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Scrittori del mondo: i Nobel

La U TET ringrazia il Club degli Editori che ha ideato que


sta collana nonch le Case Editrici che ne hanno consentito la
realizzazione concedendo i diritti e le traduzioni delle opere
prescelte per la pubblicazione.

Rudolf Eucken

1908

RUDOLF EUCKEN

l|TET
Unione Tipografico-Editrice Torinese

{sditone spedale della U TET


pei /confessione del Club degli Editori
ali licenza della Casa Editrice Giangiacomo Feltrinelli
1^09, by Fratelli Bocca Editori
Prefazione 1969 Club degli Editori - Milano
A cura di Carlo Picchio

Le opere

L A V IS IO N E D E L L A V IT A
N E I GRANDI PEN SA TO RI

Rudolf Eucken

La cura di un volume rappresentativo di Rudolf


Eucken, e la stesura della introduzione biografica e illu
strativa della personalit di questo Premio Nobel
1908, non sono state affidate ad un filosofo o docente di
filosofia come avrebbe voluto una ovvia applicazione d
un criterio di competenza specifica. Con questo incarico
lente editore ha peraltro inteso confermare il carattere
essenzialmente divulgativo, pur su di un piano culturale
elevato, di questa collana, che non pu rivolgersi soltan
to ai cultori di particolari scienze o discipline. Dovr per
tanto chi scrive evitare, nei limiti del possibile, quelle
che sono reputate le sottigliezze del linguaggio filosofico
e tendere a presentare la personalit di Eucken cos co
messa fu conosciuta e discussa, tra gli ultimi anni del
secolo decimonono e i primi del ventesimo, in Germania
e fuori di Germania, da un mondo intellettuale assai va
sto che assisteva, pur quando non vi partecipava attiva
mente, al contrasto tra un positivismo ormai stracco e de
ludente e la reazione idealista, che appunto in Eucken
trovava uno dei suoi pi ferventi campioni.
Non molto spazio potr essere destinato alle notizie
pi propriamente ed esteriormente biografiche relative a
questo autore il quale trascorse una vita interamente con
sacrata agli studi, senza episodi pi o meno drammatici,
n mai, comunque, veramente interessanti. Caratteristica,

RUDOLF EUCKEN

questa, comune a non pochi altri pensatori, come lui at


tratti dal fascino di una esistenza spirituale troppo ricca
e ntimamente complessa per rispondere agli stimoli delle
vicende esteriori e consentire di dar peso alle contese
politiche e agli stessi tragici eventi che sconvolsero e in
sanguinarono lEuropa nel secondo decennio del nostro
secolo quando, daltra parte, il filosofo Eucken gi aveva
conchiuso il periodo pi fecondo della propria attivit
creatrice.
Era nato il 5 gennaio 1848 ad Aurich, piccola citt
nella provincia allora prussiana dello Hannover, nel cen
tro della regione detta Ostfriesland, o Frisia Orientale,
ed era figlio di un modesto maestro di posta di stirpe
contadina. Aveva frequentato ad Aurich le scuole ele
mentari e il ginnasio-liceo e iniziato poi, nel 1863, gli
studi universitari alla facolt di filosofia di Gottinga. A
quindici anni Rudolf Eucken gi si era incamminato per
la strada che, senza contrasti e senza pentimenti, avreb
be percorso poi durante lintera sua vita. Neppure ave
va conosciuto le amarezze che quasi sempre adombrano
ladolescenza degli uomini di notevole ingegno e dinti
me aspirazioni intellettuali, a cui lautorit paterna nor
malmente prescrive ed impone unattivit diversa da quel
la, per lo pi assai meno pratica, alla quale essi si sen
tono naturalmente portati. Egli aveva sceltoTper s gli
studi filosofici e, senza incontrare difficolt n ostacoli, vi
si era dedicato con ordinato fervore. Le polemiche che in
quel tempo agitavano il mondo del pensiero, le diatribe
tra i positivisti inflessibili e i non meno tenaci custodi
di una tradizione filosofica che ancora risaliva agli inse
gnamenti della Scolastica non dovevano essergli ignote,
ma egli non si lasciava precocemente adescare da quel
vortice didee e di tesi. Lavorava coscienziosamente a get
tare le solide basi della propria cultura specifica; studia
va con ordine e sistema prendendo lavvo dai grandi

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dellantichit, cercando di familiarizzarsi con il form ida


bile meccanismo mentale di Aristotele e premettendo alla
espressione di personali vedute, ancora in va di form a
zione, la diligente indagine storica sulle concezioni del
lessere e della vita, e sul metodo. Cos, nel 1866, appe
na diciottenne, poteva presentare, come dissertazione di
laurea, un accurato saggio sul linguaggio filosofico di
Aristotele.
Poco dopo, in quello stesso 1866, Eucken s recava a
Berlino, che gli offriva assai pi di Gottinga possibilit
di ricerche di biblioteca e di contatti eruditi. Frequenta
va il mondo accademico e faceva alcune conoscenze no
tevoli, tra cui quella d F. A. Trendelenburg. Era questi
allora uno dei pi noti e stimati esegeti di Aristotele,
autore, tra laltro, di unopera Elementa Logices Aristotelicae che, anche fuori dei paesi di lngua tedesca, era
stata accolta con largo favore e della quale si moltplica
vano le edizioni. Per la sua specifica preparazione, il gio
vane Eucken non tard a subire lattrazione della profonda dottrina del maestro berlinese e, pur senza diven
tarne un imitatore n propriamente un seguace, conserv
di lui, in tutta la sua attivit successiva, non poche carat
teristiche metodologiche e alcuni fondamentali criteri d
giudizio. Con Trendelenburg, sessantacinquenne nel 1866,
Rudolf Eucken mantenne poi cordiali rapporti personali
fino alla morte d quello, avvenuta nel 1872.
N el 1867, non ancora ventenne, Eucken fu incaricato
dellinsegiumento della storia e della filosofia nei ginnasi
(la denominazione corrispondente, com noto, a quella
dei nostri licei classici) di Husum nello Schleswig-Holstein e poi di Berlino e di Francoforte sul Meno.
Non aveva, intanto, cessato d corrispondere con un
altro aristotelico , il quale anche era stato suo insegnan
te alluniversit d Gottinga, Gustav Teichmiller. Questi
aveva, a suo tempo, ascoltato a Berlino le lezioni del pr-

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RUDOLF EUCKEN

fessore Trendelenburg e dal 1868 era, a sua volta, docen


te incaricato alluniversit di Basilea. N el 1871 Teichmller ( gi autore di tutta una serie di studi sulla filoso
fia di Aristotele) fu chiamato come professore ordinario
a Dorpat, in Livonia, e lasci vacante il posto di Basilea
che, probabilmente per segnalazione sua, fu occupato dal
giovane Eucken.
Nellimportante citt elvetica dove Eucken tenne la
cattedra di filosofia e pedagogia tra il 1871 e il 1874,
insegnavano in quegli anni due personalit di primissimo
piano: il basilese Jakob Burckhardt, storico insigne della
cultura e dellarte, uno dei pi geniali e profondi cono
scitori e interpreti del 'Rinascimento italiano, e il tedesco
Federico Nietzsche, Con entrambi Eucken dovette neces
sariamente incontrarsi. Non ebbe tuttavia mai con essi
vera familiarit e tanto meno scambi didee e di propo
siti. Spiegabile il distacco dal Burckhardt, piuttosto lon
tano dal campo specifico degli studi di Eucken, e pi an
ziano di lui di circa trentanni. Pi vicino, almeno per
et, sarebbe dovuto essergli il Nietzsche, allora neppure
trentenne, ma gi ricco di singolari esperienze mondane
e culturali, non a tutti accessibile e ormai vivente in un
mondo superiore pregno di ambizioni. Aveva scritto in
quel tempo la sua Nascita della Tragedia ed era troppo
intento a contemplare il corso della propria stella per
poter far lega col professorino di Aurich il quale, daltra
parte, immerso comera nella propria chiusa sfera spiri
tuale e ancora impegnato nel suo sistematico lavoro di
preparazione che continuava a fondarsi sullassimilazione
del metodo e dei principi aristotelici, non si sentiva af
fatto trascurato dal futuro autore di Zarathustra. Forse
gi lo ammirava, come lo ammir, sinceramente, ma sen
za esserne infatuato alcuni anni pi tardi, quando scris
se, in una delle ultime pagine di La visione della vita
nei grandi pensatori parole di acuta critica della dottri

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na nietzschiana non esitando, peraltro, a chiamare lau


tore meraviglioso pensatore ed artista ,
N elleterogeneo ambiente universitario di Basilea Euc
ken non dovette mai sentirsi veramente bene. Certo fu
lietissimo quando, nel 1874, ottenne la cattedra di filo
sofia a fena. Subito si trasfer dal fervido centro svizze
ro, nella tranquilla citt sulla Saale, in un ambiente a lui
congeniale per mentalit, carattere e linguaggio e a fena
rimase poi per tutta la vita. Qui furono concepite e scrit
te le sue opere pi note e qui egli, perfezionando anche
il proprio stile, matur la sua definitiva concezione del
mondo e con essa la dottrina etica che gli valse la ri
nomanza di cui fu tangibile segno il Premio N obel per
la Letteratura a lui assegnato nel 1908.
A fena Rudolf Eucken prese moglie. Spos nel 1882
Irene Parrow, di distinta e colta famiglia meclemburghese, Ebbe da lei due figli che mantennero alto il decoro
del nome paterno, e una figlia. Il primogenito, Arnold
Thomas, fu uno scienziato, scrittore di apprezzate opere
di chimica fisica e sperimentale; il secondogenito, Walter,
economista-politico e sociologo, lasci anchegli notevoli
scritti. Entrambi ebbero cattedre universitarie: Arnold
Thomas a Breslavia e Gottinga, Walter a Tubnga e Fran
coforte sul Meno.
La vita di Eucken a fena continu ad essere, comera
stata fino allora, introversa e povera di episodi interes
santi. Le opere che ininterrottamente gli uscivano dalla
penna e che sempre pi attiravano lattenzione del mon
do della cultura, trovavano pi risonanza nella restante
Germania, in Europa e in America, e persino nel Giap
pone, che nella tranquilla citt universitaria sulla Saale.
N ellultimo trentennio del secolo scorso fena aveva una
popolazione di poco superiore a quella dun grosso bor
go. Il censimento del 1890 vi aveva accertato la presenza
di 13-449 abitanti, nel centro urbano e nei sobborghi.

XIV

RUDOLF EUCKEN

L universit, fondata nel 1558, intorno a cui gravitava


una notevole parte degli interessi locali, contava seicento
studenti e circa novanta professori. Lautorit del piccolo
ateneo era tuttavia assai superiore alla sua forza nu
merica. 1 cittadini di Jena lo sapevano e portavano gran
de rispetto ai loro pi noti insegnanti. Tra questi era
Rudolf Eucken, il quale, peraltro, non occupava nella
considerazione cittadina il primo posto. Il prediletto di
Jena era Ernst Haeckel. Cos afferma Giovanni Papini,
del cui breve saggio informativo e critico su Eucken ab
biamo voluto tener conto 1. Haeckel, professore di zoolo
gia, naturalista papa dellevoluzionismo, si trovava,
nel campo del pensiero, sul lato opposto a quello in cui
operava Eucken. Ma in un tempo nel quale imperava il
positivismo, e le concezioni, le ipotesi e le rappresentazio
ni evoluzioniste del darwinismo erano diventate temi po
polari per virt della form ola suggestiva che riassumeva
per i meno preparati il trasformismo biologico procla
mando che luomo era derivato dalla scimmia, il favore
delle folle e il civico orgoglio di Jena erano in primo
luogo per Haeckel. La citt era, comunque, fiera di ospitare due notevoli personalit della cultura mondiale e
menava perci moderato vanto anche dellattiva presen
za, tra le sue mura, di Rudolf Eucken al quale assegna
va 'volentieri il secondo posto. Cos avvenne che la noti
zia del premio N obel decretato a Eucken nel 1908 trov
a Jena non pochi stupiti ed increduli per va del torto
che sarebbe stato fatto al luminare maggiore tanto che Papini che lo ricorda qualcuno arriv a scambiare
luno con laltro e qualche giornalista straniero, piutto
sto frettoloso e disattento e non troppo ferrato in tema
di visioni della vita e del mondo si sarebbe addirittu
1. G. Papini: R o d olfo Eucken in 24 Cervelli, Vallecchi, Fi
renze, 1912.

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ra incamminato verso fena per intervistare il non pre


miato Haeckel!
L'ambito e cospicuo riconoscimento scandinavo era sta
to conferito a Eucken soprattutto per la sua opera pi
nota La visione della vita nei grandi pensatori fDie Lebensanschauungen der grossen Denker) che risaliva al
1890 e riassumeva le esperienze ed impressioni culturali
dello scrittore nel campo della storia del pensiero e gi
conteneva i principi essenziali di quella che era poi di
venuta la dottrina idealistica e attivista di Eucken.
Non segnava perci il punto d arrivo della sua filosofia,
ma simponeva per la esemplare struttura sistematica, per
la chiarezza del linguaggio che risultava accessibile an
che ai non iniziati ai misteri della speculazione astratta,
e non andava disgiunta da una pregevole forma lettera
ria. qttesta lopera che anche viene presentata in que
sto volume ai nostri lettori italiani. Ma, appunto perch
essa non contiene lintero sistema di Eucken, reputiamo
necessario accennare rapidamente, ricordando alcuni dei
suoi scrtti pi caratteristici, al processo di sviluppo che
si conchiuse con la definitiva enunciazione e, diciamo
pure, con la predicazione della sua morale operante,
contrapposta agli insegnamenti del positivismo e di tut
te le forme, ad esso congiunte ed affini, di naturalismo,
materialismo e realismo filosofico ed estetico. Concetti
anche questi che cercheremo, pi avanti, di chiarire con
limpiego del linguaggio meno astruso possibile.
certo che fin da quando Eucken, ancora adolescen
te, si iniziava allapprendimento sistematico della storia
del pensiero, studiando, insieme con lo spirito, la strut
tura e il linguaggio della filosofia aristotelica, gi egli
alimentava in se stesso, pi o meno consapevolmente, il
seme di quellidealismo, o pi esattamente spiritualismo
che doveva poi fiorire e fruttificare nella formulazione

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RUDOLF EUCKEN

dei princpi fondamentali della sua particolare dottrina,


intesi a superare il distacco tra l'uomo e il mondo che
pi propriamente suo; affermando cio che un meto
do, che lEucken chiamer noologco , lunit della
vita naturale e di quella spirituale; proclamando la ne
cessit di unetica, o morale, attiva , che dalla con
templazione del pero scoperto e accertato muova verso
lattuazione dei superiori fini della vita.
Su questa strada Eucken procedette tuttavia per gra
di, n usc dalla fase preparatoria se non quando lac
quistata profonda conoscenza della storia del pensiero
e dei mezzi e strumenti dellindagine filosofica gli ebbe
consentita una notevole sicurezza nelle indagini pi ri
spondenti ad una propria personale ed originale visione
della vita e del mondo.
Gi nel 1878 egli pens non gi di staccarsi dalle
premesse aristoteliche del propria sapere, ma di aggiun
gere ai risultati di quelle una indagine nuova e pi
estsa, finalmente accostandosi alle form e e alle cor
renti del pensiero moderno. Scrisse allora unopera, Sto
ria e Critica dei concetti fondamentali del tempo pre
sente (Gesehichte und Kritik der Grundbegriffe der Gegenwart) che gi nel titolo chiaramente annunzia il no
tevole ampliamento dellorizzonte speculativo dellauto
re, Base era sempre unindagine storica, ma questa aspet
to solo apparentemente passivo era completato e avvi
vato dallattivo intervento crtico dello scrittore che di
necessit esponeva ormai il proprio personale giudzio
sugli atteggiamenti del pensiero contemporaneo.
A d una ormai piena maturit spirituale pure in ri
guardo al contemporaneo movimento filosofico Rudolf
Eucken era pervenuto attraverso un dilgente studio del
le opere dei moderni maestri del pensiero. Aveva, na
turalmente, subito linfluenza di Giorgio Hegel, il prn
cipe della grandiosa meccanica del raziocinio, unnfluen-

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XV II

za alla quale era assai difficile sottrarsi, ed essa oper


su di lui notevolmente durante tutto il corso della sua
vita meditativa. Maggiore fu tuttavia lorma che nella
mente di Eucken impresse un altro insigne pensatore,
Johann Gottlieb Fichte, che ad una gemale interpreta
zione del mondo superiore dello spirito conghmgeva un
ardente mpeto umano, un vigoroso appello allazione,
che di necessit doveva trovare una rispondenza imme
diata nella personalit certo mena geniale, ma indiscu
tibilmente conforme al temperamento fichtiano del
filosofo di Aurich 1.
Questi intanto continuava i suoi studi, ausiliari alla
diretta indagine speculativa pubblicando, nel 1878, una
Storia della Terminologia filosofica. Ma entrava, nel tem
po stesso, nel vivo dei problemi dello spirito che ormai
pi specialmente lo interessavano, formulando la pro
pria teoria della visione del mondo in due scritti, luno
dei quali sulla Unit (ununit della quale diremo anche
in appresso) della vita spirituale nella coscienza e nel
l azione dell'umanit, (1885-1888) a cui seguiva lope
ra maggiore gi ricordata e contenuta nel presente vo
lume (La. visione della vita nei grandi pensatori ).
Il senso del divino che, pur senza mai collocarsi nella

1. A Jena, negli ultimi anni del secolo X I X , non era ancora


spento il ricordo, tramandato ai pi giovani dalle generazioni
precedenti e scomparse, del tumulto di entusiasmo e poi di pro
teste che G ottlieb Fichte aveva suscitato con le lezioni da lui
tenute, poco meno che un secolo avanti, e precisamente negli
anni 1794 e 1795 sui concetti di scienza e di filosofia. II favore
iniziale con cui esse furono accolte e che gremiva di ascoltatori
la pur capace aula universitaria a lui assegnata si cambi im
provvisamente in ostilit e odio violnto quando il Fichte os
criticare le organizzazioni degli studenti e il tenore della loro
accademica vita; il furore goliardico impaur il governo gran
ducale di Sassonia-W eimar che lasci indifeso il docente il qua
le, seriamente minacciato, fu costretto, nellestate del 1795, ad
abbandonare la citt.

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RUDOLF EUCKEN

disciplina di un qualsiasi ordinamento confessionale, ve


niva intanto facendosi pi sollecito nello spirito dellEucken, determinava un pi preciso orientamento della sua
dottrina e induceva lautore di questa ad esaminare con
singolare cura i problemi dellesistenza e della societ
connessi con la religione. Usciva cos, dopo una serie
di altri scritti, nel 1901, uno studio sul Contenuto di
verit della Religione (Der Wahrheitsgehalt der Religion) a cui seguivano, nel 1907, I Problemi essenziali
della Religione e, nel 1911, un saggio dal significativo
titolo Possiamo ancora essere cristiani? (Knnen wir
noch Christen sein?).
Il Premio N obel fu ad Eucken decretato appunto in
qtiesto periodo di riflessioni religiose e non si deve esclu
dere che linteresse e la relativa popolarit che, in pa
tria e altrove, allora accompagnavano il filosofo abbiano
influito sulla deliberazione della giura scandinava. Era
questo, d altra parte, il tempo nel quale il pensatore
tedesco rivelava un singolare interesse per il moderni
smo, corrente o insieme di correnti, propria delle comu
nit cattoliche latine, che non aveva alcuna rispondenza
nella vita religiosa dei paesi germanici.
L attivismo che, secondo la terminologia voluta
dallo stesso Eucken, caratterizza, come vedremo, lulti
mo periodo della sua opera di filosofo e di pedagogo,
imprime il proprio carattere sugli ultimi suoi scritti, ai
quali la grande crisi bellica anche impose un certo ral
lentamento nel ritmo delle pubblicazioni. Ricordiamo qui
un saggio sul Raccoglimento degli Spiriti (1913) e il vo
lume Uomo e Mondo, una filosofa della vita (19181920) che pu essere considerato come lultimo impor
tante lavoro del pensatore idealista. La notevole fecon
dit dello scrittore, a cui alcuni anche rimproverarono
una certa tendenza al ripetersi, (per questo il Papini
non esit a chiamarlo predicatore !) aveva, insieme

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con quelli da noi citati, generato moltissimi altri scritti,


e tra questi non pochi anche notevoli, come II Senso e
il Valore della Vita (Der Sinn und der Wert des Lebens) comparso a Lipsia nel 1908.
Eucken mor a Jena il 15 settembre 1926. Conchiuse
nella citt dalla quale per quarantasei anni non si era
mai allontanato la sua vita metodica, ed esteriormente
monotona, di assiduo osservatore delle supreme realt
dellesistenza; insensibile ai richiami delle vicende quo
tidiane, immune da ogni curiosit che non fosse quella,
sempre viva e operante, delle finalit e della convivenza
sociale ed etica del genere umano. Molti, connazionali
e stranieri, e tra questi anche alcuni italiani, si recaro
no a Jena a visitarlo. Furono sempre cortesemente ri
cevuti e stupirono di trovare in lui, cos appartato e
schivo, una profonda conoscenza e un vivo interesse per
i pi notevoli eventi sociali contemporanei e per le cor
renti didee morali e religiose che si manifestavano in
paesi anche lontani e differenti dalla Germania del pri
mo Novecento.
Vogliamo ora tentare di spiegarci, in termini cor
renti , evitando cio limpiego di espressioni pi o me
no ermetiche, i caratteri e il fine della filosofia di Ru
dolf Eucken. Se, almeno in parte, vi riusciremo, avre
mo in qualche misura contribuito ad avviare il lettore
non familiarizzato col raziocinio speculativo e col rela
tivo linguaggio allintendimento della Visione della vita
nei grandi pensatori, unopera nella quale, daltra par
te, non si riscontra mai tm vero abuso di concetti e di
frasi lambiccate: merito notevole del testo originale che
la versione italiana ha saputo lodevolmente conservare.
Crediamo anche opportuno, con sopportazione degli esperti, veri o presunti delle indagini speculative, ripe
tere cose che appariranno conosciutissime ed ovvie, ri

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chiamandosi sostanzialmente a quel dramma della co


noscenza che, da tempo immemorabile, angoscia gli in
telletti umani anelanti alla scoperta del vero.
La filosofia che, come noto, la scienza delle scien
ze e non si appaga, perci, di ricercare le cause e le
leggi di una sola categoria o specie d fenomeni, ma si
propone di conoscere le ragioni e le leggi comuni a tut
te le verit, e cos lorigine e il senso di tutti i fattori
della vita e del mondo, ha reso nei tempi inestimabili
servigi allumanit. Ha rivelato nessi tra gli eventi che
si ripetono in tutti i campi dellessere, ha accertato le
vie della conoscenza di tutto ci che allesterno e al
linterno della personalit umana, ha fissato le leggi del
raziocinio e ha dettato norme per la convivenza socia
le. Non mai, peraltro, pervenuta a conclusioni certe
e irrefutabili, da tutti accettate, a riguardo delle ragioni
ultime e delle cause supreme. Ha risposto esaurientemen
te a innumerevoli perch; non ha saputo dare ai per
ch pi alti risposte definitive. Messa di fronte ai mas
simi problemi di tutto ci che , o che vive, ha sol
tanto formulato delle ipotesi. Le sue spiegazioni hanno,
ad una certa altezza, cessato di essere dimostrazioni .
L umanit, anche barbara, ha, pur nei tempi pi re
moti, sentito il bisogno di chiarire le ragioni e le leggi
dellesistenza propria e di tutte le cose. A i quesiti che
sorgevano ogni giorno dalla contemplazione del mondo
intimo ed esterno, gli uomini hanno per lo pi risposto
con una parola: D io! La religione ha recato nei millen
ni la pace ( una pace relativa, peraltro) nelle coscienze
di migliaia di milioni di uomini. Anche la filosofia ha
spesso, esplicitamente o implicitamente, ammesso lesi
stenza di Dio, o degli di o, comunque, del divino. Lo
ha riconosciuto presente in tutte le cose, che lelemento
divino appunto penetra e governa anche nelle manife
stazioni per noi inesplicabili, anzi soprattutto in queste,

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e ha cos accettato una concezione panteistica ; o gli


ha assegnato un impero superiore, irraggiungibile dalla.
nostra ragione, eppure certo per una jed e , cio per
un sentimento , il quale , d altra parte, anchesso
una indiscutibile realt. Ma in tutti i tempi pochi o
molti increduli, o scettici, hanno contestato queste co
struzioni del pensiero. Il fattore divino essi hanno
detto soltanto unipotesi, creata per spiegare ci che
i sensi e la ragione non riescono ad interpretare. Ma
anche unipotesi vana e, comunque, ingiustificata. Il cre
dente, filosofo o non filosofo, alla domanda: qual
l origine ultima di tutte le cose? risponde: Dio .
Ma alla domanda: qual lorigine di Dio ? rispon
der: D io non ha origine. E allora, replica lo
scettico, tanto vale negare lorigine di tutte le cose!
Dio non che un espediente, una fantasia per designare
tutto ci che luomo non ha finora saputo spiegarsi.
Il filosofo deista non si d certo per vinto. Se
vi sono cose e fatti e norme che le leggi d natura, sco
perte e fissate dalluomo, non possono spiegare , ap
punto per questo, evidente che, oltre il mondo natu
rale esiste un mondo di fatti e di leggi diversi da
quelli accessibili ai nostri sensi e al nostro raziocinio,
e nel quale deve trovarsi la chiave di tutto ci d cui
non sappiamo darci ragione. Questo mondo, o elemen
to, o essenza, o entit ci che chiamiamo il sopranna
turale.
Questa premessa che riguarda soltanto uno, ma anche
il maggiore, dei punti di dissenso tra gli uomini di pen
siero di tutti i tempi, basta tuttavia a spiegarci come,
appunto in tutti i tempi, vi siano state dottrine e scuole
filosofiche tra loro contrastanti : deisti, cio assertori ge
nerici della divinit, panteisti, monoteisti e politeisti,
atei e scettici, veneratori della mente umana e negatori
delle stesse possibilit del raziocnio, materialisti e idea

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RUDOLF EUCKEN

listi e cos via. Come ogni altra espressione dello spirito


umano, come larte e la scienza, anche la filosofia ha
sempre seguito, o piuttosto accompagnato, le vicende
delle comunit umane e dei tempi nei quali essa ha
avuto vita. E stata ora rivoluzionaria e ora. conformista,
ma soprattutto ha obbedito alla legge che essa stessa ha
scoperto e illustrato nellinterpretazione delle umane vi
cende: la legge dialettica dellazione e della reazione. La
crtica degli errori e delle debolezze cos delle dottrine
come dei costumi d sempre autorit e credito ai censo
ri, i quali finiscono col vincere e per qualche tempo ten
gono il campo. Ma quando essi pure, fatalmente, cado
no in errori ed eccessi, i loro seguaci delusi si mutano
a loro volta in crtici e favoriscono gli avversari di ieri
ai quali nuovamente arride la vittoria. questa la nor
ma ben nota della poltica e delleconomia, della storia
in genere e, purtroppo, anche di quella del pensiero
umano, il quale, peraltro, come ogni altra cosa al mon
do, attraverso queste spinte e controspinte faticosamente
progredisce.
Nei decenni centrali del secolo scorso imperava in
Europa, e in genere nel mondo civile, la filosofia, al
trettanto scettica quanto laboriosa, del positivismo. Ve
niva, come tante altre cose, di Frantia; ne era stato
precursore il conte socialista Claudio Enrico Saint-Simon e primo apostolo Augusto Saverio Comte, che pure
le aveva trovato il nome. Condannava le concezioni teo
logiche di una societ che aveva ricercato nel divino le
cause e le finalit del mondo e della vita; ripudiava al
tres le dottrine e i sistemi che si richiamavaho a prin
cipi pi o meno astratti e proclamava sola verit am
missibile quella derivata dall esperienza .
Il filosofo positivista diventava per tal modo una spe
cie di naturalista in grande, un naturalista totalitario che
studiava tutti gli aspetti della realt coordinando e clas

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X X III

sificando t fenomeni secondo i loro nessi empirici, senza


presupporre principi estranei allesperienza. Escludeva co
s dal novero delle scienze la metafsica degli antichi
e dei moderni, cio lo studio dei fenomeni non soggetti
alle accertate leggi di natura, e collocava al culmine
delle proprie indagini i fatti della convivenza umana,
cio la sociologia, particolarmente intesa come una fisica
o una fisiologia della societ umana. Fu questo in ispecie il campo nel quale, sullavvio dato dal Comte, oper
linglese Herbert Spencer. Su piste non identiche, ma pi
o meno fiancheggianti quella dei positivisti, marciavano
altri indagatori ligi alla realt concreta e avversi a tutte
le concezioni estranee agli eventi della natura sensibile
come i realisti, i materialisti, i naturalisti e, da ultimo,
gli evoluzionisti i quali, nel continuo trasmutare delle
forme della natura, credevano di riscontrare altres la
presenza operante di ununica legge, comune a tutti gli
esseri viventi, dai pi rudimentali e semplici ai pi com
plessi ed elevati, comprendendo tra questi luomo, de
rivato anchesso, attraverso selezioni avveratesi nel
corso d milioni e milioni di secoli, da preesistenti forme
animali inferiori. Teoria senza dubbio geniale, ma ardi
ta e a sua volta eccedente i risultati pi certi, e posi
tivi , dellesperienza e perci consistente anchessa in
unipotesi, cio viziata dallo stesso peccato che i filosofi
dellesperienza rimproveravano ai teologi e ai metafisici.
Vammirazione per la scienza, in continuo e rapido
progresso, e dei suoi utili e spettacolosi portati, aveva
originato entusiastici consensi pure alla filosofia positivi
sta, che per di pi, appariva rispondente, sul piano po
litico e sociale, alle aspirazioni liberali del secolo. I
pensatori che esaltavano e praticavano lesperienza e sem
bravano scendere dalle supreme, aristocratiche sfere del
la meditazione astratta per dar credito soltanto al sen
sibile, avevano molti numeri per diventare popolari; ma

XXIV

RUDOLF EUCKEN

appunto la voluta limitatezza del loro campo dindagi


ne, la loro riluttanza a ricercare di l da ci che cadeva
sotto i sensi, per quanto affinati e rafforzati da potenti
microscopi e da altri mezzi tecnici, e metodicamente
preparati e istruiti con i risultati di precedenti esperien
ze, dovevano essere causa della loro decadenza. Agli
occhi degli altri uomini di pensiero e di cultura essi fi
nirono con lapparire nulla pi che come dei naturalisti
di secondo grado i quali soltanto coordinavano e siste
mavano i risultati delle indagini gi compiute dalle scien
ze sperimentali. Apparvero anche, nel giudizio dei loro
pi risoluti avversari, addirittura come dei negatori della
stessa filosofia poich si rifiutavano in fatto d percor
rere la via verso le cause supreme e le ragioni ultime,
indicata dal tradizionale cammino della speculazione fi
losofica. La pi grave tra le accuse che si movevano al
positivismo riguardava peraltro la concezione e il trat
tamento della storia. La storiografia dei positivisti fa
ceva diventare naturale anche la storia dello spirito
rivelandosi incapace d interpretare il carattere e lentit
delle correnti psicologiche e intellettuali pi elevate, da
cui in gran parte governato il succedersi dei casi delle
comunit umane.
Lo spirito, energia ed attivit essenzialmente umana,
che appunto differenzia luomo dagli altri esseri viventi
e giustifica le perplessit di chi prende ad esaminare la
teora evoluzionista; lo spirito, entit reale ed inconte
stabile, ma immateriale e perci sottratta alle indagini,
o almeno ad una gran parte delle indagini dei natura
listi e degli sperimentatori, era il grande ostacolo che il
positivismo non riusc mai veramente a superare, e di
venne anche larma e la bandiera degli idealisti i qua
li, negli ultimi decenni dellOttocento, reagirono con
impeto contro la filosofia del francese Comte, dellita-

RUDOLF EUCKEN

XXV

hano Ardig, dello Spencer, dello Haeckel e di altri


europei e transatlantici.
Il prevalere della mentalit positivista aveva anche,
in parte, inaridito il campo delle arti e delle lettere. Il
naturalismo e il verismo poetico e narrativo, che pure
avevano avuto momenti di vero splendore, dovuti alla
genialit di scrittori deccezione, non apparivano ormai
pi atti a generare forme di bellezza artistica che real
mente appagassero la sete estetica dei contemporanei. Se
il pubblico si era, a suo tempo, stuccato delle spesso
stravaganti fantasie del romanticismo, ora provava scon
forto per lo squallore delle rappresentazioni e le spesso
ciniche figurazioni del realismo positivista.
Tale era lambiente culturale in cui si deline la rea
zione idealista che in Germania ebbe Rudolf Eucken
come suo valido campione. Tutto il programma di que
sto pensatore, un programma maturato attraverso lat
tento studio del pensiero antico medioevale, moderno
e contemporaneo, si pu dire riassunto in un periodo
del capitolo conclusivo della Visione della' vita nei gran
di pensatori. Tutta la nostra trattazione del passato
cos scrive Eucken, stata sorretta dalla convinzione
che nel destino umano non decidono le opinioni e i ca
pricci dei semplici individui, sia isolati che raccolti in
collettivit, ma regnano necessit dello spirito, le quali
dischiudono alluomo orizzonti nuovi e gli disvelano
finalit particolari; che tutto questo non se non la
manifestazione nella sfera dellumanit, di un mondo
dello spirito, il quale trascende la semplice natura.
Questa proclamata esistenza di un mondo dello spi
rito, che risolutamente contrasta col programma del po
sitivismo, non certo una scoperta di Eucken. Essa il
fondamento di tutte le concezioni idealistiche del
mondo e della vitale loriginalit del filosofo di Aurich
sta invece nelle particolarit della sua dottrina e della

XXVI

RUDOLF EUCKEN

sua azione. I due mondi, il naturale e lo spirituale, co


stituiscono due piani, o gradi, della vita: luno infe
riore, biologico , e laltro superiore, noologico ,
( cio del noos, o intelletto, o ragione o, appunto, spi
rito ). La personalit morale delluomo deve attingere
alluno ed allaltro. Se di essa si considera il solo aspet
to biologico, si abbassa lessere umano al livello animale
e non se ne coglie il lato pi caratteristico, contrasse
gnato dalla libert di propositi e, fino ad un certo pun
to, di azione. Senza questa libert luomo sarebbe sog
getto alla ferrea legge della determinazione che governa
la vita animale, per cui le api e le termiti e altri esseri,
pure svolgendo attivit complesse e mirabili, non fanno
che ripetere gli atti obbligatori che la loro specie compie
da millenni, senza mai progredire, senza mai scoprire
cose o forme nuove. Se invece, sempre unilateralmente,
si considera il solo aspetto noologico , cio spiritua
le, si fa delluomo un essere irreale, chiuso in se stesso,
inabile alla vita sociale.
perci necessario superare tanto lunilateralit bio
logica quanto lunilateralit noologica unendo la
libert, propria del grado superiore, alla verit oggettiva
che caratteristica del grado inferiore. Con questo pro
cedimento ( che Eucken chiama appunto noologico) e
che tende a rappresentarsi lessere umano nella sua com
piutezza naturale e spirituale, si pongono le basi per il
cammino delluomo verso unesistenza pi degna e fe
conda.
E qui Eucken diventa un moralista pratico.
La filosofia di questo pensatore vuole essere non sol
tanto scoperta e contemplazione di verit, ma anche gui
da al raggiungimento di un pi elevato grado di nobilt
spirituale. Il filosofo qui si affianca al pedagogista e il
suo sistema diventa stimolo e avviamento diretto ad una
forma di vita nella quale le facolt dello spirito non si

RUDOLF EUCKEN

XXVII

staccano n ripudiano gli impulsi della natura, ma si


elevano sopra di essi dominandoli entro i limiti consen
titi dalle loro leggi.
Eucken chiam, per questo, il suo sistema attivi
smo .
Il mondo superiore, cio il regno dello spirito, reca
per lui limpronta del divino. A questa conclusione egli
certo perviene per un intimo moto sentimentale, ma an
che per considerazioni di carattere logico e storico. La
divinit, concezione nella quale gli sperimentalisti sol
tanto ravvisavano una soluzione data ai propri massimi
problemi da unumanit primitiva, vivente ancora nello
stadio iniziale, detto da essi appunto teologico , ri
sponde invece, per lidealismo di Eucken, anche alla
incontestabile realt di un mondo libero dalle ferree
costrizioni materiali, entro cui l anima umana ( ben
si pu dare questo nome al fattore che distingue da tutti
gli altri gli esseri ragionanti) opera scegliendo la pro
pria via, cio moralmente e con una responsabilit
che non si pu supporre negli altri esseri viventi. Tutti
i popoli, fin dalla antichit pi remota, hanno intuito
la presenza di questo fattore trascendente, o religioso ,
al quale naturalmente hanno attribuito caratteristiche ri
spondenti al loro grado di cultura e tratte appunto da
quel mondo naturale del quale soltanto avevano sen
sbile conoscenza. La religiosit, e lidea di Dio da cui
essa deriva, sono perci elementi essenziali dellesistenza
umana e la storia ci presenta innumerevoli forme daf
fermazione di questo fattore divino attraverso istituzio
ni ecclesiastiche, culti, insegnamenti di vario tipo, nes
suno dei quali pu tuttava essere integralmente accet
tato, mentre, daltra parte, nessuno d essi pu essere
integralmente respinto poich la loro condanna impli
cherebbe altres la negazione del fattore genuinamente
religioso che esse contengono. Lumanit non ha mai

XXVIII

RUDOLF EUCKEN

potuto, n mai forse potr, stabilire un collegamento col


mondo religioso se non attraverso rappresentazioni trat
te dalla natura di cui ha quotidiana esperienza. Il con
cetto tuttaltro che nuovo. Tra laltro gi era stato
espresso da Dante con assoluta chiarezza:
Cos parlar conviensi al vostro ingegno
per che solo da sensato apprende
ci che fa poscia dintelletto degno;
per questo la Scrittura condiscende
a vostra facultade, e piede e mano
attribuisce a Dio, e laltro intende.
(Par. IV. v. 40-45)
Naturalmente queste rappresentazioni o figurazioni sen
sibili variano secondo il grado di civilt di ciascun po
polo o, pi esattamente, secondo la capacit che cia
scuna et storica possiede di avvicinarsi alla sopranna
turale realt del divino. Cos, per Eucken, lantichit
classica, greca e latina, il cui elevatissimo grado di ci
vilt non pu essere contestato, non ha mai attuato nelle
sue figurazioni religiose un vero e proprio rapporto col
divino. Le immagini, le leggende, i riti pagani sono
testimonianze di un mondo e di una vita ricchi di fan
tasia poetica, ma senza trascendenza . Se pure era
presente nelle coscienze dellet classica un vago anelito
al superiore mondo dello spirito e del divino, i mezzi
scelti per raggiungerlo non vi si sono mai realmente
avvicinati. Ben diverso stato latteggiamento delle co
scienze umane nel millennio dellEt di Mezzo. I po
poli dellEuropa medioevale hanno effettivamente sen
tito e compreso la trascendentale realt di Dio, e posto
in essere una intima rispondenza con essa. N el mondo
moderno le condizioni sono mutate, ma in esso pos
sibile dar vita ad un rapporto attivo e produttivo ( ein

RUDOLF EUCKEN

X X IX

aktiv-produktives Verhltnis) con le superiori sfere dello


spirito.
Tra tutte le forme e i sistemi religiosi che la storia
ci presenta il Cristianesimo , per Eucken, indiscutibil
mente il pi evoluto e perfetto. Esso s , in parte, li
berato dalle fantasie troppo terrene, o le ha accettate co
me simboli, come mezzi pratici per avvicinarsi allidea
e al sentimento di Dio, Ma soprattutto ha attuato la ri
spondenza degli spiriti col fattore divino attraverso la
voluta e perseguita elevazione morale dellessere uma
no. Qui / attivismo di Eucken in armonia con gli
insegnamenti della dottrina cristiana, che non viene pe
raltro accolta incondizionatamente e nella sua totalit se
condo le norme imposte dalla Chiesa. Eucken non ri
conosce i dogmi, e appunto il suo attivismo contrasta
con limmobilismo delle chiese cristiane, tanto di quella
cattolica quanto di quelle evangeliche. Egli auspicava
un contnuo progresso nella spiritualit del culto, at
traverso la quale gli uomini s sarebbero sempre pi av
vicinati alla vita superiore e completa, attuandola nel
lunit della coscienza e dellazione. Perci Eucken sin
formava volentieri, e seguiva i movimenti del moderni
smo cristiano pressoch ignoti in Germania e, per un
certo tempo, fervidi invece e a volte preoccupati, in
Francia e in Italia,
A grandi linee e in termini elementari abbiamo cos
tracciato un sommario disegno della dottrina e dellope
ra di Rudolf Eucken. Pi che una vera originalit e pro
fondit di pensiero parve in lui degno di ammirazione
il contributo attivo dato al ritorno idealistico dopo la
lunga grigia parentesi positivista. Non riuscirono certo
compagni e seguaci di Eucken a riportare sul mate
rialismo e su tutte le diramazioni naturalistiche e veriste dellempirismo filosofico una vittoria completa. Il

XX X

RUDOLF EUCKEN

pensiero registr nuove scoperte punto sperimentali, co


me quelle esaltate dal grande teorico francese dell in
tuizione , Henry Bergson; in Italia Benedetto Croce il
lustr i valori dello spirito pur senza fondare sul tra
scendente la propria concezione idealistica, ma non
poche manifestazioni della cultura e dellarte continua
rono ad aderire alla pura realt sensibile, alle tangibili
forme e ai fenomeni della natura. I tentativi di staccare
larte dai monotoni e piatti modelli veristi, realisti e neo
realisti, stanno ora galoppando per vie delle quali non
possibile stabilire la direzione e prevedere il termine.
Tutti avvertono, peraltro, nel mondo del pensiero un
calore umano minore di quello che emanava dallapo
stolato di Rudolf Eucken. Fu in grazia di questo che il
suo nome, il quale si era gradualmente imposto non
solo in Germania, ma anche nella restante Europa e
nelle Americhe, divenne, soprattutto dopo lassegnazione
del Premio Nobel, simpaticamente famoso. Ancora vi
vente il filosofo, fu costituito in Germania lo EuckenBund, o Lega Euckeniana con programma pedagogico
e morale e, dopo la scomparsa d lui, sorse la EuckenHaus o Casa di Eucken come istituto per lo sviluppo,
nel quadro dell attivismo predicato dal Maestro, della
collaborazione tra i popoli.
Carlo Picchio

L A V ISIO N E D E L L A V IT A
N E I GRANDI PEN SA T O R I

Titolo originale:
DIE LEBENSANSCHAUUNGEN DER GROSSEN DENKER

Traduzione di Piero Martinetti


Prima edizione: Lipsia 1890
Prima edizione italiana: Torino 1909

I n t r o d u z io n e

Che significa, nella somma dei suoi aspetti, la nostra


vita? A qual fine tende e che cosa promette di bene?
Questo problema, il problema, in una parola, della vita
umana, non ha oggi bisogno di molte parole dintro
duzione: un profondo dissidio nel cuore della esistenza
moderna, uno stridente disaccordo tra il lavoro dell'uo
mo e i bisogni del suo spirito fanno si che esso sim
ponga con forza irresistibile. Gli ultimi secoli e decen
ni hanno compiuto un lavoro gigantesco, col quale han
no dato un nuovo aspetto alla realt e creato una nuova
forma di vita. Ma lanima non ha seguito di pari passo
il procedere superbo e vittorioso di quel lavoro, le cui
brillanti conquiste non significano un guadagno per tutto
luomo, per luomo interiore. Con le sue attivit febbri
li esso ci porta sempre pi verso il mondo esteriore, le
gandoci alle sue necessit, e lopera esterna tende sem
pre pi ad assorbire tutta intera la nostra vita. Ora dalla
vita dipende in ultimo anche lessere. Ove le cose di
fuori incatenano a s ogni senso e attivit e respingono
sempre pi nellombra il pensiero della vita interiore,
della spiritualit intima, lanima ne soffre; luomo in
mezzo a tutti i suoi successi diventa un essere povero
e vuoto e si riduce ad un semplice strumento di un pro
cesso impersonale di cultura, che si serve di lui o lo cal
pesta a seconda dei suoi fini, che passa con impeto de
moniaco su la vita e la morte degli individui e delle

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

generazioni, senza avere in se stesso senso n ragione,


chiuso ad ogni sentimento di piet e di carit umana.
Se non che un movimento i cui funesti effetti si fan
no cos immediatamente sentire allo stesso individuo,
non pu non aver presto il suo contraccolpo; in queste
cose quando il problema si affaccia alla coscienza, la rea
zione gi incominciata. Poich luomo non pu alla
lunga rinnegare la propria anima e vivere come se essa
non fosse; il suo essere intimo resiste ad ogni intimida
zione e non desiste dal riferire e dal giudicare ogni cosa
in rapporto a se stesso.
La minaccia spinge anzi il soggetto a riflettere sul
linalienabile diritto della sua vita immediata e primige
nia; egli simile ad un gigante addormentato, il quale,
sol che riacquisti coscienza della sua forza, gi al diso
pra di tutta limmensit esteriore. Col destarsi della ri
flessione risorge nelluomo il bisogno profondo duna
vita veramente sua, dun benessere tutto interiore, e una
angoscia lo assale intorno al senso dellesistenza ed alla
salute del suo spirito; allora, come al cader di una ben
da, muta ad un tratto agli occhi suoi laspetto del mon
do, ed egli dal creduto sicuro possesso ricade in mezzo
ai dubbi penosi ed alle affannose ricerche.
Tale reazione contro il materializzamento dellesisten
za umana si rende oggi sempre pi manifesta; seguiti pu
re lindirizzo meccanico a fiorire esteriormente: scossa
la fede nelle sue promesse e la lotta contro di esso
gi impegnata. Nelle grandi correnti del nostro tempo
si rivela, malgrado ogni differenza, una tendenza comu
ne in questo senso. Dallimpeto e dalla passione della
marea sociale, dal riaffermarsi della coscienza religiosa,
dallo Sturm und Drang della creazione artistica, parla,
con diverse voci, una medesima aspirazione, un bisogno
ardente di una pi alta felicit, di un pi alto svolgi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

mento della nostra natura, un bisogno di rinnovarsi e


di salire.
Per ora, tuttavia, sebbene pieno di speranze, questo
movimento sempre imperfetto e confuso. Non solo le
singole correnti si incrociano e contrastano spesso le une
con le altre, ma anche il movimento complessivo, ci
presenta un singolare miscuglio di alto e di basso, di
nobile e di volgare, di giovanile freschezza e di senile
raffinamento. Invece di cercare un mondo nellintimo
suo e una legge nella sua propria libert, il soggetto si
crede spesso tanto pi grande quanto pi si scioglie da
ogni freno, anche interno, e quanto pi in alto poggia
in vana ebbrezza di esaltazione; e cos nella sua vacuit
diviene facilmente il trastullo delle onde e dei venti,
fino a cadere nellassurdo e nella follia. Cos ne cir
conda, sulle prime, unagitazione incomposta ed una pas
sionalit tempestosa; per non perdere la fede nel carat
tere razionale del movimento, conviene ricordare che
esso soltanto ai suoi principi e che la necessit spiri
tuale operante in esso trionfer in ultimo di tutti gli
errori e di tutte le vanit individuali e sapr ricostruire
un sistema interiore di vita. Ma a tal fine anche a noi
si impone un arduo lavoro: bisogna distinguere e va
gliare, chiarire ed approfondire; solo in aspra battaglia
con s medesimo, il nostro tempo potr realizzare il
vero essere suo e compiere la missione sua nella storia
del mondo.
Da questa battaglia non pu ritrarsi la filosofia, ch
anzi vi ha una parte tutta sua. Chi, infatti, potrebbe al
pari di essa mettere in rilievo le linee fondamentali del
problema, rischiarare la condizione presente e additarci
le finalit estreme? Ora certo essa deve prendere il suo
punto di partenza non dalla storia, ma dal vivo pre
sente: essa non deve abbandonare il presente per un pas
sato pi o meno remoto. Ma la trattazione storica pu

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

bene appoggiare il movimento personale ed immediato


quando, conscia dei suoi limiti, ad esso si associ e si
stringa. Come questo sia possibile e come il richiamare
alle nostre menti le visioni della vita tramandateci dai
grandi pensatori possa essere a tal proposito di alcun
giovamento, conviene or qui dichiarar brevemente; per
ch da siffatta possibilit dipende tutta intera limpresa
di questo libro.
La concezione della vita dei grandi pensatori pu
essere dincitamento ai nostri sforzi solo a patto che per
concezione della vita si intenda qualcosa di pi di
quello che comunemente si intende. Noi non intendiamo
gi con tale espressione un florilegio di sentenze sulla
vita e sul destino umano, od una raccolta di riflessioni
e confessioni doccasione; che queste non sono per lo
pi se non lespressione duno stato danimo del mo
mento e, pi che rivelare, velano il pensiero sostanziale
e profondo; senza dire che alle sincere confessioni in
clinano per lo pi le nature superficiali, le quali ben
poco dimportante hanno da dire, mentre negli spiriti
pi profondi le convinzioni sogliono concentrarsi nella
sostanza dellopera loro e nel pi intimo santuario del
lanima.
Ci che qui deve occuparci non gi la riflessione
dei pensatori sulla vita, ma la vita stessa e la forma che
essa assume nel mondo dei loro pensieri. Noi cerchia
mo qual luce venga dalla loro opera alla vita umana,
qual posto e qual contenuto*le sia da essi assegnato, co
me si intreccino ai loro occhi lessere e lagire, noi cer
chiamo, in una parola, con quali caratteri si presenti in
essi la vita umana. Se v problema rispetto al quale le
loro idee dovranno comporsi in un tutto e aprire a noi
il loro senso pi profondo, questo certamente il pro
blema della vita; ed in questo saranno altres pi acces
sibili e trasparenti perch qui possono ricevere la veste

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

pi semplice e parlare in modo intelligibile a chiunque


voglia udire. La meditazione di questo punto non pu
non esercitare sugli spiriti aperti al senso delle cose
spirituali una singolare potenza suggestiva; or come non
potr ognuno qui dalla virt dei grandi derivare a se
stesso qualche cosa che invigorisca, illumini ed affini
i suoi propri sforzi?
N v da temere che nei grandi pensatori non trovi
espressione tutto ci che il genere umano ha prodotto
di buono e di essenziale, Essi sono, in verit, lanima del
tutto. Poich ogni opera di creazione verace, ogni edifi
cazione nei domini dello spirito rampolla non dalla vita
comune, ma s lontano da essa e in duro contrasto col
piccolo affaccendarsi della moltitudine. In questa lazio
ne spirituale troppo associata ad elementi eterogenei
e inferiori, troppo spesso tirata in servizio di piccoli
interessi, perch di cosi impura mescolanza possano mai
comporsi una schietta forma e tralucere una concezione
originale della vita. In ogni tempo solo a pochi fu tuttinsieme concesso e vastit di pensieri e libert interna
e forza creatrice, s da poter considerare la creazione
dello spirito come fine a se stessa e trarre dalla variet
incomposta delle cose ununit, e, nellimpulso creatore
del genio, giungere a quel senso di sicura e gioconda
superiorit, fuor del quale non si d fermezza di pen
siero, n fecondit di lavoro. Ci non significa separare
gli spiriti magni dallambiente storico-sociale; poich an
che ci che grande ha i suoi presupposti e le sue con
dizioni. Convien che il terreno sia preparato, che i tem
pi porgano problemi e incitamenti, che un fremito di
ascensione attraversi la moltitudine. Sotto questo rispetto
il genio appare un compimento del suo tempo e la luce
del suo pensiero un avvaloramento del volere collettivo.
Ma in realt egli eleva la vita ad una sfera essenzialmente
superiore; la conversione che quivi si compie non solo

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

sintesi di elementi gi esistenti, ma interno rinnovamen


to e sublimazione di tutto ci che il tempo produce.
Poich qui soltanto lo spirituale si leva sullelemento
puramente umano, l eterno sul tempo; qui soltanto si
costituisce una vita che ha centro e valore in se stessa
e che nel tempo stesso rappresenta una verit universale
ed immutabile. Ci che di eterno pu conseguirsi nel
tempo, si consegue prima dai grandi, i quali lo libe
rano dalle ombre del tempo e ne fanno un patrimonio
di tutte le et. Essi sono come il fuoco della vita spiri
tuale, nel quale convergono tutti e singoli i raggi di
spersi di questa, per poi riportare sul tutto un ardore
centuplicato ed inestinguibile: onde noi possiamo essere
sicuri di trovare concentrata nellopera loro lopera del
l umanit.
Ci che rende agli occhi nostri pregevoli i singoli pen
satori d muove a considerarli altres in rapporto gli uni
con gli altri e nella loro successione. Gi nella variet
dei tipi d si presentano, chiaramente scolpite e poste
in evidenza, varie possibilit di umana condotta; le an
titesi tra cui si agita la nostra esistenza, appaiono qui
elaborate in forma pi tangibile, onde possono illu
minarsi a vicenda e far risaltare pi nettamente la loro
opposizione. La successione dei tempi intesse inoltre con
diversa orditura il mutevole e il persistente. Tutta la
possibile variet di formazioni ci appare Sotto un certo
rispetto come lo svolgimento di un limitato numero di
tipi semplici, i quali sempre ritornano per quanto muti
l aspetto complessivo, e, come toni fondamentali, risuo
nano sempre uguali in ogni variazione.
Ma insieme avvertiamo un progredire indefesso, un
molteplice rinnovarsi; orizzonti sempre pi vasti ci si
discoprono nel mondo e nella vita, sempre pi gravi pro
blemi si schiudono allo spirito, e il movimento si fa
ognor pi intenso e concitato. Quale ne sia il frutto

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

non pu desumersi a priori da nessuna considerazione


generale, ma solo rivelarsi dallo studio che stiamo per
intraprendere. Sol questo sia detto, che se la storia della
filosofia d si presenta sulle prime come una guerra di
tutti contro tutti, e i suoi eroi, nella piena esplicazione
del loro carattere particolare, sembrano fatti molto pi
per respingersi che per attirarsi, ci non deve indurci
a dubitare che il tutto non costituisca uno svolgimento
armonico ed unascensione progressiva. Poich la reci
proca contraddizione sussiste solo fin tanto che si oppone
sistema a sistema come tante teorie definitive ed il pen
siero si attende ad una decisione sul puro campo logi
co. Ma da questa concezione angusta potremo appunto
liberarci col cercar nei sistemi la visione della vita. Per
tal modo ci si render manifesto come il pensiero at
tinga dal profondo del processo vitale e trovi nelle ne
cessit di questo la sua direzione, e come il lavoro in
tellettuale non sia che lespressione di una battaglia per
la verit e la felicit, di uno sforzo perenne verso forme
pi alte di esistenza spirituale. Nel pi vasto ambito di
questo processo vitale si completano e si aiutano a vi
cenda aspetti diversi che, espressi recisamente in concet
ti, si staccano recisamente gli uni dagli altri; un movi
mento universale pu bene abbracciare qui ogni discre
panza e trasmutare la lotta degli spiriti in una solida
riet di fecondo lavoro. Ora i grandi pensatori, chi sappia
cogliere lintimo dei loro sforzi, possono rappresentarci
le fasi principali di questo movimento; essi ci possono
guidare dalla remota antichit alla soglia del presente,
e, revivificando il passato, dare a noi tutta intera lopera
umana e sollevarci cos dal presente dellattimo fuggitivo
a un presente che supera il tempo. Di un siffatto pre
sente pi largo e pi comprensivo abbiamo specialmen
te oggi bisogno, di fronte alla precipitazione della vita
quotidiana, alla grettezza dei partiti e alla meschinit

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

dei valori correnti; ben venga, adunque, e ci trasporti


in pi spirabil aere lopera dei grandi pensatori!
Se non che, malgrado tutte le sue attrattive, limpresa
offre singolari difficolt. possibile accostare la nostra
mente a quella dei grandi in modo da sentirci simpa
ticamente congiunti con essi, e conservare, ci nono
stante, la necessaria oggettivit? Certo, non c posto
qui per quella tale oggettivit che rifugge da ogni giu
dizio proprio e che, per esser coerente, dovrebbe con
tentarsi di porre uno accosto allaltro i singoli dati e
che riesce ad una qualunque veduta dinsieme unicamen
te perch inconsciamente colma le lacune con gli apprez
zamenti del sapere volgare. In verit fin dalla prepa
razione, dalla scelta della materia, la nostra impresa
esige un continuo giudicare, un graduare e dividere, un
discernere e separare; tanto pi poi si rende necessaria
lattivit del pensiero personale quando, dalla moltepli
cit delle manifestazioni si vuole ascendere allunit che
le domina, partecipare alla vita intima dei grandi e ri
conoscere nella coesistenza e nella successione delle opere
loro unattivit unica ed un processo ascensivo. Ma ri
pudiare una insipida oggettivit non significa voler adot
tare una soggettivit importuna. Il compito nostro non
pu esser quello di rischiarare dal di fuori loggetto e
di svolgerlo soltanto quanto basti per farlo servire di
conferma ad una convinzione gi formata; poich in
questo modo non entreremmo nell'anima dei pensatori
e tanto meno nellintimo del movimento umano, n si
otterrebbe quellarricchimento del pensiero, quellamplia
mento dellorizzonte, che il fine a cui lopera mira.
Noi dobbiamo appressarci ai pensatori con trepido rac
coglimento s che essi stessi ci parlino e svelino il loro
pensiero; il giudizio poi pi che essere imposto dalla
riflessione individuale, dovr rampollare spontaneo dalla
viva intuizione delloggetto e dalla sua efficienza nei

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

rapporti universali della storia. L'ideale nostro deves


sere quello di porre il lettore in comunicazione imme
diata coi grandi pensatori. Che nello stesso tempo la
nostra indagine rechi seco un personale convincimento
e riposi su una propria filosofia della storia, lo avvertir
facilmente ognuno che abbia consuetudine con siffatte
questioni.
Altre difficolt possono nascere dal rapporto con la
ricerca erudita e specializzata. In s questa non ha ve
ramente nessuna ragione di disaccordo. Perch lesten
sione delle ricerche speciali fa sentire sempre pi il bi
sogno del suo complemento per via dei lavori sinteti
ci, e questi ultimi, a loro volta, possono largamente
giovarsi dei risultati di quelle. Tutto ci che si posi
tivamente guadagnato a questo riguardo, sia col meglio
determinare il rapporto dei pensatori con lambiente sto
rico-sociale, sia con Io sciogliere abilmente nelle singole
fila la trama del loro pensiero, pu senza dubbio contri
buire a rendere anche la visione generale pi penetrante
e pi chiara. Il conflitto sorge necessariamente allorquan
do la ricerca speciale non vuol tollerare altro lavoro allinfuori del suo, e presume di comprendere tutto coi
suoi mezzi e di spiegare i pi eccelsi valori della mente
con la efficienza combinata di piccole forze. Ma ci che
veramente fa grande il genio la spontaneit creatrice
che trascende gli elementi storici formatori, l unit inef
fabile che dalle sue profondit misteriose irradia una
nuova luce ed una nuova vita; ora questa si disvela solo
alla mente che ricrea in se stessa lopera del genio, non
alla pura erudizione ed alla critica. La quale pu anzi
precludere la via ad una verace intelligenza dell'oggetto,
frapponendo tra esso e la mente un ingombr di jpresuntuose cianfrusaglie, che impediscono la vistai dellin
sieme. Non prenda dunque laccessorio il posto del prin
cipale, n quello ch semplice mezzo sia elevato a di

10

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

gnit di fine: guardiamoci bene dal perdere le idee per


i dati e lo spirito per i documenti.
Cos il nostro lavoro deve cercare la sua via attraver
so molte cautele e circospezioni. Ma le difficolt non
debbono distoglierci da esso n scemarne in alcun modo
la gioia. Di fronte a tutti i dubbi, le visioni della vita
tramandateci dai grandi pensatori conservano tutto il
loro fascino ed il loro valore. Dallopera di quei grandi
spiriti parla a noi con forza invincibile una profonda aspirazione al vero ed al bene; e nello stesso tempo i
frutti in cui si concretata questa aspirazione illumi
nata respirano una virt misteriosa che quasi per in
canto rasserena e fortifica; anche in ci die non si ac
corda con le nostre convinzioni, rimane il pregio indi
struttibile che accompagna la vigorosa spontaneit crea
trice e la chiarezza luminosa del pensiero formatore. Con
questi spiriti magni ci mettono in continua relazione
le esigenze della cultura e ad essi si connette in mille
varie guise la nostra attivit. Tuttavia il loro intimo es
sere ci rimane il pi delle volte straniero; manca tra
loro e noi un caldo rapporto personale; le divine forme
del Pantheon, a cui guardiamo solo dallesterno, non
scendono dai loro sublimi piedestalli, per condividere
i nostri affanni e le nostre pene; ed anche tra loro sem
bra spezzato ogni vincolo d'unazione comune. Ma se
noi discendiamo alle radici di questazione e penetriamo
nelle profondit dellanima, onde lopera stessa ram
polla come svolgimento e affermazione del loro proprio
essere, tutto cambia aspetto: i freddi volti acquistano
calore e vita e cominciano a parlarci: sulle loro fronti
illuminate di pensiero balenano gli stessi problemi dai
quali /'dipende il nostro bene e il nostro male. Nello
stesso tempo ci si rende manifesto ci che unisce inter
namente le loro anime eroiche e tutti ci si rivelano ar
tefici di una grande opera comune: innalzare un edifi-

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

11

do spirituale nel regno umano, conquistare alla nostra


esistenza unanima e una ragione. Allora cade anche lul
timo velario e noi entriamo in quel pantheon come nel
mondo che nostro, come nella patria dello spirito.

P a r t e P r im a

Lantichit greca

I Pensatori dellet classica

OSSERVAZIONI PRELIMINARI
SU L CARATTERE E SULLO SVOLGIMENTO
DELLO SPIRITO GRECO

Nel momento di premettere allesposizione dei pensa


tori greci alcnne osservazioni sul carattere e sullo svol
gimento del pensiero greco, noi vediamo benissimo le
difficolt che, allo stato attuale delle ricerche, questim
presa ci presenta. Il metodo storico si da non molto
impadronito di questo campo e la sua ricerca impar
ziale, ampia, mobilissima, ha introdotto una concezione
nuova della civilt classica. Caduta quellortodossia del
classicismo che compendiava tutta lantichit in un unico
tipo di cultura e contrapponeva questo tipo idealizzato
e stilizzato, come qualche cosa di inarrivabile e dinaf
ferrabile, alle et posteriori; caduta la recisa opposi
zione fra antichi e moderni e con essa la ten
denza ad attribuire ai primi le perfezioni di cui nei se
condi si lamentava la mancanza. Questo classicismo era
troppo angusto, in quanto restringeva tutta la vita greca
ad un sol punto culminante; era troppo rigido in quanto
invece di comprendere questo culmine nel suo divenire,
si limitava ad ammirarlo come unopera meravigliosa
del caso; di pi minacciava di riuscire ingiusto di fronte
alle personalit geniali, in quanto inclinava a conside

16

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

rare la loro attivit creatrice come la manifestazione d'un


carattere etnico e in pi dun caso riguardava come ef
fetto di un tale carattere ci che in verit era una rea
zione ad esso, affermata solo a prezzo di durissime lot
te. Non pu quindi non giovare ad un pi equo ap
prezzamento dei grandi pensatori il fatto che il metodo
storico ci ha insegnato ad indagare pi profondamente
il divenire storico con le sue condizioni ed i suoi osta
coli, a studiare la ricchezza delle manifestazioni con le
loro opposizioni e le loro lotte, a penetrare le interne
trasformazioni delle varie et, a rintracciare la presenza
di elementi cosiddetti moderni nella vita antica, ren
dendoci cosi trasparente il tutto e sostituendo al ri
gido criterio assoluto dun tempo un criterio pi rela
tivo.
Ma daltra parte il nostro oggetto anche esposto cos
a tutti i pericoli duna trattazione puramente storica. Con
la sua cura minuziosa di tutte le manifestazioni indivi
duali, questa mette facilmente in seconda linea la ricer
ca dei caratteri generali; la sua preoccupazione di essere
giusta verso ogni manifestazione conduce facilmente ad
equiparare i grandi ai piccoli; anzi un troppo esclusivo
rispetto di questa concezione pu far sorgere il dubbio
se unet possa avere qualche efficacia oltre il suo tem
po, se un secolo possa ancora essere qualche cosa per
un altro. Ora questo annullerebbe quel valore culturale
dellantichit, a cui pure noi tanto teniamo. Forza ci
quindi opporre ad un tale relativismo che, se anche
lantico concetto della classicit caduto, non perci
bisogna rinunciare a comprenderla in un tipo, in un
concetto generale. Perch legittimo, anzi necessario un
tale concetto generale dappertutto dove attraverso alle
accidentalit e deficienze umane si rivela una partico
lare sintesi spirituale, un tipo di vita spirituale e cos
una verit superiore al tempo; senza di che la storia in

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

17

tera non sarebbe che un caos e la ricerca storica senza


alcun valore per i fini supremi dello spirito: ora attra
verso levoluzione dello spirito greco noi crediamo di
vedere la presenza di questi tipi, pi che presso qualun
que altro popolo. Ancora crediamo noi che quandanche
la concezione della forma caratteristica della cultura clas
sica debba uscire dai suoi confini troppo angusti e rico
noscere la legittimit di numerose altre manifestazioni,
non perci essa ha bisogno di sparire interamente; ci
vuol dire solo che essa si ritratta pi in alto. Come
noi tedeschi nel complesso della nostra storia riconoscia
mo lazione duna forma dello spirito, che, poco visi
bile nella vita ordinaria, chiaramente si manifesta nelle
vette pi alte della vita spirituale e congiunge fra loro
i secoli ed in s accoglie le opposizioni pi recise, cos
dobbiamo qui chiederci quali siano i caratteri generali
dello spirito greco, ricercare attraverso alle variazioni,
alle trasformazioni, alle lotte particolari il tipo unico che
tutte le abbraccia, per giudicare poi da questo punto di
vista del valore dei singoli. Ricordiamo qui di questi ca
ratteri alcuni che hanno per lo svolgimento del pensiero
unimportanza particolare. Non dimentichiamo per nel
lo stesso tempo che questi caratteri non si riferiscono
a tutta la vita greca nel suo complesso, ma si esplicano
chiaramente solo nelle alte regioni dello spirito e che,
pi che ai singoli individui, essi appartengono alla spi
ritualit collettiva.
Il carattere che pi risalta nella vita greca la energia
della vita, la tendenza a svolgere tutte le forze, la gioia
dellazione e della creazione. Lattivit non ha bisogno
di nessun premio che la solleciti: essa trova in s me
desima stimolo e appagamento. Essere costantemente at
tivi di fronte alle cose: questo fu sempre il cardine della
saggezza greca. Ma, malgrado questa sua mobilit, lazio
ne non abbandona qui il terreno positivo del mondo

18

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

reale; essa non sillude di poter creare le cose col suo


proprio movimento, ma riconosce a queste una lor pro
pria natura e tutti i suoi sforzi tendono a stabilire tra
s e le cose una feconda reciprocit dazione s da for
mare lo spirito sulle cose e le cose secondo lo spirito.
In queste condizioni naturale che lo spirito sia poco
inclinato a ripiegarsi su se stesso, ad osservare il suo
stato interiore, e che, quando ci avviene, avvenga solo
per lurto dellesperienza e per le difficolt in cui sin
contra. Ma anche allora lo spirito va subito in cerca di
un nuovo mondo, di un nuovo ordine di cose, della cui
ampiezza e verit esso possa nuovamente godere. Quindi
non tormentoso bisogno di approfondire, non sognante
lavoro di puro sentimento: lintima disposizione si con
forma e si adatta allazione. Ora, se lazione cos stret
tamente si congiunge alle cose, esse da una parte ver
ranno ad arricchire il nostro essere, dallaltra riceveran
no limpronta del nostro carattere spirituale. Ed infatti
il pensiero greco anima tutto ci che lo circonda e su
tutto getta un riflesso di vita umana. Ma poich non sop
prime il carattere proprio delle cose, queste reagiscono
e rendono la vita pi alta, pi luminosa e pi bella.
Ond che la personificazione della vita ambiente presso
i Greci ci appare di gran lunga pi nobile e feconda che
presso gli altri popoli: lumano, col rispecchiarsi nel
mondo, si purifica e si libera dalle asperit della natura
primitiva.
Lattivit altres il pi sicuro baluardo, la migliore
arma nei pericoli e nelle necessit della nostra esisten
za. Qualunque sia la sorte, il greco si mantiene attivo
di fronte ad essa; in ogni evento egli vuol spiegare la
sua forza, anche al dolore vuol strappare cos un senso
e una ragione. La lotta per la vita affrontata animo
samente; in questa lotta a viso aperto si tempra lumana
energia e lanima acquista una virt che la innalza di

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

19

sopra al mondo. Ci non significa prendere leggermente


il Iato tenebroso e triste delle cose, n vuol dire trarsi
dimpaccio con un comodo ottimismo. Lo spirito greco
ben conobbe le miserie, i dolori ed i dubbi dellesistenza
umana; per far fronte agli ostacoli esso dovette operare
continuamente sempre nuovi e sempre maggiori cambia
menti in s e nelle cose; per trovare un solido terreno
allattivit dovette sempre pi ritrarsi nel regno del
linteriorit pura. Ma in questa resistenza esso seppe
fino allultimo ritrovare la sua via: da questa condotta
attiva attinse sempre nuovo coraggio, e, per quanto ve
desse dinanzi a s oscurarsi il mondo sensibile, mai non
cess di riconoscere la ragione che sta a fondamento
del tutto. Errano quindi coloro che confondono i ca
ratteri dello spirito greco con quelli dello spirito india
no, e chiamano pessimisti i Greci. Poich pessimista non
senzaltro chi sente profondamente il dolore della vi
ta, ma solo chi si arrende al dolore e depone di fronte
ad esso ogni arma. Ora questo non fecero certamente
i Greci.
Quell'attivit medesima in cui lo spirito greco trov
il suo fermo appoggio, trasfonde egualmente in ogni
sua creazione lattivit e la vita. Come esseri viventi,
come individui aventi unanima propria appariscono qui
le associazioni umane, lo Stato soprattutto; anche per
le opere dellarte greca nulla pi caratteristico che
questa penetrazione di spiritualit e di vita. Dallinsie
me dellopera ai minimi elementi, tutto palpita e vive,
anche ci che altrove sembra rigido e morto.
Se tale rispetto alle cose la disposizione dello spirito
greco, si pu agevolmente prevedere che esso render
giustizia alla ricchezza del reale, svolgendo in pari tem
po in s medesimo una grande variet di forme e di
attitudini. E veramente noi vediamo allatto la cultura
greca spaziare, con meravigliosa universalit, per tutti i

20

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

campi raccogliendo tutte le esperienze, rispettando tutte


le particolarit. Le vie per s pi disparate vengono qui
abbracciate con pari ardore ed energia; tutti gli indirizzi
principali dello svolgimento posteriore della coltura fino
al tempo presente, si trovano qui in germe. Chi lo con
testa e non riconosce ai Greci una loro propria grandez
za, sia nella religione o nel diritto, nelle scienze posi
tive o nelle invenzioni tecniche, o misura le loro pro
duzioni con criteri estranei, o si ferma ad una sola epo
ca, quella che sola vien chiamata classica. Spesso invero
troppo esclusivamente i moderni si arrestano a quella
che potr essere la gloria pi grande, ma non certo
la sola: voglio dire la forza della sintesi, la composi
zione artistica dellinsieme. Anche nellosservazione pa
ziente, nellanalisi acuta, nella critica minuta dei parti
colari furono grandi i Greci; e questo pur uno dei
tratti essenziali del loro carattere.
Data questa multiforme versatilit dello spirito greco,
si comprende come esso non si senta mai angustiato n
oppresso dalla natura particolare dei singoli campi della
sua attivit; ma s possa, spaziando arditamente e libe
ramente, prendere da ogni parte e avvalorarsi delle pi
svariate esperienze. Di qui una singolare ricchezza di
contenuto nella storia di quel popolo; di qui la possi
bilit di prendere sempre nuove forme e nuove dire
zioni senza romperla col proprio carattere e senza di
struggere larmoniosa unit dellinsieme. Nel concetto
stesso dei Greci ci che sopra tutto li distingueva dai
barbari era l ampiezza e la libert della loro vita.
Alla libert si accoppia naturalmente la chiarezza. Tut
to ci che in qualsiasi modo tocca e commuove luomo,
sia che venga dallesterno o sorga dallinterno, deve rag
giungere una trasparenza perfetta. Solo quando dissi
pata ogni oscurit dellorigine e loggetto si presenta in
piena luce al nostro sguardo, allora soltanto pu dirsi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

21

entrato nella nostra vita e acquisito dalla nostra attivit.


Se non che il bisogno di chiarezza genera due ten
denze, le quali ad un tempo si completano e si combat
tono, si richiamano vicendevolmente e si sfuggono; la
tendenza scientifica, logica, e la tendenza artistica, pla
stica.
Da un lato un impulso potente a penetrare ed inten
dere, a fugare tutte le ombre con la forza del pensiero.
Si vuol vincere la dispersione del dato empirico, conca
tenare tra loro tutti i fenomeni, ricondurre a un fondo
comune le varie manifestazioni della vita, discernere le
entit persistenti di mezzo alla vicenda e al perpetuo
cangiare delle cose. Questa tendenza incomincia molto
prima della scienza; gi le pi antiche manifestazioni
letterarie contengono, bench velata, lidea di un ordine
universale, la negazione dellarbitrio incerto e cieco. Ma
laspirazione logica non pu salire a forma e dignit
di scienza, senza che insieme la immagine del mondo
non trapassi dal visibile allinvisibile; il pensiero nel
progresso della sua indipendenza acquista tale coscienza
della propria forza da fidare unicamente nelle sue pro
prie leggi e da sacrificare al suo bisogno di una realt
pi vera tutto quanto il mondo sensibile riducendolo
a non essere pi che un fenomeno, una mera parvenza.
Cos i Greci divengono i creatori della metafisica; tutto
il loro pensiero nelle sue sorgenti profonde ispirato
ad un vivo senso metafisico, tutte le loro opere e le loro
creazioni sono penetrate da unonda potente di pensie
ro. Anche nella vita individuale dello spirito questo in
troduce un bisogno grande di perspicuit e chiarezza;
ci di cui non si pu render ragione stimato di minor
pregio; una lucida consapevolezza deve accompagnare
e penetrare ogni atto delluomo. Di questo passo la sa
pienza diviene nella vita la forza decisiva; ogni bene
fatto dipendere dalla retta cognizione del bene e il

22

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

male diventa un mancamento intellettuale, un errore di


giudizio.
Ma al dominio assoluto del pensiero e al tentativo
di trasmutare l esistenza in un mondo di puri concetti
contrasta unaltra tendenza, il bisogno dellintuizione sen
sibile e della creazione artistica. Non basta al greco di
comprendere; egli vuol anche contemplare, possedere log
getto nella sua totalit fissato in una immagine sensibi
le; al pensiero rigoroso si accoppia lalata fantasia ob
bediente per altro anch'essa alla legge della misura, del
lordine, dellarmonia. Tutto aspira qui a venir espres
so in forma ben definita ed in stile sicuro; ogni figura
riceve i suoi contorni precisi e le sue esatte sfumature,
tutti i rapporti vengono ben ponderati e fissati; ogni
particolare pone un limite e lo riceve. Cos, di grado in
grado, il mondo si trasfigura, il caos primitivo di
venta cosmo, dal quale ogni deformit e dissonanza
convien che sia bandita. Locchio soprattutto vuol es
sere appagato; la visione sola coglie il fiore della bel
lezza e conduce al pi alto grado della vita. Una cos
fatta disposizione dello spirito non tollera alcun distac
co tra lintern e lesterno n pu accontentarsi di sen
timenti indistinti o di figurazioni simboliche; lespres
sione per essa non unaggiunta posteriore, ma s lin
dispensabile complemento dellessere.
Questo desiderio dintuizione immediata riconduce
sempre loperosit dello spirito al mondo dellesperien
za; la molteplicit delle cose, che minaccia di vanire
al pensiero dinanzi alla agognata unit, riafferma qui
il suo perpetuo diritto: il vero si illumina di bellezza.
Nella unione del vero col bello, nella plastica espres
sione delle forze spirituali sta lopera pi eminente dello
spirito greco. In virt di questa unione lamore del vero
non corre il rischio di smarrirsi fuori del mondo pei re
gni senza traccia dellincommensurabile, e, daltro can

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

23

to, la creazione artistica svolge un contenuto profondo


e non degenera in strumento di mero diletto. Dal reci
proco influsso delle due tendenze derivano al tutto un
vivo movimento interiore ed uninesauribile freschezza
di vita.
Gi in questi pochi tratti si rivela una grande singo
larit di natura; essa abbraccia anche lopera dei filosofi
e la formazione delle concezioni generali intorno alla
vita. Ma le concezioni di carattere filosofico incomin
ciano assai tardi, e quando esse compariscono gi avan
zato il lavoro spirituale e il processo dinterna libera
zione. Purtroppo unoscurit profonda avvolge il mo
vimento delle idee nei secoli V ili e VII, onde non
possibile seguire pi da vicino il primo prodursi e cre
scer del nuovo pensiero; ma nel secolo VI gi mani
festo il suo svolgimento e nel V la vittoria decisa. Lo
spirito di libert e di penetrazione si ormai impos
sessato di tutte le sfere della vita.
Cos anzitutto nella religione. I vecchi di rimango
no s in onore ma la critica non risparmia la loro imma
gine tradizionale. Molte cose ripugnano ormai a un
senso morale pi raffinato; a questo riguardo non si rifugge da aperti contrasti, ma nello stesso tempo pi
sommessamente, forse senza che se ne abbia piena co
scienza, si compie una riduzione in senso spirituale e
morale. In pari tempo cresce il bisogno di unit: la
moltitudine degli di non scompare, ma non pi solo
una coesistenza di forme separate; e attraverso la mol
teplicit balena lunit dellEssere unico.
Nello stesso tempo appaiono i germi di nuovi svol
gimenti in diversa, anzi opposta direzione. Dalla inve
stigazione scientifica del mondo scaturisce un indirizzo
panteistico, il concetto di una vita universale, di una
divinit impersonale, dalla quale anche lanima umana
proviene e a cui ritorna dopo compiuto il breve corso

24

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

dellesistenza terrena. Al contrario, dal sentimento pi


profondo delle ingiustizie terrene, dalla preoccupazione
circa il proprio bene e la propria felicit sorge una aspi
razione potente verso lal di l, onde la distinzione del
l anima dal corpo, la fede in una immortalit personale
e la speranza di una vita migliore nellal di l. Cosi
gli Orfici ed i Pitagorici.
Parimente, anche la vita etica guadagna in autonoma
ed interiorit; in particolare lidea della misura morale
acquista importanza e d un appoggio al sentimento,
ima norma alloperare. Una benefica influenza nel cam
po morale ed un potente eccitamento ad approfondire
la vita dello spirito viene dalla poesia, pi e meglio
che dalla riflessione degli gnomici.
Lispirazione lirica ingenera tutto un mondo di sen
timenti ed esalta la coscienza del soggetto; lamore, lEros, trova espressione nellarte plastica come nella poesia.
Ma quanto pi interna e commossa diviene la vita, tan
to pi ardui i problemi, tanto pi acuto e profondo il
senso delle contraddizioni dellumana esistenza. Il dram
ma affronta questi problemi e tira a suo modo la som
ma dellumano destino. Prima che la filosofia cercasse
di dare un fondamento razionale alla vita, i poeti fu
rono maestri di sapienza, intermediari fra le antiche tra
dizioni ed il nuovo pensiero.
Anche le trasformazioni politiche si ripercuotono sulle
condizioni generali della vita umana. Il progresso della
democrazia eccita gli individui a spiegare e porre in
opera tutte loro forze; si moltiplicano i contatti, si fa
pi rapido il processo vitale. Non pi possibile ac
cettare gli antichi ordinamenti senzaltro come cosa na
turale; si raccolgono e insieme si adattano ai presenti
bisogni le vecchie leggi, onde sorgono problemi gene
rali, sincomincia a chieder ragione di ci che , a far
confronti con le istituzioni di altri stati, a tentare con

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

25

la teoria nuove vie. Cos molte cose si trasformano e


un libero campo si apre allesame critico e alla discus
sione. In pari tempo la vita si allarga anche esterior
mente per lincremento del traffico e dei commerci e
soprattutto per la fondazione di colonie, le quali fiori
scono anche specialmente merc il contatto con culture
straniere, Non per caso la filosofia ebbe principio nelle
colonie.
Insieme con la vita muta anche laspetto del mondo.
La filosofia, la quale presso i Greci non muove dalluo
mo e dalla sua sorte, ma sibbene dalla contemplazione
del tutto, vuole spiegarsi il mondo, per via naturale,
nei suoi rapporti interiori e fa capo a una sostanza im
mutabile o ad un ordine costante di relazioni. A ci
convien ehessa sacrifichi la prima impressione e lim
magine spontanea delle cose; ma, con sicuro senso del
lessenziale, essa ricostruisce il mondo in disegni, la cui
geniale semplicit desta sempre nuova ammirazione. Pi
che per diretti assalti il pensiero greco sorpassa defini
tivamente la mitologia con la creazione duna concezione
scientifica della realt.
La tendenza a cercare nelle cose una connessione na
turale ancor rafforzata dallastronomia. La quale di
mostrando lesatta regolarit dei movimenti degli astri,
scoprendo gli ordini costanti della compagine del mon
do e componendo il tutto in un cosmo, toglie al divino
ogni arbitrio e pone sopra ogni cosa limpero di una
legge. Pi e meglio di ogni portento lordine e larmo
nia delle cose annunziano nel mondo una suprema ra
gione moderatrice. N solo nelle cose grandi si mani
festa questo divino governo della ragione, ma discende
fino alle cose pi piccole e quasi impercettibili e tutto
regge con numero e misura, come appare in mirabil
guisa dalla scoperta dei rapporti matematici dei toni
musicali. Una grande influenza sulla concezione del mon

26

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

do esercita anche la medicina. Non soltanto sul suo


proprio terreno l osservazione delluomo la conduce ad
una pi precisa investigazione dei rapporti causali; essa
contribuisce a chiarire il concetto causale in genere, ri
vela la stretta congiunzione delluomo con la natura, rav
visa in esso unimmagine del tutto, un microcosmo che
in s contiene tutte le essenze e le energie fondamen
tali delluniverso.
Finalmente anche alla vita e alloperare degli uomini
si volge il lume della considerazione oggettiva. La sto
riografia ha appena trovata la sua indipendenza che gi
dispiega uno spirito critico, distingue e sceglie fra le
tradizioni e, nel giudicare le umane sorti, diminuisce e
pone sempre pi in disparte l azione del soprannaturale.
Personalmente gli scrittori di storie possono ben con
servare una pia reverenza per le potenze invisibili, ma
lopera loro animata da una tendenza la quale porta
a spiegare gli avvenimenti con la connessione di causa
e effetto e ad annodare sempre pi la sorte delluomo
alle sue proprie azioni.
Il contemporaneo svolgimento di tutte queste tenden
ze offre uno spettacolo maraviglioso, non mai pi visto
nella storia del mondo. Con incomparabile forza e fre
schezza lo spirito umano si disviluppa qui dai sogni e
dai timori della sua fanciullezza ed ascende sicuro a
unaltezza di vita cosciente libera e virile; sempre pi
indipendente diviene l interno, sempre pi l angustia del
puramente umano cede innanzi ad una vita superiore
in comunione col tutto. In tale rivolgimento si desta e
si esalta nelluomo il sentimento della sua forza; sorgo
no alte individualit ad affermare il loro carattere par
ticolare, un travaglio spirituale affatica il mondo. Pro
blemi generali si affacciano imperiosi e dominano il
pensiero: dappertutto irrompe un bisogno irresistibile
di chiarezza e di comprensione razionale delle cose, un

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

27

rigoglioso incremento di lavoro intellettuale e di uni


versale cultura.
Il
sorgere del nuovo e il declinar dellantico non par
che porti sulle prime ad aspre rotture e a radicali rivol
gimenti. Nellavvalorarsi della sua propria potenza l uo
mo non si ancora staccato violentemente dalle cose e
contrapposto ad esse, non ha ancora scosso gli ordina
menti comuni. Non era ancora giunto il tempo in cui
l io si erige pienamente indipendente e sfida baldan
zoso tutto ci che non-io.
Ma questo tempo doveva venire e venne. Linvigori
mento del soggetto prodotto da ogni grande moto spi
rituale finisce col generare negli spiriti agili ed eccitabili
un sentimento di incondizionata superiorit e di asso
luta autarchia. Per questa via il processo di liberazione
spirituale conduce ad un illuminismo razionalistico, il
quale fino a che manca un contrappeso, prende forme
sempre pi radicali. Il pensiero divien mera riflessione
staccata dalla realt, che non vuol riconoscere se non
quel che entra nei suoi calcoli; cos esso diventa una
forza dissolvente e negatrice, un nemico mortale della
tradizione storica. Poich tutto ci che delluso e co
stume antico vien tradotto dinanzi al suo tribunale,
gi implicitamente giudicato e condannato. Quando nes
suna edificazione corrisponde a questo processo distrug
gitore, la vita necessariamente s fa sempre pi vuota e
va incontro a una gravissima crisi.
Tale piega dello spirito verso un radicale soggettivi
smo venne in Grecia dai sofisti. Dar di costoro giusto giu
dizio assai difficile, gi per questo che la loro figura
ci stata tramandata dal loro pi risoluto avversario e
le illazioni di questo possono facilmente esser prese per
loro proprie affermazioni. Anzitutto convien tener pre
sente che i sofisti non furono di professione pensatori e
filosofi puri, sibbene maestri di ogni abilit per la vita

28

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

pratica, per lazione e per la parola. Essi volevan fare


dei loro discepoli uomini capaci di guadagnarsi un po
sto e di operare nella societ e soprattutto volevan farli
superiori agli altri uomini rendendoli abili nelle arti
della retorica e della dialettica. Tutto ci rispondeva a
un bisogno del tempo e cooper al risveglio e alla cul
tura degli spiriti. Ma, commisto al buono, molto cera
di dubbio valore e di addirittura cattivo. Poich tutta
l azione dei sofisti porta in s la convinzione che non ci
sia una verit oggettiva e che non ci astringa alcun or
dine superiore, ma che tutto riposi sulle opinioni e sulla
volont degli uomini. Cos luomo diviene la misura
di tutte le cose . Questa formula si pu interpretare in
vario modo e pu valere anche come espressione di
profonda sapienza. Ma in quellordine didee, dove an
cor non si era sceverato ci che nelluomo essenziale
da ci che accidentale, n lidea dellumano si era an
cora innalzata sulle immediate parvenze individuali, essa
voleva dir negazione di ogni norma universale, abban
dono della verit al capriccio momentaneo e alle mutevoli inclinazioni degli uomini. Secondo il punto da cui
si guarda, ogni cosa muta aspetto e pu prendersi e giu
dicarsi in uno o in altro modo; ci che appare diritto
pu ben dimostrarsi torto e, viceversa, qualunque ca
priccio pu ben valere come ragione. Cos la vita si tra
smuta pi e pi in utilit, diletto e gioco del solo sog
getto, lindividuo non ha pi n freno n ritegno; chi
ha per s la forza pu ridersi di tutte le leggi come di
semplici posizioni umane, di una invenzione dei deboli,
alla quale egli contrappone come vero diritto di natura
la potenza e lutilit del pi forte. Cos il bene cede
allutile, ogni valore divien relativo, in nulla il pen
siero trova un fondamento sicuro, n lazione uno scopo
che innalzi l uomo sopra se stesso e glimponga rispetto.

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

29

Per certo, anche il relativismo ha un fondo di ragione


ed ogni convinzione convien che in qualche modo si ac
comodi con esso. Ma, elevato a principio assoluto, esso
diviene il nemico mortale di ogni grandezza e verit.
La sua dialettica non lascia sussistere nulla di solido;
al suo volubil gioco ogni seriet della vita vanisce, ogni
vista profonda si chiude; e con tutta l esaltazione sog
gettiva, con tutti i bei discorsi magnificanti la forza,
sempre pi si manifesta la mal celata mancanza di vera
forza, la vacuit interna di tutto questo movimento; il
quale, in conclusione, finisce nella frivolezza. Ora l u
manit, alla lunga, nulla cos mal sopporta quanto la
trattazione frivola delle questioni supreme relative alla
sua felicit ed alla sua vita spirituale.
Se non che pi facile biasimare i sofisti che oltre
passarli. Non pi possibile ritogliere al soggetto la
libert conquistata; tale conquista ha distrutto per sem
pre la forza persuasiva della pura autorit e della tra
dizione. Oltrepassare la sofistica si pu soltanto con un
progresso nuovo della vita interiore. Per questo ne
cessario che il soggetto discopra in se stesso nuovi rap
porti e nuovi ordini, che dal fondo dellanima si levi
un nuovo mondo, il quale liberi l uomo dallarbitrio e
lo confermi e consolidi in s medesimo. Questo fece la
filosofia greca; e ci costituisce il suo pi alto sforzo
come il suo merito pi grande.
Il nuovo movimento ebbe principio da Socrate. Este
riormente la sua opera somiglia tanto a quella dei sofisti,
che il giudizio di molti contemporanei lo accomun sen
zaltro con essi. Anchegli raccoglie intorno a s dei
giovani che vuole ammaestrare per la vita, anchegli ri
flette e ragiona e vuole che tutto si giustifichi dinanzi
alla ragione, anche per lui luomo tiene il primo posto;
onde, a prima vista, egli sembra un fautore dellillumi

30

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

nismo, come gli altri. Ma Socrate raggiunge un punto


fermo dal quale prendono per lui nuova forma il pen
siero e la vita. Alla sua perspicacia si schiude la pro
fonda differenza tra le opinioni degli uomini cosi diver
se e mutevoli e il pensiero scientifico coi suoi concetti.
In questi appare qualcosa di costante, immutabile, uni
versale, che avvince a s la nostra mente e soggioga
l arbitrio. La vita tutta quanta si converte cos in un
compito. Poich l importante allora saggiare al lume
dei concetti tutto quel complesso di dati su cui si fonda
la nostra esistenza, di bandirne ogni apparenza, di fon
dare sul vero tutta la nostra vita e la nostra azione.
Ma con tutto ci Socrate non arriv a foggiarsi un si
stema compiuto; l opera sua fu tutta una ricerca, unin
faticabile ricerca. Egli escogita s metodi speciali per la
scoperta e l illustrazione dei concetti, ma non sa adope
rarli che nella discussione ordinata con altri, cosicch
l opera della sua vita diviene un continuo dialogo. Egli
pu restare vicino agli uomini perch il suo pensiero
rivolto principalmente alla pratica e alla morale. Sforzan
dosi di fondare la vita sulla cognizione razionale, egli
innalza il bene al di sopra della mera opinione e assorge
ad un nuovo concetto della virt. Lessenziale non pi
qui l azione esteriore ed il successo nella societ, ma l ac
cordo con s medesimo, la salute e larmonia dellanima.
La vita intima acquista unassoluta indipendenza ed un
valore autonomo; essa cos assorta e concentrata in se
stessa, che tutto d che appartiene al destino esteriore al
paragone svanisce. Vero che allatto molto rimane dim
perfetto ed anche di mediocre e di piccino, che in con
trasto col carattere fondamentale della tendenza. Ma non
per questo perde valore laffermazione sua dellautonomia
spirituale, della libert interiore, ed ogni imperfezione
e disaccordo scompare dinanzi ad una vita con tanta fede

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

31

e sincerit consacrata a quellideale e soprattutto dinanzi


alla morte eroica che ne suggell l opera.
Un fondamento sicuro era posto, era aperta una nuova
via, per la quale il pensiero filosofico greco doveva ra
pidamente salire con Platone allapice della sua altezza.

P la to n e

1 - Introduzione
Tracciare la concezione platonica del mondo forse
la parte pi difficile del nostro compito. Principalmente
perch la personalit incomparabile di cui l opera sua
una manifestazione, abbraccia in s impulsi profondamen
te diversi, anzi contrasti irreconciliabili. Platone soprat
tutto il pensatore sovrano che penetra vittorioso attraver
so ogni parvenza ed al di l di ogni immagine fino al
lessenza soprasensibile delle cose e contrappone mondi
a mondi, movendo come in facile gioco le masse pi ri
gide, piegando ed accostando con maestria sovrana i con
trapposti pi tenaci. Ma questo pensatore altres un ar
tista divino, sempre anelante verso la bellezza delle visio
ni e delle forme, la cui fantasia altamente ispirata cir
conda ed intesse di splendenti immagini l opera del suo
pensiero, un pensatore per cui il pensiero anche crea
zione artistica. E nel pensiero e nellarte si afferma una
vigorosa personalit morale che tutto saggia ed affina;
per cui vero valore ha solo quello che giova a tutta la
nima, che conferma, purifica ed innalza. T u tto l oro
sulla terra e sotto la terra non vale la virt. La coscien
za delle connessioni invisibili e delle gravi responsabilit

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

33

in cui lagire umano si avvolge, conferisce allopera di


Platone una seriet profonda, anzi una specie di solennit
misteriosa. Anche le tendenze di quel tempo verso un
ravvivamento interiore della religione vi hanno la loro
parte e si manifestano si nella ispirazione, s nel linguaggio.
Lincontro e il vicendevole avvalorarsi di cos diversi
impulsi nellopera di questuomo d ad essa una gran
dezza unica. Ma nello stesso tempo ne nascono viluppi
e complicazioni che non possibile sciogliere appieno.
Ogni singolo aspetto troppo autonomo per non venire
spesso in contrasto con gli altri; donde molteplici arresti
e intralciamenti e non frequenti incertezze nella direzione.
In tanta diversit di indirizzi particolarmente penosa
l oscurit che regna circa la successione degli scritti pla
tonici e la storia interna della sua personalit. Risaltano,
vero, assai chiaramente certe fasi principali; ma dove
siano precisamente i punti di divisione e i passaggi, quale
sia stato nei diversi tempi l impulso preponderante, qua
le infine sia stata per Platone stesso la conclusione ulti
ma del suo lungo lavoro, tutto ci, nonostante indicibili
sforzi degli studiosi, ancor cos poco sicuro che senza
arrischiate congetture non si giunge ad alcun risultato.
N oi dunque, volendo evitare ipotesi, ci atterremo princi
palmente a quelle opere nelle quali Platone ci appare
come il creatore e propugnatore della dottrina delle idee.
Poich questa la sua vera creazione pi originale, e
per mezzo di questa egli ha esercitato la sua pi profon
da azione sul pensiero umano.

