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Italo Svevo

1) La vita
Italo Svevo, pseudonimo letterario di Aron Hector Schmitz nacque il 19 dicembre 1861 a Trieste; il padre,
Francesco era commerciante ed era figlio di un funzionario imperiale austriaco di origine ebraica: la madre.
Allegra Moravia. era anch'essa di famiglia ebraica. Gli studi del ragazzo furono indirizzati dal padre verso la
carriera commerciale. Nel 1873 fu mandato in collegio in Germania. a Segrutz, dove studiò materie utili per
quel tipo di attività e imparò perfettamente il tedesco. Contemporaneamente si dedicò a letture di scrittori
tedeschi, Goethe, Schiller, Heine e Jean Paul. Nel 1878 ritornò a Trieste e si iscrisse all'Istituto Superiore per
il Commercio "Pasquale Revoltella . frequentandolo per due anni. La sua aspirazione però era divenire
scrittore: cominciò a comporre testi drammatici, che rimasero per il momento nei suoi cassetti e a partire dal
1880 collaborò con·i;1ndipendente", con articoli letterali e teatrali, firmati con lo pseudonimo E. Samigli.
Politicamente era vicino agli irredentisti e manifestava anche interesse per il socialismo.
Nel 1880 il padre falli: Svevo conobbe l'esperienza della declassazione. Dovette cercar lavoro e si impiegò
presso la filiale triestina della Ban ca Union di Vienna, presso cuj rimase per 19 annj. Il lavoro di impiegato
era per lui arido ed opprimente, per cui cercava un·evasione nella letteratura, frequentando la biblioteca civica,
leggendo classici italiaru e narratori francesi dell'800. Si dedicò alle prime prove narrative. scrivendo alcune
novelle e progettando il suo primo romanzo. Una vita. che pubblich erà nel 1892 con lo pseudonimo di Italo
Svevo.
Nel 1895 morì la mad re; al su o capezzale i ncontrò una cugina più giovane di lu i, Livia Ven eziaru,
e se ne innamorò, fidanzandosi con lei. Le nozze furono celebrate nel 1896, e ranno successivo nacque la figlia
Letizia. Il matrimonio segnò una svolta fondamentale nella vita di Svevo. Sul piano psicologico. l'<inetto>.
sgretolato da insicurezze. trovava un terreno solido su cui poggiare e poteva arrivare a coincidere con quella
figura virile che era apparsa irraggiungibile, il pater familias, dominatore del mondo domestico. Mutava anche
la condizione sociale dello scrittore. Svevo, per uscire dalle ristrettezze in cui viveva, abbandonò l'impiego in
banca ed entrò nella ditta di vernici dei suoceri; fu un salto di classe sociale. Ma soprattutto, da intellettuale si
trasformò in dirigente d'ind ustria, i su oi orizzonti si allargarono a dimensioni internazionali perché dovette
compiere molti viaggi in Francia e Inghilterra. Divenuto uomo d"affari e dirigente industriale, lasciò rattività
letteraria, guardandola con sospetto, come qualcosa di insidioso e malsano, che poteva disturbare o
compromettere la vita attiva e produttiva (alla decisione forse contribui anche l'insuccesso del secondo
romanzo. Senilità. uscito nel 1898). Svevo compì il passo decisivo, lasciò la letteratura e passò all'industria.
Però il proposito di abbandonare la scrittura letteraria non fu osservato con rigore; il bisogno di scrivere
riaffiora in Svevo e accanto alle annotazioni diaristiche, compaiono scritture letterarie, racconti, drammi (Un
terzetto spezzato e Un marito). Gli interessi culturali in generale in Svevo non erano spenti. ma in stato di
latenza. Negli anni tra l'ingresso nell'attività industriale e lo scoppio della Prima guerra mon diale si verif
icarono due even ti fondam en tali per lui: rincontro con James Joyce (che era insegnante di inglese aìrieste e
Svevo prese da lui lezioni) e tra i due nacque un'amicizia che durò nel tempo; l'altro evento fu l'incontro con
la psicoanalisi, che avvenne tra il 1908 e il 1910: il cognato di Svevo aveva sostenuto una terapia a Vienna con
Freud e fece da "tramite permettendo a Svevo di conoscere le nuove teorie psicoanalitiche.
Dato che, durante la guerra, la fabbrica di vernici fu requ isita per ordine delle autorità austriache. Svevo si
ritrovò libero da ogni impegno e poté riprendere l'attività intellettuale. Nel 1919 pose mano al suo terzo
romanzo, La coscienza di Zeno, che venne pubblicato nel 1923. Ma l'opera non suscitò alcuna risonanza.
