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LEONARDO SCIASCIA Atti relativi alla morte di Raymond Roussel

Sul pavimento, in posizione supina, giace il cadavere d'un uomo dall'apparente et di a. -"; e "in secondo luogo che il cadavere suddetto indossa le vestimenta, cio: camicia bianca da notte, mutande bianche, calze nere e magliettina di filolana colore champagne". (Lo champagne per il colore della maglietta non un estro del pretore: era allora di moda.) Era presente nella camera 224, quale perito, il dottor Federico Rabboni; e c'erano anche i facchini Antonio Kreuz di Antonio, d'anni 37, da Vienna e Loi Antonino fu Giuseppe, d'anni 30, da Cagliari; i quali, invitati "ad esaminare attentamente il cadavere qui giacente e a dichiarare a chi abbia appartenuto in vita, hanno l'un dopo l'altro risposto nei seguenti termini: Il cadavere che V.S. mi mostra quello di Raymond Roussel fu e fu Marguerite Chalon2 nato a Parigi il 20-1-1877". Maternit, luogo e data di nascita, che i facchini certo non conoscevano, furono calati poi nel verbale da penna diversa. Rest vuota la paternit: una di quelle dimenticanze, di quei lapsus, di quei disguidi che attingono al mistero, all'imperscrutabile; e se Savinio si fosse imbattuto in queste carte, ne sarebbe stato deliziato. Dopo i riconoscimento dei facchini, il pretore fece "colle debite cautele di legge spogliare l'indicato cadavere delle vestimenta che indossava"; e il dottor Rabboni procedette all'ispezione esterna dichiarando: "trattasi di uomo ormo-tipo (sic: per normo-tipo), masse muscolari e pannicolo adiposo ben sviluppato, semi-rigidit cadaverica; colorito della pelle visibilmente pallido - Macchie ipostatiche estese al dorso, agli arti inferiori. Nessuna lesione esterna si nota, ad eccezione di abrasioni epidermoidali all'emitorace sinistro di data non recentissima - e ad eccezione di una soluzione di continuo al terzo inferiore dell'avambraccio sinistro, interessante per due centimetri circa i comuni tegumenti - e aventi i caratteri di una ferita lacero-contusa di data piuttosto recente. Tale ferita protetta da una fasciatura di garza e bambagia, cosparsa di pomata". A conclusione del suo esame, il dottor Rabboni dettava: "Il sudetto Roussel, ritengo che sia deceduto per morte naturale, probabilmente causata da una intossicazione da narcotici e sonniferi rinvenuti in grande quantit nella stanza, per cui ritengo inutile l'autopsia". A domanda del pretore, precisava: "La morte rimonta a circa 10 o 12 ore orsono. Escludo che la morte sia dipendente dalle escoriazioni riscontrate all'emitorace sinistro, e dalla lesione, riscontrata al terzo inferiore dell'avambraccio sinistro. Escludo altres che la morte sia dipendente da un fatto violento". A questo "processo verbale" alligata una nota spese per "maneggio cadavere Roussel Raymond": lire 10. Il compenso al perito medico - lire 15,28 - segnato invece al margine superiore del primo foglio. Il pretore dettava poi un "verbale di sommarie informazioni": di nuovo descriveva il morto, dandogli stavolta l'apparente et di anni cinquanta ma dimenticando la ma-

glietta color champagne, e passava a descrivere e inventariare tutto quello che si trovava nella stanza. Due lettini separati, uno intatto l'altro mancante del materasso "che come si detto trovasi sul pavimento e sul quale materasso disteso l'uomo anzidetto, morto". "Sotto il materasso si rinviene un orinale, con poca urina": sotto il materasso disteso a terra, che curioso. Comunque, il particolare serve, crediamo, a spostare l'ora della morte alla notte inoltrata. Ai piedi del lettino disfatto un tavolinetto con quattro bottiglie di acqua di Fiuggi e due tubetti vuoti di Sonryl, da venti compresse ciascuno e ogm compressa da dieci centigrammi: e ne dedusse che Roussel le avesse ingoiate tutte e quaranta la sera precedente. Il che non vuol dire, come vedremo, che avesse volont di ammazzarsi. Nel cassetto di un comodino si rinvengono 16 flaconi di Somnothyril, 15 di Sonryl, 10 di Hypalne, 11 di Rutonal, 8 di Phanodorme, una scatola di Declonol, una boccettina di Hyrpholne e un tubetto di Somnothyril; e 1228 Atti relativi alla morte di Raymond Roussel in una grande scatola di cartone, dentro l'armadio, 10 flaconi di Neurinase e 12 di Veriane. Sull'armadio, bottiglie semivuote di Veriane, Veronidin, Neurinase e Neosedan Nel cassetto del tavolinetto, un termometro e un foglio di carta azzurrina sul quale dal 25 giugno al 13 luglio erano stati annotati i barbiturici che Roussel prendeva, le dosi le ore, le reazioni. Il foglio veniva sequestrato e alligato agh atti. Frugando nei cassetti, vengono fuori due lettere, una a firma Cassiffari (?) e una a firma Malet, e delle analisi di glicemia, azotemia e urina. Negli armadi e sparsi per la stanza, abiti e biancheria personale. Una valigia grande una piccola per necessaire. Un orologio di argento brunito. Due cappelli. "Dodici volumi intonsi dal titolo Locus Solus di Armand Roussel." Questa distrazione del cancelliere della Regia Pretura (firma illeggibile) ci riempie di stupore pi del cielo stellato sopra di noi Da dove venuto alla sua penna il nome Armand? Non era, per Roussel che aveva cercato disperatamente la gloria, l'estrema beffa del destino? Dodici copie intonse di Locus Solus: un libro scritto da un altro, secondo il cancelliere, non da questo morto in camicia da notte bianca e calze nere che i necrofori maneggiano. (Particolare curioso: le copie intonse erano tredici, una Roussel l'aveva regalata giorni prima al professor Michele Lombardo, medico dell'albergo, con la raccomandazione di cominciarne la lettura da pagina trentatre.3 "Quello che c' prima inutile." Viene da pensare a Campana, quando nei caff vendeva i Canti orfici: e dopo aver scrutato la faccia dell'acquirente strappava le pagine che riteneva sarebbero state "inutili" e a qualcuno arrivava a dare la sola copertina. Ma le prime trentatre pagine di Locus Solus, cos come i primi nove capitoli delle Impressioni d'Africa, Roussel non le diceva "inutili" in questo senso: era il giuoco stesso, e il mistero, del suo scrivere. Regal anche, al professor Lombardo, le Impressions d'Afrique, troisime dition, con la cedoletta verde dell"'avis": "Les lecteurs qui ne sont pas initis l'art de Raymond Roussel auront avantage lire Atti relativi alla morte di Raymond Roussel 1229 ce livre d'abord de la page 217 la page 455, ensuite de la

