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TIPOLOGIA A.

VERGA
Il testo analizzato è il quarto capitolo del romanzo che ha consacrato Verga come
scrittore. L’opera parla proprio di una famiglia di pescatori, I Malavoglia, che va
incontro alla rovina economica per aver cercato fortuna con il commercio. La
famiglia fallisce questo tentativo di rivalsa sociale a causa di una tempesta che
scaraventa il carico e il giovane Bastianazzo in balia delle onde del mare di Sicilia.(1)
Il capitolo in questione è ambientato nel piccolo villaggio di Acitrezza, esattamente
due giorni dopo la tempesta, Bastianazzo non aveva ancora fatto ritorno con il
carico, e ormai i malavoglia come il villaggio intero aveva perso ogni speranza.
Durante il funerale, mentre i Malavoglia si inginocchiano davanti a una bara vuota
dato che il mare non ha più restituito il corpo di Bastianazzo, gli abitanti del paese
cercano di distrarre i membri della famiglia tenendo dei discorsi, ma alla fine ciò che
emerge è solo un profondo egoismo che a nulla serve per confortare i Malavoglia. La
famiglia, una volta tornata a casa, è disperata, non solo Bastianazzo è scomparso,
ma hanno ancora un debito da ripagare. (2) Il testo, oltre a raccontare i fatti sia
sfortunati sia benevoli che colpiscono i Malavoglia, rende partecipe il lettore dei
pensieri delle persone che popolano il piccolo villaggio di Acitrezza. Il narratore
sembra quasi essere uno dei popolani, adotta un punto di vista molto simile a quello
degli altri abitanti che vanno a fare visita alla famiglia in lutto. Vengono a galla
infatti, i presentimenti, e per certi versi, le paure delle persone. Molti popolani
vanno a casa dei malavoglia per esternare vicinanza portando dei doni o
semplicemente per alleviarli con una breve conversazione, ma altre persone
approfitteranno della loro situazione disastrosa per continuar a guadagnare sulle
loro spalle. Infatti viene a galla il timor che Zio Crocifisso, nonostante abbia già un
debito coi malavoglia, potrebbe prendersi la Dote di Filomena, portando cosi la
famiglia sull’uscio della rovina. (3) Come detto precedentemente, il narratore
sembra quasi nascondersi tra gli abitanti di Acitrezza, adottando il loro punto di
vista, il loro linguaggio e anche i loro pensieri. Attraverso questa tecnica, conosciuta
come “Tecnica dell’impersonalità”, Verga riesce a raccontare attraverso i suoi testi, i
caratteri, le tradizioni, i pensieri e il modo di vivere di una società ancora di stampo
arcaico-rurale come quella siciliana. In questo modo Verga riesce a rappresentare la
realtà dei fatti, in linea con il suo pensiero e con la corrente del verismo Italiano, che
fungeva da strumento per la rappresentazione oggettiva di tutte le classi sociali (di
cui si fa promotore anche Verga con la scrittura del ciclo dei “Vinti”). (4) Andando
più nel particolare Verga utilizza due tecniche narrative, fondamentali per la sua
narrativa verista. La prima è la tecnica dell’impersonalità, utilizzata prima da Zola.
Quella utilizzata dall’autore parigino era meno severa, adottava il punto di vista dei
personaggi, si percepiva ancora la presenza dell’autore a causa di alcuni interventi
diretti o anche attraverso descrizioni paesaggistiche. Verga decide di utilizzare
questa tecnica estremizzandola al massimo, in quanto nella narrazione il narratore è
completamente eclissato, quindi pensieri e discorsi di altro tipo passano per il filtro
della classe sociale rappresentata, le descrizioni di paesaggi o non sono presenti o
comunque lasciate ai personaggi. Un’altra differenza riguarda la lingua adottata,
Zola punta su un lessico di base medio-borghese, che però varia in base alla classe
sociale; in Verga vediamo invece che il linguaggio varia radicalmente in base alla
classe sociale, nei malavoglia si utilizza un lessico popolare, mentre in Mastro-Don
Gesualdo, questo sembra già innalzarsi, dato infatti il cambiamento di situazione
sociale. La seconda tecnica utilizzata è la “tecnica dello straniamento” questa
tecnica è utilizzata per rappresentare in maniera pura e oggettiva il pensiero dei vari
personaggi rappresentati. Il pensiero dell’autore non viene mai espresso, quello che
viene fuori è il pensiero della società rurale siciliana. In questo modo l’autore,
eclissando il suo pensiero, farà venire fuori tutti gli ideali della società
rappresentata, che per lo più sono ideali negativi, basati sul guadagno personale o
più in generale su una visione utilitaristica della vita, e proprio per questo, il lettore,
davanti ad un narratore che narra di questi ideali si sente estraniato. (5) Verga,
