la chiesa come fabbrica di bombe. Perlomeno lo ha fatto ieri
sera.
Welsh, le ripeto che impossibile. Conosco bene questa gente. di-
namitarda come lei e me.
L'agente Welsh gli lanci un'occhiata come per dire che era un argomen-
to poco convincente. E non si nemmeno trattato di un'operazione da
quattro soldi. Non stavano preparando petardi.
Allora lei crede che questo C-10 del cavolo non sia scoppiato acciden-
talmente?
Certo, i terroristi si fanno sempre saltare in aria. Fa parte del gioco.
Terroristi. Non posso neanche credere di aver pronunciato questa paro-
la. Non qui a Preston.
Oggigiorno i terroristi possono essere ovunque. Si guardi intorno: c'
un intero bazar di roba in grado di provocare un'esplosione... anzi pi di
una. Mi sembra improbabile che un terrorista abbia piazzato una bomba
qui dentro. Ma pu anche darsi che alcune persone - quelle per le quali lei
metterebbe la mano sul fuoco - si siano divertite a giocare al 'piccolo terro-
rista', facendo cos saltare il seminterrato. Succede abbastanza spesso, spe-
cialmente se sono veri dilettanti, quelli che si gingillano con roba del gene-
re. Poi scorse qualcosa sul pavimento e si chin a raccoglierlo. Era un
volantino bruciacchiato. Welsh lesse ad alta voce: E TU, SARAI E-
SCLUSO?
Per quel che vale, il reverendo Wagoner sostiene di non aver mai visto
questo volantino n gli altri. Baines indic i pacchi di volantini e di opu-
scoli zuppi d'acqua.
Davvero? Cominciavo a credere di esser l'unico in America non incluso
nell'elenco dei destinatari di queste frottole religiose. Tuttavia, a quanto
pare, il reverendo avrebbe dovuto controllare il suo seminterrato un po' pi
spesso. Morti e feriti sono tutta gente del posto?
A quanto mi risulta, s. Tranne il ragazzo, Paul Wallach. Frequenta l'u-
niversit, ma non so da dove venga.
Mi dica una cosa, Rawley... In una piccola universit di provincia come
questa ci sono molti personaggi eccentrici, strani o con manie di grandez-
za? Scommetto di no e scommetto pure che lei non conosce questo Paul
Wallach. Chi ci dice che non sia venuto qui per fare un po' di casino?
Be', so che amico di Shari Nelson, una studentessa che lavora per
Michael Murphy. una bravissima ragazza... Non riesco neppure a imma-
ginare che sia coinvolta in qualche frangia di fanatici.
Frangia... Che termine singolare. Miss Nelson frequentava la chiesa?
S, certo. Ma non penser sul serio che Shari o qualcun altro di noi pos-
sa aver fabbricato bombe quaggi, vero?
Finch non ricostruiamo ogni movimento di questa roba e non trovia-
mo il responsabile, l'unica persona non indiziata sono io... e soltanto per-
ch questa la prima chiesa in cui metto piede da quando avevo quindici
anni.

41

Artiglio preferiva agire da vicino, guardare in faccia le sue vittime. Era
pi elegante e pi rischioso. Inoltre il terrore che li pervadeva poco prima
di essere squarciate era uno spettacolo indimenticabile. Ma ricavava anche
un immenso piacere dal vedere in azione i falchi che aveva addestrato per
lunghi anni. Adorava la loro precisione letale.
Invece le esplosioni - anche con quelle nuove, sottili bombe ad altissimo
potenziale - producevano soltanto un gran casino.
L'esplosione di quella sera, per, era stata magnifica. Nascosto nel par-
cheggio, Artiglio si era proprio goduto lo spettacolo. Lo zaino conteneva
abbastanza materiale deflagrante da far crollare met edificio, bench quel
materiale fosse contenuto in un foglio di plastica che sembrava un porta-
tessera laminato. E c'era altro esplosivo nelle borse che lui e Chuck aveva-
no piazzato in giro nel seminterrato, ma l'FBI non ci avrebbe messo molto
a capire che erano l soltanto per far scena.
Artiglio era soddisfatto: aveva scatenato un vero inferno e ammazzato
un po' di gente. Tutto il contrario di quel lavoretto a New York, cos sem-
plice e innocuo. E poco male se quell'idiota di Chuck non era l ad assiste-
re al risultato delle loro manovre. Artiglio aveva infilato il C-10 nello zai-
no soltanto dopo aver ucciso Chuck - sarebbe stato troppo rischioso farlo
prima -, poi aveva messo lo zaino col timer sulle spalle del cadavere, si era
assicurato che Paul Wallach si trovasse lontano dal centro dell'esplosione -
il ragazzo doveva sopravvivere al violento scoppio - e infine si era allonta-
nato dal seminterrato.
Caos e paura: ecco gli strascichi di quella serata. Terrore in una cittadi-
na, non una grande citt, e oltretutto in una chiesa. Ben presto, l'FBI a-
vrebbe capito che non era stata un'esplosione accidentale in una fabbrica di
bombe allestita in un seminterrato da un gruppo di cristiani evangelici.
Proprio come ormai era chiaro che quella scritta sul Palazzo di Vetro non
poteva essere opera di una cellula terroristica intenzionata a far saltare in
aria le Nazioni Unite.
Avrebbero ritrovato e identificato i resti del fratello di Shari, esaminato
il legame tra la giovane, Murphy, gli altri membri della chiesa e Paul Wal-
lach - il quale sarebbe stato subito etichettato come un provocatore giunto
apposta a Preston -, generando cos una valanga di articoli e di servizi tele-
visivi che sarebbe durata giorni interi. Si sarebbero anche chiesti chi era
quell'uomo misterioso che era stato visto insieme con Chuck. Ma quando
l'FBI si fosse reso conto che le prove rinvenute nella fabbrica di bombe
erano soltanto una messinscena, ormai l'attenzione dei media sarebbe stata
altrove. A tutto ci avrebbe fatto seguito un periodo di chiacchiere e con-
fusione, e la gente comune avrebbe soltanto conservato il ricordo dell'esi-
stenza di una massa di pazzi evangelici dei quali aver paura. Niente male,
per essere il lavoro di una sera.
Poi Artiglio ramment una cosa. Chuck, quel miserabile fallito, era riu-
scito a rovinare le cose anche da morto! Gli venne in mente il giubbotto, la
lampo incastrata e il fatto che lui aveva dovuto tagliare la stoffa per levar-
glielo di dosso. Quel giubbotto era caduto a terra e Artiglio, troppo impe-
gnato a sistemare le ultime cose prima dell'esplosione, aveva dimenticato
di raccoglierlo. Ma in una tasca di quell'indumento c'erano le chiavi del-
l'auto, che avevano le sue impronte; inoltre era quasi sicuro di aver visto
Chuck che s'infilava in tasca l'ultima lista della spesa. Le possibilit che il
giubbotto fosse ancora intatto e che l'FBI riuscisse a rintracciarlo da ci
che era rimasto in quelle tasche erano minime... ma sufficienti da innervo-
sire Artiglio. Doveva tornare indietro. Per fortuna, considerato l'andirivieni
delle squadre di soccorso, non sarebbe stato troppo difficile.

Artiglio varc quella che un tempo era la porta del seminterrato.
In quel mentre, Laura Murphy girava l'angolo del fabbricato, diretta ver-
so la Dodge. Teneva sempre nel bagagliaio dell'auto bevande in abbondan-
za, la cassetta del pronto soccorso, coperte e altre provviste, nel caso lei e
Murphy avessero deciso improvvisamente di fare un'esplorazione. Studi
la figura che stava entrando nel seminterrato: non sembrava un soccorrito-
re, n certamente era un membro della chiesa. E non era neanche uno di
Preston... per non si trattava di una faccia nuova.
Era quel tizio sgradevole che lei aveva visto col fratello di Shari.
Laura dimentic le provviste e decise di seguire l'amico di Chuck. Vole-
va capire perch fosse sceso nel seminterrato. Poi un'idea la colp, lascian-
dola inorridita. Ma...? Era mai possibile che quello sconosciuto e il povero,
collerico, smarrito Chuck fossero coinvolti nell'esplosione?
Bench le ginocchia ferite le dolessero, Laura scese i gradini del semin-
terrato. Poi ud un rumore nell'oscurit e si mosse zoppicando in quella
direzione, pensando che il dolore alle gambe non le sarebbe passato molto
presto... Un pensiero che fu subito cancellato da un dolore pi intenso,
molto pi intenso, che la attravers come un'ondata.
Un paio di mani incredibilmente forti le afferr il braccio e la gola nel-
l'oscurit.
Salve, Mrs Murphy. Dev'essere la sera della tombola in chiesa, perch
ho appena vinto il primo premio. La voce era roca. Non posso far nulla a
suo marito, dato che ci ancora utile. Per nessuno mi ha detto che lei
necessaria. E, senza di lei, con pi tempo a disposizione, forse suo marito
lavorer pi in fretta.
Laura non sapeva cosa intendesse quel pazzo, ma non riusciva a parlare
tanta era la pressione della mano sulla trachea.
Artiglio decise che avrebbe fatto a meno del rasoio.
Il risultato sarebbe stato lo stesso.
Laura Murphy guard Artiglio dritto negli occhi, rifiutando di dargli la
soddisfazione di distogliere lo sguardo, sebbene fosse sgomenta all'idea di
trovarsi al cospetto del male allo stato puro.
Cominci a pregare in silenzio e non mostr nessun timore.

42

Rawley li fece entrare nella stanza degli interrogatori della stazione di
polizia, che si trovava vicina alla chiesa, e indic tre sedie sistemate su un
lato del tavolo di metallo inchiavardato al pavimento spoglio.
Mi spiace non poter usare il mio ufficio, ma non credo saremmo stati
comodi con tutto questo... Indic i due scatoloni al centro del tavolo.
Dall'altro lato, Baines si alz e, con aria impassibile, disse: Reverendo
Wagoner, professor Murphy... Strinse la mano a ciascuno poi si risedette,
puntando lo sguardo sugli scatoloni.
Rawley li fece accomodare. Come va il braccio, Bob? Lo sa, la gente
dice che un miracolo che lei sia vivo.
Wagoner fece una smorfia mentre si sedeva con cautela e sistemava il
braccio ingessato. Non sento granch, a essere sincero, Ed. Lo stesso si
pu dire della mia testa. Si sfior il bendaggio sulla fronte. Secondo
Alma, il buon Dio sapeva cosa faceva quando l'ha creata di acero massic-
cio.
E lei come va, Murphy?
Oh, sto bene, Ed. Solo qualche ferita e alcuni lividi. Immagino che ci
sia un po' di acero anche dentro di me.
Con un sorriso teso, Rawley si mosse, accostandosi a Welsh. Sembrava
riluttante a occupare la sedia vuota accanto a lui, come se volesse prendere
le distanze da ci che stava per accadere.
Noi siamo stati fortunati, disse Wagoner. Quattro nostri cari amici
sono morti. In pi ci sono quel cadavere non ancora identificato e quel
poveretto, Wallach, in coma... La sua voce si affievol. Ma comincere-
mo la ricostruzione non appena possibile. E allora torneremo in quella bel-
la chiesa, a lodare di nuovo il Signore.
Niente ricostruzione per ora, reverendo, replic Welsh in tono freddo.
Al momento la sua chiesa considerata scena del delitto.
Non capisco.
Non si trattato di un'esplosione accidentale. La vecchia caldaia una
delle poche cose non danneggiate dallo scoppio.
E allora cos' stato a provocarla?
Welsh lo fiss. Speravo che me lo dicesse lei.
Murphy balz in piedi, sporgendosi sul tavolo. Cosa sta insinuando?
Bob l dentro ha rischiato di morire.
Welsh non batt ciglio. Attese che Murphy tornasse a sedere, poi sollev
il lembo di uno scatolone.
L'esplosione stata causata da una bomba. Esplosivo al plastico. E ab-
biamo trovato detonatori e varia attrezzatura per la costruzione di altri or-
digni. Il seminterrato della sua chiesa stato utilizzato come fabbrica di
bombe, reverendo. I suoi parrocchiani costruivano bombe, dichiar. Poi
tacque, rimanendo a osservare Wagoner, che era impallidito, palesemente
sconvolto dalla notizia.
assurdo, disse Murphy. Perch i membri di questa chiesa dovreb-
bero fabbricare bombe?
Welsh si gratt il mento con fare perplesso, come se non si fosse mai
posto quella domanda. Forse per far saltare l'ONU?
L'ONU? Di cosa sta parlando?
Quel ragazzo che hanno tirato fuori dal seminterrato, Paul Wallach,
non di qui, vero? Lo so, si suppone che sia uno studente, per mi risulta
che frequenti l'universit da poco, giusto?
Cosa sta insinuando? Che Paul Wallach in qualche modo responsabi-
le dell'esplosione? una pazzia. solo un ragazzo.
Welsh sorrise, acido. So per esperienza che i ragazzi fanno le cose pi
strane. Specialmente quando cadono sotto l'influsso di certi fanatici. E
pronunci l'ultima parola come se stesse sputando qualcosa di sgradevole.
Murphy si alz di scatto. Fanatici? E lei, Welsh, chi , il McCarthy dei
federali? Vede complotti ovunque... Fanatici come chi?
Come quelli che credono che le Nazioni Unite siano malvagie. Come i
cristiani evangelici, per esempio.
Non crediamo che le Nazioni Unite siano malvagie, lo interruppe Wa-
goner. Anzi siamo convinti che facciano un buon lavoro: mantengono la
pace in certi Paesi del Terzo Mondo dove altrimenti regnerebbe il caos,
portano aiuti umanitari, si adoperano per avviare programmi sanitari e cos
via. Nutriamo una certa diffidenza sui loro sforzi di promuovere la globa-
lizzazione unendo tutte le religioni a prescindere dalle loro fedi, e racco-
gliendo i governi del mondo sotto un'unica entit.
Sta dicendo che si oppone al raggiungimento della pace mondiale at-
traverso l'unit globale?
In passato ogni tentativo di affermare una religione o un governo mon-
diale sfociato in un regime totalitario, causando la morte d'innumerevoli
cittadini innocenti. Dobbiamo imparare dalla storia. Da solo, l'uomo in-
capace di portare la pace su questo pianeta. E questo mondo non vedr mai
la pace finch Cristo stesso non giunger a costruire il Suo Regno. La Bib-
bia molto chiara al proposito.
E forse qualcuno dei vostri ha pensato che qualche bomba poteva acce-
lerare le cose.
I nostri? I cristiani evangelici non sono dei dinamitardi, agente Welsh,
replic Wagoner, sbalordito.
Welsh gli punt il dito contro. E che mi dice di quelli che gettano bom-
be nelle cliniche che si occupano di pianificazione familiare? Che uccido-
no i medici che praticano gli aborti? Sono cristiani o no?
Non per me, rispose Wagoner con forza. S, togliere la vita a chi non
ancora nato una cosa terribile, ma rispondere con un altro omicidio
ugualmente terribile. La comunit cristiana si oppone all'assassinio.
Fino ad allora, Baines era rimasto in silenzio, ma a quel punto non riusc
pi a trattenersi. Signore, so di venir meno al mio dovere, per devo par-
lare, disse, rivolto a Welsh. Non pretendo di conoscere tutti i fatti relati-
vi a questa esplosione, e di certo alcune prove circostanziali rendono molto
probabile l'ipotesi che, in quel seminterrato, stesse succedendo qualcosa di
strano. Per io questa gente la conosco. Non queste persone in particolare,
ovvio, ma conosco chi frequenta la chiesa in una comunit, perch anch'io
appartengo a una comunit analoga. Conosco i loro cuori... Le assicuro che
non potrebbero mai essere terroristi, dinamitardi o assassini per nessuna
causa, per quanto giusta. Vede, qui a Preston successa una cosa terribile.
Ci sono stati morti e feriti. E tutti vogliono sapere perch. Noi vogliamo
sapere perch. Il professor Murphy ha rischiato la vita per salvare qualcu-
no. E questa sarebbe l'azione di un fanatico assassino? Il reverendo Wago-
ner stato fortunato a non rimanere ucciso nell'esplosione. Insomma, non
sono queste le persone cui dovremmo dare la caccia. So che si tratta di una
sensazione, e non di una prova, ma talvolta dobbiamo cercare prove pi
consistenti di quelle che sono sotto i nostri occhi, no?
Welsh rivolse a Baines solo uno sguardo iroso, ma non ebbe la possibili-
t di replicare, perch, in quell'istante, Laura Murphy entr incespicando
nella stanza, con un'aria di profonda sofferenza stampata sul viso.
Guard davanti a s per un istante, con gli occhi sbarrati, come se cer-
casse le parole giuste per comunicare qualcosa. Poi Murphy, inorridito,
vide i suoi occhi rovesciarsi all'indietro e l'intero corpo afflosciarsi, come
se lei fosse una marionetta cui avessero tagliato i fili. Laura protese una
mano per sorreggersi, e Murphy la prese tra le braccia, mentre la sua sedia
cadeva rumorosamente al suolo.
Chiami un'ambulanza! url a Barnes. Subito!

43

Per la seconda volta in poche settimane gli dei della fortuna giornalistica
le sorridevano, aveva pensato Stephanie Kovacs. Aveva deciso di trascor-
rere la serata in albergo, concentrandosi sulla sua ricerca. Il giorno dopo,
sarebbe andata in giro per Preston, cercando altre informazioni sul profes-
sor Michael Murphy.
Poi aveva sentito l'esplosione e, mentre si apprestava a chiamare sul cer-
capersone il suo cameraman, era stata raggiunta dalla telefonata del diret-
tore nazionale della BNN. Dopo meno di un'ora dall'esplosione, aveva gi
mandato in onda il primo servizio. Erano poi arrivati in massa gli altri
giornalisti, per lei era sempre stata un passo avanti a loro, grazie alle sue
iniziative personali e alle soffiate dagli uffici di New York e Atlanta. E
adesso - il giorno dopo la tragedia - era pronta per la prossima esclusiva.
Stephanie Kovacs, BNN, in diretta dall'orribile esplosione alla Preston
Community Church di Preston, North Carolina. Mentre continuano la di-
sperata ricerca delle vittime e l'accertamento dei danni, cominciano a e-
mergere realt preoccupanti. La notizia pi sconvolgente che non si tratta
di un attacco terroristico a una comunit di fedeli innocenti, ma piuttosto
di un incubo. Un incubo terribile, che coinvolge tutti i cittadini del nostro
Paese. Contrariamente alle prime notizie, che parlavano della chiesa come
bersaglio di una bomba terrorista, le prove emerse dimostrano che la realt
ben pi terribile e meschina. Alcune fonti hanno infatti rivelato alla BNN
che l'esplosione stata provocata da una fabbrica di bombe nel seminterra-
to... Una fabbrica che costata la vita a quattro membri di questa congre-
gazione molto unita. Le stesse fonti hanno anche suggerito che gli indizi
trovati tra le macerie, qui a Preston, siano collegati a un altro recente attac-
co terroristico. Fece una pausa a effetto, come se avesse bisogno di ri-
comporsi prima della rivelazione cruciale. Sebbene le autorit non abbia-
no ancora reso dichiarazioni ufficiali, ci stato detto che alcuni membri
del gruppo terroristico di questa chiesa avevano legami con Farley il Fana-
tico... S, stiamo parlando dell'uomo che la polizia sta ancora cercando, nel
tentativo di chiarire quale ruolo abbia avuto nel recente attacco al Palazzo
dell'ONU a New York. Ma la notizia pi allarmante un'altra: sembra che
materiale simile a quello ritrovato nella casa di Farley il Fanatico - da do-
ve, ricorderete, vi davo notizie pochi giorni fa - sia stato rinvenuto anche
qui, nel seminterrato della Preston Community Church, a pochi metri da
dove mi trovo. Tale materiale includerebbe pubblicazioni religiose, opu-
scoli di carattere evangelico e indizi che l'esplosione di una bomba all'O-
NU era un'agghiacciante possibilit. Una possibilit ancora valida, forse a
opera di membri sopravvissuti della cellula terroristica, il cui complotto ha
avuto un esito terribile, stasera in questa chiesa.
Con riluttanza, distolse lo sguardo dalla telecamera per rivolgersi a un
uomo alto, un po' calvo, che indossava una polo nera e una giacca sportiva
marrone.
Qui con me c' il dottor Archer Fallworth, preside della facolt di Studi
umanistici della Preston University. Sono molti gli studenti e i docenti
dell'universit che frequentano questa chiesa... Esib un sorriso sincero e
che intendeva mostrare il suo rammarico. Grazie per averci concesso
qualche minuto in questa circostanza cos tragica, preside Fallworth.
Fallworth sembr sul punto di replicare: Ma un piacere... per si
trattenne e annu, stringendo le labbra.
Preside, siamo tutti sconvolti per queste rivelazioni: membri di una
congregazione religiosa che fabbricano bombe e che forse sono legati a
terroristi decisi a sferrare un attacco... Pu gettare un po' di luce su quello
che sta accadendo? Secondo lei, c' un senso in questi avvenimenti?
Il preside Fallworth alz lo sguardo con espressione compunta. Non
sono certo di poter spiegare ci che accaduto qui a Preston, Stephanie, e
ignoro se esista qualcuno in grado di farlo. Quando un gruppo di fanatici
uccide brutalmente persone innocenti, credo che noi tutti... io... Scosse il
capo, evidentemente sopraffatto dall'emozione.
Stephanie decise di trarlo d'impaccio. Parlando di fanatici, preside Fal-
lworth, cosa intende esattamente? Chi sono queste persone? Qual il loro
programma?
Fallworth si schiar la voce. Be', insegno in questa universit da un bel
po' di anni, e devo ammettere che, negli ultimi tempi, sono stato testimone
di alcuni cambiamenti inquietanti.
Preoccupata, Stephanie corrug la fronte. Che genere di cambiamenti?
Qui c' sempre stata una forte presenza evangelica. Niente di anormale
in questo, ovvio. Ma penso che gli elementi estremisti - fondamentalisti
evangelici, se vuole - stiano gradualmente assumendo il controllo. E temo
che simili personaggi siano all'origine della tragedia che ci ha sconvolto.
Ovviamente lei conosce queste persone. In cosa credono, esattamente?
E se quello che ci viene detto vero - sebbene io, come molti nostri tele-
spettatori, trovi difficile accettarlo - perch scelgono come bersaglio istitu-
zioni come l'ONU?
Stephanie, in qualsiasi cosa credano - nella prossima fine del mondo,
nel Secondo Avvento o in qualsiasi altra cosa - semplicemente non accet-
tano che lei o io possiamo avere un punto di vista diverso o una fede diver-
sa... perfino una diversa fede cristiana. Questa la cosa importante.
Dunque cosa stanno cercando di fare? Di convertirci al loro credo a
forza di bombe?
Fallworth le rivolse il sorriso condiscendente che era ben noto ai suoi
studenti. Ben detto, Stephanie. S, le cose stanno esattamente in questi
termini.
E il titolo delle prime pagine di domani fatto, pens Stephanie.
Stephanie, il benessere dei nostri studenti la mia principale preoccu-
pazione. Dobbiamo impedire che qualcuno li influenzi in modo negativo o
pericoloso.
Secondo lei, Paul Wallach, il ragazzo in coma, stato influenzato in tal
modo?
Lui pieg il capo. Tragicamente, credo di s.
E ha idea di chi possa essere responsabile della trasformazione di uno
studente cos dotato in un presumibile fanatico assassino?
Il preside ebbe un attimo di esitazione. Forse quella giornalista l'aveva
forzato un po'. Ma ormai non poteva tirarsi indietro.
Avanti, pens lei. Sai cosa devi fare. E hai una voglia matta di farlo.
Mi addolora profondamente doverlo dire, ma credo che uno dei membri
della nostra facolt sia il principale portavoce di questo pernicioso movi-
mento. Fece una smorfia, come a dimostrare l'intensit del suo sconforto.
Stephanie gli avvicin il microfono, come se fosse un pungolo.
Il professor Michael Murphy, disse Fallworth.
Fingendo di essere sorpresa e inorridita, Stephanie chiese: Quale mate-
ria insegna il professor Murphy?
Archeologia biblica, rispose il preside col tono che avrebbe usato per
nominare una malattia. Almeno ci che ha fatto sino a oggi. Si volt,
guardando la telecamera. Nell'interesse degli studenti, raccomander al
consiglio universitario la sospensione del professor Murphy almeno fino
alla conclusione di un'opportuna inchiesta interna.

44

Murphy si accoccol sul pavimento dell'ambulanza e tenne Laura per
mano, mentre un paramedico le metteva una flebo nel braccio e l'altro la
avvolgeva nella coperta termica, chiedendo: Ha avuto un collasso?
Le ultime ore gli sembravano come circondate dalla nebbia. Riusciva a
malapena a pensare. S, era in chiesa quand' scoppiata la bomba. C'era-
vamo tutti e due. Per le avevano detto che stava bene. Solo qualche livi-
do, niente di grave.
Mentre l'ambulanza schizzava lungo la Route 147, il paramedico si mise
in contatto con l'equipe in attesa al centro traumatologico. Quando ebbe
finito, avevano gi lasciato la strada principale e imboccato a sirene spie-
gate quella che, attraversando il campus, conduceva all'ospedale. Murphy
premette la mano fredda sulla guancia di Laura, mormorando: Tieni duro,
tesoro.
Si fermarono con uno scossone. Quindi i paramedici fecero scorrere la
barella sull'asfalto e la spinsero verso il centro traumatologico, come l'e-
quipaggio di un bob che prende lo slancio. Le porte automatiche si apriro-
no e si chiusero come una bocca affamata, permettendo loro di entrare nel-
la zona dell'accettazione, dove la squadra di pronto intervento circond
immediatamente la barella, coi carrelli d'acciaio satinato degli strumenti
gi pronti.
Le vennero inseriti altri aghi endovenosi e fu collegata a un monitor per
il controllo dei parametri vitali, che un'infermiera prese a leggere ad alta
voce, comunicando ai medici i dati sul battito cardiaco e sulla pressione
arteriosa. E intanto la barella sfrecciava verso una serie di porte sulle quali
era scritto: RISERVATO AL PERSONALE CENTRO TRAUMATOLO-
GICO.
Murphy fu risucchiato nella scia e cerc di non perdere di vista il volto
di Laura, mentre l'equipe medica le si affannava intorno. Poi la barella urt
le porte e una mano lo ferm con delicatezza.
Mi spiace, ma deve aspettare qui. La aggiorneremo sulle condizioni di
sua moglie non appena avremo altri dati. Murphy mormor un ringrazia-
mento e l'infermiera scomparve dietro la barella. Ud per un attimo l'incal-
zante passo dei medici, poi le porte si richiusero e lui rimase solo.

Professor Murphy, che succede? Cosa ci fa qui? Shari aveva gli occhi
rossi di pianto.
Si tratta di Laura. Ha avuto un collasso. C' qualcosa che non va, per
non sanno cos'. Io... La voce gli si spense.
Shari croll su una sedia e port la mano alla bocca. Oh, no. Oh, no.
Anche Laura, no.
Murphy avvicin la sua sedia e le pass un braccio intorno alle spalle.
Anche Paul l dentro, vero? chiese, guardando verso la porta.
Lei annu, singhiozzando in silenzio. Rimasero cos, Shari col capo sulla
sua spalla, non sapendo cos'altro fare se non pregare in silenzio. I minuti
passarono e Murphy perse ogni cognizione del tempo... Cominci a discu-
tere con Laura su qualcosa, poi lei si mise a ridere, e il cuore di lui ebbe un
sobbalzo perch lei stava bene... Quindi lui si rese conto che stava sognan-
do e si svegli con un sussulto.
Al suo fianco c'era il dottor Keller. Nessun cambiamento nelle condi-
zioni di Paul. Ma non ne aspettiamo, per ora, disse il medico, rivolto a
Shari. Poi si gir verso Murphy. Laura stabile, ma purtroppo ignoriamo
ancora il motivo del collasso. Sembrerebbe che qualcuno, dotato di una
forza spaventosa, abbia cercato di schiacciarle la trachea. Stiamo facendo
tutto il possibile e continueremo a farlo, ma, ora come ora, devo dirle che
Laura sta... perdendo terreno.
Shari emise un respiro strozzato e Murphy istintivamente le strinse ancor
pi il braccio intorno alle spalle, sebbene fosse lui ad avere un disperato
bisogno di conforto. Poi si alz e tese a Keller una mano ferma. Grazie,
dottore. So che state facendo tutto ci che potete. E altrettanto faremo
noi.
Keller gli strinse la mano e annu gravemente prima di tornare nel centro
traumatologico. Era una cosa strana, per lui, non aver trovato parole da
dire a quell'uomo.
Murphy si accorse che gli occhi di Shari erano profondamente segnati
dalla stanchezza. Vieni, sono sicuro che abbiamo bisogno tutti e due di un
po' d'acqua o di un caff. Dobbiamo pregare, pregare molto.

