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GIOVANNI VERGA (1840-1922)

Giovanni Verga è tra i narratori italiani più noti della seconda metà dell’800. Fu autore di
romanzi, novelle e testi teatrali e il suo nome è legato indissolubilmente al movimento
del Verismo italiano.
Ecco gli eventi più importanti della sua vita:     
 1840 - Nasce a Catania da una famiglia nobile liberale e antiborbonica.
 1858 - Si iscrive alla Facoltà di Legge a Catania, ma presto la abbandona per dedicarsi
alla letteratura.
 1860 - Allo sbarco dei garibaldini si arruola nella Guardia Nazionale in favore
dell’Unità d’Italia.
 1869 - Si trasferisce a Firenze, allora capitale d’Italia, dove frequenta i salotti
intellettuali e la vita mondana.
 1872 - Si trasferisce a Milano, dove resterà per 20 anni. Qui ha contatti con gli scrittori
della Scapigliatura e conosce la narrativa europea. Negli stessi anni c’è a Milano anche l’amico
scrittore Capuana, che gli fa conoscere il Naturalismo francese.
 1874 - Con la pubblicazione della novella Nedda inizia il processo di conversione al
Verismo.
 1881- Pubblica I Malavoglia.
 1884 - Durante un viaggio a Parigi incontra gli scrittori Emile Zola ed Edmond de
Goncourt, esponenti del Naturalismo francese.
 1890 - Torna definitivamente a Catania, dove vive nei suoi possedimenti e si allontana
sempre di più dalla scrittura.
 1920 - Viene nominato senatore a vita.
 1922 - Muore a Catania.

2Prima del Verismo

Prima di approdare al Verismo, Verga si dedica ad altri tipi di romanzi, più vicini


alla letteratura di moda all’epoca. Queste opere sono importanti per il successivo sviluppo
della poetica dell’autore e alcuni di essi, come la Storia di una capinera, possiedono anche un
valore proprio.  

2.1Romanzi patriottici
Verga appoggiò attivamente l’Unità italiana, arrivando ad arruolarsi nella Guardia
Nazionale. Il suo patriottismo emerge anche attraverso i suoi primi romanzi, che si
inseriscono nella corrente molto diffusa all’epoca della letteratura patriottica. Questi romanzi
sono:   
 Amore e patria (1856)
 I carbonari della montagna (1861-62)
 Sulle lagune (1963)

2.2Romanzi mondani
Il trasferimento a Firenze e poi a Milano determina un cambiamento nei temi trattati nei
romanzi. Verga inizia a descrivere l’ambiente mondano che egli stesso frequenta. Queste
storie sono fondate su un elemento autobiografico: si parla sempre di un giovane artista che
subisce l’influsso distruttivo della mondanità per opera di qualche donna. In questo
vediamo il giovane Verga e i suoi turbolenti rapporti con le donne che incontra nei salotti
fiorentini e milanesi. I romanzi che appartengono a questa fase sono: 
 Una peccatrice (1966), storia di un giovane commediografo catanese e del suo
rapporto con una seducente contessa, che lo porta a diventare un artista fallito.
 Storia di una capinera (1970), storia di una giovane costretta a farsi monaca. [Per
approfondire vedi l’articolo Storia di una capinera]
 Eva (1973), narra le vicende di un pittore siciliano trapiantato a Firenze, che perde sé
stesso per amore di una ballerina.
 Tigre reale (1975), racconta gli effetti corruttori esercitati sul protagonista da una
contessa russa.
 Eros (1975), il cui protagonista si consuma progressivamente, fino al suicidio.
3La poetica del Verismo
3.1La realtà siciliana

Appunti
La novella Nedda

Il contatto con le città del nuovo stato unitario (Firenze, Milano) e la crescente sfiducia verso
la vita moderna e gli ambienti mondani determinano in Verga un ritorno alle sue radici, a
quel mondo siciliano rimasto fuori dalla storia e dominato da leggi immutabili. Nella
Sicilia Verga vede le sue origini, un mondo che conosce bene ma che al momento gli è
distante, visto che si trova a vivere lontano.
La conversione al mondo siciliano e al Verismo nasce in Verga da una serie di motivi.
Elenchiamo brevemente i più importanti:  
 Insoddisfazione per la frivolezza degli ambienti mondani
 Diffidenza verso il sentimentalismo romanzesco
 Scoperta del Naturalismo francese
 Nostalgia per la terra natale
 Interesse verso la questione meridionale
La prima novella in cui si assiste a questo ritorno al mondo siciliano è Nedda, del 1874, in
cui Verga narra le vicende di una raccoglitrice di olive e propone una commossa
partecipazione alle sue sventure.  

