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ALESSANDRO MANZONI

VITA Nasce a Milano dal conte Piero e da Giulia Beccaria, figlia di Cesare
Beccaria, uno dei pi illustri rappresentanti dellilluminismo lombardo. Si separ
presto dai genitori e trascorse la sua fanciullezza in collegio, dove ricevette
leducazione classiche e, allo stesso tempo, svilupp una profonda avversione
per i metodi pedagogici e larido formalismo. Uscito dal collegio, a causa di
eventi traumatici, si allontan dalla religione e svilupp idee razionalistiche e
liberari. Mosso da queste idee, a 16 anni si inser nellambiente culturale
milanese del periodo napoleonico e frequent importanti scrittori come Monti e
Foscolo. Durante questo periodo, condusse vita gaudente e allo stesso tempo
scrisse le due odi amorose, opere classiche: Monti, molto suo amico, lo avvicin
al neoclassicisimo.
Nel 1805 lascia la casa paterna per raggiungere la madre a Parigi dopo la morte
di Carlo Imbonati, luomo con cui ella aveva vissuto in Francia. Con la madre
instaura un rapporto intenso ed affettuoso che segner la produzione letteraria
dellartista. Nel periodo parigini di Manzoni ci sono due elementi fondamentali
che contribuiscono a formare lo scrittore intellettualmente, filosoficamente,
moralmente e politicamente:
1. Ideologi: Manzoni a Parigi si avvicina al gruppo degli Ideologi e, in
particolare, stringe amicizia con Fauriel. Questo gruppo di intellettuali era
un gruppo di oppositori al regime napoleonico e veicol il passaggio di
Manzoni dallilluminismo al romanticismo.
2. Giansanesimo: Il giansanesimo a cui si avvicina Manzoni, grazie alla
moglie, dogmatico e non rigoroso. In particolare, di questo movimento
religioso, Manzoni condivide il fatto che solo degli eletti siano destinati
alla salvezza per grazie divina ma solo dopo la morte poich nel mondo
reale domina la cattiveria.
Lavvicinamento al giansanesimo incise sulla sua conversione religiosa del 1810.
Quando Manzoni torn a Milano, lasciando definitivamente Parigi, la sua visione
della realt ispirata al cattolicesimo. Dal punto di vista ideologico, la
conversione rappresent per Manzoni la riscoperta della parte pi interna
delluomo attraverso un processo lungo e interiore. Questa conversione, di cui
quasi impossibile ricostruire i dati biografici poich Manzoni mantenne sempre
un stretto riserbo sulla sua vita privata, coincise con un cambio di poetica.
Lartista abbandon la poetica classicheggiante per dedicarsi alla scrittura degli
Inni Sacri e, poi, di una serie di opere di orientamento romantico, nutrite di
interessi storici e religiosi.
Dopo il ritorno in Italia, Manzoni condusse unesistenza appartata a Milano e,
per certi periodi, nella sua villa a Brusuglio. Dedic il suo tempo allo studio, alla
scrittura, alle pratiche religiose e alla famiglia. Egli segu attentamente lo
sviluppo del romanticismo milanese senza prendere parte attiva alle polemiche
con i classicisti. Un atteggiamento analogo assunse nei confronti della politica:
animato da sentimenti patriottici ed unitari, segu intensamente gli avvenimenti
del 1820-1821, ma non vi partecip attivamente e non fu toccato dalla
repressione austriaca.
Qualche anno dopo la conversione e la scrittura degli Inni Sacri, Manzoni sent il
bisogno di sottoporre il vero religioso al vero storico: la realt ingiusta e
dominata dalla cattiveria, come possibile che Dio possa volere questo? Da
questo interrogativo che Manzoni si pone, emerge la sua visione tragica della
storia e il problema morale a cui cercher di rispondere. Secondo lartista, la
morale cattolica non pu essere valutata basandosi sugli episodi storici poich
appartiene ad una sfera superiore ed indipendente da essa. Come emerger
successivamente dai Promessi Sposi, Manzoni crede che lunico modo per
sopravvivere ad una realt malvagia e cattiva sia la fede nella provvidenza.

