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Italo Calvino

Riassunto vita e opere di Italo Calvino

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Italo Calvino

Vita
Nacque il 15 ottobre 1923 a Santiago de Las Vegas a Cuba, dove il padre dirigeva una
stazione di agricoltura sperimentale. Nel 1925 tutta la famiglia rientro in Italia e si stabilì a
Sanremo. L'aria che Italo respirava in famiglia sapeva di aule universitarie infatti non solo
il padre insegnava la facoltà di Agraria, ma anche la madre insegnava scienze botaniche
presso l'università di Pavia. Lo zio materno era chimico e professore universitario, mentre
suo fratello sarebbe diventato geologo e docente presso l'Università di Genova. Calvino
stesso conseguito il diploma liceale si scrisse alla facoltà di Agraria dell'Università di
Torino salvo poi trasferirsi all'università di Firenze. Entrambi i casi però conduce gli studi
con scarso successo. Nel frattempo la caduta del fascismo e la lotta di liberazione fecero
maturare in lui la decisione di entrare nel partito comunista italiano e di unirsi alle
formazioni partigiane operavano sulle Alpi Marittime.
Combattere contro il nazifascismo FUN esperienza determinante sia per la sua militanza
politica sia per il suo mutamento di interessi culturali. Tornato dalla guerra si scrisse alla
facoltà di lettere dell'università di Torino dove si laureò con una tesi sul lo scrittore
inglese Joseph Conrad.

La casa editrice Einaudi fondata nel 1933 da Giulio Einaudi insieme a un gruppo di
giovani intellettuali antifascisti più la fu la più grande fucina culturale della Torino del
secondo dopo guerra. Calvino comincia la sua collaborazione con Einaudi nel 1946 in
qualità di agente delle vendite rateali. Poi dopo la pubblicazione del romanzo il sentiero
dei nidi di ragno divenne addetto all'ufficio stampa. Con l'ingresso in casa editrice per
Calvino ebbe inizio un esaltante periodo di lavoro editoriale e insieme a Elio Vittorini
partecipò la fortunata serie dei “Gettoni” diventando la personalità di maggiore influenza
tra i collaboratori di Giulio Einaudi.
La stagione dei romanzi ispirati alla lotta partigiana che va da il sentiero dei nidi di ragno
ai racconti di Ultimo viene il corvo, lascia ben presto il posto alla nuova fase di ricerca
narrativa. Tre anni 50 e 60 fu il momento in cui Calvino pubblica in successione il
visconte dimezzato, il barone rampante e il cavaliere inesistente.
Tre fortunati romanzi brevi – o racconti lunghi – che accompagna che compongono il
cosiddetto ciclo araldico e che vennero riuniti nel 1960 sotto il titolo di I nostri antenati.
La tensione da parte di Calvino il fantastico è confermata dalle Fiabe italiane (1956).

Un importante lavoro di raccolta e di trascrizione dei racconti popolari recuperati nelle


varie regioni. In parallelo con questi interessi Calvino elaborò una linea narrativa con cui
intendeva analizzare alcuni aspetti della società contemporanea, questo il momento di
La speculazione edilizia e La nuvola di smog.

Nel 1967 Calvino lascia Torino per trasferirsi a Parigi dove rimase fino al 1980. Ormai era
uno scrittore affermato e la sua attività di intellettuale militante ne aveva fatto un punto di
riferimento della cultura italiana, al bivio tra la Neoavanguardia (con la riflessione sulla
crisi del linguaggio) e il recupero della tradizione illuminista, a cui partecipò con i racconti
“scientifici” delle Cosmicomiche e di Ti con zero.
La vita a Parigi non soltanto conferì a Calvino la statura di autore internazionale ma gli
permise di entrare in contatto con un particolare tipo di sensibilità letteraria che coltivava
interessi per la semiologia sviluppata dal francese Roland Barthes. Calvino a Parigi entrò
nel gruppo di autori che aderivano all’Oulipo, laboratorio di letteratura potenziale, un
cenacolo di intellettuali accomunati dall'idea che la creazione narrativa dovesse essere
sottoposta a vincoli di origine matematica oppure a rapporti di apparente casualità o
ancora a giochi di natura enigmistica. I frutti di questa esperienza sono rintracciabili nel
ciclo di libri strutturati “a incastro”, come le città invisibili del 1972, il castello dei destini
incrociati del 1973 e infine se una notte d'inverno un viaggiatore del 1979.

Nel 1980 Calvino tornò in Italia stabilendosi a Roma, ritrovo un paese diverso rispetto a
quello che aveva lasciato, impegnato nella lotta al terrorismo e nel pieno di una fase di
ripensamento ideologico. Nel 1983 uscì Palomar, romanzo in cui lo scrittore riflette sul
ruolo svolto dall'intellettuale in un mondo in trasformazione. Anche la realtà dell'editoria
andava modificandosi, una grave crisi aziendale che coinvolse l'Einaudi nel 1984 il
passaggio di Calvino come autore alla casa editrice milanese Garzanti.

