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LE S T O R I E

DI ARRIANO
SU LA SPEDIZIONE

DI A L E S S A N D R O
TRA D O T TE I N IT A L IA N O

fatt

MARCO MASTRQFINI
EDIZIONE ORIGINALE

SPETTANTE ALLA COLLANA


cfblicai im eftotn
PA yiNCENZO POGGIOLI

m o f o t p ita

4820*

A SUA EMINENZA REVERENDISSIMI I L C A R D IN A L E

V e sc o v o

di

O s t ia

Ve z z e t r i

D ecano

d ei

S a c r o Co l l e g io
di

V i c e Ca n c e i u e r o

S . Ch i e s a

ECC. ECC.

Presento all9 Eminenza Vostra nell9idioma d9Italia la storia di un raro Conquistatore, e questa delineata da un Greco Filosofo. Alessandro di

Macedonia e il primo, Arriano di Nicomedia e Valtro. Non e questa un tessuto di sante gesta, qual pi converrebbesi a Voi tra la porpora sacra : ma Voi fra tanta dignit sapete nommeno con guardo estimatore misurare gli Alessandri che trionfano, e rag giungere il savio che ne filosofa. Sebbene, il Personaggio qui de scritto non e poi tutto fuori di linea per giungere a Voi. Dio dimesticava per esso V Asia all9Europa, e ne accomunava quasi i linguaggi , perche fa tto in fine di quelle un regno sotto de9Cesari, i Santi Libri grecamente tradotti o scritti fossero bentosto ca piti dovunque ; e perche piegatasi Ro ma agli Evangelii, tutte, quasi con una mossa, le genti vi si piegasse-

70. Cos Dio mirava in Alessandro all9Edifizio Santo, nel quale s bene Voi risplendete. Jl gusto che Voi avete squisito per le lettere amene, se risentesi al volgare che io Vi reco j dovr cono scere che io vi sono raccomandato ; giacche non meno delle arti belle,,Voi ne pregiate V industre cultore. Dell9Eminenza V. Rina
Soma j . Lugl io j8 n o .

m ilissim o, D evtissim o, O U ligatiisim # Serv

ffiaaico TTaaiU

IL TRADUTTORE

SU DI A R R I A N O

F u costui di Nicomedia, capitale delia Bitinia nell Asia Minore. Ebbe parenti illu stri , agio , propensione, e talenti per le let tere, come per gli onori. Ascolt E pittto, filosofo Stoico, e ne divenne filosofo anch* egli ; e scrisse pi opere di filosofica indole, perite in gran p a r te , sopra vvanzandoci quattro dei dodici lib ri del Commentario alle dispute del raro Maestro. Am nel tempo stesso le me morie de' fatti a n tic h i, e la eleganza, che tanto piace, del dire ; e ne fu chiaro ugual mente . Compose di storico argomento sette li b ri su la Spedizione di Alessandro, ed uno su le cose dell In d ia, Solito congiungersi, come ottavo, a que sette per la convenienza delle m aterie. Ora tali s c r itti,e tanto puri sul fi losofo , e sul Conquistatore lo pareggiarono all altro Greco purissimo, famoso per le ope re intorno ai due C iri, come per quella su i D etti memorabili di Socrate : talch Arriano fu riguardato, e riguardasi, come un secondo

Senofonte. A lai si attribuirono un tempo i due peripli, o descrizioni geografiche, 1*una sul mar Rosso, e l'a ltr a sul mar Nero: ma ora son tenute pi fresche di origine. A rriano, gi illustre io p atria, venne in Rom a, e vi fior ne tempi di Adriano, di An tonino edi Marc A urelio, pregiatone per la erudizione su a , ed onoratone perfino col con solato . E vi chi crede essere lui stato quel lo che negli ultimi anni di Adriano, respinse gli A lani, reggendo la Cappadocia. E ci quanto sappiam dire sull* A utore. Ora dicia mo su le TRADUZIONI DELLE STORIE DI ARRIANO Paolo Vergerio, dotto ed eloquente uomo dell et sua, ci di latine le storie di A rria no : ma perciocch egli le traslatava per co modit di Sigismondo imperadore, non molto esercitato in questo idioma, diede una ver sione men purgata e bella per occhi e ru d iti. Ond che Alfmiso re di Aragona, ricco di ogni sapere, volle che altra se ne formasse degna del Grande Alessandro; e la cura se la ebbe Bartolommeo Facio, Genovese illustre, molto pregiato presso quel m onarca. Egli

era ben tale da pareggiarsi alla impresa , e con lo studio di tre anni compi sul greco originale una nuova traduzione latina elegan tissima , emendati gli abbagli occorsi in quel la del Vergerlo : ma non fu pubblicata se non dopo la morte di Esso, e di Alfonso ; come s* intende da preliminari di quella. La edi zione fattane in Pesaro presenta Tanno t 5o 8 . Bonaventura Vulcanio Brugese vide che poteasi ancora migliorare la impresa, e la mi glior. Veramente Bartolommeo Facio ora ag giunge , ora toglie, ora estenua, ora avviva y ed ora ( e forse fu colpa degli esemplari su* quali studiava) traduce con senso, che il sen so non di A rriano. L'opera del Vulcanio si ha! per le stampe di Errico Stefano sotto Tan no 157S senza data di luogo. Niccola Blancard v1 aggiunse le sue cure e la riprodusse T anno 1668 in Amsterdam, con otto libri di osservazioni. Anche T Italia ebbe le storie di Arriano sei? idioma suo per opera di Pietro Lauro Modanese; pubblicate fin dall anno i 544 *a Venezia pel Tramezzini, e poscia altrove . E ben da pregiar quel lavoro, ma scade in questo, che sebben dicasi originato dal Cre-

c o , nel titolo stesso, fu nondimeno eseguito quasi tu tto , su la versione di Facto, e senza riscontro alcuno col testo, come intendesi, fat t i i paragoni debiti, dandone fin 1 * indizio le postille marginali: tanto che alle variet di Facio sono aggiunte pur le altre che importa lo stesso latino, quando non sia raffrontato coll* originale. O r ci ha fatto che nell* ordi nare la mia versione io abbia tenuto conto del Vulcanio, e talvolta di Facio, ma non mai di Pier L auro. Io scrivea questa nell* anno *8 i 3 , quando era dell'E uropa, ciocch del1*Asia ne' giorni di Alessandro. Ond* che ta l volta moveasi a scintillarvi per entro p u r 1 *ani mo mio, che io richiamava alla calma, che Dio mi concedeva larghissima, e rarissima in tanta procella. .

1* LE STORIE

DI

A R R I A NO

SU LA SPEDIZIONE D I ALESSANDRO

LIBRO

PRIMO

PROEMIO (Q u a n te cose ci han dette conformi intorno Alessandro di Filippo i due, Tolommeo fi glinolo di Lago, ed Anstobolo figliuolo di Aristobolo, tante io ne ridir come in tutto verissime : ma quan te non tono conformi, le sceglier io queste, secondo che mi parran pi credibili, e pi degne insieme di ricordanza. Si scrisse, vero, altrimente da altri di Alessandro; anzi ninn v sul quale o da pi si scrivesse, o con pi discordanza: nondimeno su tale argomento a me parvero pi credibili quedne; Aristobolo perch avea con Alessandro militato, e Tolomraeo perch oltre lavervi militato, fu monarca ancora , e turpissima stata gli sarebbe la menzogne (1) : molto pi che ambedue ne scrissero dopo morto Alessandro, quando s la necessit mancava che il premio per dirne alcuna cosa altrimente che fosse ope rata. Per altro ho riferite cose eziandio scritte da altri perch sembratemi proprie da riferirsi, n ri provabili in tutto, come affermate solamente (2) sa di Alessandro. Che e alcuno i meravigli che in mezX
(1) I-a veracit fn reputata Jtm pre ano de p i i bei pregi dei padri "dei po poli fino ad essere divenuta proverbiale la form oli parola da re per indicare la im m ancabilit consueta di questa. K so tale riflesso appunto scrive A m a no , che sarebbe stata per Tolom m eo obbrobriosissima la m enzogna. (a) C ioi senza le a o to riti che le giustificassero.

a L I B R O zo a tanti scrittori di Alessandro cadesse pur a me nel pensiero di scriverne; costui legga, quante sono, le storce che altri cen diedero, e poi venendo alla mia si meravigli. 2 Narrasi che Filippo morisse trovandosi Pitodimo (l) arconte di Atene, e che Alessandro figliuolo suo, grande allor di venti anni, ereditatone il regno pas sasse nel Peloponneso, ove raccolti a consiglio quanti v erano (2) Greci popoli, chiese da loro il comando come dato al padre lo aveano su la spedizione contro de Persiani, e che chiestolo se lo ebbe da tutti, tol tine i Lacedemoni i quali rispondevano portare le patrie consuetudini eh eglino soprastassero non che seguitassero gli altri. Narrasi ancora che Atene fa ceva intanto delle innovazioni; ma che sopraffatti que* cittadini al giungere primo di Alessandro, cederono lui tanto, onde sublimarlo, quanto ceduto non avea no ai padre: e che di quivi si ridusse in Macedonia per apparecchiarvi la impresa contro dell Asia; e per iscorrere a primavera di su la Tracia infino ai Triballi e agl Illirici i quali udiva che sommoveansi, n pareagli bene lasciarli cos non domi del tutto; es sendo questi confinanti, e lui sul moversi per ispedieione tanto lontana dalla patria. 3 Partito dunque da Amfipoli si gitt su la Tracia appunto nella banda ove sono i Traci detti Autono mi (3) a sinistra della quale sorge la citt di Filip p i, e il monte Orbelo. Passato il fiume Neo giunse, dicono, il decimo giorno al monte Emo. Or qui lun go lo stretto della via per onde salesi al monte gli furono incontro dalle alture di esso molti mercadanti e gli Autonomi colle armi per impedire all esercito di farsi pi avanti pe luoghi pe quali era il transi to. Radunati de carri, li teneano, postisegli avanti, come trincea per combattervi se mai fosser pressati; e macchinavano insieme di precipitarli dalle balze pi ecosoese del monte addosso la falange deMacedoni se
/1) Cicerone chiama qnesto P itarato . (1) Cio nel Peloponneso. <}) Indipendenti, ch e davano legge a se stessi, non la riccveano.

P R I M O 3 lo ascendevano. Imperocch faceanopnsesochequan-i to pi li carri che dirupavano verrebbono a meschiarei nel folto della falange, tanto pi la disfarebbero colla violenza della caduta . Per 1 opposito Alessan dro divisava come avanzarla sicurissima sul monte. Veduto per che non v era altro passo, deliberato di cimentarvela, intima ai soldati di questa che pre cipitando dall 9 alto i carri si disgiungano e lascino che trascorrano infra loro se la capacit della via lo concede : e se no, si chinino e pieghino a terra, unen do cautissimamente l uno allaltro lo scudo, onde i carri spinti in lor' danno, vi passino sopra saltando per l impeto, e senza offenderli. cos fu come avea concepito, ed ordinato it monarca : imperocch qu la falange si divise, e l picciolo fu il danno, roto latisi i carri su gli scudi, tanto che niuno soccom bette per essi. Inanimiti i Macedoni per essere illesi dai carri coi pi ch altro temeano, montarono, vo ciferando, incontro al nemico. Era a destra il passo pi facile; ed Alessandro fe precedervi al resto della falange gli arcieri con ordine di saettare i Traci do vunque si presentavano : intanto preso egli stesso il comando menava alla sinistra i soldati muniti di scu do, e gli Agriani. Ripressero gli arcieri codardii Traci i quali si spingevano innanzi; e la falange ve nuta alle mani cacci non difficilmente di posto uo mini nudi, e barbari malearmati: tanto che non aspettarono Alessandro che sopravveniva dalla sinistra, ma gettando le arme fuggirono, come poterono; su pe monti. Perirono di essi mille cinquecento, ma po chi per la velocit e perizia loro de luoghi caddero vivi nelle mani. Furono per prese quante donne li seguitavano, e li fanciulli e tutta la preda : ed Ales sandro mand poscia la preda addietro in citt ma rittime, datala in custodia a Filota e Lisania . 4 Intanto Alessandro stesso avanzandosi fin per la cima dell'Emo verso i Triballi giunge al fiume Ligino, lontano se vengasi per la via di quel monte tre marce dal Danubio . Sirmo il re de T riballi, udito da gran tempo il venir di Alessandro , ave-

4 L I B R O ane spedito le mogli e i figli verso il Danubio con ordine che passassero per esso ad una delle isolette del fiume Peuca nominata, nella quale appunto pel venire di Alessandro eransi di gi riparati anche i Traci confinanti dei Triballi. Finalmente Sirmo, esso re stesso, co suoi vi si ritir. Se non che gran quan tit di Triballi fuggissene poi di su pel fiume ad al tra delle isole sue, evacuata da Alessandro il gior no avanti : ma non s tosto ei seppe che approdati vi erano, retrocedendo, and su loro, e trovali gi ne gli alloggiamenti : e cos trovati si ordinarono per combattere nella selva presso del fiume. Allora Ales sandro stringe e schiera ed avanza la falange, facen do precorrere sagittarj e frombolieri i quali tempe stassero con- le fonde e con gli archi i barbari per chiamarli, se poteasi in qualche maniera, all aper-' to. Come furono questi sotto il tiro desagittarj, fe ritine, corsero per farsi tosto alle mani con essi pri vi di altrarmi. Ridottili cos fuori del bosco, Ales sandro comanda a Pilota che prenda la cavalleria della Macedonia superiore e gl investa a destra don de erano proceduti pi innanzi nella incursione, e fa che Eraclide e Sopoli spronino la cavalleria di Bottiea e di Amfipoli su la sinistra. Egli poi schierato il resto della cavalleria dinanzi delia falange marcia con essi contra del centro. Finch si lanciarono quin ci e quindi dei dardi non ebbero i Triballi la peg gio: ma non s tosto ristretta di gagliardamente 6n loro la falange e di qua e di l piombando le caval lerie li pressarono non pi colle frecce ma coi caval li; allora s ricorsero per la selva al fiume. Ne pe rirono in quella fuga tremila, ma pochi sen presero vivi perch la selva innanzi del fiume era folta , e per ch sopravvenendo la nott<e tolse ai Macedoni di perse guitarli pi ancora. Tolommeo narra che morirono de* Macedoni undici cavalieri, e circa quaranta fanti. 5 . Il terzo giorno dopo la battaglia Alessandro ven ne al Danubio, massimo tra fiumi di Europa. Scor re questo su terra moltissima, e rattiene bellicosis simi popoli, Celti in gran parte l , dove prende le

P R I M O 5 origini 806 Ultimi tra que popoli sono i Qoadi e li Marcomanni: poi li Iazigi, ramo di Sarmati, poi li Geti micidiali, poi li pi deSarmati, e poi li Sciti l nella foce ove per cinqui? sue bocche entra nel Pon to Eusino. Giunto al Danubio Alessandro vi trova delle navi lunghe venute a lui da Bizanzio per lEu^ino a ritroso del fiume ; ed empiutele di sagittarj e di soldati grevi naviga inverso dell isola overansi ri' parati Traci e Triballi, e tentavi a forza uno sbar co. Opponevansi i barbari dovunque si accostavan le navi : e queste eran poche n con molta milizia, e 1 isola era per lo pi dirotta e precipitosa, e rapido correavi a basso il fiume e pericoloso, come rinchiu so in letto angusto. Pertanto Alessandro, ritirate di quivi le navi, risolv passare il Danubio contro dei Geti situati di l da quel fiume. Imperocch videne su le rive raccoltisi come per impedirlo se approdavnci, fino a quattro mila cavalli e pi che dieci inila fanti; e ci vedendo appunto, preselo il desiderio di fare quel transito. Adunque egli ascende in nave, e riempiute di paglia le pelli sotto cui si attendavano, e radunate quante poteansi barche di quelle scavate in un tronco solo, copiosissime in que luoghi perch osate dai littorani del Danubio per la pesca del fiu m e, o quando sono gli uni agli altri spediti, e da molti per predare ancora ; fe passare con esse le milizie, che pot per tal modo. Cos trascesero con Alessandro mille cinquecento cavalli, e quattro mila fanti, e trascesero nella notte l dove folte sorgeano le messi; talch furono pi occulti nel mettersi a ter ra . Su lalba Alessandro eutra fra le messi ordinando ai fanti che abbassate le aste, e calcandone il gra no, si avanzino fino a campi non coltivati,. Seguiro no i cavalieri la falange finch questa proced tra le messi : ma uscitane appena ; Alessandro stesso men quelli sul destro corno con ordine che Nicnore mar ciasse con la Falange in quadro. Non ressero i Geti nemmen all urto primo decavalieri : imperocch parea loro impercettibile lauimosit di Alessandro nel l avere con tanta facilit passato in una notte, e

6 L I B R O senza ponti, il Danubio, grandissimo intra i Homi; altronde tremenda era 1 unione delia falange; e pre potente limpeto della cavalleria. Su le prime adun que fuggironsi nella citt lontana da loro quanto una parasanga del Danubio (1): quando per videro che il sovrano menava in gran diligenza la falange lun ghesso il fiume perch non fosse circondata daG eti medesimi i quali le aveano tese le insidie, e che ve niva intanto di fronte la cavalleria ; lasciarono di nuovo la citt perch mal fortificata, recando seco mogli e figli su i cavalli, secondo che ne poterono. Dirigevansi essi in deserti rimotissimi dal Danubio ; quando Alessandro ne occupa la citt con quanto ci avevano lasciato di preda. Poi data la preda a Me leagro e a Filippo perch la trasportassero, egli ab batte la citt e sagrifica su le rive del fiume a Giove liberatore, ad Ercole, e al Danubio medesimo, per ch non aveagli conteso il passo ; e nel giorno stesso riconduce salvi tutti i suoi negli alloggiamenti. 6. Qui vennero ad Alessandro ambasciatori dagli altri popoli del Danubio i quali viveansi con leggi proprie, da Sirmo re de Triballi, e daCelti adiacen ti al golfo Jonio. Sorgeano sopra tutti i Celti per gran corpo, e magnificamente sentivano di se stessi, e tutti diceano venire desiderosi dell amicizia di Alessandro. Concedette il monarca e la ebbe questa micizia : quando chiese ai Celti quale principalmen te delle cose umane gli spaventasse. Egli concepiva che il nome suo fosse colla grandezza sua giunto fi* no a loro e pi oltre; e che perci direbhono che questo temeano pi che tutto. Ma ne ud risposta diversa assai da quella che auguravasi. Imperocch vedendo questi di aver paesi, lontani da quedi Alessandro anzi non praticabili, e lui diretto altrove; risposero di temere che cadesse il cielo su loro. Non dimeno pur chiamali, come fatti se gli aveva, allea ti ed amici, e li rimanda; dicendo solamente su loro
(i) N om e di una misura di staili varia secondo i vari! lu o g h i. T ra Persiani la parasanga era di trenta sud) vuol dire di tre miglia e tre q u a rti.

PRI MO 7 che eran superbi. Quindi si mosse vers gli Agriani e li Peonj, e gli giunsero de messaggi eoo avviso che crasi a lui ribellato Clito figliuolo di Bardileo, se guitato da Glaucia re dei Taulanzi. Annunziavano insieme che gli Autariati lo assalirebbono tra la mar cia; ond che decise bentosto rimettersi in via. Langaro, re degli Agriani, come lui che amato avea mamfestissimamente Alessandro e spediti gli avea messaggieri particolari ne tempi ancora di Filippo, ora stavagli appresso con soldati, cinti di scudo, quanti aveane pi belli e meglio armati. Costui co me s avvide che Alessandro interrogava quali e quan ti fossero gli Autariati, disse che non sen dovea te ner conto per essere i men bellicosi, e che gli assa lirebbe egli stesso neloro paesi, perch avessero ivi anzi che fare su le lor cose. Spediscevelo Alessandro; ed egli piomba fra loro, e depredavi, e trasporta; sicch gli Autariati: ebbero interna la b rig a. Onora tone Langaro am piissima mente da Alessandro, sen ebbe anche i doni che grandissimi si stimano presso i re di Macedonia; fino a promettergli Cina la sorel la sua per moglie, come fosse Alessandro a Pella ri tornato. Ma Langaro andatosene in patria infermas si, e mor. 7. Avanzatosi Alessandro al fiume Erigono dirigesi alla citt di Pellio. Avea gi Clito occupata questa come fortissima in tutto il paesp. Giuntovi, ed ac campatosi in riva del fiume Eordiaco, delibera di assalirne nel giorno appresso le mura. Occupava Cli to colle milizie i monti intorno della citt come sel vosi ed opportuni per soprastare da ogni lato ai Ma cedoni se davano a questa l assalto: ma Glaucia il re deTaulanzi non eragli ancora da presso. Ales sandro gi moveasele contra, quando i nemici fatto sagrifizio di tre fanciulli, e di altrettante fanciulle, e di tre negri montoni, corsero come per essere olle mani coMacedoni. Ma cimentatisi, lasciarono affat to i posti dianzi occupati quantunque fortissimi, tan to che vi si trovaron le vittime che vi giacevano an cora. Cacciolli Alessandro in qael giorno tutti nella

8 L I B R O citt; di guisa che accampatosi dinanzi le m ora, de liberava imprigionar veli con altre mura intorno : quand ecco nel d seguente presentasi Glaucia r e de'Taulanzi. Diffidossi allora Alessandro di prende re la citt colle forze che aveva. Imperocch vi si erano concentrati molti, e guerrieri; e molti g li piomberebbero sopra con Glaucia se ne continuava lassedio. Pertanto spedisce Pilota pe frumenti eoa i carriaggi tra scorta sufficiente di cavalieri. M a Glancia saputone landata, movegli incontro, ed oc cupa i monti intorno del campo sul quale volea co lui foraggiare. Alessandro avvisato come i suoi carriaggi e cavalieri pericolavano se la notte li raggiun geva; prende egli stesso militari con scudo e con ar co, gli Agriani, e quattrocento a cavallo, e volane io soccorso, lasciando il resto dell esercito a fronte della citt, perch se partivane tutto, non corresse ro dallinterno di essa per unirsi con Glaucia. L a sci Glaucia quelle alture udito il venir di Alessan dro, e cos Filota si ricondusse illeso agli alloggia^ menti. 8. Nondimeno Clito e Glaucia concepivano ancora di aver colto Alessandro pel disagio del luogo; per ch tenean essi i monti pi elevati con molti caval li , con molti sagittarj, e frombolieri ; e quei della c itt , pur essi gii piomberebbero sopra, se partivasi . Altronde i siti pe quali avrebbe Alessandro a passare vedeansi angusti e selvosi, e quindi limita-* vali il fiume, quindi un altissimo monte , e a pi del monte un precipizio ; tantoch non aveaci via per la marcia di quattro insieme con gli scudi. Or qui Alessandro ordina la falange in cento venti fila, e soprappone duecento cavalli per ogni corno; ed in tima che stieoo taciti tutti e pronti ai comandi : e prima d il segno ai soldati che alzino diritte le aste, poi che le tendano come in atto di assalto e ne volgano le punte ora a destra, ora a sinistra. In tanto egli movea velocemente la falange pi innanzi, e variamente ne corni varj. Cos dandole e ridan dole in poco tempo molte figure, e fatto ia fine

f R I M 0 di essa come un cuneo a sinistra, la port su nemi ci. Ammiratisi questi fin da principio sa la spedi tezza e su lordine delle operazioni, non aspettaro no gi la milizia di Alessandro che attaccavali, ma lasciano i primi colli. Allora domanda il monarca a Macedoni che alzino il grido della battaglia, e percuotano colle aste gli scudi . Costernatine tanto pia li Taulanzi , ritiraronsi verso la citt frettolosi. Frattanto vedendo Alessandro , che alquanti nemici ma non molti occupavano il colle sol quale era passato , comanda alle guardie del corpo ed agli asnici del seguito suo, che preso lo scado , vi accor rano , appunto dal fiume, a cavallo: e giuntivi, se il nemico persisteva sul colle occupato , smontassero met dessi da Cavallo e combattessero a piede, mi sti tra cavalieri. Q ue nemici per vedute le mosse di Alessandro abbandonano il colle, e ripiegansi ai m onti. Preso il colle cogli am ici, Alessandro chia ma a se gli Agriani, e gli arcieri, due mila in tat to : e comanda che passino il fiume i soldati mu niti di sondo, e dopo essi le schiere deMacedoni: e che passatolo, sporgano infra loro gli scudi; affinch pi grande la moltitudine apparisse dei tragittati: ed egli stando in osservazione spiava di su dal col le i moti degl inimici. Or questi vedendo passar la milizia ne andarono pe monti come per investirne l ultima a moversi. gi le si avvicinavano, quando accorse il monarca egli stesso con quei che lo cir condavano, e quella alz lietissime grida come pel tragitto gi compito del fiume. Venendo tutti con tro di essi, diedero volta i nemici e fuggirono. Con dusse per tale impresa Alessandro gli Agriani, e gli arcieri in fretta sul fiume, e varcalo gli stesso pri ma che tutti: e piantate sul lido le macchine, come vedea piombar 1 inimico su gli ultimi, facealo nella pi gran distanza dardeggiare quanto pi si potea con esse, intanto che gli arcieri rientrati nel fiume doveano saettarlo dal mezzo di questo. Non ard la milizia di Glaucia mettersi entro il nembo de col pi ; e li Macedoni passarono il fiume illesi ; tan-

io L I B R O io che ninno di loro soccombette in quella ritirata ; 9. Quindi a tre giorni avvedutosi Alessandro che Glaucia e Clito, datisi a credere, lui essersene anda to per la paura, teneansi accampati malamente, senxa regola di gnardie che invigilassero, senza ricin to di steccati e di fosse, anzi con le milizie, in li nea troppo lunga n utile , ripassa occulto ancora fra la notte il fiume co soldati muniti di scudo, eoa gli Agriani, con gli arcieri, e col corpo di Perdicca e di Ceno, ordinando che il resto della milizia lo seguitasse. Come vide il buon punto per dare las salto, spediscevi a darlo gli Agriani e gli arcieri , enzaspettare che i suoi tutti si riunissero. E piom bando questi inaspettati su loro, e dirigendosi la falange ad attaccarli colle ali sue veementissimamente, dove eran pi deboli, qual ne uccidono tra le tende, e qual ne incolgono facilissimo che fuggi va. Tanto che molti furono ivi nel campo sorpresi e morti, molti nel ritirarsene disordinati e treman ti, n pochi ne furono pigliati vivi. Gl inseguirono i Macedoni fino ai monti de Taulanzi; ma quanti fuggirono senza le armi fur salvi. Si ripar Clito in' principio nella citt, poi messala in fiamme, part verso Glaucia alla volta dei Taulanzi. 10. In questo tempo alcuni esuli, fuggiti gi da Tebe, rientrativi tra la cotte, ed istigati da alquanti di que cittadini a far cose nuove, sorprendono ed uccidono, fuori della rocca Cadmea a cui presede vano , Aminta e Timolao i qnali non sospettavano nulla di ostile . Poi recatisi all adunanza infiamma vano il popolo a ribellarsi da Alessandro ed uscire dal giogo una volta deMacedoni, pretestando la libertade, antico e bel titolo. Or pareano questi tanto pi plausibili alla moltitudine, quantoch sosteneano che Alessandro era morto tra gl Illirj. E frequen te era su questo il discorso, e pi e pi si dissemina va; perch colui si stava lontano da tempo non pic ciolo senza esserne venuta mai nuova. Tanto che non conoscendo com eran le cose, ne ideavano, co me avviene in tali casi, quelle che pi loro pia-

P R I M O 11 cevano. Alessandro udite le vicende di Tebe non credette che fossero da trascurarsi; perch sospettava da gran tempo di Atene, n vedea picciolezze nellau dacia Tebana se prendeano parte alla novit gli Spartani, ed altri del Peloponneso alienatisi gi da lu i, e gli Etoli, mal fermi nch essi. Pertanto pas sando la Eordea, la Elimioti, e le rupi Stimfe, e P arie, giunge nel settimo giorno a Pellene della Tes saglia . Di l procedendo ancora piomba tra sei gior ni su la Beozia: tanto che li Tebani non seppero ch egli aveva oltrepassato Pyle (l) innanzi che fosse ad Onchesto con tutto lesercito. Allora gli autori della rivolta dissero che era venuta larmata da Antipatro della Macedonia, asseverando tuttavia che Alessandro era morto, e corrucciandosi con chiunque annunziava che avanzavasi in persona egli stesso; mentre non era che l Alessandro figlio di Aeropo. Ma lAlessandro vero movendosi da Onchesto proce dette nel di seguente fin sotto Tebe presso al bosco di Jolao. Accampatosi quivi dava tempo affinch se ravvedeansi, gl inviassero i Tebani una legazione. Ma quei tanto furono alieni da premettere alcun atto per la riconciliazione , che sboccando dalla citt la cavalleria con desoldati leggieri fecero scaramuccia fin presso dell esercito colle guardie avanzate; ucci dendovi alquanti, non per molti Macedoni. Ales sandro spedi per frenarne la scorreria sagittarj e sol dati leggieri ; e questi non difficilmente la frenarono proceduta com era fin presso dellesercito. Nel d seguente pre^a larmata intera ne circond tutte in nanzi le porte per le quali si viene ad Eleutera e nellAttica; non la condusse per, nemmeno allora, fino alle mura, ma posela a campo non lontana dal forte Gadmeo; sicch la guarnigione intendesse che stavate vicino il soccorso deMacedoni. Cinto i Te bani quel forte con vallo doppio vi faceano la guardia,
(i) Nom e generale di castelli. di c itt fro n tiere, e di stretti pe' qnali passavasi da una in altra provincia o regno. Cosi fa chiam ato col nome di Pyle nn castello ne confini della Cilicia e della Cappadocia passandosi per ivi dalla Cilicia iella Cappadocia: cosi pur si ebbero Pylac C ilicianac, perch passavasi per esse dalla Cilicia nella Siri^.

12 L I B R O perch niun potesse da fuori ajutare quei dentro, h' quei dentro potessero danneggiare i Tebani se mai' questi si portassero suaemici esterni. Alessandro il quale voleva ancora che venissero a9Tebani i risul tati piuttosto dell9amicizia ch de9cimenti, temporeggiava accampato in vista di quella rocca. Intan to que cittadini i quali vcdeano qual fosse il me glio, risolverono di andarne ad Alessandro, e cerca re a Tebe un perdono della rivolta. Ma gli esuli e quanti avevano gli esuli richiamato, e specialmente i primarj de Beozj fra loro, convinti che don avreb bero parte affatto alla clemenza di Alessandro, con citavano il popolo per ogni maniera alla guerra. Non pertanto non assaliva Alessandro la c itt . il.' Ma Perdicca incaricato, come scrive Tolorameo, di guardare colle sue milizie lesercito, tro vandosi non molto lontano dal vallo nemico, vi si condusse egli il primo, senzattendere nemmeno il se gno della battaglia dal monarca. Giuntovi rovescia il vailo; ed attaccavi il presidio Tebano. Seguene l esempio Aminta figliuolo di Andromeno; come que gli che avea le destinazioni stesse di Perdicca: e ve dutolo gi dentro quelli steccati; marciavi ancor esso colie sue truppe. Ci mirando, accorsevi anche Ales sandro col resto dellesercito, affinch questi non pe ricolassero , lasciati soli contro a9Tebani, Fe segno alli arcieri ed agli Agriani dinternarsi tra gli stec cati , ed ei te One di fuori le schiere ed i soldati cin ti di scudo, lutanto Perdicca forzandosi di penetra re nel secondo degli steccati, ferito, e ne cade: e riportato malconcio negli alloggiamenti, a stento vi risan. Ma le sue milizie insieme con gli arcieri spediti ila Alessandro ridussero i Tebani nella via cava la qual mena al tempio di Ercole incalzandoli sempre su di essa, finch ritiraronsi i Tebani presso del tempio . Col voltata faccia alzaron le grida ; talch se ne misero itr fuga i Macedoni. Allora cad de Euribota un Cretese capo degli arcieri, e settan ta di questi con esso : gli altri fuggirono verso le schiere Macedoni, e verso i regii soldati cinti di

PRIMO

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vendo. Alessandro veduti i suoi che fuggivano, e ve duti i Tebani usciti di regola nell inseguirli ; piom b su loro colla falange in buon ordine, e li respiase fin dentro le porte. Riusc quella fuga tanto ter ribile, che respiati per le porte in citt, non fece ro in tempo a rinchiuderle. Cos tatti i Macedoni i quali soprastavano loro si cacciaron con essi tra le mura, ivi prive di difensori, compartiti netanti cor)i di guardie avanzate. Giunti al forte Cadmeo, ta nni cosoldati stessi del forte scesero di qaivi se guendo il tempio di Amfione nell* altra parte della citt; ma tal altri saliti pi innanzi corsero al foro seguendo le mura occupate gi dagli entrati cofug gitivi. Tennero fronte alcun tempo i Tebani schie rati presso il tempio di Amfione : non s tosto per giungevano manifestamente sn loro qua e l dognin torno i Macedoni ed Alessandro; allora, i Tebani a cavallo, fuggirono, sparsi per la citt, nella cam pagna, e quelli a piede, salvaronsi come poterono. Or qui per la collera non i Macedoni soli, ma i Focesi, ma i Plateesi, anzi pur altri Beozj fecero sen za modo strage dei Tebani che pi non li respinge vano: e l cacciaronsi nelle case loro e ve gli ucci sero; e qua gli uccisero che volgeansi alle arm i, e l fin supplichevoli presso dei tempj: n piet v ebba -non per le donne, non pefanciulli. Tanta Greca ca lamit sbalord nommen gli altri Greci, che quelli i quali parteciparono al fatto, per la potenza della citt presa, e per la prestezza del prenderla, fuori .della opinione devinti e devincitori. 12. Veramente la disfatta degli Ateniesi nella Si cilia non diede per la grandezza della perdita colpo minore ad Atene (1); ma lessere stato distratto l e sercito lungi dal territorio, lessere stato di soldati ausiliarj pi che proprj, .e lessere ai cittadini ri masta Atene onde resistere eo'le armi ai Lacedemo n i, agli alleati, ed al re potentissimo, n fece sentire s vivamente la sciagura ad essi che la sopportavano.

(1) S vegga Tacidide nel libro testo e settim o.

14 L I B R O n sparsene sorpresa eguale nel resto della Grecia Cos navale fa la percossa, degli Ateniesi nefiumi a d Ego: n Atene fu raumiliata se non collabbattimen to delle lunghe mura, colla cessione di molte navi, e colla privazione della primaza ; del resto conserv la forma originale di stato, e dopo non molto ripre se l antica potenza (1); fino a rifabbricare le mura lunghe, a dominare novamente pe inari, e ridurre a salvarsi da pericoli estremi i Lacedemoni, allora a lei 6 spaventevoli, e proceduti poco men che a di struggerla . La disgrazia de Lacedemoni a Leuttra ed a Mantinea li stupefece anzi pel danno inaugura to , che per la enormit della perdita : e la vittoria de Beozj e degli Arcadi contro di Sparta sbigott le i, e i popoli allora suoi partigiani, anzi per 1%in solenza dello spettacolo che per la realt del peri colo . La espugnazione poi della citt di Platea (a) non riusc cos grave, perch pochi vi furono presi, essendosene i pi fuggiti prima ad Atene. Melo e Scione, cittadelle isolane, arrecarono, invase, piut tosto vergogna a chi le invadea, che meraviglia grande a tutta la Grecia. Ma la rapida, la incon sideratissima rivoluzione di Tebe, la presa fattane in picciol8simo tempo, senza travaglio, lalta stra ge eccitatavi quale si eccita da nazionali, i quali vendicano vecchie nemicizie, e la depredazion totale di lei s grande allora in armi, e s potente fra le potentissime in Grecia, fu non senza ragione im putata all ira del cielo. Imperocch s'avea Tebe pre parata gi da gran tempo tal pena pel tradimento fatto da suoi cittadini ai Greci nella guerra coi Me d i, per la invasione eseguita in tempo di tregua, e per lo sterminio totale di Platea, |>er l eccidio, non consueto tra G reci, di quelli eh eransi dati agli Spartani, per la devastazione del luogo nel quale
(i) Tncid. lib. 8. c. 14. fi) C itt tjella R eo zia, lontana settanta stad' da Tebe secondo Tncidide lib. 1. cap. p iim o . Era contraria a questa ; per fu a<Iita e presa da'Tebani ma presto li respinse cap. cil. Nella gu eira del Peloponneso contro di Atene Pla tea tenne al partito di Atene ne fu assediata. Cap. j , e sopraffatta l anno q uatto di c j (aerra lib. ) . cap. 3.

P R I M O 15 chieratisi i Greci rispinsero da tutta la nazione il pericolo, e finalmente perch avevano co loro voti deciso il desolamento di Atene quando si propose questo tra'confederati Spartani. Narrano che fosse la calamit di Tebe pronunziata da molti segni ce lesti, negligentati al suo tempo: ma la ricordanza in fine di essi fe ravvisarli come presag) dellavve n u to . Autorizzati per Alessandro i socj dellimpresa a decidere le sorti di Tebe vollero che il forte Cadmeo si custodisse* ma la citt si spianasse, che se ne dividessero fra di essi tutte le terre non sacre, e si rendessero schiavi fanciulli e donne quanti ne rim aneano, tolto quegli e quelle di ordine sacerdotale e g li ospiti di Filippo, di Alessandro, deMace d o n i. In riverenza per di Pindaro poeta Alessandro volle che illesa ne fosse la casa e la discendenza. Oltracci deliberarono gli alleati che si riedificasse Orcomeno e Platea. l 3. Divulgatosi per la Grecia l infortunio di Te be , gli Arcadi usciti per soccorrerla condannarono di morte quegli stessi che spediti gli aveano; e gli Elei riammisero in Elide gli esuli da essa, perch divenu ti famigliari di Alessandro. Gli Etoli mandata da ciascuna delle lor genti una legazione, implorarono la regia clemenza , giacch pur essi tentate aveano delle novit fautrici di quelle che si annunziavaa di T ebe. Celebravano gli Ateniesi un tale de loro miaterj pi grandi; ma nel venire ad essi alquanti Te bani dal pianto della Patria interruppero sbalorditi i mister) medesimi , e ridussero in- citt quel che aveano su le campagne. Il popolo congregatosi per ordine di Demade scelse, e deput dieci Ateniesi noti come i pi cari ad Alessandro : doveano questi a lui testificare come Atene gioiva, ch ei tornava illeso daglIllirj e dai Triballi, ciocch non era pi in tempo; e-che punita avea Tebe delle innovazioni sue. Rispose Alessandro cortesemente aDeputati; del resto chiese con sua lettera al popolo che gli si con segnassero Demostene, Licurgo, Iperide, Polieutto, Carete, Caridemo, EEalte, Diotimo, e Morocle; au

16 LIBRO to r i, ei dicetra delle sciagure di Ateae in Cher*> nea ( i) , come di tutte le manoanoe, negli ultimi tempi di Filippo, contro Filippo tesso ed Alessan dro: ausi autori della rivolta di Tebe oommeno -che i novatori stessi fra gli Tebani. Gli Ateniesi non consegnarono gli uomini dimandati e spedirono d nuovo ad Alessandro affinch perdonasse pur questi, ed Alessandro li perdon sia per la riverenza d i Atene, sia per limpegno suo verso la spedinone del> l Asia, non volendo che si lasciasse nulla di sospot to infra i Greci. soltanto intim che Caridemo, unico fra tutti i richiesti e non consegnati , fuggisse, e faggi Caridmo nellAsia Dario Monarca. Tor nato dopo ci nella Macedonia fece a Giove Olim pico il sagrificio, istituito gi da Archelao, e li giuochi Olimpici in Eghe. Ed altri dicono che cele br dei spettacoli pnche alle Muse, intanto sparger si fama che la statua di Orfeo Trace figlio di Oefcgr versava nella Pieride (2) sudore continuo . Sponeano ci gl indovini chi nell una e chi nell altra maniera: ma Aristandro, Telmisseo, buon vate, in vitavano Alessandra a belle speranze : diesalo un in dizio che poeti e cantori assai travaglierebbono nel poetare e cantare di Alessandro, e delle sue gesta. 14. Entrava la primavera qnando egli affidate ad Antipatro le cose di Macedonia e di Grecia movesi dall Ellesponto menando seco non molto pi che tren ta mila tra fan ti, e sagittarj, e soldati leggieri , e pi che cinque mila a cavallo. Direttosi coll arma ta lungo il lago Gercinite verso Amfipoli fino alle bocche del fiume Strimone, e valicatele, passa il monte Pangeo nella parte per la quale si viene ad Abdra (3) , e Maronea, Greche citt marittime . D i l procedendo fino all Ebbro (4) passalo pur fa*
(1) C itt di B eozia: F ilip p o Padre di Alessandro vi disfece gli Ateniesi e i Tebani ; e quella vittoria decise della preminenza di F ilippo e della suggezioa della G recia. (1) Regione nella M acedonia. i (!) Patria di D em ocrito, ora detta Asperosa . Alessandro menava le sne mi lizie su i lidi costeggiati dalla sua flotta perch quelle e questa si giovassero a vicen d a. Vedi Supplementi a C u n is lib. a. (4) Fium e da altri detto E rro ovvero E u r o .

P R I M O 17 tihnente: e quindi per la region Petica perviene al finme Melana. Tragitta par questo e giunge a Se rto finalmente il ventesimo giorno da che partito era di crfsa. Venato ad Eleante (() sagrifica a Protesilao su la tomba appunto di lui, perch di Protesilao si eredea che fosse sceso nell Asia il primo fra Greci che portarono con Agamennone guerra a Troja. Era ^ in tento del sagrifcio che la discesa riuscisse ora a lui pi propizia che a Protesilao. Qui Parmenione rice ve lordine di far passare il pi de fanti, e la ca valleria da Sesto ad Abido (2) , e vi passarono con cento sessanta trirem i, e con molte altre navi da ca rico. E voce di molti che Alessandro navigasse da Eieunte al porto degli Achei, governando intanto egli tesso la regia nave; e che nel transito dellEllespon-* to giunto in mezzo immolasse un toro a Nettuno ed. alle Nereidi, versandone intanto in libagione il san gue da nn aurea caraffa nel m are. Narrano che egli primo saltasse colle armi dalla nave in su lidi dell Asia, e che similmente ergesse altari a Giove di scensore, a Minerva ed Ercole, nel luogo onde fece vela dall' Europa j ed in quello ove si mise nellAsia : che venuto ad Ilio ivi sagrificasse a Minerva Iliaca, e dedicate nel tempio le arme sue ne prendesse al tre ivi sacre, e durevoli ancora dalla impresa di Tro ja ; recate poscia dagli scudieri suoi dinanzi a lui nelle battaglie. La fama tiene ancora che egli sagri ficasse a Priamo su lara di Giove E reto onde rimo vere T ira di Priamo dalla stirpe di Neottolemo dalla quale discendea pure Alessandro (3). Che intanto che egli andavasene ad Ilio, Menezio il comandante delle navi lo inghirland con aurea corona, e poi con al tra lo inghirlandarono Care Ateniese venuto dal Si geo , ed altri ancora qual Greco, e qual di que luo ghi . Evvi pur chi dice che Alessandro cingesse pur Armano . a
(1) C itt d E u ro p i Terso le boccile dell Ellesponto lo n tin a quindici m iglia da Sesto verso l A ustro . (x) Abido nell Asia dirim petto a Sesto. W Dal canto della m adre.

iB L I B R O di un serto la tomba di Achille, felicitandolo, comJe voce, che sortito avesse in Omero il suo lodatore per la memoria dei posteri. Veramente non era, Achille per tal verso da essere meno invidiato; im perocch sebbene Alessandro a lui non cedesse p er mun altra delle avventurate sue cose, pur le impre se di Ini non furono tramandate, con quanto deco ro doveasi fra mortali, giacch niuno ci fece n in prosa n in versi; n fu Alessandro cantato almeno collarmonia, quale se lebbero Gerone, Gelone, Terone, e tanti altri che niente lo somigliarono. Co sicch meno assai si conoscono i bei fatti di lui che non i picciolissimi degli antichi; come la spedizione dei dieci mila con Ciro contro di Artaserse, i patimenti di Clearco e de sorpresi con esso, e la riti rata di quelli medesimi fatta per Senofonte, sono pescritti appunto di Senofonte (1) assai pi famose che non Alessandro e di Alessandro le imprese; quan tunque Alessandro marciato non fosse come alleato di altri, n vincesse, nel fuggire un gran r e , o quelli che impedivangli la ritirata sopra del mare; e quantunque non abbiaci altro uomo niuno il qua le presentasse tante e tanto gran gesta in terra d i Greci o di barbari. Perci protesto, chio dato mi sono a scriver la storia, non disdicendomi, io penso, dichiarare tra gli nomini il grande Alessandro (2). Ma chiunque io mi sia che cos di me giudico, non fa duopo che io qui ponga il mio nome (perch non ignoto fra gli uomini) n quale sia la mia stirpe e la patria, n se vi ebbi io mai magistrature . Scrivo solamen te che ho patria, e stirpe, e grado, e lettere e que ste fin da giovinetto; e perci non immeritamente
(1) Esiste ancora il libro di Senofonte il quale tratta della spedizione di Ci ro il minore e della ritirata de G r e c i e p o tr i vedersi nell anello TV. della nontra collana al toni. i . (2) A rriano vede forse troppo l E roe in Alessandro; quando Seneca nel lib ra de Benefizi non vede in I n i , che nn capriccioso ed nno sto lto , fortunato in questo che fu preoccupato dalla m o rte , perch non presentasse a ll' universo ben altro spettacolo da quello che presentato gli avea fin a llo ra . Ed io h o dimandato pi volte a me stesso se era forse m eglio che gli antichi tacessero profondamente di ogni conquistato.

P R I M O 19 tengo me per nno deprimi nella greca lingua oorae Alessandro lo era nelle armi. l 5. Alessandro da Ilio venne ad Arisbe ove do po il transito dellEllesponto accampavano tutte le sue milizie. Si avanz nel giorno appresso a Percot a , e nell altro passando Lampsaco pose il campo presso del fiume Prosazzio, il quale gi volgendosi pemonti Idei sbocca nel mare fra lEllesponto e 1 Eusino. Di l passando la citt di Golna giunge ad ^rmto. Aveva Alessandro innanzi lesercito spe diti degli esploratori; e duce ne era Aminta figlio 'di Arrabeo il quale avea seco una banda detta de gli amici (l) allora, venuta da Apollonia, sotto gli ordini di Socrate nato da Satne, e quattro compa gnie , dette di precursori. Gammin facendo manda Pegro suo amico, figlio di Licagoro con milizie perch prendano Priamo citt subordinatagli gi da gli abitanti. Erano i duci dePersiani Arsame, Reomitre, Petine, Nifate, e con essi Mitridate Satrapo della Lidia e della Jonia, ed Arsite, presidenti al la Frigia verso lEllesponto ; e questi accampavano presso di Zelia con la cavalleria barbara, e comercenarj di Grecia. Consultatisi questi su le cose pre senti, dopo l annunzio dello sbarco di Alessandro, Mennone da Rodi esorta vali a non andar con peri colo contro ai Macedoni, molto pi forti di loro per la fanteria; tanto pi che v era Alessandro in per sona , mentre Dario con loro non e r a . Piuttosto ne andassero, annientassero, calpestandoli, con la ca valleria tutti i frumenti in erba, e bruciassero in que luoghi ogni prodotto, non risparmiando nemme no Je proprie citt. Non resterebbevi allora Ales sandro pe disagi di tutto il bisognevole. Per 1 *opposito dicesi che Arsite in qnel colloquio di Persiafi) Nel testo STC tl^U V Tifi/ corpo distinto e prediletto nelle trop p e di Alessandro. Vi appartei.cano i personaggi pi rig uatdevoli, Macedoni ed -'leati d ogni n azione. E ci rende incostante la imerpetrazione della voce S T X fg O V . Sembra che tali guerrieri fossero come gli a m ic i, i compagni, i fa m itu ir i, i coetanei, e quasi V a lte r idem col so v ran o . Per ordinario sono * cav allo .

sq L IBRO ni rispondesse che non permetterebbe lincendio nep-i pare di ana delle case depopoli a lui subordinaci, e che li Persiani ad Arsite aderissero, perch so spettavano che Meninone volesse mandare in lungo la guerra afHn di godersi gli onori che dal re gli s i davano. . 16. Intanto Alessandro si avanza coll esercito o r dinato al fiume Cranico: menava doppia falange d i armati e la cavalleria nelle ale, facendo che le ba gaglio lo seguitassero. Condottiero Egeloco degli eeploratori delle armi nemiche avea seco de soldati * Cavallo con le aste, e cinquecento armati alla leg giera . Non era il monarca lontano gran cosa dal fiu me quando gli esploratori, correndo, lo avvisano, che l inimico stavasi nell altra riva pronto a rice verlo . Or qui Alessandro schiera tutto lesercito co me per combattere, ma fattosegli avanti, a lui dice Parmenione: a me par meglio , o Sire, accamparsi ql presente come possiamo qui su la sponda del fiu-. m e . Gi non penso che i nemici tanto inferiori a ijo nella Janteria avran cuore di pernottarci vicini , e con ci lasceran che l'esercito faccia in su C alba il suo transito facilissimamente : imperocch avremo noi prima compito questo , che essi di ordinqrcisi a fronte : laddove ora sembrami, che non senza peri colo ne onderemo a lt impresa. Gi non pu condursi largo , quant , di fron te esercito a traverso dei fiu m e, troppo , come vedi , profondo, e con ripe al tissime , e precipitose. V i approderemo, s i , ma di-, sprdinati, e per punte , debolissima guisa ! e nell ap prodare avrem sopra la cavalleria nemica in buon ordine. E se tal mancanza prima ne sar dannosa per lo presente ; dannosissima ci fia poscia per la decision finale della guerra. Ed Alessandro replica va: conosco o Parmenione tai cose : ma io vergo gnami , che dopo aver noi varcato con tanta fa c ili t Ellesponto , ora un picciolo rio (cos chiamava, invilendolo, il G-ranico ) ci rattenga dal passarvi, co munque possiamo. Gi non convienesi questo n col la gloria della Macedonia n colla m ia sveltezza

P R I M O ai fra pericoli. A n zi vedo che animeransi i Persiani , come pari combatterci, se or non soffrano cosa pari ai loro terrori. ci detto mandai Parmenione a reggere il corno sinistro, ed egli mettesi al destro. A diritta del quale fa pur messo Fiiota figlio di Parmenione, per comandare la cavalleria detta degli a* m ici, gli arcieri, ed i lanciateri Agriani, e con FiIota anche Aminta di Arrabeo, il quale avea con s li cavalieri muniti di aste, li Peonj, e la truppa di Socrate: succedevano loro gli alleati con gli scudi sotto gli ordini di Nicnore figlio di Parmenione, indi la milizia di Perdicca generato da Orronte, ap presso quella di Geno di Polemocrate, poi quella di Cratero di Alessandro^ e poi quella di Aminta di Andromeno, e quella infine preseduta da Filippo di Aminta. Nel corno sinistro fu schierata la prima l cavalleria Tessala sotto Calante di Arpalo ; quindi li cavalieri confederati sottoposti a Filippo di Mene lao , e quindi i Traci comandati da Agatone. Segui tava dopo questi la milizia pedestre, quella di Crafcero, quella di Meleagro, e quella di Filippo fino al mezzo di tutta 1 ordinanza. 17. Erano i Persiani ventimila a cavallo, e pco men che altrettanto i forestieri mercenarj a p ie d i. Gontrapponeansi questi al fiume colla cavalleria schie rata in ordini lunghi su le rive e colla fanteria die tro per essere i luoghi appresso le rive pi alti: teneano per pi folte le squadre equestri ivi su Iti sponda, incontro della qual (ed era alla sinistra lo ro ) vedevano Alessandro, cospicuo per lo splendori delle arm i, e per la pompa meravigliosa di quanti gli erano intorno. Tuttavia soprastette l una e lal tra armata alcun tempo in su lidi apprendendo i de stini futuri, e silenzio era altissimo infra loro. Il Persiano aspettava i Macedoni, se metteansi al tran sito, onde assalirli nel riuscirne: Alessandro per saltando a cavallo e concitando quei, che gli erano intorno a seguirlo, e farla da valentuomini, coman da che awiisi tra le acque Aminta di Arrabed co precursori a cavallo co Peonj e cofanti che ava?

22 LIBRO v a , ma vada innanzi loro Tolomtneo di Filippo clle} truppe di Socrate, capisquadra per sorte in qnel gior-> no di tutta la cavalleria. Frattanto egli coll ala de stra fra l suon delle trombe e i gridi che acclama-' vano a Marte, scende al transito, stendendo le mi lizie, sempre oblique all urto della corrente, perch li Persiani non lo attaccassero di fronte nell uscire ; ma egli operasse quanto pi potea con tutte su d i essi. Quandecco i Persiani dallalto insorgono verso la parte per la quale Socrate ed Amiata venivano i primi a riva . chi lanciava dardi dal ciglio del lido su di essi nel fiume, e chi scendendo nel fiume dove il lido agevola vasi : ond eravi un contrasto di cav&* lieri, gli uni volendo terra, gli altri negandola. Lan-< ciavansi dardi a nembi da Persiani; laddove i Mac doni combatteano colle aste. M a, troppo inferiori di nqmero, furono nel primo assalto danneggiali i Ma cedoni, resistendo mal fermi di luogo, e dal basso del fiume : quando il nemico, specialmente il forte della cavalleria Persiana si elevava, schierato, so per le spoude: ivi cimentavansi .i figli, e coi figli Memnone stesso. Attaccatisi coPersiani furono da vanti di essi trucidati i primi deMacedoni, divenuti fortissimi, salvo quelli che si ripiegarono verso di Alessandro che avanzavasi. Imperocch gi era Ales sandro vicinissimo, col destro suo corno. Pertanto egli avventasi il primo tra Persiani dove era il gros so della cavalleria, e schierati li comandanti ebbevi attorno di lui pugna vivissima passando intanto le truppe Macedoni le une appresso le altre, n difHcilmente, il fiume. Era la battaglia a cavallo, e somigliava piuttosto ad una appiedi| Combatteano, stretti cavalli con cavalli, ed uomini con uomini, li Macedoni a respingere i Persiani dalle rive ed in calzarli entro il campo: e li Persiani a precludere ai Macedoni la discesa dal fiume anzi nel fiume- a rivolgerli. Frattanto prevalsero i soldati di Alessan dro per ben altro valore e perizia, e perch usavan le aste e con manichi forbiti e di corniale incontro dei dardi. Or qui nel menarla, si smezza lasta fid

P R I M O al Alessandro, ed Alessandro ne chiede nnaltra da Are-1 te regio staffiere : ma rotta si era a lui pure pel vivo contendervi, ed usavaia non ingloriosamente ^ cos di mezzata ancora. Egli la presenta qual e ra , come si gnificando al re che ne cercasse una ltra . Diedegliela allora Dibarato da Corinto 1 uno degli amici che gli erano intorno. E presala, e visto Mitridate ge nero di Dario, venuto molto ' innanzi degli altri a cavallo, quasi propugnacolo d essi; corre anch egli avanti degli altri, e feritolo coll asta nella faccia lo balza a terra. Quand ecco Rosce sta su di Alessan dro , e percotelo colla scure in sul capo. Ben ruppe egli parte della celata, ma non fu che di essa la ferita; laddove Alessandro atterra pur lui conficcan dogli lasta attraverso lusbergo nel petto. Stende gi Spitridate a neh egli dietro di Alessandro la spa da; ma Clito di Doride lo previene, e lo colpisce con ferro pari nellomero, e spiccane il braccio. 18. Intanto passando di continuo il fiume, quanti potevano desuoi cavalieri, sopravvenivano ad Ales sandro. E li Persiani feriti d ogn intorno colle aste, essi e i cavalli, premuti insieme dalla cavalleria, e danneggiati pi ancora dasoldati leggieri sparsi nel mezzo di essa, cominciano a piegare, primieramen te , dove Alessandro avea gi pericolato. Non s to sto il centro cedette, sono rotte di qua e di la pur le ale della cavalleria; talch pienissima ne fu la fuga. Perirono de Persiani solamente mille a caval lo; perch non furono a lungo inseguiti, essendosi Alessandro rivolto contro de forestieri mercenarj. Teneansi questi fermi nel posto ove furono schierati in principio , piuttosto per istupore del caso impen sato che per costanza di animo. Conducendovi per la falange e spedendo dognintorno la cavalleria perch si gittasse nel mezzo di loro, tra poco li so praffece, e tutti. Niuno ebbe scampo da noi, se non forse occultandosi tracadaveri; ma due mila ne fu rono presi prigionieri. Perirono i capi stessi de Per siani Nifate e Petine, Spitridate Satrapo della Li dia, Mitrobaaane presidente de Cappadoci, Mitridate

LIBRO il genero di Dario, Arbupale figlio di Dario dAr-* taserse, Farnace fratello della moglie di Dario, ect Ornare dace de forestieri. Arsite fugg dalla batta glia nella Frigia ma poi vi si uccise, coni fam a, di sua mano, sembrando egli causa della disfatta de Persiani. Allopposito morirono traMacedoni nel primo conflitto circa venticinque di quedegli amici e furono ad essi erette delle statue, formate per or dine di Alessandro da Lisippo, lunico gi scelto infra gli a ltri, anche a fare un Alessandro: manca rono dagli altri sessanta a cavallo, e trenta a pie de . Nel prossimo giorno seppell questi colle arme e con gli altri onori, ina privilegi li genitori, e figli loro con esenzioni da pesi locali, come da servigj per sonali, e dai tributi per la possidenza. Prese cura grandissima de feriti, andando a ciascuno egli stes so , visitandone le ferite, chiedendo come le riceves sero, e lasciando che dicessero e magnificassero la opere loro. Diede sepoltura ancora ai Duci Persia ni ed aGreci Mercenarj estinti nel combattere pe ne mici . Ma quanti ne fece prigionieri, tanti ne mand traferri nella Macedonia, perch Greci essendo aveano contro il voto comune deGreci militato pebar bari contro la Grecia. Trasmise trecento intere ar mature ad Atene perch ivi fossero un monumento nel tempio di Minerva colla iscrizione: ALESSAN DRO D I FIL IPPO , E LI GRECI SENZA I LA CEDEMONI , LE AVEANO DAI BARBARI DELL ASIA. 19. Mise Calante per Satrapo dove eralo Arsi te : ed ordina ndo che dessero a lui li tributi che da vano a Dario, concedette che tornassero alle case loro tutti i barbari, scesi dai monti , i quali si arrendeano. Liber da ogni colpa i Zeliti perch vio lentati avevano risoluto di guerreggiare pebarbari. Mand Parmenione a pigliare Dascilio; e Parmenione lo prende sgombro gi da ogni guarnigione. Egli si avanza verso di Sardi (1), e quando ne fu lonta(1) Capitile della l idia > g ii regia di Creso e quindi citt arcivescovile lon tana 36 m iglia d* T iatira a tettcntrioqe, e 16 da Filadelfia a m ezzogiorno.

P R I M O o5 settanta stadj gli vennero incontro Mitrene il c a rtellano, e li primarj traSardiani. Questi diedero a lai la citt, e Mitrene la fortezza co9danari. Ales sandro porta il campo alle rive dellErmo, fiume di* scosto venti stacij da Sardi, e di l spedisce a Sar di Aminta di Andromene affinch ne ricevesse il ca stello. Men seco Mitrene, onorandolo: condiscese che li Sardiani e gli altri della Lidia vivessero col le leggi antiche della Lidia; e li conged liberi di se stessi. Poscia egli venne al castello presidiato gi da Persiani, e fortissimo parvegli il luogo, come al tissimo e dirotto, e ciato da triplice muro . Entra togli nel pensiero di ergere ivi un tempio con aa altare a Giove Olimpio, ricercavane il sito pi acr concio, quando improvvisamente in bel tempo leva ci un nembo e tuoni aspri, e pioggia rovesciasi dal cielo ov era la reggia de L idj. Or qaeBto parve ad Alessandro il luogo significato divinamente per alaarvi il tempio di Giove, e qui comand che si algasse. Lasci la cura della fortezza Sardiana a Pausania luno decompagni, ma quella di raccogliere gabelle e tributi a N icia, e quella della Lidia e dellaltra Signoria di Spitridate ad Asandro figlio di Filota, dandogli cavalleria e soldati leggieri > quanto parvegli bisognarne allo stato presente. Man da poi Galante, ed Alessandro di Aeropo nella pro vincia di Mennone con quedel Peloponneso e col pi degli altri alleati, toltone gli Argivi, i quali furo no lasciati alla guardia di Sardi. 20. Frattanto divulgatisi i casi della battaglia equestre, i soldati mercenarj custodi di Efeso, prese due triremi Efesine, fuggirono, e con essi Aminta di Antioco il quale aveva gi lasciato la Macedonia per lasciarvi Alessandro, e per contraggenio da lui: non perch avuti avesse da lui dispiaceri; ma per ch sdegnava che aver mai ne potesse. Venuto Ales sandro in quattro giorni ad Efeso, richiamavi gli euli, uscitine gi per pubblico bando, e toltovi il comando depochi, vi pon quello del popolo; ed in* lima che a Diana presentisi quanto ai barbari si trii
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LIBRO

Lutava 1 Rilevato il popolo appena dal terrore de* pJ chi surse per uccidere que che avevano chiam ato Meninone in Efeso, quei che ci avevaao saccheggia to il tempio di Diana , e nel tempio prostrata l a tatua di Filippo, o distrutta nel foro la tomba d i Eropito liberatore un tempo della citt. Cavarono dal luogo santo e lapidarono Sirface e Felagante suo figlio come i figli dei fratelli di Sirface. Quando A lessandro viet che pi oltre sinquisisse e penasse ; vedendo che il popolo lasciato a se stesso, uccidereb be non che i colpevoli, altri ancor senza colpa, per nimicizia, o ruberia. Cos Alessandro se commendasi per altre, commendasi principalmente per lopere dallora in Efeso. 21. Intanto vennero legati deMaguesj e de Trallj' affin di sommettere ad Alessandro le loro citt: ed Alessandro mandavi Parmenione con due mila cin quecento pedoni esteri, ed altrettanti Macedoni e dugento ausiliarj a cavallo . Spedisce con forze non miaori Alcimalo di Agatocle, perch vi soprastasse, alle citt Eolie e Ioniche tenute ancora da barbari j con ordine di abbattere dovunque il comando de po chi, restituirvi quello del popolo, e le leggi proprio di ciascuno, e levarvi il tributo che abarbari si pagava. Egli rimastosi in Efeso appresta e manda a Diana un sagrifzio in pompa eoo tutto lesercito, schierato in arme, come per le battaglie. Nel d se guente prende il resto de fanti, gli arcieri, gli Agriani, la cavalleria T race, la coorte regia decornpagni, e tre altre, e marcia contro Mileto. Giuntovi occupa la citt chiamata esteriorederelitta gi dal le milizie, e vi si accampa, e delibera controvalla re la citt interiore . Egesistrato al quale erano fi dato il comando, avea gi scritto ad Alessandro di renderla. Rianimato per per essergli non molto di scosto un esercito di Dario; avea deliberato difen dergliela. Ma Nicnore duce della flotta Greca pre venne i Persiani; e tre giorni avanti che questi si accostassero a Mileto, giunse ed entra con cento ssanta navi nel porto dell isola di Ladea la qual

P R I M O 97 giace presso a Mileto. Saputo lingresso di Nicno re in Lade, i capitani delle navi Persiane troppo lenti nel giungere, si tennero appi del monte Micale. Imperocch Alessandro non solo avea preoccu pato Lade colla flotta, ma ci avea pur trasportato quattro mila fra Traci ed altri forestieri; per esse-, re le navi debarbari presso a quattrocento. Parmenione istigava Alessandro a battaglia navale s per ch speravane vincitori i greci, e s perch divini segni cos gli dettavano; essendosi veduta da pop pa delle navi di Alessandro un aquila riposare in ni lido: altronde grandissimo ne sarebbe 1 utile in tu tto fi resto se la vinceano, ma non grande il di scapito se la perdeano; giacch resterebbero i Per siani , com erano, i padroni del mare : dicea voler salire egli stesso in su le navi e partecipare ai peri coli . Risposegli Alessandro per che egli errava nel suo consiglio, e nella interpetrazione non verisimile del segno celeste. Combatterebbero senza ninna ra gione con poche navi contro le tanto pi numerose, essi inesperti di mare contra la flotta espertissima de Fenicj, e deCipriotti : lui non voler contrapporre la perizia e lardir Macedonico ai barbari e su luo go non stabile ; imperocch Tesser vinti in quell agione marittima non popo pregiudicherebbe alia fa ma posseduta da loro nelle arm i; specialmente che i Greci elevati dalla notizia della disfatta impren derebbero delle innovazioni. Su tali riflessi disse che sarebbe fuor di tempo quel conflitto navale: ch'egli sponea cos laugurio: vale a dire che laquila riferivasi a lui Veramente; ma parergli che quando mostravasi posata in sul lido, avea significato piut tosto che esso da terra impadronirebbeei della flotta de Persiani. 22. In questo mentre Glancippo, gravissimo uo mo in* Mileto, spedito ad Alessandro dal popolo e daforestieri mercenari aquali era principalmente affidata quella citt, disse che vorrebbono i Milesj te nere aperte le mura e li porti ad Alessandro ed al Persiano. Ed Alessandro intimagli che torni di volo

s8 L I B R O Mileto, e vannunzj che si apparcchiao per la l ba a combattere. Egli applicatevi le macchine, e q u a rovesciato in breve un tratto di mura, l squarcia tone pi ancora, condace 1 esercito perch vi sor passi dove erano spianate o rotte; standosi intanto i Persiani a Micale, e per poco non vedendo 1 a s sedio de compagni ed amici loro. Nicnore osserva ti da Lade gli assalti di Alessandro naviga remi gando lido lido, fino al porto Milesio , e collocato dove limboccatura di questo era pi angusta, le sue triremi assai prossime, colle prore verso del m are, impediva il porto alla fiotta de Persiani , ed il soccorso di essi a Mileto. Allora e cittadini e sol dati mercenar), venendo dognintorno i Macedoni su loro, chi si mise in mare, su gli scudi supini, e si condusse ad un isola ivi prossima e senza nome , e chi sal su picciole barche per fuggire in mezzo alle galee Macedoniche e ne fu preso nelle fauci dei porto : il gran numero per nella citt soccombette . Presa gi questa, Alessandro naviga egli stesso con tro i refugiati nell Isola facendo portare delle scale in su le prore delle triremi onde ascendere dalle navi su le rive scoscese come su le mura. Come pe r videveli risoluti di cimentarsi, ne impietos, pa rendogli di e generosi: e di pace ad essi con pat to che per lui militassero. Erano que mercenarj tre cento e di Grecia . Rilasci per altro e conced che liberi fossero i Milesii non periti nella espugnazion della patria . Moveasi di giorno la flotta Persiana da Micale incontro la Greca, sperando di tirarla a combattere; e nella notte a Micale si riconduceva, stazione non bnona, perch aveansi a cercare Tacque dalle bocche indi lontane del fiume Meandro. Guar^ dava Alessandro colle navi il porto di Mileto sicch i barbari non ne forzasser la entrata; nel tempo stesso per spedendo a Micale Filota con cavalleria e tre schiere di fanti comanda che impediscavi la discesa di essi . Cos li Persiani mancando di acque e di ogni altra cosa, fuorich non erano assediati selle barche, navigavano verso di Samo? donde tor-

P R I M O 29 naudo pieni di viveri incontra di Mileto, schieracono sa lalto mare il pi delle navi innanzi del porto, e di l sfidavano i Macedoni ad uscire. Cin que di esse navi correano intanto ad un porto in termedio alla flotta e allaltra isola, su la speranza di sorprendere vuote le barche di Alessandro, lm-. perocch sentito aveano che le milizie marittime se nerano sbandate, a gran distanza, chi per far le gna , e petrasporti deviveri, e chi dato a preda re ; e certamente una parte di esse era lontana. Ve dute venire le cinque barche, Alessandro ne empie dieci delle sue cosoldati, che avea pronti, e le spe disce in gran fretta con ordine che investano quel' le portando prora contro prora. Allora que delle cinque navi mirando fuori della espettazione, che i Macedoni andavano ansi verso di loro, diedero vol ta , e corsero a raggiungere il resto della flotta Per siana . La nave deJassei, come non ispeditasi al cor rere. fu presa fuggendo insieme con gli uomini; le altre quattro a tempo vi si ripararono. Cos parti rono da Mileto i Persiani senzavervi nulla operato. 23. Allora Alessandro deliber di sciogliere la ma flotta s pel disagio de danari, e s perch non vedeala pari alla Persiana, n voleva arrischiare nemmeno in parte lesercito suo. Vedeva altronde come tenendo esso 1' Asia colle truppe di terra non abbisognava delle navali: e come pigliate a Persia ni le citt di riviera dismetterebbero ancor essi la flotta; giacch non avrebbero pi n dove fornirla di nuovi remiganti, n dove in Asia accostarla: e qui riandava in cor suo come laquila aveagli signi ficato, che da terra vincerebbe le navi. Fatto ci marci verso la C aria, sentendosi che erasi congre gata in Alicarnasso (1) non poca soldatesca barbara e forestiera. Pigliate, cammin facendo, tutte le citt fra Mileto ed Alicarnasso, pose il campo a cinque ttadj da Alicarnasso come per l assedio diuturno di
fi) C itt m arittim a, on tem po reg ia. e poi vescovile; ed or ridotta ad nn piccolo villaggio. E rimata nel seno Ceramico cosi detto dalla c itt di Ce rarne i o n g o lfi di S. Pietro.

3o L I BRD questa. Imperocch la natura del sito la rende pei* se forte, e dove parea mal sicura, aveaci acconcia? molto innanzi ogni cosa Memnone stesso ivi presen te , come dichiarato da Dario capo dell 5Asia infe riore e di tutte le forze navali. Gomprendea la cit t molti forestieri di soldo, e molti Persiani , e sta vano in porto delle triremi perch grandissima sa rebbe la utilit de marina) nelle operazioni. Avvi* cinatosi il primo giorno Alessandro alle mura verso la porta la quale conduce a Milassa, fecesi dalla citt una sortita, e colla sortita un leggiero attac co . Non difficilmente per le milizie di Alessandro corse all incontro arrestarono e respinsero in cict la tempesta. Non molti giorni appresso il monarca pigliati li soldati cinti di scudo, pigliata la caval leria de9regi amici, la fanteria di Aminta, di Per dicca, di Meleagro, e di pi gli Agriani e gli ar cieri, gir dintorno la citt nella parte verso di Mindo osservando se fossero di quivi le mura pi fa cili da espugnarle, e se poteasi con subita scorreria sorprendere Mindo stesso. Certamente l aver Min do, non poco lo avrebbe giovato nel Tassodio di Alicarnasso; e gi data gli era dalle offerte di alquan ti Mindesi purch di notte ed occulto vi andasse. Egli dunque ne and secondo il concerto di mezza notte fin presso alle mura : ma poich quei d entro non gli davano cosa niuna, n egli tenea seco mac chine o scale, venuto a prendere la citt per tradi mento e non per assalto ; approssim pi ancora le milizie Macedoni con ordine che scavasser le mura. Abbatterono quelle una torre, n la torre cadendo sguarn subito il muro. Ma facendo resistenza fortis sima i Mindesi, e molti, venuti gi per mare in soc corso da Alicarnas80, impedirono che Alessandro pi gliasse Mindo su listante, e di assalto. Cos torna to senza il frutto pel quale era corso, attese di nuo vo all'assedio di Alicarnasso. E su le prime per fa cilitare il transito delle macchine colle quali pensa va di batter le mura, e delle altre con le quali si dovcano tirar dardi su i difensori di esse, diedesia

P R I M O ir riempire la fossi scavata da essi innanzi della citt, larga al pi trenta cubiti, ed alta quindici. Non fa dimoile a riempirsi la fossa, e gi le torri eransi mosse innanzi. Sboccarono quedi Alicarnasso tra la notte per ardere queste come le altre macchine gi ridotte a'suoi luoghi, o non lontane da essi: ma li Macedoni che ne erano in guardia, e gli altri che svegliati su latto accorsero per lajuto, li risospin sero senza difficolt tra le mura. Alcuni per dessi in numero di cento settanta vi soccomberono con Neottolemo di Arrabeo, fratello di Aminta, e gi rifugiatosi con altri presso di Dario. In opposito ne furono ad Alessandro spenti sedici, e feriti trecento, non essen dosi quanto altre volte, guardati dai colpi, per esser e la irruzione di notte. 24. Dopo non molti giorni due Macedoni, sol dati grevi di Perdicca, alloggiando e bevendo ingio ine magnificavano con parole, ciascuno, se stesso e le sue gesta ; finch venuti, gi caldi dal vino, a contendere di gloria infra Loro, corsero, di proprio volere, armati al muro nella sommit la quale guar da specialmente Milassa, piuttosto per dimostrarvi ognuno la sua fortezza, che per eccitarvi battaglia pericolosa a nemici. Alcuni della citt vedendoli co me cran due, e come ne venivano temerarj alle mu r a , uscirono contro di essi. Ma li due qua uccidono, e l saettano, secondo che altri vicino olontanoj non ostante lo svantaggio del sito e del numero, sboccando, e dardeggiando li nemici dall alto. In tanto soprarrivano altri dall esercito di Perdicca, ed altri da Alicarnasso; e fassene battaglia grandissima presso le mura. Ma poi gli usciti dalle porte vi fu rono ricacciati addentro daMacedoni. Anzi poco manc che si prendesse pur la citt; imperocch non facendosi allora guardia diligente alle mura, ed es sendo state abbattute due torri ed il tratto di mura infra queste; non era malagevole passarle s l eser cito intero vi si accingeva ; tanto pi che la terza torre,intronata gi, potea pur essa, scavandovi nefondamenti, gettarsi a terra, e senza ritardo . Riediti-

32 L I B R O carono quei dentro in luogo del cadalo, altro ma* ro, di mattoni e curvo in forma di luna, direi sen za travaglio per la copia de9lavoranti. Or a questo muro accost s le macchine Alessandro; ma nel gior no seguente fecesi nuova sortita per incendiarle ; ed incendiossene, parte di graticcio prossima al muro, e parte di una torre di legno. 11 resto era preservato da l'ilota e da Ellanico incaricati della cura di esse. Come per tra la escursione videro i Persiani Ales sandro, gettando quanti le portavano le faci, e mol ti anche le arm i, rifuggirono dentro le m ura. Ebbe ro quivi nel primo tempo la meglio per la condizio ne del luogo elevato tirando dardi non solo di fronte su le macchine ; ma di fianco, dblle torri sopravanzate al muro abbattuto, e per poco non da tergo ancora contro quanti si avanzavano al novo muro. Port dopo non molti giorni Alessandro unaltra volta le macchine incontro al muro interiore di mattoni, co mandandovi egli stesso * , ed un altra 'volta accorse il popolo fuori della c itt , chi verso< il muro spianato dovera Alessandro medesimo a combattere, e chi verso le tre porte dove i Macedoni non aspettavano affatto niente di simile ; e molti lanciarono su le mac chine e fiaccole e cose altrettali da por fuoco, e su scitar degl incendj. Ma riagendo pur quei di Ales sandro validissimamente in contrario gli astrinsero non difficilmente pegran sassi avventati colle macchi ne dalle to rri, e pel nembo dei dardi a volger le spalle, e ricorrere nella citt. Fecesi qui allora stra ge tanto men piccola, quanto erane venuta fuora pi gente e con audacia pi grande: e chi mor fattosi alle mani coMacedoni, e chi presso al muro fracas sato, pel transito angusto a tanta moltitudine, e pe rottami, incomodi a trascendervi. Si oppose a quelli usciti per le tre porte Tolommeo, regia guar dia del corpo, il quale comandava le truppe di Addeo, e di Timandro come pure de*soldati leggieri, ed anch egli non diffcilmente fe ripiegar gl inimici. Accadde a questi di pi nella ritirata che, fuggendo pel ponte angusto posto sopra la fossa, il ponte si

P R I M O 33 conqaassasse p e r la m oltitudine: ond che precipi tandone assai nella fossa chi fini schiacciato dasuoi, e chi sa ettato d i sopra d a M a c e d o n i. M a la strage pi gran d e occorse in su le porte m edesim e; perch aerrate innanzi tempo per tim ore che vi penetrasse i l Macedone mescolato con chi fu g g iv a , tolsero di r ie n tra re A m olti c o m p a g n i, trucidati poi m isera m en te da nemici avanti le m u ra . E poco sarebbe m ancato a prendere fino la c itt se Alessandro non ric h iam a v a le tr o p p e , voglioso ancora di s a lv a r la , a d un segno che desse di a r r e n d e r s i . M orirono mil l e dell a rm a ta di Alicarnasso e q u a ra n ta incirca di q u e i d A lessandro, e tr a questi Tolommeo ( 1) , g u a r d ia del c o rp o , Glcarco duce degli a r c i e r i , e Abdeo capo d i m ille ; ed a ltri non ignobili tr a M a c e d o n i. 25. R iunitisi a llora Memnoue ed O rontobto c a p i de Persiani e conoscendo dallo stato delle co se d i non poter continuare molto a luogo l assedio; a n z i vedendo le m ura p arte rovinate e p a rte rovino* s e ; e molti so ld a ti, m orti nelle s o rtite , o sconci per le f e r ite , a c o m b a tte re ; considerato t u tt o , appicca rono fuoco verso la seconda vigilia della notte a lla t o r r e di legno fab b ricata d a essi incontra le m ac chine de n em ici, come pur lo appiccarono a i porti ci , serbatoj delle a r m e , ed alle case prossime alle m u r a . Avvolgevansi alle fiamme delle case p u r le fiamme che vi si slanciavan copiose d a lla torre^ e d a portici pel vento stesso che ve le p o r ta v a . Allo r a qual d i loro si ritir nella rocca dellisola, e quale in S a lm a c id a , un forte cos n o m in a to . Ales sandro avuto l avviso per a lq u a n ti fu ggiti d a l fatto m edesim o, e vedendo d i p e r se l incendio g r a v e , sped q u an tu n q u e d i mezza notte entro la c itt le sue tru p p e con ordine d i uccidere quelli che incen diavano a n c o ra , ma d i risparm iare q u a n ti teneansi A riuano . 3
(i) Questo Tolom m e? qui senza ag g iu n ti, non Tolom m eo di S d c u r o , il quale mori nella battaglia presso del fiume Iso, come si legge nel S. n . del lib ro seguente: nemmeno quel Tolommeo che scrisse la storia di Alessandro, r d il quale poscia fu r e . Di lui si parla manifestamente nel $. i j . del libra che segae> nel t . j j . del libro I V , e altro v e.

34 L I B R O nelle Ior case . Fattasi 1 alba , e vedute le forte** ze prese da* Persiani, e da Mercenarj ricus di asse diarle pensando che avrebbe a starvi non picciolo tempo intorno per la condizione de9luoghi, e che poco rileverebbero per lui quando egli ne distrug gesse la- citt. Pertanto data sepoltura ai soldati mor ti in quella notte, e dato ordine ai coininissarj del le macchine di trasportarle inverso dei TralU, fa spianare Alicarnasso: e posto Toloa,meo eoa tremi la pedoni forestieri e dugento^cavalieri in guardia di questo tratto come del resto della Caria, egli va nella Frigia. Stabil per altro che Ad* figlia di Ecatomnoj e moglie d Idrieo savesse il Satrapato di tutta la Garin. Aveva Idrieo, quantunque fratello, presa Ada per isposa consentaneamente alle leggi de Cari , ed aveala morendo lasciata arbitra degli affari, potendo in Asia regnare pur le donne per ie costituzioni di Semiramide : ma Pessdaro aveanela cacciata arrogandosi egli il comando ; e di quei d presedeva alla Caria, speditovi dal sovrano, Orontobate genero di esso. Ada riteaea solamente Alioda l una delle citt munitissime della Caria; e questAlinda offerse ad Alessandro, visitandolo ed affigliandoselo nel primo giugner di lui su la Caria. Ed Alessandro rimise a lei la cura di Alinda , non sdegnandone il nome di figli; e quando ebbe di sfatto Alicarnasso, e preso il resto della C&ria, diedela tutta ad Ada perch vi dominasse (1). 26. Aveaci nellesercito Macedone non pochi, ammogliatisi di fresco innanzi la spedizione: ora parve ad Alessandro, che non fosse da non conside rarsi lo stato di questi, e li rimand dalla Caria, a passare il verno con le donne loro nella Macedonia, fattine comandanti Tolommeo di Seleuco, luno delle regie guardie del corpo , e Ceno figlio di Polemocrate, e Meleagro di Neottolemo , capitani gi per grado, ma sposi novelli anchessi; ed incaricatili inoltre che quando sarebbono per tornare e m e
li) Sa di Ad* vedi i supplementi di Freinsemio 1 Q uinto Curzio lib. 2. pag. 3J. e }6. secondo la nostra versione.

P R I M O 35 narne i compagni spediti con loro vi reclutassero il pi che poteano di fanti, e di cavalieri. Guadagn questo fatto, quanto altro m ai,la benevolenza de'Ma cedoni ad Alessandro. Egli sped pure Gleandro di Polemocrate a raccogliere milizie nel Peloponneso. Invia trattanto in Sardi Parmenione, creatolo capo decavalieri amici e comanda che da Sardi vada nella Frigia con la cavalleria Tessala ed altra pure degli alleati, e con i carriaggi ; ed egli vassene nel la Licia e nella Panfilia per occupare le spiagge ma rittime onde rendere la fiotta inutile a nemici. sa le prime, cammin facendo, piglia col giungerle so p ra , Jparna luogo premunito di esteri nercenarj; e questi ne uscirono, capitolando, dalla furtezza. Po scia entrando nella Licia guadagna per trattato i Telmissesi : indi passando il fiume Zanto riceve per dedizione Pinara, e la citt di Zanto, e Patara con trent altri luoghi minori. Fatto ci sinoltra nel cuor del verno a Miliada, regione cos chiamata della Frigia maggiore, ma subordinata allora dal gran Dario a pagare i tributi nella Licia. Qui ven nero da'Faseliti ad Alessandro oratori per chieder ne pace, e per coronarlo con aureo diadema: e mol ti pur vennero, deputati dalla Licia inferiore per trattare di accordi; ed Alessandro comanda ai Fa* seliti ed ai Licj che dieno le citt alle persone che gli vi spedirebbe; e le citt si diedero tutte. Poco dopo andato nella Faselide espugna con essi un ca stello, fabbricatovi dai Pisidj. Uscivano da questo i barbari, e molto ne danneggiavano i Faseliti,i qua li aveano lavorate le terre. Trovandosi lui ancor nella Faselide lo avvisano chegli era insidiato da Alessandro figlio di Aeropo, altronde suo familia re , e capo della cavalleria de Tessali. Era questo Alessandro fratello dEromene, e di Arrabeo com partecipi nel tramare la morte di Filippo : ed il mo narca avealo gi lasciato stare quantunque colpevo le , perch succeduta appena quella m orte, era ve nuto a lui con gli altri amiei prim arj, e cinto di lorica, lo avea scortato alla reggia: poi lo tenne

36 L I B R O trasuoi onorandolo, e mandandolo duce delle utili* eie nella Tracia: finch lo fe comandante della c*valleria Tessala, quando dal comando pur di ess4 fu mandato Galante nel Satrapato. cos racconta si di quelle insidie. 2.J. Poich Dario nel rifugiarsi di A minta pres to di lui ricev da questo Alessandro lettere e pretti, mand su la regione marittima Asisine, u ersiaqo fido tra gli altri suoi. Mandatalo apparen temente ad Atizio satrapo delia F rig ia, ma per ab boccarsi in realt con questo Alessandro, e promet tere che se gli uccideva Alessandro di Filippo, por rebbe lui re della Macedonia, e darebbegli ancora mille talenti di oro. E cos Asisine preso da Parmenione rispondea su le cause del suo venire. Parmenione sped ben tosto Asisine in ferri ad Alessan dro ; ed Alessandro ne ud le risposte medesime. Adunati gli amici propose ciocch fosse da fare (l un tale Alessandro. Parve a questi che non avesse il re fatto beae a commettere cavalleria s pode rosa ad un uomo non fido, e che ora dovea senza dimora espedirsi da lui prima che si proporzionasse pi ancora, a far movimento coi Tessali. Spaventavali inoltre un prestigio celeste. Imperocch prose guendo ancora lassedio di Alicarnasso , e dormen do Alessandro di mezzo giorno; una rondine volata gli sul capo vi strid grandemente e poi si rigir qua e l sul letto cantandovi irrequietissima fuori dell' uso . Preso dalla stanchezza mal poteva Ales sandro riaversi dal sonno: vinto per dalla molestia della voce scacci, ma non gravemente, con la mano la rondine: e la rondine battuta, tanto fu aliena dallandarsene, che glinsist sul capo, n partissene prima che egli si fosse in tutto riscosso. Non prese Alessandro in non cale l augurio della rondi ne ; ma lo comunic con Aristandro , lindovino suo Telmissese: e quellindovino rispose che significava le insidie fatte a lui da un degli amici, e che si gnificava insieme che si scoprirebbono : essere la ron dine un uccello nadrito fra gli uomini, degli uomi-

P R I M O 37 ni amico, e garrulo pi che ogni altro. Il monarca paragonati i detti dell'indovino con quei del Per miano, spedisce a Parmenione, Amfotro figlio di Alessandro e fratello di Gratero, e con esso alcuni Pergesi per guide nel viaggio. Amfotro vestitosi alia paesana secondo quei luoghi affinch non fosse conosciuto tra via giunse di nascosto a Parmenione. Non portava egli lettere ; non essendo piaciuto ad Alessandro scriverne su cose tali; ma disse a voce le commissioni. Cos questo Alessandro fu preso 9 messo in carcere. 28. Levandosi poscia il monarca dalla Faselide pedi parte delle milizie a Perge pe monti su di una via, battuta innanzi dai Traci, ardua s, ma non lunga; ed egli v and presso del mare so per le spiagge. Non viaggiasi per queste se non quando pirauo i venti di Settentrione ; perch se quelli pre dominano di mezzo giorno si rende impossibile il camminarvi. Ma levatisi allora in luogo degli austra li fortissimi, i venti boreali non senza favore divino secondo Alessandro , e li suoi , ne diedero pronto il transito e facile. Avanzandosi lui di l da Perge gli si fecero t r a l viaggio incontro gli ambasciadori ple nipotenziari degli Aspeudj,i quali rendevano la lo ro citt; ma supplicavano che non introducessevi guarnigione. Furono compiaciuti su questa; ma co mandati insieme, di dare cinquanta talenti per sl do dellesercito, e quanti cavalli alimentavano per tributo di Dario; ed essi concordatisi-che darebbono questi non che largento , partirono. Dopo ci Alessandro viensene a Side: discendono i Siditi da Coma della Eolia ; e narravano di se questa vicen da: vuol dire, che quando partirono i primi da Co ma per quei luoghi, e vi scesero per ab itarli, di menticarono improvvisamente la greca lingua, pro rompendo in barbare voci, originarie loro , non usa* te prima n proprie debarbari intorno. Divennero da quell epoca i Siditi un barbaro popolo ; non pe r su la forma dei confinanti. Alessandro, lasciato un presidio in Side ? si avanz verso Sillio , luogo

38 L I B R O forte, guardato da forestieri mercenarj e da altri d i que*luoghi: non pot per pigliare anche Sillio col giungervi repentino. Poi gli detto tra via che quei d Aspendio non voleano adempier niuno de* patti , n consegnare i cavalli, n contare l argento: anzi che, ridotta ogni cosa dalle campagne in citt, ne chiu'Jeano ai commissarj le porte, e ne ristoravano, dov erano fiacche, le mura . Udito ci ripiegasi ver so di Aspendio. E fondata Aspendio in gran parte su di un altnra straripevole e forte, scorrendovi ap pi le acque dellEurimedonte : pedeclivj per di essa altura eranvi non poche abitazioni, ricinte solo da un muro non grande. Come seppero che Ales sandro avanzavasi, abbandonarono questo muro e queste abitazioni quanti vi si rinchiudevano, convin ti che non si potean difendere, e si concentrarono dove la citt pi sorgea. Giunto Alessandro colle milizie entra il muro derelitto ; e si accampano per le case disabitate dagli Aspendiani. Quando questi videro venuto il monarca fuori della speranza, e la soldatesca per tutto intorno di loro, inviarono ora tori per supplicarlo che si concordasse co patti di prima. Ed egli osservando il luogo assai forte, n tenendosi apparecchiato pe lunghi assedj, capitol con essi, non per puntualmente come dianzi; per ciocch volle che gli dessero ostaggi i primarj infra loro, che gli dessero i cavalli prescritti laltra vol ta , e non pi cinquanta ma cento talenti: che ub bidissero al Satrapo che egli nominerebbe: e pagas sero ai Macedoni, non ad altri i tributi che soleano: e discutesser ne tribunali laccusa di ritenersi a forza le terre de confinanti. Concederono questi ogni cosa ; ed Alessandro p a r t. 29. Giunto a Perge, marci verso la F rigia. Egli dovea passare per Telmisso. I cittadini di questa erano barbari, Pisidiani di origine: altissimo il luogo dove abitano, e precipitoso per ogn intorno, e durissima la via che vi conduce: perch la mon tagna cala dalla citt fin sopra la strada ; anzi nel la strada finisce ; e sorgete dirimpetto un altra mon-

P R I M O 39 fogna non meno dirupata. Ond che queste monMi gne sorgono come una porta sopra la strada : e chi tien queste pu con poca milizia renderne insupera bile il passo. Ora accorsi qui appunto tutti i Telmissesi le presidiavano entrambe. Alessandro, osser vato ci, comand li Macedoni che ponessero ivi il campo come poteano. Imperocch divisava che i Telmissesi non si starebbero tutti in que luoghi quando vedessero lui fra le tende, e che li pi tornerebbero nella citt, la qnale era vicinissima, -lasciato nn cor po di guardia in su monti. Ora appunto addivenne comesso immaginava. Il popolo se ne ritir, non rimanendovi che un corpo di guardia. Allora egli presi gli arcieri, i lanciatori, e tutti i soldati pi espediti, menali ad affrontarli. Non si tennero que sti al nembo delle percosse, ma lasciarono il posto. Ed egli pass lo stretto, e si accamp dinanzi di Telmisso. Qui gli giunsero ambasciadori da Selgesi anch essi Pisidiani, barbari, bellicosi, domiciliati in grande citt: gli aveano mandati a lui per ottenerne lamicizia, perch erano antichi nemici dafme coTelmis8esi. Alessandro si confeder con essi; e da quell epoca li ebbe sempre in tutto fedeli : vedendo per che non potea prendere Telmisso in tempo breve andossene in Salagasso: citt pur essa non picciola, e di Pisidiani, ma tra i bravi in arme bravissimi lo aspettavano questi sul colle dinanzi la citt preoccu pato da loro, perch forte da resistervi nommen che le m ura. Per 1 opposi co Alessandro schiera cos le sue truppe. Colloca quelle con gli scudi nel corno destro ove presedeva egli stesso; affilando prossime verso la sinistra quelle de fanti ausiliari tutte sotto il comando de capitani aquali toccava comandarle in quel giorno. Mise a reggere lala sinistra A minta di Arrabeo: alla dritta di questala stavano innanzi tutti gli arcieri, e gli A griani, ma nella parte op posta di essa stavansi i lanciatori Traci guidati da Sitalce; non potendo la cavalleria dar utile alcuno in quel disagio di luoghi. Per 1 *opposito anche i Tei naissesi corsi in ajqto combattevano con que' Pisida-

/j.o li I B R O n i . Gi le milizie di Alessandro avanzatesi alla p ar* te del monte tenuta daPisidiani trovavansi nei lu o go pi precipitoso ad ascendervi: quando levatisi dati le insidie piombarono su luna e 1 altr ala i barba* ri dov era ad essi pi facile e pi disastroso a nem i ci il procedere. Aveano gi fugato gli arcieri com e i primi a salire ed i meno coperti di arme : e gli A griani teneansi immobili ancora; perch gi seguiva prossima ad essi la falange de' Macedoni e gi dinan zi della falange Alessandro stesso vedevasi. Ma quan do poi si venne a corpo a corpo e li barbari si sca gliavano nudi su i nostri eherano tutto arme, n ne cadeano feriti per ogni parte; allora si pigliaron la fuga. Pur non morirono di loro se non cinquecento; perch leggieri, e periti de luoghi, non difficilmente si dileguavano. Laddove i Macedoni e per la gr vezza delle armi e per la ignoranza delle vie non era no troppo arditi nel perseguitarli. Alessandro - per tenendosi dietro a quelli che vi fuggivano ne pigli la citt colla forza. Per desuoi Cleandro il condot tiero, e circa altri venti. 3 o. Quindi egli ne and contra gli altri Pisidiani, e qual prese de'loro castelli colle armi, e quale per accordi. Di l viene in Frigia presso la palude chia mata Ascania. Generasi in questa palude natural mente il sale, e di esso valgonsi i paesani, niente in ci bisognosi del mare. Giunge nel quinto giorno a Gelene. Sorgea quivi una fortezza d ogn' intorno precipitosa; e stavanci a guardia pel satrapo della Frigia, mille Garj, e cento Greci mercenarj. Or questi deputarono ad Alessandro dichiarandogli che se non giungla loro il soccorso pel giorno ad essi destinato (e diceano qual era questo giorno) rende rebbero la fortezza. Parve ad Alessandro pi utile questo partito, che quello di assediare una rocca, arduissima da ogni lato; e lasci finalmente in Gele ne mille cinquecento di guardia. Tenutovisi dieci giorni e nominatovi Satrapo della Frigia Antigono di Filippo, e sostituito a lui Balacro di Aminta per capo de soldati ausiliarj; marci verso Gordio; e

P R I M O 41 erse a Parmenione che gli venisse ivi incontro col le sue milizie ; e colle sue milizie vennevi Parmenioae. E quesposi novi rimandati nella Macedonia ven nero a Gordio pur eglino, e con essi anche la mili zia raccolta di fresco condottagli da Tolommeo di Se lenco, da Ceno di Polemocrate, da Meleagro di Neottolemo, e numerosa di mille Macedoni a piedi e trecento a cavallo: vi erano insieme dugento ca valieri Tessali e cento cinquanta Eliesi comandati da Elcia pure Eliese. Gordio citt della Frigia adjacente all Ellesponto ; e giace in riva del Sanga rio . E di questo fiume scaturiscono le acque nella Frigia ma poi correndo infra i Traci delja Bitinia boccano nell Eusino. A questa citt vennero ambasciadori da Atene per chiedere ad Alessandro che ri concedesse a lei gli Ateniesi i quali militando co Per miani caddero prigionieri di lui presso al Granico ; e .tenednsi allora in ferri nella Macedonia con altri due m ila. Nondimeno partirono senza frutto dell opera; parendo ad Alessandro cosa malsicura, durante la guerra Persiana, diminuire , comunque il terrore di tutti i Greci i quali non aveano sdegnato di guer reggiare pe barbari contro la Grecia medesima . Sog giunse per che gli rispedissero ambasciadori per es si, quaado egli avesse portati a buon fine gli affari presenti.

Fine del Libro P rim o.

LE S T O R I !

