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Noemi Massa IIIF

Liceo Scientifico G.Brotzu

PLATONE
CAPITOLO 1 1. Il platonismo come risposta filosofica a una societ e a una cultura in crisi.
Il tempo di Platone caratterizzato dalla decadenza dellet doro della Grecia Periclea, sia nellambito storico che nellambito culturale. Essendo aristocratico e filosofo, Platone vive questa crisi come crisi delluomo nella sua totalit ed avverte perci pi degli altri la necessit di rinnovate stabilit. Inizia cos ad idealizzare la figura di Socrate, la quale diventa per lui quasi una figura contraddittoria, in quanto lo percepisce come simbolo della crisi ma al tempo stesso come la speranza di superarla. Per Platone il pensiero di Socrate era molto importante, tanto che percepiva il filosofo come una luce nelle tenebre, in quanto era stato lunico fino ad allora a manifestare la necessit di dover andare oltre il relativismo dei sofisti. Platone riteneva che la crisi etico-politica che si stava verificando derivasse soprattutto da una crisi di natura intellettuale. E per questo motivo che si convinse che non erano sufficienti delle riforme governative per cambiare la situazione che si stava creando, bens era necessaria una riforma golbale dellesistenza umana. Per attuare tale riforma era per necessaria una rinnovata filosofia che comprendesse una nuova visione complessiva delle cose. In sintesi, una filosofia che riformi lordine esistente.

2. La vita
Platone nacque ad Atene, e allet di ventanni inizi a frequentare colui che divenne poi il suo maestro: Socrate. Secondo quanto scritto nella Lettera VII, la morte di costui rappresent nella vita del giovane filosofo un evento decisivo. Egli infatti voleva intraprendere la vita politica, ma la morte del suo maestro lo spinse a condannare la vita politica del tempo, in quanto Socrate era considerato da molti luomo pi giusto di tutti, e mor per motivi ingiusti. Decise cos di percorrere una nuova strada, quella della filosofia, che secondo il suo pensiero era la sola via che potesse condurre gli uomini verso la giustizia. Nei suoi scritti Platone parl di un viaggio che fece nellItalia meridionale dove conobbe le comunit pitagoriche e in particolare fa riferimento allamicizia che stinse con un tale di nome Dione.1 Fu per mano di costui che Platone venne venduto come schiavo, ma fu fortunatamente riscattato e il denaro utilizzato a tale scopo serv poi al filosofo per la fondazione dellAccademia2.

3. Le opere e le dottrine non scritte.


Platone il primo filosofo antico di cui abbiamo tutti gli scritti. Chi si occup di organizzare le sue opere in nove tetralogie 3fu Trasillo, un grammatico. Alcuni dialoghi di Platone rimasero per fuori da queste tetralogie in quanto considerate spurie. Ci non significa che le opere

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Dione era il Tiranno della citt di Siracusa. LAccademia era la scuola di Platone. Egli la organizz sul modello delle civilt pitagoriche. 3 Nove gruppi di quattro scritti ciascuno

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delle tetralogie siano tutte pure, ma chiarire quali lo sono e quali no uno dei compiti della critica storica. Per valutare ci essa si avvale di tre criteri: Tradizione e testimonianze antiche Contenuto dottrinale Valore artistico Forma linguistica

Poi, oltre allo stile dellautore, vanno considerati anche i rinvii presenti negli scritti ( se in un dialogo ne viene ricordato un altro questultimo evidentemente lo precede). Possiamo dividere quindi lattivit letteraria di Platone in tre periodi, dove il primo periodo comprende scritti giovanili (o Socratici) quali lApologia, la Repubblica I etc; il secondo periodo comprende gli scritti della maturit come Il Simposio, Il Fedro etc; il terzo e ultimo periodo composto invece dagli scritti della vecchiaia, come Il Timeo, Parmenide etc.