I cinque anni precedenti alla morte avvenuta assieme in seguito a una emorragia
cerebrale la notte fra il 18 il 19 settembre del 1985, furono spesi dallo scrittore con
l'obiettivo di raccogliere i suoi testi sparsi. Abbiamo dunque Una pietra sopra (1980) e
Collezione di sabbia (1984). Tentò anche di concludere organicamente il ciclo delle
narrazioni scientifiche con Cosmiche vecchie e nuove dell'84. Ma la testimonianza più
importante in questa fase di ri essione e organizzazione della produzione letteraria sta
nelle sei conferenze a cui Calvino si dedicò nell’estate 1985.

Che avrebbe dovuto tenere nell'anno accademico 1985 1986 presso l'Università di
Harvard negli Stati Uniti. L'improvvisa interruzione del lavoro a causa della morte poiché
anticipatamente fine al progetto e le conferenze videro la luce presso Garzanti nel 1988
ridotto il numero di cinque, ma comunque uscita con il titolo di Lezioni americane. Sei
proposte per il prossimo millennio.
Le costanti letterarie
Risvolto di copertina al visconte dimezzato Elio Vittorini individua nella narrativa di
Calvino tracce di «realismo a carica abesca» e di « aba a carica realista». Questa
formula sintetizza perfettamente i due poli di attrazione della narrativa calviniano. Il gusto
di Calvino infatti continua ad oscillare tra l'attenzione agli eventi contemporanei e le
proiezioni fantastiche verso epoche anteriori o posteriori. Queste digressioni narrative
lo rappresenta una fuga dalla realtà, ma sono un originale maniera di capire interpretare il
tempo presente attraverso gli strumenti della fantasia.

La doppia natura della scrittura calviniana non determina contraddizioni o


contrapposizioni, semmai invece è un reciproco completamento. Sia quando scrive
romanzi ambientati nella civiltà novecentesca che in epoca remote, Calvino insegue il
progetto di una letteratura che si esprime attraverso un linguaggio fatto di simboli e
allegorie. I suoi testi in realtà non perdo mai di vista la voglia di raccontare sempre
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comunque la condizione dell'uomo che si confronta con la natura e con il destino, il suo
avventuroso vagabondare sulla terra.
Calvino inoltre si schiera a favore di una narrativa sempli cata e priva di quegli artifici
retorici che rendono difficoltosa la lettura. Il bisogno di linearità e di ordine geometrico e
la ricerca di una lingua rapida e precisa sono gli ideali di scrittura che Calvino in seguirà
in tutto l'arco della sua produzione. Il principio di linearità introduce anche il concetto di
leggerezza, che è un'altra delle costanti letterarie calviniano teorizzate nella prima delle
cinque o sei lezioni americane. Tale categoria riassume efficacemente l'idea di letteratura
proprio di Calvino, che non sta ad indicare un atteggiamento di disimpegno o di evasione
dalla realtà, quanto la capacità di toccare qualsiasi argomento anche il più serio con la
giusta dose di disincanto e di ironia. Il problema della leggerezza quindi non riguarda i
contenuti ma il modo di trattarli.

L'approccio di Calvino con la materia narrata rimane un procedimento logico-


geometrico che fa pensare a un modello di letteratura accostabile a quello dell'età dei
Lumi del 1600. Scrivere per Calvino non vuol dire semplicemente raccontare una storia,
ma porre una mappa di signi cati idonei a capire il mondo e a mettere ordine nel
disordine. Non a caso uno dei saggi che più che più esemplarmente riflette questa
estrema fiducia nella ragione ha per titolo La sfida del labirinto (1962). Calvino distingue
nettamente tra gli scrittori che cedono al labirinto – termine che indica la complessità
del reale – e quelli che invece visione oppongono cercando la soluzione per uscirne
vincitori. Per sconfiggere labirinto non c'è altra strada che l'intelligenza e la razionalità.

Le opere
La narrativa partigiana
Il sentiero dei nidi di ragno
Non si tratta di un romanzo celebrativo retorico come spesso nei testi del secondo dopo
guerra scritti da ex combattenti, ma di una moderna aba di guerra. Pur essendo il
racconto di esperienza partigiana ambientata sulle montagne della Liguria, possiede una
forte originalità poiché reinterpreta i fatti della storia da un punto di vista assolutamente
inconsueto. Gli eventi infatti vengono narrati attraverso gli occhi di un bambino, Pin, il
protagonista del romanzo che somiglia nel carattere un po' a Pollicino, un po' ad Alice nel
paese delle meraviglie.
L'obiettivo di Calvino non è tanto di narrare una pagina memorabili della storia italiana
quanto di riflettere sul confronto tra il mondo dell'infanzia e il mondo degli adulti.
L'impianto fiabesco del libro che si manifesta di esempio attraverso una serie di
filastrocche recitate da Pin, non impedisce a Calvino di esprimere il proprio impegno
ideologico. Ciò avviene in particolar modo nel capitolo 9 dove il personaggio Kim a cui è
dedicato il romanzo e sotto cui probabilmente si nasconde l'autore stesso, compie un
confronto tra le ragioni morali che sostengono l'azione dei partigiani e le posizioni dei
fascisti, si batte per la libertà e chi difende inutilmente esperienza è palesemente
fallimentari come la dittatura e la guerra.

