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SIMBOLISMO- POETI MALEDETTI.

Tra l’ultimo decennio dell’ottocento e il primo decennio del novecento sono presenti diverse correnti
letterarie che fanno capo a due aree letterarie contrapposte:
-Positivismo: da cui derivano Naturalismo e Verismo.
-irrazionalismo: da cui derivano Simbolismo e Decadentismo.
Parnassiani, anticipatori poetici simbolisti. Nome ripreso da un'opera di Verlaine “il parnaso
contemporaneo”

Tra il 1860 e il 1866 alcuni giovani poeti in seguito alla crisi del romanticismo coltivano l’ideale di una poesia
formalmente preziosa che fuggisse dal sentimentalismo. Il programma poetica di questi artisti
comprendeva sul rigore metrico- stilistico e sull’autonomia dell’arte che diventa autosufficiente
(contrapposizione rispetto al romanticismo). Lo stesso anno in cui Gustave Flaubert pubblicò il romanzo
Madame Bovary 1857 avviando il naturalismo, il poeta francese Charles Baudelaire pubblica I fiori del
male segnando l’inizio della poesia moderna e del simbolismo.

Decadentismo: movimento storico di fine ottocento nel quale rientrano estetismo e simbolismo.
I caratteri principali sono:
-marcato individualismo
-la ricerca delle bellezza e della raffinatezza
-bisogno di evadere da una realtà ritenuta mediocre
-disprezzo delle masse (si predilige il singolo)
-negazione del fine morale dell’arte

Simbolismo

Temi del simbolismo:


-realtà fatta di simboli.
-poeti veggenti in grado d’interprete re la realtà Alogico= splin ennui ideal
-correspondance=analogie (collegamenti tra elementi della realtà disposte su piani diversi)
-fonosimbolismo
-sinestesie = associazioni di parole appartenenti a sfere sensoriali.
-splin= crisi della coscienza moderna, noia tedio. (Baudelaire)
-alogicità, assenza di nessi logici e schemi sintattici
-splin=noia tedio rappresentato dalla società
-ideal= aspirazione di una realtà massima
Simbolismo= espressione poetica del Decadentismo successiva al Romanticismo.

La realtà che ti circonda è una “foresta di simboli” che può solo essere compresa ed interpretata dalla
figura del “poeta veggente”, dotato di sensibilità superiore. Il poeta deve cogliere le “correspondance”
(corrispondenze).
Lo sviluppo della “magia linguistica” creata dal poeta conduce al fonosimbolismo. Il fonosimbolismo è un
procedimento che utilizza il suono i alcune parole per evocare aspetti e sensazioni della realtà.
Poeta veggente= vive sull’intuizione e si affianca al poeta vate (Virgilio,Omero) e cantore dell’idealità di un
popolo. (Poeta vate= quando canta le idealità di un popolo), In Italia Giosuè Carducci è considerato il poeta
vate del 1800. Uno dei primi esempi di poeta vate in Italia insieme a Manzoni che lo è del Risorgimento.
Una raccolta di saggi da parte di Paul Verlaine chiamata “i poeti maledetti”, diede il nome ad un gruppo di
poeti parigini di metà ottocento

Poeti maledetti:
-Charles Baudelaire
-Paul Verlaine
-Arturo Rimbaud
-Stéphane Mallarmé

Erano visti dalla società come decadenti e molto criticati per la loro vita Bohémien
Poeti maledetti come scapigliati in Italia che perdono la loro aurea.

Charles Baudelaire

Tra questi poeti vi era Charles Baudelaire.


Viene considerato il caposcuola della moderna lirica europea. Il poeta condivideva con i Parnassiani il rifiuto
del sentimentalismo dei romantici, l’indipendenza dell’arte e il culto dell'arte per l’arte”.
Baudelaire non segue un tempo cronologico lineare nel disporre le proprie poesie ma le ordina seguendo
un itinerario formativo.
Nella sua poetica è presente il tema della “femme fatale” che si ritrova in madame Bovary.
L’opera più importante scritta da baudelaire è “fiori del male” (1857).

-Fiori del male (grande raccolta di poesie di cui fanno parte 126 liriche divise in 5 raccolte)

Si dice fiori generati dall’effetto della droga. Aspetto tipico poeti maledetti.
Ossimoro tra fiori-male, si collegano al concetto di splin e ideal.
-splin. Noia, angoscia interiore
-Ideal. Parte positiva
Questi termini sono ricorrenti nella poetica baudelaire.
La poesia nasce dalla sofferenza come il fiore nasce dalla terra putrida per tendere al cielo . L’aspirazione
alla perfezione del fiore (ideal) di cui è simbolo il fiore, coesiste con la noia, il tedio (splin).

In quest’opera l’artista analizza la realtà e la interpreta come “una foresta piena di simboli”, di cui il poeta
deve fornire spiegazioni ed interpretazioni (“correspondace”) decifrando i nessi fra natura e uomo. Figura
del poeta veggente. In quest’opera il poeta si indaga sul ruolo della poesia nella moderna e tecnologica
società industriale del tempo. La figura del poeta nel corso dei tempi, dal rinascimento fino al primo
Ottocento il poeta era elevato è bello considerato dalla società in cui viveva. In quei tempi con la forte
industrializzazione il legame peta-società si è spezzato. Con questa rottura il poeta si rifiuta di dare una
spiegazione della realtà in quanto essa risulta molto complicata e decide di piegare ciò che non è spiegabile
razionalmente attraverso al sensibilità che lo contraddistingue in quanto poeta.

-Corrispondance

La lirica manifesto della materia baudelareiana in cui sono presenti molti dei suoi più importanti aspetti
poetici:
-sinestesie (profumi, colori e suoni)
Tutti aspetti legati dalle corrispondenze che si legano tra loro come echi.
Visione della natura diversa da quella di leopardi. Importante antitesi.
L’uomo semplice non riesce da solo a comprendere i reali significati dei simboli e a percepire la scarlità dell
realtà. Soltanto il poeta riesce a coglierli e trasmetterli. Molto presente la sinestesia che unisce immagini a
concetti apparentemente slegati.

-Albatros
L’opera è costituita sull’analogia albatro-poeta.
L’albatro, grande animale maestoso, che simboleggia il poeta, viene ucciso e deriso dai marinai, che
rappresentano la società del tempo, in un’opera che muove una critica a quella che è la situazione dei poeti
rispetto ai tempi passati. Nell’ultima strofa dell’opera è presente un'importante rappresentazione-analogia
tra ali del uccello e la poesia.le ali vengono viste sia come un dono sia come un ostacolo. Infatti il poeta è
colui che se non è in cielo, non libera la sua superiore sensibilità e resta a terra goffo proprio come un
albatross ferito.
Simbolo della condizione dell’artista, intellettuale nella società capitalista, dove perdono l’aurea.
-Spleen
Opera appartenente alla raccolta spleen e idéal di fiori del male. Tratta il tema dello spleen ossia della noia
dell'inutilità di vivere che invece l’uomo oppresso dalla società moderna. L’atmosfera data dalla solitudine
di un uomo in ambienti angusti come una stanza reclusa e umida portano l’essere ad una forte oppressione
e poi ad un'esplosione in un grido di disperazione. Le scelte lessicali sono ben strutturate con un alternanza
di parole auliche e classicheggianti, e parole moderne.
Tema già presente nel rom dove invece si esaltava la conflittualità tra la società e l’intellettuale si pass da
un amore-odio. Presenta il tema dello splin, molto importante.
Anafora (quando) che sottolinea il senso di angoscia crescente e opprimente senza via di uscita.

