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iTiUSEPPE TOFFANIN

LA FINE
DELL'

UMANESIMO

%'b2

^
a ^

ac

g^

Milano -

TORINO

- Roma

FRATELLI BOCCA
Depositario per la Sicilia
:

EDITORI
-

Orazio Fiorenza
e

Plsbiio.

Deposito per :^apoli

Provincia

Societ Editrice Dante Alighieki (Axbhighi, Segati e C.) Italian Booe CoitPANT - New York

Napoli

1920

PROPRIET LETTERARIA

Padova

Tipografia del Seminario

AVVERTENZA

Questo lavoro era gi quasi del tutto pronto in appunti

quando venne

la

guerra

fu finito e steso in questi ultimi mesi.


s,

Tale notizia cronologica che, di per

non avrebbe im-

portanza alcuna,

mi permetto

di far presente al cortese lettore

per metterlo in guardia dal sospetto che, su qualche giudizio^


sullo stesso spirito generale dell'opera,

abbiano

influito

le

tendenze dell'ora che noi viviamo.


sto.

Il

sospetto sarebbe ingiu-

Questo un libro di
e

storia

condotto

su

indagini

molto

lunghe e pazienti

l'autore,

come pu intendere chiunque

abbia lavorato per un fine scientifico, non sarebbe punto contento se dovesse credersi, per esempio, che, nei suoi giudizi, lo

abbia talora incitato una civile avversione al germanesimo.


Si trattava,
siero
critico

insomma,
che
vuol

di

studiare

le

origini
le

del

pen-

dire

anche,
il

in parte,
e
i

origini

della

letteratura

moderna -

fra

1548

primi

decenni

del seicento,
sotto

in Italia. Tali origini io compendiai,

nel titolo,

la specie pi

comprensiva

la fine dell'

umanesimo. Sco-

prire questo nucleo fondamentale del pensiero italiano, dal quale


si

svolge quello del periodo cartesiano in Francia e del pre-

lessinghiano in Germania, sul quale meditarono

Cervantes in

IV

AVVERTENZA
e in Inghilterra Shakespeare, significava avventurarsi

Ispagna
in

un

territorio rimasto

quasi inesplorato, pur fra le tante pre-

ziose e spesso disinteressate ricerche degli ultimi cinquant'anni,

ne

si

poteva far ci senza eccedere, piuttosto che scarseggiare,

in precisione e pazienza.

Non
,

che manchino, pure


il

su questo
del

argomento, opere di pregio. Oltre

volume fondamentale

Flamini sul Cinquecento


del Saintsbury
;

ci

sono la Storj of criticism


dello

La

critica letteraria nel rinascimento

Spingarn
italiana

esce tuttavia,

in dispense, la Storia della critica


(l'

del Trabalza. Tutte opere d' innegabile pregio


fatto

aver

potuto correggere qualche inesattezza di


facile

vanto

molto

a quelli che vengono dopo),

ma

sempre ispirate a quel

sentimento della nostra storia letteraria su cui Francesco


Sanctis pose
il

De

suggello del suo fortissimo e nobilissimo ingegno.

Cotale affermazione cos largamente illustrata nel libro,

che sarebbe perditempo insistervi anche in questa nota preli-

minare. Basti ripetere che, per

il

De
il

Sanctis,

la

critica

mo-

derna comincia con Lessing e tutto


degli anni della controriforma

lungo travaglio nostro


esistesse.

come non

Mi

pare
di

che sia perfino non al

tutto

chiaro

(sebbene

con

un

po'

buona volont
riuscisse

si

possa giustificare questo ed altro) come egli


la

conciliare

sua fede nella storia come


disprezzo

eterno
secoli

progresso, con quel suo travolgente


della nostra vita letteraria,

per

due

nella quale non

un germe d'avla

venire gli

capit

di

discernere.

Suggell

con

sua

mano

sicura queir enorme cumulo di commenti aristotelici, e non si


accorse d' essersi cos preclusa la via a trovare, nel corso della
storia letteraria italiana,

una cosa italianissima


problema

punto tradei

scurabile:

il

sorgere

del

critico. L' unilateralit

suoi giudizi sulle idee del romanticismo non che


di questa cagione.

un

effetto

Gli storici venuti di poi, fra

quali

maggiori ricordati

pi su, seguirono

tutti,

su questo punto, l'iniziatore

De

Sanctis

AVVERTENZA
e solo per dovere di studiosi disinteressati
fecero

si

ad aprire
che

anche

grossi volumi sigillati

da

lui.
si

Ma

un

po' vero

difficilmente si

trova quello che non

cerca e che, a scorrer


della scienza, senza
dialet-

quelle pagine per


fede, nel

un

cos rassegnato

amor

valore intrinseco di esse e nello svolgimento


storia,

tico della loro

ma

solo con la speranza di

racimolarvi

sperduti presentimenti di idee moderne, per lo pi in contrasto

con

lo

spirito del

tempo

loro,

difficilmente la materia riveler

quegli altri aspetti rimasti in ombra nel primo giudizio sommario. Per intenderci,

mi spiegher con

l'

esempio del Trabalza


merito
di

tanto pi notevole, quanto maggiore

il

quell'in-

signe studioso la cui opera, ad ogni modo, per altri suoi pregi
molteplici ed evidentissimi, viene

a colmare una lacuna della

nostra storia letteraria e rester, per gli studiosi, prezioso sussidio.

Ma le

secondo

il

mio

fallibilissimo avviso

a far co-

noscere

origini del pensiero critico italiano in questo breve,

unico, interessantissimo

momento

della nostra storia, quell'opera

non

si presta. Il

Trabalza, in perfetta coerenza con quel presup-

posto de sanctisiano, mette insieme, senza dare importanza all' e-

norme

distacco,

autori della

prima
e

e autori della seconda

met

del cinquecento,

un Fracastoro
uni e gli

un Varchi,

uomini

ancora

imparentati con l'Ariosto e uomini gi presi nel raggio della


controriforma
:

gli

altri accoppiati

sotto

quella luce

dei presentimenti moderni, cosi fioca,

sbiadita, insufficiente a

lumeggiare

contrasti di quell' et.

Ma, invero, pochi momenti


met

della storia si presentano in cos improvviso e quasi fulmineo


conflitto

come

la

prima

la

seconda

del

cinquecento.
:

Meno che
intorno al
del

di decenni proprio questione di anni. Considerate

1540

si

parla ancora

di
i

letteratura
facili
:

con

le

idee

Sannazzaro

e del

Fontano, con

comodi concetti

convenzionali

dell'

adornare

e simili

portatevi nel decen!)

nio successivo (venf anni appena dopo la morte dell' Ariosto


e vi

trovate in

uno sterpaio

di problemi critici e di questioni

VI

AVVERTENZA

dialettiche che vi
tato

il

capogiro,

come

se

il

mondo

fosse

muuno
di

dalle fondamenta.

Ma
si

gli

uomini sono anch'essi mutati


anni prima,
.

in realt. Alessandro Piccolomini che,

era

spregiudicato umanista,

raccoglie allora
il

in

un

fervore

meditazioni sullo sfondo delle quali


gli
si

problema della
anch' egli

critica

rivela

Benedetto Varchi

si

fa

contemporaquella

neamente pensoso della letteratura

e dell'

anima

vuol

rinnovare in Aristotele, questa nel sacerdozio.


Proprio fra quegli anni della
cento,
s'

seconda met del cinque-

erge,
il

come

fosco castello in

mezzo a campagna comgli

battuta,
le

Concilio di Trento
e

dove

ambasciatori

di tutte

inquiete

contrastanti idealit

dell'ora

sembrano darsi
si risolve

convegno per una suprema diatriba. Questa non

con

una

pace,

ma

con una sfida pei


s'

secoli,

nella quale
parlato,
si

anche la
comproi

letteratura,

di cui
il

implicitamente
si
:

resta

messa. Quando

convegno

scioglie,

partono

da essa

rappresentanti di due mondi

latinit e

germanesimo.

Per quanto
di dir troppo,
tico

ci
i

riguarda, possiamo affermare, senza tema


rapporti fra
il

che

nascere del problema cri-

controriforma e riforma, non erano stati studiati


ecco,

mai.
qua,

Ed
quel
vita,
dell'

a considerare quegli

autori
di

movendo
nuova
e

di

mondo
un

di piccoli

uomini

s'anima
si

intensa

palpito di

comuni esitanze

trasmette dal ragionare


si

uno a quello

dell' altro, e tutto

quel moto di idee

svolge

in cos stretta progressione dialettica che questo solo basta a


farvi persuasi d'avere infilata la via maestra.

Ma, proprio a questo punto,


diventare anche

lo

storico

in

dovere

di

un

po' pi noioso che all'


il

argomento gi grave
fermarsi a isolare
e,

non sembri convenire. Si sa bene che

per quant' possibile, finire, certe figurette secondarie e scolorite

come un Robertelli
dialettiche,

un
in

Maggi,
certi
si

seguirle
aspetti
di

in

loro

an-

gustie

studiarle
quelle,

loro

umacon

nit travagliata da

come

potrebbe

ben

fare

AVVERTENZA

Vii

personaggi di grande rilievo, necessariamente un' umile fatica,

massime quando

il

mezzo ideale

si

trovi

ad

essere

la
se,

filosofia

scolastica galvanizzata dal Concilio di Trento.

Ma

poi,

da questa paziente ricostruzione, voi sentite che vien fuori

davvero la fisonomia di un' et e vi par di capire quello che


v' era

rimasto oscuro dapprima, allora prendete animo a


fai'ci

du-

rare nel vostro sforzo e a

durare
Il

il

lettore

con la propoi

messa

d'

un

compenso
di fatica.
e

adeguato.

quale

un

pro-

lungamento
della

Perch, quando siete arrivati in fondo


avete

prima parte

ben

inteso

che

cosa

sia

questo
tutta

italianismo
la critica

dal quale, bene o male, prese le mosse


allora
vi

moderna,

appare,

come apparve a me,


che,
se no,

necessit inerente alla natura stessa

dell'opera,

resterebbe

monca

e povera di

significato,

vedere come

questo

primo tormentato nucleo di pensiero

critico fosse elaborato nel

mondo
tedesco,

della riforma, che conduce a Lessing e al romanticismo


in

quello latino di

Cartesio,

che

conduce

al

nostro

romanticismo.

Per arrivare a

ci

era

necessario

decidersi

studiare

questi piccoli uomini nel loro ambiente storico senza prevenzioni e senza fretta.

Questo

io

credo

d'aver fatto

con

una

lettura scrupolosissima dei documenti letterari che ci rimangono.

Aggiungere

al

libro

una

bibliografia,
:

specie

dopo l'ulla

tima del Trabalza, mi parrebbe superfluo


natura stessa
dell' opera,

ma, poich, per


di

sovente m' avviene

trovare

inte-

resse in scritti che possono

non essere
le

ricordati altrove, io

ho

sempre

citate

pie

pagina

opere

di

cui

parlavo,

alle

quali attingevo o pensavo che altri, volendo approfondire quel

punto, potesse attingere. Cos la


essere,

mia

bibliografia si trova ad

nel libro stesso, razionalmente disposta.

'Mctggio

1919

G. T.

CAPITOLO

I.

Umanesimo
SoiMABio.

e controriforma.

Poetica di Aristotele
se n'

1. Una data: 1548. Il Concilio di Trento e il primo commento alla - Perch il Medio Evo non se ne occup - Perch non occup il rinascimento - Vaghe curiosit critiche di Benvenuto da Imola
-

e di Coluccio Salutati

Il

trionfo di Platone - Il Poliziano e

la

Uo\.r,z'.xri.

2. Improvviso sorgere del problema


-

critico tra la riforma e la controri-

forma

Improvviso culto della Poetica

come reazione

al

rinascimento

Desiderio di una scolastica critica parallela alla filosofia scolastica del Medio

Evo
si
-

La Chiesa prende
i

le

parti di Aristotele contro Platone.


- Il

3. Come
di

debbano intendere

rapporti fra Chiesa e letteratura


-

Cardinal Sirleto
queste
le

Schiette e profonde inquietudini del tempo


critiche

Sotto

1'

impulso
quali

r Italia concreta le prime idee mosse tutte le nazioni europee.

moderne

dalle

prendono

In quel progressivo intristire dell'ambiente

letterario

civile,

che

si

manifesta gi nella prima met del secolo


e

XVI, procede
del
seicento,

via

via fino agli oscuri fenomeni del secentesimo

ed

spesso chiamato, con espressione piena di allusioni, et del


di Trento,
di

Concilio

molta evidenza,

una data non molto adoperata nei servigi della storia, ma ci si offre come punto di partenza e come comfatti

pendio dei primi

relativi a quel

movimento

spirituale

che ora
lavorava,

intendiamo descrivere. Neil' anno 1548, mentre a


cui doveva uscire cos mutato e contrastante
ropa,
stica,

Roma

si

fra illusioni e dubbi, a preparare e a procrastinare quel Concilio


l'

da

aspetto spirituale d'

Eu-

un giovine udinese,
offriva a
di'

sceso a Firenze con molta dottrina umaniil

Cosimo de Medici

primo commento

all'

Arte poe-

tica

Aristotele.

L'animo

del Robertelli

non sospettava - ne siam

certi

- che quella sua ambizione erudita, iniziava, per la letteratura,


del Concilio di Trento
:

r et

ma

il

genio della storia aveva stabilito

ToFFA^ix.

La

fine dell'

umanesimo.

CAPITOLO

I.

COS perch,

da quel giorno - proprio da quel giorno il

1'

Arte poe-

tica

diventa

canovaccio su cui una gente, preoccupata e offuscata


le

da grandi pensieri e da meschini pregiudizi, tesse


scolastica letteraria e si prepara

trame d'una
si

due

secoli di

decadenza che
fine

chia-

mer prima secentesimo


ticismo.

e poi

Arcadia e avr

solo

col

romand'im-

Ma
non v'

perch dunque

il

famoso frammento
che non professi
i

aristotelico

che,

provviso, veniva in luce


letterato,

come

dispensiere unico
di

di

sapienza, sicch
e
si

poeta,

conoscerlo

non
suc-

pretenda di svelarne qualche segreto, e

commenti

ad
1'

esso

cedono via via, interminabili, monotoni, grevi, perch

Arte poetica

prima

di quel

tempo, pur fra tanto culto delle cose antiche, era stata

Medio Evo la spiegazione assai facile non conoscevano il greco graecum est, non potest legi; e della Poetica parafrasata e ingenuamente commentata da Averro non si ricorda
lasciata in disparte ?

Per

il

che una versione latina nel 1256

fatta

da Ermanno

il

tedesco. Nes-

sun bisogno
lacuna

si

poteva sentire, in quel tempo, di una teorica lavorata


;

su capolavori non conosciuti


tal

n, d' altra parte, potevano

dolersi
s'

di

gli scolastici la cui sconfinata

reverenza al maestro
ereditate,

apdi

pagava volentieri
risalire
alle

di formule

aristoteliche

senz'obbligo

fonti.

Solent quidem plerique ex duobus vel


fabricare
:

trihus
(*)

Aristotelis dictis,
lor

dogma integrum

>

dir

il

Patrizzi

di

metodo per
il

rispetto alla filosofia

per rispetto alla poetica avevano

gi

dogma
il

del poeta theologus.

Ma non
libro tenne

affatto inesplicabile neppure

il i

silenzio che su questo

Rinascimento, anche dopo che


i

maestri greci avevano

portato dalla patria

modelli ispiratori di esso,

anche dopo che

gli

umanisti nostri s'erano dati a frugare, nella polvere degli archivi,


i

dimenticati manoscritti tra

quali affiorava sovente

il
:

cimelio ari-

stotelico.

r apersero,

lo lessero, lo ricopiarono,

anche

ma

lo ripo-

come un importuno stonato e pericoloso. tanta la distanza che separa lo stato d' animo degli umanisti da quello della Poetica d' Aristotile (almeno come fu poi intesa tra noi, e quale entr nella formazione delle nostre prime idee critiche) che non un
sero, poi, tra la polvere,

naturale progresso del rinascimento poteva condurci a familiarizzare

con quella,

ma

piuttosto, se mai,

una rivoluzione

la

quale avvenne

veramente nel periodo del Concilio di Trento.

Questo principio mi

(')

Cfr.

Rbnan

Averroa

et

V Averroisme

(Paris 1861) p. 386.

UMA^'ESDIO E CONTRORIFORMA

par fondamentale per la intelligenza della storia della critica italiana


e di quella europea.

L'ammirazione quasi fanatica del rinascimento per l'antichit


fece bens abbattere o dimenticare
il

vecchio concetto del poeta


altro.

teo-

logo,

ma non

arriv

a sostituirvene alcun

Quell'appassionato
all'

entusiasmo, che, per sua natura, non pu mai arrivare


al giudizio critico, si risolse

analisi e

anche allora in una sconfinata ammira-

zione del particolare, cio della forma, e in

un

dispregio notevole del

recente passato.

facile

conchiudere che, per questi uomini, un vero

problema
qualche

critico

non

ci fu (*) e

invano

si

cercherebbe di concretare

pensiero complesso e preciso da ci che resta di Giambattista

Pio e Filippo Beroaldo, di Ermolao Barbaro e di Scipione Fortiguerri, di Codro Urseo e di Agnolo Poliziano. Quanto a certi pi intimi
aspetti del loro

modo
con

di considerar la poesia, ci verr spontaneo

di

riconoscerli e accennarli via via, quasi

sempre per ragion

di contrasto,

paragonandoli

quelli

dei

loro tardi successori cinquecenteschi.


i

Chi poi voglia considerare come veri successori di quelli piuttosto


grandi ribelli
dell'

ultimo cinquecento, come

il

Bruno e

il

CampaneDa,
dai
si

deve
padri,

riferirsi

non a idee concrete che questi abbiano


i

ereditato

ma

a quel generico sentimento di libert ch'essi

trovarono
del
alla

a provare e iniziare per

primi vincendo la

soggezione
fino

Medio
morte

Evo. L'essenza dell'umanesimo, dai suoi


dell'

primordi

Ariosto, gioia di liberazione dagli impacci d'

un mondo defunto
divorzio fra

e quell'oblio che significa, ripetiamo la vecchia parola,


l'arte e la vita.

Ma

ne avevano bisogno per accogliere e assimilare


i

quel reduce spirito antico, sicch

non

sopiti

dubbi sulle

finalit e

l'essenza dell'arte venivano facilmente acquetati con le

immaginose
se

affermazioni che la poesia d' origine divina, simbolo e velame di

sapienza

alle quali

non corrispondeva poi nessun principio

non

r entusiasmo
e porre
il

schietto

ma

vago e

la

conseguente rinuncia ad accettare

problema.
gli intellettuali laici, i

In quel ribasso della scolastica, fra

Greci
al

giungono a Firenze portando con s


cristianesimo Platone o Aristotele
;

la questione se pi

convenga

e le universit nostre

si

dichiarano

per l'uno o per l'altro:

Firenze platonica,

Padova

aristotelica;

(*)

Si

vedano ad ogni modo

le sottili

osservazioni
*

del

Vossixb: Poetisehe

Theorien in der italienisehen Friihrenaissance

(Berlin 1900).

CAPITOLO

I.

ma
li

gli

umanisti, allora, sembrano non sospettare che una tal questione

potr riguardare
il

un giorno

assai

da vicino.

E non

solo sfuggiva

loro

problema massimo dei rapporti


il

fra letteratura e morale, tanto


li

pi che r uso e

culto di lingue morte, ignote alla maggioranza,

poteva ripersuadere del distacco fra arte e vita:


stioni formali e tecniche

ma

neppure

le

que-

un

po'

complesse riuscivano a prender figura


antica
in

in quella loro estatica ammirazione della bellezza

cui

la

venust della forma e la serenit del pensiero parevano occupar


lo sforzo dell' intelletto.

soli

Altro che Poetica d'Aristotele


si

Eppure

lo sa-

pevano che c'era e che vi


Vedete un piccolo e

trattava

della

poesia

con

profondit.
d'a-

isolato episodio.
il

Quando un pensoso uomo,


si

nimo
che
si

fra

r antico e

moderno, come Benvenuto da Imola,


alla

pens

di preludere al suo

sforzasse di

commento vedere un

Divina Commedia, con un prologo


cos' era

po' addentro che


?

in

sostanza

r alta tragedia di Dante, sapete che fece


tare

Solo- solo

venne a consularabo
il

r unica parafrasi
s'

della Poetica aristotelica che ci fosse, quella di

Averro e

attenne

all'

ingenua interpretazione del


aveva assegnato
se le

filosofo

(')

che, ignaro del teatro greco,

alla tragedia
filosofo

fine di
in-

lodare e di biasimare,
tese cos.

come

parole del

andassero

Ma
zion

gli

umanisti non provavano di questi bisogni:

il

loro quasi

mistico entusiasmo
critica
:

non arrivava neppure a quel tanto

di

rielabora-

necessario per cercare di riprodurre o imitare le opere


e se qualche

degli antichi

minore tent ingenui ricalchi della comnessuno os far ci coi


tra-

media

classica e del Teatro di Seneca,

gici greci. Il loro stato d'

animo, a questo proposito, pu essere rap-

presentato dal pi vero umanista fra gli umanisti, Coluccio Salutati,

coetaneo di Benvenuto.

Ripensate al bellissimo fatterello raccontato in una sua lettera

(*).

Una

notte egli

si

trova desto con

questo improvviso pensiero:

che,
gli

alla fine, anch' egli

avrebbe potuto scrivere un poema epico come

antichi. Detto fatto, considerando

quam
ft-a

aride

pugnam
all'

Thessaloni-

cam Lucanus
s'accorge che,

adnotasset
l

pensa di

mettersi
l'altro,

opera.

Veramente

per

l,

gli

manca,

l'argomento.

Ma

ere-

(')

Benvenutus DE

Imola.

Commentun super Dan li." Adinhiri/ Comnrdidm


F.
iorau
-itUUi'l (i<\
i'ihMlCi.l

(Barbera, Firenze 1887) p. 8.


(*)

Coluccio Salutati: Epistolario a aura di


1.

Italiano. Fonti per la storia d' Italia), V. Ili,

6, p. 58.

UMANESIMO E CONTRORIFORMA
dete che questo gli sembri grave impaccio ?

No qualunque argomento
:

sarebbe stato buono, purch

egli

avesse saputo

adnotare

>

e allettare

con
fini

la

torma

il

gusto del pubblico. Dei vasti ed oscuri congegni - e


:

- del poema epico, Coluccio non vede che 1' adnotare e tosto si sarebbe messo all'opera, ci assicura, se, per sua fortuna, non si fosse fatto a considerare quante noie avevano a^1lto gli antichi, per esempio
Ovidio, dallo scriver poemi, quanto fosse incauto mutare la serenit

del lettore con l'inquietudine dell'autore, quanto fosse savio godersi


in pace la lettura degli antichi

poemi concessi da Dio


di nuovi.

alla

sua gene-

razione, e

non pensare a farne

E cos fece. Un poema epico


tanti scrupoli
il

la storia,

per tacer d' altro ?


del

quei rapporti
di

fra storia e poesia che, sul

finire

rinascimento,
letterati ?

turberanno

cuore dei poeti e dei

Non una
fatto

parola di

tutto ci.

Certo quel vago Platonismo


tener lontane pi stringenti

ficiniano

pareva
all'

apposta
dell' arte

per

domande intorno

essenza

che
la-

un sopravvivere
sciare senza

dello

schematismo scolastico non avrebbe potuto


risposta.
la poesia si viene a

una qualche

Dal Petrarca in poi


dalla vita e ispirando a
vita se

mano a mano

staccando
la

un
il

culto della bellezza che

non ha con
e

non

le relazioni di
ci

un sogno. Nessuno pensa a domandarsi


progressivo peggiorare dei costumi
la

che rapporti

siano fra

letteratura, o se questa possa venire adoperata in vantaggio di quelli,

sicch, in cos aperta scissione fra

ideale

e reale,

il

Pulci

guarda

ironico dal suo spensierato realismo plebeo, l'irraggiungibile idealit


ficiniana, e
il

Ficino vede appena, dalla sua altezza, le lontane

(').

fa-

bellae
pii,
i

Pidcianae

Non

dunque meraviglia che uomini anche


con fervore principi
lette-

quali, magari, in altra sede, diffondevano


poi,

di

morale e di religione, applaudissero

senza scrupolo, in

ratura, forme

non

caste di poesia o certe beffarde uscite


:

ariostesche

come quella famosa


fu

il

vincer sempre mai laudabil cosa,

vincasi o per fortuna o per ingegno.

Forse a chi avesse loro opposto:

Non

vi pare che possa riuscir

(*)

Della. Torbe

Storia dell' Accademia Platonica^ p. 828 (Firenze, Carne-

secchi 1902).

CAPITOLO

1.

pernicioso al lettore questo abbellirgli con la poesia

l'

errore e la colpa,

questo rappresentargli vittoriosi gli iniqui ?


di rispondere a sufficienza

essi

avrebbero creduto
est

con

l'

antico

lasciva

nobis

lingua^

sed vita proba

Qualcuno avrebbe potuto anche dire al Poliziano Se dunque r arte dei Toscani pi. non ti piace, torna veramente alle forme degli antichi che tu adori Ma sai tu che cosa sia un poema epico ? Che cosa sia una tragedia ? E su che cosa l' una e l' altra si reggano ?
!

allora

il

grande umanista sarebbe rimasto forse interdetto e avrebbe

ripensato a quel suo

poema

epico

interrottosi

quasi da

s,

press'

poco come

il

sogno di Coluccio.
le figure dei

Questi due episodi avvicinano strettamente


nisti,

due umainterru-

il

sogno di Coluccio appare

il

commento migliore
s'

all'

zion delle

Stanze

Anche

il

Poliziano
in

era

accinto

scrivere
di

un poema
nell'

epico quasi

sbadatamente,

un improvviso
il

rifiorire

luminosi fantasmi antichi, come se tutto

segreto

dell'arte

stesse

adnotare

Ma
il

tosto che

il

primo volo

di fantasmi si fu spie-

gato,

il

sogno epico svan, com' era svanito in sul nascere quello di

Coluccio.

E
:

forse

Poliziano avrebbe risposto

al

suo

mefistofelico

oppositore
ci

Io molto

amo

e quasi adoro veramente gli antichi,

ma

che tu

dici ignoro e quasi

bellezza di qualche antica favola


ai

non oso indagare. Vedi? Quando la mi seduce, io non oso appressarmi

congegni dell'antica tragedia che Sofocle conobbe,


nell'

ma

cerco

pi

da presso a me,

umile sacra rappresentazione, la forma


il

facile e
>

piana di cui, per esempio, vesto, come posso


Cotal discorso del mefistofelico oppositore
retorica pura,

mitico dolore di Orfeo

ma

ci

suggerito da

e indimenticabili in cui la storia

non del resto immagine uno di quei particolari minimi adombra sovente le sue confidenze
il

pi profonde. Perch, un giorno,

Poliziano
i

si

trov

veramente a
e

faccia a faccia col suo Mefistofele tra

plutei
si

d'una biblioteca:
in
1'

ne sostenne curiosamente

lo
Il

sguardo

ma

ritrasse
<

tempo per

non rimanerne

offuscato.
il

suo Mefistofele fu

Arte poetica
s'

di alta

Aristotele. Ci racconta

Robertelli che, quand' egli


>
1'

accinse

all'

impresa d ripulire
s'

ex maculis

opera inesplorata e quasi sepolta.


manoscritte, che

imbatto, con sua meraviglia, in due copie


tutte o

dovesua,

vano essere

due

di

mano

del Poliziano. L'

una era certo


accinto

r altra, che pareva


fatica se

di parecchi
il

anni anteriore, quasi per certo.


a

chi altri - si chiede

Robertelli - poteva essersi

quella

non

il

Poliziano,

vir mehercule curri

antiquis

eonfereri-

UMAXESIMO E CONTRORIFORMA

diisH

(').

Dunque l'infaticato
il

esploratore della bellezza antica aveva pur


di
l'

Toluto riconoscere

codice critico
di

quella, ci

s'era

fermato

su,

e' era tornato su a distanza

anni,

aveva anche
quasi,

trascritto.

Ma
ri-

non ne aveva

fatto

nulla;

l'aveva riposto senza impararne motto,

senza lasciarne cenno nell'opera


cordare. C'era forse perfino
del

sua

e,

senza

volersene

dispetto

nel

Poliziano
il

che

risep-

pelliva tra le vecchie carte la

sua fatica:

c'era

medesimo

stato

d'animo che un dimenticato poeta moderno rappresent nel marito


di

Monna

del Giocondo

il

giorno in cui Leonardo gli present

il

ri-

tratto della moglie

dall'ambiguo sorriso. Ricordate la graziosa


< bei gigliati

lirica
>

del Panzacchi ?

sereno mercante tutto inteso ai

d'oro

amava con

fiduciosa efi'usione la sua

donna

dalla

fresca

bellezza e
il

non aveva angustie nel cuore.


verista, le fa, alla

Ma un

bel giorno Leonardo,

primo
lei

sua maniera, un
fa

ritratto,

e svela sul volto di

certo
tutto

ambiguo sorriso che un misterioso intimo

intravvedere a Francesco del Giocondo

inafiferrato in quella

sua donna che egli


ri-

credeva di possedere completamente. Sotto l'impressione di quel


tratto, gli

parve che la Gioconda

gli

sfuggisse; se la prese
il

un poco

col pittore, da cui forse, prima, aveva sollecitato


fece col

lavoro,

capo un cenno

di scontento
(^}.

il

ritratto

rimase al suo pittore

Anche
quasi con
l'

il

Poliziano era innamorato

dell' antica

poesia e

V amava
la

istessa effusione serena del

mercante fiorentino per

sua

donna

forse anch' egli era venuto a

guardar

la poesia nello specchio

della poetica aristotelica,

con

l'

istessa ingenuit

con cui l'altro era


specchio
gli

andato a guardare
tutto

il

ritratto.

Ma,

ora, quello

svelava

un mistero

di inafferrabili intimit e di difficolt insospettate.

Fece col capo un cenno di scontento

e rinascose la Poetica tra le carte della


legislatore del rinascimento rimase, se
tore, alieno dall' impicciarsi

biblioteca

medicea. Cos

il

mai, Orazio, bonario

legisla-

con

la filosofia e dal porre troppo categoil

riche questioni, cos accomodante che


et

solo suo verso

un

po' rigido

prodesse rolunt

et

deleetare poetae

(')

RoBKKTELLi

Commento Pref.

(edizione cit cap. Eobertelli).

PANZACcm

Poesie. Zanichelli, Bologna 1908. p. 543.

8
si

CAPITOLO

I.

poteva leggere benissimo, con rispetto


:

della

metrica

del

buon

senso

aut prodesse volunt aut deleetare poetae.

Ma, quando,

sotto

l'

inquisizion di Lutero,
il

un improvviso
nelle

fer-

vore di responsabilit

occup

pensiero

latino

sue manife-

stazioni molteplici, anche la letteratura si sottopose a queir universale

esame

di coscienza. Il

primo impulso

al concretarsi

d'un problema
del quale

critico nel cinquecento,

venne da un problema morale, dopo


pi.

presero forma tutte le altre questioni


la poesia cerc di chiarire le

strettamente letterarie. Allora


i

sue origini,
di cui
:

suoi

fini,

suoi rapporti

con quella corruzione del mondo

la

rivolta
l'

luterana

aveva

dato rapida e pungente consapevolezza

e cos, sotto

assillo di questi

nuovi bisogni

spirituali,

col favor della

Chiesa che prendeva decisa-

mente
fra le

le

parti

di Aristotele contro Platone,


i

della decadenza della scolastica tra

dotti,

mani

degli umanisti

quasi da s

non ultimo responsabile Arte poetica venne sola, s'accord alle nuove
1'

inquietudini, e le inform.
si

fenomeno rarissimo
critico
:

la rapidit

con cui

un decennio mut l' aspetto della letteratura. Vedete per esempio: nel 1547 un problema critico che ci tiri fuori dalle idee generali del rinascimento non esiste ancora nel 1557 e' gi tutto un sistema di concezioni e di opere che sembrano nate dal nulla, tanto sono nuove e diverse, nella sostanza, da
concret allora
il

problema

quelle di pochi anni prima.

Bisogna

insistere su questa analogia fra

il

costituirsi della filoil

sofia scolastica

medievale intorno aV opus aristotelico e

costituirsi

di questa tardiva e alquanto

morbosa

scolastica letteraria intorno alla


filosofia,

Poetica proprio quando

cominciava per Aristotele, in

una

clamorosa decadenza. Proprio allora, per usar la frase d'uno straniero,

mirabilmente versato, per esser


stra,
la

tale,

nella vecchia storia di casa no-

dottrina di Aristotele ascende allo stesso grado di autorit


cattolico
(').

del

dogma

Pare che

nostri

scrittori

s'

accorgessero
rispetto

d'improvviso che V opus scolastico era rimasto monco, per


alla letteratura, e che, in quella repentina reazione al
s'

rinascimento,

accingessero a completarlo con fretta


il

un

po' inquieta,

prima che

tempi nuovi portassero via tutto

sistema.

Ma, se

si

vuol insistere

f)

Il

Spingahn

La

critica letteraria nel rinascimento (Bari, Laterza 1905).

UMANESIMO E CONTRORIFORMA
nel paragone, la differenza essenziale fra

l'

uno

V altro

fatto,

quella
si

che gi abbiamo

indicata: si che, mentre

Dante,

per

esempio,

poteva muovere libero e creatore pur

nell' orbita scolastica, sicch al

suo tomismo non sono

estranei

elementi
della

di

avicennismo,
mistica

averroi;

smo,

agostinismo

di

tante

correnti

medievale

in

quest' ultimo suo trionfo, invece, Aristotele diventa inesorabile e duro

con

l'assillo delle

sue formule aguzzate da una sagace indagine


s'

filo-

logica. Cos, alle vecchie rivalit grammaticali,

aggiungono a rinfoe
della
:

colare le gelosie

umanistiche,

quelle della filosofia

morale.
(')

Non

sono pi

feroci umanisti del

400 - osserva H Dejob


raro
fra

luc-

cichio di

pugnali

balena tuttavia non di

l'una

e l'altra

interpretazione d' un rigo della Poetica, sicch questo nascente fosco


edificio ideale

viene cementato anch'esso da


si

quel

sangue

umanista

che un secolo prima

versava piuttosto per la conquista d'un ma-

noscritto o l'interpretazione di

un verbo.
d' Aristotele,
e' era,

favorire

questa

palingenesi

dicemmo,
e

il

risveglio della Chiesa

come

forza politica, la quale, turbata dagli effetti

dell'umanesimo,

si

volgeva ad esso con animo sospettoso


si

mutato,

considerava quanto peggio del vecchio Stagi rita


la religione
il

fosse accordato

con

nuovo Platone

e,
il

conservatrice per eccellenza, mirava


passato che a rinnovarsi e a rinno-

piuttosto a richiamare in vita


vare.

Questo solo spiega

la tenace e assidua
i

guerra che vien


fiorentini

mossa
tempi,

in questo

tempo a Platone, dopo


,

suoi

trionfi

dell'acca-

demia quattrocentesca: ed
fede,

tal

guerra, luminoso segno

dei

perch ispirata non da un'effettiva sostanza di pensiero avverso alla

ma,

Mi
vano
trov
le

soccorre

una specie di pregiudiziosa antipatia. una peregrina citazione. Alcuni anni fa, quando infieripolemiche sul modernismo, uno scrittore gesuita intransigente,
si

direbbe, da

trovandosi a rievocare, di passata, questo

periodo
:

del

rinascimento
neo-

modo

di sbozzare
la
filosofia

il

paragone seguente

La

filosofia dei

moderna di quel tempo > (*). Il paragone, certo, tirato, ma, intanto, da un competente fu fatto. Basti un solo episodio riferito dal Dejob. Nel 1574 il Mureto, umanista largo d'idee, ma
platonici era

devotissimo, incomincia

un suo

corso su Platone alternato con

uno su

(})

Charles Dejob

Un

professeiir

fran^is en

Italie

dans

le

seconde moi-

ti

du
(-)

XVI
Padre

siede

(ed.

Thorin 1881).
:

Ramondo Rciz

modernisno religioso. Conferenze (Torino 1911)

p.

15.

10

CAPITOLO

I.

Cicerone e basta conoscere un poco


autore non
l'

il

Mureto, per pensare che


difficili

il

primo
il

avrebbe tratto a conclusioni molto pi

che

se-

condo.
tore

Ma

il

nome
l'

solo di Platone
il

dava noia.

tosto

giunge

al let-

r ordine

di troncare

corso su questo e di

continuare invece

a suo

beli' agio

altro su Cicerone. Parlasse di Giovenale, di Tacito,

di Seneca,

ma non
si

parlasse di Platone

Perch
altra

Per

la

stessa

ra-

gione per cui, invece,

le edizioni di Aristotele, belle o brutte,


l'

con o

senza commento,
travveleno

succedono

una

all'

come

fossero

un con-

un

talismano.

Ne
mento.

di

apro a caso una del milleseicentocinque, nuda e senza comPerch - mi chiedo - 1' editore ne ha sentito il bisogno?

Trovo
filosofi

la risposta nella

breve prefazione

per combattere

perfidi

Germania.

la Poetica

ne beneficiava.
anche su
per

Ma, prima

di andar oltre, bisogna intenderci


storia di

ci

evitar di confondere la

questo

svolgimento

spirituale con

quella dei suoi indizi esteriori, la causa con gli

effetti;

per non
del

ri-

dare luogo alle vecchie,


tembrini
il
:

affrettate,

sempliciste

conclusioni

Set-

falso della falsato


;

forma nasce dal


stessi

falso della

coscienza ....
la

buon gusto fu

da quelli

che avevano falsata


si

co-

scienza, dai gesuiti


s

e per quella maniera che

(').

chiama marinismo
controriforma
:

deve chiamar secentismo

Nessuno pensa certo


storia

di negare gli

influssi

della

sulla letteratura e un' aperta vigilanza di quella su questa

e se

una

documentata
di

di tali rapporti

non

stata

ancora messa insieme


facile e breve)
libri

con rigore
di essa si
tal

metodo (che non sarebbe impresa


riferiscono.
i

molto
che a

pu comodamente raccogliere da opuscoli e


si

materia

Sono questi
zia della
s'
il

giorni in cui la vaga

e,

in certo senso, sentimen-

tale inquisizione del

Medio Evo

si

schematizza nella logica burocrail

Congregazione del Santo Uffizio che

21

Luglio

1542
l

istituiva

su proposta del Cardinal Carafa (futuro Paolo IV). Di


;

pensiero religioso ufficiale giudica, vaglia, indirizza

ed uno degli
lette-

Uffici della
rati.

Congregazione assegnato alla corrispondenza coi


sulla scorta dei manoscritti, che oggi

se,

permesso di conUf-

sultare negli Archivi Vaticani, varchiamo la soglia di quel tale

(')

Settembrini

Lexioni di letteratura italiana,

t.

II,

cap. LXIII.

UMA^iTSIMO E CONTRORCFOEMA

11

fizio, vi

troviamo, vive, vigilanti, operanti, certe rappresentative, grandi


l'

figure di Cardinali, ai cui piedi talora

inquietudine del secolo

riflui-

sce e si aggira

come una povera acqua cosparsa


gli altri,
il

di cose morte, intorno

a marmorei Nettuni, Spicca fra

infrangibile e

pur dolce nel


di calabrese,

suo convinto rigore,

Cardinal

Sirleto,

mistico volto

cui la purezza degli intendimenti concilia


zione,

una simpatia, un'ammirail

un
il
(').

interesse pi forti d'ogni

malignit e d'ogni pregiudizio.

Egli

confessore d' Italia

<

e non solo d' Italia - osserva


cattolico
i

De-

job i

Da
non
la

tutti

punti del
il

mondo

sapienti gli

propongono

loro dubbi, implorano

suo consiglio, testimoniano, coi loro ringra-

ziamenti,

solo della sua scienza,

ma

anche della sua compiacenza


molte
e

>

Yale

pena

di ricordare

qualcuna delle
sola busta
solo
gli
il

interessanti

notizie che

il

Dejob ha ricavato

aprendo nella Biblioteca Vaticana


(*).

(fondo Regina di Svezia)


chio davanti al
loro piet,

una Cardinale non

Vi

si

scoprono in ginoc-

innumerevoli famosi per la


ci

ma

anche uomini quali

Sigonio che oggi

appare come

uno

degli spiriti

meno

impacciati del tempo suo.

E
tori,

mentre

il

Sigonio gli chiede

come debba
intomo a

regolarsi

con una
il

notizia poco canonica da

lui scoperta

S. Pancrazio,

Vetsi

che vorrebbe procurare un'edizione espurgata del Boccaccio,

rivolge perci al Cardinale

medesimo che aveva

raccolto

note innue pro-

merevoli non solo sul Boccaccio,

ma

su

tutti gli autori sacri

fani per tenerle a disposizione dei dotti.

Ed

era,

il

Sirleto,

nobilis-

simo mecenate, n chiedeva, in compenso dei


o carmi o marmi,

largiti favori, apologie

come

suoi colleghi del braccio secolare,

ma

piet

di tal natura quale si

manifesta per esempio in questa lettera d'un


il

umanista di Bevagna: Alfonso CeccareUi,


la richiesta d'

quale cos conchiudeva


se

un

difficile

favore

<

.... io gli prometto,


cose, e

ho

da

vivere,

come

spero, palesare al
libri

mondo gran

doner a S. V.
che ho a casa,

Hl.ma, oltre questi


fra
li

che gU dar adesso,

altri libri

quali ne sar
().

Apostolica >
disporre in

uno che vale un thesoro un altro non gli scriveva

in

favore della S. Sede

d' essere riuscito

a cos

non molti volumi

tutta la sacra theologia in

modo che

De V tnfluenee de la Controriforme ur la litterature (*) DbjOb beaux artes (1884, p. 21).


:

et

les

(^)

Dejob
Op.

Un

professeur, gi

cit.,

p.

239.

cit.,

p. 478.

12
alcuno pi per
1'

CAPITOLO

I.

avvenire non havesse n a scriverne, u

quasi

parlarne

Ma non

occorre por

mano
:

alle

buste

Vaticane
della

fermarsi al
ecclesia-

Sirleto per riconoscere questi assidui


stica e del pensiero laico

contatti

potest
del

basta leggere le

lejttere

Cardinal Bacontro
il

ronio e del Cardinal Bellarmino, le

due

stelle

della lotta

protestantesimo, o le tante corrispondenze degli umanisti; basta consultare gli archivi delle facolt italiane dove questa vigilanza dell' autorit religiosa sulla scienza laica

documentata. Gli archivi di Pa-

dova, per esempio, e quello relativo dei Frari, a Venezia^ attestano


gli sforzi del

pi liberale fra gli Stati italiani d'allora - Yenezia -

per tutelare quella sua rispettosa e classica libert di pensiero che fa

pegno della sua libert

civile:

mostrano quanto fosse temuto nelle


il

universit, per rispetto alla religione,


d'

contagio dei vaganti studenti


l'

Alemagna

(').

Quanto pi

s'

accentua, col passar degli anni,

abisso

dischiuso dal Concilio di Trento fra latinit e germanesirao, tanto pi


si rivela,

quasi in ogni forma di pensiero e di coltura, una

sostan-

ziale diversit di

fondamenti ideali cui la religione non estranea.

Ma

dall'

avere largamente riconosciuto tutto ci sarebbe ingenuo assai


fatto talora nei

conchiudere - come fu
tutto quel
cattolica,

tempi andati - considerando

movimento di idee chiamato, nella sua generalit, reazione come il sovrapporsi al pensiero di una forza estranea, autoesso,

noma

e indipendente da

adoperando quei documenti


negare
ai

di

vita

esteriore che

abbiamo

indicati, per

problemi del tempo svol-

gimento e

vita,

riservando tutto l'interesse nostro agli oppositori ed


il

alle vittime, lo Zanetti,

Carnesecchi,

il

Bruno,
:

il

Paleari, accettando

alla lettera la fiera sentenza di quest' ultimo

una spada sospesa

sulla testa di chi pensa

Sarebbe, ripetiamolo, un confondere cause


quegli
e

ed

effetti.

Il

pensiero sempre libero e

inquisitori che
di

noi

Siam

tratti

a rappresentare

come

s viatori

corruttori

esso,

non
l'im-

furono, in realt, se

non

idoli creati dal pensiero stesso sotto


:

pulso di moventi ideali eterni, e in quel punto, prepotenti


quali, disgraziatamente, la reazione cattolica (la quale

idoli, ai

non vuol dire


nel

certo religione) pose

il

suggello della sua contingente autorit, sicch

lo spirito fin quasi col costituirsi a loro

come

vinto e smarrito

(')

Cfr. in

Bhugi

Per

la storia della

giurisprudenxa

delle

universit

italiane (Unione Tip. Ed. Torinese 1914) al cap. Gli scolari nello studio di Pa-

dova nel 500,

p.

122 e

seg.

UMANESIMO E CONTRORIFORMA

13
tutto

SUO sforzo. Del


questo
la
si

resto, per

quanto riguarda

la critica letteraria,

pu esprimere in forma assai piana ed evidente, ripetendo legittima conclusione cui venne per esempio il Dejob, dopo letta
<

molta corrispondenza di umanisti con ecclesiastici rappresentanti del


pensiero
ufficiale.

Possiamo bens -

egli dice

- trovare delle

confi-

denze piccanti sulle istruzioni cai dovevano conformarsi,

ma non

pos-

siamo sospettare ipocrisia sotto quella lor sommissione


la

> (').

In realt,

conoscenza del mezzo storico in cui

si

costituirono le prime
il

nuove

teorie di critica letteraria,

dovrebbe non scemare


:

nostro

interesse

per queste,

ma

accrescerlo

e accrescere, insieme,
il

il

desiderio di sce-

verare r artificioso dallo spontaneo,


Anzitutto in quel senso
a dare sulla

contingente dall' etemo.

d' insoddisfazione,

che la poesia cominci

met del 500, come noia del rinascimento e nostalgia del Medio Evo, dopo due secoli di contrario sentire - quel senso da cui prese vigore come prevalente forma letteraria la critica - e' era
appunto
la coscienza del divorzio
;

avvenuto

fi:^

arte e vita

dopo

la per-

duta sintesi medievale

e la volont, o velleit, di rinnovare in qualsotto l'impulso d'aspirazioni che


il

che modo quella

sintesi,

rinasci-

mento aveva
d'

intiepidite e quasi spenta.

E come

quel complesso stato

animo non pot esprimersi e

trionfare in poesia, quasi unico e fedele

e penoso documento di esso, la critica,, la quale, tentando di riporre r arte sotto una luce di eternit, viene a scontrarsi naturalmente coi massimi problemi del pensiero e quindi con quello religioso. E non

importa che in quell' atmosfera satura di diatribe dialettiche, e povera


di luce poetica e di grandi ingegni, al paradossale e all'assurdo e a
la
ci
il

pensiero critico
della

si

sviasse fino

una concezione

poesia che

negazione di essa. Poich

l'

impulso ideale era sincero e grande,


vitale.

doveva pure essere in quell'assurdo qualche germe

Insomma
cora, per
dell' arte,

l'

Italia in

quel fosco tramonto del suo primato, an-

r ultima

volta, la

prima a concretare

il

problema

critico

quasi a conclusione della sua opera e ad epilogo della sua

gloria precorritrice. Formulato in quel

modo

paradossale, essa lo conil

segua, insieme col tesoro della cultura umanistica, a tutto


alla

mondo

Spagna, aUa Francia,

alla

Germania,
le

all'

Inghilterra,
di
l,

le

quali,

modificando e reagendo,

ma

prendendo

mosse

elaborano le
l'

nuove concezioni che

si

possono chiamar nazionali.

Italia,

dive-

(')

Dejob

De V influence

gi

cit.

p.

40.

14
nuta da ispiratrice
il

CAPITOLO

I.

ispirata, parecchio

tempo dopo ritrover

distrigato

viluppo in cui s'era come impigliata, per opera della sua grande

affine la Francia, la quale,

avendo sceverato da molta scoria


di vitale,

sofistica
si

quello che c'era di

buono e

nell'eredit degli Italiani,


l'

ritrover presto a fianco, spontaneamente,


si

Italia.

accosteranno al romanticismo, quasi in uno stato


Quindi, chi non cerchi d'intendere e

una e V altra d'animo istesso.


l'

distinguere
in
Italia,

in
fra

che cosa
la
gli

consistette

il

costituirsi del
i

problema

critico

met
sfugga
se-

del cinquecento ed

primi decenni del seicento, facile che


le

non

solo,

per quanto riguarda

cose nostre,

la

formazione del

centismo, ma, di pi, qualche ragione fondamentale della teoria pseudo-classicista francese, della stessa rivoluzione lessinghiana, del
teorico in cui lavorarono,
il

mezzo

non senza

risentirsene e trarne ispirazione,

massimo Cervantes e

il

vero araldo del romanticismo, Shakespeare.

CAPITOLO n.
Il

Fracastoro.
prima met del cinquecento. Formule l' originale - Valore d' una interpoladi

SoMMAJMO.

1. Accenni
:

alla nonrjtixi^ nella

aristoteliche

loro scarsa parentela con


>

zione nel Baldus


zione.

del

Folengo

Interesse di questo periodo


il

transi-

2.

Vida

critico oraziano:

Trissino e le regole;

il il

Daniello:

sua visibile
delle
tica
le
-

tendenza a inquadrare
morali
dell' arte

nelle
Il

formule

aristoliche
il

problema

finalit

tra

3,
le

Fracastoro e

Dialogo

De Poe-

nuove timide aspirazioni letterarie e idee del rinascimento assai conforme alla figura storica del Fracastoro.
Presenta

un contrasto

pu parlar pi quasi con le stesse parole di filosofia e di poesia, d' arte e di scienza - Come non si pu pi parlare con la vaghezza 1' uno accomodante d' un tempo dell' utile e del diletto assegnati alla poesia si

4. Come non

altro
-

Critica del rinascimento nelle persone del Sannazzaro e del

Fonpoeta

tano

Si cerca di chiarire le loro confusioni e correggere e avvivare le loro


d' Aristotele - Il sorriso del
il

vaghe idee con fraintese parole


di

Navagero.

Il

imita secondo l'universale: cio soltanto

bene.

5, Gravi conseguenze
dell' indi-

questa prima correzione aristotebca


-

Acutissimo presentimento

rizzo che prender la poesia

1 destini del

poema

eroico - Oggetto della poesia


:

del rinascimento
di divisione fra

la

natura
e
l'

oggetta della poesia moderna


:

1'

uomo

Punto

V una

altra

il

problema del bene e del male.

Se

il

primo deliberato commento


si

alla IIoitjxixt]

del
che,

1548 - e
reagendo
secenqual-

con esso prende forma quel moto di pensiero


in parte al rinascimento,

critico

complica e

si

esaurisce tosto nel

tismo -

il

cimelio di Aristotele, tuttavia, comincia a destare


esoterico,

un

che interesse quasi

nella

cerchia

degli

studiosi,

fin

da

qualche decennio innanzi col primo manifestarsi di quelle tendenze


alla

riflession

critica e, a lor

modo,

filosofica,

che

sono

l'indizio

pi certo del mutarsi dei tempi.

Non

bisogna dimenticare che echi

16
di espressioni aristoteliche ci

CAPITOLO

II.

potevano

essere

in

qualche

orecchio,
eru-

almeno
dito,

fino dal

1498

quando l'arditissimo
quell'antico
la

Valla,

capriccioso

non

solo aveva trascritto al pari del Poliziano,

ma

aveva pur
il

osato tradurre primo in latino

frammento. Nel 1536

Pazzi aveva compiuto, secondo,

fatica

medesima,
in quell'

mentre

Aldo
prima
puri

Manuzio, editore
edizione

d'

avanguardia, dava fuori

anno

la

dell'originale:

ma

erano,

l'una e l'altra
si

versione,

sfoggi accademici di perizia nel greco,

adattavano

molto caute e
e
si

generiche ai passi di significato

per

allora

indecifrabile

desti-

navano

al

compatimento degli interpreti


si

futuri.

Dal modo come


e da

presentano le prime

allusioni

alla

IIonrjTixT]

nel Daniello, nel Trissino, nel Fracastoro, nello Speroni, nel Giraldi,

una vaga dichiarazione

di questo rilevata

anche dallo Spingarn

(')

(son citazioni monche, con aria di reminiscenze di scuola, frasi staccate dal contesto e alienissime da
quello)
si

ha l'impressione
il

che,

essendosi convenuto sulla quasi inesplorabilit di tutto

frammento,

alcuni maestri, forse per dare autorit e coerenza ai loro rudimentali


precetti ricavati dalla lettura
dattico,

dei

classici,

ne

facessero, a scopo diri-

dei molto ingenui e schematici compendi, con particolare

guardo a certe regole, senza darsi pensiero della ragione che


presente

le posi

teva avere ispirate. Questi primi contatti con Aristotele dai quali

come

alla cieca

il

poema

regolare Virgiliano - pensiero della


il

generazione futura - meglio che da tutto

resto,
l'

sono testimoniati
d'

da un indovinello folenghiano che ha tutta


zione. Sulla quale io ebbi la fortuna di

aria

una

interpolal'edi-

fermarmi confrontando

zione Toscolana del Baldus(1521) con quella di Vigasio Cocaio (1552)


seguita recentemente dal Luzio. Nel canto

IX Zanordanus

si

trova a
tri-

elogiare l'oratoria di barba Tognazzus, che l'ha preceduto

dalla

buna

di

un

tino,

con questi versi


caneer,

....

quantum bene barba Tognaxxtis

parlavit, parens alter Cieeronus, et ille

grandiis Aristotel, eeeinit qui cannine doeto


scribere clericulis,

Trojae qui primus ab oris

(').

In grammatica questi versi sono assolutamente indecifrabili perch

non

e'

barba di filologo maccheronico, che possa giustificarne la co-

(')

Op.

cit.

p. 64.
V.

()

C. LX,

447

(ed.

Laterza p. 201).

IL

FRACASTORO

17

struzione.
cile

Ma

su quel che

il

poeta intendeva dire, press' a poco,


<

diffi-

non trovarsi

d' accordo.

canchero

quanto parl bene barba

Tognazzo, parendo un nuovo Cicerone, e quel grande Aristotele che


insegn a cantare
(?)

col

carme dotto (che


al

si

propone da scrivere agli

scolaretti?) Trojae qui primiis ab oris>. -

Nessun dubbio, insomma,


si

che questa una beffarda allusione cevano studiare


portavano
al
gli scolaretti,

nuovo metodo con cui

fa-

ricavando da Aristotele certe regole che

carme

dotto, cio a compitare su Virgilio per imitarlo.

Ma

quando fu

scritta?

da chi?

Nell'edizione Toscolana
versi

ci

la sola vigilata del

Folengo - questi

non

ci

sono

n forse

sarebbero potuto essere. Troppo presto.


(')

Compaiono

in quella

Cipadana del 40
carattere

con

l'

aggiunta

d'

un

altro

oscuro verso pure di


verso, in quella

scolaresco:

rimangono,
1552.

senza

detto

postuma

di Yigasio Cocaio del


1'

Ma
brato

di chi

sono ? Sebbene

espunger versi mi sia sempre sem-

una sapienza temeraria, questa volta mi ci affido con bastante sicurezza e affermo: i versi citati non sono del Folengo. Per due ragioni, almeno: la prima che il Folengo scrittore maccheronico

ma non
;

agrammaticale e anarchico come sarebbe in questo


la

caso forse unico

seconda

che, nella logica del contesto, essi stanno


si tratta di

a pigione e son perfino contradditori con quella. Difatti qui


descrivere l'oratoria di barba Tognazzo, e
lo fa
il

Folengo, naturalmente,

paragonare a un novello Cicerone (parens alter Ciceronus addice appunto la Toscolana


(*)
)
:

essum

e sta bene.

Ma

che

e'

entra
regole

barba Tognazzo oratore col poema epico di Virgilio e con


aristoteliche

le

che

gli scolaretti

imparavano in Aristotele? Assommate

l'assurdit grammaticale a quella logica e vedrete se

non

vi toccher

fermarvi

all'

idea dell' interpolazione.

allora ?

Vedete allora singoiar

valore che questi rozzi versi assumono per la storia del regolarismo
aristotelico nei suoi primordi, intorno al

1540. Editore della Cipadana


il

fu

il

cugino di Teoflo, Francesco Folengo, che s'ebbe consegnato

manoscritto da quello partente per l'eremo nel 1530.


dieci anni

L'opera

usc

dopo durante

l'

assenza di Teofilo che

ci s' interess

sempre,

ma

di lontano:

onde

le

mende secondo

la stessa

avvertenza prelimi-

(')

Intorno all'assegnazione di questa data


ed. Laterza 1911,

cfr. le

ragioni del Lazio (Folengo:

Opere Latine
(-)

V.

II p. 364).

Dove questo

episodio al C. Vili (ed.

Amsterdam

lt)92, p. 145).

ToFFANix.

La

fine dell' utnanesimo.

18
Lare.

CAPITOLO

II.

La spiegazione

di questo passo

della

sua presenza mi
il

par
s'

proprio che sia d' attribuirlo al cugino editore

quale, mentre

ac-

cingeva alla stampa di quella

grande

satira

del

mondo umanistico

contemporaneo vedeva far capolino^ nel metodo di esso, la novella tendenza scientifico - aristotelica della quale il suo poeta non aveva
avuto
sentore.

Sicch, a proposito o a
di cacciarvi dentro
e,

sproposito,

quasi

colmar sgram-

una lacuna, pens

un accenno a
il

quella^ conciso

come un
maticato.
quelli

seguito di appunti

in

nome

dello stil maccheronico,

Furono

interpolati

dunque

fra

30 e

il

40

e son proprio,

anonimi

versi, la

voce della breve et del Fracastoro la quale

introduce in questa satira del


gi

morto,

la

satira

del

poema romanzesco, che in realt era poema classico-aristotelico che non era

ancor nato.

Bicordo un

excerptum

della

versione di Averro fatto

da

Ermanno
stoteliche

il

Tedesco (vedete come siam lungi dalla sorgente) e stam(');

pato a Yenezia nel 1481

e penso che le ingenue

citazioni

ari-

con cui
i

il

Trissino e lo Speroni giovane cercavano di concritici

validare

loro

primi pensieri

derivassero del testo

di

Ari-

stotele per tramiti di questo genere.

parleremo

al capitolo

Y, un

tal

Per ragioni d' ambiente, di cui metodo doveva attecchire meglio che
quale
altro
S'

altrove nella scuola padovana

alla

informarono del resto

il

Fracastoro e

il

Trissino.

non ad

che a questa prima


il

ridu-

zione della forma classica a regole attinse


corritrice passione

Trissino quella sua pre-

della

regolarit classica cos vuota, in lui, d' in-

timit, di comprensione, di gusto.

Era una specie

di

espediente dii

dattico con

il

quale

si

cercava di accostarsi e far accostare

discepoli

ai classici, epici e tragici^

con qualche criterio scientifico: onde, nel


di

1548,

il

vanto

del

Kobertelli

accingersi a sconvolgere,
i

con

il

suo commento, la scuola. Per allora,


e

vari quesiti si trovavano

belli

compendiati in formule di maestri, delle quali una, senza dubbio,


fra

doveva essere questa: differenza

storia e poesia: quella

bada

al

particolare, questa all'universale: interpretazione.

Codesto periodo di vigilia aristotelica che va dai primi


del

decenni
affer-

1500

al

1548, ha un suo particolare interesse, perch, queir


bisogno
critico,

marsi

del

di cui

il

bisbiglio intorno

alla IXonfjTix-^

(')

Aristotelis Rhetorica ex arabico latine reddita interprete

desoo ecc. Excerptum ex Aristotelis poetica per

alemanno Toeundem Ermannum de Averrois

Textu (Filippus Venotus 1481).

IL

FRACASTORO

19
degli

era

un

effetto e

un segno, indusse
si

taluni

ultimi

umanisti a

cercare di compilare essi quella poetica ragionata che l'et loro

non
siste-

aveva avuto. E, in quello sforzo,


matico agli incerti sentimenti
timi rappresentanti
d'

trovarono a dare

aspetto

un periodo,
dalle

di cui essi erano gli ul-

gi turbati

tendenze e dalle
il il

critiche

dei

tempi che

si

preparavano.

Un

di loro, in particolare,

Fracastoro,

arriv a scrivere
nell' atto di

una poetica
il

in cui par davvero che


si

rinascimento,
si

cedere

passo a un' altra et,

riassuma e

confessi

di fronte a quella: sicch la possibilit di

un
i

raffronto e di
caratteri del

un con-

trasto ci lascia vedere in nitidissimo spicco

momento.

Chi vuol sapere se


critico,

il

rinascimento

ebbe o non
!

ebbe

un problema
del
Tris-

legga la poetica del Fracastoro


e,

La sua
sino,

in misura

assai

minore, quelle del Vida,


i

del Daniello, come, del resto


il

primi moti del cenacolo Sperosi

niano, rappresentano appunto


stesso, e,

rinascimento che

fa

pensoso di se

qua e

l,

cerca di vagliarsi alla prova di certe isolate espres-

sioni aristoteliche che gi

suonano

strane e aspre

agli

orecchi

di

molti umanisti.

In Girolamo Vida, quello che


il

ci

interessa

quasi

unicamente
trat-

fatto eh' egli

abbia sentito

il

desiderio di scrivere

un organico
il

tato di poetica e l'abbia scritto in realt.

Quanto

al trattato,

suo

autore era ancor troppo


,

uomo
(

del

rinascimento

(1'

opera fu pubbli-

cata nel

1527

(')

e fu scritta

anche prima) troppo meritevole della


feconda
inesauribil vena ) per

lode ricevuta dall' Ariosto


riuscire altro che

< d' alta,

un
Il

lussuoso e mirabile sfoggio di eleganze latine

intorno ai luoghi comuni che


generali di forma.
(

hanno per oggetto questioni piuttosto Vida, insomma, lavora sulla falsariga di Orazio

pi euritmica di quella di Orazio

chiam

la

sua

trattazione

lo

Scaligero) e cerca di ridurre le idee degli umanisti a quelle


cile legislatore latino.

del fa-

Sulla scorta di questo, sfiora

problemi com-

plessivi dell'arte poetica

con

le frasi fatte

di lui, cio
et

non
*

li

tocca;

come quando
Berni che,

ripete

il

famoso

delectare

prodesse
di

e tira via.
il

Certo, gi allora, qualcuno avrebbe


forse, fastidiva di

desiderato
i

pi dal Vida e

buonora

nascenti

filosofi

della lettera-

C) Vida

De Arte Poetica

(1527).

20

CAPITOLO

II.

tura, lo rimeritava della sua critica spensieratezza con

una lode punto


primi
quattro
traccer-

accademica

ma

pi espressiva che una definizione

(').

N
cia di

si

pu dir nulla

di pi profondo, intorno ai

libri della poetica del Trissino pubblicati nel

1529

{").

Nessuna
di

discussioni

aristoteliche, se si tolga

quella

passione

car regole in questioni di grammatica e di tecnica che fa di lui


cos poco interessante precursore del pi pedestre aristotelesimo.

un
Per

questa via, con

molta
l'

spontaneit,

egli

accenna
storia alla

che,

per

imitare
:

Omero,

si

deve togliere

argomento dalla

maniera

di quello

idea che allo Schlegel parve originalit e al


tica e alla quale egli dovette,

Manzoni incapacit criad ogni modo, la disinvoltura, non pi


mise a imitare
le

raggiunta di poi, con la quale

si

forme

classiche.

Ma
i

di ci si parler di proposito col Tasso.

Col Daniello la nostra attenzione


suoi argomenti

si

fa interesse.

In

generale

non

sono diversi da quelli del Yida: ci sono espres-

sioni stile rinascimento puro,

osserv

il

Saintsbury

(^),

ma solo un lettore pu non accorgersi che


della noiTjTtxii^.

superficiale,
egli

come
tra

ha avuto

mano qualche frammento


scimento
:

qualcosa di pi del rina-

e'

che

il

suo umanistico amore della forma e della bellezza l'anno

non senza

esitazioni e sospetti. 11 trattato gi del 1536,


:

della versione del Pazzi

il

Daniello

uomo

di fede e le preoccupazioni
egli riconosce che, fra

della Chiesa sono cominciate

da parecchio. Ora
secondo attributo.
intinti nell'

imitare e insegnare,

e'

contraddizione evidente,
il

ma non
si

disposto a

eliminare come accessorio

trae d' impaccio

con argomenti del rinascimento


e riformati dalle limitazioni di

acqua santa del Medio Evo


disse C) (argomento
dilettar

una convenienza molto moderna. Dice


filosofia si

che, in fondo, la poesia anticamente

retorico degli umanisti) e che, poich essa

deve insegnare e
il

parimente

(^)
:

(versione moralistica di Orazio)


ossia,

poeta deve

essere

un

po' filosofo
i

senza essere

perfetto

Theologo

et Filosofo et

avere almeno
filosofia

principi della

sopra-naturale,

naturale

morale

C)i

imitare di preferenza le cose buone e

non dare scan-

(') (2)

Behni

Capitolo in lode di Gradasso (Formiggini 1915)


:

p.

56.

Tbissino

La
:

Poetica (Vicenza 1529).

Q) Saintsbury
1900-904).
('') ()

history of critioism V.

II,

p.

43 (Edimburg
p. 21.

Londra

Bernardo Daniello: Della Poetica (Venezia 1536)


Id. p. 25.
() p.

27.

IL

FRACASTORO

21

dalo

quando

la limitazione

tenda a sdrucciolare nel male,

ma

miti-

garla con qualche senso allegorico


e di ispirazione modernissima).

(argomento di sapore medievale


Poetica
valore

Ma
nario,

importa notare che

egli,

su certe parole della


capito nulla del loro

ha

indubbiamente meditato.

Non ha
secolo

origi-

ma r

ha colpito un punto - uno dei centri nervosi del libro


tanto lavorio
di

da cui ragger per mezzo


sentito che,
l

pensiero e,

ha ha

sotto,

e'

era una questione inevitabile

senz' altro,

cercato di chiarirsela e di risolverla con

una parafrasi
tanti

falsificatrice e

ingenua che io riferisco qui senza commenti,


farne, a questo proposito, nel seguito del libro.
si

ci

toccher

di

Similmente bavere

dee riguardo che la favola della tragedia sia dirittamente composta. per essere la tragedia
imitatrice
si

E
sti

delle

pi

terribili o miserabili

cose,

non

lecito

panni che in essa

debbano introdurre uomini giu-

e virtuosi, in viziosi ed ingiusti per avversit della fortuna can:

giati

cosa piuttosto scelerata che misera e spaventevole


alla figura del Daniello,

(').

Ecco un' ultima pennellata


sentante del rinascimento che

primo rappredella

si

esaurisce in

un amore
il

forma

puramente

retorico,

mentre

gli influssi della

contro-riforma, anzich
processo di

risanguarlo di ispirazioni

pili

profonde, ne favoriscono
si

decomposizione verso
abbia usata la parola

il

secentismo. Il Daniello
bordello

duole
>
,

che

Dante

parola disonesta
sonanti

e loda invece

come degne
onde

{*).

di molto uso le

parole

tromba - splendore -

Ma
tempo
si

colui che

veramente

intu

ed

espresse

lo

spirito

del suo

di transizione, e, in

uno

scritto teorico, os indicare

che cosa
at-

preparasse ad essere la poesia,

con evidenza

che

gli

merita

tenzione singolarissima, fu un umanista veronese, non massimo ingegno


forse,

ma

genialissimo spirito, e tra gli estremi rappresentanti del

ri-

nascimento come sintesi di dottrina e


di cui fu espression

d' arte e universalit di sapere,

massima Leonardo
egli diviso

e che ormai si perde in quel


fra

divergere di scienza e letteratura davanti alle quali,


anni,
si

non

molti

sentir

pur

Il

dialogo

De

un uomo degno di Leonardo, Galileo. Poetica fu scritto fra il 1540 e il 1550_(*):


nell'

puro

stile

rinascimento nella cornice ciceroniana,

andatura serena

(2) p. 83. Q) p. 38. C) Hieronymi Fraeastori Veronensis

opera (Genevae 1671)

22
e

CAPITOLO

II.

un po' diffusa, nella idillicit campestre dello sfondo il Navagero illustre letterato veneziano, depositario
Bardulo che
la

si

svolge tra
verit, e

della

va a stuzzicare e

incitare,

con

le obiezioni, nel

pene

siero di quello. Il disegno logico di

una evidenza
abbiamo
il

cristallina

va

indicato subito.
Il

concetto della poesia che noi


del
:

ereditato

dai

grandi

maestri

rinascimento e'

il

Sannazzaro e

Fontano - oggi non


completamente
errato,

basta pi

oggi

in noi

un bisogno

di poesia pi

espressiva dell' animo nostro, che lo fa parere, se


pleto e

non

incom-

monco. Quelli

si

accontentavano dell'arte come soddisfazione

al nostro naturai desiderio di bellezza e


e'

non chiedevano
pi

di pi

oggi

qualcosa nell'aria che ci spinge a cercarne


;

addentro

le ra-

gioni

e'

tica serenit,

un dubbio di natura filosofica che, sovrapponendosi all' annon ci lascia andar oltre se non ha avuto risposta.
?

D' onde venuto questo dubbio

Da

Aristotele ?

Non
si

lo

affermano

non

si

spacciano neppure per profondi conoscitori della Uonfixfi^

ri-

conoscono per che quella definizione pontaniana


modificandola e integrandola con una espression
nell'aria. Essi,

pu salvare
di

solo

d' Aristotele la

quale

manco a

dirlo, la

fraintendono,
:

mostrano
accalorano
(Si

non

averla neppur letta

direttamente

nel testo

ci s'

intorno
il

con un certo umorismo come per una sciarada.


storo,

badi

Fraca-

medico e

d'

educazione padovana, rappresenta gi in medicina


(').

la pi classica tradizione aristotelica

precursore nella poetica non segna bene


lare

Or questa sua capatina di il momento in cui il seco-

aristotelismo

padovano

s'

allarga e tende a compendiare in se,

come

scienza, anche la letteratura ? Il che sta per avvenire col cena-

colo dello Speroni ed gi avvenuto in potenza,


di ci,

ed
per

Trissino.

Ma,
la

nei prossimi capitoli).


essi

Quel che importa che

muovono

di

riconoscere

necessit di considerare la poesia sotto una specie pi alta e pi com-

prensiva che quella della forma e della pura


grave
:

admiratio

questo

che,

venendo a discutere

d'

una pi
e

alta specie, gli interloil

cutori, anzich ingrandirsi, sentono limitarsi e offuscarsi

loro sen-

timento di poesia e di libert poetica

il

dialogo

si

chiude con un

(')

Cfr.

(Ms. 1675) Voi.

Morelli: Notixie per servire alla storia dello Studio "Vedi anche Rossi G. ; Fracastoro e I, p. 349-50.

di Padova
l'

aristotele-

simo (Pisa

1893).

IL

FRACASTOEO

23

sentore di rinuncia che ai nostri orecchi suona

come
il

la

squilla

fu-

nebre del rinascimento.

Se dunque - dicono
essere pi
l'

nostri

ragionatori -

diletto
l'

non

pu

unico fine della poesa, in che cosa consiste


le

utile ?

come
<

avviene che

due cose risultano talora opposte

da che dipende

ut

idem locus alterum poetam, alterum phlosophum faciat ? > ('). Le ragioni che erano di moda una volta, oggi non soddisfano
pi: nessuno avrebbe
il

coraggio di ripetere che

il

poeta sa

tutto e

insegna tutto [<historiam,


ras, vitae instituta,

locorum

descriptiones,

regionum natude patrefa>

multa de imperatore, de
e,

milite,
)

milias^ de republica, de re mistica, de re nautica

perch queste

sono divenute altrettante discipline speciali


torno ad esse,
tano.
si

chi voglia erudirsi inai poeti

guarder bene dal rivolgersi

che

ne

trat-

Ma

l'abbattere questa
:

conseguenze

tra le quali

menzogna convenzionale non di poche una totalmente sfuggita agli umanisti che
:

utile
:

non pu

essere soltanto

conductitium poetae cio accessoparole

rio
il

con la poesia o contro la poesia. In altre


lo consideri specialmente nella

questo

dilemma: e chi

sua seconda parte


cui
si

capisce subito che cosa significhi quell' inquietudine morale di


parla e che
il

suggello del

tempo. Ecco:

o l'utile strettamente

necessario alla poesia, cio la informa; e allora essa utile e morale:

non
il

necessario: e allora resta attributo


il

fondamentale
indifferente,

di

quella
scivola

diletto,

quale, lasciato a s,

non cosa

ma

per sua natura nell' immorale e nel lascivo, vere miniere del piacere.

Quindi

la poesia

immorale,

Si prodesse a primario poetae fine

seiunxerimus, nihil video superesse praeter delectationem : sic autem, ut prius dicebatur, in indigna et ludicra relabemur (').

con

me

o contro di

me! Su questo punto


il
il

il

Fracastoro,

con

mirabile senso storico, mette a fronte


del Sannazzaro e del

rinascimento - nelle persone


la

Fontano - e

tempo presente con


Bardulo i

riesuma-

zion

di

Aristotele.

Ma

allora - osserva
si

nostri

buoni
ri-

padri del rinascimento, che cosa


solto

credevano di aver chiarito e

con quella lor sicura e comoda teoria che il poeta imita pe'fectiones et excellentias rerum ? Perch - dice egli - io mi ricordo
.

di aver udito dire dal

Sannazzaro (1456-1530)

il

quale, a sua volta,

l'aveva inteso dal Fontano (1426-1503),


esse apposita dicere

<offcium. poetae ac finem


(*).

ad ammirationem

(')

p.

324.

C)

Id.

(')

p.

337.

24
Proprio cos - risponde
nulla
!

CAPITOLO IL

il

Navagero -

non avevano
storia,

risolto

Quel vecchio
poesia

concetto

umanistico

non

contraddistingue per
che,

nulla la

per

esempio

dall'oratoria e dalla

an-

ch' esse, specialmente la prima,

insegnano a dire

apposita ad

aml'

mirationem

senza che queste belle

apposita per abbiano

ob-

bligo di essere incitatrici di sentimenti utili e morali.

Anzi ....
s
si

Colpito da questo giudizio, Bardulo

si

raccoglie in

stesso e

da quella meditazione salta fuori Aristotele. Sicuro; egli


di aver letto in
forse,
e'

ricorda
per,

un

misterioso libro

un oscuro

inciso

in

cui

la chiave del segreto. Aristotele dice di^erre


alii siigulare
!

poetam ab
(').

aliis

quod

ipsum, poeta vero universale considerat


il

Ci avviciniamo

esclama sorridendo

Navagero
(*)
l'

ed veramente sua

ben salutata

dall'

arguto riso del veneziano

entrata di questa vi-

tale formuletta aristotelica (sebbene

travisata

qui

anche

nella

espressione letterale) nel vivo delle discussioni critico-filosofiche degli


Italiani. L' essere la

citazione

sbagliata
il

(nella

citazione

aristotelica
il

non

si

tratta di differenza fra

poeta e gli altri


il

ma

fra

poeta e

lo storico) ci

conferma nella persuasione che

Fracastoro stesso, pur


poi della
il

versato nell' aristotelismo del tempo suo,


tica

non avesse

Poerive-

conoscenza

diretta.

Queir arguto sorriso

specifica forse

larsi d'

una verit grave

di sapienza in un' espressione adoperata fin

qui

come ricordo
Allora

di scuola.

gli interlocutori del

dialogo

si

fermano a pensarci
;

su, e
il

ne

traggono un significato molto semplice e pedestre

quello che

loro

domanda il poeta non essere libero. Ma, di fantasmi platonici come sono, danno a quel pensiero un' esfreschi pressione platoneggiante che veste d' un colore di rinascimento la pritempo gi
di controriforma
:

ma

incarnazione aristotelica. In realt,


:

per,
siffatte

essi

riescono a trovare

quello che cercano


conflitto fra
il

vedono chiarita in
l'

parole la questione del

diletto e

utile e

intendono che

il

poeta consideri le cose


ci
il

sotto

un

aspetto universale

quando prescinde da
utili.

che esse hanno


particolare
degli

di

brutto e moralmente nocivo (questo sarebbe

altri) e le riduce

ad essere belle e

Il

poeta prescinde dal male,

(')
C"^)

p.
Il

338.

Navagero
:

figura di scrittore pure interessante per la storia dell'

uma-

nesimo veneto in questo periodo di transizione fra rinascimento e controriforma. La storia di Venezia (Milano 1919) p. 217-19 con le anSi veda E. Musatti
nesse ricche indicazioni bibliografiche.

IL

FRACASTORO

Z
passioni, e
s'

dallo sconcio, dalla descrizion


resto.

delle

erranti

attiene al

Senonch, a questo
i

concetto

profondamente

empirico e acco-

modante,
filosofico;

nostri dialoganti trovano

modo

di dare espressione di tono fine

dicono che

il

poeta non mira

ad alcun

particolare,

tranne a quello tsinpliciter bene dicendi circa

unumquodque
cosa,
ci

pro-

positum

sit >

(Per

<

dicere simpliciter

circa qualche

inten-

dono appunto
Dicono che

trattare di quella cosa semplificandola

da

che pu

recar nocumento o esser male e abbellendola


il

coi lenocini della forma).

poeta vuole anch' egli ammaestrare

e persuadere,

ma

non intorno a

singoli argomenti, sebbene rispetto a

fetto sullo spirito

ideam

sibi faciens

liberam

et

un generale efin universum ptdquaeret

chram. Dicendi omnes ornatus, omnes pulchritudines


illi
il

quae
an-

rei attribu
?

possunt

(').

il

rinascimento? e

il

Sannazzaro? e
principi
;

Fontano

In fondo anch'
il

essi partivano dagli

stessi

ch' essi riconoscevano che

fine di abbellire

ed esaltar con la forma,


s'

ma non
in tutti

avevano badato

alla limitazione

che oggi

impone,

e,

invece,

di considerar l'arte singulariter ,


i

consideravano piuttosto la realt


d

suoi aspetti, anche d'impurit e di lascivia e, perfino,

volgarit, sicch la definizione

e integrata dal

Navagero

cos

buona nei fondamenti, viene corretta e Quam ob rem, recte Pontanus dice(*).

bat finem esse poeticae apposita dicere ad ammirationem, sed adden-

dum
si

erat simpliciter et per universalem beyie dicendi ideavi-

In questo modo dunque

la

preoccupazion

moralista

del

tempo

fonde, per la prima volta, con

sbozzare una teoria: per la prima volta


limitato e rimpicciolito

una incolpevole riga aristotelica a il campo della poesia viene da questa nascente teorica, e li enim singu-

lare imitantur, hoc est

impliciter

rem nudam uti est, Poetam non hoc: sed ideam pulchritudinibus suis vestitam, quod universale Ari(*).

stoteles vocat

Si uscirebbe di carreggiata, se, in queste espressioni


filosofica del

di

natura
il

Fracastoro (gemelle del resto

ad

altre

del

Daniello

quale, mettendosi nell'orbita degli stessi

pensieri,

aveva

pur

detto,

per esempio, che

il

poeta
>
)

non

solo imita la natura

ma
idee

migliore la

rende e pi perfetta
derne,

si

vedesse
realt,

un presentimento
per
rispetto a tali

di altre idee

mo-

un accenno. In

moderne,

(')

Id.

(2)

p. 340.

e)

Id.

26

CAPITOLO

II.

queste sono piuttosto un regresso dal rinascimento nel quale, con


po' di

un

buona volont, un

tale

accenno

si

pu riconoscere almeno nella

spregiudicatezza dello stato d'animo generale.


bile si

la riprova
il

irrefutasi

ha nelle gravi e rigorose conseguenze che

Fracastoro

vede

costretto a trarne, contro sua voglia, e pi

come

riconoscimento della

strada per cui


tate,

il

mondo

letterario si
fatti

dovr avviare, avendole accetgi palesi.

che come rilievo di indizi o

Mentre

egli scrive,

la poesia,

come

tale,

non ha

rivelati

ancora palpiti e sintomi nuovi.


il

Conseguenze nelle quali bisogna ammirare F intuito e


del Fracastoro, perch esse son veramente

senso storico
dei prossimi

un disegno
fedelt.

tempi colorito poi dalla storia con deplorevole

La prima conseguenza
rester limitato in

dunque questa
( in

che, accettata la
il

corre-

zione aristotelica alla teoria del rinascimento,

campo

della
erit

poesia
poetica

modo penoso
,

angustum valde

res ), perch se, teoricamente, facile consigliare ai poeti

sermo-

nem

simpliciter

pulchrum

in pratica quasi tutte le forme di poesia

ne resteranno escluse o
sono
mischiate

storpiate,

specialmente

in quanto

si

riferi-

scono all'uomo nella sua vera sostanza


alle

umana

in cui le cose nobili


inscindibili
:

indigna
accettabile

et

ludicra

e quasi

da
Di-

quelle.

Rester

solo

un' unica

forma

d' arte
l'

il

poema

eroico

se

il

poeta non vorr saperne di trattare


simpliciter et in
erit et fere

eroico ?

cendi

modus qui

omnibus pulcher
egloga,
et

sit

- osserva Bar-

dulo - valde rarus

unus: quare neque comoedia ncque

tragoedia, pars poeticae erunt,

neque

magna lyricorum

pars .... ('). (Quante erranti passioni, quante volgarit in queste

forme d'arte!). Eh! sicuro! conviene


lud absolute pulcherrimum fere

il

Navagero:

Genus enim
:

il-

unum

est ut forte

heroicum

per illud

tamen non semper scribere poeta vult > {'). Quando verremo a parlare delle angustie
il

dei poeti

italiani

per

poema

eroico, bisogner che

il

lettore si ricordi di
il

queste
si

prime
esso

avvisaglie. E, proprio a questo punto,

rinascimento

raccoglie in
di

s stesso quasi a difesa,

e,

per bocca del Fracastoro,


pii

figlio

nell'anima, pronuncia le sue parole

profonde.
il

In fondo per - osserva

il

Navagero

poeta, se tale, trova

sempre in ogni argomento un


grande
il

lato

simpliciter

pulchrum

>

e,

poi che

prestigio della parola, se pure non insegna nulla di pre-

(')

p.

346.

p.

347.

IL FRACASTORO

ciso,

abbellisce, allieta,
(').

pulchritudineni

nuUam

omittit

quae attribu

rebus possit

Se, per esempio, deve descrivere un capitano, gli

attribuisce qualit che

non ha ...
Bardalo,

Piano! -

gli ribatte

che,

questa volta,
la

veramente

la segreta coscienza

del
il

Fracastoro. - Vedi che,

tua

correzione

aristotelica

non

diventi

vangelo della retorica e della

falsit.

Altro

che

il

simpliciter

Con quel tuo


le

simpliciter

vieni a dire, infine,


e

che

poeta imita soprattutto

cose

che sono

extra

rem

e,

se

non vuoi proprio considerarle e extra rem > ma, piuttosto, come un bel vestito rispetto a un uomo, insomma son false.

Navagero non troverebbe da opporre

di meglio

che

la

solita

menzogna convenzionale
di genio, che

dell' allegoria implicita nel falso, se

una vera intuizione


in

del

momento

storico e

un lampo un palpito
gli facesse

di rimpianto verso gli antichi

amori del rinascimento, non

intravvedere,
sotto
l'

un baleno, che qualche cosa di profondo si questo superficiale mutar di teorie. Perch, questo bisogno
l'

come

cela
del-

allegoria si manifesta con


:

entrare negli
le

argomenti
le

poetici

d'

un

argomento nupvo
con
le

l'

uomo, con
:

sue passioni, con

sue miserie e

sue forme
la

d' arte

la tragedia soprattutto.

Ma

vera poesia classica del rinascimento, quella

del

Magninatura,

fico e del Poliziano,

non

tutta

ispirata
totale
et

dalla

gioia

della
dell'

delle cose, della luce

con una quasi


:

indifferenza

uomo

Udite queste parole del Navagero

hoc aliud

addara
si

Bardulo,

quid, diis testibus, silvae huius afi&rmo sancioque nulli

forent poetae

non habere mundi pulchritudines, qui eas nossent


a rivelare la bellezza dell'agricoltura?
(*).
:

Non

fu Virgilio

Queste parole

son

vera-

mente parole

d'

uomo

del rinascimento

le

ultime e forse le pi belle.


critico,

Del rinascimento che, senza porselo come pensiero


rava la poesia quale esaltatrice

conside-

della natura e rivelatrice

(pure

at-

traverso figurazioni mitologiche) delle sue bellezze e delle sue gioie.

Ma
ci

questo bisogna ricordare: che

si

fermava

alla

natura,

non
:

considerandone quasi altro aspetto che non fosse quello

descrittivo

che rendeva

difficile il

sorgere

d'

un problema morale, anche


fronte alla
il

pre-

scindendo dallo stato

d'

animo degli umanisti. Di


il

natura
senso

era facile trovare congiunti

delectare e

prodesse, in quel

di cordiale simpatia per le cose che la poesia ispira, rendendole per-

(')

p. 354.

(2)

p.

360-1.

28
fectiora et

CAPITOLO

II.

magis chara

e prescindendo con facilit dal deforme e dal


all'

brutto.
il

Ma, davanti

all'

uomo, cio

anima umana, sorge


fuso',

inevitabile

problema del male, tanto questo in essa


;

e confuso col bene,


le

tanto facile rendere


pericolose tra le

perfectiora et

magis chara anche


pi

pi

umane

passioni.

Ed

ora appunto la non

ingenua

poesia del rinascimento, diventata adulta, poneva gli umanisti a considerare la grande arte antica - duce Aristotele - da pari a pari
;

rinnovare

le

forme complesse della

tragedia e dell'epos:
delle
si
:

poeti,

usi a scherzare tra le selve col fremito


delle ninfe e
il

fronde e

il

folleggiar

lungo ridere dei fauni,

trovavano invece tra


l'
;

mano

una materia

strana, cangiante, misteriosa


terribile,
il

plume, debole e

cui pensiero, a
il

uomo questo bipede imKe Lear fuggente per la

selva, faceva piti ribrezzo che

crosciante uragano.

CAPITOLO m.
Francesco Robertelli.

Sommario.

1,

Il

Robertelli e

il

suo commento

Genesi accademica

dell' opera.
:

Desiderio di chiarire e disciplinare gli amori letterari del rinascimento


sia fine di questo
-

os-

Necessit di affidarsi alla


-

Ti.o.r^v.y.r^

Abisso tra questa

r epistola di Orazio mento aristotelico.


getto di essa
il

Acute previsioni del Robertelli sui destini del fram-

falso

2. D come

fine della poesia l'utile o

il

diletto?

Se l'ogil

nella poesia mitologica del rinascimento,

fine ari-

dev' essere

il

diletto

Ma
il

se si tratta dell'uomo V

3. Prime questioni
1'

stoteliche che lo costringono a considerar la letteratura sotto questa seconda

specie e a impostare
dev' essere o

problema morale. Se

si

rappresenta

uomo, questo
-

buono

o reo.

4. La catarsi
-

L' Xeo? xal cp^o; della tragedia


l'

pagana applicato

alla poesia cristiana

Come

intendessero gli antichi

In-

terpretazioni e fraintendimenti moderni e un' arguta teoria del Pareto


riconoscibilit di Dio negli eventi

La

umani secondo
-

il

paganesimo

di Aristotele

il

cristianesimo di Platone

Edipo e Giobbe

Tutti gli attributi della tra-

gedia nella teoria aristotelica sono corollari della catarsi


steva in

- La quale consiuna quasi fatalistica rinuncia a riconoscere la traccia degli dei negli eventi umani - Aristotele e Euripide. {>. Il Robertelli davanti a questo problema - La sua buona dissposizione a intenderlo troppo sviata dalla volont di dedurne un significato cristiano. Il problema morale gli si concreta sotto la penna suo malgrado - Se si rappresenta 1' uomo nella sua complessa vita, non si pu pre-

una pagana

riconciliazione con la vita per

scindere dalle passioni e dal male

quali sono contagiosi. Fabula et mores.