page I la page 211" .) "Nella stanza non si notano disordini che possano far pensare a colluttazioni... Nulla di anormale... La stanza da letto comunica con uno stanzino da bagno, ove si rinviene biancheria sporca e un armadio con abiti femminili. La porta di comunicazione con la stanza attigua occupata dalla signora Fredez chiusa internamente e la chiave infissa alla serratura. Proprio dietro tale porta si trova il materasso su cui giace il corpo del defunto Roussel. Nella valigia si rinvengono varie carte d'interesse patrimoniale mentre nella giacca appesa all'attaccapanni si rinvengono undici biglietti da lire cinquanta." Il denaro viene messo dentro la valigia, e la valigia sigillata. Un baule, che si trovava nel corridoio, viene portato nella stanza: e alla porta che comunica con la camera 226 vengono apposte due strisce di tela bianca con quattro bolli in ceralacca. Il pretore passa quindi ai verbali di istruzione sommaria. Viene di nuovo chiamato il facchino Kreuz, che dichiara: "Da circa un mese servivo il signor Roussel, il quale faceva vita comne con una signora che occupa la stanza attigua numero 226. Ritengo che tra il signor Roussel e la signora corressero ottimi rapporti, dato che mai ho inteso questioni. Nella stanza del signor Roussel notavo sempre dei flaconcini di medicinali ma sconosco l'uso che ne faceva. Nel cestino trovavo spesso i flaconi vuoti". Lo segue il cameriere Tommaso Orlando di Gaetano, anni 29, salernitano: "Da circa un mese servivo il signor Roussel che faceva vita comune con una signora che occupa tuttavia la stanza attigua numero 226. Io spesso servivo loro il pranzo e la colazione in camera; il pranzo lo consumavano assieme. Alla sera per mangiava solo la signora, dato che il signor Roussel consumava un solo pasto. Ritengo che tra i due corresse piena armonia, dato che mai ebbi a notare litigi e questioni. Avevo notato che nella stanza del signor Roussel vi erano sempre molti flaconi di medicinali e sconosco l'uso che ne facesse".5 Leopoldo Serena fu Federico, anni 42, nato a Capri, di1230 Atti relativi alla morte di Raymond Roussel Atti relativi alla morte di Raymond Roussel 12:1 rettore dell'albergo, dichiara: "Circa quaranta giorni or- zione di sostanze barbituriche. Tali preparati danno eufosono prese alloggio nell'albergo che io dirigo il signor ria (stato di ebrezza). Praticai un salasso di sangue e una Raymond Roussel aCcompagnato dalla signora Fredez. ipodermoclisi glucosata onde ottenere lo svelenamento raDetto signor Roussel appariva sofferente e fin dal primo pido. Feci pure praticare dei cateterismi uretrali per svuoglorno rlmase In camera anche per consumare i pasti. tare la vescica urinaria e anche un clistere medicoso, semDopo alcuni giorni la signora Fredez partita alla volta pre allo stesso scopo. Si ottenne un rapido miglioramento di Parigi per ritirare i bagagli, dicendo che il signor Rous- che divenne completo di l ad un paio di giorni. Dopo alsel aveva intenzione di fermarsi a lungo in Palermo, dato cuni giorni la signora Fredez (il professor Lombardo aveva che aveva trovato di suo gradimento il clima nostro. Il dettatola signora Dufrne': ma il nome fu, come si dice nel glorno dopo la partenza della signora il personale di servi- gergo burocratico, carcerato, circoscntto ci dentro un rettanzio venne a riferirmi che il signor Roussel, privo di sensi golo7) che intanto era ritornata dalla Francia e che coabigiaceva aCcanto al letto. Ci avvenne circa un mese fa tava col signor Roussel, mi rifer che quest'ultimo da pi

Feci chiarnare il professor Lombardo, sanitario dell~al i di due anni faceva abuso di preparati vari contenenti sobergo, il quale apprest le cure del caso. Dopo alcuni stanze barbituriche. Aggiungeva che non era stato possigiorni fece ritorno a Palermo la signora Fredez che trov bile imporgli la limitazione dell'uso dei detti preparati, il signor Roussel discretamente rimesso. Dopo alquanti perch altrimenti diventava irascibile. Dopo alquanti giorni il personale di servizio mi avvert che il signor giorni fui richiamato in quantoche il detto Roussel si era Roussel si era ferito, stando nel gabinetto da bagno. An- prodotto nello stanzino da bagno, durante un attacco nerche questa seconda volta fu chiamato il professor Lom- voso delle lesioni di minima entit in tutto il corpo o bardo. Stamattina, infine, fui avvertito che il signor Rous- megiio in varie parti del corpo, ed una pi notevole al sel giaceva privo di sensi nella sua stanza, disteso su di un polso sinistro dalla quale aveva perduto molto sangue. materasso posto per terra. Il professor Lombardo, che tro- Medicai le ferite e feci una sutura a quella del polso. Menvavasi in albergo, constat il decesso. Il signor Roussel tre le lesioni riscontrate in varie parti del corpo, perch non aveva fatto depositi in albergo. La signora Fredez in- superficialissime, guarirono rapidamente, quella del vece, che provvedeva a pagare i conti, aveva depositato polso, essendo pi profonda, stentava a guarire e tuttavla? 25 000 franchi di cui ha ritirato 15.000 lasciando il resto a essendosi formata a piaga, aveva bisogno delle ultenor disposizione per i funerali eossibili spese" 6 cure." Il professor Michele Lombardo, che trentasette anni fa A domanda del pretore risponde (sigla DR, "domanaveva trentasette anni, palermitano, si trova in una situa- dato risponde, che useremo anche noi): Il signor Rouszlone alquanto fastidiosa: non ha denunciato il tentato sel era in uno stato abituale di ebrezza perch ogni giorno suicidio di Roussel. Ma in questo primo interrogatorio il prendeva forti dosi di droghe. Ci ho potuto constatare pretore non gli contesta tale omissione. "Circa 30 giorni specialmente in questi ultimi giorni, in occasione delle orsono fui avvertito che nel Grand Hotel vi era un si- medicature della ferita del polso". DR: "Come medico ho gnore che stava male. Accorsi e lo visitai. Appresi chia- cercato pi volte di indurlo a smettere l'abuso di droghe marsi Roussel Raymond. Lo trovai in completo stato d~in- che faceva, ma il Roussel diceva sempre non possibile. coscienza. Dall'esame fatto sull~infermo e dai preparati Negli ultimi giorni, sia per mio consiglio che per consiche trovai nella stanza (Veronal, Neurinase e simili) com- , glio della signora Fredez Carlotta (due carceraziont; questa presi che si trattava di un soggetto affetto da intossica- volta; e ci sar stata tra il medico e il pretore una discusslone 12'2 Ath relativi alla morte di Raymond Roussel sul nome della signora: il cancelliere aveva scritto Fredez, poi lo aveva carcerato e sostituito con Dufrne, carcerato Dufrne era tornato a Fredez), si era deciso a partire per la Svizzera per essere rlcoverato m una casa di cura per disintossicarsi. Pare per che il signor Roussel cercasse di procrastinare la partenza, forse perch meditava di continuare a fare abuso di droghe". E la volta di madame (proprio cos nel verbale) Charlotte Fredez del fu Charles e Alfonsina Acard, anni 53 da Parigi, ivi abitante in via Pierre Charon, 8 arr., numero