Paul Verlaine

Nasce a metà nel 1844 da una famiglia benestante. Rappresenta per lui una svolta molto importante nella
sua carriera la lettura di fiori del male che lo spinse verso idee molto anti-borghesi.
Come tutti i poeti dell’epoca segue una vita ribelle e debosciata.
Esordio poetico nel 1866 con la pubblicazione di di sette liriche di stile parnassiano “il parnaso
contemporaneo” e un’altra raccolta di carattere baudelairiano “le saturnine”.
La sua opera principale fu “arte e poetica” che divenne anche il manifesto della nuova poesia.

I temi della poetica di Verlaine sono:

-esigenza di un linguaggio musicale, attento ai valori fonici delle parole.


-incertezza e ambiguità come valori poetici e sfumature.
Nelle idriche di Verlaine non c’è ribellione (come invece in Baudlaire), ma una noia esistenziale che nasce
nell’anima dell’uomo che è simbolo della condizione di precarietà dell’uomo.
Poetica contrassegnata dal dualismo “saggezza” e “sregolatezza”. Tema della contrapposizione tra languer
e ennui.
Languer= struggimento interiore unito alla noia.
ennui= uguale allo spleen baudelairiano
In questo due aspetti non c’è contrapposizione come in spline ideal per baudelaire.
Verlaine traccia un tipo di percorso ideale della poesia esaltandola, anche sminuendo tutto ciò di
convenzionale e prosastico.

-Arte poetica
Quartine di novenari.
Verlaine qui si richiama all’ars poetica di Orazio. Orazio da classicista afferma che ad ogni genere letterario
debba appartenere uno stile.
In Francia si era soliti utilizzare il verso alessandrino ma Verlaine utilizza quello dispari tralascinandola
razionalità e concentrandosi sulla musicalità.
Temi: intento di creare un nuovo linguaggio musicale, arte per l’arte, parola come forza evocativa, parola
suono

Arthur Rimbaud

esalta molto i sensi anche aiutato dalle allucinazioni create dalla droga
Nasce a Charleville nel 1854 da una famiglia borghese.
Le opere più importanti sono:
-vocali
-battello ebbro, simile l’albatross di baudelaire
-le illuminazioni
-lettera del veggente

Rimbaud nella sua poetica applica e usa tutti i temi della poesia simbolista (corrispondance, sinestesie,
analogie)

-Battello ebbro
In quest’opera il battello che discende senza pilota sospinto verso il mare corrisponde al poeta che si
muove che si muove con l’assoluta libertà della poesia. Il battello libero senza pilota incarna i valori di
libertà. Ogni legame logico è infranto e la poesia diventa capacità visionaria di creare una nuova realtà
attraverso l’interpretazione della parola. Trasforma i messaggi trasmessi dall’ignoto.

-Le illuminazioni
In quest’opera il poeta propone l’idea del poeta veggente che rifiuta le istituzione e la morale borghese, che
si abbandona alla sregolatezza opponendosi così al poeta civile. In particolare questa opposizione si
riferisce a vittoria Hugo che in Francia al tempo rappresentava il Manzoni italiano.

-Lettera al veggente
Manifesto poetico Rimbaud. Testo fondamentale per comprendere la poetica simbolista.
Il tema è la poesia come conoscenza intuitiva e il ruolo del poeta veggente che attraverso la visione e
l’allucinazione coglie la vera essenza dell’io. Pone l’accento sulla metodica sregolatezza dei sensi attraverso
il quale il l’età veggente vede di più rispetto all’uomo comune.

-Vocali
Questo testo è pieno di analogie, sinestesie e musicalità. Si avvale della poetica delle corrispondenze e
delle libere associazioni analogiche: suoni, colori e forme creano immagini legate dalla musicalità del verso
e meno da uno sviluppo logico-razionale.
Rimbaud accosta al suono di ogni vocale un colore rendendo evidente l’uso del fonosimbolismo .

Sthepane Mallarme

Sthapne Mallarme nacque nel 1842 a Parigi.

Rompe la tradizionale versificazione e con questa sua innovazione andrà a costituire un modello per i
futuristi, per passare poi con Ungaretti il quale abbraccia pienamente il verso libero.
I legami radio-logici non ci sono soprattutto a causa dell’assenza di legami sintattici e schemi logici che
causano quindi una alogicitá.
La scelta grafica e topografica di Mallarmé sbarrano ripresi da altri poeti come Ungaretti

-Un colpo di dadi


Opera pubblicata su Cosmopolis. È una lirica che presenta un’innovativa scelta topografica .
Poesia di rottura con il mondo classico che costituisce un incredibile innovazione che viene constata nel
diverso uso dei suoi caratteri.
La nuova versificazione crea un nuovo modo di descrivere la realtà che li circonda. Titolo molto importante
anche se staccato dell’opera proprio come nel mattino di Ungaretti. I lunghi spazi bianchi alludono alla
discontinuità dell’esistenza
Giosuè Carducci
Vita di Carducci contraddistinta da tragedie, morte del padre e poi del figlio.
Nel 1906 riceve il premio Nobel per la letteratura. Fu il primo italiano a ricevere il premio.
La poesia per Carducci deve essere priva di sovrastrutture.
Tre periodi principali contraddistinguono la sua vita:

-infantile
-giovanile
-maturità

Infanzia
Giosuè Carducci nasce in Versilia nel 1835, vivendo dunque gli anni del post risorgimento, passando dal
regno d’Italia fino ai primi anni di Giolitti. Trascorse l’infanzia in maremma, terra rustica, e questo legame
con la maremma lo influenza nel suo carattere.
Studia agli scolopi e all’università va alla Normale di Pisa, dove si laurea in filologia e filosofia, ottengo
l’incarico di professore di lettere all’università di Bologna(insegna a Pascoli). Fu proprio pascoli ad ottenere
la cattedra dopo di lui. Vi era un legame molto stretto fra i due.
Carducci e pascoli furono due tra i più importati “poeti-professori”.

Periodo Giovanile
Molto importante, Carducci dà capo ad un cenacolo letterario, “amici pedanti “che richiamano autori
classici latini e Italiani come Parini, Alfieri, Foscolo.
L’interesse per una poesia classica andava contro gli ideali tardo romantici, come era successo in Francia
con i Simbolisti e i Parnassiani. La raccolta si oppone all’arcadia Romantica contro la quale si erano posti
anche gli scapigliati con atteggiamenti dissacratori. Questa raccolta si concretizzò con la raccolta “juvenilia”
=cose giovanili, una raccolta di poesie.

Carducci assume posizioni repubblicane con idee anti-monarchiche e anti-clericali, erano anni aperta
opposizione. Ne derivano da qui due raccolte “Levia Gravia” (ossimoro) e “giambi e Epodi” (forme metriche
greche e latine, era un verso dissacrante per colpire la società, utilizzato da Catullo.

Anni di maturità
1871, data di riferimento, Roma capitale. Da qui in poi l’atteggiamento di Carducci cambia a seguito di
alcuni eventi storici. Il suo atteggiamento cambia sia da un punto di vista politico che da un punto di vista
letterario, diventa filo-monarchico e nazionalista appoggiando le idee di Crispi,
Diventa poeta vate dell’italia umbertina.

La maturità poetica si concretizza nel fatto che da una parte è un poeta vate, recupera i grandi momenti
storici dell’italia. Viene nominato senatore.
Accanto a questa figura sorge il carducci minore, senza retorica o pre-decadente.
Ossia che oltre al poeta vate si ritrova un carducci che analizza la sua angoscia esistenziale dovuta ai lutti di
fratello e figlio. Carducci si aiuta si aiuta con un esotismo temporale ricordando i tempi passati. Molto
presente tema del dolore. Carducci più sentimentale.