Da Ultimo viene il corvo a L’entrata in guerra


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Assai meno incisive sul piano dell'originalità risultano le narrazioni brevi ispirate sempre
la seconda guerra mondiale raccolte in ultimo viene il corvo. Gran parte di questi testi in
effetti si presenta sotto una luce diversa rispetto al Sentiero dei nidi di ragno.
All'elemento avventuroso e fiabesco che contraddistingue romanzo del 1947, si va a
sostituendo una dimensione di realismo che elimina ogni traccia di fantastico per
rinforzare un tipo di narrazione più legata alla cronaca. Perfino il rapporto ludico
avventuroso con le armi che aveva rappresentato uno degli elementi di più forte
caratterizzazione del personaggio Pin, viene modificato: nel racconto che dà il titolo alla
raccolta ultimo viene il corvo, un ragazzo dalla mira infallibile si diverte a centrare animali
in movimento e frutti sugli alberi, ma finisce per giocare al bersaglio con un amico e fino
ad ucciderlo.
Nel trittico che compone L’entrata in guerra del 1954 invece Calvino si cimenta con un
genere lui non particolarmente congeniale, quello della letteratura della memoria vale a
dire una tipologia narrativa che prevedeva il recupero del passato in chiave morale. Il
protagonista dei tre episodio ragazzo simile a Calvino per età, formazione culturale ed
estrazione familiare, che vive da testimone l'entrata in guerra dell'Italia. I tre episodi si
possono leggere come capitoli di un unico libro in cui parallelamente al protagonista che
viene evolvere la propria identità e il proprio modo di pensare, si verifica anche il
mutamento dell'Italia intera.

La trilogia: I nostri antenati


Calvino dedicò grande attenzione al genere della fiaba e compì un vasto lavoro di ricerca
antropologica. I risultati di questo enorme lavoro di ricerca sono racchiusi nei volumi
delle fiabe italiane del 1956.
Nel 1960 sotto il titolo i nostri antenati lo scrittore raccolse presso Einaudi tre romanzi
brevi racconti lunghi già pubblicati che forma la cosiddetta trilogia araldica: il visconte
dimezzato del 52, il barone rampante 57 e il cavaliere inesistente del 59.

Il ciclo narrativo rispondeva ambiziosamente al progetto di sperimentare un tipo di


letteratura ad alta componente allegorica. Cogliendo l'invito di Vittorini (che in quegli
anni è pieno fervore della collana i gettoni chiedeva ai giovani scrittori di superare le
posizioni del neorealismo), Calvino individuò una propria linea originale ossia quella del
racconto fantastico.
Grazie a tale tipologia di scrittura Calvino ha ripercorso il passato in dimensione
allegorica e compose un critico di stare a fare in temente lontane dalla realtà
contemporanea ma che invece si rivelarono assolutamente adatte ad analizzare con
lucidità i fenomeni del presente e a indicarne le chiavi di lettura.
Addirittura le persone la prendono tre diversi aspetti della vita umana: c'è un uomo che
patisce una frattura della propria identità sul tipo di trattamento fisico, c'è un uomo in
fuga dal mondo che gli alberi, corpo cioè in consistente.
Per questa ragione le tre storie possono essere guardate come un albero genealogico
degli antenati dell'uomo contemporaneo. Gli antenati dunque altro non sono che i
protagonisti di un tempo in cui (per quanto distante) possiamo riconoscere pregi, difetti e
ambiguità di chiunque viva nel Novecento.
Il visconte dimezzato: l’uomo incompleto
Il primo testo della trilogia costituita abilmente il paradosso di un uomo diviso a metà da
una palla di cannone e durante una guerra. Calvino narra un'esperienza che ha
certamente dell'inverosimile, che rispetto al panorama letterario del novecento
rappresenta una posizione contro corrente, addirittura provocatoria. Il fine di Calvino era
infatti quello di proporre una vicenda che facesse ri ettere il lettore grazie alle sue
implicazioni allegoriche. Il racconto mostra poi indubbiamente legami con l'epoca,
citando confetti lontani nel tempo come la guerra austro-turca, Calvino pensava infatti alla
resistenza in cui si erano fronteggiati fascisti antifascisti. La figura frazionata del visconte
rende infatti bene l'immagine dell'Italia spaccata in due di quegli anni. Ancora più
emblematica era poi le situazioni in cui si era venuto a trovare il mondo seguito della
costituzione e dopo la seconda guerra mondiale di due blocchi contrapposti, lo
accidente europeo e statunitense da un lato e il mondo sovietico dall'altro. Fra i due
blocchi di nazioni proprio in quegli anni era nata la guerra fredda che avrebbe avuto il
suo terreno di scontro non soltanto nella politica ma anche nella corsa agli armamenti in
creare.