Esasperato per questo silenzio, Svevo mandò il romanzo a Parigi a Joyce che si impegnò per imporlo
all'attenzione degli intellettuali francesi. Svevo conquistò larga fama in Francia e su scala europea . Solo in
Italia rimase intorno a lui un·atmosfera di diffidenza e di sostanziale disinteresse. L'unica eccezione fu
costituita da Eugenio Montale, che gli dedicò un saggio sulla rivista "L'esame nel 1925, riconoscendo la sua
grandezza. La fama europea di Svevo fu consacrata nel 1928 da un convegno del Pen Club, a Parigi, dove lo
scrittore fu festeggiato intellettuali di varie nazionalità. Nel settembre 1928 Svevo ebbe un incidente d'auto a
Motta di Livenza, presso Treviso, e due giorni dopo morì, in conseguenza delle ferite riportate.

La fisionomia di Svevo appare diversa da quella del tradizionale letterato italiano; innanzitutto presenta
caratteristiche particolari l'ambiente in cui egli si forma. Trieste è una città di confine, in cui convergono tre
civil tà. quella italiana. quella tedesca e quella slava. Lo scrittore stesso. adottando lo pseudonimo letterario di
Italo Svevo, vuole segnalare come in lui vengano a confluire la cultura italiana (Italo) e quella tedesca (Svevo)
. Non va trascurato il fatto che Svevo, pur non essendo religioso. era di famiglia ebraica. e queste radici hanno
un peso nella sua fisionomia culturale complessiva. L'ambiente in cu i si forma permette a Svevo di assumere
una prospettiva ben più ampia di quella di tanti scrittori italiani del suo tempo. Infine Trieste, punto di incontro
di cu lture, è anche una città fondamentalmente commerciale. Anche nella fisionomia sociale, Svevo non
coincide con la figura tradizionale dello scrittore italiano, il letterato puro, la cui attività dominante è la
letteratura, quella del professore. del giornalista. del redattore di una casa editrice. Svevo fu prima impiegato
di banca, poi dirigente d'industria e uomo d"affari. Anche la formazione di Svevo non fu quella che era propria
del letterato italiano: i suoi studi furono commerciali, e la sua cultura letteraria e filosofica fu in buona misura
quella di un autodidatta.

2) La cultura di Svevo
Alla base dell'opera di Svevo c'è una robusta cultura filosofica, arricchita da aperture verso le scienze. 11
filosofo che ebbe un peso determinante nella sua formazione fu Schopenhauer, che opponeva un misticismo
irrazionalistico al sistema hegeliano per il quale "tutto ciò che è reale è razionale" e che affermava un
pessimismo radicale, indicando come sola via di salvezza dal dolore la contemplazione e la rinuncia. Più tardi
Svevo conobbe anche N ietzsche e lo lesse nei testi originali; da lui poté trarre l'idea del soggetto come pluralità
di stati in fluido divenire. L'altro grande punto di riferimento per Svevo fu Charles Dan.vin , l'autore della
teoria evoluzionistica, fondata sulle nozioni di "selezione naturale" e di "lotta per la vita".
Svevo fu anche attratto dal pensiero marxista. di cui ebbe una non superficiale conoscenza e da
cu i fu influenzato, tanto da simpatizzare, in una fase della sua vita, per il socialismo. La portata del marxismo
nella formazione ideologica complessiva di Svevo è un problema difficile da puntualizzare ed ancora molto
discusso; da questa corrente di pensiero egli trasse la consapevolezza del fatto che tu tti i fenomeni, compresa
la psi cologia individ uale, sono condizionati dalla realtà delle classi. Di conseguenza egli ci dà l'anatomia di
una psiche che è tale perché è collocata in un dato contesto. Del marxismo però Svevo non condivise le concrete
proposte politiche, la dittatura del proletariato e la collettivizzazione, e preferì prospettive di tipo utopistico.
Lo testimonia il racconto "La tribù". pubblicato nel 1897 sulla rivista "Critica sociale". in cui viene rifiu tato
ilpercorso attraverso cu i l'umanità potrà giungere al socialismo. Altrettanto problematico fu ilrapporto di
Svevo con la psicoanalisi che ebbe un posto molto importante nella sua riflessione e nella sua scrittura
letteraria. Verso Freud lo spingeva l'interesse per la tortuosità e le ambivalenze della psiche profonda; ma
Svevo no11 apprezzò la psicoanalisi come terapia. che pretendeva di portare alla salute il malato di nevrosi,
bensì come puro strumento conosci tivo, capace di indagare più a fondo le realtà psichica e come strumento
narrativo. Anche la psicoanalisi dunque, come il marxismo, fu usata da Svevo non tanto per la sua parte
"costruttiva" quanto per la sua parte "critica".
Gli autori che ebbero più peso nella formazione di Svevo furono i romanzieri realisti francesi dell'Ottocento,
Balzac, Stendhal, Flaubert. Da Flaubert di Madame Bovary, in particolare, sem bra aver preso la maniera
impietosa di rappresentare la miseria della coscienza piccolo borghese. Flaubertiano appare anche
l'atteggiamento di fredda ironia nei confronti di due personaggi, Alfonso Nitti ed Emi lio Brentani.
