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SENECA

Seneca una delle figure di maggiore spicco di tutta la letteratura latina, essendo l'esponente della prosa filosofica romana, nelle sue opere sono ripresi i motivi della filosofia morale antica. LA VITA: Lucio Anneo Seneca apparteneva ad una ricca famiglia provinciale, nacque a Cordoba, in Spagna. Si trasfer a Roma per coltivare la sua dote filosofica. I suoi maestri furono Papirio Fabiano, lo stoico Attalo e il pitagorico Sozione, da cui apprese costumi e uno stile di vita sobrio come rinunciare al vino, ai profumi ecc. La sua capacit oratoria era davvero brillante, per i suoi rapporti con gli imperatori furono travagliati e difficili: Caligola gli fu talmente ostile da concepire di farlo uccidere, Claudio lo accus di adulterio con Giulia Livilla, figlia di Germanico, e lo condann all' esilio in Corsica. Dopo aver passato lunghi anni in Corsica ritorn a Roma, ma non aveva intenzione di riprendere la carriera politica, dovette per accettare l'incarico di precettore di Nerone. Dopo la morte di Claudio, Nerone sal al trono e Seneca si vide consigliere imperiale. Dopo che Nerone ebbe ucciso sua madre Agrippina, Seneca decise di ritirarsi dalla vita pubblica dedicandosi solamente ai suoi studi; ci accade nel 62. Dal 62, anno del ritiro, al 65, anno della sua morte, Seneca finalmente realizz quella vita contemplativa a cui aspirava fin dagli anni della giovinezza. Quando poi fu scoperta la congiura ardita contro l' imperatore Nerone, il filosofo fu considerato fra i complici e fu costretto a togliersi la vita, suicidandosi. Egli affront la morte con serenit e coraggio.

I DIALOGI
I Dialogi sono un gruppo di opere d'argomento filosofico: si tratta di dieci opere per un totale di dodici libri. Quelli di Seneca non sono per dialoghi come quelli di Platone e di Cicerone, fra due o pi personaggi, ma al contrario, l'autore parla sempre in prima persona avendo come unico interlocutore il dedicatario dell' opera. L'impianto dei dialoghi risente dell'influsso di un' altra tradizione, quella della diatriba cinico-stoica, da cui viene ripresa: la tendenza a rivolgersi direttamente al destinatario, immaginando di avviare con lui una discussione e la frequente introduzione delle domande e delle obiezioni di un interlocutore fittizio che non sempre si identifica con il destinatario;sono tutti elementi di questa tradizione. -L'opera pi antica la Consolatio ad Marciam (Discorso consolatorio rivolto a Marcia), scritta prima dell' esilio. In essa Seneca si propone di consolare Marcia, una donna dell' alta societ romana, sofferente gi da tre anni per la perdita del giovane figlio Metilio. Lopera sinserisce nella tradizione della Consolatio, che aveva avuto dei precedenti soprattutto nella letteratura greca e in quella latina nella consolatio di Cicerone. Seneca dunque, in essa, consola chi ha subito un lutto. Conclude infine l'ampia trattazione con l' elogio di Metillio e con la sua apoteosi, immaginando che il nonno lo accolga in cielo, nella sede riservata alle anime degli uomini grandi. In questopera lo stile molto elaborato e sostenuto, si distingue, come nel resto delle sue opere, per una grande padronanza dei mezzi espressivi. -Il De Ira suddiviso in tre libri, in cui il poeta si propone di combattere l'ira, passione tra le pi pericolose e funeste. In opposizione alla dottrina peripatetica, che giustificava lira in determinate circostanze, Seneca afferma che l'ira non mai accettabile n utile, in quanto prodotta da un impulso che offusca la ragione, e ha infatti manifestazioni molto simili a quelle della follia. Tra i numerosi esempi di personaggi spicca quello di Caligola, limperatore su cui lautore sfoga il suo odio e il suo rancore, portando numerose prove della sua ira furiosa e descrivendolo come una belva assetata di sangue. Caligola, quando Seneca scrissi questopera, era sicuramente gi defunto, anche se probabilmente non da molto tempo. Al periodo dellesilio in Corsica (42-43) appartengono le altre due Consolationes: -La Consolatio ad Helviam Matrem( discorso consolatorio rivolto alla madre Elvia) che ha come destinataria la madre dell' autore che soffre per la sua condanna allesilio e per la sua lontanza. Seneca sviluppa la topica consolatoria affermando che lesilio dopotutto non un male, perch il semplice cambiamento di luogo non pu togliere all'uomo l'unico vero bene che consiste nella virt. Del resto, secondo la dottrina del cosmopolitismo stoico, il sapiente ha come patria il mondo intero. Loperetta considerata tra le migliori di Seneca per il tono affettuosamente intimo ma anche per la dignit mantenuta dallautore: il filosofo vuole infatti trasmettere, di s, l' immagine di un uomo che, colpito dalla sventura, mantiene una serenit in piena coerenza con le dottrine che professa.

