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IL GENIO

ELA DEA
Rom. nz o
di
ALDOUS HUXLEY
ARNOLDO MONDADORI EDITORE
PROPR I ET L ETT ERAR I A RI S ER VATA
UNICA TRADUZJOl'iE AUTORIZZATA DALL'INGl.E SE TJI
GLAUCO CAMBO:-;
*
Titolo dell'opera originale:
THE GENI US AND T HE GODDESS
(Chatto & Windus ~ London)
I EDl ZIO:<rE : LUGLIO 19 56
STAMPATO IN ITALIA _ PRINTED IN l TALY
OPP. GRAP. VERONESI llELL' EDITORE AR(I;OLDO hlONDADOIU - VII - ' 956
i
IL guaio dell'invenzione nar rat iva disse
John Rivers che quadra tr oppo. La real-
t non quadra mai!
Mai ? domandai io.
Forse dal punto di vista di Dio conce-
dette lui. Dal nost ro, mai. L'invenzione ro-
manzesca ha unit, ha stile. I fatti non pos-
siedono n l'una n l'altro. Allo stato crudo,
l'esist enza sempre un susseguir si di cose
dell' altro mondo, e ciascuna di queste cose
simult ane amente Thurber e Michelangelo,
Mickcy Spillane e Tommasoda Kempis. Il cri-
terio della realt la sua intrinseca mancan-
za di r iferi mento. E quando io domandai:
A che cosa? lui accenn con la mano bru-
na e quadrata in direzione degli scaffali. Al
Megli o che sia stato Pensato e Detto decla-
m con finto sussiego. E poi: St rano a dirsi,
le pi vicine alla real t son sempre le inven-
zioni che si ritengono meno vere . Si chin
a toccare il dorso di una copia malandata dei
Frat elli Karamazou. Quadra cosi poco che
quasi reale. Siamo dunque ben lontani da
qualunque specie di invenzione accademica.
Invenzione fisica e chimica. Invenzione stori-
ca. Invenzione filosofica... Il suo dito ac-
passava da Dirae a Toynbee, da
Soro kin a Carnap. E anche dall'invenzione
biografica. Ecco l' ultimo esempla re del gene-
re.
Dal tavolo accanto a s raccolse un volume
in sovracoperta blu lucida e lo offerse al mio
sguardo.
La vita di Henry Maartens lessi ad al-
ta voce con lo scarso interesse che si accorda
in genere a un luogo comune della conversa-
zione familiare. Poi mi rammentai che per
John Rivers, quel nome era stato qual cosa di
pi e di ben al tro cbe un luogo comune della
conversazione familiare. Tu eri suo allie-
VO, non vero?
Rivers annui senza parlare.
E questa la biografia ufficiale?
L'invenzione ufficiale corresse lui. Un
quadro indimenticabile dello scienziato da ra-
.diodramma patetico - sai bene che ti po in-
tendo - il bambino cretinoide dall'i ntelletto
gigantesco; il genio malato che si batte indo-
mito contro avversit enormi ; il pensatore
sol.itari o.che il pi affettuoso dei pa-
dri e del mari ti ; II professore distratto che
la testa nuvole ma il cuore al posto
I purt roppo, non erano proprio
COSI semplici,
Vuoi dire che il libro inesatto?
No, tutto vero - nei suoi limiti. Al di
l di quest i, tu tta robaccia da quattro soldi
_ o piut tosto, inesistente. E forse aggiun-
se forse de'Ile essere inesistente. Forse la
realt totale sempre t roppo indecorosa per
essere registrata, troppo insensata od orri-
bile per non essere ridotta a invenzione. Con
tutto questo, sempre esasperante, se per
avventura si conoscanoi fatti, financhepiut-
tosto offensivo, vedersi ammannire un radio-
dramma pateti co.
E dunque tu vuoi mettere le cose in chia-
? ..
ro r argun.
Per il pubbli co? Me ne guardi il Cielo!
Per me, allora. In privato.
In privato ripet lui. Dopo tutto, per-
ch no? Si strinse nelle spalle e sorrise.
Una piccola orgia di reminiscenza per ce-
lebrare una delle tue l'are visite.
Sembra che parli di un a droga perico-
losa.
Ma una droga pericolosa rispose lui.
Si evade nella reminiscenza come si evade
nel gin o nell'amytal di sodio,
Ti dimentichi dissi che io SODO uno
scri t tore, e le Muse sono figlie della Memo-
ria.
E Dio aggiunse subito lui non loro
f ratello. Di o non figlio della Memoria; il
I
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Un compromesso?
Una sintesi, una terza posizione che sot-
tenda le altre due. In effetti, si capisce, non
si pu mai trarre il meglio da un mondo se
nel frattempo non si imparato a ricavare
il meglio dall'alt ro. Helen riusci persino a
trarre il meglio dalla vita nell'atto di mo-
rire.
Nell'occhio della mia mente Baalbek cedet-
te il campo all'universi t di Berkeley, e in-o
vece della campana di capelli neri che oscil-
lava senza rumore c'era un viluppo di grigio,
invece di un volto di ragazza vidi le fattezze
tese e scarnite di una donna in et. Doveva
essere ammalata, riflettei, fin d'allora.
l o ero ad Atene quando lei mori dissi
forte.
Me lo ricord. E poi : Avrei voluto che
fossi qui saggiunse. Per lei - ti era molto
affezi onata. E, naturalmente, anche per te.
Quella di morire un'arte, e alla nostra et
dovremmo essere avviati ad apprenderla.
di grande aiuto aver visto qualcuno che cono-
sceva il segreto. Helen seppe morire perch
sapeva vivere - vivere ora e qui e per la mag-
gior gloria di Dio. E ci implica necessaria-
mente morire l e allora e domani, morire al
proprio misere vole io. Nell'atto di vivere co--
me si dovrebbe, Helen era andata morendo a
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figlio dell' Esperi enza Immediata. Non puoi
adorare uno spirito in spirito, se non lo fai
ora. Guazzar nel passato pu essere buona
letteratura. Come saggezza, niente da fare.
Il Tempo Ritrovato il Paradiso Perduto,
e il Tempo Perduto il Paradiso Riconqu-
stato. Che i morti seppelliscano i morti. Se
vuoi vivere in ogni momentocome si presenta,
devi morire ad ogni altro momento. Ecco la
cosa pi importante che io abbi a mai impa-
rata da Helen.
Quel nome mi evoc un pallido viso gi ova-
nile incorniciato dall'apertura quadrata di
una campana di capelli scuri, quasi egiziani
- evoc pure le grandi colonne d'oro di Baal-
bek, con dietro il cielo azzurro e le nevi del
Libano. A quei tempi facevo l'archeologo, e
il padre di Helen era il mio superiore. Fu a
Baalbek che la chiesi in sposa c ne f ui ri f u-
. tato,
Se mi avesse sposato dissi l'avr e i im-
parata a mia volta.
Helen metteva in pratica ci che si aste-
neva sempre dal predicare rispose Rivers.
Era difficile non imparare da lei.
E che dirne di questo mio scrivere, che
dirne delle figlie di Memorar
Ci sarebbe stato il modo di trarre il me-
glio da entrambi i mondi.
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quelli di stampo matrimoniale o monastico.
Tentai di protestare; ma lui si rifiut di
ascoltare.
Se volessi ancora tenerlo segreto disse
non te lo direi. Maquando arriverai all'atto
di pubblicare, fa mmi il favore di r icordarti
la solita nota in calce. Lo sai hene - qualsiasi
somiglianza a persone della vita l'cale, vive
O morte, puramente accidentale. Ma pura
mcnte! E adesso torniamo a quei Maart ens.
Ho una loro foto da qualche par te. Si iss
dalla polt rona, si accost allo scr ittoio e ne
apri un cassetto. Tutti noi assieme - Henry
e Katy e i bambini ed io. E per miracolo
soggi unse, dopo aver rovistato un momento
f ra le carte nel cassetto proprio dove do-
vrebbe trovarsi.
Mi porse lo sbiadito ingrandimento di un' i-
stantanca. Mostrava t re adult i ri tti davant i
a una casa estiva di legno - un ometto esile
dai capelli bianchi e dal naso a hecco, un gio-
vane gigante in maniche di camicia e, fra i
due, bionda, r idente, larga di spalle e f onda
di petto, una splendida Valehiria incongrua.
mente vestita in gonna attillata. Ai loro pie-
di sedevano due bambini, un ragazzo di nove
o dieci anni e una sorella maggiore con tanto
di treccine corte la quale non aveva passato
da molto i dodici.
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rate giornaliere. Quando venne il rendiconto
finale, non rimaneva pressoch nulla da pa-
gare. Tra parentesi prosegui Rivers dopo
un breve silenzio io ero piuttosto vicino al
rendiconto finale la primavera scorsa. Infat-
ti se non fosse per la penicillina, non sarei
q ~ i . Polmonite, l' amica del vecchio. Adesso t ~
risuscitano, dimodoch puoi vivere e goderti
la t ua arteri osclerosi o il tuo cancro della
prostata. Quindi, come vedi, tutto quanto
postumo. Tutti sono morti tranne me, e io
vivo a prestito. Se metto le cose in chiaro,
sar come se uno spettro parli di spet t ri . E
ad ogni modo la vigilia di Natale; quindi
una storia di spetti; ci sta hene. Senza con-
tare che tu sei un amico di vecchissima data
e anche se ne farai davvero un romanzo, ha
poi tanta importanza ?
La sua larga f accia rugosa si illumin di
ironia affettuosa.
Se ha importanza sul serio gli assicu-
rai non lo far.
Stavolta usci in una schietta r isata.
I giuramenti pi forti son paglia per il
fuoco del sangue cit. Preferirei affidare
le mie figlie a Casanova che i miei segreti a
un romanziere. I fuochi letterari bruciano
ancor pi di quelli sessuali . E i gi uramenti
letterari sono ancor pi paglierini che non
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ALDOUS H UXLEV
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Come sembra vecchio! fu il mio primo
commento. Tanto vecchio da essere il non-
no dei suoi figli.
E tanto infantile, a cinquantasei anni ,
da essere il ragazzino di Katy.
un incesto un po' complicato.
Ma in pratica funzion insistette Ri-
vers, f unzion cosi bene che era, diventata
unavera e propria simbiosi. Lui vivevadi lei.
E lei era li per questo - la maternit incar-
nata.
Diedi un'altra occhiata alla fotografia.
Che affascinante collezione di stili ! Maar-
tens gotico puro. Sua moglie un'eroina
wagneriana. I bambini SOTI roba da signora
Molesworth, fatta e finita. E t u, tu... Alzai
gli occhi sulla faccia quadra e cor iacea che
mi si para va innanzi dall'altra parte del fo-
colare, e quindi li riportai sulla fotografia.
e. Mi ero dimenticato la tua bellezza di una
volta. Er i una copia romana di Prass itele.
Eperch non unoriginale? implor lui.
Scossi la testa.
Guarda il naso dissi. Guarda com'
modellata la mascella. Questo non Atene;
questo Ercolano. Ma per fort una le ragazze
non si interessano di storia dell 'arte. A tutti
i fini pratici dell'arte amatoria tu eri il non
plus ultra, il .vC'l'o dio greco.
Rivers storse il viso in una smorfia.
Pu darsi che sembrassi investito di quel-
la parte disse. Ma se credi che potessi so-
stenerla sul serio... Scosse la tes ta. Ni ente
Lede per me, niente Dafni, niente Europe,
A quei tempi, ricordatelo, io ero ancora il
prodotto immitigato di una deplorevole edu-
cazione. Figlio di un mini stro luterano c, do-
po i dodici anni, unica consolazione di una
madre vedova. Si, la sua unica consolazione,
bench lei si considerasse una cristiana de-
vota. Al piccolo Johnny toccava il primo, se-
condoe terzo posto; Di o era giusto uno di quei
cavalli che fanno numero. E naturalmente
l'unica consolazione non aveva altra scelta
che diventare il figlio modello, il pri mo della
classe, l'indefesso vincitore di borse di stu-
dio, che si sud gli anni di college e di uni.
versit senza aver tempo libero per cose pi
sottil i del football o del Club dell'Allegria,
o pi illuminanti del sennone settimanale
del reverendo Wigman.
Ma le ragazze ti permettevano poi di
ignorarle? Con una facc ia cosi? e additai
l'atleta ricciuto dell'istantanea.
Rivers tacque, poi rispose con un'al tra do-
manda.
Ti ha mai detto t ua madre ehe il piUme-
raviglioso dono di nozze che un uomo possa

una cattedra di ordinario. Non avrei mai


avuto bisogno di lasciare casa mia. E quando
fossi stato sulla quarantina, lei mi avrebbe
combinato un matr imonio con qualche ottima
ragazza luterana che l'amasse come sua ma-
dre. Se non ci si metteva di mezzola grazia di
Dio, quella sarebbe stata la fine di John Ri-
vers - una fine miseranda. Ma la grazia di
Dio attendeva il moment o buono- e si dimo-
st r poi di un'efficacia straordinar ia. Un bel
mattino, poche settimane dopo la laurea, r i-
eevett i una lett era da Henry Maartens. Lui
allora era a St. Louis, e lavorava sugli atomi.
Aveva bisogno di un altro assistente per le
ricerche, aveva avuto buone informazioni sul
mio conto dal mio professore, non poteva of-
f rinni che uno stipendio vergognosamente
basso - ma se mi interessava... Per un fisico
alle prime anni, era un'occasione d'oro. Per
mia madre era la fine di t utto. Con spasi mato
fervore ci preg su. A suo eterno merito, Id-
dio le disse di lasciarmi andare.
Dieci giorni dopo, un tassi mi deposit
sulla soglia dei Maartens. Ricordo di essere
r imasto l col sudor freddo, cercando di fa r-
mi coraggio e suonare il campanello. Come
uno scolaro discolo che sia convocato dal Pre-
side. La prima esaltazione per la mia mera-
vigliosa f ortuna era svaporata da tempo, e
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portare alla sposa la propria verginit?
No, per fortuna. .
Be' la mia invece si. E lo fece per giunt a
in ginocchi o, nel corsodi una preghiera estem-
poranea. Nelle preghiere er a
grande soggiunse fra parent esi. PlU
cora di mio padre. Le frasi scor revano pIU
piane, il linguaggio imitava l'antico in ma-
niera pi genuina. Sapeva discutere la
stra situazione finanziaria o rimproveral'lTIl
la mia avversione per il pasticcio di tapioca,
con le frasi stesse dell'Epistola agli Ebrei.
Come esempio di vir tuosismo linguistico, era
proprio sbalorditi vo. Purtroppo io non po-
tevo vederlo sotto questa luce. Chi dava que-
sta prova di abilit era mia madre, e l'occa-
sione era solenne. Tut to ci che si diceva,
quando lei parlava a Dio, andava preso con
seri et religiosa. Specie quando aveva a che
f are col grande argomento proibito. A ven-
tot t'anni, credilo o no, io avevo ancora quel
regalo di nozze per la mia ipotetica sposa.
Ci fu un silenzio.
Mio povero John dissi finalmente io.
Lui scosse la testa. .
In realt fu la mia povera mamma. Ave-
va predisposto t utto alla perfezione. Un po-
sto di instructor nella mia vecchia uni versit,
poi una cattedra di professore incaricato, poi
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per gli ultimi gi orni trascorsi a casa, e du-
rante tutte le ore interminabili del viaggio,
non avevo fatto che pensare alla mia inade-
guatezza. Quanto ci avrebbe messo un uomo
come Henry Maartens a smascherare un uo-
mo come me? Una settimana? Un giorno'!
Forse un'ora! Lui mi avrebbe disprezzato;
sarei divenuto lo zimbello del laboratorio. E
le cose non sarebbero andate meglio fuori del
laboratorio. Anzi, potevano andare anche
peggio. I Maartens mi avevano invitato ad
accettare la loro ospitalit finch non avessi
potuto trovare un alloggio per mio conto. Che
straordinaria cortesia ! Ma pure che demo-
niaca crudelt ! Nell'atmosfera austeramente
colta di casa loro mi sarei rivelato per quello
che ero - timido, stupido, irrimediabilmente
provinciale. Ma intanto, il Preside aspettava.
Ar rotai i denti e premetti il bottone. La por-
ta venne aperta da una di quelle anziane d(}-
mestiche di colore che compaiono nelle com-
medie vecchio stile. Sai, quelle che nacquero
prima dell' Abolizione e da allora son sempre
rimaste con Miss Belinda, Lo spettacolo reci-
tato dava nel dozzinale, ma la parte era sim-
patica, e sebbene godesse a esagerarla, Beu-
lah non era soltanto un tesoro; era, come sco-
prii ben presto, molto avanti sulla via della
santit. Spiegai chi ero e, mentre parlavo,
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lei mi squadr da capo a piedi. Il mio aspett o
dovette risultare soddisfacente; perch lei
mi adott seduta stante come membro della
famiglia da lungo tempo perduto, una specie
di Figliuol Prodigo appena ritornato all'ovi-
le. "Vado a farvi un sandwich e una bella
tazza di caff" insistette, e aggiungendo:
"Sono tutti qua dent ro ", Apri una porta e mi
ci spinse attraverso. Mi preparai in spirito
al Preside c a un fuocodi sbarramento a base
di cultura. Ma la scena in cui entrai era in-
vece qualcosa che, se l'avessi vista quindici
anni dopo, avrei potuto scambiare per una
parodia in tono minore dei Fratelli Marx.
Ero in una stanza di soggiorno spaziosa ed
estremamente disordinata. Sul divano gia-
ceva un uomo canuto dal colletto aperto, ap-
parentemente moribondo - perch la sua fac-
cia era livida, e il respiro andava e veniva
con una specie di rantolo asmatico. Accanto
a lui in sedia a dondolo - la mano sinistra
sulla sua fronte, e nella destra una copia del-
l'Universo pluralietico di William J ames _
leggeva in pace la pi bella donna che avessi
mai vista. Sul pavimento c'erano due bam-
bini - un ragazzino dai capelli rossi che gi(}-
cava con un trenino meccanico e una ragazza
di quattordici anni dalle gambe lunghe e ne-
re, che stava distesa sullo stomaco a scrivere
e, balzando in piedi, corse verso la finestra
aperta. "Attento !" grid il ragazzino. "At -
tentoo!" Si sent i uno schianto. "Oh, Cristo! "
aggiunse in tono di disperazione contenuta.
Tutta una Stazione Centrale giaceva in ro-
vina, ridotta ai blocchi componenti. "Cristo!"
ripet il bambino ; e quando la poetessa gli
disse che non doveva di re Cristo, lui mi nac-
ci: "Allora dico qual cosa di veramente brut-
to. Dico...". Le sue labbra si mossero in tacita
bestemmia.
Dalla finestra, intanto, venne l'orrendo
suono di un uomo che si stava lentamente
impiccando.
"Seusatemi" disse la bella donna. Si alz,
mise gi il libro e corse alla r iscossa. Uno
strepito metallico. L' orlo della gonna aveva
rovesciato una torre di segnalazione. Il ra-
gazzino usci in uno str illo di rabbia. "Stupi-
do." url. "E... elefante."
"Gli elefanti" disse la poetessa in tono di- .
dattico "guardano sempre dove met tono i pie-
di." Poi gir la testa e, per la prima volta,
prese atto della mia esistenza. "Si erano di-
menticati di voi" mi spieg con un'aria di SUe
periorit stancamente sprezzante. M cosi che
vanno le cose qui."
Alla finestra, l'impiccagione graduale
era ancora in corso. Piegato in due, come se
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poesia (si vedeva la forma delle str ofe) con
una matita rossa. Erano tutti cosi profonda-
mente assorti nelle rispettive attivit - gioco
o composizione, lettura o agonia - che per al-
meno mezzo minuto la mia presenza nella
stanzapass completamente inosservata. Tos-
. sii, non accadde nulla, tossii ancora. Il ragaz-
zino sollev la testa, mi fece un sorriso cor-
tese ma senza interesse, e ritorn al suo tre-
no. Attesi altri dieci secondi; poi, disperato,
mi feci avant i nella stanza. La poetessa re-
clina mi sbarrava la strada. La scavalcai.
"Scusatemi" mormorai. Lei non mi bad per
nulla; ma la lettrice di Will iam J ames mi
senti e alz gli occhi, che di sulla cima del-
l'Universo pluralistico brillavano d'azzurro.
"Siet e voi l'uomo del forno a gas?" domand.
Il suo viso era d'una grazia cosi raggiante
che per un momento non riuscii a proferir
verbo. Riuscii solo a scuotere il capo in segno
di diniego. "Scioccal" disse il ragazzino.
"L' uomo del gas ha i baffi." "Sono Rivers "
riuscii finalmente a mormorare. "Rivers ?"
ripet lei con aria assente. "Rivers ? Ah gi,
Rivers !" Ci fu un'aurora improvvisa di rico-
noscimento. "Sono tanto li eta..." Ma prima che
potesse termina re la frase, l'uomo dal rantolo
di morte apri un paiod'occhi spettrali, fece un
rumore simile a un grido di guerra rientrato
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qualcunol'avesse colpitoal bassoventre, l'uo-
mo dai capelli bianchi lottava per una boc-
cata d'aria - lottava sostenendo una bat ta' l
glia che, a giudicare dall' aspet to e dai suoni
emessi, era perduta. Gli stava accanto la dea, .
dandogli colpetti affettuosi sulla schiena e
mormorando parole di incoraggiamento. Ne
f ui costernato. Era la cosa pi tremenda che
avessi visto. Una mano mi tir il risvolto dei
calzoni. Mi voltai e t rovai la poetessa che
guardava in su. Aveva un visino stretto e in-
tenso, con occhi grigi distanti e un po' t rop-
po grandi. "Penombra" disse. "Ho bisogno di
t re parol e che ri mino con penombra. Ci ho
adombra - quella va benissimo. E ci ho sgorn-
bra - che addirittura stupenda. Ma che dir-
ne di catacomba? .. Scosse il capo; poi, guar-
dando il suo foglio con aria corrucciata, lesse
ad alta voce: "La qualcosa penombra / Del-
l'anima mia, tetra catacomba (1). Non mi
. piace, e a voi ?" Dovett i ammettere che non
mi piaceva. "Eppure proprio quello che vo-
glio dire" prosegui lei. Un'onda luminosa mi
t ravers il cervello. "Che dirne di ingom-
bra?" Il suo volto si accese di piacere ed ec-
(Il Dalo il carattere circostanziato della scena e ddl e pa-
role, non a ~ M ' o l e riprodurre in italiano i voli di Pegase di
questa poet essa in erba; tanto piu che entrano in gioco que-
stioni di rima c assonanza non riproducibili.
J
citazione. Ma certo, certo! Che sciocca era
stata ! La matita rossa cominci a scrivere
a velocit fur iosa. "La qualcosa penombra"
declam trionfante, "Dell'anima che un greve
peso ingombra.' Dovetti mostrarmi dubbio-
so, perch s i affrett a domandarmi se non
credevo che un noelo d'ansia ingomb1'a an-
tasse meglio. Pr ima che potessi r ispondere
si udi un altro e pi sonoro rumore di stran-
golament o. Diedi un'occhiata alla finest ra,
poi mi ri volsi daccapo alla poetessa. "Non p0-
tremmo f are qualcosa ?"sussurrai. La ragaz-
za croll il capo. "Ho consultato l'Enciclope-
dia Britannica"rispose. "Dice che l'asma non
ha mai accorciato la vita a nessuno." E poi,
vedendo che ero ancora turbato, si strinse
nelle spallucce ossute e disse : "Si finisce per
abituarcisi".
Rivers rise tra s nell'assaporare il ricordo.
"Si finisce per abituarcisi " ripet.
il cinquanta per cento delle Consolazioni della
Filosofia in quattro parole. E l'altro cinquan-
ta per cento si pu esprimere in sei : Fratello,
quando sei morto, sei morto. Oppure, se pre-
feri te, in sette : Fratello, quando sei morto,
non sei morto.
Si alz e prese ad attizzare il fuoco.
Be', quella f u la mia prima presentazio-
ne alla famiglia Maartens disse ponendo
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un alt ro ceppo di quercia sul mucchio di vi -
vide braci. In qualche modo mi abituai a
tutto abbastanza rapidamente. Anche al-
l'asma. notevole come sia facile abituarsi
all'asma degli altri. Dopo due o t re volte
prendevo gli attacchi di Henry con la stessa
calma degli alt r i. In un dato momento sof-
focava come strangolato; e un momento do-
po era f resco come una rosa e parlava, con
uno scilinguagnolo incredibile, di meccanica
quanti stica. E seguit a ri petere questa sce-
na fino agli ottantasett e anni di et. Mentre
io invece potr dirmi fortunato soggiunse,
dando al ceppo un ultimo colpetto se arri-
ver a sessantasette. l o ero un atleta, vedi.
Uno di quei ragazzi forti come torelli. E mai
un giorno di malattia - fi nch, pam, salta
una coronaria, o vuum, partono i reni ! In-
tanto le canne spezzate, come il povero vec-
chio Henry, tirano avanti a non fini ree a for-
za di lamentar cattiva salute arrivano ai
cent'anni. E non solo questione di lamenti,
ma di sofferenza vera. Dermatite da asma,
ogni sorta di mal di ventre, affaticamenti
inenar rabili, depressioni indicibili. Aveva
uno slipetto in studio e un alt ro in labora-
torio, pieni zeppi di boccette di rimedi omeo-
patici, e non si moveva mai di casa senza i
suoi Sciroppi al rabarbaro, Carbone vegetale
e Fosfati di bryonia e salicornia. I suoi col-
leghi, scettici, lo prendevano in giro per quel-
la mania di impregnarsi di medicine tanto
diluite che in ciascuna pillola non poteva es-
serci nemmeno una molecola della sostanza
terapcutica.
\\la Hcnry non si f aceva prendere alla
sprovv ista, Per giustificare l'omeopatia, ave-
va ideato tutta una teoria dei campi non ma-
ter iali - campi di energi a pura, campi di
organizzazione incorporea. A quei tempi
erano cose inaudite. Ma Henry , non dimen-
ticarlo, era un uomo di genio. Quelle sue idee
inaudite cominciano adesso a quadrare. Qual.
.che anno ancora, e saranno di un'evidenza
incontrovertibile.
Quello che interessa a me dissi io so-
no i mali di ventre. Le pillole facevano ef-
fetto o no?
Rivers si strinse nelle spalle.
Henry arriv a ottantasette anni rispo-
se, rimettendosi a sedere.
Ma non ci sarebbe arrivato anche senza
le pillole?
Questo disse Rvers un esempio
perfetto di domanda senza senso. Noi non
possiamo risuscitare Henry Maartens e far-
gli rivivere tutta la sua vita senza omeopa-
ti a. Quindi non potremo mai sapere che rap-
di tale et ed umore da portarla a dissenti r e
da t utto quello che gli altri approvavano.
Anche il grand'uomo emerse per un momen-
to da Nefelococcigia per dare il suo voto a
favor e della mia permanenza. Ci decise la
faccenda. l o diventai uno di casa j diventai
un Maartens onorario, Mi rese tanto felice
prosegui Rivers dopo una pausa ~ c ~ e ~
gutavo a pensare con un senso di disagio
come qualcosa dovesse certo essere fuori po-
sto. E di li a poco vidi che cos'era. La felicit
coi Maartens comportava infedelt verso ca-
sa mia. Bisognava ammettere che, per tutto
il tempo in cui viss i con mia madre, non m-e-
vo mai provato altro che restrizione e un
senso cronico di colpa. E adesso, da eompo-
nente di questa famiglia di est r anei pagani,
mi sent ivo non soltanto felice, ma anche buo-
no; e anche, in un modo che non aveva alcun
precedente, r eligioso. Per la prima volta sep-
pi che cosa significassero in realt tutte quel-
le parole delle Epistole. Grazia, per esem-
pio - ero colmo di grazia. La 1WVit dello
spiri to - era sempre li; mentre quasi tutto
ci che avevo conosciuto con mia madre era
la mortificante vecchiezza della lettera. E che
dirne della Prima Epistola ai Cornti, tre-
. dici? Che dirne della f ede, speranza e carit?