In Carducci ci sono degli aspetti pre-decadenti e pre-simbolisti.

POETICA CARDUCCI

-di forti ispirazioni classiche “classicismo materialista”


-poeta vate dell’Italia umbertina (che incarna e rappresenta i valori di un popolo)
-posizioni repubblicane e giacobine prima periodo
-posizione monarchiche e patriottiche maturità
-socialista
-Carducci minore ultimo periodo. Temi esotismo,dolore e angoscia.
Spesso il poeta vate e il Carducci minore si intrecciano.
Temi dolore, morte, affetti, natura

Da un punto di vista storico Carducci si colloca alla fine di un epoca contraddistinta dall’ideologia
risorgimentale e dalla cultura romantica. Viene considerato il vate della “terza Italia”, quella umbertina,
(dopo quella risorgimentale e medioevale). Divenne il poeta ufficiale della della borghesia conservatrice di
fine Ottocento in cui ritrovava valori politici morali e patriottici.
In un tempo in cui prevaleva la lirica simbolista Carducci avanzo un idea classica di poesia secondo però una
tradizione italiana. Anche se si dichiarava “scudiero dei classici in un funzione anti romantica, si ritrova nelle
sue opere una un po’ di Romanticismo soprattuto nel concetto di poeta vate. In un tempo in cui in Europa
prevaleva una lirica simbolista, Carducci si avvicina ad un idea seconda la tradizione italiana. La sua
sensibilità non era del tutto estraneo al Romanticismo. Affidava alla poesia il ruolo e la missione morale di
di celebrare e ripristinare i valori della società.

Il poeta per Carducci oltre che vate era anche artifex, ossia in grado di rappresentare bei versi grazie anche
alla sua tecnica.

Gli aspetti innovativi della sua produzione risalgono nel realismo e nel razionalismo.
L’adesione alla concezione positivista e materialista lo portano a considerare la morte dell’uomo come sua
totalità annientamento. La malinconia e le inquietudini legate al tema della fugacità dell’esistenza e la
morte, che emerge soprattuto negli scritti della maturità, ortano una nuova visione di stampo decadente.
Poeta Vate= affida alla poesia la missione morale e civile di ripristinare e celebrare i valori della collettività

Opere Carducci
Le opere di carducci si concentrano in 3 raccolte principali:

-Rime Nuove (carducci minore)


-Odi Barbare (carducci minore)
-Rime e Ritmi (carducci minore)
-Giambi ed Epodi
-Levia gravia
Spesso il poeta vate e il Carducci minore si intrecciano.

-Juvenilia è una raccolta di cento poesie giovanili, scritte tra il 1850 e il 1860. L’opera presenta
reminiscenze di poeti del passato, da Dante a Foscolo. Frutto delle polemiche antiromantiche. Tra le poesie
più note: Omero, Dante, In Santa Croce.

“Levia Gravia” sono due volumetti, di 14 componimenti ciascuno, scritti fra il 1861 e il 1871. temi storico
politici e intimisti. Ricerca di una purezza stilistica dei classici. Conclude la raccolta l’Inno a Satana
(pubblicato come opera a sé nel 1863), dove Satana appare come il simbolo del progresso umano.

“Giambi ed Epodi” comprende 31 poesie scritte fra il 1867 e il 1879. Il titolo si riferisce a due ritmi poetici
(cioè a due modi di sistemare la successione delle sillabe di un verso) usati dai poeti greco-latini per un tipo
di poesia aspra e satirica: allude, così, al contenuto polemico della raccolta.

Rime nuove” è una raccolta di 105 poesie composte fra il 1861 e il 1887.

È l’opera più intima e umana del Carducci: visioni storiche, paesaggi e ricordi giovanili ne sono i principali
motivi. Le poesie più famose della raccolta sono: Il bove, Virgilio, Funere mersit acerbo, Traversando la
Maremma toscana, Pianto antico, San Martino, Idillio maremmano, Davanti San Guido, La Leggenda di
Teodorico, Il comune rustico, Sui campi di Marengo, Faida di comune, Maggiolata.
“Odi barbare” è una raccolta di 57 poesie iniziate nel 1873 e pubblicate in tre riprese (1877, 1882, 1889). Il
titolo è spiegato dal poeta: “Queste odi le intitolai “barbare” perché tali sonerebbero agli orecchi e al
giudizio dei greci e dei romani, se bene volute comporre nelle forme metriche della loro lirica“. Tra le
poesie più note della raccolta troviamo: Nell’annuale della fondazione di Roma, Dinanzi alle terme di
Caracalla, Alla vittoria, Alle fonti del Clitunno, Nella piazza di San Petronio, Per la morte di Napoleone
Eugenio, Alla stazione in una mattina d’autunno, Miramar, Alla regina d’Italia.

“Rime e Ritmi” comprende 29 poesie scritte fra il 1887 e il 1898. Il titolo indica che sono compresi nella
raccolta versi con ritmo italiano (16 rime) e versi con ritmo “barbaro”, cioè d’imitazione classica (13 ritmi). I
temi sono quelli tipici della poesia carducciana, talvolta appesantiti da una scoperta erudizione. Alla fine
della raccolta, ma a parte, è messa la Canzone di Legnano: sarebbe dovuta consistere di tre parti, ma
Carducci scrisse solo la prima (nel 1876-1879) intitolata Il parlamento. Tra le poesie più note della raccolta:
Jaufrè Rudel, Piemonte, Mezzogiorno alpino, La chiesa di Polenta.

-Pianto Antico (Rime nuove)


Forma metrica di ispirazione classica.
Odicina composta da 4 quartine di settenari e ricorda il luto del figlio dante. La morte del bambino è
ricordata attraverso il giardino=ortus.
In questo teso vi è una serie di correspondance, analogie e gioca, molto sui cromatismi e sul tema della
morte che sono pure simbolici. Andamento anaforico costante.

La poesia espone la tematica dell’immutabile ciclicità della natura, in contrasto con la brevità della vita
dell’uomo. Poesia incentrata sulla metafora Padre-pianta, figlio-fiore (unico fiore nella vita di Carducci). Il
melograno simbolo della vita.

-Traversando la Maremma Toscana


Sonetto a riprova del classicismo di carducci. Il poeta si ispira ai luoghi della sua fanciullezza (tema
dell’esotismo temporale e spaziale). Carducci ripercorre i progetti della sua fanciullezza, con il legame con
la rusticità della sua terra maremma. (paesaggio stato d’animo).
Nelle due prime quartine vi è un richiamo al sonetto autoritratto di Foscolo e Alfieri. Nel finale invece
emerge pienamente quello che è lo stile Carducciano.
Il poeta mostra una forte passione verso i tempi passati che provocano in lui molte emozioni. Si accorge che
nonostante abbia passato una vita a correre non abbia raggiunto una vera fine, che provoca una
“lacerazione esistenziale”
Versi classicheggianti.
Immagine della natura per addolcire l’animo del poeta.
L’estetismo di Carducci non si presenta in maniera romantica e nemmeno nostalgica ma fa un confronto fra
passato e presente
Presente il tema delle disillusione.
Abito fiero= modo di essere.

-Nevicata (Odi Barbare)

Costituita da distici, coppie di versi, formati da un esametro più un pentamentro.