D I

A R R I A N O

SU LA SPEDIZIONE D I ALESSANDRO

LIBRO SECONDO
l. J L f a che Meninone fu creato oapo delle flotte di tutta la spiaggia dal re D ario, egli su la idea di ripiegare la guerra nella Macedonia e nella Grecia prese l Isola di Scio datagli per tradimento. Di l navigando verso di Lesbo siccome quei di Mitilene (i) non gli aderivano; ridussevi al partito suo le al tre citt; e ridottevele venne presso di Miritene. Cinta questa citt da mare a mare con doppio val lo, e formati qua e l cinque campi di milizie, e ra , n gi diffcilmente, arbitro dell isola intera . D i pi bloccava con parte delle navi il porto, e ristret tene le altre a Sigrio, Promontorio di Lesbo, dove principalmente il transito de9legni da carico pro cedenti da Scio, da Geresto, e da Malea, teneavi soggetta la navigazione affinch non andasse pel mare bene alcuno a quel popolo. In mezzo a tante prov videnze infermossi Memnone, e mor. Tale acciden te, in tal tempo, turb, quant9altro mai, le regie cose. Non pertanto insisteano bravamente all assedio Autofradate, e Farnabazo figlio di Ortabazo, al qua le come a nipote suo di sorella, avea Memnoue af fidato nel morire il suo potere, fintantoch Dario tesso ne destinasse. Cos li Mitilenesi rinchiusi per terra, e sopravvegliati dalle molte navi per mare
(t) M itilene fecondo Strabone e Plinio era la c itt principale dell isola di I>bo : la pule talvolt ri trova denominata ancora da questa c i t t . A n si al presente l'is o la si denomina M e te lin o .

S E C O N D O 43 mandarono a Farnabazo, e si pattu: cfie ripartisse ro gli esteri mandati loro da Alessandro come ad alleati ; che i Mitilenesi abbattessero i monumenti ( l ) eretti per l'alleanza con Alessandro , e si colle gassero a Dario , a norma della pace fa tta per Antalcida con esso Dario: e che potessero in citt rien trare gli esuli loro , per met del numero che ne u sc i. Su tali coadizioni fecesi pace da Mitileuesi co Persiani. Farnabazo, ed Autofradate venuti una -#olta in citt, vi cacciarono addentro una guarni gione, comandata da Licomede Rodio; e soprappoero a Mitilene- per Tiranno, Diogene, uno degli esuli suoi. Vi emunsero danari; togliendoli con vio lenza privata, o multandone il pubblico. 2. Fatto ci Farnabazo naviga verso la Licia in sieme coforestieri mercenarj; ed Autofradate vassene in verso le isole. Intanto Dario spedisce Timonda di Mentore affinch chiegga da Farnabazo e co mandi li forestieri gi comandati da Meninone; e Farnabazo consegnali e naviga verso di Autofrada te che stavasi nella flotta. Ricongiuntisi appena man darono alle isole Cicladi dieci navi con Datarne Per siano che le conducesse; ed essi avviaronsi con cen to a Tenedo. Andatine al porto detto ioreale , man dano dicendo a quegl isolani che atterrino i monu menti, spositivi della concordia loro con Alessandro e coi G reci, e tornino a Dario secondo la pace con venuta gi per Antalcida. Ben pregiavano questi as sai pi la benevolenza inverso di Alessandro, e de Greci; ma di presente parea loro impossibile ogni scampo, se non cedevano ai Persiani; perch Egeloco incaricato da Alessandro di raccogliere di nuo vo una flotta, non aveala raccolta ancora s grande, che ne sperassero id breve un soccorso. E cos piegaronei a Farnabazo per terrore pi cfce di buon grado. Intanto Protea di Andronico avea per ordine di -Antipatro adunate dallEnbea, e dal Peloponneso
(1) Tavole o colonnette pubbliche ov erano decmti i p itti dell* a lle a n ti. Flirao le chiam a' stelat ritenendo la vere (reca V T \X & S

44. L I B. R O delle navi lunghe per difendere in qualche modo l e isole e la Grecia medesima, se i Barbari vi naviga vano, come dicevasi. Ora adendo Protea che D a ta nte si stava con dieci navi a Sifno egli va di notte con quindici a Galcide citt su l Euripo (1). Acco statosi nellaurora allisola Gitno (a), vi dimor tu tto il giorno per udirvi notizie pi chiare su le dieci na* v i, e perch poi fra le tenebre ei piombe ria tanto pi spaventevole su Fenici. Chiaritosi che Datarne teneasi colle dieci navi a Sifno, parte essendo gi notte, e presso l alba lo investe inaspettatamente, e prendegli otto navi nonmeno che i militari. Data rne per sottrattosi con due galee fin dal principio dellassalto si ripar presso dellaltra flotta. 3. Alessandro venuto a Gordio, ed ascesone alla cittadella, reggia un tempo di Gordio, e di Mida figlio di lui, sent desiderio di vedere il carro di Gordio, ed il nodo nel giogo di esso carro. Il di scorso deconfinanti su questo dicea comunissimamen te , che Gordio era un antico di F rigia, ma povero; che avea poca terra da lavorare, e due paja di bo vi; e che si valse di un pajo p erarare, e dellaltro per carreggiare: che arando esso una volta un aqui la venne sul giogo, e posovvisi fino allora di scio gliere i bovi: che sorpreso dallo spettacolo corse a comunicarlo ai vati Telmissesi, gran savi nellinter pretare i segni divini, essendo fra loro larte d in terpretarli dono ereditario negli uomini, nelle mo gli , e ne fanciulli : che avvicinatosi ad un abitato de Telmissesi ebbe incontro una verginella uscita a prender dellacqua, e le narr l evento dell aqnila: e che la donzella, indovinatrice anch essa di stirpe, lo esort di andare alla terra di lei, e sagrificarvi al Giove sommo : che questa pregatane da lu i, lo seguisse e gli esponesse le maniere del sagrificio: che cosi Gordio sagrific come la vergiue dinotava, e poi si congiunse a lei per matrimonio, e ne ebbero un
(i) Stretto di m ale che fepara l Eubea o Negroponte dall A ttic a . CALCIDK et sull E nbea. (a) L 'u u a delle Cicladi nel m are Egeo v e la spiaggia d ell* A ttira.

S E C O N D O 45 glio ; e Mida ne fa il nome : che divenuto ornai que sto , giovane, bello, e valoroso ; intanto i Frigj fu rono premuti da sedizioni domestiche : ed nn oracolo* annunzi, che un carro porterebbe ad essi il monar ca il quale cheterebbene le discordie : che consultan dosi essi ancora su ci, venne Sfida co genitori, sa di na carro, fra l'adunanza loro: e che confrontato loracolo, ravvisarono in lui l uomo presagito, il quale verrebbe sul carro, e preserlo per sovrano : che Mida fe cessare la loro sedizione, e sospese nella fortezza il carro del padre in rendimento di grazie a Giove, re sommo, per l aquila inviatagli. Ma sa questo carro dicevasi eziandio, che chiunque scioglierebbevi il nodo del giogo, sarebbe, cosi portan do i destini, monarca dellAsia. Era poi quel nodo di scorze di corniate; n vedeasi del nesso principio o termine. Alessandro riconosciutolo inestricabile, n volendolo tuttavia lasciar senza scioglierlo, affinch ci non eccitasse alcun moto nella moltitudine (1), tagli, come narrano alcuni, il viluppo colla spada; e disse, che avevaio sciolto . Aristobolo per scrivft che Alessandro cavato il perno che unisce il giogo al timone ( era questo perno un legnetto, che passa va da parte a parte il timone, e reggea tutto il no* do) cavasse insieme il giogo fuori del timone. Io quanto a me non so confermare come Alessandro operasse intorno quel nodo: per altro Alessandro e i suoi partironsi dallintorno del carro; come fosse gi compiato l oracolo sa lo scioglimento del nodo : e ci significarono quella notte i tuoni , e le coruscazioni nel cielo; ond che egli sagrific nel giorno appres so agli iddii li quali aveano manifestati questi segni, e co segni la soluzione adempita del nodo. 4- Nel giorno seguente Alessandro marcia ad Ancira (2) di Galazia ove giungegli una legazione
(1) M eglio Curzio : ne in amen verttreiur irritum ineocptum . Lib. j . parag. J. secondo U numerazione del nostro volgare. (1) Cirri principale della Galazia 1 fondata so di nn* altura ne confini stessi I l a Faflagonia. Ora detta A ngovri . Presso questa c itt , vicino al monte Stella fu g ii vinto M a n d are da Pompeo il grande.

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LIBRO

de Paflagoni per sottomettere a lui la nazione, concludere con esso un trattato. Supplicavano prin cipalmente, che non volesse mettersi collesercito sa le terre loro , ed Alessandro ordin che ubbidissero a Galante Satrapo della Frigia. Quindi avanzandosi prende la Cappadocia di qua dallAli, e gran par te ancora di l da questo fiume. Ponevi Sabitta per Satrapo, ed avviasi verso le bocche della Cilicia. Giunto al luogo, che gi fu campo di Ciro con Se nofonte, ia veder quelle bocche munite con presidio poderoso, lascia nel eampo Parmenione colla fanteria pi greve per armatura, e pigliati nella prima vigi lia gli arcieri, gli Agriani, e li soldati cinti di scu do va di notte per sorprendere quel presidio, che non aspeltavalo. Non rimase occulto nell avvicinar si; pur gli giov l audacia ugualmente: perch que* soldati accortisi che veniva Alessandro medesimo, abbandonarono la guardia, e fuggirono. Cos fattasi l alba del nuovo giorno egli trapassando quelle gole usc nella Cilicia. Quivi gli detto che Arsame, in tento dianzi a conservarne Tarso (l) per li Persiani, ora pensava di lasciarla, udito quel transito*, ma che i Tarsesi temeano di lui che si mettesse a pre darla prima di andarsene. A tal nuova il monarca vaccorre in fretta con milizie a cavallo, e con altre speditissime a piede. Tanto che Arsame sentendo il venir suo fugg frettoloso da Tarso, senza farvi al? cun danno, alla volta di Dario. Alessandro cadde malato, come scrive Aristobolo, per la stanchezza: altri per dicono che vinto dal sudore e dai trava glio saltasse, e notasse nel fiume Cidno per voglia Hi rinfrescarvisi. Passa questo fiume 'nel mezzo di Tarso: e gelide, e limpide ne sono le acque, perch scaturendo dal monte Tauro, via via gi discorrono per luoghi purissimi. Cos Alessandro fu preso, di cono, da spasimo, da febbri veementi, e da vigilia continua^ talch i medici non credeano, che ne cam-

(0 Griii citt della C ilicia nellA sia m inoie presso lim boccatura del fium e C idnoj Lm ct per esser rati di l aolo Apostolo.

SECONDO

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ftreb b . Ma Filippo, medico Acarnano, compagno del monarca, e molto valutato da lui nell*arte sua, u privo soprattutto di credito ira le milizie, pro pose purgarlo eoo una bevaoda, ed ei comand che ne lo purgasse; e gi il medico l i preparava; quan do fu data ad Alessaadro una lettera di Parmenio ne, onde fosse cauto su Filippo: aver sentito che questi era subornato dalloro di Dario a togliere di vita Alessandro colluso deiarmaci. Dicono che Alessandro leggesse lepistola, e che tenendola ancora in mano preudesse la tazza ov era la bevanda , e porgesse da leggerla a Filippo, la epistola: che men tre Alessandro bevea, leggeva Filippo lo scritto da Parmenione: ma che Filippo di bentosto a conosce re ia ionocenza sua nellapparecchio; giacch nien te si conturb sa la letterd, e raccomand sola mente (e gli si reclamasse comunque) che ubbidisse a lui pienamente, ed ubbidendogli guarirebbe. Cos essere lui stato purificato, e sanato; ed avere insieme dimostrato a Filippo, come gli fosse amico sincero, ed agli altri quanto fosse costante a non sospettare di loro, e quanto coraggioso a morire. 5. Dopo ci date a Parmenione le truppe ausiliarie a piede, i Greci mercenarj, li Traci de quali era duce Scitalce, e la cavalleria Tessala, mandalo alle altre gole de monti li quali separano la Cilicia dall ABsiria, affinch ne preoccupasse, e guardassene il passo. Egli movendosi poi da Tarso venne il pri mo giorno ad Anchialo, citt fondata, com* tradicion degli Assirj, da Sardanapalo. Certamente dal circuito, e dai fondamenti delle mura assai si scor g e, che fu questa edificata grande, e giunse a gran de potenza. ra presso le mura la tomba di Sardaaapalo, e su la tomba Sardanapalo in atto di mena re le mani 1 una su laltra qual chi menale per apploudere. Legge.ivisi una epigrafe, scritta con lette re assirie, e poeticamente, come gli Assiri dicono, in questa sentenza: SAHDANAFALO FIGLIO D i AN AC1NDARASSO FOJND ANCHIALO. E TAR SO IN UN GIORNO; TU O PEREGRINO MAN-

48 L I B R O G I , B E I, SOLLAZZATI; PERCH NON SI PAREGGIANO LE ALTRE OPERE UMANE A QUESTE. E sa ci propriamente dar parea colle inani lapplauso che esse fanno battendosi, e dicono che quel SOLLAZZATI era vi espresso eoa Assiri forinola indecentissima. Da Aochialo venne a Solo , e perch era citt Persiana di genio, imposevi guar* Bigione, ed una multa di dugento talenti di argeoto. Pigliate qui cinque bande di pedoni Macedoni, tutti gli arcieri, e gli Agriani, marci contro i mon tanari della Cilicia : e ridottili tra sette giorni, par te colla forza, parte coi trattati, fece ritorno a So lo; ove conobbe che Tolommeo ed Asandro aveano vinto Orontobate il quale difendeva la fortezza di Alicarnasso, e tenea Mindo, e Caulo, e T era, e Callipoli; agginngendovisi Co e Triopio, Scriveano che.era stato superato in una grande battaglia, e che de soldati di lui ne erano morti settecento fanti e cinquanta a cavallo, e rimasti mille prigionieri. Alessandro in Solo fece sagrifizio ad Esculapio, e an datosi in pompa egli, e tutto l esercito, e portate le faci, e dativi spettacoli ginnastici, e musicali, con cedette in fine ai Solesi la libert popolare. 6. Quindi ravviatosi a Tarso, manda la cavalleria con Filota pel campo Aleio ai lidi del fiume Piram o, ed egli viene colla fanteria, e colla regia guar dia a Megarso, e sagrifcavi a Minerva Megarside. D i l passa a Mallo, e vi rende funebri onori ad Amfiloco', come ad un Eroe: trovatavi sedizione la dissipa, e condonavi il tributo che pagiavasi a Da rio , perch erano questi una colonia discesa da Ar go, e da Argo credea discendere anchesso per gli Eraclidi. Dimorando ancora in Mallo gli riferiscono che Dario stavasi a campo in Soco con tutte le mi lizie . E questo un luogo dell Assiria, lontano al pi due marce dagli stretti per onde si entra nell Assi* ria. Pertanto adunati gli amici, partecipa loro i ri scontri che avea su Dario, e su larmata di lui. Bea gli fecero questi premura affinch movesseli senza ritardo : ed egli li encomia per allora e congeda : ma

S E C O N D O 49 nel giorno appresso gli avvia coatro Dario, e li Per* ani. Passati nel d seguente gli stretti, accampasi alla citt di Miriaudro. Ebbevi nella notte burrasca fiera, ed acque dal cielo, e vento impetuoso; e ci rattenne Alessandro ne padiglioni. Dario intanto teneasi collesercito in sui campo, scelto in una pia nura apertissima dellAssiria, acconcia a tante sue truppe, e proficua al movervisi della cavalleria. Ed Aminta di Antioco, quel disertore di Alessandro, consigliavalo a non lo abbandonar qu%sto campo; an ch egli, per esserne il sito capace della moltitudine de Persiani, e di tutto lingombro di guerra ; e Da rio vi perseverava . Ma poi rendutasi la dimora di Alessandro troppo lunga in Tarso pe suoi mali, e non breve in Solo quando fe sagrifici, e feste, e scor rerie suMontanari della Cilicia ; Dario venne meno alle sue risoluzioni. Egli fu indotto, n gi ripu gnandovi , ad immaginare ciocch gli era accettissi mo. Sollevato da quelli cLe attorniano i re per adu larli (e sempre con danno loro), pens che Alessan dro non volesse passare pi innan/, sconcertato gi dalla nuova del venir suo. Glidiceano, chi dall nn chi dall altra parte invanendolo, che egli schiacce rebbe colla cavalleria sola i Macedoni. Aminta as severava tuttavia che Alessandro verrebbe dovunque udiva che trovavasi Dario, e raccomandava che si rimanesse in quel campo. Vinsero nondimeno i con sigli men sani, come pi lusinghevoli al primo agcoltarli. Ma Dio forse lo ridusse in luogo dove non gli era molto utile n la cavalleria, n la moltitu dine degli uomini, delle frecce, dei dardi, anzi dove non pot nemmen far vedere la esuperanza dell eser cito suo. Con ci dava pianissima la vittoria ad Alessandro e ai suoi; giacche doveano i Persiani esse re spogliati dell impero dellAsia dai Macedoni ; co me dai Persiani nerano stati gi spogliati i Medi e dai Medi prima gli Assirj. 7. Dario superata la montagna presso gli stretti AaaiAMo. 4

5o L I B R O chiamati Amanici ( l ) veniva alla Tolta di Isso, e 1 trov senz accorgersene dietro di Alessandro. Pigliato Isso, uccise, straziandoli, tutti i Macedoni rima stivi per malattie : e nel giorno seguente procedette fido alle rive del fiume Pinaro. Alessandro alludire che Dario stavagli addietro. non sapendo risolversi a crederlo, fe salire in una trireme, e rimand ta luni amici verso di Isso per esplorarvi se fosse ci che diceasi. questi navigando su la trireme pote rono ben tosto, per essere quel mare sinuoso, cono scere ohe i Persiani accampavano nei luoghi indica ti, e riferirono ad Alessandro, che Dario era nelle sue mani-. Pertanto Alessandro convocati capitani di fanti, e di Cavalieri, Macedoni ed alleati, invitali a consolarti, perch savj fin allora ne*cimenti sarebbono ornai per essere i vincitori. Il nume, diceva, il nume scorta all*esercito nostro: ed egli mise a Dario in pensiero di ridursi dai luoghi tanto spa ziosi ai tanto angusti. Cos sarebbero questi acconci ad ordinarvi la nostra fa la n g e, ma disconcissimi alla moltitudine nemica per la battaglia. Non ci pareg giano, aggiungeva, non ci pareggiano in vigore di corpo n di animo. Verremo alle mani noi Macedo n i} incalliti gi fr a gli stenti di guerra nei perico li , co" Persiani, e co Medi gi da tanto tempo sner vati dalle delizie , soprattutto noi genj liberi con nomini schiavi. Quanti son poi Greci contro Greci, non han gi tu tti per una causa stessa le armi: si cimentano quelli con Dario per un prezzo, e non grande: ma i Greci nostri guerreggiano volontarj, per la Grecia . I Traci, i Peonj , gC Illirj , gli Agria n i , quegli esteri nostri, quei s fo r ti, quei si bellico si di tutta V Europa gareggeranno con quei codardi , con quei nienti dell'Asia. E finalmente Alessan dro , .. Alessandro duce contro di Dario . 8. Tali cose diceva onde guadagnar la giornata; e qui dichiarava quanto ne sarebbero grandi li pre
(>) Cosi detti diti m oine Amano 1 vi si p u s t dalla C ilk ia rella fioria, ed a vicenda; sono noti col nome ui ttrc ito d S candirono, o sii di AIcssmiJrct i .

S E C O N D O 51 roj. Supereremo con questa, ripigliava 9 non satra pi , non la cavalleria di Dario schierati l presso al Granico, non que suoi ventimila forestieri mercena r i } ma tutto il meglio de'Persiani, e da Medi, tutti i sudditi loro nell'Asia; e lo stesso grande Re loro qui presente. Non ci rimarr dopo questa battaglia altro a f a r e , perch c impadroniamo interamente deli'Asia, e diamo il termine una volta a tante no stre fa tic h e . Oltracci ricordava le nobili imprese fatte da tutti in comune ; e se ricordavane alcuna fatta dai privati con ardire, e con gloria, chiama' vane lautore stesso a nome, e senza indignazione quanto potea degli altri, lo encomiava perch non ertasi tolto ai pericoli nelle battaglie. E dicesi che scorresse a menzionar Senofonte, e li suoi dieci mila quantunque niente paragonabili con essi per moltitu dine, o per altro vantaggio. Non erano con quelli n cavalli Tessali, n Beozj, n Peloponnesiaci, n Macedoni, n T raci, n quantaltra cavalleria fcrovavasi con esso loro : non erano con quelli n sagitta rj, n frombolieri se non pochi Rodiani, e Crete si: anzi erano stati ricongiunti tumultuariamente nel pericolo stesso da Senofonte : eppur questi dinanzi a Babilonia- misero in fuga il re con tutte le sue mi lizie, e vinsero viaggiando verso l Eusin tutti i po poli i quali si attraversavano loro, e, vintili, si ri tirarono. Aggiunse inoltre quant altre cose convienesi che un buon comandante avverta ai buoni mi litari per animarli innanzi al pericolo. E que mili tari da ogni parte abbracciavano, magnificavano, istigavano il principe loro che li menasse ornai sul nemico. Alessandro allora comanda che cibinsi, e premette alcuni pochi sagittarj, e cavalieri, che tor nino a quei stretti,esplorando indietro la strada, ed egli poi marciavi fra la notte, a rioccuparli con tut te le milizie. Impadronitosi circa la mezza notte un* altra volta del passo, ripos pel resto della notte con tutto lesercito, poste guardie osservantissime su le alture. 9. Nata laurora cal da quegli stretti secondo il

5a L I B R O procedere della via ; ristretto por egli colla front deli armata finch il luogo fu angusto: ma non si tosto il luogo si aperse in pi spazio ; allarg pur egli ia fronte della falange con pi e pi schiere quali a destra verso i monti, e quali a sinistra ver so il mare. Veniva la cavalleria regolatamente die tro de fanti. Avanzatosi alfine a latitudine pi gran de mise lesercito in ordine di battaglia. Pose in nanzi tutti nel corno destro verso i monti il corpo de fanti, e li soldati ciuti di scudo aquali preselle* va Nicnore di Parmenione: pose dopo questa la mi lizia di Geno, e poi quella di Perdicca; talch sfa vasi questa dopo il mezzo dellala per chi comanda va il corno destro. Per l opposito la prima nel cor no sinistro era la soldatesca di Aminta , indi quella di Tolommeo, e successivamente laltra di Meleagro. Gratero ebbe a reggere la fanteria del corno mini stro ; ma Parmenione soprastava a tutto il complesso di questo corno, con ordine di non lasciar la mari na affinch non fosse chiuso intorno dai barbari ; giacch chiuso lui sopraffarebbero col numero anche tutta la falaoge. io. l)ano all annunziarsegli che Alessandro anda va ne a lui per la bittnglia, fa passare di l dal fiu me Pinaro trenta mila cavalieri, e con essi venti mila di fanteria leggiera per ischierare senza esser ne infestato le altre milizie . Nello schierare le quali contrappose primieramente alla falange Macedone trentamila di grave armatura , tutti Greci mercena* r j, coordinando ili qua e di l di questi sessanta mi la Cardaci, aneli essi di grave armatura, perch il luogo tanti e non pi permettea, che fossero presen tati come in falange. Colloc ventimila alla parte del monte a sinistra de suoi di rincontro allala de stra di Alessandro; e di questi *e ne stendeano leu* ni fin verso le spalle \di Alessandro: perch la mon tagna dov erano collocati cedeva, rientrando in se stessa, e faceva seno come nel mare, e tornando in fuori dopo la curvatura, costituiva nelle falde in quel ritorno di monte i Persiani a tergo di Alessan-

S E C O N D O 53 dro. Dietro la falange degreci mercenarj, e debar* bari sopraggi unti vi, stava ma senza utile alcuno al tra turba di milizie leggiere e grevi, compartita per nazioni ; tanto che fu detto che 1 esercito di Dario era almeno di seicento mila soldati. il. Nel procedere innanzi appena Alessandro ebbe luogo alquanto pi ampio, fe venire la cavalleria detta d e coetanei a m ic i , la Tessala, e la Macedo n e , e la dispose insieme nel corno destro; mandan do l altra degli alleati, o raccolta nel Peloponneso a Parmenione pel corno sinistro. Per lopposito Da rio dopo schierate le sue milizie richiama col segno datone la cavalleria, mandata di l dal fiume, ap punto per fare con sicurezza quello schieramento; e ne squadrona il pi gran numero nel corno destro contro Parmenione verso la murina, acconcia, pi che gli altri s iti, da cavalcarvi; spedendo il resto nel corno sinistro verso la montagna : ma poi veden do che un tal resto era ivi inutile per le angustie deluoghi, fe passare pur questo per la pi gran par te allala sua destra. Intanto esso re Dario teneasi nel mezso dellesercito, come ordina una legge Per siana, su io spirito della quale scrisse gi Senofonte il figliuolo di Grill. Or qui vedendo Alessandro tra sferita la cavalleria Persiana quasi tutta verso la marina contro la sinistra su a , n lui tenere ivi se non la cavalleria Peloponnesiaca, ed altra deconfe derati ; fa corrervi in fretta ancora la Tessala : ordi nando che passasse non dinanzi, ma dietro l eser cito , onde essere occulta, non osservata in quel tran sito . Nel corno destro per mise alla testa della ca valleria li precursori dequali era duce Protomaco, e li Feonj governati da Aristore; facendo insieme, che ai fanti precedessero gli arcieri preseduti da An tioco: E dispose gli Agriani retti da A ttalo, ed al quanti cavalli, ed arcieri verso la curvatura fatta dal monte il quale restavagli a te rg o . Cos la destra dell esercito suo sporgeasi ordinata in due punte, l una contro D ario, e li nemici situati di l dal fiun e , tatti Persiani; e ifiltra coatro i nemici situati

54 L I B R O nel monte, che gli era alle spalle. Nella sinistra; stavano innanzi a tutta la fanteria gli arcieri di Gre ta , e quelli della Tracia comandati da Sitalce ; e p ri ma di loro stavasi la cavalleria data a quest ala : m a li mercenarj forestieri erano preordinati a t a t t i . Non parendogli per la fanteria folta abbastanza nella sa destra; giacch vedea che di quivi li Persiani trop po lo sopraffarebbono, comanda che vengano di na scosto alla destra dal mezzo due bande di quelle de gli a m ic i , lAntebusia retta da Peride di Menesteo . e la Lagea guidata da Pantrdano di Gleaodro. Anzi tir pure alla sua destra su la fronte gli arcieri e parte degli A griani, e deGreci mercenar), e cos stese la milizia di l dal corno de Persiani. Imperoc ch siccome le truppe Persiane schierate ne declivj del monte vi si tendano senza discenderne, e sicco me fattavi per ordin suo una irruzione di A griani, e di alquanti arcieri, e discaccia te vele facilmente, se ne erano fuggite su le cime dellaltura; cos risol vette valersi per ampliar la falaoge anche di questi suoi militari apparecchiati gi contro quelle, conten to di lasciar contro di esse trecento cavalli. 12. Disposte cos le milizie, Alessandro venne per qualche tempo avanzandole e posandole tanto che pareane che l attacco sarebbe assai tardo; imperoc ch Dario non gli menava incontro i barbari come gli avea gi schierali, ma teneasi con loro in su la ripa del fiume, precipitosa in gran parte, e ripara ta da lui con palizzate, dove parea pi facile da sorpassarvi. Ben era questo un preludio per que di Alessandro che Dario in cor suo riputava6 gi pri gioniero. Se non che ridotte ornai le armate vicine; Alessandro, cavalcando per tutto trasuoi gli esorta va a farla da valentuomini. chiamando lui tutti onoratamente a nome e generali e capisquadra, e qualunque de mercenarj pi distinti per grado o va lore; si fa da tutte le parti una voce, che non si tard i, ma volisi al nemico. Ed ei portovvegli schie rati e pur lenti in principio, quantunque gi fosse in vista di D a rio , affinch per la fretta non si scoa*

S E C O N D O 55 certasse alcuna parte della falange : ma giunti appe na a tiro di dardi, quelli eherano intorno di Ales sandro, ed Alessandro medesimo, che era nel corno destro saltarono i p rim i, correndo, sul fiume per isbalordire i Persiani colla veemenza del transito; e per averne col farsi tosto alle mani il meno dei dan ni da saettieri. E succedette appunto comegli sau gurava . Imperocch ridottasi la battaglia alle mani, voltarono bentosto faccia i Persiani della sinistra ; talch Alessandro e quei che lo circondavano vince vano da questa parte luminosissimamente. Ma li G re ci stipendiati da Dario si avventarono su la falange sua dove principalmente si vedea pi sbandata : e sbandata e sconnessa era questa nella destra; perch Alessandro saltato con ardore nel fiume e fattosi alle mani co nemici avea gi cacciati i Persiani a lui con trapposti: ma li Macedoni, di mezzo non potevano mantenere la fronte della falange in una linea me desima per non essersi messi con pari zelo alla im presa, e per essersi in pi di un luogo trovati al passo di ripe precipitose. Pertanto aveaci a destra unazione vivissima di Greci che rincalzavano tra l fiume i Macedoni e rivendicavano la vittoria a suoi che fuggivano, e di Macedoni che non voleano star senza parte ne vantaggi ornai visibili di Alessandro, n che la gloria svanisse della falange, celebrata al lo ra , come invincibile. D i pi s era tra Macedoni e Greci accesa una gara di onor nazionale. Cadde co me un bravo in questa contesa Tolommeo di Seleuc o , e con esso pur caddero cento venti altri non di spregevoli tra* Macedoni. Frattanto le schiere del cor no destro mirati in fuga i Persiani opposti ad esse, e ripiegatesi verso la parte travagliata dei loro me desimi contro i mercenarj di D a rio , scacciarono que sti dal fiume. Cos sopravvenendo peluoghi, dove l esercito Persiano era gi disgregato, presero a fian co li forestieri; e li trucidarono. Fra tale azione la cavalleria Persiana messa incontro la Tessala non si limitava gi col fiume, ma passatolo bravamente, fulmina vasi addosso le squadre stesse dei Testali.

56 L I B R <* Adunque arse quivi uaa battaglia equestre fierissima } non ismovendosene i Persiani, prima che si avvedes sero che Dario era in foga e li mercenarj suoi r o tt i e tracidati dalia falange. Allora s che la fuga d i venne visibile da ogni lato. Soffrirono nella ritira ta i cavalli Persiani portando cavalieri armati greve* m e n te , e li cavalieri pur vi soffrirono per l angustia delle vie retrocedendo a gran moltitudine, in mezzo a l terrore e al disordine; schiacciati l uno dalla ltro compagno nommeao che infestati dai nemici che l i perseguitavano; e soprastavaho i Tessali precipito sissimi su Torme loro. Adunque non fu minore nel la fuga l eccidio de*fanti che de'cavalieri. i 3. Dario appena vide il suo corno sinistro co sternato da Alessandro, e rotto e sciolto dal resto dell esercito ; fugg bentosto come pot sul carro in sieme co primi desuoi. ben trov sul carro lo scampo finche gli avvenne di correre di piano in pia no;'ma capitato poscia in luoghi profondi e daltro mal essere, lascia il carro e lo scudo, e levatosi il re gio serto abbandona sul carro anche larco ; e salito a cavallo segue a fu g g ire. Sopravvenuta per tra non molto la notte lo invol dalle mani di Alessandro: costui tornando, mentr era pur giorno, allesercito suo, ne prese il carro e nel carro lo scudo e larco ed il regio serto. Ben aveva egli dato a Dario la caccia, ma tardi, perch quando in principio la fa lange gli si disordinava, ebbe a rivolgersi: oud che non si mise ad incalzarlo prima che vedesse respiati dal fiume i forestieri mercenarj, e la cavalleria Per* siana. Morirono tra Persiani Arsane, Reomitre, ed A ntize, comandanti gi della cavalleria presso al Grauico: mor pure Sabace satrapo di E gitto, e Bubace personaggio infra loro gravissimo: la turba poi peritavi fu pressoch di cento migliaia, e di queste almen dieci di cavalieri. D i guisa che Tolommeo figliuolo di Lago, l uno de compagni allora di Ales sandro nell inseguir D ario , scrive che inseguendolo essi in forma di falange, questa marci su i cada veri. Dopo ci furono pigliati a prim impeto gli al-

S E C O N D O 5r loggiamenti , e negli alloggiamenti la madre, la mo glie, la sorella di D ario, e due figlie, ed il tenero pargoletto di lui; restando insieme prigioniere intor no di esse le consorti di altri rispettabili ma non molti. Gli altri Persiani aveano mandate le loro mo gli e bagaglie in Damasco, dove por Dario aveva mandato il pi dei danari, e quanto segue un grati re che m ilita , per lo splendido suo trattam ento. Quindi non furono presi nellesercito pi di tremila talenti: ma tra non molto fu il resto dei danari oc cupato in Damasco da Parmenione, speditovi appun to per questo. Tale fu lesito di quella battaglia, nel mese di Gennajo ( i ) sendo Nicostrato l arconte di Atene. 14. Nel giorno appresso Alessandro, percosso co ni era in nn femore, visit li feriti, e raccolse i morti ; dando a questi sepoltura magnifica coll'esercito schie rato pomposissimamente, come per la battaglia. En comi con parole e premi con doni ciascuno secon do il merito delle nobili azioni fatte nel combatte r e , sia che egli le avesse vedute, sia che udite per fama concorde. Nomin Satrapo della Gilicia Balacro di N icnore, 1 uno delle regie guardie del cor po. In luogo di esso poi scelse per guardia sua Menite di Dionigi: e mise Poliperconte di Simeo a reg gere l truppe rette gi da Tolommeo di Seleuco morto nella battaglia. Rendette a quei di Solo gli ostaggi, e condon loro cinquanta tale n ti, residuo della tassa ond erano stati m ultati. Frattanto non trascur n la madre di D ario , n la moglie, n i figli. E taluni che hanno scritto di Alessandro nar rano che nella notte in che torn da 1 1 inseguii lo, ve nuto alla tenda di D ario, scelta gi da Alessandro medesimo, v udisse non lungi ululati di femine, e romor non dissimile : che dimandasse per ci quali femine eran queste e come alloggiate, ivi tanto vi cine ; e che un tale gli rispondesse : o Sire la m adre,
(0 N on discorda <?a C a n i o , r)ie U dice arv em ifi in tem po th humus rifebat gelu lib. ). parag. 14. iccondo U nostra versione.

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LIBRO

la m oglie, li fig li di D a rio , piangono lu i come estin~ t o , fin dall ora che f u annunziato loro che tu h a i V arco, ed il serto reale di l u i , e che poi te ne fu , recato ancora lo scudo r che Alessandro io udir ci spedisse Leon nato luno degli amici suoi perch di cesse alle donne che Dario viveva: che quelle armi e quel serto aveali lasciati egli stesso fuggendo so pra del carro, e che Alessandro tenea di lui ci so lamente : che Leonnato entrato nella renda loro di cesse appunto questo su D ario , e dicesse che Ales sandro concedea loro il servigio e culto reale, e che regine s intitolassero ancora; giacch egli non facea guerra per nimicizia con D ario, ma faceala per buon dritto su l'imperio dellAsia. cos narrano Tolorameo ed Aristobolo. La fama tiene eziandio che Ales sandro stesso andasse nel giorno di poi col solo Efeetione suo amico a quel padiglione, e ch ela madre di Dario non distinguendo qual fosse il monarca infra loro, simili tutti due ne vestimenti, fecesi incontro ad Efestione come venerandolo, perch pareale un pi grande allaspetto: che fattosele indietro Efestione; e dimostratole per alcuno del seguito di Alessandro il vero Alessandro; colei vergognata dellabbaglio era sul ritirarsene quando Alessandro le disse, che non era f a l lo il suo, giacch era quegli ancora un Alessandro (1). Io qui do tali cose n per vere n per incredibili in tatto. Che se elle stanno cos re almente ; io lodo Alessandro per la piet sua verso le donne e per la fiducia ed onorificenza verso la mico; e se agli scrittori di lui par verisimile che Alessandro cos operasse e dicesse; io lodo Alessan dro per questo ancora . 15 . Dario fugg quella notte con pochi : ma poi nel giorno raccolti i Persiani e li mercenari forestie ri salvatisi dalla battaglia, avendo quattro mila in tu tto , corse in gran fretta alla citt di Tapsaco , ed allEufrate per mettere quanto prima questo fiume
(i) Curzio lib. p i n g . ) i . Non errasti, inqut, m ater. Kam et hic Ale

xander est.

S E C O N D O 59 tr a Alessandro e se stesso. Intanto Aminta di An tioco, Timde di Mentore, Aristomde di Fereo, e Bianore Acarnano disertando con ottomila soldati lo ro , vennero ben tosto com erano disposti pe monti, a Tripoli della Fenicia. D i l fuggirono a Cipro su tante di quelle navi colle qnali erano venuti da Le sbo, quante ora si giudicava no bastare al trasporto , pigliatele nellarsenale ov*erano state ridotte da po co, e ritiratele in mare, e bruciate nell arsenale me desimo le rimanenti affinch non dessero agli altri comodit spedita di perseguitaceli. Da Cipro navi garono allEgitto, dove Ambita, tentando indi a po co delle novit, fu vittima dei paesani. Farnabazo ed Autofradate stettero alcun tempo a Scio, ma po stavi guarnigione, e spedite alquante barche a Coo e ad Alicarnasso; passarono a Sifno portati da cen to navi, le migliori al corso de m ari. Qui giunse a loro su di una trireme Agide re di Sparta per chie derne denari per la guerra, e forze navali e pede stri, quante pi sen poteno, affin di mandarle nel Pe loponneso. Quando recasi ad essi la nuova della bat taglia , seguita presso di Isso. Sbalorditi dal raccon to , Farnabazo torna a Scio con dodici triremi e mille cinquecento forestieri mercenarj temendo che gl'iso lani si trasmutassero appunto per quella nuova Agide avuti da Autofradate trenta talenti di argento e dieci trirem i, mandale 60tt0 Tppia capitano ad Agesilao suo fratello appi del Tenaro (1) con fargli annunziare che paghi del tutto i nocchieri e navighi quanto prima a Creta per istabilirvi gli affari di es sa . Egli si rimase qualche tempo in quelle isole: ma poi si condusse ad Autofradate in Alicarnasso. 16. Alessandro cre Menr^e Cerdima (2) Satrapo della Celesiria; dandogli per guardarla un corpo della cavalleria deconfederati ; ed egli mosse alla volta della Fenicia. T ra la marcia venne ad incon(1) Prom ontorio del Peloponneso: d onde va il seno Laconico da qn<-!Io di Mc;sene : era lontano d i S parti presso a 4J m iglia. Resta nella co ntrada, oia detta Maina. (2) Curzio nel parag. 1. del Jjb. 4- dice che fu r&rir.cnieue.

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trarlo Stratone figlio di Gerostrato re dell'isola d i Arado (i)* e de vicini di essa. Andava G e ro stra to , come altri re di Fenicia, e di C ipro, so le navi s u e con Autofradate; e Stratone presentatosi ad Alessan dro lo coron con un diadema d oro; e gli sottomi se l isola di A rado , e Marto citt continentale, grande e doviziosa, posta incontro di Arado , e l a citt di M arianne, e quant altro era della signoria desuoi, btavasi Alessandro ancora in Marto; q u an do ecco gli ambasciadori di D ario. Venivano questi con lettera di D ario, ma per supplicarlo in voce a n cora, che restituisse a lui madre, consorte, e figli. Esponea la lettera, che eravi g i sta ta am icizia ed alleanza tra Filippo ed Artaserse : che salito poi sul trono A rse figlio di A rta se rse , Filippo il primo s i m ise ad offenderlo , senz esserne stato offeso punto da' Persiani : che dall ora che D ario f u re non g l i aveva Alessandro mandato alcuno per confermare con esso l'a m ist precedente , e la le g a : che D ario era ito pe* suoi territorj difendendoti , per conservarvi r imperio paterno : ma che la battaglia si decise coni era piaciuto a taluno de*numi: che ora egli re ridomandava a lu i re la moglie , la m adre , i fig li suoi che ne erano p rig ion ieri , e veniva per essere r amico ed il confederato di Alessandro : chi edea per * ta n to , che mandasse g li ambasciadori suoi con M e nisco ed Arsim a ambasciadori andati dalla Persia , affinch in nome di Alessandro ne ricevessero i pegni di fiducia , e g li dessero . j . Alessandro riscrisse, e sped Tersippo coMessi Persiani imponendo a lai che consegnasse a Dario la lettera ma non interloquisse di affare ninno; era la lettera * , I vostri maggiori senza esserne offesi ven nero nella Macedonia e nella G recia, e ci m alm e narono. D i che volendo vendicarmi io creato coman dante de Greci passai n e ll'A sia , stim olatovi ancora da te perch hai soccorso i P erintii , offensori gi di m io padre. E d Oco mand m ilizie nella Tracia dove
(i) Isoletta dell* F en icia: piccolissim a, e vicinissima al lid o .

S B C O N D O 6t noi dominiamo . I l mio Padre mor per g l' insidiato* r i , preparatigli da v o i, come ve ne siete gloriati con t u t t i per lettere ( l ) . E t u , data con Baga la morte ad rse , ed occupatone il trono ingiustam en te , non secondo le le g g i, rna con oltraggio della Persia, tu spedivi anche lettere improprie contro d 'me f r a li Greci sul modo con cui m i dovessero f a r guerra : e tu mandavi danari ai L acedem oni, e ad eytri della Grecia ; quantunque non g li accettasse niuna c itt da Sparta in J u o r i. E cor rotti g li am ic i m iei da'tuoi commissarj tentarono turbar la pace % che aveva io data alla Grecia . Q uindi io portai cond ir te la guerra che tu rn avevi incom inciata. Ora dopo vinti in battaglia prim a i tuoi com andanti, e l i tuoi sa tr a p i , e poi te cogli eserciti tuoi tengo p er dono de' num i le tue te r r e . Prendo cura di quanti schierati gi teco n p eriti nella battaglia fu g g iro no a m e per lo scampo : n g i si stanno co m ie i , loro malgrado: ma guerreggiano per me volontarj. Pertanto essendo io l' arbitro di tu tta V A sia vieni in persona a m e . Che se tem i di subire, venendo , alcun dispiacere ; mandami un qualche amico tuo che prendati tu tte le sicu rezze. r e n u to che sarai t chied i, ed abbili, la madre tu a , la m oglie, i fig li % e s'altro brami. Sar tuo quanto chiedi. D el resto quando a me m andi, mandavi cme al monarca del l 'A s i a . N on iscrivere come all'eguale tu o : e ci che d im a n d i, me lo esponi come all 'arbitro di ogni tu a cosa. A ltrim en te risolver su te come su chi m i oltr e g g ia . Che se non cedi ancora sul regno, riserbandoti a f a r nuovo paragone delle armi ; non fu g g ir m i : perch io , dovunque tu s ia , io verr per inve s tir ti. tali cose scrisse a Dario. 18. Alfine cerziorato, com'era stato preso tutto il danaro mandato da Dario per Cofeno di Artabnzo in Damasco e tutta la regia suppellettile insieme co* Persiani, che ne eran la guardia, ordina a Parme(1) C n tiio 1i h . 4. j. ftiilippnm vero parenlem m eim qui1 ignorai a i iis inUrfectum esse ques mgeiitu pecuaiae ife sollicilaverant veti r i i

62 L I B R O nione, che riporti la preda in Damasco medesima # e ve la custodisca. E dettaglisi che erano presi a n eli essi fa portare dinanzi a se gli ambasciadori G reci, venuti a D a rio , prima della battaglia. E r a no questi Euticle Spartano, Tessalisco figlio dIsmen io, e Dionisodoro vincitore ne giochi Olimpici, am bedue Tebani; ed Ificrate Ateniese, figlio d lu c ra te , e duce di schiere. Fattisi dinanzi al monarca ; assolv bentosto Tessalisco, e Dionisodoro come T e bani; parte per commiserazione in verso di T ebe, e parte perch pareangli degni di perdono, se deva stata Tebe dai Macedoni, essi cercavano , come poteano, un soccorso per se e per la Patria dai P er siani, e da D ario. Pertanto rivolto a miti pensieri ordin che partissero ambedue, TessaKsco in riguar do ancora della stirpe sua nobilissima infra i Teba n i , e Dionisodoro, perch vittorioso gi negiuochi Olimpiaci: rilasci pur Ificrate per la regia amicizia verso di A tene, e per memoria della gloria del pa dre di esso Ificrate, ed ebbelo presso di se, finch visse, in grande onore, e morto poi per infermit ne fece riportare le ossa in Atene a parenti: ma ri tenne in principio, non per nella'carcere, Euticle perch spartano, vuol dire di una citt cospicua, e di quei d sua nim ica, e trovato senza merito alcu no suo proprio, almen riguardevole onde perdonar lo: ma poi riuscitegli prospere le grandi cose, con ged pur lui libero di sestesso. g . Movendosi d Marto prende Biblo ( i ) , rendutasi a p a tti, e Sidone, chiamatovi daeittadini di lei per odio contro de Persian^, e di D ario. Quindi si avanza alla volta di Tiro, e tra via glie ne ven gono incontro gli ambasciadori, speditigli dal comu ne, come avessero i T iri deciso ubbidire Alessandro sa di ogni comando: ed egli loda T iro , e lodane gli ambasciadori, essendovi dei primarj di T iro , ed il figlio stesso del r loro intanto che questo re loro ( Azelmico ne era il nome) navigava su la flotta con
(>) Citt <lcJ!a Fenicia marittima ora d is tr a iti.

S E C O N D O 63 Autofradate : impone che tornino a Tiro e vannunzino, che egli vuole venire a farvi sagrifizio ad Er cole. Certamente aveaci in Tiro un tempio non del l rcole Argivo figliuolo di Alcmena, ma di un E r cole, lantichit del quale sostiensi pe monumenti. Imperocch si onorava Ercole in Tiro molte genera zioni prima che Cadmo venisse dalla Fenicia e pren desse Tebe, e gli risultasse in Semele una figlia. D a Semele provenne Bacco il figlio di Giove; e Bacco fu terzo da Cadmo; perch fu dopo Lbdaco, e Lbdaco era figlio di Polidoro, e Polidoro di Cadmo: e l rcole argivo fioriva almen dopo di Edipo il fi glio di L a io . G li Egiziani anchessi onorano un Er cole diverso da quello de T irj, e deG reci. Ma Erodoto scrive che gli Egiziani contano Ercole tra i dodici Id d ii; come gli Ateniesi adorano un altro Bac co figlio di Proserpina, e di Giove, e l inno misti co a questo Bacco si cauta, non a quello di Tebe. Pertanto io penso che lrcole di Tiro sia quello appunto che si venera dai Spagnuoli in Tartesso,ove sono le colonne dette di Ercole: perch fu Tartesso fondata da'Fenici, e con Fenicio rito fecesi il tem* pio, ed ora si fan sacrificj allrcole di quel luogo. (1 Ecateo scrittore di Favole fa intenderci che men to ha che far colle Spagne quel Gerione con tra cui fu spedito da Euristeo l rcole Argivo, affin di to gliere d i sue mani le vacche, e condurle a Micene: e dice che m a i questo Ercole fu Bpedito ad alcuna Eritea he siasi isola di fuori del mare grande ( l) : m a che Gerione era un re di terra ferma necontor ni di Ambracia, e di Amliloco, e che Ercole di qui vi tolse 1 vacche, n tenne pur questa per leggiera fatica. Ed io su questo so ancora quanto quella ter ra sia lieta di pascoli, e come vi si nudran bovi bellissimi, e che Aristeo s ebbe fama pe bovi di quel luogo ; n credo inverisimile che il re di essa terra
del mare grande. F questo il Mediter raneo > e non l oceano Anche nel linguaggio delle scritture il Mediterraneo 9 mare magmtm .

*4 L I B R O portasse il nome di Gerione; come inverisi mi le io credo che Euristeo sapesse pur il nome di un re d i Spagnuoli, ultimi nellEuropa, o se pasceano in q a e l luogo nitide vacche. Se non forse alcuno v iutram ette Giunone quasi essa intimasse per mezzo di E u r i steo tai cose ad Ercole, e cos vuol colla favola ris coprire la incredibilit del racconto. Ora a queftErcole Tirio disse Alessandro di voler sa grifi care . Riferitosi ci dagli Ambasciadori d cisero i T irj di compiere gli altri comandi di Alessandro ; ma d i non ricevere in citt n Persiani n Macedoni ; r i putando la risoluzione, decentissima da risponderla nel tempo presente, e la meno pericolosa quanto allesito della g u erra, incerto anco ra. Alessandro per altro uditane la risposta, ne incollerisce, e riman da gli ambasciadori di Tiro ; e convocati gli amici i Geoerali, i capi di coorti, e di squadre dice: 20. A m ic i , com pagni , non sicuro per n o i , f i n ch il nemico domina i m ari, andar nell E g itto ', a perseguitare D ario finch lasceremo Tiro indecisa , e C E g i tto , e Cipro in mano ai P ersia n i. E non i ci sicuro principalm ente in rispetto della G re cia , non che per altro : affinch non vi riportino con ispedizione pi grande ta guerra , se m entre marciamo noi colle arm i contro Babilonia e D a rio , essi racquistano i littorali ; tanto pi che Sparta ci f a guerra dichiarata ; ed A ten e ci si tien congiunta p er paura , anzi che per am ore. M a presa 'T ir o , a noi si dar quanta la Fenicia , ed a noi passe ranno , com verisim ile , pur le navi F en icie, che sono le pi numerose e poten ti nella fio tta Persia1na . G i non soffriranno i rem iganti n i le m ilizie d i esse navi di correre il m a re , e cimentarsi per al tr i m entre noi terremo le loro c itt . D opo questo Cipro o renderaccisi aneli ella senz re n ite n za , o la pig/ierem fa c ilm e n te , navigandovi. P o ten ti allora di due flo tte , della Macedone , e della F en,d a s * fiancheggiati insieme da que' di C ipro , sarem ve ram ente i padroni del m a re , e ci diverr pianissi ma la spedizione in E g itto . E ridotto V E g itto ; non

S E C O N D O 6S trester per noi db temere su la Crreci la p a tria . Cos levato a Persiani il. m are , e le terre di qua d a ll' E u fra te marceremo a Babilonia con sicurezza della patria e con luce p i grande d i gloria . 21. Cosi disse e li persuase, n difficilmente. Rin fiamm poi lui per F assalto di Tiro anche un se* gno celeste: imperocch* parato essendogli quella notte in sogno di andarne alle m nra; Ercole avealo preso per la destra e portato nella citt. Su che po> eia Aristandro Ulterpetr che Tiro si prenderebbe ina eoa travaglio, perch travagliose pur furono le imprese di rcole: e certo ben ardua se ne conce* piva la espugnazione . Era Tiro stessa un isoletta , frte d -ogn intorno per alte mora; e le cose di mare pareapo in qualoke modo allora pi propizie suoi cittadini, giacch essi aveano assai navi, ed i Persiani dominavano le onde . Egli a vincere in un tu tti gli ostacoli, destin di far terrapieno dal con tinente fino alla citt. Quivi lo stretto del mare b un tal luogo impaludato, limacoioso, e guadoso pres* so del continente , ma cupo almeno diciotto piedi presso della c itt : laddove pi abbassasi la profon dit del passo. Eravi nondimeno grande la copi de sassi, e de legni che a sassi soprastendevano i e vi si piantavano le palizzate non difficilmente, cofn in un fondo lezzoso, anzi il lezzo stesso faceasi le game ai assi, ondessere consistenti. Molta era 1 insistenza de Macedoni all opera e molta quella di Alessandro, il quale vi ordinava presenzialmente ogni cosa, e qua raccendeva, l sublimava colle pa role chiunque avessevi fatte fatiche pi utili, e di coraggio pi nobile. Finch si fe terrapieno presso del continente avanzavasi il lavoro non difficilmen te , perch basso era il fondo che em pitasi, e perchfe niuno vi si opponeva. Venuti per vicini a luoghi pi profondi come alla c itt , saettati di su dalle nm* r a alte, erano danneggiati perch guerniti anzi per lavorare che per combattere. E sopravvenendo an cora di qna e di l su le navi i T i r j, come arbitri del m a re , difficoltarono pi e pi volte ai Macedoni
A m m ano . 6

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la continnauone del terrapieno. Pertanto i M acedo ni alzarono sa questo, dove pi si sporgeva nel m a re , due torri con sopra le macchine. Pelli e ten d e furono un riparo dai tiri igniferi fatti dalle m ura* come unassicurazione, per chi lavorava, dalle saet te ; e quei Tirj che navigavano ed infestavano lope ra furono non difficilmente respinti co dardi scagliati di su dalle to r r i. All incontro i T irj cos fecero. Empierono una barca oneraria di sarmenti arid i, e di altri combustibili: e per comprendervi il pi che poteano, di m aterie, e di faci, piantarono su la pro ra due alberi , e li cinsero intorno con siepe larghis sima : poi vi Tannarono pece, e zolfo, e cose altret tali da mettere i grandi incendj: raccomandarono a ciascuno dei due alberi due antenne ed alle anten ne appiccarono vasi con materie che tirate o versate avvalorano la fiamma ; e raccolsero verso la poppa ogni nautico attrezzo, affinch la prora*si elevasse in alto, spintavi dal contrappeso ( l ) . Quindi colto il vento che spirasse verso quel terrapieno legano la barca colle trirem i, e ve la conducono. Avvicinatisi dov era il lavoro, e le to rri, misero fuoco alle ma terie della b arca, e la sospinsero, tirandola quanto pi poteano colle trirem i, alla punta del terrapieno; e quelli che erano sn la barca incendiata ne saltaro no a nuoto ; n difficilmente. Allora gran fiamma si avvent su le to rri, e le antenne rottesi versarono sul fuoco tutte le materie apparecchiate per accre scerlo . Iatanto quei delle triremi non lontani e fer mi bu le ancore, scagliavano nembo di strali su le torri perch non fossero senza pericolo quanti vi por tavano mezzi onde spegner l'incendio. Comprese le torri dal fuoco accorsero molti dalla citt su piccioli le g n i, e sopravvenendo chi di qua chi di l schian tarono non difficilmente la palizzata ondera intorno tenuto quel sentiero entro m are, e bruciarono pur le altre macchine, non investite dalle fiamme della
(i) Cnrt. lik. 4. p ira ;, ir . Navem magnitudine exim iem , taxi* arenarne a pappi cneratam , ila ut multum prora exinerent, bitumine ac iitlfhure illuam rcmit concitavennl.

S E C O N D O 6p larca. Diedesi allora Alessandro a ricondurre dal continente quel sentiero, ma pi spazioso onde alBarri pi torri; ed impose insieme agli artefici di fabbricare altre macchine. Ci fatto prese i soldati cinti di scudo, e gli Agriani e venne a Sidone per adunarvi quanto avea di trirem i; parendogli che im praticabile sarebbe lassedio di Tiro finch Tiro saw rebbe dominatrice del mare. 22. Intanto Gerostrato re di Arado, ed Eoilo r di Biblo al sentire, ciascuno, le sue citt sottomesse ad Alessandro lasciarono Autofradate e la flotta di questo; e vennero colle navi loro ad Alessandro, e con essi pur vennero le triremi deSidonj; tantoch ai stettero con lui circa ottanta navi Fenicie. Giun se di que giorni da Rodi la trireme detta peripolo e con essa altre nove : tre ne giunsero da Solo e da M allo, dieci dalla Licia, ed una di cinquanta remi dalla Macedonia, e Proteo di Andronico la coman dava. Non molto dopo vennero in Sidone anche i re di Cipro con circa cento venti navi, perch sentita avevana la disfatta di Dario presso di Isso, ed atterrivali ancora l essere la Fenicia tutta divenuta gi di Alessandro. Or egli fe grazia a tutti questi sul passato perch pareano avere unite le navi loro colle Persiane ansi necessitati che volontarj. Mentre si costruivano per lui le macchine , e si apprestava no le barche per navigarvi e combattervi, scorse con alquanti squadroni di cavalleria con gli A griani, con gli arcieri, e cosoldati cinti di scudo nellAra bia al monte detto Antilibano: e fattovi conquiste dove a forza, dove per condizioni, si rendette den* tro undici giorni a Sidone; ove trov l Alessandro figlio di Polemocrate venuto dal Peloponneso, e con esse quattro mila Greci m ercenarj. Appena ebbe pronta la flotta fece ascendervi tanti soldati con lo scudo, quanti gli pareano bastare a combatter per m a re , se combattere vi si dovea col menar delle mani pi che colla incursion delle navi : e scioglien do da Sidone and verso Tiro in buon ordine. Egli teneva il corno destro il quale era verso lalto m are.

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LIBRO

e con esso par lo tene&no i re di C ipro, e d e ll* Fenicia, toltone Pnitagora: giacch Pnitagora, e Cra tero conducevano l aia sinistra di tutta la rm a ta . Su le prime avevano i Tirj destinato dar battagli in mare se in mare veniva Alessandro ad assalirli. Vedendo allora p*r fuori di ogni opinione con lu i tante navi, giacch non era si prima udito, che ave pur quelle de Fenicj e de Ciprj; e vedendole in or dine di battaglia, giacch poco innanzi di approssi marsi alla citt si erano fermate in m are, ed o ra ae venivano con quellordine a grand impeto perch aon contrastate*, ci vedendo i Tirj lasciarono ognide di combattimento navale, e barrarono e presidiaro no colle trirem i, quante ve ne rapivano, la bocca dei porti lo ro , affinch non entrasse in alcuno Far inata nemica. Adunque non uscendogli i Tirj incon tr o , Alessandro naviga verso della c itt; ma diffidasi forcante 4l .porto verso Sidone perch picciola ne era la imboccatura, perch serrato vedeasene il tran* ito con triremi ehe, oppongano la prora. Standosene' per tre di esse pi in fuori nella imboccatura; i Fenicj si scagliano contra loro pur colle prore op poste, e le battono e Ife affondano: ma gli nomini i quali verano trovarono non di/Ecilmente lo scam po su la.te rra che rane amica. Dopo questo Alea sandro ritira non lungi dal terrapieno fatto la sna fletta presso del lido dove parea sicura dai venti. u 3 . N el giorno appresso comanda che quei di Ci pro assedino feotto gli ordini di Andromaco la citt verso il porto ove si viene da Sidone; ma colloca li Penici di l del terrapieno verso il porto dal quale si parte per l E gitto, e verso il quale era il padi glione di Alessandro. Aveva egli gi pe tanti arte fici raccolti da Cipro e dalla Fenicia, montate assai maochine quali sul terrapieno, quali su le barche one rarie trasportate da Sidone, e quali su le triremi non si spedite nel moversi. Pertanto com ebbe pron ta ogni cosa, inoltr le macchine sopra del terra pieno; e su le navi che si accostavano e tentavano qua e l le m u ra . Avevano i Tirj alzate delle torti

S E C O N D O 69 n i pi alto delle mura dalla parre del tem pieri* per combattere dallinterno di quelle: e se le mac* chine mai presenta vapsi altrove, le tempestavano co gli stra li, lanciando colpi incendiar] so le navi; on de spaventare i Macedoni dall avvicinarsi. Erano poi le mura verso del terrapieno alte peMacedoni alinea cento cinquanta piedi, e larghe proporzionatamente, e formate a gran sassi, uniti eoo gesso. N era fa cile andare ano alla citt da questa parte nemmeno colle navi onerarie n colle triremi le quali accosta vano le macchine alle mura; perch gran quantit di sassi sprofondati nel mare impediva che si avanlassero. Risolvette Alessandro di ritogliere questi sassi ; ma penoso ne era ..il lavoro come fatto su dal* le navi, e non da una terra ferma: soprattutto spia gendosi i Tii j entro navi coperte fia presso alle an core delle triremi nemiche tagliavano- le foni delle ancore, e rendeano alle triremi arduissimo rav vici narsi . Alessandro ricoperse anchegli con modo egua le molte triremi a trenta rem i, e misele oblique da>vanti delle ancore afHn di reprimere le incursioni delle navi deT irj; ma tuffandosi questi, come i pa loni baj (1) tra le acque, vi troncavano ancora quel* le funi. Allora i Macedoni gittarono le ancore lega te alle catene anzi che alle gomene, tanto che nien te pi vi poteano que'palombaj. Cos figliavano prf* legami loro quesassi da mucchi, e li ritraevano dal le acque; poi scagliandoli colle macohioe per laria li faceano ricadere in alto mare affinch non potes sero pi nuocere gittati unaltra volta innanzi di essi'. Purgato il corso da que ritardi andavano le ' navi non difficilmente alle m u ra . 34- Imbarazzati i Tirj per ogni verso risolvettero fare una irruzione contro le navi Ciprie stazionata
(1) Sono gli Urinatoret dei latini : nel p te o XOOfl(3 uTCU colembiti, olU de colombai: dalla qnal voce parmi tratta per all ultore lontanissima, <petWi di palombari: voce derivativa e senza il significato della sua derivazione. )Weno riprovabile sarebbe stata m eli a di colombari : la voce grec* e latina 4 p i i consentanea, esprimendo il calar A tt'ac^na 0 il a n s o col q u i* vi c**

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fo L I B R O davanti al porto che guarda Sidone. Aveano essi tirate gi da gran tempo delle tende su la imbocca tura di questo porto perch non vi si vedesse l im barco delle milizie. Adunque sul mezzogiorno quan do i marinaj si stavano sbandati peloro bisogni v ed Alessandro erasi ritirato al padiglione da quella delle sue flotte posta dall altra parte di T iro, empiono tre quinqueremi , altrettante quatrirem i, e sette tri remi di soldati i pi scelti, meglio armati, e pi co raggiosi pecombattimenti navali. Vansene da prin cipio su ciascuna senza fragore di rem i, anzi i remi portando senza brio di gridi e dinviti. Non s tosto per si rivolsero contro i Giprj, ed erano l l per esser veduti; allora s che ne andarono tra clamori e conforti e suono incessante di rem i. In quel gior no Alessandro era ito al suo padiglione ma senza tratteaervisi il tempo consueto erane per avventura .tornato indi a poco alla flotta. Sopravvenuti inaspet tatamente alle navi, o vuote affatto, o riempiute tu multuariamente a quegridi e quella irruzione, a f fondarono nel primo attacco la quinquereme del re Pnitagora, quella di Androcle di Amatusio, e quel la di Pasicrate di Turieeo, e ne fracassarono altre con sospingerle ai l i d i . Alessandro, conosciuta la sortita delle trirem i, comanda ohe molte delle navi le quali eran seco, si schierino, armate com'erano, dinanzi la bocca del porto sicch non sortissero le altre dei T i r j . Quindi esso piglia le quinqueremi che avea seco, e circa cinque triremi, quante ne erano venute a lui piene in quella fretta, e costeggia iatorno la citt per giungere su quelli che ne erano usciti. Gli altri Tirj allora vedendo dalle mura i ne mici io corso, ed Alessandro su le navi, chiamaro no i compagni per la ritirata con pi e pi segui non potendo sentirsene le voci pel romore e per l'im pegno nellazione. Si avvidero alfine di Alessandro, e del sguito, e diedero volta e fuggirono verso del porto : ma poche solamente fecero in tempo, perch le pi colte dal nemico divennero inabili al mare; ed una quinquereme ed una trireme loro fu presi*

S E C O N D O ri ppnn to nell ingresso del porto, ma senza grande oc* cisiune; imperocch li soldati che v*erano sopra,,vi stele cadute prigioniere, si gettarono a nuoto, e scam parono non diffcilmente nel porto. 2,5. Divenute ornai le navi inutili a T iro, i Maoe- doni vi accostarono le macchine, ma quelle che vi fu rono accostate sopra, del terrapieno non vi causarono n u lla di rilevante; appunto per la solidit del maro in quel la to . E siccome niente pur fecero anche gli a ltr i avvicinativ8 con -navi portatrici di macchine d alla parte verso Sidone; quindi Alessandro volteg g ia per tutto intorno le mura dalla parte del vento N o to , e dell Egitto, e tentale con ogni prova. Or n e fu qui primieramente intronato buon tratto, ed in parte ancora disciolto e rovesciato. G ettati allo r a su tutto il tratto rovesciato i ponti, s accinge a trascendervi; ma i Tirj ve ne risospinsero non dif fcilmente i Macedoni. D a indi a tre giorni, aspet tata una calma de venti, e confortati li capitani all% im presa, fa portare alla citt le macchine su le na vi. E prima batt gran parte di muro; poi quando gliene parve la rottura divenuta spaziosa abbastan za fe ritirare le navi portatrici delle macchine, ed avanzarne altre due che gli recavano i ponti da ten dere su quella ro ttu ra. Presero l una di queste i sol d a ti cinti di scudo de quali era capo Admeto, e lal tra i soldati di Ceno chiamati i raen forti; ed ei si mise con quei dello scudo per ascendere il muro do vunque gli riusciva. Quanto alle triremi ne sped talune verso i due porti affinch ne forzassero, se poteano l entrata, quando i Tirj si fossero rivolti contro di essi nelle mura: ma volle che tutte le al tre le quali portavano i dardi i quali si scagliavano colle macchine, e quelle che portavano gli arcieri ne varj banchi, navigassero attorno la citt, e1venisservi dove potevano, e se n o , si fermassero a tiro giusto di colpi, affinch li Tirj investiti da tutte le parti non sapessero infine che fare su tanto perico lo. Approssimatesi le navi ohe erano con Alessandro, .e gittati da esse i ponti su }e mura j ecco i soldati

72 L I B R O cinti di scado salirvi ardeatissimaraente facendo! Admeto da valentuomo. Seguivali Alessandro coope ratore anch-esso vivissimo, e spettatore di ogni bell opera, fatta per valore dagli altri nel pericolo. Or qui dove era egli, si occup la prima volta il m uro, e se ne scacciarono i difensori, n difficilmen te , perch appunto qui ebbero i Macedoni la prima volta una via solida n pi cinta, e chiosa per in tero. Admeto, salito il primo le m ura, mentre esor tava ancor gli altri a salirle , fa colto da ona lan c ia, e mor quivi appunto. Intanto Alessandro per venne cosuoi sd le m ora, e prese le torri e quan to era fra le to rri, and sa le mura stesse alla reg g ia , parendogli di col pi facile in citt la disce sa. Intanto so la flotta di l li Fenicj forzano il porto, che assediavano, vetfso lE gitto, staccatine i serragli, vi fracassano le barche che vi erano, dan do sopra le pi lontane dal lido e sbattendo a te rra le altre ; di qua li Ciprj espugnano l altro porto vero Sidone, perch nemmeno ricinto da serragli, e internano per esso nella c itt. L i Tirj vedute pro ve le m ora, le abbandonano: e raccoltisi al luogo .detto Agenorio fannalto contro ai Macedoni, quan do scagliandosi Alessandro Su loro co*soldati cinti di cudo, qoal ne uccide che resiste, quale ne inse gue che fogge. grande ne fu la strage perch gi le miliaie di Geno, e gi quelle vennte dai porti teceano la c itt . V infuriavano i Macedoni seprattutto , esasprati per"il tempo perduto nell assedio, e perch quecittadini dopo avere sorpresi alquanti di loro che inoltravano navigando da Sidone gli aveano tra tti ed accisi su le mura in vista dellesercito, e gettati finalmente nel mare. Perirono in quella espu gn ato n e ottomila T irj, ma non mor deMacedoni e non Admeto, il primo che brillandovi di corag gio , prendesse le m ura, e con esso pur caddero ven ti dei soldati con gli scudi: e tutto lassedio nou co st che la perdita di trecento. Li Tirj che si erano riparati nel tempio di Ercole (ed erano principal m ente i magistrati, Azenco il monarca, ed alquanti

S E C O N D O ffr Cartaginesi, ministri di ante cose, venati regalarmente alla oiw madre per onorarvi Ercole ) ebbero tatti da Alessandro il perdono : gli altri li fe tutti schiavi, e trentamila furono questi sopravanzati ven dati ta tti, esteri e cittadini. Qbindi offerse ad fir* cole nn sagrifizio, e mandoglielo in gala coller milisie arm ate; mentre le navi a neh esse ne festeggia vano . Fe nel loco santo giuochi ginnastici ed illu m inatone . Mis come sacra nel tempio la macchio colla quale fu rotto il muro e misevi pur la nave detta l' rc o le presa da lui nel couflitto di m are, fattavi aria iscrizione sia da lui sia da a ltri, la qua le io qui non ripeto perch non inchiude nulla di memorando. E cos 'fa presa Tiro nel mese di Gingno, essendo Aniceto l arconte di Atene. 26. Mentre Alessandro ttavasi ancora Bell assedio di T iro, giunsero messaggieri di Dario i quali anauoziavano che egli darebbe dieci Alila talenti a ri scatto della m adre, della moglie, e de figli: e sa* rebbe di Alessandro tutta la regione la quale stendesi dall Eufrate al mare di Grecia: anzi che se Alessandro pigliavasi in moglie la figlia di D ario, sarebbe l amico e l alleato a D a rio . Manifestate tali -cose nelladunanza degli amici fama che Parsnenione dicesse ad Alessandro, che egli se fosse Alessandro se ne appagherebbe, dando no fine alla guerra senza cimentarsi pi oltre: e che Alessandro a1 1 incentro gli soggiungesse, che anch*egli se fosse Parmenione appunto cos farebbe: ma perciocch egli era Alessandro avea dato a Dario la risposta he data gli aveva ; e fu questa : che non si abbiso gnava d i D ario pe-danari, e che non prendeasi d i una regione la parte per l'in te r o quando erari g i tu tta sua la popolazione e le rendite ; che se volea per isposa la fig lia di D a rio , sposerebbela , e senta le concessioni d D ario : consigliatalo di venire a luif e . voleva in lu i ritrovare condiscendenza . JDario com ebbe ci udito, deposta ogni speranza di accor d i , apparecchiava nuovamente la g u erra. Intanto Alesiadto risolvette fare una spedizione nellE gitto.

74 L I B R O 27. Aveano gi ceduto ad esso gli altri luoghi della Siria chiamata Palestina: n tuttavia cedeva a lui 1 Eunuco (Batide ne era il nome) rettore della citt di G aza. Costui raccolti soldati mercenarj di Arabia; trasportato da gran tempo in citt frumento per assedio diuturno} e fidando su questa corno inespugnabile per se stessa , avea destinato di non ammettervi l'inimico. E lontana Gaza dal mare cir ca venti stadj ; ma la via vi sale arenosa e profon da ; ed il mare tutto limaccioso nelle adjacenze . Era citt grande, su le cime di un colle alto, e fortissime mura la circondavano. E l ultima che si abiti nell'ingresso della solitudine per chi viene dal la Fenicia nellEgitto ( l ) . Alessandro, giuntovi ap pena, mise il campo dalla parte ove il muro gii embrava pi facile, e fe ricomporre le macchine. Dichiaravano i fabbri di queste che arduissima sa rebbe la espugnazion delle mura per la elevazione del colle. In opposito pareva ad Alessandro che tan to pi dovesse effettuarla quanto era pi ardua . 'Im perocch lardimento spaventerebbe colla sublimit sua vivamente i. nemici; laddove il non prendere quella citt gli saria di gran biasimo presso di Da rio , e de G reci. Parvegli dunque di formare un a r gine intorno della citt per alzare da questo le mac chine come da un piano alle mura (3): e perch le mura sembravan pi facili dalla parte australe; ivi principalmente attese a far largine. Finch giudi cato, reso alto abbastanza; i Macedoni vi misero sopra le macchine e le inoltrarono come per trascen dere le m ura. F rattanto, incoronato, Alessandro sagrifica va ; operando ornai su la vittima prima secon() Quindi Torqnato Tasso nella sua Gerns. can. 17 disse;

Questa G aza per non pi 1* a n tic a , ma altra costrutta in Dn 1 11030 vicino nel tem po de M accabei. l a G a ia antica quella della quale Sansone si pose in collo le p o rte , e le rec nel monte vicin o , e quella insieme nella quale m or sotto le rovine del tem pio. Ora Gaza non che picciola cosa. il) Curzio 1 . ]. Jggerem quo maenium altudinem aequaret extruxit.

Gaxa citt della Giudea nql fin* Su quella via che n ver Pelusio mena: Posta in riva del mare, et ha vicine Immense solitudini darena.

S E C O N D O 7$ do il costarne ; quand ecco sopravvola all altare un uccel di rapina e gli lascia sul capo un sasso che tenea con gli artigli Il monarca interroga^ Aristandro l indovinatore che voglia mai dire 1 augurio: e lindovinatore, vuol dire soggiunse o R e che pren derai la citt : ma che t i dei guardare da essa in quel giorno . Ci udito, si tenne Alessandro alcun tempo nelle macchine fuori dei colpi : ma poi fatta ci una eruzion violenta dalla citt siccome gli AraLi portavano fuoco alle macchine, e saettavano dal l alto i Macedoni che replicavan dal basso, e sicco me li cacciavano dall argine lavorato ; egli allora , ia ohe volontario discredesse ad Aristandro, sia che sorpreso dal fatto ne dimenticasse le voci, pigli li soldati cinti di scudo, e vol per soccorrere i Ma cedoni dove erano maggiormente pressati. Certamen te egli contenne i suoi perch non fossero^ espulsi con turpissima fuga dallargine; ma fu ferito^ esso stesso nell omero con un colpo di catapulta gi per lo scudo e l usbergo. Per altro ravvisando Aristan dro per veridico su la ferita, si rallegr, che su la fede pur di Aristandro piglierebbe la citt : poi cu r ma con disagio la ferita. Intanto gli si trasmet tono e gli giungon per mare le macchine colle qua li avea presa Tiro: e comanda che formisi per tut to intorno delle mura un piano di terra (1), largo due stadj ed alto dugento cinquanta piedi . Avute e disposte su questo le macchine batterono a gran col pi le mura; e perciocch si erano sotto di esse mu ra fatti degli scavi levandone senza darlo a vedere la te rra , veniv&no meno appunto su que vuoti e ca devano da pi parti (2). Insistevano frattanto vivis simamente i Macedoni con nembi di strali, onde re spingere gli assediati dalle torri loro. Ben impedi rono questi per tre volte la invasione della c itt , rimanendovi morti o feriti in gran numero: ma nel la quarta presentando Alessandro da ogni parte la
_(1) Sari vero ? Forse il racconto eccede : ed a me par m eraviglioso, che A ru ffiano che era un F ilosofo, Io accm i tranquillamente. (a) Curzio J. ]. Ultima pesti urbis fu it cunkulo surutus m urut.

76

LIBRO

falange, e qua diroccando le mora giti minate d i otto , l percotendole e intronandole colle macchi ne ; rend non difficile il metter le scale sa quei roN fam i. E messevele, ecco sorger gara vivissima traMacedoni, emuli di gloria a prendere il primo le ma* n : e primo le prese Neottolemo l ano de*compagni della stirpe degli Eacidi: e dopo lai salirono pi o pi schiere co'loro capitani. Penetrati appena alcu ni Macedoni tra le mora ruppero qua e l le porto quante ne incontrarono, e r i accolsero tutto 1 eser c ito . I G aaesi, veduta gi presa la citt, si concen trarono e combatterono,morendo tu tti, ivi appunto, dove s*erano ordinati per combattere Alessandro ffeee schiavi i figli e le mogli loro? fti ripopol la citt colle genti intorno, e se ne Valse f come di od presidio, per la g u e rra .

I l fin e del Libro Secondo

LE

STORI E

DI

ARRI ANO

SU LA SPEDIZIONE D I ALESSANDRO

LIBRO TERZO
1. 1 Gassa Aleaaandro procedette verso l Egit to , al quale a*era indirizzato fin da principio: e nel aettimo giorno venne a Peluaio ( ) di E gitto, ove trov stazionata la atta flotta la quale navigava dal la Fenicia , intenta neh essa all Egitto . Mazace Persiano era il Satrapo messo da Dario su l ' E g itto . Or q u esti, Udito come pieg >la battaglia di Isso come Dario ne fugg Con fuga turpissima, e come gi la Fenicia, la Siria, e buon tratto di A rabia era de Macedoni ; altronde non avendo easo un* ar mata Persiana, ricevette gentilmente Alessandro nel le sue cittadi e provincia. Il quale introdusse*guarnigione^in Peluaio, comand alla flotta di navigare ani fiume fino a Metnfi, ed egli si diresse verso di EHopoli, lasciandosi a destra il fiume, che era il N ilo: tra via prese tutti gli ab itati, dandogliai gli abitatori, e venne pel deaerto ad Eliopoli. D i l 3 passato il fiume giunse a Memfi ove fece sacrificio ad Api come ad altri num i, e dilett con giochi ginnastici e musiche, essendovi accorsi dalla Grecia maestri celebratissimi. D a Memfi navig, seguendo il fiume, verso il mare , e trasportando su legni i aoldati ejnti di acudo, gli arcieri, gli A griani, e lo squadrone regio de compagni a cavallo. Giunto a
(i) bocci pi orientale del N i l o , e e itr dello stesso nome f i m o nella Moria: Curzio icrive anchegli lib. ?. Septimo die postquam a Gaza m overai, in regionem Aegypti juam nunc ctutro Alexandri voctuU etc.

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LIBRO

Canpo, e navigata intorno la palude Mareotide 4 venne dove ora orge Alessandria, citt denominata da Alessandro ( l ) . Parve a lai questo luogo bollis simo da crearvi una Citt la quale floridissima di verrebbe . Adunque preselo il desiderio di farvela, ed egli stesso deline dov era da formarsi il foro, dove i temp], quanti ne volea , pe numi Greci e per Iside Egiziana, e dove il ricinto delle m ura. Sagrific per tale im prendim elo ; e lieti ne apparver gli augurj: e su ci si tramanda questo o simil raccon to , non indegno, io penso di fede cio ; volendo Alessandro lasciar distinto egli stesso agli artefici ove dovessero alzare le m ura, n avendo questi come con trassegnare la te rra , uno di loro disse che si adu nasse la farina la quale portavasi da'soldati nevasi proprj, e che se ne spargesse, dove Alessandro ad diterebbe; e cos fu centrassegnato il circuito cho egli dava alle mura . Su ci gl indovini , e princi palmente Aristandro Telmissese, il quale diceasi che gli avesse presagite molte v erit, prenunziarono ad Alessandro che quella citt ridonderebbe de frutti della te rra , come di altri b e n i. 2. Intanto, navigando, venne Egiloco ancora alr E gitto, e disse ad Alessandro che quei di Tened o , congiuntisi gi di mal animo coPersiani, sen erano distaccati, e datisi a lui: che quedi Scio avea no rivendicata la propria citt colla forzo, da quel li che vi soprastavano per ordine di Autofradate, e di Farnabazo: che ivi era stato sorpreso e ritenuto Farnabazo medesimo, come era stato ritenuto Aristonico tiranno de Metinnesi (2) capitato con cinque navi piratiche nel porto di Scio senza conoscere che fosse gi de Macedoni, anzi ridotto a credere per gli artifizj delle guardie medesime del porto , che ivi stesse la flotta di Farnabazo . Esponeva che i pirati erano stati uccisi tutti da essi, ma che egli
( ) C a ri. Elegit urt tocun ubi nunc est Alexandria, appellatiti aem trahent ex nomine auctorii. (i) M etin na, secondo Strabane * c itt de* Lesb) discosta sessanta stadi dai lidi dell A sia, famosa pe bnoni vini e pe'natali di Arionc p o eta. C o n io narra il cato di S inton ico nel lib. 4 parag. i* .

t r z o ?q ora. portava Aristonico, ed insieme Apollonide di Scio, e Fisino e Megareo, e quanti aveano coopera ta contro lui la ribellione dellisola, e poi l isola malmenata colla tirannide: che era stato spogliato C arit , che la tenea, di M itilene, ed eransi ricevu te a patti le altre citt di Lesbo: che egli avea mandato Ainfotro allisola di C O (l) munito di sessanta navi, invitatovi daglisolani medesimi, e che poi navigando di col trov questa in poter di Ani* fotro > Egiloco menava seco tutti gli altri prigionie ri : ma Farnabazo erasi involato in C 0 dalle guar die^ senza che se ne avvedessero. Alessandro rimand li tiranni delle citt nelle citt medesime perch queste destinassero di essi a lor voglia, ma fe con durre Apollonide ed il seguito suo tra guardie di ligentissime ad Elefantina, citt dell Egitto. 3. Intanto desider di andare ad Ammone nella L ib ia , per interrogare su di alcuna cosa lo Dio ; tenendosene 1 oracolo per sicurissimo ; anzi essendo stato gi consultato da Perseo e da Ercole, dal pri mo quando era mandato da Polidete contro la Gor gone , e dall altro quando avanzavasi alla Libia coa tra di Anto, ed all Egitto contra di Busiride. Or voleva Alessandro emulare Perseo ed Ercole, come intrinseco alla stirpe dell uno e della ltro : giacch egli rimandava la origine sua ad Ammone ; come le favole rimandano a Giove quella di Perseo e di E r cole . Egli ne andava ad Ammone per intendere , o per divulgare almeno di averle intese, con pi sicu rezza le cose sue. Fino al Paretonio viaggi lungo il mare su spiaggia deserta, non per priva di acque , per mille secento stadj, come aiferma Aristobolo. D i l si ripieg, verso luoghi mediterranei ov era 1 oracolo di Ammone : la strada ne deserta , sab biosissima e senz acqua: ma le acque in copia gli piovvero dal cielo; ed egli le ascrisse ai numi, co li) Ora Lang: Isolctta adiacente alla C aria. Non molto lontana da A lic a r n u to ; e fu patria Hi A pelle, onde Ovidio srriste lib. j . de arte am andi:
Si Venerem C ous nunquam pinxisset Apella JU a sub aequoreit mtrsa laturet aquit.

8 L I B R O n e ai nomi iscritte por questo: Vuol d ire : se spi* ra per que luoghi un vento di mezzogiorno traspor ta tante arene su la strada; che spariscono affatto lq tracce d i essa: tanto che non pi si discerne ove si dee camminare sa le arene come sul m are. Impe rocch non stan per segnali della via n monti m a i, u a rb o ri, n rilievi stabili ed altijdaquali argomenti no t viandanti il corso loro come i nocchieri dalle stei* l e . Pertanto la milizia di Alessandro frodava alla ven te r ; e li condottieri stessi erano inaerti del sentiero. Or qui Tolommeo figlio di L ago,scrive che due dra* goni, dato uno strido, si misero innanzi all eserci to : che Alessandro ordin che si marciasse dietro lorp e si confidasse noi portento, e che questi inse gnarono la strado nellandare e nel tornar dall ora colo. Per altro A ribobolo ( e vi consuona il raccon to dei pi) tiene, che le guide di Alessandro furo* no due corvi, i quali volavano innan'/i all esercito. Ben io potrei asseverare che concorse in ci ( giac che par verisimile) un qualche segno divino: ma 1 qualit ce ne han tolta quei che lo han raccontato in questo o quel modo. 4. Il luogo ov il tempio di Aminone tutto in torno solitudine, arene, inopia di acque : pjure esso luogo di mezzo, picciolo in se stesso, giacch dove pi si d ila ta , dilatasi a quaranta stadj appena, tutto ripieno di arbori dimestiche, di olive, di pai e ; ed e 1 * unico il quale spargasi di rugiada necontorn i. Pullula da esso una fonte ma niente alle fon ti somiglia che pullulano dalla terra . Fredda lac qua di messo giorno a gustarla e' tanto pi fredda quanto pi acceso chi gustala: ma poi via via divien c^lda col declinare del sole, e pi e pi ancora, dall occaso fino alla mesca notte, nella quale cal dissima : passata la mezza notte si rattiepidisce a gra* d i , e fresca divenuta su l alba torna freddissima bei mezzo giorno: e cos -tutti i giorni si varia. Ivi spontaneo cresce un sai fossile : e di questo portasi nell Egitto da alcuni Sacerdoti di Aminone ; per ciocch andando in Egitto lo pongono ia cestelli

T E R Z O 8t intesoti di palme, e lo tecaao in dono ai monarchi o tal a l t r i . Lunghi, tal volta tre d iti, ne sono i grum oli, e limpidi come cristalli ; e questo come pi pnro dei ali del mare unno nel sagrificare gli Egi aiani, e quanti trattano senza negligenza le cos de Numi. Alessandro, ammirato il luogo, interroga l oracolo; sentitene cose, comei dicea, di suo con tento, ripart per l Egitto, dando indietro come scri ve Aristobolo per la via medesima, o per laltra di ritta a Meni fi, come scrive Tolommeo figlio di Lago. 5. In Memfi giunsero a lui molte ambascerie della Grecia i e niuna ne rimand non appagata nelle ri chieste: ivi pur gli giunsero nuove reclute, vuol dire quattro.cento mercenarj G reci, spediti da A ptipatro, sotto gli ordini di Monete figlio di Egisandro, e cin-queceuto cavalieri dalla T racia, retti da' Asclipiodoro, figlio di Eunico. Fecevi a Giove re sagriftaio e pompa coll esercito in arm e, e certami di Ginna stica, e mnsica. Poi di forma alle cose di Egitto, e nominatine due governatori Doloaspe e Petise egi ziani, compart fra loro tutto quel popolo: ma ri cusandosi Petise alla incumbenza sua, le ebbe tutte il compagno. Degli amici suoi, mise per capo del presidio Pantaleone di Pidno in Memfi, e Polemone Pelleo figlio di Megacle in Pelusio. Volle che Licida Etlo comandasse ai forestieri, e che di questi fosse lo scriba Eugnosto, altro amico suo, figlio di Zenofanto, standosi a sopravvegliarli Eschilo, ed Efippo di Calcedone. Diede la cura della Libia fini timi! ad Apollonio figlio di Carino, e quella dellA rabia presso la citt di E ro, a Cleomene Ecnaucrazio ; ingiungendo a questo che lasciasse ai presi denti (l) loro larvi le leggi secondo lantica usanza, ma vi riscotesse il tributo, com erano stati subor dinati a pagarglielo. Dichiar generali capitani delle truppe lasciate in Egitto Peucesta figlio di Mar i t a t o , e Balacro figlio di A m inta, fattone Polemone di Tiramene ammiraglio delle navi. Cre guardia A rai a no . 6
(0 Principi secondo la versione U tina di F a c io .

82 L I B R O del corpo invece di Balacro, Leennato di Onaso, perch Annba era morto di malattia: come por mor to essendo Antioco il dace dogli arcieri surrog sa di essi Ombrione di Greta. Similmente in luogo di queto Balacro, ora Egiziano, il quale era ne il cap o , mise Calano a reggere la fanteria ausiliaria. Dicesi che ripartisse tra molti il governo dell Egitto, per ch pieno della meraviglia su la natura e fortifica zioni di esso riputava malsicuro fidarlo tutto ad ua solo . Ed a me pare che i Romani abbiano impara to da Alessandro a guardare 1 E g itto , e mandarvi un che reggalo, dallordine decavalieri, e non dese natori ( i) . 6. All apparire della primavera Alessandro dopo avere gettati i ponti pel transito del N ilo, e delle diramazioni sue presso di Memfi part da questa citt verso della Fenicia. Arrivato a Tiro vi trova giunta la flotta, e replica sagrifzj ad Ercole, e certami di Gimnastica e Musica. Qui lo raggiunge la nave, no tissima ne pubblici usi, degli Ateniesi la quale por tavagli ambasciadori Diofanto ed Achille, e con essa pure venivano tutte le navi compagne della legazio n e. Ottennero questi le cose per le quali erano stati spediti ; ed egli rendette ancora ad Atene tutti gli Ateniesi fatti prigionieri presso del G ranico. E det togli , che faceansi delle innovazioni nel Peloponne s o , vi spedisce Amfotro per soccorrerne i popoli, costanti per lui, durante la guerra Persiana, e ri trosi ai Lacedemoni. Ve lo mand generale con cen to navi fatte apparecchiare di nuovo a quei di Feni cia e di Cipro; ed egli sinoltr, verso Tapsaco (2) ed il fiume E ufrate. Deput Cirano Berroeo su tri buti della Fenicia, e Filossno a raccogliere q u e'd ek l Asia di qua dal monte Tauro. In luogo poi di que sti mise alla cura delle monete le quali portava se co , Arpalo M acata, rivenuto di fresco dall esilio.
(i) Certe nozioni primordiali le jomministra 1 considerazione stessa delle coe ; non che siavi bisogno di un Alessandro a farle conoscere. U) C itt presso la sponda opti 4cntle dell Enfiate nella Mesopotamia l cpn 6i dell'Arabia deserta.

T E R Z O 83 B ra costai perete fedele, fuggito regnando Filippo; come per la causa atessa faggi Tolommeo figlio di JLago, e Nearco figlio di Androtino, ed Erigio e Laomedonte fratelli, figli di L arco; giacch nati rauo desospetti tra Filippo ed Alessandro, appena quegli prese per moglie Euridice, in dispregio di Olimpiade madre di questo. Restituitisi poi, morto F ilip p o , presso lui quanti erano per sua cagione fug g iti, cre Tolommeo guardia del corpo, Arpalo te soriere, perch mal sano per le arm e , Erigio capo della cavalleria confederata, Laomedonte sao fratel lo soprastante ai prigionieri barbari, come idoneo a scrivere in due barbare lingue; e Nearco satrapo della Licia e de paesi i quali confinano, insino al monte Tauro. Arpalo poco innanzi della battaglia, data presso dell Isso, era fuggito, sedottone, con Taurisco uomo scellerato. And Taurisco ad Ales sandro Epirota nell Italia, ed ivi mor: per lopposito Arpalo erasi raccolto a Megara ; ma Alessandro lo risolvette a tornare, assicuratolo, che non si fa rebbe minor copto di esso in vista della fuga ; e cer to non si fece minor conto di lui quando torn, ma fu incaricato del tesoro. Deput Satrapo della Lidia Monandro l uno de coetanei amici, e compagni, so stituendo Clearco in luogo di lui su i forestieri, de quali era duce: e finalmente nomin Asclepiodro di Eunico Satrapo della Siria in luogo di Arimna perch Arimna gli era sembrato averi?* fatta da re nellapprestare le cose ordinategli per l esercito quan do Alessandro s inoltrava alla volta di Egitto. 7. Pervenuto a Tapsaeo nel Giugno essendo Ari stofane l arconte di Atene ; trov tirato un doppio ponte al passo del fiume ; perch Mazeo incaricato da Dario della guardia del fiqv e avea finora ivi guar dato questo con circa tremila di cavalleria, due mila dequali erano mcrcenarj di Grecia (1). E siccome non era il ponte tirato fino alla riva opposta (2), i
(1) Carzio lib. 4. parag. j j . Maxeo R .a tte r i sex millia da ta , quibus hostem frantila amai] areeret. (a) Ci* quell alla quale g iin g e ra / ileiiandro la quale m la riva ulteriore iisp to a M azeo .

84 L I B R O Macedoni temerono che Mazeo sostinasse a difender lo ; e fermaronsi. Costui per sentito il giungere di Alessandro fugg con tutti i soldati; e lui fuggito, furono continuati i ponti fine su l'a ltro lid o , e vi passarono Alessandro e 1 *esercito. Quindi lasciandosi itila sinistra il fiume Eufrate ed i monti dell Arme nia si avanza per -la regione detta Mesopotamia ; non per su la via retta dall* Eufrate a Babilonia ; per ch marciando per altra via riusciva pi agevole, ia tutto il prendere ne varj luoghi i pascoli, e quanto bisognava , n il caldo bruciava s vivamente l eser cito. Sorpresi tra la marcia alcuni militari allenta natisi dall armata di D ario per esplorare, indicava no che Dario si stava in riva del Tigri pe* impedi re Alessandro se facessi a passarlo, e che tenea sol datesca pi numerosa di quella con cui combatt nel la Cilicia, Si affrett, ci udendo, Alessandro verso del T ig ri: m a, giuntovi, n vi trova D ario, n mi lizie da Dario lasciatevi. Adunque trapassalo ma eoa travaglio per la rapidit della corrente quantunque niuno gli si opponesse. Dopo ci dava riposo alleercito, quando ecco impallidire per ecclissi grandis simo la L una; ed Alessandro alla luna sagrifica, al ole, ed alla terra , de quali si dice che siano que la vori (l) . Parve ad Aristandro che quel patimento della luna fosse propizio segno pe Macedoni, e. per Alessandro; che sarebbevi la battaglia appunto ia quel mese, e che le vittime pronunziavano ad obs la vittoria, 8. Levatosi dal Tigri si avanz per lAssiria ia guisa che aveva Ila sinistra i monti de Sogdiani, ed alla destra il Tigri medesimo. Il quarto giorno do po quel transito i precursori gli riferiscono che vedeasi per le campagne la cavalleria nemica, ma che non poteasene intendere la moltitudine. Egli riordi na l esercito , e si avanza come per la battaglia :
(i) C n n io lib. 4. patag. 19 - prima ft-re viglia htna deficitns primnm nitoTcm sideris sui condidit etc. V a g ^ i u n ^ che i capitani sparsero fra le tru p p e ; ehe il sole de' Persiani era la trina de Vreci e che quante volte la luna v i ti icctisia premuoia a que'popoli strabe em in a

,.