45

Parecchie ore dopo, Murphy entr nella stanza di Laura e le strinse la
mano. Nonostante il respiratore, le flebo e i macchinari che la circondava-
no, sembrava la principessa di una fiaba. La sua pelle era bianca come por-
cellana e le labbra erano incredibilmente livide. Il sonnifero che le avevano
dato era molto forte, per, guardandola, Murphy si accorse che le ciglia
fremevano, indicando che era ancora l, che stava lottando per uscire dalla
sua prigione.
Credette di aver sentito qualcosa oltre al sibilo del respiratore... un gemi-
to di protesta, come se lei dicesse: Per favore, qualcuno mi tiri fuori di
qui... ma non si poteva pi fidare dei propri sensi.
Si chin e le baci dolcemente la fronte. Ehi, sono qui. Non preoccu-
parti. Andr tutto bene.
Abbass lo sguardo e fu sorpreso di vedere che stringeva nella mano una
bustina trasparente con gli effetti personali di Laura. Doveva avergliela
data il dottor Keller e lui non se n'era neppure accorto. C'era il sottile anel-
lo nuziale d'oro, l'orologio da polso, gli orecchini di perla, le chiavi. E la
piccola croce di legno con la sua cordicella.
Murphy immagin di uscire dall'ospedale reggendo quella busta e le la-
crime gli velarono immediatamente gli occhi. Non mi lasciare, tesoro. Ti
prego, non mi lasciare... Sent aprirsi la porta e prov una fitta d'imbaraz-
zo, poi pens: Che sciocchezza... per loro ordinaria amministrazione.
Ma non era l'infermiera.
Sulla porta, c'era una donna dai capelli rossi. Indossava un lungo sopra-
bito nero, troppo grande per lei, e guardava oltre lui, verso Laura, con u-
n'espressione di tristezza infinita. Mr Murphy... esord la donna con vo-
ce tremante. Aveva un accento cadenzato e familiare, per Murphy non lo
riconobbe. Sono Iside McDonald. Il suo sguardo incroci brevemente
quello di Murphy, poi torn su Laura. Mi spiace davvero molto.
Lui la fiss, perplesso, come se fosse il personaggio di un sogno.
Murphy non riusciva a comprendere che ci faceva l quella donna: sembra-
va reale, gli parlava proprio come se fosse vera...
Mi deve scusare, riprese lei. Non sarei dovuta piombare qui cos.
Non volevo intromettermi nel suo... Non volevo immischiarmi. Non ci
conosciamo nemmeno. solo che io...
Murphy trasse un lungo respiro e cerc di rilassare le spalle. Poi le indi-
c la sedia. Mi scusi. La prego, si sieda. Ha fatto un lungo viaggio.
Lei obbed, stringendo sulle ginocchia una valigetta dall'aria malconcia.
Sembrava incerta su cosa dire o fare.
A rompere il silenzio imbarazzato provvide l'infermiera, che entr reg-
gendo un recipiente pieno di caff. Vide Iside, la salut con un cenno del
capo, e porse una tazza a Murphy, sorridendogli amichevolmente.
A dire il vero non mi va, disse lui, mentre la porta si richiudeva alle
spalle dell'infermiera. Lo vuole? Niente latte n zucchero, temo.
Lei prese la tazza, grata per quel diversivo. Grazie. Va bene cos.
Rimasero in silenzio per quella che sembr un'eternit. Entrambi guar-
davano Laura e ascoltavano il sibilo lieve del respiratore.
Senta... La ringrazio per il suo interesse, disse Murphy a un certo pun-
to. Per lei non conosce neppure mia moglie. Non vorrei essere scortese,
ma... che ci fa qui?
Iside mise la tazza di caff sul davanzale della finestra e pos le mani
sulla valigetta. Le ho portato qualcosa, rispose. Sganci il fermaglio e
tir fuori una busta gialla imbottita. C'infil la mano, la rovesci e dalla
busta usc qualcosa.
Con un bagliore opaco, la coda del Serpente cadde sulla valigetta.
Non capisco.
Lei gliela porse. Ho pensato che la volesse. Che magari le sarebbe stata
d'aiuto.
E quale aiuto mi potrebbe dare?
Iside non riusc a sostenere il suo sguardo. Non dovrebbe... Lei non
crede che abbia poteri curativi?
D'un tratto Murphy comprese. No! Assolutamente no. soltanto un
pezzo di bronzo.
Lei sembr sconcertata. Solo un pezzo di bronzo? Ma lei ha rischiato la
vita per averlo. Credevo che gli israeliti, quando venivano morsi dai ser-
penti velenosi, avessero attribuito a questo oggetto la capacit di guarirli. E
ho pensato che lei ci credesse.
Non in questo che credo. Dio guar quegli uomini per la loro fede... Il
potere era nella loro fede, non nel Serpente. E, quando iniziarono a adorar-
lo come se avesse poteri magici, Dio ordin a Ezechia di distruggerlo.
Lei continuava a porgergli l'oggetto, come se lo invitasse a prenderlo.
Ma come fa a saperlo? Come pu essere certo che non abbia nessun pote-
re? Come sa che non aiuter Laura?
Murphy si schiar la gola. Perch so che Dio non opera cos. Lui non fa
giochi di prestigio.
E che mi dice dei guaritori? Mi sembra che loro li facciano, dei giochi
di prestigio.
No. Noi ignoriamo perch Dio guarisca alcune persone. Come non
sappiamo perch... talvolta lascia che si ammalino. Non pot trattenersi
dal guardare Laura. E parlo anche di brave persone. Delle persone miglio-
ri.
Iside si alz e Murphy ebbe l'impressione che fosse decisa a mettergli in
mano quella cosa, come se intendesse concludere rapidamente un affare.
Ma perch non provare? Magari non funzioner, per male non pu fare,
vero? Non vale la pena di tentare?
Murphy pos le sue mani sulle braccia magre della donna e la guard.
Sarebbe sbagliato, disse in tono implorante. Sarebbe come dire a Dio:
'Ho pi fiducia in questo pezzo di metallo di quanta ne abbia in Te'. Sareb-
be un peccato.
Che le importa di commettere un peccato per salvare la vita di Laura?
Lei un egoista che si preoccupa della purezza della sua anima, quando
Laura potrebbe morire. Arross e si port la mano alla bocca. Mi scusi,
non avrei dovuto dirlo.
Lui non rispose. Prese la coda del Serpente, la infil di nuovo nella bu-
sta, rimise la busta nella valigetta, la chiuse e gliela porse. La riporti alla
Fondazione e la chiuda in cassaforte. Poi, se vuole dire una preghiera per
Laura...
Senza guardarlo, Iside prese la valigetta. Si. S, va bene. Mi dispiace.
Sembrava una ragazzina sorpresa a fare una marachella. Senta, c' un'al-
tra cosa. Ho finito di tradurre l'iscrizione. So che questo non il momento
adatto, ma l'ho portata con me. ... piuttosto straordinaria. Ho pensato che
dovevo fargliela avere il prima possibile.
Lui la fiss con sguardo assente. Quando tutto questo... sar finito, la
chiamer.
Lei annu e usc, tenendo la valigetta contro il petto.
Murphy prese la mano di Laura e ci appoggi la guancia. Sarebbe bello
se mi potessi parlare, tesoro. Tu sai sempre cosa fare.
Infine la stanchezza lo travolse, e lui scivol in un son no inquieto. Venti
minuti pi tardi, fu ridestato dal cicalino del respiratore.
Qualcosa nella stanza era cambiato. Murphy si guard intorno, confuso,
e poi cap. Il bip-bip-bip regolare del monitor di controllo dei parametri
vitali era diventato un continuo suono d'allarme. Allora Murphy si alz di
scatto dalla sedia e stava per raggiungere la porta quando essa si apr. Il
dottor Keller, un altro medico e un'infermiera, che spingeva un carrello,
irruppero nella stanza.
Murphy li guard mentre si chinavano su Laura. L'infermiera sollev le
piastre, aspettando l'assenso del dottor Keller all'uso del defibrillatore, poi
due mani forti lo afferrarono e lui chiuse gli occhi.

46

I detective avevano lasciato la scena del delitto, l'ultimo nastro della po-
lizia era stato rimosso e la Preston Community Church era di nuovo quello
che era sempre stata: un luogo di preghiera.
Riparare i danni materiali, tuttavia, avrebbe richiesto pi tempo. Sebbe-
ne la struttura fosse stata rafforzata da puntelli d'acciaio posti sotto il pa-
vimento pericolante, una sezione d'impalcatura sostenesse la parete orien-
tale e teli di plastica coprissero quasi tutte le finestre infrante, il telaio della
porta bruciato e annerito era l a ricordare che, solo pochi giorni prima,
l'interno della chiesa aveva avuto l'aspetto di una visione infernale. Soltan-
to il campanile, un dito di puro candore puntato verso il cielo, era rimasto
indenne e, mentre i membri della congregazione entravano in fila, era dif-
ficile per loro non considerarlo un simbolo di speranza e sopportazione.
All'ingresso, come la notte dell'esplosione, Wagoner dava il benvenuto
ai fedeli. Con un braccio ancora al collo non poteva stringere i suoi parroc-
chiani in un abbraccio - come talvolta gli sembrava assolutamente necessa-
rio -, per la sua stretta di mano era forte e risoluta. La gente entrava e si
andava a sedere nella dozzina di panche rimaste indenni, volgendo lo
sguardo verso il pulpito di fortuna che aveva preso il posto di quello di-
strutto.
Murphy sedeva in prima fila, accanto a Shari, la mano di lei nella sua.
Dalla finestra che guardava a est, ora priva della vetrata colorata, scendeva
obliquo un raggio di sole, che andava a colpire il bordo della bara, disposta
di traverso ai piedi dell'altare, infiammando di colore la corona di fiori.
Seduto alla destra di Murphy, il padre di Laura guardava davanti a s, con-
centrato su un luogo lontano che lui soltanto riusciva a vedere. Sua moglie
gli stringeva il braccio, piangendo in silenzio.
Osservando il viso di Laura, distesa nella bara aperta, era difficile crede-
re che fosse morta. Il suo vestito color avorio sembrava luminescente e
conferiva ai suoi lineamenti pallidi un fulgore palpitante, simile a quello
dei fiori intorno alla bara e delle margherite intrecciate nei suoi capelli.
Murphy sent il cinguettio di alcuni uccelli e gli venne da chiedersi se an-
che loro non fossero stati ingannati dall'aspetto naturale di Laura. Qualcu-
no glielo dovrebbe dire, pens. Devo parlare al reverendo Wagoner. Fece
per alzarsi, per la mano di Shari lo trattenne e lui si risedette sulla panca.
Forse era meglio lasciare che quegli uccelli cantassero. Quando l'avessero
sepolta, di certo avrebbero smesso.
Wagoner sal lentamente i gradini del pulpito improvvisato senza mai
distogliere gli occhi da Laura, poi guard l'assemblea di fedeli. Questo
un momento difficile per tutti noi, esord. Talvolta sembra passata una
vita intera dall'ultima volta in cui ci siamo riuniti qui. E talvolta sembrano
trascorsi soltanto pochi istanti. Alcuni di noi hanno perso i loro cari o fa-
miliari, tutti hanno perso degli amici. E tutti noi portiamo i segni di quel
terribile giorno... e non intendo le cicatrici fisiche. Intendo il dolore della
perdita, un dolore che rimarr con noi per sempre. Toss, coprendosi la
bocca con una mano e, per qualche secondo, sembr che la chiesa fosse
nuovamente piena di fumo. Poi riprese a parlare, con la sua voce forte, e
l'aria parve rischiararsi. Se siete come me, alcuni momenti di quella not-
tata rimarranno confusi per qualche tempo, disse con un sorriso amaro.
Per rammento bene di cosa intendevo parlare nel mio sermone e cio
della fiducia che dobbiamo nutrire in Dio, in ci che Egli tiene in serbo per
noi. Della necessit di aver fede anche quando sembra che Dio ci abbia
dimenticato. Fece una pausa. E credo che questo sia uno di quei momen-
ti. Come pu essere accaduta una cosa tanto tremenda? E perch coloro
che hanno sofferto di pi in questa tragedia sono accusati di crimini terribi-
li? In televisione e sui giornali si parla di noi come di assassini e terroristi.
Come pu essere?
Si sistem la fasciatura prima di continuare. La verit che non lo so.
Dio non mi ha rivelato che cosa ha in mente per tutti noi. Tuttavia so per
certo che Lui ha un progetto per noi. E so che ci osserva, per vedere come
affrontiamo queste prove e queste tribolazioni. Afferr il bordo del pulpi-
to con la mano sana. E cosa vede Dio, quando ci guarda dall'alto? Be', vi
dir cosa vedo io. Vedo persone che cominciano a ricostruire ci che
stato distrutto. Vedo persone che tornano in un luogo sconsacrato da un
terribile atto di violenza e che lo santificano di nuovo con le loro preghie-
re. Vedo persone che hanno conservato la fede. Perch il progetto divino ci
sar rivelato. Ci vorr molto lavoro... ci vorranno tutta la cura, l'abilit e
l'energia di cui disponiamo per riportare la chiesa a ci che era prima. E ci
vorr ogni grammo della nostra fede in Dio per farci superare il tumulto
che adesso la circonda. Ma insieme, con l'aiuto di Dio, ci riusciremo.
Trasse un respiro profondo e si asciug la fronte con un fazzoletto. Spe-
rava di essere riuscito a sollevare almeno un po' lo spirito dei presenti. A-
vrebbero avuto bisogno di una grande forza per ascoltare quello che lui
stava per dire.
Tutti gli occhi erano puntati sulla bara di Laura. La luce si era spostata e
il suo viso si trovava in penombra. Anche la luminosit dei fiori si era at-
tenuata.
Wagoner si schiar di nuovo la voce e ricominci. Non ho bisogno di
dirvi che Laura Murphy era bella, dentro e fuori. Chiunque l'abbia vista
sorridere e ridere, chiunque conosca in quale modo faceva ridere gli al-
tri... - sorrise - ... talvolta con battute a loro spese - e qui parlo per espe-
rienza personale - sa che era una donna piena di gioia e capace d'infondere
gioia nel prossimo. Era anche un'archeologa di talento con un brillante
avvenire... ma lei aveva scelto di aiutare gli altri, gli studenti, a dare il me-
glio di se stessi. A Preston sono in molti ad avere un debito di gratitudine
con lei. Mi riferisco a tutti quelli che Laura ha riportato sulla retta via o
aiutato a uscire da quella sbagliata. Sono certo che alcuni di loro oggi sono
qui. E so che tanti di voi si stanno chiedendo perch una donna cos mera-
vigliosa, che aveva cos tanto da offrire, sia morta... A tutti dico: cercate di
pensare a ci che Laura vi ha dato. Quanti danno cos tanto nella loro vi-
ta?
Sent alcuni singhiozzi e un pianto soffocato, e concesse ai presenti un
momento per riprendersi. Oppure doveva riprendersi lui stesso? Quante
volte l'aveva fatto... Quante parole di conforto aveva dispensato ai familia-
ri di un defunto? E quante volte, segretamente, aveva avuto bisogno lui
stesso di essere confortato? Ma quello era l'incarico affidatogli da Dio, e
per fortuna gli era stata data la forza per adempierlo.
Laura amava la vita e amava Dio... e amava suo marito, Michael. Chi-
n lo sguardo su Murphy, i cui occhi erano fissi su Laura. Aveva uno stra-
no sorriso a fior di labbra, come se non si fosse reso pienamente conto che
lei non c'era pi. Soltanto coloro che hanno perso una persona amata san-
no cosa sta provando Michael. I nostri cuori sono con lui. Preghiamo Dio
affinch gli dia la forza di sopportare il tremendo dolore che lo affligge.
Si raddrizz per quanto poteva. Teneva aperta davanti a s una vecchia
Bibbia rilegata in pelle, ma non aveva bisogno di consultarla. Agli albori
del cristianesimo, se qualcuno moriva, i vivi non sapevano bene cosa sa-
rebbe successo allorch Cristo fosse tornato a prenderli per ascendere al
Cielo. San Paolo, nella Prima Lettera ai Tessalonicesi - da 4:16 a 4:18 -
scrive che, quando Ges verr dal Cielo 'prima risorgeranno i morti in Cri-
sto. Quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le
nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e cos saremo sempre col
Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole'. E quale confor-
to pi grande ci pu essere? Laura con Ges. Non triste e non sente
dolore, come noi. Il suo corpo pu essere spezzato, ma la sua anima, la sua
anima perfetta, in paradiso. Ed promessa di Dio che, se crediamo nella
morte e nella risurrezione di Suo Figlio, rivedremo lei e tutti gli altri cre-
denti e 'saremo sempre col Signore'. Nessuna meraviglia dunque che l'apo-
stolo dica: 'Confortatevi dunque a vicenda con queste parole', perch voi
rivedrete Laura. Pronunci lentamente quell'ultima frase, guardando
Murphy in viso.
Poi Wagoner prese il Libro degli Inni. Murphy si alz e il dolce suono
delle voci unite nel dolore e nel ringraziamento sal dalle panche rovinate.
Infine lui si avvicin alla bara per un ultimo sguardo a Laura. Mentre la
fissava, not qualcosa, ma gli ci volle qualche istante per capire che le la-
crime non avevano distorto la sua visione. Allora tese una mano e le sue
dita confermarono quel fatto sconvolgente. Qualcuno aveva spezzato la
croce di legno che Murphy aveva messo intorno al collo di Laura. E infatti
la croce penzolava dal laccio di pelle, rotta in tre frammenti.

47

Fu quando vide l'ultima palata di terra cadere sulla bara che Murphy si
rese conto che Laura non c'era pi. Il corpo nel feretro, sebbene ancora
bello, non era la sua adorata moglie. Lei era da qualche altra parte, un luo-
go al quale Murphy aveva pensato molto nel corso degli anni, ma che a-
desso non riusciva proprio a immaginare. Sapeva che l non sarebbe mai
invecchiata. Sarebbe sempre stata come l'aveva vista l'ultima volta. Perfet-
ta.
I genitori di Laura si tenevano abbracciati vicino alla tomba. Lui cerc di
capire se poteva fare qualcosa per loro, ma, guardando dentro se stesso,
trov soltanto un grande vuoto e comprese che, se avesse tentato di conso-
larli, non avrebbe mai trovato le parole giuste.
Shari gli si avvicin. Riporto Kurt e Susan in albergo. Lei ha bisogno
di riposo e posso rimanere un po' con loro, se lo desiderano. Murphy an-
nu, grato a quella ragazza cos schietta e sincera che riusciva a leggere i
suoi pensieri.
Sulla porta della chiesa, Wagoner si accomiatava con strette di mano dai
partecipanti alle esequie e offriva le ultime parole di conforto dalla sua
riserva apparentemente inesauribile. Murphy si rese conto che ormai non
aveva pi nulla da fare in quel luogo.
Salito in auto si concesse qualche istante d'immobilit, poi avvi il mo-
tore e usc lentamente dal parcheggio. Non poteva tornare a casa. Non an-
cora. La presenza di Laura sarebbe stata troppo forte: vedere una spazzola
per capelli o una tazzina da caff appoggiata dove lei l'aveva lasciata lo
avrebbe paralizzato dal dolore. Guid per un po' senza meta, finch non si
trov sulla strada che conduceva all'universit. Neanche quello andava
bene. Svolt a destra, sperando di trovare un posto dove non ci fossero
ricordi, un posto in cui Laura non fosse mai stata e che non avrebbe grida-
to il suo nome mentre lui si avvicinava. Continuando a guidare, si trov su
una strada sconosciuta e decise di proseguire finch... Finch qualcosa non
fosse cambiato, forse. Oltrepass una stazione di servizio e una fila di offi-
cine e, quando vide un cartello che diceva ottanta chilometri a un posto
qualunque, pigi sull'acceleratore. Il volante sembr diventare leggerissi-
mo e il mondo cominci a scorrere alle sue spalle. Perse completamente il
senso del tempo.
Ud strombazzare un clacson e sterz a destra, mancando per un pelo un
autotreno che arrivava in senso inverso. Accost bruscamente e appoggi
la testa sul volante, aspettando che il cuore smettesse di martellare.
Non serviva a niente. Fuggire era inutile. Sapeva dove doveva andare. Si
rinfil nel traffico e torn da dov'era venuto.
Mezz'ora pi tardi, si ferm davanti alla chiesa e scese dall'auto. Fu con-
tento di vedere che il parcheggio era vuoto, eccetto che per il vecchio pi-
ckup di Wagoner.
Torn alla tomba e rimase l, a guardare la lapide chiara col suo sempli-
ce epitaffio. Un giorno porter qui i fiori e il tempo l'avr levigata, pens.
Il muschio crescer nelle fenditure.
Alz lo sguardo e, sull'altro lato della tomba, scorse Bob Wagoner, le
mani conserte davanti a s. Sapevo che saresti tornato, disse il reveren-
do.
Murphy sent qualcosa dentro e comprese il motivo per cui si trovava l.
Continuo a pensare a ci che lei ha detto sul progetto divino, e io... pro-
prio non riesco ad accettarlo. Come pu Dio aver fatto questo? Come pu
aver lasciato che accadesse? Fossi rimasto ucciso io in Samaria, o nell'in-
cendio... ma Laura? Era una donna dalla fede cos salda. Non aveva un
solo pensiero cattivo. Era... un angelo.
Wagoner gli si avvicin, passandogli un braccio intorno alle spalle. Dio
comprende il tuo dolore, Michael. E non offeso dai tuoi dubbi. Ricorda,
persino Suo Figlio dubit di Lui. Not che Murphy aveva in mano la pic-
cola croce di legno che Laura aveva portato al collo. Hai la risposta sul
palmo della mano, Michael. Quando Ges stava morendo sulla croce, do-
mand a Suo Padre: 'Perch mi hai abbandonato?' S, si sentiva abbando-
nato, proprio come te. Ma Dio non lo aveva abbandonato. Devi avere fede
in Lui, Michael. difficile, lo so. Ma proprio quando ci sembra di aver
toccato il fondo che dobbiamo aggrapparci alla nostra fede. Preghiamo
insieme, Michael, e Dio ci ascolter.
Davvero, Bob? Ascoltava quando noi tutti urlavamo di dolore e terrore
la sera dell'esplosione? Ascoltava quando l'individuo che ha distrutto la
nostra chiesa ha ritenuto di non aver fatto abbastanza male per una sola
notte? Quando Laura stata aggredita nel seminterrato e quell'assassino si
assicurato che le ci volesse del tempo a morire? E non si neanche fer-
mato l. Murphy gli mostr la croce. Ecco l'oltraggio finale. Il responsa-
bile di tutto ci entrato in chiesa di nascosto e ha spezzato la sua croce in
tre parti, come se essa fosse collegata alla ricerca dei tre pezzi del Serpen-
te, sebbene io non riesca neppur lontanamente a immaginare quale nesso
diabolico possa esistere fra questi due eventi. Ma soprattutto, Bob, non
capisco il motivo di tante sofferenze. Ho perso la cosa pi importante della
mia vita. Cosa pu fare Dio per me, ora?
Il reverendo Wagoner sospir. naturale che tu mi faccia questa do-
manda in un momento cos terribile. Posso dirti soltanto che, per me, non
una novit. Ci che Dio pu fare ora, di fronte alla tragedia pi grande e
all'angoscia pi profonda, concederci quella che io definisco la forza di
resistere. Lui ci d la forza di cui abbiamo bisogno, la forza di superare il
dolore e portare a termine i progetti che ha in serbo per noi.
Murphy sbuff. Crede che Dio abbia ancora dei progetti per me?
Ne sono sicuro, rispose Wagoner in tono risoluto.
Be', io invece non sono affatto sicuro che me ne importi qualcosa.
Ascolta, Michael. Laura era una persona speciale. Ma lo sei anche tu.
Hai un coraggio particolare, non hai paura d'incontrare il male. E credo che
tu debba farlo proprio ora. Noi tutti confidiamo in te.
Murphy lo guard, perplesso. Ma che sta dicendo?
L'hai detto tu stesso, Michael: qualcuno ha cercato di distruggere la
chiesa, letteralmente e metaforicamente. Sono sicuro che, da quando Laura
morta, non hai acceso il televisore n letto un giornale, ma, se lo avessi
fatto, avresti visto titoli che parlano di 'terroristi evangelici' e 'cospirazioni
dinamitarde cristiane'. Qualcuno sta cercando di screditarci... e finora sta
facendo davvero un buon lavoro, a giudicare da come i mezzi d'informa-
zione hanno sposato la causa.
Murphy riflett. Ma cosa posso fare? Sono solo un archeologo.
Non ne sono sicuro, Michael, per credo che Dio abbia per te un com-
pito speciale. E credo pure che, se lo lascerai fare, Lui ti dir cos'.
Ci prover, Bob. Ma ora credo di essere troppo in collera per la morte
di Laura, per starlo ad ascoltare.
Wagoner gli batt una mano sulla spalla. Ora vado a casa, Michael. Ma
domani sar qui. C' ancora molto lavoro da fare per rimettere a posto la
chiesa. Dobbiamo dimostrare che il male non pu vincere.
Murphy chin lo sguardo sul cumulo di terra davanti a loro. Forse ha
gi vinto, Bob.
Sciocchezze, Michael. Laura col suo Dio, ricorda. Forse anche tu do-
vresti andare a casa. Va' a casa e prega. Lui ti dar ci di cui hai bisogno.
Murphy si trattenne accanto alla tomba, ascoltando i passi di Wagoner
che si allontanava. Le ombre delle lapidi si allungavano sull'erba e il sole
cominciava a scendere dietro le cime degli alberi. Dopo un po', una co-
lomba bianca si pos sulla tomba di Laura, apparentemente ignara del-
l'uomo, e si mise a tubare, lisciandosi le perfette ali bianche.
Murphy si sorprese a sorridere. Dio ti benedica, tesoro, sussurr. Poi
si mise la croce di lei intorno al collo.
La colomba pieg il capo guardandolo, poi d'improvviso vol via e, sor-
volando le tombe, scomparve dietro la chiesa.
Murphy alz lo sguardo per vedere cosa l'avesse spaventata e scorse, ap-
pollaiato sui rami di un albero, un imponente uccello da preda, che si bec-
cava gli artigli col rostro ricurvo. L'uccello emise un grido stridulo, poi si
lanci pigramente nell'aria e il suo lento batter d'ali lo riport verso l'oscu-
rit dei boschi. Murphy lo guard svanire e torn con passo stanco verso la
chiesa. Aveva deciso di fermarsi l perch sapeva che sarebbe stato solo e
non tollerava l'idea di tornare a casa. Pens pure che, in un luogo di pre-
ghiera, gli sarebbe stato pi facile ascoltare ci che Dio voleva comunicar-
gli. Ma si sentiva stanco e confuso. Dio voleva che lui comprendesse il
Suo disegno? Allora doveva parlare forte e chiaro, altrimenti il messaggio
non sarebbe arrivato a destinazione.

48

Se fosse stata una conversazione a faccia a faccia, uno degli uomini pi
potenti del mondo sarebbe crollato a terra, morto, nel giro di un minuto.
Invece Artiglio dovette ascoltare le urla veementi di J ohn Bartholomew dei
Sette senza reagire, tranne graffiare il tavolo nella stanza del motel col suo
dito affilato, avanti e indietro, avanti e indietro. E, con quei fendenti, se la
conversazione fosse durata pi di due minuti, probabilmente il tavolo sa-
rebbe stato tagliato in due.
Artiglio, ti avevo detto esplicitamente di non far del male a Murphy.
E io infatti non l'ho toccato. Ho ucciso sua moglie.
Se tu possedessi qualche gene normale, capiresti che, quando si perde
una persona amata, la cosa pu avere conseguenze devastanti. Non c'inte-
ressa che sia morta, ma, se ci distrarr Murphy dal recuperare le ultime
due parti del Serpente, avrai fallito. E perfino tu dovrai temerne le conse-
guenze.
Ho dovuto prendere una decisione al volo. Si era messa in mezzo e a-
vrebbe potuto denunciarmi. Era solo questione di tempo. Inoltre me ne
stavo l a ciondolare con solo un archeologo da tener d'occhio, figurarsi, e
un piano che non dava... soddisfazione personale.
Questa conversazione non si ripeter pi, Artiglio. Siamo intesi?
Prova a dirmelo in faccia e vedrai quanto dura la prossima conversa-
zione, pens Artiglio. Quella donna della Parchments of Freedom Foun-
dation ha fatto visita a Murphy in ospedale, e l'ho sentita dire che ha tra-
dotto la scritta sulla coda.
Ragione di pi perch Murphy torni al lavoro. Poi quel pezzo potr es-
sere nostro. Credo che il professore si riprender presto e, non appena lo
far, potrai tornare in azione, ma senza far del male a Murphy. tempo
che recuperiamo la prima parte del Serpente.
Di nuovo in azione? Ecco quello che mi piace.