Un'importanza fondamentale per Svevo ha anche la conoscenza dei romanzieri natura listi, di Zola in
particolare. Il modello zoliano è riscontrabile soprattu tto nel primo rom anzo, nella minuziosa ricostruzione
dell'ambiente della banca. Tra i romanzieri russi, Svevo subì l'influenza di Turgheruev, che nella sua opera
presenta una galleria di personaggi "inetti-, sognatori e inconcludenti, simili agli "inetti·· sveviaru.
Un'influenza determinante la ebbe Dostoievskij, lo scrittore che si addentra nelle zone segrete della psiche.
Negli anni della maturità, grazie anche all'amicizia con Joyce, Svevo venne a conoscere gli umoristi inglesi,
Swift, Sterne,
Dickens, Thackeray, e questo incontro ebbe riflessi nell'elaborazione dell'umorismo della Coscienza di Zeno.

3) Primo romanzo: Una vita


Svevo iniziò il suo primo romanzo nel 1888 e lo pubblicò a proprie spese nel 1892 presso un piccolo editore.
Vram. dopo il rifiuto del Treves. lllizialmente per il titolo pensò a "Un inetto". ma sconsigliato dall'editore,
optò per "Una vita-. Il romanzo suscitò scarsissima attenzione nella critica e nel pubblico. è la storia di Alfonso
Nitti, che abbandona ilpaese e la madre per andare a lavorare a Trieste, dopo che la morte del padre, medico,
ha lasciato la fam iglia in ristrettezze. Si impiega presso la banca Maller. ma il lavoro gli appare arido e
mortificante. Il giovane. imbevu to di letteratura, evade costr uendosi sogni e vagheggiand o la gloria letteraria.
L'occasione per un riscatto gli è offerta da un invito a casa del padrone della banca, Maller. Alfonso conosce
Macario e stringe con lui un'amicizia. In Macario, l'eroe trova una sorta di appoggio e di modello. La figlia di
Maller. Annetta. ha anch'essa ambizioni letterarie e sceglie Alfonso come collaboratore nella stesura di un
romanzo. Alfonso, pur senza amarla, la seduce e la possiede. A questo punto l'eroe potrebbe trasformare la
propria vita, sposando la ricca ereditiera. Alfonso, invece, preso da un'inspiegabile paura, fugge da Annetta e
da Trieste, utilizzando come pretesto una malattia della madre. Tornato al paese, trova la madre gravemente
ammalata; dopo la sua morte ritorna a Trieste. deciso a rinunciare alla "lotta per la vita" che donlina
nell'ambiente in cui vive. credendo di aver scoperto nella rinuncia e nella contemplazione la sua vera natura.
Alfonso credeva di aver interamente su perato le passioru, invece, all'apprendere che Annetta, sdegnata con
lui, si è fidanzata con Macario, è invaso da una dolorosa gelosia. Trasferito ad un compito minore, affronta
indignato il signor Maller, ma nell'emozione si lascia sfuggire frasi che vengono interpretate come 1icatti.
Commette errori irreparabili: scrive ad Annetta per chiederle che cessino le persecuzioru nei suoi confronti ,
ma di nuovo ilsuo gesto è visto dai Maller come ricattatorio. All'appuntamento che egli ha chiesto alla ragazza,
si presenta il fratello, che lo sfida a duello. Alfonso decide di cercare nella morte una via di scampo.
Una vita,n el suo impianto, rivela legami con i mod elli più il lustri del romanzo mod erno: da un lato il romanzo
della"scalata sociale", in cui un giovane provincial cerca di conquistare il su ccesso nella società cittadina,
anche se Alfonso si limita a sognare il successo, senza mai muovere un dito per conquistarlo; dall'altro lato il
romanzo "di formazione", che segue il processo attraverso cui un giovane si forma alla vita. È visibile anche
l'influenza di Zola e della scuola naturalistica, nella volontà di ricostruire tm determinato quadro sociale.
Alfonso inaugura un tipo di personaggio. l'"inetto", che ritornerà attraverso varie incarnazioru, nei libri
successivi di Svevo. L'inettitudine è una debolezza, un'insicurezza psicologica, che rende l'eroe "incapace alla
vita". L'inetto ricorre frequentemente nella letteratura di questi anni e Svevo sa anche individuare le radici
sociali di quella debolezza: Alfonso è un piccolo borghese. declassato da una condizione più elevata, ed è un
intellettuale legato alla cultura umanistica. Il combinarsi di questi due fattori sociali lo rende un "diverso".