-Laltra consolatio la Consolatio ad Polyibium, rivolta ad un potente liberto dellimperatore Claudio, in occasione della morte di un suo fratello. Trattandosi di una Consolatio mortis la parte argomentativa riprende i luoghi comuni della precedente Consolatio ad Marciam. Seneca cerca di consolare Polybium ribadendo l'inevitabilit del destino e il fatto che ormai unitile piangere chi non pi in vita in quanto aut beatus aut nullus est(o felice o non esiste pi). Il vero scopo di Seneca di rivolgere una supplica nei confronti di Claudio, poich Polibio, collaboratore dellimperatore, era in grado dinfluire sulle sue decisione per farlo tornare dallesilio. Seneca elogia cos sia Polibio, sia suo fratello morto, ma soprattutto esalta le imprese militari dellimperatore. Latteggiamento apertamente e sfacciatamente adulatorio, in contraddizione con quanto aveva invece detto in Ad Helviam ha fatto pensare a molti studiosi che lopera non fosse stata scritta da Seneca; nessun argomento valido in grado di confermare questa ipotesi. C invece chi la vede pi come una confessione di una sconfitta morale. -Al periodo in cui il filosofo era al potere al fianco di Nerone appartiene il De vita beata (La felicit). L'opera divisa in due parti: nella prima Seneca espone la dottrina morale stoica, che indica il sommo bene nella virt e polemizza conto gli epicureisti, che identificano il sommo bene con il piacere. La seconda parte anche ha un carattere polemico, ma pi personale. Seneca in essa respinge le critiche di chi accusa i filosofi d'incoerenza perch non vivono secondo i precetti che confessano; anche se il poeta non lo esprime esplicitamente, sappiamo che le critiche erano rivolte anche a lui, infatti egli veniva condannato per possedere enormi e sempre crescenti ricchezze e di condurre una vita dispendiosa e lussuosa in clamoroso contrasto con la dottrina stoica che privilegiava un tenore di vita semplice e austero. Seneca non nega la fondatezza delle accuse, ma si difende ammettendo di non essere ancora riuscito a raggiungere gli obiettivi che si proponeva. Elabora la sua difesa con vigore, affermando che egli non ama le ricchezze e non soffre quando ne privato, ma esse le servono per esercitare al meglio la virt. -Nel 49 Seneca scrisse il De Brevitate Vitae dedicato all'amico Paolino. Il filosofo sostiene che gli uomini hanno torto a lamentarsi della brevit della vita. In realt Seneca ritiene che luso che se ne fa del tempo a dare valore alla vita: gli uomini che percepiscono la vita come breve perch sprecano il loro tempo in attivit frivole, essi sono quelli che Seneca chiama Occupati e che si contrappongono al sapiente. Per Seneca colui che non si dedica alla ricerca della virt e della saggezza una persona che spreca il suo tempo in azioni inutili. -Altra opera che risale probabilmente al periodo in cui Seneca era collaboratore di Nerone il De tranquillitate Animi (La tranquillitt dellanimo). E dedicata all'amico Anneo Sereno, che Seneca introduce a parlare immaginando che questo personaggio chieda a lui consiglio ed aiuto, trovandosi in una condizione di insicurezza e instabilit spirituale. Il filosofo fa una descrizione psicologica dei sintomi e delle manifestazioni di un animo inquieto e insoddisfatto e indica alcuni rimedi pratici che aiutano a raggiungere la tranquillit dell' animo, come ad esempio limpegno nella vita attiva per il bene comune, la serena accettazione delle brutalit della vita e laccettazione della morte. -De otio (vita contemplativa) lopera che risale al periodo antecedente al ritiro(62 d.C.). In essa Seneca si rivolge ancora ad Anneo Sereno, affrontando il problema dell'impegno