Be', non vogli o vantarmi, ma le avevo. La
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porto ci f osse tra la sua autoterapia e la sua
longevit. E dove non c' una possibile ri-
sposta operativa, non vi senso concepibile
nella domanda. Ecco perch aggiunse non
si potr mai avere una scienza della stori a
- perch non si pu mai collaudare la veri t
di un'i potesi. Donde l'irrilevanza finale di
t utti questi libri. Eppure bisogna leggerli,
diavolo. Senn come si fa a trovare una via
d'uscita dal caos del fatto immediato? Certo
che la via sbagliata ; non c' nemmen bi-
sogno di di rlo. ~ l a meglio t rovare la via
sbagliata che essere del tut to smarriti.
Non una conclusione molto rass icu-
rante mi azzardai a dire.
Ma la migliore che noi si possa l'aggiun-
gere - almeno, nelle condizioni in cui att ual-
mente ci troviamo. Rivers tacque per un
momento. Be', come dicevo riprese in to-
no diverso finii in qualche modo per abi-
tuarmi all'asma di Henry, finii per abituar-
mi a tut ti loro, ad ogni cosa. Tanto addirit-
tura che, quando dopo un mese di caccia al-
l'alloggio riuscii a scoprire un appartamen-
to conveniente e non troppo brutto, loro non
mi lasciarono andare. "Qui siete"disse Kat y
"e qui ri manete." La vecchia Beulah le die-
de man forte. Cosi pure f ece Timmy, e un
po' a denti stret t i anche Ruth, pur essendo
IL GENIO E LA DEA
45
(1) I n in'llcse le parol e scabrose od oscene sono compost e
in genere di quatt ro lettere; per cm dire " una parola di quat-
tro lettere" e " una parola scandalosa" lo stesso. Donde l' a-
cuto senso di paradosso che Rvers ottiene parlando de ll'a-
more (10VI ) in questi termini. Sul lett ore non nat u-
ralmente, l'effetto va quasi interamente perduto.
tra che una specie di mostro d'alta classe.
In quei giorni avevo tanta carit che avrei
potuto amare un coccodrillo, avrei potuto
amare un polpo. Si leggono tutte queste in-
venzioni dei sociologi, tutte queste dotte bag-
gianate degli scienziati politici. Con un ge-
sto di sprezzante esasperazione Rivers die-
de una manata a una fila di volumi corpu-
lenti sul settimo scaffale. Ma in realt c'
una soluzione sola, ed esprimibile in una
parola di cinque lettere, cosi scandalosa che
anche il marchese de Sade la usava con est re-
ma cautela. La compit. A-M-O-R-E (1).
Oppure, se preferisci la decente oscurit
delle lingue dotte, Agape, Chari tas, MaIIa-
karuna. A quei tempi sapevo davvero che CD-
sa significasse. Per la prima volta - si, per
la pri ma volta. Era quello il solo lineamento
inquietante di una situazione peralt ro beata.
Poich se questa era la prima volta che io
sapevo cosa fosse amare, che dirne di tutte
le alt re volte, quando avevo creduto di sa-
perlo, che dirne di quei sedici anni in cui ero
stato l' unica consolazione di mia madre?
46 ALDOUS HUXLEY
fede innanzitutto. Una fede redentriee nel-
l' universo e nel mio simile. In quanto all'al-
tro tipo di fede - quella semplice fede Iute-
rana che la mia povera madre era tanto or-
gogliosa di aver serbato intatta, come una
verginit, attraverso tutte le tentazioni della
mia educazione scientifica... Si st rinse nel-
le spalle. Nulla pu essere pi semplice
dello zero; e quella, mi accorsi d'un tratto,
era la semplice fede in base a cui ero vis-
suto per gli ultimi dieci anni. A St. Louis
avevola sua forma pi autentica - fede vera
in un vero bene, e al tempo stesso una spe-
ranza traducentesi nella convinzione irre-
movibile che tutto sarebbe stato sempre me-
raviglioso. E alla fede e speranza si accom-
pagnava una traboccante carit. Come si fa-
ceva a provare affetto per qualcuno come
Henry - qualcuno cosi remoto da non saper
nemmeno chi eri, e cosi egocentrico da non
curarsi neanche di saperlo? A lui non si
poteva voler bene - eppure io gliene volevo,
gliene volevo. Mi ispirava simpatia non solo
per le ragioni ovvie - perch era un gran-
d'uomo, perch a lavorar con lui ti sentivi
elevare intelligenza e intuizione a una po-
tenza superi ore. Mi ispirava simpatia f uori
del laboratorio, proprio per quelle qualit
che rendevano impossibile vedere in lui al-
IL GENIO E LA DEA 47
io potevo rendermi utile quando bisognava
andare a prenderlo o f ar commissi oni. Per-
ch i ragazzi avevano avuto la sfor tuna di
imbattersi in un paio di insegnant i inetti
e abbisognavano di tut ta l'assistenza didat-
t ica che io potevo dar loro. Perch la signora
1\-1. era stata cosi gent ile che io mi sentivo
moral mente tenuto a rimanere per sollevar-
la di qualcuno dei suoi oneri. Naturalmente
avrei preferito la mia int imit; ma er a giu-
sto anteporre le mie inclinazioni personali
alle loro esigenze? E siccome la domanda era
ri volta a mia madre, la risposta non poteva
essere che una sola. Che ipocri sia, che as-
sortimento di menzogne! Ma la verit sareb-
be stata troppo penosa ad apprenders i, per
lei, e a met tere in parol e per me. Perch la
ver it era che io non ero mai stato felice,
non avevo mai amato e non mi er o mai sen-
tito capace di altr uismo spontaneo fino al
giorno in cui, lasciata casa mia, ero venuto
a vivere con questi Amalechiti.
Rivers sospir e scosse la testa.
Povera mamma disse. Forse avrei
potuto essere pi buono con lei. Ma per buo-
no che fossi stato, ci non avrebbe cambiato
i fat ti fondamentali - il fatto che lei mi ama-
va con un senso di possesso, e il fatto che io
non volevo essere posseduto; il f atto che lei
48 ALDOUS H CXLEY
Nella pausa che segui evocai il ricordo
della signor a Rivers che qualche volta era
venuta, col suo piccolo Johnny, a passare un
pomeriggio domenicale con noi in fattoria,
quasi cinquant' anni fa. Era un ricordo di
all'aga nero, di un profilo pallido come il
volto inciso sullo spillone a cammeo di zia
Esther, di un sor riso che, con la sua soavit
deliberata, non pareva accorda rsi coi fred-
di occhi valutatori. Il quadro era legato a
un gelido senso di apprensione. "Da' un bel
bacione alla signor a Rivers." lo obbedivo, ma
con quale orripilata riluttanza! Una f rase
di zia Esther affior, staccata come una sin-
gola bolla, dalle profondit del passato. "Quel
povero pupo" aveva detto lei "non fa che
adorare sua madre." Egli aveva adorato, si.
Ma l' aveva amata ?
Esiste una parola "disabbellimento"?
chiese Rivers d'un tratt o.
Scossi la tcsta.
Be', dovrebbe esistere insist ette lui.
Perch proprio la cosa a cui ricorrevo
nelle mie let tere a casa. Regist ravo i fatti;
ma sist ematicamente li disabbellivo. Conver-
t ivo una rivelazione in qualcosa di grigio,
or dinario e moralistico. Perch rimanevo dai
Maartens? Per senso di dovere. Perch il
dot tor M. non sapeva guidar l' automobile e
IL G E ~ I O E LA DEA 49
4.
50 ALDOUS HUXLEY
era sola e aveva perduto tutto, e il fatto che
io avevo i miei nuovi amici; il fatto che lei
era un'orgogliosa stoica, illusa di vivere da
cristiana, e il fatto che io ero caduto in un
sano paganesimo e che, ogniqualvolta pote-
vo dimenticarla - cio ogni giorno tranne
la domenica, quando le scrivevo la mia let-
tera settimanale - ero supremamente felice.
Si, supremamente felice! Per me, in quei
giorni, la vita era un'egloga cosparsa di li-
riche. Tutto era poesia. Condurre Henry al
laboratorio nella mia J\laxwell di "seconda
mano; pareggiare l'erba del prato; portare
a casa le compere di Katy quando pioveva
- pura poesia. E lo era anche l'incombenza
di portar Timmy alla stazione a guardare le
locomotive. E anche il portare Ruth a spasso
in primavera in cerca di bruchi. Lei si inte-
ressava ai bruchi conuna seriet professiona-
le spieg, quando espressi la mia sorpresa,
Faceva parte della sindrome Penombra-
Catacomba. I bruchi erano ci che di pi
vicino ad Edgar Allan Poe la realt potesse
fornire.
Ad Edgar Allan Poe?
"Poich si recita una tragedia, l'Uo-
mo"lO declam lui "e il suo eroe il Venne
Vincitore." In maggio e in giugno il paesag-
IL GEl\-rO E LA DF.A. 51
gio formicolava addirittura di Vermi Vin-
citori. lO
Oggigiorno riflettei e: non sarebbe Poe.
Lei si leggerebbe Spillane o uno degli albi
a fumetti pi sadici.
Lui annui.
Qualunque cosa, per scadente che sia,
purch ci sia dentro un po' di morte. La
morte egli ripct preferibilmente violen-
ta, preferibilmente in f orma di sventramen-
to c corruzione - uno degli appetiti del-
l' infanzia. forte quasi come l'appetito per
le bambole o i dolciumi o il giocare con gli
organi genitali. I bambini han bisogno della
morte per ottenere una nuova specie di emo-
zione, deliziosa fino al disgusto. No, non
esattamente cosi. Ne hanno bisogno, come
han bisogno delle altre cose, per dare forma
specifica alle emozioni che hanno gi. Sapre-
sti ricordare come erano acute le tue sensa-
zioni, come reagivi intensamente a tutto
,
quando eri bambino? L'estasi dei Iamnon
aUa crema, l'orrore del pesce, l'infernodel-
l'olio di ri cino! E la tortura di doversi al-
zare in classe e dir la lezione davanti a tutti!
La gioia inesprimibiIe di star seduto vicino
al conducente, con l'odore di sudore equino
e cuoio nelle nari, la strada bianca che si
~ t e n d e v a all'infinito, e i campi di granturco
e cavoli che gi ravano adagio, mentre il ca-
lessino li sorpassava, aprendosi e chiuden-
dosi adagio come enormi ventagli. Quando
sei bambino, la tua mente come una solu-
zione satura di sentimento, una sospensione
di tutti i bri vidi - ma allo stato lat ent e, in
una condizione di indeterminatezza. A volte
sono le circostanze esterne che f anno da
agente cristalli zzatore, a volte la tua stessa
f antasia. Vuoi qualche specie particolare di
emozione, e ti sottoponi a un deliberato la-
vorio psichico finch non la ottieni - un cri-
stallo rosa vivido di piacere, mettiamo, un
pezzo di paura verde o livido; poich la pau-
ra, naturalmente, un brivido come tutti
gli altri, la paura un'orrenda specie di
svago. A dodici anni, mi godevo lo svago di
impauri rmi f antas ticando sulla morte, sul-
l' inferno dei quaresimali di mio padre buo-
n'anima. E quanta pi paura di me sapeva
fabbricarsi Ruth! Pi paura a un estremo
della gamma, e pi estatica f elicit all'al-
tro. E questo vale, direi, per quasi tutte le
adolescenti. La loro soluzione di brividi
pi concentrata della nost ra, esse sanno fab-
bricarsi pi rapidamente pi variet di cri-
stalli piii grossi e scelti. Manco a dirlo, a
quei tempi io non sapevo niente sulle adole-
scenti. Ma Ruth fu per me un corso completo
di istruzione superiore in materia - fin trop-
po, come si vide poi ; ma a questo ci arrive-
remo a suo tempo. Intanto, lei aveva comin-
ciato a insegnarmi quello che ogni giovanot-
to dovrebbe sapere sulle adolescenti . Fu una
buona preparazione alla mia carriera di pa-
dre di t re figlie.
Rivers bevve un po' di whisky con acqua,
depose il bicchiere e per un poco si succhi
la pipa in silenzio.
Ci f u un uieek-end particolarmente
ist rutti vo disse alfine, sorri dendo t ra s al
ricordo. Fu durante la mia pri ma prima-
vera coi Maartens. Stavamo alla loro piccola
fat tori a, dieci miglia a ovest di Sto Louis.
Dopo cena, sabato sera, Ruth ed io uscimmo
a guardare le stelle. C'era una collinetta die-
tro la casa. Ci salivi, ed ecco l tutto il cielo
da orizzonte a orizzonte. Centottanta gradi
di mistero bruto e inesplicabile. Era un po-
sto ideale per star seduti senza parlare. Ma
a quei tempi mi sentivo ancora in dovere di
migliorare la mente del mio prossimo. Cosi
invece di lascia rle guardare in pace Giove e
la Via Lattea, le sciorinai lo stantio reperto-
ri o di fatti e cifre - la distanza in chilometri
dalla Terra alla l' iii vicina stella fissa, il dia.
metro della galassia, l'ultima parola dell'os-
servatorio di Mount Wilson sulle nebulose
52 ALDOUS HUXLF.Y IL CENtO E LA DEA 53
---
ciammo a scendere dalla collina in direzone
del bosco. ' Sono sicura che morirei di spa-
vento se fossi sola" disse lei. E poi, un mo-
mento dopo: ' Hai mai letto La Caduta della
Casa Usher "; Era chiaro che voleva rac-
cont armi quella novella ; e allora dissi che
no, non l'avevo mai letta. Lei cominci. "Par-
la di un f ratello c sorella che si chiamano
Usher, e abitavano in una specie di castello
con davanti una palude nera e livida, e ci
sono fu nghi velenosi sulle mura, e il fratello
si chiama Roderick e ha una fantasia cosi
fervida che sa comporre poesie senza pen-
sarei su, cd bruno e bello e ha occhi molto
grandi e un delicato naso ebraico, proprio
come la sorella gemella, che si chiama Lady
Madeline, e sono entrambi molto malati, ac-
cusano misteri osi disturbi nervosi, e lei va
soggetta ad attacchi di catalessi... E eosi
la narrazione proseguiva - un brano di Poe
ri cor dat o, e poi uno zampillo del dialetto da
scuola media inferiore degli anni dopo il
1920 - mentre noi scendevamo il pendio er-
boso sot to le stelle. Frattanto la povera Lady
Madeline era morta e il giovane Mr. Usher
si aggirava tra gli arazzi e le fungaie in uno
stato di pazzia incipiente. E ne aveva ben
donde! "Non ho dunque detto che i miei sen-
si erano acuti?"declam Ruth in un sussur-
54 ALDOUS HUXLEY
a spirale. Rut h ascoltava, ma la sua mente
non -ne fu migliorata. La colse invece una
specie di panico metafisico. Che spazi, che
dur ate, quanti mondi oltre improbabili mon-
di! E noialtri quaggi , davanti all'infinito
e all'eternit, a scervellarci per la scienza e
le f accende domest iche e la puntualit, per
il colore dei nastri da mettere in t esta e le
votazioni settimanali in algebra e gramma-
ti ca latina! Poi, nel boschetto oltre la col-
lina, una civetta lanci il suo richiamo, e il
panico metafisico divent qualcosa di fisico
- fisico ma occulto al tempo stesso; poich
questo br ivido alla bocca dello stomaco era
dovuto alla superstiziosa credenza che le ci-
vette siano uccelli stregoni, di malaugurio,
annunciatori di morte. Lei certo sapeva che
erano tutte stupidaggini ; ma che bellezza,
pensare e agire come se fosse vero! Cercai
di buttarla in scherzo; ma Ruth voleva sen-
tirsi impaurita ed era pronta a razionaliz-
zare e giustificare le sue paure. "Una delle
mie compagne di classe ha perso la nonna
l'anno scorso" mi disse. "E quella notte c'era
una civetta in giardino. Proprio nel centro
di Sto Louis, dove non ci sono mai civette."
Quasi a confermare il suo racconto, ecco un
altro scoppio d' ululi remot i. La bimba rab-
brivi di e mi prese per un braccio. Comin-
IL GENIO E LA DEA 55
a un mucchio di gente" spieg Ruth. "Ecco
perch ti consigliano di metterlo nel test a-
mento- nonseppellitemi finch nonmi avrete
toccato le piante dei piedi con un ferro ro-
vente. Se non mi sveglio, allora va bene e
potete procedere alle esequie. Questo non
l'avevano f atto con Lady Madeline, e lei era
.soltanto in preda a un attacco di catalessi,
finch poi si svegli nella bara. E Roderick
l'aveva sentita in tutti quei giorni, ma per
qualche ragione non aveva detto niente. E
adesso lei era li, tutta vestita di bianco, in-
sanguinata, a barcollare sulla soglia, e poi
usci in un urlo di terrore pazzo e gli cadde
addosso, e url anche lui e..." Ma a questo
punto qualcosa si agit rumorosamente nel-
l'invisibile sottobosco. Nero nell'oscurit,
sbuc sulla strada qualcosa di enorme pro-
prio davanti a noi. Lo st rillo di Ruth fu forte
quanto quello di Marleline e di Roderiek in-
sieme. Mi serr il braccio in una stretta con-
vulsa, mi nascose la faccia contro la manica.
L'apparizione sbuff. Ruth emise un altro
st ri llo. Ci fu un altro sbuffo, e poi lo scal-
pito di zoccoli che si allontanavano. " solo
un cavallo brado" dissi io. Ma i ginocchi le
cedevano, e se non l'avessi sorretta e aiutata
a calarsi dolcemente a terra, ci sarebbe ca-
duta. Ci fu un lungo silenzio. "Quando ne
-:
56 ALDOUS HUXLEY
l'O eccitato. "Ora ti dico che ho udito i suoi
primi fiochi movimenti nella concava bara.
Li ho udi ti molti, molti giorni fa. " Intorno
a noi l'oscurit si era infittita e d'un tratto
gli alberi si chiusero su di noi e fummo in-
ghiottit i dalla doppia notte del bosco. In alto,
nel tet to di fogliame, tralueeva ogni tanto
un frastaglio di oscurit pi pallida e azzur-
. ra e da ent rambi i lati le pareti della galleria
si aprivano qua e l in crepacci misteriosi
di cupo crespo grigio e argento annerito. E
che muffito odore di putredine! Che umido
gelo sulla guancia! Era come se la visione
fantastica di Poe si fosse convertita in real-
t sepolcrale. Noi eravamo entrati, a quan-
to sembrava, nella tomba di f amiglia degli
Usher. "E poi di colpo" diceva Ruth "di col-
po echeggi una specie di clangore metalli-
co, come quando si lascia cadere un vassoio
su un pavimento di pietra, ma un po' attu-
tito, come se fosse molto gi, sotterra, per-
ch, vedi, c'era una grossa cantina sotto la
casa, e li era sepolta tutta la famigli a. E un
minuto dopo eccola li alla porta - l' eccelsa
figura di Lady Madeline di Usher, avvolta
nel sudario. E c'era sangue sui suoi bianchi
indumenti, perch aveva lottato una setti-
mana intera per uscire dalla bara, perch
naturalmente er a stat a sepolta viva. Capita
IL GENIO E LA DEA 57
un sasso e il mattino dopo scese a far cola-
zione vispa come un'allodola. \\la un'allodola
che si er a letta il suo Poe, un'allodola che
si interessava ancora ai vermi. Dopo la co-
lazione mattutina uscimmo a caccia di bru-
chi e trovammo qualcosa di veramente stu-
pendo- una grossa larva di sfinge, screziata
.di verde e di bianco e provvista di un corno
all'es tremit post eriore. Ruth la stuzzic con
una festuca e il povero animaletto si arro-
tol prima in un senso e poi nell'altro, in un
parossismo di rabbia impotente e di paura.
"Si contorce, si contorce"cant lei esultante ;
"con spasimi orrendi i mimi le dvengon ci-
bo, e gli angeli singhiozzano al veder le zan-
ne verminose imbevute di umano sangue."
Ma stavolt a il cristallo ella paura non era
pi grosso di un brillante in un anello di
fidanzamento da venti dollari. Il pensiero
della morte e corruzione che la sera innanzi
essa aveva assaporato per la sua intrinseca
amarezza, era ora un semplice condimento,
una spezia per rendere la vita pi gustosa e
inebriante. "Zanne verminose" ri pet , e die-
de al "erme verde un'altra puntura. "Zanne
verminose.;." E in un traboccare di esalta-
zione cominci a cantare "Se tu fossi la sola
ragazza al mondo" sul regi st ro pia alto della
sua voce. Tra parentesi soggiunse Rvers
58 ALDOUS HCXLEY
avrai abbastanza di star seduta nella polve-
re" dissi ironicamente "forse potremo prose-
guire." "Che cosa avresti f atto se fosse stato
davvero un fantasma?"domand alfine. "Sa-
rei scappato e non sarei pi tornato indietro
finch non fosse tutto finito." "Come sarebbe
a dire, tutto finito?" domand lei. "Be', lo
sai che cosa succede alla gente che incontra
fantasmi" risposi. "O muore di spavento sul
posto, oppure incanutisce e perde il lume
della ragi one." Ma invece di ridere, come
avrei voluto che facesse, Ruth disse che ero
una bestia e scoppi in pianto dirotto. Quel
grumo oscuro che il cavallo, Poe e la sua im-
maginazione avevano cristallizzato dalla sua
soluzione di sentimento era una cosa trop-
po preziosa per separarsene alla leggera.
Sai quegli enormi pezzi di zucchero filato
su stecche che i bambini leccano tutto il san-
to gi orno? Be', proprio cosi che era la sua
paura - qualcosa da succhiare per una gior-
nata intera; e lei voleva sf ruttarla al mas-
simo, seguitare a succhiarla e succhiarla sino
alla fine amara e deliziosa. Mi ci volle quasi
mezz'ora per rimetterla in piedi e l'assere-
narla. Era passata per lei l'ora di andare a
letto quando giungemmo a casa, e Ruth si
rec difilato in carnera sua. Temevo che aves-
se degli incubi. Niente affatto. Dormi come
IL GE:-nO F. LA DEA
59
60
ALDOUS JtUXLEY IL GENIO E LA DEA
61
!
com' significativo che quella disgustosa
canzone pulluli come sottopr odotto di ogni
grande massacro! Fu inventata nella prima
guer r a mondial e, riesumata nella seconda,
e ancora la canticchiavano sporadicamente
quando era in corso il macello di Corea. L'ul -
ti ma parola in f atto di sentirnentalismo ac-
compagna le ulti me parole in fatto di polit i-
ca machiavellica della potenza e violenza in-
discriminat a. qualcosa di cui bisogna es-
sere grati? O invece una cosa t al e da ap-
profondire la di sperazione che ci ispira la
l'azza umana ? lo non lo so davvero - e tu?
Scossi la testa.
Be' , come stavo dicendo riprese lui
essa si mise a cantare : "Se tu foss i l' unica
ragazza al mondo", mut il verso seguente
in "e io fossi le zanne verminose", poi smise,
si lanci su Grampus, il cocker spaniel, che
la scans e scapp a gambe levate attraverso
il pascolo con Ruth alle calcagna. lo la se-
guii al passo, e quando finalmente la rag-
giunsi lei se ne stava in piedi su un piccolo
greppo con Grampus ansimante ai suoi pie-
di. Il vento soffiava e lei lo prendeva in pie-
no viso, come una Vittoria di Samot racia in
miniatura, i capelli sollevati dal viset to ac-
ceso, la corta gonnella sventolante all'i ndie-
t ro come una bandi era, il cotone della cami-
cetta premuto dalla corrente d'aria contro
un esile corpicino quasi altrettanto piatto ed
efebico che quello di Timmy. Gli occhi erano
chiusi, le labbra si muovevano in qualche
silenziosa rapsodia o invocazione. Il cane
volt la testa mentre mi avvicinavo e sco-
dinzol con un mozzicone di coda ; ma Ruth
era troppo perduta nel suo rapimento per
udirmi. Sarebbe stato quasi un sacr ilegio
disturbarla ; cosi mi fermai a pochi metri
e mi misi a sedere in santa pace sull'erba.
Mentre la osservavo, un sorr iso beato le
schiuse le labbra e tutto il volt o parve ac-
cendersi di una luce interna. D'un t ratto la
sua espress ione mut; essa emise un grido-
lino, apri gli occhi e si guard attor no con
un'aria di spaur ito smar riment o. "John !"
chiam grata quando si avvide di me, e poi
corse a inginocchiarmisi al fianco. "Sono tan-
to contenta che tu sia qui " disse. "E c' il
vecchio Grampus. Credevo quasi..." Si inter-
ruppe c, con l'indice della mano destra, si
tocc la punta del naso, le labbra, il mento.
"Paio sempre quella ?" domand. "Sempre
quella" le assicurai "e semmai un po' ancora
di pi . " Rise, e fu un ri so piuttosto sollevat o
che divert ito. "Mc n'ero quasi andata" confi-
d. "Andata dove?" domandai. "Non lo so"
disse, scuot endo la t esta. "Er a quel vento.
tocchiamo le pure lir iche dell'esperienza, ed
esse si cangiano negli equivalenti verbali
della trippa e dello zuppone per i maiali .
Non forse eccessivo il t uo ottimismo
sull'esper ienza ? domandai. sempre cosi
aurea e poeti ca?
Int r insecament e aurea insistette Ri-
verso Poet ica per sua natura essenziale.
Ma naturalmente, se sei abbastanza immer -
so nella t rippa e zuppone da porci che ci am-
manniscono i plasmatori dell'opinione pub-
blica, tenderai automaticamente a inquinare
alla fonte le tue impressioni; ri creerai il
mondo a immagine delle tue idee - e natu-
ralmente le t ue idee sono quelle di tut ti gli
altri; quindi il mondo in cui vivi consister
nei Minimi Comuni Denominatori della cul-
t ura locale. Ma la poesia origina r ia c' sem-
pre - sempre.
Anche per i vecchi?
Si, anche per i vecchi. Purch, na tural-
mente, sappiano r icuperare la loro innocen-
za perduta.
E tu ci ri esci mai, se lecito doman-
darlo?
Credilo o no ri spose Rivers a volt e
ci riesco. O forse sarebbe pi vero di re che
qualche volta mi succede. successo propr io
ieri, ora che ci penso, mentre giocavo col mio
62 ALDOUS HUXLEY
Soffia e soffia, mi aveva soffiato via tutto dal-
la t esta - te e Grampus e t utti gli alt r i, tutti
di casa, tutti i compagni di scuola, e tutto
ci che mi mai capitato di conoscere o
finanche amare. Tutto t ravolto dal vent o, e
non r imaneva null 'altro che il vento e il mio
senso di essere viva. E stavano diventando
la stessa cosa e soffi avano via. E se mi lascia-
vo andare, chi si fermava pi ? Avrei vali-
cat o le montagne e mi sarei spinta lontano
sull'oceano e magar i difilato in uno di quei
buchi neri fra le stelle che guardavamo ieri
sera. " Rabbrivid. "Credi che sarei morta?"
domand. "O forse caduta in catalessi, in
modo che mi avrebbero credut a morta, e al-
lora mi sarei svegliat a in una bara. " Era-
vamo daccapo a Poe. L'indomani lei mi mo-
str una lamentevole filast rocca in cui i ter-
rori della notte e le est asi del mattino si era-
no r idotti alle familiari penombre e tombe
del suo rimari o. Che abi sso f ra impressione
ed espressione! questo il nostro ironico de-
stino - aver sentimenti shakespear iani e (a
meno che, per una probabilit di uno su un
mili ardo, non ci capiti di essere Shakespea-
l'e sul serio) parlame come rapprese ntanti
(li case automobilisti che, o collegiali, o pro-
fessori di liceo. Noi facciamo dell'alchimia a
rovescio - tocchiamo l'oro e diventa piombo;
I L GENIO E LA DEA
63
,.
sibile credere di lavorare per la maggior glo-
ria di Dio. Adesso non ti lasciano neanche
il conforto dell'autoinganno. Adesso sei pa-
gato dalla Marina e pedinato dal Federal
Bureau of Investigat ion. Neanche per un
momento ti permettono di scordarti a che
cosa stai lavorando. Ad rnajorem Dei glo-
riam? Non facciamo gli idioti! Ad majorem
hominis degradationem - eccoa che cosa stai
lavorando. Ma nel 1921 le macchine infer-
nali erano al sicuro, nel grembo dell'avve-
nire. Nel 1921 eravamo soltanto un grup-
pet to di innocenti teocrit ei, che si prende-
vano il pi bello e pulit o dei di vertiment i
scient ifici. E quando il diver t imento in la-
borat orio er a finito, io r iportavo Henry a
casa in Maxwell e cominciava un diverti-
mento di altro genere. A volte era il piccolo
'I'immy che s'imbrogliava con la regola del
tre. A volte era Ruth che non riusciva sem-
plicemente a capire perch il quadrato del-
l'ipotenusa dovesse essere sempre eguale alla
somma dei quadrati degli altri due lati. In
questo caso, si ; era pronta ad ammetterl o.