Quindi, per ragion di chiarezza, per vedere come


la
IIo'.TrjxtxTf^

si

presentasse

una prima sistematica


lavorio di pensiero
si

interpretazione, e

come

tutto

questo

incerto

polarizzasse

intorno a poche
critico

precise affermazioni di essa, costituendo la base


destinato a subito
il

dell'edificio

montar sublime in pochi anni, sar bene che noi leggiamo


del Robertelli

commento

rimandando a poi

lo studio di altre

30

CAPITOLO m.

manifestazioni precorritrici, specialmente quelle della scuola padovana,


che, per ragioni di analogia e di tempo, dovrebbero trovar posto ac-

canto alla poetica del

Fracastoro.
in

Tanto

pi interessante

il

compunto

mento del Kobertelli


altro

quanto costui non era punto


il

filosofo e

era disposto ad allargare

significato della lettera o a vederci dentro

da quello che

il

ranei, anzi, lo lodano

suo tempo voleva che ci vedesse. I contempocome poeta e uomo di gusto, ( decus novem so(') ).
l'

rorum

lo dice

il

Giraldus

Figlio

del

rinascimento,

egli,
e,

per
per

sua natura, avrebbe preferita

antica libert poetica dei padri

conto suo, anche la professava, quando la lettera di Aristotele, scontrandosi con le idee del suo tempo, non lo costringeva a parlare in
contrario. E, forse, la genesi del suo lavoro,
tare, fra altro,

come
della

si

pu argomenpi
di

da alcune ingenue confessioni

prefazione,

ancora che un reale amore della materia un pensiero


capricciosa vanit letteraria Q)j

acuta e

Questo umanista straniero, appena trentenne, accolto con protezione nel cenacolo mediceo, celava, sotto la sommission delle forme,

una molto umanistica


ai suoi pari.

alterigia, e la
si

volont di prevalere in virt di


ai suoi protettori

quella dottrina per la quale

pretendeva superiore

Da un

tale stato d'

animo pot formarsi in


la

lui

l'

audacis-

simo disegno
i

d' accingersi

a impresa che, avendo spaurito

fin l tutti

sapienti, 'desse al

mondo umanistico

misura del suo valore. L'

in-

titolazione dell'opera, del resto, molto chiara per rispetto alla psi-

cologia dello scrittore. L' umilissima dedica a Cosimo

non

lascia

dubbio
t'

sulla

superbia

dell' offerente.
;

De

Medici, poi,
Tutti - egli
offrirti

dice -

Cosimo,

offrono cose grandi

io,

che

non posso

cose grandi, te n' offro almeno

una

assai peregrina, perch

nessuno

r ha mai
e faccio

tentata.

Son

tre

anni che annunciai questo lavoro a colui

che a te mi present (Francesco Carpano): son tre anni che medito


voluti area

quadam virium mearum periculum

in
l'

inter(*).

pretando Aristotelis libro hoc

ora

il

lavoro finito e te

offro

(')

LiLius Gregorius

Giealdus:

De

poetis

nostrorum

temporum
Arte

(Basilea

1580) Dialog. IL
(^)

Francisci Kobertelli Utinensis: In librum Aristotelis de

Poetica

explieatones.

Qui ab eodem authore ex manuscriptis


ut

libris,

multis

in

loeis

emendatus

fuit,

jam

diffieillimtis

oc obscurissitnus liber a nullo ante decla-

ratus facile ab omnibus possct intelligi (Basilea 1555).

C) Dedica.

FRANCESCO EOBERTELLI

31
ri-

Bisogna riconoscere per che, dopo questo sfogo di vanit,

guardando
bene
si
il

alla

sua opera e considerandone

il

contenuto,

egli

vede

posto che essa viene ad occupare nella storia: cos bene che
altro cedergli la parola.

pu senz'

Vede, insomma, che, per questa


/
Magnifico
quali
gli

via aristotelica, si apre l'et della consapevolezza critica e si chiude

quella del Poliziano, del Ficino,

del

appari-

scono come in

un mondo sorpassato^
da oggi, comincia ad essere una scienza.
Infatti
si
;

La
la

letteratura,

vera grandezza del filosofo Aristotele, per rispetto alla poesia, seppe redigere

le

eh' egli
arti

ad certam quandam rationem ac seriem


confuse ac perturbate tractatae erant

quae antea ab

aliis

ci fece

non seguendo un

criterio volgare, guidato dalle facili impres-

sioni e distinzioni del volgo,

ma

cercando

il

perch

delle

cose, la

ragione intima e insostituibile del loro esser cos. Questa la gloria


di

queir eterno

legislatore di poesia,

il

quale

<

summo

Consilio

ac

singulari industria ea perquisivit quae in penitissimis artium partibus


latent et remotissima sunt a vulgi cognitione >
-

(').

Quelli

che
il

oggi

ino detti filosofi aristotelici, studiano e

commentano bens
da

filosofo

negli altri suoi scritti,

ma

saltano a pie pari quest' operetta, credendo


lui

di poter rendere la scienza della poetica indipendente

che ne

riduce invece a cos rigoroso valore scientifico le leggi.


(

cosa turpe

ego semper existimavi turpe esse


i

la

mancanza
fisica

d'

una scienza
:

che studi

singoli fini e

rapporti delle varie arti liberali tra loro

che tuttavia sono strettissimi. Nel campo della


nia,
^i

e deU'astrono-

per esempio,

si

riconoscono tante leggi: in quello della poetica


,

va a tentoni.

questo turpe: e turpissima

di

conseguenza,

r ignoranza nella quale siam


forme
ci

lasciati a proposito dell' antichit, le cui


e

sono illustrate da questa poetica

neglecta in tenebris

>

Basterebbero queste affermazioni per farci intendere che siamo in

un mondo nuovo
ritico

e che

il

rinascimento
:

finito. Infatti

il

primo concetto

che ne scaturisce questo


1'

il

rinascimento, che ha tanto amato


1'

r antichit, non

ha mai intesa e non

ha neppur veramente
pisana - che

stu-;
tra,
,

diata. Il Robertelli sale la cattedra dell'

Universit

poco sar illustrata da qualche inesorabile incitatore del secentismo,

come

il

Mazzoni - con un programma che,

volendo

esser

integra-

zione dell'eredit umanistica,


porsi davanti al suo uditorio o

una

rivoluzione. Egli
filologia

ad insegnare

non vuol pii come poteva

32
fare

CAPITOLO m.

fare

un pedante del 400, un Poliziano vuole


:

o a legger delle liriche selve

come

soleva

studiare le leggi poetiche cui obbedivano gli

antichi nei loro capolavori e insegnarle a coloro che


di imitarli.

vogliono

osar

Id

cum apud me

esset statutum,

non habui quem maipsum,


qui
(').

jorem aut certiorem sequerer ducem quam

Aristotelem

totam hanc poetarum facultatem, apte, distincte, ordinate descripsit

Allora, da quella che a lui pareva tanta altezza,

si

volse a con:

siderare

il

codice poetico del rinascimento


di

l'

epistola di Orazio

che stupor dovette esser compiuto,


!

e di che superbo

compatimento

Quella non

piuttosto

uno zibaldone contenente


collectas

una poetica ma praeceptiones quasdam confuse


era
;

in

unum

Ora noi, senza pigliare sul serio le auto-esaltazioni del Robertelli, dobbiamo riconoscergli per questa sua singolarissima posizione storica dovuta per buona parte al caso: e dobbiamo tenergli conto di due sue osservazioni che sono anche due modeste profezie. Anzitutto cosa magni negotii - egli dice - interpretare un tal libro per primo. Quando ci sono dei predecessori, gli stessi errori e fraintendimenti di questi giovano a quelli che vengono di poi e li mettono
in condizioni di poter intendere meglio. Il che avviene davvero
i

per

molti commenti alla nonrjTtxT], la cui storia una vera catena, tanto

le interpretazioni

dell'uno offrono addentellati ed aiuti a quelle


osserva

del

successivo.
altri,
si

Egli

ancora che, a spiegar


e'

libri gi

esposti da
e'

vede a colpo d' occhio dove


spediti e si

da insistere e dove
belle e pronte.

da
la

andare

trovano le questioni

per

Poetica

fu proprio cos.

Laddove

primi

commentatori

mettono
la
far-

sullo stesso piano quasi tutte le questioni aristoteliche,

onde

raginosit di quei volumi, anche a prescindere dai residui

del

pre-

giudizio medievale
le

dell'enciclopedia,

a poco a

poco, nei successivi,

cose inutili restano per via, mentre le

particelle

su

cui

gravita

l'interesse del tempo, si chiariscono, si isolano, si concretano in pro-

blemi particolari, sicch, fra non molto,


scomparire
per
lasciare
il

veri

commenti tenderanno a
fondate sui principi o

posto a poetiche

pseudo-principi di Aristotele. Sotto questo rispetto, egli pu quindi


a ragione
vantarsi
d'

aver

aperte le vie

della

poetica

aristotelica.

()

Id.

FRANCESCO ROBERTELLI

33

Semper

insita fuit in

omnium animis

sententia, librum

bone Ariposset

stotelis de Arte Poetica obscurissimam esse adeo ut a

nullo

satis intelligi >

(').

Cos noi, che conosciamo gi l'opera dei suoi sucfare,


lui,

cessori,

possiamo anche

con V aiuto di questi,

ci

che

essi fecero

giovandosi della fatica di


zione sulle parti del suo

e fermare senz' altro la

nostra

atten-

commento che interessano


ex professo
il

la storia.

Nel proemio
se
il

poi, egli tratta sia

il

problema del giorno


con
pi
si

fine della poesia

l'utile o
la

diletto, e,

chiarezza

ancora che nel Fracastoro,

saa anima

d'

umanista,

trova divisa
la poesia

tra la facile soluzione del rinascimento,

che,

riguardando

solo sotto la specie del mito e della fantasia, le riconosce senza dissidi

una

finalit edonistica,

vagamente temperata
della

dall'

ammettere

gli

utili effetti

della bellezza
il

come sublimatrice

dignit

dell'intel-

letto

e,

d' altra parte,

novello prospettarsi della poesia quale agialla quale


la

itrice

d'una materia nuova: l'anima umana; davanti


s'

>erenit di quell' antico concetto

oscura.
retorica,

Anche secondo

l'Aristotele della
(la

delle

cinque

facolt

quae circa orationem versantur

dimostratoria - la dialettica - la

retorica - la sofistica - la poetica - a tacer della

grammatica

quae
il

minutiora quaedam considerat


vero, la dialettica
ci
il

),

la dimostratoria
il

ha per oggetto
la

probabile, la retorica

persuasivo,

sofistica

che probabile
il

ma
e
!

ha l'apparenza del verisimile,


et

falso e
est

favoloso:

Poetica lippos habet oculos

(|^ poetica il prorsus caeca

(*).

Povera poesia
il

Quando

s'

ammesso

ci,

bisogna

riconoufficio

scere che

suo regno la finzione e

la favola e

che

il

suo

di mettere bene insieme finzioni e favole.;

Cum
et

igitur poetica su-

biectam

sibi

habeat pr materia actionem fictam


et

fabulosam, patet:

ad poeticen pertinere, ut fabulam


huius
se

mendacium

apte confingat

nul-

liusque alterius artis proprius magis esse mendacia comminisci

(').

quam
imita
fos-

Ma
che

poich, d' altra parte, essa deve imitare e


,

non

si

non

ci

la poesia, naturalmente, accetta le favole

come

sero verit e, senza dubbi, o rimorsi, o paura di far male, descrive

Cerbero,

mostri,

centauri

ogni

altra

fantasia

scaturita

dalla
:

mente deE' uomo.


lettare
!

a che cosa mira con ci ?


dell' utile tanto

Ma

si

sa bene

a di-

Se poi rechi anche

m^lio. Nunc

illud con-

(')

Id. p.

Vm.
La
fino dell'

(n Proemio.

f)

Id.

TorFAMx.

umamamo.

34

CAPITOLO

III.

sequi videtur, qiiod ante fuerat a


tatis

me
si
:

propositura, ut de

fine

facul-

huius aliquid dicamus. Poetice,


confert ad oblectandum

quis diligente! attendat,

omues
Fino
:

suam vim
Cerbero,
i

et si

prodest quoque

(*).

a qui, per, siamo sempre nell' orbita della poesia del rinascimento
mostri,
i

centauri.
si

Ma, a questo

punto,

il

Kobertelli

ci

avverte che la poesia non


getti e che, per quelli,

ferma qui, che essa ha


sull'

pure

altri

og-

bisogner tornare
!

argomento con maggior


egli si limita a

calma, Sed de hoc alias copiosius

ci

torner nel corso del comintanto,

mento condotto a mano da


poetiche per - egli dice -

Aristotele.

Per

indicare di sfuggita quelli altri oggetti.

Le
di

descrizioni, le imitazioni

come sono
alla virt incitati

varia

natura,
il

cos

pos-

sono recare agli uomini vantaggi vari. Perch se


tazione
si

racconto o imi-

riferisce,
gli

poniamo,

ed

ai meriti di

un

qualche

uomo
si

illustre,

uomini sono
vizi,
gli

da ci

alla virt.

Se, invece,

rappresentano dei

uomini devono
Quindi, se

essere
si

infrenati

dalla

vista di questi, e trattenuti con

maggior forza che se


si

usasse qualun-

que

altra

forma

di esortazione.

presenta sulla scena lo


la

spettacolo di cose e di pericoli orribili,


folle

ne deve restare diminuita

audacia e la temerit degli uomini. Se, invece, lo spettacolo


essere
volto a mansuetudine e
e

miserando, l'animo di chi ode deve


piet.

Che pi

Ogni forma di imitaxiotie

di recitazione ijoetica
actione coniuncta)

che sia congiunta con un' azione

umana

cum

deve scuotere, comuovere, incalzare, incitare, abbattere, infiammare

l'animo degli uomini ......


Altro che
l'

si

prodest.
;

quoque

Ma, questo, non


commentatore.

veniva dal-

animo

del Kobertelli

veniva da Aristotele a fronte del quale giova


il

veder subito nel corso del commento

La prima

volta che

il

nostro ardito esploratore

si

trov proprio

a faccia a faccia col pensiero dei tempi nuovi, senza veder pi dietro a se le rive fiorite del rinascimento,
d' Aristotele
si

fu davanti a quella particella

dove

si

parla appunto della poesia

cum

actione coniun-

cta .

ne rimase smarrito. Lesse nel


le

imitano

persone in azione

li

testo che, quelli che imitano, quindi necessario - conchiuse -

che gli imitati siano o buoni o improbi, in maniera che un carattere intonato a queste lor qualit

accompagni lungo

tutta l'opera

(*).

(')

1(1.

p.

17.

FRANCESCO BOBERTELU

35
per noi. Ma, per uno che

Pare una cosa molto semplice


usciva dal rinascimento, luce ? Forse nell' Orfeo
>

ed

forse,

in
,

qual

forma

d' arte

poteva egli trovar


Poliziano,
del Pontano,

o nelle Stanze

del
>

o nei

Beoni

del Magnifico, o nelle

Ninne Nanne

dove
del-

di
l'

problema psicologico come

analisi

e interpretazione

morale
il

uomo non

traccia ? Il

nostro autore cap subito che

Maestro

parlava altro linguaggio e


allor gli fu

r orgoglio
l'

caduto,

che non os neppure tentarne


a quell'unico che

interpretazione da solo,

ma

si

rivolse
fosse

aveva pur
d'

fatta

un tempo

la

stessa

strada,

pur guidato dalla bussola


ro: e
si

una ambigua dottrina medievale, Avercon sorprendente umilt.


moltissimo
le

mise sotto

la protezione di quello

questo proposito - disse - a

me

piacciono

cose
si

dette da Averro: le quali, se a taluno sono parse

nidia (credo
di

debba tradur medievali) ci avvenne, penso, per mancanza


terprete. Io, quali esse sieno le registrer:

un

in-

sarebbe

gi

abbastanza
ispirato

poter capire
testo di

j> .

Ond'

io rispetto

il

latino
illius

del

Robertelli

dal
est

Averro: Imitatio, seu (ut

utar verbo) assimilatio

per

quam

intenditur convenientia assimilati

cum suo

assimilabili provitii.

pter ostensionem decentis et iurpis, id est virtutis et

Ex quo
Idem

consequitur necesse esse ut imiteniur aut boios

aut

malos.

paulo post
sibi

ait:

Omnes

repraesentatores et assimilatores

habent hoc

propositum ut incitent ad quasdam actiones quae circa roluntaria


et

consistant

retrahant a qnibusdam. Eruiit igitur necessario ea


virtutes

quae intendunt per suas repracsentationes aut

aut

vitia.

Omnis enim
Dove
che
tra
il

actio et

omnis mos non versatur, nisi circa alterum


(').

isto)-um, l'idelicet virtutem et vitium >


si

vede che

s'

avvia a diventar

sillogismo

quello

che

il

Fracastoro aveva messo innanzi


diletto
s

come

sospetto,

quando aveva

scritto

un

non forse indifferente quanto alla morale, ma oscilla un no. Ma qui, in pi, e' gi un 'autentica allusione
che viene chiamato in causa,
()a

al libero arbitrio

quasi

senza
circa

che

il

Robertelli se n' accorga,


taria consistunt

Averro.

Actiones

quae

volun-

....

Ma un
(')

tuffo

pi sconcertante nel mistero della nascente

poesia

Op.

cit.

p. 17.

36
fece
il

CAPITOLO m.

j)

Robertelli

quando tocc

l'altro passo della poetica, quello della


di

Il

catarsi,

dov'

secondo la frase

un moderno,

il

centro della poesia

tragica pagana,
rale che
il

parte le peculiari condizioni dei tempi, era


critico,

natu-

giovanissimo pensiero

mettendosi a scrutare nelprodotto


l'antica

l'intimo quanto di pi profondo e sintetico aveva


poesia, ne ricevesse

come una scossa


pure
il

e,

nel tentativo di dedurne

significato universale, riferibile

alla

un moderna (tanf era poesia


fosse

ancor viva l'illusione che

rinascimento

l'antichit
il

risorta),

mettesse quasi di fronte l'una e l'altra, cio due mondi,


e
il

cristiano

pagano, e rivelasse una inconciliabilit destinata a generare una

rivoluzione.

cos fu.
il

Perch

se,

in quel
si

primo sforzo troppo supemostr impotente e


si

riore ai suoi mezzi,

pensiero italiano

pro-

str vinto, esso diede inizio per a

un

lavorio d' intelletto che pass


ri-

in Francia,

si

trasfigur in

Germania
del

nelle ribellioni di Lessing",

visse in tutta

Europa nel fervore


famosa

romanticismo.''nPoich

l'argo-

mento
sia,

lo merita,

apriamo, intanto, una parentesi a indicare che cosa


catarsi

in sostanza, quella

intorno a cui

furono
il

spese
:

tante e spesso superficiali parole. Il passo d' Aristotele

seguente
e

E dunque
forma

la tragedia imitazione di
;

persone che agiscono

non

in
li-

di racconto

la quale, col

mezzo

della piet e del terrore,

bera l'animo da

siffatti

sentimenti

('),

(Le parole in corsivo sono

l'oggetto della difficile interpretazione).

Ma

sono poi molto

difficili

intendere queste parole ? Il riviverne integralmente


lo stato d'

lo spirito, rifarsi

animo genuino con cui furono pronunciate


impossibile.
Il

allora, cosa

pi

che
si

difficile,

passato

tanto

pi

irrevocabile

quando
_^della

tratti di
si

sentimenti associati e confusi a religioni


riferiscono senza

cadute.
religiosa

^v^^pS^ queste parole

dubbio

alla

sostanza

tragedia greca. Ma, quanto a intendere per via di logica, cio


il

approssimativamente,

loro significato, quanto a vedere che si

ri-

feriscono all'eterno dubbio sull'umano destino nei suoi rapporti con


la divinit, la cosa, a costo di parer semplicista,

non mi par davvero


alfeil

molto

difficile

e pu far meraviglia che

si sia
il il

andato a cercarne

trove la spiegazione.

Un

sociologo insigne,
sotto

Pareto, consider

nomeno

di tali
e,

moderni sconfinamenti

rispetto della sua teoria

dei residui,

a parte l'irriverenza del sarcasmo paretiano, venne a

(')

Aristotele: L'arte Poetica trad. da 0. Bareo

(Loesoher

Torino 187(5)

p.

10-11.

FRANCESCO ROBERTQ.LI

37
S'

conchiusione che non

si riesce

a trovare sbagliata del tutto.

(').

tanto parlato - egli osserva - della serenit dei Greci per rispetto ai

problemi della vita e della morte, e della lor confidenza


che,

coi

numi
questa

quando

ci si

present qualcosa di loro in contrasto con


si

opinione tradizionale,

prefer

non accorgersene

piuttosto che negare

modificare l'assioma.

In realt, su questo punto, la tragedia greca

si

accosta al severo

monoteismo del Vecchio Testamento e


cosa di quello di Giobbe,
Lutero.

il

dolore di Edipo ha qualche

come
Ora

intu, ai suoi

tempi

(e lo

vedremo)

quale favoleggi poi di

un

misterioso provvidenziale rap-

porto tra le due religioni.


suoi fondamenti

la serenit

greca cosa vera:

ma

non son poi molto


solito,

chiari e si differenziano alquanto


:

da quelli che noi, di

soliamo porre alla serenit

sicch molti

moderni, studiosi del tempo antico, piuttosto che cercare queste nuove
difficili

basi,
lo

con pericolo che

l'edificio vacillasse, preferirono

- e

il

Pareto

documenta citando qualche manuale

di

prim' ordine - se-

guitare a ripetere che l'ottimismo greco


fidente nella divinit
qui, j^^e fecero

si fondava su una fede concome protettrice dei buoni e punitrice degli iniinsomma una cosa sola col nostro deprecato pessi-

mismo

cristiano.

Come
ci

poi uomini versati

nello

studio contrasto
:

del

mondo
i

antico potessero arrivare a conchiusioni cos in

con

do-

cumenti che di esso


la tragedia greca

rimangono, cosa strana


il

ma

il

fatto sta

che

afferma -proprio
e che, a

contrario e ha

origine
la
il

da

uno
per

stato

d'animo opposto:

cercar

d'intendere

catarsi

quell' altra via,

non

ci s' arriva.
tre,

Prendete Euripide

quale, per escritica

sere
il

il

pi scettico dei

ha formulato pi di sovente in forma


distinguono

pensiero delle sue tragedie, e vi troverete affermazioni

come quecat-

ste:
tivi

Da
(*)
:

nessun segno

degU Dei
:

si

buoni dai

come

quest' altra

Quale dei mortali avendo

scrutato

r ultimo fine delle cose pu affermare d' aver trovata cosa che sia dio non dio o un essere intermediario, considerando i disegni delle cose volgere or qua or l e di nuovo contrari, sorgendo in insperati eventi ? >
(f).

poi ripensate alla pi perfetta (spirito e forma)

delle tragedie greche, Edipo, e vi sar

anche

facile intendere (relati-

(')

Y. Pareto:

Trattato

di

Sociologia generale

(Barbera 1916)

Tol.

Il,

422-24.

Q) Hkbctxes furens v. 669-70. (3) Elena v. 1137 1143.

38
vamente) che cosa

CAPITOLO

m.
contro

sia la catarsi e

perch Platone insorgesse

essa col suo divinante spirito cristiano.

Zeus - diceva
il

egli nel

De

Republica - dispensatore solo del bene: e

male

lo infligge agli

uomini solo per


il
l'

il

bene di questi. Gi che


di

ci

siamo, consideriamo
dell'Edipo, delle

significato del libro

Giobbe

accanto a quello

Hercules Furens, delle Baccanti, controlliamo su questi modelli


corollari

leggi della tragedia poste da Aristotele (veri

della

catarsi)
ci

e sar la via pi breve per arrivare a

una conclusione che


il

per-

metta di tornare
Ricordate
il

all'

umile Robertelli senza


L,

rimorso della oscurit.


e'

dolore di Giobbe ?

parimente,

un

essere

umano migliore

piuttosto che peggiore,

un uomo comune, insomma,

che viene travolto nel dolore senza sua colpa.


uomini, rappresentata dalla varia schiera dei

la

gran platea degli


si

visitatori,

domanda:
che

mai
Dio
s'

possibile che

un innocente

sia cos percosso dalla sventura


?

senza averla in qualche


di

modo

meritata

E mai
?

possibile

F ira

abbatta cos ciecamente suU'


essi

uomo

Pieni di terrore e di
in

commiserazione
qualche
torto,

cercano di liberarsene,
d'

ammettendo

Giobbe

qualche mancato atto

ossequio a Dio, un qualche im-

punito delitto dei padri.


testa la
tatori.

Ma

Giobbe, conscio di non aver peccato, provisi-

sua completa innocenza fra la sgomenta incredulit dei


di

(Fermiamoci qui, per un momento, e tralasciamo


rischiara la

considedei

rare l'ultimo episodio del libro in cui la presentita Rivelazione

Nuovo Testamento
cio,

penombra
gli

dell' antico

la

voce divina,
cos colpiti
di Dio.

scende ad annunziare che

uomini possono essere

anche senza colpa loro o dei padri e certo senza ingiustizia


Rivelazione che preannuncia
il

Cristianesimo e la giustizia dell' oltre-

tomba e
colare,

fa forse, di

Giobbe, una delle immagini precorritrici di Cristo).


i

Considerate ora
il

protagonisti della tragedia greca,

e,

in
il

parti-

classico

Edipo e troverete
lo stesso,

che la

tragedia - ossia

pro-

blema ideale -
stotele
il

ed eguale l'impressione d'orrore e di


l'

piet, cio d' intellettuale

ripugnanza, che

osservatore ne prova. Aridella

non

fa

che ridurre a regole, nella sua teoria

tragedia,
di

modo

di suscitare quella impressione.

Onde

(senza aver l'aria


in

scoprir

r uovo

di

Colombo

aria

detestabile

queste venerabili
trovata
s'

diatribe) si

pu ben permettersi

di affermare che a torto fu


pij

troppo laconica la definizione della catarsi e

a torto ancora

and

a cercare luce in un' altra allusione della Retorica .|A torto, perch
tutta la teoria della tragedia

non che uno sviluppo

della

sintetica

definizione: e quelle molte regole rigorose alle quali

deve sottostar

FRANCESCO ROBERTELLI
questa forma d'arte convergono a chiarire in che
ottenere lo strano effetto di

39

modo
piet

essa

possa

purgare l'orrore e la

per

mezzo
poetico

di essi medesimi. Rigorosit indispensabile, se si vuol portare lo spet-

tatore

dapprima a una
i

specie

d'

assurdo

morale e perfino
all'

(quello stesso che


e che

visitatori

provano davanti

angoscia di Giobbe

ognun

di noi risente davanti alla brutalit della folgore caduta

sull'incolpevole viandante) e risollevarlo poi


d'

da

quella

impressione
dal

assurdo con un sentimento


superiore

che,

nel

libro di Giobbe, dato

monito di Dio

all'intelletto

dell'uomo,

e,

nella

tragedia
senti-

greca, si risolve in

una purgazione

del terrore e della piet:

mento

religioso
tutte le

come
nista

pur questo e non molto dissimile da quello. Vedete clausole della tragedia convergono a fare del protago-

un Giobbe. Anzitutto costui deve essere un tipo d' uomo il pi n troppo buono simile possibile alla comune umanit degli spettatori
:

n troppo

cattivo

ma,

se mai,

piuttosto
si

quello che questo.

Arisi

stotele spiega

che ia vera piet

ottiene

quando l'osservatore

sente

un

po'

compromesso
essere
di

dall' altrui

sventura ed esposto agli stessi


filantropia.

casi: ogni altro sentimento fredda

In secondo luogo la
che
al

favola deve

un

cos

evidente

orrore

solo

udirla
ef-

narrare
fetto

ci si

senta accapponar la pelle.

Ma

non basta: perch T


fra

sia

completo

occorre

che

il

cozzo

avvenga non
i

persone
si

estranee,

ma

possibilmente

fra consanguinei

quali,

per

giunta,

vogliano magari bene. Siccome, tuttavia, questo cumulo di particolari


difficilmente si

pu trovare
il

associato, la tragedia ricorre a

due espe-

dienti: la peripezia e

riconoscimento.

un improvviso rivolgimento che porta la disperazione non dov' attesa o temuta, ma proprio l dove avrebbe dovuto portare la gioia; e avviene non per scelleratezza, ma per un

La

peripezia

gran

fallo,

jtj

8i {layOnrjp'lav

XX

St'

pLaptiav {ts^XrjV.
ti

n
sta;

riconoscimento un colpo di scena che

svela in due eroi

posti in conflitto tra loro

due consanguinei.

Ma

tutto questo

non

ba-

bisogna che

il

riconoscimento avvenga
l'

o quando l'irreparabile

gi stato,
evitare
il

quando

eroe

non ha pi

la possibilit e la forza di

sangue e

la strage.

Ultimo evidente corollario che conferma


inverosimile e quasi impossibile nella
il

senza pi dubbio alcuno l'origine e lo spirito religioso della tragedia:

essendo un tale genere di


realt, questa

fatti

forma

d' arte

deve avere per suo oggetto


:

mito, trattenersi

anzi tra poche famiglie mitologiche

di

Alcmeoue,

di Edipo, di Oreste.

Or dunque

in che cosa consiste la catarsi, cio la liberazione da

40
questo accijmulato

CAPITOLO

III.

orrore e insostenibile

piet e la

relativa

assunconsi-

zione del fatto tragico a poesia ? (Consiste - o meglio dovette


stere - in

un sentimento

religioso che, dalla veduta di quella stessa


divinit, la quale col-

incommensurabile e impenetrabile potenza della


v^'^'

pisce e annienta secondo criteri imperscrutati, traeva argomento a ri-

conoscerne la

presenza, a

dimettere,

quindi,
all'

queir orrore e quella


opera di dio, sono
ir-

piet che, per essere sintomi di ripugnanza


religiosi.

Sotto l'impulso di questo sentimento di rinuncia ad

inten-

dere, succedeva

insomma, una specie

di panica riconciliazione con la


di fatalismo. Fa-

vita che, nel paganesimo, poteva

anche avere aspetto


greca,

talismo sereno, perch serena l'anima

esso

riconduceva a

riamar

le

cose con

la

persuasione
i

che

Dio non cieco ed per


mostrerebbe
di

vano cercar

di scoprirne

segreti.

Chi poi volesse pi particolarmente


si

specificato e descritto
difficile

un

tale sentimento,
tutt' al

molto

contentatura: ed io potrei,

pi, limitarmi
all'

ad insistere

nel paragone col libro di Giobbe, anche per rispetto


piet dell'

orrore e alla

uno e

dell' altro.

molto probabile, del

resto,

che anche

il

profondo Aristotele

parlasse pi con

obbiettivit di critico e coscienza di storico che

con
che

partecipazion

d'

animo
s'

onde

il

suo

concordare
altri,

con

Euripide

come

scettico -

era attenuto pi degli

cio con pi timodella

rata coscienza

critica,

a questo formulario
lo

religioso

tragedia.
ri-

Contro quelli che non l'intendono, egli


terreno ed essa morr. Dice infatti

difende con parole da


tragedia
quella

cordare, perch par che significhino: togliete la


:

da

questo

<

Adunque

tragedia

che

secondo

le regole dell'arte giudicata bellissima

dipender da un insopra
detto

treccio di questo genere. quelli che fanno carico

per incorrono

nell'errore

ad Euripide perch tiene questo modo nelle

sue tragedie e molte di esse hanno


v

una

catastrofe

dolorosa, perch

qui sta
sentendo

il
il

giusto

(').

Di qui anche l'insorgere di Platone che, pre-

cristianesimo,

cos pagano.

non poteva partecipare a uno stato d' animo Or dunque, per conchiudere, non par che si possano in
se,

alcun
tate

modo

accettare le varie spiegazioni esotetiche della catarsi ten:

dai moderni
Op.
cit.

invece, per esempio, in quella che

il

Christ

{")

(>)
('^)

p. 25.

WiLUKM Christ: Oeschichte der Orieschisehen

Literatur, Miinchen 1905

p.

190.

V. anche Festa:

tura, aprile 1913.

La

teoria

aristotelica
:

delta catarsi,

Nuova Cul-

Vedo ora Luigi Russo

La

catarsi aristotelica Caserta od.

E. Marino 1919)

breve storia delle varie interpretazioni della Catarsi,

FKAXCESCO ROBERTELLI
tolse al Festa (vi si considerano gli ultimi atti della tragedia

41
con la
se-

sepoltura, le lagrime,

canti funebri,

come una
cos.

restituzione alla

rena realt della vita operata nell'anima dello spettatore)


cosa di questo

c'

qual-

modo

di vedere,

meglio

Per quanto

poi si rife-

risce ai nostri umanisti, della catarsi gi detto abbastanza.

Figuratevi

un umanista
il

del rinascimento davanti

all'

aspetto pi

profondo e pi irrevocabile della poesia antica e capirete l'impaccio


del Robertelli e
scergli

suo penoso arzigogolare. Tuttavia bisogna riconolo

un merito che
egli,

contraddistingue da
al

tutti

suoi
Il

successori

e lo

pone pi dappresso

genuino pensiero dell'antico.


ipotesi

merito
in-

questo: che

dopo essersi involto in

e fantasticherie
l'

genue, alla

fine,

davanti a uno dei corollari della catarsi, ebbe

im-

provvisa intuizione dell'essenza religiosa di quella; cap che non la


si

poteva spiegare se non trasferendosi nel tempo in cui fu concepita,


il
:

ed espose questo suo pensiero con una vaghezza tra


cristiano che gli fa onore.

pagano e

il

Ecco

le

sue

precise

parole

Q Hic
in

vero

metus piane

nihil aliud est,

animi hominum devinciuntur


tate et observantia erga

quam religio quaedam meticulosa qua nam vera religio ea est, quae cum pie:

Deos coniuncta

est

maximis illorum
est

huho-

manum genum
mines raeritam

collatis beneficiis.

Maxime enim aequum


est

ut
et

diis iramortalibus gratiara divinis

honoribus

meac

mori mente gratoque animo persolvant. Hic


tus

optimus deorum culpietatis

idemque castissimus

atque sanctissimus plenissimus

verae religionis ut eos semper pura mente et voce veneremur tanquam


auctores nostrorum

omnium commodorum, non autem estimescamus


(')

tamquam

crudeles tirannos

T\
dii >

una

pagina cos libera con quel suo


e

che potrebbe forse


leggendola,

essere sostituito dall' altra parola


a qualche spregiudicato spirito di

Dio

che

si

ripensa,
;

mezzo

secolo innanzi

di quelli che,

per virt d'intuizione, senza vera consapevolezza


talora in s, veramente,
chit :

critica,

risentivano
dell'antisott'

qualcuno dei pi genuini


Kobertelli scrisse

aspetti

una pagina che

il

non avendo pi
alla

occhi

quella tiranna lettera aristotelica,

ma

dando ascolto

sua schietta
tutto
sterile

natura di umanista. kFu per un lampo fugace e sopra


perch, ormai, lo spirito critico diventato scolastico.

Non

si

tratta

insomma
(')

di capire Aristotele

ma

di fare di Aristotele

un maestro e

GOBEBTELU:

Op. Cit. p. 112.

42

CAPITOLO

III.

uu impostatole

di principi,
:

come

se

fondamenti

del

suo

pensiero

fossero buoni tutt' ora

si

tratta di cercare nella

sua catarsi

pagana

un
rata

significato cristiano, senza


;

mutare

la lettera.
si
il

L'impresa dispeperde, ossia, nel vano


loro contrasto e
di Trento.
:

il

Robertelli a tu per tu con quella ci


i

tentativo di conciliare

due mondi, accentua


press' a

pone

senza saperlo

le basi della

poetica del Concilio

Io

non
:

ne capisco nulla
dal

confessa

poco

il

Robertelli

ossia dice

momento che

la tragedia contiene cose lugubri e atroci,

naturiso

rale che ispiri commiserazione e terrore, allo stesso

modo che

e letizia nascono dalla


I

poi al resto (la


alla catarsi
lecito

commedia perch ne contiene di ilari. Quanto relativa purgazione) io mi ricordo di un altro accenno
(e lo riferisce).

che nella politica

Da

quell'
pii

accenno

argomentare che Aristotele

intendesse parlare

a lungo di

questa purgazione. Tuttavia uu fatto che oltre a queste parole egli

non ha aggiunto verbo,

meno che
il

tale

aggiunta non fosse in quella

parte del libro che noi sospettiamo perduta


Allora, con molta industria,
stare
i

.... ('). buon Robertelli si mette a


qualche
;

rovialla

libri aristotelici

per trovarvi

passo o riferibile
ci

catarsi o in cui se

ne parli copiosius

ma non
come

ripesca altro che la

gi da lui ricordata definizione della virt tus

giusto mezzo.

Vir-

medium

obtinet

locum

Inter

duo extrema quae sunt alterum ex


Virtutem esse medium
virtutem in nulla
recte

defectu, alterum
stoteles.

ex abundantia: ut copiose declarat in Ethicis Ari:

linde praeclare est ad Horatio dictum

(^).

vitiorum utrumque redactum


rita

Dalla quale appunto mi pare scatu:

queir altra definizione pure aristotelica

<

ali;i

re consistere

quam

ut homines discant laetari,

amare, odisse,
ut assuescaut

nuUaque

in re magis oportere homines exerceri

quam
suo

judicare recte ed laetari


actionibus

(^).

mausuetis
gli

ac

probis

raoribus

laudatisque
e

Questa

pare che faccia al caso

convenga
della

anche

alla poesia in genere.


il

Onde conchiude

Se,

insomma, qualaristotelica

cuno domandi

vero significato della


:

definizione

tragedia, rispondo

Quello giudica che, assistendo alla rappresenta1'

zione di essa restano purgati questi due sentimenti,

orrore e la piet.

Perch, durante

la recita,
si

gli

spettatori

vedono

personaggi fare e
s'

dire cose che molto

avvicinano alla realt stessa:

abituano quindi

ja dolere, a temere e al sentimento della coupass^ioneA'No sussegue

(i)
1.

45.

(") p.

17.

(')

p. 46.

FRANCESCO ROBERTELLI
che, accadendo poi a loro qualche disgrazia, essi se
(^miniis doleant oc timeant) perch,

43
ne turbino meno
che
chi

insomma, necessario

non ha mai avute disgrazie se ne dolga di pi, quando gliene accade qualcuna impreveduta. Aggiungi che spesso gli uomini si turbano
{dolent ac timent) per bazzecole, laddove
i

poeti tragici mettono in-

nanzi persone e casi veramenti


per un savio;
sicch, a teatro,

degni di piet e di spavento


si

anche
son

impara a distinguere
pi facilmente poi

quali

quelle cose che veramente debbono eccitare cotali sentimenti. Inoltre


gli uditori e spettatori di tragedie
si

consoleranno
col ri-

nelle loro disgrazie con

un conforto certamente validissimo:


ad
altri

cordo, cio, che anche

prima

accaddero

le

sventure

mesuo
coi
>.

desime

(').

Come

si

vede

la catarsi

pagana tentava per


poesia

la

prima volta

il

ingresso nel patrimonio

ideale della
:

cristiana

travestita

pann^-di.J^n proverbio domestico

Mal comune mezzo gaudio


stesso

Ma non

bast^ perch, cos, s'andava a urtare contro lo scoglio gi

avvertito dal Fracastoro e


citata prefazione.

ben osservato dal Robertelli


questa

nella

fargli riosservare il pericolo

volta

venne

Platone

il

quale, per bocca del fido Proclo parve ricordargli:


tu

^Ma
del
fatta

non hai convenuto


bene e che
con intenti onesti,

pure che

il

male anche pi contagioso

la rappresentazione o imitazione dell'


te
li

uomo,
di

sia

pur

mette

innanzi
jtia-rjrr/cv

tutti e

due

necessit? jTJ

Proclo, infatti, diceva

Ogni
di

dei vari costumi

umani

fa

presa facilmente sugli animi di coloro che odono; ragion per cui, con

questa

comune imitazione

ogni specie di costumi, molti son turbati

e traviati dalla retta via e dalla regola della virt,

perch essa virt

qualche cosa di semplice e

massimamente simile a Dio. Perci noi


t ov
.

affermiamo massimamente eccellere

(Ricordate

come Dante
d'

aveva

risolta la questione per conto

suo mettendola in conto

Ari-

stotele ?

La natura
. . .

opera di Dio
.

r arte vostra quella, quando puote,


il

segue come
s

maestro

fa

il

discente,

ehe rostr' arte a Dio quasi nipote).

Ma

la libert del

que, osserva penosamente

Medio Evo era morta. Secondo Platone, dunil Robertelli Soccorre che chi vuole atteil

nersi a questo t ov che

bene, fugga le cose ad esso contrarie.

C) l.

44

CAPITOLO

III.

se la jrotxtXia, cio la variet dei costumi, ci

s'

insinua nell' animo,

questi, alla fine dell'opera, saran tutti

da purgare. La tragedia e la
di affetti vari, son
l'

commedia quindi, come rappresentazione


gire,

da fug^

perch riempiono la vita di quei mali che ne sono

effetto

{'U

egli trova altra obiezione se

non questa che


:

se si tratta di mitigare

le impressioni

troppo violente, gli uomini potranno anche


contrahere

pr

virili

affectiones
izoiv.ikia.

animi

Ma
buone

quanto

ai

maligni

effetti

della

difficile

negarli con

e,

ragioni.

Noi imitiamo

tam
ai

bonos quam malos


lit

se vero che la poesia deve badare

all' uti-

e all'educazione degli uomini,


ai savi, perch,

bisogna limitare
gli
. .

l'imitazione

buoni e

appunto secondo Proclo,


tutti

uomini godono
.

per natura delle imitazioni e


.

siamo

ptXoji^oc

Quindi

l'

imi-

tazione

ttoixiXy]

potr essere giocondissima,


(*).

ma non

giovevole

all'

eduil

Vcazion degli uomini

L' osservazione del Fracastoro diventa qui

dilemma

di Proclo.

Ma
cordasse

non e' era bisogno n di Platone n di Proclo che gli riil memento. Si pu dire che ogni nuova pagina del testo
il

esplorato riconduceva

povero

commentatore

al

punto medesimo.

Egli
gli

si

appena sciolto da questo interminabile impaccio e Aristotele


:

ripropone un' altra distinzione innocua in apparenza


si

ma

latet in

cauda venenum. Nella tragedia, dice F antico,


di cui le principali sono: fabula et mores.

distinguono sei parti

Quale di queste
vi

due va
tra-

messa innanzi

La

favola,

perch senza azione non


a
:

pu essere

gedia n passaggio di
dalla psicologia degli

felicit

infelicit.

Ma
:

l'azione dipende

pure

uomini

cio dai

mores

ex moribus actiones

proficiscuntur

Quindi scrivere una tragedia vuol dire impostare un

seguito di questioni psicologiche di effetto morale; secondo quello che


il

Robertelli ha gi

ammesso

fin dalle
virti

prime pagine

'

conviene che

le cose

che

si

imitano siano o

o vizii ^

Egli veramente
i

non
suoi

trae anche questa ultima conseguenza,

ma

troppo chiaro che

prossimi successori se la troveranno posta fra mano.

Per ultimo ci sarebbe ora da illustrare il non spregevole commento alla questione della differenza tra storia e poesia, l' una espressione del particolare, l'altra dell'universale,

secondo Aristotele.
decenni, pi

Ma
an-

poich

si tratta di

questione agitatissima in questi

(') p.

47

(*) Id.

FRANCESCO ROBEETELLI
Cora che per se stessa, per

45
le

l'

importanza che

diede

il

Tasso col suo


solo,

poema, coi suoi


a
lui,

scritti teorici

o con la sua follia,

non

arrivati

ci

toccher di riassumere le varie opinioni dal Robertelli in su

(e sar

cosa breve perch, se qualche favilla d' ingegno in taluno non


la

manca,

monotonia e

le ripetizioni

sovrabbondano),

ma come

questo

principio aristotelico

diede subito inizio alla

sconcludente

ribellion

del Giraldi, sar bene che, al prossimo capitolo,

prima
di

di parlare di

quella e quasi a confronto,

esponiamo

il

commento
s'

del
lui

Robertelli.

^^

Quanto poi a un giudizio complessivo sull'opera


possiamo anche dispensarcene dopo quel che
il

credo

che

detto, tant' chiaro

significato della sua

modesta e simpatica
autentico che
si

figura. Egli, in

una

pa-

rola, l'ultimo

umanista
il

trova

ad

essere

ad un

tempo, senza saperlo,

primo

critico letterario della

controriforma;

l'ultimo sincero edonista della poesia che mette per caso le basi del

moralismo. L'avete ben veduto.

Il

dubbio

appena

intravvisto

sugli
estradi-

orizzonti dal Fracastoro sulla possibilit di

un

diletto poetico

neo

alla questione morale, incontrandosi

con la lettera aristotelica


il

venta, nelle incolpevoli

mani

del commentatore,

dilemma

di Proclo.

La questione

se

sia

possibile

rappresentare

liberamente

in

poesia

r anima umana, veduta in compagnia di Aristotele suscita un vespaio


di scrupoli che

sono

nell' aria e
s'

ricadono sulle parole di quello. Quanto


affanna ad uscirne, tanto pi vi
si in-

pi

il

povero commentatore

terna. Cos la sua opera, sebbene

non suggellata da una vera imil

pronta personale, e forse appunto per questo, (a parte

merito della

interpretazion della lettera che valse allo studioso l'ammirazion del suo

tempo) diventa come


a quel modo.

il il

programma
Robertelli

quel rinascimento che

di una amava

sistematica demolizione di e
si

credeva d integrare

CAPITOLO IV.
Aristotele fra
il

romanzesco e

l'eroico.

Sommario.

1' una rappresenta secondo il parPrima vaga interpretazione del Robertelli - Diffidenza verso il romanzesco. 2, Effmera e futile ribellione ad Aristotele del Giraldi - Ragione delle simpatie che egli suole ispirare - Ana-

1, Differenza fra storia e poesia

ticolare,

altra secondo

1'

universale

logia della sua poesia e delle sue teoriche

con

quelle
s'

inglesi

del

periodo

pre-shakespeariano

Da

noi in luogo di Shakespeare

ebbero

teorici lette-

rari della controriforma.

3. Per

il

Giraldi

non

esiste differenza tra storia

e poesia

Storpia

nuovi concetti

moralistico-aristotelici
-

difesa dell' Ariosto e del


della fantasia.

romanzesco

Interpreta questo

per una pretesa com esasperazione

dissoluzione di questo,

4. Vano tentativo di conservare il rinascimento e reale come lo dimostra la poesia stessa del Giraldi - Il Pigna

sostiene le stesse teorie

ma

con maggiore coerenza aristotelica ed ha perci

un accenno

alla

peripezia.

5.

Perch questa
-

critica dell'eroico sostan-

zialmente giusta non poteva avere efficacia

L' eroico

come soluzione
-

del pro-

blema morale.
critico-morali
tra
il

6. Incertezza
il

dei poeti epici in

queste prime discussioni

Effetti dell' aristotelesimo su

Bernardo Tasso
e l'eroico
-

Sue

oscillazioni

deleetare e

prodesse, tra

il

romanzesco
-

Simile

ma

piii

coee
al

rente contegno di Luigi Alamanni

Sua
1'

definitiva adesione all' eroico

prodesse nonostante

1'

ammirazione per
lo

Ariosto

Inquietudine
-

e follia di
ipocrisie
-

Bernardo nelle contradizioni delle


con
il

lettere e dei sonetti

Sue ingenue
e

Giraldi,

con l'Alamanni, con

Speroni

Bernardo

Torquato

Insuccesso del Giraldi.

Se

tutte cotali questioni riguardano la poesia piuttosto in ipotesi,


la quale,

essendo ispirate di preferenza dalla forma tragica

per allora,
do-

non era
minante,

in fiore, chi
il

le

avesse invece riferite al genere


le

poetico

romanzesco,

avrebbe vedute cadere sovr' esso come un


singolare particella aristotelica che,
colpito la fantasia del Fra-

peso deformante.

per

quella

gi al suo primo uscire dall'

ombra aveva

ARISTOTELE FRA IL ROMANZESCO E

l'

EROICO

47
della

castoro

poesia, quella

come elemento indispensabile si riferiva in realt non

alla
alla

futura
poesia
:

definizione
in

generale

ma

alla differenza fra

questa e la storia, e insegnava


.

universalia, historicum vero particularia

Poetam sectari Per una generazione affan-

nata dal bisogno di farsi un' idea

critica

della

poesia

conforme

ai

molti suoi scrupoli, naturale che quelle parole di


rissero

Aristotele appa-

come una

rivelazione e

non

fossero

pi dimenticate.

Parve

che

ivi fosse il

vero segreto della rappresentazione di quelle

umane

passioni >
alla poesia

che, per lo innanzi,

erano state
il

l'

oggetto

pi
>

estraneo

ed ora stavano per diventare

pi proprio

Tolgo questa espressione da un trattatello del Capriano sul quale


ci

fermeremo
il

di qui a

qualche pagina.

Il

Robertelli
si

cap veramente

a fondo

pensiero dell'antico?

Pi che non
consentiva.

creda, forse, e certo

quanto

lo spirito dei

tempi

gli

Ne

cap di sicuro

uno

dei

significati eterni, quasi


il

domestico a noi,
il

ma

al

quale non era giunto

rinascimento e oltre
il

quale non andr alcuno dei suoi successori

compreso

Tasso. Gli scrupoli condurranno anzi a


la storia,

un

regresso. Cap

insomma che
gini poetiche,

per quanto

<

adnotata
il

>

e abbellita da
se

imma-

non pu diventar poesia se


;

poeta non

ne faccia

una

sintesi

sua

che

non

v'

grandezza o bellezza di personaggio

storico suscettibile di passare nella poesia cos


storia,

come

sta;

che,

nella

quale
(')
:

si

scriveva allora,

e'

era

una parte

sola di

ispirazione

poetica

le concioni poste in

bocca agli uomini

illustri dalla fan-

tasia dello storico.

Di qui forse sarebbe giunto a qualche osservazione


la

degna dei moderni, se

preoccupazion moralistica
:

della

iro^^ta

non r avesse inceppato. In quella afl'ermazione < poesim philosophieum quiddam magis in se habere quam historiam, hoc est philosophiae magis esse similem, quia poesis exprimit ac sectatur universalia,

historia

autem particularia

C)y nella quale


s'

una

delle

menzogne
una vera
in

convenzionali del rinascimento aveva inteso che

alludesse a sapienza

allegorica recondita nei miti, egli intese che si trattava di

elaborazione

poetica. Disse:

Si

sit

effingendus
esse

prudens

rebus

agendis Ulisses, non qualis ipso


eircumstantia,

est,

considerandum

sed, relieta

transeundum ad universale et effingendum esse qualis prudens callidusque, ab omni parte absolutus, describi solet a philosophis C) Ma - si osserver subito - in queste parole non e'
.

0) Op.

cit.

p. 90.

C-)

P- 91-

V)

id-

48

CAPITOLO IV.

tanto la teoria della libera intuizione poetica quanto quella d' un assoluto morale cui e le sue azioni.
il

poeta deve aver

l'

occhio rappresentando

l'

uomo

Certo anche questa idea implicita nelle sue parole: tanto implicita

che
se

suoi successori

non
di

vi coglieranno e

non terranno per

buona

non quella. C'erano


e dargli

mezzo

pericoli della ;toixtXta e si

sa bene che cosa voleva dire foggiare

un personaggio
S'

ab omni parte

absolutus

un

significato filosofico, affidandosi ai filosofi del

tempo, gente di non


ogni probabilit^
principio
assai pi
e,
il

facile contentatura.

intende dire che, secondo


tutti gli effetti

Robertelli
alla

non prevedeva

di

quel

conforme

sua natura, dava a quello

un

significato

umano

e pi semplice.
il

Non

piccola

novit,

del

resto,

aver capito che

materiale greggio della storia non diventa poesia,

per quanto fregiato e abbellito, se non ricreato dal poeta.


pensiero, tuttavia, egli diede l'espressione che
affid ai filosofi.
il

questo
si

tempo esigeva e

Resta per una obiezione da

fare.

Perch dunque
il

il

Robertelli,

per questa via, arriv a svalutare alquanto


credere che

poema romanzesco, a
quasi
solo

un

tale universale si

potesse

attingere

nel

poema eroico? (*) Sta bene che Aristotele parlava di poema eroico, forse che l' Ariosto ma quello non aveva conosciuto il romanzesco. non sectaverat universalia pur con la materia romanzesca ? Forse che egli aveva seguito il metodo degli storici ? La risposta sar data
anche troppo in lungo e troppo chiaramente nelle pagine successive
e'
:

era di

mezzo

la Tuoixdia considerata

appunto dai

filosofi.

Quindi, prima di venire ai successori del


nel

Robertelli

immediati
ribellione

tempo

e nello spirito,

consideriamo la presto

domata

del Giraldi sul terreno di

quest'arduo principio aristotelico.

un" gran peccato, per, che cotesta famosa e futile

ribellione

fosse tentata da

un uomo inferiore agli aristotelici stessi per forza d' ingegno, e nascesse non dall' avere inteso ci che v' era di falso in quei loro principi, ma dal non aver inteso ci che v' era di buono
:

in parecchi
bertelli.

per esempio in quost' ultima modesta conquista del Roegli confondesse la

pure un peccato che

sua protesta con I

la difesa dell' Ariosto,

traendone immeritate simpatie tra contemporanei


ro-

e posteri, e che da quell'aria di indipendenza che la tradizione

(')

p. 96.

ARISTOTELE FRA IL ROMANZESCO E

l'

EROICO

49
sempre

manzesca conservava nella fetontea Ferrara


fa

(sicch a lei poi

capo una sorda opposizione

alle idee correnti col Castelvetro, ferle

rarese di animo, col Patrizio, col Guarino, con

Accademie

citta-

dine, tutta gente piena di rimpianti ariosteschi) egli

prendesse lena

non a

liberarsi dalle maglie dell' aristotelesimo,

ma
e

a ridur questo a

significati

punto interessanti.
di gloria

Pure ebbe un momento


in lui
si

come poeta

come
di

teorico che
il

equivalgono.

Un

savio critico della vecchia

scuola,

Ca-

merini, quando faceva le sue prime armi col

nome

Giulio

Anti-

maco, defin
raldi (e
al

i Discorsi intorno al comporre dei romanzi > del Ginon li defin male per rispetto all' impostazion dello stile e momentaneo successo che ebbero) La prefazione al Cromwel del
:

lor

tempo

(')

il

Carducci onor

il

poeta di questa complicata de-

finizione: l'Euripide romantico

della

Corte

d'Este

(*).

Eppure
e,

sapete quali sono

meglio collocati per veder bene che cosa rappre-

senta
forse,

il

Giraldi ? Sono gli Inglesi.


l'

un
il

paradosso

esattissimo

per

istessa ragione,
all'

peggio collocati siam noi.

chio al passato e

Ariosto, dopo

quale

ci si

Avendo l' ocpresenta un lungo


600 insomma,
che qualcuno

declinare della poesia, noi, per


ci

un

bel pezzo, fino al


le

disponiamo a un sospiro di simpatia tutte


richiami a lui a
fatti

volte

ci

o a parole,

se

non

in quella forma d'arte,


dei

tate le possibilit poetiche

come se non ci fosse salvezza come se non fossero gi di molto mutempi. Ma di queste non abbiamo
s, a

chiara coscienza, perch nessun poeta ce le svela. Gli Inglesi che, invece,

hanno l'occhio davanti a


volte
dalla

Shakespeare, sono disposti a


di

un
il

rigoroso controllo tutte le

che,

questi anni,

si

presentino

forme d'arte travolte poi


Giraldi per,
e'

rivelazione
assai

shakespeariana.

Per

un' analogia

pi sostanziale e
degli
Inglesi,

riconosciuta

che lo mette cos in luce all'occhio


fra noi

Egli rappresenta

proprio quella forma di

poesia che

Shakespeare, apparendo,
trasfigur
i

trov in conflitto con la


scintilla dell'umanit.

sua e abbatt o

mettendoci

la

Gli Inglesi

distinguono

due

momenti con
terribile.

queste due espressioni: la poesia del periodo elisabettiano la poesia dell' orribile,

queUa

di

Shakespeare la poesia del

(')

G. B. GraALDi

Scritti critici.

Pref,

di Giulio

Antimaco

p.

(Milano,

DaelU 1864).
(2)

CARDCca

Saggi

tre

suW Aminta

(Firenze, Sansoni 1895) p. 54.

ToFFANLN.

La, fina delf uinanesimo.

50
Il

CAPITOLO IV.

?'

Giraldi

(')

fra noi

il

rappresentante

genuino della poesia

elisabettiana dell' orribile.


I'

la differenza tra questi

due aggettivi
terribile ci

sa-

pete qual'

L' orribile ci che

non ha anima

il

che

ha. Il

primo
il il

la strage cieca e spettacolosa

che turba solo la fandestino

tasia, l'altro

misfatto in cui c'

un baleno dell'umano

che

e'

investe

pensiero
il

il

primo pu essere dato anche da persosi

naggi burattineschi,
zioni

secondo

sprigiona solo dalle grandi

figura-

umane; per
il

il

primo pu bastare un ignoto poeta del periodo


secondo
i

elisabettiano, per

il

ci

vuole Shakespeare. Per


dell'orribile e

gli Inglesi

cos chiaro

distacco tra

due periodi

del

terribile

che, mettendosi a studiare

tempi nostri paralleli a quelli, non posil

sono sfuggire

al

ravvicinamento. Anche per

(^).

Saintsbury,

l'

Orbecche

The

chief italian horror-tragedy

Se noi, invece del Tasso, avessimo avuto uno Shakespeare,


per restare in casa nostra,
Sanctis stesso
(')

o,

un Manzoni, come a
nelle

giudizio

del

De

sarebbe stato

aspirazioni

del

tempo,

allora,

certo, intorno al Giraldi

non sarebbero oggi


si

possibili equivoci.
i

Invece
se-

di avere

uno Shakespeare o un Manzoni avemmo


limitarono a sentirne

critici

della
e,

conda met del 500 che


smarrirono
riosto,
nell' assurdo.

il

bisogno

con
si

lo sforzo del loro teorizzare,

parvero auspicarli
il

poi deviarono e
l'

Sicch

nostro sospiro rimase sempre


via che tornare
sotto

AIl

come

se

non
il

ci fosse stata altra

a quello.
cui
si

Giraldi godette

beneficio delle grandi insegne

mise:

ma, in

realt,

egli cap l'Ariosto

non pi

di

quello
in

che intendesse
il

Aristotele e rimase, in teoria pi ancora che

pratica,

genuino
tra-

rappresentante, tra noi, dell'

horror-tragedy che, in fondo,

gedia da burattini.

Insomma, a ridurre nei brevi


per

limiti ch'essa merita

la

tesi
l'

del

Giraldi piena di vittorughiana albagia (dei suoi due


i

discorsi,

uno
1'

romanzi del 49,

l'

altro per la tragedia del 53) se

ne ricava
u-

questo.

Non

punto vero che quella distinzione aristotelica fra


il

niversale e
e
il

particolare consideri

una vera differenza

tra lo storico

poeta nell' ispirazione e nel

modo

di trattar la materia.

Se noi

(')

Cfr.

11 Conciliatore
cit.

(f.

II,

anno

I,

p.

293).

(')

Saintsburt op.
:

voi. II, p. 58.

C) De Sanctis

S. Leti. S. voi II, p.

135 (Napoli

Morano

1913).

AEISTOTELE FRA IL ROMANZESCO E

l'

EROICO

51

leggiamo volentieri in prosa - tuona egli con cos alta voce che non
si

ha

il

coraggio di interromperlo - la vita di Temistocle, di Corio-

lano, di

Romolo,

di

Teseo e di

altri eccellenti

uomini, perch

ci

do-

vr essere

men
{')

grata e

men

profittevole a leggerla composta in verso


(')

di gentile e saggio

poeta?

L'epopea non che storia e storia


tale

in versi

>

La sua veemenza

che non solo

non
il

riesce

rimetterlo in carreggiata l'oscuro Aristotele,

ma

neppure

bonario

Orazio col motto pieno di buon senso

Nee gemino bellum troianum orditur ab

oro.

Ma come?
sua vita
leide e,
>
.

Risponde Cinzio: se dalla cuna quest'eroe diede segno


dalla

della sua grandezza,

cuna

si

devono cominciare
versi

le azioni della

Su questo
si <

bel fondamento mise in

la

sua

Erco-

l,

dimostr tanto accorto critico quanto valente sebben coeIo

rente poeta,

mi son molte

volte riso

egli dice

di quelli

che

hanno voluto chiamare in


dell' arte di

tutto gli scrittori dei

romanzi

sotto le leggi

Aristotele e di Orazio,

non considerando che n

questi

quegli conobbe questa lingua e questa maniera di comporre

C).

Ma

perch a nessuno

salti

in

mente

di attribuirgli per tali parole

alcun

pensiero profondo, egli affronta risoluto l'espressione di Aristotele, e

invece di dire che essa non fa al caso suo (tant' ormai


di quel

il

prestigio
quell' as-

nome),

s'

impunta a volerla spiegare e giudica che

segnare al poeta la trattazione delle cose come dovrebbero essere, al


>ntrario dello storico che le tratta
ficato critico
filosofico

come sono, non ha alcun

signi-

o intimo:

ma

si

riferisce

piuttosto

a
i

una
sacri-

questione di contorno. Virgilio, per esempio, quando descrive


fici

Enea non studia i costumi del tempo di quello, ma si riferisce comodamente ai tempi di Ottaviano. ^E questo avviene perch non scrive il poeta - come ho detto - le cose quali erano e sono ma quali
d'
;

debbono essere per

dilettare e giovare insieme, soddisfacendo agli uo:

mini di quella et nella qu^l^ scrive


lecito a chi scrive storia

il

che non per

modo alcuno

ridotto

Q.\ Tutto

il

giovare del

poeta

a questa molto comoda facilitazione


gli

dell' intelligenza della storia

per

ignoranti

e proprio in tal
filosofico

modo

gli

pare che
!

il

poeta giovi agli


fanatico

uomini e

sia pi

dello

storico

Ammiratore

del

meraviglioso, del

fantastico, dell'orribile egli si valse di questa


notrjT'.x-j],

sua

singolare attitudine a storpiare la

conosciuta da lai neU

()

Op.

cit.

p. 24.

(^)

Id. p. 25.

Id.

p. 51.

C)

p.

65-66.

52
solite formule,

CAPITOLO IV.

per teorizzare la

sua riforma che consisterebbe nel

trasportare nella tragedia la materia o meglio la maniera romanzesca.

si

appoggi su

altri

due passi

aristotelici.

Quello
rea,

aveva
l'

detto:

Chiunque abbia coscienza


tutte le cose

della tragedia

buona o

avr ancora
1'

dell'

epopea, perciocch nella tragedia, sono le cose che ha

epopea,

ma

non sono

nell'

epopea che ha la tragedia

(').

lui,

che non capiva nulla di catarsi e di elemento mitico

religioso,

fece

comodo intendere che quello avesse


epopea passare
alla tragedia senza

detto

il

contrario,

potersi

dalla

mutare o aggiungere nulla,

una tra- dissero i commentagedia di argomento immaginario: ammissione tori venuti dopo - strappatagli dalla sua amicizia per l'autore del
Aristotele avea stentatamente
la possibilit di

ammessa

Fiore

Agatone
cap

il

deliciae Aristotelis
:

Platonis

familiarisque

(').

Il Giraldi
il

contrario

che cio

la

vera materia del poema fosse

fantastico.

questa stata la ragione i

esclama

egli

eh' io

(non curando quello che ne sieno per dire


la

morditori) ho composto

maggior parte delle mie tragedie di soggetto nuovo da


sia

me trovato
greci,

ancora che non ve ne

esempio appresso

tragici

n
di

latini ch'oggid si leggono,

volendo piuttosto errar

col

giudizio

Aristotele (se poi

si

pu dire errare chi segua


ai ai loro

cos giudizioso filosofo)

che compiacere coloro


essi
i

quali ogni cosa dispiace se

non quello che

fanno che conforme

(^).

discorsi contrari molte volte a tutti


si

buoni giudizi

Ora, quando

dice

che

il

Giraldi propugn
si

l'abbandono dei tragici greci per un ritorno a Seneca,


vera,

dice

cosa

ma

che spiega assai poco

la psicologia dell'
il

uomo
o

e lo
il

spirito

della sua molto personale riforma. Seneca

pretesto
i

presup-

posto storico di quella sua bizzarria alla quale

classici

greci

non

avrebbero prestato

il

loro consenso

laddove

il

latino,
l'

col

suo spa-

gnolesco amore del portentoso e del truce, aveva


sore
:

aria d'

un precurla

se se ne tolga per quel terzo

elemento

della

tragedia

sententia - cos cara al poeta stoico e cos sconosciuta allo scapigliato


italiano.

Onde

la

conchiusioue del suo programma di riscossa:


poesia,
si

si

butti

via cotesta pretesa di trovare un perch alia

mettano in
se

un

fascio

poemi

e tragedie, si miri alla novit e alla sorpresa e

(')

Aristotele op.

cit.

p.
:

10.

()

Cfr. Petri Victorii

Commcntarii in primtcm
:

l.

A. de A. P. Florontiae
p.

1460,

p.

152.

PiccoLOMiNi
p.

Annotazioni

all'

A. P. citato poi,

146.

Op.

cit.

65-66.

AEISTOTELE FRA IL ROMANZESCO E l' EROICO

53

davvero
/

gli eroi

romanzeschi son venati a noia,


si

si

faccia

plicissima cosa,

prendano

gli eroi antichi e si trattino

una semcome altret:

^1 tanti

Orlandi e Rinaldi. (Ecco

le

sue parole di vero gusto vittorughiano


?

Volete trattare argomenti antichi

Ma

trattateli

Alcuni dicono che


le

le cose antiche

non sono
!

atte a pigliar quella

forma che pigliano


lo

finte di

nuovo .... Oib

Io sento che molti

stanno tentando e

che avendo fastidio degli Orlandi e dei Rinaldi fanno dei soggetti
antichi altrettanti Orlandi e Rinaldi >
(').

Molti lo stanno tentando

attendevano
ai

il

povero Cinzio.

Oh vedremo subito quante delusioni Come gli uccelli di passo si commovono


!

richiami che Saigon dal prato e fanno


fiutato

l' l'

atto di raccogliere

il

volo,

ma,
i

appena

l'

inganno, riprendono

aria delusi e stanchi, cosi

poeti italiani si volsero al richiamo del Giraldi che

pareva quello
riaffidarono

del rinascimento.
al destino dei

Ma, come capirono

la falsificazione, si

tempi nuovi. Perch

la figura del Giraldi, in fine,

non
il

n fuori posto n strana .^gli rappresenta

un

tentativo di rifare

rinascimento in un' et che

non era pi

tale e

non aveva ancor


la

tro-

vata altra via. Ma, del rinascimento, egli non vede che

bellezza
gli effetti

senza la sostanza (basta pensare che non intese

il

Pulci),

senza la causa e

gli

pare che, per rinnovarlo, basti uscir dalle maglie


l'

di Aristotele o allentarle, senza comprendere che, invece,

unico

modo
il

sarebbe stato

d'

intendere quello a fondo, senza rendersi conto che


il

divino Ariosto non aveva scritto


lo storico fa della storia,

Furioso facendo della poesia come

badando solo a ammassar meraviglie,


i

ma

aveva proprio considerato


*

suoi paladini sotto

l'

umana

luce

dell' u-

niversale. Cos -

come avviene sempre

nelle recise antitesi -

F opera

sua gemella a quella degli aristotelici e rappresenta, massime negli


scritti poetici,

quel disfarsi del rinascimento al quale gli aristotelici

(lavoravano,
ci

invece, tentando di teorizzare qualche cosa di nuovo.


il

d anche un presentimento di ci che doveva essere

secentismo.

Ma

come, anche dalla dissoluzione di una forma poetica, pu germoil

gliare

misterioso fiore della poesia,

e'

in lui qualche

spunto

di

P"

decadente bellezza tutta vuoto intimo

ma pur

riuscita per certi baleni

di sensualit, di fantasiosit appassionata che appunto arte di deca-

denza. Vedete quella sua vantata Orbecche piena

di

meraviglie

in-

ventate da lui, concludente a catastrofi meravigliose sullo sfondo d'

un

(')

Id.

54

CAPITOLO IV.

lussurioso oriente dove Seneca travestito proprio da Oscar


e
il

Wilde,
ario-

mito classico del cuore offerto nel vaso - o serena ironia


!

stesca

- ha sensuali iridescenze Wildiane.


l'aveva poi letto Aristotele costui?
Il

Ma

Pigna, che poi

si

lagn

d'essere stato derubato da lui della tesi (ma ebbe fama di maligno)
gli ricorda intanto

che nelF originale no


il

di sicuro,

perch

il

greco non
la-

lo sapeva. Certo

avea ragione

Pigna: non in greco e male in

tino. In realt quella

sua grande sicurezza veniva da esuberante e

non spregevole ignoranza d' uomo che ha dentro di s un suo mondo poetico. Infatti il Pigna che, per il culto dell'Ariosto, aveva fatto
r anno prima (1553) di meglio che queste chiacchere, pubblicandone primo le poesie latine, sostiene le stesse cose ma con pi finezza e
coerenza
:

e,

certo, sarebbe passato lui alla storia invece del Giraldi,

se avesse potuto raccomandarle


poetico. Egli crede

come
che
1'

l'altro a

un
il

discreto

bagaglio

insomma

(')

universale voglia dire variet

il

particolare monotonia. Gli par quindi che

poema

eroico,

con

tutte quelle regole, riuscir a trovarsi in conflitto

con questo stesso

universale: sar monotono insomma. Anch' egli approva l'idea di mettere nelle tragedie la materia dei romanzi,
di Aristotele e lo colpisce, fra gli altri, quel
alla

ma

rispetta le distinzioni
(^)

punto della peripezia

quale

s'

era gi appigliato, con incredibile fortuna storica,


il

un

addentellato opportunissimo tra


aristotelico della

romanzesco e

il

come classico, un
l'

akro

prima ora

lo Speroni.

Apprezza anche
i

obie(*);

zione che facilmente

per la poesia indotti siamo a dipingere

vizi

ma
non

risponde con un argomento che rivela in loro, dico in lui come

nel Giraldi,
si

un

sincero stato d'

animo

di parecchi anni innanzi,

quando

vedeva rapporto tra vita e letteratura. Risponde che vero;


il

ma

che la poesia cosa di pochi, che

popolo non ne capisce nulhi

e gli eletti si regolano. Infine,

uomo

erudito, riconosce senza strappi


il

giraldiani la assoluta sovranit di Aristotele e afferma che sforzo fu

proprio
nel

non

di ribellarsi a lui,
(*).

ma

di

seguirlo

e interpretarlo

modo

migliore

Ed

ora vien fatto di domandare

queste obiezioni contro


vittoriose,

il

poema
erano

regolare aristotelico

non erano per fondate e

almeno per

rispetto ai pericoli della

monotonia e del poco interesse?

Non

(')

G. B. Pigna
p. 28.

Romanxi

(Venezia 1554)
{")

p.

1.

(2)

(')

p. 30.

p.

65.

ARISTOTELE FRA H. ROMANZESCO E

l'

EROICO

55
cui alla poesia

tali si

da disanimare

poeti, specie in

un momento

in

continuava a chiedere meraviglia e splendore?

se, anzi, il

culto

dell' Ariosto, pur fra pochi e stentati contrasti, cresceva, che cosa aveva

fatto di

male
?

il

poema romanzesco per


fatto di

essere respinto con tanta


il

ri-

pugnanza
cotanto ?

che cosa aveva

bene

poema

epico per attirare


fosca al-

Che cosa era

in fine questa aspirazione incerta e

l'eroico, questo cruccio delle

due ultime generazioni del 500 nel vo;

lere

un poema

epico ? Nulla

avveniva quello che

il

Fracastoro aveva

intuito
tati

guardando

con vero occhio medico la piega dei tempi tormen:

dal problema del bene e del male. Kicordate

Genus enim
per

illud

absolute pulcherrimum fere

unum
:

est ut
>

forte

heroicum:

illud

tamen non semper scribere poeta vult

Avveniva proprio

cos

la risposta

al

Giraldi

al

Pigna,

la

spiegazione del dubbio del Fracastoro venivano da ogni parte; erano

neir aria. Io apro per esempio

il

trattato

della

vera

poetica

>

del

Capriano

(')

frutto di questi anni fl555), e vi trovo

tutto

un inno

a quella grande e pericolosa gloria della poesia che la rappresen-

tazione dell' uomo. Anzi


le
e'

il

pi proprio subietto della poetica sono


jrotx'.Xia

umane
che

azioni

{').

Ma

fra le sirti della


:

psicologica

non

un ancora

di salvezza

il

variando e rappresentando
e

le azioni

poema eroico. Perch la poesia umane in quel modo che do-

rranno essere occorse

ragionevolmente succedute e riducendole in

idee universali di azioni e di

costumi (che questa una delle prinil

cipali differenze fra lo storico e

poeta) istruisce e

ammaestra

l'a-

nimo

e la vita nostra or con questa sorte d' azioni or con quell' altra,

sulla via del vero

bono

e beato vivere....

se

qui alcuni dicessero

che grandissimi per l'opposto son quei


questa arte da chi perversamente
turpi e che dall'onest
si
l'

nocumenti

che

nascono da

usa imitando e rappresentando cose

e greci e latini
delphini,
l'

(*), si

come han fatto molti degli antichi risponde raccomandando l' imitazione ad usum
partono,

allegoria e altri ripieghi

ma

soprattutto additando la grande


illustri,

via di scampo, l'imitazione di


quelli che bazzicano solo nel
il

personaggi

sublimi,

perfetti,

castigato

suprema

poema eroico e coi quali solo si accorda stile di questo. Deve il poema essere ammirabile di rara squisitissima invenzione ancor nel suo genere, e non d' in-

(')

Gio. Pietro
p.

Capriano bresciano
(3)

Della vera poetica (Venezia 1558).

14.

p. 3.

56

CAPITOLO IV.

venzione comune o mediocre... d'elocuzioni dilettevolissime parimente...


e oltre di ci... avere pi che mediocre giudiziosissima e grandissima

osservazione delle cose, massime


questo,
il

delle

cose

umane;
il

perocch,

da

vero e buon poeta forma e ordina

filo

della

imitazione

dei costumi degli affetti degli

uomini e similmente a presso a quella


chiama
cercate

(').

parte di filosofia che morale

si

Ma,

perci, per avere


i

il

personaggio ab omni parte absolutus


dini bizzarri e cercate
l'

in questo senso, via


illustri,

pala-

epos

azioni

anzi illustris-

sime
che

il

(*)

ragion per cui aveva perfin torto Aristotele a non capire


epico ognora
preferibile
alla

poema
si
il

tragedia

dove tra

le

quinte

aggira sempre l'iniquit. Cos Virgilio sale pi in onore di

Omero
quello

quale scivola nell' indecente pi spesso e pi volentieri di

f ).
questa arida prosa di
in
critici

Ma

- e

piccoli

- che spiega

ma

non illumina. Per vedere


bisogna badare
ai poeti,

palpitanti

anime quale occulto


l'

assillo

incitasse spesso contro genio,


ai

ma

fatalmente, verso

eroico,
illusi

migliori,
istante

pochi poeti del tempo che,


il

un

dalla promessa del Giraldi di rinnovare

rinascimento, risposero al

suo appello,

si

sforzarono anche di persuadersi e poi, a capo chino,

ripresero via verso l'eroico


retorica questa,
logici,

come

altrettanti romei.

Non

immagine

ma

strettissima verit. Ci sono dei dietroscena psico-

delle sottili intime angustie che

danno

il

tono di quegli anni


:

altro indizio. Penso a due uomini molto rispettabili Bernardo Tasso e Luigi Alamanni che bisogna conoscere un po' da

come nessun
vicino.

La
e

storia delle

lunghe alternative
:

di

Bernardo

fra

il

romanzesco
Bernardo,
alla

r epico gi nota per sommi capi


:

meno famosa
dell' istessa

quella dell' A-

lamanni
per
et.

eppure

l'

una

1'

altra

son

natura.

per educazione, per ragion

di gusto, inclinava

poesia

romanzesca e non era stufo della buona tradizione

ariostea.

Eppure,

un
in

bel giorno, venuto in possesso di

un romanzo spagnolo e cadutogli


l'

mente

di

cavarne un poema, non riusc a cacciare

idea di farne
?

la perfetta azione d'

un

solo .

Che

cos' era

avvenuto

Spirito inasi

dattissimo alla critica, probabile che, dapprima, neppure egli

ren-

desse conto di quanto tale sua idea letteraria fosse legata con quella
religiosa.

Del

resto, in tante

sue divagazioni teoriche, non

gli

riusc

(')

p. 13.

p.

10.

p.

21.

ARISTOTELE FRA IL ROMANZESCO E

l'

EROICO

57

mai

di veder

bene questo rapporto che pure

lo

torment cos a lungo

non

riusc a dire perch volesse ridursi all'epica dalla quale lo disaltro,


il

suadeva fra r
le idee lo

pauroso esempio del Trissino. Pili ancora che


gli

impacciavano

uomini che

le

rappresentavano e lo im-

pauriva

il

biasimo loro, dandogli una perplessit malata, cos analoga


si
i

a quella del figlio che mai, forse, la legge dell'ereditariet


fest in

maniprimi

forme pi precise e in oggetti pi

delicati.

Certo

tassativi

commenti

alla Poetica gli

passarono

sull'anima

come un
e
(';,

monito vago e penoso, del quale resta documento neUe sue prose non
per alcuna analisi o critica,
quasi irragionevole

ma

per una sua


accolto nell'

sommissione umile
di

come quando,

Accademia
poesia,

Venezia
si

vi pronunciava quel suo ragionamento della

dove

allude

all'Arte poetica tanto tempo nell'oscure tenebre dell'ignoranza del

mondo
mente

sepolta e perfettamente nella latina favella tradotta e perfettadall'

erudito Robertello, dal nostro giudixiosissimo

M. Vincenzo
(').

Maggi, e

dall' eccellente

M. Pier

Vittorio esposta e interpretata, quasi

sicura e fidata scorta per


intendere
il

le difficili

strade della poesia

(Per
si
ri-

valore di quel giudiziosissimo attribuito al Maggi


si

cordi che esso vale piissimo, essendo costui (ci che

vedr
i

fra

non

molto)

il

primo che ridusse a


:

stretto significato moralista

passi con-

troversi della Poetica

onde

s'

intende pure, senz' altro, ci che signi-

fichino gli attributi di sicura e fidata dati a questa).

Ma
nascere

dopo questo caloroso


;

atto d' ossequio

invano voi cercate qualche

che argomento pi solido


il

uomo

della

generazione

avea visto

Furioso

egli,

della Poetica,

non

ci

capiva nulla. Platone


la

- dice Bernardo - condannava la

tragedia

avendone essa solo


la
la

dilettazione proposta: la epica invece


.;_

proponeva con
con

dilettazione
gli

insieme
si

la virt e quella

norma
{').

di vivere

quale
co'

uomini

p-

congiungono

co'

Dei

Questa congiunzione

Dei (bella frase


:

quattrocentesca) gli pareva

si

operasse attraverso le regole classiche

ma non una
lui.
lit

di quelle regole merit la fortuna di essere illustrata


si

da

Anzi, quando

sforz di spiegare quella tanto riconosciuta finai

morale della poesia, invece che

difficili

argomenti degli aristo-

(')

Rime

di B.

Tasso colla vita nuovamente descritta del


pref.
p.

sig.

abate Pieran-

tonio Serazzi
(2)

(Bergamo 1749)
:

32.
il

B. Tasso

Delle lettere, aggiuntovi

Ragionamento della poesia (Pa-

dova
Q)

1733)

p.

525.

l. p. 517.

58
telici,

CAPITOLO IV

gli

veunero sotto
Il

la

penna

quelli blandi e

oscillanti

dei

loro

predecessori.
le

fine della poesia

- disse - non
con

altro

che imitando

umane

azioni con la piacevolezza della favola, con la soavit della

parola in bellissimo ordine congiunto,

l'armonia del verso,


virt,

gli
(').
il

umani animi,

di

buoni e gentili costumi e di varie


si

adornare

Non

solo,

ma quando

sforz di spiegare in che cosa consistesse

diletto

dell'

antica poesia, confess che, in Virgilio, quel che gli piail


il

ceva, per esempio, era

famoso episodio
segnacolo
dell'

di

Didone

d'

Enea

(^)

ormai diventato come


lectare
*

ardua

conciliazione fra

de-

prodesse

Della sua
giorno, egli

partecipazione

intellettuale

al

grande

contrasto del

non

riusc a lasciare negli scritti teorici


piii

alcuna traccia

pi chiara o spiegazione
stione d'intelletto;

profonda. Appunto perch non era que-

ma

si

trattava di

un'anima

che,

se

la

frase

concessa, subiva l'ambiente. Invece nella storia delle sue alternative


tra
il

romanzesco e l'epico, dei suoi


ingenue

abbandoni,

dei

suoi

rimorsi,

delle sue

ipocrisie, tutte cose evidenti nelle lettere agli

amici
ari-

arcigni e implacabili
stotelici dall' altra),

come

tiranni

(il

Giraldi da

una
si

parte, gli

egli lasci a quella

breve traccia teorica un comscorge, disegnato

mento indimenticabile.
punto per punto,
dopo, su cui
il

bisogna vederlo, perch vi

lo

schema

di quelle altre alternative di


il

venti anni
follia.

figlio

Torquato mise

colore pauroso della


di

frenologi, ripeto, quelli che credono all'ereditariet

questi

mali,

farebbero bene a ritornare

sull'

esempio dei due Tasso.

Non meno

il

interessante poi, per rispetto alla conoscenza del tempo,

caso di Luigi
o,

Alamanni che esord pure


e,

egli poeta
la

del

rinasci-

mento
rici in

in altre parole, ariosteo,

seguendo

curva di una pa-

rabola che va dal 1541 al 1555,


cui egli spieghi
il

fini

aristotelico deciso. Trattati teo-

perch del suo mutamento non risulta che


meditare, probabile che

ne scrivesse, ma, natura non aliena dal


egli leggesse
telica

un

po' pi addentro del collega in quella fatalit aristoil

che era divenuta come

comune gorgo
e,

delle

anime

letterarie

contemporanee. Certo quello strano repubblicano era foggiato


pasta
ci si

d'una
casuali

meno

incoerente che non Bernardo

arrivato alla conversione,

ferm suscitando l'invidia del


per,

lontano

compagno.

Le

frasi teoriche di lui,

non sono pi profonde

di quelle del

Tasso

(')

Id.

p. 525.

()

Id. p. 522.

ARISTOTELE FRA IL ROMANZESCO E

l'

EROICO

59
il

anzi, nello spirito, le ricordano assai

da vicino.

Non

so se

concetto

informatore della classica castissima

Avarchide

fosse fedelmente
il

espressa dalle parole che ad essa premise con altre


tore (l'opera fu pubblicata

suo primo edicorrisole,

postuma)

de

unit
che,

aristoteliche
di

pondono con

la perfezione

morale:

parole

per

potrebbero essere
spirito inquieto,

di

Bernardo.

Ma

molto

probabile

che

quello
in

portando l'ancora scapigliato umanesimo


I,

italico

quella corte di Francesco

dov' esso, sotto la protezione della spiri-

tuale Margherita di Navarra,

preparava

la

sua seconda primavera,


pii

fecondato dalle guerre di religione, intendesse

addentro che quella


di

mania

delle regole

non era soltanto

sterile
il

pretesa

grammatici.

Forse in quella stessa ammirazione che


al nostro

facile
e'

Francesco I tributava

rinascimento egli sent che non


la nostra letteratura
'

era se

non

l'

ammirazion

di

un passato e che

doveva mettersi a paro coi

tempi nuovi.

Come
alla

si

pu dare un semplice

significato di capriccio letterario


affatto

alle parole di

un uomo che non era

un

letterato
al

puro,
e

dico

mal contenta dedica premessa dall'Alamanni

suo

Giron cor-

tese

iu relazione con

l'

episodio che lo origin ?


all'

H buon

Francesco I
fran-

aveva quasi messo tra mano


cese, perch
diletto

Alamanni un vecchio romanzo

ne ricavasse qualche bella cosa sul genere del suo pre>


.

Furioso

L' esule poeta obbedisce

ma, nella dedica a Enche


i

rico II,

invittissimo

re

di

Francia, annuncia

suoi sguardi
I,

sono ormai rivolti altrove e promette a quel successore di Francesco


<

se

Dio

gli

conceder

tal

grazia e

lunga

vita,

altra

nuova opera
ma-

di poesia

meno indegna

del valore di tanto Re, fatta secondo la

niera e la disposizione antica dell'imitazione (quanto in lui sar) di

Omero, Virgilio e degli


intendere che
l'

altri

maggiori

>

(*).

Parole

le quali ci
l'

fanno

editore dell' Avarchide > avea ben colto

animo del
insinuava
!

suo autore. Eppure gi nelle ottave del


tanto moralismo e

Giron Cortese

s'

una preoccupazione civile punto ariostea pure l'Alamanni era un grande ammiratore dell'Ariosto.

{')

Ep-

(')
("-)

Alamanni

Giron Cortese (Bergamo 1757)


altro

p.

XXXIV,
di-

Quali poi siano le finalit morali del Giron Cortese questione


l'

scussa e ridiscussa. Cfr. fra

H. Hatjvette

Un

exil florentn

la eour son oeuvre

de Franee

au

XVI

siede

Iniigi

Alamanni

(1495-1556)

sa vie

et

(Hachette, Paris 1903).

60
il

CAPITOLO IV.

ferrarese

mio chiaro

e gentile (')

Ma

la prefazione del

1548, l'anno del commento del Robertelli


pensiero
del

il

cui primo apparire forse bast a concretare nel

poeta

quei molti scrupoli che egli era gi venuto mulinando


di cui Aristotele

da
il

solo,

ma

d'improvviso

gli

dava

la chiave.

Onde

suo non

retorico augurio di potersi riscattar

quasi

in

un'opera nuova.
riusc a finire
il

Ma
due

anch'

egli,

in questo pure simile al Tasso,

non

poema

della conversione,

come

se la morte avesse voluto falciare questi


il

transfughi del rinascimento prima che essi posassero


successiva.

piede nell' et

Ma veniamo a conoscerli pi. da vicino. Le lettere di Bernardo - poco simpatico genere di pubblicazioni messo in voga dall'Aretino sono un emporio di notizie non molto interessanti sulle minuzie del
secolo:

ma
il

la corrispondenza col Giraldi, brilla, l nel decennio an-

teriore al sessanta,

come un piccante
e,

segreto svelato. Il Giraldi

che

faceva

capo scuola,
i

a torto

ragione,

considerava

seguaci

suoi tutti

cultori del genere romanzesco, credeva di


Il

poter annove-

rare tra questi anche Bernardo.

quale, invece, in

un momentaneo
il

sopravvento di scrupoli e di buoni propositi (usciva allora

comos-

mento del Maggi), pensava


sequente alle regole.
intanto, da Parigi,
i

di fare della

sua Amadigi un poema


pensiero

confermarlo in questo
dell'

giungevano
il

primi canti

Avarchide in cui
il

fraterno
solo

Alamanni, non vacillante

neofita, seguitava

suo

poema non
il

scevro dalle macchie d' amore e tutto a virt maschia indirizzato

ma

anche perfettamente foggiato


;

sull' Iliade.