In questi anni scrisse le Odi Civili, la Pentecoste, le tragedie, le prime due


stesure del romanzo, le Osservazioni sulla morale cattolica e il Discorso sopra
alcuni punti della storia longobarda in Italia.
Con la pubblicazione dei Promessi Sposi, nel 1827, si pu considerare conclusa
la produzione letteraria di Manzoni. Successivamente egli tese sempre di pi a
rifiutare la poesia, considerandola falsit di contro al vero storico e morale.
Approfond gli interessi storici e filosofici e lavor, fino al 1840, alla terza
redazione del romanzo dei Promessi Sposi ma cambiandolo unicamente da un
punto di vista linguistico. Allamicizia con Fauriel si sostitu quella con Antonio
Rosmini, un filosofo cattolico che divenne la sua guida intellettuale. In questi
anni sub diversi lutti: morirono la moglie, la madre e dei figli.
Grazie al successo ottenuto con il romanzo, Manzoni divent una figura
pubblica. Durante le Cinque Giornate del 1848 segu attentamente gli
avvenimenti, senza partecipare direttamente, e consegn alle stampe lOde
patriottica Marzo 1821, tenuta nascosta per anni. Quando si form il Regno
dItalia nel 1860, fu nominato senatore. Pur essendo profondamente cattolico
era contrario al potere temporale della Chiesa e favorevole a Roma come
capitale. Nella sua vecchiaia, Manzoni fu circondato dalla venerazione della
borghesia italiana, che vedeva in lui un grande scrittore e una guida
intellettuale, morale e politica. Il suo romanzo fu anche assunto nelle scuole con
tale intento. Mor nel 1873: gli furono tributati solenni funerali e fu sepolto nel
cimitero monumentale.
PRIMA DELLA CONVERSIONE: LE OPERE CLASSICISTE Tra il 1801 e il 1810,
Manzoni scrive una serie di opere allineate con il gusto classicistico: sono testi
caratterizzati da un linguaggio aulico, da unornamentazione retorica
tradizionale e ricchi di rimandi mitologici e dotti. Con questi testi riprende la
poesia montiana e foscoliana.
Nel 1801 scrive Il trionfo della libert, una visione allegorica in terzine che
richiama la poesia di Monti. Dal punto di vista tematico questopera rimanda al
contesto contemporaneo a Manzoni: si parla della Rivoluzione Francese, si
scaglia contro la tirannide politica e gi rivela la disillusione dinanzi al fallimento
degli ideali rivoluzionari traditi da Napoleone. Successivamente scrive lAdda,
un poemetto idillico, indirizzato a Monti, e quattro Sermoni, in cui, prendendo a
modello Parini, critica alcuni aspetti del costume contemporaneo.
Nel 1805 scrive il Carmen in morte di Carlo Imbonati riprendendo un modulo
classico: in esso immagina che Imbonati, un figura paterna per lui, gli appaia in
sogno dandogli nobili ammaestramenti di vita e di poesia.
Nel 1809 compone Urania, un altro poemetto che tratta un tema caro alla
cultura neoclassica: un uomo pi civile quanto pi vicino allarte ( riprende
le Grazie di Foscolo). Successivamente scrive A Parteneide che una riposta
al poeta danese Baggesen in cui si scusa di non poter tradurre il suo idillio
borghese Parthenais.
Verso la fine di questo suo periodo di vita, compone versi peggiori che lui stesso
definir, in una lettera a Fauriel, sciocchezze poich privi di interesse. Per i
successivi tre anni non scrive nulla.
DOPO LA CONVERSIONE: LA CONCEZIONE DELLA STORIA E DELLA
LETTERATURA La conversione fu un fatto totalizzante per Manzoni. Oltre alla
sfera religiosa, invest tutti gli aspetti della sua personalit. Le Osservazioni
sulla morale cattolica, scritte per controbattere l tesi esposte da Sismondi ne
Storia delle repubbliche italiane nel Medioevo, ne sono una chiara
dimostrazione: Manzoni scrive che, al contrario di ci che sosteneva Sismondi,
la morale cattolica non era stata la fonte della corruzione del costume italiano,
ma essa fonte di tutto ci che buono e vero ed un punto di riferimento
anche dal punto di vista politico, morale ed intellettuale.

La conversione al cristianesimo cambia, dunque, anche altri aspetti del pensiero


di Manzoni come la concezione della storia e della letteratura.
Per quanto riguarda la storia, Manzoni, inizialmente neoclassico, vedeva nel
mondo romano lantecedente diretto della cultura moderna e un modello
supremo di civilt. Dopo la conversione, egli giudica, al contrario, la civilt
romana barbara, violenta e feroce. Per contro, nasce in lui un nuovo interesse
per il Medio Evo cristiano che viene visto come la vera matrice della cultura
moderna. Da questo rifiuto della visione classica scaturisce anche, in Manzoni,
un rifiuto della concezione eroica ed aristocratica che celebrava solo i vincitori e
i potenti, e sviluppa un interesse per i vinti, gli umili.
Per quanto riguarda la letteratura, nasce in lui il bisogno di una letteratura che
guardi al vero della condizione umana. Di questultima Manzoni ha una visione
tragica: diviene centrale il tema del male radicato nella natura umana e nella
storia e della figura delluomo naturalmente incline al peccato. Da questa nuova
concezione della letteratura ne derivano il rifiuto del formalismo retorico,
dellarte come esercizio ornamentale e come gioco fine a se stesso; ed il
bisogno di unarte che scaturisca da esigenze profonde, che affronti contenuti
vivi, che tratti il vero, che si prefigga l utile in campo morale e civile.
Negli anni successivi Manzoni fisser la sua nuova concezione dellarte con una
formula sintetica ed efficace: Lutile per iscopo, il vero per soggetto e
linteressante per mezzo..
Con le sue opere liriche, tragiche e con il suo romanzo, Manzoni realizza nel
modo pi compiuto le esigenze di rinnovamento letterario che erano proprie del
gruppo romantico.
GLI INNI SACRI Gli Inni Sacri sono la prima opera scritta dopo la
conversione, tra il 1812 e il 1815. Per capire il valore di rottura degli Inni,
basta pensare al modello di poesia dominante in quegli anni: un modello
fondato da Monti e Foscolo, basato sul culto della civilt antica come
esempio di perfezione. Manzoni rifiuta i temi mitologici e classica preferendo
trattare temi che siano vivi nella coscienza contemporanea, aderenti cio al
vero. Ne deriva una poesia che non si rivolge alla cerchia ristretta di
letterati, ma ad un orizzonte popolare in quanto espressione di un
sentimento comune a tutti gli uomini. Gli Inni dovevano essere 12, come le
principali festivit dellanno cattolico, ma ne scrive solo 4 (Pasqua, Natale,
Resurrezione e Il nome di Matia) ai quali aggiunge, successivamente la
Pentecoste. Sono strutturati in tre parti: evocazione dellevento, commento
teologico e conseguenze nel popolo cattolico. La Pentecoste, tuttavia, rompe
lo schema mettendo da parte i motivi teologici e lepisodio, insistendo sul
rivolgimento portato dallo Spirito nella sua discesa nel mondo e termina con
uninvocazione affinch esso discenda di nuovo sullumanit. Manzoni
utilizza metri dal ritmo agile e popolareggiante che rendono lentusiasmo dei
fedeli per queste festivit. Questi metri (settenari, ottonari, decasillabi) sono
lontanissimi dalla metrica classica. Il linguaggio si libera dalle forme auliche
del classicismo senza abbassarsi, per, ad una dizione prosaica. Gli Inni Sacri
sono delle liriche oggettive, in quanto non rappresentano il mondo interno
solo al poeta, ma un sentimento comune, quello religioso. Con esse inizia il
processo di slirichizzazione che culminer con il romanzo.
LA LIRICA PATRIOTTICA E CIVILE Nel 1821 Manzoni compone lode Marzo
1821, dedicata ai moti rivoluzionari di quellanno e alla speranza che lesercito
piemontese si unisse allesercito degli insorti lombardi, e il Cinque Maggio,
ispirato alla morte di Napoleone. Anche queste liriche rappresentano una rottura
rispetto alla poesia neoclassica: non ci sono riferimenti mitologici o alla storia
antica. Gli episodi della storia contemporanea vengono visti nella prospettiva
religiosa. In Marzo 1821, Dio stesso che soccorre la causa dei popoli che
lottano per la loro indipendenza. Nel Cinque Magio lalternanza di glorie e