Alfonso è afflitto, paralizzato dalla sua diversità, è sentita come inferiorità. L'impotenza sociale diviene
impotenza psicologica e sentendo la sua inferiorità. Alfonso ha bisogno di crearsi u na realtà compensatoria:
la cultura umarustica e la vocazione letteraria si trasformano ai suoi occhi in un motivo di orgoglio, nel segno
distintivo di un privilegio spirituale. Così si costruisce una maschera fittizia, un'immagine di sé consolatoria,
che lo risarcisce dalle frustrazioni reali. Se Alfonso non riesce più a identificarsi con un'immagine virile,
dinanzi a lui si ergono degli antagonisti che esibiscono tutte le prerogative che a lui mancano: in nanzitu tto
Maller, il pad rone, vera incarnazione della figura del Padre, possente e terribile. Accanto al Padre si colloca
una sua variante, il Rivale. Il ruolo è ricoperto da
Macarto, che possiede tutte quelle doti che ad Alfonso mancano. Questo antagonismo tra l'inetto e r"adatto
alla vita", questa ricerca del Padre per appoggiarsi alla sua forza, saranno schemi che ritorneranno anche nei
due romanzi su ccessivi.
La narrazione è condotta da una voce "fuori campo", che si riferisce ai personaggi con la terza
persona, ma non troviamo le ampie intrusioni informative che caratterizzavano il romanzo del primo Ottocento.
li narratore è più vicino al codice dell'impersonalità; predomina nel romanzo la focalizzazione interna al
protagonista: il punto di vista da cui sono presentati gli eventi narrati è collocato nella sua coscienza; il lettore
vede le cose come le vede Alfonso. Rispetto al romanzo psicologico affermato in Francia e li piacere di
D'annunzio in Italia, il romanzo di Svevo presenta una sua particolarttà: non si ha solo l'attenta analisi dei moti
interiori del personaggio: in ""Una vita", la coscienza d iviene un labi rinto di tortuosità intrica te, in cui si
intrecciano sogni, mom enti di lucidità, autoinganni e giustificazioni fittizie. Spesso i legami logici delle
riflessioni di Alfonso su se stesso, ma anche quelli delle analisi condotte dalla voce narrante, sono così intricati
da lasciare sn1arriti. Se il punto di vista del personaggio è dominante in Una vita. non è però l'unico: di
frequente si introduce nel narrato la voce del narratore, che interviene ugualmente, nei pun ti chiave, a giudicare
un'azione, a correggere un'affermazione, a smentire un'interpretazione, a smascherare autoinganni costruiti
dall'eroe. La prospettiva del narratore è dotata di una consapevolezza più lucida, superiore a quella del
personaggio. Il romanzo si regge su l'opposizione di due punti di vista antagonistici. che rivela l'atteggiamento
critico dell'autore verso il suo personaggio.

4) Senilità
Il secondo romanzo. Senilità. esce nel 1898. sempre a spese dell'autore: il nuovo romanzo incorre in un
insuccesso peggiore di quello precedente. Il protagonista, Emilio Brentani, lavora in una società di
assicurazioni triestina e gode di una certa reputazione in ambito cittadino per un romanzo pubblicato anni
prima, dopo il quale però non ha scritto più nulla. Egli ha vissuto con prudenza, evitando pericoli e piaceri,
appoggiandosi alla sorella Amalia, con cui vive e che lo accudisce. e all'aulico Stefano Balli. scultore che
compensa rinsuccesso artistico con una grande fortuna con le donne, e che rappresenta per Emilio una sorta di
figura patema. L'insoddisfazione per la propria esistenza spinge Emilio a cercare il godimento nell'avventura
con una ragazza del popolo. Angiolina; Emilio si propone di divertirsi senza impegnarsi. imitando l'amico
Balli. In realtà si innamora della ragazza, id ealizzandola e trasformandola nella sua fan tasia in una creatu ra
angelica. La scoperta della vera natura di Angiolina, che ha amanti e si rivela mentitrice, scatena la sua gelosia
ossessiva. Ma egli non riesce a staccarsi dalla ragazza: un tentativo di separazione lo getta in uno stato di
esaurimento, privandolo di quell'energia vitale che aveva trovato nel rapporto. Riallaccia la relazione. ma
ilpossesso fisico. a cui finalmente arriva lo delude e lo lascia insoddisfatto, perché ha avuto non la figura ideale
che ama, ma la donna reale, di carne, che disprezza. È sempre più disgustato da Angiolina che si rivela rozza
e volgare; l'amico Balli si interessa anch'egli ad Angiolina, prendendola come modella per una sua statua; e la
ragazza si innamora di lui. La gelosia di En1ilio si concentra tutta sull'amico. Nel frattempo la sorella Amalia
vive un'avventura parallela e analoga alla sua: la grigia zitella. che non ha mai conosciu to la vita e il godimen
to, si innamora di Stefano Balli e, non osando rivelare i suoi sentimenti, trova appagamento solo nei sogni.
Emi lio allontana l'amico da casa sua, ma in tal modo distrugge la vita della sorella. Amalia cerca l'oblio
nell'etere, indebolendo il suo fisico già debole, che soccombe alla polmoni te. Emilio lascia il capezzale di
Amalia morente per recarsi all'appun tamento con Angiolina, deciso ad abbandonarla e a dedicarsi tutto alla
sorella. Ma l'addio non avviene con dolcezza: Emilio, scoprendo un ennesimo tradimento di Angiolina, si
lascia trasportare dall'ira e la insulta violentemente. Dopo la morte di Amalia, Emilio torna a rinchiudersi nel
guscio della sua "senilità" e nei suoi sogni fonde insieme Amalia ed Angiolina, in un'u nica figura, pensosa e
intellettuale, che diviene sinlbolo della sua u topia socialista.