e del disimpegno, ovvero la superiorit della vita attiva o di quella contemplativa e si chiede se il sapiente debba o no partecipare alla politica attiva. Seneca ritiene che praticamente impossibile trovare uno Stato in cui il filosofo possa agire sempre coerentemente con i suoi principi. -De providentia (La provvidenza), restano solamente due dialoghi di questopera e inoltre la collocazione cronologica incerta. Nel primo Seneca risponde all' amico Lucilio che gli ha chiesto come mai i buoni sono colpiti dai mali, se vero quanto afferma lo stoicismo, secondo cui l'universo retto da una provvidenza divina. Il filosofo risponde che in realt non sono veri mali che gli uomini considerano tali: essi sono invece prove a cui gli dei sottopongono i buoni, per temprarli e per aiutarli a perfezionarsi moralmente. -De constantia sapientis(La costanza del sapiente) dedicato ancora ad Anneo Sereno. Seneca in esso dimostra la tesi stoica secondo cui il sapiente non pu essere colpito da alcuna offesa perch la sua forza e la sua superiorit morale lo rendono invulnerabili di fronte a qualsiasi attacco dell' esterno: il sapiente non pu subire alcun danno perch per lui lunico bene costituito dalla virt, cosa che nes suno pu togliergli.

I TRATTATI
Essi hanno la stessa impostazione formale dei dialoghi: anche in essi l'autore parla sempre in prima persona rivolgendosi ad un destinatario fittizio con cui si immagina di dialogare e discutere, l'uso dei procedimenti diatribici, come il frequente ricorso ad aneddoti e ad esempi tratti della storia greca e romana. I trattati sono De clementia, De Beneficiis e Naturales quaestiones -Il De clementia un trattato di filosofia politica in cui Seneca teorizza ed esalta la monarchia, e per questo motivo ottenne grande sucesso ed esercit un notevole influsso sul pensiero politico successivo, anche in et pi moderna. Seneca rivolgendosi a Nerone, lo elogia perch pur disponendo di un potere illimitato egli da prova di possedere la virt pi grande che un sovrano possa avere: la clemenza. E proprio la clemenza che contraddistingue il re giusto e buono rispetto al tiranno e procura a chi governa amore e riconoscenza. Il re buono e clemente instaura con i sudditi un rapporto quasi paterno e li punisce solo quando indispensabile. Si pu notare come Seneca prende atto realisticamente che il principato, nonostante la finzione augustea della restaurazione della repubblica, una monarchia assoluta e proprio per questo motivo il filosofo pone al centro del suo discorso come virt politica per eccellenza, non pi la giustizia,ma la clemenza, una qualit che implica un rapporto di dipendenza in quanto viene esercitata da un superiore nei riguardi degli inferiori. In punto di riferimento non sono pi le leggi ma la volont del principe, che libera da ogni limite. Con ci Seneca cerca di affermare che la monarchia la forma migliore di governo a condizione per che il re sia sapiente. Lopera si conclude con un elogio a Nerone; chiaro che sulla figura del giovane imperatore Seneca proietta un modello ideale, e i comportamenti esemplari che gli attribuisce corrispondono a un programma politico che implicitamente lo esorta a realizzare. -Il De Beneficiis un trattato, diviso in sette libri, dedicato all' amico Ebuzio Liberale. Seneca d precetti sul retto modo di fare e di ricevere i benefici da lui presentati come il fondamento della convivenza civile e della vita sociale. -Le Naturales Quaestiones un trattato di scienze naturali in sette libri dedicato a Lucilio. Gli antichi consideravano nel campo della filosofia anche le scienze naturali. In particolare l'opera tratta di argomenti meteorologici e