sconfitte della vicenda napoleonica valutata dalla prospettiva delleterno,


ov silenzio e tenebra/ la gloria che pass.

TRAGEDIE Anche le tragedie di Manzoni si presentano come una rottura


rispetto alla tradizione. Le novit sono due: rifiuto delle unit aristoteliche e la
scelta della tragedia storica. I principi che guidano Manzoni nella stesura delle
sue tragedie sono ben descritti in un ampio saggio intitolato Lettre
M.Chauvet sur lunit de tempus et de lieu dans la tragdie. In aderenza con il
suo voler rappresentare il vero, Manzoni scrive di non voler inventare nuovi
fatti per adattarvi sentimenti ma, al contrario, spiegare ci che li uomini hanno
sentito, voluto e sofferto, mediante ci che hanno fatto. Per scrivere una poesia
drammatica, quindi, basta far riferimento alla realt che il pi ampio
repertorio di personaggi drammatici: bisogna analizzare le dinamiche interne e i
svolgimenti di un fatto storico. Ci che lo differenzia da uno storico che il
poeta completa i fatti storici, investigando con linvenzione poetica i pensieri e i
sentimenti di chi stato protagonista di quegli avvenimenti.
La convinzione delleccellenza dei soggetti tratti dalla storia era stata radicata
in Manzoni dalla lettura dei drammi di Shakespeare, un autore che ripugnava al
gusto classico e che era stato esaltato dalla cultura romantica europea. Oltre
alla lettura dei drammi di Shakespeare, contribu anche la lettura delle tragedie
storiche di Schiller e Goethe e delle opere teoriche del Romanticismo (Schlegel).
Il culto manzoniano del vero storico costringe Manzoni ad abbandonare le
unit di tempo aristoteliche poich chiudere lo sviluppo di unazione in
determinati luoghi e con determinati tempi, costringe il poeta ad falsificare le
passioni ingigantendole. Da questo nasce il falso della tragedia classica, ci
che Manzoni chiama romanzesco: quella forzatura artificiosa dei caratteri e
delle passioni che non corrisponde alla maniera dagire degli uomini nella realt.
Falsificare le passioni umane porta anche a degli errori sul piano morale poich
le persone tenderebbero a riprodurre nella vita reale i principi e i sentimenti falsi
visti in scena. Solo un teatro che ispiri al vero pu avere riscontri morali positivi.
IL CONTE DI CARAMAGNOLA Sulle caratteristiche della nuova tragedia
manzoniana, Manzoni aveva riflettuto molto. Le sue riflessioni avevano
trovato espressione in una serie di appunti, i Materiali estetici, lasciati inediti
e nellintroduzione alla sua prima tragedia, Il Conte di Carmagnola. Questa
tragedia, scritta tra il 1816 e il 1820, si incentra sulle vicende di Francesco
Bussone, un capitano di ventura del 400. Egli, inizialmente al servizio del
Duca di Milano, ottiene molte vittorie e giunge a sposare la figlia del Duca.
Successivamente, passa ai Venezia, assicurandole una clamorosa vittoria su
Milano nella battaglia di Maclodio. Tuttavia, per la sua clemenza nei confronti
dei prigionieri, i Veneziani lo accusano di tradimento e lo incarcerano e lo
condannano a morte. Manzoni era convinto dellinnocenza del Conte (tesi
oggi confutata). Il tema principale della tragedia il contrasto tra la storia
umana predominata dal male, e uomini incontaminati che cercano, invano,
di contrapporsi ad essa. Il motivo per cui il Conte non reagisce che se lo
facesse dovrebbe scendere a un compromesso con lo stato e macchiarsi del
male che caratterizza gli atri uomini.
ADELCHI Adelchi la seconda tragedia scritta da Manzoni. La trama di
questopera basata sul crollo del regno longobardo in Italia nellVIII
secolo, sotto lurto di Carlo Magno. Manzoni era particolarmente
affascinato da quel remoto periodo storico e soprattutto dalla sorte del
popolo latino, oppresso dai Longobardi prima e dai Franchi poi. Le
ricerche storiche che Manzoni aveva compiuto riguardo quel periodo
storico, avevano dato origine ad un saggio storico, il Discorso sopra
alcuni punti della storia longobarda in Italia. La vicenda narra di