Il nuovo romanzo, a differenza del precedente, si concentra quasi esclusivamente sui quattro personaggi
centrali; in secondo luogo, non sono più affronta ti direttamente i problemi di natura sociale. Di conseguenza
i fatti esteriori, l'intreccio romanzesco, la descrizione di ambienti fisici e sociali hanno poco rilievo: è la
dimensione psicologica che l'autore si preoccupa in primo luogo di indagare. La parte prevalente nella
narrazione è assunta dall'analisi del protagonista che è un piccolo borghese, la cui condizione è effetto di un
processo di declassazione. Dal punto di vista psicologico è un debole, un "inetto", che ha paura di affrontare
la realtà e per questo si è costruito un sistema protettivo, conducendo un'esistenza cauta che implica la rinuncia
al godimento.
Emilio maschera ai propri occhi la sua immaturità psicologica nel rapporto con la donna costruendosi
fittiziamente quell'im magine virile che non sa incarnare nella realtà: in realtà l'immaturità infan We messa in
lu ce nel rapporto con Angiolina denuncia come Em ilio non riesca più a coincidere con una certa immagine
virile, quella dell"uomo forte, sicuro, capace di dominare la realtà. Figura entrata in crisi in quell'età di
trasformazioni, col trionfo dell'assetto monopolistico e della società massificata, che distruggevano l'idea
tradizionale di individuo. Emilio incarna questa crisi: in lui l"impotenza sociale del piccolo borghese
declassato si traduce in impotenza
psicologica ad affrontare la realtà esterna al nido domestico. Per questo Emilio si appoggia all'amico Balli,
forte, sicuro di sé, dominatore. in realtà anche Balli, dietro l'apparenza della forza, Cela un'intima
debolezza;Emilio rappresenta il chiudersi vittimistico nella sconfitta e nell’impotenza , Balli rappresenta il
tentative di rovesciare l’impotentaza in onnipotenza, mascherando la debolezza. Il ritratto psicoanalitico
dell"immaturità di Emilio è l"indagine su un tipo sociale inserito in precise coordinate storiche. in Senilità,
Svevo riesce a ritrarre la struttura psicologica di un tipo sociale rappresentativo, l'intellettuale piccolo borghese
di un periodo di crisi. Il romanzo è anche l'analisi della stru ttura ideologica dell'intellettuale piccolo borghese
di fine Ottocento. Emilio filtra la realtà attraverso schemi letterari, rivelando la sua dipendenza da u na cultura
umanistica: la trasformazione della donna in figura angelica deriva le sue forme da una tradizione letteraria
che prende le mosse dallo Stilnovismo per arrivare sino alla cultura romantica; Emilio può vedere Angiolina
anche come donna fatale, come donna tigre, secondo modelli tardoromantici e dannunziani . L'analisi di Svevo
mostra poi gli schemi filosofici e politici attraverso cui Emilio filtra l'esperienza; in lui sono visibili residui
positivistici (perché si atteggia a scienziato che studia Angiolina) , ma manifesta anche un pessimismo
filosofico di matrice schopenhaueriana, che si mescola con un superomismo nietzschiano. A ciò si aggiunge
la sua ideologia rivoluzionaria in politica. poiché vagheggia idee socialiste. ricche di determinismo
positivistico e di u topismo. Svevo proietta nel suo personaggio le componenti essenziali della stia stessa
cultura, ma in Emilio quelle tendenze sono ridotte a stereotipi, a luoghi comuni. Quei principi filosofici e
politici, oltre ad essere ridotti da Emilio a stereotipi, sono anche falsi. L'ideologia che guida Emilio nel suo
agire effettivo è del tutto diversa da quella professata. Il suo pessimismo filosofico schopenhaueriano non è
che d iffidenza e paura della realtà, una paura neppure nata dall'esperienza. Così il suo socialismo
rivoluzionario non è che il sogno di un "letterato ozioso" che non sa mai passare all'azione e che cela in realtà
un aristocraticismo classista, superbo verso il popolo. Ciò che l'analisi di Svevo mette in luce è che i principi
filosofici e politici professati da Emilio sono solo maschere che il personaggio indossa per nascondere ai su oi
stessi occhi la sua debolezza. Così in Emilio lo scrittore rappresenta tutta la miseria e le contraddizioni di un
ceto sociale in crisi.
Verso il suo eroe Svevo ha un atteggiamento critico; esso si marrtfesta attraverso i procedimenti:
impiegati per costruire il discorso narrativo. Anche Senilità è un romanzo focalizzato quasi totalmente su
l protagonista . I fatti sono filtrati attraverso la sua coscienza e sono presen tati come li vede lui. Ma poiché
Emilio è portatore di una falsa coscienza, la sua prospettiva è deformante, il suo punto di vista è inattendibile.