2 - La dottrina delle idee


L aspirazione platonica nasce da un profondo disac
cordo, anzi da una completa rottura collambiente socia

34

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

le. Ci che anzitutto lo offende la democrazia ateniese,


il contegno dei molti , che senza seriet n discerni
mento, secondo linclinazione e il capriccio del momento,
decidono delle cose pi importanti e col loro agitarsi
clamoroso distolgono dai pi alti fini le anime intente
allopera del loro perfezionamento. Ma nella mente del
filosofo la miseria del suo tempo e del suo ambiente si
converte in un problema di tutti i tempi. Ogni forma di
attivit umana che presuma di bastare a se stessa senza
rapporto ad un ordine superiore, gli appar manchevole
e meschina: schiava di fuggevoli parvenze, non pu o f
frire se non unombra di virt e di felicit, che nel com
piacimento di se stessa appare ancor pi spregevole. Co
s il pensatore si stacca dal piccolo mondo umano e si
volge verso una vita pi alta, in armonia con le leggi
della realt stessa.
Ma questa nuova vita urta da principio in un ostacolo
in apparenza invincibile. Il mondo sensibile era stato
scosso e scomposto dallanalisi scientifica; soprattutto trop
po chiaro appariva il perpetuo cangiamento e il perenne
fluire di tutte le cose, perch la vita e lagire umano po
tessero trovare in esse un sicuro fondamento. Se il mon
do sensibile lunica realt, il volgersi dalle cose parti
colari al tutto non pu in alcun modo consolidare la vita.
Ma non pu esserci un'altra realt oltre e sopra linsie
me delle cose sensibili? La dottrina socratica del pensiero
e dei concetti aveva aperto a questo riguardo un nuovo
orizzonte. D i fronte alle instabili opinioni particolari si
era riconosciuto nel concetto qualche cosa di costante e
di universale, per Socrate, tuttavia, solo entro i confini
della nostra sfera mentale. Ma Platone, conforme alla sua
natura pi portata verso le grandiose visioni cosmiche, fa
qui un considerevole passo innanzi. Il concetto - egli
pensa non potrebbe esser vero se non avesse valore
anche fuori delluomo e non corrispondesse ad una reai-

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

35

t nelle cose. Ci si accorda col carattere del pensiero


greco, il quale non stacca l uomo dal mondo, ma ad esso
strettamente lo congiunge e perci considera tutto ci
che si trova nelluomo come una partecipazione delle co
se. La piccola vita presuppone la grande: non dal fuoco
che presso di noi si accende e si alimenta, secondo Pla
tone, il fuoco del tutto, sibbene da questo derivano il
mio e il tuo e quello di ogni vivente. Se pertanto sif
fatta relazione esiste fra noi e le cose e solo dal tutto
prende l anima il suo contenuto, sicura sar l illazione
dal mondo in piccolo al mondo in grande. Ora Platone
non dubita che di fronte alla incerta opinione vi un
sapere costituito da solidi concetti; cos anche nelluni
verso deve esistere sicuramente una realt invisibile non
soggetta a mutamento, un regno di grandzze ideali oltre
il fluire perenne delle cose sensibili.
Per questa via egli giunge al punto essenziale della
sua concezione filosofica, alla dottrina delle idee. La pa
rola idea, in origine significante aspetto, immagine, figu
ra e gi adoperata in filosofia anche prima di Platone,
acquista dora innanzi un significato tecnico; essa serve
ormai ad indicare ci che corrisponde al concetto nel
mondo delle cose, un essere in s, eterno, immutabile,
accessibile soltanto al pensiero. La dottrina delle idee d
consistenza e oggettivit ai nostri concetti; unardita fan
tasia logica li innalza oltre la sfera umana e li trasmuta
in essenze sussistenti indipendentemente dal nostro pen
siero. E questo mondo didee diventa per Platone l'ani
ma di tutto il reale, sostegno del mondo che ci sta di
nanzi agli occhi.
un rivolgimento e una transvalutazione possente, di
cui non si ha maggiore esempio nella storia dello spirito
umano. Il mondo sensibile, gi patria sicura delluomo,
si attenua e si scolora come cosa lontana, e come primo,
pi certo e immediatamente presente diviene un mondo

36

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

accessibile al solo pensiero. Non dalla forza dellimpres


sione sensibile, ma dalla trasparenza per il pensiero si
misura ora la vicinanza e la conoscibilit delle cose. Que
sta realt sensibile, distesa nello spazio, non pu racco
gliersi e tradursi in puri concetti, e perci, sebbene visi
bile e palpabile, essa rimane sempre avvolta in una spe
cie di crepuscolo, laddove nelle idee tutto luce e chia
rezza. Per siffatto rivolgimento lanima diventa il nostro
essere verace ed il corpo considerato qual veste esterio
re, a noi straniera. Cos anche la volont deve esser mos
sa soltanto da beni soprasensibili.
La incondizionata supremazia del conoscere d a que
sto spiritualismo un colorito spedale. Solo la conoscenza,
l occhio dello spirito per il mondo invisibile, conduce
dalle fallaci apparenze dei sensi al regno dellessere. Dal
lo svolgimento di questa vista intellettuale dipende tutto
il senso e il valore della nostra vita, anzi in stretto senso
essa deve costituire tutto il suo contenuto.
Cera in questo manifestamente il pericolo di una ec
cessiva unilateralit: l aspirazione al soprasensibile e al
l immutabile poteva portare a un distacco definitivo dalla
pienezza e variet del reale. Se non che in Platone al
l esigenza dun essere vero e sicuro si assoda, non meno
essenziale, il bisogno artistico, allamore del vero l amore
della bellezza; e luno e l altro concorrono armonicamen
te nella dottrina delle idee. La invisibile essenza delle
cose bens la forma pura, la forma che con forza su
prema collega insieme la molteplicit, che permane in
eterna giovinezza di fronte al nascere e al decadere dei
singoli esseri e sempre nuovamente plasma gli oggetti
dellesperienza sensibile. Il filosofo ne riconosce l attivit,
nellampia natura cos come nellinterno dellanima e
nella costituzione dellumana societ; per la prima volta
la significazione universale della forma viene fissata dal
pensiero, il quale d cos un fondamento filosofico al

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

37

culto artistico della forma che caratterizza il fiorire della


cultura classica. Ma nello stesso tempo questa teoria apre
la via ad un nuovo apprezzamento delle cose. La forma
non solo costante, ma anche bella ed attraente, l esse
re verace insieme il bene, l essere esemplare, il mondo
delle essenze anche il mondo dei valori. Questa conce
zione dellidea trasfigura l aspetto della realt sensibile;
poich essa diviene per tal modo una copia delleterno
archetipo, costante richiamo ad esso ed incessante sforzo
di ascensione.
Questa unione della verit e della bellezza implica
una ferma fede nella immanenza e potenza della ragio
ne. Dove ci che essenziale nelle cose appare insieme
anche bello e buono, dove le cose tanto sembrano miglio
ri quanto pi partecipano dellessere, incontrastata la
prevalenza del bene e la sua dominazione sul mondo.
Non vi posto qui per un male radicale n per un pec
cato originale; potr esservi degradamento e deformazio
ne, non per corruzione e pervertimento. Con ci si no
bilita e si giustifica l impulso alla vita, e l animo ne deriva
anche in mezzo ai perigli e alle lotte una gioconda si
curezza.
Con tutto ci che pu avere di problematico, la dot
trina platonica delle idee dischiude una grande verit,
che mai pi si potr disconoscere. l'affermazione di
un regno della verit che trascende l arbitrio umano, il
convincimento che il vero valga non solo per il nostro
assenso, ma indipendentemente da esso, in una sfera
superiore ad ogni opinione e ad ogni umano potere. Sen
za tale convincimento non hanno sicuro fondamento n
la scienza n la cultura; solo una verit che abbia valo
re per se stessa, pu essere sorgente di leggi e di norme,
che elevino, obbligandola, l umana esistenza. questa
l idea fondamentale dellidealismo; il quale cos rimane
per sempre associato al nome di Platone.

38

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

3 - I beni della vita


La morale platonica deriva immediatamente dalla dot
trina delle idee; i suoi tratti caratteristici possono com
pendiarsi in poche parole. Tutta la vita spirituale riposa
sulla scienza e cade nel falso tosto che se ne allontana.
Ma, nel suo svolgimento particolare, essa aspira a fog
giarsi, come unopera darte, in un insieme ben propor
zionato, in un sistema armonicamente ordinato. Cos si
congiungono e si compenetrano, vicendevolmente affor
zandosi, le due principali tendenze della vita greca: la
tendenza alla chiarezza intellettuale ed alla espressione
plastica. Platone a questo riguardo segna lapice in cui si
assomma il lavoro spirituale del suo popolo. Ma di pro
prio e di nuovo egli pone in quellopera il sentimento ispi
rato, la forza alta e pura di una personalit sovrana; nella
verit e nella bellezza lanima sua cerca in ultimo sempre
il bene, ci che nobilita e innalza tutto l essere. D i qui
sorgono allopera sua nuovi impulsi e nuovi problemi.
Il governo della vita appartiene senza contrasto alla
scienza, sulla penetrazione scientifica fondata tutta l at
tivit spirituale; nessuna cosa ha schietto pregio ove non
sia stata saggiata dal pensiero. Solo il sapere genera vera
virt; perch esso soltanto ci libera dalle apparenze e
dall'esteriorit della virt volgare, d allazione virtuosa
un solido fondamento nella natura propria delluomo e
la innalza a dignit di libera azione umana. Ci che
comunemente si chiama virt, ma che in realt non si di
stingue gran fatto dalle destrezze del corpo, pi un
prodotto del mezzo sociale, un frutto del costume e del
labitudine che proposito ed opera personale. Solo la
retta conoscenza conferisce autonomia al nostro essere
ed al nostro operare.
Anche il bello deve immergersi nel pensiero per ivi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

39

purificarsi da ogni elemento volgare inteso a men no


bile diletto. Lapice della bellezza si raggiunge con la
liberazione da tutto ci che corporeo, con l innalza
mento a una sfera di pura spiritualit. secondo
lespressione di Winckelmann - quasi uno spirito rica
vato col fuoco dalla materia. Cos laspirazione greca
alla bellezza si fa valere anche nella filosofia e diviene
una forza anche per il sapere scientifico.
Da ci l opera del pensiero riceve nuovi e fecondissi
mi impulsi. Il severo amore della verit si veste di fre
schezza e di letizia e il mondo ideale, nonostante il di
stacco da ogni elemento sensibile, non si perde nella
nebbia dellindeterminazione. La conoscenza rimane anche
qui intuizione di un oggetto permanente; sorge il con
cetto di una intuizione intellettiva che accoglie in s e
sviluppa un senso tutto greco della intuizione. Intuire
non significa qui apprendere passivamente un oggetto
esteriore, sibbene un incontrarsi fecondo dellattivit no
stra con la cosa contemplata in un contatto vivente, per
cui dalluna allaltra incessantemente si trasfonde la vita.
Ora ci non sarebbe possibile senza una intima affinit
di natura; il nostro occhio deve essere di natura affine
al sole per poter scorgere le cose nella sua luce, la no
stra mente affine alle essenze eterne per poter contempla
re leterno al lume delle idee.
Cos la visione diventa sorella dellamore, dellEros,
del dio eternamente giovane. L impulso alla produzione
spirituale genera un ardente desiderio di viva comunio
ne con l essere affine, nella quale soltanto l anima asse
tata di verit pu raggiungere il suo fine e conquistare
l immortalit. Onde la ricerca diviene creazione spiritua
le; lo spirito e la verit non ci si porgono come dati o
cose gi fatte, sibbene nascono dal contatto dei nostri
sforzi con la ragione delluniverso. Con tale concetto
della produzione spirituale larte sinnesta sulla ricerca

40

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

scientifica ed un nodo indissolubile si stringe tra la ve


rit e la bellezza.
E non meno che il bello anche il buono si lega e si
intreccia con la investigazione del vero. La filosofia per
Platone non soltanto teoria, nel senso pi tardi dato
a questa parola, ma sforzo di tutto l essere, innalzamento
di tutto luomo dal regno delle apparenze a quello della
verit, un destarsi dal profondo sonno della vita ordina
ria, una purificazione dalle caligini del senso. La ricerca
del vero nasce da un profondo bisogno della nostra ani
ma non paga delle apparenze e desiderosa dellessere
vero. Anche in questo il buono ed il vero coincidono,
che il sommo bene deve essere costante, e nulla di co
stante si manifesta nel mondo se non al sapere scien
tifico.
Ancor pi intima la congiunzione tra il buono e il
bello. N el concetto del bello Platone si dimostra vero
figlio del suo popolo; egli ci d la formula filosofica
del bello classico, che appunto in quel tempo era giunto
al suo culmine. Il bello qui soprattutto di natura pla
stica, esso esige una chiara distinzione del molteplice,
un vigoroso svolgimento delle singole parti, una sintesi
potente nellunit dellopera. Affinch un tutto possa dir
si costituito, bisogna che le parti emergano distinte dalla
indeterminazione primitiva, che ciascuna acquisti una fun
zione particolare e custodisca gelosamente rispetto alle
altre i propri confini; quindi la variet convien che si
ordini in gradi e si componga in un tutto, la cui pro
porzione e armonia generino nobile e pura gioia. Quel
lordine non in alcun modo imposto dal di fuori, sibbene prodotto dallinterno; la forma bella il portato
di un impulso vitale; l opera darte nella sua immobi
lit un organismo animato. Tale il concetto del bello
classico, un bello risultante da esatti rapporti e precise

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

41

misure, da forme ben definite e chiare, ma nello stesso


tempo pieno di vita interiore.
E siffatta bellezza, attraverso ogni torbida apparenza,
l occhio che sa investigare la scopre cosi nellampio mon
do come nella sfera umana; ordine e misura, proporzio
ne e armonia risplendono per ogni dove, cos dalla volta
del cielo con l invariabilit dei corpi celesti nel continuo
movimento, come dalla interna compagine della natura,
che Platone si rappresenta rigorosamente composta se
condo rapporti matematici.
Ma ci che fuori di noi effetto largo e sicuro di
viene per noi compito e azione; la pi importante delle
armonie l armonia della vita, un concetto di cui sol
tanto lo spirito ellenico sembra capace. Anche l essere
nostro, con la sua variet dimpulsi, dalla stessa na
tura indirizzato ad ordine e misura. Ma ad un equilibrio
durevole e vitale non si arriva se non con lazione no
stra, la quale non pu procedere che dalla retta cono
scenza. Con l aiuto di questa bisogna vincere il caos pri
mitivo, svolgere in noi ogni potenza congenita, fissare
esattamente a ciascuna i propri confini e coordinare in
ultimo tutte le funzioni in una ben composta unit di
vita. Ogni indeterminazione deve essere bandita, ogni
movimento ha il suo fine assegnato, n le forze medesi
me possono accrescersi indefinitamente. Dove ognuno al
suo posto compie l ufficio suo, il tutto procede nel mi
glior modo, la vita si fa bella in se stessa e piena di
pura gioia. A tale convincimento corrisponde un parti
colare ideale nelleducazione. Lindividuo non deve pre
tendere di formarsi per tutto e di far tutto, ma deve eleg
gere un fine ed a quello consacrare tutta la sua attivit.
Assai meglio far bene una cosa sola che molte cose
imperfettamente. Cos un ideale aristocratico in aperto
e consapevole contrasto con la tendenza democratica ad

42

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

una educazione di tutti per tutto, ad una cultura quanto


pi possibile multilaterale e diffusa.
Attuandosi in questo modo per opera nostra l armonia
della vita, essa acquista una significazione morale, di
venta la virt della giustizia. Giusto invero colui il
quale attende alle cose proprie e d a ciascuno il suo; co
lui che senza ingerirsi nella sfera altrui, tutto si con
sacra allunico compito assegnatogli dalla natura e dalla
sorte. Onde la giustizia non altro in fondo che larmo
nia accolta dal nostro volere; in quanto tale, Platone,
daccordo col suo popolo, la considera come il centro
della vita morale, come la virt sovrana ed universale.
Al di l poi della nostra esperienza, la giustizia agisce
nellordinamento etico del mondo: al nostro operare cor
risponder in ultimo la nostra sorte; presto o tardi, in
questa o in altra esistenza, il bene avr il suo premio,
il male la sua pena.
Se pertanto la virt consiste nellawivare e foggiare
armonicamente il proprio essere, la ricerca della stessa
costituisce un indefesso lavoro sopra se stesso, una libe
razione del proprio io da ogni pressione dellambiente
sociale. Se di tale pressione specialmente soffrono i po
poli meridionali, non tuttavia mancata ad essi, da Pla
tone in poi, la pi energica reazione in sovrane persona
lit. Con quella crescente interiorit del dovere, l essen
ziale diventa cos non di piacere agli altri, ma a se stesso,
non di parer buono, ma di esserlo. Ora come la vita,
ora soltanto, per tale richiamo allintima essenza, si fa
autonoma e verace, cos ad essa si schiude altres il tesoro
di una felicit incomparabilmente pi alta, di una gioia
pi pura. Alla felicit non rinunzia la franca e vigorosa
natura di Platone, ma egli non la cerca, come la molti
tudine, negli eventi e nei successi esteriori. Il concetto
suo duna vita perfetta realizzantesi nellinteriorit gli
permette di ricercarla nellattivit. Si tratta invero di vi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

43

vificare tutta lampia sfera delle attivit umane e di com


porne in armonia la variet. D a questo dipende intera
mente il successo o linsuccesso della vita e in una con
esso anche la nostra felicit. Perch, secondo Platone, vi
una perfetta corrispondenza tra larmonia o disarmo
nia, oggettivamente considerate, e il sentimento soggetti
vo delloperante; lo stato reale dellanima si esprime ve
racemente nella gioia e nel dolore; la giustizia, con la sua
armonia, ingenera beatitudine, un appagamento che di
gran lunga oltrepassa tutti i piaceri; la malvagit, al
lincontro, con la sua disarmonia, ponendo in contrasto
con s medesima la nostra natura, cagione dindicibile
tormento.
Questa indissolubile connessione dellattivit con la fe
licit costituisce l apice della sapienza pratica di un po
polo giocondamente operoso; fu questo lideale che la fi
losofia greca costantemente afferm fino allultimo respi
ro. Secondo questo concetto, la felicit si la naturale
conseguenza, ma non il movente dellazione; non c
posto per i piccoli calcoli utilitari l dove il bene ha il
suo valore in se stesso, nella sua interna bellezza, la cui
contemplazione letifica e rapisce la mente delluomo. D a
re alla felicit questo interno fondamento significa altres
infrangere la potenza del destino sopra di noi. Nessuna
miseria e avversit di cose esteriori pu mutare uno stato
che opera nostra, ch anzi il contrasto vieppi lo af
forza e ci fa consapevoli della sua superiorit e suffi
cienza. Nonostante i favori della fortuna, il malvagio
resta miserabile, anzi tanto pi si accresce la sua miseria
quanto pi il male prende vigore dalla prosperit; ma
al buono le contrariet e i dolori servono a manifestare
l interno splendore della sua vita. Con tali intendimenti
Platone abbozza una impressionante immagine del giusto
che soffre ed perseguitato fino alla morte, parendo
ingiusto agli occhi degli uomini, ma la cui interna gran

44

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

dezza, in tanta iniquit della sorte, splende di fulgidis


sima luce; immagine la quale, mentre si avvicina ester
namente al concetto cristiano, tanto pi chiaramente fa
sentire la profonda differenza delle due concezioni.

4 - La negazione e la trasfigurazione del mondo


Abbiamo veduto come un punto essenziale della conce
zione platonica fosse la distinzione fra due mondi: tra
il regno della verit e l esistenza empirica v un abisso,
che anche il lavoro dei secoli non pu colmare. Quanto
pi energicamente il pensatore insiste sul valore proprio
e incomparabile dei beni spirituali, tanto pi si conferma
nel convincimento che essi costituiscono un mondo a s
opposto a questo mondo di minore verit e perfezione.
Qual la conseguenza di una s cruda separazione per
il nostro operare? Possiamo noi abbracciare i due mon
di insieme o dobbiamo dedicarci unicamente a quello
pi alto? Questultima sembra essere la giusta conclusio
ne; giacch a qual pr dividere le nostre forze l dove
tutte le reclama il mondo dellessere, a qual pr occu
parci delle cose transitorie dov aperta la via alleter
no, perch fermarci alle copie pallide e scolorite, mentre
possiamo contemplare la pura luce degli eterni esemplari ?
In questo senso ci sospinge specialmente l aspirazione
platonica verso lessere vero; di fronte alla sua eternit
e semplicit il variopinto regno dei sensi diventa par
venza fallace; quindi il compito supremo sar di scio
glierci interamente da questa illusione e di rivolgere tutto
il nostro amore e tutti i nostri sforzi allessere verace.
Onde un tipo di vita con spiccata tendenza ascetica.
Da quellaltezza appare evidente la vanit della vita
in cui siamo immersi. Non solo essa manchevole in
questo o quello, ma falsa e corrotta tutta fino alle sue

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

45

basi. Qui dove tutto si adatta alla bassezza del senso,


nessuna gioia pura possibile, ogni cosa pi nobile si
contamina e traligna; non allessere, ma allapparenza
indirizzata tutta l attivit umana, nessun bene costante
si offre a noi nel perenne fluire dei fenomeni. Nella
buia caverna del senso in cui siam confinati, il luminoso
mondo della verit non proietta che delle ombre fuggi
tive. Se pertanto il pensiero ci mostra una via di libera
zione da questo stato, non dovremo noi procedere in
essa risolutamente, non dovremo staccarci con animo for
te da tutto ci che ci trattiene nel regno dell'illusione?
Ci trattiene e cincatena ci che in esso stimato un
bene: la bellezza, la ricchezza, il vigore del corpo, la
nobilt dei natali, ecc.; cosicch il vero amico della ve
rit da tutto questo si deve liberare. L anima nel corpo
come in un carcere, anzi in una tomba; e non pu
salvarsi che rinunziando ad ogni volont e cupidigia,
rendendosi superiore al dolore e alla paura; poich que
sti affetti la tengono stretta al corpo e la ingannano fa
cendole prender per vero il mondo delle apparenze sen
sibili. Ma l anima non pu deporre gli affetti finch le
vicende esteriori hanno sovressa influenza; ond neces
sario chessa si armi a questo riguardo di una suprema
indifferenza e ponga la felicit unicamente nellattivit
spirituale, cio nel conoscimento della realt essenziale.
Tutti i colpi della sorte sinfrangono contro unanima
saggia e forte, la quale partecipa dei beni eterni. Nella
sventura il meglio di starsene tranquilli e sereni, per
ch in queste cose non facile discernere il bene dal
male, oltre che a nulla giova laffliggersi, n in genere
le cose umane meritano grande attenzione. Anche nei
mali altrui non bisogna lasciarsi andare a femmineo com
pianto, ma prestare virile sostegno a chi infermo, ri
sollevar chi caduto. Piena vittoria ottiene solo colui
che oltrepassa ogni sensibilit e sinnalza eroicamente su

46

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

tutto il mondo dei piaceri e dolori umani. Con tale di


stacco della vita dagli oggetti sensibili la morte perde
ogni spavento, anzi diviene una liberazione da tutti gli
errori, dalle stoltezze, dalle paure, dalle selvagge passio
ni e da tutti gli altri mali che affliggono l uomo . Solo
allanima sciolta dal corpo si apre intero il mistero della
verit, perch soltanto il puro pu aver contatto col puro.
Cos la purificazione dagli elementi terreni, la prepara
zione alla morte diviene il compito principale della filo
sofia; la quale come un destarsi da torbido sogno a
perfetta chiarezza, un ritorno dellanima da questesilio
alla sua vera patria. Ascetismo adunque in tutta l estensione del termine.
Senonch questascetismo platonico non da confondersi
con quello medioevale; poich in Platone la rinunzia
riguarda soltanto lesistenza sensibile, non il mondo in ge
nerale, e il sospirato eterno non collocato fuori del
mondo, come un oggetto di fiduciosa speranza, ma cir
conda anche in questa vita lanima ad esso affine come
un presente immediato; oltre che esso non comunicato
per grazia da una potenza superiore, ma conquistato dal
la nostra propria attivit.
Ma anche in questa forma l ascetismo porta a una vio
lenta rottura con la presente esistenza e con l umanit.
Solitario in altezze vertiginose se ne sta il pensatore ed
uniforme diviene il suo mondo. Col distacco dai dolori
e dalle gioie, dalle cure e dai doveri dellumanit, l esi
stenza minaccia di perdere ogni contenuto vitale e tutta
la ricchezza delle cose di svanire dallabisso di una nuda
eternit.
In questa tendenza ascetica ben si manifesta sincero
e conseguente il genio di Platone, ma non tutto Platone.
Essa trova in altri elementi del suo genio un forte tem
peramento e una vera e propria reazione, come del resto
sempre accaduto in quei rappresentanti dello spirito

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

47

ascetico, i quali non dimenticarono, neirindividuo, l u


manit. Poich, se il pensatore solitario pu giungere a
sciogliersi totalmente dal mondo sensibile, il genere umano non pu seguirlo in questa via, e gi il solo pen
siero dei fratelli doveva ricondurre Platone a quel mon
do. Ma ci che sul terreno indiano e spesso anche su
quello cristiano adattamento forzato, in Platone ha per
s anche una interna inclinazione; come greco e come
amante, anzi primo teorico della bellezza, egli avvinto
con mille nodi a questa realt e non pu non trovare
anche in essa qualche cosa di buono.
Allesaltamento dellesistenza sensibile contribuisce
principalmente la tendenza, tutta propria di Platone, a
frammettere un anello di congiunzione tra lo spirituale
ed il sensibile, tra l essenziale e l illusorio, tra l eterno
e leffimero, salvando in tal modo la vita da una irri
mediabile dissoluzione. Cos tra il mondo dello spirito
e la natura sensibile mediatrice l anima, la quale pren
de da quello le eterne verit e nellordine sensibile il
principio della vita; cos nellanima stessa, tra lintelli
genza e il senso c il potere dellazione e nella conoscen
za la giusta opinione sta in mezzo tra il sapere e l igno
ranza. Similmente anche nello stato e nella natura gli
opposti sono collegati da gradi intermedi e tutta la va
riet si dispone in una serie graduata. Perfino il bello
diviene un termine di congiunzione tra la pura spiritua
lit e il mondo sensibile, per che lordine, la misura e
l armonia stringono insieme i due regni e fanno parte
cipare al divino anche le cose pi basse. Anche il mon
do dei sensi bello, e, come tale, non pu essere in
condizionatamente respinto. L Ente supremo, che non co
nosce invidia, lo ha foggiato quanto pi possibile perfet
to secondo l'eterno esemplare; sotto questo rispetto il
mondo pu ben esser chiamato lunigenito figlio di
Dio .

48

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

In questordine di pensieri ha radice lidea della me


diazione e della graduazione gerarchica, la quale acqui
st in seguito s straordinaria influenza ed ancor la con
serva ai nostri giorni. I suoi presupposti ed i suoi mo
venti sono manifesti in Platone. Un acuto e nei suoi
ultimi termini insuperabile contrasto, e tuttinsieme un
ardente desiderio di composizione, un bisogno imperio
so di risolvere in qualche modo questo profondo dissi
dio; in che altro sperare fuorch nellazione di fotze me
diatrici? Cos, di svolgimento in svolgimento, si giunse
a quella concezione gerarchica delluniverso e del mondo
umano, che uno dei principali caratteri del neoplato
nismo e del sistema teologico medioevale. Tale concezio
ne, nella sua intima essenza, non cristiana, ma pla
tonica.
Ma in Platone l unione dellalto e del basso avviene
non solo per una partecipazione dallalto, sibbene an
che in virt di uno sforzo di ascensione del sensibile e
dellumano verso il divino. Nel seno di tutte le cose
arde un vivo desiderio di divenire in qualche modo par
tecipi del bene eterno e, per esso e con esso, dell'im
mortalit; Eros, l amore, non che aspirazione allim
mortalit. Tale aspirazione giunge al suo culmine nella
investigazione filosofica, la quale conduce ad una perfet
ta unione col vero e con l eterno. Ma essa pervade, in
un crescendo ascensivo, tutto luniverso e con gioia il
pensatore contempla questa sublime scala dellamore. Un
confuso desiderio dimmortalit gi si manifesta nella
natura sensibile, nellimpulso degli esseri alla generazio
ne, nel bisogno che ha ogni vivente di perpetuarsi, do
po la morte, nei suoi discendenti; immortalit vogliono
gli eroi che si affaticano per la gloria, immortalit, con
le loro opere, i poeti e i legislatori; alla creazione di va
lori eterni nel mutuo scambio delle anime mira l amore
delluomo per luomo, finch in ultimo si raggiunge

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

49

quella suprema vetta della contemplazione dove la men


te umana si nutre della essenziale realt. Onde lamore
dipinto come una forza demoniaca che congiunge l u
mano e il divino ed assoggetta a discordi tendenze la
vita dello spirito. Esso il figlio dellabbondanza e della
povert perch solo nella partecipazione agli altri di
schiude i tesori dellessere proprio; e ad un tempo ric
chezza e bisogno, possesso e privazione. Per la meravi
gliosa descrizione di questo stato e di questa disposizio
ne interiore, Platone pu considerarsi come il primo rap
presentante filosofico del romanticismo; qui egli sim
merge profondamente in quei contrasti della umana esi
stenza, sui quali tanto lo aveva innalzato il pensiero
puro.
Per questo verso si accresce il valore della realt im
mediata e la ricchezza della nostra vita. La conoscenza
non costituisce ormai pi il suo esclusivo contenuto, ma
come l altezza sovrana che raggia in ogni dove luce
intellettuale. L inferiore acquista pregio come scala di cui
noi uomini abbiamo bisogno per ascendere, poich solo
per gradi il nostro occhio pu assuefarsi alla luce delle
idee. Anche l idea della giustizia e dellarmonia nobi
lita e trasfigura gli elementi inferiori, facendoli entra
re come parti dun tutto e assegnando loro un compito
speciale, la cui esecuzione indispensabile alla perfezio
ne dellopera intera. Cos nella nostra anima, cos anche
nello stato. Il male nasce quando, alterando lordine, lin
feriore pretende dimporsi al superiore. Non il sensibile
per s adunque riprovevole, ma soltanto la sua intem
peranza.
A ci corrisponde un diverso atteggiamento personale
del filosofo rispetto alle cose umane, che egli non pu
ormai pi guardare freddamente dallalto. Al contrario
egli divide ora con simpatia profonda la sorte comune,
ogni bene divien sua gioia, ogni male suo dolore. Onde

50

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

un impulso potente a promuovere il bene e a combatte


re il male; il pensatore sdegnoso diventa un riformato
re ardito ed appassionato, escogita particolareggiati dise
gni per il miglioramento della condizione umana e non
indietreggia dinanzi alla possibilit di profondi rivolgi
menti. Prima ogni sforzo era diretto a comprimere gli af
fetti, ora si afferma che nulla di buono pu compiersi sen
za un nobile sdegno. Qui il pensatore appare un focoso
combattente che gode e si esalta nella tensione della lot
ta, tanto pi che, secondo la sua convinzione, una divina
potenza incessantemente combatte con noi.
Cos adunque la dottrina platonica contiene in s la
negazione ma anche la trasfigurazione del mondo. Ma
anche questa per altro proviene dal mondo delle idee;
da questo discende tutto ci che pu esservi di raziona
le nella realt immediata. Cosicch la vita, nonostante la
dualit sua, resta indirizzata a un unico fine; il bene, do
vunque sia, sempre di natura spirituale, e la ragione
deriva sempre dalla retta conoscenza. Certo, con questo
non si appianano tutte le difficolt, ed opposte correnti
rimangono nella comune direzione fondamentale. Ma for
se la colpa non di Platone soltanto, forse il principio
di siffatte contraddizioni deve cercarsi nella vita stessa e
nella natura delluomo. Possiamo noi giungere alle sor
genti della vita originaria e libera, senza staccarci dal
lesperienza immediata? E daltra parte possiamo noi svol
gere quella vita senza far ritorno allesperienza? Comun
que sia, certo che i pensatori i quali agirono pi pro
fondamente non furono quelli che selevarono subito
verso ununit, .trincerandosi ivi contro tutte le compli
cazioni, ma al contrario quelli nei quali le varie tenden
ze poterono svolgersi pienamente fino ai pi forti contra
sti; ch da questo conflitto trasse nuovo alimento e nuove
ragioni di progresso la vita. A questa classe di pensa
tori appartiene anche Platone.

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

51

5 - L a concezione della vita umana in generale


Nella concezione generale della nostra esistenza con
vergono tutte le principali direzioni del pensiero plato
nico. Del contrasto fra i due mondi partecipa anche l uo
mo, essendo egli o piuttosto sembrando composto di
anima e di corpo. Poich in realt il nostro io costitui
to unicamente dallanima, e il corpo non che una veste
esteriore. Lanima partecipe del mondo delle eterne
essenze e della pura bellezza, mentre il corpo ci trae in
basso nel regno dei sensi assoggettandoci alle sue vicen
de. Dati questi concetti fondamentali, nessun dubbio
pu aversi circa l'immortalit dellanima. Dove il centro
della vita oltre il divenire ed il tempo, oltre ogni le
game con le cose, dove la immortalit la qualit pri
ma della vita spirituale, l anima, ogni singola anima de
ve aver sua sede tra le sostanze eterne che costituiscono
la realt. L anima non ha avuto principio e non pu aver
fine; la congiunzione col corpo non rappresenta che un
periodo della sua vita ed conseguenza di una colpa,
di una caduta intellettuale (Rohde) ; dagli effetti di
questa colpa gravi e dure esperienze debbono liberarla
e, sebbene dopo molteplici trasmigrazioni attraverso al
tre forme corporee, ricondurla finalmente al mondo sovrasensibile.
Con lo svolgimento vigoroso di questa sua convinzio
ne, Platone ha esercitato una influenza profonda sul ge
nere umano. Una fede cos salda nella immortalit del
l anima non gli venne certo dalle credenze comuni del
suo tempo. Poich la vecchia concezione di una sopravvi
venza delle ombre nellHades - fondamentalmente di
versa da una vera immortalit - dominava ancora le men
ti, e per Socrate stesso limmortalit era tuttora un pro
blema. In certe sfere filosofico-religiose pi ristrette quel

52

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

la fede aveva, vero, gi messo radici, ma Platone per


primo la fece centro di una visione ideale del mondo,
dandole con questo una forza incomparabilmente mag
giore.
Con questo deciso quale dovr essere l indirizzo su
premo della attivit umana. Tutti i pensieri ormai si
volgono allintimo, alla liberazione e purificazione del
l anima immortale. La vita prende un carattere assolutamente spiritualistico; e nello sforzo verso la verit tanto
pi necessario alluomo mettere in opera tutto se stes
so, in quanto il mondo dei corpi ne circonda con una
falsa apparenza di verit, la nostra anima quasi chiusa
e sepolta, la nostra virt conoscitiva indebolita e intor
bidata dal senso. Si tratta quindi di un completo rivol
gimento; rompendola risolutamente con la sua condizio
ne immediata, dalla caligine in cui trovasi immerso, l uo
mo deve innalzare il suo occhio spirituale e tutto se
stesso alla luce della verit. Il movimento della vita, co
me pure delleducazione e della cultura, non pu deri
varsi dalla sola esperienza, n il progresso nasce dal con
tatto dellinterno con l esterno, ma tutto il lavoro uma
no un meditare della coscienza sulla vera essenza dello
spirito, un ritorno alla purezza originaria della nostra
natura. Un fondo di spiritualit l anima lo reca con s
in questa vita terrena come sua propriet inalienabile.
Onde la dottrina della reminiscenza e dei concetti inna
ti, discutibile quanto si vuole nella forma particolare in
cui vien presentata, ma inattaccabile nellidea fondamen
tale, che la vera vita non pu essere se non svolgimento
della propria natura e che gli agenti esterni possono sol
tanto stimolare, non gi creare lattivit spirituale. Voler
procurare alluomo la saggezza e la virt col costume e
con lesercizio equivale, secondo Platone, a voler portare
dal di fuori a un cieco il lume della vista. Tutto il co
noscere, in conclusione, ci viene non dalla esperienza, ma

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

53

dalla eterna natura dello spirito. L e cose singole sono


esempi che ci ricordano i concetti universali, non il rea
le a cui quei concetti si riferiscono. (Zeller.)
Con tale concezione dello scopo della vita si collega
no strettamente certi giudizi sulla condotta reale degli
uomini. Platone persuaso che quella conversione alles
sere verace avvenga realmente in alcuni individui; egli
persuaso questo, del resto, un convincimento co
mune a tutti i pensatori greci - che la perfetta virt si
trovi anche nella sfera umana. Ma questi individui co
stituiscono rare eccezioni: la moltitudine resta attaccata
al mondo inferiore e non ha alcun senso per il bene.
Dinanzi al contrasto fra gli eccellenti ed i volgari si at
tenua il sentimento di una comunanza di problemi e di
destini; che anzi una netta separazione tra nobile e vol
gare sembra indispensabile a tener alto nella sfera uma
na il nome del bene. E poich si giunge ad affermare
che la moltitudine, proclive com ai godimenti sensua
li, si avvicina al viver bestiale, laddove il filosofo, nella
contemplazione delleterno, conduce vita presso che divi
na, ogni legame tra i pi e i pochi minaccia di spezzarsi
e il genere umano di dividersi in due parti totalmente
disgiunte. E ci invero per sempre. Poich manca qui
ogni fede in un progresso spirituale e morale. Come nel
l universo cos anche nella umanit la proporzione del
bene e del male nel fondo invariabile; l'elemento sen
sibile, radice di ogni deficienza morale, non pu esser
distrutto; l assoluto contrasto tra senso e spirito, tra fu
gace divenire ed essere immutabile, non permette alcuna
speranza che mai possa accrescersi il dominio della ra
gione. Con ci non si nega il moto e il cangiamento
nelle cose umane. Ma, daccordo con pensatori pi an
tichi, Platone lo spiega con l ipotesi - verosimilmente
derivata dalla astronomia e venuta dalloriente - di pe
riodi circolari, di grandi epoche cosmiche. Compiuto il

54

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

loro corso, tutte le cose ritornano al primitivo punto di


partenza per ripetere sempre da capo il medesimo circo
lo; il succedersi degli avvenimenti una serie intermi
nata di periodi perfettamente eguali. Questordine co
stante nel cangiamento appare come unimmagine delle
ternit. Manca dunque il concetto di un vero e proprio
processo storico con le sue prospettive e le sue speranze,
e cos anche ogni possibilit di appello dai mali del
presente ad un migliore avvenire.
Cosicch certi motivi, che sembrano naturali e indi
spensabili alluomo moderno, non si trovano nella mo
rale platonica. Ma essa scevra altres di parecchi dub
bi e preoccupazioni nostre, e le deficienze della vita or
dinaria hanno un largo compenso nella natura spirituale
delluomo, congenere e compartecipe della divinit. Il
saggio pu assorgere dalla caligine delle cose umane ad
una sfera di purissima luce. Purch vi si adoperino tutte
le forze, lalto fine raggiungibile. Per Platone, infatti
non esiste ancora abisso tra l aspirazione intellettuale e
la verit; egli non conosce gli errori della ricerca ango
sciosa; il pensiero che rettamente procede , secondo lui,
infallibile. E come un pensiero coraggioso e forte pu
giungere a scrutare tutta la profondit del reale, cos
pu dominare tutte le azioni indirizzando la vita verso
la ragione, pu liberarci sicuramente dalle miserie della
sfera inferiore. Anche qui la salute sempre nellattivi
t; ma questa unattivit che, anche nello slancio pi
eroico, si mantiene sempre composta e serena, poich ogni
tendenza umana ha le sue sorgenti e la sua guida sicu
ra nellessere eterno e nella perfetta bellezza.
Seguiamo ora queste vedute nei vari domini della
vita.

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

55

6 - Le singole sfere della vita


a) La Religione
Platone una natura essenzialmente religiosa in quan
to la attrazione del tutto sulluomo, che domina ed in
forma lopera sua, da lui riconosciuta con pieno con
vincimento e transmutata in sentimento immediato. Egli
ben penetrato dallidea che uno spirito sovrano
governa il tutto. Lo stesso suo linguaggio intessuto di
espressioni tolte alla religione ed al culto denota quantegli si sappia e si senta circondato dallazione di una
potenza divina; il movimento dellet sua verso un rav
vivamento interiore della religione, se non proprio sulla
sostanza delle sue dottrine, ha certo influito fortemente
sulla loro forma. Ma la religione di Platone rimane pur
sempre quella di un pensatore greco e tra lui e il Cri
stianesimo v un abisso. Perch nel greco la religione
non liberazione da un grave stato di miseria, non
il ristabilimento della turbata, anzi distrutta unit col
Divino, non il conforto del debole e del misero. Lori
ginario rapporto col Divino non , nonostante tutti gli
errori, cos compromesso che non possa ogni momento
essere riguadagnato dalluomo con lopera propria. In
questo modo la religione accompagna anzi riempie di
s tutto il lavoro umano; essa accresce il valore della vita
ed intesse lagire delluomo in una rete di rapporti invi
sibili. La coscienza di essere protetto e aiutato dalla D i
vinit nelle battaglie della vita, empie di profonda vene
razione lanima del pensatore. Ma questa religione non
genera un mondo proprio e non costituisce quindi un
particolare dominio di fronte al resto della vita. N vien
da essa alcuna comunione di anime, nulla che somigli

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LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

ad un rapporto personale ed implichi un radicale rinno


vamento.
Non c adunque bisogno qui di una speciale rivela
zione storica di contro alla manifestazione perenne del
divino nelluniverso e nella umana natura; non c biso
gno di una particolare dottrina religiosa, di una teolo
gia; con quella devozione si accorda benissimo la coscien
za di una grande distanza di Dio dalluomo. Lessere pu
rissimo, immutabile non si degrada nella sfera impura
del divenire sensibile; solo per gradi intermedi il supe
riore pu comunicarsi all'inferiore : Dio non si mescola
con luomo. Onde il convincimento del filosofo : trova
re Iddio, il padre e l artefice di tutte le cose, difficile,
e quando uno lo ha trovato, comunicarlo ad altri im
possibile .
Questa religione delluomo attivo, sano e vigoroso se
gue nella particolare elaborazione la doppia corrente del
pensiero platonico. Per il metafisico la stessa speculazio
ne intellettuale religione, anzi lunica vera religione;
Dio il nome dellessere eterno, semplicissimo, onde
proviene ogni unit e permanenza e altres ogni verit;
egli la misura di tutte le cose. Solo col volgersi dai
riflessi multicolori alla sorgente purissima di ogni luce,
la vita assorge dalle parvenze illusorie al regno della
verit.
Nellaltro senso Dio lideale della perfezione morale,
lo spirito assolutamente giusto e buono. Rassomigliare
a Dio vuol dire essere con sapienza giusto e pio; la de
vozione poi non altro che giustizia verso la Divinit,
soddisfazione di tutto il nostro debito a suo riguardo.
Centro di tale concezione lidea di un ordine morale
del mondo, di ima perfetta sanzione del bene e del ma
le. Ma il filosofo non pu accogliere questo concetto
fondamentale della coscienza religiosa ellenica, senza ren
derlo, in confronto alla rappresentazione volgare, pi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

57

largo e profondo. Poich lopinione popolare aspettava


la sanzione gi in questo mondo, se non per il singolo
individuo, almeno per la sua stirpe; anche Platone am
mette che l impero della giustizia gi in qualche modo
si affermi nella vita presente, ma il compimento perfet
to egli non Io spera che dal mondo di l. Egli svolge
l idea di un giudizio dei morti che ineluttabile incombe
allanima allorch si spogliata di ogni veste esteriore;
e con tanto vigore dimmagini egli ha saputo rappresen
tare questa idea da scolpirla indimenticabilmente nella
memoria degli uomini. Ma con ci egli non intende che
i pensieri umani debbano mirare principalmente oltre
la tomba. Dei morti dobbiamo pensare che se ne sono
andati dopo aver terminata e compiuta l opera propria;
ma noi dobbiamo provvedere al presente.
La giustizia in cui ha fede Platone, non certo sola
mente una dura le x : essa non esclude la clemenza e la
grazia. Non pertanto la giustizia va qui sempre innanzi
allamore e l ordine morale concepito anzitutto come
una grande citt divina. Ci ha avuto profonda influenza
sui tempi seguenti, segnatamente sul Cristianesimo me
dievale.
Come qui, pi che staccarsi dalla credenza popolare,
il pensatore la elabora ed affina, cosi avviene anche sotto
un altro rispetto: in quanto Platone, nonostante la sua
potente aspirazione ad una suprema unit dominatrice
del mondo, non abbandona la pluralit delle forze di
vine, sibbene con la sua vivificazione interna della na
tura, trapianta la concezione mitologica sul terreno della
filosofia. Dove per altro le opinioni comuni contraddico
no ai puri concetti della filosofia, egli non rifugge da
energiche negazioni e da aperte battaglie. Egli respinge
tutto ci che men nobile e puro nella volgare rappre
sentazione degli di; e ancor pi calorosamente respinge
una religione, la quale, invece di approssimarsi alla D i

58

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

vinit con la virt, vorrebbe comprarne il favore per


mezzo di opere esterne, sacrifici, ecc., abbassandosi cos
sino a divenire un mero scambio mercantile. Solo gli
uomini da poco, i deboli tenteranno questultima via; in
verit, l uomo forte che pu essere certo dellaiuto di
vino; il pensiero della Divinit, che atterrisce il malva
gio, empie invece di lieta aspettazione lanimo del vir
tuoso.
b) Lo Stato
Alla tendenza antimondana di Platone corrisponde di
fronte allo Stato unavversione assoluta. Dal momento
che il mondo dellesperienza immediata tutto soggiace
alla caducit e allillusione, e la personalit affinata dal
lavoro spirituale, sta in reciso contrasto con l ambiente
sociale, il pensatore condotto a starsene a s, senza par
tecipare alla vita pubblica. Se ci nonostante Platone
tanto se ne occupa, questo dimostra una volta di pi
quanto potente fosse in lui l impulso che dal puro mon
do ideale lo risospingeva fra gli uomini sul terreno del
l azione; ma anche qui le due principali tendenze della
sua concezione generano due diversi ideali.
Lultima trattazione, quale labbiamo nelle Leggi, pu
a questo riguardo esser lasciata da parte, poich, nono
stante la sapienza dei singoli pensieri, non presenta un
tutto definito. Dobbiamo al contrario considerare le due
concezioni dello Stato che troviamo nella Repubblica. Ben
le contiene ununica opera, certamente composta in uni
t nel miglior modo possibile dalla mano stessa del filo
sofo. Ma internamente esse sono troppo diverse, troppo
tra loro repugnanti perch possano mai considerarsi co
me uscite dun solo getto e duna sola esecuzione. Chi
fa cos poco conto delle cose umane e con esse si sente
in s forte contrasto come il Platone della seconda met

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

59

della Repubblica, non pu con tanto zelo disegnare pia


ni di riforme politico-sociali e con tanto amore colorirli
fin nei minuti particolari come il Platone della prima
met. Nessuna considerazione critico-letteraria potr mai
farci accettare ci che psicologicamente impossibile.
Nella prima fase Platone ci si presenta in veste di
ardito riformatore dello Stato greco nel senso di un ela
borato socratismo. In costante parallelismo con l anima
individuale, lo Stato appare qui come una manifestazio
ne in grande dellideale della giustizia. A tal fine tutti
i rapporti, segnatamente l educazione, debbono confor
marsi a un rigoroso ordine morale; le principali funzio
ni della societ convien che siano nettamente distinte
secondo i gradi della vita psichica e che esse prendano
corpo in stabili istituti; ciascuno deve attendere con tut
te le forze alla sua opera particolare; tutti poi, sotto
la guida dellintelligenza, debbono unirsi in un grande
lavoro comune. A ci che nel loro ufficio di regolatori
del tutto non siano distratti da privati interessi, i membri
dei pi alti gradi debbono rinunziare alla propriet pri
vata e alla famiglia; un comuniSmo, fondato su motivi
non gi economici ma morali, forma lapice della teoria
platonica.
Cos lo Stato diviene unopera darte morale, un re
gno della virt fondata sulla conoscenza. Nel forte rilie
vo dei suoi tratti, questa immagine sembra essere in stri
dente contrasto con la realt; se non che ad un pi at
tento esame le ardite teorie del pensatore manifestano
pi di un legame con le condizioni del suo ambiente
sociale. Qui Platone crede ancora nella possibilit di
grandi riforme sul terreno umano ed ellenico.
Nella fase ulteriore egli ha deposto questa speranza.
Laspirazione verso il regno dellimmutabile essenza ha
ora reso il pensatore totalmente estraneo alla esistenza
umana. Se ci nonostante egli ancora vi si rivolge, non

60

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

per s ma per i fratelli, e non tanto nella speranza


di qualche frutto in questordine di cose quanto per an
nunziare anche qui le eterne verit. Lo Stato si presenta
ora come un istituto, il cui fine principale di formare
luomo per leterno; grado a grado conviene sciogliere
l anima del visibile e guadagnarla per l invisibile; la vita
tutta intera si assomma in una severa educazione, in una
purificazione spirituale, la quale pi e pi innalza luo
mo ad un mondo al cui paragone svanisce tutta la vita
politica. Onde per mezzo dello Stato si compie una libe
razione da quella sfera a cui lo Stato appartiene.
Cos abbiamo due tipi differenti, anzi addirittura in
conciliabili. Se non che, nonostante ogni differenza, re
stano importanti tratti comuni, i quali dnno alla dottri
na platonica dello Stato un carattere unitario. N elluno
e nellaltro tipo lo Stato in grande ci che in piccolo
l uomo, la sovranit appartiene allintelligenza, i valori
spirituali e morali costituiscono il principale contenuto
della vita politica, l individuo incondizionatamente su
bordinato al tutto. Senza una assoluta esclusione dellar
bitrio, senza una istituzione di inviolabili ordinamenti, lo
Stato non pu essere un regno della ragione. Ma tanta
stabilit e soggezione Platone l esige mentre egli stesso
innalza lumana personalit molto al di sopra dello Sta
to, facendo una critica radicale alle istituzioni esistenti,
escogitando i pi arditi piani di totale rivolgimento. Il
filosofo fa dunque egli stesso ci che egli vieta agli altri;
lo Stato deve avere un contenuto superiore a ogni opi
nione soggettiva, ma viceversa questo contenuto esso lo
riceve dal pensiero di una personalit sovrana. Bastava
questa contraddizione a togliere ogni efficacia alla dot
trina platonica dello Stato nel suo proprio tempo; solo
in tuttaltre condizioni pot esplicarsi quanto essa con
tiene in preziosi incitamenti e germi fecondi.

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

61

c) Larte
Riguardo allarte accaduto a Platone precisamente
lopposto che per lo Stato. Qui egli sapplica con pena
indicibile circa un dominio estraneo alla sua intima na
tura; al contrario, larte che pur risponde alla pi pro
fonda vocazione del suo essere, non ebbe da lui una trat
tazione adeguata; anzi egli, il filosofo che pi di ogni al
tro stato artista nella espressione del suo pensiero,
giunto al punto di lanciar contro l arte ogni sorta di ac
cuse. Lo spirito metafisico e lo spirito etico si associano
in questa campagna. Come semplice imitazione della real
t sensibile, come copia di una copia, larte pi e pi
si allontana dallessere vero. Ripugnano a Platone le va
rie e mutevoli figure che larte e specialmente il dram
ma ci eccita a rivivere, mentre l unico compito nostro
reclama da noi tutti i nostri sforzi; ripugna il contenuto
impuro della poesia tutta dominata dalle fantasie mito
logiche; ripugna finalmente quelleccitamento febbrile del
le sensazioni a cui sempre pi egli vedeva inclinare l ar
te del suo tempo. Manca in tutto ci un vero e proprio
apprezzamento estetico dellarte; forse anche impressioni
del tempo contribuirono a rendere pi difficile quellap
prezzamento al pensatore greco. Onde un aspro e irrime
diabile conflitto; malgrado ogni simpatia personale, de
ve scomparire ci che compromette il bene morale. Cer
ti generi darte, come il dramma, sono assolutamente con
dannati; il resto deve sottostare incondizionatamente al
le esigenze della morale. Nel contrasto tra arte e morale
la vittoria tutta di questultima. Ma per Platone que
sta subordinazione dellarte non significa un abbassamen
to del bello. Dalle miserie del mondo umano egli vede
aprirsi una via alla bellezza delluniverso; come nel co
smo il buono congiunto col bello - un bello casto e
severo - cos anche lo sforzo verso la verit, il lavoro

62

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

della scienza, prende forma artistica. La costruzione scien


tifica diviene qui la pi alta e pi pura opera darte.
d) La scienza
La scienza platonica differisce invero profondamente
dalla moderna. Essa non mira agli elementi minimi per
costruire poi la realt con le loro aggregazioni, ma fin
dal principio abbraccia tutta la molteplicit in una sola
visione; la spiegazione va dal grande al piccolo, dal
tutto alla parte, la sintesi domina l analisi. Contemplare
le cose nel loro insieme, riconoscere le loro affinit ,
secondo Platone, il principale compito del filosofo : nel
l'intuizione creatrice si manifesta la sua vera grandezza.
E nemmeno la scienza platonica, come la moderna,
una trasformazione della realt immediata in un pro
cesso evolutivo, una comprensione dellessere dal diveni
re, sibbene la penetrazione delleterno nel perpetuo di
venire, lastrazione di un ben ordinato cosmo dal caos
delle parvenze sensibili. La conversione della mente nel
vero essere non tanto il frutto di lungo e faticoso la
voro quanto piuttosto di un solo atto energico; basta
un solo sforzo risoluto dellenergia spirituale per trasfe
rirci nel regno della verit. La scienza qui non conosce
quel dubbio tormentoso che la rode nelle sue proprie
radici. Cosi essa pu sostenere la vita ed empirla di
lieta certezza.
Dato questo concetto del conoscere, tutta l importanza
sta nelle questioni fondamentali e le singole scienze non
valgono che ccjme preparazione alla filosofia. Solo la ma
tematica, quale scienza che conduce dal sensibile al sovrasensibile, tenuta in grande considerazione; laddove
ogni studio intorno alla variet del mondo sensibile sem
bra di scarso valore ed ogni affermazione a ci relativa
si riduce ad una pi o meno credibile supposizione. La

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

63

natura non riceve lume che dallanima, da cui deriva al


tres ogni moto nelluniverso. Con lo svolgimento risolu
to di questi principi Platone ha nociuto molto alle scien
ze naturali : una rete di concetti soggettivi avvolse la
realt ed imped di considerare senza prevenzione le cose
nei loro propri rapporti; cos andarono perduti per mil
lenni quegli importanti tentativi di una comprensione
esatta della natura, che conteneva la filosofia presocra
tica. La forza della filosofia platonica sta nella sua co
struzione concettuale, nella dialettica, che nulla ammette
dal di fuori e d altres piena giustificazione dei suoi
propri fondamenti. Questo metodo tocca il suo vertice
nella trattazione delle pi alte opposizioni dellessere,
quiete e movimento, unit e pluralit. Il modo onde sono
svolti ciascuno per s e messi reciprocamente a confron
to i termini delle opposizioni, per lampiezza della vi
sione che domina le cose pi lontane e abbraccia i pro
cessi pi disparati, per il sicuro spaziare nel regno delle
pure entit intelligibili, per il libero gioco del pensiero
nella grave severit dei problemi, costituisce il pi mi
rabile documento di greca agilit dello spirito. una
vittoriosa liberazione del pensiero da ogni elemento ma
teriale, una bella confidenza nelle forze intellettuali, che
si fonda sullesercizio stesso di quelle forze. Quando
Platone chiama la dialettica il pi alto dono degli di
ed il vero fuoco di Prometeo , questo giudizio per
lui medesimo lespressione di una grande verit per
sonale.
e) Epilogo
Per quanto chiari risaltino dallopera di Platone certi
tratti principali, il pronunciare un giudizio sintetico sulla
mentalit sua complessiva oltremodo difficile. Quasi
inevitabilmente vi entrano le tendenze personali di chi

64

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

giudica, cosicch ognuno si foggia il suo proprio Plato


ne. In ogni modo non esatto il rappresentarsi Platone
come una natura puramente contemplativa, tutta pace e
beata serenit, come ha fatto anche Goethe, che in un
noto passo della Teoria dei colori (Platone si conduce
col mondo come imo spirito beato al quale piace trat
tenersi qualche tempo in esso ) ce lo dipinge quasi un
Fra Angelico tra i pensatori.
Fu senza dubbio la mirabile perfezione della forma,
la chiarezza della veste ideale che cel a molti la pas
sione onde arde internamente lopera sua; lincanto della
bellezza, trasfigurando le pi dure battaglie, fece total
mente dimenticare ci che in esse vi era di aspro. Ma,
per quanto l errore si spieghi, rimane errore; esso di
mentica che quella trasfigurazione del mondo, quella
transvalutazione dei beni della vita Platone non la trov,
ma dov compierla egli stesso; ci che non poteva av
venire senza vigorosi impulsi e appassionati eccitamenti,
n pot venir condotto a termine senza vincere le pi
tenaci resistenze, senza porre in opera una forza tita
nica. Se mai altro filosofo, Platone appartiene agli uo
mini non di solo pensiero, ma di azione profonda; qua
le non doveva essere la tensione della sua anima, allor
quando suscitava in s quei movimenti che si perpetua
rono attraverso i millenni, destando nelle umane coscien
ze sempre nuovi odi ed amori! Ma l impeto degli af
fetti controbilanciato in Platone da una ingenita no
bilt di sensi, la quale ha reale fondamento nelle inter
ne necessit e nelleterne verit che sono il fondamento
della vita, in quel mondo ideale, che superiore ad
ogni umano arbitrio. Questo mondo riposa nella sua
verit, alto sopra tutti gli sforzi e le opere umane; epper il contenuto suo fondato su di un ordine eterno rima
ne in s incrollabilmente sicuro e superiore a tutte le
battaglie, agitazioni e commozioni che accompagnano

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

65

lagire umano. Onde non solo nellopera platonica si


associano in mirabile proporzione forza consapevole e
reverenza, letizia e seriet, libert e misura, ma lo stesso
equilibrio risplende anche nel carattere delluomo. Il
quale, nonostante l ardore dellazione, nulla ha della in
composta passione di un Agostino, nonostante la sogge
zione alle eterne verit, nulla della calma rassegnazione
di uno Spinoza. Cos Platone agisce su di noi e con lo
pera e con la personalit sua ad un tempo, con unarmo
nia del pensiero e dellessere che non ha leguale nella
storia della filosofia e che, facendosi ognor pi compli
cati i rapporti e pi intensi i contrasti, difficilmente po
tr mai rinnovarsi.
N ellopera, soprattutto importante e fecondo il ten
tativo di fondare tutta lattivit umana e tutto il domi
nio della cultura sopra la scienza; poich ci significa
un interno consolidamento ed una essenziale elevazione
della nostra esistenza. Ma noi vedemmo come un siffat
to apprezzamento della scienza non avesse in alcun mo
do per effetto di menomare il resto della vita spirituale,
come anzi tutte le principali direzioni del lavoro umano
avessero campo di svolgersi indisturbate, aiutandosi ed
avvalorandosi vicendevolmente. G li elementi pi vari era
no dominati dalla larga e potente personalit del filoso
fo, cosicch anche nella loro divergenza sempre di nuo
vo tornavano a convergere fino a comporsi in unit nel
lopera della sua vita. Lo svolgimento successivo ha diviso
le singole correnti; esso non consente pi una sintesi
cos immediata. Ma ci accresce il valore di Platone e
dellopera sua; poich egli ci dimostra in atto quella
unit di tutti gli sforzi umani, alla quale nemmeno
noi possiamo rinunziare, sebbene pi non sia cos di
rettamente realizzabile. Non questo del resto il solo
dei risultati che agli antichi parvero subito e senzaltro
raggiungibili, e che poi nel corso della storia rivelaro

66

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

no sempre maggiori difficolt ed andarono sempre pi


allontanandosi.
Si pu dire che Platone assomma in s tutto il la
voro spirituale greco, in quanto le due direzioni fondamentali dello spirito greco, l amore della conoscenza e
l amore della forma, l impulso scientifico e quello arti
stico, si associano e compenetrano in lui nel modo pi
intimo e fecondo. E la sua concezione altres l espres
sione tipica pi pura d d lidealismo greco. In questa for
ma di idealismo si intrecciano in modo indissolubile di
verse affermazioni: che allardito lavoro del pensiero si
schiuda un nuovo mondo, il mondo dellessere vero e
della felicit pura, che questo mondo in perenne con
trasto con la realt immediata e non pu mai romperne
totalmente la resistenza, ma che esso stesso con la sua
vita inesauribile immensamente superiore ad ogni osti
le aggressione e, per la sua immutabile verit e bellezza,
innalza sicuro l uomo sopra la sfera della lotta e del do
lore.
L affinit di questa concezione con quella pi tardi
svolta dal Cristianesimo innegabile, com innegabile
altres una profonda divergenza entro i comuni confini.
Tanto qui che l si tratta di conquistare un mondo su
periore, ma in Platone vi si arriva per mezzo della ret
ta conoscenza, nel Cristianesimo per mezzo della purifi
cazione del cuore; tanto qui che l il Divino agisce nel
la nostra esistenza, ma in Platone esso opera in egual
misura in tutti i luoghi e tempi, nella natura e nell'uo
mo; il Cristianesimo, al contrario, fa culminare la par
tecipazione del Divino in un punto della storia umana
ed introduce cos un processo storico universale che
Platone non conosce e che egli per le sue premesse do
veva respingere.
La inesauribile influenza di Platone si spiega tanto
con la vita originale che anima tutta l opera sua quanto

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

67

altres con la ricchezza dei movimenti che in lui si svol


gono liberamente fino alle loro estreme conseguenze.
Onde la filosofia platonica sempre ha esercitato attraver
so la storia una potente azione eccitatrice negli spiriti;
essa ha opposto la pi gagliarda resistenza ad ogni de
generazione scolastica e pedantesca, ha convertito le men
ti dalle piccole e anguste formule alle grandi idee, ai
vasti e liberi orizzonti. E nello stesso tempo dalla sua
ricchezza hanno potuto attingere, secondo le tendenze,
le varie et. Nella cadente antichit Platone divenne il
duce di tutti coloro che chiedevano alla filosofia lap
pagamento dei loro crescenti bisogni religiosi; egli fu a
quella et un ieratico banditore della vera sapienza che
scioglie l uomo dalle ingannatrici parvenze del senso e
riconduce i suoi pensieri alla eterna patria. Ma il mede
simo filosofo con la sua pienezza di vita, col suo splen
dore artistico, col suo giovanile deliziarsi del bello, di
venne il pensatore preferito del Rinascimento, i cui pi
grandi maestri si sentirono discepoli. E non mostrano
uomini come Winckelmann, Schleiermacher, Bckh, che
lopera di Platone si perpetua nella nostra stessa vita?
Cos egli ha stretto un legame tra tutti i tempi, ed
ancor oggi perfettamente vera la parola di un filosofo
greco dellultima et: la grazia platonica rimane eter
namente giovane .

A r is t o t e l e

1 - Carattere generale

Il pensiero di Aristotele (384-322) si form sotto tuttaltre condizioni di sorte e di personalit. Il figlio del
medico macedone non fu dalla sua nascita e dalla sua
educazione implicato nelle lotte interne della vita gre
ca; egli non conobbe quellurto delle cose che mosse
Platone a fiero e sdegnoso contrasto; sibbene dai confi
ni del mondo greco si sent attratto verso il centro per
appropriarsi ed elaborare spiritualmente tutti i tesori di
ima cultura ormai pienamente matura. Qui egli trov una
situazione affatto diversa da quella in cui si era forma
to Platone. Il fermento spirituale, la tensione febbrile,
la splendida produzione del V secolo, tutto era passato
da un pezzo; era ormai giunto il tempo per una calma
e sagace ricerca scientifica; Aristotele ne appunto il
pi alto rappresentante. Perfettamente greco di carattere
e dintendimenti, egli se ne sta in disparte s da domi
nare col suo sguardo tutta la produzione della cultura
greca, superando tutti i guai del presente nella gioia di
questa visione.
Sulle prime, la sobriet della prosa aristotelica, lo
schietto realismo della sua indagine, il rigido riserbo dei

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

69

propri sentimenti pu indurre nella opinione che questo


pensatore sia gi fuori dellantichit classica e appar
tenga alla et dellellenismo erudito. Ora indubbiamen
te Aristotele fu un grande erudito, forse il pi grande
che la storia conosca. Ma anzitutto egli fu profondo pen
satore, un uomo di una vastit di pensiero e di una
potenza creatrice meravigliose. Laver egli assoggettato
un materiale immenso al proprio pensiero, tracciando per
millenni una via sicura allo spirito, costituisce il mag
gior titolo della sua grandezza. E come pensatore Ari
stotele tutto radicato nel mondo classico, le cui con
cezioni e valutazioni fondamentali continuano ininterrot
tamente ad agire in lui. Chi risale il corso delle sue dot
trine e dei suoi concetti, trover tosto dietro lapparen
te impersonalit il vero carattere greco; il suo sistema
ha saputo dare in modo maraviglioso unespressione scien
tifica al contenuto della cultura classica trasmettendolo
cos a tutto il genere umano.
Gi questo volgersi con interessamento alla tradizio
ne, questa tendenza ad armonizzare con lambiente, dimo
stra una natura diversa da quella di Platone. Manca qui
quella potente personalit che svolge soprattutto le ne
cessit interiori del proprio essere, si pone per questo in
aspro conflitto con le cose, e vittoriosa impone su di
esse il proprio suggello; manca, con leccitamento passio
nale, nella visione del mondo, quel vigoroso colorito che
sintensifica nei forti contrasti. Ma in compenso abbiamo
un ordinato, infaticabile sforzo a comprendere il mondo
nella sua oggettivit, a scoprirne il contenuto e rintrac
ciarne le relazioni. Cos rivolta alle cose e in contatto
con le cose, lattivit diviene lavoro, che vigoroso pene
tra nel mondo e ne riporta alluomo tutta la ricchezza:
lavoro pieno di seriet e di gioia tranquilla, che anima
tutta la vita e l opera di questo pensatore. Dalla filoso
fia della personalit sovrana rampolla in questo modo

70

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

una filosofia della operosit intenta a penetrare in ogni


sua parte il mondo; anchessa costituisce una forma tipi
ca del pensiero ed fonte anchessa di una particolare
visione della vita.

2 - 1 caratteri fondamentali
della concezione del mondo e della vita
La natura della concezione aristotelica si lumeggia an
zitutto dal suo rapporto con la platonica. Aristotele a
Platone assai pi vicino di quel che egli stesso - princi
palmente consapevole delle differenze - non pensasse.
Con Platone lo congiunge in primo luogo il convinci
mento che la nostra vita non possa venire esplicata che
dalluniverso. Anche qui l umana esistenza attinge dal
tutto; lazione trae la sua verit dallarmonia con la
realt esteriore, ogni attivit deve corrispondere al suo
oggetto, ogni metodo alla sua cosa. Ci che al tutto ci
unisce l intelligenza, cosicch anche per Aristotele lin
telligenza la parte sostanziale delluomo. Anche qui
la verit si dischiude al solo concetto; onde la filosofia
soprattutto scienza di concetti, intesa a trasformare il
mondo in un vasto ordine di concetti. Finalmente Ari
stotele ha in comune col suo maestro l alto apprezza
mento della forma; anche per lui nella forma sta l es
senziale e il permanente ed anche il pregio e la bellezza
delle cose.
Poste queste fondamentali concordanze, la filosofia di
Aristotele ci si presenta abbastanza vicina alla platoni
ca da potersi abbracciare nel concetto - preso in senso
abbastanza vasto - del platonismo. Ma in questa sfera
essa esplica la pi marcata differenza possibile. Mentre
per Platone non c verit eterna, n pura bellezza senza
la pi recisa separazione di due mondi, Aristotele si

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

71

preoccupa invece soprattutto dellunit del reale. Secon


do lui basta capir bene il mondo per riconoscere in
esso un regno della ragione e trovare insieme tutto ci
di cui noi uomini abbiamo bisogno. La dottrina platonica
delle idee ripudiata come una non tollerabile divisio
ne della realt e dellessenza; onde tolta nello stesso
tempo ogni base per una religione. Insegna, vero, Ari
stotele lesistenza di una Divinit superiore al mondo,
fonte della ragione e causa prima del movimento che
dalleternit e per leternit penetra luniverso. Ma que
sta Divinit non si inserisce con una sua azione parti
colare nel corso delle cose; ch l occuparsi dell cose
esteriori e segnatamente dei piccoli interessi umani turbe
rebbe la perfezione della sua vita. Onde Iddio, pura in
telligenza, restando immobile, muove il mondo per ci
solo chegli ; ma ogni ulteriore efficienza particolare de
riva dalla natura stessa delle cose. Cos non vi posto
per un vero e proprio ordine morale ed una provviden
za. N v speranza dimmortalit personale. vero s
che la forza del pensiero non un effetto, in noi, del
solo processo naturale e che essa non verr a mancare
col dissolvimento del corpo, ma far ritorno alla ragio
ne universale. Ma una siffatta indistruttibilit del divino
che in noi non significa una sopravvivenza dellindi
viduo.
Con questa eliminazione della religione vien meno al
tres quellinteriorit ardente, quella spiritualit elevata
che costituisce la maggior grandezza di Platone. La vi
ta riceve pi stretti confini, il suo tono interiore si abbas
sa. Certo tale negazione per Aristotele non implica una
rinunzia alla razionalit del reale, allidealit della vita.
Il mondo, nella sua essenza propria indivisa, sembra ave
re in se stesso tanta potenza da adeguarsi a tutti i fini
e conciliare tutte le opposizioni; e la sua unica vita gli
sembra ricca abbastanza per occupare tutte le aspirazioni

72

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

delluomo. Solo questa razionalit non cade sotto i sen


si e risplende solo quando la scienza libera la concezio
ne del mondo dal velo delle apparenze, e dalla confu
sione della prima impressione penetra fino allarmonia
del tutto. Lopera sua riesce ad una caratteristica con
cezione del mondo e della vita, ad un sistema didealismo
immanente, opera incomparabile di calma e serena ener
gia.
Il primo punto in cui Aristotele si studia di perveni
re ad ima conciliazione dei contrari quello relativo
ai concetti di materia e di forma. Per garantire la in
dipendenza e la purezza della forma, Platone laveva
totalmente staccata dallesistenza sensibile, facendola ri
tornare a questo solo per una specie di riflesso; Aristo
tele, invece, non riconosce la forma altro che ih con
giunzione con la materia; per lui la prima non ha real
t che nel processo vitale, il quale abbraccia sempre an
che la materia. E la materia non un che di rozzo e
tenebroso che resiste e si sottrae alla forma, al contrario
vi si adatta e la serve, essendo ad essa predisposta e
spinta dalla stessa natura; la materia, nel concetto ari
stotelico, non che la potenza di ci che, per la forma,
pienamente tradotto in atto. Il processo della vita
qui un conato della materia verso la forma e una presa
di possesso di quella da questa. Poich il movimento
principale rimane sempre quello della forma, quale virt
animatrice e plasmante. Onde l essere perfetto deve pre
cedere l essere che solo diviene, n consentita alcuna
derivazione della realt da principi irrazionali. Vero
che nei viventi terrestri la materia tenuta insieme solo
per un certo tempo e si decompone con la morte. Ma
nella generazione la forma prende sempre nuova mate
ria, e il processo universale una continua vittoria del
la forma su linforme, e per ci stesso del buono sul
meno buono. Poich di un male vero e proprio non si

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

73

pu parlare in tanta docilit della materia. Aristotele si


compiace appunto di questo che il suo sistema non ri
conosce al male una potenza indipendente e non cade
nel dualismo. Ci che di manchevole si trova nella nostra
sfera, dipende dalla possibilit che la materia non com
pia totalmente il moto verso la forma, irrigidendosi nei
gradi inferiori. Onde sorgono parecchie imperfezioni,
le quali nella realt concreta acquistano tanto campo, che
minaccia di risorgere il vecchio concetto di un dissidio tra
la materia e la forma. Ma il filosofo s acqueta nel pen
siero che il male mai in nessun caso pu considerarsi
come una entit a s, non significando esso che una di
minuzione di bene, una privazione di qualit pregevoli,
e che, oltre a ci, il pieno e assoluto impero della for
ma si manifesta nella sfera celeste, che senza muta
mento e alterazione, prosegue i suoi giri dalleternit
per l eternit.
Una siffatta conciliazione dei contrari muta anche in
ternamente l aspetto del divenire. Dove la forma, pi
che un archetipo sovrastante alle cose, un principio at
tivo immanente in esse, la concezione estetica del reale
cede ad una concezione dinamica: l evoluzione stessa del
la vita diviene la cosa pi importante. Il mondo appare
qui dominato da fini, cio da unit vitali che raccol
gono sotto di s una variet di processi e li congiungo
no in unopera comune. Tali unit sono anzitutto gli
organismi, i quali formano una serie ascendente se
condo il grado della loro struttura. Quanto pi invero so
no distinti gli organi e le funzioni, tanto maggiore
lopera comune; onde l uomo l apice della natura. Ma
la finalit oltre il particolare dominio degli organismi, si
estende alluniverso o piuttosto il concetto stesso di
organismo abbraccia tutto luniverso. Giacch mai in
questo sembra esservi confusione di movimenti: ma cia
scuno si compie in direzione sicura e raggiunge un ter

74

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

mine fisso ove il moto trapassa in uno stato perma


nente, in un atto uniforme.
Con ci si afferma una distinzione netta tra il sem
plice conato che tende ad un fine esteriore e lattivit
perfetta che si riposa e si appaga in se stessa, l ener
gia , nel senso aristotelico. Una aspirazione a questa
attivit perfetta pervade tutto l universo, e, dovunque
essa raggiunge il suo termine, ogni inquietudine cessa
e l azione reca in se stessa gioia e felicit. Cos nella
contemplazione di unopera darte noi non cerchiamo che
la contemplazione medesima. Questa attivit, col suo svi
luppo di tutte le disposizioni, col suo tradurre in atto
tutte le possibilit, col suo raccogliere tutto il vario in
un unico processo di vita, non un mero gioco su
perficiale; ma mette in moto tutto quanto lessere e
schiude le ultime profondit delle cose, non lascia alcun
resto oscuro e impenetrabile, non conosce una separazio
ne del fenomeno dalla sostanza. Ci vale come per i sin
goli cos anche per lintero cosmo. Nonostante i suoi in
numerevoli movimenti esso riposa in s medesimo, e nella
sua immensa variet costituisce una grande unica vita,
che non episodica come una cattiva tragedia.
D i qui particolari conseguenze pratiche. Questa atti
vit perfetta contiene nel suo scopo una misura esatta,
essa fugge ogni indeterminazione come contraria alla
ragione e mira in tutto a una conclusione definitiva.
Lo sforzo interminato, l andare senza posa sempre in
nanzi non pu in alcun modo appagare. Coloro che
sanno sono pi in alto di coloro che cercano; non la
ricerca, ma il possesso - certo, quello che con l attivit
sempre nuovamente si acquista - principio di felicit.
Manca ogni tendenza verso fini che si perdono nellin
finito, ogni prospettiva nellincommensurabile. Il nostro
fine ci sta chiaro dinanzi agli occhi e, come pertinente
alla nostra propria natura, deve essere raggiungibile. Tut

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

75

to questo respira un senso di pace sicura nellattivit vi


gorosa ed incessante ed come l espressione filosofica
di quella letizia nelloperare, di quella beata serenit di
spirito, che i capolavori dellarte antica ci rappresentano
in modo cosi meraviglioso.
Lo stesso desiderio di conciliazione armonica, la stessa
tendenza fondamentale monistica si manifesta nel modo
di considerare i rapporti tra spirito e corpo, tra interno
ed esterno. Aristotele non conosce n aspetta unesistenza
separata dallanima; nel suo concetto l anima forma col
corpo un solo processo vitale, essa ha bisogno del cor
po come la vista dellocchio e, in generale, come la fun
zione dellorgano. Onde l elemento sensibile mai deve
tenersi a vile; un ufficio importante spetta ad esso anche
nella costituzione della conoscenza. Certo, questo non
impedisce al filosofo dinnalzare il principio pensante
totalmente al disopra del processo naturale della vita.
Il pensiero non potrebbe apprendere una verit perma
nente n percepire inalterata la variet delle cose, se fos
se esso stesso implicato nei mutamenti e nelle opposizio
ni del mondo sensibile. Conviene quindi che esso sia
superiore a questo mondo e partecipi del divino e del
leterno. Ma ci che avviene a tale altezza non muta la
costituzione, del resto della realt, nella quale l elemento
spirituale e il corporeo restano strettamente connessi e
reciprocamente coordinati.
Parimente nellazione Aristotele non sa separare l in
terno dallesterno ed edificare un regno di pura interio
rit; ch anzi egli pone interno ed esterno in continuo
rapporto tra loro e congiunge dappertutto la forza del
lanima e la realt che le si fa incontro in un unico pro
cesso vitale. In lui ogni azione tende anche a manife
starsi esternamente, ad esprimersi in forma concreta;' e,
poich a ci si richiedono mezzi esteriori, le cose circo
stanti acquistano qui un valore molto maggiore che non

76

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

in Platone. Qui lanima non reca con s i concetti come


un possesso pacifico, ma li acquista man mano con l espe
rienza; qui l ambiente sociale ha uninfluenza determinan
te sulla cultura morale. Poich ci che in noi di dispo
sizione congenita si vivifica e si compie solo con lazio
ne; questa poi deve essere primieramente imposta dal
lambiente col costume e con la legge finch in ultimo
lesigenza esteriore divenga volere proprio. Cosi si giu
stifica il riconoscimento di una benefica influenza della
societ, in pieno contrasto con Platone, per il quale sen
za una liberazione dalle pressioni sociali non si d vera
moralit.
Un avvicinamento si compie qui anche tra l universale
e il particolare. Aristotele non ha staccato gli universali
dai singoli enti contrapponendoli ad essi, ma ha ricono
sciuto una realt ai primi solo nella sfera dei secondi.
Cos pure egli non si compiace di trattenersi sulle pi
alte cime dellastrazione, ma sempre ritorna col suo pen
siero a questo mondo visibile, attratto dalla ricchezza
della sua vita. La perfezione dellessere di una cosa sta
in ci che appartiene esclusivamente ad essa distinguen
dola da tutte le altre. Cos, per esempio, la nostra na
tura risplende principalmente in ci che proprio del
luomo, non in quello che abbiamo di comune con altri
esseri.
D i qui un assiduo e fecondo sforzo a conoscere in
ogni cosa ci che caratteristico e a rivolgere a questo
lattivit pratica. La scienza trova la chiave dello svolgi
mento organico in un procedere della natura dalluni
versale al particolare. Cos l uomo , nella sua formazio
ne, prima solo un essere vivente, poi attraversa, come
animato, parecchi gradi, finch in ultimo arriva alla ca
ratteristica forma umana. L azione poi trova il suo scopo
direttivo nellassoggettamento di tutta la vita psichica al
lo speciale fine umano. Cos anche il nostro filosofo

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

77

spinto ad immergersi nella immensa variet delle cose, a


discernere luna dallaltra senza trascurare i minimi parti
colari. A questopera egli si dedica con sommo ardore
e con abilit mirabile; il mondo si dissolve allora per
lui in una innumerevole moltitudine di forme, la cui
scoperta, osservazione e descrizione sempre sorgente di
nuova gioia.
La costruzione cogitativa che ne risulta non ha i forti
contrasti e la passionalit della concezione platonica. Non
mancano tuttavia importanti gradazioni e problemi, non
manca una certa nobilt di intenti n un certo interno
calore; ma tutto questo risuona come uneco della pi
artistica concezione platonica ed una predisposizione al
futuro raccoglimento dello spirito nella interiorit pura.
La principale opposizione che Aristotele riscontra in
ogni vivente quella della semplice esistenza e della at
tivit perfetta, della vita vuota e quindi insoddisfatta e
sempre in cerca di qualcosa fuori di se stessa e della vita
piena, soddisfatta in s medesima, dellessere dato dalla
natura (Zrjv) e del benessere (s5 Z?jv) conquistato con
l opera propria. Lesistenza naturale rimane il necessario
presupposto di ogni svolgimento; considerato da questo
livello quel pi alto grado pu apparire una pura su
perfluit. Eppure proprio ci che oltrepassa la mera
necessit, che d alla vita un contenuto e un valore: qui
noi giungiamo a qualcosa che piace per s, qui ci tro
viamo nel regno del bello e perci di ci che d alla
vita la sua vera letizia.
Poich Aristotele fermamente convinto che lattivit
perfetta trasformando tutto lessere in attualit vivente,
produce la felicit perfetta. Ogni attivit in quanto
cosciente di s medesima e si contempla come suo proprio
oggetto, fonte a s di gioia, e non c felicit vera che
non sia fondata nellattivit. Cosicch la felicit soprat
tutto opera nostra; essa non si comunica dallesterno n

78

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

si aggiunge a noi come un abito o un ornamento, ma


si misura dallattivit e cresce con lattivit. Se la vita,
in ogni grado, ha in s una naturale dolcezza , essa
tuttavia specialmente pregevole per il valoroso che sa
darle un nobile contenuto. Chi condanna il piacere con
sidera soltanto le sue forme pi basse, mentre esso ca
pace di seguire l attivit nei gradi pi elevati. Oltre a
ci il piacere pu servire ad affinare ed a perfezionare
lattivit, come, per esempio, la gioia che procura la mu
sica incitamento alla creazione musicale. Questa la
forma classica delleudemonismo, nella quale la felicit
fondata durevolmente nellessenza stessa della vita ed in
separabile dallattivit, trascende ogni effimero godimento
egoistico.
Cos l attivit che pu far felice la nostra esistenza
solo quella che ha pieno valore in se stessa, che impe
gna e vivifica tutto l essere. Ogni parvenza nelloperare
non d che una parvenza di felicit. Perci il filosofo
insiste tanto sulla sincerit e si dimostra nemico di tutte
le apparenze; valente, schietto ( entouSoco?) la
sua espressione favorita per l uomo che realizza in s la
virt.
La schiettezza divien nobilt col formarsi di una reci
sa distinzione tra il bello e l'utile, tra ci che piace ed
appaga per se stesso e ci che stimato sol come mezzo
per altri beni. Il porre lutile innanzi a tutto produce un
interno pervertimento della vita; poich la ricerca del
l utile mena l attivit fuori di s medesima a cose stra
niere e la lascia internamente vuota nonostante tutto il
preso guadagno; il lavoro diviene un affanno e una cac
cia perpetua senza mai venire a una conclusione, a un
punto ove si quieti ogni desiderio. D i qui si svolge un
forte contrasto tra condotta nobile e volgare, lbera e
servile. proprio di un uomo libero e magnanimo cer
care dappertutto il bello e non l utile; la mancanza di

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

79

effetti utili si pu anzi considerare come prova del va


lore interno dellattivit. Questo appunto forma il van
to della filosofia pura, che essa non procaccia nessun
vantaggio per la vita esteriore, ma vuol essere trattata
come fine a se stessa. Cosicch il forte impulso che lo
trae verso la realt immediata e la negazione di un mon
do delle idee non hanno per nulla scemato nel filosofo
il vigore della idealit.

3 - Le esperienze della cerchia umana


Abbiam visto che la vita umana deve cercare il suo
compito e il suo appagamento soltanto in questa esisten
za terrena, ma che tale limitazione in Aristotele non d
luogo a gravi conflitti; giacch in questa stessa vita
si pu pervenire allattivit perfetta di tutto l essere e con
questa alla suprema felicit. Onde non restano desideri
e speranze inappagabili; manca altres ogni bisogno dim
mortalit individuale, ogni impulso a oltrepassare i con
fini assegnati alla nostra esistenza dalla natura.
Ma tanto pi necessario utilizzare questa vita, in
nalzandola al supremo vertice dellattivit. A questo fine
bisogna riflettere sulla nostra propria natura ed opera
re conforme ad essa. Or ci che caratterizza luomo
la ragione, cio, secondo Aristotele, la potenza del pen
siero con la sua facolt dei concetti e delle verit univer
sali. Svolgere e perfezionare lintelligenza, influire con
essa efficacemente sulla vita inferiore, che abbiamo co
mune con gli animali : ecco il compito della nostra esi
stenza. L attivit conforme alla ragione, continua, costante
per tutta la vita - non a scatti e per breve tempo, per
ch una rondine non fa primavera questo e non al
tro costituisce la felicit delluomo.
Con tale convinzione Aristotele insiste vigorosamente

80

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

per la trasformazione di tutta lesistenza in attivit vi


vente. Non vero valore quello che non si traduce in
atto; non vera pace quella del sonno, e nei giochi
olimpici guadagna una corona solo chi prende parte al
la gara, non chi se ne sta semplice spettatore. Ma lo
svolgimento dellattivit in Aristotele non ha contro s
eccessive difficolt. Lanima non fatta straniera a se
stessa, n ha bisogno di una radicale conversione come
in Platone; soltanto la nostra ragione ancora invilup
pata e da semplice embrione deve svolgersi fino a piena
maturit; l impulso naturale per s si volge sempre verso
il suo retto fine. Non ci vuol che pertinace e gagliardo
lavoro per portare a compimento ci che la natura ha
preformato in noi.
Aristotele non pu seguire pi da vicino lo svolgi
mento della vita umana senza esaminare pi particolar
mente il rapporto degli impulsi interiori allattivit con
le circostanze e le condizioni esteriori. In ci il suo pen
siero risente di due opposte correnti. La stretta connes
sione dellintemo con l'esterno insegnata dai suoi con
cetti sulluniverso, e altres il timore dinfrangere i le
gami dellindividuo con parenti, amici e concittadini vie
tano un assoluto distacco dellattivit e del destino no
stro da ci che ne circonda; impossibile renderci in
differenti a quel che ci accade intorno e che esercita una
zione sopra di noi. In direzione opposta ne sospinge
la tendenza del pensatore a fondare l azione unicamen
te su s medesima e a liberarla dalle accidentalit dei
rapporti esteriori; la dipendenza da questi ci porrebbe
in una perpetua fluttuazione, inconciliabile con la vera
felicit. Il contrasto di queste due tendenze si compone
con un compromesso: l essenziale la produzione inter
na, la forza e il valore delloperante, ma alla perfezio
ne ci vuole anche lesterno. Come l opera drammatica
ha bisogno di esser portata sulla scena, cos lazione urna-

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

81

na, per essere perfetta, deve tradursi in fatti visibili,


prodursi sulla scena della vita. Ma ci che di gran lunga
pi importa sempre l azione interiore. I beni esterni
non servono che come mezzo ed espressione dellattivi
t; essi hanno valore solo in quanto questultima se ne
impossessa o li adopera; oltre questa misura diventano
una superfluit inutile, anzi un peso per la vita. Perci
la tendenza a moltiplicare indefinitamente i beni esterni
risolutamente condannata. Giacch anche in uno stato
mediocre si pu giungere al massimo della felicit; si
pu operare nobilmente senza avere il dominio della
terra e del mare. Solo, la contrariet della sorte non deve
passare un limite. Non pur certe condizioni elementa
ri, come una conformazione fisica normale, la salute, ecc.,
sono indispensabili alla felicit, ma anche violenti colpi
di fortuna possono distruggerla. facile vedere come di
qui possano sorgere serie complicazioni. Ma lo spirito
sereno di Aristotele, volto alla esperienza ordinaria e
preoccupato non tanto della sorte dellumanit quanto
di quella degli individui, non ne troppo turbato. Il
valoroso, secondo lui, pu accettare di buon animo la
battaglia della vita. Con le avversit ordinarie pu ben
misurarsi la nostra forza spirituale. I colpi gravissimi,
come quelli che toccarono a Priamo, son rari, e nemmeno
essi possono vincere il valoroso. Poich, se egli sopporta
valorosamente le ingiurie della sorte, non per ottusit,
ma per grandezza danimo, una luce di bellezza rischia
rer ogni suo dolore. Cos le difficolt e le asprezze non
valgono a scuotere la fede nella ragione, n trattengono
l uomo dallentrare con gioia nel ricco ed ampio regno
della vita.
Due compiti principali in ci si distinguono : lo svi
luppo della intelligenza in s medesima e l assoggetta
mento della parte sensibile, la vita teoretica e la vita

82

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

pratica, che qui vengono per la prima volta chiaramente


delimitate.
La netta separazione dei due campi sino a costituire
due forme di vita indipendenti, caratteristica per il
nostro pensatore; ciascuna perviene qui ad una marcata
delineazione e ad una precisa espressione delle sue parti
colarit. Ma insieme viene meno la grandiosa unit pla
tonica della vita spirituale tutta animata da un solo pen
siero. In Platone anche la ricerca della verit era un atto
morale; poich trattvasi di volgere, per propria risolu
zione, l occhio della mente dalle tenebre alla luce. In
Aristotele al contrario la ricerca del vero non che con
tinuazione e svolgimento di un naturale impulso delles
sere ragionevole; si forma qui per la prima volta il tipo
del dotto e dello scienziato, l ideale duna vita tutta con
sacrata al lavoro scientifico. Nello stesso tempo anche il
terreno pratico acquista maggiore indipendenza ed
fatto oggetto di pi accurata investigazione.
Tra le due forme di vita Aristotele d incondiziona
tamente il primato alla teoretica. Essa ci fa pi liberi
dalle cose esteriori e pi sussistenti in noi medesimi.
Oltre a ci la scienza ci mette in rapporto con l uni
verso e con le sue leggi immutabili; il giudizio pu
giungere qui ad una sicurezza e ad una precisione che
i continui cangiamenti rendono impossibile sul terreno
pratico. Tutti i pensieri di Aristotele a questo proposito
culminano nellidea che la conoscenza sia la pi pura
forma di una attivit ricca e paga in s medesima e
che meglio di ogni altra essa risponda alle esigenze del
la felicit. Onde detto che la vera felicit non va al
di l della conoscenza; noi vi partecipiamo non come
semplici uomini, ma in quanto c in noi qualcosa di
divino; qui soltanto si apre nella vita stessa una specie
dimmortalit. Non pertanto il senso di Aristotele per
la molteplicit fa s che egli distingua non meno di

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

83

cinque specie di lavoro mentale: la dottrina dei principi,


la scienza, la saggezza, larte, il discernimento pratico.
Il
terreno pratico appare sulle prime completamente
inferiore; s tratta qui invero soltanto di assoggettare gli
impulsi naturali alla intelligenza. Ma presto il compito
cresce lino a guadagnare anche internamente alla ragione
ogni umana tendenza, fino ad accogliere la ragione nel
la nostra propria volont. Cos si sviluppa il concetto di
una virt etica, di un atteggiamento di tutto quanto
l uomo, e in pari tempo altres un interno rapporto del
l uomo con l uomo. La simpatia con cui Aristotele con
sidera a lungo questo campo, fa l impressione che si tratti
non di un grado inferiore, ma di un ordine indipenden
te, anzi della sostanza stessa della vita.
La natura del convincimento aristotelico si appalesa se
gnatamente nel modo comegli tratta il concetto che, se
condo lui, governa tutta la vita pratica, il concetto del
giusto mezzo. Ad esso il pensatore perviene per una via
assai semplice. Se la parte sensibile deve essere soggetta
alla ragione, ossia dallaltro lato - la ragione deve ma
nifestarsi nel sensibile, sorgono due pericoli opposti. La
natura sensibile con impeto sfrenato pu riluttare alla
ragione e sottrarsi al suo imperio; ma pu anche essere
s difettiva e fiacca da non prestare alla ragione i mezzi
necessari al suo pieno svolgimento. Onde il giusto mez
zo diviene la somma della sapienza pratica; la virt eti
ca deve guardarsi da due eccessi, dal troppo e dal po
co. Cos il valoroso tiene il mezzo tra il temerario e il
timido, leconomo tra il prodigo e lavaro, il disinvolto
tra lo sfacciato ed il goffo. In questa dottrina del giusto
mezzo Aristotele dimostra una stretta affinit col suo po
polo; le sue descrizioni particolari sembrano spesso ri
flessi della vita reale, anche le espressioni sono prese
dal linguaggio comune. Ma con tutto ci tralucono sem
pre i principi fondamentali nel senso del platonismo.

84

LA. VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

Aristotele, nella dottrina del giusto mezzo, espressamen


te richiama l analogia dellarte, alle cui opere maggiori
nulla da aggiungere e nulla da togliere. Anche vi ha
parte il concetto etico della giustizia. N ellordine uni
versale dei fini umani in ogni momento ciascuno ha
un compito ben determinato dalle circostanze individua
li; ogni deviazione in pi e in meno ci conduce fuori
del giusto. Se adunque Aristotele abbandona l idea pla
tonica dellordine morale, della giustizia come legge su
prema delluniverso, per ci che riguarda l operare uma
no egli la conserva intatta.
L esigenza del giusto mezzo d alla vita anche una for
ma particolare. Che cosa sia precisamente il giusto mez
zo, nel perpetuo cangiamento delle umane condizioni,
non pu stabilirsi una volta per sempre, n dedursi da
massime generali, ma deve decidersi caso per caso se
condo le circostanze particolari. A ci si richiede so
prattutto buon discernimento e finezza di giudizio. L ope
rare diviene cos arte della vita e ne deriva allesisten
za una costante tensione, in quanto il buon nocchiero
sempre di nuovo ha da cercare il suo cammino tra Scilla
e Cariddi.
Ma al giusto mezzo non si perviene senza una chiara
conoscenza delle cose circostanti e delle nostre proprie
forze. Per non intraprendere troppo o troppo poco con
viene saper misurare la propria capacit; non basta esser
bravi, bisogna sapere che lo siamo e fino a qual punto.
Bisogna guardarsi tanto da ogni vana presunzione e ar
roganza quanto da un pusillanime abbassamento d s.
La retta autocoscienza diventa cos indispensabile alla
perfezione della vita; il conoscimento di s nel vecchio
senso greco - cio di una giusta stima dei nostri poteri,
non di una raffinata analisi dei nostri stati interni riceve in Aristotele il massimo svolgimento filosofico.
Dovendosi il principio del giusto mezzo applicare in

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

85

tutti i pi vari aspetti della vita, tutto acquista un rap


porto con la ragione e lazione in ogni punto assog
gettata al pensiero. N e deriva una particolare attinenza
della natura allo spirito, la quale mantiene la superiorit
dello spirito senza intaccare il diritto della natura. Poi
ch tutto ci che la natura ha impiantato nelluomo, per
esempio lamore di s, appare per questo solo fatto giu
stificabile; volerlo estirpare sarebbe tanto sbagliato quan
to inutile. Ma gli impulsi naturali debbono trovare il
giusto mezzo e con esso la loro misura per andare dac
cordo con la ragione; ora a tal fine ci vuole l opera dello
spirito e del pensiero. Onde lidea della misura significa
un trionfo dello spirito sulla incolta natura ed altres
un armonico componimento della schietta natura con la
ragione. Questo mezzo aristotelico non una massima
di borghese mediocrit, che schiva ogni sforzo e ogni
rischio; perch non mira esso gi a deprimere la vita
a un livello mediocre, sibbene unicamente a conservare
nellazione l'equilibrio tra la ragione e la natura. Che
il concetto del mezzo non escluda quello di grandezza
lo dimostra nel modo pi chiaro il fatto che Aristotele
ci presenta come tipo ideale di vita umana il magnani
mo ( [xsyaXif/u^og ) e ne lumeggia la figura con la pi
profonda simpatia.
Magnanimo colui che spiritualmente grande, cio
elevato sopra i comuni apprezzamenti ed il comune agi
re, ed ha piena coscienza di questa sua grandezza. Egli
costituisce il giusto mezzo tra chi troppo si esalta circa
le sue facolt e chi, avendo qualit grandi, non le co
nosce e perci non d ad esse tutto lo svolgimento di
cui sarebbero capaci. Il magnanimo, conscio com del
proprio valore, gli dar sempre in ogni evento vigorosa
espressione, e, qualunque cosa faccia od ometta, mai
smentir la sua dignit e la sua grandezza. Ondegli
sar perfettamente sincero, amer e odier apertamente,

86

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

sar libero da ogni rispetto umano, a malincuore accet


ter benefizi e con sovrabbondanza contraccambier quel
li ricevuti, godendo soprattutto di essere egli stesso be
nefico, coi potenti riservato ed altero, agli umili amico.
Egli pone in ogni cosa la bellezza sopra l'utilit, la ve
rit sopra l apparenza; del lavoro egli sceglie per s
il pi difficile e ingrato. Anche la condotta esterna deve
corrispondere agli intimi sensi. Onde il magnanimo si
presenter dappertutto con serena dignit, sar parco e
misurato nel parlare, mai precipitoso, ecc.
Se in questo quadro qualcosa ci riesce straniero, tut
tavia evidente che l attivit pratica sintensifica e sin
nalza fino a divenire svolgimento di una intera perso
nalit. Chi cerca, come Aristotele, in modo s risoluto
la felicit nellattivit riposante in s medesima, nem
meno alla vita pratica consentir di esser rivolta preva
lentemente allesterno, ma la ricondurr su se stessa e
far dello stato proprio delloperante la cosa principa
le; egli insomma si preoccuper meno delle singole azio
ni che delluomo nellazione. E invero le interne condi
zioni dellazione sono esaminate con cura particolare;
Aristotele poi per primo analizza i concetti di propo
sito, responsabilit, ecc. Pi e pi il centro di gravit
si trasferisce dalla produzione esterna nella condotta
interiore, il concetto di un operare perfetto in s me
desimo si approfondisce in quello di una vita in se
stessa quieta, l idea di una personalit morale comincia
ad affermarsi cme centro di tutta la vita.
Tutto ci, vero, rimane sempre assai imperfetto.
Quellaltezza della personalit si presenta principalmen
te come cosa del solo individuo; pi che misurarsi a un
ideale della ragione, l uomo si paragona con altri uo
mini, cos che la dignit morale diviene grandezza in
dividuale di fronte agli altri, e la forza della personalit
si manifesta pi nel separare che nellunre. Cos, tra

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

87

il progresso, appaiono evidenti anche i limiti che le


condizioni del tempo pongono al nuovo pensiero.
Dalla sua fede nella potenza della ragione Aristotele
condotto a considerare come realmente raggiungibile
qualunque finalit che la sua mente vagheggia sia per
la vita teoretica che per la vita pratica. Non per que
sto il filosofo disconosce le forti imperfezioni della real
t. Egli troppo aperto alle impressioni dellesperienza
per vedere dappertutto il regno della ragione, ed egli
giudica sempre troppo a modo del suo popolo per non
dividere lumanit in una grande maggioranza se non
proprio di cattivi, almeno di volgari, e in una piccola
minoranza di nature pi nobili. L uomo, in generale,
dominato dalle passioni e dalle cupidigie, e non al bel
lo, ma allutile son volti i sensi della moltitudine. La
quale soprattutto spinta al male dalla insaziabile bra
ma di possedere sempre di pi. Smisurata la brama
per il cui appagamento vive la moltitudine.
Ma Aristotele non punto proclive ad abbandonarsi
a conclusioni pessimistiche, e trova il modo di superare
quella prima impressione. Anzitutto egli pensa che si
tenda ad esagerare il male umano, facendo apparire come
una colpa ci che un effetto di mere cause naturali.
Cos, per esempio, luomo accusato dingratitudine per
ch coloro che ricevono sogliono amare meno di coloro
che dnno, i figli meno dei genitori; laddove ci si spiega
semplicemente col fatto che il dare procura maggior pia
cere che il ricevere e siffatto piacere rende a noi pi
caro anche loggetto della nostra azione. Oltre a ci
Aristotele non sa decidersi a porre i meno valenti tutti
in un fascio; egli distingue parecchi gradi e trova che il
pi alto si avvicina assai allideale. D allaltro canto so
no da separare i veri e propri malvagi, gli scellerati, il
cui numero non grande; la media pi che da spiccata
malizia costituita da perdonabile debolezza. N minor

88

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

differenza intercede tra quelli che cercano come principal fine il guadagno e il piacere e quelli invece che mi
rano allonore ed al potere. Lonore specialmente, que
sto riflesso della virt, innalza l operare umano. E an
che ci die rimane imperfetto acquista valore agli occhi
del filosofo per il convincimento che una naturai forza
di ascensione affatichi anche gli infimi gradi dellessere,
spingendo sempre oltre lo stato e la coscienza partico
lare del momento; poich tutto ha da natura qualcosa
di divino. Con questa inclinazione a considerare nel
l inferiore non tanto la distanza che lo separa dal su
periore quanto lo sforzo di elevazione, si associa una
veduta altamente caratteristica intorno alla somma della
ragione nella vita sodale. Valga pur poco la media degli
uomini presi singolarmente; se un ordine comune li uni
sce, essi diventano quasi una persona, e tutto ci che
in essi di buono, sommandosi, pu sorpassare moral
mente ed anche intellettualmente le maggiori individua
lit. Portando infatti ciascuno il proprio contributo e
combinandosi le varie forze, si costituisce come un uo
mo in grande pi libero dallira e da altre passioni, pi
immune da errori e specialmente pi sicuro nel giudizio
che il singolo individuo. Anche in fatto di musica e di
poesia il gran pubblico il miglior giudice. Nel fare
questa apologia della moltitudine, Aristotele non pensa
naturalmente ad una folla qualunque, comunque sia rac
cozzata, sibbene alla solida comunanza di una citt o di
persone strette da vincoli di cultura: egli resta ben lon
tano dal radicalismo moderno con la sua apoteosi della
folla.
Con questa fede concordano pienamente le idee di
Aristotele intorno alla storia. La concezione platonica ne
costituisce il fondamento. Anche qui non un progresso
allinfinito, ma un circolo di periodi simili. Posta l eter
nit del mondo, che Aristotele per il primo insegna con

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

89

perfetta chiarezza, scorso prima di noi un tempo infi


nito: gi innumerevoli volte i prodotti della umana cul
tura furon distrutti da grandi cataclismi, e sempre dac
capo dov ricominciare il lavoro; soltanto la religione
popolare - interpretata razionalisticamente - e il lin
guaggio congiungono le varie epoche, trasmettendo a
ciascuna, almeno nei residui frammenti, la sapienza di
quella che lha preceduta. A questo convincimento gene
rico si aggiunge poi quello particolare che lapice di
uno di questi periodi fosse stato poco prima raggiunto
nella Grecia classica. Conviene adunque volgersi indie
tro anzich al futuro, che non promette ormai pi alcun
considerevole progresso. Compito della scienza di ren
dere intelligibile nei suoi fondamenti razionali quello
che l occasione e l abitudine fecero trovare agli uomini,
di tradurre in concetti la realt storica.
Il corso di queste idee giustifica l atteggiamento pro
prio del filosofo rispetto alla cultura greca. Se questa
rappresenta il sommo grado di ci che raggiungibile,
ben legittimo il suo studio di scoprire la ragione in
essa immanente e di annodare ad essa, per quanto
possibile, il proprio lavoro. Cos non solo il pensatore
pu internarsi con simpatia nelle forme essenziali della
vita greca, ma altres autorizzato a considerare la pub
blica opinione come guida sicura alla verit. Cos la con
clusione conferma i presupposti, onde il suo lavoro ebbe
principio, ed il tutto si conchiude in una ferma unit.