Carducci sperimenta la metrica quantitativa latina a metrica quantitativa italiana, con l’utilizzo del’ictus.
Lo sperimentalismo metrico è presente in tutte le opere del periodo di maturità di Carducci.
In questa ode si parla della morte di Carolina pivia che carducci rinomina Lidia, falsum nomen.
La sua morte porta ad una riflessione su tale tema. Emergono fuori le situazioni che si creano quando
nevica, ricreando la pesantezza del paesaggio. Tutto appare sospeso e c’è senso di sofferenza.
I primi 3 distici hanno struttura descrittiva mentre gli altri emerge la condizione del poeta.

-Alla stazione in una mattina d’autunno (Odi Barbare)


Strofe arcaiche riprese da Orazio che presenta una metrica molto difficile. Sembra un nuovo esperimento di
carducci con una metrica molto difficile.
Il tema principale e l’addio di un amore. La tristezza per la partenza della donna amata in una piovosa
giornata d’autunno si contrappone al piacere avuto con lei nei ricordi dei giorni di estate (tema
dell’esotismo)
Disagio e sconforto sono rappresentati da temi come:
-la luce fioca dei lampioni
-il cielo scuro e opprimente
-i colori tendenti allo scuro
-treno individuato con una accezione negativa

Nelle parti finali delle opere parla del poeta che ritorna da solo a casa e prova un forte senso di
smarrimento

Lo stesso anno in cui Gustave Flaubert pubblicò “Madame Bouvary”, anticipando il Naturalismo francese, il
poeta francese Charles Baudelier pubblicò “I fiori del male” dando inizio alla poesia moderna ed al
Simbolsimo. 1857.

GIOVANNI PASCOLI
Pascoli è nato a San Mauro di Romagna nel 1855 e muore a Bologna nel 1912 (già partita l’impresa di Libia)
di cancro, dopo essere stato nominato professore di letteratura italiana all’università di Bologna di
Carducci, di cui Pascoli era stato allievo.
LA VITA
Ci sono aspetti della sua vita che influenzano la formazione e la poetica.
-LA FAMIGLIA. Pascoli proviene da una famiglia patriarcale appartenente alla piccola borghesia rurale. Il
padre era fattore della tenuta dei principi di Torlonia. La famiglia era composta da 8/10 figli (lui quarto)
molto unita fra di sé e attaccata ai valori tradizionali (mia maiorum); questa morale dell’ostrica
(attaccamento ai valori tradizionali, ai sani principi) verghiana in Pascoli si traduce nel tema del nido
(Pascoli poeta nidiace); quest’ultimo riflette l’attaccamento ai legami di sangue della famiglia alla difesa
strenua/convinta della piccola proprietà che è un valore sacro e inviolabile (concetto arcaico e borghese)
difeso dalla nebbia e dalla siepe. Il nido è uno dei temi fondamentali perché rappresenta un baluardo
difensivo di valori che andavano scomparendo, travolti dalla fiumana del progresso capitalista.

-Evento traumatico. Il 10 agosto 1867 il padre viene ucciso a fucilate mentre tornava dal mercato rurale di
Cesena, ma non si sa perché. Questo delitto resterà impunito per l’omertà della gente, per l’inerzia delle
indagini e in Pascoli questo diritto sarà vissuto per tutta la vita come/con un senso di ingiustizia e
incredulità; evento che colpisce inesorabilmente il suo nido. La morte del padre infatti porta con sé
difficoltà economiche e altri lutti familiari: il nido viene sconvolto. Pascoli non abbandona gli studi:
frequenta il liceo classico a Urbino e a Firenze (la maturità la fa al liceo classico Dante di Firenze e fu
bocciato per le materie scientifiche, la rifece ad un liceo di Rimini); ottiene una borsa di studio alla facoltà di
lettere di Bologna e viene esaminato da Carducci che riconosce la bravura di P. La frequentazione
dell’Università di Bologna è importante perché sente il fascino dell’ideologia socialista frequentando
l’anarchico Costa e partecipando ad una manifestazione contro il governo De Pretis e viene arrestato nel
1879; passa alcuni mesi in carcere e questa esperienza carceraria porta in lui ad un distacco dalla militanza
politica, ma questa ideologia socialista non muore ma si trasforma in socialismo umanitario (no alla lotta di
classe, si a un ideale di bontà/fraternità francescana ed evangelica), venato da un pessimismo di fondo (c’è
e resterà sempre data la morte del padre) nel percepire la vita umana come dolore/sofferenza (sulla terra
vince il male): l’uomo di fronte a questo deve amarsi l’un l’altro è riconoscere il valore morale del dolore;
dolore e sofferenza non vanno fuggiti ma la moralità di essi stanno nel fatto che rendono migliori gli uomini
all’insegna di una concordia ordinum di ciceroniana memoria (non all’insegna della lotta di classe). Questi
temi si fondono nel nido, che diventa un baluardo difensivo e protettivo. Si laurea con una tesi su Alceo;
inizia la sua carriera di insegnante di liceo: importante Livorno perché in Toscana ricostruisce un suo nido
ricongiungendosi con due sorelle (Ida e Marilù) e nel 1891 pubblica la prima raccolta di poesie: MIRICAE;
l’anno dopo vince il concorso di poesia latina di Amsterdam (e lo vincerà per 12 volte). Il nido
adolescenziale nato con la famiglia di origine, ora si colora di aspetti personali: vive il nido come una sorta
di protezione dal mondo esterno, sentito come un mondo minaccioso/insidioso (late biosas), caratterizzato
da una vita umbratile (all’insegna dell’ombra: lontana da una vita solare di D’Annunzio),
isolamento/ripiegamento su se stesso e collegato al ricordo ossessivo dei cari morti. Conduce una vita
forzatamente casta: non ha mai avuto un rapporto sessuale e questo nido familiare inibisce questa vita di
relazione e vorrebbe esercitare la visione di padre costruendosi un suo nido, ma il ricordo del nido infantile
non gli consente di crearsi un proprio nido; in questo modo non cresce come uomo, bloccato dal nido
infantile e questo legame ossessivo porta in Pascoli un blocco di fronte all’Eros e di fronte alla donna;
riguardo al rapporto sessuale gli resta infatti un’idea adolescenziale, opposto al superonismo fallico di
D’Annunzio. Questo Legame con le sorelle all’intento del nido è talmente forte che quando Ida di sposa,
Pascoli lo vede come un tradimento: a quel punto P potrebbe sposarsi ma va in crisi la sorella Marilù; a
questo punto compra la casa a Castelvecchio, nido di lui e di Marilù, lontano dalla vita attiva.

LA POETICA DI PASCOLI

-poetica fanciullino= caratteristiche del poeta vate e del poeta veggente


-Funzione poesia= no moraleggiante o educatrice, ma comunque benefica e salutare in quanto pura.
-Ideologia Borghese
-Tema del nido familiare
-Socialista

Una poetica simbolista e decadente.