47. DR: "Da circa 23 anni convivevo col signor Roussel Raymond, marltalmente pur non avendolo mai sposato. E stato sempre un nevrastenico; curava molto la letteratura e la muslca, ha scritto dei lavori letterari e anche composto della musica. In Francia era ritenuto un genio. Apparteneva a una cospicua famiglia parigina - la sorella aveva sposato il Duca d'Elchingen. Detta sorella gi defunta ma ha lasciato un figlio a nome Michele Ney, Duca d'Elchingen. So che il defunto signor Roussel ha depositato le sue ultlme volont presso il notaro Costantin 8 rue Boissy d'Anglas N. 9 in Paris". DR: "Da oltre due anni, il signor Roussel, per sedare la sua nevrastenia, prendeva preparati vari che gli davano senso di benessere. Sicch un po' alla volta era diventato intossicato. E stato due volte m casa di cura, in Svizzera a Valmont per un mese e una seconda volta per otto mesi a Saint Cloud, presso Parigi in una clinica all'avenue Pozzo di Borgo 2, diretta dai professor Saulier, per curare la sua nevrastenia - ma anzich uscirne guarito continu a star male e quindi cominClO a trovare un sollievo nelle droghe che per gradualmente lo andavano intossicando. Circa 40 giorni orsono eravamo venuti in Palermo, attirati dal clima mite. Tro vando di suo gradimento la permanenza in Palermo io ritornai a Parigi per rilevare i beni necessari per una lunga permanenza. Di ritorno, appresi che il signor Roussel era stato male, che era stato trovato privo di sensi in conseguenza degli abusi di narcotici, per cui cercai di convinAtti relativi alla morte di Raymond Roussel 1233 cerlo a partire per essere ricoverato in una casa di cura. A nulla per valsero le mie preghiere per indurlo quanto meno a ridurre gli abusi dei narcotici". DR: "Da circa dieci giorni, per essere lasciato indisturbato, durante la notte curava di serrare la porta di comunicazione tra la mia e la sua stanza, lasciando aperta quella che immette nel corridoio. Il 2 corrente, forse sotto l'azione dei farmaci, stando nel camerino da bagno, con il rasoio ebbe a farsi delle lesioni in varie parti del corpo e nel polso, per cui fu chiamato d'urgenza il dottor Lombardo che tuttora lo teneva in cura per la lesione al polso. Da allora curai di mettere sotto chiave i rasoi per evitare che ritornasse a ferirsi. In questi ultimi giorni, dietro mia preghiera e consiglio del dottor Lombardo, si era deciso a farsi ricoverare in una casa di cura in Svizzera e dovevamo partire posdomani. Stamane dal personale di servizio appresi che il signor Roussel giaceva privo di sensi". Su questo punto, quando, pi tardi, sent per la terza volta il facchino Kreuz, il pretore mosse contestazione; ma soltanto per eliminare dagli atti il contrasto delle due versioni. Evidentemente aggiunta la rettifica della Fredez: "Dico meglio: entrai nella stanza contemporaneamente al facchino". La deposizione della signora continua: "Per desiderio del signor Roussel tenevo un diario delle specialit che giornalmente ingeriva - tale diario lo tenevo sottocchio per alternare una droga con un'altra. Esibisco quello che si riferisce agli ultimi giorni". DR: "In 23 anni di convivenza non ho mai avuto questioni col signor Roussel. Io intervenivo sempre per il suo bene, pregandolo sempre di desistere dagli abusi di droga - ma per evitare escandescenze dovevo lasciarlo fare". DR: "Le mediclne che prendeva a volte lo esaltavano e quindi parlava a lungo senza stancarsi - altre volte invece lo deprimevano. Ieri sera mi era parso pi strano del solito - ebbi a chie-

dergli se aveva preso farmaci in dosi forti e in forma brusca mi rispose 'no'. Ieri sera alle ore 22,15 mi ritirai nella mia stanza e il signor Roussel rimase nella sua chiudendo la porta intercomunicante. Verso le ore 23, da dietro la 1234 Atti relativi alla morte di Raymond Roussel porta intercomunicante chiusa, gli chiesi come stesse e mi disse in forma aspra: 'Non ti preoccupare' ". La slgnora avr sentito qualcosa che le ha fatto pensare Roussel fosse ancora sveglio: il materasso tirato gi dal lettino e trascinato tra la porta di comunicazione e il balcone; l'acqua versata nel bicchiere, certo pi di una volta per ingoiare tutte quelle pillole di Sonryl. L'asprezza con cui rispose, fa pensare comunque che il barbiturico non avesse ancora avuto effetto. La signora sapeva che quella sera avrebbe preso del Sonryl, e lo aveva annotato nel diario: ma Roussel aveva aspettato che lei si ritirasse per prenderlo. A giudicare dagli effetti annotati nel diario doveva essere il barbiturico preferito: e quella sera, forse per morire, pi probabilmente per arrivare subito al sonno e poi all'euforia, aveva deciso di prenderne una dose alta ma non straordinaria.9 Il diario della signora Fredez-Dufrne, cio il foglio che viene unito agli atti, comincia col 25 giugno, domenlca. Quella sera, alle sei, Roussel prese 6 pillole di Phanodorme e altrettante all'una e mezzo del mattino. Il 26 comincl alle cinque e dieci del pomeriggio con 8 di Hipalene; ne prese altre 2, e subito dopo altre 4, alle nove e mezzo; altre 30 "en tout dans la nuit". Il 27: un flacone e mezzo di Veriane. Il 28: alle sedici e trenta 3 pillole di Rutonal, altre 3 alle diciotto, altre 12 durante la notte "18 en tout sans sommeil"; o meglio: con tre ore di sonno. Il 29 la gran giornata del Sonryl: 4 alle diciassette, 4 alle diciotto e trenta; sonno alle ventidue. Durante la notte, altre 13. Dopo un sonno di dodici ore e un quarto, "euphorie extra" per ventiquattro ore. Il 30 "Somnothyril 19 sans euphorie", ma con sei ore di sonno Il 1 luglio: una bottiglia di Neurinase. Il 2: una, pare di leggere, di Acetile. Il 3: 10 pillole di Phanodorme. Il4: una bottiglia e mezza di Veriane, mezza di Neurinase. Il 5: due bottiglie di Veronidin. Il 6 torna al Sonryl: 16illole, nove ore e mezza di sonno, "euphorie trs grande". Il 7: alle nove e mezza di sera, 6 di Hypalne, poi 18, poi 3 di Sonryl, "bonne euphorie". L'8: 20 pillole di Somnothyril e una bottiglia di Neurinase: senza mangiare, ma in euforia per tutta la giornata. Il 9: 11 pillole di Phanodorme. Il 10: due bottiglie di Veronidin alle ventuno; un buon sonno. L'11, alla stessa ora: 34 pillole di Rutonal; tre ore di sonno e poi una "formidable euphorie". Il 12: una bottiglia e mezza di Veriane; un po' di sonno e poi una "euphorie desordonne". Il 13, gioved, l'ultima annotazione: Sonryl. Il fatto che fosse tornato al Sonryl, il barbiturico - a quanto si desume dal diario - che gli dava lungo sonno e poi straordinaria euforia, fa pensare che non avesse voglia di morire. N, ammesso che avesse preso i due tubetti interi, cio 40 pillole (uno dei due poteva non essere intero), si pu credere ne prevedesse l'effetto letale e insomma le prendesse con la precisa volont di morire. Il 26, tra sera e notte, aveva preso ben 44 pillole di Hypalne, l'Il luglio, in una sola volta, 34 di Rutonal. Se avesse voluto suicidarsi, avrebbe portato la dose ad una quantit mai fino allora raggiunta. E d'altra parte assai improbabile che un drogato, anche in pause di