T E R Z O 85 quanti ecco altri precursori in gran fretta i quali osservata meglio ogni cosa, dicevano che non vi era no pi che mille in quella cavalleria. Pertanto pr* ao lo squadrone regio, nno di quei degli a m ic i , e li PeOoj tra precursori vol contro di essa, comandando che il resto dell esercito lo seguitasse pian pia no. I cavalieri Persiani, veduto Alessandro e li suoi correre velocissimi su laro, fuggirono senza farsi alle m a n i. Alessandro gl insegu ; ma li pi s invola ro so : tuttavia ne uccisero alcuni pochi, e ne presero altri vivi con tatti i cavalli afHacchitisi a correre. Appresero da questi che Dario era non lontano e con armata poderosa ; perch erano venuti a soccor rerlo gl indiani, confinanti de*Battriani, li Battriani stessi e Soddiani guidati tutti da Besso, satrapo della Battriana. Venivano dietro questi i Saci, po polo degli Sciti di Asia. Non erano questi subordi nati a Besso ; ma venivano per l alleanza con Dario e Mab&ce ne era il capitano, e traevan d arco sa dai cavalli. Barsaete, loro Satrapo, conducea gli Aracsj; come por gl indiani chiamati montanari. Satibarzane il Satrapo degli Arii v era con essi; e v era Frataferne coi P arti, eogl Ircani, coi T opri, ta tti a cavallo. Atrocrate recavai Medi, ed ai Medi erano coordinati i Cadusj, gli A lbani, i Sacesni. Condobte, Aribairzne, Ossine avevano apprestato i littorani del mare di P ersia. Gli Ussj e li Susiani presentavano per capitano Ossante il figlio di Abo lito . Bupre comandava ai Babilonesi; e coi Babi lonesi erano schierati i Sitacini, e qoel ramo di Car j , svelto a forca dalle lor terre. Oronte e Mitrau ste presedeva agli Armeni ed Arice ai Cappadoci. Mazeo menava quei della Gelesiria, e que che sono intra i fiumi della Siria. fama che lesercita di 'Dario comprendesse quaranta mila a cavallo, ed un milione a piedi: che avesse dugento carri falcati, ma pochi elefanti, cio quindici al pi, tutti deglin diani i quali vivevano di qua' dall indo. Con tanta milizia teneasi D a ti a campo in Gaa-

86 L I B R O pamle presso al fiume Bumdo (1 ), in distansa <Ji eecento stadj dalla citt di Arbla su di uaa esten sione ia tutto piana, e a p erta. Imperocch, sia pu>* re che vi fossero delle diseguaglianze, i Persiani la vevano da buon tempo innanzi accomodata al cor rervi decavalli e dei Carri ; giacche alcuni aveano rimostrato a Dario che egli nel combattimento d i Isso ebbe la peggio, appunto pel disagio d e 'lu oghij e Dario sen era senza difficolt persuaso. - 9. Alessandro uditi tali rapporti concordi dagli esploratori Persiani arrestati; si ferm quattro gior ni dov era; e ristor lesercito dal viaggio. qui cinse il campo con fossa e steccato, perch avea de stinato lasciarvi ogn ingombro di guerra, e li solda ti impotenti ed egli andarne coi buoni, non con al tro , che eolie arm e , a combattere. Alfine, presa l esercito, marci tra la notte cirea la seconda vi g ilia , per farsi col nascer del giorno su b a rb ari, Dario allannunziarglisi chei viene, schiera le mi lizie per la battaglia : ed Alessandro menavaie schie rate ancora. Gi non distavano gli eserciti che per sessanta stadj l uno dallaltro: e gi quel di Ales sandro era venuto su le colline. D i l vede i barba ri , e ferma la falange, e convoca da essa gli A m i c i , i generali, e li capi de cavalieri, come i coman danti dalle truppe alleate e mercenarie, e consulta e debba procedere all attacco, come i pi consiglia vano, o accamparsi appunto in quel luogo come volea Parmenione, ed esplorare diligentemente tu tto , se aveaci cosa dimbarazzo o sospetto, se fosse,o. tri boli occulti, e comprendere meglio le posizioni del linimico. Prevalse il partito di Parmenione, e si accamparono, ordinati comerano per la battaglia. Allora pigliati con se li soldati leggieri, e li cava lieri coetanei, ed amici, va, e gira intorno, per co noscere il paese ove dovevano operare. Tornato rir convoca i capi stessi : e dice : f iamat-'
(1) Questo fiume nel libro sesto 6. 8. ? chiam ato Jfumelo; come Sumelo da Curzio nel libro quarto i. if . Lo scambio p ar Dato dall toc* per la b e ile m utazione del A in A .

T E R Z O 8r JVb4 portare i l pregio che sieno da. lu stim o la ti al combattere, quando da vecchio tempo g li stimola 10 Uesso loro valore, e le opere luminose colle q u a 11 kan ta n te volte brillato. Solam ente esorlavq t u t t i ; capi di co o rti , di squadroni, di distaccamenti * di fa la n g e (1) , ad arringare ciascuno la m ilizia sua 4 condotta in quel giorno a combattere non per la CeJesiria, non per la Fenicia, o l'E g itt o , come per addietro , ma per l'A sia intera " , giacch deciderebbesi in quel giorno finalm ente chi dovesse com andare . N i avrebbero gi bisogno di dare ad essa m ilizia ( eh a lo ha proprio ) con lungo discorso l'im p u lso alle bel* le operazioni; ma dovrebbero solo am m onirla, corno osservasse ciascuno, quanto da s e , l'ordine tra pe ricoli, il silenzio nelle marce da silenzio, come par lasse con fra n ca voce quando era bello p a rla rvi , come alzasse, quando alzar lo doveva, l'u rlo spaventatore della b a tta g lia . Esortava inoltre essi capi ad ubbidire solleciti ai com andi, e solleciti tram an darli tra le schire, memori che la trascuranza di sordina , come la diligenza fe lic ita i grandi a ffa ri. io. Cos brevemente esortandoli ed esortatone, pie no di bella oonfidensa su i capitani, ordina che diaa cibo e riposo allesercito. Dicono che Parmenione venisse tra la notte a lui nella regia te n d a , e lo isti gasse ad assalire i Persiani; giacch l assalto riusc* rebbe spaventosissimo tra le tenebre a chi non lo aspettava n teneavisi apparecchiato (2) : ma dicono che fu sentito rispondere, che bisognava ad Alessan dro una vittoria p a te n te e senza eccezioni, non una vituperosa e f u r t i v a . tale grandiloquenza non com parve gi fasto in Ini, ma sublimit di animo nepericoli. Anai a me sembra che egli fsse in ci pru dentissimo; imperocch li casi inopinati e varj nel combattere fra la notte, siasi un duco ben appareo chiato o n o , spesso han fatto mancar la vittoria a l
(0 N om e generale di milizia appiede: ma spesso i nome proprio tra'M a ct deni di an corpo di sedici mila e treccrto ortanraquattro soldati appiede. . (i) Corxio lib. 4. p trag . 49. Parmenio furto, non pratlio opus tu e t tn t t i a f t
iutempen* m ete opprimi posse hostesjptet

pi forte. e l hanno data al pi debole-contro k sp-* ra m a di ambedue ( l ) . Lo stesso Alessandro la u to esercitato nel militare, tenea li combattimenti n o t turni come pericolosi. A nei per suo giudizio una h i t taglia tenebrosa e clandestina spingerebbe D a*io quantunque vinto di nuovo a non confessare sestetso duce men buono e di men buone milizie. se av veniva a lui qualche disastro impensato, trovandoti il paese intorno , tutto noto e propizio agli avversar j , ma ignoto e malevolo a suoi tra nemici, deq u a li buon numero ne era prigioniero, vi sarebbero s t a ti attaccati per tutto fra la notte non dico se erano perditori, ma vincitori ancora, se smisurata non e r i la vittoria. Ora io lodo Alessandro su tali avverteame nommeno ohe su la grandiosit del cor suo. D a rio e l esercito vegliarono, com erano in arm e, tutta la notte, perch non avevano un campo trincerato abbastanza, e perch temeano in essa un assalto. Ma se cosa mai danneggi gli affari Persiani, fu quel s lungo stare sa l arme, come un terrore, qual pre cede i grandi pericoli, messosi nel cuor di ' molti , jjon d improvviso, ma per antichi pensieri. il. Tale fu poi l ordinanza data per Dario alle sercito , e trovata quindi scritta , come dice Aristobolo. Teneano lala sinistra i cavalieri B a ttria n i,e con loro i D a i, e gli Aracosj: Venivano appresso li Persiani, fanti e cavalieri mescolatamente; indi li Susiani, e dopo i Susiani i Gadusj. Con tal ordine stava l ala sinistra fino al mezzo di tutta Tarmata. Vedeansi alla destra quei della Celesiria e della Mesopotamja, come ancora i Medi, e poi li Parti e li Saciy indi i Topiri e gl lrcani, e successivamente g li Albani ed i Sacesini ; e questi si estendeano an cia essi fino al mezzo dell arm ata. Nel mezzo eravi D ario monarca, e v erano schierati i parenti (2) di
(0 Qbesro raziocinio di A rriano forse condanna anzi eh? giustifichi Alan4r o . Certamente la moltitudine dell inimico e la lezione datagli nelle disfitte
precedenti poreano farlo apprendere come pi forte M a Arriano vuole loda* r e , e i lodatori spesso travedono. (1) Nel testo son detti C V y y t v t l i TU u ( . Care. lib. ]. p irag. 7. li chiama cognati ; stri vendo. Ibaat, exigue mteryaUe fuo t cogMUt

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T E R Z O 89 so ,i Persi dm M elofori (1), gl Indiani, i Carj det ti A naspasti (2), ed i M a rd i, aettieri. Segnivano ordinatamente gli Ussj, i Babilonesi, i littorani del golfip Persico, e li Sit&ceni. Notvansi premessi al corno sinistro rimpetto a l destro di Alessandro i ca valieri Sciti, come a ltri, mille in circa dei Battriaa i , e cento carri falcati : ma cinquanta carri e gli elefanti circondavano la regia guardia equestre di D a rio . Quanto al corno destro eranvi preordinati i cavalieri Armeni e Cappdoci, e cinquanta carri fal cati . Li Greci mercenarj erano schierati di qua e di l di Dario e del seguito suo a fronte della falango Macedone come gli unici , valevoli a contrappesarla. 12. In opposito l armata di Alessandro era cos com partita. Stavano a destra i cavalieri detti coeta nei ed a m ici , e primi eran quelli della squadra re g ia , comandati da d i t o , .figlio di Dropide: succe devano quelli comandati da G laucia, indi gradata mente quei dAristoe, que di Splide figlio di E rmodro, e que di Erclito figlio di Antioco. Attergavanti ad essi que di Demetrio figlio di Altemno e poi que di Meleagro, vedendosi in ultimo lo squa drone di Egloco figlio dTpstrato; e tutto insieme un tal corpo di cavalieri amici ubbidiva a Filta di Parmenione. Congiungevasi a questi la falange Ma cedone , ed in essa era caposehiera, prima una, in di altra serie di soldati portanti lo scudo, preseduti tutti da Nicnore di Parmenione. Seguitano via via la soldatesca di Geno figlio di Polemocrate, quella di Perdicca figlio di Oronte, quella di Meleagro fi glio di Neottoiemo, quindi l altra di Poliperconte fi glio di Simmia, e quella finalmente di Aminta figlio di Filippo, ma governata da Simmia , trovandosi Anpiota nella Macedonia, speditovi a reclutare. Sta* tra nel corno sinistro della falange la milizia di Cratro figlio di Alessandro, anzi Cratero stesso comanregit appellant , Aecem et quinque millia hominum M a non parendo verisimile tanta moltitudine di parenti ; Brissonio h a pensato che od tal n o n e sia ti tolo di o n o re , anzich <ti parentado. ( 0 Cio che portavano nelle aste pomi di oro* (ai Vuol d ire, cacciaci dalle antiche loro sedi*

go L I B R O dava ai fanti della sinistra , e vi stavano pur Con* giunti decavalli ausiliarj sotto di E rigio, figlio di Larco ; ed a mano manca loro i cavalli Tessali con dotti da Filippo di Menelao ; e di tutto il corno si nistro era capo Parmenione il figlio di F ilo ta , il quale tenea d intorno a se li cavalieri Farsalici che erano i pi forti e pi numerosi tra tutti quelli della Tessaglia. In tal modo dispose Alessandro la falange fin dal la fronte : indi le aggiunse anche nuova moltitudine t onde rendere la falange medesima Capate di una seconda fronte. Imperciocch prescrisse ai capitani della moltitudine aggiunta, che se vedevano i loro attorniarsi dai Persiani, si voltassero in dietro a ri batterli , o si ripiegassero ai fianchi, dilatando o stringendo la falange scoado il bisogno ( l ) . N el corno destro stava prossima alla squadra regia decavalieri met di Agriani retta da Attalo: seguitava no ad essi gli arcieri Macedoni con Brisone duce loro, e quindi i veterani chiamati fo r e s tie r i otto la scorta di Gleandro. Innanzi agli Agriani ed agli arcieri splendeano i precursori a cavallo ed i Peooj guidati da Arete e da Aristone: per altro avanti a tutti erano preordinati i mercenarj a cavallo, e Me n ile li governava. Prima della squadra regia e de gli altri cavalieri amici era collocata laltra met degli Agriani e degli arcieri , ed i lanciato posti sotto di Balacro. Erano questi schierati contro i car r i falcati. Impose a Menide e a suoi che se i nemi ci cavalcassero intorno allala loro , si piegassero e gli assalissero di fianco. E cos fu composto per Alessandro il corno destro. Stavano nel corno sinistro ordinati in forma di una curva i Traci dequali era capo Si talee, indi i cavalieri alleati, con Cerano D uce, poi li cavalieri Odrisj affidati ad Agatone fi glio di Tnrimna y e tutti questi erane preceduti dal la cavalleria estera demercenarj, dipendenti da An
to C anio lib. 4 . p a n ;, j i . Jdooqtie aderti versntlem posuu Ut qui aitim i ttabant, ne circumirentur, verti tamen, el in frantem tircumogi posscnt .

T E R Z O 91 dromaco figlio di Gerone. Finalmente la fanteria Trace fa messa in guardia decarriaggi, e con ci prese ordine tutta l armata di Alessandro numerosa di sette mila a cavallo, e circa quaranta mila ap piedo. l 3. Come gli eserciti furono insieme si videro Da r io , quei che gli erano intorno, i Persiani M elofo r i, gl indiani, gli A lbani, i Cari detti A ria sp a sti, e gli arcieri Mardi rimanere a fronte di Alessandro e della sua squadra reale. Si mosse Alessandro col suo corno destro e pi verso la destra ancora (1) . Non stettero, ma procederono incontro i Persiani, avanzandosi di molto a sinistra, tanto ohe la caval leria Scitica ornai toccava le milizie, preordinate da Alessandro al suo corno: nondimeno Alessandro estendevasi ancora a destra e gi gi montava suluo-^ ghi appianati daPersiani. Entrato allora Dario ia timore che se i Macedoni s inoltravano aluoghi non piani gli restassero inutili i la r r i falcali, ordina al le primo squadre della sinistra che girino i cavalli alla destra donde veniva Alessandro, affinch non estendesse pi a lungo il suo corno. Ci fatto Ales sandro spedisce sa loro Menide cosuoi mercenari s cavallo. Galopparono per contrariarli i cavalieri Sci ti ed i Battriani coordinati agli Sciti. Alessandro sopramraanda contro gli Sciti Areta co Peonj, eco* mercenarj ; cd i barbari si ripiegarono . Se non che li dnci B attriani, gi venati alle prese coPeonj e cogli esteri fan che tornino dalla fuga al nemico, e che, accendasi ana zuffa a cavallo. Caddero non pochi di quedi Alessandro sopraffatti dal numero de barbari, e s perch gli Sciti, ed i loro cavalli erano meglio guerniti per la difesa. Pnre i Mace doni ne sostennero l impeto, e slanciandosi a forza sa loro , gli disordinarono . Quand ecco i barbari mettere in corso i carri falcati affin di sconciare ad Alessandro la falange . Ma furono in ci soprattutto
() Ci* del corpo ov e n D ario , e non contro < 1 corno destro di C ario, ri (naie combatteva contro Parmenione.

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deiosi. Imperocch non s tosto quecarri preser l msse, gli Agriani e li saettieri condotti da Baiaero i quali stavano avanti de'cavalieri am ici, qua versavan su di essi nembo di strali , l davano di piglio alle re4 >Qs ne trabalzavano gli nomini, e circondavano e trucidavano i cavalli . Taluni per decarri trascorsero fra schiera e schiera ; perch queste, secondo il comando avutone, si dividevano dove giungevano i c a rri, e con ci trapassavano inof fesi, rimanendone inoffesa pur essa la milizia assa lita ( i) ; ma infine caddero in potere dei duei d e l la cavalleria di Alessandro e dei soldati armati di scudo. 14. Appena Dario ebbe portato innanzi tutto il suo centro; Alessandro incarica Areta d investire quei che giravano, cavalcando, attorno del suo cor no destro per invilupparlo, ed egli frattanto esten deva i suoi nel suo corno. Giunti i suoi in ajuto della sua d estra, e rotte I9 prime file de barbari eg li si volt dov era l apertura; e ridotte in forma di cuneo le squadre de cavalieri amici e la falange ivi ordinata , si spicc dorando e gridando alla vol ta di Dario medesimo . L4 mischia per poco tempo fu r affar delle mani. Ma quando la cavalleria la quale stava eoa Alessandro, ed Alessandro medesimo punsero ferocissimi, e qua urtavano, l davano cole aste in faccia de Persiani; quando sopravvenne IT assalto anche la falange Macedonica , folta ed or renda per le picche;-quando apparvero tutti in una vista i pericoli.acerbi a Dario , atterrito gi da grati tempo; allora Dario stesso il primo diede volta, e fugg. S erano sbigottiti pur essi i Persiani i quali cavalcavano attorno alla destra di Alessandro; attac cati tempestosissimamenJte da A reta. Ond che gran dissima fu in questa p^rte la fuga; e li Macedoni v incaica vano e vi trucidavano. Simmia e la soldate sca sua non pot correre con Alessandro dietro ai

fi) Cnreo lib. 4. Hit ilaqite ordifiatis praecipit ut s falcatos citrrus cttm /remiti* barbari vm itteteat, ipsi laxalis ordtuibus imyetum occurrentium silentio excipcrent. ^

T E R Z O Persiani che fuggivano ma la trattenne e combat t perch gli fu detto che la sinistra de Macedoni era in pericolo. Certamente ivi sfondate le filo* al quanti Indiani e taluni di cavalleria Persiana aveano penetrato fino alle bagaglio Macedoni, ed eravi ardentissima lazione. Imperocch li Persiani gettavansi audacissimamente sul presidio, privo per io pi di arme , perch non aspettava, che alcuni pochi tra versassero la falange che era doppia, e venissero ad investirlo. Ed investitolo, i prigionieri barbari che verano, levaronsi anch essi addosso ai Macedoni. I duci dei soldati aggiunti alla prima falange, saputo a tempo il fatto, rivoltarono comerano istruiti la milizia, e presero alle spalle i Persiani, e ne uccise>ro molti attorno delle bagaglio, intanto che altri de violano, e fuggivano. I Soldati a cavallo del corno destro de Persiani) ignari tuttavia della fuga di JJario, eransi girati at*> torno all'ala sinistra di Alessandro, ed attaccavano Parmenione di fianco. Or qui vacillando su le prime le cose Macedoni ; Parmenione spedisce in fretta ad avvertire Alessandro sul travaglio grande della sua soldatesca, e come vi bisogni un ajuto. Alessandro, ci adito, cefts dallinseguire pi o ltre, e ripiega tosi co squadroni de cavalieri amici, corse verso lala destra de barbari. Ma imbattutosi nel venire su quel la cavalleria aemica che fuggiva, composta-di Par* t i , di qualche Indiano, e per lo pi di Persiani for tissimi piomb su loro, e sorsene un impegno eque* tre, il pi vivo della giornata. Imperocch li bar bari aveano dato volta, ordinati comerano io corpo di arm ata, e trovatisi a fronte, e corsi su quei di Alessandro non isfavano a tirar frecce, n a rigira re i cavalli secondo gli usi de cavalieri, ma sforaan dosi l uno di atterrare affatto la ltro , quasi fosse l unico mezzo di scampo, ferivano ed erano feriti implacbilmente, come se pugnassero per la salute p ropria, non per 1 altrui vittoria. Adunque caddero qui sessanta decavalieri am ici, ed Efegtinne, e Ce no, e Menide stessi ne furono feriti. Nondimeno

$4 L I B R O Alessandro prevalse anche sopra di questi, datisi fcut~ ti, quanti in lui s imbatterono, ad interminabile foga, l . E ra Alessandro ornai prossimo per attaccare il corno destro debarbari; ma la cavalleria Tessala, battutasi valbrosissimamente, non gli avea lasciato altro da fare; perch sopravvenepdo lu i, gi faggio vano i b a rb a ri. Adunque rivoltatosi corse di nuovo alla caccia di D a rio , e vi si tenne, finch fu gior no. Intanto Parmenione incalzava pur esso la parte di milizia che avcalo combattuto. Alessandro passa to il fiume Lieo (1) fece alto, e diede breve ristoro agli uomini ed ai cavalli; e Parmenione prese ai bar bari campo, bagaglie, elefanti, e cammelli. Ales sandro rifrescata fipo a mezza notte la cavalleria, ripigli sollecito la marcia verso di A rb e la , quasi come per sorprendervi Dario , i snoi d a n ari, ed il regio corredo : e vi giunse nel giorno seguente dopo vere incalzato i fuggitivi per secento stadj in circa, Non trov gi D ario in Arbla { perocch ne era fuggito senza riposo: ma ne ebbe i danari, e di nuo vo lo scudo, e l arco. Perirono ad Alessandro circa cent nomini e mille cavalli sfiniti dalle ferite o dal correre, e quasi met di questi erano della regia schiera degli amici: ma diceansi uccisi trecento mi la , e -fatti prigionieri assai pi dei barbari, e presi gli elefanti e tutti i carri non disfatti pel combatti mento. Tale fu l esito di questa battaglia nel mese di Luglio, essendo Aristofane larconte di Atene . Cos nel mese appunto nel quale si vide lecclissi della luna si compi la divinazion di A ristandro, quella cio che Alessandra avrebbe altra battaglia e v ittoria. 16. Dario fugg da questa battaglia verso i monti dellArmenia nella Media: lo seguivano de Persiani i regj congiunti, e non molti Meofori: m a, tra lan dare si riunirono a lai circa due mila forestieri iner ii) Q ne'to L ie o , giacchi altri ve ne sono itolo nesso n o m e , fiume d elI* Assiri* il quale sbocca sul Tig r i . Secondo Strabono, divide 1 ' Aturia} O tOr me altri dicono t Assiri propriam ente detta <UI1 * A rb clitid t.

T E R Z O , g5 cetiarj comandati da Parone Foceo, e da Glauco T Etlo. Egli si ripar nella Media concependo che Alessandro marcerebbe dal campo di battaglia verso di Susa e di Babilonia; perch il paese vera tutto abitato e non diffcile il transito pe carriaggi; e per ch Babilonia e Susa pareano un premio della guer ra : laddove il moversi in verso la Media era mala gevole pe'grandi eserciti. Non s ingann D ario ia 'ci; perch Alessandro si spicc da Arbla addirit tura per Babilonia. Kidottoviei ornai non lontano avanzavasi con l esercito ordinato: quandecco uscir ne per incontrarlo, popolo, sacerdoti, m agistrati, ognuno con doni, e sottomettergli la citt, la for tezza, i tesori. Venuto in quella metropoli impose ai cittadini di riedificare i templi abbattuti da Ser se, e spezialmente quello di Belo, Nume riveritis simo tra Babilonesi. Costitu Mazeo per Satrapo di Babilonia, Apollodro di Amfipoli per capitano de soldati lasciati con Mazeo, ed Asolepiodoro figlio di Filone per collettore de tributi: e mand Satrapo nellArmenia quel Mitrene il quale avea consegnata ad Alessandro la fortezza di Sardi. Poi consult li Caldei (i) e pratic come pareane ad essi circa le sagre cose di Babilonia, sagrificando soprattutto per insinuazion loro a Belo. 17. Quindi si avvi verso Susa, e , cammin facen do , ebbe incontro il figlio del Satrapo di essa, ed un messaggiero con lettere di Filossno, spedito in quella Citt da Alessandro immediatamente dopo la battaglia. Scriveasi nella lettera che i Susiani si erano d a ti, e che il tesoro era salvo in tutto per Alessandro. Pass con venti giorni da Babilonia in Susa, e passatovi prese (e d era il danaro) cinquanta mila talenti di argento, e l altro regio corredo. Jvi furono ripigliate ancora assai cose, quali Serse aveasele portate, rivenendo dalla G recia. Vi erano tra queste le statue in bronzo di Armodio e di Ari*
(i> C a n io Iib. f. f> J Caliaei sidcntm molui et statai tamponim vices o-

1ten dtre .

96 L I B R O rtogitone, ed e} le rimand poscia in A tene, ove ai trovano ancora nel Ceramico, appunto nella parte per la quale si ascende in c itt , dirimpetto allalta re della madre degli D e i, non lontano da quello di Eudanmo . E sa chiunque iniziato ai misteri Eleu sini che 1 altare di Endaoemo si trova nel portico. Quindi fatti co riti della p a tria , sagrili], illuminasioni, e giuochi, lasciato Abulide Persiano per Sa* trapo della Susiana, M azaro, amico suo, per castel lano di Susa, ed Archelao figlio di Teodro per ge nerale; sinoltr contro de Persiani. Sped verso il mare Meote presidente della S iria, della Fenicia, della Cilicia, e diedegli da portarvi tremila talen t i di argento, affinch ne mandasse, quanti ne bi sognavano, ad Antipatro per la guerra Spartana, Qui gli giunse Annota di Adromene co9 soldati che riportava dalla Macedonia : ed egli ne mise i cava lieri tracavalieri am ici, e compart li.fanti di schie ra in schiera secondo le nazioni. Suddivise, ciocch prima non e r a , ogni schiera di sessantaquattro ca valieri in due bande; e ne scelse in forza demeriti e ne cre comandanti due cavalieri del numero de' compagni ed amici. 18. Levatosi da Susa trascese il fiume Pasitigri (1) e si gett nelle terre degli Ussj : e quei che abita vano le pianure ed ubbidivano 1 satrapo della Per sia si diedero ancora ad Alessandro : ma gli Ussj detti delle montagne non dipendevano dai Persiani, mandarono dicendo ad A lessandro che non permet terebbero chei passasse collarmata all incontro dei Persiani, se non riceveano quanto soleano ricevere pel transito dai monarchi della Persia ; ed ei riman d gli ambasciadori affinch i popoli loro ne andas sero pure a quegli stretti, occupati i quali, credeansi gli arbitri del transilo nella Persia, onde riceverne
(1) C o n io nel lib. J. p arar, io. confuse affatto II Pasitigri col Tigri : nondi* meno il P asitin i m olto pi orientale coire apparisce dalla narrazione stessa di A rrian o . K* ben vero che dove il Tigri presso di Apamea si congiunge tu tto c o ll'E u fr a te , in quel tratto le acque riunite presero ancora il nome di Pasitigri: ma nel caso presente si allude al P asitigri, fiume pi o rien tale; Biacchi g li Usa rimanevano a ll oriente di questo.

t e r z o

quivi le ottime ordinate. I ntanto pigliate le regie uardie del corpo, i soldati cioti di scudo ed altri oo ad otto m ila , and tra la uotte per altre parti che per le conosciute, conducendovelo i Susiani . Cam minati sentieri aspri e difficili, si mise in un giorno ne paesi di q u e g l i Ussj: e fattavi gran preda, ed uc cisivi molti che ei giacca no ancora ne'letti; altri fug girono per le montagne, ed egli corse agli stretti dove parea che si adunerebbero in massa per esiger vi la multa prescritta. Avea gi spedito Cratero a prendere le alture nelle quali prevede che sareb bonsi ritirati i nemici sopraffatti dalla forza. .Intan to egli a gran fretta, v a, s impadronisce de pausi, e scende da posti assai favorevoli in ordine di bat taglia su i barbari. E q uesti, costernati dalla rapi dit sua come dal vedere se stessi inferiori ne luoghi uqi^ili tanto confidavano, fuggirono, non venuero alle mani: ma taluni ebbero morte dal seguito di Alessandro, molti dalle vie , tutte straripevoli, e mol tissimi dalla milizia di Cratero nella quale simbat terono , mentre si ritiravano *u pe monti. Conciati in tal modo da Alessandro, ottennero a stento, e sup plicando, di ritenere i proprj paesi, e pagargliene un annuo tributo. Scrive Tolommeo figlio di Lago che Alessandro conced loro che abitassero le natie contrade per inchiesta fattagliene dalla madre di Dario : ma il tributo imposto loro furono cento cavalli, cinque cento giumenti, e trenta mila pecore; perch gli Ussj non aveano n danari, n terre da lavoro, d erano pastori in gran p a rte . Dopo ci manda con Parmenione i carriaggi, la cavalleria Tessala, gli ausilia* r ii, i mercenarj esteri e quanti verano di armatura greve affinch vadano in Persia per la strada pro pria ai trasporti. Esso intanto prende la fanteria Ma cedone, il corpo de cavalieri amici, i precursori a cavallo, gli A griani,-e gli A rcieri, e marcia per la via de monti. 19. Giunto all ingresso della P ersia, trovalo sbar rato di muro, e trovaci Ariobarzane il satrnpo di quella con quattromila fanti, e settecento cavalli per A aauno . 7

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Contenderne il p a n o . Egli dunque per allora si fer ma , e si accampa ; ma nel giorno appresso ordina 1 milizie, ed assalta il muro: se non che punitogli ap pena insuperabile per l arduit del luogo, e perch i suoi, vi pigliavano ferite in gran numero colpiti dall alto, e dalle macchine; torna al suo cam po. Esibirono i prigionieri di ineaarlo ed introdurvelo per altra p a rte . Egli udendone la via stretta e scab ra , lascia nelle trincee Cratero colla sua soldatesca, con quella di Meleagro,con pochi arcieri, e con cin quecento a cavallo, e comandagli che assalga le mura appena si accorge (e se ne accorgerebbe dai segni delle trombe) ch ei riviene, e si fa sopra al campo Persiano. Quindi tra la notte entra in murcia, e cam minati cento stadj, prende li soldati cinti di scudo, quelli di Perdicca, come a ltri, li pi espediti fra gli a rc ieri, gli griani, il regio corpo degli amici a cavallo, ed insieme una tetrarchia ( ' ) di altri ca valieri, e con essi aggirasi, e va su Torme d e 'p ri gionieri al passo conteso; facendo intanto inoltrare Aminta, Filta, e Ceno col resto dell esercito per la pianura, e comandando, che si gettasse il ponte u l fiume che doveasi traversare per venir nella Per sia. Egli continu la sua via scabra e malagevole, per lo pi con gran fretta : ed avanti che fosse gior no avea disfatto ai barbari il primo corpo di guar die avanzate, e buona parte del secondo: i pi del terzo s involarono, ritirandosi come poteano, spaven tati ne monti, e non gi nel campo di Ariobarzane. Cos presso lalba assal senza che ne avessero nem meno sentore i nemici fra le trin ce re . Egli volava alle fosse, e le trombe davano il segno a C ratero, e Cratero portava l attacco al muro. Confusi per ogni verso i nemici non che venire alle mani, fuggirono; ma lo scampo era chiuso d ogni intorno, di qua so prastando Alessandro, di l sdpravvenendo Cratero. Con ci furono i pi necessitati di volgersi alle mura
fi) Corpo di settima q u a ttro , o cento secondo A trian o .

Facie,

latino traduttore di

t e r z o

el fuggir; ma gi erano le mara in poter dei Ma-cedoni; perch Alessandro prevedendo ciocch avven n e, avea lasciato ivi Tolommeo con tremila fanti. Adunque i pi de barbari trovarono tra le mani de Macedoni la morte : altri fuggendo si gettarono per lo spavento tra dirupi, e perirono: ed Ariobarsane si ripar eoa pochi di cavalleria nelle montag ne 20. Alessandro marcia di nuovo io verso del fium e , e vi trova stabilito il ponte, e passalo co'suoi speditamente . D i l corse anoora su Persiani per an cia di giungere prima che i depositar] del danaro ae lo depredassero. Cos prese del danaro in Pasargada ne tesori del primo dei Giri : fe Satrapo della Persia Fraorte figlio di Reomitre: misene in fiamme la re g g ia , quantunque Parmenione lo consigliasse a con servarla per questa, come per altre cause, vuol dire perch non era bel pregio rovinare gli acquisti fa tti, perch i popoli dAsia non si affezionerebbero mol to a lu i, quasi volesse non rimanervi signore, ma olo partirne vittorioso. In opposito ei replicava che volea contraccambiar i Persiani perch andati nella Grecia vi distrussero A tene, e v*incendiarono i tem pli j e far vendetta su quant altro aveano operato con tro de G reci. Ma io non credo che Alessandro in ci la facesse da savio, a che fosse questo un vendicarsi de Persiani di altri secoli Zi). Ci fatto procedette verso la M edia, dove era D ario, secondo che ne udi va. Certamente Dario avea disegnato, se Alessandro reeavasi in Susa ed in Babilonia, di fermarsi nella M edia, aspettandovi finch ne insorgessero i popoli intorao; e se veniva ad inseguirlo di ritirarsi per l interno della Par tiene, e della Ircania fao a Battr o , desolando intanto tutto il paese per impossibi litare ad esso pi oltre il viaggio. Perci mandate alle porte chiamate Caspie le donne il resto del suo
(t) Secondo Quinto Curzio lib. j . parag. 12. fu questa la ree!a citt di Perle p o li. E cliiaro clic questo nome i greco > e ben altro debbe es.erc stato il nome razio nale. Egli d ice, che orane* incaluerant mero: itaque surgin t te-

muienti ad incendcndam urbem, cui armati pepercerant.

lo o L I B R O corredo, e li carriag g i, sfavasi ia Ecbattane colla r mata che avea potuto raccogliere nelle sue circostan te . A4fssandro ci udendo procedette verso la M edia. Cos sbocc su i Paritci, e gli sottomise, e ne cre Satrapo Ossoatre il figlio di Abulito, cio del Satra po antecedente di Susa. Poi sentendo tra v ia , che D ario aveva risoluto di tornargli incontro, e riten tare la sorte delle arm i, per essergli venuti in soc corso i Cadusj e gli Sciti, comanda che li carriaggi le guardie di essi, ed egnaltro apparecchio lo se guitassero; ed egli prende l esercito, io ordina per com battere, e fra dodici giorni lo interna nella Me dia . Ivi conobbe che n gli Sciti n i Cadusj erano venuti a D ario, n D ario avea forre per combatte r e , intento solo a fuggire. Perci si esped molto pi nella marcia . 21. Ridottosi lontano di sole tre marce da Ecbaftane gli si fece dinanzi Bastane , figlio di Oco, cio del re di Persia predecessore di D ario; e gli disse che Dario fuggiva gi da cinque giorni con sette mila talenti tratti dalla M edia, e con una arm ata di tremila a cavallo, e sei mila appiede . Venuto finalmente in Ecbattane conced che tornassero a d dietro verso il m are, li cavalieri Tessali ed altri ansiliarj, pagatili interamente dello stipendio prescrit t o , e regalatili di due mila talenti. Non disdisse per altro a niun d essi di restar se voleano a mili tare , purch registrassero il nome, e non pochi lo registrarono. Epocillo figlio di Polido ebbe ordine di accompagnarli al mare con altra scorta di milizia equestre per sopravvegliarli ; perch i Tessali resti tuivano quivi li cavalli. Scrisse a Mente affinch provvedesse, che giunti, fossero da quei di mare trasportati su le triremi nella E u b e a . Incaric Par menione di riporre nella fortezza di Ecbattane i da nari portati dalla Persia, e di fidarli ad A rpalo; giacche egli avea lasciato ivi Arpalo per tesoriero e sei mila Macedoni, ed alquanti cavalieri ed ami ci per guardia del tesoro. Impose per altro a P a r menione di prendere dopo ci li soldati forestieri, li

T E R Z O io i T ra c i, tutta la cavalleria, toltone quella de regj spiici , e di recarti pe* confini de Cadusj nella Ircania . Scrisse a Clito capitano della regia banda deca valieri, rimasto infermo in Susa, che quando fosse giunto in Ecbattane pigliasse i Macedoni, lasciativi per difesa del tesoro, e marciasse con essi alla vol ta dei P a rti, tra quali verrebbe ancor egli. Frat tanto Alessandro movesi all'incontro di Dario con regio seguito di cavalieri am ici, co precursori, co* mercenarj a cavallo de quali era capo Erigio, con la falange Macedone, toltane la parte posta a cura del tesoro, e con gli arcieri e gli Agriani. E per quanto gli restassero indietro de soldati, sfiniti dalla gran marcia, e gli morissero decavallit procedette, e giunse l undecimo giorno a R age. E lontana que sta dalle porte Caspie quanto una marcia, affrettan dola come Alessandro: e D ario le avea gi trapas sate queste porte. Molti per di quelli i quali fug givano con l u i , distaccandosene via via tornarono alle proprie case ; e non pochi ancora se ne diedero ad Alessandro. Diffidatosi allora questi di raggiun gere mai colui, si trattenne per cinque giorni, e ri stor l esercito, e cre Satrapo della Media Ossida te quantunque Persiano; come arrestato gi da D a rio e detenuto in Susa ; ciocch gli era di merito presso dell emolo. 22. Avanzatosi quindi verso de Parti accamp nel primo porno appi delle porte Caspie, e nel seguen te vi s intern fin dove era labitato. Donde spedi Ceno co cavalieri ed alquanti appiede a raccoglier frumento col quale provederne pi ancora l'eserci to ; udendo che pi oltre v era deserto. Intanto ven ne a lui dal campo di Dario Bagisine, Babilonese cospicuo; e con esso Antiblo, uno defigli di Ma cco. Riferirono questi, che Nabarzane capo di mille a cavallo di quelli fuggiti con D ario , e che Besso il Satrapo dei Battriani e Brasa il Satrapo degli Ara cosi e dei D rangi teneano Dario in arresto . Ales sandro a tal nuova marci tanto pi frettoloso coi oli A m i c i e precursori a cavallo* e coi fanti pi

io2 L I B R O gagliardi e leggieri senz aspettare nemmeno che Cedo a lui ritornasse: e mise Gratero su gli altri con ordioe di seguirlo a viaggi non lunghi. Quei che por tava seco avean larme ed il foraggio per due gior ni. Camminata tutta la notte ed il giorm seguentefino ai meriggio, ripos brevemente lesercito: poi viaggiando tutta la notte si present su lo spuntare dei raggi mattutini al campo dal qaale era venuta indietro Bagistane . In quel campo r erano ancor* de nemici : ma su D ario intese che era condotto pri gioniero entro di un carro: che il comando era pas sato da Dario in Besso ; e che Besso riconoscevasi Generalissimo dai cavalieri B attriani, e da tutti gli a ltri barbari fuggiti con D ario; fuorich da Arta* Lazo e suoi figli, e dai mercenarj di Grecia: che questi si erano conservati fedeli a D ario, ma senza le forze per escludergli quella sciagura : e che ora deviati dalla strada pubblica andavano pe monti, ond essere immacolati dalle azioni di Besso: che li prenditori di Dario aveano divisato di consegnarlo ad Alessandro se Alessandro li perseguitava, e prov vedere ciaseuno al suo bene: ma di raccogliere, se udivano che retrocedeva, quant armata potevano, e di salvare in comune limpero: e finalmente che sul fatto era stato nominato capo Besso per la prossimi t sua con D ario, e perch l opera si eseguiva nei suo satra pat . Parve ad Alessandro, ci udendo, che doves 23. sero incontinente seguitarsi. quantunque fossero gi stanchi pel travaglio continuo del viaggio ed uomi ni e cavalli, pur fece inoltrarli : e trascorsa gran via nella notte e nel giorno appresso fino al meriggio, pervenne ad un villaggio, dove s* erano il giorno avan ti fermati quei che portavansi D a rio . Ma sentitovi che i barbari aveano preso il partito di marciar tra la not te , esamin sei paesani conoscevano via pi breve onde i-aggiungerli : e conoscerla risposero, ma deserta , per ch priva di acque. Nondimeno ordina che vel con ducano : e siccome vedea che i fanti non terrebbero piede a lui che andava cavalcando e con fre tta , fa

T E R Z O io 3 scendete cinquecento dacavalli, e salirvi, arm ati com erano, altri sceltissimi di fanteria capitani e soldati. Comanda che Nicnore capo demilitari cinti di scado, ed Attalo degli A griani, gli conducano per la via gi tenata da Besso i soldati che ora lasciava, pi leggieri di arme, e che gli altri pedoni vengano appresso in ordinanza. Quindi egli verso sera entra in oammino, e procede correndo : passati fra la notte quattrocento stadj, su lalba s'incontra coi barbari che andavano disordinati e senz armi : tanto che po chi di loro si mossero per contrapporsi mentre li pi, veduto appena Alessandro, fuggirono senza nemmen venire alle m ani. Cudutone per qualcuno, fuggir* no anche gli altri datisi a resistere. Besso, ed altri con lu i, si portavano tuttavia Dario su di un c arro { ma raggiunti ornai da Alessandro; Satibarzane e Barzaente trafiggono D ario, e lo abbandonano: quindi essi dansi alla fuga con seicento a cavallo} e quel re spir poco appresso per le ferite, prima di essere veduto da Alessandro ( l ) . 24. Rimand Alessandro il cadavere di Dario ai Persiani, cd ordin che lo seppellissero nelle urne re a li, come i re precedenti. Fece un Parto (Amminato ne era il nome ) Satrapo dei Parti e degl Ireani ; ed era questi un di quelli che nniti a Mazeo gli aveano dato l Egitto. A lui fu aggiunto Tlipolemo uno decavalieri amici, figlio di Pitofane per curar* le cose deglIrcani e dei P arti. Era il giugno, ed in Atene era Arconte Aristofane; e cos finiva D ario, nomo, quantaltri mai, senza valore, e senza talen ti in guerra, del resto non inclemente co'sudditi, o forse senza i poteri di esserlo; perch appunto nel tempo che ascese alla reggia, ebbe addosso le armi di Macedonia e di G recia. Cos jion pot, nemmeno vo lendolo , fare ingiuria ai sudditi, venuto pi chessi in pericolo. Vivendo pass di sciagura in sciagura senza intermissione fin dai priacipj del regno. lin eo Quinto C u rilo nfl lib. y. parag. ?). scrive : tela injiciunt in regem , Ihultitque confostum vulnerihus relinquunt : ma nel p araj. appresso dice: A0~ Zander an spiranti adhuc tupervenerit, jncertum est

io 4 L I B R O perocch gli accadde ben tosto la disfatta de'satra pi e della cavalleria lungo il Granico: poi subitogli manc la Ionia, la Eolide, luna e l altra F rig ia , la L idia, e la Caria senza Alicarnasso: ma tra po co Alicarnasso ancora gii fu tolta ; e quindi tutta la maremma fin > alla Cilicia. E quivi ricev la rotta in Isso, per la quale sent prigionierie figli, e mo glie, e madre, e ne perdette in fine la Fenicia, e l Egitto. Appresso in Arbla fugg vilissima mento et>so il primo; facendosi svanire un amplissimo eser* cito, forte per ogni guisa di barbari. Dopo ci fug gitivo, errante, lontano dal trono, ridotto agli estre mi Hai suoi medesimi, sovrano in un tempo e pri gioniero, incatenato, e disonorato, e tradito infine dai pi intimi , miseramente per. Tali sono le av* venture di Dario vivo: morto ebbe esequie reali, > figli nudriti realmente sotto le istituzioni di Alessan-* dro, ed in Alessandro un genero. Egli cess di vi vere circa lanno suo cinquantesimo. 2.5 . Alessandro ripigliate le milizie lasciate indie tro nell inseguir D a rio , procedette alia Ircania . Gia ce la Ircania a sinistra della via che mena alla Battriana ; e da questa la scompartono monti elevati e frequenti; ma scorre coi suo territorio fino al gran mare che ivi. Egli vi si portava per sottomettere i Pagri, e perch udito avea che de Pagri ne monti si erano riparati i forestieri i quali militavano per D ario. Tripartito 1 ' esercito, egli ne menava la par te pi espedita, e pi numerosa per la via pi breve, ma pi disagevole: intanto mandava fra i Tapuri Cratro colla soldatesca sua, e con quella di Amin ta , e verano pur degli arcieri come pochi ancora a cavallo: ma dirigeva Erigio co'forestieri e col re sto della cavalleria per la via comune, sebbene pi lunga, affinch trasportasse con se carriaggi, somie r i , ed ogn ingombro. Superate le prime montagne si accamp: quindi pigliati i soldati cinti di scudo, i pi espediti della falange Macedonica, ed alquan ti arcieri, mettesi per una strada aspra e difficile, lasciandovi corpi di guardie dovunque sembravagl

T E R Z O i oS 'pericolosa) onde i barbariche teneanole alture, non piombassero sa la milizia che veniva appresso . Pass gli stretti con gli arcieri, e si alloggi nel piano in riva di nn fiume non grande. Qui venne a lui N abarzane, capitano gi di mille presso D ario; e Fradaferne Satrapo della Ircania e dei P a r ti, e qui li Persiani gi pi cospicui presso del monarca, e si sottomisero. Alessandro soprastette quattro giorni io quel campo, e ricev le milizie lasciate indietro nel viaggio. Erano queste in parte passate sicurissime* ma su la retroguardia Agriana erano calati i barba r i dalle montagne; quantunque vinti poi nell attac co si ritirassero. Levatosi di qui procedette all Ir cania fino a Z adracarta, citt di essa, ove si ricon giunsero con lui li soldati di Gratro. Non si erano questi imbattuti colle milizie estere di D ario; aveano per sottoposta tutta la regione trascorsa, parto colla forza, parte per la dedizione degli abitanti. Arriv quivi ancb Erigio coi carriaggi e loro porta to ri; e poco appresso venne Artabazo co figli Cofe, A ribarzane, ed Arsame, e con essi una legazione delle milizie estere di Dario ed Autofradate il Sa trapo dei Tapri: Alessandro riconcedette ad Auto fradate la sua satrapia ; tenne seco onorificamente A r tabazo, e figli per la preminenza loro tra Persiani e per la fedelt verso di Dario : ma rispose ai lega ti Greci che lo supplicavano di fare accordo con essi per tutti, che m ai non lo farebbe con loro , ingi scissimi fin o a combattere pe' barbari affronte de Gre c i , e contro il voto della Grecia m edesima: venis sero, si rendessero t u t t i , abbandonandosi agli arbi t r i di Alessandro ; o cercassero come poteano uno scampo : e questi ebbero pur voce per dire che ab* bandonavano a lu i sestessi e con sestessi anche g li a ltri : ma chiedeano che mandasse con essi un capo% sicch venissero salvi a lu i m ille corn erano, e cin J quecento: ed Alessandro mand con loro Andronico figlio di Agerro ed Artabazo. 26. Poi continu la marcia verso i Mardi coi sol dati cinti di scado, con gli arcieri, eoo gli Agriani,

io6 L I B R O con la milizia di Ceno, e di Aminta , con met de* Cavalieri am ici, e co' saettieri a cavallo dequali avea gi formate le squadre. Nel procedere buon tratto tul paese de Mardi ne uccise molti che fuggivano, d alquanti che davausi a rsistere; facendovi pur molti prigionieri. G i non vera chi ne tempi antece denti avesse portata ivi la guerra, perch i luoghi raa aspri, e povere le genti, e per la povert bel licose. Cos non temendo che Alessandro, massima mente che gi era oltrepassato, volesse mai penetra re infra loro, furono sorpresi che non se ne guarda vano . Si ripararono molti su le montagne che ivi sono altissime e ripidissime, speranzati che non verrebbe u queste il nemico, ma poi, vedutolo avanzarvisi, mandarono gli ambasciatori, e diedero sestessi, e ie terre loro. Alessandro lasci di molestarli, e mise Autofradate per Satrapo di essi Mardi come dei Tap ri. Quindi tornato agli alloggiamenti da quali si era mosso allincontro de Mardi vi trov giunti li Greci mercenarj e Callistratida e Pausippo: e Monimo, e Anomanto, e Dropide Ateniese, ambasciadori di Sparta a D ario. Arrest questi ambasciado ri e li custod; ma rilasci quelli deSinopesi; perch non aveano i Sinopesi legame col comune dei G reci; e sudditi com erano dei Persiani, non sem bravano aver fatta cosa indegna nel mandare ambaciadori al re loro. Rilasci parimente Eraclide lamiasciador di Cartagine: e tutti i Greci i quali mi litavano col Persiano innanzi della pace, e dell al leanza tra la Grecia e la Macedonia; ma volle che tutti gli altri servissero, soldati, sotto Je sue ban diere; dando loro per capo Andronico, appunto co lui che gli aveva condotti, riconosciuto gi per uo mo non vano nell averli salvati. 27. Ci fatto venne a Zeudracarta ( l) gran citt della Ircania, e reggia insieme della nazione. Trattenutovisi quindici giorni , e fattivi secondo il rito agrifizj e spettacoli, marci per la Partene. D i l
() Nel num.

25.

di questo libro fu chiifliata Z ad ucatta.

T E R Z O e f passato su confini dellAriana venne a Sosia citt dr essa, ove a Ini si rec Satibarzane il Satrapo degli A r j . Alessandro lo conserv Satrapo di q uesti, mand eoa esso Anasippo amico suo, con quaranta lanciatori a cavallo , perch li compartisse in guar dia de luoghi, onde gli A rj non fossero danneggiati nel transito dellesercito. Intanto sopravvennti alcu n i Persiani riferivano che Besso ammaotavasi alla Persiana e tenea su ritta la tiara : che facevasi in -vece nominare Artaserse; e dicea di essere il monar ca dell Asia : che avea con se li Persiani ricoveratisi nella B attriana, e molti de Battriani medesimi : ed, spettava che venissero a lui gli Sciti, suoi confederati. Alessandro concentrate le forze marci sa la Battriaa a , e l venne ancora dalla Media Filippo di Me nelao , conducendo con se li mercenarj a cavallo dequali era capo, e li Tessali, rimasti volontarj, e li forestieri di Andromaco: ma N icnore, figlio di Parmenione, e duce delle milizie con gli scudi era gi morto per malattia (1). Procedendo Alessandro verso di Battro gli riferiscono che Satibarsutne il Sa trapo degli Arj aveva ucciso Aaassippo e li suoi lan ciatoci a cavallo; che dava le arme agli Arj e li adunava in Artacoana, citt nella quale era la reg gia di quel popolo. D a questa avea risolato di andare (giacch udita avea la marcia di Alessandro ) e di congiungere l esercito suo con quello di Besso per piombare su Macedoni, se la opportunit se ne dava . 28. A tale annunzio non and gi oltre verso di B attro, ma corse contro Satibarzane e gli Arj col corpo equestre degli amici e compagni, coi lanciatori a cavallo, con gli A griani, e con le milizie di Aminta e di Geno, lasciando ivi le altre sotto gli or dini di Gratro. Passati in due giorni secento stadj venne ad Artacoana. Satibarzane, uditone che arri vava, sbalordito dal volo del suo camminare, spar uncM f.
(1) C a n io lib. < 5. p m g . 16. lgitur Bactrianam regionem peteb a n t. S ed N lcanojr P armenitnit JUius subita morta orrep iu j, magno desiderio sui affcccrat

io 8 L I B R O con degli Ari a cavallo, abbandonato via via d molti tra la fuga, a misura che apprendevano che Alessandro si approssimava. Giunto inquis qua e l con sollecitudine viva quanti' conobbe che gli erano partigiani, e che s erano allora levati dalle loro po polazioni, e quale ne uccise, e quale ne ridusse in schia vit . Poi dichiarato Arsce Persiano Satrapo degli Arj, esso marci contro i Zaranghi insieme coi soldati la sciati a Gratro, i quali gi si erano a lui riuniti ; e venne dove era il comando dei Zaranghi. Barzaente che allora lo possedeva, Barzaente che era l uno di quelli che si scagliavano a Dario mentre fuggiva; al sentire che avvicinavasi, erasi ritirato fra gl Indiani di qua dal fiume Indo: ma coloro lo arrestarono e lo rimandarono ad Alessandro. Cos fu ucciso da questo in pena della sua fellonia contro Dario. 29. Qui conobbe Alessandro che ancora la sua vita era minacciata da Filota figlio di Parmenione ( l ) . Scrivono Tolommeo ed Aristobolo che egli aveane avuto indizio da prima nell Egitto ma che non gli era paruto credibile per causa dell antica benevolen za e della stima sua verso Parmenione, anzi per la fiducia ancora che avea su Filota . Tolommeo figlio di Lago narra che Filota fu portato ed accusato vi vissimamente tra i Macedoni da Alessandro: che Fi Iota erasi purgato dalla imputazione; ma che poi fattisi innanzi gli accusatori strinsero esso e li parti giani suoi con argomenti non oscuri, e principalmen te con quello che Filota avea lor detto di aver udi to di alcune insidie, tese contro di Alessandro, ed intanto era convinto di avergliele taciute, quantun que andasse due volte ogni giorno al padiglione di lui: che dopo ci Filota e quanti aveano congiurato con esso furono trucidati (2) dai Macedoni: che quan to Parmenione fu spedito Polidamante l uno degli amici con lettere di Alessandro a Oleandro, a Sitai*
(1 ) Cnrxio icrive a lungo di nn tal fatto net lib. S . Vedine il parag. I I . tegnenti. li) Cutzio dice lib. 6. in line : O m nct e rg o4 N ito m aco nom inatoi m o re pa ino d ato tigno, i tu ri* obrnerunt.

T E R Z O 109 c e , a Menide, capitani nella Media, coordinati tatti allesercito comandato da Parmenione; e che fu uc ciso da questi, sia perch non parca verisimile ad Alessandro che Parmenione non fosse mescolato nella congiura dei figlio ; sia perch se non eravi mescola to , rendevasi pericoloso che pi sopravvivesse, tol togli il figlio, un generale di tanta digait presso del monarca e delle armate Macedoni, e forestiere, dirette da lui tante volte in parte, o pi che in par te , con tanto decoro. 30. Raccontano che di que* tempi furono menati ia giudizio anche Aminta di Andromene, e Polentone, ed A ttalo, e Simmia fratelli di Aminta come rei pur essi della congiura controdi Alessandro per l'am ici zia e fedelt loro verso Filta. E parea la complicit credibilissima; perch Polmone l nno dei fratelli di Aminta era fuggito tra'nem ici nell arresto di Filota. Nondimeno Aminta co fratelli sostenne in mezzo a "Ma cedoni il giudizio, e difesovisi bravissimamente, fa prosciolto da ogni incolpazione. Uscito appena dall a dunanza chiese licenza di andare al fratello affine di ricondurlo ad Alessandro. Concederono i.Macedoni questa licenza, ed egli partitosi lo stesso giorno ri condusse Polmone. Ond che Aminta risplendette puro assai pi che prima dalla re it . Saettato nondi meno poco appresso nell assalto di un picciolo luogo, ne mor dalla ferita; tanto che l essere assoluto non gli valse, se non a chiudere con fama buona i suoi giorni (l). 3 1. Alessandro mise Efestione di Amntore, e Cli to di Dropide per capi del reai seguito degli amici a cavallo, e divise in due corpi questa guardia com pagna; perciocch non voleva gi nemmeno che Fi lota fosse capo egli solo di tanta milizia equestre che altronde era il fiore di tutta la cavalleria per meri to , e per digait . Quindi vietisene ai popoli chia mati anticamente Agriaspi, e poi denominati BENEti ) Forse il grande Alessandro non piaceva pift on nom o de! qoale ve fapuro tanto sospettare, e lo avventur con quell anima stessa che lapcadi* truggere lA sia , e m o n ta r n e .

ir

LIBRO

F IC 1 ( i) perch coadiuvarono Giro figlio di Cambi le nella spedizione n a coatro gli Sciti. Anchegli onor questa gente perch i loro maggiori si erano prestati per Giro: e vedutala reggersi non come i barbari di qae luoghi, ma praticare il giusto come le nazioni migliori di G recia; la rendette a se stesa, liberandola, e le di del territorio vicino quan to glie ne dimandava, n molto n dimandava. Fat tovi sagrifizio ad Apollo arrest Demetrio luno del la guardia del corpo, sospettandolo complice di Fiiota; e sostitu nel luogo suo per guardia del corpo Tolommeo, figlio di Lago . Dopo ci procedette alla volta di Battro e di Besso, e ridusse, in passando i Drangfai e D ragghi. Gongiunse a questi gli Aracsj, e cre Satrapo su tutti Menne; e di l venuto fra gl Indiani confinanti con gli Aracosj piomb sa tutte queste genti fra la molta neve, fra la penuria di tntto , e con lo tento delle milizie. Poi sentendo che li A rj gli erano stati ribellati di nuovo da Sati barzane andato fra loro con due mila cavalli, avu ti da Besso; sped quivi Artabazo Persiano, ed E ri g io , e Carano, regj amici, prescrisse a Frataferjie Satrapo dei Parti di cooperare con essi. Fecesi gran battaglia tra qoe di Erigio e Carano; e quelli di Satibarzane : n piegarono i barbari prima che Satibarzane scagliatosi addosso di Erigio ne morisse trafitto dall a sta . Allora s pigliarono dirottissima fu g a. 32. In questo mezzo Alessandro procede fino al monte Caucaso, e vi eresse una citt, denominata Alessandria. Fattovi sagrifizio a quanti numi lo dovea per legge super qael monte. Stabil Proesse Persiano per Satrapo di que luoghi, e vi lasci N tlossno, amico suo, figlio di Satiro con soldatesca perch v invigilasse. Il Caucaso,come scrive Aristebolo, sorge in altezza quanto ogni altro monte del ti) E f g y ( T & $ . E questo il termine G reco e non il nazionale ch e era quello di C io san g i. Freinsemio vorrebbe che in vece di A ^iu*pi focsero detti A ru s p i dalla citt di Ariaspc collocata aochc da Tolom m eo nella Drangiaaa

T E R Z O ni l'A sia ; ed allora in quella parte era nudo per no' g ran tratto: dico per un gran tra tto , perch lun ghissimo si distende quel monte . D i guisa che vo gliono che siano di esso qn seguito il T a u ro , mon te che separa la Cilicia e la Pamfilia, ed altri gran monti contraddistinti con nomi varj ne varj luoghi secondo i popoli di ciascuno. In questo Caucaso (ed Aristobolo cel racconta) non generasi altr che Terminto e Silfio: pur vi abbondano gli uomini, gli ar m enti, le pecore; perch le ultime del.Silfio si dilet tan o; e se ne ricevono di lontano lodore, v accor rono, e ne tosano i fiori, e poi ne scavano e man giano fin le radici. Per questo in Cirene dove assai pregiasi il Silfio tengono quelle gregge rimotissime dai luoghi fecondi di esso, o di siepe li circondano, affinch, avvicinatesi, non vi s infornino. 33. Besso avendo seco i Persiani, partecipi dellar resto di D ario, e sette mila Battriani , e li Dai di qua dal fiume T anai, diede il guasto per tutto ap pi del Caucaso per mettere fra se ed Alessandro, 'deserto e penuria, e cos torgli di scorrere pi ol tre . Tuttavia non si avans costui niente men lungi; fra gli tenti, s, della molta neve, e fra la inopia di tutto il bisognevole; ma pur si avanz. Besso all intendere com 'era non lontano, trascese il fium O sso, e bruciate le navi eoa che avealo tragittato, si ritir a Nautaca nella Sogdiana. Seguitavano lui Spitamase ed Ossiarte colla cavalleria Sogdian?, li D ai di qu& dal T a n a i. Li cavalieri Battriani ap pena videro Besso deliberato a fuggire, si divisero qua e l verso le case loro. Alessandro venuto % Drapsaca ripos lesercito, e procedette ad Aorno e B attro, citt l ana e la ltra , le pi cospicue del*> la B attriana. E pigliatele a forza, lasci guarnigio ne nel castello di Aorno sotto gli ordini di Arche lao , l uno decavalieri compagni ed amici, e figlio di Androcle . Si diedero allora senza difficolt gli altri B attriani, ed el di loro per Satrapo Artaba so Persiano, e mosse alla volta del fiume Osso. Scen de questo dalla montagna Caucasea, vasto ia sas

U L I B R O piena pi' che gli altri dell Asia toccati da Alessan dro e dal seguito suo, eccettuatine i fiumi I n d ia n i, che grandissimi aoqo infra tu tti; e si scarica in fi ne nel gran mar della Ircania. Voleva Alessandro passarlo, ma difficile il transito glie ne parve: pe rocch largo ne il letto circa tei stadj, e profon do assai pi che pari larghezza non porta , ed a re r noso : e s rapida ne la corrente, che neo difficil mente sconfigge dal suolo, e trae seco quanto vi si p ian ta, altronde mal fisso in mezzo alle arene. Moleitavalo $he non vi erano materie intorno e trop po pareagli lindugio se portavane di lontano per estendervi un ponte. Adunque adunando di quelle pelli sotto le quali si attendavano li soldati, fecele riempire di aridissimo strame, e legare e cucire at tentissiraamente, sicch l acqua non le penetrasse: e riempiute e cncite bastarono a tragittare in cinque giorni larm ata. Prima per di tragittarla ne trascelse i Macedoni pi anziani e gi imbelli, come i Tessali rimasti volontarj, e li rimand nella patria. spe d Stasanore, amico suo, fra gli Arj ad arrestarvi Arsace il Satrapo che pareagli male animato, e pren dervi il posto eoo. 34. Valicato il fiume Osso, marci sollecito verso il luogo ove diceasi, che stava Besso coll esercito; quando gli giungono messaggieri di Spitamene e di Ifatafern e, ed annunziano che questi due se manda tasi ad essi un capitano e poca milizia , arrestereb bero e consegnerebbero Besso, custodito gi come fosso io loro bala, ma non incatenato. Alessandro adito ci ristora l esercito, e quindi procede, ma con pi agio assai di p rim a. Intanto manda Tolommeo di Lago con tre coorti de cavalieri amici, e compagni, co lanciatori a cavallo, con la fanteria gi di Filota, con mille cinti di scudo, con tutti gli A griani, e met degli a rcieri, prescrivendogli che marci sollecito a Spitamene e Dataferne. Marci Tolommeo come gli era prescritto: e compiendo in quat tro giorni dieci marce, giunse al luogo doverasi alloggiato il giorno avanti Spitamene con la sua sol-

T E R Z O n3 ciatesca. E conobbe, che Spicamene e Dataferne no aveano proposito fermo sa la consegna di Besso. Adunque lasciati i soldati appiedo affinch gli tenga no dietro in buon ordine, corre con gli aieri a ca vallo ad un tal villaggio , dove restavasi Besso coTt pochi, allontanatisene qnei di Spitamene per non in correr 1 infamia di consegnarlo. Compartiti i cavalli intorno di quel villaggio il quale avea mura e por t e , fe bandire a quei dentro come sarebbero intatti se gli davano Besso; e quei riceverono lui colleser cito . Allora Tolommeo prese Besso e retroced; spe dendo insieme ad Alessandro, per intenderne coni g lie lo dovesse portare dinanzi. Comand quel mo n arca che gliel menasse nudo, con Catena al cllo, e situato a destra per una via per la quale verreb b e pur egli collesercito; e cos appunto si fece. Alessandro in veder Besso, ferma il cocchio, e chiedene perch mai arrestasse prima , indi si portasse inceppato, ed uccidesse infine D ario, suo re , suo con giunto, suo benefattore; e colui replicava chera pa rato a lui come ad altri del reai seguito, di cos fa re per essere salvi presso di Alessandro. Allora Ales sandro comand che lo flagellassero, e che il bandi tore divulgasse intanto le perfidie da Ini rimprovera tegli . Cos battuto fu rimandato in Battro per esservi ucciso. E ci scrive Tolommeo su BessO; nondimeno Aristobolo narra che quei di Spitamene e Dataferne portarono Besso a Tolommeo; e che poi fu tratto nu do ed incatenato ad Alessandro. 35. Or qui Alessandro supplendo con cavalli di queluoghi Ja sua cavalleria venuta meno in gran numero nellascendere di su pel Caucaso ( l ) , e nel viaggiare di qua e di l dell Osso, marci verso Maracanda, citt reale della Sogdiana ; e quindi verso del T a n a i. E questo fiume^ per quanto scrive AristoboA r& iano . 8
() Questo i propriamente il monte Parapamiso scambiato d i Macedoni col Caacr.se vero il quale diversissimo e molto lontano ; stendendosi il Caucaso da settentrione all'o rien te dell Eusino e della Colchidc, e qui parlandosi di n n fiume orientale cjie sbocca nH mare dell T rcin ia, oia C u o io . Eraronene fin da' suoi di rimproverava tale scambio ai G re c i. Vedi Arriano sccsro lib. Jparagr. 3.

114 L I B R O lo , chiamato Orsante con altro nome, dai barbari intorno : e di questo ancora le acque sorgono dal Caucaso, e finiscono nel mare dell Ircania . Evvi an che un altro Tanai, e di questo parla Erodoto lo storico quando scrive che l'o tta vo fium e degli S c iti il T a n a i, che nasce da una gran palude, e g i scorre , e si g etta in altra m aggiore, chiamata M eo tid e . E questo Tanai fissano alcuni per confine dAsia e di E uropa, e derivano insieme la palude Meotide dape netrali del mare Eusino; sicch il Tanai che gettasi in questa divide lAsia dall Europa, come 1 Europa separata dall Affrica pel mare intermedio a G ade, ed alla Numidia che giacele a fronte. Secondo quel li medesimi lAsia dallaltra parte distinta dallAf frica pel fiume Nilo . In verso quel primo Tanai sbandatisi alcuni Ma cedoni per foraggiare furono trucidati dai b a rb a ri, i quali dopo il fatto si ripararono su di una monta gna asprissima, e spezzata per ognintorno. Erano trenta- mila di moltitudine: nondimeno Alessandro and su loro colla parte pi svelta dellesercito. As salirono i Macedoni pi volte il monte : e nelle pri me vi furono tempestati e risospinti dai barbari: e molti ancora fe riti. Alessandro stesso vi fu trafitto da banda a banda in una gamba con un dardo ; reetandovene in parte la punta internata e rotta ( l ) . Ma quando espugn quel luogo , molti de barbari fu rono trucidati dai Macedoni, e molti perirono tra balzandosi da que dirupi; per guisa che di tanta moltitudine non iscamparono che otto mila.

(0 Curzio lib. f. parag. 1 ?.Quos dum eisidet rei inter promptissimos dimitans sagitta ictus est, quae medio crure fix a rtiquerat spiculum .

Fine del h ih r o Terzo.

LE S T O R I E

Ii5

DI

ARRIANO

SU LA SPEDIZIONE D I ALESSANDRO

LIBRO QUARTO
1 U o p o non molti giorni vennero ad Alessandro ambasciadori dagli Sciti dellAsia che Abj (1) si di mandano, indipendenti per la povert nommeno che per la giustzia, per la quale encomia vali Omero, nesuoi canti pi che tutti i mortali, e dagli Sciti di Europa; nella qnale soggiorna il pi gran popolo di es6. Mand compagni loro quando partirono al cuni amici suoi colle apparenze di concordar lami cizia secondo l'ambasceria, ma pi veramente affin ch b informassero dei luoghi, del numero, delle leg gi degli Sciti, e con quali armi scendesrero a com battere. Egli pensava di fondare e di chiamare col nome di sestesso, in riva del Tanai una citt: per ch parevagli il luogo propizio per darle incremen ti cospicui, come acconcio per apparecchiarvi, se oc correva, le spedizioni contro gli Sciti, e per guar darvi il territorio dalle incursioni dei barbari situati di l dal fiume. Parevagli poich grande via via di verrebbe e per la copia degli abitanti e per la glo ria del nome. 2. Intanto i barbari, vicini al fiume, presero ed uccisero nelle loro citt le guarnigioni Macedoniche,
(i) Omero parla deeli Abj nel libro secondo della Iliade* Abios pad signifi care nomo povero uomo ricco, uomo robnsto, uomo non violentato uomo che non violenta } e questi semi possono convenire tutti al popolo del quale si tratta avuto rigm rdo al poco che Arriano addita di esso. E* per cu iioso di vedere come con una voce medesima si vogliano dinotare popoli io d ip eo d en ti, o s e n a i mezzi della vita .

n6 L I B R O e fortificarono le citt medesime ond esservi pi si curi . Aderironsi ad essi nella ribellione molti Soddiani, eccitativi da quelli che aveano arrestato Bes so . questi aveano con simil guisa rivolti in favor loro anche deBattriani, sia che temessero di Ales sandro, sia che pretestassero che Alessandro aveva intimato ai capi della provincia di venire tutti ad un congresso in Zariaspa, citt grande, e non cer tamente per bene alcuno. Alessandro, ci udito, or dina alla fanteria che faccia in proporzione delle sue schiere, tante scale, quante ad ogni schiera se ne prescrivevano; ed egli frattanto (giacch sette diceansi le citt dove i barbari correrebbono a difen dersi) movesi verso la pi vicina di esse ai suo" cam po , la quale nominavasi G aza. Sped Cratero a Ci ro poli la pi grande infra tutte, e nella quale serano i pi raccolti debarbari; e lo incaric di accamparvisi vicinissimo, di ricingerla tutta con fosso e steccati, costruir macchine, quante ne abbisogna vano; sicch quei dentro ripiegata l'attenzione ver so Cratero, non potessono recar soccorso alle altre citt. Egli giunto a G aza, appena pot farlo, die de il segno di applicar le scale, e di assalire intor no le mura, altronde di terra, e non alte. Intanto concordi a quell"assalto e frombolieri, ed arcieri] e lanciatori, vibravano colpi ; e colpi uscivano pur dal le macchine su i difensori delle mura. Prive cos ben tosto di difensori le m ura, bentosto ancora furono coperte di scale, e salite. I Macedoni uccisero in cit t per ordine di Alessandro gli adulti, ma pigliaro-, no in preda donne, fanciulli, e tuttaltro. Di l marci subitamente verBO la seconda citt dopo quel la. Trovatala similissima nel fabbricato, la espugn nel giorno stesso, e con trattamento eguale de vin ti . Poi venne, alla terza, che prese a prim impeto nel giorno seguente. 3 . Occupando egli cos la milizia appiede, fece in tanto precedere la cavalleria su le due citt pi vi-' cine con ordine di guardarne gli abitanti; sicch non risapessero la presa- delle altre ed il giungere no'n

Q U A R T O u r lontano di Alessandro, n fuggissero, e si rendesse-' xo difficili da perseguitarli. Accadde comesso imma ginava; e riusc del tutto opportuna la spedizione. Imperocch li barbari delle citt non pigliate anco ra , veduto elevarsi il fumo dalla citt dirimpetto che andava a fuoco: e veduto pi duno fuggirne e ma nifestarne in se stesso appunto colla fuga la disgra zia; uscirono, veloci quanto poterono, a gran mol titudini dalle m ura, ma scontratisi colle squadre del la cavalleria che gli appostava, ne furono quasi tutti la vittima . Cos prese tra due giorni e devastate cin que delle citt, si diresse a Ciropoli (1), che ne era la pi riguardevole. Avea questa come fondata da Ciro pi alte intorno le mura ; e concentratovisi il numero pi grande e pi bellicoso de barbari ; non parea facile ugualmente espugnarla. Nondimeno av vicin le macchine, disegnando di batterne le mura, di aprirvi la breccia, e cacciar visi. Ma poi veduta nel fiume che traversale scarsa allora come ne tor renti, n giugnere l acqua fino ad esse, e lasciare un passo ds introducisi ; pigli la milizia, guardia del corpo, quella cinta di scudi, o di arco, e gli Agria ni: e prima, appunto per l alveo, penetr non vedu to , con pochi di loro la citt, standosi i barbari in^ tenti contro le macchine e quelli che vi combatteva no; poi rovesciate da entro le porte che aveanci in quella parte, v intromise facilmente anche gli a ltri. Avvedutisi i barbari che la citt era presa, voltaronsi tutti contro di Alessandro, e destossene batta glia ardentissima. Alessandro ebbe tra capo e collo un colpo veementissimo di sasso: eC ratero, ed altri duci furono colti dalle saette. Finalmente essendo ornai cacciati dal foro i barbari, erano intanto pre se dagli assalitori le mura prive d* ogni difesa. Mo rirono nella prima invasione circa otto mila : gli altri
(i)T o lo m m e o lach iam aC irescata Kugg(T% CtTCl } come chi dicesse l ulti m a C ir i; ciocchi si conferma da Straboae nel lib. n . T & K UgCt,

r a v ov T tf K u p a XTIPH& : Cr* r ultima di quell* che Ciro frb tiicd , cio presso il lassane.

118 L I B RO (giacch te ne erano adunati in tatto diciotto mila) ripararonsi nella fortezza. Alessandro li cinse, e ve li assedi tutto nn giorno; e ben tosto si diedero pier la mancanza delle acqae . Finalmente, andatovi, eb be la settima citt secondo Tolommeo per cessione ; e secondo Aristobolo per assalto anch essa, fino ad uccidervi quanti vi sorprese. Tolommeo scrive che Alessandro distribu fra lesercito i prigionieri, e feceli custodire fino al partir suo da quella regione; affinch non si restasse, libero di se stesso, niun de ribelli. 4. Intanto venne alle ripe del Tanai lesercito deli Scici dellAsia perch aveano udito, che molti barari di l dal fiume, eransi ritolti ad Alessandro, e perch se il moto era grande, voleano anchessi in vestire i Macedoni; tanto pi che diceasi che Spia mene assediava co suoi la guarnigione lasciata nel forte di Paracada . Per l'opposito Alessandro avea mandato Androinaco, Menedemo, e Carano con ses santa decavalieri amici, ed ottocento de mercenarj a cavallo, de'quali era duce Carano, e con mille cinquecento pur de mercenarj appiede; ed avea con giunto a quei tre per interpetre Fa ranche, Licio di nazioae, ma perito della lingua de barbari, e , per quanto vedeasi, buono assai da cooperare con essi. gli poi fabbricata in venti giorni la citt che avea disegnata, ed accasativi de mercenari Greci, e de' confinanti barbari i quali vollero parteciparvi, ed alquanti dell'armata Macedonica, invalidi a pi com battere , faceva giusta il suo stile sagrifizj ai numi, e giuochi equestri e ginnici ( i ) . Veduto per che gli Sciti non ritraevansi da quelle ripe, anzi che vi bravano dardi fin di l dal fiume , che ivi non era largo, e braveggiavano con fasto barbarico, in di spregio pur di Alessandro, quasi non avesse core da misurarsi con essi, o se avesselo, conoscerebbe a pro

ti) Ginnico: vore greca passata ai latini: v a le , di esercizio, di ginnastica, come il r o rs o , l i lotta ecc. I due addettivi ginnico, o ginnastico si leggono in aua'rlie d izionario , ma la Crosci ne tace> sebbene registri il sostantivo Ginnastica.

Q U A R T O

1J9

va il divario tra gli Sciti e gli altri dellAsia ; ne avvamp, ne riarse dall ira, e fece apparecchiar dellfr pelli risolato di passare e combatterli. Offer sagrifizj pel transito; ma propizj non apparirono. Egli ricev ci di mal animo; tuttavia sofferse, ed aspet t . Ma non partendosi ancora gli Sciti porse pel tran sito di nuovo un sagrifizio; e di nuovo Aristandro, 1 indovino, annunziava che significavasi per essq un pericolo. Allora egli soggiunse : che era meglio cor rere ai rischi estremi, che dopo avere domata ornai tutta lAsia, rendersi come gi Dario il padre di Serse, ludibrio degli Sciti. Ma per quanto Alessan dro bramasse di ascoltarne lieti augurj; Aristandro disse che non gli esporrebbe se non quelli del cielo . Adunque Alessandro stando gi le pelli pronte al tragitto, e stando l esercito in arme presso del fiume, ordin che le macchine tirassero dardi su gli Sciti i quali cavalcavano per laltra riva. Ne furo no con ci feriti alquanti : anzi uno trafitto a tra verso dello scudo e dell usbergo, cadde di cavallo. Sbalorditi i barbari pedardi che venivano s da lon tano, e perch moriva ad essi ua valentuomo; si scostarono alquanto dalla ripa . 5. Vedutili perturbati, Alessandro postosi avanti, passa il fiume a suono di trombe; tenendogli dietro 1 esercito . E messi a terra per i primi gli arcieri ed i frombolieri, fa che tirino di arco e di fionda, sic ch non tornino i Sciti allincontro della Falange che tragittava , innanzi che giugnesse in sul lido tut ta la sua cavalleria. Riunitivisi alfine tutti, mand prima su gli Sciti un corpo di cavalleria forestiera, e quattro squadre di soldati con le Sarisse (l). Gli aspettarono i Sciti: poi girando intorno di essi colla cavalleria affrontavano in molti i pochi, e facili se ne fuggivano . Adunque Alessandro distacca in ver so gli Sciti anche gli Arcieri, gli Agriani, e la mi lizia leggiera di Balacro, mescolandoli alla cavalle(i) Aste Iunglie in tempo pi antico di sedici cubiti e poi di quattordici: erano l'u n a delle arme delia falange M acedonica.

120 L I B R O r i a . Fattisi par questi a combattere, spedi sul ne* mico tre squadroni del corpo degli amici, e quanti saettavano da cavallo : poi movendosi egli stesso col testo de cavalieri corse dirittissimo allattacco. Non poterono allora gli Sciti girare come prima attorno la cavalleria, perch nel tempo stesso fulminavali la milizia a cavallo, e la milizia appiede non lasciava fa re ad essi quelle s facili evoluzioni ; ond che si die dero a manifestissima fuga . Ne morirono mille e tra questi Satrce, uno de loro capitani, restandone pri? gionieri cento cinquanta. Ma poi correndo, ardendo, sfinendosi nell9incalzarli , tutta larmata asset. Lo stesso Alessandro f ra l correre bev lacqua come la ebbe in que luoghi: ed essendo malvagissima, glie ne sciolse il ventre in un subito e frequente profluvio. Cos non fu continuato a perseguitare gli Sciti, i quali sarebbero, io credo, periti tutti, se Alessandro non iofermavasi, e caduto in pericolo estremo, non era ri portato indietro agli alloggiamenti : e cos fu veri ficato il vaticinio di Ar6trandro. 6, Poco appresso vennero ambasciadori dal re de gli Sciti per iscolparsi con Alessandro su laccadu to, perch non eragli fatto dal comune del popolo ma da pochi, usciti a guisa di ladroni, per la pre da : ed in prova esibivasi pronto a fare quanto co mandasse^. Alessandro rispose a lui con amichevoli modi, perch se non mostrava dar fede, pareagli do ver correre a vendicarsene, e la vendetta altronde non era opportuna a que tempi. I Macedoni asse diati nel castello di Maracanda, essendovi ancora as saliti da Spitamene e dasuoi, ne sboccarono fuori, e glie ne uccisero alquanti, e ne rispinsero gli altri ed essi rientrarono illesi. Finalmente udendo Spita mene che avanzavasi la milizia spedita da Alessan dro; sciolse lassedio e si ritir verso la citt so vrana della Sogdiana. Gli diedero Farunche , e gli altri la caccia per tutto verso i confini della Sogdia Ha, inseguendolo nella ritirata ; quando entrarono consigliatamente fra gli Sciti Nomadi, Or qui Spi tamene pigliando anche secento d essi a cavallo ard

Q U A R T O ib i eoi soccorso loro di volger la frontto ai Macedoni eh* g li venivano sopra. Ordinatosi nel piano in una so litudine Scitica non volle n aspettarveli , n mar ciarne allassalto; ma girandosi a cavallo intorno le milizie pedestri le infestava coi dardi : e se i caval li di Farunche si affilavano verso loi ; fuggivane spe ditissimo. imperocch in quel tempo egli avea ca valleria pi vegeta e svelta ; laddove quella di Andromaco era infiacchita per le marce continuate, e per la penuria de pascoli; e gli Sciti le erano sem pre addosso fortissimamente, o che ella si fermasse o che si avanzasse . Cos rimastine feriti molti, e ta luno anche morto; i Macedoni si schierarono in qua dro, e si ritirarono alla riva del fiume Politimto ( l ) , perch vera una selva, la fanteria vi si ren deva ad essi pi utile, e men facile a] nemico il tempestarli codardi. Garno luno decapi della ca valleria tent, senza dirne punto ad Andromaco,di passare il fiume, onde meglio assicuricela. Tenne gli dietro 1 fanteria non per comando, ma intimo rita ; entrando il fiume tutta in disordine pe lidi straripevoli . 1 barbari, conosciuto lerror de Macedoni; si avventarono, cavalcando, da ogni parte contro quel transito; e qua erano addosso di chi era passato e dava indietro ; l stavano -a fronte di chi passava , e lo rovesciavan fra le aoque: altri saettavan di fian co, ed altri premeano a tergo chi mettevasi ancora a far quel tragitto. Intracchiusi cos per tutto da difHcoltadi andavano i Macedoni a scampo in una isola non grande di quelle contenute dal fiume. Ma gli Sciti e Spitamene colla cavalleria li circondaro no e saettarono, uccidendogli tu tti, anche i pochi che ne ebbero nelle mani. Aristobolo scrive che il pi di quella milizia per per le insidie degli Sciti; perocch postisi ad agguato in un albereto, le piom barono improvvisamente addosso appunto in sul fatto :
(1) Politimto : inetto ? il greto nome T l 0 A v T t//,t}T 0 C clie significa pre ziosa : il nome che gli davano que paesani avr significato altre tta n to . Secondo alcune carte geografiche si vede sboccare direttamente nel max Caspio ; m el parag. seguente A m a n o jcivc che svanisce w le a ren e.

122 LI BRO che qui Faronche, imperito com'era di guerra, e spedito da Alessandro anzi a parlamentare i barba ri che a combatterli come capo, volle cedere il co mando agli altri inviati con esso, come Macedoni ed amici del re : ma che Andromaco e Menedeino e Ca rano lo ricusarono, s per non mostrare di far da sestessi cosa alcuna contro gli ordini di Alessandro, e s perch noi voleano in tanto pericolo, percioc ch bsn vedeano che avendo reo termine, non sareb bero disgraziati quanto un privato, ma come per aver mal guidato tutto l affare : che in mezzo a tan ta turbolenza e disordine piombando i barbari su loro li trucidarono tu tti, sicch non iscamparono pi di quaranta a cavallo e trecento a piedi. 7. Alla nuova di tutto questo, addoloratosi Ales sandro su la calamit de soldati, deliber di mar ciare ben tosto contro Spitamene, e contro la bar bara milizia di lui. Pertanto pigliata met de cava lieri amici, a pigliati tutti i soldati cinti di scudo gli arcieri, gli Agriani, e la parte pi espedita del la falange, incamminasi verso Maracanda , dove, co me avea sentito, era toriato Spitamene, e vi asse diava quei della fortezza. percorsi mille cinque cento stadj in tre giorni, su lalba del quarto venivasene alla citt. Conosciuto ci, non lo aspettarono Spitamene e i suoi; ma lasciarono Maracanda, e fug girono . Diedesi Alessandro ad incalzarli, e giunto al luogo ov' era stata la battaglia, seppell li cada veri alla meglio, e seguit li fuggitivi fino alla so litudine. Poi ripiegandosi devast la regione, e vuc cise i barbari ritiratisi nelle parti pi forti, perch di essi ancora diceasi che fossero piombati su deMacedoni. Cos ne and per tutta la regione corsa e bagnata dal Politimto, perch dove questo fiume si perde, da indi innanzi la regione diserta: perdesi poi, quantunque ampio nella corrente, gi fra le arene; come ad egual modo in queluoghi svani scono altri fiumi grandi e perenni; 1' Epardo il qual corre le terre deMardi, lArio dal quale gli Arii sono denominati, e lEtimandro che passa fra gli

Q U A R T O 123 Evergeti: e tutti questi son tali, che ninno dessi minore del Peno ( l ) , fiume della Tessaglia, il qua le gi per Tempe scendendo gettasi al mare : anzi il Politimto ben pi grande .ancora di esso Peno. 8. Alessandro dopo ci venne a Zariaspa, e vi stette finch passasse il rigore dell inverno. Quivi tornarono intanto a lui Frataferne che era il Satra po de Parti, e Stasanore che era stato spedito ad arrestare Arsace fra gli Arj. Gli conducevano que sti in catene Arsace, e Barzane chera il Satrapo dato da Besso ai Parti , ed alcun9altri ribellatisi anch essi con Besso. qui pur vennero dalla mari na pocillo, e Melamnida, e Tolommeo capitano de* T raci, i quali aveano scortato al mare, de soldati confederati, e li danari mandativi con Menete. So praggiunsero ancora Asandro, e Nearco con truppe mercenarie di Greci, e Besso il satrapo della Siria, ed Asclipiodoro prefetto de'mari arrivavano anches si con soldatesche. Poi convocando quivi un consi glio dinfra quelli che v erano, present loro Besso; ed accusatolo della perfidia sua contro di D ario, fe* cegli mozzare le orecchie in punta e le nari; man dandolo in fine ad Ecbattana affinch fossevi condan nato a morte da un consiglio di Medi e di Persia ni. o gi non lodo una tanta punizione di Besso; anzi barbaro credo quell isformarlo : e dico che Ales sandro vi e indusse per imitare il fasto Medo e Per siano, e lo stile dere barbari, vario, inverso desud* d iti. nemmeno lodo per alcuna maniera che esso il quale era un Eraclido prendesse la veste deMedi per la Macedonica e sua , e che non si vergognasse mutare ci che portava gi vincitore sul capo col turbante de Persiani, vuol dire del popolo vinto (2) , Io niente di tutto ci commendo; anzi porgo non
(1) Ora Salampra. Nasce dal monte P in d o , riceve in sestesso altri fiumi e sbocca nel golfo Termaico, ora di Tessalonica. (2) Resterebbe da vedere se Ercole capo degli Eraclidi vestisse come i Greci del tempo di E rcole; e renerebbe da esaminare se il cortffnistatoie di nn gran de impero possa discordare se ria pericolo dagli usi e vesti del popolo che rap presenta. tl nostro A rri.n o consideratore di certe incidenze infinitesimali fo te * salir col pensiero a tali licerche. -

124 L I B R O che altre, le ateaae grandi azioni di Alessandro ia documento, che ninno, e sia pur forte di corpo , sia pi che chiaro di sangue, e prosperissimo in' arma anche pi dAlessandro, niuno, non se abbia, navi gando, girata intorno (come costui disegnava fa re ), e conquistata lAffrica oltre lAsia, o non se abbia oltre lAsia, e l Affrica, ottenuta insieme l Europa, sar da tutto ci giovato punto a render sestesso felice, se noo sappia essere moderato in mezzo di operazioni quantunque segnalatissime nellapparenza. E qui non credo fuor di proposito dir i mali di d i to figliuolo di Dropide, 6 quanta parte ci avesse Alessandro, sebbene posteriori alquanto di tempo. 9. Raccontano che ci avesse traMacedoni un gior no consagrato a Bacco, e che Alessandro a Bacco aagrificasse ognanno in quel giorno, ma che, tra scurato un anno questo D io , aagrificasse ai Numi gemelli; talch da indi in poi si destinasse per essi vittima ed imbandigione. Ora in tal anno ( che gi in ci facevaia Alessandro da barbaro) continuando si il bere, vennesi intanto a discutere, come la ge nerazione di quedue si togliesse a Tindaro, ed a Giove s imputasse. Quando taluni per adulare il monarca ( e tali uomini han sempre sconcertato n mai cesseranno di sconcertare le cose dei re) disse ro che n Polluce n Castore poteansi punto para gonare ad Alessandro ed alle gesta di esso : e vi fu chi tra l bere non risparmi nemmen Ercole nel pa ragone; aggiungendo che la invidia lostacolo on de i vivi non riscuotano i debiti encomj da contem poranei. Ma Clito indispettito chiaramente di prima dal passar di Alessandro ai costumi de barbari, e dalle maniere desuoi celebratori, istigato in quel ponto dal vino ancora, non toller che si prestasse al re lossequio inossequioso con profanare gli D ii, n con vilipendere i fatti devecchj Eroi; quando i fatti di Alessandro non erano n s grandi n s me ravigliosi come decantavasi; non essendo l opera di lui solo, ma deMacedoni, per la pi parte. Ales sandro non resse a tal dire: n commendo io gi

Q U A R T O ia 5 quel dire di d ito ; anzi giudico che basti ad ano tacere fra tanta ebbriet, senz adulare vilmente co me gli altri. Menzionandosi poi da alouni per piar cere ancora ad Alessandro, le opere di Filippo sen za equit niuna come non grandi n meravigliose; d i t o levato gi di ment prese, dicono, a difende re questo, deprimere laltro e le gesta di esso. An zi dando in altri eccessi pel vino, rinfacci calda mente ad Alessandro che sul Granico vi fu salvato da lui nella battaglia equestre coPersiani; di guisa che stese baldanzosamente la destra, e questa f u 3 disse, questa o Alessandro che t i scampava . Or qui non potendo Alessandro pi comportare n la bria chezza , n la insolenza di Clito, gli corse furibondo a dosso : ma sebbene ei ne fosse da tutti rattenuto : non per cessava 1*altro d inveire. Di un grido il monarca per chiamare i soldati cogli scudi; ma non essendone udito, disse ehegli era nel caso di Dario, quando era menato prigioniero da Besso e daseguaci di lu i, giacch non avea di re che il nome solo . Non poterono allora pi tenerlo gli amici ; ma dato un salto, e tolta secondo alcuni lasta, e secondo altri pur la sarissa ad una guardia del corpo fulmi n Clito, e lo uccise. Aristobolo non dichiara onde orse in mezzo al bere la petulanza : scrive per che la colpa fu di d ito solo; perch egli, quando il re corse fremendo per ucciderlo, condotto a forza per la porta di l dal mur >, e della fossa della fortez za, non seppe tenersi dove era, presso di Tolommeo figliuolo di Lago e guardia del corpo, ma rivenne si offerse dicendo, ecco C lito , al re che non chia mava che Clito, ed in quel dire colpito dal regio ferro per. io. Or io lamentomi altamente di d ito per gli oltraggi verso del suo re; ma mi fa pur dolore il mal essere di Alessandro, perch in un tempo diedesi a conoscere schiavo di due gran vizj, dell ira condia , e dell ubbriachezza ; quando conveniva che un savio neppure ad un soggiacesse. Lodo per que sto principe che bentosto ravvis l opera indegna ; e

126 LI B R O taluni i quali scrissero di lui dicono, che fissato n el muro il calce dellasta, egli volea scagliarsene con tro la punta, sembrandogli inonorata la vita dopo ucciso un amico tra i furori del vino : il pi per degli storici non dice questo; ma sibbene che egli andatosi a letto ri giacque sospirando e richiaman do il suo d ito per nome, e di Clito la sorella e sua nudrice insieme , Lanica la figlia di Dropide, per ch egli adulto cos bel compenso le dava desserne allevato ! Ella veduto avea li suoi figli morti nel combatter per esso, ed ora esso stesso le uccideva il fratello. Ei non lasciava in tale stato di chiamar si il carnefice degli amici, standosi per tre tj senza mangiare e bere, e senza curare con altre usate ma niere il 6uo corpo ( i) . Alcuni indovini vedeano in tutto ci l indignazione di Bacco, perch aveane il re tralasciati i sagrifizj . Oiid ehei cibato a stento, e curato a persuasion degli amici il suo cor po, rese i debiti onori allo Dio; perocch non di spiaceva ad Alessandro che si ripetesse il disastro anzi dallira del cielo che dalla pravit del suo cuo re. Moltissimo per stimo Alessandro in questo che non god protervo del male, n lo sostenne difen dendolo con pi reit dallora che il fece, ma con fess che avea mancato, essendo uomo ancor eg li. i l. Altri narrano che Anassarco filosofo chiamato e venuto ad Alessandro per placarlo , trovatolo sdra iato e dolente, dicesse, ridendo, eh ei non sapea perch i savj antichi rappresentavano la giustizia se duta presso di Giove: questo perch si reputi giu sto quanto viene da Giove : e che le opere cos di un re grande si debbono tener giuste prima dal re medesimo, e poi dagli altri mortali. Aggiungono che colui con que detti disacerbasse allora il sovrano. Io per altro giudico che Anassarco mettesse in Alessan dro un male grande, pi dellaltro ondera colpevo le, se diedegli per sentenza filosofica, che non deb(O Curzio lib. t . parag. J. Rex triduum jacuit inclusiti, quem ut armigeri corporisque custode? ad morcndum obstinttum esse cegnoverunt, universi in Ubernaculum irrumpunt.

Q U A R T O 127bono i monarchi scegliere premurosamente ci, che giusto, per farlo; ma che giusto tutto, quanto dai monarchi mai fatto. quindi poi ch egli amb com fama di essere adorato, tenendosi anzi figlio di Ammone, che di Filippo. Nondimeno a me pare che per ispingerlo a questo non vi abbisognas sero le adulazioni di alcuno trasuoi, n le altre so fistiche di Anassarco, o di Agide , Poeta di Argo i quali gli erano appresso: imperocch gi egli era in namorato delle maniere Mede e Persiane fino a tra smutare l abito, e la gala del regio apparecchio. Non approvava tai cose, austero comera nei modi, Gallistene da Olinto, discepolo di Aristotele: n io su ci da Calliste^e mi diparto. Giudico per chea lui non convenisse il dire, se pure vero, che A le s
sandro e le g esta d i esso erano m inori d i s e , e del lo scrivere suo : che egli non era col venuto per es serne glo rfica io , ma per glorificare quel principe tra' m ortali: che V essere divino d i Alessandro non teneasi g i per le f a v o le sparse da O lim pia su la generazione di l u i , ma p iu tto sto p e r quello eh' ei ne avea scritto e d iv u lg a to . vi pure chi riferi

sce che interrogato un giorno Gallistene da Filota, qual pensava che fosse il pi onorato dagli Atenie si , rispondesse, che Arm odio e d A r is to g ito n e , per
ch aveano ucciso l'uno d e 'tira n n i, e fin ita con esso la tirannide: e che dimandato indi ancora, in qual

parte di Grecia, chi uccidesse un tiranno potrebbe secondo lui fuggire e scampare, soggiungesse: che certo nell' A ttic a , se non a ltro v e . Perocch quei del V A ttic a a proteggere i f ig li di Ercole aveano f a tta guerra ad Euristeo quando tiranneggiava la G re c ia .