Bernardo non ha
s'

co-

raggio di fare diversamente

ma, a mano a mano che


sua religiosit
il

inoltra nelsi

r opera,

si

rende conto che la

si

acqueta e

ritrae

tutta nella

forma classica:

ma

suo gusto cerca quella romanzesca.


nel figliuolo la scena rievocata poi
i

(Ricordate

come rimase impressa

neir

Apologia
il

Bernardo

che legge

primi canti del suo poema

regolare e
ostante
il

pubblico
il

che sbuffa). Senonch suo cuore,


s'

mentre
le

il

poeta, nondell' eroico,

pubblico e

inoltra per

vie

ecco cadrgli l'occhio

sulla

prefazione al
di

Bernardo mette un sospiro


paragone calza il

gioia
si

quale, mentre

Cromwel del Giraldi. K come farebbe un penitente - il prepara a sciogliere un voto

(')

Satire:

M. Antonio Bruciali,

v. 109-111.

ARISTOTELE FRA

IL

ROMANZESCO E

l'

EROICO

61
che glielo -

difficile e

duro,

si

trovasse da lato un liberale confessore


egli scrive

sciogliesse.

Vi sono molto grato


col

allora

al

Giraldi

per

aver

voi

dottissimo

giudicioso

vostro

discorso,

ad un

tratto difesa la gloria del

divinissimo

nostro Ariosto ricoperta d'algli

cuna nube
cuni
:

di

biasimo e di riprensione che

era stata data da

al-

orme impresse da quel leggiagiudicioso poeta con questo mio poema cammino, di rispondere dro e il che per avventura non avrei fatto n con tanta alle loro obiezioni
e tolta la fatica a

me

che per

l'

dottrina,

n con tanto giudizio saputo fare > ('). Come pare sicuro di s il buon Bernardo
!

buio, infida

la
fa
:

strada, egli
la

ha paura e
:

s'
l'

imbatte finalmente in un amico. Allora


uccidete voi,
l'

voce grossa

se

non

uccido io - dice
di

- ossia

m'

avete tolto la noia di rispondere alle fiabe


dietroscena
psicologico del

costui

Senonch,

nel

povero pellegrino, c' sempre una


dietroscena
si

gran paura

di quegli altri e

quel

scopre aprendo

il

volume

delle sue

rime a

un

sonetto

contemporaneo,
riferentesi,

secondo ogni

probabilit, alla lettera

del

Giraldi, e

senza

dubbio
dice
:

di

equivoco, allo stesso argomento.

sentite quel che egli

all'A-

lamanni

(il

tono della voce potrebbe essere del figliuolo)


Voi che cercate
i

campi ampi ed aperti


tutti
;

Luigi, pieni di fiori e di frutti

Leila filosofia che gi per

Spaziate per sentier securi e certi

Ditemi come per

li

calli incerti

Di questi
Leghi
il

irati

e tempestosi flutti

mio
del

picciol legno ai lidi asciutti


i

Al Dio
Ch'
io

mare
Tifi,
i

panni umidi

offerti.

non son

e gi debile e frale

Rotte

le vele e

remi

la

mia barca
1'

E
Se non

r orrida tempesta ognor

assale.

d' ogni mio ben gravosa e carca Sommerger nell' onde il mio mortale Dal mare aperta e delle merci scarca.

(j)

Salvo poi a dir corna dell'Alamanni;


corna, che gentile era
1'

o,

se

non proprio
di

dir

animo

di Bernardo, a disperarsi

avergli

(>)

Lettere gi

cit.

p.

194-195.

() Rime^

ediz. cit. p. 32.

62

CAPITOLO IV.

dato retta, chiamando fiorita quell' arida poesia e perdendo forse cos
le

simpatie del Griraldi. Al quale^

infatti,

tornava
d'

rivolgersi

con

quest' altra lettera che

come
il

la

ricerca
l'

un

modus vivendi

Non

dubbio alcuno che


:

fiore e

eccellenza del poeta deve essere

nel giovare e nel dilettare


nostri,

ma come

per

l'

imperfezione degli animi

molto pi la dilettazione che


pi. diletta

l'utile si suol desiderare e

senza

dubbio alcuno assai

questa nuova maniera di scrivere dei


:

romanzi che quella antica non farebbe


sono assuefatti
orecchi e

forse meglio ad imitazione


i

di questi scrivendo dilettare che di quelli


dire. Gri
gli
il

lettori

saziare e infasti-

gusto degli uomini del no-

stro secolo a questo novel

modo

di poesia di sorte
:

che ninna altra


l'

maniera

di scrivere

li

pu

dilettare

e se ne vedr in breve

espetosto

rienza neir

Avarchide del dottissimo M. Luigi Alamanni che


:

verr in luce

nella

composizione
s
si

della

quale

questo

eruditissimo

ingegno ha osservato

minutamente

l'artifcio

che us

Omero

nel-

Iliade che nulla vi

pu desiderare. Nulladimeno,

per

relazione

di alcune persone di molto giudicio che

l'hanno vista e considerata

non
tal

diletter forse pitt per difetto nel giudizio di chi la legger che

di chi l'ha composta. [Pazzo ripiego di

auto-illusione

che

torner

quale in Torquato]. Ma, come si sia, io ho con tutte le forze in

quest' opera
saria e pi

mia

atteso alla dilettazione


al

parendomi che
(').

sia pi neces-

difficile

poeta da asseguire
di

Dunque
feriore

un

atto

debolezza,
al

se

non

un vero
si
sia,

peccato,
in-

questo di Bernardo, che per piacere


cara alla vanit di quello
?

pubblico, segue

un'arte

In

quel

come

vera-

mente chiaro
si

che
irati

egli

no.n

Tifi,

ma uno
della

smarrito nocchiero che

affida

agli

tempestosi

flutti

sua Amadigi

occhi
bi-

chiusi,

fidando

nella

misericordia
la

dei

numi.

Ad

ogni

modo
fra le

sogna osservare che per

prima volta qua dal contrasto


dell'

due

opposte tendenze, del Giraldi e

Alamanni (quello
filosofia

dell' <

Avarchide
per
l'

piena dei

fiori

dei

frutti

della

moraleggiante), scaturisce
critica

l'intuizione alla quale

non arriv mai per via

forza

d'astrazione:

il

romanzesco essere inconciliabile col prodesse,

eroico

piuttosto col delectare.


il

il

Giraldi, che lo

doveva tenere nel gozzo


<
(')

transfuga Alamanni, non essendosi dimenticato n del

Giron cora Ferrara,

tese, n d'averlo avuto spettatore plaudente nel 1541

(')
(*)

Lettere, p. 522.

Vita di L. Alamanni premessa

all'

<i

Avarchide

(Bergamo 1761)

p.

XA'.

ARISTOTELE FRA n. ROMANZESCO E l' EROICO

63

iu

uno

(lei

suoi

non frequenti
stata
la

ritorni in Italia, a quel trionfo

d'arte

romanzesca che era

prima

rappresentazion

dell'

Orbecche,
:

rispondeva a Bernardo con superba rampogrna vittorughiana

la

sua
al

Amadigi le far sig. Alamanni


ciolava
i

di molto pi lode che


(').

non

far la sua
l'

Avarchide

tanto per

non perder

occasione gli

risnocin-

capisaldi del suo discorso riconfermando la sua


Ho'.r^zi'A-fi
(*).

libera

terpretazione della
Il
il

buon Bernardo
Giraldi,

la faceva volentieri

da discepolo, sebbene avesse


i

crine canuto, e premeva, nel


il

profondo cuore,

discordi pensieri,
i

finche morto

morto F Alamanni, ingrossando

tempi,

si

de-

cise a offrir sul serio al


cielo
:

Dio del mare

panni umidi e a quello del

r anima intera chiuse quindi la vita lavorando a un poema in r eroico faceva finalmente la parte del leone. Ma l'ironia della storia non aveva scritto ancora il suo ultimo verso. Trent'anni dopo
cui
il

figliuolo,

fermandosi a illustrare criticamente nel suo discorso sulla

il

Gerusalemme
Robertelli
quelle,

la storia della

sua giovinezza, fermer


e scriver parole

1'

occhio fra

al'* Avarchide

non molto sincere


il

neppur
dre.

ma
io

in cui

si

perpetua, dalle origini,

dolore del pale

Laonde

scriver

il

quale dopo

Omero non vedevo


se

vestigia di alcun altro che

mi

facesse la strada

non l'Alamanni

poeta d' argomento in tutto finto e favoloso e per libero nel poetare

signore affatto dell'azione, rimasi dubbio....

(').

Ma

si

noti

Bernardo anima

sola, cio angustiata

da quel bisogno
figlio

di molti consensi e

appoggi esteriori che diverr nel


il

mania

di

persecuzione, non aveva certo oscillato solo fra

Giraldi e l'Alamanni.
il

C'era un altro aristotelico della prima ora, pretensioso da quanto


Giraldi, con ancor pi arie da capo

scuola di quello

e,

soprattutto,

con l'apparenza d'aver conciliato


(del cui sapere nella
dell' arte. L' uscita

meno da
tenevau

orecchiante con Aristotele

sua

citt si

le chiavi)

una

certa libert
il

dei primi
:

commenti

regolari sfat in parte

suo

prestigio aristotelico

ma

egli

aveva sempre, per imporsi, quella gran


intimidito

sicurezza di se, dalla quale doveva

uomo

di

rimanere Bernardo che non ne aveva punto.

quel

buon

Cos, facendo le corna al Giraldi e all'Alamanni, a lui si rivol-

geva con questo pi accorato accento di preghiera

()
(2)

Lettere, p. 198.
T.

()

p.

209.
(p.

Tasso

Oiudixio sopra la Gerusalemme

143) (ed. Luigi Plet, Ve-

:zia

1835) P. H.

64

CxVPITOLO IV,

Spero del mio ingegao unico duce,

Che dalla strada pi fallace e torta, Lo stile avete e la mia penna scorta

quel sentier che

1'

uomo

al ciel

conduce

Son senza Voi qual cieco senza luce Ch' andar non sa senza la fida scorta,
E, se pur In

muove

il

passo,
il

il

pie lo porta
;

un

abisso ove

mai

Sol non luce

qual querulo augel senza compagna

Lungi dal nido e dagli amati figli Che a tutte 1' ore si lamenta e lagna.
Consolatemi voi con quei consigli

Che dare

altrui solete
i

onde non piagna


(').

notte e giorno

miei gravosi esigli

Ma

il

gran male

si

che questa dei gravosi esili,

sonetto del resto,

non

pura

immagine
da

poetica

che,

come tutto il non potenErrore


se,

doci andar lui a Padova, a far

scolaro, vi

mand

il figlio.

che la storia

gli

perdona meno volentieri dei suoi poemi. Perch


senza
quell'andata

forse, Torquato,

a Padova, non

avrebbe

scritta

r Aminta, senza
pi sereno poeta.

di quella, tuttavia, sarebbe stato pi savio

uomo

Cos, per tornare al principio, col ripiegare


il

di

Bernardo Tasso,
in

numero

dei persuasi dalla prefazione


si

al

Cromwel
s'

diciottesimo
si

del Giraldi,

riduce a molto poco.

Come

detto, se

vuol

tro-

varne
o non

riflesso lo spirito in
ci

opere di poesia,

pi che nei poemi che,


in

furono, o

non ebbero pregio, bisogna cercarlo

quella

specie di decadentismo fantastico che si manifest tra la fine del rina-

scimento e

il

costituirsi dell' aristotelesimo,

con un sensuale amor del

colore e dell' irreale,

come

si

pu vedere

non

solo

nei

poemi

del

Giraldi, ma, per esempio, in quella singolarissima versione dell'

An-

guillara che maneggi in voluttuose ottave le favole d' Ovidio suU' aria
di

un

fantastico

romanzo Giraldiano: come

si

pu vedere,
e,

infine, nelle

idee degli accademici

Infiammati

di

Padova

in ispecie,

ma

senza

ammirare, nella

Canace

di

Sperone Speroni.

(*)

Rime,

ed. cit. p. 186.

CAPITOLO V.
Padova, Sperone Speroni e la peripezia
.

Sommario.
a
lei

1. Padova, e
come
il
il

la tradizione aristotelica
-

Perch questo periodo


sui

fa

capo
-

rinascimento a Firenze

Ancora

della vigilia trissiniana

Lo

Speroni e
e r eroico

suo aristotelismo formale: sue conformi idee

rapporti tra

storia e poesia.
-

2. E sulla peripezia come conciliazione tra il romanzesco Sua pretesa d' essere con ci pi aristotelico del Trissino - La 3. Polemica intomo alla Canace nel 1550 - 1 criteri delCanace (1542). applicati a quella per iniziativa del Cavalcanti l' aristotelismo morabsta

Vane
forma
la

difese dello Speroni.


1'

4.

Sostanziale affinit dello Speroni e del Gi-

radi che rappresentano


-

esaurirsi del rinascimento in

un vano amor
la

della

Inferiorit poetica

deUo Speroni
d'

grande interesse della Canace per

storia della formazione del secentismo il

La

grandiosit classica,
all'

sen-

tentia e

concettino

Questo stato
i

animo comune
-

Infiammati noti come


lo

primi secentisti

Importanza

di

Accademia degli questa Accademia vera origine della

Ci che

Speroni rappresenta.
-

il

5, La sua peripezia

favola pastorale
sito
-

La

discordia fra
dell'

De

Sanctis e
dalla

il

Carducci a questo propo-

Evidente derivazione

Aminta

Canace e dalla scuola padovana

Conformi dichiarazioni dello Speroni e del Guarini.

Padova
fiaccola

la vestale dell' Aristo telesimo.


il

Ne
si

ten viva la scialba

tra

coreo

del

rinascimento che

pu

dire

platonico,

non perch Platone

vi avesse

molta parte,

ma

per significare che la


le

supremazia del suo rivale storico era cessata. Quindi, a guardar


cose nel loro complesso,
si
il

pu dire

che

il

rinascimento

fa

capo

Firenze, come a Padova

periodo immediatamente successivo.


fra gli entusiasmi e
i

Xon
primi

appena ritorna l'equilibrio


umanisti, e
si

dileggi

dei

manifesta la possibilit di ritrovare una tradizione non

tornando, in tutto, al medio evo,

ma

conservandone e integrandone

quel che

e'

era di buono, Padova, votata a S.

Tommaso con

il

suo

ToFFAXiN.

La

fina delP

umanesimo.

66

CAPITOLO V,

studio, rimasta ognor fedele, per certo gusto scientifico, ad Aristotele

con

suoi Barbaro e con


si

suoi Vernia e con la sua illustre scuola

medico-filosofica,
il

rifa innanzi.

mentre, con qualche solitario come


presupposti e dalle

Pomponazzi, cerca
il

di liberare

dai

deduzioni

religiose

pensiero tradizionale

(ma anche
i

in questo caso senza pa-

lese soluzione di continuit), con


cie

pi dei suoi maestri, invece, spela filosofia

quando

si

tratta di

lumeggiare con

la

letteratura,

si

riaccosta alle grandi fonti scolastiche. Si capisce quindi che, al primo

vigoroso prevalere
essa
si

dell' aristotelesimo,

nella

seconda

met

del

500,

trovasse quasi alla testa del

movimento
al tutto in

intellettuale

contemqui,
gli

poraneo e che solo l'essere rimasti

ombra,

fin

aspetti della letteratura cinquecentesca che noi

veniamo studiando, ab-

bia impedito di chiarire in che cosa consista questa sua gloria dubbia

ma

incontestabile.
il

La

singolarit del fatto sta in ci: che mentre, al-

lora,

vecchio aristotelesimo filosofico vacillava scompaginato da una


lette-

opposizione vigorosa e molteplice, questa non arrivava per alla


ratura e non disturbava
tico
il

tardivo fondersi del nascente pensiero cri-

con

gli

elementi della filosofa scolastica.

Onde

la disperata

im-

presa del

De

Sanctis di trovar traccia di idee letterarie veramente in

contrasto con quelle del tempo e veramente conformi al loro anti-aristotelesimo, nel Bruno, nel Campanella, nel Telesio.

Perci Kenan che, come

tutti

gi preti, aveva con

Aristotele
la

una specie
sue offese
scelto
:

di question personale, sacrifica a

Padova perfino

sua
delle

maldicenza melensa e incorona questa terra della mediocrit


piti

aspre

(*).

Certo quello di Padova non

un vanto molto
dell' ari-

e se

una

citt potesse scegliersene

uno con

cui raccomandarsi

alla storia,

non preferirebbe

forse quello di rappresentante

stotelesimo, in

un tempo

in cui tanto rinascere di antichi sogni

pola

teva distribuire glorie pi belle. Ma, per ragionar


botte d del vino che

come

Sancio,
:

ha e ogni medaglia ha

il

suo rovescio

e anche

r aver conservato
stici

nella sua cerchia, tra gli splendori del rinascimento,

qualcosa della tradizion medievale, non per


di santi o pugnace' piet di filosofi,

inconscia

poesia di midi

ma

per

attaccamento

pu essere per lei il segno di una individualit bene impressa ed omogenea nell' ombroso scolorito disordine dello sue strade distratte, fra cui solo la lentissima acqua di un fiume suscita
letterati dialettici,

a quando a quando un lume di poesia.

()

Renan > Averros

et

l'

averroisme (18G7)

p.

322-6.

PADOVA, SPEEOXE SPERONT E LA PERIPEZU

>

67
in-

Bisogna dunque pensare a questo carattere


tender quel troppo famoso
ai suoi

di

Padova per
si

tempi,
(')
:

Sperone Speroni (1500-1588)


tra
i

uomo

del rinascimento

ma

padovano

primi che

rivolgessero

ad Aristotele

come

a scienziato della letteratura senza sentirsi in con-

trasto, per questo,

con un' aperta tradizione umanistica. La scorreria


di

dello scienziato Fracastoro nella letteratura sotto gli auspici


stotele

Ari-

non

fa che

un

isolato e

veramente simbolico episodio


certo che
il

di queci
si

sto

stato

d'animo padovano.

primo luogo dove

ferm con intendimenti dottrinari su qualche frase della

nonrjtixir]

fu

Padova dove

il

risorgere di questa dovette apparire

come un'

attesa

integrazione della coltura tradizionale. Ma,

come

tempi erano acerbi

per rispetto agli influssi e alle inquietudini della controriforma, e Pa-

dova non era


la

la

pi esposta a sentirli e presentirli, che anzi, se mai,


il

repubblica veneta vi teneva desto


di

suo fortunato e fortunoso

spi-

rito

indipendenza,

quello

che

si

dedusse dalie

prime compitaarte antica

zioni sulla Poetica furono certe regole rudimentali e pedestri. Si in-

trawide insomma, per quella

via, la possibilit di imitar

l'

con metodo, cio secondo precetti e astuzie di


e sospettavano le ragioni intime e inimitabili.
^ Orti Oricellarii
i

cui

non

si

capivano
po' negli

Un

po' qui,

un

si

form quel disgraziato Trissino che volle imitare


se
il

classici a questo

modo come
la

segreto della bellezza loro fosse in

quattro regole da lui racimolate ad orecchio; e ne mise insieme quei

due capolavori che sono

Sofonisba e

F Italia

liberata

Que-

sto secondo frutto di tale vigilia aristotelica, usciva proprio nel

1548

r anno del commento base


il

al

grande

edificio critico

filosofico.

Onde

povero Trissino, che, nel 29, aveva scritto quella sua prima poetica

tutte
si

minuzie grammaticali e formali, prima di morire (mor nel 1550)


lo mettesse a

ingegnava a compilare una seconda parte che


tempi egli
il

paro

coi

precursore

e vi parlava di catarsi, di univer(*).

sale e di particolare
resto,

con parole altrui


I

Di gusto

trissiniano,

del

poco meglio, sono

dialoghi della storia


tutti

dello

Speroni

in cui gli interlocutori


epico.

hanno

in

tasca lo
i

schema del poema

Vedete

lo

Speroni metter a

reggere

ragionamenti

niente-

meno che uno Zabarella


cento in su,
si

(Girolamo), nel cui

nome

di famiglia, dal tre-

sintetizza la coscienza aristotelica cittadina.

infatti

() Per la vita dello Speroni


1909).
(-)

si

pu vedere: A, Fano: S. Speroni {Faiova


(1563).

Trissino: Poetica p.

V-YI

68

CAPITOLO V.

non

si

levano
il
:

d'

un palmo su

l'

arido precetto normale. L' antico aveva


lo

detto che

poeta imita secondo l'universale,

storico

secondo

il

particolare
altro

dunque quello deve prendere un


i
.

fatto solo e
i

ampliarlo (che

pu voler dire universale?) e questo prende


racconta con
loro particolari (che altro
.
.

fatti

come stanno
parti-

li

pu voler dire

colare?).

Dunque

dunque neppur

Virgilio cap

bene Aristotele,

perch la sua Eneide urta contro taluna di queste regole. Egli sceglie e

prende per sua materia tutta l'impresa che fece Enea in

Italia

coi doi eserciti e doi


l'

armate per fondar

Roma

che

capo

fusse

del-

Universo

il

clie

cosa da storico ed isterica similmente quell' am-

mirabile sua brevit la quale per vero cos conviensi a chi vuol narrare

Giraldi

come a chi amplifica si disconviene quando disse che il racconto dei


;

>

(')-

Cos sbagli anche


dell'eroe

il

fatti

pu

essere
il

cominciato da molto lontano


filosofo

sbagli per la semplice ragione che

dice

il

contrario

(^).

Lo Speroni

era
lui,

altezzoso e
fin

cocciuto

il

povero Torquato, venuto a scuola da


sapersi ribellare.

per temerlo come

un nemico senza
di

una sua

lettera in cui dice che

nessuno ha tanta paura come dello Speroni.


d'

ne rest soggiogato
di antipa-

per tutta la vita


tia,

una soggezione in cui tralucevano baleni

sebbene traesse dalla scuola di

lui la ragion poetica dell'

Aminta.
fra

Ma

poemi

epici

con tutto quel suo chiaccherare di rapporti


al

storia e poesia (cominci intorno

1540

e la

morte che

lo

colse

quasi novantenne
posito) lo Speroni

gli

interruppe un' ultima chiacchierata a quel proscrisse e lasci che ci lasciasse le

non ne

penne

il

suo spennatissimo collega Trissino.

Di questo
messi nella

egli volle invece


,

correggere gli
volle correggere,

sbagli

tragici

comCa-

Sofonisba

come

sempre rimanendo
e
scrisse
la

nella tragedia/ gli eccessivi liberismi del Giraldi,

nace

Avvenne

in lui quello che era naturale avvenisse negli

uma-

nisti eruditi del

tempo

quali,

avendo l'occhio

al

meraviglioso della

poesia romanzesca, e mettendosi a girare e rigirare le regole per de-

durne qualcosa conforme


alla

al

gusto di quello,
il

si

fermavano fatalmente
Giraldi,

peripezia

Ricordate
i

Pigna che, messosi a rabberciare, da


dell'

erudito qual' era,

facili

proclami

olimpico orecchiante

il

(')

Opere di

M.

Sperone Speroni degli Alvarotti


II,

tratte

dai manoscritti

originali (Venezia 1740) Voi.

p.

201.

CO p. 202.

PADOVA, SPERO^E SPERONI E LA PERIPEZIA


era fermato pure egli a questo aspetto della poesia

69
pi

s'

antica

il

conciliabile, in apparenza,

con

il

gusto ariostesco.

Non

importa che

poi, in origine, la peripezia fosse

uno

dei pii stretti anelli della ca-

micia di Nesso aristotelica e uno dei suggelli pi enigmatici della catarsi.

S'intende anzi benissimo come, negata di quelle regole l'anifentasia.


il

ma, essa apparisse come sprone della

Legatissimo alla lettera delle regole, lo Speroni vide


chfe si

partito

poteva trarre da questo particolare dell'arte antica

e,

erudito
di

com'

era, fu indotto a fare un'

opera di poesia

da

tale

scoperta
il

grammatico e dalla speranza


sino che

di far restare

con tanto di naso

Tris-

non l'aveva saputo vedere e adoperare. (Diciamolo subito:


tempi
l'

a parte la poco poetica natura dello Speroni, nessuna meraviglia che


di questi- fiacchi

ispirazione venga da vedute critiche, e che

quella dello Speroni abbia avuto tanta fortuna dando

incremento
:

una forma

d' arte

non ispregevole
frutti

e d' ingenue apparenze


si

la

Favola
cre-

pastorale). Anzi, dalla

sua tardiva apologia,


dell' infelice

ricava

che

egli
il

dette di godere

esperienza del Trissino

cui infe-

successo gli parve da attribuire in gran parte alla


dele imitazion degli antichi ossia a

non raggiunta

una troppo acerba conoscenza del


il

Maestro.

Il Trissino,

per esempio, aveva usato

verso sciolto:

egli

adoper una mescolanza di settenari e quinari tramezzati da qualche


raro endecasillabo
:

con

il

qual metro

gli

parve di avvicinarsi di pi

ai sistemi anapestici.

casillabo

Ergo nella nostra tragedia non cape l' endeper essere verso immobile e non atto alla mobilit delle
e delle cose che in tragedia si trattano
il

azioni

umane

e tanto

quello che senza rima,


se
il

quale sopra

modo
il

pigro e tardo.

verso senza rima

si

dovesse mai usare,

che

niego,

meno Onde manco


azioni

male saria l'usarlo nell'eroico che nella tragedia poich


conviene la
stabilit e turgidit

nell'eroico

ove

non

si

rappresentano

umane ma per
Il

narratione

si
1'

imita

(').

Trissino aveva tolto

argomento dalla

storia, egli,

secondo la
evi-

buona regola
modello
tollerato,

delle tragedie greche, lo toglie dal mito

non senza

tar tuttavia l'altro eccesso dell'indotto Giraldi che


il

aveva preso

per

fantastico

Fiore

>

di

Agatone. Questo

Fiore era stato

non lodato da
il

Aristotele essendo anzi bene,

secondo l'opi-

nion di costui, che


l'

pubblico conosca gi per fama la materia del

opera

il

cui svolgimento

non

altrimenti

diletter

che la pittura

) Op.

cit.

Yol. IT, p. 213.

70
di quelle cose che
resto, che,

CAPITOLO V.

conosciamo o amiamo

>

(').

(C

da osservare, del

con questo

allora la lettura dei

medesimo stato d' animo, si andava a udire poemi romanzeschi). Ma la nuova e sovrana belsi

lezza dell' opera, quella per la quale egli

attribuisce

modestamente
la quale pot

omne

tulit

punctum oraziano

la peripezia,

merc

prendere un argomento foggiato secondo


liarlo col meraviglioso
:

le regole dell' antico e conci-

irraggiungibile sogno

di

Bernardo Tasso. Di
le

pi nel 1550, quando

gli si

avventarono contro con

armi del moralidel

smo
lit

aristotelico affilate sui


egli

commenti

del Robertelli e
il

Maggi,
la

si

prov a dimostrare che


:

aveva conciliato

tutto

anche con

mora-

ma

questo era

un

po' forte e dovette tacere.

Ma, con quella


:

regola,

egli fece poesia

piena tutta di novitadi e di meraviglia

della qual

meraviglia abbonda quasi egualmente cos la colpa dei due gemelli,

come

la

pena come

la

morte che

l'

accompagna

ed oltre allo essersi

cotal materia tutta

umana ed
la

accostumata, siccome quella che tuttavia


:

par che pur dica (ben

intendeva Platone)

Discite iustitiam moniti et

non temnere divos,


peripezia

(^).

una

due volte form

il

poeta

con

la

favola e fu la
riferisce

prima
il

nell'

adoperar della cesta ecc. ecc.

qui

tutto

meraviglioso dei colpi di scena cui la peripezia d luogo facendo


le cose al contrario di ci

sempre accader

che

si

aspetta.

L'argo-

mento

della

Canace
:

in succinto, spogliato dei suoi chiaroscuri pe-

ripezieschi, questo

Eolo, piacevole re dei venti,

memore

della sua

origine eterea, in questa


incostanza,

umana

figurazione, solo per certa impetuosa


figli

un

bel giorno viene a scoprir la culpa dei suoi due


e,

Maccareo e Canace

accecato dall'ira,
fatto,

manda

subito

a quella l'or-

dine d' uccidersi. Detto

Canace ubbidisce e Maccareo, che non


lui.

vuol essere da meno,


che cattivo,
si

si

uccide pur

Ma

Eolo, assai pi impetuoso


si

pente subito di suo ordine crudele,

ricorda

che,
ri-

in fondo, Giove e Giunone, pur

avendo

fatto altrettanto,

sono due

spettabilissimi sovrani e, detto fatto,

manda

a ritirare

il

crudele mes-

saggio.

Ahi disinganno!

il

contrordine arriva troppo


figliuoli!

tardi

ed

Eolo

resta orbato di quei

due bravi

La

tragedia fu scritta e divulgata nel 1542, nella acerba ed indell'

genua stagion

Orbecche

quando

si

poteva ancor non capire

(')

Id. p. 95.

()

p.

152, Voi. IV.

PADOVA, SPERONE SPEROXI E LA PERIPEZIA


di quali elementi veniva caricandosi

71

subito che siamo fuori di strada e che


si

saranno scaricati
!

nell' aria altro

F atmosfera. Ma il lettore capisce non appena quegli elementi che < omne tulit punctum povero
:

Speroni

Vedete puntualit della storia


e,

ad accorgersi che
antiaristotelica,

la tragedia
si

era perfettamente immorale

come

tale,

aspett

ancora un poco

anzi la pubblicazione che diede inizio alla polemica

(posto pure che si tratti di ristampa di cosa

nel

prima non considerata), 1550 nel qual anno,, per avventura, usciva pure il fondamen-

tale commento del Maggi. f^E la polemica non fin l, ma si protrasse come fochereUo acceso sotto la cenere fino a congiungersi e perdersi

in quella per
che, al

il

Pastor fido
<

ove ebbero

le

prime

parti

coloro

tempo

della

Canace

avevano
si

agito, giovani, in sott' ordine


finire:

e senza rendersi ben conto di dove

andava a

dico Giason

De Nores

e Faustino

Summo.
cenacolo in cui egli troneggiava e fu
tipografo lucchese Vincenzo
(^)

La prima voce

di autentico aristotelesimo si lev contro lo Spe-

roni forse dal seno stesso del

anonima. Insomma nel 1550

il

Busgrado
Robertelli

stampava
al

(o

ristampava) im' aspra critica

della

Canace considerata
il

lume

delle questioni aristoteliche quali le

aveva poste
dal
le

e quali le

vedremo confermate ed
di

allargate

Maggi.

Chi

fosse

r anonimo cosa

nessun interesse, perch


dire che, per invidia

sue sono idee ormai

comuni nel 1550. Basti


col

che

il

Giraldi

avesse

dello Speroni, difficile attribuire a lui

uno

scritto cos in contrasto

suo temperamento e che ogni buona ragione persuade di tenerne

autore

un

illustre assiduo del cenacolo

speroniano Bartolomeo Cavalcanti

(uno di quei profughi fiorentini che ebbero tanta importanza nei rapporti fra
fido

Padova e Firenze); e non tanto perch ce l'assicura


(*),

l'in-

Crescimbeni

quanto perch

lo

Speroni stesso la pensava cos

il

Forcellin, nella vita, ci assicura che


Il

ne aveva paura notevoleveramente


i

supposto Cavalcanti

si

trova a sfondar

un uscio
noti criteri

aperto quando, nelle battute del suo dialoghetto, applica

intorno alla possibilit di imitare


Speroni.

Che voleva
si

lo

umane, all'opera dello Speroni insegnare agli uomini al maestrale azioni


le

mento dei quali

fanno

tragedie ? Che le sorelle

si

congiungono

coi fratelli ? Q). Si potr rispondere che la

punizione finale dovrebbe

Q) In Speroni (ed.
{^)

cit.)

Tomo

IV.
1.

Cbescimbexi Storia della Volgar Poesia (Venezia 1731)


P- 74.

II,

p. 353.

72
servire di freno;

CAPITOLO V.

ma

gli

interlocutori del

dialogo

conoscono
di loro
si

ormai

troppo bene

segreti della psicologia

umana: onde un
il

com-

menta
la

mala
(').

cosa insegnar prima

male perch poi


scellerati
i

impari

pena

Si tratta

insomma

di

due

quali ci ispirano,
stesse

della piet: pericolosissimo sentimento e contrario alle regole


di Aristotele, dice
il

Cavalcanti,

il

quale, per

avere una vaga intuizione del valore della


l'ebbe
il

un momento, sembra catarsi presso i Greci come


sembra ammetteredite,

Robertelli. Infatti, su questo punto, egli

l'unica possibilit di difesa per lo Speroni.

Se voi mi
al

egli ar-

gomenta

press' a poco, che costoro furono tratti

delitto

non per
sarebbe

malvagit loro

ma

per volere dei numi

(il

nume

in

parola

Tenere) come avvenne, pare, di Clitemmestra, Oreste, Elettra, Egisto,

pu anche darsi che


commiserazione
(*)
;

sia possibile

levar la

colpa e farli

degni

di

preso bene Aristotele.


corre serio pericolo di

pu anche darsi, insomma, che voi abbiate comMa pur chiaro che a questo modo la poesia

non insegnar

nulla.

Lo Speroni
di

s'appigli, nella sua apologia, a queste deboli


il

con-

cessioni del suo oppositore che, del resto, era ormai

rappresentante
aristotelici

una

fitta

schiera, e prov a difendersi con

argomenti

prima maniera. Intanto tenne duro, e qua purtroppo aveva ragione, sulla assoluta regolarit della sua opera - una regolarit quasi irraggiunta fin l - e sulla sua perfetta riproduzione della peripezia
della
:

quanto

alle finalit morali,


il

si

prov a dire che

egli,

infine,

aveva

posto sulla colpa


dell'

suggello della punizione


al lettore

finale,

sicch
si

l'effetto

opera poteva essere un monito

a che

guardasse dal

cadere negli stessi peccati.

Quale colpa

ci

aveva

egli

il

poeta

se,

invece,

il
il

lettore

si

osti-

nava a partecipare
cor

di quelle passioni ?

Era degno

lettore del rim:

provero che Virgilio


se'

muove

a Dante in
?

una

simile occasione

Anche
con-

tu degli altri sciocchi

Q).

Ma

lo stesso

Speroni cap
si

siffatti

argomenti non bastavano pi, che, ormai, la questione

siderava da
e

un punto
insistere.

di vista tutto

nuovo, oscuro a lui


il

nel

1540,
(*)

non os

Ossia

ci

racconta
d'

Forcellini

nella

Vita
gli

che lo Speroni, punto persuaso

aver vinta la partita con

argo-

menti della apologia,

fatic a

lungo su un suo particolare commento


la

della Poetica che doveva servire a difendere pi e meglio

Canaco.

(')

p. 87.

()

p. 80.

C)

p.

162.

C) T. V,

p.

XXXI.

PADOVA, SPERONE SPERONI E LA PERIPEZIA

73

Ma

commento and perduto, dice il Forcellini, o, piuttosto, possiam non possibile che andasse perduto un cos capitale lavoro d' uomo tanto ambizioso e tanto vegliato da adoratori. Ma, a mano a mano che i tempi mutavano e che, proprio sul punto controverso
il

dire noi,

della sua

<

Canace

>

veniva svolgendosi, specialmente

nell'

Universit

padovana,
ci egli

alla

quale la casa dello Speroni faceva da contraltare (in


la tradizione di

non faceva che rinnovare

Ermolao Barbaro

e di Pietro

Bembo)

il

pensiero ufficiale aristotelico, e in

modo

cos

preciso e dogmatico che

non poteva dar luogo a scappatoie, il grande prudente predicatore rimise a una a una le pive nel sacco: tanto
i

pi che

suoi stessi adoratori, su quel punto, parevano abbandonarlo.

C'

di pi;

rimane una sua accorta

lettera del

1565

(')

dove,

con

molta disinvoltura facendo le viste di averle trovate da


alle idee dei novelli aristotelici,
il

s, si associa

Maggi

il

Yarchi, ripete la loro

interpretazione della

catarsi e pensa

anche

lui a un' arte


!

che abbia
Tutte
cose

particolare riguardo alle condizioni politiche di Venezia

molto poco sospettate nella

Canace

>

Vedete? Perfino
che verso la tomba
si

il

vecchio Giraldi, che non era un puritano, o


convertisse

volta tanto, trovasse

un poco anche lui, o che, una comodo valersi degli argomenti dei nemici per dare addosso al rivale, in una lettera del 1558, conciava lo Speroni cos Hoc spectaculum non est dignum matronis patavinis in quibus
:

summa
cetto,

gravitas
il

cum

honestate viget

>

(*).

E, per conformarsi
forte.

al con-

usava

latino che

non era

il

suo

Eppure

lo

Speroni, a parte la differenza


il

di coltura e di

appa-

rente indirizzo,

vero fratello spirituale del Giraldi e rappresenta


della nostra storia letteraria.

uno

stesso

momento

Che importa
L'

se l'uno

mirava a ricondurre

scientifica imitazione dell'antichit e l'altro a

uno

V altro rappresentano
d'
all'

il

la poesia a una pi una pi cervellotica? decomporsi del rinascimento in una

quasi teorizzata essicazione


spicco soltanto

ogni linfa ideale

che

lascia

valore e

esteriorit della
e,

forma

la quale, nel, Giraldi, gi


si

secentismo in potenza

nello Speroni, anche in atto, e

manifesta

in aspetti cos singolari tra l'Ariosto e la


il

controriforma, prima che

gran pensiero del

destino

dell'uomo

si

riaddensi

sull'orizzonte

nelle

forme aduggianti e gravi ond' essa


Voi. V, p. 187.

lo vest.

Tutti e

due

inte-

()

e) V. lY,

p.

282.

74
sero male
stessa dell'
costarsi
il

CAPITOLO V.

passato e

non presentirono

l'

avvenire. Forse nella scelta


lo

argomento - un mitico incesto ai

Speroni pens di riac-

anche in questo, punto per punto,


i

grandi modelli ed ebbe

presenti Edipo, Egisto, le Baccanti,


la

classici

insomma, ma, in
che

effetto,

sua megalomane pretesa di emularli, lo accost pi

mai

al

Giraldi che voleva integrar l'opera di quelli del

rinascimento
i

scio-

gliendo le briglie ai destrieri del romanzesco pur fra


tragedia.

chiusi

della

la

Canace

si

va a mettere

accanto

all'

Orbecche

perch, nell'una e nell'altra,

non

si

pensa che

l'arte

antica o

modello

derna possa avere altro fine che la meraviglia. La fantasia del Giraldi vuota di ogni ispirazione

umana come
plasmando
tra

la

peripezia

Speroni.

Onde

l'erudito

Pigna,

con

maggior coerenza
che
fosse),

scientifica le teorie di quello,

(plagiario o
i

plagiato

scol'oc-

perse involontariamente la parentela


chio sulla

due

quando ferm
caso
e

peripezia.

Ne venne

fuori,

nell'un
si

nell'altro,
l'

quella poesia decadente "tutta esteriorit di cui

parlato, con

u-

nica differenza che

il

Giraldi fu per natura poeta, cio scrisse talora


e riusc, quindi, a dare alle sue fantasie

per bisogno

dell'

animo

una

espressione sincera, originale, isolabile, fuor dai rovi teorici, sotto la


luce invariata della bellezza
;

e lo Speroni fu retore, spronato a scrisulla

vere nelle sue pretensiose vedute critiche

traccia

delle

quali

fece cose insignificanti per rispetto alla poesia

ma

appunto per questo

pregiate dallo storico. Pregiate, dico, perch, in tempi di transizione


in senso stretto, le

opere

non

riuscite e certi

tentativi

incoerenti,
loro,

specialmente se vengono da capi-scuola


sogliono far capire assai
del naturalista
pii

consapevoli

dell'esser

cose di quelle riuscite,

come

all'

occhio
pii

un

frutto

non giunto a maturazione pu essere


Canace

caro d' uno perfetto.


le teorie del

la

cos coerente

suo molto critico autore, resta

come poesia con come un vivente modello


con
alla
la

anatomico della prima formazione del secentismo da tenere in gabinetto.

Essa

la

prima tragedia
ed

italiana fatta
,

mano

mo-

delli greci e le regole tutte;

in pari tempo,

prima nostra
tale
ca-,

opera secentesca: anzi tra

le

pi secentesche. L'origine di

rattere dello Speroni poeta (in prosa


sto

non era
fu,

secentista, anzi per


il

que-l

suo analitico amore dei classici

dopo
('))

Caro,

il

prosatore

cinquecentista pi pregiato dal Leopardi

tutta nella pretesa di


letti

emulare

tragici antichi,

che per sua disgrazia egli aveva

e pon-

(')

Leopardi Zibaldone {Le Monnier 1900) V, VI, p. 29.

PADOVA, SPERONE SPERONI E LA PERIPEZIA


derati, al contrario del Giraldi

75
poetico
per-

che un discreto

mondo
la

jnale aveva reso

immune da

troppo stretto contatto con quelli.


solo
il

non avendo nulla nell'animo, e


ticolari e la grandiosit che,

negli

occhi

sagoma
i

delle

scene antiche, lo Speroni pose tutto


nelle

suo intento a riprodurne


di quelle, quasi

par-

immagini
con

sem-

pre inerente al concetto e qui, tenuta in piedi appena da una larva


di pensiero, si risolve nel concettino
effetto

non

piccolo

di
si

pa-

rodia. Disse

bene

il

De

Sanctis che la vuotezza del contenuto

ma-

nifesta in bizzarre peregrinit formali.

Ma

questa verit complessiva


vi
si

ha nello Speroni, quasi un carattere


che doveva diventare
il

di esperimento;

vede ci

rinascimento finito come innamorata poesia

e arrivato a cultura. Aprite a caso la


ci che fa per voi.

Canace e subito troverete


Dionisio
nelle

Ecco l'altisonante prologo detto dall'ombra vengran concetto, a cos


dire, degli an:

dicatrice del trucidato infante e ispirato da quello di

Baccanti
tichi

e vedete, in esso,
il

il

diventare

concettino dei secentisti.


Io misero innocente

Per esempio

Che non mi essendo

accorto

D' esser mai stato vivo

Non

credea d' esser morto

(*).

si

pu leggere pi

oltre:

n
e si legge ancora:

figliuol

pur mo' nato


(-)

padre della sua morte

Si che mi passi

il

core
(^)
;

quel tuo coltello e non questo dolore

dove

si

vede, fra l'altro, quale valido incremento abbia


il

dato

al

se:

centismo

terzo degli attributi

della

tragedia,

secondo

Aristotele

la sententia.

come, delle molte seminate nelle tragedie greche, pi


(i

colpivano le brutte che le belle

caratteri della

bruttezza
tutto

son

pi
e

evidenti e facili a imitare) e delle brutte sopra


il

l'esteriorit

suono, queste risonavano nella inane suggestione dello Speroni


si

come

trombe stonate: quando non


Il

trattava dei soliti

giuochi

di

parole.

secentismo, insomma, ha sempre qualcosa della parodia e


oggi.

non ne

mancano esempi anche

Ai giorni nostri

la

pi strana dimostra-

C) Capace: V, IV, p. 287.

(^)

Id. passim.

(^)

Id.

passim.

76
zion critica del
risulti

CAPITOLO V.

come
il

dalla troppo volontaria

imitazion degli antichi

spontaneo

secentismo, resta sempre la

Prefazione

al

pi

che l'amore di Gabriele d'Annunzio.

Ma

e'

di piti

lo

Speroni non fu un

caso

sporadico.

Fu
:

l'

e-

spressione pi pregiata dell'Accademia degli Infiammati di

qual prese con


lattia del

lui,

un

po' forse da lui, la stessa malattia

Padova la la macagione a

rinascimento che sotto l'azion d'Aristotele tende a decomsecentismo.

porsi e a diventar

Non

si

pu

vedere

altra

questo strano aspetto di Padova, foriera improvvisa di esso, senza che


nella sua natura e nella sua letteratura n' avesse dato

prima
bene,

alcun

sintomo, senza alcun influsso spagnuolo. Era, badate

malattia

accademica, originata dalla tirannia di Aristotele in cervelli di umanisti che,

non avendo

il

buon senso
comune,

di rinunciare alla poesia, risenil

tivano, in particolare e in

fenomeno portato

alla celebrit

dalla

Canace

Questo loro carattere non fu scoperto dai moderni e


Speroni pare che intendesse colpire in
i

gi

il

citato oppositore dello

lui tutti gli

Infiammati

quali

han

pensato che

1'

altezza e la

gravit deUo stile tutto stia nelle gonfiate voci, negli intricati parlari,

neir accogliere disusati modi di dire


fortuna,

(').

Se

voler fu
si

destino o
allora

non

so,

ma

che nomi
Speroni,

d'alto

suono

usarono

nel-

l'Accademia:

Sperone
!

Trifon

Gabriele,

Giason de Nores,

Bernardino Tomitano Che pi? Quest'ultimo, autentico pappagallo dello


Speroni, in
dicare

un suo

discorso sull' artifcio delle prediche e


di orazioni sacre del

del pre(*)

premesso a una raccolta

Musso

non

os enunciare quella teorica delle piacevolezze che fra qualche anno

vedremo succhiare
spagnola ?

la

magra

oratoria sacra italiana

sotto

l'infiuenza

(*)

dire che lo stesso Tomitano in certi

dialoghi
i

in-

teressanti, se vogliamo,

perch vi

intervengono
si

tutti

pezzi

grossi
gli
fi-

dell'Accademia, os appunto sostenere che


scrittori

dovevano preferire
gusto
di

diremo cos profondi a quelli


si

ne' quali alcun

losofia

non
aveva

sente

Questo

egli sentiva
:

piuttosto
si

negli antichi

e,

dei Toscani, in
sofia,

Dante e nel Petrarca

ma

vede che, di quella


della

filo-

lo stesso concetto

che lo Speroni

sententia

dei

tragici: si trattava

insomma

di concettino e di piacevolezze
il

formali.
prestigio

Eppure, con

l'

importanza delle regole cresceva la fama e


degli

dell'Accademia

Infiammati.

Quale

sia stata

la

sua influenza

()
(')

V. IV,

p. 23.

()

CoKNELio Musso: Prediche (1555).

Padova 1570.

PADOVA, SPEROXE SPERONI E LA PERIPEZIA

77

non
sivo al
altre

facile dire,

ma

purtroppo vero, che in quel decennio successi

1540 (quella degli Infiammati

sciolse presto

poi vennero

accademie, degli

Elevati

dei

Costanti
illustre

degli

e Eterei

>

eh' erano della stessa pasta)

non

v' quasi

letterato
il

italiano

che non abbia bazzicato con loro. Onde, per esempio,

Salviati,

com-

memorando

il

Varchi, poteva,

dall' alto

del seggio consolare di quella

fiorentina, alludere cos alla

celebratissima e fiorentissima accademia

degli Infiammati di

Padova

nella quale era la nobilt e lo splendore


(').

d'Italia tutto raccolto insieme

Intendo che
gli

complimenti degli
si

accademici somigliano un po' a quelli che

avvocati

tributano a

vicenda in tribunale: ma, in questo, c'era del vero, purtroppo.


Si badi per: l'origine del secentismo

non

fu
si

Padova

il

suo

cenacolo e le idee rappresentate da esso: qui non

fece che

disso-

dare

il

terreno e preparare

1'

ambiente. Quel vero e proprio


la

corpus
del
se-

di preconcetti e di scrupoli

che costituisce

fredda

anima
dallo

centismo fu tutto elaborato sulle basi poste


telli

dall'

inconsapevole Rober-

e dal prudentissimo

Maggi per

vie

imprevedute

Speroni

che, a certo punto, forse, se

ne meravigli

ma non

os contraddire

pago della sua riconosciuta competenza. Aristotelico deUa prima ora


fu anche l'ultimo edonista dell' aristotelesimo puro,

come
tra
i

s'

intender

meglio procedendo nella lettura di questo studio.

Fu

primi e pur

tra gli ultimi (su questo chiodo continu a battere,


fino all'estremo della prolungatissima vita)

nonostante tutto,

che

preposero

Omero
i

Virgilio per la documentabile ragione che quello era pi fedele

alle

regole di questo.
sori,

Per

lui le regole

eran tutto: invece,

per

succes-

esse furono spesso,


Cos,

come

s'

detto,

un

pretesto.
letterario
:

insomma,

lo

Speroni rimase per l'Aristotelismo

un promotore poco consapevole di dove quel moto avrebbe condotto un promotore, quindi, che non nemmeno un precursore. Ragion
per cui
ticato,
il

suo nome, cinto di tanta gloria in

vita, fu

presto

dimenche
cose

tranne dalla vanit campanilista dei discepoli


rifarsi

immediati,

pretendevano di

sempre da

lui

anche quando

dicevano

alienissime dallo spirito del maestro, e che gli posero


dal volto
tr

forse

un mezzo busto arcigno in un angolo del Duomo di Padova dove l'inconpassando (cittadina gloria !) Emesto Renan e gii fece
:

le

coma.

(')

Salviati: Opere:

Orazione in marte di B. Varchi, Voi. V,

p.

125 (Mi-

lano 1810).

78

CAPITOLO V.

Eppure questo mondo padovano ha pur

esso

il

suo

titolo di glo-

ria: quello di aver fermato l'occhio alla peripezia,

d'averla

messa

in luce con lo Speroni, d'averla insegnata a Torquato che ne trasse

r Aminta

e prepar la strada al Guarino.

Senza

dubbio

il

primo a

trarre dalla peripezia

una tragicommedia, sebbene credesse

di farne

una

tragedia, fu lo Speroni, e l'unica novit del Tasso fu

di

mutare in
si

pastorale

il

mondo

piscatorio (se si

pu dir novit perch


origine
discute,

tratta
tragirisolta
ori-

sempre
cos: la

di Ninfe).

Onde

l'antica questione sulla

della

commedia

pastorale, se alcuno ancor ne

pu

essere

tragicommedia una peripezia ed ha, segno dei tempi,


il

gini prettamente critiche:

culto delle regole

di

Aristotele tra
del

cui

primeggi quella menp in contrasto con


Si ripensi
l'

la poesia

rinascimento.
Sanctis sul-

un poco

alla discordia del


Il

Carducci
Sanctis
rivela
il

dal

De
vita

origine della favola pastorale.

De
che

aveva

osservato
sociale

che
prosi

r ideale posto in un mondo pastorale


('),

una

saica e vuota di ogni idealit

poeta, esule dalla vita,


;

rifugia nelle selve, e altre belle cose del genere

le

quali, del resto,


letterarie.

sono un po' entrate nel patrimonio delle nostre comuni idee

Ma

il

De

Sanctis osservava le cose dalla solita sublime e talor


;

pericolosa altezza desanctisiana

il

Carducci
alla

gli

opponeva che,
civile

guardar bene,

il

prosaico e le allusioni

vita

non

erano

proprio assenti in quella poesia e altre ragioni notevoli. Ora, a parte

che non bisogna scambiare per accenni alla vita civile


tici delle

gli strascichi poe-

beghe accademiche e di corte, pur- vero che queir idealismo

desanctisiano persuade

ma

-non spiega

non

fa chiaro

6ome avvenisse
e
si

che un bel giorno


dero alle selve.
Il

poeti dichiararon morta la vita civile

die-

Carducci, allora, cade nell'eccesso opposto


1'

e,

con

quella sua rigorosa documentazione, dimostra che gi morta, che questa

ecloga allora, era

nuova forma non

si

pu

far

derivare

n da

quelle recenti del Sannazzaro e del Magnifico, n da quelle medievali


di

Nemesiano
ritorno
(').

e di Calpurnio e afferma, per ci, che la tragicommedia

del Tasso e del

Guarino

l'

ultimo

frutto perfetto del classicismo

come
qui
s'

ai

greci, parallelo all'invenzione

del

verso

sciolto

del

Trissino

certo siamo molto vicini al vero, ma, a rigore,


bel giorno venisse in

neppur
-di

intende

come un
cit.

mente

al

Tasso

for-

(') (^)

Dk

Sanctis, op.

p.

154.

Cakducci: Saggi tre sulV

Aminta

(gi cit.j.

PADOVA, SPERONE SPERONI E LA PERIPEZIA >

79
nuova,

mare

a quel modo, e senza punto pretesa di far


dal suo epistolario,

cosa

come

si rileva

V ultima forma

perfetta del classicismo .

Invece, per la poesia di questi esausti

momenti
poi,

della storia, lo studio

accurato delle idee critiche


delle

ci

conduce spesso
l'

fin

proprio alle sorgenti

forme poetiche. Xel caso in parola,


il

ambiente in cui fu edu-

cato

Tasso

ci
si

spiega anche troppo bene le sue iniziative.

Il

Tasso

form

alla scuola dello

Speroni: ne assunse
(tutte

le

dot-

trine,

pauroso nelle sue domate ripugnanze

cose

documentate
del maestro,

dall'epistolario e nei

volumi del
secondo
i

Solerti)

e,

per primo frutto del suo


e

ingegno,

diede
:

fuori,

dettami

l'esempio

r Aminta
era
ripezia

tragedia detta poi tragicommedia che, insomma, in origine,


: :

una peripezia. Riassumiamo Aristotele aveva detto La peil mutamento delle cose fatte nel senso contrario al fine proposto e ci, secondo la nostra teoria, conformemente alle leggi
delle verosimiglianza e della necessit.
l'

Cos nell'Edipo venendo


dall'
l'

il

nunzio per farlo

lieto e

sgombrargli

anima

orrore del sospetto

concepito, dichiarandogli chi

egU

fosse, ottenne

opposto effetto e nel

Linceo essendo l'uno condotto a morte e seguendo l'altro per farlo


uccidere
-:u
si

verific

il

contrario perch dallo svolgimento dell'azione

che

questo fa ucciso e quegli

fu

salvo

(').

Neil' Apologia

io Speroni,

parlando in terza persona, cos spiega


e due volte form
il

la

sua fedelt aUa

regola

E una

poeta con la peripezia la favola

e fu la prima nelF adoperar della cesta dentro la quale avendo posto


la

buona femmina quel

fanciullo che, sotto specie di cosa

sacra

di

trafugare intendeva, in contrario, sola essa cesta con

quei due
:

fiori

che

r adornavano ha finalmente
sia questa la

l'

occasione

di

palesarlo

il

qual
nondi-

contrario avvenimento, bench altrove e in altro luogo


e

ci sia distinto

non

prima volta che ne

sia

fatta

memoria,
gli

meno
Lrere

in questa guisa di poesia molto di grazia


l'

seppe

aggiun-

amico. Mentre acciocch pi e meglio tal peripezia apparisse,


il

che
lei

famiglio di Maccareo con sua grandissima meraviglia, loda

che facilmente trovasse un

modo non pi pensato onde


il

ascon-

dere quel parto che celarlo lunga fiata parve a lui e al padrone impossibile. Dietro a questo, l verso

fine della tragedia^

ha l'altra

orribile peripezia .... quella del ministro

che giunge a disdir la


all' incontrario
(^).

condanna e giunge in

ritardo.

La

cosa
si

a^^ene tanto

che Maccareo, vista morta Canace

uccide pur lui

Se quel-

(})

Ed.

cit.

p. 20-21.

(-)

Speroni, ed.

cit.

Voi. lY, p. 152.

80

CAPITOLO Y.
quelle due

r ultima

ultime

ciambelle

fossero

riuscite

col

buco,

Canace sarebbe
dia lo stesso
lieto fine.

una tragicommedia a lieto perch, tal forma d' arte non ha

fine.

Ma

tragicommeaver

stretto obbligo d'

Infatti considerate la peripezia dell'

chiara fedelt allo

Aminta e vi troverete la pi stampo speroniano. Aminta vien condotto al fonte

perch

s'

incontri con Silvia,

ma

l'

incontrario

avvenimento del
essendo
invece

sa-

tiro costringe Silvia

a fuggire come sdegnosa

inna-

morata. Mentre Aminta se ne dispera e Silvia cerca affannosamente


di lui avviene

un

altro contrario accidente;


il

Nerina,

ninfa

gentile,
lupi.
fa

porta

il

velo di quella trovato fra


!

sangue gustato dai


!

sette

velo
il

sangue,

Silvia

Tu

se'

morta dice Aminta. Si


contrario

dare

velo e fugge a cercar la morte. Ma, altro

evento.

Silvia viva e cerca di

Aminta. Ultimo colpo di scena, non so se


della

del

tutto

contrario questa volta, giunge la notizia

morte

di

A minta onde Silvia pu finalmente conchiudere con una cabaletta che una specie d' elogio della peripezia o un accenno ai nuovi orizzonti eh' essa aprirebbe se il poeta non fosse deciso a farla finita
:

Ah
a

se la falsa morte
l'

di chi tanto

odiava

r un

tolse la vita;

ben sarebbe ragione


che la verace morte
di chi tanto
l'

amava
la vita
(').

togliesse a

me

Pare un inchino
lo raffigurasse

al

maestro Speroni questa cabaletta


il

e,

infatti

nell'opera stessa, presente


in

ricordo della persona di

lui.

Pare che

Mopso

censore
si

importuno

il

quale,

veramente
quel-

dotto e prodigo del suo sapere,

ideava poi che tutti lo mettessero

a ruba dice

il il

savio Camerini

(*).

Ed
filo

proprio

del

Tasso

l'ombreggiare

Maestro, quale maestro, in maniera che non se ne

potesse offendere

ma non
gli

senza un

di

antipatia.

Del

resto
il

lo

Speroni accettava l'omaggio affermando, come ricorda sempre


merini, che r
la

Ca-

Aminta
:

pareva lucidare ed oscurare ad un tempo


chiaro

sua Canace

dov'

che

il

lucidare

da

attribuire alla

tecnica e agli insegnamenti -dottrinali, l'oscurare alla

bellezza della

(')
()

Tasso:

Aminta
pref. p.

(od.

Sansoni 1888)

p.

77.

Op.

cit.

2.

PADOVA, SPERONE SPERONI E LA PERIPEZIA

81

forma. Infine
tutti
il

il

Guarino che,

dell'

argomento, se ne intendeva, e che

riconoscono per prosecutore del Tasso, riconosceva a sua volta


(').

Tasso imitatore della Cauace

La prima

radice era sempre la


l'

teoria della peripezia, autentico trait-d' union tra

aristotelesimo e

il

romanzesco, in

nome
addice

della quale si convertiva alla tragedia pastorale

anche

il

Giraldi. Tutto questo fittizio


s'
;

mondo
nell'

di Ninfe

ha

la

vera

ori-

gine che gli


della

un' idea critica. Chi poi sofisticasse che quelli

Canace non sono pastori come

Aminta, smetta pure anche


Trissino, era
(*)
:

questo burocratico dubbio. Allo Speroni che, fedele ad Aristotele, non

voleva togliere

l'

argomento dalla

storia

venuta a

mano una
il

favola del mitico

come l' errante mondo piscatorio


si

altri,

per

esempio

Tasso, trovarono pi

comode

ispirazioni nel mitico

mondo
pi-

pastorale pi ricco e florido di leggende e

affidarono a quello sail

pendo

di

non mutar nulla

di sostanziale.

(A parte che

mondo

scatorio rifece per


'^lei

sempre capolino nelle tragicommedie secentesche

sudditi della Serenissima

gorie della sua gloria marinara) fu

quando vollero ingraziarsela con alle('). Anzi il termine pastorale non


l

dapprima che un aggettivo messo


divenne sostantivo

a specificare

la

qualit

dei

personaggi, quand' eran pastori


stori,

e, poi, come si trattava sempre di paLa Pastorale ) sviando le traccie degli

orici

con danno dello Speroni e dei suoi

diritti

di precursore.

(')

Lettere del signor Cavalier Battista


p. 25.
e'

Guarino (Venezia 1595) Lettera

allo

Speroni {') Anzi

era stato

un

tal

Giovanni Falug che aveva trattato poco innanzi

classicamei^te, sulle

orme

del Trissino, la favola di

Canace

cf.

F. Neri

La

tra-

gedia italiana nel 300 (Firenze 1904).


(*)

Cfr.

Medin
p.

La

storia della Repubblica di

Venexia nella poesia

(ed.

Hoepli 1904)

50.

ToFKAM.v.

La

fine dell'

umanesinw.

CAPITOLO VI.
Il

pius Madius.
dell' edificio critico aristotelico della
all'

Sommario.
-

1. "Vero inizio

controriforma
-

Entusiasmo del Segni,

apparire del
fra le

commento

del

Robertelli

Suo
-

compendio di esso in volgare (1549)


portanza del fatto
:

mormorazioni degli umanisti

Imela-

ingenuit del pensiero del Segni.

2. Prima vera
esteriore

borazione cristiana del pensiero pagano col

Maggi
-

Storia

dei
si

commenti come

effetti di
-

vanit personali e di plagi


:

Fino a che punto

deve tenerne conto


Maggi.
telli

Esempio
del suo

il

caeo Maggi

Assurde complicate calunnie


reciso dissenso dal
il

di plagio mossegli dal Castelvetro -

Evidente originalit e rara onest del


-

3. Origine

commento
-

Suo

Robersia
la

nella interpretazione della catarsi

Nega che

fine

di

essa
i

liberazione dal terrore e


cristiani -

dalla

piet

contrastando

questo

con

principi

Ne propone un

altro cristiano

con una deformante interpretazione


Lessing
-

della lettera che

avr corso glorioso

fino a
:

Cos concilia

il

pen-

umanesimo - Il Maggi e il dantista Varchi - Risrgere di puri fantasmi medioovali come presunta integrazione del rinascimento. 4. Altre interpretazioni del Maggi.
siero di Aristotele e quello di

Dante

vera fine

dell'

Ed

ora,
il

data un' occhiata al precursore aristotelesimo padovano,


terreno dagli oscillanti e
dall'

sgombrato

dagli inconsapevoli

di

quel

periodo di transizione che va


riforma,
l'

Ariosto ai veri anni della contro-

quando

il

regolarismo classico non era animato ancora dal-

ansia di un' idea, rifacciamoci dal Robertelli e osserviamo di anno

in anno,

d'uomo

in

uomo,

il

rapido crescere e

il

fosco

integrarsi
d gover-

dell'edificio letterario aristotelico in cui

le regole,

invece

nare, son piuttosto governate e deformate dalla supremazia d'


siero.

un penche,

Fu

tale l'entusiasmo suscitato dall'opera

del

Robertelli

subito dopo,

un insigne

letterato del

tempo, Bernardo Segni, quarto

IL Plus

MADITS

83

Console

parafrasi
le

Accademia fiorentina (') stendeva in italiano lin' ampia non solo della Retorica ma della stessa Poetica, e insieme pubblicava. Trattare e tradurre in volgare una cosa voleva dire,
dell'

in quei tempi, riconoscerle diritto di cittadinanza nel pensiero degli


indotti.

Voleva dire tributare

al Robertelli la

pi grande delle

lodi,

come
di
ci

se egli avesse rotto finalmente e per


il

sempre quell'incanto

di

Medusa. Tale appunto


tal sorte
(^),

pensiero del Segni. Robertelli - egli dice -

ha

fatto

aperta quest'opera

che nessuna oscurit pi


i

resta

La cosa

dovette aver sapore di scandalo tra


il

letterati

del tempo, forse presso lo stesso maestro del Segni,

Vettori,

gramcritica
alle

matico massimo che,

invece,

lavorava

una sua edizione

della Poetica, col rispetto, la pazienza e la titubanza che si

deve

cose elette e

difficili.

Egli doveva considerar diminuito

il

suo prestigio
plebee
la

da quella leggerezza d'entusiasmo che

passava

mani

competenza

d' un'

opera scesa pur

ieri dalle alte vette del


si

greco aUa

medianit del latino. Di questa impressione


critico delle cose

faceva eco
si

un arguto

umane,

il

Gelli, e Giusto
:

Bottaio

udiva confi-

dare dalla sua anima questo

Ritrovandomi a questi giorni dove


Segni aveva fatta

erano certi

letterati e

dicendo uno che Bernardo

volgare la retorica di Aristotele, uno di loro disse che aveva fatto un

gran male e domandato della ragione rispose


che
ogni
volgare abbia a saper
quelle
fatica

perch non

ist
si

bene
sar

cose che

un

altro

guadagnato in molti anni con gran


v' era appiccicata, la cosa

su pe'

libri greci e latini (*).

Giusto parla complessivamente della Retorica, ma, per la Poetica che

doveva parer anche pi grave.


il

Eppure
per cui
il

il

Segni non faceva che esprimere

destino dei tempi


il

pi accademico soggetto di discussione dovr diventare


civile.

pi connesso a tutte le questioni della vita

Ma, in sostanza,
nel corso della

avevan poi ragione quei vecchi pedanti, e


sua
nel
fatica,

il

Segni,

dovette accorgersi che

non era

tutto oro quel che brillava

commento del Robertelli. iLo parafras alla meglio e con relativa fedelt. Ma, nelle questioni lasciate insolute dal suo stesso interprete,
s'

affid alla mentalit

accomodante, cio moderna, cristiana, e punto

(')

Sai,tiso

Saltim: Fasti consolari


et

dell'

Aeeademia Fiorentina (Firenze


lingua
Ed. M.)
volgare

1747)

p.

15-21.

(2)

Retorica

Poetica d' Aristotele


p. 286.

tradotta di greco in

da Bernardo Seoxi (Firenze 1549)


(^)

Gelu

La

Circe e i Capricci di Oiusto Bottaio

(Ist.

p.

244.

84
classica,

CAPITOLO VI,

del

buon borghese

fiorentino

come

s'

era impegnato

di

dimostrare che la Poetica era ormai cosa da


moralit corrente l'arduo parlare dell'antico.
fatti

tutti,

ridusse a
si

buona
in-

Cos

comport

al bivio della catarsi, e


il

per queste ragioni, non certo sospettate


tra
i

da

lui,

Segni merita di essere annoverato pur egli


aristotelico.
il

primi

artefici dell'edificio

Ma

che cosa intende


il

filosofo

per purgare

gli

affetti ?

- si

domanda
imitazioni

buon

Fiorentino. -

Vuol

dire che nel considerare simili


e

ove succedono casi


:

terribili

compassionevoli

noi

pur-

ghiamo l'animo
'

ma

in che

modo? Ovvero con

considerare tale imi-

tazione che ci arreca piacere facendoci imparare

quei

casi

seguiti?

ver quello che meglio

Perch leggendo noi

simili

casi
le

avve-

nuti in persone eccellenti, pi agevolmente comportiamo

calamit

nostre

ovvero impariamo a sopportarle

et in tal
1'

modo

se noi siamo
;

iracondi o intemperanti, venghiamo a purgar

anima

di tali affetti

considerando quei pericoli e quei mali che incontrano a chi


vizi involto e a chi fitto nelle perturbazioni
:

ne'

dalle quali conside (').

razioni forza che ne risulti piacere grandissimo


siero, chi

Maligno pen-

ben legga, in cui

il

mal comume
parte.

liano, cui esso si riduce in sostanza,

mezzo gaudio robertelreso anche pi modestamente

umano
che

dalla riserva della

prima

vero,

dice nella

seconda,
quello

dallo

spettacolo

delle

altrui

sventure

noi

impariamo

che meglio e possiamo trarre argomento a diventar migliori,


dice nella prima, in fondo
1'

ma,

udir narrare
?

il

male degli

altri

non

sempre cosa interessante e piacevole

J'

Il

primo che entr nella Poetica non con


con

la personalit
il

un

p"

vaga e adattabile degli umanisti in genere, compreso


(adattabilit conciliabilissima
l'

Robertelli

e rigida coscienza d'

acume del pensiero), ma con solida uomo moderno che considerava le interpretazioni

e le idee non quali argomenti accademici,

ma
il

per rispetto agli uni-

versali principi morali e religiosi del suo tempo, fu Vincenzo

Maggi

bresciano.

allora

non

fu

pi

possibile

languido

tranquillo

adattamento della personalit moderna all'antico pensiero, ma, dalla


volont risoluta di dedurne
trito

un

significato vitale,

cominci

quell'at-

che sorgente di calore e di idee nuove. Ma, come, in questa


letteraria

novella scolastica

nessuno certo pensava a negare o

infir-

()

V.

)).

294.

IL Plus

MADIUS

85

mare

l'autorit di Aristotele (in tal caso

commenti non avrebbero

avuto ragione di essere) cominci sulla

Ilo'.Tjt'.xT;

un lavoro
lo

di quasi

sempre inconsapevole deformazione che ne mut

spirito,

finch

non
que

venne
il

dissipare

l'equivoco,
di

Lessing.

Ben
il

a
*

ragione
pius
il

dun-

Maggi

merita

restare

nella

storia

Madius
giudizio-

come

lo

vedo chiamato sovente dai contemporanei


Tasso.

o
ci

sissimo Maggi di Bernardo

Ma,

gi

che

siamo,

sar

bene sgombrar prima

il

terreno, proprio col chiarissimo esempio del

Maggi, da certa critica possibile quasi a ogni capitolo di questo studio, chi indulga agli scrupoli

storia esteriore di
lit,
il

una troppo sottile erudizione. La questi commenti una sequela di beghe, rivadi

calunnie,

rivendicazioni
;

meschine,

fra

cui

corre

frastagliato
all' in-

rivolo dell' idea

cos contaminato, sovente, che, a guardare

grosso,

non

si

vede altro stimolo a tanto guerreggiare se

gelosia e spirito di contraddizione.

Anche

non vanit,
vecchie

questa troppo marcata

apparenza contribu, credo, a disamorare


pagine polverose d'un periodo tutto

dall' interessarsi alle

astii personali, tutto

polemiche,

come

se,

sott'essi,

quel sottile rivolo ideale non scorresse pi.

Ma,

a parte l'intensit del fenomeno, esso


iniziativa si

cosa vecchia. Ogni sincera


riflesso

manifesta sempre

cos

nel

di

umane

passioni

che, talora, riesce difficile sceverare da taluna di queste la


ideale di quella.

ragione

si

arriva alla forma pi disperata di

nichilismo
ritro-

storico, se ci si vale di questa

impressione per dispensarci dal

vare la presenza di quella con indagine pi accorta e paziente.


se,

Ora

ad ogni atteggiamento nuovo di queste scolorite figure


i

cinque-

centesche, ci fermassimo ad ascoltare le accuse e

rimbecchi di ru

bacchiamenti, di plagi, di finzioni, onde ciascun d'essi


gnato, non
Grli

accompa-

si

finirebbe pi di scrivere.

con quale frutto ? JS'essuno.

uomini, con loro dispiacere, non possono mentire che fino a


:

un

certo punto

difficilmente

uno sostiene un' idea

si

fa

innanzi a

rappresentare in un' opera e nel


a tutto
il

mondo una

parte, se in quella, oltre

resto,

vuol dire sincerit.

non c' una certa conformit col suo spirito: che Or noi dunque ci limiteremo a cercare quella,

sceverandola dal resto delle


necessario o prudente.

umane
ci

miserie o accennandovi solo dov'

Se no,

sarebbe

da

disperare

in

questo

astioso gioco d' oscure polemiche in

cui ci tocca di lavorare.

E dire
armi,

che questa brava gente era preoccupata soprattutto della immoralit


dell' arte
!

Si

ha

l'

impressione che

il

gusto di torneare con


gli Italiani, si

le

che andava sempre pi decadendo fra

tramutasse tutto

86
in ispirito litigioso nella

CAPITOLO VI.

vana palestra

delle

vanit

letterarie: pen,

sate alla quantit di polemiche, intorno alla


stelvetro e
il

Canace

fra

il

Ca-

Caro, intorno alla Gerusalemme, intorno a Dante, inal

torno

al

Pastor Fido, intorno


al

Maggi

e sentirete che aria

Fermiamoci appunto
tutti.

Quando
rivalit
l'

caso Maggi e
di costui, la

illustriamolo

uno

per

usc

l'

opus

sfaccendata

inquisizione
l'

letteraria del tempo, al vedere rinnovato

a cos breve distanza

au-

dace tentativo del Kobertelli,

istitu

subito

un

raffronto e, con esso,

immagin
dice
del

d'uomini e di scuole. Come poteva non sorgere,


?

tra le altre,

accusa di plagio

Se voi

ascoltate, per esempio, ci che

Maggi quella buona lingua


Son calunnie
lealt polemica,

del Castelvetro, vi passa subito


alle

la voglia di leggerlo.

quali

il

Castelvetro,
il sottile,

che,

quanto a

non guardava troppo per

tent di
riscald,

dare peso valendosi di pretese confidenze ricevute.

ci

si

diramandosi questo fuoco dal grande incendio della sua polemica con
il

Caro, per la buona ragione che


di quello attraverso
il

il

Robertelli era amico

suo

il

Maggi

Varchi: lunghe e inevitabili complicail

zioni nella piccola Italia accademica d'allora. Assicurava

Castel-

vetro di avere ricevuto in confidenza dal Robertelli che costui aveva

apparecchiata una fermissima difesa contro

le

opposizioni del Maggio


il il

e oltre a ci aveva formate molte opposizioni contro


lui sopra la predetta poetica, le quali

commento

di

non

so - dice
cose, gli
il

Castelvetro -

come avrebbe potuto schifare e s' era Che il Cemento il quale


intitolato

tra le

altre

opponeva una
di
lui

stampato sotto

nome

ed

a Cristoforo Maduccio Cardinale, non era suo,

ma una

parte

era preso da quello che eSso Robertello aveva scritto nella sua sposizione, un'altra parte era stata formata

da un Francesco Davanzati

Fiorentino, che, per salario grosso ricevuto, secondo che pubblica


voce, dal Maggi, aveva

non solamente
Il

fatto

questo,
in

ma

compilato
al
fine,
raf-

ancora tutto
di

il

Commento

e ordinato dal

principio

fino

suo

stile

disposizione.

che dimostrava chiarissimamente


scritti

frontando quel commento stampato con gli


a parola raccolti dalla bocca del

che furono parola

Maggio quell'anno che esso spoFerrara e


Pisa
:

neva pubblicamente
telli

la poetica di Aristotele in

il

Roberquali

parimente la

sponeva
si

pubblicamente
il

in

per

le

scritte

non solamente

conosceva che

commento pubblicato non


d'esso
Robertello
e
del

era suo n di sustanzia n di

forma

ma

Davanzati
stati

anzi appariva che orrori gravi e pressoch infiniti erano


de' quali

ammendati,

erano ripieni quei predetti

scritti.

La quale

IL Plus

MADIUS

87

difesa e le quali opposizioni,

due

cagioni.

L'una

delle quali era che pubblicandole

non pubblicava secondo che diceva per vedeva che si

sponeva a pericolo manifesto nel quale sarebbe agevolmente caduto


per opera degli amici obbligati del Alaggi, da' quali in simili brighe
altri

era stato in altri tempi maltrattato

l'

altra

era

che vedeva
gra-

chiaramente, se faceva simile pubblicazione, che perderebbe la


zia e
il

favore di molti scolari,


li
li

specialmente
di

de' Bresciani,

non

meno

cento di numero,

quali andavano

continuo ad ascoltarlo

con grande attenzione e


suo, che incontanente
al
l'

riempivano la scuola con non poco onore


dell' ingiuria

odierebbero per rispetto


l'

fatta

Maggio
Il

e per isdegno

abbandonerebbono >

(').

bello si che, in

tatto ci,

non v'ha una parola


dal

di vero.

Conciliare del resto le validissime opposizioni preparate


telli

Rober-

con r accusa

di plagio cos

rigorosamente formulata, cosa che


Castelvetro.
il

doveva riuscire
di infirmare la
e*

difficile

anche
il

al

Ma
Si

pur

difficile

gli

riusciva dimenticare

che

Varchi e

Maggi avevano

tentato, pare,

sua alleanza col Robertelli.

badi invece: se
rappresenti

uno

scrittore della

seconda met del 500

che

un

indirizzo tutto contrario alla scuola del


stelvetro
:

Maggi quello

l'eretico Ca-

e la rabbia

onde costui

l'

assaliva, spronato dal Robertelli,

(o tirandolo in ballo

per forza) la pi bella


spirito

prova che nel com-

mento del
senta in chiaro

rivale

e'

era veramente uno

nuovo
il

destinato

con

probabilit a trionfare nel prossimo avvenire. In realt

Maggi

si pre-

una luce
noi

di onest
ai

non frequente
il

in quei tempi ed cos


lato originale

(a

come

contemporanei)

della

sua

figura che ci baster illustrare quello per veder cadere da


sto castello di ipotesi criminose contro
il

s code-

quale

si

accanirebbero forse
di
lui
ci

invano

le

documentazioni della
del

storia.

L'esempio
casi.

basti

come quello

metodo da tenere
col

in simili

Strettosi in amicizia

veronese Bartolomeo Lombardi,


la

l'uno
aule

e l'altro pensarono di suggellare


dell'

loro

amicizia

nata

nelle

universit patavina con


:

tica di Aristotele

il

libro

un commento in comune all' arte poedell' ora. Il Lombardi mor prestissimo

(')

Correzione di alcune cose del Dialogo delle lingue del Varchi, e una

giunta del primo libro delle prose di


-campatole) p. 39-40.

M.

Pietro

Bembo

dove si ragiona della

'olgar lingua^ fatta per Lodotneo Castelvetro. (Basilea 1572, senza

nome

di

CAPITOLO VI.

(1540)

ma

poco o molto che avesse contribuito all'opera,


quello

il

suo

nome
e
ci

rimase accanto a

dell'amico

nell'edizione

del

1550

torna a onore del Maggi. Avessero o no assodate molte loro idee in


proposito gi otto anni prima che
certo
il

commento

robertelliano uscisse,
il

r ultima stesura
d'

dell'

opera fu posteriore a quello, onde


il

Maggi

non disconosce

averne tratto qualche vantaggio e chiama


et latinis Utteris
:\ l'

Robertelli
indiscuti-

virum graecis

doctum

{').

Ma

la

sua

bile originalit questa

aver negato che


e,

si

potesse,

dalle regole

aristoteliche implicanti

un

valore morale

in primis, dalla catarsi,

dedurre per

la via seguita dal predecessore

un

significato che

fosse

veramente regola

alla

moderna poesia

l'

aver trovato
i

un

altro

punto

di partenza dal quale si potesse tener d' occhio

capisaldi della

mo-

rale religiosa e regolarsi su queUuj^

Appena
lustris...,

letta la definizione

tragoedia est imitatio actionis

il-

per misericordiam vero atque terrorem perturbationes


,

hu-

iusmodi purgans
di protesta.
citur, qui

egli

oppone all'interpretazione data


sit

fin

un no
.

Ex

hac tragoediae definitione quis

eiusdem

finis eli-

sane non est

animum

a terrore ac misericordia purgare...

Col suo

modo

di ragionare gli riesce facile dimostrar per


di

absurdum
e
di

r impossibilit
si

una

letterale interpretazione di questo passo. Allora

sente in diritto di riprendere

in

mano

il

testo

aristotelico

cercare in quell' huiusmodi

(toiotodv)

famoso
j
1

fino

al

Lessing.

possibile,

un nuovo valore che pensa egli, che una


i

rester

regola
della

aristotelica insegni

un principio

in conflitto con

fondamenti

jdottrina cattolica ?

Poich dunque l'

egli dice

la tragedia libera

l'

animo dalle
miseri-

perturbazioni con

intervento del terrore e della misericordia, se noi


lo stesso terrore
:

intendessimo per perturbazioni


cordia
il

e la

stessa

senso sarebbe questo

la tragedia col

mezzo
dalla

del terrore e

della misericordia libera l'animo dal

terrore
;

e
e,

misericordia.
l'

Ne

seguirebbe una specie di auto-distruzione

con

indurre quei

due sentimenti, noi


intellectus

cacceremmo insieme l' uno e l' altro. < Quod capere non potest Non sarebbe ben degno di meraviglia
.

che

tragici dovessero togliere all'


i

anima umana

il

terrore e la misoffrirebbe ?

sericordia senza

quali essa

anima molti gravi danni

(')

Vincenti Madii Brisiani

et

Bartolomaei Lombardi Veronenais in


exsplicationes (Venetiis 1550) p.
l(j.

Aristotelis librum

De

poetica

communes

n,

pirs MADius

89

Xam

si

misericordia careremus quomodo indigentibiis


>

opem praeprima

staremus.... ?

Si

sente che l'obiezione

una

protesta: e nasce,

che dall'intelletto, dal cuore.

Longe

igitur melius est - continua

grave

il

pius

misericordiae et terroris interventu expurgare


tot

animam ab
pene

Madius ira qua


est

neces fiunt

ab avaritia quae

infinitorum

malorum

causa:

a liixuHa, cuius gratia nefandissima scelera saepissime

pa-

trantur.... .

Longe melius

est ?

vien fatto di domandare.


il

Ma

si tratta

di

esporre le proprie preferenze o di illustrare

pensiero del filosofo?

Appunto, udite

His

itaqiie

rationibus

Aristotelem nolle tragoediae finem esse


misericordia ve expurgare
:

haudquaquam dubito animam humanam a terrore


di
questi)

sed his idi (valersi


:

ad

alias

perturbationes ab animo removendas


virtutibus exornatur
:

ex quarum remotione animus

nam

ira verbi gratia depulsa, succedit


ita

mansuegreco

tudo

expulsa avaritia, succedit liberalitas, atque


sta bene,

de

caeteris... >
il

diciam noi
i

ma

bisogna accontentare anche

di Aristotele

che ha
il

suoi

diritti.

Ed
;

ecco entrare in scena vestito

di foggie

nuove

famoso Toioxwv

;:aOTjjtTa)v.

To'.otmv non vuol


e si\1

dire cotali, questi, o cos fatti

mali

vuol dire semplicemente


y>^

mili a questi^

va tradotto <.huiusmodi

Vult igitur Aristoteles non perturbationes hae, terror inquam


generis aliae, quae ideo

et

misericordia propellantur, sed huiusmodi, id est his similes, ira

videlicet, luxuria et eius

dicuntur

terrori
:

ac misericordiae similes, quoniam

animum

exagitaut atque perturbant

non minus
atque
ita

ira

quam

terror,

non minus luxuria quam misericordia,


igitur Aristotelis verba ita

de reliquis.

Cum

se

habeant

per misericordiam vero atque

terrorem, perturbationes

huiusmodi

purgans

non de terrore

et

de misericordia purgandis, sed de periis

turbationibus huiusmodi, hoc est

similibus (uti

monuimus)
mutato
i

intelli-

genda sunt
Il

(').

pensiero di Aristotele, chi ne


>
.

dubita ?

ab

imis

fundamentis
egli dice -

quell' unica e tiratissima analogia fra


i

sentimenti
altri

di terrore e misericordia ed

peccati relativi (gli uni e gli

hanno

il

carattere voluto dal filosofo di turbar l'animo,

e s'accontenta) vien fatto di dubitare perfino della


l'

buona fede
tutt' al

del-

interprete.

Ma non

certo

neppur

malafede. Si tratta

pi

(')

p.

97-98.

90
d'

CAPITOLO VI.

una inconsapevole autoillusione che viene da una segreta pena


troppo
grosse
si

dell'anima. Senza paura di usar parole

pu dire

che questa falsificazione d'Aristotele cos feconda

d'effetti

un

av-

venimento decisivo, esprime


mento)
e,

la

fine

dell'umanesimo (come rinascipili


il

con questo,

il

ritorno a

una tradizione

radicata,

pi

intima, pi universale che quella umanistica.

falsificatore

non
di

no questo piccolo Maggi,


lui
:

ma

uno ben pi grande e possente


si

Dante Alighieri. Quel gran padre nostro spirituale


i

fa strada

tra gli oblii,

dispregi e le calunnie del rinascimento e ritorna, imstirpe.

mortai voce, nella coscienza della sua

Avete osservato come nel


alla

latino

del

Maggi accanto
l'

all'

Ira e

Lussuria venuta a

mettersi, quasi surrettiziamente,

Avarixia,

la terza fiera dantesca ?

Non
!

e'

dubbio che queste sono


che
arbitraria
;

le tre fiere
!

dantesche. Altro che regole

Altro

interpretazione
:

Vedete

l'

ira sarebbe cacciata dal terrore


;

e sta

bene

la lussuria

sarebbe cacciata dalla misericordia

e sta bene.

Ma

l'

avarizia ? Ohi
chi ?

r ha chiamata

Qui Dante ha

parlato.

per bocca di
io

Non

neppur questo un mistero. Padova non aveva, che


tradizione di studi danteschi
(il

sappia,

una

dantismo del Bembo, posto pure che


l'aveva

non

fosse

antidantismo,

ben povera cosa) come

sempre
gli In-

avuta, ad onta di tutto, Firenze.

Da

Firenze era venuto tra

fiammati
capitolo
:

un innamorato

di
;

Dante

del quale parleremo nel prossimo


s'

Benedetto Varchi

e questo Varchi

era stretto col


il

Maggi
a

in intima comunione di studi (ne divenne poi

porta-bandiera

Firenze)

e in profonda amicizia durata quanto la vita. (Mi duole per

r ombra

del Castelvetro,

ma

il

Maggi

ci

appare con
il

gli

amici fedele
si

vuol dire che era un galantuomo).

Padova
il

Varchi

accese di

fervore aristotelico e ne fece tutt' uno con

culto di Dante.
il

Ma

e'

molto di pi. Quando


svolgere nello Studio
al
:

si

tratt di

assegnare

corso di lezioni da
affidata la

al

Maggi pi maturo fu
(').
1'

Poetica

Varchi pi giovine l'Etica


il

parallelamente leggevano.

Ma
non

come poteva leggere


grande interprete
pensare che
della catarsi,
al
il

Varchi
il

Etica

senza ricordarsi del pi


?

di essa,

suo concittadino Dante


fin

E come

Maggi meditante

da quel tempo sul gran dubbio


in aiuto forse

Varchi non accorresse

con la terzina

()

Salvuti

op.

cit.

T.

V,

p.

126 (Commemorazione del Varchi).

IL

Plus MADIUS

9i

Non
con

ti

ricordi di quelle parole

le quali la

mia

Etica pertratta
il

le tre disposition

che

ciel

non vuole

e che invece nell'Etica,

sempre oscura nel

testo, gli

schiudesse

da-

vanti la

Divina Commedia

cristiana ?

Col Maggi la poetica comincia ad essere veramente una rinascita


di pensiero medievale che fu, per
allora,

un apparente regresso ma
sa-

che celava in germe


tira

il

romanticismo. Vedi eterni fantasmi della


il

umana

Sapete con che appellativo

Robertelli,
il

uomo
suo

foggiato

piuttosto sullo

stampo

di

un

Valla, soleva irridere


il
:

commensottoscritto

tatore rivale (appellativo al quale

Castelvetro avrebbe
cio cornacchia
:

a due mani) ?

Cornicula

illa (*)
all'

che suona come

la beffa del vinto

rinascimento

et che si prepara.

^
il

il

Maggi ne
casuali e

consapevole artefice, perch quelle sue analogie fra

terrore e la

misericordia e le passioni contrastanti con essi

non sono n
della

superficiali

son frutto di uno spirito religioso, educato

indasia

gator^Che
domata dal

l'ira (e

con essa

il

tumido vento

superbia)
fra

terrore, pensiero

comune

e quasi intuitivo

quelli

proposti dalla religione,

ma

il

rapporto tra la lussuria cuius gratia


e la misericordia pi sottile ; e per
del
cristiane-

nefandissima scelera patrantur


si

ispira a

una

delle verit fondamentali e immortali

simo, rifiorente qui,

d'improvviso in

questa
al

fosca

alba
pili

di

tempi

nuovi che pare un tramonto. Si ripensa


nella voce di S.