precisamente nel libro I delle meteore e arcobaleno, nel II dei lampi, dei tuoni e dei fulmini, nel III delle acque terrestri, nel IV delle piene del Nilo e della pioggia, della grandine e della neve, nel V dei venti, nel VI dei terremoti e nel VII delle comete. Seneca si propone anche in quest'opera uno scopo essenzialmente morale: mira infatti a liberale gli uomini dai i timori che nascono dall' ignoranza dei fenomeni naturali, e in questo senso il suo atteggiamento analogo a quello di Lucrezio. Per Seneca la ricerca scientifica fondamentale, in quanto viene considerata il mezzo con cui l' uomo pu innalzarsi al di sopra di ci che puramente umano ed elevarsi fino alla conoscenza della realt divina. Seneca esprime la certezza che in futuro, sia pure molto lontano, il progresso scientifico porter alla luce delle verit ancora ignote.

LETTERE A LUCILIO
Le Epistulae morales ad Lucilium sono l' opera filosofica pi importante di Seneca; quella in cui egli esprime nel modo pi maturo e personale la sua visione della vita e delluomo e in esse Seneca lascia il suo ultimo messaggio. Si tratta di una raccolta di lettere scritte dopo il ritiro dallattivit politica, dunque dal 62 al 65 d.C. Si sono conservate 124 lettere distribuite in 20 libri. Il destinatario Lucilio Iuniore, un amico a cui Seneca dedic anche Naturales quaestiones e il dialogo De providentia. Le episole, di varia estensione, sono un continua pacata riflessione filosofica su problemi morali. Seneca si presenta come un uomo che, giunto ormai alla vecchiaia avanzata, finalmente padrone del suo tempo, si dedica allo studio, alla ricerca e al perfezionamento della morale. Egli assume nei confronti dell'amico pi giovane l' atteggiamento del maestro, per aiutarlo a raggiungere una condizione di sapienza che tuttavia lo stesso Seneca dichiara di non avere ancora. In realt egli scrive queste lettere non solo all'amico, ma anche in previsione di una pubblicazione. Uno dei tratti del genere epistolare riscontato anche in Seneca che si fa riferimento a fatti personali e a occasioni della vita quotidiana. E infatti tipico di Seneca prendere spunto dai tratti della vita quotidiana in funzione morale: le esperienze personali sono sempre trasformate come loccasione per un riflessione filosofica. Inoltre il tono dell'esposizione familiare e colloquiale; il filosofo utilizza esplicitamente il sermo, cio una conversazione familiare, informale. Dopo varie lettere si pu notare un notevole progresso intellettuale di Lucilio, sulla strada della conoscenza filosofica ma i progressi di Lucilio non sono solo intellettuali, ma abbiamo anche un perfezionamento morale che coincide con la scelta dell'otium, gradualmente realizzata da Lucilio. Uno degli elementi essenziali del messaggio morale che l'autore vuole trasmettere infatti proprio linvito allotium. Seneca inoltre ha capito che la vera gioia e i veri valori risiedono solo nella sapientia e essa si pu realizzare soltanto impegnandosi totalmente nella lotta contro le passioni. Seneca intento alla ricerca del vero bene costituito solamente nella virt; raccomanda a Lucilio di liberarsi dai falsi giudizi e di astenersi da ogni occupazione frivola e moralmente inutile. Afferma di evitare il contatto con la folla, riservandosi alla compagnia di pochi e scelti amici. La dottrina a cui aderisce e che propone allamico quella stoica, che Seneca segue in tutte le sue opere; tuttavia egli non esita a criticare aspetti dello stoicismo che non sente di approvare. Inoltre cita spesso, specialmente nei primi libri, massime di Epicuro e spiega a Lucilio che la citazione di una filosofia a cui non aderisce spiagata con