4. I caratteri della filosofia Platonica


Platone e Socrate
Lattivit filosofica di Platone influenzata parecchio dallinsegnamento e dalla figura di Socrate. Lo scopo di Platone era quello di rintracciare il significato della figura di Socrate, ma ovviamente non tutte le sue dottrine sono attribuite ad egli. Nella sua produzione scritta Platone utilizza una forma dialogica, per cercare di restare comunque fedele alla scelta del suo maestro di non lasciare testimonianze scritte. Il dialogo, secondo Platone, era lunico mezzo attraverso il quale era possibile comunicare agli altri la modalit dellindagine filosofica, ed inoltre riproduceva landamento della ricerca con un carattere di socialit e comunanza. Il dialogo utilizzato da Platone fu uno strumento molto importante per lui perch gli permise di non porre mai fine alla sua ricerca, in quanto per mezzo di questo cercava costantemente una verit che luomo non possieder mai totalmente.

Filosofia e mito
Oltre al dialogo, un altro strumento che Platone utilizzava spesso erano i miti, attraverso il quale egli esponeva concetti e dottrine filosofiche. Questi per avevano senso solo se osservati in stretta relazione con il discorso filosofico. Per Platone inoltre, il mito aveva due significati fondamentali. Il primo significato era che il mito serviva al filosofo come ausilio per comunicare in maniera pi intuitiva le proprie dottrine, mentre il secondo significato percepiva il mito come uno strumento grazie al quale il filosofo poteva parlare di realt che andavano al di l dei limiti in cui doveva contenersi lindagine razionale.

Interessi e motivazioni del filosofare platonico


Alla base del pensiero platonico vi un interesse politico, in quanto egli voleva ricercare una comunit in cui luomo potesse vivere in pace e giustizia con i suoi simili. Ovviamente per la sua filosofia non si basava solo questo, infatti proprio per i suoi molteplici interessi Platone veniva considerato una mente poliedrica ed universale. Possiamo quindi affiancare

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allimmagine del Platone politico quella del Platone globale, che si interessa di tanti aspetti oltre che alla politica.

5.La difesa di Socrate e la polemica contro i Sofisti


Il Protagora e il problema dellinsegnabilit della virt
I protagonisti di questo dialogo sono il Sofista, Protagora, e il filosofo, Socrate. Protagora afferma di essere maestro della virt, ma Socrate a ci risponde che la virt non qualcosa che si pu insegnare in quanto le virt di cui parla il sofista sono un insieme di abilit acquisite con lesperienza. Secondo la visione di Socrate quindi la virt non una scienza, e questo uno dei motivi principali per cui non pu essere insegnata. Protagora non pu quindi affermare linsegnabilit della virt in quanto, secondo il suo pensiero, le virt sono molteplici e la scienza una sola di esse. In realt per, soltanto la scienza pu essere insegnata, e la virt (in quanto scienza) pu essere quindi comunicata solo per questo motivo.

LEutidemo e la polemica contro gli eristi


NellEutidemo lattenzione concentrata principalmente sul metodo eristico4 dei Sofisti. I due personaggi protagonisti di questo dialogo sono i due fratelli Eutidemo e Dionisodoro. Costoro apparentemente sembrano divertirsi molto a contraddirsi, ad esempio prima affermano che solo lignorante pu apprendere, mentre dopo che solo il sapiente pu apprendere. Il fondamento delle loro affermazioni che qualsiasi cosa si dica vera, in quanto non possibile errare. Socrate a questa loro dottrina risponde che, se tutto vero, allora non c nulla da insegnare e nulla da apprendere al mondo, perci che leristica sarebbe inutile. In realt invece, si pu insegnare solo la sapienza. In che modo? Amandola, ovvero filosofando.