Pascoli segna una svolta fondamentale nel processo di rinnovamento culturale e stilistico apertosi in Italia.
Nella sua formazione sono evidenti tracce della cultura positivista e classicista (soprattutto del classicismo
Carducci), ma anche aspetti innovativi come la sua sensibilità e il suo concetto di poesia come rivelazione
dell’ ignoto.
Temi descritti sempre umili, bisogna scoprire il valore segreto delle piccole cose. La riscoperta e la
rivalutazione dell’essenza delle piccole cose è un concetto cardine della poetica del Decadentisimo. Come
spiega nel suo manifesto “il fanciullino” la poesia non ha e non deve avere una funzione moraleggiante o
educatrice. La poesia è una conoscenza a logica è capace di suggerisci il mistero della realtà che ci sta
intorno. Fanciullino=poeta veggente. Ha le stesse caratteristiche del poeta vate ma con la sua superiorità
poetica può anche raggiungere il ruolo di poeta vate. Per questo si parla di Pascoli poeta Veggente e Poeta
Vate
Da una parte L formazione positivista di Pascoli lo porta a valorizzare la realtà concreta, ma a dare anche
ampio spazio ad una visione simbolica e soggettiva della Realtà che secondo lui diventa il modo per
interpretare a pieno la realtà che ci si presenta attraverso simboli.. Pascoli è fondamentalmente simbolista
perché ritene la poesia superiore alla scienza e le affida il compito di cogliere la corrispondenza tra i diversi
aspetti della Realtà e intuire i significato profondo delle cose. La poesia per Pascoli è uno strumento
conoscitivo o gnoseologico, è una conoscenza alogica e intuitiva, è conoscenza aurorale (poesia che riflette
lo stupore per ciò che si vede/scopre la prima volta, è espressione dell’epifania delle cose, è capace di
suggerire il mistero della realtà che ci circonda. Nel ruolo della poesia risente e d influenzato da due autori:
-Allan Poe nell’introduzione alla poesia Il corvo (dove parla delle apparizioni)
-James Joyce nelle epifanie questo concetto del ruolo della poesia ne porta con sé un altro che si inquadra
nel contesto parnassiani e simbolista, che poi diventa pascoliano: una simile poesia deve essere pure/al
carbonio puro e non applicate; la poesia deve essere quindi depurata di ogni residuo di contingenza storica,
non deve avere dietro di sé nessun intento.
La poesia non deve avere uno scopo civile/pedagogico/propagandistico/moraleggiante: la poesia vale per
se stessa, per quello che è. In questo modo però non si arriva a una poesia disimpegnata perché scatta il
significato di poesia pura in quanto per P la poesia deve essere una forma di nuovo impegno poiché deve
avere una sua utilità morale (non moraleggiante perché non è una ripetizione di luoghi comuni; morale: si
basa su valori fondamentali di fondo). Questo significa che la poesia per Pascoli la poesia è
benefica/salutare/fa bene all'anima ed è consolatoria e può spingere gli uomini verso la fratellanza e il
socialismo umanitario che fa riscoprire all’uomo il sublime nelle piccole cose contro l’inarrestabile desiderio
di benessere/ricchezza che la realtà e la fiumana del progresso ci mettono davanti, facendo perdere di vista
IL SUBLIME NELLE PICCOLE COSE (i veri valori della vita); la poesia ti aiuta dando diritto di cittadinanza
letteraria alle situazioni/dati della realtà, esclusi in quanto prosaici dalla letteratura.

SINTASSI E LESSICO

La Forte presenza di onomatopee e fonosimbolismo. Soprattutto novenari, ma anche endecasillabi e


settenari: se in Carducci c’è la riscoperta del novenario, in Pascoli è il verso più amato.
Le soluzioni formali stilistiche e metriche sono innovative, perché nascono da un nuovo modo di percepire
la realtà simbolista e decadente.
Queste soluzioni formali, stilistiche e metriche, aprono la strada a quella che sarà la poesia del 900, quindi
quella futurista, di Ungaretti, di Montale, di Sadimero e quella di Saba.
Di queste scelte innovative si possono tracciare delle linee generali:
-La sintassi: la sintassi pascoliana non è una sintassi classicamente latina, ma non è nemmeno
classicamente italiana (non è modellata sulla sintassi italiana fondata su frasi complesse di subordinate e
coordinate)[cosa che abbiamo visto invece in Carducci]
Sintassi di Pascoli è paratattica: prevale la coordinazione e le frasi sono brevi, allineate, senza rapporti
gerarchici, collegate per asintoto (con la virgola), frasi nominali, frasi ellittiche (frasi che mancano di verbo o
soggetto).
Prevalere dell’intuizione sul ragionamento e sulla ratio, quello che si percepisce avviene per intuizioni e per
epifanie che non hanno a che vedere con andamento razionale del log. Questa frantumazione si realizza
anche attraverso dei rapporti alogici tra le frasi, con lo scopo di accogliere le correspondans e le analogie
che corrispondono al tentativo di svelare il tentativo della realtà che ci circonda. aspetto Boudlerianao di
Pascoli; ma Pascoli è pascoliano nel fatto che in Pascoli predomina interesse e attenzione per le piccole
cose, per gli oggetti quotidiani, per ritrovare in questi il sublime delle piccole cose (interpretazione
pascolianna del simbolismo di Pascoli).
La infrazione alla norma della sintassi Pascoliana non è altro che il riflesso del relativismo e del senso di
precarietà epocale, nasce in questi anni dalla ceduta delle certezza, dalla crisi della scienza della ragione –
società senza certezze. Questo relativismo epocale culturale si riflette nell’inflazione alla regala di Pascoli ->
atteggiamento mentale di Pascoli
-Il lessico: il criterio inclusivo lessicale non è classicheggiante. Pascoli nelle sue poesie mescola codici
lessicali diversi. Lui ha un criterio inclusivo perché ci sono termini aulici e dotti, ma anche termini gergali,
dialettali (non volgari), settoriali, colloquiali, familiari e stranieri.

-Il linguaggio: Il grande Contini disse che per Pascoli si può parlare di linguaggio grammaticale (quello
normale codificato), linguaggio pre-grammaticale (con onomatopee e fonosimbolismi che imitano suoni e
versi cariandosi di suggestioni misteriose) e linguaggio post – grammaticale (con termini stranieri, setticismi
e linguaggi settoriali)

-La metrica: si può parlare anche qui di infrazione alla norma. Pascoli predilige il novenario (9 sillabe, poco
usato nell’italiano) rispetto all’endecasillabi e ai settenari (la strada già aperta da Carducci). Questo verso
viene frantumato da Pascoli: viene interrotto da parentesi tonde, punti di sospensione. Utilizza
l’enjambement utilizzato in maniera alogica, analogica e sin estetica. L’infrazione non si spinge fino ad
utilizzare il verso libero, ma apre la strada al verso libero al futurismo, lirica pura di Montale

OPERE di Pascoli
In Pascoli sono presenti alcuni temi fondanti della sua poetica che sono molto comuni nelle sue opere.
-Anima del poeta veggente o il fanciullino (più importante di tutte). A questa anima corrispondono la
prima raccolta di poesia Miricae (1891), la raccolta Poemetti, I Canti di Castelvecchio.
-Poeta vate o poeta ufficiale alla Carducci, alla D’Annunzio. A questa anima corrispondono diverse raccolte
che vanno dal 1906 al 1909: Odi ed Inni, Poemi del risorgimento, Poemi italici, Canzone di re Enzo.
-Il poeta professore: quello che celebra il mondo classico alla luce della sensibilità decadente; legato anche
al poeta latinista: poesia in latino (concorso di poesia latina di Amsterdam). Al poeta professore
corrispondono Poemi conviviali (celebra il mondo classico con uno spirito decadente, al poeta latinista
corrisponde I Carmina (poesie in latino).
-Pascoli prosatore con due prose importanti. Lui ha scritto due sole prose: la prima è la chiave di accesso
alla sua poetica intitolata Il fanciullino (1897, in cui spiega chi è il fanciullino e cos'è la poesia, manifesto
programmatico), la seconda è a carattere politico perché con un discorso ufficiale, intitolato La grande
proletaria s’è mossa, per celebra e legittima l’impresa coloniale libica. Anche D’Annunzio lo fa ma mentre
lui la celebra come un momento di riscatto dell’Italia, Pascoli inquadra la nazione come una nazione
proletaria, ma l’impresa libica è strettamente collegata al concetto di nido perché sostiene che questa
impresa avrebbe portato all’allargamento del nido italiano (in una veste nazionalistica); la guerra
imperialista in Pascoli in realtà è vista in un’ottica di compensazione dell’emigrazione italiana: il dramma
dell’emigrazione ha portato gli italiani a creare un nuovo nido altrove, in Stati ostili, e se la grande
proletaria conquista delle terre libiche gli italiani potranno allargare il proprio nido la. Legittima una guerra
imperialista in cui fonde socialismo umanitario e nazionalismo pascoliano (solo nell’ottica del nido).