Medio Evo
voi
la

profondo
e

Agostino:

(')
;

sradicate

in

concupiscenza

piantatevi la carit

e al

Medio Evo pi gentile per una

deli-

ziosa odicina alla Vergine che finisce:

Nos
si

niites fac et eastos

ripensa a

un

altro
:

miti rivolto agli

altari della

Vergine dal non

superficiale

Manzoni

de' tuoi miti altari


le

benedette soglie

ricordargli

il

conflitto fra
il

l'avarizia

la

liberalit,

come

espressione di carit, venne

padre Dante.

Quando

s'

detto ci del

Maggi

s'

detta ogni cosa.

Non

e'

(')

TiKABOSciii: op.

cit.

T. VII, p. 4, p. 408.

(-)

Sant' Agostino

Sermone CCCXI.

92

CAPITOLO VI.

neppiir bisogno di ricordare che tutti gli altri corollari della catarsi
cos negata

da

lui si disfecero nelle sue

mani come neve


1'

al

sole.

Sicch

il

Maggi, deciso a non voler mai infirmare

autorit del mae-

stro filosofo se la cav

con piccole

industriosit.

Che cosa voleva


lo

dir per esempio Aristotele


gli

quando escludeva dal mondo tragediabile


catastrofi,
se,

uomini iniqui e

le loro

invece,

spettacolo

di

queste ci riempie di un sacro orrore e di una benefica


al

ripugnanza
ad-

male

Dubium

videri alieni posset ....

dice

il

Maggi e

duce molte ingenue ragioni. Gli riusciva poi alquanto duro a intendere

come

potessero essere personaggi tragediabili, secondo la teoria


piuttosto
lui,

dell'uomo

buono che iniquo, gente


parevano
egli

come
e

Tieste,

Oreste
di
(').

Egisto che a
loro

poco amico degli dei pagani


misteriose,
degli

poco persuaso
scellerati
i

istigazioni

autentici

Qualche meraviglia pu fare che


ricoli

non abbia veduto meglio


:

pe-

che poteva presentare

l'

altra particella

se sia pi importante

la favola o la rappresentazione psicologica dei personaggi. Qui,

come

sempre del resto dove


egli

la

questione non implichi


:

un
i

interesse morale,

cammina
risalto

paro col Robertelli

ripete che la
i

parte

principale

la favola e che subito dopo vengono

caratteri

quali, anzi, pren

dono

da quella.

Per actiones raores complectuntur


certo punto, conclude
fieri

ripete

col Robertelli.

Vero che a

tragoedia

non

sino fabula sed


sia

tamen sine moribus


al

potest

(').

Ma
pietre

credo che

pura fedelt di traduttore


il

pensiero del filosofo, senza malizia.

Pare che

Maggi, pago di avere posto

una

delle

angolari

dell' edificio critico

letterario della controriforma,^ si riposi e lasci la


ai

continuazione dell'opera
verr fondata appunto
colabile

successori. Infatti l'altra pietra

angolare
incalil

su

questa

vitalissima
Difatti,

questione
il

con

beneficio

del

secentismo.
la

se

rappresentare
fra la

male pericoloso per


ispirata dai

corrotta natura dell'

uomo,

tragedia

mores

- inevitabile confusione di bene e di male -

e la tragedia che, poniamo,


bile la

ne faccia senza, non ognora


scoloriti

preferi-

seconda? Dei pochi e

accenni del Maggi ai rapporti

fra storia e poesia

diremo una parola a proposito del Tasso.

(')

V. per
109.

es.

il

commento

alle particelle

LXVI, LXVII, LXX.

() p.

Ztl Zf. Zl^ Tf^ ^1^ Zl^ Zj^ at^ ^t5 ^t5

ZffMW

CAPITOLO vn.
Benedetto Varchi e
1*

aristo telesimo integi*ale.

Sommario.

1. Perch
s'

il

Varchi rappresenta
si

il

punto centrale del movimento


-

aristotelico che

incontra e
si

fonde con la filosofia scolastica

Con
il

lui

r aristotelesimo padovano
bandiera del Maggi
-

diffonde a Firenze dove egli diventa

porta-

Elementi platonici riconoscibili, suo malgrado, nel suo


Prevenzioni contro di
lui -

modo
telli

di esprimersi
il

Poco rispetto del Rober-

cui edonismo svanisce col prevalere dell' aristotelesimo padovano.


idee del Robertylli alla luce della scolastica
-

2. Le
bens

Oggetto della poesia

il

falso,
-

ma

il

suo mezzo l'esempio


1'

- L'

arte riceve la sua nobilt


e
felice
-

dal fine

li

fine della poesia far


-

uomo

perfetto
dell'
-

La poesia
-

strumento dei reggitori di Stato


posti a fronte dal Varchi
d'

Secondariet

elemento estetico

Una

aggiunta definitiva alla definizione di Aristotele

Il

Maggi e

il

Eobertelli

di

Le regole come espressione di quello stato animo - L' inquisizione. Ij. Un nobile effetto di queste idee V amore Dante come poeta e pensatore - Esempi D Varchi e il GiambuUari.

Lo Spingam,
cursore,
lo costringe

storico acuto,

anche quando

la

sua qualit di pre-

quasi, in questo

campo

di studi, e di straniero, per giunta,


il

ad essere di necessit approssimativo, dice che


(*)
:

Varchi

rappresenta bene la critica del medio 500

ma non

ne spiega a

fondo

le ragioni.

Forse

sentiva che egli stesso non avrebbe saputo


d'

render conto adeguatamente

un pensiero
i

di cui intuiva la giustezza

senza riuscire a disegnarne bene

contorni e misurarne la portata.


il

Yarchi rappresenta, in una parola,

pensiero critico del 500


piuttosto formali,
ora,

che, sorto

dapprima come complesso


la

di

questioni

ha poi chiarita

sua natura moralista col Maggi ed

con

lui.

(')

Spix&ars op.

cit.

p. 318.

94

CAPITOLO

VII,

trova finalmente la sua pseudo-integrazione ideale in un pi grande


aristotelesimo
:

quello scolastico.

ad esso

si

inchina e da esso

ri-

ceve chiarimenti, amputazioni, e costrizioni paralizzanti. Tuttavia

si

pu dire

che,

dopo

il

Varchi,

il

periodo formativo chiuso, la stella


la

trovata e tutte le

tristi

conseguenze per

poesia

venute di poi

non sono che deduzioni da uno stesso principio. Perch il tomismo che, nel Medio Evo, aveva significato libert specialmente per l'arte, inteso come lo si intende in questa et di controriforma, significa
tirannia e distruzione di essa
;

e quel concetto di poesia

come

espres-

sione di filosofia in senso lato, diventa perno di rigidissimi principi


morali, sotto
la cui

tutela

l'arte

non pi bellezza ne sapienza,


della
politica.
Il

ma

soltanto strumento della morale e


il

Varchi

sta

proprio nel mezzo tra

periodo di formazione

il

rigoglio

delle

idee critiche della controriforma: rappresenta poi questo punto centrale

anche per un altro

rispetto. Egli

importa da Padova a Firenze


che cadel

r aristotelesimo e d
ratterizza la seconda
Robertelli, in idea,

inizio a quell' universalizzarsi di esso

met del 500.

S' intende

che

il

commento

non aveva avuto che vedere con questo

aristotele-

simo che

io

dico

era stato cosa tutta letteraria, sul gusto del rina-

scimento. L' aristotelesimo,

come

filosofia

e letteratura

ad un tempo,
su
quello

viene da Padova col Varchi e riesce a foggiare un poco

stampo

il

sorridente volto di Firenze che, per intenderci, io seguito


Il

a chiamare platonica.

Varchi rappresenta

berle, in fine,

anche nella

sua figura intellettuale, questo inchinarsi di


Volle
il

Platone ad Aristotele.
gli Strozzi,

destino che, seguendo

neUa

loro

disavventura

egli capitasse

giovane ancora a Padova e che, accolto nella cerchia


si

degli Infiammati,
nici

trovasse a lavare in Bacchigliene

suoi

plato-

panni
e,

fiorentini.

L trov un fare ben diverso da quello a cui era


filosofia ari-

abituato,

quel ch' pi grave, sent parlare prima di


anzi,

stotelica che di letteratura. Si prepar,

a questa

sui libri

di
gli

quella.

Onde, tornato a Firenze

e,

messosi a parlare di poetica,

venne naturale
state a

di integrare e sistemare gli insegnamenti del

Maggi,
erano

cui rest fedelissimo, con le

parallele dottrine filosofiche che

Padova

la

sua disciplina.

fu questa' la

sua

novit, tanto
l'

pi importante perch, da Padova a Firenze, a trasportarvi

aristo-

telesimo genuino, torn con lui tutta una schiera di esuli fiorentini

che costituirono quasi una scuola.

Da

allora in poi

il

Varchi segu
il

fedelmente, anche nella storia esteriore


quelle idee che erano le idee ufficiali

della sua vita,

corso

di

del

tempo

conducevano

BENEDETTO VARCHI E

l'

ARISTOTELESDIO LVTEGRALE

95
allo

una soggezione

di tutte le attivit dello spirito, poesia inclusa,


;

scrupolo religioso

finch, a settantadue anni, poco

prima

di morire,

nel 1574, conchiiise

come doveva conchiudere un uomo


anche pi delicato e
a
sottile

filosofico

par

suo

si

prepar a dire messa.


altro aspetto

Ma un

avrebbe potuto
impressione.
Il

rilevare in lui lo Spiugarn

conferma

della

sua

Varchi, che pretendeva ad aristotelico purissimo non solo per la sostanza del pensiero

ma

anche per

il

modo

di

atteggiarlo,

lasciava

poi trasparire ogni tanto, senza accorgersi, tra le pieghe del suo frasario ortodosso, qualcosa della vecchia mentalit umanistica di gusto

platonico,

ficiniano, o eclettico, che era

come una_smorfia. geniale


(').

su un volto mal disposto alla severit delle meditazioni coerenti

Questa luce di contrasto rappresenta bene, in


volevano imbrigliare e per

atto,

il

piegarsi del

li-

bero e antifilosofico spirito umanistico agli schemi dialettici che lo


i

quali la seconda met del

500

si

diil

stingue a puntino dalla prima.


Castelvetro, che,

Onde

il

fedel

nemico del Varchi,

ancor pi maligno che acuto, stava a bada di tutto

ci che vi potesse essere di stonato in quel nascente

mondo
di

ideale

cos
la

ostico

al

suo

cuore
di
i

di
e

negatore,

non

tralasci
(il

rilevare

cosa

in

tono

beffa,

Appone ancora
e la poesia

Varchi) ad
divina
:

Ari-

stotele

che che

chiami

poeti divini
il
i

cosa

C)-

E
vi

non

fa

ribattere

chiodo
poeti

piantato
ion

gi

prima

<

Anche

dovevate ricordare che

sono

solamente

da

Aristotele,

ma
Il

exiatido da Platone .... chiamati divini e la poesia cosa divina.

che non

fa Aristotele

ancora che adomi Omero del

titolo
(').

di

di-

vino,

ma

per altro che per essere semplicemente poeta

ba-

date che r osservazione coglie proprio nel segno, perch quell' aggettivo, nel

sistema del nostro autore, sta proprio


alla poetica

a
fra

pigione:
le

niente,
dello

meno che
stico.

inquadrata

dal

Varchi

facolt

spirito alla fredda luce scolastica, si


Difatti,

conviene quell'aggettivo umani-

d'ora innanzi, esso cadr di

moda

fra

rigoristi

sul
dif-

tipo del Varchi, e gli succeder, verso la poesia,

una freddezza

(')

Cfr. G.

Manacorda

Benedetto Varchi, Annali della Scuola

di

Pisa

V.

XYH
(2)

(1903) p. 18.

Corrextone d'alcune cose nel dialogo delle lingue di


p.

B. Varchi per

L.

Castelvetro (Padova 1744)

123

5.

Id p. 91.

96

CAPITOLO

VII.

fidente assai pi vicina, nella sostanza

se

non

nell'apparenza, agli

ostracismi dei rigoristi medievali, che agli entusiasmi del rinascimento.

D' altra parte quel suo ostentato rigore


chie disusate, ha sempre

aristotelico

il

quale, ad orec-

noie di contraria

un primo sapore di positivismo, gli procur natura e, come egli veniva da Padova dove il Pom;

ponazzi aveva cominciato a scindere


zioni della chiesa,
il

principi del filosofo dalle dedufedele platonico che

non manc qualche

sospett

Yarchi, spirito mistico e timorato, nientemeno che di

Pomponaz-

zismo.

Ma

la coscienza di

importare a Firenze qualcosa di nuovo ce

l'aveva e purtroppo attribuiva a questo qualcosa un esorbitante valore.

Quando, vari anni dopo

il

suo ritorno, nel 1553,

gli fu affidato
egli,

di trattare teoricamente della poesia,

nell'accademia fiorentina,

accingendosi a distinguerne

le

varie parti disse,

nel proemio d' una

sua lettura, fra


alle
l' l'

l'

altro,

queste parole che suonavano

come una

diffida

antifilosofiche improvvisazioni del Robertelli e alle critiche del-

inquisitore fiorentino ed erano


aristotelesimo integrale

un richiamo
:

ai severi

volumi

del-

padovano

per

fermo, se io non

mi

fussi (sono

gi molt'anni) in traducendo e
il

di Aristotele, senza

non mezzanamente in cos grande impresa

commentando la poetica quale non saprei muovere un passo, esercitato cotale materia non harei osato d' entrare in
(').

Il Robertelli, infatti,

con tutta

la

sua pretesa di svelare


i

la

Poetica
e pros-

/hon aveva estesa la sua conoscenza del filosofo oltre


poesia.

facili

simi confini della retorica e a questa solo aveva chiesto


definire la

lume per
la

Aveva quindi

ripetuto

delle

cinque facolt
il

dimostratoria ha per oggetto


torica
il

il

vero, la dialettica

probabile, la re-

persuasivo, la sofistica ci che probabile,


il

ma

ha

l'

apparenza

del verisimile, la poetica il falso e

favoloso. Poetica lippos habet

oculos et prorsus cacca est?. Perci aveva conchiuso esaltandola sotto


il

rispetto della bellezza e

chiamandola magari divina:


le

ma, quanto
ogni

al giovare, gli era


altra.

sembrato che

appartenesse

meno che ad
cinque

Et

si

prodest quoque ......


il

Oppone

Varchi

Se noi consideriamo queste

facolt

per rispetto al loro argomento, la pi secondaria certo

la poesia.

(')

Lexioni di M. B. Varchi academieo fiorentino

ecc.

(Firenze

Giunti,

1590), p. 599.

BENEDETTO VARCHI E L ARISTOTELESDTO IXTEtRALE

Per se quel vano parlare

finto e favoloso voi

l'

applicate alle azioni

umane

e lo considerate nella sua vera

luce,

sapete

che

cosa

esso
Il

diventa ^Unseoph).^

La
il

definizione allora va modificata cos:


favellare finto e favoloso; e
(').

subbiettoS

^a

poesia

il

suo mezzo

o strumento l'esempio

Ora l'esempio non


il

cos nobile stru:

mento
il

del pensiero

come sarebbe

sillogisma o l'entimema

ma

pi efficace. Si che, per trovare alla poesia questa sua vera luce,

il
il

Varchi non

si

limitato alla sapienza della Retorica,

ma

ha cercato
di

pensiero di Aristotele pi in
:

fondo:

nel

massimo

interprete

quello

S.
:

Tommaso.

Il

modo

di vedere del Robertelli

ne rimase cacancel-

povolto
lata e

la limitazione di lui (et si

prodest quoque >; fa


:

ne successe quest' altro pensiero

le

scienze hanno la nobilt

e perfezion loro dal subbietto principalmente,

ma

le

arti

principal-

mente dal

fine

Per questa via

egli ricondusse
il

anche

la

Poetica al
all' o-

gran cuore della scolastica medievale come


vile e present filosoficamente
risolto
il

figliuol

prodigo

dubbio del prodesse e del


<

delectare.

C insegna
il

S.

Tommaso
furono

- egli dice -

che tutte

le cose
dell'

che

sono sotto

primo

cielo

fatte e

ordinate per cagione

uomo,

cio per aiutarlo a conseguire la perfezione e beatitudine sua.

Laonde
sotto
il

essendo la poesia una di quelle cose che sono o


cielo,

si

fauno

non potremo errare dicendo che

il

fine della poesia far fine

V uomo
ciascun

perfetto e felice.

Anzi tanto chiaro che l'ultimo


l'

di

poeta condur

uomo

alla

sua

felicit

che niuno noi pu n d^bbe


il

negare
ci

(^.

Quest' ultimo argomento

pi

beli' indizio del

come

si

appresta ora a considerar la poesia.

Xon

si tratta

di vedere quale

sia la natura di essa,


si

ma
i

di stabilire piuttosto e insegnare l'uso che


egli

deve farne. Chi dubita -

dice - 'dovendo la poetica imitare


ella

le azioni, gli affetti,


dell'

costumi umani) che

non abbia bisogno


quanto uno che

i
(*).

Etica e della Politica ?

Onde

tanto

s'

inganna chi pensa di pocivile


si

ter essere poeta senza la filosofia

morale e

credesse di poter dipingere senza colori e senza pennello

Nell'estrema destra moralista avvenne proprio cos:


e
i

pennelli

colori per tratteggiare

personaggi furono

offerti dalla

pi tiranna

precettistica

morale

il

fine della poesia

non

fu altro che la felicit

umana
ste

la quale,
<

secondo la gi ricordata definizione tomistica, considell' intelletto possibile coli'

nella:

copulazione

agente

(*).

(')

Op.

cit.

p. 573.

(^)

p.

574.

f)

id.

{')

575.

TorFANiN.

La fmt

delT umanesimo.

98
S' intende quindi
sia,

CAPITOLO

VII,

come

dietro questi presupposti tomistici la poe-

da ultima delle

facolt quale sarebbe di per s sola, assurgesse

invece a prendere un primissimo posto tra tutte le arti e le scienze,


e venisse inquadrata fra gli strumenti principali ^lla civilt e della

moralit da consegnare ai reggitori degli Stati. ^


del poeta far perfetta
e
felice
1'

adunque

il

fine

anima
filosofo

l'

ufficio

suo imitare cio

fingere e rappresentare cose che fanno gli uomini


e per conseguenza felici ....

buoni e virtuosi
spetta

Al

morale

si

insegnare
i

che cosa sia vizio e che cosa sia virt, spetta alle leggi premiare
vizi

e le virt, uniformandosi in tutto e per tutto al politico

all' o-

ratore spetta rimuoverli con la retorica ....

In
il

nessuno
poeta,

di

questi
soltanto

modi

sbigottisce de' vizi e

infiamma

alla virt

ma

e principalmente coli' imitare, cio col fingere e rappresentare intro-

ducendo per

atto di

esempio ora un uomo vizioso

il

quale
al

degno

supplizio sortisca dalle scelleraggini sue, ora

un

virtuoso

qual^
(_')/
e'

degni premi delle sue virt e da Dio e dagli uomini renduti sieno

Qui non

e'

pi questione di

itoiv.ikioL

nei costumi perch

non

pi libert. Invece s'arriva gi a quell'estremo di esagerazione, parallelamente al quale vedremo sorgere, fra

non molto, per

inevitabile
;

forza di antitesi, la teoria del^sesceatisiiio^ome pura meraviglia

esa-

come strumento di conversione a Dio e valido aiuto della Chiesa. Le scienze e le virt - dice il Varchi - insegnano con strumenti pi nobili ma non pi utili perch gli uomini non vogliono e non possono servirsi di quelle
gerazione che consiste nel considerar la poesia per imparare

essendo
il

poco

d'altra parte

il

loro effetto persuasivo.

Chi colui

quale non' sappia

quanto

si

commovano
si

gli

animi

umani

nel vedere rappresentare alcuna cosa o spiacevole o terribile

sotto spaventevoli o

abbominevoli forme?

Non

raccapricciano gli
aspidi,

uomini quando sentono ricordare non che quando veggiono


botte e tarantole e altre cos fatte cose rozze e nocevoli ?
tice della poesia

(*) Il

ver-

dunque sarebbe una buona


terrificante
fini

predica di predicator

secentesco. Intanto, nei cenacoli ortodossi, vennero allora di

moda

le

tragedie di argomento

(quelle

del

Conte
con

Ugolino
quelli

per

esempio) non con

gli allegri
si

del Giraldi
gli

ma

stesi

che

il

predicatore

proponeva dipingendo

effetti

del
le

male./
sue regole
?

che cosa

e'

entra con tutto questo Aristotele e

(')

p.

576.

(2)

p.

577.

BENEDETTO VARCHI E

l'

ARISTOTELESDIO INTEGRALE

99
si

Non

sono che

il

punto di partenza

al

quale

il

Varchi
:

richiama

per esempio nella conchiusione di questo discorso

dove, per definir

finalmente la poesia, prende la prima parte della definizione di Aristotele e la integra (a lui

par di integrarla) col sugo dei buoni

ar-

gomenti esposti

quale insegna in quali


affetto e

La poetica - ^li dice - una fecolt la modi si debba imitare qualunque azione, costume con numero, sermone e armonia mescolatamente o

fin

qua.

di
al

per s per rimuovere


fine

gli

uomini da'

vizi e

accenderli alle virt


(/).

che conseguano

la perfezione e la

beatitudine loro >

(Le

virgolette sono del Varchi medesimo).

Ma

tutte queste idee, al postutto,

che altro rappresentano se non

uno sviluppo della nuova fondamentale interpretazione della catarsi data dal Maggi ? E chi altro il maestro se non quello ? Anzi, in
una successiva
della

lettura accademica sulla tragedia, trovandosi a parlare


( e

definizione della tragedia

non mediante

la

misericordia

ma

mediante il terrore ....) lo disse. - In queste ultime parole disse - pone il filosofo il principale intento e ultimo fine della tragedia
alla
il

quale non altro che indurre gli uomini, mediante la virt,


e beatitudine loro ...
il

perfezione
la

intendo per cotali passioni,


[il

non

misericordia e

terrore (come pare che vogliano alcuni)


cos irascibili

Robertelli]

ma le passioni

come

concupiscibili [Maggi]
d'

> (').

Ma

le

regole sono pur sempre

il

punto

appoggio e
se
la

1'

unico

modo per

tenere in freno e in carreggiata la poesia

si

vuol

conciliare con la felicit

umana. Toglietele queste


:

regole

sapiente-

mente integrate
spirito solo in

ne avrete quel che vorrete


arti.

anche, per esempio, la

pi bassa e corruttrice delle

La

poesia suprema facolt dello

quanto

si

lascia regolare; ragion

per cui

il

Varchi,

che non era uno stupido, deplorava le inique imitazioni del romanzesco Morgante e
all'

Ariosto, che

<

non condusse a quella perfezione


Furioso
>
,

che forse poteva e certo doveva


Cortese! dell'Alamanni.

> (*) e il

preferiva

U Giron

l'

Ma avrebbe

preferito a questo

medesimo
(e

A-

varchide

con nuova pena di Bernardo. Fa pur capolino purtroppo

col Varchi, la
la
<

prima

volta, la teoria

che lo Stato medesimo


1'

quindi

religione)

debba intervenire a regolare

applicazion delle regole.

Non

dubbio alcuno -

argomentava

egli

che

scienza o facolt (qualunque sia) fa

immediatamente o

come ciascuna con mezzo

(')

p. 578.

()

p.

660.

p. 585.

100
perfetta e
(sia

CAPITOLO

VII.

conseguentemente
si

felice

l'anima umana, cos ciascuna arte


all'

quale
:

voglia) e necessaria

essere e utile al bene essere al


ci

corpo

di

maniera che
arti

tutte quelle o scienze o arti che

fanno^

non

si

possano n
solo
:

chiamare n scienze se
piti

non equivocamente
le quali

e col

nome

anzi dir

oltre

che tutte quelle

invece

di arrecare

giovamento

alla vita le

portano nocumento devono essere

non meno biasimate e fuggite


leggi >.

dagli

uomini che vietate

punite dalle

Non
si fa

e'

possibilit di interpretazione benigna

l'

aristotelesimo
s'

strumento di inquisizione anche in letteratura e


teoria che, nella
:

esprime in

UDa

povera

Italia dei

prossimi giorni, avr rappre-

sentanti dappertutto

Jacopo Mazzoni a Pisa e Giason

De Nores

Padova.

Eppure questo suo fanatismo


tanti eccessi e gli procur
il

di neofita, che

lo fece

cadere

in

sarcasmo dei non preparati accademici


il

fiorentini
il

(i

quali ne subirono

contagio

ma

intanto gli dedicarono

bisticcio

famoso

Le canzoni per
ed ha cavato
al

gli

occhi ha lette

il

Varchi

gran Petrarca

gli occhi),

ebbe, fra gli

altri,

un

effetto

definitivamente

benefico:

il

ritorno di

Dante non come poeta, fosse pur grande poeta, volgare,


poeta nel senso
pii alto

ma come
Quando
sent

della parola cio maestro di vita

(').

mai, prima,

si

era considerata a questo


Il

modo

la poesia,

specialmente

quella volgare?

Yarchi,
il

ingegno non grande,

ma

risoluto,

con sincerit che


stione di regole,

ma

movimento da lui propugnato non era pura queimplicava una veduta del mondo nuova e or-

ganica e che

fosse ispirato era Dante.

siderio del

ne avesse avuto una cos fatta e ci si Con Dante tornava, dopo tanto oblio, il desuo meditante Medio Evo non certo come espressione di
il

solo poeta che

verit aristotelica (su questo punto, anzi, c'era

parecchio

da

dire)

ma come
rato cos
:

sintesi d'arte, di pensiero, di vita,

coscienza. Dai

suoi tempi in poi

come profondit di Dante non era mai stato considee


il

segno sicuro, questo, che

rinascimento finiva.

noi,

(3)

Si veda ad ogni

modo M. Barbi Della fortuna di Dante nel 500. An:

nali R. Scuola Pisa. V. VII, 1890.

BEXEDETTO V.VRCHI E

l'

ARISTOTELf.>Lyu

i.n

it.-TKALr,

101

moderni, se vogliamo scoprire


quella sua ascensione a

il

momento

in cui comincia per

Dante

massimo

interprete dell'anima nostra latina,

dobbiamo

rifarci a questi oscuri giorni del

Varchi.

Il

che vuol dire

che, fra tante miserie fevorite dalle esagerazioni pseudo-aristoteliche,

un' idea buona

e'

era.

Del culto dantesco


il

il

Varchi fu piuttosto un

promotore
e

risale a lui

primo tentativo

di

una edizion
;

critica della

Commedia > fatta con il collazionar sette testi il che per quei tempi non piccola prova d' amore. S' io dovessi scegliere poi fra i suoi
colleghi dell'accademia,

qualcuno che, con pi evidenza degli

altri

abbia incarnato questo culto di Dante


dottrina,
eh' era

come

fede in lui e
l'

nella sua

poi dottrina medievale, fermerei

occhio piuttosto

(nonostante la sua fama di pedante) sull'accademico Pier Francesco

Giambullari.
di

Non

solo

suoi discorsi di esegesi dantesca sono prova


oggi,

una conoscenza del poema notevole ancor


cosa
(si

ma, quel che pi


varia
('),

conta,

mirabile vedere

come anche

nei suoi scritti di


e influssi

cultura

legga per esempio quello sugli

celesti )

il

pensiero di Dante tomi quale guida pur coi molti pregiudizi di una
et tramontata.

(')

GiAMBCLLABi

Lexmi

lette

neW

Aeectdemia fiorentina (Firenze 1551.)

M^

a*!*

CAPITOLO
Il

Vili.

Minturno,

il

Concilio di Trento e lo spagnolismo.

SoMMAEio.

1. Modo opposto

di considerar la poesia

partendo dagli stessi prin-

cipi -

Naturale disposizione del Minturno

a questo altro
-

modo

Sua

ini-

ziale indifferenza per Aristotele e

sua critica

Suo eclettismo

ciceroniano

intorno alle teorie poetiche


rito del sig. Euscelli.

Italianit
Il

accademica delle sue opere per mela gravit delle obiezioni


-

2.

Minturno intende

Ma non crede agli effetti come nel rinascimento Sua ironia per le cabale della catarsi - Acuta e moderna liberalit nello sue con.^lusioni. 3. Sua andata a Trento come Vescovo e sua improvvisa conversione ad Aristotele - Modo singolare di pubblicare V Arte poetica - Condanna del romanzesco e riconciliazione con l' eroico per l'orrore degli oltramontani. 4. Lo spagnolismo come modo di evitare il
alla poesia

con la sua contagiosa variet morale

di questa perch considera poesia e vita distinte

<<

contagio delle passioni

Vantaggi

di esso di

contro
-

pericolosi

propositi

di

alcune tragiche sedute del concilio

Trento

Conseguente teorizzazione
-

della poesia degli angeli e dei romiti cara al Tasso

Ritorno

Pindaro
-

come espressione

di aristotelesimo e di

spagnolismo ad un tempo

Ricon-

ciliazione con la catarsi.

Anche qua^i due estremi


accettando
r,

si

toccano. Si vede chiaro


del

clie,

pure

tirannici^resupposti

Varchi,

si

poteva

arrivare a

considerar la poesia in
al tutto coerente

modo
Se

affatto contrario o,

appunto per questo,

con

essi.

la poesia, specie considerata

come

rap-

presentazione

dell'

umanit, deve sottostare a tante leggi e guardarsi

da

tanti pericoli, perch

non

si

potr invece, jdi


piuttosto

alleggerire
della

suoi

contatti

con quella,

facendone

un

diletto

fantasia,
ri

in

modo pi
?

coerente con la sua natura e con la tradizione del

nascimento

chiarire questa possibilit in principio quasi inconscia

IL

MIN'TURNO. IL CONCILIO DI TRENTO E LO SPAGNOLISMO

103

venne

il

malanno

dello spagnolismo. Chi intravyide primo, anche in


il

teoria, cotale soluzione fu

^Minturno.

Non

ch'essa apparisse a lui


al

in forma logica e rigorosa

come era apparsa


allo

Varchi

quel!' altra

ma, portato come era per sua natura


finalmente
il

spagnolismo, parve capire

partito che si poteva trarne, a Trento.

E come

questa

soluzione garbava perfettamente agli ortodossi ed era accetta ai profani, gli tu facile conciliarla

con Faristotelesimo; tant'era vero che,

in questo, ormai, le regole,

come puro
d'

precetto

formale, contavano
fede

poco. Il Minturno,

adorno

ogni scienza, di gran


le

non pur
sparse
e

per r antidetta poetica,

ma

per

sue prose

largamente
i

gremite di

scientifici

lumi, perloch con dovere fra

grandi ing^ni
il

del secolo del quale parliamo vien

numerato

(')

dice

Crescimbeni,
aristoil

era

napoletano

viveva quindi lontano dai maggiori focolai


idee di questi gli giungevano tuttavia per
il
:

telici letterari.^je

tra-

mite a lui caro delle accademie, per

quale, a

sua volta,

egli

co-

munic r amore
avventuriera
e,

dello

spagnolismo
settecento,
si

perche la fusione fra le varie


il

parti d' Italia che, nel

fu

fremito

di

una borghesia
umane,
e
la lontari-

nell'ottocento,

vest
di

di superbe idealit
letterati

era allora piuttosto velleit e

vanit

aristocra ti zzanti

aveva per suo strumento

le

accademie e

le dedicatorie.

Ma

nanza

gli

fu propizia e,
pii

sebbene

vivesse in ambiente, quanto a

gor religioso, punto

facile degli altri, gli


il

permise tuttavia

di ab-

bracciare nel suo complesso

movimento

aristotelico dei primi tempi,


il

di discernerne le varie correnii, di

riassumerne

concetto, e di giu-

dicarle con libert e con relativo scetticismo. Dell'importanza dell' aristotelesimo, e della necessit di
stigio, si

confermarne ad ogni costo


e,

il

pre-

persuase soltanto a Trento

allora,

scrisse

un secondo

trattato di poetica

ma

in

efi'etto

che egli chiam una versione in italiano del primo era una porrpzinnp Prinja pHr q ristnfp1iVQ_i_l_31intn rno

fu ciceroniano fervente.

Veniva dunque

alle discussioni

penose della

controriforma" da quelle deli'


le part' dell'

mgimgBro dOVB av^VOreso"cgn'ardore


intendere che quel primo amore non
fatto,

Arpinate.

facile

poteva tollerare molto appassionanti successori in un cuor cos


fosse

pur

quello di

un vescovo.

Difatti,

in

quel primo

fiorire
1'

di

discussioni sulla poetica, egli, scimmia di Cicerone, pens che

oc-

casione era buona per fare, con esse,

ci che

1'

antico

aveva

fatto

() Cbescimbem op.

cit.

p.

425 (V.

I).

104
con quelle
oratore

siili"

CAPILOLO

A'

III.

oratoria

scrivere

un

de poeta

'

parallelo

al

de

e condur bens la discussione con ordine e verso

una meta,
In

ma

con un certo eclettismo ciceroniano.


fosse di
il

Come

se la question di Aridi

stotele
realt,

pura letteratura

al pari di

quella

Cicerone

De Poeta

un

libro

ingenuo d'uomo che, sebbene^ve-

scovo,

non ha misurata
gli aspetti.

la portata del

movimento
la

di cui

si fa

a rias-

sumere
onde

Aristotele

non neppure

sua guida principale


:

egli

pu ecletticamente concludere nella prefazione


attigissent

Itaque ab
lin-

hoc ipso Horatio, ab Aristotele, a caeteris nobilissimis utriusque

guae scriptoribus, qui ea de re aliquid


tavi atque in

coUigendum pu-

unum

aliquod opus conferendum quod mihi ipsi ami*


(').

cisque ad hanc doctrinam adipiscendam proficeret


gli

Per

s e per
la-

amici

dunque

roba che interessa gli eletti e va scritta in


il

tino.

Del resto poi

libro d' ispirazione molto lontana perch, se


1'

vero

che usc nel 1559,

autore
molti

ci

assicura

che fu cominciato,

non decem aut novem

ma

pi anni
metterlo

prima
al

e,

forse,

gli

ultimi erano stati occupati, pi che a

corrente con
stile.

le
ISi

recentissime idee dei tempi, a ornarlo con le veneri dello


il

Minturno,

d' altra parte,

aveva cominciato a badar molto presto ad

Aristotele. Nelle sue lettere pubblicate nel l/49,

non mi avvenne

di

trovare nessuna di quelle prime allusioni aristoteliche che

vedemmo

per esempio gi cos preoccupanti nel Fracastoro, se se ne tolga forse

una molto problematica e scolorita {'). Di diffondere poi il libro s' incaric quel Gerolamo Ruscelli ravennate che, con svisceratezza
servile - figura da minuetto - pareva

porre

qual

meta

della

sua
ter-

vita quella di stringere in relazione

- vero

concilio di semidei

reni -

potenti italiani della tonaca, della cappa e

dell'accademia,
fine.

come

se la letteratura

non avesse,
fatto

oltre

questo,

altro

Per-

ciocch - diceva

egli nella dedicatoria al principe

Pignatelli

es-

sendomi gi da molt'anni

conoscere nel

mondo per

diligentis-

simo conoscitore e osservatore della nobilt vera e del vero valore


dei signori napolitani, e procurando per

ogni via di venir tuttavia

maggiormente dimostrando questa mia divotissima inclinazion d'animo, spero che grandemente sia ora per giovare a questo mio desiderio quest'ufficio di far uscir

questo libro sotto l'ombra di V.

S.

(*)

Antonii SEBASTiAta MiNTUBNi

Dc Poeta
p.

(Venetiis

1559/ p.

3.

^'u>^iaM'^'

MiNTUBNO

Lettere (Venezia 1549)

183.

IL

MI.VTURXO, IL CONXILIO DI TRENTO E LO SPAGNOLISMO

105
il

Ill.ma . Dei sei libri dell'opera quello che ci

interessa

primo

che appunto un compendio di tutte

le idee principali

del tempo.

Vedete stranezza
r obiezione moralista
eppure
egli,

il

Minturno ha intesa in
peso che le

tutta la sua

cavit
:

fatta alla poesia


il

come rappresenta tri ce dell'uomo


diede per esempio

vescovo, non le d

il

Varchi. Era ancor troppo umanista per ammettere che la poesia potesse avere
cos.

una qualche influenza


- egli dice,

siilla

vita? Credo che fosse proprio


la
l'

Ammesso

adoperando
il

vecchia espressione plaimitatore, a

tonica del Robertelli

- che

poeta cio,

rerum nainsegnadel

tura et ab ipsa veritate quasi tertius artifex distat quali

menti morali volete

ripromettervi dalla sua arte che

quella
e

relativo ? Egli rappresenta le cose dal lato che pi

Ip attrae
il

che
Si

non ha probabilit alcuna d'essere il giusto, il buono, vada assai cauti, dunque, nel tributar lode di sapienza
tutti gli artisti,

vero.

ai

poeti e a

la cui arte

si

fonda

sull'imitazione e
alle
strette,

sulle fallaci,

impressioni dei sensi.

Che cosa
il

significa,

quel

famoso

decere?. Forse che

poeta
illi

qui sermones moresque hominum


an centra turfanciullo
:

versibus exponit, quales

sint rectine atque honesti

pes et pravi perspiciet ? Egli,

in fondo,

fa

come

il

si

mette dal punto di vista del popolo che di per s non arriva a discernere quid
sit

honestum, quid turpe, quid deceat, quid secus


di guida.

ma
il

piuttosto

ha bisogno

Oggi l'entusiasma
le

il

bene, domani

male: descrive disordinatamente

umane

passioni,

senza avere

esatta conoscenza di esse e tenendosi


solo,

ben lontano dal Vero che,


essi
i

sempre eguale a se

stesso.

Anzi son

poeti che

scate-

nano

le passioni nell'

anima

dell' eroe,

la quale,

agitata quasi

tur-

bulentissimo ventorum conflictu in diversas rapitur sententias et quo


se vertat ignorat con pregiudizio dell'

anima popolare che ne supare, Platone


(*).

bisce

il

contagio

onde aveva ragione,

di

bandir

la

poesia che

non
si

fosse in lode degli dei e degli eroi


il

Come
anni.
ci

vede

Minturno

si

rende conto con perfetta chiarezza

del valore degli argomenti addensati contro la poesia in questi ultimi

Eppure i rimedi da

lui suggeriti,

per bocca

d'

un

altro dialogante,

assicurano che egli, allora, non credeva ai

pericoli
:

della

poesia.

Cotali argomenti -

oppone

l'

antagonista - son giusti

ma

che se ne

(')

De Poeta

p.

33-35.

106
deve conchiudere? Che
il

CAPITOLO

Vili.

poeta

debba

sistematicamente mentire e
e rabberciar

rappresentar casto Paride e giusti Eteocle e Polinice?


tutti
i

suoi eroi ?
Di che sarebbe Enea turbato e
tristo

Achille e Ulisse e gli altri semidei,

vien fatto di rispondere con due aridi versi del Petrarca.


Il

Minturno invece
di

si

limita a suggerire certi ripieghi di


il

moda
certe

che non obbligano poi troppo


scabrose contingenze

poeta.

Se

egli

s'

imbatte in

Enea

e Didone, di Paolo e

Francesca, per

esempio, procuri di calare in tempo

un provvido
tal

velo. [Suggerimento

molto elementare e diffuso

lo si

veda

quale

nella

poetica

del

Muzio]

(').

Consiglia, inoltre, di evitare, possibilmente quae timide,

praeter aequum, stulte, intemperanter cecidissent e


di ricordare l'ufficio

non dimentica

affidato al

morale che nella tragedia antica

coro. Infatti a distogliere gli

uomini dalle
reprehendat,

cose

disoneste

adhibet

chorum tragoedia quae


virum, qualis

illa

interdum etiam sapientem

fuit ille Tiresias

quem

vel apud inferos solum sapere


C).

Homerus

ostendit.
il

Adhibet eermones comoedia

Ma
cismo

bello

si

che questi argomenti son tutti tolti dal classiessi

pi.

puro e che, in fondo,

sarebbero

stati accolti

per buoni,
si

anche nei giorni pi spensierati del rinascimento. Quando invece


viene a quelli
crede e torce
il

tolti

dalle regole d' Aristotele


!

il

buon vescovo non

ci

naso

La

catarsi ?
fini

Ma

cos' questa catarsi, e chi

s'

pensato di andare a porre dei

morali in una cos tetra


liberorum,

cosa?

Scilicet, odia certaminaque fratrum, caedes

parricidia,

connubia, incesta, exilia,


tica illa>

flagitia

permulta quibus utique nitet poe-

tutte queste belle cose

insomma,

difficile

tirarle

un

significato

morale e benefico. Caetera vero ab eo philosopho parata

atque intenta ad tragoediam anteponendam [all'epica] quis negligenda

non putet
quello di

(^)

Almeno
e

l'

epica
il

ha

la

probabilit

d' essere

meno

immorale perche, insomma,

miglior

modo

di placare le passioni

non
d'

toccarle

questo valga contro

qualunque tentativo

di giustificar la catarsi.

Anche quelF

interpretazione d chiodo caccia

chiodo

un

beneficio derivante dall' esempio dell' altrui

male reg-

(')
()

GiusTiNOPOLiTANO
p.

Poettca
61-62.

cit.

poi,

p.

84.

38.

{)

p.

IL

MINTURNO, IL CONCILIO DI TRENTO E LO SPAGXOUSMO

107

gerebbe solo per un pubblico di disgraziati.

Ma
.
.

se
.

uno ha l'animo

placato, perch glielo volete p\aca,T nuovamente

suscitandovi delle

passioni?

(')

Idee piene di buon senso che gli permettono di arrivare a una

conclusione tanto spregiudicata per rispetto


acuta e moderna
poetica ?
;

all'

aristotelesimo, quanto

fra le pi

moderne
!

di questi tanti trattati.

Un' Arte

Ma

un' astrazione

Di
:

arti poetiche ce

ne son tante quanti


L'ispi-

sono

poeti e nessuno

pu

dire

qui puoi parlare e qui no, ut non


poetis praeesse
i

immerito

cura

Apolline,

Bacchum
i

velint .

razione di Dio e le parole,

piedi,

ritmi degli uomini,

onde

si

pu conchiudere
est alitar

malum poetam
illa

esse,

qui rem minus

recte,

hoc

quam natura
posse,

sua

effngat,

exprimi aut probe ne(').

quaquam Non
degno
di

quod imitantis intelligentiam fugit


del

conclusione sorprendentemente liberale, degna

del

cice-

ronismo del

Mintumo ? E il buon senso quello del De oratore ?

De

poeta >

non

Eppure questo

spirito libero e quasi antiaristotelico

and a Trento
neppure
a
del

come

a Canossa e torn aristotelico.

Anzi non aspett


al
la novella

ritornare.
concilio,

Da

Trento stessa

il

21 settembre 1564,

chiudersi

mand

agli accademici di

Como

Arte poetica >


nella

perch la pubblicassero. Veramente egli

ci fa intendere,

dedi-

catoria, che questi quattro libri eran gi pronti quando - scrive -

da'

comandamenti

di Nostro Signore

Pio IV creato da Dio a


perduto, fui

risto-

rare la santa Chiesa e a ridurla nella primiera sua dignit e

ri-

cuperare quanto

s'

della cristiana greggia

costretto a

venire in questa citt al concilio

Ma

era nelle abitudini del Min-

turno di pubblicare

le

cose

sue

con

qualche bugietta

accademica
le

che giustificasse la sua lontananza dal manoscritto e che


Cos aveva fatto per le Lettere e per
1'

rendesse
let-

preziose per la preventiva ammirazione di lontani concordi cuori


terari.
il

<

De

poeta
il

cos

fece per

Arte poetica

>

Ma

poich

il

letterato

perde

pelo

ma

non
il

il

vizio,

suo libro tra

parentesi.

e' da aver riluttanza a credere che una e l' altra seduta del concilio e nelle frequenti Certo non sarebbe stato bello far sapere che un Cardinal

non

egli scrivesse

l'

della Chiesa

s'

era

occupato,

fra

quei

frangenti,

di

arte

poetica.

Q)

p. 67.

(2) p.

68-75.

108

CAPITOLO

Vili.

poi sarebbe stato

un malinteso
n
ci

perch, forse, in qnell' opera,

il

Minaf-

turno non aveva creduto far cosa del tutto estranea alla missione
fidatagli

da Pio lY

(Del resto quel

aveva lavorato solo per ingannare il tempo. gran teatro di tutte le genti - secondo la frase del
:

Paruta - ebbe
dove
i

le

sue accademie. Ossia, nelle


alloggiati,

villette intorno a Trento,

commissari erano

continuavano, risuscitate, inasprite

e riformate dalle contese delle sedute, le vecchie discussioni accade-

miche.

Il

piti

bell'esempio da citare accanto al Minturno appunto

quello del Paruta che in

modo

consimile

(sebbene

egli

non
i

fosse

vescovo
loghi

ma un

semplice segretario di ambasciatore) pens


(').

suoi dia-

Della perfezione della Vita politica

Ma
e'

delle influenze
ci

del concilio sulle opere politiche del


d' intrattenere
il

tempo pu darsi che


Forse
era

avvenga
po' di

lettore in altra occasione).

un

rimorso

e'

era una riconciliazione con Aristotele cui


all'

l'

aveva sospinto

infuriar dei marosi impreveduti intorno


forse egli pens che, pi che con la

imbarcazion della Chiesa.

E
la

pura teologia, poteva giovare

buona causa con


devozione
dell'

il

suo ascendente letterario messo a servigio del

dittatore Aristotele. Cos corresse lo scetticismo del


la

De

poeta con

Arte poetica.

Ma
all'

poich l'animo
ortodossia
del

suo

non

si

poteva mutare, invece di arrivare


al

Varchi, arriv

suo diletto spagnolismo che, negli

effetti,

la equivaleva.

scrisse
pivi

in volgare, questa volta, perch la letteratura

non

gli

appariva

cosa indifferente

alla vita

ma

congiunta

ad essa per molti pericoli


quindi
i

dai quali bisognava insegnare a guardarsi. Pubblic

suoi

quattro ragionamenti
molti dialoganti,

non

tra le ubertose ciceroniane divagazioni dei


dell' antagonista e

ma

con l'arido metodo precettivo

del protagonista, senza internarsi

granch nelle ragion delle regole,


era

che

il

suo amore per esse non

spontaneo,

ma
e

sforzandosi

di

trovarle buone. L' esempio del Minturno,

vescovo

principe

della

letteratura, ci parla di quella generale spontanea


i

convergenza verso
Sirleto,

cardini

ideali

del

tempo rappresentati dai Gaetano e dai

meglio che molte schede di archivi segreti.

Ma

certo

1'

Arte poetica

non vale
Ini

il

De
il

poeta

Voi restato

quando udite un uomo come


ha spiegato
cos

condannare

romanzesco.

Ma

se egli

bene nel
leggi

De poeta
(')

che questo un gran signore e non accetta

se

Cf.

Paruta: Della perfezione della Vita politica

(ed.

Le-Monnicr
*

1852)

p. 40.

puro da leggere a questo proposito

il

proemio del

De

optivo

statu civitatis

(Cremona 1556)

del Vida.

IL

MIXTURXO, IL COXCHJO DI TRENTO E LO SPAQXOUSMO

109

non da se stesso ? Oh no - spiega il ^linturno nell' Arte poetica . - non Il poema romanzesco - e gli duole per il Boiardo e l' Ariosto V poesia 0, per lo meno, non forma encomiabile di poesia per una
!

ragion semplicissima

che contrario

alle

leggi

di

Aristotele

^a
.

piega impressa dalle pene di Trento solsuo ragionare Egli non~'e^cosr~sottile esegeta da discernere se il poema romanzesco

vedete novella

venga

dall' oltralpe fedele

o da

quello Luterano, e

tempi, d'altra a
s,

parte, son

gravidi di sospetto.

Non aveva
quei

egli

davanti

scri-

vendo, le fiere detestabili faccie di

vescovi

oltramontani che
se-

con diabolica ostinazione avevano lavorato per un interminabile


guito di sedute a scavare
Il

fra se e

latini

un incolmabile abisso?
le vele

vescovo fedele capiva che bisognava calar

anche in
barbari

lette-

ratura e stringersi ai principi

comuni senza eterodossie


i

personali.

Onde scriveva
tamente altro
ftiica

cos

De' romanzi furono inventori

m cer(')

questo che cercar legge in gente naturalmeyite iniil

di ragione e

vero nella vanit e nell' errore la certexxa...

Di chi parla

Ed

la
in

PeU' arte romanzesca o sua logica questa o quella di Bernardo Tasso


egli
?

dunque

di Lutero ?
?

Mi

ven-

gono
in

mente
stato

certi versi

che un poeta francese, prete anche

lui,

ma

assai pi scapigliato,

Mathurin Regnier, scriveva quarant'anni dopo

uno

d'animo molto simile

ma

ancor

pii

risentito
il

(ironia

celtica a parte).

anch' egli nella satira nona, difender


:

suo clas-

sicismo e le sue regole cos

Pour moi
que
je

les

Huguenots pourroient

faire

de miracles.

ressusciter les niorts, rendre de vrais oracles

ne poiuTois pas croire leur vrit.

En

toute opinion je fuis la nouveaut.

Aussi doit-on plastt imitar nos vieux pres

que suivre des nouveaux

les nouvelles

chimres

(*).

Non

credo che la simpatia del Minturno per Arinotele fosse di

di-

versa natura.

Ma

ci

aggiunse di nuovo lo spagnolismo

(si

disse pi spagnolista

degli Spagnoli) e poich si sa bene che chi cerca trova, lo trov in

Q) Arte poetica (ed. Napoli 1725) p. 32. (^) Mathubix Eegxier : Oeuvres compltes (Flammarioa ed.) p. 105.

110

CAPITOLO

Vili,

Aristotele o meglio nel classicismo di cui esso era

il

legislatore.

E
so-

Pindaro

gli

offerse gli elementi per la sua teoria del mito

come

luzione del dato storico e della ispirazione realista.

Ora
:

lo al
si

spagnovederlo

lismo era certo nell' anima e nel gusto del Minturno


assurgere a teoria in questa accorta

ma,

Arte poetica

non

pu non

pensare agli

effetti

che esso ebbe,

al partito

che se ne trasse dai pi

scalmanati rigoristi della Chiesa, e a certe sedute del Concilio di Trento

che lo misero

veramente in vista come ncora

di salvezza.

Abbiamo
chia-

veduto che nel

De

poeta

il

Minturno aveva riconosciuto, con


il

rezza fino a qui insuperata, la difficolt di conciliare


la poesia delle

prodesse con
trattato di

umane

azioni, chi

non ne volesse

fare

un

pedagogia o sistematicamente deformarle a dispetto della


storia.
I
I

realt<

e della
peso.

Ma

allora a quei pericoli morali


pili

non aveva dato molto

Trento fu richiamato a una

rigorosa osservazione di quelli ed

molto probabile che lo spagnolismo, liberando a suo

modo

il

poeta

dall'inestricabile ginepraio della Tzoiy.ikia delle passioni, gli apparisse

come
all'

Deus ex machina

e che, in quel suo aderire senza riserva


:

affermazione

aristotelica

conciosiach

senza
si

gli

affetti

possa

trovarsi poesia,

ma

senza

gli atti

trovar non

possa,

ci fosse,

con

l'amore dello spagnolismo, pi malizia che ingenuit^

Non

si

pu considerare quello che

fu lo

spagnolismo
Concilio
i

tra

noi

senza ripensare ad alcune tragiche sedute


(questo tragiche

del

di

Trento

non

mio

ma

di

Paolo Sarpi) in cui

teologi lu-

terani posero le fondamenta teoriche per la liberazione dal cos detto

pregiudizio morale, donde


un' antitesi in ogni
letteratura
;

si

lev, in breve, rigogliosa, contro

Roma
le

campo
il

del pensiero, sopra tutto nel diritto e nella

e,

da questa, una poesia orgiastica, sfrenata, irridente


restava pi che mai fedeli

nostre titubanze pur tra

superstite ossequio della tradizion classica


si
all'

umanistica. Mentre da noi


ligiosa latina e

idea redi

veramente platonica del

bene come

espressione

come sviamento delle umane passioni Minturno stesso nel De poeta era mosso da 'questi principi (il ricordando che il Vero solo sempre uguale a se stesso laddove
Dio, del male

come

antitesi e

l'arte,

rappresentatrice dei fenomeni, bazzica per sua natura, con l'eril

rore e con

male) ecco

teologi luterani presentarsi al concilio con


i

una

recisa negazione di tutto ci che fece allibire


il

latini:

una

ne-

gazione che, quanto alla poesia, scioglieva


al poeta
i

nodo morale schiudendo


fenomeni
facile al
tutti

territori

delle

umane

passioni e dei

con
il

queir incontrastata libert che, in Germania, rese

Lessing

IL

MINTTUNO, il concilio di TRENTO E LO SPAGNOLISMO

111

SUO teorizzare e cosi poco nuova, come


di Hegel.

modo

di sentire, la filosofia

Ecco

il

sugo di queste tragiche sedute riassunto dalla prosa del


si

Sarpi non tenero certo dei papi, quando


lor

trattava di lor torti e di

malizia

curialesca,

ma
l'

palpitante,

credo, di

partigianeria

per

Roma
S.

or eh' in gioco
la

interpretazione santa e vera delle parole di


Chiesa.
<

Paolo

distruzion della

Adunque furono
:

deputati

prelati e teologi a raccogliere gli articoli delle opere de' luterani

per

sottoporli alla censura. Gli articoli furono


1.

Dio

cotal causa delle

opere nostre, cos buone come cat-

tive ed propria opera di


rio di

Dio

la vocazion di
il

Paolo come l'adulte-

David, e la crudelt di Manlio e


2.

tradimento di Giuda.

Nissuno ha potest di pensare male o bene

ma

tutto

avl'as-

viene di necessit assoluta ed in noi non libero arbitrio


serirlo
3.

ma

una mera
11 libero

finzione.

arbitrio

dopo

il

peccato d'

Adamo
in

perduto ed

cosa di solo titolo e mentre fa quello che

sua

potest

pecca

mortalmente, anzi cosa


4.
11 libero
il

finita e titolo

senza cosa soggetta.


il

arbitrio solamente nel fare


ecc.

male

ma non ha

potest di fare

bene

Sovra
teologica
:

due

articoli

primi

si

parl pi in forma tragica che


frenetica,

che la dottrina luterana era una sapienza

che
:

la volont

umana come

formata

da loro sarebbe una mostruosit

che quelle parole cosa di solo


tentose
;

titolo e titolo

senza soggetto sono porla

che r opinione empia e blasfema contro Dio che


i
:

Chiesa

r ha condannata contro

manichei, Priscillianisti e ultimamente cone che era

tro Albailardo e Viglefib

una pazzia contro


castigo

il

senso co-

mune esperimentando
confutazione ma,

ogni

uomo

la

propria Libert che non merita


o

come
1'

Aristotele dice, o

pruova

esperi-

mentale

che

medesimi discepoli

di Lutero si

erano accorti della

pazzia e moderando

assurdit dissero poi esservi libert neU'

uomo

in quello che tocca le azioni esterne politiche ed

economiche e quanto

ad ogni giustizia civile

le quali sciocco chi

non conosce venire


la

dal consiglio ed elezione, restringendosi a negar


alla sola giustizia divina ecc.
Il

libert

quanto

ecc.

(')

Minturno assisteva a queste sedute come vescovo e non come

(')

Sabpi

Istaria del Concilio Tridentino (Basilea 1858) Y.

Il, p.

102-3.

112
teologo

CAPITOLO

vm.
Sarpi,
si

ma
il

anche

vescovi, dice

il

turbarono a cos

iieri

propositi degli oltramontani e, forse, pensarono al


tarsi

modo
cose.

di

compor vero

con
il

loro gregge dopo udite quelle orribili


fa allusione

Or

che

Minturno non
ab
del

alcuna alla genesi delle sue nuove

idee letterarie,

ma non

c' da aspettarsela,

per,

al

vederlo tam

mutatus

ilio

De

poeta, come non pensare


il

che qualche suo pensiero

gran nube passata sull'anima del pio vescovo ? Ora


teorico
si

orienta tutto verso


il

una poesia

alleggerita dagli inevitabili

residui del male, e


Il
e,

meno
il

in conflitto possibile con l'Unico

Vero./
;

classicismo stesso, con

suo fondo di paganesimo, gli fa paura


alle

vedete? dopo aver gettato uno sguardo di spregio

favole ro-

manzesche
altre favole
gli

che di sogni empion le carte

(^)

viene

ad auspicare
tali

(il

che vuol dire che non eran proprio esse come

che

davan

fastidio).

Aveva

l'antica poesia
la

gli

Iddii cos
i

celesti

come

gli infernali e terreni:

moderna ha
i

gli angeli e
i

santi del

cielo ed

un

solo Iddio e in terra

religiosi e
i

romiti.
le

Aveva
fate.

quella

gli oracoli e le sibille e le incantatrici quali


i

questa ha

negromanti e

maghe. Quella
In quella

furono Circe e Calipso, questa le

messaggeri di Giove eran Mercurio ed Iride, in questa alcuno degli


(').

angeli di Dio....

Ma

- vien fatto d' interrompere - questa


:

iii

fondo quella nefasta poesia romanzesca... - Sicuro


dalla religione o accettata in

ma

controllata
;

un

solo suo aspetto

il

meraviglioso

quella che non ha nulla pi che vedere con la fremente rappresentazione delle

umane
lei

passioni, la gelosia di
dell' arte;
il

Orlando o

la

fortuna di

Medoro. La meraviglia resta regina


ed ammiriamo
sola
:

nel Petrarca noi lodiamo


il

ma, pi che

Petrarca,

grande maestro
il

della lirica Pindaro. Inventare

un mito

e staccare con esso

let-

tore dalla realt delle cose e dei


poesia.

sentimenti,

ecco

il

segreto

della

Onde

il

Minturno propone come esempio se

stesso.

Quando

r imperatore Carlo
dall'

prese la goletta, fece tributaria Tunisi e torn

Africa vittorioso, non scrisse egli la canzone


Qual semidio anzi qual novo Iddio

nella quale ebbe la sovrana abilit di trovare le ragioni * di quella


vittoria noli' odio di

Giunone contro

tiranni ?

Non

so se

il

Chia-

brera

si

rendesse conto di queste ambigue origini del culto di Pindaro.

(')

op. cit. p. 25.

CO

id.

p. 31.

IL

ONTURXO, IL CONCELIO DI TRENTO E LO SPAGXOUSMO

113

Questo insomma spagnolismo genuino

(')

ed anche aristoteleossequente al
e,

simo puro, chi voglia dare

un' interpretazione molto

principio che la favola la parte principale della tragedia

in genere,
si

dell'opera poetica e che, degli

T^dir;,

cio dell' elemento psicologico,

pu far senza.
Cos
lico fedele
il

Mintnrno

si

sent senza contrasto spagnolista e aristote-

anche quando questo secondo aspetto del suo credo aveva


gli accenti del

qualche volta

credo quia absurdum


critica,

>

/Quando,

per"

esempio, in questa palingenesi


le parti della catarsi,

lo si

vede prenoSTcon calore

non

si

pu dimenticare che nel


ai

De

poeta

>

aveva
quella
tanea.

fatta parecchia ironia intorno


;

possibili

benefici

effetti

di

egli che,

allora,

voleva la poesia calda di sentimento e spon:

Ed

ora invece ne scrive

Con

tutto questo spavento e questa

piet dilettevolmente ci

purga perch nulla


:

pi raffrena l'indomito
si

furore della

nostra mente

perciocch niuno

vinto dagli sfrenati

appetiti che, se dalla

paura o dalla piet

dell' altrui infelicit si

muova,
i

non purghi l'animo degli affetti i quali di quell'infelice stato sono cagione e la rimembranza degli altrui gravi casi non solamente ci
:

rende pi pronti e pi presti a pazientemente

nostri

sopportare,

ma

pi savi ancora e pi avveduti a somiglianti mali fuggire


Tale
il

CT^^
Che
pre-

Minturno, tornato da Trento rigido moralista della poesia


sua

essendo partito piuttosto edonista^JIL. -^ssa e un ipocQ ^rpndeur.


poi lo spagnolismo
fosse sinceramente intonato
alla

natura, e
i

che
tesi

egli lo pregiasse

anche prima di riconoscerne per intero


il

vantaggi, cosa di poca importanza. Ci che importa


di quello spagnolismo in

reale

effetto

mano

dei ciechi rigoristi di

questo

periodo: dico
vita,

quell'allontanamento della poesia dalla realt e dalla

quel gran vuoto di pensiero che rendono lo spagnolismo sinodi ipocrisia morale.

nimo

di Fernando de (') Si paragona la canzone del Minturno con le eeneiens Herrera e particolarmente con quella per Giovanni d' Austria vincitore dei Mori, alla quale la prima tanto s' assomiglia nel pinderismo spagnolizzato.

^=-<S

ToFF.\>iN-.

La

fine dell'

umanesimo.

CAPITOLO IX.
S.

Tomaso contro Lutero


il

con lo Scaligero e

Piccolomini.

Sommario.

1. Ragioni

della fortuna storica dello Scaligero ultimo rappresen-

tante europeo del prevalente pensiero classico italiano


sensibilit filosofico-religiosa per cui

Ragione della sua

sembra presentire Cartesio


-

2.

Mo-

desta originalit del suo pseudo-antiaristotelesimo

Protesta contro l'equi-

voco dell' imitare aristotelico conservato dal Varchi


formit con la filosofia di S.
alla

Pi completa con-

Tomaso

La

recta ratio

come

risposai

negazion luterana del libero arbitrio e come soluzione del problema


-

moralistico-letterario

Gli
-

7]9-yj

e le SiaO-aeic

1'

L'imitare fabulam
actio

di-

venta doeere fabulam


tit del

Stretti rapporti

fra

poetica o

1'

affectus

del cittadino spectator sotto la specie della politica

3,
-

Effettiva iden:

pensiero dello Soaligero con quello del Varchi

Unica differenza

coraggiosa coscienza chele regole sono

un

pretesto.

4,

Il

Piccolomini
luci-

come

epilogo di questo teorico

movimento

rigorista -

Sua mirabile
-

dit dialettica e consapevolezza della sua posizione per rispetto


della controriforma.

alle idee

5. Esame

delle idee dei predecessori


-

Conchiuin-

sione

scolastica affermazione della responsabilit

Nessuna azione

differente sotto la specie del bene e del

male

nessuna rappresentazione

poetica dell'uomo

Valore negativo del suo pensiero in questa prima parto.

Questo ambizioso

scrittore,

Giulio Cesare Scaligero, fu


s'

trattato

bene assai dalla


tasse
e,

storia la quale

occup

di lui pi

che non

meri-

poich la merce eh' egli imbarcava non era di molto pregio,

la lasci passare sotto l'etichetta del suo

nome anche quando,

di suo,

non

v' era

che sua

il

modo

di confezionarla.

Ma

la

storia tenne
egli fu
il il

conto
prin-

pili della

efficacia

che della sua originalit perch

cipale diffusore delle nostre idee letterarie affermatesi tra

Varchi

S.

TOMASO CONTRO LUTERO CON LO SCALIGERO ECC.

115
L'ultima

il

Minturno

in Francia e, di

l,

nella restante Europa.

voce italiana ascoltata come voce di maestro e come

espressione di

una cultura superiore e


consegna quasi agli

di

avanguardia quella dello Scaligero. Egli

altri

popoli,

come un
incapaci

epilogo,

l'ultima
il

nostra

elaborazione del rinascimento perch quelli vi risolvano


vanti al quale noi ci

nodo da-

mostrammo
curiosi
*

sicch,
i

d'

ora innanzi,

deposte quasi le armi, ce ne staremo ad aspettare

nuovi indirizzi
gli

come

discepoli e

come

Ma, appunto per


nostre

ci, tutti

stra-

nieri che si

sono occupati

di queste

cose,

dal

Borinski al

Saintsbury, indulgendo a

un

facile errore di prospettiva,

vedono
il

lo

Scaligero ingrandito dalla vicinanza e lo considerano


legislatore nostro in questo
del suo pensiero molto

come

vero

periodo,

laddove

il

contenuto

originale

poco e superficiale. Senonch, nel suo fondo

di coltura italiana, egli ricevette, dall'ambiente, fece sentire


il

una scossa che


e
1'

gli

valore

polemico

delle idee che rappresentava.


il

Se non
Arte
lavo-

da Trento

egli

scriveva,

negli anni tra

<

De Poeta
s'

poetica del Minturno, da posti pi universalmente inquieti

rava dappresso a quella linea del Reno dove

era gi manifestato
i

un

conflitto ideale di cui in Italia s'

ebbe idea solo dopo

resoconti

del Concilio e per via di deduzioni intellettuali,


sioni di popolo.

non

di sorde esplo-

se

non fu veseovo come


prendeva in quel
cos
il

il

Minturno, fiero della

sua pretesa discendenza da principi concep l'idea di divenir papa;


e chi sa quale parte

suo

diseguo

la

letteratura

concepita da lui in
egli

modo
la

ortodosso e varchiano!
latino

In

sostanza

non

fece ohe riaffermare

modo

di

vedere del Varchi ma,

forse, in relazione

con

minor contentabilit del suo pubblico, cerc


scolastica.

di dargli aspetto di

maggiore evidenza

Per questa via

gli

a^'venne di accennare a quella stella polare dello spirito, la ragione.


Lilla

quale

si

regoler veramenfe

il

suo grande successore Cartesio


spir
alla

per aprir le strade di quella filosofia antiaristotelica che


eredit letteraria degli Italiani l'alito della seconda vita.

Quando

si

parler deUa riforma psicologica cartesiana

il

lettore

abbia la bont di leggere questi paragrafi sullo Scaligero e vedr in

che cosa consiste la piccola parte di precursore che


sce.

gli

si

attribui-

Piccola parte ove

e'

perfino un' apparente

ribellione

ad Ari-

stotele poetico dovuta,

possiam crederlo, all'indocilit

dell'ambiente

che

gli fece sentire

pi forte la sua analogia e quindi la sua rivalit


il

con quell'Erasmo

quale, se fosse vissuto in quei giorni,

avrebbe
al-

espressa finalmente in modo profondo certa sua vaga ribellione

116

CAPITOLO IX.

l'antico dalla quale riceve ancor oggi


di molto

una luce d'interesse poetico

superiore alla reale portata dei suoi pensieri.

La modesta
scottante:

originalit

del

suo
il

molto parziale anti-aristotelecoraggio


di dire

simo consiste tutta nell'avere avuto


che
le regole

una

verit

sono

talora
fra

un

pretesto

per

inquadrarvi

dei principi affatto estranei:

che

questi e quelle, talvolta,


e che,

pu
caso,

mancare corrispondenza o essere contraddizione


occorre uscir dall'equivoco;

in

tal

negare

Aristotele

per

salvare

l'idea.

Uno

di

codesti

equivoci quello

dell'imitazione

come

fine

della

poesia; e fu consacrato dal Varchi e dagli altri aristotelici.

Costoro
a due
;

sapevano benissimo che con


assurdi
:

siffatta

idea

s'

arriva per lo

meno

il

primo, che ogni argomento sarebbe soggetto di poesia


il

il

secondo, che

male vi avrebbe una parte pi considerevole del bene.

tuttavia per

non negare
filosofia

Aristotele, si adattarono a limitare o desi

formare quel principio dicendo che


governata dalla
dalle leggi.

tratta bens d'imitazione

ma
il

morale,

regolata

dalla

politica,

minacciata

Ma

allora che imitazione questa?


l'

Bisognava avere
il

coraggio di abbattere
sia

idolo aristotelico e dire che

fine della poeest poeticae

non

imitare

ma

decere .

Propterea

quod non

finis imitatio:

sed doctrina jucunda, qua mores


iis

animorum deducan-

tur ad rectam rationem: ut ex

consequetur homo perfectam actio-

nem quae nominatur Beatitudo ('). La poetica! -esclamalo Scaligero ma chi dunque ci d il diritto di parlarne cos a cuor leg:

gero,

come

d'

una

facolt avulsa dalla

gran compagine della vita

ci-

vile?

Come

si

pu dimenticare poesim vero esse


alia

politica e partem,

quae sub legislatore quamquam

face atque

colore

continetur ?

Nani quae jussa sunt


rata

in legibus,

quae sunt apud concionatorem mo-

deratoremque populi suasiones, hae poetices opera certa atque sepa-

comparabuntur
{").

quibusdam amoenitatibus ad institutionem

ci-

vitatis

Ma
da cui
s.

queste non sono le idee medesime del Yarchi? Son le me:

desime appunto
egli
le

ed la medesima pur la fonte

filosofica, s.

Tomaso,

deriva.
egli

se fu

il

Varchi a insegnargli a consultar


di quello nella

Tomaso, or

ne ha ben pi bisogno
poco da lungi.

gran

dis-

puta che

gli s' agita

(')

luLii Caesabis Scalkf.ui clarissimi: l'Del ces lii/ri


p. 347.

septem (IbGl)

t^.

3i7.

CO

S.

TOMASO CONTRO LUTERO CON LO SCALIGERO ECC.

117
data
al

Ora, se voi considerate la nuova

impronta

dialettica

concetto del Varchi, non potete dubitare che lo Scaligero aveva presente l'obiezione anticattolica di cui

vedemmo un

saggio

in

quelle

sedute di Trento, e intendeva dare una formale risposta.

qui av-

viene lo strano caso che, da questo nuovo e pi profondo tuffo nel

tomismo, salta

fuori,

per

la

prima

volta, in terra di

Francia, quel-

l'argomento della ragione come contrapposto


Cartesio doveva scavare tanto pi

del

luteranesimo

che

radioso e

da tanto pi profonde

sorgenti, sotto le rovine della scolastica.


I luterani

religione a

dunque negavano il libero arbitrio e, riducendo la immanentismo puro, affermavano che l'uomo, esponente
non pu volere che
il

delle sue passioni,


bile
:

male.

(Corollario

inevitafatta

che cosa volete mai fantasticare

d'

una

letteratura

tutta

di bene, e senza passioni o senza contagi, se cos fatta la natura

dell'uomo?).

Ed

ecco lo Scaligero riannodare la tesi del Varchi

al

principio del libero arbitrio illustrato

da

s.

Tomaso

e affermare ap-

punto

il

contrario: l'uomo, in quanto creazione di Dio,


il

non pu vonelle

lere che
azioni.

bene: e

il

libero
,

arbitrio

si

vede
la

proprio
frase

buone
effetto

deir

Quando un' azione amor che drittamente


i

per

usare

di Dante,

spira , quest' azione ha


recta ratio e

una sua
tale

for-

ma

che

filosofi

chiamano

come

ragioneest

vole e buona. Studiosarum

actionum

quasi
(').

forma

quaedam

quam rectam rationem


(Si rifa

vocant philosophi

appunto

di

qua

la terzina dantesca
si

Benigna volontate in cui

liqua

sempre l'Amor che drittamente spira

come

cupidit fa nell'iniqua)

(-).

Quando invece l' azione cattiva, quella forma manca. Il primo moto dell'anima che, per virt del libero arbitrio, tende a
quella forma, cio a Dio, o
all'

esse secondo

s'

esprime

s.
(*).

Tomaso,

fu sviato dalla cupidit e l'azione

ne rimase deformata

C)

Id.

(2)

Dante

Par. C.

XV,

v-1-3.

C) ScALiSEHo: p. 347-8. Cfr. S. Tomaso Summa 1^ 2 q. XVIII, a 1. Sic igitur dicendam est quod omnis actio, inquantum habet aliquid de esse, intantum habet de bonitate. Inquantum vero deficit ei aliquid de plenitudine essendi quae debetnr actioni

humanae, intantum

deficit a bonitate

et

sic

dicitur

determinata quantitas secundum rationem, vel debitus locus, vel aliquid huiusmodi . Passo commentato dai teologi appunto con
si

mala: puta

deficiat ei vel

118

CAPITOLO IX.

Ma

allora qui

vaghiamo lontano dalla poetica

di

Aristotele

"

quali conseguenze potr avere sulla letteratura questo nuovo


di atteggiare
il

modo
pu

concetto varchiano ?

Due domande
si

alle quali si

rispondere ad un tempo perch, vedete coni' era superficiale la spregiudicatezza dello Scaligero, le conseguenze

deducono adoperando
sul

con metodo scolastico quel

tal principio
l'

di Aristotele

quale

io

son venuto richiamando via via


dei pili gravidi
d'

attenzione del lettore


fosse

come su uno
e

avvenire,

non perch

una vera

propria

regola o avesse importanza nel pensiero del suo autore,

ma

per-

ch
Il

lo

spirito dei

tempi nuovi vi

s'

esprimeva con molta comodit.


parte
principale
dell'o-

principio quello solito; la favola la


detti

pera: gli "^^propriamente

son

secondari e trascurabili.
quella

Ma
le

questa volta lo Scaligero riannoda la questione a


arbitrio, la risolve

del libero

con

s.

Tomaso

e,

credo senza accorgersi, tocca

rivo del

mare donde s'imbarc Dante. Che cosa sono queste t^^, o mores,

di

cui possiamo,
definito

volendo,

fare a

stesso

meno? Son quelli che la scolastica ha primum motum haud emendabile a


Ora
se
il

con Aristotele
(parole

virtute

con-

sacrate dai versi di Dante).

poeta

rappresentasse

l'uomo
detutti

nei suoi

tj^yj,

cio nei suoi naturali impeti passionali,


!

altro che

cere filologi cari


i

Si vedrebbe in atto
1'

il

trionfo del

male con

suoi

effetti

contagiosi e
dal poeta
!

institutor populi riceverebbe davvero


allora che invece
gli
r^O-rj,

un

beli' aiuto

Come va

il

poeta pu tanto

giovare? Si che costui non rappresenta

che

son ciechi,

ma

le

Stat-asic,

che sono
il

veggenti;

rappresenta,

insomma, quegli
della

affetti

in cui brilla

discernimento perch son frutto


chiariti tutti

buona

ragione.

Ma, adesso che abbiamo

questi punti, bisogna

uscir dall'equivoco e cessar di dire

che

il

poeta

imitat

fabulam.

le parole

usate dallo Scaligero

Hinc

dici potest cuiii

quod bonitas moralis actus humani


nientia actus liberi

consistit in

communi theologorum quadam conformitate et coaveille

cum

rocta ratione et lege, ita ut

actus

dicatur bonus,

{De aet. hum. art. IV, n, 34). Cfr. anche Summa id. a II: Et ideo sicut prima bonitas rei naturalis attenditur ex sua forma, quae dat speciem ci ita et prima bonitas actus moralis attenditur ex objeoto convenienti, unde et a quibusdam vocatur bonum ex genere,
qui est couformis legi et rationi ut ait Liguori
;

puta uti re sua. Et siout in rebus naturalibus


rata non consequitur

quid loco

primum malum est, si ras geneformam specifcam, puta si non genoretur homo, sed alihominis; ita primum malum in actionibus moralibua est quod est ex
.

objeoto, sicut accipere aliena

S.

TOMASO CONTRO LUTERO CON LO SCALIGERO ECC.


sottostare alla pericolosa apparenza
i fatti

119
delle

che implicherebbe

il

cose,

ma

docet fahulam, cio rappresenta


quelli

umani senza la passionalit,


le
dtados'.?,

y^^ (scegliendo quando si manifesta).


degli

ne

sono esenti o lasciandola da parte


cio
il

Ma

poich senza

gli

aff-

ctus

volont, nulla
noi,

pu avvenire, questi
tratti

fa
i

risaltare

poeta

in
gli

modo che
iniqui.

udendo, siamo

a seguire

buoni o fuggire
ut bonos

Docet

[imitat] affectus poeta

per actiones:

am-

plectamur atque imitemur ad agendum malos adspernemur ob absti-

nendum
Con
care

(').

la qual cosa si

vede che, cambiando

le

carte

aristoteliche

sulla tavola, egli


il

ha

finito col trarre la frase

del

filosofo

signifi-

suo contrario. Perch sta bene che lo Scaligero bandisce

gli

7;^, ma, per compenso, fa fare alle Sta^osi? la parte del leone: il fine della tragedia son esse, non la favola :^sia questa deve aver
per fine di suscitare quasi
(con lo Scaligero non
tadino) delle
si

nascostamente

nell'animo

del

cittadino/ j^

parla pi di spettatore o lettore


la

ma
in

di

cit-|

buone

tendenze^ Onde

letteratura e
politica

la

vita

ap-

paiono

al nostro critico alternate sotto la specie

questa

strettissima vicenda. Nelle opere di poesia quello che si rappresenta

un'azione:

ma

quello che deve restare nell'animo del cittadino quello

una

S'.O-so'.c.

Nella vita

che

ci

deve

muovere
visto

una

Sta

^soi?,

ma

quello che deve

restare
sit

un'azione:

che

beati-

tudo nihil aliud

quam

perfecta

actio .

Per cui
at in

nello

spettatore

- a

dirla

con

le

sue parole latine -

erit actio

quasi exemplar aut


cive
actio
il

instrumentum in fabula: affectus vero finis:


finis: affectus erit eius /forma
(*).

erit
{

Cos la poesia sarebbe

primo

passo verso la

felicit,

Ma
ci

se,

dopo ricostruito

lo

volgiamo a considerare che cosa


suo interesse. Si tratta

schema del ragionamento scaligeriano, ci sia di veramente nuovo, dopo

quello del Varchi, vediamo che forse

non

e'

nulla.

anche questo

ha

il

d'

uno
l'

sforzo di completare e integrare

di sostanzioso pensiero filosofico

idea varchiana, quasi per munirla


spirituale molto diverso dalle dolci

contro le intemperie di

un clima

e quete aure dell'accademia fiorentina. In quel clima la

letteratura

ha cessato per

lui d' essere

puramente

tale

diventata

un grande

problema umano, cos complesso da

fargli bandire,

quando occorreva,

C)

p. 348.

() Id,

120
perfino

CAPITOLO IX.

il

pregiudizio delle regole.


il

tuttavia, in questo inquieto tra-

vaglio di tutto

suo

spirito, lo Scaligero pii

che

l'

innovatore arriso
i

dal lampo

dell' idea,

somiglia

l'

avvocato che gira e rigira

vecchi

argomenti dell'ardua difesa per farne scaturire evidenza maggiore:

ma,

alla fine,

non

riesce che a

mutare

la disposizione di quelli.
all'

Per-

fino la

fondamentale sostituzione del docet


il

imitat cos
ispirata

vana
for-

che, quasi quasi, viene

sospetto che gliel' abbia


dell'

una

tuita e fortunata metatesi

esopiano

fabula

docet.
noi

poich
ci

l'originalit dello Scaligero tutta nelle cose

da

riassunte,

sono in fondo

al libro di lui certe

parole fra

tristi

e modeste

che

mi sembrano piene di una chiaroveggenza pi forte della consueta albagia. Quae si cui subtiliora quam res postulat videbuntur, ne
moleste ferat nostram diligentiam
si
;

nihil ei facilius,

quam
fidava

bis carere,
:

uti nolit

(').

Del suo

antiaristotel esimo

non

si

infatti la

sua intravista teoria della ragione divenne possente e vitale quando


Cartesio
l'

impugn contro

Aristotele.

Per ora

bis carere vuol dire

tornare al Varchi.

Si

pu dire che
definitiva, dal

l'

intima pena di

tutti questi

commentatori, dal
e,

Maggi
modo,
che

in su, compediata e atteggiata in forma dialettica,

a suo
anni,

pi profondo fra

gli scrittori

di

quegli
si

Alessandro PiccolomQl| Voi sentite che pi in l non


il

pu andare,

suo commento come un ultimatum posto dai rappresentanti

dello stretto

moralismo
perch

alla poesia.

r inconfutabile dimostrazione
duta la partita
si
:

della loro rigida tesi, essi

Ma, appunto per aver raggiunta avevano percol Piccolomini,


let-

la poesia
si

non muore. Onde, pu


dire, della

chiude

il

periodo aureo, se

controriforma

teraria: quello in cui a spiriti pensosi e sinceri era parso

come

at-

tuabile

il

sogno

d'

una poesia che

fosse al

tempo

stesso

espressione
di penuffi-

di religione e di bellezza.

Dopo

di lui questo teorico

modo

sare
ciale

non muore d'un


;

tratto:

anzi, in

apparenza, resta

quello

ma, in sostanza, non trova che rappresentanti convenzionali o


di

poco sinceri. La Chiesa stessa mostra


in realt,
si

riconoscerlo a parole

ma,

rassegna alle
v

follie del

secentismo e dello spagnolismo,

e anche se ne compiace,

prossimo commento, di autorit quasi

ufficiale,

verr da un

(')

p. 348.

S.

TOMASO CONTRO LUTERO CON LO SCALIGERO ECC.


Riccoboni, e l'altro
l'altro
ci

121
da
del

professore di Padova,
suita,
il

il

successivo
il

Pontanus: l'uno e

daranno

tono

un genuovo

stato

d'animo
tra
il

della controriforma
ci

letteraria e delle

sue

rinuncie.

Ma,

Piccolomini e quelli,

sar stata la

gran polemica dei


i

Verrati, clie appassion e


e serv
teoriche.

compromise un
meglio che

po' tutti

letterati italiani

ad aprire

gli occhi

molti

anni

di

discussioni

In lode del Piccolomini basti dir questo: che, per avere


sentito

egli

con pi chiarezza d'ogni altro ci che


il

il

suo

tempo
di
fior

si

pro-

poneva,

suo

nome dovrebbe
il

essere

almeno pi
la poesia,

chiaro

quello
allora,

del suo antagonista,

Castel vetro]

Ma

quale
di
si

parve accordarsi meglio con

le incoerenti ribellioni
il
il

questo

che,

con

le serrate

deduzioni di quello, e
i

Tasso,

che

trov a fare

un paragone
fondo

fra

due, riconobbe

che
e,

Piccolomini era
fin

pi

pro-

ma

il il

Castelvetro pi facile

suo malgrado,

col seguire

piuttosto

secondo che
dell'

il

primo./ Anche noi, a proposito del Tasso,

parleremo

uno

e dell' altro e illustreremo allora le acute vedute

del Piccolomini intorno ai rapporti tra storia e poesia.

Per ora

ac-

contentiamoci di vedere la parte negativa dei suoi pensieri aristotelici,

per rispetto

ai

fondamenti della nostra vita

spirituale

quali si
dialet-

manifestano nella letteratura. Anch' egU, e con pi


tica

coerenza

che non

il

Varchi, lo Scaligero,

il

Minturno, impugn Aristorest di

tele contro

l'immanentismo luterano e

quell'opposizione

il

rappresentante pi completo e pi austero.


Senz' essere stato a Trento n sulla linea del

Reno,

sent

la

grandezza dell'ora che passava sul mondo:


roveggenza.
sto.

e,

forse, l'essere senese,

cio concittadino di Bernardino Ochino, fece pi pronta la sua chia-

Siena sorella
filosofia nelle

di

Padova,

ossia

il

suo contrappo-

Aliena dalla

sue forme dialettiche,

Siena conserv
profeti,
si

del

medio

evo,

con

il

culto dei suoi santi e dei suoi

la

sensibilit mistica; e,

al

primo svanire

del

rinascimento,
di

ridest!
in-|

non in fervore

di dispute scolastiche

ma

in fremiti

religiose

quietudini sentimentali che le permisero di ascoltare, unica forse fra


le citt italiane, le

lusinghe della riforma. Padova, aliena dai profeti


straniero), conserv del

e dai santi

(Sanf Antonio uno

medio evo

soltanto la passione dialettica e, al

primo apparire deUa riforma, se

ne

risent.

Ma, dovunque fosse nato,

il

Piccolomini era capace di abbrac-

122

CAPITOLO IX.

dare

lo

spirito dei

tempi per forza spontanea d'intuito

(').

Ed anche
il

in lui - fratello

maggiore

del Yarchi - si vede via via


il

riflesso

degli anni declinanti verso

dubbio e
l'

il

mistero.

Anch'

egli

dopo aver vissuto


all'

ultima
l'

spensieratezza del

rina-

scimento, dopo aver donato

arte per

arte di quello, le belle spre-

giudicate pagine della Raffaella


gi discendendo
1'

alla fine,

arco dei suoi anni,

s'accorse che l'essere spensierati non era

poi

cosa
si

tanto

facile,

si

guard intorno e nel cuore,


stotele
:

si

rivolse a

Dio e

convert ad
al

Ari-

tutto ci

con quella compunzione sincera che

suo grande

consanguineo Enea Silvio solo era potuto derivare, anni prima, dalla

maest della

tiara.

-^

Anch'
e del male.

io,

dice press' a poco

il

Piccolomini, ho cercato di vedere

se fosse possibile togliere l'arte dall'inesorabile alternativa del bene

Per un pezzo a quella

particella

aristotelica

in

cui

si

dice che l'imitazione si fa dei buoni o degli

iniqui

ho

cercato

di

dare una blanda interpretazione.

proposito di quell' altro pensiero

che

gli

imitati nella tragedia

devono essere migliori e nella commestudiato


di
riferire la

dia peggiori del comune,

mi sono

differenza

l^quasi solo al grado sociale dei personaggi [allusione evidente all'in-

genua sofistica del Castel vetro].

Ma
sentati

ora

mi son persuaso che

tutte queste distinzioni


fatti

implicano

la necessit di concretare sui

personaggi e sui

umani rappre-

un

giudizio morale. Anzi


tal concetto

credo che

pi assoluto.

il mio pensiero va pi in l; io non debba essere mitigato ma piuttosto reso Perch, se, nella versione del testo greco, si pu ag-

giungere qualche particella limitativa,

se,

sulla

scorta

dei

predica-

menti morali del maestro,

si

pu anche arrivare a trovare accenni


sotto la specie del

ad azioni umane indifferenti


effetto,

bene e del male; in

se noi vogliamo fare scudo alle nostre teoriche letterarie del


ci

vero pensiero scolastico, non

resta

luogo a limitazioni e a com-

(')

Quant' rigogliosa o trafogliosa

la bibliografia di molti fra questi

umaral-

nisti,

altrettanto povera quella del Piccolomini.

questa volta non

si

pu

legrarsene perch nella vita del P. trovo notizie che piacerebbe vedere illustrate.

Por esempio

egli fu a

capo di queir accademia degli Storditi

che fu poi accu-

sata di eresia.

S.

TOMASO CONTRO LUTERO CON LO SCALIGERO

123

promessi.

Conciosiach sebben ira

il

buono

e il reo

universalmente

in tutte
tele dice

le cose

presi si potrebbe trovar 7nexxo, secondo che Aristo-

nei predicamenti,

nondimeno

nelle vere azioni

umane

accos
(').

cader

d non

possa:

e gli stessi teologi

non vogliono che tra


alcuna
itidifferente

fatte azioni si possa dare azione particolare

Ha

voluto Aristotele aver rispetto al giudizio

comune

dei pii degli

uomini, che come imperiti, veggendo alcuna volta alcuna azione in


cui concorron diverse circostanze cos per farla
rea,

buona come per


circostanze

farla

non san distinguere

e determinare

quali

pi

pre-

valghino
Il

(^.

Piccolomini non scriveva cotali parole senza aver molto penal

sato

prima

valore

di

esse

per rispetto all'arte

senza aver co-

nosciuto,

forse,

accanto alla regola dello Stagirita, quella regola dei

Telemiti, cavalieri del Libero Volere cos

compendiata da Rabelais:
:

En

leur reigle, n' estoit

que ceste clause

fay ce que vooldras,

parce que gens liberes bien nez, bien instruictz, conversans en compaignies honnestes, ont par nature

un

instinct

et aguillon

qui touils

jonrs les poulse faictz vertuex et retire de vice: lequel

nom-

mojent honneur

(').

dire che questa regola


di

si

sarebbe potuto inariosteschi


!

cidere benissimo sullo scudo

ognuno

dei

cavalieri

Onde

al

Piccolomini riusciva facile chiarire

quell'altra espressione

aristotelica intorno alla possibilit di rappresentare la favola

senza

costumi dei personaggi alla quale lo Scaligero aveva dedicata tanta


scaltrezza.