"normalit", arrivi a considerare la droga come portatrice di morte e a credere che un aumento anche eccezionale della dose possa non dargli eccezionale stato di euforia. E ne abbiamo prova nel tentato suicidio dello stesso Roussel: nel bagno, tagliandosi le vene del polso. Ed era la seconda volta che provava questo genere di morte: e aveva constatato - disse la prima volta - quanto facile e piacevole fosse morire in quel modo. Sarebbe bastato strapparsi la fasciatura dal polso: e sarebbe entrato in quella facile e piacevole morte. Ma quella sera Roussel non voleva morire; voleva, crediamo, soltanto dormire. E sperava nel Sonryl, che due settimane prima gli aveva portato un sonno di dodici ore e un quarto. Certo, da circa dieci giorni era pi cupo e irascibile del solito. Da quando, dopo aver provato (pi che tentato) di morire, si era lasciato strappare la promessa di entrare in una casa di cura, per disintossicarsi. Da quel momento, la compagna - che negli ultimi tempi alla re123G Atti relativi alla morte di Raymond Roussel missivit aveva aggiunto una specie di complicit, con quel diario che gli teneva delle dosi e degli effetti - era diventata testimone e custode di quella promessa, per lui tremenda, di separarsi dalla droga. Una nemica. E perci da circa dieci giorni, appunto dopo il 2, chiudeva a chiave la porta di comunicazione; e sicuramente, nella solitudine notturna che cos si procurava, veniva almanaccando scuse e sotterfugi per rimandare la partenza o addirittura per rimangiarsi la promessa. Che poi quella sera apparisse alla signora Fredez "pi strano del solito", comprensibile. Gli restavano appena due giorni di libert, il suo farneticare per sottrarsi alla promessa doveva essere disperato. Il poco sonno della notte precedente, l'euforia disordinata, il rovello di quella promessa che non voleva mantenere; e in pi l'irrompere - voci, rumori, esplosioni - di una festa. Di una doppia festa, anzi: patriottica e religiosa, coincidendo l'annuale "festino" in onore di santa Rosalia con un avvenimento per cui l'Italia tutta esultava. Quel giorno la squadra aerea di Balbo, la squadra "atlantica", era arrivata a Cartwright, nel Labrador: e per le ore 19 era stata ordinata dalle autorit una spontanea "grande manifestazione popolare". Roussel quel pomeriggio era uscito, come al solito: ch contrariamente alla leggenda che si stabilita sul suo modo di via~giare - in quella sua sontuosa e funebre roulotte, dall'albergo di una citt a quello di un'altra - a Palermo, per quel che ricorda Gaetano Orlando, usciva quasi ogni giorno. Aveva macchina con autista, l'autista stava in altro albergo, il Savoia, e puntualmente si trovava davanti all'albergo delle Palme quando Roussel scendeva per uscire. Ma non si sa dove andasse, certo che non conosceva nessuno a Palermo: forse si faceva portare in giro svagatamente, senza mai scendere dall'automobile poich era malfermo nei passi. E appunto quella sera, al rientro, non si reggeva del tutto: dalla macchina all'ascensore e poi dall'ascensore in camera fu portato dall'autista e dal cameriere Orlando. Era sfinito. Ma non dimentic, come ogni sera, di consegnare ad Orlando la solita mancia: un "pataccone" d'argento, riAtti relativi alla morte di Raymond Roussel 1237 1238 Ath relativi alla morte di Raymond Roussel prender il Sonryl, e lei lo ha gi annotato, non sa quanto ne prender. Appena solo, comincia a ingollare plllole, copiosamente aiutandosi con acqua di Fiuggi (ne

consumava moltissima, ricorda Orlando: e l'aiutava non solo ad ingollare le tante pillole, ma anche diureticamente. "Quella sera", dice Orlando, "non aveva nemmeno la forza di sollevare un bicchiere": ma evidentemente dava una certa esagerazione e finzione al suo stato di debolezza, se appena uscita la signora Fredez il bicchiere lo solleva pi volte, e poi addirittura un materasso E questo particolare del materasso tirato gi dal letto e di sposto tra la porta di comunicazione e il balcone, quasi rlsolutivo per la nostra convinzione che non voleva morire Come ci informa Fran,cois Caradec, Roussel "avait peur de tomber de son lit", e perci stendeva il materasso sul pavimento. Questa paura di cadere dal letto, che di tutti I bambml quando passano dalla culla o dal lettino sbarrato al letto normale (e quelli che hanno sonno inquieto effettlvamente, qualche volta, cadono: con conseguenze alquanto traumatiche, di "regressione"), nell'et adulta figura di altra paura: quella di cadere nella morte dal sonno. Ora nel momento in cui Roussel avesse deciso di morire, sarebbe scomparsa l'infantile paura di cadere dal letto. Ma meglio attenerci ai fatti segnati nelle carte giudiziarie, ai ricordi di Orlando. Ricordi abbastanza precisi, a nscontro delle carte: e col tempo sono venuti articolandosi in un disegno da romanzo poliziesco. Certi particolan cunosi, certe incongruenze e contraddizioni Per esempio, quella della signora Fredez quando dichiara "mi stato detto che il signor Roussel giaceva privo di sensi" e poi corregge "sono entrata nella stanza contemporaneamente al facchino", Orlando quella mattina la colse nei fattl: distillandone diffidenza, sospetto. "Verso le dieci" ricorda Orlando, "Kreuz venne a dirmi che il signor Roussel non Sl era ancora svegliato. Andai con lui alla porta del 224: silenzio. Ci avvicinammo a quella del 226: sentimmo l'acqua scorrere nella vasca. La signora si preparava a fare il bagno, e perci non la disturbammo. Pi tardi, Kreuz torn dietro la porta del 224, dease di entrare, e proprio in quel momento la signora usc dalla sua camera." Erano circa le undici. E perch proprlo quella mattina fece cos tardi? Perch non si preoccup prima del silenzio di Roussel, se Kreuz e Orlando gi da un'ora se ne preoccupavano? C' una sola risposta: la signora Fredez sapeva gi che Roussel era morto. Nell'apprensione in cui stava, durante la notte o al mattino, e comunque in un momento Ill CUI il corridoio era deserto, molto probabilmente entr nella camera 224 (non bisogna dimenticare che Roussel chiudeva la porta di comunicazione ma lasaava aperta quella del corridoio); e scoprendo l'amico morto, nello sgomento e nel timore delle conseguenze che quella morte poteva avere per lei in un paese straniero, si appighava alla decisione di far finta di niente, di aspettare che altn facesse la scoperta. Il passato della signora Fredez, una demi-mondaine che Roussel aveva eletto a sua accompagnatrice abltuale, e 11 fatto che Roussel le aveva assegnato per testamento un vitalizio, se la polizia ne fosse venuta a conoscenza l'inchiesta avrebbe potuto prendere altra piega Charlotte Fredez aveva dunque una certa paura, ma lucldamente Sl comport (tranne la piccola contraddizione che abbiamo rilevata) per abbreviare i tempi dell'inchiesta. L'indomani, 15 luglio, sarebbe stato firmato a palazzo Venezla 1l "patto a quattro", la Francia era ancora la sorella latlna: e probabilmente il signor Victor Clement, console di Fran-

