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La poetica di Giovanni Verga e il Verismo

Prima di accostarsi alla poetica del Verismo, Giovanni Verga si rifà alla narrativa
italiana ottocentesca. Mentre nelle sue prime opere: I carbonari della montagna e
Sulle lagune segue i moduli del romanzo storico, in Una peccatrice, Storia d’una
Capinera, Tigre reale, Eva, Eros, è legato al tardo romanticismo e alla Scapigliatura.
Il contenuto di questi romanzi è di tipo erotico e passionale. L’ambiente è quello di
una vita borghese elegante, che nell’amore cerca un diversivo e una romantica
evasione dalla routine, verso un mondo di sensazioni nuove e grandi, anche se, alla
fine, cade nell’angoscia della passione disillusa.Giovanni Verga e la poetica del Verismo

La poetica di Giovanni Verga e il


Verismo
I personaggi e le vicende narrate romanticamente aristocratiche sono immersi in un
ambiente quotidiano, rappresentato in maniera realistica. In questi romanzi
troviamo un senso di fatalità oscura, un pessimismo dolorante che sarà anche nelle
opere maggiori, e lo stile ancora provvisorio, anti-accademico, attento ai particolari
delle cose, più che alle parole. I migliori, tra questi romanzi, sono Storia d’una
Capinera ed Eva.

Il primo racconta la storia di una giovane costretta dalla famiglia a farsi monaca. La
ragazza si innamora, ma la famiglia si oppone e lei impazzisce e muore di tisi, tra
le mura tenebrose del convento. Il secondo racconta, invece, della passione di
Enrico Lantieri per la ballerina Eva. Una passione che si conclude con l’abbandonato
da parte dell’amante, e che conduce il giovane a morire di tisi e di passione per la
Sicilia, sua terra nativa.

Anche qui, accanto agli elementi ultraromantici (come in Storia di una Capinera),
c’è un brillante realismo nell’analisi psicologica di Eva e nella riflessione della
motivazione economica che incide in modo importante sulla vicenda sentimentale.
Si arriva all’approdo del Verismo da parte di Verga con la novella Nedda, che
rappresenta l’inizio della sua “conversione” letteraria.

La novella racconta una storia di miseria e di sfortuna: Nedda, è una giovane


bracciante siciliana, che lavora duramente per mantenere la madre malata. Dopo la
morte della madre, si innamora di un giovane povero come lei, Janu, ma il giovane
muore prima di poterla sposare. Come pure muore di stenti la bimba nata dal loro
rapporto. La novità di questa novella è che non c’è da parte dell’autore un’intrusione
soggettiva, ma si tratta di un’arte oggettiva, che lascia parlare le cose.

È questo un motivo tipicamente veristico, come lo è l’adesione al mondo della plebe,


dei diseredati sfruttati e tragicamente rassegnati al loro destino di sofferenza. Il
Verga passa ora a romanzi con personaggi comuni, immersi in un ambiente definito
con dettaglio realistico, che vivono e soffrono la tragica lotta per la vita. Questo
mondo crudele, che non è nato dalle costruzioni di una fantasia romantica, ma di
passioni elementari, di storie vere è rappresentato in tutte le opere maggiori del
Verga: raccolta di novelle Vita dei campi e Novelle rusticane, nei romanzi I
Malavoglia e Mastro don Gesualdo.

Con la poetica di Giovanni Verga e il Verismo, l’autore ritrova la verità reale della
vita e riesce a rappresentarla senza intrusioni autobiografiche e soggettive. Il Verga
sentiva che il progresso inesorabile della specie era costruito sull’infelicità della
persona. Da qui il suo tragico sentimento della vita e la compassione per i vinti,
cioè per tutti gli uomini condannati al dolore e alla morte e la loro rassegnazione
eroica.