Ma come
il

- diss' egli - se cosa di

tanta

importanza
prescindere
di
tutti
il

xfar risaltare
''

valore delle azioni

umane come potremo

jnoi dalla psicologia dei personaggi? E, quasi a epilogo

movimento

ideale che a lui mette capo, ridusse a

sillogismi le
:

in-

tuitive ragioni di questa necessit.

Eccone un saggio
gli

[Gli operanti

sono buoni o

rei.
i

Gli imitatori

imitano

operanti.

Adunque

gli

imitatori imitano

buoni o

rei.

La minore proposizione

di questo

(')

Questione fieramente disputata coatro

Luterano-calvinisti alleati al Congli

nelio. Cfr.

Cone. Trid. sess. VI,

e.

7.

Cfr.

anche

undici articoli della

Sum-

ma

di S.
(2)

XVIII, 1* E*. Annotaxioni di Alessandro Piccolomini alla poetica d' Aristotele (Veq.

Tomaso

nezia 1572) p. 43.


(3)

Oargantina

1.

I,

chap. 57 (ed. Flammarion p. 130).

124
sillogismo prende Aristotele

CAPITOLO IX,

come manifesta
i i

e la

maggiore
gli

egli

prova

con questo paralogismo. Secondo


rei.
Grli

costumi sono

uomini o buoni
gli

operanti operano secondo


rei.

costumi: dunque

operanti
si

sono buoni o

La minore
i

posta per nota e la maggiore


la

prova
uo-

con quest'

altro sillogismo. rei


;

Secondo
si

bont o malizia sono

gli

mini
malizia
:

buoni

costumi
i

distinguono secondo la bont o la


gli

adunque secondo
buoni o

costumi sono

uomini buoni o

rei.

cos viene
tori

ad essere provata la gi detta conclusione che gli imitai i

imitano

rei

(').

vero: questo

scheletrico

sillogizzare

ci

mette quasi
il il

paura,
in
gio-

tanto pi. se ci ricordiamo che viene da

un uomo

quale,

vinezza, aveva sorriso di queste cose. Ma, poich


dersi conto della portata delle proprie idee gi

coraggio di renvirt che


al
di-

una

vide l'uomo dalla mediocrit, noi ci fermiamo

davanti
posta

Piccolo-

mini con molto


in

rispetto. Egli stesso sa d' avere

la

questione

un' ardua luce

di coerenza
(^)

che

gli

permette di polemicare per-

fino col pio

Maggi

e di sorridere davanti alla pretesa originalit

dello Scaligero cui solo la debolezza logica potette far fosse

credere

che

davvero un' idea nuova quel decere

sostituito all' imitare.


stretto

Ma

tutto

il

merito suo dunque d'avere

in

un

forte

fascio gli argomenti contro la libert della poesia senza portarne al-

cuno in difesa
proposito del

di quella?

Xon

tutto: riparlando di lui col Tasso, a

poema

epico ispirato dalla storia,


:

vedremo che stimolo

a tanta distruzione non era aridit di cuore

era

un

intravvisto fan;

tasma

di

grande arte come

sintesi di pensiero e di bellezza

un

fan-

tasma che nessun poeta venne a

colorirgli davanti

agli

occhi,

che

svan, quindi, con lui e forse in lui, e


storia.

non fu

certo avvertito dalla

Invece di avere dopo di s

il

Tasso
ai

egli

avrebbe
si

meritato

Shakespeare. Ma, come conchiusione


lui nulla
il

punti indicati, non


:

trova in

che non sia gi nel Varchi e nello Scaligero

si

trova che

poeta

deve

limitarsi a rappresentare

gli

uomini virtuosi e che,


tutte le

quanto

agli iniqui,

deve regolarsi a che non ispirino consentimento

ma

sdegno. Della catarsi trova

un

po' di

buono in
in

spiega-

zioni date fin qui dai

rigoristi, e s'attiene,
il

sostanza,

quella

fondamentale del Maggi innestandovi


allo Scaligero.
Il

principio della ragione tolto


i

poeta deve, se non svellere

sentimenti

inquieti

Op.

cit.

p.

41-43.

p.

114.

S.

TOMASO CONTRO LUTERO CON LO SCALIGERO


eccessi
della

125
di

dell'anima, mitigarli, perch non conducano agli

cui

si
(').

vedono sulla scena

gli

effetti

e porli in

mano

ragione >

Senonch

la ragione_del

Piccolomini somiglia molto al


ci dLce._s7~ vigilare
l'

tradizionale
di^

timor_^CD4a-su JEgli non

^ulT uso
:

cotesta

r^^one, troyasse necessaria

opera del Santo Sinodo


quelli

ma

forse
di

non

era alieno dall' ammetterla. Certo


d'

che

presunsero

andar

accordo con lui arrivarono a quella conchiusione prima che ad ogni

altra.

C)

p.

100-6.

CAPITOLO X.
I minori e la sorpresa del Riccobono.

SoMMAEio.

1, Lo

spirito dei

tempi nell'opera dei minori


-

Finalismo morale

ad oltranza sulle traccie dei maestri ricordati


nio

Una

scappata del Parte-

Ortodossia generale
-

Francesco Luisino, Alessandro Lionardi, l'Ac-

cademia fiorentina

Segni volgarizzatore e conciliatore del Maggi, del

Varchi, dello Scaligero e del Minturno


ligero e consequenziario rigoroso -

2, Il VijJerano discepolo dello ScaAdeguata interpretazione degli antichi letterati puri

Primo accenno a Paolo Beni


con quelle dei puri moralisti

Conformit di queste idee dei

aristotelici

come
si

il

conte

Luigi

Laudi.

3. Dopo

catartizzata la lirica del Petrarca


-

vuol catartizzare la novella


-

del Boccaccio

Esempio

il

Bargagli e la sua catarsi smontabile


-

Anche
del-

Catullo e Orazio son moralizzati


l'

Jacopo Mazzoni scopre


del

la

teoria

inquisizione

in Platone

^.

La sorpresa

Eiccoboni

(1584)

che

dalla cattedra di

Padova
-

tratta da sognatori tutti costoro -

Nuova

inter-

pretazione della poetica

Inconciliabilit del prodesse e del delectare

r uno

r altro

Che cosa intendeva


-

dire

Aristotele
la poesia

preponendo a ogni
sogno e deve strarapporti

altra parte nella tragedia la favola ? -

Che

niarsi dalla vita

Guardarsi dalla psicologia.

5^ Conseguenti
naturale

tra Poetica e Politica -

La scoperta

del Riccoboni

svolgimento

delle idee dei predecessori.

Se noi

ci

fermiamo ora a considerare

lo spirito dei riflesso

tempi neldi

r opera

dei minori,

non troviamo che


letteraria

un vasto
dall'ora.

queste

idee diffuso per tutta l'Italia

Quelli
d'

che abbiaingegno e
il

mo

ricordati
di

erano
studi,

maestri
i

riconosciuti

per

altezza

profondit
del maestro

quali,

essondo

andati a scavare
greco,

pensiero
poi

nella

Minerva oscura

del testo
fatto

l'avevano
nelle

composto nei ponderosi commenti e


gli studi e delle

risuonare

aule de-

accademie, dove

minori venivano a

rifornirsene

MINORI E LA SORPRESA DEL RICCOBONO

127

per diffonderlo poi da altre cattedre e in altre accademie

come

pa-

trimonio comune. L' opposizione clamorosa, e tuttavia molto prudente,


del Giraldi (in essa
l'

non

s'

osava negare

fondamenti

aristotelici del-

arte e si

mirava piuttosto a un compromesso)

non ebbe,

fino

al

Patrizio, che

un

solo rappresentante illustre e di scuola ferrarese,

Castelvetro. Onde, chi voglia chiuder ora gli orecchi alle voci della
vita, cio della poesia, e,

ritiratosi nell'

ermetica stanza del dominante


dagli
aspetti
di

pensiero critico contemporaneo,


il

indovinare

questo

tono di quella,

s'

immagina

che, di fuori, verdeggi una grigia poeleggiate

sia filosofica e didascalica.


d' uscir dall' orbita del

Qualunque cosa voi


il

non

vi riesce

pensiero segnato dal Maggi, dal Varchi, dallo


;

Scaligero, dal Piccolomini, dal Vettori


tra
i

qual' ultimo va annoverato

maestri, in grammatica e per

il

prestigio del

nome, ma, quale


fergli

interprete di Aristotele, cos fedele ai


>to a parte

due primi che

un

po-

difficile.

Se qualcuno

fra costoro osa volgere


si

una smorfia
poi

di

simpatia

all'indimenticabile delectare, costui

corregge

subito

con

garbato atto di contrizione che mette in rilievo quella smorfia

un come

una scappata

d' enfant terrible.

Leggete per intero


il

il

trattatello del

friulano Bernardino Partenio

(*)

quale

si

spaccia

per aristotelico

in senso stretto e, tuttavia, a certo punto,

non

vi sapete sottrarre a

quell'impressione che ho detta.


voi considererete che
il

La quale
ha
1'

sar tanto pi piccante se

trattatello

aria di

un

discorso tra gente

di chiesa. I principi vi son pi che

mai

rispettati e,

dopo
:

tutto,

si

conchiude in modo da sfidare ogni malignit


intende esprimere le azioni

di giudizio

la poesia

umane

e informar
l'

bene l'animo che


periodo
del

uo

soggetto e materia

(*).

Ma, tra

uno e V altro

lungo discorso,
par
si

gli esce dalla

dica al poeta in

una

strizzatina d' occhio

penna una qualche osservazione in cui Noi si predica a


:

questo modo, tu, per, intendi

che se t'avvenga di descrivere


il

una
tuo

cena
ufficio

d'

amore, come per esempio quella di Bidone ed Enea,


il

quello di incitar nel lettore

sentimento

dei

tuoi

perso-

naggi, e sarai tanto pi lodato da noi quanto sar pi intenso l'effetto. Leggete infatti questa prosa:

perch

poeti imitando le

perturbazioni ora dell' ira, ora del dolore, ora di questa cupidit, ora

(')

Della imitaxwne poetica di


et illustre
p. 93.

M. Bernardino

Partenio.

Al

molto re-

verendo
(-)

M.

Melchiore Gioja (Venezia 1560).

128

CAPITOLO X.

di quella, alcuna volta sciogliendo

il

riso, spesso

inducendo

il

pianto,

lasciano o per meglio dire


affetti

imprimono negli
e

ascoltatori
si

tutti

questi
ap-

onde temono e sperano

piangono e ridono,

adirano,

petiscono amano,
constanti,

hanno

in odio: in

modo alcuno ne

temperanti, n

n quieti possono essere: nella quale

condizione consiste

la sanit degli animi.

per questa ragione Platone sent male della


usata
l'

imitazione e dei poeti che cos


spetto ad Omero.

avessero,

avendo

poco

ri-

Ma

noi non

abbiam in considerazione n
sinceri,

tanti

buoni costumi, n animi corrotti e

ma

solamente riguardia-

mo

la bellezza, la meraviglia e la

grandezza del poeta e quello che


virt

per gran vizio reputa


attribuiamo.

Platone

noi a grandissima e suprema

sei

nostro poeta
(').

non

eccita di questi vizi egli vizio

sissimo vien riputato


lo stesso

Ma

simili scatti di sincerit

son rari e

Partenio non era affatto un ribelle.

Era

soltanto

un

po'

ciarliero

come
non

prete Pero del Giusti, e diceva pur cose che


fine,

sareb-

bero state bene non dette, tanto vero che, alla

conchiudeva
filosoficit

come

se

le

avesse dette

affermava

la

profonda

dell' arte.

Humanitatis studia nisi crebris

philosophiae luminibus

elu-

ceant obscura ac prope sordida lacere videntur.

Nam

quid aliud hu-

manitas est ?

(")

scriveva per esempio

Francesco Luisino concitta-

dino del Robertelli preludiando, nel 1551, a un suo corso di studi in


cui di

nuovo
il

e di profondo

non
(^)

e'

era proprio nulla. All' istessa maGiulio


III

niera

padovano Alessandro Lionardi dedicava a Papa


trattazion letteraria
in cui sentite
l'

una sua Maggi e


stiche,

eco delle letture del


altezze

del Varchi eh' egli


dei quali intese

non os seguire
:

fino alle

tomi-

ma
il

bene un' idea

la letteratura, la si associ
al

con

la retorica o
:

con

la politica,

deve mirare insomma

fine

co-

mune
ste

bene

civile.
il

Due

cose - spiega egli - sono


l'

sommamente
altra di que-

utili e necessarie,

parlare e l'operare: n

una n

l'

due

azioni

si

possono

compiutamente e convenevolmente
della

fare

senza la cognizione della

storia,

orazione, e dei

poemi

come

(')

P. 16.

(8)

Franoisci Luisini Utinenss: Parergon libri tres.

In quibus tam in

graeeis

quam
4.

in latinis seriptoribtis multa obscura loca deelarantur (Venetiis.

1551)

p.

Q) Dialogi di
nezia 1554),

M. Alessandro Lionardi

della Invenxione Poetica ecc. (Ve-

MINORI E lA SORPRESA DEL RICCOBOXO

129

quelli che e' insegnano a fare, a dire ci a questa vita in ogni

ma>.

niera di stato di et e di condizione

si

richiede,

mostrandoci nelle

operazioni e ne' parlamenti quel che

si

ha da imitare e da fuggire
serbava
nel

Che

pili?

Nell'accademia fiorentina, che pur

suo

seno tanto platonico amore della poesia senza pregiudizi,


tirsene vigorosamente in

da

risen-

danno del povero Torquato, quando


il

si tratt

di rivendicare sul serio la gloria dell'Ariosto,

Varchi

si

era

tro-

vato

d'

attorno parecchi suoi


il

compagni
sui

dell' esilio

padovano pronti a
per

difendere e a diffondere

comune
pes

pensiero. Si

pu dire che quelVarchi,

l'avventura
tutta
la

repubblicana

destini letterari di Firenze

seconda met del 500.


dell' aristotelesimo

Da Padova

torn
fu

il

primo

assertore

integrale

(1553):

suo
:

seguace un

appassionato difensore di esso nello scorcio del secolo

il

Bonamici
del

(').

Ma,

fra l'uno

e l'altro,
di vedere,

c' tutto
fra

un

seguito

d'opere

ispirate

questo

modo

cui

un

intero
i

commento
discorsi

Salviati

tuttora inedito.

Si

leggano,

per esempio,

che in quella

sede teneva nel 1573 M. Agnolo Segni, consanguineo di quello che,


trent'

anni prima, aveva schiuse

le

porte dell' accademia ad Aristotele


li

senza prevedere dove quel dittatore

avrebbe condotti.

vedete

ri-

prova che, chi

si

fa

narrare la storia del

nascente pensiero critico

mettendosi per una via diversa da quella seguita da noi fin qui nelle
varie questioni fondamentali,

non pu
questi
della

riuscire a far della storia. Il

Segni, premettendo alla lettura della canzon del Petrarca In quella


parte
il

dove amor
delle

si

sprona

suoi

ragionamenti,
in

compendia

problema

contemporaneo
questioni

poesia

modo da
non per
pi

ridurre a tre

il

numero
:

aristoteliche:

imitazione - favola - purle

gazione

quelle,

insomma,

che

valgono
i

i*egole

ma

perch
ideali.

il

tempo ha riassunto in esse


Segni assiste ammirato
dello

suoi

profondi

problemi

Il

ai fuochi incrociati del


si

Maggi, del

Varchi,

Scaligero,

del

Minturno, e

mette

via via or con

l'uno or con l'altro quasi senza aggiungere nulla di suo. Del Varchi l'idea che
la poesia riceve
la

sua nobilt

non dall'oggetto
la poesia

che

tratta,

ma

dal fine a cui mira,


tutta

perch essendo
apparenze,
in

imi-

tazione e favola, ponsiste


essere propria

in

idoU

e non pu
il

dell'intelletto

n gradita

da

lui

che

vuole

vero:

ma

dall'altra

parte

irrazionale sar

ricevuta

come

in proprio al-

(')

Discorsi Poetici (Firenze 1597).

ToFFANix.

La

fine dklP

tananenmo.

130

CAPITOLO X.

bergo, dico dall' appetito mediante


della fantasia interiore
cetto
(').

il

senso del vedere,

dell'

udire e
il

Propriamente dal Maggi deriva


nella
catarsi

con-

che non
se

si

possa
s'

trovare

un

significato

quae

lunque

non

la

interpreti

come purgazion

delle

passioni

non

del timore e della misericordia.


egli dice -

Io ho sempre

inteso e speri-

mentato -

che

il

fare
si

qualunque cosa pi volte e l'avritorna al simigliante, che


il

vezzarsi a fare causa che poi

il
.
.

fare

insegna a fare e che

si

fa

venir dietro sempre


alla

medesimo
gli

Per

quella opinione [della catarsi interpretata


tutta la dottrina di Aristotele

lettera]

rovinerebbe

morale che sempre dice che

uomini
le

col fare le cose giuste diventano giusti e poi di

nuovo fanno
sempre

me-

desime cose giuste meglio che prima

e cos in tutte le cose.


al
l'

Ma non

sappiamo noi che


dalla natura ?

il

simile condotto

simile

da Dio e

{').

Toglie allo Scaligero

uso della parola favola


:

con significato tutto moralistico e talvolta perfino allegorico


questa via arriva a conciliar quello con
a suo
il

per

Minturno

il

quale aveva

modo

catarticizzato

il

Canzoniere del Petrarca scoprendovi una


egli
[il

fabulosa delectatio .

Che

Petrarca] abbia favola cio ora-

zione mendace e falsa, non credo che alcuno dubiti se non vogliamo

semplicemente
stesso

al tutto

credere le meraviglie
delle sue

che

ei

dice.

Ma

egli

non dice ancora parlando


il

rime e dolendosi
et altrove:

di averle
fa-

smarrite: Ov'

favoleggiar
?
. . .

d'amore?
Quanto
e
si

la mia

vola breve gi compita


gli affetti

al fine

che

era

rimuovere
piacere
i

pare a

me

che dal

Petrarca

ricevono

buoni,

honesto e desio
loro contrari.
,

d'

onore e di virt

questi

cacciano e purgano

Che

gentil core udia proteso e lieto

Qual donna
di

attende a glorioso fine e molti altri luoghi fanno

fede

questo

che

io dico

(').

Come
Il

si

vede

il

Segni era un aristotelico pieno di buona volont.

Viperano, messinese e vescovo, invece, uno di quei disce-

poli cos fedeli al maestro, lo Scaligero nel caso suo, che,

con

il

por-

tarne fino alle

conseguenze

estreme

postulati,

riescono

perfino a
lo

un' apparente originalit.

La quale

in lui, aristotelico

da quanto

Scaligero, consistette nel mettere ancor meglio in chiaro la necessit

(')

Ragionamenti di M. Agnolo Segni gentiluomo Fiorentino sopra


j).

le

cose pertinenti alla Poetica ecc. (Firenze 1581) p. 46.


50-55.

1).

62.

MINORI E LA SORPRESA DEL RICCOROXO

131
vuol salvare
il

di

non badare

in tutto alla lettera del maestro se

si

docere dalle minaccie ^Wirnitari.

Non

sono possibili

mezzi termini secondo


fatta sulla

il

Viperano ;
di

1*

eroe

deve essere un' assoluta idealizzazione

scorta

rigorosi

principi morali a dispetto della realt: deve essere parente di santi.

Quid enim aliud

est poesis

- dice

il

Viperano - quam in

tctis

per-

sonis vivendi rationem docens philosophia?


rendi,

Non

tradit

leges

disse-

non explicationem habet naturae, non

res caelestes et divinas

contemplatur, sed quae vita et mores doceant

narum actionum mutatione demonstrat: atque

unumquemque bumaita auimum contra

omnem casum
exponat
(').

informai ut neque in secundis rebus se attoUat, neque

in adversis demittat,

verum ipsam
si

felicitatem in virtute et honestate

(Per vedere quanta strada


il

sia fatta in pochi

anni,

paragoni

lettore queste tre negative e


si

pagina del Fracastoro dove


del

T av^'e^sativa corrispondente con la tramandano le idee del Sannazzaro e


L
s*

Fontano e

s'

accorger che siamo arrivati agli antipodi-

a-

doperava piuttosto una negativa per quel che


la vita

riguarda

il

destino e

dell'uomo e

ti"e

avversative per

il

resto).

Tutte queste belle cose pareva al Viperano che Virgilio avesse


rappresentate nel suo

Enea e Omero nel suo Ulisse ma pi


;

il

primo

che
si

il

secondo come

facile

immaginare: onde

il

secolare paragone

volse in favore di quello.

Quando

poi la buona
del poeta

fede

del

lettore

non era abbastanza per salvare quella


alla alla

(ricorreva
si

sempre

mente

il

nefando episodio di Enea e Bidone)


si

tornava perfino

medievale simbologia virgiliana e

giustificava

con l'allegoria
conchiudere
pii regis

r ^apparente imitaxione del male


consigliando
il

(").

Cos era lecito

metodo

di Virgilio.

qui exemplo
.

Aeneae

atque magnanimi simulacrum effingit


pria opposizione ad Aristotele
rit coi rigori
:

Questa non era vera e prodella sua auto-

era

una conciliazione

morali del tempo la quale, d' ora innanzi, sar accetaristotelici

tata e

promossa anche dagli

pi arrabbiati tra

cui

cite-

remo quello che segna l'apogeo


pur
egli che,

di questo

movimento intransigente
Il

e che ci dar da fare tra poco: Paolo Beni.

quale

conchiuder

quando

si

tratta della assoluta

idealizzazion dell'eroe

come purissimo esempio

di virt

cristiana,

bisogna attenersi

non

(')
(-)

Jo. Antoni
p.

Viperam: De Poetica

libri tres (1579) p. 6.

73-74.

132

CAPITOLO X.

COS del tutto a sottili e difficili precetti di Aristotele

che non

resti

luogo alla platonica teoria

dell'
il

idea

('),

Ma non
punto
di

pu intendere

valore di questa

restrittiva

interpreil

tazion di Aristotele chi


contatto

non

tien conto che essa rappresenta


tra le regole e
il

vero
il

(o confusione)

pregiudizio^

quale, al solito, fa la parte del

leone.

Tant'
concilio

vero
di

che
Trento

le

regole

erano la porta per cui la reazione del


nella letteratura
cui, dal
!

entrava

Ecco

accanto a uno di questi trattatelli letterari in

Yiperano

al Beni, si

insegna

il

modo

di

atteggiare

l'eroe

del

poema

epico, aprite qualcuno di quelli altri strettamente morali


rigogliosi dei primi, fioriti anch' essi sotto
e,
l'

non meno

impulso della

controriforma
dell'illustre

per esempio,

il

secondo volume Dell' azioni morali


si

Signor Conte Luigi Laudi Dove

tratta delle virt


inla

intellettuali e delti

buoni

affetti delti

telligenxa Aristotelica, e delle

animi imani secondo la medesime cose trattasi secoido

dottrina cristiana (questa seconda parte del titolo stampata in caratteri di

due
il

terzi pi piccolo).

Anche
uomini
(e

conte Laudi vuol dare per edificazione e modello degli

perch no dei poeti?) una definizion dell'eroe e crede di

trovarla in Aristotele: quello consacrato dalla Chiesa. Eccola: l'e-

roe colui che abbraccia e tiene in s tutte le


tellettuali
(*)
;

virt

morali e indesi

onde

si

vede che

l'

eroe pi conforme a questa

finizione sarebbe Cristo. 11 contrario di essa

pare al Laudi
bestialit

che

possa esprimere tenendo


detta dai latini ferit.
tica lico

d' occhio la

matta
la

di

Dante
Poe-

Qual meraviglia che

lettera

della

dovendo accordarsi e fondersi a

cos rigoroso corpus

aristote-

dovesse finire col subire essa stessa

qualche

leggera

deforma11

zione dacch dello spirito originario non c'era pi quasi nulla?

Viperano non
erano
i

si

accorgeva che quelli che


i

si

irrigidivano sempre pi

tempi; e sosteneva, invece, che

suoi predecessori avevano

teorizzato troppo blandamente.


logico,

Dai

lor postulati egli, nel

suo rigor

deduceva poi un

altro pensiero che, nella Poetica,


il

non ebbe
ci

seguito alcuno (avvenne perfettamente

contrario)

ma
il

che

per-

mette di fantasticare che cosa avrebbe potuto essere

seicento se la
hi

malia del classicismo non avesse vinto. Se dunque - diceva egli -

(')

Paolo Beni: Comparaxionc di

Hoiitero,

Virgilio
ecc.

et

Torquato.

FA a

ehi di loro si debba la


(=)

palma
II,

nell'eroico
1.

poema

(Padova 1007).

Piacenza 1575, Voi.

Ul,

p.

75.

MINORI E LA SORPRESA DEL RICCOBOXO

133
intesa
al

parte pi

importante
s'

dell'opera

poetica la fabula,

modo che

visto, parrebbe che la

buona
pi

architettura di essa dodella

vesse contare pi d' ogni cosa e anche


perfino che quei versi d' Orazio
:

forma.

Gli

pare

Suraite materiam vestris qui scrujitis ae^iuara


viribus et versate diu, quid ferie re<3usent,

quid valeant humeri. Cui lecta potenter erit res

uec facundia deseret hunc, nec lucidas ordo

vadano

interpretati davvero
(').

come un

consiglio a badar pi al

conte-

nuto che alla forma


tutto
il

Difatti, fuori, nella poesia, stava

accadendo

contrario:

si

badava soltanto

alla forma.

E meno
insomma,
tonica
il

male che

s'

arrivasse a catarticizzare la lirica, perch,


poetici

patriarca dei
alle

amanti, Ser

Francesco

Petrarca,
pla-

aveva pur frammista


:

sue lacrime

umane qualche lacrima


Che
e
si

ma

chi avrebbe detto che perfino nelle bandite del Boccaccio


il

avrebbe osato por legge

severo- spirito dei tempi?


della

sarebbe
della

osato catarticizzare la novella, sorella

cronaca

prole

giocondit?

(E

con

essa,

naturalmente, la commedia,

di cui, per

amor d'evidenza, parleremo pi oltre). Eppure questo avveniva per d' un letterato senese, Scipione Bargagli, adorator del Boccaccio e smanioso di imitarlo, il quale, non avendo sottomano una propizia peste come quella che era stata pretesto e
esempio nei trattenimenti
incentivo alle scapigliate fantasie del suo maestro remoto,

pens

di

adibire allo stesso uso V assedio di Siena fatto dagli imperiali alleati
coi fiorentini nel 1554.

Umana

cosa aver compassione degli

afflitti

aveva detto

il

Boccaccio: ma, da un cos astruso vero, egli non aveva saputo

de-

durre se non

l'

opportunit di tenersi lontano da quelli. Per

il

Bardilet-

gagli, invece, la

paurosa descrizione messa sullo sfondo delle


il

tose novelle

ha
l'

suo scopo ed che veggendo nei molti e umani


riso,

accidenti che

estremo del
il

com'

altri

disse, assaglia

il

pianto,
egli '[il

ed allo incontro, che


lettore]

fine del dolore

occupa

l'allegi'ezza

sappia perci discernere sifatte


,

umane

condizioni

e,

secondo

quelle,

impari

la sicura via del reggersi in


Il

ciascheduna maniera di

questa varia nostra vita .

qual pensiero non che una delle pi

()

p.

64-65.

134

CAPITOLO X.

comuni

interpretazioni della catarsi.


lo fosse poi al

Xon

per che

il

Bargagli, per
facile l'ari-

quanto accademico,

punto da creder tanto

stotelizzazioue del Boccaccio:

ma

lo era
la

abbastanza per sentirsi in


:

dovere di far pagare anche a lui

dogana

lasciandolo passare
-

di
-

poi con la garbata teoria della catarsi smontabile. Se poi

egli dice

questo affare dello sfondo morale vi dispiace, voi potete anche


lasciare quella

tras'

mia

fosca descrizion

della

guerra, privandovi,

in-

tende, dei benefici frutti che ho detti

non mi essendo apparso cosa


le

nuova

le

mani

dei gentili spiriti e discreti sapere in sulle spine an-

cora, senza

veruna lor puntura, spiccare


il

vaghe e soavi rose

(^).

E non
tullo

solo

Boccaccio e

il

Petrarca e Virgilio;
il

ma

Orazio

e Ca-

venivano via via moralizzati e

concetto di eroe

come

spec-

chio di vera vita, nel significato pietista, trionfava.

leva che

poeti attuali lo presentassero a quel

Non solo si vomodo, ma che anche


Augustum laudare

gli antichi

l'avessero pensata cos.


utilitatem nobis poeta
attulisset si

Quam

eique solum gratum facere in animo fuisset?

Quare dicendum est Poetam sub Aeneae persona nobis ante oculos, hominem pium, iustum, fortem ac omnibus virtutibus praeditum posuisse, ut et nos similes esse studeamus (^), insegnava per esempio il modenese Orazio Guicciardi non indegno corregionale del conte Laudi. E che dire di Omero qui sub Ulissis persona viri sapientis exemplar nobis
ostendit ? .
le

Meno male che

il

Guicciardi ha la finezza di chiamare


.

sue considerazioni ingegnose

Ma

la

sua

ingegnosit
si

non

affatto

una eccezione.

Si arriv al punto che

non
che

ammisero nei
sono
si

personaggi neppure quegli errori


sabili a costituire
i

ed

omissioni

indispen-

contrasti drammatici dell' azione. Ci

potrebbe

illustrare

subito

con citazioni
ci

numerosissime, se non fosse che a

questo argomento medesimo

richiameranno via via


i

le

polemiche
di

sul Tasso, sul Guarino, su Dante, e che

rappresentanti
citazione.

quelle

non meritano davvero l'onore

di

una duplice

Ci basti dire che, di fronte a questa turba, gli

oppositori

son

pochi e fievoli e a nessuno, udendoli,

verrebbe in mente di pensare

che

essi

rappresentino

il

partito della vittoria.


il

Dopo

il

Giraldi, teo-

rico ad ogni

modo

incoerente,

slo Castelvetro suscit intorno a

(')
(-')

SciPioNK Bargagli:

I trattenimenti

(ed.

Carabba)

p.

12-13.
et

Ingegnose

et utili

eonsideraxioni sopra Virgilio,

Catullo

Horatio

(Mantova 1593).

MINORI E LA SORPRESA DEI. RICCOBOXO

135

un

certo clamore
il

ma

rimase sempre uno sbandato.


accanto al quale
si
i

ci fu,

ma
i

pi tardi assai,
quasi sempre

Patrizio,

possono
cui

mettere

antiteorici difensori dell'Ariosto,

saggi

migliori

sono anch' essi tardivi.


Quelle altre idee invece, oltre l'ascendente
della maggioranza,
della

parrebbe che dovessero avere avuto per


costituita.

l'appoggio

forza

Dico insomma che queste pedagogherie non solo condu-

cevano a catarticizzare Orazio e Catullo,


e Platone
il

ma

a trovare in Aristotele
inquisizione
lette:

suggello dottrinario al metodo della

raria. Cotali principi

trovavano voce sulle pi


di

illustri cattedre italiche

Padova per bocca

Giason De-Nores, a Pisa per bocca di Jacopo


si

Mazzoni: gente vacua, se

vuole,

ma

di cultura farraginosa e

cla-

morosa. Quest' ultimo, per esempio, aveva ricevuto facolt di leggere

anche Platone, tanto era persona

fidata.

Difatti

vogliate

udire

che

razza di cose sapeva egli far dire non solo ad Aristotele


a Platone, in un suo compendioso corso preparatorio
dell'

ma

anche

alla

dottrina
constituit
et

uno e

dell' altro

Pari ratione et Plato haec

eadem

in septimo de legibus.

Nemo

poeta praeter civitatis leges

justa,

rei honesta, rei boia, fingere

composuerii ulli
re judices

quidquam audeat. privatorum ostendere antequam


et

Nec

liceat

quae
cita-

constitnti hac de
.

legumqiie custodes viderint

approbaverint

[La

Quae verba videntur etiam sanctae inquisitionis officium redolere. Et post in eodem dialogo hoc addit: Insaniremus enim et tws omnino et civitas omnis si antequam magistratus viderint quae composuistis et dicenda ad populum
zione stesa in corsivo dal Mazzoni].
iudicaverint, admitteremus
(').

Questa sapienza per scendeva


Varchi.

in linea

diretta

da quella

del

Senon(5h se noi, sempre astraendoei dalle voci della vita, segui-

imo a

far entrare via via nella nostra ermetica stanza solo le

ma-

lifestazioni del pensiero critico, a certo

punto

ci capita di assistere

un

voltafaccia che

un vero

colpo di scena.
dell' aristotelesimo,

Nel 1584, da uno dei pulpiti pi femosi

lo

(^)

Jacobi Maxonii eaesenatis in almo Oiinnasio Pisano Arstotelem or-

inarie,

Aristotelis

Platonem vero extra ordinem profttentem. /n universam Platonis philosophiam praehcdia sire de comparatione Platonis et Ari-

telis^ (1597) p. 222.

136

CAPITOLO X.

studio di Padova, per opera di uno dei suoi rappresentanti di razza^


il

rodigino Kiccoboni, ci capita tra

mano un nuovo commento


tutti

alla

Poetica - opus di prim' ordine - in cui


trattati

quei predecessori son

da visionari e

l'

unico degno

d' essere

qua e

l rabberciato,

se

non

seguito, appare - vedete stranezza - quel

grande eretico del


ostentazione.

Castelvetro, edonista della poesia

per

tendenza e per

Sicch

il

Riccoboni propone senz' altro una nuova radicale interpre-

tazione della Poetica destinata a

mandare
che

in rovina lo

sforzo

tren?

tenne dei suoi predecessori.


risposta
si

Ma
:

cos' era

dunque avvenuto
le voci della vita

avr lampante e chiara ascoltando

La come

faremo nel prossimo capitolo


del Riccoboni avviene

per ora basti dire che la pubblicazione


il

un anno dopo

trionfo
il

del

Pastor

fido .

possiamo anche dir subito che essa segna

riaversi del pensiero


il

critico

da una lunga astrazione nella quale aveva perduto


solo

senso
di

della realt cui lo poteva richiamar

un clamoroso
il

trionfo

poeta.

Come
essa oggi

fu disgraziato Aristotele

osserva

Riccobono

(').

Questo

dittatore eterno della scienza poetica, cui


si

dobbiamo

tutto ci che di

sa,

ha avuto,

fin qui, interpreti cos infelici

che

io, tar-

divo commentatore, mi trovo a scavare Aristotelis sensum ex densissimis tenebris ,

come

fossi il

suo primo interprete e non riesco


e
solitario

a trovar qualche aiuto se non in un suo ormai vecchio

commentatore,

il

Castelvetro,

il

quale almeno

si
il

sforz di capire.

Di questo passo
suoi tempi con

egli viene a conciliare

rigido moralismo dei


fa la

V edonismo

di quel reprobo e

ne

sua novit. Delle


predecessori
(il

([uattro spiegazioni della poesia proposte fin qui dai

prodesse et delectare dello Zabarella - cio, in sostanza, del Robertelli


il

divenuto poi a Padova su^ maestro,


del

.- il

delectare del Robertelli


;

prodesse

Maggi jX-^el Varchi,


si

del Piccolonihii

il

f decere

fabulam dello Scaligero) nessuna


ex Aristotele ipso colligimus
!

regge. Quictwii ins

primi

Questo quinctum una cosa molto


le

naturale eh' egli fa scaturire mettendo a confronto


'

idee degli uti-

litaristi

e quelle de^li edonisti della poesia

mostrandone T incon
sua,

ciliabilit:

ed

il

secentismo.

La

parola,

naturalmente, non
il

ma

noi possiamo adoperarla con sicurezza di coglierne

pensiero a

(')

Poetica Aristotelis ab Antonio

Rieoobono latine conversa:


ecc. (Patavii

ejusdem

Riccoboni paraphrasis in Poeticam Aristotelh

1587) Prelazione.

MESORI E LA SORPRESA DEL RICCOBONO

137

puntino. Escludere
se

l'utile dai fini

deUa poesia non

si

pu perch,

non

si

mettesse al poeta quel freno, egli divagherebbe con facilit

restrema in quelle zone infette della natura e dello spirito che sono
jstate

tante volte illustrate.

Qui non
logici

si

pu dar

torto ai ragionamenti

del

Maggi
Ma,

e dei suoi successori.

d' altra parte,

siamo

proprio cosa possibile conci-

liare

r utile
le

col diletto ?

Prodesse et delectare ita repugnare Inter

se videntur ut

unum
il

eicere alterum existimetur .

voler poi chia-

mare

cose con

lor

nome, bisogna dire che


il

l'

imitazione non pu
quello

riferirsi

che al diletto e che

voler associare questo con

pretesa troppo superba.


pii

pu aggiungere anche un'osservazione


il

maliziosa

che V esempio di Platone,

quale pretese

d' essere

poeta in
-

filosofia,

non dissuader alcuno

dal riconoscere vero quanto

dBtto. Idcirco nonnullis Plato

parum

probatur, qui sub

dele-

ctationis involucris atque integumentis abdidit

philosophiam

Nel-

r aver avuto

il

coraggio ormai facile di mettere in chiaro una menla

zogna convenzionale, tutta


venuto fuori che
il

rivoluzione

del

Riccoboni

e n'
gli

pensiero critico, fin qui, ha camminato con


:

occhi attratti da una chimera

il

rinnovellamento della sintesi

d' arte

e di pensiero, gloria del raedievo.


esso

Ma, per inseguire quella chimera,


a

non

s'

accorto che, invece di giungere

dominare

il

regno

della\spirito, sottoponeva questo a insopportabile

amputazione. Che cosa

aveva concluso

il

Varchi

^he

il

prodesse spetta alla filosofia e

che, alla letteratura, in

quanto derivazione

da

quella,

esso

dovr

spettare per

accidens 3k\

il

Riccobonoj

quis
et
il

autem negaverit
doversi tenere

prodesse docendo esse

proprium^Mosophi
dedotto

hoc modo per accidens


poeta

poetae?.

Ma

il^V^rchi ne aveva

retto a quell'

accidens, lo Scaligero dover quello docere


Piccolomini
si

la realt,

non imitarla;
di Dio.
Il
^'

il

era

tenuto

alle

riserve

del

timor

Riccoboni fa una scoperta che veramente

1"

uovo
si

di

Co-

lombo. Dalla stessa testimonianza di costoro - egli dice -

deduce

che fra delectare e prodesse aperto contrasto che, con quel


ripiego dell' accidens > si rischia di essere assai pi filosofici che dilettevoli: che, in fine.:_la_v'era_poesia

ha bisogno di
accordo

sfp^zinre

libp ra e

>ivriferisce_soltanto al diletto'T)

E, allora,
rre
all'utile

come
e

si

mettono
di

d'

il

dovere di non contradiletto?

quello

badar soltanto
gli

al

Sembra un

indovinello.

Del quale, per,

ormai facile trovare la soluzione

138

CAPITOLO X.

solo che apra gli occhi, sebbene


Il

un

altro

prima

di lui l'avesse

gi

^intravista in teoria,

il

Minturno.V
dev' essere
il

Fine della poesia

una

fabulosa

delectatio

ma

togliete alla parola favola


rico,

significato esopiano, didattico-allegoil

datole dallo Scaligero, restituitele


s

suo valor vero di leggiadra che


cosa
volesse
nella
dire
tra-

invenzione. Adesso
Aristotele

s'intende

finalmente

quando dava tanto peso

alla favola!

Non

solo

gedia e nell'epopea,
niter singularium

ma

dappertutto essa regina.

Finis eommuenim
affirmavit

poesium sine duhio


non
si

est fabula: id

Aristoteles de tragoedia ubi fabulam caeteris


litatis

omnibus partibus quauomini, di carattere


et vo-

antetulit.

badi alla psicologia: basta che, naturalsi

mente, l'azione

sia,

per quanto

riferisce agli

morale. Actio ex virtute, consequentem habet iucunditatem


luptatem,

idemque

fit,

ac

si

dicatur

fabulosa
(^).

delectatio;

profedo
dice

aliiim finem quaerere noi debemiis


Differt
il

enim fabula a imitatione ut

species a genere

(^)

Riccoboni

cio la sua favola proprip quella autentica che, della

vita,

rappresenta solo aspetti

chimerici; /e poesia

non come
cose

sintesi
;

di umanit,

ma come
si

oblioL di essa e distacco

dalle

reali

la

quale va a scegliere proprio quegli argomenti


lontano

da
regno

cui

sar

portata

dove

pu incontrare davvero
fabula

il

dell' indifferente

morale;
Q-oei?.

l'autentica

senza
il

mores sieno

essi

tj^

o Sta-

Io son d' accordo - insiste

Riccoboni - che la poesia deve

accomodarsi ad

bonum commuue
:

e a quello dello Stato, se

non
di-

W ne vuol

essere bandita

^a

non posso ammettere che ne debba


fosse

/l

ventare

strumento

come

se questa qualit del giovare le

in-

I nataTl Illud
tuit,

dicitur alieni rei

naturale,

quod eius naturam

constiparti-

aut certe ipsius proprium est;

ut

homo

naturaliter

est

ceps rationis et aptus natusque ad rideudum.


constituere
illis

At

utilitas

Poeticae

aberat poetis quos expellebat Plato, non quod boni

naturam minime videtur quae ab ea abesse potest ut ab poetae non

essent [possimi

enim

esse boni pnelae, etiamsi

non prosint) sed quia


et illi
(').

nervos virtutis eliderent, bonis moribus nocerent,


publicae statui,

optimo

rei-

quem

ipse exquirebat adversarentur

Che quanto

[dire 4
idi

il poeta non ha punto il dovere di giovare: ha soltanto quello non disturbare e di non toccare argomenti scottanti.

(')

p.

1-4.

CO

p. 6.

MINORI E LA SORPRESA DEL RICCOBONO

139
Orazio passata

di

Onde si ritorna all'antico, moda da circa trent' anni


:

alla vecchia lezione d'

aut prodesse volunt aut delectare poetae

si

lascia

da parte queli' altra

et prodesse volunt et delectare poetae.

Oh

- dice

il

Riccoboni - finch la favola T elemento princi-

pale della poesia


scribat

si

ha un bel tentare di ridurre V imitare a docere


velit Scaliger .

quidquid

Il

pi bel vantaggio ricavato dal Riccoboni con


d'aver nettamente
divisi
i

la

sua innovadiletto

zione

si

due

campi:

della

poes ia e V interess edello^ Stato,

umanista
poeti

sta a_

il q uale ultimo al nostro ortodosso cuore non meno che i yfti rinnpcr nti predecessori. I

hanno per

fine la febulosa deiectatio e solo iu particolarisessi

sime contingenze

debbono cercare

di

uniformarsi
si aliter

ai

fini

della

Politica jubenti ut prosint. et minitanti,

faciant. se eos ex-

pulsuram

Che

quanto dire: la

suprema vigilanza su
alla
:

tutte le

ma-

nifestazioni del pensiero spetta

sempre

politica e

non

detto

che essa debba perdere

d'

occhio la poesia

non

detto neppure che

r Inquisizione non abbia


mensi poteri
che con
il

la

sua buona ragion

d' essere.

Ma

si tratta

di tenere in fi-eno e nulla pi.

se la Politica, investita degli im-

conferitigli dai tempi, fa la

voce grossa con

tutti e

an-

poeta, essa,

con

lui,

somiglia a quel burbero padre


si

che,

a pai'ole, pretende dal figlio grandi aiuti ma, in effetto,


di vederlo crescere senza
il

accontenta

tarlo del pensiero e senza

debiti.

Essa
(Pro-

dice in sostanza ai poeti: Yoi


e ai miei fini ed io
fecto

non date nocumento

alle

mie trame

non turber

la vostra fabulosa deiectatio.

alium finem quaerere non debetis).


:

"uedeie ironia della storia


se la poesia si

son pi di trent' anni che

si

discute
a

debba ridurre a Politica, a Retorica, a Morale,

Re-

ligione; ed ecco,

un

bel giorno,

un

critico
''

qualunque apre
di

gli occhi
a

si

accorge che_iL-Segreto_clelhi

p'jesia

uon impicciarsi con


con
la

Retorica, con la Politica^

con

la

Morale

Religione!

La

poesia destinata a

non essere che

favola, a diventare fantasia pui-a

e musica

'.3^

Del
Retorica ?

resto, osserva

il

Riccoboni, non avviene cos anche per la

Pu

darsi che essa sia assunta dalla Politica, ut civitati

140
persuadendo prosit

CAPITOLO X.

ma, in

effetto,

che altro essa se non la dolce


finalit

arte di persuadere, estranea

ad ogni

morale?
il

Se dopo
boni
ai

ci ci

fermassimo ad illustrare

commento

del Ricco-

vari paragrafi della Poetica

mostreremmo
tutti

di prendere sul serio

le regole

pi di lui e degli aristotelici


all'altro capitolo e

di questo periodo. Pasfilosofo

siamo invece
aristotelico
il

vedremo perch anche un

come Antonio Riccoboni poteva permettersi ormai

di fare

rivoluzionario senza originalit e senza pericolo.

CAPITOLO XI.

Le polemiche
Sommario.

sul Pastor Fido.

1. Forma
:

d' arte fiorita fra la

queste teorie in
-

apparente

stridente
d' arte ini-

contrasto con esse

tragicommedia
al

Fortuna di questo genere

ziato dallo Speroni - Origine del


rico delle polemiche

nuovo nome.

2. Massimo valore

stoillu-

intomo

Pastor Fido ^I ra ppresentanti del gi

strato
-

Figura di costui

moralismo letterario insorgono per mano del signor Giason De Xeres - Sue pose di continuatore dello Speroni e sua purgazion

dalle lodi gi tributate alla

Canace

Interpretazione ultra-varchiana della

Poetica come strumento della Politica in genere e della Bepubblica di Venezia in ispecie
-

La commedia considerata
-

in questo

modo medesimo.
-

3. Applicazione
condanna
stotele
di

di tali principi al

Pastor Fido e conseguente rigorosa


I cittadini si
effetti -

esso

Risposta del Yerrato ossia del Guarini


L' arte e la morale sono due

ridono della poesia e dei suoi buoni


:

Assurde attribuzioni ad
Replica del

Ari:

assurdit della tesi


s'

bisogna cercare che non

incontrino.

4.

mondi distinti De Nores e conConchiude

tro-replica del Guarini che cerca di parlare anch'egli

da

filosofo -

che

la poesia

non pu essere che vano giuoco


:

Il

poeta eviti la morale e

r anima umana
poesia nel

la

tragicommedia genere eccellente perch tra.sporta la

mondo

delle vanit e dei sogni.

posto

il

punto di partenza quello stesso del


al pensiero il

come minor male ed estraneo


largarsi della polemica
-

5. Il punto d'arrivo opDe Nores - L' incontinenza Eguale ipocrisia. 6. L'al-

Morto
-

dino
- Il

Summo

Sua

figura

De Nores prende il posto Anche questo si purga dalle lodi


-

di lui alla
il

Bernar-

Canace
contrasto

vero dietro-scena del secentismo

Summo

cerca di portare

r estrema destra moralista e gli edonisti guariniani davanti al tribunale dell'Inquisizione- Questo prende le parti dei secondi; il secentismo
fra

trionfa.

La vera sorpresa non

nella povera opera del Riccoboni

nello

spettacolo che ci si presenta levando gli occhi dai

volumi severi della

142
teoria e

CAPITOLO XI.

guardando

la vita

dove

l'

arte trionfa

in atto

col

Pastor

Fido

del Guarini (1583).


d' arte fiorita tra questi filosofici rovi

La nuova forma
liamo della

(non parnecessit

Gerusalemme
non

forma

antica, attesa

come una

dal Trissino in poi)


scalica
tati

ne un qualunque genere

di poesia dida-

n una confusione d'elementi


fosse

intellettuali e filosofici
:

cemenantifilo-

dalla rima,, dalla favola, dal dialogo


si

quanto di pi

sofco e antididascalico

veduto

fin

qui

la

tragicommedia.

Nuova ? Oh no
traverso r
-^

Essa discende in linea diretta dalla

Canace

at-

Aminta

ed ha, come fu dimostrato, la sua brava


peripezia

ori-

I gine aristotelica nella


i

scoperta ^allo; Sperwi>In realt,


s'

poeti, dico quelli che, ^grandi o piccoli,

esprimono per natura in

poesia,

non

filosofi

che vogliono

pur

esser poeti, s'erano

sempre
l'il-

attenuti alla facile tradizione giraldiana e speroniana che

dava

lusione di continuare la poesia del

rinascimento.

E,

prendendo
con

lo

mosse dalla vecchia ingenua conciliazion

di Aristotele

la fantasia

proposta dallo Speroni, preparavano una soluzione del problema del

tempo
;

che, in apparenza,
filosofi,

conduceva
ma, in

agli antipodi di quella sostenuta

dai teologi e dai

realt,

coglieva pi esattamente nel


l'arte.

segno
che,

ed era la quintessenza dell'arte per


gli

Basti dir subito

mentre

astratti rigoristi della teoria si


i

ostinavano a strillare
i

contro di quella,

pi intransigenti uomini di chiesa,

quali dove-

vano giudicarne
si

il

valor pratico nel mondo, la trovavano buona e la


Si che in
Tjdirj

favorivano come l'arte dell'avvenire.

essa, finalmente,
le S'.a-

riusciva a trattare la fabula senza gli

ed anche senza

{>aet(;,
/

sfiorar

la

vita

senza

toccarla
l'

senza

compromettersi.

f
I

Cos la tragicommedia rimase


giardino della controriforma.

come

albero

della poesia nel casto

J
<

J
e

Come
dell'

poi

il

conflitto tra teorici e poeti tardasse a scoppiare tino

ai giorni del

Pastor Fido

non divampasse gi prima

al trionfar

Aminta che con buone

cosa pi facile a spiegare con argomenti illusori


il

ragioni: del resto la storia fa sempre

comodo

suo.

E
di

forse essa vide gi troppo gravate lo bilancie del Tasso dai dolori

della

Gerusalemme

per lasciar cadere anche quest' altro


vita.

fardello

pene sul primo unico schietto trionfo della sua

La tragicommedia
\L
^

del Guarini

adunque deriva
, al

dalla

Canace
al

attraverso

il

chiaro tramite dell'

Aminta

di

qua e

di l

della quale si trova tutto


s'

un

seguito di scolorite opere minori.^ Come


quello di

arrivasse poi a questo

nome da

favola

pastorale

(il

LE POLEMI

....

....

PASTOR FTOO

>

143
graziosi anedla

quale del resto non scomparve mai) uno


doti del convenzionale culto delle

dei tanti

regole
Il

dell'antichit
della

quale
era
e
il

ha l'aria di essere presa


troppo debole per passare

in

giro.

pretesto

peripezia

nome
alla
si

di

favola pastorale

comu non

bastevole

orpello

aristotelico

era

suggello

abbastanza

classico.

Allora ci fu tutta una storia di ricerche in Aristotele per appiccicare

nuova forma

di poesia

un

polizzino pi

sicuro

rispettabile

prov a farla passare per ditirambica,


fece avanti Plauto
il

ma

fu invano.] Sul pi bello

si

quale non valeva certo

Aristotele
^

ma, per
defini-

antico, era antico e

aveva lasciato con F

Anfitrione

una

zione di esso che pareva adattarsi alla

meno peggio anche

a questo

nuovo genere

faciam ut co mmixta

sit

tragicomoedia
\

nam me

perpet uo facere,

^*

fi<;

CTU^f^'**!

"reges quo vehiant et Dii non par arbitror.

il

nome

rimase.

Quando

usc

dunque

il

Pastor Fido

che, di tutto quel


politici

co-

lossale attiraglio di
<sersi accorto

argomenti morali sociali e


si
il

pareva

non
ari-

neppure e
che

distingueva soltanto

per

una

'^procace

iascivial era naturale

gran partito della


all'attacco.

critica

veramente

stotelica si risentisse e

movesse

A
(^olpi.

chi poi esca a giudicar la contesa dall'ermetica stanza della

teoria parrebbe che quel partito dovesse aver battaglia vinta ai primi

Ma

le

cose andarono molto diversamente e la contesa serv a

mettere in tavola le carte del secentismo meglio che parecchi volumi


<r

indagini critiche e storiche.

sostenere

il

duello

si

present primo uno dei


il

pi

magnilo:

iuenti campioni
(juale fu, inoltre,

dell"

estrema destra,

signor Giason

De Xores
V

il

uno dei pi vacui

seccatori che

mai sieno

riusciti

a imbarcare
v^

il

loro

nome

sulla navicella della

storia.

Padovano
:

di famiglia, egli era stato discepolo e fedel pappagallo

/dello Speroni

sospetto anzi che sia proprio lui quel Zaco


storia.

d'un certo
il

[dialogo speroniano sulla

Perch bisogna sapere che


si

nostro
poi, fe-

^nasone,
ele al

oltre e

prima che De Nores,

chiamava Zaco
<

ma

gusto del fasto verbale professato nelF

Accademia
col

degli Insa-

fiammati

egli
!

aveva lasciato nella penna quel primo nome che


per ragiou
di

peva, ahim

di contado, e,

compenso,

pretesto

144

CAPITOLO

XI.

della nascita, aveva aggianto al gi sonante

De Nores

il

vaghissimo
ri-

appellativo di Ciprius. Poi, morto

il

maestro,

non aveva saputo


spirituale,

nunciare

al

prestigio che

gli

poteva derivare dalla sua celebrata

di-

mestichezza con quello e se n'era investito erede


se la

anche

nuova piega

toto corde,

del movimento non aveva con le idee

aristotelico,

al

quale egli aderiva

originarie del famoso pioniere che

una parentela molto lontana. Anzi proprio questo era il tallone di Achille suo e degli altri Padovani che volevano conciliare il raro
vanto d continuatori dello Speroni con
l'

ossequio alle idee aristote

liche quali si erano venute svolgendo dai tempi della

Canace

in

su, a dispetto della lettera della Poetica. Costoro, giovani ancora,

specialmente

il

Sumrao, avevano partecipato, disimpegnando

la classica

parte del coro, alle lotte pr


in quel

Canace

(cio pr

domo

sua),

che,

tempo lontano, erano parse in


si

difesa di Aristotele,

ma

che,

vedute a questa propizia distanza,

rivelavano per in

difesa della
la

pura arte

dilettosa.

Che
lo

altro era la

Canace

se

non

nonna

del

Pastor Fido?
se

Speroni stesso, in sostanza, che altro era stato

non un edonista
in
e,

dell' aristotelesimo

con quel suo farlo consistere

soltanto

particolari

di

forma

Poi

pur

egli

aveva

fiutato

tempi

in quella sua ricordata lettera del

1566 e in un non mai


e
storico
dell' attivit

rivelato
la

commento, aveva dato segno


:

di conversione volgendosi verso

catarsi

ma,

intanto,

il

periodo

aureo

letteraria speroniana restava cinto di

una fulgida aureola


dell'estrema

liberalesca.

Tant' vero (vedete puntigliosa malignit di quegli sfaccendati


nisti)

umail

che uno
il

dfei

pi

simpatici
l'

avversari

destra,
le

Malatesta,

quale, fra

altro,

doveva conoscere a fondo


introduceva
a

angustie

dei cenacoli patavini, partecipando alle polemiche del tempo in difesa


dell'arte edonista e dell'Ariosto
tesi
('),

sostener

la

sua

indovinate chi?

il

defunto Sperone Speroni.


costoro,
il
il

canacco

naturale

dunque che

De Nores
Il

il

Summo,

sen-

tissero la necessit di riparare

fianco dai ricordi del loro passato

apprestassero

una

giustificazione.
il

De Nores
il

cerc
il

di salvare

capra e

cavoli - dico

suo culto per


- riferendosi

maestro e

suo presente contegno


che forse
il

intransigente

a
in

un argomento
progresso
della
di

maestro stesso era venuto escogitando

tempo

cerc di ridurre la meraviglia pura (in origine)

peri-

(')

Malatesta: Dialogo in difesa

dell'

Ariosto (Verona 1897).

LE POLEMICHE SUL PASTOR FIDO

145
all' 'so?

pezia speroniana a qualche cosa di simUfi, nell' effetto,


'j,3o?
;

-/.al

e la moralizz a questo

modo.

/.Sebbeii

dunque

la peripezia
tal

- disse egli - congiunta con meraviglia, non per una


raviglia senza grande

me-

ammaestramento

della vita civile

7j.

il

Il

ripiego,

del resto, fu assai di

moda
il

fra coloro

che vollero salvare teorie sala e

cre e pratica profana.

Quanto valesse per

Canace

lettore

pu

giudicare da

s.

Difatti
il

Summo,

trovatosi qualche

anno dopo nello

stesso impiccio, sent


cale.

bisogno di ricorrere a un rimedio pi radicred di essersi giustificato abbastanza

Ma,

intanto,

il

De Nores

e di poter continuare la sua parte di intemerato

campione
lui

di

una
ci-

teorica poesia sostanziata di filosofia morale. Chi pi di

poteva

essere adatto a predicarla


vile ?

strumento e longa manus del potere

Pi

di lui che, statolatra,


tutti
i

aveva deposto
i

il

lucido

della

sua

prosa sulle scarpe di

Procuratori e
titoli

Prelati della Serenissima,


il

ricevendone in cambio, coi

e gli uffici civili,

diritto

di di-

vider coi grandi lo sdegno del gregge profano?


dalla Serenissima
serv, in questo

Da

ultimo ricevette
egli
la

una come

cattedra nello studio di

Padova ed
cattedra

negli altri uffici, servitore umilissimo.

Perche
se

altro

mai

gli

poteva aver affidato lo Stato

quella

non
e'

perch egli vi preparasse dei buoni ed obbedienti cittadini ?

Non
al

dubbio -

egli dice
< il

con parole che non sarebbero spiaciute

conte

Laudi
i

poema

eroico stato inventato per lodare ed esaltare

buoni e legittimi principi e per proponerli come

una

certa
il

idea
pro-

agli altri

che vivono in qualche grandezza ragion per cui


e

tagonista della favola deve essere di

suprema bont

>

{^).

In questo punto delle sue regole Aristotele aveva avuto l'occhio


ai nobili

:{^eva avuto

l'

occhio, invece, agli altri cittadini e alla vii

plebe con la questione della


quella

catafgLJ Quivi

egli
lo

mirava
di

liberar

dalla piet e dalla misericofHia


(')

con

scopo

farne

dei

buoni soldati

pronti ad

ammazzare

e a farsi

ammazzare (ad maioparticolarissimo

rem gloriam
la

reipublicae. Si era accorto poi, che, in certe leggi sulla

tragedia, Aristotele aveva tenuta presente in

modo

Repubblica di Venezia, dove

sta

bene

che c'era

un'oligarchia
il

abbastanza gelosa dei propri

diritti,

ma

guai a chi tentasse

giuoco

(*)

Discorso di Giason

crescimenti che la Commedia, la Tragedia


filosofia

De Nores intorno a quei principi, cau^e ed ace il Poema Heroico ricevono dalla
p.

morale (Padova 15S7)


p. 8.
(3)

19

bis.

p. 14.

ToPFAMN.

La

fine dell'umanesimo.

tt

146
di

CAPITOLO IX.

Marin

Faliero. Egli insegn infatti

la

tragedia la rappresen-

tazione della vita pubblica e dei cattivi principi

per

il

pi dentro
animi degli
belle
di

j
1/
I
''

la citt per purgare

il

terrore e la misericordia

negli

ascoltanti e per ispaventarli della tirannide;


simili cose insegnava pr~ui'Tarpbesia.
]\Ia7
si

Queste ed altre

siccome

il

pregio

questa la meraviglia, e la meraviglia


fortuna o peripezia,
egli,

fonda sulla tramutazion di


disinvoltura,

con invidiabile

riportava
che,

al

maestro codesta bella messe di conseguenze ed insegnava

con

essa meraviglia, la poesia indirizzata alla disciplina dei cittadini .n/

Con

tal

animo, persuaso che la poetica una parte

della retorica,

egli faceva

una eloquente introduzione a quella

di Aristotele col fine


felice

di insegnare quella filosofia

umana
Ma, in

che sufficiente a rendere


fine,

una gente e una


tiranni, .non
si

citt

(').

considerando che la poesia,

fra gli altri vantaggi, ha,

come ognun

sa,

pur quello

di

svelare

peritava di stendere di suo pugno una vera e propria

Poetica
neta.

aristotelica

che fu tutta una stamburata alla repubblica veil

In omaggio alla quale egli traduceva via via

testo

permet-

tendosi di queste

ingenue varianti

Sar

dunque

la poesia imita-

zione di qualche azione

umana

meravigliosa, compita e convenevolecc. ecc.

mente grande, o rappresentando o narrando


V
I

per introdurre

virt negli animi degli spettatori, degli uditori, a beneficio


'

di

una ben ordinata Repubblica^,

(^)

oppure

comune La tragedia imispettatori


ecc.

tazione

di cosa meravigliosa ecc. per purgare


e

gli

per farli abborrire la vita dei tiranni

pi

potenti .-^

(A proposito non
:

ricordai nel capitolo precedente, accanto a quella

della novella, la sorte catartica della

commedia perch avrei dovuto


e del Mazzoni, veri continuatori
il

premettere queste idee del


e integratori del Varchi.

De Nores
Se

questo punto

lettore

intuisce

gi da
la tra-

come andarono

le cose.
i

la facult civile

voleva che
i

gedia ammaestrasse
del

potenti ricordando loro che, in fondo,

padroni
cristiano

mondo eran

essi

(non altro in sostanza era lo

spirito

(')

libri della Rettorica d' Aristotele.

Introduxione di Giason De Nores ridotta in alcune tavole sovra tre Al valoroso et illustre signor Francesco
et

Bernardo, del chiarissitno signor Andrea Patron


(Milano 1831)
(^)

signor osservandissimo

p.

11.

Poetica di Oiason
rf'

De Nores
p.

nella quale per via di divisione si tratta

secondo V opinione

Aristotele della Tragedia, del

Poema Heroico

della

Commedia (Padova

1588)

5 e seg.

LE POLEMICHE SUL PASTOR FIDO


dei tempi) naturalissimo appariva che la

147
fosse fatta invece
il

commedia

per

poveri diavoli, per ammonirli, intendiamoci, che

lor destino
te-

era d'essere bastonati e di friggere in silenzio senza mettersi in


sta di voler insorgere, per questo, contro
i

potenti o di sconvolgere
i

un mondo

cos sapientemente ordinato. Chi legge

prologhi e le dedi

dicatorie delle

Commedie

dal '60 in sa (lo

schema

esse

restava

poi sempre quello illustrato dal Machiavelli e dal Bibiena) vi trova


atteggiati in diverse forme, pensieri di questo genere. Citer,

per un
Battista

esempio, un passo della dedicatoria con cui


Olgiati presentava nel
blico

il

signor

Gio.

1592 una Commedia del Platonico messo di moda dal Mazzoni Proclo,

Salviati, auspice
fratello

lam-

spirituale del
l'

De Nores -,
difficile
iella

a line di conciliare Platone e Aristotele contro

abusato e

come avr occasione

di ricordare pi oltre a proposito


1'

polemica su Dante. Scriveva per esempio


che in
tutti

Olgiati

<

sempre

>tato universale parere di quelli,

li

tempi

hanno dato

opera alle belle e polite


civile

lettere,

che, volendo dall'


li

un

lato la feicolt

ammaestrare in quei primi anni


trovavano innalzati
al

pi potenti, e quelli tutti


altri

<he

si

signoreggiare

uomini, perch

di

qui non avessero a confidarsi di soverchio nella fortuna

loro, dive-

nendo per conseguenza insopportabili e insolent nel loro governo,


introducesse la tragedia, la quale fosse

come un conveniente concui

trappeso all'arroganza della prospera fortuna loro, da


trarre giovevoli precetti e

potessero

temperamento dell'alterezza
volendo
l'

propria

per

tale stato; e che, dall'altro lato,

istessa facolt civile

imsi

primere nelle meiti de' cittadini di pi bassa fortuna


verso
li

V idMdienxa
wn
nella me-

loro superiori, acci


e

per

desiderio

di cose nuove

movessero a ritrosia

a ribellione,

ma

si contentassero

diocrit della condixione loro,

facesse

sorgere la

commedia, nellu

quale viene dimostrato simile inferiore sort^ di vita assai felice, e


capace ancora di molte consolazioni
(') ).

Chi dunque meglio del


del
^

De Xores
dell'

era adatto ad assalire destra ?

V autore
del
la

Pastor Fido in

nome

estrema

La persona
:

De Xores non avrebbe

meritata cos diffusa illustrazione

ma

me-

ritavano l'episodio e l'opportunit di

godere pi da

vicino questa

(')

//

Teatro classico del secolo


del Salviati p. 2.

XVI

(Milano Treves 1858) Dedica

d'una

ommedia

148
.luminosa polemica.
dei suoi argomenti
Il
il

CAPITOLO XI.

De

N'ores prese
il

dunque

sotto

il

fuoco infilato
fatto
;

Guarini e

Fator Fido

che pareva

apposta per prenderlo in giro!^ Suscit cos

ma

fece

un

fiasco tale

che

al partito del

un vespaio indiavolato De Nores non rest pi


;

neppure
era
altri

la possibilit di farne

aperta la strada. Fece

un

ribelle

un secondo e il secentismo si trov un gran fiasco anche perch il Guarini non ma, anzi, un uomo pio, come si deduce da tutti gli
ed era anche abbastanza
aristotelico.

suoi

scritti,

Soltanto

era

un poeta e insomma intendeva fare poesia./ Leggiamo la risposta che egli diede al De Nores sotto la maschera del Verrato. (Costui era un famoso comico ferrarese che mor appunto in quegli anni compianto da un sonetto del Tasso uomo di poca letteratura e di molta pratica coi poeti, se non di molto gu:

sto,

era

il

pi adatto a incarnare

l'

opposto del

De Nores uomo

di

poco gusto, e di molta letteratura. La difesa del Verrato poi vera


opera del Guarini o di qualche suo amico o dei suoi amici accademici ferraresi ? Molto se ne chiaccher allora e io non so se ne sia

mai venuta
dubitarne.

fuori la

documentazione sicura,

ma mi

par

savio

non
di

tacere che codeste risposte

in terza persona

erano

prammatica
pur

ma

venivano quasi sempre dall'autore (cui prodest


si

fecit),

in questo caso

tratta di prosa

molto elegante, arguta, e assennata,


tempo, e se qualcuno
l'avesse
essere

fra gli inevitabili pregiudizi del

saputo scrivere cos (l'osservazione del Malacreta


di

ma pu

ognuno

di noi),

non

si

sarebbe tenuto

celato.

In secondo luogo,

nella improbabilissima ipotesi che essa

non
l'

sia di

mano

del Guarini,

r ispirazione sua

di sicui'o, perch

indirizzatore doli'

Accademia
difesa, egli

ferrarese, in quel tempo, era lui e perch, dietro quella


si

tacque contento come se l'avesse scritta di suo pugno).

Tu mi

accusi - rispondeva

il

Verrato - di

disamorare

cittala
cit-

dini dai pubblici uffici invece di incitarli a quelli.

Oh

magari
fatti
i

mia poesia avesse tanto potere tadini. Della poesia se ne ridono.


abbia tralasciato di parlare della
si

Ma

vedi

come son
sol

Credi tu sul serio che Aristotele

tragicommedia
fondo

perch essa non

presta a insegnare?

cittadini, in

cose cattive,

ma

di liberare gli

quelle buone ... Se poi dici uomini dalla piet e dal terrore per farne dei buoni

non imparano che le sul serio quando parli

soldati, questa idea, oltre

che

cinica,

Dove mai
proclamato

Aristotele ha detta tutta


la

mi pare alquanto pericolosa. codesta roba ? Dove mai ha egli


alla politica?

sommissione della poesia

(E

gli

ricorda

LE POLEMICHE SUL PASTOR FHX)

149

il

SUO bravo Speroni cos stranamente allungato di corollari).

Ma
non

quali per Dio sono coteste regole e principi morali di cui voi dite
essere capaci alcune parti della Politica? Io per
in tutto
il

me non

so vedere

corpo della morale e particolarmente nella politica dove


il

sarebbe stato

suo luogo che

il

legislatore aristotelico ci

prescriva
si

leggi di poesia.

nella sua
di

n prima ne seconda Repubblica non


(').

vede vestigio alcuno


tici,

tal precetto >

Invece, a voler essere pra-

tra

difetti

che noi pur dobbiamo attribuire ai nostri personaggi,


al principio di Aristotele

anche in ossequio

che non

li

vuol pessimi
fatta

ma neppur

ottimi (e perch,

insomma,

la poesia

non pu essere

di niente), quale pi propizio della beata incontinenza che, in fondo,

non d scandalo a nessuno, essendo assai nota per inevitabile male comune e non frutto di intelletto n pericolosa allo Stato, ed ha, invece, un cos piacevole sapore anche quando la si ritrova nei pur
delittuosi

amori deUe tragedie?


impara nuUa
!

Ma

quanto a imparare dalla tragedia,


dell' eroico ?

non
che

ci

si

che dir

Chi potr prendere

mai buon esempio da quel guerriero che, per V amore di una cattiva
gli fu tolta,

abbandona
(').

la salute

e l'onore della sua nazione


il

e
si

deU' esercito tutto ? >


affatica

(Altro che

principe
felici

legittimo
i

che

per liberar da travaglio e per rendere

suoi compagni
il

e sudditi a differenza del tiranno di cui

aveva favol^giato
e'

De

Xores !).

Per le stesse ragioni che bisogno

di tirare in ballo ogni

tanto quella benedetta catarsi,

come
in
ci

se

non

si

potesse trattare argo-

menti drammatici senza di essa


rit

la quale, se

mai, sar una peculiadata

deUa tragedia
?)

confezionata

quella

certa

maniera

(la

greca

ma non

ci

pu e non

deve

essere
?

dappertutto

altri-

menti

la storia

sarebbe anch' essa tragedia

(*).

/Perch voler suin


>

scitare quegli imbrogliati sentimenti di terrore e ai misericordia

questo nostro genere di poesia dove


e
il

si

rappresentano favole finte

pubblico lo sa benissimo e

ci si

diverte
.
.

zione dalla storia e dalla realt ? Anzi

come a un' amabile distraanzi e' di pi. Appunto

perch la catarsi era


bisogna guardarsene.

una

il

caratteristica della tragedia antica, adesso

E, per venire aU' et nostra, che bisogno abterrore e la commiserazione con le tragiche

biamo poi

di

purgare

V)

Il

Verraio ovvero difesa di quanto ha scritto

M. Oiason De Nores

contro la tragieomnedia e la pastorale, in

un suo

discorso di poesia (Ferrara

1588) p. 5 bis e passim.


(^) p.

12.

(3)

p.

17

bis.

150
viste

CAPITOLO XI.

avendo

precetti santissitni
?

della

nostra

religione

che

ce

li

insegna colle parole evangeliche

/(

spettacoli son soverchi

n pare a

E per me che

quegli orribili e truculenti

oggi si debba introdurre

(').

azione tragica ad altro fine che per averne diletto


:

D' altra parte

\
]

non il caso di dire allora scrivete commedie, perch la commedia venuta in tanta noia e disprezzo che se non si accompagna con la meraviglia degli intramezzi non e' pi alcuno che la possa Onde proprio da questa nostra stanchezza, dal gran desisoffrire
.

derio di far cosa che unicamente


tellettuali

diletti,

libera da quel peso

di in-

angustie che voi avete

messe d'attorno

alla poesia,

nata
tutte

questa forma di tragicommedia la quale

una fusione

di

quelle parti tragiche e comiche che verisimilmente e con decoro pos-

sono stare insieme corrette sotto una sola forma dra?nmatica a fine
di purgar col diletto la wiestixicL} degli ascoltatori

(^).

La

poesia
il

dunque vuol
Presto

essere immaginazione e oblio.

difficile

esagerare

valore di questi due ultimi passi che sono due confessioni storiche.
li

vedremo

ampliati, chiosati, teorizzati

in

tutto

il

sistema
tali

del secentismo
ispirare

ma, in questo luogo, in questa polemica, son


senta la storia.

da

un poeta che

A
il

questa novissima e schiettissima risposta del Guarini replic


delle solite apologie
(')

De Nores con una


d'un passo

in cui

non dava

indie-

tro

dalla presa posizione,


filosofia,

ma, invece, involgendosi negli


aggiungeva molte lodi per
s.

argomenti della sua pretesa


Allora
il

Guarini,i,che, nella

prima

replica,

aveva parlato da Yerrato

autentico, cio col

buon

senso, in questa seconda si mise a logicizdi quello

zare un poco anche

lui e diede la dimostrazion ragionata

a cui era ridotta, in quel tempo, la

poesia
il

scrisse

il

Verrato

secondo.

Ma

poich, nel frattempo,

famoso comico era morto e


il

r insegna del suo nome piaceva

tuttavia,

Guarini

finse

che

un
si

nuovo polemista

(F Attizzato,

accademico ferrarese) replicasse in luogo

del morto. (Anche per la

buona ragione che questo Attizzato non


si

seppe mai chi fosse e non

fece vivo

per
il

alcuna
Guarini).

altra

opera, si

pu affermare che

io scrivente

sempre

(')

p.

29.

() Id.
:

(3) J.

De Nores

Apologia contro V Autore del Verrato (Padova 1590).

m
LE POLEMICHE SUL PASTOR FIDO >

151
l'arte

Voi sostenete dunque - seguitava costui - che


cotesti fini morali. ;

ha

tutti

Ora applichiamo
pu

al nostro proposito la dottrina

vagiamo
La
altro

se la poetica

essere, in
il il

quanto

al fine, alla
felicit.

morale

e politica subalterna. Qual'

fine di

questa? La

di

quella?

favola.

Se dunque

fine della

morale e

civile

filosofia

non

che

la felicit

o pubblica o privata, che bisogno ha

ella

di far felice

l'uomo

di favole ? >\(').
:

Ecco
ia

la parola usata finalmente


1'

nel suo senso proprio


verit vera
si
i

fja

morale
e II

cosa^

arte __iui![altt'a^ la

che, nell' interesse dell' una e dell' altra, occorre te-

ner distinti

due
il

territori,

cavallerizzo senza
l'

l'

opera del mortaio


altre e

non domerebbe
gliori

cavallo,

ma pu ben
(*).

uomo con
fine c'
!)

molte mi-

maniere purgar

gli affetti del terrore

e della misericordia che

er quello della

tragedia^
(l'

Per questo

ben

altro che la

poesia

e'

la

r educazione
poesia

educazione del 600


. .
.

la

quale sa benisriferirla

simo che

un gioco
la

Questa citazione bisogna

per intero :[j

Adunque

repubblica ha le sue l^gi che in ci prov-

veggono e comandano

agli educatori privati e pubblici

che

gli

animi

dei fanciulli avvezzino alla resistenza


col

del dolore e della volutt

non

mezzo

della poetica

ma

di saggi

ammaestramenti e

della continua

cura di

farli

astenere e sostenere nelle cose piacevoli e

spiacevoli
si

onde
loro
:

la vita interna eh' la ragione,

forma dell'uomo,

ecciti

in

in virt della quale tutti gli affetti


si

nonch

il

terrore e la com-

passione agevolmente

purgano...
i

Staremmo

freschi se altro

modo
la

di purgare e di reprimere

moti intemi dell'animo

non avesse

morale
profitto

filosofia

che

la favola tragica nella

quale trov Aristotele quel

non perch

fosse legge

fatta

per la morale n data dalla


delle

morale

ma

perch,
in

come
quanto

favola ed
ella pu,

immagine

umane

operazioni,

rappresentasse

alcune di quelle

viste,

che

gio-

vano

alla

purgazione di

detti affetti

traendo eziandio dalle cose piaavvis di far Palamede col

cevoli qualche frutto in quel

modo che

giuoco degli scacchi. Conciosiacosa che vedendo egli l'ingegno


abbisognare di ricreazione, ed essere
nato,
al diletto

umano
incli-

di sua

natura

immagin

di trovare al soldato

una

sorte d' intenimento s fatto

che dilettasse insieme e giovasse, che fosse quasi

un

ozio

rassomi-

(')

Il

n difesa del
(-)

Ver rato secondo or vero replica dell' Attizzato aeeademieo ferrarese Postar Fido contro V apologia del De Nores p. 63.

w.

152
gliante
il

CAPITOLO XI.

il

negozio e uno scherzo che sembianza avesse del vero perch


di discorrere e an(*).

soldato, eziandio nel giocare, avesse occasione


di

che non combattendo

procedere da soldato

L'arte un gioco: dobbiamo a questa immagine degli scacchi


se

vediamo

fiorir

finalmente nella sua luce definitiva una

particella

aristotelica nella quale

pu bene

acquetarsi perfino

il

Guarini. Il

iPoeta senxa la morale filosofa pu esercitar V arte sua e il suo {poema condurre ad ottimo fine imitando egli le axioni non i co'stumi C). Qui la parola costumi si intende proprio come fu intesa al concilio
bile passionalit.
:

la sostanza

psicologica dell'

uomo
!

nella sua

temi-

Ma se
il

per

costumi

intendete le esteriori apparenze

delle cose

oh quelle

il

poeta pu bene imitare

Non

dunque suo
che

fine di imitare
sia
il

buono

ma

di

bene imitare o buono o cattivo


poetando,
),

costume
l'

Come

se altri,

introducesse

una cerva,
fosse

per usar

esempio di lui [Aristotele]

avente le corna quantunque


se

ci fosse errore in natura

nondimeno
il

quella

cerva
1'

bene
(^).

imitata ancor che fosse cornuta

poeta avrebbe fatto

ufficio

suo

Come pu
litico ?

esser

dunque che

il

fine del poeta giovi a quello del


e' ,

po-

Anzi, se avete ben

letto Aristotele,

tra

l'

l'

uno

1'

altro,

un vero
si

e proprio contrasto. Egli insegna che


all'

abito attivo coni

tradditorio

abito fattivo, in sifatta maniera che

loro principi

non

possono confondere senza confusione delle dottrine e senza trascendall'

dere

un genere
il

all'

altro

che la morte del metodo. Se dunque


la

la favola

soggetto

come pu

poetica

dalla

morale

filosofia

riceverlo se quella nell' imitare, e


finte,

questa nell' operare,

quella

nelle

questa nelle vere, quella nelle cattive o almeno imperfette, que-

sta nelle
Il

buone

e attive operazioni fornisce

l'

ufficio

suo

(*)

Guarini non era certo mente

dialettica.

quindi

naturale
sofi-

che, messosi sul terreno del

De

Nores, egli gareggi con lui in

sticheria. Si badi solo alla conclusione

che finisce

con

l'escludere
perfino
:

ogni pur lontanissima subordinazione dell'arte alla

morale:

per quel sottilissimo rapporto che corre tra V aritmetica e la musica

l^onciossiach anche

la

musica

in

altro

modo

considera
e

il

suo nu-

mero che non


sonoro
:

fa l'aritmetica,

questa come astratto

quella

come
mo-

e pure sono legati

da vincolo subalterno ri

Ma

tra la

rale e la poesia

non ha luogo neppure questo rapporto

perciocch

() p.

63-64.

(2) p.

65.

C)

p.

66.

{')

p.

68-69.

LE POLEMICHE SUL PASTOR FIDO

153

il

numero, ciuantunque
musica non

s'alteri col sonoro,

nientedimeno quel medealtres nella inferiore,

simo numero che soggetto nella superiore


e nella
si

muta ma

s'altera e s'accompagna. Ck)s

non

nell'azione poetica da quella della

morale

fattamente

diversa

che l'una reale e l'altra immaginaria, l'una vera e l'altra rassomigliata,

insomma
(').

quella differenza che

si

vede tra Tessere e


l'

il

parere, tra la figura vera e la figura dipinta, tra


equivoco...
:>

nomo vero

l'

uomo

Onde

la teoria dell'imitazione,

che aveva indotto

Dante a concepir
a

l' arte come nipote a Dio arriva, perpaura del diavolo, come gioco e come fine a se stessa. ^L'arie dell'imitare riceve solo le immagini e non la essenza dell'operare e cos della vita e cos della felicit ed infelicit e co^ di ogni altra

concepirla

nxione
Ha^jisi,

buona o cattiva o vera o falsa o naturale o poetica che per non pu ricevere i suoi principi da quella facolt
predicamento
e
di diverso soggetto

che ha diverso fine di diverso

adeguato

(*).

La morale
que,

im

assoluto, l'arte
la

non

altro che favola.

Dun.

Dio eterno, ridurre

morale a

ministra di

favole ? >

Di

([uesto passo si potrebbe arrivare a


tatto
:

combinare un ragionamento cos


imporla

La

favola azione di felicit, la felicit quel fine


il

unte dell' Etica e


felicit

fine dell' Etica la felicit

umana

dunque

umana

una

favola

(').

v^

tuttavia, a certe battute di questo discorso guariniano, si re-

pira, specialmente

chi

esca

dall'

infemal

bolgia

aristotelica

dopo

averla percorsa in compagnia di Giasone.


<li

Ma non

che
si

un senso
riconosce

liberazione quasi materiale


il

poi, a

guardare un poco,

che

Guarini arrivato agli antipodi del

De Nores

solo
sia
il

perch

partito dal posto

medesimo e ne ha sommessamente il

pure con

sommissione pi coerente, geniale e gentile - accettato


vedere.

modo
del

di

se

n'ha chiaro

sentimento quando, sulla

fine

suo

discorso, r accademico ferrarese trova

una analogia

tra la sua difesa

del

Pastor Fido

e quella dell' Ariosto fatta dagli


ci

accademici

fio-

rentini.

Con

la

quale

porta a considerar vicine le due opere.


il

Ah

vento

dell' arte

non gonfia due volte


!

la

tua vela o rinascimento

0)

p. 69.

e)

p.

73.

e)

Id.

154

CAPITOLO XI.

Questa, del rinascimento,


L' Ariosto
s

non

continuazione

ma

catastrofe.

scriveva davvero parole in libert e la sua ispirazione

non aveva

freni

limiti.

Il

De Nores
i

ed

il

Guarini

riconoscono

ognuno che
nove decimi

la poesia, chiusa entro

confini della morale, urta contro


i

ostacoli inevitabili. Il

De Nores

esclude dal territorio della poesia

della realt e si chiude in quell' ultimo

lembo dove pu
il

vigoreggiar solo la tragedia ad

usum

delphini in cui

protagonista

un

assoluto (di solito

un

martire), ogni possibile lusinga del

male

non rappresenta un desiderio, rappresenta un rimorso la donna, esclusa. Il male poi, quello che indispensabile come antagonista del bene, rappresentato con caratteri cos
bandita e quella che, se
:

ripugnanti e inconfondibili, che diventa esso

stesso irreale

(').

Sola

cosa poetica in questa poesia resta la meraviglia.


Il

Guarini, accettato

il

principio,

presenta

una

soluzione
e

pi
forse

geniale, pi artistica, pi italiana,

ma

altrettanto

angusta

perfino di pi.

Dacch

la verit cos fatta,

perch

ostinarci a vo-

lerla ritagliare, trasfigurare,

domare, per farne


i

un' impossibile cosa


della vita

morale

Meglio non escludere solo

nove decimi

ma
1'
!

tutta

la vita dai regni della poesia.

Si starebbe

freschi

- dice

Attiz

zato - se la Provvidenza divina

si

dovesse giudicar dalle favole

{\r

/E, allora, facciamo della poesia un giuoco, qualche cosa di etereo, di


sfuggente, di sognato,

un puro

diletto,

assegniamole,

per missione,

non l'ammaestramento dell'uomo ma l'oblio, e sar questa la suk nuova catarsi. Qui il pensiero pi triste e pi inconsapevolmente
profondo del discorso. Poich c' tanta pena e
tanto

disgusto
il

nelj

mondo, facciamo che


scacchi a

l'

arte stia alle cose di esso


!

come

gioco degli
il

una

battaglia

Ma, vedete, per questa


ci
e,
il

strada,

Guarini,

che pure un galantuomo,


difetto dell'ipocrisia

indirizza a quel tanto rimproveratoci

quanto

per

gli

effetti

storici,

ancora di pi,

che

il

De

Nores.

Non che
il

Guarini,

lui,

fosse

un ipocrita;
lui,

ma,

negandola in

teoria, riconosceva in pratica la

dipendenza della poesia


il

dalla politica quanto


letto ci

De

Nores. Siccome, per, secondo

di-

vuole e

il

diletto

sempre legato

ai

pi ambigui sentimenti
volta
l'originario

della nostra corrotta

umanit (ricordate un'altra

('}

Per

la

tragedia dei Gesuiti cfr.

Beriana

La

tragedia

(Milano

Val-

lardi) p.

173. 284.

p.

LE POLEMICHE SUL PASTOR

FmO

>

155
i

dilemma
mortali,

del Fracastoro),

miriamo a quello che,

fra

sette peccati

non

solo

men Dio

offende e

men biasmo
all'

accatta.

ma ha meno di nenza. E allora


commedia, se
quanto
la

veleno per rispetto

opera del politico


favola

T incontio
tragi-

brindiamo a questa beata


volete

pastorale

nominare

classicamente,

dove

ci

potremo
(')j
1

smarrire come in un sogno popolato di eroi,


al

flutti

innocenti

pensiero,

estranei ai

velenosi

travagli dell'idea, alle in-

dagini sui perch della politica,


li

ma

di tanto

uomini interessanti che


della replica
storia

possa angustiare

il

dolce caro peccato d'

amoredel-

Questo
l'

il

senso della difesa del Verrato e


per
la

Attizzato che, associate insieme, restano,

letteraria,

la

polemica del Yerrati.

questa

la

possiamo chiamare la

pre-

fazione al

Cromwel

del secentismo.

Alla quale non inferiore negli

effetti,

poich la polemica pass


lasciateci

ma

il

secentismo rimase

e fra, tante

prose teoriche,
sola

da
cos

quel brutto fenomeno, non ce n' una

che

ne

rischiari
dire,
il

addentro

il

segreto. Quelle
si

due prose furono, a cos

perno

intorno a cui

aggir la commozione del


il

mondo

letterario italiano,

dalla quale fu integrato

valore della polemica. Cos essa rimase a rap-

presentar veramente una tappa della nostra storia ideale.


ressantissima cosa - con
l'

Ma fece

inte-

allargaci della polemica,


si

si

chiai'o

che

il

contrasto era pii di parole che di idee:

pu

anzi
del

dire
se-

eh' essa si confuse e svan nella

grande trionfante corrente


i

centismo. Eppure ad essa

parteciparono molti tra


il

famosi

letterati

polemisti del tempo tra cui


freschi,
fare,

Malacreta e

il

Pescetti, reduci, freschi

da quella tassesca

brava gente che, per non aver altro da

credeva di salvare

le lettere patrie

con queste belle prodezze.

Ma, sopra tutto, la scuola padovana, cos sberteggiata dal Guarini, non poteva non sorgere in difesa del suo maggior campione, il quale,
fra l'altro,

aveva avuto

la

debolezza di morire appena scritta l'apo-

logia, lasciando
tbilit

suUe spalle degli amici e dei discepoli tanta respon(Il

polemica.

pover'

uomo

dopo

tanti

salamelecchi

mor di
colpa
di

paura d'essere caduto in disgrazia della Serenissima

per

C) p. 284.

156

CAPITOLO XI.

un
fra

gaglioffo di figliuolo

!)

Si lev infatti Faustino

Suramo suo

disce-

polo in omaggio al classico principio cos scandito dal


i

pi classico

neo -classicisti francesi

Un

sot a toujours

un plus

sot qui

1'

admire.