4 * I singoli campi
I
singoli aspetti della vita sono in Aristotele assai pi
autonomi, propongono un maggior numero di compiti
ed esigono unelaborazione pi estesa che non sia in Pla
tone. La forma particolare non qui unapplicazione, ma

90

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

una continuazione del generale. La vita si diffonde in


una maggiore ampiezza: la sua tensione, dividendosi in
unestensione pi vasta, concede al tutto, nonostante il
movimento, una calma pi profonda. Ma tutto questo
lussureggiare della molteplicit non spezza in Aristotele
l unit del tutto e non turba l impero delle convinzioni
fondamentali ond penetrato: per quanto le idee domi
nanti si adattino alle particolarit dei singoli campi,
uno stretto vincolo analogico collega ogni molteplicit.
Dappertutto riconosciuto un alto valore allattivit,
messo in luce l impero della ragione interiore, tentata
la conciliazione dei contrari; dappertutto un sobrio senso
della realt, una visione netta della vita interiore im
mediata, una limpida trasparenza delle immagini. Tutto
ci rende necessaria una trattazione pi minuta anche ri
spetto ai singoli punti.
a) Le comunioni umane
Pi autonomo e pi ricco anzitutto il dominio della
convivenza umana. Come Aristotele discenda volentieri
dal tutto alluomo, lo mostra il suo giudizio sul valore
dei sensi. Platone e gli altri filosofi greci avevano posto
il senso della vista sopra tutti gli altri, in quanto per
essa possibile la visione del mondo: ed anche Aristo
tele non vuol dissentire da questo giudizio. Ma esami
nando pi sottilmente egli dichiara poi ludito come pi
importante per lo sviluppo spirituale per via del suo
rapporto col linguaggio e cos con la societ umana. An
che la distinzione del linguaggio umano dalle voci ani
mali vale per lui come ima prova della intimit maggio
re della convivenza umana. Ed alle varie forme e modi
del vivere e dellagire umano egli ha rivolto la sua at
tenzione con grande simpatia. Egli sa osservare e deli
neare con finezza i diversi tipi umani e nella sua scuola

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

91

sono sorte le pi antiche descrizioni di caratteri. Cos


pure i suoi discepoli non fanno che continuare l opera
del maestro quando dedicano unattenzione particolare
alle virt della vita sociale. Infine corrisponde al pi
alto apprezzamento delluomo e della societ umana la
considerazione accurata della storia che caratterizza Ari
stotele. Le sue ricerche personali quasi sempre si riat
taccano ai risultati dei suoi predecessori e dalla sua scuo
la uscita la storia della filosofia.
Ma con tutto Io svolgimento dato alla vita umana, la
trattazione relativa alla comunione umana ancora ab
bastanza semplice. Due forme fondamentali compren
dono tutto in s: lamicizia e lo stato: quella per i rap
porti personali tra individui, questo per la comunione
pi vasta che ha per fine di organizzare il regno della
ragione.
L'amicizia ha per Aristotele un pregio incomparabile
gi solo per questo che, sola, essa, dopo l eliminazione
della religione, pu offrire un largo campo alla vita del
sentimento e dar modo allindividualit di esplicarsi pie
namente. Nessuno potrebbe amare una vita senza amici,
anche se possedesse tutti gli altri beni.
L amicizia, nel senso aristotelico, quel vincolo con
un altro uomo Aristotele pensa soprattutto ad un ami
co - che stabilisce una comunione perfetta di vita e di
azione, che ci fa accogliere lio altrui nel nostro io, s
che in esso noi acquistiamo quasi un altro nostro io.
L amicizia non qui solo unarmonia degli spiriti, ma
ununit dellazione e delle opere; anche qui lessenziale
riposto nellattivit, lo stato sentimentale strettamen
te collegato con questa e ne dominato. Il sentimento
continuamente provocato a passare nellazione e la gran
dezza dellamicizia si proporziona alla grandezza delluo
mo. Anche qui si tratta di rendere un giusto ricambio,
di non mostrarsi impari nella nobile gara: l amicizia si

92

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

confonde con l idea della giustizia. Qui non questione


dun amore senza riserve, di quellamore che non at
tende compenso e che come un oblio di s, una de
dizione irriflessa di s medesimo. Lamicizia aristotelica
non un annullamento, ma anzi un ampliamento del
lio. Essa ha radice nellegoismo legittimo, in quella spe
cie di amicizia naturale di ciascuno con lessere proprio.
Come soltanto l uomo valente sempre in accordo con
s in ogni sua azione, sempre a s un vero amico,
cos egli solo capace duna vera e costante amicizia. Il
rapporto damicizia accresce la felicit perch con esso
saccresce lattivit, in quanto anche le nobili azioni del
lamico possono facilmente venir riguardate come pro
prie.
Questo concetto dellamicizia come esige una comu
nanza dazione e di azione espressa, visibile, cos conce
de, con la sua recisa delimitazione, un pieno apprez
zamento della vita famigliare. Lidea dell'umanit per
contro appare, in paragone di quellattivit, come qual
che cosa di troppo indeciso per poter avere uninfluenza
sulla vita. Ben vi si dice che ogni uomo ha unaffinit
ed un naturale amore per luomo, che noi siamo per na
tura inclinati ad aiutarci ed a stringerci in societ, an
che indipendentemente dallutile che ne viene, ma tutto
questo rimane nellombra e non conclude ad una con
nessione vera, ad una solida organizzazione del lavoro
comune. Sono le comunit piccole ed immediate che qui
trattengono ed occupano luomo: raramente Io sguardo
sinnalza al di sopra della propria nazione. Il popolo
greco col suo carattere che in s accoglie la fierezza del
leuropeo e l intelligenza dellasiatico riguardato qui
come il fiore dellumanit. Stretto in uno stato unico,
potrebbe dominare il mondo.
Ma questo pensiero duna dominazione universale del
popolo greco - ci che singolare nel maestro dAles

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

93

sandro - ben tosto abbandonato: la forma fondamen


tale della comunione umana rimane per il nostro filo
sofo il piccolo Stato greco, la citt indipendente con
la sua limitata estensione, con la sua rigida determina
zione di tutte le funzioni e di tutte le attivit, coi suoi
stretti rapporti personali tra i singoli cittadini. In nes
sun luogo meglio che qui, quando gi era passato per
essa il periodo fiorente, questa forma greca del comune
studiata ed idealizzata dalla teoria. La sua limitazione
giustificata col dire che una vera comunione possi
bile solo dove i cittadini sono in grado di potersi giu
dicare a vicenda: la sua ragione profonda sta in ci che
solo una piccola comunit, in cui sono inseparabilmente
connessi il contatto materiale dei singoli membri e luni
t dei fini spirituali, pu costituire una personalit come
l individuo umano. Ora questa personificazione dello Stato
costituisce veramente il nucleo della politica aristotelica:
da questa convinzione discende direttamente l identit
dei fini per lo stato e per lindividuo, la strettissima ana
logia delletica e della politica. Come per l individuo, co
s per lo Stato il bene supremo sta nella pienezza del
lattivit riposante in se stessa ed avente in se stessa la
propria soddisfazione. D i qui discende il deciso ripudio
di ogni attivit politica diretta verso l esterno, di ogni
tendenza allestensione illimitata, di ogni genere di con
quista, ecc. Lo Stato deve piuttosto rivolgere l opera sua
al collegamento di tutte le forze in un tutto vivente,
allattivit pacifica, allo svolgimento di tutti i rapporti
fra le singole sue parti. Cos esso rassomiglia a Dio, che
occupato solo in se stesso, conduce una vita perfetta e
beata.
Allattivit secondo ragione appartiene in primo luogo
la valentia interiore del tutto come delle singoli parti:
questa devessere quindi anche per lo Stato il primo dei
fini. I beni esteriori sono anche nella vita sociale niente

94

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

pi che uno strumento dellattivit: in questa loro de


stinazione essi hanno anche posto il loro limite. Ma la
sete ardente che sospinge la moltitudine ad accumulare
senza alcun limite beni e ricchezze, turba gravemente
questo equilibrio. A nutrire questillusione, che spera
di trovare in essi la vera felicit, ha funestamente con
tribuito l introduzione del denaro, con la sua facolt dun
ammassamento illimitato; per virt sua l avidit dei be
ni esterni ha acquistato un imperio sempre maggiore sul
luomo. Qui deve quindi reagire vigorosamente lazione
dello Stato. Come lo Stato per se stesso non deve aspi
rare ad una maggiore copia di beni esteriori che non ri
chieda il dispiegamento delle sue energie interiori nelle
sue varie attivit, cos esso deve anche porre un freno
allavidit del lucro nei singoli cittadini, restringendola
nei giusti confini, e segnatamente deve reagire allege
monia del denaro. Date simili premesse, naturale ven
ga condannato ogni guadagno che vien dal denaro ed
ogni forma dinteresse proibita come usura ed in gene
rale venga stigmatizzata moralmente quella perversione
che erige a fine ci che dovrebbe essere mezzo. Tali i
fondamenti di quella severa dottrina economica basata
sulla morale che domin la teoria per tutto il medioevo
ed influ anche variamente sulla vita pratica. In Aristo
tele vediamo chiaramente espressi i due presupposti di
questa dottrina: la delimitazione precisa dellattivit eco
nomica per via di una chiara e sicura subordinazione al
fine supremo della vita; la perfetta coincidenza del bene
della comunit con quello dellindividuo.
Ma se lo Stato in grande ci che in piccolo l in
dividuo, ad esso appartiene nel loro reciproco rapporto
una superiorit decisa. Ed in realt Aristotele propugna
l assoluta soggezione dellindividuo: egli ha ridotto que
sta dottrina in formule che sono passate attraverso la
storia come unespressione classica della teoria dellon

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

95

nipotenza dello Stato. Egli chiama lo Stato la comunit


sufficiente a se stessa, nella quale solo l uomo pu svol
gere la sua natura razionale e di cui si pu dire quindi
che essa prima (nellordine ideale) dellindividuo.
Strana abbastanza risulta questa subordinazione teo
retica assoluta delluomo allo Stato in un momento ap
punto nel quale la vita reale si veniva sottraendo agli
avvolgimenti della politica e stava per rifugiarsi nella
personalit singola. Anche Aristotele stesso non ebbe
parte attiva nella vita pubblica. Quella dottrina mostra
chiaramente come il processo del suo pensiero sia volto
verso il passato: lerudito pensatore si immedesima tan
to nella vita dellantico Stato greco da dimenticare qua
si i bisogni del suo tempo e la sua stessa posizione.
Per rendere intuitivamente le sue teorie politiche, Ari
stotele usa volentieri l immagine delIorganismo: analogia
che per opera sua ha fatto il suo ingresso nella scienza
dello Stato. Come nellorganismo vivente le singole mem
bra vivono ed agiscono solo nella loro connessione col
tutto e, distaccate da questo, si riducono a materia iner
te, cos degli individui rispetto allo Stato. Essi non
hanno mai un diritto contro il tutto. Si comprende come
questa teoria sia particolarmente atta a svolgere vigo
rosamente nel seno della totalit la natura e lazione par
ticolare degli individui.
In effetto lorganismo tanto pi perfetto quanto mag
giore la suddivisione, la differenziazione delle funzioni
e degli organi. Cos anche nello Stato le funzioni devo
no essere distinte il pi che sia possibile: lo scopo del
tutto non un accordo uniforme, ma unarmonia risul
tante da una molteplicit. Tale convinzione, afforzata
dalla chiara percezione e dal sobrio intelletto del nostro
filosofo, lo conduce ad una recisa condanna delle teorie
comunistiche. La perfetta esecuzione del lavoro esige
unaccurata divisione dello stesso; inoltre i pi forti im

96

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

pulsi alla cura ed allamore vengono alluomo dal suo


possesso e dalla cerchia dei suoi personali interessi:
per luomo un piacere indicibile il poter chiamare qual
che cosa suo proprio. Ed ancora un sogno ottimistico
quello dei fautori del comuniSmo, i quali si attendono
dalla comunione dei beni l armonia dei sentimenti e la
disparizione dei delitti. Perch la radice pi forte del
male non il bisogno, ma la sete dei piaceri e l avidit
di possedere: non si diventa tiranni solo per non aver
a gelare dal freddo.
Il concetto organico dello Stato in questantico senso
non solo accresce l importanza dellindividuo, ma con
duce anche a concepire il tutto come animato da una
vita propria; secondo esso lo Stato non unopera arti
ficiosa guidata da una saggezza superiore, ma un es
sere vivente moventesi per virt propria. G conduce
conseguentemente a rendere desiderabile l adesione dei
cittadini alla forma vigente dello Stato, ed a concedere
ad essi tutti una qualche partecipazione attiva alla vita
politica. Questo, unitamente alla sua convinzione del
potenziamento della ragione nella collettivit, fa di Ari
stotele un fautore della democrazia, certo d'una demo
crazia molto limitata nello svolgimento ulteriore dei par
ticolari.
Nello stesso tempo egli mette - opponendosi in ci
a Platone - lordine generale al disopra della semplice
personalit: chi attribuisce limperio alla legge, lo at
tribuisce a Dio ed alla ragione sola, chi l attribuisce al
l uomo, vi aggiunge il bruto. Assai pi che per la sua
teoria particolare dello Stato, la politica aristotelica ha
unalta importanza per la sua ricerca complessiva dei
rapporti politici. Il filosofo che non apparteneva ad al
cun Stato, seppe con la chiarezza della sua visione e la
serenit del suo giudizio immedesimarsi cos profonda
mente nelle particolarit di questo campo, il suo pen

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

97

siero svolge cos limpidamente le concatenazioni inte


riori delle cose, che l opera sua costituisce una miniera
inesauribile di sapienza politica. In essa un materiale im
menso si subordina con semplicit ai suoi concetti ed alle
sue classificazioni, i fini ideali dominano, ma non osta
colano lapprezzamento delle condizioni reali, specialmente economiche, gli interessi pi diversi e contrastan
ti vengono posti di fronte e pesati con diligenza accu
rata, ma senza facili compromessi, il contatto immedia
to con la realt storica rende la teoria politica pi fles
sibile e pi feconda, limportanza del vivo presente, il
diritto dello stato generale di ciascuna et trovano un
equo riconoscimento. La sagacia e la sapienza di queste
ricerche riposano su di un vigoroso senso della giusti
zia e della sincerit; senza ambagi respinto tutto ci
che abbaglia senza essere utile, ma specialmente ci che
mira al vantaggio personale a prezzo dell'altrui.
Questo intrecciamento di tecnica profondit e di mo
rale ispirazione fa della politica aristotelica, nonostante
il dubbio valore di molti particolari, un capolavoro ve
ramente mirabile.
b) L arte
Le dottrine aristoteliche ben mostrano, in tutti i loro
punti fondamentali, un riflesso della concezione artistica
di Platone: ma la personalit di Aristotele manca dun
senso personale vivo per l arte. Tuttavia lobiettivit della
sua natura lo fece penetrare anche qui col pensiero cos
addentro nella natura delloggetto, che larte deve a lui
non solo molteplici esplicazioni particolari, ma il suo
stesso primo riconoscimento come oggetto di una teoria
scientifica. Anche Aristotele intende larte come unimi
tazione della realt. Ma egli pone l oggetto della imi
tazione non nei singoli eventi con il loro carattere ac

98

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

cidentale e mutabile, bens in ci che le cose hanno di


generale e di tipico: l artista non ha da fare con ci che
accade ora, ma con ci che accade sempre o quasi sem
pre. Quindi la poesia considerata qui come pi filoso
fica ed importante che la storia: Omero sta sopra Ero
doto. Per quanto questo non apra la visione dun nuovo
mondo e non faccia il posto dovuto alla fantasia crea
trice, tuttavia l arte acquista con ci un valore spiritua
le ed un compito autonomo. Ma rapidamente il filosofo
si volge dalle considerazioni generali alle singole arti
per scoprirne, con acume pari alla chiarezza, i moventi
interiori e seguirne l ulteriore esplicazione. Lapice della
sua teoria estetica costituito dalla dottrina della trage
dia: dottrina che ha esercitato anche nellet moderna
unazione efficacissima e destato un movimento spiritua
le appassionato; e che ha per la nostra considerazione
un valore speciale, in quanto la sua concezione della tra
gedia ci offre come un quadro dinsieme ed un giudizio
della vita umana. Ma la dottrina aristotelica della tra
gedia posta nella sua vera luce solo quando venga com
presa non come il prodotto duna libera riflessione, bens
come la traduzione in formule ed in concetti di ci che
effettivamente aveva prodotto il dramma greco. Anche
qui il pensatore volge il suo sguardo al passato: egli
non stimola a novit, ma cerca la ragione dei fatti nel
grande passato.
Il problema della tragedia giace per lui non tanto nel
linterno delluomo quanto nel suo rapporto con luni
verso, non nelle complicazioni e nelle contraddizioni del
l essere proprio, ma nellurto col destino; la spropor
zione fra la colpa interiore e la sorte esterna che desta
la piet dellemozione tragica. Data simile concezione,
naturale che lazione debba essere assai pi unitaria,
rigorosa e breve che non nel dramma moderno, con le
sue lotte intime ed i suoi movimenti passionali. Che do

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

99

ve non si tratta di un divenire interiore, ma di un urto


subitaneo dun uomo, la cui natura gi stabilmente fis
sata, col destino, l intreccio sembrer tanto pi felice
quanto pi celermente esso preme e saffretta verso la
decisione. Cos che la dottrina della unit dazione,
di luogo e di tempo nella tragedia pot giustamente ri
chiamarsi ad Aristotele, sebbene ci non sia avvenuto
senza deduzioni arbitrarie e senza irrigidire in aride
formule la dottrina del maestro.
Anche circa leffetto della tragedia conviene ben guar
darsi dal far intervenire qui concetti e sentimenti del
tutto moderni. Aristotele non parla di un turbamento
e di una purificazione di tutta l anima, ma solo dellec
citamento dei sentimenti di piet e di paura. A che cosa
riesca poi, secondo lui, questo eccitamento, un punto
che anche oggi non ben chiaro. Evidentemente per
il concetto suo non che attraverso al singolo caso tra
luca un destino universale a cui tutti gli uomini debbano
soggiacere; egli ha in vista piuttosto leffetto del singolo
sul singolo, egli vuole veder ritratti nella tragedia uo
mini e destini atti a riempire immediatamente l animo
di orrore e di piet. D i qui discendono per la tragedia
leggi e limiti speciali. Essa raggiunge pi facilmente
il suo fine mettendo sulla scena ostinati rivolgimenti del
destino, specialmente dal bene al male, i quali colpi
scono persone che non si elevano sopra di noi per atti
eccezionali di malvagit o di bont e che cadono in stato
miserando piuttosto per un errore scusabile che per vera
colpa.
Cos appare anche qui il concetto della misura, del
giusto mezzo, non senza una lieve intenzione di stabilire
la media confacentesi al maggior numero: le altezze ec
celse come gli abissi dellagire umano vengono esclusi.
La semplicit della teoria aristotelica verrebbe pi facil
mente riconosciuta, se ciascuno non la completasse in

100

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

consciamente interpretandola attraverso i capolavori a


cui essa si riferisce, senza tuttavia misurarne tutta la pro
fondit.
Ma anche in questo campo Aristotele ha efficacemente
agito pi che per i suoi concetti e le sue leggi, per il
modo della sua trattazione, la quale anche qui conserva,
per la sua chiarezza, la sua circospezione ed il suo ca
rattere positivo, un valore non perituro.
c) La scienza
Nella scienza l opera aristotelica tocca il suo apice: la
sua convinzione fondamentale delleccellenza della fun
zione teoretica si traduce qui in una trattazione concre
ta del pi alto valore. AI primo aspetto sembra che egli
batta una via ben diversa da quella del suo grande mae
stro. Lintuizione cede il campo alla ricerca ed alla di
mostrazione, lanalisi afferma vigorosamente il suo dirit
to, il minuto ed il particolare trovano in ogni parte un
favorevole apprezzamento, le singole discipline acqui
stano qui per la prima volta un carattere autonomo. N el
lo stesso tempo la scienza perde ogni passionalit: essa
non importa pi il tendere continuo e la conversione di
tutta la personalit. M a in compenso essa diventa una
penetrazione serena delloggetto ed unesplicazione lim
pida della sua essenza: abbracciando tutta l estensione
della realt, questattivit del pensiero vede aprirsi di
nanzi a s il campo di un lavoro diligente, acuto, infa
ticabile. Con questo distacco dal sentimento immediato
la scienza comincia qui ad avere una forma tecnica ed
anche un linguaggio proprio: mentre Platone fuggiva
la fissit dei termini tecnici come un antipatico impedi
mento dei liberi movimenti del pensiero, Aristotele
diventato il creatore del linguaggio scientifico. La sua
scienza quindi ben pi vera scienza nel senso tecnico

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

101

della parola; essa abbraccia la vita in tutta la sua am


piezza e crea quel tipo particolare delluomo di scienza
che l antichit posteriore venne ulteriormente svolgendo.
Ma ad onta di tali trasformazioni e svolgimenti, ri
mane sempre uno stretto rapporto con Platone e lelle
nismo classico. Verit intuitive inquadrano anche la ri
cerca aristotelica, tutto il progresso dellanalisi non scuo
te la superiorit della sintesi in cui traluce il tutto, onde
gli elementi sono a priori riconosciuti come parti, la mag
giore autonomia delle singole discipline non distrugge
la ferma unit sistematica. Soprattutto il rapporto del
l uomo con le cose non cos mutato come a primo
aspetto sembra. Che per quanto Aristotele voglia repri
mere la disposizione subiettiva subordinandola alla ne
cessit dellessere obiettivo, limmagine di questo si for
ma tuttavia per lui sotto il segno delluomo. Con la
sua riduzione della realt ad un regno di forze, di ten
denze, di potenze e di fini anchegli compie una lieve
personificazione, tanto pi pericolosa in quanto sfugge
allattenzione e cela i propri presupposti. I concetti fon
damentali della metafisica aristotelica risultano in ogni
punto da unibrida mescolanza dello spirituale e del sen
sibile, sono, senza saperlo, figurazioni simboliche. Questo
doveva riuscire tanto pi funesto, in quanto Aristotele
con l infaticabile energia del suo pensiero penetr pi
profondamente la realt per porvi a fondamento i suoi
concetti supremi. Onde il dispiegarsi della scienza mo
derna non fu possibile senza una rovina radicale della
concezione aristotelica.
In verit la grandezza dAristotele sta meno nella ri
cerca dei principi supremi quanto nei risultati che in lui
ebbe il contatto delle idee generali con la ricchezza delle
osservazioni; raffinare luniversale al contatto del parti
colare, sottomettere alla conoscenza un materiale "smi
surato fecondandolo con la penetrazione dei principi,

102

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

ecco dove risiede l incomparabile forza dAristotele. Qui


soprattutto egli ci appare come il maestro di color che
sanno .
Lo svolgimento di questa facolt gli rese possibile di
percorrere tutto il campo dello scibile e di agirvi dap
pertutto, fecondando, ordinando, imperando. Dappertutto
noi ammiriamo in lui l equilibrio dellinteresse per le
generalit e per i particolari, che gli permette da una
parte di porre la speculazione pura al vertice della vita,
come la pi perfetta beatitudine, e dallaltra fa di lui
un maestro dellinduzione, un cultore appassionato delle
scienze naturali e gli pone in bocca, in riguardo delle
ricerche anatomiche allora spesso combattute, il motto di
Eraclito: Entrate, che anche qui sono Dei .
Con tal disposizione Aristotele ha per primo ricercato
gli elementi e le funzioni fondamentali del conoscere
umano creando un sistema di logica che domin per
dei millenni; egli il primo ad analizzare i concetti
capitali di spazio e di tempo, di movimento e di fine;
egli ci conduce dalla contemplazione dellordine cosmi
co attraverso alla scala degli esseri naturali fino allapi
ce di essa, la vita organica, che segna anche l apice delle
sue ricerche; egli traccia il primo sistema di psicologia;
egli persegue tutta la vita e l attivit umana cos nel
campo etico e politico come in quello della parola e
dellarte, dappertutto sempre intento a comprendere nel
lopera sua i risultati delle opere e dellesperienza del
suo popolo. E sopra tutte le singole discipline si libra
la metafisica, la prima dottrina sistematica dei principi
che ci d in un sistema di semplici concetti fondamentali
un solido schema della realt e che contribu potentemente a dare alla speculazione una solida base ed a tra
durre la vita nel pensiero.
Certo facile in questo smisurato lavoro scoprire dei
difetti. Ch non solo Aristotele fu un figlio del suo

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

103

tempo, ma, data l imperfezione del sapere dallora, anche


la sua indefessa aspirazione ad una conclusione sistema
tica dovette essergli funesta. In pi dun campo, dopo
davere con ammirabile vigore logico disgiunto e ricongiunto un materiale assolutamente insufficiente, egli
sarresta pi spesso allerrore che alla verit. Ma Aristo
tele non poteva prevedere il futuro ed adattare le sue
costruzioni ideali ai progressi dun remoto avvenire. Se
ogni equo giudizio deve riconoscerne la grandezza, lo
storico delle concezioni umane della vita deve in par
ticolare riconoscergli il merito di avere con opera in
defessa aperto alluomo vasti campi della realt e daver
esteso il regno dello spirito.
d) Riepilogo
A voler rettamente apprezzare Aristotele necessario
anzitutto rappresentarci chiaramente il suo rapporto col
mondo greco; laverlo misconosciuto stato fino al tem
po nostro causa di erronei giudizi. Per il fatto che egli
non sta pi in mezzo al movimento dellet classica, ma
ne contempla con spirito calmo i prodotti, traducendo le
impressioni sue in deduzioni e concetti, spesso venne
misconosciuto il suo stretto rapporto con la grecit vera
e propria ed egli venne trattato come il filosofo del con
cettualismo astratto. Gi lesposizione del concetto suo
della vita ci ha mostrato come in realt Aristotele, no
nostante la progredita tecnica della ricerca, rimanga nel
lintimo suo attaccato alla grecit classica, e come le sue
dottrine ed i suoi concetti, nonostante il loro raffina
mento logico, rimangano fermamente radicati nel ter
reno greco. Ch per quanto la concezione sua riveli un
pensiero originale ed energico, questo non si stacca mai
dal mondo greco, anzi tutto si muove sotto linfluenza
dei concetti fondamentali di questo mondo medesimo.

104

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

Separarlo da questo suo ambiente vuol dire togliere ad


Aristotele la sua vigorosa originalit: in esso egli ha
trovato i suoi confini come la sua grandezza.
Ma con tutta questa dipendenza dallambiente non
scompare loriginalit del tipo aristotelico della vita.
L energia virile, il valore positivo, la piana veracit fan
no qui del sapere e delle attivit sue un lavoro che riem
pie tutta la vita e permette di prendere fermamente ra
dice nella realt. La ricerca, penetrando dallapparenza
allessenza, accresce importanza al mondo che ne circon
da; allo sguardo sagace le cose rivelano, nella loro pace
apparente, una vita propria, una vita ordinata secondo
fini, una vita chiusa e riposante in se stessa. Nello stesso
tempo il mondo si risolve in una molteplicit di forme
variopinte che attirano la conoscenza ed occupano latti
vit umana. Penetrare questo essere cos vivente e cos
ricco e collegarlo nellarmonia dun cosmo, diventa il
compito fondamentale della scienza. Il suo vigore si mo
strer nello scoprire i rapporti ed i collegamenti delle
cose, nel conciliare i contrari, nel mettere in luce i pas
saggi ed i termini intermedi tra lesterno e l interno, tra
il superiore e linferiore, nello svolgere dalle lunghe
serie di fatti i concetti pi semplici, in genere nel riu
nire tutti i fili in un tessuto consistente. Qui abbiamo il
primo tentativo di una elaborazione sistematica del mon
do ideale, anzi di unorganizzazione dellopera culturale
complessiva. Con tutto questo anche il mondo esteriore
prende una ferma consistenza e il tono vitale si fa pi
tranquillo: dal lavoro operoso e dallo svolgimento in
cessante si attende la salute. Cos inizia Aristotele la
serie dei pensatori per cui il mondo e la vita rappre
sentano una unit armonicamente connessa: mitigata la
sprezza dei contrapposti platonici, egli non ha pi biso
gno di imporre alluomo una conversione radicale.
La grandezza e la fecondit dellopera aristotelica non

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

105

potr essere negata anche da chi pur non possa repri


mere il dubbio se Aristotele abbia in verit raggiunto
l agognata conciliazione dei contrari ed unificazione della
realt. Chi pi da vicino esamina la sua costruzione
ideale ed anche le disposizioni del suo sentimento tro
ver a tratti, ed appunto nei tratti pi importanti, una
concezione della vita pi profonda, una disposizione sen
timentale diversa dal solito: lelemento platonico che
erompe qua e l con violenza singolare. Proseguendo
questindagine si potrebbe venire alla questione se Ari
stotele conosce veramente in generale una sola realt, se
egli non intrecci continuamente due mondi e due punti
di vista diversi, l uno fondato sullautonomia assoluta
dello spirito, l altro sul riconoscimento del valore del
lesperienza e sulla penetrazione reciproca e continua del
la natura e dello spirito.
Ma a tali questioni vogliamo qui appena accennare
per appoggiare l'affermazione nostra che la grandezza
dAristotele risiede meno nellintima unit della sua con
cezione del mondo e della vita che nel subordinamento
di vasti campi dellesperienza ad un certo numero di
concetti semplici e fecondi. Ci dimostrato, del resto,
anche dalla sua azione storica che costituisce pur essa un
contrapposto perfetto a quella di Platone. Noi non ve
diamo mai l aristotelismo condurre ad un vivo movi
mento speculativo od anche solo servir di fecondo ecci
tamento agli spiriti. Ma esso parve degno di nota, anzi
indispensabile ogniqualvolta si tratt di ordinare, di ela
borare logicamente, di sistemare definitivamente un ma
teriale cogitativo preesistente. Cos esso serv gi nella
tarda antichit a collegare e consolidare un ricco mate
riale; cos ad esso si volse, pur avendolo dapprima trat
tato ostilmente, il cristianesimo appena i primi entusia
smi si calmarono e venne il tempo della elaborazione
sistematica delle nuove idee; cos Aristotele divent il

106

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

filosofo per eccellenza del sistema ecclesiastico medioe


vale con la sua rigida organizzazione del pensiero e del
lazione. Ma anche nellet moderna pensatori sistema
tici di primo ordine, come Leibniz ed Hegel, lo hanno
altamente apprezzato ed hanno da lui ricevuto fecondi
impulsi. E dappertutto dove il pensiero aristotelico ac
quist influenza, dappertutto questa si esplicata ecci
tando al raffinamento logico, alla costituzione di grandi
sistemi, al consolidamento dun ricco e sicuro materiale
cogitativo, allinesorabile eliminazione dellarbitrario e
del soggettivo. La stessa cultura e scienza moderna non
sarebbero state possibili senza lazione educatrice e consolidatrice dellaristotelismo.
Certo tale vantaggio venne spesso comprato a caro
prezzo. Nelle et di rilassamento del pensiero l influenza
e la sistemazione conclusiva del sistema aristotelico po
terono opprimere il pensiero individuale, la sua autorit
inconcussa sembr opporsi ad ogni tentativo di innova
zione, la rete serrata dei suoi concetti tenne in s pri
gionieri coloro che vi si erano una volta addentrati. Ma
questo meno la colpa del maestro che non dei disce
poli, i quali allinfluenza sua non opposero una perso
nalit abbastanza vigorosa.
Assolutamente incontestabili sono invece la grandezza
e linfluenza dAristotele nei singoli campi della scienza
e della vita. Qui egli lasci tracce cos profonde come
nessun altro pensatore dopo di lui: qui egli per primo,
nei punti pi importanti, mise il pensiero sulla sua retta
via, s che senza un apprezzamento dellopera sua non
possibile comprendere storicamente le stesse costru
zioni del pensiero contemporaneo.
Per lantichit classica fu di grande rilievo il fatto che
al genio divinatore di Platone succedette la mente vasta
e poderosa di Aristotele, la cui attivit multiforme, chia

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

107

ra, vigorosa e circospetta accolse e svilupp le ardite


creazioni del primo. Cos pot da una parte svolgersi
in tutta la sua purezza ci che la cultura greca portava in
s di pi profondo e dal suo grembo si lev una forma
originaria della vita che attrasse a s lo spirito con vio
lenza irresistibile; dallaltra questo impulso pot conver
tirsi in un lavoro immenso che riflesse sui campi singo
li la luce balenata dal tutto. Le due direzioni fondamen
tali di una concezione ideale del mondo e della vita, la
tendenza a trascendere il mondo ed a ritornare al mondo
trovarono in Platone ed Aristotele unincarnazione ve
ramente tipica.
Nella sua filosofia il mondo greco spogliato dellac
cidentalit della sua forma storica, illuminato nellintima
sua essenza, fatto pi vicino a tutta l umanit in genere.
Certo la media dellambiente pot non corrispondere alle
esigenze del filosofo, onde la dura lotta di Platone contro
di esso e l aspirazione di Aristotele ad operarvi una
tranquilla trasformazione; ma ci non toglie che la vita
greca rimanga strettamente connessa col pensiero greco,
che i suoi fini ed i suoi beni vengano, purificati e su
blimati, in esso accolti e cos resi capaci dunazione du
ratura. Da tale penetrazione e sublimazione scaturisce
un ideale pratico pieno di vita e di energia creatrice che
in mirabile modo congiunge il vero ed il bello, la scien
za e l arte. N, come spesso di poi, questa energia crea
trice si fa straniera allelemento etico, il quale trova so
lido fondamento nella nobilt del sentimento personale
e nella convinzione semplice e sincera della sublimit
del bene.
Ben comprende ancora questo ideale di vita elementi
contrari che spesso vennero poi a duro cozzo fra loro.
Spira in esso una lieta fiducia nelle forze dello spirito
e nella vittoria finale dellattivit coraggiosa, ma tale
disposizione animosa non va fino alla insolenza presun

108

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

tuosa; l uomo sa di dipendere da un ordine superiore


e da questo riceve volenteroso la misura del suo agire;
la sua grandezza non gli toglie di sentire la sua limita
zione, n questa la sua grandezza. Luomo si sente chia
mato a vivere in tutto l essere suo, ad operare assidua
mente; ma lattivit raggiunge nel suo culmine una tal
quiete in se stessa, che la libera dal tumulto della vita
ordinaria e rispande una gioia serena sopra tutta lesi
stenza. Ogni essere ed ogni tendere deve subordinarsi ad
un grande complesso, non isolarsi e disperdersi; ma quei
grandi complessi, lungi dallopprimere ed annullare la
zione particolare, le dnno un posto sicuro e le confe
riscono, nel seno del tutto, un pi alto valore.
Tale armonizzamento delle direzioni fondamentali e
contrarie in un tutto perspicuo, accessibile anche al sen
timento immediato, fa della visione classica della vita
qualche cosa dincomparabile e dinsostituibile. Ch il
progresso della vita ha in seguito sempre pi accentua
to la scissione interiore della vita, acuito i contrapposti,
accresciuto le resistenze esteriori e le difficolt interne:
l anima ha sentito sempre pi l eterno dissidio. Onde,
poich non possiamo rinunciare allunit della vita senza
rinunciare a noi stessi, noi ci volgiamo volentieri indie
tro ad ammirare una forma della vita che ci rende intui
tivamente in una creazione vigorosa e felice il fine di
ogni vita umana. I particolari di questa creazione sono
stati minati da trasformazioni profonde: le fondamenta,
sulle quali il sistema della vita antica pareva erigersi so
lidamente, hanno rivelato in s grandi problemi; il con
tatto con la realt e la sicurezza dellazione, che una
vita ancora ingenua credeva dati senzaltro alluomo od
almeno facilmente conseguibili, sono diventati per noi
oggetto di sforzi faticosi, i quali esigono modificazioni
radicali nelle cose come in noi stessi. Ma i fini, a cui
quella vita era diretta, hanno conservato la loro verit,

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

109

i sentimenti che l animavano, la loro grandezza: essi


possono oggi ancora attirare, elevare, rasserenare lanima
nostra.
E questo soprattutto anche per via della posizione sto
rica della cultura antica allinizio della nostra cultura eu
ropea. Essendo il problema della vita qui afferrato la
prima volta, per la nostra cultura europea, dalla scienza,
la trattazione ha, fin nellesposizione, l originalit di
tutto ci che primitivo. La freschezza e la gioia che
inerisce ad ogni prima visione, ad ogni scoperta, la spon
taneit del sentire, la semplicit dellesporre - tutto noi
troviamo qui in questi sereni inizi senza alcuna nube;
mancano le formalit della discussione, i commenti della
riflessione che quasi inevitabilmente accompagnano ogni
ulteriore trattazione. V i son cose che, come sono state
qui dette, sono state dette per sempre: la efficacia della
semplicit le rende inarrivabili.
Ond che questi antichi pensatori rimangono, nono
stante tutto ci che di perituro vi in essi, i maestri e
gli educatori dellumanit. Nel lavoro come nel rinno
vamento, nella felicit come nella miseria l umanit
sempre ritornata ad essi come agli eroi dello spirito che
porgono a noi ideali eterni di vita e ci guidano sicura
mente nel ricco mondo della antichit classica, sorgente
perenne di forza, di armonia e di gioia nella sua eterna
giovinezza.

Lantichit postclassica

Le profonde indagini della moderna ricerca ci hanno


condotti a vedere chiaramente che l antichit postclassica
non pu venir trattata come un'appendice od un riflesso
dell'et classica: essa ha una natura tutta sua che fu, per
lo svolgimento dellumanit, della pi alta importanza.
D i pi essa contiene una ricchezza interiore di movi
menti e di trasformazioni ben maggiore di quello che
prima le si attribuisse. Dapprima sorge la cultura elle
nistica che crea alla vita nuove condizioni, svolge, nei
vari indirizzi, produzioni mirabili e stringe i popoli nella
comunione dununica cultura. Dopo la sua caduta ha luo
go una specie di ritorno allideale classico che tolto
come criterio e norma di ogni attivit. Ma poich que
sto si rivela in breve insufficiente, lo spirito si volge
tutto allora verso la religione: dal popolo, dove questo
movimento si era primamente affermato, esso si estende
di mano in mano alle classi colte, per diventare poi la
forza direttiva suprema. Anche le concezioni della vita
ci rivelano questo valore autonomo della tarda antichit
ed esigono la divisione sua in due epoche, lu na fer
vente di operosit spirituale, laltra dominata da unar
dente aspirazione religiosa. Quanto sia stata diversamente
concepita in esse la vita, ci che nellesposizione se
guente ci proponiamo di mostrare.

I S IST E M I DI SAPIENZA PRATICA

1 - Carattere spirituale deliellenismo


A llet ellenistica vengono a mancare gli impulsi prin
cipali che sostennero la vita nel periodo classico; la
grandiosit delle creazioni e la comunione di vita nel
piccolo stato greco. Ben si mantenne a lungo ancora que
sta forma politica nello stato tradizionale, ma ad essa
manca ormai lo spirito vivificatore: i destini dei popoli
e degli Stati vengono decisi altrove, soprattutto nelle corti
dei principi, mentre negli staterelli greci la vita dege
nera nelle meschinit duna ristretta vita borghese. La
politica ora nelle mani di singole personalit eminenti :
essa si resa indipendente dallazione e dalle disposi
zioni delle collettivit. Ma ci ha nel tempo stesso lef
fetto di rendere l individuo pi libero di fronte al suo
ambiente: egli non pi costretto a ricevere da questo
le sue convinzioni, a subire la fede ed i costumi del suo
popolo: la via libera dinanzi a lui. N el tempo stesso
la vita spezza i confini che separavano popolo da popo
lo; sorge una cultura mondiale, un sentimento cosmopo
litico, che, se anche non con la violenza del cosmopo
litismo moderno, concorre a smussare le opposizioni trop
po vive ed a far apprezzare l uomo come uomo. A ci

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

113

corrisponde unestensione della cultura nelle classi in


feriori, la cultura guadagna in ampiezza; le individualit
eminenti si fanno pi rare, ma il livello medio si eleva,
in compenso, considerevolmente. Cos la cultura intensa
del periodo classico cede il posto ad una forma pi dif
fusa: tutti i rapporti si distendono verso lesterno in for
me pi ampie.
Con tale estensione strettamente connessa una tra
sformazione interna della vita, che si rivela specialmen
te nella mutata posizione dellindividuo, del soggetto. Per
l et classica niente pi caratteristico della facolt di
costringere e di abbracciare nelle sue creazioni spirituali
l opposizione del soggetto e delloggetto, di stringere in
intima connessione luomo ed il mondo: per questo sol
tanto le fu possibile dare alla propria vita un carattere
di freschezza pura, di originariet, ed osare con fede
serena la lotta per le verit ultime. Una coincidenza me
ravigliosa di condizioni fortunate provoc ivi il sorgere
dunet singolare, duna vera et eroica dello spirito,
alle cui mirabili creazioni noi attingiamo tuttora ed at
tingeremo ancora certamente per lungo volgere danni.
Ma, come ogni giorno di festa, una tale et ha presto
segnata la fine; l unit, che la caratterizza, si dissolve,
il soggetto si separa dalloggetto, tra l uomo ed il mon
do si apre un abisso. Con questa separazione molte cose
vanno perdute. L arte non pu pi conservare qui quella
grandezza che sorgente di tanta elevazione e di tanta
forza, la religione non pu pi vivificare dallinterno
lopera dello spirito. Ben si mantiene ancora essa presso
il popolo, ma le persone colte la respingono da s e, se
anche non la rinnegano, si accomodano con essa sulle
basi duninterpretazione razionalista. Non va perduto
il nucleo morale della fede greca, la fede nella giustizia
dellumano destino, ma nello stesso tempo questa et
che ha veduto tante catastrofi violente, tante rivoluzioni

114

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

meravigliose nel destino degli individui, fa posto anche


alla fede nella potenza della dea Fortuna, del caso o
interamente cieco o maligno ed invidioso. Ma per quan
to cresca il sentimento dellirrazionalit dellumano de
stino, gli inconvenienti non vengono cos dolorosamente
sentiti da deprimere l uomo e togliergli la dolcezza di
vivere; che anzi, la serena riflessione e la pratica sa
pienza non sembrano impari ai problemi della vita; ci
conferisce alla filosofia il dominio della vita nelle classi
colte e ne fa il sostituto della religione. In ogni punto
la vita saffida qui alla riflessione meditativa, pi che
non venga diretta da necessit interiori.
Ma la separazione che sapre tra luomo ed il mondo
ha pure notevoli vantaggi: da una parte essa contribuisce
a chiarire l oggetto, dallaltra rinvigorisce il soggetto. La
maggiore indipendenza del mondo di fronte alluomo
permette alla scienza di acquistare ima importanza in
comparabilmente pi grande: la ricerca scientifica fio
risce sul terreno dellellenismo e nel suo ricco svolgi
mento pone le basi sicure dun lavoro secolare: l opera
veramente grande dellellenismo la sua scienza (W ilamowitz). Le scienze singole acquistano qui per la pri
ma volta una piena indipendenza e col crescere delle
conoscenze cresce anche la potenza tecnica delluomo
sulle cose. D altro lato larte offre al sentimnto dellin
dividuo il pi libero campo; trasformata in virtuosit
essa esagera spesso l'espressione della forza, ama il vio
lento e il gigantesco, predilige la pompa, lo sfoggio,
l elemento decorativo, avvicinandosi cos a quello che
pi tardi fu detto stile barocco. M a nel medesimo tempo
si svolge per contro, come una reazione, laspirazione
verso la natura e la vita semplice, sorge un sentimento
idillico della natura e il desiderio dun intimo commer
cio con essa: di fronte al raffinamento artificioso della
cultura, che viene sempre pi sentito come un male, si

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

115

leva il bisogno di ritornare alla semplicit salutare degli


inizi, si sente il pregio duna vita limitata e serena.
Come in tutto questo lindividuo apre intorno a s
un ampio spazio libero e l anima pu tutta volgersi sopra
se stessa e godere se stessa, cos vengono sempre pi
alla luce e s'affacciano in prima linea i rapporti inter
individuali; i poeti ellenistici per i primi hanno fatto
dellamore la pi alta passione poetica (Rohde), i rap
porti della vita borghese porgono al dramma inesauribile
materia, la vita privata si svolge in tutti i suoi rapporti
incomparabilmente pi libera, l uomo singolo sciolto da
ogni vincolo acquista tutto il suo valore.
Tutto ci poi che let conteneva di proprio trova il
suo pi degno completamento nella presenza ancor viva
dellet classica in tutta la ricchezza delle sue creazioni.
Fissarne i tesori, metterne in luce tutto il valore per trar
ne tutto il godimento possibile diventa un compito im
portante e gradito. E poich senza una preparazione sco
lastica ed erudita non possibile partecipazione al pa
trimonio di quella cultura duna bellezza e duna ric
chezza incomparabili, la cultura e l erudizione diventano
il fondamento dogni spiritualit superiore. Le occupa
zioni erudite conferiscono alla convivenza sociale un ca
rattere particolare, separano la societ dei dotti dal po
polo ed elevano i suoi membri al di sopra delle divi
sioni nazionali e sociali. Sorge cos unet profondamente
penetrata dalla cultura, con tutti i privilegi che essa porta
con s, unet dai vasti orizzonti e dal pensiero mobile,
raffinata nel sentire e ricca di godimenti; ma ancora con
tutti i suoi difetti, priva soprattutto duna finalit inte
riore collegante linsieme della vita, vuota nelle pro
fondit sue pi intime.
Questet ha nel suo complesso pi dun contatto con
analoghi movimenti moderni: qui appare per la prima
volta qualche tratto che venne pi tardi considerato co

116

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

me caratteristico della modernit. Ma questaffinit non


toglie la differenza profonda: differenza che viene in lu
ce soprattutto nella diversa maniera di esplicazione del
soggetto. Il soggetto dellellenismo accetta come un dato
la tradizione della cultura classica e si applica a svol
gerla nelle pi varie direzioni, a trasformarne il conte
nuto in materia di sentimento e di riflessione: esso non
rompe decisamente con l antico, non va in cerca di vie
interamente nuove. Questo invece quanto avviene nel
let moderna, in cui il soggetto sente l assoluta insuf
ficienza della vita tradizionale e in dura lotta con essa
si sforza, con la tensione pi violenta di tutte le proprie
forze, di creare un nuovo mondo. Tutta la ricchezza dello
svolgimento ellenistico non pu nasconderci che in esso
l onda della vita non sale, ma va cadendo.
A tale ambiente spirituale corrisponde un indirizzo
speciale del pensiero filosofico. Esso non lotta pi per
gettare uno sguardo nella realt ultima delle cose, per
rinnovare od approfondire l intiera cultura. Ma esso pro
mette agli individui un terreno saldo ed un orientamen
to sicuro nella vita, esso vuole condurli alla felicit, ren
derli indipendenti secondo Io spirito; esso diventa, per
il mondo delle persone colte, lo strumento precipuo di
educazione morale. Questo indirizzo pratico giunge,
vero, al suo pieno trionfo solo nel corso dei secoli e sot
to l influenza della romanit; n bisogna esagerarne l im
portanza negli inizi, noti a noi solo frammentariamente.
per innegabile che dopo i sistemi dellet classica,
lindividuo con la sua aspirazione verso la felicit che
costituisce il centro di tutto il lavoro del pensiero.
Un altro carattere tutto peculiare allet di cui ci occu
piamo anche questo, che ora un piccolo numero di si
stemi si fissa in un certo complesso di principi fondamentali, in una specie di credo dogmatico, per venir tra
smesso cos irrigidito per una lunga serie di secoli, men

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

117

tre prima ogni produzione provocava senzaltro nuovi


movimenti e reazioni immediate. Come prevalentemente
in tutta la vita spirituale dellet ellenistica, cos anche
nella filosofia invece di grandi personalit rinnovatrici
abbiamo l opera collettiva di gruppi, di scuole. La bre
vit imposta al nostro disegno ci consiglia qui di re
stringere la nostra attenzione alle due scuole degli Stoici
e degli Epicurei. La loro opposizione risponde alla du
plice posizione che l individuo, libero di s, pu pren
dere di fronte alle cose. O egli pu sovrapporsi auda
cemente al mondo o pu cercare di adattarsi ad esso nel
modo pi conveniente. Nel primo caso egli porr la
sua felicit nel rendersi superiore alle influenze dellam
biente e nel conquistarsi, unificandosi con la ragione uni
versale, una superba indipendenza ed una signoria in
teriore sulle cose. Nel secondo caso invece procurer di
evitare ogni urto con la realt e dassicurarsi unesisten
za tranquilla utilizzando accortamente la realt cos come
essa . Questi due indirizzi, come sono vicini nel punto
di partenza, cos coincidono anche variamente nei risul
tati. Ma il loro spirito ne fa due avversari inconciliabili
e la loro lotta si distende nell'antichit per dei secoli.
La scuola epicurea viene la prima, perch essa ha con
servato con tenacia singolare attraverso le mutazioni dei
secoli il suo tipo fondamentale in tutta la sua sempli
cit, evitando ogni commistione con i movimenti poste
riori.

2 - Gli Epicurei

La scuola epicurea ha pi dogni altra il carattere duna


setta chiusa, rimasta quasi intatta per dei secoli attra
verso profonde mutazioni sociali. Lopera del maestro
(342-270 a. C .) ag con una potenza singolare: non so

118

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

lo limmagine della personalit sua rimase viva e pre


sente ottenendo quasi gli onori duna specie di culto,
ma anche le formule semplici in cui egli aveva com
pendiato la sua dottrina passarono con tutta la loro au
torit di generazione in generazione. A llinfuori di lui
non v chi meriti menzione, se non il romano Lucre
zio (9 4 -54?) che per il calore delle sue convinzioni e
la poetica bellezza dellesposizione fu ancora nel 18
secolo un autore prediletto dei circoli colti. - La parola
epicureo stata falsata nel linguaggio volgare; gli
epicurei vennero e vengono ancora facilmente considerati
come i filosofi del piacere, mentre in realt si propo
sero di liberare l uomo da tutte le complicazioni del pro
blema della realt universale e di assicurargli sul suo
proprio terreno una vita serena e tranquilla. Questo con
duce ad una specie di saggezza aristocratica, la quale
tien lontana ogni volgarit.
La sfera della vita vien cosi ristretta, di fronte ai si
stemi classici, in pi stretti confini. Epicuro soccupa
dei problemi ultimi della realt non per penetrare l es
senza delle cose, ma per togliere, con l aiuto della cono
scenza razionale, illusioni che opprimono la vita ed ama
reggiano ogni piacere. Innanzi tutto combattuta la dot
trina dellintervento di forze soprannaturali nella nostra
esistenza: non possibile godere quietamente e lieta
mente la vita finch minaccia il fantasma delleternit.
Che gli di esistano non si nega; veneriamoli anzi come
i tipi perfetti della vita beata! Ma di noi e del nostro
mondo essi non si curano. N essi potrebbero, fra le
continue occupazioni per le cose altrui, godere una bea
titudine perfetta, n, data lopera loro provvidente, si
spiegherebbe il male che penetra tutta la realt. E che
poi non abbiamo bisogno dellipotesi duna divina prov
videnza governante le cose, ce lo mostra chiaramente la
scienza, da cui apprendiamo che tutto avviene natu-

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

119

Talmente e che la natura stessa delle cose basta a spie


garci larmonia e lordine dei loro rapporti. La scienza
della natura diventa cos la liberatrice delluomo dallincubo della superstizione, la nemica inesorabile del ter
rore religioso, che tantodio e tanta miseria ha versato
sugli uomini.
Rigettata ogni connessione religiosa con la realt, si
rigetta anche ogni altra che venga dalla filosofia; come ,
per esempio, quella implicata dalla dottrina del fato,
dalla credenza in una necessit universale avvolgenteci
con le ferree sue leggi. Un tale destino peserebbe sulla
vita anche pi duramente. La nostra felicit ha per in
dispensabile condizione la libert nelle nostre decisioni
e nella nostra condotta: il libero arbitrio, pi tardi cos
spesso oppugnato dai negatori di qualsiasi ordine so
prannaturale, vien qui postulato come condizione inde
clinabile della felicit. Epicuro non poteva pi chiara
mente mostrare quanto presso di lui le preoccupazioni
pratiche per la felicit prevalgano ad ogni pura consi
derazione teorica.
Un sistema cos alieno da ogni complicazione non ha
posto per limmortalit. - Perch doyremmo noi desi
derare di continuare a vivere, dal momento che pos
sibile gustare a fondo tutti i beni presenti durante la
vita? Perch non dovremmo piuttosto, dopo di essercene
saziati, lasciare ad altri il posto nel banchetto della vita?
Noi abbiamo avuto la vita solo in usufrutto: passiamo
lieti, trascorso il nostro tempo, la fiaccola ad altri! La
morte con il suo annichilimento non deve turbarci. Ba
sta riflettere appena per convincerci che in realt essa non
ci tocca. Ch fino a che noi siamo, essa non ; quando
essa noi, non siamo pi; a che pr quindi occuparce
ne? Nulla cos ci vieta di godere nella sua dolcezza il
presente e di cercare intorno a noi, nella prossimit no
stra, la felicit.

120

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

Ma questa felicit non pu essere trovata senza lin


tervento costante della saggezza: questa sola ci insegna
un giusto apprezzamento dei beni. Ci che d alle cose
un valore per noi che esse sono fonte per noi di pia
cere o di dolore; la nostra attivit non pu proporsi altro
fine che la vita pi piacevole; l alfa e l omega della
vita beata il piacere. Ma noi non dobbiamo limitarci
ad afferrarlo cos come il caso ce lo presenta: sul valore
delle esperienze piacevoli o dolorose non decide la prima
impressione, ma l intero decorso con le sue conseguen
ze; bisogna quindi prevederle e ponderarle, ci vuole
unarte che ci insegni ad apprezzare e calcolare i piace
ri. Ora dove potr questarte trovarsi se non nella fi
losofia?
La filosofia diventa cos unarte della vita, una tecnica
del godimento: il suo compito non davvero molto al
to. Ma esso seleva poi nellesecuzione per effetto della
ricchezza della cultura e del gusto della personalit raf
finata. Il godimento subisce - non da parte dun giudi
zio morale, ma dallinteresse proprio della felicit - una
specie di selezione e di nobilitazione. Ai piaceri sensi
bili ed esterni vengono preferite le gioie spirituali, inte
riori, perch pi durevoli e pure; pi che la servile di
pendenza dai godimenti, ci che rende felice il loro
asservimento allo spirito, la facolt, non la necessit di
godere. In verit qui l uomo gode meno le cose che se
stesso, la propria personalit raffinata, nelle cose ed il
fine ultimo implica meno la presenza positiva del pia
cere che lassenza di ogni dolore e di ogni turbamento,
la pace serena, la tranquillit imperturbata dello spi
rito.
Ora a ci si rende necessaria la moderazione dei de
sideri, lacquisizione stabile dima saggezza chiaroveg
gente e di sentimenti elevati. Poich n o n possibile
vivere piacevolmente senza vivere con sapienza, bellezza

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

121

e giustizia n vivere con sapienza, bellezza e giustizia


senza il piacere, essendo questo indissolubile dalle vir
t e le virt con esso intrecciate (Epicuro). Ma la
sorgente principale della felicit rimane sempre la giu
sta visione delle cose, la liberazione dal terrore religioso
e dalla paura della morte, la conoscenza che il bene, ret
tamente inteso, a nostra portata, mentre il dolore, se
intenso, suole essere breve, se lungo, poco intenso. Un
uomo con queste convinzioni n o n nutrir inquietudini
di sorta, n nel sonno, n nella veglia, ma sar fra gli
uomini come un d io . Questa disposizione generica vie
ne poi svolta in una teoria completa della virt ed espli
cata in una serie di fini riflessioni morali. Molte pro
posizioni di Epicuro vennero tenute in pregio anche dai
suoi avversari e passarono nel tesoro comune della pra
tica sapienza. Che anche il sistema del piacere tenda ad
elevare l uomo al disopra delle vicissitudini esterne lo
mostra il detto di Epicuro, che meglio essere sfortu
nato agendo saviamente che non essere fortunato agen
do stoltamente.
L aspirazione verso lindipendenza perfetta dellindi
viduo foggia anche in modo particolare i singoli aspetti
della vita. Tutti i rapporti umani che sono sorgente di
legami, vengono, come tali, ripudiati. La vita politica
lascia freddo l epicureo; contento davere una protezio
ne sicura, egli amico del governo assoluto. Anche il
matrimonio non lo attira. Tanto pi si svolgono invece
i liberi rapporti interindividuali, lamicizia, il commer
cio spirituale, la solidariet umana. E questa non si li
mita ad un cerchio ristretto, ma agisce con virt orga
nizzatrice in vasto campo. Epicuro e i suoi discepoli
hanno fatto proseliti ed organizzato saldamente la loro
societ. Essa si estendeva per tutta la Grecia, come uno
Stato nello Stato, con una ferma costituzione, tenuto in
sieme non solo dalla corrispondenza epistolare e dalle

122

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

missioni, ma anche dal mutuo appoggio materiale. Epi


curo seppe risvegliare quello spirito di solidariet che
con ragione venne paragonato allo spirito vivente nel
cristianesimo antico. (Ivo Bruns.) Cos anche in questo
campo la filosofia vede il suo compito principale nel ri
collegare gli individui dispersi ed isolati, dopo il rilas
samento degli ordini antichi, in ordini nuovi sul tipo di
una comunit religiosa e porgere cos ad essi tanto in
ternamente quanto esternamente un sicuro punto dap
poggio.
Ma la preoccupazione dun giudizio imparziale non de
ve nasconderci il lato angusto dellepicureismo. L uo
mo riceve qui il mondo come un ordine dato, col quale
si tratta di trovare un accomodamento abile e sapiente:
egli non assume di fronte ad esso una posizione attiva,
un rapporto interiore. Egli si rifugia dalle tenebre e dal
tumulto esteriore in se stesso per ivi preparare a se
stesso una felicit perfetta. Ma poich egli non penetra
pi in l della superficie del soggetto, non si apre a lui
il mondo della vita interiore, non si levano di fronte
a lui impulsi e forze che valgano a scuotere e far pro
gredire la vita dellanima. Un sistema che si limita ad
utilizzare le forze preesistenti non pu opporre a tutte le
avversit esterne ed interne se non la considerazione che
in fondo il male destinato a soccombere, il bene a pre
valere; esso non si leva in realt sopra un facile otti
mismo ed a questo infatti si attacca Epicuro con tutte le
forze. Ma se l irrazionalit e il dolore non si lasciassero
metter da parte tanto facilmente? Allora la sperata fe
licit del saggio potrebbe facilmente voltarsi in un vuo
to interiore, in un pessimismo disperato. Di pi tale
condotta implica presupposti che essa non giustifica, che
anzi essa in senso rigoroso contraddice. Essa esige una
cultura altamente evoluta, un senso delicato ed una certa
nobilt di sentimento, un gusto pel buono e pel bello:

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

123

senza d la vita cadrebbe nel vuoto o nella rozzezza. Ma


essa poi non stimola in nessun modo a cooperare col
proprio lavoro e con sacrifizi personali allawento di tale
cultura: alluomo naturale, vivente nel senso, al di l del
quale non ci conducono i suoi concetti, essa impone
senzaltro una personalit raffinata, appassonantesi per
fini ideali e morali. Cos questa concezione come un
parassita che vive della tavola altrui; bisogna che le fa
tiche di altri producano prima ci che essa con gesto
leggero converte in riflessione ed in godimento. Epper
l epicureismo, per quanto possa in determinate et eser
citare unattrazione individuale, non propriamente una
concezione vivificatrice e creatrice; esso rimane un fe
nomeno secondario, un concomitante accessorio duna
cultura raffinata, anzi troppo raffinata e come tale potr
sempre ancora apparire sotto nuove forme e trovare ade
renti. Ma tutta la sua saggezza, tutta la sua abilit e tut
ta la sua amabilit non lo salvano da quello che il di
fetto pi grave duna vita spirituale: limpotenza crea
trice.

3 - Gli Stoici
Gli Stoici si sono occupati molto pi profondamente
del problema della vita e la loro scuola ha avuto un pi
ricco movimento interiore. Pur rimanendo immutato lo
schema fondamentale della dottrina, la teoria pura venne
sempre pi relegata in seconda linea, l indirizzo pratico
e parenetico acquist sempre pi, specie nei secoli dopo
lra, il sopravvento, e lo stoicismo divenne la manife
stazione pi saliente di quella riforma morale che la tar
da antichit aveva tentato col ravvivamento degli antichi
ideali. La nostra esposizione si preoccuper di rilevare
quei caratteri comuni che si estendono a tutto il movi

124

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

mento storico ed in s abbracciano tutte le manifesta


zioni singole.
Limportanza storica dello Stoa rispetto al problema
della vita sta nellavere fondato scientificamente la mo
rale, nellaver sollevato, in tutta la sua indipendenza e
superiorit, il problema morale. Gli stoici non si sono
limitati in questo punto ad elaborare dati tradizionali,
a collegare pi strettamente elementi preesistenti: una
morale cos ben marcata e definita non esisteva ancora
come corpo scientifico di dottrina, nemmeno nella scuola
socratica. Ch sebbene i cinici attendevano la felicit
esclusivamente dal valor personale, ci sassociava in es
si ad un perfetto disprezzo della ricerca scientifica e per
non sappoggiava su alcuna concezione della realt; an
che per questo solo la morale non poteva per essi di
ventare una potenza nella vita. Ma ben pot essa diven
tarlo per gli stoici, per cui non era possibile un agire
morale senza il fondamento duna convinzione scienti
fica e senza lunit dun cosmo spirituale.
La concezione stoica del mondo pi affine al pen
siero antico di quel che sembri a primo aspetto: solamen
te tutto vi convertito in termini astratti e la riflessione
razionale vi ha una parte maggiore. Luomo un mem
bro della realt universa, ma la connessione non cos
stretta e visibile; il mondo un regno della ragione,
ma meno unarmonica opera darte che un sistema logi
camente ordinato e finalmente diretto; l uomo spinto
dalla natura sua ed atto ad afferrare la ragione univer
sale, ma pi in proposizioni universali che nella sua dif
fusione sulla realt. Anche secondo tale concezione la
disposizione razionale, la facolt del pensiero, che im
pone alluomo il compito supremo. Il tutto ordinato su
troppo salde basi e troppo ferreamente connesso perch
lazione umana possa mutare lo stato delle cose e diri
gerne il corso secondo nuove vie. M a il soggetto pen

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

125

sante pu comportarsi di fronte al mondo in due ma


niere. Due linee di condotta profondamente diverse so
no possibili: o l uomo assiste con stupidit bestiale al
corso degli eventi e si limita a compiere sotto la cieca
necessit della loro potenza superiore quanto essa gli im
pone, oppure egli penetra nella ragione del tutto, si ap
propria spiritualmente il tutto, ne intuisce le necessit e
cos le trasforma in libert. Questo il punto in cui una
decisione caratteristica distingue gli uomini in due classi.
Ci che deve avvenire avverr; ma lavvenire contro o
senza di noi ovvero col nostro assenso un punto che
modifica tutta la vita e che trasforma l uomo in uno
schiavo od in un dominatore della realt. Nella libera
obbedienza sta la vera e propria grandezza delluomo:
l obbedire a Dio libert (Seneca).
Ma noi possiamo trovare pace nel pensiero del tutto
solo quando la razionalit del tutto sia posta sovra ogni
dubbio: solo allora il conformarsi del volere proprio al
l ordine universale pu avere una ragione. Cos diventa
un elemento essenziale, anzi il presupposto di quella
convinzione la giustificazione della realt, la risoluzione
dellirrazionalit apparente del dato com nellesperien
za. Nei tempi posteriori specialmente fu come se il fi
losofo fosse l avvocato della divinit, che dovesse di
fenderla da ogni accusa, dimostrare agli uomini che il
mondo bello e gradevole. Cos sorge il concetto della
teodicea, a cui Leibniz poi per primo diede il nome.
N ellestensione di questo concetto fondamentale si col
legano poi e sincrociano svolgimenti diversi. In primo
luogo l idea duna ininterrotta connessione causale e duna
regolarit universale cosi vivamente difesa, che dal
lora in poi diventata un elemento integrante della
concezione scientifica. Ma questordine causale appariva
nello stesso tempo agli stoici come la manifestazione dun
reggimento divino: un dio penetra e regge tutte le cose:

126

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

un tutto, che ha parti animate, deve anche essere ani


mato come tutto. La divinit ha indirizzato la realt ver
so fini razionali e nella sua provvidenza ha compreso
anche gli individui. Il male che vi si trova solo un
risultato accessorio del processo universale ed anche que
sto risultato accessorio volto dalla ragione divina verso
il bene. - Lincongruenza, anzi la contraddizione di
questi ragionamenti non preoccupa gli Stoici. Ch la loro
convinzione scaturisce, pi che da una dimostrazione
scientifica, da ima fede: la loro vita spirituale aveva bi
sogno di fondarsi su duna fede. E questa fede si con
ferma e si rafforza per essi nellazione pratica che essa
impone o per cui esige l applicazione di tutte le forze
delluomo.
Il
pensiero della ragione universale potr condurci
alla libert ed alla felicit perfetta solo quando tutta
la nostra esistenza sia trasformata in pensiero e da essa
venga allontanato tutto ci che ci rende dipendenti da
straniere potenze. Ora questo fa il sentimento, questo
fanno le passioni, che ci travolgono nei turbamenti e nei
dolori dellesistenza. La radice principale di questo tra
viamento sta in un falso apprezzamento delle cose. Per
ch i dolori, e in genere tutta l esistenza esteriore, han
no potere soltanto sopra colui che attribuisce falsamen
te ad essi una realt che non hanno : non le cose ci
turbano, ma le nostre opinioni delle cose (Epitteto).
Vincere tale errore e conformarsi al retto apprezzamen
to gi per s un atto che esige la tensione di tutte
le nostre forze. Cosi il pensiero diventa per s mede
simo azione: esso non pi teoria pura, ma unat
tivit incessante, un appello a tutto lessere nostro, una
lotta contro ogni debolezza, , in una parola, unazione
cogitativa che collega indissolubilmente, anzi fonde in
una sola cosa sapienza e virt. Questazione per il pen
siero assicura sola una vera felicit: chi la cerca fuori

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

127

di s e cos sespone alle impressioni delle cose, chi


mira al godimento e cos si involge nel desiderio e nel
linquietudine, condannato a miseria sicura.
Non solo un eccesso nelle passioni, ma ogni elemen
to passionale, piacere o dolore, desiderio o paura, in
degno dun animo virile. Anzi l infortunio sotto questo
aspetto desiderabile, in quanto un esercizio della vir
t, che nella quiete illanguidisce: patire una disgrazia
non mai una disgrazia. La dea fortuna ama concedere
i suoi favori alle nature volgari: luomo nobile chia
mato a vincere contro duri travagli e destini inclementi.
E come al nostro, cerchiamo rimedio al dolore altrui non
nel sentimento, ma nellazione: veniamo in aiuto con
latto, senza ammollirci in sentimentalismi pietosi ed in
lamenti che non servono a nulla! Lo spirito non deve
abbandonare mai la perfetta a p a tia ; che non in
sensibilit grossolana, ma inalterabilit assoluta, inacces
sibile ad ogni effeminata debolezza.
Tale liberazione dalla potenza del destino implica an
che il diritto di fare liberamente getto della vita non
appena essa non conceda pi una condotta secondo ra
gione. Il suicidio appare qui non come un atto dispera
to, ma come il risultato duna fredda deliberazione, con
l esercizio della libert morale. E, dato il costume dei
filosofi greci che conformavano al pensiero la vita, pi
duno dei capi dello Stoa pose realmente fine ai suoi gior
ni con una morte volontaria. Del resto per la maggior
parte degli Stoici la morte non voleva dir punto un an
nichilimento assoluto. Le anime sopravviveranno fino a
che venga la grande combustione universale, periodica
mente ricorrente, a restituirle nella divinit, fondamento
di tutte le cose. Ma anche il pensiero dun annienta
mento assoluto non deve turbarci. Poich il tempo nul
la conferisce alla felicit: luomo virtuoso possiede gi

128

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

qui, e fino a che egli vive, tutta la beatitudine che


in Dio.
Tutto cos, nella teoria, saccorda facilmente e piana
mente: la vita sembra assicurata da ogni timore. Ma la
gravit del compito non sfugge agli Stoici. La gioia at
tiva che penetra l opera dei pensatori classici scompare
in essi: la vita considerata con seriet profonda ed
assimilata ad un travaglio, ad una lotta continua. Spe
cialmente da allora penetra nellumanit il sentimento
che vivere militare .
La prima lotta che il filosofo deve sostenere la lot
ta contro il proprio ambiente che corre dietro ad una
vana estimazione delle cose: bene guardare con indif
ferenza il giudizio del volgo e non temere anche di es
sere audacemente paradossale. Gravi pericoli porta con
s anche la cultura con le sue mollezze e le sue crescenti
raffinatezze; ad essa lo stoico oppone l esaltazione della
vita semplice, di uno stato di natura primitivo, anzi roz
zo. Ma pi che contro ogni esteriorit il saggio ha da
lottare con se stesso, con i pericoli dellesser suo. Poich
il nemico mortale della vera felicit, la soggezione alle
cose, vigila incessantemente nel suo petto e spia il mo
mento della caduta; contro di esso necessaria uninstan
cabile vigilanza ed unimperturbabile fermezza. Questa
forza interiore diventa la virt principale dello stoico: la
perfezione della virt magnanimit, eroismo. Leroe si
leva alto sopra la media comune dei mortali: impertur
bato anche se il mondo cadesse in rovina, egli con
il suo contegno spettacolo alla divinit. Ma nellaltezza
sua cos lontana dal mondo egli diventa anche straniero
agli uomini e alle cose: egli si conquista meno la si
gnoria delle cose che lindifferenza verso le cose e sar
resta pi nella meditazione, nella preparazione dellat
tivit che non in una esplicazione reale delle sue forze
che le traduca in atto. Ed ancora non possibile non

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

129

proporci la questione: quanti sono che in realt si le


vano a quest'altezza eroica, quanti hanno in s la forza
necessaria alla liberazione? Questo punto della forza
morale un punto decisivo per la morale stoica. Ch
se l uomo sente di non avere in s la forza necessaria
per superare la distanza che lo separa dallalto fine,
dove si volger egli? donde attender la salute?
Non tutti i problemi sono dunque risolti dalla conce
zione stoica. Ma tutto ci che vi in essa di problema
tico non toglie che essa contenga un punto sostanzia
le del pi alto valore: la scoperta e lo svolgimento duna
morale autonoma. N el riconoscimento della ragione co
smica, nellatto della libera obbedienza si rivela l ope
ra di tutto l uomo, delluomo interiore: l uomo prova
in tal modo la sua facolt di stringere la molteplicit
delle forze singole nellunit dellessere suo e di decidere
con il suo atto di tutta la sua esistenza. E questatto
acquista unimportanza ben pi alta di qualsiasi attivit
esteriore. Con ci l interiorit si rende indipendente, la
vita pi profonda dellanima messa in luce e fatta meta
principale dellazione. Il che produce, in diversi indiriz
zi, fecondi e salutari movimenti. Ora la conoscenza del
proprio s acquista il senso di un esame e di un giudizio
della costituzione intima delluomo, ora i concetti di co
scienza e di coscienza morale ricevono una perfetta chia
rezza ed una delineazione sicura, ora il pregio dellazio
ne tutto trasferito nellintenzione onde procede.
Nel medesimo tempo riconosciuta in tutta la sua mi
sura la superiorit della morale. Sebbene in veste para
dossale, le proposizioni dello Stoa contengono verit sem
plici e indiscutibili. Bene soltanto il bene morale, la
virt sola assicura la felicit e di fronte ad essa tutti
gli altri valori della vita diventano indifferenti. Ancora,
la distinzione di bene e male si acuisce in una recisa op
posizione, ogni gradazione intermedia soppressa, la vita

130

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

intiera si propone all'uomo sotto forma d'un dilemma,


aut-aut. N la decisione stessa dipende dal nostro capric
cio. Ch sopra di noi impera la legge universale a cui
dobbiamo obbedire. L idea del dovere acquista una for
za non mai ancora posseduta e trova a se stessa un con
cetto chiaro ed unespressione immutabile.
A questa interiorizzazione della condotta corrisponde
ununiversalizzazione nuova per l antichit: dove l inte
riorit pura viene cos posta in prima linea, tutte le di
stinzioni esteriori degli uomini impallidiscono di fronte
a ci che a noi tutti comune ed essenziale. Noi pos
siamo e dobbiamo ora stimare e soccorrere nel nostro
prossimo luomo: non tanto lo stato o la nazione che
ci affratella, quanto la ragione universale. D i qui discen
de una morale prettamente umana, cosmopolitica. Ci
che gli antichi stoici avevano esposto teoricamente, di
viene per i pensatori dellet imperiale oggetto di sen
timento immediato e di pratica esplicazione. Lidea della
comunione fraterna di tutti gli uomini diventa una for
za, limmagine dellorganismo trasferita dallo Stato al
lumanit intiera e tutti gli esseri razionali vengono con
siderati come membra dun solo corpo; simpone il ri
spetto delluomo anche negli umili, anche nei nemici.
Cos si svolge il concetto, ancora straniero a Platone ed
Aristotele, dellumanit (cpiXoev&ptoT^a). Tutti gli uomini
sono cittadini del grande regno della ragione; il mon
do la patria comune di tutti gli uomini (Musonio) ;
come Antonino ho per patria Roma, come uomo il
mondo (Marco Aurelio). Il rinvigorimento del concet
to di Dio intensifica ancora questo sentimento; come figli
dun unico padre noi dobbiamo trattarci fraternamente,
amarci e soccorrerci a vicenda. Questa disposizione uma
na introduce un soffio di carit anche nei rapporti so
ciali, coopera a mitigare la schiavit, a far sorgere prov
vedimenti per i poveri e gli ammalati. Imperatori e schia

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

131

vi sincontrano in questa tendenza. Ancora, al di l del


le leggi particolari dei singoli Stati si leva e si costitui
sce un diritto comune di natura, la cui azione gi
chiaramente visibile nel diritto romano.
Il
pensiero stoico ha certo il suo limite in ci che
ogni sua azione si arresta nella sfera del mondo cos
come esso Io trova; esso non aspira a costituire la vita
in una nuova unit ed a collegare le forze singole in
una lotta comune contro lelemento irrazionale. Sul ter
reno antico quel movimento verso la carit umana ed
il cosmopolitismo rimane limitato alla coscienza ed al
contenuto individuale, non diventa il principio dunat
tivit comune. Ma anche con questa limitazione esso
ha certamente il suo valore e il merito di aver reso pos
sibile ogni svolgimento ulteriore.
Non nellintento nostro di tracciare qui la storia del
lo Stoa. Solo notiamo come nel corso dei secoli vennero
sempre pi in luce i problemi e le dissonanze del sistema
complessivo : la distanza fra l altissimo ideale e la condot
ta reale degli uomini, la mancanza dun contenuto posi
tivo della vita, l isolamento dellindividuo, la rigida com
pressione di ogni sentimento. Gi fin dallet pi anti
ca non mancarono a questo proposito tentativi di adat
tamento e di temperamento dei troppo rigorosi principi;
ma ci non fu senza introdurre nuove complicazioni. Col
discendere compiacentemente dallalto ideale del saggio
alle norme di vita pel volgare, gli Stoici si fecero i fon
datori della scabrosa dottrina della doppia morale; coll accettare, in luogo duna deduzione rigorosamente lo
gica, una giustificazione comunque sia soddisfacente, ini
ziarono la dottrina non meno ambigua del probabilismo.
Per, nonostante ogni resistenza ed ogni difficolt, lo
Stoa sostenne con valore e costanza la lotta e fu, specialmente nei primi secoli dellera cristiana, il principio
duna vera riforma morale. Certo anche lopera sua non

132

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

pot sottrarsi alle mutate condizioni del tempo, che sem


pre pi insistentemente, anzi violentemente ponevano in
prima linea il problema della felicit. Per gli Stoici del
l et imperiale la filosofia innanzitutto un rifugio e un
conforto contro le inquietudini e le miserie della vita:
il ritorno delluomo nel suo intimo, il ravvivamento del
l elemento divino, che alberga in ogni petto umano,
vuol dire la liberazione da ogni male, la conquista della
pi pura felicit. Il pensiero trasvola al di l del tem
po e del senso per arrestarsi nella contemplazione del
lordine soprasensibile eterno. Tutto questo slancio dello
spirito, tutta l eloquenza delle dimostrazioni filosofiche
non bastano tuttavia a reprimere totalmente un senso ognora pi vivo della vanit perfetta di tutta la nostra
esistenza. Cos noi vediamo, per esempio, Marco Au
relio, l ultimo grande stoico, oscillare in preda a senti
menti contrari. Nelle sue riflessioni, che sono state nella
storia della letteratura il primo esempio del monologo e
che costituiscono un prezioso gioiello n e l. patrimonio
filosofico dellumanit, egli celebra spesso la magnificen
za del mondo e la grandezza delluomo. L anima pe
netra il mondo intiero e il vuoto che lo circonda e lor
dine che lo regge ed abbraccia l infinit delleternit con
la rinascita periodica di tutte le cose. Leternit pu
diventare per noi vivo presente. Ch nellazione del mo
mento si pu compendiare la vita intiera, il passato ed
il futuro. Perci l uomo deve elevarsi sopra tutte le pic
colezze e vivere come sopra un monte . Ma il pensiero
del possesso delleternit pu anche ingenerare il senti
mento che tutta la vita nel tempo qualche cosa din
differente e l azione inutile. Non v nulla di realmente
nuovo attraverso tutte le mutazioni apparenti. Chi ha
veduto l oggi ha tutto veduto, ci che stato delleter
nit e che nelleternit sar. Perch tutto uguale ed
uniforme. L uomo di quarantanni, quando solo ab

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

133

bia qualche intelligenza, ha in certo modo veduto tutto


il passato e tutto il futuro per via della sua uniformi
t. E dove sintroduce un simile abbandono, l'esisten
za diventa qualche cosa di assolutamente vano ; il mon
do un mutare continuo e la vita pura apparenza .
Questa vanit diventa poi anzi il pi sicuro rifugio con
tro tutti i pericoli e le inquietudini; sorge la tendenza
a porre la vita con le sue gioie ed i suoi dolori come
un nulla insignificante: L a terra intiera non che un
punto ; ogni cosa umana vanit ; la vita umana
come un sogno, un viaggio in terra straniera ; pre
sto tutto sar tornato nel silenzio delleternit .
Queste sono voci dunet stanca e sfiduciata; dove l uo
mo pensa cos umilmente di s e del suo compito, l
deve fiaccarsi ogni volont coraggiosa di vivere e non
pi possibile alcuna solida resistenza contro l impoveri
mento interiore della vita come contro una sbita deca
denza della cultura. Il tempo dei sistemi della sapienza
pratica era finito. Essi avevano la loro ragion dessere
in unet di cultura raffinata e ricca. Ivi essi schiusero
allindividuo il suo mondo interiore, gli rivelarono nuo
ve profondit, diedero alluomo nel suo interno un pun
to dappoggio contro il mondo, anzi superiore al mon
do. Essi cooperarono attivamente alleducazione morale
dellumanit, produssero opere che penetrarono in tutti
gli strati sociali nobilitandone il sentire e lasciarono al
mondo esempi memorabili di virt. Ma questazione,
fondata soprattutto sulla riflessione subiettiva e sullim
pulso individuale, non pot pi bastare quando l intero
edificio della cultura minacci rovina e l umanit do
vette affrontare una lotta per la sua propria esistenza
spirituale: di fronte allesigenza di radicali trasforma
zioni questa saggezza si dimostr impari al compito. Il
che non toglie che essa abbia pur potuto svolgere una
azione feconda anche al di l dellet sua e della sua

134

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

sfera immediata. D alletica stoica attinse in ricca misura


il cristianesimo antico, agli stoici si riattacc il moderno
razionalismo, unaffinit con gli stoici, nonostante la di
versit delle condizioni, rivelano uomini come Grotius,
Descartes, Spinoza, anche Kant e Fichte. N solo singo
le opere di questa scuola fanno parte del patrimonio
ideale dellumanit; anche la concezione complessiva del
la vita svolta dallo stoicismo si afferma come un tipo
originale di vita duna grandezza e duna nobilt am
mirabili.

La

s p e c u l a z io n e r e l ig io s a

1 - II movimento verso la religione


Lultima grande opera dellantichit costituita da un
movimento verso la religione e nello stesso tempo verso
la speculazione religiosa. Noi non possiamo fare cos
poco conto di questo movimento come ancora general
mente si suole; in esso noi vediamo qualche cosa di
pi che una semplice decadenza delle energie spirituali,
una deviazione dello spirito greco dalla purezza del suo
tipo. Ch per quanto il detto momento abbia potuto,
distendendosi dalla realt, presentarsi in pi dun punto
come qualche cosa di torbido od incomposto, esso ha
certamente a proprio fondamento nobili impulsi, necessi
t ultime dello spirito; e l opera sua si leva infine dal
caos tumultuoso ad unaltezza che dopo Platone non era
pi stata raggiunta. Anche il movimento religioso par
tecipa di quel disgusto della cultura che era nei tratti
del tempo. Ma esso non finisce l. Che anzi in esso sagi
ta un nuovo impulso verso la vita, si leva tempestoso
il bisogno lungamente represso duna felicit positiva, la
spirazione verso la conservazione ed il soddisfacimento
del proprio s. Nello stesso tempo gli spiriti sono presi
come da unoscura angoscia; si diffonde in essi una preoc-

136

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

cupazione tormentosa delle realt invisibili, una paura in


quieta delle forze misteriose e delle pene eterne dellal
di l. Luomo commosso negli intimi fondamenti del
suo essere: ma questo commovimento medesimo desta
in lui la fede nellinalienabilit dellesser suo e lo so
spinge verso nuove vie. Un tale stato del sentimento
non poteva trovar soddisfazione nei sistemi di sapienza
pratica con la loro dedizione al corso delle cose, con la
loro depressione della vita ad una contemplazione ras
segnata, con la loro esclusione di ogni passionalit. An
che gli ultimi splendori della cultura antica, nel secondo
secolo dopo Cristo, col loro ritorno agli antichi model
li ed il loro culto della forma non potevano nulla of
frire relativamente alle questioni che ora commovevano
gli spiriti: tutta la magnificenza esteriore di questo mo
vimento ne cela a mala pena la vacuit interiore. Ma
col terzo secolo si dissipa anche l apparenza esteriore e
la decadenza precipita; anche allarte, la compagna pi
fedele dello spirito greco, vengono meno le forze: lul
timo monumento importante la statua di Caracalla
(1 2 1 7 ) .

Cosi rimaneva nel terzo secolo libero il posto al mo


vimento religioso: che, venuto lentamente accrescendosi
a partire dal principio della nostra era, divampa ora in
un incendio possente. Ed anche nel terzo secolo che
vediamo sorgere il solo grande filosofo di questo mo
vimento, Plotino. Ma noi non possiamo apprezzare la
grandezza di questo spirito dominatore se non facciamo
in breve, menzione anche dei suoi precursori.
Col partecipare al movimento religioso, la filosofia ri
prende pi strettamente contatto con l ambiente. Ch per
quanto il razionalismo dellet ellenica avesse escluso la
religione dal campo della sua attivit spirituale, essa
non era perci scomparsa dalla consuetudine ed anche dal
cuore del popolo. Ora, col riawicinamento delle classi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

137

colte alla folla, lantica tradizione ripigliava un novello


valore, certo non senza che il fondo tradizionale andasse
incontro alle interpretazioni pi audaci.
Ma anche nella tradizione propria non mancavano alla
filosofia punti di contatto con la religione. Gli spiriti raf
finati si volsero di preferenza alla filosofia platonica, il
cui aspetto religioso venne ora pi chiaramente alla luce:
le nature pi nobili in cui lintuizione sispirava alla
fede ed al presentimento, a tendenze speculative o ad
esigenze etiche e ad una pi alta coscienza della dignit
umana, cercarono, anche nella tarda antichit, specialmente nel platonismo, la soddisfazione del loro spirito
(Friedlander). Inoltre, anche le dottrine orfiche e pita
goriche, che, secondo le nuove scoperte e ricerche, non
si erano nel frattempo affatto estinte, come prima si cre
deva, esercitarono una nuova attrazione: esse accesero
nuove aspirazioni verso la liberazione dellanima dai cep
pi del senso, porgendo alluomo insieme ad un ideale
ascetico una fede ricca di miracoli e di profezie. A ci
sunirono vigorose influenze orientali, dapprima sotto la
forma di fantasie sfrenate e di culti strani, anzi orribili
- che per non furono senza uninfluenza feconda sopra
il mondo del pensiero.
Cos sorge un ambiente strano nel quale elementi nuo
vi ed antichi, pensieri alti e ridicole superstizioni sin
crociano e si confondono. Lo spirito delicato, mite e gra
ve di Plutarco (circa 48-125 d. C.) ci mostra come nelle
singole personalit venivano a confondersi questi elemen
ti e come sul fondamento della tradizione culturale si ve
niva svolgendo un indirizzo religioso. Il suo breve scrit
to su Iside ed Osiride ci d, nella luce pi favorevole,
un quadro delle disposizioni religiose del tempo.
Questo movimento verso la religione - anche qui dob
biamo sforzarci di cogliere in un sol quadro le diverse
manifestazioni - ci presenta innanzitutto un atteggiamen

138

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

to mutato in riguardo al problema del male. Mentre pri


ma i filosofi greci consideravano il male come un pro
dotto accessorio dellordinamento cosmico ed anzi gli
Stoici specialmente avevano fatto ogni sforzo per risolver
lo in una pura apparenza, esso viene ora riconosciuto co
me una dura, terribile realt. Poich nessun male po
trebbe aver luogo se Dio fosse la causa di tutte le cose,
cos l elemento irrazionale della realt deve avere unori
gine propria; come tale posta, accentuandosi unantica
convinzione, la materia tenebrosa. Ora essa non appare
pi come una potenza pieghevole al bene, ma come una
forza ostile che introduce nel mondo un dissidio fondamentale. La realt diventa il teatro dunaspra lotta sen
za rimedio. Anche luomo si risente di questa cruda di
visione del tutto ed lacerato nel suo interno dallaspro
contrasto fra la ragione ed il senso. Quanto pi stret
tamente l antichit classica si era sforzata di confondere
l elemento spirituale ed il sensibile in un unico pro
cesso vitale, tanto pi ardentemente si mira adesso a
separarli. In una cerchia sempre pi vasta sembra dif
fondersi una specie di nausea per le raffinatezze del
senso; con acre volutt lo spirito rigidamente rinnega
quella vita varia ed esuberante che aveva costituito pri
ma, nel mondo greco, l ideale della vita.
Attraverso a queste trasformazioni passano, sebbene
per gradi, la posizione ed il contenuto della religione.
Se essa era stata prima, anche per Platone, strettamente
connessa con ogni attivit spirituale, e il collegamento
con il divino implicava unelevazione di tutto l essere,
ora essa comincia a staccarsi da tutto il resto: essa di
schiude alluomo una vita nuova e pi alta, ma in cam
bio esige dalluomo la dedizione di tutta lanima. Qui
si svolgono per la prima volta sul terreno greco una
vera religione ed una vera religiosit. Volgere lanima
a Dio vuol dire adesso rinunciare interamente al mon

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

139

do delle cose variabili ed impure: dinanzi allesigenza


suprema ogni altro compito impallidisce.
Nel medesimo tempo mutano il carattere e il posto
della divinit. La purezza perfetta non pu venire in
immediato contatto con un mondo dun carattere cosi
ambiguo: essa deve venir relegata ad uninarrivabile al
tezza in un al di l infinitamente superiore al mondo e
sottratto ai brevi concetti umani. Ma simultaneamente
lo spirito umano arde di aprirsi comunque sia un varco
a questa divinit. Onde non rimane che collegare Dio
col mondo per mezzo duna serie di potenze Interme
die superiori alluomo ed inferiori a Dio; la dottrina
degli esseri demoniaci, viva gi prima nella fede popo
lare ed utilizzata in qualche parte anche da Platone,
acquista ora uninfluenza colossale sugli spiriti e diven
ta una preoccupazione quasi esclusiva. Luomo si crede
continuamente circondato dallazione di questi esseri in
termedi e sente, ad ogni momento, bisogno del loro aiu
to. Agli spiriti benigni si associano spiriti maligni, ogget
to di terrore; cos una lotta di potenze invisibili avvol
ge le azioni e gli eventi. Nella mente della moltitudine
questo mondo di spiriti degenera nel pi grossolano soprannaturalismo : un torbido vento di superstizione oscu
ra la luce vivida della conoscenza. Le disposizioni sog
gettive si danno libero campo e l aspirazione appassio
nata del sentimento verso la felicit si oppone ad ogni
freddo calcolo delle necessit obiettive, ad ogni sistema
zione razionale dellesistenza. Ma con ci ha pure inizio
lo svolgimento duna vita sentimentale religiosa. L idea
duna divinit che trascende il mondo apre allo spirito
delluomo nuovi e sconfinati orizzonti, Io riempie del de
siderio vago dunascensione infinita, spesso anche di chi
meriche speranze: il mondo immediato diventa l introdu
zione, il simbolo duna realt pi alta, inaccessibile al
l occhio profano. Non possibile salire a questo mondo

140

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

della verit divina senza una perfetta purificazione dal


sensibile; non basta pi il suo assoggettamento ai fini
dello spirito, la sua eliminazione completa diventa una
condizione indeclinabile del conseguimento del bene as
soluto, dellunione con Dio.
Tuttavia, in mezzo a questo mutamento i pensatori
conservano il carattere greco in ci che la comunione col
divino appare ad essi come ima conoscenza del divino:
l apprezzamento del conoscere come attivit centrale del
lo spirito stato uno dei caratteri pi costanti del pen
siero greco. Ma per abbracciare lessere soprasensibile,
lessere puro, anche il conoscere deve diventare un altro.
Certo da principio vi scarsa fiducia nei suoi risultati:
per le anime degli uomini, immerse nei corpi e nelle
passioni, non vi modo di partecipare al divino: solo
la filosofia pu raggiungerne una debole traccia nei suoi
concetti (Plutarco). Pi fiduciosa suona la speranza che,
quanto chiuso ai nostri concetti possa aprirsi al co
noscere intuitivo nello stato di entusiasmo , di esta
s i . Qui, dove l uomo interrompe ogni attivit propria
per diventare solo il ricettacolo della rivelazione divina,
ben pu a lui risplendere senza veli la luce divina. Que
sta luce illumina anche la religione storica, il mito, e ri
vela in esso verit profonde. Ch, come l arcobaleno un
multicolore riflesso del sole nella nube oscura, cos il mi
to un riflesso della ragion divina nella nostra rappre
sentazione. Onde anche le persone colte possono tener
in onore la religione del volgo: quando esse la conside
rino dal punto di vista di questa concezione superiore,
ben sapranno trovare la via di mezzo tra l incredulit
( at-sr/]? ) e la superstizione ( 8 si 0 t8 ai(xovta).
Quindi anche nel movimento religioso si conserva sem
pre vivo lo spirito filosofico ed alcune anime sanno met
tere in perfetto accordo la piet e l amor del sapere.
Ma in generale la tendenza filosofica non solo viene e

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

141

steriormente compressa e sacrificata, essa porta anche in


s la contraddizione di voler collegare il nuovo pensiero
a forme eterogenee ed antiche; il movimento cogitativo
non procede oltre alla scelta ed alla mescolanza dei
materiali; manca la fusione intima e la ricostruzione pos
sente. Ci era riservato al neoplatonismo o meglio a
Plotino.
Prima che passiamo ad essi, ricordiamo in breve il
tentativo di svolgere una filosofia religiosa sul fondamen
to duna religione storica e cio del giudaismo. Nella
tradizione nazionale giudaica la religione possedeva una
ben altra potenza: essa portava qui alla filosofia un con
tributo proprio ben maggiore. Ma a conciliarsi in qual
che modo con essa, in unet in cui la cultura greca si
diffondeva vittoriosa su tutto l oriente, erano leccita
mento e il bisogno proprio delluomo colto di giusti
ficare la sua fede innanzi alla ragione e l aspirazione, non
ancora compressa da sanguinose violenze, a fare dellavi
ta religione il patrimonio comune dellumanit. Qui ha
un posto fra tutti Filone dAlessandria (circa 30 a. C. 50 d. G ) . Egli per primo si propose di fondere in un
tutto la fede deUOriente e la sapienza greca: cos apri
una via che fu battuta appresso a lui per secoli e mil
lenni. Lopera sua rivela una insigne larghezza di pen
siero e finezza di spirito: ma con tutte le sue abili com
binazioni non raggiunge per un valore originale.
Nella fusione dei due mondi il giudaismo apporta
un nucleo consistente di dottrine e di pratiche tradizio
nali, una visione storica della realt, una comunione di
natura etico-religiosa, una piet gi volta verso l'intimo;
il mondo greco da parte sua apporta universalit di con
cetti, un intenso tendere dallangusta sfera umana alla
grandezza cosmica, un vivo gusto per la conoscenza,
un lieto senso della bellezza. Nella mutua azione l ele
mento giudaico si amplia e si spiritualizza, l elemento

142

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

greco guadagna in consistenza ed in delicata intimit:


ma nel complesso i contrapposti vengono piuttosto con
ciliati alla meglio che superati.
Delle trasformazioni nella concezione del mondo im
portante soprattutto la diversa posizione delle idee pla
toniche. Per Platone esse erano entit indipendenti e su
periori al mondo, per Filone diventano i pensieri dello
spirito divino: ora ogni molteplicit scaturisce dalluni
t e cos safforza linteriorit di quel principio supe
riore che regge e penetra ogni cosa. Gravi conseguenze
porta con s anche il fatto che le potenze intermedie
fra Dio e lumanit vengono raccolte nellunit del Lo
gos , del figlio primogenito di Dio.
N ella sfera della vita lideale storico del saggio su
periore al destino si confonde con quello delluomo pio,
sottomesso al volere divino. Comune ad essi la negazio
ne del mondo e la concentrazione del volere nel fine
etico. Il carattere greco si rivela allora nel desiderio
duna conoscenza pi profonda, anche della divinit, e
dun fondamento speculativo deIla2one, nella condanna
dogni cosa sensibile come impura, nella convinzione che
tutto ci che parte del mondo partecipa del pecca
to. Il carattere ebraico si attua invece in un pi stretto
rapporto della vita con Dio, in un vivo senso della pro
pria dipendenza, in una maggiore interiorit del senti
mento personale. Lintiera vita considerata come una
specie di servit divina: noi possiamo accostarci allo
spirito altissimo solo per via della semplicit e della pu
rezza del cuore, cos come il gran sacerdote si spoglia
delle vesti pompose e si riveste di semplici lini quando
entra nel santuario pi secreto. Siccome il rapporto co
mune con Dio collega gli uomini in una comunit, cos
lagire e il soffrire delluno pu anche giovare allaltro:
il
saggio appare qui non solo come un appoggio, ma

LA V ISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

143

anche come una specie di vittima espiatoria, di riscatto


(tkpov) per gli empi.
I
due mondi non avrebbero per potuto confondersi
cos amichevolmente senza un processo ausiliario che
ne mitigasse lopposizione e ne attenuasse lurto. Ed es
so costituito dalla interpretazione allegorica della tra
dizione religiosa con la sua convinzione che il senso let
terale dei sacri documenti celi un senso spirituale rivelantesi solo ad una saggezza pi profonda. Questo pro
cedimento non era invero affatto nuovo nella filosofia.
Gi Platone ed Aristotele lo avevano talvolta applicato
per mettere le loro dottrine in accordo con la fede po
polare e gli Stoici avevano costantemente trattato i miti
da questo punto di vista. Ma esso acquist una certa
importanza solo allora che la religione si present con
un certo contenuto tradizionale ed un corpo chiuso di
dottrina, onde il suo urto con la filosofia diede origine
ad una ben pi viva tensione. Adesso l'interpretazione
allegorica diventa il principale strumento di conciliazio
ne ed agisce profondamente, con il suo equo riconosci
mento della libert individuale e dellordine tradizionale
comune, della ricerca scientifica e dellautorit storica,
sullo spirito del tempo. La lettera della tradizione ri
spettata e rimane il canone invariabile, ma la libert di
interpretazione permette alla filosofia di ricavarne tutto
ci che essa crede bene: la durezza pesante ed il rigore
metodico del dogma cedono il posto al libero gioco
della fantasia. E poich in questa incessantemente sin
trecciano il presente e il passato, il tempo e leternit,
la realt ed il sogno, la vita savvolge in una specie di
crepuscolo misterioso ed acquista un carattere fantastico.
Questo carattere essa conserva per tutto il medioevo e solo
con let moderna si risveglia ad un pi vivido senso della
realt.
Cos anche in questa direzione la filosofia greca agi

144

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

sce al di l della cerchia nazionale nel senso di una


maggiore interiorit ed universalit della vita. Ma tutto
ci che essa produce fin verso il principio del terzo
secolo d. C. ancora pieno di lacune: esso pi opera
di riflessione e di combinazione che di creazione poten
te, pi filosofia popolare che pensiero sistematico. Tutto
ci muta con lapparire di Plotino: in lui salutiamo nuo
vamente un pensatore di primordine.

