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UGO FOSCOLO

VITA:
Niccolò Foscolo (assumerà il nome Ugo ai 16 anni) nasce nel 1778 nell’isola di Zante, in Grecia,
possedimento della Repubblica di Venezia, da padre medico di origine veneziana e madre greca.
Studia a Spalato e dopo la morte del padre si trasferisce a Venezia nel 1792 dalla madre dove presto si
avvicina agli Ideali Libertari e Giacobini e frequenta i salotti (Isabella Teotochi Albrizzi)
Isabella era un’esponente di spicco della vita culturale della Serenissima e teneva dal 1782, uno dei salotti
più in vista della città. Intrattenne un’intensa relazione con Ugo con il quale conservò un legame di amicizia
anche negli anni successivi quando lasciò Venezia.
1797 – L’esercito napoleonico arriva a Venezia e Foscolo diventa il segretario provvisorio del nuovo
governo. Rimarrà deluso dalla firma del trattato di Campoformio (ottobre 1797), che consegna la città agli
Austriaci, così scoprendo con amarezza che gli ideali e la realtà non sono facilmente conciliabili. Una presa
di coscienza che influenzerà molto la sua poetica.
Fugge a Milano, dove conosce Giuseppe Parini e Vincenzo Monti e collabora con diverse riviste.
1798 – Scrive una delle sue opere più importanti: “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, un romando epistolare
ed autobiografico nato da una profonda crisi esistenziale e filosofica.
1803 – Pubblica una raccolta di versi di cui fanno parte:
1. A Luigia Pallavicini caduta da cavallo 2. All’amica risanata
Sono due odi di chiara impostazione neoclassica.
Nella stessa raccolta sono presenti anche dei sonetti:
1. Alla Musa 2. Alla sera 3. A Zacinto 4. In morte del fratello Giovanni
4 capolavori in cui le inquietudini personali di Foscolo si inseriscono in un perfetto equilibrio formale
1807 – Carme dei Sepolcri: gli valse la nomina a professore d’eloquenza all’Università di Pavia.
1812 – Si trasferisce a Firenze perché sempre meno fiducioso di Napoleone ed in continuo contrasto con
l’ambiente culturale milanese.
Vive una stagione serena e felice che si riflette nel poema incompiuto “Le Grazie”:
composto da tre inni dedicati a:
1. Venere 2. Vesta 3. Pallade
È una celebrazione agli ideali classici della Virtù e della Bellezza: la ricerca di un’armonia universale ed
eterna.
Dopo la caduta di Napoleone nel 1814 a Waterloo, Foscolo, dopo molte esitazioni sceglie l’esilio. Perciò nel
1815 va via dall’Italia: prima in Svizzera, poi a Londra.
Nel periodo londinese, dove si riunì alla figlia Floriana avuta con Fanny, per rimediare ai continui guai
economici, collabora freneticamente con molti giornali e si dedica soprattutto agli studi letterari,
pubblicando saggi su Petrarca e Dante.
Anche come critico letterario dimostra grande finezza ed originalità.
1827 – Muore a Turnham Green, in Inghilterra all’età di 49 anni malato di idropisia.
1871 – Le sue ceneri vennero traslate a Firenze tra le tombe dei big da lui cantati.

Foscolo: il nuovo intellettuale

- Foscolo è un libero intellettuale. Cerca costantemente di rendersi economicamente indipendente.


Prima come funzionario della Repubblica veneziana e successivamente come ufficiale dell’esercito
napoleonico.
- Attribuisce una fondamentale funzione civile e canta la patria come madre natura comune.
- In lui sono presenti caratteristiche illuministiche, neoclassiche e romantiche.
È l’uomo che incarna perfettamente le 3 transizioni.
Riassunto:
1. Si guadagna da vivere lavorando
2. Ama la patria italiana e non un signore.

