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SCHOPENHAUER

Filosofo Tedesco vissuto durante la prima metà dell’800. Si oppone all’idealismo Hegeliano
(insegnavano nella stessa università), il padre banchiere e la madre intellettuale ebbe modo di
conoscere la realtà filosofica dell’epoca partecipando ai salotti che organizzava la madre.
Il suo riferimento principale è Kant, ma acquisisce nella sua filosofia ideologie appartenenti alla
cultura orientale (buddismo)
Il suo capolavoro è “Il mondo come realtà e rappresentazione”, un volume dove raccoglie il suo
pensiero filosofico in tutte le sue sfaccettature.

IDEOLOGIA
Come Kant è convinto che bisogna ripartire dalla distinzione tra fenomeno e noumeno. (Kant
afferma che ci è concesso conosce il fenomeno ma non il noumeno e che possiamo definire la
realtà attraverso le 12 categorie, più di tutte è la causa effetto)

-Per Schopenhauer il fenomeno è il prodotto della nostra coscienza, esso è il mondo come ci
appare.
Il noumeno è la cosa in sé, fondamento ed essenza vera del mondo. Il fenomeno materiale è
dunque per Schopenhauer solo parvenza, illusione, sogno: tra noi e la vera realtà è come se vi
fosse uno schermo che ce la fa vedere distorta e non come essa è veramente: il velo di Maya di cui
parla la filosofia indiana.
Schopenhauer crede che bastino 3 forme a priori per definire la realtà: Spazio, Tempo e Causalità
(causa effetto o ragion sufficiente)

Il principio di ragion sufficiente assume diverse forme in relazione:


 Divenire, la necessità fisica: rapporti causali tra gli oggetti (forza di gravità)
 Conoscere, ovvero necessità logica: rapporti tra premesse e conseguenze
 Essere, necessità matematica: rapporti spazio-temporali e aritmetico-geometrici
 Agire, necessità morale: rapporti tra motivazione e azione

L'intuizione di Schopenhauer sta nel fatto di considerare l'uomo non solo come soggetto
conoscente ma anche come essere dotato di un corpo.
Tale corpo è un oggetto tra gli oggetti, ma è anche la sede di un senso interno che ci mostra
immediatamente la nostra coincidenza con una forza, un impulso, che è la volontà.
Attraverso l'esperienza di sé stessi come corpo l'uomo può giungere al noumeno, alla cosa in sé
senza ricorrere alle forme a priori della conoscenza.

IL PESSIMISMO
Dire che l’essere è volontà equivale a dire che l’essere è dolore, perché volere significa trovarsi
uno stato di mancanza poiché non tutto ciò che vogliamo è soddisfabile eternamente.
Inoltre, colmare il desiderio è solo una cessazione del dolore e lo scaricarsi di una tensione
precedentemente accumulata, infatti, per avere un momento di soddisfazione è necessario venire
da una sensazione di tensione.
Accanto al dolore e al piacere c’è la noia, che subentra dopo la soddisfazione di un desiderio
partorito dalla volontà.
Quindi, da qui, scaturisce la frase: “La vita è un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore”, questo
perché la gioia è solo la cessazione momentanea del dolore.
L’AMORE
L’amore è un forte stimolo dell’esistenza, uno stratagemma e uno strumento per perpetuare la
specie.
Il fine dell’amore è solo l’accoppiamento e non c’è amore senza sessualità. È responsabile della
procreazione di altre creature destinate alla sofferenza e al dolore.

Schopenhauer afferma che l’esistenza, in virtù del dolore che la costituisce, risulta una cosa tale
che si impara poco per volta a non volerla. Il filosofo però rifiuta e condanna il suicidio:
 Il suicidio è un atto di forte affermazione della volontà, in quanto il suicida vuole la vita ma
è solo insoddisfatto delle condizioni che gli sono toccate, invece di negare la volontà nega
la vita.
 Il suicidio sopprime soltanto una della manifestazione fenomenica della volontà di vivere,
pur morendo in un individuo, rinasce in altri mille.

Secondo Schopenhauer, la vera risposta al dolore del mondo non consiste nell’eliminazione di una
o più vite bensì, nella liberazione dalla volontà stessa di vivere. Quindi, intende che la voluntas
tende a farsi noluntas cioè negazione del volere.
Esistono 3 vie, non ci permettono di risolvere il problema alla radice, ma ridurre il dolore:
 ARTE= si può dimenticare la vita circostante, si viene così coinvolti che ci si eleva al di sopra
della volontà, ci estraniamo dal dolore. Questo estraniamento dura per un tempo molto
breve.
 MORALE = Cercare di dimenticare le cose che si vogliono e si desiderano prendendo su di
sé i problemi degli altri. Attraverso la pietà prendendoci cura dei problemi degli altri ci
allontaniamo dai nostri. Si concretizza nella giustizia che consiste nel non far del male ad
altri e riconoscere loro ciò che siamo pronti a riconoscere a noi stessi. E nella carità cioè la
volontà attiva di fare il bene, un amore disinteressato e autentico, l’amore agape, che si
differenzia dall’eros, un amore egoistico e carnale.
 ASCESI= Cercare di non volere, ritirarsi in solitudine e soddisfare i minimi bisogni che il
corpo richiede. Desiderare il meno possibile per essere veramente felice. Questo porta a
una condizione simile al nirvana buddista che il filosofo identifica come noluntas (non
volontà).

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