cia a Palermo, fu subito sollecitato dalla signora Fredez ad intervenire. Dal canto suo, la signora ebbe l'accortezza di avvertire gli inquirenti della posizione sociale e della fama di cui Roussel godeva in Francia (esagerando non poco sulla fama) e di esibire immediatamente il foglio sul quale dal 25 giugno era venuta annotando I diversl tipi di barbiturici, e le dosi, che Roussel prendeva. Il sospetto che il diario poteva essere stato scritto dopo non sflor polizia e magistrato, e s che i tempi erano sospettoslssiml. 1240 Atti relativi alla morte di Raymond Roussel A rendere rapido, rapidissimo anzi, il corso dell'inchiesta oltre alla poslzlone sociale e di notoriet del defunto messa avanti dalla signora Fredez; oltre all'intervento del console francese, che certamente c' stato, e subito, oltre alle testimonianze del professor Lombardo e del personale dell'albergo, agli occhi della polizia e del giudice surrogate da quell'orgia di flaconi e tubetti rinvenuti nella camera; oltre tutti questi elementi, senza dubbio concorse la regola fasclsta, CUI polizia e magistratura alacremente sottostavano, di mettere sotto silenzio tutti quei casi in cui il ''taedium vltae" assurgesse a tragici esiti. Anche se non per precisa volont, la morte di Roussel era in effetti un sulcldio: e uno straniero che veniva a mettere fine alla propria vita in Italia, e in un momento in cui la gloria dell'Italia fascista vibrava nei cieli atlantici e suggellava la pace europea col patto tra le quattro grandi potenze, non voleva forse alludere, nonch all'impossibilit di convivere, all'Impossibilit di vivere nell'Italia fascista? La polizla Italiana si era allora straordinariamente affinata a coghere allusiom, a decifrare simboli e allegorie. E non appunto il suicidio il gesto che supremamente allude all'Impossiblht di vivere sotto la tirannide?l2 Il caso Roussel fu dunque chiuso con una rapidit impresslonante: da quella stessa polizia, da quella stessa magistratura, ll CUI passo nella totalit dei casi di impresslonante lentezza e di atroce peso per coloro che vi si trovlno lmpllcatn Tutti gli atti sono in data del Z4 vale a dire che tutto si svolto in poco pi di mezza giornata. E mente autopsia. Il pretore si ferm per un momento sulla contraddizione della signora Fredez, tornando a interrogare il facchino Kreuz, che dichiara: "Stamane io fui il primo ad entrare nella stanza del signor Roussel e precisamente verso le ore dieci circa. Preciso: quasi contemporaneamente a me entr la signora Fredez. La porta che immette nel corrldolo era aperta, con la chiave nella serratura dalla parte del corridoio; anche per il passato il signor Roussel aveva lasclato aperta la porta che immette nel corridoio, forse per non disturbarsi ad aprire tutte le volte che chiamava il servizio. La porta di comunicazione tra la stanza del signor Roussel e quella della signora Fredez era chiusa con la chiave attaccata alla serratura dal lato interno della stanza del Roussel. Il signor Roussel giaceva privo di sensi, supino, in mutande e camicia su un materasso disteso sul pavimento, col capo in direzione della porta chiusa che immette nella stanza della Fredez. Nella stanza vi era l'ordine normale". Una testimonianza ancora, quella della cameriera Dora Chierici, di anni trentotto, da Sarteano: "Circa un mese fa, chiamata dal campanello, mi portai nella stanza 224, occupata dal signor Roussel. Lo trovai privo di sensi, per terra, accanto al letto ed avvertii di cio il signor Direttore". Il pretore fa una domanda, l'ultima, quella che riba-

disca l'estraneit della signora Fredez; la camenera rlsponde: "Allora la signora Fredez era assente da Palermo" (ma era andata via il giorno prima). L'inchiesta finita, il pretore Margiotta rimette gli atti all'illustrissimo signor procuratore del Re "per i provvedimenti di legge", il procurator glieli restituisce "perch rilasci l'ordine di seppellimento, non essendo il caso di procedere all'autopsia". Ci chiediamo: a che ora del giorno 14 il procuratore del Re ha restituito gli atti al pretore? Non certo in ora d'ufficio, probabilmente verso la mezzanotte. Eccezionalissimo zelo. Ma non sfugg, al procuratore, il fatto che il professor Lombardo aveva a suo tempo omesso di fare rapporto sulle lesioni che Roussel si era inferto: e percl, chiudendo il caso Roussel, chiedeva la restituzione dell'incarto "per gli eventuali provvedimenti nei riguardi del professor Lombardo". La polizia, sempre in data del 14, inviava al questore e al pretore un rapporto conclusivo che vale la pena riportare integralmente: "Verso le ore 10 di stamane la suddita francese Freder Carlotta fu Carlo di anni 53 da Parigi, alloggiata nella stanza segnata col N. 226 dell'Hotel Des Palmes, contemporaneamente al facchino di detto albergo 1242 Atti relativi alla morte di Raymond Roussel Kreur Antonio, apriva la porta segnata col N. 224 occupata dal suddito francese, amante della stessa, ROUSSEL Raymond nato a Parigi il 20-1-1887 domiciliato a Parigi 20 rue Quenten Bauchant,l3 ma lo trovava cadavere supino su di un materasso posto per terra. Informato del fatto ilirettore dell'albergo Serena Leopoldo avvertiva questo Ufficio. Si recavano sul posto questo V. Commissario di P.S. Dr. Giuseppe La Farina, maresciallo Zingales Giuseppe, ed altri agenti, i quali constatavano quanto sopra e provvedevano ad avvertire l'Autorit Giudiziaria. Da indagini e accertamenti eseguite da questo Ufficio subito risultato che la morte del Roussel era dovuta ad intossicazione per la grande quantit di narcotici ingeriti. Infatti da una perizia medica eseguita dal Dr.abboni Federico, fu rilevato come la morte era avvenuta per intossicazione Sul tavolo furono trovati due tubetti vuoti di 'Sonneril' contenente ciascuno 20 compresse che il Roussel sicuramente aveva dovuto ingerire la sera precedente. Presente il Pretore Dr. Margiotta fu esaminato il corpo del cadavere su cui furono riscontrate delle lesioni prodotte da arma da taglio e di cui una pi profonda al polso sinistro. Interrogata la Freder Carlotta che da circa 23 anni conviveva col Roussel, dichiarava che il predetto era un tlpO alquanto nevrastenico, che la di lui malattia si era acuita specie in questi ultimi due anni, che era stato ricoverato due volte in casa di salute e che da qualche tempo in qua non faceva altro che ingerire dei narcotici che a suo dire gli procuravano una ebbrezza speciale. Lo stesso che era venuto a Palermo coll'amante circa 40 giorni addietro, sperando col clima mite della Citt di migliorare la sua malattia, aveva fissato nell'albergo due stanze comunicanti tra loro a mezzo di una porta. Una stanza veniva occupata dal Roussel e l'altra dalla Freder, di nottetempo il predetto apriva la porta di comunicazione e passava dall'amante. Da circa 10 giorni per la porta comunicante venlva chiusa internamente a chiave dal Roussel, non volendo essere disturbato dalla Freder. Egli per lasciava socchiusa l'altra porta che immetteva nel corridoio esterno in modo da non essere disturbato ad andare ad