Le fratture ideologiche esistenti sia in Italia sia nel resto del mondo fornivano dunque
senz'altro l'idea di una realtà dimezzata. Questo espediente conferma quanto Vittorini è
andato nel risvolto di copertina del romanzo, quando parlava di aba a carica realista.
La forza del romanzo infatti sta anche nella volontà di esprimere la speranza in un atto di
riuni cazione, nel ricomporre ciò che è stato dimezzato. Medardo è un uomo dalla
doppia personalità ma alla fine ritrova la sua unità. In questo modo Calvino solleva un
problema che è soprattutto di ordine morale, quella della condizione di disorientamento
morale ed esistenziale in cui si trova l'uomo.
Quello che si augura Calvino e che poi si riesca a ricucire la frattura proprio come
accade al protagonista del romanzo, il visconte dimezzato infatti alla fine del racconto
riesce ottenere di rimettere insieme i due lati le sue due personalità se è così le vogliamo
chiamare, in modo che la sua identità poi non andasse persa.

Il barone rampante: l’uomo in fuga


Il genere a cui appartiene il barone rampante è quello della aba. Anche in questo caso il
tono favolistico si contamina anche con generi come quello del romanzo storico e del
romanzo filosofico. Da questa mescolanza scaturisce una vicenda che a sua volta un
pretesto per presentare una particolare visione del mondo. Calvino narra la storia di un
uomo eccentrico e anticonformista, desiderosa di porre fine al contatto con il mondo
delle convenzioni per intraprendere un'esperienza destinata ribaltare il concetto di vita
normale.
Personaggio originale controcorrente il protagonista del barone rampante manifesta un
comportamento che innanzitutto il ri uto della realtà, una contestazione nei confronti di
ciò che gli sta intorno. La scelta di salire sugli alberi però non è una rinuncia a vivere anzi
al contrario Cosimo di Rondò continua a prendere parte alla vita della comunità di
Ombrosa, addirittura si interessa degli avvenimenti della storia europea, stabilendo
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contatti con interlocutori che rappresentano simbolicamente l'amore, la riflessione
filosofica, la religione e la letteratura.

Cosimo dunque non presenta i caratteri di un uomo rinunciatario ma si fa


rappresentante di una precisa strategia. Attraverso questo libro infatti Calvino offre la
propria risposta alla questione dell'Engagement politico, cioè della presenza attiva dello
scrittore nella società e del suo impegno ad affrontare i problemi. Calvino sembra a
dissociarsi dalla figura dell'intellettuale organico proposta dalla dottrina marxista e
costruisce un romanzo in cui il protagonista dichiara tutta la propria volontà di guardare il
mondo da un punto di vista diverso, alternativo e inconsueto. La prospettiva rovesciata
da cui Cosimo osserva e giudica la realtà denota sicuramente l'intenzione di uscire dagli
schemi precostruiti per cercare soluzioni nuove e punti di vista diversi. In questo senso il
romanzo fornisce una convincente testimonianza dell'entusiasmo che Calvino provava nei
confronti dell'utopia intesa come ricerca di luoghi abitabili. Secondo lo scrittore infatti il
significato da attribuire al termine utopia non era quello di non-luogo (u-topos dal greco)
ma di luogo felice (ossia eu-topos) dove è possibile stabilire regole con le quali vivere
secondo i nuovi principi.

Il cavaliere inesistente: l’uomo incorporeo


Si tratta del testo che conclude la trilogia i nostri antenati, è un romanzo pseudo storico,
una vicenda liberamente ispirata al tempo delle imprese di Carlo Magno. Il personaggio
centrale è un paladino coraggioso e gentile, fedele al codice di comportamento che
esige il suo rango di Cavaliere e dotato di una caratteristica che facciamo un individuo
unico del mondo ossia quella di essere un armatura vuota, abile come pochi con le armi
e perfino capace di provare sentimenti e di essere galante con le donne, ma priva di
corpo, animata unicamente dalla fede e dalla forza di volontà. Mentre l'Ottocento era
stato il secolo degli eroi dalla corporatura robusta con un carattere forte e sani principi
morali, il Novecento è il secolo in cui gli eroi sono al tramonto. Senza principi morali da
inseguire non possono esserci neanche degli eroi.

L'uomo come afferma Calvino è inesistente perché non ho più rapporto con ciò che gli
sta intorno. L'uomo non è più in grado di incidere sulla realtà, di lasciare un segno del
proprio passaggio sulla terra. Ciò determina uno stato di indecisione, di
disorientamento che si traduce nell'inconsistenza. Al Cavaliere nel testo si oppone
secondo lo schema calviniano giocato sul dualismo, il personaggio di Gurdulù un uomo
tutto corpo e niente spirito, scudiero concreto è attratto da tutto ciò che è materiale.