Murphy scocc la cinquantesima freccia del pomeriggio. E lo fece nello
stesso modo in cui aveva lanciato le altre: senza mirare, tendendo solo la
corda e mandandola verso gli alberi.
Normalmente, quando tirava con l'arco, Murphy era assai concentrato e
preciso. Era stato un buon tiratore sin da ragazzo e talvolta era andato an-
che a caccia. Ma era il tiro a segno che stimolava veramente il suo impulso
competitivo.
Anche nella nebbia inquieta della sua collera, Murphy compiva tutti i
movimenti di un tiratore professionista. Regol la protezione di plastica
intorno al braccio sinistro prima di estrarre una freccia dalla custodia appe-
sa alla vita. Poi tir lentamente indietro la corda del suo arco con l'asta in
fibra di carbonio con l'anima di alluminio. In piena estensione, le due pu-
legge, poste all'estremit di ogni braccio flessibile, davano alle dita di
Murphy una potenza tremenda. Doveva soltanto lasciare andare la freccia,
che sarebbe partita verso il bersaglio alla velocit di cento metri al secon-
do.
Tuttavia, quel pomeriggio, le lacrime che gli sgorgavano dagli occhi nei
momenti pi inattesi, la rabbia che gli mulinava nel cervello e il residuo
dolore alla spalla facevano s che le frecce saettassero tra gli alberi in mo-
do irregolare e sempre pericolosissimo. Rischiavano di essere addirittura
letali.
Murphy non sembrava badarci. Il sollievo dei suoi muscoli a ogni frec-
cia scoccata sembrava tanto naturale quanto involontario, come le sue la-
crime.
L'uomo conosciuto come Artiglio aveva seguito Murphy senza dare
nell'occhio e, tenendosi a debita distanza, lo osservava con un binocolo. I
Sette erano stati chiari: Murphy era ancora intoccabile, dunque lui sapeva
di non poterlo uccidere quel pomeriggio. Cos, non potendo trasformare la
sua abilit omicida in azione immediata, Artiglio si sorprese ad ammirare
l'evidente forza di Murphy, ma soltanto la sua forza fisica - i muscoli delle
braccia e la coordinazione necessaria anche soltanto per tendere l'arco, pur
tirando a vuoto - e non quella di carattere, dato che Artiglio era assoluta-
mente incapace d'immedesimarsi nelle emozioni altrui, quindi non avrebbe
mai potuto capire quanto l'altro fosse dilaniato dal dolore.
Artiglio smise di fissarlo quando colse un movimento alle spalle di
Murphy. Sulle prime non riusc a capire cosa fosse e allora decise di avvi-
cinarsi. D'improvviso sent una voce, ma continuava a vedere soltanto la
figura di Murphy. E allora, per un attimo, si convinse che l'altro, mental-
mente distrutto, stesse gridando di dolore.
Accidenti! E quello lo chiami tirare, Murphy? Ho visto ciechi andare
pi vicini al bersaglio, disse Levi Abrams, facendosi rumorosamente
strada fra gli alberi e fermandosi accanto a Murphy.
Levi, vai via. Ti prego.
Non posso. Mi ha mandato l'orso Yoghi a proteggere le piante. Tiri tan-
te di quelle frecce con tanta di quella rabbia che rischi di distruggere pi
alberi tu di un incendio.
Levi, non sono in vena. Lasciami in pace.
Non ci penso nemmeno, Murphy. Rester qui a rischiare la pelle finch
non rimarr un solo ramo in tutta la foresta... Non voglio usare giri di paro-
le, Murphy. Quello che accaduto a Laura orribile. Io posso soltanto
immaginare il tuo dolore.
Come un automa, Murphy continu a tirare frecce verso gli alberi. Or-
mai gliene rimanevano poche.
No, a dire il vero, Murphy, riesco a fare di pi. Quando la mia prima
moglie e mia figlia saltarono in aria su un autobus a Tel Aviv cinque anni
fa, non credevo di poter andare avanti. Invece di scoccare frecce, sparai
duecentodieci colpi al poligono di tiro, mentre mi scolavo un litro di
whisky a tempo di record. E quella fu solo la prima sera. Mi ci vollero sei
mesi per rinsavire. E la sai una cosa?
Murphy scagli la sua ultima freccia. Per la prima volta in tutto il pome-
riggio colp in pieno un tronco d'albero, l'albero pi vicino a dove stava
Levi. Poi gett a terra l'arco e si mise di fronte all'amico, fissandolo con
ira. Cosa?
Furono sei mesi sprecati. Stavo lasciando che quei cani arabi prendes-
sero nelle loro sudice mani insanguinate di assassini i dolci ricordi che
avevo di mia moglie e di mia figlia, trasformandole in vittime. Tu non vuoi
che questo accada a Laura. Lei era superiore a tutto ci. E anche tu lo sei,
amico mio.
Murphy si volt dall'altra parte e smise di piangere. Levi, quello che
successo non ha senso...
Levi pass un braccio intorno alle spalle dell'amico. Lo so, Murphy.
Non sono un esperto, ma ho contattato un paio di persone che possono
aiutarti a riprenderti, com' tuo dovere. Ho parlato al reverendo Bob. In
quanto cristiano, tu credi nella resurrezione, nella vita dopo la morte, nel
fatto che sarai di nuovo insieme con Laura e per sempre. Aspetta con fede
quell'evento e, nel frattempo, rimettiti al lavoro. Sai che questo ci che
Laura avrebbe voluto. Non pretendo di capire quell'aspetto della tua fede,
ma so che tu puoi, e devi agire di conseguenza.
Ah, c' un'altra cosa. Ho parlato con Iside McDonald. disposta a rive-
dere con te la traduzione della scritta sulla coda del Serpente. Ti ho preno-
tato un volo per Washington oggi pomeriggio.
Murphy raccolse l'arco. Grazie, amico mio. Saresti un buon cristiano...
e sai che prego perch tu lo diventi. Accetto la tua offerta per l'aereo, ma
prima mi devo fermare in un certo posto.

Artiglio osserv i due uomini attraversare il bosco. Bene, pens. Anche
lui pregustava il momento di tornare in azione. A Washington.

49

Laura sarebbe rimasta mortificata - ma non sorpresa - nel vedere Micha-
el non rasato, sporco ed esausto camminare deciso verso il pulpito della
chiesa.
Il reverendo Wagoner gli tese la mano in segno di benvenuto.
Posso dire qualche parola alla congregazione? mormor Murphy.
Certamente, Michael.
Amici... Molti di voi sono davvero amici miei, un legame che diventa
ancora pi importante quando si afflitti. Per, dopo la morte di Laura,
non me la sono sentita di stare in mezzo alla gente. E ci perch lei stata
uccisa da una sottospecie d'uomo, da un demone incarnato che non ho po-
tuto fermare. Ecco perch ho fuggito la compagnia di tutti... perfino di me
stesso. Ma, peggio ancora, non ho voluto avvicinarmi a Dio, perch ero in
collera con Lui: mi aveva deluso. Per ora mi rendo conto che Dio ha un
progetto per me e che devo rassegnarmi al fatto che una parte di tale pro-
getto mi abbia causato tanta sofferenza. Probabilmente ho cominciato a
capirlo quando una mia collega - animata da buone intenzioni - mi ha por-
tato in ospedale il pezzo del Serpente di Bronzo che Laura e io abbiamo
trovato durante la nostra ultima grande avventura insieme. Per un momen-
to, ho quasi provato la tentazione di abbandonare il mio Dio, come lei sug-
geriva, e riporre invece la mia fede in quel falso idolo.
Oggi invece mi sono reso conto che quel Serpente, per me, un segna-
le: non devo rinunciare alla mia fede, devo rinnovarla. Era quello che il
reverendo Wagoner stava per dire l'altra sera, quand' esplosa la bomba. E,
pensate un po', l'ho capito grazie al mio amico israeliano, Levi Abrams.
Immagino che questo ci dimostri come la guida e l'ispirazione possano
venire da qualsiasi parte, se ci mostriamo disponibili. Qui, davanti al pi
gran dolore e al pi imperscrutabile mistero della mia vita - la perdita della
mia diletta moglie -, la mia fede stata messa a dura prova, proprio com'
accaduto a Mos col Serpente. E io non mi sottrarr alle mie responsabilit
e ai miei doveri.
Cari amici, vi annuncio che desidero riporre la mia fiducia in Dio per il
futuro e credere fermamente che Lui abbia ancora un progetto per la mia
vita. Con la forza e la speranza che vorr darmi, potr mettere da parte
questa tragedia e tornare al lavoro. Vi ringrazio per le vostre preghiere e
per avermi dato la possibilit di sfogarmi. Partir per trovare gli altri due
pezzi del Serpente di Bronzo. Sono certo che Dio e Laura vogliono che lo
faccia.

50

Fu un giorno di emozioni contrastanti. Paul era ancora in coma e Shari
lo vegliava. Poi il giovane aveva cominciato a muoversi e infine aveva
aperto gli occhi. Pur essendo molto debole, era riuscito a parlare e sembra-
va abbastanza lucido. Le aveva perfino sorriso. I medici e le infermiere
erano accorsi e, dopo aver chiesto a Shari di uscire, si erano messi a esa-
minarlo.
Nel corridoio dell'ospedale, Shari trov ad attenderla l'agente Baines,
che le comunic una notizia terribile. Tuttavia, mentre Shari vedeva pren-
dere corpo uno dei suoi incubi peggiori, prov anche una singolare sensa-
zione di sollievo. Gli esami sull'ultima vittima rinvenuta nel seminterrato
della chiesa si erano conclusi. Tra mille difficolt - del cadavere era rima-
sto davvero poco - si era giunti a un'identificazione grazie all'esame del
DNA e l'FBI era convinto che si trattasse di Chuck. E sempre l'FBI ritene-
va che Chuck avesse fatto detonare la bomba, contenuta in una sorta di
zaino portato sulle sue spalle.
Shari non aveva pi visto Chuck dalla mattina precedente la tragedia e
ovviamente si era chiesta dove fosse, arrivando addirittura a pensare che
fosse in qualche modo coinvolto nell'esplosione, bench non conoscesse
nessuno meno religioso e meno politicizzato di lui. Si era augurata che
fosse andato a far baldoria altrove col suo nuovo amico... E in quel mo-
mento, mentre Baines le rivelava la verit, sent le lacrime bagnarle le
guance. Cosa mai poteva averlo indotto a far saltare la chiesa? Doveva
essere stato quel suo strano amico a istigarlo. Shari si prepar all'inevitabi-
le sequela di domande che l'agente Baines le avrebbe posto, ma, con sua
sorpresa, lui fu molto gentile.
Miss Nelson, mi spiace per la sua perdita. Sono molti gli interrogativi
che lei pu aiutarci a sciogliere su suo fratello, sul come e sul perch abbia
fatto esplodere quella bomba, ma, se ha bisogno di tempo per riprendersi,
io non ho problemi ad aspettare.
Shari guard l'equipe medica che assisteva Paul e cap che probabilmen-
te non lo avrebbe rivisto per ore. Rincuorata dal fatto che il giovane si fos-
se svegliato, guard Baines. Grazie, agente, ma occupiamoci subito di
Chuck. Vediamo di chiarire almeno qualche aspetto di questa tragedia.

Non ci volle molto per capire che Chuck era probabilmente stato pi una
vittima dell'attentato che non il suo perverso ideatore. In base alla sua fe-
dina penale, l'FBI concluse che non aveva n l'esperienza n l'intelligenza
per manipolare esplosivi, e Shari conferm la sua totale mancanza d'inte-
resse per qualsiasi gruppo religioso. E neppure lo scetticismo dell'FBI sul-
l'ipotesi che, in quel seminterrato, ci fosse una fabbrica di bombe gestita da
fondamentalisti religiosi - uno scetticismo rafforzato dall'analisi delle ma-
cerie e dai vari interrogatori effettuati - rendeva pi probabile il suo coin-
volgimento.
L'agente Baines riport Shari in ospedale un'ora dopo. Per strano che
possa sembrare, avrei quasi preferito che foste tutti una massa di fanatici
religiosi, come dice la stampa. Un gesto cos eclatante sembra proprio ave-
re un unico scopo: compromettere la reputazione dei cristiani evangelici. E
lo stesso si pu dire del messaggio tracciato sul Palazzo di Vetro. Quale sia
il vero scopo, oltre a quello di turbare la civile convivenza, lo ignoriamo.
Ma lo scopriremo e li prenderemo.
Lo spero proprio, agente Baines. Proveremo tutti un gran sollievo
quando potremo sottrarci alla luce di questo accecante riflettore che qual-
cuno sta puntando sulla nostra fede per far del male a persone innocenti e
mettere noi in difficolt.

Quando Shari rientr in camera di Paul, fu lieta di vedere che i medici
erano usciti, ma il giovane non era solo. Un signore assai distinto, con in-
dosso uno splendido abito fatto su misura, chino accanto a Paul, gli stava
parlando in tono molto serio.
Ciao, Paul.
Lui la accolse con un sorriso. Oh, Shari, che bello, sei tornata. Ti pre-
sento Shane Barrington... il famoso Sharie Barrington. venuto a farmi
visita, ci crederesti?
Piacere, Miss Nelson. Paul mi ha raccontato che lei stata davvero
un'amica per lui. gi arduo per un giovane dover lottare con le normali
incertezze dell'esistenza, ma Paul ha superato prima un anno difficilissimo,
e poi stato costretto ad affrontare quest'altra prova drammatica.
C'era qualcosa in Barrington che indusse Shari a essere prudente. S,
Mr Barrington. Mi scusi... Perch una persona ricca e potente come lei
s'interessa a ci che accade nella vita di Paul?
Alla domanda di Shari, il pallore gi notevole di Paul si accentu. Sha-
ri, non c' motivo di essere scortese.
Oh, non la prendo come una scortesia, Paul. Di recente, la mia famiglia
stata oggetto di un terribile atto di violenza, che mi ha strappato il mio
unico figlio. Quando ho saputo dell'esplosione e di cos'era accaduto al pro-
fessor Murphy e a te, ho sentito il dovere di venire qui a offrire il mio so-
stegno, perch questo ci che ho annunciato nella mia conferenza stam-
pa. Voglio aiutare le vittime dei crimini e combattere gli individui che li
hanno perpetrati.
Paul sorrise. Be', stato certamente gentile a venire, signore.
Barrington gli batt la mano sulla spalla. La mia non soltanto una vi-
sita di cortesia, Paul. I miei incaricati hanno esaminato a fondo la tua storia
ed essa mi ha fatto pensare a mio figlio, alle possibilit che lui non avr
pi, e, mi duole dirlo, al fatto che non gli sono stato accanto quando cre-
sceva e aveva dei problemi. Estrasse di tasca una busta. Mi sono quindi
preso la libert d'istituire per te una borsa di studio speciale della Barrin-
gton Communications alla Preston University. Per tutto il corso dei tuoi
studi non avrai pi problemi finanziari.
Lacrime di gratitudine salirono agli occhi di Paul, ma quell'improvvisa
sollecitudine di Barrington nei confronti del ragazzo insospett ulterior-
mente Shari. S, era stata proprio una giornata piena di avvenimenti.

51

Nabucodonosor si ergeva sulla sommit degli spalti del palazzo, mentre
la brezza primaverile, proveniente dal fiume, gli muoveva dolcemente la
tunica e gli riempiva le narici dei profumi della nuova vita. Come sono
strani i pensieri, riflett. Solo pochi mesi prima era tormentato dal sogno
della grande statua, e l'impossibilit di ricordarne il pur minimo dettaglio
lo schiacciava. Poi quello schiavo ebreo, Daniele, glielo aveva riportato
alla mente e, da quel giorno, aveva sognato la statua ogni notte. Le imma-
gini erano vivide in modo quasi insopportabile e, al risveglio, non lo la-
sciavano svuotato e confuso come prima, bens smanioso e rinvigorito.
Da quando Daniele gli aveva spiegato il significato del sogno - nella
storia del mondo non ci sarebbe stato nessun impero pi grande di Babi-
lonia, e nessuno pi grande di lui -, Nabucodonosor, re dei re, aveva senti-
to una nuova energia scorrergli nelle vene, una sensazione di potere ine-
briante e impetuosa, quasi sovrumana. Nessuno avrebbe potuto resistergli;
ogni trib, ogni nazione, dalle lontane montagne dove sorgeva il sole ai
lidi sconosciuti degli antipodi dove esso s'inabissava, avrebbe riconosciuto
il suo dominio e si sarebbe prostrata davanti al suo imperiale potere, sen-
tendone il peso schiacciante.
Guardando verso la pianura, vedeva molti dei suoi sudditi lavorare du-
ramente nel calore primaverile. Centinaia, migliaia di uomini - simili a
formiche brulicanti sul terreno arido - tiravano funi e sollevavano enormi
travi. Persino a quella distanza si sentiva lo schiocco delle fruste e s'intui-
va il morso del cuoio sulla pelle nuda, mentre i capisquadra spingevano
quella massa umana oltre il punto di sfinimento.
Era soltanto immaginazione, oppure riusciva a fiutare nel vento il sudo-
re della loro fatica? Sua moglie, Amytis, aveva riempito i giardini di ogni
specie di fiori e arbusti che le ricordavano i parchi lussureggianti della
nativa Persia, e spesso lui vi passeggiava, colmandosi i polmoni d'intense
fragranze. Ma neppure i fiori pi esotici possedevano un profumo cos
dolce, quello del sudore degli uomini che sarebbero morti al solo scopo di
magnificare il suo nome.
Mentre il sole saliva e l'aria cominciava a tremolare per il caldo cre-
scente, i suoi occhi si alzarono dalle formicolanti moltitudini di lavoratori
all'enorme oggetto al centro della pianura. Giaceva come un gigante at-
terrato, legato da una grande ragnatela di funi. Ma le funi non servivano a
tenerlo fermo. Erano invece l per sollevarlo. E, mentre udiva le grida dei
capisquadra e il crudele suono delle fruste cresceva d'intensit, vide che la
statua stava per essere collocata nel luogo che le era stato riservato. Il suo
sogno finalmente diventava realt.
Per un po' l'enorme simulacro non si mosse e, per un terribile istante,
Nabucodonosor si domand se i suoi ingegneri non avessero sbagliato i
calcoli, se non fosse impossibile sollevare quel peso immane dal terreno a
prescindere da quanti schiavi si avesse al proprio comando. Un'impresa
tanto ambiziosa non era mai stata tentata fino ad allora e neanche mai
immaginata.
Poi per il gemito di centinaia di metri di canapa attorcigliata, mescola-
to alle grida di sofferenza di muscoli sollecitati al di l di ogni sopporta-
zione, fu sostituito da un rumore pi profondo, mentre la statua sembrava
sollevarsi da sola dalla polvere e fluttuare verso l'alto. Il re spalanc la
bocca, sgomento, incapace di scrollarsi di dosso la convinzione che la
statua fosse viva e gli si slanciasse contro.
Urla di orrore e di sofferenza si levarono improvvisamente allorch nu-
merose funi attaccate all'enorme busto della statua si spezzarono, e decine
di operai furono scagliate a terra dal violento contraccolpo. Il simulacro
parve esitare; poi, mentre Nabucodonosor, a denti stretti, s'illudeva di
poterlo spingere con la sua volont, esso parve riguadagnare slancio e,
con un ultimo sforzo, i grandi piedi piombarono al loro posto con un ru-
more sordo, sollevando un'enorme nuvola di polvere gialla.
Nabucodonosor non ud il suono di migliaia di uomini che gridavano
per il dolore dei muscoli straziati e dei tendini spezzati o per il semplice
sollievo che il loro tormento fosse finito. Riusciva a sentire soltanto il bat-
tito furioso del suo cuore e l'ansito del suo respiro mentre, artigliando la
parete, cercava affannosamente di riempirsi d'aria i polmoni. Con ango-
sciosa lentezza, la polvere che avviluppava la statua inizi a disperdersi e
il simulacro, a poco a poco, si mostr in tutto il suo fulgore.
Come se qualcuno avesse toccato con una fiamma un calderone d'olio in
una stanza buia, il sole colp l'ampia distesa della fronte e immediatamen-
te la grande testa esplose in una luce dorata. Riparandosi gli occhi da
quel riflesso abbacinante, Nabucodonosor si abbandon a lunghi sin-
ghiozzi di esaltazione, osservando il resto della statua che si rivelava.
Prima il petto e le braccia d'argento, poi l'addome e le cosce di bronzo, e
infine le gambe di ferro, a cavalcioni di un ammasso d'impalcature rotte e
di cadaveri sanguinanti.
Alta novanta cubiti, il corpo muscoloso scolpito in dure fattezze metalli-
che, la statua incombeva su Babilonia come una divinit gigantesca e cru-
dele.
Mentre gli occhi del re si adattavano al bagliore, egli riusc finalmente
a distinguere i lineamenti del viso dorato. Le labbra s'incurvavano all'in-
gi in un ghigno vendicativo e le vuote pupille sfolgoravano di ferocia.
Con uno scroscio di risa che riecheggi sulla pianura, Nabucodonosor
riconobbe il proprio volto.

52

Iside diede un'ultima occhiata alla coda del Serpente, le cui scaglie bron-
zee scintillavano sotto le luci alogene, e la lasci cadere dentro una busta
di nylon. Prese una chiave magnetica che portava al collo e la inser in una
pesante porta d'acciaio, che si apr con un sibilo leggero. All'interno, la
grigia scaffalatura metallica era in gran parte vuota. In quella cassaforte,
infatti, c'erano soltanto una collana d'inestimabile valore, rinvenuta negli
scavi di Troia, e due tubi di metallo pieni di papiri provenienti dalla tomba,
recentemente dissotterrata, di una principessa egizia della terza dinastia.
Mise la busta fra i tubi e chiuse accuratamente la porta.
Questo posto una specie di Fort Knox, mormor. Non riesco a im-
maginare come persone non autorizzate possano giungere quaggi. Anche
se riuscissero a superare gli allarmi, il servizio di sicurezza e tutto il resto,
dovrebbero valicare questa. Batt le nocche sulla porta. Ogni tanto ho
l'incubo di rimanere chiusa qui dentro per errore. Una volta che fossero
riusciti ad aprire la porta, rischierebbero di trovare soltanto una mummia
rinsecchita, concluse, rabbrividendo.
Sarebbe ironico, no? disse Murphy.
Come?
Lei che si trasforma in un reperto...
Lei sbuff. Se fossi un'archeologa, forse s. Sarebbe pi adatta a lei,
come fine. Fece una smorfia e si port una mano alla fronte. Senta, mi
dispiace...
Murphy le tocc il braccio. Cerchiamo di essere chiari. Non c' bisogno
che misuri le parole col bilancino, che non pronunci le parole 'morte' o
'fine' perch altrimenti cadrei a pezzi. Pu anche parlare di Laura, se vuo-
le.
Lei sospir di sollievo. Bene. Mi piacerebbe. Parlare di Laura, inten-
do.
Si avvicin a una porta ricavata nella rete metallica alta fino al soffitto e
l'apr con la chiave magnetica. Mentre il battente si chiudeva automatica-
mente dietro di loro, Murphy diede un'occhiata alla targa di metallo con su
scritto: AREA DEPOSITO DI SICUREZZA - VIETATO L'INGRESSO
AL PERSONALE NON AUTORIZZATO. Poi Iside scomparve dietro un
angolo e lui si affrett a raggiungerla. Si rese conto che non sarebbe mai
riuscito a orientarsi da solo in quel labirinto sotterraneo.
Questo posto stato progettato dallo stesso tipo che costru la piramide
di Annacherib?
Quella con tutti quei vicoli ciechi e coi falsi corridoi? Come la chiama-
no... il Labirinto dell'Oblio? Iside rise. Non mi sorprenderebbe.
Lo guid lungo una scala fino a una porta che, con sorpresa di Murphy,
si apriva sul parcheggio del personale. Iside si accorse che l'archeologo
aveva notato il gabbiotto degli addetti alla sicurezza, di fianco alla porta.
Ce n' uno a ogni ingresso, gli spieg. Gli addetti alla sicurezza sono in
contatto radio con la centrale nell'edificio principale. l che sono monito-
rati tutti i sistemi di sorveglianza elettronica.
Murphy parve soddisfatto. Bene, dove andiamo?
Mangio fuori di rado, quindi temo di non essere esperta in ristoranti lo-
cali. Di solito mi faccio portare una pizza in ufficio.
E la sera?
Lei sembr imbarazzata. Lo stesso.
Sempre la pizza?
Perch no? Puri carboidrati. Nutrizione minimalista. Potrebbe essere il
piatto nazionale scozzese.
E pizza sia, allora.
Iside incresp le labbra. Credo che si possa fare di meglio. Che ne di-
rebbe del secondo piatto nazionale scozzese in ordine di preferenza, vale a
dire il curry?
Qualsiasi cosa calda mi sembra appetitosa.
Potrebbe pentirsene, replic lei.
Percorsero in taxi la 12th Street Expressway, il tunnel che passava sotto
il Mall, l'arteria principale della citt, quella su cui si affacciavano monu-
menti e edifici pubblici. Emersero su E Street e puntarono verso
Chinatown.
Il ristorante Star of India, rannicchiato tra lo Yip Noodle House e il J ade
Palace, era buio e quasi deserto. Mentre sorbivano un t accompagnato da
poppadum croccante, diedero una scorsa al menu, al suono delle pi recen-
ti melodie hindi. Iside scelse un piatto di gamberetti in salsa vindaloo,
mentre Murphy and sul sicuro, ordinando un pollo al curry.
Allora, mi parli dell'iscrizione.
Credevo che non me lo avrebbe mai chiesto, disse lei, liberando un po'
di spazio sul tavolo. Estrasse dalla borsetta un pezzo di carta sgualcito e lo
spian. Mi ci voluta un'eternit. senza dubbio il brano caldeo pi
complesso che mi sia mai capitato di vedere. Ma, dopo la sua telefonata,
sono riuscita a decifrarlo o almeno a capire le parti pi importanti. Credo
che la sua teoria sia giusta: il gran sacerdote Dakkuri ha scritto questo
rompicapo per due motivi. Da un lato, voleva che il lettore fosse in grado
di ritrovare il resto del Serpente; dall'altro, si preoccupato che non finisse
in mano alle persone sbagliate. Cos stese su tutto una specie di velo, u-
sando un linguaggio metaforico molto difficile da penetrare. Come se a-
vesse messo un guscio intorno al suo messaggio.
Chi sarebbero le persone sbagliate?
Difficile dirlo. Sappiamo che Nabucodonosor ordin a Dakkuri di di-
sfarsi del Serpente, insieme con tutti gli altri idoli. Se qualcuno, fedele al
re, avesse trovato l'oggetto, allora lo avrebbe distrutto... e lo stesso Dakkuri
avrebbe fatto una brutta fine.
Logico. Ma le persone giuste chi sono? Dakkuri voleva che il Serpente
venisse ritrovato, ma da chi?
Bella domanda. Iside segu col dito le righe fino a trovare ci che cer-
cava. Ecco. C' un incantesimo convenzionale. Piuttosto comune. Lo si
vede in ogni sorta d'iscrizioni. Qualcosa del genere: 'Soltanto i puri di cuo-
re troveranno quello che cercano'.
Sembra che siano i buoni.
Ho detto che qualcosa del genere. In effetti, lui ha sostituito 'puri' con
un'altra parola. Non ha molto senso, ma la frase che gli somiglia di pi :
'Solo il buio del cuore', oppure: 'Solo quelli con l'oscurit nel loro cuore'.
Sorrise. Temo che questo riduca drasticamente le sue possibilit, vero?
Rimarrebbe sorpresa dal sapere quanta oscurit c' nel mio cuore, in
questo momento, replic Murphy. Lei lo guard e si morse il labbro.
Murphy indic il foglio. Continui. Cos'altro dice?
Be', ci sono altri incantesimi rivolti ad alcune divinit babilonesi meno
note... e poi veniamo al sodo. Indic un paragrafo. Le parti del sacro
Serpente sono disperse lontano, ma ancora unite. Colui che abbastanza
saggio - per 'scaltro' forse la parola pi adatta - da trovare la prima, ha
gi in mano la seconda. Trova la terza, e il mistero ritorner. Quest'ultima
parte mi ha lasciato un po' perplessa. Ancora non sono sicura di averla
interpretata bene. Ma non vedo alternative a quel 'mistero'.
Un mistero... ripet Murphy. Dice insomma che ciascun pezzo del
Serpente ha un'iscrizione che spiega dove trovare il successivo.
Credo di s.
Lui sorrise. Allora... dov' il secondo pezzo?
Iside gir il foglio. scritto proprio alla fine, come se Dakkuri ritenes-
se che soltanto una persona degna sarebbe arrivata a quel punto. Ecco qua.
Guarda il deserto e il padrone di Erigai ti prender la mano sinistra.
Cosa significa?
Be', Erigai un demone babilonese, fra i meno importanti. Alcuni spe-
cialisti non lo includono neanche nei testi. Ma mio padre era un po' pi
accurato di molti altri, disse con orgoglio. L'ho cercato in uno dei suoi
quaderni di appunti... Erigai faceva qualche lavoretto per conto di Sha-
mash, la pi importante divinit babilonese, in campo maschile, perlome-
no. Per io non ho capito cosa intendesse Dakkuri finch non mi sono resa
conto che Shamash in origine era una divinit solare.
E allora?
Allora, il padrone di Erigai - Shamash - che prende la mano potrebbe
significare il sole che sorge.
E, se prende la mano sinistra, si guarderebbe verso sud.
Gi.
E, se si fosse vicino a Babilonia e si guardasse a sud, allora si vedreb-
be... l'Arabia Saudita.
Il deserto.
Un cameriere in smagliante camicia bianca e farfallino nero arriv a de-
porre i piatti davanti a loro, e Iside tolse il foglio dal tavolo. Sentendo l'a-
roma delle pietanze, Murphy si rese conto di quanto era affamato. Ma non
poteva mangiare finch non avesse avuto la risposta. Il deserto gran-
de... mormor. Ci si potrebbe smarrire un esercito, figurarsi un pezzo di
bronzo lungo trenta centimetri.
Dakkuri va un po' pi nello specifico, precis lei, irritata, come se
Murphy le avesse rivolto una critica personale. Infatti continua dicendo
che a venti giorni da qui, il cercatore spegner la propria sete. E sotto i
suoi piedi sar trovato.
Murphy la guard, perplesso.
Non capisce? Parla di un'oasi che sorge venti giorni a sud di Babilo-
nia. Incroci le braccia con aria trionfante.
Murphy sogghign. Quel posto ha un nome?
Ah, disse lei, rabbuiandosi. Questo il problema. Certo che ha un
nome. E ha anche una popolazione di circa un milione di abitanti. Se il
secondo pezzo del Serpente sotto Tar-Qasir, per trovarlo le toccher sca-
vare nel bel mezzo di una citt moderna.

53

Le sono grato per tutto ci che ha fatto. Nella confusione dell'ufficio
di Iside McDonald, Murphy si sentiva a casa propria. Vorrei che ci fosse
un modo per ricompensarla. Ma farla venire a Tar-Qasir fuori discussio-
ne. Lascer la coda del Serpente qui alla Fondazione, in custodia, poi or-
ganizzer un viaggio in Medio Oriente per trovare il resto. Da solo.
Ma, se trover il secondo pezzo a Tar-Qasir, allora cosa far? insistet-
te Iside. Avr bisogno di me per tradurre quello che c' scritto sopra. So-
no l'unica a poterlo fare. Si rendeva conto che la collera crescente rende-
va la sua voce sempre pi stridula, ma non le importava.
Mi ha spiegato come interpretare l'iscrizione sulla coda. Adesso credo
di aver capito come funziona. La chiamer se non riesco ad andare avan-
ti.
Lei sbuff, sprezzante. Ah! Non saprebbe nemmeno da dove comincia-
re. Credo che non distinguerebbe questo genere di cuneiforme da un buco
in terra... il che, considerato che lei un archeologo e io una filologa, ha
senso, non crede?
Lui sospir. Non capisco perch ne sta facendo un simile dramma. Lei
non una ricercatrice sul campo.
In effetti non lo capiva neanche lei. Fino a pochi giorni prima, per Iside
ricerca sul campo significava disseppellire libri e documenti dalle pile
polverose che le ingombravano l'ufficio. Adesso invece si stava offrendo
volontaria per andare dall'altra parte del globo alla ricerca di un reperto
che, se non proprio maledetto, almeno era circondato da un'aura assai
sgradevole.
Trasse un respiro profondo e cerc di mettere a fuoco il miscuglio di
emozioni che le si agitavano dentro. Sono sicura che lei sta cercando di
essere cavalleresco e sciocchezze simili... Lo ammetta, su: se vuole davve-
ro trovare tutti i pezzi, ha bisogno di me.
Murphy si astenne dal replicare.
Lo so che mi considera soltanto una donnetta smidollata che ha passato
tutta la vita con la testa infilata in vecchi libri. Not che Murphy aveva
sorriso. E forse ha ragione. Ma pu darsi che io abbia deciso che sia tem-
po di togliere qualche ragnatela e anche di dimostrare al mondo che mio
padre non era l'unico McDonald disposto ad affrontare rischi per ottenere
ci che voleva.
E guardi cosa gli successo, pens Murphy, ma invece disse: Lei
una donna testarda, lo sa?
S, sono testarda, ma anche piena di risorse. Ieri mi sono presa la libert
di parlare col presidente della PFF e lui si detto d'accordo che la PFF
metta a disposizione il proprio aereo e i finanziamenti per la sua spedizio-
ne - la nostra spedizione -, ricevendo in cambio la possibilit di esporre il
Serpente qui, nel museo della PFF. Ammesso ovviamente che il corpo e la
testa di questo Serpente esistano, che li troviamo e riusciamo a portarceli
via.
Iside, lei sa bene di essersi comportata scorrettamente nei miei confron-
ti, cercando di ottenere il finanziamento prima che io accettassi di portarla
con me. Murphy trasse un lungo sospiro. Comunque la ringrazio, perch
non credo che riuscirei a raggiungere Tar-Qasir senza la generosit della
Fondazione.
Iside lo guard nervosamente, in attesa.
Va bene, sorrise Murphy. Andiamo a Tar-Qasir. Ma se le cose si
mettono male lei se ne va col primo aereo, senza discussioni. Affare fat-
to?