Il Gorgia e la polemica contro la retorica


Nel Gorgia, Platone attacca la retorica. Questa era una tecnica di persuasione utilizzata in maniera indipendente rispetto ai contenuti dellargomento trattato. M a Platone a questo pensiero oppone la propria idea, secondo cui ogni arte ( o scienza che sia ) pu essere considerata persuasiva solo se espressa riguardo alloggetto che le proprio. Il problema che la retorica non ha un oggetto proprio, in quanto consente di parlare di tutto e le uniche persone che riesce a persuadere sono gli ignoranti. Non quindi unarte o una scienza, ma una pratica adulatoria. Pu essere utile, per mezzo di un discorso, a difendere ad esempio uningiustizia commessa, facendo cos in modo di non subirne la pena. Ma ci pu considerarsi come un vantaggio? Assolutamente no, perch il male per luomo consiste proprio nel compiere uningiustizia, perci sottrarsi alla pena di questa cosa molto grave. In realt la retorica implica che la giustizia solo una convenzione umana e non intelligente rispettarla in quanto nella legge di natura prevale sempre e comunque il pi forte. Qui si annulla perci la visione Socratica di virt e felicit: felice non pi un uomo virtuoso che attratto dal bene, bens il potente malvagio che viola la legge per raggiungere il proprio piacere. Platone afferma per che la felicit non necessit di un semplice piacere, ma di un bene stabile. Il
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Leristica larte di battagliare a parole

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piacere infatti non altro che la soddisfazione di un bisogno che pu tradursi in mancanza che causa dolore. Piacere e dolore sono quindi condizionati luno dallaltro, a differenza del bene e del male che sono due concetti distinti. A differenza del piacere infatti, il bene la ricerca di una misura razionale che consenta di tenere a freno gli istinti. Analizziamo ora altri aspetti del Gorgia. Nella parte iniziale Platone difende il principio socratico secondo cui chi fa il bene vive bene mentre chi fa il male oltre a vivere male, soffre. La sofferenza di costoro che attuano il male non sar per dopo la morte, bens in questa vita, perch il male corrompe la natura razionale delluomo e rende cos la sua vita infelice. Verso la fine del dialogo per Platone cambia il proprio orientamento: alletica della ragione (quella Socratica) contrappone letica della salvezza religiosa, dove luomo dovr scegliere il bene per timore sia dellinfelicit terrena che per timore delle pene che dovrebbe scontare nellaldil.

Il Cratilo, o del linguaggio


In questo scritto lattenzione concentrata sul linguaggio. La domanda che ci si pone se questo sia davvero un mezzo per insegnare la natura delle cose, come Cratilio affermava. Secondo Platone invece, il linguaggio doveva essere utilizzato allo scopo per il quale esisteva, e perci non lo considerava tanto un mezzo per insegnare le cose, bens per discutere della natura di esse. Sebbene ogni nome deve esprimere correttamente la natura della cosa significata, non tutti hanno questa caratteristica come ad esempio i numeri, i quali nomi sono puramente convenzionali. Secondo Cratilo, la scienza dei nomi non anche scienza delle cose, in quanto potrebbe esserci anche altra via da indagare. I nomi presuppongono gi la conoscenza delle cose, e il criterio per valutare il valore delle parole ci porta a cercare quindi la natura stessa delle cose. Nel dialogo saranno presenti costantemente tre tesi: Il il linguaggio pura convenzione, perci si deve unicamente alliniziativa degli uomini. (Sofisti) Il linguaggio prodotto dallazione causale delle cose. (Cratilo) Il linguaggio uno strumento che serve alluomo per avvicinarsi alla natura delle cose. (Platone)

La differenza principale fra le tre tesi che quella di Platone ammette che si pu anche dire il falso, mentre le altre due non ammettono ci.

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CAPITOLO 2 1. La dottrina delle idee


Sappiamo che nei dialoghi di Platone, specialmente in quelli del primo periodo, egli utilizza come riferimento le teorie del suo maestro Socrate. Non in tutti i suoi dialoghi per si atteneva a tali teorie, infatti in un secondo periodo riusc ad andare al di l delle dottrine che Socrate gli aveva insegnato. Svilupp cos il concetto di idea, e da qui nacque poi quella che chiam dottrina delle idee. Questa per nei suoi scritti non mai spiegata o descritta in maniera completa, ma nonostante ci il filosofo afferma che riusc a superare i massimi problemi della filosofia solo dopo averla scoperta.