aprire quando entrava la servit. Soggiungeva la Freder che il 2 andante, l'amico fosse, per l'acuirsi del male, entrato nel gabinetto da bagno, comunicante colla stanza dallo stesso occupata e aveva tentato con un rasoio Gilet di suicidarsi, ragion per cui gli furono riscontrate le ferite cui sopra si accennato. La Freder ancora in tempo aveva tolto il rasoio avendo cura di togliere dalla vista del Roussel qualsiasi arma. Il professore Lombardo Michele, medico dell'hotel e che curava il Roussel asseriva che il predetto era un soggetto affetto da nevrastenia, che curava con l'inezione di sostanze barbiteirute (sic) che gli portavano uno stato di ebbrezza, che diverse volte aveva dovuto accorrere per praticare rimedi per lo svelenamento del sangue. Era pure intervenuto il giorno in cui Roussel aveva tentato di suicidarsi col rasoio medicandogli le ferite Il cadavere, come avanti si detto, giaceva supino in camicia e mutande su di un materasso tolto dal letto e disteso per terra. La testa era rivolta verso la porta di comunicazione colla stanza occupata dall'amante, e chiusa internamente a chiave. E stato ordinato dal Dottore Margiotta, dopo l'esame, la rimozione del cadavere e la chiusura della stanza a mezzo di siggilli apposti sulla porta col timbro di questo Commissariato mentre la chiave dell'altra porta che dalla stanza immette al corridoio esterno stata affidata al direttore dell'albergo signor Sirena. E stato ordinato il sequestro di bottigline e tubetti contenenti narcotici compresi anche i tubetti vuotati. Il pacco contenente oltre ai predetti oggetti due lettere di corrispondenza privata ma che comunque non hanno attinenza alcuna al fatto, stato collocato dentro una scatola di cartone debitamente siggillata, che faccio depositare presso la Cancelleria di codesta R. Pretura. Quanto sopra riferisco a V.S. Illma facendo seguito al mio telegramma interno di stamane significando che nelfatto di che trattasi va esclusa qualsiasi responsabilit di terzi". Questa lettera un bell'esempio di prosa poliziesca non solo, ma anche di quelle disattenzioni e &strazioni 1244 Atti relativi alla morte di Raymond Roussel che si possono considerare tipiche di un mestiere che disattenzioni e distrazioni non dovrebbe consentire. La Fredez che diventa Freder, il direttore dell'albergo tramutato in Sirena; e, pi grossa di tutte, il colonnello Gillette, inventore dell'omonimo rasoio, che diventa Gilet. Se un poliziotto non riesce a stamparsi in testa il nome e la faccia del predetto colonnello, e non si accorge che sta nominando un indumento e non un inventore, come volete che riesca a vedere e a ricordare, sulla scena di un crimine quelle reliquie che vengono assunte come indizi? (Peraltro, la lettera accuratamente corretta a penna l dove il vice-questore che l'ha firmata ha trovato che c'era ualcosa da correggere.) Notevole poi il grossolano galatismo Ill CUI vlene assunta la relazione tra Roussel e la Fredez. Sarebbero rimasti ben meravigliati, i poliziotti, ad apprendere che di nottetempo il predetto non passava lall'amante, e che la Fredez non era mai stata effettivamente l'amante di Raymond Roussel. Un'altra cosa da notare l'italianizzazione dei nomi propri. Era gi cominciata la guerra al "barbaro dominio" linguistico che Francia e Inghilterra esercitavano sugli italiani: e perci i funzionari, anche se scrivevano un italiano piuttosto dubbio, si spingevano in zelo a tradurre Charlotte in Carlotta e Charles in Carlo.l4

Il 21 luglio, a richiesta del console di Francia, "in ottemperanza all'art. 9 paragrafo 2 della convenzione consolare franco-italiana del 26 luglio 1862", venivano rimossi i sigilli apposti il 14 alla camera 224 dell'Hotel des Palmes. Il pretore faceva consegna al signor Victor Clement di tutti "gli effetti mobili" del defunto Raymond Roussel, e ll slgnor Clement li riceveva "nell'interesse degli eventuali eredi". Della consegna veniva redatto doppio verbale, m Italiano e in francese. Cos completati, gli atti venivano di nuovo trasmessi al procuratore del Re, Stefano Mercadante, che apriva (e sublto chiudeva) un procedimento nei riguardi del professor Lombardo. Il 6 agosto il professor Lombardo "compariva" davanti al procuratore e dichiarava: "Non rilasciai referto in ordine alle lesioni procuratesi alcuni giorni prima dal Roussel con una lama 'gillette' sia perch si trattava di lesioni di tenuissima entit, che sicuramente sarebbero guarite in quattro o cinque giorni se si fosse trattato di un soggetto normale e non affetto da cronica intossicazione, sia perch - e questa la vera ragione - io potei avere la certezza assoluta che non trattavasi di lesioni dipendenti da reato. Invero conoscevo anzitutto le condizioni di salute del soggetto e in quell'occasione potei apprendere subito la verit dell'accaduto sia dalla viva voce del Roussel sia da quanto mi riferirono la compagna di costui e il personale dell'albergo in senso perfettamente concorde. Avendo potuto accertare che non si trattava di delitto, ritenni di non dover presentare alcun certificato". Il procuratore si convinceva che il professor Lombardo aveva agito "senza dolo" e nella stessa giornata ordinava che gli atti fossero trasmessi all'archivio: dove noi, trentasette anni dopo, li abbiamo trovati. Michel Ney, duca di Elchingen, intervistato da Jean Chatard e Robert Momeux (Bizarre, 34-35,19G4), alla domanda se "l'on peut affirmer, on peut crire qu'il s'agit d'un suicide", risponde: "Ecoutez!... Personnellement, je ne l'ai pas vu parce que je n'tais pas l, mais enfin on m'a crit de l-6as...: la mairie de Palerme. On m'a meme donn des prcisions: il s'tait ouvert les veines dans son bain... Je suis presque sur que c'est un suicide. Et je vais vous dire pourquoi... Dans son testament... Il n'avait plus un sou, il s'excusait auprs de moi en me disant: 'Ecoute, je suis navr, mais je ne t'ai pas laiss un sou... ca a t l'une de mes grosses fautes et je m'en excuse auprs de toi...', par consquent, il savait trs bien qu'il allait mourir..." Dagli atti relativi, abbiamo visto, mai vien fuori la parola "suicidio", e come poteva il municipio di Palermo dare "des prcisions" al duca d'Elchingen, se al municipio 124G Atti relativi alla morte di Raymond Roussel arriv soltanto la comunicazione del decesso senza nemmeno la regolare specificazione della causa? N pensabile abbia scritto al duca il magistrato inquirente. Soltanto il console di Francia avrebbe potuto mandargli delle informazioni; ma non delle informazioni sbagliate. Perch il duca sembra essere certo che suo zio si sia suicidato - e tagliandosi le vene nel bagno, non con una forte dose di barbiturici. E poi non sa niente della donna che lo accompagnava, e anzi dubita sia andato a Palermo in compagnia di una donna. Ma meglio trascrivere quella parte della