il fatto che la verit propriet comune. I temi dominanti insieme allotium sono il tempo e la morte, presenti fin dalle lettere dapertura e costantemente ricorrenti. Seneca, avvicinandosi alla fine della vita, si prepara a morire, convinto che liberarsi della paura della morte sia compito del filosofo: egli ritiene che chi ha realizzato il vero scopo dellesistenza, ossia la virt, pronto a morire in qualsiasi momento; egli ha raggiunto la libert da ogni condizionamento esteriore e ha conquistato lautarkeia(lautosufficenza) propria del sapiente. Stolto per Seneca colui che teme la morte, perch egli si ribella a unimprescindibile necessit di natura. La morte non temibile per nessuno: infatti sia che costituisca l passaggio a una vita migliore, sia che porti nel nulla in cui eravamo prima di nascere, comunque liberazione dai mali dellesistenza.
LO STILE DELLA PROSA SENECANA

Nelle lettere linflusso del genere epistolario comporta un linguaggio colloquiale; tuttavia lo stile non sostanzialmente diverso dai dialoghi e dai trattati, se non in quanto assume toni piintimi e confidenziali che nelle altre opere sono meno frequenti. L atteggiamento dell' autore, parlando sempre direttamente in prima persona, ha l'intento non solo di persuadere il destinatario ma anche di coinvolgerlo affettivamente. Seneca, che con passione ricerca la verit e con passione vuole comunicarla agli altri, utilizza i pi raffinati procedimenti retorici allo scopo di raggiungere il massimo effetto persuasivo ed emozionale. Utilizza uno stile incentrato sulla sententia, sulla frase ad effetto. L'ampio periodo, si spezza dando luogo ad una netta prevalenza di brevi proposizioni in cui spesso alla paratassi si accompagna l'asindeto. Seneca inoltre predilige l'anafora. Tutti procedimenti finalizzati, non alla costruzione di periodi complessi, ma per forgiare sentenze morali in cui il pensiero sia espresso nel modo pi intenso possibile, cos che nel minimo di parole sia concentrato il massimo significato.

LE TRAGEDIE Ci pervenuto sotto il nome di Seneca un corpus di dieci tragedie (le uniche in tutta la letteratura latina che conosciamo non frammentariamente); nove di argomento mitologico, una, Octavia una pretesta. La cronologia delle tragedie senecane incerta e discussa; lipotesi pi probabile che siano stati scitti in gra n parte nel periodo in cui il filosofo era accanto a Nerone come precettore e poi come consigliere. -LOctavia considerata quasi concordemente dagli studiosi, lopera di un imitatore di Seneca. Essa ambientata alla corte imperiale nellanno 62 d.C. e ha fra i protagonisti Nerone e lo stesso Seneca. Essendo presente fra i personaggi la figura dello stesso Seneca, per alcuni studiosi questo un indizio della non autenticit dellopera: nessun autore drammatico dellantichit, infatti, aveva mai rapprese ntato se stesso nei suoi lavori. Limperatore, rappresentato come un tiranno, ripudia e condanna a morte la sua prima moglie Ottavia perch si era invaghito di unaltra donna. Seneca tenta vanamente di consigliargli clemenza e moderazione. Inoltre, lOctavia non pu essere di Seneca, perch contiene delle predizioni esatte sul modo in cui mor Nerone e, come sappiamo, alcuni anni prima Seneca ricevette dallimperatore lordine di darsi la morte. Nel testo la profezia delle circostanze della morte di Nerone affidata al fantasma della mamma Agrippina. Octavia unopera non adatta alla rappresentazione scenica, ma testo che si presta alla lettura; infatti lenfasi, i toni macabri, la ricerca del pathos sono artifici particolarmente adatti a colpire lattenzione e limmaginazione dellascoltatore grazie alla forza espressiva della parola.