Foscolo: un eroe romantico

- Nella sua biografia sono costanti i frequenti viaggi e le passioni amorose + tema dell’esilio.
- È un individuo irregolare e sradicato: si vuole allontanare dalla solita vita borghese e nelle sue opere è
spesso presente “io”, riconducibile a quello dell’autore.
- F. porta all’esasperazione l’intreccio fra vita ed arte.
- Presenza di due maschere autobiografiche:
1. Jacopo da Ortis, l’eroe romantico
2. Didimo Chierico, disincantato e scettico

La frammentarietà
Il carattere di F. si specchia nella sua ispirazione, caratterizzata da una frammentarietà:
le sue opere nascono quasi tutte a pezzi, in frammenti, unite in un’opera unitaria solo successivamente.

Le ultime lettere di Jacopo da Ortis (1802)


- È un romanzo epistolare, che ha come modello principale “i dolori del giovane Werther” (1744).
Segna il passaggio ad una visione romantica della letteratura ed è chiamato da lui “il libro del suo cuore”.
- Trama: è un fatto di cronaca unito alla vicenda autobiografica di Foscolo. Il nome Jacopo è un omaggio a
Rousseau mentre il cognome è quello di uno studente patriota morto suicida a Padova nel 1796.
Jacopo da Ortis perciò è un veneziano fuggito dalla sua città dopo il trattato di Campoformio. Conosce
Teresa e se ne innamora sebbene sia promessa sposa di Odoardo, un uomo freddo e secco proveniente
da una famiglia nobiliare. Per dimenticarla viaggia per tutta l’Italia fino a quando non riceve la notizia del
matrimonio di lei. Distrutto in amore e con un’Italia in bilico, torna a Firenze per salutare la madre ed
infine suicidarsi con un pugnale.
- Fortissima cifra autobiografica (67 lettere) (slide 14,15 per i temi)

Le poesie del 1803


Raccolta di liriche pubblicata per la prima volta nel 1803 a Milano ed è composto da 12 sonetti e 2 odi.
Esclude tutte le sue opere giovanili, cioè tutte quelle precedenti al 1798 perché vuole presentare al lettore
solo gli esiti più alti della sua carriera da poeta.

Sonetti romantici: nascono dal sentimento, concezione romantica della poesia e sono divisibili in due
gruppi:
- Quelli precedenti al 1802, trattano la materia autobiografica in modo acceso, sono legati ai modi
espressivi dell’Ortis.
- Quelli dopo il 1802 sono i quattro sonetti «maggiori», sono capolavori. La tematica autobiografica è
inserita su uno sfondo più ampio.

Odi neoclassiche: forma metrica classica, non si addice all’introspezione soggettiva come il sonetto.
Sono incentrate sulla bellezza femminile (minima intrusione dell’io) e sono due:
1. A Luigia Pallavicini caduta da cavallo (1799): parla di una nobildonna che si è ferita cadendo da cavallo.
Foscolo celebra la sua bellezza minaccia ma risorgente.
2. All’amica risanata (1802/03): è per un’altra nobile, Antonietta Fagnani Arese, che sta guarendo da una
malattia.
In morte del fratello Giovanni (1802)
Confronto con “Carme 101” di Catullo: entrambi nascono da una dimensione del tutto privata e
presentano molti aspetti in comune, ovvero la scomparsa prematura del fratello, il compianto sulla tomba
e lo strazio della lontananza.
- Catullo, come Foscolo, parla con sé stesso: poesia funeraria, è uno sfogo lirico molto privato, il tono è
malinconico ed esprime la disperazione per una separazione ingiusta con un lessico semplice e dismesso
che esalta il dolore con l’assenza di decorazioni retoriche.
- Foscolo infatti aveva studiato e tradotto Catullo e vuole far vedere come la poesia sia un dialogo
ininterrotto tra il presente e la tradizione.