Ermengarda, figlia di Desiderio re dei Longobardi, la quale, ripudiata da


Carlo Magno, torna dal padre. Desiderio vuole vendicarsi costringendo il
papa Adriano a incoronare re dei Franchi i figli di Carlo Magno rifugiatisi
presso di lui. Giunge a Desiderio, un messo di Carlo Magno che gli intima
di ridare al papa tutte le terre a lui sottratte. Il re del Longobardi rifiuta e
la guerra dichiarata. Carlo Magno bloccato alle Chiuse di Susa, ma il
diacono Martino gli rivela un passaggio segreto che gli permette di
aggirare le postazione longobarde. Adelchi tenta invano di opporsi ai
Franchi: i duchi traditori passano dalla parte di Carlo Magno, e lesercito
longobardo in rotta. Ermengarda, nel frattempo, si ritirata in un
convento a Brescia per dimenticare l amor tremendo per il marito;
quando viene a sapere delle nuove nozze di Carlo, assalita dal delirio e
muore. Un altro longobardo pronto a tradire, permette allesercito di Carlo
Magno di raggiungere Pavia, capitale del regno longobardo. Adelchi
resiste ancora a Verona mentre Desiderio preso prigioniero. Anche
Adelchi cade e viene ferito ed imprigionato. Con le sue ultime parole,
chiede ai franchi di avere pieta per il padre, e muore cristianamente.
La tragedia si incentra su quattro personaggi: Desiderio, animato dalla
volont di vendicare la figlia ed, allo stesso tempo, avido di potere e
conquiste (che non gli permettono di vendicare la figlia); Adelchi, suo
figlio, in cerca di gloria in nobili imprese e non riesce a realizzarle, in un
mondo dominato dalla forza e dallingiustizia; Ermengarda, che vorrebbe
liberarsi dalla passioni amorose m muore proprio devastata dallamore
per il marito; Carlo, che ha ripudiato Ermengarda e riesce a far tacere
ogni rimorso in nome della ragion di Stato, presentandosi come
campione di Dio nella difesa del papa aggredito dai Longobardi.
In questa tragedia pi evidente il contrasto tra i personaggi
appartenenti al contesto storico, Carlo e Desiderio, ed animati solo
dallinteresse della ragion di Stato e dalla passione di dominio, e i
personaggi ideali, ancora incontaminati ed inadatti a vivere in questo
mondo dominato dalla malvagit, Ermengarda e Adelchi. Essi sono
destinati a trovare la soluzione ai loro tormenti solo in unaltra vita.
CORI Un altro elemento innovativo delle tragedie di Manzoni, sono i cori.
Essi, come precisa Manzoni nella prefazione al Conte di Carmagnola, non
hanno la stessa funzione che avevano nella tragedia greca: nelle tragedie
tradizionali il coro era la personificazione dei sentimenti e dei pensieri che
lazione doveva ispirare. Il coro manzoniano, invece, costituisce un momento
lirico in cui lautore pu esprimere le propria visione e le proprie reazioni
soggettive di fronte ai fatti tragici. In tal modo, pensava Manzoni, lautore
perdeva la tentazione di infiltrarsi nella scena e di prestare ai personaggi i
propri sentimenti. Per Manzoni, infatti, la tragedia non deve essere
presentata sotto una prospettiva soggettiva dellautore, ma deve essere una
rappresentazione di caratteri e conflitti oggettivati, in nome sempre del vero.
PROVVIDA SVENTURA Il Manzoni nellAdelchi e precisamente nel coro di
Ermengarda(moglie di Carlo Magno ripudiata) morente torna a rivolgersi ad
Ermengarda. Scaccia dalla tua mente angosciata le passioni, eleva a Dio un
canto eterno: nel suolo (= Lombardia), che dovr ricoprire le tue spoglie,
sono sepolte altre spose che come te sono morte di dolore causato
dall'amore, sono donne che hanno perso il fidanzato o i figli morti in
battaglia, trafitti dalle spade longobarde. Tu, che discendi dalla famiglia
regnante dei Longobardi, colpevoli oppressori, la cui legge era quella del pi
forte e la virt stava nel fatto di essere maggiore di numero e la gloria nel
non aver piet dei deboli, fosti collocata dalla PROVVIDA SVENTURA tra gli
oppressi: muori dunque tra il pianto delle suore, dove nessuno oser
insultare le tue spoglie. Muori e sul tuo volto torni la pace com'era quando,

ignara di un traditore avvenire (v. 31), esprimeva solo lievi pensieri. Cos
come il sole tramontante dietro i monti, da dietro le nuvole trova uno
spiraglio per arrossare il vibrante occidente ed augurare al religioso
contadino un giorno sereno.
La provvida sventura , dunque, la sventura mandata dalla provvidenza: noi
viviamo in un mondo di malvagi destinati all'inferno: Dio manda a qualcuno
di questi la sventura per purificarli e renderli diversi dai malvagi: in questo
modo chi prima era oppressore diviene oppresso (per Manzoni o sei l'uno o
sei l'altro: non puoi stare nel mezzo) = Ermengarda da oppressore, grazie
alla Provvida Sventura diventa oppressa e le si aprono cos le porte del
Paradiso. - La vicinanza dei due termini costituisce un ossimoro: figura
retorica che consiste nell'accostamento di due termini di significato opposto:
se soffrirai sulla terra avrai la possibilit di conquistare il Paradiso. Segue
l'accordo tra Svarto, ora nobile del Regno dei Franchi, e il Duce Guntigi, che
aveva ricevuto l'incarico da Desiderio di difendere le mura di Pavia: non
mantiene l'impegno e le forze di Carlo potranno entrare in Pavia.
MANZONI POETA ROMANTICO Ci che rende romantico Manzoni la sua
attenzione alla storia. Nella cultura romantica era molto importante la storia e
ladesione ad essa.