Questa inattendibilità viene denunciata da Svevo attraverso tre procedimenti narrativi. -La voce del narratore
interviene con commenti e giudizi a smentire la prospettiva del protagonista. Nel romanzo si presentano così
due prospettive, quella di Emilio e quella del narratore.
-Altre volte invece i giudizi sono affidati a minime sfumature ironiche, ad intrusioni appena
percettibili della voce narrante, che si colgono nell'uso di un aggettivo, di un avverbio. Questi interventi del
naiTatore sono il procedimento più appariscente che tradisce l'atteggiamento critico di Svevo verso il suo
personaggio -inetto". Ma spesso, il narratore tace, non interviene direttamente a smentire, chiarire, a
correggere, per denunciare la falsa prospettiva del personaggio.
ll terzo procedimento per denunciare le mistificazioni del personaggio è la semplice registrazione
del suo lingu aggio; il linguaggio di Em ilio appare stereotipato come le idee che diffonde. zeppo di espressioni
enfatiche, melodrammatiche, ad effetto e al tempo stesso banali, che talvolta sembrano prese dalla letteratura
romanzesca di second'ordine. Bisogna stare attenti a non attribuire allo scrittore stesso uno stile del genere. In
questi casi Svevo mima con abilità il linguaggio caratteristico del suo personaggio. che è lo specchio diretto
della sua cultura, della sua ideologia e della sua psicologia. Così la riproduzione del suo -stile" diviene uno
strumento efficace per denunciare la ristrettezza dei suoi schemi mentali e orizzonti culturali.

5) La coscienza di Zeno
Il terzo romanzo di Svevo appare nel 1923. 25 anni dopo Senilità, e appare molto diverso dai dt1e romarizi
precedenti. Svevo abbandona il modulo ottocentesco del romanzo narrato da una voce anonima ed esterna al
piano della vicenda, con ampie focalizzazioni interne ai personaggi. Per gran parte il romanzo è costituito da
una confessione autobiografica. che il protagonista Zeno Cosini scrive su invito del suo psicoanalista, il dottor
S. e lo scrittore finge che il manoscritto di Zeno venga pubblicato dal dottor S. stesso, per vendicarsi del
paziente, che si è sottratto alla cura. Al testo del memoriale si aggiunge infine una sorta di diario di Zeno, in
cui questi spiega il suo abbandono della terapia e si dichiara sicuro della propria guarigione in coincidenza con
i successi commerciali ottenuti durante la guerra con fortunate speculazioni. Il romanzo è narrato dal
protagonista stesso, dietro la finzione narrativa dell"autobiografia e del diario.
Nuovo e originale è il trattamento del tempo, quello che Svevo chiama "tempo misto". ll racconto non presenta
gli eventi nella loro successione cronologica lineare, inseriti in un tempo oggettivo, ma in un tem po tutto
soggettivo. che mescola piani e distanze. in cui il passato riaffiora e si intreccia con i nfiniti fil i al presente.
Di qui la struttura particolare del racconto che si spezza in tanti momenti distinti. La ricostruzione del proprio
passato operata da Zeno si raggruppa intorno ad alcuni temi fondamentali, a ciascuno dei quali è dedicato un
capitolo. La narrazione va avanti e indietro nel tempo, seguendo la memoria del protagonista. che si sforza di
ricostruire il proprio passato. Dopo la prefazione del dottor S. ed un"introduzione in cui Zeno racconta i propri
tentativi di risalire alle prima infarizia, gli argomenti dei vari capitoli sono: il vizio del fumo e gli sforzi per
liberarsene, la morte del padre, la storia del proprio matrimonio, il rapporto con la moglie e l'amante, la storia
dell'associazione commerciale col cognato Guido Speier; alla fine c'è il capitolo Psico-analisi. in cui Zeno
sfoga il proprio odio contro lo psicoanalista e racconta la propria presu nta guarigione.
il protagonista-narratore è una figura di -inetto" che Svevo stesso definisce un -fratello" di Em ilio e Alfonso.