A Zacinto (1802/03)
Dedicata a Zante, l’isola natale di Foscolo, ricordata con l’antico nome greco.
- Temi: nostalgia della patria lontana, le acque del mare greco animate dalle favole antiche, la poesia di
Omero, l’esilio di Ulisse in cui il poeta si specchia, la presagita morte fra genti straniere.
- Interlocutore della poesia: uso della personificazione («Zacinto mia»).
L’esperienza personale del poeta si trasforma e si perde nel mondo delle favole antiche, un mondo che fu
religione per i Greci e che è ancora sacro per Foscolo («sacre sponde»).
- Lo spettacolo del mare di Zacinto evoca al poeta l’immagine della nascita di Venere che con il suo sorriso
ha infuso vita alla terra. Questo mito evoca a sua volta il ricordo di Omero.
- Omero celebra i boschi e il cielo di Zacinto in vari passi dell’Odissea ed è sempre Omero che canta i
lunghi vagabondare di Ulisse «bello di fama e di sventura». Come Foscolo, Ulisse si è trovato esiliato dalla
sua patria in varie terre straniere, ma, a differenza del poeta, riuscì a tornare nella sua «petrosa Itaca».
Al poeta però è prescritta dal fato una «illacrimata sepoltura».
- Ulisse foscoliano: ideale dell’uomo romantico: F. è un nuovo Ulisse che non può tornare in patria ma la
può cantare e darle l’immortalità della fama, come fece Omero.

Dei Sepolcri (1806/07)


Il termine Carme è tratto dall’antica poesia (in latino carmen = canto e poi poesia) che identifica un
componimento di tono solenne ed è usato per indicare una lirica in 295 endecasillabi sciolti dal contenuto
grave e dallo stile classico.
È una poesia pubblica (non privata come i Sonetti) ed è una riflessione sulla morte e sul senso simbolico
che hanno le tombe e i riti funebri, i quali rappresentano un legame tra i vivi e chi non c’è più.
Sono un mezzo esemplare per ricordare le imprese e le virtù dei defunti.
- Forma rinnovata di poesia classica che riprende i modelli classici di Omero, Esiodo, Pindaro:
per loro la poesia era sia teologia (perché spiegava il cosmo) sia epica (tramandava le gesta degli eroi).
Questo è lo spirito a cui Foscolo vuole tornare: il poeta vuole rispondere ai grandi interrogativi degli
uomini sulla storia e sul senso della vita e insieme dare all’Italia ideali in cui riconoscersi e per cui
combattere.
- È diviso in 4 parti:
1. Si parla di questa utilità delle tombe e dei riti funebri che mantengono vivo l’affetto verso i defunti.
2. Vengono proposti alcuni esempi che ripercorrono la storia del culto dei morti
3. Si spiega il valore esemplare dei sepolcri di uomini illustri come quelli sepolti a S. Croce a Firenze.
4. Viene celebrato Viene anche celebrato il sepolcro come segno di continuità di certi valori dopo la morte
come quello della poesia che tramanda le imprese eroiche nel tempo e le rende quindi immortali.

- Dedicato all’amico poeta Ippolito Pindemonte che stava scrivendo un’opera analoga, “I Cimiteri”.
Con questo amico poeta, discute di una recente legge napoleonica, l’editto di Saint- Cloud, con cui, per
ragioni sanitarie, si vietano le sepolture entro le mura cittadine e, in nome di un principio democratico, si
prescrive che esse siano tutte uguali, anche quelle dei nobili.
Scrive allora il carme e lo indirizza a Pindemonte che superano così tanto I Cimiteri che l’amico abbandona
l’opera.

Aspetti:
- L’opera ha due estremi, uno negativo ed uno positivo, rappresentati rispettivamente dal buio e dalla
luce. È vero che sono morti, ma per F. è importante tenerli in vita con il ricordo.
- Il carme ha aspetti preromantici (episodi notturni, cimiteri abbandonati, incensi e chiese in rovina) ma
presenta delle novità: per Foscolo il sepolcro si carica di un significato politico. Il sepolcro è fondamentale
per l’aldiquà e per incitare alle «egregie cose».
Ecco allora che la poesia diviene lo strumento della memoria contro l’oblio: ciò che resta davvero oltre il
tempo è la poesia che rende eterne le imprese degli uomini.
Così ha fatto Omero per la guerra di Troia: dei sepolcri di questi eroi non resta nulla, ma li ricorderemo per
sempre.