PROMESSI SPOSI

MANZONI E IL PROBLEMA DEL ROMANZO La pi compiuta realizzazione della


nuova concezione della letteratura si pu trovare nel romanzo manzoniano. Gi la
scelta del romanzo come genere era un qualcosa che rompeva con la tradizione
nellItalia del 1821: era diffusa la concezione del romanzo come genere inferiore
non degno di entrare nel campo della letteratura. Manzoni, invece, vede nel
romanzo il genere perfetto per tradurre in atto i principi del romanticismo
lombardo.
Infatti, il romanzo risponde perfettamente alla poetica del vero, dellinteressante e
dellutile: consente di rappresentare la realt cos com, senza dover ricorrere ad
artifici letterari propri della letteratura classica; si rivolge ad un pubblico pi vasto
in quanto il linguaggio romanzesco pi accessibile rispetto a quello dei generi
tradizionali e poich tratta argomenti vicini alla vita di tutti gli uomini, suscitando
linteresse del lettore comune; nella narrazione facile introdurre idee politiche,
principi morali e notizie storiche, in questo modo il romanzo risponde alle esigenze
dellimpegno civile dello scrittore.
Unaltra caratteristica del genere romanzesco che permise a Manzoni di non
dover seguire nessuna norma dettata dalla tradizione e, quindi, di potersi
esprimere in tutta libert. La principale di queste norme che Manzoni pu
dissolvere con il romanzo la separazione degli stili, secondo cui solo ci che
nobile e elevato pu essere rappresentato con toni sublimi e seri. Nei Promessi
Sposi, invece, Manzoni sceglie di rappresentare una realt umile e le vicende di due
persone semplici in tono serio e mettendo in luce tutta la loro tragicit.
Una rappresentazione seria dei personaggi umili di Manzoni possibile anche
perch essi vengono rappresentati in modo organico con un dato tempo e un dato
ambiente, in modo che nessun pensiero o sentimento si possa comprendere senza
considerare il preciso terreno storico. Questo porta con s unaltra conseguenza, i
personaggi manzoniani non sono pi personificazioni di un tratto psicologico, non
sono pi fissi, ma egli rappresenta individui dalla personalit unica, inconfondibile,
complessa e mobile. Questo, a sua volta, porta al rifiuto dellidealizzazione del
personaggio portatore di virt: nonostante Renzo e, soprattutto, Lucia siano
portatori di determinate virt, loro non smettono di essere due semplici contadini e

conservano la mentalit, il linguaggio, i comportamenti della loro condizione


sociale.
I PROMESSI SPOSI E IL ROMANZO STORICO Per i Promessi Sposi, Manzoni sceglie
la forma del romanzo storico con lintento di offrire un quadro si unepoca del
passato, ricostruendo tutti gli aspetti della societ, il costume, la mentalit, le
condizioni di vita, i rapporti sociali ed economici. Il romanzo storico, oltretutto, in
quel periodo aveva avuto grande successo grazie alle opere dello scozzese Walter
Scott. Secondo il modello proposto da questultimo, Manzoni sceglie come
protagonisti due personaggi inventati, di oscura condizione e di umili origini. I
grandi avvenimenti e gli uomini famosi costituiscono lo sfondo delle vicende
vissute da questi personaggi e compaiono in quanto vengono ad incidere sulla loro
vita.
Manzoni, per essere il pi possibile attinente al vero, si documenta per bene
leggendo opere storiografiche, opere religiose, biografie, memorie, raccolti di leggi.
Proprio riguardo questo aspetto, Manzoni critica Walter Scott per la sua
rappresentazione troppo romanzata e poco rigorosa del contesto storico. Lo stesso
scrupolo del vero induce Manzoni ad evitare tutto ci che troppo romanzesco per
costruire lintreccio della storia.
Le fonti di Manzoni sono Grida di Melchiorre Gioia, LIvanohe di Walter Scotti e
Historiae di Ripamonti.
IL QUADRO POLEMICO DEL SEICENTO La societ che Manzoni vuole
rappresentare quella lombarda del 600 sotto il dominio spagnolo. La sua
rappresentazione critica poich egli, da buon illuminista, cerca di cogliere la
irrazionalit, aberrazioni, pregiudizi ed ingiustizie. Il 600 lombardo per Manzoni
rappresenta il trionfo dellingiustizia, dellarbitrio e della prepotenza, da parte del
governo nella sua condotta e nei suoi provvedimenti politici, da parte
dellaristocrazia e delle masse popolari.
Questa rappresentazione critica della societ del tempo, tuttavia, ha un valore
politico riferite alla situazione contemporanea a Manzoni. Nel Marzo 1821 si erano
sviluppati i moti liberali che Manzoni segu con fervore e speranza come mostra la
sua ode Marzo 1821. Falliti i moti, il 24 aprile Manzoni inizia la stesura dei promessi
sposi. Nel momento in cui la borghesia progressista comincia la propria rivoluzione
nazionale e subisce una sconfitta, Manzoni risale alle radici dellarretratezza
dellItalia presente, e, criticando la societ del 600, offre alle nascenti forze
borghesi il modello di una societ futura da costruire.
LIDEALE MANZONIANO DI SOCIETA A partire dalle critiche di Manzoni si pu
delineare il suo modello ideale di societ. Data per scontato la condizione
preliminare di indipendenza nazionale, sono necessari: un saldo potere statale che
si opponga alle spinte e agli interessi privati; una legislazione razionale ed equa; un
apparato di giustizia che sappia farla rispettare, tutelando lindividuo da ogni
arbitrio; un politica economica occulta, che sappia rispettare le leggi del mercato e
stimoli liniziativa dei singoli; unorganizzazione sociale giusta in cui laristocrazia
ponga ricchezze e potenza al servizio della collettivit e, in obbedienza ai precetti
cristiani, dia spontaneamente a chi non ha ci che essa possiede in abbondanza; in
cui le classi inferiori, pie e laboriose, si rassegnino alla loro condizione misera, da
buoni cristiani, e rinuncino a vendicare i propri diritti con la forza; in cui i ceti medi
non siano chiusi nel loro gretto egoismo e non siano gli strumenti del sopruso e
dellingiustizia, ma dellattivit benefica dei potenti, fungendo da mediatori tra essi
e il popolo.
Nel romanzo, Don Rodrigo e Gertrude rappresentano la funzione negativa
dellaristocrazia, poich vengono meno alle loro responsabilit e utilizzano la loro
posizione di potenza in modo oppressivo verso le persone inferiori a loro; il cardinal
Federigo, con la sua attivit benefica instancabile e lungimirante, rappresenta il
modello positivo, e linnominato, che, dopo la conversione, sceglie di aiutare gli
oppressi e a beneficare gli umili, rappresenta il passaggio esemplare dalla funzione