12. Quanto alladorazione poi di Alessandro la fa ma cos narra che Gallistene la contrariasse : vuol dire, si era convenuto t r a l re, tra savj, e tra "1fior de Grandi Medi e Persiani, eh eran seco, d intro durre su di essa il discorso mentre fossero a bere. Anassarco il primo prese a dire, che era molto pi
giu sto venerare qual nume Alessandro che Bacco ed E rcole non s per le ta n te e rare g e sta di l u i t quanto

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LIBRO

p e r essere Bacco un Tebano, pu n to non a ttin e n te a M acedon i, ed Ercole un A rgivo niente pur ei l e g a to con lo ro , fuorich colla stirp e d i A lessan dro che era un E raclido. Inoltre essere assai pi deco roso che i Macedoni sublimassero con onori divini i l r lo ro . G i non v era dubbio che qual D io lo ado rerebbero qudndo ei fosse p a r tito dagli uomini. Quan to era p o i m eglio glorificarlo ancor v iv o che dopo la morte senza utile niuno di lu i? Frattanto che A-

Dftssarco dicea queste o simili cose, ve lo commentdavano quei eherano a parte del disegno, e volea<no allra allora dar principio alle adorazioni f ma li Macedoni contrarj al discorso (ed eran par molti) tacevano. Allorquando sottentrando Gallistene, o Anassarco, disse, io reputo Alessandro non indegno
d i niunp degli onori che all'uom o si proporzionano. Sono per d istin ti g li onori degli uomini da quelli de numi per m olte cose come pe* tem p li e pe* sim o lacri che si fo n d a n o , o si ergono. Santifichiam o i te m p li p e numi ; e vi sagrifichiam o, e libiamo . . Tri butiamo g l inni alla d ivin it , g li elogi ai m o r ta li, m a senza g l i ossequj d i chi adora; perocch si ba ciano g li uomini salutandoli ; m a g li D e i , p o sti tan to sopra d i n o i , non possiamo nemmeno toccarli ; e pe r questo adorando li celebriam o. S i f a n danze ancora a lor la u d e , P en i si cantano. N dee ma* ravigliarci se diversa la gloria pe*num i diversi, e varia prin cipalm en te , e d istin ta dalla divina quel la per g li Eroi . N on giusto por g li uom ini in cima con esuperanza di onori , e degradare i numi d umiliazione non d e g n a , compartendo g li onori loro ai m ortali . G i non soffrirebbe Alessandro in un suddito i regj onori, ed avesseli pure dal sentenziare non giusto delle mani e dei voti d i un adunanza . O ra molto pi giusto che g li D e i si corrucci no co * m ortali che introducon sestessi a un culto divino; o che postivi da a ltr i, se lo comportano. B en A le s sandro ottim issim o infra g l i o ttim i, assai pi che monarca tra*monarchi, e degnissimo duce dei d u c i; ma con g l i uomini quel paragone. E tu pi ch'altri s

Q U A R T O

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0 Anassarco , tu che conversi con esso per la sa p ie n za e la erudizionet tu dovevi ridir ta li cose, e preeludere le contrarie. N o n t i si conveniva f a r ta le proposta', ma dovevi p iu tto s to ricordare che non avevi p resen te, n consigliavi Cambise o S e r s e , ma i l fig lio d i F ilip p o , un rampollo della stirpe di A ch ille e d i E r c o le , uno infine li cui g e n ito ri pas sarono da A rg o nella M acedonia, e la ressero colle le g g i 3 non colla p re p o te n za . E p o i , nemmen E r to le finch f u vivo ebbe il culto de' n u m i, n mor to pure lo ebbe prim a che D e lfo dovergli si, dich ia rasse c o lf oracolo suo. Che se tu necessari credessi 1 m odi de * barbari, perch in barbare terre pieciola cosa con g l i uomini', p r e g o ti, o A lessan dro, a ri sguardare la nazione nostra ; dappoich tu in g ra zia d essa im prendesti questa sp e d izio n e , i o d ic o , per congiungere V A s ia alla Q recia. E considera se tor nato , un di nell' E u r o p a , debbi tu violentare a t a * l e adorazione i G reci che cultissim i sono; o se tra lasciandone e s s i , debbi volgere la in decen za, tu tt a a' M acedoni tu o i: o se vorrai da ultim o d is tin ti i r iti ossequio, ed essere da' G r e c i, e da' Macedoni r iv e r ito all umana e qual G r e c o , m a barbaricamen t e da' barbari so li. Se di C ir o , figliu olo di Cambi se , dicesi che esso il prim o de m ortali f o s s e ado r a to , e che da lui venisse in ci la ta n ta um ilia zione d e 'M e d i e de' Persiani ; d e v i riflettere insie me che g l i S c iti poveri coni e ra n o , e senza leg g i > renderono a questo Ciro g l i umani' pensieri ; che a l tri S c iti g li renderono .a D a r io , che g li A te n ie s i, * g l i S p a rta n i a S e r s e , che Clearco e Senofonte co' suoi D ie c im ila ad A r ta s e r s e , e che tu ste sso , o A le s s a n d r o , tu schivo d i adorarlo, a D ario g l i re n d e sti.

i 3. Riuscivano i detti (l) di Callistene gravissir mi ad Alessandro, ma conformissimi al cuor deMacedoni. Ond eh ei manda ad insistere presso queAaaiano. 9
(1) Vedili anrbe in Cnrzo rei lib. 8. parag. 19. Epli joegini'ge nel parag, tegnente. Acquis aurihus Caliisthenes valuti vindnx publicae libertaiU audi^

bau#.

i 3 L I BRO t i , e rammemorare ad essi 1 adorazione . Se non che dato fine al parlare, ecco i Persiani pi riguardevoli repentinamente si alzano, e lo adorano. Or parendo a Leon nato, regio amico, che un d essi adorasse non degnamente; rise dell atto vile. Sene corruccio per allora ; ma pacificoglisi poi nuovamen te il sovrano (t). Scrivesi ancora eh ei porse in giro il bere con aurea tazza a' principali co quali avea gi concertato il culto suo : che il primo che vi be ve, sorse e lo ador, e ne fu da esso baciato : che ci pur si fece da tutti finch, recata la tazza a e s i liatene , sorse pur egli, e bevve, ma si accost pel bacio senzadorare : che Alessandro, parlando a sor te con Efestione, non erasi avveduto se fornito aves se il rito richiesto ; che Demetrio figliuolo di Pitonatto 1 uno degli amici del r q , venendo il filosofo al bacio , disse che venivaci snz avere adorato , e che su tal dire Alessandro lo escluse, replicando l'al tro : io vado , e perdasi i l bacio . Or io non appro vo affatto in ci quanto portava all infamia di Alessandro, n gli aspri modi di Gallistene: dico ba stare che chi non isdegna d esser coi re , prenda un modesto contegno, e ne prosperi quanto si pu gl interessi ; e giudico che quel filosofo non a torto incorresse la indignazione sovrana per la lioenza in tempestiva del dire, e per la stolidit dell arrogan za. per conchiudo che senza difficolt diedesi orecchio alle dinunzie, che egli avea parte co giova ni congiurati, o che istigati alla congiura gli aveva (2). Fu poi questa cos. 14. Avea Filippo gi destioato che i figli de Ma cedoni incarica, fatti adulti, fossero scelti per guar dia sovrana ; doveano questi tenersi a servigi- della reai persona, e custodirla quando dormiva . Pari mente questi riceveano da custodi, e presentavano
(1) Curzio dice il fatto su Poliperconte in tal m odo. Palipcrcon qui cuiabat Super regem unum ex hit (degli adoratori ) mento conlinffntem humum per lu dibrium coepit hortari ut vthementius id quoterei ad terram > elicuitque iram jglexandri : vuol dire : quel Persiano nell* adorare toccA b a tti col mento la t e r ra ; c Poliperconte prese ad an im arlo , che pi forte ancora ve lo battesse.

(i) Questa fu svelata al re in Battro: vedi appresso parag. a), di questo lib ro ,

Q U A R T O i 3i il cavallo al re quando volea cavalcare, e ve lo oprapponevano essi stessi alla persiana , e lo segui* tavano, partecipi de' suoi diletti nelle cacce. Di questo numero era Ermolao, figlio di Sopolide, gio vine dedito, per quanto appariva, alla filosofa ed a Callistene: e di lui riporta un'antica fama che, andando tra la caccia un cinghiale alla volta di Alessandro, egli frettoloso lo saett, talch cadde trafitto. Il re lasciato indietro nel colpo, ed irri tatone, fe battere tra la collera il feritore, veden dolo gli a ltri, e gli ritolse il cavallo. Punto il gio vine dalla ingiuria disse a Sostrato di Aminta , suo coetaneo ed amico, che non dovea pi vivere se non la vendicava: e Sostrato, amico che ne era, si mi se non difficilmente a parte dell opera ; e da lui vi furono pur messi Antipatro figlio di Asclepiodoro, di quello che era Satrapo nella Siria, Epimene fi glio di Arseo, Anticle di Teocrito, e Filota di Car-* side il Trace. La uotte in che tocc la guardia ad Antipatro era quella destinata appunto ad uccidere il re, con assalirlo nel sonno.' O ra, dicono, che ia questa egli di voler suo tennesi a bere fino al gior no . Per 1 opposito Aristobolo scrive che una don na di Siria, investita dal nume, diedesi a seguitar* Alessandro, e che Alessandro e il seguito sno ne ri sero da principio: ma perciocch di poi costei nel1 estro divino gli dicea cose tutte vere, Alessandro non pi la ebbe in dispregio, anzi le concedette 1 ingresso, quando il volesse, o di giorno o di not te , e pi volte lo volle mentr ei dormiva. Or que sta allora, mentr ei si ritirava dal bere, gli venne incontro mossa da impulso divino, e lo preg di tornare a bere nel rimanente ancora della notte. Il re , pigliando questo come un avviso de numi, tornossene alle bevande , e cos venne meno il disegno de traditori. i 5. Nel giorno appresso Epimne di Arseo svel la macchina a Caricle di Menandro, delizia del1 amor suo, e Caricle la ridisse ad Euriloco fratel lo di Epimene . Euriloco portatosi al regio padiglio-

132 L I B R O ne notific tutto 1* affare a Tolommeo di Lago, gaar-> dia del corpo, e questi al re finalmente, il qual fe ce arrestare tutti i denunziati da Euriloco. Messi costoro atormenti non tacquero della tram a, n di altri che verano a parte. Anzi dissero, ( ed Ariatobolo lo attesta , e Tolommeo vi consente ) che Callistene gli avea sollevati al grande attentato. Li pi per non scrivono di questo modo, ma solo che Alessandro credette senza ritrosie la reitade in Gal listene, perch il filosofo odiava lui, e perch godea la dimestichezza di Ermolao. Altri scrivono'an cora che Ermolao presentato ai Macedoni confessasse di aver congiurato, perch non doveva un libero genio
p i soffrire ch Alessandro gl' insultasse : che qui r i disse tu tto p e r ordine e la morte ingiusta d i F ilo ta , e la pi ingiu sta ancora di P arm en ion e , e di a ltr i che allora perirono, la uccisione f a t t a d i C lito tra i calo ri del vino, il suo vestire a maniera de'M edi, V ado razione d e c re ta ta , n ritolta , e quel tanto inebbriarsi e dormirsela : che questi erano i m a li , a quali p i non reggendo , volea liberare una volta sestesso e i M acedoni: ma che allora esso, e gli altri con es

so arrestati, furono lapidaci dagli astanti. Quanto a Palliatene, Aristobolo die, che fu portato in catene }n giro coll*esercito, e che mor di malattia ; ma To lommeo dice che mor torturato ed appeao. Cos storici fedelissimi, compagni allora di Alessandro, non concordano in cose pubblicissime, o certo ad es si non occulte come avvenissero. Anzi su queste al tri aggiungono molt altro ancora, e non conforme: a me per basta quanto ne ho scritto. Io le ho po ste in serie co' fatti di Alessandro su Clito, perch non aliene da essi, n succedute molto di poi. 16. Intanto rivenne ad Alessandro un ambasceria dagli Sciti di Europa insieme comessaggieri da lui spediti ai medesimi, perch erane gi morto il mo narca al quale andavano, e vi regnava il fratello. Era la somma dell ambasceria che que popoli farebbono quanto si comandasse per Alessandro ; e gli recavano a nome del nuovo re doni di altissimo

Q U A R T O i 33 pregio infra loro; e glie ne offerivano sposa la figlia, come vincolo di amicizia e di alleanza fer missima . Che se egli non gradiva sposa tina reai donzella di Scizia, il re suo padre mariterebbe agli amici pi intrinseci di Alessandro le figlie de principi, e de gran magistrati del suo regno. Aggiungevano : che verrebbe, se voleva, egli stes so per udirne in persona i comandi. In questo tempo venne pur Faremne re de Corasme'ni con mille cinquecento a cavallo : dicea di confinare con que di Coleo, e colle Amazoni, ed esibivasi di essergli guida, e fornirlo de bisogni dell esercito, se voleva andar tra que popoli, e sotto* mettere tutti fin su le spiaggie dell Eusino. Alessandro rispose a primi benignissime cose, e con* venevoli a tempi, non per bisognargli Scitiche nozze: encomi 1 altro, e sei fece amico, ed alleato , ma gli espresse che non eragli opportuno an* dare allora verso il Ponto. Quindi postolo sotto Artabazo Persiano al quale Alessandro avea subor* dinata la fiattriana, e gli altri Satrapi intorno, lo rimand tra l suo popolo. Gli disse ; che allora lo impegnavano le Indie ; che dom ate q u e s te , avrebbe
tu tta l ' A s i a : ed a v u ta la , tornerebbe alla G re c ia , e da questa ne andrebbe p e r V E llesponto e la Propontid e con tu tte le f o r z e di terra e d i mare nel P on to . Riservasse dunque Foram ene p e r quel tem po , quanto prom ettea d i presente.

17. Egli and poi nuovamente al,fiume Osso, de liberato di mettersi nella Soddiana, perch gli si di* ceva, che ivi molti si erano ritirati su luoghi forti e ricusavano ubbidire al Satrapo, destinatovi da Alessandro. Preso campo in riva del fiume Osso, ec co non lungi dalla regia tenda nascere una sorgen te di acqua , ed una vicina a questa di olio. Udito il portento Tolommeo di Lago, reai guardia del corpo, rapportollo ad Alessandro, ed Alessandro fe sagrifizio su la visione come i sacri vati divisavano; onde Aristandro dichiar che la fonte di olio era siguificazion di travagli, ma di travagli che menano

134 L I B R O alla vittoria. Allora Alessandro lascia Poliperconte Attalo, Gorgia , e Meleagro nella Battriana, eoa ordine che vi sopravveglino, e vi precludano le in novazioni de barbari, e vi abbattano quelli che re* sistevano ancora; ed ei tragittasi nella Sqddiana con parte d esercito. Divisala in cinque corpi ne diede il comando di tre ad Efestione: e Geno, ed Artabazo presedevano al quarto. Ei marciava col quinto per quella regione alla volta di Maracanda ; e gli altri andavano, come poteasi, conquidendo i barbari concentratisi in luoghi forti, o ricuperando li spontaneamente a p atti. Alfine, dopo avere scorso il pi del paese, riunitesi le milizie a Maracanda; Alessandro spedisce Efestione a rimettere gli abi tanti per le citt della Soddiana: e manda Geno ed Artabazo tra gli Sciti perch, secondo che gli rife rivano, avea Spitamene cercato tra gli Sciti lo scam po. Egli poi trasportandosi col resto delle milizie per la Soddiana, pigli senza stento quanto teneasi ncora da rivoltosi. 18. Intanto che Alessandro insistea su tai cose, Spitamene e con esso alquanti Soddiani fuorusciti, riparatisi nelle terre degli Sciti, accozzarono secento Massageti a cavallo, e corsero ad uno de castelli contrapposti alla Battriana. Sorpresovi il Castellano che affatto non aspettava nemici, e con esso la guar nigione , uccisero questa , e guardarono 1 altro in catene. Incoraggiti da tal successo accostaronsi tra pochi giorni ai Zariaspi, con la risoluzione d inva derne la citt. E gi faceano gran prede, e ne tra- sportavano. Ma trovandosi in quella citt taluni , lasciativi per malattia, non per molti, de cavalieri amici, e con essi Pitone di Sosicle, ivi sopranten dente a quei che v ' erano del reai servigio, ed Aritonico sonatore di cetera; e gi, risanati, trattan do questi armi e cavalli; come udirono ia incur sione, riunirono ottanta de mercenarj a cavallo, che erano in presidio de Zariaspi, ed alcuni delia regia corte, e piombarono su' Massageti. Fulminatisi ad dosso degli Sciti che niente ne sospettavano ritolse-

Q U A R T O i 35 ro a prim impeto tutta la preda, Decidendovi non pochi di quelli che la portavano. Ma poi tornando fuor di ordine , come liberi dal comando di a ltri, Spitamene e gli Sciti li colsero tra le insidie, ed uccisero sette de regii amici, e settanta de' mercenarj a cavallo . Ivi cadde anche Aristonico , quel delia cetera, ma da valoroso, pi che i sonatori non sogliano; e Pitone, ferito, rimase prigioniero. Cor se (i) a tal nuova Cratero contro ai Massageti: e que sti, uditolo che veniva, fuggirono incontanente ver so il deserto . Gl insegu 1' altro , non lungi dal deserto * imbatt eoo efeei , e con circa altri mille Massageti a cavallo. Arsavi battaglia vivissima la vinsero i Macedoni, morendovi cento cinquanta de gli Sciti a cavallo : gli altri iavolaroosi, n difficil mente pel deserto, impraticabile a pi seguitarli. 19. In questo mezzo Alessandro lev Artabazo che gliel dimandava pe molti suoi anni, dal satrapato de Battriani , e posevi Aminta figlio di Niccola. Poi lascia nella Soddiana Ceno eon le sue milizie e con quelle di Meleagro, e lasciavi quattrocento del cor po de cavalieri amici , quanti saettavano cavalcan do , e li Soddiani, e Battriani, gi comandati da Aminta, con ordine che dipendessero tutti da Ceno e passassero ivi V 1 inverno per guardia d ella regione, e per insidiarvi e prendervi Spitamene , se mai vi si raggirasse fra tale stagione . Spitamene co suoi , veduto ogni luogo occupato con presidj Macedoni , e divenuta la sua fuga affatto malagevole ; sindiriz z contro Ceno e la sua gente, perch in quella parte ei potrebbe combattere meglio ancora. Venuto a G ab a, paese forte Soddiano , confinante co Sciti Massageti invogli senza difficolt tremila a caval lo di questi a coadiuvarlo contro la Soddiana: non gi difficile sospingerli da guerra in guerra, per-* che pieni son di miseria, n tengono citt , n sedi stabili, onde restino per le amate lor cose . C cd o , saputo, che venivano a l u i , movesi per incontrarli
(0 Citriio lib. 8. parig. i. Cfleriter ari Craterum hujus cladis fama perlat t t , qui cum mni equilatu superrtait . Vi f e rd divario n* la tc o o d

i 36 L I B R O collarmata'. Sortene battaglia vira, ma la vittoria fu de Macedoni . Caddero io quell azione pi che ottocento de barbari a cavallo, e circa venticinque , aneli essi a cavallo, e dodici appiede de seguaci di Ceno. I Soddiani sopravanzati a Spitamene, e mol ti pure de Battriani lo abbandonarono tra la fuga, e vennero a Ceno, e si resero . 1 Massageti Sciti , avuto il mal termine , saccheggiano le bagaglie di questi, gi compagni loro nel combattere , e ripa ratisi con Spitamene tra deserti. Ma adito poi che Alessandro lanciavasi ad inseguirli fino in qae luo ghi, troncano la testa di Spitamene, e glie la man dano per deviarlo eoo tal fatto da loro. 20. Intanto tornarono ad Alessandro in Nautaca Ceno, e Cratero, come Frataferne e Stasanore , Sa trapo l uno deF arti, e l altro degli Ari; perch ne aveano adempiti gi tutti i comandi . Egli teneva l esercito in calma a Nautaca, perch era il colmo d'inverno : tuttavia mand Frataferne tra i Mardi e i Tapri affinch glie ne riportasse Fradate il Sa trapo , il quale richiamatone pi volte, non- avealor ascoltato . Dispacci per satrapi , Stasanore fra i D rangi, e Atropte tra i Medi; perch Esodte che era tra Medi pareagli male animato . Invi Stamne a Babilonia su la nuova che eravi morto Mazeo che vi comandava; e sped Sopoli, Epocillo, e Menida nella Macedonia affinch gli menassero soldatesca da que luoghi. Egli poi ricomparendo ornai la prima* vera avanzasi verso la gran P ie tr a della Soddiana , ove diceansi ricoverati molti di quel popolo, la mo glie, e le figlie di Ossiarte Battriano trasmessevi, come sito insuperabile, da lui medesimo, ribella tosi daMacedoni. Sembrava ad Alessandro che pre sa questa Pietra non rimarrebbe altro scampo ai Soddiani, vogliosi di sommoversi. Fattolesi per da vicino trova che era scraripevole da ogni parte per 1 assalto : che aveanci portato frumento per assedio diuturno; e che la molta neve sopraccaduta ne dif ficoltava ancora landarvi aMacedoni, e dava a bar bari copiose le acque. Nondimeno ei risolv di

Q U A R T O i$ f salirla , ponto insieme da stimoli di rabbia e di onore per le arroganze dette da* barbari . Imperoc ch avendoli Alessandro invitati a colloquio, e pr* mettendo a tutti salve le persone , e libero il ritorno alle patrie, se cedeano quel luogo; essi, sghi gnandone barbaricamente , io esortavano a cercarsi prima alate milizie per isoidarneli ; giacch altrimeote di niun vi temevano. Pertanto ei promette a suono di banditore un premio di dodici talenti al primo che salgavi ; uno al secondo , uno al terzo di somme- via via men grandi , e cos dipoi, talch 1 ultimo salitore otterrebberte trecento darichi; e 1* promessa accalor pi ancora i Macedoni animativi gi per se stessi. Adunque congregatisi ( e trecento furono) quei che avean cura di rompicapi per lal to negli assedj , e fornitisi de ferrei pali co' quali piantavan le tende , affine di conficcarli dove si ve desse o ghiaccio, o sito affatto senza neve, e lega tili eoo funi tenacissime, vansene tra la notte alla parte pi precipitosa, e per men guardata di quel la pietra. E conficcando i pali su la terra nuda, o sul ghiaccio meno frangibile, tirano se stessi qu e l su per l'altura. Ne perirono in tal viaggio tren ta , n pi sen trovarono, onde seppellirli, i cada veri, precipitati gi fra le nevi. Gli altri guada gnate con ascendere fino all' alba le cime del mon te, diedero a sventolarvi de veli a vista del cam po Macedone, comera loro prescritto. Allora Ales sandro fa chiamare il banditore ed intimare ai bar bari , primi di guardia, che si rendano e non tar dino , che gi si erano trovati gli uomini delle ali e che gi stavano su la sommit dei monte ; ed in tanto additavano la milizia , che vi soprastava. Stu pefatti i barbari dallo spettacolo incompremibile , ed immaginatasi tale milizia assai numerosa e ben armata, si resero; tanto laspetto di pochi Macedo ni gl intimor ! 2i. Furono ivi prete le mogli e le figlie dim oiti, e con esse la moglie e le figlie di Ossiarte . Or ci avea tra queste di Ossiarte una donzella (e Rossano

138 L I B R O erane il nome) florida appunto da marito: e dl60 no quei che militarono con Alessandro che in Asia dopo la sposa di Dario era la pi bella a vedere : <;he vedutala, Alessandro ne ardesse? di amore ; ma che ardendone , lungi dal profanarla prigioniera , non isdegn di torsela in moglie: ciocch io lodo * anzi che io biasimi. Quanto alla donna di Dario, te nuta per la pi bella fra le Asiane, esso o non sent desiderj, o li domin, quantunque nel brio degli anni e della sorte , quando gli uomini insolentisco no: preso da verecondia, la risparmi con modera zione grande, e per appetenza non dispregevole di fama buona . Dicesi insieme che poco dopo la bat taglia avvenuta in Isso fVa Dario e lu i, corresse a Dario 1 eunuco custode della sua moglie ; che Dario al primo vederlo dimand se viveano le figlie, i fi gli, la moglie, e la madre: che uditele vive, e no minate regine, e servite appunto come presso di lui* richiese ancora se immacolata gli si mantenea la consorte: che saputala immacolata, interrog di bel nuovo , se fossele fatto nulla di violento da Alessandro per infamargliela; e l'eunuco replic con giuramento: o S i r e , la tua moglie quale appunto la lasciavi : ed
Alessandro il pi buono e pi continente de' mor t a l i . Che allora Dario sollevasse le mani al cielo, e cos pregasse: N u m e al quale si a sp e tta regolare le vicende de' monarchi f r a g l i uomini , tu che me lo davi , tu conservami il regno de* M e d i , e de Per* s ia n i. M a se ne * decreti tu o i io pi non sono il re dell' A s ia } deh ! non trasferire a d a ltr i che ad A lessandro la m ia p o te n z a . Cos neppur da nemici

trascuransi le onorate azioni I Ossiarte udito prigio nieri i figli, e la cura che Alessandro prendea di Rossane, animatosene venne, e stette presso lui con dignit conveniente a pari avventura. 22. Finite le operazioni della Soddiana, e piglia tovi quel dirupo, il re marci tra i Paratachi, per ch diceasi che molti barbari teneano ivi ancora un luogp forte ed un* altra pietra ; che la p ietra chiamavasi di Coriqpe. Erasi ia questa rifuggito Corie-

Q U AUTO i 3g n e stesso o non pochi altri principi! stesa Venti sta-1 dj in alto e sessanta nel circuito vedeasi dirottissi m a da ogni lato: non vi conducea se non una stra d a , ed angusta, n agevole, come fattavi in onta del luogo ; talch riusciva a pena ascendervi ad ano ad ubo, quando ancora niuno vi si opponesse : final mente ingeala abbasso intorno intorno una valle vo raginosa in modo, che dovea molto innanzi riempie re questa chi volea co soldati moversi dal piano alr assalto. Nondimeno Alessandro si accinse all9opera, pensando dover essergli ogoi luogo accessibile ed espugnabile; tanto era innanzi per ardimento, e for tuna! Adunque tagliando degli abeti ( perocch al tissimi ve ne erano ed in copia intorno del monte ) fecene lavorar delle scale onde i soldati, n gi v e* * ra altro mezzo, calassero nella voragine. Tra gior no lavorava mezzo esercito, e vi soprastava il re stes so : lavorava tra la notte 1 altro mezzo esercito sud diviso in tre p a rti, e vi presedeano, secondo gli or dini a vicenda, Perdicca, Leonnato, o Tolommeo di Lago, guardie del corpo. Ma sebbenetravagliassevi tutta 1 arm ata, non procedeasi pi che venti cubiti nel lavoro diurno, e poco meno in quel della notte. Tanto era il luogo rovinoso, incommodo il lavorar vi ! Calando colle scale tra la voragine conficcavano, dove era pi angusta, de* travicelli con distanza pro porzionata al peso e concatenazione delle cose da soprappqrvi, e vi soprapposero de graticci a forma di ponte, e ve li collegarono, e portaronvi sopra della terra , onde dare dal piano all esercito il transito verso quella pietra . Se ne beffarono i barbari su la prime , come d impresa affatto non riuscibile . M& quando poi giunsero i dardi su loro, n poteano i dardi loro giungere dall alto ad impedire i Mace doni, i quali s avean fatto come un tetto, onde la vorarvi di sotto senza offesa; sbigottito allora Coriene da quanto facevasi, mand pregando Alessandro che gl inviasse Ossiarte, e glie lo invi. Pervenuto Ossiarte a lui lo esort di rendere se stesso e quel luogo; non essendovi cosa insuperabile ad Alessaa-

14 L I B R O dro ed a soldati aaoi. Che ee rolgeasi alla buoos fede ed amicizia di quel principe; egli potea lodar gliene sovranamente ia osservanza e la integrit, soprattutto coll9 esempio e prova di ae medesimo . Persuaso Goriene da que detti, venne ad Alessandro egli ed alcuni suoi familiari. Di quegli rispo ste benevole , ansi pegni di amicizia a Goriene, e ritennelo presso di se; ma fece tornare alcuni de* compagni tra gli assediati per ordinare che cedesse ro; e cederono. Allora Alessandro pigliati cinque cento de suoi con gli scudi ascese a vedere il ca stello. Fu poi tanto lontano da ogni segno d incle menza verso Goriene, che gli amd di ndovo quel posto; e conced che comandasse a quanti comanda va per addietro. Avea l esercito Macedone sofferto nell inverno per la molta neve caduta tra lassedio, e penuriava insieme de viveri ; ond che Goriene glie ne somministr per due mesi. Egli diede grano e vino di que che serbavansi entro la pietra : e die de ancora carni salate di tenda in tenda: e datone, diceva che non avea consumato nemmeno il decimo di quanto era preparato per 1' assedio. C06 ceduto avendo anzi di buon volere che a forza, divenne pi pregevole ancora ad Alessandro. 23. Compiute tali cose Alessandro si diresse a Bat tro: ma sped Cratero con secento decavalieri ami ci , e con la fanteria sua, con quella di Poliperconte, di Attalo, e di Alceta contro Catene ed Austane, i quali soli rimaneanci de ribelli nella Puntacene. Attaccatasi grande battaglia con essi, vinse Cratero . Catene mor combattendo; ed Austane fu preso e por tato ad Alessandro (1). Perirono del seguito loro cen to, venti a cavallo, e circa mille cinquecento appiede. Fatto ci, ne and Cratero ancora a Battro : e qui furono svelate al monarca le macchinazioni di Callistene e degiovani. Ma declinando ornai la pri mavera , lasci nella Battriana Aminta con diecimila
(i) '"ijraio lib. #. pariRr. t7. Cratenim ad perseguendum Auslanem et Cate ti em sui ab ipso de/e cero n i, m isit . Quorum Ausianes captui e st, Catenes in

praelio occisus.

Q U A R T O 141 fanti e tremila cinquecento a cavallo, e marci col l esercito verso gl Indiani. Passato il Caucaso (1), giunse in dieci giorni ad Alessandria, citt da lui fondata tra Parapamisadi la prima volta che venne a Battro.: e parendogli che non avessevi ben gover nato , lev dal comando quello eh eravi stato gi destinato ; e postovi Nicnore, 1 uno degli amici suoi, ne accrebbe la popolazione con altri de confinanti, e con gl invalidi dell arm ata. Mise Tiriaspe per satrapo deUa regione de Parapamisadi, e dell altra fino al fiume Cofne. Giunto alla citt di Nicea, e fattovi sagrifizio a Minerva, prese il cammino alla volta appunto del Cofiie; facendo precedere un messaggiero per avvertire Tassilo ed altri di qua di questo fiume affinch gli uscissero incontro secon do che si approssimasse a loro: ed incontro ne usci rono Tassilo ed altri, recapdogli doni pregiatissimi fra glindiani, e dicendo insieme che a lui darebbono gli elefanti che aveano; ed erano venticinque. 24. Poi divise l'esercito, e sped verso del fiume In do nella Peucelaotide Efestione, e Perdicca colle mili zie di Gorgia, di Clito, e di Meleagro, con met do* cavalieri amici, e con tutti i cavalieri mercenarj; dan do ordine che riducessero, dovunque passavano, tulio in loro potere colla forza, o per patti; e che giunti in riva dell indo vi apparecchiassero quanto bisognava per tragittarlo. Marciarono con essi anche Tassilo ed altri rettori di popoli ; e pervenuti all Indo eseguirono quant era prescritto da Alessandro. Aste il capo della Peucelaotide facendo de movimenti rovin sestesso e la citt dov erasi riparato . Imperocch le milizie di Efe stione assediarono e presero questa in trenta giorni, e cos quegli fu ucciso, e la citt fu sottomessa al go verno di rfangeo. Costui fuggendo per addietro le ire di Aste avea cercato uno campo presso Tassilo; e ci gli avea guadagnata la fiducia di Alessandro. 2. Nel tempo stesso inoltravasi Alessandro ai pae si degli Aspj, de'T urej, degli Arasci menando eoa
(1) Quia P ira p im is o ; vedi la nota al .
jj.

del lib re ).

tfyn L I B R O se le milizie munite di scudo, la parte de cavalieri amici non data ad Efestione, le schiere chiamate de gli Assteri, gli arcieri, gli Agriani, ed altri che tiravano frecce cavalcando. Andatone lungo il fiume Ghoe per vie montuose ed aspre, pass pur esso con fatica. Poi dato ordine al grosso della fanteria che lo seguisse pian piano, egli acceler la marcia con tutta la cavalleria, e con ottocento di fanteria Ma cedone fatti salire anch essi a cavallo sebbene con lo scudo da finte, perch gli diceano che i barbari i quali abitavano que luoghi, eransi ritirati au pe' monti, e nelle citt pi forti, onde resistere. E mossosi contro la prima citt che trov fabbricata lungo la strada, fece, attaccandoli, ripiegarvisi e rinchiudervsi i soldati che v* erano schierati di fuora ; ma egli fu ferito in un omero attraverso della corazza ; non per grande ne fu la ferita, perch la corazza stessa imped che vi si profondasse. Anche Tolommeo di Lago eLeonaato vebbero il colpo loro. Adunque ei si pose a campo presso le mura, l do ve pareano queste meno diffcili. Doppio ne era il giro; ma, nata la uova alba, egli intern senza stento i Macedoni nel primo, perch malfatto : resi sterono i barbari alcun poco nel secondo, ma quan do poi furono messe le scale, e li difensori furono intorno il bersaglio di un nembo di strali; pi non sostennero, e fuggirono per le porte verso de mon ti. Ma taluni appunto in quella fuga perirono: e li Macedoni ne posero a morte quanti ne imprigionava no, esasperati che il re loro fosse stato da essi fe rito; e tnttavia la pi parte sinvol tra monti per ch non lontani dalla citt . Il monarca distrusse que sta , e procedette ad Andrca, citt pur essa . Ma dataglisi a patti e pigliatala; lasci Cratero con al tri duci di fanteria perch sottomettessero oolla for za le altre citt che ripugnavano al giungervi loro, perch vi ordinassero la regione, come tornava il meglio per le circostanze presenti. Egli poi condu cendo i soldati coi scudi, gli arcieri, gli Agriani, la milizia tli Ceno, e di Attalo, il Reai corpo di ca-

Q U A R T O 14.3 valleria, quattro bande di altri cavalieri am ici, e met di quelli che saettavano cavalcando , marci verso il fiume Evaspla l dove stavasi il capo degli Aspj : e con gran viaggio in due giorni giunse & quel lpogo , I barbari , sentitone che avvicinava s i, incendiarono la 1citt, e fuggirono. Gl*insegu lini mico fino ai monti ; e molta fu la strage di essi pri ma che si allontanassero in luoghi impraticabili . Tolommeo figliuolo di Lago videne presso di un col le il capo Indiano con moltitudine cinta di scudo, e quantunque esso Tolommeo si trovasse con assai me no gente, spronoglisi incontra: ma riuscendo l altu ra difficile da trascorrerla, lascia ed affida il caval lo ad nao dei scudieri perch gliel conduca, e po stosi appiedo , va quanto pu veloce su l Indiano . Costui vedutolo ornai vicino si scagli pur egli co suoi per affrontarlo : gli di coll alabarda per la lo rica al petto , ma la lorica stessa tenne il colpo : quandecco laltro trafigge da banda a banda il fe more allTndiano, e lo rovescia, e lo spoglia . 1 bar bari che lo seguivano , mirando a terra il duce lo ro , pi non restarono) ma gli altri che osservavano di su da monti che erano tolto il cadavere, infuria tine, corsero, e combatterono snl colle vivissimamen te per (esso. Era gi quivi Alessandro co fanti che avea fatti scendere di cavallo; e questi piombarono su loro, e li respinsero, ma eoo fatica su monti. 26. Dopo questo Alessandro venne alla citt no minata A rigeo, ma la trov incendiata , e deserta dagli abitanti. E q u i , dopo averne eseguiti tutti i comandi, si ricondusse a lui Cratero coll esercito. Adunque impose a costui di restaurar la citt, co me benissimo situata, perch si abitasse, e di ripo polarla con de confinanti volontarj e con gl invalidi dell armata; ed egli marci l dove djceasi fuggito il pi di que barbari. Giunto ad un monte, posene il campo alle radici. Frattanto Tolommeo figlio di Lago spedito a foraggiare, inoltrasi con pochi, per esplorare, molto da lungi, e riferisce che vedeansi pi fuochi negli alloggiamenti nemici che ne loro.

144 L I B R O Non credette Alessandro a tal moltitudine di fuochi ; ben conoscendo per che ivi era un complesso di barbari, lascia porzion dell esercito appi dei mon te , dov era il campo, e ne mena seco quella che parevagli bastare secondo i racconti . Cbme poi vi de vicini i fuochi, la suddivise in tre parti. di nna diede il comando a Leon nato regia guardia del -corpo , congiungendogli ancora le truppe di Balacro e di Attalo: Tolommeo di lago ebbe a reggere la feconda , come pnre un terzo dei regj guerrieri con gli scudi, e le milizie di Filippo e di Filota, due mila arcieri , gli Agriani , e met de cavalieri; ed egli stesso marci colla tersa parte dove i barbari si trovavano con pi numero. Avvedutisi questi (giac ch teneano le alture) del giugnere del nemico, empironsi di bella speranza su la moltitudine loro, come di dispreizo pe Macedoni che sembravano pp* chi; e calarono in campo. Fecesi grande battaglia, ed Alessandro vinsevi; n gi con stento. Tolommeo non trovavasi in luogo pari a fronte de barbari, perch questi, preso un colle, eransi schierati con linea assai larga su la pendice : ond eh ei si tras se in parte la pi facile da combattervi, n gi ri cinse tutto il colle; ma ne lasci libero un tratto, per onde fuggissero, se volevano, i barbari. Anche tra questi sorse mischia gravissima per la difficolt del sito, e perch gl Indiani , non che siano come loro, Superano moltissimo in valore i popoli intorno: nondimeno anch essi furono cacciati pe Macedoni dal monte. Adoperarono altrettanto le milizie di Leonnato , le quali formavano la terza parte di quell armata, e vinsero ugnalmente i loro compe titori. Scrive Tolommeo che furono presi in tutto quaranta mila uomini, e pi che dugento trenta migliaja di bovi : e che tra bovi Alessandro scelse e volle trasmetterne a' lavorar la Macedonia i pi belli a vedere; perch troppa glie ne parea la speciosit delle fattezze e dplla mole . 27. Di l ne and verso gli Ass.ic<ni, perch gli ai diceva essersi apparecchiati a combattere, e te-

Q U A R T O 145 aere due mila a cavallo, trentamila appiede, e tren ta elefanti. Cratero, riedificata la citt per la riedificazion della quale era stato lasciato, aveagli gi riportate le milizie grevi, e le macchine per gli aaedj, se mai dovessero farsene. Marciando il monar ca al suo scopo con il corpo de cavalieri amici, eoa queche saettavano cavalcando, con le milizie di Ge no e di Poliperconte, coi mille degli Agriani, e eoa gli arcieri, pass le terre dei G urei, e trascese il fiume, anchesso detto Gureo, ma con difficolt, per lalveo profondo di esso, e perch la corrente eran* impetuosa , e perch i sassi rotondi che aveanci, riu scivano nel transito sdrucciolevoli. I barbari, cono sciuto il giunger di lui non ebbero fiducia su di una battaglia campale: ma scompartitisi idearono difen dere e salvare, come poteano, le citt loro. Adun que Alessandro sul bel primo corse a Massga la pi grande delle citt de contorni. Avvicinatosene allo stura; appena i barbari ne videro accampato leser cito, confidando su i mercenarj loro che erano set temila dell india interiore, corsero per assalirveli. Scorgeva il re che pugnerebbesi troppo da vicino allo mura, e bram portameli pi da lontano, affinch e fossero fugati (e ben prevedeva che lo sarebbono) non vi si riparassero iu un subito, e avesservi facile scampo . Pertanto vistili che accorrevano , fa che i Macedoni voltino faccia, e ritirinsi ad un col le , distante al pi sette stadj dal fiume Gureo, do ve ideava di porre il campo. Animatisene quelli, qua si questi fuggissero, ne venivano correndo e sena or dine: ma non s tosto furono sotto il tiro dell arco, il r e , come avea disegnato, rivolgevi, e fa correre anchesso la sua milizia su loro. Piombarono i pri mi su i barbari gli Agriani, gli arcieri, e i lanciatori a cavallo ; quando giunse Alessandro con la fa lange ordinata. Sbalorditi glindiani dal fatto im pensato, e gi venuti alle mani piegarono, e fuggi rono alla citt: ne morirono circa dugento, e gli altri si rinchiusero tra le mura. Alessandro v accost 1$ falange, ma ne fu dallalto saettaA ftM A N O . 10

146 L I B RO t o , non per gravemente, nel malleolo. V accost nel giorno seguente le macchine, e ne mise una p a r te a terra senza travaglio. Forzarono per questa l in gresso i Macedoni, ma contrastavalo magnanimamen te lindiano, intanto che per quel giorno Alessan dro richiam le milizie. Fu nel giorno appresso ra d doppiato lassalto, e sopraddotta una torre di legno alle mura. Ond che i lanciatori saettando colpi da questa e dalle macchine, repressero molto glin diani; non per poterono nemmeno questo giorno cac ciarsi fra le mura. Nel terzo giorno ravvicin la fa lange , e cal dalla torre un ponte su le mura doverano state rotte, e mandavaci per esso i soldati con 10 scudo, i quali gli aveano egualmente presa Tiro: ma sospingendovisi per l'ardore, troppi ad un tem po, ricevette peso sproporzionato, e cede, rovinando con esso i Macedoni. Veduto il successo, altri dei barbari alzato un grido li tempestavano dalle mura cosassi; co'dardi, con quanto aveano alle mani o poterono allora afferrare) ed altri saltando fuora da porticelle ( che ce ne avea qua e 1 1 1 fra torre e torre ) 1 1 coprirono di ferite, appunto in tanto disordine. 11 re sped bentosto Alceta colle sue truppe a raccogliere i feriti, e richiamare al campo quanti combattevano ancora. Nel quarto giorno stese parimente con altra macchina altro ponte sul muro. Vi contrastettero i barbari fortissimamente, finch fu vivo il comandan te del luogo: morto per lui per un colpo venuto da lina macchina, essendo ornai mancati parecchi di lo ro per lassedio continuo, e molti essendo feriti n validi allarmi, inviarono ad Alessandro; il quale ebbe caro di salvare quei bravi. Egli s accord con ;l Indiani di soldo, a condizione, che dovessero im itare per esso in forma di on altro esercito : e que sti uscirono colle armi, e si misero da parte in un colle contrapposto al campo Macedone. Ideavano fug girsene tra la notte, e rendersi ciascuno alla sua gente, insofferenti di portare le armi, essi Indiani, contro gl'indiani. Avvertitone il Grande Alessandro circond tra la notte il colle eoa tutto lesercito, vi

Q U A R T O 147 prese i mezzo quella moltitudine; e gli fu tutta agrificio. Quindi invase colle arme in pugno la citt diserta di difensori, e feoevi prigionieri la madre e la figlia di Associno. Perirono ad Alessandro in tut to quellassedio venticinque militari. 28. Quindi sped Geno a Baeira (1) sai pensiero che que1cittadini, udita la presa degli Assaceni, si renderebbero; ma sped Attalo, Alceta, e Demetrio r uno de* prefetti dei cavalieri ad Ora citt pur essa, con ordine che la circonvallassero, premendola con assedio fino al suo arrivo: Sboccarono, egli vero, da entro addosso di Alceta ; ma li Macedoni senza difficolt ve li respinsero, e ve li tennero a forza fra la circonvallazione. Non ottenne cos Geno il regio intento su que di Bazira ; imperocch raiHdati sul luogo, altissimo e munito di ottime mura intorno, non davano niun segno di concordarsi; ond che vi accorse Alessandro medesimo. Prima per marci ver so di Ora, perch avea risaputo, che erano per en trarvi di soppiatto alquanti de barbari intorno, spe diti appunto per questo da Abbisro. Anzi volle che anche Geno ne andasse a lui colle truppe dopo che avesse fondato un castello ben forte rim petto a Ba zira, e lasciata in esso guarnigione abbastanza, sic ch quelli della citt non si giovassero impunemen te del territorio. Ma questi veduto che Geno s era partito col pi de9Macedoni, tennero in non cale gli altri come non hastevoli a misurarsi con essi , ed uscirono in campo. Appiccatasi cruda battaglia, ri masero estinti circa cinquecento, e prigionieri pi che settanta debarbari: gli altri ricoverarouti alla citt, privati del territorio pi rigorosamente anco ra da quei del castello. Noa riusc poi molesto ad Alessandro l assedio di O r a : ma dato lassalto alle mura, bentosto la espugn ; pigliandovi quanti ele fanti vi erano. A tal nuova diffidatisi quei di Bazi ra delle cose loro, se ne involarono, fuggendo nel
(1) Cnriio lib. *. p a n e . riv e Sezr/t. Superato deinde Chnaspe amne ( il C h o c di Airiuno) Cacaon in obsidione urbis opulcntae (U czinm incoia0 vocantl retiquil.

i4 LI B RO mezzo della notte alla gran p i e t r a , come pare face-* vano gli altri barbari i quali tutti lasciavano le loro citt e correano ad essa p ie tr a , chiamata Aorno ih que luoghi. Certamente ivi questa una gran cosa j e la fama ridice che Ercole il figlio di Giove, non valse nemmen egli ad espugnare quel luogo ( l ) . Io poi non ho come stabilire qual degli Ercoli andasse nell Indie, se quel di Tebe, o di Tiro, o se laltro di Egitto: anzi penso dire con verit, che niuno mai ve ne andasse. Imperocch gli uomini nelle cose dif ficili esagerano la difficolt , finch ardue siano ad Ercole stesso. E quindi vo credere che a magnificare pi che vi si fece, si parlasse pur dErcole in rispet to di questa p ie tr a . Dicono che il giro di essa dqgento stadj, undici l altezza , dove mn sorge , ed pnica la via per ascendervi, fattavi ad arte, e ma lagevole : che su le cime evvi acqua pura e copiosa, plie versasi da una fonte come dalle fonti 1 acqqa suol correre: chevvi selva, e terra huooa da colti vare , quanto ne basta a mille uomini. Alessandro in udir tali cose arse dal desiderio di espugnare quel monte niente meno che per la favola divulgatane di Ercole (a). 29. Fece di Ora e Massaga due citt di presidia per la regione: e spian (3) le mura di Bazira: Efesrione e Perdicca spianarono d ordin suo quelle di Orobate, e lasciatavi una guarnigione si avviarono Ha volta delllodo. Giuntivi, eseguirono quanto era stato prescritto loro per gittare il ponte su questo fiume . Intanto Alessandro costitu Nicnore 1 uno decavalieri amici, per satrapo delle terre di qua dallindo. S incammin poi da principio verso il fin(1) Cnrzio lib. 0 . para*. Quorum incoine armati petratti Aor non eccufnvrrunt . Hanc ah Bercuie fruitra ohsessam esse terrae que motu coactum Esistere fama vulgaverat. Anche Strabo ne nel lib- ij- parla di questo asse dio *ano di E rc o le . (i) E curioso di vedere questo Alessandro tu tto intento ad espugnare le ci me delle m o r ta g n f . Forte le vedea confinar colle nuvole, ed augnravasi tro varvi un passaggi agli altri m ondi, de quali tanti ne ideava. (?) Cosi interpreta Facio. Il nuovo traduttore l intenderei anzi che le r a ra si rifecero.- e tale par ev rre il ;en-o del verbo (reco secondo i lessici s u il senso di Facio par quello del testo.

Q U A R T O

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t t i e , ricvette a patti la citt di Peuciliote, che era non lontana da questo, e misevi un presidio Ma* Cedone, e Filippo per comandante. Prese ancora al tre cittadelle edificate in riva della borrente mentre Cofeo, d Assagete, i capi della provincia, andava no seguitandolo. Giunto ad mbolima citt vicina al gran sasso di Aorno vi lasci Gratero con met dell esercito, affinch vi recasse il pi che potea di viveri, e quanto bisogna nelle grandi permanenze. Imperocchi voleva che i Macedoni di qua si moves sero, e rifinissero con assedio diuturno quei di Aoriio, se non li espugnava a prim impeto. Intanto egli prende gli aroieri, gli Agriani, le truppe di Geno, fc sceltisi dal resto deila falange i pi spediti e me glio arm ati, dugento degli amici, e Cento de saefctieri a cavallo marcia al monte. Alloggi per quel giorno in luogo che parevagli buono: nell'altro pro cedendo Un poco pi oltre, accamp di bel nuovo presso al gran masso. qui venuti alcuni deconfi nanti gli si diedero, e dissero che lo guiderebbero essi alla parte pi acconcia per combattervi, e dal la quale non gli sarebbe difficile lo espugnare quel luogo. Pertanto ei manda con loro Tolommeo di La go , regia guardia del corpo cinto Vagli Agriani, da altri soldati spediti, e dal fiore di quelli che porta* Iran lo scudo) ordinando, che sormontatovi, presi diasse ben bene quel posto, e dessene il segno. And, s inerpic, prese, non visto da barbari, il sito j lo circond di fossa e steccato, e mise in alto una face in parte visibile ad Alessandro: e questi osser vatala inoltr nel giorno appresso la truppa sua per l assalto : ma contrastatovi da nemici e dal sito non pot far pi di tanto. I barbari, veduto com era lassalto impraticabile per Alessandro, si volsero ad investir Tolommeo . Fecesi battaglia acerba di essi e dei Macedoni . Erano i primi tutto ardore pei* ischiantar lo steccato, gli altri per difenderlo. Ma scontratavi i barbari la peggio , venuta la notte si ritirarono. Alessandro, scelto uno deglindiani fug* gitisi a lui, fedele, e perito.deluoghi, lo sped tr*

i 5o LI BRO la notte a Tolommeo con 4ettera ove scriveva : cita egli darebbe lassalto, ma che dandolo, intanto esso Tolommeo non che appagarsi di guardare il suo po sto, piombasse dallalto su i barbari; affinch inve stiti da due parti combattessero, incerti almeno. fatto giorno lev dal campo e port le milizie l do ve era salito Tolommeo sebza esserne veduto, pen sando che se potea per indi riunirsi a forza con To lommeo, non gli sarebbe l impresa dall ora in poi disastrosa. Or fu appunto cos: perocch forzandone i Macedoni l andarvi, i barbari ne li respingevano, con battaglia ostrinata fra loro lino al meriggio. Non cessando per li Macedoni di sottentrare gli uni agli altri a riposo de primi, restarono, gi piegando i l giorno, quantunque a stento , padroni del transito e si congiunsero con gli altri di Tolommeo. Si mos sero cos congiunti, di nuovo per assalir la gran Pietra : ma fu difficile ancora l andarvi ; ed intanto il giorno fin. Su lalba comanda ai soldati che ta glino ciascuno cento pali, e tagliatili prende a tira re , dandovi esso il principio, un argine terrapieno dalla cima del colle, dove accampavano, verso la pietra, fintantoch potessero giunger* su i difensori i colpi degli archi, e gli altri lanciati dalle mac chine ( i) . Dava mano a quell opera tutto 1 eserci to: e lo stesso monarca erane spettatore, ed enco miava o sgridava chiunque avanzavasi per ardore, o per codarda v impigriva. Nel primo giorno l e sercito fece intorno ad uno stadio di argine terrapie no: nel giorno appresso i frombolieri e le macchine scagliando colpi da quello fattone fin allora , impe dirono le incursioni degl'indiani contro gli uomini che lo continuavano : e cos con tre giorni interi fu quel luogo cinto di argine . Nel quarto non molti Macedoni presero un colle, picciolo s , ma pari dal tezza alla Pietra ; ed Alessandro senza indugio pro segu largine, volendo estenderlo fino al colte occu(0 Qnc<to argine era come b iv i strada (pitale la quale saliva verso la cima > cominciando dal posto dov era T olom m eo.

Q U A R T O i 5i pato. Sbalorditi glindiani all* audacia inimmaginabi le di avete i Macedoni forzato il colle, e gi ve dendo che 1 argine vi si tii'ava, sospesero le resisten t e , e spedirono dicendo ad Alessandro che ce.derebbooo il luogo, se amipettevali a patti. In realt pe r disegnavano passar quel giorno in trattati, e poi la notte disperdersi ciascuno verso le sue genti. In formatone il grande Alessandro di loro tutto il tem po, anzi lev dogn'intorno tutti i presidj, e stette aspettando che principiassero ad involarsi. Quindi pigliati circa settecento tra guardie del corpo, e sol dati con gli scudi ascese il primo su la Pietra per la parte gi derelitta : e li Macedoni vi ascesero tirandovisi 1 " un laltro chi d una chi d altra manie r a . Or questi volgendosi, ad un segno, su barbari che si ritiravano, ne uccisero noti pochi tra la fuga; mentre altri per la paura ne cadevano tra dirupi, e morivano. In tal guisa ebbe Alessandro la pietra inespugnabile ad Ercole: fecevi sagrifizio, e messa vi guarnigione , diedene la reggenza a Sisicotto il quale da molto innanzi erasi trafugato dogiIndiani a Besso in Battro ; ed avea, poi, fedelissimo sem pre, militato per Alessandro dallora che questi pre se la Battriana. 3o. Dalla rupe s incammin verso gli Assacenii perocch gli era detto che il fratello di Assacano , cogli elefanti, e che molti barbari eransi ritirati ai monti. Venuto alla citt di Dirta non trov niuno nellinterno, o ne contorni di essa. Nel giorno ap presso sped Nearco ed Antioco, capi luno e l al tro di mille con gli scudi: ma diede da portarsi a Nearco gli Agriani alla leggiera, e ad Antioco i suoi mille, e altri due tanti. Andavano questi ad esami nare i luoghi, ed arrestare se peteasi de barbari} ond avere altri lumi su la regione; e piuccb tutto su ^li elefanti, ed egli frattanto moveasi alla volta dell Indo, precedendolo a gran tratto lesercito per aprire le strade in que siti, altronde impraticabili. Prese quivi alcuni pochi debarbari, e ne ud che gl Indiani di quelle terre erano fuggiti a Barisada ,

152 L I B R O e che aveano lasciati gli elefanti ne pascoli in riv& delllodo. Adunque comand che guidassero lai ap punto doy*erano. Vivono tra quelle genti (ed Ales sandro teneane con se lautamente ) molti i quali fan caccia di elefanti-; e per questo allora fece a neh esso tal caccia. Nell essere inseguiti, due elefanti si gittarono fra dirupi, e perirono: gli altri sopportarono d essere cavalcati, e furono posti allarmata. Tro vati presso del fiume, e tagliatigliene dallesercito, legni da costruzione, ne fe delle navi; e queste lo portarono a seconda delle acque fino al iponte che gli aveano gi fabbricato Efestione e Perdicca ( i ) .

(i) C n riio lib. *. p i n g . j*. Bine a d flttmen Iiu k tm ... pervenit, omniaque, ut praeceperat, ad trojicundum p r e p a r a l a a i Befestiene reperti.

I l fin del L ibro Q u arto.

153

LE

STORIE

DI

A RR IA N O

SU LA SPEDIZIONE D I ALESSANDRO

LIBRO QUINTO
N . U e terre scorse da Alessandro tra i fiumi Cofne ed Indo dicono che siavi la citt di Nissa, la voro di Bacco, e che questi ve la fondasse quando sottomise le Indie. Non per so comprendere qual sia questo Bacco, e quando, e donde portasse le ar mi nelle Indie; s egli fosse il Tebano mossosi da Te b e , o da Tmolo della Lidia, e come andando fra tante nazioni bellicose ed incognite a Greci, altra non ne soggiogasse che la Indiana. Se non che non sono da esaminare tanto per sottile le cose novelleggiate in antico suNumi: mentre cose non credute, io penso, nemmeno da chi novelleggiavale, pajono non affatto incredibili per ci chevvisi aggiunto di D i vino. Nei giungere Alessandro a Nissa, quel popo lo , manda ad esso Acufi, suo capo, e trenta de pi riguardevoli per supplicarlo che volesse lasciare la ua cittade a quel D io . Entrarono gli oratori la re gia tenda : e trovatolo a sedere , polveroso com era dal viaggio, con l elmo, con l'asta, e col resto dell armatura, sbigottirono al vederlo, e gli cadder pro strati a piede, tacendovi profondissimamente. Ma poi quando di sua mano li rials, e fece lor cuore, Acufi prese a dire : 2. Sire , * N issei t i priegano a lasciare la patria loro libera > indipendente, a riverenza d i Bacco : im
perocch questo D io tornando dalle Indie soggiogate ai mari di G recia fo n d con g l invalidi suoi cheran

54

LI B R O

per esso a ltr e tta n ti Bacchi questa c i t t a , perch f o t* * se ai posteri monumento de suoi g i r i , e delle v i t t o rie . Cosi tu fo n d a s ti l' Alessandria del Caucaso , d i E g itto , e ta n t a l tr e , e ne onderai pur f a c e n d o / perch dei tramandare pi memorie d im prese , c h e non Bacco . Q u esti da N is s a nudrice sua den om in pu r N is s a la p a tria n o stra , e N issea la regione t ed i l monte prossimo alla c itt denominavate femo re (l) perch secondo le Javole egli nel Jem ore c r e b be di G i o v e . D a quell epoca abitiam o in N i s s a , liberi , datori noi stessi a noi d i h ( .g i, e leggi v i abl/iam di belV o rd in e. E che Bacco ce la edificasse , v a lg a ti ancora quest' indizio : che germ oglia tra n o i J eli e r a , la quale altrove non germ oglia nelle In d ie.

3 . Riusciva ludir tali cose accettissimo ad Ales sandro, desideroso che trovassero fede i novellaraeati su i giri di Bacco, su 1 essere Nissa opera di lui; perch esso era gi venuto dove Bacco, e pene trerebbe ancora pi addentro ; n ricuserebbero i Ma cedoni di partecipare i nuovi suoi stenti per emula re le gesta del Nume. Pertanto conced che Nissa persistesse libera, e signora delle sue leggi : e sen titone , quali fossero queste leggi, e come teneaseno il governo dagli ottimati, vi appiause: dimand che inviassero con lui trecento a cavallo, scegliendosene di pi cento tra quegli arbitri ( che trecento erano) del comando. fama eh ei si scegliesse anche Acufi, quantunque destinato lo avesse rettore di tutta la provinciaNissea; che Acuf udendo ci ne sorridesse, e che richiestone della causa rispondesse, e c o m e ,o S i r e , una c i t t , se la privi di cento ta li valent'uo m ini , come sar pi bene am m inistrata ? Se t i sono a cuore i N is s e i , p ren d iti i trecento a cavallo, e p i ancora se ne v u o i , ma pe* cento o ttim a ti che in tim i di s c e g lie rti , deh ! consenti che il doppio t i si rechi a ltri men riguardevoli . Cosi tu rivenen dovi , rivedrai la c itt nel? ordine ste sso . Ci dicen(i) N el testo zio lib. 8. paragr. }}.

: ci i meron, leggendo, e non i s p ir a n d o . Vedi C n -

Q U I N T O 155 ci, e ben parea dir saviamente, persuase Alessan d ro ; ed impose che gli mandassero i trecento a ca vallo, n pi chiese i cento ottimati, n altri per essi: par Acuf volle inviargli un s h o figlio , ed uno della sorella di questo. Intanto preselo un desiderio d i vedere il luogo dove i Nissei decantavano cLe foaaero i monumenti di Bacco, e di salire al monte^em ore col corpo de" cavalieri amici e col reai corpo de fanti, e mir. rvi comera pieno di ellere , di al l o r i , di ogni pianta ; co me ombreggialo; e come corso da belve di ogni genere. Dicono che i Mace doni rivedessero con piacere le ellere, non vedute pi da tanto tempo , perch non allignano queste nell ndia ( l ) , nemmeno dove crescon le viti; che bentosto tesserono con quella de serti e sen corona rono , cantando, come sapeano, inni a Bacco, ed in vocandoselo con gli altri titoli suoi: che Alessandro ivi fece sagrifizio al N um e, e banchett con gli amici. .taluni scrissero, se questo pur verisimi le , che molti Macedoni non dispregevoli del seguito suo cinti allora di ellera , compresi dal nume e del nurne insofferenti, scorsero come Baccanti; ma su tali racconti ognun come vuole, creda o discreda. Im perocch non io consento affatto ad Eratostene di Cirene, il quale scrive che quanto fu da' Macedoni attribuito al nume, tutto fu sopressaltato vanamente per lusingare Alessandro ; e dice che i Macedoni ve duta tra Parapamisdi una spelonca, ed intesane una tal favola nazionale, oppur fintala, divulgarono., che quella era la spelonca dove fu legato Prometeo, e dove laquila veniva per divorarne le viscere : e che Ercole ivi giunto uccise 1 aquila, e sciolse Prome teo: che i Macedoni han preso un tal monte che stendesi dal Ponto verso le terre orientali traParapamisdi, e lo han col dir loro trasportato nelle In die, denominandolo Caucaso, quando non che il
(i) Anche Teofrasto in Plinio lib. 11. c. 54. ditte th l elitra non si ge nera nell Il'ala: ma Plinio scrive che r e suoi tempi vi era n a ta . Quanto alru iii r I* .c ,' a 1 1 50,0 Aristobolo per testim onio, cfc nucejier nel1 in d i a : ( l i altri lo negav ano .

I 5rf iiBtO Pa rapa miro, e ci per glorificare Alessandri, quasi fosse ai Caucaso pervenuto: che argomentarono la venuta di Ercole nelle Indie perch videro in quei luoghi de" bovi contrassegnati col marchio iufocato di una clava. Or discrede Er&toitene come simili a questi i racconti su i giri di Bacco: a me per pa re che io non debba deciderne. 4 - Giunto il Monarca all'indo ti troV* il ponte fabbricato da Efestione, molte barche piccole, eoa due di trenta remi, e li doni provenienti dall In diano Tassilo, cio dugento talenti in argento, tre mila bovi, pi che dieci mila pecorej e trenta ele fanti , ansi aveagli pur mandati come ansiliarj set tecento Indiani a cavallo , e consegnata gli avevit Tassila, citt grandissima tra i due fiumi l indo e l Idaspe. Ivi porse sagrificj a tutti i numi ai quali soleva , e fe giuochi equestri e ginnici in riva dellIn do, e le sante cose glie ne additarono lieto il passaggio. Che sia questo il pi grande defiumi dAei* e d Europa , toltone il Gange fiume anch esso In diano; che siane la sorgente di qua dal Parapamiso o Caucaso; che vada a gittarsi nel gran mare Meri dionale delle Indie; che s abbia due imbofxature , limacciose entrambe, come le cinque del Danubio; che faccia anchesso nelle sue terre un Delta ( l ) , similissimo al Delta di Egitto; che finalmente que sto in lingua nazionale si chiami P o ta la ; affatto nod se ne dubita, e quindi l'ho scritto ancor io. Impe rocch l Idaspe, l Acesine, lIdraote, e T ifasi, finmi anch essi Indiani , superano molto in grandezza gli altri dell Asia: tutti per sono minori dellln* d o , quanto 1 * Indo minore del Gange. E Ctesia, ( se di Ctesia ci basta, lautorit ) dice che dove 1 Indo pi stretto, ne sono le rive distanti di quaranta stadj, ma che di cento ne sono distanti dove pi largo. Or su questo i ornai spuntando laurora, il re pass coll esercito tra i popoli delle Indie, Io qui non ho descritto n le leggi delle quali
(i) Vuol dite un A simbolo del D G reco, e rappreseUanza d:l triangolo.

QU 1 N T O 15r i valgono, n gli animali mostruosi che il paes* producevi, se pure ve ne produce, n i pesci, n i cetacei quanti mai sono dell' Indo , dfcHLiaspe , del Gange, e degli altri fiumi Indiani; non le formiche che vi lavorano l qro ( i) , non i grifi che ne sono i cu stodi, n quant altro sen parla, ansi finto per dilet tare, che a dirne il vero; perch niuno tra noi sin* cererebbe ciocch da quanto a inventa di assurdo intorno a que luoghi. Nondimeno Alessandro e i suoi militari scoprirono tante delle cose che se ne men tivano, e coprirono dovunque vennero, n vennero tra pochi di essi, che gl* Indiani erano senza 1 uso delloro, e delle delizie nel vivere, ma grandi di corpo come i pi grandi dell'Asia , alti cinque cubiti o poco meno, oscuri di colore pi che gli a ltri, eccetto gli Etiopi, ma valorosi in arme pi che tutti i popoli allora dell Asia , per non dire de Persiani antichi co*quali Ciro il figlio di Cambise invest li Medi, e tolse loro il comando dell Oriente , e sottomise volontarie, o per forza, tante nazioni . Certamente io non ho cose inconcusse onde gli uni agli altri pa ragonare: imperocch li Persiani in quell epoca viveano , vero, poveri, su terre ingrate, e con leg gi prossime a quelle di Sparta j non per so dicitu ra re appunto, donde si derivasse la disfatta che sof frirono nella Scizia, se dall essere stati ridotti io luoghi troppo angusti , o da altro sbaglio di Ciro , o se perch nelle armi valeano raen degli Sciti. Ma su gl Indiani scriver con libro a parte (2) quanto di .pi liquido per la storia ce ne han tramandato i compagni di Alessandro, e Nearco il quale navig pel gran mare intorno alle Indie, e poi Megstene ed Eratostene, uomini , ambedue rispettabili : scri ver quali ne siano le leggi, e se vi nascano strani animali, e la navigazione che vi si fa nel mar che di fuora le abbraccia . Ora qui solo ne adombro quanto parinone bastare per le imprese di Alessandro.
(i) Sn queste founiche vedi il libro ottavo (. u .
{i)_ E* questo il libro o ttavo : librq il quale forma un tutto da e. ma che noi dimeno per le materie che vi si tr a tta n o , riguardato come parziale ed ottavo della spedizione di Alessandro scritta da A rria n o .

i 58 L I B R O 5. Chiude l'Asia dallAsia il Tauro ( l ) , monte il quale incomincia dallaltura di Micale, dirimpetto allisola di Samo, e spezza la Panfilia e la Cilicia , e giunge allArmenia, e dallArmenia alla Media di l dai Parti e dai Corasmj, finch ciroa la Battriana concatenasi 1 Parapamiso , monte chiamato dai Macedoni, guerrieri di Alessandro, col nomedi Caucaso per magnificare , dicesi, le glorie di lui, come andato fosse Alessandro fino di l dal Canea* so guerreggiando, e vincendo. Forse come il Tauro si continua fino a questo, cos questo si continua fino al Caucaso degli Sciti) e su tal riflesso pur iodi so~ pra lho chiamato Caucaso, e cos lo nominer per innanzi (2). E termina questo Caucaso col grande Oeeano dellOriente e dellIndie. Quindi tutti i fiu mi riguarderoii dellAsia scaturendo dal T au ro, e dal Caucaso, altri piegano a settentrione, e si get tano nella palude Meotide, o nel mare detto dIrea* a ia , che l'uno de'seni del grande Oceano (3); ed altri piagano a mezzogiorno, come J Eufrate, il T i gri , l'in d o , ridaspe, l'Acesine, e Tifasi, e quanti ae sono iutermedj a questi ed al Gange, e sbocca no nell'Oceano, o giunti in luoghi palustri s'invola no, e sotterra, al guardo, come 1 Eufrate se ne in vola (4) Or dove il Tauro e il Caucaso trascorrono l'Asia da Ponente verso Levante se ne formano le due parti grandissime la meridionale, o rivolta ai venti australi, e la settentrionale, e dominata dagli Aquiloni. La meridionale poi suddividesi ia altre quattro parti, e la pi grande forma le Indie, come
(1) Cnrt. Caucasi Jorscm Aslam perpetuo J*go d ividit. Taurus seamdae tnagntudinis mons etmmittitur Caucaso. A Cappadocia se attollens Ciliciam praeterit. Lib. 7. p a n g . t i . (1) N on vedo perch egnerdo questa ragione Arriano non chiami anche il T auro Parapamiso e con ci Caucaso, vuoi dire non vedo perch non abbia chiamato m ito Caucaso. La sua ragione ci porterebbe a poter chiamar l E u ropa col nome di Asia , perch all Aria congiunta. (j) Questo mare non ha comunicazione , almeno visibile con altri mari : tanto lungi che possa divulgarsi come uno de seni dell oceano. Nel parag. io . di questo libro medesimo Arriano fa dire ad Alessandro che egli crede congiunto il golfo Persico al mare orientale, e questo alla Ircania. (4) Ci potr intendersi avvenire prima che V Knfrate sbocchi nel mare ; perch la sua foce nel fo lfo Persico m anifesta. Lo stesso Arriano parla di questa nello stritto particolare tu le cose dellin d ia . Vedi libr. >. $. 38.

Q U I N T O 159 scrivono Eratoatene e M'jgastene, il quale convers, secondo ch'ei dice, con Siburzio, Satrapo degli Arac o sj, e visit pi volte Sandra conte re d indiani: la pi piccola quella tra 1*Eufrate e il mar nostro: e le altre due chiuse dall Eufrate e dallindo, ap pena son degne, anche prese insieme, di essere allin d ia paragonate. Termina l India alloriente, cio d a paesi onde spirano i venti pel sol che si leva, ed a* meozod coliOoeano; a tramontana col Caucaso fin dove al Tauro congiuntesi ; e verso ponente ed i l vento Ipige (1) col fiume Indo infino al mare. Piana n la pi gran parte, pefiumi, congetturas i, che vi ammassan la terra; come in altri luoghi altre pianure non lontane dai mari sono per lo pi l opera de fiumi che vi sorpassano; dond che luo ghi e fiumi ebbero da veccbj tempi un nome mede simo. Cos diciam le campagne dell9Ermo, fiume, il qual sorge ne monti della madre Dindimene, e scorre via via per lAsia al mare presso di Smirne, citt dellEolide: cos un altro fu detto il piano di Caistro nella Lidia da quel Lidio fiume; un altro il campo di Caico nella Misia, ed uno di Meandro nel la Caria fino a Mileto, citt della Ionia. Gli Stori ci Erodoto ed Ecateo ( se pur altri non fu che Ecateo lo scrittore delle cose Egiziane) ambedue con cordi , chiamano 1 Egitto un dono del fiume , ed Erodoto dichiaraci che cos sia con argomenti non disprpgevoli ; tanto che forse quella regione ebbe no me dal fiume. Certamente che Egitto si chiamasse il fiume , che ora Nilo si chiama dai paesani e dagli esteri, abbastanza cel significa Omero il qual dice
che Menelao colloc le n a vi presto imboccatura di E g itto f i u m e . Se dunque tali fiumi, e non grandi,

possono, ciascuno da se, riunire nell andarsene al mare molta terra, quando portano legno e loto dal le alture ove nascono ; non sar nemmen da discre dere che ci 'avvenga nell Itodia, piana in tanto buen tratto, e dove il piano ha tanto sedimento
() Cioi quel vento die procedendo eguirebbc I* dirtion della P u ( lii.

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L I B R O

da fiumi. Certamente 1 Ermo, il Caistro, il Caico, il Meandro, e quanti fiumi d Asia varisene al mare inferno (1), anche a prenderli insieme, non sono da paragonarsi ad alcuno de'fiumi Indiani, per non di re al G-ange che ne il pi grande, ed al quale non pu contrapporsi n il Nilo dell Egitto , n il Danubio il quale corre lEuropa: ansi al quale non andrebbero pari nemmen tutti que primi se collIn do si congiungessero ; sebbene questo, grande fin dal le origini, riceve nellalveo suo (conservando sem pre il suo nome) ben quindici fiumi, i pi vasti del l Asia, e si scarica in mare. E tanto ne sia detta per ora : il resto alla trattacion me lo serbo propria delle Indie. 6. N Aristobolo, n Tolommeo, a' quali princi palmente io mi attengo, ci han detto, come fu co struito per Alessandro il ponte su lIodo; n io pos so per me stesso arguire incontrastabilmente se vel facesse con barche, come Serse su lEllesponto, Dario sul Bosforo e lIstro; o se con archi non in terrotti. Certo a me ne pare, che colle - barche ve lo facesse : imperocch n la profondit dell acqua ammetteavi i lavori di un ponte, n in s breve tem po ultimata sarebbesi un opera tanto malagevole. E e con barche si congiunse il pass ; io non so nem meno comprendere se bastarono queste a darlo, or dinate , stese , e legate luna appo 1 altra con funi, come secondo Erodoto, a darlo bastarono su 1" Elle sponto ; o se congegnossene un ponte come nel biso gno congegnasi da Komani, su T Istro, sul- Reno Cel tico, su 1 *Eufrate, e sul T igri. Certamente speditisi cima, per quanto io vedo, larte Romana in far ponti di barche, e piacemi qui descriverla , degnis sima che sen parli. Datone il segno, si lasciano, do ve il passo, le navi, perch s'inoltrino inverso lo scopo, non gi per la via brevissima, ma come rin culando da poppa: l aodare della fiumana, ben chiaro, cos le trasporta ; ma la forza le sostiene
(i) M editerraneo: perch a questo d dirigono i fiumi in d icati/

Q U I N T O 161 to remi, finche sian poste ai luoghi destinati. Allo ra calasi dalla prora di ognuna un graticcio pirami dale pieno di sassi scelti onde tenerle contracqua. Fermatane cosi luna, si colloca pur 1 altra eoa la prora opposta alla corrente in distanza, proporzio nata a reggere ci che dee soprapporvisi : e ben to sto per concatenarle si soprappongono dall una all'al tra travi per dirittura con tavole in croce. la tal modo procede il lavoro su tutte le navi, necessarie * basare il tragitto : dall una e dallaltra estremit del quale si stendono e fissansi a riva ampie scale onde fis sarvi tutta la mole, e dare pi sicuro il transito a ca valli e carri. In poco tempo si fa tutto, n in farlo mancavi metodo quantunque in mezzo a grande tu multo. N le istigazioni, n le rampogne che dansi su di ogni nave per le mancanze, impedisce l udienza dei comandi, o la sollecitudine nelleseguirli. Cosi da vecchio tempo van tali cose fra Romani. Non per so d ire , n gi lo dissero quelli che con lui militavano , come Alessandro tirasse il passo in su l Indo : ben vo credere che simile vel tirasse ad al cuna delle maniere anzidette. Ma se fu diversa; quella appunto per sua si rimanga. 7. Passato il fiume, Alessandro eagrifica di bel nuovo ai Numi, come soleva. Poi move lesercito, e Viene a Tassila citt grande e felice, e potentis sima fra tutte in mezzo ai due fiumi l Indo e 1 Idaspe. Amichevoli ve lo accolsero Tassilo che erane il capo, ed il popolo; ed Alessandro di loro por zione delle terre fioitime, come glien dimandarono. Qui giunsero a lui gli ambasciadori di Ambisro, sovrano di montanari Indiani, ed erane il fratello stesso di Ambisro, ed altri depi rigoardevoli: vi giunsero similmente a ltri, e portavano doni a nome di Dossareo presidente. Alessandro fece in Tassila li usati suoi sagrifizj, e giaochi equestri e ginnici. oi nominato FUippo Macata Satrapo di que1luoghi, e lasciata fra Tassili guarnigione, e glinfermi ina bili a combattere, s incammin verso l Jdaspe. Im perocch gli diceano che di l da questo fiume eravi Aa& iano , 11

i6a L I B R O Poro in-arm e, deliberato di traversarvelo, e dia* alirlo e lo trapassava (i).^Appena verificato ci ; rimanda Geno all Indo amach riduca in parti le navi apprestatevi per tragittarlo, e glie le porti allldaspp; eri all ldaspe infino furono appunto por tate su i carri le pi piccole divise in due parti, ed in tre quelle di trenta remi: e nellldaspe videsi ri composto quel nautico apparecchio. Intanto Alessan dro restituitosi gi co soldati a Tassila, ora si riavantava all ldaspe , avendo pur seco cinque mila Indiani guidati da Tassilo e da altri soprastanti. Egli mise campo in una riva del fiume, e Poro si vedeva nell'altra con tutte le milizie e co'squadroni degli elefanti. Costui teneasi egli stesso in guardia dirim petto al campo di Alessandro; e pensava a chiudere gli altri passi pi facili del fiume con ispedirvi presidj e duci. Alessandro, osservato ci , concluse do ver movere pur esso le milizie a pi p arti, onde far dnbbio il nemico. Pertanto, divisele in pi corpi , ne menava egli stesso qua e l devastando, o spian do dove il fiume gli restasse pi agevole: anzi ora incaricando questo ora quel duce,inviava ancor essi a pi e pi luoghi. Fe portare da tutto il contorno di qua dnl fiume de frumenti nel campo , onde moetra re a Poro, eh egli aveva destinato tenersi lungo quella riva finch la corrente si diminuisse nellin verno, e gli concedesse pi e pi passaggi. E le bar che che navigavano da luogo a luogo , e le pelli pie ne di strame , ed il lido qua coperto di fanti e l di cavalli non lasciavano che il nemico ripesasse , o che scelto un piano di difesa affatto lo terminasse. Principalmente che allora tutti i fiumi Indiani ne andavano multo gonfi, torbidi, e veloci ; per essere la parte dellanno quando dopo il solistizio estivo il sole retrocede, nella quale cadono nelle Indie ia copia le acque dal cielo , e le nevi del Caucaso (do ve nascono molti de suoi fiumi) si sciolgono, e ne
fi) Con'") lib. 8. p a n (. Prohibitotrus tarici . & ulteriore ripa A ra i confederai transiti

Q U I N T O i 6.5 ingrossano fuor di modo le piene . Laddove nell' in verno questi ei raumiliano , e piccioli appariscono e limpidi a vedere , e facili io qualche luogo a gua darsi, eoltooe lindo, il Gange, e forse alcun altro. Cos^TIdaspe appunto poteva guadarsi nell inverno, ed Alessandro dicera apertissimi mente che lo aspet terebbe questo tempo , se prima gli era chiuso il tragitto. Niente di meno insidiava la occasione, per afferrarla , e passare in un subito senza darlo a co noscere. Egli sentiva che non potrebbe far questo presso la riva dove Poro accampava, perch v era no molti elefanti, e perch le milizie numerose, tut te in ordine e ben armate piomberebbono suMace doni oel transito. E tenea certo che i cavalli n trascenderebbero alla riva opposta dove stavano pron ti gli elefanti a spaventar coll' aspetto e colla voce, n si terrebbero fermi su le pelli entro 1 alveo nel luogo del transito , ma balzerebbero indocili tra le acque, al primo vederli di l dal fiume .Percime ditava una discesa furtiva ; e cos la esegu. '8 . Di notte presentava in pi punti del lido molti cavalli, e levava gran voci,anzi gli urli stes si della battaglia. V'apparecchiava insieme quanto d uopo al tragitto , e faceavisi strepito dogui ma niera. Accorrea Poro ai fragori con gli Elefanti * , ed Alessandro teneasegli a fronte sempre ad un modo. Replicatasi la vicenda pi e pi volte senzaltro che voci ed urli di guerra; Poro pi non si mosse verso le incursioni della cavalleria: ma concepitele come terrori vani , egli teneasi fermo negli alloggiamenti; e vegliavano per lui degli esploratori via via lungo la sponda. Quando Alessandro ebbe ridotto Poro a non temerlo per imprese notturne ; divis questo con siglio . L dove il fiume pi si piegava, cresceane la ripa (l) ad un altura, ingombra d ogni guisa di alberi, e presso questa aveaci tra Tonde un isolet(1) La quale rertava verso Al<an<Jro. C o n io lib. ft. para5. 44. E rnt ins* la in fiumine amplior caeter'u , sylvcstrit eadem et tegendis insidiis opta: fo n a qttoqiK praealta hand procui ripa quam tenebat ipse Alexander non pc~ dtics modo 1 sed etiam cum equis viro* poterai abteonderc ,

164 L I B R O ta , selvosa, deserta, n mai da pi d*nomo premta . Egli dunque notata a fronte dell altura lisoIetta, boscosa dall nno e dall altro lato , ed a tta a nascondere le operazioni di ano sbarco, deliber trasmettere per essa i soldati. Riraanea laltura e l isoletta lontana dal gran campo cento cinquanta stadj. Egli tenea guardie compartite per tutta la ri va proporzionatamente, onde le une vedessero le al tre, e io comprendessero facilmente, se mai nulla annanziavnsi loro di nuovo . Ornai da pi notti non faceansi che grida e fuochi. Risolutosi di accingersi al transito , apparecchiavano apertissima mente nel campo, quanto eravi necessario. In questo campo era stato lasciato Cratero con le milizie equ^strisue, con quelle degli Aracosj, e de' Parapamisadi, con la falange Macedonica, con le truppe di Alcra, e di Poliperconte , e cocinque mila Indiani diretti da quei lor capi , i quali erano presidenti de paesi di qua dall'indo. Era insieme prescritto a Cratro di non passare il fiume se prima non avesse nuova che Poro e lesercito suo stava a combattere con Ales sandro, o che lo fuggiva, lasciatagli ls vittoria. S e Poro ( aveagli detto Alessandro ) se Poro v ie n su m e con parte dell esercito , lasciata V a ltra e g l i ele fa n ti nel campo ; t u allora , com giu sto , gu ar
da il tuo posto : ma se egli viene su me con t u t t i g l i e le f a n ti , lasciate a ltr e truppe nel cam po; tu t i sollecita a llo ra , e passa : perch g l i elefan ti soli so no il tt avaglio de c a v a lli nel tran sito : il resto del esercito si rimanga. E questi erano gli ordini dati

a Cratro. Nello spazio tra lisola e il grao campo dov era Cratro avea collocato Meleagro , Attalo, e Gorgia co mercenarj a piedi e a cavallo, e co mandato loro di passare , in corpi separati, appena vedessero gl Iadiani entrati in battaglia. Egli poi celte per se le schiere de cavalieri amici, la ca valleria di Efestione , quella di Perdicca , e di De metrio , quella de Battriani, de* Soddiani, degli Sciti, li Dai che saettavano cavalcando, li soldati della falange con lo scado, le truppe di Clito? e di

Q U I N T O i 65 Ceno, gli arcieri e gli Agriani; li condusse occulto* niente in qualche distanza dal lido , affinch recan dogli alla altura ed all' isola non desse a conoscere il luogo dal quale ideava fare il tragitto . Venuta la notte furono ivi empiute di strame e ricucite con gran diligenza le pelli, recatevi buon tempo innanzi ; e caddero copiose acque dal cieto. Cos l'apparecchio e T impresa divenne pi ancora inosservabile ; so praffacendo lo scroscio della pioggia e de* tuoni ogni .suono di a n n i, o comandi. Sfolte ancora delle bar che , divise in parti, erano gi state ivi portate, o ricomposte senza farlo conoscere, ed occultate tra la selva , e tra queste ci aveano pur quelle di trenta re m i. Su l'alba cess il vento e la pioggia , e gi la sua cavalleria montata su le pelli, e le navi con la fanteria , quanta ve ne capiva , trapassavano lua? go T isola senza esserne scoperti dalle vedette di Po ro, prima d' allora, quando erano ornai poco lontani dalla riva . Egli trapassavala in una barca di tren ta remi e con esso ne andava Seleuco, colui che po scia fu re, Tolommeo, Perdicca, e Lisimaco,guar die del corpo, e met, de soldati con gli scudi, an dandosi l altra met su le altre barche a trenta re mi . Come l'arm ata pass lisola saffil scopertamente alla riva . Mirato ci gli esploratori corsero a Poro, ciascuno eoa tutta la velocit del ano car vallo . g. Intanto Alessandro co suoi si mise a terra il primo, e riuniti quelli delle altre barche di tren ta remi, schier, come approdavano i cavalieri i quali doveano per ordin suo venirsene a riva innan zi di tutti ; e cos schieratili, prese a marciare. Per imperizia per de luoghi non era egli amontato ani continente ma su di nn isola , grande pur essa, e tanto meno apparente per isola, quanto che separa ta dalla terra per un picciolo tratto appena di ac qua fluviale. Or come quest' acqua <-n cresciuta per la pioggia dirotta e lunga della notte; non ritrova vano i cavalieri il guado, e temeano che per trai smetterai a riva abbiaognaaaevi tanta fatica, quanto

166 L I B R O 'la precedente . Se non che trovatolo poscia, lo tra* passavano ma con stento; perch l acqua dov era pi profonda superava le mammelle de fanti , ed i ea valli ne tenea no fuori appena la testa . Finito pur questo transito, Alessandro condusse al corno destro il reai suo corpo a cavallo come il fior pi scelto degli altri corpi equestri, mettendo innanzi di tutti la parte la quale saettava cavalcando . Alte milizie -equestri congiunse di fanteria primieramente ii sol dati, regj con lo scudo, comandati da Seieuco, poi la regia coorte , e quindi gli altri soldati armati di scudo co duci a quali ne toccava il governo : e fi nalmente ai lati di essi fanti colloc gli arcieri , gli Agriani, ed i lancia tori . Compartite cos le milizie impose che la pedestre, numerosa quasi di s^i mila, lo seguisse con passo di marcia in buon ordine , ed egli corse colla sola equestre , forte di cinquemila , fattile riunire da Tourene che erane il capo, ia fretta gli arcieri ; parendogli poter giungere con es sa all intento. Egli si avvisnva , uscendogli Poro in contro con tutta larmata, di caricarlo e batterlo noa difficilmente, o di resistergli almeno colla sua caval leria, finch gli arrivassero per l impresa anche i fanli. Che se gl Indiani sbalorditi dall ardire portentoso del transito davansi alla fuga, destinava al lora di seguitarli, n da lontano, affinch uccisone buon numero nlla ritirata , poco restassegli a fare. io. Amtobolo dice phe il figlio di Poro era pre corso al riparo con sessanta carri innanzi che Ales sandro oltrepassasse in ultimo ia isoletta , e che avrebbegli potuto impedire uno sbarco, difficile ad es so , anche senza gli oppositori; se gl'indiani balza vano da carri, e piombavano su primi che lo ten tavano. Che colui ne and oltre coi carri , e cos Alessandro pigli terra senza pericoli; e pigliatala gli sped contro li saettieri a cavallo; talch gl in diani, ricevendo bentosto delle ferite, se ne misero in fuga. Altri per, dicono, che in quella discesa il figlio di Foro accor.no con glindiani di battaglia ad Alessandro ed alla sua cavalleria : che venne coi-

Q U I N T O 167 la parte pi grande dell esercito ; e che da esso fa colpito Alessandro, e morto aacora B u c e fa lo ,i 1 ca vallo prediletto del medesimo. Ma Tolommeo di La* g'o, al quale io mi coaformo, scrive diversamente} vuol dire , che Poro sped veramente il s d o figlio non per con soli sessauta carri; perch non verisimile che con questi soli ve lo spedisse udito il tra gitto di Alessandro, o di parte dell esercito di l dall Idaspe Sessanta carri eran troppi per far le scoperte, n sbrigati abbastanza per una ritirata, 9 certo niente proporzionati a precludere i nemici da passare, o dar la caccia ai passati. Egli dice che il figlio di Poro accorse con due mila a cavallo e cen to venti carri; che avendolo Alessandro prevenuto, anzi gi fatto il passaggio dall' isola ultima , gli mand contro per i primi i saettieri a cavallo,e poi si mosse egli stesso colla cavalleria ; conghietturando che sinoltrasse anche Poro con tutto lesercito, 9 che quella sua cavalleria gi schierata in battaglia, non fossene che lavanguardia . Che saputo appena con sicurezza il numero degl Indiani, corse ad.at taccarli co suoi cavalieri, e che quelli si misero ia fuga nel vedere che venivano a squadroni, e non tut ti di fronte , ad una fila. Che perirono di questi tre cento a cavallo , che soccombette il figlio stesso di Poro, e che li c a rri, divenuti in quel luogo, gravi per la ritirata ed intrattabili pel fango, furono pre si insieme coi cavalli. Che Poro allannunzio dato gli pe' suoi cavalieri fuggitivi, che Alessandro era passato col nerbo dell esercito, e che il suo figlio era morto ia battaglia, cadde in gran dubbio sul partito da prendere , massimamente che vedeansi di rimpetto accinte a passare anche le milizie lasciate nel gran catnpo con Cratro. Che alfine risolvette marciare con tutto l esercito contro di Alessandro per investire ad un tempo la parte pi poderosa ed il sovrano stesso d Macedoni : ma lasci negli al1oggimenti pochi elefanti, e non molta milizia per dar terrore in sul lido alla cavalleria di Cratro . Che pertanto egli presa tutta la cavalleria, forte di

168 L I B R O quattromila, tutti i carri che erano trecento, dugeito elefanti, e trenta mila , quanti gliene servivano, di fanteria, si mosse. all* incontro di Alessandro : Che giunto per altro appena in luogo, il quale pa revagli senza fango , nsi tutto pei strati delle ara ne piano , e consistente agli slanci e rivolte dei cavalli, schier quivi lesercito ; e prima gli elefanti, discosti l uno dall altro non meno di cento piedi, affine di tenergli alla testa delle sue milizie pede stri , e darne insieme terrore alla equestre di Ales sandro: e ci principalmente perch, egli non con cepiva che alcuno ardisse d internarsi fra gli spazj intermedj a questi animali, non coi cavalli che ne sarebbero spaventati, e meno a piede; imperocch nelladito stesso sarebbero tutti attraversati dal saet tare dei soldati grevi, o calpestati dalle bestie che si volgerebbon su loro . Quindi schier la fanteria non gi nella linea degli elefanti, ma in altra im mediatamente appresso, tanto che per poco non en trava le distanze fra 1 * ano e laltro di questi; e te* nea pur de fanti ai corni su gli elefanti ()). Di spose ai lati delle milizie appiedi quelle a cavallo , come innanzi di queste dispose i carri . E tale era 1 ordinanza di Foro. ] l. Quando Alessandro vide gl Indiani gi pron ti in schiera ferm li cavalieri affin di ricevere lar mata appiede la quale si avanzava senza dimora. E poich questa si fu, correndo, a lui ricongiunta , non la port gi subito innanzi per esporla stanca s anelante, ai nenrici vegeti e freschi, ma le gir din torno co suoi cavalli ,e le di tempo e requie, tan to che si rianimasse '. Poi risguardata la disposizion de nemici non volle gi murciare addirittura dove stavansi i primi gli elefanti, e dietro gli elefanti negli aditi tra l uno e laltro tanta fanteria; peroc ch, ne temette appunto i mali che Poro gli appa
Vnol dire sa le torri poste m (iti elefanti, come interpreta F a r i o . Cur zio libro 8. parag. 46. dice clie gli elefanti furono disposti fra i g u e rrie ri.

io

ellapc dispositae inter armatot specicm turrium procul fe c tra n t.

Q U I N T O 169 recchiava con quella ordinanza. Sfa eogoscintosi pi$ forte di cavalleria, corse coi pi di questa, per at taccarli egli stesso, al corno, sinistro, mandando in tanto al destro Geno , la sua cavalleria, e quella di Demetrio con dichiarazione d infestare alle spalle i barbari, quando i barbari, vedutasi a fianco la ca valleria di Alessandro, le porterebbero incontro la loro. Seleuoo, Antigono, Taurone conduceano la truppa appiede , incaricati di non porla in azione , se non quando vedessero sparso il disordine dalla sua cavalleria, tra cavalli e fanti nemici. Cosi giunto appena a tiro, invia li saettieri a cavallo, mille ia tutto, sul corno sinistro a turbarne le schiere col tempestare de colpi o de cavalli : ed egli pure stac casi velocissimo col corpo de* cavalieri amici verso la sinistra de' barbari, affin di assalirveli sconcerta ti , avanti che la cavalleria loro si ordinasse a pro teggerli . Quand ecco le milizie equestri Indiano adunarsi, e correre da ogni parte a respingerlo. Tenne Ceno , com era il comando, dietro di -esse; e cos furono astrette a presentare doppia fronte,la pi forte ad Alessandro, e l altra a Ceno. Or que sto confuse fin sol principio le schiere e i cuori de glindiani: ed Alessandro, vedutone il buon punto, nello stesso volgersi loro a due fronti invest la parte che a lui riguardava . Non aspett questa lurto,m a si ricover, come allombra di un muro amico,pres so gli elefanti. Allora quelli che vi erano sopra mossero gli elefanti contro la cavalleria di Alessan dro. Ma venendo intanto anch essa la fanteria Ma* cedone contro gli elefanti saettava , e pressava da ogni parte le fiere e le guide. Non somigliava il conflitto a niuno de precedenti. Dovunque si avven tavano , rompevano gli elefanti la fanteria Macedo ne, quantunque foltissima. Or qui le milizie eque stri de barbari vedendo la procella su Macedoni a piede, rivoltesi di bel nuovo, spronarono anchesse contro gli.altri a cavallo. Ma superate ancora da questi , maggiori in forza e perizia , cercarono un* altra volta lo. scampo presso gli elefanti. Bicongia*

\? o L I B R O genitali cos la cavalleria di Alessandro per le vi cende nel combattere , e non per comando, tutta ia un corpo; dovunque piombava, rompeva e straziava le squadre Indiane. Kidotti con ci gli elefanti alle strette; ne ebbero danno senza divario, Greci e barbari, schiacciati nel volgersi o nell assalire; e grande fu lo strazio di cavalleria p^r tale angustia di sito. I rettori degli elefanti furono in buon nu mero trafitti dalle saette: e gli elefanti stessi quale ferito, quale stanco, quale senza rettore, non pi tennero luogo distinto: ma frenetici in tanto male corsero ugualmente su gli amici, e su nemici, ur tando per tutto ad un modo, conculcando, e truci dando. Allora i Macedoni , preso, come voleano,il larg , davano loco ngli elefanti quando venivano , ma quando si ripiegavano mettevansi a dardeggiar li . Cos gl Indiani, che erano presso di essi, ne era no assai pi malmenati. Finalmente quando le be stie furono spossate,quando non pi moveansi ad as salire con impeto; anzi ne retrocedevano, strasci nando i piedi, lente lente quasi come barche spinte a ritroso; Alessandro stese intorno a tutta quellar mata la sua cavalleria , dando il segno ai fanti che accostassero scudo a scudo , e corressero a rinfrancar quel ricinto. Con ci furono tagliati a pezzi tutti gl indiani a cavallo, toltine pochi;e rimaneano tut tavia tagliati anche i fanti, soprastando loro da ogni parte i Macedoni; ond che gli altri, dove la ca valleria di Alessandro davaoe 1 adito, si volsero tut ti alla fuga. 12. Nel tempo stesso Cratro e gli altri capitani lasciati di qua dall Idaspe veduta appena la vittoria decidersi per il re loro, tragittarono il fiume; e su bentrando , freschi ai compagni etanchi , fecero anch essi, perseguitandoli, strage non minore dIn diani nella ritirata. Caddero poco meno che ven timila della fanteria, e tremila della cavalleria di questi. Tutti i carri furono conquassati : morirono due figli di Poro, Spitarce il presidente degl Indiani di quella regione, e tutti ia fine i mandanti di

Q TJ I N T O ifi elefanti , di c a rri, e di milizie appiedi e a cavallo: e gli elefanti non periti nella battaglia, furono tutti presi. Per lopposito appena mancarono ad Alessan dro ottanta dei seimila appiede che furono con esso nel principiar della mischia, e dieci desaettieri a cavallo, cio di quelli che vennero i primi alle mani, circa venti del corpo de9cavalieri amici , e dugento dell altra cavalleria. Poro dimostratosi grande nella giornata, non solo come comandante, ma come bra vo soldato , quando vide la sua cavalleria in- pezzi , gli elefanti parte uccisi, parte erranti e malconci e seoza guida, e la fanteria caduta per la pi gran parte trofeo di morte non diede gi esso il primo 1 esempio'a suoi di fuggire, come avea fatto Da rio quei re s potente , ma finch apparvero schiere Indiane sul campo, vi persistette a combattere. Se non che trafitto poscia nell omero destro, la sola parte che tenesse scoperta, difeso in tutte le altre dallarmatura, egli tanto esuberante di forza, e tanto proporzionato a maneggiarla, come poi si conobbe nel vederlo, diede egli allra la volta all elefante e part . L emolo vincitore, trovatolo s grande e s generoso nel combattere , desider di salvarlo ; e su Je prime gli sped Tassile . E quest Indiano corso gli a cavallo incontro fin dove concepiva di star sal vo dall Elefante, esclam che si arrestasse ; giac ch non v* era scampo , ed udisse i sensi di Ales sandro . Di Poro indietro, veduto in Tassile il vec chio nimico suo movendosi come per saettarlo ; e forse che lo uccideva , se bentosto non cavalcavagli da lontano. Non si disaffezion nemmeno per que sto Alessandro a Poro ; ma gli diresse altri a vicen d a, e Meroe fra questi, un Indiano, antichissimo amico di lu i, per quanto aveane risaputo. Poro, uditolo, e vinto ornai dalla sete, ferm lElefante, e ne scese. Ma non s tosto egli bevve e si rinfre sc, Meroe lo mena ad Alessandro. Il Monarca In diano andava; ed Alessandro, fattone certo, usc ca valcando dinanzi l armata con alquanti de cavalie ri amici per incoptrarlo. Poi contenne il cavallo t

ifa L I B R O d ammir-la' tatara alta sopra cinque cubiti, e In bellezza di Poro, e come 1 aria non vedeaglisi a n cora di vieto, ma veniva ad un r e , dopo avere con esso combattuto del regno , qual viene il valentuomo al valentuomo. Quando Alessandro,fattosi il p ri mo a parlare, lo invita a dire ciocch vuole che g li si faccia: e Poro, fama che rispondesse d i essere come un re tr a tta to : e laltro dilettato dalla diman da replicava ; o Poro : lo avrai tu questo per conto
m io : m a vogli tu chiedere p e r tuo riguardo cosa che t i piaccia : e colui soggiungeva, che nella sua d i manda era t u t t o . Compiaciutosi Alessandro di que

sto anche pi, rendette a Foro il comando de suoi Indiani, ansi il regno ne estese altrettanto pi che per lo passato ( i ) . Cos egli tratt regalmente lnoid o magnanimo ; e dall ora in poi se lo ebbe sem pre fedele . E questo fu 1 esito della battaglia di Alessandro con Poro e con gl Indiani di l dallIdaspe nel mese di Marzo, essendo Egemone larconte di Atene. l 3. Alessandro eresse due citt, 1* nna dove erasi mosso a passare l Idaspe, l altra clave gli occorse la battaglia: e l ultima la denomin V itto r ia (2) dalla vittoria avuta su gl'indiani, chiamando laltra B u cefalo in memoria di B ucefalo suo cavallo, il quale gli era morto non gi per alcana ferita, ma sopraf fatto dalla stanchezza e dagli anni ; imperocch que sto portava ornai lanno trentesimo quando gli si spos s . Per addietro avea divisi travagli e pericoli assai con Alessandro, il solo da cui lasciasse cavalcarsi. Grande di mole, e generoso di spiriti, ricusava ogni altro cavaliero sul dorso. Egli avea per contrassegno la impronta di una testa di bove, donde fama che derivasse quel suo nome, sebbene altri dicano che lo derivasse da questo che esso, tutto pel nero, avea sa la testa un bianco, contornato appunto come la testa
(1) C o n io nel lib. 8. parag. 49. Confirmatum centra spem omnium io am icorum numerum recepii, mox donavit ampliare regno > quant tenuti (2) In Greco Nicc o .