Negli anni giovanili conduce una vita oziosa, passando da una facoltà universitaria all'altra. senza mai giungere
ad una laurea e senza dedicarsi ad alcuna attività seria. Il padre. ricco commerciante, non ha la minima stima
per il figlio, e nel testamento lo consegna in tutela al fidato amministratore Olivi, sancendo la sua immaturità
e la sua irresponsabilità infantile. Il padre, vuol bene sinceramente al figlio, ma Zeno, con il suo ozio e la sua
inconcludenza negli studi, non fa che procurargli amarezze e delusioni, rivelando così impulsi ostili e
aggressivi. ll vizio del fu,mo ha nel suo fondo inconscio proprio l'ostilità contro ilpad re. il desiderio di
sottrarg.li le sue prerogative virili e di farle proprie. Quando è sul letto di morte, il padre sferra un forte schiaffo
sul viso del figlio che lo assiste. e Zeno resta nel dubbio se il gesto sia il prodotto dell"incoscienza dell·agonia
o scaturtsca da un"in tenzione punitiva. Privato della figura patema, J'"inetto" Zeno va subito in cerca di una
figura sostitutiva, e la trova in Giovanni Malfenti, uomo d'affari, abile e sicuro nell'attività pratica. Malfenti è
ilmodello di uomo con cui J'"inetto" Zeno non riesce più a coincidere e rappresenta nel sistema dei personaggi
l'Antagonista. Zeno decide di sposare una delle sue figlie; si innamora della più bella. Ada; lei lo respinge, e
lui rivolge la domanda di matrimonio alla sorella minore Alberta, e, al rifiuto anche di questa, fa la su a proposta
alla sorella più brutta, Augusta. In realtà era lei la moglie che Zeno aveva scelto inconsciamente: si rivela
infatti la donna di cui egli ha bisogno. Augusta però è l'antitesi di Zeno. Lui è "malato" e la sua malattia è la
nevrosi. Egli proietta nella malattia la propria inettitudine, ed attribuisce la colpa dei propri malanni al fumo:
la sua esistenza è piena di tentativi di liberarsi dal vizio, nella convinzione che solo così potrà avviarsi verso
la "salute" e diventare un borghese degno di questo nome. Alla moglie Zeno affianca la giovane amante Carla,
una ragazza povera; il rapporto però è reso difficile ed ambiguo dai sensi di colpa di Zeno verso la moglie.
finché Carla non lo abbandona per un uomo più giovane. Zeno aspira ad entrare nella normali tà borghese e
fonda un'associazione com merciale col cognato Guido, che ha sposato Ada. Questo è l'antitesi di Zeno ed
incarna il ruolo del rivale. L'amicizia e l'affetto esibiti nei suoi confronti mascherano un odio profondo, che si
tradisce ai funerali di Guido, morto suicida per problemi finanziari; Zeno sbaglia corteo funebre. Egli. ormai
anziano. decide di intraprendere la cura psicoanalitica ma si ribella alla diagnosi dello psicanalista. Lo scoppio
della guerra favorisce alcune sue specu lazioni commerciali, che trasformano Zeno in un abile uomo d'affari.
Egli si proclama quindi perfettamente guarito; noi sappiamo che non è vero e che queste resistenze sono
sintomo tipico della malattia. Il romanzo termina in chiave apocalittica, con la riflessione di Zeno sull'uomo
costruttore d i ordigni. che finiranno per portare ad u na catastrofe cosmica.
Il narratore Zeno è chiaramente un narratore inattendibile, di cui non ci si può fidare. Lo denuncia subito la
prefazione del dottor S. L'autobiografia in essa contenuta è tutta un grande tentativo di autogiustificazione di
Zeno. che vuole mostrarsi innocente da ogni colpa nei rapporti col pad re, con la moglie, l'aman te, il rivale
Guido. Ma non si tratta di menzogne intenzionali: sono autoinganni determinati da processi profondi ed
inconsapevoli; l'agire di Zeno è il prodotto di impulsi inconsci. Per tutto il romanzo ogni gesto e affermazione
di Zeno rivela un groviglio complesso di motivazioni ambigu e, sempre diverse. Per cui la "coscienza" di Zeno
appare in primo luogo come una cattiva coscienza. una coscienza falsa, tanto che il titolo può essere letto come
L"incosclenza di Zeno.
A differenza di Emilio {di Senilità), Zeno non è solo oggetto di critica, ma anche soggetto. Non c'è
solo l'ironia oggettiva che pesa su Zeno: il romanzo è anche percorso dal distacco ironico con cui Zeno guarda
ilmondo che lo circonda. In lui non c'è un consapevole atteggiamento critico verso il mondo che lo circonda.
in lui c'è un disperato bisogno di "salute". di normalità. di integrazione nel contesto borghese: vorrebbe essere
buon padre di famiglia, attivo ed abile uomo d"affari. Però non riesce mai a coincidere con quella forma
compiuta e definitiva di uomo. Zeno finisce per scoprire che la "salute atroce" degli altri è anch'essa "malattia",
la vera malattia.
L'inetti tudine ormai non è più un marchio d"inferiorità, ma una condizion e aperta, disponibile ad ogni forma
di svil uppo. Poiché Zeno non è più un eroe del tutto negativo, ma possiede una fisionomia più aperta e perciò
è portatore di una visione straniante, non avrebbe più senso la presenza di un narratore esterno al narrato. il
mutare della fisionomia degli eroi sveviani, e dell'atteggiamento dello scrittore verso di essi, rivela il passaggio
dalla visione del mondo chiusa, che è propria della cu ltura ottocentesca {ancora presente nei primi romanzi)
, alla visione aperta propria del Novecento; e l'evoluzione delle tecniche narrative segue l'evoluzione
ideologica.