negativa a quella positiva dellaristocrazia. Per quanto riguarda i ceti popolari,


lesempio negativo fornito dalla folla sediziosa e violenta di Milano, il positivo
dalla rassegnazione cristiana di Lucia; Renzo, invece, come linnominato,
rappresenta il passaggio dal negativo al positivo, ossia ad un fiducioso abbandono
alla volont di Dio, analogo a quello di Lucia. Per i ceti medi, esempi negativi sono
Don Abbondio e lAzzeccagarbugli, esempio positivo Fra Cristoforo.
LIBERALISMO E CRISTIANESIMO Questa societ ideale si fonda sui valori laici
della nascente borghesia liberale uniti ai valori cristiani. Secondo Manzoni, infatti,
lo stesso Vangelo propone il modello di una societ giusta e senza conflitti tra le
classi. Nella prospettiva manzoniana, affinch si possa creare questa societ ideale,
fondamentale il ruolo della Chiesa che pu essere in grado di persuadere le classi
contrapposte a seguire i principi sociali del Vangelo.
Nonostante Manzoni abbia una visione pessimistica della storia umana, crede che
sia sbagliato abbandonarsi fatalisticamente al male. Egli convinto che, dopo che
luomo si macchiato con il peccato originale, sia impossibile una ricostituzione
della felicit originaria. Tuttavia, abbandonarsi al male che predomina il genere
umano sbagliato poich esiste un margine dazione nel quale intervenire per
attenuare il male. In questottica diviene un dovere delluomo agire per contrastare
il male della societ.
LINTRECCIO E LA FORMAZIONE DI RENZO E LUCIA Lucia sembra possedere fin
dallinizio la consapevolezza della vanit dellazione, cosa che Renzo capisce solo
dopo diverse avventure. In Lucia sembra innato labbandono fiducioso alla volont
di Dio e uno spontaneo rifiuto della violenza. Molti critici definiscono Lucia un
personaggio statico poich sembra non abbia bisogno di imparare nulla. In realt,
anche Lucia attraversa un suo percorso di formazione: anche lei inizialmente ha dei
limiti che deve superare grazie allesperienza. Allapertura del racconto, Lucia ha
una visione della realt e delluomo idillica, crede nellavvenire di gioia e serenit e
pensa che una vita senza colpa ed innocente sia sufficiente per tenere lontani i
guai. Al personaggio manca la consapevolezza della malvagit delluomo e il senso
religioso di essa. Alla fine. Lucia, capisce che impossibile una vita di gioia e
serenit e che il male colpisce anche chi senza colpa.
Renzo ha tutte le virt del buon contadino, ma animato da una componente
ribelle e crede che gli umili e gli oppressi possano farsi giustizia da soli attraverso
la forza. Il suo processo di formazione consiste nelleliminare ogni velleit dazione
e di abbandonarsi fiduciosamente al volere di Dio. Le esperienze che Renzo
attraversa per giungere alla sua formazione sono diverse, ma due quelle
fondamentali: la sommossa e Milano sconvolta dalla peste. Queste due avventure
lo portano a capire linutilit dellazione degli umili. I due momenti fondamentali di
tale esperienze sono : la notte passata sullAdda, in cui Renzo fa un bilancio degli
errori da lui commessi durante la sommossa, ed il perdono concesso a don Rodrigo
nel Lazzaretto.
IL SUGO DELLA STORIA EIL RIFUTO DELLIDILLIO Renzo, alla fine del suo
percorso di formazione, arriva a tirare fuori la morale dal suo percorso. Tuttavia,
dopo tante parole non sembra voler arrivare al punto, quindi interviene Lucia che lo
aiuta a trovare il vero senso della loro storia. I due, alla fine del romanzo,
conclusero che i guai vengono bens spesso, perch ci si dato cagione; ma che la
condotta pi cauta e pi innocente non basta a tenerli lontani; e che quando
vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili
per una vita migliore.
LA CONCEZIONE MANZONIANA DELLA PROVVIDENZA La Provvidenza cristiana
per Manzoni e per Renzo e Lucia, dopo la loro maturazione, un qualcosa che non
toglie il male dalle persone pi deboli, ma aiuta a superarlo. Il male, infatti,
sempre presente e colpisce sia i deboli e buoni sia i cattivi e forti. Un uomo di fede,
tuttavia, aiuta a superarlo e lo allieva. Allo stesso tempo, la Provvidenza fa nascere
una consapevolezza nelle persone di fede riguardo alla natura malvagia delluomo.