2 - Piotino

a) Introduzione
Nellintiera serie dei grandi pensatori non ve n al
cuno il cui giudizio abbia cosi diviso ed ancor divida
gli spiriti come Plotino, il capo del neoplatonismo (204/5
- 270 d. C.). Cos strettamente sintrecciano in lui il
grandioso ed il problematico, anzi il falso, che quasi
in nessun luogo possibile un pieno assenso: ancora
la sua filosofia sarresta troppo su principi generici per
ch possa dare alla sua concezione del mondo una for
ma rigorosamente scientifica; infine tutto il sistema
penetrato da una contraddizione stridente, e cio dal con
trasto fra il dominio dellastrazione elevantesi ad altez
ze vertiginose e la tendenza ad una vita intima e profon
da del sentimento. Se perci Plotino, considerando i
risultati dellopera sua, viene di gran lunga appresso agli
altri grandi pensatori, egli non potr non venir posto
tra i pi grandi da chi penetri fino alle forze, onde
lopera sua diretta e consideri la sua influenza sulla
formazione della realt spirituale. Poich allora tralucono,
di mezzo a proposizioni altamente ambigue, intuizioni
alte e feconde ed anche l errore si manifesta in lui co
me il veicolo di profonde verit. La potenza dellintui

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

145

zione la vera grandezza di Plotino; ed in nessun luo


go essa cos chiaramente si rivela come nella sua con
cezione della vita. La vita possente che da lui irradia
tanto pi da apprezzarsi, quanto pi evidente linfe
licit del tempo e dellambiente; la quale non poteva
non esercitare uninfluenza nefasta nel pensatore, favo
rendo non ci che l opera sua conteneva di vero e di
alto, ma ci che in essa vi era di problematico e di
bizzarro. Nessuna testimonianza migliore della forza
dello spirito greco che laver saputo elevarsi, in un s
triste ambiente, a tanta, altezza nella contemplazione delle
cose. N pu, daltronde, negarsi che il complesso del
suo pensiero esercit sullumanit una influenza profon
da: noi vediamo qui sorgere per la prima volta nella
loro forma originaria e nella chiara freschezza iniziale
pensieri che mossero l umanit per dei millenni ed eser
citarono il loro dominio anche su spiriti possenti. Spe
cialmente nella sua azione sullo spirito del tempo Pio
tino non a nessuno secondo: egli sta qui sul confine
di due grandi et.
Storicamente considerata lopera sua appare anzitutto
come una continuazione ed un compimento del movimen
to ascetico onde la tarda antichit sempre pi esclusi
vamente preoccupata. Ma qui per la prima volta il pro
cesso diventa abbastanza intenso per trasformare la real
t stessa nel suo cuore e mettere alla luce una conce
zione propria del mondo. Lo stesso movimento verso la
religione qui nelle sue intime profondit trasformato
ed elevato. Finora esso era tutto penetrato dal pensiero
della felicit individuale: solo per condurre lindividuo
dalla miseria dellesistenza alla beatitudine ed assicu
rargli una vita eterna si era fatto appello allal di l.
In Plotino invece lessere individuale appare nella sua
particolarit come qualche cosa di troppo angusto, debole
e misero: si leva un desiderio ardente duna vita pi

146

LA VISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

alta attinta dalla plenitudine stessa dellinfinito, da un


essere pi vasto e pi puro. Invece, delluomo il centro
dominante della vita ora il tutto o meglio la divini
t. N el medesimo tempo si fa appello a tutte le forze
per colmare quellabisso tra luomo e il mondo, tra sog
getto ed oggetto, che da Aristotele in poi sera rivelato
nel mondo della rappresentazione; e ci si raggiunge col
tradurre ogni realt in una realt vissuta interiormente
dallo spirito, con labbracciare tutte le opposizioni in
un unico processo cosmico che tutto produce da s e
tutto di nuovo accoglie nel proprio seno.
Lo sforzo di Plotino fu diretto a consolidare e ad
interiorizzare in una sintesi vigorosa il mondo della
cultura greca per difenderlo dagli attacchi ostili. Tutto
ci che pu servire a questo fine qui richiamato, tutti
i sistemi aventi qualche affinit vengono collegati in
unazione comune. Lelemento caratteristico della grecit
rivive dima vita intensa; anzi pi d un aspetto di essa
riceve qui per la prima volta la sua forma perfetta.
Ma noi vedremo ora come questa tensione estrema, date
le modificazioni profonde nell'ambiente e nello spirito
del tempo, non faccia che accelerare la rovina; il carattere
greco si dissolve, fra tempestosi rivolgimenti, per lopera
stessa dei Greci e gli ultimi grandi filosofi che lo rap
presentano sono i nunzi d unepoca nuova. - Al Cristia
nesimo invece accade perfettamente il contrario. Ad es
so il pensiero di Plotino si opponeva ostilmente ed i
suoi attacchi erano tanto pi pericolosi in quanto avve
nivano in nome di ci che era la sua stessa forza, in
nome della religione. Ma in fatto essi si convertono
per il Cristianesimo in un efficacissimo aiuto: in quanto
questo non solo attinse in innumerevoli punti alla con
cezione speculativa, ma ancora solo in essa trov alla
sua interiorit ed al suo nuovo mondo un fondamento
spirituale di valore universale. Eccetto Agostino, nessun

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

147

pensatore influ sul Cristianesimo pi di Plotino: lulte


riore storia del Cristianesimo non intelligibile senza
il neoplatonismo. Cos esperimento Plotino in singolare
misura la contraddizione dellintento con il risultato che
cos spesso si rivela nel destino umano: egli distrusse
ci che voleva promuovere, promosse ci che voleva di
struggere.
b) I fondamenti della concezione del mondo
Plotino aspira con intenso ardore a trascendere la real
t immediata per cercare al di l delle cose instabili
ed impure Dio ed il bene supremo. Il concetto dellal
di l viene portato alla sua pi alta espressione: la sua
scuola specialmente si arresta con compiacenza nel regno
del soprasensibile, concetto che sarebbe apparso ad un
greco antico cos strano come sarebbe ad un cristiano
quello del superdivino. In ci non si pu non ricono
scere l influenza del tempo: ma ci che altrove era cosa
del sentimento subiettivo e rimaneva allo stato di aspira
zione etico-religiosa, riceve in Plotino un fermo fonda
mento speculativo per via duna teoria filosofica intorno
allessenza della realt. Riattaccandosi, non per senza
originalit, a Platone, Plotino svolge la dottrina che sol
tanto lessere pensato assolutamente senza qualit, l esse
re che non se non puro essere e che perci tutto an
tecede e tutto abbraccia, costituisce una vera realt. Ogni
ulteriore determinazione come unaggiunta deterioran
te, ogni passo verso la realt empirica ci allontana dal
fondamento delle cose. Perch il nostro pensiero nel suo
progresso verso le astrazioni pi alte termina col concet
to dun essere assolutamente puro da ogni qualit, per
ci questo essere tolto - quasi ai prodotti del pensiero
astratto corrispondessero entit concrete come la radice
di tutte le cose, come il fondamento di tutto lessere.

148

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

Ma il variopinto mondo dellesperienza non ci presenta


questo essere puro: bisogna dunque cercarlo al di l di
essa ed al di l di essa deve avere, in sublime altezza,
il suo fondamento.
Ora, dal fatto che questo essere supermondano deve
pur costituire il nucleo vero, lunica sostanza delle cose,
nasce una posizione complicata, irta di contraddizioni. Il
reale immediatamente dato non il vero essere delle co
se, che anzi vi tra il dato e lessenza una profonda
differenza, anzi un abisso apparentemente insuperabile:
abisso che non pu venir tolto senza profonde trasfor
mazioni del dato immediato, senza un rivolgimento ra
dicale di tutta la realt.
Ma lessere puro equiparato questo un punto
essenziale del pensiero plotiniano alla divinit : penetra
re fino allessere puro vuol dire schiudere i misteriosi
abissi della divinit. Cos la speculazione diventa reli
gione; il trionfo dellastrazione logica deve nel tempo
stesso soddisfare laspirazione ardente del sentimento ver
so la felicit. Il contrapposto fra lessere puro e il vario
dato empirico si trasporta allora in tutto il suo rigore al
rapporto fra Dio ed il mondo. Per un Iato Dio posto
in cos remota altezza che non vi sono concetti n paro
le adeguate; per altro lato egli, come il solo vero essere,
costituisce lelemento onnipresente che da ogni parte ne
circonda e ci in realt pi vicino che il nostro mede
simo io, il quale appartiene alla realt empirica. Cos
la divinit ad un tempo da noi remotissima ed a noi
vicinissima. Gi questo oscillare fra opposizioni che non
si pu, anzi, che non si vuole conciliare, dimostra il ca
rattere non classico di questa concezione.
Ad ogni modo unopposizione cos recisa insoppor
tabile: il rapporto fra Dio e il mondo, fra lessenza ed
il dato deve in qualche modo venir chiarito. Plotino sap
piglia alla soluzione - certo pi apparente che reale -

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

149

di concedere al mondo una certa realt accanto a Dio, ma


una realt diminuita e fondata su quella di Dio. Egli
svolge la dottrina - dorigine classica e prettamente pla
tonica - che, come ogni essere, cos specialmente lesse
re primo ha in s per natura propria limpulso a pro
durre qualche cosa di simile a s, di generare unim
magine di s pi perfetta che sia possibile, non per un
fine esterno e tanto meno per un fine egoistico, ma per
unesplica2 ione naturale della propria bont interiore. Ma
poich il prodotto riceve col resto anche questo biso
gno della generazione, cos il movimento produttivo si
propaga di grado in grado, di sfera in sfera finch il
non essere prende quasi il sopravvento sullessere e cos
il progresso ha termine.
Cos il tutto si trasforma da una pura coesistenza in
una successione; sorge una catena degli esseri che segna
come una degradazione continua. Ogni grado seguente
inferiore allantecedente, perch - cos opina Plotino
in accordo con quasi tutti i filosofi greci - il perfetto
non pu derivare dallimperfetto, limmagine non pu
uguagliare lesemplare, allinferiore deve sempre antece
dere il superiore. Ma tutte le sfere successive rimango
no pur sempre in rapporto con la perfezione originaria:
tutto ci che reale ha in certo modo una origine buo
na, anzi divina. Ma linferiore aspira, in virt appunto
della sua intima affinit col superiore, a ritornare alle
origini: cos anche da esso procede un movimento che
pervade il tutto e l intera realt come travolta in un
circolo eterno. Questo movimento non nel tempo, non
una successione dei diversi momenti, ma ima grada
zione di essenza e di valore, superiore al tempo, un flui
re eterno del mondo da Dio. La diversit temporale sus
siste solo in quanto Plotino assume - in accordo con
quasi tutti i filosofi greci - nel campo della realt em
pirica una successione infinita di periodi uguali. Ma al

150

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

di l di ogni mutamento permane immoto, sebbene fon


te di ogni movimento, infinitamente superiore al mondo,
Tessere eterno. Il mondo sensibile ci d varie immagini
con cui esprimere intuitivamente come tutto dipende as
solutamente dalluno e tuttavia la molteplicit conserva
una esistenza propria, come lessere originario produce
la pienezza della vita senza uscire di se stesso. Meglio
dogni altra serve ad esprimere questo nuovo concetto
lantica immagine cara ai filosofi greci: la luce che, pur
rimanendo in se stessa, illumina il mondo e che propa
gandosi perde gradatamente dintensit; talora il mede
simo processo assimilato al fluire duna corrente, allo
svolgersi dal seme. Per quanto tutte queste espressioni
figurate non facciano che nascondere la contraddizione,
esse rivelano per la convinzione che la vita universale
scorre con unintima necessit e che il processo del di
venire cosmico a nulla tende e nulla significa allinfuori del proprio movimento, del proprio essere.
Tali immagini e tali dottrine sono lespressione dun
desiderio ardente di subordinare il molteplice sotto unu
nit, di elevare la vita umana nella sfera della vita uni
versale e divina: lo svolgimento energico di questa ten
denza segna un momento nella storia del mondo. Vero
che da ogni tempo la filosofia greca aveva insegnato
essere la realt un tutto connesso e doversi la vita del
luomo subordinare a quella del tutto. Ma le due sfere
fino allora avevano avuto un contatto quasi del tutto
esterno, si erano accostate, non confuse: lindividuo ri
maneva nel suo essere intimo e profondo isolato in se
stesso. Ora invece ununit universale, onnipossente, la
sorgente di ogni vita, ogni punto dellessere nel suo
intimo unito con essa, ogni singolo deve da essa attin
gere: isolarsi da essa per vivere dunesistenza separata
vorrebbe dire cadere nel nulla perfetto. Cosi le sfere di
verse si confondono, lunit ineffabile della vita univer

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

151

sale pulsa nellampio mondo dellessere. Ma questa vita


universale vita divina: sia che noi cerchiamo il bene
nel mondo o di l del mondo, sempre noi siamo ricon
dotti a Dio, poich le diverse direzioni della vita non
sono se non diverse vie che conducono a Dio ed in tutti
i singoli campi ci che ha valore lo riceve da Dio.
Cos abbiamo qui per la prima volta un sistema reli
gioso della vita su basi filosofiche, un mondo speculativo
intimamente religioso, un sistema culturale di carattere
religioso. Ma questa vita unica nella sua radice si scinde
poi, nellulteriore svolgimento, in due indirizzi fondamentali, in accordo alla teoria secondo la quale lessen
za divina attiva ed a noi accessibile per due vie: im
mediatamente nella sua natura trascendente, mediatamen
te in tutto luniverso secondo i gradi della sua partecipa
zione. Di qui scaturiscono realt ed ordini di vita diversi
per quanto affini. La ricerca del divino nel mondo
guidata dallidea dellordine e della gradazione univer
sale degli esseri. Ogni singolo ha il suo posto determi
nato, ivi ed ivi soltanto egli prende la sua parte alles
sere verace ed alla vita perfetta: egli riceve questa vita
per via di una partecipazione dellordine superiore e la
trasmette di nuovo da s ih unaltra sfera: fuori di que
sto ordine esso non pu, anzi non nulla. Questo
il concetto filosofico che sta a fondamento della gerar
chia e questa anche lrigine di quella grandiosa con
cezione estetica del mondo secondo la quale le forze
salgono e discendono porgendosi i secchielli doro.
Di fronte a questo indirizzo si svolge laltro ispirato
alla rivelazione immediata di Dio al di l del mondo
della molteplicit in una sfera dove ogni immagine ces
sa, dove il divino esemplare tutto. Solo in questa sfera
che trascende il mondo si rivelano la misteriosa profon
dit dellessere e la pienezza della beatitdine. Con la
molteplicit sparisce anche la partecipazione mediata : Dio

152

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

qui immediatamente tutto in tutto. Questo il mondo


della mistica - un contrapposto come un compimento
dellordine gerarchico.
c) Il contenuto del mondo
e della vita umana in particolare
NeHulteriore svolgimento della sua concezione del
mondo Plotino segue col suo pensiero vie diverse, da
cui difficile ricavare un chiaro quadro dinsieme. In
primo luogo egli segue le tracce del platonismo ponendo
lopposizione fondamentale del mondo in quella della
materia e della forma e il nucleo del divenire nel pro
cesso di riproduzione della forma nella materia. Cosi
qui ancora si affermano la concezione artistica dello spi
rito greco e la potenza dominatrice della bellezza. un
pensiero prettamente greco quello espresso da Plotino:
II brutto straniero ed ostile a Dio come alla natura .
Ma nel medesimo tempo egli pieno duna'ripugnanza
profonda per lelemento sensibile che ci incatena e d
degrada. Esso appare come qualche cosa di intrinseca
mente irrazionale e di ribelle alla forma, di brutale e
di rozzo: esso sembra - in questo ricorda lantica dot
trina del caos - il prodotto duna natura originaria e
demoniaca. Per una cosiffatta materia non vi posto nel
regno della ragione: onde spezzata la connessione del
la realt e sorgono due mondi, Timo, il mondo della
spiritualit pura e raccolta in s medesima, laltro, il
mondo della spiritualit inferiore caduta nella materia
ed incatenata al senso. Di qui sorge ad un tempo il
dovere di mantenere fra i due mondi una profondissi
ma divisione. Lelemento sensibile condannato non in
questa o quella forma, in questa o quella degenerazio
ne, ma in tutto l'essere suo e sotto ogni forma: il senso
come tale considerato come un peso molesto ed un

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

153

impedimento. La rinuncia ascetica, il disprezzo della real


t sensibile, riceve qui il suo fondamento pi profondo.
Ma Plotino rimane troppo greco e troppo artista per
rinunziare con lelemento sensibile ad ogni materia e nel
tempo stesso al concetto della riproduzione della forma
nella materia. Onde egli si foggia il concetto duna ma
teria purificata in tutto dallelemento sensibile e questa
materia introduce nel mondo soprasensibile. Anche qui
vige il contrapposto fra ci che d e ci che riceve la
forma; la materia intelligibile designa lindetermina
zione pura, la semplice possibilit che attende la forma.
Cos si rifugia, con gli altri ideali del mondo greco,
anche la potenza artisticamente creatrice in un mondo
soprasensibile.
Quanto pi recisamente distinto il mondo superiore
della materia rozza ed oscura, tanto pi energicamente
quello svolge il proprio carattere di spiritualit pura.
La mescolanza di immagini sensibili, cos caratteristica
dei sistemi classici, qui, se non evitata, almeno molto
diminuita; questo sforzo d origine a concetti considera
ti come esclusivamente moderni; cos il concetto dell'au
tonomia dello spirito e della sua rigorosa unit indipen
dente da ogni composto materiale. Al concetto pi pre
ciso dello spirito corrisponde anche una posizione pi
indipendente, anzi la costituzione dello spirito in regno
autonomo. Il mondo interiore non pi una cerchia de
terminata accanto alle altre cose, ma attrae con violen
za vittoriosa tutto in se stesso e si erige in una realt
completa ed indipendente. Simultaneamente ogni gran
dezza trasferita nel mondo dello spirito. Qui il pen
siero tutto profondamente intento a questa conversio
ne delle idee in pure grandezze spirituali : il tempo po
sto come un prodotto dellAnima che fuori del tem
po, anche lo spazio come proiettato dallo spirito. Ora
il processo vitale non pi come prima un commercio

154

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

con una realt esteriore, sebbene affine, ma un mo


vimento tutto compreso nella sfera dello spirito. Nellinterno risiedono i suoi compiti ed i suoi risultati, il prin
cipio e la fine della sua attivit.
Cos trasformato, il regno dello spirito si estende ol
tre il regno della vita cosciente immediata, al dominio
della coscienza si associano quelli dellipercoscienza e
della subcoscienza. Cos sorgono i tre regni dello spiri
to, dellanima e della natura - tre gradi della spiritua
lit creatrice. La sfera inferiore compresa nella sfera
superiore che n il fondamento, la natura nellanima,
lanima nello spirito, lo spirito nellessere assoluto. On
de non lanima nel corpo, ma il corpo nellanima.
Queste forme generalissime della vita spirituale si com
pletano per Plotino nel concetto di quellattivit fondamentale che tutte le penetra e che - anche qui Plotino
non si discosta dalla tradizione del pensiero greco il pensare, il conoscere. Lintellettualismo anzi da lui
spinto alle conseguenze estreme: ogni essere spirituale
pensiero ed anche i gradi della vita universale sono
gradi del pensiero. Ben distingue anche Plotino con Ari
stotele tre attivit fondamentali : il conoscere (S-etpetv),
lagire (T r p a T T S iv ) , la creazione artistica ( t c o is iv ) . Ma
solo il conoscere vera vita e la creazione con esso
intimamente collegata, non essendo la stessa che un pla
smare lessere in forme di pensiero; lagire invece
profondamente depresso. Esso ha solo un certo valore
come traduzione in atto della teoria: del resto pura
ombra e deve esser lasciato a chi non seleva fino alla
conoscenza. Ma questa pretensione del pensiero alla as
soluta ed esclusiva signoria lo travolge in una pericolo
sa intima crisi. Per reggersi da s solo e giungere per
sola potenza propria al vero, esso deve attrarre intera
mente in s loggetto, non deve pi soffrire tra s e
loggetto il minimo intervallo. Onde pi non basta il

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

155

concetto classico di unaffinit di natura tra il conoscere


e lessere, poich esso non stabilisce abbastanza chiara
mente la loro unit e non ne sopprime completamente
la distinzione. Nelle sue profondit ultime il pensiero
non deve pi distinguere loggetto da s medesimo e
contrapporsi ad esso come qualche cosa d altro, ma deve
coincidere interamente con esso. Ma allora come pu
essere ancora un conoscere obiettivo nellantico senso?
In realt esso perde con la soppressione di ogni distin
zione fra conoscente e conosciuto anche ogni limite, ogni
forma chiara, ogni contenuto concreto: come unione im
mediata con le cose, esso si converte in unoscura vibra
zione di tutto lessere umano, in una pulsazione indistin
ta del sentimento, in una disposizione inafferrabile dello
spirito. Come noi vedemmo lideale artistico rifugiarsi
in un regno sovrasensibile, cos il conoscere non pu
sostenersi se non rinunciando alla sua vera natura e tra
mutandosi in sentimento. Il mutato ambiente sospinge
in tal modo il sistema del pensiero greco ad abbando
nare i suoi medesimi presupposti ed a spezzare quelle
connessioni da cui si era svolto. Ma nell'atto stesso del
la sua dissoluzione esso apre nuove vie e nella stessa
decadenza rivela la sua grandezza. I caratteri peculiari
dellantica vita greca, la chiarezza e la bellezza plastica,
sono scomparsi per sempre: sul terreno stesso della filo
sofia greca si leva lideale moderno del libero sentimento.
Ma che cosa significa luomo in questo tutto e quale
il compito della sua vita? Noi non lo troviamo con
finato in alcun posto speciale, n vediamo appartenergli
alcun compito speciale. La vita coi propri simili, la sfe
ra della vita sociale del tutto in seconda linea. La no
stra esistenza riceve il suo contenuto dal tutto e dipen
de dal corso universale delle cose: luomo ha solo in
ci la propria grandezza, che egli pu rivivere nel suo
interno linfinit del tutto con tutti i suoi gradi ed i

156

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

suoi movimenti. Esso detto un microcosmo in un


senso ben pi accentuato che non presso gli antichi filo
sofi. Ch prima, per esempio in Aristotele, tale espres
sione non voleva dire se non che luomo partecipa di
tutti i regni e gli elementi delluniverso: ora invece vuol
dire che noi possiamo accogliere nel nostro interno il
tutto e da esso foggiarci un nostro proprio mondo. Que
sto attribuisce allanima nostra un valore incomparabil
mente pi alto. Essa della medesima essenza (fxooiicio?,
la stessa parola che usa il dogma cristiano per Cristo)
con Dio, e quindi duna natura eterna ed infinita. La
nima tutto, sia ci che superiore, sia ci che infe
riore, quanto sestende la vita. E ciascuno di noi un
regno spirituale autonomo, un mondo intelligibile
(xfffxo? vot ]t <;). Noi siamo vicini al concetto moder
no dello svolgimento di altrettante realt nei singoli in
dividui e quindi del valore incomparabile dellindividua
lit singola, tanto pi in quanto Plotino insegna la per
manenza delle distinzioni individuali per tutto il grande
anno cosmico. Ma egli troppo dominato dal pensiero
che ciascuno di noi vive la vita del tutto infinito, per se
guire oltre la teoria della distinzione degli individui.
Essa lo avrebbe del resto rapidamente condotto di fronte
ad una contraddizione con la sua dottrina fondamentale
dellesclusiva realt delluniversale.
Come il tutto, l'uomo cela in s lopposizione delles
sere spirituale puro e dellessere immerso nel senso. La
nostra anima decaduta dalla purezza dello spirito e ri
vestita dun corpo: questo lavvolge in tutte le oscurit
e le tristezze del senso: essa deve migrare di corpo in
corpo per una serie di rinascite finch, perfettamente
purificata, ritorna al mondo intelligibile. Il primo com
pito e la preparazione di ogni altra azione dunque
la purificazione dal senso: bisogna in aspra battaglia re
spingere da noi tutto ci che ci lega allesistenza sensi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

157

bile, ritratti intieramente nel nostro io spirituale. - Nel


lo sviluppo particolare di questo concetto non mancano
accenni nel senso dellascetismo ordinario: noi dobbia
mo comprimere ed indebolire il corpo per mostrare con
ci che il nostro io qualcosa di altro dalla materialit
esteriore. Ma in generale Plotino tratta questo argomento
dallalto punto di vista di chi, avendo di mira il fine
ultimo interiore, non sarresta sulle particolarit esterio
ri. Ci che egli vuole la purificazione (x&apaii;) del
lessere nostro, il richiamo del desiderio dalle cose ester
ne, lindirizzamento della volont verso lintimo. Non
lasciamoci sopraffare dalle impressioni esterne, accettia
mo con indifferenza ci che il destino cimpone, respin
giamo, levandoci sopra la natura e sopra lo stato della
turba vile, come buoni atleti i colpi della sorte! - Tale
elevazione sopra le cose materiali e gli eventi esterni
nel tempo stesso unelevazione nel regno della libert.
Ch noi siamo schiavi solo in quanto siamo avvolti nei
lacci del senso e delle sue necessit oscure: sta in noi
l'abbandonare completamente il regno doloroso ed il
raggiungere nel mondo soprasensibile la libert perfetta.
Una simile dottrina non pu in alcun modo legare
lattivit umana allambiente esterno; le cose esteriori non
servono allanima n come eccitamento e preparazione
n come conferma e compimento : il pensiero aristotelico,
che la riproduzione dellinterno nellesterno segna la per
fezione propria ed il culmine dellattivit vitale, to
talmente abbandonato. Cos non qui parola nemmeno
dunesperienza della vita fondata sul commercio con le
cose. In questo ordine didee non possibile intendere
il valore della penetrazione nelle cose e del progresso
per opera delle cose, n possibile apprezzare il lavoro
con la sua compenetrazione dellattivit e del suo og
getto. Tutto linteresse riposto nel movimento dellin
teriorit pura, nel divenire duna vita spirituale che ab

158

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

braccia il mondo. Lanima pi profonda delluomo mi


naccia in tal modo di isolarsi dallopera della cultura,
di considerare questa come qualche cosa di accessorio,
anzi d indifferente, e pertanto anche, in questa opposi
zione, di perdere ogni chiara forma ed ogni influenza
sullambiente. Il medioevo ci pone intuitivamente dinan
zi le conseguenze funeste di tale scissione. Ma nello svol
gimento complessivo dellumanit questa era pure un
momento necessario. Ch senza di questo il mondo inte
riore difficilmente avrebbe raggiunto la perfetta autono
mia e si sarebbe svolto fino ad abbracciare in s tutta
la realt, n l uomo si sarebbe elevato dalla schiavit
dellambiente fino alla piena libert dello spirito.
Ma linteriorit cos confinata in se stessa acquista un
fine ed un contenuto nel suo graduale progresso verso
una concezione sempre pi unitaria delle cose: la molte
plicit che ad essa si trova di fronte quella dei grandi
regni della realt, i quali segnano altrettanti momenti
dellascensione spirituale in cui l uomo attratto. Ogni
grado penetrato dallaspirazione verso lalto, verso il
tutto, verso linfinito: lideale dello spirito il vagare
libero del sentimento, non lattivit legata alloggetto
con i suoi fermi confini e la misura plastica dellideale
classico. Passiamo rapidamente in rassegna i gradi di que
sta ascensione.
d) I gradi e le forme della creazione spirituale
Il
grado infimo della vita interiore costituisce la na
tura. Poich, secondo Plotino, anche nel mondo esterio
re ogni forma ed ogni vita viene dallanima, la quale
agisce come potenza formatrice sulla materia; anzi il
processo naturale in fondo una vita spirituale di gra
do inferiore, un assopimento dello spirito, una visione
sognante dellanima universale. Ora se la natura non

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

159

costituisce un regno particolare con forze ed ordini pro


pri, logico assumere ehessa venga mossa dalla vita
interiore e sia diretta verso i fini della ragione. Nel
tempo stesso lidea dima connessione interiore delle co
se concede di concludere da un evento allaltro, cio di
divinare. Che tutto pieno di presagi e savio chi
dalluno sa apprendere laltro.
chiaro che in questo punto Plotino si riattacca al
lantica concezione della natura, ma alterandola notevol
mente in un senso assai discutibile. Anche in quella la
natura era animata, ma la materia possedeva pure una
potenza propria e la natura inferiore alluomo si affer
mava come qualche cosa di autonomo di fronte alla no
stra vita spirituale: ora invece lanima tutto e la comu
nione interiore delle cose cancella i confini dei singoli
domini. L si aveva una concezione estetica della natu
ra, qui invece una concezione mistica e tosto anche ma
gica. Certo Plotino si mantiene ancora nelle altezze della
speculazione filosofica: per lui la vera magia la
more universale delle cose con il suo contrario, l odio .
Ma ci non toglie che la sua concezione aprisse la via
ad un indirizzo deplorevole, che la negazione duna na
tura indipendente lasciasse libero spazio alla pi stolta
superstizione ed alle assurdit della magia.
Libera si eleva sulla materia, secondo Plotino, in una
propria sfera la vita dellanima. Lenergia con cui egli
mette acutamente in rilievo il suo carattere particolare,
specialmente la sua unit e la spontaneit attiva di tutti
i suoi processi, ha anche un aspetto pratico: lanima
porta in s la sua forza ed anche la sua responsabilit:
essa non viene sospinta dallesterno, ma si decide per
propria potenza.
Quando Plotino, poi, al disopra dellanima pone come
un grado diverso e pi alto lo spirito, egli segue in ci
una forte corrente del suo tempo. Ma ci che in questa

160

LA VISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

non era che un insieme di vaghi accenni, riceve per ope


ra sua linee precise e fondamento sicuro. Lanima in
stretto senso propriamente la coscienza mobile, discor
siva. Ma questa non pu essere lessenza dello spirito
e la sorgente della verit: dietro di essa deve agire una
realt pi originaria. Ch lattivit propria dellanima
mostra di scaturire sempre da un terreno pi profondo:
quando noi riflettiamo su di noi, noi troviamo gi sem
pre una natura pensante, ma immobile nel suo pensiero :
per cercare la ragione, noi dobbiamo gi essere dotati
di ragione. La riflessione separa ci che unito, di pi
va soggetta a continui errori. N oi ci eleviamo al possesso
delle grandi sintesi e delle verit sicure per virt non
di essa, ma del pensiero creatore. Cos necessario as
sumere al di l della coscienza individuale uno spirito
riposante in se stesso, u n essenza spirituale superiore.
D a questa procede ogni azione creatrice, ogni aspirazio
ne verso il vero, il buono ed il bello, ogni anelito del
luomo verso la divinit. Vediamo ora come queste cate
gorie fondamentali dellattivit umana prendono forma
su questo nuovo terreno.
La conoscenza non pu essere, secondo Plotino, u n ac
quisizione dallesterno, non pu sorgere da una parte
cipazione delle cose esterne. Intenderla cos vuol dire
rinunziare al vero sapere. Perch allora noi riceverem
mo pure immagini, senza poter sapere se e fin dove
esse corrispondono alle cose. Se pure nel dominio del
senso con le sue oscurit impenetrabili loggetto antece
de la conoscenza, nel regno dello spirito loggetto deve
scaturire dal pensiero stesso: il pensiero e lessere sono
qui indissolubilmente congiunti. Ma questo non possi
bile se non quando il pensiero non conosce che se stesso,
nellautoconoscenza del soggetto pensante. Il progresso
della conoscenza vuol dire allora leliminazione di tutto
ci che straniero, il ritirarsi del pensiero dal ricco e

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

161

variopinto mondo dei fenomeni nel suo proprio essere


invisibile. Cos la scienza si va sempre pi trasforman
do in una elucidazione dalle forme fondamentali del
pensiero, in una logica astratta chiusa in se stessa e re
mota dalla realt. Il pensiero si allontana sempre pi
dalla realt e dallesperienza, n sente il bisogno di spe
cializzare l opera sua in singole discipline. Il conoscere
cade cos nel pericolo di trattare dalla sua altezza con
indifferenza, anzi con ostilit le scienze.
Con analoga disposizione Plotino eleva anche il bene
al disopra di ogni legame con lesterno come di ogni
stato personale subiettivo, per riporlo in unattivit spi
rituale riposante in se stessa, piena dellessere assoluto.
Plotino rileva in primo luogo la dipendenza del piace
re. Il piacere sempre piacere di qualche cosa e deve
quindi avere il suo fondamento in un qualche oggetto.
Lo stato subiettivo segue il contenuto obiettivo della vi
ta: non il tendere che crea il bene, ma il bene che
crea la tensione del desiderio. Inoltre l eccellenza e la
felicit non hanno bisogno dunazione espressa della co
scienza e del sentimento. Come colui che bello e sano
rimane tale anche senza pensarvi, cos il saggio ed il vir
tuoso non hanno bisogno di proporsi continuamente la
saggezza e la virt. Quanto pi la nostra attivit sap
profondisce e quanto pi il corso degli eventi si restrin
ge al nostro proprio essere, tanto pi impallidiscono, fino
a scomparire, i sentimenti di piacere e di dolore. Per
ch solo ci che a noi straniero da noi rilevato col
sentimento nella sua particolarit, non noi ed il nostro
essere proprio. Onde, conquistare la indipendenza inte
riore vuol dire liberarsi dal giogo del piacere.
Anche Plotino rimane fedele allantica dottrina greca
per cui la felicit inseparabile dallattivit, ma, come
si veduto, egli non intende per attivit unazione sul
lambiente, avente risultati visibili. Onde, perch la virt

162

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

sia perfetta, non , secondo il pensiero suo, necessario


che essa si esplichi allesterno; ch del resto dovrem
mo desiderare l ingiustizia, il bisogno, la guerra, per
aver occasione di esercitare la virt, la liberalit, il va
lore. In realt gi la condotta interna, il sentimento vi
vente sono unattivit continua e perfetta. Qui ancora
vediamo ima dottrina spinta alle estreme conseguenze
distruggere se stessa nella sua forma primitiva. Con un
sentimento giocondo della vita il greco attendeva ogni
felicit dallattivit. Ma quanto pi gravi si resero nella
vita reale gli ostacoli, tanto pi dovette ritrarsi lattivit,
fino a rinunciare, come ora, ad ogni rapporto con lam
biente ed a ridursi a un movimento interiore dello spi
rito, ad uno stato del sentimento riposante in se stesso.
Ora essa non si propone pi altro fine che di pervenire
allessere assoluto, allunione essenziale con Dio: essa ha
per conseguenza lindifferenza di fronte a tutta la realt
sensibile e lisolamento di fronte alla societ umana. Man
ca inoltre ogni stimolo al miglioramento delle condizio
ni esterne, ad un ordinamento pi razionale della nostra
esistenza. Cos anche l idea del bene si libra ad uninar
rivabile altezza lungi dalla vita pratica.
Ma in nessun punto la trasformazione cos visibile
come riguardo allidea del bello. Gi Platone aveva ri
conosciuto al bello un carattere di spiritualit eccelsa: ma
nei particolari della teoria aveva accolta anche molta
parte di elementi sensibili. Plotino per primo rileva con
rigore quel carattere di spiritualit e viene cos condotto
ad una teoria affatto nuova. Il bello non pu risiedere
nella proporzionalit delle parti (< ju [Z [A T p ? a ), dove era
stato lungamente cercato. Perch allora solo alcunch di
composto potrebbe essere bello: ora anche nel regno sen
sibile piacciono a noi cose semplici come la luce, loro,
le stelle: nel campo spirituale poi i rapporti di misura
perdono ogni senso. In realt il bello consiste nel trion

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

163

fo dellelemento superiore sullinferiore, della forma sul


la materia, dellanima sul corpo, della bont e della ra
gione sullanima: si ha il brutto l dove linferiore trion
fa e lidea oppressa dalla materia. Il bello, cos con
cepito, fondato sul bene, su ci che ha valore per s
medesimo, e non pu venirne disgiunto. La manifesta
zione esterna diventa invece qualche cosa di accessorio:
il bello non nasce dallaccordo dellinterno e dellester
no, ma solo dallinterno e per linterno. La creazione
artistica non sincorpora nel marmo, ma rimane in se
stessa e si partecipa da anima ad anima: l opera este
riore, la creazione visibile solo un riflesso, unimmagi
ne della creazione interiore viva nello spirito dellartista
e perci inevitabilmente qualche cosa dinferiore. Po
sta simile superiorit dellattivit interiore, sintende co
me larte non possa essere soltanto unimitazione della
natura. Vero piuttosto che la natura stessa imita qual
che cosa di superiore e che l arte ricerca in essa non la
forma sensibile, ma la ragione in essa agente; larte poi
in virt della bellezza presente nellinterno molto ag
giunge di propria potenza correggendo ci che vi dim
perfetto nella natura. Qui si riscontra per la prima volta
la persuasione che larte crei, di fronte alla realt sensi
bile immediata, una nuova realt ideale. Ma pur ricono
scendo la natura superiore del bello, Plotino non si
indotto a dedicare allarte, come avente un dominio suo
proprio, ricerche speciali. Anche in riguardo al bello
il suo sguardo troppo esclusivamente rivolto al rap
porto delluomo col tutto, perch egli discenda ad occu
parsi delle conseguenze particolari e dei suoi riflessi nel
mondo delle forme visibili. Come la verit rispetto alla
scienza, il bene rispetto allazione, il bello minaccia di
rimanere in unaltezza remota dallarte.
In tutti i campi si manifesta cos unenergica tenden
za ad approfondire la vita, unaspirazione ardente del

164

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

soggetto a librarsi in alto sopra ogni vincolo con gli


oggetti, un'interiorizzazione intensa dellagire e del crea
re. D a un semplice elemento della realt lo spirito ne
diventa il fondamento universale ed unico. Ma dopo
questa liberazione esso sarresta primieramente in unal
tezza remotissima dalla realt, come una forma perfetta
mente pura, ma priva dogni pi precisa determinazio
ne, dogni contenuto intuitivo. Ben penetrata ogni ma
nifestazione attiva da un impulso ardente e profondo
verso lalto, ma questaltezza , nella sua sublimit, to
talmente separata dal mondo dellesperienza: liberate
apparentemente da ogni attrazione verso il basso, le sue
creazioni si librano, come fantasmi di nebbia, al diso
pra della nostra condizione umana. Tutti i colori impal
lidiscono, tutti i contorni si confondono in questo on
deggiamento vago. naturale che da questaltezza lo spi
rito aneli a compiere lultimo passo, a volgersi dal re
gno delle dimostrazioni mediate allapprensione imme
diata dellessere assoluto, all'unione essenziale con Dio.
e) Lunione con Dio
La visione diretta di Dio ecco laltezza dominante
della vita secondo Plotino. Ben ci rinvia a Lui ogni sua
manifestazione nelluniverso come limmagine allesem
plare: ma lessenziale per noi di abbracciare nella sua
totalit immediata ci che altrove ci era accessibile solo
in parte e per mezzo dintermediari, di vedere il signore
della casa, non solo ci che ladorna. Cosi si spiega fa
cilmente come in questo punto il sentimento di Plotino,
che altrove accompagna con un certo ritegno lopera del
lintelletto, si dia libera carriera e con entusiasmo arden
te penetri tutta la sua esposizione. Questo passo importa
cos un ritorno a noi stessi come una rottura con tutto
il nostro passato. Quello che noi cerchiamo non lungi

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

165

da noi e non separato da noi da gravi ostacoli : noi


non cerchiamo in fondo che lessere nostro, fino ad ora
reso a noi straniero, noi non facciamo che ritornare nella
nostra vera, dolcissima patria. Ma poich il nostro cuore
si era attaccato a cose straniere, necessario un comple
to rivolgimento, una trasmutazione interiore: il nuovo
essere non scaturisce poco per volta dallantico, ma si
manifesta aUimprowiso. Allora dobbiamo credere di
averlo veduto, quando si fa nellanima improvvisamen
te una grande luce. Alla aspirazione ardente verso lal
to succede ora unaspettazione calma. Bisogna rimanere
in pace finch Egli appare e rimanere immobili nella
contemplazione come l occhio che attende il sorgere del
sole. Anzi bisogna che chiuda gli occhi del corpo co
lui che aspira alla visione dei misteriosi abissi dello
spirito.
Nessun concetto pu naturalmente esprimere ci che
la visione immediata dellessere divino ci rivela: solo si
pu dire ci che questo essere non , ogni altra parola
non pu essere che un simbolo. Anche intorno allo stato
di elevazione, di unione mistica, di estasi solo pos
sibile dare qualche idea per mezzo di immagini. Que
ste rilevano soprattutto due punti: lelevazione sopra Io
stato della vita ordinaria e lunione perfetta con lasso
luto. Al primo si accenna quando si parla di un alto
silenzio, di un oblo di tutte le cose, di ima solitudine
perfetta, ecc.; al secondo quando si dice che locchio
stesso diventato luce, o quando il filosofo, come se il
senso della vista non potesse esprimere abbastanza l in
tima e perfetta unione, ricorre ad espressioni del senso
tattile (toccare, sentire, tastare).
Intorno allessenza divina, superiore in realt a tutti
i concetti, possiamo dire qualche cosa di meno impreci
so per mezzo delle idee dellUno e del Bene. Il rigo
roso concetto dellunit, che posto ben pi in alto della

166

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

semplice unit numerica, vieta ogni e qualsiasi distinzio


ne nel seno dellessere supremo. Onde segue che questo
essere non pu nemmeno distinguere s da se stesso:
egli non pu avere una coscienza, non pu essere una
personalit. La concezione impersonale dello spirito che
aveva sempre avuto la prevalenza nella filosofia greca,
ma temperata il pi delle volte da qualche concessione,
viene ora alla fine formulata nel modo pi rigoroso.
Certo per solo in astratto. Ch questo essere puro e
senza qualit viene in verit continuamente dotato duna
vita interiore, la sostanza impersonale si converte insen
sibilmente nella divinit che tutto vivifica, la dissoluzio
ne nell'infinito diventa una dedizione del cuore alla per
fezione suprema, il pensiero speculativo cede il posto ad
una religione dinteriorit profonda. Anche in Plotino il
mondo che egli abbraccia va al di l dei suoi concetti.
Onde egli non dubita di collegare ancora con lessere
assoluto lidea del bene: con la concezione pi imperso
nale che sia possibile del bene cerca di nascondere in
qualche modo linconvenienza di questo ravvicinamento.
I
problemi e le contraddizioni che questa concezione
lascia insoluti non turbano Plotino nella sua dedizione
assoluta allessere supremo. Come lo stato dunione mi
stica posto incomparabilmente pi in alto di ogni for
ma della vita, cosi la beatitudine che in esso si raggiun
ge non ha paragoni. Il possesso del mondo intero non
la eguaglia: ogni cosa umana, appare da questaltezza,
miserabile e- vana. Plotino si immerge con compiacenza
nel pensiero della dissoluzione totale in questunit tra
scendente, che costituisce ad un tempo la radice di ogni
realt; qui per la prima volta questo pensiero mostra
la sua attrazione irresistibile verso lo spirito umano, at
trazione che esso ha poi esercitato cos spesso e che an
che oggi lungi dallaver perduto. Destare le coscienze
umane e volgerle verso questo alto fine - ecco il com

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

167

pito principale della filosofia. Ma in una impresa che


esige la cooperazione di tutto lessere nostro, essa non
pu far altro che mostrarci la via: ciascuno poi deve se
guirla per virt della propria volont interiore. La dot
trina ci accompagna sino al punto ove comincia il cam
mino; ma la contemplazione opera di chi vuole ve
dere.
Tale la vita allaltezza dellunione mistica con lasso
luto. Plotino stesso ne considera il conseguimento sulla
terra come una rara eccezione: se lidea di Dio non ci as
sicurasse altro, essa non farebbe che innalzarci in alcu
ni momenti solenni al disopra della vita, non eleve
rebbe la vita medesima nel suo complesso. Ma in verit
essa agisce per via del pensiero al di l di questi mo
menti dintuizione immediata, trasformando intorno a
noi lintiera realt. Tutta la vita riceve dallassoluto un
altro aspetto, lessere disperso e mutevole viene raccol
to in ununit immutabile. Dal fluire del tempo si leva
come un presente immobile l eternit e diventa come il
punto di vista da cui la ragione dora in poi vede e
vive la realt. Tutte le grandezze sono trasportate dal
relativo nellassoluto e mutano cos il loro primitivo
significato. Cos specialmente il concetto dellinfinito.
Gli antichi filosofi greci sentivano anzitutto nellinfinito
la mancanza dun limite e lo respingevano perci come
qualche cosa d'irrazionale: ora riceve il senso positivo
di ci che posto al disopra di ogni limitazione pos
sibile e diventa perci un carattere della divinit. Que
sto ancora ci conduce alla soglia dellet moderna.
Uninfluenza potente sul complesso della vita ha inol
tre laffermazione che nel seno dellessere assoluto tutte
le opposizioni della realt sono superate, anzi in ultimo
coincidono. Sebbene Plotino non abbia espressamen
te formulato questidea, su cui insistono cos decisamen
te i filosofi del rinascimento, in realt essa esercita pres

168

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

so di lui una grande influenza. Aggiungiamo ancora


qui qualche cosa a ci che la precedente esposizione ha
gi messo in luce a questo riguardo.
Lessere supremo non conosce il movimento nel sen
so di un mutamento: in lui regna una pace perfetta,
una quiete immutabile. Ma con tutta la sua immutabi
lit, la quiete dell'essere divino non una quiete pigra
e morta, essa implica unazione continua, essa la vita
perfetta e suprema. Lantico concetto della quiete attiva,
dellattivit riposante in se stessa e soddisfatta di se stes
sa, del perfetto equilibrio del riposo e del movimento
trasferita qui dalla condizione umana al fondamento
ultimo della realt, dove soltanto la speculazione pu
seguirla. Di pi lessenza non si distingue in questo es
sere ultimo dallattivit. Questa non in ultimo la ma
nifestazione duna natura pi profonda in s perfetta, n
lessenza giace in oziosa quiete al di l dellazione:
bens lintera essenza risiede nellattivit adeguata, e senza
tale presenza dellessenza lazione cade nel superficiale
e nel falso. N el medesimo tempo sparisce ogni distin
zione tra lessenza ed il suo fondamento, poich Tes
sere assoluto crea se stesso, causa di se stesso (causa
sui). Onde in esso coincidono libert e necessit. Les
sere divino non conosce n caso n capriccio, ma nem
meno la dipendenza da alcunch di straniero e desterno:
esso vive da s ed in s solo. Per l ascensione nelles
sere assoluto anche luomo pu rendersi partecipe di
questa libert divina, la quale qualche cosa di incom
parabilmente pi alto che non la semplice liberazione
dal senso.
Infine anche il problema della razionalit dellesisten
za trova in questaltezza trascendente una particolare so
luzione. La teodicea che qui ci si presenta ha senza dub
bio tolto qualche cosa dagli Stoici, ma intesse anche le
idee non proprie in un complesso nuovo e tutto suo,

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

169

che quanto di pi notevole lantichit ci ha lasciato in


questo indirizzo. - Plotino non contesta affatto la vasta
espansione del male, ma crede di poterlo superare po
nendosi da un pi profondo punto di vista. Anzitutto
luomo non deve trattare il problema dal suo o in ge
nere da un limitato punto di vista : non si deve guar
dare laspirazione del singolo, ma il tu tto ; s e anche
il fuoco in te si spegne, non perci spento tutto il
fuoco . Inoltre si fa appello per giustificare lo stato
delle cose a tutti i diversi ordini di idee del sistema
plotiniano: in modo speciale si appoggiano una conside
razione metafisica ed una considerazione estetica. Il male
non ha in stretto senso un essere vero, non per sua
natura alcunch di positivo, ma solo un bene mino
re, una privazione di qualit pi eccellente, una deficien
za (eXXei^K;) del bene. Anche nei gradi inferiori della
realt il bene rimane in prevalenza: onde il loro essere
preferibile al non essere. Essi sono poi anche neces
sari per ci che la perfezione del tutto implica una mol
teplicit, onde accanto al superiore deve pur trovarsi
linferiore. In una statua non pu tutto essere occhi, in
un quadro non tutti i colori possono essere chiari, in
un dramma non tutto pu essere eroico. Pensiamo inol
tre alla connessione interna delle cose, allordine che
penetra il tutto in ogni sua parte! N on soltanto vediamo
una rigida concatenazione di cause e di effetti, ma in
contestabilmente anche una subordinazione a leggi etiche;
anche qui si afferma lantica fede greca in una giusti
zia immanente alle cose. Per quanto poi le singole parti
delluniverso possano contrastarsi a vicenda, il tutto un
tutto armonico in cui le opposizioni svaniscono; anche
ci che a noi uomini par contrario a natura, ha il suo
posto nella natura del tutto. Chi dice male della real
t, pensa generalmente alla realt sensibile. Ma al di
l di questa il pensiero ci apre un mondo di spirituali

170

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

t pura, il mondo degli eterni prototipi che non conosce


difetto e che redime anche il suo riflesso sensibile.
Cos vediamo affermato sino alla fine con tutta ener
gia lantico pensiero greco della bellezza e razionalit
del tutto. Anche lultimo pensatore indipendente del
mondo greco sta saldo nella convinzione che luomo non
ha da crearsi un nuovo mondo, ma semplicemente da
riconciliarsi con la realt esistente per mezzo della retta
conoscenza. Anche a lui la realt appare come un per
fetto regno della ragione; non vi posto qui per gran
diosi innovamenti, per una vera storia con la libert
del volere e il progresso attivo; basta penetrare attra
verso le terribili apparenze fino al fondo ultimo per
sfuggire allirrazionalit. In tal modo il pensiero si af
ferma sino allultimo come la potenza che acquieta luo
mo circa il suo destino e lo collega con la divinit.
Quanto pi per in Plotino luomo si spoglia del suo
carattere particolare ed attinge dallinfinit una nuova vi
ta, tanto pi lagire suo si trasforma da un cercare in
un possedere, da un progredire infaticato in una calma
immobile. La pace dellassoluto, al di l di tutte le lot
te e di tutte le opposizioni - ecco quale il fine su
premo in quella torbida et, in mezzo al rapido deca
dere di ogni cultura. Il mondo immediato che circon
da l uomo ha ora il suo compito essenziale nel rinviarci
a quel mondo superiore: esso vale non tanto per ci che
esso quanto per ci che esso accenna, come segno e
simbolo dun essere pi alto. In questo carattere sim
bolico dellimmediata realt ha il suo pi remoto fonda
mento linterpretazione simbolica della natura. Salire dal
sensibile allo spirituale, dallimmagine alla verit - ecco
il movimento essenziale della vita.
Come presso Plotino l attivit del pensiero giunta al
suo culmine assume un carattere decisamente religioso
e come religione domina tutta la vita, cos specialmen

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

171

te la religione che lo riattacca allambiente e determina


il suo posto nel vasto movimento storico del suo tempo.
Egli si trov facilmente in accordo con la religione gre
ca, ben adattandosi la sua dottrina della degradazione
dellessere supremo in una serie di gradi successivi al
politeismo popolare. Il monoteismo rigoroso aveva sem
pre ripugnato al pensiero greco: anche ad un Plotino la
rigorosa unit del fondamento ultimo delle cose non
imped di assumere, nel regno dellesperienza, una gra
dazione di forze mediatrici, di di visibili ed invisibili.
Anzi cos lavita religione sembrava aver trovato un pro
fondo fondamento sprituale ed un appoggio sicuro: gli
spiriti ad essa inclinati potevano sperare un ravvivamen
to dellantica fede. Sul neoplatonismo infatti sappoggi
lultimo tentativo di restaurazione; i suoi concetti furono
lultima arma della grecit morente. La filosofia doveva
accompagnare la vita greca fedelmente sino alla fine.
Ci che collegava Plotino con lo spirito greco, doveva
separarlo dal cristianesimo. Quali punti egli avesse a que
sto riguardo in vista, lo vediamo dal suo libro contro
gli gnostici. >- Egli biasima la loro dottrina specialmente
su questi punti: 1 Lapprezzamento eccessivo delluo
mo. Ben si ricongiunge luomo per virt della ragione
con i fondamenti profondissimi dellessere, ma egli non
che una parte delluniverso e non su di lui solo, ma
su tutto luniverso si stende lazione divina. 2 Il di
sprezzo e la despiritualizzazione del mondo. Chi dice ma
le del mondo non sa che si faccia e quale sia la sua
temerit. Ancora assurdo attribuire ad ogni omiciat
tolo unanima e negarla alluniverso ed agli astri eterni.
3 Il contegno passivo. N on basta pregare, bisogna lot
tare. Se noi fuggiamo la lotta, vinceranno i peggiori.
Anche neUinterno si tratta d agire, non di mendicare
la salute. La virt perfetta, fondata sulla sapienza, una

172

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

rivelazione di D io: senza vera virt Dio una vana


parola.
Quanto giustificati siano questi rimproveri e se al di
l degli gnostici colpiscano il cristianesimo stesso, non
dobbiamo qui ricercare; in ogni caso essi ci mostrano
chiaramente che lideale greco della vita ancor vivo ed
attivo nei suoi tratti essenziali: il coordinamento delluo
mo al resto delluniverso, lanimazione, anzi divinizzazio
ne delle forze naturali, la derivazione della felicit dalla
condotta attiva, l apprezzamento del conoscere come di
una virt divina nelluomo.
Plotino in verit anche pi lontano dal Cristianesi
mo di ci che non appaia da quellattacco, ma nel me
desimo tempo si ricongiunge ad esso pi strettamente
di quel che lurto non lasci trasparire. D alluna parte e
dallaltra si tende allinteriorizzazione dellesistenza e tut
ta la vita si appunta in Dio: e nelluno e nellaltro ri
spetto lanima, anzich attrarre con s il resto del mondo,
se ne isola e Io respinge. M a linteriorit posta da
Plotino in una spiritualit impersonale, dal Cristianesi
mo nello svolgimento duna vita personale: per il primo
la salute viene dalla potenza del pensiero, per il secondo
dalla purificazione del sentimento. Tale differenza fon
damentale conduce a soluzioni opposte circa i problemi
pi importanti della vita. In Plotino l abbandono della
realt immediata, l elevazione dal tempo nelleternit,
lacquietamento nella contemplazione del tutto; nel Cri
stianesimo la penetrazione del tempo nelleternit, un
processo storico di ascensione, una reazione contro lirra
zionalit dellesistenza. N el primo l uomo scompare di
nanzi allinfinit del tutto; nel secondo, luomo e luma
nit sono il centro delluniverso. N el primo lisolamento
del pensatore nelle altezze della contemplazione; nel se
condo l affratellamento degli individui in una piena co
munione di dolori e di vita. N oi possiamo apprezzare

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

173

quanto si vuole lelemento di verit contenuto nel pen


siero di Plotino ed anche lardore del suo sentimento
religioso, ma troveremo naturale che laspirazione ge
nerale sempre pi possente verso la religione cercasse la
sua soddisfazione non nel neoplatonismo, ma nel Cri
stianesimo.
In Plotino viene alla luce con particolare forza la con
traddizione inerente al movimento della antichit post
classica, la contraddizione fra laspirazione verso unin
teriorit superiore al mondo e la concezione naturistica,
impersonale del mondo: quel movimento da questa
concezione inceppato quasi ad ogni passo. Solo il Cri
stianesimo super questa contraddizione dischiudendo a
quella aspirazione il mondo ad essa corrispondente ed
apr cos al problema della vita nuove vie. Di quanto
poi il Cristianesimo stesso sia debitore a Plotino, discor
reremo pi innanzi.
f) Riepilogo
Come in principio, cos dobbiamo qui nella conclu
sione affermare con insistenza che per essere giusti verso
Plotino bisogna penetrare al di l delle prime apparen
ze e dallopera passare allo spirito che lha dettata. Se si
resta alla superficie, le sue dottrine non sono quasi in
nessun punto accettabili: solo lambiente stanco ed in
clinato allascetismo pu servir loro in qualche modo
di attenuante. La negazione ascetica della cultura, liso
lamento dalla societ umana, la dissoluzione del mondo
spirituale in entit inafferrabili, la concezione magica
della natura sono tutti movimenti che possono ripetere la
loro origine da Plotino: tanto linteriorit della mistica
medievale quanto i tentativi di costruzioni filosofiche a
base di concetti a priori, che giungono fino al XIX se
colo, ci rinviano ad esso. Ma la sua importanza storica

174

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

al di l delle sue singole dottrine, anzi spesso in op


posizione ad esse; nella dissoluzione dellantico ideale
classico d una bellezza tutta terrena e nella creazione d un
ideale nuovo tutto spirito e sentimento, nella liberazio
ne delluomo dallambiente e nellemancipazione duna
interiorit pura, nella subordinazione della molteplicit
delle attivit al movimento dun essere fondamentale ed
unico. Per quanto tutto questo sia forse pi abbozzato
che compiuto, con ci era nondimeno preparato il ter
reno ad una nuova concezione del mondo e della vita:
il soggetto come essere spirituale aveva acquistato trop
po chiara coscienza della sua autonomia superiore al mon
do per potersi di nuovo inserire come semplice membro
in un ordine dato; in questo abbozzo giaceva, spesso
coperta dai rottami dun mondo in rovina, una quantit
di germi vitali, che sotto favorevoli condizioni si sa
rebbero svolti per dominare il mondo.
Plotino non ha soltanto chiuso il ciclo del pensiero
antico dissolvendolo definitivamente nel suo intimo, non
solo stato fecondo per il cristianesimo di energie libe
ratrici, mantenendo nel medioevo di fronte allesterioriz
zazione della gerarchia una corrente secondaria e quasi
nascosta di spiritualit mistica; anche per il rinascimento
le sue idee furono lappoggio necessario nello svolgimen
to delle sue speculazioni ardite, la stessa speculazione mo
derna, come pure l estetica mostrano la sua influenza. La
sua azione si estende cos a tutte le et; come tutti i veri
grandi pensatori ancora oggi egli rimane per noi una fon
te di intuizioni grandiose e di suggestioni feconde.
La sua azione immediata sul terreno della grecit mo
rente non pu qui trattenerci. La unione della specula
zione possente con la profondit del sentimento, l'azione
reciproca e concorde della religione e della filosofia non
passarono dal maestro ai discepoli. Dopo il divorzio,
il movimento religioso si perdette nella superstizione e

LA V ISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

175

nel fantastico, il filosofico degener in un formalismo


astratto, in una vuota scolastica. Con Plotino la potenza
creatrice del pensiero greco aveva brillato vividamente
l ultima volta.

3 - L a grandezza ed i limiti dellantichit


Guardando indietro le concezioni della vita ereditate
dallantichit nel loro complesso, non nel loro carattere
particolare, noi dobbiamo distinguerle, come si veduto,
in tre periodi ben definiti: al periodo della creazione
spirituale segue quello della riflessione ponderata, a que
sto un terzo di meditazione e speculazione religiosa. Let
postclassica rafforza incomparabilmente il soggetto ed aspira ad una vita d interiorit pura: essa per la prima
ha afferrato nella loro particolarit la morale e la reli
gione riconoscendone lautonomia. N ellapprezzamento e
nel trattamento dei diversi periodi let moderna ha va
riamente oscillato. L dove l entusiasmo umanistico met
teva in rilievo la distinzione dellet antica dalla moder
na e da quella voleva trarre nuovi impulsi allattivit
creatrice, ivi lo sguardo e lamore andarono di preferen
za allet classica; dove invece si cerc l antico perch
lo spirito individuale attingesse direttamente da esso am
maestramenti ed eccitamenti, ivi esso si volse piuttosto
alle et posteriori. N el periodo deHilluminismo gli scritti
di un Lucrezio e di un Seneca, di un Plutarco e di un
Marco Aurelio erano nelle mani di ogni persona colta.
Dopo il neoumanismo stato altrimenti. Ma forse che
lenergico svolgimento del soggetto, linteriorizzazione
della vita, propria dellet che noi oggi attraversiamo
non ci avvicinano nuovamente di pi alla tarda antichi
t? Questo in ogni modo certo: che la considerazione
storica deve apprezzare il mondo antico nella sua tota

176

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

lit e che il suo apprezzamento non pu non essere


pi favorevole quando essa debba riconoscere nel suo
svolgimento una serie di profondi movimenti e di inten
se trasformazioni e scopra dappertutto un lavorio opero
so, un aspro travaglio ed una dura lotta, che non quando
debba venerare un unico momento culminante dato, co
me un mirabile dono del destino.
Ma nonostante ogni variet lantichit rivela una con
nessione interiore ed un elemento fondamentale comune:
la successione dei suoi momenti avviene entro i limiti
d ununit e d una continuit di vita.
Tutte le concezioni saccordano nellapprezzare in mo
do veramente caratteristico lattivit come lanima della
vita. Per quanto essa assuma le forme pi svariate e cer
chi in sempre nuovi campi il suo centro di gravit, per
quanto nel corso dei secoli essa si vada sempre pi ri
traendo dalla realt immediata, pure essa rimane sempre
il punto essenziale da cui dipende la riuscita di tutta
lopera della vita. Per essa luomo sente l esistenza sua
intrecciata per lo pi in una rete di invisibili rapporti
e posta sotto la tutela della divinit. Ma linizio ed il
nerbo dell'attivit risiedono in lui medesimo: la sua
medesima forza che deve risvegliare in lui lelemento di
vino e condurlo alla vittoria sullelemento inferiore. An
che nella vita ascetica e mistica il successo dipende dal
luomo: egli deve conquistarsi la beatitudine con la ten
sione di tutte le sue forze. Tali convinzioni, come impli
cano una fede intensa nella potenza e nella prossimit
del bene, cos testimoniano dun possente impulso vitale,
dun vivo e gioioso senso dellesistenza, d un godimen
to nellesplicazione della forza. La resistenza degli osta
coli non distrugge qui la volont di vivere; pur negando
certe forme della vita, in questa medesima negazione
particolare lo spirito afferma la vita stessa, non cerca,
come nellindia, lannichilimento perfetto. Anche il de

LA VISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

177

siderio, sempre pi intensificantesi, dellimmortalit, atte


sta la forza dellistinto vitale, lattaccamento indistrutti
bile allessere. Ancora nella speranza greca in un al di l
si afferma e si idealizza il presente pi che non sim
magini una forma affatto nuova desistenza. Le dottrine
filosofiche si accordano con questa direzione della fede
nellimmortalit verso lesistenza terrena, quale ce la mo
strano gli antichi sarcofaghi, che pure appartengono ad
unet in cui il senso della vita sera fatto pi triste
e pi fosco. Ch essi rivestono la morte con la varia
ricchezza della vita, si riattaccano sempre ancora alla vita
terrena pur elevandola in una sfera ideale.
Questo senso gioioso della vita e dellazione d allo
spirito greco una inesauribile freschezza, esso la sor
gente di quella meravigliosa elasticit dello spirito, che
sempre sa, anche tra le difficolt pi gravi, ritrovare la
via della potenza creatrice. Ci che la vita offre di gran
de e di buono accolto e coltivato. Certo questafferma
zione della vita ha il suo lato meno bello in una specie
di insensibilit verso il dolore e gli aspetti oscuri della
vita. Ben vengono avvertite e sempre pi dolorosamente
sentite le resistenze; ma dappertutto la saggezza fatta
consistere nel respingere in qualsiasi modo le potenze
ostili, nel non lasciarle accostare a s, nellelevarsi con
ardito volo al disopra della sfera del loro dominio. Il
dolore non accolto nellanima della vita e rivolto al
suo nobilitamento; esso non diventa la sorgente d una
metamorfosi spirituale e d unelevazione interiore. E que
sta via mancata allo spirito greco soprattutto perch
le concezioni greche hanno avuto coscienza dei grandi
compiti della vita spirituale in rapporto al mondo este
riore, ma non conoscono le gravi complicazioni della
vita interiore in se stessa; il problema essenziale po
sto nel rapporto dello spirito col mondo, non nel rap
porto con s e la sua profonda essenza. Regna in esse

178

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

una ferma e lieta fede nella potenza e nella grandezza


dello spirito umano. Lo spirito, cosi come esso , bene;
esso non abbisogna che d un energico svolgimento e
d una chiara coscienza di se stesso per respingere le for
ze ostili e dominare la natura sensibile. Lidea che la
vita spirituale svolgendo le proprie forze soggioga la
natura e la plasma riducendola ad unespressione propria
sta a fondamento del compito imposto alla vita: quindi
lidea della bellezza domina, come concetto centrale, Fa
zione creatrice. Posta simile concezione, naturale che
non si richieda alcuna trasformazione interiore, che non
si conosca la via che conduce alla perfezione attraverso
il turbamento e il dolore, che penetra fino allafferma
zione attraverso lacerba negazione.
La stretta connessione della verit e della bellezza,
della conoscenza penetrante e della creazione plasmante,
in cui culmina l opera dello spirito greco, si fa strada
anche nelle concezioni filosofiche. Esse aspirano soprat
tutto verso una realt essenziale ed eterna che assicuri
alla vita un solido appoggio ed una quiete immutabile
e che nel medesimo tempo trasformi il caos dei feno
meni superficiali in un ordine splendido. A llapogeo
della vita la contemplazione dellordine universale con la
sua perfetta armonia si confonde con la gioia che d la
bellezza eterna.
Un simile ordinamento della vita pu particolarmente
soddisfare lo spirito l dove o circondato da un pre
sente imponente o il suo pensiero pu dal fluire mute
vole dellesistenza astrarre un presente eterno. Ed infatti,
quanto pi nella vita greca si dilegu la presenza visi
bile della ragione, tanto pi accanitamente la filosofia si
ostin nella affermazione dun ordine invisibile. Ma tan
to maggiori, tanto pi violenti furono gli sforzi che essa
dovette compiere, tanto pi lontano si trasport quel
mondo della realt perfetta e della bellezza, tanto pi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

179

perdette il mondo delle idee ogni contenuto vivente,


tanto pi vacua si fece lumana esistenza. Ed allora si
fece sentire come ima grave deficienza il fatto che la
saggezza greca incapace di ricostruire a se stessa una
nuova realt presente, che col suo carattere antistorico
essa non conosce alcuna possibilit duna trasformazio
ne radicale, non conosce n avvenire n speranze: tale
impossibilit dun rinnovamento completo dovette pesa
re in modo insopportabile sullo spirito non appena esso
avvert le deficienze della realt che lo circondava e so
prattutto il vuoto interiore dellesistenza.
Contro questi pericoli noi vedemmo i filosofi lottare
come vigili eroi ed affermare, attraverso a tutti i rivol
gimenti, gli antichi ideali. Ma nemmeno essi potevano
spezzare i confini del cosmo spirituale in cui erano sorti;
i fondamenti della concezione greca del mondo erano
troppo solidi e troppo rigidi per potersi adattare alle
nuove esigenze: cos dovette venire il tempo in cui lu
manit si volse da essi verso nuovi ideali. Le possibilit
implicate nella vita spirituale greca erano esaurite, la ro
vina definitiva era ormai inevitabile.
Ma la conoscenza della necessit di questa rovina non
pu impedire che si assista con tristezza al declinare di
tanta spiritualit e di tanta bellezza. Solo pu mitigarla
la considerazione che tale dissoluzione mise in libert
gli elementi singoli dalla sintesi particolare in cui erano
fino allora conserti; cos essi poterono dallora in poi
agire secondo la potenza propria e portare nuovi frutti.
Senza pari lenergia eroica con cui il pensiero greco
misur la vastit e la profondit dellesistenza umana,
segu con chiarezza e vigore sino allultimo tutti gli in
dirizzi iniziati, cre in quadri geniali le pure forme ti
piche della condotta, che esauriscono le principali dire
zioni possibili dellesistenza e perci rimangono sempre
presenti al lavoro ulteriore dell'umanit. Senza pari

180

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

ancora lo spirito di bellezza che penetra ed irradia que


ste concezioni. In ci noi non pensiamo solo alla chia
rezza ed alla grazia dellesposizione che per lo pi le
contraddistingue, ma anche al fatto che qui si affer
mata per tutti i secoli la potenza della forma, della bel
lezza sulla vita e si rivelata per la prima volta una
visione particolare della vita dal punto di vista della bel
lezza. Lintuizione del bello diventa il tipo di ogni vera
vita spirituale; la quiete sicura associata al movimento
incessante, anzi la quiete nel movimento, che tale intui
zione caratterizza, viene proposta come fine di tutta la
vita. Come il bello piace ed allieta per se stesso, non
per le sue conseguenze, cos ogni forma di vita spirituale
accolta per s, non per alcun estrinseco vantaggio, il
bene desiderato senza alcun pensiero di ricompensa,
per la sua sola intrinseca bellezza, il male ripudiato co
me turpe per se stesso. Cos raggia da queste antiche
concezioni il tipo ideale duna vita nobile piena di for
za e di armonia, ispirata ad una seriet profonda e ad
una fede piena di gioia.
Noi abbiamo veduto come il complesso della saggez
za antica dovesse dissolversi per dar luogo a nuove for
mazioni. Ma questo non vuol dire che esso non possa
ancora esercitare su di noi una viva attrazione ed una
salutare influenza. Il suo pregio incomparabile ed impe
rituro sta in ci che essa svolge e propugna con fre
schezza giovanile ima visione semplice, sana e naturale
delle cose, che in essa si rispecchia con purezza mira
bile la prima impressione della posizione, delle esperien
ze e delle condizioni umane. Per quanto lesperienza di
amare sorti e la rivelazione di nuove profondit ci ab
bia condotti al di l di quella prima impressione, noi
dobbiamo pur sempre fare i conti con essa, anzi dobbia
mo saldamente tenerla come un momento della nostra
vita medesima, se noi vogliamo che lulteriore progresso

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

181

prosegua e rimanga nella verit. Lantichit pu esserci


un ausilio tanto pi prezioso in quanto nellatto stesso
che svolge dinanzi a noi una concezione naturale delle
cose, essa ci conduce nel medesimo tempo al di l della
stessa. Ch il suo movimento medesimo la spinge verso
una crisi ed una catastrofe gravissima: linteriorit che
essa aveva svolto ad una potenza sempre pi grande,
doveva infine rompere i propri legami con lantico edili
zio e scuotere le fondamenta del tutto. Cos avviene
allantichit come alleroe tragico. Egli imprende la lot
ta per l affermazione del suo carattere e contro le resi
stenze crescenti svolge sempre nuove energie. Ma nel
tempo medesimo che queste si svolgono, si muta la stes
sa posizione iniziale: anzi le forze stesse che vengono
evocate in soccorso cominciano a cooperare alla sua ro
vina. Cos questa diventa inevitabile. Ma la caduta este
riore ad un tempo la vittoria duna nuova convinzio
ne e duna nuova condotta che si venuta formando
nella lotta senza, anzi contro la intenzione delleroe: da
tutte le complicazioni delle condizioni storiche si leva
con chiarezza sempre crescente un mondo dinteriorit
pura: anche la verit del mondo antico pu in essa ri
sorgere a vita imperitura.
Per noi che andiamo seguendo il progresso delle di
verse concezioni della vita di particolare importanza
il fatto che lantichit anche dopo la grande catastrofe
si mantenne vivente in molteplici e varie influenze e che
infine essa contribu con lazione sua liberatrice ed elevatrice ad introdurre una nuova era spirituale. La pi
preziosa eredit del mondo greco fu il sacro fuoco che
dorm sotto le ceneri finch lo spirito umano cominci
nuovamente ad anelare verso la luce, la libert e la bel
lezza: allora si levarono nuovamente le fiamme e lEros
ellenico riprese il suo posto di mediatore fra la terra ed
il cielo. ( W i l a m o w i t z .)

P a r t e Seco n da

II Cristianesimo

I principii

C arattere

g e n e r a l e d e l c r is t ia n e s im o

1 - Considerazioni preliminari
Prima di entrare a discorrere delle concezioni della
vita sorte sul terreno del Cristianesimo pur necessario
in qualche modo trattare del carattere generale di que
sto. Ma anzitutto occorre far fronte ad un dubbio: e cio
se le dette concezioni sorgano veramente dalla religione
o non siano invece fatti concomitanti derivati da un altro
campo. Certo una religione non in primo luogo una
concezione generale del mondo e della vita, una dottri
na delle cose umane e divine. Essa piuttosto la costi
tuzione duna realt particolare, la formazione duna nuo
va vita poggiata sul pensiero duna realt superiore: lo
svolgimento di questa vita si afferma come qualche cosa
di superiore a qualunque pura teoria ed anzi afferma
contro di essa la propria indipendenza. Ma il carattere
spirituale di quella implica che essa porti in s e svol
ga dal proprio seno un complesso di convinzioni circa
linsieme dellesistenza. Ogni religione universale compie
una specie di rivolgimento della vita immediata, sposta
il cardine della vita: essa non si fonda sulla metafisica,
ma essa stessa una metafisica, la rivelazione d'un
nuovo mondo al di l della natura. Ora tale rivolgimen-

186

LA V ISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

to non possibile senza che luomo vi applichi tutto


se stesso decidendo con tutto l essere suo di tutta lesi
stenza; ma esso non pu giustificarsi n di fronte a s,
n di fronte agli altri senza convertire tale decisione in
pensiero, senza foggiare dalla nuova forma di vita una
nuova concezione della vita.
Ma si trova, questo ci resta ora a chiedere, nella mol
teplicit di ci che si presenta come concezione cristia
na, un elemento comune tale che possiamo parlare di
una concezione cristiana della vita? Nessunaltra religio
ne si tanto allontanata dalle sue origini, nessuna ha
visto sorgere nel suo seno divisioni cos profonde come
il Cristianesimo. In due ed opposte guise si tentato tut
tavia di salvare il carattere unitario. Gli uni si attengono
alle origini e in tutte le formazioni posteriori ricono
scono come legittimo solo ci che con esse concorda; gli
altri invece trovano l unit nella continuit storica che
ricollega direttamente lu n a forma allaltra e considerano
come cristiano tutto ci che appartiene a questa catena.
Luno e l altro procedimento ha del vero, ma un vero
parziale. N el primo il criterio troppo ristretto, nel se
condo troppo malsicuro. Come ogni fase, cos anche
le origini contengono elementi propri delle condizioni
speciali del tempo e dellambiente spirituale contempo
raneo; vano voler impedire allo spirito di elevarsi al
disopra di esse o voler costringere ogni movimento ul
teriore in questo letto di Procuste. E pi vano ancora
quel ricorrere semplicemente alla storia, ch questa con
tiene ben altri fattori che non le necessit interne della
religione; pu essere benissimo che questa sia stata so
verchiata talora da elementi stranieri e che nel suo adat
tarsi alle circostanze umane abbia perduto il meglio del
suo contenuto. A tale dilemma possibile sfuggire solo
col tenere per fermo che le forme e i movimenti stori
ci del Cristianesimo hanno per fondamento una verit

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

187

eterna, un fatto fondamentale dello spirito, il quale con


tinua ad agire attraverso ad essi nonostante ogni travia
mento dorigine umana: solo una tale verit superiore
alla storia pu dare unit alla storia, ad essa solo pos
sibile fare sempre di nuovo ritorno senza sacrificare al
passato il presente. Cos necessaria una distinzione fra
il contenuto spirituale della religione e gli accomoda
menti umani, per poter opporre alla dispersione ed alle
ostilit umane un fondo immutabile e comune.
E non difficile riconoscere nel Cristianesimo questo
fondo comune, specialmente comparandolo con le altre
religioni. Il Cristianesimo non religione nomistica, ma
religione di liberazione; come tale esso non vuole solo
destare ed infiammare le energie presenti, ma esige un
rinnovamento del mondo e delluomo. D i pi, come re
ligione di liberazione, ha carattere pi etico che ontolo
gico; ossia esso non si propone, come le religioni india
ne, di penetrare dal mondo dellillusione a quello del
l essere vero, ma pone tutta la realt al bivio tra il bene
ed il male ed esige un nuovo mondo fatto di grazia
e di amore. Questo d a tutte le grandezze ed a tutti
i compiti un carattere particolare. Lessere temporale non
si degrada qui a pura illusione, ma anzi acquista un al
tissimo valore, in quanto in esso discende leterno e vi
rivela le profondit ultime dellesser suo, in quanto gi
in esso ha luogo una unione del divino e dellumano.
N il Cristianesimo pu stabilire questi nuovi doveri sen
za romperla decisamente con lo stato di cose preesisten
te, anzi con tutto lordine naturale e ad esso contrap
porre lideale dun nuovo mondo: cos esso indirizza le
menti, al di l delle cose visibili e presenti, ad un or
dine invisibile e futuro. Ma questa rottura col mondo
non diventa negazione del mondo: laspirazione verso
un migliore avvenire non ha bisogno di render stranie
ri al presente. Ch quel carattere etico fondamentale

188

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

trasforma appunto linteriorit elevata sopra il mondo in


un'energia trasformatrice del mondo. Ci che solo nel
l avvenire sar perfetto gi immediatamente presente
al sentimento ed alla fede, pi presente che il presente
sensibile: ondesso spinge con forza irresistibile alla crea
zione dun nuovo mondo, a cooperare al regno di Dio
in mezzo alla miserie del tempo e dellumanit. Cos
la vita svolge accanto alla delicata interiorit anche unat
tivit piena di gioia.
Tutti questi elementi sono strettamente collegati e ci
dnno in questo collegamento un tipo particolare di vi
ta. Certo le circostanze umane e storiche mettono pi in
rilievo ora questo ora quel lato, anzi possono allontanare
di molto la realt umana da quel quadro ideale. Ma pur
questo traluce sempre attraverso a tutte le mutazioni e le
deviazioni, attraverso a tutte le complicazioni ed a tutte
le divisioni come un principio attivo ed un orienta
mento immutabile; ci che ci proponiamo ora di con
siderare pi in particolare.

2 - I fatti fondamentali

La vita cristiana trova il suo compito fondamentale


non in rapporto al mondo, ma in rapporto a Dio, lo spi
rito perfetto: lunione con Dio ecco il termine dellagi
re e la sorgente della beatitudine. Lesistenza di Dio e
la possibilit dun rapporto delluomo con Dio sono qui
certezze cos evidenti come per lo spirito greco lesistenza
dun mondo esterno; il processo medesimo della vita
rivela cos direttamente lazione dello spirito supremo,
che le prove speciali dellesistenza di Dio appariscono
cos inutili come imperfette: esse conservano un certo
valore solo come tentativi di giustificazione della fede di
fronte agli altri.

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

189

Nel suo rapporto con Dio luomo ha un posto del


tutto subordinato: lindividuo non deve affermarsi come
individuo. Ma tale annegamento nella comunione divi
na, tale negazione della particolarit rimane profonda
mente diversa dalla dissoluzione perfetta dellessere pro
prio nellessere assoluto, quale la speculazione mistica
lesige. Lideale cristiano non riduce l individuo a pura
apparenza, ma gli lascia, nonostante la sua subordina
zione, un valore autonomo, anzi esso lo accresce a dismi
sura. Poich tutta la distanza che vi tra lo spirito per
fetto e la debolezza umana non impedisce che il primo
stringa con questa un intimo rapporto e ad essa parte
cipi la ricchezza della vita divina. Tale partecipazione
da essere ad essere d origine ad una nuova forma di
vita, ad un regno della fede e dellamore, traduce lesi
stenza in interiorit pura, crea un nuovo mondo di va
lori spirituali. Di fronte allo stato preesistente questa
nuova vita diventa un arduo compito: sacrifizi inauditi
simpongono a chi voglia raggiungerne i fini, ed anche
dopo raggiunti, necessaria una tensione costante per
mantenere laltezza conquistata. Ma nel tempo stesso tale
comunione con lo spirito perfetto dischiude una tale bea
titudine che ogni felicit pi celebrata nulla al para
gone: di pi questa vita porta con s, nella sua intima
superiorit a qualsiasi altra esperienza, la certezza che la
potenza, onde essa scaturisce, domina il mondo, anzi
la radice stessa della realt. Lo spirito di bont e di
amore infinito, lideale della libera personalit, nel tem
po stesso lo spirito onnipossente, la forza creatrice. Co
me opera di una bont infinita il mondo non pu es
sere che perfetto; non solo perfetto nel senso che il
migliore dei possibili sotto date condizioni, che da una
data materia suscita il migliore degli ordini, ma perfetto
nel senso che risponde a tutte le esigenze della ragione.
Onde luomo deve anche essere convinto che la conqui

190

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

sta di quella vita interiore tutto in s racchiude o porta


con s, che l amore onnipotente foggia lintiero mondo
in un regno di Dio.
Quanto pi per il mondo interiore si trasforma e si
eleva, tanto pi duramente sentita la contraddizione
dellesperienza: con il fatto fondamentale della nuova
vita sintreccia strettamente la costatazione che il mondo,
cos come esso , ad essa opposto ed ostile. La mise
ria e lirrazionalit non ci circondano solo dallesterno,
ma ci attaccano anche neUmterno, ed il male appare non
come una pura limitazione e diminuzione del bene, ma
come una rude resistenza ed un traviamento completo.
U naspra lotta divide il mondo; la vittoria, anzi la sussi
stenza stessa della ragione sembra in pericolo. Il proble
ma essenziale non risiede qui, come per i Greci, nellat
teggiamento dello spirito di fronte allambiente, ma nel
suo atteggiamento di fronte a se stesso, nella sua posi
zione rispetto al suo proprio ideale, quale esso scaturi
sce dalla comunione con Dio. Il fondamento ultimo del
male la rottura di questa comunione, lisolamento e la
ribellione delluomo: la colpa ha la sua radice non nella
materia oscura e nellazione degradante del senso, ma
in una caduta volontaria; questo vuol dire una compli
cazione profonda. La questione del come sieno possibili
questo isolamento e questa ribellione e se in ultimo an
che il male non sinserisca in qualche modo nel piano
divino diede origine nel seno del Cristianesimo a molte
fantasticherie ed a molte ricerche. Ma contemporanea
mente sorse la pi viva sfiducia contro queste sottigliez
ze, il timore che la preoccupazione di esplicare il male
potesse diminuire la gravit dellimpressione e lener
gia della lotta. Onde si tenne salda in generale la deri
vazione del male da un atto di libert, ma non si chiar
oltre come potesse conciliarsi la potenza perturbatrice del
la colpa con il dominio duna bont infinita. Il mistero

LA VISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

191

dellorigine del male non stato risolto nemmeno dal


Cristianesimo.
M a la morale cristiana poteva porre questo problema
in seconda linea tanto pi facilmente, in quanto essa
applicava tutte le sue forze alla vittoria sul male e nel
suo proprio intimo sentiva con sicurezza di essere al di
sopra del campo della lotta e deUirrazionalit. Il mon
do per troppo penetrato dallirrazionalit ed indebo
lito nella sua potenza spirituale perch luomo possa ele
varsi da s a tale altezza; non vi speranza di giungere
al fine per mezzo di una lenta ascensione, di un pro
gressivo raccoglimento di tutte le forze. Il ristabilimento
del giusto rapporto con Dio - che il punto essenziale
- pu unicamente procedere dalla divinit ed anchessa
non pu effettuarlo per via dunazione dallesterno, ma
deve discendere essa stessa nel campo del conflitto e qui
spezzare la forza del male, qui rivelarsi ancora pi pro
fondamente che altrove. Or questo avviene secondo la
dottrina cristiana in quanto Dio prende possesso di que
sto mondo inferiore non per mezzo di singole forze o
manifestazioni sue, ma con tutta la pienezza della sua
personalit e confondendosi intimamente con la natura
umana ritoglie lumanit alla potenza del male, la libera,
trasferendone una parte essenzialissima nella vita divina,
dalle tenebre e dal male. Ma il divino non pu, secon
do la tradizione ecclesiastica, compiere questo trionfo
interiore sul male senza assumere questo sopra di s in
tutta la sua pienezza: onde per essa l idea di un soffrire
divino diventa il pi profondo mistero del Cristianesimo.
Nello spasimo della crisi sembra anzi che il divino stesso
soggiaccia alla potenza del male. Ma loscuramento non
dura che un istante: allapparente disfatta segue tosto la
vittoria, il divino rivela nel pieno trionfo la sua superio
rit e suggella la definitiva prevalenza del bene. N el me
desimo tempo chiaramente si rivela che solo esperienze

192

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

cos dolorose e turbamenti cos profondi potevano aprire


in tutta la sua profondit il nuovo mondo e dare alla
nuova vita la pi perfetta sicurezza. Certo questa trasfor
mazione della realt dapprima tutta interiore e il mon
do visibile non ne sembra quasi toccato. Il male non
scompare per questo, anzi persiste e resiste al nuovo
ordine di cose. Ma esso spezzato nella sua radice: esso
non pu pi impedire lo stabilimento del regno di Dio
anche nel nostro mondo. A questo stabilimento serve
visibilmente la nuova comunit della chiesa, determinata
esclusivamente dal rapporto con Dio: in mezzo ad un
mondo indifferente od ostile essa mantiene la connes
sione delluomo col regno invisibile di Dio e stringe in
timamente gli uomini fra loro per via dellamore, della
fede e della speranza. La vita rimane per per sempre,
anche dopo che il bene si cos visibilmente fissato nel
nostro mondo, una lotta incessante; solo la visione del
futuro, solo la lieta speranza di un nuovo mondo ci in
nalza nel regno della pace e della beatitudine.
Cos vediamo formarsi dinanzi ai nostri occhi per una
serie di azioni grandiose il mondo del cristianesimo, ed
acquistare un contenuto sempre pi ricco. In titanica lot
ta sintensificano di passo in passo lazione e la reazione.
Latto creatore di Dio, la caduta, lingresso del divino
nellordine storico, la resistenza e lapparente trionfo del
male, la vittoria trionfale del bene e la fondazione del
regno di Dio sulla terra, la visione dun migliore avve
nire fino alla conclusione ultima nel grande giudizio solo la connessione e il reciproco rapporto di tutti questi
eventi rendono in tutte le sue particolarit il mondo cos
come concepito dal Cristianesimo. Qui gli eventi deci
sivi non scaturiscono con necessit da una realt data,
ma seguono da una libera elezione; innanzi al processo
naturale sta lazione, carattere essenziale dello spirito
la libert. Ora la realt non solo pi una realt pia-

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

193

stica nella cui armoniosa bellezza lo spirito contemplan


do simmerge, ma si trasforma in un dramma, la cui azione passa per vicissitudini profonde: e questo dram
ma attrae nelle sue convulsioni anche luomo. Poich egli
non deve contemplare solo dallesterno come uno spet
tacolo quelle vicende e quelle passioni, ma deve riviver
le nel pi profondo nellanima sua, deve revivificarle
come il suo proprio destino. Questo anzi un punto
essenziale della dottrina morale cristiana, che la lotta si
curamente vinta nel grande dramma cosmico sempre di
nuovo si rinnovella come dramma individuale, che tutti
i sussulti del grande conflitto si ripercuotono con sem
pre uguale violenza nella cerchia dellindividuo e costi
tuiscono lanima della sua vita. Anzi solo questa riproduzione individuale ci che conferisce vita e verit
a quei grandi eventi del dramma cosmico; come puri eventi essi non potrebbero dimostrare a sufficienza la loro
verit ed acquistare uninfluenza decisiva sullo spirito.
Cos sintrecciano, si completano e si ravvivano a vicen
da in un movimento continuo lelemento storico e lo
spirituale, il macrocosmico e il microcosmico. Gi questo
sguardo fugace ci mostra che il Cristianesimo non si pre
senta come un fatto compiuto e definitivo, ma come ima
realt attratta in un movimento indefinito che genera in
torno a s altri movimenti e rimane in se stessa un pro
blema eterno, un compito rinnovantesi in eterno.

3 - La vita cristiana
a) Interiorizzazione e rinnovamento
Questa trasformazione interiore della vita per via dei
suoi nuovi rapporti traspare chiaramente soprattutto in
confronto della concezione greca della vita. Finch in

194

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

vero il compito essenziale risiedeva nel collegare luo


mo col mondo cos come esso e da questo mondo de
rivare alluomo la pienezza della vita, doveva il conoscere
costituire il nucleo della vita. M a ora che il punto in
questione la costituzione duna nuova realt e leleva
zione dellessere proprio, si esige un rivolgimento di
tutto lessere, unazione che penetri fino allessenza dello
spirito. Questazione non pu essere diretta ad u n impres nel campo della realt data, perch di fronte a que
sta deve suscitarsene unaltra; n basta trasferire, nella
cerchia della vita spirituale ordinaria, il centro di gra
vit in un altra attivit, nel sentire o nellagire; ma biso
gna raggiungere le profondit ultime dellessere proprio,
raccogliere e tendere tutte le forze per dare alla vita in
se stessa u n anima. La lotta per questanima riduce l atti
vit interiore ad una pura esteriorit e d , introduce una
gradazione nel seno dellessere proprio: essa impone al
la vita dello spirito gravi compiti interiori e le conferi
sce nello stesso tempo un significato pi positivo di quel
lo che avesse sul terreno greco, dove essa era principal
mente negazione dellelemento sensibile.
N on per unastrazione generica la legge suprema
della morale cristiana. Che anzi essa prende il suo pun
to di partenza nella posizione particolare delluomo di
fronte a Dio, dopo la caduta che lo ha reso straniero
al suo medesimo essere proprio: il suo vero s, la aua
vita morale sono nel pi stringente pericolo, la sua ani
ma immortale vuole essere salvata dal demonio e dalla
morte. La gravit degli ostacoli d allesistenza il carat
tere dunaspra lotta, duna decisione sullessere o non
essere, fra la beatitudine eterna e la miseria eterna. Il
problema del ritorno a Dio diventa una questione arden
te, anzi esclusiva : tutti gli altri compiti passano in se
conda linea e possono diventare oggetto di avversione

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

195

quando concorrano a mettere in pericolo un compito da


cui tutto dipende.
Di fronte ad un cos appassionato ardore, ad una cos
irresistibile violenza del desiderio fondamentale delluo
mo, ogni altro tendere verso la felicit impallidisce co
me unombra. Nei rapporti puramente umani questa af
fermazione intensa della vita pu facilmente confonder
si con un impulso inferiore, con una ristretta affermazio
ne egoistica. Ma questo non pi conciliabile col senso
profondo della vita cristiana. Ad essa corrisponde piut
tosto la persuasione che la via alia verace affermazione
di s conduce attraverso unaspra negazione, che il fine
non sta nel potenziare solo l'essere secondo natura, ma
nel fondare per via della comunione con Dio un nuovo
essere superiore alla natura. Data simile persuasione, la
religione non pi, come per la maggior parte degli
antichi filosofi, una bella cornice della vita, ma la sor
gente duna nuova vita, la condizione essenziale dellau
toconservazione dello spirito. Il singolo ha valore e con
sistenza imperitura non da s, ma da Dio: e gravi sacri
fizi, anzi il sacrifizio totale delluomo antico, sono neces
sari perch possa sorgere questa personalit novella.
Nel medesimo tempo il collegamento con Dio nobilita
lo sforzo elevandolo al disopra dellarbitrio soggettivo.
Lanima immortale, la cui salvezza in giuoco, non
solo un affare privato dellindividuo, la sua salute non
un bene a cui si possa rinunciare, ma costituisce un
tesoro incomparabilmente superiore a tutte le cose, un
bene affidato alluomo e che egli non deve a nessun pat
to abbandonare. Le fila invisibili dun ordine eterno estendono qui la loro misteriosa azione immediatamente
nella vita dogni singolo e le conferiscono una seriet
profonda. E tuttavia esse non l opprimono, ch lazione
divina crea un mondo di amore e di libert, in cui an
che lindividuo ha il suo posto. Una potenza e bont

1%

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

infinita rende possibile anche limpossibile. Cos il ri


gido isolamento della esistenza separata si dilegua nelle
vive onde della nuova realt: liberato dallangustia della
volont egoistica, luomo acquista un io pi ampio e pi
puro. E dalla partecipazione allinesauribile ricchezza del
la nuova realt a lui zampilla ima beatitudine incompa
rabile, che ben superiore ad ogni piacere egoistico e
ad ogni felicit volgare.
Per mezzo di questa purificazione nobilitata e legitti
mata la aspirazione - sovente repressa, non mai annul
lata delluomo verso la felicit; scompare il dilemma
fra un autoconservazione egoistica ed una stanca rinuncia.
Le passioni altre volte cos sovente attaccate e condan
nate, il dolore e la gioia, il timore e la speranza, ven
gono ora liberate dallangustia dellegoismo umano ed
innestate sulla vita medesima dello spirito, e cos inte
riormente sublimate e rese irreprensibili. Tutto questo
non vuol dire un indebolimento, ma anzi un rinvigori
mento del processo vitale.
Anche nella sua azione storica il Cristianesimo ha in
fuso in una umanit stanca nuovi impulsi di vita e ad
una cultura invecchiata contrapposto un mondo pieno di
compiti nuovi. Ci visibile nel pi alto grado quando
si confronti i filosofi dellantichit morente con i primi
padri della chiesa. I filosofi sono certo e per leccellen
za della forma, per la raffinatezza del pensiero, anzi per
labito scientifico complessivo, di gran lunga superiori.
Ma su tutta l'opera loro pesa, come un incubo, la co
scienza della vanit di tutta l esistenza e questo toglie lo
ro di tendere con tutte le loro forze e con gioia verso
un alto fine. Onde noi comprendiamo benissimo come la
vittoria dovesse sorridere agli altri, che aprivano alluma
nit una nuova vita e nuovi orizzonti, e che perci sep
pero adunare intorno a s gli uomini e guidarli verso
unazione vittoriosa, verso una beatitudine positiva.