3.2Tecniche narrative: impersonalità e regressione

1) L’autore pone il lettore faccia a faccia con il fatto, lo scrittore arriva ad


eclissarsi,cioè si mimetizza con i suoi stessi personaggi
2) IMPERSONALITÀ: Il narratore è parte integrante dei personaggi, si mette nei
panni di chi descrive
3) Non esiste nessuna consolazione religiosa
4) La letteratura può solo far conoscere la realtà, non può cambiarla.
5) LA REGRESSIONE: Il narratore regredisce a livello sociale e culturale dei
personaggi per meglio rappresentarli
6) LO STRANIAMENTO: consiste nell’adottare, per descrivere un oggetto o una
persona, un punto di vista completamente estraneo all’ oggetto
7) PESSIMISMO VERGHIANO: Esalta la lotta per la vita, il più forte schiaccia il più
debole
8) Gli uomini, secondo Verga, non sono mossi da grandi ideali, ma dall’interesse
economico della ricerca dell’utile personale,dall’egoismo

Per descrivere un mondo come quello siciliano, fisso nei propri valori, Verga sceglie di
adottare un tipo di scrittura oggettiva, priva dei sentimenti e delle opinioni dell’autore.
Questo tipo di scrittura rientra all’interno della poetica dell’impersonalità, che vuole
guardare il mondo dei contadini e dei pescatori da una certa distanza, al fine di restituirne la
verità , usando le parole della narrazione popolare e mettendo al centro il fatto nudo e crudo.
In questo senso si parla di regressione dell’autore. Lo scrittore mette da parte sé stesso, le
sue conoscenze, il suo mondo, e regredisce fino a calarsi all’interno del contadino o del
pescatore, parla con le sue parole e vede il mondo dai suoi occhi. In questo modo l’autore si
allontana dalla realtà oggettiva e ci presenta la realtà del mondo che rappresenta,
sottolineandone l’alterità rispetto alla vita moderna. 
3.3Visione del mondo: la fiumana del progresso e i vinti

Centrale nella svolta verista e nella scelta del mondo da rappresentare è la visione della
modernità di Verga. Per lui il progresso e la modernità sono come un fiume in piena che
scorre a grande velocità trasportando il mondo verso nuovi traguardi ma che allo stesso
tempo travolge e distrugge le vite di coloro che non riescono ad adattarsi in tempo alle novità ,
alla velocità che il progresso impone, tutti coloro che insomma non riescono a stare al passo. È
così che il progresso e la modernità lasciano dietro di sé una scia di vittime, i vinti. Di questi
personaggi Verga decide di parlare nei suoi romanzi e nelle sue novelle veriste e per ripagare
in qualche modo questa loro sconfitta sul campo di battaglia della storia decide di proporci le
loro stesse parole, di darci il loro punto di vista. 

3.4Differenze dal Naturalismo francese

Appunti
Naturalismo e Verismo a confronto

Alla base del Verismo verghiano c’è il Naturalismo francese, a cui Verga si avvicinò grazie


all’amico e scrittore Capuana. I romanzi naturalisti pongono al centro della narrazione la
rappresentazione della realtà popolare. Il principale esponente del Naturalismo fu Emile
Zola, autore molto letto da Verga. Tuttavia occorre precisare che il Naturalismo non si
identifica con il Verismo. Il narratore dei romanzi di Zola riproduce il punto di vista
dell’autore, del borghese colto, ed esprime giudizi sui fatti narrati. Solo nel
romanzo Assomoir (1877) Zola assume un punto di vista più impersonale, ma non si tratta di
un’operazione sistematica bensì di episodi isolati. Zola risulta insomma abbastanza estraneo
alla tecnica verghiana della regressione, per lui l’impersonalità è piuttosto il distacco dello
scienziato, che guarda l’oggetto da fuori e dall’alto. Questo si lega a due visioni del mondo
diverse: Zola giudica e commenta i fatti perché crede che la letteratura possa cambiare la
realtà , mentre Verga è pessimista e crede che la realtà sia immodificabile.  
3.5In breve
Ricorda: 

 La sfiducia verso il mondo cittadino e mondano spinge Verga a parlare del mondo


contadino siciliano.
 Questo mondo è descritto attraverso le tecniche dell’impersonalità (l’autore non
esprime giudizi) e della regressione (l’autore parla dal punto di vista del popolo).
 Per Verga il progresso è come un fiume che travolge chi non riesce ad adattarsi, i
vinti.
 Zola assume il punto di vista esterno e dall’alto, Verga adotta la regressione
dell’autore. Questo perché per Zola la letteratura può intervenire sulla realtà ,
mentre Verga crede che la realtà non sia modificabile.