IRONIA VERSO LA NARRAZIONE Lironia, in generale, indica un atteggiamento di


distacco da ci di cui si tratta, ma pu rivestire diverse funzioni. Nel romanzo
manzoniano c un esempio di autoironia nellintroduzione: Manzoni allude,
ironicamente, alla dubbia utilit del suo romanzo e al suo scarso pubblico (25
lettori).
IRONIA VERSO I PERSONAGGI Lironia presente anche nei confronti dei
personaggi. In questo caso essa segna il distacco dellautore colto da i personaggi
umili e sprovveduti. Non , sempre, unironia cattiva ma, al contrario, unironia
affettuosa che ha alla base la convinzione che nei personaggi umili vi sia un tesoro
di umanit che non si riscontra nella classi elevate. Ironia pi cattiva si ha nei
confronti di Don Abbondio e Donna Prassede.
FERMO E LUCIA E I PROMESSI SPOSI Prima di scrivere la versione ufficiale dei
Promessi Sposi (1840), Manzoni ne scrisse altre due versioni: Fermo e Lucia (1823)
ed i Promessi Sposi (1827). Le differenze principali risiedono nel primo e nel
secondo romanzo.
Struttura: Fermo e Lucia era diviso in 4 tomi ognuno concentrato su un
personaggio diverso (P.S./ Fermo/ Lucia/ P.S.); I Promessi Sposi hanno invece
una struttura unitaria.
Digressioni: In Fermo e Lucia le digressioni sono lunghe ( si parla di romanzo
nel romanzo); nei Promessi Sposi sono state ridotte poich Manzoni volle
rappresentare solo lessenziale.
Stile: In FL disarmonico poich utilizza stili diversi; nei PS giunge
allarmonia stilistica.
Amore e Crudelt: In FL sono rappresentate passioni forti; nei PS vengono
attenuato per lo scrupolo morale che si pone Manzoni.
Pessimismo: in FL pi forte poich Manzoni ancora influenzato dal
Giansanesimo.
Ironia: in FL minore che nei PS.
Lingua: In FL ci sono diversi linguaggi (italiano e francese); nei PS giunge alla
soluzione fiorentina.
STRUTTURA BINARIA Lucia e Renzo, Fra Cristoforo e Don Abbondio, Don
Rodrgio e Innominato, Gertrude e Borromeo.
QUESTIONE DELLA LINGUANella storia della letteratura italiana la cosiddetta
"questione della lingua" ha reso quest'ultima un tema di dibattito sempre
attuale ed interessante, che ha assistito nel corso dei secoli agli innumerevoli
interventi dei nostri maggiori poeti e scrittori i quali, con i loro scritti teorici e le
loro prese di posizione spesso contrastanti l'una con l'altra, hanno contribuito
alla continua revisione e riproposizione del problema linguistico. Dal volgare
"aulico, illustre, cardinale e curiale" di Dante Alighieri (considerato il padre della
nostra lingua) si passa cos alla lingua "candida" dei puristi, all'italiano "vago"
del Leopardi, al realismo dialettale del secondo '800, fino a giungere alla "prosa
d'arte" degli scrittori della "Ronda", nel nostro secolo.
Per giudizio unanime della critica, fra gli interventi pi autorevoli nel campo
della questione della lingua, va senza dubbio citato quello, nella prima met del
secolo scorso, di Alessandro Manzoni, il cui romanzo storico "I promessi Sposi"
rappresenta, secondo molti, il romanzo italiano per antonomasia, oltre ad essere
la maggiore fra le opere dell'autore.
Tanto pi interessante ci appare l'intervento del Manzoni sulla problematica
linguistica se consideriamo che l'idea che lo scrittore ebbe della propria lingua
non rest sempre la medesima, ma fu caratterizzata, al pari della conversione
religiosa, da una continua e non sempre felice evoluzione.
Occorre precisare innanzitutto che gi in parecchi scritti successivi alla
conversione (1810) e precedenti la prima stesura di "Fermo e Lucia" (1823),

l'importanza e la necessit di una lingua comune appare come un problema


fortemente sentito dallo scrittore, principalmente sotto due aspetti:
la lingua, partendo da premesse "illuministiche", viene considerata in un primo
luogo come "mezzo di comunicazione", ed in quanto tale, deve essere
essenzialmente chiara e compresa dal maggiore numero di persone possibile.
Si tratta, quindi, dell'aspetto "pratico" della lingua, e gli scrittori manzoniani ai
quali possiamo fare riferimento sono il piccolo saggio "Sentir Messa", pubblicato
postumo, nonch, fra gli Inni Sacri, la "Pentecoste", nella quale troviamo messo
in risalto il miracolo della polilala, in virt del quale gli Apostoli furono in grado
di predicare il Vangelo in tutte le lingue del mondo conosciuto, potendo cos
portare il Verbo di Dio a tutti i popoli della terra
La seconda motivazione invece di carattere ideale e patriottico in quanto
una nazione non pu dirsi veramente tale se non unita dal punto di vista
militare ("una d'arme") e religioso ("d'altare"), ma neanche pu essere
considerata "una" se non si trova unita nella lingua e nel sentimento (confronta
"Marzo 1821" , dalle Odi civili).
Successivamente alla presa d'atto, da parte del Manzoni, dell'indiscussa
necessit di questo "uffizio essenziale", lo scrittore cercher continuamente,
nelle sue opere successive e soprattutto nel suo romanzo-capolavoro, di
impegnarsi attivamente nella ricerca di un nuovo italiano letterario, che risulti
poi compatibile con la lingua d'uso comune, senza doversi mai identificare in
essa.
La lingua auspicata dal Manzoni deve essere in primo luogo conforme alla
"Poetica del vero", teorizzata nella prima stesura della "Lettera sul
Romanticismo al Marchese C. D'Azeglio" utile per iscopo, interessante per
mezzo e "null'altro fuor che il vero" per soggetto. Questi requisiti trovano, dal
punto di vista linguistico, la loro pi elevata realizzazione nel romanzo "I
Promessi Sposi", la cui evoluzione attraverso le quattro stesure successive
(1821, '23, '27, '40), ci testimonia il gi accennato carattere dinamico della
problematica linguistica in Manzoni, che riesce infine a trovare una risoluzione
nella cosiddetta "quarantana", ossia la celebra edizione del romanzo che tutti
conosciamo, pubblicata dall'autore dopo aver "risciacquato i panni in Arno". La
scelta che lo scrittore opera per la lingua del suo romanzo si concretizza nel
fiorentino parlato dalle persone colte, dal punto di vista lessicale e nella
disposizione sintattica simile a quella del francese letterario.
Le motivazioni di questa scelta, fornite dall'autore stesso ed approfondite
peraltro dalla critica linguistica, sono le seguenti: la scelta del fiorentino parlato
da persone di un certo livello culturale risolve brillantemente il duplice problema
di una lingua che suoni "viva e vera" da un lato e che contemporaneamente
possa vantare un'illustre tradizione letteraria (basti citare Dante e Petrarca),
mentre la struttura sintattica francese, eredit del soggiorno parigino dello
scrittore era parallelamente funzionale al "realismo psicologico" dei personaggi.
Un ulteriore "motivo linguistico" presente nel romanzo pu essere riscontrato
nello stesso espediente del manoscritto secentesco, una tecnica narrativa che
costituiva un clich romantico al tempo dell'autore, ma che quest'ultimo seppe
reinterpretare conformemente alla propria poetica del vero ( del critico Luigi
Russo la tesi secondo la quale il Seicento il vero protagonista del romanzo),
non nascondendo per una velata polemica contro la ridondante ma spesso
indecifrabile prosa barocca.