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

197

b) Consolidamento della societ umana


La nuova vita segna una mutazione profonda nei re
ciproci rapporti degli uomini. Dove quella elevazione
dellessere alla libert ed alla unit rivela alluom se
stesso, lo avvicina a se stesso, ivi pu anche luomo com
prendere meglio il suo simile, avvicinarsi a lui, vivere
in lui e con lui. Nel tempo medesimo il valore inalie
nabile che la comunione con Dio conferisce aHuomo,
accresce il pregio dellindividuo di fronte agli altri; no
nostante tutte le imperfezioni della realt quale essa ,
sempre possibile risalire alla dignit dun essere che ha
in Dio il suo fondamento ed affermare un ideale del
luomo, pur senza idealizzare luomo nella sua realt con
creta. Solo per via di questa considerazione del valore
umano, pu il Cristianesimo considerare la carit come
il sentimento fondamentale e per essa rinnovare la vita.
Esso si distingue in ci nettamente da tutti i sistemi del
la semplice piet, la cui languida rinunzia deprime luo
mo ed indebolisce lo stesso vigore del sentimento. In
nessuna maniera questa piet pu generare quel senso
lieto della vita e della natura umana, quella dedizione
feconda e beata al proprio prossimo che solo il Cristia
nesimo conosce.
La coscienza della comunione del destino come della
conformazione interiore sostiene e consolida la vita co
mune. Per quanto diversi possano essere le posizioni ed
i compiti dei singoli, comune ad essi il dovere di crea
re in s un novello uomo e questo dovere superiore
a tutti; le stesse differenze morali tra gli uomini impal
lidiscono e scompaiono non appena luomo misura se
stesso non sugli altri, come i Greci, ma sullideale della
perfezione divina ed applica un criterio assoluto in luo
go di un relativo.
Allazione poi che in pr di una maggiore unit ed

198

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

interiorit della comunione umana esercita il carattere ge


nerale del regno di Dio sunisce quella che procede dalle
cornimi esperienze storiche. Le manifestazioni divine, da
cui pende la vita, si riversano non su singoli individui,
ma sul tutto, esigono una trasformazione del tutto, han
no bisogno, per la loro conservazione nella cerchia uma
na, della forza del tutto. Cos lumanit viene stretta in
unintima comunione di vita, collegata nellopera comu
ne della costituzione di un nuovo regno: in tale comu
nione il singolo dona al tutto e riceve dal tutto, lagire
ed il soffrire delluno acquista importanza per tutti. Anzi
ogni esperienza individuale non viene pienamente vis
suta che attraverso il destino della collettivit e su di
questa riposa come sul suo fondamento permanente.
Certo tali trasformazioni ingenerano anche gravi pro
blemi e tensioni profonde. Il progresso della comunit
non deve opprimere lindividuo: ha pure il Cristianesimo
elevato immensamente lindividuo e - specialmente nei
primi secoli - fatto dipendere ogni passo verso il meglio
dalla sua libert. Ma quanto facilmente i contrari, che la
morale cristiana voleva costringere nellunit dellintimo
volere, potessero scindersi e volgersi lun contro laltro,
10 dimostra tutta la storia del Cristianesimo con le sue
continue lotte.
c) Lacquisto d'una storia
Le concezioni antiche avevano un carattere radical
mente antistorico. Le dottrine filosofiche dello svolgersi
di infiniti periodi identici e del perpetuo ritorno al punto
di partenza erano solo lespressione della convinzione che
ogni movimento non porta in fondo nulla di nuovo e
che la vita non deve attendersi alcuna elevazione essen
ziale. Nei giorni lieti ci non pareva doloroso, perch
11 presente era soddisfacente: nei giorni tristi ci doveva

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

199

far sentire in modo insopportabile la vacuit della vita.


Ben la vita nel tempo per i pi profondi pensatori
della Grecia niente altro che un riflesso delleternit : ma
essi non conoscono un fluire delleternit nel tempo, un
collegamento delleternit e del tempo. Tutto questo
mutato a fondo dal Cristianesimo. Qui leterno apre i
suoi pi profondi abissi nel seno stesso del tempo, im
ponendo cosi all'uomo doveri infiniti e esercitando nella
sfera umana i movimenti pi intensi. Ch in essa sac
cende allora la lotta per la salute o la perdizione, in
essa luomo si libera dal giogo della natura, in essa ele
va un regno di Dio. Solo la presenza deUeternit nel
tempo crea una vera storia del mondo e d anche ai sin
goli una vera storia. Tale elevazione sopra lo stato di
natura libera gli individui, i popoli, anzi lumanit in
tiera dallasservimento ad una forma prefissa; attraverso
turbamenti e trasformazioni essi possono porre nuovi ini
zi, svolgere vergini forze, lottare e vincere contro se stes
si. Un profondo, inestinguibile desiderio riempie dora
innanzi la vita.
Ma qui ancora le trasformazioni feconde portano con
s gravi complicazioni. Come leterno possa inserirsi nel
la storia senza spogliarsi del suo carattere, come il divino
possa discendere nel tempo con il suo perpetuo divenire
senza decadere, rimane un inesplicato mistero. Per tutta
la storia del Cristianesimo discende qui un aspro con
trasto ed una dura lotta. Gli uni pongono innanzi le
terno, gli altri la storia. Da questa parte la tendenza a
concentrarsi sopra fatti determinati e precisi ed a chiede
re esclusivamente ad essi lefficacia salutare sugli spiriti,
ma anche il pericolo di legare troppo rigidamente il pre
sente ad un punto singolo del passato e di restringere
troppo lorizzonte del pensiero cristiano; dallaltra la ten
denza ad intendere il Cristianesimo nella sua essenza e
nella sua azione come un fatto universale ed ininterrotto,

200

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

a trasmutare ogni azione storica in un presente imme


diato trasfigurandola con la luce della conoscenza, ma
anche il pericolo di volatilizzare l'elemento storico e di
trasformare il tutto in una semplice concezione teorica
del mondo. Di qui discendono aspri conflitti; ma attra
verso la loro passionalit rimane inalienabilmente acqui
sito il possesso d'una storia e il prospetto dunelevazione indefinita dellazione umana.
d) Il nuovo senso della vita
Come nella costituzione della vita cristiana in ogni
punto vengono a coincidere i pi aspri contrasti, cos an
che l apprezzamento complessivo della vita soggiace a
contrari impulsi; dalla loro concorrenza sorge un nuovo,
incomparabile senso della vita. - Contraddice in modo
assoluto allo spirito cristiano lo attenuare a priori il do
lore rappresentandolo alluomo come qualche cosa di in
significante, anzi nulla ad esso cos straniero e ripu
gnante come il tentativo di porre il mondo, quale esso
si presenta, come un regno della ragione; ci renderebbe
superfluo il proposito fondamentale del Cristianesimo che
di aprire alluomo un nuovo mondo. In realt il Cri
stianesimo col suo approfondimento della vita, colla sua
esigenza d'una perfezione assoluta, col suo potenziamen
to del valore delluomo come uomo e come singolo, con
la sua intensa aspirazione verso l'amore e la felicit de
ve accrescere smisuratamente il senso per i lati oscuri e
dolorosi della vita. Ond che esso non ha tolto in nes
sun modo alluomo il riconoscimento pieno del dolore
ed anzi ha caratterizzato come durezza di cuore linsen
sibilit contro di esso. Anzi questo appunto, che il
Cristianesimo concede di porre in piena luce le miserie
ed i dolori dellesistenza e lascia che nellanima vibri
profondamente la corda del dolore, ha conquistato a lui,

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

201

iti principio e sempre di poi, le anime degli uomini: con


esso erompeva un sentimento a lungo represso e la vita
acquistava in verit ed interiorit.
Ma il Cristianesimo anche lontano da ogni pessi
mismo sfiduciato come da un superficiale ottimismo. Il
mondo immediato, la cui miseria minaccia luomo, non
per lui una realt ultima: una fede incrollabile lo rin
via ad un regno della vita in Dio, superiore a tutti i
contrasti. Che la ragione costituisca la radice della real
t, una convinzione difesa con una sicurezza che non
la maggiore altrove. Ancora, il dolore viene interior
mente nobilitato. Dio stesso lha assunto sopra di s san
tificandolo; da una resistenza oscura esso diventa ora lo
strumento indispensabile del risveglio, della purificazio
ne, della trasformazione interiore, la sconfitta serve al
trionfo, lannichilimento allelevazione, la porta tenebrosa
della morte apre l'ingresso ad una nuova vita. Come lamor divino non ha arretrato dinanzi ai pi profondi
abissi, cos anche nella cerchia umana pu il dolore ac
cendere lo spirito di amore e di sacrificio, suscitare la
carit e leroismo. Nel dolore si stringe il pi intimo
vincolo con Dio e la comunione del dolore diventa il
legame pi possente degli spiriti umani. Cos anche di
versa la posizione dellagire di fronte al dolore. Lele
mento irrazionale dellesistenza non viene respinto e te
nuto lontano, che anzi imposto come dovere di ricer
carlo ed opporvisi con infaticata operosit, di accostarsi
con amore al dolore e di fame scintillare lamore. La
lotta contro il dolore, specialmente la vittoria interna
sul dolore, diventa la meta principale di ogni sforzo. In
tal sentimento pu il Cristianesimo levare come suo sim
bolo la croce sprezzata e rivolgere costantemente il pen
siero ed il senso al dolore senza esserne sopraffatto.
Mentre larte antica cercava con le sue vigorose rappre
sentazioni di afferrare nella morte stessa la vita e cos

202

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

richiamava il pensiero dal mondo dei morti a quello dei


viventi, larte cristiana pone, con le sue figure di martiri
e di santi, nel mezzo stesso della vita, dei suoi lavori
e delle sue gioie la morte, non gi per deprimere la vita,
ma per riattaccarla ad un pi ampio sistema di rapporti
invisibili.
Questo modo di trattare il dolore non raramente
degenerato in una virtuosit sentimentale, in una specie
di volutt del dolore. Ma tale indirizzo contraddice nel
modo pi diretto alla seriet profonda del tutto; ancora,
il dolore e lirrazionalit non spariscono affatto per chi
si elevato al disopra di essi, il male rimane, allora
come prima, un tenebroso mistero. Lo stesso svolgimento
della vita cristiana si effettuato attraverso troppe lotte,
cure e dubbi per lasciare un qualsiasi posto ad un go
dimento soddisfatto. Lesperienza di quelle cure e di
quelle lotte non ha soltanto la sua eco nel bel mezzo
della beatitudine stessa, ma lapparire dei beni superio
ri intensifica lo stesso sentimento del dolore: ci che il
bene ha dimperfetto viene ora appunto sentito come una
dura privazione. Ben mutato appresso laspetto interno
della lotta, ma la lotta non tolta: la vita cristiana pro
va la sua forza non nella semplice dissoluzione del male,
ma nella potenza di contrapporre ad esso un mondo su
periore. Cos si affermano nel seno di ima medesima vita
un sentimento di letizia ed uno di tristezza: il dolore
non pu turbare la gioia, ma nemmeno questa pu an
nullare il dolore. Ma per il fatto stesso che luno e lal
tro si svolgono nella loro pienezza e sono sentiti a fondo
nella loro purezza, la vita acquista in ampiezza interiore
ed in 'ricchezza di movimenti. Ci che cos riempie la vi
ta, aspira allespressione nell'arte: nulla cos caratteri
stico per larte cristiana come il libero slancio del senti
mento e loscillazione tra gli estremi contrapposti delle
tenebre e della luce, della miseria e della beatitudine.

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

203

4 - Le complicazioni e la grandezza del Cristianesimo


Cosi vediamo apparire nel Cristianesimo opposizioni
sopra opposizioni; la sua morale ha un carattere decisa
mente antitetico, come del resto le sue personalit cul
minanti si valgono volentieri di antitesi, che rappresen
tano le cose pi ardue come lievi, le pi lontane come
vicine, le pi miracolose come per s intelligibili. L'ur
to di queste opposizioni produce un movimento inces
sante, il tutto rimane un seguito di ricerche e di lotte e
conserva un carattere di cosa non finita; sempre di nuovo
la vita cristiana mette alla luce problemi, si pone essa
stessa come un problema e deve nuovamente riconqui
stare la sua propria altezza. In ogni punto si levano
minacciosi ostacoli; la storia non pu qui essere un pla
cido progresso, ma un alternarsi di ascensioni e di
cadute, di progressi e di regressi, di perdite e di ritro
vamenti.
Questa in modo particolare una sorgente di gravi
difficolt: che il Cristianesimo vuole nel regno della na
tura erigere un mondo sovrannaturale, che esso si sforza
di elevarsi al disopra del terreno a cui la sua stessa vita
legata. Questo produce in primo luogo la difficolt,
anzi limpossibilit di unadeguata esposizione per via
di pensieri e di concetti; ogni esposizione si riduce ad un
semplice tentativo e ritiene un carattere simbolico. Ma
il desiderio umano di una verit sensibile e definitiva fa
disconoscere e dimenticare facilmente tali limiti: onde
ne segue un irrigidimento, un materializzamento, un ri
cadere nella natura: lelemento inferiore minaccia d so
praffare lelemento superiore.
Cos anche rispetto allagire ed ai suoi moventi, le
forme inferiori non cessano di attirare verso di s le
superiori per cercare di farle servire ai loro fini. Laf

204

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

fermazione di una nuova vita si degrada spesso fino al


desiderio naturale di vivere, allaspirazione egoistica ver
so la felicit; ci che doveva attraverso una radicale ne
gazione elevare l uomo al disopra di se stesso diventa un
puro strumento di affermazione dello stato presente. E
quando poi ancora vengono i partiti, e le potenze del
mondo cercano di attrarre a s il Cristianesimo per sfrut
tarlo secondo i loro interessi, quando specialmente ci
che vi in esso di interiorit, di rinunzia, di umilt di
fronte a Dio viene traviato nel senso di una schiavit
rassegnata di fronte a certi uomini e certe istituzioni, di
una volontaria dedizione a tutti gli assurdi, allora lo spet
tacolo si fa ancora pi triste: chi pu negare che, con
siderata dallesterno, la storia del Cristianesimo si pre
senta sotto ima luce assai sfavorevole e che necessario
penetrare fino allultimo spirito del movimento perch
prevalga lapprezzamento favorevole? Tutto, anche le
cose pi sublimi, si rimpiccolisce nelle mani degli uomi
ni quando essi ne fanno servire lidea ai loro fini parti
colari: il Cristianesimo ha in modo particolarissimo
dovuto esperimentare la verit di questa proposizione
kantiana.
A queste complicazioni interne saggiunge lostilit
esteriore, la potenza sempre crescente del dubbio che si
accompagna al progredire della cultura. Il Cristianesimo
ha contro di s limpressione immediata che viene dal
mondo e questa contraddizione viene facendosi sempre
pi ampia e profonda. Per affermarsi esso deve quindi
sempre pi decisamente compiere una radicale rivolu
zione nella concezione delle cose, deve sempre pi si
curamente al mondo visibile contrapporre un mondo in
visibile e proclamarlo come lanima dellesistenza. Per
ci esso non fa solamente appello a tutta la personalit,
ma ha bisogno di penetrare attraverso tutte le esperienze
e tutti i rivolgimenti interiori, ha bisogno di uneleva

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

205

zione eroica del sentimento e di tutto lessere. Anche


alla morale cristiana non manca, nonostante la sua de
licata interiorit, un certo carattere eroico. Ma il suo
eroismo radicalmente distinto dallantico, un eroi
smo di interiorit pura e di semplice umanit, un eroi
smo nelle cose piane e piccole, una grandezza di fede
coraggiosa e di sacrifizio sereno.
Tutto questo ci lascia prevedere, nei rapporti umani
e storici, uninfinit di complicazioni: pi che altrove la
storia qui una ricerca affannosa dellessere proprio, una
lotta continua in pr della propria altezza. Ma la lotta
anche vittoria e rinnovamento: noi abbiamo solo bi
sogno di volgere uno sguardo dalle singole fasi al tutto
e di penetrare dalle parvenze esterne alle forze anima
trici per riconoscervi una forza possente della vita in
corporata nella nostra realt e vedere la mutazione pro
fonda di tutto lessere nostro.
Il Cristianesimo ha dischiuso un nuovo mondo e con
il suo avvento ha dato allessere umano una grandezza
ed uneccellenza incomparabili, alla vita una seriet pro
fonda ed una vera storia. Esso non ha potuto certo sop
primere senzaltro la miseria del mondo, ma ha elevato
luomo sopra il triste presente e cos spezzato nelle sue
radici la forza del male. Esso ha reso la vita pi pesante
anzich pi leggera: ma nel suo profondo ha veramente
tolto ogni peso dalle spalle delluomo, poich ha iden
tificato lessere suo con la libert ed ha spezzato tutti i
vincoli del destino e duna ferrea natura. Esso non ha
apportato alcuna conclusione definitiva, non ha condotto
ad una pace oziosa, anzi ha gettato gli uomini nellinquietudine pi amara e nelle pi aspre lotte, ha trasfor
mata la loro intiera esistenza in unagitazione incessante.
Ma esso, oltre ad avere cosi per mezzo di queste agita
zioni e di queste lotte dato alla vita un pi vasto conte
nuto, mantiene sempre presente allo spirito delluomo un

206

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

campo ove la lotta non arriva e donde sulla intiera esi


stenza discende la pace. Con tutto questo esso non chia
ma soltanto gli individui ad un rinnovamento di tutto
il loro essere, ad unelevazione della loro natura: anche
ai popoli, allumanit esso ha dischiuso la possibilit di
un continuo rinnovamento, ha aperto la via duneterna
giovinezza. Da tutti i traviamenti delle fatiche mondane
esso pot sempre ritrarsi nel regno della fede e del sen
timento come nella vera sua patria per ivi raccogliere le
sue forze e rinnovare le sue forme. Nessuna obiezione
della cultura incalzante, nessuna contraddizione del pen
siero scientifico ha toccato la sua profonda essenza, per
ch esso ha voluto dalle sue origini essere qualche cosa
di diverso e di superiore alla cultura, perch esso si
proposto non di foggiare o di continuare il mondo pre
sente, ma di creare un mondo del tutto nuovo. Cos il
Cristianesimo diventato, nonostante tutti i suoi proble
mi e le sue difficolt, la potenza animatrice della storia
del mondo, la patria spirituale dellumanit e tale ri
mane anche allora che la rivolta contro le forme chiesa
stiche invade le coscienze.

La

c o n c e z io n e

d e lla

v ita

secon d o

g es

1 - Preliminari
Se lo spirito del Cristianesimo acquist, in mezzo ad
un mondo indifferente ed ostile, una forza cos grande
e se nel suo seno medesimo le successive trasformazioni
lasciarono intatto un nucleo fondamentale e le sue di
visioni non abolirono ogni comunione, ci si deve so
prattutto alla personalit eminente ed all'opera fondamentale di Ges. N quest'opera, che fu come la rive
lazione dun nuovo mondo, fu possibile senza un com
plesso di convinzioni, senza una certa concezione della
vita; la quale, pur non inserendosi nel movimento filo
sofico, non pu venire omessa nel corso della nostra
esposizione; ad essi ci rinviano tutte le concezioni della
vita sorte nella comunit cristiana ed anche allinfuori di
questa essa ha esercitato una profonda influenza.
Le difficolt singolari del compito, che qui ci si pro
pone, sono ben evidenti. Anzitutto si pone la difficolt
delle fonti, che, accolte per lungo tempo come incon
dizionatamente sicure, destano nella scienza moderna dub
bi sempre crescenti. Ora che noi conosciamo Ges solo
attraverso una tradizione, sia pure antichissima, e che
in questa entrino anche le disposizioni subiettive e la

208

LA V ISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

mentalit del narratore, non potr oggi negarlo nes


suno che non voglia confondere la religione e la ricerca
storica e cos rinunciare alla serenit obiettiva dei suoi
giudizi. Ma vi anche una esagerazione di questa dif
ficolt, che deriva dal misconoscere il lato veramente
essenziale della questione. Pu oggi a noi essere oscuro
come Ges concepisse il suo rapporto con lebraismo e
con la Legge, che cosa egli pensasse di s e del suo
compito, come gli apparisse il futuro suo e deHopera
sua. Ma tutto questo non per noi lessenziale: la que
stione capitale per noi di vedere se qui si riveli una
forma speciale della vita e dellessere, incarnata in una
personalit veramente grande. Laspetto caratteristico di
una tale personalit non si oscura nemmeno attraverso
alla soggettivit delle relazioni, una individualit spiri
tuale eminente su tutte non si inventa e non si acconcia
ad arbitrio: se Ges ci appare tale attraverso tutti i veli
della tradizione, noi possiamo, anzi dobbiamo arrender
ci allevidenza dellimpressione. Ora i discorsi dei tre
primi evangeli con i loro mirabili paragoni e le loro
parabole ci dnno di Ges unimmagine unica ed asso
lutamente caratteristica: quanto pi noi ci sforziamo di
comprenderli nel loro senso piano e letterale tenendo
lontano ogni interpretazione artificiosa, tanto pi chia
ramente si disegna ai nostri occhi la personalit eccelsa,
singolare, anzi veramente unica di Ges e con essa la sua
concezione del mondo. La vita luminosa e misteriosa
nel medesimo tempo, che vediamo qui levarsi, apre a
noi la profondit dello spirito di Ges e per essa sen
tiamo vicino al nostro cuore una personalit vivente e
concreta, cos vicina come solo pu esserlo un uomo ad
un uomo. Negli intimi tratti dellessere suo Ges una
personalit a noi trasparente e famigliare ben pi di
qualunque personaggio della storia.
Se nonostante ci tanti dubbi e tante controversie sor

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

209

sero e sorgono circa la sua persona, ci dovuto non so


lo alla incertezza delle fonti, ma anche allintrusione di
questioni dommatiche, che turbano la serenit della vi
sione. Ben presto la fede nellopera redentrice di Ges
mise in seconda linea linteressamento alla sua persona
ed alla sua dottrina; in modo speciale la dottrina teo
logica della divinit di Ges influ sfavorevolmente sul
la formazione dunimmagine precisa e fedele della sua
personalit. La distinzione di due nature, la cui unit
pu ben essere stabilita per decreto, ma non tradotta in
ununit vivente, ha fatto s che nella fede cristiana s'in
trecciano e si confondono continuamente due immagini
di Ges : da un lato il Dio in eccelsa altezza, ma ridotto
in fondo ad unastrazione pallida e scolorita: dallaltro
l uomo, ma pensato prevalentemente coi tratti della dol
cezza e del dolore, venendo posto nellombra il suo se
reno senso della vita e la sua forza eroica, spesso con
una vena di sentimentalit ( lagnello di Dio ) e con
unesclusiva considerazione della sua tragica opera espiatrice.
Ma anche quando il concetto ecclesiastico di Ges co
minci a decadere, sorsero nuovi pericoli. Rompendosi
pure ogni vincolo con la Chiesa, non si volle rinunciare
ad ogni vincolo con la persona di Ges: onde, volendo
ogni indirizzo fortificare la propria dottrina con la di
mostrazione del proprio accordo con Ges, si vide in lui
soprattutto ci che corrispondeva alle proprie afferma
zioni, e cos, secondo le varie esigenze del tempo, venne
mutando variamente anche limmagine storica di Ges.
Di qui sorse, a partire dal vecchio razionalismo fino al
presente, una figura troppo moderna, intellettuale, raf
finata; in cui and quasi perduta non solo la fisionomia
storica, ma anche la grandezza possente e caratteristica
del fondatore del Cristianesimo. Chi fa di Ges un uo
mo comune, misconosce la sua altezza. Contro questo

210

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

superficiale razionalismo insorta la recente ricerca sto


rica, mettendone in piena luce la figura genuina e rea
le. E ci a buon diritto; quando solo non si dimentichi
che le grandi personalit storiche non possono venir
comprese dalle singole loro manifestazioni, ma s dal
tutto e cos dal loro interno, e che questa comprensione
dal tutto pu avvenire solo partendo da una concezione
organica personale. La ricerca storica non appiana, ma
rimanda le controversie: riducendosi in genere sempre
linterpretazione e lapprezzamento delle grandi perso
nalit ad una lotta di principi, naturale che il modo
di rappresentarle non possa mai uscire dal campo del
controverso, e che sempre di nuovo il loro giudizio di
vida gli uomini. Ma dal puro punto di vista storico les
senziale di riconoscere, da una parte, le loro speciali
caratteristiche storiche e di mostrare, dallaltra, come mai
ci che pure apparteneva in primo luogo interamente al
loro proprio tempo, abbia potuto parlare a tutti i tempi
ed essere per loro il veicolo della verit.

2 - Fondamenti della sua concezione


Il nucleo della dottrina di Ges costituito dallan
nuncio dun nuovo mondo e duna nuova vita, del re
gno dei cieli , che si trova in contrasto, anzi in recisa
contraddizione collessere presente, con tutta la sfera
delle attivit naturali delluomo, col mondo . Questo
nuovo ordine non , secondo il concetto di Ges, soltan
to una rivoluzione interiore che si riferisca al sentimen
to e lasci il mondo esteriore nellantico stato. Le inda
gini storiche non ci permettono alcun dubbio su questo
punto: il nuovo regno implica anche un nuovo ordine
visibile, aspira ad una rivoluzione completa dei rapporti
umani, e quindi non soffre accanto a s nessunaltra

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

211

realt. Non mai nella storia lumanit si era sentita chia


mare ad una rivoluzione pi radicale di questa, per cui
si voleva rinnovare non questo o quel punto dei rap
porti umani, ma lintiero complesso della vita umana.
Se nonostante ci Ges si leva cos in alto sopra tutti
i semplici fanatici o rivoluzionari, ci dipende dal con
tenuto del nuovo regno da lui annunciato. Poich questo
fatto consistere nella intima comunione con Dio, nella
beatitudine di tale comunione, nellunione inseparabile
della fiducia in Dio e della carit. Considerato in questo
suo contenuto, il regno dei cieli gi presente nelle ani
me: di qui la sua magnificenza appare non come qual
che cosa di lontano che si stia aspettando, non come una
promessa ed una speranza, ma come qualche cosa di vi
cino, di intuitivamente presente, come qualche cosa sopra
cui si pu stendere la mano in qualsivoglia istante, co
me una realt appartenente anche alla sfera della nostra
vita. Qui zampilla una nuova vita con nuovi fini e con
nuove forze, una vita che insistentemente propone al
lumanit un ideale altissimo ed imperituro, una vita le
cui grandi aspettazioni e le cui speranze rischiarano an
che il presente.
Il nuovo regno appare cos soprattutto come un regno
di vita spirituale, che giace al di l di tutte le opere e
le agitazioni esteriori. Esso non implica affatto una mol
teplicit di operazioni, n impone compiti inusatamente
complicati; bens appella tutta la vita ad un solo atto,
allingresso nel regno di Dio, alla dedizione piena ed
esclusiva di se stesso nelle mani di Dio, alla distensione
di tutto l essere nella comunione con Dio. In questa co
munione si svolge un puro accordo della vita pi intima,
una piena partecipazione dellessere, un regno di amore
universo e di fiducia infinita; l'anima si rifugia secura
nella bont e nella misericordia di Dio onnipotente e
trova in questa unione con Dio la pi alta beatitudine.

212

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

Qui un amore infinito non permette che nulla vada per


duto, e d anche alle cose pi piccole un valore. Tutte
le cure e tutte le angosce si dissolvono nella presenza
immediata della vita divina, nella visione di Dio;
luomo viene sollevato al disopra di tutte le agitazioni
e di tutti i contrasti in un regno pieno di pace, ove i
tesori della nuova vita riempiono lanima sua di una
gioia che non ha limiti.
In questo nuovo ordine si trasformano anche i rap
porti esteriori. In nessun luogo luomo rimane esposto
inerme alle forze esterne, perch anche la vita sensibile
sottoposta alle cure amorose duna Provvidenza on
nipotente. Ci che alluomo necessario non pu man
cargli, e niente lo incoglier che non ridondi a suo bene.
Cos si svolge una forma particolare della fede, in ri
guardo, in primo luogo, ai beni interiori, quindi a tutti
gli eventi. Domina la pi incrollabile fiducia nelladem
pimento di tutte le preghiere sinceramente rivolte a Dio;
ch se gi gli uomini, che pur sono malvagi , fanno
del bene ai loro prossimi, quanto pi non lo far Dio
a coloro che Io pregano ! E la vera fede pu traspor
tare i monti . Nulla manca cos alla perfezione del
nuovo regno, del regno dei cieli ; non rimane nulla
dostile che possa turbare la sua beatitudine.
Questo mondo accostato a noi nel modo pi intui
tivo dallimmagine, continuamente intrecciata ai pensie
ri, del reciproco rapporto dei genitori e dei figli. Come
in questo abbiamo, da una parte, una cura amorosa,
pronta al sacrificio, tuttaffatto disinteressata, e dallaltra
una dedizione incondizionata, unaspettazione sicura, in
genuamente fiduciosa, di aiuto, come non unazione par
ticolare, ma lessere intiero e la semplice presenza del
luno qui una gioia per laltro, come qui luomo si
dona interamente ed ricambiato con lo stesso dono,
cos accade in modo incomparabilmente pi intenso e

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

213

perfetto nel regno di Dio. Lelemento umano pu qui


venir considerato come una immagine del divino, perch
veduto gi prima nella luce del divino, nella sua for
ma pi nobile e pi pura. In questo, che la nuova vita
trova la sua pi adeguata espressione nei sentimenti e
nei rapporti della vita famigliare, abbiamo un reciso con
trasto con lidealismo antico. Ch presso di questo la
concezione della comunione della vita dominata dal
limmagine dello stato e lidea direttiva dellagire la
giustizia, la giustizia che esige un ricambio dazione e
secondo la grandezza di questo d a ciascuno in parti
colare ci che gli spetta. Nel regno paterno di Dio, in
vece, scompaiono tutte le distinzioni provenienti dalla
diversit delle azioni o delle forze: tutti gli uomini so
no ab origine egualmente vicini a Dio ed oggetto di
eguale amore: ci che si esige solo la perfetta dedi
zione dellessere proprio, lintensit del desiderio, lin
timit della fiducia. Ora questo alla portata di tutti e
non richiede alcuna manifestazione esteriore.
Quanto pi esclusivamente tutto fatto dipendere da
questunico rivolgimento dellessere, dallaccoglimento
della buona novella, tanto pi decisamente si esige che
ci avvenga senzalcuna riserva, senzalcuna opposizione,
e che tutto lagire sia rivolto in modo esclusivo a que
stunico compito. Come nella stessa vita quotidiana luo
mo tutto sacrifica per trovare il tesoro che nascosto
nej suo campo, la perla preziosa di cui ha avuto noti
zia, cos ed a maggior ragione il bene spirituale, incom
parabilmente pi prezioso, deve occupare tutti i nostri
sentimenti. Nessun compromesso lecito, nessun fine
straniero deve occupare lo spirito. Perch ci che mette
in moto lattivit dell'uomo, penetra nel suo sentimento
e diminuisce la sua dedizione al fine unico : l dove
il vostro tesoro anche il vostro cuore. Onde nasce
una recisa opposizione fra la vita secondo Dio e la vita

214

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

secondo il mondo: con grande vigore imposto di non


servire a due padroni, di deporre ogni dubbio ed ogni
esitazione. Chi, posta la mano allaratro, si volge in
dietro, non maturo pel regno di Dio . Anche le cose
utili, anzi le pi degne, diventano dannose quando tur
bano lalto fine: bisogna strappar locchio, recidere la
mano, quando essi mettono in pericolo tutto luomo.
Ogni esitanza, ogni incertezza deve cedere a questo solo
pensiero: Che cosa gioverebbe alluomo acquistare an
che lintiero mondo, se la sua anima perduta? . Da
questo alto punto di vista naturale segua una rigorosa
condanna della ricerca della ricchezza e dei beni terre
ni, della soggezione alle cure quotidiane onde lo spirito
tratto in basso, delle previsioni e dei calcoli in vista
dun lontano avvenire : ad ogni giorno basti la sua
cura .
Nel medesimo tempo si ha un particolare apprezza
mento delle situazioni della vita e delle disposizioni del
lo spirito: tutto ci che desta un vigoroso desiderio, un
anelito ardente verso la comunione con Dio posto in
alto: respinto, al contrario, tutto ci che lega al mondo
e gli annette un valore. Ora, poich questo leffetto dei
successi e del benessere esteriore, cos ha luogo unin
versione completa del giudizio ordinario circa gli uo
mini e le cose. Al regno dei cieli sono pi vicini i po
veri ed i miseri, gli umili e gli oppressi, che non i ric
chi ed i potenti; poich quelli vengono pi facilmente
alla conversione ed al desiderio del regno di Dio. Cos
pure sono in vantaggio gli ignoranti ed i profani di
fronte ai sapienti ed agli addottrinati, che presumono
altamente di s e credono di bastare a s medesimi. An
zi, giusta la quotidiana esperienza che ci insegna luo
mo amare ed apprezzare nel pi alto grado ci che ha
perduto, il traviato, il peccatore appare qui come og
getto duna cura speciale: non soltanto il figliuol pr

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

215

digo che rimpiange con desiderio ardente la casa pa


terna; anche il cuore del padre sembra rispondergli con
una maggiore intimit di paterno affetto.
In senso analogo il nuovo regno sembra essere pi
vicino agli uomini miti di buona volont, a coloro in cui
la purezza del cuore e la limpida serenit dello spirito
non furono contaminate dagli errori del mondo, agli
uomini di spirito semplice e piano, a cui le complica
zioni della vita non hanno tolto il senso di ci che so
pra tutte le cose necessario. Cos si discopre qui, di
fronte allagitazione interessata della vita ordinaria, al
langustia ed alla durezza dei rapporti quotidiani, una
ricchezza inesauribile di vita attinta dal rapporto del
luomo con Dio, e su questo fondamento si erige il san
tuario di un nuovo mondo che deve dominare l intiera
realt.
Questordine didee rafforza quellapprezzamento della
vita infantile, di cui si sopra discorso. Il fanciullo
nel figlio si pensa soprattutto al fanciullo con la sua te
nerezza e la sua debolezza - diventa, nella semplicit del
suo essere, nellingenuit del suo abbandono, nella sua
dipendenza e nel suo attaccamento agli altri, il vero mo
dello di coloro che cercano Dio; onde il precetto a co
loro, che vogliono entrare nel regno di Dio, di tornare
sui loro passi e di diventare come i bambini. Qui per
la prima volta si disvela allocchio dellumanit il se
greto della vita infantile. Il bambino appare come qual
che cosa di sacro e di inviolabile, come un essere su
cui veglia lamore divino e particolarmente vicino a
Dio: i loro angeli nei cieli veggono di continuo la fac
cia del mio Padre celeste . In queste semplici proposi
zioni si rivela una radicale rivoluzione del sentimento
umano. Anche la tarda antichit si molto occupata
del bambino e della sua vita: le statue dei bambini era
no un soggetto preferito della sua arte. Ma essa non ve

216

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

deva in alcun modo nel bambino il germe e il presen


timento di una nuova e pi pura realt, bens solo la
bellezza e la freschezza della natura; quelle opere darte
ci rendono solo e sempre l'aspetto comico, furbesco,
scherzoso, spesso anche turbolento e furtivo, e sovra
ogni cosa quellacerba sanit e vigoria che dovrebbe es
sere uno dei caratteri essenziali dello stato infantile
(Burckhardt). Questo semplice ravvicinamento esteriore
ci discopre labisso ce si apre tra i due mondi.
Nella nuova vita tendono cos ad equilibrarsi la se
riet e la mitezza. In quanto lattivit redentrice si pren
de soprattutto cura dei deboli e dei traviati, dei tribo
lati e degli oppressi, e cancella con lamore e la grazia
ogni colpa, in quanto tutti i rapporti sono retti non da
norme rigide, ma dalla legge dellamore e dallintimit
del sentimento, soave il suo giogo ed il suo carico
leggero. Non per distruggere e perdere, ma per salva
re, per cercare il perduto e beatificarlo venuto il Figliuol delluomo. Ma ci non toglie alla vita la sua se
riet. Fin nella nostra esistenza si estende un ordine di
vino, e le esigenze d una santa Volont dnno alle de
cisioni umane un valore incommensurabile. Si tratta del
la salute dellanima immortale. Come un bene prezioso
essa stata affidata alluomo, ed egli deve renderne con
to un giorno. Listante irrevocabile e le sue conse
guenze si protendono nelleternit.

3 - L a religione e la morale d i Ges


Una rivoluzione cos profonda si volge naturalmente,
con le sue esigenze e le sue speranze, a tutta lanima
delluomo: essa non ha senso per i rami speciali del
lattivit umana e per lo stato della cultura. Tutti i com
piti si riassumono nel precetto di amare Dio con tutto

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

217

il cuore, con tutta lanima, con tutto lo spirito, ed il


prossimo come se stesso. Solo la religione e la morale si
levano indipendenti, ma non come due sfere distinte,
bens come aspetti inseparabili dununica vita. Lamore
di Dio e lamore del prossimo costituiscono un tutto
indivisibile.
I
rapporti reciproci degli uomini riposano intiera
mente sulla comunione delluomo con Dio, che apre il
regno dei cieli; da Dio soltanto procede il vincolo in
teriore che unisce gli uomini; la morale si fonda sulla
religione. D altro lato lagire morale, lumanit, costi
tuisce un sostegno indispensabile della religione; la re
ligione prova la sua verit in quanto conduce luomo alla
carit ed alla rinuncia. Per quanto semplice tutto questo
sembri, e per quanto in realt la dottrina non sia affatto
nuova, noi abbiamo qui in realt un rinnovamento ra
dicale e profondo.
La religione significa qui il passaggio alla comunione
perfetta con Dio, lindirizzamento di tutto lessere a Dio;
significa quellunione del sentimento che sorgente di
tanta elevazione e di tanta gioia e che si designa con la
parola. amore . Essendo la sostanza della vita, essa
non costituisce un completamento accessorio delle altre
attivit, ma presente ed attiva in ogni operazione co
me lanima dellazione. Poich la religione in questo
senso tutto, assurdo riporla in qualche attivit par
ticolare: onde la condanna pi energica di ogni pretesa
forma religiosa dellattivit, che si separi dalla vita com
plessiva rivestendosi con lapparenza di una speciale so
lennit, anzi di una santit esclusiva. Questa separazio
ne costituisce un pericolo specialmente per i precetti
semplici e fondamentali dellamore e della carit, i qua
li vengono facilmente cacciati in seconda linea, se non
annullati, dallelemento cerimoniale. Ora questi precetti
generali sono leggi divine inviolabili, laddove lelemen

218

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

to cerimoniale una pura istituzione umana. Un funesto


pervertimento ha luogo quando questultimo scalza la
legge divina ed ottunde nel cuore delluomo la simpa
tia per il bene ed il male dei suoi simili. Di qui la con
danna pi recisa di ogni forma della devozione cerimo
niale: ben pi importante di qualsiasi dono al tempio
il semplice precetto di onorare il padre e la madre.
Tale concetto della religione, come di unattivit inte
riore di tutto lessere, conduce inoltre alla condanna di
tutte le esteriorit, di tutte le formule, di tutte le isti
tuzioni complicate con le loro sottili distinzioni del le
cito e dellillecito. Anche le manifestazioni religiose pi
abbaglianti (profezie, miracoli, ecc.) non valgono la
bito dellumilt e del sacrificio, segno genuino della ve
ra piet. Dai frutti riconoscerete gli umini. Non chi va
gridando: Signore, Signore! accetto a Dio, ma chi fa
la volont del Padre celeste. Ancora pi fieramente si
manifesta il disdegno contro ogni degenerazione della
religione nella condanna spietata di ogni vanit ed osten
tazione nel campo religioso, di ogni forma di parata e
di solennit gerarchica. Poich in verit tutti sono egual
mente chiamati a partecipare allamore ed alla grazia di
vina, il voler essere migliore e da pi degli altri tradi
sce sempre una certa falsit interiore. Onde le sdegnose
invettive contro l ipocrisia, il lievito dei Farisei , che
allude non tanto a quella forma grossolana dellipocri
sia, la quale ostenta convinzioni opposte a quelle nutrite
in segreto, quanto quella forma pi sottile di impostura
in cui lazione esteriore lascia immutato lessere interiore
e loccupazione con le cose divine si concilia con l astu
zia, lambizione e legoismo. Il fosco contrapposto fa
risplendere tanto pi chiaramente la vera piet, la quale
riceve con serena umilt i doni della bont divina e
dimostra la sua gratitudine con un amore infaticabile e
silenzioso.

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

219

Nelletica di Ges lelemento caratteristico va cercato


un passo pi oltre di quello che generalmente si fac
cia. Esso non consiste in questa o quella proposizione
mirabile; chi conosce la letteratura greca ed ebraica del
l epoca pu ritrovare la maggior parte delle dottrine di
Ges gi prima, negli stessi termini letterali. Ma nuovo
lo spirito che novella forza di vita infonde nelle dot
trine: esso rende nuovo anche lantico, grande il sem
plice. Ch mentre prima non abbiamo se non lespres
sione di tendenze ed aspirazioni individuali, acute consi
derazioni di pensatori o delicate vibrazioni di anime bel
le, il regno dei cieli ora un mondo che in s abbrac
cia tutte queste manifestazioni: le singole proposizioni
diventano lespressione e la testimonianza di una vita ori
ginaria che perennemente zampilla. Anche le pi gravi
esigenze ricevono ora la forza, anzi la certezza del loro
adempimento: ci che, isolato, appariva un paradosso,
diventa ora nel nuovo insieme una verit evidente: lin
determinazione e la mollezza dei tentativi anteriori sono
scomparse. Non possibile quindi misconoscere il pro
gresso essenziale che avvenuto. Il puro pensiero si
fatto azione, il sentimento del dovere e l'aspirazione so
no diventati una realt vivente.
Naturale pertanto che in tutte le sue linee fondamentali la nuova creazione metta in luce, accanto ai pun
ti di contatto con l antico, nuovi e fecondi svolgimenti.
Era nei tratti generali del tempo di porre il compito
morale non nellazione esteriore, ma nel sentimento in
terno. Ma al soddisfacimento perfetto di questa aspira
zione mancava un mondo interiore autonomo ed univer
salmente comprensivo: onde la vita spirituale dellindi
viduo rimaneva isolata e tutti i suoi travagli ed i suoi
sforzi potevano sembrar perduti per il tutto, anzi per
la stessa realt essenziale dellessere suo. Ora invece tut
to ci mutato: il collegamento delluomo con Dio gli

220

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

apre un mondo interiore autonomo ed in esso lo acco


glie nella sua totalit. Ci che avviene in questo mondo
interiore ha per s immediatamente realt e valore. La
subordinazione perfetta dellazione al sentimento non
pi solo unaffermazione sublime, ma un fatto piano
ed evidente, perch lazione indirizzata ab initio non
al mondo esteriore, ma al regno di Dio che si leva nel
lanima. E poich in questinteriorit essa perfetta, la
zione esteriore solo pi il segno di ci che in quella
avviene e riceve tutto il suo valore dalla intenzione vivi
ficatrice. Il sentimento stesso si trasforma cos da una
pallida inclinazione in unenergica manifestazione at
tiva. Nel medesimo tempo tutte le distinzioni di una
maggiore o minore estensione dellazione perdono ogni
importanza: lumile superiore al grande, se lo vince
nel sentimento. Questa trasformazione risalta evidente
nella parabola dei talenti: ci che determina il valore
dellazione non il quantum di capacit naturale che si
impiegato, n il quantum di successo esteriore che si
raggiunto, ma la disposizione interiore, la fedele
devozione con cui si applicata la propria forza, qua
lunque questa si fosse. Questo implica una liberazione
perfetta del capriccio del destino relativamente alle doti
naturali ed al successo esteriore; il valore delluomo
fondato unicamente su d che appartiene alla sua azione,
allatto di tutto lessere suo. Gi Platone si era levato
contro la tirannia del destino ed aveva posto la grandez
za delluomo ed il valore della vita nella forza e nel
larmonia interiore; ma anche nellinterno dominava an
cora un altro e pi opprimente destino, quello che a
ciascuno impone una propria natura e determinati limiti
della capacit spirituale; Ges per primo ha liberato
luomo anche da questo.
Tale interiorizzamento della morale eleva luomo al
disopra di tutte le formule e di tutti i precetti esteriori:

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

221

nel nuovo regno nessuna imposizione dallesterno deve


opprimere lo spirito. Ma in compenso tanto pi rigoro
samente tutto lessere umano legato alla legge inte
riore. Poich qui questione di tutta lesistenza nelle sue
radici pi profonde ed in tutta la sua estensione, anche
le manifestazioni pi insignificanti, i pensieri pi lievi
sono sottoposti allapprezzamento morale. Ci si vede
nella proibizione di ogni sentimento ostile, di ogni im
purit del senso, di ogni menzogna e non solo di quelle
che si traducono in azioni visibili, condannate dagli uo
mini. In nessuna parte sono tollerati comodi compro
messi col mondo: lideale deve essere realizzato nella
sua purezza, la legge adempita senza restrizioni. Sorge
cos l ideale dunalta perfezione di tutto lessere, duna
somiglianza delluomo a Dio: siate perfetti come
perfetto il Padre vostro che nei cieli .
Un altro tratto fondamentale della morale qui rive
lata agli uomini il carattere di dolce mitezza, di umil
t e di carit per i nemici. Anche in questo punto ne
cessario rilevare nettamente lelemento caratteristico per
apprezzare degnamente lopera di Ges. Vi una mitez
za che viene dallesperienza di grandi dolori, dalla co
scienza della vanit di tutte le cose umane e della mise
ria comune di tutti gli uomini; questa una mitezza fat
ta di debolezza. Vi invece unaltra mitezza che viene
dalla riconoscenza piena di gioia per i grandi beni che
luomo ha ricevuto, per la bont e lamore che Dio ha
versato sopra di lui senza alcun suo merito; questa una
mitezza fatta di forza. La prima dar origine ad un sen
so di pietosa simpatia e cercher con una carit un po
stanca di sollevare le miserie dello stato presente, ma
non di creare un nuovo stato di cose; la seconda invece
andr a cercare il dolore in tutta la sua estensione per
combatterlo e, se non annientarlo, superarlo interior
mente dalle fondamenta con la creazione dun regno del

222

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

lamore. L abbiamo un raffinamento del sentimento na


turale, qui un rinnovamento dellessere dalle sue radici.
Quella la mitezza della morale antica, questa, della
morale di Ges. Il tono fondamentale dato in questa
dalla convinzione che luomo per lamore e la grazia di
vina , senza alcun merito proprio, liberato da ogni mi
seria e chiamato ad una beatitudine infinita. Di qui sca
turisce allanima una sorgente inesauribile di gioia e di
riconoscenza, di mitezza e di pace. Di qui il proposito
di non respingere con la violenza e con lodio il male
che possono fare gli uomini, ma di vincerli dallinterno
con la pazienza e con lamore. Bisogna perdonare sem
pre e tutto il male, in conformit dellindulgenza infi
nita che luomo si attende ed ottiene da Dio.
In questo nuovo regno luomo non pu pensare di
avere qualsivoglia privilegio o primato sugli altri. La
coscienza di essere totalmente nelle mani della miseri
cordia di Dio eccita ad una profonda umilt e dispone
lanima a subordinarsi lietamente ed a servire agli altri
cos come il Figlio di Dio venuto non per farsi ser
vire, ma per servire. Onde il divieto di ogni contesa,
di ogni impazienza per gli altrui difetti. Questo senso
di cordiale mitezza risuona nellespressione di Ges circa
lattitudine degli uomini di fronte allopera propria:
Chi non contro di noi con noi .
Ma ancora al di l dellesortazione alla mitezza di
cuore ed allumilt laboriosa e sottomessa va il pre
cetto di estendere anche ai nemici questo caritatevole
sentimento e di fare ad essi del bene con serena letizia.
Anche qui la dottrina non interamente nuova; ma nuo
va la trasformazione profonda della vita che rende
possibile limpossibile, che non stabilisce solo un pre
cetto, ma suscita anche la forza necessaria ad eseguirlo.
Poich indubbiamente questo precetto contraddice al sen
timento naturale, n sarebbe possibile ottemperarvi senza

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

223

lo stabilimento dun nuovo rapporto fondamentale tra


gli uomini, e questo appunto il collegamento di tutti
gli uomini, come figli dun unico Padre, nel nuovo re
gno: esso stringe fra gli uomini una intima affinit in
teriore ed accende i loro cuori dun amore profondo che
dissolve i sentimenti ostili e trasforma l inimicizia in
amore fraterno.
Coi tratti fin qui ricordati si collega anche la scom
parsa di ogni distinzione sociale di fronte al compito
unico e comune. Anche questo corrisponde ad un mo
vimento generale del tempo: ma il precetto, rimasto fin
qui allo stato di teoria inefficace, conquista ora per
la prima volta la forza di attuarsi nella realt, essendosi
la sostanzialit della vita trasferita nelle profondit del
lumanit pura, dove non arrivano le differenze della po
sizione, della cultura, ecc. Nelluomo non si cerca che
l'uomo, quando tutti gli uomini si sentono egualmen
te figli del Padre celeste.
Il senso aperto a tutti gli eventi umani insieme con il
carattere misericordioso ed incline al sacrificio della mo
rale evangelica cooperano a raccomandare in modo spe
ciale la cura dei poveri e dei bisognosi daiuto; largire
tutto il suo ai poveri appare come il compimento della
perfezione, anzi come il vero segno duna conversione
seria al regno dei cieli. Di fronte a questo atto impor
tantissimo, tutte le contingenze terrene diventano indif
ferenti; ogni pensiero rivolto ad esse indebitamente
tolto allunico fine, in cui sta la salute delluomo. Non
pu quindi essere qui parola dun interesse per la cul
tura, per larte e per la scienza, per il miglioramento
dei rapporti sociali e cos via. Ben accennano le para
bole del lievito e del grano di semente ad un vigoroso
svolgimento della parola divina e perci impongono
unattivit infaticabile: coloro che sono la luce del mon
do devono lasciare che la luce risplenda agli uomini e

224

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

predicare altamente la verit, il sale della terra non deve


perdere nulla del suo vigore. Ma tutto questo si rife
risce allincremento del regno di Dio e non implica al
cun rinnovamento delle condizioni esteriori. Queste era
no per Ges e dovevano essergli indifferenti: il che non
vuol dire tuttavia che Ges fosse ispirato da un senso
di rinuncia al mondo, perch come pu dirsi che ri
nunci al mondo chi anzi apre alluomo un nuovo mon
do e per questa via eccita potentemente luomo ad una
attivit piena di gioia? Chi urtato da questa indiffe
renza di Ges per la cultura naturale pu rinunciare sen
zaltro a tutto il Cristianesimo, perch il nucleo della
sua attivit appunto l affermazione di un nuovo mon
do di fronte alla sfera della vita naturale.
Cos noi vediamo nella predicazione del regno dei
cieli levarsi una realt verace ed originaria, rivoluzio
naria nella sua semplicit. Tutto qui pieno di giova
nile freschezza; nel tutto spira un ardente impulso a
conquistare lampio mondo alla novella vita. Ma sicco
me il nuovo elemento vuole essere il tutto e non solo
uno tra i molti, cos esso non attende il corso dei tempi
per giungere al suo completo svolgimento, ma si affer
ma subito senzaltro ed aspira a dominare il tutto. Onde
lesistenza travolta in un movimento ed in unagita
zione profonda, non per in una precipitazione incom
posta od in una passione turbolenta. Ch laspirazione
novella porta in s la piena sicurezza di un possesso
personale e sopra ogni azione rivolta allesterno si libra
l ideale altissimo di una vita piena duna pace beata.

4 - Lurto col mondo


Veduti i caratteri particolari della nuova vita, ci con
viene ora considerarne i rapporti con la condizione urna-

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

225

na e con lambiente. Il rapporto con let sua ha qui una


importanza tutta speciale per via della posizione singo
larissima che Ges riveste secondo la sua medesima con
vinzione e tosto anche nella fede dei suoi discepoli.
Perch egli predica lesistenza del regno di Dio non solo
come una verit generica, ma come un fatto che allora
appunto deve realizzarsi per lopera sua e che desti
nato a dominare tutta la realt. Egli incita gli uomini
a convertirsi e ad entrare nel regno di Dio. Giunta
la pienezza dei tempi e vicino il regno di Dio.
Ma la risposta degli uomini non tarda a giungere. Ben
presto avviene che, mentre la moltitudine viene attratta
e soggiogata per il momento, ma non conquistata sta
bilmente, le potenze terrene assumono una attitudine
ostile. La religione ufficiale si mostra - e ci si ripete
pi volte nella storia del cristianesimo - la nemica pi
accanita duna vita religiosa profonda e sincera. Cos
gli invitati non vengono al festino per essi preparato, la
grande novella viene accolta con glaciale indifferenza o
con avversione. Anzi lavversione diventa in breve osti
lit dichiarata. E nella stessa piccola schiera dei seguaci
anche i migliori, nonostante la devozione fedele e lar
dente amore, sono ben lungi dal corrispondere alle esi
genze della costruzione dun nuovo mondo; il solo vero
grande apostolo stato da Ges conquistato dopo la
sua morte.
Cos spariva anche la speranza di una vittoria imme
diata del nuovo mondo. Anche Ges ne ebbe coscienza
e ci sollev nel suo spirito commozioni e lotte profon
de. Ma da queste lotte egli usc, nellintimo suo, com
pletamente vittorioso. Sopra ogni resistenza, sopra ogni
cura ed ogni avversit si leva incrollabile nellanimo
suo la certezza che il trionfo del male non pu essere
se non passeggiero; non solo le cose e le avversit si
dissolvono dinanzi alla presenza interiore del regno di

226 ' LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

Dio, ma anche allesterno egli destinato ad ottenere


una piena vittoria. Il Messia torner per giudicare gli
uomini e stabilire il regno di Dio sulla terra; il masso
che i muratori hanno respinto sar posto come la pietra
angolare delTedifizio.
In qual misura queste esperienze e questi sentimenti
si siano svolti nello spirito di Ges, trasformando la
sua concezione, difficile a decidersi: ch qui pi che
altrove dovette let posteriore attribuire a Ges le pro
prie lotte ed i propri sentimenti e su di esse foggiarne
limmagine storica. Certo per il suo pensiero dovette
ispirarsi ad una seriet pi profonda ed accogliere in s
un elemento di tristezza, quando lostilit del mondo lo
vinse ed egli vide la via verso lalto essere la via del
martirio. Pi fosche si fanno allora le ombre, pi com
mosse e pi rudi le sue esortazioni. Ora egli eccita so
pra tutte le cose i suoi discepoli a perseverare nella fede,
a resistere intrepidi alle persecuzioni, a sopportare vo
lonterosi anche i pi gravi dolori, a disprezzare il triste
presente di fronte alla radiosa visione del futuro, la
quale ora domina pi profondamente gli spiriti. E nel
medesimo tempo predica anche pi vigorosamente il di
stacco dal mondo e la dedizione completa allunico fine,
pi decisamente rigetta dalla parte nemica i deboli e gli
esitanti. Da un tale rincrudimento dellopposizione fon
damentale viene forse il suo detto: Chi non con me
contro di me; e chi non raccoglie con me disperde ;
e forsanche queUaltro in cui espresso il suo rigido
aut-aut : Chi non odia suo padre, sua madre, la sua
donna, i suoi figli, i suoi fratelli, e per di pi la sua
propria vita, non pu essere mio discepolo .
Ma in mezzo a tutti questi turbamenti ed a queste
lotte non solo safferma sicura la certezza della finale
vittoria, lo stesso dolore perde la sua crudezza e la sua
irrazionalit di fronte al pensiero che un divino consi

LA VISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

227

glio tutto h a preordinato e che a questo consiglio deve


servire la stessa malvagit degli uomini. E se anche a
Ges fu certamente straniero il pensiero di un sacrifizio
offerto allira di Dio per espiare le colpe degli uomini,
certo anchegli nutr la convinzione che il dolore dei
giusti serve alla salute degli altri e diventa cos una
prova d'amore. In ogni modo nessun pericolo arresta la
sua attivit; lultimo passo, il passo decisivo, coraggio
samente compiuto, mosso lultimo attacco alla citta
della del nemico.
La passione e specialmente la morte di Ges hanno
acquistato per la concezione cristiana una particolare im
portanza e sono diventate, con la dottrina della risurre
zione, il cardine della fede cristiana. N on qui il luogo
di dibattere tali problemi; come Fautore di queste pa
gine la pensi a questo riguardo, egli ha cercato di espor
re nel suo libro sul Contenuto di verit della religio
ne. Accenniamo solo che anche una considerazione pu
ramente storica deve annettere alla morte di Ges una
importanza di gran lunga pi grande che non nel caso
degli altri eroi. In primo luogo nel coraggioso attacco
alle potenze ostili e nelleroica costanza fino allultimo
istante si disvela chiaramente e si accentua visibilmente
lelemento virile ed energico che caratterizza tutta lo
pera di Ges. Di pi, sembra che solo la morte, con le
sue terribili impressioni, abbia aperto ai seguaci di Ges
gli occhi dello spirito circa limportanza di ci che av
veniva intorno a loro; solo allora la figura del Maestro
sorse ad una grandezza pi che umana, solo allora si le
v come chiara fiamma quanto di devota venerazione e
di ardente amore covava nel loro spirito. La tradizione
cristiana di una risurrezione sensibile di Ges soggiace
alla critica storica ed urta nei dubbi pi giustificati; ma
superiore ad ogni dubbio il fatto che nei discepoli
dalla brusca rovina di tutte le loro speranze si lev l in

228

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

crollabile convinzione della presenza del Signore e del


suo vicino ritorno nel giudizio finale, che lorribile ca
tastrofe non li intimor e non li indebol, anzi li lev
al disopra di loro stessi e li trasform in eroi ed in
martiri. Il coraggio sovrumano che Ges dimostr con
tro le potenze ostili del mondo, in apparenza tanto su
periori a lui, e la grandezza che egli conserv nel tra
gico conflitto, infusero in essi la certezza dun altro or
dine di cose ed accesero in essi il coraggio di raccoglie
re l opera sua, apparentemente distrutta, e di conti
nuarla con una devozione eroica. Anche nello svolgi
mento ulteriore del Cristianesimo quella passione e quel
la morte hanno conferito al rapporto degli spiriti con
la personalit di Ges un'intimit speciale: nelle loro
lotte e nei loro dolori gli antichi cristiani sono, in par
ticolare, penetrati dal sentimento del dovere di mo
strarsi grati a Ges, che per i suoi pat e mor sulla cro
ce, di conservarsi fedeli a lui fino al sacrifizio della vita
nel martirio, la perfetta opera dellamore . Ben
caduto, a questo riguardo, non di rado il sentimento
individuale nel patetico e nel retorico, ma al di sopra
di queste degenerazioni individuali sta il valore di quel
la tragica rovina del cristianesimo evangelico, la quale
ci tiene presente efficacemente ed ogni ora il carattere
tragico di ogni esistenza, ci mostra con forza irresistibile
la seriet profonda ed il tenebroso mistero dellumano
destino e ci fortifica contro ogni superficiale raziona
lizzazione dellesistenza, contro ogni comodo compro
messo col mondo. Le altre religioni hanno conquistato
il mondo con la loro vittoria, il Cristianesimo con la
sua sconfitta. Poich per esso dalla rovina esteriore e
dallapparente scomparsa si leva la certezza vittoriosa
di un nuovo mondo, la sicura convinzione che questo
contiene in s tutti i beni; da allora per esso tutti i pro
blemi dellesistenza si concentrano in un unico punto

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

229

e la vita acquista un carattere eroico, assume unimpor


tanza metafisica. E di qui discende perennemente agli
uomini una grande questione, un grande dubbio, un
grande eccitamento, una grande speranza.

5 - 1 1 valore duraturo

Nel valutare il significato definitivo dellopera di Ge


s conviene tener presente che in nessun campo quanto
in quello della religione ha importanza la personalit
direttrice e ci in armonia al compito fondamentale del
la religione. Rigorosamente parlando, questo compito
qualche cosa di inarrivabile. Forse che infatti non una
impresa impossibile elevare luomo, in mezzo alla sua
esistenza umana, fino alla divinit, assicurare a lui, nella
sua dipendenza dal corso delle cose, unanima non di
pendente che da se stesso, rivelargli, nel seno del tem
po, leternit? Senza una rivoluzione completa del mon
do e della vita, senza un miracolo, ci non possibile.
Ora questo miracolo si compie in primo luogo nella vita
e nellessere delle sovrane personalit creatrici; solo da
queste, in cui la conversione dellumano nel divino
qualche cosa di prossimo e di intuitivo, essa pu parte
ciparsi agli altri e diventare una verit per tutto il ge
nere umano. Onde il carattere e la profondit spiritua
le delle singole religioni sono determinate soprattutto
dalla particolare natura delle personalit creatrici; esse
sono che infondono ai sistemi di dottrine e di istitu
zioni una vita interiore, che ad ogni dubbio oppongono
unindiscutibile realt di fatto, che sempre di nuovo
richiamano la religione dellirrigidimento secolare alla
vigoria delle origini.
Se tanta limportanza dei fondatori nelle religioni,
certo fu per il Cristianesimo un inestimabile vantaggio

230

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

ed una sorgente di superiorit sopra tutte le altre reli


gioni, il fondarsi sopra la vita e l essere d una persona
lit posta a cos sublime e sicura altezza sopra le pic
colezze umane ed i contrasti che in diverse parti trag
gono la vita umana. In essa ci appare insieme con la
pi piana semplicit una profondit impenetrabile, con
la giocondit giovanile la serenit pi alta, con la deli
catezza pi squisita del sentimento uno zelo ardente
per le cose sante ed un coraggio indomabile nella lotta
contro le ostilit del mondo. La fiducia in Dio e la ca
rit si uniscono qui in ununit indivisibile; il bene
supremo nel tempo medesimo un possesso sicuro ed
un compito infinito. Ogni sua espressione ha un soave
profupio di poesia e toglie le sue immagini dagli eventi
pi semplici della vita e dellambiente naturale, che in
esse sono nobilitati e trasfigurati; in nessuna parte tra
spare alcunch dartificioso, di esagerato e di disarmoni
co, secondo lo stile orientale. Anzi non vi in generale
nulla che ci colpisca con il suo carattere prettamente
orientale: in una personalit ben determinata abbiamo
lespressione pi alta dellumanit pura, che agisce con
mirabile armonia. E questa personalit nello stesso tem
po, per i suoi tragici eventi, lemblema dellumano de
stino con una cos potente e dolorosa evidenza che do
veva rivelarsi anche agli spiriti pi ottusi.
Finch limmagine di Ges fu viva e presente - ed essa
non pot mai dissiparsi interamente dallanimo dei suoi
discepoli il Cristianesimo ebbe un protettore sicuro
contro il degradamento nelle piccolezze umane e nella
pigra consuetudine quotidiana, un protettore contro il
proprio irrigidimento e contro la superficialit, cos con
tro il razionalismo dei dogmi come contro il fariseismo
delle opere; ebbe una forza che lo ritrasse dalle com
plicazioni del divenire storico tendenti a trasformarlo
in unopera puramente umana, una forza che lo tenne

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

231

unito contro la tendenza a scindersi in stte ed in par


titi, onde fu minacciato ben presto il destino del Cri
stianesimo. E poi pi tardi sempre di nuovo nel seno
del Cristianesimo il movimento vitale fece ritorno a Ge
s per attingere da Lui nuovi impulsi di vita. Da que
sto punto di vista si pu dire che il Cristianesimo fu
sempre di nuovo a se stesso il proprio ideale; la imi
tazione di Cristo spesso falsamente intesa come una
imitazione servile, fu la parola dordine di ogni suo
movimento verso la verit, verso il cristianizzamento del
Cristianesimo; seguirne il processo storico vuol dire trac
ciare la storia interiore del Cristianesimo.
Tale importanza di Ges rimane nel suo pieno va
lore anche per noi moderni, che pur ci sentiamo spesso
cosi lontani dal mondo dei suoi pensieri: ci che da
lui ci separa non giunge che fino ad un certo punto ed
oltre a questo, anzich separarci, coopera ad unirci a
lui anche pi strettamente. Solo deve sempre tenersi
presente a questo riguardo, che in Ges ci si offre una
soluzione caratteristica delle questioni ultime e del pro
blema del valore supremo, che quindi il riconoscimento
della stessa presuppone gi un complesso di convinzio
ni personali e che, come in genere riguardo ad ogni
spirito creativo, cosi specialmente riguardo a Ges, il
giudizio degli uomini e sar sempre diviso.
Lattesa immediata del regno di D io rese Ges indif
ferente circa tutte le questioni della semplice cultura e
dellordinamento sociale; quindi non v nulla da rica
vare da Lui a questo riguardo, nessun incoraggiamento
e nessun ammaestramento da trarre. Ci lo separa reci
samente da coloro che considerano lo svolgimento della
cultura come il contenuto essenziale e lunico compito
della vita umana: tanto pi ci attrarr verso di Lui
coloro che penetrano linsufficienza di ogni semplice cul
tura e vedono lunica salute possibile dellanima nella

232

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

costituzione duna nuova realt sulle basi del rapporto


fondamentale delluomo con linfinito e con leterno.
Pi grave, in quanto che appartiene al campo proprio
della religione, unaltra riflessione. La ricerca moder
na ha messo in luce con prove inconfutabili la stretta
connessione di tutte le dottrine di Ges con la sua con
vinzione del vicino rinnovamento delle cose, del vicino
avvento del regno di Dio sulla terra: anche la morale
di Ges con la sua mitezza, con la sua pace e la sua
letizia posta nella sua vera luce solo dallaspettazione
delle prossime magnificenze, senza di che essa pu ve
nire facilmente accusata di debolezza e di esagerazione
utopistica. Ora la storia ha mostrato la vanit di quella
convinzione; ci che Ges attendeva come un evento
rapido e decisivo diventato un problema ed un com
pito sempre rinnovantesi. Il Cristianesimo si adattato
a questa nuova concezione non senza difficolt e non
senza notevoli rivolgimenti; non si con questo allon
tanato da Ges, non si posto con Lui in opposizione?
Certo il mutamento innegabile e la rinuncia al Cristia
nesimo simpone a chiunque veda lultima realt e lo
svolgimento definitivo dello spirito nel mondo della no
stra esistenza immediata. Ma tutti coloro che vedono in
questo mondo solo uno stadio particolare dellessere, tut
ti coloro che, senza la presenza vivente di un nuovo
mondo, di una spiritualit non inceppata e lottante, ma
libera e trionfante, non vedono come sia possibile la
conservazione dei valori dello spirito, non vedono quale
senso e quale ragione abbiano i dolori e le fatiche indi
cibili degli uomini, coloro riconosceranno e venereran
no in Ges colui che alla prossimit ed alla presenza
di questo mondo ha dato unespressione toccante ed ir
resistibile. Non solo per mezzo delle sue dottrine, ma
ancora pi con la sua vita e col suo destino, egli in
sorto contro la tirannide della realt immediata, egli ha

LA V ISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

233

spogliato essa ed i suoi beni di ogni valore, rinviando


gli uomini a qualche cosa di pi alto ed infondendo nei
loro cuori unaspirazione inestinguibile verso un mondo
migliore. La forma che oggi conosciamo essere peritura,
era necessaria per convertire il suo tempo al riconosci
mento del nuovo regno ed eccitarlo a rivolgere verso di
esso le sue forze. Ma se noi non ci lasciamo privare, per
il suo particolare rivestimento storico, del nucleo impe
rituro della dottrina di Ges, sentiremo che questo pun
to ci avvicina a Ges anzich separarcene; anche noi
sentiamo il profondo contrasto delle due realt ed aspi
riamo verso la vittoria e la pace.
Perci anche i nuovi, supremamente necessari sforzi
verso una nuova forma del Cristianesimo, verso un Cri
stianesimo pi attivo ed universale, che oggi si levano
sempre pi potenti, non hanno bisogno di allontanarsi
da Ges, anzi possono anchessi servire alla verit da lui
rivelata e far proprie le parole di Simon Pietro : Si
gnore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di
vita eterna .

Il Cristianesimo antico

Prima di volgerci alla storia delle concezioni cristiane


della vita, accenniamo alla difficolt che su questo ter
reno solleva il concetto della storia. I concetti di religio
ne e di storia stanno di per s in opposizione. Ch in
quanto la religione d la sua verit come di carattere
divino, deve perci anche considerarla come immutabi
le, ed in quanto dischiude un nuovo mondo, perci essa
deve introdurre una certa indifferenza per l antico. Il
Cristianesimo ha accentuato con speciale durezza questo
dualismo: n Ges, n i suoi discepoli, n il Cristiane
simo antico pensavano di essere alla testa di una lunga
evoluzione, bens attendevano come prossima la fine del
mondo, lapparizione degli splendori eterni. Passarono
secoli prima che la speranza in un vicino ritorno del
Messia impallidisse: fu soltanto lo svolgimento della
Chiesa a potenza autonoma e dominatrice, che con la
sua affermazione dellimmanenza del regno di Dio nella
Chiesa, fece passare in seconda linea le idee messianiche.
La Chiesa poi, come depositaria d una verit immuta
bile, non ha mai voluto riconoscere, nelle cose essenzia
li, n un movimento interiore, n una storia. Ed an
che degno di nota che Lutero, scuotendo il concetto tra
dizionale della Chiesa, cadde subito di nuovo sotto il
dominio del pensiero della prossima fine del mondo:
solo questa convinzione ci esplica la sua condotta, spe
cialmente degli anni posteriori.

236

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

Tuttavia il Cristianesimo ha una storia. Anzitutto per


ch esso pass per et diverse ed i caratteri di queste et
confluirono anche nella varia costituzione della coscien
za religiosa. Ch per quanto la religione non sia un pu
ro aspetto della cultura, anchessa subisce linfluenza
dellambiente. Let in cui il Cristianesimo si fiss de
finitivamente, let della decadenza del mondo antico,
era qualche cosa di troppo particolare perch dovesse co
stituire il tipo normale della cultura per tutti i tempi
e dominare l umanit per tutti i secoli: essa doveva es
sere e fu sorpassata: con questo anche la religione fu
travolta nel movimento.
Se tutto si riducesse a questo, il movimento potreb
be tuttavia sembrare, rispetto al Cristianesimo, qualche
cosa d accidentale e di imposto. Ma il Cristianesimo co
me forza vitale permanente, sent anche il bisogno, no
nostante la primitiva sua indifferenza di fronte al mon
do, di attrarlo a s e nel tempo stesso di trasformarsi.
Esso non doveva rimanere una preoccupazione indivi
duale, ch, con tale limitazione, non avrebbe soddisfatto
nemmeno lindividuo: poich esso abbraccia nellmbito
suo il mondo, esso deve costruire a s una totalit vi
vente, un mondo cristiano. M a per questo esso deve
entrare in amichevole rapporto con la cultura e da essa
appropriarsi gli elementi affini, e deve anche stendere la
sua azione sulla cultura, certo pi per via indiretta che
per via diretta, per mezzo cio della trasformazione di
tutto lessere umano. Chi non vuol sentir parlare duna
cultura cristiana, d una scienza cristiana, ecc., dimostra
solo con ci che egli ha un basso concetto non solo della
religione, ma anche della cultura e della scienza. Tali
scambi dazione con la cultura fanno necessariamente
entrare anche il Cristianesimo nel movimento della vita
universale e gli dnno una storia.
Questa storia si divide in due grandi periodi: lan

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

237

tico ed il moderno Cristianesimo, il primo caratterizzato


dai suoi rapporti col mondo antico, il secondo dai rap
porti con let moderna. L'influenza dellantichit si fa
anche oggi sentire nelle forme attuali del Cristianesimo
ed causa di dissensioni e di gravi difficolt. Ma ci
non deve renderci ingiusti contro la fase antica. Essa
fu per quel tempo una necessit, se il Cristianesimo do
veva da semplice setta levarsi ad essere una potenza uni
versale nel mondo ed imprimere alle condizioni della
vita il suo suggello. Esso non poteva riattaccarsi a nessunaltra cultura se non a quella che allora dominava
il mondo ed era secondo la convinzione universale la
meta ultima degli sforzi umani. N pu dirsi che lu
nione dei due mondi sia stata infeconda. Certo in essa
lantichit ha sovente oppresso ed oscurato lelemento
cristiano; specialmente nei sistemi concettuali e dottri
nali sembra pi essersi innestata lantichit sul Cristia
nesimo che non questo su quella. Ma lelemento attivo
e progressivo era e rimase il Cristianesimo: nonostante
il dilagare di concezioni classiche ed ellenistiche esso non
cess mai di lottare per la conservazione e lo svolgi
mento del carattere proprio. E se in ultimo lo sforzo col
lettivo delle due tendenze non seleva ordinariamente
sopra il livello duna combinazione pi o meno abile,
esso implica pur sempre importanti problemi ed in un
punto almeno - in Agostino - raggiunge unaltezza che
sagguaglia alle maggiori delle altre et e conserva un
alto valore anche attraverso le mutazioni dei tempi. E
siccome Agostino rappresenta per noi il vertice delle
concezioni del Cristianesimo antico e costituisce log
getto principale delle nostre considerazioni, cos ci ser
ve anche di termine per la divisione di questo periodo:
tutto ci che anteriore ad Agostino pu considerarsi
come una preparazione, d che posteriore come uno
svolgimento del suo pensiero.

L e t

p r e a g o s t in ia n a

Lesposizione delle concezioni cristiane prima di Ago


stino irta di difficolt. Poich nessuna opera indivi
duale si leva a classica grandezza, uno sguardo gene
rale sufficiente. Ma in questo occorre rilevare molte
differenze individuali ed anche l opposizione fra il mon
do greco ed il romano: di pi impossibile passare sot
to silenzio levoluzione complessiva, poich col rapido
crescere del Cristianesimo, che ha luogo verso la fine
del secondo secolo e si accentua ancora di pi dopo la
met del terzo, lorganizzazione acquista la precedenza
sullindividuo, l azione sul sentimento e l'elemento ma
gico vi ottiene un posto sempre maggiore. Noi speriamo
di risolvere nel modo migliore queste difficolt trac
ciando diversi quadri dinsieme e pur non dimentican
do, in ci, le deviazioni individuali.

1 - Il concetto della vita nei prim i secoli

Le espressioni dei primi secoli sulla vita e sul destino


umano sono pi importanti che non ogni speculazione
erudita. In unet nella quale le comunit cristiane do
vevano sostenere dure lotte esterne ed interne, nella qua-

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

239

le laspettazione duna beatitudine indicibile faceva vi


vere gli uomini pi nella fede e nella speranza che nel
presente sensibile, nella quale infine i poveri ed i sem
plici costituivano la massa di fedeli, non vi era n posto
n stimolo ad una trattazione sistematica e ad una ri
cerca scientifica dei problemi della vita. Fu non tanto
il proprio bisogno quanto la necessit della difesa che
provoc il sorgere della ricerca scientifica; ma siccome
in tale occasione si parlava meno per s che per i pro
fani e si tendeva pi ad attaccare le altrui dottrine che
a ritrarre le proprie, cos si trattarono piuttosto singoli
punti, su cui cadeva laccordo o il disaccordo, anzich
elaborare i propri pensieri in un tutto; ed ancora, per
agire sugli altri si dovettero adottare i loro punti di vi
sta od i loro criteri. O nd che le esposizioni letterarie
hanno un carattere prevalentemente exoterico e sispi
rano sovente a criteri decisamente razionalistici ed utili
tari. Che cosa si agitasse allora nei cuori ce lo rivela
ben pi intuitivamente lantica arte cristiana; un giro
per le catacombe ci trasporta nella vita di quel tempo
pi immediatamente di qualsiasi opera filosofica. Queste
hanno un proprio valore in quanto ci fanno vedere in
qual misura l elemento nuovo e caratteristico del Cri
stianesimo pervenisse ad una chiara coscienza e in qual
misura esso riuscisse ad affermarsi razionalmente di fron
te alle concezioni straniere. Ma le singole espressioni si
connettono in un tutto significativo solo quando si pe
netri fino alla vita onde esse procedono.
Il
nucleo dellantica vita cristiana costituito, come
ci mostrano anche le concezioni speculative, dalla mo
rale; il precetto duna moralit intima e severa simpone
a tutti gli altri compiti. Evidente laffinit con i Cinici
e gli Stoici di quel tempo; ma anche le differenze sono
considerevoli ed evidenti. Gli Stoici pongono la vita
spirituale delluomo come parallela ad un ordine essen

240

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

zialmente logico e fisico delle cose; ora questo non pu


accogliere benignamente in s anche i fini dellindividuo
ed assicurare cos un solido appoggio ai suoi sforzi. Per
i dottori cristiani, invece, Dio, lo spirito morale per
fetto, presente in tutto il mondo e perci l agire uma
no ha la pi stretta connessione spirituale con la potenza
dominatrice del tutto.
Ma con la fede nella potenza del bene si associa la
convinzione che l esperienza immediata ci presenta un
altro quadro, che essa piena di irrazionalit e di do
lore. Al bene essa pu venir volta solo con l aiuto di
Dio, non per propria forza; di qui lo stretto connubio
della fede religiosa con la coscienza morale. Per in
questo connubio la religione si limita a fortificare e
fondare la morale, non la spiritualizza e non lapprofon
disce; assai di rado viene alla luce un sentimento reli
gioso profondo, una aspirazione intima verso una vita
perfetta ed infinita e la religione, pi che come fine a
se stessa, appare come uno strumento di altri fini. Se an
che una pi profonda aspirazione agitava lanima nel
suo secreto, essa non seppe trovare espressione nelle
sposizione scientifica.
Un altro contrasto con la filosofia antica abbiamo in
ci che locchio rivolto, pi che agli individui, allo
stato collettivo, al miglioramento dellumanit intera.
Questo non solo dischiude un numero considerevole di
nuovi compiti, ma cambia anche la natura delle argo
mentazioni dimostrative. Lelaborazione speculativa cede
il campo al contenuto della coscienza volgare, limpres
sione immediata, il naturale sentimento umano si svol
gono pi liberamente e si manifestano pi apertamente,
il tutto guadagna in chiarezza ed in calore. Ma la de
mocratizzazione delle idee morali nuoce alla eccellenza
aristocratica della forma ed alla profondit dei concet
ti; di pi il pensiero soggiace sovente allantropomorfi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

241

smo della rappresentazione volgare e non sempre il de


siderio appassionato della felicit frenato e circoscritto
dalla considerazione obiettiva.
La concezione dei primi Padri della Chiesa non cerca,
come l'antica, il suo fondamento nella scienza: la fe
de, cio ladesione alla rivelazione divina, che ha per
ufficio di trasmettere all'uomo le verit da cui dipende
la sua salute. Si diffonde la tendenza a deprimere la fa
colt del pensiero a vantaggio della fede; voler pene
trare gli ultimi segreti con la scienza e ad essa sotto
porre la fede sembra un'aberrazione orgogliosa. Sulle
cose di Dio, Dio solo pu ammaestrarci. (Atenagora.)
I Greci presso i quali agisce, indistruttibile, lantico amor
del sapere, sono su questo punto in generale pi misu
rati, mentre presso i Latini questo disprezzo del sapere
giunge fino alla pi risoluta condanna di ogni capacit
propria dell'uomo. La fede sembra ad essi presentare due
principali vantaggi: la sicurezza e la semplicit. I filo
sofi, essi dicono, cercano ancora la verit, mentre i Cri
stiani la posseggono; tutti possono partecipare alla fede,
mentre la conoscenza scientifica il privilegio di pochi,
anche perch ai pi manca il tempo di occuparsene.
Ogni artigiano cristiano conosce Dio, in grado di
rivelarlo e suggella con lazione i divini precetti, quan
tunque Platone affermi che difficile trovare l Autore
del mondo e, una volta trovato, difficile comunicarne
la conoscenza ad altri. (Tertulliano.)
Il
cardine dellantica fede cristiana lidea di Dio.
Qui avvengono modificazioni notevoli in senso contra
rio sia alla fede popolare, sia anche alla convinzione
dei filosofi antichi. Ora per la prima volta si svolge un
rigido monoteismo che accanto allunico Dio invisibile
non soffre n di inferiori, n semidei: ora soltanto
sparisce il politeismo, certo per rivivere poi nel seno
stesso del Cristianesimo in forma mitigata col culto dei

242

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

santi. Tutta la realt considerata come lopera di que


sto spirito supremo: la natura perde la sua animazione
ed il suo carattere divino. Allantico pensiero doveva
questo apparire come una perdita insostenibile; il mon
do cos concepito, doveva sembrargli un freddo deserto
e non era un paradosso laccusa di ateismo mossa ai Cri
stiani dai loro avversari. In verit la nuova fede distrug
geva le antiche concezioni del divino; la nuova idea di
Dio con la sua spiritualit priva di nome e di figura
mancava di quella realt concrta, intuitiva e personale
che lantico pensiero reputava indispensabile. Dal loro
lato i Cristiani non sappellavano solo alla presenza
interiore dellessere divino, ma vedevano discendere da
questo nella natura una novella vita. Angeli invisibili
reggono, secondo essi, l'intiera natura, tutti gli esseri
pregano ed in punti innumerevoli - per esempio, nel
volo degli uccelli - locchio della fede discopre il segno
della croce. Poich questa vita non scaturisce dalle forze
naturali, ma stata infusa nelle cose, la natura ci rin
via cos al di sopra di s ad un ordine superiore.
L'idea di Dio, spogliata cos di ogni affinit con la
natura, si avvicina maggiormente a quella delluomo come
essere libero e morale. Con maggior ragione che presso
i Greci si potrebbe qui parlare di una personalit di Dio,
sebbene lespressione speciale manchi. Ma non si riesce
per a spogliarla dei caratteri puramente umani : senti
menti umani vengono spesso senzaltro riferiti a Dio.
Una questione molto agitata fra i Padri della Chiesa
questa, se si possa parlare dunira divina e cos attri
buire allessere supremo una passione. Questo sarebbe
stato una contraddizione con la dottrina degli antichi; ma
che nella comunit cristiana il timor dell'ira divina co
stituisse uno dei pi forti moventi dellazione lo dimo
strano le recriminazioni di quei Padri della Chiesa che
trovano inconciliabile questa passione con un concetto

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

243

elevato di Dio. Per la maggior parte di essi reputa


non potersene fare senza; senza lira divina non vi sa
rebbe timor di Dio e senza timor di Dio la societ an
drebbe in rovina.
Come opera di un Dio buono ed onnipotente il mon
do non pu essere che buono. Onde spesso celebrato,
in contrasto con le dolorose agitazioni della vita uma
na, lordine e la bellezza dei cieli, ed opposto agli in
creduli come una prova parlante dellesistenza di Dio;
le splendide opere della natura rivelano ad ogni spirito
imparziale il loro autore invisibile. Il mondo ha un limite
fisso non solo nello spazio, come anche lantichit pen
sava, ma anche nel tempo, come ora si sostiene in op
posizione allantica filosofia della storia. Non vi una
successione infinita di periodi, il mondo, come ha un
principio, cos ha una fine nel tempo; ci che in esso
avviene, soprattutto la grande lotta di Dio col male, av
viene una volta per sempre e le sue conseguenze si estendono per tutta leternit. Questo accresce considere
volmente la gravit delle azioni umane, mentre lantica
filosofia considerava ogni attivit in fondo come inutile,
poich per essa tutto ci che si conquistato di nuovo
si perde e lo sforzo deve sempre ricominciare da prin
cipio. Ma la durata del mondo, oltrech limitata, an
che breve: essa calcolata sovente in seimila anni per
questa considerazione che il mondo fu creato in sei gior
ni e dinanzi a Dio mille anni sono come un giorno. Onde
la fine del mondo vicina e con essa il grande giudizio.
Questa credenza ebbe origine dapprima dalla sicura aspettazione dun prossimo ritorno del Messia, ma si man
tenne anche pi tardi, tenendo il posto di quella spe
ranza, ornai dileguata, limpressione sempre pi forte pro
veniente dal decadere della cultura, simile ad un invec
chiare dellumanit. Ancora in principio del IV secolo,
Lattanzio crede che il mondo non abbia avanti a s pi

244

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

di un paio di secoli. Cos questo Cristianesimo non ve


deva dinanzi a s lavvenire duna storia: tanto pi gra
ve era il presente, tanto pi necessaria la decisione del
momento.
U n altro efficace stimolo dellazione la nuova posi
zione delluomo di fronte al mondo. Nonostante tutte
le declamazioni degli Stoici sulleccellenza delluomo, lan
tichit si era allingrosso limitata a subordinare luomo
al mondo. M a ora che lagire morale conferisce anche
all'essere morale un valore altissimo, luomo diventa il
centro ed il fine di tutte le cose: tutto indirizzato a
lui, anche il sole, la luna e le stelle servono al suo bene.
Con limportanza cresce la responsabilit : lagire delluo
mo decide sul destino del mondo, la sua caduta ha in
trodotto il male nel mondo e provocato tutte le miserie
che ci mostra lo stato presente delle cose. Poich la ra
dice del male sta nella libert, non in oscure necessit
naturali. Cos cade anche lantica dottrina della resisten
za e potenza malefica della materia: lonnipotenza crea
trice non ha prodotto nulla di abbietto. Anche il corpo
non deve essere disprezzato come qualche cosa di stra
niero e di basso, n la sensibilit considerata come fon
te della colpa, poich anche il corpo appartiene alles
sere nostro e non vi perfetta immortalit senza risur
rezione dei corpi. Presso i Greci tale dottrina ebbe a su
perare gravi ripugnanze ed i pi grandi Padri greci non
saccostarono alla dottrina ortodossa senza compromessi e
restrizioni.
Ma quanto pi in alto posto luomo, tanto pi du
ramente sentita la miseria presente. Ch lattuale stato
di cose non pu soddisfare il cuore umano. Pericoli e
dolori innumerevoli ci assediano dallesterno e ci oppri
mano nellinterno, qui i propri desideri, l i ciechi even
ti. In modo speciale il pensiero sarresta sul presenti
mento duna prossima et di aspri conflitti, in cui il bene

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

245

sar come impotente dinanzi alle forze ostili. Manca


ogni speranza che le cose migliorino col tempo o che
per un ordine immanente alle cose la storia assicuri il
trionfo finale del bene. Nelle attuali condizioni il bene
sar sempre come impotente, la verit avr sempre a
soffrire. Cos solo la speranza del prossimo avvento
d un nuovo mondo che tiene alto il coraggio ed incita ad
unoperosit lieta; ogni desiderio corre a quellaw enire
soprannaturale e nel divino sacrifizio si prega : Presto
venga il tempo della grazia e passi l et presente ! .
Lannuncio di questa speranza uno dei capisaldi del
la predicazione cristiana. M a l essenza vera del Cristiane
simo lasciata nellombra e le discussioni dotte sono
lungi dal riflettere la vita spirituale collettiva. Per gli
apologeti del secondo secolo il Cristianesimo una dot
trina razionale dorigine divina, nella quale culmina quan
to di ragione luomo possiede e quanto se n venuto
realizzando nella storia. Caratterizzata specialmente que
sta dottrina razionale dalladorazione esclusiva dellunico
Dio invisibile e dallalto apprezzamento della morale una morale tutta interiore, fondata sul libero sentimen
to - e del vero culto divino. Anche pi tardi la gran
dezza del Cristianesimo cercata, anzich nella rivelazio
ne duna nuova vita e nellelevazione spirituale dellu
manit, nelluniversalit e nel vigore con cui esso ha
realizzato l ideale comune a tutti gli uomini. Quellideale
che si celava ab orgine in tutte le coscienze, che era fin
da principio il fine vero, ma fino allora era rimasto
come nascosto da un velo allo spirito umano, si ora
disvelato in tutta la sua chiarezza e la sua forza e pu
venir reso accessibile a tutti senza distinzione. Ora sol
tanto esso pu impadronirsi di tutto luomo e dalle parole
e dalle teorie passare allatto pratico. Raramente nelle
opere dei padri della Chiesa abbiamo traccia di una ve
nerazione pi profonda e pi intima della persona di

246

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

Ges, come pure, anche secondo le testimonianze del


larte, si era venuta svolgendo nella coscienza cristiana.
Una grande importanza attribuita sempre alla sua mor
te, ma ordinariamente manca ogni altra esplicazione e si
sta contenti per lo pi allaffermazione che Ges ha
spezzato la forza degli spiriti del male ed ha iniziato
un rinnovamento dellumanit. - Qua e l appare qual
che speculazione pi profonda. Cos, per esempio, pensa
Ireneo che in Cristo lessere eterno sia diventato ci che
noi siamo e che cos lelemento mortale sia stato assor
bito dallelemento immortale; ci che avrebbe avuto per
conseguenza che anche noi siamo adottati da Dio come
suoi figli. Solo per questa via pu lessere perituro ve
nire elevato nel seno delleternit. Nella Chiesa greca
questordine didee si mantenuto a lungo.
Che cosa si pensasse intorno alla sostanza del Cristia
nesimo, lo vediamo anche dagli argomenti difensivi dei
suoi apologeti. Qui abbiamo, nel corso dei secoli, una
tendenza a passare dai fatti concreti e particolari alle
generalit. In principio l argomento pi forte lattuarsi
delle profezie dellantico Testamento : ci che stato
annunciato da uomini santi, prima che avvenisse, deve
essere stato preordinato da Dio. Poi vengono citate in
appoggio le guarigioni operate nel nome di Ges, spe
cialmente le guarigioni di indemoniati, alle quali si cre
deva di assistere quotidianamente anche allora. Anche
lo spirito pi largo e pi libero che sia stato prima di
Agostino, Origene, tiene ambo queste prove in grande
onore. Ma pi tardi, di mano in mano che il Cristiane
simo fa dei progressi, questa medesima sua forza di
espansione viene assunta come la prova capitale della sua
verit. Le condizioni morali delle comunit cristiane so
no incomparabilmente superiori a quelle del paganesimo
che le circonda; solo una potenza divina poteva confe
rire al Cristianesimo la forza di rigenerare gli uomini

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

247

rendendoli insensibili alle persecuzioni, solo un aiuto di


vino pot renderlo capace di svolgersi attraverso tante
avversit. Poich il sangue cristiano un seme (T er
tulliano); la religione di Dio si svolge tanto pi quan
to pi oppressa (Lattanzio). Anche la diffusione del
Cristianesimo fra tutti i popoli fatta valere come una
prova della sua verit; una espansione cos meravigliosa
in mezzo ad un mondo di potenze ostili non pu esse
re avvenuta senza aiuto divino. Anche il fatto che lim
pero romano cominci a un dipresso col Cristianesimo
e stabil una pace universale un fatto avvenuto, cos
si pensa, in vista della diffusione del Cristianesimo, co
me conseguenza dellapparizione del pacifico Messia. N
si disdegna di far valere lutilit della religione per la
vita e l ordine sociale; solo il timore di Dio che giudica
e punisce pu muovere la moltitudine ad obbedire alle
leggi. Laltezza morale del Cristianesimo non natural
mente dimenticata. Esso sindirizza con ogni suo potere
al miglioramento morale delluomo : Origene nota che
i miracoli di Ges sono di gran lunga superiori a quelli
degli altri taumaturghi pagani per ci che essi non sono
semplici fatti meravigliosi, ma hanno sempre un fine mo
rale. La preminenza interiore della morale cristiana ri
posta non tanto nella novit delle dottrine quanto nella
sua attitudine ad infondere la forza di compiere do
veri, che altrimenti sorpasserebbero la potenza umana. Si
rileva la mitezza pacifica, la costanza, la pazienza dei Cri
stiani. Specialmente poi dappertutto si affaccia un nuovo
rapporto col dolore. Questo ci distingue da coloro che
non conoscono Dio, che quelli nellinfelicit si lamen
tano e mormorano, mentre invece noi nellinfelicit non
ci distogliamo dalla verit della virt e della fede, ma
anzi ci fortifichiamo nel dolore stesso. (Cipriano.) Ce
lebrata anche sovente la pi intima connessione col
prossimo : chi prende su di s il carico del prossimo,

248

LA VISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

chi cerca di sovvenire agli inferiori in ci in cui su


periore, chi con la partecipazione dei doni di Dio si
rende per i bisognosi simile ad un Dio, colui un se
guace di Dio (Lettera a Diognete). Ed Eusebio (circa
270-340) cos riassume lazione morale del Cristianesimo :
Esso apre a tutti la verit divina, insegna a sopporta
re con animo grande le ingiurie dei nemici ed a non ri
cambiare il male col male, eleva sopra la passione, lira
e i desideri brutali, insegna particolarmente a far parte
del proprio ai poveri ed ai bisognosi, a salutare in ogni
uomo un amico, a riconoscere in colui, che secondo la
legge esteriore straniero, un fratello secondo la legge
interiore ,
Cos il Cristianesimo si sente, per la sua mitezza, pa
zienza ed umanit, superiore ai nemici. Ma lenergica
aspirazione verso la beatitudine e laspettazione dun
nuovo mondo non lasciano degenerare la mitezza in mol
lezza e lo spirito di sacrifizio in una torpida rinuncia.
Lantico cristiano sopporta e rinuncia, ma lo fa nellaspet
tazione sicura duna felicit superiore: egli non pensa
pi umilmente, ma anzi pi altamente delluomo e dei
suoi compiti. Lattanzio scrive la sua opera principale col
precipuo intento di impedire che gli uomini, come al
cuni filosofi fanno, tengano se stessi a vile e si consi
derino come impotenti, inutili e nati del tutto invano,
opinione che trascina i pi al vizio .
Alla tensione energica degli spiriti coopera anche que
sto, che luomo deve decidersi di proprio arbitrio per o
contro Dio. Ch per quanto il cristiano antico fosse stret
tamente vincolato ad una tradizione storica ed allam
biente sociale, la grande decisione, da cui dipende il suo
destino, tutta opera sua. La perfetta libert del volere
affermata cos sicuramente come prima non mai e forse
nemmeno dopo: la negazione della medesima conside
rata come la negazione di ogni responsabilit e di ogni

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

249

valore morale: non vi sarebbe niente di meritorio, se


l uomo non possedesse la facolt di decidersi, nei due
sensi opposti (G iustino). Ora il potenziamento pi
alto della responsabilit era precisamente uno dei punti
vitali del Cristianesimo antico. O ndesso proclama la li
bert come una credenza universale della Chiesa: e que
sta libert si estende anche al di l dellagire nel cam
po delle convinzioni: anche la fede un atto di libera
decisione e lassumere credenze erronee intorno a Dio
quasi un atto moralmente colpevole. Quanto a fondare
psicologicamente questa libert, non se ne sente il biso
gno; n si fa questione del rapporto della libert uma
na con l onnipotenza divina. Il mondo qui considerato
dal punto di vista delluomo, non di Dio,
Da tali convincimenti si svolge una vita piena di for
za, di ardore, di movimento interiore. Si tratta di tende
re tutte le proprie energie per rimanere fermi nella deci
sione salutare. U n rigido aut-aut si propone alluomo: o
il successo e il piacere in questa vita con leterna perdi
zione nellaltra, o la beatitudine nell'al di l e qui dolo
ri e lotte senza tregua. In tale bivio, anche la sola pru
denza consiglia di preferire a questo breve tempo leter
nit senza fine. Per intanto regna la potenza ostile ed
esercita la pi dura oppressione; lavversario, per quan
to condannato nel nostro interno, allesterno pi forte
di noi e pu infliggerci le sofferenze pi gravi. Quindi
allo spirito il compito di elevarsi con la forza della fe
de sopra il duro presente e di volgersi in lieta aspetta
zione verso il mondo migliore che sta per disvelarsi. Di
fronte alla posizione presente vi bisogno soprattutto di
fortezza, nel senso duna costanza irremovibile: la pa
zienza viene spesso celebrata come la corona delle virt.
In ci lantico cristiano si sente in parte vicino ed affi
ne agli Stoici, in parte lontanissimo e contrario. Anche
il cristiano devessere un eroe e sfidare il mondo. Sol

250

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

dati di Dio si chiamavano i Cristiani con predilezione,


soprattutto in Occidente, e tra i Padri della Chiesa Ci
priano sfoggia volentieri immagini tolte alla vita milita
re. Per contro i filosofi cristiani contraddicono rigida
mente agli Stoici circa il trattamento delle passioni e
dei sentimenti. Come avrebbe potuto il Cristianesimo in
vitare lumanit ad una rivoluzione radicale e nel tempo
stesso reprimere la vita affettiva, raccomandare l apatia
stoica? La nuova vita non si svolge senza un profondo
commovimento delluomo, senza il pentimento e la pe
nitenza; e nel suo oscillare fra il mondo visibile e lin
visibile viene agitata in vario senso dalla paura e dalla
speranza. Non si tratta perci tanto di reprimere o di
deprimere gli affetti, quanto di volgerli al retto fine: il
timore di Dio libera da ogni altro timore. N on que
stione di cacciare la paura, come vogliono gli Stoici, n
di regolarla, come i Peripatetici, ma di volgerla al suo
retto fine; bisogna elevare il timore in modo che riman
ga solo quello, il quale, come retto e vero, non lascia
pi sussistere alcun altro oggetto di timore. (Lattan
zio.)
La direzione di tutto l uomo verso il compito supre
mo non concede alcuna collaborazione alle opere della
cultura: questa poteva tanto meno attrarre quegli uomi
ni tutti assorti nel pensiero della salute e delleterna
beatitudine, in quanto il mondo antico dopo il naufra
gio dei tentativi di restaurazione nel secondo secolo an
dava decadendo rapidamente. Onde lantico Cristianesi
mo non ci rivela alcun impulso verso il miglioramento
delle condizioni generali o verso la ricerca scientifica:
nelluno e nellaltro riguardo troviamo una specie di ri
serbo quando non di avversione, in diverso grado secon
do la diversit degli individui e lopposto carattere dei
greci e dei romani. Anche larte, che pure per lanima
degli antichi Cristiani signific qualche cosa, non trova

LA V ISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

251

favore presso i filosofi cristiani. In tale disprezzo con


fluisce anche una certa reazione contro lantico apprez
zamento della forma, che, dopo la scomparsa del conte
nuto vivente, doveva sembrare ai cristiani antichi une
stimazione eccessiva di una vacua esteriorit. Poich la
forma nulla offre alla loro aspirazione verso la beati
tudine, essa viene messa da parte come qualche cosa di
indifferente, di vano, anzi di tentatore; tutto lo sforzo
rivolto al contenuto, al sentimento, alla vita morale.
Perfino un Clemente dice: La bellezza di ogni essere
sta nella sua eccellenza pratica ; i Latini poi spingono
il disprezzo della forma sino allindifferenza per la cor
rettezza grammaticale. Che male c, dice Arnobio, a
fare un errore nel numero o nel caso, nella proposizione,
nel participio o nella congiunzione ? Queste sono voci
che fanno sentire un disprezzo barbarico di ogni cultu
ra e respirano uno spirito ostile alla civilt. Ma la loro
et ce le rende esplicabili e lindirizzo, di cui esse sono
una manifestazione, doveva stendersi nelloccidente per
un millennio. Solo col Rinascimento si compie una con
versione e la forma restituita nell'antico onore.
Ma quantunque gli antichi filosofi cristiani abbiano
tutta la loro forza nellalta ed esclusiva estimazione dei
valori dello spirito, anche qui il quadro non senza
ombre. La loro impetuosa aspirazione verso la beatitu
dine fa s che nella motivazione dellagire essi riman
gono di molto inferiori agli antichi filosofi. Laddove
questi avevano concordemente riconosciuto al bene una
bellezza interiore ed avevano posto come impulso fondamentale del vero agire lattrazione di tale bellezza, la
maggior parte dei Padri della Chiesa, specialmente la
tini, sta ferma al concetto di una rimunerazione, di una
abbondante rimunerazione della virt. La virt consi
derata come un semplice mezzo per conseguire la beati
tudine, una beatitudine dellal di l attesa con certezza

252

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

e dipinta dalla fantasia con smaglianti colori. Di fronte


a d il contenuto della, vita morale appare indifferente
o almeno non fonte di gioia alcune. Anzi non si ha
ritegno, a chiamar pazzo chi s i assume fi carico delle
noie, delle fatiche, dei dolori e dellignominia che sono
in questo mondo il corteggio ordinario della virt senza
la certezza di una futura ricompensa e chi fugge il vizio
senza lattesa di una futura e grave pena. Se non vi
fosse immortalit, sarebbe savio Tessere malvagi, pazzo
lessere virtuosi. (Lattanzio.) Il rude contrasto con lam
biente e la tensione estrema degli spiriti possono spiega
re e scusare alla meglio queste grossolane espressioni;
ancora da tener conto che i Padri della Chiesa con le
loro tendenze popolari rendono pi le disposizioni della
moltitudine e mirano ad agire su di essa, mentre gli an
tichi filosofi si volgevano di preferenza a pochi eletti. Sta
ad ogni modo in fatto che nella purezza dei motivi mo
rali la maggior parte dei Padri della Chiesa di gran
lunga inferiore agli antichi filosofi greci.
La grandezza dellantico pensiero cristiano sta nellaversi saputo foggiare una vita esteriore autonoma, nelf essersi creata unorganizzazione estesa a tutto il mondo.
In essa si rifugiano lardore del sentimento e lenergia
dellazione, in essa sorge veramente, nonostante la ri
mino al mondo, un nuovo mondo, u n regno die
campo di azione serena e feconda. Gi in questo essa
qualche cosa di grande, che, in mezzo alla dissoluzione
di tutti i rapporti sociali, in essa lindividuo trova quel
punto d'appoggio che aveva cos lungamente cercato, che
in essa si svolge una comunione d convinzioni e di sen
timenti, la quale porge ad ognuno una vita spirituale
sicura, diretta verso altissimi fin. Ivi ciascuno si sente
strettamente collegato con gli altri : tutti coloro che cre
dono in Cristo formano ima sola comunit ed uftanima sola. In essa si incarna veramente lantica immagine

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

'253

dell'organismo se d ile trasformandosi in una realt vi


cina e viva: i fedeli vivono gli ani con gli altri per
gli altri come membra dun solo corpo e ci che com
muove luno muove immediatamente anche laltro. Es
sendo le comunit composte prevalentemente di poveri
e sottoposte, se non ad una persecuzione, ad un perico
lo continuo, in esse si ebbe specialmente di mira la co
mune difesa contro il bisogno ed il dolore. Accanto alla
carit privata si svolge e si organizza una beneficenza
ecclesiastica che si stende anche al di l dei confini delle
comunit singole. Si porge il ddsito aiuto alle vedove
ed agli orfani, ai malati ed ai deboli, ai poveri ed ai
derelitti, ai prigionieri ed ai perseguitati. Ma con tutta
la tensione delle energie il movimento non cade nell'esa
gerato, lindirizzamento dei pensieri verso il futuro non
impedisce un retto apprezzamento del lavoro ed una se
ria assiduit al lavro, non toglie la chiara visione la
ponderatezza nellapplicazione dei mezzi posseduti. In
modo speciale il dovere interiore non trasformato in
una costrizione, laiuto atteso dalla libera carit, non
imposto come unesigenza. Che nella pratica poi tutto
non andasse cos liscio, ce lo rivelano i lamenti dei Pa
dri della Chiesa sulla tiepidezza e sulla parsimonia nelle
offerte: in ogni modo fi aancette fondamentale, anche
nonostante ci, mantenuto. Pur rimanendo esteriormen
te distinto, il possesso deve essere internamente comu
ne: il loro possessore deve considerarsi solo come am
ministratore, non come proprietario. Ciascuno deve quin
di servirsi del suo solo in quanto gli necessario per
la vita e dare 11 resto ai fratelli. Poich ingiusto che
uno nuoti n d labbondanza, mentre altri stenta. Gi per
questo il lusso condannabile. Egualmente riprovata
la caccia egoistica alla ricchezza, spedalmente lo sfrutta
mento della superiorit economica. Per reagire contro
tali tendenze trapiantato sul terreno cristiano - da

254

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

Lattanzio - il divieto aristotelico del prestito ad interes


se; divieto che rimase poi stabilmente nella chiesa.
Alla lotta contro il bisogno sassociava quella contro
limmoralit. I Cristiani erano circondati dalle mollezze
d'una cultura raffinata e lussureggiante, piaceri brillanti
eccitavano e provocavano da ogni parte e la rilassatezza
del tempo trovava facili compromessi con gli scrupoli
morali. Era una lotta contro una corrente impetuosa,
quasi irresistibile: nessuna meraviglia che, almeno in teo
ria, si sia rigettato ogni compromesso ed iniziato una
sprissima reazione. Ogni puro divertimento vietato,
ogni ornamento riprovato: anche per questi mezzi fa
cile lasciarsi illanguidire e cadere in schiavit di cose
straniere. Tali sentimenti si concretano in regole fisse e
precetti; vari divertimenti pagani, come i giuochi del
Circo, sono in principio condannati, dappertutto si con
sigliano riserve e cautele. In modo specialissimo com
battuta l impurit del senso, sulla quale l ambiente pa
gano era poco scrupolso: il nuovo spirito si rivela an
che in ci che agli uomini imposta la medesima seve
rit del costume che si esige dalla donna ed il divorzio,
che lebraismo d allora come il paganesimo avevano reso
oltremodo facile, viene sottoposto a severissime restrizioni.
Se noi consideriamo che tutte queste operazioni erano
animate dalla convinzione d essere al servizio immediato
di Dio e sostenute dallaspettazione dun nuovo mondo,
non deve recar meraviglia che nella Chiesa cristiana si
svolgesse un alto sentire di s medesimo e che ogni co
munione interna col paganesimo venisse recisamente re
spinta. I Cristiani si consideravano come il popolo uni
versale che doveva stendersi in tutta la terra, come l'eser
cito di Dio; la loro comunit sembrava ad essi stabilita
direttamente da Dio ed infinitamente superiore ad ogni
altra societ umana: essa sola ha, come Origene dimo
stra, il dono dellimmutabilit. Poich in essa domina

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

255

la legge di natura data da Dio, mentre le leggi politi


che hanno origine dagli uomini e possono venir da essi
arbitrariamente mutate. Solo la comunit cristiana ha il
carattere delluniversalit : come la patria celeste essa vuo
le in s accogliere e salvare tutti gli uomini, mentre gli
Stati si dividono necessariamente secondo i popoli. Cos
la comunione cristiana appare come il nucleo deHumanit intiera, come il popolo originario che dallinizio
della storia e dal quale tolto tutto quello che di verit
si trova presso gli altri popoli.
Onde nel caso dun urto con gli ordini sociali, come
specialmente avviene a riguardo del culto degli impera
tori, la decisione del cristiano non dubbia: n i peri
coli, n il bisogno, n lignominia, n la morte stessa
debbono renderci infedeli a Do. I pagani respingevano
naturalmente questa separazione (o q u ^ ta ) come politi
camente e moralmente riprovevole: e non mancarono, ac
canto alle misure repressive, anche le esortazioni filoso
fiche. Ma esse non ottennero nulla ed i Cristiani rima
sero fermi a porre il dualismo della comunit religiosa
e della comunit civile come parallelo al dualismo fra
ordine divino ed ordine umano: gi fin dallora san
nunciano da parte della Chiesa tutte quelle pretese che
si continuarono, attraverso il medioevo, fino al presente.
Cos non mancano i germi di gravi complicazioni, on
de il Cristianesimo avr pi tardi a risentirsi profonda
mente. Volendo giudicare definitivamente questet biso
gna anche tener presente che un accentuato antropomor
fismo domina i concetti, che nelle aspirazioni etiche con
fluisce un intenso desiderio egoistico di felicit, che non
di rado la passione ed il fanatismo prorompono con li
vore selvaggio. D i altri lati oscuri dovremo occuparci pi
tardi. Specialmente dopo il terzo secolo nella media del
la moltitudine si ha pi un disciplinamento che un vero
morali zzamento. M a pure anche questo da tenersi in

256

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

conto: ch cosi una cerchia sempre maggiore venne at


tratta nellorbita d'una vita spirituale qualsiasi. U n nuo
vo inizio si era aperto, una vita novella era stata risve
gliata, un nuovo germe di fecondi progressi era stato
deposto. M a soprattutto devono attrarre il nostro sguardo
la forza, la letizia, la veracit della vita complessiva, fin
ch la dura lotta contro un ambiente superiore in po
tenza la salv dalla pigrizia consuetudinaria, dalla osten
tazione e daUipocrisia. Cos mentre decadeva unantica
cultura, in apparenza insostituibile, mentre tutti gli or
dini sociali erano scossi, il Cristianesimo seppe offrire
allumanit un saldo appoggio ed aprirle la via verso
un altissimo fine: non a torto i suoi seguaci considera
vano se stessi come lanima del mondo.