L'immagine conclusiva del romanzo con i pezzi dell'armatura dispersi in cima alla
collina non segna soltanto la fine del Cavaliere calviniano, ma è anche un'allegoria della
scon tta dell'uomo contemporaneo, del suo rendere sia una realtà che non riesce più a
comprendere né a dominare. Calvino focalizza l'attenzione dei lettori su un problema
cruciale per il destino dell'uomo: quello della perdita della personalità, cui si aggiunge
anche il rischio di passare in osservati e di transitare sulla terra come fantasmi.
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La narrativa “sociale”
Pur non costituendo un ciclo omogeneo come i romanzi della trilogia araldica, questi testi
hanno l'obiettivo di raccontare i problemi più rilevanti della società analizzando
soprattutto le questioni relative ai mutamenti della vita quotidiana e del paesaggio
urbano. Sono libri insomma che fotografano virtù e difetti dell'Italia all'altezza degli anni
50, nel periodo dell'incremento demografico delle città della morte della civiltà
contadina-artigianale e Il passaggio definitivo alla civiltà industriale.
Con la nuvola di smog e Marcovaldo ovvero le stagioni in città, Calvino si inserì nel
filone della cosiddetta letteratura di fabbrica particolarmente in voga in quel periodo. Il
primo testo è la storia paradossale di un intellettuale al servizio di una grande azienda che
mentre produce smog e inquina la città, finanza un periodico “la puri cazione” che si
preoccupa di analizzare denunciare i problemi ambientali scaturiti dalla tecnologia e dal
progresso.

In realtà il racconto vuole mettere in rilievo la natura doppia dell'industria moderna, il


suo essere contemporaneamente amica nemica dell'uomo. Il protagonista è ossessionato
dallo smog il quale contaminare l’aria attraverso una polvere, che si posa sui vestiti, sul
cibo e perfino sugli esseri viventi.
La sua esperienza di intellettuale di fabbrica si trasforma in parodia di una civiltà che
solo apparentemente risolve i problemi degli uomini e che invece diventa una presenza
pericolosa e angosciante. Sul finale del racconto infatti incombe minaccioso
addensamento pulviscolare che non è semplicemente formato dallo smog, ma è una
nube atomica che prefigura una catastrofe globale una sorta di apocalisse.

Non diversa è la chiave di lettura con cui Calvino affronta il problema della società
industriale in Marcovaldo. In questo testo, Che è una raccolta di 20 episodi scandite dalle
quattro stagioni, un operaio che lavora presso una ditta in un'anonima città del Nord
Italia, vive con disagio la sua condizione. Cerca avventurosamente di scopare nella città
qualsiasi elemento non artificiale che lo possa ricollegare al mondo della natura.
Sia l'intellettuale ossessionato dalla polvere sia l'operaio Marcovaldo sono figure
emblematiche di una civiltà che denuncia vistose imperfezioni: esprimono una profonda
perplessità per non dire un dissenso, nei confronti di un'idea di futuro prigioniero di rischi
come il pericolo atomico e avviato a celebrare la morte della natura, che appare loro
occhi come la principale causa dell'infelicità umana.

La speculazione edilizia
Più o meno identico al protagonista della Nuvola di smog anche Quinto Anfossi, il
personaggio principale del breve romanzo La speculazione edilizia è un intellettuale che
vive nel disorientamento.
Appartiene a una famiglia borghese di una cittadina ligure, molto probabilmente
Sanremo, dov'è Calvino era cresciuto, ed è iscritto al partito comunista. Sebbene
aderisca ideologicamente al credo marxista desidera mettersi in affari colpito anche lui
alla febbre del cemento.
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A lui si contrappone la figura rude deciso di Caisotti un imprenditore e scaltro e senza
scrupoli con la cui la famiglia Anfossi entra in affari. Fra i due si crea un rapporto di
antagonismo: il primo è capace di azione pratica e corti una predisposizione per la
filosofia e il ragionamento, l'altro invece fa parte della categoria degli uomini che si sono
fatti da sé, a un passato burrascoso e moralmente discutibile, eppure in grado di incidere
sull'economia e sul presente. Ciò determina una situazione di incomprensione e di attrito
che mette a nudo i limiti di una categoria, quella degli intellettuali, a cui appartiene
Quinto, dalla personalità piuttosto incline a divagare in un mondo fatto di ideali.

Alla fine del romanzo infatti il vero trionfatore Caisotti, nonostante sia di gran lunga
inferiore a quinto per cultura e ampiezza di vedute. Come già nel visconte dimezzato nel
rappresentare questo dualismo Calvino mette sotto accusa la categoria degli
intellettuali, privi di qualsiasi senso di concretezza.
La giornata d’uno scrutatore
Il testo di maggiore impegno politico di Calvino, in cui affronta il problema del rapporto
tra ideologia e letteratura, tra adesione incondizionata al credo di un partito e la
riflessione sulla condizione umana. Il breve romanzo prende le mosse da un avvenimento
politico databile con precisione: in occasione delle elezioni politiche del 7 giugno del
1953, Amedeo Ormea viene designato scrutatore in rappresentanza del partito
comunista italiano.