Un ulteriore spunto d'analisi, che contiene gi in s un giudizio dell'autore sulla


lingua italiana, costituito dall'uso del cosiddetto "idioletto", ossia della parlata
tipica che distingue univocamente ogni singolo personaggio e che allo stesso
tempo fa vivere in s l'intera sua psicologia. Un esempio significativo di idioletto
pu essere trovato senz'altro nel "latinorum" del dottor Azzeccagarbugli, il
quale, se da un lato va interpretato come l'ennesima richiesta di chiarezza da
parte di una lingua che deve soprattutto mettere gli uomini in condizione di
comunicare tra loro, dall'altra parte apre le porte ad una nuova tematica che
meriterebbe un adeguato approfondimento: la lingua pu rilevarsi uno
strumento di oppressione.
Purtroppo un'esauriente trattazione di questa problematica comporterebbe
un'ampia digressione sulla cultura generale e poi, nel caso specifico del
Manzoni, una discussione sul suo pessimismo cristiano. Tutto ci esula dal
nostro specifico campo di indagine e mi limiter ad affermare che al grande
autore lombardo va comunque riconosciuto il merito di essere stato il primo ad
aver posto il problema in termini cos realisticamente efficaci. Non tutte le scelte
effettuate dal Manzoni in campo linguistico sono state apprezzate: c' chi, tra i
critici, gli rimprovera di avere peccato nei confronti della sua stessa "poetica del
vero e del verosimile", servendosi del toscano in luogo del dialetto lombardo, o
mettendo sulle labbra di Lucia, una contadina, l'elevato lirismo delle parole dell'
"Addio ai Monti", e c' infine chi, come il Croce, sente la lingua del romanzo
come "pregna d'oratoria e d'odor di sagrestia" (giudizio, peraltro,
completamente revocato in seguito, quando defin "I Promessi Sposi" un'opera
di grande arte e fantasia). L'intervento manzoniano sulla lingua non fu, quindi,
pienamente condiviso da tutti, e questo gi evidente nell'opera di coloro i
quali si presentarono inizialmente come i suoi seguaci: molte delle idee
manzoniane non trovano riscontro nel dottissimo "Dizionario dei sinonimi" di
Niccol Tommaseo, volume peraltro frequentatissimo dalla maggior parte dei
prosatori dell'epoca. La critica storicista, contrariamente al giudizio denigratorio
di Antonio Gramsci, vede nell'idioletto del Manzoni un precursore del realismo
linguistico teorizzato dal verismo (Capuana, Verga) nella seconda met dell'800
ma nega all'autore di aver saputo conciliare armonicamente lingua letteraria ed
uso quotidiano.
Volendo concludere, ritengo sia opportuno far notare che rileggendo la citazione
del Manzoni oggi, alle soglie del 2000 risulti immediatamente evidente che
quello che l'autore temeva si rivelasse un "tentativo inutile", oggi pu dirsi
senza dubbio un "tentativo riuscito".
In tutte le scuole si parla e si scrive in Italiano e ci significa che, prendendo
spunto dalla citazione, "gli uomini dell'intera nazione possono fra loro intendersi
il pi pienamente possibile". Certamente Alessandro Manzoni non poteva, nel
primo Ottocento, prevedere l'enorme importanza che avrebbero avuto nel
nostro secolo i mass media, ed il ruolo fondamentale che tutt'ora essi rivestono
nell'unificare, aggiornare e promuovere la lingua. E' interessante notare come,
al giorno d'oggi, si pensi addirittura ad una lingua planetaria parlata e compresa
dagli uomini di tutto il mondo e come essa si vada sempre pi identificando con
la lingua inglese (dopo il fallito tentativo europeo dell'esperanto); la pi ricca di
vocaboli e la pi semplice, secondo molti.
E' certo per che il saper parlare una lingua "mondiale" non debba in alcun
modo significare una rinuncia al proprio patrimonio culturale etnico, fornitoci

dalla "lingua dei padri", che costituisce un valore umano immenso ed


irrinunciabile.
Da questo deriva l'impegno a non dimenticare mai il proprio dialetto, cos come
sarebbe assurdo seppellire una volta per sempre le lingue morte, in particolar
modo il Greco e il Latino, una lingua, quest'ultima, che laddove per il Manzoni
poteva essere negativizzata come strumento di oppressione, per Dante Alighieri
- e sembra quasi un paradosso - essa era invece proprio sinonimo di "chiarezza"
(confronta Paradiso, XV).