2 - Lantica speculazione cristiana


a) Clemente ed Origene
I tentativi di trasformare il Cristianesimo in una co
noscenza speculativa, come lOriente dapprima li intra
prese, non escono dai confini d'una storia del proble
ma della vita. Poich il conoscere non significa in essi
un puro meditare sulla vita, ma lanima intima di
questa vita stessa, lelevazione sua al grado di vera
cit perfetta. Onde esso pot accogliere in s tutto lar
dore del sentimento e nel suo progresso perfezionare
linteriorit e la delicatezza della vita affettiva.
Gli iniziatori sono gli alessandrini Clemente (attivo co
me insegnante dal 189) ed Origene (185-254). Ambe
due si propongono di passare dalla fede alla scienza,
ma Clemente si arresta alle generalit e considera la
questione specialmente sotto laspetto della vita morale,

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

257

Origene invece erige un grande sistema speculativo, il


primo che sia sorto sul terreno cristiano.
Gemente il pi ardente patrocinatore della scienza
di fronte alla fede ed il compito non gli riesce difficile
poich per lui la fede non significa altro che un grado
inferiore del sapere, ladesione ad una dottrina sul fon
damento dellautorit. Solo col sapere, egli dice, la co
noscenza diventa un vero possesso delluomo : solo cl sa
pere si ha un passaggio dallimmagine alla cosa, dal
puro dato alla sua visione luminosa. Ed il possesso del
vero sapere di tal natura che luomo non tanto ha, quan
to un tale sapere. Solo allora noi sentiamo una gioia
pura e disinteressata e non cerchiamo pi alcun com
penso. Chi esige per tal lavoro una mercede, vende la
sua convinzione ed simile ad un bambino: il vero
gnostico invece (Clemente ama tale denominazione,
mentre Origene la fugge) stato dallamor di Dio ele
vato alla dignit di uomo che ama la verit per se stes
sa. Se si dovesse scegliere tra la conoscenza e la beatitu
dine eterna, bisognerebbe senza esitazione rinunciare a
questa. Ora il culmine della conoscenza costituito dal
la conoscenza di Dio. Per essa l uomo elevato al diso
pra dello spazio e del tempo nellessere immutabile ed
accolto intieramente in Dio, divinizzato (t-eojjisvo^ ).
Cos vengono eliminate le passioni e si realizza lideale
stoico dell apatia . Linteriorit profonda di questa vi
ta rende inutili tutte le disposizioni particolari: tutti i
precetti e le istituzioni esterne appartengono ad una sfe
ra inferiore. Il veto gnostico loda D io in ogni istante
della vita, non solo in ore e giorni determinati: tutta la
sua vita come un sacro giorno di Dio,
Questaltezza minaccia di isolare i seguaci del sapere
dalla comunit e di creare una scissione nella Chiesa.
Ma Gemente combatte simile pericolo con tutte le forze.
Sebbene qui domini il sapere, l la fede, ambedue vo

258

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

gliono la stessa verit e linterpretazione allegorica ci in


segna come conciliare le due tendenze; sebbene qui sia
l'amore del bene, l il timore della pena a determina
re lazine, qui come l una sola la condotta imposta
e lazione degli uni e degli altri mira egualmente al be
ne della comunit. Anzi la stessa conoscenza, che minac
cia di separare gli uomini, li unisce con lamore attivo
che da essa scaturisce. Poich, come il conoscere impli
ca una dedizione disinteressata al vero, cos esso accen
de anche un impulso ardente ad estrinsecare lamore:
alla conoscenza seguono le opere come al corpo l om
bra. Ed in primo luogo ad estrinsecare lamore verso
Cristo con una costanza eroica nella fede, fino al sacri
fizio volenterso della vita, fino alla opera perfetta del
lamore . Pi con unoperosit assidua in pr della co
munione cristiana. In d il valore dellazione dipende
dalla disposizione interiore: onde si ha unattitudine nuo
va, pi libera e pi serena, di fronte al mondo ed ai
suoi beni: vincere il mondo non vuol dire fuggirlo esteriormente, ma superarlo interiormente. Per salvarsi il
ricco non deve rinunciare ai suoi beni se non in ispirito :
e ci egli compie col porre tutto il suo al servizio della
comunit e con ladoperare per s solo quello che ri
chiesto dlie esigenze essenziali. Anche il matrimonio
non pi aborrito come un vincolo mondano, ma spi
ritualizzato profondamente e raccomandato con calore
per amor della patria e per il dovere che abbiamo di
cooperare secondo le nostre forze al perfezionamento del
mondo . In nessun altro scrittore della Chiesa antica
la vita famigliare trattata con tanto favore. La pi
bella cosa una donna di casa, che riveste di bellezza
e di grazia la vita propria e quella del marito, si che
i figli si compiacciono nella loro madre, il marito nella
sua moglie, questa nelluno e negli altri e tutti in Do.
A tale favorevole disposizione verso la vita corrispon

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

259

de un pi equo apprezzamento del mondo e della storia.


Ben sente con amarezza anche Clemente l'opposizione
tra il Cristianesimo ed il suo ambiente; ma ci non gli
impedisce di celebrare l ordine posto da Dio come il mi
gliore ed il pi conveniente. La vita gli appare come
una grande scuola, la storia come uneducazione pro
gressiva dellumanit. E ben riconosce egli nellantica
cultura, specialmente nella filosofia, un momento di que
sta educazione, una preparazione (nponouSzioc) al Cri
stianesimo. Anzi la dottrina cristiana da lui definita
come una scelta ed un collegamento delle verit di tutti
i sistemi.
Certo tali convinzioni non rappresentavano quelle del
la generalit; Clemente stesso parla sovente dellavver
sione della folla contro la filosofia e dellopinione vol
gare che essa sia opera diabolica. Ma il semplice fatto
che in mezzo alle lotte dallora fosse possibile una con
vinzione cos libera ed intima costituisce di per s un
tratto notevole del Cristianesimo antico.
Origene per primo ha svolto la dottrina e la filosofia
cristiana in un vasto sistema. Per l'elemento fondamen
tale dato qui non dal Cristianesimo, bens dal plato
nismo. Lidentificazione platonica del bene e della realt
essenziale, la tendenza ad elevarsi dallinstabile fluire
nel tempo ad un essere immutabile, dal torbido elemen
to sensibile verso la spiritualit pura dominano anche
il pensiero di Origene. Questo pensiero platonico sin
quadra poi solidamente nellelemento cristiano, cos nella
pi energica affermazione e personalizzazione dellidea
morale come nel pi stretto collegamento del tempora
le e delleterno e nel pi alto apprezzamento dellordi
ne storico e della societ umana. Dallazione reciproca
di queste due correnti del pensiero e del sentimento si
svolge un movimento fecondo, un vasto sistema di pen
sieri, un tipo caratteristico di concezione del mondo e

260

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

della vita. Questo non raggiunge mai per una perfetta


unit ed uno svolgimento omogeneo di tutte le sue parti :
nonostante le sue qualit brillanti, manca ad Origene la
vera potenza creatrice degli spiriti grandi.
Gi il concetto di Dio rivela lazione di diverse cor
renti. Sopra tutte le cose animato il nostro pensatore
dal desiderio di eliminare lantropomorfismo della co
scienza popolare e di elevare l'essere supremo al disopra
di tutti i limiti umani e terreni in unaltezza inaccessibile
anche ai nostri concetti pi sublimi. Questi sono ridotti
a pure negazioni, onde sembra spezzata ogni comunio
ne di vita con Dio. Ma nellatto stesso della negazione
rinasce per Origene la tendenza allaffermazione, Respin
gendo con speciale ardore certe rappresentazioni, egli
rileva ed accoglie il loro contrario. Di fronte alle molte
plicit delle cose Dio rappresenta la rigorosa unit, di
fronte alla loro mescolanza del sensibile con lo spiritua
le rappresenta la spiritualit pura, di fronte al fluire di
quaggi rappresenta l essere immutabile. A tali esigenze
della speculazione saggiunge, come un tratto originale,
l accenno alla rivelazione di Dio nel mondo come amore
universale e come bont; per questo lato il pensiero
dOrigene si ricongiunge con quello della comunit cri
stiana. Per la sua bont Dio ha creato il mondo e per
la sua bont egli ha cura anche dellinfima delle crea
ture. La sua carit abbraccia tutti i popoli e tutti i tem
pi e nulla di bene si compie nel mondo umano senza
di lui, il Dio che sopra tutti (6 ra toccu 0s<;),
come Origene volentieri lo chiama. Il momento pi alto
di questa carit divina rappresentato dal Cristianesimo
stesso e dalla discesa di Dio nel mondo, dalla confusio
ne deUeterno col tempo. Qui si rivela nella sua potenza
e nella sua chiarezza pi perfetta quellazione divina che
non assente in nessun punto delluniverso.
Ma per esprimere degnamente leterna essenza e la

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

261

bont perfetta il mondo deve avere confini pi vasti di


quelli che la fede volgare gli supponga. Per quanto Origene respinga la teoria dellestensione infinita del mon
do con largomentazione prettamente greca che non vi
armonia ed ordine senza un limite, egli sarresta pi
volentieri sulla grandezza che non sulla limitazione del
mondo. Riguardo poi al tempo, il timore di porre un li
mite ingiustificato lo conduce a romperla con la rappre
sentazione del volgare e lo avvicina allantica concezio
ne greca. Origene nega ogni principio del mondo nel
tempo cosi decisamente come un filosofo antico. Certo
questo nostro mondo ha avuto un principio come avr
una fine; ma ad esso antecedettero e seguiranno innu
merevoli altri mondi; la nostra esistenza attuale non
che un anello duna catena senza fine, il mondo con la
sua storia e il suo Cristianesimo non altro che uno fra
i tanti mondi. Certo al filosofo cristiano questa succes
sione di mondi appare non come un divenire naturale
ritmico, bens come l opera dun Dio creatore; ma latto
della creazione diventa, da un atto isolato, unazione con
tinua che si rinnova in eterno. Anche la dottrina stoica
delluguaglianza perfetta di tutti i grandi anni cosmici
viene respinta. Poich essa annulla ogni libert ed Origene crede fermamente alla libert. Lazione libera riesce
sempre diversa e foggia diversamente i mondi che si
succedono. Onde ben pu il nostro mondo, privilegiato
per lincarnazione di Cristo, conservare un certo posto ed
una certa superiorit fra gli altri.
Anche riguardo al contenuto del mondo lelemento
greco e il cristiano aspirano ad una conciliazione. Il
pensiero greco pone il mondo essenzialmente sotto lop
posizione della materia e dello spirito, il cristiano in
vece sotto quella del bene e del male morale; per il
primo il male ha la sua radice nella materia oscura, per
il secondo nella colpa che procede dalla libert. Orig-

262

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

ne si sforza di trarre dalla parte del bene una specie


di materia pi sottile, senza per questo attenuare la con
danna della materia nel suo senso volgare. La realt
pi profonda questo diventa dora in poi uno dei ca
pisaldi della speculazione cristiana - costituita dal re
gno invisibile delle idee; solo dopo di esso sorge il
mondo materiale, che ha bisogno continuo di appog
giarsi sulla potenza animatrice della realt ideale. Ma,
come opera di Dio, anche questo mondo materiale era
da principio composto duna sostanza pi pura e pi
sottile della materia grossolana che ora ne circonda:
esso assunse questa forma solo pi tardi per effetto del
la caduta degli spiriti liberi, i quali non seppero man
tenere in s lenergia necessaria allaffermazione del be
ne. Cos sembra conciliato il contrasto fra la concezione
greca e la cristiana: la decisione ultima dipende dalla
zione morale, ma giustificata anche lavversione imme
diata contro la materia ordinaria ed aperta la via ad
un ideale ascetico della vita. Lascetismo riceve qui, an
che nel seno del Cristianesimo, un fondamento specula
tivo: in opposizione a Clemente, Origene distingue re
cisamente fra la condotta del volgare e quella pi rigo
rosa e continente del perfetto; il perfetto cristiano si
distingue dalla turba non solo per il sentimento, ma
anche per lazione.
Da tali convinzioni si svolge una concezione partico
lare del destino e dei compiti dell'uomo. Le anime umane appartengono, come elemento essenziale della crea
zione, alla parte stabile della realt: esse esistevano gi
prima dellesistenza attuale e si trovano qui sulla terra per
effetto duna propria colpa : il loro compito di ritornare
alla primitiva altezza divina. La vita presente un luo
go di degradazione e di tentazione: il corpo trae con
s lo spirito nella sfera inferiore e gli toglie la possi
bilit duna gioia veramente pura. Ma di fronte alla ma-

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

263

feria si erge vittoriosa la potenza dello spirito con la sua


facolt della conoscenza; ed in mezzo a tutte le miserie
dellesistenza presente permane la ferma fiducia che nul
la pu andar definitivamente perduto di ci che Dio
ha creato e protegge con il suo amore: la tendenza speculativa si accorda qui con le aspirazioni morali di Origene nella fede in una restituzione finale di tutte le cose,
in un ritorno di tutti gli spiriti, anche profondamente
traviati, alla patria celeste. Tornando cos il corso delle
cose al punto di partenza, nel complesso del movimen
to nulla si perde, ma nulla si acquista: lintiera storia
diventa come un riflesso temporale delleternit e tutta
lopera dei secoli minaccia di dissolversi in unombra, in
una parvenza di sogno.
In questo ritorno verso la spiritualit pura, verso le
ternit perfetta, il nucleo essenziale della vita dato dal
conscere, che lunica via daUapparnza alTessenza,
dal tempo alleternit. Infinitamente superiore alla prati
ca religiosa volgare il desiderio della conoscenza pura
di Dio: per esso lo spirito trasportato sopra ogni li
mite di spazio e di tempo, sopra ogni simbolo mutevo
le, ed accolto, trasformato in Do.
Simile ideale d anche al Cristianesimo, in cui si rea
lizza, un particolare aspetto. Anzitutto esso non pi
soltanto un evento singolo, per quanto rilevantissimo,
nel decorso della storia, ma deve abbracciare tutta la
realt ed a tutte le realt estendere la sua azione elevatrice. II momento suo essenziale costituito dalla pre
senza piena dell'eterno nella realt peritura, dallazione,
immobile e superiore al tempo, della ragione divina, che
libera tutti i suoi seguaci dal tempo e li solleva nel re
gno deHeternit. Cos il Cristianesimo ci apre la via alla
perfetta conoscenza di Dio, al divinizzamento delluomo. Come si operi il passaggio da questa ragione uni
versale al Cristianesimo storico non ben chiaro. In ogni

264

LA. VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

modo per anche la concezione di questultimo rivela in


ogni punto una tendenza universalistica ed un senso li
bero ed aperto. Il Cristianesimo stende la sua azione so
pra tutta la storia: la. venuta di Cristo segna il culmine
di un movimento universale dell'umanit. Per essa si
raccolto in una potenza dominatrice ci che gi prima
esisteva, ma isolato e disperso. Perch in ogni tempo
Dio ha avuto pensiero del mondo, in ogni tempo vi so
no stati uomini giusti ed accetti a Dio. Ma solo in Ges
si inizi l unione perfetta, l intrecciamento ( <juvu<patvea&ga) del divino e dellumano e per tale unione
con il divino: si rese divina lumana natura non in Ges
soltanto, ma in tutti quelli ancora che si mettono per
la via da lui aperta. Il vero seguace di Cristo non solo
deve essere un credente in Cristo ( ^pwrccaev^}, ma un
Cristo egli medesimo e con l sua vita ed il suo soffrire
servire alla Salute degli altri. Cos il Cristianesimo, an
che sul terreno storico, unopera sempre viva e sempre
rinnovata, un processo che sidentifica con la storia stes
sa dell'umanit.
Nel campo della vita umana esso rivela la sua parti
colare grandezza ed universalit soprattutto nella mora
le, Esso non ha introdotto, secondo Origene, nessun nuo
vo precetto, ma ha compiuto qualche cosa di pi gran
de col dare allumanit la forza di adempire anche i
pi gravi doveri, col penetrare fino alle pi intime fibre
del cuore umano riempiendolo di carit e di dolcezza.
Cos sono anche la grandezza morale della sua personalit
e della sua azione che pongono Ges di gran lunga pi
in alto di ogni eroe dellantichit Nessun altro padre
della Chiesa si occupato cos a fondo e con tanto
amore della personalit di Ges quanto Origene. Egli ci
dipinge tutta la bont e la mansuetudine di Ges, la
sua dolcezza e la sua mitezza : da lui possono questi no
bili sensi passare anche a noi, stendere su tutta lanima

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

265

una grande quiete e fare di noi tanti figli della pace.


Egli sarresta sulla passione di Ges e celebra il martirio
per amor di Ges come il solo adeguato ricambio; in
ci spiega un sentimento particolare di tenerezza quasi
personale ( il mio Ges). Ma gi in lui la tenerezza
del sentimento degenera spesso in una retorica sentimen
tale, come, per esempio, nella considerazione dellim
pressione delle ferite sullanima, e nella esplicazione alle
gorica del Cantico dei Cantici l'ideale della vita virgi
nale si intreccia con divagazioni di un misticismo mal
sano circa la personalit di Ges, dello sposo del
lanima.
Cos la trasformazione del Cristianesimo in un sistema
speculativo non ha qui raffreddato lardore del senti
mento. Origene si preoccupa vivamente anche di mante
nere, nella fede e nella vita, il contatto con la comunit.
Per la dottrina era un comodo mezzo linterpretazione
allegorica che Origene applic largamente e perfezion
anche tecnicamente. Nella vita e nellazione poi, giova
a collegarlo con la comunit il suo alto apprezzamento
della moralit, mentre la sua aspirazione verso un con
tenuto universale ed eterno gli fa porre la comunit
cristiana molto al di sopra dello Stato.
Noi vediamo cos accentuarsi ed armonizzarsi nello
spirito vasto e geniale di Origene le tendenze pi varie;
l'unit perfetta per lungi dallessere raggiunta. Per
quanto la morale costituisca un tratto dunione fra il Cri
stianesimo degli intellettuali e quello della turba, per
quanto il rispetto dei sacramenti colleghi tutti i fedeli,
in fondo rimane sempre tra questo e quello un profon
do abisso. Quanto straniera e lontana da quella dedi
zione di s allessere eterno, da quella divinizzazio
ne, che lideale dei pensatori, la disposizione della
turba che mossa solo dalla paura del giudizio divino,
che non agisce senza una speranza di compenso, che

266

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

ha bisogno di miracoli ed tutta attaccata al senso! La


stessa esigenza dun tratto dunione d a vedere che
Origene considera tale condotta come qualche cosa di
inferiore e di straniero, e che in conclusione per lui lu
manit si scinde, secondo lantico concetto greco, in due
categorie. Quando egli dice che il Cristianesimo non pu
raddrizzare lintiero genere umano senza parlare a cia
scuno secondo la relativa capacit e senza adattarsi an
che alle menti pi umili, questa medesima giustificazio
ne dimostra lasprezza del contrasto e lisolamento in
teriore del nostro pensatore dal suo ambiente. In que
sto specialmente sembra rivivere in lui la distinzione an
tica, che lopposizione delle due categorie non mute
vole e suscettibile dun graduale ravvicinamento, ma
qualche cosa di fisso e di immutabile. Cos abbiamo di
fronte un Cristianesimo esoterico ed uno exoterico. La
dottrina esoterica rivela, nella sua indipendenza, unam
piezza, una libert ed uninteriorit veramente ammira
bili. Ma essa si libra troppo in alto sopra lambiente
ordinario per poter agire su di esso. Ancora, essa pi
un platonismo cristianizzato, un pensiero greco interioriz
zato e ravvivato da una sentimentalit delicata, che non
la costruzione originale dun nuovo mondo e dun nuo
vo ordine della vita.
Comunque sia per, il tipo qui creato del Cristianesi
mo conquist stabilmente l Oriente ed ag in varia guisa
anche nellOccidente. Certamente l' ortodossia che an
dava sempre pi restringendosi ed acquistando coscien
za della propria forza, doveva sentirsi urtata da alcune
fra le dottrine d Origene ed i discepoli di questo do
vettero, sotto la grave pressione ecclesiastica, mitigarne
i concetti fondamentali, senza tuttavia riuscire con ci
ad evitarne in via definitiva la condanna. Ma quellcrtodossia medesima riposa, nella sua sostanziale struttu
ra, sulla speculazione di Origene: <<la storia della Chie

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

267

sa e dei dogmi nei secoli seguenti , in Oriente, la sto


ria della filosofia di Origene (Harnack). Ed in realt
la concezione dominante del Cristianesimo rimane in Oriente Tino ai nostri giorni quella di Origene; per cui
esso nellessenza sua una partecipazione delleterno
allessere che nel tempo ed unelevazione delluomo,
per questo mezzo, al disopra dei limiti e dei dolori di
questo mondo. Il resto della storia e le particolarit della
vita di Ges scompaiono di fronte al semplice fatto del
lincarnazione : come del resto del domma cristiano, for
matosi sotto l influenza greca, non sono messi in alcun
rilievo n i caratteri spirituali della personalit di Ges,
n la particolarit spirituale del Cristianesimo. Cos il
dogma stesso, questo apparente trionfo del Cristianesi
mo, testimonia della sua subordinazione alla potenza
della speculazione greca. Ma lindirizzo speculativo non
raggiunse la sua pi alta intensit che per il concorso
del neoplatonismo, che da ora innanzi comincia a pe
netrare, in larga corrente, nel pensiero cristiano.
b) Linfluenza del neoplatonismo : Gregorio di Nissa
Anche i filosofi cristiani non poterono sottrarsi alla
zione profonda esercitata da Plotino sullambiente spiri
tuale del tempo: la sua concezione del mondo porgeva
ad essi troppi elementi favorevoli per non trascinarli
con s irresistibilmente. Solo allora veramente lo spirito
penetr la realt dalle sue ultime fondamenta fino alle
diramazioni estreme, disciogliendo ogni rudezza ed ogni
resistenza, tutto abbracciando in ununica corrente di vita;
solo allora laspirazione delluomo fu stabilmente eleva
ta sopra la realt immediata ed il sensibile trasformato
in un simbolo dun ordine invisibile. Questo movimen
to travolse con irresistibile violenza tutto quanto nel se
no del Cristianesimo inclinava verso la speculazione e

268

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

nello stesso tempo diede al pensiero cristiano una sciol


tezza ed una mobilit nuova, senza le quali difficilmente
si sarebbe cos presto venuti ad una conciliazione della
scienza e della fede nella costituzione dun sistema spe
culativo ecclesiastico. In ci non dimenticano certamen
te gli spiriti speculativi il carattere speciale del Cristia
nesimo: ma questo si ritrae piuttosto nella vita indivi
duale dello spirito anzich entrare in lotta sul campo
della speculazione. Per quanto poi lelemento cristiano
generalmente si subordini, anzich dominare, esso intro
duce tuttavia nel tutto una tonalit nuova nei senso di
una maggiore dolcezza ed interiorit del sentimento: il
tutto rimane una mescolanza, ma questa si foggia diver
samente nei diversi individui. Per la filosofia cristiana
comincia con la penetrazione del neoplatonismo unera
nuova di fronte allantecedente prevalere del platonismo
e dello stoicismo: solo nel cuore del medioevo questo
indirizzo deve cedere dinanzi allaristotelismo, per ad
un aristotelismo notevolmente modificato. Per noi basti
ricordare da questo periodo antico un uomo, che in ve
rit svolge una concezione originale della vita, vogliamo
dire Gregorio di Nissa.
Gregorio di Nissa (331-394) tra i padri dellorto
dossia ed stato pi tardi glorificato, per via dei suoi
meriti circa il dogma della trinit, col nome di padre
dei padri . Ma per quanto sincera sia la sua ortodossia,
essa sorretta e penetrata da un soffio di speculazione
mistica ed piuttosto larmatura che non il nucleo vero
della sua vita religiosa. Nella teologia la personalit per
fetta di Dio messa in seconda linea di fronte alles
sere assoluto e laspirazione verso una comunione perso
nale si afferma debolmente di fronte al desiderio di un
annegamento perfetto nelFeterna unit. Spesso si con
fondono nello stesso concetto i due diversi indirizzi spe
culativi, ed allora lelemento neoplatonico sopraff assai

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

26?

facilmente il cristiano. Nella visione di Dio, Grego


rio non pensa tanto alla prossimit personale, secondo
la rappresentazione dell'antico cristianesimo, quanto al
lunione mistica con lessere originario ed il nome di
Padre applicato a Dio esprime per lui non solo lin
timit dellamore provvido, ma ancora pi l origine del
lessere nostro dal suo e la nostra dipendenza dalla sua
natura, esprime insomma pi un rapporto metafsico che
non un rapporto etico. La connessione di questa teolo
gia con la speculazione si rivela con speciale chiarezza
nel suo concetto prediletto dellinfinit deUEssere supre
mo. Essa, come al di l di ogni limite, anche al di
l di ogni espressione concettuale; tutte le qualit parti
colari diventano qui inadeguate e sebbene il pensatore
sforzi il pensiero onde trovare un nome che designi
l'Essere infinito, ben presto egli savvede dellimpotenza
d ogni espressione umana. Allora egli desidera ardente
mente al pensiero suo delle ali per levarsi al disopra
delle cose visibili e periture fino alla realt immutabile,
fino alla forza infinita che riposa eternamente in se stes
sa. In questa lo spirito suo aspira a confondersi; egli
anela ad entrare nella vera luce per partecipare anchesso alla sua natura luminosa.
Posta simile negazione di tutte le determinazioni, il
divino minccia di dissolversi in unoscurit perfetta ed
il nostro mondo di ridursi ad unapparenza senza so
stanza. Ma in Gregorio non manca la reazione: il pen
siero cristiano collegato con lantico senso greco per la
bellezza gli rivela nel mondo un contenuto interessante
e gli fa concepire la divinit come unattivit vivente
che ha nel mondo la sua manifestazione. Lidea della
bellezza da Gregorio attinta non solo mediatamente
da Plotino, ma anche direttamente da Platone: onde la
sua vivezza e freschezza intuitiva. In tutto il mondo egli
trova profusa la bellezza; lordine e larmonia collegano

270

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

in ogni dove il molteplice, in ogni dove si rivelano rap


porti regolari ed anche lagire umano tende verso il giu
sto mezzo. Ma lessenza della bellezza la bont e la
pi perfetta bellezza la purezza del cuore. Nella no
stra natura razionale noi portiamo unimmagine delles
senza divina: per quanto il peccato possa averla oscu
rata, essa pu tuttavia sempre venir purificata dal male
e reintegrata nellessere suo; allora essa risplende in tut
ta la sua purezza e bellezza, rinviandoci al divino esem
plare. Ogni conoscenza di Dio fatta dipendere cos
dalia condotta morale. Chi purifica il suo cuore da ogni
malvagit e da ogni azione violenta, vede nella propria
bellezza unimmagine della natura divina. Cos, bea
to chi ha il cuore mondo, poich, contemplando la
propria purezza, vede nella immagine l esemplare. Dio,
nella sua altezza, trascende il nostro intelletto, ma noi
abbiamo in noi stessi il criterio della sua conoscenza:
La purezza, la pace dello spirito (dbrob&sia) e la fuga
del male, ecco Dio. Se ci in te, anche Dio intera
mente in te .
Ma sebbene tale immanenza del divino conferisca alla
nostra realt un pi alto valore ed alla nostra vita un
contenuto pi intuitivo, il movimento tende nondimeno
sempre a superare la realt immediata: con tutte le sue
potenze il mondo non desta in noi che il desiderio
d una vita superiore e non deve mai il nostro cuore at
taccarsi ad esso. Cos la vita acquista il carattere dunaspirazione verso lalto, dun tendere senza posa verso un
fine trascendente. Noi non dobbiamo ammirare la bel
lezza del cielo, , n i raggi della luce, n altre bellezze
terrestri, ma dalla bellezza qui contemplata dobbiamo
sollevarci al desiderio di quella bellezza, di cui i cieli
annunziano la gloria.
La tendenza pi profonda del nostro autore rimane
cos pur sempre indirizzata a deprimere il valore della

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

271

realt immediata ed a togliere alluomo ogni desiderio


diretto verso di essa. Si svolge un pessimismo, il cui
delicato sentimentalismo ha spesso aspetti quasi moder
ni. Gregorio descrive con vivezza i molteplici dolori ed
infortuni della vita, la violenza delle passioni, gli abis
si dodio e di violenza, di miseria e di tormento in cui
un semplice passo pu travolgerci. Gli organi dellani
ma non sono quaggi esercitati discernere nel bello il
genuino dal falso. Ma tutti i dolori ed infortuni parti
colari impallidiscono dinanzi al pensiero della vanit e
della caducit di tutta l esistenza terrena. Tutto qui
pieno di incertezza, tutto destinato a perire. I fiori
aprono ogni primavera le loro corolle, ma luomo ha
solo una giovinezza e poi corre incontro alla decadenza
della vecchiaia. Vari sono i destini apparenti della vita
e pi duno sembra alla turba un uomo felice; ma ad
una pi profonda considerazione tutte le distinzioni
scompaiono e di fronte al suo fine supremo nessuna esi
stenza umana eccelle sulle altre. Che in fondo tutto
vano quaggi: chi potrebbe essere felice dove tutto scor
re cosi velocemente e dove ci stanno dinanzi le tombe
di quelli che ci hanno generati? Certo vi sono uomini
che non sentono questamarezza e trovano la loro sod
disfazione nei piaceri sensibili: ma con la loro stupidit
bestiale essi sono in fondo ancora pi infelici degli al
tri; il non sentire linfelicit il colmo dellinfelicit.
Quando Ges diceva beati coloro che soffrono, egli non
voleva con questo glorificare il dolore come dolore, ma
la conoscenza del bene che scaturisce dal dolore, anzi
gi in essa presente.
Tutta la mitezza e la delicatezza del sentimento non
possono per nasconderci che questo pessimismo ha ra
dici speculative, pi che morali. Non il bisogno damo
re o di giustizia, ma lanelito verso lessenziale e
leterno che sospinge Gregorio al di l della realt im

272

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

mediata, verso Dio. Questo fa s che nel rapporto della


condotta prevalga unaspra rinuncia. Se soltanto lordine
delle cose invisibili contiene lessere vero, tutto il re
sto pura apparenza; perci bisogna rigettare come
tale tutto il sensibile e rinunciare a tutto ci che ci lega
a questa bassa vita. A ci che luomo pio deve lasciar die
tro di s, appartiene anche l occuparsi delle arti e del
le scienze e ci che secondo i costumi e le leggi pur
lodevole : in questordine di idee - altrove Gregorio
giudica pi indulgentemente - il matrimonio linizio
e la radice di ogni zelo per le cose inutili. Chi, come
buon pilota, vuole indirizzare il suo corso sugli astri
che mai non tramontano, deve foggiare la sua esistenza
in modo da oscillare sempre nel mezzo tra la vita e la
morte e non abbandonarsi mai con tutto il suo ardore
alla vita.
A questo distacco dal mondo corrisponde in Gregorio
un approfondimento nel sentimento interiore. Qui egli si
sente immediatamente certo di ununione con Dio, di
qui egli riversa unanima anche sul mondo circostante e
sulla natura. Egli entra in un rapporto spirituale con la
natura, che cosa nuova per quellet, dimentica il suo
rapporto con luomo e sente la sua grandezza specialmente nel mormorio misterioso delle foreste e nella so
litudine profonda del deserto. Perci egli assume (come
ha recentemente mostrato anche A. Biese), insieme al
suo fratello Basilio, un posto eminente nello svolgimento
storico del sentimento della natura.
Il complesso della concezione di Gregorio merita dun
que maggior attenzione di quello che le sia stato gene
ralmente concesso. Essa la pi pura espressione filoso
fica di quellindirizzo ascetico della vita cristiana che
fior e si propag specialmente dopo la vittoria esterio
re del Cristianesimo.
Lideale primitivo del Cristianesimo di costituire in

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

273

m ezzo alla tristizia del mondo un rifugio alle anime pie

ed agli uomini di buona volont era venuto sempre


pi dileguandosi; laffluire di turbe sempre pi numerose
e sempre pi lontane dal suo spirito lo aveva costretto a
concessioni e compromessi sempre maggiori. Il trionfo
esteriore infine, che produsse una vera invasione da par
te di questa turba, decise la disfatta interiore. Gli spiriti
austeri, seriamente preoccupati della loro eterna salute
dovettero, per non disperare, cercare altrove un rifugio.
Ma in ci l'Oriente e lOccidente seguirono ciascuno una
propria via: questo cerc aiuto nella costituzione della
Chiesa come dun ordine obiettivo posto al disopra di
tutte le debolezze individuali: quello nel ritrarsi degli
individui ad una vita solitaria, tutta dedita a Dio. Qua
le possente attrazione esercitasse questa vita sui contem
poranei, ce lo descrive con viva compiacenza Gregorio:
e come quellimmergersi negli abissi interiori dello spi
rito sotto la simultanea influenza del pensiero greco e del
cristiano generasse una meravigliosa delicatezza e dolcez
za del sentimento, ce lo dimostra chiaramente, meglio di
qualunque altro, egli stesso, il filosofo dellaspirazione
mistica.

La costituzione della Chiesa

Fin dalle prime et il Cristianesimo penetrato da


una forte tendenza verso la costituzione di una Chiesa
organizzata e visibile, duna Chiesa sovrapposta allin
dividuo come unautorit riconosciuta per sacra, che iso
la dalla vita ordinaria gli uomini e le opere rivestite
dun sacro carattere, che svolge nel suo proprio seno
un culto pomposo e specialmente col mistero dei sacra
menti domina lo spirito dei fedeli. Questa tendenza,
che da principio poco notevole e non se non un eie-

274

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

mento dun tutto pi vasto, acquista in appresso un do


minio sempre pi esclusivo. Vero del resto che chi con
sideri le immutabili esigenze del cuore umano, le con
dizioni particolari di quellet, il carattere e le aspirazio
ni particolari del Cristianesimo, non solo comprender
la necessit storica di questa trasformazione, ma non ve
dr solo in essa un sintomo di decadenza. Il pensiero
di una Chiesa, duna organizzazione particolare di caratte
re religioso, scaturisce dallintima essenza del Cristiane
simo. Questo si era proposto agli uomini come lan
nuncio del prossimo regno di Dio, come la buona no
vella del regno dei cieli. Ma le improvvise speranze
dellawenire non si realizzarono : chiaramente si vide che
era necessario adattarsi ancora per lungo tempo a que
sto regno delle tenebre e che perci era da attendersi
una depressione delle speranze, della aspettazione pri
mitiva. Se il Cristianesimo non voleva piegarsi in tutto
al mondo e cos rinnegare lessere suo, esso doveva trac
ciare ed erigere di fronte al mondo unorganizzazione
tutta sua ed in questa offrire un rifugio alle speranze
ed agli ideali dei suoi seguaci. La fede, essenziale e ne
cessaria al Cristianesimo, nella sua rivelazione di una
nuova realt, nella costituzione duna nuova vita e dun
novello essere per effetto del rapporto con Dio, viene
raccolta ed attuata sul terreno storico della Chiesa. A
questo concetto ideale certo non corrisponde la realt
concreta; quello avrebbe richiesto una maggior libert,
una maggiore indipendenza, una maggiore interiorit.
Ma furono le circostanze speciali dellet che imposero
lo svolgimento in un senso opposto. Un piccolo grup
po duomini ha da affermarsi contro un mondo strapo
tente, di pi esso non vuole soltanto venir tollerato, ma
dichiara di essere il nucleo dun nuovo mondo, il po
polo chiamato al dominio. Non naturale che questo
gruppo cerchi anzitutto di mantenersi ben compatto e

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

275

contrapponga a tutte le divisioni unautorit dominante


e che in questo processo lordinamento esteriore e visi
bile guadagni tanto pi terreno, quanto pi saffievoli
sce lentusiasmo ardente dei primi tempi? fi soprat
tutto nella vittoria sulle scissioni minaccianti che la Chie
sa ha trovato la sua unit, salvando cos il Cristianesi
mo dalla dissoluzione in un assieme di sette. All'ulte
riore svolgimento deH'organizzazione ed al rafforzamen
to deUelemento sensibile nella vita religiosa ha poi
contribuito anche la crescente influenza del mondo la
tino. Il carattere latino straniero a quella volatilizza
zione dellelemento sensibile che contraddistingue lo spi
rito ellenistico, anzi incline a vedere in esso un ele
mento essenziale e necessario della realt. A questa ten
denza esso unisce una potenza veramente straordinaria
di organizzazione, unabilit sapiente nella trattazione
degli affari pratici. Poco sviluppato per contro il sen
so speculativo e manca soprattutto quel concetto di una
potenza interiore irresistibile della verit, che vediamo
discendere dallantico pensiero greco anche al Cristiane
simo primitivo, svolgendovi la tendenza ad affermare
l'autonomia interiore dellindividuo e ad opporsi ad ogni
rigida unificazione delle forze singole.
Devesi infine nellapprezzamento dellevoluzione della
Chiesa primitiva tener conto anche delle condizioni ge
nerali di quel tempo, all'infuori del Cristianesimo. Laspi
razione religiosa che a partire dalla fine del II secolo
trascina con s irresistibilmente tutti gli spiriti, ha, no
nostante lappassionato desiderio subiettivo della felicit,
limpronta di unet sfiduciata e stanca. Non si cerca lat
tivit, ma il riposo, non la responsabilit, ma lallevia
mento, non il pericolo con la libert, ma la sicurezza con
la servit, non lintelligenza razionale delle cose, ma il
fascino del misterioso e del soprasensibile, non leleva
zione al culto spirituale di Dio, ma limposizione allo

276

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI


I

spirito della presenza d'un mondo superiore per via di


fastose, impressionanti magnificenze. In unet cos di
sposta solo un indirizzo quello realmente seguito poteva condurre il Cristianesimo alla vittoria. Ben sin
tende per che riconoscere la necessit storica di questa
forma vuol dire negare recisamente che essa sia inse
parabilmente connessa col Cristianesimo: ci che al
lora diede al Cristianesimo la vittoria, non pu certo as
sicurargli la vittoria per tutti i tem pi (Harnack).
Cos la Chiesa visibile venne gradatamente crescendo
in potenza ed iq attivit, convertendo sempre pi il do
vere morale in un precetto dobbedienza ed educando gli
individui alla subordinazione perfetta ed allobbedienza
passiva. Quanto meno gli individui bastano a se stessi,
tanto pi si leva di fronte ad essi la Chiesa ad unaltez
za inviolabile, tanto pi essa riferisce esclusivamente a
s lidea della santit e considera come proprio privile
gio il venire in aiuto con le proprie fonti della grazia
alla debolezza individuale. Ed invero sono precisamente
gli scrittori che propugnano con particolare zelo la cau
sa della Chiesa quelli che pi altamente lamentano lim
perfezione degli individui, la debolezza della loro fede
e la tiepidezza della loro carit. Con laccentuarsi di que
sta corrente la Chiesa si atteggia sempre pi ad istituzio
ne divina: lonore che si fa ad essa fatto a Dio, lof
fesa ad essa offesa a Dio. Soltanto per mezzo di essa,
la madre dei cristiani, si apre la via al Padre celeste:
chi non ha per madre la Chiesa non pu avere Dio
per padre (Cipriano). Il singolo deve ad essa amore
ed obbedienza: lisolarsi da essa appare come un dispet
to maligno, come un atto di capriccioso orgoglio. Quindi
lo scisma e leresia vengono considerati come la pi gra
ve delle colpe, da cui non purifica nemmeno il marti
rio. Ch ogni altro delitto colpisce dei singoli, questo la
comunit intiera.

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

277

Per quanto semplice e convincente - specialmente per


i latini - fosse questordine didee, gravi difficolt sorsero
dal fatto che gli uni - appunto per lalto concetto che
avevano della Chiesa - insistevano sulla necessit, nei
dignitari ecclesiastici, duna certa superiorit morale e fa
cevano dipendere la validit dei loro atti ufficiali da que
sta eccellenza personale, mentre gli altri respingevano
tale esigenza come pericolosa alla stabilit degli ordina
menti; nei primi lelemento morale afferma la sua auto
nomia, negli altri subordinato alle esigenze ecclesia
stiche. Vinse il secondo indirizzo e il bisogno di ordini
solidi e di sicuro appoggio pass sopra ad ogni scru
polo morale. Ma nel tempo stesso la Chiesa da una co
munione di santi si ridusse sempre pi ad una organiz
zazione giuridica fondata su duna specie di misticismo
magico.
Allesaltamento della Chiesa corrisponde la distinzione
duna casta sacerdotale. I sacerdoti, specialmente i vesco
vi, diventano i mediatori autorizzati fra Dio e la comu
nit, i dispensatori della grazia divina. La loro digni
t innalzata dallinfluenza crescente delle idee sacrifica
li. Ben presto il Cristianesimo aveva accolto il concetto
del sacrifizio, ma in opposizione, dapprima, al sacrifizio
dei pagani. Come religione di carattere eminentemente
morale, esso vedeva il vero sacrifizio nellofferta del pro
prio cuore. Curare la giustizia e linnocenza, astenersi da
ogni frode, aiutare quelli che sono in pericolo, questi
sono i nostri sacrifizi, queste sono le opere accette a
Dio. Presso di noi ognuno tanto pi pio quanto pi
giusto. Cos Minucio Felice, che con particolare vi
vezza insiste sullesigenza duna morale semplice e pura
e celebra come uno dei pregi caratteristici del Cristia
nesimo leliminazione d'ogni cerimonia puramente reli
giosa. Ancora Lattanzio scrive: I l vero culto quello
in cui lanima delladorante offre s a Dio come una vit

278

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

tima immacolata . Ma gi da tempo lidea del sacrificio


aveva assunto il carattere d'un atto magico. Quanto pi
duramente premeva sugli spiriti il timore di Dio che giu
dica e punisce, quanto pi vivamente si svolgeva la co
scienza della propria insufficienza, tanto pi violentemen
te si levava laspirazione verso un aiuto miracoloso ed
unespiazione soprannaturale. Qui entra in azione la
virt espiatrice di Cristo. Il punctum saliens della sua
apparizione non tanto lincarnazione - che un mero
presupposto - quanto la sua morte, che viene da allo
ra in poi esplicata, nei pi vari indirizzi, come un sa
crifizio mortale, come una riconciliazione, come un riscat
to, come unespiazione vicariante (Harnack). Questa
disposizione contribu allelevazione del sacerdozio so
prattutto dopo che, a partire da Cipriano, si consolid
il concetto che il sacerdote ripeta, nellatto sacrificale, il
sacrifizio di Cristo. Cos confluiscono -in uno il bisogno
di unautorit e il bisogno di cerimonie magiche: il sa
cerdote viene elevato al disopra della comunit e rive
stito di un carattere sacro di origine sovrumana.
Nello stesso senso agisce lo svolgimento duna dop
pia morale che, a partire dalle origini del Cristianesimo,
si viene man mano concretando stabilmente. Essa offri
va la possibilit di accogliere nel Cristianesimo lideale
ascetico, che esercitava sul secolo una attrazione possen
te, senza dover condannare nel tempo stesso la condotta
ordinaria. Ma dove si fa pi di quello che a tutti
imposto come dovere, l sorge un merito in eccesso,
che pu giovare al bisogno degli altri. Cos si pensa
dapprima dei martiri, dei confessori della fede, e ci
tanto pi in quanto la maggioranza dei fedeli si guarda
va bene dal seguirli sullaspro sentiero; cos si pensa
poi anche di quelli che fanno a Dio sacrificio dei beni
e godimenti terreni, vivendo fra dolorose astinenze e di
giuni, nella povert e nella castit. A tali opere merito

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

279

rie viene attribuito il merito di cancellare i peccati,


quelli pi leggeri almeno, che sullesempio stoico ven
gono recisamente distinti, come peccati perdonabili ( pec
cata venalid), dai peccati mortali. Tutto questo implica
una graduazione delle opere e dei meriti : poi anche una
graduazione comparativa dei meriti e delle colpe. Cosi
sorge un sistema di compensazioni : la morale riveste sem
pre pi il carattere di un ordinamento giuridico. E gli
amministratori di questo ordinamento sono i sacerdoti.
Il concetto del sacerdozio universale viene da tale svol
gimento se non interamente eliminato, certo spogliato
di ogni efficacia sulla vita pratica e sul sentimento im
mediato.
Nonostante il visibile consolidamento dellorganizzazio
ne e la cresciuta pompa, noi assistiamo quindi ad un
esteriorizzamento e ad un degradamento della vita, ad
uninvasione tumultuosa di elementi stranieri: tutto ci
minacciava il Cristianesimo di una rapida decadenza. Cer
to non mancava la reazione. La morale cristiana con la
sua forza e la sua interiorit non era scomparsa, il
pensiero della vicinanza della fine del mondo e del giu
dizio finale teneva gli uomini vivamente sospesi, la lotta
col mondo pagano, che dopo la met del terzo secolo
aveva rivolto contro il Cristianesimo tutte le sue forze,
10 preservava sicuramente, con le sue amarezze, dallin
fiacchimento. Anche la limitazione della libert indivi
duale non veniva sentita come una oppressione finch
si trattava di resistere uniti contro quei potenti avversa
ri e finch soltanto la volont individuale teneva lin
dividuo legato alla Chiesa. Ma tutto questo mut quando
11 Cristianesimo divent la religione dello Stato: allora
tutto ci che di funesto era implicato nella costituzione
dun ordinamento esteriore pieno di elementi magici, por
t i suoi pi deplorevoli effetti. Con tutto lo svolgimen
to dellorganizzazione, con tutta la pompa dei riti, con

280

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

tutta la sua vasta attivit, manca al Cristianesimo una


ricca vita interiore, manca un solido fondamento spiri
tuale. La piana morale stata sacrificata alla religione,
la religione stessa stata tratta in basso tra gli interessi
e le passioni umane, subordinata alle rappresentazioni
sensibili del volgare: essa non ha pi quasi nessuna ef
ficacia elevatrice e purificatrice. Il Cristianesimo si trovava
nel pi stringente pericolo di perire interiormente appun
to allora che aveva vinto esteriormente: allora pi che
mai, nella sua storia, sorse per esso il bisogno duno spi
rito creatore possente che vivesse col suo tempo e ne
sentisse i bisogni e che nel tempo stesso fosse capace
di innalzarlo al disopra di s e di recare ad esso quella
parte di eterna verit che gli era accessibile. Questo eroe
fu Agostino. Egli diede, attraverso profonde lotte perso
nali e con lattivit infaticata della sua vita, alla coscien
za religiosa un'interiorit profonda ed al sistema eccle
siastico un contenuto spirituale: egli fu anche colui che
elev la filosofia cristiana alla sua pi eccelsa altezza.

A g o s t in o

1 - Carattere generale
Agostino (354-430) lunico grande filosofo sul ter
reno proprio del Cristianesimo. Tutta leredit del pas
sato e tutti gli incitamenti del suo tempo egli accoglie
in s per produrre qualcosa di nuovo e di pi grande;
radicato nellambiente latino, riceve forti influssi greci
e orientali; gli antichi elementi cristiani e i neoplatonici
egli rifonde e ricompone in una nuova sintesi in cui
pi vigorosamente afferma il suo carattere lelemento cri
stiano, e che pur avendo i suoi lati deboli, domina
tutta la successiva storia del Cristianesimo. Lo svolgi
mento del suo pensiero in grado eminente espressio
ne della sua personalit, , si pu dire, la sua stessa
intima vita. Tutta lopera intellettuale serve allunico fine
di giungere al possesso pieno della propria nima; in
ogni suo particolare essa mira essenzialmente sempre allappagamento di tutto quanto l essere proprio. Felicit,
beatitudine: ecco il fine unico in cui sappuntano tutti i
pensieri e tutto lardente desiderio di questuomo, felici
t non nel senso angusto dei pi antichi Padri latini,
ma nel senso di un soddisfacimento perfetto di tutto
lessere, di un ravvivamento di tutte le energie, di una

282

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

letizia piena dell'anima pi profonda. Ond che questa


aspirazione pu trarre con s ogni cosa e non solo ac
compagna, ma penetra profondamente tutto il lavoro
dello spirito. Una siffatta beatitudine non pu solo es
sere oggetto di lontana speranza, ma bisogna che diventi
vivo presente e possessione perfetta. Poich chi felice
solo nella speranza non felice, aspettando egli con pa
zienza la felicit che ancora non possiede . Che poi
si possa e si debba realmente arrivare ad essere felice,
, secondo la mente di Agostino, una certezza assoluta,
la quale non ha bisogno di dimostrazione e non tollera
alcun dubbio, ch anzi essa stessa larma pi potente
contro il dubbio. Questo desiderio di felicit vince ogni
resistenza e fonde insieme anche gli elementi pi ripu
gnanti: esso infonde in ogni attivit vita ed impeto da
more, lo riempie dun entusiasmo ardente. Di qui anche
la passione profonda ed impetuosa che anima tutta lope
ra di Agostino. Laspirazione religiosa, che altrove spesso
nasce da stanchezza e depressione dellanimo, qui ali
mentata dalla pi ardente volont di vivere; nel conosce
re stesso si attua una vigorosa affermazione personale,
unelevazione del proprio essere. Questo intreccio di una
soggettivit titanica divorata dalla sete di felicit con
tutte le svariate manifestazioni di una vasta operosit
spirituale, costituisce tuttinsieme la grandezza e il peri
colo di Agostino.
Cos la sua concezione del mondo e della vita segue
necessariamente la particolarit della sua natura; ma si
risente soprattutto dei forti contrasti che in essa si agi
tano tenendo il pensiero in continuo movimento.
Da un lato limpulso ad afferrare in uno la pienezza
del reale, a concentrare in se stesso la vita, a cercare
nel possesso immediato l appagamento supremo, e quin
di un disdegno di tutte le forme e di tutti i concetti
e un abbandono al puro sentimento; dellaltro, invece,

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

283

il bisogno di abbracciare e illuminare col pensiero la


vastit del tutto, di mettere in chiaro rilievo anche il
mondo intimo, di giustificarne tutte le iniziative, e quin
di laspirazione a risalire al di l della prima impres
sione, ad elaborare un ampio sistema didee, a fondere in
una sintesi speculativa le concezioni fondamentali. Dall una e dallaltra tendenza insieme una potente specula
zione religiosa, nella quale sentimento e pensiero, spon
taneit e riflessione si stringono con nodi indissolubili.
Con questo sincrocia in molteplici guise un altro con
trasto. C invero in Agostino un assiduo sforzo verso
la pura spiritualit, una tendenza a trasfigurare idealmen
te le cose, loriginalit e lautonomia di una vita interna
che si sente superiore al mondo; ma c altres un senso
ardente, un attaccamento ai dati concreti, alla realt tan
gibile ed afferrabile, un bisogno imperioso di gustare
e godere sensibilmente le cose. Luna e laltra aspirazio
ne si appuntano in una grandiosa fantasia che suscita
forme anche dalle profondit oscure del mondo interio
re. Nello stesso uomo sincontrano un infaticabile im
pulso ad operare e unimpetuosa energia del processo
vitale e insieme larresto proveniente da un acuto dissi
dio morale, un senso di smarrimento pauroso di fronte
agli enimmi della propria natura; onde unappassionata
aspirazione verso un aiuto soprannaturale, verso una vir
t redentrice che dalle battaglie presenti trasferisca l'ani
ma in uno stato di riposo e di pace. Il comune problema
morale individualmente aggravato dal fatto che la sen
sualit di Agostino non ingenua, ma raffinata e, come
tale, minaccia di avvelenare e deprimere tutta la sua at
tivit. Finalmente la doppia natura di Agostino si ma
nifesta in questo che egli sente veramente e profonda
mente ed tuttavia capace di riflettere su ci che pi
a fondo lo commuove, con fredda perspicacia come se
si trattasse di cose straniere.

284

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

Queste divrse tendenze non sono coordinate e uni


ficate internamente in un sistema comprensivo, e nem
meno alla maniera di Aristotele, intonate fra loro fin
dal principio, ma ciascuna si svolge indipendente nella
sua propria direzione e solo in ultimo esse arrivano
a toccarsi ed a congiungersi. Cosi perdurano i forti
contrasti, cos un procedere saltuario, una continua azio
ne e reazione e un molteplice incrociarsi di opposti ele
menti. Da ci acute contraddizioni in piccolo e in gran
de, ed una perenne inquietudine in cui i pensieri guiz
zano confusamente a guisa di baleni; ma, in compenso,
uninfaticata tensione e slancio di vita, e un rimettersi
allopera sempre con fresca Iena, e un vivo fluire di
tutte le cose. Un tal cozzo e miscuglio di elementi con
traddittori, se causa spesso di gravi complicazioni al
l'edificio intellettuale, niente affatto impedisce il dispie
garsi di sentimenti intimi e originali, n il libero sgor
gar di note di puro carattere umano. Soprattutto linti
ma vita religiosa acquista qui una purezza e un fuoco
di espressione, di cui solo in pochi capolavori pu ri
scontrarsi leguale.
Tanta variet di contrasti, non solo rende difficile
l'intelligenza delle dottrine di Agostino, ma di osta
colo anche alla giusta stima della sua personalit. Volta
a volta eccitato e trasportato dalla impressione presen
te, egli capace di seguire a lungo una sola direzione,
ponendo in oblio tutto il resto. Cos egli arriva a con
clusioni estreme, fanatiche, che ben gli appartengono,
ma non per questo sono lespressione integra del suo
convincimento. Egli pu giungere fino a respingere e
condannare in un punto ci che altrove oggetto del
suo amore e della sua venerazione. Il cristiano chiesa
stico parla in lui talvolta della cultura come il pi
gretto settario; ma il pensatore assuefatto ai larghi oriz
zonti e alle forti meditazioni considera ben anco dallalto

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

285

l ordinamento della Chiesa, con la sua autorit e la sua


fede, come cosa di pura convenienza pratica, come isti
tuzione in sostegno della moltitudine e della umana de
bolezza.
Cos i due uomini che sono in Agostino possono fa
cilmente mettersi luno contro laltro e il dubbio pu
nascere sulla integrit e schiettezza del suo caratterfe.
Parte di queste contraddizioni potr risolversi ponendo
mente allinterno sviluppo che da una concezione uni
versale e filosofica sempre pi lo port ad una eccle
siastica e positiva; ma le pi gravi rimangono in ogni
fase del suo pensiero, che invano si cerca di costringere
in ordine sistematico. Se non che basta penetrare fino
al tutto vivente della sua persona per trovare un lega
me delle cose pi disparate e la chiave di tutte le con
traddizioni. Questa persona non pu ridursi nei quadri
della logica formale, e le contraddizioni dellessere na
turalmente si stendono anche allopera. In nessun modo
lazione di Agostino avrebbe potuto essere cos grande se
sotto l retorica dellespressione non fosse stata unintima
sostanza di verit. Non pertanto anche cos resta in
lui qualche cosa di manchevole e di inferiore. Nella sin
golare mescolanza di elementi che concorrono a formare
la sua natura, la nobilt danimo e la giustizia non sono
cos forti da non soccombere talvolta al tumulto della
passione. Soprattutto manca ad Agostino quella purezza
e dignit serena che si riscontra, per esempio, in Pla
tone; anche nei pi alti voli egli non sa liberarsi da tutti
gli elementi inferiori, non sa scandagliare gli abissi
senza smuover parecchio torbida fango. Ci mette un li
mite aHammirazione che egli ci pu ispirare. Ma, ad on
ta di ogni critica, convien riconoscere che tutte le mani
festazioni della sua vita, scrutate nelle radici, portano il
segno di una profonda e verace aspirazione umana, di
una intera e vigorosa umanit a cui nulla di umano

286

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

straniero. E se, fra i santi della Chiesa, nessun altro


forse come Agostino fu mai cos poco santo e cos ap
passionato uomo con tutti i mancamenti e le debolezze
del genere nostro, ben pu essere questo suo carattere
umano una valida giustificazione; certo, il segreto del
la influenza che egli esercit sugli spiriti.

2 - La dialettica della vita


Punto di partenza e uno dei pi fondamentali ca
ratteri della sua concezione della vita un profondo
scontento del mondo naturale e segnatamente della con
dizione umana. Mai forse i mali della umana esistenza
sono stati dipinti con pi forti colori e con pi ap
passionata verit. Le miserie deHindivduo e i mali del
la societ, le divisioni e le guerre fra i popoli, le ingiu
stizie sociali, le inquietudini e gli affanni per coloro che
amiamo, la piena delle tentazioni, il continuo ondeggia
re fra il timore e la speranza, la penosa incertezza della
nostra sorte, tutto trova qui eloquente espressione; alla
coscienza della universale miseria dnno un colorito par
ticolare le tristi condizioni di quella et decadente. Il
rimedio dei filosofi, dirrigidirsi internamente contro il
male e, affrontandolo con eroica fermezza, soffocare in s
il senso del dolore, sembfa ad Agostino, se pure effi
cace, moralmente non accettabile: esso uccide ogni senti
mnto, indurisce lanima, estingue lamore.
E poi il male non ci accerchia soltanto dal di fuori,
ma si annida nel nostro intimo e, nelle due forme della
volutt e dellorgoglio, il movente stesso delle nostre
azioni; ben possono fiorire in noi buoni propositi, ma
ci manca la forza di mantenerli. Aggiungi loscurit
della nostra ragione, immersa nel dubbio, incapace di
penetrare fino alla verit. Tanta miseria e tanto contra

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

287

sto par che debbano cacciare l uomo in un abisso di di


sperazione, e gettar via da s il peso della vita potrebbe
sembrare il miglior partito.
Ma in realt luomo si comporta in tuttaltro modo.
Nonostante tutti i dolori egli mantiene indomito e te
nace listinto della propria conservazione e la volont
di vivere {esse se velie ) ad ogni costo. Lesistenza pi
miserabile preferita allannientamento; come ad un gran
tesoro il condannato a morte si attacca ai pochi tristi
giorni che gli sono concessi. Egual sete di vita riempie
la natura: dai draghi immensi sino ai pi piccoli vermi,
ogni animale difende con tutte le forze la propria vita
e resiste alla distruzione. Come spiegare un fatto cosi
universale se il mondo del dolore e del male fosse tutta
la realt, se un fondo di bont e di felicit non rima
nesse nellesistenza nonostante ogni apparenza contra
ria?
Queste osservazioni per Agostino non fanno che avva
lorare la sua propria condotta. Egli non soccombe al
male e al dolore, che anzi, quanto pi questo cresce, tan
to pi egli si sente e sa di essere nel suo intimo ad
esso superiore. E proprio la miseria della realt imme
diata che fa nascere in lui il fermo convincimento che
questo mondo non pu essere tutto il mondo. Al di l
del semplice istinto fisico, ferito ed abbattuto, si leva un
profondo impulso metafisico, il quale imperiosamente
vieta alluomo di rinunziare alla vita e alla felicit.
Ma una siffatta esigenza reclama a sua volta un altro
fondamento ed un altro ordine di rapporti che quelli
del mondo naturale: solo in un essere perfetto ed as
soluto, solo in Dio la vita a cui aspiriamo pu trovare
sostegno sicuro. La realt di questessere divino per
Agostino l assioma per il quale soltanto siamo fatti certi
del nostro proprio essere; com' vero che in noi v
qualche cosa di superiore alla natura, cos certo che

288

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

questo qualche cosa ha in Dio il suo fondamento e vive


nel seno stesso della vita divina.
Non manca tuttavia, accanto a questa affermazione
assiomatica, la deduzione e dimostrazione speculativa;
la quale, percorrendo la scala delle tre idee, essere, spi
rito, personalit, sempre pi sinnalza da contorni inco
lori a singolare vivezza di contenuto. Anzitutto questo
mondo pieno di contrasti e di miserie, in quanto tra
volto in un perpetuo cangiamento ed in un incessan
te divenire, non pu dirsi che sia veramente: essere
vero, genuino, reale, soltanto ci che non muta, ci
che, intatto dal corso del tempo, sempre rimane fermo
in se stesso. Vera vita soltanto la vita eterna. Ora
leterno, lessere immutabile non altro che Dio; da
lui dunque proviene ed a lui convien che ritorni ogni
cosa vivente.
Di pi, tutta la realt ha, in ultima analisi, un fonda
mento spirituale. Basta riflettere un poco su noi medesimi
per convincerci che in ogni incertezza resta sempre, co
me punto sicuro, lesistenza dellanima. Perch si du
biti pure di tutto: il dubbio stesso attesta il fatto del
pensiero e dimostra quindi che lanima esiste. La no
stra vita intima ci immediatamente presente e non
pu essere unillusione. Che noi esistiamo e sappiamo di
esistere e insieme amiamo lesistenza e la conoscenza,
un fatto primo, incontrastabile, mentre lesistenza dei
corpi non pu a rigore dimostrarsi. Dalla considerazione
della vita interiore Agostino assorge allidea di una
spiritualit pura; della quale la fonte nuovamente
Iddio, archetipo della umana natura.
Per siffatta aspirazione alla spiritualit pura ed alla
eterna essenza, nonostante le particolarit della sua di
mostrazione, Agostino rimane nella cerchia didee del pla
tonismo. Ma egli rompe quella cerchia ed apre nuove
vie, spingendolo il bisogno di una vita pi energica e

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

289

personale a cercare la sostanza dellanima non pi nel


conoscere, ma nel volere. Come la vita dellanima
per lui essenzialmente costituita nella sua pi profonda
natura dallo sforzo verso la felicit e laffermazione di
se stesso; cos essa culmina nel volere, dove tutti gli
sforzi si raccolgono in uno e giungono al sommo di loro
potenza. Anzi, egli arriva a dire che gli esseri tutti
non sono altro che volont ( nihil aliud quam voluntates ); la volont il principio dominante in ogni
forma di attivit spirituale (Heinzelmann). Questo
convincimento venuto sempre pi rafforzandosi in Ago
stino nel corso della sua vita, ed allontanandolo dal
lintellettualismo antico.
E poich egli rimane fedele al concetto greco della
progressione dal microcosmo al macrocosmo o piuttosto
nel considerare il microcosmo come fatto ad immagine
del macrocosmo, cos anche in Dio egli afferma quel pri
mato della volont. La Trinit - che , secondo il suo
concetto, la forma della vita intima del Divino e non sol
tanto un ordine della sua rivelazione - un circolo eter
no di essere (potenza), conoscere (sapienza), volere (amore). La vita, che si scinde nel conoscere, ritorna
col volere in se stessa e avvalora con lazione l unit
della sua essenza. Ogni essere, secondo Agostino, ma so
prattutto lanima umana, creato a somiglianza di que
sto tipo originario.
Cos nel concetto di Dio di Agostino si uniscono e si
fondono insieme elementi speculativi e religiosi, platonici
e cristiani. La eterna, incorruttibile essenza diviene altres
lideale della vita personale, il bene che come amore
onnipotente, muove la volont (Harnack). Da un lato,
Iddio non ha esistenza particolare accanto alle altre cose,
ma la stessa pienezza dellessere, fuori del quale non
alcuna realt; staccarsi da lui vuol dire cadere nel nulla,
unirsi a lui, assorgere dalle ingannevoli apparenze al

290

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

lessere verace. Dallaltro lato, egli l ideale della san


tit, giustizia e bont, la personalit perfetta, che infini
tamente sorpassa ogni condizione umana. Nellincontro
di queste due concezioni luna e laltra riceve nuovo si
gnificato. Lidea dellessere puro acquista calore e vita,
e la personalit si distende oltre la forma umana; tanto
vero che Agostino costantemente combatte gli antropomorfiti i quali rappresentano Dio con gli aspetti e i
sentimenti delluomo.
Se pertanto nellidea di Dio lessere verace si unisce al
sommo bene e in lui soltanto si trova la vita che non
passa, tutto sta per noi nella comunione con questente
supremo, da lui solo pu venirci la salvezza e la feli
cit. Onde il profondo grido dellanima : Cercando te,
o mio Dio, io cerco la beatitudine. Io ti cercher a
ci che viva lanima mia .
Alla duplice radice del concetto di Dio corrisponde
una duplice via nella ricerca. In un senso Agostino se
gue la speculazione neoplatonica: per mezzo della vi
sione pura, dellestasi, l uomo si eleva sopra di se stes
so fino alla eterna essenza. Egli qui non vuole di Dio
che Dio medesimo: lente supremo per lui fine asso
luto, non semplice mezzo a conseguire la felicit. Se
non che, anche come mistico, Agostino conserva la sua
particolarit. Con la contemplazione va strettamente con
giunto lamore; gli affetti non sono soffocati, ma subli
mati; un fervore di sentimento riempie la mistica e d
anche allespressione una intimit tutta nuova. Nessuno
pi di Agostino ha dato alla mistica cristiana una im
pronta speciale.
Ma pi vigorosa e pi propria di Agostino unaltra
maniera di comunicare con Dio; e cio il vivo contatto
della persona umana con lassoluta, uno scambio di rap
porti religioso-morali fra luomo e la Divinit. Anche
qui lampia variet del mondo rimane straniera allanima

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

291

che tutta anela all'eterno amore; ma la vita intima ac


quista un contenuto assai pi ricco che nella mistica;
non si tratta qui di rinunziare alla umana natura, sibbene di avvalorarla, purificandola e rinnovandola. L'anima
individuale, lo stato morale delluomo interiore diventa
il supremo problema della vita, il centro a cui si rife
riscono tutti i fatti del mondo. Nel comunicare con Dio
come da io ad io , latto umano cresce infinitamen
te in dignit e valore; onde una storia dell'anima, al
cui paragone tutto il resto, anche gli avvenimenti pi
appariscenti e pi clamorosi, non ha che una importanza
secondaria. La religione raggiunge qui la massima effi
cacia nel senso di innalzare linteriorit a perfetta au
tarchia di valori, di fondare incrollabilmente in se stes
sa la vita dellanima. E il segreto della potenza e fe
condit del processo religioso sta qui soprattutto nella
violenta e permanente contraddizione che esso racchiu
de in s. Poich oramai si svolge chiaramente linterna
dialettica della idea fondamentale cristiana che in uno
associa la massima lontananza da Dio e tuttinsieme
la pi stretta prossimit. Fra Dio e luomo, il perfetto e
il miserabile, il santo e il peccatore, si apre, conseguen
za della colpa, un incommensurabile abisso: ma, per un
atto libero di Dio, labisso si colma e la pi intima
e perfetta unione si compie fra il divino e l'umano. Ri
mangono, vero, battaglie e tempeste, ma su di esse
aleggia una ineffabile pace e nelle confessioni di Ago
stino pu ormai suonare da cima a fondo l'unica nota
fondamentale: A te ci creasti ed inquieto il nostro
cuore finch non riposi in te .
Il moviment qui incominciato si perpetua in una ric
ca letteratura - basta pensare a Tommaso da Kempen
riceve nuovo impulso dalla Riforma, e, anche oltre il
terreno propriamente religioso, segna un momento deci

292

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

sivo nello sviluppo autonomo di una vita dintimit e di


Sentimento, un passo considerevole verso la edifica
zione di un nuovo mondo.

3 - La concezione religiosa del mondo morale


Nella scoperta di questo profondo movimento che
sagita nel seno dellanima umana sta la incomparabile
ed incontrastabile grandezza di Agostino. Col porre cos
in alto sopra ogni umana debolezza e insieme cos vici
na e presente al nostro cuore la fonte della verit e
dell'amore, con lo scoprire nelluomo un abisso di mi
seria e nello stesso tempo la pi sublime delle voca
zioni, egli ha creato un tipo di vita religiosa indipen
dente da ogni particolarit confessionale, un tipo univer
sale umano di vita interiore, Ma com vero che Agosti
no raggiunge nella sua concezione fondamentale della
vita dellanima una classica grandiosit, cos convien ri
conoscere che la elaborazione successiva subisce gli in
flussi di quella et stanca e decadente, onde messa su
vie assai discutibili. Agostino pi forte nellintensificare che nel superare il contrasto; cos egli relega troppo
la vita religiosa nelle altezze oltremondane invere di
ricondurla al resto della vita come principio di eleva
zione. NeUimpeto e nella foga che questuomo porta
in ogni sua cosa, si accentua in modo pericoloso la ten
denza a contrapporre il divino al lumano, la grazia alla
zione, a considerare come perdita di una delle parti ogni
guadagno dellaltra. Quanto pi abbassato luomo tanto
maggiore sembra la gloria di Dio. Avere a vile l uomo
quanto pi possibile, negargli ogni libert ed autono
mia, ogni propria capacit del bene, divien contrassegno
di vera piet. La grandezza del divino si misura dalla
distanza deHuomo. Si capisce che, seguendo questordi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

293

ne didee, Agostino non si stanchi mai di insistere sulla


malvagit e nullit di tutte le cose umane. Cos dicendo,
non vogliamo per niente scemargli il merito di avere
cotanto a fondo sentite e s vigorosamente espresse le
contraddizioni del nostro essere, limpotenza dinanzi a
inevitabili compiti, i limiti della sola natura e il bisogno
assoluto della grazia. Con questo egli ha salvato, al
meno per loccidente, ci che vera di meglio nel paulinismo. Ma poich, sotto gli influssi della sua triste
et, egli non riusc a condurre fino al suo termine la
rivoluzione ideale iniziata, non seppe innalzare luomo
nuovo alla pienezza della sua energia e scoprire nella
libert stessa il fiore della grazia, la sua religione con
serv sempre un carattere unilaterale, passivo, non giun
se a penetrarsi dun senso di gioia virile, non scans
il pericolo di una malsana mortificazione, di una piet
cieca ed inerte, e perfino, come vedremo, di un atteg
giamento materialistico nella pratica della vita.
Siffatti pericoli non restano circoscritti alla vita interio
re, ma minacciano anche gli istituti della vita sociale;
il vigore delluomo d anche qui ai suoi errori una forza
funesta, uno dei pi grandi meriti di Agostino l'aver
voluto che la religione informi di s tutta lopera uma
na e che nulla nella vita dello spirito rimanga fuori
della sua consacrazione; egli stato cos il primo che ha
edificato sul terreno del Cristianesimo un sistema com
prensivo di cultura religiosa. E con ci egli ha contribuito
potentemente a dare a tutta l esistenza pi anima, pi
calore, pi profondit. Ma nello stesso tempo quel porre
la sede propria del divino nelle altezze oltremondane d
a questa tendenza un carattere unilaterale pericoloso.
Lo spirito si sente straniero alla moltitudine delle cose
o fra le opere della umana cultura, anzi vede in que
ste occupazioni un pericolo per la sua vocazione supre
ma. Onde ben si svolge una grandiosa aspirazione verso

294

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

lunit dominatrice delluniverso, un fluire di tutta la


vita verso lalto, una appassionata ascensione di tutto
lessere (sursum corda). Ma lunit, che di l dal
mondo, non soffre di essere accompagnata con nessuna
cosa del mondo; essa minaccia dinghiottire tutta la
molteplicit e di togliere ogni valore allazione tempo
rale, terrena; cosi che la vita si restringe ed immiserisce
e viene a mancare il contrappeso alle esaltazioni della
soggettivit. In siffatto isolamento e in cosi eccessiva ten
sione individuale, la religione corre rischio di piegare
verso un utilitarismo che ammette soltanto ci che giova
alla salute dellanima e fa cos nuovamente delluomo il
centro di tutto, bench daltra parte Agostino si adoperi
con ogni energia per elevarsi sopra la umana piccolezza.
Tutti questi pericoli appariranno pi chiari, nonostante
la grandezza dellopera, se ci facciamo a considerare il
pensiero di Agostino nelle tre direzioni principali del
buono, del vero e del bello.
Rispetto al bene morale soprattutto si afferma vigo
rosamente il distacco dalla natura. Tutta la morale con
siste nella piena e libera dedizione a Dio; ogni opera
buona principalmente le opere di misericordia, che
sono qui il sommo della morale pratica - concepita
come un sacrifizio offerto a Dio; solo quello che si fa
con intenzione rivolta a Dio realmente bene, un vero
sacrificio. Verace amore non ha colui che ama le cose
per loro stesse, ma s quegli che le ama per amore
di Dio, che ama le cose in Dio e Dio nelle cose;
poich egli soltanto ama nelle cose ci che hanno di be
ne essenziale ed eterno. Col medesimo amore amiamo
Dio ed il prossimo, ma Dio per se stesso, noi e il pros
simo per amore di Dio.
Come Dio lunico fine, cos da lui solamente viene
anche la forza del bene; egli solo pu infonderci quel
verace amore, da lui abbiamo ricevuto ci che possedia

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

295

mo di retta intenzione, e quello che si chiama nostro


merito non in fondo che suo dono ( merita nostra dona
eitis'). La- tendenza a fondare la vita morale unicamen
te sulleterno amore, conduce Agostino a condannare
come cosa stolta, anzi malvagia, ogni fiducia delluomo
in se stesso, ogni operare con le nostre proprie forze
anche dove non si vuol nulla di male. Ci che non
proviene dalla fede peccato. stolta vanagloria voler
compiere da s ci che riservato alla potenza e alla
grazia divina; anzi questa confidenza della natura in
se stessa, questa presunzione di voler arrivare a qualcosa
con le sole forze naturali, sembra ad Agostino la prima
radice di tutto il male che nel mondo. Onde la pi
recisa distinzione fra l operare per impulsi e tendenze
naturali e l operare che deriva da una forza superiore
alla natura e progredisce nella rinunzia; e quindi un as
soluto rinnegamento di quel carattere naturalistico, di
cui la morale antica non giunse mai a spogliarsi com
pletamente. Una delle idee madri del Cristianesimo eb
be cos da Agostino chiara espressione e solido fonda
mento.
Per altro, se questa costruzione religiosa della morale
porta seco una liberazione dal naturalismo, grandi peri
coli vengono dal pieno e immediato assoggettamento ad
una religione che pone tanto contrasto fra il divino e
l umano. Le relazioni col mondo e con gli uomini perdo
no ogni valore proprio. Se non s deve amare altri che
Dio, se nell'uomo si deve considerare e cercare non
propriamente luomo, non il padre o la madre, l amico
o il concittadino, ma solamente il divino, facile che
si arrivi al punto di troncare ogni rapporto con la sfe
ra inferiore, cercando il divino non pi per interme
diari, ma subito e direttamente in se stesso. Una asso
luta indifferenza per le cose che ci circondano, una mor
tificazione dei sentimenti pi naturali ed umani pu in

296

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

tal guisa apparire come il miglior modo di onorare l


Divinit, la pi alta forma del sacrifizio ad essa dovuto.
Personalmente Agostino non volle arrivare a questo pun
to, e tale non fu certo la sua condotta - lo dimostrano,
non fosse altro, i suoi rapporti con la madre - ma lo
svolgimento logico del suo pensiero pu ben condurre a
un abbandono dell'azione morale, ad un dissidio fra
l adorazione deUeterno e lamore degli uomini. Esempi
di questo genere gi sincontrano ai tempi di Agostino ed
un grande esempio ce loffre il monachiSmo, in quella
direzione che pone la perfezione della vita nella esclu
siva contemplazione di Dio.
Anche la tendenza a togliere alluomo ogni merito
morale pu avere cattive conseguenze; essa minaccia di
comprimere la nostra attivit, inducendoci a pensare che
non tocchi a noi di volere e decidere, che non si tratti
di fare il bene, ma soltanto di lasciarlo compiere in
noi. Ora, se la vita morale dell'uomo unicamente mi
racolo e grazia, se essa ci viene infusa dallalto senza
che noi ci possiamo far nulla, si corre un gran rischio
di materializzare lo spirito; e gi se ne vedono i segni
in Agostino stesso, principalmente nella sua dottrina dei
sacramenti, ma essa va poi crescendo nel cristianesimo
medioevale. Anche qui Agostino non seppe superare i
contrasti aperti dalla sua penetrante riflessione e dal suo
intenso sentimento. Ma averli aperti, elevando con que
sto la morale a pi alta sfera che la natura, e rimarr
merito inoppugnabile del grande pensatore cristiano.
Analogamente procede Agostino rispetto al problema
della verit. Al suo impetuoso desiderio di pieno pos
sesso non basta l aspirazione verso la verit, non basta
lapprossimazione al vero o la verisimiglianza, Del resto,
come pu affermarsi la verisimiglianza se non si cono
sce la verit? Se qualcuno dice che tuo fratello somiglia
a tuo padre, e confessa nello stesso tempo di non co

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

297

noscer tuo padre, indubbiamente egli ti sembrer uno


stolto. Soprattutto dove sono in gioco le condizioni fon
damentali della nostra vita, non pu esserci appagamen
to senza un pieno e sicuro possesso della verit. Se non
che una siffatta certezza si richiede soltanto per ci che
necessario alla salute spirituale, non per tutto quello
che cade nella sfera deUintelletto umano; tolto queiruni
co punto, il resto sia pure soggetto al dubbio. Qui pi
che in ogni altro luogo Agostino si lascia andare a
una specie di utilitarismo religioso. A lui non interessa
il mondo, ma lazione di Dio nel mondo e pi propria
mente in noi uomini; Dio e l anima sono i soli oggetti
che necessario conoscere; tutta la scienza si assomma
nella morale e nella religione, e queste pi che di scien
za son fatte di profondi convincimenti, di fede volen
terosa che viene dalluomo tuttintero.
Anzich speculare su i segreti del cielo e della terra,
sul corso delle stelle e la struttura degli animali, il
cristiano deve contentarsi di venerare la bont di Dio,
come causa di tutte le cose, celesti e terrene, visibili ed
invisibili. Parecchie ragioni sconsigliano dalloccuparsi
pi da vicino e in particolare della variet del mondo e
segnatamente delle cose naturali. Un tale studio sembra
ozioso ed inutile perch non accresce la nostra felicit;
illecito, perch ci ruba il tempo che dovremmo consacra
re a cose pi importanti; pericoloso per la mente, per
ch il fissar troppo lattenzione sulle cose corporali fa si
che esse si considerino come le sole realmente esistenti;
finalmente, dannoso per la condotta morale, perch eccita
a orgoglio e vanagloria. Onde convien sopportare in
pace la nostra ignoranza e soffocare la vana curiosit di
cose che non giovano al nostro bene. La sapienza del
luomo sta tutta nella piet.
Questo spirito avverso alla scienza simpossess sempre
pi di Agostino nel corso della sua vita, fino ad in

298

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

durlo a ritrattare solennemente, in un esame retrospetti


vo di se stesso, la sua antica stima delle discipline li
berali e dei filosofi non cristiani. Ma in lui che, come
dice il Reuter, fu in grado eminente un rappresen
tante dlia cultura , non poteva, in verit, estinguersi
il bisogno di conoscenza; e, nonostante tutto, esso ebbe
sempre un gran peso nellanimo suo. Non solo egli vuole
una filosofia cristiana, che l unica vera filosofia ,
una penetrazione speculativa delle convinzioni religiose,
ma anche il sapere profano non cess mai di attirarlo.
Vero che spesso egli soccombe agli influssi della sua
eccitata soggettivit e, con metodi che nulla hanno di
critico, arriva talvolta fino al favoloso; anche in lui si
manifesta la decadenza della cultura. Ma, oltre che ric
co in parecchi punti dincitamenti e di impulsi fecondi,
egli schizza pure un grande sistema di carattere specu
lativo ed estetico. Quel patrimonio di cultura che la
sua coscienza respingeva cosi crudamente, era ormai sua
carne e suo sangue e costituiva il presupposto di tutto
il suo lavoro. Ma fuori della sua persona ebbe purtrop
po corso la tendenza antiscientifica, soprattutto la pau
ra del sapere come forma di orgoglio, contrario alla
piet. Certi stati d'animo medioevali, che si prolungano
fin nella leggenda di Faust, risalgono ad Agostino.
Anche la concezione del bello riceve dal sistema re
ligioso unimpronta particolare. Il bello la rivelazione
della grandezza e magnificenza di Dio nelle sue opere,
in tutta la grande opera dell'universa Resta quindi in
dietro l'attrattiva delle cose sensibili, come pure la con
templazione particolare delle cose belle. Ci che importa
di salire dalla variet alla unit che la domina, dalla
parvenza al principio invisibile, dalle cose transitorie
alla inalterabile essenza. Splende ancor una volta di vi
vida luce lantica gioia greca per la bellezza delluniver
so: misura, forma, ordine ( modus , species, orda) regnano

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

299

in tutto lessere, nello spirituale non meno che nel


sensibile; quanto pi una cosa ne partecipa, tanto mi
gliore, e dove ordine anche bellezza. Che la variet
dellessere e della vita si componga in universale armo
nia uno dei capisaldi della dottrina agostiniana; an
che al mondo morale si estende questa visione estetica
ed esso pure si presenta come opera darte. Anche per
Agostino l idea del bello mediatrice fra la pura in
teriorit e lesistenza visibile; la sua influenza appare
segnatamente nei primi scritti filosofici dopo la conver
sione. Ma' dalla visione del bello egli sempre spro
nato alla ricerca del primo principio, alla contempla
zione della eterna potenza e bont. Anche qui domina
il concetto della utilit religiosa, della salute dellanima:
questo il solo fine ed il solo criterio che deve guidarci
nellapprezzamento del bello. Onde non oziosamente
e senza frutto , non per vana e mortale curiosit
dobbiamo considerare la bellezza della volta celeste,
lordine delle costellazioni, lo splendore della luce, lav
vicendarsi del giorno e della notte, il corso mensile della
luna, le stagioni che corrispondono ai quattro elementi,
la virt gagliarda del seme da cui esce la forma con pro
porzioni esatte; ma dagli aspetti che passano dobbiamo
innalzarci alla verit che non passa, alleterno principio
dogni bellezza, a Dio.
Cosicch le forme particolari per Agostino non hanno
valore che come scala al pensiero ordinatore di Dio.
Onde, nella sua concezione del bello, accanto alla na
tura, opera di Dio, egli dimentica, anzi rigetta larte,
opera delluomo. In senso analogo a quello di Platone,
ma con pi forza e calore, egli afferma che larte, prin
cipalmente la drammatica, avviluppa luomo in affetti
contraddittori, trasmutando in strana guisa leccitazione
dolorosa dei sensi in fonte di godimento. Egli esprime al
tres una vivace ripugnanza contro quella cultura mera

300

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

mente formale, contro quella idealizzazione estetica della


vita che dominava nella decadenza del mondo antico.
Agostino mette in ridicolo il convenzionalismo letterario,
il quale vuole che gli uomini si commuovano per cose
ormai lontane e straniere, come, ad esempio, la sorte di
Didone: egli non risparmia i suoi strali a quegli erudi
ti, che, mentre si accalorano a discutere sulla pronunzia
della parola homo, dimenticano i pi elementari doveri
deUumanit. Ma, malgrado il professato disdegno per
la cultura, Agostino rimane un grande artista dellespressione, un maestro della parola, di primissimo ordi
ne; la sua lingua, in cui suona forte e soave la nota
intima, ha una potenza musicale che trasporta; in nes
sun altro mai la lingua latina giunta a tanta ricchezza
di contenuto spirituale.
Si disegna cos un sistema di vita altamente caratte
ristico, in ogni sua parte dominato dalla religione: il
sistema sul quale s'innalzer l edificio della cultura me
dioevale. Dove stia la sua grandezza e dove il pericolo
manifesto. La vita qui capace di raccogliersi in un
unico foco centrale lungi dalle cure del mondo e in
stretta comunione con leterno; ma la cultura perde ogni
valore proprio. Nessuna forma di attivit, pratica, scien
tifica o artistica, pu durevolmente trattenere luomo nel
la sua sfera; ma s ognuna si sforza di superare se stessa
nella religione, e pi che mai veloce anela al punto dove
il lavoro penoso si trasmuti in adorazione ed amore.
Trovare oltre il mondo un porto sicuro e mai pi rica
dere nel regno del dubbio e del dolore: questa la
meta suprema, lunica cosa necessaria che assorbe tutto
il resto. Nelle tristi condizioni di quel tempo ben si spie
ga una siffatta aspirazione al riposo e allunit; e, del
resto, abbiamo visto come, personalmente, Agostino ri
manesse attaccato alla cultura da forti legami. Ma il
corso della storia doveva dar pieno sviluppo a tutto ci

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

301

che nell"aspirazione suddetta era eccessivo e unilaterale;


e c voluta poi una fatica immensa per ritrovare un
equilibrio negli umani valori.