- Myricae 1891 (raccolta di poesie) :


- Lavandare
-Arano
-Lampo
-Tuono
-Temporale
-Novembre
-Assiuolo
-1897 Il Fanciullino
-1897-1909 Primi Poemetti
-Canti di Castelvecchio (raccolta di poesie)
-gelsomino notturno
-nebbia
-la mia sera
-Poemi conviviali

-Il fanciullino (Manifesto poetico di Pascoli)


La prosa il fanciullino che lui pubblicò sulla rivista Fiorentina Il Marzocco e quando aveva già pubblicato nel
1891 la sua prima raccolta decadente e violista Miricae; poi stende questa prosa che è il testo di riferimento
della sua poetica. In questo testo lui gioca su due piani: spiega chi è il poeta e spiega cosa è che ruolo ha la
poesia. Pascoli dice che il poeta coincide con il fanciullino che sopravvive in ogni uomo; l’anima fanciullina
(anima poetica). Lo dice perché il poeta fanciullino vede le cose con stupore e meraviglia(i bambini hanno
una capacità e sensibilità che poi perdiamo per le sovrastrutture) come se fosse un poeta ; colui che sa dare
parole nuove e sa creare parole nuove, sa penetrare nell'intimo delle cose e della realtà, sa superare il
logos/la ratio grazie all’intuizione, sa cogliere le corrispondenze/analogie che si celano nella foresta dei
simboli della realtà, è in una perenne auscultazione del mistero della realtà che ci circonda, colui che sa
cogliere le epifanie/apparizioni . Dando questi dati il fanciullino corrisponde al poeta veggente di Baudelaire
e dei simbolisti e viceversa. È il poeta veggente, il sacerdote dell’invisibile, mistero della realtà che ci
circonda, decadente, simbolista e l’anima fanciullina capace di vedere al di là della ratio che c’è nell'uomo
(capacità che abbiamo da piccoli, che poi si perde); tutti siamo poeti perché in tutti noi c’è un’anima
fanciullina perché abbiamo la capacità di cogliere la realtà al di là del dato sensibile, ma poi si perde questo
animo poetico.
Dietro all’immagine metaforica del fanciullino c’è la poesia che è l’esterna io e del fanciullino. La poesia
esiste nelle cose e nella natura, compito del poeta è rivelarla intuendo i rapporti segreti che ci sono fra le
piccole cose.

La poesia per Pascoli è uno strumento conoscitivo o gnoseologico, è una conoscenza alogica e intuitiva, è
conoscenza aurorale (poesia che riflette lo stupore per ciò che si vede/scopre la prima volta, è espressione
dell’epifania delle cose, è capace di suggerire il mistero della realtà che ci circonda. Nel ruolo della poesia
risente e d influenzato da due autori:
-Allan Poe nell’introduzione alla poesia Il corvo (dove parla delle apparizioni)
-James Joyce nelle epifanie questo concetto del ruolo della poesia ne porta con sé un altro che si inquadra
nel contesto parnassiani e simbolista, che poi diventa pascoliano: una simile poesia deve essere pure/al
carbonio puro e non applicate; la poesia deve essere quindi depurata di ogni residuo di contingenza storica,
non deve avere dietro di sé nessun intento. La poesia non deve avere uno scopo
civile/pedagogico/propagandistico/moraleggiante: la poesia vale per se stessa, per quello che è. In questo
modo però non si arriva a una poesia disimpegnata perché scatta il significato di poesia pura in quanto
per P la poesia deve essere una forma di nuovo impegno poiché deve avere una sua utilità morale (non
moraleggiante perché non è una ripetizione di luoghi comuni; morale: si basa su valori fondamentali di
fondo). Questo significa che la poesia per Pascoli la poesia è benefica/salutare/fa bene all'anima ed è
consolatoria e può spingere gli uomini verso la fratellanza e il socialismo umanitario che fa riscoprire
all’uomo il sublime nelle piccole cose contro l’inarrestabile desiderio di benessere/ricchezza che la realtà
e la fiumana del progresso ci mettono davanti, facendo perdere di vista IL SUBLIME NELLE PICCOLE COSE
(i veri valori della vita); la poesia ti aiuta dando diritto di cittadinanza letteraria alle situazioni/dati della
realtà, esclusi in quanto prosaici dalla letteratura.

-MYRICAE
La particolarità è il titolo che è latino che riprende da Virgilio della quarta bucolica Siccome Pascoli decide di
cantare le cose semplici decide di riprendere MYRICAE con una ripresa antifrastica/contraria al testo
virgiliano: myricae corrisponde alle tamerici (ovvero arbusti, riprende questa parola dalla 4 bucolica di
virgilio, dove l’autore profetizza l’arrivo di un puer).
La forma: sono dei componimenti brevi che hanno una dimensione statico descrittiva (quadretti di vita
campestre) di gusto impressionistico (Pascoli infatti è influenzato dalla tecnica en plein air). Siccome in
Pascoli è preponderante l’oggetto si parla di poetica degli oggetti. Questi componimenti però sono
attraversati dai tempi usuali di Pascoli (peculiarità pascoliana): nido, affetti familiari, morte. È stato detto
che in MIRICAE si delinea il romanzo familiare, che rispecchia il nucleo doloroso della sua famiglia.
Molto presente il tema del nido familiare, soprattutto infantile (forte esotismo temporale)
In queste raccolte Pascoli crea una poesia di fuga di evasione nel proprio passato. Ricerca in se la voce del
fanciullino.
Tema della morte in quanto scritto dopo la morte del padre. A questo tema l’autore propone elementi
naturali che potrebbero richiamare ad aspetti più allegri ma che comunque restano velati di questo aspetto
angoscioso e malinconico. La natura, la campagna la vita contadina offrono a Pascoli simboli ideologici della
sua visione del mondo
Numeroso utilizzo di suoni,onomatopee. Il linguaggio è analogico.