54

Il pomeriggio in cui Iside McDonald e Michael Murphy volarono verso
il Medio Oriente, l'addetto alla sicurezza del gabbiotto all'entrata della PFF
non not la coppia di falchi pellegrini che si stacc dal tetto di un furgone
nero che stava nel parcheggio. Dopotutto il suo era un lavoro monotono, in
cui bisognava mantenere a lungo la concentrazione in assenza di stimoli
esterni, ed era possibile che, verso la fine di quella lunga giornata, lui co-
minciasse a essere stanco di fissare i monitor e controllare i registri.
Se avesse notato i falchi, avrebbe visto le sagome snelle e scure alzarsi
verso il cielo nel tipico movimento a spirale, che sfruttava le correnti a-
scensionali, create dall'asfalto battuto dal sole, per incrementare il battito
regolare delle ali possenti. Se fosse stato un esperto di volatili, avrebbe
immediatamente riconosciuto le loro sagome eleganti e, nel guardarli, a-
vrebbe probabilmente sorriso fra s, rapito da quella vista inattesa.
Non era strano che l'avidit e la prepotenza umana avessero cacciato da
molti dei loro habitat naturali i falchi pellegrini, personificazioni della bel-
lezza selvaggia e indomita. Eppure essi si erano sorprendentemente ben
adattati alla vita nel cuore delle citt pi moderne e pi densamente popo-
late. In natura, preferivano costruire i loro nidi su alte rocce e cacciare gli
uccelli; in citt, grattacieli e piccioni provvedevano alle loro necessit con
abbondanza quasi miracolosa.
Se avesse saputo rutto ci e se fosse stato incline alla meditazione, l'ad-
detto alla sicurezza magari si sarebbe fermato a riflettere, ipotizzando che,
in un futuro neanche troppo lontano, il mondo sarebbe caduto in preda al
caos e, nelle citt abbandonate, i falchi avrebbero occupato i grattacieli
deserti come se fossero appartenuti loro da sempre.
Mai per avrebbe potuto immaginare che, entro pochi minuti, uno di
quei falchi lo avrebbe ucciso.
Il suo collega, in servizio davanti alla porta dalla quale erano usciti
Murphy e Iside, era ugualmente inconsapevole. Nel momento in cui i due
uccelli raggiunsero il culmine della loro ascesa, a circa trecento metri dal
suolo, la sua mente si stava arrovellando sul solito rompicapo. Il suo ma-
gro stipendio non era sufficiente a coprire i debiti di gioco e tantomeno a
mantenere una moglie che accusava lui del fatto di stare invecchiando e si
vendicava usando indiscriminatamente le sue carte di credito.
Eppure lui era l'addetto alla sicurezza di una miniera d'oro, di cui peral-
tro aveva le chiavi - o almeno alcune delle tante chiavi - in mano. Sapeva
bene che ci sarebbe voluto qualcuno molto pi furbo e con pi inventiva di
lui per trasformare quel fatto in denaro sonante, ma, nel contempo, proprio
come certe persone masticano tabacco o fanno scarabocchi, considerava
rilassanti quelle futili rimuginazioni.
Ed era piuttosto rilassato quando l'uccello pi grande, la femmina, si
ferm in aria con un palpito d'ali e punt lo sguardo penetrante sull'alta
figura che stava nel parcheggio, trecento metri pi in basso. Era vestita di
nero dalla testa ai piedi e, se qualcuno avesse guardato verso il parcheggio,
probabilmente non l'avrebbe vista, confusa com'era con le ombre che si
allungavano. Per il falco, tuttavia, era come un faro. In parte per la sua
vista acuta e in parte perch conosceva benissimo quell'uomo e sapeva che
cosa si aspettava da lui.
L'uomo teneva un guanto da falconiere sopra la testa. Sembrava che
stesse chiamando un taxi... cosa in effetti un po' strana da fare nel bel mez-
zo di un parcheggio. E infatti stava facendo qualcosa di molto pi strano.
Stava chiamando la morte dall'aria.
Artiglio alz lo sguardo e vide il puntino nero contro il rosa delicato del
cielo. Il falco sembrava librarsi senza peso nell'aria e lui quasi ne avvertiva
l'impazienza. L'animale voleva che l'uomo tagliasse il filo invisibile che lo
tratteneva, lasciandolo cos libero.
E fu proprio quello che l'uomo fece, abbassando bruscamente il guanto
lungo il fianco. Vedendo il gesto, l'uccello rote una volta per prepararsi,
fiss gli occhi sul bersaglio e raccolse le ali sotto di s. La gravit fece il
resto.
E il falco scese in picchiata, raggiungendo una velocit di quasi trecen-
toventi chilometri all'ora. L'occhio umano non poteva scorgerlo; l'unico
modo per seguire la sua traiettoria era il rumore dell'aria lacerata da quel
proiettile fatto di muscoli, penne e ossa. Artiglio prefer osservare il bersa-
glio e attendere l'inevitabile.
Mentre indulgeva nelle sue fantasticherie su come arricchirsi in fretta,
l'addetto alla sicurezza not un uomo vestito di nero che, tra due file di
auto, lo fissava. Era la sua immaginazione, un effetto della luce che si af-
fievoliva oppure sul volto dell'uomo aleggiava davvero un'aria di attesa
divertita? Un'espressione che sembrava dire: So qualcosa che tu non sai?
Notando con la coda dell'occhio un movimento confuso, l'addetto si gir
istintivamente verso destra, ma i rasoi fissati agli artigli del falco gli si
conficcarono in gola con la velocit del lampo. Mentre il sangue fluiva, lui
fece un paio di passi, con una mano sulla laringe frantumata, poi stramazz
a terra, in un mucchio scomposto e fremente.
Artiglio attese finch non fu tutto finito, poi si avvicin a esaminare il
cadavere, attento a evitare la pozza di sangue che si allargava. Infilando la
mano nella giacca, prese un mazzo di chiavi e cominci a tastarlo, cercan-
do la forma desiderata. Poi ud dietro di s alcuni passi, provenienti dal
gabbiotto della sicurezza. Dapprima lenti e guardinghi, i passi ben presto
accelerarono. Allora Artiglio mise le chiavi in una tasca e attese.
Bene, amico. Alzati lentamente e girati. Tieni le mani in vista.
Artiglio sollev le mani e inalber il suo miglior sorriso, come se dices-
se: Chi, io? L'addetto alla sicurezza lo tenne sotto tiro e scocc una rapida
occhiata al corpo accasciato. Poi tuttavia si rese conto che non poteva pre-
stare soccorso al collega e controllare Artiglio nel contempo, quindi fece
per afferrare la radio alla cintura.
Artiglio lasci ricadere un braccio di fianco.
Ho detto tieni le mani... Ma le parole gli morirono in gola quando il
secondo falco lo aggred alla nuca, spezzandogli la colonna cervicale. Ar-
tiglio si spost di lato, mentre la guardia crollava pesantemente sull'asfalto.
Quindi prese una busta di plastica, ne estrasse due colombe morte e le ten-
ne a debita distanza. Dopo pochi secondi, entrambi i falchi discesero in
picchiata dall'ombra e gli si posarono sui polsi, divorando l'inatteso regalo,
mentre i loro artigli affondavano nelle fasce di pelle che lui indossava sotto
la giacca.
Torn al furgone e sistem la femmina sul suo trespolo. Il volatile sibil,
adirato, mentre lui gli infilava il cappuccio in testa, poi immediatamente si
calm, placato dal bozzolo di oscurit che d'un tratto l'aveva circondato.
Tenne il maschio, pi piccolo, per i legacci di cuoio e si diresse verso il
gabbiotto, schioccando piano la lingua. Hai ancora del lavoro da fare,
piccolo. Dentro, trov alla svelta ci che cercava.
La porta del museo della PFF si apr con uno scatto soddisfacente, e Ar-
tiglio sgusci all'interno.

Era sabato, ma Fiona Carter aveva deciso di approfittare dell'assenza
della dottoressa McDonald per mettere in ordine l'ufficio. Prima, per,
aveva deciso di concedersi un pranzo in un vero ristorante, una cosa che
faceva raramente quando doveva badare a lei. Fiona si chiedeva come stes-
sero andando le cose in Medio Oriente per il suo capo e per il professor
Murphy e chi dei due avrebbe vissuto l'emozione pi grande.
Poi anche lei scopr qualcosa che la lasci a bocca aperta. I corpi dei due
addetti alla sicurezza giacevano a terra, avvinghiati, come se, quando l'as-
sassino aveva colpito, stessero ballando un macabro tango. Fiona si chin,
cercando invano di capire che cos'era successo, ma, se non altro, si tratten-
ne dal fuggire urlando. Al contrario, si fece forza ed entr nell'edificio per
chiamare il 911.
Nei corridoi regnava un inquietante silenzio. Era assai probabile che
nessuno lavorasse a quell'ora nel fine settimana, per il silenzio le sembr
troppo profondo, come se l'intero edificio avesse smesso di respirare.
L'istinto port Fiona verso la zona in cui c'era la cassaforte. Voltato l'an-
golo, vide che la porta nella rete metallica era aperta. E il massiccio batten-
te della camera blindata era spalancato. Intu subito che cosa avrebbe tro-
vato. O, meglio, cosa non avrebbe trovato.
La coda del Serpente era scomparsa.
Al suo posto, intagliata con segni profondi sulla scaffalatura metallica
del deposito, c'era l'immagine di un serpente, tracciata in fretta. Il serpente
era diviso in tre parti... testa, corpo e coda. Vicino a esso, poi, c'era un
simbolo inquietante. Doveva immediatamente avvertire il presidente della
PFF, Mr Compton. E poi rintracciare il professor Murphy e la dottoressa
McDonald. Sperando che non fosse troppo tardi per farli tornare indietro.

55

La prima tappa del viaggio li aveva portati da Washington a Londra, al-
l'aeroporto di Heathrow, dove l'aereo era stato rifornito di carburante e il
personale di bordo sostituito. Murphy e Iside si diressero verso il loro gate.
La snella figura di lei era appesantita da una voluminosa valigetta in pelle
zeppa di libri - edizioni rare che non si sentiva di far viaggiare coi bagagli -
, che le rallentava il passo. Ma le ripetute offerte di alleviarla di quel far-
dello avevano incontrato un'accanita resistenza. Ce la faccio benissimo,
grazie. E comunque lei ha gi il suo prezioso carico cui badare. Era vero:
l'arco da competizione nella custodia anti-urto, sebbene non fosse pesante,
era scomodo da trasportare, e Iside non voleva scaricare su Murphy anche i
suoi libri.
Perlomeno Murphy aveva smesso di discutere sull'opportunit che lei lo
seguisse in quel viaggio... E Iside, che pur si considerava a tutti gli effetti
una professionista qualificata per quella spedizione, aveva avuto modo di
riflettere a lungo sul dolore dell'archeologo, rammentando la morte del
proprio padre. E aveva concluso che lo capiva benissimo anche sul piano
umano.

Murphy e Iside non parlarono molto nel corso del lungo viaggio verso
Tar-Qasir. Murphy aveva dormito durante quasi tutto il volo per Londra e
quell'incoscienza gli era sembrata un'inattesa benedizione. Poi, mentre
attendeva che l'aereo venisse rifornito di carburante, aveva camminato a
lungo nei cavernosi corridoi dell'aeroporto, come se stesse provando un
paio di scarpe nuove, ma senza pensare a qualcosa in particolare. Si stava
semplicemente abituando alla sua nuova esistenza: quella senza Laura.
Iside aveva avuto il buonsenso di lasciarlo solo, consapevole che quel-
l'uomo aveva bisogno di tempo per raccogliere le forze in vista dell'imme-
diato futuro. Inoltre era pi che contenta d'immergersi nei suoi libri. Ben-
ch non lo volesse ammettere, sapeva che la sua presenza avrebbe rallenta-
to Murphy e quindi era decisa a mantenere almeno la propria abilit lingui-
stica affilata come un rasoio. Voleva avere l'assoluta certezza di poter sve-
lare i segreti del secondo pezzo del Serpente, sempre ammesso che l'aves-
sero trovato.
In particolare, stava rileggendo un vecchio volume appartenuto al padre:
Scritti apocrifi minori caldei, a cura del vescovo Henry Merton. Ovvia-
mente lo aveva gi letto, ma non con sufficiente attenzione, forse perch lo
studio di Merton su alcuni dei lati pi oscuri delle antiche credenze religio-
se mesopotamiche non le era mai sembrato troppo importante. In quel
momento, tuttavia, l'esauriente analisi dell'idolatria babilonese sembrava
scritta apposta per soddisfare le sue necessit. Quando aveva steso quel
libro, Merton non era ancora un vescovo, ma soltanto un giovane parroco
di campagna in una dimenticata parrocchia del Dorset, nel sonnolento sud-
ovest dell'Inghilterra. Era stato li che il padre di Iside l'aveva conosciuto;
aveva spesso raccontato alla figlia del loro primo incontro. Si trovavano a
Dorchester, in un negozio di libri usati, ed entrambi avevano allungato la
mano per prendere la prima edizione del Ramo d'oro di Frazer. Dopo una
lunga discussione, durante la quale avevano tutti e due insistito che l'altro
aveva diritto al libro, il padre l'aveva avuta vinta - la ferrea abnegazione
scozzese era prevalsa sulla cortesia inglese - e aveva praticamente spinto il
giovane sacerdote verso la cassa.
Dopodich, naturalmente, Merton non si era potuto esimere dall'invitare
il suo benefattore a prendere il t nella piccola pasticceria dietro l'angolo.
E proprio l, tra chintz e porcellane, era emerso il suo interesse per gli o-
scuri rituali di religioni dimenticate. Un interesse - ricordava il padre - che
sconfinava nell'ossessione. Nulla di sbagliato o di strano, ovvio... a parte il
fatto che Merton era un membro della Chiesa Anglicana. Era un giova-
notto davvero singolare: il suo compito era guidare le anime a Ges, eppu-
re parlava con passione e slancio dei demoni che abitavano le pi oscure
profondit dell'oltretomba sumerico, aveva detto il padre di Iside.
Nonostante l'istintiva perplessit dell'archeologo pi anziano, tra i due
era iniziata una fitta corrispondenza. Era davvero impossibile resistere al
fascino dell'immensa erudizione di Merton. Dopo qualche mese, per, il
padre di Iside aveva smesso di rispondere alle lettere di Merton e lei, seb-
bene adolescente, aveva capito che era successo qualcosa di grave. Cosa
fosse, tuttavia, lei non l'aveva mai capito.
D'un tratto, mentre sfogliava lentamente le pagine degli Scritti apocrifi
minori caldei, le era venuto in mente che quello era proprio il volume che
suo padre stringeva a s, quando l'avevano trovato. Con un brivido, Iside
aveva afferrato d'istinto l'amuleto che portava al collo. Era la testa della
dea babilonese Ishtar, un regalo del padre, e le era sempre stato di gran
conforto nei momenti difficili.
Poi aveva scosso la testa, tornando al libro. Qualunque fosse la verit sul
vescovo Merton, non c'erano dubbi che lui conoscesse i riti caldei e che
quindi sarebbe stato un alleato prezioso per entrare nella mente di Dakkuri.
Murphy non aveva interrotto la lettura di Iside neanche durante il volo
da Londra a Riad. E lei ne aveva approfittato per ricaricare le batterie... ne
aveva certamente bisogno, dopo il logorio psicofisico degli ultimi giorni.
Infatti, terminato il lungo viaggio in taxi attraverso il deserto fino a Tar-
Qasir e sistematisi in un grande albergo moderno chiamato, piuttosto op-
portunamente, Oasis, Iside si sentiva piena di energia.
Murphy, invece, non appena sdraiatosi sulle fresche lenzuola bianche, si
era addormentato, prima ancora di chiedersi quale sarebbe stata la loro
prossima mossa. Si svegli qualche ora dopo, strappato bruscamente a un
sonno senza sogni da un secco bussare alla sua porta, un rumore che gli
sembr la diretta espressione dello spirito irrequieto di Iside.
Fatta la doccia, cambiatosi d'abito e di nuovo concentrato, Murphy la
raggiunse nella grande hall. Credo che dovrebbero ribattezzare questo
albergo 'la dimora del vuoto', scherz. Crede che siamo gli unici ospiti?
Tar-Qasir non esattamente una destinazione turistica, ammise Iside.
Ma non si pu dire che non abbia i suoi lati interessanti.
Per esempio?
Mentre lei riposava ho fatto qualche ricerca, replic lei, con un lampo
negli occhi, come a dire che il sonno era qualcosa che lei si concedeva
raramente, come un drink. Sappiamo che, in origine, questo luogo era
un'oasi, un comodo punto d'incontro di varie carovane attraverso il deserto.
Poi i mercanti hanno cominciato a stabilirsi qui e, a poco a poco, l'oasi
diventata la sede di un mercato. Gi nel Medioevo era una citt con tutti i
crismi. In realt, piuttosto unica e insolita.
Si stava chiaramente divertendo, e Murphy ne era felice. Unica e insoli-
ta? Mi faccia indovinare, avevano delle gelaterie? No, qui hanno inventato
il baseball!
Lei scosse il capo. Ancora pi interessante. Avevano fogne sotterranee.
Vede, la sorgente che alimentava l'oasi originaria forniva abbastanza acqua
per un sistema straordinariamente efficiente.
Murphy si gratt il mento. Ed tuttora in funzione?
Santo cielo, no. Ma forse le gallerie dell'epoca sono ancora intatte. A
quei tempi, le cose dovevano durare parecchio. Se vogliamo scoprire cosa
c' sotto la superficie di Tar-Qasir, le fogne potrebbero essere la risposta.
A parte che neanche lei mi sembra certissima di quello che dice... come
ci entriamo? E, una volta laggi, come la troviamo la strada?
Iside sollev lo zaino e si alz. Indossava pantaloncini militari e scarpo-
ni, ma, chiss perch, sembrava comunque pi una filologa che un'escur-
sionista. Suggerirei di far visita alla biblioteca municipale di Tar-Qasir e
vedere cosa troviamo.
Murphy sospir, pensando: Una biblioteca, ovvio. E dove altro poteva
suggerire di andare?
In strada, il calore li colp come un muro massiccio. Pochi istanti dopo,
per, un taxi dotato di aria condizionata si ferm davanti a loro e li prese a
bordo. Tuttavia, mentre la camicia di Murphy era gi fradicia di sudore,
Iside sembrava fresca come se avesse fatto un'escursione sulle sue Hi-
ghlands. Forse essere una donna di ghiaccio ha i suoi vantaggi, pens
Murphy.
Dall'esterno, la biblioteca di Tar-Qasir non sembrava molto promettente.
La facciata in stile vittoriano del modesto edificio a tre piani aveva pi
personalit dei blocchi di cemento dipinti di bianco che sembravano riem-
pire gran parte del centro cittadino, ma le finestre rotte e l'atrio polveroso
suggerivano che i suoi giorni migliori fossero trascorsi da un pezzo. U-
n'impressione confermata dall'unico uomo presente.
Abbiamo bisogno di qualche rifacimento, vero, ammise Salirti O-
mar, lisciandosi la barbetta. Tar-Qasir una citt moderna che guarda al
futuro, non al passato, e tutto questo - indic gli scaffali e le pile di libri
che riempivano la stanza - considerato irrilevante e indegno di essere
studiato. Sospir. un peccato. Per quanto mi riguarda, credo che sia
soltanto scrutando profondamente nel passato che possiamo capire cosa ci
riserva il futuro.
Murphy bevve un sorso dal fumante bicchiere di t alla menta e annu.
Sono d'accordo con lei, Omar. Sent un'ondata di solidariet per quel
bibliotecario dalla voce pacata, che sembrava naufragato su un isolotto del
passato, mentre la marea della modernit scorreva veloce accanto a lui.
Avrebbe voluto trascorrere un po' di tempo in quel luogo a bere altro t e
ad ascoltare la sua storia. Ma Iside puntava al sodo.
Le fogne, Omar. C'interessano le fogne.
Omar la guard, perplesso. Lei non cap se fosse sorpreso dal fatto che
qualcuno volesse conoscere cose del genere, oppure se fosse sconcertato
nell'udire una donna manifestare un interesse. Dottoressa McDonald,
gi abbastanza raro che qualcuno venga qui a cercare un libro. E adesso
arrivate voi due dalla lontana America, vi presentate alla mia porta e mi
chiedete informazioni sulle fogne. Be', lo trovo molto strano.
Sono stupita, esclam Iside con espressione seria, o almeno cos parve
a Murphy. Senza dubbio tutti conoscono le fogne di Tar-Qasir.
Omar la guard come se fosse pazza. Forse, ma pochi si spingono fin
qui per vedere cosa ne rimasto.
Appunto, che cosa ne rimasto? domand Murphy.
Omar allarg le braccia. Chi lo sa? Nessuno scende laggi da molti an-
ni.
E se qualcuno volesse andarci? Esiste una mappa o un documento sulla
loro costruzione? C' un modo per orientarsi?
Omar guard il telefono impolverato e Murphy, per un momento, si
convinse che stesse per chiamare la polizia e denunciare quei due stranieri
che avevano manifestato un sospetto interesse per le fogne. Di certo, sem-
brava estremamente nervoso. Niente da fare. Gallerie crollate e cose del
genere. Non posso aiutarvi.
Murphy fece per alzarsi, ma Iside gli pos una mano pallida sul braccio
e sorrise all'arabo. Omar... Se lei ci aiutasse, saremmo ben felici di con-
tribuire al restauro della sua bella biblioteca.
Omar socchiuse gli occhi. Qualche scaffale in pi ci farebbe comodo. E
un po' di assistenza nella catalogazione...
Iside continu a sorridere. Quanto?
Omar si adombr, come se affrontare certi argomenti fosse indegno di
lui. Diciamo mille dollari?
Cinquecento, ribatt Iside.
Certi scaffali sono davvero pericolosi. Ho fatto una brutta caduta nean-
che una settimana fa. Ottocento.
Seicento.
Settecentocinquanta.
D'accordo.
Prima che Murphy riuscisse a capacitarsi del repentino cambiamento di
Iside - non aveva mai sospettato che potesse essere cos decisa ed energica
- lei aveva infilato le mani nello zaino e contato un ordinato pacchetto di
banconote. Omar le sfogli senza nessun commento, poi si alz, facendo
segno di seguirlo. Varcando una porticina in fondo alla stanza, entrarono
in una caotica grotta di Aladino, piena di libri e manoscritti accatastati
lungo le pareti. Dopo aver frugato per svariati minuti, Omar riemerse fi-
nalmente col suo premio. Soffi via la polvere da un libro rilegato in ma-
rocchino e, con un gesto teatrale, lo consegn a Iside, dicendo: Un vero
tesoro. La prima edizione del 1844 di Una curiosa storia dell'antica Ara-
bia del conte Charles-Alexis-Henri Clrel de Tocqueville. Credo che vi
troverete alcune eccellenti illustrazioni del sistema fognario di Tar-Qasir
com'era nel XIX secolo.
Iside sfogli le pagine rigide e ingiallite. Murphy ebbe l'impressione che
fosse stata catapultata nel paradiso dei filologi. Una prima edizione,
sussurr lei. Credevo che non ne esistesse pi nessuna edizione. Mio pa-
dre avrebbe...
Murphy la ricondusse verso la porta, nel timore che, se fossero rimasti
pi a lungo in quel luogo pieno di tesori, lei non ne sarebbe uscita mai pi.
Grazie per il suo aiuto, Omar. E buona fortuna per il restauro.
Omar annu. Buona fortuna anche a voi, dichiar solennemente.
Dopo che la pesante porta si fu richiusa dietro di loro, Omar sedette alla
sua scrivania, e si vers un'altra tazza di t, sorseggiandola. Poco dopo, un
giovane che indossava una djellaba bianca scivol fuori silenziosamente
da dietro una pila di libri e cominci a sfogliare gli appunti sulla scrivania
di Omar. Li hai lasciati andare?
Omar strinse le spalle. Che potevo fare? Sembravano proprio decisi.
La donna era bellissima. Non ho mai visto una carnagione cos pallida.
Credi che li rivedremo?
Omar pos la tazza. Con quello che c' l sotto? Vuoi scherzare?
Il giovane sospir. Peccato. Era davvero bella.

56

Artiglio super l'arcata riccamente scolpita che immetteva nella grande
sala e si chiese se stesse per morire. Nei due anni al servizio dei Sette, era
stato convocato al castello solo in rare occasioni e, ogni volta che si era
ritrovato nella cripta, loro erano seduti dietro un enorme tavolo di ossidia-
na: sette figure nere di cui era impossibile cogliere i lineamenti.
Quella volta, invece, un valletto cieco, che sembrava orientarsi nel ca-
stello grazie a facolt extrasensoriali, gli indic una sedia all'estremit di
un lungo tavolo di quercia, dove i Sette sedevano in piena luce a volto
scoperto. Se a loro non importava pi di essere identificati, allora le possi-
bilit erano due: o si fidavano completamente di lui o non lo avrebbero
fatto uscire vivo dal castello. Nel secondo caso, comunque, sapeva fin
troppo bene che sarebbe stato vano elaborare un piano di fuga.
Ma in che modo l'avrebbero ucciso? In un modo semplice e pulito, ma
con qualche tocco teatrale. I Sette amavano le azioni eclatanti, era eviden-
te. In pi possedevano anche una particolare sensibilit per la storia. A-
vrebbero usato qualcosa di medievale, in armonia con l'ambiente del ca-
stello? Forse un armigero in cotta di maglia attendeva dietro la sua sedia
proprio in quel momento, pronto a decapitarlo con un'alabarda affilata co-
me un rasoio? Oppure avrebbero fatto ricorso a qualcosa di pi... religio-
so? L'avrebbero scorticato vivo come san Bartolomeo o gli avrebbero
spezzato le membra su una ruota chiodata come a santa Caterina? S, di
certo sarebbe stato spettacolare. Strano a dirsi, Artiglio era quasi ansioso di
capire come.
All'altra estremit del lungo tavolo, un uomo dai capelli grigi, con lo
sguardo severo e il naso affilato, gli sorrideva, come se potesse leggergli
nel pensiero. Benvenuto, Artiglio. Parlava con voce pacata, ma abba-
stanza energica da riempire la sala. Ti chiederai senza dubbio perch sei
qui. O, in particolare, perch ti sia consentito vederci senza la maschera di
qualche... trucco tecnologico. Ti assicuro che non perch abbiamo deciso
di fare a meno dei tuoi servigi. Al contrario, ti sei rivelato molto efficiente
e degno di fiducia. Perfino indispensabile. Dagli altri giunsero vari cenni
d'assenso. In sintonia coi nostri obiettivi di governo globale, intendo, e
sempre operando in nome della pace mondiale. Se rutto andr secondo i
piani, ci sar molto da fare per te in futuro... un futuro che non puoi neppu-
re lontanamente immaginare. Ma ti prometto che lo troverai alquanto sod-
disfacente.
Artiglio rimase in silenzio. Non cambi neppure espressione, mantenen-
do la sua solita maschera impassibile. Non voleva credessero che a lui sa-
rebbe importato morire. N voleva che cogliessero la sua eccitazione alla
possibilit di uccidere ancora. Sebbene loro fossero pronti a svelarsi a lui,
Artiglio non era certo di sentirsi pronto a restituire il favore.
Not che un uomo paffuto, con gli occhiali, alla sinistra di chi stava par-
lando, sembrava un po' agitato. Credo sia giunto il momento di vedere
cosa ci ha portato Artiglio, non credete? disse costui.
L'uomo dai capelli grigi annu e il valletto cieco fu subito a fianco di Ar-
tiglio, che estrasse dalla giacca un sacchetto di cotone e glielo consegn.
Tenendolo a braccia tese davanti a s, come se fosse di vetro, il valletto
s'incammin lentamente verso l'estremit opposta del tavolo e l lo depose.
Mentre tutti fissavano il sacchetto, Artiglio ebbe agio di esaminare ogni
membro del consiglio. Il pi vicino, alla sua sinistra, era un asiatico che
indossava un abito fatto su misura e sedeva eretto, con lo sguardo neutro,
imperscrutabile. Veniva poi una donna corpulenta, dai lineamenti severi e
coi capelli biondi tirati all'indietro. Anche lei sembrava solo vagamente
interessata a ci che Artiglio aveva portato. Ma il successivo membro del
consiglio, un ispanico che portava una giacca di colore blu elettrico e ave-
va i baffi ben curati, sedeva rilassato, sogghignando. A capotavola, l'uomo
dai capelli grigi manteneva inchiodato su Artiglio il suo sguardo gelido.
A giudicare dall'apparenza, nulla sembrava unire quelle sette persone
cos diverse tra loro. Eppure Artiglio conosceva per esperienza la forza del
loro comune proposito. Qualcosa li aveva uniti. Qualcosa che richiedeva
enormi risorse, ma anche un'assoluta segretezza. Qualcosa per cui valeva
la pena di spargere molto sangue. Qualcosa che risaliva ai tempi della Bib-
bia e che faceva dei cristiani evangelici i loro mortali nemici.
Mentre rimuginava tutto ci, cercando quel legame sfuggente, si do-
mand se avrebbe dovuto guardare nel proprio cuore. Dopotutto sembrava
che ormai i Sette lo considerassero quasi uno di loro. Cosa vedeva, dun-
que, scrutando nel suo animo? Si concesse un vago sorriso. Vedeva le stes-
se cose di sempre: sangue, orrore e buio. Artiglio era affascinato dal male e
dalle azioni malvagie. Il suo interesse nei progetti globali dei Sette nasceva
unicamente dal fatto che potevano fornirlo di mezzi e risorse illimitate per
soddisfare le proprie brame depravate.
Poi una donna spigolosa, che indossava un fantastico abito verde sme-
raldo e aveva una gran massa scarmigliata di capelli rosso fiamma, pos la
mano sul braccio dell'uomo dal viso tondo che le sedeva accanto e sibil:
Vediamolo. Abbiamo aspettato abbastanza.
Lentamente, Sir Merton tese la mano ed estrasse dal sacchetto il pezzo di
bronzo lungo trenta centimetri. Mentre lo sollevava, la mano grassoccia gli
trem. Poi accadde una cosa strana. L'aria sembr farsi pi densa, si ud
una scarica elettrica, e la mano di Merton riacquis fermezza. Doveva esse-
re un effetto della luce, pens Artiglio, ma gli occhi dell'uomo parvero
mutare colore, dal grigio a un profondo blu notte. E, quando parl, l'accen-
to inglese era scomparso, sostituito da qualcosa di pi profondo e pi diffi-
cile da definire.
Ben presto sarete di nuovo uno. Com'era in principio. E il sacrificio
torner a essere vostro. Poi chiuse gli occhi, emise un lungo respiro e
sembr sgonfiarsi, diventando pi piccolo. Quando riapr gli occhi, aveva
di nuovo l'aspetto di un corpulento ecclesiastico inglese.
Artiglio aveva avuto tempo a sufficienza per esaminare la coda del Ser-
pente, ma adesso la guardava con rinnovata curiosit. Se quello era il pote-
re di un unico pezzo, cosa sarebbe accaduto quando li avessero avuti tutti e
tre?
Merton si era tolto gli occhiali e fissava con intensit il Serpente. Intorno
al tavolo aleggiava un'atmosfera di attesa. S, s, disse infine Merton.
S, non c' dubbio. Splendido, splendido. Pos la coda sul tavolo e in-
trecci le mani sull'addome, con un sorriso soddisfatto.
Allora? disse J ohn Bartholomew.
Murphy sta ancora lavorando con Iside... con la dottoressa McDo-
nald?
Bartholomew annu. L'ultima volta che sono stati visti erano in viaggio
per Riad.
Il Regno del Deserto. Naturalmente, naturalmente. Bene, se Iside
davvero figlia di suo padre, allora non dovrebbe aver problemi a decifrare
il piccolo rompicapo di Dakkuri. Forse Murphy ha gi il secondo pezzo fra
le mani, mentre parliamo, ridacchi Merton.
Il generale Li volse leggermente la testa verso Merton. In tal caso, non
dovremmo sottrarglielo immediatamente?
Merton non sembr turbato dal tono del generale. Certo che no. Non
credo. Iside deve avere il tempo di tradurre la parte successiva dell'indovi-
nello. Come sapete, il secondo pezzo porta al terzo, e il terzo porta... Be',
non c' bisogno che vi dica dove porta. Gli sguardi di avida attesa intorno
al tavolo confermarono che non era necessario. Bisogna essere pazienti.
Quando Murphy avr in mano l'ultimo pezzo... - accenn ad Artiglio -,
... quello sar il momento di colpire. E allora, forse, la dottoressa McDo-
nald e io potremo abbandonarci un po' ai ricordi, concluse con aria lasci-
va.