Ma perch ogni volta? Si appellavano al na-
dre. Ma Henry era vissuto cosi a lungo nel
mondo della Matematica Superiore che si
era diment icato come si facessero le somme;
e gli interessava Euclide solo perch quello
64 ALDOUS H UXLEY
nipotino. Da un minuto all'alt ro - la trasfor-
mazione del piombo in oro, del solenne e pro-
fessorale zuppone da porci in poesia, quella
specie di poesia che la vita era sempre quau-
do stavo coi Maartens. In ogni suo momen-
to.
Compresi i momenti passati in labora-
torio?
Quelli er ano f ra i momenti migliori
mi ri spose lui . Momenti di lavoro da scri-
vania, momenti di t rastullo con gli aggeggi
sper imentali, momenti di discussione e con-
t roversia. Era tutto un idillio in versi, come
qualcosa di Teocri to o Virgilio. Quatt ro gio-
vani dottori in fisica nella parte di appren-
disti caprai, con Henry che f aceva da pa-
t ri arca insegnando ai giovincelli i trucchi
del mestiere, lasciando cadere perle di sag-
gezza, snocciolando interminabili r acconti
sul nuovo pantheon della fisica t eorica. Lui
pizzicava la lira e ne t raeva rapsodie sulla
metamorfosi della Massa, legata alla ter ra,
in celest iale Energia. Cant ava gli amori sen-
za speranza di Elettrone per il suo Nucleo.
Fl autava la melodia dei Quanti e accennava
oscuramente ai misteri dell'Indeterminazio-
ne. Era un idillio. Quelli er ano i t empi, ri-
cordalo, in cui potevi fare il fisico senza sen-
tirti in colpa ; i t empi in cui era ancor a pos-
)
IL GENIO E LA DEA 65
66 ALDOUS H UXL EY
di Euclide era l' esempio classico di ragiona-
mento basato su un circolo vizioso. Dopo
qualche minuto di chiacchiere f atte apposta
per confondere le idee, il grand' uomo si a ~
noiava e se la svignava alla cheti chella, la-
sciando a me di ri solvere il problema di
Timmy con qualche metodo un po' pi sem-
plice dell'analisi vettoriale, di sedar e i dubbi
che assillavano Ruth con argomenti un po'
meno pericolosi per la fede nella razionalit
che quelli di Hilber t o Poincar. E poi a cena
c'era lo spasso rumoroso dei bambini che r ac-
contavano alla mamma i fatt i scolastici del
gior no; lo spasso sacrilego di Katy che"in-
ter rompeva di colpo un soliloquio sulla teo-
r ia della relati vit generale con una doman-
da accusat rice su quei calzoni di flanella che
Henry avrebbe dovuto prendere dal t intore;
lo spasso marca Vccchia Piantagione dei
commenti che Beulah faceva sulla conversa-
zione, o lo spasso epico di uno dei suoi reso-
conti sostenut i e minuziosi sul modo in cui
si macellavano i maiali in fattoria laggi
dalle sue par t i. E pi tardi, quando i bam-
bini er ano anelati a letto e Hcnry si era chiu-
so nel suo st udio, c'era il divertimento dei
divertimenti - c'erano le mie ser ate con
Katy.
IL GENIO E LA DEA 67
Rivers si appoggi allo schienale della pol-
trona e chiuse gli occhi.
lo non sono un asso in fatto di evoca-
zione visiva disse dopo una pausa di silen-
zio. Ma la carta da parati, ne sono certo,
era di un rosa polveroso. E il paralume er a
cer to rosso. Doveva esser e rosso, perch c'er a
sempre quel vivo rossore sul suo viso quando
stava li seduta a l'ammendarci le calze o a
cucir bottoni ai figlioli. Un rossore in viso,
ma mai sulle mani. Le mani si movevano nel
fulgore della luce non schermata. Che mani
forti! soggiunse, sor r idendo tra s. Che
mani capaci! Alt ro che le appendici spir i-
tuali da Beata -Damigella ! Mani fa tte come
Dio vuole, abili a maneggiare i cacciavite;
mani che sapeva no aggiustare le cose quan-
do si guastavano ; mani che sapevano f are
un massaggio, oppure, se necessario, scu-
lacciare di santa ragione; mani che avevano
il genio della past iccer ia e non erano schiz-
zinose quando c'era da vuotar secchi d'ac-
qua sporca. E il r esto della sua persona stava
alla pari delle mani. Il suo corpo - er a il
corpo di una giovane, forte matrona. Una
matrona dall a faccia di sana ragazza conta-
dina. No, non er a propr io cosi. Era la f accia
di una dea t r avestita da sana ragazza di
campagna. Demetra, forse. No, Demetra er a
68 ALDOUS HUXLEV
t roppo triste. E non era neanche Afrodite;
non c'era niente di fatale od ossessivo nella
femminilit di Katy, niente di consapevol-
mente insistito nella sua sessualit, Se c'era
di mezzo una dea, doveva essere Hera, Hera
che r ecitava la parte di lattaia - ma una
lattaia con tanto di cervello, una lat taia che
era andata all'universit. Rivers apri gli
occhi e si rimi se la pipa f ra i denti. Sor ri -
deva ancora. :Mi ricordo alcune delle cose
che diceva sui libr i che leggevo ad alta voce
la sera. H. G. Wells, per esempio. Le ri cor-
dava le risaie della nat iva California. Acri
e acri di acqua luccicante, ma non mai pro-
fonda piii di due pollici. E quei gentiluomini
e gentildonne dei romanzi di Henry James
- chiss, si chiedeva lei, se trovavano il co-
raggio di andare al gabinet to? E D. H. La-
wrence. Come le piacevano quei suoi primi
libri! Tut ti gli scienziati avrebbero dovuto
seguire un corso di perfezionamento obbli-
gatorio su Lawrence. Lo disse al Rettore
quando venne a pranzo. Lui era un insigne
chimico; e se f osse quest ione di poet hoc ergo
propier hoc, non lo so; ma a guardar sua
moglie si sarebbe detto che t utte le sue se-
crezioni non fossero che acido acetico puro.
Le uscite di Katy non furono certo bene ac-
colte. Rivers ri dacchi. E certe volte
IL GENIO E LA DEA 69
prosegui non leggevamo; parlavamo sol-
tanto. Katy mi parlava della sua infanzia
a San Francisco. Dei balli e ricevimenti a
cui partecip dopo, una volta par tita. Dei
tre giovanotti che si erano innamorati di lei
- ognuno pi ricco e, se pure era possibile,
piii stupido del precedente. A diciannove an-
ni si fidanz col pi ricco e imbecille dei t re.
I! corredo era comperato, i regali di nozze
avevano cominciato ad arrivare. E poi ven-
rie a Berkeley Henry Maartens comc pro-
fessore invitato. Lei senti una sua conf eren-
za sulla filosofia della scienza, e dopo la con-
f erenza and a 'un ricevimento serale dato
in suo onore. Furono presentati. Lui aveva
il naso aquilino, aveva occhi pallidi da gatto
siamese, sembrava un l 'i t ratto di Pascal, e
quando rideva, faceva il rumore di una ton-
nellata di coke giii per una t romba di alto-
forno. In quanto a ci che vide lui - doveva
essere indescrivibile. l o conobbi Katy a tren-
tasei anni, quando era Giunone. A dician-
nove doveva essere Ebe e le tre Grazie e tutte
le ninfe di Diana amalgamate in una sola
persona. E Henry, ricordatelo, usciva allora
allora dal divorzio che la prima moglie ave-
va chiesto e ottenuto. Povera donna! Non
era abbastanza forte da sostenere le parti a
lei assegnate - compagna di let to d'un amano
bilmentc meraviglioso, che senza por tempo
in mezzo, prima che la serata fosse finita, l e ~
lo fece invitare a pranzo da sua madre. Lui
venne, termin quello che aveva da dire e,
ment re la signora Hanbury e gli altri suoi
ospiti giocavano a bri dge, si butt a capofit-
to nella semiotica con Katy. Tre giorni dopo
ci fu una specie di picnic organizzato dalla
Societ Audubon, e i due ri uscirono a sepa-
rarsi dal resto della comiti va in una piccola
forra. E infine ci f u la sera in cui andarono
a senti re la Tmvi ata. Tra-la-la-T'Alrl-la-ra.
Rivers canticchi il tema del preludio del-
l'atto terzo. Fu irresisti bile - lo sempre.
Tornando a casa in tassi lui la baci - la
baci con un'intensit di passione e al tempo
stesso con un tatto e una destrezza che lei"
non si sarebbe mai aspettata dopo tanta se-
miotica e distrazione. Dopodich si vide chia-
ramente che il suo fidanzamento col povero
buon Randolph era stato un er rore. Ma che
scalpore quando annunci la sua intenzione
di diventare la signora lIlaartens! Un pro-
fessore mezzo matto, che in quanto a quat-
trini aveva soltanto il suo stipendio, che era
divorziato e, come se non bastasse, abbastan-
za vecchio da esserle padre! Ma avevano un
bel dire: tutto questo non c'entrava. La sola
cosa che importasse era il fatto che Hcnry
70 ALDOUS H UXLEY
te infaticabile, amministratrice d'uno ~ e m o
distratto, segretaria d'un uomo di gemo, e
utero, placenta e sistema circolatorio per
quello chc era l'equivalente psicologico di un
f eto. Dopo due aborti e un esaurimento nero.
voso aveva fatto le valigie ed era tornata da
sua madre. Henry era scatenato in tutte le
sue quattro forme _ .feto, genio, scemo e
amante famelico - alla ricerca di qualche
donna capace di sopperire alle esigenze di
un rapporto simbiotico in cui il dare fosse
tutto dalla parte di lei e il prendere tutto
dalla parte di lui, infantile e vorace, La ri-
cerca si svolgeva ormai da quasi un anno.
Henry si stava disperando. E adesso all'im-
provviso, provvidenziale, ecco Katy. Fu amo-
re a prima vista. Lui se la port in un an-
golo e, ignorando tutti gli alt ri presenti nella
stanza, cominci a parlarle. Manco a dirlo,
non gli pass mai per la mente che lei potesse
avere i propri interessi e problemi, non gli
entr mai in testa che potesse essere una
buona cosa dar modo alla ragazza di mani-
festarsi. La investi semplicemente con la ca-
rica di ci che aveva per la testa in quel
momento. In questa occasione, erano i re-
cent i sviluppi della logica. Katy, nat ural-
mente, non ne capi una parola; ma lui era
un genio cosi palese, e tutto era cosi indici-
IL GENtO E LA DEA 71
apparteneva a un'altra specie; e quella ap-
punto, non quella di Randolph - Homo sa-
piens e non Homo stupidus - era la specie
che adesso le interessava. Tre settimane do-
po il terremoto si sposarono. Non aveva mai
rimpianto il suo milionario, lei ? Rimpianto
Ra1U!lph? A questa domanda inconcepibil-
mente ridicola la r isposta fu uno scoppio di
risa. 1\Ia i suoi cavalli, aggiunse asciugando-
si le lacrime, i suoi cavalli erano un'altra
cosa. I suoi cavalli erano arabi, e i bovini del
suo ranch erano Hereford di r azz a pura. e
dietro la fattoria c'era un grosso stagno, con
anitre e oche stupende di tutte le vari et.
La cosa peggiore, quando si era la moglie
di un professore povero in una grande citt,
stava nel non poters i mai liberare dalla gen-
te. Si, c'era un mucchio di brave persone,
persone int elligenti. Ma l'anima non pu vi-
vere delle sole persone ; ha bisogno di cavalli,
ha bisogno di maiali e uccelli acquatici. Ran-
dolph avrebbe potuto fornirle t utti gli ani -
mali che desiderava in cuor suo, ma ad un
prezzo: se stesso. Lei aveva sacrificato gli
animali e scelto il genio - il genio con tutti
i suoi svantaggi. E f rancamente (lo ammet-
teva con una risata, ne parlava con arguto
distacco), f rancamente svantaggi ce n'era-
no. A suo modo, bench per ragioni diver-
72 ALOOUS HUXLEY
I L GEm O E. LA DEA 73
sissi me, Henry poteva essere stupido quasi
quanto Randolph. Un idiota in fatto di rap-
porti umani, un asino patentato in tutti gli
affari pratici della vita. Ma che asino inca-
pace di annoiarti, che idiota luminoso! Henry
sapeva essere addirittura insopportabile;
ma ne valeva sempre la pena. Sempre! E for-
se, aggiunse lei f acendomi un bel complimen-
to, forse quando mi fossi sposato io mia mo-
glie si sarebbe fatta lo stesso concetto di me.
Insopportabile, ma tale da valerne la pena.
Se non mi sbaglio, tu hai detto l'hl' non
valorizzava consapevolmente la sua sessua-
lit.
Ed vero disse lui. Tu eredi che ado-
perasse la lusinga come esca per il suo amo.
Neanche per idea. Lei non faceva che rile-
vare un fa tto. l o avevo i miei meriti ; ma ero
anche insoppor tabile. Vent'anni di educazio-
ne formalistica e tutta una vita di mia ma-
dre buon'ani ma avevano prodotto un vero
mostro.
Sulle dita aperte della mano sinist ra egli
cont le componanr del mostro. Ero un
villanzone clUditd; ero un atleta che non sa-
" ./
peva spiccicar parola con una ragazza: ero un
fariseo pieno di complessi d'inferiorit ero
un formali sta il quale invidiava in cuor suo
la gente che disapprovava, Eppure, ad onta
74 ALDOUS H UXLEY
di tutto, valeva la pena di sopportarmi. Ero
pieno colmo di buone intenzioni.
E in questo caso, immagino, facesti qual-
cosa di pi che nutrir buone intenzioni. Eri
innamorato di lei ? domandai.
Ci fu una breve pausa; poi Rivers lenta-
mente annui.
Alla follia disse.
:Ma non sapevi spiecicar parola con una
ragazza.
Questa non era una ragazza rispose
lui. Questa er a la moglie di Henry. Una
parola intraprendente era inconcepibile.
Inoltre, io ero un Maartens onorario, e ci
f aceva di lei mia madre onoraria. E non era
una semplice questi one di moralit. lo non
volli mai saperne di intraprendenza. L'ama-
vo metafisicamente, quasi teologicamente -
al modo che Dant e am Beatrice, al modo
che Petrarca am Laura. Ma con una picco-
la differenza. Nel mio caso era una cosa sin-
cera. l o 1,'ivevo sul serio il mio idealismo.
Niente Petrarchini morganatici. Niente si-
gnor a Alighi eri , e nient e puttane come quel-
le a cui Dante riteneva necessario ricorrere.
Era passione, ma era anche castit ; ed en-
trambe al calar bianco. Passione e castit
ripet scuotendo la testa. A sessant'anni
ci si dimentica il vero contenuto di queste
IL GENIO E LA DEA 75
parole. Oggi so soltanto il significato della
parola che le ha sostituite - indifferenza.
lo son Beatrice declam. E tutto ci che
non Elena scoria. E allora? La vecchiaia
ha altro a cui pensare.
Ri vers tacque ; e d'improvviso, quasi a de-
lucidare le sue parole, ci f u soltanto il tic-
chettio dell' orologio sulla cappa del camino,
e i bisbigli delle fiamme tra i ceppi.
Come si pu credere seriamente alla pro-
pria identi t? prosegui. In logi ca, A
uguale ad A. Nei fatti, no. Il me di adesso
una cosa; il me di allora un altro paio
di mani che, lo guardo al J ohn Rivers che
provava questi sentimenti per Katy. come.
uno spettacolo di marionette, come Romeo
e Giulietta visto col cannocchiale a rovescio.
No, nemmeno questo; come guardare col
cannocchiale alla rovescia i fantasmi di Ro-
meo e Giulietta. E Romeo si chiamava una
volta John Rivers , ed era innamorato, e ave-
va almeno dieci volte pi vita ed energia che
non in tempi ordinari. E il mondo in cui
viveva - trasfigurato da cima a fondo!
Mi ricordo come.lui guardava i paesag-
gi ; e i colori erano incomparabilmente pi
vividi, i disegni tracciati dalle cose nello spa-
zio incredibilmente belli. Mi ricordo come si
guardava intorno per via, e St. Louis, ere-
76 ALDOUS H UXLEY I L GEl\10 E LA DEA
77
dilo O no, er a la citt pi splendida che si
fosse mai costruita. Persone, case, alberi.
Ford modello T, cani ai lampioni - tutto era
pi significativo. Significativo di che cosa,
mi domanderai? E la ri sposta : di s. Que-
ste erano real t , non simboli. Goethe aveva
torto marcio. Alles vergiingliche NON un
Gleichnis. Ad ogni ist ante ogni t ransitoriet
eternamente quella transitori et. Ci che
significa il proprio essere, e quell'essere
(come si vede cosi chiaramente quando si
innamorati) identico all'Essere con la E
pi grande possibile. Pe rch ami la donna
di cui sei innamorato ? Perch . E questa,
dopo tutto, la definizione che Dio d di se
stesso: lo sono Colui che . La ragazza
colei che . Un po' del suo esistere trabocca
e impregna l'universo intero. Oggetti ed
event i cessano di essere semplici rappresen-
t ant i di date classi e divengono la propr ia
unicit; cessano di essere illustrazioni di
ast razioni verbali e divengono pienamente
concreti. Poi tu smet t i di esser e innamorato,
e l'uni verso crolla, con uno strido beffardo
quasi udibile, nella sua normale insignifi-
canza. Poteva mai riman1'c t rasfi gurato?
Forse poteva. Forse solo questione di ama-
re Dio. Ma quello saggiunse Rivers non
n qui n l. O piut tosto la sola cosa che
sia qui o l o dappertutto ; ma se lo dices-
simo saremmo piantati in asso da tutti i no-
st r i amici rispettabili e pot r emmo addiri t-
tura finir e in manicomio. E allor a torniamo
in tutta f retta a qualcosa che sia un po' me-
no peri coloso. A Katy, all a cara defunta...
Si interruppe.
Hai sentito qualcosa ?
St avolt a non c'era dubbio. Era la voce,
attutita dall a distanza e da un eroico auto-
controllo, di un bambino che singhiozzava.
Rivers si alz c, ficcandosi la pipa in tasca,
and alla porta e l' apri.
Bimbo? chiam in tono di domanda,
e poi fra s : Come diavolo ha fat to a usci-
re dal suo lettino? .
Per tut ta r isposta, un singhiozzo pi forte.
Lui usci in anticamera e un momento do-
po ri suonarono sulle scale passi pesanti.
Bimbo gli sentii dire buon vecchio
Bimbo! Venivi a vedere se ti riusciva di co-
gliere Babbo Natale in flagrante - non
vero?
I singhiozzi salirono a un crescendo tra-
gico. Mi alzai e seguii il mio ospi te al piano
superiore. Rivers st ava seduto sull' ultimo
gradino, circondando con le braccia gi gante-
sche nel 101'0 rozzo tweed una figur ctta in
pigiama a72U1'1'O.
ma porta. Qua non c' niente di veramente
interessante, credo. La porta appresso era
socchiusa; lui entr. E questa la stanza
di Mamma e Babbo. E qui c' l'armadio a
muro con t utti i vestiti di 1I1amm. Chc buon
odore hanno! Fiut rumorosamente. Il
bambino lo imit. Le Shocking de Sellia-
parelli prosegui Rivers , O Femme? Ad
ogni modo, serve allo stesso scopo; poich
il sesso, il sesso, il sesso che fa girare il
mondo - come ti accorgerai anche tu, povero
Bimbo mio, f ra non molti anni - e mi spiace
doverlo dire. Teneramente strofinla guan-
cia contro la pallida peluria dei capelli del
bambino, poi si accost al grande specchio
applicato alla por ta del bagno. Guarda noi-
altri mi chiam. Guardaci !
Andai a metterm al suo fi anco. Ed eccoci
l nello specchio- una coppia di vecchi curvi
e cascanti e, fra le braccia di uno di Ioro,
uno squisito Ges Bambino.
E pensare disse Rivers pensare che
una volta eravamo tutti cosi. Esordisci come
pezzo di protoplasma, macchina per mangia-
re e defecare. Cresci e diventi questo. Qual-
cosa di quasi soprannaturale nella sua pura
belle7..za. Avvicin ancora una volta la
guancia alla testa del bambino. Poi viene
un tempo di guai : foruncoli e pubert. Da-
r
78 ALDOUS HUXLEY
il nonno segui tava a ripetere. Quel
buffo veechione del nonno. Bimbo al sicuro
col nonno. I si nghiozzi cessarono un po'
alla volta. Che cos' stato a svegliare Bim-
bo? domand Rivers. Che cosa mai lo ha
fa tto uscire dal letti no? .
Cane disse il bambino, e al ri cordo del
sogno si rimise a piangere. Grosso cagno-
nc.
I cani sono buffi. gli assicur Rivers.
I cani sono cosi stupidi che sanno dire sol-
tanto baubau. Pensa a t utte le cose che sa
dire Bimbo. Mammina, Bibi. Pap. Micio,
I cani non sono furbi. Non sanno dire nien-
te. Soltanto baubaubau, Usci a imitare un
cane poliziotto. Oppure baubaubau. Sta-
volta era un piccolo Pomerania. Oppure
Bu-u-uau. Ulul in modo grottesco e lu-
gubre. Con incertezza, fra un singhiozzo e
l'altro, il bambino cominci a ridere. Cosi
va benc disse Rivers. Bimbo se la ride
di quegli stupidi cani. Ogni volta che ne vede
uno, ogni volta che ode quello sciocco abbaia-
re, lui ri de e ride e ridc. Stavolta il bam-
bino rise di cuore. E adesso disse Rivers
il nonno e Bimbo fanno una bella passeg-
giata. Sempre tenendo il bambino in brac-
cio, si alz e percorse il corridoio. Questa
la stanza del nonno disse, aprendo la pri-
IL GENIO E LA DEA
79
80 ALDOUS H UXLEY
IL GENIO E LA DF,A 81
podich hai un anno o due, fra i venti e i
trenta, per essere Prassitele. Ma Prassitele
ben presto mette supancia e comincia a per-
dere i capelli, e per gli altri quarant' anni
degener i in qualeuna delle variet di gorilla
umano. Il gorilla allampanato - quello sci tu.
Oppure la variet dalla fa ccia di cuoio _
quello sono io. Oppure il gor illa che ri esce
negli affari - sai, il tipo che sembra un se-
dere di bambino coi denti falsi. In quanto ai
gorilla femmina, povere vecchie creature
dalle guance dipinte e con tanto di orchidee
a prua... No, non parli amo di loro, non pen-
siamoci neppure.
Il bambino che aveva t r a le braccia sba-
digli alle nostre riflessioni, poi si gir, ap-
poggi la testa alla spalla dell'uomo e chiuse
gli occhi. Credo che possiamo riportarlo nel
suo lett ino bisbigli Rivers, e si avvi alla
porta.
Si prova disse adagio ment re ci chi-
navamo a guardare, qualche minuto dopo,
quel visino che il sonno aveva trasfigurato
nell'immagine di una serenit ultraterrena
si prova per loro una piet cosi disperata.
Non sanno che cosa li aspetta. Settant'anni
di agguati e t radimenti , di trabocchetti e
inganni.
e E di piacere interloquii. Piacere che
talvolta arriva a culminare in estasi.
Certo convenne Rivers scostandosi dal
let t ino. quello che fa da esca per i t ra-
bocchetti. Spense la luce, chiuse adagio la
porta e mi segui gi u per la scala. Piacere
- ogni 8011a di piacere. Piacere sessuale, pia-
cere del mangiare, piacere della potenza,
piacere degli agi, piacere del possesso, pia-
cere della cru delt. Ma c' un amo nell'esca,
oppure, quando la afferri , tira una cordi-
cella e ti cascano addosso i mattoni o il sec-
chio di escrementi d'uccello o quella qualun-
que sorpresa che il burlone cosmico ti ha pre-
parato. Riprendemmo i nostri posti ai due
lati del focolar e in biblioteca. Quali trap-
pole mai attendono al varco quella povera
piccola creat ura di luce che dorme lass nel
suo Iettino? Non si l'esi ste a pensarci. Il solo
conforto che pr ima del fatto si ha l'igno-
ranza, e dopo, l'oblio, o almeno l' indifferen-
za. Ogni scena madre di venta un affare di
nanerottoIi in un alt ro universo ! E alla fine,
naturalmente, c' sempre la morte. E finch
c' morte c' speranza. Riempi daccapo i
nostri bicchieri e si riaccese la pipa. Dove
ero arrivato?
In cielo risposi, con la signora 1\1aar-
tens.
6.
zione in tempo per prendere il primo treno.
I due bambini - i tre bambini, se contavi
Henry - furono affidati a Beulah e a me.
Timmy non ci dava nessun f astidi o. Ma gli
altri, te lo assicuro, gli altri controbattevano
a usura la ragionevolezza di Timmy. La poe-
tessa si rifi utava di mangiare le sue prugne
con la prima colazione, non voleva saperne
di spazzolarsi i capelli, trascurava i suoi com-
piti. Il vincitore del Premio Nobel non si
alzava al mattino, saltava le lezioni, si faceva
aspettare invano a tutti gli appuntamenti.
E c'erano altre marachelle pi gra vi. Ruth
ruppe il suo salvadanaio e sperper i rispar-
mi di un anno per un completo da trucca-
tura e una boccetta di profumo dozzinale.
Il giorno dopo la partenza di Katy, sembra-
va - all'aspetto e all'odore - la Mer etrice
di Babilonia .
A pro del Verme Vincitore?
I vermi erano esauriti rispose lui. Poe
er a ant iquato come Senza Famiglia o Il Pa-
d1'011e delle Ferriere. Si era messa a leggere
Swinburne, aveva appena scoperto le poesie
di Oscar Wilde. L'universo adesso era tut..
t'altra cosa e anche lei era un'altra - un'al-
tra poetessa, con un vocabolario nuovo di
zecca... Dolce peccato; desiderio; artigli di
diaspro; la doglia delle purpuree pulsazio-
82 ALDOUS H UXLEY
In cielo ripet Rivers. E poi, dopo una
piccola pausa : Dur disse circa quin-
dici mesi. Dal dicembre alla seconda prima-
vera, con un'interruzione di dieci settimane
in estate quando la f amiglia era via, nel
Maine. Dieci settimane di quelle che avreb-
bero dovuto essere le mie vacanze a casa,
ma che invece, ad onta della casa familiare,
ad onta della mia povera mamma, f urono
l'esilio pi desolato. E non soltanto di Katy
sentivo la mancanza. Avevo nostalgia di tut-
ti loro - di Beulah in cucina, di Timmy but-
tato sul pavimento a giocare coi suoi treni,
di Ruth e delle sue poesie madornali, del-
l' asma di Henry e del laboratorio e di quei
suoi straordinari monologhi su tutto. Che
felicit non f u mai, in settembre, riguada-
gnare il mio paradiso! Un Eden d'autunno.
con le foglie che mutavano, il cielo ancora
azzurro, la luce che passava dall'oro all'ar-
gento. Poi un Eden d'inverno, un Eden con
le lampade accese e la pioggia fuori dalle
finestre, e gli alberi nudi come geroglifici
stagliat sul tramonto. E poi, all'inizio di
quella seconda primavera, ci fu un telegram-
ma da Chicago. La madre di Katy era ma-
lata. Nefr ite - e quelli erano i tempi in
cui non c'erano ancora n sulfamidici n
penicillina. Katy fece le valigie e f u alla sta-
IL GENIO E LA DEA 83
ni; i rapimenti e le rose del vizro ; e lab-
bra, naturalmente, labbra intrecciate e mor-
se sinch la schiuma non sa di sangue - tutto
quel cattivo gusto adolescente di ribellione
tardo-vittoriana. E nel caso di Ruth, alle
parole nuove si erano accompagnati nuovi
fatti. Non era pi un ragazzino in gonnella
con le treccine; era una donna in sboccio,
con due rnammelline che si portava in giro
con cura delicata come se fossero state un
paio di esemplari zoologici di gran pregio
ma piuttosto pericolosi c imbarazzanti. Si
intuiva benissimo che erano fonte di orgo-
gli o misto a vergogna, di intenso piacere e,
quindi, di un ossessionante senso di colpa.