Q U I N T O 173 di un bove. Questo cavallofu involato nella terra degli Ussj a Alessandro ; ed Alessandro fe bandirvi che ucciderebbegli tutti, se noi riportavano; e fu ri portato. Tanto era lamore di Alessandro per il ca vallo, e tanto per Alessandro il terrore de popoli. Or sia tale cavallo pregiato pur da me col grande Alessandro. 14* Alfine dati i convenevoli onori ai morti in bat taglia, e sagrifzj ai numi per la vittoria, dati spet tacoli equestri e ginnici nel luogo dove avea tragit tato in principio iidaspe coll esercito, lascia Cratro con parte delle milizie a continuare e murare la citt cominciate, ed esso marcia su gl indiani, con finanti con Poro. Si chiamavano questi Glaucanici se condo Aristobolo, e Glausi secondo Tolommeo, a io mi affanno sui nome, quale se lo avessero propria mente. Entr quepaesi con met de cavalieri amici, col fiore de fanti scelti da ogni corpo, con tutti i saettieri a cavallo, con gli Agriani, con gli arcieri; e tutti gli si diedero a p atti. Cos ricevette trentasette c itt , le pi piccole delle quali non aveano meno di cinque mila abitanti, quando molte ne aveano so pra diecimila : ricevette ancora molti castelli, nommeno che le c itt , popolati : e volle che Poro domi nasse ih questa regione. Quindi riconcili Polo e Tas sile , e rimand l ultimo alla propria sede. Intanto giunsero ambasciadori i quali dichiaravano Alessan dro, larbitro di Abisare e de suoi stati. Abisare innanzi la battaglia di Alessandro con Poro ideava di unire collultimo le sue forze, ed ora mandava al primo tali ambasciadori, e tra questi il fratello con doni, e con quaranta elefanti. Giunsero ancora gli oratori deglindiani indipendenti, e quelli similmente di un altro Poro , sovrastante par esso dindiani. Alessandro intim bentosto che Abisare venisse in perr sona, minacciando, se non veniva, che vedrebbean dar lui coll esercito dove non piacerebbegli. Nel tem po stesso arriv Frataferne il satrapo de Parti e dell Ircania co Traci lasciati presso di lui: e mesaggieri di Sifiico, satrapo degli Assaceni annunzia-

ir4 L I B R O rono degli Assaceni che ucciso il Ior capo erausi ri bellati da Alessandro. Egli sped Filippo e Tiriespe con truppe per sottometterli e riordinarli, e f ra t tanto marci, verso l Acesine. l 5. E questo 1 unico de fiumi indiani del quale Tolommeo figlio di Lago ci abbia descritta la g ran dezza. Dice che dove Alessandro vi tragitt l'eser cito su barche e pelli, rapida ne va la corrente tra pietre grandi ed angolose urtando, bollendo, roraoreggiandovi, e che si stende da largo quindici sta dj: che il transito riusc propizio su le pelli, ma che affogaroQsi non pochi di que su le barche, dandone molte ne macigni, e rompendosi. Seguendo questo racconto pu vedersi che non han troppo alterata la grandezza del fiume Indo quei che lo han giudicato ampio quaranta stadj nella larghezza inedia, e quin dici dove pi si ristringe, e stringendosi cresce di altezza : e credono che questo fiume a tal modo si estenda in pi luoghi. Avr poi, sembrami, . Ales sandro scelto il passo pi largo dell Acesine afflo di avervi n\eno impetuose le acque. Fattone il tragitto lasci Geno colle sue truppe sul lido a proteggere il transito delle milizie le quali restavano addietro e dveano trasportargli il grano,e quanto bisogna va dalle Indie finora sottomesse. Rimand Poro ai suoi stati affinch vi scegliesse gli uomini pi belli cosi , e prendessevi gli elefanti che aveva, e ritor nasse con essi. Frattanto egli risolvette perseguitare col pi snello dell esercito l altro Poro invola tosi, diceaai, dalle terre alle quali comandava, e malvagio; imperocch costui, finch vi fu guerra col primo Poro, umiliava ad Alessandro settesso e le sue cose, non s per amore di lui r come per odio dell altro , ma quando intese andato ad Alessandro pur esso, anzi aggrandito di signoria, fattone allora pauroso, fugg non tanto pel Macedone, quanto per l altro , nominato come lui, con tutte le milizie, che seppe indurre a seguirlo. Or levatosi in traccia di questo giunse all Idrate , altro fiume Indiano, minore di velocit, non di larghezza, all* Acesine;

Q U I N T O t 75 lasciando, prima di giungervi) de presidj, dovun que, ne luoghi pi acconci, affinch li soldati di Cratro e di Geno venissero a lui senza pericolo a foraggiassero il pi dei paese. Allora sped di quivi Efestione con due falangi'di fanti, con met degli arcieri, col sno corpo di cavalleria, e con quello di Demetrio nella provincia di Poro fuggitivo affin di metterne ai comandi dell altro Poro il suo popolo, come tutti gli altri Indiani, i quali vivevansi liberi sa le rive dell' Idrate. Egli pass l 'Idrate, non per diffcilmente, come l Acesine . 16. Inoltrandosi di l dall Idrate gli si davano per lo pi i popoli a patti; ma gli umiliava colia forza se gli uscivano incontro colle armi, o fuggiva no. Intanto riferiscono ad Alessandro che alouni al tri Indiani liberi e quelli chiamati Gatei si apparec chiavano a combatterlo, se penetrava le terre loro, e consociare alla causa comune tutti i confinanti > quanti ve n erano, liberi parimente. Sanglaerala citt dove ideavano contrapporglisi, e questa ben for te: e li Gatei passavano per intraprendenti, e for tissimi nelle armi. Diceasi che con essi pur la sen tivano gli 0 8*idrachi e i Malli, altri popoli delle Indie: che poco addietro erano andati Poro ed Abi tare coll esercito, anzi aveano suscitate molte altre popolazioni dell Indie per debellarli, ma che non giugnendo a niun frutto, degno di tanto apparec chio, erano ripartiti. Alessandro a tali racconti mar ci ben tosta su i Gatei, e pervenne in due giorni dal fiume Idrate a Pimprama; citt dindiani, det ti Adraisti, i quali gli si diedero a patti. Vi ripos nel giorno appresso l esercito, e nel terzo dall ar rivo procedette verso Sangla. 17. I Gatei ed altri che a lor confinavano, unitisi insieme stavano avanti di essa, schierati, su di un colle scosceso, ma non tutto: circondatolo coi c a rri, quasi con triplice barriera, vi si teneano addentro, come fra le trinciere. Alessandro, considerato il nu mero de barbari e la natura del luogo, si acconci coitile pareagli pi richiedere la circostanza. Sped

176 L I B R O bentosto i saettieri a cavallo con ordine di tira rv i da lontano, e volteggiarvi d intorno, affinch gli n diani non facessero di quivi ninna sortita, innanzi che egli avesse disposto tutto 1 esercito, e si atter rissero fin tra rip a ri, prima della battaglia. F ra t tanto egli mise nel corno destro il corpo di cavalle ria solito precedere i monarchi, e quello di G iito, e successivamente i soldati con gli scudi, e poi gli Agriani. Mise nel corno sinistro Perdicca e sotto lui la sua cavalleria, e le schiere degli Asseteri; final mente suddivise , e colloc gli arcieri a fianco dell uno e dell altro corno. Nel dar cos forma alle sercito gli sopravvennero fanti e cavalli di retroguar dia , ed egli compart li cavalli, e trassel avanti ne* corni, e rend cofaHti pi folta la falange. Do po ci presa la cavalleria del corno destro marci verso la sinistra de carri; parendogli quivi il cammi no pi facile, e meno densa la siepe decarri. Nn iscorsero gl Indiani fuori di questa, anzi saliti su i carri lo saettavano dall alto. Veduto allora che non era questo nn affare di cavalleria, si mise a terra, e fecesi avanti colla falange. Non gli fu arduo scac ciare ebn essa gl Indiani dal primo ricinto' de' carri ; e non che ritiratisi nel secondo vi resistevano pi facilmente, perch vi stavano elevati e pi densi in cerchio minore, n i Macedoni si avventavano, come prima, da gran sito su loro. Di poi per separaro no i Macedoni anche i primi carri di qoesto ricin to, e sinoltrarono per quelle aperture, come venne lor fatto, ma sena5ordine. Contuttoci violentarono sopraffecero in tal posto ancora gl Indiani. Allora non tennero questi pi fermo; ma< ripararonsi, fug gendo quanto poterono, nella citt. Colloc per quel giorno Alessandro e stese la falange quanto pot din torno alle mura, troppo pi ampie che cingere ve le potesse. Ne spazj liberi dalla falange era non lungi dalle mura una lacuna, ma non profonda, ed ei mi se intorno alla lacuna schiere a cavallo, immaginan dosi che i nemici sbigottiti dalla disfatta precedente lascerebbero tra la notte pur la citt * . come addi-

Q U I N T O

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Tenne. U s c i t i n e i p i d i l o r o c i r c a l a s e c o n d a v ig i
l i a c a p i t a r o n o p re s so l a v a n g u a r d i a a c a v a l l o . B e a n e f u r o n o i p r i m i t r u c i d a t i ; m a g l i a l t r i , a v v e d u tis i c h e la la c u n a e r a c irc o n d a ta , rifu g g iro n si a lla c i t t . P e r t a n t o A l e s s a n d r o fe c e d o p p io s te c c a to in c o rn o d i e s s a , fin d o v e l a p a l u d e n o n lo i m p e d i v a , e l a p a r l u d e a n c o r a fu g u a r d a t a p i g r a n d e m e n t e . C i f a t t o , e g l i a v v i c i n a r e d e l i b e r a v a le m a c c h i n e , e b a t t e r l e m u r a ; q u a n d o f u g g i ti s i a d esso a l c u n i d e l l a c i t t g l i s v e l a n o , c h e g l i a l t r i p e n sa v a n o in v o la r s e n e q u e l l a n o tte p e r l a p a l u d e , l d o v e n o n e r a s t e c c a to < A l l o r a e g l i s o p r a m m is e a q u e i lu o g o T o lo m m e o d i .L a g o e c o n esso t r e m i l a c o n g l i s c u d i , t u t t i g l i A g r i a n i , e d u n c o r p o d i a r c i e r i , d i m o s tr a n d o g l i fino i l p a s s o , c h e s a r e b b e a p a r e r su o f o r z a to d a i b a r b a r i . Q u a n d o s e n t i , g l i d i c e a , c h e lo f o r z a n o ,t u . co t u o i im p e d i s c i loro c h e v i s *in o ltr in o . N e l te m p o s te s s o f a ' d a r c e n e c o lle tr o m b e i l seg n o . JE v o i , a l t r i d u c i m a g n a n i m i , v o i d a to i l s e g n o , a c c o rre te co v o s tr i i n o rd in a ti z a a m o ltip lic a r e i l te r r o r e , d o ve le tr o m b e v ' in v ita n o , J o s te s s o n o n v i m a n c h e r . Su t a l i d i c h ia r a z io n i T o lo m m e o ra c c o ls e i l p i d e c a r r i a b b a n d o n a ti n e lla p r i m a lu g a , e l i d isp o se v ia v ia p e r t r a v e r s o , a ffin ch m o l t i a p p a r is s e r o t r a l a n o tte g l i o s ta c o li a c h i f u g g i v a . S i m i lm e n te c o m a n d c h e si p e rfe z io n a s s e q u a e l t r a l m u r o e lo s t a g n o lo s t e c c a t o , t a g l i a t o g i , m a n o n f is s a to ; e le m iliz ie lo p e r f e z io n a r o n o t r a l a n o t t e . E r a n e o rn a i l a q u a r t a v i g i l i a , q u a n d o i b a r b a r i se c o n d o l a v v iso a p p u n t o d a t o n e a d A l e s s a n d r o , s p a l a n c a t e le p o r t e p e r o n d e p a ssa si l a l a c u n a , si m is e r o a c o r r e r e v e rso d i e s s a . N o n c o r s e r o o c c u lti p e r n a l l e g u a r d i e n a T o lo m ra o c h e vi s o p r a v v e g l i a v a . C o n c io s s ia c h l t r o m b e g l i e n e d i e d e r o i m m a n t i n e n t e il s e g n o , e d e g l i m a r c i c o l le s c h ie r e in a r m e c o n tr o d e p r o f u g h i . G i si tr o v a v a n o q u e s ti a p e tt o c h i li c a r r i , c h i lo s te c c a to p i a n t a to v i no n a g u a r i . V e n u t o p e r d o p o lo s q u i l l a r e d e l l a t r o m b a T o lo m m e o su l o r o , e tr u c i d a n d o n e a m a n o a m a n o c h e s f u g g iv a n o t r a i c a r r i , d i n u o v o a l l a c i t t s i r i v o l s e r o . N e p e r i r o n o in q u e lla fu g a c in q u e c e n to . A r r ia n o . 12

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L I B R O

18. I n t a n t o e c c o P o r o c o l r e s t o d e g l i e l e f a n t i e c i n q u e m ila I n d i a n i ; ecco A l e s s a n d r o , c o n g e g n a t e l e m a c c h i n e , a p p r o s s im a r le a l l e m u r a , se n o n c h e p r i m a c h e q u e s t e fossero b a t t u t e i M a c e d o n i p r e s e r o a f o r z a l a c i t t , s c a v a n d o n e a b b a s s o le m n r a ste sse c h e e r a n o d i m a t t o n i , e p o g g ia n d o v i d o g n i n to r n o l e s c a l e . P e r i r o n o in q u e l l a in v a s io n e d ic ia s s e tte m i l a I n d i a n i , e se n e e b b e r o n e lle m a n i p i c h e s e t t a n t a m i l a , c o m e p u r v i si e b b e r o t r e c e n t o c a r r i , e c i n q u e c e n to c a v a l i e r i . N e l l e s e r c ito G r e c o g l i e s t i n t i , d u ra n te l a sse d io , furono a lq u a n to m eno ch e c e n t o ; m a i f e r i t i , no n c h e s t a r s i a t a l n u m e r o , c r e b b e r o p i c h e a m il le e d u g e n t o , c o m p r e s iv i li c a p i t a n i t r a q u a li L is im a c o , g u a r d ia d e l re g io c o rp o . A le ssa n d ro s e p p e l l i t i , c o m u s a v a , g l i e s t i n t i , s p e d is c e E u m e n e l o s c r ib a c o n t r e c e n to c a v a l i e r i a d u e c i t t , r i b e l l a - ' t e s i in s ie m e c o n S a n g l a , p e r a n n u n z i a r v i la p r e s a d i q u e sta a i c a p i d i e sse , e ch e d an d o si e ric e v e n d o v i a m ic h e v o lm e n te i l r e l o r o , n o n i n c o r r e r e b b e r o a f f a tto in co se d is p i a c e v o l i, c o m e in c o r s i n o n v e r a n o t u t t i g l I n d i a n i I n d i p e n d e n t i , d a t i s i s p o n ta n e a m e n te . M a q u e l l i , u d ita g i p rim a ta l p re s a , eran sen e sp a v e n t a t i e f u g g i t i , la s c ia n d o le c i t t d e s e r t e . A t a l n u o v a i l g r a n d e A le s s a n d r o l i p e r s e g u it b r a v is s im a m e n t e ; m a p e r c h t a r d i a l q u a n t o ; i p i n e e r a n o g i in s a lv o : q u a n t i p e r n e s o r p r e s e r im a s ti a d d i e t r o p e r d e b o le z z a , t u t t i ( e c i n q u e c e n to f u r o n o ! ) li feoe v i t t i m a s u a . F i n a l m e n t e s p e n s ie r a to s i d i p i c o r r e r e in t r a c c i a d e f u g g i t i v i , r e t r o c e d e t t e a S a n g la e l a s t e r m i n , d o n a n d o n e il t e r r i t o r i o a d I n d i a n i , li b e ri u n a v o lta , ed o ra serv i lib e r a m e n te . 1 9. Q u in d i m a n d a P o r o c o lle su e m i l i z i e a p r e s i d i a r e l e c i t t c h e si e r a n o d a t e , e d e g l i m a r c i a a lla v o l t a d e l l l f a s i , p e r s o t t o m e t t e r n e i p o p o li d e l l a riv a u lte r io r e . Im p ero cch non vedea te rm in e d i g u e rra , fin ch g l i r im a n e a n o n e m i c i . G l i si d ic e a c h e vive v a n o i v i i n t e r r e b e a t e u o m in i e g r e g i n e lla c o ltu r a d e c a m p i e n e l l 9 a r m i , d o c ilis s im i a l l e l e g g i , e r e t t i d a O t t i m a t i m o d e r a ti s s i m i n e l c o m a n d a r e ; c h e ivi p i c h e a l t r o v e n e l l I n d i e a b b o n d a v a n o , e m a g g io -

Q U I N T O 179 r e g g i a v a n o g l i e le f a n ti p e r m o le e f o r t e z z a . A izza v a n o t a l i r a c c o n t i i l m o n a r c a ; m a le m iliz ie ae n e a b b a t t e a n o v e d e n d o lo t r a s c o r r e r e d i t r a v a g l i o i a t r a v a g l i o , e d i p e r ic o lo in p e r i c o l o . g i ae n e levav a n d is c o r s i p e l c a m p o q u a d u o m in i c h e c o m p ia n g t a n o i l c a so lo r o c o m e p i m o d e s ti , e l d i so l d a t i f e r m i d i n o n s e g u it a r l o p i o l t r e , n e m m e n o se l i co n d u c e sse i l r e m e d e s im o . A le s s a n d r o s a p u to l a b 1 b a t t i m e n t o e l a t u r b o l e n z a , co nv o c p r i m a c h e p i s i este n d e sse , i d u c i d e lle s c h i e r e , e disse: 20. M a c e d o n i , c o m p a g n i d a r m e , n o n io p i v e d o i n v o i V a n tic o a rd o re p e r s e g u ir m i a i c i m e n t i . P e r t a n t o io v i h o q u i c o n v o c a ti o p e r c h io p e rsu a d a v o i e p r o c e d ia m o , o p e rc h v o i m e p e r s u a d i a te , e s i r e t r o c e d a . S e m a te r ia v i so n d i d o lo re le f a t i c h e f i n q u i s o s t e n u t e , e d io ste sso c h e v i f u i c o n d o ttie r o ; n o n r ile v a ornai c h e v i r a g i o n i . M a se p e r le v o s t r i f a t i c h e v o s tr a d iv e n u ta la J o n i a , C E lle s p o n to , l* u n a e l ' a ltr a F r i g i a , la C a p p a d o c ia , l a P a fla g o n i a , la L i d i a , la C a r ia , l a L i c i a , l a P a m f i l i a , l a F e n i c i a , f E g i t t o , l a L i b i a G r e c a , e p a r t e d e l l 'A ra b ia , e la S i r i a c h i a m a t a C a v a , e q u e lla c h e M e x o p o ta m ia s i a d d im a n d a ; se v o str a la g e n t e d e B a b i l o n e s i , d e S u s i a n i , d e P e r s i a n i ,' d e ' M e d i , q u e lla c h e a M e d i e P e r s i a n i so g g ia c e v a n o o n o n so g g ia c e v a n o , q u e lle d i l d a lle p o r te C a s p ie , d i l d a l C a u ca so , e f i n q u e lle d i l d a l T a n a i , l i B a t t r i a n i , g l Ar c a n i , e d e ll' I r c a n ia i l m a r e ; se a b b ia m o c o n fin a ti n e ' d e s e r ti g l i S c i t i , e l ' i n d o , l ' I d a s p e , V A c e s i n e , l I d r a o te scorrono p r i g io n i e r i c o lle a c q u e tr a v o s tr i d o m i n j ; o r c o m e e s i t a t e vo i d i a g g iu n g e r e a i r e g n i d e lla M a c e d o n ia n o s tr a a n c h e l 'I f a s i c , e c io c c h d i l d a ll' I f a s i c i s i a p p r e s e n t a O p a v e n ta te f o r s e c h e n o n c i a m m e t t a n o i b arbari ? O r d i te q u a li ? se p a r t e c e d e ra n d i l o r g r a d o , p a r te l i s c h ia n te r e m o tr a l a f uS a>, p a r t e p e r la f u g a c i a b b a n d o n e ra n n o lib e re le te r r e lo r o , e p a r t e s i le g h e r a n n o co n a l l e a t i d a t i s i g i servi a n o i lib e r a m e n te . G i io non p e n so ch e v i sie n o p e l v a le n tu o m o f a t i c h e d i t e r m i n e , s e n o n q u a n d o riesco n o i n b e i f a t t i d i g l o r i a . C h e s e m i t i

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L I B R O

c h ie d a q u a l f i a d u n q u e i l f i n d e lla g u e r r a ; s a p p i a t e c h e n o n m o lto c i A m a n e d a q u in d i a l G a n g e , e d a l m a r o r ie n t e . A q u e s to ( g i a c c h i l g r a n m a r e t u t t o c ir c o n d a ) a q u e s t o , io ve lo p r e s a g is c o , s i s c o r g e r c o n g iu n to i l mare. I r c a n ia : e d io p o t r m o s tr a r e a i M a c e d o n i e d a g li a l t r i c o m p a g n i c h e i l s e n o P e r s ic o c o m u n ic a co l m a r e d e lle I n d i e , e c h e a l m a re d e lle I n d i e e z ia n d io p e r v ie n e la I r c a n i a . C o r r e r la n o s tr a f i o t t a i m a r i in to r n o in to r n o d a l s e n o P e r s ic o fin o a lle c o lo n n e d E r c o le . E q u a n to d a l l e c o lo n n e e n tr o la L i b i a ( l ) t u t t o s a r n o s tr o ', e c o s n o s tr a s a r l ' A s i a t u t t a , e te r m in e r a n n o l ' i m p e r i o n o s tr o i t e r m i n i d a D i o m e s s i a lla t e r r a . M a s e n o i d ia m v o lta ; la sc e re m o a s e s te s s i m o l t i p o p o li b e llic o s i d i l ^ d a ll' I j a s i f i n o a l m a r dt O r ie n te : e m o l t i d o p o q u e s t i fin o a l l 'I r c a n i a verso s e t t e n t r i o n e , e n o n lo n t a n i d a e ssi g l i S c i t i . O n d ' c h e se r e tr o c e d a s i ; d o b b ia m te m e r e c h e i p o p o li i q u a li re s ta n o d a so g g io g a r e s v e g lin o a r ib e llio n e i s o tto m e s s i , e n o n f e r m i a n co ra a b b a s ta n z a . E d a llo r a o g i t t a t i f a r a n n o i tr a v a g li n o s tr i s i lu n g h i', o c i f a r e m d a c a p o a tr a v a g lia r e e c im e n ta r c i . P e r s e v e r a n z a o M a c e d o n i , o c o m p a g n i ! A c h i s te n t a e r is c h ia s i p e r le g r a n d i a z i o n i d o lc e la v i t a p e rc h v i r t u o s a , e d o l c e n o n m e n o l a m o r te p e r c h c o r o n a ta d a g lo r ia i m m o r t a l e . N o i s a p e te vo i f o r s e c h e q u e l n o stro g r a n p r o g e n ito r e se r e s ta v a s i i n T ir in e o o i n A r g o , se n e l P e lo p o n n e s o o i n T e b e , m a i s a r e b b e s i, m o r ta le c o m e r a , a t a n t a c e le b r it s u b lim a to d i e ssere D i o f a t to , o c r e d u to ? E n e m m e n o d i S a c c o , n u m e a n e li es so e p i g r a n d e d i E r c o l e , b revi f u r o n o o p o c h e le f a t i c h e . F in o r a vo i a v e te o ltr e p a s s ta N i s s a : e l 'A o r n o , q u e l m o n te in e s p u g n a b ile a d E r c o l e ; q u e lla n a r r a le v o s tre v i t t o r i e : a g g i u n g e t e , s , d e h ! a g g iu n g e t e a g li a c q u is ti g i f a t t i q u e l c h e r i m a n e , vuol d ir e i l p o c o a l m o lto d e ll A s i a . O r d i t e : a v re i m a i f a t t o n u lla d i m a ra v ig lio s o e d i g r a n d e se r im a s to m i f o s s i n e lla M a c e d o n ia p a g o d i g u a r d a r e s e n z a
(i) V Affrica.

QUINTO

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a f f a n n i lo s t a i o , e c o n te n e n d o i T r a c i c h e c i c o n fin a n o , g V I l l i r i c i , i T r ib a lli , e d a l t r i m a l a f f e t t i a l G r e co n o m e ? S e i o c h e v i c o n d u c o a t r a v a g li e c im e n t i , 10 , s e n z a e s p o r m ic i m a i , v i c i c o n d u c e s s i, f o r s e n o n a t o r t o d i s a n i m a t i ornai v i sa re ste ; d o v e n d o v o i lo g o r a r v i , e s o l i , e p e r c h a l t r i c o lg a n e i l f r u t t o . M a io s o n q u i f r a g l i s t e n t i , e f r a p e r ic o li : c o m u n i sono l i p r e m j p e r t u t t i : v o stre so n o le te r r e e l i s a t r a p a t i . P e r ora g r a n p a r te d e i d a n a r i s i d e r i v a n e lle v o s tr e m a n i : m a q u a n d o a v re m corsa t u t t a ( A s i a , a llo r a , p e r D i o , n o n p u r e v i a p p a g h e r , m a so p ra ffa r q u a l i c h e s ie n o , le s p e r a n z e c h e c ia sc u n o y a v e t e . R im a n d e r c h i v u o le , n e lla p a t r i a ; o c h e i o ve lo r ic o n d u rr : m a q u e lli c h e r e s ta n o l i render n o m m e n o d e g n i in v id ia a c h i p a r t e . 21. A v e v a A le s s a n d r o d e t t e q u e s te o s im ili c o s e , e l a d u n a n z a ta c e a n e p r o f o n d a m e n t e , n in n o o s a n d o c o n t r a d d i r e a d d i r i t t u r a a l s o v r a n o , m a n o n v o le n d o n e m m e n o c o n s e n t i r g l i . q u a n t u n q u e e g l i in siste sse p i v o lte p e r c h d ic e sse c h i u u q u e c o n o sc e v a i l c o n t r a r i a ; p u r d u r q u e lla ta c itu rn it non p o c o . F in a l m e n t e G e n o d i F o l i p e r c o n t e , f a tto s i c o r e , s o g g iu n s e : S i r e , p o ic h s e d is p o s to a n o n c o m a n d a r e d i t u t t o p o te r e l a m a r c ia , a n z i d ic i v o l e r ti c o n d u r r e i t u o i se t u p e r s u a d i e s s i , e se e ssi t e , d i n o n v io l e n t a r l i ; io p r e n d o a p a r la r e n o n p e r n o i c a p i t a n i , o n o r a ti i n f r a g l i a l t r i , e g i c o r o n a ti i n g r a n p a r t e d e 'p r e m j d e lle f a t i c h e , e p r o n t i n e g l' i n c a r ic h i n o s tr i a s e g u ir ti d o v u n q u e , m a p e r e s e r c i t o : n c o s e t i p a r le r q u a li p ia c c io n o a q u e s to , m a q u a l i g io v a n o t e d i p r e s e n t e , e t i a s s ic u r a n o p e r V a v v e n i r e . C o n c e d a m i V e t m ia c h e io n o n t i a s c o n d a c io c c h p o r m e n e i l m e g lio , c o n c e d a m e lo l a d i g n i t c h e m i h a i t u d a t a i n f r a g l i a l t r i , e C a r d ir m io m e l conceda , q u e l scevro d a e s c u s a z io n i n e ll a f f r o n t a r e tr a v a g li, e p e r ic o li. Q u a n to t u , S o v r a n C o m a n d a n t e , e g l i a l t r i c h e s i m o sse ro te c o d a lla p a t r i a , a v e te e s e g u ite im p r e s e p i g r a n d i e p i n u m e ro se ; t a n t o m i se m b ra p i c o n v e n e v o le c h e d ia t

183

L I B R O

f i n e u n a v o lta a f a t i c h e , e c i m e n t i . T u v e d i , o S'i-r r e } i t a n t i M a c e d o n i, d i t a n t i G r e c i c h e p r e s e r o te c o l a m a r c i a , c o m e p o c h i ora q u i n e s ia m o . T u d a lla B a t t r i a n a { e f u b u o n a c o s a ) r im a n d a v i i n p a t r i a i T e s s a l i , p e rc h n o n p i s c o rg e v i i n e ssi b r i o p e r t r a v a g lia r e . G l i a l t r i G r e c i o d iv e n n e r o ( n g i t u t t i d i b u o n g r a d o ) a b ita to r i d e lle c i t t d a t e f a b b r ic a te ; o c o n tin u a n d o i r i s c h j , e g l i s t e n t i c o l l e m i l i z i e M a c e d o n i , q u a li p e r ir o n o n e lle b a t t a g l i e , q u a li f e r i t i v i j i n a b il i ta r o n o , e f u r o n o la s c ia ti q u a e l p e r V A s i a , e q u a l i ( e n e f u la p i g r a n p a r t e ) d i m a l a t t i a s i c o n s u m a r o n o . C o si n e r i m a n g o n o p o c h i d i t a n t i , e q u e s ti n o n c o m e p r im a v ig o r o s i n e c o rp i ; e c e rto a s s a i p i s c a d u ti d i c u o r e . O r q u e s t i s e n to n o t u t t i i l d e sid e rio d e p a r e n t i , s e p u r h a n n o , d e lle m o g l i , d e f i g l i , d e lla p a t r i a : e b e n t o n o d a p e r d o n a re s e b ra m a n o la s c ia r s i r iv e d e r e , q u a l i fi c a t i c o m e so n o d a t e , e g r a n d i f a t t i d i p i c c o l i , e r ic c h i d i p o v e r i . P e r t a n t o o ra t u n o n c o n d u r l i c a n tr a v o g lia ; c h e m a n c a n d o a d e s si q u e s t a , m a i p i l i tr o v e r e s ti s i m i l i a s e s te s s i n e l c im e n t a r s i , e c o m b a tte r e . T u p o i , se t i p i a c e , ric o n d u c e n d o c i i n c a sa r iv e d i la m a d re t u a , r ic o m p o n i le c o se d i G r e c ia c o lla m a n o c h e v i r ip o r ta v i t to r i e t a n t e , si v a r ie ; e q u i n d i , se v u o i , t i m o v i co n n u o v a s p e d i z i o n e v e rso le I n d i e o r ie n ta li , o verso i l P o n to M u s s i n o , o verso C a r ta g in e e la p a r t e d i L i b i a d i l d a C a r ta g in e ; c h e b e n p o tr a i c o m p ie r e a llo r a t a i g e s t a , e t i s e g u ir a n n o i M a c e d o n i , m a i g io v a n i p e v e c c h j , e i v e g e ti p e i s ta n c h i , q u e lli i n s o m m a c h e n o n t e m o n o , i n e s p e r ti c h e n e s o n o , l a g u e r r a , a n z i l a d e sid e ra n o p e r q u a n to n e sp e ra n o n e ll' a vve n i r e . E q u e s t i , c o m v e r i s im i le , d i t a n t o m ig lio r a n im o t i s e g u ir a n n o , q u a n to c h e v e d r a n n o i co m p a g n i a n t i c h i d e r is c h j e d e lle f a t i c h e t u e to r n a t i z/1 p a tr ia ric c h i d i p o v e r i , e g lo r io s i d ig n o b ili. S i r e , b e lla p i e h ' a ltr a cosa la m o d e r a z io n e n e l le p ro s p e r it . C e r ta m e n te t u d u c e ta l e e d i t a n t o eserci t o n o n h a i c h e t e m e r de" n e m i c i : m a in im m a g i-

Q U I N T O

18.5

n obili sono, i aorte ^l) .

per non reparabili i m oti della

2 2 . A c c o m p a g n a v a n o i l d i r e d i C e n o c o n f r e m ito d i a sse n so i c i r c o s t a n t i ; e l e l a g r i m e c h e g r o n d a v a n o a m o l ti d i c h i a r a v a n o a n c o r a p i 1 a v v e r s io n e a* p e r i c o l i u l t e r i o r i , e l a ffe tto d i r i t r o c e d e r e . A le s s a n d r o d is g u s t a to d a l d i r f r a n c o d i G e n o , e d a l l a svo g l i a t e z z a d e g l i a l t r i d u c i n e scio lse p e r a l l o r a l a d u n a n z a : m a r i c o n v o c a t a l a p ie n d i r a n e l g i o r n o a p p r e s s o v a n n u n z i c h e e g li e ra f e r m o d i a n d a r e i n n a n z i , e c h e n o n a s tr in g e v a a s e g u ir lo n i u n d e * M a c e d o n i : sa re b b e v i c h i s e g u is s e lo d i b u o n g r a d o . T o r n a s s e , q u a n to a l u , c h iu n q u e lo bramava n e l la p a t r i a , e v i r a c c o n ta s se c h e a v e a n o , p e r to r n a r v i , a b b a n d o n a to il r e loro tr a n e m i c i . c i d e t t o s i r i t i r n e lla r e g i a t e n d a se n z a p e r m e t t e r e p e r t r e g i o r n i c h e p e n e tr a s s e la n iu n d e g li a m i c i ; a s p e t t a n d o v i , s e a c c a d e v a , c o m e spesso a c c a d o n o n e g l i e s e r c i t i , m u t a z io n e c h e a lu i re n d e s s e p i d o c ili i M a c e d o n i . N o n d i m e n o p e r s e v e r a v a c u p o t e r r i b i l e s i le n z io t r a 1 a r m a t a , e s c o p p ia v a n e in d ig n a z io n m a n i f e s t a c o n t r o d i l u i , n o n c h e a lu i si r i p i e g a s s e r o . I n t a l e s ta t o e g l i , s e c o n d o T o l o m m e o , fe c e s a g rifiz io a n c o r a p e i t r a n s i t o , m a in f e lic i n e f u r o n o l e s i g n i fic a z io n i. O n d c h e c o s p i r a n d o g li t u t t o a l r i t o r n o , f a t t i s i r i c h i a m a r e g l i a m ic i p i p r o v e t t i , e p i a c c o n c i , d iv u lg p e r essi a i s o ld a ti c h e e ^ l i a v e a r is o l u t o d i r i t r o c e d e r e . I n a l z a r o n o a l t r i a l i a n n u n z io le v o c i c o m e u n a m o l ti tu d i n e c o n fn s a le i n a l z a p e r g i u b b i l o ; l a p a r t e p i g r a n d e si sciolse i n l a g r i m e : e m o l t i a l l a r e g i a t e n d a sen c o r s e r o f e lic ita n d o v i A le s s a n d r o c o n g l i a u g u r j p i b e ll i p e r c h , e g l i in v in c i b i l e a t u t t i , l a s c ia to si fosse v in c e r e d a l o r o sola-* m e n te . 23. Q u i n d i , c o m p a r t e n d o 1 e s e r c ito , f e c e e r i g e r e d o d ic i a l t a r i , e m i n e n t i d i a l t e z z a , e d a m p j d i
(1) C nriio riferisce 1 1 discorso elegantissimo di Cena re) lib. t , parag. I> Secondo Curzio Alessandro aveva avuto il raro talento di rendere i rapi poveri di ta tto nel vincere ta t t o : Ceno gli distei Omnium victora , omnium inope

tum ut.

184 L IB R O Q U IN T O l a r g h e z z a , p i c h e t o r r i d i g u e r r a , p e r g r a t i t u d i n e a i - N u m i c h e lo a v e ss e ro c o n d o t t o tr i o n f a n d o f i n o a . q u e i lu o g h i , e p e r m o n u m e n to a i p o s te r i d e lle g e s t a su e ( 1 ) . E d if i c a ti li, v i s a g rific s o p r a se c o n d o l e l e g g i : e p r e s e n t g iu o c h i e q u e s t r i e g i n n i c i . P o i c o n c e d e t t e a P o r o t u t t o il p a e se d i q u a d a l fiu m e I f a s i ; e d e g l i i r a v v i v e rso l I d r a t e : e p a s s a to lo , r i v e n n e a l T A c e s i n e , o v e tr o v c o m p iu t a l a c i t t d e l l a c u i f o n d a z io n e e r a i n c a r ic a t o E f e s tio n e . P o s e v i^ a d a b i t a r e i c o n f in a n ti c h e v o l l e r o , e d i m e r c e n a r j i n v a l id i a l l e a r m e ; e d e g l i fe c e a p p a r e c c h j p e r n a v i g a r e i l g r a n m a r e ( 2 ) . l o t a n t o v e n n e r o a d esso A r s a c e i l p r e f e t t o d e 9p a e s i c o n t ig u i a q u e l l i d i A b i s a r e , i l f r a t e l l o e d a l t r i a m i c i d i A b i s a r e c o n d o n i , p re z io s iss im i f r a g l I n d i a n i , e con tre n ta ele fa n ti m a n d a ti d a q u e l -sovrano c h e i n f e r m o non p o t e a v e n ir e io p e r s o n a . C o n c o r d a v a n o su q u e s to a n c h e g l i a m b a s c ia d o r i s p e d i t i d a A le s s a n d r o a d A b i s a r e . P e r t a n t o s e n z a d i f fic o lt lo c r e d e t t e : e n o m in A b is a r e s a t r a p o d e l l a s u a p r o v i n c i a , s u b o r d in a n d o A r s a c e a l u i . P r e s c r i s s e i t r i b u t i c h e n e p a g h e r e b b e r o : fe c e n u o v i s a g r i Jizi su l 9A c e s i n e , e t r a g i t t a t o l o , v e n n e a l l l d a s p e , d o v e r i s to r c o lle m iliz ie le d u e c i t t V i t t o r i a e B u c e f a l o d a i d a n n i so ffe rti p e r l e p i o g g e ; e p r o v d e a n c o r a su d i a l t r e co se c o n v e n i e n t e m e n te a i l u o g h i .

F i n e d e l L ib r o q u i n t o .

(1) Alessandro in questo luogo secondo 'Curzio lib.' 9. parag. 9- m m im ent* quoque cnstrorum jussit extendi, cubiliaque amplioris form ae, quam pr corporum habitu rchnqu , ut speciem omnium ougeret, posteritali fall* mirucaum praeparans. Cio pretese far credei e con que segni che i corpi de suoi m ilitari erano come giganteschi; ed egli era cosi piccolo! <2) Qui propriamente l'p c e a n o orientale, cominciando <U fiume I n d o , C procedendo a mezzo g io rn o , e a ll'o cc aso : vedi lib. seg. (. i f

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LE S T O R IE

DI ARRIANO
SU LA S P E D IZ IO N E D I A L E SSA N D R O

L IB R O SESTO
1, J L J o p o c h e A l e s s a n d r o e b b e a p p a r e c c h i a t e su le Vive d e l l I d a s p e a s s a i b a r c h e d a t r e n t a r e m i , o m e t p i g r a n d i , e m o l te p e l t r a s p o r t o d e i c a v a l l i , e q u a n t a l t r o o c c o r r e p e l m o v e r s i d e l l ' e s e r c ito s a i f iu m e ; d e l i b e r n a v i g a r v i fin o a l l o c e a n o . O r s ic c o m e e g l i a v e a p e r a d d i e t r o v e d u t i d e c o c o d r illi nell e a c q u e d e l l i n d o , T o n i c o d e fiu m i d o v e se n e g e n e r i n o , e c c e tto i l N i l o ; e s ic c o m e v e d u te p a r a v e a d e l l e fa v e , q u a l i p r o d u c e te l E g i t t o solo, n e l l e s p i a g g e d e l l A c e s i n e , fiu m e c h e n e l l I n d o s b o c c a re g l i s i d i c e v a ; c o n c e p d i a v e r e f in a lm e n te l e o r i g i n i ritrova-* t e d e l N i l o ; q u a s i q u e s t o fiu m e s c a tu r is s e d i q u i v i i n a l c u n l u o g o d e l l e I n d i e , e t r a v e r s a s s e g r a n soli t u d i n i e v i p e r d e s s e i l n o m e d i I n d o , e d o v e r ic o m i n c i a a s c o r r e r e f r a t e r r e a b i t a t e fosse d a g l i E t i o p i d i q u e lu o g h i c h i a m a t o N i l o , o v v e ro E g i t t o , cch m e E g i t t o c h i a m a l o O m e r o c o l n o m e d e l l a p r o v in c ia , e t a l e n e a n d a s s e i n fine n e l m e d i t e r r a n e o . O n d c h e s c r iv e n d o a d O l i m p i a d e , l e s c ris s e i n f r a l e a l t r e co se d e l l e I n d i e , c h e s e m b r a v a g l i d i a v e r e e z ia n d io s c o p e r t e le s o r g e n ti d e l N i l o ; m a su p ic c o li e l i e v i in d iz j p e r t a n t a c o n g e t t u r a . M a p o ic h m e g lio v e r if ic le co se d e l fium e I n d o , c o n o b b e d a p a e s a n i c h e l I d a s p e n e l l A c e s in e , e 1 A c e s in e n e l l I n d o g e t t a n o l e a c q u e e i l n o m e , e c h e l i n d o si s c a r ic a c o n d u e b o c c h e n e l l o c e a n o , s e n z a c h e p u n t o l E g itto

186 L I B R O g l i a p p a r f e n g a . E d a l l o r a c a n c e ll dall* e p i s t o l a a l l a m a d r e q u e c o n c e tti s u l N i l o ( i ) : e v o le n d o n a v i g a r e d i s a p e fiorili a l l o c e a n o , re c e si a p p a r e c c h i a r e l a flo tta ; e li F e n ic j, l i G ip rj, li C a r j , g l i E g i z j , l e g n a c i d e l l e s e r c i t o , s u p p lir o n o a g l i u s i d e r e m i g a n ti. 2. I n 'q n e s t o m e z z o m o r G e n o , fe d e liss im o i n f r a g l i a m ic i d i A le s s a n d r o , e lo e se q u i c o n f u n e b r i o n o r i , m a g n if ic i p e r l a c ir c o s ta n z a : q u i n d i a d u n a n d o g i i a m ic i , e t u t t i g l i a m b a s c i a d o r i I n d i a n i v e n u ti a d e s s o , d i c h i a r F o r o m o n a r c a d e l l l a d i a d a l u i p r e s a , o v e r a n o s e t t e n a z io n i, e pi c h e d u e m i l a c i t t . C o m p iu to ci, d iv is e l a m ili z i a i n t a l m o d o . F e c e s a l i r e i n b a r c a e p r e s e c o n se l i s o l d a ti c i n t i d i s c u d o , t u t t i li s a e t t i e r i , g l i A g r i a n i , e l a c a v a l le r ia la q u a l p reced e i m o n a rc h i. C ra t ro conduce v a l u n g o la r i v a d e s t r a d e l l ' I d a s p e p a r t e d e l l e m i li z i e a p ie d e e a c a v a llo m e n t r e E f e s tio n e a v a n z a v a s i p e r l a s in i s t r a c o ll a p a r t e p i g r a n d e e p i fo rte d e ll e s e r c ito , e con tu tti g li E le fa n ti ch e e r a n o g i d u g e n to : l an o e l a ltr o a v e a n o rd in e d i tro v a r s i i l p i p r e s to n e l la r e g g i a d i S o p i t o . M a F i l i p p o i l S a t r a p o d e p a e si d i q u a d a l l I n d o d o v e v a i n d u g i a r s i c o su o i t r e g i o r n i f r a B a t t r i a n i ; e p o i v e n i r e d i r e t r o g u a r d i a . R i m a n d l i c a v a l i e r i d i N is s a a l l a p a t r i a l o r o ; N e a r c o e b b e il c o m a n d o d e l l a flot t a ; e l a r e g i a t r i r e m e fu d a t a in c u r a a d O n e s ic r ito , i l q u a l e , i n ci c h e sc risse d i A le s s a n d r o , m e n t p u r q u e s t o , c h e e sse n d o e g l i g o v e r n a t o r e s e m p lic e d i u n a so la , d ic e s i c o m a n d a n t e d i t u t t e le n a v i . E r a n o p o i le n a v i pi g r a n d i , s e c o n d o T o l o m m e o , c u i seguo p rin c ip a lm e n te , o tta n ta g a le e d a tr e n ta r e m i: m a t r a q u e ste e q u e lle ch e p o rta v a n o i c a v a lli, e le a l t r e d a c a r i c o , o n a t e a s c o r r e r e i f i u m i , a n ti c h e e r e c e n t i , a v e a s e n e u n c o m p le s so q u a s i d i d u e m il a . O r t a l e e t a n t o c o m p le sso a p p a r e c c h i a t o , i n t r o d o t t e p r e s s o l a l b a l e m i li z ie n e lle b a r c h e , fe c e g i u s t a
li) G io ita m e n e . Ora si a che i cocodrilli soro in molti altri luoghi.. l Asia li ha nel G an g e, ed in C eilan; I'A frica nel fiume N e g ro , e l Ame rica Delie A n tille , nel fiume delie A/nazoni, e altrov e.

S E S T O 187 T o s a t o s a g r if c j a i N u m i , e d a l fiu m e I d a s p e , c o m a v o le a n o g l in d o v in i. P o i m o n ta t o in b a r c a , e g li etec00 lib d a l l a p r o r a c o n a u r e a c a r a f f a in su l fium e * in v o c a n d o c o ll I d a * p e l A c e s i n e , i l m a g g i o r e d e fiu m i c h e g l i si u n i s c a , n o n l u n g i , c o m e u d a , d a q u e l l u o g o ; e c o n essi in v o c a n d o a n c h e l i n d o n e l c u i se n o q u e s t i d u e si m e tto n o f i n a l m e n t e . I n d i lib a u d o a d E r c o l e suo p r o g e n i t o r e , a d A m m o n e , e a q u a n t i n u m i so le a p e r c o s tu m e , i n t i m , c h e l e t r o m b e d e s s e ro i l s e g n o d i s c i o g l i e r e , e d a t o l o , s c io ls e ro o r d i n a ta m e n te . Im p ero cch e ra p re sc ritto con q u a le in t e r v a l l o d o v e a n o c o m p a r ti r s i le n a v i d a c a r i c o , e c o n q u a l e le p o r t a t r i c i d e * c a v a lli o d e ll e m i l i z i e , s ic c h n o n is b a tte s s e r o l u n a su l a l t r a , m o v e n d o si a l l a v e n t p r a ; n p e r m e t t e v a s i c h e le p i s n e lle p r e c o r r e s s e r o l e c o m p a g n e . N o n s o m ig lia v a n e llo s tr e p i t o su o l a r e m ig a z io n e a n i u n a l t r a , n o n p e r l e t a n t e n a v i c h e n e e r a n o m o sse a d u n t e m p o , n o n p e r le v o c i d e c a p i t a n i c h e l a i n t i m a v a n o , o sospen d e v a n o . V u n iv a n o a n c h essi le g r i d a i r e m i g a n t i se m a i l a c o r r e n t e l i r i s t r i n g e v a . L e s p o n d e e le v a te s o p r a l e n a v i i n p i l u o g h i , r a c c o g lie v a n o c o m e i n se n o a n g u s to il f r a g o r e , e l o m o l t i p l i c a v a n o , r i v e r b e ra n d o lo l u na a ll a l t r a ; e d a riv e rb e ra rlo p u r c o n c o r r e v a n o l e se lv e c h e q u a e l s i n a lz a v a n o s a l u n a e l a l t r a r i v a . S b a l o r d iv a in s ie m e il o o re de* b a r b a r i lo s p e tta c o lo d e c a v a l l i su le n a v i , n o n ve d u t i v i a l t r a v o lta m a i n e lle I n d i e , d o v e n o n e r a m e m o r i a n iu n a d i s p e d iz io n i n a v a li f a t t e d a B a c c o ; ta n to ch e q u e lli che eran o p re se n ti a l p a r tir d e ll a r m a t a l u n g o t e m p o l a c c o m p a g n a r o n o . E c o m e t a n t o s u o n o o r im b o m b o si a v a n z a v a v ia v ia i n m ezzo d i n d i a n i d a t i s i a d A l e s s a n d r o , s c e n d e v a n o a n c o r essi su 1 l i d i , e lo s e g u i ta v a n o c a n t a n d o in b a r b a r i c a g u i s a ; c h a m i c i sono p i c h e a l t r i d e l c a n t o , c o m e d e l l a d a n z a , d a l te m p o c h e B a c c o e l e g e n t i d i esso f a r n e t i c a r o n o n e lle I n d i e c o n s a l t i e c a r o l e . 3 . E c o s n a v i g a v a , q u a n d o n e l t e r z o g io r n o p e r - 1 v e n n e d i r i m p e t t o a i t r a t t i d e l l e s p ia g g e n e q u a l i E f e s tio n e e G r a t r o d o v e a n o s e c o n d o i l c o m a n d o

188 L I B R O a c c a m p a r s i . T r a t t e n o t o v i s i d u e g i o r n i fin c h e g i u n s e F i l i p p o c o lle su e m i l i z i e , s p e d q u e s t o e l a g e n t e d i l u i c o n o r d in e c h e m a r c ia s s e r o lu n g o l a s p o n d a d e l l A c e s i n e , m o sse d i b e l n u o v o i d u e C r a t r o e d E f e s t i o n e , p re s c r iv e n d o a d essi i l v ia g g i o c h e a v e a n o & f a r e , e d e g l i c o n tin u l a n a v ig a z io n e su l ' I d a s p e , c u i non eb b e m a i m eno la rg o d i v e n ti sta d j . D o v u n q u e c a l a v a a t e r r a , o r ic e v e v a a p a t t i , se d a v a ni g l i n d i a n i i n t o r n o l I d a s p e , o li s o t to m e tte v a c o lla forza, se re siste v a n o . A c c e le r p e r a ltr o la n a v i g a z io n e i n f r a i M a l l i e g l i O s s i d a c r i , p e r c h n u m e ro s is sim i e b e llic o s is s im i i n f r a g l i a l t r i ; e p e r c h g l i e r a d e t t o c h e a v e a n o a p p a r t a t o l e m o g li e l a p r o le n e lle c i t t p i m u n i t e , r is o l u ti d i u s c ir e a c o m b a t t e r l o ; e m o lto p i p e r c h v o le a non t r o v a r l i p r o v v e d u ti , m a s o r p r e n d e r l i f r a l ' a p p a r e c c h i o e i l d is o r d i n e . P e r t a n t o r ip r e s o d a io d i i l c a m m i n o , g i u n g e t r a c i n q u e g io r n i a l l a c o n flu e n te d e l l I d a s p e e d e ll A c e s i n e . S tr in g o n s i d o v e si c o n g iu n g o n o i f iu m i, e d i d u e n e f o r m a n o u n s o lo ; e s tr in g e n d o s i a f f r e t ta n o e r ip e r c o t o n s i, e f a n n o n d e , e v o r tic i, e r o m o r e , se n s ib ilis s im o p u r d a l o n t a n o : co se t u t t e p r e a c c e n n a t e d a p a e s a n i a d A le s s a n d r o , e d a A l e s s a n d r o a l l e s e r c i t o . C o m a p e r l a r m a t a fu v ic in a a l l a c o n flu e n te n e s e n t f r a g o r e s c u p o c h e i n o c c h i e r i so sp e se ro i l c o rso non p e r c o m a n d o , m a p e r c h i c o m a n d a n ti m e d e s im i a t t o n i t i v i a m m u t o l i v a n o . A v a n z a t is i p e r fio p re sso a llo s t r e t t o , q u e s ti i n t im a n o c h e d ia s i fo r t e a i r e m i , e si v a d a , a ffin c h le n a v i c h e vi s i m b a t t o n o n o n sia n o t r a v o l t e d a v o r t i c i , m a l i v in c a n o , e p a s s i n o . L e b a r c h e ro to n d e s p i n t e e a g g i r a t e d a l l a c o r r e n t e , p r e s t o d a l l a c o r r e n t e m e d e s im a f u r o n o d i r i z z a t e senz a l t r o sc o n c io se n o n q u e l l o d i e s se rv i p e r t u r b a t i q u e c h e v e r a n o d e n t r o : n o n a n d a r o n o p e r c o s s c e v re d a d a n u o le b a r c h e lu n g h e n o n e le v a te u g u a l m e n te i n m e z z o a f lu tti c h e g o n fia v a n o e m u g g h i a v a n o , e t r a q u e s te le b ir e m i c h e n o n av e a n o i re m i in fe rio ri a b b a s ta n z a fu o ra d e ll a c q u a ; p e r c h p ie g a n d o s i esse p e v o r t i c i , ro m p e a v is i l a p a r t e d e r e m i c h e e r a s o t t a c q u a , p r i m a c h e fo ssev i

S E S T O 189 l a g i o d i r i a l z a m e l i . C o s m o lte d e l le b a r c h e rim a sero m a lm e n a te , e d u e n e p eriro n o , u rta te s i f r a lo ro ; s o c c o m b e n d o v i p o r m o l ti d i q u e l l i c h e v e r a n o . D o v e l a lv e o p e r i r n l l b r g a v a n o n e r a o e l a c o r r e n t e t a n t o m o l e s t a , n i v o r t ic i tr a s p o r t a v a n o co n p a r i v i o l e n z a . P e r t a n t o A le s s a n d r o a p p r o d l a f l o t t a , m is e i n 6alvo q u a n t i p u r v e r a n o , n e lla r i v a d e s t r a , i n u n se n o c o p e r to d a l l a o o r r e n te , b u o n o p e r s ta z io n e d i n a v i , a n z i f a c i le d a i n t r o d u r v e l e c o n q u a s s a te a n c o r a , p e r c h u n a r u p e iv i d e c l in a , o p p o r tu n i s s i m a , il f iu m e . Q u i v i r i s a r c le m a l c o n c e : e f a t t o n a v i g a r e N e a r c o s in o a i co n fin i d e i M a ll i, e g l i s c o rs e p e r le t e r r e d e b a r b a r i , i q u a l i n o n e r a n s i a lu i d a ti. I m p e d c h e s o c c o rre s se ro i M a ll i, e si r ic o n d u s s e v e r s o la flo tta . 4. E r a n o g i iv i p e r v e n u ti E f e s t i o n e , G r a t r o , e F i l i p p o c o lle p r o p r i e m iliz ie . E g l i d u n q u e t r a g i t t g l i e l e f a n t i , le t r u p p e d i P o lip e r c o n te , i s a e t ti e r i e q u e s t r i , e F i l i p p o c o suoi d i l d a l l I d a s p e , m e tte n d o t u t t i a i c o m a n d i d i G r a t r o . S p e d N e a r c o c o lla flot t a o r d i n a n d o g l i d i p r e c e d e r e l e s e rc ito p e r l a n a v i g a z io n e d i t r e g i o r n i . P o i d iv is e il r e s to d e lle m i ' liz ie in t r e p a r t i : e v o lle c h e E f e s tio n e a n d a s s e c i n q u e m a r c e in n a n z i affinch s im b a tte s s e r o in esso, e n e fo s se ro p r e s i , i b a r b a r i ; i q u a l i n o n a s p e t t a n d o c h e il r e g iu g n e s s e co su o i, fu g g iv a n o s o lle c ita m e n te a p a r t i ' p i r i m o t e . E T o lo m m e o d i L a g o r i c e v u ta a n c h esso p a r t e d i e s e r c i t o , d o v e a s e g u i t a r l o in di* s ta n z a d i t r e m a r c e a p p u n t o , p e r c h U nissero in l u i q u a n t i f u g g iv a n o a d d i e t r o . P r e s c r is s e p e r c h e q u a n t i p r e c e d e v a n o , g i u n t i a l l a c o n flu e n te d e l l A c e s i n e , e d e l l I d r a t e , a s p e t t a s s e r o , finch v i a r r iv a s s e p u r e g l i , e c o n c e n tr a s s e le fo r z e d i G r a t r o e d i T o lo m m e o . F r a t t a n t o e g l i , p re s o c o n se li s o ld a ti c o n g l i s c u d i , g l i a r c i e r i , g l i A g r i a n i , l e t r u p p e d i Pito- n e d e t t e d e g l i A s s e te r i, i s a e t r i e r i a c a v a l lo , e m e t d e l l a r e a i g u a r d i a e q u e s t r e d e g l i A m i c t m a r c i su t e r r e p r i v e d i a c q u a v e rso d e M a l l i , p o p o lo d I n d i a n i , m a d i n d i a n i l i b e r i . A c c a m p n e l p r im o g io r n o p r e s s o d i u n fiu m ic e llo , l o n ta n o d i c a n to s ta d j dal*

190 L I B R 0 l A cesine. R if o c illa to v is i e g li, e l e s e r c ito , e t e n t t o r e l o m a no n m o lto , i n rip o so , i n t im c h e c ia s c u n o e m p ie s s e d i a c q u a o g n i vaso c h e a v e v a . S c o rs i c o s i c o l r e s t o p u r d i q u e l g i o r n o , e c o n t u t t a l a n o tte i n t o r n o a q u a t t r o c e n t o s t a d i , g i u n s e in s ie m e c o l n o r o g i o r n o a d u n a c i t t , n e l la q u a l e si e r a n o r i c o v e r a t i m o l t i d e M a lli. N o n p e n s a n d o m a i q u e s ti, c h e A l e s s a n d r o v e n isse p e r t e r r e m a n c a n ti d i a c q u e su d i essi , s t a v a n o in g r a n p a r t e f u o r i d e lle m u r a , e s e n a a r m i . A l t r o n d e A le s s a n d r o n e ll a t t o c h e d a v a a c o n o s c e r e c h e e g l i e r a c o ll e s e rc ito d o v e n o n p a r e a l o r o c r e d i b i l e p e r o h diffcile , p io m b su d i e s si c h e m a i n o n se lo a v e a n o a s p e t t a t o , e n e u c c ise i p i s e n z a r e s i s t e n z a , p e r c h d i s a r m a t i . E r e s p in t i g l i a l t r i f r a l e m u r a , le c ir c o n d c o lla c a v a l l e r i a , c o in c o n u n v a ll o ; no n e s s e n d o g li g i u n t a a n c o r a l a f a n t e r i a . A l fin e , g iu n ta g li q u e sta a p p e n a , sp e d P e rd ic c a col suo c o rp o di c a v a lle r ia , con q u e llo d i d i t o , e e o a g l i A g r i a n i a d a l t r a c i t t d e M a lli o v e s e r a n o r i f u g g i t i m o lt i d i q u e l u o g h i , c o n o r d i n e d i g u a r d a r v e l i , e n o n a l t r o , s o la m e n te p e r c h n iu n o u u sc is t e , n r a p p o r t a s s e a l tr o v e i l suo a r r i v o ; e d e g l i f r a t t a n t o so rs e a d a s s a l i r e le m o r a . L e a b b a n d o n a r o n o i b a r b a r i co m e q u e l l i c h e a l u n g o n o n le d i f e n d e r e b b e r o , e s se n d o n e n e lla in v a s io n e m o r t i m o lti, e m o lti f e r i t i e sp o ssa ti a c o m b a tt e r e . R i d o t t i s i n e l l a c i t t a d e l l a , l a s o s te n n e r o a lc u n t e m p o , c o m e d a lu o g o p r o p i z i o , n f a c ile a t r a s c e n d e r l o . M a f a c e n d o s e le o p r a d a o g n i p a r t e i M a c e d o n i v ig o r o s is s im a m e n te , c p r e s e n ta n d o s i q u a e l lo ste sso A le s s a n d r o a l l a i m p r e s a , fu p i g l i a t a a f o r z a c o l la s t r a g e d i q u a n t i v e ra n o , che e ra n d u e m i l a . P e rd ic c a a r r iv a to a lla c i t t d o v e r a s p e d i t o , l a tr o v d e s e r t a : i n s a p e r e p e r c h e g l i a b i t a o t i n e e r a n o u s c iti d i f r e s c o , vol d i s u b ito su T o r m e lo ro . S e g u ito d a s o l d a t i l e g g i e r i con q u a n to av ean o d i v e lo c it , li ra g g iu n se ed u c c is e t u t t i , s a lv o q u e l l i c h e e r a n o p r e c o r s i e f u g g i t i t r a le p a l u d i . . 5 . A l e s s a n d r o , c i b a t o , e r i n f r e s c a to l e s e r c it o r i p r e s e l a m a r c i a i n to r n o a l l a p r i m a v i g i l i a : e d

S E S T O

19 1

i n o l t r a t o l i b u o n t r a t t o n e l l a n o tte , p e r v e n n e .a g io r n o in r i v a d e l l I d r a t e . I v i s e p p e c h e m o lt i d e M a l li n e a v e a n o g i f a t t o i l t r a g i t t o : o n d e la n c ia to s i a g l i a l t r i c h e e r a n p e r f a r l o , p re sso i l lu o g o a p p u n t o d e l t r a n s i t o , n e d is tr u s s e g r a n p a r t e ; p o i v a lic a n d o e g li stesso p e r iv i a l l a l t r a s p o n d a si m ise a p e r s e g u i t a r e q u e l l i c h e v e r a n p a s s a ti. E m o lti n e u c c is e , e m o lt i n e i m p r i g i o n : m a la p a r t e p i n u m e r o s a c e r c s c a m p o in s i t o , f o r t e d i p e r se s te s s o , e r i c i n t o d i m u r a . O n d e g l i a p p e n a g i u n t a g l i l a c a v a l l e r i a s p e d su lo r o P i t o n e c o n l a s u a s o ld a te s c a e d u e s q u a d r o n i d i c a v a lie r i. P ito n e c o rs e , a s s a l, prese il lu o g o , e vi r e n d s c h ia v i t u t t i i r e f u g i a t i , i q u a l i n o n e r a n o p e r i t i n e l l a s s a lto ; e b e n to s to si ric o n d u s s e a l su o c a m p o . I n f o r m a t o A le s s a n d r o d i p o i c h e a l q u a n t i M a l l i e r a n s i r i t i r a t i in u n a c i t t d e 9f i r a c m a n i , vi s9 i n c a m m i n a ; e g i u n t o vi a p p l i c a g r a n f a n ti in to r n o in to r n o . Q u e l l i a l v e d e r e s c a v a r s i le m u r a e s p r e m u t i d a l g r a n d i n a r e d e i d a r d i , le a b b a n d o n a n o , e v a n s e n e a r e s is te r e s u ll a c i t t a d e l l a . G o r r e a n o su ale o r m e lo r o a lc u n i p o c h i M a c e d o n i, q u a n d o e g li n o v o lta n o f a c c ia , e g l 9in v e sto n o , e r e s p in g o n o , e n e u c c id o n o v e n tic in q u e . A l l o r a A le s s a n d r o fe p o g g i a r e le s c a le d a o g i p a r t e a l l a c i t t a d e l l a , e m in a r n e a b b a s s o le m u r a . C a d u t a pfer l o sc a v o u n a t o r r e , e c o n q u a s s a to i n p a r t e c i c h e e r a i a t e r m e d io a q u e s t a e a d a l t r a t o r r e , d iv e n n e q u i v i l a c i t t a d e l l a m e n a r d u a d a c o m b a t t e r l a ; e d A le s s a n d r o esso stesso i l p r i m o a sc e se , e d ied esi a v ed ere a r b itr o d e l m u r o . P ie n i d i v e rg o g n a a t a l v is ta i M a c e d o n i , c h i q u a c h i l , vi s i r a m p i c a r o n o ; e d e b b e s e n e l a f o r t e z z a f i n a l m e n te . M a t a l u n i d e g l I n d i a n i d ie d e r o le c a s e a l l e fia m m e , e , d a l l e fia m m e c o m p r e s i , a r s e r o essi s te s s i: i p i l a s c i a t a a v e a n o c o ll e a r m i l a v i t a . T a n t o c h e c i n q u e m i l a n e f u ro n o i m o r t i , n p e r t a n t a v i r i l i t d i c o r e si e b b e c h e p o c h i p r i g i o n i e r i . 6. I l r e si tra tte n n e q u iv i un g io r n o , e risto ra ta v i l a r m a t a , s i a v a n z n e l s e g u e n te c o n tr o d i a l t r i M a l l i . T ro v a te n e le c itt d e re litte seppe che i p o p o l i e r a n s i f u g g i t i p e d e s e r t i . D i r e q u i e tr a g io r n o

)g s L I B R O a s o l d a t i , 'e n e l l a l t r o s p e d a d d i e t r o , v e r s o i l fiu m e , P it o n e e D e m e t r i o , il d u c e e q u e s t r e , c i a s c u n o c o lle su e t r o p p e , e c o n s u p p le m e n to p u r d a l t r e l e g g i e r e , q u a n t e n e r a n o n e c e s s a r ie a l l i m p r e s a . C o m m is e l o r o c h e m a r c ia s s e r o l u n g o l a r i v a , e se t r o v a v a n o d e r e f u g i a t i n e lle s e lv e ( c h e m o lte v e n ' e r a n o p r e s s o l a r i v a ) g l i u c c id e s se ro t a t t i se n o n si d a v a n o ; e m o l t i n e t r o v a r o n o , e n e u c c is e r o . E sso stesso p o i , M a g n o A l e s s a n d r o , a n d v e rs o l a c i t t pi g r a n d e d e i M a l l i , d o v e , g l i si d i c e a n o , r i c o v e r a t i m o l t i a n c o r a d i a l t r e c i t t . G l I n d i a n i , a d i t o n e , c h e v e n iv a g l i e l a v e a n o s g o m b e r a t a ; e t r a g i t t a t i s i d i l d e l l I d r a t e * te n e a n v is i s c h i e r a t i su l e r i v e c h e e r a n o b e n a l t e , p e r d i s p u t a r g l i e n e i l t r a n s i t o se lo t e n t a v a . A p p e n a s e n t c i , p re s c ris s e c h e la f a n t e r i a lo s e g u isse i n o r d in a n z a , e p re c o rse con tu tta la c a v a lle ria v erso i l fium e , a p p u n t o l d o v e si d ic e a n o c o n tr a p p o s t i l i M a l l i . G i u n t o , e v is ti i n e m ic i s c h ie r a t i s u l a r i v a u l t e r i o r e , b e n to s to s i m i s e , q u a l v e n i v a , a l t r a g i t t o c o l la s o la c a v a l l e r i a . Q u e s t i m i r a t o l o i n m e z z o g i d e l fium e s i r i t i r a r o n o s o l le c i ti d a l l a r i v a in c o r p o e c o n o r d i n e ; e d e g l i t u t t a v i a l i p e r s e g u i t c o lla c a v a lle r ia s o la . G l I n d ia n i che e ra n o c in q u a n ta m ila , c o n s id e r a to lo solo c o lla c a v a l l e r i a , v o lta r o n o f a c c ia c o n c u o r d i c o m b a t t e r e f o r t i s s i m a m e n t e . E sso p e r c h e n e s c o rse l a m o l t i t u d i n e , e d a v e a l o n t a n i i so l d a t i a p p j e d e , c a v a lc a v a le i n t o r n o , e f n c e a v i s o p r a d e l l e s c o r r e r i e , s e n z a v e n ir e a b a t t a g l i a . Q u a n d o ecco g i u n g e r e g l i A g r i a n i , a l t r i c o r p i s c e ltis s im i c h e e g li m e n a v a c o n se d i m i l i z i a l e g g i e r a , e g l i a r c i e r i ; ed ecco g i v isib ile n l o n t a n a l a f a l a n g e d e 9 f a n t i . G l I n d i a n i a t a n t i m a li c h e v e n iv a n o su l o r o , v o ls e ro le p a l l e , e f u g g i r o n o , e c o r s e r o a l l a c i t t v i c i n a , mun i t i s s i m a . p e r n a t o r a . G l in s e g n i l a l t r o : e n e ucci de in b u o n n u m e r o , fifich f u r o n o i n c i t t r i p a r a t i . A l l o r a c in se a p r i m a g i u n t a l a c i t t c o lla c a v a l l e r i a ; p o i v e n u tig li i f a n t i , g l i a c c a m p d 'i n t o r n o le m o r a n e l g i o r n o s te s s o . I m p e r o c c h n o n r im a n e a c i d i q u e s to t a n t o c h e b a s ta s s e a d tm a s s a lto ; e f a n t i e c a v a l l i e r a n o s ta n c h is s im i: q u e l l i p e l m a r c i a r e l u n g o ,

S E 8 T O 193 q u e s ti p e r l in s e g u ir e c o n t i n u o , e g l i u n i e g l i a l* t r i n ie n te d i m e n o p e l t r a n s i t o d e l f iu m e . 7. N e l g i o r n o a p p r e s s o , d iv is a i n d u e p a r t i l a sol d a t e s c a , e f id a ta n e l u n a a P e r d i c c a , e g l i a n d , c a p o d e l l a l t r a , a d a s s a l i r e l e m u r a . N o n s o s te n n e r o g l i n d i a n i lo s c o n t r o ; e la s c ia te l e m u r a d e l l a c i t t , v o l a r o n o a n c h essi p e r lo s c a m p o n e l l a c i t t a d e l l a . A le s s a n d r o c o s u o i , s p e z z a ta u n a p o r t a , s i n t e r n p r i m a a s s a i n e ll a c i t t ; la d d o v e q u e d i P e r d i c c a t a r d a r o n o : p e r o c c h n s a liv a n o c o s f a c il m e n te le m u* r a , n i p i le s c a l a v a n o ; c r e d e n d o l e g i p r e s e n e i m i r a r l e v u o te d i d i f e n s o r i . H a q u a n d o v id e si l a c i t t a d e l l a c o l n e m i c o , e s c h ie r a to v i b u o n n u m e r o a v a n t i p e r s o s t e n e r l a ; e c c o v o lg e r s i a l l o r a t a t t i a d e s p u g n a r l a , c h i s c a v a n d o n e a p p i l e m u r a , e c h i le s c a l e a p p o g g i a n d o v i . P u r e sic c o m e q u e i c h e p o r t a v a n o l e sc a le g li s e m b r a v a n o l e n t i ; A le s s a n d r o n e le v a u n a d i m a n o a d u n o d e p o r t a t o r i , e v e l a p p l i c a , e alisce-i v i e g l i stesso a l l o m b r a d e l lo s c u d o : r a m p ic a v a g li s i a p p r e s s o P e u c e s t a , r e c a n d o lo s c u d o s a g r o , p i g l i a t o d a l r e n e l te m p io d i P a l l a d e I l i a c a , e f a t to s e l o dal-> 1 o r a in p o i r e c a r e s e m p r e d i n a n z i n e lle b a t t a g l i e . A lz a v a s i d o p o l u i p e r la s c a la m e d e s im a L e o n a a t o , re g ia g u a rd ia d e l c o rp o , m e n tre p e r un a ltr a m ont a v a A b r e a , m i l i t a r e d e ll a m e z z a c o o r t e . G i il( r e to c c a v a i a s o m m it d e l m u r o , q u a n d o f e r m a to v i lo scudo, l c a c c ia , e q u a u c c id e , e d is g o m b e ra . In ti m o r i t i p e r l a r e g i a v i t a i s o l d a t i c o n g l i s c u d i si s p i n s e ro a f u r ia p e r la s te ssa s c a la ; e si r u p p e . C o s q u e l li che e ra n o g i g i p e rv e n u ti, p re c ip ita ro n o , tr o n c a n d o s i a n c h e p e r a l t r i ' l a v ia d a s o r m o n t a r e . G r a n d e g g i a v a A l e s s a n d r o so le m u r a , n a r d i r u n n e m ic o d i a p p r o s s i m a r g li s i : b e n e r a p e r to lto d i m i r a co d a r d i d a q u e i d e lle t o r r i v i c in e , e d a a l t r i d e l l a c i t t n e m m e n o essi l o n t a n i , p e r c h s a e t t a v a n o d a u n a r g i n e t e r r a p i e n o p re sso q u e l m u r o . E l i n c r e d i b i l e a r d i r e , e le s p le n d e n tis s im e a r m i t r o p p o d a v a n o a d iv e d e r e c h e e r a i n t a s o i l m o n a r c a . I n t a l o s t a t o c o n s id e r a v a c h e r e s t a n d o i v i , p e r i r e b b e s e n z a f e r v i n u l l a d i g lo r io s o : c h e s a l t a n d o g i f r a l r i d a A rria n o , l3

jg 4 L I B R O to d e m a r i i s t u p i d i r e b b e fo rs e i b a r b a r i p e r l a s o r p r e s a , e se n o , m o r i r e b b e , n o n s e n z a e s se rn e i n v i d i a t o n e l c im e n to d i o p e r a g r a n d e , e d e g n a d e l l a r i c o r d a n z a d e p o s te ri ; e f r a t a l i c o n s id e r a z io n i g i n e l l a f o r t e z z a b a l z . P o s ta t o s i q u i n d i f e r m o a l m u r o u c cise c o n la s p a d a a l c u n i v e n u ti a d a t t a c c a r l o , e l o stesso d u c e I n d i a n o c h e a u d a c is s im o g l i si a v v e n t a v a ; p o i r ip r e s s e c o n u n sa sso u n o c h e i n o l t r a v a s i , e p o s c ia a n c h e u n a l t r o p u r c o n u n sasso : f in c h d i n u o v o f e r c o lla s p a d a n n o c h e tr o p p o g l i s i a c c o s ta v a . O tid c h e s c h iv i ornai d i a p p r e s s a t e g l i i b a r b a r i lo c i n s e r o , e p r e s e r o a t e m p e s t a r l o , c ia s c u n o c o n c i c h e a v e v a , o c a p i t a v a g l i n e ll m a n i . Q u a n d ecco g i s a l t a r e , e c o m b a t te r e p e r i l r e , P e u c e s t a , e d A b r e a q u e l l o d e l l a m e z z a o o o r t e , e L e o n n a t o ; i s o li c h e e r a n o s a l i t i s u l m o r o p r i m a c h e si s p e z z a s s e l a s c a l a . E d A b r e a c a d d e iv i a p p u n t o c o lto d a u n a f r e c c ia n e l s e m b i a n t e . A l e s s a n d r o a n c h e g l i fu c o n u n a f r e c c i a t r a f it to p e r 1 u s b e r g o n e l p e t t o s o p r a l a m a m m e l la ; t a n t o c h e s c riv e T o lo m m e o c h e g o r g o g l i a v a s a l a fe r i t a s a n g u e e f i a t o . F i n c h q u e s ta f u c a l d a , e g l i , q u a n t u n q u e m a l c o n c io , r e s i s t e t t e : m a po i d i l a g a n d o n e f u o r a e fia to e s a n g u e , v e n n e t r a le v e r t i g i n i m e n o a sestesso , e c a sc q u iv i d i fu c c ia su lo s c u d o . T e n n e g l is i a l l o r a P e u c e s ta a l l u n d e l a t i d im e n a n d o s i q u a e l c o n l a p e r s o n a p e r d if e n d e r lo con lo s c u d o s a c r o to l t o d a I l i o , m e n t r e L e o n n a t o g u a r d a v a l o d a l l a l t r a p a r t e . S e n o n c h e , f e r i t i p u r e s s i , il r e fu r i d o t t o p re sso c h e a p e r d e r e c o l s a n g u e la v i t a . A l tr o n d e o ra s i la e s p u g n a z io n e r e n d u t a d is a s tr o s a a i M a c e d o n i ; p e r c h v e d u to i l r e su le m u r a , i n v e s tito d o g n in to r n o d a i d a r d i , e g itta rs e n e con un s a l t o , f r a l a f o r t e z z a , v e d u te s i r o t t e l e s c a l e , p r e s i d a t i m o r e e d a s o lle c itu d in e c h e p e riss e n e llo s c o n s ig lia to p e r i c o l o , c o n g e g n a v a n o c h i 1* u n a c h i l a l t r a m a c c h i n a p e r s a l i r e a l l e m u r a , com e' a lu o g h i in a c c e s s ib ili . q u e s t i p i a n t a v a n o su d i esse ( c h e e r a n d i t e r r a ) d e p a l i , e v i si a g g r a p p a v a n o e r a m p i c a v a n o a s t e n t o , e q u e ll i m o n ta v a n o g l i u n i su g li a l t r i : e q u a n t i g i u n g e v a n o p r i m i su l e m u r a , s a lta v a n o t u t t i

S E S T O ig 5 l a m e n t a n d o , e g r i d a n d o , g i n e l r i c i n t o , d o v e vede- v a s i ste so A l e s s a n d r o . E g i b o lliv a c i i n t o r n o b a t t a g l i a f i e r a , t e n e n d o g li in to r n o i M a c e d o n i g li s c u d i l u n o a p p o l a l t r o . I n t a n t o a l t r i ro m p o n o le s b a r r e d e lla p o rtic in a p o sta fra le d u e t o r r i , a ltr i n d v a n o a p p n a t o d i q u e s t a p r e m o n o c o lle s p a lle i l m u ro , e 10 s p in g o n o a d d e n t r o , e s p a l a n c a n o p e r iv i l a d i t o a l l a f o r t e z z a . F e c e s i a l l o r a d e g l i n d i a n i u n o s t r a z i o , n d o n n e si r i s p a r m i a r o n o , n f a n c iu lli ( l ) . Q u a n d e c c o a l c u n i r i p o r t a n o su lo sc u d o i l r e m a lc o n c io in g u i s a , c h e n on ra v v is a v a n o se v i v e s s e . S c riv o n o c h e C r i t o d e m o m e d ic o d i G oo d e l l a s t i r p e d i E s c u la p io g l i e s tr a e s s e il d a r d o d a l l a f e r i t a c o n a l l a r g a r l a : m a s c r i v o n o a n c o r a c h e non e sse n d o v i p r o n t o i l m e d ic o , P e r d i c c a stesso s l a r g a s s e l a c o ll a s p a d a p e r is ta n z a d i A le s s a n d r o , e n e c a v a s s e lo s t r a l e : c h e n e l c a v a r lo n e sgor-< g a s s e f u o r a i l s a n g n e in t a n t a c o p ia c h e il f e r i t o a e sven n e d i n u o v o , m a n e llo s v e n im e n to il s a n g u e si r i s t a g n . &. F u r o n o d e t t e a n c o r a m o lte a l t r e cose i n t o r n o q u e s ta s c ia g u r a : e la fa m a c h e le ebbe d a i p rim i c h e l e in v e n ta r o n o t u t t a v i a l e r i d i c e ; n la f a l s i t l o r o p r o p a g a t a t r a 'p o s t e r i a v r f in e , se n o n p e r lo s c r i v e r e n o s t r o . E c o m u n v o ce c h e A le s s a n d r o s u b is se q u e s to i n f o r t u n io t r a g l i O s s i d r a c h i ; e p p u r e lo i n c o r s e t r a i M a l l i , p o p o lo in d ip e n d e n te d e lle I n d i e , e d in u n a c i t t d e M a l l i , e p e r o p e r a a p p u n to d e ? M a l l i c h e la n c ia v a n o f r e c c e . V e r a m e n t e a v e a n o i M a l li r is o lu to d i u n ir s i a g l i O s s i d r a c h i ; e c o s c o m b a t t e r e 11 G r e c o : m a c o s tu i m a r c i a n d o a n c h e p e r t e r r e se n z a c q u a s o p r a v v e n n e p r i m a , c h e g l i O s s id r a c h i a j u ta s s e r o i M a l l i , o q u e s t i g l i O s s i d r a c h i . C o s p u r e co* m u n v o c e c h e a c c a d e s s e p re ss o d i A r b e la l a b i t t a g lia u ltim a t r a A le ssa n d ro e D a r i o , d a lla q u a le co s t u i f u g g i s e n z a d e s is te r n e se n o n q u a n d o fu p re s o d a s e g n a c i d i B e s s o , e d u c c is o p o i p e r l a v v i c i n a r s i d i A l e s s a n d r o ; c o m e d ic e s i a c c a d u t a l a b a t t a g l i a a n te c e d e n t e su le r i v e d e l l I s s o , e l a p r i m a d i t u t t e ,
(i) Curzio scrive rjaintn al muro , che ilnlcbris pvrfregcre mnmm e guan to alla strage an ch'egli dice: non stnibus, non foem inu, non in /u nti ms par-

citur lib . 9. . 17.

1^6

LIBRO

c h e fu m is c h ia e q u e s t r e , p r e s s o a l G r a n i c o . E d i o c o n s e n to c h e a v v e n isse p re s s o a l G r a n i c o l a m i s c h i a e q u e s t r e e p o i s a le r i v e d e l l Isso l a n o v a t e n z o n e . L a d d o v e A r b e la d is c o s ta d a l lu o g o d e l l u l t i m o c o m b a ttim e n to d ei d a e r e s e c e n to , o cin q u e c e n to s ta d j a l m e n o , se c o n d o c h e g l i s c r i t t o r i n e d ic o n o p i o m e a g r a n d e l a l o n t a n a n z a . I m p e r o c c h se c o n d o T o Jom m eo e d A r is to b o lo a c c a d d e q u e s t o a l l e r iv e d e l fiu m e B u m e lo p r e s s o G a u g a m e l a , l a q u a l e no n c i t t , m a b o rg o * e non g ra n d e e non fam o so , n d i u n n o m e c a r o a d u d i r s i . d a c i n a c q u e c h e A r b e l a p e r e s s e r e c i t t s i a p p r o p r i l a g l o r i a d e l la g r a n d e b a t t a g l i a . C h e se t a l f a t t o d a r m e c h e t a n t o a c c a d d e d i lo n t a n o d o v esse v e r a m e n t e d i r s i a c c a d u to in A r b e l a ; p o tr e m m o p e r e g u a l d i r i t t o d i r s u c c e d u to n e ll I s tm o d i C o r i n t o il c o n flitto n a v a l e o c c o rs o p re sso d i S a l a m i n a ; e d i r s u c c e d u to p re s s o l g i n a o d e l S u n i o , l a l t r o o c c o rs o in A r t e m i s i o d i N e g r o p o n t e . C o n s e n to n o t u t t i c h e P e u c e s ta p r o te g g e s s e c o n lo sc u d o A le s s a n d r o i n q u e l p e r ic o lo ; n o n p e r t u t t i c i c o n se n to n o d i L e o n n a t o , n d i A b r e a , m i l i t a r e d e l l a m e z z a c o o r t e . I n o l t r e vi c h i d ic e c h e A le s s a n d r o p e rc o s s o d i b a s t o n e su l c a p o n e s to r d is s e e c a d e s s e ; e c h e r iz z a to s e n e fosse t r a f i t t o d a u n d a r d o p e r 1 u s b e r g o n e l p e t t o . T o lo m m e o fa i n te n d e r c i c h e e g l i fu p i a g a t o d e l l a so la p i a g a n e l p e t t o . I o p o i r e p u t o c h e l a t r a s c u r a n z a p i g r a n d e d e g l i s t o r i c i d i A le s s a n d r o s ia q u e l l a d i s c r i v e r e , c h e T o lo m m e o s a l l a s e a la c o n P e u c e s ta e A l e s s a n d r o , e d ife s e c o n lo sc u d o A le s s a n d r o g i steso a t e r r a , t a l c h n e e b b e i l n o m e d i S a l v a t o r e , q u a n d o T o lo m m e o m e d e s im o n a r r a d i n o n e s s e re s t a t o p r e s e n te a l l a i m p r e s a , i n t e n t o , com e cap o d i m iliz ie , a c o m b a tte re a ltro v e con a l t r i b a r b a r i ( i ) . ci s ia d e t t o c o m e d i p a s s a g g io a ffin c h i p o s te r i n o n d i a n o n a r r a z i o n i in c o n s i d e r a te d i f a t t i , e d in f o r tn n ) a l p a r o m e m o r a n d i . 9. M e n t r e A le s s a n d r o te n e v a s i in c a l m a e c a r a v a s i , g i u n s e , in n a n z i t u t t e , l a n o v a d e l l a s a a m o r t e a l
(1) Btzio n eo n avverti simile abbaglio preso dagli storici sn T olom m eo'; lib . 9. f. i f .