57

Murphy strinse l'anello di ferro con entrambe le mani, si puntell contro
il muro del vicolo e tir. Gocce di sudore gli corsero lungo la fronte e le
braccia iniziarono a tremargli per lo sforzo, ma la lastra di pietra rimase al
suo posto, esattamente dov'era stata per un tempo da lui stimato in parec-
chi secoli.
sicura che sia questa la via di entrata migliore? grugn.
Senz'altro. Ci porter direttamente alla fogna principale.
Sempre che esista ancora.
Abbia un po' di fede, Murphy. Avanti, sicuro che non pu sforzarsi
un po' di pi?
Murphy le lanci un'occhiata in tralice, mentre lei, sotto la luce della lu-
na, gli si chinava accanto, stringendo le labbra. Se Iside avesse avuto una
frusta, di certo l'avrebbe usata su di lui. Stava per chiederle di darle una
mano, quando sent la grande lastra muoversi un poco. Trasse un respiro
profondo senza lasciare la presa e strinse i denti. A poco a poco, la lastra si
spost.
Mi dia la torcia, chiese Murphy, inginocchiatosi davanti al buco scu-
ro.
Lei obbed, poi domand: Cosa vede?
La tenebra sembrava assorbire avidamente il raggio di luce.
Non molto. La muratura sembra abbastanza intatta in cima, ma pi
gi... non so. Immagino ci sia solo un modo per saperlo.
Lei sembrava un po' nervosa. Come facciamo a...?
Se sei in dubbio, saltaci dentro. Questa la mia filosofia.
L'entusiasmo di Iside stava rapidamente svanendo. Non dir sul serio,
vero? Il fondo potrebbe essere a trenta metri.
Murphy infil le gambe nel buco e si aggrapp ai lati. Mi pare di ricor-
dare che questa stata una sua idea. Andiamo. Vide il panico sul volto di
lei e si addolc. Tranquilla. Ci sono dei piccoli appigli. Faccia piano e mi
segua.
Non erano affatto trenta metri e, cosa straordinaria, gli appigli di cerami-
ca erano quasi tutti intatti. A parte le poche volte in cui Iside mise un piede
in fallo, colpendo la spalla di Murphy, scesero senza incidenti. Toccarono
terra all'incrocio di quattro gallerie. Murphy concesse a Iside qualche i-
stante per riprendere fiato, poi chiese: E adesso dove andiamo?
Iside sfogli il volume di Tocqueville, mentre la sua torcia le illuminava
il viso, facendolo sembrare un'apparizione. Be', il posto pi probabile
alla sorgente del pozzo originale. Certamente Dakkuri si riferiva a quella.
Murphy afferr una manciata di polvere e la lasci scivolare tra le dita.
Come facciamo a trovarla? Quaggi completamente asciutto.
La sua occhiataccia la fece sembrare ancora pi spettrale. Dobbiamo
individuare la direzione della corrente, poi seguirla a ritroso.
Murphy si accovacci e mosse il fascio di luce sul suolo. Quando l'ac-
qua si asciugata avr lasciato delle striature nel fango... Magari si sono
conservate. Avanz a tentoni per pochi passi e indirizz la luce su quella
che sembrava una pietra, lunga e piatta. Ecco qua. A meno che non mi
sbagli di grosso, dobbiamo andare da questa parte.
Lei lo segu nel buio, guidata dal fascio ondeggiante della torcia. Muo-
vendosi lentamente nello stretto passaggio di mattoni, inspirando l'aria
stantia, vecchia di centinaia di secoli, Iside cominci a ricordare perch
non aveva mai voluto diventare un'archeologa. L'albergo pulito e moderno
da qualche parte sopra la loro testa sembrava mille chilometri e mille anni
lontano.
Urt la schiena di Murphy. Vicolo cieco, spieg lui.
Ritornarono sui loro passi fino all'incrocio, ed esaminarono il suolo cer-
cando altre tracce del passaggio dell'acqua. Murphy indic un'altra galleri-
a.
sicuro? domand Iside.
Non so lei, ma questa la prima volta che m'infogno in una fogna. A
dire il vero, sto andando a naso.
Mi pare un ottimo sistema, replic Iside. In una fogna, intendo.
Un po' meno fiduciosi, s'incamminarono lungo la galleria, sperando in
un segno rivelatore. Dopo parecchi minuti di lento cammino, Murphy si
ferm, puntando la luce sul terreno. Cos', secondo lei?
Sembrava soltanto un'ombra. Poi Iside, con un sussulto, esclam: u-
n'orma!
Gi, come pensavo. E sembra fresca. Probabilmente significa che stia-
mo andando nella direzione giusta.
Per Iside significava tutt'altro e cio che laggi c'era qualcuno, oltre a lo-
ro due. Forse Omar aveva mandato un sicario a prendere il resto del dena-
ro. Iside aveva un unico desiderio: tornare indietro il pi rapidamente pos-
sibile... alla luce, alla gente e al XXI secolo. Ma non ci avrebbe provato da
sola. Diede al suo amuleto una tiratina nervosa e si affrett a seguire le
spalle di Murphy che stavano scomparendo.
Dopo alcuni minuti videro un'altra impronta. Poi un'altra ancora. Le or-
me adesso apparivano in gruppi, sovrapponendosi l'una all'altra, come le
tracce di un branco di animali. Iside tir Murphy per la manica. Crede
davvero che dovremmo seguirle? Sembra che ce ne siano tante.
Ha un'idea migliore?
A parte tornare indietro, vuol dire?
Murphy si volt a guardarla. Senta, potrebbe anche rivelarsi una ricerca
inutile, ma al momento non abbiamo alternative. Almeno sappiamo che
non ci stiamo cacciando in un altro vicolo cieco. Queste tracce andranno
pure da qualche parte, no? Agit la torcia nella direzione dalla quale era-
no venuti e, quando il raggio si pos sul viso di lei, sui lineamenti minuti
della donna era dipinta la paura. Non intendo costringerla a proseguire.
Vuole davvero tornare indietro?
Lei fu attraversata da un'ondata di sollievo, seguita da una strana sensa-
zione di vuoto, come se in quell'istante la sua vita avesse perso significato.
Trasse un respiro profondo, poi fece girare Murphy e gli diede una piccola
spinta. No, no. Mi sono sentita un po' disorientata per un istante. Forse
colpa della polvere. Ora sto bene.
Lui grugn, e ripresero a camminare. Lei puntava il fascio di luce della
torcia dritto davanti a s; non voleva vedere altre tracce dei loro invisibili
compagni.
Arrivati a un nuovo incrocio, con gallerie che si diramavano a destra e a
manca, Iside chiuse gli occhi e si concentr per tenere sotto controllo il
respiro.
Si restringe, spieg Murphy, girandosi a sbirciarla. Tutto bene?
Non soffro mica di claustrofobia, sa? esclam lei con tutta l'indigna-
zione che aveva in corpo. Era vero, non aveva mai avuto paura degli spazi
angusti. Una volta, quando Miss McTavish l'aveva rinchiusa in un armadio
per un intero pomeriggio, non aveva provato nient'altro che un beato senso
di sollievo, a starsene lontana per qualche ora dalle grinfie delle compagne
di scuola, lasciando vagare la mente tra gli dei e le creature mitologiche
che gi le affollavano l'immaginazione.
Ma stavolta era diverso. Si trovavano in una catacomba di tunnel tene-
brosi e sempre meno ventilati e... non erano soli. Secondo Omar, nessuno
scendeva laggi da generazioni. Allora di chi erano le impronte? L'ansia di
Iside era acuita dalla disinvoltura di Murphy. Evidentemente lui aveva
l'abitudine di procedere alla cieca, confidando che qualche potere superiore
gli avrebbe impedito di cadere dentro un buco molto profondo. E lei era
cos furba da andargli dietro?
Si fece forza per affrontare la galleria successiva, ma Murphy non ac-
cennava a muoversi. Sente qualcosa? le domand.
Iside pieg la testa di lato. Qualcosa come?
Non so. Il vento, forse?
Lei si mise una mano davanti al viso e scroll il capo. Neanche un filo.
No, sembra... acqua.
Murphy annu. E le impronte vanno nella stessa direzione. Guardi.
S'incammin lungo il tunnel di sinistra, rannicchiato per non sbattere la
testa contro il soffitto. Iside, rinunciando definitivamente al contegno, gli
si aggrapp a un braccio. Mentre s'inoltravano, il rumore scrosciante au-
ment finch lei non fu certa di sentire l'odore dell'acqua sopra quello di
polvere e marciume.
Quando per udirono un altro suono, si fermarono di colpo. Stavolta sa-
pevano entrambi cos'era. Arrivava a ondate, pi forte, pi debole, poi an-
cora pi forte. Iside tocc l'amuleto con mano tremante e attese che
Murphy dicesse qualcosa.
Capisce di che lingua si tratta? Non sembra arabo.
Lei si sforz di ascoltare. Era una strana cantilena, un ritmo preciso, co-
me se stessero salmodiando. Io... non lo so. C' un accenno di aramaico,
forse. Ma potrebbe essere la mia immaginazione. Che facciamo?
Saremo prudenti, rispose Murphy, avanzando.
Lei lo segu, incerta, la mente avvolta in un turbine di pensieri. Aveva
chiuso a chiave lo schedario, quello in cui conservava il suo diario privato?
Si era ricordata di restituire al professor Hitashi la copia del commento di
Gilroy all'Epopea di Gilgamesh? Aveva tolto tutte le trappole per topi che
Fiona aveva insistito a piazzare in ufficio?
Con un tuffo al cuore, si rese conto che non si aspettava di tornare a Wa-
shington. Era convinta di morire. Be', in tal caso, perlomeno non si sarebbe
lasciata alle spalle una famiglia. Ma allora chi sarebbe andato al suo fune-
rale? Non molte persone, probabilmente. Per il suo corpo non sarebbe
mai stato ritrovato, quindi niente funerale. L'avrebbero considerata disper-
sa, per sempre. Come un'anima perduta...
Murphy le stava toccando la spalla e indicava in avanti. C'era un rumore
scrosciante, come acqua che scivolasse rapidamente sulla pietra, e la canti-
lena sembrava minacciosamente vicina. E c'era anche una luce, un tremo-
lio spettrale contro le pareti della galleria.
Avanzarono lentamente e Iside tocc con l'alluce qualcosa di duro. Il
suolo della galleria era formato da mattoni. Sollevando lo sguardo, vide
sulla parete un foro irregolare. Le gambe la portarono in quella direzione,
indipendentemente dalla sua volont. Non aveva pi paura e non pensava
pi nulla, come se il suo cervello funzionasse soltanto per tenere il corpo
in movimento. L'ultimo suo pensiero fu che probabilmente gli zombie si
sentivano proprio cos.
Murphy la scosse, facendola tornare in s. Nella luce incerta, la fiss con
espressione severa e port un dito alle labbra. Lei annu e gir la testa per
guardare attraverso il foro nella parete. Sembrava che gli occhi le si fosse-
ro chiusi automaticamente. Li riapr con uno sforzo.
La prima cosa che vide furono i teschi. Ce n'erano sette, disposti in un
approssimativo semicerchio, come zucche di Halloween, le orbite infiam-
mate da lampade a olio che riversavano la loro luce su un corpo disteso a
terra. Il corpo, rigido, apparteneva a una ragazzina di non pi di dieci anni,
rivestita quasi per intero da un lacero telo di cotone. Il suo viso minuto
sembrava di cera, ma si coglievano gli accenni della bellezza che sarebbe
sbocciata col tempo.
A meno che non fosse gi morta.
Nudi fino alla cintola, tre uomini ondeggiavano avanti e indietro, spinti
dalla ritmica nenia che permeava l'ambiente oscuro. Nello scorgere il lun-
go coltello da macellaio che ciascuno stringeva in grembo, Iside emise un
respiro strozzato e Murphy le pos una mano sulla bocca.
Poi lei trasse un respiro profondo e allora lui tolse lentamente la mano,
indicando poi oltre i teschi.
In cima a un palo, infilato a terra, balenava uno spesso pezzo di metallo
a forma di S.
La parte centrale del Serpente di Bronzo!
Osservandolo, Iside si sent risucchiare attraverso i secoli, in un mondo
di primitiva oscurit. Era come trovarsi nell'armadio di Miss McTavish,
ma stavolta insieme coi veri dei e coi veri demoni e senza speranza di usci-
re. Un gemito le sal in gola e lei riusc a malapena a soffocarlo.
Poi Murphy la trascin nella galleria e Iside si rilass di colpo. Stavano
tornando indietro. Sarebbero sopravvissuti.

58

Murphy prese Iside per le spalle e la studi. Nell'oscurit della galleria,
riusc a vedere soltanto i suoi occhi imploranti. Pensa di farcela? le chie-
se.
Dalla gola di lei usc un sussurro. Era un s? La strinse pi forte, quasi
scuotendola, e Iside annu. Doveva bastare. Non c'era tempo per altre do-
mande. Murphy torn ad avanzare lentamente verso il foro nella parete e
lei lo vide soffermarsi, aspettando il momento buono. Poi scivol nelle
ombre tremolanti.
Muovendosi a tentoni dietro di lui, si accovacci all'entrata, una mano
sulla bocca per impedirsi di gridare. Non riusciva a distogliere gli occhi e,
nel contempo, aveva paura di guardarlo. Se lo avesse perso di vista sarebbe
stata veramente sola. Strinse la torcia come se stesse affogando e quella
fosse un salvagente.
Mentre avanzava, strisciando sul ventre, sull'altro lato della galleria, tra
sassi e mattoni, Murphy si lanci un'occhiata alle spalle. Gli parve di senti-
re gli occhi di Iside su di s, ma, a parte quello, lei era soltanto una vaga
ombra che si confondeva nell'oscurit.
Sperava che la polvere sul terreno avrebbe attutito il rumore dei suoi
spostamenti, ma, quando colp un mattone col ginocchio e lo fece rotolare
nel buio, s'irrigid di botto. Affond il viso nella terra, non osando guarda-
re in alto, respirando appena. Ma il canto dei tre carnefici mantenne il suo
ritmo funereo. Sembravano in trance, e forse erano sotto l'influenza di
qualcosa... Per lui sapeva che, a un certo punto, il canto sarebbe cessato e
quei lunghi coltelli dall'aria minacciosa sarebbero entrati in azione.
Si diede dell'idiota per aver lasciato l'arco in albergo. Vero, non poteva
sapere che avrebbe dovuto interrompere un sacrificio umano in una fogna
medievale, ma ormai doveva avere imparato che l'imprevisto era sempre
dietro l'angolo. Ripens alla telefonata di Mathusalem. Se avesse saputo
dove quel reperto lo avrebbe portato, avrebbe detto al vecchio dove cac-
ciarsi il suo indizio, Daniele o non Daniele? Gli omicidi, l'esplosione nella
chiesa, Laura... In un certo senso, tutto era cominciato con quella telefona-
ta. Ma sapeva pure che era inutile rimuginarci sopra. Era ormai sicuro che
Dio lo aveva indirizzato su una certa strada e lui poteva soltanto seguirla
sino in fondo.
A qualunque costo.
L'immagine della giovinetta che stava per essere immolata gli torn in
mente, rinnovando il suo coraggio. Iside sarebbe stata in grado di fare la
sua parte? Quando l'aveva incontrata per la prima volta, gli era sembrata
tesa come la corda di un arco. Ora, strappata al suo bozzolo accademico,
poteva trovarsi sull'orlo di un completo crollo emotivo.
Preg che le reggessero i nervi.
Riprese a muoversi, tenendosi il pi lontano possibile dai tre corpi oscil-
lanti. Era la sua immaginazione oppure il rumore scrosciante stava diven-
tando pi forte? Non voleva essere la vittima sacrificale fuori programma,
ma non intendeva neppure scomparire in un torrente sotterraneo. Se aves-
sero girato la testa verso destra, sarebbe stato nel loro campo visivo. Non
poteva contare pi a lungo sulla loro condizione alterata. Era ormai certo
che i tre carnefici avrebbero concluso le loro preghiere da un momento
all'altro e allora sarebbe stato troppo tardi.
Continuate, ragazzi. Ancora qualche versetto. Fiss l'attenzione sul suo-
no ossessionante e sent che la concentrazione lo stava abbandonando. De-
sider che le lancette dell'orologio si muovessero pi in fretta. Poi, mentre
la testa cominciava a martellargli e l'autocontrollo stava per abbandonarlo,
ud un rumore di polvere e rocce e gir il collo per guardare indietro.
Ci che vide gli fece balzare il cuore in gola.
Inquadrata nella breccia in cui, fino a poco prima, si trovava Iside, c'era
un'apparizione terribile, come se il canto pagano avesse evocato una diavo-
lessa. Illuminato dal basso dalla torcia elettrica, il suo volto cadaverico
sembrava emettere un bagliore innaturale e fluttuava nell'oscurit, appa-
rentemente senza sostegno.
Per un assurdo istante non fu sicuro che si trattasse proprio di Iside... Poi
si riscosse e scatt in avanti. Come aveva sperato, i tre uomini, ora in si-
lenzio, stavano gesticolando verso Iside, terrorizzati. Lui li oltrepass, in-
cespicando in direzione del palo e del Serpente e loro sembrarono non ac-
corgersi di nulla, ma... Per quanto tempo ancora avrebbero creduto a quel
numero da baraccone?
Murphy si chin ad afferrare per la spalla la ragazzina svenuta e scopr
che non era affatto legata, per era rigida come un angelo di pietra. Spe-
riamo che ancora non lo sia diventata, pens. Se era ancora viva, allora
dovevano averla ridotta all'incoscienza con chiss quale droga ed era un
rischio svegliarla all'improvviso... Sempre meglio, per, che farsi massa-
crare dagli adoratori del Serpente...
Dopo due scossoni, la ragazzina spalanc gli occhi e, vedendo Murphy,
prese a urlare. Sperando che gli uomini fossero ancora stregati da Iside,
lui le copr la bocca con una mano, e port alle proprie labbra l'altra, fa-
cendole segno di tacere. La ragazzina aveva gli occhi quasi fuori dalle or-
bite per la paura, ma non sembrava drogata. Accenn a Murphy di aver
capito e rimase in silenzio.
Lui si alz, girandosi verso il palo che sosteneva il corpo del Serpente,
avvampante d'ipnotici bagliori nel riflesso delle torce fiammeggianti. Tese
le braccia e, con dita tremanti, cominci a sciogliere le corde di canapa che
assicuravano il pezzo di bronzo. Quando lo ebbe fra le mani fu sorpreso
nel constatare che il suo peso sembrava identico a quello della coda.
Ma le sue considerazioni furono interrotte dall'urlo che si era levato dai
tre carnefici, che avevano scorto la ragazza in fuga verso il foro nel muro.
Smisero di gesticolare nella direzione della vittima allorch uno di loro
scorse Murphy con l'idolo in mano. Allora, del tutto dimentichi delle due
donne, rivolsero la loro furia contro di lui, determinati a punirlo per quel
sacrilegio.
Avanzarono verso Murphy grugnendo di rabbia, brandendo i coltelli e
senza mostrare la minima traccia dell'inerzia palesata poco prima, quando
sembravano in stato di trance.
Murphy non sapeva che fare. Non voleva fuggire, abbandonando Iside
alla loro merc. Affrontare quei pazzi armati di coltello e sperare di cavar-
sela era assurdo. Aveva fatto del suo meglio e non poteva fare altro. Sper
che Iside avesse la presenza di spirito di scappare per la strada percorsa
all'andata.
Cerc di vincere la paura e cominci a pregare. Tra pochi minuti avreb-
be rivisto Laura.
A distoglierlo dalle sue riflessioni fu la ripresa della cantilena. Per a-
desso era diversa. Pi acuta. Era una voce di donna. Guard oltre gli ag-
gressori e si rese conto che era stata Iside a intonare quel canto. Poi lei
cominci a parlare con un tono autoritario, alzando nel contempo una ma-
no e puntandola imperiosamente nella sua direzione. Le parole che pro-
nunciava non avevano il minimo senso per Murphy. Invece i tre si erano
fermati e la fissavano a bocca aperta, come se non credessero alle proprie
orecchie.
Murphy ne approfitt per muoversi, per, mentre li oltrepassava di cor-
sa, una mano si agit, fulminea, e lui sent un dolore lancinante al fianco.
Cadde su un ginocchio, in attesa che il colpo seguente gli squarciasse la
gola. Poi un suono a met tra un urlo e un ringhio attravers l'oscurit e i
tre uomini caddero al suolo.
Iside ormai sbraitava furiosamente, agitando in ampi cerchi le braccia
sottili. Qualunque cosa stesse dicendo, i tre sembrarono afferrare il mes-
saggio. Gettando al vento la prudenza, Murphy la super di scatto e s'infil
nel tunnel, poi la afferr per un braccio e lei gli scocc un'occhiata furi-
bonda, come se fosse una dea offesa dal contatto con un semplice mortale.
Avanti, dea, ritorni in s, le mormor. Dobbiamo uscire di qui prima
che i suoi ammiratori si rendano conto di essere stati presi in giro.
Iside rise con disprezzo, ma si lasci guidare. Credo che non andranno
da nessuna parte, a meno che non vogliano finire in pasto agli uomini-
scorpione.
Credevo che non parlasse il loro... gergo, borbott Murphy, mentre la
spingeva lungo la galleria.
Me lo sono improvvisamente ricordato... un dialetto di Terammasic...
estinto da un millennio. Almeno cos si pensava.
E guarda caso lei lo parla.
L'ho imparato all'universit, per divertimento. Mi sembrava cos strano
che mi sono detta: 'Qualcuno deve mantenerlo in vita'.
Ma si pu sapere che cosa gli stava urlando?
Si stavano avvicinando rapidamente all'incrocio da cui erano entrati nel-
le gallerie. Murphy non udiva nessun rumore d'inseguimento.
Gli ho semplicemente ricordato che dovevano la loro miserabile esi-
stenza alla dea della creazione e che, se avessero toccato lo spirito-cane
mio amico, se ne sarebbero pentiti.
Murphy l'aiut a salire sul primo appiglio. Il suo spirito-cane? Non le
venuto in mente nulla di meglio per me che il suo spirito-cane?
Stavo per definirla il mio spirito-serpente, ma ho pensato che lei non
aveva un aspetto abbastanza malvagio.
Immagino di doverla ringraziare.
Murphy, posso anche tornare indietro e dire loro che lei un archeolo-
go biblico, se preferisce.
Ripensandoci, spirito-cane va benissimo, grugn lui.
Iside sgusci all'esterno e, mentre Murphy la imitava, lei prese la parte
centrale del Serpente dalla mano di lui. Sollevarono insieme la lastra di
pietra, risistemandola al suo posto, e si sedettero con le spalle alla parete. Il
mondo terribile che avevano appena lasciato era gi scomparso, come un
sogno spaventoso.
Cosa crede sia successo a quella povera ragazza? chiese Iside dopo un
po'.
Murphy le mostr un lembo di stoffa. A quanto pare, ce l'ha fatta. Que-
sto un pezzetto del vestito che indossava, rimasto attaccato nel bordo di
un appiglio. Fiss Iside. Con gli occhi chiusi e sotto la luce della luna, il
suo viso continuava ad apparire spettrale. Ottimo lavoro, dottoressa
McDonald. Ha messo in scena proprio un gran bel numero.
Lei balz in piedi e cominci a spazzolarsi la polvere dai pantaloni.
Roba da niente. Mio padre diceva sempre che sono la reincarnazione di
una dea, o qualcosa del genere. Immagino che mi venga naturale. Sem-
brava imbarazzata, come se Murphy l'avesse vista nuda e la loro amicizia
fosse mutata per sempre. Su, torniamo in albergo, gli disse. Non so lei,
ma io ho proprio bisogno di un bicchiere di scotch.
Murphy non rispose e Iside si domand se disapprovasse quell'accenno
all'alcol. Stava per dirgli che ne avrebbe bevuta anche una bottiglia intera,
se ne avesse avuto voglia, dopo tutto quel che le aveva fatto passare, quan-
do si accorse che lui aveva gli occhi chiusi. Poi, mentre lo guardava,
Murphy scivol lentamente lungo il muro e cadde al suolo.
Soltanto allora lei si accorse del sangue.