6) Racconti e le commedie
Ai tre romanzi di Svevo si aggiungono, oltre ad una serie di articoli, abbozzi di saggi. pagin e di diario,
annotazioni autobiografiche varie e lettere, anche numerosi racconti. Solo tre però furono
pubblicati dall·autore. Una novella, dal titolo Una lotta, apparsa sull'"lndipendente" nel 1888, era stata il primo
testo narrativo pubblicato da Svevo, e conteneva molti motivi destinati ad essere sviluppati più tardi, in Senilità.
Nel 1890, sempre sull'"Indipendente", vide la luce il racconto L'assassino di via Belpoggio, pubblicato sotto
lo pseudonimo di E. Samigli. che anticipa temi e procedimenti propri dei suoi romanzi. Particolarmente
significativa è l'analisi dei processi psicologici innescati da un omicidio. nei quali si aggrovigliano sensi di
colpa. ricerche di giustificazioni e di alibi morali. Nel 1897, sulla rivista "Critica sociale", comparve un
racconto- apologo di carattere politico, La tribù. Tutti gli altri testi sono stati pubblicati solo postumi;
probabilmente al 1904 risale Lo specifico del dottor Menghi. in cu i si tratta dell'invenzione di un farmaco che
di minuisce l'energia vitale e consente di allungare la vita. Vi affiora il tema della vecchiaia e della gioventù ,
che comparirà n ella Coscienza d i Zeno e sarà svil uppato nella commedia La rigenerazione. Dopo il silenzio
fra il 1898 e il 1919, l'ul timo periodo vede Svevo immerso in un nuovo fervore creativo: in questi anni si
collocano i racconti, Vino generoso, Una burla riuscita. La novella del buon vecchio e della bella fanciulla.
Corto viaggio sentimentale (rtmasto incompiuto). Sono tutti legati alla tematica della Coscienza di Zeno, la
malattia, la
vecchiaia e la gioventù, la soddisfazione del desiderio attraverso il sogno, gli impulsi segreti dell'inconscio, le
ambivalenze e i sensi di colpa, il bisogno di stabilire la propria "innocenza", e sono percorsi da un sottile
umorismo. Sono rimasti anche i frammenti di un quarto romanzo progettato dallo scrittore. "una continuazione
di Ze110". ll titolo sarebbe dovuto essere Il vecchione
o Le confessioni del vegliardo. In questi frammenti è sempre il vecchio Zeno a narrare, anche se non più
attraverso la finzione del memoriale. Il suo racconto presenta una serie di ritratti dei nuovi membri della sua
fa miglia, il figlio Alfio, ilnipote Carlo, la figlia Antonia, il genero Valentino, il nipote Umbertino. Di nuovo
Zeno si rivela narratore inattendibile; egli resta sempre un perfetto esempio di falsa coscienza, che le
involontarie menzogne avvolgono in un alone di umorismo. Le prime opere letterarie che Svevo abbozzò, negli
anni giovanili, furono testi drammatici, e la passione teatrale lo accompagnò per tutta la vita, anche se le
commedie ebbero una diffusione scarsissima sui palcoscenici. Solo l'atto unico Terzetto spezzato arrivò sulle
scene durante la vita dello scrittore e fu rappresen tato nel 1927 a Roma dal Teatro degli Indipendenti di Anton
Giulio Bragaglia. Una prima edizione dei testi teatrali di Svevo apparve solo nel 1960, a cura di Umbro
Apollonio. Solo a partire da quella data i testi hanno avuto qualche realizzazione scenica, soprattutto Un marito
e La rigenerazione. Sono 13 le commedie rimaste. Di queste, 8 risalgono agli anni 1880- 1890 (Le ire di
Giuliano. Le teorie del conte Alberto. Il ladro in casa. Una commedia inedita, Prima del ballo, La verità,
Terzetto spezzato, Atto unico); Un marito è del 1903, L'avventura di Maria composta tra il 1919 e il 1920,
Inferiorità nel 1921, Con la penna d'oro nel 1926, La rigenerazione nel 1927-1928. Alcune di queste opere
sono compiute, altre sono rimaste rigenera zione nel 1927-1928. Alcune di queste opere sono compiute, altre
sono rimaste solo in una fase si elaborazione provvisor ia. Il termine di riferimento per Svevo è sempre il teatro
borghese, che si svolge in inter ni familiari e mette in scena i conflitti, le tensioni che si celano sotto la
superficie quotidia na degli affetti. Il testo più inter essa nte è La rigenera zione, che è collegato ai frammenti
del "qua rto romanzo" e al motivo della
vecchiaia. Protagonista è il vecchio Giovanni Clerici, un alter ego di Zeno, che si sottopone
ad un'opera zione miracolosa per ringiova nire. L'operazione scatena le energie vita li del vecchio, che si
proietta a recuperare la propria giovinezza.