Sei sulla pagina 1di 4

LUCREZIO

Le notizie riguardanti la vita di Lucrezio sono scarse e incerte; la testimonianza pi importante quella di San Gerolamo: Nasce il poeta Tito Lucrezio che, divenuto folle per un filtro damore, dopo aver scritto negli intervalli di pazzia alcuni libri di cui poi Cicerone cur la pubblicazione, mor suicida nel 44 anno di et Gerolamo Si pensa quindi che Lucrezio sia vissuto circa fra il 98 e il 55 a.C. Anche le notizie riguardanti la pazzia e poi successivamente il suicidio dellautore non sono certe infatti si pensa anche che la storia della pazzia sia una leggenda nata in ambito cristiano e in funzione denigratoria nei confronti di Lucrezio che si era impegnato nel dimostrare la mortalit dellanima e linesistenza di una vita dopo la morte. Dal poema tuttavia, non si possono ricavare n conferme n smentite. Gli altri autori a lui contemporanei non parlano mai del poeta, probabilmente perch il poeta, coerentemente con la filosofia che professava, visse appartato, lontano dalla vita sociale e politica. DE RERUM NATURA Il de rerum natura un POEMA EPICO-DIDASCALICO in esametri suddiviso in 6 libri. E didascalico, dal verbo greco "didasco"(insegnare), perch Lucrezio in esso si propone di insegnare ai lettori determinati concetti scientifico-filosofici. Al centro dellopera vi lesposizione della filosofia epicurea poich secondo Lucrezio essa lunica che possa assicurare agli uomini la soluzione ai loro problemi esistenziali. Il titolo riprende, infatti, quello di unimportante opera di Epicuro, che costitu molto probabilmente la fonte principale del poeta latino; lopera di Epicuro, tuttavia, non era un poema, ma un trattato in prosa. Epicuro a suo tempo non scrisse un poema perch aveva un giudizio fortemente critico nei confronti della poesia, ritenendola inutile per il raggiungimento della verit e della saggezza e nociva in quanto incentivo alle passioni. Lucrezio invece adotta la forma poetica ed lui stesso a chiarire questa scelta che in un primo momento potrebbe apparire, contradditoria con la sua adesione allepicureismo; Egli sceglie la poesia perch ritiene che sia la forma pi adatta per trattare argomenti difficili, infatti in questo contesto che Lucrezio parla del LEPOS (grazia) della poesia, ovvero la grazia della poesia: la difficolt degli argomenti viene affrontata da Lucrezio con l'adozione del lepos, che inteso come strumento per addolcire l'aridit concettuale della materia didascalica con la ricchezza delle figure e la piacevolezza delle immagini poetiche. Il lepos quindi utilizzato per rendere pi piacevole al lettore degli argomenti difficili che altrimenti risulterebbero ostici e noiosi. Lucrezio ribadisce questo concetto mediante la similitudine dei medici e dei bambini: Egli diceva di voler esporre in versi la dottrina epicurea, cos come i medici per somministrare una medicina ad un bambino, cospargono lorlo della tazza con del miele. In questo modo egli subordina i valori estetici ai fini pedagogici e didascalici, giustificando la sua scelta. Inoltre la scelta di un poema in esametri perfettamente in sintonia con le tendenze della letteratura a lui contemporanea. Il poema dedicato a un certo Memmio, personaggio di elevata condizione sociale, identificato con il pretore Gaio Memmio, il quale non doveva essere un seguace dellepicureismo; infatti, al destinatario Lucrezio si rivolge di continuo nel poema, secondo la tecnica del poema didascalico, per cercare di convertirlo alla propria dottrina.

CONTENUTO e STRUTTURA:

Il problema centrale del De rerum natura il rapporto tra luomo e la natura. Secondo lautore solo la spiegazione scientifica dei fenomeni naturali potr liberare gli uomini dai terrori che principalmente li affliggono: quello della morte e quello degli dei. Lopera si apre con il proemio che costituito dallinno a Venere: una solenne preghiera rivolta alla dea, protettrice dei Romani( Aeneadum genetrix). La scelta di iniziare il poema con linvocazione a Venere, dea dellamore, piuttosto che alle Muse o ad Apollo, costituisce uninnovazione rispetto alle consuetudini del genere; quindi evidente fin dallinizio la straordinario originalit dellautore. Venere, la dea dellamore, presentata come simbolo della forza generatrice della natura e di tutte le creature, della fecondit, della volutt (voluptas, scopo della vita secondo Epicuro), del piacere; Aeneadum genetrix, ovvero genitrice della stirpe di Enea e quindi dei romani. Linno a Venere quindi un elogio alla divinit con una presentazione di tutte le sue caratteristiche positive. La richiesta di Lucrezio alla dea per assicurare la pace dei Romani per in contraddizione con il pensiero Epicureista, secondo il quale gli dei vivono in una dimensione distinta da quella degli uomini (negli intermundia); in realt lautore cercava in questo modo di conquistarsi lattenzione e la benevolenza del pubblico romano(captatio benevolentia), mettendo il suo poema sotto il patronato della divinit pi cara ai Romani, madre di Enea, fondatore della stirpe romana. Nel corso dellopera il poeta passa da una concezione ottimistica della natura, che ispira liniziale inno a Venere, allegoria della forza generatrice della natura, a una visione drammaticamente pessimistica, che trova il suo culmine nella rappresentazione della peste di Atene, collocata in chiusura del poema. Il poema di Lucrezio dest immediatamente sentimenti contrastanti: repulsione per lateismo e il pessimismo del contenuto, ammirazione per il valore artistico della forma. Il giudizio pi noto quello di Cicerone, che scriveva al fratello Quinto:
Il poema di Lucrezio proprio come tu mi scrivi: il genio vi risplende e, del resto, larte grande Dopo linno a Venere, allinterno del quale inserita la dedica a Memmio, il proemio prosegue con un elogio a Epicuro, che viene esaltato come leroe che ha saputo farsi salvatore dellumanit, sconfiggendo lorribile mostro della religio. Il filosofo paragonato implicitamente agli eroi mitologici vincitori di mostri, e dunque benefattori dellumanit. Nel libro V il poeta arriva anche ad affermare la superiorit di Epicuro su questi eroi mitologici, in p articolare su Ercole, luccisore di mostri per eccellenza. Epicuro visto come un eroe perch ha superato limaginario confine costituito dalla sfera di fuoco, che da molti filosofi veniva considerata il confine estremo delluniverso , e superando questo confine ha conquistato la conoscenza delle leggi naturali, ha scoperto lesistenza di infiniti altri mondi e che negli spazi intermedi fra questi vivono gli dei, remotissimi e assolutamente non curanti dellumanit. Epicuro avendo compreso tutto ci vittorioso e riporta agli uomini la verit che essi sono simili agli dei, nella loro condizione naturale di libert e serenit. Epicuro ha cos sconfitto la religio.
Religio come SUPERSTIZIONE Il termine religio in latino una vox media, cio una parola che pu essere interpretata, secondo il contesto, in due modi diversi, addirittura opposti: pu assumere il significato di religione e quello di superstizione. Lucrezio usa frequentemente il termine, connotandolo univocamente nel senso negativo di superstizione. Secondo la dottrina epicurea, infatti, gli di sono irraggiungibili dagli uomini, pertanto ogni atto per propiziarli inutile. Religio coincide solo in parte con il moderno concetto di religione. La religio, infatti, consiste in et classica soprattutto nel rispetto formalistico di prescrizioni rituali.

Approfondisce largomento della religio narrando lepisodio del sacrificio di Efigenia: Efigenia era la figlia di Agamennone che era stata sacrificata con il consenso del padre per propiziare la partenza della flotta greca per la guerra di Troia. Lucrezio narrando questo episodio vuole sottolineare lempiet e la scelleratezza delle azioni umane fatte in nome delle credenze religiose. La narrazione di questo episodio ha lintento di chiarire e giustificare la posizione dellepicureismo nei confronti della religio; viene quindi dato grande risalto alla polemica antireligiosa.