59

C' Miss Kovacs, signore.
Shane Barrington l'aveva attesa con ansia. La faccia entrare. E non vo-
glio essere disturbato.
La donna che si ferm sulla soglia sembrava un po' diversa dalla Ste-
phanie Kovacs che era entrata in quell'ufficio un mese prima. Vestiva an-
cora in un modo provocante eppure discreto: i tacchi a spillo e la gonna
corta erano bilanciati dalla giacca e dal maglione nero a collo alto. L'abbi-
gliamento, i capelli spettinati ad arte e il trucco leggero rafforzavano l'im-
magine di una donna attraente che aveva cose ben pi importanti da fare
che occuparsi del suo aspetto. Mentre si avvicinava all'unica sedia davanti
alla scrivania, la sua andatura era sicura, autoritaria, quasi aggressiva.
Ma, quando si sedette e Barrington la guard negli occhi, lui vide subito
il drammatico cambiamento avvenuto in lei dal loro ultimo incontro. Inve-
ce di brillare di quel bagliore di superiorit morale che i suoi telespettatori
avevano imparato ad amare, erano vuoti e vaghi, come se qualcosa in loro
fosse morto. Erano gli occhi di qualcuno che aveva venduto l'anima.
Sono lieto che sia venuta, Stephanie. Volevo ringraziarla personalmen-
te per il lavoro svolto.
Lei lo scrut, guardinga. Mi spiace che la storia della bomba nella chie-
sa non sia andata per il verso giusto. All'inizio, l'FBI era come assatanata;
adesso invece molto pi prudente. E il preside Fallworth soltanto un
pallone gonfiato. Niente di ci che mi ha fornito stato sufficiente a in-
chiodare Murphy come voleva lei. Mi creda, io...
Barrington la interruppe con un gesto sprezzante. Non importa, Ste-
phanie. Ha lavorato bene. Noi volevamo semplicemente tenere impegnato
Murphy e piantare qualche seme nell'opinione pubblica. Inoltre, a tempo
debito, scoprir altre rivelazioni sui nostri amici evangelici.
Stephanie gli rivolse uno sguardo in cui si leggeva l'annoiata indifferen-
za di una persona che aveva gi perso la cosa pi importante che possede-
va. Ha detto noi... Mi sono chiesta chi c' veramente dietro tutto questo.
Lei non mi sembra il tipo che si prende a cuore le istanze religiose, Mr
Barrington.
Lui sorrise. Sempre l'intrepida cronista investigativa, eh? Immagino
che il suo naso da segugio non smetta mai di fiutare in giro. Anche se le ho
messo guinzaglio e museruola, aggiunse, godendosi l'improvviso rossore
che era salito alle guance della donna. Si alz e and a un mobiletto dai
vetri affumicati. Le preparo qualcosa da bere?
Lei scosse il capo. Non bevo mentre lavoro.
Barrington rise. Suvvia... Tir fuori una bottiglia scura e cominci ad
allentare la reticella metallica intorno al tappo. Un bicchiere di champa-
gne.
Champagne? Festeggiamo qualcosa?
Spero di s, Stephanie. Lo spero proprio.
Liber il turacciolo dentro una salvietta con un leggero pop, vers lo
champagne in due bicchieri e gliene porse uno.
Allora, a cosa brindiamo? chiese lei, in tono inespressivo.
Barrington alz il bicchiere con un sorriso cupo. Al dominio del merca-
to, naturalmente.
Toccarono i calici. A questo bevo sempre, comment lei in tono iro-
nico.
Posato il bicchiere, Barrington si appoggi alla scrivania, davanti a lei.
Stephanie sembr imbarazzata da quell'improvvisa vicinanza.
Potrebbe essere ben presto una realt. Come lei sa, la Barrington
Communications l'azienda pi potente del pianeta nel campo delle co-
municazioni. Ma questo solo l'inizio. Tra poco, ci sar molto di pi.
Lei lo guard con aria scettica. Intende candidarsi per la presidenza?
Sto parlando di potere vero, Stephanie. Quello che si pu soltanto so-
gnare.
Lei sorseggi il suo champagne. Bene, salute a lei, Mr Barrington. Ma
non capisco cosa c'entro io.
Ti prego, chiamami Shane. And alla finestra. Potere e ricchezza
possono darti molte cose, Stephanie. Ma sar sincero: si soli, lass in
cima. Certo, dopo il mio divorzio, ho avuto alcune donne, ma, quando si
ricchi come me, difficile trovare qualcuno di cui fidarsi davvero. Qual-
cuno con cui si possa veramente condividere tutto. Mi capisci?
Stephanie aveva capito benissimo. Quell'uomo aveva comprato la sua
anima, e adesso voleva ci che restava di lei. La sua prima reazione fu di
panico, ma poi ci riflett. Forse non sarebbe stato un cattivo affare. Se ci si
vende, meglio farlo quando la tua quotazione al massimo. Barrington
sembrava convinto di poter diventare il re del mondo. Diventare la sua
regina? Be', le potevano capitare cose peggiori.
Gli si avvicin e insieme fecero correre lo sguardo sulla citt. Dopo un
po', a Stephanie venne in mente quel passo del Vangelo di Matteo in cui il
diavolo porta Ges in cima alla montagna e gli offre tutti i regni del mon-
do, a patto che si prostrasse, adorandolo.
Pos la testa sulla spalla di Barrington. Certo, lei era molto pi furba. Mr
Barrington... Shane... non se lo sarebbe fatto dire due volte.

60

Iside guard il dottor Aziz sparire nell'ascensore con la rigonfia borsa
nera sotto il braccio e richiuse la porta. L'ultima volta che aveva fatto il
conto, aveva scoperto di poter parlare una dozzina di dialetti arabi oltre ad
altre dieci diverse lingue del Vicino e Medio Oriente, per un totale di chis-
s quanti milioni di parole. Ma cominciava a capire che solo una contava
veramente.
Bakshish. Mancia.
Per pochi dollari, il giovanotto della reception era stato ben lieto di
chiamare il dottor Aziz, assicurandole che era molto riservato. E il me-
dico, per un'altra ragionevole ricompensa, era stato felicissimo di rattoppa-
re Murphy. Mentre Iside lo accompagnava alla porta, lui le aveva rivolto
un sorriso da vecchio libertino, mostrando i denti d'oro. Niente polizia,
niente polizia! aveva detto, mettendo un dito sulle labbra.
Ma davvero quei due non stavano facendo il doppio gioco? E se avesse-
ro chiamato la polizia, che sarebbe successo? Iside non lo sapeva. All'atto
pratico, in effetti, lei e Murphy non avevano commesso nulla d'illegale:
nessuno era stato ucciso e, quanto al Serpente, sarebbe stato difficile stabi-
lire a chi veramente apparteneva. Forse l'idea migliore l'aveva avuta Eze-
chia, che aveva spezzato quell'oggetto in modo che non finisse in mano a
nessuno.
Si appoggi alla porta; cominciava ad accusare la stanchezza. Ce la fa-
r, a quanto pare. Il medico mi ha dato certi antidolorifici dall'aspetto orri-
bile che, a occhio e croce, devono essere roba da cavalli, ma lei testardo
come un mulo... Murphy?
Aveva gli occhi chiusi ed era pallidissimo, ma a lei sembr che il petto
si muovesse al ritmo del respiro. Si avvicin al letto e le venne voglia di
toccarlo. Solo per controllare se vivo, si disse.
La pelle era fredda, per il battito c'era. Buonanotte, Murphy, sussur-
r. Sogni d'oro.
Tornata nella sua stanza, si sdrai sul letto e chiuse gli occhi per qualche
minuto, lasciando che la confusa ondata di emozioni le turbinasse nella
mente. Alla fine trasse un respiro profondo, espir lentamente e si tir a
sedere. Lavoro. Quello era l'unico modo per riacquistare l'equilibrio.
Si vers un bicchiere di Famous Grouse, prepar una dozzina di matite
bene appuntite vicino a un blocco di fogli gialli a righe, poi mise la parte
centrale del Serpente sotto la luce della lampada da tavolo. Sarebbe stata
una lunga notte.
Si svegli al rumore di vetri infranti. Fogli gialli volavano per la stanza,
mentre il vento irrompeva dalla finestra aperta, soffiando via le coltri e
strappandole lunghi brividi. La lampada finita a terra si accendeva e spe-
gneva con un rumore sfrigolante. Qualcuno bussava forte alla porta e lei
istintivamente cerc di coprirsi. Avvert sotto le dita il cotone della cami-
cia da notte. Confusa, allung la mano verso la lampada sul comodino.
Ogni cosa era al suo posto. La lampada sulla scrivania. I fogli ordinata-
mente impilati con sopra il Serpente. La finestra chiusa. A parte il suo re-
spiro affannoso, il silenzio regnava.
Ridendo di sollievo, Iside and alla scrivania e lesse ci che aveva scrit-
to sul primo foglio. Quello almeno non l'aveva sognato. Lo rilesse da cima
a fondo ancora una volta, cercando di fissarselo in mente, poi s'infil tra le
lenzuola. Si addorment prima di ripeterlo per la seconda volta.
Il mattino seguente, Murphy non mostrava segni della terribile avventu-
ra. Quando lei lo raggiunse all'unico tavolo occupato dell'enorme ristoran-
te, stava allegramente banchettando con panini e caff.
Sembra vispo come un fringuello, gli disse.
Lui fece occhiolino. Il sonno del giusto.
Bene, non si stanchi. Il dottor Aziz ha detto che dovrebbe restare a letto
per un paio di giorni.
Murphy sbuff. Stava solo cercando di spillarle qualche altro dollaro
facendola sembrare una questione di vita o di morte. Non che un graffio.
In ogni caso, abbiamo del lavoro da fare.
Iside infil una mano nella borsa con aria trionfante. Si rilassi. Tutto
fatto.
Lui prese il foglio di carta spiegazzato e lo lesse.
Comincio a credere che suo padre avesse ragione. Ma ha dormito un
po'?
Lei fiss la tovaglia. Non c' voluto molto.
Ed sicura di aver capito bene?
Cerc di strappargli il foglio di mano, ma lui glielo sottrasse. Scherza-
vo! Lo rilesse. Nella terra del diluvio giace con una regina. 'La terra del
diluvio.' Potrebbe trattarsi del diluvio biblico.
Lei annu. Nella letteratura babilonese citato un po' ovunque. La do-
manda : dove esattamente?
Molta gente crede che l'Arca si sia fermata sul monte Ararat. Forse in
Anatolia, dunque. Conosciamo qualche regina da quelle parti?
Non di quel periodo. Troppo a nord.
Forse allora non intendeva il diluvio, ma soltanto un luogo di frequenti
alluvioni.
Lei si vers del t e aggiunse un po' di latte. Dove, per esempio?
Che ne dice dell'Egitto? Il Nilo straripa tutti gli anni, con la precisione
di un orologio. Senza di esso non ci sarebbe stata la civilt egizia. Nessuna
Sfinge n piramidi.
Forse. Legga il brano seguente.
Sepolto nella pietra, si libra in aria. Murphy scosse la testa. Non ca-
pisco.
Lei pos la tazza. Un momento. Se lei ha ragione e Dakkuri parla
dell'Egitto, allora 'sepolto nella pietra' e 'giace con una regina' fanno rife-
rimento a una piramide, giusto?
S.
Be', l'archeologo lei. Quante piramidi ci sono?
Pi di quante pensa.
Ma questa non una piramide qualunque.
Lui batt la mano sul tavolo. E un cameriere si precipit dalla cucina a
vedere cosa stava succedendo. Iside lo risped indietro con un'occhiataccia.
Mai sentito parlare della Piramide dei Venti?
Non credo. Sicuro di non essersela inventata?
Lui sogghign. Esiste veramente. sull'altopiano di Giza appena a o-
vest del Cairo, sola soletta. Non abbastanza vicina alle tre grandi - Cheope,
Chefren e Micerino - per finire sulle cartoline, perci nessuno ci fa molto
caso.
E questo nome fantasioso da cosa viene?
Secondo la leggenda, al centro della piramide c' una corrente ascen-
sionale cos forte che potrebbe tenere un uomo sospeso in aria in eterno.
Un uomo... o la testa di un Serpente di Bronzo, disse lei.
Perch no? Se ricordo bene, anche il luogo dove riposa la regina He-
phrat II.
Ecco! Sepolta nella pietra ma librata in aria. E adesso che facciamo?
Ci diamo un'occhiata, ovviamente. Venga.
Tornarono nella stanza di Murphy e lei rimase a osservare mentre l'ar-
cheologo accendeva il computer portatile e si collegava al database della
Preston University. Dopo alcuni secondi, sul monitor apparve un modello
tridimensionale dell'interno della Piramide dei Venti.
Iside indic la serie di fori quadrati che circondavano la base della pira-
mide. Cosa sono?
Condotti di ventilazione. L'aria risucchiata nella grande stanza - cio
nel grande spazio vuoto al centro della piramide, sopra la camera mortua-
ria di Hephrat - ed esce di qui, da questi fori pi piccoli a due terzi d'altez-
za.
Molto interessante. Si direbbe che gli antichi egizi abbiano inventato
l'aria condizionata con tremila anni d'anticipo.
Solo per la famiglia reale, precis Murphy. E dovevano morire prima
di godersela. Forse questo tipo di logica spiega perch la civilt egizia non
durata.
Iside gli rivolse un sorriso sarcastico. Allora, da dove viene la leggenda
delle cose che fluttuano a mezz'aria?
Ricordo a malapena la fisica studiata a scuola, ma la mia teoria que-
sta. L'aria viene risucchiata all'interno dai fori alla base. Si scalda nella
grande stanza, sale e viene compressa man mano che la piramide si re-
stringe. Ci ne aumenta la velocit e la spinge fuori dalle aperture in alto,
risucchiando al tempo stesso altra aria dal basso. Una specie di ciclo conti-
nuo.
Quindi lei crede che la testa del Serpente si libri a mezz'aria nella gran-
de stanza?
Ne dubito. La mia opinione che si trovi nella camera mortuaria o in
uno dei condotti di ventilazione.
Iside studi il monitor con aria scettica. Come le ho detto non soffro di
claustrofobia, ma quei condotti di ventilazione mi sembrano piuttosto stret-
ti. Come faremo a...?
Murphy digit qualcosa e la Piramide dei Venti scomparve. Al suo po-
sto, apparve un altro modello tridimensionale: sembrava una specie di a-
spirapolvere ad alta tecnologia. Ecco a voi il Pyramid Crawler. Un robot
controllato a distanza e progettato specificamente per attraversare i condot-
ti di ventilazione delle piramidi.
Vuole scherzare? Esiste una ditta che costruisce quegli aggeggi?
Non so se sia il modello pi venduto della iRobot Corporation, ma in
questo momento proprio ci che ci serve. Di che colore lo vuole? Credo
che la scelta sia grigio scuro oppure un grigio un po' pi scuro.
Iside stava leggendo le caratteristiche dell'apparecchiatura: controllo
computerizzato, veicolo a trazione quadrupla con due serie di cingoli col-
locati l'uno sopra l'altro, in modo che una serie fosse a contatto del suolo e
l'altra del soffitto. Una serie di sensori, luci e microtelecamere completava
il quadro.
Anche ammettendo di avere a disposizione uno di quei marchingegni,
ancora non capisco come possiamo entrare nella piramide. So che lei
allergico alla burocrazia, ma non pu semplicemente affittare un paio di
cammelli e mettersi a scavare.
Murphy parve offeso. Crede che non abbia qualche contatto? Ha mai
sentito parlare del dottor Boutrous Hawass, il segretario generale delle
Antichit egizie, chiamato anche il 'direttore delle piramidi'? Be', il mio
migliore amico all'universit era un certo J assim Amram, che ora docente
di Archeologia all'American University of Cairo, nonch, guarda caso,
braccio destro di Hawass. Se conosco J assim, avr gi insegnato a uno di
quei Pyramid Crawler a preparare un martini e a portarglielo davanti al
televisore.
Bene, disse Iside, aprendo la porta. Organizzi le cose col suo amico
professor Amram, mentre io cerco il nostro pilota e gli dico di prepararsi a
partire per il Cairo.
Murphy aveva chiuso il portatile e stava gi mettendo i vestiti nello zai-
no. Ottima idea.
Non appena Iside entr in camera sua, squill il telefono. Oh, grazie a
Dio, dottoressa McDonald. Le passo il presidente Compton.
Iside. La voce di Harvey Compton era piuttosto tesa, pens Iside.
Probabilmente temeva che lei gli avesse rovinato la tappezzeria dell'aereo.
Doveva rassicurarlo, spiegandogli che i soldi della Fondazione erano stati
ben spesi.
Harvey, abbiamo trovato il secondo pezzo del Serpente e scoperto dove
si trova la testa.
Ah, be'... Ti chiamo per un'altra cosa, Iside. Qualcuno ha ammazzato
due addetti alla sicurezza e rubato la coda del Serpente. Tu e il professor
Murphy dovete interrompere il viaggio e rientrare immediatamente.

61

Era strano. Strano e orribile. L'assassinio dei due addetti alla sicurezza
era avvenuto dall'altra parte dell'oceano, eppure Iside era distrutta come se
vi avesse assistito. Aveva lavorato con quei due uomini e li conosceva be-
ne.
Iside, mi spiace di aver coinvolto lei e la Fondazione in tutto questo,
disse Murphy pur sapendo di non poterle recare nessun conforto. E Com-
pton ha ragione: dobbiamo tornare.
Iside, seduta, fissava il muro. No, Murphy. Non torneremo a casa ades-
so. Chiunque stia cercando d'impossessarsi del Serpente dev'essere ferma-
to.
Iside, lei sotto shock. E rischia di cacciarsi in un pericolo ancor pi
grande di quello che abbiamo corso qui a Tar-Qasir, il che tutto dire.
Faccia i bagagli.
No, Murphy. Manteniamo la rotta. Compton troppo lontano per fer-
marci. Inoltre, c' qualcosa che non le ho detto su ci che accaduto alla
Fondazione.
Cosa?
Murphy, chiunque abbia preso la coda del Serpente di Bronzo ha anche
una faccia di bronzo. Si preso la briga di lasciare un messaggio beffardo,
che di certo destinato a lei. Ha inciso il simbolo di un serpente sullo scaf-
fale metallico dov'era conservata la coda. Un serpente diviso in tre pezzi.
Murphy and alla finestra. Dopo qualche momento di riflessione si volt
e disse: Be', chiunque abbia preso la coda del Serpente sa benissimo cosa
stiamo cercando. Ma le poche persone alle quali abbiamo confidato i parti-
colari della nostra spedizione non sono n assassini n ladri.
Almeno non finora, aggiungerei. In questo Serpente c' qualcosa che,
per secoli, ha indotto un mucchio di gente a fare un sacco di cose strane.
Mi sento comunque di escludere che un altro archeologo, un mio riva-
le, sia disposto a uccidere e a rubare per quella coda. Direi piuttosto che i
nostri nemici sono animati da una forza potente e malvagia.
Iside prese la mano di Murphy e, con uno sguardo preoccupato, aggiun-
se: C' un'altra cosa che devo rivelarle su ci che accaduto alla Fonda-
zione. Lei mi ha parlato del ciondolo a forma di croce che aveva regalato a
Laura e del fatto che, poco prima del funerale, qualcuno lo aveva spezzato
in tre parti. Be', vicino al Serpente tracciato sullo scaffale, l'assassino ha
inciso una croce spezzata in tre parti.
Murphy si mise a sedere, scosso da quella notizia. Poi and alla parete e
la colp tre volte col pugno. la conferma dei miei peggiori sospetti. Se
si esaminano gli indizi, si rinviene una logica perversa, un legame tra mol-
te delle cose accadute di recente: quello sconosciuto giunto a Preston che
si fa amico Chuck Nelson, la bomba alla chiesa, il furto della coda... Al
pensiero del successivo anello di quella perfida catena, la voce gli si spez-
z.
Iside complet il ragionamento. Il fatto che Laura non sia rimasta ucci-
sa nell'esplosione, ma sia stata deliberatamente assassinata.
Iside, tutto ci va oltre l'archeologia, la fede e l'autenticazione della
Bibbia. diventata una faccenda personale. Troveremo la testa del Serpen-
te anche a rischio della vita. E, se continuiamo la nostra ricerca, prima o
poi ci troveremo anche a faccia a faccia con questo diabolico sconosciuto.

62

Allora, cosa faremo una volta trovata la testa del Serpente?
Murphy era concentrato sul quel vociante, polveroso, coloratissimo caos
che era la citt del Cairo, mentre il taxi avanzava faticosamente fra le auto,
le biciclette, i pedoni e persino qualche bue, che affollavano le vie anguste.
La domanda lo colse di sorpresa.
Voglio dire... Lei non potr ricostruire l'oggetto originale, dato che il
ladro si impadronito della coda, continu Iside. Insomma, mi rendo
conto del problema, ma per avvalorare il racconto biblico basterebbero due
pezzi. Tuttavia non questo il motivo per cui siamo qui, vero?
Da quand'erano in Medio Oriente aveva preso un po' di sole, e ci le do-
nava molto. Appariva pi sicura di s e non sembrava pi una creatura
della notte pronta a rifugiarsi nella sua tana non appena il mondo esterno si
avvicinava troppo. Lui per non era certo di voler affrontare quella sua
nuova determinazione. Non in quel momento.
Dimostrare la veridicit della Bibbia il mio mestiere. Non credo esista
nulla di pi importante.
Lei lo guard, scettica, poi si aggrapp alla maniglia della portiera men-
tre l'autista sterzava per evitare un uomo anziano che avanzava ondeggian-
do in bicicletta. Riprendendo l'equilibrio, chiese: No? E la profezia?
Rientra in quell'ambito. Se si dimostra che i testi dei profeti dell'Antico
Testamento risalgono a quell'epoca, si proverebbe che sono autentici.
Non la seguo.
Controvoglia, Murphy distolse lo sguardo dalla rumorosa confusione
delle strade. Alcune delle loro profezie si sono compiute, vero, ma, se-
condo gli scettici, ci stato possibile perch loro scrivevano dopo che gli
eventi erano accaduti e non prima. quindi importante dimostrare che i
loro scritti avevano un reale carattere profetico.
E perch importante?
Per le predizioni che non si sono ancora avverate. In tal modo, la gente
pu essere certa che si avvereranno.
Lei annu, come se Murphy avesse confermato qualcosa che gi sapeva.
E allora mi racconti la parte del Libro di Daniele che ancora non si veri-
ficata.
Daniele? Pensavo che fosse pi interessata a Marduk, Ereshkigal e
compagnia bella. Iside lo guard con un'intensit che Murphy non aveva
mai visto e che lo indusse a pensare di essere stato troppo duro con lei.
Not pure che non indossava pi l'amuleto. Mi scusi. S, le parler di
Daniele, se vuole. Ma perch proprio ora?
Mi ha detto che la sua ricerca del Serpente di Bronzo cominciata con
un misterioso messaggio su Daniele. Tutto ruota intorno a quel messaggio,
no? Quindi ho pensato che mi piacerebbe capire per che cosa sto rischian-
do la pelle.
Aveva usato un tono impertinente, per Murphy non si lasci impressio-
nare. Tramite Daniele, Dio disse a Nabucodonosor che, nella storia, ci
sarebbero stati quattro imperi: il suo, quello babilonese - rappresentato
dalla Testa d'Oro della statua -, l'impero medo-persiano, quello greco e
infine quello romano. Ciascuno di essi sarebbe diventato sempre pi debo-
le, finch, coi romani, non si sarebbe diviso in due parti... come le gambe
della statua.
Roma e Bisanzio.
Esatto. Dunque, quattro imperi mondiali. Solo quattro. Dopo i romani,
nessuno - n Napoleone, n Hitler - riuscito a fondare il quinto.
Lo guard, sorpresa. Ma qual la predizione che non si ancora avve-
rata?
La statua di Nabucodonosor aveva un altro pezzo: le dieci dita dei pie-
di. Gli esperti di profezie sostengono che le dita - fatte di argilla e ferro -
rappresentano una forma di governo instabile che, in un prossimo futuro,
sostituir le odierne nazioni-Stato. Probabilmente dieci monarchi o gover-
nanti di qualche tipo spianeranno la strada all'Anticristo.
Lei distolse lo sguardo, concedendosi una pausa per assimilare ci che
Murphy le aveva detto. Stavano viaggiando lungo la Comiche al-Nil, la
principale arteria automobilistica che correva parallela alla riva orientale
del Nilo, e i sontuosi palazzi della zona delle ambasciate si succedevano
come in processione. E lei pensa che il mistero di cui parla Dakkuri abbia
qualcosa a che fare con questa profezia?
Murphy si strinse nelle spalle. Il mio istinto mi dice che c'entra con le
predizioni di Daniele, anche se mi ci voluto un bel po' per capirlo. Nel
Libro dell'Apocalisse, la parola che lei ha usato - mistero - legata a Babi-
lonia. Dakkuri ha scritto che il mistero sarebbe ritornato.
Non capisco. Babilonia ritorner?
Murphy annu. Il potere di Babilonia, s. Quando l'Anticristo fonder il
suo governo mondiale.
Lei si pass una mano tra i capelli. Ora non la seguo pi. Torniamo al
Serpente. Se ci dobbiamo basare su quello che abbiamo visto nelle fogne,
qualcuno lo ha adorato in segreto per anni, forse per secoli. Dio sa quanti
innocenti sono stati sacrificati in nome di quel Serpente.
incredibile, lo so. Terrificante.
E questo culto sarebbe in relazione col... ritorno di Babilonia?
Lui si gratt il mento. Diciamo che c' un forte legame di base: le forze
oscure, il male... In fondo, la stessa cosa.
Cos noi due ci stiamo cacciando proprio nelle fauci del drago, vero?
Murphy cerc di dire qualcosa per rassicurarla, ma in quell'istante il taxi
si ferm davanti all'edificio principale dell'American University, e un uo-
mo alto, in abito bianco e con un sorriso smagliante, apr la portiera, fa-
cendoli scendere nell'aria calda come una fornace.
Murphy, vecchio filibustiere! Bentornato al Cairo. Dieci minuti dopo,
J assim si era seduto su una sedia di metallo dall'aria scomoda che, in qual-
che modo, sembrava adattarsi perfettamente alla sua figura allampanata.
Sorseggi con aria soddisfatta il suo martini.
Sicuro che non ne vuoi?
Ma scherziamo? So cosa ci metti dentro. L'alcol il meno.
J assim scoppi in una risata. Il solito, vecchio Murphy.
Il solito, vecchio J assim, ribatt Murphy, sollevando il bicchiere di
limonata.
S, purtroppo sono un pessimo musulmano.
Mah, per me sei una gran brava persona. La tua lettera dopo la morte di
Laura mi stata di grande conforto.
L'espressione allegra di J assim si spense. Non credo proprio, per do-
vevo dirti cos'avevo nel cuore.
Bevvero in silenzio per un po', persi nel ricordo di Laura.
Poi J assim riprese: La dottoressa McDonald sta bene? L'ho trovata as-
sai cordiale, ma forse un po'... assente. Iside era andata direttamente all'al-
loggio che J assim aveva fatto allestire per loro nell'area riservata ai profes-
sori in visita e alle loro famiglie.
Ha mille pensieri, spieg Murphy.
J assim non insistette. Spero comunque che stia bene e sia pronta per
domani. Ci aspetta una giornata impegnativa. Si agit sulla sedia, felice
come un bimbo la Vigilia di Natale.
Dunque il professor Hawass d'accordo?
Assolutamente. Negli anni '60, quando passarono ai raggi X la tomba
della regina Hephrat, era completamente vuota. I ladri di tombe ci avevano
battuti ancora una volta.
Battuti di circa duemila anni, comment Murphy.
J assim rise. Tutto ci che restava era una buca profonda e oscura alla
base della piramide. L'idea che ci sia qualcosa dentro, qualcosa che i ladri
potrebbero non aver trovato, qualcosa che un sacerdote caldeo del tempo
di Nabucodonosor potrebbe aver nascosto l - la testa del Serpente di
Bronzo di Mos, nientemeno! - davvero straordinaria ed eccitante. Il pro-
fessor Hawass stato felicissimo di mettere le nostre umili risorse al vo-
stro servizio.
Potremmo lasciare qui la parte centrale del Serpente? Dopo ci che
successo a Washington, capirei benissimo se ti rifiutassi di...
J assim agit una mano. Non ci spaventiamo facilmente, qui. Custodi-
remo il pezzo con discrezione. Anzi ne saremo onorati.
Ah, che sollievo. Magnifico. Allora, mi hai procurato il Pyramid Cra-
wler?
Oh, s. E sono impaziente di vederlo in azione. I ladri di tombe usavano
bambini o addirittura nani per entrare in quegli angusti passaggi... Scosse
il capo. Purtroppo accadeva spesso che quegli sventurati non riuscissero
pi a tornare indietro. Se tutto andr bene, col Pyramid Crawler riusciremo
a penetrare nei pi riposti angoli della nostra piramide senza rischiare per-
dite umane!
Spero di s, J assim, borbott Murphy, oscurandosi in viso. Spero
proprio di s.