Com' inguaribilmente rozzo il nostro lin-
guaggio ! Se non citi i correlati fisiologici
dell'emozione, sei infedele ai fatti dati. Ma
se li citi, hai l'aria di voler fare il cinico
grossolano. Si tratti di passione o del desi-
derio che ha la fal ena per la stella, si tratti
di tenerezza o adorazione o anelito romanti-
co - l'amore sempre accompagnato da even-
ti nelle terminazioni nervose, nella pelle,
nelle membrane mucose, nei tessuti ghian-
dolari ed erettili. Quelli che non lo dicono
sono bugiardi. Quelli ehe lo dicono son tae-
ciati di pornografia. Naturalmente colpa
della nost ra filosofia della vita; e la nost ra
84 ALDOUS H UXLEY IL GEKIO E LA DEA 85
filosofia della vita il sott oprodotto inevita-
bile di un linguaggio che separa nell'idea ci
che nella realt effettiva sempre insepara-
bile. Separa e al tempo stesso valuta. Una
delle astrazioni "bene", e l'altra "male" .
Non giudicate, se non 'Volet e esser giudicati.
Ma la natura del linguaggio tale che non
possiamo fare a meno di giudicare. Quel che
ci occorre un altro apparato di parole. Pa-
role che possano esprimere la convivenza na-
turale delle cose. Muco-spiri tuale, per esem-
pio, o dermatocarit. O perch non masto-
noetico? Perch non viscerosofia? Ma tra-
dotte, certo, dall' oscuri t indecente di un
linguaggio erudito in qualcosa che si possa
usare nel linguaggio quotidiano o anche nel-
la poesia lirica. Come arduo, senza quelle
parole ancora inesistenti, discutere anche
un caso semplice ed ovvio come quello di
Ruth! Il meglio che si possa fare andare
a tentoni con le metafore. Una soluzione sa-
tura di sentimenti, che pu essere cristalliz-
zata dall'esterno o dall'interno. Parole ed
eventi che cadono nel brodo psicofsco e lo
fanno coagulare in grumi di emozione e sen-
timento produttori di azione. Poi vengono
i cambiamenti ghiandolari, e la comparsa
di quegli adorabili piccoli esemplari zoolo-
gici che la fanciulla si porta intorno con tan-
nianamentc innamorata - e, manco a farlo
apposta, proprio di me!
Non poteva scegliere qualcuno che fosse
un po' pi vicino alla sua stat urat do-
mandai.
Ci si era provata ri spose Rivers ma
senza buoni risultati. Lo seppi da Beulah,
a cui l' aveva confidato, la piccola t ragica
storia di una quindicenne che adora un eroi-
00 diciassettenne rugbista e vincitore di bor-
se di studio. Lei aveva dunque scelto qual-
cuno pi vicino alla sua statura; ma pur-
troppo, in quel periodo della vita, due anni
sono un abisso invalicabile. Al giovane eroe
interessavano soltanto ragazze di una matu-
rit paragonabile alla sua - dieiottenni di-
,
ciassettenni, tutt'al pi sedicenni ben svi-
luppate. Una magrolina quindicenne come
Ruth era fuori causa. Lei si t rov nella si -
tuazione di una vergine vittori ana di umili
natali che adorasse senza speranza un duca.
Per molto tempo il giovano eroe non la not
neppure; e quando alla fine essa si impose
alla sua attenzione, lui ne fu a tutta prima
diverti to e fini poi per essere rude. Fu allora
che lei si persuase di essere innamorata di
me.
Ma se diciassette anni erano troppo po-
86 ALDOUS HUXLEY
to orgoglio ed imbarazzo. La soluzione di
brividi arricchita da una nuova specie di
sensi bilit che irradia dai capezzoli, attra-
verso la pelle e le terminazioni nervose, nel-
l'anima, nel subconscio, nel supereonscio,
nello spirito. E questi nuovi element i psco-
erett ili della personalit impartiscono una
specie di movimento alla soluzione di brivi-
di, la f anno fluire in una direzione specifica
- verso la regione indifferenziat a dell'amo-
re, dalla topografia aneora ignota. In questo
flusso di sentimento orientato sull'amore, il
caso fa cadere una variet di agenti cristal-
lizzatori - parole, eventi, l'esempio di altre
persone, fantasticherie e'ricordi privati, tut-
ti gli innumerevoli stratagemmi che i Fati
adoperano per foggiare un destino umano
singolo. Ruth ebbe la sfortuna di passare da
Poe ad Algernon ed Oscar, dal Venne Vin-
citore a Dolores e Salom. Combinata 'coi
fatti nuovi della sua fisiologia, la nuova let-
teratura rendeva assolutamente necessario
alla povera bambina imbrat tarsi la bocca
di rossetto e inzuppare i suoi indumenti di
viola sintetica. E il peggio doveva ancora
veni re.
Ambra grigia sintetica?
e; Molto peggio - amore sintet ico. Si con-
vinse di esse re appassionatamente, swinbur-
1\
IL GEl'\IO E LA DEA 87
chi, perch poi provare i ventotto? Perch
non sedici?
C'erano varie ragi oni. La ripulsa era
stata pubbli ca, e se lei si fosse scelta qual .
che foruncoloso sosti t uto del campione di
rugby, di lui pi giovane, le al t re ragazze
l'avrebbero compatita a viso aperto e derisa
alle spalle, Quindi di amore per un altro sco- "
laro non c'era nemmen da parlare. :\Ia lei
non conosceva altri maschi che gli scolari e
mc. Non c'era scelta. Se doveva amare qual-
cuno - e i nuovi fatti fisiologici la predispo-
nevano all'amore, il nuovo vocabolario le im-
poneva l'amore come imperativo categorico
- allora l'uomo che f aceva al caso suo ero
io. Cominci in effetti varie settimane pri-
ma che Katy parti sse per Chicago. Avevo
notato un certo numero di sintomi premo-
nitori - rossori, silenzi, brusche diparti te
inesplicabili nel bel mezzo di una conver-
sazione, accessi di broncio geloso se mai
mostravo di preferire la compagnia della
madrc a quella della figliola, E poi, natural-
mente, c'erano quelle poesie d'amore che in-
sisteva a mostrarmi a marcio dispetto del
suo imbarazzo e del mio. Taci e baci. Labb-ro
e d'amor fabbro, cuore e mdme. Benedetto,
affetto, stretto, petto, Mi divorava con l'li
occhi mentre leggevo quella roba, e non era
lo sguardo puramente ansioso della novizia
letteraria che attende il giudizio del crit ico:'
era lo sguardo umido, largo e lust ro di un
cane in adorazione, di una Maddalena da
Controriforma, della vittima gioiosa ai pie-
di del suo Barbabl predestinato. Mi met-
t eva tremendamente a disagio, e a volte mi
chiedevo se non fosse bene, per tutti quanti,
parlare della cosa a Katy. Ma poi, argomen-
tavo, se i miei sospetti erano infondati ci
avrei fatto una bella figura di vanesio; e se
erano giusti, avrei creato noie alla povera
piccola Ruth. Meglio non dir nulla e aspet -
tare che la sciocca infatuazione si dissipas-
se, Meglio cont inuare a fingere che le poesie
fossero semplici esercizi letterari senza rap-
porto con la vita vissuta o coi sentimenti del-
l'autrice. E cosi and avanti, sotto sotto, co-
me un Movimento di Resistenza, come la
Quint a Colonna, fino al giorno della parten-
za di sua madre. Rincasando in auto dalla
stazione mi chiesi con apprensione che cosa
sarebbe successo ora che veniva a mancare
la presenz... 1. moderatrice di Katy. La risposta
venne il matt ino seguente - guance imbel-
lettate, bocca come una f ragola f rolla e quel
profumo, quel suo odore da bordello!
E comportamento in tono, suppongo?
Era quello che mi aspettavo, natural-
89 IL GE::-' . O E LA DEA ALDOUS HUXLEY 88
90 ALDOV S H UXLEY IL CENtO E LA DEA 91
.,
mente. Ma, strano a dirsi , non si concret
'subito. Ruth, a quanto pareva, non sentiva
il bisogno di recitare la sua nuova parte;
bastava sostener la nell'aspetto. La appaga-
vano i segni e gli emblemi della grande pas-
sione. Odorando la sua biancheria di cotone,
guardando allo specchio l'i mmagi ne di quel
visetto impiastricciato di rosso da far piet,
Ici poteva vedere e adorare in se stessa un'al-
tra Lola Montez, senza doversi 'meritare il
titolo con alcuna azione concreta. E non era
soltanto lo specchio a di rle chi fosse diven-
tata ; era anche l'opinione pubblica - le sue
compagne di seuola stupefatte, invidiose e
beffarde, i suoi insegnanti scandalizzati. I
loro sguardi e commenti corroboravano le
sue fantasticherie private. Lei non era la
sola a sapcrlo; anche altre persone ricono-
scevano il fatto che era diventat a la grande
amoltre""e, la femme fatale. Era tutto cosi
nuovo, eccitante e assorbente che per un po',
grazie al Cielo, io fui quasi dimenticato.
Inoltre, avevo commesso l'imperdonabile rea-
to di non prendere con la dovut a ser iet la
sua ultima personificazione. Fu il pri mis-
simo giorno del nuovo regime. Scendendo
dabbasso t rovai Ruth e Beulah impegnate
in un'accesa disputa, nell'anticamera. "Una
brava ragazzina come te" diceva la vecchia.
"Dovresti vergognarti. " La brava ragazzina
tent di accaparrars i in me un alleato. "Tu
non credi che mamma si arrabbier se mi
trucco, .vero?" Beulah non mi lasci il tem-
po di ri spondere. "Te lo dico io che cosa f ar
tua madre" disse con enfasi e spietato rea-
lismo, "ti dar un'occhiata, poi si metter a
sedere sul divano, ti stender bocconi sulle
sue ginocchia, ti tirer gi le mutande e ti
dar la pi grossa sculacciata della t ua vi-
ta." Ruth le diede un'occhiata di sprezzo
freddo e altezzoso e disse: "Non parl avo con
te". Poi si volt daccapo verso di me. "Che
cosa ne dici tll , J ohn?" Le labbra inf rago-
late si atteggiarono a quello che voleva es-
sere un sorriso riccament e volutt uoso, gli oc-
chi mi diedero una versione pi audace del
loro sguar do adorant e. "Che cosa ne dici
tll? " Per pura autodifesa le dissi la verit.
"Temo che Beulah abbia r agione" dissi. "Un a
sculacciata colossale." Il sorriso svani, gli
occhi si oscurarono e restrinsero, un rossore
iroso apparve sotto il belletto delle guance.
"Ti considero assolutamente disgustoso" dis-
sco"Disgustoso" !" fece eco Beulah. "Ma chi
disgustoso qua, mi piacerebbe sapere?"
Ruth aggrott le sopracciglia e si morse il
labbro, ma riusc a ignorarla. "Quanti anni
aveva Giulietta?" domand con una nota di
trionfo pregustato nella voce. "Uno meno di
te" r isposi io. Il t r ionfo proruppe in un sor-
r iso beffardo. "Ma Giulietta" proseguii "non
andava a scuola. Niente lezioni in classe,

nient e compit i a casa. Niente da pensare


tranne Romeo e imbellettarsi il viso - se pu-
re lo faceva, come dubito. Mentre tu hai
l'algebra, t u hai il lati no e i verbi ir regolar i
f rancesi. Tu hai avuto l' oppor tunit inesti-
mabile di diventare un bel giorno una si-
gnorina discretamente civile." Ci fu un lun-
go silenzio. Poi disse : "Ti odio". Er a il grido
di una Salom offesa, di una Dolores giusta-
mente indi gnata di essere stata seambiata
per una scolaretla di scuola secondari a. Co-
minciarono a scorrere lacri me. Cariche del
sedimento nero del bistro, si aprirono la via
attraverso le pianure alluvionali di bellello
e cipria. "Maledetto" singhiozzava, "sii ma-
ledetio!" Si asciug gli occhi; poi, aecorgen-
dosi dell'orribile sozzura lasciata sul f az-
zoletto, emise un grido di orrore e corse di
sopra. Cinque minut i dopo, serena e r idi-
pinta di tutto punto, andava a scuola. E
quella concluse Rivers f u una delle ra-
gioni per cui la nostra grandf! amOUre'llSe
bad cosi poco all' oggetto della sua passione
divorante, per cui la lemme fa tale prefer,
nelle prime due setti mane della sua esisten-
I
!
92 ALDOU S H UXLF.Y IL GF.NIO F. LA DEA 93
za, concentrarsi su se stessa anzich sulla
persona a cui l' autrice della sceneggiatura
aveva assegnato la parte di vittima. Lei mi
aveva messo alla prova e ri scontrato trista-
mente indegno della parte. Pareva pi con-
sigliabile, per il momento, recitare il dram-
ma in forma di monologo. Da quella parte
almeno mi fu data tregua. 1\1a intanto si
cacciava nei guai il mio vincitore del premio
Nobel.
Il quarto giorno della sua emancipazio-
ne, Henry and di soppiatto a un cocktai l
party dato da una musieologa di gust i bo-
hmiens. Le canne spezzate non sanno mai
reggere l' alcool da gent iluomini. Hcnry sa-
peva inebriarsi a meraviglia di t e conver-
sazione. I Martin facevano di lui un ma-
niaco, che di colpo diventava depressivo e
finiva invariabilmente per vomitare. Lui lo
sapeva, naturalmente; ma il bambino che
era in lui doveva affer mar e la sua indipen-
denza. Katy lo aveva messo a razione ri go-
rosa: solo uno shernJ di quando in quando.
Be', le avrebbe fallo vedere lui, le avreb-
be dimost rato ehe sapeva affrontare il Proi-
bizionismo da uomo vero. Quando il gatto
non e', i topi ballano. E ball ano (tale la cu-
riosa perversi t del cuore umano) balli che
SOn come giochi per icolosi e noiosi insieme -
ALDOUS H UXL EY
giochi in cui, se perdi e ti r itiri, t i senti umi-
liato, e se insi st i e vinci, t i augureresti di
non averlo mai fatto. Henry accett l'invito
della musicologa, e quello che doveva succe-
dere successe senz'alt ro. Era appena a met
del suo secondo bicchiere che diede spetta-
colo di s. Alla fine del terzo teneva per ma-
no la musicologa e le diceva di essere l'uomo
pi inf elice del mondo. E dopo un sorso del
quarto dovette precipitarsi in stanza da ba-
gno. Ma non era t ut to; ri ncasando - poich
volle assolutamente farla a piedi - r iusci
chi ss come a perdere la sua borsa da pro-
fessionista. C'erari dentro i pr imi tre capi-
toli del suo nuovo libro, Da Hoo1e a W itt gen-
stein. Anche oggi, a distanza di una gene--
ra zione, rimane la migliore int roduzione alla
logica moder na. Un piccolo capolavoro! E
forse sa rebbe ancora migliore 'se lui non si
fosse ubriacato e non avesse perso la versio-
ne originaria dei primi tre capitoli. l o de-
plorai la perdita, ma accolsi con gioia l'ef-
fetto salutare che ebbe sul povero vecchio
Henry. Per alcuni giorni egli f u buono come
il pane, r agionevole quasi come il piccolo
Timmy. Credett i che i miei guai fossero fini-
ti, tanto pi che le noti zie da Chicago pare-
vano indicare che Kat y sa rebbe tornata pre-
sto. Sua madre, a quan to sembra va, stava
I L GENIO E LA DEA 95
andando all'altro mondo. Ci stava andando
cosi in f retta che un bel mattino, ment re an-
davamo in laborato rio, Henry mi fece fer-
mare in una merceria; voleva comprarsi una
cravatta di raso nero per il f unerale. Poi,
elettrizzante, venne la notizia di un mira-
colo. All' ult imo momento, rifiuta ndosi di ab-
bandonare ogni speranza, Katy aveva chia-
mato un altro dottore - un giovane appena
uscito dalla Johns Hopkins Univers ity, br il-
lante, inf aticabile, aggiornato su tutti gli
ultimi r itrovati. Lui aveva iniziato una nuo-
va cura, aveva lottato con la mort e per tut ta
una notte e un gior no e un'altra nott e. E
adesso la battaglia era vinta; la paziente era
stata salvata sull'orlo della tomba e sareb-
be vissut a. Katy, nella sua letter a, era esul-
tante, ed io, nat uralment e, esultai di riflesso.
La vecchia Beulah accudiva alle sue faccen-
de lodando il Signore a gran voce, e perfino
i bambini rubarono tempo ai loro temi e pro-
blemi, alle loro fantasticherie sessuali e ai
loro treni, per darsi al giubilo. Tutti erano
felici tranne Henry. Si, lui seguitava a dire
che ne era felice; ma la sua faccia spoglia di
sorriso (non riusciva mai a nascondere i suoi
sentimenti) smenti va le parole. Aveva con-
tato sulla mort e della signora Hanbury per
riavere a casa la sua segretaria-ut ero, la
era malata sul serio - nessuno poteva fare
una malattia cOSI lunga senza morirne, Era
tutta una finzione. E il motivo, una miscela
di egoismo e dispetto. Lei voleva tenersi la
figlia e voleva (poich quella vecchia cagna
lo aveva sempre odiat o) impedire a Katy di
stare dove avrebbe dovuto - col marito. lo
gli dissi due paroline sulla nefri te e gli f eci
ril eggere le lettere di Katy. Servi per uno
o due giorni, e dopo le notizie si fecero pi
incoraggianti. La paziente faceva tali pro-
gressi che forse tra pochi giorni si sarebbe
potuto affidarla a un'infermiera e alla ca-
meriera svedese. Dalla gioia, Henry diven-
ne, per la prima volta dacch lo conoscevo,
quasi un padre normale. Invece di ritirarsi
in studio dopo pranzo, giocava coi bambini.
Invece di parlare dei suoi argomenti, si pro-
vava a divertirli con f reddure da quatt ro
soldi e indovinelli. "Qual il fiume che, se
gli tagli la testa, va a f arsi frate? Ma
chiaro : l' Eufrate! " Timmy andava ai set te
cieli e pers ino Ruth accondiscendeva a sor-
ridere. Passarono ancora tre giorni, e fu do-
menica. Alla sera giocammo a pinnacolo e
poi all'Uomo Nero. L' orologio batt le no-
ve. L'ultima mano; e poi i bambini anda-
rono di sopra. Dieci minuti dopo erano a
letto e ci chiamarono per dar loro la buona
"96 Al .DOVS HCXLEY
sua amante-madre. E adesso - in maniera
del tutto inattesa e sconveniente (non c'era-
no altre parole per definirlo) - se ve-
nuto questo guastamestieri d'un
della Johns Hopkins col suo dannato
colo. Una che avrebbe dovuto andarsene In
santa pace era adesso (cont ro tutte le regole)
fuori pericolo. Fuori pericolo; ma natural-
te
ancor troppo malata per essere la-
meo .
sciata sola. Katy avrebbe dovuto
a Chicago finch la paziente non fosse m
grado di badare a se stessa. Sapeva il Cielo
quando sarebbe tornata la sola creatura a
cui era affidato tutto, del povero vecchio Hen-
ry _ salute, equilibrio, Il r-:c
e:
clero della speranza provoco vari attacchI di
asma. Ma poi, provvidenziale, venne l' annun-
C
' o della sua nomina a Socio Corrispondente
l I . h' I
dell' Ist ituto Fra ncese. Molto usmg
Fu per lui una cura istantanea .- ma ahim,
non duratura. Pass una settImana, e col
succedersi dei giorni il senso di pi-ivazicne
di Henry divenne addirittura co-
me le doglie di svezzamento dI un .cocam<:
mane. La sua angoscia si espresse In un n-
sentimento forsennato, irrazionale. Quella
demoniaca megeral (Tra l'alt ro, la madre
di Katy aveva due anni meno di lui.) Quella
vipera sorniona ! Perch naturalmente non
"
,
IL GENIO E LA DEA 97
, .
7,
98 ALDOUS HUXLEY
notte. Ci affacciammo prima da Timmy. "La
sai questa?" domand Henry. "Che fiore
spunta se semini pietre e fragole1" La ri-
sposta, naturalmente, era sassijraga; ma
siccome Timmy .non aveva mai sentito par-
lare di sassif raghe, la celia lo lasci un po'
f reddo. Spegnemmo la luce e passammo alla
camera seguente. Rut h era a letto col suo
orsacchiot to, che le faceva insieme da beb
e da Principe Azzurro. Indossava un pigia-
ma azzuro chiaro ed era truccata di tutto
punto. L'insegnante aveva protestato con-
t ro l'uso di belletto e profu mo in classe, e,
f allito il metodo della persuasione, il Preside
li aveva categori camente proibiti. La poe-
tessa era ridotta a imbellettars i e profumar-
si per l'ora di andare a lctto. Tutta la stanza
puzzava di viola sintetica, e il guanciale, ai
due lati del viset to, era striato di rossetto
e bistro. Questi per erano particolari che
a Henry dovevano per forza sfuggire. "Qual
quell' animale (1)" domand avvicinandosi
al letto "che, se si innamora di un albero,
fa dei fiori st upendi e dei f rutti amari ?"
"Si innamora? Fiori e f rutti?"ripet la bam-
( 1) Il testo i n g l ~ d un lmradudbil e gioco di parole, che
in itali ano bisogna cambiare di sana pianta. Quell o che im-
porta ~ la presenza dd concetto di amore, che tanto turba ed
eccita la piccola Ruth; cd C'$SO stat o serba to.
99
bina. Mi diede un'occhiata, poi ar rossi e
guard da un'alt ra parte. Con un riso for-
zato, rispose in tono di superiorit annoiata
che non riusciva a indovinare. "L'ippopota-
mo"declam trionfalmente suo padre; e sic-
come lei non capiva, spieg: "Ippopotamo
pi castagno: ippocastano. Non chiaro?
E tra l'altro lui cosi innamorato che si
mette a balbet tare : Ip-po-po, t' amo!". "Ma
chi l' ha detto che gli innamorati balbettino?"
replic seccata Ruth. E Henry a spiegarle
con pedanteria benintenzionata che i riflessi
nervosi possono facilmente intralciare la fa-
vella, sotto l'effetto di una forte emozione.
"Macch emozione ! Queste cose succedevano
al tempo che Berta filava l" protest Ruth.
"La scienza scienza" ribatt Henry un po'
caparbiamente. Lontano, nella camera da
let to dei padroni di casa, squill il telefono.
A lui si illumin il viso. "Ci scommetto che
da Chicago" disse chinandosi a dare a Ruth
il bacio della buonanott e. "E scommetto pu-
re" soggiunse diri gendosi in f retta alla por-
ta "che la mamma ritorna domani. Domani!"
ripet, e si dilegu. "Che meraviglia" dissi
io fervidamente "se ci azzecca!" Ruth an-
nui e disse "Si", in tono di chi voleva dire
" ~ o " . L'esile viso dipinto assunse improv-
vsamente un'espressione di ansia acuta.
I
100 ALDOUS HUXLF.Y
Pensava senza dubbio a quello che le aveva
predetto Beulah sul ritorno della mamma;
vedeva anzi sentiva addirittura Dolores-
Salom stesa bocconi su grosse ginocchia
materne e, bench pi anziana di Giulietta
d'un anno, sculacciata di santa ragione.
"Be' adesso sar meglio che me ne vada"
,
dissi io finalment e. Ruth mi prese la mano
e la tenne stretta. "Non ancora" preg, mu-
tando espressi one. Allo sguardo oppresso di
ansia sottentr un trcmulo sorriso di adora-
zione; le labbra si aprirono, gli occhi si al-
largarono e brillarono. Era come se si f osse
improvvisamente ricordata chi ero io - il
suo schiavo e predesti nato Barbabl, la sua
sola ragione di assumere il duplice ruolo di
tentatr ce fatale e vittima sacrifcale, E do-
mani, se sua madre tornava, domani sareb-
be stato troppo tardi ; il gioco sarebbe fini to,
il teat ro si sarebbe chiuso per ordine della
polizia. Adesso o mai. Mi st rinse fort e la
mano. "Mi vuoi bene, J ohn?" bisbigli quasi
inudibilmente. l o risposi col tono giocondo
e risonante del caposquadra di boy scouts
estl'o\'ertito: "Certo che ti voglio bene".
"Tanto quanto a mia madre?" insist lei. l o
parai la botta con una esibizione di impa-
zienza bonaria. "Che domanda stupida l"
dissi. "l o voglio bene a tua madre come si
IL GENIO 'E LA DEA 101
vuol bene ai grandi. E a te invece.;" "Come
si vuol bene ai bambini" concluse lei ama-
ramente. "Come se questo cambiasse qual-
cosa!" "Perch, non cosi forse?" "Ma non
in questo campo." E quando le domandai che
campo intendesse, mi serr la mano e disse :
"Quello del voler bene!" e mi diede un'al t ra
occhiata delle sue. Ci f u una pausa imbaraz-
zata. "Be', adesso devo proprio andarmene"
dissi finalmente, e ricordando la rima che
Timmy trovava sempre cosi deliziosamente
arguta, "Buona notte" soggiunsi liberando
la mano "sogni d'oro, mio tesoro, e riposa le
ossa rot te". La celia cadde come una tonnel-
lata di ghisa nel silenzio. Senza sorridere,
con un'intensit di concentrato struggimento
che mi sarebbe parso comico se non mi aves-
se spaventato da non dirsi, lei seguitava a
fissarmi. "Non vuoi darmi la buona notte
come si deve?"domand. l o mi chinai a som-
rninistrarle il bacetto rituale in fronte, e
d'un tratto le sue braccia mi f urono intorn o
al collo, e non ero pi io a baciare la bam-
bina, ma la bambina che baciava me - prima
di tutto sullo zigomo destro e poi, con una
mira un po' migliore, vicino all'angolo della
bocca. "Ruth!" protestai; ma prima che riu-
scissi a dire altro, lei mi aveva baciato an-
cora, con una specie di violenza goffa, in pie-

re, ma senza la serenit del cadavere : poich


nei suoi occhi e intorno aUa bocca c'era un'e-
spr essione di indicibile sofferenza. "Qual-
cosa che non va?"gli domandai ansioso. Lui
scosse la testa senza parlare. "Sei proprio
sicuro?" insistei. "Er a Katy, al telefono" dis-
se finalmente con voce atona. "Non viene a
casa." Gli domandai se la vecchia signora
fosse peggiorata un' alt ra volta. "Quella la
scusa" disse lui amaramente, poi si gir e
ritorn dalla parte donde era venuto. Pr e-
occupatissimo, lo seguii. C'era un breve an-
dito, mi ricordo, con la porta di un bagno in
fondo e un'altra porta a sinistra, che dava
nella camera da letto dei padroni. In quella
camera non ero mai stato, e fu con una
scossa di sorpresa e meraviglia che vidi l'a-
rarmisi davanti lo st raordinario letto dei
Maartens, Era un letto a quattro colonne
dei primi tempi americani, ma di propor-
zioni cosi gigantesche da farmi pensare ad
assassinii di President i e a funerali di Sta-
to. Nella mente di Henry, naturalmente, le
associazioni di idee al riguardo dovevano es-
sere un po' diverse. Il mio catafalco era il
suo let to nuziale. Il telefono, che lo aveva
condannato a un alt ro periodo di solitudine,
stava presso il simbolo e la scena della sua fe-
licit coniugale. No, questa parola sba-
102 ALDOUS HUXLEY
no sulle labbra. "Perch l'hai fatto?" doman-
dai con panico irato. Il volto in fiamme, gli
occhi lucenti ed enormi, lei mi guard, sus-
surr: "Ti amo", poi si gir e seppelli il viso
nel guanciale, vicino all'orsacchiotto. "Va
bene" dissi severo. "Questa l'ultima volta
che vengo a darti la buonanotte." E mi vol-
tai per andare. Il letto cigol, ci furono tonfi
di piedi nudi sul pavimento e quando toccai
la maniglia della porta me la t rovai accanto
che mi tirava per un braccio. "Mi dispiace,
John" diceva in tono inconsulto. "Mi dispia-
ce. Far t utto quello che tu dici. Tutt o..." Gli
occhi adesso erano da cane fedele, senza
un'ombra della tentatrice. Le ordinai di tor-
nare a letto e le dissi che, se si comportava
veramente bene, forse sarei stato meno seve-
ro. Altrimenti... E con quella minaccia ine-
spressa la lasciai. Prima andai in camera mia
a pulirmi la faccia dal rossetto, poi ripereorsi
il corridoio in direzione delle scale e infine
della biblioteca. Sul pianerottolo in cima alle
scale fui li li per scont r armi con Henry che
usciva dall'andito interp osto f ra questa par-
te della casa e la sua ala. "Quali noti zie?"
cominciai. Ma poi vidi la sua faccia e ne li -
masi sgomentato. Cinque minuti prima era
t utto gaiezza e indovinelli. Adesso era un
vecchio decrepito, pallido come un cadave-
IL ClE.. ...IO E LA DEA 103
gliata soggiunse Ri vers per inciso. "C0-
niugale" implica un rapporto reciproco f r a
due persone complete e mature. Ma per Hen-
ry, Katy non era una persona; era il suo
cibo, era un organo vitale del suo corpo.