4 - La storia universale ed il Cristianesimo


Fin qui abbiamo visto la mente di Agostino domina
ta dallidea universale della religione, dal rapporto in
terno dell'uomo con lo spirito assoluto; abbiamo lasciato
nellombra i particolari relativi al Cristianesimo storico.
Ma essi vengono in chiara luce tosto che il pensiero si
ferma a considerare pi da vicino nella loto costituzio
ne di fatto il mondo e la storia. Anche qui Agostino
non si preoccupa in fondo che del rapporto con Dio;
ma ad un cos grande concetto della religione non pu
mancare una caratteristica visione del mondo. Nella qua
le subito si riconosce un incontro di tratti cristiani e
neoplatonici. Su questo non cade dubbio, che il mondo
sia, non una necessaria emanazione dellessere primordia
le, ma il frutto di unazione libera: Iddio, nel crearlo,
non stato mosso da alcun bisogno, ma s unicamente
dalla pienezza della sua bont (ex plenitudine bonitatis). Egli stesso ha creato ogni cosa, non, come crede
vano i neoplatanici, per mezzo di di subalterni; a lui
solo, quindi, si deve onore e gratitudine. Ma il mondo
non , come pot sembrare ad alcuni Padri pi antichi,
una produzione arbitraria e indifferente; s, al contrario,
Iddio dispiega in esso la sua ricchezza e magnificenza,
tanto che esso partecipa della stessa divina essenza e ne
la pi completa manifestazione. E nemmeno il mon
do un mero aggregato di cose sparse, ma un sistema ar
monico, un ben composto universo. Finalmente, ci che
appare ai sensi non tutto il mondo, ma riposa sopra
un ordine invisibile che lo ha preceduto e che costituisce

302

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

il suo vital fondamento. I fatti stessi della nostra espe


rienza non si spiegano coi rapporti esteriori, ma unica
mente con Fazione di forze interne; tutto prodigio, co
minciando dalle cose pi comuni, per esempio, la gene
razione di un essere dal seme; soltanto labitudine ci ha
resi ottusi a questo riguardo. Il miracolo non antina
turale n arbitrario, ma appartiene ad una natura pi
profonda, ad un ordine pi universale; il caso non esi
ste; soltanto, noi uomini chiamiamo casuali quei fatti
di cui ci rimangono occulte le cause. Anche nel succe
dersi degli avvenimenti c una interna concatenazione;
il presente contiene il futuro; i semi dei semi gi
tutti erano racchiusi nei primordi della creazione, e i
tempi e i luoghi particolari debbono considerarsi unica
mente come occasioni al loro sviluppo. Cos il mondo
somiglia ad un albero gigantesco la cui radice contiene
gi in invisibile potenza (vi potentiaque causali') tutte
le formazioni successive; maraviglioso come il nascer di
ogni singolo organismo dal seme, l intero processo
mondiale. Ordine costante viene altres alla variet da
questo, che Dio, realt perfetta, ha conferito in diversi
gradi lessere alle cose create, cos che il loro complesso
costituisce una catena non interrotta.
In tal guisa il mondo, come una manifestazione del
lessere divino, appare pi grande, pi armonico ed in
ternamente pi ricco. Tanto pi acuto si fa quindi sentire
il contrasto del male. Sempre fin dal principio il pro
blema del male occup irresistibilmente l anima del no
stro pensatore; la speculazione religiosa col suo fondar
tutte le cose in Dio, non fece che renderlo pi tormen
toso e terribile. Anche in queste speculazioni sul male
traspare in modo poco simpatico la natura raffinatamen
te sensibile dello spirito di Agostino. Pare, secondo lui,
che il male abbia gi sede nellordine fisico e, come cre
devano i Manichei, resista al bene con una sua propria

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

303

natura. soprattutto nella sfera della vita sessuale che


egli vede il peccato; sua opinione che il piacere
della generazione sia peccato e che il peccato originale
si spieghi con la generazione come propagazione di una
natura vitiata (Harnack). Con landare innanzi in que
sto senso le coscienze cristiane furon condotte su vie
scabrose e la fantasia ne rest avvelenata. Nello stesso
tempo il concetto del male venne, nonostante lapparente
profondit, considerato molto superficialmente. Se un
po di manicheismo penetrato nel Cristianesimo e an
cor oggi vi rimane, Agostino ne il primo responsa
bile.
Ma questo non che un lato della sua natura cos
piena di contraddizioni, ed anche qui forti pensieri si
associano ad una tendenza di dubbio valore. Nel male
Agostino non vede soltanto una moltitudine di fatti iso
lati che toccano gli individui, ma un fatto universale,
una grande fiumana che travolge la vita: per causa di
Adamo tutte le generazioni sono avvinte nei lacci della
colpa, tutta lumanit ha deviato da Dio ed caduta
in potere del diavolo. In questo stato di universale cor
ruzione lindividuo assolutamente impotente; egli non
pu evitare il peccato, poi che estinta nellumana na
tura la virt del bene e tolta ogni possibilit di pro
gredire per forza propria. N si tiri in campo a questo
proposito che luomo libero di operare come vuole;
poich per operar bene bisognerebbe esser buoni, e noi
non lo siamo.
Ci nonostante non si pu abbandonare la convinzio
ne che il mondo, come opera dello spirito perfetto, deb
ba esser buono; in ultimo, anche il male bisogna che
serva al bene. Se non fosse un bene che ci siano an
che dei mali, Colui che buono e onnipotente non
potrebbe in nessun modo permetterli. Ma come risol
vere la stridente contraddizione tra il convincimento re

304

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

ligioso e lesperienza immediata e risolverla non solo per


la fede, ma anche per la coscienza filosofica? Su questo
punto Agostino raccoglie e pone in opera tutte le forze
e tutte le tendenze del suo pensiero.
Un primo lume viene dallantico concetto greco con
particolare energia sostenuto dai neoplatonici, secondo
il quale il male non ha una propria realt e sussistenza
e non significa in fondo altro che cessazione e privazio
ne di bene : ci che nuoce, priva di qualche bene la
cosa a cui nuoce, per che se non toglie alcun bene, non
nuoce . Non si pu perdere altro che quello che si pos
siede; per esempio, solo chi ha da natura la facolt vi
siva, pu diventar cieco; onde quanto pi alta una
cosa, quanto pi ha di bene, tanto pi esposta al dan
no. In questordine didee, il dolore umano divien te
stimonio della grandezza del bene che era nelluomo; e
poi che questo bene da Dio, impossibile che vada
perduto senza rimedio. Quindi Agostino vede in qua
lunque sforzo umano, anche nei peggiori traviamenti,
la manifestazione di una inestinguibile sete del vero e
dei buono; per false vie noi cerchiamo di solito la fe
licit, ma cerchiamo pur sempre la felicit.
Ma come si concilia una qualsiasi diminuzione di be
ne e privazione di qualit pregevoli con lazione di una
bont onnipotente? A tal fine la tesi metafisica inte
grata da una concezione estetica. Il mondo bisogna con
siderarlo non dal punto di vista delle singole parti, ma
da quello del tutto; chi guarda le cose come sparsi fram
menti, trover dappertutto imperfezioni e difetti. In spe
cie non si giudichi luniverso dal bene o dal male del
luomo: considerata non secondo che ci utile o dan
nosa, ma in se stessa, la natura glorifica il suo creato
re. Nella contemplazione dell'universale si rischiarer
ci che per s sembrava irrazionale, nello stesso modo
che il quadro finito fa apparir belle anche le ombre e

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

305

nellopera musicale anche le dissonanze servono allar


monia del tutto. Anzi, nellabbracciare e superare i con
trasti pu manifestarsi il sommo della bellezza. Cos la
disarmonia della prima impressione si accorda con la
fede in una piena e pi profonda armonia delle cose.
Si tratta quindi solo di cogliere il mondo nel suo pun
to sostanziale; ora questo non nel mondo, ma sopra
di esso, nellessere divino. Soprattutto soccorre alla de
siderata soluzione laspetto morale dellidea di Dio: il
fondo greco riceve in questo modo un compimento cri
stiano. Il male del mondo si giustifica come mezzo ne
cessario a dimostrare la perfezione morale di Dio. Due
cose debbono manifestarsi: da un lato, lo stretto rigore
dellordine morale e della giustizia, dallaltro, l abbon
danza della divina misericordia. Il primo di questi fini
si raggiunge con labbandonare alla meritata pena una
parte, anzi la maggior parte degli uomini, i quali pei
loro peccati son tutti caduti sotto leterno giudizio; il
secondo, col salvarne unaltra parte, senza che essi ci
abbiano alcun merito, per puro atto di grazia. Poich
il concetto fondamentale della universale, assoluta cau
salit divina esige che gli uomini siano salvati o dan
nati non secondo un criterio derivato dalle loro azioni,
ma unicamente secondo il beneplacito e il volere della
divina onnipotenza, il quale non ha bisogno di altro
fondamento. Attribuire alla libert umana una qualun
que cooperazione sarebbe un impiccolire lopera di Dio.
Cos la libert, che tanto valore ebbe nel Cristianesimo
pi antico, viene sacrificata alla assoluta dipendenza del
luomo da Dio; sacrificata, tuttavia, come vedremo, solo
in questordine didee. Qui si dice che Dio solo opera
il bene, non luomo : ci che si fa da te Lui che lo
fa in te.
Cos grazia e giustizia, clemenza e rigore si accordano
nellordine universale e compongono secondo lidea divi

306

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

na una perfetta armonia. E se una caduta fu necessaria


a manifestare questa armonia, con ragione essa stata
permessa; Dio volle piuttosto far bene dal male che
non permettere punto il male . Quindi anche coi pec
catori il mondo bello e perfino gli eterni tormenti
dei dannati servono alla perfezione del tutto.
Questo un grandioso tentativo di dare al problema
del male una soluzione teocentrica. Esso si appella ad
un criterio morale, ma subisce effettivamente il predo
minio di concetti estetici o, si potrebbe anche dire, di
una concezione estetica dellidea morale. Poich e la
visione del processo mondiale come manifestazione del
lessere divino e la separazione della bont e della giu
stizia, e la ricerca di un ordine e di una proporzione tra
gli attributi morali di Dio hanno in realt un carattere
estetico. Con questo tentativo, pi che dar forma a un
convincimentb cristiano, Agostino prosegue la specula
zione platonica.
Questo modo di considerare il mondo ed il male pre
senta come principale difficolt quella stessa nella quale
urta tutto lindirizzo soprannaturalistico di quel tempo.
Si pone ogni realt in Dio e tuttavia si persiste nel non
voler risolvere il mondo in mera parvenza; si afferma
lesistenza di un mondo fuori di Dio, ma si cerca in
Dio tutto ci che questo mondo ha di essenziale. Cos
rimangono insieme due ordini d'idee tra loro ripugnan
ti ed ora prende il sopravvento il punto di vista divino,
ora l umano, ora il temporale, ora l'eterno. Fintanto che
tutto si affissa in Dio e nella vita divina si fa entrare
come semplice mezzo ogni cosa umana, la dottrina di
Agostino, nella sua rudezza, ha una grandezza titanica.
Ma per chi sta in campo e deve prendere una decisione,
il punto di vista umano non pu esser soppresso cos to
talmente; ora man mano che esso guadagna terreno, le
terno si degrada nella sfera del tempo. Per siffatto modo

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

307

si eleva un contrasto intollerabile. Dio potrebbe salvare


tutti gli uomini, ma non lo fa affinch si manifestino
in giusta proporzione i suoi diversi attributi, e condanna
quindi irrevocabilmente il maggior numero ad una pena
eterna, senza che questi infelici abbiano peccato pi
gravemente di coloro che sono eletti alla beatitudine.
Agostino parla sempre di libera grazia, ma in realt ci
che egli ci presenta somiglia molto a un despotico arbi
trio; egli esalta il mistero, ma convien che si dia da fare
onde non cadere apertamente nellassurdo. Da ultimo
non gli resta che di rimandarci al mondo di l dove tut
ti gli enimmi saranno sciolti.
Aggiungi che tutto gi fermo, predestinato ab
aeterno nel divino giudizio; quello che deve accadere
accadr, e luomo, qualunque cosa faccia, nulla vi pu
mutare: la sua parte nel mondo in ogni punto presta
bilita. Ci a rigore dovrebbe distruggere ogni impulso
ad operare, arrestare ogni movimento di vita. Poich
nessuno sforzo pu giovare ai dannati, nessun manca
mento nuocere agli eletti; resta soltanto in questo mondo
il tormento di non sapere a quale delle due classi uno
appartenga.
Se non che, per quanto potente fosse questordine
didee nella mente di Agostino, che con ferrea energia
lo port fino alle estreme conseguenze - anche qui non
abbiamo tutto l uomo, ma un solo aspetto di esso; nei
suoi sentimenti immediati e nei rapporti pratici della
sua attivit ecclesiastica prevalgono ben altri criteri. Qui
Agostino si tiene senzaltro allaspetto temporale delle
cose e riduce lordine eterno ad un semplice sfondo del
divenire storico. Qui par che tutto sia ancora in movi
mento, che laiuto della grazia possa e debba venire volta
per volta, che alluomo stesso nella vita presente tocchi
di decidere della sua sorte eterna. In questo modo si
riapre la porta anche alla libert. Sol che abbia un ap

308

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

poggio dallalto e partecipi della vita del tutto, lindi


viduo sembra capace di giungere a buon fine; Agostino
dice esplicitamente che non basta la misericordia di
Dio, ma necessario anche il volere delluomo. Cos una
profonda discordanza esiste tra il suo sistema speculativo
e la sua concezione pratica della vita.
Gli stessi contrasti sincontrano nella concezione del
Cristianesimo. Alla speculazione pura esso appare uria
forza superiore alla storia, con la quale lEterno si affer
ma contro linsorgere del male, e quindi una pi alta
rivelazione della onnipotenza divina. Ma via via che si
scende sul terreno umano, cresce la parte del Cristiane
simo storico con lopera della redenzione e la persona
lit di Ges. Il senso del grande e delluniversale di cui
pieno Agostino, gli fa vedere nel Cristianesimo, pi
che un fatto, un complesso di fatti nel corso del tempo,
ci che ora si chiama religione cristiana esisteva an
che presso gli antichi e non mai mancato dal principio
del genere umano fino al tempo in cui Cristo com
parso nella carne. Da allora in poi la vera religione, che
gi esisteva, cominci a chiamarsi cristiana. Nondime
no, la penetrazione visibile del divino nella storia ci
che costituisce la grandezza particolare del Cristianesimo.
Per questo esso strumento di salvazione a tutto il ge
nere umano, mentre gli effetti della filosofia, la quale
non conosce che la presenza eterna della ragione univer
sale, rimangono circoscritti a pochi individui. Cristo
stato mandato a liberare il mondo dal mondo. Il suo
dolore e la sua vittoria hanno fiaccata la potenza del ma
le, sorta in conseguenza del peccato originale, revocato
il giudizio terribile che ci gravava sul capo, rimesso luo
mo in condizione di potere avvicinarsi a Dio.
Agostino pu dare il pi largo svolgimento a questi
concetti senza fermarsi a ci che ha di particolare la
personalit e la vita di Ges. Ma dove il suo sentimento

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

309

intimo si esprime libero e intero, appare quale potente


impressione avesse fatto sopra di lui quella personalit.
In essa egli ammira soprattutto lumilt nella grandezza
e linversione della stima naturale delle esose; nessun
concetto riguardo a Cristo pi di questo scolpito nella
mente di Agostino: Cristo ha nobilitato le cose da cui
il nostro animo rifuggiva (lobbrobrio, il dolore, la mor
te) e deprezzato quelle di cui avevamo desiderio (far
valere il proprio diritto, essere onorati, godere) (Harnack).
In Agostino abbiamo anche una filosofia della storia
col Cristianesimo per centro. Il genere umano attraversa
le stesse et dellindividuo; alla pienezza della forza vi
rile corrisponde la venuta di Cristo, dopo di che co
minciata la vecchiaia. Ben apre il Cristo un regno di
giovinezza perenne, ma questa non appartiene allor
dine terreno. Cosicch non la terra il campo principale
del nostro lavoro, n siamo quindi troppo spronati ad
operare quaggi ed a riformare secondo ragione questo
nostro mondo; ch anzi ogni condizione esterna diviene
indifferente a paragone dello stato interno e dei beni
del mondo di l. Questa tendenza ascetica paralizza an
che ogni aspirazione a miglioramenti sociali; egli non
si leva contro la schiavit, bench essa sia originata dal
peccato e bench dinanzi a Dio siano eguali padroni e
servi. Perch il buono libero anche quando serve ed
schiavo il cattivo anche quando comanda .
E non pur respinge Agostino la sollecitudine per sco
pi terreni, ma lanimo suo non sa internarsi con simpa
tia nella vita presente e accettarla come sua propria con
dizione. Non mancano, vero, accenni ad innalzare le
sistenza visibile con una immediata presenza del divino,
a vincere il mondo non con la fuga, ma con una tra
sformazione interiore. Agostino non consente che si pren
da lespressione m ondo sempre in senso cattivo; egli

310

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

pensa che pu esser talvolta cosa maggiore possedere i


beni della terra senza esservi attaccati, che spogliarsene
totalmente. Talora le proibizioni sembrano esser imposte
soltanto perch gli uomini, cos come sono, non son ca
paci di quel dominio interiore. Chi ha vera piet non
infelice nemmeno in questa vita di prova; perch dal
la sfera del dolore egli pu sempre ritirarsi in una vita
con Dio, in una comunione di divino amore, nella quale
lanima sua pi intima trova la pace e la gioia.
Nonpertanto, il senso acuto del dolore, dellerrore e
della colpa, la coscienza profonda della incertezza e
imperfezione della nostra esistenza non permettono quag
gi un pieno appagamento; vera e piena felicit non si
pu avere che oltre la tomba. L soltanto ci aspettano il
riposo e la visione beatifica, mentre qui non possiamo
che lavorare e sperare; questa vita preparazione, pel
legrinaggio in paese straniero, luogo di tentazione e,
in paragone di quella che di l ci aspetta, non propria
mente vita, ma morte. Cos l esistenza terrena ha valore
solo in rapporto alla vita avvenire. Poich essa serve
ad educare per questa e in mezzo alle fatiche e ai do
lori contiene la certezza di una sorte migliore. Che anzi,
quando il pensiero gi si affissa nel futuro, le tenebre
che ora ci avvolgono, possono sembrare non pi che un
velo sottile, prossimo a cadere; dinanzi allo splendore
della vita perfetta, tutti i dolori di questo mondo va
niscono a guisa di sogno. La nostra tristezza come lom
bra di una notte: domani ci sveglieremo e il regno dei
buoni comincer. , naturale che in una concezione, la
quale trasferisce il centro della vita cos decisamente
dal visibile nellinvisibile, dal tempo nelleterno, dal
l uomo in Dio, non sorga il minimo dubbio circa lim
mortalit. Chi ama Dio di tutto cuore deriva da questo
amore la pi assoluta certezza della propria eternit;
poich egli sa che non pu morire per s ci che non

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

311

muore per Dio; e Dio il Signore dei vivi e dei mor


ti .
Il pensiero della sorte nel mondo di l e non pur del
la propria, ma anche di quella dei congiunti, diviene per
altro forte sprone a bene operare in questo mondo. Spe
cialmente efficace in questo senso la dottrina del pur
gatorio, stato intermedio tra la beatitudine e la danna
zione, insieme con la credenza che le preghiere e le
opere dei vivi possano mitigare le pene del purgatorio.
La costruzione di questa dottrina dimostra quanto a
fondo Agostino conoscesse il cuore umano coi suoi im
pulsi e le sue debolezze.
Siffatto indirizzo oltremondano imprime un marchio
dingiustizia su tutte le gioie di questo mondo. Il pos
sesso dei beni terreni sembra un impedimento alla vita
morale, al pieno abbandono a Dio. Si afferma ormai in
tutto il suo vigore lideale ascetico; la propriet privata
una delle principali fonti diniquit e corruzione; chi
totalmente abbandona ogni possesso superiore a quel
lo che se ne distacca solo con lanimo. Il celibato uno
stato pi perfetto che il matrimonio; e se, divenendo
universale lastensione, il genere umano andasse a fi
nire, Agostino saluterebbe questa fine con gioia. Cos
affetti e speranze finiscono per concentrarsi del tutto
nella vita dellal di l.

5 - La Chiesa
Finora abbiamo seguito in Agostino due ordini di pen
sieri: quello relativo alla religione in genere e quello
relativo al Cristianesimo; ma c anche una terza sfera
nella quale si raccolgono e spesso sembrano esclusivamente assorbiti i suoi sforzi: la vita ecclesiastica, la co
munit religiosa visibile, fondata sopra solidi ordina

312

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

menti. Tutto ci che gi avevano creato i latini in so


stegno del potere e della autorit della Chiesa, Ago
stino laccetta di buona voglia e lo svolge vigorosamen
te, spinto principalmente da due motivi: lutilit per i
pi e il bisogno di un sicuro fondamento per il suo ani
mo irrequieto.
Le considerazioni di utilit sono svolte con grande
franchezza specialmente negli scritti pi antichi. D ac
cordo con gli altri Padri della Chiesa, Agostino vede il
pregio sommo del Cristianesimo in ci che esso reca la
salute non solo a pochi, ma alla umanit tutta intera.
Ora se si pensa che Agostino nutre una profonda diffi
denza per le forze degli individui e che in lui si man
tiene il concetto antico della divisione del genere uma
no in un piccol numero dintelligenti e in una moltitu
dine dignoranti, lautorit e la fede divengono indispen
sabili. Chi sta pi in alto non ne ha bisogno per s,
ma anchegli convien che si sottometta, a ci che dal
luso della sua libert non venga scossa la fede dei mol
ti; se egli non fa male a se stesso, lo pu fare agli altri
col suo esempio . In questo senso la Chiesa si presenta
come un istituto per la educazione e la disciplina delle
moltitudini; la fede, intesa come sottomissione alla dot
trina della Chiesa, si raccomanda per la sua sicurezza e
ben anche per la sua comodit. Ma assai pi forte che
queste ragioni di convenienza il motivo interno; la
sua stessa natura cos irrequieta e divisa, che spinge Ago
stino a cercare un punto dappoggio, il quale stia fermo
contro ogni assalto del dubbio. Giacch i pi alti voli del
la speculazione non Io assicurano dal tormento del dub
bio; nonostante il vigore spirituale c nella sua natura
un bisogno prepotente di vedere e toccare ci che egli
deve accettar per vero, una ripugnanza a credere nella
realt di grandezze ideali che non sincarnino in qual
che forma visibile. Perci egli si attacca con tutta l ani

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

313

ma alla Chiesa come ad un sostegno necessario e con


fessa di s medesimo : Io non crederei al Vangelo se
non mi ci spingesse lautorit della Chiesa cattolica.
Di questo passo, la Chiesa diviene il foco centrale del
la vita spirituale e religiosa, la comunione della vita nuo
va, la dispensatrice - soprattutto per mezzo dei sacra
menti - dei divini tesori della grazia, che debbono ri
generare la umana natura. Onde in lei sola salute,
in lei sola son rimessi i peccati, in lei sola possibile
una vita morale; non c, quindi, speranza per lindivi-,
duo senza una piena sottomissione ai suoi insegnamenti
ed alla sua vita. Senza un forte regime di autorit
( sine quodam gravi autoritatis im perio ) non pu con
servarsi la vera religione.
Alla Chiesa come ordinamento visibile, come istitu
zione concreta, si volge anzitutto la venerazione di Ago
stino. Ma tale venerazione non sarebbe certo giustifica
ta dinanzi alla sua mente, ove il visibile non fosse ri
cetto di forze invisibili e, bench sussistente in s me
desimo, non entrasse, a un tempo, in attinenze pi uni
versali. Cosi difatti; il temporale e sensibile, senza
perder la sua natura, riceve le propriet dellordine su
periore e ne deriva maggior profondit di contenuto,
una pi alta potenza e un ineffabile carattere sacro; qui
affluiscono tutte le sorgenti dello spirito, il visibile e lin
visibile si confondono in una sola unit vivente. La
sfera della Chiesa sembra attrarre totalmente ed assor
bire in s quelle della religione e della vita cristiana; e
poich dalla religione dipende tutto ci che pu avere
di buono e di ragionevole lesistenza umana, ne segue
che assolutamente nulla di buono pu esserci fuori della
Chiesa: senza la Chiesa cattolica non c Cristianesimo,
senza Cristianesimo non c religione, senza religione
non c vita razionale. Cosicch il rapporto con la Chie

314

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

sa decide in ultima istanza del valore e della sorte del


luomo.
Questa congiunzione del sensibile con lo spirituale,
del temporale con l eterno indubbiamente era stata pre
parata da tutta la storia anteriore; ma qui il movimento
sinnalza a grandi proporzioni e spiega quindi tutta la
sua energia. Per questo Agostino pu ben considerarsi
come il fondatore del cattolicesimo nella sua forma pi
caratteristica.
manifesta la grande importanza di quella compe
netrazione come pure la sua storica necessit. Con essa
la vita acquista un sicuro caposaldo e lazione uno scopo
afferrabile, tutte le forze sono raccolte e strette da un
unico supremo dovere. Poich le istituzioni visibili si
appropriano virt invisibili e le cose del tempo direttamente ci fan partecipi delleterno, non in qualit di sim
boli, ma in quanto con leterno indissolubilmente con
naturate in un unico fiume di vita, cresce sino allinfi
nito la tensione di ci che avviene e si fa nel nostro
mondo; l uomo si sente avvalorato da attinenze divine,
egli sa che del suo proprio operare nulla pu andar per
duto. Lidea fondamentale cristiana del ricongiungimento
del divino con lumano, della manifestazione delleterno
nel tempo, ha preso qui una forma, certo non inattac
cabile, ma pur altamente efficace e adatta alle condi
zioni storiche. Poich in quale altro modo il Cristiane
simo avrebbe potuto diventare una forza viva al tempo
delle grandi migrazioni di popoli e del costituirsi di
nuove nazioni? Niente pi distingue Agostino da Pio
tino ed anche dai Padri greci che questa prevalenza della
societ religiosa con la sua storia, questo affermarsi del
laspetto e dellordinamento temporale delle cose.
Se non che tale concezione nonostante la sua forza e
la sua grandezza porta seco gravi pericoli. La compene
trazione delleterno e dellinvisibile con un organismo

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

315

storico pu correre il pericolo di costringere ed irrigidire


e altres di esteriorizzare lo spirito, il pericolo di vin
colare verit eterne a forme periture e lazione inte
riore a determinate operazioni sensibili. Posto che chi
non partecipa di quella data societ visibile e non sod
disfa alle sue esigenze perde non pur ogni comunione
col regno di Dio, ma perfino con la vita della ragione,
si pu, anzi a rigor di logica bisogna arrivare ad un
esclusivismo inflessibile e ad un appassionato fanatismo.
Oltre a ci si pu far questione se la sintesi sia vera
mente riuscita ad Agostino, se le idee non siano per
avventura pi accozzate che unite. In vero, tutti i con
cetti principali hanno qui un doppio senso. Il Cristiane
simo ora leterna rivelazione di Dio, la quale pervade
e riempie tutta la successione dei tempi, ora un partico
lare e limitato ordine di avvenimenti storici; la Chiesa
ora la societ invisibile degli eletti di Dio, ed ora questa
associazione visibile sotto il governo di un uomo; la fe
de per un verso labbandono di tutto lessere alla verit
divina, e per laltro una semplice accettazione della dot
trina della Chiesa senza esame proprio; il miracolo la
manifestazione di forze soprasensibili in tutti i fatti del
luniverso, oppure una rara interruzione del corso re
golare della natura, qualcosa che esce dal modo ordina
no e, per cos dire, dallabitudine dellazione divina.
Rendersi chiara ragione di questi doppi significati vuol
dire scuotere una delle fondamentali colonne del siste
ma di Agostino e di tutto lordinamento medioevale.
Bisogna per convenire che se Agostino leg alla Chie
sa tutta la vita spirituale dellumanit, egli si adoper
altres con tutte le forze per dare alla vita della Chiesa
un ricco contenuto. La visione mistica del mondo, lin
timit di sentimento e un piano senso pratico si so
stengono e completano vicendevolmente. Ad Agostino,
che s poca stima aveva delluomo come tale e s acuto

316

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

il senso per le imperfezioni morali del suo proprio tem


po, doveva premere soprattutto di mettere la sostanza di
quella vita al sicuro dalle particolarit dei singoli indi
vidui. Ondegli svolge la dottrina del ministero sacer
dotale (sacramentimi ordinis) che imprime al prete co
me prete un carattere speciale, indipendente dalle
qualit personali dei singoli individui.
La Chiesa, come dispensa ai suoi membri tutti i beni
della vita cristiana, cos soprattutto rafforza lamore, il
quale, secondo la mente di Agostino, lessenza di quel
la vita. Se vogliamo sapere quanto valga veramente un
uomo, guardiamo non a ci che egli crede e spera, ma
s a quello che ama; lanima tutta nelloggetto del suo
amore ed essa stessa diviene ci che ama; non la fede
e la speranza, ma lamore solo penetra al di l della vita
nellaltro mondo. Tutte le virt sono trasfigurate e su
blimate dallamore che Iddio ci infonde principalmente
per mezzo dei sacramenti. Ma lamore non deve restare
semplice disposizione dellanima: esso deve attuarsi du
revolmente in un ordinamento concreto, esprimersi anche
allesterno in opere visibili. Cos la virt diviene un
ordine dellamore; le opere, anche nel senso di fatti
esteriori, tangibili, sono necessarie, poich luomo, come
membro di una societ, deve estrinsecare in azioni i suoi
sentimenti. Dal lato pi propriamente religioso si ri
chiede la partecipazione agli istituti ecclesiastici, spe
cialmente ai sacramenti e, dal lato della morale, soprat
tutto lesercizio della misericordia, la sollecitudine per
i poveri e gli infelici. Agostino a questo riguardo non
si ferma soltanto al bene degli individui; egli esalta gli
effetti del Cristianesimo e della Chiesa rispetto allintero
corpo sociale: il miglioramento dei rapporti tra padroni
e schiavi, laffratellamento di tutti gli uomini, senza di
stinzione di classe n di nazione, il riavvicinamento in
teriore dei popoli e dei governanti.

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

317

Cos educando e guidando il genere umano, la Chiesa


tutto riferisce pur sempre al mondo di l; uno spirito
ascetico domina i suoi fedeli. Tuttavia a preparare il re
gno oltremondano necessario che essa abbia una au
torit anche in questo mondo e subordini a s tutte le
altre potest della terra; non per amore e compiaci
mento di potenza secolare per che la sua propria in
clinazione la porterebbe a staccarsi totalmente dal mon
do - ma per il bene di tutta lumanit, per la salute
di tutte le anime. Se non che, nonostante lo sforzo per
mantenersi a questa altezza, quasi inevitabile il peri
colo che l elemento terreno eserciti una pressione sullo
spirituale e lo avvolga nelle complicazioni della sua pro
pria sfera. E non si tratta soltanto degli individui che
possono con facilit soccombere alla sete di dominazio
ne, ma della condotta della Chiesa stessa, la quale assai
si avvicina a una politica secolare. In questo basso mon
do, incapace, secondo Agostino, di sostanziali migliora
menti, la Chiesa, a voler operare, bisogna che prenda le
cose come sono. Onde, bene o male, essa costretta a
transigere e a tollerare parecchie cose che non sono con
formi alle sue aspirazioni. Cos essa diviene pi e pi
anche un regno di questo mondo; e tra le cure per il
governo terreno, corre rischio di attenuarsi il suo ca
rattere religioso e di languire la sua idealit.
Una siffatta Chiesa non pu in alcun modo ammettere
che lo Stato esista accanto a lei con pari diritti. La sin
golare condizione di quel tempo, in cui lo Stato era or
mai gi cristiano, ma perdurava ancor fresca e viva la
memoria dellantico impero pagano, induce Agostino ad
un doppio giudizio. Lo Stato recisamente condannato
in quanto si contrappone alla Chiesa e vorrebbe usur
pare il posto di lei; ma ha valore entro certi confini, in
quanto riconosce ed aiuta la missione superiore della
Chiesa. Nel primo senso lo Stato fatto segno a una

318

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

avversione implacabile, che non ha forse riscontro nella


storia. Fra la citt terrena e la citt celeste c un con
trasto assoluto che si svolge in tutta la successione dei
tempi: la prima nata dallamore di s spinto fino al
disprezzo di Dio, la seconda dallamore di Dio spinto
fino al disprezzo di s. Esse risalgono a Caino e ad Abe
le. Di Caino scrive Agostino che egli fond lo Stato
(icondidit vitdtem ); cos che la civitas terrena ripete la
sua origine da un fratricida! In miglior concetto te
nuto lo Stato da poi che si fatto cristiano; esso ha
una funzione propria accanto alla Chiesa, poich le ne
cessit della vita richiedono un ordine comune ai fedeli
e agli infedeli. Suo compito principale di vegliare al
mantenimento della pace; nemmeno la Chiesa sdegna di
obbedire alle sue leggi nelle cose attenenti alla vita se
colare. In questa direzione Agostino disposto a con
cedere allo Stato tanta autonomia, che nelle contese me
dioevali gli amici della sovranit civile poterono appel
larsi alla sua autorit. Ma tale riconoscimento dello Stato
circoscritto alle cose temporali; tutto ci che ha rap
porto con la salute eterna e coi beni dello spirito, di
competenza della Chiesa, unica educatrice e maestra del
genere umano. Quindi ad essa sola appartengono i cuori
degli uomini.
Similmente rispetto alla nazione e alla patria. La Chie
sa compie sulla terra la sua missione divina, senza cu
rarsi delle differenze che esistono nei costumi, nelle leg
gi, nelle istituzioni; di ci che presso le varie nazioni
in vario modo serve al fine della pace terrena, essa non
distrugge nulla;, anzi conserva e segue tutto ci che
conferisce a quello scopo, purch non sia di ostacolo alla
vera religione, entro i confini segnati dalla piet. Ma il
compito spirituale superiore a tutte queste particolarit;
solo in un ordine inferiore lunit della nazione tol
lerata come qualcosa che vien da natura. Anche perso

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

319

nalmente Agostino non ha alcun patriottismo politico:


sua patria la Cristianit. Ci che non appartiene alla
vita della Chiesa non pu toccare che dallesterno la
vita del cristiano.
Alle complicazioni che nascono dal contatto del mon
do si aggiungono i pericoli procedenti dalla stessa vita
interiore di una Chiesa, la quale lega tutto il divino ai
suoi ordinamenti. Dinanzi a lei non v libert dindi
vidui, non diritti di un vero che parli alluomo dal fon
do della sua anima. Ogni deviazione, ogni movimento
dindipendenza sembra opera di cattiva volont, di vana
presunzione; linfedele - nessuno pi di Agostino ha co
perto donta e dinfamia questo nome - uno che non
vuol credere alla parola divina; leretico uno che per
qualche vantaggio temporale e specialmente per deside
rio di emergere e di comparire, mette in campo od ac
coglie nuove false opinioni . Ove poi si consideri che
questo orgoglioso spirito di separazione, scuotendo la
necessaria autorit, gravemente danneggia lintero corpo
della Chiesa, naturale che contro esso divampi lodio
e si voglia ad ogni costo sradicare il male. Mai forse la
passione di Agostino scoppia con impeto s violento co
me qui dove tutto il fuoco della sua aspirazione reli
giosa si raccoglie e concentra nella difesa del sistema
ecclesiastico. vero che egli vuol salva la carit cri
stiana, affermando che la reazione deve servire anche
alla salute spirituale dei colpevoli; ma l'amore e la sol
lecitudine per il bene altrui acquista un carattere di coa
zione; bisogna far entrare per forza ( compelle intrare )
coloro che ormai appartengono al Cristianesimo, bisogna
costringere al bene, anche contro la loro volont, quelli
che fanno male a se stessi. Uccidete gli errori, amate
gli uomini; e a Dio rivolto, esclama Agostino: C ol
pisca la tua spada i nemici della Sacra Scrittura, e ces
sino qusti dal farle guerra. Invoco la morte sul loro

320

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

capo a ci che essi vivano in te. Cos in buona co


scienza si fa una strana confusione di sentimenti; tutti
i pi bassi affetti minacciano di ripullulare allombra
della Chiesa, e lodio pi selvaggio pu coprirsi col
manto della carit cristiana. Sar questo purtroppo un
terreno ferace per le persecuzioni religiose, per l'inqui
sizione ed i roghi, onde s tristi pagine ha la storia del
Cristianesimo.
Anche la sostanza della morale compromessa da
quella universale e assoluta supremazia della Chiesa. La
morale non ha consistenza e valore in se stessa; essa
una somma di precetti posti dalla religione, e, poich
qui religione e Chiesa sono tuttuno, la morale si riduce
a una somma di prescrizioni ecclesiastiche. Cosicch azio
ni moralmente buone non sono propriamente possibili
che nel seno della Chiesa cattolica; per i non cattolici
a nulla giovano i maggiori sacrifizi, poich, mancando
la consacrazione della Chiesa, manca a queste opere il
suggello divino, il carattere fondamentale della bont.
Oltre a ci una siffatta dipendenza dallordine eccle
siastico fa sottostare inevitabilmente la morale a tutte le
vicende e mutazioni dei tempi. Che le norme della vita
abbiano subito dei cambiamenti nel corso della storia,
lo dimostra soprattutto la differenza tra il vecchio ed il
nuovo Testamento; differenza che evidente, per esem
pio, nel passaggio dalla poligamia, permessa nella an
tica legge, al matrimonio monogamico e, traverso que-,
sto, alla verginit, la quale, bench non imposta, tut
tavia desiderata dalla legge nuova. In questi cambiamen
ti, secondo il concetto di Agostino, sono mutati, non
le opinioni degli uomini, ma i precetti morali in se stes
si; ci che prima era permesso fu pi tardi proibito.
Di questo passo si arriva ad affermare che possono es
sere doverose certe azioni, le quali contraddicono diret
tamente alle norme generali della morale, purch sia cer

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

321

to che esse sono volute da uno speciale comandamento


divino. Come le leggi della natura, cos anche quelle
della morale sono semplici regole, che ogni momento
possono esser sospese in favore della religione. Agostino
non si nasconde i pericoli di questa teoria; perci egli
esige che si diano le prove pi sicure che lordine ecce
zionale viene proprio da Dio; egli cauto nellapplicare
il principio ai singoli casi, assai pi cauto che altri Padri
della Chiesa suoi contemporanei. Ma non si pu negare
che quella sua proclamazione del principio abbia parti
colarmente conferito a scuotere l autonomia della morale
e a sottoporre linteresse morale a quello ecclesiastico.
In tal guisa cresce smisuratamente la potenza dellor
ganizzazione ecclesiastica, la quale lega a s la religio
ne, foggia secondo i suoi fini la vita dello spirito, schiac
cia ogni cosa che le resiste. Non si dimentichi per altro
che in Agostino questo edificio di autorit e di potenza
si regge su di una fortissima vita personale; la persona
umana, nel suo rapporto immediato con Dio, resta sem
pre lanima di tutto. La vita con Dio - sia che nei mi
stici abissi si sforzi di raggiungere il primo principio
dellessere, sia che in mutuo rapporto di amore, si av
vicini come persona a persona allideale di ogni perfe
zione - alla Chiesa sorgente perenne di forza, calore
ed intimit che la preserva dal degenerare in un arido
meccanismo di cerimonie e di opere esteriori. Lautorit
non simpone come una rigida realt di fatto col solo
peso della sua esistenza; ci che ad essa ci sottomette e
ci conserva ad essa fedeli un bisogno intimo, una esi
genza dellanima, che nella sua sete di beatitudine anela
ad un sostegno sicuro. questa la profonda vena onde
principalmente deriva alla Chiesa quella straordinaria
potenza su gli spiriti che essa esercita ancora ai nostri
giorni. Ma pu la grandezza delleffetto sopprimere la
contraddizione del fatto che mentre si vuole innalzare

322

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

luomo ad una vita personale originaria, cosi libera, cos


innovatrice, gli si comanda nel tempo stesso di sotto
stare incondizionatamente allautorit ecclesiastica? La
contraddizione venne qui fatta tacere, ma solo provvi
soriamente, per una certa situazione storica; finalmente
essa doveva venire in luce e spingere lumanit su di un
nuovo cammino.

6 - Epilogo
Non vogliamo prolungar troppo questo studio con le
nostre riflessioni. Nondimeno ci sia lecito osservare bre
vemente come il complesso della concezione dAgostino
sia qualche cosa di vasto e di grandioso, ma anche din
compiuto. Tre ordini di vita, il religioso in genere, il
cristiano e lecclesiastico, abbiamo visto svolgersi in gran
di sistemi, attrarre a s tutta la realt e foggiare sul pro
prio stampo lumana esistenza. Questi tre ordini in parte
si uniscono e compenetrano, in parte si contrastano ed
urtano, cosicch ne nasce una straordinaria larghezza e
ricchezza di vita, ma insieme anche ne saltan fuori le
pi stridenti contraddizioni. Quello stesso pensatore che,
a dispetto di ogni tradizione, aveva fatto della vita pro
pria dellanima il centro e il principio di ogni realt,
ha poi contribuito pi di qualunque altro ad edificare un
sistema di autorit assoluta; quelluomo, che era venuto
a considerare lamore come la sostanza della vita, anzi co
me la stessa forza divina animatrice, accese col suo zelo
appassionato un odio profondo contro i non credenti;
egli, che in un radicale rinnovamento di tutto lessere,
aveva proclamato la pi perfetta liberazione dello spirito
da ogni elemento naturale, abbass in un altro senso
tutta lattivit umana al livello della natura e cadde in
un grossolano materialismo morale. Soprattutto poi lope

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

323

ra sua tutta penetrata dalla sua contraddizione rispet


to al soggetto, il quale per un verso chiamato ai pi
arditi slanci s che, sicuro di vittoria, esso si esalta al
di sopra di ogni esistenza oggettiva, per laltro invece,
sempre riassalito da un dubbio tormentoso circa le
proprie forze e, nella affannosa ricerca di un solido ap
poggio, finisce col sottomettersi di buon grado ad un
ordinamento esteriore.
Il peggio poi in questa natura cos chiara nei suoi
elementi e cos enigmatica nel suo complesso, la di
versit di livello spirituale e segnatamente morale; non
c grande pensatore nel quale tra i sommi e gli infimi
gradi corra tanta distanza quanto in Agostino. Ora in
lui una meravigliosa intimit, il pi profondo senso degli
umani destini, un awivamento di tutti i pi eccelsi va
lori, un soffio onnipossente di virt divina; ora invece
la irrefrenata sete di felicit, mal reggendo allassalto
dimpulsi inferiori, trascina seco tutte le forze dellani
ma e giunge a conseguenze ripugnanti, principalmente
l dove essa torce ai suoi fini una logica potente, fa
cendo tacere la voce del sentimento. Quello strano mi
scuglio di ardente passione e di fredda, inflessibile logi
cit, che spesso di poi sincontra nelle lotte religiose,
comincia con Agostino.
Ma ci che nelluomo giudicato in se stesso debo
lezza, diviene forza in rapporto alleffetto. Agostino fu
non soltanto un punto di allacciamento delle tendenze
pi diverse, ma di ciascuna in particolare una chiara,
classica incarnazione; egli il pi eloquente interprete
del loro senso pi intimo. Aggiungi che qui una cosa
si completa con laltra ed ogni spiacevole conclusione
attenuata dalla possibilit sempre aperta di nuove di
rezioni. Per lintelligenza di tutte le correnti Agostino
ha un valore unico, poich appare in lui con singolare
evidenza come esse derivino dalla totalit della umana

324

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

natura e agevolmente se ne scoprono gli estremi mo


venti. Specialmente divien manifesto come il sistema del
cattolicismo medioevale sia profondamente radicato in
bisogni dellanima umana, onde esso fatto superiore
sia alle violenze esterne, sia al facile scherno dei vol
gari.
Definire la posizione storica di Agostino non cosa
facile. Evidentemente egli sta al vertice del Cristianesi
mo antico e domina il medioevo. Ma anche il Cristia
nesimo nuovo ha largamente attinto da lui e la Riforma
nelle principali proposizioni ha invocato la sua autorit.
E non si esagera affermando che perfino let presente,
se vuol riprendere per s il problema religioso, per orien
tarsi storicamente dovr ricorrere soprattutto, non a
Schleiermacher ed a Kant e nemmeno a Lutero ed a
Tommaso, ma ad Agostino, come al punto in cui tutto
ci che di poi sar dato tradizionale, in via di forma
zione e quindi meglio pu manifestare allindagine critica
i suoi diritti e i suoi torti. E anche fuori della religione
molti incitamenti trova in lui luomo moderno, purch
attraverso la scorza spesso antiquata, sappia penetrare
sino allinterna sostanza. Ci sono dei punti nei quali Agostino con la sua soggettivit potente e profonda a
noi pi vicino che non Hegel o Schopenhauer.
Ci nonostante esitiamo a chiamarlo senzaltro - co
me han fatto alcuni - un uomo moderno. Per certo Ago
stino ha molto del moderno, principalmente in quella
ardente soggettivit che tenta tutti gli abissi, in quella
natura demoniaca che racchiude in s i pi violenti con
trasti. Tuttavia, molte cose mancano in lui, che sembra
no essenziali al carattere moderno. Manca una chiara
distinzione tra soggetto ed oggetto, manca quellaspi
razione alla realt pura, alla verit spassionata, al lavoro
oggettivo, che s potente ai nostri giorni e reagisce
contro il mero soggettivismo; Agostino invece innalza

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

325

rapidamente lelemento soggettivo a s grandi propor


zioni, che esso diviene tutto il suo mondo. Similmente
il convergere esclusivo e diretto del suo pensiero e di
tutta lopera sua alla religione, non comporta una espan
sione dellattivit a tutta lampiezza del reale, una cul
tura universale quale oggi la vagheggiamo. Finalmente
molto egli tiene ancora del mondo antico: dellet clas
sica, nella speculazione cosmica, nella concezione plasti
ca della realt, nella distinzione di una vita esoterica
e di una exoterica; della cadente antichit, nella affan
nosa ricerca di un porto lontano da tutte le tempeste,
di un estremo riposo in una pace sicura, e altres nel
l acuta tensione del contrasto tra il sensibile e lo spi
rituale. In altri punti infine egli segue unicamente la sua
propria natura, e in questi soprattutto egli dimostra la
immortale grandezza del suo genio. Onde meglio non
classificarlo in nessun gruppo ed in nessuna epoca par
ticolare riconoscendo in lui una delle poche personalit
da cui i tempi traggono luce e ispirazione per i loro fini
eterni, ma che stanno esse medesime sopra tutti i tempi.

Il

m e d io e v o

1 - I prim i secoli
Se dovessimo trattare non delle concezioni singole dei
filosofi medievali, ma della concezione generale del mon
do e della vita nel medioevo, noi avremmo dinanzi a
noi un compito particolarmente attraente : allora dovrem
mo attenderci di trovare molto di caratteristico e di no
tevole. Per il nostro fine particolare invece, un intero
millennio ben poco di nuovo ci offre. Le concezioni dei
pensatori medievali tolgono la loro materia dalle et an
teriori: e ci che costituisce lopera loro propria ha un
valore puramente storico. Di qui per noi il diritto, anzi
il dovere di trattarne molto sommariamente.
I primi secoli del medioevo seguono nella filosofia spe
cialmente le orme dei neoplatonici. Alle fonti gi ricor
date se ne aggiungono per ultimo due nuove: lo scritto
di Boezio ( f 525) D e consolatione philosophiae, un
libro di edificazione per le persone colte, e le opere dello
Pseudo-Dionisio (V secolo). Lopera di Boezio spira un
senso di nobile dolcezza. Convinto della vanit delle
cose sensibili e terrene, il filosofo si eleva al mondo
delle essenze sovrasensibili e nello stesso tempo ad una
contemplazione delle cose sotto laspetto deUeternit:

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

327

donde egli trova conforto nel pensiero che da questo


punto di vista tutto razionale ed il male si converte
in una pura apparenza.
Maggior influenza sulla vita esercit Dionisio, la cui
dottrina, attinta nelle idee essenziali al neoplatonismo,
fu considerata dalla Chiesa come l opera dun discepolo
degli apostoli e come la rivelazione dei pi profondi mi
steri della fede cristiana. Come cardine del Cristianesimo
posta qui lidea neoplatonica di un efflusso e di un
ritorno di Dio da ed a se stesso: il mondo un circolo
eterno del divino amore. Lelemento storico diventa un
simbolo delleterno, le cose umane un simbolo dei pro
cessi cosmici e della vita divina. Nella vita penetra un
soffio di vago misticismo; il cristianesimo ecclesiastico,
da parte sua, si trova rafforzato e determinato in due
punti molto notevoli. In primo luogo il concetto neo
platonico della gradazione continua dellessere nel suo
efflusso dallalto verso il basso, applicato al Cristianesimo
ed alla Chiesa, vi svolge e vi conferma, accentuando
ancora il pensiero dgostino, il concetto della gerar
chia, in primo luogo della gerarchia celeste, poi del suo
riflesso, della terrestre. In secondo luogo questo siste
ma, seguendo in ci una tendenza generale del tempo,
confonde talmente il sensibile col sovrasensibile, che
quello appare, ora come un semplice riflesso di questo,
ora invece come inseparabilmente connesso col medesi
mo: ci fa s che gli atti del culto, specialmente i sa
cramenti, ricevono deciso carattere di misteri e pertanto
acquistano unimportanza ben maggiore. Di qui chiara
mente appare che le due colonne del sistema ecclesia
stico medievale, la gerarchia ed i sacramenti, hanno le
loro fondamenta nel mondo antico.
A diffondere le idee di Dionisio in Occidente ha par
ticolarmente contribuito Scoto Eriugena (IX secolo). Egli
animato da un senso della vita ignoto alla tarda an

328

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

tichit e la sua dottrina dellesistenza di tutte le cose


in Dio ha per effetto di riavvicinare il mondo e la na
tura alluomo, anzi di preparare un panteismo radicale.
Ma le conseguenze ultime non vennero tratte che dopo
secoli ed allora venne l inevitabile condanna della Chie
sa.
Sul terreno propriamente medievale manca assolutamente ogni intenzione di scostarsi dalla tradizione. Tut
tavia non mancano movimenti in vario indirizzo e non
mancano i contrasti, specialmente fra la tendenza razio
nalistica e la tendenza sentimentale, mistica. La prima
comincia specialmente con Anseimo di Cantorbery (10331109). Egli vuol fondare razionalmente le verit della
fede, non per provarne la verit, bens per esporre pi
chiaramente verit gi riconosciute. Ma il sottomettere
allesame speculativo questioni fondamentali come quelle
deHesistenza di Dio e della sua incarnazione non pote
va non condurre insensibilmente al razionalizzamento di
tutto lelemento tradizionale. Ed ancora il bisogno intel
lettuale cos destato da Anseimo doveva ben presto con
durre al di l dei confini da lui ad esso imposti.
Gi in Abelardo (1079-1142), il brillante dialettico,
erompe il conflitto. In lui lelemento subiettivo viene alla
luce con una libert ed un vigore mirabili : gi presso
di lui appaiono quella freschezza di sentimento e quella
mobilit di pensiero, per le quali lo spirito francese ha
tanto contribuito a spazzare via i rottami del passato e
ad assicurare la vita e lautonomia del presente.
Abelardo non si piega con timorosa reverenza dinan
zi alle dottrine tradizionali, ma le fa oggetto duna ri
flessione e discussione instancabile, egli applica appunto
ai dogmi pi oscuri il suo vigore dialettico. In uno scrit
to, per noi particolarmente importante, egli introduce a
disputare sulle questioni ultime un filosofo, un ebreo
ed un cristiano e fa s che alla fine si trovino molto pi

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

329

vicini di quello che in origine sembrasse: egli celebra


la ricerca, anzi il dubbio, perch il dubbio conduce alla
ricerca e la ricerca alla verit: egli considera lautorit
come un surrogato provvisorio della ragione e volge se
veri giudizi contro la folla, che chiama fermo nella fede
colui che si sta pago alla credenza volgare, che condanna
ed accusa ci che non conosce, che rigetta come errore
e pazzia ci che non comprende.
A tale disposizione razionalistica corrisponde il con
tenuto della dottrina. Il nucleo della religione costi
tuito, secondo Abelardo, dalla morale: il Cristianesimo
non ha portato nulla di nuovo e di decisivo, ma costi
tuisce il momento culminante di un movimento univer
sale. Esso ha riunito ci che era disperso, chiarito ci
che era oscuro, ha aperto a tutti ci che era riservato a
pochi. Ges celebrato come il fondatore duna mora
lit pura. Ed anche il Cristianesimo non deve addor
mentarsi in un pigro riposo. Il nostro filosofo trova
strano che, mentre nella serie dei tempi e nella suc
cessione delle generazioni il sapere umano circa le cose
create continuamente cresce, non debba esservi alcun pro
gresso nella fede, dove lerrore particolarmente fune
sto. Ci proviene sicuramente dal fatto che a nessuno
dei suoi seguaci concesso di ricercare che cosa deve
credersi e di dubitare impunemente di ci che tutti ri
petono . Nella morale poi Abelardo ha un carattere
decisamente moderno; egli mette nel dovuto rilievo il
soggetto e riconosce limportanza delle sue convinzioni
ed intenzioni rispetto allagire.
Cos noi vediamo levarsi un nuovo spirito che do
veva urtare rudemente con lambiente. Gli stessi avver
sari non poterono per sottrarsi alla sua influenza: an
che in essi si desta il bisogno di vivificare la tradizione,
di illuminarla con la speculazione, di tradurre le dot
trine di fede in un sistema abilmente costrutto. Scolaro

330

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

di Abelardo fu Pietro Lombardo e in stretto rapporto


con questultimo sta Tommaso dAquino, il principe de
gli scolastici. Come spesso avviene nella storia religiosa,
anche qui lortodossia si appropriata ed ha diretto ai
suoi fini quelle armi stesse che il razionalismo aveva
temprato.
Ancora pi minaccioso divent lindirizzo verso las
similazione sentimentale, che ha la sua espressione nella
mistica. Anche qui esso comincia a rafforzarsi sul ter
reno ecclesiastico ed in un senso perfettamente ortodosso
(Bernardo di Chiaravalle ed i Vittorini). Ma ben tosto
sorse un panteismo radicale di cui la chiesa trionf sol
tanto usando dei mezzi pi radicali (Amalrico di Bena).
La vita nel suo complesso aveva bisogno di trovar la
sua espressione in una sintesi nuova: l averla suscitata,
in accordo, sintende, col carattere e coi mezzi di quel
let, costituisce l opera capitale della scolastica nell'et
del suo massimo fiorire.

2 - 1 secoli di mezzo

Questa sintesi, lopera capitale della scolastica, non


solo il frutto dunerudizione pedantesca o di sottigliezze
speculative: sorta da profonde esigenze storiche, essa
medesima riveste unalta importanza storica. Da due
parti era sorto un grave pericolo al patrimonio tradizio
nale dellortodossia cristiana: se da una parte la mistica
col suo appello al sentimento immediato minacciava di
dissolvere ogni fede positiva ed ogni ordine ecclesia
stico, dall'altra la tensione tra fede e scienza saliva ad
altezze pericolose, dopo che, a partire dal XII secolo,
la raccolta degli scritti aristotelici aveva cominciato ad
esser nota anche in Occidente. Aristotele era stato cono
sciuto dagli inizi del medioevo in poi solo per la sua

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

331

logica: fu per gli spiriti una grande scoperta ed unec


citazione potente quando alfine, per strani rigiri, attra
verso lIsIam e la Spagna, anche allOccidente cristiano
fu aperta lincomparabile ricchezza di un sistema cos
profondamente e sottilmente elaborato. Lagitazione mi
nacciava di diventare tanto pi grave in quanto presso
Averroe, il pi grande fra i peripatetici arabi, il rap
porto fra scienza e fede era cos concepito che n lIsIam,
n il Cristianesimo potevano adattarvisi in alcun modo.
Secondo esso infatti, prima viene svolto il sapere senza
il minimo riguardo alla religione; ed in ci Aristotele
viene in pi dun punto, sotto linfluenza del neopla
tonismo, interpretato in un senso crudamente panteisti
co. Senza alcun passaggio vengono quindi introdotte le
verit della religione, le quali vengono ciecamente ac
colte come una rivelazione imposta da Dio, siano pur
esse nel pi aspro contrasto con i risultati della ricerca
scientifica. Cos si veniva alla nota dottrina della dupli
ce verit, secondo la quale pu essere falso ci che in
filosofia vero ed inversamente: onde una scissione in
teriore dello spirito ed il pericolo che il mondo della
fede apparisca come qualche cosa che viene accolto solo
per autorit e che manca duna verit propria interiore.
Tuttavia questa concezione, che con la sua precisa divi
sione dei due campi attraeva irresistibilmente in modo
particolare gli spiriti pi sagaci, penetr anche nel Cri
stianesimo: il suo principale rappresentante nel XIII se
colo fu quel Sigeri di Brabante che i recenti studi hanno
messo in miglior luce e la cui fama durevolmente as
sicurata dallonorevole ricordo che con s profondo sen
timento ne fa Dante: nei suoi scritti essa formulata
con grande precisione e chiarezza. Tale penetrazione
dellaristotelismo metteva i rappresentanti del pensiero
ortodosso nel pi grave imbarazzo. Non era possibile
sottrarsi alla potenza del suo spirito, alla ricchezza del

332

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

materiale che esso offriva, e specialmente poi alla per


fezione della tecnica scientifica : era come quando, dopo
la scoperta di nuove difese e di nuove armi, nessuno pu
dallora in poi imprendere una guerra senza servirsene
(Seeberg). Nel medesimo tempo per ben sent lindi
rizzo allora vigente, dominato specialmente da Platone
e da Agostino, che con Aristotele e con i suoi concetti
entrava nel Cristianesimo un nuovo elemento straniero
e pericoloso: lavversione contro di esso doveva ancora
essere accresciuta da quella veste averroistica sotto cui
appariva.
La soluzione della difficolt avvenne con la formazione
di un aristotelismo cristiano specialmente per opera di
Alberto Magno ed ancora pi di Tommaso dAquino:
dun aristotelismo avente per mira di tutelare la supe
riorit del Cristianesimo e nel tempo stesso di utilizzare
pienamente le ricchezze del pensiero aristotelico: lidea
della gradazione serv qui a stringere in un solido collegamento la scienza e la fede, il mondo della natura
ed il regno della grazia. Questo nuovo aristotelismo non
poteva penetrare senza mettersi in aspro contrasto con
laristotelismo averroistico: lurto pi violento avvenne,
poco dopo la met del XIII secolo, nel centro scientifico
della Cristianit dallora, nellUniversit di Parigi: il
trionfo riportato dalla tendenza conciliatrice sullaltra
non era senza pericoli e per la scienza e per la religione,
ma corrispondeva ad un urgente bisogno della situazio
ne storica. Perch solo quellindirizzo di conciliazione
poteva soddisfare laspirazione dello spirito medievale
verso lordine e l organizzazione ed impedire linterno
sfacelo della vita; per quanto oggi, dopo tante rivoluzio
ni della vita, la soluzione da esso tentata ci possa sem
brare insufficiente, per quellet essa fu incontestabilmen
te unopera grandiosa. La capacit, qui manifestata
dalla Chiesa, di conciliare e di incorporare in s mede

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

333

sima movimenti che si volgevano ostilmente contro di


essa, si esercita anche per rispetto alla mistica: essa non
viene rigettata, ma collocata in un posto dove l'azione
sua sembra poter essere, anzich pericolosa, utile. Da tut
to questo insieme sorge una sintesi complessiva della vi
ta che ha esercitato una grande influenza sullumanit
e che, nonostante ogni ben giustificata opposizione, con
tinua ad esercitarla. Per giudicarla in qualche modo noi
dobbiamo limitarci a considerarla nel suo pi grande
rappresentante, Tommaso dAquino.
Lapprezzamento storico di Tommaso (1227-1274)
spesso traviato dalle passioni del presente. La giusta con
danna di un neotomismo antistorico fa spesso respingere
a torto anche l antico e genuino pensiero dellAquinate. Il quale certo non fu un pensatore di primo ordine,
ma non fu nemmeno uno spirito insignificante od un
fanatico; egli non si elevato, come aquila, sul suo
tempo, ma ha abbracciato ed elaborato quanto il suo
tempo gli offriva, portando nellopera sua una grande
abilit ed una grande tolleranza. Onde egli appartiene
senza dubbio alla schiera dei pensatori, dei quali dob
biamo occuparci.
II merito di Tommaso la costruzione, lelaborazione
sistematica duna grandiosa concezione cristiana; egli ha
posto il Cristianesimo in un pi stretto rapporto con la
cultura e con la scienza e, pur mantenendo la suprema
zia della religione, riconosciuto anche agli altri campi
un proprio diritto. Il mondo della cultura rappresen
tato per lui da Aristotele, la cui dottrina era allora come
risorta nella sua totalit ed agiva con la freschezza delle
cose nuove. Qui gli si offriva un quadro del mondo
duna ricchezza meravigliosa, egualmente elaborato in
ogni parte; qui gli si offriva un sistema che pretendeva
dessere una soluzione perfetta e non lasciava allintel
letto angustia alcuna di problemi insoluti. Nessuna me

334

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

raviglia pertanto che e Tommaso e in genere lo spirito


medievale si sentisse da esso irresistibilmente attratto e
dominato: esso gli offriva tutto quanto poteva deside
rare.
Ma pur sorgeva qui nello stesso tempo mi grave pro
blema. Conciliare lo spirito sereno dun greco tutto ri
volto alla vita ed al mondo con il Cristianesimo non era
impresa lieve; a noi moderni essa sembra impossibile.
Ma il filosofo medievale concordava col primo in un ap
prezzamento ideale delle cose: inoltre egli vedeva Ari
stotele, secondo luso della maggior parte dei filosofi ara
bi, attraverso il neoplatonismo e lo interpretava in un
senso pi interiore e religioso di quello che la verit sto
rica lo conceda: soprattutto poi la predilezione aristote
lica per la realt immediata e il suo ritegno a proposito
dei problemi ultimi rendevano facile la conciliazione col
Cristianesimo, una volta accettato il principio della gra
dazione della realt. E questo appunto il concetto di
rettivo dellAquinate. Ogni grado della realt ha qui
il suo proprio diritto; anche il grado infimo deve poter
si svolgere secondo il suo particolare carattere senza es
sere turbato dai gradi superiori. Come vi un regno par
ticolare della natura, cos riconosciuto anche il com
pito autonomo della conoscenza naturale ed il fare ap
pello a Dio nelle questioni scientifiche speciali con
dannato come un rifugio dellignoranza ( asylum ignoraritice) . Ma ogni grado inferiore deve pure contenersi
nei suoi confini e non pretendere di intrudersi nelle sfe
re superiori. Il regno della natura abbozza soltanto ci
che poi il regno della grazia, il mondo del cristianesimo
storico conferma e svolge. Ond che secondo Tommaso
gi la ragione pu dare una dimostrazione sufficiente
dellesistenza di Dio, della dipendenza del mondo da
lui, dellimmortalit dellanima: per contro le dottrine
della trinit, della creazione, della risurrezione dei corpi

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

335

hanno bisogno della rivelazione. Cosi lautonomia non


esclude la subordinazione e la divisione dei campi si
completa con la loro armonizzazione in una totalit pi
comprensiva. Quindi detto il diritto di Dio non sop
prime il diritto delluom o; la grazia non toglie; ma
compie la natura (gratta naturam non tollit, sed per
fid i) : la ragione precorre la grazia .
Sopra il regno della rivelazione storica si leva per
un altro grado: lunione immediata con Dio, alla quale
conduce lintuizione mistica, il regno della gloria (g lo
ria). Ma questo regno per la vita terrena pi una spe
ranza che un possesso: ancora, lindividuo non ha per
s la forza di giungervi, se non viene sorretto dagli
istituti della Chiesa. Il tutto costituisce cos come un
grande tempio: la natura il vestibolo, la grazia ci apre
il sacro recinto, il santuario segreto rimane oggetto delle
aspirazioni dei fedeli e non si disvela ad essi che nei ra
ri istanti di rapimento. Questa gradazione sembra aver
risolto il problema di conciliare tutte le finalit umane
e di riconoscere ad ogni campo il suo diritto senza met
tere in pericolo lunit e lordine del tutto.
Ma se nel quadro totale tutto combacia Cos facilmen
te, lesecuzione particolare presenta poi difficolt non lie
vi, contrasti da mitigare, lacune da riempire. A questo
pera si richiedeva una potenza veramente straordinaria
di sintesi ed unabilit non meno grande nelluso del
larmamentario logico. In questo Tommaso stato ve
ramente grande: egli si rivelato un vero maestro sia
nellarmonizzamento di concetti apparentemente disgiun
ti, per mezzo di una concatenazione sillogistica, sia nel
leliminazione delle contraddizioni, per mezzo di sottili
distinzioni fra i diversi significati dei concetti.
Questa potenza logica rende utili servigi anche al
contenuto proprio della rivelazione cristiana. Certo le
dottrine della fede non derivano dalla ragione; ma,

336

LA VISIONE DELLA VITA NEI GRANDI PENSATORI

una volta rivelate, diventano anchesse oggetto di ela


borazione logica, vengono anchesse sottoposte a quel
processo di approfondimento e ricostruzione sistematica
che caratterizza il pensiero dellAquinate. Qui per la
prima volta si erige un sistema di teologia morale cri
stiana: lordinamento ecclesiastico riceve in modo spe
ciale una ben specificata graduazione ed una ferma uni
t. Tutta la varia molteplicit confluisce in un ordine
unico, verso ununit superiore dominante: la Chiesa
acquista in Tommaso una sistemazione rigorosamente ge
rarchica, come Agostino ancora non la conosceva. Varie
correnti didee confluiscono qui verso lo stesso fine: le
sigenza dununit perfetta della Chiesa come dun uni
co corpo ( unum corpus ), la convinzione della partecipa
zione delle forze divine dallalto al basso in una catena
continua, infine il concetto, tuttaffatto evidente per il
filosofo medievale, che non vi sia piena realt senza una
incorporazione visibile e quindi nessuna ferma unifica
zione senza il dominio dununica persona. Onde Tom
maso propugna la concentrazione della potenza eccle
siastica in ununica mano: ci che esce dallordinamento
gerarchico ed anzi gli si oppone, perduto e deve essere
punito senza piet. Ogni autonomia dellindividuo sop
pressa, la coscienza dellumanit sostituita dalla Chiesa
ed anche il pieno svolgimento della dottrina del purga
torio concorre ad accrescerne la potenza. Contempora
neamente crescono le sue pretese esteriori. La Chiesa
si erige a dominatrice di tutta la vita spirituale e riven
dica la propria supremazia sullo Stato. Come in genere
nel Cristianesimo i sacerdoti sono prima dei re, cos tutti
i re del mondo cristiano debbono obbedire al papa co
me a Ges Cristo in persona .
Nonostante questa sua cruda espressione il principio
non punto dovuto ad ambizioni terrene: non il bene
proprio, ma lordine da Dio voluto e le esigenze della

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

337

salute spirituale di tutti che impongono la supremazia


universale della Chiesa. Tommaso stesso tutto pieno
dun senso di rinuncia, insieme al suo tempo egli deno
mina semplicemente Tal di l patria , egli anela evi
dentemente ad una vita tutta consacrata solo alla con
templazione di Dio. Nel fatto poi si oppone ad una
completa trasformazione della Chiesa in una teocrazia
soprattutto la dottrina della partecipazione della vita di
vina e dellamore divino per mezzo dei sacramenti. In
essi permane vivente lefficacia del soffrire di Cristo ( ef
ficacia passionis), i sacramenti del Nuovo Testamento
non solo significano, ma causano la grazia (non solum significant, sed causant grattarti). Onde essi hanno
una gran parte nel quadro della vita che traccia Tom
maso e dnno al sistema dellordinamento ecclesiastico
uno sfondo mistico ed un calor religioso.
Ben si comprende pertanto come Tommaso sia presto
diventato il primo dei filosofi del medioevo e sia stato
ben presto venerato ce lo dimostrano anche le pit
ture - come linterprete classico del pensiero cristiano.
Lidea dellordine, che penetra tutto il medioevo, ha
in lui la pi adeguata espressione filosofica : nel suo pen
siero si svolge una grandiosa concezione della vita che
distingue e pur rigidamente unisce tutti i vari compiti
umani; lorizzonte si estende considerevolmente, il con
fluire di una notevole parte del pensiero antico inizia una
specie di rinascimento. Che egli allora stesse al culmine
dellevoluzione spirituale, ce lo dimostra anche ladesio
ne di Dante al suo pensiero. Noi non possiamo qui
certo trattare di questultimo in modo condegno, ma non
possiamo nemmeno passarlo sotto silenzio.
Dante mostra con speciale evidenza come luomo pos
sa essere qualche cosa di pi che un puro prodotto del
suo tempo, come egli possa foggiare tutto il vasto con
tenuto dellet sua in unespressione della sua persona

338

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

lit superiore ed in uno strumento del suo amore per la


verit. Poich il materiale del suo pensiero tutto quel
lo della Chiesa medievale, particolarmente della filo
sofia tomistica, e sembra chegli accolga solo, foggian
dolo artisticamente, un materiale tradizionale. Ma l ele
mento antico cos accolto ed elaborato si rivela sotto
nuovi aspetti, anzi diventa, nel suo intimo connubio con
la personalit del poeta, qualche cosa di diverso e di
superiore. In quanto infatti il poeta e pensatore trasfor
ma tutti gli elementi, di cui simpadronisce, in vita vis
suta dal suo grande spirito, li inserisce, con tutta la loro
variet, in una continuit unica e costringe il loro ampio
mondo nellunit duna visione possente, la loro ric
chezza si addensa e ci che altrimenti potrebbe parere
un semplice scheletro animato dal suo soffio vitale; al
lora il complesso edifizio lascia trasparire chiaramente le
sue linee essenziali, le verit decisive acquistano, senza
rinunciare alla concatenazione scientifica, una meraviglio
sa evidenza intuitiva ed una piana semplicit; anzi pos
siamo dire che quel mondo medievale, che con le sue
varie tendenze costituiva negli altri uomini altrettante
correnti spirituali distinte, qui per la prima volta e qui
solamente tutto abbracciato da una totalit di vita spi
rituale, dominato nellintimo suo e trasformato cos in
esperienza vissuta duna personalit perfetta. Specialmen
te giunge qui al suo pieno svolgimento la variet di
aspri contrasti e di forze attive che esso presenta; pi di
tutto il progresso alla beatitudine attraverso la cruda ne
gazione e la tensione sovrumana fra la giustizia e lamo
re che tutto quel mondo penetra ed agita profondamen
te. Dominare cos personalmente un mondo poteva sol
tanto una personalit che insieme ad una vigorosa unit
racchiudesse in s una facolt meravigliosa di sentire,
una capacit straordinaria di rivivere in s tutta la scala
degli affetti umani, dalla cruda severit e dal rigore spie

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

339

tato fino alla pi intima dolcezza ed al pi tenero amo


re, una personalit che, sicuramente fondata sopra se
stessa, si aprisse nel tempo stesso con calda simpatia a
tutti gli eventi ed a tutti gli atti umani. Ed il regno, che
la sua creazione ci rivel, non sarebbe diventato patri
monio duraturo dellumanit e non conserverebbe tanta
potenza sugli spiriti, se egli non avesse saputo dare alle
immagini della sua fantasia una tale evidenza, una tale
concretezza, una tale efficacia che, ci che egli vide, sta
ancor oggi dinanzi a noi come una realt e come una
realt desta il nostro odio ed il nostro amore. Cos Dante
grande non solo per il suo popolo, il quale tanto a lui
deve anche per la lingua; ma tutti gli uomini debbono
venerare in lui uno spirito creatore, a cui lumanit
debitrice di una parte del suo patrimonio spirituale: nel
let che fu sua egli vide al di l delle cose temporali
leterno in essa vivente e seppe imporlo alla reverenza
dei secoli che vennero. Nessuno penser bassamente del
medioevo, quando apprezzi degnamente questa grande
personalit.
Del resto il medioevo non si arrest a Tommaso e
non segu semplicemente lindirizzo di conciliazione da
lui tracciato. Da un lato la mistica non si lasci stabil
mente ridurre ad essere solo una parte od un momento
della vita della Chiesa, per quanto lontani fossero per
sonalmente i suoi pi notevoli rappresentanti da un
conflitto con lortodossia; daltro lato si cerc ben presto
di determinare il rapporto tra scienza e fede diversamen
te da Tommaso e da simile tentativo ebbe origine anche
una nuova concezione della vita. In generale si pu dire
che il medioevo contiene una variet ed una mobilit in
teriore molto pi grandi di quello che oggi ancora ge
neralmente si pensi.
Il pi grande mistico e il pi grande rappresentante,
nella mistica, della speculazione fu Meister Eckhart

340

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

(f 1327), un grande maestro della parola ed il creatore


del linguaggio filosofico tedesco. Nel complesso delle
sue idee egli non vuole separarsi dalla scolastica e da
Tommaso ed anche la sua mistica offre, nei concetti, a
coloro che conoscono la concatenazione storica del pen
siero medievale, poco di nuovo: essa contiene lo stesso
intreccio di astrazioni logiche e di aspirazioni sentimen
tali che, dopo Plotino, domin in tanti spiriti; ad essa
sovrasta lo stesso pericolo di perdere, quando sia spogliata
delle sue particolarit, ogni contenuto preciso e di smar
rirsi nel nebuloso. Ma il pensatore medievale, sorto da
un popolo giovane, ha di fronte allantichit morente
maggior freschezza di sentimento, maggior letizia di
spirito, maggior semplicit di espressione: egli possie
de inoltre una meravigliosa capacit di fissare e di ren
dere intuitivo anche linesprimibile. Noi ci arrestiamo
su di lui un poco a lungo perch pi di tutti i pensatori
di quel tempo egli pu esercitare ancora oggi unazione
immediata.
La mistica di Eckhart riposa su dun sistema speculati
vo assai semplice. Dio non viene dal suo puro essere,
dall abisso della sua natura alla realt vivente senza
esprimere lessere suo: in quanto esprime questo essere,
crea le cose: onde egli in fondo la realt di tutte le
cose. Lerrore e la colpa vengono da ci che la creatura
vuole esser qualche cosa di per s esistente: la salute
nel dissolversi del tutto in Dio. Luomo, come anima
pensante, ha il compito di ricondurre il mondo a Dio:
perci egli necessario a Dio medesimo.
Cardine della vita pertanto il ritorno dellanima a
Dio da cui deriva, il rigetto di ogni desiderio egoistico
di felicit: una viva lotta si accende contro l irrigidimen
to nella individualit particolare in pr dun ampliamen
to, duna liberazione dellessere nel seno dellinfinit di
vina. Chi esige per il suo lavoro una mercede rassomi

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

341

glia ai mercanti che Ges cacci dal tempio: la ve


rit non vuole essere mercanteggiata . Chi desidera qual
che cosa per se stesso, non ama veramente Dio. Ch
se io avessi in vita un amico e lamassi solo per il
bene che me ne deriva e perch serve ai miei disegni,
10 non amerei lamico, ma me stesso . Anche legoismo
e la vanit nelle cose della religione vengono messi be
ne in luce. L a vita vera non sta nelle parole piene
dunzione e nei gesti solenni, non sta nelle apparenze
venerabili della santit, non sta nella rinomanza estesa,
non sta nellessere prediletti ed apprezzati dagli amici di
Dio, non sta nellessere cos accarezzati e favoriti da par
te di Dio, da credere quasi che Dio abbia dimenticato
tutte le creature fuori di noi e che quanto desideriamo
da Dio debba realizzarsi subito senzaltro. No, non
questo, non questo: ci che Dio esige da noi ben
altro.
In realt si tratta di distruggere ogni apparenza di
esistenza separata e di svellere dalle radici ogni egoismo.
11 mezzo principale che vi conduce il dolore; il dolore
non solo esterno, ma anche e soprattutto intimo. Il do
lore. esterno infatti non rende luomo paziente, ma
rivela soltanto se luomo paziente, come il fuoco rivela
se la moneta di rame o dargento . Il vero dolore
invece la madre di ogni virt, poich esso deprime
il cuore delluomo in modo che esso non pu levarsi
in orgoglio e si mantiene umile. Ora laltezza delle al
tezze sta nel basso pi profondo dellumilt: quanto pi
in basso, tanto maggiore laltezza: profondit ed altezza
sono ima cosa sola. Luomo deve pervenire alla po
vert spirituale in cui nulla vuole e sa ed ha per se
stesso: ogni volont ed ogni mira particolare devessere
soffocata.
Ma a tale depressione dellumanit pura corrisponde
unelevazione delluomo per via della sua unione con

342

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

Dio. Lo spirito muore tutto dissolvendosi nella miste


riosa essenza divina. Perch lunit non ha distinzioni e
cancella ogni particolarit personale: Dio accoglie in s
lanima, come il sole attrae in s laurora. Allora sav
vera la parola Beati coloro che muoiono in Dio . Ch,
rinascendo in Dio, lo spirito viene a partecipare di tutta
la pienezza della vita divina : se io sono beato, tutte
le cose sono in me e dove io sono, ivi Dio; ed io sono
in Dio e dove Dio, ivi sono io . Ogni godimento egoi
stico cos remoto che pu dirsi : Chi ha una volta
gustato la verit e la giustizia e la bont non se ne ri
trarrebbe pi nemmeno per un istante, anche se vi andas
sero unite tutte le pene dellinferno .
Una simile vita pu svolgersi solo nellinteriorit pi
profonda, in una concentrazione dellessere posta al di
l di tutte le attivit ed operazioni esteriori. Se lanima
vuole trovare la pace e la libert del cuore in una pace
silenziosa , essa deve richiamare a s tutte le sue forze e
raccoglierle dalla dispersione nelle cose ad unazione in
teriore . Cos si svolge una vita profonda del sentimento
remota da ogni contatto con lesterno; e la parola G e
ni ut ha ricevuto appunto per opera specialmente di Eck
hart la sua colorazione sentimentale.
In questordine di idee naturale che si propugni il
carattere assolutamente immediato della vita religiosa, che
si respinga od almeno si posponga ogni mediazione este
riore. Dio non lungi da noi : tu non devi cercarlo n
qua n l: egli sta dinanzi alla porta del cuore ed aspet
ta che gli venga aperta e gli sia concesso di entrare .
Anche lopera di Cristo non stata una mediazione
esteriore che tolga a noi di compiere l atto decisivo: tutti
noi dobbiamo diventare quello che egli fu, Non mi ba
sta aver avuto un fratello perfetto, anchio debbo di
ventare perfetto. Ges stato un messo di Dio che ci
ha portato la nostra salute: la beatitudine che egli ci ha

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

343

portato era gi nostra; lesempio suo deve alleggerire


a noi il travaglio, poich il buon cavaliere non si la
menta delle sue ferite quando vede il suo re con lui
ferito .
Ci posto si comprende come la paura del Dio che giu
dica e punisce ceda dinanzi ai pi nobili sentimenti del
la confidenza e dellamore. Luomo non deve temere
Dio: luomo deve solo temere di perdere Dio. Noi non
dobbiamo essere i servi, ma gli amici di Dio. Ben
luomo pieno di peccati: ma tutti i peccati degli uomini
sono, dinanzi alla bont inesauribile di Dio, come una
goccia di acqua di fronte al mare.
Infine vediamo qui svolgersi un ardente impulso ad
estrinsecare la ricchezza della nuova vita in unattivit
indefessa : quando luomo si esercita nella vita contem
plativa, egli non pu sopportarne la pienezza, ma deve
espandersi e praticare la vita attiva . Ma poich tutto
il mondo un riflesso del divino splendore, non vi
posto per una recisa distinzione tra il sacro e il pro
fano, lo spirituale ed il temporale: la mente rettamente
disposta pu possedere Dio nella vita quotidiana e nel
commercio con gli uomini cos bene come nel deserto
o nella cella. Innanzi a tutto posto il lavoro semplice
e volonteroso delluomo per luomo: lopera pi sempli
ce della carit attiva superiore ad ogni mistica devozio
ne. Marta che presta a Ges cure devote posta al di
sopra di Maria che pende dal suo labbro: l azione vale
pi che la dottrina. Anzi se uno fosse rapito, come
Paolo, nel terzo cielo e vedesse un povero uomo che at
tendesse da lui una minestra, farebbe bene a discendere
dal suo rapimento per servire al misero . Le opere pro
priamente religiose perdono per conseguenza il loro par
ticolare valore; della preghiera dice : Non la preghie
ra esteriore che purifica il cuore, ma il cuore puro che
santifica la preghiera ; ed agli adoratori delle reliquie

344

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

grida: O uomini, che vattendete dalle ossa dei morti?


Perch non cercate il rimedio vivente che pu darvi la
vita eterna? Ch i morti non possono n dare, n rice
vere nulla . Funesto gli appare in special modo las
soggettamento di tutti gli uomini ad un ordine unico:
ch non a tutti si conviene la medesima vita; ci che
alluno vita, all'altro morte. Lessenziale che re
gni lamore: esso il vincolo pi forte ed insieme
il peso pi dolce . Chi ha trovato questa via non ne
cerchi altra. E dove sia maggiore lamore nessuno
lo sa, ch esso sasconde nel secreto dellanima.
Tutto questo deve, nel pensiero di Eckhart, esercitare
la sua azione nei confini della Chiesa, non contro di
essa: la religiosit sua non serge, come in Lutero, a
giudicare ed a condannare, non sappunta in un energico
aut-aut. Eppure essa agisce vigorosamente nel senso di
un interiorizzamento della vita, di una purificazione da
ogni ispirazione egoistica, come dalle forme e dalle
opere esteriori: in molti punti essa pi larga e pi
libera che in Lutero.
Il Tomismo urt fin da principio nella resistenza di
coloro che si attenevano pi, secondo la corrente antica,
ad Agostino ed a Platone, che trovavano la sistema
zione aristotelico-scolastica del pensiero cristiano troppo
razionalistica e troppo dipendente dagli artifizi concettua
li e che in opposizione a tutto ci insistevano pi ener
gicamente sul valore dei fatti, sulla preminenza della
volont, sulla rilevanza degli interessi pratico-religiosi.
Questo indirizzo ebbe la sua sede in Inghilterra, spe
cialmente ad Oxford: di qui venne anche colui che por
t questo movimento al suo apice e per primo oppose
al Tomismo un corpo di dottrina non impari nel va
lore: Duns Scoto, lo spirito pi sottile di tutto il me
dioevo (f 1308). Il suo rapporto con Tommaso stato

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

345

spesso paragonato a quello di Kant con Leibniz: in


quanto egli si dimostra assai pi esigente di fronte alle
dimostrazioni razionali, limita il campo della conoscen
za razionale e si oppone decisamente alla trasformazione
della teologia in filosofia. Come Kant, rivolge i suoi at
tacchi non tanto contro il contenuto delle verit quanto
contro le loro dimostrazioni e formule usuali. Nella teo
logia pone sopra il resto la volont e lazione: essa ,
secondo lui, un conoscere pratico, come la fede unat
titudine pratica. Oggetto di questa sono le rivelazioni,
prodotte dal libero volere divino: le verit che essa trat
ta hanno un carattere contingente, non necessario. Dap
pertutto attribuito alla volont la preminenza sullintel
letto e nel tempo stesso una libert di decisione che va
fino allarbitrio pi sconfinato. Lindividualit consi
derata qui come qualche cosa di positivo, di inderivabi
le dalluniversale: e questo inderivabile non , come per
gli aristotelici, qualche cosa di accessorio e di trascura
bile, ma anzi, il compimento supremo dellessere. Il
passaggio dallindirizzo razionale ad un indirizzo positivo
in nessuna parte si esprime meglio che in questa oppo
sizione: secondo Tommaso Dio comanda il bene perch
bene, secondo Scoto il bene bene perch Dio lo co
manda. caratteristico di Scoto che il passaggio allin
dirizzo positivo si compie non in opposizione alla spe
culazione, ma anzi per un potenziamento della tecnica
speculativa, per la esplicazione duna sottigliezza dialet
tica insuperata. Specialmente la capacit delle distinzioni
e divisioni di concetti raggiunge qui il suo culmine: ad
essa sacrificato ogni riguardo della forma e dellespres
sione letteraria. Ci ha condotto a distinzioni dun valo
re duraturo ed ha arricchito e raffinato nel pi alto gra
do la terminologia filosofica: ma ha condotto anche a
sottigliezze sofistiche ed a vuote logomachie. Onde
che Duns Scoto apparve ad alcuno, per esempio, ad un

346

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

Erasmo, come il rappresentante tipico della scolastica pi


sterile. Il che pot accadere certo solo perch Io spirito
si era chiuso al senso di quei problemi, che avevano oc
cupato la mente di questo singolarissimo pensatore.

- Il tardo medioevo

Nellultimo periodo del medioevo assistiamo alla dis


soluzione di quel mondo spirituale, la cui creazione ave
va costituito lapice del suo svolgimento. Il cosiddetto
nominalismo, del quale capo Guglielmo di Occam
(circa 1280-1350), prosegue nellindirizzo aperto da
Duns Scoto fino a negare tutte le realt universali: lin
dividuo ristretto ai suoi concetti subiettivi ed escluso
da ogni contatto con le cose. Nel medesimo tempo
negata ogni possibilit di una fondazione scientifica della
fede: questa deve essere accolta cos come ci tramanda
ta dalla Chiesa, la quale a sua volta si fonda sui libri
sacri. Tutto in fin dei fini riposa sulla potenza assolu
ta e sullarbitrio di Dio. Uno strano destino mette questo
teorico dellautorit in un aspro contrasto con le autori
t visibili. Egli vede lideale, da lui ardentemente vagheggiato, di una perfetta povert non solo dei religiosi
singoli, ma degli stessi ordini, respinto dal papa: dal
conflitto trascinato ad una critica sempre pi aspra
non solo del papa; ma del papato ancora e delle sue
aspirazioni alla potenza terrena e diventa cos un difenso
re dellautonomia dello stato e del principe. La santa
povert fece di lui un critico del papato ed un difensore
dellautonomia dello Stato. (Seeberg.) Per quanto egli
avesse con pertinacia inflessibile dedicato a questi fini
tutta la vita, il risultato immediato fu, si pu dire, nul
lo. Ma lindirizzo del suo pensiero domin per un se
colo e mezzo preparando in pi dun punto essenziale

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

347

la Riforma: Lutero professa di essere un occamista e


chiama Occam il suo caro maestro .
Per largomento nostro sono pi immediatamente im
portanti, nel tardo medioevo, le opere della mistica: una
mistica temperata e rivolta alla vita pratica. Sovra tutte
merita di esser qui ricordata limitazione di Cristo di
Tommaso di Kempen ( f 1471), la quale esercit una
tale influenza da meritare che ci arrestiamo a ricercar
ne le ragioni.
Per quanto questo scritto non ci offra una concezione
della vita sistematicamente svolta, esso si fonda su dun
complesso di convinzioni semplici e vigorose. Noi vedia
mo in esso unanima sopraffatta dallo spettacolo delle mi
serie umane ed anelante ad elevarsi sopra di esse. Tutto
il suo desiderio si rivolge dal mondo a Dio, dalla terra
allal di l: questi due termini costituiscono una recisa
opposizione e si escludono a vicenda; la sapienza su
prema sta nel tendere al cielo attraverso il disprezzo del
mondo . Ogni contenuto ed ogni valore della vita viene
dal suo rapporto con Dio: e questo rapporto non si sta
bilisce per via del conoscere mediante speculazioni pro
fonde - contro le quali anzi viva la diffidenza - ma
per un contatto personale di spirito con spirito, per mez
zo dellamore, della devozione, del sacrifizio. Ogni ap
prezzamento dei beni si riassume nel principio che ci
che incatena al mondo male, ci che ne libera, bene.
D altro lato ci conduce ad una specie di utilitarismo re
ligioso, alla esclusione di tutto ci che non serve alle
terna salute, quindi anche, tra il resto, della scienza
profana. La via principale che conduce a Dio il dolore
che spezza ogni desiderio di gioie mondane: mezzi au
siliari sono la vita solitaria e silenziosa ( soltudo et silentium ), lobbedienza pronta, lumilt lieta e volontaria,
la vittoria sopra di s fino alla rinunzia perfetta, la me
ditazione continua della morte. Con due ali luomo si

348

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

eleva sulle cose terrene: con la semplicit e la purezza.


Questo quadro si completa positivamente con lesigenza
dellamore, col precetto dellaiuto vicendevole, dellamo
revolezza fraterna.
Ma questi sentimenti non vanno alluomo reale e
vivente, non abbracciano la viva personalit; essi riman
gono nellindeterminazione astratta, si librano in aria
come staccati dal terreno della loro attuazione concreta.
Ogni familiarit con gli uomini sconsigliata; noi dob
biamo frequentare gli altri il meno possibile ed evitare
che altri si preoccupi in cuor suo di noi, come che il
cuor nostro soccupi dellamore di altri uomini. Cos si
disegna al nostro sguardo un concetto ascetico della
vita, profondamente pessimistico, di carattere monacale.
Ma il cuore umano non pu amare cos in astratto, esso
ha bisogno per il suo affetto d un oggetto vivente: quan
to pi il sentimento si stacca dai particolari individui
umani, tanto pi ardentemente esso si concentra nella
personalit di Ges. Esso solo deve venir amato per se
stesso e sopra ogni cosa; tutto il resto invece per rifles
so suo. Bisogna tenere vivo dinanzi a noi lesempio della
sua vita e farne la regola delle proprie azioni : l imi
tazione di Cristo nellamore e nel dolore, nella lotta e
nella rinuncia, diventa lanima della nostra vita.
In tutto questo solo il problema della propria sa
lute, che occupa luomo: lo stato collettivo dellumanit
non preoccupa lautore; i rapporti sociali vengono ac
colti come qualche cosa di straniero. Anche nella vita
cristiana lazione individuale costituisce il centro: lindi
viduo appare qui, nonostante i presupposti della grazia
divina e dellordinamento ecclesiastico, come rinviato es
senzialmente a se stesso; nellazione sua sta la suprema
decisione. Questa azione tutta interiore molto ope
ra chi molto ama - ; ma anche cos essa opera del
luomo, un compito da eseguirsi con le nostre forze.

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

349

Certo linsufficienza di queste forze non posta in dub


bio; ma tale insufficienza pi una inferiorit di fronte
al -fine che una incapacit assoluta da perversione: ci
che si esige un completamento della nostra capacit
pi che un rinnovamento di tutto lessere. Cos si in
trecciano in questa concezione della vita correnti diverse
e l interiorizzazione spirituale non salva dalla supersti
zione delle opere.
Anche nella concezione del sommo bene sintrecciano
correnti diverse. Da una parte unaspirazione egoistica
verso la beatitudine, che non rinuncia del tutto, ma at
tende il suo tempo, che ripudia le cose della terra solo
per un migliore al di l, che serve oggi per trionfare
domani, che sopporta le miserie terrene in vista delle
gioie eterne. Qui rimane sempre, nonostante lapparen
za del sacrifizio e della rinuncia, il vantaggio personale
come fine: Dio e Cristo appaiono solo come strumenti
dellumana beatitudine. Ma questa una sola faccia del
pensiero di Tommaso da Kempen. Un movimento non
meno intenso va a Dio per amore di Dio; si svolge
un amore puro del bene e delle cose eterne, che si tra
duce in espressioni sublimi. Io preferisco essere povero
per te che ricco senza di te. Io preferisco errare con
te pellegrino sulla terra, che possedere senza di te il
cielo. Perch dove tu sei, ivi il cielo: e dove tu non
sei, la morte e linferno. Io non mi curo di quello
che tu doni oltre a te stesso, perch io cerco te, non i tuoi
doni.
In questopera si confondono cos la rinuncia e l ego
ismo, l elemento divino e l elemento pi miseramente
umano: e forse appunto questa mescolanza ha forte
mente contribuito ad aprire alla sua azione un cos vasto
campo. Poich colui che resta abbastanza vicino alla
media degli uomini per porgere loro un punto dattac
co e nello stesso tempo ha il potere di elevare lo spi

350

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

rito, ha certo la maggiore probabilit di agire in una vasta


sfera. Sovente poi nello svolgimento delle sue dottrine
Tommaso si libera completamente dai preconcetti e dallo
spirito monacale ed i suoi sentimenti nobili e profondi
acquistano unespressione superiore a tutte le contese di
parte, unespressione cos semplice, cos efficace, cos viva,
che ogni spirito religioso pot in essi riconoscere i sen
timenti e le esperienze proprie.
Onde uomini delle pi diverse convinzioni, anche allinfuori del Cristianesimo ecclesiastico, hanno avuto caro
questo piccolo libro e ne hanno attinto ammaestramen
ti per la propria vita. lultimo libro da cui il Cristia
nesimo antico parla a tutti e riesce ancora ad essere
qualche cosa di valido per tutti.

Il Cristianesimo moderno

La

r if o r m a

Il Cristianesimo aveva fin qui attraversato numerose


trasformazioni interiori senza che queste conducessero
ad una brusca rottura ed interrompessero la continuit
del movimento. Se ora la cosa and altrimenti e sorse
una nuova forma di Cristianesimo, ci non si deve solo
a motivi religiosi: vi saggiunse un mutamento profondo
nella vita spirituale complessiva, nel movimento e nel
senso della vita. Il Cristianesimo antico aveva ricevuto
i suoi tratti decisivi nel quarto secolo ed aveva accolto
in s allora profonde influenze dalle condizioni partico
lari dellepoca. Lumanit si era allora sentita come stan
ca ed oppressa dalla cultura, i grandi fini dellattivit
umana erano scomparsi dallorizzonte, negli individui era
prevalso il sentimento della propria debolezza morale; la
vita cristiana era precipitata, per lirrompere improvviso
di rozze masse, verso una rapida decadenza. Quellet
era travagliata inoltre da un aspro contrasto fra il senso
e lo spirito, effetto della reazione contro la sensualit
raffinata a cui riesce ogni cultura declinante. In tali con
dizioni la prima essenziale esigenza fu di dare alluomo
un fermo appoggio esteriore liberandolo cos dal dub
bio, elevandolo sopra ogni insufficienza, assicurandogli
contro le tempeste della vita un porto di sicura quiete.