Ma
pur
egli

questo, ammaestrato dall' esempio del maestro, cap che nep-

poteva entrare in lizza senza aver prima rammodernata e

ritinta
ilio

la

coda di paglia sua e di quelli


si

altri

Padovani

quali,

in

tempore,

erano sbracciati ad applaudire la nefasta Canace del


Faustino allora ricorse a una malizia la
i

patrono Sperone Speroni.


quale dimostra che, egli e
affari di stato di

suoi compagni, pur con quei benedetti


lor poetiche poliletterato di

cui

si

davan tanto pensiero nelle


quintessenza
del

ticanti,

erano poi, nelF anima, la

puro

anche pi dei loro avversari. Faustino riesum, come fosse


la

ieri,

polemica della

Canace

e pubblic (allora

!)

una sua
che

rispettosis-

sima

critica della tragedia,

avvertendo di aver tardata quella pubbli-

cazione qundici anni per

un riguardo

al

maestro

non voleva
buona
racervello).

saperne di morire. (Come se questa non fosse stata una


gione per lasciar dormire eternamente quel frutto del suo

l,

pur non lesinando

le lodi al

maestro come teorico ed


,

iniziafelicis-

tore di queir uso della

peripezia

madre

di

meraviglia e

simo

schema poetico, riconobbe che Canace e Maccareo avendo commesso volontariamente una grossa marachella (con tutto che lo Speroni ne attribuisse molta responsabilit alla malignissima Venere) mancavano ai fini morali della tragedia illustrati dallo Scaligero (vedete come costui" viene a sovrapporsi allo Speroni !), che lo Speroni, quindi, era stato un grand' uomo e aveva dei continuatori degnissimi ma che, lui, Faustino, alla Canace aveva battute le mani
solo per
alla

complimento

(').

Essendosi cos messo in corrente coi tempi,


egli pot

morte del

De Nores

prenderne

il

posto di battaglia con

altrettanto risoluto vigore e seguit a strillare che le

tragicommedie

favole pastorali eran opere

mancanti

di ogni direttiva
(*).

morale

erano

il

mondo

fatto a caso di

Democrito

Gli

pareva quindi na-

Discorso intomo al contrasto fra il signor Sperone (') Faustino Summo Speroni e il giudixio stampato contro la sua tragedia di Canaee e Maccareo (Padova 1B90). (*) Due discorsi di Faustino Summo Padovano V uno contro le tragMmmedie e moderne Pastorali; l'altro particolarmente contro il Pastor Fido
:

dell' ill.mo sig, cao.

Battista Guarini (Padova 1601)

p.

7.

LE POLEJnCHE SUL PASTOR FIDO

157
vivesse.

turale che, quel

mondo, essendo a caso


ninfa cantare
tra noi
:

nato, a

caso

Cos

quando ode

la bella

Proviam oggi
contro gli

noi le nostre armi

come da scherzo come uomini allor che ne fia tempo

r userem daddovero. Baciamo e si contenda


tra noi coi baci e quella che

ad ogni

altra,

baciatrice pi scaltra,

ne sapr dar pi saporiti e cari ne avr per sua vittoria


questa bella ghirlanda.

commenta
tutto
il

(n gli

si

pu dar

torto,

ma,

allora,

bisognerebbe abolire
:

seicento e la sua
si

anima

fatta di

equivoca vanit)

del qual

gioco non

pu sentire n un pi vano, n un pi disonorato, n

(').

un men

verisimile

Come mai dunque


scrivere al Guariui
:

il

Cardinal Scipione Gonzaga


si

aveva

potuto

Certo se obiezione alcuna


l'

pu

fare a que-

sta opera meravigliosa

essere troppo bella in quella guisa appunto

che

altri

potrebbe riprendere un convito dove non fossero altre vidi zucchero e di miele ?
(*).

vande che

Ah

- commenta

il

Summo.
questa

Non

possibile che queste pa-

role sieno

una lode

devono essere una larvata condanna. E, invece,

son proprio una lode.


del

Ma

astiosa
il

impotente insinuazione
del
se-

Summo

ha un dietroscena che

grande dietroscena
dell'

centismo. Ce lo svela, questa volta,


lodatore del

uno
(*)

estrema sinistra,

gran

Guarini, Orlando Pescetti,


se,

e ci fa ripensare a questa
silenziosa Inquiil

polemica dei Verrati come

in essa, la vigile e
il

sizione avesse posto veramente sulle bilance


tro,

suo pr e
il

suo con-

e si fosse decisa per

il

secentismo come per

male minore.

Ci fa intendere
il

il

Pescetti che

'De Xores o

il

Summo

V estrema destra (chi altri se non loro amici ?) avevano ben bussato alla
l'

porta dell' inquisitore per richiamarne

attenzione su tanto oltraggio


!

ad Aristotele.

Ma

avevano voglia a
li

strillare

L' inquisitore,
al

assai

pi avveduto di loro,

aveva messi

alla porta e,

Summo, non

()

Id p. 19 bis.

O
:

p. 6.

(3)

Orlando Pescetti
s'

Difesa del Postar Fido (Vicenza 1601) Prefiizione.

(Questo Pescetti,

intende,

un pseudonimo).

158
era rimasta se non

CAPITOLO XI.

l'arma spuntata dell'impotente


sua
il

minaccia

la

falsa insinuazione d' aver dalla


diritto

parere

di

persona
.

avente

titolo di Illustrissimo e

Keverendissimo

Il

Pescetti

va
let-

diritto all'augusta fonte e ne riceve in risposta questa piccante

terina per nulla in disaccordo con quell'opinione del Cardinale Sci-

pione Gonzaga

(')

...

si

disdice al

Summo

censurare opera cos apil

provata come

la pastorale del sig.


la

Guarino

quale

io

altrettanto

maniera di quel dottore col quale anco mi son doluto risentitamente - qiiod sub tnea persona suam fabuonoro quanto ho in ira

lam

egerit - di Cividale

li

16 Giugno 1600

Questa

s,

con

il

suo pauroso latino, era una fabula da mettere


terror et misericordia pii di quella consigliata

nel cuore del

Summo

dallo Scaligero stesso.

C'era

il

pericolo che, di quel passo, andasse


grinfie

a finir

lui,

invece del

Guarini, sotto le
fastoso,

della
il

Inquisizione.

Il seicento,

ahim! sudicio e

aveva ormai

suo salvacondotto.

(')

Sul perch proprio quell' opinione dovesse riuscire al

Summo

cos

incomil

prensibile e sconcertante

come un'
:

offesa personale vedi la nota che riguarda

Gonzaga nel capitolo

XIV

Il Tasso

CAPITOLO xn.
Segni dei tempi.
Dalla prima poetica di
alla

nn gesuita

polemica sn Dante.

Sommario.

1. lacobus Pontanus
-

Sua chiara interpretazione

dello

spirito

dei tempi

Le stesse idee

del Riccoboni (1590j espresse senza intonazione

polemica
nuocere
sione

La poesia in teoria deve insegnare: in pratica dilettare senza Sua novit: la teoria della lirica funerale, come para espresd'immagini nota omnibus et credibilia nemini>, cio secentismo

puro.

Muret.
Fido

del Pontanus - Una suggestiva lettera a lui del 3. La polemica su Dante in tutto conforme a quella sul Pastor Pretesto le regole sostanza se la Commedia risponda a quelle

2. Ascendente

finalit

morali che oggi


-

si

richiedono

all'

arte

Difesa del

Mazzoni disceec-

polo del Varchi

Suoi

artificiosi
-

argomenti.
jSi

il

4. Pi
La
la

coerenti (e guari-

niane) ragioni degli oppositori


clesiastica

invoca

giudizio dell'autorit
noix-.Xta
delle
di

come

nella polemica sul Pastor Fido'^

pas-

sioni dell' inferno

dantesco

pericolosa

nonostante

condanna

Dio

Timide
-

difese dello Zoppio, dello Speroni ed altri - Si

conchiude negando

ogni possibilit di fusione tra filosofia morale e poesia


rini

come con

il

Gua-

Vittoria degli antidantisti.

Ed
l'

ora

s,

senza ricordare

le dissertazioni di

Giacomo Savio

e di

Luigi Eredia,

gli scritti di

Ludovico Zuccolo,

di

Paolo Beni e dell'

Ingegneri, a questo proposito, (chi vuole veda

edizione veronese
di uscir dalla di

del Guarini del

1738 che ne

riporta moltissimi)
alla

tempo

cerchia delle Pastorali e di volger l'occhio


suita,

poetica

un
il

ge-

quella che inizia la lunga serie di scritti su questo argomento


di

dei

membri

quelF ordine.

E non

importa, questa volta, che

suo

160

CAPITOLO

xir.

autore, lacobus Pontanus, sia

un boemo:

l'occhio di lui
l'

certo alla

Boemia

d' allora

mira a riconoscere

aspetto del

non mira tempo


si

di cui ancora ispiratrice l'Italia, feconda al

Pontanus
armnira,

di corrispono,

denti e di amici. E, diciamolo subito, la


dir meglio, la si gusta.

si

se

vuol

La
il

si

gusta,

dico,

perch,

una volta amfatica

messo che
che sono
disfatti,

il

seicento

seicento,

una magra

star

spulciarlo, per trovarvi, tra le fodere, presentimenti di idee


il

moderne

pi delle volte sovrapposizioni nostre:

si

resta pi sod-

invece, al primo trovar qualcheduno che riconosca con chiai

rezza la piega dei suoi tempi e ne analizzi


lioni e senza entusiasmo.
Il

caratteri

senza

ribel-

Pontanus vede chiaro,


il

ma

con l'aria

di rilevare

una cosa
aveva
cre-

evidente, quello che

Riccoboni, qualche anno

prima,

duto di scoprir

lui,

per cerebral forza di penetrazione, nelle pagine

aristoteliche. Ricordate ?

Quinctum nos primi ex


(')

Aristotele

ipso

colligimus
Il

Pontanus, che

scrive intorno al 1590,

d delle semplici

istituzioni,

come

egli dice, e,

senza

riferirsi

n a polemiche contemche

poranee n a forme

d' arte particolari,

mantenendosi anzi in un lim-

pido cielo di teoriche astrazioni, ci mostra cos naturalmente a


cosa ridotta in sostanza la poesia che, ripensando,
lotta di
si

sorride della

Giasone contro

il

Guarini come di un contrasto fra due gestella.

melli generati sotto la

medesima
e che

Egli finalmente

l'

uomo

con-

vinto che
l'

si

debba rispettare

la tradizional definizione della poesia del-

insegnare dilettando

non

sia

bene screditare quel che ne


allo Scali-

dissero
gero.

copiose et subtiliter

uomini savissimi dal Vida

Ma, nella

pratica, egli pi che disposto a chiudere


il

un occhio
delle

suir attivit del poeta


seccature.

quale, in effetto, gi molto che


dei vantaggi al politico,
!

non dia

Quanto a recar

oh

lasciatelo sbizegli

zarrirsi a suo agio,

povero meravigliato fanciullo

Ond'

aggiunge
rela-

alle poetiche precedenti

una piccola novit;

cio

un discorso
perch
ali

tivo alla

poesia

lirica e funerale

Novit

relativa,

vedella

demmo
mentre

che la
il

lirica gi era stata accolta sotto le


il

grandi
pi

catarsi con

Minturno e

Riccobono

ma sempre

d' occasione,

la poesia s'

incammina a diventar

tutta lirica e

pi vaga an-

(') Jacoui Pontanus do sociotate Josu: Poeticarum instituHonum eiusdcm Tyrocinium Poeticwn (Ingolstadt 1594).

libri tres

SEGXI DEI TEMPI ECC.

161

cor della
sia
e

lirica, se fosse possibile.

Egli

non contraddice a che V arte


dicitur,
i

liominuai actiones effingens easque ad vitam instituendam ex-

plicans....

ma ammonisce:
!

probis dumtaxat accipias


cattivi....

quod de actionibus Bada di imitar solo

cave

de
i

buoni,

perch

non sono

poesia.

Ma

no! egli molto pi chiaro dei suoi

predecessori.

Qua

re ut ad superiora

redeam non quem imitentur,

quid narrent quid agant poetae:

sed

quamobrem, qua mente


(').

quila

busque rationibus, hoc iutuendum poesia, ma ricordatevi che essa ha

est
il

Tenetela

d'

occhio
Il

dovere di

dilettare.

decere

non

si

riesce a trovarlo nella Poetica del


fin

Pontanus neppure

in quella

che rimase

qui la sua rocca: la catarsi. Egli non


i

ci crede.
<

Pia-

cevole veder rappresentare


est horainibus

moti violenti
>
(*)
;

dell'

animo

quia dulce

ipsum artifcium

ma, quanto a quelli sti'umenti


il
:

di esso

per misericordiam et terrorem > egli trova

modo

di con-

segnarli sfatati al secentismo con questa trasformazione


et flebilia
.

per moesta

Noi

ci

divertiamo allo spettacolo dei malanni altrui per

questo solo

quia nobis

gaudemus
(').

et

gratulamur

quia

tantorum

malorum expertes sumus


Il

poeta pu ben guardare sorridendo le ardue pagine del Pic:

colomini e canticchiare da solo a solo

e lasciatemi

divertire

3>

Ma

questo mal confessato senso della vanit dell'arte e dei suoi diartifici

lettosi

(all'occhio

dello

storico poi

qua

la

vera,

triste e

anche profonda poesia del seicento) questo senso che traspira


gente anche da quella prima parte
dell'

pun-

opera del Pontanus, cos ossprigiona poi dopo, e quasi


la teorica

sequiosa nel tono alle idee tradizionali,


esulta,

si

da quella veramente nuova e originale che svolge

della lirica funerale, nido di ogni retorica, cancrena d'


riusc a dimenticare la profondit della morte.
Il

un

secolo che

componimento funebre deve somigliare

al

secentsco
:

ceno

tafio

dei

Don

Ferrante

d' allora.

Udite senz' altro la teoria

Yarii

sunt ordiues doctorum et sua cuiusque propria laus;

Theologorum,

Philosophorum, Jureconsultonim, Medicorum, Mathematicorum, praesertira

Astrologorum, Oratorum, Poetarum

Grammaticorum. In poecitharae, plectri, fon:

tarum tumulis meutio ^lusarum, Phoebi,


tium, fluminum Musis dedicatorum,

lirae,

quae omnia cumi mera fgmenta sunt, ut alia innumerabilia in studio poetico, nota omnibus et credibiia nemini, propter quemdam Icp.

camporum item Elisiorum

(*)

5-6.

()

p. 8.

p.

113.

ToFFANix.

La

fine deli

umanesimo.

12

162

CAPITOLO

XII.

porem tamen
gligi

et

suavitatis
cos,

grafia

videmus a plerisque
fin

non nefamoso

C)-

Chi scrive

pu parlare

che vuole della poesia come


a quell'oste

educatrice,

ma

voi

non

gli credete e ripensate

che, in teoria, faceva

gran professione di essere amico dei galantuola faceva assai pi

mini ma, in pratica, se

con quegli

altri
il

so-

spettate che gli somigliasse

un poco anche
al

il

Pontanus
e,

quale forse,

nella pratica, preferiva

il

Marino

De Nores
suo,
egli

chi lo sa ? al Tasso
della

medesimo. Chi sa che, nell'animo


poesia con amarezza e

non giudicasse

non pensasse che il mondo ne avrebbe fatto a meno volentieri e senza suo danno ? Certo quella sua teorica la negazione della poesia come espressione di vita. Par di essere veramente con essa davanti a taluno
dottori famosi in cui
e' ,

di

quei

cenotaf

secenteschi

di

tutt' intorno,

una confusione
esempio,

di angeli vo-

lanti e, a certo punto, la

morte

spettrale, e, pi su,

la

fama
gallo

e,

pi

su ancora, la tromba,
ciato.

e,

in alto, per
e'

un

bel

attic-

E
il

il

morto

Oh!
fatto

anche

il

morto magari.

Ma

che
il

e'

entra?

Quel monumento
blico,

per far restare a bocca aperta


rivolgere

buon pubper

quale, cos,

ammira senza

domande
gloria,

indis.crete, e

suscitare nelle persone colte, e nei vecchi colleghi del morto,


risolino all'indirizzo di lui che, fra tanta
terci perfino
il

un
di

ironico

rischia

rimet-

nome

(*).

E r influenza
tutto questo

del

Pontanus

Grande
si

perch,

se vero

che
bi-

vano teorizzare secentesco


il

presta

allo

scherzo,

sogna pur considerare che

Pontanus era

egli stesso

un

effetto della

generale inquietudine dei tempi travagliati dal terrore

del

male, e

che

il

suggello della sua autorit e della sua onest posto su quella


'

meditata soluzione del problema della poesia doveva avere un ascendente notevole. Fra le lettere degli umanisti a lui
indirizzate,
al

una |
|

mi ha sorpreso

e quasi

commosso

e la voglio

regalare

lettore.

()
('-')

p.

227.
altri

Tra

scritti di gesuiti riferibili,

di questi
il

anni,

alla poesia (vedi


dell'

il

catalogo del Ribadeneyra) da ricordare, per


ctatio

nome famoso

autore, la

Trusen-

Antonii Possevini (Lugdunii 1595). La quale, in tutto conforme

ai

timenti del Pontanus, non che un' antologia di poeti antichi muniti di altret-

tante cautiones sul


cio, nota

modo

di leggerli

secondo
.

canoni qui esposti

come

coso,

omnibus

et credibilia

nomini

SEGNI DEI TEMPI

EC':.

163

Marco Antonio Mureto ormai vecchio e assai prossimo alla tomba e soffre, la notte, d'insonnia. Dopo una di quelle tristissime notti, air alba, il Mureto prende la penna e scrive al Pontanus. Quelli che gli danno noia sono i suoi scritti passati: egli non riesce a trovare conforto alcuno nel riprenderli in mano e preferisce non leggere
;

nulla.

<

Obsequamur
crimen

igitur studio vestro - egli dice - ne

dum
si

ar-

rogantiae

effugere conor, hoc ipso in id

incidam,

indi-

cium

meum

iudicio vestro anteponere


?

voluro.
istic

Quid

iain ?

Quid

scribam aliud

Etiam ut

et tu et

quos

habere diceris tui erga

me

amoris socios, hunc miserum senem precibus vestris Deo comtot

mendetis atque ab eo petatis ut qui


vixi, benefcio ipsius

anuis in vitiorum sordibus


efficere et

hac saliem extrema aetate aliquid


et

edolare passim
pertineat. Vale,

quod

ad gloriam ipsius
et

et

posierorum utilitateni
*
(').

Fontane mi, vale


si

me ama. Roma 1584


la

Niente di eccezionale contiene questa lettera


essere del 1584, non
ci

quale poi,

per

riferisce di preciso alla Poetica.


il

interessa assai, se

pensiamo chi era

Eppure essa Mureto. Quel geniale umadell'et

nista francese era stato

uno

degli spiriti pi spigliati


i

sua;
;

^veva

amato senza

titubanze

poeti e

grandi

scrittori

antichi

era fin provato a leggere


sasse di Aristotele. Anzi,

Platone

ma non
agUi

risulta che si

interestra
i

strana

cosa, egli l'unico,

forse,

grandi umanisti

di

questi amii, nei cui


il

discorsi

non

mi
l'

sia

stato possibile discernere

sigillo delle questioni aristoteliche,

unico

forse che abbia potuto tener cattedra senza porla sotto la diretta tutela del tirannico dittatore.
il

questa lettera sorprende, Xeppur

lui,

Mureto, ha dunque potuto sfuggire a quel pensiero che, di qua dal


il

1550, stava come in attesa e aveva parimente sorpreso


il

Varchi e

Piccolomini.

Perch

il

Pontanus nel 1584 doveva gi essere

un

vigile

in-

dirizzatore dell'arte secondo le direttive della stretta ortodossia,

non

meno che
tro,

nel 1590.

Fa pena

e incute rispetto, per l'uno e per l'alsull' orlo della

questa romantica lettera del vecchio umanista che,


si

^'^mba,
ite

guarda intorno, sente che nel suo


del rinascimento e'
lo

illuso

cuore di

super-

uomo

al

Pontanus e

prega di

una solitudine inattesa, si rivolge invocargli da Dio la grazia di potere scri-

(')

Makh

AxTOSii MxTREn:

Orationes, Epistolae, Hytnnique saeri (Ingol-

adt 1592) p. 472.

164

CAPITOLO

XII.

vere qualche cosa sul gusto di

lui.

Ma

che cosa

.^

Forse

un com-

mento

alla Poetica ?

Da

questo punto

ci

riesce molto pi

spiccio
letterari

compendiare, con
del
secolo,

uno sguardo non mutano


tracciato.

retrospettivo, gli altri aspetti

che
noi
oltre

ma

colorano e riempiono

il

disegno

generale

da

La polemica

dei Verrati merita

un

posto

d' onore,

che per la sua clamorosa palpitante attualit, per quella arguta prosa
del Guarini
che, all'orecchio dello
storico,

ha un

tono

veramente

indimenticabile.

Ma

che altro la polemica pr e contro


il

Dante
gli

se

non non

la

sua sorella minore? Solo

pregiudizio retorico

che

uo-

mini di questo periodo fossero diventati


si

matti

per le regole e che

potesse

capirli se

non

mettendo

l'occhio a quel

minuscolo

spiraglio della storia, ha impedito

di accostare

strettamente, quanto

meritavano, queste due polemiche,

che, invece,

qua e

l si

toccano

anche

nei

loro

rappresentanti.

Non

raro

che, per

esempio,

un
oc-

campione dell'una scenda a spezzare una lancia


dell'altra, e

anche nella
calore;

lizza

con l'istesso animo, e con l'istesso


l'

onde

corre di veder venir a contrasto, per


ghieri e Giambattista Guarini.
Si sa: Ferrara e

Italia

accademica, Dante Ali-

Padova avevano
il

nelle loro cerchie

argomenti
e'

moderni come
teorico;

quelli offerti dallo Speroni e dal Guarini.

E non
il

era

bisogno di riesumare

passato per avere materia da sfogarvi

fuoco

ma dove imperava una


si

tradizione di troppo gloriosa poesia

volgare per essere soppiantata dalle opere d' attualit,

era
al

naturale

che quella
vaglio.

rifacesse

innanzi

per

venir

sottoposta

novissimo

La polemica

di Dante, certo

anche perch non ebbe dalla sua


di giovinezza,
di poesia,
aristotelica,

un poeta che vi portasse un si mantenne sur un terreno


e dovette la sua
inoltre per

po' d' ironia,

d' aridit precettistica, cio

fama a quella

della

vittima

illustre.

Si

distinse

un

certo carattere di garbatezza

nuova

negli annali delle


effetto

polemiche umanistiche che un pessimista potrebbe giudicare


di ipocrisia,

ma

che pi logico attribuire alla soggezione inspirata,

in fautori ed avversari, dalla

quisquiglie aristoteliche

ci
il

o tragedia o poema, se
trovi
il

ombra dantesca. Qui pure le come (se la Commedia sia tale, protagonista sia uno o sieu molti, se ci si
grande
furono, e
!

rispetto delle unit, se all' autore fosse lecito introdursi nello


dell'

svolgimento

azione

come

fece ecc. .ecc.)

ma

esse,

che pur

dila-

SEGXI DEI TE3IPT ECC.

165
alle chiazze progre-

garono in grossi volumi,


dienti via via per

si

possouo paragonare
il

un corpo malato quando


si

primo

focolaio

del

morbo non trova sfogo e


Il

suddivide invece e sfigura a quel modo.

primo focolaio fu
:

quell' unico
si

problema del bene e del male


che, se

ap-

plicato alla poesia

pu anzi dire
il

V insuccesso
il

dell'

estrema
2

destra

contro

il

Guarini fu

pi clamoroso,
in effetto,
il

caso Dante

(0

miseria di parole!) rappresent,


di quella.

vero fallimento ideale

tori del

Abbiamo veduto che i pi complessi e completi tra gli iniziamovimento moralista (pioniere massimo il Varchi) sentirono
quel concetto dell'arte con

la necessit di integrare

una conforme

filosofia e si rivolsero pieni di fede alla

vecchia scolastica e a Dante.


astratti sognatori.
i

Ma

quelli,

il

Varchi compreso, erano degli


i

di-

mostrarlo vennero

minori seguaci,

pratici,

quali,

meno

sensibili

a quella grande poesia, invece di elevarsi fiuo a Dante, abbassarono

Dante

fino a se stessi, lo fecero passare per

il

vaglio delle loro scheai


fini

matiche questioni e trovarono che costui


anzi, con la

mancava

morali,

sua spregiudicata rappresentazione delle azioni umane,

poteva raggiungerne di nocevoli press' a poco quanto lo Speroni.


Il

primo a portare

agli onori della celebrit la polemica dante-

sca, decidendosi a ribattere in

degli oppositori, che da

un organum ponderoso le ragioni tempo disputavano avendo dalla loro qualil

che

uomo

di

fama come
cio quel

Giustinopolitano, fu proprio

un

discepolo

del Varchi,

Jacopo

Mazzoni
dell'

che gi ricordammo a lato


estrema destra e
dell'

del

De

Nores, rigidissimo campione

Inqui-

sizione. Costui

avrebbe potuto trovare contro Dante argomenti vigo-

da buon seguace del Varchi, col quale aveva in comime, oltre il resto, una certa tendenza alla farragine e alcuni residui di reminiscenze platorosissimi e in tutto conformi alla sua natura. Invece,
niche, azzurreggianti tra gli schemi aristotelici, lo difese e cerc di

adattare la

Commedia

luce, nel 1573, la

agli argomenti del Maestro. Cos diede alla prima edizione della sua difesa di Dante >. Ci

dispiace di

del Varchi. Teoricamente

non poterne dare un' idea senza ripetere gli argomenti - dice il Mazzoni - il Robertelli e il Cail

stelvestro (del quale idtimo egli evita di ripetere


dell' eresia

nome per

orrore

onde quello era infamato) avrebbero ragione perch la poesia, abbandonata a se stessa, mira al diletto. L'utile, essenza della filosofia,

solo

un accidente
le

di essa

e,

a dimenticare quell'accidente,

c' da ripetere contro

Muse

l'invettiva del filosofo:

Quis -

in-

166

CAPITOLO

XII,

quit - has scenicas meretriculas ad

hunc aegrum permisit accedere, quae dolores eius non modo nullis foverent remediis, verum dulcibus insuper alerent venenis ? ('). La Poetica ha per fine il
dilettevole in

quanto trattenimento e giuoco,


dalla
facult

ha
;

per fine l'utile

in quanto viene qualificata


losofia,

civile

meno
fine.

della

fi-

quanto

all'essenza, pi

nobile

quanto

al

Questo e
il

gli altri postulati

varchiani sono le basi della difesa.

Ma

Mazzoni

riconosce che

il

caso di Dante non chiarissimo.


si

Devesi
sotto

dunque

sapere che l'utile della Poetica


differenti; cio per quello

pu considerare

due modi
nostri
,

che appartiene all'imitazione delle azioni


le passioni

umane, o per quello che rimira


se

eccitate nei petti

dai poeti. Quanto al primo caso nasce


il

un grandissimo dubbio ed
della
:

poeta sia tenuto, per la sopradetta qualificazione


civile,

poesia

che viene dalla facolt

a imitare sempre virtuose azioni

oppure
Il

se possa qualche volta condiscendere alla imitazion dei vizi C).

nocciolo della questione dantesca tutto in queste parole, perch, se


ci fu

poeta che mai fece d' ogni erba


il

fascio,
:

irridendo, due

secoli

prima,

cauto

ammonimento
!

del

Pontanus
se no se

cave de probis actio:

nibus dumtaxat accipias


scolastico e si rivel

quello fu Dante

buon per
in

lui

che fu

immortale,

chi sa
si

che

bolgia l'aalla

vrebbe

confinato

il

Mazzoni!

Ora^

vuol

salvare

buona
pi

letteratura Dante,
sottile dei postulati

bisogna

cercare

per lui

un' interpretazione quella


lui.

varchiani, vedere, tra l'altro, se

famosa

catarsi

non
si

offra

qualche appiglio teorico in favore di

Questa, fra le tante sofisticherie del Mazzoni, voglio ricordare.


Egli

prova a mettere Platone


il

in

servigio

di
il

Aristotele,

e,

posto da banda

solito

Proclo, che, di catarsi,

come
che

maestro, non

voleva saperne,

si

rivolge a Jamblico Platonico

gli

pare

aver

detto cosa conveniente al caso suo riducendo la catarsi a strumento


della
la

facult civile.

perch - dice egli - in questo ancora


civile,

poetica qualificata dalla facult


affetti,

per

ha, nel

movimento

ancora degli
se

per fine

1'

utile,

non potendo

di ragione destare

non quelle passioni che convengono e fino a un termine legittino. La qual cosa fu riconosciuta per Aristotele nella definizion della tragedia in queste parole
:

Per

la misericordia e lo

spavento purgando

(')

Difesa della
p.
I,

Commedia
La
()

distinta in sette libri di

Jacopo

Mazzoni

(Cesena 1587)
di

343.

citazione tolta dal


Id.
p.

De

consolatione philosophiae

Boezio

(lib.

pr. I).

254.

SEGNI DEI TEMPI ECC.

161

le

passioni cos fatte *.

Ora come

fosse questa purgazione

degli

af-

fetti non mente dimostrato Jambico Platonico

solo nella tragedia

ma

ancora nella commedia V ha chiarain quelle parole che


l'

si
:

leggono

nel primo dei misteri degli egizi presso

interprete latino

Huma-

narum
si

afifectionum vires nobis innatae perturbationum et affectuum,


et

comprimantur omnino, insurgunt acrius


risusque cohibiti
:

vehementius, instar flamin lucem, brevio-

mae compressae
res fiunt et

sed

si

erumpant

usque ad

modum mensuramque
Idcirco,
in

productae, modeste lae-

tantur et explentur....

speetaculis

comoediarum

et

tra(*).

goediarura spectantes aliorum affectus nostros constituimus....

La

definizione, del resto, vecchia nella sostanza

anche se pe-

regrina nella forma:

ma non

vale per Dante! Chi pi di lui e pi

sovente di lui ha mai varcato quel termine legittimo ? Ridurre Dante


a poeta secondo
i

principi dell'estrema destra era

un dar

battaglia

vinta ai suoi oppositori.

Difatti pi spiccio

veder subito

gli

argomenti di questi,
il

quali,

per contrastare

il

Mazzoni, non sentirono punto

bisogno

di

adodi-

perare altre armi che quelle gi provate contro


fesa del Pastor Fido.

U De Nores
s'

in

come, intomo a quello,

era

riunita

nueduera
il

merosa schiera

di satelliti, un'altra molto simile,

sebbene pi
la
il

cata e pi ragionevole, perch

almeno questa volta

bandiera
Borghini,
e, si

bella e buona, si riun intorno al Mazzoni.

C erano

padovano Carriere, anima in pena che disse e


gante di
tutti,

disdisse,

pi

ele-

queir Hieronimo Zoppio bolognese C) che


e

scontr
tur-

primo

col Bulgarini, massimo avversario dell'Alighieri

che,

bato da quel fervore di contrasti,

come

se

Dante avesse
dell'

scritto nelle

sue cantiche

alcuna cosa simile a quelle

Alcorano del perfido


ispirandosi

Maometto

scrisse

un

trattatello di poetica (')

a Dante

e sostenendo le solite ragioni con pi

buon senso
il

degli altri.

Eppure, con Belisario Bnlgarini, che


patico
tra
gli

pi

notevole e simin

avversari

del

Mazzoni e

sostiene,

questa

pole-

mica, la parte avuta dal Guarini nell'altra, sebbene

non

ne

abbia

(')
(*)

p.

25S.

Ragionamento

del sig.

Hebbosmo Zoppio in difesa

di

Dante

e del

Petrarca (Bologna 1583).


(^)

La

poetica sopra Daite di M. Uisbonimo Zoppio

(Bologna 1589).

168
il

CATITOLO

XII.

fine

umorismo, sentiamo che


:

ci

perfino
lai

meno
si

difficile

andare

d'

accordo. Vedete analogia

anche a
:

pare
accett

facesse

balenare
quel

la minaccia dell' Inquisizione

anch' egli

con

piacere

giudizio teologico dal quale


il

si

aspettava la stessa assoluzione che ebbe

Guarini. Cos parla in uno dei tanto pamphlets della polemica un


concittadino
il

difensore di Dante,
negli
atti,
il

del

Summo
messo

e molto

simile a lui
nello
dei

Carriere,

quale_,

dopo aver

fatta

una capatina
sotto
la

spirabil aere dell'arte per l'arte, si era


rigoristi

tutela

padovani.

...Non essendo io - egli dice - grazie a Bont


zelante della salute dell'

Divina, punto

meno

anima mia
di

(la

qual do-

mando a Dio continuamente con che sia egli e non men anco di
sottoporre ogni
dossa,

tutte le viscere del cuore) di quello lui

intendendo
decreti

voler

tuttavia

mio

atto a' santissimi

della

Cattolica,

Orto-

Romana
in

Chiesa.

Onde
gi
la

se

per disgrazia
dei

e igioranzia

mia

si ritrovasse

questo o in altro
io

miei

libri

alcuna

cosa a
offerisco

quella

ripugnante,
s^empre
>^

rit?'atto e la

rifiuto e

m'

prontissimo

a disdirla secondo che mi sar comandato

dai superiori

(').

Aveva ben ragione


gli

il

Bulgarini! Costoro
chiusi le
lo

difenri-

devano Dante perch


qualcuno

attribuivano a occhi

qualit

chieste dai loro inattuabili preconcetti e


si

non

leggevano.

Ma

se

fosse levato
!

davvero a scrivere allora una


i

Divina Com-

media

apriti cielo

Onde

buoni argomenti

del

Bulgarini.

Yoi
pren-

dunque - diceva - ammettete,


guardare

per salvar Dante,

che
:

l'arte possa
:

la realt e rappresentarla a fine di

bene
che

su dunque

diamo

le orribili catarsi dell'inferno dantesco.

Chi pi di quei danli

nati dovrebbe ispirare avversione al peccato

trasse
;

laggi?

Eppure cos fatto l' animo umano che ci non avviene quei peccatori hanno un fascino; Francesca (^) cos contagiosa che fa dimenticare r orrore della sua condanna essa somiglia a Didone e voi,
:

che conoscete

pericolosi effetti

dell'episodio

virgiliano,

potete

in

buona fede negarli a quello dantesco ?


punizione? Non basta.
far a ispirarvi
il

la catarsi cristiana della

poi, se quella

punizione

giusta,

come

poetico effetto della misericordia?


(')
:

non seppe rispondere a questa ragione

Lo non era pi tempo da

Zoppio stesso

(') Difesa di B. Bulgarini in risposta sandro Carrier (1598) p. 3. (-)


(')

all'

Apologia

Palinodia di Ales-

Id. p. 48-49.

Zoppio: Discorso in difesa gi

eit.

p. 21.

SEGNI DEI TJ3IPI ECC.

169

ci

se mai, la risposta migliore fu quella che diede, in principio della

polemica, lo Speroni con uno scritto su


fino a
_Iiore.

Dante

che rimase
la

inedito

mezzo

secolo fa

(*),

sebbene esso mi sembri

sua
del

cosa mi-

Yedete conferma

di

quanto fu detto a proposito

Varchi

del

Maggi; che

la

vera rinascita di Dante, come maestro di vita,

dovuta proprio a quelle angustie aristoteliche.

Lo Speroni, a

forza

di pensarci su, su quel vecchio affare della catarsi,

aveva convenuto

con

maestri

dell'

Universit cittadina in un' idea molto semplice e


:

per molto notevole per quei tempi


la storia di

che, insomma, la Commedia > un peccatore risorgente verso il bene e che un' opera sinceramente concepita cos deve pur essere morale (*). Ma fu idea appena intra vvista e senza effetti vitali.

Con le vigorose ragioni degli oppositori, invece, si cade in grembo alla grande secentesca rinunzia del Guariai. Meglio escludere l'arte da ogni superiore catarsi e da ogni finalit e farne un dolcissimo gioco. Non creda U Mazzoni che la poetica possa far parte
(Iella

morale
tutti

filosofia

essa un' arte e

<

da Aristotele e da Orazio
chiamata

e
e'

da

quelli che

ne hanno
ft-a

parlato

arte

(').

Non
alcun

alcun rapporto
essere

essa e la morale e
il

non potr
se
la

in

modo
dire
della

posta sotto

manto

della
di

filosofia

pratica o vogliam

operativa

come

converrebbe
si

necessit
salutari
possibili,

fnsse
del

parte

morale

>

(% Ne
i

farnetichi di

effetti

terrore e

della misericordia,

quali, se fossero

sarebbero tanto pi

da detestare perch farebbero paura

alle

gnerebbe
si
si

pensare a tutelar queste da

donne gravide C) ^ bisouna cos fatta poesia. Non


belli
effetti,

dimentichi

invece che Dante, per ottenere di questi


licenze con la
i

permise

certe

religione

come
di

quella

di

mettere
Poltre

all'inferno, di arbitrio suo,

giganti e l'altra

descrivere

tomba,
tiene

come

se fosse possibile

una

cosa, la quale

non pu essere
possa
poi

immaginata n capita
verisimile

dall'intelletto
:

umano,

si

con
sia

lingua mortale descrivere verosimilmente


il

e chi sapr che cosa

probabile ed

il

mi do a intendere sar di questa mede-

(')
() (^)

Speroni: Apologia di Dante scritta intomo al 1575 (Padova 1865).

V. specialmente

p. 53.
il

Considerazioni di B. Bulgabini in difesa di Dante sopra


fSiena 1583} p. 14.
15.

discorso

di J.

Maxxoni*
Id. p.

O
("')

^Replica di B. Bulgarixi

al

Capponi (Siena

1585),

170
sima opinione

CAPITOLO

XII.

(').

Lasciate quindi divertire

il

poeta
sia

se la poesia

stata trovata per dilettare convien che ella


graziose
le

di

cose

vaghe e
:

quali principalmente possano piacere al

comun popolo

e tali sono le imitazioni delle azioni e degli accidenti vari e fortunosi che avvengono agli uomini
bello artificio di

notabili

cantati e rappresentati

con

parlare

(^).

Come
r anima
il

si

vede, gli oppositori di Dante potrebbero scambiare gli


i

argomenti con

difensori del Guarini e questo

veramente
;

ci
il

svela

dei tempi,

e'

da sospettare una cosa

che, se

Varchi,
di

Mazzoni,

avessero

accettata la sfida proposta

dal Carriere
allora,
il

portar la contesa davanti all'autorit

teologica
nell' altra

di

quelli vi

avrebbero avuto uno scorno qual' ebbe

polemica

Summo.
scudo.

non credo che

l'autorit di

Dante sarebbe

stata bastevole

(')

Id.

p.

130.

(2) Id.

p. 24.

CAPITOLO

xm.

Sto ri a

Poesia

Il

problema del Piccoloiiiini e del Manzoni.

Sommario.
i

=
-

1.
-

Il

problema dei rapporti

fra storia e

,..v^...

o....

>.;";..,....

precedenti

La
il

catarsi e gli altri addentellati moralisti


il

attribuiti
-

anche
:

air epica
L'

Da
e

principio

problema della storia non fu rioonosciuto


-

Esempi

Alamanni

Trissino

Un vano
Perch

dubbio dello Schlegel a questo propo-

sito dissipato dal

Manzoni

tanea dalle pagine di Aristotele.


dai Latini e nel medioevo

rinascimento
storici,
si

il

Berni

manc Primo diniego che


lignificato
:

non poteva sorgere spon2. Come essa fu appena intravvii^ta Esempi Dante e Petrarca - Ironia del
la questione
:

il
:

poeta possa trarre

dai

fatti

come stanno, un
:

morale

il

Giusti nopolitano - Dubbio se


fatto

possa trasformarli

Ripiego

scegliere

un antico
- Il

favoloso

Inge-

nuit della soluzione

parole del Pellegrino

rispetto alla storia del

Maggi

Conformi idee del Varchi, dello Scaligero, del Mintunio. del Viperauo. 3. Gli edonisti dell' arte indifferenza del Roberteli - Fatuo amor delle
:

re-

gole dello Speroni

Semplicismo del Giraldi e dei Cruscanti.


-

4. Simile
non deve - La
puerile

atteggiamento del Castelvetro


rese)

Eipete

le idee del Giraldi


-

(tradizione ferra-

negando che

esista differenza fra storia e poesia

Il

poeta

trattare per lo stesso

argomento che
la storia

lo

storico

ma uno
d'

consimile
-

poesia

come gara con

pura
ogni

question
-

agudeza

Sua

interpretazione dell' universale e del particolare


fra
i

Ragione della sua fortuna


di idee

moderni sebbene

gli

manchi

presentimento

nostre

Il
Il

Castelvetro continuatore

dell'incapacit
;

critica del rinascimento.

5.

suo antagonista,

il

Piccolomini

suo intuito profondo che deduce


dell' arte

dall' incoe-

rente moralismo degli utilitaristi

del Castelvetro deformatore del pensiero aristotelico

questione di abilit

Oggetto della

un pensiero vitale - Sua critica come se la poesia fosse il vero - Il Piccolomini poesia come
:

172
precursore del Vico
simile
-

CAPITOLO

XIII.

Il

vero

conversione di esso col di mischiarvi


il

dovuto e col veriad un


stesse

Conseguente necessit
-

falso e di rispettare

tempo

la storia

Importanza del pensiero del Piccolomini.

6. Le

idee poste dal

Manzoni a base del suo discorso sul romanzo

storico

Il

problema dei rapporti


i

fra storia e poesia


se,

ha un addentellato
si

cos stretto con

precedenti che

a certo punto, esso non


cui

alil

largasse e splendesse in

un pensiero su
l'

medit

sterilmente

Tasso,

ma

da cui

fior

sublime

ispirazione al Cervantes, se
altri

ne po-

trebbe trattare compendiosamente con gii


Difatti
i

senza mutare registro.

nostri commentatori erano cos oppressi dal

problema
ed

morale che una vera e propria distinzione fra


riusciva al loro gusto convenzionale e
difficile.

tragedia

epopea

Ond'

essi

trovarono

savio di far cadere l'una e l'altra sotto quella stessa luce della catarsi

molto compendiosamente interpretata a dispetto di Aristotele e


delle
il

con falsificazione consapevole

sue parole e del


alle

suo

pensiero.

Quale

pili

sicura riprova che

rigoroso rispetto
esistito,

regole e alle
il

leggi dello Stagirita

non mai
punto

ma
le

esistito, invece,

ri-

goroso rispetto alle questioni ideali quali

impost

la

controrifor-

ma
ecc.
stri

S' arriv a questo

che mentre Aristotele


;

dice

chiaro

la tragedia si
:

compone di sei parti fabula, mores ecc. ha la r epica invece non ha alcun obbligo su questo punto
dopo
aver

catarsi
;

nodealtro

umanisti,

compulsata

la

Poetica
pi
chi

per

qualche

cennio, arrivarono a scoprirvi tutti, chi

meno, quest'

pensiero

tanto la tragedia quanto


Catarsi.

l'

epopea devono sottostare


l'altro;

al fine

morale rappresentato dalla


questo proposito
lui
il

L'uno vai

ricorder a

Vettori, tanto per dare finalmente voce

anche a

eruditorum coripheo cui debetur quidquid fructus hac aetate ex


lectione percipitur
(')
il
:

horum librorum
si

al

quale, tuttavia,
e
il

non

ci

riesce di assegnare

un

posto a parte, tra

Maggi

Varchi, tanto egli


in filologia.

tiene aderente a costoro riservandosi di brillare solo


la

Torna opportuna qui


lo tiene

sua ingenua tendenza alla conciliazione che

pi vicino all'opinion generale.

L' epopea - egli dice - opera con diffusa narrazione quella catarsi
dello spirito che la tragedia per ragioni di brevit e di tecnica costretta

u operare con terrore e misericordia.


stoteles

In extrenio autem ponit Ariest

tragoediam non utentem expositione, quae propria

epo-

(')

MuRETO: op.

cit.

(lettera Febbraio 1585) p. 470.

U.

PROBLELV DEL PICCOLOMINI E DEI. MANZONI

173
efficere
.

peae, sed misericordia et rnetu, ope

horum animi motuum,


et

huiiismodi pertiirbationum puro^ationem et levamentum in nobis

idemque effd ah utraque


variatisy
si
(').

poesi,

modo tantum
il

quasi indumentis
il

L'idea

era cos

geuerale che

Riccoboni,
si

quale
:

credeva rivoluzionario, sulla fine del secolo


la tragedia

trovava a ripetere

che
tal

induce la purgazione del terrore e della misericordia


(*).

quale come l'epica

Per

la stessa ragione, cio

perch riconosceva come


voleva

gli

altri la

presenza del problema morale e furiosamente


l'importanza,
si

disconoscerne

trov a ripetere le stesse cose l'altro pi autentico


:

rivoluzionario (nelle intenzioni)

il

Castelvetro.

Laonde - chiosava
o
rea
l'avr
le

egli - chiunque abbia conoscenza' della tragedia buona

ancora dell'epopea, perciocch neUa tragedia sono

cose

che

ha

r epopea

2>

(').

Del resto
:

la

prima confusione

risaliva al Giraldi.

Ma

si

capisce

la

questione della rappresentazione delle azioni

umane, quale fu impostata allora, non muta per


poetica - tragica o epica che questa sia - e tutti
tarsi si
i

mutare

di

forma

corollari della ca-

presentano sotto

la

medesima

luce.

se qualcuno, per scrul'

polo di rispetto alla lettera aristotelica, metteva innanzi


il

ipotesi

che

filosofo antico

avesse riconosciuto questa impressione di terrore e

di misericordia piuttosto nella tragedia

che neU' epopea, perch quella


in atto, e questa al

rappresenta

fatti

al

tempo presente, cio


buoni o

passato, cio in ricordo, la sostanza della questione


ci. Si
i

tempo non mutava per(cio

devono rappresentare

gli iniqui? la psicologia

mores) deve essere idealizzata cos da fare dell'eroe un exemplar

deve essere

afiatto tralasciata?

Da
del
tragedia.

principio, infatti, la questione

intomo

al

modo

e ai vantaggi

poema

epico

non

usc daU' orbita di quelle che sono

comuni

alla

patia di

Se ben ricordate, non era di diversa natura V inquieta simBernardo Tasso e di Luigi Alamanni per il poema eroico;
illustri

arena di personaggi

anzi illustrissimi >, cos suscettibili di


del

diventare exemplaria morali a dispetto dei loro colleghi


cavalleresco, che erano bens illustri

poema
quasi

pur

essi,

ma

di

fama

(')

Petri Victoru

Commentarti in prim,um librum


cit.

Aristotelis

de Arte

Poetarum
(-)

(Florentiae 1560).
p.

EiccoBOxi: op.
:

30.
>

p) Castelvetro
p.

Poetica d' Aristotele tolgarixxata e sposta (Basilea 1576

107.

174
sempre equvoca
accorti
e

CAPITOLO

XIII.

becera non di raro.

In principio

non

si

erano
pro-

neppure che

esistesse o si stesse concretando


:

un

vital

blema
in lui

di rapporti fra storia e poesia


al

ricorderete che Torquato Tasso,

accennando

suo unico precursore in poesia, l'Alamanni,


gli

vedeva

un inconsapevole che

aveva bens additata


e'

la

strada,
storia,

ma

senza neppure avvedersi degli intoppi che


fonte di poesia,

erano.
si

La

come

venne innanzi
il

di suo piede,

pu

dire,

perch era
dispetto

giunto

il

suo tempo: e

primo che se

la trov in casa a

di Aristotele,

come materiale
il

tradizionale da sostituire a quello delle


il

leggende antiche, fu

Trissino. Il quale le apr

passo senza
di

ca-

pire l'importanza di quel che faceva e per pura ragione


dit.
Il

comoche,

3Ianzoni in quel suo

discorso sul

romanzo
tuttora

storico

mio

avviso, l'occhiata pi profonda e

conchiusiva lanstiamo
si

ciata

da un moderno sullo spirito dei tempi che

studiando,
di

ha appagato, con quel suo ironico buon senso che


romantico tedesco:
Schlegel.

vergogna
d'

dover parere acume, talora, una meravigliata curiosit


lo

un famoso
oltre

(Bisogner

poi che

pi

cer-

chiamo

di

vedere un po' chiaro in quell'interessantissima questione:


il

quanto e fino a che punto


tedesco). Dice lo Schlegel
:

notabilissimo

Manzoni conoscesse come

del
il

romanticismo
coro nel suo
dal

Trissino, che si
il

picc di osservare le forme antiche fino a introdurre

componimento,

si

sia ardito di trasportare la tragedia


(').

dominio

della mitologia in quello della storia

Osservazione alla quale

il

Manzoni venne
certo

a dare

una implicita

risposta con un' altra che assai profonda


essere, allora, a tanti sfuggita,

non

ma

che,

per

non

riesce a vestirsi di cos domestici

panni che non

e' ispiri

un

po' di soggezione.
critici

E non

so

- dice
le

il

ManAri-

zoni - se alcuno o de' poeti o de'


stotele

che nella Poetica di

credevano doversi trovare se non tutte almeno


dell'arte,
s

pi impor-

tanti

norme

abbia notato

il

silenzio assoluto
[il

del

maestro
il

su questo punto

importante per loro;

modo
;

di

atteggiare

meraviglioso nel poema epico ispirato dalla storia]


essi

silenzio che ad

doveva parere strano e che parr naturalissimo a chi pensi che


la questione

quando Aristotele scriveva,


non
l' i

non era ancor nata e

forse

si

poteva prevedere. Aristotele parla dell'epopea omerica, delal

epopea praticata e conosciuta

suo tempo, di quella che prendeva


il

soggetti dai secoli eroici, soggetti nei quali

meraviglioso era in-

(')

G. SciiLKaEL:

Corso di Letteratura drat/imatica, Lezione IX.

IL

PROBLEMA DEL

PICCOLO.MLVI E

DEL MANZONI

175

nato.

Era quindi per Aristotele una cosa

sottintesa.

Fu
(').

dall'

aver

l'epopea presi per soggetti avvenimenti di


origine questa questione la quale
il

tempi

storici

che

ebbe

non pare aver


di notte
;

fine

Quindi

Trissino fece

come quei che va


la

infil

una strada nuova


di

credendo che fosse

vecchia e

solita.

Aristotelico dei primi tempi,

cio stretto alla lettera della

Ilo'.rjr'.xfj,

come codice

regole

purafra

mente formali,
forse,

egli

non sospett alcuna difierenza sostanziale

storia e leggenda (avrebbe potuto sospettarla,

ma

allora sarebbe stato,

un grand' uomo)

e fece dello scegliere o V

pura questione

di comodit.

poich a

lui,

una o V altra una (uomo erudito e cuore


d' essa

arido la sua parte) la storia poteva riuscire pi gradita ed era certo

pi comoda che le antiche leggende,


e,

si

valse

ingenuamente

con

la

<

Sofonisba

>

e l'Italia Liberata >, colm d'

un colpo due
:

dei principali vuoti classici deplorati nella letteratura italiana


t'

tan-

era lesto

come
le

disse appunto
alla lontana
si

il
l'

Manzoni

(*).

Pare che

egli

non

sospettasse
tragico
;

nemmeno

elemento religioso insito nel mito


i

angustie in cui

sarebbero trovati

prossimi posteri
egli, il Trissino,
il

rimettendosi a bazzicar con la storia in poesia.

Ma

aveva ben

diritto di sentirsi in regola

con Aristotele,

quale parla
dal
poeta

bens di differenze fra storico e poeta,


jjoeta

ma

di

storia

trattata

non parla

e dice

manifesto che non ufficio del

rappresentare le cose quali veramente


potuto essere, quali sono possibili
necessit: che
il

furono
la

ma

quali

avrebbero

secondo

verosimiglianza e la

poeta e lo storico non differiscono fra loro


si

perch

r uno scrive in prosa e F altro in versi, imperocch


dere in versi l'opera di Erodoto e non sar

potrebbe sten-

che senza

versi,

ma

ben differiscono in ci

meno storia in versi che F uno narra le cose

realmente accadute e F altro quali potrebbero accadere. Quindi la poesia qualche cosa di pi filosofico e pi elevato della storia, imperocch la
poesia
lari.
si

tiene piuttosto

all'

universale e la storia discende ai partico:

L' universale cosifatto

un

tale di tal indole

accade di dire
e della

fare tali cose secondo le leggi


cessit, al
il

della

verosimiglianza
le

ne;

che mira

la poesia

distinguendo

persone con un

nome

particolare invece quanto ha fatto e ha sofferto Alcibiade

(').

"^0

Aristotele

non avesse tenuto per

inteso che lo storico e

il

poeta

p.

C) Alessandro Manzo.ni; Prose Minori Discorso sul 215 (Sansoni 1897).


(-}

Romanxo

storico

Id. p.

205.

Aristotele: ed.

cit.

p. 17-18.

176

CAPITOLO XUI.

attingono, a ogni modo, a fonti diverse, qualche osservazione sul


di comportarsi nel caso che
fatta.
l'

modo

uno
l'

fosse fonte

all'

altro

l'

avrebbe pur

Ma
gli

egli teorizzava

avendo

occhio ai poeti del suo tempo che

non
in

potevano dare di questi pensieri. Anzi, a certo punto, come


parentesi, egli fa

una

un accenno

esplicito a questa ipotesi, ispi-

ratagli,

secondo probabile, dai

Persiani di Eschilo, opera

sin-

golarissima di celebrazione nazionale e quindi extra legem.

Tant'
di cose

vero che neppure

parla di argomenti
.

tolti

dalla storia

ma

realmente accadute

Che

se d' altro canto - egli dice - gli toc-

casse di poetare sopra cose realmente accadute,

non cesser

egli

per

questo di essere poeta, perch niente impedisce che alcune delle cose

realmente accadute sieno


possibilit del loro

tali

da recar seco
in

la verosimiglianza
le

la

avvenimento ed

quanto cos

imita egli

ne

sar

il

poeta
,

(').

Ma
si

come

si

vede, una ipotesi estranea agli elementi ai quali

ispira la sua teoria.

Eppure a questo bisognava


l'

arrivarci nel

secondo periodo
dall'et
dei

del-

umanit che

si

viene lontanando sempre pi

miti e
co-

che, negli anni di cui parliamo, acquista

una sempre pi acuta

scienza storica.

proprio su questo punto, che cosa sia la storia e

come

essa

si

presenti al vaglio della poesia - della grande poesia -,

fiorisce un' idea

nuova

e possente destinata alla letteratura

ma

con-

trollata sullo studiato mistero dell'

uomo
il

e del

mondo

un' idea che

scinde in due campi irreconciliabili

pensiero nostro e quello ger-

manico che
idea

allora fermentava e si preparava minaccioso.


ha,

Ma

questa

non ha che vedere con Aristotele ed

con

la

sua Poetica, un

molto convenzionale addentellato.


e spesso

tuttavia fu essa che, fra le tante


il

vane e

facili

regole aristoteliche, insinu


difficile

bisogno di troil

varne una cos astrusa e

che su quella, e non per

calun-

niato aristotelesimo letterario, Torquato Tasso impazz.

Prima

di quel
i

tempo una
i

tal

questione non aveva potuto


Silio
Italico,

sor-

gere che fra

Latini

quali,

con Lucano e con


di

ave-

vano creato una povera specie


storia gravata di mitologia.

poema

storico

che

poi

era

una

Ma
il

una

teoria in

proposito

non
il

l'ave-

vano

lasciata

restavano solo qualche frase di Cicerone, e


quale,

sintetico

giudizio di Petronio Arbitro

non trovando molta

diversit

(>)

Id.

p.

19.

IL PROBLEJIA

DEL PICCOLOMDCI E DEL MANZONI

177
a non

di materia fra lo storico e

il

poeta, consigliava quest' ultimo

spellar le

mani

sui ferri dell' altrui mestiere.


historici feciunt >

Res gestas versibus


Il

comprehendere longe melius


evo
poi,

(').

nostro

medio-

aprendo

alla poesia tutte le strade,

aveva sottomessa a quella

la storia

come

la scienza.
o,

Ripensate alla sintesi dantesca

se vi par meglio, al Petrarca

per cui r Africa > non era che un episodio verseggiato d' un suo grande
libro storico che

doveva cominciare

da
il

Romolo

e giungere a

Tito.

Omero

cos predice in

sogno a Ennio

futuro poeta storico:

Hic quoque magnorum laudes studiosus avorum


digeret estrema relegeus ab origine sortes

romulidas, vestrumque goniis. sermone soluto


historietis.

titulosque viris et
il

Domioa reddet

(-).

Ma, poco prima,


chiaro
:

Petrarca

si

esprime

in

modo anche

pi

Quidquid labor historiarum

est,

quidquid viitutum cultus documentaque vitae.


naturae studium quidquid, licoisse poetis
erede
Il
s'
{^).

rinascimento, infatuato del romanzesco e assente


:

dalla

vita,

era dimenticato della storia

dei diritti di essa rimane appena

non

so quale ironica reminiscenza nei versi del Pulci anarchico


giatore di ogni pi rispettata tradizione romanzesca.

maneg-

so che andar diritto

mi bisogna

eh' io

non

ci

mescolassi una bugia

che questa non istoria da menzogna


che, com' io esco

un poco

dalla via.

chi gracchia, chi riprende e chi

rampogna

^*).

Ma
tivi di

ora la questione, risuscitata dal Trissino e dai primi tentaepico,

poema

trovava

d' intorno
>

a se

ben

altra

risonanza.
ai
fatti

Rappresentare secondo V universale

voleva dire dare

e ai

personaggi un contenuto ideale rispondente a una complessa veduta

(')

Petronio Arbitro

Satyricon cap. 118.

(2)

Petrarca
di

Cfr. GitrsEPtE,
S.

Africa^ Padova 1874, Voi. IL libro EX. v. 257-260, p. 394. Kirxer: Sulle opere storiche di Fr. Petrarca Annali della R.
:

Normale
(')

Pisa
1.

voi.

XEU.

e*)

v 97-101, ed. cit. p. 387. Moro ASTE Maggiore c. XXV. ott. 116.
Africa
9,

ToFPANix.

La

firn

dell'umanesimo.

13

178
morale dell'universo da cui
narsi.
facile,

CAPITOLO

XIII.

la poesia

non aveva

diritto

di

allonta-

Fermandosi
perch
il

al mito,

per, la cosa poteva riuscire

abbastanza

mito presenta gi un materiale universalizzato. Di-

fatti il Robertelli,

che aveva l'occhio agli antichi, se n' era uscito con

una interpretazione da buon umanista, vaga ma coerente: il poeta deve descrivere Ulisse non quale fu ma ab omni parte absolutus,
qualis describi solet a philosophis

Ma, con quei personaggi antichi

e con la storia leggendaria, la cosa facile e senza pericoli. Se in-

vece

si

toglieva l'argomento dalla storia^ quella facile soluzione di-

veniva ardua all'estremo. Perch, posto che la storia


il

non presenti
videro
il

personaggio gi cos universalizzato

(e

pi

savi

subito

l'assurdo di questa ipotesi)

come
Ecco

si
il

dovr comportare

poeta? Do-

vr manomettere
il

la storia?
il

punto in cui videro cos a fondo

Piccolomini e

Manzoni.
al
il il

Fra
fu,

primi a negare
il

poeta un tale diritto di manomissione


quale, scrivendo sotto
la

eh' io sappia,

Muzio,

impressione

del disastro trissiniano (tra


la fine del

1548

il

1551)

(')

vaticinava, perci,
so-

poema

epico assunto dalla

storia e

propugnava una
suo

luzione pi buona in teoria che possibile in pratica. Egli ragionava


cos: nella

commedia

lo

scrittore

pu

inventare

il

argomento

senza scrupoli, perch, trattandosi di casi umani possibili ogni

mo-

mento, egli potr con

facilit scoprirvi il lato giusto


si

e sano e l'in
.

segnamento

di

ci

che fare e che non far

debbia

Con

la tra-

gedia, invece, la cosa molto pi difficile, perch essa ci prende la

mano. In quelle
tanta parte,
in essa:

grandi

catastrofi,

in

cui

il

caso

ci

appare

aver

non sempre

facile scoprire

un

significato ideale.

Poich

si

scopron di fortuna

gli

esempi miserevoli ed orrendi,

(si

ponga mente

alla parola

esempi)
la

convien fortuna averne

sua parte

con pericolo che, se

il

poeta
il

si

affida alla fantasia, questa faccia

la^

parte del leone. Quindi

poeta comico inventi pure,


storiche.

ma
i

il

tragico

no

lavori

intorno a cose

D' altra parte, per,

fortunosi

(')

Muzio Giu8TIXoploitano

Rime

diverse Arte poetica (lobi).

PROBLEMA DEL PICCOLOMINI E DEL MANZONI

179
si

eventi della storia mostrano sempre che fare e che non far

debbia ?

Non

tutti!

Non sempre! Questa


che

pare al Muzio la ragione:

la tragedia suole

fare agli usati titoli ritorno

e rimanersi fra poche famiglie [frase aristotelica].

Non
li

usa di montar

gli alti coturni

la nostra etade; e per

appena tocchi

hanno

nostri poeti 0).

Ora, se questo avviene per la tragedia, perch


venire qualche cosa di simile per
luta alla storia impossibile,
il

non dovr avfedelt

poema epico? La

asso-

come dimostra l'esempio


campo

del

povero

Trissino
(quel che in versi condusse armate in

e quinci e quindi le
isterico fra
i

romane squadre
rimase)
la storia.

versi

si

lecito,

d' altra parte,

mutare

Si

crei

quindi,

per

il

poema

epico,

un non
si

so quale ambiente storico leggendario simile a


la tragedia, valendosi di fatti

quello in cui

mosse prima
e
li

remoti e

mal determinati,
Egli spiega:

si

rimpolpi con la fantasia secondo l'universale.

Lascia
sotto

il

vero

all' istoria

e,

ne' tuoi versi,

nomi privati all'universo mostra che fare e che non far si debbia.
V

In che

modo

Quinci prender dovrai soggetto antico

onde favoleggiar senza contrasto


possa tua penna e trar di cielo in terra

Giove e Minerva e dare


che
il

lor consigli,
i

poema
si

divin

ne senza

Dii

poetar

conviene ...(*).

Consigliava, quindi, di trattare questi argomenti di storia incerta


alla
rati,

maniera del romanzesco. Nel qual giudizio mi


pili

sembrano
alla

sfio-

che toccati,

diritti

della storia

per

rispetto

poesia.

L' esempio del Trissino lo persuade che storia e poesia

andare d'accordo:
tica,

il

buon

senso, pii che

non possono una meditata ragion crigli

lo avverte la niateria

che

la storia

non pu essere liberamente maneggiata


appare risolvibile

come

romanzesca. La contraddizione

(')

Id. p.

73.

(*)

p.

81.

180

CAPITOLO

XIII,

con quella trovata degli argomenti storico-favolosi


che non
si

cara

ai

profani

sono provati a metterla

in

pratica.

Perch, a guardar
?

bene, questi argomenti di storia favolosa esistono davvero


sono, chi

quanti

non voglia far ritorno al gi sarchiato campo delle leggende? Difatti, quando gli accademici della Crusca, fedeli a questo

comodo concetto
il

del Muzio, tentarono di valersene

contro

il

Tasso,
ai

pi famoso difensore di questo pot rispondere vittoriosamente


:

Cruscanti

Se questi

siffatti

soggetti di tragedia

od epopea

avuti

per tradizione o storia


lentemente
trattati dall'

iicerta,

sono

stati

per avventura

tutti eccel-

ingegno

de' poeti de' secoli addietro, che deb-

bono fare coloro che nell'et nostra hanno


rannosi con
le

spirito
il

di

poesia?

Stala

mani

alla

cintola ?

(').

Se

Muzio prevedeva
degli
vita

fine della tragedia perch limitato era


Tiesti,

il

numero

Edipi e dei

neppure l'epica avrebbe potuto avere lunga


d'

perch di

guerre d Troia e di fughe


i

Enea non
il

ce n' era molte. Sicch, tra

difensori del rispetto alla storia,

pi vicino a metterne in luce


il

le ragioni ideali, resta

sempre

il

giudiziosissimo Maggi

quale, tutto
tesi

pieno di sentimento religioso, porta in favore della sua

un
onde

aregli
gli

gomento pi ingenuo
riesce

nell'

apparenza che nella sostanza.


l'

Anch'
:

vuole che fine della poesia sia

espressione dell' universale


il

un

po' diffcile

ammettere che

poeta possa allontanarsi dalla

storia e inventare

come
il

fece Agatone. Sar

pur

possbile - dice

il

Maggi - ma ne
sponde
il

risulter

un

diletto

minore.

perch? Perch -

ri-

Maggi tratta d

lettore o lo spettatore

quello che ode o che Tede.

Ma come?

vien fatto

non potr ragionare su d rispondere: ci


s

quando
is

si

un personaggio
sit novt,
:

poetico

non

su egualmente? Al Maggi pare di no.


qui cuus imitato
est
et

gtur - egli
et

pu ragionare osserva addiscere

ratiocinatur

discit,

autem iucundum
tato est,

utique qui actonem novt, cuus fabula imiafficietur,

malori voluptate
ratiocinar

quam
(').

is

qui

eam
il

ignorat quo-

niam de ea

non

potest

Secondo

Maggi, dunque,
fatto

bene che lo spettatore sia sicuro della storicit


sentato e magari
diletto.

del

rappre-

lo

conosca gi prima. Allora ne trarr


diflicle

veramente
op-

(S
s'

vede subito che non pi

sostenere la tesi

posta e

immagina che

fu sostenvita in realt).

degli accademici della (') Replica di Camillo Pellegrino alla risposta Crusca fatta contro il dialogo dell' Epica poesia (Mantova 1586) p. 46. (*) Maooi: op. cit. \. 134.

IL

PROBLEMA DEL PICCOLOMIXI E DtX MANZONI

181

Ma
formula

chiaro che
i

il

Maggi, assai alieno

dal

controllare,

neUa

pratica di poeta,

suoi concetti di teorico,

non esce dalla

cinta della

aristotelica, in cui

basta interpretare la

questione dell'uniil

versale e del particolare. Egli interpreta, e bene, che

poeta

deve

far risaltare dal dato storico la sostanza ideale (l'universale),


si

ma non
ci

rende conto che lavorando, poeta e storico, sul dato medesimo,

saranno, per quello, delle leggi particolari di cui taluna potr


tere in pericolo proprio
il

met-

rispetto alla storia di cui egli

si

fa pala-

dino. In questa incertezza

medesima

ci

lasciano

tutti

gli

amici e

successori ideali di lui

il

Varchi, per esempio, che gli


di interpretare la
lettera

cammin bene

da presso finch

si tratt

aristotelica,

ma
moRiil
(').

che, di fronte alla


str, nelle allusioni

questione
fattene,

sul
di

modo
si

d'atteggiar

la

storia,

non vederci molto pi


dolse

chiaro.

cordate?

Parlando

dell'Ariosto
<

che egli non condusse

suo poema a quella perfezione

che forse poteva e cerio doveva

Donde parrebbe che


romanzesca
secondo
il

l'

Ariosto avrebbe dovuto ridurre l materia

tino a

esprimerne quel significato ideale in cui consiste,


:

Varchi, la perfezione

ma

se avrebbe potuto,

poi, sfigu-

rare una materia ormai quasi storica

come

la tradizion

romanzesca,

cosa che pare dubbia

perfino al suo

tardivo

revisore.

Anche

lo

Scaligero, per Fistessa ragione, combatte

grigio materiale

storico

una poesia che sarebbe una vana poesis


il

costruita
historica,

col
e,

fedele al suo culto della ragione, vuole che a condurre con essa

poeta la elabori

fino
>
(*).

mores animorum
altri,
il il

ad

rectam

rationem

Non meno
le cose

furbo degli

Minturno vuole che l'Istorico narri


poeta

come sono avvenute,


>
(*).

mile dovessero avvenire


niva
si

Dove

come conveniva o par verisichiaro che il come conve anche sicuro che
il

riferisce all' effetto

morale

ma

Min-

turno parlava senza pensare al


tanto
il

modo

di mettere in pratica la teoria,

suo gusto poetico era lontano dai territori del poema epico.

>tra,

Non fa poi meraviglia che i pi intransigenti dell'estrema deil De Nores e il Summo per esempio, sieno passati accanto a

questa gran questione senza avvedersene e senza restare colpiti nep-

pure dai clamori deUa polemica tassesca. Nell'ansia di ridur tutto


a exemplar o simulacrum virtutis, essi, che a ci sapevano ridurre

(')

Vabchi: op.

cit.

p. 585.
p.

{-)

ScALiGEHo: op.

cit.

347.
cit.

(^ MiXTCRSo: Arte Poetica gi

p. 39.

182

CAPITOLO

XIII.

non

solo

Ulisse ed Enea,

ma Nerone

e Caligola, se
i

li

avessero avuti

per protagonisti, naturale che non avvertissero

diritti della storia

e non riconoscessero in quella se non un vivaio di simboli. non aveva attribuito questo metodo a Omero? A esempio
gi ricordato
il

S. Basilio

di ci

ho
ri-

Viperano

che,

per difetto di

argomenti migliori,
(^)

metteva in onore l'interpretazione allegorica


gliando al poeta

di Virgilio

riconsi-

questo

freddo

strumento

al cui

contatto avvizzibrulli

scono
cippi,

i
i

variopinti prati della storia e restano in piedi,


concetti morali.

come
della

A
storia,

mettere nei suoi termini veri,

in

teoria,

la

question

venne Alessandro Piccolomini.


uomini
all'

Ma, come questo lavorio

di

religiosi intorno ai rapporti

fra storia e poesia, mette capo

affermazione del Piccolomini, cos


dell' arte,

queir istessa questione, negata o disconosciuta dagli edonisti


mette capo alla negazione del Castelvetro.
I

due

uomini

rimasero

come

sintetizzatori delle
il

due opposte tendenze


l'

fra le quali si trov

sospinto
nemici

Tasso che chiam


.

uno

1'

altro,

non per non


lo

ischerzo,

suoi
alla

Che
il

gli

edonisti dell' arte,

quali avevano preso cos

leggera tutto

restante

lavorio

aristotelico,

fossero disposti a

prendere troppo sul serio quest' altro impaccio accattato, naturale.

Vedete

il

Robertelli che,
il

finch

il

poeta
si

tir

per

mano

spiegare l'universale e

particolare, ci
si

adatt e riconobbe l'im-

portanza della questione: ma, quando


gli

tratt di

andare pi

oltre,

parve che non ci fosse. pi nulla da spiegare e conchiuse: Dictum est ante poetam vel ex se fingere, vel arripere unam actionem veram C). Lo Speroni, formalista puro, che tuttavia s' aggir con pi
costanza di ogni altro intorno a questo punto della Poetica, ne aveva
fatta

una pura questione


s'

di fedelt a

Omero, disconoscendo perfino

Virgilio che

era attenuto alle regole

meno

di quello

(^).

Ma

dello

spirito della storia e della poesia


si

aveva capito assai poco, a quel che


Giraldi

legge in
Sotto

lui.

r impressione

del disastro trissiniano,


d'

il

ferrarese

aveva negato con pi clamore


della storia: a lui

ogni altro che

ci fosse

un problema
i

avevano

fatto

eco a Ferrara ed a Firenze

di-

(')
('')

Viperano: op.
ROUKBTELLI:
Speroni: op.
p.

cit.

p.

73-4.

491.
p.

cit.

201, Voi. IL

IL

PROBLEMA DEL PICCOLOMINI E DEL MANZONI


quali miravano a sostenere

183

fensori dei
tit

poema romanzesco,
con V eroico
:

T idenad

di questo

e figuratevi se essi potevano ammettere

una questione
sto in qua.

storica la quale, se

non
i

altro,

li

avrebbe

costretti

aprir gli occhi e riconoscere quanto

tempi erano mutati dall'Ario-

Per loro

il

poema

era sempre

un

bel gioco
la

della

fan-

tasia: accettavano quindi

con molta larghezza

proposta
la

storico-

leggendaria del Muzio che poneva loro tra


leggenda. Onde, pi tardi,
il

mano

storia

come

la
il

molto significante dialogo f^ essi e

Pellegrino difensore del Tasso.

Voi - diceva

il

Pellegrino

considerate la materia dell'eroico


:

come

quella che la gente prende per canzoni di canta in banca

romanzatori - dice l'Alunno - essere quelli

che

sopra

le

panche

cantano per
citt d'Italia

le piazze.

come
nel

in

Et non solo nel r^no di Napoli, ma in altre Roma, romanzatori vengon detti ciarladori o
strumento,

ciurmatori

che

pubblico, a suon di lira o di altro


.

cantano rime o versi


cotali

Cruscanti rispondevano

Appunto

devono essere

soggetti

delle tragedie e dell' epopea ...

Tutta gente, questa, che alla storia dava poca importanza.

Il

Castelvetro, ferrarese d'educazione, ribelle per istinto,

nega-

tore delle finalit morali dell' arte con

animo

d' eretico,

non

fece che

cercare di porre

il

suggello d'una sistematica


il

interpretazione

della

Poetica alle idee di costoro, verso

1570.

Negata importanza
agli effetti del

alla catarsi, alla rappresentazion psicologica,


ci

bene e del male, neg pure che


della sua rabbiosa

fosse

una question

della storia. Scrivendo nella patria del

poema, fece convergere specie


sofistica.

su questo punto

gli strali

Ma non

fii

neppure originale, sovente volle esser


fisticherie

tale per forza e

cadde in so-

meschine ed

inutili.

Straccio le cartelle, in cui le

avevo

notate,
di

per

un

riguardo
capitolo,

verso

il

lettore che, gi stufo delle cose noiose

questo

non ne vedrebbe venir avanti


si

volentieri di affatto inutili.

Ma come
certo,
gli

spiega che

il

Castelvetro passa fra gli studiosi

moderni per uno


antipatia

dei pi rispettabili e originali autori del suo


oltre

tempo ? Gli giov,


cui

un

particolare studio del Fusco, la

moderna

per

scrittori

imparentati con la controriforma conti'o


di

il

Castelvetro

ha fama

aver difesa

la libert dell' arte.

questo potrebbe essere

(')

Pellegrino

op. cit. p. 45-6.

184
vero
titolo

CAPITOLO

XIII.

di

onore se
si

la

difesa

fosse

assennata e originale
l'

ma
Ep-

quando, leggendo,
oppositori,

vede che essa supera in grettezza

opera degli
?

come

si

fa

a tenergli conto delle buone intenzioni


il

pure, vedete, perfino

rettissimo Spingarn,
sa,

il

quale, di solito,
si tratta

non

afferma se non ci che ha veduto e che


stelvetro gli attribuisce, con ha.
i!^ei

quando

del Ca-

una

citazion

monca, un merito che non


il

rapporti fra storia e poesia - egli dice -

Castelvetro

si

allontana non pure da Aristotele

ma

dalla

maggior parte dei

critici

contemporanei allorch afferma che l'ordine della narrazion poetica


la favola - scrive

pu essere uguale a quello della narrazione storica Nel formare - non dobbiamo aver niun riguardo a principio
.

a mezzo a fine

dell'

azione

ma dobbiamo
noi

diligentemente considerare
cio
diletto

se atta ad operare quello che

cerchiamo,

negli

uditori per narrazione di cosa fortunosa possibile ad avvenire e

non

mai avvenuta

(').

pensare che questa presunta ribellione


di vita e risaliva,

alle idee correnti

aveva

ormai quasi vent'anni

nientemeno,

al Giraldi, il
l'

quale, in quella sua cosidetta prefazione al


in giro

Cromwel,
:

aveva messa
per
pre-

come rimedio
un' assoluta

agli

sbagli

del

Trissino

e aveva

supposto

incomprensione del pensiero

aristotelico.

Ma
cuna

che principio mezzo

e fine! -

aveva gridato

costui -.

Se dalla
si

questo eroe diede segno della sua grandezza, dalla cuna

devono
con

cominciare

le azioni della

sua vita che


il

(').

Aveva provata
voluto

poi la sua
dire

incapacit di intendere

ci

maestro avesse

quel caotico poema


Il

dell' Ercoleide.

Castelvetro

non

fece

che

ispirarsi a quelle

facili

idee

del

mondo

ferrarese offuscandole con maligna sofistica e

dandosi l'aria

di dedurle

da una diretta profonda indagine della poetica.


il

Ma

la sodi

stanza loro
giustificarsi in

vecchio edonismo dell'arte


teoria e

il

quale,

ora,

cerca

una

non

ci

riesce.

Differenza fra storico e poeta?


dall'

Ma

nessuna di

quelle
l'

indicate

estrema destra

Non

che
il

il

poeta rappresenta secondo

univer-

sale e lo storico secondo

r ordine naturale dei fatti e cosa - egli ripete - a me non par dire Aristotele ancora che conceda per via di digressioni
si

non che quello conserva questo ne crea uno artificiale. La qual


particolare,

possano toccare delle cose

del

prin-

(')

Spingabn: op.

eit.

p.

4i.

(')

Giraldi: op.

cit.

p. 25.

IL

PROBLEMA DEL PICCOLOMIM E DEL MANZONI

185
si

cipio e del fine,

quando

la cosa fosse

troppo lunga se

prendesse

tutta, non essendosene presa se non una parte.

Ora

non

possiamo

credere che sia differenza tra l'ordine del narrare

historicamente e

r ordine

di narrare

poeticamente

perciocch se la poesia com' cosa

rappresentante riguarda nell'historia


tata,

come

in

una cosa rappresenlei nell'

per qual ragione dee essere differente da

ordine

? *

(').

Quand' cos, pensiamo noi, la storia raccontata in bei versi


essere poesia....
Affatto
!

potr

- risponde
i

il

Castelvetro

non

solo la storia,

ma

nep-

pur quella che


essere poesia.
Italico

poeti storici e naturalisti trattano poeticamente

pu
Silio

Onde sono

esclusi dal novero dei poeti

Lucano e
delle

come Lucrezio, Empedocle, Esiodo


si

il

Virgilio

Geor-

giche (^.

Allora tori

osa proporre timidamente - avevano ragione


il

loda-

di

Agatone che os inventare


affatto -

suo argomento da capo a fondo...


sofista
-.

Niente

ribatte

V implacabile

Le favole

di

tutte le tragedie o

epopee sono e deono essere composte di accidenti


Aristotele
si

che si })ossono domandare historici - avvegnach

abbia

diversa opinione per alcune altre ragioni - perciocch


storia

sa per hi-

per fama essere avvenuti

C).

E
sponde
sta,

perch dunque?
la poesia

ci

si

azzarda chiedere.
il

Non pu
il

prendere

suo argomento dalla storia -

ri-

Castelvetro - perch, essendo quella in tutto simile a quesi

non

avrebbe modo di distinguere

l'

una

dall' altra

e la storia

sarebbe poesia.
gione, la quale

Non

pu, d' altra parte, inventare, per quest' altra ra-

non significa nulla ma d modo al Castelvetro di plagiare il Muzio dandosi l' aria di dedurre la sua sapienza da assai maggiore profondit. Le cose incerte e non pi avvenute non bastano per soggetto alla poesia; perciocch la favola della tragedia e

dell'epopea

non

si

pu

costituire se

non

di
il

cose

avvenute e cono(*).

sciute, cos richiedendo lo stato reale sopra

quale ella fondata


po' incerta, velata

Scelga quindi

il

poeta argomento di fama

un

di
si-

leggende e ricca di lacune e lo ricostituisca

colmando

queste e

stemando quelle.

La soluzione

del

Muzio che

il

Castelvetro

si

guarda bene dal

(*)

Castelvetro Ludovico
p.

Poetica d' Aristotele mUgarixxata e sposta (Ba211.

silea

1576)

155-6.
(2)

p. 28.

p. 189.

(*)

p.

186
ricordare:

CAPITOLO

XIII.

ma

il

Muzio l'aveva propugnata appunto perch vedeva


differenza tra storia e poesia e intravedeva che a

una fondamentale

quella spetta di esprimere

un universale che
il

la
!

storia

nelle

sue

fredde pagine non presenta. Per


piace,

Castelvetro no

lui questa idea

non perch riconosca differenza sostanziale

fra quelle

due forme

del pensiero,

ma

perch, cos,

il

poeta avr

modo

di mettersi in
le

gara

con

lo storico sullo stesso terreno e di

emularne
agudeza

gesta

facendo
rassolei

prova della sua valentia e della sua


miglianza
dell' historia e

La poesia

segue

le

sue vestigia tutte essendo da

differente oltre al verso solamente nella materia, che la


sibile

sua

pos-

a avvenire m.a non avvenuta

quella delV historia gi avtragedia


ecc.

venuta
e della

('). Laonde da conchiudere che la favola della commedia dee contenere una azione di una persona

non
(^).

per necessit
Vedete dove
chio
il

ma
si

per dimostrazione dell'eccellenza del poetai


passo
in
l'

va a cacciar l'eccellenza! Di questo

che
oc-

cosa consiste quell' altra verit a cui, secondo Aristotele, dee aver
il

poeta [questo narra le cose


il

verisimile e

necessario, lo storico

come dovrebbero essere, secondo come sono, secondo il parti-

colare]? Semplicissimo.

Lo

storico l'ha gi tra

mano
il

la verit e

non
con

dee rompersi

il

capo a cercarla per induzione,

poeta

colma

questa le lacune del suo argomento arzigogolando secondo verisi-

mile sieno andate

le cose.

L' Historia in iscrivere le cose avvenute

non ha bisogno

di

riguardare n a verisimilitudine, n a necessit;


in

ma

riguarda solamente alla verit. La poesia

iscrivere

le

cose

possibili a avvenire riguarda, per istabilire la possibilit, alla verosi-

militudine e alla necessit poi


rit-
(').

che

non pu riguardare
del

alla

ve-

Son
bel

tutte di

questo genere le novit

Castelvetro, plagiario

in veste di ribelle.

Come

poi sia stato

possibile
della

vedere

in
teoria

questo
della

modo

di ragionare

un precorrimento

moderna

poesia
si

come

intuizione del particolare, cosa che stupisce

ma

che

spiega. Il

problema della

critica letteraria

blema

a s - e

come poteva

essere cos ? -

ma

non nasce come proper impulso di comson


guai.

plesse inquietudini ideali e religiose frammisto e subordinato a quelle.

volerne fare la storia

prescindendo

da

osse

D' altra

parte chi, accettata la teoria dell' arte

come

intuizione del particolare,

abbia dell'intuizione un'idea profondamente immanentista, prova por.

()

p. 178.

CO

p.

187.

(')

Id.

IL

PROBLOIA DEL PICCOLOMIM E DEL MANZONI


inframettenze
i

187
si

queste

originarie

religiose

notevole

repulsione,
e,

ostina a ricercare

suoi

precursori

al di fuori

di esse

quando
po' del

incontra qualcuno che le abbia negate, magari per leggerezza, subito


disposto a trovarlo simpatico e a
regalargli,

se

capita,

un

proprio pensiero.
ostile,
ci si

Come

avviene, insomma, se, in

terra straniera ed

faccia incontro

un concittadino
l

che, in patria, putacaso,


si

ci

sarebbe pareo ottuso: ma,

per

l,

ci

intorbida

la

memoria
confiri-

delle sue pecche e lo

troviamo d'improvviso acuto come un

dente. In realt

il

Castelvetro, nella sua apparente

vicinanza al
Guarini,

nascimento, rappresenta,
sfacelo di esso a questo
critica.

ancor pi

del

Giraldi e del
di

lo

primo formarsi

una complessa coscienza


di

Perch quel meschino e ridicolo concetto


timo segno
rire),

gara fra storico e

poeta, e di prova di abilit da parte di quest' ultimo,

non che
del

l'

ul-

di vita, dato in pretensiosa veste di teoria (prima di


i

mo-

dal pi ingenuo tra


:

vaghi

presupposti

critici

rinascialtri.

mento

dal pi ingenuo

ma

pi riconoscibile e afferrabile degli

rinascimento, innamorato della bellezza per la bellezza,

non
deve
quello

co-

nobbe, per esempio, in poesia, n traduzione n imitazione: concetti


^soppiantati e compendiati da quello di gara.

Al quale
(per

si

se
di

[qualcuno dei pi
;!loridano e

belli episodi dell'Ariosto


(a

esempio

Medoro),

mio avviso) leggermente


all'inattesa

sfigurato dalla

smania di tirar dentro Virgilio e Omero e di gareggiar con loro in

forma
[edoro

volgare.
:

Ripensate

lunghetta

invocazione

di

santa dea che dagli antichi

nostri...

quale rimase famosa appunto perch, come stonatura, spicc.

L'idea di gara

si

pu

dire,

il

tacito leit-motif di quelle

geri-

Fnerazioni di poeti che sentirono la poesia

come cosa perduta, da

itrovare pi che da ricreare; e forse, chi volesse proprio


ri

concretare

sentimenti critici del rinascimento, dovrebbe cominciare da questo.


l'

fD non diversa natura

ingenuo concetto del Castelvetro che


il

alla

[question dei rapporti fra storico e poeta, applic


le,

principio di gara
di

lungi dal presentire

le idee

moderne,

s'

imped

capire

quelle

;del

suo tempo.

Chi invece - e proprio sul punto della storia - riusc a chiarrire,

finalmente, in che cosa consistesse la filosoficit della poesia gi

188

CAPITOLO

XIII.

proclamata tante volte a sproposito, fu Alessandro Piceolomini. Egli


vide r inconsistenza della teoria
del

Castelvetro,

liber,

quant' era

possibile, dai pregiudizi e dalle ipocrisie di quell'inquieto


storico,

uno

degli impulsi vitali della controriforma e gli

momento die modo


Dire
e

di farsi strada verso le lontane foci del nostro

romanticismo.
dir

che in lui l'idea sia tutta lmpida e precisa

sarebbe

troppo

noi vedremo di riassumerla senza aggiungere n togliere nulla. Egli

doveva pur valersi del pregiudicato

linguaggio

contemporaneo^

poteva in tutto prescindere da molti obbligati concetti convenzionali.

Ma, pure plasmato in questa materia,


con quello che
romantici
nostri

il

suo pensiero brilla ab-

bastanza per mostrare la sua originalit e la


i

sua

stretta

parentela contro
i

professarono e difesero
della

loro colleghi tedeschi cui gli avi

riforma

avevano

commessa
per
lui,

un' eredit di opposti impulsi ideali. Gi nelle idee del Piceolomini

a proposito della catarsi e questioni


il

affini,

vedemmo

che,

poeta,

come

creatore, deve lasciare nelle sue rappresentazioni poe-

tiche la traccia del suo

sentimento

intorno a quelle.

Dicendo

che
il

non

ci

possono essere rappresentazioni poetiche

indifferenti
il

sotto

rispetto morale, egli

veniva gi a sostenere che

poeta non mai


rivissuti

\m semplice
siero

adornatore,

ma

lascia

impressa

nei

fantasmi
pen-

l'impronta della sua universale veduta del mondo.

Ma
ma

questo

non era

l s

chiaramente espresso da non poter esser confiso con

quello di molti contemporanei, religiosi

come

lui,

incapaci

di

dare alla loro religiosit un senso


trait-d'

molto

profondo.

Senonch,

per

union tra questi suoi pensieri

e quelli altri dedicati particotal

larmente alla question della storia (ebbe


ginalit che sent
tata prefazione)
si
il

coscienza della sua ori-

bisogno di compendiarli in
il

una breve e medigli

pu prendere
che meglio
la
i

suo commento a una delle ultime

pagine della Poetica

pareva prestarsi a giustificare

edonismi dei Castelvetro e

sua presunta intuizione del particolare.


due, la grande
superiorit
del

Qui

brilla, nel

confronto fra

Pic-

eolomini.
Aristotele
si

esprime
il

con

una

immagine. In sostanza suo mezzo e


1'

egli

dice - occorre che

poema

dia impressione di organicit e di eviil

denza, abbia cio

il

suo principio,

il

suo

fine, ac-

ciocch a guisa di intero e perfetto animale possa


vista e

uomo godere

la

r apprensione
Akistotele: trad.

di tutto insieme

(').