Quando era assente lei, lui era come una
mucca senza erba, come un uomo che, col-
pito dall'itterizia, lotti per esistere senza fe-
gato. Era un'agonia. "Forse farest i bene a
sdraiarti per un po' " dissi col tono mellifluo
che si adotta automat icamente quando si
parla a i malati. Indica i il let to con un gesto.
La sua reazione, stavolta, era come quello
che succede se sternuti quando attraversi un
pendio di neve appena caduta - una valan-
ga. E che valanga ! Non gi di quelle bian-
che, verginali , ma una calda, palpitante fra-
na di letame. Puzzava, soffocava, sovercha-
va. Dallo sciocco paradiso della mia innocen-
za tardiva e assolutamente inescusabile, io
ascoltavo con orrore sbalordito. "' chiaro"
seguitava a ripetere lui. " chiaro come il
sole." Chiaro che se Katy non tornava a ca-
sa, era perch non voleva. Chiaro che doveva
aver trovato qualche altro uomo. E chiaro
che quest'alt ro uomo era il nuovo dottore.
I dottori erano maestri nell'arte di amare:
chi non lo sapeva? Loro s'intendevano di
fisiologi a, sapevano tutto sul sistema nervoso
autonomo.
Nell'animo mio l'orrore cedette il campo
all'indignazione. Che cosa osava mai dire
sulla mia Katy, su questa pi che donna la
quale poteva solo essere pura e perfet ta quan-
to la mia pass ione quasi religiosa? "Vuoi ve-
ramente insinuare" cominciai... :\Ia Henry
non insinuava. Lui affermava categorica-
mente. Katy veniva mcno alla sua fedelt
coniugale col giovincello della J ohns Hopki ns.
Gli dissi che era pazzo, e lui ribatt che
io non sapevo niente del sesso. Il che, manco
a dirlo, era penosamente vero. Tentai di
cambiare argomento. Non era questione di
sesso - era questi one di nefri te, di una ma-
dre che abhisognava delle cur e della figlia.
Ma Henry non voleva saperne. Tut to quello
che voleva adesso era torturarsi. E se mi
domandi perch voleva torturarsi, posso solo
rispondere che era perch si trovava gi in
agonia. La sua er a la met pi debole e di-
pendente di una associazione simbot ica che
(come credeva lui) si era appena spezzata.
Era un'operazione chirurgica, senza aneste- .
t ici. il ritorno di Katy avrehbe spento il do-
lore e istantaneamente sanato la ferita. Ma
Katy non ritornava. Qll irui i (ammira la lo-
gica !) era necessario a Henry infliggersi
104 AL{>OUS HUXLEY
IL GE.. xIO E LA DEA 105
un paio di f unzioni sessuali che si sfrutta-
vano freneticamente a vicenda nel vuoto.
Che egli potesse pensare cosi di Katy e dci
suo ipotetico amante era prova, come comin-
ciai oscuramente ad avvedermi, del fatto che
pensava allo stesso modo di Katy c di se
stesso. Henry , come ho detto, era una canna
spezzata, e le canne spezzate, comeavrai avu-
to innumerevoli occasioni di osservare, ten-
dono ad essere ardenti . Ardenti addirittura
fino alla frenesia. No, questa non la parola
giusta. La frenesia cieca. Mentre invece
gli amanti come Henry non perdono mai la
testa. Se la portano con s dovunque vada-
no - la portano con s per potersi godere
in tutta consapevolezza l'alienazione di s
e della compagna. Anzi, questa era supper-
gi la sola cosa, fuori dal laboratorio e dalla
biblioteca, di cui Henry amasse esser con-
sapevole. Per la maggior parte, la gente abi-
ta un universo che come il caffelattc alla
francese - cinquanta per cento di latte sere-
mato e cinquanta per cento di cicoria stan-
tia, met realt psicofisica e met verbosit
convenzionale. L'universo di Henry era mo-
dellato sul cocktail allungato. Era una mi-
scela in cui mezza pinta delle pi efferve-
scenti idee filosofiche e scientifiche pratica-
mente annegava un'oncia e mezzo di espe-
106 ALDOUS II CXLEY
tutta quella sofferenza addizionale che pote-
va. E il modo pi efficace di farlo era rver-
sare la sua afflizione in parole laceranti. Par-
lare e parlare - non a me, naturalmente,
nemmeno in via indiretta; solo a se stesso
- ma a se stesso (e ci era essenziale se lui
doveva soffrire) in mia presenza. La parte
a me assegnata non era quella del caratte-
ri sta di sostegno, e nemmeno quella del ge-
nerico che fa da confidente ed esecutore di
incarichi delicati. No, io ero la comparsa
senza nome e quasi senza faccia, che aveva
avuto il compito di fornire all'eroe la scusa
iniziale per pensare ad alta voce, e che ades-
so, col semplice fatto di trovarsi sul posto,
impartiva al captato soliloquio una mostruo-
sit, una schietta oscenit chc gli sarebbe
mancata sc il parlatore fosse stato solo, Au-
toavviata, la f rana di letame acquistava im-
peto. Dal t radimento di Katy egli pass al
suo gesto di scegliere <ed era questa la sfer-
zata pi empia) un uomo pi giovane. Pi
giovane e quindi piu virile, pi infaticabil-
mente libidinoso. (Per non aggiungere che,
quale dottore, si intendeva di fisiologia e del
sistema nervoso autonomo.) La persona, il
professionista, il devoto risanatore - tutto
era scomparso; e cosi pure, per implicazio-
ne, Katy. Non rimaneva nulla all'infuori di
IL GENIO E l A DEA 107
108 ALDOUS HUXLE'i IL GENIO E LA DEA 109
rienza immediata, per lo pi strettamente
sessuale. Le canne spezzate in genere non
sono socievoli. Sono troppo prese dalle loro
idee, dalla loro sensualit e dalle loro lagnan-
ze psi cosomatiche per poterai interessare ad
altre persone - anche se si tratta delle r i-
spet tive mogli e figli. Vivono in uno stato
di profondissima ignoranza volontaria, sen-
za saper null a di alcuno, ma r iboccando di
opinioni preconcette su tutto. Prendi l'edu-
cazi one dei figli, per esempio. Henry sapeva
parlarne con autorit. Aveva letto Piaget,
aveva letto Dewey, aveva letto la Montesso-
l'i, aveva letto gli psicanalisti. Era tutta li
nel suo schedario cerebrale, classificata, di-
vi sa per categorie, disponibil e al momento.
Ma quando si t rattava di far qualcosa per
Ruth e Timmy, lui era di un'incompetenza
irrimediabile oppure, pi spesso, si toglieva
di mezzo e basta. Perch naturalmente essi
lo annoi avano. Tutti i bambini lo annoiava-
no. E cosi pure la stragrande maggioranza
degli adult i. Come poteva essere altriment i?
Le loro idee erano rudimentali, e in fa tto di
letture erano a quota zero. Che cosa avevano
da dare? Soltanto i loro sentimenti e la loro
vita morale, soltanto la loro saggezza oeca-
sionale e la loro f requente e mlserevole man-
canza di saggezza. In una 'parola, solta nto
la loro umanit. E l'umanit era qualcosa a
cui il povero Henry era congenitamente in-
capace di interessarsi. Fra i mondi della teo-
ria quantist ica e dell'epi stemologia a un'e-
st remit dello spettro, e del sesso e del dolore
all'altra, c'era una specie di limbo popolato
soltanto da fantasmi. E tra i fantasmi c'era
suppergi il settantacinque per cento di lui.
Perch lui non si accorgeva della propria
umanit , allo stesso modo in cui non si ac-
corgeva di quella altrui. Le sue idee e sen-
sazioni - si, di queste sapeva tutt o. Ma chi era
l'uomo che aveva le idee e provava le sensa-
zioni ? E in che rapporto era quest'uomo con
le cose e le persone circostanti ? In che rap-
porto, soprattutto, avrebbe dovut o t rovarci-
si ? Dubito che capitasse mai a Henry di por-
si simili interrogativi. Ad ogni modo non se
li pose in questa occasione. Il suo soliloquio
non era lo spasimato dibattito d'un mar ito
f ra amore e sospet to. Quella sarebbe stata
una umanissima reazione alla sfida d'una si -
tuazione non meno umana - e come tale non
poteva certo verificarsi in presenza di un
ascoltatore crudo e sciocco, incapace di dare
un aiuto comprensi vo, come il John Rivers
di t rent' anni fa. No, questa era essenzial-
mente una reazione meno che umana! E fra
gli elementi della sua inf raumanit c'era il
le persone perbene non menzionavano, e anzi
non sapevano neppure.come mi era caro im-
maginare; ci che si poteva discutere e ca-
pire soltanto nei bordelli, all e orge dei r ic-
chi, a l\Iont mart re e Chinatown e ncl Quar-
tiere Francese. Eppure quegli orrori mi ve-
nvano riversati nelle orecchie dall'uomo che
rispet tavo sopra tutti gli alt ri, dall 'uomo che,
per intelletto ed intuizione scientifica, supe-
rava ogni altro essere umano da me cono-
sciuto. Ed egli vociferava i suoi orroli a pro-
posito della donna che io amavo come Dante
aveva amato Beatrice; come Petrarca aveva
adorato Laura. Egli affermava, come se fosse
stata la cosa pi ovvia del mondo, che Bea-
trice aveva appetiti quasi insaziabili, che
Laura aveva violato la castit matrimonia-
le per le sensazi oni fisiche di quella specie
che ogni robusto besti one bene informato sul
sistema nervoso autonomo poteva agevolmen-
te suscitare. E anche se lui non m' esse accu-
sato Katy di infedelt, sa rei rimasto agghiac-
ciato da quello che diceva. Infatti quello che
egli diceva implicava che gli orroli formas-
sero parte integrante del matrimonio non
meno che dell ' adulterio, Non posso certo
aspettarmi che t u lo creda soggiunse Rivers
con una risata ma la verit. Fino a quel
momento io non avevo idea di ci che si svol-
110 AI.DOUS Il UXLEY
fatto, il fatto madornale e insensatissimo,
che avvenisse in presenza di qualcuno che
non era n un amico intimo n un consigliere
professionale - ma soltanto uno zoticuccio
allibito dall'educazione troppo timorata e
dalle orecchie ri cettive ma vereconde. Quel-
le povere orecchie! Lucidamente espresso e
riccamente documentato, il fango scientifico
vi si riversava dentro a meravigli a. Burton
e Havelock Ellis, Krafft -Ebing e gli incom-
parabili Ploss e Bartels - come Pi aget e J ohn
Dewey, erano tutt i l nello schedario menta-
le di Henry, accessibili fin nei particolari pi
minuti. E in questo caso, come si vide pale-
semente, Henry non si era contentato di ri-
manere l'esperto da poltrona. Lui aveva mes-
so in pratica ci che predicava, aveva agito
sistematicamente in conformit alle sue co-
noscenze teoriche. Com' difficile, in questi
giorni in cui si pu discutere di orgasmi ma n-
giando la minest ra e di flagellazione gustan-
do il gelato, com' straordinariamente diff-
cile ricordare la forza dei vecchi tab, la pro-
fondit del silenzio da cui erano circondati!
Per quanto mi riguardava, tut to ci di cui
parlava Henry - la tecnica degli approcci
erotici, l'antropologi a del matrimonio, le sta-
tistiche della soddisfazione sessuale - era una
rivelazione affiorata dall'abisso. Era ci che
IL GE!\IO E LA DEA 111
di andare a letto. Domani si sarebbe accorto
che er a t utta una cantona ta madornale. Poi,
col pretest o di fargli avere il suo latte caldo,
corsi in cucina. Beulah era nella sua sedia a
dondolo e st ava leggendo un libretto sul Se-
condo Avvento. Le dissi che il dottor Maar-
tens non si sent iva tanto bene. Lei ascolt,
annui in modo significat ivo come se fosse
una cosa che si aspettava, poi chiuse gli oc-
chi e in silenzio, ma movendo le labbra, pre-
g a lungo. Dopodich emise un sospiro e dis-
se: "Vuoto, spazzato e guar nito". Erano que-
ste le parole a lei date. E bench paressero
st rane se det te di un uomo che aveva in testa
pi idee di sei intellettua li ordinari, a ripen-
sarei bene descrivevano a puntino il povero
vecchio Henry. Vuoto di Dio, spazzato in
modo da essere libero della comune maturit
virile e guarnito, come un albero di Natale,
di nozioni scintillanti. E sette alt ri diavoli,
peggiori ancora della stupidit e del senti-
mentalismo, erano ent rati a prenderne pos-
sesso. Ma intanto il latte f umava. Lo versai
in un thermos e andai di sopra. Per un mo-
mento, entrando in camera da letto, credetti
che Ilenry me l'avesse fa tta e se la fosse svi-
gnata. Poi, da diet ro il catafalco, venne un
rumore, un movimento. Nel recesso fra il
drappeggio di chintz del letto a quattro co-
.,
112 ALDOUS HUXLEY
gesse fra mariti e mogli. Oppure ne avevo
un'idea, ma, vedi caso, non er a giusta. La
mia idea er a che, fuori dai bassifondi , le
persone perbene non facessero all 'amore se
non per aver bambini - una volt a in tutta la
vit a nel caso dei miei genitori, due nel caso
dei Maartens. E adesso, ecco l Henry seduto
sulla sponda del suo eatafaleo a monologare,
Monologava con la lucidit del genio, con la
sfrenata elabor azione dell'infantili t , su tut-
te le cose st rane c, per me, orribilmente im-
morali che erano avvenut e sotto il suo fun e-
bre baldacchino. E Katy, la mia Katy, era
stata la sua complice - non la sua vittima,
come a tut ta prima avevo tentato di credere,
bensi la sua complice volonterosa e perfino
ent usiasta. Fu infatti quest o entusiasmo che
lo indusse a sospettarla. Poich se la sensua-
lit voleva dir t anto per lei qui, sul cat afalco
domestico, doveva per forza valere ancora
di pi li a Chicago, col giovane dot tore. E
d'un tratto, con mio indicibile imbarazzo,
Henry si copri la faccia e si mise a singhioz-
zare.
Ci fu un silenzio.
E tu che cosa facest i ? domandai.
Che cosa potevo fare? Si strinse nelle -)
spalle. Nulla, tranne cercar di acquetarlo
con qualche mugolio suadente e consigliargli
I L GF.XIQ E LA DEA 113
a.
114 ALDOUS HUXLEY
lonne e la finestra, Henry st ava davant i al
portello aperto di una piccola cassafor te a
muro ordinariamente nascosta alla vist a dal
,
r it ratto a mezzo busto di Katy in abi to nu-
ziale che la copriva. "Eccot i il t uo latte" co-
, M .
minciai in tono di ipocrita giovialit . j' a pOI
not ai che l'oggetto che egli aveva tolto dal-
l'interno della cassaforte er a una ri voltella.
Il cuore mi manc un battito. Mi ri cordai
di colpo che c'era un treno di mezzanotte per
Chicago. Mi furono addosso visioni di titoli
dci giornali di dopodomani. ILLUSTRE scncx-
ZIATO UXORIClDA E SUICIDA. Oppure DETEN-
TORE DI UN PREMIO NOBEL ARRESTATO PER
DUPLICE OMI CIDIO. Oppure anche DUE VOLTE
MADRE l\l UORE NEL NIDO D'A:'lIORE I N l"I A:;\DI E.
Deposi il ther mos c, raccogliendo le mie ener-
gie per abbatterl o a pugni, magari con un
sinistro all a mascella o con un diretto corto
e secco al plesso solare, se necessario, mi av-
vicinai. "Se non vi spiace, dottor Maartcns"
dissi ri spet tosamente. Non ci fu lotta, nem-
meno un suo sforzo cosciente di t enere la r i-
voltella. Cinque secondi dopo l'oggetto era al
sicuro in tasca mia. "La stavo solo guardan-
do" disse lui con una vocctta piatta. E poi,
dopo una breve pausa, aggiunse : " una
cosa buITa, a pensarci bene". E quando io
domandai : "Che cosa? ", lui disse: "La mor-
IL GENIO E I. A DEA 115
te". E quella fu tut ta la portata del contr i-
huto che il grand' uomo dava alla somma del-
la saggezza umana. La mor te era una cosa
buffa, a pensarci bene. Ecco perch lui non
ci pensava mai - t ranne in occasioni come
l'attuale, quando la sofferenza gli aveva fat-
to sent ire il bisogno di nffiggersi alt r a sof-
ferenza. Assassinio? Sui cidio? Queste idee
non gli si erano neppur presentat e. Tutto
ci che egli chiedeva allo st r umento di mor-
te era una sensazione di sensuali t negativa
- il penoso monito, f rammezzo a tutte le al-
tre sue pene, che un bel giorno ancor lungi
a venire sarebbe morto anche lui.
"Possiamo ri metterla via ?" domandai.
Lui annui. Su un t avolino accanto al letto
gi acevano gli oggett i che lui aveva tolt i dalla
cassaforte ment re cercava la ri voltella. Ora
li r imisi al loro posto - lo scrigno dei gioielli
di Katy, mezza dozzina di cust odie contenenti
le medaglie d'oro donate al grand'uomo da
vari sodalizi dotti, parecchie bust e di carta
di Manila ri gonfie di document i. E infine
c'er ano quei libri - tutti i sei volumi della
Psicologia del sesso, una copia di Flicia di
Andra de Nerciat e, pubblicata a Bruxelles,
un'opera anonima illustrata, che si intito-
lava La scuola di perf ezionamento di Miss
Floggy. "Be' , ecco fatt o" dissi col pi gioviale
di "desiderio" e "ardore" sarebbe passata
dalla cat tiva letteratura a una realt peg-
giore.
L'indomani mattina dormii oltre misu-
ra c, quando scesi a far la prima colazione,
i figliuoli stavano gi finendo il loro prepa-
rato di cereali . "Vostra madre non viene an-
cora, sapete" annunciai. Timmy ne fu sin-
ceramente dispiaciuto; ma Ruth, ad onta
delle sue appropriate parole di rammarico,
si tradi col subitaneo illuminarsi degli oc-
chi; era deliziata. La collera mi incrudeli.
Mi tolsi di tasca la sua poesia e la posi sulla
tovaglia accanto ai qra penute. "Fa schifo"
dissi brutalmente. Poi senza guardarla uscii
dalla stanza e tornai di sopra a vedere che
cosa fosse accaduto a Henry. Doveva far le-
zione alle nove e trenta e avrebbe fatto tardi
se non lo tiravo gi dal letto. Ma quando
bussai alla sua porta, una voce flebile annun-
ci che stava male. Entrai. Sul catafalco gia-
ceva disteso quello che pareva gi un morto.
Gli misurai la febbre. Era pi di centoun
gradi Fahrenheit. Che cosa bisognava f are?
Corsi dabbasso in cucina a consultarmi con
Beulah. La vecchia sospir e scosse la testa.
"Vedrete" disse. "Lui la obbligher a torna-
re." E mi raecont la storia di quello che er a
successo due anni prima, quando Katy era
11 6 ALDOUS B UX!. F.\"
tono di circostanza mentre chiudevo il por-
tello della cassaforte e gli restituivo la chia-
ve. Raccolto il ri t ratto, lo ri appesi all'apposito
uncino. Dietro il raso bianco e i fimi d' aran-
cio, dietro i gigli madonna e un viso la cui
luce radiante non poteva rimanere oscurata
nemmeno da un pittorello da st rapazzo, chi
avrebbe mai potuto divinare la presenza di
quel tesoro st ranamente assortito - Flicia
e i certificati azionari, Mi.<;8 Floggy e i sim-
boli aurei concui una societ non molto grata
ricompensa i suoi uomini di genio?
l\lezz'ora dopo lo lasciai per recarmi in
camera mia - e conqual senso beato di scam-
po, di agognata liberazione da un incubo op-
primente ! 1\Ia anche in camera mia non c'era
sicurezza. La prima cosa che vidi, quando
accesi la luce, fu una busta appuntata al mio
guanciale con uno spillo. L'aprii e ne spiegai
due fogli di carta color malva, Era una poe-
sia d' amore di Ruth. Stavolta desiderio ri-
mava con sprezzo e imperio, Amore con-
fessato aveva indotto l' amato a detestare il
suo seno albato. Era t roppo per una sera
sola : il Genio teneva la pornografia in cas-
saforte; Beat rice era stata a scuola da Mss
Floggy ; l' innocenza infantile si dipingeva il
viso, rivolgeva sproloqui appassi onati ai gio-
vanotti e, se non chiudevo la porta, a forza
IL G E ~ I O F. LA DEA 117
somat ica. Be', telefonai al dottore e poi tor-
nai in sala da pranzo. I bambini avevano
finito la colazione mattutina e se n' erano an-
dat i. Non li ri vidi per quasi due settimane;
perch quando rincasai dal laboratorio quel-
la sera, t rovai che Beulah li aveva spediti
da un amichevole ' Ti cino, per consiglio del
dottore. Niente pi poesie, niente pi biso--
gno di chiudere la porta a chiave. Che sol-
lievo! Telefonai a Katy luncdi sera e poi
ancora martedi, per darle la notizia che s'era
dovuta prendere in casa un'i nfermiera e no-
leggiare una tenda da ossigeno. L' indomani
Henry stava peggio; ma cosi pure, quando
telefonai a Chicago, la povera signora Han-
bury. "Non posso lasciarla" seguitava a r i-
petere Katy angosciata. "Non posso!" Per
Henry, che contava sul suo ri tor no, la noti-
zia fu quasi mortale. In due ore la febbre
gli era salita di un gr ado intero e lui deli-
rava. "Ci va di mezzo la sua vita o quella
della signora Hanbury " disse Beulah, e si re-
c in camera sua a pr egare per ottenere una
guida. Che venne in circa venti cinque mi-
nuti . La signora Hanbury sarebbe morta
comunque ; ma Hcnry sarebbe guar ito se
Katy tornava a casa. E allora lei doveva tor-
nare. Fu il dottore a persuaderl a, da ultimo.
"Non voglio fare l'all armista" disse quella
I
I
118 AU>OUS HUXLEY
andata in Francia a visitare la tomba di suo
fratello in un cimitero di guer ra. Era partita
si e no da un mese che Henry si ammal -
in maniera cosi grave che dovettero cablo-
grafarle di tornare subito. Nove giorn i do-
po, quando Katy r ient r a St. Louis, lui era
quasi in punto di morte. Lei ent r nella stan-
za del malato, e gli pose la mano sulla fronte.
"Credetemi" disse Beulah con drammatico
calore, "fu proprio come la r esur rezione di
Lazzaro. Giii giii sulla soglia della morte e
poi, vum! su daccapo, come se si fosse t ro-
vato in un ascensore. Tre giorni dopo man-
giava pollo f ritto e parlava da stor dire. E
far lo stesso stavolta. La obbligher a tor-
nare, anche se per attenerlo dovr ar rivare
alla soglia della morte." E f u proprio l
soggiunse Rivers che arriv - alla soglia
della morte.
Vuoi dire che era una cosa seria ? Non
recitava?
Come se la seconda alternativa esclu-
desse la pr ima ! Certo che r ecitava ; ma reci-
tava cosi bene che per poco non mor i di pol-
monite. Per era qualcosa che allora non mi
riusci ben chiaro. A questo r iguar do Beulah
aveva un'i mpostazione molto pi scientifica
della mia. l o avevo la superstizione esclusiva
dei ger mi ; lei credeva nella medicina psico-
IL GENIO E LA DEA 119
120 ALDOUS HUXLF.Y
sera al telefono "ma..." Era quello che ci vo-
leva. "Sar a casa per domani sera" disse
lei. Henry l'avrebbe avuta vinta - ma appe-
na appena in tempo.
11 dottore parti. L' infermiera si dispose
a una notte di veglia. l o mi recai nella mia
stanza. "Katy sar di ritorno domani'" mi
dicevo. "Katy sar di ritorno domani." Ma
quale Katy - la mia o quella di Henry, Bea-
t rice o l'allieva prediletta di Mss Floggy?
Chiss se ora t utt o sarebbe stato diverso!
Era ancora possibile, dopo la f rana di leta-
me, provare per lei i sentimenti di prima?
Per tutta quella notte e per il giorno seguen-
te questi interrogativi mi tormentarono. l\Ie li
stavo ancora ponendo quando finalmente udii
il tassi svoltare nel viale d'ingresso. La mia
Katy o la sua ? Un orribile presentimento mi
nause, paralizzandomi. Ci volle molto per-
ch riuscissi a farmi forza e andarle incon-
tro. Quando infine aprii la porta d'ingresso,
il bagaglio era gi sui gradini e Katy pa-
gava l' autista. Volt la testa. Com'era pal-
lida alla luce della lampadina di veranda,
che lineamenti sti rati e stravolti ! Ma com'era
bella! Pi bella che mai - bella in un modo
nuovo, lancinante, cosicch mi trovai ad
amarla con una passione in cui alle ultime
tracce di impurit, dissolte dalla piet, era
\
,
IL GENIO E LA DEA 121
subentrato un ardore di sacrificio, un desi-
derio bruciante di aiutare e proteggere, di
gettare la vita stessa per lei. Ma, e il soli-
loquio di HeDl'Y, e l'alt ra Katy? E che dire
di Miee Floggy e Flicia e Studi di psicologia
del sesso? Per quanto riguardava il mio cuo-
re balzato all'improvv iso, non erano mai esi-
stiti , o almeno erano privi di qualunque im-
portanza.
Ment re ent ravamo nel vestibolo, Beulah
usci di corsa dalla eueina. Katy gett le brac-
cia al collo della vecchia, e per un lungo mez-
zo minuto le due donne rimasero l strette
in un tacito abbraccio. Poi, ritraendosi un
poco, Beul ah scrut con attenzione il viso
dell'altra. E mentre scrutava, l'espressione
di rapimento lacrimoso cedette a un'ansia
sempre pi profonda. "Ma non sei tu"grid.
ue il tuo fantasma. Tu sei vicina ad andar.
tene quasi quanto lui: ' Katy tent di but-
tarla in ridere. Lei era solo un po' stanca,
ecco tutto. La vecchia scosse il capo con ener-
gia. " la vil'tu" disse. " la virt ehe ti ha
abbandonata. Come abbandon il nostro caro
Signore quando tutti quei malati seguita-
vano a ghermirlo." "Sciocchezze" disse Katy.
Ma era verissimo, La virt l'aveva abban-
donata davvero. Tre settimane al capezzale
della madre l'avevano svuotata d'ogni vita.
/
secondi ; poi svani. Gli occhi si smarr irono
ancora alla deriva, le labbr a cominciarono
a muoversi; er a ricaduto nel mondo del suo
delirio. Il miracolo era abor ti to; Lazzaro ri-
maneva inerte. Ci fu un lungo silenzio. Poi,
greve, disperata: "Credo che f ar bene ad
andare a letto" disse infine Katy.
E il miracolo? domandai io. Le riu-
sci il mattino dopo?