[Inoltre possibile scorgere alcune anticipazioni del teatro elisabettiano, come, per esempio, la comparsa in scena dellomb ra di Agrippina, madre e vittima dellimperatore romano a me ricorda tanto il fantasma del padre in Amleto]. Tragedie mitologiche:

-Ercole sullEta anchessa non attribuita con certezza a Seneca. In essa raccontata la vicenda della morte di Ercole su un rogo eretto su mote Eta e la successiva divinizzazione delleroe. -Agamennone una delle tragedie autentiche; riproduce la vicenda delluccisione di Agamennone, re di Argo, tornato vittorioso dalla conquista di Troia, per mano della moglie Clitennestra. -Edipo Edipo, re di Tebe, apprende la sconvolgente verit di avere senza saperlo, ucciso il padre e sposato la propria madre. A mito tebano sispirano anche: -La fenice, che per non una tragedia completa, ma una serie di scene staccate -Ercole furioso Ercole preso dalla follia, massacra i figli e la moglie; rinvasito vorrebbe uccidersi ma trattenuto dal padre Anfitrione e dallamico Teseo. Ma quelle che hanno ottenuto pi successo per la pi forte drammaticit e il rilievo veramente tragico che assumono i personaggi, sono: -Medea Medea, furiosa per essere stata abbandonata da Giasone, il quale si prepara a sposare la giovane figlia di Creonte, re di Corinto, servendosi delle arti magiche, provoca la morte di Creonte e della figlia. Uccide poi con le sue stesse mani, per odio delluomo che lha tradita, anche i due figlioletti avuti da Giasone e infine vola via su un carro trainato da serpenti alati. -Fedra Fedra, moglie di Teseo re di Atene, spinta da una forte passione nei confronti del figliastro Ippolito e gli dichiara il suo amore. Respinta si vendica accusando il giovane di aver cercato di usarle violenza, ma quando, per una maledizione di Teseo, un mostro marino causa la morte di Ippolito, Fedra disperata, confessa la sua colpa e si uccide. -Tieste Racconta la vicenda di Atreo, tiranno follemente adirato contro il fratello Tieste perch gli aveva sedotto la moglie e complottato per prendere il potere del regno. Atreo finge una riconciliazione e fa tornare nella reggia Tieste e i suoi figli per potersi vendicare; uccide poi i suoi nipoti, ne cuoce le carni e le imbandisce al fratello durante un banchetto,, svelandogli subito dopo latroce verit. Mentre Tieste inorridito, Atreo assapora fino in fino la gioia per la vendetta. -Le troiane Dopo la caduta di Troia, le donne troiane prigioniere dei Greci piangono la loro sorte e devono subire le conseguenze della sconfitta: Ad esempio Ecuba, vedova del re Priamo, assiste al sacrificio della giovane figlia; Andromaca, vedova di Ettore tenta vanamente di salvare il figlio che muore scagliato gi dallalto di una torre. Le tragedie furono scritte non per il teatro, ma per le recitationes: sappiamo che in et imperiale, pur non mancando sporadiche testimonianze di vere e proprie rappresentazioni teatrali, luso prevalente era di leggere i testi tragici in occasione di recitationes che venivano organizzate in case private o in apposite sale o anche nella stessa corte imperiale. Al centro di tutte le tragedie troviamo lo scatenarsi di sfrenate passioni, non dominate dalla ragione e che hanno conseguenze catastrofiche. Lintenzione di Seneca di proporre esempi significativi dello scontro nellanimo umano di impulsi contrastanti, positivi e negativi.