(')

cit.

p. 47.

IL

PROBLEMA DEL PICCOLOMLST E DEL MANZONI

189
argomento
del

Gli edonisti dell' arte,

come
il

il

Gastelvetro, u trassero
si

per giudicare che, secondo


estetica estranea alla

filosofo,

potesse considerare la virt

complessa vita psicologica e morale


per

poeta

e che

il

poema, cos messo insieme

opera
abilit,

di

abilit,
il

potesse
Piccolo-

riuscire cosa intera e vitale.

Ma

questa

secondo
il

mini, legata all'intima vita psicologica del poeta

quale

non

se

ne pu valere senza svelarne un poca, onde T inevitabile


rale della poesia.

effetto

mo-

Ecco

le parole del

Piccolomini

Presa occasione
dell'Epopea
principio
il

da quelle parole di Aristotele quando dice che


vuol essere una e intiera e perfetta, con
-uo mezzo e
il

la favola
il

avere
di

suo

suo

fine,

acciocch a guisa

un

intero e perfetto
di

animale possa l'uomo godere la vista e l'apprensione

tutto

in-

sieme, presa (dico) questa occasione, vogliono alcuni spositori in lin-

gua nostra che da questa


fine della poesia

si
il

possa inferire che

Aristotele

voglia

il

non

sia

giovare o

il

dilettare e giovare insieme,

ma

lo stesso diletto solo, e

per tale essi lo tengono, escludendo

da

questo r utile di cui non vogliono che la poesia tenga conto e questa particella aristotelica
sia

hanno per loro principale scudo.


vero

Ma

quanto

lontana questa opinione non solamente dal

ma
li

anche dal

giudizio dei migliori scrittori della poetica aite, e quel che importa

pi da Aristotele stesso,
pratici dei libri suoi, e

come ben

possono

sapere

grandemente
questa

quanto poco faccia in favor


luoghi ancora

d' essa

presente particella ho io detto nella prefazione dal principio di queste

mie Annotazioni: e in

altri

(').

Appunto

nella prefazione e negli altri luoghi egli svolge, specie


storia, la

con riguardo alla


getto della poesia,

sua profonda teoria del vero come ogfinalmente


si
il

eliminando

famoso

equivoco
egli

del

Maggi, del Varchi, dello Scaligero. Or

veda come

ricondusse

a questo pensiero, tanto caro al nostro romanticismo, queir intransigente


cicaleccio della destra alla quale aderiva

molto pi in

l.

Costoro,

con l' animo sebbene vedesse non avendo saputo trovare un rapporto tra
Verit, aveil

l'inevitabile falsit dell'elemento fantastico poetico e la

vano cercato

di nobilitar

l'

arte considerandone scolasticamente

fine,

costringendola a specchiarsi solo nelle astrazioni del

Bene Assoluto,
di

facendo dei personaggi poetici

altrettanti

esemplari
di

virt a di-

spetto della realt e della storia. Cos, invece


della poesia,

dare

una

teorica

uccidevano questa sostituendovi un'idea morale, come vede

(')

PiccoLOMixi: op.

cit.

p.

369.

190
ehi paragoni
i

CAPITOLO

XIII.

loro criteri con quelli

puramente pedagogici del Conte


falso,
:

Landi. Se, per questa via, essi intendevano purgarsi dalla taccia di
attribuire alla poesia,

come suo
l'

oggetto,

il

non
ma,

le

attribuivano

per certo

il

vero e

osservazione della

realt

piuttosto,

una

ipocrita astrazione assai pii simile a quello che a questi.

Invece

il

Piccolomini pose
il

le basi

del realismo affermando che

oggetto della poesia

vero.
i

Ma
con con

quello che

il

poeta vede con

suoi occhi
col

di

poeta
(*)
;

la
dirla

conversione di esso vero col dovuto e


le parole di lui
le
:

verisimile

la conversione

del

vero col certo

a dirla

parole usate dal Vico circa due secoli dopo, con

animo non
di

sostanzialmente diverso da quello del Piccolomini.

Voi

sentite in quel

dovuto

la relativa

vaghezza

un pendel-

siero estetico profondo che

non

riesce a integrarsi in
in esso
il

una conforme
insegnava
sicch,
al

espressione dialettica.
l'

C ,

insomma,

concetto critico
la

intuizione concepita alla luce

d'una

filosofa

quale
:

che r

uomo

primi principi non pu trovarli da se

fenomeno della intuizione, partecipa tutta l'intima vita


l'individuo religiosamente intesa.
carlo,
pi3

morale

del-

Perci

il

Piccolomini,
e,
il

nell' indi-

deve pur usare un modo di dire differente

in

apparenza,

ristretto,

da quello che userebbe un moderno


della realt nella

quale lo conce-

pisse

come l'assunzione

Luce Eterna che ognuno

di noi porta dentro di s (est


tico

Deus

in nobis).

Ma

il

concetto

esteri-

che ne risulta non sostanzialmente diverso ed anche

per

spetto alle idee dei

moderni

il

vero precursore
l'idea dalla

mi pare
si

il

Piccolo-

mini.

Mi par questa insomma


il

quale

rifece,

magari

senza saperlo,

Vico quando, a base della sua

filosofa della storia,

pose

una sapienza riposta che regolasse l' uomo a seconda delle massime che egli ha apprese dalla Sapienza Volgare della Religione

e delle Leggi C). Vico - per trovare appunto frasi vichiane corrispondenti a questa del Piccolomini - avrebbe chiamato cotale cor-

rispondenxa del vero


della

col

dovuto
con
la

la

convenienxa

della

Regola

Sapienza Volgare
(*)
:

Diviia

Architetta la Provvi-

denza

concetto non pleonastico o ingombrante,

ma

fondamentale in

quella teoria del progresso e nell' architettura della Scienza

Nuova >

(')
(')

Op.

cit.

Prefazione.

Vico: Principi di
Id.
1.

una scienza nuova,

1.

I,

cap.

11.

f)

II,

cap. n.

IL

PROBLEMA DEL PICC0L03IIM E DEL MANZONI


l'importanza di questo
stretto

191

Quanta
tra

sia

innegabile rapporto

qualche sprazzo di pensiero balenato nella mente dei nostri con-

troriformisti e le teorie del

Vico superfluo ricordare.


ci

L'insistervi
il

sarebbe anzi pericoloso perch


oltre misura.

porterebbe ad allargare

discorso

Basta ripetere che, dalla posta discendenza ideale Bruno-

Vico, deriv, fra l'altro, al


estetici dedotti dalle teorie
la

Bruno questo vantaggio: che


si

dei canoni

vichiane fu attribuita di conseguenza a lui

lontana progenitura, senza che alcuno

pensasse di rimuovere la
il

polvere dalla carta straccia dei suoi antagonisti. Per

Piccolomini

dunque
ssia

il

verisimile assegnato al poeta molto

pi

che

il

vero

un

aspetto eterno di esso che, nella sua

fugacit

fenomenica,
il

pu anche essere inverosimile quindi punto poetico.


tinitamente pi veggente dello storico, lo vede in

Ma

poeta, in-

modo immutabile.
vocale minuscola
e
si

Ossia la verit veduta da questo


e la verit,

si

scrive con la

veduta da quello, con

la

maiuscola

chiama
di

verisi-

mile:

un

verisimile su cui brilla la conferma

della luce

Dio e

che

egli

chiama
i

il

Dovuto.
i

Tali sono

termini in cui stanno

rapporti fra storia e poesia,


in luce
il

fra storico e poeta.

Onde quest'ultimo, per mettere


fenomenica,
si

vero

che egli vede nella realt


teria in

/trova a atteggiare
il
:

la

ma-

un suo modo
falso, per,

particolare e ad aggiungere

falso.

Questa
- dice,
se-

aggiunta di
stesso

non

artificiosa

ma

spontanea
il

nascente dallo
falso

modo

di vedere del Poeta.


il

Il dire

vero o
poeta

il

per esempio,

nostro pensatore - cosa al

accidentale,

condo che accidentalmente pu occorrere che quel vero o quel falso


sia stato

secondo

esser

doveva o che

verisimilmente o

necessaria-

mente esser poteva. La differenza dunque tra Thistorico o il poeta non consiste veramente in dire l' uno il vero l' altro il falso ma in
:

tener l'occhio l'uno a dire le cose vere e l'altro a dirle

tali

quali
es-

dovevano o ver quali verisimilmente o necessariamente potevano


sere

vere o false che


il

si

fussero:

quantunque per
le

V imperfexione
(').

dell'uomo
pi
s"

pi delle volte occorra che

sue azioni accaschino o

meno

fuora di quello che accascar dovrebbono >


il

D' onde
ne-

intende che

poeta crea dove la storia abbozza


gli

ma

che, di

cessit, il

suo intervento tra

elementi del dato storico non

sar

infrequente, essendo raro che quello abbia gi in s la sua conver-

sione col dovuto e col verisimile.

Per conseguenza -

egli dice al-

(') p.

125.

192
trove -

CAPITOLO

XIII.

(')

non possono

le

cose raccontate

nell'historia

esser
;

sog-

getto propinquo e a punto quadrante nella imitazion poetica

come

nella prefazione, che


specificato
:

il

compendio

di tutto

il

suo pensiero, aveva

insomma

il

vero pu divenir soggetto della poesia purverisimile:

ch
solo

si

congiunga col dovuto e col

ma

questo
l'

accasca

per accidente. Ben vero che siccome la natura e

arte molto

di rado arrivano nelle opere loro al

sommo
negli

della
affetti

lor

potenza, cos
suoi,

parimente l'uomo nelle sue


molto di raro suol toccare
spesso

il
il

azioni, o

e costumi

sommo...

onde
ed

nasce

che

molto

pi

falso

che
il

il

vero

si

suol trovare nella imitazione poetica


dice
:

Toccare
il

sommo

egli

frase

ambigua

in

cui

brilla

riflesso delle parenetiche idealizzazioni dei

personaggi allora
il

di

moda,

ma

che non permette di confondere con quelle


il
il

pensiero

del Piccolomini;

quale veniva

ad affidare
poi
il

al poeta, al postutto,

pi

il

falso che

vero (come disse

Tasso

disperato

di

non

potersi conformare alle sue teorie)


essere) dall'

ma

era ben lontano (o credeva di

ammettere una

falsificazion della storia per parte di quello.

E quando
se
il

entra in scena, col famoso esempio d' Agatone, la question


il

poeta possa inventare


di

suo

argomento,

egli
il

decisamente
plus

lo
al

nega a dispetto
quale talora
il

Aristotele
si

stesso C).

Come
cos

Madius,
il

Piccolomini

richiama, aveva insegnato che


storia,
il

poeta

deve dar modo di ratiocinari sulla


poter mancare sul lavoro
del poeta

questo
della

trova

non
Ci

suggello

storicit.

che

egli

propone non una

falsificazion della storia,


i

ma una

mesco-

lanza di falso che illumini di verit eterna


storica contingente.

colori sbiaditi di quella

Qua
che
1
il

e l, poi, sul finire per esempio, egli usa parole di plebeo


la

suono denoresiauo, come dove riprende


Tasso
si

famosa immagine

di Lucrezio
critici,

trov certo rinfrescata nella

memoria
diletto
si

dai suoi

Al quale

utile dato

per compagnia
volentieri

il

come

ministro e

compagno acciocch pi
qualche medicina
vero
il

l'uomo

ponga a ricevere quel


orlo ov-

giovamento nella guisa che


si

ai fanciulli

infermi che han da prendere


l'

addolcisce o con zucchero o con miele


(^).

labbro del vaso

Pensieri di

moda che sarebbe ingenuo


ra-

non

aspettarsi

ma

che non inceppavano per la vigoria del suo

gionare.

In questo, invece,

e'

era

un guaio ben pi grave


()
;572.

una coutrad-

()

p.

1(14.

CO

1).

i;n.

I.

IL

PROBLEMA DEL

PICCOLOillXI

E DEL MANZONI

193
risaltare

dizione che egli, teorico puro,


nuli

non iscopriva ma che doveva

appena

si

fosse accostato a quel

modo

di giudicare

un

poeta.

La questione venne ridiscussa dal Manzoni nel Discorso sul romanzo storico e non mut molto d' aspetto. Fu anzi concordanza non casuale ma consapevole e ispii-ata dalla continuit dei presupposti ideali: diversi soltanto

erano

tempi e

le

corrispondenze
il

col

pensiero filosofico contemporaneo, ben pi sottile


tuale a cui essa si trov sottoposta col Manzoni.

vaglio

intelletsi

Quel discorso

pu
:

dire

il

terzo della trilogia

manzoniana e
pensiero

l'

integrazion dei due primi

quello sulle tre unit e la lettera sul romanticismo. Se in tutti e tre


"2^1i

ha l'occhio
prende

al nostro

tradizionale e tiene

una

mano

>ulla Poetica di Aristotele, in questo, pi


egli le

visibilmente che altrove,

mosse dalla ragioni

ideali della controriforma e salva


critici di quell'et.

quel che c'era di buono nei primi tentativi

(Per
ri-

pura curiosit

si

pu ricordare che taluno degli


i

scrittori

da noi

cordati visibile ancora fra

libri del

suo studio).
,

La

giusta idea del vero


il

come

oggetto della poesia

per

lui,
il

quella del Piccolomini:


verisimile: ossia
il

vero veduto dal poeta non altro che


d'eternit

vero veduto sotto quella luce

che

il

Piccolomini chiama conversione di esso col dovuto e col verisimile.

E non
i

solo sensata
il

ma

profonda quella sentenza che


(materia
dell'arte)

il

vero

solo

bello; giacch

verosimile

manifestato e ai>
anzi

preso

come

verisimile,

un vero diverso

bens,

diversissimo
o.

dal reale,
lare

ma un

vero veduto dalla mente per


;

sempre

per

par-

con pi precisione, irrevocabilmente

un oggetto che pu bens

essere trafugato dalla dimenticanza

ma
il

che non pu essere distrutto


poeta,
la

dal disinganno

(').

Sicch, per lui,

pur mescolando

il

falso,

non pu
nel

farsi travisator della storia

ma

deve rispettare quanto

lo

storico, beato di ripetere agli altri

le ultime e vittoriose parole che,

poter dire a se
ooler
all'

momento pi felice della osservazione, si trovato contento di medesimo > (*). La parte fantastica poi che egli meelemento storico, luugi
dall'

oscurarlo o dal

sostituirvisi,

ur piuttosto

un modo

di metterlo nella sua vera luce;

onde

la bel-

lezza (o verit) della conseguente opera poetica dipender, per gran-

dissima parte, dalla verit dello sfondo storico di cui

il

poeta

si vale.

(')

Maxzom: Prose Minori gi


p. 184.

cit.

p.

179.

(2)

ToFFANiN.

La

fine dell'umanesimo.

14

194
Di qua
verit
di
la

CAPITOLO

xm.

sua osservazione che, se noi prendiamo per mezzo della


brilli

nostra invenzione un grigio periodo storico in cui non

alcuna
verr

umana,

la stessa verit (o bellezza) dell'opera

poetica

molto compromessa; sar una


si

povera poesia

Cos sarebbe, per


[il

esempio, del romanzo in cui

fingono azioni
:

contemporanee

Manzoni scriveva in giorni un po' monotoni ma la monotonia non una caratteristica del presente ? E non per questo che sol nel
passato
il

bello ?]

opera affatto poetica


verisimile.

poich

in

essa e fatti e

discorsi tutto

meramente
e

Poetica,

per, intendiamoci,

di quella povera poesia che

pu

uscire dal verosimile di fatti e di

costumi privati
Fin qui
deva in giro
il
i

moderni e collocarsi nella prosa (*). Manzoni era d'accordo con il Piccolomini
pi

e preni

meno
<

diretti successori del Castelvetro

quali

pensavano che

famosi

universale e particolare
pii

di Aristotele si

potessero interpretare in

modo molto
che

gaio, e

che quell' intromische di


dilettare
il

sion del poeta nella storia


lettore per via di abilit
;

non avesse
volesse
dire

altro fine

rappresentare gli avvenimenti quali


farli

avrebbero dovuto essere


teressanti secondo
ficolt
il

pi meravigliosi e

in-

capriccio della fantasia.

te trovare

delle difil

che secondo
e,

te

avrebbero

dovuto

ritardare o sviare
gli

corso
coi

dell'avvenimento
quali
si

naturalmente, a te trovare anche


;

sforzi

sarebbe dovuto superare


e,

a te immaginare accidenti, disegni

passioni

per far pi presto, uomini che avrebbero


te disegnar la

dovuti
strada

averci

una parte pi o meno importante; a

che

le

cose avrebbero dovuto prendere per arrivare dove sono arrivate.

Ho

detto - conchiudeva

il

Manzoni - che
proposto,

se

un

progetto

di

questa sorte venisse in


strano,

questi

tempi

a priori
che

parrebbe

non temerei
in

di dir

troppo
(^).

aggiungendo

non verrebbe

neppur

mente

a nessuno

()

p.

226.

(2)

p.

191.

->->

CAPITOLO XIY.
Il

Tasso.

SoM-AiAKio.

1. Critiche del Manzoni


il

all'

idea che
il

il

poeta
-

sia

signore

della

storia, oscillanti tra

Castelvetro e

Goethe

Difficolt pratiche
-

da

lui

riconosciute anche nella giusta teoria del

Piccolomini
l'

Impossibilit

di

fondere in
del vero
-

modo omogeneo
Questo
il

il

dato storico e

elemento fantastico nella luce

reale stato d'

animo

del Tasso

quando

rifece la

Geru-

salemme.
teorico

2. Suo penoso vagabondaggio


- Dall'

intelletttiale dall"uno all'altro

contemporaneo

edonismo del Robertelli


1'

al rigorismo del
-

Varchi,

dalle regole dello Speroni al

romanticismo pietista del Mintumo


afferma.

Da

clii

nega
fra
il

la catarsi nell' epica a chi

3. Sue definitive oscillazioni


ado-

Piccolomini e
il

il

Castelvetro - Difficolt incontrate cercando di

perare
-

dato storico

come conversione
i

del vero col dovuto e col verisimile

Vani mento
del

tentativi di attuare
definitivo -

principi del Piccolomini

Sua pena
-

Falliil

Conseguente morboso insorgere del Tasso contro


principi di questo

Pic-

colomini

Sua pazzesca condanna dei Castelvetro - La Conquistata .


si

Improvvisa difesa
interpretail

4. L' unica profonda idea di questo


-

periodo

perde

Acute osservazioni del Patrizio sulla fallace

zione del particolare e dell'universale


stelvetro
-

Sua

ferrarese simpatia per

Ca-

Sua

effettiva affinit col Piccolomini -

Qualche considerazione
stilistica.

su Annibal Caro come rappresentante di una nuova coscienza

Ma

il

Maazoni non parlava del Castelvetro


il

aveva

presente

Wolfango Goethe

quale sosteneva qualche cosa di simile partendo


Pic-

da un principio opposto a quello che egli aveva accettato dal

colomini, Cos, mettendo in luce le deficenze pratiche di quella giusta idea tradizionale,
,

il

Manzoni dava

al

suo discorso un valore di

altissima polemica; la polemica pi profonda sostenuta dal romanti-

cismo e dalla gente latina contro lo spirito germanico.


storia

Per

lui

la

opera di Dio e

gli

uomini possono bens cercare


vedute eterne
(il

di leggere

nelle sue pagine al

lume

di certe

dovuto > ),

ma

196

CAPITOLO XIV

non andar troppo

in l nel gindicar delle cause e degli


si
i

effetti.
il

Per-

ch, se la storia opera della Provvidenza,


di essa diventi cosa

intende che

rispetto

molto seria e

il

mutarne

caratteri molto

audace

per la
le

mano

dell'

uomo. Non che


fatti

la

Provvidenza

spieghi

lampanti
la

sue ragioni nei

storici

(sarebbe troppo

comodo) perch

conversione del vero col certo


al

accasca solo per accidenti


che,

tuttavia,

Manzoni, dovevano parer pi nel giusto quelli

indulgendo

un eccesso

di fede,

come

il

Bossuet, avevano osato, sempre nell'orritessere


la

bita di quel cartesiano ritorno a Sant'Agostino,

storia

del

mondo mettendo

in seconda linea

il

protagonista

uomo per
il

lasciar

campeggiare soltanto Dio,


il

Ma

se,

invece,

come pensava
(e

Goethe,
lo spirito

vero protagonista

lo
?),

spirito

dell'uomo

che altro
riflesso

se

non

le

sue passioni

la storia

non che un
non ha una
suoi
si

di quello,

e la confidenza che noi ci possiara prendere con


legittima.
esiste
:

essa

grande

questo

modo

la storia

realt a s: anzi
la

non

ed molto facile trovare, nei

fatti,

conversione del
creatrice

vero col certo, quando questo certo


divinit dello spirito

trovi

nell'attestata

umano, (Quanto questa idea

dello spirito crea-

tore di storia, integrandosi con quella dell'

uomo

creatore della mesi

desima, abbia pesato e pesi sui


dal fatto che essa costitu
il

destini

della

Germania,

misuri

pi

forte presupposto ideale della follia


il

pangermanista. Su questo concetto ritorn a pi riprese


nei suoi tre libri sulla

Borgese
lo

Germania e

gli ultimi

fatti

della

guerra

hanno incredibilmente confermato). Possiamo spiegarci con un esempio ponete


:

nelle

mani

di

Goethe
di

il

tema

storico dell' Adelchi. Quello


i

non

ci

vedr che un

cozzo
di

passioni, vedr compendiarsi

moventi ideali o nello sdegno


ribellion
e,

Devas-

siderio o nella fraterna piet di Adelchi, o nella


salli,

dei

neir ambizione di Carlo, e via dicendo

una volta sco


s'affider a

perta e sentita

una

consistente

verosimiglianza

umana,

questa e si rider della realt storica,

come

della larva che, estrat-

tane la possibile vita, non ha pi se non un interesse contingente.


Il

Manzoni non nega l'importanza e


;

l'interesse
tutto.
ci

di

questi

ele-

menti passionali

ma non

gli

pare che sieno

Gli pare, che,

negli aspetti della storia conosciuta

come
umane,

tale,

sia

una voce

assi-

dua

di religione (vanit delle cose

fallacia dello

ambizioni,

incitamento alla piet ed al perdono) staccata


passionale di quella
fatto,
:

dalla

stessa sostanza
si

la

presenza di un Dio che non


lui,

integra col
stata

ma

lo

trascende; una voce che,. secondo

era

udita

n.

TASSO

197
sue mani,

da Shakespeare come da uessnn


il

altro. Cos vedrete che, nelle

pur finissimo e tormentantissimo lavoro psicolo^co

dell'Adelchi

non un cerchio chiuso,


alto carattere religioso
lei

ma

si

risolve in quell'altro sentimento di


la

che

trascende

stessa

importanza

umana

personaggi e che

in fine, la ragione pi

vera del coro.

La questione, insomma, era molto profonda (il Tommaseo disse pi pericolosa che mai la falsificazion della storiai) (') e, lungi dal dubitare se il Manzoni si rendesse conto di quanto ^li si distanziava dal romanticismo tedesco, io direi che questo discorso
>i
il

audace tra

suoi scritti polemici.


:

forse clie, quand'egli scri-

veva per esempio

quel solito giudizio nato dal supporre che nella

storia si possa far lo stesso che nella favola, (^ s'era dimenticato


(li

quello che

il

Goethe

gli

aveva mandato a dire da oltre vent'anni?

forse che in quasi vent'anni (tanti


alla stesura del discorso) egli
-i

ne corsero dalla prima


troppo
a

idea

non

si

rese conto del perch oltr'alpe

poteva praticare diversamente senza trovarsi

disagio?

L'erto egli
:

non era uomo da porsi


d^^

di fronte ad altri,

non che a Goethe,


idee
:

Il

atteggiamento polemico, o

svolgere su quel totfo le sue

iua, in
letti
:

questo senso, io vorrei mitigato

un

giusto giudizio del Gal-

(^)

che

nostri romantici trassero


le idee di quelli tedeschi.

la lor forza

maggiore

dal

non conoscere
il

Vorrei

si

aggiungesse

che

Manzoni, se non conobbe molti di


anche per questo.

essi,

consider certo a lungo e


il

a fondo lo spirito di quel movimento, e pens quasi sempre


trario

con-

Ma -

potrebbe dire

il

lettore - noi
il

fummo
!

convitati a

un con-

vito tassesco e ci vien servito

Manzoni
;

Io

non

n^o

che questa

chiaccherata sia riuscita troppo lunga

ma

fuori di strada

non siamo.

Di qua

si

vede

la continuit del

progresso del pensiero nostro latino

piuttosto in contrasto con quello germanico, che per impulso di esso:

iche si vede
[echino

come

giudizi del

De
il

Sanctis sul Tasso e sul Manzoni


gli

per uno stesso preconcetto che, ad un tempo,


discorso
di

imped di
di

)rendere in seria considerazione


chiaro nelle angustie poetiche
di

questo

veder

quello.

Parlando della

cGerusaessere

mme >

il

De

Sanctis disse

La base

di questo

mondo doveva

(')
( )

To3oiASEO

Ktwci
202.

scritti (Venezia 1838) V. II. p. 195.

Op.

cit.

p.
:

f ) Galletti

Prefaxiane alla Lettera di Qrisostomo

(ed.

Carabba)

p. 27.

198
la seriet di

CAPITOLO XIV.

una

Aita presa dal vero, colta nella sua realt

storica

un mondo puramente intenzionale, un presentimento di una nuova poesia, uno scheletro che impolpato e colorito e animato da vita interiore si chiamer un
e animata da spirito religioso.

Rimase in

lui

giorno

Promessi Sposi

(').

Quasi che

il

far ci, al
il

Manzoni, fosse
si

parsa cosa molto facile e piana. Ma, come


gliava, quasi, che
il il

De
s'

Sanctis
la

meravidei

Tasso

non avesse intravvista


volta,

facilit

Promessi Sposi ,
scritto

Manzoni, a sua

aspettava di
:

trovare

da quello

il

discorso sul

romanzo

storico

e questa differenza

modo di pensare. Ma, Manzoni spiega il passaggio dalla Liberata alla Conquistata meglio che un libro ad hoc e il Tasso (o meraviglia !) trova nel poeta romantico, che punto l' amava e non lo stitra
i

due un
il

effetto
'

del loro differentissimo

intanto,

discorso del

mava granch,
Il

il

pi nobile interprete e difensore.

concetto del vero


il

mentava
ria,
fatti

come oggetto della poesia ottimo - comManzoni - ma, attribuito ai rapporti fra questa e la sto-

presenta certe pratiche difficolt quasi insormontabili.


illusione di teorici
(il

Non

in-

puri

il

credere

che

cotesto

indispensabile

elemento fantastico

falso del Piccolomini) possa cos


risalti

bene amalete-

gamarsi con quello storico senza che ne


rogeneit dell'

l'inconciliabile
:

uno

e dell' altro ? L' avete detto voi

la realt,

quando
n
sua
la

non rappresentata
istruisce

in

modo che
Ora

si

faccia riconoscere

per

tale,

n appaga
ci

(^).

la poesia,
dell' intruso,

se

non vuole che


impedire
di

inventiva

faccia la figura

deve

alla

sua

compagna,

la storia, di farsi riconoscere


lei.

per tale e
l'arte

distinguersi

apertamente da

Ma

forse a questo che

aspira?

Bello

sforzo in verit, bella operazione dell'arte quella che consistesse non

neir ideare cose verisimili,


sentate da essa sono reali
!

ma nel lasciare ignorare che E beli' effetto dell' arte quello

le cose pre-

che dovesse
(*).

dipendere da una ignoranza accidentale

(^).

Conoscere credere

va bene che, voi mi

dite,

la vostra
:

invenzione
il

spirito della storia a cui si associa

ma

lettore,

non guaster lo che non sa dove

finisca la parte di

questa e cominci la vostra, finisce col non poter

mai riposare n

sulle parole della storia,

n su quelle dell'invenzione

(*)
(')

Db
p.

Sanxtis

Storia della letteratura italiana


cit.
(')

(ed., cit.)

Voi. II, p. 135.

Manzoni op.
178.

p. 177.
p.

(3)

173.

IL

TASSO

199

e chi ne
in fondo,

prende di mezzo
anche
e,

la verit

come

tale e

come

arte.

Perch,
tutto
il

lo

storico deve ricavare

dal

suo racconto

vero che pu

allora, quella parte fantastica

con cui vorreste spri-

gionare lo spirito della storia non sar piuttosto

un modo

di diluirlo ?

Badate di non fare come quel buon uomo che, pensando

di trarre

maggior

profitto dall'olio del

suo lumicino, l'allungava con l'acqua


l'olio
(').

non pensando che quello che conta sempre e soltanto

Or noi non possiamo varcare


tassesco in miglior

le

soglie

dell'ombroso
del
cristallino

pensiero
ragionala

compagnia che
Il

questa

mento manzoniano.

Manzoni
il

lo

sapeva bene di aver proposta


i

buona via per intendere


losi
ilair

Tasso. Peccato che

molti studiosi delle

polemiche tassesche non ne abbiano approfittato abbastanza lascianspesso sviare da quel visibilio di chimerici argomenti proposto

interminabile inquietudine del loro autore.

Il

quale, tormentato

dalla malattia di suo padre e dall' impossibilit di risolvere

un

pro-

blema fondamentale, s'avvolgeva

in mille dubbi secondari e

dava del

capo contro ogni uscio critico nella speranza di


storico che lo segue troppo da vicino preso

trovarvi

dal

riesce a trovare

l'

uovo di Colombo gi scoperto dal


le

Lo non Manzoni. Mentre


pace.

capogiro

dappertutto

si

legge che furono


il

altrui
il

critiche
il

l'assillo

delle

regole a indurre

Tasso a rifare
Il

poema,

Manzoni aveva
il

gi
cri-

scoperto che la verit altrove.

Tasso rifece

poema con un
il

terio pressoch opposto a quello che gli

veniva suggerito in generale


pro-

dai critici

1'

assillo

suo

pii

acuto fu di non poter attuare

fondo pensiero del Piccolomini.


altrui

Non

furono sicuramente le critiche

che mossero

il

Tasso a dare un maggior posto alla storia nel


il

suo secondo poema - osserva

Manzoni - poich

la critica

che

gli

facevano su questo punto (spropositata davvero


era invece
:

ma

qui non importa)


fa-

che la Gerusalemme liberata mera istoria senza

vola

e Bastiano

De' Rossi

suo principale

avversario

in

quella

guerra, degna purtroppo dell' Italia di quel tempo, gli oppone


il

che

poeta

non poeta senza


altri,

l'

invenzione

per scrivendo istoria o

sopra istoria scritta da

perde l'essere interamente >.


E,
il

Dunque

la

cosa nata da tutt' altra cagione.


esser nata da questo,
che,
il

posso

ingannarmi,

ma

deve

avendo

Tasso preso quell' infelicissima

determinazione di rifere

suo poema, e dando

una ripassata

alle

(')

p.

185.

200

CAPITOLO XIV.

cronache delle Crociate, per vedere, a buon


fosse da ritoccare
il

conto,

se

qualcosa

ci

anche riguardo

alla storia, la storia abbia prodotto

suo

effetto

naturale che di parer pi a proposito dell'invenzione


(').

quando

la

materia sua e non dell'invenzione

Proprio

cos.

Ma

se,

voi, prima, volete

un saggio

di

quella

sua
e' ,
si

smania

di

cercare aiuto o difesa, facile accontentarvi.

Non

pu

dire,

autor critico dal 1540 in su, col quale quest'Ebreo Errante dell'e-

rudizione non abbia tentato

di

accordarsi.

certo

punto

lo
il

senti
fine

tributar gran lode al Robertelli e convenire quasi quasi che


dell' arte

il

diletto

ma,

qualche pagina
:

appresso,

eccolo

tutto

ligio

al

Maggi
al

e al Yarchi affermare

Il

poeta dover avere molto


egli

riguardo

giovamento, se non in quanto

poeta (che ci

come

poeta non ha per fine) almeno in quanto

uomo

civile e parte della

repubblica

(').

Allora

si

irrigidisce

col

Varchi nella pi rigorosa

interpretazione del pensiero aristotelico intorno alla rappresentazione


psicologica dei personaggi.
degli

Molto meglio

il

poeta accenderci

l'

animo
do-

uomini con l'esempio dei cavalieri


de' simili
lo

fedeli

che

degli

infedeli

movendo sempre pi l'esempio


mestici che degli stranieri.

che dei dissimili; dei


nell'
si

segue passo passo

affermare
il

r ossequio
poeta,

al politico.

De' due

fini

dunque
l'

quali

propone
.

r uno proprio

dell' arte sua,

altro dell' arte superiore

Ma

questo momentaneo rigore

varchiano

non

gli

impedisce

di

essere

conquiso, in altra parte, dai ragionamenti

del

Minturno

del

quale

apprezza r amore del fantastico e dell'immaginoso: onde

gli dedica, tra

r altro, un suo dialogo sul bello. Senonch, sulle spalle, gli sta sempre r incubo padovano e lo spauracchio di quelle famose regole trissiniane e speroniane per
le quali
i

Padovani, dopo avergli reso quemente, pretesero che


e,

sto bel servigio di contribuire a offuscargli la


il

merito d' aver

fatto

il

Tasso spettasse a loro

dal

Beni

in

poi,

reclamarono

la gratitudine della posterit.

Mi risovvieue

(dolce

(') (^)

Op.

cit.

p.

211

(ed.

Venezia 1835 gi

cit.).

L'edizione tassesoa su cui, a suo tempo


riforiti,

lessi,

ed annotai, sicch mi satra le

rebbe facile ritrovarvi gli incisi qui

non pu essere pi
si

mio mani.
rifare

Per
Jli

la solita sistematica indicazione della


:

pagina dove

trovano dovrei
la voglia

quella paziente lettura sur un altro testo

non ne ho n

il

tempo.

basta aver ritrovato e segnato alcuni passi che pi m' interessano.


basti.

mi pare

che

n.

TASSO

201

iella

memoria) T

ineffabile scritta che si legge sotto la sua

padovana
della

ratua settecentesca dedicatagli da

un procuratore
il

nazionalista

Sorenissima

quem
>.

patavina schola italicorum epicorura principem

designatum

dimiSit

Quanto pi sentiva
camera -

peso e

la

noia

dello
ec-

Speroni, tanto pi cercava di placare con le lodi


cellentissimo la cui privata
in
!ie

quell'uomo
e

egli dice - mentr' io studiava

Padova, ero
le

solito di

frequentare non

meno

spesso

volentieri

pubbliche scuole, parendomi

che mi

rappresentasse le

sem-

bianze di quella Accademia e di quel Liceo in cui Socrate e Platone

avevano in uso

di disputare.

Ma,

intanto,

si

deve

all'incubo
<

di

quella privata camera, se, per esempio, nel giudizio sopra la

Geru-

salemme
Virgilio

pone tra

grandi esempi da imitare

Omero

e ne esclude
1"

come

infedele a quelle regole formali che erano stata

unica

e tenace sapienza dello Speroni. Attenendosi al quale e al Minturno,

non riconosce
>ia

al

poema

la catarsi

in senso stretto

ma
il

cerca

di

ri-

lurre a quella la meraviglia.

Diremo dunque che


gli

poema epico

imitazione d' azione illustre, grande e perfetta fatta narrando con

altissimo metro a fine di

muovere

animi con

la

meraviglia e di

giovare in questa guisa. Salvo a rimettersi poi in regola con l'o-

pinione dei pi ed affermare:


l'eccesso delle simili qualit

Purga dunque Tepopeia l'animo con non solamente con le contrarie.


all'unit
della

Ed
favola

eccolo, in altro punto, ingegnarsi a cercare

una trascendentale ragion pitagorica udita

forse nella cella di

qualche inquieto frate coetaneo...

Ma
a rifare

tutto questo
il

non

e'

entra con la pena che condusse

il

Tasso
se-

poema:
che
i

ossia c'entra

anche questo,
quella

ma come

ragion

condaria

lo

coinvolge

in

oppression

moralistica
nella

co-

mune

a tutti
i

poeti del tempo. Il

perno di essa

question

della storia
sotto le

cui

due

aspetti

si

presentarono alla

mente del Tasso


quello
inteso

sembianze umane del Piccolomini e del Castel vetro:


suo
pensiero

caro
a
al

al

d'uomo
dal

intinto

in

ogni

dottrina

una grande arte che l'esprimesse a


suo cuore, offuscato
sapere,

pieno,

questo

assai gradito

anelante ad una
i

poesia

che lo

liberasse dall'

ingombro

di quello e gli schiudesse

liberi voli della

lussureggiante fantasia meridionale. Gi in


bre 1575, poco dopo letta
larsi ai suoi lati,
1'

una

lettera del

15 Ottoiso-

opera del Piccolomini, egli vedeva


degli
eruditi

fra la varia schiera


gli

contemporanei,

questi

due nemici che

tennero compagnia fino alla morte.

Mi

202
risolvo - scriveva egli

CAPITOLO XIV.

- che
:

due pi moderni commentatori volgari


quale fra
i

sian migliori dei tre latini

ma

volgari debba procedere


si

non me ne son
nel Castelvetro,

risoluto.

Maggiore erudizione ed invenzione


fra le sue invenzioni
:

vede

ma sempre

mescola

un non
sua

so che di ritroso e di fantastico

lascio

di ragionare di

quella

rabbia di morder ciascuno che questo vizio dell'appetito non dell'

intelletto.

Nel Piccolomini

si

conosce maggior maturit di giudizio

forse

maggior dottrina in minore erudizione:

ma

senza
libri

dubbio
aristote-

dottrina pii aristotelica e pii atta all'esposizione dei


lici
;

fece

bench i nemici a mio dispetto lodo (*). Ma, naturalmente, non gli riusc di placare n l' uno n l' altro solo degli approcci prima verso il Piccolomini, poi verso il Ca;

stelvetro,

con una cos evidente e

umana
del

storia di contraddizioni che

se al Manzoni, grande

maneggiatore

pasticcio

storico

poetico,

non

fosse lecito riconoscere, in proposito,


fatto di sospettare chfe egli,
sott'

una competenza
quel

divinatrice,

verrebbe

scrivendo

suo

giudizio,

avesse ben
Il

occhio le prosastiche confessioni del suo uomo.


in
pratica,
le

Tasso aveva ragione dichiarando inattuabili,


teorie del Piccolomini e

buone
cando

non aveva neppur


il

torto, quindi, cer-

di vedersela col Castelvetro, salvi


il

Yedete com' era onesto ed eccellente


cercava materia che
atta

buon senso e la programma del Tasso


eccellente
(*).

fede.

Egli

a ricevere in s quella pi

forma
d a

r artificio
il

del poeta cercher d' introdurvi


storia,
il

Dunque non mati

nomission della

ma

quella spontanea integrazione che


e
il

un tempo

bello,

buono

vero.

quale altra materia meglio che la storia delle Crociate poteva

prestarsi a ci ? Senonch,
essa, egli
s'

dando una ripassata

alle
l'

cronache

di

accorse di quanto fosse vero quello di cui

aveva messo
di

in guardia

il

Piccolomini stesso, che, come l'uomo


il

molto

raro

(per

non

dir mai) nelle sue azioni suol toccare

a prender la storia pi onesta e pia


palpitare naturale e spontanea

sommo, cos, anche (presumibilmente) non vi si sente


cristiana.

alcuna universale idea

E
Se

confess la sua delusione in pi d'

un luogo con amare

parole.

diam fede

agli storici

- egli scrive al pauroso confidente

sig. Silvio

Antoniani - molti di quei principi furono non solo macchiati d'in-

()
(')

Ed.

cit.

V.

II,

p.

375.
1.

Discorai aulV Arte poetica V.

p.

133.

IL

TASSO

203
ferit

continenza

ma

bruttati ancora di malizia e di

quelle

storie

ono in questo almeno conformi che ciascuna


agli occhi

d' esse ci

pone innanzi
che non era

molte imperfezioni di quei principi e sol Goffredo in tutto


ci

buono e pio
soffre

vien rappresentato
la

(').

(Buon per

lui

ancor nata allora

moderna

critica storica, la quale, vecchia zitella,


:

un poco

di spirito di contraddizione

ci tiene

a riabilitare
nell'

colpevoli,

ma non

isdegna mai di metterci

una pulce

orecchio
stato

sul conto dei galantuomini; e credo bene che

anche nello

di

ervizio di Goffredo avrebbe scoperta


che, se
si

qualche marachella).
col
si

dire
di

fosse trattato di

una conversione del vero

certo,

gusto goethiauo, quella confusa storia delle Crociate


prestata per benino. Forse la cronaca di Gildippe ed

sarebbe forse

Odoardo amanti

e sposi avrebbe potuto ispirare, senza rimetterci troppo della sua verit storica,

un appassionato poema

erotico-religioso e quella di

Ram-

baldo, di Tancredi e degli altri tutti, avrebbe fiorito spontanee ricostruzioni poetiche di profane passioni. Altro che
religioso

animare
il

di

spirito
!

una

realt colta dal vero


si

come voleva
certi

De
e,

Sanctis

Ep-

pure

il

buon Torquato non

disanim cos presto

per una buona


i

parte della vita, (e poi ancora di


i

nuovo a
tentava

momenti

egli seguit

ripetere col Piccolomini che l'oggetto della poesia

il

vero inteso
quello

come

verisimile e che invano

si

di

confondere

con
si

l'arido vero della storia.

Le dichiarazioni
dire in alcun

di lui

su questo punto

possono citare a

iosa.

^La
pud

poesia fwn rassomiglianxa dell' istoia

ma

della venia n si

modo che

la poesia

muti
:

l'istoria essendo la poesia molto, pi antica e


oltre a ci inconveniente .

veneranda

dell' istoria

non

si

pu immaginare

Pi bella liquidazione del Castelvetro Se egli o gi dunque contro di lui


!

altri replicasse

che l'istoria

prima per natura,

quantunque
il

sia

seconda per tempo come quella che scrive del vero


della sua somiglianza, io direi che
il

quale prima
il

poeta non considera

verosidi

mile se non come universale, per

si

doveva dar

prima

l'arte

scrivere questo universale, n fa mestieri di considerare se l'universale sia innanzi a tutte le cose

o sia dopo, come disse alcuna volta


(*).

Aristotele
il

basta che sia pi noto

ancora altrove
perfetta

Dunque

poeta non guasta la verit

ma

la riceve

supponendo in

(')
(')

Y.

II,

Lettere, p. 403.

Discorso sul

poema

epico.

204

CAriTOLO XIV.

luogo della verit dei particolari, quella degli universali


idee
(').

quali sono

Tutto

questo

piccolominisrno.

Senonch,

pensandoci
gli era

su,
di

specialmente dopo lo sfogo della

Liberata

che

uscita

mano

a dispetto delle teorie

(la

poesia quand' nel cuore trova semegli


si

pre una sua strada per scappar fuori)

accorse

che

quelle
Allora,

buone ragioni

del maestro erano di


i

impossibile

attuazione.
logica del

invece di rivelarne

motivi con la spassionata

Manzoni
com-

e di concludere che la colpa era del genere, egli, che sentiva

promessa, con quelle, la sua fama di poeta, prima cerc di trovare

una via
il

di mezzo, poi prese a rinnegare quasi con

astio

personale
la

defunto maestro, a

dimostrarne

Terrore

dir

che

colpa

era sua.

Rivolgendosi sempre con voce

di

pianto

al

solito

signor

Sci-

pione Gonzaga

('),

gli
il

disse d'aver trovato che

quel

tal

verisimile

non bastava a

fare

meraviglioso della poesia e che, aggiungendovi


(il

r elemento fantastico

meraviglioso insomma), questo non


e

si

amalsua

gamava

col

dato

storico

non F integrava,

ma

rivelava

la

natura contraria

Proponeva quindi un'

altra

soluzione.
il

Diver-

sissime, Signor Scipione, sono queste


il

due nature:

meraviglioso e
tra
loro.

verisimile e in guisa diverse


e

che sono quasi

contrarie

Nondimeno F una

altra nel

poema

necessaria.

Ma
io di

fa

mestieri
:

che arte di eccellente poeta

sia quella

che insieme

le

accoppi

il

che,

sebbene stato finora


il

fatto
si

da molti, nessuno (che

mi

sappia)
dot-

quale insegni come

faccia.

Anzi alcuni uomini

somma

trina,

veggendo

la

ripugnanza di queste due nature, hanno giudicato

quella parte che verisimile ne' poemi

non essere meravigliosa n

{*)
(-')

Apologia

op. cit. p. 178.

Questo un altro degli spettri padovani del Tasso.


giovinetto
d' alte e

Fu

proprio Sgipione

Gonzaga
Voi.

ben avverate

speranze descrittoci dal Cesarotti


(Cesarotti

nella sua breve storia delle

Accademie padovano

Opero

Pisa

1803

155 j che, approfittando d' un trasferimento dello Speroni a Roma, richiam quelle, gi impregnate di principi aristotelici speroniani, a
I

XVII Tomo

p.

queir aristotelesinio integrale che aperse

gli

occhi intorno
-

al vero essere

della
il

Canace

al

De Nores

e al

Summo.

Bench

conchiude

assai bone

Ce-

sarotti - p(ir la cieca adorazione degli oracoli del Peripato, le scienze filosofiche

avessero da essa piuttosto

pompa che

frutto .

Onde

vedemmo

a pag. 157
al

con

quanto irosa sorpresa


al quale

il

Summo

leggesse la lode data dal

Gonzaga

Guarini

anche costui aveva

finito col convertirsi.

U.

TA.s^u

205

quella che meravigliosa verisimile

ma
il

che,

nondimeno, essendo
il

ambedue
glioso, di
sia
si

necessari, si

debba ora s^uire


all'

verisimile ora

meravi-

maniera che V una

altra

non ceda
<

ma

V una

dall' altra

temperata

cos fece
il

e scrisse la

Conquistata in cui non

tratta pi di integrare

dato storico con l'elemento fantastico a


;

fine di ottenere quel tal


il

verisimile

ma

la storia resta

immutata e

meraviglioso, cacciato fra gli interstizi di quella, viene zavorrato


di

ben bene

allegorie

e di simboli che assolvono essi


egli dice

alle
io,

finalit

morali del poema.

Per queste ragioni in molte

nella ri-

forma della mia


era

favola,

cercai di farla pi simile al vero che

non
nella

prima,

conformandomi
l'allegoria.
si

cose

coli' istoria

ed

aggiunsi
e

all'istoria

In

modo

che,

siccome

nel

mondo

natura delle cose non

lascia alcun luogo al vacuo, cos nel

poema

non

si

lascia parte

alcuna alla vanit, riempiendo ciascuna di esse,


e

e le piccolissime ancora
riosi,

meno

apparenti, di sensi occulti e miste-

e bench negli episodi e in alcuna parte della favola cercassi


la

iudur

meraviglia

con

l'eccesso

della

verit, in ci

mi par
del

di

adempiere quel che proprio

offizio del

poeta e dell' arte sua .

Ma, poco persuaso


Piccolomini, egli

egli stesso di questo travisamento

vero

poetico, incapace di far tacere nella coscienza l'implacabile voce del


si

ridusse a cosa che, per me,


follia e della

il

documento pi
soste-

importante della sua


contro
il

natura di essa. Cerc di rivoltarsi


:

Piccolomini stesso e di liberarsene

e,

dopo averne

nute per circa dieci anni le ragioni, voile distruggerle per non udirle
lai

pi dentro e fuori di

s.

Poich questo verisimile, integrazione

del vero col fantastico, a lui

non era

riuscito di trovarlo, volle

di-

mostrare che esso era un sogno del Piccolomini, che, fra lo schietto

verismo della storia e

il

presunto verisimile non


il

e'

differenza

al-

cuna, e che ragionava assai meglio


la

Castelvetro sostenendo identica

natura della storia a quella della poesia.

Cos

la pi cara

delle

concezioni filosofico-letterarie del tempo suo cadeva in frantumi sotto


i

colpi della

sua

follia.

Semin

allora le sue pagine di sofismi


i

dove

della febbre e dell' allucinazione, dove

frenologi, che avessero

.empo e voglia di acclimatarsi in questo spinoso


potrebbero ritrovare
hbligato
:oria.
:

mezzo
arido
e
il

letterario,

il

cervello del Tasso.

Eccone un saggio sul tema


solo
l'

il

verisimile
:

non
Se
il

esiste

esiste

vero della

Svolgimento

verisimile
la

non vero

vero non

erisimile,

conviene ch'altra sia

natura del vero altra quella del

erisimile perciocch, se fosse lo

stesso,

Q vero sarebbe

verisimile

206
e
il

CAPITOLO XIV.

verisimile vero.

Ma
ma
il

se
le

il

verisimile altro che

il

vero convien

oh' egli sia estraneo,

cose estranee sono aliene e le aliene disil

simiglianti

laonde se

verisimile altro che

vero

dissimile

dal vero, e se dissimile


verisimile.

non

simile. Il verisimile
il

dunque non
ed

se questo sconveniente,

vero avr somiglianza con

se stesso secondo la- quale le altre cose saranno


egli dissimile dall' altre.
l'

da

lui dissimili

E
il

se al vero conviene la dissimiglianza dal-

altre cose, gli

converr la simiglianza con se stesso e per


vero

queste

ragioni necessario che

abbia

somiglianza

con

mede-

simo

(').

Non
come

fa
il

meraviglia che anche studiosi versati negli studi


Belloni, abbiano trovato indecifrabile
(*) il

tasseschi,

pensiero
contrad-

del Tasso e inesplicabile questa sua quasi repentina recisa

dizione con le idee sostenute altrove: contraddizione che di natura


cos chiara, chi la metta in rapporto coi precedenti del Piccolomini

e del Castelvetro e col passaggio dalla


Il

Liberata

alla

Conquistata

quale avvenne appunto su questo bel fondamento.

Qui

1'

arido e

prosastico vero delle Cronache


rarsi

non

tenta od osa neppure di trasfigu-

un poco (tranne
che
il

la solita timida esagerazione della realt) per

diventare poesia, dal


altra differenza
stici (

momento
verso.

che, fra questa e la storia,

non

si

Solo per rispetto agli scrupoli moraliil

pericolosissima - ripete

Tasso - sarebbe

la lezion de' poeti

se ne' casi

dubbi non

ci

mostrassero la via da seguire

quando

la

cronaca
goria
:

si

presenta ispiratrice di male, quel

male diventa

un'alle-

e tale,

non donna^ ne rimane Armida. Per

rispetto alla

me-

raviglia, poi, intervengono,

non

fusi,

ma

sovrapposti, quasi, al dato


i

storico le fate e

romiti cristiani secondo


il

consigli del Minturno.

Tra

il

il

Piccolomini e

Castelvetro chi beneficia della discordia

Minturno.

Cos

si

consum

tra

fami della

follia tassesca

un pensiero

che,
in-

in terreno fecondo,

avrebbe forse dato frutto anche allora e che,

vece,
ai
il

si

conserv vivo e senza sviluppo, in una specie di letargo, fino

grandi giorni del romanticismo.


lettore nel giro -tondo della

Non ho

il

coraggio di condurre
egli potr gli

polemica tassesca che

cono-

scere nelle opere del Solerti e del Vivaldi,

ma

che non

appren-

(')

Lettera al Cattaneo V. II

(*)

Belloni

p. 406 (ed. cit.). Studi in onore di O. Mavxoni V.

II.

n.

TASSO

207
questo
del
capitolo
col

iler

nulla di nuovo.

Invece, per

conchiudere

parere di persona intelligente, ricorder quello


taro agli studiosi, per
il

Patrizio,

uomo

suo dichiarato antiaristotelesimo e oggetto

un particolare studio del Croce.


Interessanti sono le sue vedute
oiioi

suUa question

della storia che, ai

tempi, era la questione tassesca.


1'

Con molta

finezza egli giustific la

sua ferrarese simpatia per

antitradizionale Castelvetro riducendo a


di

coerenza logica alcune idee sostenute da quello per puro spirito


contraddizione senza vederne
fin
il

fondo. Xel qual lavoro, naturalmente,

con l'incontrarsi
:

col Piccolomini.

Ricordate quella sciocca idea


la storia

del Castelvetro

eh' egli

non capiva perch


il

non

fosse poesia ?

Orbene

Patrizio trova

modo

di accettarne in

messa in versi una


apparenza
:

parte riducendola a quest' altra pure

antiaristotelica

che non bisogna poi credere essere fra storico e poeta


divario
di

un

assoluto
;

non pura cronaca che raccontare secondo il particolare non significa rinunciare a una sintetica rielaborazione intellettuale. Lo storico fa anzi un lavoro che
metodo
:

che

l'

opera

di quello

avvicina parecchio
lile,
'

il

vero e

il

particolare

dello storico

al

verisi-

necessario, universale del poeta.

se nella storia cos ordina

faccende che ne faccia una composizione, non ha egli una favola

rmata cos bene come


oria dispone che,

il

poeta ?

E
i

se cos bene le parti

della
il

hi-

mutatane o levatane una, mutazione senta


secondo
precetti
il

tutto,

non ha

egli la storia posta

di

Aristotele?

E
egli

in
fa

ci specialmente che, scrivendola

come

fatto
il

succeduto,

possibile e
ifferenza

il

verisimile altres e talora anche


in questi capi
aristotelici
il

necessario ? Quale
l'istorico

dunque

fra

ed

il

poeta ? Certo ninna.


[uesti precetti,

se ninna, lo isterico e
lo stesso ? >
(').

poeta perch, secondo

non sono
che
il

Questo acuto
se stesso con

ed
la

in

indo, l'obiezione

Manzoni faceva a
:

famosa

imagine

dell' olio.

Diceva

anche

lo storico cerca di rendersi


il

padrone

della sua materia, d' intenderla, di sentirla, sicch

poeta, arrivando
all' olio.

dopo di

lui,

pu
l'

fare

come

colui che aggiunge acqua

Ma

il
i

Patrizio aveva
'inali

occhio a quei poveri uomini dell' estrema


<

destra

credevano che raccontare


i

secondo

l'

universale

volesse dire
tutti

Realizzare

personaggi della storia fino

a farne

dei simboli

guali tra loro con assoluta indifferenza per la realt.

Ma

vedete -

(')

Francesco Patrizio

Della Poetica (Ferrara 1580) p. 160.

208
diceva egli - se
di
il

CAPITOLO XIV.

vostro

Omero

pratic

come voi

dite

Egli

fece

Agamennone,

Ulisse, Achille figure storiche nel senso

che sono

bens
torti

baroni soprani

ma

punto sprovvisti
(').
l'

di difetti o esenti

da

come

suol essere ogni vivente

Imperciocch - dice egli pi

oltre - se questa ragion fosse vera,


chille che d'
ella

Iliade

non pi a
fatta.

gloria d'

A-

Aiace o d'un altro valente sarebbe


tale,

potrebbesi
il

ad alcuno

suto anche ai nostri tempi, mutato solo


,

nome

accomodare. Perciocch quello che universale


posti con le

a molti sotto quello


L' Odissea

medesime o pari ragioni si pu non pi ad Ulisse conviene che a qualunque


in
ecc.

applicare.
altro

greco

capitano
e

che da Troia partendo patisse fortuna

mare,

quali

Teucro

proci

si

potrebbero attribuire a

Diomede Diomede (^).


e,

Qui parrebbe che


poesia
e per altro,

egli fosse sul

punto

di chiarire la teoria della

come intuizione anche meglio


si

del Piccolomini

per questo

spiega la simpatia del Croce per lui e le lodi punto


critico

frequenti d'

un

misuratissimo

Vittorio Rossi
si

f ),

possibile

per che la fortunata posizione polemica in cui


parlare meglio che

era messo lo facesse

non pensasse perch,


si

al postutto, egli

non

riesce

a intonare abbastanza bene con queste belle premesse la conclusione


del Castelvetro alla quale
ria e poesia sta nel verso.

attiene

che tutta

la differenza tra sto-

Non pu adunque
lui

poesia farsi a niun

(*;.

partito senza verso.

E
il

per conseguenza ella non pu farsi in prosa

Onde

si

vede che

buono derivava a

pi dal Piccolomini che

dal Castelvetro ed era


tato dal rinascimento
rito del poeta,
la
:

insomma quel
il

tal

pensiero non

mai concre-

.segreto della poesia essere intimo allo spiil

materia in fine non essere che

di quello e l'abilit di adornarla solo

un

fallace

modo di vederla modo di dire.


moderna
il

Quest'idea segna veramente

il

principio della critica


11 che,

ed interessante vederla albeggiare.


stelvetro, ci

meglio che

con

Ca-

avviene forse con

il

suo capital nemico Annibal Caro.

A
in

uscir, finalmente, dalla cerchia dei teorici di professione, per interro-

gare un poco gli

spiriti
effetto,

artistici

che,

sdegnosi

delle

teorie

pi
di

apparenza che in
tire

ci lasciarono traccia del lor

modo

sendella

quasi solo per accenni casuali e nella

visibile

disciplina

(')

p.

161-2.

()
I.

p.

164.

(0 Storia della L.
(')

(Vallardi 1912) V. II p. 269.


119.

Patkizio

oj).

cit.

p.

IL TASSO

209

lor prosa, assai pi

che dall'Aretino, tanto caro al

De

Sanctis

ma
il

decadente e strillone e incapace di ragionar


cflia

davvero

sulla meravi-

della sua spontaneit,

e"

da imparare dal Caro.

questo

ero iniziatore di quella riflessa prosa

moderna

in cui. non trovi pi

r impaccio
si

degli schemi latini e del classicismo di scuola,


disciplinata

ma

la

na-

turalezza per contiollata e

da un qualche cosa che


lo studio
si
il

chiama gusto

alla

formazion del quale hanno cooperato


di coltura. In
il

di quelli e tutta

una tradizion
scrittore

questo

senso

pu
;

dire che

il

primo

moderno, non
d'altri,
il

Macchiavelli

ma

Caro

ed io non so se sia mio o

ma

certo

giustificatissimo,
si

un

ravvicinamento di costui con

Flaubert.

Xon

pu non fermare
si

r attenzione sul Caro e sul suo momento storico quando


(he non muta anche accettando per intero la acuta

ripensa alla
:

complessa questione del classicismo e della prosa moderna


tesi

question

opposta dal

Romagnoli

agli antichi

argomenti del Bonghi

{').

Proprio alla questione del classicismo, nata nel 500,


i

mi pare
quando
la
si

trovasse di fronte
il

il

Foscolo, che pi di ogni altro aveva ricono-

sciuto

valore di esso

come

tesoro di luce e di armonia,


all'

die a tradurre Sterne e pens

opportimit di pulire
della

lingua

dalla ruggine dell'antichit e dalla falsa lega

moda
;

in

guisa
:

che ognuno potesse riceverla e spenderla con fiducia

e confess

Le donne
anni che
forse

gentili al parroco Jorik e a

me

suo chierico ins^narono

(").

a sentire e quindi a parlare


si fa

men rozzamente
scritta

La prosa
degli

dei primi

critica di se stessa in quella della versione del viaggio >

una pagina non mai

della

storia

esperimenti
torna
assi-

letterari foscoliani:

ma

la

questione molto complessa,

duamente
sto

fra

pensieri dello Zibaldone

leopardiano

e c'

materia

per un libro. I cui pi importanti capitoli riguarderebbero forse que-

momento

letterario d'Italia e di

Francia fra

il

cinque e

il

seicento

in cui

le donne gentili, con

la forza della loro ignoranza,

comin-

ciarono ad aver parte cos preponderante nella trasformazion della prosa.

Tutto ci non digressione, perch la prosa del Caro, specialmente quella


delle lettere, pare a

me

che dovrebbe avere un posto proprio

nella

storia della critica, tanto ci si sente

una nuova coscienza

stilistica (^).

(';

E. EosLG.NOLi

Perch la letteratura italiana non


I p.

popolare in Italia

(Rivista d' Italia, Febbraio 1919).


(-) (^)

Foscolo

Opere V.
La

314-15 (Napoli 1887).

Cf. anche le Osservaxioni del

Leopardi

Zibaldone V.

IT

p. 290.

ToTFAXiN.

fine cklf

umanesimo.

1S

210
Peccato che
il

CAPITOLO XIV.

Caro non

la chiarisse di proposito. Egli


e,

non

si

im-

pacci mai con Aristotele


:

quando

ci fu tirato,

mostr di conoscerlo

a orecchio e lo fals C) ebbe anche visibilmente a schivo le filosofeggianti diatribe suU' arte le quali stridevano con il suo vivissimo
e

immediato sentimento di quella,


gli sfugg.

ma

il

nodo

della questione

forse

non

E probabile, insomma, che queir idea ancor cos incerta, il poeta non essere un semplice adornatore e la forma non essere estranea
air intimo
suo,

ma

tutt'

uno

col suo

modo

di vedere

F oggetto,

in

lui fosse gi albeggiata.

Le

fuggevoli e quasi sempre incidentali allu-

sioni al
tere

problema

dell' arte,

che

si

possono leggere nelle sue

Let-

non sono mai cos recise e chiare da poter essere citate vittoriosamente come riprova d' una mentalit critica nuova, ma espressioni d' insolita raffinatezza sar facile cogliente a tutti.

Tanto che, dopo discorso


lare di quel

di lui, si trascorre

senza fatica a parfrase

gran pazzo di Don Chisciotte che disse una

sul

valor della quale

non

possibile contendere

la

penna

la lingua

dell'anima

[').

(')
C'^)

Caso

Opere (Laterza 1912) V.


:

I p. 51.

Ceevantes

Don

Chisciotte (ed. Sonzogno) V. II p. 99.

^^>*$^M^C<-^

CAPITOLO XV.
Il

Cervantes.
di cose trovato dal

^o>LM.vBio.

1. Questo medesimo stato

Cervantes

Necessottile

sit di conoscere queste idee critico-aristotelico-italiane

per una pi

intelligenza del

Don

Chisciotte

Li

satira letteraria di esso.


-

2. Scene
in

ispirate da questa sul principio della seconda parte

Tornato

patria
sacrifi-

Don

Chisciotte (la poesia e

1'

universale) riconosce la necessit di


il

care a se stesso Sancio (la storia e

particolare) -

Argomenti

suoi, indi-

gnazione di Sancio

Incredulit di

Don
-

Chisciotte quando viene a sapere


Si prova a interpretai^ con ipo-

che

il

suo poeta parla anche di Sancio


cosa
-

tesi aristoteliche la
le

Ma

gli
;

assicurano che in realt quel poeta narra


il

cose proprio

come andarono

secondo

particolare

Rappresaglia

di

Don

Chisciotte su Ulisse ed Enea.

3. Importanza

del libro

come
il

satira
alle

delle assurde idealizzazioni


fonti della realt
-

contemporanee:
di cose storiche -

vero ritorno della poesia

Poema
il

Don
:

Chisciotte

Goffredo

della Poesia

Sancio

Goffredo della Storia


reazione ad esso

L' opera

non un ultimo

frutto dei rinascimento

ma

unico glorioso fimtto della

controriforma

Ingenuit delle moderne idealizzazioni di

Don

Chisciotte

esempio

1'

Unamuno.

Ma
poco a
le cai-te

della mortificazione eh' io dovetti infliggere al lettore (e


stesso) col metter in tavola

un

me

quanto pi brevemente potei


scusarmi.
arri-

dialettiche della questione storico-poetica, cos poco allietata

dair intervento del Tasso, io

non ho ora pi ragione


se,

di

Valeva

la

pena

di

durare quella fetica

per essa, potemmo

vare a comprendere
del

un

po' meglio e

un

po' di pi la superba poesia


la gioia di
i

Don

Chisciotte. Solo

un poeta pu intendere

un

cri-

tico che,

dopo aver durato pazienza a spazzare

ciottoli e gli sterpi

212
di

CAPITOLO XV.

una via senza ombre,


sotto

d'

un

tratto,

a un' inattesa svolta di quella,


egli

vede stendersi,

una visuale nuova, un paesaggio che


l,

credeva

di conoscere gi e che, invece, proprio di

rivela la sua vera nad'

tura e una nuova bellezza.


ci la

]*^on eh' io

pretenda

avere scoperta con

grande e semplice poesia del Don


ci

Chisciotte:

ma

in quella

poesia
il

son pur vari aspetti e nessuno, credo, penser di vederci


tutti

fondo a

per intuito del

suo

naturale

buon

senso.

Non

incomparabile soddisfazione, insomma, sentire che di quel capolavoro

un aspetto offuscato dal tempo, che ci si ritrova pi da presso alla genuina ispirazion del poeta e quasi pi in consi

rimesso in luce

fidenza con lui? Tale


che, dissodando
il

il

caso nostro. D'improvviso

ci

si

accorge
s'

grande sterpaio della controriforma


il

letteraria,
il

venuto
che
la

a ricostruire
portentosa

mondo
tra

ideale tra cui si form

Cervantes

diatriba

l'eroe

catalano ed
satirico;

il

suo che
le

scudiero
ragioni

avulsa da esso perde parte del


della

suo sapore

poesia e dell'universale sono fra le

mani

di

Don
cose

Chisciotte

e quelle della storia e del particolare tra le

mani
la

di Sancio.

Disse
siane
:

bene

un acuto compianto

studioso

di

cervantedell' infatti

Nessuno finora ha

determinato

bene

misura

flusso italiano nello sviluppo intellettuale del Cervantes:

molti

particolari sono ancora oscuri e molte derivazioni e influenze


rali

genegli

non abbastanza

studiate

(').

Il

fatto sta che,

per conoscere
il

influssi di

un qualche cosa come un movimento

di idee,

pi ne-

cessario conoscere quel movimento. Cos la cagione di tale lamentata deficenza per rispetto- al Cervantes,

non

pigrizia o penuria di

studiosi suoi, che

il

Savi-Lopez, per esempio, se avesse avuto dove

metter
altri.

le

mani, l'avrebbe certamente colmata:


i

ma
ha

colpa di quegli
della

Fra

pochi che

si

sono occupati dei teorici nostri

condi

troriforma, nessuno (senza far torto a nessuno)


riferire

mai

cercjito

con un certo scrupolo che cosa

essi

pensassero;
il

almeno

questa lacuna vorrei che riuscisse a colmare

mio

studio.

Ma

il

troppo lauto compenso per

me

si

che, badando ad essa,

ho trovata
sono
ita-

come

risolta

da se

an(;he la question del Cervantes tanto


?) i

liani (e

che altro potevano essere allora

presupposti teorici di

lui.

segno tale che, a quella domanda del

Savi-Lopez,

si

potrebbe
chi

rispondere con una risposta molto complessiva e

punto

ardita,

(')

Paolo Savi Lopez

Cervantes

(ed. Ricciardi).

IL

CERVANTES

213
il

r intenda

col solito granello di

buon senso
il

primo

effetto

degli

influssi italiani sul


di lui l'altro

Cenantes

Don

Chisciotte.

Le
il

fonti

teoriche
:

furon proprio le medesime che tormentarono

Tasso

l'

uno e

ebbero tra

mano

gli stessi libri,

udirono parlare delle stesse


fatalit,

ose; frequentarono, forse, talora, gli stessi uomini. Vedete


(jli

anni della peregrinazione in Italia vanno, pel Cervantes, dal 1569

al

1575 e son
r
altra del

quelli che videro nascere la


:

poetica del
il

Gastelvetro

Piccolomini

anni capitali per

costituirsi di quel
illustrato.

gran

problema della storia e della poesia che noi abbiamo


il

Fra

Tasso e
si

il

Cervantes

ci

fu questa sola differenza: che dove l'uno

pianse e

disper, l'altro, genio sublime, sorrise.


il

Tutti sanno che

Don

Chisciotte

fra l'altro,

una

vittoriosa
trioniti

atira letteraria, la satira degli eroi


sto

romanzeschi che s'allarg e


il

in

sublime satira umana


il

ma

bello che. secondo

si

deduce
poleItalia

la

qualche passo,
letterarie,

primo germe del libro


superbo stare
cui
Castel vetro in

furono
in
si

le

nostre

miche

fu quel suo

ascolto

per
del

l'

del Piccolomini e
1

del

discuteva

poema

roico e dell'universale con quelle ridicole apologie dei personaggi

illustri

anzi illustrissimi

>

a dispetto

degli

umili

semplicemente

umani che venivano banditi nel che non ho simpatia alcuna per
ipere poetiche, e

particolare >

e nella storia.

Ed

io,

le sopravalutazioni finalistiche delle

mi meraviglio

di vederne cercare,

riosto e nel Tasso,

ma

perfino nel Manzoni,

m'accosto

non dico nell'Asempre pi


Chisciotte na-

all'opinione che questo scapigliato e freschissimo


scesse da un' ispirazione polemica che
s'

Don

integr con tutta la superba

fantasmagoria
vece,

cervantesiana,

ma non

disparse

giammai. Oggi,
penso
a

in-

mi pare che prevalga la


bubbolate
allo
dell'

tendenza

contraria -

uno
resti-

scritto del

povero Rabizzani - la quale pu anche essere buona come

reazione alle
tuire
il

Unamuno, ma, quanto


d' arte

voler

Cervantes

sfondo

del rinascimento - del nostro

rina-

scimento ariostesco - in una gioia

pura,

l'

arte per

1'

arte,

un onore da risparmiare a quella sua pensosa fronte


in lui qualche cosa della tristezza tassesca
;

castigliana.

e' ,

di

pi,

l'

ironia

superba del genio.


^fa. poich a

un

entusiasta del

Cervantes,

quale

io

mi sono,
conosce
gic

pu essere

facile passare la parte (e


:

qualcuno potrebbe accusarmi di


il

far della critica estetica)

poich, d' altra parte,

lettore

anche troppo

le idee critiche del

tempo, leggiamo insieme, nella


capitoli

se-

conda parte del Don Chisciotte, quei primi

che

son

tutta

214
lina revisiou

CAPITOLO

XV
poeticamente dal gran
portentosa,

critica dell'opera fatta

poeta
fino

inquadrata in essa con omogeneit

arriviamo

alla

sapiente conclusione del baccelliere Sansone Carrasco. Ascoltiamo


Chisciotte e Sancio che, reduci dalle loro campagne,
si

Don
vi-

svelano a

cenda
e

loro
il

cuori nel segreto delle consapevoli pareti

domestiche,
particolare,
i

vedremo

problema

dell'universale

quello del

diritti

della poesia e quelli della storia, le ragioni dell'ideale e quelle


realt, diventare schiettissimo pianto

della
di

umano

nelle

confessioni

Don

Chisciotte, formidabile

buon senso

nelle pretese di Sancio:


ci

e tutte

quelle pedagogherie italiche, dal Kobertelli in su,


alla

ritorne-

ranno

memoria leggere

e brillanti

come un raggio

di luna.

Ricordate ? Quel segreto colloquio fra


biere in materia di poesia interrotto da
fosse quel
lo

Don

Chisciotte

il

bar-

rumore non
storico.

lo

potrebbe dire

un rumore .... Che cosa Cervantes come poeta: ma


- racconta che
le voci udite

pu come

La

storia - egli dice

da

Don Oh

Chisciotte, dal curato e dal barbiere partivano dalla serva...


la storia
!

dessa

il

tormento di

Don

Chisciotte che, reduce


s lo
si

dalle sue peregrinazioni,

uscente

dalla poesia, discerne su di


storia.

sguardo spiante, maligno, inesorabile della

Allora egli

di-

spone a fare

alla poesia
:

l'ultimo

sacrificio

il

pi

doloroso

al

suo cuore buono


egli,

si

dispone a sacrificarle Sancio Pancia.


d'

Non
;

che
ne-

uomo

giusto,

non riconosca F iniquit

un

tal atto

ma

cessit lo impone.

entrare

nel

pelago

della

poesia

con Sancio

sente che quello lo tirereb.be al fondo con rovina


in

reciproca.
si

Onde,

gran segreto,
si

si

apparta col turbolento scudiero,

confessa a lui

prova a farlo tacere, a impietosirlo e a disporlo


che
,

al

grande

sacri-

ficio

per la celebrit di Sancio, una

specie

di

suicidio.

Ma
Chi-

lo fa

con parole cos profondamente umane che voi dite:

Don

sciotte

ha ragione e non difende


!

il

suo egoismo

ma

il

suo

ideale:

difende la poesia

Frattanto
e,

Don

Chisciotte

si

rinchiuse con
disse

Sancio
:

nelle

suo

stanze

trovandosi tutti e due

soli,

Sancio

Molto
le

mi
mie

pesa che tu mi vai incolpando di averti tolto di casa tua per


peregrinazioni
;

noi

siamo

usciti insieme

scambievole fu la nostra

colleganza e la nostra

varia fortiuia; una


:

vicende abbiamo corso egualmente


in aria con
io

e se tu fosti

medesima mutabilit di una volta sbalzato


ci

una coperta,

io cento volte fui

bastonato e in

solo

ho avuto una parte maggiore della tu^. - Quest'era ben

di do-

EL

CERVANTES

215
vanno
detto
il

vere, rispose Sancio, perch a detta di Vossignoria

le

svensei in

ture pi attaccate ai cavalieri erranti che agli scudieri. errore, Sancio mio, disse

Tu

Don

Chisciotte

giusta

il

caput dolet

>

- Non intendo

altro linguaggio

che

< quando mio - re:

plic Sancio. -

Ho

voluto dire, soggiunse


tutti gli

Don

Chisciotte,
:

che quando
quindi,
es-

duole la

testa,
il

dolgono anche

altri

membri
dei

e,

sendo

io

tuo padrone e sigiiore, sono la tua testa e tu parte di


il

me

per

essere

mio

servitore; e perci

provar
questo

dolore

del
disse

mio male come debbo


Sancio la

io sentirlo del tuo.


:

io

modo ero

dovrebbe essere

ma quando

membro
la

sbalzato

in aria sulla coperta stava


tile

la

sua testa dietro

muraglia del core,

vedendomi volare senza provar dolore di sorta alcuna,


i

se sono

obbligati
firn-ere
.

membri

a dolersi del male della testa,

era

la

testa

in

di dolersi dei membri. - Vuoi forse con ci inferire, o San-

disse

Don

Chisciotte,

che

io

non

sentissi

dolore

in

quel

fran-

gente? Se ci tu credi, non dirlo e non pensarlo nemmeno, perch

provavo

nell'

animo maggior tormento che tu nel corpo

ma

la-

amo da
dice di

parte questo discorso che verr tempo

di ponderarlo e

facciamoci a quello che importa di pi.

Dimmi, amico Sancio, che

me

in questa terra ? >

(')

nit dei personaggi eh' io preferirei

fusa all' umanon guastarla con chiose e non mporla con inframettenze critiche, tanto mi par facile intenderla

Scena deliziosa in cui

la satira letteraria cos

sentirla, e tanto le delicatissime

sfumature

di

essa

svanirebbero
il

nei miei
<?he

compendi

dialettici.

Don

Chisciotte,

insomma,
all'

personaggio

vuol salire dal particolare della storia


le

universale della poesia.


il

Ma, secondo
destinato
si

conchiusioni italiche e tassesche,

personaggio a ci

nutre del merito dei suoi compagni come


spalle di essi
Chisciotte, in
i

lascia sulle
filisteo.

suoi scacchi e

suoi

torti

un vampiro come un

Don

nome

del suo ideale, la poesia, si prepara

a diventare

vampiro e

filisteo.

Quelle accorte parole di lui a Sancio,


il

somigliano, pel contenuto, quelle che

superuomo Nietzschiano
Chisciotte

di-

rebbe alla sua vittima

ma

il

tono cos pieno di rassegnata tristezza

umana che ci vien da abbracciar Don pensarlo nemmeno, Sancio....

Non

dirlo,

n
lui

Allora sentiamo che la vittima non tanto Sancio

quanto

(^)

Dox CmsCTOTTE

op. cit.

V.

II p. 20.

216
stesso.

CAPITOLO

XV
io

Ma
ti

- egli dice - se tu sapessi e se


sofferto,

potessi
il

parlare

Anch'io ho poveramente
mentre
la

come

te,

ho diviso

tuo

dolore
dietro
stato

buttavano in aria con

la coperta e

tenevo la testa
anch'io

muraglia e fingevo di non occuparmi di


i

te;

sono

bastonato, anch'io ho provati


!

tuoi stessi sentimenti,

anch'io

sono

un povero uomo Ma tu non farmi la spia che io sono un povero uomo come te; e che la poesia non lo sappia Tu puoi piangere perch sei la storia, io non posso piangere, o Sancio, perch son la
!

poesia; fortunato te che puoi scomparire col fardello della tua


nit e lasciarmi solo nel vuoto aere della

uma-

mia

astrazione...

Ah

Figuratevi a questo punto la sorpresa di


sacrifici fatti e
il

Don
si

Chisciotte

quando, dopo tanti

da fare alla poesia,

sente dare a

bruciapelo la notizia che

romanzo

delle sue gesta gi stato scritto^


il

ma, incredibile e vero, vi


Pancia con
i

si

trova tal quale

nome

del misero Sancia

segretuzzi storici che quello porta con s. Sappia - gli


il

comunica costui - che rimpatri iersera


Carrasco,
il

figliuolo

di

Bartolomeo

quale ritorna dallo studio di Salamanca fatto baccelliere,


io stato

ed essendo

da

lui per dargli


si

il

benvenuto, mi disse che la


su
per
i

storia della Signoria

Vostra

leggeva

libri

col

titolo:

L'ingegnoso Idalgo Don Chisciotte della Mancia ecc..


ch'io vi sono ricordato col medesimo mio
cos 'pure
la

Aggiunse
e

nome Smicio Pancia


le
fatti

signora Dulcinea del


7ioi

Tohoso con

giunte di altri

segretuzxi fra

due

soli,

ch'io

mi son
venuti

mille segni di croce


di

per lo stupore che possano essere


scritti
(*).

notizia

chi

li

ha

La prima
aristotelica
:

idea che ne viene a

Don

Chisciotte

una questione
il

pensa che, se gi volava per ogni dove

racconto

di

sue gesta, l'autore di esso, non solo


averle sapute cos presto,

doveva

essere

un

mago per

amico

nemico

ma doveva pur essere una delle due, o amico per ingrandirle e innalzarle sopra le pi
per annichilirle
e

segnalate di cavaliere errante; nemico


ni di sotto delle

metterle

pi

vili
gli

che fossero

mai

state scritte di inglorioso


la

scudiero

Cio non

passa neppure

per

mente che codesto


al
si

autore abbia potuto scrivere le cose


e farne un'opera
bella e

come erano andate veramente,


contravvenendo
i

interessante

principio

aristotelico che, nella tragedia e nell'epica,

personaggi

rappre-

C) P. 21.

IL

CERVANTES
universale

217
inri-

sentano o migliori o peggiori della realt, secondo

l'

somma. Anzi
di
-

quest' ultima

immagine

dell'

inglorioso scudiero lo
si

chiama a considerare l'udita novella; nel suo libro


!

parla proprio

un umile scudiero come Sancio Pancia E con qual costrutto ? Eppure delle Dopo tutto questo andava fra se stesso dicendo imprese degli scudieri non si us mai di fare menxioie in iscritto quand'anche vi fosse una tale istoria, dovendosi riferirla ad er:

rante cavaliere, dovrebbe essere per


insigne,
s'
il

necessit

eloquentissima, alta,
il

magnifica,

veritiera

(')

(veritiera

secondo

necessario

intende). Difatti

l'umorismo certamente parodistico della scena tocca

suo vertice quando Sancio e

Don

Chisciotte, quello sordo al pro-

fondo latinorum del


concetto
farsi

quando caput
aristotelica,
si

dolet

questo
al

fisso

nel

suo

della

poesia

presentano
le

baccelliere per

rendere conto del come sono


tal

trascritte

loro

avventure

in
:

quel

romanzo.

E
si

Sancio chiede

al baccelliere

con tutta garbatezza

Favorisca dirmi:
il

parla mai dell'avventura dei mulattieri,


s'

quando

nostro

buon ronzinante

invogli di procacciarsi anch' egli avvendi Sancio,

ture? Sansone Sarrasco capisce, dagli occhi


a dispetto della gloria padronale,
brit,
si

che costui,
cele-

interessa alla sua propria

e gli risponde

Nulla ha omesso quel savio, racconta

ogni

cosa con fedelt, con esattezza, n tacque


fece
il

neppure

le

capriole
capriole

che
sulla
(').

buon Sancio

sulla coperta. - Io

non ho

fatte

coperta, rispose Sancio,

Figuratevi la sorpresa di

ma per aria, e furono pi del bisogno > Don Chisciotte, il quale, udendo il
particolare, si sforza

suo
in

poema scendere a
altro

cos

trito

d'interpretare
gli

modo

le

parole del baccelliere.


la

Sarrasco non

sa dar torto,
<

ma, intanto, rincara


tutto ci - replic
storia che
il

dose

dell'

amarezza

donchisciottesca.

Con

baccelliere - dicono alcuni che


dall'

hanno

letta la

avrebbero desiderato di veder

autore poste in dimensignor

ticanza le bastonate infinite date in diversi incontri al


Chisciotte
.

Don

Ma

Sancio che, per conto suo, non ha se non bastonate

da affidare
rit,

alla storia, lo

interrompe indispettito.

Queste sono vechi


rac-

rispose Sancio, e
(^).

non potevano essere dimenticate da


il

conta

Con
ha
sciolto

la
il

quale uscita

buon

senso

di

Sancio,

senza saperlo,
(la storia)

nodo deUa questione.

allora, contro

Sancio

C) p. 22.

()

id.

C)

id.

218

CAPITOLO XV.

ecco levarsi, armata dei suoi quattordici punti aristotelici, la poesia

(Don

Chisciotte). Il quale, rappresaglia per rappresaglia, al


i

veder cos

messi in tavola dalla storia

suoi propri

fatti

di casa, mette egli in


altro tacerle

tavola, allora, quelli di Ulisse e di

Enea

Poteano per

per giustizia - disse

Don

Chisciotte

- perch le azioni

dalle

quali

non viene cangiata od alterata zio quando tendano a mettere


mia fede ohe non fu Enea
prudente Ulisse come
ci s

la storia

possono passarsi sotto silenil

in discredito

protagonista.

per
s

pietoso

come

il

dipinse Virgilio, n

viene descritto da

Omero

Senonch, proscaturisce
la

prio da questo contrasto fra Sancio e

Don

Chisciotte,

rivelazione che

li

dovrebbe metter d'accordo e che definisce


storia...

lo stra-

nissimo libro. Esso non un romanzo: una

Dice benis-

simo Yossignoria - soggiunse Sansone ticamente, altro


il

ma

altro lo scrivere poe-

farlo storicamente.

cantare le cose
sere,

non

gi quali furono

E lecito al poeta raccontare o ma quali avrebbero dovuto esin


chi

mentre

lo storico invece

ha da scriverle non gi come avreb-

bero dovuto essere,

ma

quali realmente furono senz'alterare

un
ci

punto solo la verit o con mutazioni o con aggiunte......


ancora - disse Sancio - che

dicono che gode Sancio. E di me sono uno dei principali personaggi... Dio non mi dia bene - rispose
il

baccelliere

se voi

non

siete

il

secondo personaggio di quella


i

storia:

ed avvi taluni cui vanno a sangue

vostri ragionamenti an
(')

che

piti di quelli di

ogni altro ivi introdotto....

Don

Chisciotte
'

resta con tanto di naso.

Ora che

cos'

il

Don

Chisciotte ? Credo che sia la risposta pi


al

profonda data da un poeta, ed in poesia,


Il

questionario aristotelico.
di

poeta era spagnuolo ma, anche se non fosse stato

educazione
perch
il

italiana, la

sua cultura non sarebbe stata


si

molto
e pi

diversa,
tardi

rinascimento

manifest in Ispagna

meno

che altrove

e quello che vi prese piede fu appunto questo tardivo della controriforma.


Il

significato letterale e quello


:

morale del libro

sono

gi

noti e chiari

quello letterario
statato
il

mi pare non meno evidente


le

e punto

oscuro.

Vi

pregiudizio che

regole
di

aristoteliche

deb-

bano condur

la poesia a diventare astrazione

bene
e,

di

male,

parenetica descrizione di santi e di eroi o di dannati

quindi, ine-

(>)

p.

24-5.

n.

CERVANTES

219
una
esil

vitabile esagerazione della realt. Il pi difficile personaggio in

sere

commedia quello che uno stolto davvero

fa

la

parte dello stolto, perch


si

non deve
;

chi

propone di parer

tale

far dire
lucidi

Cervantes, poco pi oltre, al suo eroe in uno di quei


valli

inter-

che sono cos insistenti nell'opera. Onde


il

il

trionfo di

Sancio,
vera,

pi che
esatta,

trionfo

del

particolare
dell'

sull'universale,

quella gi
11

profonda interpretazione

uno

dell' altro

affiorata

appena nel pensiero del


senta

Piccolomini e del Patrizio.


il

poeta deve

sentire bens sotto specie d' eternit


;

particolare che vede e rappre-

ma

questo eterno
lui,

(o

universale)

non
lo

nella cosa

ma

in lui.
:

E, quand' in
bastonate di Sancio,
di lasciar nella

egli lo

vede e

sente

dappertutto

nelle

come
le

in quelle di di

Don

Chisciotte, senza bisogno

penna

prime o

ridur le

seconde

vittoriosi

tornei. Cos

il

particolare della storia, per diventar

poesia,

non ha
mutar
occhi e
di

bisogno di essere scritto in versi, come pensava la buon' anima del


Castelvetro;

ma pu

diventar tale anche


il

in

prosa

senza

Troppo d'aspetto,

solo che

poetalo veda e

lo senta

con

cuore

di

poeta.

Cos

il

Don

Chisciotte

un poema

cose

storiche (cio comuni) e scritto in prosa.


del Cervantes in quel

Ed

questa la

grandezza

momento

della storia;

una grandezza innanzi


la

a cui

il

povero Torquato arrossisce. Mentre, ormai,


il

poesia

incaso-

pace e paurosa di esprimere e di toccare


vente angusto

nuovo, complesso e
realt
il

mondo
e'

ideale, si isolava dalla

dalla

storia,

Cervantes

(e

non

era con lui, in Europa, se non

gemello suo Sha-

kespeare) la riconduceva senza rinuncie nel cuore della realt a cavallo del somarello di Sancio e la faceva danzare di giovinezza e di
libert proprio in quella cerchia

che

le

pareva preclusa:
pi

l'umanit

di tutti

giorni, con le sue miserie e le sue gioie

comuni.

r ideale non ne restava bandito,


e possente.

ma

s'

incarnava in essa rigoglioso

Chi legge questo poema, che


mile scritta in prosa, e
si

la storia di

una

fantasia verisi-

ferma

ai tanti trapassi
il

in cui la storia

contrapposta alla poesia, e tien presente via via


filosofico di quelli anni, capisce

pensiero critico-

che la satira assai pi direttamente


si sia

letteraria, e
fin

ad un tempo pi universale, di quel che non

detto

qua, attribuendola solo alle smanie romanzesche le quali non erano


e

poi tanto diffuse, quanto, per comodit, si ripete,

non dovevano
proprio la satira
il

portare dissesti gravi nelle fantasie del pubblico.


dell'eroico (in

cui

trova

posto,

del

resto,

anche

romanzesco)

220

CAPITOLO XV.

come accaparratore
il

dell'

illustre

distruttore
della
li
;

quale poi esso quel

tal

vero

oggetto

sciotte

Rinaldo,

Tancredi,

Goffredo,

quali

uomo poesia. Don Chivolevano il Dedell'

l'

Nores e

gli altri infatuati

aristotelici

del

tempo

altro

Rinaldo,
debolezze,

Tancredi, Goffredo, quelli della storia, con le loro

umane

coi pensieri ripugnanti, in apparenza, alla poesia e alla morale, si tro-

vano in Sancio e sono poesia tanto pi vera


in essa sta la follia di

universale

che

la

troppo universale e monca poesia dell'eroe castigliano. Nel voler vivere

Don

Chisciotte

e tutto
l'

il

poema appare come


i

un

risveglio dell' arte dal

vano sogno in cui


tale esso

avevano chiusa

let-

terati di quelli anni.