352

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

Si sentiva il bisogno dunautorit, duna certezza precisa


e definitiva, si desiderava di essere scaricati dal peso duna
decisione personale, si accettava con favore il mistero,
il miracolo, lincomprensibile. Se quindi allora le dot
trine della fede vennero coordinate in un sistema im
mutabile e lordinamento obiettivo della Chiesa sorse
con la pretesa di essere il mediatore della salvezza indi
viduale, questo non fu che una risposta ai bisogni del
tempo e da ci trasse la sua potenza irresistibile.
Il
medioevo continu questo svolgimento, e giunto al
suo culmine, cre, nella chiesa romana, un sistema unico
non solo nella storia del cristianesimo e della religione,
ma in tutta la evoluzione storica dello spirito umano.
Non solo gli individui, ma il complesso medesimo della
cultura con tutte le sue suddivisioni veniva subordinato
alla religione ed inserito in essa: la religione poi, in
carnata nella Chiesa, doveva elevarsi al disopra di tutte
le miserie e le accidentalit della condizione umana e
costituirsi in un regno autonomo di azioni e di forze
divine. Questo regno contrapponeva alle molteplici espli
cazioni dellattivit umana una verit eterna come una
propriet intangibile: ed il suo contenuto conciliava in
un mirabile equilibrio i contrari fra cui la vita umana
oscilla e da cui perpetuamente minacciata di una scis
sione interiore. La terra ed il cielo, il senso e lo spirito
erano qui strettamente collegati ed armonizzati fra loro,
luniverso intiero riposava su duna comunione vivente e
questa comunione veniva elevata e nobilitata dalle forze
divine che in essa discendevano e ne facevano il centro
di un ordine grandioso delle cose. Il lavorio del pensie
ro andava passo passo con il progresso nella potenza;
un sistema grandioso di pensieri veniva svolto con fer
rea logica, ma esso riposava su dun fondamento mi
stico, superiore alla ragione; il rigore dellidea morale
veniva temperato da un elemento estetico derivato spe

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

353

cialmente dai Greci, ma alla decadenza di questo elemento


in un mezzo volgare di godimento ostava la seriet dun
ordine morale. Tutte le ineguaglianze e le contraddizioni
erano state, collaiuto dellidea della gradazione, savia
mente appianate ed abilmente inserite nel sistema com
plessivo.
Onde un ordine delle cose e della vita duna gran
diosit innegabile. Ma siccome questo sistema era sorto
da condizioni storiche speciali, cos esso riposava sopra
speciali presupposizioni ed era assai dubbio se queste avrebbero avuto valore per tutti i tempi ed avrebbero
esercitato sugli uomini un imperio duraturo. Un tale
stabilimento definitivo possibile soltanto l dove si
crede non solo in una verit eterna, ma anche nella
rivelazione di tale verit eterna nel tempo e dove il mo
vimento storico non promette in nessun modo progressi
e rinnovamenti essenziali, dove cio la vita riposa su
dun fondamento perfettamente stabile; ed in secondo
luogo possibile soltanto quando la forma che la reli
gione ivi riveste costituisce la forma normale della re
ligione e non viene mai in urto con le esigenze inde
clinabili dello spirito umano. La possibilit di questo ur
to viene qui soprattutto da ci che luomo, lindividuo
vivente, non accetta, a lungo andare, la parte passiva
che il cristianesimo medievale gli attribuisce. Ch nel
lordine medievale luomo ha il suo centro spirituale di
gravit non in s, nelle sue convinzioni, nella sua co
scienza, ma nella Chiesa in cui vive e da cui do
minato, il processo vitale qualche cosa di straniero
che in s lo travolge, lesigenza prima che gli im
posta quella di una soggezione incondizionata e duna
pronta obbedienza. Con tutta linteriorit del sentimento
e la assiduit delle opere, manca il carattere di libert,
di gioia, di spontaneit: la religione dunumanit im
potente e conscia della sua impotenza. Poteva questim

354

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

potenza durare, non doveva lumanit risorgere ed op


porre una resistenza sempre pi energica allordinamen
to che la opprimeva?
Questo rinvigorimento difatti avvenne: e non fu lau
dace insurrezione di pochi, ma fu leffetto di mutamenti
essenziali nel processo vitale, che diedero allumanit nuo
va forza e nuovo animo e nel tempo stesso ne mutarono
la posizione di fronte ai problemi ultimi. Le torbide im
pressioni dellantichit morente cominciarono a dissipar
si, nellagone della storia erano scesi nuovi popoli, tra
boccanti di forza giovanile, che, volta prima pi verso
lesterno, doveva in fine rivolgersi anche verso linterno
e ricondurre lalba d'un nuovo periodo storico. La chiesa
col suo ordine visibile e la sua rigorosa disciplina ave
va compiuto unopera innegabile di educazione storica.
Ma come ogni educazione, cos anche questa doveva
avere il suo fine, e la tutela, quando venne avvertita,
divent insopportabile: ora ci che per secoli era stato
un ordine provvidenziale, minacciava di diventare op
pressione.
Voci e movimenti vari si levano in questo senso gi
nel medioevo: ma il nuovo impulso vitale giunse a co
scienza di s solo col sorgere del Rinascimento. Gli spi
riti si svegliano ora come da un lungo sonno, la vita si
fa indipendente, liberi pensieri circa Dio ed il mondo,
convinzioni nuove dun ordine spirituale e divino sor
gono anche fuori del terreno ecclesiastico ed hanno la
serenit lieta del giorno che spunta. Nello stesso tempo
locchio si apre di nuovo alla bellezza del mondo e la
sua vita intensa attrae lattenzione dei sensi e del pensie
ro. Profondi movimenti sociali concorrono poi anche qui
ad avviare lumanit verso nuove vie. Il sistema feudale
minato dalle fondamenta, una vigorosa borghesia
sorta affermando la potenza e la dignit del lavoro; ed
altre classi ancora tendono verso l alto ed aspirano ad

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

355

unesistenza migliore. Tutto questo doveva in ultimo


condurre anche ad una trasformazione delle convinzioni
ultime.
Ma di per s non avrebbe per mai condotto, con tut
ta la pienezza delle nuove forze, ad un vero rinnova
mento religioso : questo potenziamento delle energie uma
ne e del sentimento della propria forza avrebbe piutto
sto dovuto condurre ad una decadenza della religione.
Per un rinnovamento religioso era necessario che que
sto movimento venisse trapiantato sul terreno stesso del
la religione, che le nuove energie umane accogliessero
in s il senso della loro profonda insufficienza, che
sorgesse una personalit sovrana, a cui le forme tradizio
nali non concedessero pi la pace dello spirito, una per
sonalit che fosse abbastanza vigorosa per risalire, nella
conquista della pace interiore, ai fondamenti ultimi del
lesistenza spirituale, ed abbastanza coraggiosa per obbe
dire pienamente alle sue necessit interiori sfidando un
ordine universale strapotente, santificato dalla convin
zione generale degli uomini.
Una tale personalit appare in Lutero: tutti i movi
menti che agitarono la riforma ebbero unincarnazione
vivente nella sua personalit ed il suo carattere vigoroso
e pratico impresse a tutto questo rivolgimento una vita
ardente ed una passionalit irresistibile.
Detto fra noi , scrive Goethe a Knebel, ci che
vi di interessante nella Riforma il carattere di Lu
tero ed anche la sola cosa che abbia imposto alla mol
titudine.
La nostra esposizione della sua concezione si riferisce
soprattutto al periodo del suo sorgere, quello che ha avu
to la sua espressione letteraria specialmente nel D e liber
iate christiana. Ricorreremo, caso occorrendo, anche a
Melantone, l dove questi ha espresso con chiarezza par
ticolare le idee direttive.

356

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

1 - Lutero
Latteggiamento fondamentale di Lutero di fronte al
sistema medievale sta in ci che per lui il problema
religioso trasportato del tutto sul terreno della vita
personale immediata e qui vissuto in tutta la sua forza.
Questo non vuol dire soltanto un pi intimo avvicina
mento di un contenuto dato al sentimento subiettivo,
perch il medioevo non povero di sentimento ed una
semplice modificazione sentimentale non avrebbe prodot
to una cos grande rivoluzione dello spirito. La novit
risiedette piuttosto in ci che la totalit della tradizione
religiosa venne pi rigorosamente riferita ad una per
sonalit compiuta, ad ununit vivente dellessere umano
ed ebbe in questa la propria misura; la religione diven
ne cos un pi intimo possesso delluomo ed acquist
una verit e realt pi profonda. Da tale mutamento
sorse per essa la tendenza ad una pi vigorosa concen
trazione, al ritorno dalla esteriorit complicata del siste
ma ecclesiastico allunico punto essenziale, la tendenza
alla eliminazione od almeno al giusto apprezzamento di
ci, che da questo punto dominante appariva come cosa
accessoria. Venendo cos per effetto di questa concentra
zione gli elementi della vita religiosa ad un contatto
pi stretto, anche le tensioni ed i contrasti esistenti nel
seno del Cristianesimo rivestirono unintensit maggiore,
la lotta di tutta la personalit con tutto il problema con
dusse a posizioni duna gravit insostenibile: nello stesso
tempo linsufficienza dei mezzi offerti dal sistema me
dievale veniva in sempre pi chiara luce. Allora apparve
chiaramente che la religione della collettivit e la reli
gione della personalit non potevano pi sussistere luna
accanto allaltra in amichevole intreccio come nel me
dioevo: un pi energico processo vitale conduceva di

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

357

nanzi ad un inevitabile dilemma. Ed in questo la deci


sione non poteva essere dubbia. Di mezzo alla molte
plicit dei compiti della vita religiosa si lev allora
lunico, il vero compito la salvezza dellanima, della
personalit morale ; ed ancora questo parve relegato
in una lontananza remotissima, anzi reso quasi impossi
bile dal momento che lintensificazione del problema im
poneva la santificazione perfetta di tutto luomo interio
re: nessuna altra forza, che la divina, poteva salvar l uo
mo in tale frangente. Ma essa medesima era stata dal
sistema medievale resa quasi straniera alluomo ed al suo
posto si era sostituita la Chiesa con i suoi sacramenti e
le sue opere. Non si era, con questo, posto l elemento
umano al posto del divino? E poteva luomo con tutti
i suoi sforzi conquistarsi la salvezza ed esserne certo,
se il suo Dio un Dio irato e Cristo appare soprattutto
come il giudice del mondo? Eppure cos voleva il Cri
stianesimo, dinanzi a cui si trovava Lutero.
Di qui per lui un desiderio appassionato di un con
tatto immediato con Dio, unaspirazione ardente verso la
grazia santificatrice dellinfinito amore divino. Se si di
schiude la speranza di un tale aiuto, nessun riguardo ad
uomini o ad ordinamenti umani deve trattenere lanima
pensierosa del suo eterno destino dal volgersi per quella
via. Anzi egli dice: Difficolt di qua, difficolt di l:
ma necessit non vuol legge e non conosce difficolt.
10 debbo risparmiare le coscienze deboli, finch ci pu
avvenire senza pericolo dellanima mia. Se no, io deb
bo pensare allanima mia, si sollevi pure tutto o mezzo
11 mondo.
Questo atteso concorso duna potenza sovrumana si
in verit attuato, secondo Lutero, nel Cristianesimo; esso
si attuato per mezzo del dono della grazia divina, di
cui ci stato mediatore Cristo. Una cosa sola neces
saria alla vita, alla giustizia, alla libert cristiana: e que

358

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

sta la parola santissima di Dio, lEvangelo di Cri


sto. Il contenuto della Buona Novella lannuncio del
perdono dei peccati, seguito per virt dellincarnazione,
passione, risurrezione e glorificazione del Figlio . Noi
crediamo che Cristo ha sofferto per noi e che per amor
suo a noi sono stati perdonati i peccati, stata largita la
giustizia e la vita eterna. Poich questa fede ci varr
dinanzi agli occhi di Dio come giustizia. (Confess.
Ausb.) Cosi l uomo ha, per amor di Cristo, un Dio mi
sericordioso, pieno di grazia; un miracolo di amore ha
colmato labisso e restituito l uomo nel suo rapporto pri
mitivo con Dio.
Questo conduce ad un rigoroso concentramento del
Cristianesimo ed eleva la vita al disopra di tutti gli or
dini visibili in un rapporto immediato con Dio. Per
effetto di tal concentramento tutta la vita si riassume in
una grande opposizione, lopposizione della Legge e del
Vangelo. Nella prima il problema reciso, nel secondo
la soluzione; e limo e laltra non sono per luomo un
prima ed un poi, ma costituiscono unopposizione pe
renne, unantitesi irreducibile. La legge lespressione dei
precetti divini, dellordine morale, e il suo adempimen
to superiore alle forze delluomo come uomo, quando
si esiga la perfezione dellessere interiore nella sua to
talit : lEvangelo lannuncio della grazia e della sa
lute, oggetto proprio della fede. Certo questo perdono
e questa conciliazione non possono agire sulluomo come
per incanto, senza un suo movimento interiore: essi hanno
bisogno che luomo se li appropri interiormente ed in
questo consiste la fede. Ma anche questunico atto che si
esige dall'uomo pi di ogni altra cosa un effetto della
grazia. Dio fa il resto con noi e per mezzo di noi;
questo egli lo opera in noi e senza di noi. Non si deve
parlare di meriti umani: tutto appartiene a Dio. La giu
stificazione un effetto della fede, un effetto solamen

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

359

te della misericordia divina, non degli sforzi, delle ope


re, dei meriti umani. (Melantone.)
Ma se la costituzione dun nuovo rapporto fra luomo
e Dio in tutto e per tutto lopera di Dio e luomo non
fa che riceverne i doni, la vita accoglie in s da tutto que
sto limpulso ad una nuova e lieta operosit. Ch, dopo
che la grazia e l amore hanno tolto la contraddizione
e colmato l'abisso che sapriva fra Dio e il mondo, la
gloria rivelatasi in Cristo pu venir partecipata a tutti i
fedeli e fare di essi altrettanti figli di Dio, liberi pi
che i re della terra. Quanto pi gravemente era stato
prima sentito il peso del peccato, tanto maggiore ades
so il giubilo della liberazione: quanto pi penoso era
stato il dubbio della salvezza, tanto pi lieta ora lin
crollabile certezza. E poich la parola di Dio, quando
discende sul mondo, vi discende per trasformarlo e rin
novarlo , l uomo ora chiamato ad unattivit infatica
bile. In special modo ne scaturisce una ricchezza ine
sauribile di sentimenti caritatevoli e di spirito di sacri
fizio. Dalla fede nascono lamore e la gioia nel Signo
re, dallamore uno spirito sereno e pronto a servire al
prossimo per amor di Dio senza riguardo a gratitudine
od ingratitudine, a lode o biasimo, a guadagno od a per
dita. In questo senso detto - e con un senso etico
del tutto diverso dal senso che questa espressione ha
nei Padri greci che ciascuno di noi deve essere per
l altro ci che stato per ciascuno di noi Cristo (alter
alterus Chrstus). Come Cristo si donato a me, cos
io voglio donare me, come una specie di Cristo {quendam Christmn) al mio prossimo, ed in questa vita dedi
carmi tutto a ci che vedo essere necessario, utile e sa
lutare al mio prossimo, partecipando io gi per mia
parte in Cristo copiosamente a tutti i beni. Tale dedi
zione al prossimo il segno pi sicuro della grazia.

360

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

Perdonare al prossimo ci fa sicuri che anche Dio ha


perdonato a noi.
Ma il carattere pi particolare della nuova vita la
libert, tanto che Melantone pu dire senzaltro : In
fondo il Cristianesimo e la libert sono una cosa sola:
intendendo per libert non una propriet naturale del
l uomo, ma il dono della grazia divina, non la libert
delluomo in s, ma quella delluomo rinato in Cristo.
Questa libert vuol dire in primo luogo liberazione dalla
legge: vuol dire che noi non operiamo pi il bene sotto
la sua pressione, ma per libera elezione. Vuol dire poi
liberazione dalle opere, non perch esse siano superflue,
ma perch non in esse sta la salute. La fede non ci di
spensa dalle opere, ma ci libera dallapprezzamento delle
opere (ab opinionibus operum). Con ci lideale della
perfezione cristiana si trasforma profondamente. Dove
le opere perdono ogni valore proprio, non pu pi se
pararsi dalla vita comune un elemento specifico di san
tit ed il suo rappresentante pretendere ad una supe
riorit indiscussa; non vi pi nessuna distinzione, nes
sun merito supererogatorio, ogni sfera dellattivit pari
alle altre nel servire a Dio. Giusta la convinzione che
la parola di Dio il nostro santuario e rende sante
tutte le altre cose , santificato anche il lavoro quoti
diano e nobilitata anche la condizione dei laici. Cadono
cos molti elementi prima considerati come essenziali, il
disprezzo del mondo, la doppia morale, la distinzione fra
ecclesiastici e laici, il tesoro dei meriti supererogatori, la
dottrina del purgatorio; e nel tempo medesimo sono scos
se dalle fondamenta la posizione privilegiata e la po
tenza della chiesa.
Una rivoluzione della pi alta importanza si ha nel
fatto che il conctto antico della Chiesa invisibile si
rafforza e simultaneamente viene sempre pi chiaramen
te avvertito ci che vi di terreno e di umano nella

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

361

Chiesa visibile. Questo non solo una distinzione di


concetti, ma un distacco, una liberazione delleIemento
religioso dallecclesiastico, unelevazione della personali
t morale e religiosa al disopra di ogni autorit e tra
dizione umana. Ben il cristiano sottoposto allordine
divino ed ogni sua forza deriva dalla grazia divina,
ma appunto per questo ogni soggezione ad istituzioni
umane appare come qualche cosa di turpe e di servile
(turpe et iniquiter servile'), appunto per questo detto
che l uomo non deve cercare la giustizia dalle pre
ghiere e dalle cerimonie inventate dagli uomini . N
il papa, n un vescovo, n alcun altro uomo ha il di
ritto di fissare una sillaba sopra un vero cristiano se
non con il suo assenso : altrimenti cosa tirannica.
Le cerimonie diventano istituti a cui sattribuisce quel
la efficacia salutare che propria invece della sola gra
zia divina; esse soggiacciono al mutare dei tempi e sono
a paragonarsi a quei ponti in legname che si tolgono
quando ledificio terminato. Con speciale vigore ri
gettata linvocazione dei santi, come un offuscamento
dellopera di Cristo ed una diminuzione della fiducia nel
la grazia divina. Con tale tendenza verso l'interiorit
si collega anche lesigenza che ogni singolo si appropri
la grazia, che il rinnovamento penetri le sue pi intime
convinzioni: non basta che Cristo sia stato, egli deve
essere Cristo per me e per te {ut tibi et mihi sit Christus).
La vita divina non deve solo toccare luomo ed inerir
gli dallesterno, ma deve metter radici ed agire in lui,
deve penetrare nelle profondit ultime della sua vita.
Questo ritorno alla religione interiore non vuole per
sottoporsi allarbitrio del soggetto individuale, n la ve
rit divina deve sottostare alla ragione umana. La grazia
divina giunge alluomo come un fatto che non si pu
oltre derivare, n esplicare in concetti generali; la ragio
ne deve senzaltro inchinarsi ad esso, le sue speculazio

362

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

ni perdono ogni diritto nelle cose divine; anche la Scrit


tura non deve essere interpretata secondo i suoi criteri
subiettivi, ma deve essere intesa e venerata nel suo
senso letterale. La salute delluomo si connette cos con
un evento storico che devessere di natura non solo spi
rituale, ma anche corporea e visibile. Sarebbe tolta al
larbitrio ogni diga sicura, se la Scrittura non valesse
secondo la lettera e se anche nei sacramenti non si aves
se - ci non toglie che la fede rimanga sempre la
necessit prima e fondamentale una reale presenza di
Cristo.:
Da tutto questo scaturisce una vita piena di movi
mento e di tensione. Lanima ha raggiunto, per lamore
e la grazia, nellintimo suo, una pace profonda e qui
dal suo rapporto filiale con Dio si svolge una serenit
interiore che si irradia anche nella vita e trasfigura la
stessa natura esteriore. Ma tutta questa espansione della
vita non trasforma in nessun modo la vita terrestre in
un paradiso. Perch rimane sempre la contraddizione con
un mondo oscuro ed ostile, rimane intorno ad esso il
regno del principio irrazionale. Dio ci ha gettati nel
mondo sotto il dominio del diavolo, s che noi non
abbiamo qui un paradiso, ma anzi dobbiamo ad ogni
ora attenderci qualche disgrazia pi grave nella salute,
nella famiglia, nella fortuna e nellonore. Il senso del
dolore viene anzi in principio accresciuto : quanto pi
uno cristiano, tanto pi egli soggetto al male, al
dolore ed alla morte . Ma il male pi grave sono le
tentazioni contro la fede. Che sempre di nuovo si ridesta
no i dubbi e le obiezioni della ragione, sempre di nuovo
sorgono tentazioni e lotte interiori, che sono ben pi
gravi e pericolose delle esteriori. Ma alla fine si leva
sopra ogni impedimento, libera e vittoriosa, la coscien
za della propria salvezza per virt della grazia e dellamo
re divino e le resistenze pi fiere si spezzano contro una

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

363

disposizione umile e nel tempo stesso energica e ferma.


Una infantile debolezza si disposa ad un coraggio vi
rile, ad un sentimento eroico, che non fugge il mondo,
ma lo affronta a viso aperto. Cos anche lelemento osti
le deve in ultimo servire al progresso nel bene. Que
sta la potenza spirituale che trionfa in mezzo ai ne
mici ed potente in mezzo alloppressione. La virt si
completa nella debolezza e tutte le cose finiscono per
servire alla mia salute: anche la croce e la morte sono co
strette a servire a me ed a concorrere alla mia salvezza.
Ma anche dopo questa vittoria interiore la vita presente
non punto il termine ultimo, la perfezione dellessere
umano, bens solo un precorrimento ( praecursus) o piut
tosto un inizio della vita futura. Nulla vi ancora
di fatto e finito, tutto ancora nel suo farsi: non la
fine, ma la via. Non tutto arde o splende; ma si pu
rifica.
Limpulso che agisce in questo nuovo ordinamento
della vita si rinforza e si acuisce per la chiara coscienza
della sua opposizione alle forme tradizionali, in cui la
verit divina del Cristianesimo appare corrotta e defor
mata da aggiunte umane. Da due parti bisogna lottare:
contro la superstizione romana che troppa parte fa al
luomo ed alle opere e contro il soggettivismo della spe
culazione greca. Certo la lotta contro il romanismo ha il
primo posto nella coscienza, ma lopposizione allele
mento greco non meno recisa. Questo ha, secondo
Lutero, riempito il Cristianesimo di elementi speculativi
stranieri, specialmente aristotelici e neoplatonici e cos
non solo lha deformato nei particolari, ma ne ha tra
sformato altres la totalit in una pura dottrina, in una
filosofia. Al posto della religione subentrata la spe
culazione, la ragione umana si impadronita degli eventi
fondamentali foggiandoli a suo talento e le cose pi
serie minacciano di dissolversi in un gioco della fanta

364

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

sia quando si conceda allinterpretazione allegorica di


spaziare a suo talento. Questa interpretazione con la
sua teoria delle diverse verit eccita nel pi alto grado
il senso piano della verit, che in Lutero, alla pi
recisa contraddizione; con energia estrema egli vi con
trappone la costatazione semplice del fatto e della ve
rit letterale. La tendenza storica bandisce qui ogni spe
culazione filosofica; e la tendenza a restaurare il carat
tere fondamentale etico del Cristianesimo si oppone ad
ogni forma di intellettualismo. Cos sembra rievocato in
tutta la sua pienezza laspetto caratteristico del Cristia
nesimo e compiuto il ritorno al Cristianesimo primitivo
puro e semplice.
Che la Riforma non sia stata un puro ritorno allan
tico, che sia stata anche una rivoluzione ed un pro
gresso, fuor dogni dubbio. Ben doveva essa nella
sua ricerca di un rapporto immediato dellanima con
Dio e di una interiorit pura della vita etico-religiosa
richiamarsi al Cristianesimo antico: questo contiene in
fatti tali elementi. Ma accanto a questi, esso ne contie
ne anche altri: di pi essi non hanno ivi ancora quel
lesclusivit, quella forza repulsiva che hanno invece
in Lutero. Del resto anche il Cristianesimo medievale
non respingeva in nessun modo limmediatezza e linte
riorit della vita religiosa: soltanto il loro posto si era
venuto sempre pi restringendo ed esse avevano dovuto
conciliarsi con elementi estranei. La novit e la grandez
za della riforma non fu adunque n nellintroduzione
dun elemento nuovo, n nel ravvivamento dun elemen
to antico dimenticato e corrotto, ma fu in ci che per
essa venne alla chiara coscienza la contraddizione in
conciliabile fra due elementi che erano fino allora vis
suti in pace, fra la religione dellinteriorit pura e la
religione della gerarchia ecclesiastica: e questo proviene

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

365

a sua volta dal fatto che quella interiorit della vita


religiosa aveva penetrato tutta lanima ed era diventata la
forza predominante. Questo del resto il modo con cui
si compiono le grandi rivoluzioni nella storia religiosa:
si mira nella coscienza propria a rinnovare lantico, ma
intanto che si fissa, si consolida, si difende dalle tenden
ze ostili la forma antica, si compie una rivoluzione in
teriore, il centro di gravit della vita si trasporta e lan
tico riceve anchesso un nuovo senso. Cos che la Ri
forma non solo un rinnovamento, ma la creazione dun
nuovo Cristianesimo.
Questo carattere nuovo della Riforma si esprime in
trasformazioni profonde dello spirito religioso. Con il
prevalere dellinteriorit lelemento spirituale si eleva pi
libero sopra il sensibile e scompare quella mescolanza
di spirituale e di sensibile che lantichit declinante ave
va trasmesso al Cristianesimo e che il medioevo aveva
meglio consolidato. Lelemento sensibile era stato accol
to nel processo spirituale come un fattore necessario, ap
partenente alla sua realt piena e perfetta. Tale mesco
lanza minacciava la vita religiosa di un grave materializzamento; ne derivavano forme che, con una pi libera
distinzione dello spirito dal senso, dovevano apparire
come forme magiche, come grossolana superstizione ed
abominevole idolatria. Questa distinzione fu compiuta
dalla Riforma; e cos lelemento sensibile fu ridotto ad
un semplice segno o simbolo dello spirituale. La libera
zione cos compiuta apparve sia come il giusto corona
mento di quella religione che vuole soltanto ladora
zione in spirito e verit, sia come lelevazione della vita
dallo stato di tutela ad unindipendenza virile. Questa
rigorosa distinzione del sensibile e dello spirituale in
flu vigorosamente anche nel campo etico e pratico.
Ch essa era immediatamente anche un ripudio dellideale
ascetico, il quale condanna il sensibile come perverso in

366

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

se stesso. Tale condanna aveva le sue ragioni di fronte


alla sensualit raffinata e corrotta dellantichit, ma non
ne aveva pi alcuna di fronte alla vigorosa e naturale
anche se aspra e rude vita sensibile dei nuovi po
poli. Senza questo nuovo ambiente difficilmente la Ri
forma avrebbe condotto alla liberazione dellideale asce
tico.
Evidente anche il ridestarsi dun attivit pi viva
in tutti i campi della vita e cos anche nella religione.
Che questa attivit fosse radicalmente distinta da un
puro impulso naturale verso la vita e che nessuna vel
leit di opposizione o di rivoluzione traesse Lutero fra
le lotte del mondo, potrebbe misconoscerlo solo chi igno
ri profondamente il suo carattere e la natura della sua
azione. Tutto lo svolgimento vitale portava qui in s la
coscienza della sua incondizionata dipendenza dalla po
tenza suprema, ogni forza era considerata come prove
niente da Dio, e soltanto la preoccupazione per la salute
dellanima immortale e per lintegrit della fede cristiana
poteva condurre ad una rottura con lordinamento eccle
siastico fino allora cos altamente venerato. Ma questo
appunto il nuovo e il grande della Riforma: che lazione
del divino implica il sorgere duna vita nuova ed auto
noma, che il rapporto diretto delluomo con la potenza
superiore al mondo d a lui stesso la superiorit sul
mondo e lo libera da ogni vincolo dorigine umana. Ora
egli non ha pi bisogno di cercare fuori di s un fon
damento alla vita, ora egli ha trovato il pi sicuro ap
poggio nella presenza interiore della grazia e dellamo
re infinito di Dio. Anche la religiosit allora si fa atti
va e si libera da quella cieca devozione che era tanto
in onore dapprima. Nello stesso tempo scosso dalle
fondamenta quel sistema gerarchico, il quale poneva il
nucleo essenziale della religione in un grandioso ordi
namento del tutto esteriore. Lutero e gli altri riforma

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

367

tori furono certo molto ingiusti verso di esso, in quanto


attribuirono ai suoi rappresentanti come colpa ci che era
piuttosto lespressione di situazioni e di necessit stori
che e trattarono le deficienze particolari di quellet co
me propriet permanenti di quel sistema. Ma la Riforma
ebbe il merito di porre nel pi reciso rilievo il fatto
che quelle necessit storiche o erano scomparse o stava
no per scomparire: tutte le incongruenze e gli errori che
giacevano nel vastissimo sistema ecclesiastico dovettero
essere pi vivamente sentiti dopo che il mondo interiore
dello spirito era stato posto come la vera e propria sede
del regno di Dio e dopo che era stata riconosciuta la
presenza immediata di questo regno in ogni spirito in
dividuale. Ed allora si vide chiaramente che la separa
zione della sostanza della religione dalla vita spirituale
sempre un pericolo per la spiritualit della religione
stessa, che essa conduce a porre in luogo di Dio la Chie
sa ed in luogo della religione lortodossia. Se si esclude
pi che sia possibile ogni attivit autonoma delluomo
dalla vita religiosa, la bont e la luce divina possono
allora venire a lui solo dallesterno come per una specie
dincanto: allora la religione si materializza grossolana
mente e si confonde con la magia. E tutti gli sforzi per
tenere la Chiesa elevata al disopra delle particolarit
individuali non possono impedire che rappresentazioni
ed interessi umani penetrino in essa, che specialmente
lebbrezza della potenza non trascini la Chiesa in un in
dirizzo funesto e cosi ci che si dice divino venga in
realt degradato in una sfera puramente umana. Di fron
te a questo la Riforma sta salda nellaffermazione che
luomo pu essere elevato sopra la pura umanit sol
tanto per un miracolo che Dio compie nel suo interno
e che solo da questa interiorit pu costituirsi un regno
di Dio fra gli uomini.
Ci sta con Io spirito antico in una contraddizione

368

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

inconciliabile ed inizia contro di esso una guerra mor


tale: ci apre anche un nuovo periodo nella storia del
lumanit. Riconoscere la preminenza di questo nuovo
spirito non vuol dire dichiararlo in ogni punto superio
re. Molti elementi pregevoli del sistema antico vennero
anchessi abbandonati, labuso fece rigettare anche luso;
cos, per esempio, forse che la vita monacale, una vita
ritirata dal mondo e tutta dedita ai fini della vita inte
riore, era inseparabile dalla doppia morale e dalleffica
cia delle opere? Anche in altri punti essenziali la dot
trina antica tutela meglio certe esigenze necessarie della
vita religiosa. Essa difende pi vigorosamente, per esem
pio, lindeclinabile autonomia della comunit religiosa di
fronte allo stato, resiste pi energicamente alla mondanizzazione della cultura, alla decadenza nellindirizzo pra
tico ed utilitario. Ma tutte le imperfezioni ed anche gli
errori del nuovo sistema non possono impedirci di ri
conoscere che con esso venne alla luce una forma supe
riore, un principio nuovo che doveva trasformare la re
ligione e quindi tutta la vita.
Le imperfezioni della Riforma esigono tanto pi di
venir messe in luce, quanto pi altamente si rileva lim
portanza di questa grande rivoluzione. Anzitutto non
strano che lelemento nuovo non abbia saputo liberarsi
totalmente dallantico, ma abbia di esso conservato qual
che cosa che non corrispondeva alla sua natura. Cos la
trasposizione del centro della vita nellattivit etica avreb
be dovuto condurre ad una revisione e trasformazione
della concezione speculativa, fissata nei dogmi antichi,
che in parte un prodotto del pensiero greco. Cos
laccentuamento del carattere spirituale del Cristianesimo
avrebbe dovuto aver per conseguenza leliminazione ener
gica di ogni antropomorfismo dalle rappresentazioni e
dal sentimento religioso, mentre nelle dottrine di un Dio
che si corruccia ed esige una riparazione, del sacrificio

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

369

espiatorio e del patire di Cristo in pr degli uomini,


esso stato anzi rafforzato.
Anche nelle sue tendenze interiori il nuovo sistema
non ha spesso raggiunto quel grado di perfezione che
il grande mutamento esigeva. Una di queste esigenze
per esempio che la vita spirituale delluomo si raccolga,
al disopra di ogni attivit speciale, in una nuova unit;
una trasformazione di tutta la vita possibile solo quan
do il compito morale rappresenti una nuova altezza per
tutta la realt umana, non solo un campo parallelo ad
altri. Ora nel movimento complessivo vive e sagita un
impulso simile: ma esso non riuscito a levarsi ed espli
carsi con perfetta omogeneit. Sembra talvolta che tutto
debba ridursi a trasportare il centro della vita dallintel
letto nel sentimento e nel volere: e Melantone chiama
appunto il cuore con le sue passioni la parte prima
e pi importante delluomo . Vi cos pericolo che il
movimento cada nel psicologico e nel subiettivo, che il
perfezionamento morale rimanga troppo un affare del pu
ro individuo e non si diffonda dallintimo dello spirito
su tutto il mondo della cultura. Allora si ha una specie
di dualismo della vita: da una parte una religione rele
gata nel sentimento subiettivo, dallaltra una cultura sen
za rapporto con i problemi ultimi. In Lutero saggiunge
ancora la sua convinzione che la fine del mondo sia vi
cina: chi cos crede non pu certo pensare ad erigere un
nuovo ordine di vita. Onde lattivit, che la vita qui ave
va scoperto a se stessa nel suo pi intimo fondamento,
non si estesa abbastanza in ampiezza: la rassegnazione
passiva dinanzi alla tristizia del mondo, la docilit di
nanzi ai potenti, un contegno pieno di umilt e di pa
zienza, sembrano spesso lattitudine doverosa del cristia
no. Con questa sua remissivit di fronte allelemento ir
razionale il luteranesimo ha esplicato in riguardo alle
condizioni generali della vita molto minore forza e ca

370

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

pacit attiva che non laltro ramo della Riforma: esso


gli inferiore anche nellenergia organizzatrice.
Ma la nuova vita non rimane solo in pi duna parte
imperfetta: essa conteneva anche nella sua propria forma
unaspra contraddizione che a lungo andare doveva pro
rompere. La vita religiosa doveva essere fondata su dun
rapporto immediato con Dio e cos trasferita del tutto
nel mondo interiore. Ma nel tempo stesso doveva ad ogni costo evitarsi che cadesse sotto il dominio dellar
bitrio subiettivo e cos declinasse dalla verit; si esigeva
a buon diritto un fatto incrollabile che consolidasse la
vita interiore e le servisse dappoggio nella sua lotta con
tro le forze ostili. Noi oggi cercheremmo questa realt
superiore di fatto nellmbito stesso della vita dello spi
rito, in un grado pi alto, in una rivelazione pi imme
diata della realt divina. Ma, date le condizioni storiche,
Lutero non poteva cercare quel dato di fatto, quellap
poggio sicuro altrove che in un fatto storico, cio appar
tenente alla storia e storicamente tramandato. Questo
fatto trov egli nellincarnazione e nel sacrifizio di Cri
sto : fatto che doveva, nonostante la sua assoluta inespli
cabilit razionale, non solo essere certo in se stesso, ma
anche esserci garantito da testimonianze sicure in modo
da escludere ogni dubbio. Onde lesigenza di prove e di
conferme assolutamente certe. Egli trov questa certezza
obiettiva innanzi tutto nella Bibbia, che la parola
divina , poi anche nella concorde dottrina del Cristia
nesimo antico ed infine nei sacramenti. Ogni interpre
tazione subiettiva, ogni costruzione concettuale doveva
essere esclusa. Cos diventa uno dei canoni della Rifor
ma la fede nellautorit incondizionata della Scrittura e
la limitazione dellinterpretazione al senso letterale e pia
no della stessa. Questo devessere per noi Cristiani
fermo ed inconcusso, che la Santa Scrittura una luce
spirituale pi chiara del sole, specialmente in ci che ri

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

371

flette la nostra salute. Il timore di allontanarsi dal sen


so letterale e il desiderio perenne di attenersi a qualche
cosa di concreto, superiore ad ogni interpretazione e di
scussione spiega anche la dottrina dei sacramenti e la
sua ricaduta in quel carattere magico, che Lutero aveva
cos energicamente combattuto nella Chiesa romana. Egli
cadde qui nel pericolo di attribuire una realt perfetta
solo ad una spiritualit sensibilizzata e cos di ritornare
nellmbito delle idee medievali.
Tutto questo contiene una contraddizione, che la de
cisione dittatoria della sua volont possente ben poteva
soffocare, ma non superare. Dove la vita religiosa ri
posta in un rapporto immediato con Dio, lelemento
storico pu ben essere un mezzo indispensabile di ecci
tamento e di educazione, ma non deve, in quanto non
pu essere immediatamente rivissuto, entrare come ele
mento costitutivo della fede. E quando, come in Lutero,
la salute spirituale collegata strettamente con un fatto
storico, ne sorge una dualit funesta che si estende a
tutto il sistema. Allora la fede non pi solo la fiducia
incondizionata di tutta lanima nellamore e nella grazia
infinita, ma anche l'adesione compiacente ad una somma
di dottrine autoritativamente trasmesse e repugnanti alla
ragione: la parola divina non pi solo l azione salva
trice stessa di Dio, ma anche la sua costatazione docu
mentaria nei sacri libri. Questo asservimento della vita
religiosa con la sua interiorit pura a qualche cosa che
non pu essere oggetto di esperienza immediata fu ori
gine di nuove forme di dura oppressione spirituale. An
che la posizione storica di Lutero cadde per questa via
in unaspra contraddizione; dovendo egli pur mantenere
nellmbito delle sue convinzioni e delle sue idee, sotto
forma lievemente mutata, qualche cosa di ci che com
batteva duramente altrove. Egli voleva la liberazione dal
l autorit ecclesiastica e dovette introdurre di nuovo una

372

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

qualche autorit; aspirava a levarsi sopra ogni forma di


intellettualismo e cadde in un nuovo intellettualismo,
solo ponendo in luogo della speculazione e della mistica,
una scienza di dati storici, anzi correndo pericolo an
chegli di trasformare la chiesa in una semplice comu
nione dottrinale, in una pura scuola della Parola divina
letteralmente intesa; egli aveva attaccato Roma in nome
della libert e della spiritualit e dovette ben presto aspramente e non sempre umanamente e giustamente pro
pugnare lobbedienza e il rispetto del senso letterale con
tro i mistici, gli anabattisti, i fanatici, gli entusiasti. Lap
pello allo spirito, nel cui nome egli era sorto, era rim
proverato agli altri come una colpa. Il protestantesimo
ecclesiastico va incontro, per conseguenza, alla contraddi
zione di avere iniziato nel suo impulso primitivo ed in
teriore una grande rivoluzione storica per ricadere poi,
nellesecuzione, sotto linfluenza di quei medesimi siste
mi, che esso si era proposto di oppugnare e di rove
sciare.
Lutero stesso si era, del resto, fermato ad una posi
zione intermedia, abbastanza arbitraria, che venne impo
sta tirannicamente anche agli altri; e questo erigere per
sempre la convinzione propria dun individuo a criterio
universale, questo imporre rigorosamente a tutti in ante
cedenza i risultati ultimi, bollando come delitto ogni
divergenza, divent una nuova, durissima oppressione del
le coscienze.
Ma questa contraddizione, che non solo tale per noi,
bens sussisteva ab tnito nella concezione di Lutero, era,
per le condizioni del tempo, una necessit indeclinabile:
la confusione spaventosa di quei giorni avrebbe condot
to ad una dissoluzione universale, se una mano di ferro
non avesse segnato una linea di mezzo e non l avesse
difesa aspramente a destra ed a sinistra, assicurando co
s, nel progresso, la continuit storica. Vi qualche cosa

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

373

di profondamente tragico in ci che la nuova vita pot


consolidarsi storicamente solo mettendosi in contraddi
zione col carattere suo proprio: e Lutero fu il primo
a soffrirne. Egli non impose agli altri se non quanto
aveva gi imposto a se stesso: e se nei rapporti esterni
fu spesso violento e dispotico, ci fece soprattutto per
ch egli doveva superare in s medesimo terribili assalti,
che spesso gli davano i sudori dellangoscia , perch
la sua lotta contro gli altri era anche una lotta contro
se stesso. Ed in queste lotte si rivelano con luminosa
chiarezza la perfetta lealt e l'onest profonda del suo
carattere. Egli volse il suo pensiero con la pi alta serie
t ai problemi eterni e con questa tensione di tutto les
sere suo porse ai secoli avvenire un saldo punto dappoggio; per il popolo tedesco poi specialmente egli ri
mane, con la sua personalit energica e pur semplice, an
che con lasprezza rude del suo carattere, esempio indi
menticabile, incitatore efficace ad una vigilanza costan
te sulle cose dellanima. E come egli personalmente sep
pe tra la confusione, i dubbi e le miserie dellet sua
elevarsi ad un punto incrollabile e sicuro che gli assicur
una pace profonda, cos anche lopera sua contiene, al
di l di tutti gli elementi problematici e propri solo
del suo tempo, una concezione umana della vita che non
destinata a perire. Tra i movimenti interiori e gli aspri
contrasti si dischiude ivi allanima una sorgente inesau
ribile di vita, che accoglie e concilia in s lumile fiducia
e la serenit coraggiosa: essa pone luomo immediata
mente di fronte aUinfinito ed alleterno e cos lo eleva
ad una grandezza e ad una dignit fino allora ignota.
Ora la vita spirituale diventa soprattutto un grandioso
processo macrocosmico. Poich ora lattivit indipenden
te, il senso della libert, il coraggio vengono nobilitati,
anzi santificati, in quanto vengono fondati sullinfinito
amore divino, si dischiude una nuova visione del mondo,

374

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

un nuovo rapporto fondamentale delluomo con la realt.


In questo senso la Riforma diventata lanima dellet
moderna ed il movente massimo del suo progredire. Ed
anche in questo ampio senso i pi grandi pensatori e
poeti degli ultimi secoli, uomini come Kant e Goethe,
hanno sentito e riconosciuto con gratitudine il vincolo
che ad essa li ricollega; anzitutto le manifestazioni della
vita moderna che non si connettono, direttamente o non,
al movimento della Riforma, hanno in s qualche cosa
di superficiale e di incompiuto.
Del resto anche nei pi angusti limiti delle forme
ecclesiastiche, i problemi e le contraddizioni sorgono in
gran parte da ci che nel complesso si mira ad un fine
pi alto, si imprende un compito pi grave, si aspira
ad un pi stretto rapporto dellessere umano con la sor
gente della verit e dellamore. Chi riconosca questo ap
profondimento si inchiner, nonostante ogni imperfezio
ne, allo spirito complessivo e saluter in esso la rivela
zione di una vita nuova e pi verace. Il sistema medieva
le che in s accoglie con larghezza i pi diversi interessi
e saviamente li concilia e combina in unazione comune,
questo mirabile sistema pronto ad ogni accomodamento
esterno ed interno, questo incomparabile capolavoro di
organizzazione con i suoi tesori di conoscenza delluomo
e di esperienza storica, ha per lazione sulla vita sociale
e sullesistenza esteriore una superiorit innegabile: esso
ha un fondamento storico pi vasto, una maggiore ra
zionalit, una costituzione pi elaborata. Il nuovo siste
ma pu affermare la sua superiorit soltanto l dove si
accoglie quel principio che Lutero cos esprime : il va
lore di tutto il mondo non pu pagare il prezzo dunanima , dove luomo affronta da s con serena fiducia
i grandi problemi della vita, dove le pi aspre contrad
dizioni ed i pi tragici conflitti non impediscono alluo
mo di riconoscere il valore incomparabile della persona

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

375

lit e di accogliere in s la rivelazione di un mondo au


tonomo dello spirito.
Il
rigido aut-aut che penetra la concezione della Ri
forma, specialmente in Lutero, vale quindi anche per
giudicarla. Chi respinge come superfluo od inutile quel
l'approfondimento non pu considerare la Riforma che
come un salto nel buio, uno scoppio di pazza ribellione
e di passioni selvagge: ma chi riconosca la possibilit,
anzi la necessit del grande passo, vedr in essa, nono
stante tutti i problemi insoluti, una grande liberazione,
lalba dun nuovo giorno.

2 - Z vinglio e Calvino
Per quanto Lutero sia il capo spirituale di tutto il
movimento della Riforma e il processo che in lui si svol
ge ne segni il culmine, i capi delle Chiese riformate
esplicarono anche nella loro concezione della vita una
zione troppo indipendente per essere passati qui sotto
silenzio. Nella nostra breve esposizione ci atterremo es
senzialmente al Dilthey, per Zvinglio anche alla notevo
lissima opera dello Stahelin.
Zvinglio caratterizzato, di fronte a Lutero, da un
pi stretto rapporto con lumanismo e con la cultura ge
nerale della sua et e dalla tendenza ad inserire pi
energicamente la sua azione negli eventi del tempo; egli
non ruppe cos decisamente come Lutero col mondo e
non diede alla vita religiosa una cos superba indipen
denza ed un cos alto isolamento. La profondit . per
tanto senza dubbio minore, ma minori sono anche le
asprezze e le contraddizioni; lelemento religioso sin
treccia pi strettamente con la vita pratica e la conce
zione complessiva si foggia in un tutto molto pi razio
nale che non in Lutero.

376

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

Ci che distingue Zvinglio da Lutero, quanto alla


fede, il pi stretto rapporto in cui stanno fecondo lui
il momento religioso ed il momento etico: onde anche
il rapporto della legge e del Vangelo da lui conside
rato pi sotto laspetto delle affinit che delle differenze
(Sthelin) ; egli non voleva riconoscere altra riforma del
la Chiesa se non quella che penetrasse e trasformasse
con la virt rinnovatrice e santificatrice del Vangelo an
che la vita sociale e morale del popolo. (Stahelin.) On
de anche nella vita di Cristo egli rileva pi il lato etico,
l esempio offerto agli uomini, che non la passione. Il
suo spirito pi razionale e pi libero si rivela altres nella
sua dottrina dei sacramenti, nella sua recisa distinzio
ne del peccato originale dal peccato commesso, nella
scarsa importanza da lui data ai concetti del diavolo e
della fine del mondo, nellestensione del concetto della
rivelazione anche oltre il Cristianesimo, a tutta lumanit.
Ma se anche Zvinglio si preoccupa di mettere in rilie
vo il rapporto universale delluomo con Dio, egli vede
in tale rapporto leffetto non duna propriet naturale
delluomo, ma duna rivelazione di Dio; con la stessa
decisione di Lutero e di Melantone egli rigetta la dot
trina scolastica di una conoscenza naturale di Dio, ante
riore alla fede. Ed il Cristianesimo conserva egualmente
una posizione centrale ed una particolarit senza pari.
Ch lapparire di Cristo segna lultima e pi profonda
rivelazione dellassoluta Bont. Da allora in poi l uomo
ha la chiara coscienza del suo destino che lo richiama
a Dio ed in questa unione gli prepara la pi alta bea
titudine. E da allora in poi la vera religione sta nel sotto
mettersi pienamente a Dio solo e nellaffidarsi unicamen
te alla sua bont. Questo il principio primo della
nostra religione; riconoscere Dio come Colui che, increa
to, ha creato ogni cosa, come Colui che tutto ha e tut
to dona.

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

377

Ed allora deve scomparire tutto ci che si frappone


fra Dio e noi : superstizione riporre le proprie speran
ze in altro che in Dio: una forza cosi sicura ed infal
libile, come la fede deve essere, non pu fondarsi su
nulla di creato. Come potrebbe ci, che un tempo non
era, essere fondamento della nostra fiducia?. Lazione
dellEssere invisibile, superiore a tutte le cose create si
partecipa a noi largamente nel nostro interno: il pi
grande miracolo di Dio che egli si unisce coi nostri
cuori in modo che noi riconosciamo in lui il Padre no
stro . Ad un tale spirito lantica dottrina dei sacramen
ti, in parte conservata nella dottrina delleucaristia di
Lutero, doveva apparire come una condannabile super
stizione magica.
Ma la dipendenza da Dio non distrugge in alcun mo
do lattivit propria delluomo, ch anzi luomo deve con
tutte le sue forze farsi lo strumento della vita e della
zione divina per corrispondere cos allinfaticabile attivit
di Dio, per cui ed in cui tutto si muove, sussiste e vive.
Agire, nelluniversale connessione con lattivit univer
sale e suprema, tale lo spirito di questo sistema.
Dio , dice in un suo passo Zvinglio, essendo una
forza attiva, non soffre che colui, il cui cuore stato
da lui attratto a s, rimanga inattivo. Solo i fedeli
sanno come Cristo non conceda ai suoi alcun riposo e
quanto lieti e sereni siano essi nel lavoro. Compito
del cristiano non di fare grandi discorsi sulla dottrina,
ma di compiere, con Dio, grandi e difficili cose. (cit.
da Dilthey.) La stessa dottrina dellelezione per la grazia,
che a primo aspetto sembra togliere affatto lautonomia
dellagente, concorre qui anzi ad accrescere lattivit e
limportanza della personalit. Perch dove Dio stesso
decide in modo immediato sulla salute o perdizione del
luomo ed il rapporto diretto con lui tutto, ivi evi
dente il valore incomparabile dellattivit religiosa indi

378

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

viduale, ivi il fedele pu, anche-privo di ogni aiuto umano, sentirsi sicuro in Dio, come lo strumento della
Sua volont buona ed onnipotente. Inoltre presso Zvin
glio il concetto della dannazione posto nellombra di
fronte a quello dellelezione alla beatitudine (Stahelin).
Cos si svolge qui efficacemente lidea riformatrice dun
Cristianesimo attivo e virile: la religione si converte sen
za posa in attivit morale e da essa trae novello vigo
re; tutti gli altri aspetti della vita vengono ad essa ri
condotti, lindividuo viene eccitato ad unazione autono
ma nel seno della vita collettiva: da ogni parte spira
un senso di freschezza e di letizia. Certo questa facile
armonia, questa limpida coordinazione della vita sono
in gran parte possibili in Zvinglio solo perch egli non
sente le oscurit della vita e le contraddizioni della no
stra esistenza spirituale e non le combatte attraverso tem
peste interiori con lenergia di Lutero; e questa tendenza
pratica poteva facilmente condurre ad una mescolanza
della religione con la politica, anzi con la polizia; ad
ogni modo non possibile non riconoscere il valore e
limportanza di questo Cristianesimo semplice e sano, at
tivo e sereno.
Sotto altro aspetto appare lidea fondamentale della
Riforma in Calvino. In questa natura chiamata ad im
perare e ad organizzare predomina uno spirito sistema
tico e rigidamente conseguente: ogni cosa deve subor
dinarsi e servire ad un unico ordine di idee. La conce
zione fondamentale teocentrica, come in Agostino; li
dea centrale la gloria di Dio, ogni creatura deve ser
vire umilmente a questo fine; la volont assoluta di
Dio che decide di tutte le cose secondo un disegno in
comprensibile alluomo. Ogni dubbio come ogni naturale
fiducia delluomo in se stesso diventa un delitto contro
la maest di Dio; tutta la vita delluomo deve essere
consacrata unicamente a Dio, al quale appartiene; Dio

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

379

agisce dappertutto direttamente senza cause seconde e sen


za intermediari umani; dal culto deve essere bandito tut
to ci che degrada lo spirito puro rivestendolo di forme
sensibili.
Con tutto questo per anche qui l attivit individuale
perfettamente rispettata, anzi, se possibile, potenziata:
poich Dio stesso concepito come l attivit suprema ed
incessante, cos anche il servire a Dio non pu consi
stere che in una vita attiva. Ma lattivit perde il carat
tere sereno e lieto che aveva in Zvinglio e diventa unat
tivit rigida e severa, anzi grave e tetra, diventa una
lotta aspra e continua per i fini divini. Tutto il resto,
ogni piacere ed ogni gioia naturale vien rigettato e con
dannato come un furto allEterno. Questa religiosit
si distingue da quella di Lutero per gli aspri doveri che
riempiono tutti gli istanti della vita; essi sono quelli
dun guerriero di Dio costretto ad un rude servizio. Es
sa si distingue dalla piet cattolica perch in essa lin
dividuo chiamato ad unazione autonoma. Il suo aspetto caratteristico ci dato dal modo con cui dal prin
cipio dellimperio divino e dellelezione per la grazia
vien derivato un sistema religioso che occupa tutti i mo
menti della vita, con cui in questo imperio divino viene
fondato ogni altro rapporto fra gli uomini e con cui in
fine viene qui religiosamente giustificata anche una specie
di orgogliosa durezza contro i nemici di Dio. (Dilthey.)
Con questo rilievo dato alla volont onnipossente di
Dio ed al dovere di assoluta ubbidienza da parte delluo
mo e con la maggiore importanza data alla comunit
si connette strettamente quel richiamo a motivi e con
cetti dellAntico Testamento che caratterizza la chiesa ri
formata. La vita di questa piena di seriet profonda
ed in apparenza anche triste, ma possiede unenergia
inflessibile; essa non ha solo la virt paziente del sof
frire, ma anche la virt operosa dellagire; essa confe

380

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

risce ai singoli come alla comunit, questorgano privi


legiato di Dio, una forza inestimabile. Nessunaltra chie
sa fece tanto per elevare la Riforma ad essere una po
tenza nel mondo; e se pure in fine lelemento ecclesia
stico si chiuse anche qui in un credo ortodosso, da que
sto ramo della Riforma partirono tuttavia possenti im
pulsi verso la libert civile e religiosa ed in esso la vita
moderna attinse laspirazione pi ardente verso la sua
indipendenza.

I l c r i s t i a n e s i m o n e l SU O ULTERIORE SVOLGIMENTO

Per quanto decisamente si possa riconoscere la neces


sit della Riforma e per quanto altamente si possa ap
prezzarne limportanza, per quanto grande sia il muta
mento complessivo della vita da essa introdotto, non si
pu negare che esso ebbe anche conseguenze funeste.
Lopposizione delle confessioni convert la passionalit
inerente ai problemi religiosi in fanatismo selvaggio e
fece per qualche tempo indietreggiare di molto linte
resse per la cultura. Di pi vi era nella separazione per
ambo le parti il pericolo di rinserrarsi in una esclusivit
ristretta. Dalla parte cattolica il rinvigorimento dellau
torit, della centralizzazione e della stabilit condusse
facilmente alloppressione della personalit, allorrore di
ogni libero movimento; dallaltra, per contro, la preoccu
pazione dominante per lanima individuale condusse al
lindifferenza per lo stato della vita spirituale collettiva
e spezz la Chiesa in tanti piccoli gruppi. Di pi and
qui perduta quella continuit storica, risalente fino allOriente antico, che la Chiesa aveva conservato. Per con
tro il protestantesimo ebbe il vantaggio di un pi libero
movimento e duna storia pi ricca: soprattutto il suo
culto della personalit e della responsabilit individuale
gli confer un incomparabile vigore e gli rese possibile

382

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

di dischiudere sempre nuove profondit allo spirito.


Anche sul Cattolicismo per non passata invano lala
del tempo: un pi preciso esame ci rivela in esso un
mutamento ed una molteplicit molto pi considerevole
di ci che apparisca al primo sguardo. Esso soprattut
to penetrato dal dissidio fra un sistema di ultramontanismo, mirante soprattutto alla potenza esteriore e poco
preoccupato dello stato interiore delle anime ed una cor
rente puramente religiosa, per cui la religione fine a
se stessa. Questi due indirizzi possono spesso coesistere
nello stesso individuo, ma ci non sopprime l abisso che
intercede fra di essi: al secondo soltanto il Cattolicismo
deve la sua vita interiore. Ma per quanto grandi siano
linteriorit e la delicatezza che esso pu dare alla vita
spirituale dellindividuo - basta per ci ricordare Pascal
e per quanto notevoli siano le personalit che esso
anima, nella sua azione sul tutto esso si trova in uno
stato di decisa inferiorit rispetto alla serrata organizza
zione dellultramontanismo : lavvenire solo pu dirci se
da questo indirizzo spirituale pu attendersi un rinnova
mento ed un progresso nello stato complessivo.
Pi chiaramente si rivelano le opposizioni nel prote
stantesimo: esse scaturiscono dalla sua intima essenza.
Il protestantesimo sorse per il fatto che una personalit
piena dunenergia originaria ed irruente si lev con ir
resistibile violenza ed oppose le esigenze indeclinabili del
suo essere pi intimo allordinamento ecclesiastico come
un diritto superiore e divino. Esso non pu quindi rinne
gare questa posizione fondamentale e dominatrice della
personalit senza rinnegare la ragione della propria esi
stenza. Ma nello stesso tempo si form un contenuto
speciale, una forma speciale di Cristianesimo ed essa ven
ne imposta a tutti. Questa forma port alla luce in tutta
la loro forza i contrasti implicati nel Cristianesimo, essa
oppose allindirizzo anteriore, condannato come troppo

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

383

razionalistico, un indirizzo etico e storico e diede alla


vita, mediante la costituzione dun rapporto immediato
dellanima con Dio, una forza possente ed una seriet
altissima. Tuttavia era pur sempre una forma speciale
che qui'si era foggiata; essa esigeva uno speciale stato
danima, essa era stata in gran parte determinata dal
l'individualit, anzi dal temperamento della personalit
del fondatore. Ora non doveva condurre ad una dura,
spesso insoffribile oppressione l'imporre questa forma a
tutti? Non potevano le generazioni appresso esigere per
le necessit del loro essere intimo quel diritto medesi
mo, senza del quale i riformatori non ci avrebbero dato
il protestantesimo?
Il protestantesimo avrebbe difficilmente raggiunto il
posto che esso occupa nella vita moderna, se non avesse
stretto alleanza con la cultura e l'intellettualit moderna,
se non fosse diventato una religione di cultura. Come
tale esso ci si presenta soprattutto nelle sommit della
letteratura classica tedesca. Lelemento prettamente eccle
siastico qui svanito, l asprezza dei contrasti si mitiga
in una pi serena concezione della vita, rinasce la fidu
cia nelluomo e nelle sue forze, si accentua il senso per
la dignit e la grandezza delluomo in se stesso, come
per il suo rapporto interiore col tutto. Lelemento reli
gioso continua qui ad agire, accostandosi sempre pi
ad una specie di panenteismo, e discopre nuove profon
dit alla vita. Certo per, qui impossibile non ricono
scere il distacco operatosi dal protestantesimo antico, la
trasformazione profonda di tutto l indirizzo spirituale. Co
s il protestantesimo recente abbraccia, poich la forma an
tica persiste, anzi getta nuovi germogli, in verit due
religioni diverse, che purtroppo diventa sempre pi dif
ficile tenere unite, quanto pi chiaramente il senso sto
rico, risvegliatosi nel XIX secolo, in grado di rappre

384

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

sentarci chiaramente la particolarit e lopposizione delle


due forme. Ma questa duplicit forse, pi che una de
bolezza, una forza del protestantesimo, in quanto essa
serve a mantenere uniti i due poli della vita moderna:
e se anche quel contrasto interno rimane come qualche
cosa di incompiuto, non si pu non vedere ci che vi
di grande e di fecondo nella sincerit coraggiosa con cui
il protestantesimo affronta i problemi e nellenergia che
a questo fine rivolge.
Limportanza di tutto ci potr certamente essere ap
prezzata solo da chi riconosce il grave conflitto in cui
il Cristianesimo venuto con la cultura moderna. Let
moderna ha nel suo ricco svolgimento portato alla luce
molte cose nuove e grandi, alla cui influenza niuno pu
sottrarsi e di cui tutti godiamo il frutto. Ma con questi
innegabili vantaggi si associa una tendenza particolare
che non pu non suscitare dubbi e contestazioni. Lo spi
rito moderno si creato, a partire dal XVII secolo,
una nuova concezione della vita che diverge recisamente
dalla concezione cristiana. Un potente impulso vitale so
spinge sempre pi il pensiero e lazione delluomo verso
quel mondo che il Cristianesimo considerava come una
realt inferiore, innumerevoli forze si ridestano, laccre
scimento della potenza diventa il fine supremo e defini
tivo della vita. Quanto pi intenso e cosciente si fa que
sto movimento, tanto pi chiaramente appare che esso
assolutamente inconciliabile col Cristianesimo, anzi che
essi costituiscono come due correnti dirette in senso op
posto. Sempre pi impossibile diventa una pacifica coe
sistenza dei due movimenti come pure in principio
era possibile sempre pi stringente si fa la necessit
duna chiara soluzione, sempre pi aspra si fa, in coloro
che seguono la corrente del movimento moderno, lop
posizione contro il Cristianesimo. Ma appunto quando
sembra che questo vada incontro al momento pi grave,

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

385

la posizione sua si cambia dun tratto ed il corso delle


cose prende una piega favorevole. La fede nellinfalli
bilit e nellautonomia perfetta della moderna cultura
comincia a vacillare, la vita moderna svela nel suo seno
tanti punti oscuri e dolorosi e tutto quel vasto dispie
gamento di forze lascia travedere dietro a s un vuoto
cos grande, che la totalit della nostra vita ci si pone
di nuovo dinanzi come un problema e ricomincia la
lotta per dare un senso ed un valore alla nostra esi
stenza. Cos aperta ancora una volta al Cristianesimo
la via a mettere in luce, in mezzo alle incertezze del
presente, tutto il valore della sua spiritualit profonda
e limportanza della sua soluzione dei problemi ultimi,
a mostrare che esso non ha compiuto il suo ciclo, ma
capace, sotto nuove forme, di suscitare da s forze no
velle, che esso necessario ancora allumanit per le
battaglie ed i compiti dellavvenire.
E che cos sia, lo dimostra anche lattitudine, di fron
te al Cristianesimo, dei filosofi moderni, in quanto han
no mirato ad una costruzione positiva e non si sono ar
restati solo alla riflessione geniale od alla critica demo
litrice. I filosofi moderni sogliono mostrarsi se non osti
li, freddi di fronte alle forme ecclesiastiche; e tuttavia
nessuno vuole rinunciare completamente al Cristianesimo,
che anzi ciascuno cerca di metterlo in qualche modo in
rapporto col proprio sistema per fortificare questo;
appunto ci che vi di meglio nelle proprie convinzioni
che ciascuno cerca daccordare col Cristianesimo. Quindi
ciascuno - Spinoza come Leibniz, Locke, Rousseau, Kant,
Fichte, Hegel, Schopenhauer si foggia il suo proprio
cristianesimo e la storia di queste concezioni un fedele
specchio del movimento spirituale dellet moderna. Se
questi filosofi, cos diversi tra loro, concordemente insi
stono sul valore attuale del Cristianesimo, ci segno
che essi vi trovano o vi sentono qualche cosa che la cui-

386

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

tura moderna non in grado di produrre; ed in fatto


sarebbe facile mostrare che lopera di tutti questi pen
satori contiene una profondit ed interiorit spirituale,
un apprezzamento ideale delle cose, che essi hanno cre
duto di fondare, ma che hanno in realt tolto dalla con
tinuit tradizionale della vita cristiana.
Questo elemento era considerato prima come qualche
cosa di naturale e perci fluiva indistinto con elementi
eterogenei: ora la scissione interna e la crisi della cul
tura ci costringono a meglio distinguerlo e limitarlo:
nello stesso tempo deve anche il Cristianesimo sottoporre
s ad un severo esame e distinguere rigorosamente fra
ci che appartiene alle particolarit dun tempo e ci
che si estende a tutti i tempi ed fecondo sempre di
effetti salutari.
Il Cristianesimo non si certamente esaurito nelle
forme da noi passate in rassegna. Nei primi secoli esso
mir con tranquilla energia verso un raccoglimento mo
rale, verso un rinnovamento della vita: ma la sua sfera
rimase straniera alla cultura e le aspirazioni sue ebbero
pi calore di sentimento che profondit spirituale. Col
lulteriore decadenza dellantichit venne il tempo della
vittoria, ma allora esso divent un sistema universale
soltanto sotto linfluenza soverchiante del mondo greco
romano che innest in esso le debolezze dunet sfidu
ciata e stanca. Nel medioevo saccinse allopera positiva
delleducazione dei popoli nuovi, ma le condizioni del
tempo diedero a questopera un carattere di esteriorit
e di coazione, linteriorit decadde sotto il peso dellor
ganizzazione, la spiritualit soggiacque ad un intenso
materializzamento della vita religiosa. Contro di questo
si lev la Riforma ed oper una semplificazione ed un
rinnovamento del Cristianesimo: ma anchessa, noi lab
biamo veduto, non costru nulla di definitivo. D allora
in poi il Cristianesimo ebbe per missione di difendere,

LA VISIO N E DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

387

contro la cultura moderna tutta rivolta alla terra e con


scia delle proprie forze, i diritti pi profondi dellanima :
nei giorni nostri questa cultura soggiace ad una crisi
e lo spirito anela ad un approfondimento della vita, ad
un rinnovamento interiore delluomo: sempre pi vigo
rosamente let si volge dal lavoro operoso della cultu
ra ai problemi dellanima, alla conquista duna concezio
ne della vita, alla costituzione dun puro regno dello
spirito. Ma questi problemi non si possono accogliere e
studiare senza che si proponga in prima linea anche il
problema religioso: nel secolo che abbiamo incominciato,
questo problema destinato ad occupare probabilmente
un posto sempre maggiore. Ed in questo l'avvenire mo
strer - forse attraverso a gravi convulsioni - che il Cri
stianesimo non ha solo un grande passato, ma anche un
grande avvenire.

P a r te T erza

Let moderna

Suo carattere generale

Ritrarre anche solo in qualche modo il carattere ge


nerale dellet moderna oggi pi difficile che per il
passato. Ch sempre maggiore il numero dei proble
mi che si sono affollati intorno alla parola m oderno;
e la determinazione definitiva di questo concetto si
andata sempre pi allontanando. Noi rinunceremo per
ci a volerlo rinchiudere in una formula conclusiva e
prenderemo il nostro punto di partenza nel delineamen
to delle condizioni storiche dell'et moderna ai suoi inizi.
Un rivolgimento della vita doveva avvenire allora
gi solo per il fatto che le sue forme tradizionali ave
vano avuto la loro origine in un complesso di condi
zioni e di disposizioni, le quali non potevano durare
immutate in eterno. Particolare a questo antico stato di
cose era il collegamento del Cristianesimo, un Cristiane
simo irrigidito in unorganizzazione ecclesiastica, con la
cultura antica. E questa era alla sua volta lopera di certi
popoli e nello stesso tempo lespressione dun certo svol
gimento spirituale: era naturale che col sorgere di nuovi
popoli, essa apparisse straniera ed insufficiente, che con
l approfondirsi della vita spirituale, questa dovesse cer
care a s una nuova espressione. Ora nuovi popoli, il
germanesimo in primo luogo, avevano fatto il loro in
gresso nella storia e cominciato a far valere anche la
loro spiritualit peculiare: inoltre il Cristianesimo aveva
compiuto, nel mondo dello spirito, unopera dinterioriz

392

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

zazione, che, portata alla piena coscienza di s, non po


teva collegarsi cos pacificamente con lantichit, come
il medioevo aveva creduto. A questi germi iniziali di
essenziali rivolgimenti saggiunga lopera di un profon
do mutamento nel sentimento interiore della vita che
doveva condurre inevitabilmente a rompere con lantico.
La concezione antica con la sua convinzione del proprio
valore definitivo e con la sua subordinazione di tutte le
attivit della vita alla religione era lespressione duna
umanit stanca e sfiduciata, quindi pronta a curvarsi ad
unautorit, inclinata al meraviglioso. Ma ora circolava
nelle vene una nuova vita e saffermava un nuovo spiri
to che voleva affrontare a viso aperto i pi gravi pro
blemi e cercare arditamente a se stesso la propria via.
Cosi fu una necessit la rottura con lantico e lafferma
zione duna vita novella.
Ma la rottura stessa conteneva gi una certa indica
zione sullindirizzo della nuova via, in quanto non po
teva non avviare ad unopposizione diretta contro le af
fermazioni antiche. Il nuovo non poteva procedere che
dai singoli: ond che lindividuo acquista unindipenden
za ed una superiorit, che non aveva in passato, quan
do egli non era che un membro di organizzazioni tra
dizionali e doveva vivere in una piena sommissione ai
loro ordini; di pi era naturale che chi respingeva la
tradizione dovesse credere alla possibilit del progresso;
infine non era possibile insorgere contro la tradizione
storica senza credere e fare appello ad una ragione onni
presente, superiore al tempo, mentre nel medioevo la ra
gione non aveva altro ufficio che di commentare e sor
reggere la tradizione. Let moderna porta cos in s
db orgine i germi dellindividualismo, della fede nel pro
gresso e del razionalismo: ondessa pu, nel suo com
plesso, venire contrapposta al sistema medievale, carat

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

393

terizzato dallordine, come un nuovo sistema di vita ca


ratterizzato dalla libert.
Ma laspirazione dellet moderna riceve il suo conte
nuto essenzialmente dalla sua direzione verso il mondo,
dalla sua vigorosa affermazione della vita in tutta la sua
pienezza. Lopposizione allet che aveva visto morire
il paganesimo e formarsi il cristianesimo, evidente. Se
allora unumanit stanca aveva trovato un appoggio ed
un senso alla sua vita solo rifugiandosi dal mondo cir
costante in un regno creato dalla fede e dal cuore e
se nellaspirazione sua verso lunit le era andata perduta
ogni gioia delle cose, il nuovo impulso vitale la spinge
ora, allopposto, con tutta la sua forza verso il mondo;
essa vuole espandersi, attrarre a s le cose e lottare con
esse; le delicate aspirazioni del sentimento e della fede
cedono alloperosit febbrile ed allenergia virile : tutto
questo concorre a trasformare la concezione dellesisten
za. Ma questa nuova vita, nella sua apparente semplicit,
rivela ben tosto una grave complicazione. Il fine suo era
di ravvicinare intimamente lanima ed il mondo, di ri
volgere la vita verso il mondo, di attrarre il mondo nel
la sfera della vita umana. Ma poteva ci avvenire sen
zaltro dopo che la vita si era, fra scosse violente, stac
cata cos completamente dal mondo, immergendosi nelle
profondit sue proprie? Anche alla coscienza scientifica
dellet moderna non sfugge che lanima non imme
diatamente affine al mondo a noi circostante e che quin
di non possibile senzaltro assumere uno scambio da
zione tra luno e laltra, come lantichit credeva di poter
fare; una volta acquistata cos la coscienza dellabisso che
li divide e della necessit duna trasformazione dambo
i termini per rendere possibile il passaggio dalluno al
laltro, distrutta dalle fondamenta lantica concezione
ingenua della realt e luomo deve nuovamente con fa
tica e pena infinita ricostruire a s quel mondo che

394

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

prima gli appariva come un dono gratuito. Gi da que


sto deriva il fatto che la vita moderna non appare co
me un possesso od uno svolgimento pacifico, ma una
lotta incessante, una lotta anche per la propria posizione.
Anzi nel suo stesso seno si leva unopposizione ed
una lotta ardente in quanto il riavvicinamento desiderato
dellanima e del mondo viene dagli uni inteso come
un assorbimento del mondo nello spirito, unassimilazio
ne del mondo allo spirito, dagli altri invece come unas
similazione dello spirito al mondo. Di qui hanno ori
gine realt profondamente diverse, di qui le concezioni
opposte del realismo e dellidealismo. NeHuno come nel
laltro il pensiero modifica con opera possente limmagi
ne complessiva delle cose. Lanima non pu tentare di
sottomettere a s il mondo senza ampliare anche il pro
prio regno interiore. L'attivit spirituale si leva pi li
beramente al disopra della condizione umana e respinge
da s tutti i vincoli che creano le particolarit dun po
polo o duna religione: la vita dello spirito viene posta
nel suo concetto pi generale e nella pienezza della sua
libert, in quanto retta dalla necessit interiore della sua
natura. Questo si rivela soprattutto nella vigorosa parte
cipazione del pensiero a tutte le attivit moderne. Qui
esso pi che mai lanima e la guida di ogni forma
della cultura. Tutte le vie e le mete vengono in preceden
za esaminate, le possibilit ponderate, la vita reale quasi
anticipata nei disegni preconcetti. Cos il nucleo della
vita moderna costituito da forze ed attivit di pensiero,
idee, principi, tutta lesistenza da essi penetrata, dap
pertutto noi vediamo teorie introdurre le attivit prati
che, potenziarne l energia, infondervi la vita: pi che
mai la vita umana aspira a trasformarsi in un regno del
pensiero.
N un cambiamento minore suscita il movimento op
posto, quello che aspira a porre di fronte alluomo un

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

395

mondo indipendente ed anzi a subordinare a questo


mondo luomo. Tutto ci di cui la rappresentazione e
il desiderio umano avevano arricchito le cose circostanti
viene ora sentito come una falsificazione della loro vera
natura ed energicamente respinto: solo dopo questa pre
cisa enucleazione della realt la natura diventa un si
stema fermamente concatenato e lo stesso essere umano
appare come subordinato, anzi appartenente a questa
concatenazione; questa penetra sempre pi dallesterno
verso linterno, lanima sembra attingere tutto il suo
contenuto dalle cose, la sua felicit dipendere dal suo
rapporto con lambiente. Tali sforzi dischiudono allo
spirito un campo infinito di realt concrete, oggetto
dunoperosit instancabile: allora esso crede daver per
la prima volta raggiunto un fondamento sicuro della vi
ta e dellattivit sua, desser passato dallillusione men
dace alla pienezza della verit, dalla presunzione cieca
in se stesso alla conoscenza dei suoi limiti. Per questa
via si svolge una cultura pratica e tecnica che poco per
volta conquista una piena indipendenza ed anzi sarroga
un valore esclusivo, pretendendo di soddisfare pienamen
te anche i bisogni ideali delluomo, certo non senza mo
dificarne profondamente laspetto tradizionale. Cos si
contrappongono nellet moderna due indirizzi della vita,
due realt profondamente diverse nel contenuto e nelle
tendenze e la lotta fra di esse, ora .dissimulata, ora aperta, non ha tregua. Solo un pensiero superficiale ed
uno spirito debole potrebbero credere in una facile e
pronta conciliazione di un cos aspro contrasto: in tutti
i punti culminanti della vita moderna ferve lo sforzo
verso una risoluzione vera di questa contraddizione, riso
luzione che non possibile senza una trasformazione
profonda nel nostro concetto complessivo della realt; e
che tuttavia questi sforzi non abbiano condotto ancora,
non che ad una conclusione definita, ad una posizione

396

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

sicura, lo riconoscer chiunque abbia vissuto nellanima


propria le lotte e le incertezze del momento presente.
Questultima contraddizione, insieme coi tentativi, sem
pre rinnovellati, di superarla, conferisce allet moderna
il suo carattere instabile e la sua agitazione tempestosa;
non solo essa contiene, nei particolari, problemi su pro
blemi, ma essa stessa nella totalit dellessere suo un
problema; essa deve lottare ad ogni passo per conquista
re sempre di nuovo a se stessa il suo medesimo essere
ed il suo significato. Tutto ci rende la vita delluomo
moderno incomparabilmente pi incompiuta, incerta ed
agitata che non quella delle et passate: ond ben na
turale che in mezzo a questi commovimenti sorga una
spirazione verso la pace e la sicurezza completa delle et
passate e che i fautori dellantico facciano colpa di que
sta inquietudine alla modernit e ne tolgano pretesto
per rinnegarla totalmente.
Ma tale ragionamento, per quanto facile a compren
dersi, non ha fondamento. Quellagitazione ha messo in
luce tanti nuovi e sconfinati orizzonti nella realt delle
cose, che ha trasformato fin nelle sue viscere l indirizzo
complessivo della vita; lingenuo stato iniziale stato
compreso come tale e perci superato. Non possibile
accogliere ed utilizzare, come tutti facciamo senza di
stinzione di partito, i risultati ricchissimi della nuova
vita, senza riconoscere anche il valore della sua volont
e delle sue aspirazioni interiori. Di pi le complicazioni
violente in mezzo a cui ci troviamo non sono il prodotto
dellarbitrio e del capriccio umano, ma sono il naturale
effetto dello svolgimento universale della vita dello spi
rito. E se la vita diventata pi incompiuta, pi in
quieta, pi tormentata, essa diventata anche pi libera,
pi ampia e pi grande; nel suo coraggioso riconoscimen
to dei problemi essa contiene pi verit che non il mon
do antico, che si credeva giunto al termine quando non

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

397

era giunto, che chiudeva luomo in una breve cerchia


e la cui pace derivava non dalla soluzione, ma dal disco
noscimento delle contraddizioni della nostra esistenza.
Noi vogliamo quindi salutare l et moderna, nono
stante limperfezione sua e le contraddizioni, anzi gli er
rori suoi, come una forma superiore della vita e in tal
senso seguire i suoi sforzi attraverso i diversi gradi, non
per inchinarci servilmente ad ogni modernismo , ma
per penetrare con amore fino a quel contenuto di verit
che traluce anche attraverso i traviamenti umani.

La costituzione del nuovo mondo

Il

r in a s c im e n t o

1 - Carattere fondamentale del Rinascimento


Dopo gli splendidi risultati delle moderne ricerche,
non v pi alcun dubbio che il Rinascimento non fu per
nulla un puro ravvivamento dellantichit, ma costitu
innanzi tutto l inizio duna vita nuova. nellItalia che
per virt di speciali circostanze questa vita venne alla
luce: onde sono in essa intimamente intrecciati con i
suoi caratteri generali i tratti particolari del carattere
italiano. Ma lo spirito nuovo non avrebbe potuto sen
tirsi cos vicino allantichit classica ed immedesimarsi
cos intimamente con essa nelle sue creazioni, se non vi
fosse stata in pi punti essenziali unaffinit che potes
se riattaccarlo direttamente, attraverso il medioevo, al
mondo antico. Questi tratti generali comuni saranno il
primo oggetto delle nostre considerazioni.
Il Rinascimento segue lantichit nel valore che esso
attribuisce al mondo ed allattivit diretta verso il mon
do. Il Cristianesimo antico era riuscito ad una negazio
ne ascetica del mondo per un remoto al di l; il nuovo
spirito nel suo ardor giovanile si sente sempre pi irre
sistibilmente attratto verso il mondo e finisce per porre
in esso il centro della propria vita: lidea dellal di l

400

LA VISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

impallidisce e svanisce sempre pi. La religione non


attaccata e reietta, ma spogliata di quella rigida e ierati
ca solennit con cui essa reggeva lumanit medievale:
essa viene avvicinata al mondo immediato dellintuizione
e della sensazione, le sue forme assumono un aspetto
pi umano e discendono benigne in mezzo alla nostra
vita quotidiana. Questo umanizzamento del divino nel
lo stesso tempo una sublimazione dellumano: labisso
tra i due mondi si va dileguando; la nostra esistenza
diventa, invece che il contrapposto, lespressione ed il ri
flesso del divino. larte specialmente che illumina di
questa nuova luce il mondo e lo trasfigura in una patria
dello spirito. Pur elevando lesistenza terrena, essa lascia
sussistere lal di l, che riveste delle forme pi amabili
ed umane: un cos lieto senso di vita stringe i due mon
di, che lintima contraddizione non neppure avvertita.
Cos , per esempio, che nella Cappella medicea vedia
mo fianco a fianco l idealizzazione artistica della vita ter
rena e la rappresentazione vivente dun radioso mondo
ultraterreno. Questa disposizione degli spiriti non avver
te la contraddizione fra lentusiasmo per lantico e la
piet cristiana; lAccademia platonica, la pi alta crea
zione filosofica del Rinascimento, pu credere di poter
conciliare in una perfetta armonia lantichit ed il Cri
stianesimo.
Ma la trasformazione, per quanto spesso inavvertita
dalla coscienza, viva e profonda. La nuova visione del
mondo si restringe in se stessa e si armonizza: la natu
ra e lo spirito, queste forze da lungo inimiche, tendono
di nuovo l uno verso laltro: alla natura di nuovo ri
conosciuta quella vita e quellanimazione interiore, per
cui lantichit aveva combattuto fino allultimo istante.
Ancora pi importante per la condotta la formazione
dun ambiente intellettuale profano accanto alla Chiesa,
duna nuova comunit spirituale che collega i suoi adepti

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

401

nellunit di interessi e di fini particolari, in Italia pri


ma, poi in tutta lEuropa occidentale.
Un altro aspetto del ritorno allantichit sta nel culto
della forma. Il Cristianesimo antico, urtato dalla raffi
nata vacuit della forma nella tarda antichit ed intento
solo a salvare lo spirito immortale, aveva raccolto ogni
sua cura al contenuto interiore e considerato la forma
come qualche cosa di indifferente, anzi di pericoloso. Gi
in questo sovrastava il pericolo della barbarie, cresciuto
poi collabbassarsi della cultura classica: nel medioevo so
vente la materialit rude minaccia di soffocare lo spirito
stesso. Ora invece viene alla superficie lopposta tenden
za: la forma riacquista lantica posizione: risorge un bi
sogno giovanile di dominare la materialit rude e cao
tica, di distinguerla, di chiarirla, di modellarla vigorosa
mente e di ricomporre poi gli elementi cos formati e
distinti in una forma armoniosa. Questa opera appare
allora come la sola via di assorgere dalla rude materia
al mondo dello spirito, di sottomettere il mondo alluo
mo: essa rispande su tutta la vita un alto senso di gioia.
Lideale duna cultura intesa in questo senso diventa
lideale supremo ed universale della vita e di qui si per
petua per tutta let moderna in tutte le ramificazioni
della vita.
Ma tutti questi ravvicinamenti dellantichit col Rina
scimento non tolgono una differenza essenziale. Ci che
nellantichit era per lindividuo come un dono gratuito
e pacifico dellambiente deve invece qui venir conqui
stato con il lavoro personale in unaudace lotta contro
le tradizioni immediate. Tutto il processo assume per
tanto qui un carattere pi cosciente ed aggressivo: il
passaggio attraverso la negazione rincrudisce lafferma
zione, il ritorno al mondo ed alla forma presenta la di
sposizione dun ritorno da un lungo sogno alla verit
inalienabile, la gioia della guarigione da una grave ma

402

LA V ISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

lattia. Gi in questo si rivela quel vigoroso svolgimento


della subiettivit, che costituisce il carattere pi impor
tante del Rinascimento : noi vediamo il soggetto staccarsi
arditamente dallambiente ed opporsi ad esso pi decisa
mente, facendo contro di esso appello solo alle proprie
forze. Qui anzi esso diventa il vero centro della vita,
facendo di s la misura di ogni grandezza e trasforman
do dal suo punto di vista ogni valore tradizionale.
Non cosa facile rendere conto del come l uomo mo
derno ha trovato nel processo del Rinascimento il suo
particolare carattere. In esso agiscono simultaneamente
fattori storici dindole generale ed i tratti speciali del ca
rattere mobile e geniale del popolo italiano. Anzitutto
non era stata in Italia lantica cultura cos sovvertita da
non poter essere con qualche sforzo presto restituita.
Per contro non aveva qui il medioevo impresso la sua
orma cos fortemente e profondamente come nel set
tentrione. Saggiungano le particolari condizioni politi
che, in s infelicissime, lo sminuzzamento degli stati,
il sovvertimento e la distruzione dei poteri legittimi; in
queste condizioni lindividuo doveva sentirsi richiamato
alla propria volont ed alla propria forza. infatti per
primo in Italia che noi vediamo gli individui caratteriz
zati non tanto dalla loro appartenenza ad una classe o
ad una corporazione, quanto dalla loro individualit pro
pria, superiore ad ogni vincolo esterno: l uomo non qui
segnato di un marchio tipico, come un semplice esem
plare della classe sociale cui appartiene, ma pu muo
versi liberamente ed imprimere al proprio agire il se
gno della propria individualit. Cos si svolgono le per
sonalit con maggior energia e con maggior rilievo: con
quanto maggiore vitalit e con quanto pi recisi tratti
non si levano dinanzi a noi le figure del Rinascimento
incipiente di fronte a quelle del medioevo con le loro
mille dipendenze e la loro uniformit!

LA V ISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

403

Ma lenergia rinnovatrice del soggetto moderno ed il


processo trionfale della sua liberazione in tutti i paesi
civili non sono intelligibili senza fare ricorso ai grandi
movimenti del momento storico. La interiorit pura non
era un regno ignoto che attendesse la scoperta: gi lan
tichit morente era penetrata fino ad essa tra lotte do
lorose ed il medioevo laveva fedelmente conservata co
me una corrente secondaria e nascosta in nessuna par
te meglio che nelle opere della mistica. Ma ora essa si
sente abbastanza forte per gettare anche questo travesti
mento e penetrare il mondo intiero: ora lindividuo ha
in s la promessa dun mondo infinito e linfinito este
riore deve servire allo svolgimento di questo infinito
interiore. Cos linteriorizzazione della vita, questo lasci
to dun mondo morituro, diviene adesso il germe dun
grande avvenire a cui si aprono orizzonti e compiti scon
finati.
Lindipendenza pi grande del soggetto moderno ap
pare soprattutto nella sua pi recisa contrapposizione
al mondo, nella determinazione pi precisa di ci che
appartiene alluno od allaltro campo. Lo svolgimento del
soggetto si traduce cos sotto due aspetti: alla maggiore
interiorit dello spirito corrisponde una obiettivit pi
ricca e pi vigorosa delle cose e la reciproca azione di
queste e di quello crea una vita incomparabilmente pi
intensa, pi agitata e pi varia. Nel medioevo i due
aspetti della coscienza - la riflessione obiettiva sulle cose
e la riflessione subiettiva sullio stavano come avvolti
da un medesimo velo in uno stato di sogno o di dor
miveglia. Questo velo era intessuto di fede, dingenuit
puerile e di illusioni fantastiche; veduti attraverso esso,
il mondo e la storia si rivestivano di strani colori e luo
mo riconosceva se stesso solo come razza, popolo, parti
to, corporazione, famiglia, insomma sempre sotto una
generalit qualsiasi. in Italia che vediamo per prima

404

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

dissiparsi questo velo: ivi vediamo risvegliarsi una con


cezione ed una trattazione obiettiva dello stato e di tutti
i rapporti terreni in genere e nello stesso tempo sorgere
a fianco nella sua piena potenza la riflessione subiettiva:
luomo diventa un soggetto spirituale e come tale si ri
conosce. (Burckhardt.)
Tale separazione recisa delluomo dallambiente causa
un movimento pi ardito e pi libero di tutte le ener
gie spirituali. La riflessione precorre aprendo la via, sot
toponendo ogni cosa ai suoi giudizi ed ai suoi calcoli,
illudendosi pure di poter costruire la realt dal suo pun
to di vista come, per esempio, nelle sue costruzioni
duna costituzione sociale ideale; aiutata e sorretta in que
sta opera fiduciosa dalla fantasia, da una fantasia alta
e possente, che osa le sintesi pi ardite e nella molte
plicit dispersa dei fenomeni divina gli ordini nuovi.
D ora innanzi le cose debbono subire la legge delluo
mo, soggiacere alla sua critica ed alla sua violenza, ser
vire alle sue volont ed al suo piacere. Anche il senti
mento con le sue aspirazioni verso la felicit si rivela
profondamente diverso dallo spirito medievale: esso non
si consola pi con la fede e la speranza in un al di l,
ma esige una soddisfazione immediata e ricerca con pas
sione ardente una beatitudine perfetta.
Tutto questo potenziamento della vita interiore non
toglie tuttavia che la mente umana si rivolga con assidua
cura alla realt; che anzi solo nel contatto con essa si
svolgono le sue energie e da essa attinge la vita il suo
contenuto. Unattiva corrente si preoccupa di purificare
le cose dalle nebbie dei preconcetti tradizionali e di af
ferrarle nella verit della loro natura: sulla base di que
sta fredda e precisa concezione della realt lo spirito
erige poi il sistema delle sue attivit. Dappertutto quin
di si lavora a scoprire le cose nel loro essere vero, a fis
sarne i contorni precisi, a tracciarne limmagine limpida.

LA VISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

405

Con ci il mondo acquista in consistenza ed obiettivit:


ora per la prima volta si pu parlare duna coscienza
obiettiva del mondo. N per questo il soggetto viene
offuscato o depresso: che anzi l attivit sua lofficina,
dove quellobiettivit creata.
Cos si richiamano lun laltro il soggetto e l oggetto
completandosi a vicenda. Ben restano essi i due poli op
posti tra cui facilmente pu sorgere una tensione ostile:
la vita raggiunge il suo apice l dove l uno e laltro si
accordano armoniosamente nellunit dun lavoro fecon
do. Ora questo accade appunto nellarte: nella crea
zione soprattutto, ma anche nellintuizione estetica. Poi
ch come in questo campo ogni movimento spirituale
cerca dincorporarsi, cos lo spirito pu appropriarsi la
realt esterna solo animandola: cos la vita raggiunge
nella bellezza la sua unit e la sua perfezione. Lunione
della forza e della bellezza o meglio la bellezza fiorente
di vita diventa lideale supremo e dominatore.
In questo ravvivamento del senso della bellezza non
possibile tuttavia non riconoscere una differenza pro
fonda dallantichit. Ora la bellezza non pi solo og
getto di quella serena intuizione che quasi un oblio di
s nelloggetto: lio troppo vivamente eccitato per non
ritornare sempre di nuovo in se stesso e cercare una
fonte di godimento nellelevazione del proprio tono vi
tale. Ed ancora nellantichit almeno presso i suoi mas
simi pensatori ~ il bello appariva cos strettamente con
nesso col bene, da poter confondersi con esso in un uni
co concetto (xaXv xya&v). E in caso di scissione la bi
lancia pendeva in favore del bene. Nel Rinascimento
invece si fa sempre pi rilassato il rapporto con la mo
rale, il bello si contrappone, come indipendente, di fron
te al bene; cos sorge una speciale concezione estetica
della vita, un indirizzo estetico della condotta. Non
che con ci larte diventi immorale: ma, per quanto ha

406

LA V ISIONE DELLA VITA N EI GRANDI PENSATORI

bisogno duna morale, la deriva dal proprio seno e la


misura dalle proprie esigere. Il bello deriva qui il suo
valore essenziale dal suo servire alla vita, allo svolgi
mento della potenza spirituale. La bella forma serve a
mettere alla luce, a convertire in attivit e godimento
tutto ci che luomo porta in se stesso: tutta linteriorit
che nel corso della storia si era venuta svolgendo vie
ne posseduta e goduta solo attraverso la rappresenta
zione artistica. Ci che d allarte del Rinascimento, alla
pittura soprattutto, il suo valore e la sua influenza du
ratura, che in essa l uomo moderno cerca e ritrova se
stesso : limmagine non qui la riproduzione di qualche
cosa di definitivo, ma essa medesima qualche cosa che
sospinge in alto la vita. Cos pu dallarte procedere un
nuovo ideale della vita, lideale delluomo universale, in
cui tutte le manifestazioni umane si accordano in una
vita piena di armonia.
Ma a tale altezza la creazione non pu uscire da una
ristretta cerchia senza che vada perduto lequilibrio fra
il soggettivo e loggettivo, fra la disposizione e lazione,
senza che un elemento opprima laltro e cerchi di sopraf
farlo. Onde da una parte la tendenza al piacere subiet
tivo, allo sfarzo, allo splendore: una vita di lusso e di
godimenti nobilitata e moderata dal gusto artisticamente
raffinato, ma spoglia di ogni finalit superiore. Dallal
tra il distacco della creazione esteriore dallinteriorit,
la tendenza a far servire lambiente alluomo, un movi
mento utilitario e calcolatore; onde un ricco svolgimento
della tecnica, la creazione di grandi organismi meccani
ci, utile strumento nella mano di grandi individualit,
ma anche una perfetta indifferenza di fronte ai fini ul
timi ed allo stato interiore delluomo. Cos avviene che
lindirizzo fondamentale si scinde in se stesso ed ab
braccia correnti diverse sovrapposte: ma in ultimo si
riassume in un grande movimento complessivo che com

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

407

prende i contrapposti, si estende a tutti i campi e dap


pertutto tende verso la grandezza, la forza, lo splendo
re, spesso non senza un carattere demoniaco e sinistro.
Grandi mutamenti avvengono poi nel rapporto con il
mondo e la natura. Il Rinascimento l'et dei viaggi
e delle scoperte: esso vuole attrarre nel proprio orizzon
te tutte le realt in qualche modo accessibili e collegar
le con la propria vita. Luomo prende possesso di tutta
la terra, la contempla col suo freddo sguardo e non
trova pi in essa nulla di enorme e di pauroso; Colom
bo osa la superba parola: La terra piccola. Anche
la ricchezza delle sue forme deve servire al piacere, si
fondano giardini botanici e serragli zoologici: a tutte
si volge lintuizione, per tutto si desta linteresse.
Luomo del Rinascimento non vuole tuttavia sol con
templare la natura, ma vuole dominarla. Ma qui egli
ancora costretto in brevi limiti e quando il suo desiderio
ardente si spinge oltre, cade in gravissimi errori. Certo
abbiamo gi pregevoli inizi della ricerca scientifica e in
questo l Italia sta, verso la fine del XV secolo, alla testa
dellEuropa; anche il senso delle invenzioni tecniche si
ridestato. Ma nel complesso la conoscenza della natura
ancora tutta speculativa e subiettiva, mancano al la
voro punti dappoggio sicuri. La natura generalmente
considerata come animata, mentre ancora manca il con
cetto della sua regolarit ed il meraviglioso non desta
alcuna repugnanza. Quando perci lardente impulso vi
tale anela ad un dominio assoluto sul mondo esterno,
la sbrigliata fantasia travia facilmente lo spirito e lo at
tira nel tenebroso regno delle arti magiche. Cos che
la magia e la superstizione fioriscono pi ancora che nel
medioevo: si tenta di sorprendere con le arti segrete la
natura ancor chiusa alla scienza e di costringerla al ser
vizio delluomo. Il tratto pi funesto di questo quadro
la credenza nelle streghe che, come una sanguinaria

408

LA VISIONE DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

demenza, ha infierito assai pi nelle regioni nordiche


che non in Italia. Ma anche la dedizione completa dello
spirito alla superstizione ed alla magia uno dei tratti
caratteristici del Rinascimento.
Esso invece pi fortunato nello svolgimento dunintuizione estetica della natura e nella creazione dun rap
porto spirituale con la stessa. Questo vuol dire un ar
ricchimento considerevole della vita. Luomo del me
dioevo era troppo immedesimato con lambiente sensi
bile, troppo legato nel suo sentimento per poter ele
varsi al disopra di qualche impressione singola; luomo
della tarda antichit era pi famigliare con la natura, ma
la considerava pi come un ambiente comodo e confor
tevole che come uno strumento di elevazione interiore.
Una importanza molto maggiore essa acquista agli oc
chi del Rinascimento: qui sorgono il gusto del paesag
gio, il bisogno della riproduzione, la tendenza plastica
nel sentimento della natura. La realt naturale circostante
si compendia in una totalit estetica, acquista unanima
ed agisce sullo spirito come una forza liberatrice, come
una sorgente di pace e di nobilt interiore.
Alla scoperta del mondo corrisponde la scoperta del
luomo. Srge anzitutto nellindividuo unaspirazione ar
dente ad esplicare tutte le sue forze in tutte le direzio
ni: ed in ogni sua esplicazione egli vuole emergere, bril
lare, mostrare la sua abilit di virtuoso. Su questo ter
reno sorge la figura delluomo privato che non soccupa
delle cose pubbliche, che si costituisce da s una sfera
propria della vita. E col pi intenso svolgimento si con
nette strettamente una pi chiara conoscenza del carat
tere individuale. Luomo osserva pi attentamente s ed
altri e si compiace di tracciare il veduto in poche linee
chiare e vigorose; si ama ricercare i tratti caratteristici di
persone, di condizioni, di rapporti; n si oblia per le
sterno linterno, ch anzi larte del ritratto interiore rag

LA V ISIO N E DELLA VITA N E I GRANDI PENSATORI

409

giunge una perfezione meravigliosa. Cos luomo diventa


oggetto alluomo; egli si propone di penetrare con chia
ra e fredda riflessione, astrattamente da ogni considera
zione morale, la propria natura e di misurarne le forze.
Questa autoconoscenza rende la vita pi conscia di s e
pi vigorosa, essa ne fa veramente la propria vita e lo
pera propria.
Anche la vita sociale si trasforma. In tutto si mira alla
grazia, alla bellezza, alla comodit, dappertutto l esi
stenza si raffina artisticamente. I costumi si ingentilisco
no, si sentono e si apprezzano le bellezze e le finezze
del linguaggio, le relazioni sociali si nobilitano, le feste
associano larte alla vita, dappertutto si esige il connubio
della forza e della grazia. Cos ha origine una societ
raffinata e colta, in cui lindividuo si muove liberamente
ed ha valore in quanto la sua presenza serve di piacevo
le trattenimento. Le distinzioni della nascita impallidisco
no, le classi diverse si livellano ed anche la donna vi
partecipa; tanto pi invece la classe colta si chiude con
tro il resto degli uomini e cos ha origine una nuova
separazione dellumanit.
Completamente mutata anche lidea dello stato: sor
ge lo stato moderno con le sue finalit terrene e la sua
pretesa di dominare tutti i rapporti sociali. La vita po
litica trasportata del tutto sul terreno dellesperienza
e spogliata di tutti quei rapporti invisibili di cui il me
dioevo la circondava; ora