63

S'incontrarono il giorno dopo, di primo mattino, e salirono sulla Land
Rover di J assim - carica di attrezzature -, pronti al viaggio verso la pirami-
de. Iside era stata quasi sempre in silenzio, per il modo rilassato eppure
efficiente in cui aveva controllato l'equipaggiamento aveva colpito
Murphy. Iside sembrava aver raggiunto una calma interiore del tutto nuova
per lei.
Mentre varcavano il Nilo sul ponte dell'isola di Rodah e traversavano il
quartiere di Giza fino al confine col deserto, si domand perch non si
sentiva anche lui cos. Dopo una manciata di ore passate a rigirarsi nel
letto, in preda a sogni quasi deliranti, aveva rinunciato a dormire e trascor-
so il resto della notte camminando avanti e indietro nel giardino sul retro
dell'alloggio. Aveva sperato di ricevere un segno che gli confermasse che
quella era la cosa giusta, che la sua presenza in quel luogo rientrava nel
progetto divino. Ma, quando era spuntata l'alba, lui era solo pi stanco di
prima.
Iside ascoltava J assim, impegnato a raccontare storie ridicole su mum-
mie maledette e scarabei fantasma, e sul suo volto era apparso un sorriso
da Sfinge. Osservandola, Murphy si disse che forse Dio aveva scelto di
mandare un segno a quella donna, invece che a lui, un po' come nella para-
bola del figliol prodigo... Non la invidiava, per. Se qualcuno sapeva che
erano sulla strada giusta, per lui andava benissimo.
Pyramid Road: cos era chiamato il percorso di avvicinamento al deser-
to. E quando l'aveva percorsa con Laura per la prima volta - a bordo della
loro malconcia Citroen - c'erano ancora tracce di acacie lussureggianti, di
tamarindi e di boschetti di eucalipti. Ma poi l'ondata di sviluppo urbano
aveva cancellato ogni elemento naturale.
Quando infine gli edifici di cemento si diradarono e le tre piramidi di
Giza apparvero all'orizzonte, suscitando una sommessa esclamazione di
meraviglia da parte di Iside e un risolino compiaciuto di J assim, Murphy si
domand se quella straordinaria giustapposizione di antico e moderno non
fosse proprio il segno che stava aspettando. L, al Cairo, la gente era lan-
ciata verso il futuro, mentre quei monumenti antichissimi rimanevano a
guardare, immutabili, come per dire: Se vuoi sapere cos'hai veramente
davanti a te, guardati indietro.
La strada si arrampic fino in cima al pianoro - che si estendeva per pi
di due chilometri quadrati - e curv intorno alla Sfinge. Quindi apparvero
le tre maestose piramidi reali, che ospitavano rispettivamente Cheope, il
padre, Chefren, suo figlio e Micerino, suo nipote. Raggruppate intorno alle
Tre Grandi, le piramidi pi piccole di regine e principesse contribuivano
ad accrescere la maestosit di quello spettacolo incredibile.
Mentre la Land Rover proseguiva, curvando verso il lato nordorientale
del pianoro, le grandi piramidi tornarono a rimpicciolire in lontananza.
Iside allungava il collo, cercando d'imprimersi nella mente ogni dettaglio
di quello straordinario panorama, ma, a un certo punto, J assim le tocc una
spalla e indic davanti a loro.
La Piramide dei Venti, che sorgeva isolata a un'estremit del pianoro,
sembrava appena costruita, tanto appariva perfetta nella sua antica geome-
tria. Pi piccola delle altre, era tuttavia imponente, con le lisce pareti di
blocchi di pietra perfettamente aderenti, a testimonianza del genio eterno
dei suoi creatori.
davvero sorprendente, disse Iside, sgusciando fuori della Land Ro-
ver e socchiudendo gli occhi nell'abbacinante foschia.
Una delle pi grandi imprese d'ingegneria al mondo, convenne J as-
sim.
Be', avere un esercito di schiavi che trascinano i blocchi di pietra aiuta
non poco, borbott Murphy.
Ovviamente. Ecco perch i nostri edifici moderni sono cos fragili, se
paragonati a questa piramide, rise J assim. Oggigiorno, di schiavi non se
ne trovano pi.
Iside srotol la mappa tridimensionale dell'interno della piramide, men-
tre J assim e Murphy controllavano che il Pyramid Crawler fosse pronto.
Bene! dichiar infine J assim, osservando l'immagine nitidissima della
piramide sul monitor del computer portatile che lui teneva in equilibrio
sulle ginocchia. E sembra pure che risponda correttamente ai miei co-
mandi. Accarezz il Crawler, come fosse un cane fedele, lo orient verso
la piramide e, scherzando, gli ordin: Su, vai!
Reggendo il Crawler, Murphy prese a salire gli enormi blocchi di calca-
re, verso l'entrata del primo condotto di ventilazione. Il vento soffia in
prevalenza da sud, dunque questo il condotto che probabilmente riceve il
flusso d'aria pi forte. Ci sembrato il punto migliore per iniziare, spieg
Iside a J assim.
L'altro annu. Speriamo che il vento non lo abbia riempito di sabbia.
Murphy indietreggi e J assim fece partire il Crawler per il suo viaggio
all'interno del condotto di ventilazione. Da sopra la spalla di J assim,
Murphy e Iside osservarono le immagini sgranate riempire lentamente lo
schermo.
Sembra libero. Il Crawler si muove senza problemi. Dovrebbe raggiun-
gere la fine del condotto in circa tre minuti. Finora non sembra che ci siano
ostacoli sulla sua strada.
Tre minuti sembrarono trenta mentre, stipati nell'abitacolo climatizzato
della Land Rover, i tre cercavano d'interpretare le immagini che il Crawler
trasmetteva grazie alle sue microtelecamere. Alla fine, J assim pigi un
tasto e lo ferm. Basta cos. Dev'essere vicino al bordo del condotto e, se
avanza ancora, rischiamo di perderlo. Se l dentro ci fosse qualcosa, a
quest'ora l'avremmo visto.
Lascialo proseguire per qualche altro centimetro, J assim, disse
Murphy, fissando intensamente il monitor. Che roba ? Ho visto muover-
si qualcosa.
J assim, con riluttanza, fece avanzare il Crawler. Potrebbe essere un a-
nimaletto, forse un topo, anche se dubito che nella tomba sia rimasto qual-
cosa da rosicchiare.
Bene, fermo. Eccolo di nuovo. C' qualcosa che si muove all'estremit
del condotto, ne sono sicuro.
J assim regol la messa a fuoco delle microtelecamere gemelle. Vedia-
mo... Va meglio, cos?
Murphy annu. Dev'essere qualcosa al di l del condotto. Qualcosa che
si trova nella grande stanza.
Come la testa di un Serpente di Bronzo che fluttua a mezz'aria? rise
J assim.
Murphy gli rivolse un'occhiataccia. C' un modo solo per scoprirlo.
Mentre J assim ritraeva il Crawler dal condotto, borbottando tra i denti,
Murphy si accert di avere tutto il necessario. Corda, torcia elettrica, col-
tellino svizzero... e il suo arco.
J assim lo guard come se fosse impazzito. E quello a che diavolo ti
serve?
L'ultima volta che sono sceso in un buco per cercare una parte del Ser-
pente mi sarebbe tornato utile. Non ripeter lo stesso errore.
Mentre si avvicinavano alla base della piramide, Iside non disse nulla,
per, quando Murphy si apprest ad arrampicarsi all'entrata del condotto,
gli pos una mano sul braccio. Sia prudente.
Lui la guard negli occhi. Be', io ci provo a essere prudente, sempre.
Ma il sorriso spavaldo gli mor sulle labbra.
Dico sul serio, insistette lei.
Con l'arco aderente al corpo e con le ginocchia, le spalle e i gomiti pre-
muti contro le pareri del condotto, Murphy cominciava a capire perch i
ladri di tombe avessero fatto ricorso a bambini e a nani per compiere i loro
misfatti. Ma un'estate di spedizioni archeologiche in Messico gli aveva
insegnato che anche un uomo di corporatura media poteva infilarsi in uno
spazio sorprendentemente angusto, posto che riuscisse a rimanere calmo. Il
pi delle volte, infatti, l'idea di essere intrappolato scaturiva dal panico e
non dalle dimensioni del buco in cui ci si trovava. Si concesse un momento
per rallentare la respirazione, cerc di rilassare i muscoli, e avanz lenta-
mente, avvertendo il risucchio dell'aria calda. Forse non ce la far mai a
uscire di qui, ma almeno non morir soffocato, pens.
Dopo dieci minuti, aveva le ginocchia e i gomiti escoriati. Si sorprese a
chiedersi se non fosse stato un errore portarsi appresso quell'arco cos in-
gombrante. Senza di esso, avrebbe raggiunto il bordo del condotto da un
bel pezzo... Chiuse gli occhi, sapendo per esperienza che il buio totale a-
vrebbe paradossalmente diminuito il senso di claustrofobia, e riprese a
scivolare in avanti.
Pochi minuti pi tardi afferr il bordo del condotto e apr gli occhi, pro-
tendendosi a guardare nell'abisso sottostante. Da qualche parte, nell'oscuri-
t, c'era la tomba della regina Hephrat, ma l'inclinazione delle pareti ren-
deva impossibile tentare la scalata. Non riusciva a immaginare come i pri-
mi ladri di tombe ci fossero riusciti.
Sgusci fuori e rotol su una stretta sporgenza. Quando fu certo di poter
stare in piedi senza capitombolare nel buio, alz lo sguardo. Le correnti
d'aria gli turbinavano intorno, scompigliandogli i capelli, ma la loro inten-
sit non sarebbe stata sufficiente a farlo volare via dal suo appoggio.
Mentre cominciava ad abituarsi a quelle correnti, si accorse che l'oscuri-
t intorno a lui non era assoluta. Da uno dei condotti in cima alla piramide
scendeva infatti un sottile raggio di luce, che si perdeva nell'abisso. Una
luce che sembrava studiata per esaltare una scena incredibile.
A non pi di trenta metri dal punto in cui si trovava Murphy, in alto, c'e-
ra un oggetto che palpitava miracolosamente nel vuoto. E il raggio di luce
traeva un bagliore opaco da quello che sembrava un pezzo di metallo
grande come un pugno e roteante a mezz'aria. Un pezzo di metallo che
aveva tutta l'aria di essere la testa del Serpente di Bronzo.
Indifferente allo scorrere del tempo, Murphy rimase l, come pietrificato
dalla vista di quell'oggetto che danzava in aria come aveva fatto, inosser-
vato, per migliaia d'anni. Gli sembrava impossibile distogliere lo sguardo:
non avrebbe mai visto nulla di pi straordinario in vita sua, ne era sicuro.
Come se qualcuno gli avesse letto nella mente, una voce mand in fran-
tumi il suo sogno a occhi aperti.
Uno spettacolo magnifico, Murphy. Ma chiediti una cosa: sar l'ultimo,
per te?

64

Murphy spinse lo sguardo oltre la testa del Serpente librata in aria,
nell'oscurit circostante, cercando di capire da dove era giunta la voce. Poi,
sul ripiano di fronte, riusc a scorgere i contorni di una figura umana. Chi
sei?
Mi chiamo Artiglio. L'ho detto a tua moglie, ma immagino che non ab-
bia avuto tempo di passarti l'informazione.
Il male che aveva ucciso Laura aveva finalmente un nome e un volto.
Ogni fibra in Murphy gridava vendetta; se la rabbia da sola avesse potuto
dargli forza, lui avrebbe superato il vuoto d'un balzo, avventandosi alla
gola di Artiglio. Invece cerc di controllare la sua furia e di riflettere sulla
situazione in cui si trovava.
Mostro maledetto... Dunque avevo ragione. Sei tu l'unico responsabile
di tutti gli orrori delle ultime settimane.
Chi avrebbe mai pensato che un archeologo sarebbe stato cos attivo,
eh? Hai fatto molta strada, Murphy, te lo concedo, ma io dispongo di suffi-
ciente denaro e potere per svelare qualsiasi segreto, tuo o di qualche antica
civilt.
Cosa vuoi fare col Serpente? Vale cos tanto da giustificare una lunga
serie di assassini?
Non devo certo rivelare i miei segreti a te, Murphy. Ti basti sapere che,
grazie a te, avr la testa del Serpente. Poi torner all'American University,
dove hai depositato il pezzo centrale.
Hai una grande fiducia in te stesso, Artiglio, per non mi sembri pi
vicino a prendere la testa del Serpente di quanto lo sia io. Tutto il denaro e
il potere di cui ti vanti non stanno all'altezza di un'ingegnosa mente antica
e un po' di vento.
Artiglio rise. qui che ti sbagli, professore. Sei tu, quello che non sa
come prendere la testa, mentre io ho una soluzione, che quasi pi antica
della piramide stessa.
Murphy colse un frullio d'ali e, per un istante, gli sembr che due oggetti
fossero stati lanciati in aria. Uno era la testa del Serpente; l'altro si muove-
va da solo, lottando contro il vento. Un uccello... un falco! Ma certo, pen-
s. Suo malgrado, dovette ammettere che Artiglio aveva trovato un modo
ingegnoso per recuperare la testa del Serpente.
Persino in quella luce fioca, Murphy vide che si trattava di una creatura
magnifica. Riusc a scorgere la lucentezza marrone delle ali, le chiazze
color crema del petto. Era un gheppio. Gli venne in mente che, nelle epo-
che passate, quell'uccello era chiamato il veleggiatore... Un nome ap-
propriato, dato che il falco, in quel momento, si era fermato a un metro dal
vortice. abituato a sfruttare le correnti ascensionali e quelle trasversali,
ma questa una cosa nuova, per lui, pens Murphy. Probabilmente gli
sembra di trovarsi in una bufera. Per impara in fretta. Ancora un paio di
passaggi e poi la afferrer.
Senza riflettere, estrasse l'arco dalla custodia e incocc una freccia.
Mir al falco, che ormai si trovava a pochi centimetri dalla testa fluttu-
ante. Poi, sentendo venir meno la forza di volont, spost la mira sull'altro
bersaglio: Artiglio. Tir indietro la corda finch ogni molecola dell'arco
non sembr implorarlo di lasciare la presa. Gli bastava allentare le dita e
una freccia sarebbe volata attraverso lo spazio che separava i due uomini,
trafiggendo il nero cuore di Artiglio.
Mia la vendetta.
L'assassino di Laura era l. Ma... Artiglio stava forse ridendo? Sa che lo
tengo sotto tiro, pens Murphy. Crede che non lo colpir? Tremava per lo
sforzo di non lasciare che la freccia scattasse, come se fosse dotata di vo-
lont propria.
Il tempo sembr fermarsi in attesa della decisione di Murphy. Poi, d'un
tratto, echeggi il battito delle mani di Artiglio.
Avanti, Murphy, fallo! Cosa ti trattiene? Siamo soltanto noi due. Il tuo
prezioso Dio non pu vederti! Fallo!
Il dito sulla corda tremava. Non poteva trattenerlo ancora molto a lungo.
Spost l'arco verso l'alto, a sinistra, e scocc.
A dispetto delle correnti d'aria, la freccia colp il bersaglio. Il falco.
Murphy non poteva togliere la vita a un essere umano, neppure al mo-
stro che aveva ucciso Laura. Inoltre si era reso conto che Artiglio stava
tentando di distogliere la sua attenzione dal falco, che ormai aveva ghermi-
to la testa del Serpente. E lui non poteva lasciare che quell'essere diabolico
s'impadronisse di quel pezzo di bronzo.
Il gheppio si era lanciato nella corrente d'aria ad artigli spalancati. Aveva
afferrato la testa all'altezza della sottile curva bronzea che l'avrebbe con-
nessa al tratto centrale e, battendo furiosamente le ali, si era girato verso
Artiglio.
La freccia di Murphy colp il falco proprio sul margine dell'ala sinistra.
Con un orribile grido che riecheggi nello spazio buio, il volatile si lasci
sfuggire la testa, che rimase sospesa nell'aria per un istante, come se avesse
sconfitto la forza di gravit, poi sprofond nell'oscurit, ormai libera di
precipitare nel vuoto. Il gheppio ferito cadde quasi altrettanto rapidamente.
Il pezzo di bronzo pass cos vicino a Murphy che lui ebbe l'impressione
di poterlo toccare allungando una mano. Il Serpente non sarebbe mai pi
stato completo.
Si volt verso Artiglio, ma l'ombra lo aveva inghiottito.
Poi sent un dolore lancinante alla nuca e ud uno stridio fortissimo e
raccapricciante. Artiglio gli aveva aizzato contro un secondo falco.
Murphy si riprese in tempo per scrollarselo di dosso, poi quello sembr
distratto dalla caduta del primo falco e vol via, forse per aiutarlo.
Murphy lo vide allontanarsi: tra gli artigli, stringeva la croce di Laura.
Gliel'aveva strappata via dal collo.

65

La risalita attraverso il condotto di ventilazione fu come un incubo. Ogni
piccolo movimento sembrava durare un'eternit, anche perch Murphy
temeva che Iside e J assim fossero gi stati massacrati da Artiglio. Mentre,
coperto di lividi e sanguinante, si spingeva attraverso il condotto, un pen-
siero lo ossessionava: Avrei potuto fermarlo...
Quando infine sgusci fuori, ruzzolando sulla sabbia, fu accecato per
qualche istante dalla violenta luce del sole. Poi sent delle braccia che lo
rialzavano e ud voci eccitate. Iside e J assim stavano bene.
Tornato alla Land Rover, tra un sorso e l'altro di una bottiglia d'acqua
minerale, Murphy raccont cos'era successo nella piramide.
Per tua fortuna so che sei del tutto privo d'immaginazione, altrimenti
sarei certo che ti sei inventato tutto, disse J assim. Un falco addestrato ad
afferrare la testa del Serpente, sottraendola al flusso d'aria in cui essa ha
roteato per millenni? Be', faccio comunque fatica a crederti.
Bada piuttosto che non spunti fuori un altro veicolo, disse Murphy.
Artiglio dev'essersi avvicinato alla piramide dal lato opposto.
Come faceva a sapere che eravamo qui? Proprio non lo capisco, e-
sclam Iside.
Murphy scroll il capo. Neanch'io. Chiuse gli occhi, d'un tratto esau-
sto. Ho fallito, mormor, pi a se stesso che agli altri. Credevo che Dio
mi avesse affidato il compito di trovare il Serpente...
Col suo sorriso da Sfinge, Iside sussurr: E cosa le fa credere di aver
fallito?
Murphy diede un pugno al finestrino. Ho perso la testa del Serpente!
Ora in fondo alla piramide. Nessuno la trover pi.
Forse meglio cos, disse Iside. Credo che il Serpente - ogni parte di
esso - non fosse altro che male. Magari il compito che Dio le aveva affida-
to era un altro e cio trovare l'iscrizione, il messaggio finale di Dakkuri.
Be', anche quello in fondo alla piramide, caso mai non se ne fosse ac-
corta.
Iside ignor quel commento sarcastico. Non necessariamente.
Ma che sta dicendo?
La microtelecamera del Crawler rimasta puntata sulla testa per un pa-
io di minuti. Le immagini non saranno chiarissime, ma, siccome la testa
roteava, l'avr certamente ripresa da ogni angolazione. Se il laboratorio
possiede anche solo met delle attrezzature che J assim sostiene di avere,
possiamo ricostruire e migliorare ogni fotogramma. Forse riusciremo a
mettere insieme un'immagine composita... comunque quanto basta per
leggere i caratteri cuneiformi.
Certo che s, conferm J assim.
Durante il viaggio di ritorno all'American University, Murphy riesamin
la successione degli eventi all'interno della piramide. Stava per uccidere
Artiglio. Non ricordava di aver cambiato idea. Non ricordava nemmeno di
aver puntato al falco, come se fosse stato l'arco stesso a prendere la mira, e
non il contrario.
Un tiro perfetto gli dava sempre quella sensazione, come se fosse scatu-
rito da un'ispirazione divina. Be', forse lo era stata, pens.

J assim era impaziente quanto Iside di vedere cosa avrebbe rivelato la re-
gistrazione del Crawler e spinse l'acceleratore a tavoletta, anche quando il
traffico dell'ora di punta si fece sempre pi congestionato. Iside teneva le
mani strette in grembo e gli occhi chiusi. Quando finalmente giunsero da-
vanti all'elegante edificio, decorato a stucco, che ospitava il laboratorio di
J assim, questi insistette per preparare ogni cosa mentre loro andavano a
farsi una doccia. Murphy ne approfitt anche per cambiarsi la fasciatura
sulla ferita alla mano e incerottare il suo assortimento di tagli ed escoria-
zioni.
Mezz'ora dopo erano chini sul monitor del computer e le lunghe dita di
J assim volavano sulla tastiera. Dopo qualche istante, apparve un'immagine
sgranata della testa del Serpente, che balenava debolmente nella luce fioca
dell'interno della piramide. E pensare che stata l per duemilacinquecen-
to anni, borbott, schioccando la lingua. E adesso... puf. scomparsa.
Per noi abbiamo le foto ed quello che conta, disse Murphy.
Ma non mostrano nulla. Non ancora, borbott Iside. Vada avanti...
lentamente.
J assim fece avanzare la ripresa digitale fotogramma per fotogramma fin-
ch non cominci a diventare visibile la parte inferiore della testa. Fermo
l! ordin Iside, e Murphy non pot fare a meno di ricordare l'effetto che
la voce di quella donna aveva avuto sui tre assassini nelle fogne di Tar-
Qasir. Ingrandisca pi che pu.
L'immagine crebbe fino a riempire lo schermo. Poi, mentre J assim la in-
grandiva ulteriormente, il contorno scomparve. Rimase soltanto un bron-
zeo paesaggio sfregiato e butterato, simile alla superficie di una lontana
luna gialla.
J assim scosse il capo. Questo pi o meno quanto...
L! strill Iside.
Murphy si chin di pi. Aveva ragione. Quelli che, pochi istanti prima,
sembravano i graffi e le fessure casuali di un qualsiasi pezzo di metallo
esposto alle intemperie, avevano improvvisamente assunto la forma rego-
lare delle tipiche incisioni cuneiformi di Dakkuri.
J assim si prepar a stampare l'immagine, borbottando: Mi sa proprio
che sar qualcos'altro cui non riuscir a credere... Ma forse venuto il
momento che mi spieghiate un po' che razza di storia questa.
Murphy pos una mano sulla spalla dell'amico. Abbi pazienza finch
Iside non ha scoperto cosa significa. Poi ti prometto che ti dir tutto.
J assim annu, mentre Iside praticamente strappava l'immagine alla stam-
pante. Nessuno fiat. Anche se ci fossero voluti giorni per decifrare la
scritta, i tre non si sarebbero mossi di l.
Perlomeno breve, disse Iside dopo un po'. Immagino abbia pensato
che, se si riusciva ad arrivare fin qui, non c'era motivo di fare altri giochet-
ti. I suoi occhi saettavano avanti e indietro sul pezzo di carta, e a Murphy
sembrava quasi di sentire il suo cervello al lavoro. Le labbra della donna si
muovevano in silenzio, formulando le parole pi e pi volte finch non
acquisivano senso. Infine pos delicatamente il foglio sul tavolo.
Allora? J assim sembrava ancora pi agitato di Murphy.
A Iside ci volle un momento per riprendersi, poi disse: Inizia con una
esortazione rituale, come al solito. I servi del Serpente hanno mantenuto
questo segreto. Onore e potere a loro in eterno. Tossicchi. Poi viene la
parte importante.

Le grandi torri di Babilonia sono polvere,
il vento le disperde dove a esso piace.
Ma trova la testa e il corpo poi risorger,
gettando di nuovo la sua ombra su tutta la terra.
d'oro e rappresenta un re, il pi potente.
La troverai nella dimora di Marduk.
O fedele servo del buio, ti ordino di rialzarla.
Dalla polvere anche Babilonia si rialzer per regnare di nuovo.

Il silenzio si prolung finch Iside non disse: tutto.
abbastanza, replic Murphy con un filo di voce.
Ma cosa significa? domand J assim.
Significa che Babilonia risorger. O, perlomeno, accadr se le persone
sbagliate s'impossesseranno della Testa d'Oro.
Iside lo guard, pensosa, ma J assim balz in piedi, torcendosi le mani
per la frustrazione. Stai parlando per enigmi, Murphy. Come pu risorge-
re Babilonia? Cos' questa Testa d'Oro? Credevo che cercassi la testa del
Serpente di Bronzo, un oggetto che, tra parentesi, hai appena perso per
sempre...
Scusa, J assim. Adesso provo a spiegarti. Secondo l'interpretazione data
da Daniele del sogno di Nabucodonosor, l'impero di Babilonia era il pi
potente che il mondo avrebbe mai conosciuto. Quel potere era simboleg-
giato dalla Testa d'Oro della statua... quella che lui poi fece costruire.
Quando Nabucodonosor riconobbe i propri errori, la fece distruggere. Ma
scommetto che la Testa fu sepolta da qualche parte dagli adoratori del Ser-
pente di Bronzo.
Ma perch? Se volevano distruggerla, perch non fonderla? L'oro do-
veva valere una fortuna incredibile.
Credevano che, se avessero conservato la Testa, un giorno qualcuno
l'avrebbe ritrovata e Babilonia sarebbe risorta. Ne sono abbastanza sicuro.
J assim si stropicci gli occhi, come per assicurarsi di non stare sognan-
do. E cosa significa: Babilonia risorger? L'antica citt sar ricostruita?
Non solo, rispose Murphy. Significa che pure il potere di Babilonia
sar ricostruito. Stavolta come potere malvagio che dominer il mondo.
J assim si rivolse a Iside. Vorrei sapere cosa ne pensa di tutto questo,
dottoressa McDonald. Lei una persona ragionevole, come me, ritengo.
Crede sul serio che gli adepti di un culto malvagio abbiano nascosto la
Testa di Nabucodonosor per duemilacinquecento anni, in attesa dell'oppor-
tunit di conquistare il mondo?
Iside esit prima di rispondere. Non sono sicura. Ultimamente ho cam-
biato idea su cosa possibile o impossibile e su cosa reale e cosa non lo
. E questo perch ora credo di avere visto il male in azione... il male vero,
allo stato puro. Persone innocenti uccise per un pezzo di bronzo. I suoi
occhi incontrarono per un istante quelli di Murphy. Non so cosa pensare
della Testa d'Oro, del ritorno di Babilonia e di tutto il resto. So soltanto che
ho paura. Pi paura di quanta ne abbia mai avuta in vita mia.
J assim annu con aria grave, poi si rivolse a Murphy. Concordo con la
dottoressa McDonald. Neanch'io so pi a cosa credere. Ma, tanto per non
correre rischi, penso che sarebbe meglio trovare questa Testa d'Oro prima
che lo faccia qualcun altro.
Approvo, disse Murphy.
Allora, dove credete che sia la dimora di Marduk?
Niente di pi facile, rispose Iside. Il Tempio di Marduk sorgeva a
Babilonia.
Il che significa...
Murphy annu. ... che dovr chiedere aiuto a tutti: alla Parchments of
Freedom Foundation, all'American University, al mio amico Levi... Biso-
gner che ci spianino la strada. Perch dobbiamo andare in Iraq.

66

I Giardini Pensili di Babilonia, disse Iside con aria sognante, mesco-
lando il suo t ghiacciato. Non riesco a immaginare cinque parole pi
misteriose e seducenti. Sembrano cos familiari... per nessuno sa realmen-
te com'erano.
Murphy la guard. Ne sicura? Non ricorda di averci passeggiato,
duemilacinquecento anni fa?
Iside prese un pezzetto di ghiaccio e glielo tir. La smetta.
J assim aggrott la fronte. Aveva scelto quel ristorante perch era tran-
quillo e aveva dei spar in cui era possibile parlare senza essere ascoltati.
Non era in vena di scherzi. Dunque l che si trova il Tempio di Marduk?
Nei Giardini Pensili?
O sopra di essi. Non lo sapremo finch non saremo Il, rispose
Murphy.
La fai sembrare una passeggiata. Non che basti arrivare in quel posto
e mettersi a scavare. Hai idea di quanti reperti siano gi stati saccheggia-
ti?
Questo il punto, J assim. Ora come ora, il luogo migliore per custodire
gli antichi tesori dell'Iraq qualche museo lontanissimo da qui. Quando la
legge e l'ordine saranno stati ripristinati e i musei iracheni potranno riapri-
re, allora ogni cosa verr restituita e il popolo iracheno sar messo in grado
di apprezzare il suo antico patrimonio nazionale senza che qualche delin-
quente lo trafughi e lo metta in vendita al migliore offerente.
J assim sembrava scettico. difficile credere che una cosa cos grossa
come quella Testa d'Oro - mi hai detto che alta quattro metri e mezzo e
larga intorno ai due metri, no? - possa essere sfuggita ai saccheggiatori. Sia
quelli che sono arrivati dopo la guerra sia quelli che hanno governato il
Paese per trent'anni. Secondo me, assai probabile che l'abbiano fusa e
trasformata in rubinetti d'oro per i bagni di Saddam.
Be', ne vengono fuori un sacco, di rubinetti, disse Murphy.
Saddam aveva un sacco di bagni.
Murphy sorseggi la sua acqua. Finora Dakkuri ha dimostrato di essere
molto furbo, comment poi. riuscito a nascondere un manufatto bibli-
co in modo che nessuno lo trovasse fino... al momento giusto. Scommetto
che ha nascosto molto bene anche la Testa.
E ora il momento giusto per trovarla?
Non sono sicuro che esista un momento giusto per trovare una cosa del
genere. Ma qualunque momento giusto per impedire alle persone sba-
gliate d'impadronirsene.
Iside controll il suo orologio e raccolse lo zaino dal pavimento. Allora
diamoci una mossa. Il nostro aereo parte tra due ore.
J assim le pos una mano sul braccio. Aspetti un momento, la prego,
dottoressa McDonald.
Mi chiami Iside, la prego. Era strano, ma adesso che le sue dee non le
sembravano pi tanto reali, il suo nome la metteva meno a disagio. Cosa
c', J assim?
Lui sembrava imbarazzato. Tu, Murphy, sei un uomo coraggioso o for-
se soltanto avventato... ma non importa. Probabilmente la stessa cosa. E
lei, Iside, ha sopportato esperienze veramente terribili con una forza d'ani-
mo straordinaria. Io, d'altro canto, sono tutt'altro che un eroe. Le persone
che si vogliono impadronire della Testa d'Oro sono molto potenti e del
tutto prive di scrupoli. una combinazione che non mi piace.
Ti capisco bene, J assim, disse Murphy. E se non te la senti di venire
con noi in Iraq, non posso biasimarti. Ammetto che il nostro compito sar
pi arduo senza il tuo aiuto logistico. Ma ce la faremo. Tuttavia, secondo
me, ci sono due motivi per essere certi che non ci troveremo ad affrontare
gente della risma del nostro falconiere. Anzitutto lui non riuscito a vede-
re l'iscrizione sulla testa del Serpente, e tu hai distrutto la ripresa e cancel-
lato tutto dal computer. Siamo le uniche tre persone che sanno dov' la
Testa d'Oro.
Magari potessi condividere la tua fiducia. J assim volse lo sguardo sul
ristorante con aria nervosa. Quest'uomo terribile, questo Artiglio, ti sta-
to alle calcagna fin dall'inizio. Come possiamo essere certi che, in questo
preciso momento, non stia ascoltando la nostra conversazione?
Pu anche darsi che lo stia facendo, ammise Murphy. Ma ecco il se-
condo motivo. Quando arriveremo al Tempio di Marduk non saremo soli,
bens in compagnia di un'unit dei marine, che sta rendendo sicuro il po-
sto.
J assim si accarezz il mento. Bene, spero che abbiano ordine di sparare
a vista a qualsiasi tipo sospetto... e anche a qualsiasi rapace sospetto, se
per questo.
Sono certo che lo faranno, J assim. Allora, sei con noi?
Mi sa che sono un vero idiota, sospir. Ma se tu trovassi la Testa e io
non fossi l a condividere la pi grande scoperta archeologica dei tempi
moderni, mi dovrei comunque suicidare. Perci, s, ci sto.