Tutto si svolge secondo il programma, tuttavia a contatto con un'umanità sofferente e


priva della possibilità di recuperare una qualsiasi condizione di normalità, in Amedeo si fa
strada il bisogno di rivedere le proprie posizioni. Ciò che accade allo scrutatore è
dunque un'esperienza edi cante destinata non solo a segnare il suo destino di uomo e
futuro padre ma anche a far maturare in lui un diverso approccio alla vita.
Tali aspetti conferiscono al libro la fisionomia di un romanzo di formazione del tutto
particolare: l'avventura di quest'uomo ateo nei territori governati dalla fraternità cristiana,
fa sì che la sua ducia illuminista nell'infallibilità della ragione subisco i segnali
inequivocabili di una crisi interiore.

La scienza in veste di favola


Calvino scrive una serie di racconti destinati a confluire nelle Cosmicomiche e in Ti con
zero, due libri omogenei per argomenti trattati e per genere successivamente cresciuti e
riorganizzati nell'edizione definitiva Cosmicomiche vecchie e nuove nel 1984. Attraverso
questi testi che hanno come protagonista Qfwfq, un nome ha dichiarato Calvino a cui
non corrisponde un vero e proprio personaggio, quanto più una voce, un punto di vista,
un'occhio umano, l'autore conferma la propria identità di intellettuale che crede nel
primato della ragione e che contiene sperimentare ipotesi narrative sempre nuove. La
razionalità infatti la base da cui partono le indagini del personaggio Qfwfq.

Nel termine Cosmicomiche si combinano gli aggettivi cosmico nel senso di originario e
comico nel significato fumettistico di comics, cioè aneddoti raccontati in serie e aventi
per protagonista la stessa persona.
Più che un testo di fantascienza le Cosmicomiche di Calvino sono dunque una sorta di
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storia naturale del mondo, che rivisita in chiave moderna i miti della creazione della
composizione dell'universo. L'idea di un libro a metà fra astronomia, chimica e geologia si
originò prima di tutto nel clima euforico della corsa alla conquista dello spazio, che vede
affrontarsi Unione Sovietica e Stati Uniti sin gli anni ‘50, cioè a partire dal lancio del primo
satellite artificiale lo Sputnik nell'ottobre del 1957.

Le storie di Qfwfq che narrano di pianeti non ancora solidificato e delle contrazioni del
sole, della vita dei molluschi dell'estinzione dei dinosauri, rappresentano in maniera
eloquente la distanza di Calvino dal clima culturale dell'epoca. Queste manifestavano
anche una forma di dissenso nei confronti di una letteratura che era rimasta prigioniera di
categorie obsolete.
Gli interessi scientifici permisero a Calvino di superare il tema della dicotomia tra
letteratura e società, in cui egli stesso si era cimentato nel ciclo di testi che va dalla
Speculazione edilizia a Marcovaldo, e proporre una soluzione convincente originale
attraverso cui comprendere i fenomeni complicati della modernità. Il protagonista delle
Cosmicomiche non incarna l'entusiasmo incondizionato nei confronti del progresso
semmai risponde alla descrizione di un curioso abitatore di un universo che in parte
riesci a decifrare e in parte no, e soprattutto non si fa imbrigliare dalla cieca volontà di
dominio che l’uomo tenta di esercitare su di esso.
Palomar, l’uomo-cannochiale

La sua natura di individuo senza corpo senza età che esisteva già quando il sistema solare
era ancora in formazione, consente a Qfwfq di attraversare con libertà dei diversi popoli
della scienza e di porsi in veste di narratore diretto. In questo senso è il vero e proprio
precursore del signor Palomar. Come il protagonista delle Cosmicomiche, Palomar è un
acuto osservatore di tutto ciò che gli sta intorno, ama il silenzio e la quiete e si diverte a
guardare a descrivere ciò che avviene sotto i suoi occhi.

Se Qfwfq era definito da Calvino stesso come un occhio umano proiettato sulla realtà
del mondo, Palomar è un uomo-cannocchiale, capace di scrutare di analizzare
avvicinando ciò che è lontano, i fenomeni quotidiani, anche quelli più banali. Come le
onde del mare o una donna nuda sulla spiaggia. Tramite le pacate solitarie avventure
del signor Palomar, Calvino recupera l'esercizio della descrizione e trova il sistema per
decifrare la complessità del reale, opponendo a un uso smisurato delle parole che altro
non può generale se non chiasso, l’elogio del silenzio e della contemplazione.

