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GIOVENALE

Giovenale nasce ad Aquino, Lazio meridionale, tra il 50 e il 60 e muore dopo il 127. Egli fu il pi significativo poeta dell'epoca di Traiano. Le scarse notizie sulla vita si ricavano dai rari cenni autobiografici contenuti nelle sue Satire e da quelli presenti negli epigrammi dell'amico Marziale. Nacque da una famiglia forse non ricca, ma in grado di procurargli una buona educazione. Giunto a Roma in giovane et, sembra che abbia esercitato l'attivit di avvocato fino almeno a quarant'anni, alternandola con quella di declamatore. Probabilmente non ottenne grande successo e rimase povero; si ridusse per questo a essere cliente, come Marziale, di qualche cittadino eminente. Incominci a scrivere satire in et matura, forse intorno ai cinquant'anni. Le sue condizioni economiche forse migliorarono, se vero che pot acquistare una casa a Roma e un podere a Tivoli.
Le Satire

La produzione poetica di Giovenale composta da 16 Satire, per circa complessivi 3800 esametri, suddivise in 5 libri di diversa estensione. Non si conosce la data della loro pubblicazione che, visto il tono, ebbe inizio solo dopo la morte di Domiziano (96 d.C.); furono composte con tutta probabilit negli ultimi suoi trent'anni di vita.
Tematiche :

Gli argomenti delle Satire spaziano dalla condanna dei vizi - gola, frode, omosessualit, vanit delle aspirazioni umane, fanatismo e superstizione - al rimpianto per l'abbandono delle antiche virt, all'invettiva contro le classi nuove e i nuovi gruppi emergenti (liberti, orientali), all'invasione dei costumi greci, al servilismo, alla miseria del popolo e alla penosa condizione dei letterati. Nonostante siano chiaramente evidenti l'esagerazione, la deformazione grottesca e l'influsso della tecnica declamatoria, caratteristica di Giovenale la sincerit: la sua poesia nasce dall'indignazione di fronte alle prepotenze e alle dissolutezze, di cui ogni giorno testimone. Fatti e personaggi rispecchiano la realt e la sua satira, oltre che genericamente umana, assume l'aspetto di un'invettiva contro le classi alte della capitale. La sesta satira, uninvettiva contro le donne con una serie di ritratti caricaturali di donne; in particolare di tre tipi di donne: la suocere, la donna molto sportiva e la saputa. E un testo tra i pi antifemministi espressi dalla letteratura antica. Lo spunto per dar luogo allinvettiva dato dal proposito di sposarsi di un amico di Giovenale, Pontico. Giovenale lontanissimo dall'ironia sorridente e benevola di Orazio, non possiede la serenit moralistica di Cicerone n l'austera finalit educativa di Persio. Infatti a differenza di Persio, Giovenale non si propone di educare e di correggere i mores pallentes presenti nella societ. Lobiettivo di Giovenale finalizzato alla pure denuncia dei vizi. La sua poesia nasce da un temperamento aggressivo e riflette piuttosto una visione amara e sarcastica della vita. Inoltre evita lattacco personale dei contemporanei. Dopo questi componimenti la poesia di Giovenale comincia ad assumere caratteri del tutto diversi, tanto che si pu parlare di un primo e di un secondo Giovenale. C un ritorno ai temi della tradizione satirica; il carattere che pi risalta della nuova produzione la rinuncia a una prospettiva totalmente negativa: il poeta non vuole pi denunciare una realt irregolare, ma propone anche comportamenti correttivi e positivi. Forma e stile: Giovenale propone una visione della realt volutamente distorta, che interpreta i comportamenti umani con un grandiosa negativit; riscrive la realt mediante una deformazione espressionistica. Alla concezione di una realt eccessiva corrisponde un continuo innalzamento del tono, molto lontano dal sermo e dallo stile medio voluto da Orazio. Nel complesso Giovenale vanta uno stile misto e composito, perfettamente idoneo allimpostazione della sua poetica perch pu cogliere e trascrivere le bassezze della realt. Lo stile pungente e vivace, incisivo ed efficace, prevalgono il gusto arcaicizzante, i toni epici, drammatici e declamatori, che non escludono, talvolta, l'andamento del discorso familiare e popolare, il ricorso al termine inusuale o addirittura volgare.