Da un lato vi la ragione, di cui si fanno spesso portavoce i personaggi secondari; essi cercano di dissuadere i protagonisti dai loro insani propositi; dallaltro vi il furor, ovvero limpulso irrazionale, la passione( amore, odio, gelosia, ambizione ecc.) Allinterno delle tragedie vi quindi un intento pedagogico e morale: il principale obiettivo di Seneca lammaestramento morale. Unaltra caratteristica delle tragedie che viene data particolare importanza alla parola pi che allazione e allarticolazione della trama; al poeta infatti non interessano le vicende mitiche in s, ma come occasioni per sviluppare e dibattere su argomenti morali e politici. Anche i personaggi, pi che figure propriamente drammatiche, sono i portatori di determinati temi affidati loro dal poeta in base agli spunti offerti dalla tradizione mitico-letteraria. Il tono delle tragedie magniloquente e ci costituisce un ostacolo per il lettore moderno che infastidito dalla ridondanza e della sovrabbondanza di esclamative, interrogative retoriche ecc. Nonostante gli eccessi anche nelle tragedie ritroviamo per la presenza della sententia e le battute ad effetto, che hanno potente incisivit.

LAPOKOLOKYNTOSIS
LApokolokyntosis occupa un posto a s nella produzione senecana; essa unoperetta appartenente al genere della satira menippea. Questopera importante perch lunica appartenente a questo genere letterario che si sia conservata per intero. La satira menippea cos chiamata dal nome delliniziatore del genere, Menippo, risalente al III secolo a.C., al livello formale era caratterizzata dalla mescolanza di versi e di prosa. Lopera senecana definita un pamphlet, ovvero un breve saggio in cui lautore sostiene un argomento di attualit in modo dichiaratemene e apertamente di parte e con intento polemico e satirico, per risvegliare la coscienza sociale. LA. venne scritto infatti in occasione della morte di Claudio, e in esso Seneca da libero sfogo al suo odio e al suo disprezzo per colui che lo aveva perseguitato e condannato allesilio. Il titolo greco e la sua interpretazione incerta e discussa: il termine kolokynte in greco significa zucca e apotheosis trasformazione in dio. Tuttavia nellopera Claudio non subisce alcuna trasformazione, perci molti hann supposto che il significato sia deificazione di una zucca, o meglio deificazione di quello zuccone di Claudio.
Trama:

Seneca inizia il racconto dal momento in cui le Parche recidono il filo della sua vita, mentre Apollo intona un canto di gioia er linizio del regno felice di Nerone. Claudio si reca in cielo e si presenta a Giove, ma non viene riconosciuto perch parla in modo incomprensibile. Dopo una lacuna nel testo, troviamo gli dei a concilio per discutere sulla proposta di divinizzazione di Claudio e si susseguono alcuni interventi pro e contro, fino a quando no si esprime Augusto che accusa il nipote Claudio di aver assassinato numerosi membri della famiglia e chiede per lui una severa punizione. Claudio viene quindi trascinato negli inferi, dove incontra le numerose sue vittime e qui condannato a giocare eternamente ai dadi con un bussolotto forato. Loperetta notevole sia per largomento, ma anche per la padronanza dei mezzi linguistici di Seneca, che passa da un linguaggio colloquiale basso e umoristico a uno stile pi alto e solenne.
EPIGRAMMI

Compaiono inoltre sotto il nome di Seneca anche una settantina di epigrammi, anche se la loro autenticit assai dubbia. E difficile e probabilmente impossibile stabilire se qualcuno degli epigrammi risalga effett ivamente a Seneca o si tratti di falsi; infatti la grande fama del nostro autore favor il sorgere di opere a lui falsamente attribuite.