La letteratura come arte combinatoria


Una delle caratteristiche a cui obbedisce la produzione narrativa di Calvino è la ricerca
scrupolosa di strutture che rispettino l'equilibrio di numeri e parole. Marcovaldo per
esempio ha una costruzione che prevede un racconto per ogni stagione, quattro per
ciascun anno, secondo uno schema ripetuto per cinque anni fino a un totale di 20 testi.
Probabilmente si tratta dell'organizzazione formale di un'opera, di una ricerca di metodo
che di notte ancora una volta la necessità di dare ordine al disordine. Tuttavia furono le
frequentazioni parigine con gli esponenti dell’Oulipo a confermare in Calvino la tendenza
a una letteratura basata sul gioco combinatorio.
Le città invisibili
Pubblicato nel 1972 le città invisibili è il primo libro legato alle esperienze francesi
dell'Oulipo.
Si presenta strutturato secondo un ordine simmetrico, la materia narrativa si suddivide in
nove sezioni, la prima e l'ultima delle quali si compongono ciascuna di 10 testi, mentre
tutte le altre ne contengono cinque. Un testo stampato in corsivo apre e chiude ogni
sezione e fa da cornice.
Calvino immagina che l'imperatore dei tartari Kublai Kan ormai impossibilitato a
muoversi a causa dell'avanzata età, affidi al giovane mercante veneziano Marco Polo il
compito di esplorare le province più remote del suo impero , Per poi tornare a riferirgli la
situazione in cui versa il suo immenso Stato. Lo scambio di opinioni di commenti che
viene tra Marco Polo e l'imperatore diventa l'argomento della cornice. I testi racchiusi
nelle nuove sezioni invece sono il resoconto relativo a 55 agglomerati urbani, tutti
rigorosamente denominati con nomi di donne, che Marco Polo descrive all'imperatore.
Essi a loro volta sono suddivisi sotto una serie di 11 raggruppamenti tematici (ad
esempio le città e la memoria, le città il desiderio, le città e i morti, Le città il cielo, lecita
nascoste...) con cinque testi per ognuno, e rispondono tutti alla medesima caratteristica:
quelle di essere un luogo inesistente.

L'imperatore sa bene che la città di cui parla Marco Polo non fanno parte di nessuna
cartina geografica, tuttavia continua ad ascoltare le sue relazioni di viaggio attratto dalla
sua fantasia dalla sua immaginazione.
Questo aspetto conferisce alle città invisibili il profilo di un'opera allegorica e visionaria
piuttosto che quello di racconto di argomento storico.
L'obiettivo di Calvino non era semplicemente quello di rappresentare la realtà urbana
collocata fuori dal tempo e dallo spazio (in quanto le città sono inventate) ma di
contribuire alla ri essione sul signi cato delle città stesse, in tese come espressione
del desiderio di vita nutrito dall'uomo. Le realtà urbane descritti da Marco Polo incarnano
le attese nel futuro ma sono anche il triste ricordo di antichi conflitti che ancora incombe
all'orizzonte. Più di ogni altra cosa però e se sono la chiara testimonianza della
necessità di credere nell'utopia, come eu-tòpos luogo felice, e di ripensare al destino
umano in termini di riscatto dalle sofferenze.

Infatti non a caso, le città invisibili di Calvino sono cinquantacinque, esattamente come
quelle di Utopia (1516) di Tommaso Moro.

Il castello dei destini incrociati


Esattamente un anno dopo la pubblicazione delle città invisibili, nel 1973 Calvino diede
alle stampe il castello dei destini incrociati un libro ancora una volta costruito su criteri
combinatori la cui struttura riproduce un ordine di apparente casualità. Calvino
immagina un personaggio che al tempo del Rinascimento dopo aver trovato rifugio in un
castello isolato dentro un bosco scopre di essere diventato muto per magia così come
tutti gli altri commensali riuniti a cena, e di non avere altre possibilità di comunicare con
loro se non tramite un mazzo di tarocchi. Terminata la cena infatti uno dei commensali
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comincio a portare le carte a posizionarle sul tavolo in una sequenza data non è il gioco
ma racconto della propria vita. Ciascuno dei presenti ripetendo la medesima operazione
compiuta dal primo commensale contribuire a formare sul tavolo un reticolo di carte,
simile a un cruciverba, che radunerà le vicende personali di ognuno e intrecciate per linee
verticali e orizzontali, tutte rigorosamente scaturite dagli accostamenti delle figure
impresse sulle carte. Stando alla testimonianza dello stesso Calvino, egli decise di
progettare un meccanismo narrativo basato sull'uso dei Tarocchi dopo aver assistito a una
conferenza in merito nel ‘68. L'anno seguente infatti vide luce un elegante edizione d'arte
arricchita con la riproduzione dei tarocchi del cosiddetto mazzo visconteo.

Il progetto di Calvino però era molto più grande e prevedeva la ristampa del medesimo
testo con leggere modifiche. La seconda “edizione” doveva pertanto intitolarsi la taverna
dei destini incrociati mentre l'ultima (mai prodotta) sarebbe dovuta essere il motel dei
destini incrociati. La trama sarebbe stata la stessa ma sarebbe stato diverso il mezzo con
cui i personaggi avrebbero narrato la propria storia, nel motel dei destini incrociati infatti i
personaggi avrebbe narrato le loro vicende tramite dei fumetti. Questo grande progetto
ci fa intuire quanto in realtà Calvino puntasse anche un romanzo Pittogra co, impostato
cioè sugli incroci tra le parole e le gure che non soltanto riproduce il labirinto della vita
contemporanea attraverso l'immagine del reticolo, ma dimostra anche la complessità e la
casualità dei rapporti tra gli individui.

Il castello la taverna il motel rappresentano simbolicamente tre luoghi di aggregazione: i


primi due sviluppano rispettivamente ad alto e basso livello la dimensione di vita
comunitaria tipica dell'epoca medievale e rinascimentale. L'ultima invece, il motel, fa
pensare un'esistenza On the road a incontri casuali e irripetibili che però acuiscono il
senso di solitudine e di dispersione.