Come poteva? Senza pi virt n vita
dentro di s, pi nulla all'infuori della sua
volont ed ansia. Chiss che cosa peggio
- essere disperatamente ammalati , o guar-
dare una persona che ami amo in preda a di-
sperata mal atti a? Bisogna cominciare a in-
tenders i sul pronomi usati. lo dico che tu sei
disperatamente ammalato. Ma voglio poi dire
te? Non in effetti la nuova, limitata perso-
nalit creata dalla febbre e dalle tossine?Una
personalit senza interessi intellettuali, sen-
za obblighi sociali, senza preoccupazioni ma-
ter iali. Mentre l' amorosa infermiera rimane
se stessa, un essere normale con tutti i suoi ri -
cor di di passata feli cit, con t utti i suoi ti-
mori per il futuro, tutta la sua angustiata
consapevolezza di un mondo che esiste olt re
le quattro paret i della stanza del malato. E
poi c' la quest ione della morte. Come r eagi-
sci alla prospettiva della morte? Se sei abba-
122 ALDOUS HUXLEY
Era vuot a, un guscio animato dalla sola vo-
lont . E la volont non basta mai. La vo-
lont non ti fa digerire i pasti e non ti ab-
bassa la febbre - tanto meno poi la febbre
di un alt r o. "Aspetta fino a domani" implor
Beulah quando Katy annunci l'intenzione
di salire in camera del malato. "Dor mi un po'.
Adesso non potrai certo ai utarlo, nelle con-
di zioni in cui t i travi." "L' ho aiuta to l'ult i-
ma volt a" ribatt Katy. "Ma l'ultima volta
er a diverso" insist la vecchia. "L' ulti ma
volta avevi la virt ; non eri un f ant asma. "
"Tu e i tuoi fantasmi !" disse Katy con una
punta di fastidio ; e gir andosi si avvi per
le scale. lo la seguii.
Sotto la sua tenda da ossigeno, Henry
dormiva o era intontito. Una barbetta gri-
gia gli copriva mento e guance, e nel viso~
emaciato il naso er a enorme, come un par-
ticolare di car icatur a. Poi, mentre lo guar-
davamo, le palpebre si aprirono. Kat y si chi-
n sul finestrino trasparente della tenda e lo
chiam per nome. Negli occhi cilestr ini non
una ri spost a, non un segno di ri conoscimen-
to, niente : come se lui non l'avesse neanche
vist a. "Henry" ripet lei "Hcnry ! Sono io.
Sono ri tornata." Gli occhi incert i si misero
a f uoco, e un attimo dopo vi albeggi un fioco
barlume di r iconoscimento - solo per pochi
IL GENIO E LA DEA 123
stanza ammalato, raggiungi un punto tale
che, per quanta passione tu ci metta nello
sforzo di vivere, a una parte di te non di-
spiacerebbe affatt o morire. Tutto, piuttosto
di quest'affl izione, quest'incubo squallido e
interminabile di vedersi ridotti a un sempli-
ce pezzo di materia sofferente! "Datemi li-
bert o morte."1\1a in questo caso le due cose
sono identiche. Libert uguale a morte ugua-
le a ricerca della felicit - ma naturalmente
solo per il paziente, non mai per l'infermiera
che lo ama. Lei non ha diritto al lusso della
morte, a liberarsi con un abbandono totale
dal carcere di quella stanza da malato. Suo
compito quello di continuare a combattere
anche quando sia.chiaro e lampante che la
battaglia perduta; continuare a sperare,
anche quando non ci siano ragioni che per
disperare ; continuare a pregare, anche quan-
do Dio le si manifestamente voltato con-
tro, anche quando essa sa con certezza che
Egli non esiste. Potr essere affranta dal do-
lore e da tetri presagi , ma deve comportarsi
come se fosse piena di letizia e di serena fi-
ducia. Potr aver perduto ogui coraggio; ma
deve ancora ispirarne. E intanto lavora e
veglia oltre i limiti della resistenza fi sica,
E non c' t regua; lei deve essere sempre li,
sempre disponibile, sempre pronta a dare e
124 ALDOUS HUXLEY
IL CESIO E LA DEA 125
dare - continuare a dare, anche quando sia
completamente dissestata. Si, dissestata
egli ripet. quello che era Katy. Assolu-
tamente dissestata, ma costretta dalle circo-
stanze e dalla sua volont a seguitare a spen-
dere. E, come se non bas tasse, la spesa era
infru ttuosa, Henry non migliorava ; si aste-
neva semplicemente dal morire. E intanto
lei si uccideva col diuturno sforzo di man-
tenerlo in vita. Passavano i giorni - tre gior-
ni, quatt ro giorni, non ricordo quanti. E poi
venne il giorno che non dimenticher mai.
Il ventitr aprile 1922.
Il genetliaco di Shakespeare.
E anche il mio.
e: Il tuo?
Non il giorno della mia nascita fisica
spieg Rivers. Quello in ottobre. Il mio
genetliaco spirituale. Il giorno in cui emersi
dall' imbecillit semicruda a qualcosa che as-
somigliava pi davvicino alla forma umana.
Credo soggiunse che ci meritiamo un al-
tro po' di Seoteh.
Riempi daccapo i bicchieri.
Il venti tr aprile ripet. Che giorno
di affl izioni ! Henry aveva fatto una brutta
nottata ed era nettamente peggiorato. E
quando, all'ora di colazione, la sorella di Ka-
ty telefon da Chicago, fu per annunciare
126 ALDOt: S HUXLf .Y
che la fine era alle porte. Quella sera io do-
vevo leggere una comunicazione a una delle
societ scientifi che locali. Quando rincasai
alle undici, trovai soltanto l'infermiera. Ka-
ty, mi disse, era in camera sua, a cercare
un po' di ristoro nel sonno. l o non potevo
far niente. Andai a let to.
Due ore dopo mi sbalz di soprassalto
dall'incoscienza il tocco di una mano anna-
spante. La stanza era buia di un buio pesto;
ma le mie narici riconobbero subito l'aura
di femminil it e radice d'iris porpora che
avvolgeva la presenza invisibile. Mi rizzai
a sedere. "Signora Maartens?" (La chiama-
vo ancora signora Maartens.) Il silenzio era
gl'avido di t ragedia. "II dottor Maartens sta
peggio?" chiesi ansiosamente. Non ci f u 1;-
sposta immediata, solo un moto nella tene-
bra, solo un cigolio di molle mentre lei si
sedeva sulla sponda del let to. Mi sfiorarono
la f accia le frange dello scialle spagnolo che
si era butt ata sulle spalle; il campo della
sua f ragranza mi avvilupp. Tutt'a un trat-
to, e con orrore, mi trovai a ricordare il s0-
liloquio di Henry. Beat rice aveva appetiti,
Laura si era diplomata da Miss Floggy. Che
bestemmia, che odiosa sconsacrazione! Ero
sopraffatto dalla vergogna, e la mia vergo-
gna si approfondi in un intenso autodisgu-
IL GENIO E LA DEA 127
sto, pieno di rimorso, quando rompendo il
lungo silenzio Katy mi disse con voce piatta
e inespressva che c'era stata un'altra tele-
fonata da Chicago: sua madre era morta.
Borbottai qualcosa a mo' di condoglianza.
Poi la voce piatta riparl. "Ho cercato di ad-
dormentarmi" disse. "Ma non posso; sono
troppostanca per dormire." Ci fu un sospiro
di stanchezza insanabile, e poi un altro si-
lenzio.
"Non avete mai visto morire nessuno?"
prosegui infine la voce. l'la il servizio mili-
tare non mi aveva portato in Francia, e quan-
do mori mio padre io alloggiavo da mia non-
na. A ventott'anni ne sapevo ben poco della
morte, non pi che di quell'altra grande ir-
ruzione dell'organico sul verbale, dell'espe-
rienza sulle nostre idee e convenzioni - l'atto
amoroso. " l'isolamento che spaventoso"
le sentii dire. "Si sta li seduti senza poter
fare nulla, e si guardano recidersi i legami
l'uno dopo l'altro. Il legame con le persone,
il legame col linguaggio, il legame con l'uni-
verso fisico. Loro non vedono la luce, non
sentono il calore, non possono respirare
l'aria. E infine comincia a cedere il legame
col loro stesso corpo. Da ultimo restano ap-
pesi a un filo - e si logora, si logora di mi-
nuto in minuto." La voce s'interruppe e, dal
128 ALDOUS HUXLEY
suono attutito delle ultime parole, capii che
Katy si era coperta la faccia con le mani.
"Tutta sola" SUSSUlT, "assolutamente sola."
I morenti, i vivi - tutti sono soli, sempre.
Ci fu un fioco gemito nell'oscurit, poi un
bri vido convulso, un grido non pi umano.
Singhozzava. l o l'amavo e lei era in pre-
da all'angoscia. Eppure la sola cosa che sep-
pi dire fu : "Non piangete". Rivers si st ri n-
se nelle spalle. Se non eredi in Dio o in
una vita d'olt retomba - il che naturalmen-
te, da buon figlio di ministro, io non potevo,
se non in senso st rettamente pickwickiano
_ che altro puoi dire in presenza della mor-
te? Inoltre, in questo caso particolare c'era
il fatto grottesco e imbarazzante che io non
sapevo pi come chiamarla. Il suo dolore e
la mia compassione m'avevano reso impos-
sibile dire "signora Maartens", ma d' alt ra
parte "Katy" poteva sembrar presuntuoso,
quasich tentassi di sfruttare la sua trage-
dia ai vili scopi di un mascalzone che non
riusciva a dimenticare Miss Floggy e la f ra-
na di letame del soliloquio inf raumano di
Henry, "Non piangete" seguitai a bisbiglia-
re, e in luogo dei vezzi proibiti, del nome di
battesimo che non osavo pronunciare, le pc--
sai una timida mano sulla spalla e le diedi
goffi colpetti affettuosi. "Mi spiace" disse lei.
IL GE.. " IO E LA DEA 129
E poi, con voce rotta: "Prometto che domani
mi compor ter come si deve". E dopo un al-
tro parossisrno di pianto: "Era da prima di
sposarm che non piangevo cosi". Fu solo pi
tardi che cominci a ri velarmisi il pieno si-
gni ficato di quell'ul tima frase. Una moglie
che si permetteva di piangere non era il tipo
adatto per il povero vecchio Henry, La sua
debolezza cronica aveva costretto lei a essere
indefettibile nella forza. Ma anche la forza
pi stoica ha i suoi limiti. Quella notte Katy
era allo st remo. Aveva subito una sconfi tta
totale - ma una sconfitta di cui, in un certo
senso, era grata. Le circostanze l'avevano
sopraffatta. Ma in via di compenso le era
stata accordata una vacanza dalla sua re-
sponsabilit, le si era permesso di indulgere,
quand'anche per pochissimi minuti, al lusso
inaudito delle lacri me. "Non piangete" segui-
tavo a r ipetere. Ma lei invece voleva pian-
gere, lei sentiva il bisogno di piangere. Senza
parlare del f atto che aveva le migliori ra-
gioni di piangere. La mort e era t utt'intorno
a lei - era venuta a prendersi sua madre
,
veniva inevitabilmente, o cosi sembrava a
,
prendersi suo marito; sarebbe venuta di li
a pochi anni a prendersi lei, e dopo alcuni
altri i suoi figli. Erano tutti incamminati
alla stessa consumazione - alla recisiono pro-
9.
tettore. Toccai le mani con cui si copriva la
faccia; erano f redde. di pietra. E i piedi
nudi - f reddi come il ghiaccio. ") Ia siete ge-
lata! " dissi quasi con indignazione. E poi,
grato di poter finalmente t radurre la mia
piet in azione utile : "Dovete entrare sotto
le coperte" comandai. "Subito." Mentalmente
mi vidi intento a rimboecarle con tenerezza
le coltri, poi ad accostare una sedia dove
rimanevo in quieta veglia, come una madre,
ment re lei s'addor ment ava. Ma quando feci
per uscire dal letto, lei mi si aggrapp, non
volle lasciarmi andare. Tent ai di svincolar-
mi, tentai di protestare. "Signora Maar-
tens! "Ma era come protestare contro la stret-
ta di un bambino che annega; l'atto era in-
sieme inumano ed inutile. E intanto lei era
gelata fino all'osso e tremava - tremava ir-
refrenabilmente. l o feci la sola cosa che mi
restava da fare.
Vuoi dire che ti ficcast i anche tu sotto
le colt ri?
. Sot to le colt ri ripet lui con due brac-
eia fredde e nude intorn o al collo e un corpo
rabbrividente, scosso dai singulti, contro il
mio.
Rvers bevve un po' di whisky e appog-
giandosi allo schienale della sua poltrona r i-
mase lungamente in silenzio a f umare.
130 ALDOUS HUXLEY
gressiva delle linee di al len-
to e sicuro logori o del fili di sostegno, al
tuffo finale da soli, nel vuoto.
Di lontano oltre i tetti un orologio batt
i t re quarti. Le squille f urono un
umano gratuitamente aggiunto a f eri ta
cosmica - un simbolo del passare mcessante
del tempo, un monito della fine inevitabile.
"Non piangete" la implorai, e tut:
to all'infuori della mia compassione sposta i
la mano dall' una all'altra delle sue spalle,
a quella pi lontana, e l'avvicinai alla mia
persona. Scossa dai singhiozzi. e tremante,
essa si strinse a me. L' orologi o aveva am-
monito, il tempo si dissanguava e anche i
vivi sono soli al mondo. Il nostro solo van-
taggio sulla donna morta lass a Chicago,
sull'uomo moribondo dall' altra par te della
casa, consisteva nel fatto che noi potevamo
essere soli in compagnia. giustapporre le no-
stre solitudini e fingere d'averle fuse in una
comunione. questi , s'intende, non erano
i pensieri che io pensavo allora. Allora nella
mia mente non c'era posto che per l'amore
e la piet e una sollecitudine intensamente
pratica per il benessere di quest a dea che di
colpo s'era fatta bimba piangent e, quest' ado:
rata Beatrice che ora tremava, al modo del
cagnolini, nel cerchio del mio braccio pro-
IL GEKIO E LA DE.A 131
132 ALDOUS ltUXLEY
La verit disse finalment e t utta la
verit e nient'altro che la verit. Tutti i te-
stimoni prestano lo stesso giuramento e de--
pongono sugli stessi eventi. Il
turalmente, sono cinquantasette variet d in-
venzione. Quale di esse piu vicina alla ve--
ri t? Stendhal o Meredith? Anatole France
oD. H. Lawrence? Le scaturigini della no
stra vi ta piu lJl'ofonda si confonderanno nel-
l'aurea purezza della Pa8sione oppu:e Il com
portamento sessuale della [emmuui "rna-
na? .
Tu la conosci, la risposta? ndaga .
Lui croll il capo.
Forse si potrebbe prendere lo spunto dai
geometri. Descrivere l'evento in
tre coordinate. Nell'aria, davanti a se, Rl-
vers tracci con la cannuccia della pipa due
linee ad angolo retto, poi dal punto di intcr-
sezione vi aggiunse una verticale che gli por-
t la mano sopra il livello della test a. Una
di queste linee rappresenti Katy, un'altra
il John Rivers di trent'anni fa, e la terza
J ohn Rivers quale sono oggi. Ora, in questo
schema di riferimento, che cosa possiamo
di re della notte del 23 april e 1922? Non tut-
ta la verit, s'intende. 1\Ia molta di pi <:h
e
non quella enunciabile in termini d'ogni Sin-
gola invenzione. Cominciamo dalla linea Ka-
IL GENIO E LA DEA 133
ty. La tracci daccapo, e per un attimo il
fumo della pipa ne segn incerto la posizione
nello spazio. la linea disse di una pa-
gana nata, spinta dalle circostanze in una
situazione che soltanto un cristiano o un bud-
dista integr ale potevano adeguatamente af-
f rontare. la linea di una donna che sem-
pre stata beatamente a suo agio nel mondo
e di colpo si t rova ritta sull'orl o dell'abisso
e invasa, corpo e mente, dall'orribile vuoto
nero che le si para davanti. Povera creatu-
l'a! Si sentiva abbandonata, non da Dio (poi-
ch era congenitamente incapace di mono-
teismo) ma dagli dei - tut t i quanti, dai pic-
coli Lari e Penati domestici agli eccelsi Olim-
pici. L'avevano lasciata e si erano portati
via tutto. Lei doveva ritrovare i suoi dei.
Doveva ridiventare parte dell'ordine natu-
rale, e perci divino, delle cose. Doveva rista-
bilire i suoi contatti con la vita - con la vita
nella sua espressione pi semplice, nelle sue
manifestazioni pi inequivocabili, la vita
come compagnia fisica, come esperienza di
calore umano, come sensazione f orte, come
fa me e soddisfazione della f ame. Era que-
stione di autoconservazione. E non tutto
qui soggi unse Rivers. Lei era in lacrime,
si affliggeva per la madre appena morta, per
il marito che poteva morire domani. C' una
certa affinit t ra le emozioni pi violente.
La collera fin troppo facile a trapassare
per modulazione in libidine aggressiva, c i ~
dolore, se gliene di modo, si scioglie quasi
impercettibilmente nella sensualit p de-
liziosa. Dopodich, s' intende, Egli largisce
il Suo diletto sonno. Nel contesto del lutto,
l'amore equi vale ai barbiturici e a un viag-
gio alle Hawai i. Nessuno se la prende con
la vedova o l'orfano se ricorrono a questi sol-
lievi. E allora perch condannarli se cercano
di preservar si vit a e salute mentale con l'al-
t ro metodo pi semplice?
l o non li condanno affatto gli assicu-
rai. Ma c' chi la pensa altrimenti.
E trent'anni fa io ero di questi. Per-
corse con la pipa nei due sensi la verticale
immaginaria tracciata davanti a s. La li-
nea del formalista ventottenne e vergine, la
linea dell'ex-Iuter ano ed ex-figlio di mam-
ma la linea dell'idealista petrarchesco. Par-
,
tendo da quella posizione non avevo altra
scelta che considerare me stesso un prodito-
rio adultero, e Katy poi - che cosa? Le pa-
. role erano troppo odiose per essere enunciate.
Mentre dal punto di vis ta di Katy, occhio
di dea, nulla era accaduto che non fosse in-
teramente naturale, e t utto ci che era na-
turale era moralmente buono. Guardando le
134
ALDOUS HUXLEY IL GENIO E LA DEA 135
cose di qua (e indic la linea di John Ri-
vers-Ora) direi che avevamo entrambi ra-
gione a met e quindi eravamo completa-
mente in errore - lei per il fatto di essere al
di l del bene e del male sul piano puramente
olimpico (e gli Olimpici, manco a di rlo, era-
no solo un branco di animali sovr umani dai
poteri miracolosi), ed io per il fatto di non
essere al di l del bene e del male, ma ancora
impantanato fino agli orecchi nelle idee t rop-
po umane di peccato e convenzione sociale.
Per aver completamente ragione, lei avr eb-
be dovuto scendere al mio livello e poi spin-
gersi oltre, dall'altra parte; mentre io avrei
dovuto salire al suo e, trovandolo insoddi-
efacente, prot endere le mie energie a l'ag-
gi ungerla nel luogo dove si davvero al di
l del bene e del male perch si , non gi
un animale sovrumano, ma un uomo (o don-
na) t rasfigurato. Se ci fossimo trovati a quel
livello, avremmo fa tto ci che allora facem-
mo? una domanda a cui non si pu rispon-
dere. E alla stregua dei f at t i, a quel livello
noi non c'eravamo. Lei era una dea che, tem-
poraneamente crollata, cercava di ritrovare
la via dell'Olimpo nella sensualit. l o ero
un'anima divisa che commetteva un peccato
tanto pi enorme perch accompagnato dal
pi estatico piacere. Alternamente e finan-
che, a tratti , simultaneamente, io ero due
persone - un novi zio d'amore che aveva avu-
to la straordinaria fortuna di trovarsi fra
le braccia di una donna scevra d'inibizioni
e insieme materna, profondamente tenera
e profondamente sensuale, e un disgraziato
dalla coscienza f erita, vergognoso di aver ce-
duto a quelle che gli avevano insegnato a
consi derare le sue passioni p vili e scanda-
lizzato, addirittura offeso (poich coltivava
la censura e non solo il rimorso) dall 'estre-
ma disinvoltura con cui la sua Beatrice ac-
cettava l'eccellenza intrinseca del piacere, la
sua Laura sfoggiava la sua maest ri a nelle
arti d'amore, e la sfoggiava per di pi nel so-
lenne cont esto della mortalit. La signora
Hanbury era morta, Henry era moribondo.
Stando a t utte le r egole, lei avrebbe dovuto
essere vestita a lutto ed io avrei dovuto offri -
re le consolazioni della filosofi a. Ma nella
realt dei fatti, paradossale realt .... Ci fu
un attimo di silenzio. Pigmei prosegui pen-
soso mentre, dietro le palpebre chiuse, studia-
va i suoi ricordi remoti. Pigmei che non ap-
partengono al mio universo. E non ci appar-
tenevano neanche allora. Quella notte del ven-
titr apri le noi eravamo nell' Alt ro Mondo, lei
ed io, nel cielo buio e muto della nudit, del
contatto e della fusione. E che. rivelazioni
136 ALDOUS HUXLEY IL GENIO E U. DEA 137
in quel cielo, che pentecosti! Le visitazi oni
delle sue carezze erano come angeli improv-
visi, come colombe scese dall'alto. E con quale
esitazione, con quale impacciato indugio ri -
spandevo! Con labbra che non osavano, con
mani ancor timorose di bestemmiare cont ro
le mie idee, o piuttosto le idee di mia madre,
su ci che dovrebbe essere una buona donna,
anzi su ci che sono tutte le donne buone _
e ad ont a di tutto questo (cosa non meno
sconcertante che mirabile) le mie timide be-
stemmie contro l'ideale f urono compensate
da un'antifona d'estasi, da una dovizia di
ricambiata tenerezza, olt re ogni dire e im-
maginare. Ma di contro a quest'Altro Mon-
do notturno si ergeva questo mondo - il mon-
do in cui il John Rivers del 1922 viveva i
suoi pensi eri e sentimenti diurni; il mondo
in cui quest'azione era palesemente crimi-
nale, in cui un allievo aveva ingannato il
maestro e una moglie il marito; il mondo dal
cui punto di vista il nostro buio ciclo era un
sordidissmo piccolo inferno e gli angeli vi-
sitanti null'alt ro che manif estazioni di lus-
suria in un contesto di adulterio. Lussuria
e adulterio ~ ripet Rivers con una risatina.
Come suona ant iquato! Oggigiorno prefe-
riamo parl are di impulsi, attrazioni, intimi -
t extraconiugali. una cosa buona? O una

138 Al.DOUS HUXLEY


cosa cattiva? Oppure non ha alcuna impor-
tanza, comunque la si metta? Fra cinquan-
t'anni Bimbo forse sapr la ri sposta. Intan-
to si pu solo registrare il fatto che, sul pia-
no verbale, la moralit soltanto uso siste-
matico di un linguaggio turpe. Vil e, basso,
sozzo - son questi i fondamenti linguistici
dell'etica; e queste erano le parole che ves-
savano la mia coscienza mentre stavo l.
d'ora in ora, a vegliare il sonno di Katy. Il
sonno - anch'esso l'Altro 1Ilondo. Ancor
pi "alt ro" che il cielo del tatto. Dall'amore
al sonno, dall' al tro al pi alt ro. quell'al-
terit pi altra che investe l' amata dormen-
te di un alone quasi sacrale. Sacralit iner-
me - ci che la gente adora in Gesu Bam-
bino; ci che allora mi riempiva di tenerez-
za cosi inesprimibile. Eppure era tutto vile,
basso, sozzo. Bisillabi odiosi ! Erano come
picchi, intenti a martellarmi coi becchi di
ferro. Vil e, basso, 50 720. . . Ma nel silenzio
fra duo beccatc sentivo il quieto respiro di
Katy ; e lei era la mia amata, dormente e
inerme e quindi sacra, sacra in quell'Altro
Mondo in cui ogni forma di linguaggio turpe
e finanche di linguaggio corretto priva di
addentellato e di validit. Ma ci non impe-
diva a quei picchi maledetti di ri cominciare
daccapo con intatta ferocia.
IL GENIO E LA DEA 139
E poi, contro tutte le regole dell' inven-
zione narrativa e del buono stile, dovetti ad-
dormentarmi. Poich d'un tratto f u l'alba,
e gli uccelli cinguettavano nei giardini su-
burbani, ed ecco li Katy in piedi accanto al
letto, in atto di buttarsi sulle spalle il suo
scialle dalle lunghe frange. Per una frazione
di secondo non riuscii a capacitarmi della
sua presenza. Poi ricordai tutto - le visita-
zioni nella tenebra, gli ineffabili Alt ri Mon-
di. Jla adesso era mattino, e noi eravamo
daccapo in questo mondo, e io avrei dovu-
to chiamarla signora Maartens, La signora
Maartens, che aveva appena perso la madre
e che fra poco poteva perdere il marito. Vile,
basso, sozzo! Come avrei potuto guardarla
ancora in faccia? l\la in quel momento lei
si volt e guard in faccia me. Ebbi il tem-
po di vedere gli esordi del suo antico sorriso
f ranco e aperto; poi, in uno spasimo di ver-
gogna e imbarazzo, gi rai la faccia da un'al-
tra parte. : "Speravo che non ti svegliassi "
bisbigli lei, e chinandosi mi baci in fron-
te, come si bacia un bambino. l o volevo dirle
che, ad onta di tutto, la adoravo ancora; che
il mio amore era intenso quanto il mio ri-
morso ; che la mia gratitudine per ci che
era accaduto era profonda e forte quanto la
mia determinazione di non lasciarlo acca-
quella di una volta. Non pi un fant asma,
no, ma quella di una volta. La vi rt era tor-
nata, e ci voleva dire che il dottor Maartens
avrebbe cominciato a guari re. ":E: la Grazia"
disse lei. "L'ho invocata notte e giorno: 'Si-
gnore caro, da' alla signora l\Iaartens un po'
di quella tua Grazia. Falle ri avere la vi rt ,
cosi il dottor Maartens guarir' . E adesso
accaduto, accaduto!" E quasi a eonfer-
mare le sue parole, ci fu un fruscio sulle
scale diet ro di noi. Ci voltammo. Era Katy.
Vestita di nero. L'amore e il sonno le avevano
spianato il viso, e il corpo che il giorno in-
nanzi si moveva cosi stancamente, a costo
di sforzi cosi penosi, era adesso morbida-
mente forte, f icco di vita come prima della
malattia di sua madre. Era tornata ad esse--
re una dea - a lutto ma immune da eclissi,
luminosa anche nel suo dolore rassegnato.
La dea scese le scale, disse buongiorno e do-
mand se Beulah mi aveva dato la brutta
notizia. Per un att imo pensai che qualcosa
fosse successo a Henry. "Volete dire il dottor
Maartens?" cominciai. Lei tagli corto. La
brutta notizia di sua madre. E di colpo mi
avvidi che, ufficialmente, io non avevo an-
eora saputo del ferale evento di Chicago. Il
sangue mi corse alle guance e mi gi rai in
preda a confusione orrenda. Stavamo gi re-
140 ALDOUS HUXLEY
dere pi , Ma le parole mi mancarono; ero
muto. E cosi pure Katy, bench per un' altra
ragione. Se lei non diceva nulla dell'accadu-
to, era perch opinava che l'accaduto fosse
di quelle cose di cui meglio non parlare.
"Sono le sei passate" fu tutto ci che disse,
nel drizzarsi. "Devo dare il cambio alla p0-
vera infermiera Koppers. " Poi si volt, apri
la porta senza rumore e, sempre senza ru-
more, se la richiuse alle spalle. Rimasi solo,
alla merc dei picchi. Vile, basso, SOZZO ; soz-
zo, basso, vile... Quaudo squill la campanel-
la della colazione mattutina, la mia decisio-
ne era presa. Piuttosto di vivere una men-
zogna, piuttosto di insozzare il mio ideale,
me ne sarei andato via - per sempre.
Nell'atrio, mentre mi recavo in sala da
pranzo, m'imbattei in Beulah. Portava un
vassoio con uova e pancetta, e canticchia-
va l'aria di "All creatures that on earth do
dwsll", tutt e le creature della terra ; avvi-
standomi, usci in un sorriso raggiante e
disse: "Sia lodato il Signore!". lo non mi
ero mai sentito meno proclive a lodarl.o. "C'
nell'aria un miracolo"prosegui lei. E quando
le chiesi come facesse a sapere che c'era nel-
l'aria un miracolo, mi disse che aveva appe-
na visto la signora Maartens nella stanza
del malato, e la signora Maartens era ancora
IL CE.. xIO E LA DEA 141
142 ALDOUS HUXLEY IL GENIO E LA DEA 143
citando la menzogna - e com'ero maldestro!