-Lavandare: è un madrigale (forma metrica classica e chiusa) fa parte di Myricae, dove si trovano tutte le
novità. Qui è presente una dimensione statico descrittiva. Quadretto di vita rustica contadina che è
costruito attraverso le percezione, le sensazioni di un osservatore. Nella I terzina prevale una sensazione
visiva sfumata dalla foschia con qualcosa di misterioso che aleggia nell’abbandono di un aratro in un
campo. Nella II terzina, c’è una sorta di suono fuori campo, ovvero il suono delle lavandaie che per alleviare
il lavoro duro e la fatica cantavano. Questo suono è reso con richiami onomatopeici. Nella III quartina, è
quella più importante perché è quella che condensa il significato di questa opera al acanto delle donne si
collega per analogia l’aratro abbandonato nel campo e che riporta all’abbandono di una donna da parte di
un uomo. Per analogia i sovrasensi si intrecciano e poi questo abbandono dell’aratro diventa la
corrispondenza dell'abbandono della donna da parte di un uomo
tema abbandono, linguaggio settoriale,dominano colori spenti, tema vita contadina, tratto impressionistico
(macchiaioli).
-Arano: descrizione statico – descrittiva come in Lavandare (vanno in atti di pari passo). E’ un madrigale;
presente anche qui un quadretto di vita campestre frutto di una tradizione classica (con riferimento a
Virgilio nelle georgiche), con tema classicistico e georgico – si parla del lavoro nei campi. La vita nei campi si
traduce in una poesia per i campi, poesia giocata su colori e su una sorta di comunanza tra uomini e animali
che partecipano nella stessa vita (in una sorta di social catena).Importanti i tocchi pittorici.
simbolismo e tratto impressionistico, poetica dei piccoli oggetti, sublime delle piccole cose
-il 10 agosto: Il titolo fa riferimento alla data del calendario della ricorrenza di San Lorenzo. Quella data che
per noi è semplicemente un fenomeno astronomico, per Pascoli è la data della morte del padre ucciso da
mano ignota. Una data che si carica di dolore/sofferenza che provoca la rottura del nido familiare. Il fatto
che la data astronomica coincida con la morte del padre per Pascoli in questo contesto il fenomeno delle
stelle cadenti analogicamente/simbolicamente diventa il simbolo del pianto del cielo: il cielo piange e le
stelle cadenti sono il dolore partecipativo del cielo al dolore umano per Pascoli. Un nido privato della figura
paterna e P fa un confronto fra il nido di una rondine che tornava al nido portando il cibo per i suoi
rondinini, come il babbo di Pascoli tornava a casa con dei regali per i figli: tutti e due sono stati uccisi e il
nido lo aspetta invano pigolando sempre più piano, ma entrambi i nidi sono accomunati dal fatto che la loro
morte è come se li avesse messi in croce. La particolarità sta nel fatto che Pascoli si immagina che il padre
nella bara chieda perdono. È utilizzato il chiasmo; il 10 in numero romano corrisponde ad una X e dalla
seconda alla quarta strofa c’è una sorta di chiasmo perché Pascoli scambia le parole: per la rondine usa
tetto e per la casa umana usa nido. Il finale: il cielo non è indifferente perché le stelle inondano la terra con
un pianto e il fatto che sulla terra incomba il male. Quartine classiche di decasillabi e novenari: c’è
l'alternanza tra un verso lungo e un verso breve e ogni strofa è composta di due distici.
-Il lampo; speculare al tuono,sono ballate di endecasillabi con una particolarità: il primo verso è staccato
(novità, infrazione alla norma metrica, che poi sarà normale negli autori successivi) costituendo una ripresa
di ritornello. Si tratta di una lirica che ricorda il padre agonizzante, quello che Pascoli immagina rispetto alla
morte del padre; la lirica rappresenta ciò che Pascoli immagina il padre abbia visto nell’istante della morte,
come se ci sia stato un senso di consapevolezza di ciò che gli stesse succedendo. Il lampo corrisponde alla
fucilata che lo uccide e la fulminea rivelatrice; l’occhio è morente. Pieno di sinestesia, sintassi franta, climax,
antitesi.
Il tuono: riprende la struttura metrica del lampo. Ballata di endecasillabi con lo stesso verso che si stacca. Si
riferisce alla morte del padre, tema del nido. Andamento allitterante. Linguaggio pregrammaticale
fortissimo perché abbiamo la onomatopea con uno stile nominale (tutte frasi di un verbo); c’è una
contrapposizione tra il tuono, che fa paure e squarcia il cielo è gli orecchi; la natura è paurosa e minacciosa.
Mentre nel finale c’è il richiamo alla culla/alla madre/al nido, come ruolo difensivo dalla realtà esterna;
come se la paura fosse annullata dal canto della madre: forte il tema del nido e importante il fatto che
questo nido gli sia stato portato via. Contrapposizione tra realtà esterna e interna, tema del nido
fondamentale. La madre ha il ruolo di tranquillizzare e calmare, contro la realtà esterna minacciosa, cioè il
tuono. Regressione al nido infantile come protezione dalla realtà esterna sentita come insidiosa. Il tuono
rappresenta la vita minacciosa che lo ha condannato e lo ha colpito.
-Temporale: ballata in settenari. Insieme a temporale e tuono sono dei quadretti impressionistici. Il dato
naturalistico trascolora e forte lo stile pre grammaticale. Verso da solo, staccato dal resto della lirica.
-Novembre: tre quartine di endecasillabi con l’ultimo verso che è un quinario (che è un mezzo
verso/emistichio). Questa forma delle strofe si richiama alla strofa saffica che veniva utilizzata da Saffo e
Orazio; questa ripresa della strofa latina segue l’esempio da Carducci nelle odi barbare. In ogni lirica di
Pascoli è importante il titolo: in questo caso novembre fa riferimento all’autunno che è anche un periodo di
belle giornate (a volte), dette anche l’estate dei morti perché il 2 novembre è il giorno dei morti. Da una
parte ci sono i segnali dell’estate (illusioni della realtà), negata dall’inverno: apparenza/realtà, vita/morte;
questa antitesi è resa attraverso una serie di sensazioni olfattive, uditive e visive.
- Assiuolo: uccello notturno chiamato anche con voce onomatopeica CHIÙ (fonosimbolismo); secondo una
vecchia credenza contadina che questo uccello quando canta, porta male. Porta quindi a pensare al tema
della morte. Abbondano sinestesie, corrispondenze, che alludono a qualcosa che trascende la realtà
fenomenica. Formata da tre strofe di sette novenari (verso amato da Pascoli) con un ritornello che chiude
ogni strofa nella stessa identica posizione.
Pascoli poeta
Pascoli prosatore
Pascoli professore lui scrive dei saggi – SAGGI importanti su Manzoni, Leopardi (“sabato del villaggio”: il
mazzolino di rose e viole, Pascoli nota che è una cosa di natura artificiosa perché queste due non nascono
dello stesso periodo) e Dante -> Pascoli saggista.
Rispetto a tutte le raccolte poetiche sono caratterizzate da una poesia sincrona: Pascoli lavora su più tavoli
contemporaneamente. La poesia pascoliana è sincrona e la distribuzione dei testi è fatta da lui in base a
criteri formali stilistici e metrici.
CANTI DI CASTELVECCHIO
La seconda importante raccolta sono I CANTI DI CASTELVECCHIO (1903). Continuano la linea di MIRICAE a
livello tematico, metrico e stilistico. La particolarità è che Pascoli accentua la dimensione dinamico-
narrativa (non più statico-descrittiva come in MIRICAE) soprattutto perché le poesie sono più lunghe. La
vita rurale, sempre preponderante, viene cantate in tutti gli aspetti stagionali e quotidiani; accanto ai temi
della vita rurale ci sono sempre i temi usuali di Pascoli (morte, lutti familiari, nido): mentre in MYRICAE il
nido corrisponde a quello infantile (forte esotismo temporale), qui è presente il NIDO NUOVO che lui si è
costruito con la sorella; ci sono due poesie che mettono in evidenza il confronto:
- Ritorno a San Mauro (nido infantile).
- L’ora di Barga (dedicata al nido adulto/nuovo).
Accanto ai temi usuali compare il tema dell’EROS ne IL GELSOMINO NOTTURNO (problema di Pascoli con
l’atto sessuale). LA MIA SERA dove c’è la regressione totale di Pascoli nel grembo materno, come
rifugio/protezione nei confronti della vita e della morte. IL CIOCCO: senso distruzione, finitudine e morte.
Sono testi più lunghi. Linguaggio grammaticale, pre grammaticale e post grammaticale.
-IL GELSOMINO NOTTURNO: prima era considerata una poesia morbosa che alludeva al rapporto sessuale,
alla deflorazione, al concepimento/maternità sponsale; inoltre traspare il voyeurismo pascoliano: il fatto
che Pascoli immagina quello che accade in questa situazione dove si sta creando un nido adulto: lui si sente
escluso perché non è riuscito a creare un proprio nido, sentendosi quindi escluso. Voyeurismo (da
voye=guardare): già incontrato con i crociati che recuperano Rinaldo nel giardino di Armida che è la stessa
immagine di Venere e Marte; guarda e riflette sul fatto che lui il nido non se l’è creato, restando al nido
infantile. È una poesia d’occasione che sono le nozze dell’amico, soprattutto la notte di nozze; l’occasione
porta poi a celebrare la maternità sponsale. Il nido di gabriele=nido adulto, nido di Pascoli=escluso. Titolo: il
gelsomino è un fiore i cui calici si aprono al tramonto e si chiudono all’alba e per analogia i petali che si
aprono e si chiudono alludono al sesso femminile che durante la notte di nozze si apre e poi si chiude. C’è in
insistenza su sensazioni visive, uditive e olfattive. Il Gelsomino, che celebra la vita, è sempre affiancato dal
tema della morte (vita e morte sono sempre vicini). Il finale: i petali del fiore che si chiudono sono un po’
sciupati perché l’atto della deflorazione è violento per la donna.
-Nebbia: stessi stilemi pascoliani, anche se ogni poesia li accentua. In questa in particolare Pascoli
sottolinea maggiormente il suo aver condotto una vita lontana dalla vita, il suo essersi trincerato nel lathe
biosas, nella vita ombratile (lontana dalla vita); questo suo rinchiudersi lo porta a chiedere alla Nebbia di
proteggere lui stesso che si è autoescluso, ma anche di nascondere quello che lui non ha voluto affrontare.
Tutto questo poi lo porta al tema della morte, per analogia. Ci sono le piante tutelati di Pascoli: i festi, i meli
e i cipressi, pianta tutelare del cimitero e quindi simbolo della morte (Orazio). Testo che ricorda nevicata:
tema della morte, dei cari morti e . Strofe di seiComponimenti versi novenari con un trisillabo nel quarto
verso e un senario nel terzo.
La mia sera: poesia malinconica definita proprio da Pascoli un innetto molto malinconico perché anche qui
torna il tema della morte è della contrapposizione tra il nido pseudo adulto e il nido infantile. Nel finale c’è
proprio una regressione al mondo infantile con i canti di una culla e il canto di una madre. Strofe di sette
novenari. Sempre linguaggio grammaticale, pre grammaticale e post grammaticale.