Se una notte d’inverno un viaggiatore


Il romanzo Calvino realizzò un'opera che non si può de nire propriamente un romanzo
in quanto non è dotata di una trama vera e propria da raccontare dall'inizio alla fine, ma si
presenta come un libro dalla struttura a Patchwork o a college: è infatti composto da 12
capitoli il cui contenuto riguarda principalmente le peripezie di un lettore e di una
lettrice. Questi 12 capitoli fanno da cornice a 10 racconti di vario argomento di diverso
genere letterario, i quali a loro volta costituiscono i capitoli iniziali di 10 diversi libri.

Le capacità combinatorie che Calvino ha sviluppato nel tempo si traducono qui


nell'intreccio di pagine che appartengono a diversi ordini di scrittura, di libri che
niscono in altri libri, fino a creare un curioso labirinto di titoli e di trame. Un'opera-
biblioteca dove contemporaneamente fanno i primi passi ben 10 romanzi senza che
nessuno di essi giunga al termine. Attraverso questo libro Calvino non si propone di
raccontare una storia secondi criteri tradizionali della narrativa, ma di rappresentare una
serie di fenomeni legata ad essa.
Sul finire degli anni ‘70 infatti le impostazioni classiche del romanzo avevano ceduto il
passo nuove forme narrative e i membri della Neoavanguardia avevano gridato alla
morte del romanzo, nel senso tradizionale del termine, inaugurando la cosiddetta
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stagione dell'anti-romanzo.
Cioè di quei libri che non vogliono rappresentare la realtà totale come avviene nei
romanzi dell'ottocento, ma una realtà parziale condizionata dalle categorie dell'assurdo
e dalla nevrosi.

Se una notte d'inverno un viaggiatore incarna lo stato di impasse in cui si trova la


letteratura italiana, divisa tra il desiderio di produrre di far leggere storie dotate di
uniformità alle stilistica e la percezione di frantumazione di disorientamento. La crisi stessa
del romanzo diventa così l'Epifania la rivelazione di una nuova Babele, in cui è dif cile se
non impossibile orientarsi e dare un senso al disordine. Alla crisi del romanzo
corrisponde anche la crisi dello scrittore che denuncia attraverso le sue opere il proprio
limite alla propria incapacità di raccontare la complessità del mondo.
Altra novità: il libro di Calvino propone fra i personaggi il personaggio-lettore, un
individuo che è una parte attiva nel racconto sia perché diventa interlocutore dello
scrittore stesso sia perché svolge il ruolo di chi insegue le storie annunciate numerosi
incipit.

La produzione saggistica
Ce ne saggistica non rappresento per Calvino un elemento secondario rispetto a quella
narrativa nonostante la sproporzione tra le opere, ma una sorta di completamento. Ad
ogni modo possiamo dire che la maggior parte dei volumi saggisti da lui pubblicati sono
spesso un insieme di testi occasionali. Tutto ciò però fa eccezione Lezioni americane.

Lezioni americane
Si tratta di una raccolta di conferenze scritte realizzata da Calvino in occasione delle
elezioni che avrebbe dovuto tenere all'Università di Harvard durante l'anno accademico
1985-1986. Calvino riuscì e scrivere solo cinque delle sei lezioni previste in quanto morì
prima di terminare l'opera, possiamo dire che rappresentano una sorta di testamento
spirituale, di congedo di un intellettuale dal proprio lavoro. Calvino avevo infatti
immaginato un sottotitolo: Sei proposte per il prossimo millennio. Le lezioni americane
scaturiscono dunque dalla necessità di pensare a quali elementi dalle letteratura
sarebbero stati da considerare validi anche dopo il passaggio epocale al 2000.
I titoli dei cinque capitoli realizzati sono Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità,
Molteplicità, mentre il sesto capitolo non realizzato si sarebbe dovuto intitolare Coerenza.
La categoria della Leggerezza, che Calvino consiglio di considerare nel significato di
sottrazione di peso, è uno degli aspetti peculiari della sua scrittura, quello che permette
di trattare qualsiasi argomento anche il più serio con un atteggiamento incline al
divertimento e all'ironia.

Assai prossima alla leggerezza, quasi fosse una conseguenza logica, è la categoria della
Rapidità, cioè la capacità che gli scrittori dovrebbero avere di narrare storie che
funzionino poiché concise e stringate, dotate di ritmo e di velocità.
Calvino indica poi nella Visibilità quella particolare predisposizione a immaginare una
storia prima di scriverla e nella Molteplicità la capacità di realizzare un tipo di scrittura
fi
basata sull'elaborazione nessun mescolamento di svariati generi narrativi (per esempio il
giallo, l'epica, la cronaca, il romanzo storico...) radunati dentro l'unico libro.
L'ultima categoria, quella dell'Esattezza, riguarda non tanto la natura dei testi scritti
quanto l'atteggiamento dell'autore, che deve lavorare sul testo al fine di conseguire
esattezza nel linguaggio e nell'espressione.

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