La genesi della teoria


Per capire la nascita della teoria delle idee dobbiamo innanzitutto approfondire il concetto di scienza secondo lideologia platonica. Platone riteneva che la scienza doveva avere i caratteri dellimmutabilit e della stabilit, quindi della perfezione. Egli era convinto che il pensiero rifletteva lessere e che la mente sia solo una riproduzione di ci che esiste. Questa concezione assume il nome di realismo gnoseologico, ed proprio da qui che Platone inizier a chiedersi qual loggetto della propria scienza. Posta questa domanda, necessario quindi ammettere lesistenza di un contenuto specifico della scienza. Questo per non potr certamente essere costituito dalle cose del mondo apprese dai sensi, perch, gi come ci ha insegnato Parmenide, i sensi ingannano. Platone chiama opinioni quelle forme di conoscenza mutevoli e imperfette come quelle che ci forniscono i sensi. Il filosofo quindi spinto a considerare che loggetto proprio della scienza sono le idee. Il nostro concetto di idea per diverso da quello di Platone: per noi lidea una rappresentazione del nostro intelletto, mentre per il filosofo lidea unentit immutabile e perfetta che esiste per proprio conto, e che, unendosi ad altre idee, crea una zona dessere diversa dalla nostra (iperuranio). Anche se le idee possono presentare caratteristiche differenti da quelle che poi sono realmente le cose, Platone non esclude un loro rapporto con gli oggetti. Per lui le cose sono infatti delle copie imperfette delle idee. Per spiegare meglio questa teoria possiamo fare un esempio e prendere in considerazione lidea di bellezza e lidea di giustizia. Secondo il nostro pensiero esistono una molteplicit di cose che noi riteniamo belle o giuste, mentre nel mondo delle idee di Platone esistono solo la bellezza e la giustizia. Lidea di cui parla Platone pu essere quindi considerata come il modello unico e perfetto delle molteplici cose imperfette presenti nel nostro mondo. E possibile notare quindi che in Platone emerge un dualismo gnoseologico, ovvero lui considera due fondamentali di conoscenza: lopinione e la scienza. In queste fanno riscontro due tipi di essere distinti che sono le cose per quanto riguarda lopinione, e le idee per quanto riguarda la scienza. La filosofia platonica pu essere vista anche come unintegrazione con la filosofia eraclitea e quella parmenidea. Da Eraclito accetta infatti la teoria secondo cui il nostro mondo sempre soggetto alla mutevolezza (pnta ri), mentre da Parmenide il concetto secondo cui lessere autentico immutabile. Lidea di Platone analoga alla concezione dellessere di Parmenide, ma a differenza di questultimo lessere platonico risulta molteplice.

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Quali sono le idee


Le idee di cui parla Platone si dividono in due gruppi: idee valori e idee matematiche. Le idee valori corrispondo ai principi come ad esempio il bene, la bellezza, la giustizia etc.. Le chiamiamo tali proprio perch rappresentano ci che noi denominiamo come ideale o valore: Le idee matematiche corrispondono invece al campo attinente alla matematica e alla geometria.

Dalla prospettiva etico-matematica Platone passa poi a una di tipo logico-ontologico. Questa propensa a far corrispondere ad ogni realt una specifica forma, cos che lidea platonica possa considerarsi come una forma unica e perfetta di qualsiasi cosa. Anche se le idee sono caratterizzate da una molteplicit di cose esse non sono affatto disordinate, bens seguono una piramide ben organizzata dove in cima vi lidea del bene. Questa stata pi volte assimilata a Dio, ma dagli scritti platonici che ci sono giunti non risulta la stessa cosa, infatti lidea di un dio creatore risulta assente. Per Platone esiste la concezione del divino, ma non di un Dio, infatti afferma che seppure il bene sia al di l delle idee non questo che le crea, ma si limita solo a comunicarne la perfezione.