Triste ma serena, la dea seguit a parlare:
della telefonata di mezzanot te scorsa, della
voce di sua sorella che singhiozzava all' altro
capo del filo, degli ult imi momenti di quel-
l'agonia protratta. Beulah emise un sospiro
rumoroso, disse che era la volont di Dio e
che lei l'aveva sempre saputo, poi cambi
argomento. "E il dottor Maartans?" domano
d. Gli avevano misurato la febbre? Katy
annui ; gliel'avevano misurata, ed era net-
tamente scesa. "Non ve l'avevo detto?" mi
esclam la vecchia trionfante. " j:; la grazia
di Dio, proprio come ho det to. Il Signore le
ha ri dato la vi rt !" Passammo in sala da
pranzo, ci mettemmo a sedere e cominciam-
mo a mangi are. Di cuore, come ricordo. E
ricordo pure che quest' appet ito cordiale mi
riusei un po' scandaloso. : Rivers rise. C0-
m' diffi cile non essere manichei ! L'anima
alta, il corpo basso. La morte affare
dell'anima, e in quel contesto uova e pan-
cetta son di cattivo gusto e l'amore, manco
a dirlo, pura bestemmia. Eppure abba-
stanza chiaro che uova e pancetta possono
essere i mezzi della grazia, che l'amore pu
essere scelto come strumento dell' int ervento
divino.
Stai parlando come Beulah obiettai.
Perch non ci sono altre parole da usare.
L'erompere dall'inte rno di qualcosa di forte
e meraviglioso, qualcosa che manifesta-
mente pi grande di te; le cose ed event i
che, da neutrali o addiri tt ura ostili che era-
no, improvvisamente, gratuitamente, spon-
taneamente ti vengono in aiuto - questi sono
f atti. Si possono osservare, si possono spe-
rimentare. 1\la se vuoi parla l'ne, ti accorgi
che l' unico vocabolario adatto quello del
teologo. Grazia, Guida, Ispi razione, Provvi-
denza - queste parole protestano troppo, so-
no alt rett ante petizioni di principio. Ma ci
sono occasioni in cui non puoi evitarle. Ecco
Katy, per esempio. Al suo r itorno da Chica-
go, la virt l'aveva abbandonata. Abbando-
nata in maniera cosi totale da renderla inu-
tile a Henry e di peso a se stessa. Un'altra
donna avrebbe forse invocato forza con la
preghiera, e la preghiera sarebbe stata forse
esaudita - perch a volte le preghiere ven-
g01/0 esaudite. Il che assurdo, fuori que-
stione ; eppure succede. Non per a gente co-
me Katy. Katy non era tipo da pregare. Per
lei, il soprannaturale era la Natura ; il di-
vino non era n spirituale n specificamente
umano; era nei paesaggi e nel sole e negli
animali, era nei fiori, nell'odore acre dei neo-
nati, nel calore morbido dei bimbi rannic-
chiati, era nei baci, certo, nelle apocalissi
notturne dell'amore, nella pi tenue ma non
meno ineffabile beatitudine del senti rsi be-
ne. Lei era una specie di Anteo femminile
_ invincibile finch aveva i piedi per terra,
una dea finch rimaneva in contatto con la
maggior dea interiore, con la Madre univer-
sale all'esterno. Tre settimane di cure pro-
digate a una donna morente avevano spez-
zato quel contatto. La grazia venne quando
f u ri stabilito, e ci accadde la not te del ven-
titr aprile. Un'ora di amore, cinque o sei
ore di quella pi profonda alterit che il
sonno, e il vuoto era riempito, lo spettro re-
incarnato. Ella rivisse - eppure non lei, cer-
00, bensi l'I ncognit a visse in lei. L'Incogni-
ta ri pet. A un'est remit dello spettro
puro spiri to, la Luce Chiara del Vuoto;
e all'altra l'istinto, la salute, il funzio--
namento perfett o di un organismo infalli-
bile finch n on lo int ral ciamo; e in qualche
punto fra i due estremi ci che san Paolo
chiamava "Cri sto" - il divino fatto umano.
Grazia spirituale, grazia animale, grazia
umana - t re aspetti dello stesso mistero im-
plicito; idealmente, tutti noi dovremmo es-
sere apert i alla lor o t otalit. In prat ica noi
per lo pi ci barrichiamo contro ogni forma
di grazia oppure, se apriamo la porta, la
144
ALDOUS HUXI.E'i
IL GENIO E LA DEA 145
apriamo ad una sola delle sue forme. Che
naturalmente non basta. Eppure un terzo di
pagnotta meglio che niente. Quanto me-
glio, apparve chiaro quella mattina del ven-
tiquattro aprile. Staccat a dalla grazi a anima-
le, Katy era sta ta un fantasma impotente. Re-
stituita alla medesima, era Giunone e De-
metra e Afrodite gloriosamente amalgama-
te, con Esculapio e la Grotta di Lourdes per
giunta - poich il miracolo si stava senz'al-
t ro avverando. Dopo t re giorni passati sulla
soglia della morte, Henry aveva sentito la
presenza della virt di lei c vi reagiva. Laz-
zaro stava per risuscitare.
Grazie, indirettamente, a te !
Grazie, indirettamente, a me ripet
lui.
Le cocu miracu/. Che soggetto per una
. farsa f rancese !
e N pi n meno di tant i alt r i. Edi po,
per esempio, o Lear, o anche Ges o Gandhi
- su chiunque di loro si potrebbe imbastire
una farsa clamorosa. solo questione di de-
scri vere i personaggi dall'esterno, senza sim-
patia e con un linguaggio violento ma im-
poet ico. Nclla vita vissuta la f arsa esiste
solo per gli spettatori , mai per gli attori.
Quella a cui partecipano loro o una t ra-
gedia o un complicato e pi o meno penoso
IO.
146 ALDOUS HUXLEY
dramma psicologico. Per quanto riguardava
me, la farsa del becco mracolosaroente gua:
rito er a una protrat ta angoscia di fedelt
divise di amore in conflitto col dovere, di
resistite e poi ignominiosamente
accolte, di piaceri colpevolmente c ap-
passionatamente rinnegati pent imento.
di buone risoluziOni prese, dunenbcate, n-
prese e spazzate via ancora. volta dal
torrente dell' irrcsisti bile desldeno.
Mi pareva che avessi deciso di andar-
tene.
Infatt i. Ma fu prima di vcderla scen-
dere quelle scale reincarnata come dea. Una
dea in lutto. Quest i emblemi di sciagura te-
nevan viva la piet, l'adorazione religi osa;
il senso che la mia amata fosse uno spirito
da adorare in spirito. Ma dal corpetto nero
sorgeva la colonna luminosa del collo; f ra
i viluppi di capelli.color miele il viso era t ra-
sfigurato da una specie di f ulgore ultrater-
reno. Com' pia quel passo di Blake?
In una moglie amerei trovare
ci che le prostitute han sempre in viso:
i segni d'appagato desiderio.
Ma i segni d'appagato desiderio sono
anche i segni dell'essere desiderabile, i segni
della promessa di soddisfazioni fut ure. Dio,
IL GENIO E LA DEA 147
con che frenesia la desideravo! E con qual e
passione, dalle profondit del mio rimorso,
dalle altezze del mio idealismo, aborrivo me
stesso per quel mot ivo! Quando tornai dal
labor ator io, tentai di farl a finita con lei. Ma
lei mi oppose una dilazione. Non era il mo--
mento, non era il posto giusto. Poteva en-
trare Beulah, o l'i nfermiera Koppers, Sa-
rebbe stato meglio di sera, con un po' di pace
indisturbata. E cosi, quella sera lei venne
in camera mia. Al buio, nel campo profu-
mato della sua femminili t, mi provai a dir-
le tutte le cose che non ero riuscito a dirle
quella mattina - che l'amavo, ma non si do--
veva; che non ero mai stato cosi felice, n
cosi est remamente sventurato ; che avrei ri-
cordato l' accaduto con la grat itudine pia ap-
passionata, per tutta la vita, e che doma-
ni avrei fatto le valigie e sa rei parti to per
non rivederla pia, mai pia. A quel punto la
voce mi manc e mi sorpresi a singhiozzare.
Stavolta toccava a Katy dire : "Non piange-
re", offri rmi la consolazione di una mano
sulla spalla, di un braccio che mi circondas-
se ; l'esito, naturalmente, fu lo stesso della
notte innanzi. Lo stesso ma ancor di pi -
con pi infuocate pentecosti, visitazioni non
di semplici angeli, ma di Troni, Dominazio--
ni, Potenze; e l'indomani mattina (quando,
148 ALDOUS H UXLEY
manco a dirlo, non feci le valigie), r imorsi
pari alle estasi, picchi proporzionatamente
feroci.
Dai quali, se non er ro, Katy fu lasciat a
in pace?
E anzi si rifiut decisamente di parlar-
ne aggiunse Rvers,
Ma tu dovesti pur parlarne.
Feci del mio meglio. Ma ci vogliono due
persone per fare una conversazione..
quando tentavo di dirle qualcosa di CIO che
si svolgeva nel mio cuore e nella mia
lei cambiava argomento oppure, con una 1'1-
satina con un colpetto indulgente sul dorso
della bonariamente ma con r isolutez-
za mi chiudeva la bocca. Chiss se non sa-
rebbe stat o meglio metter tutte le carte in
tavola, dire apertamente che la vanga era
un simbolo f allico e porgerei a vicenda le
nostre viscere palpitanti su un piatto d'ar-
gento? Forse si. O forse no. La v?rit vi
render liberi; ma d'altro canto, lasciat e sta-
re il can che dorme e badate bene a non
svegliarlo (1). Non bisogna mai diment icare
che le guer r e pi impl acabili non sono mai
quelle combat tut e per le cose materiali; so-
no le guerre scatenate per le idiozie che elo-
(1) Il testo inglese gioca in maniera int raducibile sul dop-
pio senso dci verbo lo lie (giacere c mentire).
IL GENIO E LA DEA, 149
quenti ideali sti han detto sulle cose - in altri
termini, le guer re di religione. Che cos' la
limonata? Qualcosa che si fa coi limoni. E
che cos' una cr ociata? Qualcosa che si f a
con le croci - una prassi di violenza gratuita
moti vata dall 'ossessione di simboli non ana-
lizzati . "Che cosa leggete, mio signore?" "Pa-
role, parole, parole." E che cosa c' in una
parola? Risposta : cadaveri, milioni di ca-
daveri. E la morale di questo : Tieni la
bocca chiusa ; o se devi aprirla per forza,
non prendere mai t roppo sul serio quello che
ne vien fuori. Katy t enne le nostre bocche
er meticamente chiuse. Aveva la saggezza
istintiva che ostracizza le brevi parole sca-
brose (e a maggior ragione i paroloni scien-
tifici), pur accettando ta citamente senza r i-
serve gli scabrosi atti notturni e diurni a
cui si ri feriscono. Nel silenzio, un atto un
atto un atto (1). Verba!izzato e discusso,
divent a un problema etico, un casus belli,
una fonte di neurosi. Se Katy avesse par-
lato, dove ci saremmo cacciati, di grazia? In
un labir into di colpe e angosce intercomuni-
canti. Certe persone, s'intende, ci guazzano.
( l) Il lett ore riconoscer la citazione un po' modificata della
celebre frase iterativa di Gertrude Stein: A rose i,f a rose is
a rose, Come di re che la realt se stessa e non sopporta .
aggettivi .
150 ALDOUS HUXLEY
Alt re lo detestano, ma, pungolate dal rimor-
so, sentono di meritare la sofferenza. Katy
(Dio la benedica !) non era n metodista n
masochista. Era una dea, e il silenzio delle
dee veramente d'oro. Non una superficiale
placcatura. Un solido silenzio di ventiquat-
tro carati da cima a fondo. La bocca degli
Olimpici rimane chiusa non per un atto di
voluta discrezione, ma perch non c' nulla
da dire. Le dec sono tutte di un pezzo. Nien-
te conllitti interni, in loro. Mentre la vita
di gente come te e me tutta una lunga di-
sputa. Il desiderio da una parte, i picchi dal-
l'altra. Mai un momento di silenzio auten-
tico. Quello che allora mi occorreva di pi
era una dose di linguaggio pulito e giustifi-
cati voper controbattere l'effetto di tutto quel
vile-basso-sozzo. Ma Katy non volle darmela.
Pulito o turpe, il linguaggio non c'entrava
affatto. L'importante, per parte sua, era
aver sperimentato l'alterit creativa del-
l'amore e del sonno. L'importante era rit ro-
varsi ancora in uno stato di grazia. L'im-
portante, infine, era la sua rinnovellata ca-
pacit di far qualcosa per Henry. La torta
si conosce alla prova della mensa, non alla
ricetta. Piacere ricevuto e dato, virt resti -
tuita, Lazzaro risuscitato - in questo caso
la prova era di una positivit lampante. E .
IL CL" O E LA DEA 151
dunque serviti di torta e non parlare a bocca
piena - cattiva educazione e ti impedisce
di apprezzare il gusto d'ambrosia. Era un
consiglio troppo buono per me. Si, a lei non
parlavo; non me lo permetteva, Ma seguita-
vo a parlare a me stesso - a parlare e par-
lare finch l'ambrosia non si cangi in as-
senzio e fu contaminata dall'orrendo sapor
venatorio di piacere proibito, peccato ricono-
sciuto e consapevolmente delibato. E intan-
to il miracolo procedeva spedito. Costante-
mente. rapidamente, senza una sola ricadu-
ta, Henry migliorava.
Questo non ti l'asserenava un po'? gli
domandai.
Rivers annui.
In certo modo, si. Perch, s'intende, an-
che allora, anche nel mio stato di innocenza
imbecille, mi resi conto d'aver avuto parte
indiretta nel miracolo. Avevo tradito il mio
maestro; ma se non l'avessi fatto, il mio
maestro probabilmente sarebbe morto. Era
stato commesso del male; ma ne era venuto
del bene, un bene enorme. Era una specie
di gi ustificazione. D'altro canto, come sem-
brava orribilc che la grazia per Katy e la
vita per suo marito dipendessero da qual-
cosa di cosi intrinsecamente basso, cosi estre-
mamente vile-basso-sozzo, come i corpi e la
152 ALDOUS HUXLEY .
loro soddisfazione sessuale! Tutto il mio idea-
lismo si ri voltava cont ro tal e idea. Eppure
era palesemente vera.
E Henr y? domandai. Quanto sapeva
o sospettava lui sulle origini del miracolo?
Nulla ri spose perentoriamente Rivers.
No, meno che null a. Quando emerse -dal
sepolcro era di un umore in cui il sospetto
era impensabile. "Rivers" mi disse un gior-
no che stava abbastanza bene da farmi ve-
nire a leggergli qualcosa "voglio parlarvi.
Di Katy" soggiunse dopo una breve pausa.
Il cuore non mi batteva pi , Era questo il
momento che avevo temuto. "Vi ri cordate
quella sera subito prima che mi ammalas-
si ?" prosegui. "Non ero in me. Dissi tante
cose che non avrei dovuto dire, cose che non
erano vere, cose, per esempio, su Katy c quel
dottore della Johns Hopkins." Ma il dottore
della J ohns Hopkins, come gli r isultava ades-
so, era uno sciancato. E anche se quell'uo-
mo non avesse fatto la paralisi infantile,
Katy era assolutamente incapace finanche
di pensare qualcosa del genere. E con voce
che tremava di emozione egli pass a dirmi
che donna meravigliosa fosse Katy, che for-
tuna indicibile fosse stata per lui conqui-
stare e tenersi una moglie cosi buona, cosi
bella, cosi sensata eppur cosi sensibile, cosi
\
IL GEI\'TO E LA DEA J53
forte e fedele e devota. Senza di lei, sarebbe
impazzito, crollato, miseramente fallito. E
ora lei gli aveva salvato la vita, e il pensiero
di aver detto su lei quelle cose forsennate,
cattive, insensate, lo tor mentava. Quindi, per
favore, le dimenticassi o, se le r icordavo, le
r icordassi soltanto come deliri di un malato.
Fu un sollievo, cer to, non essere stato sco-
perto, eppure, in qualche modo, era peggio
- peggio perch lo sfoggio di tutta quella
fiducia e ignoranza abissale mi faceva vergo-
gnare di me stesso - e non solo di me, ma
anche di Katy. Eravamo una coppia di bari
che cospirava ai danni di un semplicione -
un semplicione il quale, per ragioni senti-
mentali che tornavano solo a suo credi to,
faceva del suo meglio per rendersi ancor pi
innocente di quanto fosse per natura.
Quella sera r iuscii a dire qualcosa di ci
che mi pesava. A tutta prima lei cerc di
chiudermi la bocca coi baci. Poi, quando la
respinsi, si adir e minacci di tornarsene
in camera sua. lo ebbi il coraggio sacr ilego
di trattenerla con la forza bruta. "Devi ascol-
tarmi" dissi mentre lottava per svincolarsi.
E tenendola a distanza di un braccio, come
si f a con gli animali pericolosi, ri versai in
un fiot to di parole la mia angoscia morale.
Katy mi ascolt fino in fondo; poi, quando
meno di prima; poich le sue parole mi in-
dussero a ponni un mucchio di domande,
alle quali lei non accordava mai ri sposta. Lei
aveva forse voluto dire, per esempio, che que-
sta cosa era inevitabile - almeno nelle cir-
costanze del suo matrimonio? Era gi avve-
nuta prima, in effetti? E se si, quando, quan-
te volte, con chi?
Sei mai venuto a saperlo? domandai. .
Rivers scosse la testa.
Non venni mai a capo di altro che ipo-
tesi e immaginazioni - Dio mio, quanto vi-
vide ! E questo, manco a dirlo, bastava ad
affliggermi pi di quanto mi fosse mai capi-
tato. Affliggermi di pi , e nel contempo ac-
cendermi di pi frenetico amore. Perch mai,
quando sospett i una donna amata di aver
fatto all'amore con qualcun alt ro, il deside-
rio ti si fa cosi intenso? lo avevo amato Katy
fino al limite. Adesso mi trovavo ad amarla
oltr e il limite, ad amarla disperatamente e
insaziabilmente, amarla a perdifato, se sai
cbe cosa voglio dire. Katy stessa se ne accor-
se ben presto. "Mi hai guardata" si lagn
due sere dopo "come se tu fossi su un'isola
deserta ed io fossi una bistecca. Non f arlo.
La gente se ne accorger. E poi, io non sono
una bistecca, sono un essere umano, immu-
ne da cottura. E ad ogni modo Henry sta
154- ALOOl: S H UXLEY
fu tutto finito, rise. Non con sarcasmo, non
con l'intenzione di feri rmi, ma dalle profon-
dit solari del divertimento d'una dea. "Tu
non puoi sopportarlo'" mi stuzzic. "Tu sei
t roppo nobile per partecipare a un inganno!
Non puoi dunque pensare mai ad alt ro che
al tuo prezioso io? Pensa a me, tanto per
cambiare, pensa a Henry! Un genio malato
e la povera donna che ha avuto la mansione
di tenere in vita il genio malato, e per quan-
to possibile in senno. Il suo enorme intellet to
pazzo contro i miei istinti, la sua inumana
negazione della vita contro il flusso di vita
cbe era in mc. Non stato facil e, ho dovuto
battermi con ogni arma disponibile. E ades-
so ecco qua, mi tocca starti a sentire - e tu
mi snoccioli le pi nauseabonde corbellerie
da oratorio, osi dirmi - a nw! - che tu non
puoi vivere una menzogna - come George
Washington e il ciliegio. Mi stancbi, sai. Mi
metto a dormire." Sbadigli e, girandosi sul
fianco, mi volt la schiena - la schiena sog-
giunse Rivers con un piccolo scatto di risa
la schiena eloquent issima (se la scrutavi
al buio, come Bra ille, con la punta delle dita)
di Afrodite Callipigia. E questa, amico mio,
questa f u l'unica sorta di spiegazione o di
apologia cbe Katy si degn mai di forn irmi.
Cosi ne sapevo quanto prima. Anzi, molto
IL CENIO E LA DEA 155
quasi bene, e i bambini torneranno a casa
domani. Lecose dovranno ritornare al punto
di prima. Noi dobbiamo essere ragionevoli.'
Di essere ragionevole... lo promisi - per l'in-
domani. Nel f rattempo - spegni la luce! -
c'era questo amore a perdifiato, questo des-
derio che, anche nella frenesia della sua con-
sumazione, serbava un sapore disperato. Le
ore passavano e a suo tempo fu domani -
alba fra le tendine, uccelli in giardino, l'an-
goscia dell'ultimo abbraccio, le reiterate pro-
messe di ragionevolezza. E con quanta leal t
mantenni la promessa! Dopo la prima cola-
zione salii da Henry e gli lessi l' articolo di
Rutherford nell'ulti mo numero di Nature.
E quando Katy rient r dalle compere, la chia-
mai "signora Maar tens" e feci del mio me-
glio per apparire sereno e raggi ante come
lei. TI che nel mio caso, naturalmente, era
ipocrisia. Nel suo invece era solo una mani-
festazione della nat ura olimpica. Un po' pri-
ma di colazione, vennero a casa i bambini
in tassi, anni e bagagli. Katy era sempre
la madre onniveggente ; ma la sua onniveg-
genza era temperata, in genere, da un'age--
vale tolleranza delle mancanze infantili. Sta-
volta, per qualche motivo, f u un'altra cosa.
Forse le aveva dato alla testa il miracolo
della guarigione di Henry, istillandole non
156 ALDOUS H VXLEY IL GENIO E LA DEA 157
solo un senso di potenza ma anche il desi-
deri o di esercitare quella potenza in alt re
maniere. Fors'anche l'aveva inebriata il suo
improvviso ritorno, dopo tutte quelle setti-
mane d'incubo, a uno stato di grazia ani -
male attraverso il desiderio appagato. Co-
munque, quale potesse esserne la causa, qua-
li ne fossero le circostanze attenuanti, rima-
neva il fatto che in quel giorno Katy esager
nella sua onniveggenza. Amava i suoi figlioli
e il loro ritorno la riempi di gioia; eppure
si senti come costretta, non appena li vide,
a cri ticare, a trovar mancanze, a far pesare
la sua maternit. A due minuti dal loro ar-
rivo aveva investito Timmy per via delle
orecchie sporche; a tre, aveva fatto confes-
sare a Ruth di essere cost ipata ; e a quat-
t ro, aveva arguito, dal fatto che la bambina
non voleva lasciarsi disfare le valigie da nes-
suno, che essa celasse qualche colpevole se-
greto. Ed eccolo l - quando, per ordine di
Katy, Beulah ebbe aper to la valigia - ecco
l rivelato il povero piccolo colpevole segre-
to : una scatola di cosmetici e la boccetta
mezzo vuota di viola sinteti ca. In momenti
migliori , Katy avrebbe disapprovato - ma
l'avrebbe fatto con un senso di comprensio-
ne, con un risolino d'intesa. Stavolta invece
la sua disapprovazione fu sonora e sarea-
\
158 AL DOUS H UXLEY IL GENIO E LA DEA 159
st ica. Fece gettare nella pattumiera la sca-
toletta del trucco, e di persona, con un'aria
di nauseato disgusto, vers il prof umo nel
cesso e tir la catenella. Quando ci sedem-
mo a t avola, la poetessa, t ut ta imporporata
e con gli occhi ancora gonfi di pianto, odia-
va t utti - odiava la madre per l' umiliazione
che le aveva inflitto, odiava Beulah per la
sua esattissima profezia, odiava la povera
signora Hanbury per il f atto di essere mor-
ta e di non aver quindi pi bisogno dei 8e 1'-
vigi di Katy, odiava Henry perch stava ab-
bastanza bene da aver permesso questo ri -
torno disastroso, e odiava mc perch l'avevo
trattata da bambina, avevo detto che la sua
poesia d'amore faceva schif o e le avevo di-
mostrato, cosa ancor pi imperdonabile, di
preferire alla sua la compagnia della ma-
dre.
Sospet tava qualcosa? domandai.
Probabilmente sospet tava tutto ri spo-
se Rivers.
Ma io cr edevo che voi foste ragionevoli,
da allora.
E infatti lo eravamo. Ma Ruth era sem-
pre stata gelosa della madre. E adesso la
madre l'aveva f erita, e lei per giunta sapeva
- teoricamente, si, ma in termini di un lin-
guaggio quanto mai violento ed eccessivo -
che cosa succede quando un uomo e una don-
na si piacciono. Doglia di purpuree pulsa-
zioni ; labbra allacciate e morse. Eccetera.
Anche se non fosse successo null a fra Katy
e me, lei avrebbe creduto ugualmente al fat-
taccio, e perci ci odiava, ci odiava di que-
st'odio nuovo, pi implacabile. In passato i
suoi odii non erano mai durati pi di uno
o due giorni. Stavolta era diverso. L'odio era
indefesso. Per gior ni e giorni lei si rifiut
di parlarci ma rimase l, dal principio alla
fine di ogni pasto, in un silenzio nero, gra-
vido di critiche e condanne inespresse. Po-
vera piccola Ruth! Dolores-Salom er a si
un'invenzione, ma un' invenzione fondata sui
solidi fat t i della pubert. Offendendo l'in-
venzione, Katy ed io, ciascuno a suo modo,
avevamo offeso qualcosa di reale, qualcosa
che faceva parte viva della per sonalit della
bimba. Lei era venuta a casa col suo pro-
fumo e il suo t rucco, coi suoi seni nuovi di
zecca e il suo lessico nuovo di zecca, con le
idee di Algernon e i sentimenti di Oscar -
era venuta a casa piena di aspettative vaga-
mente meravigliose, di apprensioni vaga-
mente or ride ; e che cosa le era toccato? L' in-
sulto di essere t rat tata da quella che in ef-
fet t i er a ancora: una bambina irresponsa-
bile. L'ol traggio di non essere presa sul se-
mani stesso"mi suggeri Katy una matti na a
colazione. Di soprassalto, come un roditore
sbucato dall a sua tana, Ruth emerse dalle
profondit del suo malevolo silenzio. Doma-
ni, borbott irosa, lei era a scuola. E appun-
to per questo, rispose Katy, domani sarebbe
stato un giorno ideale per accudi re alle fac-
cende di rito. Non avremmo avuto tra i piedi
una poetessa neghittosa con la testa fra le
nuvole. "Ma io debbo venire" insist Ruth
con una strana specie di violenza attutita.
"Devi ?" echeggi Katy. "Perch devi ?" Ruth
guard la madre per un momento, poi ab-
bass gli occhi "Perch..." cominci, ma ci
ripens e s'interruppe. "Perch voglio" con-
cluse fiaccament e. Katy ri se e le disse di
non f are la sciocca. "Noi partiremo di 000-
n'ora" disse, rivolgendosi daccapo a me, "e
prenderemo un cestino da merenda."La bim-
ba si fece pallidiss ima, tent di mangiare il
suo pane abbrustolito ma non riusci a in-
ghiotti re, si scus e, senza attendere una ri-
sposta, si alz e usci di corsa dalla stanza.
Quando la ri vidi nel pomer iggi o, la sua fac-
cia era una maschera, vuota ma in certo
modo minacciosa, di controllata ost ilit.
Da fuori, nell'atrio, avevo sentito il ci-
golio del portone che si apriva, poi lo schian-
to della chiusura. E ora risuonarono passi
160 ALDOUS HUXLEY
l'io. La ferita e l'umiliazione di vedersi re-
spinta dall'uomo che aveva prescelto come
sua vittima e Barbabl , a f avore di un'altra
donna - e, per rincarare la dose, l'altra don-
na era sua madre. C'era da stupirsi che a
nulla valessero i miei sforzi di sollevarla dal
suo umor nero a suon di risa o di blandizie?
"Lasciala stare" f u il consiglio di Katy.
"Lasci ala cuocere nel suo brodo, finch non
le venga a noia." 1\'1a i giorni passavano e
Ruth non dava segno di annoiarsene. Anzi,
sembrava gustare l'amarezza dell'orgoglio
ferito, della gelosia e del sospetto. E poi,
a una settimana circa dal l'itorno dei bam-
bini, accadde qualcosa che esasper il risen-
timento cronico nell'animosit pi acuta e
feroce.