SESTO

19 f

c a m p o d a l q a a l e e g l i a v e a m a r c i a t o o o n tr o d a ' M a l l i . E p r i m a n e fu d o g li a n z a in t u t t a T a r m a t a , l u no rid ic e n d o a l l a ltr o la c a la m it : p o i d a ta tre g u a a i l a m e n t i , r im a s e r o t u t t i s c o r a g g i t i , e s o lle c iti su c h i d o v e sse c o m a n d a r l i , p e r c h A le s s a n d r o e l i M a c e d o n i p a r e a n o a v e r g i u d i c a t i m o l ti d e g n i d i u n t a n t o o n o re , e su l m odo con c u i sareb b o n o ric o n d o tti sa l v i a l l e p a t r i e , essi c h io s i i n to r n o d a fiu m i i m p r a t i c a b i l i ] e d a t a n t e e - t a n t o b e llic o s e n a z i o n i ; d e l le q u a li q u e lle che non si eran o d a te a n c o r a , c o m b a t t e r e b b e r o , c o m e r a v e r i s i m i l e , a n i e n tis s im a m e n te p e r l a l i b e r t ; la d d o v e l e a l t r e s c o te r e b b e r o i l g io g o , scosso d a g l i a n i m i lo r o i l t e r r o r e d i A l e s s a n d r o . A l l o r a d u n q u e p a r v e o g n i c o sa in s u p e r a b i le e d i s p e r a ta ad e ssi, p riv i d e l cap o lo ro . q u an d o poi f u n u n z i a to l o r o c h e esso e r a in v i t a , lo c r e d e r o n o a p p e n a , n o n p e r c r e d e r o n o m a i c h e v i v e r e b b e . E s e m a n d l e t t e r e p e r l e q u a l i d i c h i a r a v a p r o s s im a l a s u a v e n a t a a l l 'e s e r c i t o , i p i , tim o r o s is s im i d e l c o n t r a r i o , le te n n e r o p e r i n c r e d i b i l i , e p e r f in te d a l l e g u a r d i e d e l c o r p o , e d a c a p i t a n i .. C o n o s c iu to q u e s t o , A l e s s a n d r o a p r e c l u d e r v i o g n i i n n o v a z i o n e , a p p e n a p o t , si fe c e c o n d u r r e i n r i v a d e l l I d r a t e , p e r n a v i g a r e a s e c o n d a d e l fiu m e v e r so l e s e r c i t o , a c c a m p a t o p re s so l a c o n flu e n te d e i l A c e s in e e d e l l I d r a t e s o tto g l i o r d i n i d i E f e s tio n e , m e n t r e C le a r c o v i p r e s e d e v a a l l a f l o t t a . A v v i c i n a t a si la r e g i a n a v e a l l a p m n t a , A le s s a n d r o f a t o g l i e r e o g n i t e n d a d i so l a p o p p a , ondi* e s s e r e a t u t t i c o sp i c u o . A v e a e i n o n d im e n o c h i d if H d a v a s i, q u a s i n o n s i rip o rta s s e c h e il c a d a v e re d i A le s s a n d ro ; m a q u a n d o l a n a v e f o a r i v a , q u a n d o A le s s a n d r o s te s e le m a n i v e rs o l a m o l t i t u d i n e ; a l l o r a s c h e t u t t i a l z a r o n o le g r i d a , e c h i s p o r g e a le m a n i v e rs o d e l c ie l o , e c h i v e r s o d e l m o n a r c a , e c h i d a v a fin l a g r i m e i n v o l o n t a r i e s u l n o n s p e r a t o p o r t e n t o . I s o ld a ti d e g l i s c a d i a v e a n o p o r t a t a l a l e t t i g a p e r lu i n e llo s c e n d e r e d a l l a b a r c a , e d e g l i v o lle i l d e s t r i e r o . E n o n s to s to fe c e v isi v e d e r e a c a v a l l o , s u r s e n e g r a n d e i l f r a g o r e per t u t t o 1 e s e r c i t o , ta lc h l e s p i a g g e

198 L I B R O e le s e lv e n e e c h e g g i a v a n o i n t o r n o . A v a n z a n d o s i p o i v e r s o d e l p a d i g lio n e scese d i c a v a l l o , a /fin d e s s e r e v e d u to a n c o ra d i c a m m in a r e . c h i d a ll u n a , c h i d a l l a l t r a p a r t e g l i si a v v i c i n a v a , e g o d e a t o c c a r n e l e m a n i, i g in o c c h i, o le v e sti: a l t r i e ra p a g o d i v e d e r lo d a p r e s s o , f e l i c i t a r l o , e p a r t i r e : e d a l t r i g l i sp a rg e v a n o in to rn o g h irla n d e e fio ri, com e l i n d i a n e d a v a in q u e l l a s t a g i o n e . C l e a r c o d i c e , c h e g l i a m i c i c h e lo s c o r ta v a n o si r e n d e r o n o a l u i n o jo si , q u a n t o a l l esse rsi e g l i m esso a t a n t o p e r i c o l o , p r o p r i o d e * s o ld a ti e n o n d e c o m a n d a n t i ; e d io c e r t a m e n t e c r e d o c h e A le s s a n d r o s i n o ja sse d i q u e d is c o r s i p e r c h t r o v a v a e s s i v e r i , e s d e g n o d e r i m p r o v e r i . M a tra s p o rta to d a l l 'a r d o r d i c o m b a tte re e d a i g e n j d i g l o r i a non s a p e a r i s p a r m i a r s i i p e r i c o l i . E lo s te s so N e a r c o n a r r a c h e nn t a l v e c c h io B e o z io d i c u i t a c e il n o m e a l v e d e r l o p u n to i l c o r e , e b u jo i l v o l t o , g l i si fe c e i n n a n z i d ic e n d o i n s u a l i n g u a : S ir e i v a le n tu o m in i i m p r e n d o n o ; e s o g g iu n g e n d o u n v e r so ja m b o c o lla s e n t e n z a : m a c h i im p r e n d e d e e p u r t o l l e r a r e . C io c c h a lu i p i a c q u e , e d a i n d i i n p o i g l i r e n d p i c a r o q u e l B e o z i o . I n q u e s to te m p o v e n n e r o g l i a m b a s c i a d o r i d e i M a l l i r i m a s t i v i , affiti d i r e n d e r e a d A l e s s a n d r o l a g e n t e l r o : s i m i lm e n t e v e n n e r o i c a p i e r e t t o r i d e l l e c i t t d e g l i O s s i d r a c h i , e c o n lo r o a l t r i c e n to c i n q u a n t a d e p i r i g u a r d e v o l i , t u t t i i n d i p e n d e n t i . R e c a r o n o , c o m e p r e l u d io d i p a c e , i p i b e i d o n i d e lle I n d i e , p r o n t i a s o t to m e t te r e a n c h e ssi l a n a z i o n e . D i c e a n o d i e sse re c o m p a t i b i l i se n o n e r a n o v e n a t i p r i m a : s e n s ib i li c o n p i d i r i t t o c h e g l i a l t r i p e r l a i n d i p e n d e n z a e la l i b e r t , i a q u a l e a v e v a n o c u s t o d i t a d a c h e B a c c o g i u n s e n e lle I n d i e fino a d A l e s s a n d r o : m a s o o r a A l e s s a n d r o , n a t o a n c h e g l i d a n o m i , v o le a d a r l o r o u n s a t r a p o , p ie g h e r e b b o n s i a l S a t r a p o , e d a r e b b o n o t r i b u t i e d o s ta g g i , c o m e a I n i n e p a r e s s e . c o s tu i c h ie se m il le d e p r i m a r i d e l l a n a z io n e d a o s a r l i se v o le a c o m e o s t a g g i , o d a s p e n d e r li c o m e s o ld a t i , fin c h d o m a s se i l r e s to d e l l e I n d i e . E s s i d u n q u e m a n d a r o n o i m i l l e , s c e ltin e i p i f o r t i e grandi^ a g -

S E S T O ig g g iu n g e n d o v i s e n z a c h e fossero d i m a n d a t i , c i n q u e c e n to c a r r i c o 'l o r d i f e n s o r i ; e d A le s s a n d r o a c c e t t li c a r r i , r e s t i t u g l i o s t a g g i ; e m ise F i li p p o p e r s a t r a p o de* M a l l i c h e s o p r a v a n z a v a n o . 10. C o m p i u te q u e s te c o s e , e f a t t e c o s t r u i r e , m e n t r e a v e a p u r a p e r t a l a f e r i t a , m o lte n a v i , a l l a fine v i m b a r c m ille s e tte c e n to d e l r e a i s e g u itp d e g l i a m ic i a c a v a l l o , t a n t i s o l d a t i l e g g i e r i q u a n t i p r a d d i e t r o , e d ie c i m ila f a n t i , e n a v ig ta lu n poco s u l I d r a t e , fin d o v e s i m e sc e a l l A c e s i n e , e p e r d e v i i l n o m e ; e p o i n a v ig p e r 1*A c e s in e fin d o v e q u e s to s b o c c a n e l l I n d o . A l l I n d o te r m in a n o q u a t t r o fiu m i, g r a n d i e n a v ig a b il i, n t u t t i c o l n o m e lo r o . V a 1 *1d a s p e a l l A c e s i n e , e v i si s c a r i c a , n p ro c e d e p o i c h e s o tto i l n o m e d i A c e s in e . 1 A c e s in e s in c o n t r a c o ll I d r a t e e se lo i n c o r p o r a , e 8* i n o l t r a c o m e A c e s in e t u t t a v i a . Q u i n d i r ic e v e a n c h e 1 Ifasi e col ti t o l o p u r d i A c e s in e g i u n g e a l l I n d o , a c u i c e d e le a c q u e e i l n o m e . D o p o c i n o n d i s c r e d o , c h e l i n d o , p r im * c h e i n f o r m a d i u n D e l t a si d i v a r i c h i , c o r r a i n u n l e t t o , l a r g o d i c e n to s t a d j , e pi fo rse ; d o v e p r o p r i a m e n t e i m p a l u d a s i . g l i si t r a t t e n n e n e l l a c o n f lu e n te d e l l i n d o e d e l l A c e s in e fin c h g iu n s e a l u i c o ll a r m a t a P e r d i c c a i l q u a l e d e b e l l a v a in p a s s a n d o i B a s t n i , p o p o lo l ib e r o d e l le I n d i e : e f r a t t a n t o g li perv en n ero a ltre navi d i tre n ta r e m i, ed a ltre d a c a r ic o , la v o ra te tu tte in m ezzo dei Z a t r i , In d ia n i an ch e ssi, in d ip e n d e n ti. q u i a rriv a ro n o a n c o ra g l i a m b a s c i a d o r i d e g li O ssa d j i q u a l i s o tto m e tte v a n o i l p o p o lo l o r o , I n d i a n o , e l ib e r o n o m m e n o . S t a b i l p e r c o n fin e d e l suo s a t r a p a t o a F i l i p p o la c o n c o r r e n z a d e l l i n d o e dell* A c e s in e : e la s c i c o n esso t u t t i i T r a c i , e q u a n t e m i l i z i e a b b is o g n a v a n o in p r e s i d io d e i su o i t e r r i t o r i . C o m a n d s i m il m e n t e c h e d o v e i fiu m i s i u n i v a n o , s i e rg e sse n n a c i t t , s p e r a n d o c h e d i v e r r e b b e g r a n d e , e f a m o s a t r a i p o p o l i: e c h e u n p o r t o in s ie m e v i s i fo r m a s s e . 11. I n q u e s to t e m p o v e n n e O s s ia r te i l B a t t r i a u o p a d r e d i R o s a n e spo sa d i A l e s s a n d r o , e d A l e s r a n d r o d ie d e g l i i l a a t r a p a t o d e i P a r a p a m i s a d i , d e g r a d a t o n e

2co L I B B R O T i rie s t e , i l q u a l e g l i si d ic e a c h e n o n b e n e v i c o m a n d a s s e . P o i fe p a s s a r e C r a t r o , g r a n p a r t e d e l l 9 e s e r c i t o , e g l i e l e f a n t i a l l a r i v a s i n i s t r a d e l l i n d o , p e r c h e iv i l a v ia lu n g o i l fiu m e p a r e a p i a c c o n c ia a l l e m i l i z i e g r e v i , e p e r c h i p o p o li i n t o r n o n o n e r a n o d e l t u t t o a m i c i ; e d e g l i s e g u e n d o l a c o r r e n t e n a v i g v e r s o l a r e g g i a d e i S o d d j . C o m a n d c h e si f a b b r i c a sse iv i u n a c i t t n u o v a c o n p o r to , e v i si r is a r c is s e r o le n a v i o h e e r a n o m a l m e n a t e . D i c h i a r O s s ia r t e e P ito n e s a t r a p i d e l p a e s e d a l l a c o n flu e n te d e l l I n d o e d e l l A c e s in e fino a l m a r e : e d i t u t t a l a s p ia g g i a I n d i a n a . S p e d d i b e l n u o v o C r a t r o c o ll e s e r c i t o f r a g l i A r a c o s j , e i D r a n g j ; e d e g l i c o rse g i n a v i g a n d o t e r s o le t e r r e d i M u s i c a n o , d e c a n t a t e g l i co m e le p i b u o n e d e l l e I n d i e , p e r c h c o lu i non e r a g i i v e n u t o i n c o n t r o , n o n a v e a g l i u m i l i a t o sestesso e i l suo r e g n o , n o n a v e a g li s p e d it i a m b a s c i a d o r i p e r a v e r n e l a m i c i z i a , n m a n d a t i d o n i c o m e a g r a n r e si c o n v e n g o n o , n f a t t a r i c h i e s t a n i u n a . R iu s c q u e s t a s u a n a v i g a z io n e a s e c o n d a d e l fium e t a n t o s o lle c ita c h e f u n e c o n fin i d i M u s i c a n o , p r i m a c h e M u s ic a n o s a p e s s e c h e v e r r e b b e c i . P e r t a n t o s p a v e n ta to n e v e n n e io. f r e t t a a d i n c o n t r a r l o , p o r t a n d o g l i i d o n i p i p r e z i o s i d e lle I n d i e , e t u t t i g l i E l e f a n t i ; u m i li s e s te s s o , i s u o i p o p o l i , e confess d i a v e r m a n c a t o . V a l e a c i m o l t o p re sso d i A le s s a n d r o p e r i n t e r c e d e r e ; e fa- le v a t o d i c o l p a . A le s s a n d r o n e m ir c o n p ia c e r e la c a p i t a l e e i p a e s i , e c o n c e d c h e se g u isse a r e g n a r v i : m a im p o se a G r a t r o d i c o s tr u ir e in q u e l l a c a p i t a l e u n a f o r t e z z a , e f u , p r e s e n te l u i , c o s t r u i t a , e p re s i d i a t a , p e r c h p a r e a g l i o p p o r tu n i s s i m a a g u a r d a r v i , e c o m p r im e r e i p o p o li i n t o r n o . Q u i n d i p r e s i g l i a r c i e r i , g l i A g r i a n i , e l a c a v a l l e r i a l a q u a l e n a v ig a v a , c o n esso , n e a n d c o n t r o d i O s s i c a n o , u n p r e f e t t o , c o s c h ia m a to d i q u e ln o g h i ; p e r c h n e r a s i - p r e s e n ta to , n a v e a g li sp e d iti a m b a sc ia d o ri a s o tto m e tte re sestesso e le sue t e r r e . N e l p r im o g iu n g e r e p r e s e a f o r z a le d u e c i t t p i g r a n d i d i O s s i c a n o , e d O s s ic n o m e d e s im o i n u n a d i e s s e . N e a b b a n d o n l a p r e d a a i s o ld a ti ^ e s e a e c o n d u s se g l i e l e f a n t i . A l l o r a

S E S T O et n i n n a p i d e l l e s u e c i t t si r iv o ls e a l l a f o r z a ; a m r e n d e v a n s i t u t t e a m a n o a m a n o c h e v i si p r e s e n t a v a . C o s t u t t i g l i n d i a n i e r a n o g i n e l o o r lo r o v in t i d a A l e s s a n d r o , e d a l l a f o r t u n a d i l u i . Q u i n d i si r i p i e g c o n tr o d i S a m b o , p o sto d a l u i p e r s a t r a p o d i n d i a n i m o n t a n a r i ; e d o r a f u g g ito a l l u d i r e c h e A l e s s a n d r o a v e a la s c ia to M u s ic a n o , a n z i f a t t o l o p r i n c i p e a n c o r a d e l l a g e u t e s n a l a q u a l e e r a in g u e r* r a c o n M u s ic a n o . A v v ic in a to s i a S in d a m a n a m e t r o p o l i de* p a e s i d i S a m b o , g l i e n e f u r o n o 's p a l a n c a t e le p o r t e ; e d i f a m i g l i a r i d i S a m b o v e n n e r o a d in c o n t r a r l o c o d a n a r i e c o n g l i e l e f a n t i , d i c e n d o c h e n o n f u g g a S a m b o c o m e n e m ic o d a A le s s a n d r o , m a e p e r p a n r a d i M u s ic a n o r il a s c i a t o a s e s te ss o . Q u i n d i p r e s e u n a l t r a c i t t r i b e l l a t a s i , e po se a m o r te i B r a c m a n i a u t o r i d e l i a r i b e l l i o n e , i q u a l i sono filo sofi d e lle I n d i e : m a d e l l a filosofia l o r o , s e p p u r e n e h a n n o , r a g i o n e r n e l m io t r a t t a t o s u le I n d ie ( l ) . I n t a n t o e b b e n u o v a c h e M u s ic a n o e r a g l i s i t o l t o d i o b b e d i e n z a , e s p e d ito g li c o n t r a P i t o n e , i l S a t r a p o , fig lio d i A g e n o r e c o n s o ld a te s c a p r o p o r z i o n a t a , e g l i p io m b eu l a c i t t d e l r e g n o d i l u i , e d o v e s a c c h e g g i e d i s t r u s s e , e d o v e io tr o m is e g u a r n i g i o n i , o p i a n t f o r t e z z e . F a t t o c i s i r ic o n d u s s e a l c a m p o e d a l l a f l o t t a , d o v e g l i f u p o r t a t o M u s ic a n o c a d u t o n e lle f o r z e d i P i t n e . A l e s s a n d r o fe c e a p p e n d e r l o n e lle s u e t e r r e , e c o m e sso p e n d e r o n o a n c h e i B r a c m a n i c h e 10 a v e a n o in f ia m m a to a d i n s o r g e r e . Q u i v e n n e p u r e 11 S ig n o r e d e P a t t l i , c io d e l l a t e r r a c h e io d is s i a b b r a c c i a t a d a l fiu m e I n d o c o l l a f o r m a d i u n D e l t a , m a g g i o r e d e l D e l t a E g iz ia n o : e d a n c h esso q u e s t o p r i n c i p e , so tto m is e i su o i p o p o l i , e d o g n i su a c o s a . A le s s a n d r o lo r i m a n d n e suo i s t a t i c o n o r d i n e d i a p p a r e c c h i a r v i q u a n t o b is o g n a a r i c e v e r v i 1 a r m a t a . .. 12. P o s c ia i n v i a p e r l e t e r r e d e g l i A r a c o s i e d e r Z a r a n c h i n e lla G a r m a n i a G r a t r o a l l a t e s ta d e i s o ld a ti d i A t t a l o , d i q u e l l i d i M e l e a g r o , d i q u e l l i d i A n tig o ^ n e , d i a lq u a n ti d e g li a m ic i, e d e M aced o n i in v a lid ia
(i Y V q u o to il libro ottav o della (to n a presente*

22 L I B R O d ir e tti g i d a l a i n e lla M a c e d o n ia , d a a d o g li d a c o n d u r r e a n c o r a g l i e l e f a n t i : m a pose E f e s tio n e su l a l t r a m i l i z i a l a q u a l e n o n n a v ig a v a c o n esso l u i v e r s o l o c e a n o . F e c e p a s s a r e P i to n e c o g li A g r i a n i , e c o i s a e t t i e r i a c a v a l l o a l l a l t r a r i v a d e l l i n d o , v u o l d i r e a q u e l l a su l a q u a l e n o n m a r c i a v a E f e s t i o n e , c o n o r d i n e d i p o p o la re le c itt nuove g i fa b b ric a te ; d i rid u r r e p e r q u e * l u o g h i i n d o v e r e , se m o v e a n s i , g l i n d i a n i , e r i c o n g i u n g e r s i a d esso i n P a t t a l a . A n d a v a e g l i g i d& t r e g i o r n i su le a c q u e , a l l o r a q u a n d o g l i a n n u u z i a r o n o c h e il c a p o d e P a t t a l e s i r a c c o lt o i l p i d i essi f u g g i v a s e n e , l a s c ia n d o d e s e r t o i l p a e s e . A t a l n u o v a solle* c i t m o lto p i l a n a v i g a z i o n e , m a g i u n t o a P a t t a l a n e t r o v l a c i t t e l a c a m p a g n a v u o ta d i p o p o lo e d i c o l t i v a t o r i , e d e g l i s p e d su l e t r a c c e d i essi le m i li z i e p i l e g g i e r e . S o r p r e s in e a l c u n i , l i m a n d ben* t o s to a p p r e s s o g l i a l t r i c o n o r d i n e d i c o n f o r t a r l i a t o r n a r e ; g i a c c h r e s ta v a s i l a c i t t e l a t e r r a lo r o p e r c h l a b i t a s s e r o , e la v o r a s s e r o c o m e p r i m a ; e m o l t i t o r n a r o n o . I m p o s e a d E fe s tio n e d i e r g e r e u n a f o r t e z z a i n P a t t l a , e m a n d m iliz ie a s c a v a r e p o z z i , e r e n d e r e a b i t a b i l e la t e r r a c ir c o n v i c i n a p r i v a d i f o n t i . M a f u ro n o l o r s o p r a t a l u n i d e b a r b a r i i n t o r n o , e d u c c is in e a l q u a n t i n e l l a s s a lto i m p r o v v i s o , e p e r d u t i p i a n c o r a d e i l o r o , f u g g ir o n o p e d e s e r t i . Si C o m p ie ro n o n o n d im e n o i l a v o r i , s o p r a v v e n e n d o v i p e r c o o p e r a r v i a l t r e m iliz ie m a n d a t e v i d a A l e s s a n d r o a p p e n a s e p p e l a s s a l to d e b a r b a r i . I n t o r n o a P a t t a l e s i d iv id e s i l in d o i n d u e g r a n r a m i , i q u a l i s e r b a n o t u t t i d u e d i n d o i l n o m e fino a l m a r e , e q u i fe c e A le s s a n d r o a r s e n a l e , e r i c e t t i d i n a v i . P o i r i u s c e n d o g l i le co se a n o r m a d e i d e s i d e r j , si p r o p o s e d i n a v i g a r e p e l r a m o d e s t r o d e l fiu m e fino a l l a i m b o c c a t u r a . A d u n q u e m a n d a in n a n z i a l m a re L e o n n a to con m ille c a v a l i e r i , e d o t t o m i la d i a r m a t u r a g r a v e e l e g g i e r a , s ic c h r e ch isi c o lla f lo tta a l l a is o la P a t t a l a . E d e g l i p i g l i a t e l e b a r c h e p i s n e l l e , l e , b i r e i n i , q u e l l e d a t r e n t a r e m i , e t a l a l t r e d a c a r i c o , sc io lse su p e r 1 a lv e o d e s t r o d e l fiu m e . i 3. E s ic c o m e n o n c i a v e a d e g l i n t e n d e n t i e sse n -

S E S T O 2o 3 d o f u g g i t i d i c o l t a t t i i p a e s a n i ; l a n a v ig a z io n e r i o sci beo d is a s tro s a . Im p e ro c c h le v a ta si u n a te m p e sta n e l g io r n o d o p o l a p a r t e n z a , e soffiando u n v e n to op* p o s to a l l a c o r r e n t e , fa c e a m a n c a r t r a v o r tic i le a c q u e a l f i u m e , e s b a t t e r e le b a r c h e l e a n e a l l e a l t r e , t a n t o c h e l e p i n e s o ffriro n o , e ta l u n e a n c o r a d i q u e l l e a t r e n t a r e m i n e f u r o n o c o n q u a s s a t e , se b b e n e p o te r o n s i r id u r r e a l lid o , p rim a che affo n d assero . N e fa b b ric d u n q u e d e l l e a l t r e ; m a s p e d i t i de* s o l d a t i p i l e g g i e r i n e l p i i n t e r n o d e l l a s p i a g g i a p r e s e d e g l I n d ia n i', c h e p oi g l i f a r o n o s c o r t a i n q n e l v i a g g i o . M a g i u n t i o v e il fiu m e si a l l a r g a , fino a d u g e n t o s t a d j n e l l a s u a l a t i t u d i n e p i g r a n d e ; e c c o u n v e n to fie ris sim o d i f u o r i d a l m a r e : n p o te n d o s i o r n a i t r a t t a r ? c h e a g r a n fa tic a i r e m i, si r itira ro n o in un seno in d ic a to d a l l e g u i d e . M a q u i p o i s e b b e sc ia a r a d a l riflu sso d e l l o c e a n o , p e r c u i l e n a v i i n a r e n a r o n o . L a v ic e n d a c o m e i g n o t a n o n s o r p r e s e p o c o q u e i d i A le s s a n d r o , m a p i a n c o r a l i s b a l o r d , q u a n d o v e n a t a l o r a l e a c q u e t o r n a r o n o , e le b a r c h e l e p i f tte e m e g l io b a s a t e s u l f a n g o ( s o r s e r o s e n z a d a n n o ; e d ille s e g a l l e g g i a r o n o e r i n a v i g a r o n o ; la d d o v e l e a l t r e r i m a s t e i n s ito p i a s c iu tt o e m e n f e r m e d i p o s i z i o n e , a l n u o v o i n o n d a r e d e l l a c q u a u r t a r o n o i n f r a lo r o o c o n t r a t e r r a ; e s i s f r a c e l l a r o n o . I l r e f a t t e l e r i s a r c i r e , se c o n d o l a c i r c o s t a n z a , s p e d d u e n a v i d a c a r i c o p e r e sp lo r a r e l a is o la a l l a q u a l e i p a e s a n i d a v a n o i l n o m e d i C e l l u t a , e d a l l a q u a l e d ic e a n o c h e e g l i d o v r e b b e f a r c a p o p e r m e tte rs i n e ll O c e a n o . C o m e se n e n d c h e q u e s t a e r a g r a n d e , e c h e in s ie m e c i a v e a s ta z io n i p e r n a v i , e d a c q u a i o c o p i a ; si a d d i r iz z t n t t a la f lo tta a l l iso la : m a esso c o lle b a r c h e m i g l i o r i p r o c e d e t t e a r i c o n o s c e r e s e i l fiu m e l a s c i a v a , d o v e e n t r a in m a r e , c o m o d a l a n a v ig a z io n e .. A l l o n t a n a t o s i c i r c a d u g e n t o s t a d j d a l l i s o l a , v id e nn* a l t r a is o l a io m a r e , e b e n to s to a l l is o la d e l fiu m e s i r a v v i . 14* A p p r o d a t o A le s s a n d r o a l l e p u n t e d e l l ' is o la p o r se s a g r if iz io a i N u m i a i q u a l i g l i e r a s t a t o c o m a n d a to d i p o r g e r l o , se c o n d o c h e esso d ic e v a d a A m i n o n e , e n e l g i o r n o a p p r e s s o sc io lse a l l a v o l t a d e l l is o la d e j

LIBRO
m a r o G i u n t o v i f e c e p o r i v i de* g a g r i f i z j m a c o n al- t r o r i t o , e p e r a l t r i N u m i , d i c h i a r a t i a n c h essi d a l* l o r a c o l o d i A m m o n e . S u p e r a t e l e fo c i d e l l i n d o , c o r s e i l m a r e , a v e d e r e , e i d i c e v a , ae v i e r a n o a l t r e t e r r e a d esao m a r e v i c i n e ; o , c o m e c i non o s t a n t e i o c r e d o , p e r c h ai d iv u lg a s s e d i l u i , c h e a v e a n a v i g a t o so l o c e a n o , a n q o r a d i l d a l l e I n d i e . S u l m a r e u c c is e d e t o r i a N e t t u n o , e g l i e li la s c i g i t r a l e o n d e , p e i fa c e n d o l i b a g i o n e a l lo D i o , g l i g e t t p u r t r a le onde in re n d im e n to d i g ra z ie la caraffa e d i l c r a t e r e d i o r o , e lo s u p p lic c h e volesse c o n d u r g l i s a l v a l a f lo tta c h e i d e a v a s p e d ir e co n N e a r c o fin o a l g o lfo d i P e r s i a e d a l l e b o c c h e d e l l 'E u f r a t e e d e l T i g r i . F a t t o c i si r ic o n d u s s e a P a t t l a , d o v e tr o v f a b b r i c a t a l a f o r t e z z a , e g i o n t o P i t n e c o l l e s e r c i t o , d o p o a v e re e se g u iti tu t t i g li o r d i n i , co q u a li e r a t a t o s p e d i t o . I n t a n t o i n c a r i c a E f e s ti o n e d i f o r m a r e l a rs e n a le e le s ta z io n i d e lle n a v i; p e rc h p en sav a d i l a s c i a r e u n a f lo tta n o n p ic c o la p r e s s o l a c i t t d i P a t t l a d o v e l e a c q u e d e l l I n d o si d i v i d o n o . P o s c i a e g l i v a s o l e b a r c h e p e r l a l t r o r a m o d e l l I n d o v e r so i l g r a n m a r e p e r o s s e r v a r e d o v e i l fiu m e v i si s c a r i c h i , la s c ia n d o lo p i n a v i g a b i l e . S o n o l e d u e fa* c i d e l l i n d o lo n t a n e i n f r a lo r o m i l l e o t t o c e n t o sta* d j . N e ll a n d a re a lla seconda d i q u e ste si a v v en n e a d u n a p a lu d e , g ra n d e a fo rm a d i u n seno d i m a r e , fo rm a ta d a llo esp an d ersi d e l fiu m e , o d a lle a c q u e , c h e v i s c e n d o n o d o g n i n t o r n o ; e g i m a r i n i p esci v i s i v e d e a n o p i g r a n d i c h e i p e s c i n o n son o d e l m a re n o s tro . A v a n z a to v is i, q u i v i , a p p u n to dove i c o n d o t t i e r i g l i d i m o s t r a v a n o , v e r s o t e r r a la s c ia L e o n n a t o c o l p i de* s o l d a t i e t u t t e l e n a v i d a c a r i c o . Q u i n d i e g li c o n le b i r e m i e con le b a r c h e a t r e n t a r e m i p a ss a l a f o c e , e a c o r r e e n t r o m a r e ; e v e d e c h e q u e s t a l a p i p r a t i c a b i l e d e l l e d u e b o c c h e d e ll i n d o . V e n u t o a l li d o c o n a l c u n i c a v a l i e r i v i s i n o l t r l u n g o il m a r e lo s p a z io d i t r e g i t e . C o n s id e r q u a n t o u t i l i fo sse ro q u e l u o g h i a c h i n a v ig a v a i n n a n z i , o rd in c h e v i cavassero d e p o z z i , p e rc h a p p u n to c h i n a v i g a v a , c i aveaae le a c q u e ; e r i v e n n e a l l e n a v i ,

S E S T O

2 o5

e q u in d i a P a t t i l a . D i q u a sp e d p e r l a sp ia g g ia p a r t e d i m iliz ie a l a v o r a r e i p o z z i , p r e s c r i v e n d o lo r o , c h e fo rm a tili, to rn a sse ro a P a t t l a , ed e g li n a v ig d i n u o v o v e r s o la p a l u d e e f e c e v i u n a l t r o a r s e n a l e e d a l t r e s ta z io n i d i n a v i . L a s c i a t a v i g u a r n i g i o n e , v i t r a s p o r t f r u m e n t o , b a s te v o le p e r q u a t t r o m e s i , e v i a p p a r e c c h i q u a n t o b is o g n a v a p e r l a s p e d iz io n e . i 5. E r a d i q u e d l a s t a g io n e d is a c c o n c ia a n a v i g a r e . I m p e r o c c h s p ir a v a n o p e r q te l u o g h i i v e n t i p e rio d ic i d e ll a n n o , non g i com e t r a noi d a s e tte n t r i o n e , m a d a m e z z o g io r n o s u p e r l o c e a n o ; e lo c e a n o i v i d ic e a s i n a v i g a b il e d a l t r a m o n t a r e d e l le P l e i a d i , c h e in s ie m e p r i n c i p i o d in v e r n o * fino a l sol s tiz io i n v e r n a l e * q u a n d o il s o le d v o lta ; p e r c h d i q a e t e m p i , p e r l e m o lt e p io g g e * s p i r a n o d a t e r r a a u r e f r e s c h e e l e g g i e r e , b o n iss im e p e r l a n a v ig a z io n e , s ia c o r e m i , s ia c o lle v e l e . P e r t a n t o N e a r c o d e s t i n a t o c a p o d e l l a s p e d iz io n e m a r i t t i m a , s t e t t e a s p e t t a n d o n e 1 o r a p r o p i z i a ; e d e g li le v a to s i d a P a t t a l e s i n e a n d con t u tta 1 a r m a t a s u a fino a l fiu m e A r a b i o . Q u i p r e s o m e t d e 's o l d a t i c o n lo s c u d o , m e t d e g l i a r c i e r i , le t r u p p e d e t t e d e g l i A s s e t e r i , il c o r p o e q u e s t r e s o lito p r e c e d e r e i s o v r a n i , u n a b a n d a d i c a v a lle ria d i o g n i p re fe ttu ra , tu tti i s a e ttie ri a c a v a l l o , e la s c ia to a d E f e s tio n e il r e s to d e l l e m iliz ie s a d d i r i z z d a s i n i s t r a l u n g o il m a r e p e r is c a v a r e l e a c q u e s ic c h a b b o n d a s s e r o a l l a f l o t t a , c h e e r a p e r n a v i g a r e p i o l t r e ; e d in s ie m e p e r a s s a l i r e d i m p r o v v is o g l i O r i t i , p o p o lo l i b e r o d a t a n t o te m p o n e lla I n d i e , p e r c h non a v e a n o fin a l l o r a d a t o n iu n s e g n o d i a m i c i z i a n a l u i , n a l l e s e r c i to s u o . G i i A r a b i t i , p o p o lo a n c h esso i n d i p e n d e n t e n e c o n t o r n i d e l fiu m e A r a b i o , n o n e s tim a n d o s i v a le v o li a c o n t r a b b i l a n c i a r e A l e s s a n d r o , n v o le n d o a l t r o n d e s o g g i a c e r g l i , a p p e n a in te s e r o c h e v e n i v a , f u g g i r o n o p e d e s e r t i . E c o lu i t r a p a s s a t o l A r a b i o , a n g u s t o e p o v e ro fium i c e l l o , e tr a s c o r s o t r a l a n o t t e b u o n t r a t t o d i que* d e s e r t i si tr o v s u l n a s c e r d e l g i o r n o p re s s o t e r r e a b ita te . D a to com ando a fa n ti d i se g u ita rlo ia o rd i-

2o6

LIBRO

a n e a 3 c o m p a r t l e m il iz ie e q u e s t r i a t o r m e , s i c c h p r e n d e s s e r o s p a z io p i c h e p o t e a n o , e si g e t t su l a r e g i o n e d e g l i O r i t i . Q u a n t i g l i r e s is te r o n o f u r o n o s t r a z i a t i d a q u e s t e { o r m e i m o l ti p e r f u r o n o f a t t i p rig io n ie ri. 16. Q u i n d i si a c c a m p p re ss o d i u n fiu m ic e llo ; q u a n d o p er fu ro n o a lu i ric o n g iu n ti g li a ltr i d i E f e s t i o n e , c o n tin u l a m a r c i a . G i u n t o a l l a b i t a t o p i c o n s id e r e v o le f r a g l i O r i t i , d e t t o R a t n b a c i a , n e a p p ro v la situ a z io n e , e p a rv e g li che a rric c h ito d i u n a c o l o n i a , d i v e r r e b b e c i t t g r a n d e e f e l i c e . L a s c ia t o E f e s tio n e a f a r q n e s to , e g l i s i n o l t r c o n m e t d e sol d a ti e o a lo s c n d o , con m e t d e g li A g r ia n i, col c o r p o e q u e s t r e s o lito p r e c e d e t e i s o v r a n i , e co* a e t t i e r i a c a v a l l o , v e r s o i c o n fin i d e G a d r o s j e d e g l i O r i t i ) d o v e , secondo c h e g li d ic e v a n o , a n g u s to e ra n e il t r a n s i t o , e v e r a n q u e p o p o l i , p r o n t i su le a r m e p e r c o n tra s ta r g lie lo . E ssi era n o g i c o m p a rtiti n e p o s ti, m a n o n s to s to u d i r o n o c h e v e n iv a , l a s c ia t i i p o s ti e l a u a r d i a , fu g g iro n o d a q u e lli s t r e t t i . C os li c o m a n a n t i d e g li O r i t i v e n n e r o , e s o tto m is e r o a d A le s s a n d r o se s te s s i e d i l p o p o lo l o r o ; e d A le s s a n d r o i m p o se c h e r i c h i a m a s s e r o , e r a v v i a s s e r o q u e s to l o r p o p o lo a l l e a n ti c h e s e d i , p e r o c c h n ie n te n e s o f f r i r e b b e . D i lo r o A p o llo f a n e p e r S a t r a p o ; e la s c i c o n esso L e o n n a t o , r e g i a g u a r d i a d e l c o r p o , i q u a l i te n e s s e r o in O ri tu tti g li A g r i a o i , p a r te d i a rc ie ri e d i c a v a lie ri ; e d a ltr i fa n ti, e c a v a lie ri m e rc e n a rj di G r e c ia : a s p e t ta s s e r o l a flo tta fin c h n a v i g a t o a v e sse in to r n o l a r e g io n e , f o r m a s s e r o l a c i t t cq n o v i c o lo n i ; e d o r d i n a s s e ro s o p r a t t u t t o g l i O r i t i , o n d e u b b id is s e r o a l Sa t r a p o . I n t a n t o e g l i p e r esse rsi a l u i g i r i u n i to E f e s tio n e c o n le a l t r e m i l i z i e , p r o c e d c o n f o r z e v a lid e tra * G a d r o s j i q u a l i h a n p a e s i p e r lo p i d e s e r t i . A r ia to b o lo s c r iv e c h e i n t a i d e s e r t i p a e s i a l l i g n a n o p ia a t e d i m i r r a , le p i g r a n d i c h e o v u n q u e : e c h e i F e n i c i , i q u a l i s e g u iv a n o l e s e r c ito p e r tr a f f ic o , r a c c o ls e ro d i t a l m i r r a l a l a g r i m a , a s s a i c o p io sa p e r c h s t i l l a n t e d a r a m i g r a n d i , n r a c c o lta v i m a i p e r l a d d i e t r o , e n e c a r i c a r o n o i g i u m e n t i . E s c r iv e a n c o r a

S E S T O 2cy c h e a b b o n d a n ti s s i m e iv i s o n o , e g r a t i s s i m e d i o d o re l e r a d i c i d e l n a r d o , e c h e p e r c i , li F e n i c i ne r a m m a s s a r o n o : c h e l ' e s e r c ito ( t a n t e ve n e sono ! ) ne c a l p e s t m o ltis s im e , e c a l p e s t a t e s p ir a r o n o f r a g r a n z a s o a v is sim a i n t o r n o , a g r a n d i i n t e r v a l l i . S e c o n d o lu i c i h a p n r e a l t r i a l b e r i s im ili a l l a u r o n e ll e f r o n d i , i q u a l i n a sc o n o in s iti i n o n d a t i d a l flusso d e l m a r e , p o i q u a n d o i l m a r e sen t o r n a , r e s t a o s i n e l l a s c i u t t o . B a g n a n e a n c o r l o n d a c o l g i u n g e r e s u o , q u a n t i n e c r e s c o n o in c o n c a v o l u o g o , n ' p o i r i t i r a s i d i q u i v i L o n d a , e p p u r n o n m a r c is c o n o . L e v a n s i essi fin t r e n t a c u b it i in a l t o , e p e r a v v e n t u r a a p p u n t o i n q u e l l a s t a g i o n e m e tte v a n o i f i o r i , s im ilis sim i a l l e b i a n c h e v i o l e , m a pi d e liz io s i d i o d o r e . I v i p u n ta d a u n a s p i n a u n g e r m o g l i o , sp in o so a n c h esso , e t a n t o te n a c e , c h e se im p l ic a s i a l l a v e ste d i u n c a v a l i e r o , in n a n z i ch e r o m p e r s i , t r a e l o d i c a v a l l o . E se l e p r i v i p a s s a n c o r r e n d o se n e i m p a c c ia n o i p e li a l l e s p i n e ; e c o t i vi so n p r e s i c o m e g l i u c c e l li d a l v is c h io , o li p e s c i d a l l a m o . N o n d iffic ile r e c i d e r e l e s p in e c o l f e r r o , e r e c i s e l e , s t i l l a n e d a l g a m b o n n u m o r e p i c o p io so c h e d a fichi n e l l a p r i m a v e r a , e p i m o r d e n te a n c o ra . 17. O r d a i n d i A le s s a n d r o a n d f r a le t e r r e d e G a d r o s j p e r vie d i s a g i a t e , p e n u r io s e , e p i v o lte fino d e l l a c q u a p e s o l d a t i . E g l i f a n e c e s s ita to a v i a g g i a r e b u o n t r a t t o Bella n o t t e , n l o n t a n o d a l m a r i , q u a n t u n q u e a s s a i d e s id e r a s s e v ia g g i a r v i d a p re ss o , p e r v i s i t a r n e i p o r t i se v e r a n o , e p r e p a r a r e i n p a s s a n d o q u a n to o cco rrereb b e a lla f l o t t a , p o z z i, m e rc a ti , 0 r i c e t t i d i n a v i . I m p e r o c c h le m a r e m m e d e G a d r o s j e r a n o d a p e r t u t t o d e s e r te . E g l i d u n q u e v i s p e d con poch i ca v a lie ri T o a n te d i M an d ro d o ro p e r esa m i n a r e se a v e a c i p o r t i , se a c q u e n o n l o n t a n e d a l m a r e , o t a l a l t r a co sa b is o g n e v o le . E c o s tu i t o r n a n d o a n n u n c i c h e a v e a t r o v a ti s u l lid o p o c h i p e s c a t o r i in te n u i c a s e t t e , f o r m a te c o n p a r e t i d i c o n c h i g l i e , e c o n t e t t i d i p in e d i p e sc i ( 1 ) . c h e u s a v a n o s c a r s a l a c q u a ,
fi) Curzio nel libro nono al paragrafo X X X II. dice ; Tuiaria conchis et

eaeleris purgamentis marii instruunt.

bo8 L I B R c a c a t a a s te n to t r a le s a b b i e , e q u e s t a n e m m e n o d o l c e in t u t t o . C o m e d u n q u e A l e s s a n d r o g iu n s e in l u o g o d e l l a G a d r o s i a d o v e il g r a n o i n p r o p o r z io n e a b b o n d a v a , lo p r e s e , lo c o m p a r t p e r s a l m e , lo v in c o l c o l p r o p r i o s i g i l l o , e fe e e lo t r a s p o r t a r e c o g i u m e n t i a l . m a re . M a in ta n to e h eg li an d av a a d u n a s ta z io n e p r o s s im a a l m a r e , i s o ld a ti p o c o t e n n e r o c o n to de* s i g i l l i , e le g u a r d i e ste sse u s a r o n o d e l g r a n o > e n e d i e d e r o a q u a n t i so firiv a n l a f a m e . Q u e s t o m a l e t a n t o i n c a l z a v a , c h e p a r v e lo r o c h e d o v e s s e ro v a l u t a r e u n p e r ic o lo m a n i f e s to e p r e s e n t e , p i d e l l a l t r o i n c e r t o e l o n ta n o p e r A l e s s a n d r o ; e d A l e s s a n d r o c o n o s c iu ta l u r g e n z a , c o n d o n l ' o p e r a t o . Q u in d i e g l i r a c c o l t o i l g r a n o c h e p o t p e r l a r e g i o n e t r a s c o r s a fe p o r t a r l o d a C r a t e C a l la z ia n o p e r l a f lo tta c h e n a v i g a v a c o ll a r m a t a . I m p o s e in s ie m e a n a z i o n a l i , c h e r a c c o g lie s s e r o d a p a e s i p i in n a n z i i l f r u m e n t o c h e p o t e a n o , e lo m a c in a s s e r o e r e c a s s e r o , e c h e reca* s e ro a n c h e f r u t t i d i p a l m e e p e c o re a v e n d e r e p e r l a m i l i z i a , s p e d T e l e f o , l a m ic o s u o , c o n f a r i n a , m a n o n m o lta in a l t r o l u o g o ; e d e g l i p r o c e d e t te v e r s o l a r e g g i d e G a d r o s i , i l lu o g o d e l l a q u a l e c h i a m a v a s i P u r a , e v i p e r v e n n e n e l s e ss a n te s im o g i o r n o d e lla sua p a rte n z a d a O r i . ) 8. D i c o n o g l i .s to ric i d i A l e s s a n d r o c h e t a t t i i di- s a g i d e l l 'e s e r c i t o in A s ia n o n s o n o d a p a r a g o n a r e c o n g l i a l t r i d i q u e s ti g i o r n i . E g l i s i n c a m m in p e r q u e s t i lu o g h i n o n p e r c h n e ig n o r a s s e l a diffico lt , m a p e r c h a d i t o a v e a , s e c o n d o c h e s c r iv e N e a r c o solo , c h e n iu n o v e r a fin a l l o r a p a s s a to sa lv o c o ll e s e r c i t o , se n o n S e m ir a m i d e n e l f u g g i r e d a l le I n d i e . E d ic e a n o i p a e s a n i c h e e r a n e s c a m p a t a , c o n v e n t i soli d e l l a r m a t a , c h e C i r o i l fig lio d i C a m b is e e r a n e s c a m p a t o c o n s e tte a p p e n a , q u a n d o v e n n e v i p e r p io m b a r e su le I n d i e . I m p e r o c c h s o r p r e s i d a l l a s o litu d i n e , e d a l l a p e o u r i a vi r o v i n a r o n o q u a s i t u t t a l a r m a t a . E c c i t a r o n o t a l i r a c c o n t i A le s s a n d r o a g a r e g g i a r e c o n C i r o e c o n S e m i r a m i d e , e p e r q u e s t o , se c o n d o N e a r c o si m is e p u r e g l i in t a i l u o g h i , com e a n c o r a p e r s u p p li r e v ic in o a i b is o g n i d e l i a f i o t t a . M a

SESTO

2 og

1 a r d o r e d e ' r a g g i , e l a s c a r s z z a d e l l e a c q u e rifin g r a n p a rte di e se rc ito , so p ra ttu tto d i g iu m e n ti. V e n iv a n o m eno p e r la p ro fo n d it d e lle a r e n e , e dei c a l o r i , p e r lo p i b r u c i a n t i , e d e l l a s e t e . I m p e r o c c h c a p i t a t i su c u m o li a l t i d i s a b b i e a m m a s s a te v i si m m e r g e v a n o , com e c a m m i n a s s e r s u l f a n g o , o su l a n e v e n o n p e s t a a n c o r a . c a v a lli e m u li a ssa i p i v i so ffriv a n o n e l s a l i r v i , o d i s c e n d e r n e p e r la in e g u a g lia n z a d e passi m a l ferm i . N poco noceva a l l es e r c it o la lu n g h e z z a d e l l e m a r c e ; e d a p r o l u n g a r l e i o d u c e v a l a p e n u r i a s p r o p o r z i o n a ta d e lle a c q u e . Se il c a m m in o che av easi a fa re c o m p ita s i t r a l a n o t t e , e su i a l b a tr o v a v a n s i p re sso le a c q u e ; n o n r e s t a v a n o t a n t o m a l c o n c i : m a se a v a n z a t a s i i l g i o r n o e l i s o rp re n d e a t r a v ia , p e rc h tr o p p a ne e r a ia e ste n sio n e , a llo ra s ne soccom bevano v ittim a d e i g ra n d i c a l o r i e d e l l a s e te i m p l a c b i l e . p i v o lte 1 e c c i d io d e l le b e s t ie d a c a r i c o e r a v o l o n t a r i o ; p e r c h i s o l d a ti v e d e n d o s i m a n c a r e i l g r a n o , m a c e lla v a n o c a v a ll i e m u l i , e se n c i b a v a n o , e p o i li d ic e a n o m o r t i p e r i s e t e , o p e l c a l d o . n iu n v e r a o h e s in c e r a s se il f a t t o ; p e r c h t u t t i a v v o lg e a n s i i n c o lp e c o n s i m i l i . N o n i g n o r a v a A l e s s a n d r o q u a n t o p r a tic a v n s i ; m a g l i p a r e a p i s a lu te v o le m o s t r a r e d i n o n s a p e r e , che m o stra r d i s a p e re , e ta c e rs i. 19. A d u n q u e n o n e r a o rn a i f a c ile t r a s p o r t a r e g l 'i n fe rm i d e ll e s e rc ito , n i la sc ia ti in d ie tro p e r la sta n ch ezza . Im p e ro c c h ne e ra s e g u ita ta scarsezza di g iu m e n t i ; e d essi ste ssi a v e a n o d i s f a t t i i c a r r i , im p a s s ib i li a t i r a r s i f r a t a n t o m asso d i a r e n e . A g g i u n g i c h e n e lle p r i m e m a r c e e r a n o p e r t a le o sta c o lo s t a t i c o s t r e t t i a t e n e r e n o n le v ie le p i b r e v i , m a le p i co m ode a i c a r r i ; e p e r q u e sto m o lti e ra n o s ta ti la s c ia ti t r a l v i a g g io p e r ia m a l a t t i a , e m o l ti p e r c h n o n p i n e p o te a n o p e r l a s t a n c h e z z a , o p e l c a l d o , n p e r l a s e t e . C o s n o n c i a v e a n c h i li t r a s p o r ta sse , n chi li c u ra sse . l a r m a ta a n d a v a .a g r a n f r e t t a ; e n e llo z e l a r e l a s a lu t e p u b b lic a t r a s c u r a s i d i n e c e ss it l a p r i v a t a . Se ta l u n i p e l tr o p p o v i a g g i a r e d i n o tte r i m a n e a n o v i n t i d a l s o n n o p e r i s t r a d a , A k ri ano. 14

aio

LIBRO

p o i r i s v e g l i a t i , a n d a v a n o p u r c h a v e s s e r o l e n a , su l e t r a c c e d e l l e s e r c i t o } m a p o c h i lo r a g g i u n g e v a n o ; p e r c h s in a b is s a v a n o c o m e in o n p e l a g o t r a le a r e n e ; e vi p e r i v a n o . S o p r a v v e n n e a n c h e u n a l t r a s c i a g u r a la q u a l e m a lm e n le m iliz ie n o m m e n o , c h e i c a v a l l i e i g i u m e n t i . C o m e n e lle I n d i e ; a l l o s p i r a r e d e v e n t i - p e r i o d i c i p io v e t r a G a d r o s j , no n g i n e l l e p i a n u r e ) m a n e m o n t i , p e r c h iv i so n o i n c a l z a t e d . i l v e n to le n u v o l e , e d a n p i o g g i a , n s i n a l z a n o s o p r a le c im e d i e s s i . A tte n d a v a S i l e s e r c ito p e r c o m o d i t d e l l e a c q u e p re s so d i u n t o r r e n t e , c h e p o v e r o a l l o r a n e e r a , q u a n d o e c c o c i r c a l a se c o n d a v i g i l i a d e l l a n o t t e g o n fia rs e n e l a c o r r e n t e p e r p i o g g ie n o n v i s t e , e s b o c c a r n e c o n t a l p i e n a , c h e d is t r u s s e in g r a n p a r t e l e d o n n e e i f a n c i u l li d i s e g u i t o , e d is p e r s e il b a g a g l i o r e a l e co g i u m e n t i c h e vi r i m a n e v a n o ; s a lv a n e d o se n e a s t e n t o , i s o l d a t i c o lle a r m i , e n o n t u t t e . A t a n t a c o p ia d i a c q u e i p i ne b e v e tto n o s c a l d a t i , a s s e t a t i , s e n z a p a u s a t r a l b e r e ; e n e p e r i r o n o . D a l l o r a i n p o i A le s s a n d r o p e r o r d i n a r i o n o n p i s i a c c a m p v ic in o a l l e a c q u e , m a lo n ta n o a lm e n o v e n t i s t a d j , affin ch n o n c o r r e s s e r o in fo lla a d i s o r b i t a r v i e p e r i r n e s o ld a ti e g i u m e n t i , n m e tte s s e r o i p i t r a le f o n ti e le c o r r e n t i , e le t u r b a s s e r o a l r e s to d e l l a r m a t a . 20. q u i n o n p a r m i d a ta c e r e i n o v a z io n e , g l o r i o sa q u a n to a l t r a m i , p e r e s s o , p r a t i c a t a in q u e s ta s o l i t u d i n e , o , c o m e a l t r i s c r iv o n o , p r i m a t r a P a r a p a m i s a d i . A d u n q u e si d i c e , c h e l e s e r c ito m a r c i p e r u n t r a t t o ia m e z z o d i a r e n e e d i a u r e in fia m m a t e , e c h e m a r c i a r v i d o v e tte p e r a v e r n e le a c q u e le q u a l i n o n e r a n o l o n t a n e d i s t r a d a : c h e il re c o m p r e so n o m m e n o d a l l a s e t e , v a u d p u r e g l i a p ie d e con f a t i c a e p e n a , a ffinch g l i a l t r i so ffrissero p i d i b uo n a n im o co m e s ie g u e n e lla c o m u n a n z a d e l d i s a g i o ; ch e i n t a n t o a l c u n i s o ld a ti l e g g e r i , d e v i a t is i d a l l 'e s e r c i t o in c e r c a d e l l a c q u a , n e tr o v a r o n o in q u a lc h e c o p ia in u n fo s s o , s c a tu r e n d o v e n e u n a v e n a p ic c io la e m a l s a n a , e r a c c o l t o n e , to r n a r o n o d i volo a l u i , com e a p o rta rg li un g ra n d o n o : che a v v ic in a tig li-v e rs a ro n o

S E S T O 311 l a c q u a n e ll e lm o e g l i e l a o f f r i r o n o , e c h e e g li ltt r i c e v e t t e e g l i e n c o m i ; m a r ic e v u ta la a p p e n a l a e s p a n d su l a t e r r a i n v is ta d i t u t t i ; c h e p e r t a l a t t o r i p r e s e t a n t o s p i r i t o l a r m a t a ; c h e a l t r i c o n c p p ir e b h e c h e l a c q u a v e r s a t a d a lu i fu b e v a n d a d i t u t t i . O r a io lo d o q u e s to t r o t t o q u a n t o a l t r o m a i , d i A le sa a n d r o , c o m e u n s a g g io d e lla t o l l e r a n z a , e d e g l i e s e m p j lu m in o s i d i u n c a p u a n o a s o l d a t i . 21. I n q u e l u o g h i a c c a d d e p u r q u e s to a l l 'e s e r c i t o . L e s c o r te in fine d is s e ro d i non r i c o r d a r pi l a v i a , s p a r i t a p e l so ffia re d e l v e n t o ; g i u c c h diffusevisi p e r t a t t o a r e n e in c o p ia e d e g u a l m e n t e , n o n a v e a n o p i s e g n i d a r ic o n o s c e r l a ; n lu n g o d i essa vi e r a n a l b e r i , n a l t u r e e m i n e n t i e c o s t a n t i r n marcavi* no essi i v i a g g i d i n o tte co n r a p p o r t o a g l i a s t r i , e d i g i o r n o c o n r a p p o r t o a l s o l e , c o m e i n o c c h ie ri ci fan c o l l e O r s e , i F e n ic i c o lla m i n o r e , e g l i a l t r i c o lla m a g g i o r e . A g g i u n g o n o c h e iv i A l e s s a n d r o c o n c e p e n d o c h e av e a si, a p i e g a r e a s i n i s t r a , p r e s e c o n se t a l u n i c a v a l i e r i , e v i p r o c e d e t t e : m a c h e s p o s s a tis i poi lo r o i c a v a l li p e l c a l d o , tr a l a s c i li p i d i e s s i, e t r a s c o rs e c o n c i n q u e in t u t t i , e s c o p e rse i l m a r e : c h e c a v a n d o t r a le p ie tr u z z o le d e lla s p i a g g i a si s c o n tr c o n a c q u a d o lc e e l i m p i d a : e c o n f o r ta to s i d i q u e s t a c q u a il re s to d e l l a m iliz ia ; v e n n e in s e tte g io r n i a l m a r e : c h e d a i n d i , s a p e n d o o rn a i l e g u i d e i l c a m m i n o , s i n d i r iz z a r o n o e n t r o t e r r a . G i u n t o a l l a r e g g i a d e G a d r o s j v i rip o s 1 e s e r c ito : e t r o v a t o A p o llo f'a n e t r a s c u r a t o in t u t t o p e su oi c o m a n d i ; lo s p o g li d e l l a S a t r a p i a , s o s titu e n d o g li T o a n t e , il q u a l e m o r to p o i d i m a l a t t i a e b b e S ia u rz io p e r s u c c e s s o r e . E r a a co 6tu i s t a t a d i fre s c o a ffid a ta l a s a t r a p i a d e l l a G a r m a n i a ; e d o r a q u e l l a g l i si d i e d e d e g li A r a c o e j e d e G a d r o s j . T l i p o l e m a d i P ilo f a n e o t t e n n e l a G a r m a n i a ; a n z i a l l a C n r m a n i g i s i n o l t r a v a l o stesso m o n a r c a . I n t a n t o u d c h e F i l i p p o , S a t r a p o n e lle I n d i e e r a s ta to v i t t i m a d e ll e in s i d ie d e m e r c e n a r j: m a ch e i M aced o n i c h e faceano l a g u a r d i a d i lu i a v e a n o uccisa p a r t e d i essi u r i f a t t o , e p a r t e a r r e s t a n d o l i in s e g u i t o . C o n o s c iu to ci*

Ai a

L I B R O

scrisse n e l le I n d i e a d E u d e tn o e T a s s i l e a ffin c h p r e n dessero c u ra d e p aesi g o v e rn a ti g i d a F i l i p p o , i n aino a t a n t o c h e v i s p e d ir e b b e i l S a t r a p o n u o v o . E n t r a t o A le s s a n d r o n e ll a G a r m a u i a v e n n e a lu i C r a t r o , e g li condusse le a ltr e m iliz ie , g l i e le f a n ti, e d O r d o n e , a r r e s t a t o c o m e r i b e l l e , e m o to r e d i n u o v e c o s e . Q u i p u r v e n n e S t a s a n o r e il s a tr a p o d e g l i A r j , e d e Z a r a n g h i , e c o n essi a n c o r a F a r i s m a n e il f ig li o d i F r a t a f e r n e s a t r a p o d e g l I r c a n i e d e P a r t i . V e n n e r o i c a p i t a n i l a s c i a ti c o n P a r m e n i o n e n e l l a r m a t a d e l l a M e d i a , e O l e a n d r o , e S ita lc e , e d E r a c o n e , e t u t t i c o n m o l ta m i l i z i a . G l e a n d r o , e S ita lc e c a r ic h i d a p o p o li e s o l d a t i l o r o d e ll e in c o lp a z io n i d i a v e r e s p o g l i a t i t e m p l i , s c o p e r c h ia ti a n t i c h i s e p o l c r i , e c o m m e s s i a l t r i a t t e n t a t i in g i u s t i e d e p l o r a b i l i , f u r o n o d a l u i c o n d a n n a t i a m o r t e , affinch te m e s s e ro p e r u g u a l i d e l i t t i , se n e f a c e a n o , e g u a l i p e n e , a n c h e g l i a l t r i g i o d i c i , e p r e f e t t i , e s a t r a p i . O r q u e s to c h e t n e l l a s u b o r d in a z io n e i p o p o li d a tis i d i f o r z a , o s p o n ta n e a m e n t e i q u a l i e r a n o t a n t i e t a n t o in f r a lo r o l o n t a n i ; im p e r o c c h n o n si p o t e a so tto A le s s a n d r o g o v e r n a r e e d o p p r i m e r e i m p u n e m e n t e . E r a c o n e si r i to lse p e r a l l o r a a l l e i m p u t a z i o n i ; m a c o n v in to p oco a p p r e s s o d a S a s ia n i d i a v e r s a c c h e g g i a t o il te m p io lo ro , s o g g ia c q u e a n c h esso a l l e p e n e . 22. S ta s a n o r e e F r a t a f e r n e a l s a p e r e c h e e g l i p a se a v a t r a G a d r o s j , p r e v e d e n d o c h e l e s e r c ito i n c o r r e r e b b e n e d i s a s t r i n e q u a l i i n c o r s e , v e n n e r o , e con d u ss e ro a d A le s s a n d r o m o l t it u d i n e d i g i u m e n t i e d i c a m e l i . O r v e n n e r o a p p r o p o a i t o n o m m e n essi c h e i g i u m e n t i , e i c a m e l i . E d e g li s e c o n d o c h e g l i e n v e n i v a n o , d i s p e n s a v a c a m e li e g i u m e n t i t r a c o m a n d a t i , q u a n d o secondo il n u m ero d e c o m a n d a n ti, q u a n d o s e c o n d o i l n u m e r o d e l l e s q u a d r e , o d e lle c e n t u r i e , o d e l l e c o o r t i l o r o . A l c u n i s c riv o n o a n c o r a , n io p e n so c h e s c r iv a n o i l v e r o , c h e e g l i c o n g iu n g e s s e d u e c a r r i , e c h e v i si a d a g ia s s e c o n g li a m i c i , e s e d e n d o s i t r a m e lo d ie l i e t e v ia g g ia s s e p e r l a C a r m a n i a , s e g u ito d a m iliz ie c h e i n c o r o n a t e b a ll a v a n o e c a r o l a v a n o , e tr o v a v a n o su le v ie c i b i e d e l i z i e , a p -

SESTO

ai 3

p a r e c c h i a t e v i d a C a r m a n i . c i d ic o n o c h e e g l i f a ce sse p e r s o m ig li a r e i t r i p a d j d i B a c c o i l q u a l e , e r a f a m a , c h e d e b e l l a t e l e I n d i e , av e sse tr a s c o r s o i n t a l m o d o g r a n p a r t e d e l l A s i a : c h e ta l e f e s te g g ia m e n to f a s o p r a n n o m i n a t o i l t r i o n f o d i B a c c o , e c h e dal* l o r a in p o i tr io n f i p u r si c h i a m a r o n o t u t t e l e p o m p e m e n a t e p e r v i n te b a t t a g l i e . M a n T o l o m m e o , n A r i s t o b o l o , n a l t r i , a u t o r e v o l i a p p i e n o , s c r iv o n t a l cosa ; e d io c o n te n to m i s c r iv e r la c o m e n o n d e g n a d i f e d e . A g g iu n g o p e r c o n A r is to b o lo c h e e g l i n e l l a G a r m a n ia fe c e s a g r if iz j d i r i n g r a z i a m e n t o , e s p e t t a c o l i m u s ic a li e g i n n ic i p e r l e v itt o r ie d e lle I n d i e , e per 1 e s e r c ito u s c i to s a lv o d a ' G a d r o s j * , c h e r is o lu t o d i s c e g l ie r e P e u c e s t a p e r s a t r a p o d e l l a P e r s i d e , 10 c r e r e g ia g u a r d i a d e l c o r p o , p e r n o n d e f r a u d a r e p rim a nem m eno d i q u e st o n o re , e p e g n o d i con f id e n z a lu i t a n t o b e n e m e r i to p e r le o p e r e sue t r a M a l l i . S e c o n d o A r is to b o lo e r a n o fin a l l o r a s e t t e le g u a r d i e d e l c o r p o : L e o n n a to fig lio d i A n t e o , E f e s tio n e d i A m i n t o r e , L is im a c o d i A g a t o c l e , e d A r i s t o n e d i P i s e o t u t t i P e lle s i ( 1 ) ; P e r d i c c a fig lio d i O r o n te d e l l a P r e s t i d e ( 2 ) , T o lo m m e o d i L a g o , e P i t o n e fig lio d i G r a te o E o r d e i ( 3) ; e d o r a l a o t t a v a g u a r d i a si e b b e i n P e u c e s ta , i n q u e l l o , c h e a v e a p r o t e t t o c o l lo sc u d o A l e s s a n d r o . I n t a n t o N e a r c o a n d a t o p e r m a r e in to rn o a g li O r e i , a i G a d r o s j, e d a g li I ttio f a g i , p rese t e r r a n e lla s p ia g g ia a b ita ta d e lla G arm a n i a , e d i l v e n n e c o n a l q u a n t i , e d esp o se a d A le s s a n d r o q u a n t o a v e a f a t t o in q u e l l a n a v i g a z i o n e p e l m a r e , e s te r io r e a l l e I n d i e . A le s s a n d r o lo r i n v i p e r c h n a v ig a s s e a n c o r a fino a l l a S u s ia n a e d a l l e b o c che del T i g r i . M a com e and 1 n a v ig a z io n e d a l fiu m e I n d o , fino a l g o lf o P e r s i c o , d a l l e b o c c h e d e l T i g r i , s a r d a m e ra c c o n ta to in lib ro a p p a rto
(1) Di P elle, patria di F ilip p o > e di Alessandro. (2) Provincia della Macedonia verso il mare A driatico fra gli E lim io ti a settentrione e l ' Epiro a mezzogiorno dal quale era diviso p e'm o n ti A croce-

rauni.
(!) Detti ancora Eordeatl : dipartimento della Macedonia Occidentale verso 11 fiume A o o . Secondo alcuni abitavano nella parte di Albani medi terranea , detta poi Tnmoriza .

2 i4 l i b r o s u la ficorta eli N e a r c o m e d e s i m o , d e l q u a l e s u s s i s t a tin o s c r i t t o g r e c o i n t o r n o d i A l e s s a n d r o : c io c c h i o f a r d ip o i q u a n d o il b u o n g e n io e l a n i m o m i o m i p o r r a n su l a i m p r e s a . 23. O r q u i A l e s s a n d r o i m p o n e a d E f e s tio n e c h e v a d a c o l pi d e l l e s e r c i t o , c o 'g i u m e n t i e c o n g l i e l e f a n t i , lu n g o il m a r e d a l l a G e r m a n i a n e l la P e r s in ; p e r c h d a v a s i q u e l v ia g g io n e ll i n v e r n o ; e n e l l i n v e r n o la m a r e m m a d i P e r s ia m i t e , e r ic c a d i t u t t o . I n t a n t o r i m i m ia S ta s a n o r e n e lla s u a p r o v i n c i a , c d e g l i c o lla f i n t e r i a l e g g i e r a , c o l r e a i s e g u ito n c a v a llo , e con p a rte d e s a e ttie ri m a rc i i c o n tro di P a ftrg a d a d e l l a P e r s id e . G i u n t o a c o n lin i d i q u e s t a , t r o v i c h e n o n p i e r a v i s a t r a p o F r a s a o r t e , m o r t o d i m a l a t t i a fin d a l l o r a c h e i l r e v i a g g i a v a p e r le J a d i e , m a c h e O r s in e la r e g g e v a : n o n p e r c h d e p u t a t o v i d a A le s s a n d r o m a p e r c h m a n c a n d o v i o g n i p r e s i d e , no n is tim cosa i n d e g n a d i c o n s e r v a r g li in b u o n o r d i n e i P e r s i a n i . A t r o b a t e S a t r a p o d e l l a M e d ia c o u d u s g li a P a s s a r g a d a p r i g io n i e r o B a r ia s s e M e d o , p e r c h c in to s i a l c a p o il r e g io d i a d e m a , in tit o la v a s i r e d e l l a M e d ia e d e l l a P e r s i a , e c o n esso i p a r t i g i a n i d e l c a m b ia m e n t o e d e l l a r i v o l t a ; e d A le s s a n d r o fe c e li t u t t i u c c i d e r e . S e n t p e r d o l o r e d e l l a t t e n t a t o f a t t o su l a to m b a d i C i r o , fig lio d i G a m b i s e , t r o v a t a l a , c o m e d ic e A r i s t o b o l o , r o t t a e s p o g l i a t a . E g l i s c r iv e c h e i a P a s s a r g a d a s t a v a i l M o n u m e n to d i G i r o n e l l o r t o r e g i o : c h e i a t o r n o a l m o n u m e n to u n b o sc o s o r g e v a c o n p i a n t e d i o g n i g u i s a : c h e ru s c e l l e t t i s e r p e g g ia v a n p e r l o r t o , e c h e l a t e r r a i n n a f f ia t a n e s c h iu d e v a s i in e r b e r ig o g lio s e : c h e q u e l se p o l c r o l a v o r a t o c o n sassi q u a d r i l a t e r i a b b a s s o i n for* m a d i un q u a d r a t o , v e n iv a p o i c r e s c e n d o e c h iu d e n d o s i c o m e p ic c o la c a s a , d i sa ssi a n c h essa , a ll a q u a l e d a v a l ' a d i t o u n a p o r t i c i n a , p e n e t r a b i l e c o n m o l t o d is a g io d a u n u o m o s o l o , e n o n g r a n d e : c h e d e n t r o la p ic c io la c a s a e r a 1 a u r e a u r n a c o i c a d a v e r e d i G i r o , e c o l l u r n a i l leLto t u t t o d i o ro n e p ie d i ; c h e s o tto a q u e s t o e r a ste so u n t a p p e t o b a b i l o n i o ; e o tto a l t a p p e t o u n d r a p p o v illo s o d i p o r p o r a . M a

S E S T O 21$ c h e s o p r a d i esso l e t t o e r a l a c a n d r e g i a ( l ) e d a l t r e v e s t i , la v o r o d i B a b ilo n ia , e d i f e m o r a l i a l l a M e d a , e s o t t a n e a c o lo r e d i g i a c i n t o ; e q u a l v e n e r a b r i l l a n t e d i p o r p o r a , e q u a l d a l t r o lu m e : e c o lla n e , e b r a n d i , ed o rn a m e n ti d i oro e d i g em m e p e r l e o r e c c h i e , e d u n a m e n s a in f in e : e c h e su n e l m e z z o d e l l e tto p o s a v a 1 u r n a , la q u a le il c a d a v e re c o n te n e v a d i G ir o . G he d e n tro il re c in to a p p i la s c a la , p e r l a q u a l e sa lisc e si a l l u r n a , e r a v i u n a m a g i o n c e ll a p e M a g i i q u a l i c u s to d iv a n o G ir o infino d a C a m b is e fig lio d i e s s o , e r e d i t a n d o n e i fig li d o p o i p n d r i l a c u s to d ia ; e d a q u e s t i i l r e d a v a o g n i g i o r n o u n a p e c o r a , e p o r z io n d e s t i n a t a d i f a r in a e d i v i n o , e d o g n i m e s e u a c a v a l l o , a ffin c h s a g rific a s s e r o a G i r o . A l s e p o lc r o e r a n o s o p r a s c r i t t e l e t t e r e P e r sia n e c h e d a v a n o q u e s ta s e n te n z a : O U O M O : IO SO N O C IR O D I C A M B IS E : Q U E L L O C H E F O N D A I L IM P E k O A P E R S IA N I E S IG N O R E G G IA I L A S IA . O R A N O N M IN V ID IA R E Q U E STO SEPO LCRO . 2 4. N o n d i m e n o A le s s a n d r o il q u a l e v o lg e v a in p e n s ie r o d i e n t r a r e in q u e l l a t o m b a fin d a l l o r a c h e p r e s e i P e r s i a n i , t r o v a n e i n v o l a t a o g n i c o s a ; eccet* t u a t a n e l n r n a e d il l e t t o : e d il c a d a v e r e , lo a v e a n o p r o f a n a to p u r e s s o ; s c o p e r c h ia n d o l u r n a , e t r a b a lz a n d o n e lo . A nzi aveano p u r te n ta to re n d e r 1 u r n a m en g ra v e e p i tr a s p o r ta b ile , ta g lia n d o e f r a c a ssa n d o : m a non riu s c itiv i, ed a b b a n d o n a ta la tu tta m a l c o n c i a , se n e r a n p a r t i t i . A r is to b o lo s c riv e d i es s e r e s ta t o i n c a r i c a t o e g l i stesso a r i p r i s t i n a r e il se p o lc r o d i C i r o , e c h e l e m e m b r a a n c o r s a lv e d e l c a d a v e r e d i l u i f u r o n o r i c o llo c a te n e l l n r n a , e 1 u r n a r i c o p e r c h i a t a , e r i p r o d o t t a in q u a n t o e r a offesa : c h e i l l e t to v i fu r ic i n t o d i s e r t i , e d i n s o m m a , v i fu r im e s s o q u a n t o e r a v i d i o r n a m e n t i , e t u t t o s im ile a g l i a n t i c h i ; e c h e f in a lm e n te to ls e la p o r ti c in a d e l p ic c i o lo e d i liz i o , r i n t u r a a d o l a c o n sassi e c a l c i n a ,
(1) Vestimento persiano fecondo che attesta P o lla re , e secondo che li conosce <h Senofonte.

216 L IB R O SESTO s t a m p a n d o v i s o p r a i l r e g io s i g i l l o . Q u i n d i A l e s s a n d r o fe r i u n i r e e p r e m e r e c o t o r m e n t i i M a g i , c h e e r a n o c u s t o d i d e l s e p o l c r o , affi o c k sv e la ss e ro g l i a Et t o r i d i t a n t a s c e l le r a g g in e ; m a n ie n te n d i se s v e l a ro n o n d i a ltr i con tu tti i to rm e n ti, n p o te ro n o p e r a l t r o m e z z o e s s e r c o n v i n ti c o m e c o m p l i c i , e f u r o n l a s c i a t i . D i l r i v e n n e a l l a r e g g i a de* P e r s i a n i g i f a t t a i n c e n d i a r e d a l u i : c io c c h io d i c o , p e r c h n io a p p r o v o u n t a l f a t t o , n lo a p p r o v p u r e A le s s a n d r o stesso in q u e s t o r i t o r n o . A ssai s i r e c l a m d a P e r s i a n i c o n t r o d i O r s in e i l q u a l e g l i a v e a c o m a n d a t i d o p o l a m o r t e d i F r a s i o r t e , e f u c o n v in to d i a v e r e s p o g l i a t i i te m p l i d e n u m i , l e to m b e d e i r e ; e la v ita d i m o lti senza g iu s tiz ia . P e r ta n to A le s s a n d r o d i s s e ; e lo a p p e n d e r o n o . A l l o r a c r e s a tr a p o d e P e rs ia n i P e u c e sta su a re g ia g u a r d ia d e l c o r p o , e t e n u t o d a l u i p e r f e d e lis s im a , s p e c i a l m e n t e p e r le g e s t a su e t r a M a l l i , d o v e a v v e n t u r l a v i t a , e sa lv s e s te s s o , e i l m o n a r c a . A l t r o n d e n o n e r * a l i e n o d a l l e m a n i e r e d i v iv e re d e g l i A s i a n i ; c io c c h fe b en c o n o s c e re , a p p e n a c re a to s a tra p o d e P e r s ia n i , v e ste n d o e g li s o I q d i t u t t i i M a c e d o n i a b i t o a l l a M e d a , i m p a r a n d o l id io m a d e l l a P e r s i a , e f o g g ia n d o s i i n t u t t o a l l a P e r s i a n a . E d A l e s s a n d r o v e lo a p p la u 8 e ; e d i P e r s ia n i e s u l ta r o n o c h e a v e sse g l i u si lo* ro a n te p o sti a q u e lli d e lla P a tr ia .

Il Fin 0 del Libro sesto ;

S tlf LE STORIE

DI ARRIANO
SU LA S P E D IZ IO N E D I A L E SSA N D R O

LIBRO SETTIMO
l. V X i u n t o A le s s a n d r o a P a s a r g a d a e P e r s e p o l i , p r e s e l o i l d e s id e r io d i n a v i g a r e a s e c o n d a d e l l E u f r a t e e d e i T i g r i fino a l g o lfo P e r s i c o , d i m i r a r e iv i g l i sb o c c h i d i q u e fiu m i n e l m a r e , c o m e a l t r o v e m i r a t o p u r a v e a lo sh o c c o d e l l i n d o ; e d i l m a r e c h e lo r i c e v e . E t a l u n i s c riv o n o a n c o r a c h e g l i a n d a v a p e r l a n im o d i g ir a r n a v ig a n d o a tto rn o l A ra b ia in g r a n p a r te , e l E tio p ia , e la L ib ia , e la N u m id ia , di l d a i m o n ti d i A t l a n t e fino a G a d e , n e l l i n t e r n o d e l m a re n o s tro , o n d a s s e r o , dopo d o m a ta la L ib ia e C a r t a g i n e , c h i a m a t o c o n p r o p r i e t S ig n o r e d e l l A s ia t u t t a . I m p e r o c c h .g li a r b i t r i u n t e m p o tJe THedi e -de P e r s i a n i , p o ss e d e n d o a p p e n a p ic c io la p a r t e <li q u e s t a , i n d a r n o g r a n R e si c h i a m a v a n o . D i l t a l u n i d i c o n o c h e i d e a v a c o n t i n u a r e i l c o r s o fino *11 S u s i n o , a l l a S c iz ia e d a l l a p a lu d e M e o tid e , e d a l t r i c h e fi n o a l l a S i c ili a e d a l c a p o l a p i g i a ( l ) , s t i m o la t o v i d a lla c e le b rit dei R o m a n i, f a tta m a i g ra n d e . Io p e r m e n p o sso c o n c e r t e z z a d e c i d e r e , n c u r o d i n d o v in a r e c i c h e A l e s s a n d r o s a v e s s e i n p e n s ie ro : b e n posso p e r a l t r o a s s i c u r a r e c h e e g l i n o n c i a v e a v o l g a r i , n v a n i c o n c e t t i , n c h e t a t o m a i si s a r e b b e p * r c o n q u i s t a n i n n a , n o n e a l i A s ia c o n g iu n g e s se l E u r o p a , e d a l l E u r o p a , l e iso le d e B r i t a n n i ; e c h e sem p re c e rc a to a v re b b e d i m a n o in m an o ig n o ti./ Questo prom ontorio > nell Traila, precisamente nella P uglia: e da esso prese nome il vento detto japyx dai Latini il quale i vento favorevole a chi naviga dall Italia alla G recia.

L I B R O Ce c o s e , fino a p r e n d e r e b r i g a c o n se m e d e s i m o , q u a n d o p i n o n 1' avesse c o n a l t r i . p e r c i lo d o i filosofi I n d i a n i , d e q u a l i , d i c e s i , c lie a l c u n i t r o v a t i a l l a e r e a p e r t o in u n o r t o o v e s o lc a n o d i s p u t a r e } v e d u to A l e s s a n d r o e l e s e r c ito s u o , n o n a l t r o f e c e r o c h e b a t t e r e c o p i l a t e r r a ; e c h e d i m a n d a t i d a lu i p e r i n t e r p r e t e c h e m a i s ig n if ic a s s e r o , d i s s e r o : O A l e s s a n d ro o g n i u o m o h a d i t e r r a , q u a n ta q u e lla s u c u i g r a v ita . E t u se u o m o , e s m ile a g li a ltr i , se n o n i n q u a n to c u r io s o e m a le fic o v a i t a n t o p e l le g r i n a n d o d a lla p a tr i a , p e r a v e r e e d a r b r i g h e . S a r a i t u p u r e , e t r a n o n m o l t o , v i t t i m a d e lla m o r t e , n o c c u p e r a i te r r a se n o n p e r l a to m b a d e l t u o c a d a v e r e ! L o d A le s s a n d r o l a s e n t e n z a , e c h i p r o n u n z i a v a i a ; e p p u r fe c e il c o n t r a r i o . H a e g l i e r a lA le s s a n d r o c h e n e ll i s t m o a v e v a a m m i r a t o D i o g e n e d i S in o p e q u a n d o tr o v a t o l o a l s o l e , e postogl6 a f r o n t e in sie m e c o s o ld a ti c i n t i d i sc u d o 3 e c o f a n t i a m i c i lo i n t e r r o g se b is o g n a v a g li c o sa n i n n a , e c o l u i r e p l i c , n iu n a b is o g n a r g lie n e , e so lo c h ie d e r e c h e e g l i c o s u o i g l i s i sg o m b ra sse ro d i n a n z i d a l s o l e . C o s n o n e r a e g l i in t u t t o f u o r i d a l l i n t e n d e r e i l m e g l i o ; m a l a m o r e lo so p r a f f a c e v a d e l l a g l o r i a . 2. Q u a n d o g iu n s e a T a s s i l a , e v id e v i n u d i i filo-* sofi d e ll e I n d i e , m e r a v i g l i a t o d e l l a t o l l e r a n z a l o r o , d e s i d e r d i a v e r n e a lc u n o i n s u a c o m p a g n i a . M a D a m i a m o i l p i a n z ia n o i n f r a l o r o , e d a l q u a l e d i p e n d e v a n o p u r g l i a l t r i , r i s p o s e , c h e n o n d ere b b e e s s o , n c o n c e d e re b b e , c h e a n d a s s e n iu n o d e 's u o i c o n l u i : c h e e sso e r a f i g l i o d i G i o v e , q u a n t o A le s s a n d ro ; n d a A le s s a n d r o v o le a co sa n i u n a , c o n t e n t i s s im o d e lle s u e c o se : c h e tr o p p o v e d e v a , c h e A l e s sa n d ro e i s u o i a v e a n o p e rc o rso t a n t a t e r r a e t a n t o m a r e , s e n z a n i u n J 'ru ltjo : n m a i d a reb b ero u n f i n e a t a n t a sc o rre ria : c h e n o n d e s id e r a v a , m a n e m m e no t e m e a c o s a c h e e g li p o te s s e a m p lia r g li o r e s tr i n g e r e ; b a s ta r g li a v iv e re l a te r r a n e lle I n d i e , l a q u a l d a v a i f r u t t i d e lle s t a g i o n i : p e r la m o r te p o i le v e reb b e si d a l c o rp o su o n o n d is c r e to c o m p a g n o . A l e s s a n d r o , r a v v i s a to lo p e r u o m o d i l i b e r i g e n j , n o n si

S E T T I M O 219 m i s e a f o r c a r e I n i ; r iu s c p e r a l t r o a p e r s u a d e r e Ca*' l a n o , c h e e r a l u n o d i q u e S a v j . M e g a s te n e p e r s c r iv e d i q a e s t o G a la n o c h e oon s a p e a c o m a n d a r e a s e s te s s o ; e c h e g l i a l t r i filoso fi, b i a s i m a n d o l o , di* c p n n o d i lu i > c h e la s c ia v a la f e l i c i t c h e era p r e s to d i l o r o , p e r se rv ire a d a lt r o p a d ro n e c h e a D i o . O r a i o c i s c r i v o , p e r c h n e lia s t o r i a d i A le s s a n d r o a v e a s i o n n i n a m e n te a p a r l a r d i G a l a n o . A ffia c c h ito si d i c o r p o n e lla P e r s i a , c o s tu i c h e m a i p e r a d d i e t r o e r a s t a to m a l a t o , n o n s a p e a n e m m e a t o l l e r a r e d i e s s e r e t r a t t a t o a m a n i e r a d in f e r m o . A d u n q u e d is s e a d A le s s a n d r o c h e e r a i l bt*n suo m o r i r e in t a l e s ta t o , p r i m a d i r i d u r s i a m a li c h e lo n e c e s s ita s s e ro a v a r i a r e il m e to d o a n ti c o d i v i t a . O p p o n e a g lis i A le s s a n d r o c a ld is s im a m e n + e : r e a p o i , v e d u to c h e p u n to n o n si a r r e n d e v a , e c h e t e r r e b b e a l t r e v ie d i m o r i r e , se n o n lo s e c o n d a v a n o in q u e l l a c h e a v e a riso lu t a , d ie d e o r d i n e { e d e r a q u e s t o i l v o le r d e l filoso f o ) c h e g l i a c c e n d e s s e r o un r o g o ; e l in c a r ic o se lo e b b e i a g u a r d i a d e l c o r p o , T o lo m m e o fig lio d i L a g o . A l c u n i n a r r a n o c h e i l R e fa c e s se a lu i p r e c e d e t e in p o m p a c a v a l l i e u o m in i , q u a l i c o n a r m i , q u a li ch e p o rta sse ro p ro fu m i d o g n i g u isa a l r o g o , o , c o m a l t r i p u r d i s s e , v a si d o r o e d i a r g e n t o , e r e g i e v e s t i: a l filosofo p o i n o n v a le v o le a c a m m i n a r e p e l m a l e fu p r e p a r a t o u n c a v a llo : m a n o n p o te n d o n e m m e u c a v a l c a r e f u t r a s p o r t a t o , c o r o n a to a l l i n d i a n a , su d i u n l e t t o d o n d e p u r e a l l i n d i a n a e i c a n t a v a : e g l i n d i a n i d ic e a n o c h e r is o n a v a n o in q u e c a n t i g l in n i e l e l a u d i d e N u m i . q u e l c a v a llo s o l q u a l e d o v e a r e c a r s i e g l i ste s s a ( r e g i o c a v a l l o e d e l l a r a z z a d e N i s e i ) d ie d e lo q u e s t o , p r i m a d i m o n t a r su la p i r a , in d o n o a L i s i m a c o , l'-u n o d e d iv o t i d i l a i p e r l a s a p i e n z a . E d i v a si e d i t a p p e t i d e s t i n a t i p e r A l e s s a n d r o , c o m e o r n a m e n t i d a e s s e re g e t t a t i u l a c a t a s t a , li d is p e n s p u r essi a c h i l u n o a c h i l a l t r o n e l s e g u ito suo . P o i s a l i t o su l a p i r a vi si d iste s e d e c e n t is s ii n a m e n te , v e d e n d o lo t u t t o le s e r c i t o . L o s p e tt a c o l o d i u n a m ic o n o n p a r v e d e g n o a d A le s s a n d r o c h e fosse d a l u i v e d a l o . B e n p e r c a u s

220 L I B R O q u e sto m e ra v ig lia g ra n d e fra g li a l t r i , n o n m oven*d o s i a ffa tto i l filosofo t r a le fia m m e . N e a r c o d i c e , c h e d a t o fu o co a l l a p i r a , q u e i c h e n e r a n o i n c a r i c a t i ( c h e t a l e e r a il v o le r d e l m o n a r c a ) d i e d e r o i m m a n t i n e n t e fia to a l l e t r o m b e , e c h e l e s e r c i to t u t t o le v le g r i d a , c o m e q u a n d o in c a m m in a s i a l l a b a t t a g l i a : e c h e g l i e l e f a n t i vi f e c e r te n o r e c o n i s t r i d o a c a t o e b e l li c o s o , c o m e o n o r a n d o la v i t t i m a . q u e s te e p a r i cose s c r i t t o r i d e g n i c i h a n t r a m a n d a t e su q u e l filo so fo , n o n s e n z a n t il e in t u t t o p e r c h i c e r c a d i n t e n d e r e q u a n t a e ss e r p u l a c o s t a n z a , l a in f le s s ib ilit n e ll u o m o , c h e v u o l d i p r o p o s i t o . 3. In ta n to A le ssa n d ro , m a n d a to A tr o p a te a lla s a t r a p i a s u a , v ie n s e n e a S u sa ; o v e p r e n d e e d u c c id e A p o b n l i t e e suo f i g l i o , c o m e r i b a l d i n e l g o v e r n a r e . A v e a n o i r e g j m i n i s t r i c o m m e s s e m o lte i n g i u s ti z ie n e t e m p l i , n e ' s e p o lc r i , n e l p o p o lo d e lle p r o v i n c i e d o m e d a A le s s a n d r o e a d essi c o n f id a te ; i m p e r o c c h l a s p e d i z io n e d i l u i n e l le I n d i e d iv e n iv a o rn a i t r o p p o lu n g a , e p a r e a c r e d ib il e c b e e g li n o n r i u s c i r e b b e d a ta n te g e n t i , e ta n ti e le f a n ti, co rren d o d i l d e ll i n d o , d e ll I d a s p e , d e ll A c e s in e , e d e ll lf a s i: e l a s e r ie d e m a l i o c c o r s a g li t r a G a d r o s j a v e v a i n s o l e n t i t o a n c o r a p i li S a t r a p i , s ic c h s i b e ffa sse ro d e l r i t o r n o d i l u i . V i a g g i u n g i c h e A le s s a n d r o e r a s i o r n a i , d ic o n o , fa tto c o rriv o a c re d e re i re c la m i co m e v e ri d e l t u t t o , e p u n i r g r a v e m e n t e i c o n v i n t i d i c o lp e le g g ie r e , p e rc h ne a v e a n o , a p a re r s u o , m a c c h i n a t e in c o r lo r o d e l le g r a n d i a n c o r a . I n S u sa fe c e i l m a tr i m o n i o suo e q u e l l o d e g l i a m i c i . E g l i a s m a r i t B a r s i n e l a p i g r a n d e d e l l e fi g l i e d i D a r i o , e se c o n d o A r i s t o b o l o , a n c h e P a r i s a t e l a g i o v i n e t t a d e l l e f ig lie d i O c o ; e p p u r e a v e a g i t o l t a i a m o g lie R o s s a n e l a f ig lia d i O s s ia tr o B a t t r i a n o . Spos co n E f e s tio n e D r i p e t i , a l t r a H g li u o le tt a d i D a r i o , e s o r e l l a in s ie m e d e l l a c o n s o r te d i esso A* lessanti r o ; e c i p e r v o g lia d i a v e r e c u g in i d e fig li su oi li fig li d i l u i . A C r a t r o d i e d e A m s t r i n e , p r o le d i O s s ia r to f r a t e l l o d i D a r i o , e d ie d e a P e r d i c c a u n a f a n c i u l l a d i A t r p a t o * S a tr a p o d e l l a M e d i a . T o -

S E T T I M O 221 l o m m e o , g u a r d i a d e l c o r p o , e d E u m e n e , r e g io s c r i b a , e b b e r o le fig lie d i A r t a b a z o : v u o l d i r e il p r im o ebbe A rta c a m a , e 1 * a ltro A r t n in e . L eg con N e a r c o l a f ig lia d i S p it a m e n e B a t t r i a n o : e le g e im ilm e n t e fino a d o t t a n t a le p i i l l u s t r i M e d e e P e r s ia n e c o n g l i a l t r i a m ic i s u o i. L e n o zze c o r i t i t i c e l e b r a r o n o d e l l a P e r s i a . F u r o n o o r d i n a t a m e n t e c o llo c a t i t a n t i s e d ili p e s p o s i: e d o p o il c o n v ito v e n n e r o l e d o n z e l le n u b i l i , e s e d e r o n o c ia s c u n a p re s s o d e l su o : p o i q u e s t i p o r s e r o a d esse l a d e s t r a , e il b a c i o , d a t o v i p r in c ip i o d a A l e s s a n d r o ; p e r o c c h sa v e a n o q u e m a t r i m o n j a c o m p ie r t n t t i ' c o n t e m p o r a n e a m e n t e a q u e llo d e l R e . T a l e a z io n e d i A le s s a n d r o p a r v e , q u a n t o a l t r a m n i , p o p o la r e e d a m i c h e v o le : g l i sposi p r e s o n o , e r e c a r o n s i c ia s c u n l a s u a d o n n a ; d A le s s a n d r o d ie d e a t u t t e la d o te . P o i fe r e g i s t r a r e i n o m i d i t u t t i g li a l t r i m a r i t a t i s i c o n d o n n e d e l l ' A s i a ; e se n e b b e r o pi c h e d i e c i m i l a , e t u t t i n e fu ro n o d a lu i r e g a la ti . 4 - Q u e s to p a r v e a d A le s s a n d r o i l b u o n p u n t o d i t o g l i e r e i d e b i t i a q u a n t i d e l l e s e r c i to n e a v e a n o ; e d im p o s e c h e c ia s c u n o a s s e g n a s s e la s o m m a d i c u i te n e a s i d e b i t o r e , o n d e r i c e v e r l a . E su le p r i m e p o c h i n o t a r o n o i l n o m e l o r o , te m e n d o ch e il R e sen v a le sse a d i s t i n g u e r e i m i l i t a r i a q u a l i n o n b a s t a v a lo s tip e n d io , o profusi nel tr a tta m e n to . Poi d e tto g li c h e i p i n on is v e la v a n o se stessi m a t a c e a n o c i a s c u n o i c o n t r a t t i s u o i , ne r e d a r g u la d iffid e n z a : d i c e n d o c h e n o n d e b b e u n m o n a rc a e sse re se n o n i n g e n u o c o l s u d d i t o , n i l s u d d ito g i u d ic a r s e lo , se n o n p e r i n g e n u o . E p o sti d e b a n c h i n e l c a m p o e ne* b a n c h i d e l l a r g e n t o , e c h i s o p r a i n t e n d e s s e , fe p a g a r e i d e b i ti s e c o n d o c h e c ia s c u n o li d i m o s t r a v a p e c o n t r a t t i , e s a n z a c h e n e m m e n o se g n a ss e i l su o n o m e . C on ci fu c r e d u t o A l e s s a n d r o v e r id ic o ; e l e s se re o c c u lt i r iu s c p e r essi p i c a r o c h e l a v e r c a l m a d a i d e b i t i . E f a m a c h e q u e s t a l a r g i z i o n e v a le s se v e n ti m il a t a l e n t i . D is p e n s p u r e d e i d o u i a d a l t r i pel f 'r a d o , o p e r la v i r t lo r o s e g n a l a t a n e p e r i c o l i . P r e m i co n c o ro n e d i o r o q u e i c h e no a v e a n o

ss L I B R O i l m e r i t a p e r a z i o n i m a g n a n i m e ; t r a q u a l i PencesC i l p r i m o , i n d i L e n n n a t o , p e r c h lo a v e a n o p r o t e t t o c o n lo scucio; e L e o n n a to a n c o r a p e su oi c i m e n t i n e l le I n d i e , e p e r l a v i t t o r i a r i p o r t a t a p re sso d i O r i p '- r c h s c h ie r a to s i co n le m iliz ie la s c ia t e a lu i c o n t r o g l i O r i t i e d i v ic in i c h e s o m m o v e a n s i, d ie d e b a t t a g l i a e li so p raffece ; e p e r c h b r i l l a v a p e r a l t r e o p e r e b e l l e , iv i f a t t e . D o p o q u e s t i c o ro n p u r N e a r e o p e r i a su a n a v ig a z i o n e d a l l e I n d i e su p e l g r a n m a r e : im p e r o c c h g i si e r a c o s tu i r i d o t t o in S u s a a n e h e s s o . P o i r ic e v la c o r o n a O o e s ic r ito il c a p i t a n o d e l l a n e v e R e a l e , e p o s c ia E f e s tio n e e l e a l t r e re g ie g u a rd ie del c o rp o . 6. F r a t t a n t o v e n n e r o d e S a t r a p i e c o n d u s s e r o d a l l e c i t t n u o v e e d a l l e c o n q u i s t a t e t r e n t a m ila g i o v a n i , p a r i d i s t a t u r a e di, a n n i , a r m a t i e d i s c i p l i n a t i t u t t i a l l a M a c e d o n ic a ; c h i a m a t i p o i d a 'A l e s s a n d r o , su c c e ssio n e s u a . D ic e s i c h e a l g i u n g e r d i q u e s t i , a s s a i n e fo sse ro c o n t u r b a t i i M a c e d o n i , q u a s i A le s s a n d r o a d o p e r a s s e o g n i c o sa a non a v e r p i b is o g n o d i essi . E 1 ' a b i t o d i lu i f o g g i a t o a l l a M e d a s e m b r a v a a v e d e r l o , i r r a g io n e v o le n o n p o c o a M a c e d o n i : e l e n o z z e f a t t e a l l a P e r s i a n a n o n a n d a v a n o a g e n io d e l l a m o l t i t u d i n e , a n z i n e m m e n o d i a l c u n i c h e le a v e a n o c o s c e l e b r a t e , se b b e n t a n t o o n o r a t i n e l c e l e b r a r l e c o m e il m o n a r c a . R a t t i i s t a v a l i a n c o r a P e d c e s t a il S a t r a p o d e P e r s ia n i ; a n c h esso o rn a i t u t t o P e r s ia n o n e ll a b ito , e n el p a r l a r e , e c a ro ap p u n to a l R e pel b a r b a r i c o su o p o r t a m e n t o . ^ li B a t t r i a n i , li S o g d ia n i , g l i A r a c o s j , i Z a r a n c b i , g l i A r j , li P a r t i , e l i P e r s i a n i , d e t t i E r a c i , i n s e r i t i a l r e g io s e g u ito a c a v a llo p e r c h d i s t i n t i d i g r a d o , d i b e l l e z z a , o d i a l t r i p r e g i ; e l a g g i u n t a d i u n a q u i n t a p r e f e t t u r a eq u e s t r e , u o n t u t t a d i b a r b a r i , m a p u r f r a m in isoli ia t i v e g l i c o n a m p l i a r e il n u m e r o d i essa p r e f e t t u r a : e C o li il fig lio d i A r t a b a z o , e d A r t i b o l i e d l d a r n e fig li d i M a z o , e P r a d a s m a n e , e l i fig li d i F r a t a f e r n e S a t r a p o d e g l I r c a n i e d e P a r t i , e d I t a n e fig liu o lo d i O s s ia r te f r a t e l l o d i R o s s a n e l a r e g i a m o g l i e , e d E g o b r e e M it r o b e o g e r m a n o d i e s s o , a s c r i t t i a l l a

S E T T I M O 223 r e g ia c o o r te , s o lita p re c e d e re i m o n a rc h i; e so p ra t t u t t o T e s s e r n e f a t t o c o n d o tt ie r o I d a s p e u n B a t t r i a n o ; e f in a lm e n te l e a s t e d a t e lo r o a l l a M a c e d o n ic a i n lu o g o d e l a n c i o t t i a l l 9 A s i a t i c a ; t u t t o q u e s to in d i s p e t t i v a i M a c e d o n i c o m e il R e l o r o a ffa tto in c o r su o fosse A s i a n o , e v i te n e s s e in d i s p r e g i o l e eoa d i M a c e d o n ia , e i M a c e d o n i . 6. A le s s a n d r o im p o s e a d E f e s tio n e d i c o n d u r g l i i l p i d e l l a f a n t e r i a v e rs o d e l g o l f o P e r s i c o . E d e s s o , v e n u t a g l i la f lo tta a l l e t e r r e d e l l a S u s i a n a , e d i m b a r c a t i v i li s o ld a ti c i n t i d i s c u d o , la c o o r te s o l it a p r e c e d e r e i m o n a r c h i , e d a l q u a n t i d e l r e g i o s e g u ito c a v a l l o , n a v i g s u l fium e E u l o , v e rso d e l m a r e m e d e s i m o . F a t t o s i v i c i n o , d o v e l 9 E u l o v i si s c a r i c a , la s c i q u iv i i l p i d e lle n a v i , s p e c i a l m e n te le m a l c o n c e . Q u i n d i esso p a ss c o lie p i s p e d it e d a l fiu m e n e l m a r e v e r s o l e fo c i d e l T i g r i ; e le n a v i la s c ia t e , r i c o n d o t t e s u l l9 E u l o fino a l c a n a le c h e e r a v i a p e r t o t r a q u e s t o fium e e d il T i g r i , f u r o n o a n c o r e l le n o a l T i g r i t r a s f e r i t e . E l 9 A s s i r ia c h iu s a in m e z z o d a i d u e fium i T i g r i e d E u f r a t e , o n d 9 o h e M e so p o t a m i a n e d e t t a d a 9 p a e s a n i : m a il p r i m o s c o r r e a ss a i p i b a sso d e l l a l t r o , o n d 9 c h e d a q u e s to r i c e v e p i c a n a l i , c o m e p u r e m o lti a l t r i fium i r i c e v e . C o s c r e s c iu to e g r a n d e f a t t o , n p i g u a d a b i l e i a lu o g o a l c u n o , v a , s b o c c a , e s9 i m p e l a g a , se n z a m a i t r a r i p a r e , e d im in u ir s e n e p e r e s s e rn e l e t e r r e a l l a t o p i a l t e , e se n z a m a i d i r a m a r s i i n c a n a l i , o p e r a l t r i f i u m i , i q u a l i ric e v e p i u t t o s t o , e s e n z a m a i r e n d e r s i a c c o n c io p e r in n a f f i a r e . P e r lo p p o s ito l E u f r a te s c o r r e e l e v a t o , e p a r i s e m p r e c o l a b r i a l l a t e r r a ; t a l c h v i son f a t t i m o lti c a n a l i , q u a l i p e r e n n i , p e r c h n e a b b i a l e a c q u e il p o p o lo i n t o r n o , e q u a l i a t e m p o , e se c o n d o il b iso g n o d i r r i g a r le c a m p a g n e , n o n t r o p p o i r r i g a t e d a l l e p i o g g i e . C o s l a f iu m a n a si r e s t r i g n e , e t e r m i n a s i c o n a c q u e n o n m o lte e p a l u s t r i . A le s s a n d r o c o s t e g g i a n d o il g o lf o P e r s i c o , in q u a n t o 8 te n d e s e n e il lid o d a l l 9 E u l o fino a l T i g r i , t o r n p o i n a v ig a n d o p e l T i g r i a l c a m p o ov e r a E f e s tio n e c o n t u t t o l 9 e s e r c i t o . D i l n a v ig n o t a m e n t e

224 L I B R O fino a d O p i j c i t t f o n d a t a i n r i v a d e l T i g r i ; e n a v i g a n d o v i , f e t o g l i e r e , s p i a n a n d o l e p e r t u t t o , le c a t a r a t te ( 1 ) f a t t e n e l fiu m e d a ' P e r s i a n i p e r c h n i n n o v i s i n o lt r a s s e d a l m a r e c o n f i o t t a , e n e o c c u p a s s e l a t e r r a . O r c o s e r a s i l a v o r a t o , p e r c h n o n s a p e a n o i P e r s i a n i d i n a u ti c a ; m a c e r t o q u e l l e r e n d e a n o , q u a s i c o n t i n u o , a s s a i m a l a g e v o le l a n a v i g a z io n e s u l T i g r i . A le s s a n d r o d is s e e h e n o n e r a n o q u e s t i i r i p i e g h i d i p o p o l i , p r e v a l e n t i n e lle a r m i ; n f a c e n d o n e n iu n c o n t o , p e r c h i n d e g n i , c o m e i r e a l m e n t e d i m o s t r a v a , d e l l a s t i m a , a b b a t t s e n z a e s i t a r n e le P e r sia n e in v e n z io n i. 7. 'G i u n t o a d O p i c o n v o c l i M a c e d o n i e d isse l o r o , c h e a s s o lv e a d a l s e r v ig io q u a n t i n o n v e r a n o p i a c c o n c i, p e r v e c c h ie z z a , o sto rp io d i m e m b r a , e li c o n g e d a v a p e r la p a t r i a : m a c h e d a r e b b e a c h i r i m a n e a s i, ta n to d a re n d e rlo in v id ia b ile a q u e i cbe s i s ta v a n o i n p a t r i a , e d a i s t i g a r l i a v o le r p a r t e c i p a r e a g l i 8t e n t i e p e r ic o li l o r o . E g l i d is s e c o s p e r c a t tiv a rs i i M a c e d o n i, ed i M acedoni n o n sen za r a g io n e c o n lu i si s d e g n a r o n o p e r c h d i t a l m o d o p a r l a v a Con t a t t o l e s e r c i t o , q u a s i o rn a i l i te n e s se t u t t i p e r i s p r e g e v o l i , e d i n u t i l i a ffa tto a l l e a r m e ; t a n t o p i c h e e r a n o g i c o r r u c c i a t i p e r m o l te a l t r e c a u s e . pi v o lte g l i a v e a c o n t u r b a t i e q u e l su o v e s tir e a l l a P e r s i a n a , e q u e b a r b a r i , c h i a m a t i su c c e s sio n e s u a , m o n ta ti a lla M a c e d o n ic a , e q u e g li e s t e r i , co o r d i n a t i , e m is ti a l r e a i s e g u ito a c a v a l l o . A d u n q u e n o n s e p p e r o p i so ffrire in s i le n z io ; e c h ie s e r o c h e d e sse a t u t t i il c o n g e d o , e c h e e g l i se la c o m b a t t e s se c o l p a d r e s u o , b e ffa n d o lo co c i s u d i A m m o n e . A l e s s a n d r o , im p e tu o s o d i q u e g i o r n i , e p e l s e r v i g io c h e a v e a d e b a r b a r i , n o n p i b e n e v o lo c o m e p r i m a v e rs o d e M a c e d o n i , sc e se in f u r i a a q u e l d ir e , c o d u c i c h e lo c i n g e v a n o , d a l l u o g o d o n d e p a r l a v a , e c o m a n d c h e si a r r e s t a s s e r o i p i d i s t i n t i d e s e d iz io s i , a c c e n n a n d o a i s o l d a t i c i n t i d i s c u d o , e g l i ste s so
(1) K ip iri q u i e U nell in te rn o del fiume 1 pe rc h le a c id e g o n fia s s e ro , U corrente e

v u m s c io

S E T T I M O 25 c o l l a m a i n a n o , q u a l i f o s s e r o . T r e d i c i fu ro n o q u e s t i , e fe c o n d u r l i i m m a n t i n e n t e a l l a m o r t e . E q u a n d o g l i a l t r i s p a v e n t a t i n e a m m u t o l i r o n o , to r n a n d o a l uo p o s to , d isse . 8. n l o n o n r ip ig l io i l d isco rso p e r c e ssa re i n v o i n t a n t a s m a n i a , o M a c e d o n i , verso la P a t r i a ; a n n d a t e n e se c o s i p i a c e v i , c h e io n o i d is d i c o . I o to r li n o a p a r la r e p e r c h r a v v i s i a t e , q u a li e r a v a t e , n q u a l i m i v i p a r t i t e . E c o m i n c i o , c o m e s i c o n v ie n n e d a F i l ip p o i l m io g e n i t o r e . F i l i p p o , t r o v a ti v i n e r r a n t i , b is o g n o s i , c o p e r ti d i p e l l i , e p e r lo p i n p a s to r i d i p o c h e p e c o re p e r le m o n t a g n e , e n o n b u a li n i a r e s is te r c o lle a r m i a g l l U i r j , a i T r i b a lli , ry a q u e c o n f in a n t i d i T r a c i a , v i d ie d e p e r le is p id e n v e s ti a p o r ta r d e lle c l a m i d i , v i rid u ss e d a i m o n t i a a lla p i a n u r a , e v i d is c ip lin d a c o n tr a s ta r e a i n b a rb a ri in to r n o , f id a n d o s u la d i f e s a n o n p i d e * l u o g h i , m a d e lla v o s tr a v i r t . V o i f e c e a b ita to r i n d i c i t t a d i i e le c i t t a d i ord in co n le g g i e d i s t i t u ii z io n i f e l i c i : e d i s u d d i t i e se rv i r e n d e tte v o i s i ti g n o r i d i q u e * b a rb a ri s te s s i i q u a l i m a n o m e tt e v a n o n u n te m p o v o i e le v o s tr e c o s e . E g l i c o n g iu n s e i l n p i d e lla T r a c ia c o lla M a c e d o n ia > e d o c c u p a ti i m ig lio r i d e p a e s i m a r i t t i m i , le a p e r s e u n corn ai m e r c i o , e d i l s u o p o p o lo p o t co n s ic u r e z z a la v o n ra re i m e t a l l i . E g l i v i so p ra p p o s e a q u e T e s s a l i , a p e q u a l i m o r i v a t e d a l l a p a u r a : v* u m i l io l i F o ri c e s i ; e n e a v e s t e f in o i n G r e c ia s tr a d a a g e v o le e n la r g a i n vece d e lla s t r e t t a e d iffic ile . G l i A t e n i e s i , 9i i T e b a n i , i n s id ia to r i p e r p e tu i d e lla M a c e d o n i a , ec~ c o li p e r esso l u i c o lle a r m i d e lla M a c e d o n ia r i d o t ti t i ', e n o n c h e n o i p a g a r e t r i b u t i o d A t e n e , o s e r ti v ir e a T e b e , ecco T e b e ed A t e n e d a n o i c e rc a r p a ti t r o c i n i o . E n tr n e l P e lo p o n n e s o , e v i d i reg o la '. 4 fi c o ll' e sse re c r e a to g e n e r a lis s im o a s s o lu to d i t u t t e l a n a r m i G r e c h e n e lla s p e d iz io n e c o n tr o la P e r s i a , no. n f u la M a c e d o n ia e s a l t a t a , a n z i ch $ e g li ste sso . n t a l i s o n o le b e n e fic e n z e p r o c e d u te d a l p a d r e m i o s u v o i : g r a n d i c e r ta m e n te a c o n sid e ra rle i n se s t e s ti s e , m a p ic c o le se a lle m ie l e p a r a g o n a te . A n o i as o .