Il rapporto tra le idee e le cose


Il rapporto tra le idee e le cose pu assumere un duplice significato, in quanto le idee sono sia criteri di giudizio delle cose che cause delle cose. Criteri di giudizio in quanto anche noi per giudicare qualcosa non possiamo che riferirci alle idee; cause perch ad esempio le cose che riteniamo belle sono tali in quanto noi le associamo allidea di bellezza. Le idee sono quindi la condizione dellesistenza degli oggetti. Tuttavia il rapporto fra le idee e le cose non stato descritto in maniera inequivocabile da Platone, neppure quando durante la sua maturit ha parlato di metessi,5 mimesi6 e parusa7.

Dove e come esistono le idee


Alla domanda come e dove esistono le idee? si pu iniziare rispondendo in modo semplice che esse esistono oltre la mente e oltre le cose. Una risposta che appare cos semplice pu diventare complessa se analizzata con attenzione: la parola oltre allude forse a un mondo che si trova nellaldil? Ebbene questo era il pensiero della tradizione, il quale ha associato lidea di iperuranio di Platone ad un paradiso cristiano. Altri studiosi hanno per considerato le idee di Platone come dei modelli di classificazione delle cose, ovvero come dei criteri di classificazione mentali che ci permettono di identificare gli oggetti. Per quanto riguarda la prima affermazione, stata considerata come troppo legata al mito. Le idee di Platone non devono essere considerate infatti come un universo di cose esistenti, ma come un ordine di valori ideali.

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Le cose imitano le idee Le cose partecipano allesistenza delle idee 7 Le idee sono presenti nelle cose

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La conoscenza delle idee


Cerchiamo ora di capire in che modo luomo pu giungere alla conoscenza delle idee. Sappiamo che queste non derivano dai sensi in quanto sono ingannevoli, devono quindi costituire loggetto di una visione intellettuale alla quale anche luomo pu accedere. Per capire da dove proviene questa visione intellettuale, Platone fa riferimento alla reminescenza. Afferma infatti che lanima, prima di arrivare nel nostro corpo, ha vissuto nel mondo delle idee, dove ha contemplato i modelli perfetti delle cose. Una volta giunta poi nel nostro mondo ha tenuto con se i ricordi delle cose perfette che aveva conosciuto, ed infatti Platone afferma che conoscere ricordare. Possiamo quindi capire che secondo il filosofo la conoscenza non deriva dallesperienza sensibile, ma dallidea.

Reminiscenza, verit ed eristica


Secondo la teoria della reminiscenza utilizzata da Platone, conoscere non significa partire da zero bens ricordare ci che si era archiviato. Le interpretazioni della dottrina della reminiscenza sono duplici: coloro che considerano le idee come entit iperuraniche si basano su ci che racconta il mito, mentre coloro che considerano lidea come una struttura ideale affermano che lanima coglie le idee indipendentemente dai sensi.

Limmortalit dellanima e il mito di Er


La reminiscenza ci porta a pensare che lanima sia immortale. Nel mito di Er,Platone prover limmortalit di questa. Cercher di dimostrarlo per mezzo di tre prove: La prima prova, detta dei contrari, afferma che la morte si genera dalla vita e la vita si genera dalla morte, perci lanima rivive dopo la morte del corpo. La seconda prova, detta della somiglianza, afferma che lanima simile alle idee, le quali sono eterne, perci anchessa dovr necessariamente essere eterna. La terza prova, detta della vitalit, afferma che lanima compresa nellidea della vita, e perci non pu comprendere anche lidea della morte in quanto opposta.

La questione dellimmortalit dellanima serve al filosofo anche per chiarire cosa sia realmente il destino. Egli ritiene infatti che il destino sia la conseguenza di una scelta compiuta dallanima nel mondo delle idee. Illustra la sua tesi con il mito di Er. Platone espone poi la sua dottrina sulla filosofia, la quale viene percepita da lui come preparazione alla morte. Afferma infatti che se filosofare significa morire ai sensi e al corpo per cogliere meglio le idee la vita del filosofo non altro che preparazione alla morte.