67

Mentre la Land Cruiser sobbalzava lentamente attraverso le rovine
dell'antica citt, Iside si dovette dare dei pizzicotti per essere certa che non
stava sognando. Da quando il suo amato padre era morto, lei aveva passato
la vita a nascondersi. I suoi studi accademici erano stati un modo per evita-
re tutte le cose della vita che la impaurivano e il suo piccolo ufficio alla
Fondazione era in realt una specie di bunker, dal quale era riuscita a tene-
re a bada il mondo esterno.
Finch nella sua vita non era entrato Murphy.
Nello spazio di pochi giorni, era stata esposta al pericolo, alla paura e al-
la morte. Si era letteralmente avventurata nell'ignoto. Aveva viaggiato nel-
l'oscuro cuore sotterraneo di una citt medievale. Aveva visto l'interno di
una piramide. E ora stava per calcare il suolo di Babilonia.
Sulle mura che fiancheggiavano la famosa Porta Ishtar, draghi feroci so-
pravvissuti a tremila anni di pioggia, vento e tempeste di sabbia incrocia-
vano il suo sguardo attonito. Ma il suo cuore non sobbalzava come lei si
era aspettata. Forse, dopo una vita trascorsa a studiare le molteplici e mul-
tiformi divinit adorate dagli uomini nel corso dei secoli, aveva finalmente
intravisto qualcosa di pi grande.
Eccoli l. Murphy stava indicando una collina, dove muri diroccati
ancora si alzavano dalle terrazze a gradoni che risalivano al progetto origi-
nale della regina Amytis. In cima, il Tempio di Marduk era segnato da un
solitario pinnacolo di arenaria.
Come previsto da J assim, sembrava che quel luogo fosse stato depredato
dagli sciacalli molto tempo prima. Intere porzioni della collina erano crol-
late, coprendo di terra e detriti quelli che un tempo erano i resti di antiche
porte e scale. Ogni avanzo di pietra con qualsiasi tipo d'iscrizione o di di-
segno era stato asportato, da frammenti della grandezza di una mano a in-
teri pilastri.
Murphy stava contemplando quella devastazione quando un abbronzato
marine con occhialoni da aviatore sal a passi veloci la collina per presen-
tarsi. Colonnello Davis, marine degli Stati Uniti. Lei dev'essere il profes-
sor Murphy.
Murphy dovette subire una stretta di mano da stritolare le ossa. Piacere,
colonnello. Per la prima volta, not un manipolo di soldati in tuta mime-
tica che formavano un ampio perimetro intorno alla collina. E piacere di
vedere i suoi uomini.
Piacere nostro. Per qualunque necessit, cacci un urlo.
Non so da dove cominciare, ammise Murphy. Dobbiamo vedere cosa
c' sotto i detriti. Stiamo cercando una specie di stanza sotterranea.
Il colonnello sorrise. Me l'immaginavo... Cos, quando siamo arrivati,
ho fatto scavare un po' qui intorno. Chi ha ripulito questo posto ha lasciato
un paio di cose che non gli sarebbero servite al mercato nero.
Murphy s'illumin. Quali cose?
Le tornerebbe comoda una slitta sonar?
Murphy scoppi a ridere. Eccome, colonnello.
Mezz'ora dopo Murphy e J assim trascinavano lentamente la slitta - un
oggetto oblungo di plastica della grandezza di un materasso per bambini -
sul terreno franato, mentre, qualche metro pi in l, Iside osservava le im-
magini sul monitor del computer portatile di Murphy.
Fino ad allora aveva visto soltanto nebulosi contorni di stanze crollate e
cripte vuote. Poi la sua attenzione fu catturata dall'eccezionale simmetria
di due scure linee parallele comparse sul monitor. Fermi! Potete tornare
un po' indietro?
Murphy e J assim guidarono la slitta sulle rocce lungo un percorso a zig-
zag. Impossibile ingannarsi. A tre metri e mezzo di profondit giaceva un
oggetto fatto dall'uomo. E non era piccolo.
Murphy e J assim si avvicinarono e guardarono lo schermo. J assim an-
nu. Una porta a due battenti, forse? Un ingresso di qualche genere, co-
munque.
Ma come ci arriviamo? domand Iside.
Il colonnello Davis era rimasto in disparte, osservando il lavoro di Iside.
Mi scusi, signora, ma un bulldozer tornerebbe utile?
Se ne and senza attendere risposta e, qualche minuto pi tardi, udirono
il gemito del motore del bulldozer che si arrampicava sulla collina. Si fer-
m a qualche metro dal punto in cui Murphy e J assim avevano lasciato la
slitta. Murphy alz i pollici in segno d'intesa e il bulldozer cominci a spo-
stare i detriti. Il primo passaggio sembr intaccare a malapena la superfi-
cie, ma ben presto il giovane marine appollaiato in cabina s'infervor nel
lavoro e, dopo venti minuti, Murphy diede il segnale di fermarsi.
And verso la zona di terreno appena scavata, poi si rivolse al colonnello
Davis. Ora tutto quel che ci serve qualche pala.
Davis fece un saluto elegante. Arrivano subito. E ho venti uomini e-
sperti a scavare buche, se ne ha bisogno.
Dopo aver raggiunto una profondit di circa tre metri, a Murphy e J as-
sim cominciava a girare la testa per lo sforzo, ma la mezza dozzina di ma-
rine accanto a loro non sudava nemmeno. Accidenti, sembra rumore di
metallo, disse uno di loro quando la sua pala rimbalz su qualcosa di du-
ro. Carponi, spostarono il resto della terra smossa e poi si misero da parte.
Raggiunti da Iside, Murphy e J assim chinarono lo sguardo verso un'e-
norme porta di bronzo a due battenti. Incrostati da depositi minerali e da
una patina di sedimenti sbiaditi, i pannelli scolpiti avevano ancora il potere
di sbalordire: raffiguravano alcune delle molte conquiste di Nabucodono-
sor e non avevano visto la luce da tremila anni. E l, torreggiante persino
sul grande Nabucodonosor, c'era l'effigie di Marduk, il dio guerriero.
Per qualche istante nessuno parl. Poi J assim ruppe il silenzio. Direi
che siamo proprio nella dimora di Marduk, non c' dubbio. Entriamo?
Le porte quasi orizzontali davano l'idea di essere rimaste chiuse per tutti
quei secoli e, anche se fossero riusciti ad aprirle, non c'era modo di sapere
se dall'altra parte ci fosse qualcosa di pi della terra. L'intera struttura si
era spostata dalla posizione verticale molto tempo prima, forse durante uno
dei frequenti terremoti cui era soggetta la regione, ed era quindi possibile
che le porte si aprissero sul nulla.
Su indicazione di Murphy, tre marine salirono su una delle porte e cerca-
rono di aprire l'altra, facendo leva con le pale. Ben presto anche loro co-
minciarono a sudare, e Murphy ebbe l'impressione che quelle porte fossero
state astutamente progettate per suggerire la presenza di una stanza che di
fatto non esisteva.
Poi all'improvviso si ud il rumore di uno strappo brusco e una pala vol
via dalle mani di un soldato. Apparve una fessura, dalla quale usc un flus-
so di aria viziata. Aggrappandosi al bordo della porta, i marine tirarono, ed
essa si apr lentamente verso l'alto, con un cigolio di cardini antichi.
Tenendosi a una delle porte, Murphy si cal prudentemente nell'oscurit,
con le gambe penzoloni nel vuoto. Dunque le porte si aprivano su qualco-
sa. L'aria fetida era insopportabile: un puzzo acre di decomposizione pi
forte di qualsiasi altro avesse mai percepito. Avvert un'ondata di nausea e
quasi gli si rivolt lo stomaco, mentre i polmoni si contraevano spasmodi-
camente. Quando le dita gli scivolarono dal bordo della porta, Murphy
sent Iside gridare, poi ruzzol verso il basso.
Murphy si sentiva come chi, sul punto di annegare, vede la propria vita
scorrere davanti agli occhi in una frazione di secondo. Poi un impatto for-
tissimo gli mand una lancinante fitta di dolore lungo le gambe. Prima di
poter urlare, batt il capo contro qualcosa di duro e una nube nera gli si
gonfi come un pallone dentro la testa, cancellando tutto.
Quando rinvenne, ud delle voci dall'alto. Per un istante furono soltanto
rumori, poi i suoni ridiventarono parole e cap che Iside e J assim gli stava-
no chiedendo se stesse bene. Poi intu che la seconda porta stava per essere
aperta.
Sto bene, riusc a dire, mettendosi carponi. Fu colto da un accesso di
tosse mentre altra aria putrida gli s'introduceva a forza nei polmoni ansi-
manti e sent gli occhi brucianti di lacrime. Attese che passasse, poi si ri-
pul il viso col dorso della mano. La testa gli fischiava, ma il dolore alle
gambe si era attenuato, diventando un pulsare costante. Apr gli occhi.
Ma li richiuse subito perch la testa sembrava essersi riempita di una
luminosit lancinante. Il colpo alla testa, pens. Sono cieco. Lottando per
non farsi prendere dal panico, calm la respirazione e sbirci attraverso le
palpebre socchiuse. La luce dorata era ancora insopportabile, ma lui si
sforz di tenere gli occhi aperti e, a poco a poco, l'ardente foschia che lo
aveva accecato si trasform in un oggetto.
Stava fissando l'iride di un enorme occhio d'oro.
Ancora carponi, indietreggi nella terra finch non mise a fuoco il resto
dell'oggetto. All'inizio le massicce nervature e le Enee ricurve del metallo
scolpito non avevano senso... Sembravano piuttosto il guazzabuglio di
lineamenti di un gigantesco quadro di Picasso. Poi la sua prospettiva si
adatt alla posizione orizzontale e la faccia di Nabucodonosor lo guard,
furiosa, attraverso un abisso millenario.
Murphy si ritrasse ancora, appoggiandosi alla parete di terra, e guard il
volto del re. Non aveva modo di sapere se lo scultore avesse fedelmente
riprodotto i lineamenti del re, tuttavia la scultura era di un realismo im-
pressionante. I grandi occhi sembravano trafiggere Murphy come raggi
laser e il ghigno scolpito sulla bocca enorme sembrava dire: Rialzami, ca-
ne! Sono stato nella polvere abbastanza a lungo!
Murphy perse la cognizione del tempo. Rimase l, ipnotizzato dallo
sguardo imperioso del re morto da molti secoli, prima di udire accanto a s
il rumore di scarponi e il suono eccitato di voci meravigliate e sgomente.
Poi alcune mani forti lo sollevarono e lui richiuse gli occhi, grato di non
dover pi guardare in faccia il male.

68

Shari diede uno strattone alla mano di Paul. Era ancora indebolito dalla
lunga permanenza in ospedale.
Ehi! protest lui. Mi hanno tolto il gesso solo ieri. Non vorrai mica
slogarmela, eh?
Smettila di piagnucolare, replic lei. Il dottor Keller ha detto che
troppa compassione non va bene. Impedirebbe il processo di guarigione.
Guarda... eccolo!
Paul aveva acconsentito di seguire Shari fino a Washington, per attende-
re l'aereo da carico della PFF. Non erano stati loro a organizzare l'ampio
schieramento di telecamere e cronisti, ma era difficile nascondere alla
stampa l'arrivo di un reperto cos spettacolare.
Quando l'aereo tocc terra, Shari inizi a salutare freneticamente con la
mano prima ancora che Murphy scendesse saltellando la scaletta. Profes-
sor Murphy!
Lui si volt con espressione sorpresa, poi and loro incontro, raggiante.
Va bene, agente. Li lasci passare. Se lo meritano.
Non molto convinto, il poliziotto si fece da parte e Murphy e Shari si
abbracciarono. Non dissero neppure una parola, tuttavia Paul colse benis-
simo tutti i significati nascosti in quell'abbraccio.
Poi si separarono e Shari disse: Non riesco a credere che ce l'abbia fat-
ta. Non riesco a credere che sia veramente qui. Negli Stati Uniti!
Murphy fece un gran sorriso. Non stato facile. Abbiamo dovuto per-
suadere un mucchio di persone che era la cosa giusta da fare. Non ci sarei
riuscito senza i miei amici qui presenti... Indic una donna minuta coi
capelli rossi e coi lineamenti da elfo e un uomo elegante, dalla carnagione
scura, che indossava un abito color panna. Entrambi stavano discutendo
animatamente con la squadra addetta al trasporto. Sono stati loro che
hanno messo la Parchments of Freedom Foundation e l'American
University of Cairo al servizio dell'operazione. Sai bene che non sono bra-
vo a lisciare i burocrati.
Per c' riuscito!
Ho perfino avuto un aiuto 'dietro le quinte' da un posto assai speciale,
da qualcuno che mi aveva gi aiutato in modo fantastico. Murphy estrasse
una lettera dalla tasca della giacca. Aspettate di leggere questa, ragazzi.
L'arrivo della Testa d'Oro importante, ma c' un altro motivo per festeg-
giare. Quando sono salito in aereo, ho trovato questa lettera ad aspettar-
mi.

Caro professor Murphy,
grazie per aver onorato la mia casa con la sua visita e avermi consenti-
to di aiutarla nella ricerca di ci che so essere il Serpente di Bronzo, che a
sua volta l'ha portata alla Testa d'Oro di Nabucodonosor. Sono doppia-
mente onorato per aver avuto un piccolo ruolo nell'organizzarne l'uscita
dal Paese per una sistemazione temporanea sotto la vostra custodia.
Ma, soprattutto, grazie per aver trovato il tempo di spiegarmi perch il
cristianesimo l'unica vera via che porta a Dio. Dopo che lei and a ripo-
sare, quella notte, mi sono seduto da solo nella mia stanza a considerare
quello che lei mi aveva detto sulla natura di Dio. Per la prima volta, ho
capito che Ges Cristo era morto per i miei peccati e per i peccati del
mondo e che poi era resuscitato.
Quella notte, ho ricevuto Ges attraverso la fede, come lei mi aveva sol-
lecitato a fare, e l'ho invitato a entrare nella mia vita.
Se non la rivedr in questa vita, certamente la vedr nella prossima, in
paradiso.
Suo,

SCEICCO OMAR AL-KHALIQ

Shari fece un gran sorriso. Oh, professor Murphy, la consapevolezza di
aver aiutato lo sceicco nella sua ricerca dev'essere una sensazione fantasti-
ca.
Murphy l'abbracci e poi si rivolse a Paul, stringendogli la mano. Ehi,
che piacere rivederti, Paul. Hai una buona cera. E ho saputo che hai ottenu-
to una borsa di studio dalla Barrington Communications. Spero che questo
ti permetta d'impegnarti davvero a fondo e di trovare un corso di studi che
t'interessi pi di Economia.
S, signore. Shari non mi avrebbe permesso di accettarla, altrimenti. Mi
stata di grande aiuto. Arross e la ragazza gli diede una gomitata.
Vacci piano, Shari, disse Murphy. ancora giovane. Gli ci vorr an-
cora un po' per capire che deve lasciare la maggior parte delle decisioni
della vita a Dio e a una brava donna, in quest'ordine.
Lei agit un dito. Professor Murphy!
La figura dinoccolata del preside Fallworth sgusci fuori dall'hangar e si
piazz davanti a Murphy. Prima che questi potesse reagire, Fallworth gli
prese la mano e cominci a stringergliela calorosamente. Murphy,
splendido riaverla tra noi. Il consiglio universitario e io siamo estrema-
mente orgogliosi di ci che ha fatto per la Preston University. Questo un
giorno davvero grandioso per noi tutti: uno dei nostri membri migliori al
centro dell'interesse dei media. Un sorriso imbarazzato sostitu quello da
commesso viaggiatore e il preside abbass la voce cos che soltanto
Murphy lo udisse. Spero che il nostro piccolo malinteso sia ormai un ri-
cordo. Sa, i miei commenti in quell'intervista sono stati riferiti completa-
mente fuori contesto. Infatti, sto considerando l'opportunit di un reclamo
formale contro la BNN e quell'orribile giornalista. Praticamente mi ha
messo le parole in bocca.
Murphy non sapeva davvero cosa dire. Avrebbe fatto i conti con Fal-
lworth a tempo debito. Per il momento, era soltanto sollevato per aver riot-
tenuto il suo posto all'universit. Una volta che tutta la confusione e la
pubblicit si fossero calmate, sarebbe potuto tornare al suo vero compito,
quello di essere d'ispirazione agli studenti. Sapeva che quella era la volont
di Laura.
Diede un'occhiata a Fallworth per fargli capire che non aveva intenzione
di discutere, ma che non s'illudesse di averla passata liscia. Ci vediamo
pi tardi, preside. E pass oltre, lasciandolo l impalato a sorridere.
Iside, J assim, voglio presentarvi Shari Nelson e Paul Wallach, due bra-
vi studenti nonch buoni amici.
Mentre Iside impartiva le ultime istruzioni a un uomo della squadra che
si preparava ad aprire la cassa, J assim tese la mano a entrambi. Il piacere
tutto mio, disse. Ho sentito parlare bene di voi. La Preston University
fortunata ad avere studenti di archeologia eccezionali come voi, special-
mente in considerazione delle abitudini... non convenzionali del nostro
professore. Indic Murphy strizzando l'occhio.
Iside si un a loro. Non fate caso a J assim. Sta sfruttando al massimo le
luci della ribalta. Forse pensa che qualche pezzo grosso di Discovery
Channel gli chieder una serie sui segreti delle piramidi.
Perch no? esclam J assim, facendo del suo meglio per sembrare of-
feso. Sono un eccellente comunicatore, ritengo, e ho il tipo di faccia che
piace in TV. Che ne dice, Miss Nelson?
Io lo guarderei, il suo programma, rispose Shari, ridendo. Dopo tutto
quello che ha fatto per aiutare Murphy a trovare la Testa d'Oro, sarebbe il
minimo.
Murphy tossicchi. A proposito, cominciamo a scaricarla.

Ci volle quasi un'ora per scaricare la cassa dalla stiva e sistemarla su un
enorme autotreno senza sponde. Alla fine, la cassa giaceva al centro del
pianale come un enorme pezzo d'arte moderna.
Murphy diede il segnale e la squadra addetta al carico, sistemata intorno
alla cassa, tir le corde che assicuravano i pannelli sui quattro lati. I pan-
nelli di legno caddero al suolo contemporaneamente. Un gruppo della PFF
corse a tagliare la copertura protettiva di stoffa e plastica e, mentre l'ultimo
strato d'imbottitura cadeva, Murphy si avvicin al microfono sistemato
accanto alla Testa.
Signore e signori... Ci sarebbe molto da dire su questa grande scoperta,
su come siamo giunti a trovarla, a recuperarla e a comprenderne il signifi-
cato. Ma tutto ci dovr aspettare finch essa non sar felicemente siste-
mata nella sua dimora temporanea, il museo della PFF, che ha generosa-
mente messo a disposizione i fondi perch questo grandioso manufatto
possa essere studiato in maniera rapida ed esaustiva. Voglio ringraziare
Dio per averci guidato e infuso vigore durante l'intera operazione. Avremo
presto il piacere di condividere con voi le meraviglie e i segreti della Testa
d'Oro. Grazie.
Era un momento di trionfo, per Murphy, eppure lui non riusciva a di-
menticare la morte di Laura, quella degli addetti alla sicurezza della PFF e
tutti gli altri terribili eventi che si erano succeduti lungo la strada di quel
ritrovamento eccezionale. Si scopri a rabbrividire, pensando al responsabi-
le di cos tante sofferenze. Artiglio era ancora libero e probabilmente an-
sioso d'impossessarsi della Testa d'Oro di Nabucodonosor, proprio come
non si era fermato davanti a nulla per impadronirsi del Serpente di Bronzo.
E forse era ancora pi deciso a rubarla, dato che Murphy aveva sventato il
suo tentativo di riunire le parti del Serpente. E se Artiglio era interessato a
tali simulacri per gli oscuri poteri che, a detta di alcuni, ancora possedeva-
no, allora c'era un grave pericolo all'orizzonte. Le ultime settimane erano
state dense di avvenimenti, eppure, pens Murphy, il futuro poteva presen-
tare sfide ancora pi grandi.
Con l'aiuto e la protezione di Dio, lui sarebbe stato pronto.

69

Gli schiavi tirarono le funi all'unisono, tendendole con tutta la loro for-
za. Alla fine il massiccio pezzo d'oro rovin al suolo. L'idolo che aveva
portato al re e ai suoi sudditi tante afflizioni ora giaceva in rovina, avvolto
da un turbine di polvere. E la Testa spiccata sembrava guardare l'uomo a
cui immagine era stata forgiata come se lui l'avesse tradita. Nabucodono-
sor ordin che i pezzi venissero raccolti, portati in citt e consegnati a
Dakkuri, il gran sacerdote caldeo. L'oro sarebbe stato utilizzato per fare
vasi sacri. Almeno cos era stato detto al re.

Il re era pazzo, su quello Dakkuri non aveva dubbi. Per sette anni Na-
bucodonosor si era rotolato nella sporcizia, vivendo come una bestia nel-
l'ombra del proprio palazzo, il suo senno sparso ai quattro angoli di un
impero appeso a un filo, mentre vicini invidiosi complottavano per abbat-
terlo. Eppure, ora che il re era tornato in s, ora che parlava e agiva di
nuovo come un uomo, Dakkuri aveva la strana sensazione che fosse pi
pazzo che mai.
Cos'altro poteva spiegare il suo decreto che ordinava di distruggere tut-
ti gli idoli? In qualche modo, Daniele e il suo Dio tenevano il re sotto in-
cantesimo.
Dakkuri rabbrivid e non solo per l'aria umida della sua stanza. Se l'a-
dorazione degli idoli fosse cessata, a chi si sarebbe rivolto il popolo in
tempi di pericolo e incertezza, quando flagelli e pestilenze colpivano,
quando il raccolto veniva meno o i fiumi straripavano dagli argini? Da chi
avrebbero ricevuto la forza di distruggere i nemici, di radere al suolo le
loro citt e rendere schiavi i loro figli? Chi avrebbe dato loro il potere di
governare il mondo?
E, pi esattamente, da dove sarebbero venuti potere e prestigio per
Dakkuri? Quando guardava il sacro fuoco, era lui - e lui solo - che sapeva
interpretare le forme mutevoli nella luce. Se Nergal, il feroce dio del mon-
do dei morti, era furioso, solo Dakkuri ne sapeva interpretare i segni. Se
l'ira di Nergal poteva essere saziata soltanto da sacrifici umani, era Dak-
kuri che sceglieva le vittime. Se i demoni entravano in citt, solo lui poteva
decidere chi era posseduto e chi no, chi doveva essere lapidato e chi ri-
sparmiato. Talvolta - si diceva compiaciuto - la gente comune temeva pi
lui che il sovrano, per quanto crudele.
E le ricompense erano in armonia col suo rango. Tuniche tessute con fili
d'oro che scintillavano come il sole. I dolci pi rari, i vini pi prelibati,
ogni volta che li desiderava. E naturalmente aveva la scelta delle danza-
trici del tempio.
Ma, in un mondo senza idoli, tutto ci sarebbe finito.
Alz gli occhi. La lampada tremolava contro il muro di pietra nuda. E l,
scintillante nell'ombra, c'era il Serpente.
Non ricordava pi quale impulso l'avesse spinto a risaldare le parti
spezzate, a elevare il Serpente assegnandogli un posto d'onore tra i molti
dei di Babilonia. Eppure, vedendolo di nuovo intero, aveva avvertito un
potere oscuro che riempiva il suo corpo... come una coppa che venisse
colmata di vino forte sino all'orlo. La mente era stata invasa dalla luce e
un fuoco delizioso e insopportabile si era messo a ribollire nelle sue vene.
Si era sentito un gigante. Nulla gli era precluso. Una lama di coltello in-
fissa nel suo cuore sarebbe stata fusa dall'energia che avvampava dentro
di lui. Era un dio.
E, da quel momento, Dakkuri divenne lo schiavo del Serpente.
Respirando profondamente e lentamente, si concentr sulla sinuosa fi-
gura di bronzo che gli stava davanti. Sembrava enorme nella semioscuri-
t; la sua ombra si contorceva sul muro come una cosa viva. Spalanc la
mente, sent la volont defluire come acqua da una brocca rotta.
Mentre l'estasi ormai familiare lo invadeva, chiuse gli occhi e sorrise.
Dimmi cosa devo fare, mormor.

Per Nabucodonosor, Dakkuri era degno di fiducia. Aveva servito fedel-
mente per molti anni nel palazzo reale. Ma Dakkuri aveva un segreto. A-
dorava quello che in passato era stato l'Angelo della Luce, ribellatosi al
Creatore. Dakkuri il caldeo apparteneva a Lucifero: era un servitore
dell'Angelo Nero.
Nei sotterranei del tempio, Dakkuri si rivolse a tre dei suoi pi fidati di-
scepoli. In quel buio e sinistro luogo giacevano le parti infrante del simu-
lacro di Nabucodonosor insieme con altri oggetti di adorazione, sacri e
profani. Molti di tali oggetti inestimabili erano stati catturati dall'esercito
di Nabucodonosor durante la razzia di Gerusalemme molti anni prima.
Dakkuri parl con controllata intensit ai tre seguaci di Lucifero. Cia-
scuno di essi aveva pronunciato il giuramento di assolvere il compito che
stava per essergli assegnato. Era un piano che avrebbe cambiato per sem-
pre il corso della storia umana.
Compagni servi di Lucifero, ascoltatemi. La Testa d'Oro di Nabucodo-
nosor dev'essere nascosta al mondo fino agli Ultimi Giorni. Prese il Ser-
pente di Bronzo magnificamente scolpito. Ho inciso su questo Serpente le
parole che conducono al luogo esatto in cui la Testa d'Oro verr sepolta.
Pos il Serpente sul banco da lavoro e lo spezz in tre parti con un pesan-
te martello. Poi consegn una parte a ognuno dei tre discepoli. Ciascuno
di voi dovr recarsi nella zona prestabilita e nascondere la propria parte
del Serpente come gli stato ordinato. Naturalmente ogni pezzo del Ser-
pente sar inutile senza gli altri due.
Uno dei discepoli si alz e chiese: Maestro, perch la Testa d'Oro deve
rimanere nascosta?
In questo momento il mondo non ha bisogno della Testa d'Oro. Ma
verr il tempo in cui il condottiero del mondo avr bisogno di tutto il pote-
re che la Testa d'Oro rappresenta. Quel tempo ancora nel futuro. il
tempo descritto da Daniele il profeta nella sua interpretazione del sogno
del re... Dakkuri fece una pausa, come per riflettere sulle implicazioni
delle sue parole, poi concluse: il tempo in cui Babilonia risorger per
governare il mondo intero.

70

I Sette si trovavano nella loro sala, nei sotterranei del castello. Davanti a
loro sedeva l'uomo chiamato Artiglio, il quale, per, non mostrava timore
per non aver portato a termine il suo incarico. Anzi rispondeva alle do-
mande con palese insofferenza.
Murphy ha avuto fortuna. stato aiutato dai marine... Inoltre siete stati
voi a ordinarmi di non ucciderlo e di non recare danno ad altri del suo
gruppo.
S. La voce inglese conduceva l'interrogatorio. stata una delusione.
Non sapremo mai quali poteri avesse il Serpente di Bronzo. Quali che fos-
sero, tuttavia, non ne abbiamo bisogno per procedere.
Be', servito al suo scopo, replic Artiglio con disinvoltura, concen-
trando la propria attenzione sull'oggetto che teneva in mano e con cui si
gingillava, colpendolo con la punta del dito tagliente. Ha condotto
Murphy alla vostra preziosa Testa d'Oro.
Infatti. Ha condotto Murphy alla Testa d'Oro, non te. Dobbiamo rivede-
re la nostra strategia, giacch la Testa d'Oro, da lui riportata alla luce,
ormai nota in tutto il mondo. Ci richieder qualche ripensamento e un'ac-
curata pianificazione. Ma la buona notizia, Artiglio, un'altra: con tutta
questa notoriet, quando riusciremo a impadronircene - e lo faremo - essa
sar diventata un simbolo di potere e di gloria ancora pi grande. Il che
spiega per quale motivo tu goda ancora del nostro favore.
Artiglio si alz. Bene, fatemi sapere come procedere.
Tenetevi pure il potere e la gloria. Si volt per uscire, continuando a far
dondolare l'oggetto: una strisciolina di pelle con appesa una croce. Una
croce che lui aveva spezzato in tre parti, e che poi aveva riunito. Incammi-
nandosi, mormor: Ormai per me una faccenda personale.

POSTFAZIONE

Spero che abbiate gradito Il Serpente di Bronzo. Creare quest'avventura
stato per me fonte di grande piacere, e non vedo l'ora di presentarvi il
prossimo libro della serie. Lo sto scrivendo proprio adesso ed un'espe-
rienza pi emozionante di quella vissuta nella stesura del primo volume, il
che tutto dire. Nel frattempo, vi prego di condividere con me le vostre
impressioni su questo romanzo e cercare altre informazioni e aggiorna-
menti sul mio sito web:

www.timlahaye.com

V'invito anche a visitare www.babylonrisingbook.com, il sito ufficiale
della serie, il cui scopo quello di rendere pi ricca la vostra esperienza di
lettura... almeno questa stata l'intenzione mia e della Bantam Books nel
crearlo. Nei prossimi mesi vi troverete informazioni aggiuntive sulla serie,
sui personaggi e sulle rivelazioni presenti nei romanzi. Potrete anche iscri-
vervi alla mailing list, leggere qualche anticipazione dei prossimi volumi,
inviarci le vostre osservazioni e spedire cartoline elettroniche con un mes-
saggio personale.
Grazie ancora per aver letto Il Serpente di Bronzo.

RINGRAZIAMENTI

Nessun uomo un'isola! Questo certamente vero per gli autori. A dire
la verit, siamo stati tutti influenzati da moltissime persone che ci hanno
aiutato a sviluppare la nostra abilit e le nostre conoscenze, cos da avere
qualcosa d'interessante e di significativo da condividere con milioni di
potenziali lettori.
In particolare voglio ringraziare J oel Gotler, il mio agente, la cui lungi-
miranza, la cui fiducia e le cui conoscenze mi hanno messo in contatto con
Irwyn Applebaum della Bantam, l'editore pi positivo e pieno d'iniziativa
che abbia mai incontrato. Molti ringraziamenti anche al mio editor, Bill
Massey, che ha profuso in questo libro la sua esperienza e la sua grande
abilit professionale.
Sono anche grato al mio agente per avermi presentato Greg Dinallo, un
grande romanziere che ha capito la mia intuizione di amalgamare istruttive
e stimolanti profezie con avventure entusiasmanti. stato un piacere lavo-
rare con lui.
Infine, voglio esprimere il mio pi profondo apprezzamento e ringra-
ziamento a David Minasian, il mio assistente personale nelle ricerche, che
condivide con me l'amore per le Sacre Scritture e mi ha fornito un aiuto
prezioso nel rinvenire, elaborare e proporre materiale in ogni fase di questo
progetto editoriale.

FINE