220 L I B R O n I o , e r e d i t a t i d a l m io g e n it o r e p o c h i v a s i d i o r a n e d i a r g e n t o , m e n c h e s e s s a n ta t a l e n t i d i t e s o r o , ti m a p i c h e c in q u e c e n to d i d e b ito : n o n p e r t a n t o n p i g l i a t i n e a l t r i o tto c e n to i n p r e s t i t o , m a r c i a n d o n f u o r i d i u n a te r r a id o n e a a p p e n a a b e n s o s t e n t a r li c i 3 v ' a p r i i b e n t o s t o l a v ia d e ll E lle s p o n t o , q u a n ti t u n q u e i P e r s ia n i a llo r a s ig n o r e g g ia s s e r o i m a r i ; ti e v i n t i i n u n a b a t ta g li a e q u e s tr e i S a t r a p i d i D a ti r io , a g g i u n s i a l v o stro re g n o t u t t a l a J o n i a , t u t ti t a la E o l i d e , V u n a e V a ltr a F r i g i a , i L i d j , n M i l e t o f i n a l m e n t e c o n a s s e d ia r lo . E q u a n t i a l t r i n p o p o li p o i s p o n ta n e i m i s i a rr e n d e r o n o , a v o i l i n d ie d i d a u s u f r u t t u a r l i . R id o n d a r o n o s u v o i l i t a n fi t i b e n i dell* E g i t t o e d i C i r e n e , c o n q u i s t a t i s e n z a n n e m m e n o c o m b a t t e r e . I t a C e le s i r i a , la P a l e s t i n a , n l a M e s o p o ta m ia so n o v o s tr a p o s s id e n z a : v o s tr a n B a b i l o n i a , B a t t r o , S u s a : v o str a la r ic c h e z z a de* fi L i d j : v o s t r i i te s o r i d e P e r s i a n i : v o str o q u a n t o a d i b u o n o n e lla I n d i a , e n e i m a r c h e l a c i n g e . V o i n ne s ie te i S a t r a p i , v o i li g e n e r a li, voi li c a p ita ti n i . I o d o p o t a n t i t r a v a g l i , e e h e n e ho m a i d i n p i se n o n q u e s ta p o r p o r a , e q u e s to d ia d e m a ? I o n n u l la c o m e p r iv a to p o ss e g g o : e n iu n o p u d i m o ti s tr a r e t e s o r i c h e m i e i s ia n o e n o n v o s t r i i n s i e m e , ti n p e r , u t i l e v o s tr o c u s t o d i ti . E d a q u a l fin e m a i n r is e r v a r li p e r m e so lo , se a n c h 5 io m a n g io i c ib i n c h e v o i m a n g ia t e , e se c o m e v o i p re n d o sonno ? n A n z i a m e p a r e d i n o n v a le r m i n e m m e n o d e 'c ib i n u s a t i d a v o i n e lle d e l i z i e : c e r to io so c h e io ve ti g l i o p e r c h p la c id i v o i v e la d o r m ia te . a E le c o n q u is te le h o io f a t t e c o m a n d a n d o v i s e n ti p l i c e m e n t e , s e n z a s t e n t i , s e n z a f a t i c h e , co lle f a ti t i c h e e s t e n t i v o s tr i s o lta n to ? E t c h i p o tre b b e con ti v in c e r si d i a v e r esso p e r m e p i c h e io p e r lu i tr a n v a g lia to ? O r s u , c h iu n q u e d i v o i t i e n f e r i t e , s n sco p ra e le m o s t r i , c h e io p u r le m ie m o s tr e r , ti V e d r e te se d i n a n z i n e l co rp o m io f u la s c ia ta p a r ti t e , n o n t r a f i t t a d a c o lp i ; g i n o n v a r m a che ti m a n e g g ia s i o t i r a s i , d e lla q u a le io s u m e l i seg n i n n o n p o r t i . Q u a n d o f u i s q u a r c ia to d a lla spada ,

n n li n n n n r, n si r n n n n n j) n n n n to n n n n n n n 9) n n n ii

S E T T I M O 227 q u a n d o c o lto d a g li s t r a l i , o d a lle m a c c h in e f u i m i n a t o . E se b b en e p e rc o sso p i v o lte co n s a s s i o le~ n i p e r v o i , p e r la g l o r i a , p e r la r ic c h e z z a v o s t r a , io v i c o n d u co v itto r io s i d a . p e r t u t t o , p e r m a r e , p e r t e r r a , p e r f i u m i , p e r m o n t i , e p e r p ia n i . C e l e b r a i , p a r i a v o i f a t t o , le n o z z e ; e m o l t i d e ' v o s tr i f i g l i , i c o n g iu n ti sa ra n n o d e ' f i g l i m i e i . S e d e b i t i a v e v a t e , ve l i s o d d i s f e c i , s e n z a i n v e s t i g a r e c o m e v e l i a v e s t e , in m e z z o a s t i p e n d j t a n to p in g u i, e dopo ta n ti saccheggi d i p a e si esp u g n a t i . I p i d i v o i v a v e te le co ro n e d i o r o , m o n u m e n t i i m m o r t a l i d e lla v o s tr a v i r t ; c o m e d e lla m ia s t i m a . E se t a l u n i m o riro n o ; g lo r io s a n e f u l a m o r t e , m a g n ific a l a s e p o ltu r a ; ta lc h p e r m o l t i s ta n n o i n p a tr ia le s t a t u e d i b r o n z o , e p i e n i d i a n o re l i g e n i t o r i , s c io lti d a o g n i s e r v i g io , e tr ib u to . Im p e r o c c h n iu n o f i n q u i s o tto m e d u c , m o r f u g g e n d o : e d o ra io d e lib e r a v a ra v v ia re i n p a t r i a , q u a n t i d i v o i n o n p i f a n n o p e r le a r m i , 6 r a w ia r v i c i t a l i , c h e i n v id ia se n e a v e sse ro g l i a l t r i c h e iv i s o n o . M a p o ic h t u t t i b r a m a te p a r t i r e , i t e , p a r t i t e v i t u t t i : m a n a r r a te a lla P a t r i a v o stra c h e p a r t e n d o v i a v e te d e r e l it t o , o solo c o n fid a to a lla g u a r d ia d e i v i n t i b arbari A le s s a n d r o , i l re v o s t r o , q u e llo c h e h a s o g g io g a to i P e r s i a n i , i M e d i , i B a t t r i o n i , i S a c ir, g l i U s s j , g l i A t a c o s j , i O r a n g h i , i P a r t i , i C o r a s m j, g C I r c a n i , fim o a l m a r C a sp io ; q u e llo c h e h a p a s s a to i l C a u c a so f i n o a lle p o r te C a s p ie , e tra sc o rso i l f i u m e O s s o , i l T a n a i , a n z i i l fiu m e In d o non tr a g itta to fin q u i da a ltr i che d a B a c c o , a n z i V I d a s p e , l 'A c e s i n e , l I d r a t e , e c h e avrebbe p u r V I f a s i v a l i c a t o , se v o i a l u i n o n m a n c a v a te ; q u e llo i n s o m m a c h e a n d s u ll' O c e a n o p e r / u n a e C a ltr a fo c e d e l l I n d o , c h e m a r d p e ' d e s e r ti d e lla G a d r o s ia , d o ve n i u n p r im a a v e a m a r c ia to con g l i e s e r c i t i , c h e p r e s e i n p a s s a n d o v i l a C a r m a n i a , e g l i O r i t i , e c h e a v e v a te vo i r ic o n d o tto f i n o a S u s a , e s s e n d o g li g i t o r n a ta la f l o t t a d a l m a r e d e lle I n d i e a l m a r e d e lla P e r s i a . C h e s ; c h e t a l i r a c c o n ti s a r a n g lo r io s i per.

228

LIBRO

v o i , g lo r io s i presso d e g li u o m i n i , c o m e p i e t o s i n verso d e n u m i . P a r t i t e . n 9. C i d e t t o s in v o l d i q u e l l u o g o , e d i n t e r n a to s i n e ll a r e g g i a , n p r e s e c u r a d e l c o r p o , n a i l a s c i p a r v e d e r e d a g l i a m ic i io q u l g i o r n o o n e l l a l t r o . N e l t e r z o g i o r n o c h i a m a t i a se l i P e r s i a n i p i r i g u a r d e v o l i d is p e n s l o r o i c a p i t a n a t i , e o o l e g g e c h e g l i d e ss e ro i l b a c io q u e s o li i q u a l i a' a v e a c o n g i u n t i d i s a n g u e . S b a lo r d i ti i M a c e d o n i d a l l a r e g i a c o n c l o n e , s i r i m a s e r o t a c i t u r n i d o v e r a n o senzar c h e n i u n o , to l t o g l i a m i c i , o le g u a r d i e d e l c o r p o , s e g u ita s s e i l m o n a r c a . M a li p i n s a p e a n o , r i m a n e n d o c h e f a r e o d i r e , n v o le a n o p a r t i r e . C o m e p e r s e n tir o n o l a v v e n t u r a d e P e r s i a n i e d e M e d i , c h e i c a p i t a n a t i e r a n o c o m p a r t i t i a P e r s ia n i ; c h e m iliz ia b a r b a r a e ra o rd in a ta in m odo d a , su p p lire la sua ; c h e g i c h ia m a v a si a l l a M a c e d o n ic a u n c o r p o e q u e s t r e P e r s ia n o d a p r e c e d e r e i l M o n a r c a ; c h e P e r s ia n a p u r c i a v e a la s c h i e r a d e f a n t i a m ic i ( l ) , e g l i a l t r i A 8 8 e t r i, P e r s ia n i i s o ld a ti c o n lo s c u d o , P e r s ia n a l a r e a l g u a r d i a d e g li a m ic i a c a v a l l o , e P e r s ia n o u n seco n d o c o r p o e q u e s tr e d a p r e c e d e r e il M o n a r c a , n o n s e p p e r o pi c o n t e n e r s i , m a c o r s e r o t u t t i v e rs o l a r e g g i a , e v i g e t t a r o n o i n n a n z i l a p o r t a l e a r m i , c o m e u m i l i a t e a l m o n a r c a , e d essi s ta n d o s i in p ie d i g r i d a v a n o e d in v o c a v a n o d i e ss e re in t r o d o t t i p e r c h v o le a n o c o n s e g n a r e g l i a u t o r i d i q u e l tu m u l t o , e li p r im i c h e a v e a n c i s c h i a m a z z a t o , n s a r e b b o n si d i l p a r t i t i , d i g i o r n o o d i n o t t e , se A le s s a n d r o n o n p la c a v a s i p e r q u a l c h e m o d o su l o r o . C io c c h s a p u to s i p e r A l e s s a n d r o , u s c b e n t o s t o , e v e d e n d o li co s d i s m e s s i, e s e n te n d o v i i l p i a n g e r d i t a n t i , a n c h e g l i n e l a g r i m . P o i r a t te n e n d o s i g l i c o m e p e r p a r l a r e ; g l i a l t r i s ta v a n s i t u t t i a m o d o a n c o r a d i s u p p lic h e v o li , q u a n d o C a l li n e u n d i lo r o n o n ig n o b i l e p e r g l i a n n i e p e r l a p r e s i d e n z a d e l r e g io se ti) Qui t! vede la voce CMTtgOf accoppiata al soldato a piede la quale per solito *i congiunge I toldjiu a cavallo. Vedi la nota al t, ij. del libra primo.

S E T T I M O a 2 (> g u i t o a c a v a l l o , d isse : O r e , c i c h e a fflig g e i M a r c e d o n i c h e t i h a i t u g i le g a to p e r s a n g u e p a r e c c h i P e r s i a n i , e c h e t a l i P e r s i a n i , s i c h ia m a n o C on g i u n t i d i A le s s a n d r o e lo b a c i a n o , q u a n d o n i u n d e M a c e d o n i ebbe o n o re s g r a n d e . E. q u i r i p i g l i a n d o A l e s s a n d r o ci n a s c e , d i s s e , p e r c h io vo i t e n g o t u t t i p e r C o n g i u n t i l e da, o ra i n n a n z i c o si v i c h ia m er . ' io . A t a l d i r e G a llin e fe c e si a v a n t i e d i e d e g l i i l b a c i o , d a n d o g lie lo a p p r e s s o o g n i a l t r o c h e i l v o l l e . E c o s , r ip r e s e l e a r m i , a lz a n d o c l a m o r i e d e v v i v a , a l c a m p o s i r i t o r n a r o n o . A le s s a n d r o p e r t a n t o fe c e aa g rifiz j g i u s t a 1 o s a to a i n u m i , e t e n n e c o n v ito p u b b l i c o , d o v e s e d e tte e s s o , e p ro s s im i a d esso i M a c e d o n i , e p o i l i P e r s i a n i e g l i a l t r i d i a l t r e n a z io n i , secondo i r ig u a r d i d e l g r a d o , e d e l v a lo r e . G e t t a r o n o d e l n a p p o stesso i l m o n a r c a e po i g l i a l t r i , e fe c e r o t u t t i n n a lib a g io n e m e d e s i m a , d a to v i p r i n c ip io d a i v a t i G r e c i , d a i M a g i , e d im p lo r a r o n o c o n c o r d ia e d u n i t d i s i g n o r i a , non c h e a l t r i b e n i , a l l a P e r s i a e d a l l a M a c e d o n i a . D i c a s i c h e n o v e m ila f o r o o o i c o m m e n s a li, e o h e t u t t i fe c e r o la l i b a g i o n e m e d e s i m a , e n e c a n t a r o n g l i e v v i v a . D o p o c i p a r t i r o n s i d a l u i v o lo n ta r j ( e d ie c im ila f u r o n o ) q u c 'M a c e d o n i i q u a l i p e r v e c c h ie z z a o p e r a l t r a i n f e r m i t n o n p i v a le v a n o a l l e a r m i . D i e d e lo r o lo s ti p e n d io c a d u t o , l o c c o r r e n te a l r i t o r n o , e d in o l t r e o n t a le n t o a c ia s c u n o p e r d o o o . V o l l e p e r a l t r o c h e la* c la s s e r p resso d i lu i l i fig li a v u t i c o n d o n n e A sia* n e , p e r c h n o n re c a s s e r o i a t u r b o l e n z a in M a c e d o n i a , r i p o r t a n d o fig li e s t e r i d i m a d r i b a r b a r e , a l l e m a d r i e fig li t e n u t i d a essi n e l l a p a t r i a . A lt r o n d e i c u re re b b e d i a lle v a rli a lla M a c e d o n ic a , d is tr u ir li n e lle a r m e c o m e n e l r e s t o , d i r i c o n d u r l i , g i g r a n d i f a t t i , e r e n d e r l i a i p a d r i l o r o . E c o s u c o n fo r t a v a n e l p a r t i r e : m a se t a l i p a r o le p o te a n o v e n ir m e n o , n p o te a s e n e s c o r g e r 1 e v e n to t r a 1 a v v e n ir e ; d i p e r d e l l a b e n e v o le n z a e d a m ic i z ia s o a g r a n d i s s im a v e rso d i e s s i q u e s to p e g n o i n d u b i t a t o , c h e m a n d p e r l o r o d o c e e c u s t o d e , C r a t r e i l ano fe d e lis s i-

s 3o L I B R O s i n , c h e e g l i a m a v a q u a n t o ee s te s s o . F i n a l m e n t e d a t o a d essi 1 u ltim o a d d i o , e p i a n g e n d o a l p i a n t o l o r o , li c o n g e d . 11. C r a t r o e b b e o r d i n e d i r i c o n d u r l i , e p o i d i p r e s e d e r e su l a M a c e d o n i a , su la T r a c i a , su la T e s s a g l i a , e su la l i b e r t d e l la G r e c i a , a ffin c h A n t i p a t r o g l i m e n a sse a l t r i M a c e d o n i fr e s c h i e f i o r e n ti in fe c e d i q u e lli che rim a n d a v a . p e rc h C r a t r o d i q u e i g i o r n i e r a m a l s a n o , in v i con l u i P o l i p e r c o n t e , c o m e l u o g o t e n e n t e , a ffin c h le m iliz ie c h e s e n e a n d a v a n o n o n a v e s s e ro a d e s i d e r a r e c h i le r e g g e s s e . Q u e i c h e v o g lio n o i n t e n d e r l e , q u a n t o so no p i o c c u l t e , e r if e r is c o n o l e r e g i e m osse n o n a i fini v e r i , m a s e m p r e a i p i r e i ( d o v e fo rse g l ' i n t e r p e t r i t e n d e r e b b e r o ) d iv u l g a r o n o s o r d a m e n t e c h e A le s s a n d r o e r a s i infine la s c ia to v in c e r e d a ll e c a l u n n i e d e l l a M a d r e c o n t r o d i A n t i p a t r o , e v o le a lo p e r c i r i m o v e r e d a l l a M a c e d o n i a . F o r s e p e r la c h i a m a t a d i A n t i p a t r o non v o lg e a e i a d i s o n o r a r l o , m a s ib b e n e a p r o v v e d e r e c h e p e ' dissitij n o n s u rg e ss e a lfin e i n f r a l o r o a lc u n m a le , irrim e d ia b ile an ch e d a l so v ra n o . C e r ta m e n te n o n ce ssa v a n 1 u n o , n 1 a l t r a d i s c r i v e r e a d A le s s a n d r o : e c o s tu i s c r iv e a l a c a p a r b i e t d i O l i i n p i a d e , l a v e e m e n z a , e le b r i g h e n o n d e g n e d e l l a r e a i su a g e n i t r i c e , i n t a n t o c h e A l e s s a n d r o e b b e a d i r e c h e l a m a d r e a ssa i c a r o g l i v e n d e v a i l r i c e t t o d i q u e d ie c i m e s i: a l t r o n d e e ssa s c r i v e v a , c h e A n t i p a t r o e r a i n v a n it o d a l l a d i g n i t e d a l c o r t e g g i o , n r i c o r d a v a n e m m e n o c h i a v e a lo s u b l i m a t o , te n e n d o s i in fra tu tti i G re c i e M a ced o n i d e g n o de p rim i ono r i . M a le i n c o lp a z i o n i c o n t r o d i A n t i p a t r o p a r e a n o r i s o n a r e pi f o r te n e i c o r e d i A l e s s a n d r o , t im i d i s s i m o i n t o r n o d e l r e g n o . P u r n o n v i fu n iu n d e t to o f a t t o m a n if e s to d i In i d o n d e c o n c l u d e r e , c h e e g li n o n r a pi lo stesso v e rso d i A n t i p a t r o *** ( i ) . 12. I n t i m o r i t o p e r t a l p a r l a r e f e s t i o n e si r i c o n c ili su o m a l g r a d o c o n E u m e n e c h e d e s id e ro s o n e e r a . D ic e s i c h e A le s s a n d r o i n q u e l v ia g g io v id e l e
(i) Qui mancano ateane pocke cose nel cesto.

S E T T I M O a 3i c a m p a g n e d o v e l e r e g i e c a v a l l e si p a a c e a n o , e ae-* g u e n d o E r o d o t o , N is e si c h ia m a v a n o l e c a m p a g n e * c o m e le c a v a l l e . D i q u e s t e n u m e r a v a n a i u n te m p o l e m i g l i a j a c e n to c i n q u a n t a * , m a il r e non ven tro v c h e c i n q u a n t a , p e r essern e le a l t r e s ta te r a p ite d i f u r t o . O r q u i r a c c o n ta s i, c h e A tro p a te S a tra p o d e l l a M e d i a , g l i re casae c e n t o d o n n e , t u t t e , c o m es so d i c e v a , A m a z o n i , e d a r m a t e a g u is a d i g u e r r i e r i a c a v a l l o , e c c e tto c h e p o r t a v a n o i a a c u re i n lu o g o dell* a s t a , e l a t a r g a in lu o g o d e l lo s c u d o . E v i p u r e c h i a c r iv e c h e q u e a te a v e a n o . l a m a m m e ll a d e s t r a p i p i c c o l a , e c h e t r a e v a n l a f u o r i n e l c o m b a t t e r e . N o n d im e n o A l e s s a n d r o le r i m a n d d a l l e s e r c i t o affin ch P e r s i e M a c e d o n i n o n in s o le n tis s e r su lo r o ; e le in c a r ic d i d i r e a l l a p r o p r i a r e g i n a , c h e e g l i a le i n e a n d e r e b b e p e r g e n e r a r e c o n e s s a . M a c i n o n is c r iv e s i n d a A r i s t o b o l o , n d a T o l o m m e o , n d a v e r u n a l t r o , a u to r e v o le in t a l e a r g o m e n t o : e d a m e s e m b r a c h e a q u e i g io r n i p i n o n s o p r a v v iv e s t e la s t i r p e d e lle A m a z o n i . C e r t a m e n t e S e n o fo n te i l q u a l e p r e c e d e tt e A l e s s a n d r o , n o n fe c e m e n z io n e d i e s s e , a v e n d o la f a t t a d e ' F a s i a n i , d e C o l c h i , e d i t u t t e le n a z io n i b a r b a r e , t r a s c o r s e d a G r e c i p r i m a d i g iu n g e re a T r a p e l a n t e , e dopo che d a T ra p e z u n te p a r t i r o n o ; e p p u r e se v i e r a n o , a a r e b b o n s i s c o n t r a t i c o lle A m a z o n i . P e r a l t r o n o n p a r m i c r e d ib il e c h e a f f e tt o m a i n o n c i a v e sse l a s t i r p e d i q u e s t e , c e le b r a t a d a t a l i e t a n t i v a l e n t u o m i n i . L a f a m a tie n su d i E rc o le c h e a n d , s p e d ito , in f r a q u e lle , e r ip o r t n e l l a G r e c i a i l c i n to d I p p o l i t a l a r e g i n a d i esse : e d iv u lg a ch e g li A te n ie si con T eseo d ie d e ro b a tta g lia e r e s p in s e r o q u e s te d o n n e , c h e a v e v a n o a s s a lita l E u r o p a . E l a b a t t a g l i a d e g l i A te n ie s i e d e lle A m a z o n i d e s c r i t t a d a C im o u e n i e n te m e n o c h e q u e l l a d e g l i A t e n i e s i e d e P e r s i a n i . I n o l t r e E r o d o t o p i v o l t e , t u t t i g l i A te n ie s i i q u a l i c e le b r a r o n o g l i e s t i n t i n e l l e b a t t a g l i , p a r l a n o i n f r a l e a l t r e , d e l l a g u e r r a A* t e n ie s e c o n t r o le A m a z o n i . C h e ae A t r o p a t e p r e s e n t q u e l l e g u e r r i e r e a p a v a llo ; p r e s e n t , c r e d o , a d A l e s s a n d r o g u e r r i e r e d i a l t r o p o p o lo barbaro e a e rr

q3-2

LIBRO

c i t a t e n e l c a v a l c a r e , e d a r m a t e i n f o r m a d i Ama*< B o n i. i 3. I n E c b a t t a n e A le s s a n d r o f e c e s a g r if ic io , q u a l e f a c e v a io p e r le b e lle a v v e n t u r e : d ie d e s p e tta c o li g i n n i c i e m u s ic a li ; e b a n c h e t t c o n g l i a m i c i . F r a t t a n to E f e s tio n e c a d d e m a la t o , e g i i l s e tti m o g i o r n o o l g e a d e l l a m a l a t t i a . D i c o n o c h e A le s s a n d r o n e e b b e la nu o va i n p ie n o 6 ta d i o , d o v e s a r e b b o n o in q u e l g i o r n o i g i u o c h i g i n n i c i , e c h e su l a n u o v a c o r s e a l l a m i c o , m a n oi t r o v pi v iv o . O r q u i c h i s c r i v e d uno e chi d a ltro m odo sui lu tto d i A le ssa n d ro : c o n s e n to n o t u t t i c h e i l su o d o lo r e fu g r a n d is s im o ; v a r i a n o p e r n e l d e l i n e a r n e l e d im o s t r a z i o n i , s e c o n d o c h e c ia s c u n o e r a b e n e o m a le a n im a to v e rs o d i E f e s t io n e o d i A l e s s a n d r o . C o lo r o c h e n e sc ris s e ro i l m e n b e n e , s e m b r a n o i n t e n d e r e c h e A le s s a n d r o f a c e s se p e r e s a l t a l e sestesso le co se c h e fe c e n e l l u t t o p e r l a m ic o s u o , p r e d i l e t t o i n f r a t a t t i : a l t r i p e r g l i e l e a s c riv o n o a b i a s i m o , c o m e n o n d e g n e d i un r e , n d i A le s s a n d r o . V i c h i d ic e c h e g r a n p a r t e d i q u e i g i o r n o e g li s t e t t e a b b a n d o n a t o so l e a d a v e r e d e l l a m i c o , n vo lle m a i s o ll e v a r s e n e , p r i m a d e sse rn e a f o r c a r i t i r a t o d a s u o i . T a l u n o v uo le c h e si te n e ss e c o s r o v e s c ia to s u l c a d a v e r e , t u t t o il g io r n o e t u t t a l a n o t t e : e v i c h i d i c e c h e fe c e a p p e n d e r e G l a u c i a i l m e d ic o , p e r c h a v e a g li d a t o m e d ic in a n o n p r o p r i a , o p e r c h v id e lo e m p ir s i d i v in o ; e s e i t r a s c u r . N o n c r e d o p e r f u o r i d e l v e r is im ile c h e e g l i si re c id e s s e i l c r i n e , e c o se a l t r e t t a l i p r a ti c a s s e i n s u l m o r t o , a d e s e m p io d i A c h i l l e , o g g e t t o d e l l e c a ld e emula*a io n i d i l u i fino d a g i o v i n e t t o : la d d o v e a ffa tto n o n h o p e r c r e d i b i l e , c io c c h d a a l t r i s i a f f e r m a , c h e e g l i stesso g u id a s s e i l c a r r o f u n e b r e , o v e il c a d a v e r e s i t r a s p o r t a v a . S o stie n s i d a a l t r i c h e e g li in E c b a t t a n e f e ro v e s c ia re i l te m p i o d i E s c u l a p i o : c io c c h n o n a i c o s ta m i c o n v ie n e d i A l e s s a n d r o , m a a q u e l l i d i n o b a r b a r o ; e c e r to a l l a in v e r e c o n d ia d i S erse v erso d e N u m i , e d a ll e c a te n e m a n d a t e , d ic o n o , d a lu i g i n e l l 1 E l l e s p o n t o , c o m e p e r v e n d ic a r s i d i q u e l are.

S E T T I M O

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- 14. N o n p e r v e g g o a ffa tto d e l l im p r o b a b i le i a [nanto si a g g i u n g e : c h e A le s s a n d r o v i a g g ia n d o a l i a v o l t a d i B a b i lo n ia e b b e i a c o n t r a m o lte le g a z io n i d i G r e c i , a n c h e E p id n u r j : e c h e , s e c o n d a te n e le i n c h i e s te , d i lo r o d e i d o n i d a so s p e n d e re i a d E s c u la p io , s e b b e n e , e g l i d is s e , n o n s ia m i s ta to p ro p iz io n e l s e r b a r m i l a m i c o , a m e c a r o , q u a n t o m e s te s s o . D a m o l ti s c riv a s i a n c o r a , c h e e g li fe s e m p r e o n o r a r e E f e s t i o n e , c o m e u n E r o e ; m a p e r a l t r i si s c r iv e c h e e g l i m a n d c o n s u lta n d o A m m o n e , se g l i c o n c e d e a , n g l i fu c o n c e d u t o , d i o n o r a r e c o n v ittim e l a m i c o , c o m e u n o D i o . C o n c o r d a n o p p r t u t t i c h e A le s s a n d r o fino a l te r z o g i o r n o d o p o i a m o r te d e l v a le n tu o m o n g u s t c i b o , n p r e s e a l t r a c u r a d i s e , m a g i a c q u e s i l a m e n t a n d o , o l u g u b r m e n t e silen zio so : c h e o r d in c h e g l i e r g e s s e r o in B a b il o n ia u n a p i r a , so n tu o s a d i d ie c i m ila t a l e n t i , o d i p i f o r s e , c o m e a l t r i h a n n o d e t t o ; c h e v o lle c h e se n facesse l u t t o p e r t u t t a i n to r n o l a r e g i o n e d e b a r b a r i : c h e m o lti d e r e g j a m ic i a r a c c o n s o la r e il m o n a r c a , d e d ic a r o n o s e stesi e l e a r m i lo r o a l l e s t i n t o , d a to n e i l p r i m o e s e m p io d a E u m e n e , d i s c o r d e , c o m e d i a n z i a b b i a l a d e t t o , c o n q u e s t o , e d i p o r t a t o s i c o n A le s s a n d r o i a t a l m o d o , affin ch n o i c re d e s s e g io ir e d i q u e l l a m o r t e : c h e i l r e n o n s u p p l m a i pi n e l lu o g o d i E fe s tio n e a lc u n a l t r o p e r d u c e d e l r e g io s e g u ito d e g l i a m ic i, a c a v a l l o , a ffin c h t r a q u e s t i il n o m e no n p e ris s e d i q u e l l o : e c o n c i fu c h i a m a t o p u r d i p i l a C h lia r c h ia d i E f e s t i o n e , e d e r a p r e c e d u t o a n c o r a d a l l a i n s e g n a d a l l o stesso E f e s tio n e p r o c u r a t a g l i . D e s t i n p e r o n o r e d i lu i s p e tta c o li g in n ic i e m u s i c a l i , in s ig n i p i c h e t u t t i i p r e c e d e n t i s p e r l a m a -1 g n if c e n z a d i e s s i , c o m e p e r l a m o ltitu d in e d i q u e l l i c h e vi g a r e g g i a r o n o . D e q u a l i n e r a c c o ls e fin o t r e m i l a e d a i n d i a p oco t o r n a r o n o , d i c e s i , a n u o vi c e r t a m i p e r l a f u n e b r e p o m p a a n c o r a d i esso A-! lessan d ro . i 5. E ra s i g i i d a to g r a n te m p o a l lu tto ; e d a l lu t t o o rn a i si r i t r a e v a e g l i s te s so , a ju t a n d o v e lo s o p r a t

tutto gli amici : quando fece una incursione n i Coi*

23 j}

L I B R O

i , p o p o li b e l li c o s i, e c o n f in a n ti c o g l i U s a i . A b i t a t o r i c h e so n o d i m o n t i , s i te n g o n o in p a e s i m u n i t i d i s ito , e se m iliz ia m a i v i s i a v v i c i n a , v a n s e n e i n f o l l a eu p e r l e a l t u r e p i a r d u e , o si d i l e g u a n o c o m e o g n u n p u , r id u c e n d o a sc a b ro s iss im e v i e , la m i l i z i a c h e li p e r s e g u i t a ; fin c h p a r t i t a s i q u e s t a r i v e n g o n o , e v o lg o n si n u o v a m e n te a l le p r e d e , c o lle q u a l i s o s te n ta n l a v i t a . N o n d im e n o A le s s a n d r o s n id q u e s ta g e n te d a q u e l u o g h i , q u a n t u n q u e d in v e r n o v i g u e r r e g g i a s s e . M a n o n g l i o r r o r i d e l l a s ta g io n e o d e lu o g h i im p e d ir o n o l u i , n T o l o m m e o , d u c e d i a l t r a p a r t e d i e s s e r c ito ; t a n t o c h e p e r A le s s a n d r o n o n e r a v i a z io n m i l i t a r e in s u p e r a b i l e se l a i m p r e n d e v a . D o p o c i v e n iv a s e n e a l l a v o lt a d i B a b il o n ia , q u a n d o c c o i d e p u t a t i d e l l A f f r ic a p e r o n o r a r e lu i c o n lo d i e g h i r l a n d e , c o m e r e g n a n t e d e l l A s i a . p e r l a stessa c a g i o n e v e n n e r o p u r d a l l a I t a l i a q u e l l i de* f i r u z z j , d e L u c a n i , e d e T i r r e n i , a n z i d ic e s i c h e v e n is s e ro p u r e q u e l l i d e C a r t a g i n e s i , d e g l i E t i o p i , d e g l i S c iti d i E u r o p a , d e i C e l t i , e d e g l I b e r i p e r c h ie d e r n e l a m i c iz ia , e c h e a l l o r a G r e c i e M a c e d o n i co n o b b e r o l a p r i m a v o lta i n o m i , e l e m a n ie r e d i q u e s ti . N a r r a s i a n c o r a c h e t a l u n i si r e c a r o n o a l u i per-* c h lo a v e a n o sc e lto a r b i t r o d e l l e c o n tr o v e r s ie i u f r a l o r o : e c h e i n q u e l l e p o c a s e m b r f in a lm e n te a d A le s s a n d r o e d a * s u o i, c h e i fosse r e v e r a m e n t e d e l l a te r r a e d e l m a re . A risto ed A s c le p ia d e , sc ritto ri a n c h essi d e lle cose d i A l e s s a n d r o , fa n s a p e r e c h e i R o m a n i u g u a lm e n t e s p e d ir o n o a l u i : c h e e g li n e a s c o lt li m e s s a g g i , e c h e c o n s i d e r a t i g l i u o m i n i , l e m a n i e r e , il g e n io p e r l a l i b e r t , e p e l t r a v a g l i o , e d e s p lo r a t o n e i l g o v e r n o , n e p r e s a g is s e p e r q u a l c h e m o d o l a g r a n d e z z a f u t u r a . L a q u a l cosa io q u i t r a sc riv o n c o m e s i c u r a , n c o m e i n c r e d i b i l e in t u t t o . C e rto d i ta le a m b a sc e ria R o m a n a n fa n p a ro la g li s to r ic i d i R o m a , n a l t r i c h e l e co se c i e s p o s e ro d i A l e s s a n d r o , co m e T o lo m m e o d i L a g o e d A r i s t o b o l o , a q u a l i p r i n c i p a l m e n t e m i a t t e n g o . N p a r ve* r is im ile c h e i R o m a n i , lib e r is s im i a l l o r a d i s t a t o , d i r ig e s s e r o l e g a z io n i a d u n s o v r a n o s t r a n i e r o , e d in

S E T T I M O a 35 t o n t a d i s t a n z a : m o lto p i c h e n o n ve g l in d u c e v a t i m o r e o s p e r a n z a , e d in q u e l l e p o c a a r d e a n o p i che. t u t t i d i s d e g n o c o n t r o i l g r a d o , e d i i n o m e d e i D e* p o ti. 16. D o p o q u e s t o s p e d E r a c l i d e fig lio d i A r g e o e o a f a b b r i m a r i n a j n e ll a I r c a n i a p e r c h v i ta g li a s s e r o n e m o n ti d e l e g n i d a c o s t r u i r e n a v i lu n g h e a l l a G r e c a , c o p e r t e o n o ; p e r o c c h v in c e v a lo i l d e s id e r io d i c o n o s c e r e a n c h e i l m a r e C a s p io e d I r c a n o , e q u a l m a r e c o n esso c o m u n i c a , se il P o n to E u s i n o , o i l g r a n d e O c e a n o c h e d a l l o r i e n t e c i n g e le I n d i e , c o m e d ia n z i t r o v a t o a v e a c h e i l g o lfo P e r s i c o , d e t t o in s ie m e E r i t r e o j n o n c h e u n se n o d i esso g r a n d e O c e a n o . C e r t a m e n t e n o n e r a s i a n c o r a s c o p e r ta d e i C a s p io m a r e l o r i g i n e , q u a n t u n q u e v i a b i t i i n t o r n o g e n t e n o n p o c a , e vi sb o c c h in o a d d e n t r o fiu m i n a v i g a b i l i , e m o l t i . D a B a t t r o s c e n d e v i i l fium e O sso , i i m a g g i o r e d i t u t t i n e l l A s i a , to ltin e i fium i d e ll I n d i a , sc e n d e v i d a l l a S c iz ia 1 O s s i a r t e , e d f a m a che 1 A r a s s e a n c o r a vi si c o n d u c a i i q u a l e s c o r r e l A r m e n i a . E non q u e s t i fiu m i g r a n d i s s i m i . A c c e n * p e r m o lti a l t r i i q u a l i s c e n d o n o i n q u e s t i e t r a p a s s a n o fino a q u e l m a r e , n o ti t u t t i a l l a g e n t e d i A le s s a n d r o a g g i r a t a s i p e r q u e lu o g h i ; c o m e a l t r i a c c e n e v e r8 im im e n te d i l d i q u e l m a r e i q u a l i fin i scono t r a g li S c iti, N o m a d i d e t t i . V a l i c a t o i l T i g r i c o ll e s e r c ito m o v easi A l e s s a n d r i a l l a v o lta d i B a b i l o n i a , q u a n d o e c c o a l u i p r e s e n t a r s i i V a t i d e l l a C a l d e a , r i d u r l o in d i s p a r t e , p r e g a r lo a d e v ia re d a q u e lla c itt ; eoo d ire ch e B e l o il D i o s ig n ific a v a a d essi c h e lo a n d a r v i a q u e l t e m p o n o n s a r e b b e i l m e g li o p e r l u i . N r is p o n d e n d o lu i c h e i l v e rso d i E u r i p i d e , B u o n v a te q u e i c h e p r e s a g is c e i l b e n e , s o g g iu n s e r o g l i a l t r i : D e h ! n o n te n d e r e o S i r e d a l V occaso , n p e n e tr a r la m a r c ia n d o p e r i v i c o ll * eser c i t o : p i u t t o s t o t e le g i r a in to r n o , e d e n t r a v i a l l o r i e n t e . M a n e m m e n q u e s to e b b e e ffe tto p e l d is a g io d e l u o g h i . C o s lo t r a e v a i l suo d e s tin o a q u e l l a v i a , a c u i p a s s a n d o a v r e b b e a s o c c o m b e n te . S e n o n c h e

a 36 L I B R O i l s d o m i g l i o r e fo rs e f a d i m a n c a r e n e l c o lm o d e l l g l o r i a , e d e l l affe z io n e a l t r u i , p r i m a d i s o g g i a c e r n i n n a d e l l e v ic e n d e p e r le q u a l i S o lo n e a m m o n i C r e s o a r i g u a r d a r n e l su o te r m i n e l a v ita d i u t u r n a , n te n e r e n iu a o p e r b e a t o i n n a n z i a l g i u n g e r d i q u e l l o . N o n e r a g i s t a t a p o c a s c i a g u r a p e r lu i l a m o rte d i E fe stio n e , ta n to che p a n n i ch e a v r e b b e la v o l u to p iu t to s t o p r e c e d e r e o h e s o s t e n e r l a : c o m e c r e d o c h e A c h i ll e a v r e b b e a n z i v o lu to p r e m o r i r e a P a t r o c l o , c h e r e t t a r e a v e n d i c a r l o . A g g i u n g i c h e Alea-* s a n d r o s o s p e tt c h e q u e C a l d e i lo d is su a d e ss e ro d a l l ' e n t r a r e a l l o r a in B a b i l o n i a n o n s per. a r t e d i v i 'n a t o r j a , com e p e r u tile l o r o . A v eaci g i n el m e s s o d i B a b i lo n i a a m p lis s im o u n te m p io d i B e l o , c o s t r u t t o c o n m a t to n i c o t t i e b i tu m e i d is f a t t o p o i e o a a l t r i s a n ti e d ifizj B a b ilo n e s i d a S e r s e , q u a n d o f u g g i t i v o to r n a v a s i d a l l a G r e c i a . A le s s a n d r o a v e a d e s t i n a t o d i r i f a b b r i c a r l o , seco n d o a l c u n i , p i g r a n d e c h e n o n e r a , e s e c o n d o a l t r i n e f o n d a m e n ti a n t i c h i j o r d i n a n d o p e r t a l c a u s a a c i t t a d i n i d i le v a r n e v i a l o r o v i n e . E v o lg e n d o s i q u e i c h e n e r a n o i n c a r i c a t i trop*> p o l e n t a m e n t e a q u e s t o p e r a ; e g l i id e a v a i m p i e g a r e v i t u t t o l e s e r c i t o . E r a v i m o l t a c a m p a g n a e m o lt o r o a d d e t t o g i d a m o n a r c h i A s s ir j^ a . B ,elo; t a l c h B e lo fin d a e ta d e a n tic h i s s i m a e b b e v i ^ t e m p i o , e s a g r i f i z j . O r a q u e V a ti non avendo ove s p e n d e r la , godeansi t u t t a in ta n to la re n d ita d el n u m e . A d u n q u e d ied ero s o s p e tto a d A l e s s a n d r o d i n o n v o le r e c h e e g l i e n t r a s s e in B a b i l o n i a , affin ch n o n si te r m in a s s e i n b r e v e i l te m p io * e t a n t o u t i l e . l o r o . N o n d im e n o A r is to b o lo s c r iv e c h e v o le a d a r lo r o u d ie n z a q u a n t o a l d i r i g e r a l t r i m e n t e i l v i a g g i o p e r e n t r a r v i ; 'c h e n e l p r im o g i o r n o a l lo g g i p re s so 1 E u f r a t e , , e n e l s e g u e n te t e n e n d o i l fiu m e a d e s t r a , c a m m in lid o lid o affin d i p a s s a r e a l l a p a r t e o c c id e n t a le d i B a b i l o n i a , e q u i n d i r a v v i a r v is i m a r c ia n d o v e r s o l o r ie n te : c h e n o a p o t p e r p e l d i s a g io d e s i ti cu s p r o c e d e r v i c o ll e s e rc ito ; tro v a n d o si n e l v e n ire d a lla b a n d a o ccid e n ta l e v e rso l a o r i e n t a l e d i B a b il o n i a l u o g h i s t a g n a n t i *

S E T T I M O 237 li m a c c i o s i: e c h e p e r t a n t o f e c e , s , m a c o n r i p u g n a n z a , c o n t r o 1 o r a c o l o . 17. A r is to b o lo in s e r is c e a n c h e u n t a l a l t r o r a c c o n t : c io c h e A p o llo d o r o d i A n fip o li l u n o de* r e g j a m ic i e c a p o d e l l e m iliz ie la s c ia te in B a b ilo n ia e o a M a z e o , f a tto s i in c o n t r o d i A le s s a n d r o c h e t o r n a v a d a l l e I n d i e , e v e d u to lo se v e ris s im o c o n t r o t u t t i i S a t r a p i d e l le a l t r e p r o v in c ie , s c risse a P i t t a g o r a , a r u s p i c e e f r a t e l l o s u o , c h e vo lesse s p i a r e 'c o l l a r t e s u a l e v ic e n d e d e l l a v i t a f r a t e r n a , c h e P i t t a g o r a g l i r i s c r is s e i n t e r r o g a n d o l o , p e r ti m o r e d i c h i p r i n c i p a l m e n t e volesse c a u te la r s i c o ll a r n s p i z i o , e d e g l i r e p l i c c h e p e r t i m o r e d e l S o v ra n o e d i E f e s tio n e f c h e P i t t a g o r a im m o l d a p r in c ip i o u n a v i t t i m a a s c o p ri r e su d i E f e s t i o n e , cy tr o v m a n c a r v i p a r t e d i f e g a t o : o n d c h e sc risse e s p e d l e t t e r a s i g i l l a t a in E c b a t t a n e a l f r a t e l l o o v e d ic h ia r a v a c h e n o n a v e a s i a te m e re d i E fe stio n e , p e rc h poc a ltro sareb b e in fra l o r o . A n z i A r i s to b o lo a g g i u n g e c h e A p o llo d o r o e b b e l a l e t t e r a n e l g i o r n o a v a n t i l a m o r te d i E f e s t i o n e : c h e 1 a r u s p ic e u c c ise p o i 1 a l t r a v i t t i m a i n t o r n o d A l e s s a n d r o , n t r o v a to v i f e g a t o a ffa tto sc ris se p u r q u e s to a l g e r m a n o , c h e n o i t a c q u e , a n z i d isse a l so v r a n o m e d e s im o , p e r d i m o s t r a r g l i l a d iv o z io n s u a c o n a m m o n ir l o c h e n o n la s c ia s s e i n q u e g i o r n i s o r p r e n d e r s i d a p e r i c o l i . N a r r a in sie m e c h e A le s s a n d r o n e lo d A p o l l o d o r o , e c h e v e n u to in d i a B a b i l o n i a , i n t e r r o g P i t t a g o r a su q u a l s e g n o av e sse c i s c r i t t o a l f r a t e l l o ; e n e a d c h e c i sc risse p e r c h n o n e r a f e g t o n e l l a v i t t i m a : e r a d d o m a n d a n d o lu i c io c c h n e p e n s a s s e , d i s s e , c h e il se g n o e r a g r a n d e e d in fa u s to : c h e A l e s s a n d r o t a n t o fu lu n g i d a l c o r u c c ia r g lis i , c h e a n z i d a iu d i i n p o i lo t e n n e p i c a r o , p e r c h r iv e l a t o g l i a v e a se n z a i n g a n n i c io c c h e r a . A r is to b o lo ste sso n a r r a ' c h e u d q u e s t o d a P i t t a g o r a : a n z i c h e fe pur 1 a r u s p i z io su P e r d ic c a ,, e su d i A n tig o n o p o i ; c h e n e e b b e i l s e g n o stesso p e r a m b e d u e , e P e r d i c c a p e r n e l c o m b a tte re c o n tro d i T o lo m m e o , la d d o v e A n tig o n o p e r n e lla b a t t a g l i a d a t a in Isso c o n t r o d i S e le u c o e L i s i m a c o . A n c h e d i G a la n o filosofo d e l-

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LIBRO

l e I n d i e ai s c r iv e , c o n q u a l c h e sim ig lia rte li a t a l i r a c c o n t i , c h e q u a n d o ae n e a n d a v a a l r o g o p e r a r d e r v i d ie d e 1 u lt im o b a c io a g l i a m ic i , n c o n s e n t c h e A le s s a n d r o p u r e ei a v a n z a s s e a r i c e v e r l o , d i c e n d o g l i , c h e in B a b ilo n ia lo r i t r o v e r e b b e , e b a c e re i b e l o : c h e a l l o r a n o n si t e n n e c o n to d i t a l i p a r o l e , i n a r i c o r d a t e p o i p e r l m o r t e d i A le s s a n d r o i o B a b i l o n i a , ai v id e c h e ne e r a n o la p r e d i z i o n e . 18. V e n u t o A l e s s a n d r o in B a b i l o n i a , v i g i u n s e r o le am b a sc e re d e G r e c i . N o n sc ritto 1 o g g e tto d i c i a s c u n a ; m a r e p n t o c h e l e pi e r a n o i n d i r i t t e p e r c o r o n a r l o , e l o d a r l o so l e t a n t e v i t t o r i e s u e , p r i n c i p a l m e n t e nell* I n d i a , e p e r e s p r i m e r e i l g iu b b il o c o m u n e s u l f a u s to r it o r n o d i l u i f u o r i d i q u e s t a . E g l i l e a m m i a e , le o n o r , c o m e d o v e a s i , e l e r i n v i ; d a n d o lo r o d a r i p o r t a r n e lla G r e c i a q u a n t o S e rse a v e a a i p o r t a t o d i a t a c u e , d i s i m o l a c r i , o d i v o tiv e cose i n B a b i l o n i a , in F a a s a r g a d a , in S u s a , o d o v u n q u e n e l l A s i a . E c o si d ic o n o c h e fu ro n o a n a l t r a v o l t a r e c a t e in A te n e le s t a tu e m e ta llic h e d i A r m o d i o , e d i A r i s t o g i t o n e , e c o s p u r e l a im m a g i n e d i D i a n a C e r c e a . S e c o n d o A r ia to b o lo A le s s a n d r o r ic e v e tte in B a b i l o n i a t a n t o la f lo tta c h e v e n n e d a l g o lf o P e r s i c o per 1 E u f r a t e 8 0 tt0 g l i a u s p ic j d i N e a r c o , q u a n t o 1' a l t r a p o r t a t a g l i fino d a l l a F e n i c i a . C o n d o tte g li da* F e n i c i d u e q u i n q u e r e m i , t r e q u a d r i r e m i , d o d ic i t r i r e m i , e t r e n t a b a r c h e d a t r e n t a r e m i t t u t t e in p e s c i a T a p s a c o , c i t t su 1 E u f r a t e , e r ic o m p o s te p o i q u i v i , n a v ig a r o n o in fin o a B a b i l o n i a . S c riv e in s ie m e c h e fe c e a n c h e u n a l t r a f lo tta n e l su o lo B a b ilo n e s e c o l ta g l io d e c i p r e s s i , a r b o r i d a c o s tr u z io n e c h e soli a b b o n d a n o n e l l A s s ir ia , s c a r s e g g i a n d o v i g l i a l t r i .* c h e v e n n e r o a l u i d a l l a F e n i c i a e d a l r e s to d e ll a m a r i n a g l in s e r v ie n ti a l l e n a v i e d a i r e m i , e m o lt it u d i n e d i q u e i c h e p e s c a n l a p o r p o r a , o c h e n e l -m a re c o m p io n o a l t r e o p e r a z i o n i : e c h e fe c e in B a b il o n i a u n p o r t o c a p a c e d i m ille b a r c h e l u n g h e , ed a l p o r t o a g g iu n s e p u r 1 ' a r s e n a l e . S p e d M ic c a lo C la z o m e n i o c o n c in q u e c e n to t a l e n t i n e l la S ir i a e n e l l a F e n i c i a p e r a l l e t t a r v i d e m a r i n a i c o l p r e z z o , o p e r in -

S E T T I M O a $9 gftgginrveli: perocch deliberava popolare la spiaggi del golfo Persico e le isole intorno, sembrando a lai la regione buona, quanto quella della Fenicia. Apparecchiava una spedizione marittima contro la gente ben numerosa dellArabia, sol pretesto che so la di tutti i popoli intorno non gli avea mandati ambasciadori, n dato segni di creanza o di onor*; ina in realt perch questo principe era insaziabiio jseinpre di conquistare. fama ancora che avendo udito degli Arabi che adoravano due solamente , ii Cielo perch luogo degli astri, e del Sole, fonte di tanti beni e tanto manifesti per 1 uomo, e Bacco se condariamente, perch tanto noto per la gloria del la spedizione sua nelle Indie, non credette cosa iodegna a se, certamente non inferiore a Bacco nefatti della guerra, di farsi venerare per terzo Dio da quel popolo, debellandolo, e lasciandolo vivere, co me gl Indiani, colle sue leggi. Commovealo ancore la bont delia regione perch udito avea che negli umidi luoghi la Casia vi si generava, che stillava dalle arbori la mirra e l incenso : che vi si recide va il cinamomo da ramuscelli, e li prati davano di per sestessi il nardo. Quanto alia grandezza poi, gii ai diceva che la maremma dell Arabia non era mi nore a quella delie Indie , che avea molte isole in contro, e porti per tutto da stazionarvi la flotta, luoghi attissimi per citt popolose e fe li t . J9. E gii fu pur detto che rimpetto alla foce dell Eufrate sorgeano due isole, dalla quale non e ra lontana se non cento venti stadj la prima e pi piociola, sacra pel tempio di D iana, a cui s accasavano intorno gii abitan ti, e copiosa d ogni guisa di piati te , tra le quali pasceano capre selvagge e cervi ri servati alla Dea , senza potersene far caccia , se noa per offerirgli a lei sola in sagrificio, ciocch non era unicamente disdetto . Sappiam da Aristobolo che Alessandro fe chiamare Icaro quest isola con allusio ne alla isola Icaro posta nell Egeo, dove fama che l Icaro cadesse figlio di Dedalo, liquefacendtai la cera eolia quale aveasi acconciate le ali > perch

a4o L I B R O tenutosi non basso, come il padre volea , ma snblime contro il buon senso nel volare, troppo le dispo se al soie che ne scald la cera e disfecela; tanto che ne furono denominati l isola e il mare, Icaro l'una , ed Icario l altro . La seconda isola dirimpet to dell9Eufrate dicesi lontana dalla foce di esso quan to correrebbe con vento propizio UDa nave in o a giorno ed una notte. E di questa, Tilo ne il no m e, e grande il territorio, non aspro in gran p a rte , n selvoso, anzi buono a dar frutti miti e maturi . tali cose disse ad Alessandro Archia che mandata con nave a treota remi da Ini per esplorare la na vigazione intorno l Arabia and fino a Tilo, ma non ard procedere innanzi. Androstene, mandato anchesao con nave consimile, os par girarsi alcun poco intorno la penisola dell A rabia; ma pi di tutti gli spediti s inoltr Jerone da Solo il capitano di nave, ricevuta anchegli una barca da trenta remi con or dine di scorrere tutta intorno la penisola fino alla citt di Eroo nel seno Arabico confinato dallEgit to . Ma quantunque navigato avesse intorno alla mag gior parte dell A rab ia, pur non ebbe il cuore d i solcare pi a lungo il mare ; e tornatosene ad Ales sandro, narr che la grandezza della penisola era meravigliosa, e poco minore di quella delle Indie, e che sporgeasi lunghissima colla punta entro del m are. Videro pur questa n lontana Nearco e com pagni quando venivano navigando dalle Indie, pri ma che si ripiegassero al golfo Persico, e per poco non corsero ad approdarvi , cos pensandola OnesiCrito il comandante di barca. Ma Nearco noi volle ~affin di poter costeggiare il golfo Persico, e dar con to ad Alessandro della sua missione, l intento della quale era non di trascorrere l oceano ma cono scere dell oceano le spiagge, i popoli , i porti, le acque, e i frutti buoni o r e i. Or ci fu causa che la flotta di Alessandro scampasse, giacch scampato non avrebbe, se inoltravasi di l dall Arabia deser ta , e giacch dicono che anche Jerone per questo retrocedesse.

S E T T I M O 241 20. Intanto ehe si costruivano le trirem i, e cavavasi ii porto di Babilonia, Alessandro navig da questa per 1' Eufrate al fiume detto Pallacnpa, lon tano ortocento stadj da quella capitale. Non esca gi di sorgente, anzi ivi questo fiume un fossato) ove si scarica in parte lEufrate. Imperocch scen dendo l Eufrate dall Armenia, n molto abbondando di acque nell inverno, vassene tra le sponde: ma ingrandisce e traripa e versasi poi per lAssiria ve nendo la primavera, e principalmente il solstizio del la state, quando il sole retrocede. Scioltesi allortfc pe monti di Armenia le nevi, ne accrescono la cor rente, intanto che gonfia e sorge, ed inonderebbe i campi se dandogli uno sbocco nel Pallaeopa non la deviassero in stagni e paludi via via fino alle terre vicine di A rabia, ove giunta spingesi al mare final mente tra denso loto, o per ciechi meati non pochi. Squagliatesi le nevi, circa l occaso delle Plejadi, l Eufrate mena scarse le acque, eppur gran parte ne scarica pel Pallaeopa nelle paludi. Tanto che se non mettansi di nuovo ripari sul Pallaeopa affinch Tacque ne ripari battano, e pieghino, e vadan per lalveo; ne sarebbe esaurito 1 E u frate, da non po tere ino filarne l Assiria. Ond che il Satrapo di Babilonia rintura con gran diligenza, occupandovi fin dieci mila uomini per tre mesi, il passo, non dif ficile altronde a riaprirsi, dell Eufrate nel Pallacop a , perch ivi la terra per le acque che vi s inter nano, molle troppo e fangosa, n buona a river berar la corrente. 21. Eccitarono tali racconti Alessandro a fare a l cun bene allAssiria, e deliber di chiudere fermissi mamente laddove lEufrate versasi nel Pallaeopa . Adunque avanzatosi-trenta stadj, ebbe innanzi una ma teria pietrosa la quale se tagliata si applicava allo scavo antico del Pallaeopa noa lascerebbe per la so lidit sua trapelare le acque, e facilissimo sarebbe ritorcerle ne tempi suoi. Con tali disegni and na vigando nel Pallaeopa, e dal Pallaeopa nelle lagune finch venne alle terre di A rabia. Ove notatone il AaniANo. 16

442 L I B R O ito opportuno, eresse e ci ose di mara nna citt nel la quale pose ad abitare taluni merdenarj Greci rim lo bramarono, ed altri che per istorpio e vecchiezaa non pi valeano alle arm i. Frattanto diffamando gl oracoli de'caldei, perch non aveva, confessi pre sagivano, sofferta cosa spiacevole in Babilonia, e gi esso erane uscito; si Volse pieno di fiducia a navi gare di nuovo verso le paludi, con lasciare la c itt dalla sinistra. Imbrogliavasi parte della flotta in quei stretti perch priva di uno che la guidasse , ed esao amandoglielo ; cos la ridusse in sentiero. 22. Su questa navigazione narrasi presso a poco*? che in que stagni norgono assai tombe dei re del* r Assiria: e che Alessandro diresse per ivi la barca, facendola esso stesso da direttore, quando una buffa di vento gli picc dal apo tutto il regio ingombro e l diadema che ve ra , e l ingombro cadde come pesante tra le acque, avvolgendosi a seconda del vento il diadema in una canna nata allato di uno di quegli antichi sepolcri, talch ei prese questo come segno dei destini futuri: che quindi gittatosi tra le acque un tale affine di riprendere di su dalla canna il diadema, glie lo riport, con tenerselo in te sta , non in roano, per iecansar di bagnarlo nuotando: ond che molti degli storici di Alessandro scrivono che lo regal di un talento per tanta prontezza : ma soggiungono che fece mozzargli il capo, perch g l'In dovini dichiaravano che non aveasi a lasciar salvo un capo che avea le regie insegne portato. Aristobolo dice non del talento ma de colpi dati a costui pel diadema recato su la testa-, e nota che egli era uno de nocchieri Fenici. Per contrario altri dicono che Seleuco riportasse quel serto , e che questo fu presagio della fine di Alessandro, e della grande monarchia di Seleuco; e di Seleuco a me non par dubbio, che egli preso il comando, si rendesse dopo morto Alessandro un re potentissimo e per lanimo, regio veramente , e pe molti popoli a* quali domi nava . 23, Ricondottosi Alessandro io Babilonia > vi tro-

SE T TIM O

24$

t Peucesta il quale aveagli recati venti mila Per-1 sinni da loro paesi, e non pochi de9 vicini Cos9ei e T apu ri, come famosissimi in arm e. Eravi pur giun to Filossno con un esercito dalla Garia, Menandro con altro dalla L idia, Menide con equestri milizie; e Greche legazioni le quali presentaronsi coronate, e Lui coronarono con serti di oro, venute per ado rarlo come un D io; del quale per non era lontana la morte. Egli encomi li Persiani del buon animo loro, come docilissimi in tatto a Peucesta, e Peuce sta del governo che ne facea regolarissimo, e ne or din la milizia in schiere alla Macedonica. Fissato ne un decurione, un sottodecurione Macedone, e Ma cedone pare un decastatere cos chiamato dal soldo che ricevea minore del secondo e maggiore de militari non graduati; metteva poi dodici Persiani, ed infine un altro Macedone, anch esso decastatere. Tal ch in ogni decuria ci avea dodici Persiani e quat tro Macedoni uno che era capo di tu tti, e tre con stipendio pi pingue degli a ltr i. Cingevano i Mace doni le armi della patria; ma i Persiani avean l'ar co o i lanciotti, legati ai polsi, lo tale soggiorno Alessandro ridusse pi volte le navi a far gara luna collaltra: e molte furono le contese delle triremi e delle quadriremi che eran sul fiume, molti i certa mi de rematori e de capitani, e molte le corone de* vincitori. Tornarono intanto gli oratori diretti da esso ad Ammone per interrogarlo come dovesse onorare Efeetione, e glie ne riportarono che doveagli sacrifica re come ad un eroe. L oracolo piacque, e da indi in poi vener l amico, come gli Eroi. Pertanto scrisse a Gleomene, malvagio uomo, e reo di g r a n d i ingiu stizie nell Egitto, una epistola, riprensibile io cre do , non pe segni dativi di memoria e di amicizia in verso di Efestione; ma per molte altre cagioni. Or dinava la epistola che in Alessandria di Egitto si edificassero come agli Eroi per Efestione un tempio nella citt stessa, ed uno nell isola di F a ro , appun to dove nell isola stava la torre pi grande e ma-

244 L I B R O gnifica; talch prendesse il nome da Efestione. Ordinavasi inoltre che ne co n tratti, quali si stipolava no pe m ercadanti, il nome di Efestione si prefigges se . N io biasimo questi ordini se non ia quanto troppo grandemente brigavasi di non grandi cose: piuttosto biasimo affatto questo che gli scriveva: S e trover che abbi tu costituito nell * E g itto sacri r iti , e tem p li degni di E fe s tio n e , t i aggrazier delle mancanze passate se ne h a i , n se cadessi in altre d i p o i , ne sarai da me contristato . Certamente io non so come approvare che un re grande ci scriva ad un malvagio, e capo insieme di un regno, e di un popolo riguardevole. 24. Se non che venivasi ornai la morte approssi mando di Alessandro; preaccennata al dir di Aristobolo da questo principalmente. Aveva egli ordi nate alla Macedonica le milizie venute dalla Persia con Feucesta, e dai mare con Filosseno, e Menandro; quando si ritir per la sete alcun poco, lascian do vuoto il regio trono. Ben ve ran o d iq u a e di l del trono d letti co pi di argento ove si adagias sero gli amici sovrani. Pure un uoin vile, prigionie ro , com altri dicono, ma non carcerato, in vedere vuoto il reai seggio, e solo cinto dagli eunuchi, e vuoti que letti er essere gli amici andati compagni al monarca, ri cacci tra gli eunuchi, ascese a lto , e sedette sul trono. N lo astrinsero a scenderne, seguendo in ci le leggi della Persia , ma si squarciaron le vesti, e si percossero petti e sembianti, come per infortunio gravissimo. Alessandro alla nuo va ordin che colui si mettesse a tormenti per in tenderne se avesse ci fatto per trama dinsidie: ma colui non rispose altro se non di averlo fatto perch non era in sestesso. E per ci tanto pi diceano glin dovini, non potergliene presagire alcun bene. Dopo non molti giorni fatti i effgnfizj consueti agl Iddi per le buone avventure, e fattine pqr altri a sug gerimento degli indovini, banchett e bevve con gli amici fino a notte avanzata, date come fama an che allesercito vittime e vino per coorti e centurie.

SETTIMO

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Volendo poi secondo alcuni ritirarsi a prendere sonn o , gli ai fece avanti Medio, l uno allora desuoi pi fidi, e lo preg di essere pure alla sua mensa, che dolcissima gli riuscirebbe. Veramente le regie effemeridi contengono che gli convivo e bevve presso di M edio, che poi rizzatosi e lavatosi dorm pure pressq di Medio, e dormitovi, rim angi, presso del medesimo e bevette a notte inoltrata ; finch toltosi dal simposio e lavatosi, e pre so di nuovo nn tal poco di cibo, ivi ancora si coric 3 perch gi febbricitava ; che recato in fine di quivi al luogo sagro vi fece i sagrificj che soleva ogni giorno, e poi si giacque fino a sera nell Andro ne (1), che intanto annunzi la marcia e la naviga zione, intimando acapitani di allestirgli le fanterie pel quarto giorno, e pel quinto le milizie che seco navigherebbero: che di l condottosi in lettiga sul fiume, e passatosene in barca ad un orto deliziosis simo dellaltra sponda vi si lav, e pos : che lava tosi nel giorno appresso un altra volta offer gli usa ti sagrificj: daquali ridottosi in cam era, e datosi a parlare con Medio convoc per lalba tutti i ca pitani : quindi passato a cenare alcun poco ; e fattosi in camera riportare, vi giacque tutta la notte con febbre: eppure venuto il giorno, si la v e sagrific di bel nuovo; e diede a N earco, e agli altri capita ni gli ordini per la navigazione la quale sarebbe in di a tre giorni: che replic nel giorno appresso la vande e sagrificj, n tuttavia la febbre si rim etteva, ma chiamati avendo i duci, dinunziava ad essi come volea tutto pronto per navigare ; finch lavatosi ver so sera ne peggior : ohe nell altro giorno si fe por tare nella casa prossima al bagno, e sagrificatovi se condo 1 usato, standone ancor peggio, nondimeno raccolse insieme i primi tra capitani per dare co mandi su la navigazione : che nel nuovo giorno por' tatovi ripet con stento i sagrificj, e non pertanto divisava co duci ii corso navale: che nel giorno ap
i o Appartamento per gli nomini.

246 ^ L I B R O presso per sentendosene male veramente, fatti i sa grifci consueti, diede ordine ai generali di restarsi ivi d intorno, ed ai duci de mille o de cinquecento di starsene alle porte: che da ultimo aggravatosi a f fatto fu riportato dallorto alla reggia, ove riconob be s , li duci che entravano, ma non parlava lo ro , mutolo in tutto , e premuto fortissimamente dalla feb bre in quella notte e nel giorno. cos sta scritto nelle regie effemeridi. 25. Frattanto desiderarono i soldati di vedere il re lo ro , altri per iscontrarlo vivo ancora, ed altri perch sburrandosene intorno la morte, sospettava no , io credo, che si tenesse occulta dalle regie guar die del corpo. Oad che i pi vinti dall affaauo e dal desiderio di lui fecero violenza per giungere a m irarlo: ma giuntivi lo trovarono privo gi della voce: Egli nondimeno corrispondeva a tu tti, alzan do a pena la te sta , e dando cenni con gli occhi. Le regie effemeridi narrano ancora che Pitone, Attalo , Deinofonte , e Peucesta, anzi che Gleomene, Meaid e , e Seleuco si tennero a notte nel tempio di Serapide, e ve lo consultarono se fosse il meglio per Alessaudro lessere portato nel tempio ed ivi curato, qual supplichevole, da esso D io , ma che lo Dio ri spose non essere da portarvelo mentre era il meglio per lui lo starsi dov e ra , che gli amici ne riferiro no la risposta ad Alessandro, e che egli poco di poi si mor; quasi questo fosse il suo meglio. Aristobolo e Tolommeo non scrivono cose molto lontane da queste: evvi per chi scrive ancora che interrogato Alessandro dagli amici a chi lasciasse il regno , ri spondesse , che all ottim o lo lasciava : ma che pel regno (come altri aggiungono) glien farebbero un assai lugubre certam e. lo so che 8crivon8 molte altre cose ancora intor no la morte di lui: come che Antipatro mand il veleno il quale gli diede la morte: che questo vele no fu manipolato ad Antipatro da A ristotele, panroso ornai del re per causa di Gallistene, e fu por tato per 1 uso da Cassandfo figlio di Antipatro, e

S E T T I M O *47 dentro u unghia di malo, giacche par questo ei scri ve, ma che J olla infine, regio coppiero, e fratello minore di Cassandre fecelo sorbire ad Alessandro , che avealo poco innanzi amareggiato ( l ) . Altri vo gliono che partecipasse allopera anche Medio, come caldo di amore per Jolla ; perocch Medio ricondus se il sovraoo al convito ove bevendo sent gli spasi mi pequali si ritir. Diciamo che altri non si ver gogna di scrivere, che avvedutosi Alessandro che ornai pi non vivrebbe venne all Eufrate e vi si gitt per isparire dalla vista degli uomini, e cos ren dere ai posteri credibile che egli avea da Giove la origine, e che era fra gli Dei ritornato: che Rossane la moglie di lu i, non ignor l uscir suo, e ne Iq intrattenne; ed egli lamentando le disse che invidia va dunqae a lui nato da Giove , la / gloria della eternit'. Se non che tali cose le ho qui riferite non perch degne di fede, ma perch altri non giudi casse che m erano ignote,. 26. Mor Alessandro nella Olimpiade centesima decimaquarta, essendo Egesia l Arconte di Atene: visse trenta due anni ed otto mesi come scrive Ari stobolo , e regn dodici aoni e gli otto m esi. Fu di corpo formoso, infaticabile, speditissimo : ebbe cuor virile, amico della g lo ria, de pericoli, e riverente delle cose divine, sobrio ne piaceri del corpo, era insaziabile in q u e'd ellanim a, quanto alla lode. Acutissimo nel vedere tra le oscurit ci che era da fa re , felicissimo nell intendere ci che esser potreb be da ci che appariva, peritissimo di schierare, di armare , e formare eserciti, parca nato appunto a rialzare lo spirito de9soldati, ad empirlo di belle peranze, e dissiparne i timori col non temere esso il primo ne* cim enti. Metteasi alle imprese non ab bastanza sicure pieno di fiducia, ma pieno insieme di abilit nel prevenire e sorprendere in ci che vo> lea gl9 inimici, prima he ne temessero. Fedelissimo
( 1) Curzio incora dicc ne! lib. io . Picierto necatum essf ereditine pleriqaei fiiium Antipatri inter ministre , Jollam aornine, putrii jussu iedit !.

48' L I B R O nel mantenere, parea come immane da poterlo i n gannare : parco nello spendere pe suoi piaceri, pro fondeva poi nel beneficare gli amici. se talvolta eccedette per subitezza o p e r ir , se per vanit pie g ne costami de barbari ; non da farne , credo , gran conto, valutandone la giovinezza, la prosperi t continuata, e li tanti che conversano, e conver seranno, sempre a grande sciagura, li re per adu larli , non per beneficarli. Ben per fra tutti gli a n tichi monarchi fu sublime dote di lui pentirsi quan do mancava; imperocch molti sebbene conosceansi rei di opera non degna, credeano, certo con torto giudizio, giustificarla, difendendola come benfatta. Laddove a parer mio l unico rimedio de mancamen t i , confessarli , e dichiarare con ci che ne siamo pentiti ; perch le offese riusciranno men gravi apasienti, se chi le fece , riconoscane il male, e d buona speranza di non pi commetterne, mostrandosi do lente delle passate. Nemmeno poi mi sembra tanta la colpa che egli ripetesse la origine sua da Giove, quando forse non era questo che un mezzo a conci liarsi la riverenza de sudditi. E non e ra , parm i, Alessandro, re men grande di Minosse, e di Eaco, e di Radamante, la stirpe de qua'i fu nel vecchio tempo derivata da Giove senza biasimo loro : cos non era men grande i Teseo, fatto discendere da Nettuno, n di J o n e , riputato cosa di Apolline. Il vestire alla Persiana un artifizio lo credo in verso de Barbari, per non sembrarne sovrano estraneo in tutto ; e per averne come uno schermo dall a rd ire , e dalla insolenza de Macedonf. E per questo io pen so che frammischiasse de'Persiani M elofori (l) alle schiere appiedi come a ltri, pari di onore, ai corpi equestri. E quel bere, come dice Aristobolo, non lo prolungava g i , per la passione del vino, (giac che di vino non usava gran fatto) ma per essere con* Yersevole con gli amici. 27. Pertanto chi ripreade Alessandro noi ripren
d i Cioi che portavano pomi d oro nelle aste.

S E T T I M O *49 da allegandone solamente le cose men degne : ma raccolgane in nn cumoio tutte le opere, consideri chi egli sia, di qual condizione, quanto piccolo, ia quante piccole cose occupato, ed in queste pure non Lene, e qual sia il personaggio che censura, a quan ta prosperit pervenuto, come era senza contrasto il monarca de due continenti (1), e spandeasi col nome da per tutto. Certamente non popolo allora ci avea, non citt , non uomo presso cui non risonasse il no me del grande Alessandro: ed io giudico che non senza lavoro de'num i nascesse allora un tal nomo, tanto agli altri dissimile. Di che mi son pure argo mento gli oracoli, le visioni, i sgni il iyersi avuti allora ne diversi luoghi, la ricordanza e la celebri t soprumana che di lui persevera ancora , come le risposte che dopo tanto tempo si dan tuttavia daglIddii per glorificazione di lui presso de Macedoni. E ae io non lo ho talvolta approvato nella mia storia, non per mi vergogno di essere l ammiratore del grande Alessandro, lo non le approvai talune opere per la ingenuit mia, e per l utile de m ortali, ia vista del quale io presi a stendere, non senza im pulso de numi, questa scrittura.

Il Fine del Libro settim o .

fi) Cosi

chiama 1 * Europa e l Alia con I* Affrica allora

nota .

LE S T O R I E

DI AR RIAN O
DELLE COSE DELLIN D IA

L I B R O O T T A V O (*)
1. D i qua dal fiume Indo verso 1 occaso fino a l fiume Cofne han sede gli Astaceni, e gli Assaceni, popoli certamente Indiani, non per s grandi d i corpo, n s buoni di animo come gli altri di l dal lindo, n bruni come i pi delle Indie. In antico ubbidirono questi agli Assiri : ma da che i Medi sog giacquero a Persiani, anchessi mandarono dalle ter re loro a Giro figlio di Gambise i tributi da esso de stin ati. Per lopposito i Nisei non derivano daglio diani , ma sihbene da* m ilitari, venuti con Bacco* Greci forse, resi inabili alle armi nelle guerre fafr* te da lui nelle Indie, seppure con tai Greci non mi se ad abitare i volontarj de luoghi intorno : Bacco ne chiam Nisea la regione e Nisa la c itt , dal monte N isa; e quel monte ove alla citt si avvici na , ed alle falde del quale Nisa fu fabbricata det to Femore per la sciagura sostenuta da lui nel na scere. I poeti finsero queste cose, ma sen paria ia -tutte le storie Greche e barbare. Negli Assaceni Massaca, citt grande, e nerbo della nazione , e Peucla, citt pur essa, e grande n lontana dellindo; ma non abitano gli Assacni se non di qua dallInd o , all occaso, fino al fiume Gofene : la terra poi di l dall Indo questa lIn d ia , ed Indiane per me
() T.o scritto elie sieeue qui chiam ato libro ottavo r e r le m aterie non aliene dille precedenti: del resto dee riguardarsi, c ricnardtti come I b r o unico e separato, esponendovi!! principalmente le cote delle l i d i e , anzi che <juelle pciaicvi da Alessandro

O T T A V O *5i ono di questa le genti. 11 Tauro, monte che coai chiamasi ancora nellin d ia , confine di essa verso settentrione: comiucia il Tauro dal mare verso lo^ Pamfilia , la Licia , e la Cilicia , e si stende , tra versando tutta l Asia, fino al mar di levante : ond che nella estensione sua, dove chiamasi monte Parapamiso, dove monte Emodo, dove monte Em ao, c dove forse ancora con altri nomi ; e li Macedoni compagni di arine ad Alessandro, Caucaso lo chia marono , quantunque diverso sia del Caucaso della Sci zia, e cos crebbe la fama che Alessandro era scorso infino di l dal Caucaso. Verso l occaso chiu do le Indie il fiume Indo, il qual si getta nel gran de Oceano con due bocche, non cos vicine poste infra loro, come In cinque bocche del Danubio, ma come quelle del N ilo, le quali formano il D elta Egiziano ; giacch l Indo forma pur esso un Delta non minore ; detto F atala in lingua In d ian a. D a mezzogiorno poi come da levante lo stesso grande oceano termine comune delle In d ie. 2. Alessandro , i Macedoni, e buon numero deGreci videro la parte meridionale, il Delta delle Indie e le bocche dell indo: per altro non iscorsene Ales sandro la parte orientale , la qual giace di 1& del fiume Ifasi. Pochi ci han descritto ciocch siavi fiqo a l G ange, dove del Gange si apran le foci, dove sorga Palimbrota , la massima citt delle Indie al la riva di questo fiume. Fra tutti il pi credibile a me sembra Eratostene da Cirene perche fu scopo suo circoscriverne la estensione. Ora costui dice jche lin dia se scendiamo dai T auro, ove sorge, e seguiamo il corso dell'indo infin dove sbocca nell Oceano, si stende tredici mila stadj. A questo crede opposto, ma non eguale perch di dieci mila stadj , il confine dal monte Tauro seguendo il mar di levante, anzi in qul mare si aporge con una punta lunga tremi la stadj: e questa al dir suo la larghezza dellin dia . Dice poi che la lunghezza in quaqto va da po nente a levante fino a Palimbrota, misurata da lui vfer esservi regia strada, comprende dieci milo tadj,

253 L I B R O ina che nel reato pi orientale non certa, u g u a l mente . Quanti per ne scrissero secondo la fum a , vogliono che no tal resto dell In dia, compresavi quella sua punta entro mare, scorra a dieci m ila tadj anch esso. Cos lindia in tutto lunga alm en venti mila stadj. Ctesia di Guido ci dice l india egoale al resto dellA sia, non cos dicendo Onesicri to , che la pareggia soltanto al terzo di questa. Se condo Nearco in quattro mesi viaggiasi per la p ia nura. Megastene tien per la larghezza dell* India la estensione sua dall oriente all occaso, la qual p e r altri lunghezza: e tien per lunghezza la estensio ne da tramontana al mezzod, la qual per a ltri larghezza; e dice che ove questa sua lunghezza pi corta contiene sedici mila stadj , come pure che la larghezza ne contiene ventidue mila trecento, laddove pi si ristringe . 3. Nelle Indie son tanti fiumi, quanti nell Asia intera non sono. I pi grandi sono il Gange e l'in d o , e ciascuno de'due supera il Nilo di Egitto , e il Danubio della Scizia , e li supererebbe, ancorch riu niti luno e l altro in un letto: anzi a ine pare che degli ultimi due sia pi grande anche 1 Acesine, laddove ricevuti in se l Idaspe, l Idrate, e Tifasi, portasi all indo; perocch con alveo vi si porta, lar go di trenta stad j. Forse molti altri fiumi maggiori scendon per 1 India: ma io niente posso accertare sul tratto di lei, posto di l dall Ifasi, giacch di l dalllfasi non trascorse Alessandro. De due fiumi per che i massimi sono, Megastene, e qnanti altri ne parlano, scrivono che il Gange eccede moltissimo l indo. Perocch il Gange scaturendo gi grande, raccoglie poi nell alveo suo la G aina, l Erannoboa, ed il Cossoano, fiumi tutti navigabili: quindi in se prende la Sona, il Sittocati, ed il Solomati, naviga bili anch essi: e quindi il Gondocati, il Sambo, il Magone, l Agoramni, e l Ornali: anzi in esso pur gettansi il Gommenasi, gran fiume, il Gacuti, e lAndomati il qual viene gi da Mandiadini, gente In diana . Inoltre nel Gange finiscono lA misti presto

O T T A V O 253 Ha citt di Catadupi, l ' Ossi magi sopra Pazale, e r Erincso in mezzo de M athi, ramo d 'in d ia n i: e di questi fiumi Megastene afferma che niuno minor dei Meandro, laddove pi navigabile. 11 Gange, dove ne ha meno, tiene una larghezza di cento sta dj: ma di tratto in tratto nemmen vedeei dovess* finisca, perch l acqua impaluda ne luoghi bassi, do ve niun colle sollevasi. All Indo termina finalmente lIdraote; perch lIdraote dopo avere in se ricevuti......... ne Cambistol i , l ifasi negli Astrobei, il Sarango da Micei ed il Neudro dagli Attaceni sbocca nell Acesine, come nell Acesine sbocca eziandio fra gli Ossidrachi 1 Idaspe dopo avere in se ricevuto il Sinaro negli Arispei ; e l A cesi ne si scarica in fine l nel paese de* Malli entro dell indo. Anche il Tutapo , gran fiu me, pon foce nell Acesii?e. Ingrandito l Acesine da tanti fiumi, passa, facendolo provalere a tutti , coi nome suo fino all Indo . All Indo sincorpora ancora nella Peucelaitide il Gofne, traendo seco le acque del Malamanto, del Soasto, e del Garoea; come vi si gettai] pi sopra i fiumi P ta re n o ,e Saparno, non. molto lontani fra lo ro , ed il fiume Soamo il quale scende da monti della Sabissa, e' correvi solitari sempre, e non tocco da altre fiumane. Megastene di ce navigabili i pi di questi fiumi. 4. Non pertanto incredibile che il Danubio e il Nilo insieme non possano paragonarsi all Indo n al Gange. Certamente sappiamo che il Nilo non ri ceve altri fiumi nel suo le tto , anzi dal suo letto di rama decanali scavati via via per l Egitto. 11 Da nubio poi sgorgando piccolo nell origine sua riceve altri fiumi, ma non eguali per numero o per gran dezza ai fiumi Indiani che vansene all Indo o nel Gange; essendone pochissimi navigabili. Degli ultimi io stesso ho veduto 1 Eno ed il Sao, il primo ingol farsi nel Danubio neconfini deNorici e de R eti, e l altro ingolfar visi tra Peonj: e Taurnno chiamasi il luogo dove congiungonsi. E se taluno ha veduto na vigabili, altri fiumi che portaosi al Danubio, non

a 54 L I B R O Jie avr cfedo, molti veduti. Che se altri brami svol gere le cause dei tanti e tanto gran fiumi delle In die, svolgale pure; mentre io non iscrivo se non ci che ne fu riferito. Megastene ricorda i nomi ezian dio di molti altri fiumi, cbe fuori del Gange e del l indo fluiscono al mar di levante e di mezzogior no; di talch, dicesi, che ciaquantotto eieno in ta t to i fiumi navigabili delle Indie. Per altro nemme no Megastene ha girato, parerti, gran tratto delle In die, ma certo pi che le milizie compagne di Ales sandro ; perocch scrive di essere stato presso di Saadracota, monarca grandissimo delle Indie, e presso di Poro, pi potente ancora di lui. N arra poi questo Megastene che n gl indiani ngli a ltri, n gli altri agl'indiani aveano portata mai guerra. Che aesoscri di Egitto dopo avere sottomes sa colle armi gran parte dell Asia , giunto all Euro p a , ne retrocedette: che lo Scita Indatirsi, sboccan do dalla Scizia, debell molti popoli d A sia, e cor se e tenne perfino lEgitto: che Semiramide, l Assi ria regina, meditava una spedizione neif Indie, ma ne mori con essa innanzi tem po, il disegno: e che in fine Alessandro, l unico infra tu tti, vi condusse un esercito. Che poi prima di Alessandro anche Bac co ve lo conducesse e vi prevalesse ; voce assai gran d e; come pur voce, quantunque men grande, che Ercole prima di Bacco vi penetrasse. E della spedisione di Bacco pur qualche monumento la citt di N isa , il monte F em o re , l edera che in esso germo glia , lo andarsene degl Indiani a combattere fra timpani e cembali, e l uso che fanno, come le Bac canti, di vesti punteggiate di macchie; laddove noa molti sono gl indizj della venuta di Ercole. Impe rocch quel che dicesi, che Alessandro pigliasse a forza la rupe Aorno, non superata nemmeno da E r cole, io mel credo un Macedonico esaltamento; qual fu pure il dar nome di Caucaso al Parapamiso il qual punto al Caucaso non appartiene; o il favoleg giare che l antro indicato loro tra Parapamisadi era quello appunto ove il Titno Prometeo giacque so-

O T T A V O 355 peso per la rapina del fuoco. Cos veduti i Sibi gente indiana, ammantaci con pelli, divulgarono che erano i Sibi un avanzo dellarmata di Ercole, tanto pi che portan la clav a, e con la clava mercano i bovi, ciocch pareva ad essi un riscontro con la mazaa di quel guerriero. Ma ae tanto ai dee pur credere , convien dire che aia questi nn altro Ercole, non il Tebano, n il T irio , n 1 Egizio, n qualunque, nitro gran re di popolazioni citeriori, non lontane dall' India . E tale confutazione sia per queeto sol tanto che non ci paja credibile, qnanto ci ei narra delle cose indiane di l dal fiume Ifasi; perocch sa le cose di qua di esso fiume non da discredere io tutto a quelli che seguivano Alessandro. Megastene crive eziandio sulLlndiano fiume Sila che uscendo da una fonte, che Sila pur chiamasi, scorre pel pae se de Silei, cognominati anchessi come il fiume e la fonte, c*n acque tali, che a niun corpo resisto no, sicch niuno ve ne galleggia o vi naviga, ma tutti vi affondano. Ond che sono queste infra tut te , le acque pi istabili, e pi simili allaere. 5 . Piove tra la state nell India, specialmente nel monte Parapamiso, nell Eindo, e nell Imaco , da* quali gi si travolgono grossi e torbidi fiumi: anzi allor piove nepiani ancora, e per modo che ne im paludano . E 1 esercito di Alessandro fuggi nel mez zo della state dai lidi dell Acesine che traboccava le acque ne piani. D a ci pu conghietturarsi onde ia l eguale vicenda del N ilo; vuol dire ben verieimile che nella state aoprabbondino le piogge sumonti dell Etiopia, e che di poi per esse il Nilo goni), se ne intorbidi, e tra ri pi su* campi Egiziani. Certo in quella stagione egli corre, quale non correrebbe n per le nevi che sciolgansi, n pe venti periodici che col soffio loro ne rattenessero, percotendo, le onde . Aggiungi che il calor che vi domina, non con sente che i monti dell' Etiopia aieno coperti dalle nevi} e non fuori del verisimile che aieno inonda ti dalle piogge, come i monti Indiani ; quando l Etiopiche terre dallIndiche non dissomigliano . Che

a 56 L I B R O pi, li fiumi Indiam danno i cocodrilli, i pesci, i cetacei appuato del N ilo, toltone l'ippopotamo ( i ) , quantunque al dir di Onesicrito, questo ancor vi si g en eri. E la forma dell Indiano non affatto da q u e l la discorda dell Etiope . Ma gl Indiani del mezzo giorno meglio ti figuran 1 Etiope, bruoi il volto a vederli, e bruni la chioma; ma n s piatti in quel l e , n s ricciuti nella ltr a , laddove negl indiani Boreali vedi piuttosto il taglio Egiziano. 6*. Megastene assegna cento diciotto popoli alle la die; e consento anch io che sieno ben molti: non per so vedere perch scrivane con tanta precisio n e , e donde la ebbe, quando egli non gir le In d ie se non in picciola p arte, n le genti hann ivi tu tto commercio infra loro. Nel vecchio tempo g l'in d ia n i furono pastori come gli Sciti, i quali alieni dall a gricoltura ed erranti co loro carri, alloggiansi ora in una, ora in altra parte della Scizia, senzabitare c itt , n riverire templi deNumi. Cos non avean essi non citt, non santi ediiizj. Vestiti di pelli di fiere se ne uccideano, cibavanei della corteccia, o di non so che, polposo, il quale come in cima alle palme, ivi nasce negli alberi detti Tala con indiana parola, anzi cibavansi pure delle carni crude delle fiere se ne preodeano, prima che Bacco venisse nel le Indie. Ma venutovi ed impadronitosene, vi fond citt e leggi civili, diedevi ai popoli il vino come alli G reci, e v'introdusse la seminazione ed i semi; sia che l non giungesse Triptolemo linviato da Ce rere a far seminare per tutto la terra, sia che in nanzi a Triptolemo un Bacco vi giungesse e recassevi i semi de frutti g e n tili. Dicesi che Bacco il pri mo insegn quivi ad aggiogare i bovi alla ra tro , che rivolse i pi degl indiani in agricoltori, di pastori che eraoo; che ii corred di marziali stromenti, e gli addusse insieme a venerare glIddii, come sestesio , a suon di cembali e tim pani; che v istitu la
(0 Cavallo di fiume. Specie di animale per meti anfibio, con quattro piedi non t tm u u u e , che-abita piti nell'acqua che su la (erra.

O T T A V O a 57saltazione satrica, detta Cordaca tra O reoi, l uso di nodrire per lo Dio la chioma, quello di avvolger^ eia tra le bende, e di darsi fragranza con gli u guenti, di guisach que popoli seguivano ad ir co* cembali e timpani alla battaglia anche ne tempi di Alessandro. Ordinatevi tali cose , qoando Bacco par t dalle Indie, vi mise re Sp 8rtemba, 1 amico suo, peritissimo dei riti di lui. Morto Spartemba dopo u regno di cinquanta due a n n i, gli succe<iette il figlio Budia, che lo tenne per venti. DopO Bitdia lo rie* vette Gradua il suo figlio; come poi per lungo tem10 da*padri eziandio lo ereditarono i figli. Che se a regia stirpe finiva; sceglievano gl Indiaoi il mi* gliore fra essi ; e re lo creavano. U Ercole venuto secondo la fama nelle Tndie, glin diani lo credono nn indigena, loro, e si venera, prin cipalmente da Suraseni, ramo d indiani, nella re gione de* quali sono le due grandi citt Metra, e Clisobora, e scorre il Jo b re; fiume navigabile. Me gastene scrive (e ci narrano pur gl ludiani) che questo Ercole da vasi 1 * apparato che 1 Ercole di Te be : che esso ancora unitosi a molte mogli ebbe nelle Indie molti figli ma una figlia soia: che Pandea de nomin la fanciulla, e Pandea pur disse la regione, dove ella nacque e la quale poi diede in governo alla fanciulla, consegnandole ancora cinque cento elefanti, quattro mila uomini a cavallo, e centotren ta mila a piede; ciocch pur dicono alquanti India ni: che costui corso il mare e la terra, e purgatone ogni male, trov in quel mare un ornamento mulie b re , della cui specie anch oggi ne recan dalle Indie i Mercadanti che di l ci portan le merci, con tan ta solerzia comperatevi: che li Greci un tempo ed ora li Romani pi doviziosi e benestanti procuraro no e procuran di avere a prezzo ancora pi grande, 1 margarite (cos le chiamano in lingua Indiana) di quel mare , Or ci nacque perch Ercole ravvi sata la margarita trovata per cosa di vaghissimo or nato, fe rintracciarne le simili in tutto 1 Indico ma re ; sioch l abbigliamento fossero della unigenita A rrian o . 17

258 L I B R O n a . Megaslne aggiunge che pescati colle reti 1 conchiglia della gemma; e che iatorno di essa stan ti , quasi sciami, pel mare altrettante conchiglie : pe rocch tengono queste no re o regina loro come le api. chi prendesse un tal capo ben tosto gli ri durrebbe intorno tutte le altre; laddove se il capo fuggasi, nemmeno le altre si posson pi prendere che qnei che le pigliano lasciano marcirne le carni) e poi ne volgono 1 osso in ornamenti: che nell9 In dia trova nei margarite , preziose il triplo dell oro purissimo il quale nell India medesima si cava : che <iel paese, dove regn la figlia di Ercole, le femine trovansi nubili in et di sette anni, ma non viveuo il maschio pi di quaranta; osa che dicesi pure da gl' Indiani. Dice ancora che Ercole generata avendo ben (ar di la figlia, e sentendo ornai giungere il fin suo, n trovando a coi maritarla degnamente ; egli stesso per lasciare alle Indie una schiatta di re , coperse e co nobbe la fanciulla nel settimo anno di lei; ohe 1* rendette egli stesso in tal anno idonea alle nosse, e che fin dall ora ebbero un dono eguale da lui tutte le fanciulle delle terre sulle quali Fanda dominava. A me per sembra che se rcole pot lasciarsi a tan to disordine, mostr pur se stesso di assai corta vita ( i) col mescersi alla tenerella. Imperocch se 1 ansidetta ivi la stagion veramente della pubert mu liebre, ne segue, parm i, su la et virile che gli uo mini vi muorano provettissimi a q u a ra n ta n n i; per ch la vecchiezza e colla vecchiezza la morte tanto viene pi presto, quanto il fior pi sollecita degli anni. Ond che ivi gli uomini a tre n ta n n i avran la prima vecchiesza, a venti saranno a d u lti, e circa i quindici nel vigor pi grande della pubescensa; come per le donne spunta col settimo anno l aurora delle nozze. Megastne scrive che anche i frutti ivi maturano e passano pi speditamente che altrove.
(t) Nel tetto r [JMX,po(itUT(>9V i i P>& Umga vita : il testo par chiedete

M tfO jS tVTtpOy onde averne u temo che ne a b b ia p ro e m a to .