La dottrina delle idee come salvezza dal relativismo sofistico


La dottrina delle idee caratterizzata dallopposizione al relativismo sofistico , il quale viene percepito da Platone come una filosofia negatrice di ogni punto di vista delle cose. Egli tenta quindi, con la dottrina delle idee, di restaurare le certezze assolute. Il relativismo dei sofisti crolla quindi totalmente, in quanto alla base di tale ragionamento alla fine risulta qualcosa di extraumano. Torna ad avere un valore assoluto invece la conoscenza e la morale, grazie alle

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idee e alle idee-valori. Si riscopr anche limportanza del linguaggio, in quanto fondato sulle idee ci rivela lessere e la verit.

La finalit politica della teoria delle idee


Con la dottrina delle idee Platone vuole offrire agli uomini uno strumento che gli permetta di dalle opinioni, le quali possono trarli in inganno. Per Platone: conoscenza delle idee=fondazione di una scienza politica universale=pace e giustizia

2. La dottrina dellamore e della bellezza


Il rapporto presente fra luomo e le idee viene definito da Platone come amore. Alla teoria delleros8, dedica due brani: il Simposio e il Fedro.

Il Simposio
Viene distinto da Pausania leros volgare, il quale si rivolge ai corpi, dalleros celeste, che si rivolge alle anime. Lamore viene percepito come una forza cosmica che determina larmonia di tutto i fenomeni; Aristofane, per spiegare meglio questa teoria, propone il mito degli androgini. Da tale mito possibile apprendere che lamore desidera qualcosa che non ha ma di cui ha bisogno: lamore quindi mancanza. Inoltre, lamore non ha bellezza ma la desidera, poich essa il bene che rende felici. Possiamo quindi capire che la bellezza loggetto dellamore. La bellezza pu per assumere gradi diversi: c la bellezza del corpo, ma quando ci si accorge che la bellezza pu essere uguale in tutti i corpi si passa ad apprezzare la bellezza corporea nella sua totalit. Al di sopra di questultima vi per la bellezza dellanima, superata dalla bellezza delle leggi e delle scienze. Al di sopra di tutto per si pu trovare ununica bellezza: la bellezza in s.

Il Fedro
Il problema che si pone il Fedro come lanima umana possa raggiungere la bellezza suprema. Platone divide lanima umana in tre parti: razionale, impulsiva, desiderante. Esprime questo suo pensiero nel mito della biga alata. Per quanto riguarda leros, esso diventa dialettica, la quale la ricerca dellessere in s e lunione amorosa delle anime nellapprendere o insegnare. Alla dialettica Platone riconduce poi la retorica , la quale viene analizzata nella seconda met del dialogo. Il filosofo espone la sua dottrina circa la retorica del vero, ovvero unarte che cerca il favore degli dei. Nonostante ci per, Platone continua a pensare solo la filosofia pu accedere alla verit, perci considera comunque la retorica come uno strumento che si limita a conoscere solo ci che plausibile. Non ha perci una propria autonomia, ma pu essere piuttosto considerata come uno strumento della dialettica.

Eros = Amore

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3. Lo stato e il compito del filosofo


Lo stato ideale
La costituzione di una comunit politica dove alla base del governo vi fossero i filosofi present a Platone due problemi: qual lo scopo di tale comunit? E i filosofi, chi sono?

La giustizia
Alla prima domanda che si pose, Platone risponde che lo scopo della comunit era la giustizia. Egli ritiene infatti che questa sia una condizione fondamentale per la vita dello Stato, e che nessuna comunit umana pu esistere senza essa. Definisce poi come dovrebbe essere lo Stato, e secondo il suo pensiero esso dovrebbe essere composto da tre classi: La classe dei governanti La classe dei guerrieri La classe dei lavoratori

Alla classe dei governanti propria la virt della saggezza, in quanto se i governanti sono saggi deve esserlo poi anche tutto lo Stato. Alla classe dei guerrieri appartiene la virt del coraggio, mentre allultima classe, quella dei lavoratori, la temperanza (la quale per comune anche alle altre). Le virt elencate si possono riunire in un unico gruppo: la giustizia. Essa infatti le comprende tutte, e viene realizzata quando ogni cittadino compie il compito che gli spetta. La giustizia garantisce lunit dello Stato tanto quanto lunit e lefficienza dellindividuo. Platone infatti divide lanima individuale in tre parti: La parte razionale, la quale ha sede nel cervello. E grazie ad essa che il cervello domina gli impulsi e ragiona La parte concupiscibile, che il principio di tutti gli istinti corporei ed ha sede nel ventre La parte irascibile, lotta per ci che la ragione ritiene giusto ed infatti viene collocata nel petto

La giustizia si compier quindi solamente quando ciascuna parte dellanima svolger la propria funzione. Essa non sar solo lunit dello Stato, bens anche laccordo dellindividuo con la comunit.