intervista che segue all'affermazione che Roussel si era suicidato, tagliandosi le vene, perch non aveva pi un soldo: "Jean Chatard: Sa bont, dans cette phrase de son testament... Michel Ney: Ah! sa bont revient toujours... et la preuve, c'est que maintenant j'en profite... Il a t vraiment navr de ne pas me laisser un sou... Jean Chatard: Ce que l'on explique au sujet de cette porte verrouille pour la premire fois et qui communiquait avec l'appartement de sa gouvernante dans l'hotel de Palerme...l d'aprs vous, ces faits sont errons? Mi~hel Ney: Ecoutez, sa gouvernante, c'tait une infirmire, peut-etre qui tait avec lui cette poque... Jean Chatard: On a parl de sa gouvernante... Mi~hel Ney: C'tait peut-etre quelqu'un qu'il avait fait venir? mais je vous garantis qu'il n'tait pas parti avec une gouvernante. Jean Chatard: Vous l'avez vu partir seul? Mi~hel Ney: Oui. Il avait lou une voiture et un chauffeur... le chauffeur m'a d'ailleurs fait du chantage en revenant... Il ne pouvait donc y avoir une gouvernante durant ce voyage." Viene il sospetto che le informazioni sulla morte dello zio, il duca le abbia avute soltanto dall'autista; il quale, tornando precipitosamente da Palermo, gli si presentato per rlcattarlo con la storia di una relazione particolare con Roussel. Naturalmente, all'autista non conveniva parlare della signora Fredez: la cui presenza, in tempi in cui certe cose facevano pi scandalo che oggi, rendeva improbabile la relazione particolare e non si accordava al modo di vita, pieno di pudori, rispettoso delle apparenze, di un uomo come Roussel. N conveniva, all'autista, raccontare come effettivamente Roussel era morto: sapendo di arrivare in vantaggio su una eventuale comunicazione ufficiale, da parte del console francese o delle autorit italiane, diede della morte una versione che non lasciasse al nipote ombra di dubbio sul suicidio. O veramente l'autista si.era fatta la convinzione che Roussel era morto tagliandosi le vene: che avesse ripetuto cio, con esito fatale, quello che dieci giorni prima era stato un tentativo. Perch - Gaetano Orlando ricorda perfettamente, e anzi il fatto alimenta certi suoi sospetti sulla morte di Roussel - il 14 luglio l'autista era scomparso. Non stava, come abbiamo detto, nello stesso albergo. Qualcuno dunque lo avvert che Roussel era morto, che si era suicidato: e tanto gli bast per dare di volta verso Parigi. Stranamente, nel corso dell'inchiesta, nessuno parl di lui: n la signora Fredez n il personale dell'albergo. Se qualcuno ne avesse parlato (anche incidentalmente, come oggi Orlando quando ricorda la sera del 13: "lo portammo di peso l'autista e io, dalla macchina all'ascensore e poi dall'ascensore in camera"), la polizia non avrebbe trascurato di cercarlo e, non trovandolo, pi si sarebbe ostinata a cercarlo. Anche data per certa la morte incidentale o per suicidio, nessuna polizia al mondo avrebbe rinunciato a sentire un testimone cos importante - e cos sospetto dal momento che si era eclissato, presumibilmente, appunto per non testimoniare. E che non ne parlasse il personale dell'albergo, comprensibile: l'abitudine alla discrezione, e poi in una citt come Palermo. Ma la signora Fredez come mai non cerc, in un momento cos angoscioso e difficile, il suo connazionale; come mai non ne fece cenno nelle dichiarazioni alla polizia e al magistrato?l6

Innegabilmente, ci sono molti punti oscuri negli ultimi giorni di vita e nella morte di Raymond Roussel; e se si declinano dal punto di vista del sospetto, la vicenda assume un che di misterioso, da dete~tive-story. Vediamo di riassumere e ordinare questi punti oscuri: 1) Roussel parte da Parigi in condizioni di salute non disastrose: af ronta 1l viaggio in automobile, rinunciando alla sua comoda roulotte. Il nipote, che lo vede partire, non si allarma (e quando, anni dopo, Chatard dice: "egli era molto malato quando arriv a Palermo", Michel Ney svagatamente risponde: "I nervi, forse, s..."). 2) Roussel a Palermo molto malato, fisicamente e mentalmente in progressiva decadenza. Nonostante il continuo peggioramento della sua salute, declde per una lunga permanenza nella citt: e la signora Fredez non sembra sia stata di diversa oplnione, se tornava a Parigi per prelevare il denaro necessario. Che poi Roussel e lei avessero deciso una "lunga permanenza" a Palermo per il "clima mite", non suonerebbe stranezza una simile dichiarazione in gennaio, ma a mezzo luglio...! 3) Il giorno dopo la partenza della Fredez, Roussel crolla, viene curato e si rimette discretamente secondo il direttore dell'albergo, completamente secondo il professor Lombardo. Ma torna a peggiorare col ritorno della signora. 4) La sera del 13 Roussel agli estremi: non si regge all'impiedi, non aveva - secondo Orlando - la forza di sollevare un bicchiere; ma una volta rimasto solo sposta una enorme poltrona, tira gi dal letto il materasso, lo distende tra la porta di comunicazione e il balcone, vi dispone sopra due cuscini in modo curloso: da starci in mezzo, non da appoggiarvi la testa. 5) L'indomani, 14, fin oltre le dieci, la si~nora Fredez non si allarma del silenzio di Roussel: viene fuori dalla sua camera quando sente che il facchino Kreuz sta per entrare nella camera atti~ua. 6) Nella camera, non si trova una sola carta scritta da Roussel; in compenso, si trova la nota giornaliera dei barbiturici che prendeva, e degli effetti, scritta dalla slgnora Fredez. 7) La mattina del 14 l'autista non si fa pi vedere, scompare da Palermo. La signora Fredez sembra non se ne meravigli: e con gli inquirenti evita anzi ogni riferimento all'autista disparu. 8) La signora Fredez, tornando a Parigi, non va a trovare Michel Ney, non cerca di incontrarlo. Eppure sapeva dell'affetto che Roussel aveva per il nipote, e che il nipote era l'erede. Se lei si fosse fatta viva col duca, l'autista non avrebbe potuto "faire du chantage". Se il duca ha subito il ricatto, l'ha subito perch non sapeva che all'Hotel des Palmes lo zio stava con la Fredez e che l'autista stava in altro albergo. E anche se fossero stati tutti e tre nello stesso, conoscendo i pudori di Roussel, la sua delicatezza, la sua attenzione a non scoprirsi, non avrebbe mai creduto a un mnage trois. Del resto, che ci fosse una relazione particolare con l'autista, il personale delle Palme non ne ebbe il minimo sospetto. (Orlando ricorda benissimo il giovane autista; e costui gli aveva raccontato che, conducente di taxi, un giorno aveva preso a bordo Roussel, che subito lo aveva assunto per il viaggio in Italia.) E c' di pi: la Fredez, quando dal culto dei rousseliani fu raggiunta come devota e fedele compagna del genio e testimone dei suoi giorni ultimi e della morte, a quanto pare forn una versione di suicidio per svenamento. Aveva nmosso il ncordo di come effettivamente erano andate le cose o semplicemente (e interessatamente) mentiva? Nell'uno o nell'altro caso, un mistero c'. Ma forse questi punti oscuri che ven~ono fuori dalle

