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Carlo Goldoni

La vita di Carlo Goldoni


Carlo Goldoni nasce a Venezia nel 1707.
A 14 anni fugge dal collegio per viaggiare
con una compagna di comici. Poi si
iscrive nella pi tipica delle facolt
borghesi, giurisprudenza, lo studio della
legge come freno al capriccio e alla
prepotenza dellaristocrazia; si laurea nel 1731 a Padova.
Inizia a scrivere nel 1738 la sua prima commedia, Il Momolo courtesan, in
cui nasce la lingua(oggi detta dialetto) di Venezia.
Nel 1743 scrive La donna di Garbo; fino al 1752 lavora al teatro SantAngelo
di Venezia e scrive molte commedie, tra cui Il servitor di due padroni, La
vedova scaltra, La Bottega del caff, ecc.
Nel 1753 scrive una delle commedie pi famose, La locandiera, e passa ad
un altro teatro veneziano, quello si San Luca; ormai famosissimo.
Poi scrive I Rusteghi, Sior Todero Brontolon, Le baruffe chiozzate alternando
luso dellitaliano a quello del veneziano e, nelle Baruffe, la variet di questa
lingua che era parlata a Chioggia; dimostra in questo modo una sensibilit
per I problem linguistici del tutto moderna. Infine si trasferisce a Parigi, a
causa di violente critiche alla sua riforma teatrale.
Nel 1783 inizia a scrivere Mmoires, la storia della sua vita, in francese.
Muore a Parigi nel 1793

Uno scrittore illuminista

Goldoni vive in un period particolare per laffermarsi di una nuova classe


sociale, la borghesia: da una parte lIluminismo spingeva gli intelettuali borghesi a
descrivere la realt sociale; dallaltra a Venezia, la sua citt, la borghesia
mercantile dei traffic e dei commerce diventava la classe sociale pi importante,
mentre I nobili erano in crisi profonda.
Goldoni, con il suo teatro, lo scrittore che meglio ha rappresentato la
cultura e gli ideali della borghesia italiana del Settecento.
Con la sua cultura illuministica, egli riesce a capire e a descrivere nelle sue
commedie le trasformazioni sociali della sua epoca, rinnovando, allo stesso
tempo, gli schermi del teatro tradizionale e mettendo in scena personaggi e
situazioni modern. Lo spettatore cui si rivolge non pi laristocratico, ma il
borghese.

Un nuovo modo di fare teatro


Il mondo messo in scena da Goldoni descrive situazioni reali, con
personaggi che rappresentano tipi umani socialmente definiti e che si esprimono
in una lingua moderna, non letteraria, a volte anche in dialetto. Prima di lui, si
preferiva scrivere tragedie, oppure melodrammi sentimentali, come quelli di
Metastasio, caraterizzati da personaggi poco realistici e da un linguaggio di alto
livello.

La commedia dellarte
La commedia precedente a Goldoni aveva un realism volgare, serviva solo
per divertire il pubblico e gli attori non seguivano una sceneggiatura, ma
improvvisavano continuamente, perch I personaggi non dovevano essere
realistici, ma degli stereotipi (maschere, come Arlecchino, Pantalone), che si
ripetevano sempe.
Goldoni, dunque, rinnova il genere della commedia e, pima di tutto,
sostiuisce limprovvisazione con il testo scritto. Questa parte della riforma viene
fatta gradualmente, anche perch sia attori che pubblico erano abituati alle parti
fisse e alle acrobazie delle maschere; in un primo tempo, Goldoni scrive solo il
testo recitato dal protagonist, mentre agli altri attori viene dato un vaccio, cio un
testo parziale, che loro completavano grazie alla loro abilit dimprovvisazione.
Poi, a partire da La donna di Garbo del 1743, Goldoni scrive interatamente le

commedie e semplifica gli intrecci, con unattenzione alla coerenza psicologica dei
personaggi.

La locandiera riassunto
Personaggi

Il Cavaliere di Ripafratta
Il Marchese di Forlipopoli
Il Conte d'Albafiorita
Mirandolina, locandiera
Ortensia, comica(finta dama)
Dejanira, comica(finta dama)
Fabrizio, cameriere di locanda
Primo atto
Mirandolina gestisce la locanda dove viene costantemente corteggiata da ogni
cliente, in modo particolare dal Marchese di Forlipopoli (un aristocratico
decaduto che ha venduto il prestigioso titolo nobiliare) e dal Conte di Albafiorita
(un mercante che, arricchitosi, entrato a far parte della nuova nobilt
comprando il titolo).
I due personaggi rappresentano gli estremi dell'alta societ veneziana del tempo.
Il Marchese, avvalendosi esclusivamente del suo onore, convinto che basti la
sua protezione per conquistare il cuore della donna. Al contrario, il Conte crede di
poter procurarsi l'amore di Mirandolina cos come ha acquisito il titolo (le fa
infatti molti e costosi regali). Questo ribadisce le differenze tra la nobilt di spada
e la nobilt di toga, cio quella dei discendenti dei nobili medievali e quella di
coloro che hanno comprato il titolo nobiliare.
L'astuta locandiera, da buona mercante, non si concede a nessuno dei due
uomini, lasciando ad entrambi intatta l'illusione di una possibile conquista.