Le classi sociali: alcune riflessioni


Sappiamo che la giustizia ladempimento del proprio compito da parte di ogni individuo, ma secondo quale criterio Platone ha diviso gli uomini in classi? E perch un individuo appartiene a una classe invece che a unaltra? Alla prima domanda il filosofo risponde che, essendoci compiti diversi in uno Stato, essi devono essere esercitati da individui diversi. Per quanto riguarda la seconda domanda invece egli spiega che lappartenenza ad una classe invece che ad unaltra dovuta alla prevalenza di una parte dellanima sulle altre parti. Secondo la sua divisione abbiamo quindi individui prevalentemente razionali, individui impulsivi e infine individui soggetti al desiderio del corpo. La classe di appartenenza non quindi ereditaria,

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sebbene spesso i figli appartengono alla stessa classe dei genitori, ma bens dipende dalla persona stessa.

Il comunismo platonico
Per garantire la funzionalit dello stato e la realizzazione della giustizia Platone propone leliminazione della propriet privata e la comunanza dei beni per le classi superiori, cosi che queste, anzich pensare solo ai loro interessi, si dedichino anche alla cosa pubblica. Secondo il suo pensiero nella citt ideale non dovrebbero esistere n la ricchezza n la povert, in quanto entrambe sono nocive. Questo aspetto del pensiero di Platone sembra quasi avere un carattere comunista, che non riguarda per lintera societ in quanto la terza classe viene esclusa dalla propriet privata dei mezzi di produzione. La classe al potere poi, non potr avere famiglia, in quanto ritiene che i governanti debbano avere in comune anche le donne, oltre che i beni materiali. I matrimoni verranno combinati dallo Stato e saranno solo temporanei con lo scopo di procreare bambini sani, i quali verranno per sottratti dalla nascita ai propri genitori. Inoltre coloro che poi si prenderanno cura di loro non dovranno rivelargli chi sono i loro parenti, cos che si possa vivere come in una grande famiglia.

I guardiani sono felici?


Alla domanda i guardiani9 sono felici? Platone risponde che la felicit risiede unicamente nella giustizia, ovvero nelladempimento del proprio compito al fine di garantire larmonia dello Stato. Inoltre i filosofi, sono felici gi in principio in quanto filosofi, e non hanno perci bisogno di beni materiali.

Le degenerazioni dello Stato


Platone cosciente del fatto che lo Stato che definisce lui non esister mai nel mondo, e corregge perci lidea che in una societ perfetta ogni individuo deve seguire la propria disposizione naturale con lidea che ledificazione dello Stato rende necessario un agire contrario alla natura umana. Vi sono inoltre diverse degenerazioni dello Stato, qui di seguito ne verranno elencate alcune: Timocrazia Governo fondato sullonore dove luomo diffidente verso i sapienti. Oligarchia Governo fondato sul censo, nel quale comandano i ricchi Democrazia Governo fondato sulla libert dei cittadini. Tale libert per corrisponde ad un abbandono verso i desideri da parte delluomo Tiranidde In questo presente uneccessiva libert della democrazia, dove luomo tirannico schiavo delle passioni.

Ovvero i filosofi

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Chi custodir i custodi? Limportanza delleducazione


Dato che lo Stato idealizzato da Platone non comprende una qualche possibilit di controllo popolare come si pu essere sicuri che i governanti adempiano al loro dovere, realizzando quindi il bene comune, e non il proprio personale interesse? Platone a ci risponde che i custodi sono in grado di custodire se stessi oltre che gli altri. Da qui si potr comprendere limportanza delleducazione, la quale strettamente collegata anche allordinamento politico, tanto che lo Stato sembra quasi unAccademia che ha lo scopo di formare impeccabili custodi. Ma il sapere di cui parla Platone non accessibile a tutti gli individui, bens solo alle classi superiori.