Henry adesso era in condizioni di riz-
zarsi a sedere, di camminare nella sua stan-
za. Qualche altro giorno, e sarebbe ent rato
in piena convalescenza. "Fategli passare
qualche sett imana in campagna" consigli il
dottore. 1IIa, un po' per il maltempo della
primavera acerba, un po' per l'andata di
Katy a Chicago, la fattoria da gi te di fine
setti mana era rimasta chiusa da Natale in
poi. Prima di ritornare abitabile, andava
arieggiata, spolverata e approvvigi onata.
"Andiamoci e sbrighi amo la f accenda do-
IL GENIO E LA DEA 161
11.
giovane bruno, mio genero, Fred Shaugh-
nessy.
Dissi che ero lieto di 'fare la sua cono-
scenza; ma il giovane non mi guard nep-
pure. Ci fu un silenzio.
Molly si pass sugli occhi una mano in-
gioiellata.
Ho un mal di testa da morire borbot-
t. Credo cbe andr a letto.
Fece per andarsene; poi si f erm e, con
quello che era evident emente uno sf orzo enor-
me, riusci a dire Buona notte .
Buona notte dicemmo noi in coro. Ma
lei era gi andata. Senza una parola, come
se fosse stato un sicar io sguinzagliato alle
sue calcagna, il giovane si volt e la segui.
Rivers t r asse un profondo sospiro.
Sono arr ivati al punto disse in cui il
sesso sembra piut tosto noioso amenoch non
cost ituisca il coronament o di una lite. E que-
sto, sc vuoi creder mi, il destino del piccolo
Bimbo. Vivere da figlio di una donna divor-
ziata con una serie di amant i e mariti fin
quando non le venga meno la bellezza. Op-
pure vivere da figlio di due coniugi che do-
vrebber o essere divcreiati ma che non po-
tranno mai separarsi perch condividono un
gusto inconfessabil e per la tortura inflitta
e patita. E in ent ra mbe le event ualit io
162 ALDOUS HUXLEV
e voci sommesse. Rivers smise e guard l'oro-
logio.
Soltanto le undici e dieci disse, e croll
il capo. Poi, alzando la voce: Molly! chia-
m. Sei tu?
Aperta su un riquadro di liscia pelle bian-
ca, su un vezzo di perle e sul corpetto di un
abito da sera scarlat t o, apparve all'uscio una
pelliccia di visone. La sovrastava un viso
giovanile che sarebbe stato bello, se l'espres
sione fosse stata meno torva e amara.
stata una bella serata? domand
Rivers.
Una porcheria di ricevimento disse la
giovane donna. Ecco perch siamo tornat i
cosi presto. Non vero, Fred? soggiunse
rivolgendosi a un giovane bruno che l' aveva
seguita nella stanza. Il giovane le diede
un'occhiata di freddo disgusto e si gir.
Non vero" ripet lei pia for te, con una
nota quasi di angoscia nella voce.
Apparve sul viso stornat o un fioco sor-
riso e le larghe spalle ebbero un sussult o, ma
non ci fu risposta.
Rivers si rivolse a me.
Tu hai conosciuto la mia piccola Molly,
vero?
Quando era piccola cosi.
E questo accennando con la mano al
IL GEN10 E L A DEA 163
me e Ruth e Katy. Anche at traverso il ro-
vescio del binoccolo non fa piacere guar-
darla.
Ci fu un lungo silenzio, che non mi azzar-
dai a romper e.
e Bene disse lui finalmente torniamo a
Rutb, torniamo a quel pomeriggio del giorno
precedente al picnic. Rincasai dal laborato-
ri o, ed ecco l Ruth che leggeva nella sta nza
da soggiorno. Lei non alz gli occhi quando
entrai, quindi io assunsi il mio pi vivace
tono confidenziale e dissi : "Salve, pupi bel-
li l". Lei si volt e mi diede un'occhiata lun-
ga, deserta di sorriso, funestamente inane,
poi torn al suo libro. Allora mi ci provai
con la letteratura. "Hai scritto dell'altra
poesia?" domandai. "Si, si" disse lei con en-
fasi, e il volto le si atteggi a un sorr iset to
ancor pi f unesto dell'inanit di prima. "Pos-
so vederla?" Con mia grande sorpresa, disse
di si. Il componimento non era ancor finito;
ma domani senza fallo. lo mi scordai della
promessa; ma l'indomani mattina, manco a
dirlo, mentre usciva per andare a scuola
Ruth mi pors e una delle sue buste color mal-
va. "Ecco qua" disse. "Spero che t i piacer."
E dandomi un altro sorriso minaccioso, rin-
corse Timmy. Avevo t roppo da f are per leg-
gere subito la poesia, cosi m'infilai la busta
164 ALDOUS HUXLEY
non ci posso fare proprio nulla. Qualunque
cosa succeda, il bambino dovr passare per
l'inferno. Forse ne uscir tanto migliore e
tanto pi forte. Forse ne rimarr completa-
mente dist rutto. Chi lo sa ? Certo non que-
sti ragazzi qui! Indic con la cannuccia
della pipa un lungo scaffale di freudiani e
junghiani. Invenzione psicologica! pia-
cevole a leggersi, piuttosto istruttiva an-
che. Ma quanto spiega? Tutto t ranne l'essen-
ziale, tutto tranne le due cose che da ultimo
determi nano il COl'SO della nost r a vita : Prede-
st inazione e Grazia. Guar da Molly, per esem-
pio. Ha avuto una madre che sapeva ama-
re senza voler possedere. Ha avuto un padre
che almeno aveva il buon senso di provarsi
a segui r l' esempio della moglie. Ha avuto
due sorelle che, dopo un'infanzia feli ce, ar-
r ivarone a essere ottime mogli e madri. Non
c'erano liti in famiglia, niente tensioni cro-
niche, niente tragedie o esplosioni. Stando
a tutte le regole dell'invenzione psicologica.
Molly dovrebbe essere assolutamente equili-
brata e contenta. Mentre invece... Non fini
la frase. E poi c' l'altra specie di Pre-
destinazione. Non la Predestinazione inter-
na del temperamento e del carattere, ma la
Predestinazione degli eventi - quella specie
di Predestinazione che attendeva al varco
IL GENIO E LA DEA 165
in tasca e seguitai a caricare la macchina.
Coltr i e materassi, colteller ia, petrolio da
lampade e fornelli - ci accatastai dent ro
tutto. Mezz'ora dopo si partiva, Beulah gri-
d arrivederci dai gradini della porta d'in-
gresso, Henry ci salut a gesti da una fine-
stra del piano superiore. Katy r ispose al sa-
luto e lanci un bacio. "Mi sento come J ohn
Gilpin" disse felice mentre svoltavamo dal
viale. "Occhi sgi"a llati e pronto ad ogni im-
presa;" Era uno di quei giorni li rici del pri-
mo maggio, una di quelle mattinate che sono
indiscuti bilmente shakespeari ane. Durante
la notte era piovuto, e adesso tutti gli alberi
facevano la riverenza a un vento f resco; le
foglie giovani luccicavano come gioielli al
.sole ; le grandi nubi mannoree all' or izzonte
erano qualcosa che Michelangelo aveva so-
gnato in un momento di felicit estatica e di
potere sovrumano. E poi c'erano i fiori. Fio--
l'i nei giardini suburbani, fiori nei boschi e
nei campi p in l ; ed ogni fiore aveva la
bellezza consapevole di"un viso amato, e la
sua fragranza era un segreto dell' Altro ) [on-
do, i suoi petali, sotto le dit a della mia fan-
tasia, avevano la liscia freschezza serica e
l'elasticit della pelle viva, Non fa bisogno
di dire che ci comportavamo ancora da per-
sone sensate. Ma il mondo era ebbro delle
166 ALDOUS HUXLl:Y
-.~
\
IL GEr-IO E LA DEA . 167
proprie perfezioni, folle d'un eccesso di vita.
Noi face mmo il nostro lavoro, consumam-
mo la nostra colazione sull'erba, fumammo
le nostre sigarette al sole in sedie a sdraio.
Ma il sole scottava e decidemmo di tenni-
nare il nostro pisolino in casa ; e allora ac-
cadde punt ualmente ci che chiunque avreb-
be potuto predirei. .. Accadde, come mi accor-
si d'un trat to f ra due estasi, sot to gli occhi
di un ri tratto di Henry Maartens in gran-
dezza tre quarti, commissionato e a lui do--
nato dai direttori di qualche grossa societ
elet t r ica che aveva t ratto giovamento dalla
sua consulenza professionale, e cosi mostruo--
so nel suo realismo fotografico che l'avevano
relegato nella camera da letto disponibile in
fat toria. Era uno di quei r it ra tti che ti guar-
dano sempre, come quello del Grande Fra-
tello in 1984 di Orwell. Girai la testa, ed
eccolo l nel suo vestito nero attillato, fisso
in uno sguardo solenne - l'incarnazione stes-
sa dell'opinione pubblica, simbolo e proie-
zione dipinta della mia coscienza sporca. E
accanto al ritratto c'era un guardaroba vit-
tor iano con una porta a specchi che riflet-
teva l'albero fuori dalla finest ra e, dentro la
stanza, parte del letto, parte dei due corpi
variegati dal sole e dalle ombre mobili delle
foglie di quercia. "Perdonal, perch non san.
tava tanto pi t remenda perch Ruth era
, stata allevata con criteri completamente
, est ranei a quel tipo odioso di fondamenta-
lismo. Giudizio, inferno. castigo eterno- que-
ste non erano cose in cui le avessero inse-
gnato a credere. Erano idee che aveva adot-
tate ai suoi fini speciali, per esprimere ci
che sentiva per la madre e per me. Gelosia.
tanto per cominciare; gelosia c amore re-
spinto, vanit ferita, risentimento iroso. E
al risentimento bisognava dare un motivo
ri spettabile, la collera andava trasformata
in retta indignazione. Lei sospet tava il peg-
gio di noi per poter essere giustificata nei
suoi sentimenti - che erano i peggiori. E ao-
spettava il peggio con tale veemenza che, in
pochissimo tempo, non arguiva pi, bensi sa- '
peva che eravamo colpevoli. E, sapendolo, la
bambina in lei ne era offesa, la donna con-
eepva una gelosia pi amara e vendicativa
;- ' che mai. Col cuore che mi sprofondava, con
un crescente ter rore davanti alla prospetti-
va di un f uturo incalcolabile, lessi il pezzo
fino in fondo, lo rilessi, poi mi volsi a Katy
che, seduta allo specchio della toletta si ag-
gi ustava i capelli sorridendo all'immagine
raggiante di sorriso d'una dea e canticchian-
do un'aria delle "Nozze di Figaro": Dove so-
noi bei momenti - Di dolcezzae di piacer? l o
168 ALDOUS HUXLEY (
no quel che si fanno. " Ma qui, con quel ri-
tratto e quello specchio, non c'era possibilit
d'ignoranza. E la consapevolezza di ci che
avevamo fatto divenne ancor pi molesta
mezz'ora dopo, quando, indossando la giacca,
udii un crepiti o di carta rigida in una tasca
laterale e ri cordai la busta color malva di
Ruth. La poesia, stavolta, era una nar ra-
zione in quartine, una specie di ballata su
due adul teri, una moglie infedele e il suo
amante, che comparivano al cospetto di Dio
nel Giudizio Finale. Rit ti l nell'immenso
silenzio accusatore, si sentono spogliare da
mani invisi bili di tutti i loro travestimen-
ti, un capo di vestiario dopo l'altro, finch
rimangono nudi come Dio li ha fatti. Anzi,
pi ancora che nudi; perch i loro corpi ri-
suscitati sono t rasparenti. Polmoni e fegato,
vescica e budella, ogni organo, col suo escre-
mento specifico - tutto, tutto schifosamen-
te visibile. E tut t'a un tratto si accorgono
di non essere soli ma su un palcoscenico, in-
vestiti dai proiettori, in mezzo a milioni di
spettatori, file e file, che vomitano per l'in-
controllabile disgusto a quello spettacolo, op-
pure scherniscono, accusano, reclamano ven-
detta, chiedono urlando la sferza e il fer ro
da marchio. C'era in quel componimento una
specie di malignit paleocristi ana, che risul-
I L GEl'o10 E LA DEA 169
170 ALDOUS B UXLEV (
avevo sempre ammirato quella sua divina ,
noncuranza, quel suo je m'en [oulisme olim-
pico. Adesso, di colpo, mi mand su tut te le
furie. Lei non aveva diritto di non sentire
ci che la poesia di Ruth aveva f atto sentire
a me. "Vuoi sapere" dissi "perch la nostra
piccola Ruth si comportata a quel modo?
Vuoi sapere che cosa pensa di noi ?" E at-
t raversando la stanza, le porsi i due fogli
di carta da appunti violacea su cui la r agaz-
za aveva copiato la sua poesia. Katy si mise
a leggere. Scrutandola in volto, vidi l' origi-
naria espressione divertit a (poich la poesia
di Ruth era argomento perenne di scherzo in
famiglia) cedere il campo a un'attenzione
seria e concent rata. Poi apparve una ruga
verticale sulla fronte, fra gli occhi. Il cor-
ruccio si approfondi e, mentre passava alla
seconda pagi na, si morse il labbro. La dea,
dopo tut to, er a vulnerabile... Avevo colpito
nel segno; ma era un ben povero trionfo,
che si concludeva con due sconcertati conigli
in t r appola invece di uno. Ed er a quella spe-
cie di trappola che trovava Katy totalmente
impreparata. La maggior parte delle si tua-
zioni sgradevoli lei le ignorava, le varcava
semplicemente come se non fossero esistite.
E in effett i, se continuava a ignorarle ab-
bastanza a lungo e serenamente, cessavano
IL GENIO E LA DEA 171
di esistere. La gente da lei offesa le perdona-
va, perch era tanto bella e ilare; la gente
che si era arrovellata fino ad ammalarsene,
o che aveva cream complicazioni ad altri,
soccombeva al contagio della sua divina in-
differenza e per un po' dimenticava di es-
sere neurotica o mali gna. E quando la tec-
nica della serenit ignara non f unzionava,
c'era l'altra sua mossa - la tecnica di but-
ta rsi a testa bassa l dove gli angeli temono
di posare il piede; la tecnica della gaia man-
canza di tatto, degli strafalcioni madornali
commess i con tutta innocenza e semplicit,
delle verit pi ineonfessabili accusate col
pi irresistibile sorriso. Ma questo era un
caso in cui non serviva n l'uno n l'altro
metodo. Se lei non diceva niente, Ruth avreb-
be continuato a comportarsi come aveva fat-
to finora. E se si buttava a testa bassa e
diceva tutto, Dio solo sapeva quello che avreb-
be potuto fare un' adolescente turbata. E in-
tanto c'era da pensare a Henry, c'era l'av-
veni re di lei come unico e, ne eravamo tutti
convinti, indispensabile sostegno per un ge-
nio malato e per i suoi figli. Ruth era in
. grado, e forse fin d'ora in umore, di abbat-
t ere tutto il tempio della lor o vita per fare
un dispetto alla madre. E non poteva f arci
proprio nulla una donna che aveva t empe-
172 ALDOUS HllXLEY I L eUo'1O :E LA DEA
173
ramento da dea senza l' onnipotenza della
dea. Qualcosa per potevo f are io; e mentre
discutevamo la nostra situazione - per la
prima volta, ricordati, dacch la situazione
discussa esisteva ! - divenne sempre pi chia-
ro che cosa fosse quel qualcosa. l o potevo
fare ci che mi ero sent ito di fare dopo quel-
la pr ima not te apocalittica - togliermi di
mezzo,
Dappr ima Katy non voleva saper ne, e
dovetti discutere con lei per t utta la st rada
del ritorno - discutere contro di me, contro
la mia felicit. Alla fine, si convinse. Era
l' unica via d' uscita dalla trappola.
Ruth ci occhieggi al ri entro come un
agente investigatore in cerca di indizi. Poi
mi domand se la sua poesia mi er a piaciu-
ta. Le dissi - ed era la pura verit - che cra
la cosa migliore che avesse mai scritto. Ne
fu compiaciuta, ma fece del suo meglio per
non lasciarlo intravedere. Il sor r iso che le il-
lumin il volto fu quasi istantaneamente re-
presso e lei mi domand, in tono attento e
significativo, che cosa ne pensassi dell'argo--
mento. Er o preparato all a domanda e ri spo-
si con un r isolino indulgente. Mi rammen-
tava, dissi, i sermoni che il mio povero pap
teneva in Quaresima. Poi guardai l' orolo-
gio, parlai di lavoro urgente e la lasciai,
come potei vedere dall'espressione del viso,
sconfitta. Lei, credo, aveva pregustato una
scena in cui poter fare la parte del giudice
freddamente implacabile, mentre io, il reo,
davo spettacolo di contorsionismi da anguil-
la morale o crollavo e confessavo. Invece il
reo aveva ri so, e il giudice s'era visto servire
una celia sul clero, che non c'entrava affatto.
Avevo vinto una scar amuccia ; ma la guerra
imperversava ancora e poteva terminare -
era chiarissimo - solo con la mia r it irata.
Due giorni dopo era venerdi e, come ac-
cadeva ogni venerd, il postino mi aveva por-
tato la lett era setti manale di mia madre, e
Beulah, nel preparare la tavola per la cola-
zione mattutina, l' aveva rizzata bene in vi-
sta (poich era tut ta per le madri) cont r o
la mia tazza da caff. La aprii, la lessi, mi
diedi un'aria grave, la rilessi, poi caddi in un
silenzio preoccupato. Katy colse la pall a al
balzo e mi chiese sollecita se avevo brutte
notizie. Al che ri sposi, nat uralmente, che le
not izie non erano troppo buone. La salute
di mia madre... L' al ibi er a stato preparato.
Prima di sera f u tutto sistemato. Ufficial-
mente, come capo del laboratorio, Henry mi
dava un permesso di due set t imane. Avrei
preso il t reno delle dieci e mezzo domenica
mattina, e nell' intervallo, sabato, avremmo
turismo rovesciata nel fossato, e accanto ad
essa un grosso autocarro col radiatore f racas-
sato. E fra le due vetture c'era un giovanotto
in tuta azzur ra inginocchiato presso un bim-
bo urlante. A quattro o cinque metri, due
cose che parevano fagotti di panni smessi,
come spazzatura - spazzatura macchiata di
sangue.
Ci fu un alt ro silenzio.
Erano morte? domandai alfine.
Katy mori pochi minuti dopo il nostro
arr ivo, e Ruth mor i nell' ambulanza mentre
la portavano in ospedale. Timmy fu rispar-
miato per una morte peggiore, che l'atten-
deva ad Okinawa ; se la cav con qualche
taglio e un paio di costole rot te. Lui sedeva
dietro, ci raccont, ment re Katy guidava e
Ruth le stava accanto sul sedile anteriore.
Madre e figlia avevano liti gato, e Ruth era
furiosa per qualche moti vo - lui non sapeva
quale, perch non ascoltava ; pensava al
modo di elettri ficare il suo t renino mecca-
nico, e comunque non badava mai molto a
ci che diceva Ruth quando era infuriata.
Se le badavi, era peggio. Ma sua madre le
aveva badato. Lui ricordava di averle sen-
ti to dire: "Tu non sai di che cosa parli", e
poi: "Ti proibisco di dire queste cose". E
poi svoltarono, e correvano t roppo e lei non
174 ALDOUS HUXLEY
tutti accompagnato il convalescente alla fat-
toria per un picnic di addio.
Eravamo troppi per una macchina sola;
cosi Kat y e i figlioli ci precedettero nell'Over-
land di famiglia. Henry e Beulah, con la
maggior parte del bagaglio, seguirono con
me nella Maxwell. Gli alt ri ci distanziarono
un bel po'; perch a mezzo miglio da casa
Henry si accorse, al solito, di aver dimenti-
cato qualche libro assolutamente indispen-
sabile, c ci tocc tornare indietro a cercarlo.
Dieci minuti dopo eravamo un'altra volta
in cammino. Incamminati , come si vide poi,
all' incont ro con la Predestinazione.
Rivers termin il suo whisky e vuot la
pipa.
Anche attraverso il rovescio del bnoe-
colo, anche in un alt ro universo, abitato da
gente diversa... Croll il capo. Ci sono
cose semplicemente inammissibili. Ci fu
una pausa. Be' , facciamola finit a una buo-
na volta disse infine. Circa due miglia
prima della fattoria c'era un crocicchio dove
bisognava svoltare a sinistra. Era in un b0-
sco, e le foglie erano cosi fitte che non si
vedevano. veicoli in arr ivo da una parte e
dall'altra. Quando fummo li, rallentai, suo-
nai, misi l' auto in pri ma e svoltai. E d'un
tratto, com'ebbi girato, ecco l l'Overland da
IL GENIO E LA DEA 175
176 ALDOUS H UXLEY
IL GENIO E LA DEA
177
suon e il grosso autocarro li investi in
pieno. Quindi, vedi concluse Rivers fu
in realt una Predestinazione di entrambe
le specie. La Prerlestinazione degli eventi,
e nel eontempo la Predest inazione di due
temperament i, quello di Ruth e quello di
Katy - il temperamento di una bambina
offesa, che era anche una donna gelosa; e
il temperamento di una dea, assediata dalle
circostanze e accortas i improvvisamente di
essere in realt solo una creatura umana
a cui il temperamento olimpico poteva riu-
scire addi rittura dannoso. E la scoperta fu
cosi perturbante da renderla trascurata, in-
capace di affrontare in mani era adeguata
gli eventi da cui era predestinata a essere
distrutta - e distrutta (ma ci f u a mio be-
neficio, naturalmente, fu un elemento della
mia Predestinazione psicologica) con tutte
le raffinatezze dell'offesa fisica - nn occhio
accecato da una scheggia di vetro, naso,
labbra e mento quasi annullat i, eaneellati
dall'attr ito sul maeadam insanguinato del-
la strada. E c'era una mano destra schiac-
ciata, e le estremit f rastagliate di uno stin-
co l'ott o che sporgevano dalla calza. Me la so-
gnavo quasi ogni notte. Katy di spalle ; ed era
sul letto della fattoria, oppure stava alla
finestra nella mia stanza, a buttarsi lo
scialle sulle spalle. Poi si voltava a guar-
darmi, e non c'era f accia, solo quel pezzo
di carne raschiata, e io mi svegliavo ur-
lando. Fini che non osavo prender sonno,
la notte.
Ascoltando, mi ricordai del giovane J ohn
Rivers che, con mia grande sorpresa, avevo
trovato a Beirut nel ventiquattro a insegnar
fisica all'Universit americana.
Era per questo che avevi l'ari a cosi spa-
ventosamente malata? domandai.
Lui annui.
Troppo poco sonno e troppa memoria
disse. Temevo di impazzire, e piuttosto di
impazz ire avevo deciso di uccidermi. Poi,
proprio in tempo, la Predest inazions si mise
all'opera ed escogit l' unica forma di Gra-
zia salvat r ice ehe potesse farmi bene. In-
contrai Helen.
Allo stesso eocktail party interloquii
a cui la incontrai io. Ti ricordi ?
No, mi spiare. Di quella volta non mi
ricordo nessuno tranne Helen. Se ti hanno
salvato dall'annegamento, ti ricordi il ba-
gnino, ma non gli spettatori sul pontile.
Non c' da meravigliarsi che a me la
fortuna non aprisse nemmeno una via!
dissi. Allora pensavo, piuttosto amara-
mente, che fosse perch le donne, anche le
migliori, anche le rare e straordinarie H:-
len, preferiscono il bell'aspetto alla sensi-
bilit arti stica, preferiscono la robustezza
dotata di cervello (perch ero cost retto ad
ammettere che cervello ne avevi!) al cer-
vello accompagnato da quello squisito non
so che in cui consisteva la mia specialit.
Adesso vedo dove stava la tua attrazione
irresistibile. Tu eri infelice.
Lui annui, e ci fu un lungo silenzio. Un'
orologio batt le dodici.
Buon Natal e dissi, e terminando il
mio whisky mi alzai per andare. Non mi
hai detto che cosa accadde dopo l'i ncidente
al povero vecchio Henry.
Be', naturalmente cominci con una i-i-
caduta. Non molto grave. Stavolta non
aveva nulla da gnadagnare a spingersi fin
sulla soglia della morte. Solo una cosa blan-
da. La sorella di Kat y venne per i f unerali
e rimase a curarlo. Era come una carica-
tura di Katy. Grassa, florida, chiassosa.
Non una dea travestita da contadina - una
cameriera di bar illusa di essere una dea.
Era vedova. Quattro mesi dopo Hcnry la
spos. l o ormai ero a Beirut ; quindi non
assistetti mai alla loro felicit coniugale,
che a giudicare da tutte le not izie fu con-
siderevole. Ma la povere tta non pot limi-
178
ALDOll S HUXLEY
IL GENIO E LA DEA 179
tars i nel peso. Mor i nel t r entacinque. Henry
si trov rapidamente una gi ovane dai ca-
pelli rossi che si chiamava Alicia. Alicia
voleva essere ammirata per il suo busto da
trentotto pollici, ma ancor di pi per il suo
intelletto da duecento. "Che cosa ne pensate
di Schroedinger ?" domandavi a lui; ma chi
rispondeva era Alicia. Fu lei che gli stette
vicino sino alla fine"
Quando lo vedesti per l'ultima volta?
domandai.
Qualche mese prima della sua mor te.
A ottantasette anni er a ancora prodigio-
samente attivo, ancora colmo di ci che il
suo biografo ama chiamare "la vampa in-
tatta della sua potenza intellettuale". A me
pareva uno scimmiotto meccanico troppo
caricato, Raziocinio meccanico; gesti mec-
canici, sorrisi e smorfie meccanici. E poi
c'era la conversazione. Che regi strazioni,
st upendamente realistiche, dei vecchi aned-
dot i su Planck e Rut herford e J . J . Thomp-
son! Dei suoi celebri soliloqui sul Positivi-
smo Logico e la Cibernetica! Delle remini-
scenze di quei densi anni di guerra in cui
lavorava all'atomica! Delle sue elucubra-
zioni gaiamente apocalittiche sulle sempre
pi grosse ed efficienti Macchine Infernali
dell'avvenire! C'era da gi urare che fosse un
F INE
adesso il momento decisivo fini to, e ci che
rimane del povero vecchio Henry squittisce
e blatera per le vie di Las Alamos, o f orse
intorn o al letto della sua vedova e del suo
secondo marito. E naturalmente nessuno
gli bada, nessuno se ne impiccia. A buon
diritt o. Che i morti seppelliscano i morti.
E adesso tu vorrai andare. Si alz, mi
prese per il braccio e mi accompagn in
anticamera. Guida con attenzione mi
disse aprendo il portone. Questo un
paese cr isti ano ed il genetliaco del Sal-
vatore. Quasi tutti coloro che vedrai saran-
no ubriachi.
180 ALDOUS HUXLEY
autentico essere umano quello che parlava.
Ma a poco a poco, seguitando ad ascoltare,
cominciavi ad accorgerti che non c'era nes-
suno in casa. I nastri si srotolavano auto-
maticamente, era vox et praet erea nihil -
la voce di Henry Maartens senza la sua
presenza.
Ma non quella la cosa che rac-
comandavi? domandai. Morire ogni mo-
mento.
Ma Henry non era morto. Ecco il pun-
to. Lui aveva semplicemente lasciato la
molla in funzione e se n'era andato da
qualche altra parte.
Andato dove?
Lo sa Iddio. In qualche specie di buca
infantile scavata nel suo subcosciente, im-
magino. Fuori, per gli occhi e le orecchie
di tutt i, c'era quello stupendo scimmiotto
meccanico, quell'intatta vampa di potenza
int ellettuale. Dentro si appiattava la crea-
turina miserevole che aveva ancora bisogno
di essere adulata e rassicurata, di sesso e
di un surrogato dell'utero - la creatura che
avrebbe dovuto affrontare la musica sul
letto di mor te di Henry , Quella era ancora
freneticamente viva e impreparata, total-
mente impreparata, da qualsivoglia morte
preliminare al momento decisivo. Ebbene,
,
. ~
l
l
,
,
IL GENIO E LA DRA 181