L'arrivo del Cavaliere di Ripafratta, un aristocratico altezzoso e misogino incallito,


sconvolge il fragile equilibrio instauratosi nella locanda. Il Cavaliere, ancorato alle
sue nobili origini e lamentandosi del servizio scadente, detta ordini a Mirandolina.
Egli cerca inoltre di mettere in ridicolo il conte ed il marchese accusandoli di
essersi abbassati a corteggiare una popolana.
Mirandolina, ferita nel suo orgoglio femminile e non essendo abituata ad essere
trattata come una serva, si promette di far innamorare il Cavaliere. Sarebbe
questo il suo modo di impartirgli una lezione.
Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa
la mia debolezza, e questa la debolezza di quasi tutte le donne.
(Carlo Goldoni, La locandiera, 1752)
Secondo atto
Per fare innamorare il Cavaliere, Mirandolina si mostra sempre pi gentile e piena
di riguardi nei suoi confronti, finch questo d segni di cedimento. In seguito,
dichiara di disprezzare le donne che mirano esclusivamente al matrimonio,
destando immediatamente una certa ammirazione da parte della sua vittima.
Pi tardi, mostra ostentatamente di non voler fare complimenti falsi al Marchese
(in una famosa scena, il Marchese vuole pavoneggiarsi con la bont di un vino di
Cipro che in realt ha un sapore disgustoso; mentre il Cavaliere non riesce a dire
in faccia al suo avversario la verit, Mirandolina non esita ad affermare che il vino
davvero imbevibile).
La protagonista riesce nel suo intento procedendo per gradi ed usando uno dopo
l'altro diversi accorgimenti: la strategia di seduzione ben pianificata e viene
rappresentata con una generosa serie di scene comiche; il cavaliere finisce per
cedere, e tutto il sentimento d'odio che provava si tramuta in un amore
appassionato che lo tormenta.
Proprio il suo disprezzo verso il sesso femminile lo ha reso vulnerabile alle malizie
della locandiera. Pur conoscendo le armi nemiche (temibile ed intrigante
mescolanza tra verit e bugie, lacrime, falsi svenimenti) egli non ha potuto
difendersi come avrebbe voluto: l'abile tecnica di Mirandolina, che fin dall'inizio

del secondo atto ha usato a proprio favore la misoginia del Cavaliere mostrando
con falsa sincerit di disprezzare anch'ella le donne e di pensare proprio come un
uomo, ha fatto s che questi abbassasse le difese, esponendosi inevitabilmente ai
suoi attacchi.
Terzo atto
Il cameriere Fabrizio molto geloso di Mirandolina, la quale riceve addirittura in
dono dal cavaliere una boccetta doro che per getta con disprezzo in un cesto. Il
cavaliere, dilaniato da sentimenti contrastanti, non vuole far sapere di essere
oggetto dei raggiri di una donna, ma allo stesso tempo spera di poterla avere per
s. Quando conte e marchese lo accusano di essersi innamorato della donna,
l'orgoglio ferito del cavaliere esplode in una disputa che rischia di culminare in
tragedia. Ma l'ancora una volta abile e teatrato intervento della stessa locandiera
impedisce che si venga alle spade: prima di partire, il cavaliere riconosce cos che
per vincere l'infausto potere seduttivo femminile, non basta disprezzarlo, ma
necessario fuggirlo. Il marchese, accortosi della boccetta nel cesto e credendola di
scarso valore, se ne appropria e la regala poi a Dejanira, una commediante
arrivata alla locanda.
Dato che l'innamoramento del cavaliere diventato cosa pubblica, la vendetta di
Mirandolina finalmente compiuta.
La donna riconosce di avere provocato troppo il cavaliere e quindi, quando
quest'ultimo va in escandescenze, decide di risolvere la questione sposando
Fabrizio, come le aveva consigliato il padre in punto di morte. La donna non lo
ama veramente, ma decide di approfittare del suo aiuto sapendo che il
matrimonio non sar veramente un ostacolo per la sua libert.
Il cavaliere lascia la scena disperato e Mirandolina promette a Fabrizio che se la
sposer, lei rinuncer al suo vizio di far innamorare altri uomini per vanit. Il
conte ed il marchese, in occasione del lieto evento, accettano di buona grazia la
decisione di Mirandolina, la quale chiede loro di cercar rifugio presso un'altra
locanda e di non importunarla pi. La scena si conclude quando ella, rientrata in
possesso della boccetta donatale dal cavaliere, si rivolge al pubblico e lo esorta a
non lasciarsi mai ingannare dalle lusinghe di una donna.

La mia opinione

Essere la locandiera, nella nona classe, stato molto difficile perch la locandiera
una donna molto complicata. Le piace che gli uomini sono inamorati da lei, le
piaciono I regali, I gioelli e gli uomini sono I suoi giocatoli. Usa molto la sua
femmininit. Questo lavoro teatrale anche molto divertente e pu essre fatto
anche in una vision moderna. Quando labbiamo recitato laula era piena di risi.
stata un esperienza geniale.

Fonti
Storia e testi di letteratura italiana Paolo E. Balboni
www.wikipedia.ro
www.seduco.it
www.fareletteratura.it