carte, dai ricordi, apparivano, nell'immediatezza dei fatti, del tutto probabili e spiegabili. I fatti della vita sempre diventano pi complessi ed oscuri, pi ambigui ed equivoci, cio quali veramente sono, quando li si scrive - cio quando da "atti relativi" diventano, per cos dire, "atti assoluti". Come diceva quel poliziotto di Graham Greene: "Possiamo impiccare pi gente di quel che i giornali ne possano pubblicare". Anche noi, tutto sommato. NOTE

I La denominazione esatta Grand Hotel el der Palmes. La storia di questo albergo, dal soggiorno di Wagner all'occupa~ione americana e alle vlcende del governo regionale, specialmente nel perlodo ''mllazzlano'', da scrivere come un caDitolo di splendore e miseria della Sicilia dai Savoia alla Repubb~ica. 2 Il padre di Roussel si chiamava Eugne, la madre Marguerite Moreau-Chaslon. 3 Presumibilmente, dopo lo stacco, da dove comincia la conclusione del primo capitolo: "Or, l'examen le prouvait, c'tait cette niche meme..." O dalla pagina 35, dove comincia il secondo capltolo? 4 Terza edizione le Impreslions, decima Locus Solus. Non ne sappiamo molto, ma ci viene il dubbio che rante edizioni esistessero nella mitomania di Roussel e non realmente. s Orlando, ormai in pensione, presra lavoro all'albergo delle Palme nel giorni in cui si rengono banchetti ufficiali o feste di matrlmonio. La sua memoria sul caso Roussel precisa nei dettagh: ncorda persino i giorni della settimana in cui certe cose accaddero. (Un parricolare che gli rimasto impresso, e di cui non c' traccia nei verbali, che Roussel aveva avuto quella notte, probabilmente mentre moriva, una eiaculazione: ancora Orlando ne parla con impressione vivissima di repugnanza, di stupore, di sgomento. Perch nel referto medico questo particolare stato taciuto? E s che i referti giudiziari abbondano di sohto in crudezza.) Il barbiere sertolino, ancora in servizio, ricorda invece vagamente: ha visto Roussel un paio di volte, per tagliargli i capelli (ch la barba se la faceva da s) 6 25.000 franchi allora erano pari a 19.275 lire. Una famiglia italiana del ceto impiegatizio, spina dorsale del fascismo, viveva in media con 1.000 lire al mese. 7 Fran~cois Caradec ci informa che Dufrne (Eredez = Dezfr = Dufrne) era, come disse la Fredez a Michel Leiris, un pseudonimo che lei aveva scelro "pour exercer son mrier de femme entretenue, parce qu'elle tait d'une famille bourgeoise et qu'elle avait t leve au couvent". I successori del notaro Costantin avevano studio, nel 19G4, al 15 di rue Rodier (vedi Bizarre 34-35). Gli ipnotici e i barbiturici agiscono in alcuni individui producendo prima un sonno pi o meno lungo e pOI una plU O meno lucida euforia. Dal primo effetto ne vien fuori dunque un secondo, e ci pare di capire, dal Manuale di farma~ologia di Kuschinsky e Luilman che in tali individui, nell'assuefazione, nella tossicomania, la grande dose viene dal sonno ridotta alla piccola dose in grado di prOvocare eccitazione: "a piccole dosi rutti i narcotici sono in grado di provocare eccitazione"; solo che il margine d'azione della piccola dose si mantiene, ovviamente, sempre pi aumentando la grande, quella che il sonno smalti; Ma non voleva morire, e subito chiam aiuro. "Fui il primo ad accorrere, lo aiurai a sollevarsi. Monsieur Roussel rideva e mi diceva: Orland, Orland..." Orlando mi conferma questa dichiarazione resa a Mauro De Mauro il 10 dicembre 1964 (giornale L'ora).

Il Giorni prima, ricorda il professor Lombardo, affacciandosi su auesta via, Roussel aveva getrato denaro ai passantl. 12 11 15 luglio, i due giornali palermitani - ll giornale di Si~ilia del mattino, L'ora della sera - tacciono della morte di Roussel. Le pagine della cronaca cittadina regisrrano un rinvenimento di scheletri umani in piazza Acquasanta, il calcio di un mulo a un conradino, un agente di assicurazioni bastonato in via Cavour e "l'infelicit di un barbiere in seconde nozze. Non un cenno che, come nella novella di Pirandello, "all'albergo morto un tale". 13 Rue Quentin Bauchant, 20. Dir il nipote: "...il habitait la meme maison que moi l'poque... c'est--dire l'horel de ma mre". 14 Nell'atto di morte la y di Raymond cliventa i e il padre, Eur~ne, diventa Eugenio. 7'5 Sappiamo che Roussel chiudeva la porta di comunicazione da parecchi giorni; Charard, che non lo sapeva, credeva l'avesse 1252 Atti relativi alla morte di Raymond Roussel chiusa solo la sera del 13, poich aveva deciso di morire e non voleva impressionare la Fredez. Sulla morte di Roussel, in Francia finora si saputo ben poco. Il 3 agosto del 1933, su ParisMidi, Pierre Lazareff parl della "mort difiante dans un couvent de Palerme du richissime et peu banal auteur dramatique que fut Raymond Roussel". Trent'anni dopo, anche Michel Ney, nipote di Roussel, ha notizie imprecise: e le garantisce come precise aJean Chatard e Robert Momeux. 16 Nel citato articolo di Mauro De Mauro, il professor Lombardo a un certo punto dice che Roussel aveva liquidato l'autista pagandolo e regalandogli l'automobile. Ma l'automobile non era di proprieta di Roussel (l'aveva affirtata a Parigi); e Orlando ricorda benissimo che l'autista era a Palermo la sera del 13. Del resto, il fatto che abbia tentato (o sia riusciro a fare) il ricatto, dice che era venuto via da Palermo sapendo che Roussel era morto. E poteva, s, averlo appreso dai giornali: ma i giornali che ne parlarono (pc~chi, crediamo) ebbero la notizia con rirardo, mentre par di capire che l'autista si present a Michel Ney appena tornato da Palermo.