I gradi della conoscenza e delleducazione


Leducazione al sapere e alla virt coincide con leducazione alla filosofia, infatti filosofo colui che ama la conoscenza nella sua totalit. Ma la conoscenza, che cos? Platone fa corrispondere alla conoscenza la scienza, ovvero le idee e lessere; allignoranza fa corrispondere il non essere; al divenire, lopinione. Paragona inoltre la conoscenza ad una linea divisa in due segmenti, dove da una parte vi sar la conoscenza sensibile, e dallaltra parte la conoscenza razionale. Questi due segmenti verranno ulteriormente divisi in due parti, limmaginazione e la ragione scientifica. Si hanno cosi 4 gradi di conoscenza. La conoscenza sensibile, ovvero lopinione, rappresenta il nostro mondo e comprende la congettura (che ha per oggetto le ombre ovvero le impressioni superficiali) e la credenza (che ha per oggetto el cose sensibili). La conoscenza razionale invece corrisponde al mondo delle idee, e comprende la ragione matematica, che ha per oggetto le idee matematiche, e lintelligenza filosofica, che ha per oggetto le idee valori. Nonostante esaltasse la matematica, Platone affermava comunque la superiorit della filosofia rispetto ad essa, in quanto discipline di tipo scientifico-matematiche sono spesso collegate al mondo sensibile in quanto le loro nozioni sono frutto di dati sensibili. Nonostante ci per Platone la matematica ha un valore fondamentale, in quanto leducazione scientifica delluomo ha il suo punto critico quando passa dalla conoscenza sensibile a quella razionale. Ci viene effettuato secondo il filosofo per mezzo delle misure, infatti se luomo non vuole rimanere nello spazio della conoscenza sensibile deve ricorrere alla misura, la quale dar conoscenze di natura oggettiva e stabile. Le discipline fondamentali per Platone sono quattro: aritmetica, geometria, astronomia e musica. Esse, insieme, costituiscono la propedeutica della filosofia.

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Il mito della caverna


La teoria di Platone circa la conoscenza e leducazione trova riscontro nel mito della caverna. La simbologia di questo mito molto vasta e ricca di significati: Caverna = il nostro mondo Schiavi = gli uomini Ombre delle statuette = immagini superficiali delle cose Mondo fuori dalla cavera = idee Catene = ignoranza e passioni Statuette = cose del mondo sensibile Fuoco = principio grazie al quale si possono conoscere le cose sensibili Sole = idea del bene

Il concetto principale quello della finalit politica della filosofia, ovvero che tutte le conoscenze acquisite devono essere utilizzate per la fondazione di una comunit giusta e felice.

La dottrina platonica dellarte


Platone condanna larte in quanto convinto che essa sia limitazione di unimitazione, ovvero si limita solo a riprodurre limmagine delle cose che a loro volta non sono altro che la riproduzione delle idee. Larte inoltre formata unicamente da immagini, perci in essa non presente la componente matematica che permette di giungere ad una conoscenza comune. Vi anche un altro motivo per cui Platone condanna larte, ovvero afferma che essa corrompa gli animi, incatenandoli alle passioni. La sua critica verso larte non per rivolta ai miti, infatti egli ritiene che essi siano dei nobili tentativi di rappresentare la mente. Tuttavia, Platone condanna principalmente le concezioni erronee dellarte, ma non larte di per s. Quando viene infatti affiancata alla filosofia non la critica, perch da questo punto di vista afferma che la bellezza la forma esteriore della bont, e ci che bello e buono vero. Da qui Platone sviluppa una propria concezione sul bello e sullarte, e ritiene che il bello unicamente ci che ci procura piacere. Le cose belle sono quindi in virt del loro rapporto con lidea del bello.