proprio per la rappresentazione oggettiva del vero che porta avanti nei suoi testi,
sceglie minuziosamente un linguaggio che supporti ulteriormente quest’ultima. Il
linguaggio infatti varia in base al variar del soggetto rappresentato. Prendiamo come
esempio il capolavoro incompiuto di verga, I Vinti, il primo romanzo “I Malavoglia”,
narra di una famiglia di pescatori, quindi una famiglia appartenente alla classe
sociale più bassa, che nonostante cerca rivalsa, rimarrà sempre appartenente a
quella classe; il linguaggio utilizzato da Verga è popolare, quindi il più basso
possibile, quindi utilizzerà modi dire in dialetto, le espressioni dialettali più varie ed
addirittura qualche “contranome” che rappresentava una caratteristica opposta a
quella persona. Mentre il discorso cambia col secondo romanzo, Mastro-Don
Gesualdo, la storia di un manovale che da tale diventa Don grazie ai suoi
possedimenti, ma che sarà costretto ad una morte triste e solitaria. In questo
romanzo il lessico si innalza da popolare a medio-borghese. Il ciclo doveva
continuare con “La duchessa di Leyra” ma l’opera rimane incompiuta. (6)Il testo
analizzato è molto importante se si considera la trama dell’intero romanzo, è il
capitolo che segna la discesa verso la rovina a cui sono destinati. Oltre a Bastianazzo,
il mare richiama a sè i suoi frutti, che erano stati comprati dai Malavoglia con un
prestito, per poi esser rivenduti ad un prezzo maggiorato a Catania. Da questo punto
i Malavoglia vedono andar in rovina la propria famiglia, gli viene sottratta la casa del
Nespolo, La provvidenza (che intanto è stata ritrovata e riparata), ‘Ntoni viene
arrestato dopo aver aggredito Don Michele in preda all’alcool, Lia finisce col fare la
prostituta dopo il matrimonio fallito e il povero Padron ‘Ntoni finisce in ospedale.
L’unica speranza risiede ancora in cuor di Alessi, che ricostruisce la casa, e la famiglia
Malavoglia, infatti ormai sposato, richiama Mena che si propone di badare ai figli del
fratello. Alessi cerca di far ritornare padron ‘Ntoni ma muore prima di poter vedere
la famiglia ricostruita, e il romanzo termine con l’abbondono di Acitrezza da parte di
‘Ntoni, che ormai scagionato capisce che non può vivere in quel posto dopo aver
causato fin troppi problemi a quella famiglia che gli aveva dato solo amore. In
quest’opera Verga voleva rappresentare il suo punto di vista sulla vita riservata a
qualsiasi uomo. Oltre a rappresentare la vita in maniera oggettiva, verga si fa
promotore di un pensiero pessimista, che per certi versi possiamo considerare
anche più negativo di quello leopardiano. Leopardi confidava ancora nell’umanità,
un’umanità che, attraverso i suoi testi, poteva sconfiggere la natura e prosperare in
felicità. In Verga invece possiamo vedere come le sue opere siano adornate da un
velo di rassegnazione, ogni uomo nasce in una classe sociale e non può cambiare
quest’ultima, anzi chi proverà a cambiarla finirà col vivere la sua vita in maniera
infelice e pessima per certi versi, si veda il destino toccato a Padron ‘Ntoni e a
Mastro-Don Gesualdo, costretti a morir in preda alla solitudine e al rimorso per la
scelta fatta. Tra i testi analizzati i più esplicativi di questa visione verghiana sono il
“Ritorno di ‘Ntoni alla casa del nespolo” e “la morte di Mastro-Don Gesualdo”. Nel
primo, vediamo ‘Ntoni, ormai scagionato che torna a casa propria. Viene accolto da
Alessi e dalla famiglia ricostruita. Alessi gli propone di vivere in famiglia ma, ‘Ntoni è
consapevole che non è più quello il suo posto. Ha più volte scelto di lasciar la casa
per tentare un’ascesa nel sociale ma ogni volta ha fallito, ed ora si sente un estraneo
a tornar in quella casa da cui poco tempo fa voleva scappare.’Ntoni abbandona
Alessi e la sua famiglia consapevole che non potrà mai risarcirli per il dolore che ha
provocato con le sue scelte. Nel secondo testo invece vediamo come la morte di
Gesualdo ci viene rappresentata secondo la tecnica dello straniamento. Gesualdo si
trova in punto di morte, circondato dalla stessa roba che lo aveva fatto sentire vivo
anni orsono, intorno a lui girovaga un servo che lo osserva in maniera sprezzante,
quasi fosse un peso la sua morte. Il punto di vista è lo stesso di un servo che assiste
alla scena freddo e quasi scocciato del turno che gli è toccato, in questi attimi
Gesualdo si rende conto del fallimento che è stata la sua vita, trattando sempre gli
uomini secondo la “legge della roba” ora subisce un contrappasso trasformandosi
anche lui in roba di poco valore,