Dico che

appare a noi, ripensandoci,

perch Cervantes soprattutto poeta e pu darsi che la sua intuizione


di poeta arrivasse anche pii oltre che la sua

coscienza

di

critico.

Si ripensa alle parole con le quali

Don

Chisciotte, sdegnato
s'

di

ve-

dersi cos tradito dal suo poeta a beneficio di Sancio,


screditarlo,

ingegna di

Oh

adesso

eh' io sostengo, disse

Don

Chisciotte,
s

che

non
cuno

sia stato

un savio

l'autore della

mia

storia,

ma
e
si

bene quals'

di questi ignoranti cicaloni che, senza

verun

pretesto,

accin-

gono a scrivere, esca fuori quel che vuol


gliarlo a Orbaneia,
il
:

uscire,

pu rassomidi quello

pittore di

Ubeda, che, interrogato

(').

che

dipingesse, rispose

quel che verr fuori

Egli sentiva

dunque

in se la divina libert della poesia:


i

ed

possibile che, nel fervore dell' ispirazione, provasse per

critici

suoi

contemporanei un disdegno e intravvedesse soluzioni poetiche quali,


nella meditazione astratta,

non riuscivano
Nessuna

poi a comporglisi in mente,

con

altrettanta

chiarezza.

scritti teorici,

egli si

mostrasse
Il

meraviglia dunque che, negli meno chiaroveggente e pi impacciato


tutt' altro

dall' aristotelesimo

italico.

fenomeno
pi

che raro:

questo

sarebbe un altro punto di contatto del Cervantes con Dante.

Al quale

egli ci

fa

ripensare

d'una
di

volta,

specialmente
:

quando

s'

ode parlare della sua opera come di frutto del rinascimento


reazione, in

poich essa nasce piuttosto da un sentimento


periodo che prende

quel
l'

nome appunto

dalla reazione cattolica, od

u-

nico figlio forte e sano di essa nei


alla gloria del

paesi

latini,

quello

che

port
in

capolavoro ci che di grande


il

e di

eterno

v'era
al

quel moto di spiriti:

bisogno di autocoscienza

mancato

rina-

()

P- 26.

IL

CERVAXTES

221
tra
si

scimento. Se Torquato Tasso, invece di cadere


Speroni, o tra
i

le

grinfie

dello

miasmi
l'

della corte

Estense,

fosse

imbattuto

accompagnato, per

Italia d' allora,

con questo vagabondo cristiano,

chi sa che la letteratura del Concilio di Trento sarebbe riuscita

meno

miserevole

Perch
di contro al

il

mutilato di Lepanto

si

leva nella storia e nella poesia


di

movimento germanico come paladino

Roma.

Informandosi a una profonda consapevolezza religiosa, egli rappresenta r eterno problema dell' uomo, con una interezza e ima libert
assoluta, quale la

a Goethe. Voi trovate nel

Germania non avr, nel suo immanentismo, Don Chisciotte la vita come antitesi
all'

fino

inso-

lubile di ideale e di realt, di poesia e di volgarit, che si

conchiude

in onesta ironia fatta di incitamento

umilt

il

trionfo di Sancio.

In Germania con Lutero queir antitesi finisce in ironia fatta di


perbia e d'impeto. Quello che ci resta dalla lettura
sciotte

su-

del

Don

Chi-

una

sfiducia nelle forze dell' idealismo puro che religione.


il

Un

autore tedesco a\Tebbe conchiuso con


il

trionfo di

Don

Chisciotte

con
aitto,

bando

di Sancio.

Xe

volete

una riprova

? Oggi, ieri sopra-

ieri

sotto l'influsso delle correnti

germaniche,
im' esaltazione

l'opinione
dell'

ge-

nerale portava a vedere in quel libro


creatore,

idealismo

un

trionfo della gran febbre creatrice di

Don

Chisciotte, a
l'aria

calar quasi
fastidioso
tore.

un

sipario sull'opera di Sancio che


alle

aveva

d'un

ingombro posto

calcagna del cavaliere errante e crea-

chi, di questi ultimi anni,

non

l'ha ripetuto

un

po' pi di
la

quanto occorra per restare nei limiti del buon senso, scagli
pietra.

prima

Ma non

ricordate
il

come furon

battute le

mani a quel cicalone


d'

del signor

Unamuno

quale volle dar saggio di molto gusto e di molta


il

sapienza sottoponendo

Cervantes a quest' iniezione


si

idealismo ger-

manico, e quando,
che
il

all'

ultimo,

trov di fronte

all'

indiscutibile realt

suo autore

fa rinsavire

Don

Chisciotte, diede
il

prova di
Chisciotte

fiuis-

>imo acume critico sostenendo che


matto Cervantes
?
il

savio era

Don

il

Invece, ripensando a tutto

libro, a quel

contrasto

fra

due
si

personaggi davanti

al

baccelliere,

alla

conchiusione

dell'opera,

-ente che, l'eroe del poeta Sancio, segno del nostro incerto destino

mortale, cui sciocco ribellarci perch lo

dobbiamo portar

sulle spalle,

cercando di conformare ad esso,

il

meglio possibile, la povera vita.

CAPITOLO XVI.

Le
Sommario.

origini del secentismo.

1. Gesuiti e Spagnuoli come cagione del secentismo

in teorie ed
:

esagerazioni oltrepassate.
cattolica

2.

I tre veri
-

elementi del secentismo


-

reazione
di

esaurirsi del rinascimento

spagnolismo

Ci che v' era

buono

e di progresso spirituale negli impulsi originari del

primo
-

Aspetti del se-

condo e del terzo


essi stiano

Affinit e confusione

dei

due ultimi
che

In

che rapporti

con

la reazione cattolica d'


-

partito

questa
-

ne trasse

Il

secentismo come sviamento


al

un

effettivo risveglio letterario


lui e in altri

L' aspirazione

medioevo

di

Michelangelo

Accenni in
del

scrittori a contrad'

stanti elementi che si sarebbero potuti svolgere.

3. Fallimento
i

ogni

impulso migliore
aspetti di essa -

Effetto.: ipocrisia

pensiero e dell' animo


dell'allegoria

Multiformi

La consapevole menzogna

L' immoralit lar-

vata

In

nome

di tutte queste ipocrisie si riconciliano

partigiani del Do-

Nores
vata

e quelli del Guarini e la discordia loro sparisco


dell'

nel secentismo

Di-

sprezzo

anima umana
-

L' arte

superba tappezzeria

la

sublime trofra la teoria

dell'

eco

L'allegoria del Marino.


-

4. Somiglianza
Poetica

della poetica e quella dell' oratoria sacra

del

Beni

suggello delle teorie secentesche

Il

concetto poetabile -

La poesia

come non

deve essere

n chiara n

precisa
-

Volatizzazione
:

ossia

perfeziona-

mento
di

dello regole aristoteliche

Esempio

il

Marino.

5.
o
il

Identico stato

l'

cose

neir oratoria

sacra

Il

concetto

predicabile
1'

canoccliialo

aristotelico - L' oratoria sacra


delle cose

deve bandire

esperienza e

osservazione

umano
con

Puro

trastullo della fantasia - L' imagine della tappez-

zeria confacentesi ad ossa


d' Aristotele

com

alla poesia.

6^ Ultimo
si

perfezionamento
eccita e
si

la

poetica del

Donato
-

Aristotele vero teorico della tra-

gedia tolta dal martirologio cristiano

Proprio in ossa

purga
-

ad un tempo
I vescovi e
i

il

terrore e la misericordia secondo gli intendimenti di quello


-

baroni dol tempo eguali in dignit a Edipo o Alcmoone

An-

LE ORIGINI DELSECENTISMO
che in questo
classicismo

223

il

si

perde nello spagnolismo: satira del magister


il

Stopinus

Invettiva del Filicaia contro

seicento dalle soglie dell'Arcadia,

<

Hic enim

scit

saper omnes delinLibro della Sapienxa.

qaere qui ex terrae materia fraglia vasa


et scolptiliafingit
>
.

Il

Vale ora
il

la

pena

di discutere un' altra volta

come

si
i

formasse
Gesuiti e
si sia

fenomeno del secentismo, e quanta colpa vi avessero


gli

quanta

Spagnuoli

A me
corso

pare che a questa domanda


delle pagine precedenti e

gi

risposto abbastanza

nel

che

la ri-

sposta presenti
accolte

una chiarezza non


fatti

inferiore a quella di

molte altre

come

definitive,

conoscenza dei

per quanto pu essere chiara e definitiva la umani su questa oscurissima terra. Per procetornare a informare
il

dere con metodo rigoroso bisognerebbe


tore delle varie opinioni altrui senza
sia

let-

neppur domandargli se

egli

ne

informato di gi, e cominciare almeno da quelle del Settembrini,

cos recise e inquisitorie

che nessuno, oggi,


(').

si

sentirebbe di ripeterle

senza mitigarle alquanto

Ma non
fa,

creda

il

lettore

che

il

pi grande

rigore d'inquisizione sia stato raggiunto dal Settembrini.

Un

esempio

per

tutti

circa quarant' anni

Ugo Angelo

Canello,

nobilissimo

intelletto e nobilissimo cuore, dalla cattedra di

Padova, proprio quella


di catarsi, spie-

del

Riccobono e del De-Nores, quasi per un destino


il

irava cos

prevalere dell'Eneide sull'Iliade in questi anni di con

troriforma.
nita
sotto

L' Eneide

era
di
i

il

la

direzione

poema Roma,

dell'

umanit politicamente
il

riu-

l'Iliade

poema

dell'indipen-

denza nazionale, quindi


nale,
le

Gesuiti,

nemici dell'indipendenza
possibile che

naziodi

cultura
i

movevano guerra C). Ora come il Canello, ignorasse che,


sul

un uomo
almeno
sonni

nel cinque e nel

seicento,

Gesuiti,

problema dell'indipendenza nazionale,

cos

rigorosamente inteso, potevano dormire tranquillissimi


perch

anche

non
del

esisteva?

per

vero

che

queste

parole

suonavano

stranamente simili a certe altre del Mazzini che, parlando dei papi,

non

solo

cinquecento,

ma

dei

loro

predecessori

al

tempo

di

(')

Importantissime tuttavia mi sembrano


es.
:

le

opinioni in proposito del nostro


t.

romanticismo. Per

Gioberti:

Il Gesuita

Moderno (Losanna 1846)

II,

cap. VII, p. 593-4 e passim:


1.

Botta: St.

d' It. coni, di quella del

Guicciardini
627.

22

(ed.
(-)

1824, Voi. IV,

p.

186 e
leti.

seg.).

Ca-nello: Storia della

Hai.

nel

see.

XVI

(Milano 1880)

p.

224
Dante, scriveva
nit nazionale

CAPITOLO XVI.

I papi
(').

non potevano n volevano

fondare

l'

u-

Il

Mazzini, per, parlava da agitatore e simbo-

leggiatore e ci che pi importava, nelle sue parole,

non era

l'esat-

tezza storica

il

Canello parlava, invece, dalla cattedra.

Ma

ci

veniva,

come parecchi

altri,

dalle giornate garibaldine, e insegnando la storia

d' Italia gi intravista fra le passioni di

un mondo
estranee,

nascente, gli re-

stava nell'orecchio tanto frastuono di voci

da

confondere
scienza.

con

facilit

quelle della politica con le fredde parole

della

Si deve in parte a questo, io credo, se la questione delle origini del

secentismo, cos oppressa dall'

ombra

del

Concilio di
sia.

Trento, parve

meno semplice e chiara di quel che in realt non il campo da queste esagerazioni, facile trovarsi

Oggi, spazzato

d'accordo.

facile,

dico,

vedere in quale rapporto stieno fra loro quei tre


il

elementi

ai

quali, via via, secondo

gusto degli
letterario
:

storici, si

suol dare
cattolica,

la colpa di questo

grande

fenomeno

reazione

esaurirsi del rinascimento, spagnolismo.

Bisogna dir subito che quel primo elemento, che


bilissimo impulso,

si

formalizz

e inarid poi subito in oppressivi formalismi, era in origine


e,

inteso

con

la solita discrezione,

un noun vero prointerrotto


il

gresso sul rinascimento. Questo, infervorato da una febbre di riesu-

mazione, e ammaliato da un sogno di bellezza,


corso dei profondi pensieri medievali e sviato
il

aveva

cuore dell'uomo -

ma

assai pi l'arte

problema

del

bene e del

- dal problema del dolore umano che l'eteriu male. Che quell'interruzione rinnovasse

r aria

e,

rimettendoci a contatto col

mondo

antico, rendesse possibile

lo sviluppo delle idee

nuove

e della sintesi

moderna, cosa
s'

di cui

nessuno pu dubitare. Ma, intanto, quelli uomini


rati

erano
la

avventupassione

alla riconquista dello smarrito

mondo

classico

con

di navigatori che intravedono lontana sulle

acque una sirena e muoche non per-

vono verso
tusiasmo

di quella in

uno spasimo

di idealizzazione
si

mette di giudicare. Spettacolo sublime, perch se non


si

ammira
nelle
si

l'

en-

rinuncia alla vita, quello del buon Boccaccio che lascia


giocondit dell'arte sua, per
i

gli ozi e la

rintracciare,

polve-

rose biblioteche dei conventi,

cimeli di
si

Roma

ma non

esprime
po-

punto un' idea

pietista,

quando

aflerma che, per un

uomo che

(')

Mazzini: Opere (Daolli Milano 1862, V. IV,

p.

2iJ).

LE ORIGINI DEL SECENTISMO


teva leggere di gi Dante e S. Paolo,

225

il

ritrovamento, poniamo, del

De

Oratore di Cicerone non poteva essere, di per s stesso,


trionfo dell' intelletto.

un

supremo
e nel

Ma

il

Boccaccio credeva in Cicerone


;

De

Oratore e non

li
il

giudicava

e tutto lo sforzo del

rinasci-

mento
gacia

fu di ricostruire

mondo

antico per virt d' amore,

non

di
sa-

vera analisi e di sintesi. Esso,


il

che riusci a scoprire con

tanta

ritmo del periodo di Cicerone e imitare la musica del verso

di Virgilio,

non

s'

avventur poi mai a cercare di


si

rifar

seriamente

un poema o una tragedia, tanto

sentiva legato alla forma ed estra-

neo all'intimit di quell'arte desideratissima.

Ma

come, col
i

fiorire del

rinascimento, gli uomini sentirono sva-

nire dentro di s

grandi pensieri del Medioevo, cos,

con

l'illan-

guidire di quello,

risalirono a galla le ansie e le inquietudini

che

un' et di
dei tempi,

crisi,

orgogliosa e splendida, nell' aspetto,


interrotto.

come

la

pienezza

aveva

Userebbe un linguaggio molto ingenuo


cagionarono
manifest
detta
l'

chi dicesse che

le lotte di religione
si

la fine del

rinasci;

mento, invece di dire che, in esse,


'<

esaurirsi di questo

chi, parlando,

confondesse la cos

serenit

dei

Greci
d'

con

con quest' altra serenit. La quale ha pur sempre


serenit di crisi. Avete osservato

F aspetto
del

una
di

come

le

lettere

Poliziano so-

migliano

il

testamento di Sigismondo Malatesta, nella incapacit


di piangere

toccare gli argomenti del dolore, nell'incapacit

anche
d'a-

quando

gli

ammazzano
e

il

suo Medici?

11 risvegliarsi dallo stato

nimo
si

dal rinascimento fu

come

il

risveglio

da un sogno

il

Medioevo
era

svel

non morto

Dante apparve grande e vero come non


questo
disfarsi

mai

stato.

Parallelamente,

del

rinascimento,
strettamente

come
si

stato

d'animo

letterario, ebbe, in

quella che

pi

chiama

letteratura,

un prevedibile

effetto.

Svanito quel ferver quasi mistico,


per forza d'amore,

che accostava

alla bellezza antica

venne l'idea
debodi
al al

di analizzarla e di capirla meglio: pretesa scientifica che era

lezza d'entusiasmo. Quella pretesa legata, nella storia,


Aristotele,

nome

ben documentata in quella prefazione del Robertelli


(

suo commento

voglio spiegare io
si

un poema,
scienza,

di

quante parti

come si compongano
peccava

faccia
ecc.

una
ecc. ).

tragedia, o

Divenuto

il

rinascimento, che

gi

per

troppo

appassionato

amor

della forma,

mise

fuori,

senza indugio, quel suo fondo retorico


di splendore,

rimasto innocuo nei

momenti
utnanesimo.

ma non
nell'opera

tanto
dei

che

non

u affiorasse qua e l qualche segno pur


ToFFWi.v.

maggiori,
16

La

fine dell'

226
fossero pur essi
il

CAPITOLO XVI.

Petrarca o

il

Poliziano. Si disfece,

insomma, in
di

un

culto della forma senza entusiasmo, nella

pretesa

rinnovare

quella degli antichi con un' imitazione scientificamente regolata

che

diede luogo a vanit pompose e ridicole. Quindi


secentista
s'

il

primo

sintomo

ebbe proprio

fra

primi scienziati

del

classicismo, gli
(la

Infiammati di

Padova, e

il

primo lavoro secentesco

Canace)

venne dal pi pedante


nulla, se

fra essi, che, di secentesco, in s,

non aveva

non

la pretesa di

riprodurre da vicino la forma di Eschilo,

di Sofocle e di Euripide, senza la capacit di intenderne lo spirito.

tutta

r Accademia

soffr

del suo

male e

l'

aggrav

quanto
suoi

mag-

giore era la leggerezza - e talora l'ignoranza - dei

membri.

Che nomi, che sonanti nomi


siche,
stile

dalle

bene echeggianti vocali ud essa


nuovo,

risonare fra le sue pareti! Sentite che son le solite contraffazioni clas-

ma

che

e'

intorno

qualcosa

di

come una cornice


ma, a Padova,
e la

liberty.

Par
che
si

di trovarsi in

una

bolgia

di

spaguolisti

sappia, gli Spagnuoli

non hanno mai governato

Kepubl'e-

blica

Veneta usava una prosa molto piana e punto imaginosa da non


i

incoraggiare per nulla

capricci degli Infiammati. Si che

saurirsi del classicismo, ossia la degenerazione di esso, incoraggiava

in

modo

singolare
il

il

gusto della forma e


all'

dell'

imagine. Tutto ci era un


ii>

preparare
il

terreno

influenza spagnola. Giacch,


si

tutta

Europa,
fe-

classicismo, dopo aver trionfato,


di preziosit verbale

consumava
detta

in

un generale
a
e

nomeno

propriamente

secentismo,

di-

spetto degli Spagnoli. Senonch, in quello stato di cose,

naturalo
e

che la malattia di questi, favorita dalle fuggevoli fortune militari


politiche, ci avesse
il

suo quarto

d'

ora e che

il

contagio, in

un

ter-

reno cos lavorato,

si

diffondesse rapido e rigoglioso, tanto che nestutto.

suna regione, qual pi qual meno, ne fu esente del


gnolismo, che parlava per imagini e isolava
dal cervello, parve bellezza, parve
la

Lo

spa-

fantasia dal cuore o

un

modo d'eternare
stadio
di

imbal-

samare

il

rinascimento
;

giunto al suo

quasi

scientifica

auto-comprensione
malizzate sublimi

concettini di esso suonarono alle fantasie fori

come

concerti di Eschilo. Sovente


effetti

impossibile

delimitare dove finiscano gli

della

stanchezza
Il

classica e co-

mincino quelli dell'influenza spagnolista.


diffuse

fatto

sta

che questa

si

rapidamente e ce ne fu subito traccia a Napoli, come a Finei

renze e a Venezia, nella prosa dell'Aretino, come


Speroni, decadenti ad

versi

dello

un modo.

C erano,

allora, dei terribili veicoli

I.E

ORIGINI

DEX SECENTISMO
per

227
una
:

d'

Ogni infezione,

pi terribili dei moderni giornali,

loro
centri

maggiore forza

di accentrazione e d' incubazione, le

Accademie

letterari aristocratici nel pii

miserevole

senso

della

parola. E, co-

m' era gente che non aveva da


di laggi

fare e da dir nulla, bastava che

un

qualche menestrello, sul tipo del signor Girolamo Ruscelli,

venisse

con

le

ultime mode, perch

un qualche
sua

altro

menestrello

di

quass provasse a derivarle sulla


d'

cetra, invitando a

gara

letterati

una

citt

o d' una

regione.

Ma,
il

nella

congiunzione
ci

di

questi

due fenomeni,
;

non ancora

tutto

secentismo:

manca

r anima

a spirarvi la qukle, o meglio a costringervi e inaridirvi le


la

pi false malinconie della sua, venne


l'originario nobile impulso ideale
che,

reazione cattolica.

quel-

volgendosi a bene,

avrebbe

potuto trasfigurare e debellare lo spagnolismo medesimo,


vorirlo in quanto esso e lo diresse. Cos
il

fin col fa;

aveva di pi malato e di pi fatuo


divenne
anch' esso

lo regol
(il

secentismo

un

aspetto

principale) dell' universale

fenomeno
del

aristotelico.
il

Per questo

io dissi

che quella

minuscola

data

1548 -

Poetica - ha un' importanza capitale,


di

commento della L' avete veduto un umanista


primo
:

buona

fede, quasi ignaro dei

tempi che

si

preparano,

si fa

a esplo-

rare la precettistica dell' antico savio, per dedurne


e solida dottrina letteraria,

una pi completa
delle

e tuttavia, subito e suo malgrado, gli si

foggiano tra
s'

mano

quelle spinose questioni aristoteliche

quali

impadronir

lo spirito reazionario e spaurito dei

tempi per

fame

una specie

di monitorio. E,

sebbene tra reazione cattolica e secenti-

smo non ci sia alcuna affinit ideale evidente, tuttavia questo rest come riplasmato da quella, e piuttosto accentuato che mitigato nelle sue aberrazioni. Abbiamo gi detto come avvenne. Quel primitivo
bisogno di autocoscienza, sopravvenuto
col finire

del

rinascimento,
della

aveva degenerato, per orrore della


controriforma, in

riforma,

nelle scontrosit

una smania
il

di riformare ogni cosa e di invigilare

dappertutto; di sopprimere
contagi.

male, di celarlo, e di neutralizzarne

Spasimo

di pensiero
e,

che condusse a vagheggiare una

lette-

ratura parenetica
quella che pi
si

apparsa questa impossibile,

ad

accordarsi
del

con
pen-

disinteressasse delle paurose

ispirazioni

siero e della natura, e si mostrasse disposta a isolarsi dai loro contagi.

poco a poco

il

secentismo e lo spagnolismo,

che pur

pare-

vano, a prima vista,


(ricordate
si
i

cos

opposti a quella, lasciarono intravvedere


del Pontanus)
il

commenti del Riccoboni o

partito

che

poteva trarre da essi con la loro fatuit intellettuale, con la loro

228

CAPITOLO XVI,

indifferenza ai grandi problemi dello spirito, col loro


tastico

amore

del fandai
e,

inteso

come

trastullo.

Allora la controriforma,

sospinta

suoi pregiudizi, e dai suoi fanatismi, venne a patti col secentismo,


in letteratura,
si risolse si

in esso e lo assoggett col suo stesso aristotele-

simo. Forse la cosa

potrebbe esprimere con un' imagine secentesca.

ma

chiara

e,

ancor oggi, di moda.


bisogni

C era

nella coscienza del

tempo

un' ansia di nobili

spirituali

frammista a scrupoli e a prein essa via va fin dai tempi del

giudizi; tutte cose che, accumulatesi

Savonarola, non potevano non manifestarsi e operare una rivoluzione. Ma, come un esplosivo dentro un involucro, quando prendo fuoco, rompe lungo la linea di minor resistenza di quello, cos, nel-

r involucro

della letteratura, la linea di


si

minor resistenza fu
due

lo

spa-

gnolismo, e in esso

risolse,

quanto a letteratura, la controriforma.


diversissime, e pro-

Furono una cosa


curarono
la loro
il

sola essendo, in origine,

degenerazione reciproca.

Ma
fu
il

secentismo non fu solo,

suo error capitale -

lo sfacelo di

come pens un mondo

il

De

Sanctis - e

in decomposizione,
fuori
di

come non
come

vero che l'avvenire si preparasse


fosse, sia pure in parte,

tutto al di

esso e che ne

preparatore

qualche

ribelle

l'Aretino. Il quale invece, in realt, rappresenta l'ultima


sviluppi
possibili.
il

de-

cadenza del rinascimento senza speranza di


rebbe forse pi preciso dire che
il

Safal-

formarsi del secentismo

limento d'un risveglio letterario troppo rapido in

una

generazioii'
di
chi-

troppo impreparata, sotto l'incalzare violento di pregiudizi,

mere, di malaugurati influssi


il

civili,

che sfigurarono, in sul nascere,

nuovo mondo non debole ma corrotto (') di cui parla il Lenpardi. C erano in esso dei germi ignoti al rinascimento e non di
stillati

a morire sebbene restassero anch' essi sepolti, per

il

momenti',

sotto quella rovina.

Ma

il

romanticismo

li

ritrov.
di
s

Del resto

essi diedero

anche allora qualche glorioso segno

e qualche frutto: tale fu l'improvvisa resurrezione di


poeta,

Dante

conit

come

pensatore,
lui,

come uomo

onore che, a quel modo, non era

stato pi fatto a

n a

scrittore alcuno, dal

medioevo
quel
1'

in qua.

Di

esso si nutr la meditazione di ]\Iichelaiigelo in


anelito a un' arte che fosse espressione di tutto

suo

possente

uomo,

in quel suo

(>)

Zibaldone Voi.

I,

p.

79.

LE
disgusto del rinascimento

ORIGLNI DEL SECENTISMO

229

come

d"

un mondo che non era abbastanza


non
si

per

lui.

Ma

perch, rien fatto di chiedere,

manifest gi allont

qualche presentimento pi cDncreto del grande spirito del

romanti-

cismo? Perch un

tal

ritorno ideale al

Medioevo che, nel romanti\'itale,

cismo, fu sentimento complesso, profondo,


onuit (nei maggiori),
condi,
e, si

scevro

d'ogni

in-

svi qui subito in sogni chimerici e infe-

in Michelangelo stesso, si riconosce sovente


d'

un tormento

di

debolezza e

impotenza che

ti

d piuttosto

l'

impressione della vec-

chiaia ? Chi potr

vorr fidare delle prime

mai dare una risposta a questa domanda, o chi si al penfacili spiegazioni che ci vengono
di

siero? Certo era destino che toccasse alla Francia

rimetterci in

carreggiata, dopo queste prime disfatte, sulla grande via che conduce
al

romanticismo. Forse l'Italia era troppo oppressa dalla gloria del


lei

rinascimento perch fosse possibile in

una

cos rapida trasforma-

zione. Questa della fine del cinquecento pi che a

una

catastrofe di

vecchiaia somiglia a

una

crisi di giovinezza.

Tuttavia, soltanto per intenderci, per chiarir meglio questo


stro pensiero,

noloro

possiamo fare deUe

ipotesi,

le

quali,

chi

desse

valor di ragioni, ci condurrebbero ben lontani da quel rispetto alla


storia che si
la linea di

chiama buon senso. Se

lo

spagnolismo non fosse stata

minor

resistenza, chiss a che altro avrebbe potuto con-

durre, in letteratura, la controriforma!

Poniamo che
il

il

magico com
por-

senza lettere, Leonardo, fosse riuscito a ricontrollare sul suo


tentoso, spirituale e scientifico
liano,

amor

delle cose,

lirico vocabolario ita-

dando a quel suo bisogno d'una pi

stretta

adesione verbale

con esse una pi

efficace espressione di quella


il

accennata da lui nelle

pagine del Codice Trivulziano. Poniamo che


quello qualche anno pi tardi, e

rude e passionale

di-

sprezzo della forma del Savonarola fosse risonato nella gran voce di

non

solo entro la breve cerchia di

Firenze, e che Alessandro


gelo l'avesse udita
ostui di cui

YL non

l'avesse

soppressa,

e Michelan-

non

solo nei giovani

anni.

Fermiamoci anzi a
di

non so

se sia stato valutato abbastanza quanto potesse

ntluire sulla

sua nostalgia della medievale grandezza

Dante,

il

suo noviziato di piagnone. Pare tuttavia che qualcosa di quell' aspro


frate

gelo
'

irza
i

di s. Marco si trasfondesse nel selvatico cuore di Michelancome una forza grande e pure stanca (quest' impr^sione di grande e pure stanca ci danno le opere del Savonarola e quelle

Michelangelo) e accentuasse in lui quella sfiducia

nel

forma che

230
gli

CAPITOLO XVI.

faceva temere
vacillato
fiorita

il

finito.

Supponiamo che
qualcuno,

la

mano

di Michelangelo

avesse
gli

meno

trattando la penna e che una scuola di poeti

fosse

d'attorno e che
eh' egli

almeno,

avesse

inteso

r eterno valore umano

aveva saputo trarre dalle quisquiglie

d'una teologia
trice,

politicante, contro le negazioni

d'una riforma nega-

in quel sonetto degno di Dante:


Carico
d'

anni e di peccati pieno.

Supponiamo che Torquato Tasso


sua gloria
e" l'

fosse stato pi meritevole della

ingenuit paterna, invece di mortificarlo sotto la ferula


gli

pedantesca dello Speroni,


chi

avesse trovato un amico come

il

Cervantes

pu dire in qual modo

la letteratura di questo periodo

avrebbe
avreb-

finito

con r adagiarsi sulle attrezzature dello spagnolismo ?


le correnti contrarie

Non

bero potuto prevalere anche

che

troviamo

per

esempio accennate nel Viperano?

Non

si

sarebbe

potuto

arrivare
ri-

anche

al discredito della

forma? Qualcuno non avrebbe

potuto

cordarsi del trecentismo di Dante e dell'ingenuit dei preraffaelliti?

dopo tanto fervore


l'

di

Ciceronismo non avrebbe potuto tornare in

onore

aspro e possente
il

modo

d'

esprimersi di

s.

Paolo

Ma, poich
le

critico

non ha nessun dovere

di divertirsi a pater

bourgeois con ipotesi illegittime, sia pure col pretesto di


gli

chiarir

per imagini

aspetti della storia,

meglio smetterla e conchiudere

che

lo

spagnolismo, tra noi, avrebbe in ogni


il

modo

finito col trionfare

d'ogni rivale. Se
in

secentismo, in questo esaurirsi dei rinascimenti


della forma, 6

uno sviscerato amor

fenomeno europeo, come avrebbe

potuto non avere espressione acutissima in Italia, patria naturale del


classicismo e amica dei colori quasi quanto la

Spagna?

Cos, invece,

il

secentismo non fu che

il

miserevole

effetto

di

queir acuirsi di contraddizioni che abbiamo illustrato; fu, per dirla


in una parola, la soluzione che la reazione cattolica,
sospettoso pregiudizio e in gretta polemica, seppe

degenerata in
alla

trovare

sua

impossibilit pratica nel decomponentesi classicismo e nello

spagno-

lismo, con la rinuncia alla trattazione della realt nei suoi aspetti pi

profondi e

vitali.

l'impulso del

La poesia, che avrebbe dovuto diventare - secondo tempo - maestra di vita e di morale, divenne nega-

zion d vita ed esclusion di morale.

Tutto questo, pi ancora che dal contrasto delle due estreme ten-

LE OBIGCa DEL SECENTISMO

231
poesia

denze che abbiamo vedute nell'opera dei capiscuola, o dalla


secentismo,
rileva da certi

del pieno seicento, in cui tale contrasto appare gi sedato nella cor-

rente del

si

scritti

di

autori secondari,

sul finire del cinque e sul cominciare del seicento. Voi vedete allora

quelle due tendenze farsi

come pi leggere
ci

e confondersi
la

in

uno
azion

spontaneo processo di fusione, che

d per

pena d'una mente


per
l'

ancor giovane e sana la quale


d'

s'

addormenti e
ed

si sfaccia

un

narcotico.

Abbiamo
tesca per

visto nelle

ingegnose

utili

considerazioni

del

(ruicciardi, quell'intransigente

moralismo diventar libidinosit secen-

un processo

di ipocrisia chiaro in quelle


utili

due

stesse

con-

trastanti parole

ingegnose e

in cui

il

secolo
il

sudicio e fa-

stoso si svela.

Queir

utile ingegnosit, consiste, per

Guicciardi, nel
ipocri-

ritrovare ai classici antichi

un passaporto

di musicalit e di
fatto

tesche allegorie, press' a poco


luni degli antichi,
Virgilio rappresenta

come
ben

il

medioevo aveva
fede.

con

ta-

ma
in

con

altra

Anch'
virti

egli

ripete

che

Enea un
troppo
>

modello di

cui ci
attributo

dobbiagli
si

mo

conformare,

ma

chiaro

che questo

conferisce

ad honorem

essendo nient' altro la poesia


infatti
il

che musica

e fantasiosit.

Una

pagina impiega

Guicciardi per dimostrare

che nel cano


fetta
t"

virgiliano, concepita la poesia

{').

come una
ballo

per-

imitazione delle celesti armonie

si

tira in

san-

Agostino! Ecco l'ipocrisia che mette in gioco l'allegoria non per


veri,

simboleggiare in buona fede profondi


soltanto la verit pura e semplice.

ma
ci s'

per

tener

indietro

Ecco tornare in gioco


sorella e moglie di
il

l'

allegoria

quando
la

imbatte in Giunone

Giove

la

quale detta sorella e moglie di Giove,

qual

s'

intende per lo
sorella
(*).

cielo,

a cui

Giunone,

pigliandosi

per

r aria,
dell'

Ipocrisia pura, quindi effettivo compiacimento

immoralit e della lascivia nelle sue forme pi spregevoli, come


il

quando

Guicciardi medesimo, per corroborare (e chi ne sentiva

il

bisogno?) la fiera

ma
i

castigata invettiva di Virgilio contro le donne,

va a frugare
e
li

tutti
li

passi pi scandalosi di Properzio e di Marziale,

copia, e

sciorina sul libro,

come ferebbe un maligno

scolaro:

(*)

GtnccuRDi
14.

Ingegnose ed utili eonsideraxioni sopra Virgilio

ecc. (1593)

49.
(-)

p.

232

CAPITOLO XVI.

Questa stessa ipocrisia sar essa che tara abolire, tra poco, sul
teatro, la

donna, sostituendole delle

pseudo-donne, giovinetti novizi

camuffati da Rosaure e da Coralline

con indicibile beneficio della


i

morale. Sar per essa che

si

accorderanno

successori

del

De No-

res e quelli del Verato, proprio sul fine

della

tragicommedia, come

riconosceva gi nel 1600 uno degli ultimi campioni della polemica,


il

quale, osservando la piega presa da quella forma d'arte,

si

come

piaceva di notare

che

si

vedono a gara

gli

uomini comporre
tre
(').

appasticciare Pastorali, chi rnescolmido

due o

compiute azioni,

chi riempiendole

d'alti e filosofici

concetti
si

Come

se le

due

cose avessero la stessa importanza e

equivalessero.

Dafni e Cloe

che diventano

filosofi

e maestri di vita!
i

Leggerezza morale che tocca


si

confini del cinismo e diventa (se

pu

dire) aperto boicotaggio della poesia, in un' altra osservazione


l'

d'

un

altro tardivo teorizzatore ed esaltatore della Pastorale,


<

Ingesucveracin-

gneri. (E traduttore in ottave degli

Amori

di Ovidio,

cio

cessore dell' Anguillara e

integratore

dell'opera

sua,

perch
di

mente questi

secentisti sentono di rifarsi


e'
il

da quei

coloristi

quant' anni prima, fra cui

erano

l'

Anguillara e Bernardo

Tasso,

che primi avevano sentito


perare). Egli consigliava
il

classicismo

come una tavolozza da adodovesse riguardare


eletti
all'
il

poeta che

si

pi

che fosse possibile dagli homicidi volontari


cio dal venirne con precipizio o con altro
tolta pari pari dalla casistica dei Gesuiti]

per

disperazione,

a^^o

prossimo [frase
la

come che

persona

po-

scia si ritrovi
vita....

da qualche. buon accidente distornata e mantenuta in

Ed
il

in ci - dice -

mi

lascio di leggieri persuadere: concio-

siach

disperato (massimamente per sola cagion d' amore)

quando

si risolve

a voler morire, induce pi


all'

tosto

riso

che

compassione.

[Vedete come credeva


d'altro!]. Oltre che
la
il

amore questa gente che non sapeva parlar


il

personaggio in cui talora

poeta riduce tutta


e

somma

della

commozione, perde molto della sua nobilt


il

di quel
si

pregio
coiduce

ch'altramente

renderebbe
eh' ei

ragguardevole,
di

quand'egli

a tanta

vilt

pensi

darsi

morte,

per fuggir

la miseria nella quale si

trova: quasi noti gli basti

l'animo di

(')

Gio. Pietro

1600)

p. 92.

(Anche questo nome

Malackkta: Consideraxioni sopra un pKeudonimo).

il

Postar Fido (Vicenza

LE ORIGDa DEL SECENTISMO

233
vincere con

resistere

alle
>
(').

disgraxie

virtuosamente

di

valore

la

fortuna

Dov' da osservare che


e l'ironia per
il

se,

come metodo educativo,


anima umana
(

il

disprezzo
il

suicida possono
tutto

essere perfino giustificati,

porre
egli si

un

tal

pegno su

un

aspetto dell*
il

quand'

conduce a tanta vilt)


forse che

pi bell'epilogo di quel gran lavorio di


si

sospetti e di restrizioni pel quale


stessa.

riduce la poesia a ridere di s


d'

pur con verit


e di quello a cui

un poeta non pu parlare secondo il dovuto? Eppure


s'

un

suicida con piet


bella

di questa

roba,

era ridotto

il

gran dubbio della

catarsi, e'

pi

che una traccia nella


che,
all'

Conquistata

e nell' esausta
il

mente

del Tasso
d'

ultimo, riprendendo in

mano

poema,

s'

accusava

aver

lasciato

impunito non so se Rambaldo di non so pi qual sua ma-

rachella.

E, allora, che cosa resta della poesia ? Resta


di cui si
Il

il

puro secentismo

pu ritrovar per intero


d'

la teoria nell'Ingegneri

medesimo.
di-

successo

un' opera, pi che da ogni suo merito


e dal titolo che

intrinseco,
simile,

pende dalla messa in scena

dev' essere

una superba tappezzeria


sto
il

>

Q). Il bello poi che, secondo lui,

que-

vero pensiero aristotelico,

ma

perfezionato dall'elaborazione

di tanti anni e di tanti nobili ingegni.

La

stessa

Pastorale

>

cos
:

intesa, , anch' essa, derivata dai precetti di quel

gran maestro

se

poi

un qualche divario appare fra essa e la tragedia degli antichi non meraviglia che Terenzio, Plauto, Eschilo, e Sofocle non arcerte
cose, e

rivassero ai tempi loro a quel fiore d cognizione di

particolarmente d'alcuni decori dei

quali

l'et

presente
varie

pu aver
portano

molto bene affinato

il

giudizio, senza che vari secoli


:

con esso loro

le

consuetudini

costumi

si

mutano
al

colla

muta(*).

zione delle persone e in ispecie

dei

principi e delle

signorie >

Queste cose egli scrive non gi per contrastare


venerato e glorioso signor
la
\

defunto e tanto
alla

De

Nores,

ma

per

legittimare

fine

nova invenzione e rinnovata introduzione dei costumi


!)

avvenuta
decori
gli
>

sfido io

senza contrasto

ai veri

sentimenti di quello. L' accordo con


e

le
i

idee del

De Nores

era avvenuto per opera di tutti quei


il

quali diventavano essi

fine dell'opera.

Quanta sapienza

par

()

Della poetica rappresentativa e del

modo di rappresentar
p.

le

favole

'eniche Disearso di Angelo Ingegneri (Ferrara 1598)

39-40.

C)

p.

11.

(3)

p. 6.

234
che
ci

CAPITOLO xvr.

sia nelle tante buffonate del seicento e in quella


si

gran trovata
genio con
1'

dell' eco, introdotta sul palcoscenico da non

sa

qual

gran vaghezza della favola


tima perfezione
soluto onore
dell' arte e

(').

gli

pare che

abbia toccato

ul-

apportatone presso

tutti gli

intendenti asa

chi riesce a far entrare e uscire dalla scena

tempo
butta-

debito

fuori ),

personaggi C) (il poeta assunto alla che i soliloqui debbano avvenire in

dignit
lati

di

rimoti e lonta

nissimi da ogni suspizione di poter essere

sopravenuti

e possibil-

mente

di notte

(^),

che

il

tempo

della durata dell' azione


(*).

debba coin-

cidere con quello dello spettacolo

Siamo

al vaudeville e si con-

tinua ad attribuirlo ad Aristotele!

Che senso poteva avere


scusso dal Tasso,

tra costoro

il

problema della

storia di-

ma

dalle stesse sue

mani virtualmente
fantasia, la storia

distrutto?

Come

ogni cosa divenne dominio della

non

esi-

stette pili

quale suscitatrice di impressioni

complesse e tormentose,

ma

fu soltanto pretesto a meravigliose e stupefacenti innovazioni.


il

E
(o

ne nacque

Marino che assunse a


!)

oggetto

di

meraviglia

pura

ironia del secentismo

perfino quell' unica storia che al

Tasso

era

parsa capace di passare nella poesia senza severe


rispetto alla morale, la Storia Sacra:

amputazioni,
il

per

e meraviglia e stupore

Madalla

rino suscit dalla sua pur bella Strage degli Innocenti

come
d'

leggenda di Adone.

Ma come
sacra storia
finalit,
il

si

permetteva una cos libera descrizione

una

cos

seicento? In

modo
ci si

naturalissimo. Negata all'arte ogni


il

fu cos evidente che fra essa e

pensiero

dell'

uomo ogni
de-

rapporto era rotto, che non


diletto

fece quasi pi caso, e la lascivia -

puro della fantasia - entr a insediarvisi nel modo pi

plorevole,

non come passione

e dolore,

ma come

passatempo.

Cos avvenne che, nel fosco meriggio del seicento, nulla


gli pi al

somi-

Marinismo, non solo negli

effetti,

ma

perfino nelle regole

retoriche, che l'oratori^ sacra.


finare, abbiamo considerato
gli scritti
d'
il

noi che, fin qui, per paura di scon-

secentismo al suo primo formarsi, nedi ci

uomini ancor meravigliati

che avveniva, pi
transizione,

in-

teressanti per questo,

ma

tuttavia

sempre

di

consenti-

remmo

ora a un vano scrupolo cronologico e lasceremmo queste pa-

(')

p.

45.

(0

p. 27.

(3)

p.

30.

{*)

p.

13.

LE ORIGINI DEL SECENTISMO


gine quasi senza
rare
il

235

il

loro epilogo, se

non

ci

attardassimo a consideeffetti

fenomeno un

po' pi oltre nel


l'

tempo, nei suoi

pi neri

e nei suoi aspetti definitivi, quando

anima umana, e

la letteratura

che avrebbe dovuto esprimerla, parvero travolti da una catastrofe in

un fondo fangoso dove sembravano


e la

impossibili

il

moto,

la

reazione

resurrezione.

A
tempo

questo

si

arriva

gi

con

Paolo Beni, che ricordammo


sua
il

al

delle polemiche de-noresiane per certa

comparizione di
i

Omero, Virgilio

e Torquato stimata

da

lui

suo capolavoro, fra


l'

moltissimi di cui andava fiero (mi duole d' avergli scoperto, fra

altro,

una naturale disposizione


che anno pi giovane di
spiegare tutto
il

al

plagio;

ma

che, per essere di solo qual-

altri

della sua bella scuola, ebbe

modo

di

genio del seicento in


del

un suo Commento
il

alla

Poe-

tica d'Aristotele

1613.

Abbia

pazienza

lettore:

mandi gi
consideri

quest' ultima dottrina insegnata dalla cattedra di

Padova,

che, se essa

s'

inquadra benone con


di

l'

altra dei predecessori, per

anche qualcosa

nuovo

non pi Aristotele
stile seicento:
si

in via di diventar se-

centismo, Aristotele puro

consoli

pensando che,
discordi

una volta smaltita questa, non avremo pi modo


intorno al seicento, che, qui dentro,
cos
d'
l'

d' essere

e'

tutto. Credo che la pensasse


fece a maledirlo

anche

il

Filicaja perch,

quando
mente

si

dai

prati

Arcadia, lo identific con parole che, pi ancora del Marino o delAchillini, vi richiamano alla
il
i

precetti del

Beni. Di

singo-

lare e' che

commento

scritto in latino marinista per isfoggio di

sapienza.

Le questioni

aristoteliche son le solite,

ma

di

nuovo

'ossia

pi chiaro e spudorato che nei predecessori) salta

fuori

finalmente

questo bel precetto

la

poesia

non deve

essere n

chiara n pre-

cisa: dev'essere soltanto magnificai.

Non

possibile scrivere bene

trattando di cose precise e positive: quindi la poesia

deve

trattare

cose vaghe e pompose,

Etenim doctrinae ferme reliquae

et facultates

humili piane dictione pedestrique oratione utuntur, ut non


tore careatit et elegantia, sed

modo

ni-

mwiditia prope omni et cidtu. Ita sane illarum sermo horridus passim apparet et squalore obsitus : saepe etiam vulgi atque imperitissimae plebis oratione subdurior et
inquinatior. Poesis centra

admirabilem

refert

nitorem,

nullam

di-

cendi virtutera non sectatur, nullum orationis

et ornamentum non amplectitur. Denique quantum abundat ver floribus, autumnus pomis, aurora coloribus, coelum luminibus, tantum suavissimis orationis quasi floribus pomisque referta est poesis, et pulcherrimis co-

lumen

236

CAPITOLO XVI.

loribus luminibusque distinguitur ac variatur.


terae

Ut

milii

quidem
videatur.

cae-

uUae

artes atque doctrinae pedestres

atque humiles

incedere,

Poesis veluti quadrigis


poesis

invehi

ac

triumphum agere
et excolitur

At
eo

quo magis coloribus distinguitur

ornamentis,

gratior accidit mortalium oculis et iucundior, est

enim venustae puellae ornamentum, nullus splendor dedeceat: quin margaretis, auro, gemmis, purpura,
ac sponsae persi milis,

quam nullum
.

decus,

nullum

magna cum dignitate utitur ac laude ('). Una venusta puella la qual si cinga di codesto attiraglio si chiama con tutt' altro nome e quest' altro nome lo pronunci alla fine r Arcadia. Or voi vi meravigliate che, accanto a codesto nuovo
:

principio critico, che dichiara la poesia incompatibile con

la

verit

- e quindi, parrebbe secondo logica,


l'utile - restino pari pari, sia

con

le

finalit

morali e con
tutti
i

pure in latino

secentesco,

ri-

gidi concetti dei predecessori, impliciti nelle questioni aristoteliche?

Sicuro che
lore
!

ci

restavano, perch erano giochetti di pensiero senza vail

Risale anzi al Beni, credo,

definitivo prevalere della fortuna


:

del Tasso su quella dell' Ariosto


agli occhi del Galilei.
bile, quella

(*)

argomento

di cos geniale ironia

E
i

ci

resta,

ma

ampliata e resa

pi

inesora:

profonda interpretazione della catarsi,


per

tolta al
i

De Nores

la tragedia fatta

grandi

{% Che pi? Laddove


(il

suoi prede-

cessori di

buona fede avevano tentato

di ridurre la Poetica

ognuno

a una qualche compendiosa attivit dello spirito

Patrizio al

IX

li-

bro della Politica,

il

Maggi

alla Logica,

il

Piccolomini alla Politica


altri

e alla scienza civile, altri. alla

Grammatica,

alla Storia ecc.)

il

Beni s tutte.

faccia di

bronzo - trova che


il

la poesia

deve compendiarle in

Perduto

senso del valore delle parole, divennero costoro

degli inconsapevoli ironisti, e proprio cos fin la polemica tassesca.

Al poeta morto
delle sue grandi

nella pena di

non essere
i

riuscito ad attuare

nessuna
sincera-

idealit poetiche,

suoi ultimi

apologisti

mente riconobbero (supremo


Ripenso
al

oltraggio) eh' egli le aveva attuate tutte.


la

buon Guastavini che cominciava

sua

tardiva

apolo-

(*) Fatili Beni Eugubini in Aristotels Poeficam Commentar i. In quibus ad obscura quaeque decreta plenius adhuc dilticidanda centum Poeticae

controversiae interponuntur
(*)

et

copiosissime explicantur (Patavii 1613) p. 4.


e Torquato.

Comparazione di Omero Virgilio


ecc. ecc.

E a ehi di

loro si debba
del-

la
l'

palma neW Eroico Poema


Ariosto (Padova 1607).
(3)

in particolare si fa giudizio

Commento

p.

190-209.

LE ORIGIXI DEL SECEXTLSMO

237
grandisdi ri-

gi del Tasso

cos

fra

tutte le scienze io soglio trarre

simo

diletto dalla poesia, e ci in

vero avvegnach

mi

paia

trovare in essa quasi in compendio meravigliosamente

ridotto, tutto

quello che nelle altre scienze e facolt, nei luoghi propri, da


pri maestri largamente disteso
al Beni, costui
>
(').

pnv

Sfido io! Costoro o, per fermarci

possedeva l'arte secentesca (vero segreto del secolo)

di volatilixxare le teorie spolpandole di ci

che

importava e ridu-

cendole a nulla: arte la quale ha

qualche
il

analogia

con l'altra di
vi-

far lo

scemo

Per esempio

fermate

Beni davanti a quella


gli

tale question^e

che la poesia deve imitare


:

uomini xptTovtai; cio


sulla

in azione, e quindi buoni o cattivi


tutta
di

questione

quale

pesava
secolo

una

letteratura e

il

dilemma
il

del

Piccolomini e mezzo
fa lo

inquietudine. Vedete
il

come

Beni

scemo.

Ma
della

sicuro! - vi

risponde egli glia, e

poeta ben naturale che imiti

gente

sve-

non

della gente addormentata, perch da quella addormentata,

che
sibi

si

pu dunque imparare?

Cur enim poetae

otiosos

ac

segues

imitandos proponant, praesertim poemate toto, non vero agentes

ipsos in fabula habeant loco,

non video: praesertim vero quia

ubi

quis otiosos aut dormientes imitetur potius


attingat,

quam

agentes nec finem


ut

qui

est ut
:

nos in rebus gerendis


ille

instituat,

inde

beateque vivamus
infortuniis in

nec suam

industriara ostendit, quae

bene humanis

nostram utilitatem iucunde utiliterque

evolvendis de-

sudare debet

C).

Si che tutte codeste questioni aristoteliche erano neutralizzate dalla teoria del concetto poetabile enunciata nella prefazione e

pen-

devano dall'albero della sua Poetica come


poetabile parola gemella
all'

frutti di

carta.

Conoetto

altra di concetto predicabile usata per

le stesse ragioni dai predicatori spagnolizzanti, perch,

ormai,
si

le pre-

diche di questi,
sul
il
ili

canti del
Il

medesimo canone.
e,

Marino e Marino non

la poetica del
,

Beni

fondano

in teoria, aristotelico quanto

Beni

con

l'

istessa faccia di bronzo,

non

si

presenta tutto velato

morali allegorie?

Ma
alle

queste

non son

altro

che

monili

consi-

gliati dal

Beni

nel fulgore dei quali la poesia del

Marino diven-

tata

molto
:
,

simile...

prediche dei predicatori contemporanei. Pronei poemi del Marino, la questione

prio cos

in queste,

come

mo-

(')

Discorsi

Annotaxioni di GirLio Gcastavi.\i sopra la Oerusalernme


p. 3. p. 93.

Liberata (Padova 1593)


(^)

Commento

238

CAPITOLO XVI.

rale - lontano punto di partenza - occupa il posto medesimo un ingombro superato e ne rimane appena una languida eco (a noi pare
:

parodia) tanto arrivata alle

sue

conseguenze
e'

estreme

l'idea

del

Guarini che fra arte e pensiero non

modo
Adone

d' intendersi.

L' arte

diventata liscio e imaginazione soltanto.

E non
d'una

vi formalizzate al

fatuo particolare che, a certo punto,

suU'

- salutato al suo na-

scere da lodi prelatizie - scese la folgore


Il

condanna

papale.
alla

Marino, come Archimede, ne fece tante e di cos grosse, che

sua vita non poteva mancare neppur questa avventura,


allora, e

meno

frequente,

meno comoda che

ai giorni nostri,

ma non

scevra,

neppure

allora, della

sua parte di rinomanza. Senza contare che, ad ogni mo-

do, essa dipendeva pi che dall' intrinseco significato dell' opera, dalle

vicende della sua fortuna, in


sizione

virti

delle quali sulle

il

sospetto dell' Inqui

poteva

essere

richiamato
(')

Rime
del
la

dell'

arcidefunto
cavalier

messer

Bembo

(1585)

come su

quelle

vivacissimo

Clarino. (Sulle prediche spagnolesche,,, invece,

scomunica
i

cadeva

dal cuore dei credenti, anche allora). Se per voi leggete


preposti dal

compendi
Ma, se
lascivia

Marino

ai

suoi canti, venite a sapere che in quelle ero-

tiche divagazioni, si cela

una

lor

brava
che

allegoria

morale.
di

passate al poema,

non

ci

trovate

rappresentazioni

dietro cui sogghignava lo scanzonato

aguzzo volto

dell' autore.

Anche
si-

nei regni dell'Armida tassesca era avvenuto gi qualche cosa d'

mile: ma,
e,

il

Tasso, l'allegoria ce la voleva mettere in

buona fede
sul

dell'effetto

mancato, vedete conturbarsi, negli


lui,
il il

stessi suoi versi, il'

suo ieratico viso. Si che, con


e
il

secentismo era

nascere,

Beni non

gli

aveva ancor messo

cuore in pace spiegando coagere .


di

piosissime

poesim voluti quadrigis invehi ac triumphum

andate a cercar voi, ora, l'idea morale, in cotesto


!

barbaglio
il

colori e frastuono di suoni

quale altro ne potr essere

fine, se

non un
l'

illascivire della fantasia, sola cosa viva in quell'atrofia del-

intelletto cui mira,

a differenza

d'
Il

ogni

altra

dottrina,

la

poesia,

secondo la definizione del Beni?

concetto per

diventar

poetabile

non aveva da

far altro che diventar lascivo.

Una

lascivia phe arriva fino all'oratoria dei predicatori con


Il

hi

gemella teoria del concetto predicabile.

lettore

che se ne interessi

(')

Cfr.

Gian Dicci anni della vita di Messer

Bembo

(Toriuo 1885) p. 4G.

LE ORIGLVI DEL SECENTISMO


far bene a leggere la lucida illustrazione del Croce alla

239
quale
at-

tingo

(').

Chi metta in relazione questo con gli altri aspetti del sei-

cento, trover

modo

di

dare una soddisfacente risposta


cos

('per

quanto
d'

possibile

contentare

indiscrete pretese)
allo

alla

domanda

un

nostro vecchio amico,


di tanta miseria.

il

Dejob, davanti
fois

sconsolante

spettacolo

Mais encore une

- egli dice - pourquoi Paaii

nigarola, le
d' tra le

meilleur sermonnaire italien du seizime sicle,


d'

lieu
d'

un un homme qui n' ont manqu ni le talent de manier l'ironie, ni mme, en maint endroit, l'energie du style, mais qui ne sait dcouvrir les* replis cachs du coenr, ni porter au comble l'motion des auditeurs par une ordonnance habile et forte
n' est-il

prcurseur

un Bossuet,

que

le

prcurseur

Segneri,

e'

est--dire d'

du discours ? t" uno con i


dell'

(*).

Ora, a parte che

il

Panigarola non proprio tut-

predicatori spagnolisti, certo, per, che la sua teoria


(')

amplificazione

ottimo avviamento a quella del concetto predi-

cabile e che, con ci,


alla
fatto

si

risponde gi abbastanza, per quanto possibile,


;

domanda
che
l'

del

Dejob

sebbene

ci sia

sempre

di

mezzo

quell' altro

oratoria virti assai pi celtica che italica e che


fatto
il il

non

si

pu sapere che cosa avrebbe

Bossuet nascendo tra noi.


intellettuale fra cui

Ma

vedremo quanto fu
Bossuet
!

diverso

mezzo

nacque

ce

il Tesauro che io cito dal Cro- naturalmente arguti e nelle scolastiche dottrine perspicacissimi, trovarono, non gran tempo, questa novella maniera d' inse(*)

Alcuni ingegni spagnoli - dice

gnare dilettando e dilettare insegnando, per mezzo di


menti ingeniosi
rabili e
detti

questi

argo-

volgarmente

<

concetti predicabili

che con mi-

nuove metaforiche

riflessioni,

sopra la

Scrittura

Greca e

Santi Padri, abbassando le dottrine

difficili alla

capacit degli idioti


dotti, a guisa
i

ed inalxaido

le

basse e prave alla

sfera
i

dei

della
i

manna

e piacciono e pascono egualmente

piccoli e

grandi,

no-

(')
(*)

Croce

Dejob:

Saggi di letteratura italiana nel 600 (Laterza). Iksai d' introduetion V kistoire du sicle de

Louis

XIV

(Paris 1S84) p. 137-8.

Modo

() F. PA^^GAROLA: Questioni intorno aita favella del predicatore italiano. di comporre una predica (Milano 1584).

canocchiale aristotelico, a sia idea dell' arguta et ingeniosa elocu(^) xione che serve a tutta l'arte oratoria lapidaria et simbolica, esaminata co' principi del divino Aristotele del eonte et cancelliere Oran Croce D. Emanuele Tesauro patrizio Torinese (Torino MDCLXX) Croce op. cit. p. 172-4.

240
bili

CAPITOLO XYI.

e plebei.

per terra e per mare,


in Italia,

Le novelle merci, per cagion dell'Ispano commercio di col primamente sbarcarono a Napoli onde che non ancora li conoscea, fur chiamati concetti napoli:

tani: e tosto trovarono spaccio appresso a molti,

che

copiosamente

ne fornirono

le officine delle loro

prediche.
s'

Or

udite

come

la

nuova, teorica spagnola

intonava
e,

mirabil-

mente a quella da noi chiamata


interrompere
ottenere
il

del concetto poetabile

insomma,

alle ultime conclusioni della cosidetta critica aristotelica


i

che voleva

rapporti della poesia con le cose chiare e vere.


si

Per

concetto predicabile

doveva dunque lasciar da parte la

speculazione teologica e metafisica, la dialettica, la scolastica, F esame

V esperienza e l'osservazione delle cose umane e, per cambio di tutto ci, escogitare semplicemente un paragone. Dovendosi trattare, per esempio, del tema Iddio fece nascere il Salvatore quando l' umana malizia era pervenuta all' estremo,
della storia,
dirla in breve, in
:

il

predicatore

si

metteva a

riflettere sulle circostanze di esso, e no-

tava, per esempio, che


solstizio

Ges nacque nel punto

di

mezzanotte

del

invernale,
il

quando l'ombra notturna, essendo giunta


sole del tropico pi
il

all'ul-

tima lunghezza,

remoto comincia a rivolgersi

a noi, ed allungando

giorno raccorcia la notte.


il

Ora

l'

ombra

not-

turna e

il

Peccato,

il

Sole

Messia, la Luce la Grazia.

Ed
nel

ecco
dopi.
diffi-'

impiantato un concetto predicabile che dava luogo alla seconda

manda
colta

Perch Dio

fece nascere

il

suo

caro
nel

Unigenito
chiarire

crudo inverno? Lo svolgimento consisteva


discorsetto delle altre tre stagioni che

la

e l'oratore cominciava con l'amplificarla. Fingeva perci uu:


si

lamentavano
(').
il

col

Signore

per la preferenza data

all'

Inverno ecc.

ecc.

Or considerate
del

se questo

non

press' a poco,

procedimento
sacra, e

Marino

e la teoria del
il

Beni

applicati

all'oratoria

ve-

drete anche qui

lavorio classico-aristotelico sboccare nello spagno


l'

lismo come un fiume nel suo mare. Pare davvero che


gi cos cara al Castelvetro,
d'

argutezza

divino parto

dell'

ingegno gran madre


Oratoria e Poetica
condi-

ogni ingegnoso concetto, chiarissimo lume

dell'

elocuzione, spirito vitale delle

morte

pagine,

piacevolissimo

mento

della civil conversazione, ultimo sforzo dell'intelletto e vestidell'

gio della divinit

animo

umano...

(')

se

pur non fosse sbarnoi.

cata in Italia di Spagna, in

buona parte l'avremmo scoperta da


168.

()

Cuoce: op.

cit.

p.

1G4-5.

()

p..

LE ORIGINI DEL SECENTISMO

241

Qual meraviglia che V oratoria sacra,

cos concepita

come

tra-

stullo della fantasia, cadesse negli stessi difetti della restante arte e,

col pretesto d' attrarre e di piacere, diventasse perfino lasciva e ple-

bea ?

E non

si

confa ad essa a pennello la teoria della

tappezzeria

>

applicata dall'Ingegneri alla Pastorale? Sar caso: ma, proprio sotto


la specie di essa tappezzeria, queste

due forme

letterarie

mi

si

pre-

sentano accoppiate perfino in una invettiva del Segneri che, almeno,


il

buon senso l'aveva. Considerando quel che sapevano


egli si

fare

suoi

colleghi col pretesto di abbellire le prediche

trovava sulle
predicare] -

labbra

il

paragone della magnifica tappezzeria, suggeritogli, vero,

dalla Scrittura.

Troppo di

ci [di quel bel

modo

di

esclamava
silio,

egli

- mi hanno spaventato un Ugone, un Beda, un Bache, per figura


di

ed

altri lor pari,

una predicazione anche

scandalosa, adducono francamente quella rea


di allettare a s specialmente la giovent pi

femmina
curiosa
di

che, per desio

che

cauta, e

pi cupida che sconsigliata,


fondachi della sua
.stravi

si

era provveduta

tappezzerie,

non

Palestina,

ma
>

dall' Egitto,
(').

Lectulum

meum

tapetibus pictis ex Aeg}'pto

Un' ultima pennellata secentesca


ghi pi specialmente
pii,

il

quadro

finito.

Nei luo-

come
i

nei collegi tenuti dagli


di far

ecclesiastici,

era prevalsa l'idea, ventilata gi di buonora,

entrare

nelle

forme della tragedia classica


Si lascerebbe nell'opera

personaggi del martirologio cristiano.


se

una lacuna

non

si

ricordasse

come per

costoro fu perfexionato Aristotele in

sposto ad entrare nei loro canoni. Questa tragedia, in fondo,

un punto che pareva poco dinon aveva


intendimento
parenetico -

bisogno di lascia passare, perch

il

suo

ingenuit a parte - fa pensare alla Sacra Rappresentazione, Tuttavia


Aristotele aveva detto che
iniqui,
i

personaggi non

debbono essere troppo


la

ma neppure
e,

troppo buoni, per poter operare

catarsi

del

terrore e della misericordia.


santi!
altro

costoro,

altro

che

mediocri!

eran

che terrore! andavano

al supplizio

cantando!

La novella questione fu risoluta appunto da un aristotelico gesuita, in un suo compendio delle idee letterarie del tempo. Il Donato non sostiene che Aristotele tracciasse quella teoria
n particolare riferimento
alla tragedia

dei

martiri

cristiani

ma

(')

Segxeri

Quaresimale (Padova 1826)


La
fine dell'

prefaz, p. XV'III.
,

ToFFAM.N.

umanesimo.

17

242
scopre che essa
gico.
s'

CAPITOLO XVI.

adatta specialmente a questo

singolare

ciclo

tra-

E
la

proprio questa - egli dice - quella tal tragedia

che

eccita

terrore e misericordia, e al

tempo

stesso

non

l'eccita, e s presenta
d'

con

sua bella catarsi lampante senza bisogno


il

andarla a cercare

Un

po' di terrore lo eccita, e


all'

pubblico deve saperne trarre profitto

per abituarsi a fare,

occasione,

come

il

martire

fa

ed

eccita,

per

questa via, anche una


eccita terrore

certa

misericordia.

Ma,

in pari tempo,

non
:

perch si tormenta uno che non ha punto paura non eccita misericordia perch si pensa che, con quel tormento, egli si guadagna la beatitudine eterna e questa volta s avviene ut
,

finis tragoediae,

qui est

timoris et miseri cordiae repurgatio,

(').

certis-

simus etoptimus consequatur!


di cittadinanza a

Al quale

scopo, di dar diritto

cos

fatta tragedia cristiana, egli

aveva pensato di

un altro punto. Si tratta d' argomenti medievali, di solito: dunque il protagonista non pii un Ee come voleva Aristotele. Come non pi Re ? Certe tot ferme Reges Graecia numerabat quot urbes cum Oedipus, Alcmeon ecc. Nunc vero duces, Marchiones, Comites, Regulos, appellamus non
perfezionare Aristotele anche
in
:

solum castellorum vel urbium dominos,


hi veteres

sed etiam regionum, quare


inter-

Reges non modo aequant, sed aliquot eorum longo

vallo superant.

Eadem

dignitas ornat
('^).

Episcopos et sacros Antistites

tragica nobilitate

non impares

Di qui vien ricondotta pure ad Aristotele quella smaccata consuetudine adulatoria classicista del seicento che, nei due secoli precedenti,, si riscattava in uno spontaneo gusto dei travestimenti classici non scevro, nei

momenti buoni, da
disfarsi

certo

umorismo.
gusto

Qui

essa solo

pe-

sante artificio, vero

del

classico

nello

spagnolismo.

Onde
sta ai

il

(1571-1637) che, anche per il merito, poemi secenteschi come il suo grande predecessore Folengo
Magister
Stopinus

a quelli romanzeschi, poteva dire:


Si talvolta volunt grandes celebrare signores

heroum aut
niillo

stile

graviori dicere laudes

spagnolatas fngunt et mille chimeras

(juae

nimio faciunt risu crepare logentem

(').

(*)

Ars Poetica: Alexandri


Id. p.

Donati

Senensis e Soeietate

Jesu

(Milaii"

1668) p. 144.
C)
(^)

137.
:

Magistri Stopixi
(ed.

Gapriccia Macaronioa.
p.

De Laudibus

ignorantiae.

Ma-

enronica tertia

Carabba)

42.

LE ORIGfXI DEL SECENTISMO

243

questo tutto: questa la grande malattia della quale

non
essa
:

resta che aspettare l'esaurimento,

gustando

l'unico

frutto

di

(perch anche le malattie possono avere qualche aspetto piacevole)


il

melodramma.

E
dal

anche noi fermiamoci qui, aspettando


per distruggerla, far una
e

l'

Arcadia che, sul


gi
sul

finire

del secolo, trover la poesia nello stato

indicato

principio
chia-

Beni

e,

cosa

molto
>

semplice:

mer col suo vero nome la Il buon Filicaia, scappando


d'Arcadia, l'udiva battersi
....

venusta puella

descritta

da

quello.

dai
il

miasmi

del

seicento

nei

giardini

petto cos:

Oh tempi

Qual novella Frne


il

D' edera yHe e di vii mirto

crine

Cinsi e mille cantai lascivi amori.

Oh foss' io stata ( forza pur che Men bella e pi pudica Fiamma piova dal ciel eh' arda e
!

il

dica)

divori

Gli

empi volumi:
al

il

cenere profano
(').

Spargasi

vento ....

Ma,

purtroppo, questa

bella

confessione dedicata a Cristina

di Svezia: e si

vede che

la penitente

non ha avuto

la

mano

felice

nella scelta del confessore.

Xo
lilei

la catarsi

vera non poteva venire di qua

la breccia di

luce aperta di quelli anni nel buio dell'aristotelismo da Galileo Gas'irraggi punto sulla poesia.

La

catarsi vera dell'aristotelismo


ci

letterario italiano

avvenne in Francia,

restitu

alla

coscienza di

noi stessi, ci rese possibile di riprender via, dopo tanta rovina, verso
le vette del

romanticismo.

(')

Felicaia

Opere (1824), Canzone

La

poesia

p. 212.

IN

FRANCIA

LA RIFORMA CARTESIANA

wwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww

CAPITOLO XVII.
Cartesio e
il

classicismo aristotelico.

Sommario.

1.

11

problema della

critica letteraria

della

poesia
si

consegnato
il

dall' Italia alle altre nazioni.

2.

due periodi in cui


italianista,
il

divide

rina-

scimento francese

il

primo prettamente
-

secondo cartesiano
del

Qualche atteggiamento Breve storia del primo Diversi effetti dell" ambiente e del temperamento
loquenza.

singolare

Budeus

celtico sopratutto
-

sull' eeffetti

3. La riforma

psicologica di Cartesio
-

Suoi diversi
dell'

sulla poesia per


sitiva
:

rispetto alla psicologia scolastica


-

Fine

anima sen-

nuovi rapporti fra anima e corpo


-

Netta distinzione del bene e


L' evidenza del libero arbitrio

del

male

Anima =

ragione, corpo = passione


-

il

fenomeno

delle rappresentazioni

La passione

sempre un male.
le

4. Paragone

di questa concezione dei

fenomeni psicologici con quella scopassioni


attra-

lastica illustrata

da Dante

L'
-

anima compromessa con


-

verso r anima sensitiva

Misteriosit del libero arbitrio -

Come
Il

invece
di

per Cartesio essa


lui

si

distingue dalle passioni


dell' 5:

Vaghi accenni
<f pou.

negativi

al

problema

letterario

Xo-j

xai

ft.

trattato

delle passioni di Cartesio


tici di

come
-

precisa illustrazione dei procedimenti poei

Corneille e di Racine.

Opposizione fra

presupposti cartesiani e

modi

della tragedia greca -

Corneille e Racine continuano sulla via degli


a
significati

Italiani riducendo le formale aristoteliche

moderni

cio

simboli cartesiani nonostante la rivoluzione antiaristotelica del loro filosofo


-

Dubbi

degli ultimi italianisti francesi sulla aristotelicit del Cid. Proteste


-

di Corneille.

Suo lavoro

di riduzione
-

di

Aristotele

a Cartesio

visibile
y.ai

negli esami delle sue tragedie


<?3o'j s'

La
egli
-

catarsi

invece
il

che

sXsoy
-

esprime nella raison


si

Com'

spieghi
i

suo procedimento
risolti

In-

genui strattagemmi di cui


la

vanta

Tutti

dubbi degli Italiani

con

raison

Les passioos vives et allumes >


-

in gioco con essa nella teo-

ria e nella pratica

nel

Nicomede

La storia purgata della catastrofe e ridotta a raison La passione che non deve arrivare alle lacrime - L'ani-

248

CAPITOLO xvn.
mirazione della virt sostituita cos alla piet ed

all'

orrore
-

Il

dramma

del martirologio cristiano ricondotto a questa stregua

Trovata della Ro-

dogune per evitare 1' orrore - Cinna e la narcosi delle passioni Scuse e compromessi adoperati per 1' Borace - Simile condizione di
Eacine
Boileau
-

La conseguente
fatte dai

teorica

del

giusto

e accettata piamente da Voltaire.

mezzo compendiata dal 6. Critiche a questo proced'

dimento

giansenisti e da Bossuet sebbene molti ecclesiastici cre-

dessero nella soluzione cartesiana.

Eguale stato
di

animo antigermanico
si

di
-

Bossuet e dei giansenisti

Argomenti

Bossuet: non

risolto nulla

Quest' arte non arriva che a suscitare

umane

passioni senza alcun significato

superiore che le trascenda e doni alla poesia

un grande

valore ideale.

si

Ce que les anciens nous ont enseign est peu de chose, et, pour la plupart, si peu croyable, que je ne puis avoir aucune esprance d' approcher la vrit qu' en m' loignant des chemins

qu'

ils

ont sui vis

.
:

Cartesio

Des passms

engnral,

Cos s'esauriva

il

rinascimento italiano dopo aver dato vita


il

ai

rinascimenti europei. Consegnava in pari tempo alle nazioni


cetto critico della letteratura quale esso l'aveva impostato,
dissidi e
gloria,
il

consuoi
di

con

suo male. Esso

si

esauriva,

conchiudeva,

stanco

come avesse inceppato in un ostacolo troppo arduo, lasciando la nuova letteratura nascente nell'alternativa di superar quello o di non essere. In questo modesto senso possiamo dire che tutto che
nella poesia grande e augusto ancora italiano del

rinascimento.

Insomma non
ropee, se

si
si

pu intender nulla del sorgere


studia lo svolgersi e
il

delle letterature eu-

non

relativo liberarsi di esse


:

da

queir

italianismo che abbiamo studiato

il

fenomeno

italiano

appare monco e storicamente insignificante chi


st'aspetto degli altri umanesimi.

non
e

consideri

quefiitto,

Se un

tale studio fosse stato

mi permetto

di affermare che, intorno


si

all'origine

al

valore

dei

romanticismi europei,

sarebbe potuto gi da tempo dir cose assai


fin

pi semplici e vere di quelle che furono dette


chiarezza avrebbe contribuito assai
i

qua.

A
tal

questa

il

poter

discernere in

modo
essi.

comuni

aspetti originari conservati

ed elaborati da ognuno di
occulto
e
vittorioso
:

In cotale elaborazione pulsa davvero

il

genio

differenziatore delle varie piccole famiglie europee

misterioso genio,

oggetto di superbia e di pena, di gloria e di dolore, oggi che l'am-

biguo fascino dell'America passa sul


preparato.

nostro

vecchio

pensiero

ira-

CVRTESIO E IL CLASSiaSMO AEISTOTEUCO

249

Che cosa sarebbe divenuto il classicismo in Francia senza Cartesio ? Ecco una domanda alla quale sarebbe molto difficile rispondere, e che si fa
volentieri,
dell'

tuttavia,

perch

c' implicita in essa

un' idea
Il

l'

importanza
che
il

uomo

e dell' indirizzo eh' egli rappresent.


si

fatto sta
:

rinascimento francese

divide in due periodi ben


il

distinti

il

primo

di pretta derivazione italiana,

secondo, detto del


Il

pseudo-classicismo, dominato dalle idee cartesiane.


interessa quasi affatto, perch

primo non
i

ci

non

vi

troviamo elementi nuovi e

vecchi

sono

illustrati

abbastanza nelle opere dello Spingam e del Saintsbury.


il

A
le

parte

peculiare interesse che possono avere per

Francesi

prime scaramucce teoriche sul valore della nascente lingua volgare,

e le prime prove artistiche,

non

vi si esce mai, in sostanza, dall' or-

bita del pensiero letterario aristotelico.

Se

ivi poi,

l'

intrecciarsi delle

varie questioni contradditorie


lo si deve al fatto che
della lingua e della
l'

meno acuto ed

esasperante che tra noi,

interesse era in molta parte sviato da quello


le

grammatica nascenti e che, tra


facile

opere italiche,
scritte

dovevano avere

di necessit pi

diffusione
il

quelle
il

in

latino (famosissimi per esempio furono

Vida e

Minturnoi

ohe

non sempre sono le pi sottili e d'effetto pi penoso. Manc, per esempio, alla Francia quella nostra opprimente
gamachia
sulla catarsi,

lo-

ma

se ne risent
il

integralmente

l'effetto

che

fu di metter in piena luce

finalismo morale dell' arte. Sicch, dalle


inizi del secolo, all'
si

prime derivazioni teoriche del Bude sugli


Poetica del
di novit
;

Arte
della

De Laudun con

cui

il

secolo

chiude, non

e'

traccia

e la poesia, talora

non
il

tutta spregevole,

come quella

Pljade,

non ha mai

aspetto profondamente originale.

Proprio nel nostro 1548,

SibUet accennava, nella

sua Art
:

potique alle regole classiche, come soluzione del problema morale

non era poi un metter italiana ? L' anno dopo, il


e
gi conosciuto
il

la letteratura

francese

paro

di

quella

Du

Bellay che, con tutta probabilit, aveva


Robertelli,

commento

del

accennava ad Aristotele
fuori

come
la

a legislatore di poesia. Nel

1555 Guillaume Morel dava


nel

prima

edizione della IIoitjt'xtj e, finalmente,

1561,

il

nostro

Scaligero pubblicava a Lione quella sua Poetica, gi da noi ricordata,

che fu

il

pi efficace strumento di diffusione delle idee italiane fuori

d' Italia.

Era r ammirazione
Enrico

dell' italianismo

che, di quelli anni,

moveva

UI

a consigliare al

Yauquelin quella

sua

Arte

Poetica

250

CAPITOLO XVII.

cominciata nel 1574 e pubblicata nel 1605

e,

intanto, le idee nostre

entravano in Francia alla spicciolata o a schiera.

Nel 1572 Tacque


dell' ul'

de

la Taille toglieva al nostro Castelvetro


;

il

famoso principio
codificava
si
il

nit di luogo
dell'

in quegli anni

stessi,

il

Ronsard
:

altro

unit di tempo ammannitogli dal Minturno


si

preparava cos
secondo
classi-

quella triade delle unit su cui

travagli tanto

cismo francese divenuto ispiratore e duce del nostro.


glio allineare pi oltre un' arida schiera di date
:

Ma

io

non vogii

basti dire che

studiosi francesi scendevano per costume,

non so proprio

se a impa;

rare

a perfezionarsi, nelle nostre universit, specialmente a Padova(')


gi ricordato

basti ricordare che era francese quel


la cui

Mureto (Muret)
a

educazione

ci

appare cos visibilmente identica alla nostra.


scritti

Se mai, pi che negli


si

prettamente
d'

teorici,

me

pare che

potrebbe trovar qualche segno

una
il

sensibilit pi acuta, se

non

diversa, in certi scritti laterali in cui

problema

della

letteratura

considerato con

animo

meno
ad

letterario.

Xon
uno

vedo,

per esempio,
del

ricordato dagli studiosi di questo periodo

scritterello
(*),

Bude
di

De

transitu Hellenismi

Christianismum
sia

in

cui

mi pare
dire

che

la questione del classicismo

considerata

con

profondit

coscienza storica poco usata fra noi.


gli

pareva

Fa meraviglia udirlo aliquando de Hellenismo transeundum esse


(^)
:

che

efiicaciter

ad Christianismum
Malebranche.
tire.

parole che ci richiamano alle altre che sasecolo

ranno pronunciate in Francia circa un

dopo

per

bocca

di

Ma

naturale in lui questa

maggior intensit
si

di sen-

Egli viveva a fianco del

Re
a

Cristianissimo e

trovava in grado
(*)

di poter valutar

meglio di

altri

quella

germauam
il

stultitiam

che

gi allora tendeva a ridurre

paganesimo

culto

dell'antichit.

L' avere intravvista la necessit di dare al classicismo

un pi

solido
i

fondamento

intellettuale

un merito che

lo fa

degno di stare tra

possibili precursori del

secondo periodo cartesiano.

Ma

la cosa,

ri-

petiamolo, naturale. L'ambiente era assai pi agitato che da noi e


e'

era pi giovinezza nell' aria. Allo stesso modo, per considerar

1"

e-

(')

Cfr.

mile Picot

Les fran^ais italianisants au

XVI

siede

(1906)'

Dedicato
C^)

all'

Universit di Padova.

regia magistri, ad invictissimuvi

Budei Parisiensis consiliarii Regis supplicumquc libellorum in et potentissimtim prificipcm Franciseum Christianissimuvi regem Franciae (ediz. 1550 Parigi). La prima edizione del
0.

1534 (Parigi).

(')

p.

It.

p.

34.

CARTESIO E U. CLASSICISMO ARISTOTELICO

251
Hpital
avesse

loquenza, che
fatto
i

cosa importava che un

Michel

de

1'

suoi studi a

Padova

tra le freddure del secentismo

nascente?

Quando, tornando in

patria, si trovava

frammischiato a quelle dispe-

rate lotte di reliorione in cui si crogiolava la Francia

moderna, era

naturale che la sua eloquenza dimenticasse la retorica aristotelica e


trovasse accenti conformi alla sincerit e alla passione che la

moveUgodi

vano
notto
:

(*).

Essere antiaristotelico poteva voler dire passare per

e molti

ne furono sterminati

la notte di

S.

Bartolomeo, Cos
nella

potrete trovar anche qualche traccia di


S.

secentismo

prosa
di

Francesco di Sales

ma un

secentismo che vi

permette

pre-

entire Bossuet.
>i

certo,

insomma, che in qualche modo

la letteratura

sarebbe rinnovata anche senza Cartesio;


s'

ma

pur certo che con


critica
s'

nessuno di costoro

usciva

dall'

impostazione

italiana,

e,

per esempio, quella certa euritmia e regolarit che

incontra

nei

drammi

pastorali dell' Haidy, significa bens tendenza a uscire dalle

incompostezze del secentismo,

ma

assai pi

migliore e classico del Guarini che Cos


italiano e
si
il

come ritorno come preannuncio


secondo non

all'italianismo
del Comeille.
il

pu dire che, dei due rinascimenti


secondo cartesiano.
Il

francesi,
affatto

primo
ribel-

una
e'

lione all'eredit classica aristotelica:

una

rispettosa

soluzione del
interessa.

problema davanti a cui

nostri

s'

erano arrestati.

questa

Qual' dunque questa tanta


in letteratura,
in
e

importanza di Cartesio
francese,
di

non

solo

ma
si

in

tutto

il

pensiero

sicch,

per dirla

una parola,
il

pu ancor oggi parlare


sia

una Francia cartesiana


vien
il

suo

filosofo,

pure con qualche timidezza,

posto dagli
rischiaratore

torici di

gusto giobertiano fra Lutero e Dante, come

del genio nazionale ?

Troppe cose vi sarebbero da accennare a questo

proposito. Limitiamoci
alla

dunque a considerare Cartesio

solo per rispetto

poesia del suo tempo che fu quasi esclusivamente tragica e che,


le

dopo
logica

rinuncio italiane, riprese vigore da quella sua riforma psico

compendiata nel

Trattato delle Passioni


la

>

Veramente, sebbene

storia sia tutta piena di riformatori,

una

(')

Per

il

diverso mezzo fra cui


lui dedicate in

si

trov a vivere questo reduce da Padova


:

cfr. le

pagine a

Baudrillart

I.

des thories politiques et des ides conomiques


(Paris 1853).

Bodin et son temps. Tableau au seixime siede p, 48-60.

252

CAPITOLO XVII.

riforma psicologica parrebbe impresa alquanto esoterica, pi


di eifetti nel chiuso arringo dei filosofi

capace

che

nell' ispirazion

dei poeti.

forse che, senza

suggerimenti del

filosofo, Corneille e
il
-

Racine non

avrebbero saputo foggiare quei loro


nice? Gli uomini
gli
-

eroi,

Old, Britannico e Bere-

di

non sono rimasti sempre stessi? e i personaggi di Corneille non sono uomini come quelli Omero ? Senza dubbio ma i poeti hanno anch' essi la loro atmoossia
il

cuore

umano

sfera intellettuale nella quale s'informa la loro stessa originalit.


la

riforma psicologica cartesiana offerse

all'

ispirazion dei poeti, va;

cillante fra rimorsi e paure,

una specie

di

garanzia ideale
il

svel, nella
-

poesia, che,

avendo perduto, con


-

gli Italiani,

suo centro

la frase

di Weininger

s'

era resa inconciliabile con la morale,

un mera-

viglioso centro morale.

Quando
avremo

noi avremo illustrato

il
i

sistema psipresupposti

cologico di

Cartesio,

illustrato in pari

tempo
quello

intellettuali di Corneille e di

Racine

poeti.

Ma
;

procede alla
-

distruzione dei fondamenti scolastico-aristotelici gi minati


sofia
-

in

filo-

da quasi un secolo
li

di critica ininterrotta

questi, accettandone

le conclusioni,

applicano a quella tradizione aristotelico-letteraria


dal

confermata da quasi un secolo di elaborazione italiana,


dell' arte antica,

fascino

dalla coscienza della


il

comune

origine latina. Cartesio


i

stesso si meraviglia di essere lui

primo a chiarire

rapporti

fra

corpo e anima cos imbrogliati dal travaglio della precedente


fia.

filoso-

Dalla spiegazione dei quali egli vede scaturire un evidente rapil

porto fondamentale intorno a cui

problema del libero


riconoscere
e

arbitrio, e

del conseguente modificarsi dello spirito davanti alle rappresentazioni


dell'arte, si isola, si schematizza, si lascia

dominare

perfin dai poeti. I quali possono finalmente tornar a trattare (o imitare) le azioni

umane, buone o

cattive,

senza paura di levare scandi

dalo

di far male. Finisce la psicologia scolastica


la psicologia di Cartesio.
!

Dante e

co-

mincia

Oh

non

si

parli pi di un'
:

anima

inferiore sensitiva e di in

una
qua,

superiore ragionevole
naturali dalle volont
gli attributi

non
!

si

distinguano pi

essa gli

appetiti
fin

Come

furono grossolanamente confusi,

del corpo e quelli dell'

anima

Si favoleggi di lei

come
i

se lottasse con so stessa e con passioni sue,

come

se fossero suoi

fenomeni della vita propri soltanto del corpo.

Anima

e corpo

sono

due mondi totalmente


considerati

distinti
:

fi-a

loro e perfino suscettibili d'essere


e il

come autonomi

come

n'

y a en nous qu'une seule


:

me,

et cette

me

n'

a en soi aucune diversit de parties

la

meme

CARTESIO E IL CLASSICISMO ARLSTOTELICO

253
des volonil

qui est sensitive est raisonnable


ts > (cio appetiti buoni), cos

et tous ses apptits sont


e'

non

in noi che

un corpo
il

quale

invece possiede appetiti e passioni. Per questo, con facile astrazione,


noi possiamo considerare
pio delle bestie
solo eh' esso
il
i

due mondi a

s.

Vedete

cotidiano esem-

cui corpo funziona egregiamente anche senz' anima,


fare
il

non pu

famoso entimema

e noi possiamo anche dire che la bestia

cogito ergo sum uomo senz'anima, cio


:

macchina.

Come

poi l'anima possa esistere e agire

senza

corpo

(e

molto meglio e di pi) pensate agli

spiriti e agli angeli.

Quindi tutto ci che


da attribuire al corpo:

si

nota in noi ripugnante alla nostra ragione


tutto ci che in noi

ragione

va

attri-

buito all'anima ed anima.

Eppure, se V uomo composto


zione stanno questi due
dola pineale
:

d'

mondi

fira

loro ? L*

anima e di corpo, in che relaanima risiede nella glansituata

una certa minutissima glandola,


anteriori

nel

mezzo

della sostanza cerebrale, e talmente sospesa al disopra

del condotto

per cui gli

spiriti delle cavit


i

hanno comunicazione con


lei

quelli delle posteriori, che

minimi movimenti manifestantisi in


il

possono molto per cambiare


i

corso

di

essi,

e,

reciprocamente,
spiriti

minimi cambiamenti apparenti nel corso


il

di

questi

pos-

sono molto per cambiare

muoversi

di

tale

glandola.

L'anima,
il

scolta insonne e immutabile, sospesa in quel punto e,

come

corpo

una macchina eccitano il moto

perfetta e tutte le impressioni degli oggetti

estemi
del

degli spiriti animali (la scoperta del


all'

movimento

sangue aveva permesso


i

intuizione cartesiana di
nel

diventar

teoria)

quali corrono a suscitar


1'

cervello, suo centro, istinti, appetiti,

passioni, essa,
di tutto e
gioia,

anima, dalla soglia di quella glandola,


di questi

avvertita
:

come compromessa con ognuno

moti passionali

dolore, piet, ira. ardimento, paura.

Cos comprome