Pascoli si relaziona al mondo classico con tre raccolte:


- Poemetti. In linea con i canti di Castelvecchio. Più ampi in terzine dantesche a riprova del
classicismo pascoliano in senso estensivo. La vita rurale è il motivo ricorrente e questo legame a
questa vita ha fatto parlare di “romanzo georgico”. La particolarità è che c’è la celebrazione del
mondo rurale legata ai valori fondamentali/tradizionali della società umana e del vivere civile, ma
questo mondo rurale è visto da Pascoli come mondo paradisiaco immune dalla fiumana del
progresso di Verga (in V anche la morale dell'ostrica è travolta dalla fiumana); il mondo rurale è
divinizzato e porta Pascoli a trasfigurare la realtà. La visione di Pascoli si rafforza con riferimenti al
mondo classico (richiamo ad Omero, Virgilio, Osiodo) ed è un poeta veggente doctus; in questo
mondo salvifico sono comunque presenti i temi inquietanti di Pascoli. IL VISCHIO: pianta
parassita/bantira che succhia la vita di un albero da frutto dando origine a un ibrido (simbolo di
qualcosa di inquietante e misterioso che esiste nella realtà) famiglia lucchese che torna a casa per
un periodo dopo essere stata emigrante in America; la cosa interessante è che viene contrapposto
il nido americano (nato per costrizione) con il nido lucchese e implicitamente c’è uno scontro tra il
mondo arcaico lucchese e il mondo moderno rappresentato dall’America (obbligatoria necessità di
rifarsi un nido); il linguaggio: lingua ibrida alla commisso (slang americano, siciliano..).
- Poemi conviviali: poemi del professore Pascoli. Si chiamano così perché furono pubblicati su una
rivista (il CONVI..) che nasce nel clima estetizzante e proprio facendo seguito a questo clima,
riprende miti/uomini della storia antica e cristiana attraverso una costruzione ispirata alla linea
preziosa dei parnassiani; il simbolismo si vede perché anche il mondo antico non è scevro da quelle
inquietudini pascoliano: c’è il differente rapporto di Pascoli con il mondo antico rispetto a quello di
D’Annunzio. D’Annunzio nel mondo classico ricerca lo spirito Dionisiaco, Pascoli invece lo spirito
apollineo (algida perfezione; transumanata, che va oltre l’uomo) ma poi il mondo classico si carica
di inquietudini e angosce moderne.
- Carmina: unicum della letteratura italiana. Poemetti brevi che rispecchiano il latino pascoliano: si
tratta di un latino rivissuto/riletto/ricreato perché è lontano dalla concinnitas virgiliana; latino
influenzato dalla matrice simbolista di Pascoli, come se creasse analogie, corrispondenze e
metafore, che non sono presenti in latino. Oltre alla particolarità della lingua c’è anche il fatto che il
mondo classico è visto in controluce: a Pascoli non interessano i grandi eventi della storia latina, ma
gli aspetti marginali della vita umana, i personaggi umili e le realtà prosaiche, che non siamo
abituati a leggere; anche qui va alla ricerca del sublime nelle piccole cose.
Pascoli come professore ha scritto saggi: su Leopardi, Manzoni e Dante.

collegamento D'annunzio

Giovanni Pascoli nel panorama della lett Italiana de primo novecento GP e G D sono due poeti speculari in
quanto:
- si illuminano a vicenda relativamente ai temi della loro poesia.
- la figura che caratterizza la poetica dell’uno e dell’altro: quella di Pascoli è incentrata sulla figura
del fanciullino, quella di D’Annunzio dell’esteta armato che sarebbe l’interpretazione dannunziana
del Dendi nella figura dell’esteta che si fonde in il mito del superuomo di Nietsche e che
congiungendosi alla figura del Dendi porta D’Annunzio alla figura dell’esteta armato. Due figure che
si sommano alle figure del Dendi, del poeta veggente dei simbolisti affiliato al fanciullino e
all’esterna armato dannunziano. Due autori speculari e contemporanei.

Pascoli rappresenta un momento cruciale nella storia del linguaggio poetico italiano, un discrimen/rottura
tra l’800 e il 900; per Pascoli si può parlare di una rivoluzione inconsapevole in quanto lui non è mai stato a
conoscenza di aver contribuito a un cambiamento così importante (rivoluzione inconsapevole e rivoluzione
dentro la tradizione). Era un classicista e un tradizionalista e per quanto riguarda la metrica si può parlare di
innovazione e cambiamento. La portata innovativa di P ha fatto sì che nel secondo 900 ci si allontanasse
dalla visione crociana di Pascoli: visione riduttiva di GP e aveva pesato molto la visione crociana di P perché
Croce aveva definito nel primo 900 P un piccolo grande poeta o il poeta delle piccole cose; queste
definizioni hanno pesato molto su Pascoli facendo sì che si interpretasse in maniera riduttiva e
pargoleggiante la cosiddetta poetica del fanciullino. E questa idea di Pascoli ha pesato tantissimo per tutto
il secondo 900 anche con le posizioni di Salinari, Binni e per molto tempo è stato il poeta delle scuole
elementari con la poetica del fanciullino: alcuni studiosi hanno poi ribaltato questa idea di Pascoli,
ritenendolo un poeta veggente (simbolista).