I libri sono strutturati raggruppati a due a due: i primi due trattano argomenti fisici, il terzo e il quarto argomenti antropologici, e il quinto e il sesto argomenti cosmologici. -Libri I e II: Nei libri I e II ha quindi inizio la trattazione della dottrina fisica. In essi espone il concetto degli atomi, le particelle elementari di cui composto tutto il reale; il poeta spiega come gli atomi, indivisibili e innumerevoli, si aggreghino tra di loro secondo molteplici combinazioni, andando a formare i corpi, per poi disgregarsi provocando la dissoluzione dei corpi stessi e andando poi a formare a loro volta altri corpi, continuando questo incessante movimento. Nellultima parte del primo libro viene affrontato il tema dellinfinit delluniverso. Dopo quest apertura passa poi a dimostrare che i mondi si formano crescono ed evolvono gradualmente, finch giunti al vertice del loro sviluppo sono destinati al declino e alla dissoluzione; anche la terra destinata al declino e Lucrezio ritiene che i segni della decadenza erano gi molto evidenti. -Libri III e IV( luomo e il funzionamento del suo organismo) Il libro III si apre con la celebrazione di Epicuro e poi Lucrezio passa a trattare il tema dellanima e della sua natura mortale. Lo scopo del poeta liberare gli uomini dalla paura della morte, paura che rattrista la loro vita. Lucrezio ritiene che lanima, come anche lanimus (la mente), siano composte, come tutto il resto, da atomi che sono destinati a disperdersi al momento della morte, esattamente come quelli che compongono il corpo. Lanima non continua quindi a esistere senza il corpo; nel momento in cui lorganismo umano si dissolve, cessa ogni forma di coscienza e dunque la paura della morte fondata su credenze vane ed errate. Nel IV libro viene trattata la teoria delle sensazioni: le sensazioni, secondo lepicureismo, sarebbero generate da aggregazioni di atomi piccolissimi (simulacra), che staccandosi dagli oggetti e dai corpi, andrebbero a colpire i sensi. -Libri V e VI(cosmologia e fenomeni naturali): Allinizio del V libro vi un nuovo elogio di Epicuro poi Lucrezio tratta delluniverso e della sua formazione che sarebbe avvenuta in seguito allaggregazione degli atomi. Il poeta descrive la terra il cielo, tratta dei movimenti dei corpi celesti. Nel VI libro descrive invece di pi i fenomeni metereologici come il tuono, il fulmine, le nuvole e le piogge, tutti fenomeni che provocano nelluomo il timore superstizioso degli dei e che deve essere eliminato attraverso la spiegazione scientifica delle caude naturali di quei fenomeni. Il poeta illustra anche la spiegazione di altri fenomen naturali, anchessi fonte di ansie e timori: i terremoti, i vulcani, le piene del Nilo ecc. Ultima parte del libro dedicata alle epidemie e alle loro cause; in particolare Lucrezio tratta della Peste di Atene del 430 a.C. Lucrezio prende informazioni dal racconto dello stesso evento fatto da Tucidide, tracciando rispetto alla fonte un quadro di morte tragico e raccapricciante e dimostrando inoltre anche unintensa partecipazione emotiva alle atroci sofferenze desc ritte. La struttura del poema, secondo quanto detto, risulta chiara e ordinata, soprattutto per il fatto che i libri sono raggruppati a due a due. Ogni libro ha un proemio pi o meno ampio e un finale che contiene la trattazione in un tema nello specifico. Molti studiosi ritengono he il poema sia rimasto incompiuto: probabile infatti che la morte prematura gli abbia impedito di revisionare la sua opera; ci sembra essere dimostrato dal fatto che lautore ad esempio nel libro V preannuncia unamp ia trattazione delle sedi degli dei che poi per effettivamente mancante. Lo scopo dinsegnamento di Lucrezio di far prevalere la luce della verit, rappresentata dallepicureismo, contro le tenebre dellignoranza. Secondo Lucrezio quindi, in un mondo dominato dal male, dal disordine e dalla violenza, lunica speranza di salvezza sta nella ragione.

Lucrezio si proponeva di rendere luomo pari agli dei nella condizione di atarassa, la mancanza cio di turbamento.
Il messaggio lucreziano ha una portata fortemente anticonformistica rispetto alla mentalit romana tradizionale; ci particolarmente evidente nella netta e ripetuta condanna nei confronti dellambizione politica e della lotta per il potere. La scelta salutare invece vivere appartati, secondo i concetto epicureo vivi appartato.
LINGUAGGIO E STILE

Sono frequentissime nel De rerum natura le ripetizioni, non solo del medesimo termine in uno stesso contesto, ma anche di interi versi che ritornano immutati pi volte, anche a grande distanza luno dallaltro. Si tratta per di ripetizioni volute per porre laccento su determinati concetti. La concezione materialista del mondo si riflette molto nello stile, che infatti molto concreto. Ci nonostante, di fronte alle imponenti meraviglie del co smo, lo stile si eleva e si rende adeguato allargomento. Vie anche la presenza di vocaboli tratti dalluso quotidiano, e ci ha indotto a pensare addirittura allestraneit di Lucr ezio

allambiente culturale della Roma del suo tempo. Il carattere per che segna maggiormente il linguaggio e lo stile lucreziano la presenza di termini arcaicizzanti, che sono chiaramente dimitazione epica, in particolare dellepos di Ennio. La potenza innovatrice del De rerum natura si manifesta soprattutto nel lessico: il poeta crea un vero e proprio repertorio di termini scientifici e filosofici, prima espressi tramite vocaboli greci. Un esempio la coniatura del termine frugiferentis ( fruges+ ferens, da frux-frugis e fero,fers..)