OTTAVO

*5g

f . Gl* Indiani contano da Bacco fino ad Androco to cento cinquanta tre r e , e seimila quaranta due anni. In questi si ebbe tre volte ia lib e rt .........(1) poi per trecento anni, e quindi percento venti. Di cono ancora che Bacco precedette Ercole per quin dici secoli, e che uiun altro port ia guerra nelle Indie: e nemmen Ciro il figlio di Cambise, quantun que la portasse Ciro contro gli Sciti, e sia stato operosisnmo infra tutti i monarchi deliAsia. Ma che vennevi alfine Alessandro, e dovunque venne la sot tomise colle arm i, ed avrebbela sottomessa anche tut ta se l esercito suo volea seguitarlo. Del resto che nemmeno alcun Indiano fu mai spedito fuori della patria a far guerra; perch la g iustizia noi vuole. Intorno alle Indie si narra pur questo: vuol dire che gl Indiani noo ergono monumenti a chi muore; per suasi che le virt e gl inni, onde le virt se ne lo dano, propaghino abbastanza la memoria de mortali. Non poi facil cosa definire con numero certo le cittadi Indiane per la moltitudine loro. Quelle che in su i lidi sorgono de* mari o de fiumi con form i te di legno, perch fabbricate di mattoni non dureriano gran tempo per 1 acqua che diluvia dal cielo, o bocca da*fiumi ed inonda; ma le altre edificate in luoghi propizj, eminenti, e sublimi veggonsi ordina te con mattoni e cementi. La pi grande Palimbotra, citt de* Gadrosj nella confluente dell Erannoboa e del G an g e, fiumi ambedue; ma l ultimo il massimo, e l altro il terso de fiumi Indiani, e perci maggiore anchesso di a ltri, ma non del Gan ge ; nel quale anzi scarica ie acque. Megastene di ce che la citt , dove pi se ne tende labitato, tie ne l uno e laltro lato lungo ottanta stadj, ma lar ga solo di quindici: che cinta con fossa, ampia sei p letri, e profonda trenta cubiti, e di mura insie me nelle jjuali sono cinquecento settanta torri, e ses santa quattro porte. L altra gran rarit delle Indie che tutti gl Iudiani son liberi e aiuo serve ; nel
(t) li testo <jni tem bn mancante.

<260 L I B R O che con quel popolo somiglia il popolo di S p arts. Ma in Sparta gl ilti sono mancipj; e vi servono; laddove nelle Indie n l Indiano, n altri vi schiavo . 8. Dividonsi gl Indiani in bette ordini principal mente . D i questi il pi piccolo in numero ma pi riverito per grado e stima quel de Sofisti. Liberi da opere manovali, e lberi da travagli e pesi co muni non hanno altra incumbenza da quella di por* gere sagrifiz) aglIddii pel pubblico degl indiani: e se un privato anch ei vuol far sagrifizj; debbo un qualche sofista sopraintendervi, quasi in altro modo non piacciano in cielo. Son essi gli unici che cono scano nelle Indie la Divinazione, n concedesi pra ticarla se non a sapienti. Vaticinano sul corso del lanno, e so dee sorgere pubblico male: n vaticina no su casi de privati sia che l divinazione non di scenda alle picciole cose, sia che noi pensino degno di lo ro . Se alcuno sbaglia per tre volte i presagj, dee, eenz altro m ale, tacere nell arte sua per sem p re; e niun pnote obbligarlo a lasciare il silenzio, quando siavi condannato. Stann essi nudi questi sa pienti, nellinverno all aperto sole, ma nella state, quando il sol cuoce, in luoghi bassi e freschi appi degrandi arbori: de quali (tanto ve ne son spazio s i!) taluno al dir di Nearco getta un ombra larga di cinque plettri; sicch mille persone vi si posino. Mangiano i cibi delle stagioni, e la scorza degli ar bori nutritiva, e dolce, nommen eh i fratti delle palme . 9. Dopo quel de Sofisti vien lordine degli Agri coltori , assai numeroso nelle Indie. Non han gi que sti le armi per la guerra , anzi alla guerra affatto non pensano, ma lavorano i cam pi, e porgono i tri buti ai monarchi c alle citt lib ere, quante ve ne sono. Quando i popoli insorgono l un contro la ltro , non lece toccare gli agricoltori, n devastarne le ter re : tanto che tranquillissimi arano, vendemmiano, potano, o metono, quantunque la guerra sia presso loro, e quei che la fanno vi si uocidano, come in-

O T T A V O 261 coatra, a vioenda. Spettano alla terza classe nello Indie i mandriani, pastori e bifolchi, n questi haa sede ferma ne villaggi o nelle citt, ma la permu tano, come i pascoli, e vivon pe monti: anch essi danno pn tributo de bestiami j e fan per queluoghi la caccia de volatili, e delle fiere. Quarti eieguono mercadanti ed artie ri, tributar) t a t t i , ciascuno per l arte sua colla quale ministrano alx pubblico, se ne eccettui li fabbri di arme i quali son anzi dal pub blico stipendiati. Inchiudonsi in tal quarto genere facitori di barche e barcaiuoli, quanti vanno con es se navigando i fiumi. L a quinta Glasse quella de* M ilitari: prossimi questi di numero agli agricoltori, ma pi brillanti e pi liberi, non operano che nelle azioni sole di guerra: del resto altri fa le arm i, ed altri tien pronti per loro i cavalli : e nel campo evvi pure chi assiste ai cavalli, chi forbisce le arm i, chi mena gli elefanti 1 chi appresta i carri 0 li gui da . Essi quando g u e rra , guerreggiano ; ma in pa ce vivonsi lieti coti pubblico soldo, ampio da sosten tarvi comodamente anch a ltri. Hanno il iesto luogo gl Ispettori che chiamano, e questi osservano tutto dentro e fuori dell abitato, e ne dan conto ai mo narchi se a monarchi soggiacciono i popoli, o se li beri sono, ai lor magistrati, Non debbono rapporta re il falso, n mai veran Indiano ebbe taccia di men titore . I settimi finalmente deliberano su pubblici af fari co sovrani, o co magistrati nelle repubbliche : sono questi pochi di numero, ma cospicui infra tutti per giustizia e per senno : di loro si scelgono prin cipi, legislatori, prefetti, tesorieri, duci di armato navali e te rre stri, e questori, e capi di Agricoltu ra . Interdiconsi a vicenda i matrimonj tra quei di pi classi come tra gli agricoltori e gli artefici; e niun puote professare due a r t i , n passare da una in altra classe , mutandosi di agricoltore in pastor 0 di pastore in a rtie re . Solamente si concede giugnere da ogni classe, alla classe de* Sofisti : perch non lievi ma penosissime sono le cure di questi Savj pi eh? quelle di tu tti.

s6i L I B R O io. G l'Indiani fan la caccia delle fiere come G reci; ina la caccia loro degli elefanti a niunaltro, ornigli*, come oemmen gli elefanti somigliano agli altri bruti. Scelto on luogo piano, aprico, idoneo dti alloggiare una grande arm ata, lo cingono intorno intorno di fossa larga cinque cubiti (l) ed alt quattro: ammassano all uno e all'altro lembo della fossa la terra che scavano , e ne formano come un doppio recinto. Poi miI recinto esteriore sbucan per e delle nicchie, e vi lasciano de spiragli pe'qu ali giunge la luce, e vi osservano gli animali quando si accostano e passano la trinciera entro cui tengoni ad arte tre o quattro femmine elefanti, le pi manso e maneggievoli. Non vi su la fossa che nn transito per un ponte, il qual copresi con terra e trame in copia; sicch n il ponte sen veda, n vi i tema d'inganno: nemmeno i cacciatori danno a ve dere sestessi internati ne lor penetrali. G li Elefanti indomiti non si avvicinano di giorno all abitato: ma tutta la notte girano e pascolano a torm e, seguendo il pi generoso infra loro, appunto come le vacche seguono i tori. Ma vicini fatti al ricinto non s to sto vodon la voce, e l odore vi fiutano delle lor fla mine; correndo vi s indirizzano : e tanto aggiransi intorno ia fossa finch imbattoosi al ponte, e trapas sano. G l insidiatori sentitone il transito, immanti nente chi recide il ponte; e chi vola a villaggi vi cini per annunziarvi gli elefanti rinchiusi. Alla nuova i popolani montano gli elefanti pi bravi, e pi dimesticati; e savviano al recinto, non per vi dan no al giunger primo la caccia. Aspettano che l fa me innanzi travagli, e la sete raumilii gli aspri pri gionieri. E quando par loro che ne stieno a mal termine; ristabiliscono il ponte, ed entrano la trin cera . E sa le prime vi dura pugna tra gli Ele fanti domestici e i non domestici; ma poi gli ultim i,
*

() Nel tetto li leefge O^yvtSC orgia> voce ambigai la quale ora lignifica passo, ora sei piedi, ora t.c p a i, ora la et tensione da m ino a mano , com p ito v i arche il p e tto . Facio antico ed elefante tradotto latino di Arriana Interpreti questa vece per subito.

O T T A V O a 63 affamati, scoraggiti, com varisimile ne ton vinti. Allora i cacciatori scesi a terra inceppano la som mit de'piedi ai vinti: e fan cenno agli Elefanti do mestici che gl* investano colle percosse, finch so praffatti ne stramazzino a terra. 11. In tale stato gl intorniano, gl incavezzano, li montano, prostrati ancora : e per non esserne scossi dal dorso nd soffrirne altro m ale, ne intagliano con ferro acato il collo intorna intorno, ed internano nel taglio la capezza, onde tenerne ferma testa e cervi c e , perch se indocili la travolgessero, ne sarebbe la ferita straziata dalla corda. Cos tenuti, conosconsi vinti al paragone, e lasciansi menare dagli ele fanti domestici per la fa n . Gli elefanti troppo fre schi, o non baoni, concedesi che tornino alle sedi lo ro . Menati nell abitato quei che ton p resi, vi so no pasciuti con erbe e verdi germi : e se sconsolati ricusano il cibo, li circondano , li riconfortano con in ni, eoo timpani, e con cembali , sonando e can tando. Imperocch gli elefanti dan segno d'in telli genza pi che ogni altro animale. E taluno dessi ha presi e portati a seppellire gli nomini che era no lor sopra, se morivauo io guerra} taluno gli ha difesi cadnti in terra; tal altro ha per loro in tale stato iqcontrata la morte : e chi si uccise ancora per pentimento e rammarico di aver tra la collera uc ciso chi lo condaceva. Io stesto ho vednto nn ele fante che tonava di cembalo, ed altri elefanti che ne danzavano al tuono. Aveva il primo due cemba l i , acconci l ano per parte ai pi dinanzi, ed uno alla proboscide; e regolatamente batteane colla pro boscide or l uno or 1 altro dei due che teneasi apied i. Intanto gli altri ballavano iotorno, ed alzando piegando a vicenda i pi dinanzi, moveansi eoa armonico passo , come l'armonia del tuono indicava. 12. G li Elefanti siguono come il cavallo ed il bove, i trasporti di amore nella prim avera, quando alle femmine loro si schiudono e soffiano alcuni spi ragli presso le tempia. La femmina porta nell utero edici mesi almeno, tua non pi che diciotfo : par*

t64 li I B R O toriece come la cavalla un figlio solo, e lo'nutre e o a latte fino agli otto anni; perocch gli elefanti ne v i vono iofi.no a dugento. Beo vero che i pi p re morono di malattia > ma la vecchiezza loro giunge fino a quegli anni (1): se infermarci di occlij; v'in fondi latte di bove, e ne risanano: per gli a ltri morbi porgi loro vin rosso, ma spargi e dimena car ne porcina bruciata su le lor piaghe . Almeno cos l india li medica . ' Que popoli stimano il Tigre piti forte dell Elefante ; e Nearco scrive di aver veduta la pella di un tig re , e non il corpo, ma che glin diani gliel diceano grande, quanto il pi grande ca vallo , veloce e forte per senza paragone : che quan do affrontasi coll elefante gli salta su la testa e lo strangola. Del resto, che quelle le quali noi vedia mo e denominiamo T igri non spno se non le Toe le pi grandi con pelli m acchiate. Quanto alle formiche, quali se rivedi per alcuni che nascano nelle Indie, Nearco dice non averle ve dute: che ne vide per molte pelli recate nel cam po de Macedoni. Megastene tien per certissimo il racconto che le formiche scavino l oro, non per cer care per quel metallo, ma per aprire de sotterra nei dove rinchiudersi ; come le nostre formiche , tut to che piccolissime, pur cavano alquanto di te r r a . Dice che quelle, riguardatane la grandezza, supe rano le volpi : e cavan la terra la qual trovasi mi sta dauree particelle, e gl'indiani l oro ne accoz zano . Egli cos scrive per averlo sentito : ora sicco me io non ho su questo niente d indubitato ; volea*
() I racconti di A rriano concordano colla storia natu rale. TI Signor Bomarc nell articolo Elefanti scrive su di essi : A llelefante j insegna facilmente a pie gar le ginocchia per dare una facilit maggiore a quelli che vogliono sa lirvi so p r a ..............Questo animale divenuto domestico sembra che abbia con noi il gusto per la musica: almeno si diletta del suono degl' istrumenti, impara facilmente a misurare il tempo, a moversi in cadenza, e ad unire a tempo alcune voci allo strepito dei tamburi ed al suono delle trombe. Ed assai pi sotto aer.iunge: Qiiesti animali sono una cavalcatura sicurissima; n v i i pe ncolo che inciampino m a i . Si dice che i Komani ne avevano addestrati alcuni a ballare su la corda . . . . la durata della vita di questi animali non i ben conosciuta ; dicono alcuni che vivano fino a cento venti ed anche fino a duecen to a n n i .............. 1 Negri fnno commercio cogli Europei di difese di elefanti, fanno scudo colla pelle di essi, ne amano la carne e la trovano eccellente > specialmente quando ha acquistato un forte odore di salvatico .

OTTAVO

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fieri lscio d i pi parlarne. Nearco fa le meraviglie su i pappagalli delle Indie , perch sono uccelli , dan voce come la utnana. Ma io noi do come por tentoso , perch conosco l uccello, avendone veduti m o lti, < e taluni ancora intanto che volavano . Nem meno dir come l Indiche Scimmie sian g ra n d i, co me belle, e come- sian prese , perch notissime co se direi, toltane questa, che belle scimmie ci abbia ia qualche contrada. Nearco narra che ivi si d la caccia anche a serpi macchiate e prestissime, che Pitone il figlio di Antigene ne prese u n a , lunga se dici cu b iti, ma che glindiani affermano che assai pi langhe sono le pi graodi di esse : che i Greci Medici non trovavano rimedio -ai morsi di quelle , ma intanto gl Indiani ve lo apprestavano . Aggiun ge che Alessandro tenea per questo presso di se li' medici pi insigni delle Indie, mandato il bando tra l esercito che chiunque fosse morsicato ne venisse al la sub tenda: che que medici sanavano par gli a ltri m ali; che di mali non sen creano molti nelle Indie per la tempera felice delle stagioui, ma sopravve nendone destraordinarj hanno ricorso ai sofisti i qua li carano quanto capace di cu ra, non senza cre dito di lame divino . l 3. Usano gl Indiani, econdo Nearco, vesti di li n o, di quello ricavato dalle a rb o ri, del quale a l trove ho ragionato. Candidissimo questo lino infra ta tti, seppare il brano color di que popoli non ri levane la vivacit del candore. Portano ona tunica la quale discende fino a mezza la gamba: ed alla tunica nn manto soprappongono che parte agli ome ri avvoltesi e parte al c ap o . Non tatti ma i pi agiati infra loro portano orecchini di avorio. Tingo no al dir di Nearco la b a rb a , e chi vuol che appa risca bianchissima, chi fosca, chi rossa, chi purpu rea , e chi verde infine . I pi riguardevoli per di fendersi da raggi estivi portano innanzi di se le om brelle. Calzano api scarpe di bianco corio, va ghissime di lavoro, e con base varia ed e rta , onda apparirne pi a lti.

#66 L I B R O Non no* la forma Indiana delle arm atore. L fonti han larc o , la ago quanto se*te sei. Appoggia tolo in te r r a , lo sottendono col pi sinistro, e r i acconCiao gli stra li, lunghi poco inen di tre cobiti, tirandone moltissimo indietro la corda : n scindo, n usbergo, n s*altro vi di pi solido, resiste al tra r degli archi Indiani. Alla sinistra han lo scudo di plle -vaccina pi stretto s , ma poco men lungo del la persna. Taluni in luogo degli archi han dei lan ciotti. T atti han la spada larga s , ma non lunga pi di tre cubiti : vi dan di piglio venendosi ( e di raro vi si viene ) a corpo a corpo ; e la movono eoa ambedue le mani al colpo, per aggravarlo. I Sol dati a cavallo portano due lanciotti simili ai D a o n j, ma scudo pi piccolo desoldati a piede. 1 loro ca valli non han sella, e non servono alle mosse di un freno , come il freno de Greci o de C elti. Reca no intorno la sommit della tocca strisce cucite di pelle bovina non concia, donde sorgono aculei non molto puntuti, ansi torti in dentro, di rame o fer ro , o di avorio come da quelle de pi ricchi, ma dentro la bocca recano come piccola yerghetta di ferro alla.quale si accomandan le redini. Ond che tirandosi le redini quella verghetta preme, e queli aculei pungono, n resta al cavallo altro che ub idire . 14. SoaO gl Indiani smilzi, a lti, leggieri pi che gli altri uomini : van su camelli su cavalli, su gli asini; e i pi agiati su gli elefanti: ma l andar so vrano l su gli elefanti, l andar secondario les sere tirato a quattro cavalli ,jSl terzo da camelli, e lultimo infiae ed ignobile affatto da un solo caval lo . Le donne le pi caste, che ivi non cederebbero a presso, si ammansano pi per un elefante: n ci fare biasimo per una Indiana 4 anzi laudasi che la sua bellezza meriti un elefante. Non danno n rice vono dote le donzelle nel maritarsi: perocch li pa dri ne portano in pubblico luogo tutte le nubili ; ed ivi, ciascuno, se ne scelgon la sua, li vincitori nel la lo tta , nel pugilato, o nel corso, o per altra vi-*

O T T A V O *67 rile eecellenia. Gl* Indiani arano e ai cihaa di pa-* n e , toltone quelli della montagna, i quali si cibano di carne di fiere. Ma su le cose Indiane bastimi averne dichiarate queste , flome le pi distinte tr% quante ce ne descrissero Nearco e M tgastene, pre giati autori, ansi non sieno se non come un episo dio al dir mio : perocch non questo indiritto a svolgere tutti gli usi indiani, ma debbe ora solamen te far conoscere come Alessandro ritraesse dalle In die lesercito nella Persia. l 5. Dopo che Alessandro ebbe pronte le navi ne* lidi dell Idaspe raccolse tutti i Fenici, i C iprj, e gli Egiczj i quali lo aveano seguito nell altra spedizio ne, e le riemp di loro, e di loro scelse i remigan ti e i ministri pi periti di marinera . Trovaroflsi in oltre nellarmata non pochi isolani, e quei della Jonia e dell Ellesponto, tutti versati in ehnili cose. Furono costituiti duo delle Trirem i Efestiorte di A* m in ta, Leonnato di Euno, Lisimaco di Agatocle , Asclepiodoro di Timandro, Arconte di Clinia, De monico di Ateneo, Archia di Anassidto, Ofelia di Sileno, e Timante di Pantiado i quali ta tti eran Pelle i. Gli Amfipolitani, duci ancor essi, furono N ear co figlio di Androtimo Cretese il quale descrisse questa navigazione, Lampedonte di Larico , ed Androstene figlio di Caliistrato dalla Orestide Cratero figlio di Alessandro, e Perdicca figlio di Oronte ; dagli Eordei Tolommeo figlio di Lngo, ed Aristne figlio di Niseo ; da P id n a , Metrne figlio di Epicarm u , e Nicarchide figlio di Simo: inoltre Attalo figlio di Andromene, e Stimfeo e Peucesta di Alessandro Mioze ; Pitone di Crntea; Alcomeneo, e Leonnato di A ntipatro, Ego, e Pantauco di Niccla, Aiarite Millea*di Z o ilo Beroese. E questi erano Macedoni tu tti. D i Greci v erano Medio Dariso figlio di Osi" tem ide, Eumne Cardio, figlio di Geronimo, Critobolo Coo figlio di Platone, Tnante di Meoodoro, Meandro di Maijdrogene, ambedue Magnesii, All* drone figlio di -Carbeleo da Teio ; Nicocle figlia^di ?asicrate da Cipro$ Siio e Nttadone figli di Poite-r

o68 L I B R O g o re o d a Salamioa ; e v era anche nn Persiano d a co di trireme > e questo era Maga di Farnucheo i Onesicrito Asti paleo governava la nave del M onar ca : Evagora figlio di Eucleone da Corinto era lo scriba, e Nearco figlio di Androtimo era l am m ira glio di tutta la fiotta. Era questi Cretese di lignag gio: ma la sua casa era in Amfipoli presso dei fiu me Strimne. Ordinate in tal modo le cose Alessandro fe sacri ficio agli Dei della p atria, ed altri suggeriti daglin dov ini, a Nettuno ad Amfitrite, alle N ereidi, ed alloceano stesso, come all Idaspe dal quale parti va , all Acesine ove imbocca l Idaspe, ed all Indo ove l uno e l altro finiscono. Apparecchio spettaco li ginnici e musicali; e cmpart vittime di schiera in schiera per tutto l esercito. E quando tutto fu pronto per la partenza; Cratero and per ordin suo, lungo una riva dell Idaspe con truppe a piedi e a cavallo, marciando Efestione su la riva opposta con esrcito pi numeroso e con gli elefanti, i quali era no quasi duecento. Esso Alessandro poi menava se co i soldati con lo scudo, li saettieri, ed il reai cor po de cavalieri detti gli amici, ottomila in tutto. Cratero ed Efestione avean ordine di marciare innan z i, ma di attendere sempre la flotta. Filippo, il Sa trapo di quella regione fu spedito lungo i lidi dell Acesine anch egli con molte migliaia ; perch gi la milizia compagna di Alessandro formava un cen to ventimila , compresovi gli nomini tra tti dalle ma remme } e gi parecchi spediti a far leve erano tor nati a lui con barbari ed a/me di ogni genere. Egli fattosi a navigare ne and su l Idaspe, fin dove lIdaspe all Acesine si congiunge. Solcava le acque con ottocento navi lunghe o tonde da carico, pel tra sporto di cavalli e de viveri. Ma io gi con altro attico scritto ho narrato comegli navig per quefium i , le genti che sottomise in mezzo di quella spe dizione, il pericolo in che venne, e la ferita che ebbe tra M alli, e come Peucesta e Leonnato ve lo difesero caduto a terra: pertanto ora non esporr

O T T A V O 369 con lo scrtto se non la navigazione di Nearco dal la foce dell* Indo per l oceano lino al golfo Persico, detto da taluni anche Eritreo. 16. D i questa navigazione cos scrive Nearco: Alessandro sent desiderio di correre il mare dalle la die alla Persia: inquietavalo per la lunghezza dei corso, come il poter capitare in terre deserte, importuose, o non provvedute abbastanza de prodotti delle stagioni, sioch la flotta glie ne perisse, e tal macchia, non lieve dopo le sue grandi azioni, an nientasse tutta la sua felicit. Vinse in esso per lambizione di far cose ognora nuove e straordina rie : solamente dubit chi scegliere non disegoale ai concetti di lu i, e come togliere ai soldati delle na vi la panra di essere in quella spedizione mandati improvidiseimamente a manifesta rovina. Nearco nar ra che fattosi Alessandro a parlare con lui sul tro vare un capo alla flotta, a mano a mano che gli venivano in mente gli uni o gli a ltri, quali teneali da parte come alieni da quei pericolo, quali coin fiacchi di spirito, quali come pieni dell amor dell* patria , e che ad altri dava anche altre imputazio ni: che per tanto Nearco esso stesso gli soggiunse: Sire io per Capo m i ti offero della tua flo tta : ed % assistendomi il cielo , io condurr salve le n a v i , salvi g li uom ini nella P ersia , se pure il mare ne navigabile, e la impresa non impossibile per opera d uom o. 11 re non voleva ia parte dar vista di esporre alcuno degli amici a tanti travagli e perico li; ma l amico non che ral tentarsene v insist tan to pi vivamente . Ond che tanto piacque la insi stenza ; che il re lo elesse per capo della spedi zione . 17. Tranquillosdene allora l armata e quanti mi* nistrar vi doveano , sembrando loro , che se non po teano restar salvi ; il re non porrebbe mai Nearco a rischio tanto evidente . Anzi la grandiosit del- l apparecchio che poi sen fece, e l ornato delle na vi , e le sollecitudini decapi verso la milizia e 1 ciurm e, furono tanti stimoli nuovi a dar loro corag-

s fo L I B R O gio e buone speranze so ia impresa^ Giov p ar mol to ad inanimarli lessere Alessandri stesso uscito dall una e dall altra bocca dell indo a navigare ia ul m are, lo avere esso fatti sagrifizj a N ettuno, e agli altri equorei Nomi , e dati magnifici doni al mare medesimo; soprattutto per gli affidava la pro sperit meravigliosa per ia quale non imprendeaosi da lui ae non cose che in bene ei terminassero. Adunque cessate lEtesie, venti periodici che ivi epiran tutta la estate dal mare verso la terra e vi gua stano la navigazione, sciolsero dai lidi il ventesimo giorno del Mese di Agosto nellanno di Cefisiodoro Arconte di Atene, se contiamo all Ateniese, o se alla Macedonica e all*Asiatica, lanno undecimo del regno di Alessandro } ma prima di sciogliere anche Nearco fe eagrificio^a Giove conservatore, e diede i giuochi ginnici. 18. Usciti nel primo giorno dal porto se ne allon tanarono a seconda dell indo per cento stadj fino al grand* alveo che Stura si nomina : dimoratovi due giorni procederono il terzo per trenta altri stadj fi no ad un a ltr alveo di fiume, salsugiroso nelle ac que, perch il mare v insinua le sue, crescendo pel flusso, e ve ne lascia rifluendone ancora. D a questo luogo, che Caumana addimandasi, navigando altri venti stadj sempre a seconda del fiume, giunsero a Coreate, donde pur navigarono, ma non molto: per ch scoprivasi a fronte un gran masso laddove lin do sbocca nel mare ; e spezzatasi 1 onda ne lid i, asprissimi per sestessi. Adunque ove il masso era pi Cedevole, scavarono un canale, lungo cinque stadj, e vi passarono al sopraggiungere dei flusso le navi. D i poi continuando il corso per cento cinquanta tadj capitarono a Grocla, isola arenosa, e vi stet tero anche il giorno seguente. Prossimi all isola so no gl indiani, de quali ho pur fatta menzione nel laltro mio scritto pi ampio, e li quali ckiamansi A ra h j, dal nome appunto dell Arabio, fiume che vassene al m are, scorrendo per Je terre loro, anzi dividendole dalle terre degli O riti. D a Crocala ri-

O T T A V O 271 presero il viaggio, avendo a destra il monte Ir , ed sinistra un isola paludosa la quale sporgesi inverso del lido, e formavi no picciolo golfo. Passati per questo vennero ad an porto assai placido, coi Near* c o .il porto lo denomin di Alessandro per lampiez z a , e per la bont. Lontana quanto due stadi, da questo asilo di navi ecci una isoletta chiamata Bibatt a , ma tutto il paese detto fiiangda. questa iso> letta opponendosi al mare, questa forma quel porto. Qui continui e gagliardi spiravano i venti del mare; ond che Nearco temendo che un qualche branco di barbari non si concertasse e volgesse a predare la r m a ta , cinse intorno quel lpogo con muro di sassi. Fu questa dimora di ventiquattro giorni, e Nearco scrive che i soldati si diedero in busca di sorci ma rini e di ostriche, ivi chiamate S olene , ma grosse straordinariamente, se a quelle si paragonino de no stri m ari; e che intanto vi bevvero acqua salmastra. 19. Sedatosi il vento, tornarono in m are, e dopo sessanta stadj presero terra in un lido arenoso: in contro sorgegli un isoletta , ( Doma ne il nome ) deserta s, ma che riparalo; e vi posarono. Non era no acque nel lido, ma inoltratisi circa venti stadj entro te rra , ae trovarono delle eccellenti. Nel gior no appresso navigarono fino a notte trecento stadj verso Saranga: e fermaronsi presso ad un lido che avea lontane le acque otto sadj. Donde rimettendo si in corso approdarono a Sacala, luogo deserto. D i quivi passati fra due scogli tanto vicini fra loro, che toccavansi co remi di qua e di l della na 'e , ed avanzatisi per trecento stadj furono ne Morontebari in porto ampio, cupo, tondo, non fortunoso, ma stretto di bocca, chiamato da paesani porto del le D onne, perch una donna signoreggi la prima in que luoghi. Dopo il transito tra quescogli trovaronsi tra flutti e tra muggiti pi grandi di inare; nondimeno assai parea loro gran cosa quel transito. N el giorno appresso viaggiarono avendo a sinistra una isoletta ma cos prossima ai lidi, che non parea quella staccata da questi se non per un fosso . Set

L I B R O tanta furono i stadj viaggiati, e que lidi erano folti di arbori, e quell isola ombrifera ovnnque. S a l alba uscirono dall isola ma per un alveo angusto , perch le onde refluivano ancona: e proceduti bea cento venti stadj, entrarono nella foce del fiume Arabio il porto che ivi trovasi, capace e ben fatto, ma sfornito di acque bevibili, perch nella foce il maro col fiume confondesi. Ma corsi innanzi quaranta stadj a ritroso del fiume, e giunti ad un lago vi prvidero lacqua, e retrocederono al porto. Sovrasta a questo un isoletta a lta, deserta, abbondevole in torno d ostriche e pesci d ogni maniera. E fio qua si stendono ed abitano gli A rabj, ultimi delle Indie: pi oltre degli O riti. 20. Levatisi dalla foce dell Arabio costeggiarono intorno gli O riti: e dopo dugeato stadj si ancoraro no (consentendolo il luogo) presso di una rupe ia Vagala. Or cos stando in mare le navi, altri ne an darono a far acqua. Nel giorno appresso entrati a prim alba in cammino, e continuatolo per trecento sta d j, giunsero verso sera a G abna, e fermarono lo navi rimpetto di una-riva deserta ma in alto m are, per essere quella tutta interrotta e scogliosa: tanto pi cauti .che in questa navigazione erano stati inve stiti da un gran vento di m are, e ne erano perite due barche lunghe ed una da carico, sebben gli uomini se ne salvassero a nuoto, come non lontani da terra. Circa la mezza notte ripreso il viaggio avartaarono finoaC ocla, lontana dugento stadj dal loco donde venivano. Or qui N earco, ancorate in mare le navi, fe scendere , e ne attend su la terra le mi lizie, assai travagliate dal mare e desiderose di ri* poso; trincierandone gli alloggiamenti per cautelarsi da b a rb a ri. In questo luogo Leonnato incaricato da Alessandro degli Oriti avea vinti con segnalata azio ne essi e quanti gli sostenevano, uccidendone seimi la e tutti i capitani con perdervi appena quindici a cavallo, pochi appiecle, ed Appollofane Satrapo de' Gadrosj. Ma gi. n ell'altro mio scritto ho racconta to un tal fatto e come Leonnato tra Macedoni ne

O T T A V O 73 fti rimunerato da Alessandro con corona di oro. B qui pure dietro l ordine di Alessandro teneansi pron ti i grani per la flotta, e tra dieci giorni furono imbarcati. Ristor Nearco le navi fin qui danneg giate , e dati a Leonnato per fanti taluni de suoi, non buoni pe servigj di m are, ne trasse in mare al tri di que di Leonnato. a i. Partiti con propizio vento eorsero cinquecen to stad j, e giunsero ad nn fiume pari ad un torren te . Tomro il nome del fiuqse : trovasi nella im boccatura uno stagno, e tra l guazzoso del lido, ca panne anguste, abituri di uomini. Maravigliaronsi questi al vedere i naviganti, e si affilarono sul lido, pronti a ributtameli se vi sbarcavano. Eran secentQ di numero, e tutti con grossi p ali, lunghi sei cubi ti , aguzzati con arderli al fuoco, non con armarli di punte di fe rro . Nearco vedutili fermi e schiera ti e con quegrossi lor pali valevoli da vicino, m& non terribili da lontano, fa movere alla volta loro le navi, finch si giungesse col tiro de dardi alla riva . Intanto dispone che a un segno dato saltino nuotando ad inseguirli tutti i soldati pi spediti di persoua , o di arm e, o del nuoto, con ordine che chiunque giunga il primo a terra fermisi in acqua e vaspetti i compagni, n combattano se non riu niti in squadra a tre fila. Dopo ci corrano e gri dino, e tempestino. Adunque datone il segno ecco quei che v erano destinati balzare in mare, uscir di nuoto, ordinarsi, squadronarsi, e correre tra lur lo di guerra al nemico; mentre l urlo pur della guer ra innalzavano anchessi altri dalle navi, e tira vano strali dalle macchine. Spaventati i barbari dai lampi dellarmi e dalla rapidit dell assalto, e ber sagliati insieme dai colpi degli archi e di altri istrom enti, si diedero seminudi com erano, immantinen te alla fuga senza resistere affatto : ma quale ne fu ucciso, e qual preso, e quale svan tra la fuga su i m onti. Aveano i prigionieri corpo irsuto, e capel latura ed unghie da fiera. Intanto che valeansi, dioeano, delle unghie corno di ferro, a scindere e preA rriano.

274 ti I B R O parare i pesci ed i legni men dori : tagliavano le altre cose con selci acute, ignari del ferro , e ve stivano pelli di belve o di gran pesci. 22. Nearco trase a terra in questo luogo, e vi risarc le navi malconce; ma nel sesto giorno ripre se il viaggio , e navigati trecento stadj giunse ia terre (Malana ne il nome) che erano le nltime de gli O riti. Vestono gli O riti, lontani dal m are, co me glindiani, e come gl indiani son prodi nella guerra: ma variano nella lingua e nelle leggi: la navigazione intorno gli A rabj, a prenderla dal suo principio fnO allArahio, lunga mille Stadj, m a mille e seicento dall Arabio fin dove sono gli O rit i . Nearco dice che finch navig d intorno le In die , come ci avea fin qui navigato, le ombre non serbavano sempre un tenore: che quando inoltravasi in mare alla parte di mezzogiorno le ombre anchesee a quella parte si dirigevano: ma che quando il sole formava il mezzo della giornata, tutto vedeasi privato affatto di ombre : che le stelle che prima vedeansi in a lto , o si occultavano in tutto, o vedeansi prossime a terra ; e vedeanei ora tramontarne ora rinascerne altre , state per addietro sempre visibili . N a me pare inverisimile quanto scrive Nearco: imperocch in Sine di Egitto si addita un tal pozbo che nel solstizio estivo sul mezzogiorno rimane privo di ogni ombra : anzi in Meroe nel tempo stes so resta privo di ombra ogni corpo (i) . Ond con sentaneo che ancor glindiani come meridionali pro vino anch essi le uguali vicende , specialmente nel mare Indiano secondo che pi si estende a mezzo giorno. Ma ne basti il detto fin q u i. 23. Agli Oriti sieguono i Gadrosj, ma pi dentro t e r r a , Alessandro pas6 coll'esercito per mezzo di essi, eoa tanta difHcolt che vi sofferse in un tempo pi mali che ia tutta ia guerra; come ho gi difi) Ora l tiotircimo d ie i co -ri o popoli rn* quali il sole trovasi perpendico lare nel mezzogiorno non danno in Questo tempo a vedete ntun o m ira dipen dente dai lor c o rp i. A tale fenomeno soggiacciono ne' vati tempi i popoli compresi fra i dne tro p ic i.

O T T A V O a 75 e t in rato nellaltro mio scritto pi longo. Pi sotto* a Gadrosj abita presso al mare la gente detta degli t tiofagi . Nearco navig d* intorno di questa : scioglien-do nel primo giorno all ora di terza si raocolse do* po un corso di secento stadj a Bagisara. ) quivi un porto assai buono, e Pasira, un ridotto di Fasireesi, dista dal mare sessanta stadj. Nel giorno appresso movendosi pi per tempo ancora, costeggiarono un promontorio , alto , dirotto, e stesissimo in mare. Fermarono nel giorno tesso le navi su l ancora, perch il lido tanto rovinoso teneale lontane, m a scavaron dei pozzi, e vi ebbero acqua malsana, ma non poca. Andarono nel d seguente per dugento sta dj a Colta: donde levatisi all'alba vennero con altri secento a Calamisa, un abitato prossimo al mare. Eranvi intorno poche palme, ma cofrutti ancor ver d i: e dal lido vedeasi a cento stadj unisoletta, Carn in i chiamata. Quivi gli nomini di quell'abitato por sero a Nearco doni ospitali di pesci e di pecore: delle quali la carne, come quella degli uccelli ma rin i, sa pur essa di pesce, perch di pesce si ciba no; non essendovi erbe in que luoghi. Navigati nel giorno appresso dugento stadj, rimasero presso ad un lido ove sorge un villaggio, discosto trenta stadj dal mare. E Cisa il nome del villaggio, Garbi quello del lido. Quivi trovarono barche come di pescatori poveri, ma non i pescatori, fuggiti al vedere la flotta che si accostava. Quivi non era frumento, e gi il frumento in gran parte era venuto meno all arma ta . Adunque portaronsi delle capre, e viaggiarono. 24. Aggiratisi attorno di un promontorio alto e sporgente ben cento cinquanta stadj in mare, venne ro ad un porto, sicuro dalle tempeste. Mosarna era il nome del porto, ed eranvi acque e pescatori. D i qui dice Nearco che navig con essi per guida un Gadrosio, chiamato Idrce, ii quale promettea con durli nella Garmania. La navigazione di quivi al se no Persico ha meno di disagi, e pi nome. Partiti tra la notte da Mosarna inoltrarono per settecento cinquanta stadj al lido Balino: e da questo per quat*

276 L I B R O trocentaltri al villaggio di Barna. Qai le palme a b bondano e gli o rti, e negli orti e mirti crescono e fiori de quali ai fanno ghirlande : e qui come in p ri mo Inogo videro piante innestate, ed uomini non afatto selvaggi. D i poi proceduti per altri dugento stadj fino a Dendrobosa, ancorarono in mare le na vi , ma rimessele circa la mezza notte in viaggio , pervennero dopo quattrocento stadj al porto di Cofa n to . V i erano de pescatori con barche picciole e triste ; n le moveano gi tenendo e menando i remi alla G reca, ma rovesciavano con essi quinci e quin di le acque sul fiume come chi zappa la terra. Som ministrava questo porto buone le acque ed in copia. H a partitine circa la prima vigilia si spinsero ottocento stadj pi innanzi, infino a Giza. Erane il lido deserto e straripevole ; ond che ancora tisi in ma re , fecero su le navi la oena. D a questo luogo giun sero dopo cinquecento stadj ad una. cittadella posta non luDgi dal mare sopra di un colle. Concep Near co che ivi si seminassero campi, e disse ad Archide, l uno de Macedoni celebri, Pellese, figlio di Anassidoto, e compagno suo di quel viaggio, che dovean sorprender quel popolo : perch, richiestone, non da rebbe spontaneo i grani; n potessi pensare ad espu gnarlo; il che ricerca assedj e tempo, ed essi gi penuriavano. Che poi la terra ivi producesse degrani lo argomentava da pagliari che vedeansi non lun gi dal lido. Concluso ci per lo meglio, fa disporre (ed Archia doveali disporre) i legni come per navi gare; ed egli rimasto con un legno solo vassene ad osservare la situazione . E conciossiach venivano verso la c itt , tutto amichevol in vista, ne ebbe in dono frutti di palme, confezioni, e tonni cotti al forno per essere ii popolo, l ultimo di que veduti che viveano di pesce, quantunque noi mangiava se crudo. Egli signific di aver aro il dono , ma gra dire insieme di veder la citt loro : e cos quelli per misero che v entrasse . Entratovi, lascia due saettieri di guardia alla picciola p o rta , e va con due a ltr i, e coll interpetrs al muro che era in quella

O T T A VO ajrjr parte, e d il segno concertato a quei delle n av i, perch avutolo appena, eseguissero ciocch erasi pre ordinato. A tal vista accostarono i Macedoni le na vi , e ne saltarono solleciti in mare ; ond che spa ventatine i barbari corsero alle arm i. L'interpetre allora fece intendere che dessero il grano; e sareb bero salvi. Negarono questi di averne si diedero a salir su le mura ; ma ne furono risospinti dagli a r cieri di Nearco i*quali saettavano da bonissimo luo g o . Vedendosi dunque la citt gi presa, e gi su 1 essere sacheggiata, raccomandansi a Nearco, che non la devasti, ma prenda il grano, e ritirisi. E Nearco fatte guardare per Archia le porte ed il mu ro contiguo, manda chi epii sul frumento, perch mostrisi tutto , senza occultarne. Or mostrarono i barbari assai di pesce rostito e macinato, ma bea poco di frumento e di orzo ; perocch teneano per pan comune quello di pesce, ma per vivanda quello di grano. M o strato g li tutto providesi di frumento secondo la circostanza. 25. Quindi imbarcatosi venne ad on promontorio che B agla chiamano e tengono i paesani per sacro a l sole : ma levatosene circa la mezza notte corse ol tre mille stadj fino allottimo porto di Talmena, e dipoi per altri quattrocento fino a Ganasida, citt deserta. Ivi trovarono a sorte scavato un pozzo, 0 agresti palme natevi attorno: ond che recisene le cime sen fecero il cibo, spintivi dall inopia in che erano del grano. Se non che malconci dalla fame ri navigarono tutto un giorno ed una notte, e trovaronsi presso di un lido deserto : ma Nearco tenne le navi su le ancore io alto mare per timore che i suoi ornai troppo disanimati, non lo abbandonassero, se smontavano a terra. Raccolte le ancore vogarono per settecento cinquanta stadj fino a Canate, guadoso e fossato ne lid i. Adunque passarono per ottocento stadj fino ai Troesi ov5erano piccoli e tristi villag g i, derelitti dagli abitanti; trovarono frutti di pal me e poco frumento : e sorpresivi sette cameli gli ma* celiarono e. mangiarono. Ravviatisi allalba naviga*

278 L I B R O rono trecent stadj, e toccarono a )aghesira; sog giorno di pochi pastori. Entrati di nuovo in cammi no remigarono tutto un giorno e tutta una notte, senza mai riposarsene: e cos dopo ancora mille cen to stadj in mezzo a mille disagi per la penuria de* viveri, uscirono da confini degli Ittiofagi. Gittarono per le ancore in m are, e non preser la spiaggia , perch troppo era d iru p ata. ' 26. In tutto, la navigazione intorno gl ittiofagi fa poco pi lunga di dieci mila stadj: e que popoli son cos detti dal pesce del quale si nudrono. Nondime no pochi infra loro seguono la pesca: pochi fan bar che, e procacciansi 1 arte onde seguirla. Imperoc ch la gran copia di pesce la forniscono ad essi le acque che rifluiscono; e per questo fan delle reti , grandi per lo pi due stadj, e le apprestano con scorze di palm a, rinvolte a guisa di fili . Quando il mar si ritira e la terra che sotto riapparisce, la parte che restane inaridita, resta quasi tutta senza pesce ancora : ma nella parte che concava si rimangon delle acque, e con le acque, pesci a dovizia grossi e minuti: sa questi allora stese le re ti, ne mangiano crudo il pi molle, quale lo cavano dalle acque: ma l altro pi polposo e pi duro lo dissec cano al sole, e disseccato lo macinano, lo polverizano, e ne fan pane, o pastelli ancora da cuocerne. In quel clim a, mangiano secco pesce anche i bestia m i, perciocch ,manca no i p ra ti, n la terra verdeg gia di erb e. Vassi in pi luoghi in cerca di granci, di ostriche, di conchiglie. Il sale vi si trova* spon taneo , e dal sale fan- lolio. A ltri abita terre deser te , prive di piante, e di frutta coltivate : e questi non vivono che di pesce. Pochi infra loro sementa no picciolo tr a tto , onde usarne il ricolto come vi vande, col pesce che pane. 27. Cos poi si apprestan le case. I pi agiati quando il mare spinge in secco le balene ne raocolgon le ossa, e le usano come legname, formando dalle ossa pi ampie le porte. I pi poveri fan colle pine di pesce i loro abituri. Ma di balene e psci

O T T A V O 379 'troppo ve ne sono pi grandi in quel mare fuori la te rra , che nel nostro alla terra intermedio. Anzi Nearco scrive,, che nel partire da Ciza furo* no su lalba vedute delle acque sollevarsi alte dal mare come portate dalle procelle (1) : che sbalordi tine i suoi dimandarono ai capitani qual disastro mai fosse quello e da chi suscitato; e che sentitone, esse re le acque baiente al cielo dal soffio delle balene le quali passavano il m are, lasciaronsi per lo spa vento cadere di mano i remi : che fattosi egli stesso a confortarli, raccendere comand nel procedere a quella volta, di ordinare in linea le navi, come per la battaglia, e di vogare a furia con fracasso di grida e di remi : e che per tal modo rinvigoriti, dieronsi tutti com erano comandati a solcare le on de : che quando furono presso a que mostri, allora propriamente fecero grande il fracasso col tuon con fuso d e g liu rli, delle trombe, e dei remi; tanto che li mostri che vedeansi verso la prora, spaventati calaronsi a fondo. Riuscirono poco di poi verso la pop p a , sbuffando di nuovo alle stelle immensi volumi di acqua ; ma gi tra9naviganti menavasi festa, per lo campo impensato, e plaudivasi alla saviezza, ed alla magnanimit di N earco. Talvolta qneste balene si fan prossime a terra, e v inarenano pel riflusso del le acque; e tal altra vi sono balzate da fiere tem peste. Cos morendo vi si corrompono e marciscon i , e ne sopravanzan le ossa , adoperate in que luo ghi nel fabbricare, le grandi de9lati per tra v i, le minori per tavole, e quelle delle mascelle per chiu sure di porte; giacch per lo pi le ossa dell* ma scelle son venticinque cubiti larghe. 28. Dopo trascorse le spiaggia degl Ittiofagi, udi rono parlare di unisola disabitata e lontana dal con tinente cento venti stadj. Nosala la chiamavano i
fi) Propejanpflte da tu rb in i, o trom be e sifoni. 1 1 Sig. de Bomare nel* )* Articolo su le Balene scrive: Tutti gli animali del genere delle balene hanno sopra il capo un# o due/oram i per cui giitano in forma di zampillo o fontana l'acqua che auno ingoiata* Queite aperture dir si sogliono sfu -

U lO ji

280 L I B R O circonviciai, e credeania sacra al sole ; di talch d o d o avea cor di accostarvi*!', e spariva se vi si a c costava : e Nearco scrive che una nave sua eoa c a rico di Egiziani divenne pur essa invisibile noa lu n gi dallisola , ma che i duci della navigazione rife rivano accaduto ci perch quei della nave erano per ignoranza andati fin su la terra: che per questo, esso Nearco sped una barca di trenta remi affinch girasse lido lido intorno dell isola senza smontarvi , pronunziando intanto con altissime grida il nome d e l capitano, o quel di a ltri, anch essi. ben noti : che veduto come niun vi sentiva, dirizz la barca egli medesimo all isola , e fattavela approdare da9noc chieri che ne torneano, e sbarcatone , fe conoscere vana la novella che divulgata se ne era. Scrive si milmente aver udito ancora che l isola era il sog giorno di non so quale delle Nereidi; perocoh taceasene il nome : che la ninfa, come altri giungeva nellisolas mesceasi con esso, e trasmutatolo poi di uomo in pesce, lo affondava nel mare: che il sole degnato perci colla Nereide le intim di lasciare la isola : e colei consent che lascerebbela ; ma pre g quel nume di essere liberata dal mal talento pel quale scacciavaia ; e compiaciutane, e fatta pietosa rend uomini nuovamente quelli, che di uomini avea pesci renduti, e che da qoesti erano derivati g l'it tiofagi infino ai tempi di Alessandro. Ma sebbene io tenga per arduo lo smentire vecchie tradizioni s non approvo per che Nearco spendesse tempo e sa pere su le anzidetto, altronde non molto difficili da confutarle. D i l dagl'ittiofagi verso terra abita no i Gadrosj in luoghi arenosi e cattivi : e fu in que sti che Alessandro e sue genti ebber tanto disagio, come nellaltro mio scritto ho narrato (1). 29. Venuta la flotta dagl' Ittiofagi nella Carmania tennesi a prima giunta in su l ' ancore perch la ri va sporgeasi dirottissima in m are. D i l mossosi' per costeggiarla non dovette gi tenere il corso propria(1) Vedi lib. f. f.
17.

O T T A V O a8v menta Terso 1' occaso, ma le sue prore guarda vana tra 1 occaso e le orse: e pi verso le orse, ciocch fa conoscere perch sia la Garmania pi arborata e fruttifera , e pi irrigua ed erbosa, che non le terre deglittiologi e degli O riti. Approdati a Badinoro , luogo popolato della Garmania, pieno di |jran i, di viti eccellenti, e di piante gentili, tolto 1 uli vo, poi navigarono per altri ottocento stadj finch vennero ad un porto deserto. Videro da questo un gran promontorio, esteso un buon tratto entro ma r e , e lontano, per quanto concepivano, da loro per la navigazione di un giorno . I periti de luoghi d i ceano che era un promontorio di A rabia, denomina to Macta ; e che di l soleansi portar nell Assiria il cinamomo, ed aromi consimili. Or tra questo pro montorio tanto avanzato infra londe e tra la spiag gia presso cui la flotta stette ancorata internavasi a parer mio come di N earco, ed ben verosimile, il mare detto E ritreo. Vedutolo, Onesicrito consiglia va dirigersi a quel promontorio per non pericolare costeggiando in quel golfo: ma Nettrco soggiunse che egli era ben piccolo se non comprendeva il di segno di Alessandro nello spedire la fiotta: non aver quel magnanimo messa in mare un armata per la impossibilit di salvare tutti viaggiando sul conti nente , ma sibbene per voglia di conoscere navigan do le spiagge, i porti, le isole , i golfi, le citt di Marmma, e le terre coltivate o deserte. Pertanto non dover essi ornai sul fine dei travagli, venir me no all* impresa, molto pi che allora non penuriava no il vivere; e poteasi temere che quella lingua di te rra , come troppo stesa a mezzo giorno, fosse an cora troppo investita dal sole, e senzacqua e senz'uo mini . Cos prevalse Nearco : ed io ben credo che per tal consiglio salvasse la flotta; correndo fama che quella punta e la terra vicina sia tutta inaquoa e solinga; laddove essi, sciogliendo, navigarono lungo la spiaggia contigua. 3o. Corsi settecento stadj approdarono ad un lido detto Neottna: ma ripartiti tu l alba vennero dopo

s 8a L I B R O un cento stadj presso al fiume Anami. Armozia chia masi la regione, amichevole e ferace di ta tto , se non degli ulivi. Sbarcativi pieni di trasporto, si ri storarono dal lungo travaglio mentre ricordavano i mali sofferti per m are, e la tanta penuria lungo le terre incoltissime degl Ittiofagi, anzi bruti che uo mini . Taluni sbandatisi dall esercito, s inoltrarono dai lidi entro terra in cerca gli uni degli altri. Or qui venne loro veduto un tale colla clamide, anzi con tutto laltro apparecchio alla G reca, e che Gre co ancora parlava : e miratolo, ne -lagrimarono ; sem brando loro come un portento il rivedere dopo tan ti mali un G reco, e la Greca lingua riudire. Fat tisi ad interrogarlo, donde, e chi mai fosse; disse che erasi distaccato dall esercito di Alessandro, e che Alessandro e lesercito non eran lontani. Ond che acclamando e festeggiando menano un tal uomo Nearco, e ratifica ogni cosa, e come il sovrano e 1 armata distavano per sole cinque marce dal ma r e . Ed esibitosi d indicare il prefetto della regio n e , lo indic, talch Nearco si consult eoa questo su la maniera di andare al sovrano ; di poi si con dusse alle navi. Al sorger dellalba fe tirare a ter ra le navi sul disegno di risarcirne le afflitte dalla navigazione, e di lasciare in quel luogo il pi del la milizia; e le cinse con doppio steccato, con ma ro di loto, e con fossa profonda, e continua fin sa la spiaggia dalla riva del fiume, overano state conidotte . * 3 l. Or lai cos disponendo, il prefetto della 're gione e li9intendere come Alessandro era inquieto sul destino della flotta, concep che avrebbene assai merito se primo gli annunziava la salvezza di essa e di Nearco, anzi che Nearco tra non molto sareb be alla regia presenza. Pertanto per brevissima via venne, e gliel disse. Non credette Alessandro per allora ; ma pure grad la nuova, come ben verisi mile: appresso per gli parve anche falsa perch passavano dei giorni, n trovava riscontro netempi indicati, e perch spediti prima alcuni e quindi alr.

O T T A V O 283 tr i a N earco, affinch gliel menassero> ne andarono alquanto in cerca, ma n rinvennero lui , n torna rono. Ond che fece imprigionar quel prefetto co me lai che aveagli date nuove non vere , ma dolore assai pi profondo dopo un lampo vano di gioja , Certamente egli e ra , a vederlo, trafitto il cuore dal l amarezza . In questo mentre alcuni di quemandati verso Nearco con cavalli e cocchj per condurvelo, s imbatterono tra via con esso, e con Archia a con cinque o sei del seguito loro, ma non raffigura rono n l uno n laltro; tanto pareano diversi da se stessi, capelluti, luridi, salsuginosi, aggrinzati, scoloriti per le veglie e per gli altri disagi. Addimandati da que di Nearco ove fosse Alessandro, ne additarono il sito, e, passarono; Arcliia per altro considerandoli, o N earco , disse, io congetturo che que i t i vadan pur essi pel diserto', perch son depu ta ti a cercar di n o i , n f a m araviglia che non ci ravvisino , malconci e contraffatti come siamo . D i ciamo loro chi siamo , e chiediamo chi sieno e per ch vadano. Piaciuto a Nearco il suggerimento, fecesi a dimandare dove ne andassero , ed udito, che in cerca di Nearco e fe lla sua flotta , i o , soggiun se, io sono il Nearco che ricercate , e questi che meco vedete , Archia . S ia teci dunque voi g u id a , a n o i , darem conto noi stessi ad Alessandro della flo tta . Z i, Cos pigliatili in sul cocchio diedero in dier tro: taluni per desiderosi di anticipare la nuora precorsero, e dissero ad Alessandro che veniva Near* co ed Archia e cinque altri con esso : ma che non sapean pi oltre intorno 1 armata. D a tale discorso concludeva il re che Nearco ed Archia fossero pro digiosamente salvi, non per della salvezza loro si rallegrava fin quanto lo addolorava la perdita di tutta la flotta. Non erasi tutto ci detto ancora com* piutamenbe, quand ecco Nearco ed Archia. Non li riconobbe che a gran pena Alessandro, irti comera no ne capelli, e malconci negli abiti : ciocch gli conferm l afflizione su le perdute navi. Poi stesa la

284 L I B R O nano a Nearco e tiratoio a parte dagli amici e da* soldati cinti di scado, ae lagnino lonzam ente. R attemperato finalmente il pianto disse : l essermi tu r i tornato , o N earco , e questo tuo Archia , f a che io m en senta tu t ti i m iei m a li . D i', come le n a v i , co m e V armata perirono / e Nearco , o R e , soggiung eagli, salva V armata , e salve le n a v i , e noi la salvezza loro veniamo ad a n n u n zia rti . qui tanto pi lagrimavane Alessandro , che mai disperato ne aveva : poi chiede ove fosser le navi, e gli si dico che erano tirate a te rra , e vi si risarcivano, presso la foce del fiume Anami ; ed egli esclam protestan do Giove della Grecia ed Aminone della L ibia, che ssai pi dilettavalo questa nuova che il possesso a cui venne dell Asia ; giacch la sorte nell ottenerlo troppo era contrappcsata dal dispiacere delle mili zie perdutevi . 33 . Il prefetto della regione arrestato come per la insussistenza della nuova, al mirare presente N ear co, gli si prostese a piedi, ed io, disse, io preven ni Alessandro su la vostra salvezza: miratene con traccambio! Nearco supplic che si rilasciasse %e fu rilasciato. Cos certificato dell esercito salvo, Ales sandro ne sagrifica a Giove Salvatore, ad Ercole, ad Apollo che sgombra i m ali, a Nettuno, ed agli al tri Dei del m are, d spettacoli ginnici, e musicali, e manda come un trionfo in g iro , nel quale trionfo pompeggiava Nearco traprim i, e i e milizie gettava no su lui fiori e ghirlande. Finito ci dice a Near co : g i non voglio che tu pi sia tra s te n ti e pericoli. Un altro prender, fin da ora il comando del la f l o t t a , e condurrammela a S u sa . E colui soggiun geva : io voglio e debbo , o S ir e , volere i tuoi vole ri ; nondimeno se cerchi di fa r e il piacer m io , d e h , ora disporre in ta l g u is a , ma conserva in me Vam miraglio tuo finch io t i abbia condotte salve in Susa le navi : m avrai tu commessa unimpresa quan do era nel suo penoso e difficile , ed ora che nel suo fa c ile , ed ornai per dar gloria , ora m i sar tol ta , mesta in aitr mani?t Contentalo nella ia-

O T T A V O 285 chiesta Alessandro, anzi vivissima ricpnoecenza glie ne protesta ; e rimandalo, ma con picciola scorta, giacch passerebbe tra popoli amici. Non fu per Nearco senza travagli nemmeoo il suo ritorno al ma re. Imperocch sparsisi i barbari peluoghi forti del la Garmania, per la uccisione ordinata da Alessan dro del Satrapo loro, e pel comando, istabile anco ra , di Tiepolemo recentemente a lui surrogato , gli si presentavano qua e l due o tre volte il giorno a combatterlo, finch sena*averne mai requie perven ne a grande fatica ia sul lido . Ivi fe sagrifzio a Giove Salvatore dando insieme spettacoli ginnici . Finalmente adempiute le divine cose riprese la via del mare. 34. Costeggiata su le prime un isola aspra e de serta , venne dopo un corso di trecento stadj ad un* a ltra , ampia e popolosa. Orgna chiamavasi la de serta; Oaracta era l a ltra , ricca di viti, di palme, di messi. Stendessi questa ottocento stadj per lungo: e Mazne il quale vi presedeva si offer volontaria mente per guida delia navigazione, e navig eoa Nearco infitto a Susa. Dissero che in quest isola vi ra il sepolcro di colui che aveala dominata il pri mo:'che Eritro erane il nome, dal quale Eritreo fu pur detto quel m are. Corsi circa duecento 1 stadj lun go quest isola rientr di nuovo in altro porto di es sa, donde un altr isola si scopriva lontana al pi quaranta stadj, ma impenetrabile, diceano , come sa cra a N ettuno. Part su l ' alba l armata ; quandecco un refluire s grande di flutti, che tre navi die dero in secco, e si arrenarono; e le a ltre , cavate sene a stento, scamparono in aito mare. Galleggia rono di bel nuovo le prime al tornare del flusso, e nel giorno appresso rnggiunser la flotta. Percorse questa altri quattrocento stadj, . e si ^accolse ad un isola lontana trecento dal continente. Riusc su l'al b a, e lasciatasi a man sinistra l isola deserta di Pilo ra , venne a Sidodone, citt, picciola, e scarsa di tutto, se non di acque e di pesci, de quali per ne cessit si nudriscono in terra tanto infeconda. For-

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LIBRO

nitivisi di acqua, procederemo per trecento stadj a l capoTarseo, che assai si porge sul maro. Vennero di quivi ( e trecento stadj fu la navigazione) a Catea , un isoletta , romita e guadosa. E sacra , dico no, a Mercurio ed a Venere; ed ogni anno i popoli intorno mandavano, dono santo a que num i, pecore e capre: allora per vedeansi ornai divenute selvaggie e pel tempo lungo e per la solitudine. E fio qui giunge la Garmania. Hanno i Persiani ciocch siegue dopo essa. Navigasi tremila settecento stadj at torno a Garmani ; e vivono e militano alla maniera de Persiani coquali confinano. 35. Levatisi dall isola sacra, e gi costeggiando la Persia, inoltraronsi ad Ila . Un luogA era questo coi! porto, formato da un* isoletta che giacegli in contro: Caicaodro il noma dell isoletta ; e quattro cnto furono gli stadj della navigazione. Su l alba sciolsero nuovamente, e vennero presso di un isola abitata, ove pescasi al dir di Nearco la margarita* come nel mare delle Indie : continuarono per qua ranta stadj il corso intorno il promontorio dellisola, e vi presero porto finalmente. D i l giunsero appi l altissimo monte Oco, ov era buon porta e pescato ri. Dipoi col viaggio di quattrocento cinquanta sta dj si trassero ad Apostano. Avea quel porto altre barche non poche, ma lontano il villaggio sessanta stadj dal mare. Diedero la notte ne rem i, ed entra rono un seno coronato di villaggi, finche navigati quattrocento stadj si fermarono appi di un monte. Era il luogo pieno di palme, e di tutte le piante che crescono nel greco suolo. Passarono con sccento stadj a O ogana, luogo abitato, si tennero presso le fauci dellAreone, anzi torrente che fiume: ma con disagio entrarono al porto perch il riflusso del ma re ne rendea stretto 1' ingresso con renderne scarse le acque intorno. Eppure dopo un corso di ottocen to stadj capitarono di nuovo all imboccatura di ua fiume: Sitace ne era il nome ; e niente pi commo da la stazione, Cos questa navigazione intorno la Persia fu sempre lungo piccioli fondi, o luoghi palu-

O T T A V O 28 7 dosi, e spiagge dirotte. Or qui pigliarono molto fru mento j fattovi portare dal re per fornirne l'arm ata. Si trattennero, in tutto, ventuno giorni, e tirando a terra le navi, ripararono le malconce, e curarono le altre. 6. Fattisi di nuovo a remigare pervennero a Ier a tij citt con ab itan ti. Fu ia navigazione lunga, settecento cinquanta stadj; e posaronsi dentro un ca nale che dal fiume detto Jeratid e, sbocca nel mare. Al tornare dell alba inoltrarono fino al rapidissimo fiume Padargo. E penisola in tutto la regione ed orti vi abbondano, e piante che menano coccole. Mesambria chiamasi questa: ma partirono e andarono per dugento stadj ed ebbero porto in Taoce presso al fiume Granide ; dalle fauci del quale rimane dugen to stadj pi in su la reggia de Persiani. Nearco fa intendere che in questa navigazione fu veduta una balena : che misurata per alquanti nocchieri che vi accorsero, era cinquanta cubiti lunga, e scagliosa* e grossa di un cubito nella cotenna ;* che sopra vi erano cresciute ed ostriche, o lopdi ( l) ed alghe, che intorno vi si vedeano delfini in copia, pi gran di assai che i delfni non sono de mari dell in d ia. Ripreso il corso lo proseguirono per dugento stadj, fino al comodo porto nei rapido fiume Rogni. D i poi con quattrocento stadj giunsero a Brizana, rapi do fiume anches90. Quivi per le secche, p e rle rive dirotte, e pescogli che spuntan dal mare presero con disagio il porto ; pur lo presero al favore del flusso del m a re ;, mentre nel riflusso inarenavano i legni. Partiti col periodico ritorna del flusso, posa rono nel fiume Arosi, grandissimo secondo Nea,cco, sopra quanti sboccano nel m are, tenuto in quella navigazione. Z7. Fin qui soggiornano^ Persiani: sieguon indi li Susiani, ma pi sopra sono i Susiani indipenden ti, Ussii chiam ati, i quali vivoao di ra p in a ; come in altro mio scritto ho narrato . Lunga quattromila
(1) Genere di ostriche.

288 L I B R quattrocento stadj nella sua spiaggia, presenta com fama la Persia, tre maniere di regiooe . Sabbiosa ed infruttifera per gli ardori la prossima al mare , ma se vi ti avanzi a settentrione, bornissima in sua temperie la trovi, con erbe rigogliose e prati irrigui, e viti copiose, e frutti d'ogni genere, tolte Te oli' ve: ivi bellissimi gli orti nel fiorir vario: ivi limpi di fiumi e la g h i, e quanti intorno de laghi e de* fiumi scherzano' uccelli, ivi pascoli per cavalli ed al> tri armenti: ivi selve infine e cacce di ogni genere. Ma se troppo a Settentrione ti avanzi ; fredda la rinvieni e nevosa. Nearco scrive che alcuni deputa ti vennero dal Ponto Eusino in pochissimo tempo ad Alessandro il quale passava per la Persia * , che facen done questo le sue meraviglie, dichiararono quelli la brevit del cammino. A' Susiani, secondo che si detto, appartengono gli Ussj, come i M ardi, ladro ni anch essi, attigui sono a Persiani, e li Gossei ai Medi . Or questi tutti furono mansuefatti da Ales sandro, assaliti nell inverno, quando credeano im praticabile la terra loro . Fond delle citt per essi, e di pastori li rendette aratori e cultori di te rre , onde uvesitero cose per le quali tem ere, n pi gli uni infestassero gli a l t r i . 38 . Costeggi quindi la flotta le spiaggie de9 Su sian i, circa la quale dice N earco, che non pu eoa egual sicurezza ridire altro che i porti, e quanta ne sia la navigazione. Imperocch la spiaggia, pa ludosa in gran parte, pendendo cograndi scogli su i flutti , creava pericoli a chi dal mare cercavi il porto. Ond che fu sua principal cura far pausa, appo la foce di un fiume appi de monti ancora del la Persia, e quindi procedere innanzi, fornitosi per cinque giorni di acqua, la quale diceasi dalle guide che mancherebbe . Cos portati per cinquecento stadj si raccolsero presso la bocca di Cataderbe, lago ric co di pesci, rimpetto alla quale sorge la piccola iso la di M argastana. Mossi all alba ne andarono le na vi l una dopo l altra su piccioli guadi tra le secche, indicate quinci e quindi con palizzate, come per

O T T A V O 289 egni indicato l istmo tra l isola Lencade e l Acar-J nania sicch li naviganti non dieno ne scogli (1). Se non che il passo presso Leucade sabbioso e presto lascia liberarsene le navi arrestatevisi; laddove lal tro quinci e quindi profondo, fangoso, tenace, n pu larte redimere una nave se vi simmerge. Pe rocch li remi simpiglian col fango, n giovano; e l uomo il quale esce a soccorrerla, afiondavisi fino al petto. Viaggiati fra tale disagio seicento stadj, alfine sospeso il corso, si ristorarono ciascuno nella sua barca. Poi. tenendo l alto mare in quella notte stessa, e nel giorno seguente infino a sera, vennero dopo novecento stadj a posarsi alla foce dell Eufra te in Diridote , villaggio de Babilonesi, dal quale come da luogo mercantile i trafficanti derivati l in* censo, e quanti altri odori produce lA rabia. La na vigazione poi dalla bocca dell Eufrate a Babilonia secondo Nearco, di tremila stadj e trecento. Zg. Saputosi quivi che Alessandro erasi recato in Susa, diedero indietro, ed entrarono, aifin di rag giungerlo, e navigarono sul fiume Pasitigri, tenendo a sinistra la Susiana . Cos ripassano il lago l do* e sbocca il T ig r i, fiume il quale dall Armenia scor rendo presso di N in o , citt grande un tempo e fe lice, chiude la regione, che per essere tra l alveo di esso e dell E u frate, Mesopotamia (2) si chiama. Secento sono gli stadj da navigare avanzandosi dai lago al fiume l dove siede Agine, villaggio deSusian r , e distante cinquecento stadj da Susa : ma lunga la spiaggia Susiana due mila stadj fino alle boc che del Pasitigri . Navigarono quindi su questo fiu me a ritroso delle acque in mezzo a regione popo lata e fiorente : ma trascorsi cento cinquanta stadj si raccolsero in porto ad aspettare gl inviati da Nearco per conoscere dove il re si trovasse . Intan to Nearco sagrifica agli D ei salvatori e porge spetAmiiano. 19
(1) Scrivesi che o r i si passa d ii continente a quest isola sopra nn ponte di le g n o . (a) Cio posta in m ezzo a due fium i.

tgo L I B R O tacoii, e tutta l'arm ata festeggiane. Come per sep pero che Alessandro avanzava verso di loro, asce sero pi oltre navigando sai fiume; e posarono pres so di un ponte fatto di sabito affinch il re vi tra gittasse le milizie a Sasa. Pertanto in questo luogo si ricongiunsero. Alessandro fe sagrifizj perch salvi eran uomini e navi, dando ancora degli spettacoli. E ra Nearco,' dovunque appariva, onorato con fiori e serti dall esercito. Quando Alessandro incoron eoa serti di oro Nearco e Leonnato: quello per la flotta scampatagli e questo per la vittoria ottenuta su gli Oriti e su barbari che agli Oriti confinano 4 E cos venne a salvamento l armata dalle foci dell Indo . 40. L a regione a destra del Golfo Persico di l da Babilonia comprende in gran parte lArabia : sten* desi poi lArabia fino al mar di Fenicia e della P a lestina nella S iria , e confioano con essa a ponente gli Egiziani lungo le spiagge del mare mediterra neo. Ma il seno (l) che dall Oceano si spinge all E gitto assai dichiara nella comunicazio? di ambedue che pu da Babilonia navigarsi fino a quel seno. Per gli ardori per come per la solitudine niuno mai compi questa navigazione se non trasportato forse dall arbitrio deflutti. E quei dellarmata di Cambise i quali dall Egitto vennero a salvamento in Sa sa , e quelli spediti da Tolommeo di Lago a Seleuco Nicnore in Babilonia passarono per un Istmo di A rabia, e corsero con otto interi giorni terre inaquose e deserte, anzi ne andavano su cammeli, e su cam mei! portavano acqua, e marciavan di n o tte , non reggendo allaere aperto sotto i raggi del sole . Tan to lungi che le terre di 1& dall istm o, le quali si stendono dal golfo Arabico al mare della Persia sieno abitate ; quando le terre ancora che ivi piegansi a Settentrione sono arenose e deserte. Ben vero che taluni sciogliendo dai seno di Arabia il quale bagna
, (1) L Eritreo propriamente detto o m ar rosso. Anche il golfo Fenico si tro ? a chiam ato mare e ritre o , vedi t. i j . ma m eno p ropriam ente.

OTTAVO agi l Egitto navigarono buon tratto intorno dellArabia onde giungere al mare che circonda li Suaiani e li Persi ; ma navigatovi fin quando ad essi bast l acqua posta nelle barche, bentosto diedero indie tro . Quelli che Alessandro sped da Babilonia affin ch navigassero pi innanzi che poteano a destra del golfo Persico per conoscerne le spiaggie intorno os servarono alquante delle isole incontrate nella navi gazione; e talvolta scesero eziandio sul continente di A rabia. Ma niun v che potesse mai superare, e girare dall altra parte la gran lingua di te rra , ste sa per quanto Nearco scoperse e dice, rimpetto del la Garmania. Ed io giudico che se queluoghi am mettevano navigazione o pratica alcuna; la curiosit vivissima di Alessandro gli avrebbe col fatto tali appnuto dimostrati. Annone sciolse da Cartagine, ed uscito fuori delle colonne di Ercole nell oceano na vig trentacinque giorni interi verso 1 oriente : ma quando pieg verso del mezzogiorno si vide tra mali non pochi ed incnrabili per le acque che mancava no 3 e pel caldo che bruciava, piovendo come rivi di fuoco sul mare. Tuttavia Cirene quantunque fonda ta nel pi rimoto dell Affrica, trovasi con terreni irrig u i, molli, erbosi, tra boschi e p rati, e frutti e giumenti dogni guisa, fin dove il silfio (1) si gene ra : ma dove non pi di questo si genera , tutto deserto ed arena. E questo libro tengasi da me scrit to come relativo anchesso a fatti di Alessandro) fi glio di Filippo il Macedone.
(i) Intorno al Silfio vedasi ci che j c r i r r A tik n o nesso nel libro

f . )*.

IL

F I N E .

2(}3

I N D I C E DELLE COSE P I NOTABILI

I l Numero Romano accenna il Libro e 1' altro i paragrafi .

A
^ .b a s t a n i , Indiani lib e ri. V I. 10. Abusare, re indian o , t chiam ato da Alessandro. V. 14. m and i doni ad Ales
sandro. 2 ;.

A cesine fin m e , sua grandezza. V. i f . Alessandro lo tra g itta , i v i . Si con* Achille, ina tom ba: coronata da Alessandro. I. 14. Alessandro invidia *4 .
A ch ille, Omero che lo celebr , i v i . giunge col fiume Indo tra i M a lli. V i l i . ).

A cufi, capo de Nisei : suo discorso ad Alessandro. V. 1. A lia , Donna di Caria, suoi ricorsi ad Alessandro. I . J J . A ffrica il N ilo la divide dall A sia. I I I . }j. A p iie , luogo de Sosiani V III. Agriaspi onorati da Alessandro. III . 51. Agricoltori , loro onorificenza tra gl Indiani V ili. f. Alessandro si tiene per discendente di Ammone I I I . j. nozze di la i e degli amici V II. J. sue mogli v arie, iv i. Istoria di lai scritta da molti I. 1.
tue guardie del corpo e loro nomi VI. 21. ruga i debiti de soldati M ace- doni V II. 4. suo bel discorso a medesimi che tum ultuano V II. jt. va al tem pio di Ammone in Libia I II. 5. va in Rattro I V .j j . va al fiume Indo IV . 50. vi fa un ponte V. 6. va al fiame Idaspe V. 7. 2 ;. stabilisce na vigare per esso all Oceano VI. 1. Rompe le cateratte nel Tigri V II. (?. fonda una c itt dove l Accsine sbocca nell indo VI. 10. passa 1 Acesine V. 15. Esplora l oceano nelle fauci dell Indo VI. 14. Suo viaggio per la Carm anla a guisa di Bacco in trionfo VI. 22. sua navigazione per l E u frate , e pel Tigri al golfo Persico V II. 1. Sua spedizione contro i T rihalli e gl IUirj I. 2. e seg. contro i Geti j . contro i Tebani 10. va nell Media per seguir Dario, III . 2 0 va nell Ircania 25. va in Battro contro Bes so. 2 7 move contro Poro r e , V. 7. lo vince e gli restituisce il rcjtno V. 15. Alessandro nelle Indie non si avanz di l del fiume Ifasi V ili. J. Da quei del Peloponneso creato sapremo comandante- contro i Persiani I . 1. suo com battim ento con D ario presso il fiume Granir I. 16. e seg. presso il fiume Isso II. 7. e seg. in Arbela I I I . 10. sua lettera .a D a iio , cause della guerta con Dario IT. 17. sua condotta con la fam iglia di D a rio I I. 14. Racconto delle opinioni di Alessandro su i Romani V II. IJ. jUetsandro il primo soggioga g l indiani V ili. 7. com batte solo in cim a le m ura contro gl indiani VI. 7. Raro esempio di astinenza dato ai soldati. 20. Ricevette piti ferite. V II. 8. K saettato in una gamba I I I . } j. E fe rito in petto VI. 7. In una spalla IV . a j . con un sasso in testa IV. 3. Se fa ferito dal figlio di Poro V. 10. Sae v i r t , liberalit V II. 4. sua continenza I I. 14. m a fiducia verso gli amici I I . 4. D i per turpe una vittoria furtiva III . 10. suo dolre nella perdita delle m ilizie, e gaudio per la salvezza della flotta V ili. J2. D convito pubblico a tutti i duci dell arm ata V II. 10. N on tollerava che i prefetti dei popoli li malmenassero V I. 21. Suoi v iz i. E proclive all ira V II. 7. a dar fede alle accuse }. incanir i pericoli anzi da soldato che da capitano VI. 7. 9. sua insaziabilit di comandare ripresa dai Sofisti In diani VII. 2. Amore smoderato della gloria VI. 9. Sue furie contro i M a cedoni i quali chiedevano il concedo V II. 7. Uccide fin gli amici. M orte di C lito IV. iot di Parmenione I II . 2$.

'Alessandra ti am m ala pel bagno nel fiume Citino IT. 4. pel troppo bete VTT.
14. sua m o rte , e datazione del regno z f. e seg.

294

Alessandria, r i t t i fondata da Alessandro in E gitto t . nel m onte Canea** f i . tal Tanai IV. 4. tra i Parapamisadi 1 ). A m azoni, loro descrizione, se vi fossero mai VII. 11. Aminta i accasato d insidie contro Alessandro, ed assolato 111 . }o. Ammoae , suo tempo. I II . 4. oracolo di Ammone su di Efestione V II. 1 j . Arsami, fiume della Carmania V ili. 30. Anassarco filosfo, consola Alessandro in la m orte di C lito , IV. 11. A ndr citt di G alazla . II. 4. -Antipatro messo da Alessandro a governare la Macedonia e la Grecia [I. 141
sue discordie con la madre di Alessandro, V II. 11. accasato, i v i .

ni.

Aomo , c itt tra Battriani i presa . I II . 33. Aorno, ardua montagna Bell In d ia : su* descrizione IV. 19. assediata:
rende. 19.

Arabia, Alessandro comanda ch e si esplori. V II. 19. Seno di A rabia, ivi. Arabie fiume d ell'in d ia VI. t{. V III. >. Arbela, quanto lontana dal luogo della battaglia ultim a tra Alessandro c Da
rio VI. .

Arriano scrive la vita di Alessandro, I. 14. am m iratore di esso V II. 1".


A rista n d ro , celebre indovino di Alessandro, I II . 1. suoi presagi su la statu s

di Orfeo che suda I. 13. nella presa di Gaza II. 25.

Aristobolo , scrive la vita ai Alessandro I. 1. accom pagna AJessandro nella sua spedizione, iv i. Aristotile divenuto sospetto ad Alessandro per la m otte di Callistene: cre
duto autore del veleno preparato per AlessanHio, V II. 2 ;.

Artabaxo, caro ad Alessandro per te sua fedelt verso Dario III . 25. Assiria, term inata dall Eufrate e dal Tigri VII. 6. abbonda di cipressi, le
gname ivi quasi unico da costruzione V II. 18. Ivi sepolcri d e're fra le pai udi . 1 2 .

A teniesi, loro sconfitta in S icilia, I. 12. loro legazione ad Alessandro dopo


d ie ebbe presa Tebe I. 13. Ridomandano i loro cittadini fatti prigionieri da Alessandro al G ran ico . 30. sono esauditi con altra legazione in T ir

IIL 6.

B
.B a b ilo n ia . Alessandro ti m arc ia , e li rende I I I . 16. adora B e lo , i v i . Bacca, sna venata nell Indie V. 1. V III, 6. vi fonda Nisa V. 1 .'arri che
v inse^na, i v i .

1tarsine, figlia di D ario , moglie di Alessandro, V II. ). Barzaente, sua perfidia contro D ario, e pena riportatane da Alessandro, I II.
2 *.

B a li, prefetto di G a x a , sua resistenza ad Alessandro, IL 25. Kattro, r i t t i , presa da Aletsandro I I I . 33. Besso tien prigioniero D a rio , e ne usurpa il comando I II . 22, Caduto in p o
ter di Alessandro battuto III . 34. fa m ozzargli le narici e le som m iti delle orecchie IV . 8. fa ucciderlo, iv i. Bracmani Sapienti Indiani VI. 11. Ramo di essi ucciso da Alessandro. VI. i r . Bucefalo , famoso cavallo di Alessandro: ferito dal figlio di Foro secondo alcuni V. 10. ine d o ti. 13. N on si lasciava cavalcare se non da Ales sandro, ivi. B occiala, c itt fondata in suo o n o re , a v i.

C a l a n o , filosof Indiano slegne Alessandro, e ne i ripreso da suoi : strana


v o to m i e maniera sua di morire V II. 2. presagio di lui su la m orte di Alessandro. 17. C o liti, sap ien ti, consultati da Alessandro in Babilonia : ristora i tempi loro I II . 16. Nel ritorno dall Indie lo dissuadono dall andate allora in Babilonia V II. i i . non g li ode 1 m orte che nc rederpoo provenuta ad Aletsandro a i.

to ltin e , sno decorso ad Alessandro per iscusare i M acedonitum ultuari VII. f. Cailistene discepolo di A ristotele, reputa li scritti suoi pi grandi delle im
prese di Alessandro, IV. n . si oppone a d adorazione di esso i l . 'acca-* sato d'insidiare Alessandro 14. s h o termine . i{ . Carmania, regione; sua natura VITI. 19. Cornine, Iso la ; le pecore vi san di pesce, e perch. }. Cartaginesi, mandano lesati ad Alessandro. V II. i f . Caspio m a re , fiumi che riceve V II. i<. C a lc i, Indiani , resistono ad A lcean dro , V. 17. Caucaso, m o n te , tua descrizione ITI. 32. Ceno amico di Alessandro muore VI. 2. snoi onori fu n eb ri. i v i . Ciro il m aggiore, sua reggia incendiata I I I . io . sepolcro ristorato V I. 2t" sua adorazione IV . 12. VL 2}. ogni mese gli era sagri Acato un c a v a li* , iv i. Gr il m inore, sa ; gesta scritte da Senofonte I. 14. Ciropoli c itt fabbricata da Ciro : Alessandro l assedia e vi entra pel letto del fiume IV. Cleandro e Sitalce uccisi per aver derubalo i tempi VI. 2 r. C lito presso il C ranico stiva Alessandro I . lU. Clito ucciso da Alessandro, IV . 10. Cratero amicissimo di Alessandro, dato per capo ai Macedoni che r ip a rla v a no : sostituito ad Antipatro per governare la M acedonia, la Tracia e la Tessaglia V II. 10. e seg. Combatte contro Catane ed Austane IV. 2). CriUdemo medico di Alessandro, VI. 7.

*95

D
" D a n u b io . C ario vi fa un ponte V . 4-

Dario re di Persia : guerreggia con Alessandro prenfle I s s o . I I . 7. vi acrida


crudelmente i Macedoni che vi trova, ivi. Esercito di Bario in Isso 10. lua fug a. 1). cause della sua sconfitta III. . Mia famiglia fatta prigio n iera. I I . i l . rispetto osatole d.i Alessandro, IV. 21. P ario la richiede p er legati ad Alessandro, II. 16. A ltra legazione speditagli mentre Ales sandro assediava T iro . 24. N uovo esercito di Dario in Arbela H I . 8. co me fu schierato 10. disfatta e fuga di D ario 14. i preio ed ucciso da* suoi 2 ). suo carattere 14. Demetrio, spedito contro i M alli VI. f . , suo sim olacto rimandato per Alessandroda Babilonia in Atene V II. i l . Diasene di Sinope am mirato da Alessandro, V II. 1. sua lib erti nel parlar gli iviDiscorso di Acufi capo de Nisei ad Alessandro, V. 1. di Cailistene contro d Alessandro sicch non si adori IV. 12. di Ceno figlio di Folemocrate ad Alessandro in favore d e Macedoni V. 21. di Alessandro ai soldati presso di Isso prim a di combattete con Dario I I . presso di T iro . 20. pressa di Arbela III . 9. quando i Macedoni in Asia schivavano ornai la mili zia V. 20. quando tum ultuavano per tornare in Macedonia V II. (. Ditcorto di Parmenione ad Alessandro c sua risposta I. li. Dote n u z ia le , non li dava fra g l'in d ia n i V III. 14.

E
In fe s tio n e grande amico di Alessandro doma la Peucelaotide. IV . 24. Si iV
concilia con Eumene V II. 12. Sua m a la ttia , m o rte , afflizione d i Alessa * d ro , onori funebri i j . e seg. E lefanti, loro caccia V III. 10. n a tu ra , e t , ivi. Stimasi l esser tirato dagli Elefanti 14. Eratostene, scrisse la storia delle Indie V .4 . stia descrizione dell ndia V ili. 2. Ercole, pi di uno I I . 19. In T iro eravi un tem pio di Ercole 10. Qual fi* l' rc o le clic penetr nelle Indie IV . 28. Racconti intorno la ficLia Padea V ili. 6. Eritreo , m a re , da chi denominato V i l i . 94. i t e i i e venti periodici donde spirino fra gl indiani T I. i j .

E uleo , fiume V U . i. t u fr a te , fium e. Esso ed il Tigti term in in o 1 A nifi* T II. S. si naicofcfe


per luoghi palustri V. j . N a'ce da monti di A rm enia, e nell'estate h a corso pi veemente V II. 20. Distanza di Babilonia dall'im boccatura dell Eufrate V ili. }S.

a96

F
F i . * - , padre di Alessandro ripudia Olimpiade e sposa Karidice I I I . S. Be f f i c i di F ilippo verso i Macedoni V II. 8. sua morte I. I. Filippa , medico di Alessandro accasato da Parmenione II. 4. f i Iota , figlio di Parm eniore : accusato di tradimento : suo fine I II . 39. Fiumi dell india assai crescono ne solstizi estivi V. 7. Fium i dell india p i i grandi de' fiumi del resto dell Asia J. Quanti sono i fiumi navigabili dell'In d ia V i l i . . Fonti nel tem pio di A m inone, freddo di m ezzod e caldissimo a m ezza s o t te I II. 4. Ftnmche de1 1 * I n d ia , specie maggiore delle volpi V III. 12.

G
C ^ a d r e ij, confinano cogli Oriti V i l i . 1J. lo to terreno deserto in gran par t e , abbonda di m irra e nardo V I. t . Pura ne i la reggia 17. Prima di
Alessandro ninno vi condusse , e ne riport salvo l esercito. 18.

G a za , sna situazione I I. 1 ;. Alessandro !a espugna, ivi. A ltra e n t i di questo


nome nella Scizia IV. distratta 2.

Gordio, citt di Frigia I. 28. Reggia di M ida. I I . }. N o d o Gordiano sciolta


da Alessandro, ivi. Cranico fiume. Alessandro ivi disfi D ario I. i. e seg. Greci y veduto il flusso del m are nell Indo ne sono sorpresi V I. I j .

I
I d a s p e , fium e, ti unisce alt Aeesine VI. }. strepito grandissimo delle acque
loro riunite, ivi.

Idrate entra nell A cesine, ed ambedue finiscono nel fiume Indo. VI. 10. quali
fiumi riceva esso. Alessandro lo passa V. 15. Vi naviga V I. is. In d ia , qual sia propriamente V ili. 1. E piana in gran p a rte : cause della pianura V. f. suoi confini ivi. e V i l i . 2. Alessandro non and all india Orientale V i l i . 2. suoi fium i, vedi Fium i. Numero de suoi popoli 6. In dian i, tra quali venne Alessandro non avean l uso dell oro, V. 4. loro statu ra , ivi. si maravigliano nel vedere i cavalli portati su le navi VI. 2. Va ne loro pattico lariti V II. t . e segg. loro sapienti andavano nudi V II. 21 Indo, fiume il pi grande d e ll'A s ia , eccettuato il Gange V. 4. sua grandez z a descritta senza esagerazione V. i f . h a dei cocodrilli come il N ilo VI. 1. sbocca in mare diviso in due gran ram i. 12. quanto lontani fra loro 14. Isto fium e, battaglia di Alessandro con Dario I I. 7. e seg. c vedi VI. 8.

L
I ja n g a r o , re degli Agriani I. 6. Leonnato, guardia del corpo VI. 22.
I .m , tratto da filamenti di arbore tra gl indiani V III. !}.

L una, sua ecclisse, pigliata in presagio della vittoria di Alessandro contro di


D ario . I I I . 7-

Lisippo, scultore insigne, preferito da Alessandro a formar la statua di lu i :


altre incombenze I. 18. '

9f M
J \J . accioni, lo to afflizione n la voce spana della m orte di Alessandro. VT. 9.'
Esultazione nel rivederlo san o, ivi. M al sopportino in Alessandro i m edi Permiani V II. }. A rcano nn giorno n e r o a B arro IV . 9. Tra* GadroO min* g iaron de mnli per la fame V I. 18. Macedoni uccisi I I I . IV. 16. Di;bb' di seguire Alessandro pi oltre nell india V. 19. Discorso di Ales sandro in quell occasione 20. risposta di Ceno. a i . Chiedono di essere di messi e lasciarlo. V II. 7- Bel discorso di Alessandro t . I Macedoni ne sono confusi 9. N on vuole che i figli nati da Macedoni con donne dell Asia T adino in M aced on ia, e perch. V II. 10. Acque- bevute tra la stanchezza ne rovina buona parte V i. 19. M a g i, custodi del sepolcro di C iro , loro negligenze VI. i f . M alli, popolo indipendente dell Indie. Alessandro va coatro loro V I. 4. e seg,' estremo pericolo incorsovi 8. si rendono totalm ente 9. M aracanda, reggia de Sogdiani I I I . . M o r i i , F ersiani, vinti da Alessandro 1*. Megastene, sctivc la storia d ell'n d ia V. f . gir l india m a non gran p u le V II. 4. scrive che gl Indiani non ebbero n fecero mai guerra, ivi. Memnone, am m iraglio di Dario II. 1. prende Scio e Lesbo ; m a m o r te , ivi, M ileto assediata e presa da Macedoni I. 11. e seg. M irra copiosa tra Gadros), VI. 16. Monumento lasciato da Aleslandro nel retrocedere dalle Indie V. a ] . Musicano re d india ti rende, li rib e lla , e lo appiccano 11.

N
di Alessandro pel fiume Idaspe all Oceano, V I. N avigazioni quando comiaoda o no tra gl in d ia n i, i j . N av i tra loro sbattute nel fiu me Indo , i ) . V carto scrive la storia dell* India, . 4. E fatto capo della ipedizione dell 'I r d i e per visitare l o ceano , e vi naviga. V I. 2. V III. 16. e seg. ne- ri torna cosi squallido che non si raffigura V i l i . j i . E coronato da Ales sandro nel suo ritorno, V II. 4. Alessandro sagrifica per la flotta di Nearcft la quale era salva, V i l i . I soldati spargono fiori su N e a rc o , iviV ic e a , V ittoria , c itt fondata da Alessandro sa l Idaspe per la v itto ria contro il re Poro V. 1;. M i o , sua natura V ili. j . un tem po fu chiam ato E g itto V .f . Alessandro c o getturA di averne scoperte le f o n ti, VI. 1. X i i a , citt dell india fondata da Bacco V. 1. A cu ii, capo de Nisei viene ad A lessandro: sao discorso 2. Alessandro gli lascia lib e ri, iv i.

N * ' avigaxione

O
J aa ra tta , porto della C arm ania, V i l i . {4. O O lim piade, madre di Alessandro ripudiata da Filippo. ITT. 6. dissensioni di
essa eoa A n tip a tro , ed accuse fattene ad Alessandro, V II. f i . Cnesicrito, governatore delta nave di A lessandro, VI. x. suo disparere da N earco nell in o ltrarsi, V II. 19. O titi, popolo libero dell in d ia ; si arrendono, V I. i f . e seg. Orfeo: sua statua che suda; ciocch indichi ad Alessandro, I. 1;. Orsine, messo in croce per aver spogliati de' tem p i, VI. 24. Ossiarte, Padre di Mossane, viene ad A lessandro, V I. 11. n o , gran final* dell A sia , I II. ; j . sbocca nei o u r C aspio , V II. 1 6 Alessandro lo posasse I I L j j . *

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19.

j f a t t o c o p a , fiume- derivato dall* E u fra te , T U . io . e seg.

tandea , figlia di E rc o le , m ancata di sette anni , V i l i . 6. tam pam iso , m o n te, chiam ato Caucaso d i ' M acedoni, e perch V. }. tormentone , ino discorso ad Alessandro, I 16. Accusi F ilippo il Deifico di
Alessandro, II. 4. B* ucciso da A lessandro,

fasittgri , fium e. I II. iV. Bblusio, c itt di E g itto , li rende, I I I . 1.

ftneo-, fiume di T e s t a l a IV. 7 StnUeca, guardia del co rro di Alessandro, VI. 12. ferir gravemente nell as sedio di T eb e, I. 11. Persiani, Atene era n a ta da essi rovesciata, III. 10. Feniani del tem no di Ciro v alo ro si. V . 4. Re persiani com battono in mezzo d e 'lesercito II. i t . lo to sconfitta sul G ra n ir , I. 16. su ll'Isso . II. 7. e seg. p ro so A rbe l a , I I I 10. Am ica sconfitta de Persiani nella S cizia, V . . Bucesta , guardia del corpo di Alessandro, VI. xz. difnde Alessandro in pe ricolo ewrem o. 7. affetta maniere Persiane, t viene odiato da M ace doni V II. y. Kndaro Poeta : s a i caia * stirpe salvata da Al ettaedro nell espugnazione f i Tebe I. 11. Pittagora indovino; vaticini sn la mo^te di Alessandro e di Efestione V II. 17. Boro re d ' n d i a : Alessandro va a com b atterlo : sue resistenze e disfatta V. 7. e se;. Egli parve grande anche ai nem ici, ia . Alessandro gli accresce il re g n o . i v i , lo riconcilia con Tassile 14. G li d tu tto il paese di q u a dall Ifasj j j . A r o , altro capo d Indiani V. 14. Alessandro lo perseguita 15. si presenta il.

R
R o m a n i : lo ro maniera di fare i ponti so i fiumi V. 4. Se mandassero in A sia ainba'cladori ad Alessandro V II. t f . Mestane figlia di Ossiarte fatta prigioniera IV. 21. sua bellezza, vi. Ales
sandro la. sposa i v i .

s
S a i fossile presso
cavano olio VITI, a 6. Bengala, c itt de'C atei esp u g n iti V. tff. Scili Europei ed Asiatici mandano ambaiciadori ad Alessandro. IV. 1. Sciti Asiatici si ribellano, ivi. loro disprezzo verso Alessandro 4. loro disfatta nova supeiiorit e disfatta data ai Macedoni 6. Alessandro viene egli stesso a com batterli 7. A ltra legazione degli Sriti E u ro p e i. 16. Seno/onte prima di Alessandro non fa menzione dell Amazoni VII ia . Serse rongiiinge l Bllesponto con un ponte di navi V. < 5 . manda catene g i nell Ellesponto per incatenarlo.* sua empiet verso i Dei VII. 1). A rra iln , re di E g itto , invase gran parie d d t Asia, V III. 4. S ila , fiume dell ndia con acque rosi leggiere che m un corpo pud galleggiar vi , V III. 4. Silfio , erba a m i grata alle p ecore, III . ; i . Xpitamene, balte i M acedoni, IV. 18. b a ttu to : indi tradito ed ucciso d a' s u o i, e se ne manda il capo aif A lessandro, a. i m o . Alessandro viene in jusa; vi celebra il suo matrimonio 0 degli ami c i , VII. j. Nearco dalla navigazione torna in Susa. 4,

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tem pio di Aminone libico I I I . f. dal sale gP Ittio fa g i

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m i, V ili. i.

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^ T a n a i: dop p io fiume di questo nortie. IV . i . ano s e p i n l Asia dall'E uro * p a , ivi. T a u r o , m n nre, sua descrizione V. J . d ilan iato da* soldati con a ln i no T assila, la pi grande delle c itt fra l Idaspe e l 'i n d o fiu m i, V. 7. poni la , ivi. T e le nella Greci 1 si rib e lla , e viene n pagnata I. io. e seg. T ig re , fiera pi forte dell Elefante VITI. 11.' T ig ri, fium e, pi depresso dtll E ufrate, sbocca nel golfo Persico, V II. <. T ir o , c i t t , sua descrizione ed assedio I I. 19. e seg. presa i j . Tolommeo non si trov con Peucesta a difendere Alessandro, V I. 8. E* in
caricato di provvedete l apparecchio per Calano filosofo che voleva m o rire V II. 2-

, gente libera presso la Susiarn : eraqp senza l*nso della moneta** to t* l i m i ; la madre di Dario im e: cede p er essi 111 . 2%.

Die

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VIDIT y ro Kminentiss. et Reverendi. IX 9 . CAROLO CARD. OPPIZZO NIO A ichicp. B ononhe Joachim ns Cai). Ambrosi ffatrac T heol. Fub. t r o f . et Exam . Syno<UJii D ie 24. Sept. 1820. VIDIT P ro Excelso G ubem io D e n im c a t M andini S. T . D. P*rochoi cc E xaia. Syood.

Die i f . Sept. >820.


IM P R IM A T U R C am illas Ceronetti F ro v . Cn>