4Le opere veriste

4.1Le raccolte di novelle


Verga è autore di moltissime novelle in cui si esprime la poetica del Verismo. Ricordiamo
qui di seguito le tre raccolte più importanti.  
 Vita nei campi (1880), raccoglie novelle in cui è descritto il mondo della campagna
siciliana e la sua vitalità originaria. I personaggi di questi racconti sono estranei alle situazioni
artificiali della vita cittadina e risultano dominati da passioni elementari. È un mondo fuori
dalla storia, fondato sulla ripetizione di ritmi sempre uguali, fatto di lavoro, miseria, violenza,
gerarchie, egoismi e codici di comportamento immutabili. La voce popolare narrante spesso
descrive i personaggi con sarcasmo e aggressività , creando un contrasto con la tragicità delle
vicende narrate.
 Novelle rusticane (1882), ripropongono ambienti e personaggi della campagna
siciliana, ma in prospettiva più amara e pessimista, portando in primo piano la miseria e la
fame. Il mondo descritto in queste novelle si basa sul possesso della “roba”, sulla ricerca della
ricchezza, di fronte alla quale gli uomini perdono principi e valori. Il mondo rurale non è
idealizzato, ma rappresentato in tutti i suoi aspetti, sia positivi che negativi.
 Per le vie (1883), riprende i temi di Novelle rusticane, ma in un’ambientazione
cittadina. Verga torna a raccontare la città come aveva fatto nei romanzi giovanili; questa
volta non parla però dell’ambiente borghese e mondano, ma preferisce la classe povera
cittadina.
4.2I romanzi

Approfondisci
Giovanni Verga - I Malavoglia

I romanzi veristi di Verga ruotano intorno al progetto del Ciclo dei vinti, che si sarebbe
dovuto comporre di cinque romanzi, in cui Verga voleva rappresentare la lotta per la
vita nelle diverse classi sociali, il cammino fatale verso il progresso, quella fiumana che
trascina via con sé i vinti, coloro che non riescono a stare al passo. Nella crisi creativa che lo
colpisce negli ultimi anni, lo scrittore lascia incompiuto il progetto. Solo I
Malavoglia e Mastro Don Gesualdo vengono pubblicati, mentre La duchessa di Leyra, che
avrebbe dovuto rappresentare il mondo della nobiltà travolto dalla modernità , rimane allo
stato di abbozzo. Gli ultimi due romanzi non saranno nemmeno iniziati. 
 I Malavoglia (1881)
Storia di una famiglia di pescatori siciliani, colpiti da una serie di disgrazie e dalle
trasformazioni della modernità , che distrugge il loro mondo e li riduce alla rovina.
La famiglia stessa si disgrega progressivamente. Stile e linguaggio si adattano, in conformità
alla poetica verista, al mondo popolare descritto. [Per approfondire vedi l’approfondimento
su I Malavoglia]
 Mastro Don Gesualdo (1889)
Racconta l’ascesa sociale di un muratore che riesce a diventare ricco grazie alla sua
intelligenza e alla sua forza di volontà . La ricchezza non determina però la serenità dell’uomo
e tantomeno garantisce il lieto fine della storia. Mastro Don Gesualdo vede infatti disgregarsi
gli affetti familiari e muore solo. L’ambiente rappresentato è quello borghese e aristocratico e
di conseguenza, secondo il principio dell’impersonalità a della regressione, anche la cultura
del narratore e la lingua salgono rispetto alle opere precedenti.
Ma la ragazza cantava come uno stornello, perché aveva diciotto anni, e a quell'età se il cielo è
azzurro vi ride negli occhi, e gli uccelli vi cantano nel cuore.

Giovanni Verga, I Malavoglia

5Il teatro: Cavalleria rusticana

Nota scritta a mano da Giovanni Verga — Fonte: Ansa


Parallelamente all’opera di romanziere e novellista, Verga si dedicò anche al teatro. Ci
occuperemo qui solo della sua opera teatrale più famosa: Cavalleria rusticana, che va in
scena a Torino nel 1984. L’opera è tratta dall’omonima novella inclusa nella raccolta Vita dei
campi e fin dalla prima rappresentazione ottiene un grande successo.
Di ritorno dal militare, Turiddu trova l’amata Lola con Alfio. Per farla ingelosire, decide di
corteggiare Santuzza. Riesce così a riprendere la relazione con Lola, ma Santuzza per vendetta
rivela tutto ad Alfio, che a sua volta sfida Turiddu a duello e lo uccide. 
Curiosità
C’è un curioso aneddoto intorno a quest’opera: nel 1891 a Berlino venne rappresentata la
versione musicata da Piero Mascagni. Verga decise di far causa al musicista e all’editore per
far valere i propri diritti d’autore. Il processo terminò con la vittoria di Verga, che ottenne a
titolo di rimborso la considerevole somma di 143.000 lire.
6Guarda il video su Giovanni Verga

Concetti chiave
 I vinti

Le opere veriste di Verga trattano dei vinti, coloro che vengono travolti dall’avanzare del
progresso.
 Il pessimismo

Verga è pessimista e crede che il mondo sia immutabile, per questo lo scrittore può solo
descriverlo così com’è, senza intervenire con commenti o giudizi. 
 Le tecniche narrative

Per trasmettere questa concezione del mondo e della letteratura, Verga utilizza le tecniche


dell’impersonalità e della regressione.

GABRIELE D’ANNUNZIO (1863-1938)

La vita di D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio (1863-1938) — Fonte: Ansa


Una delle espressioni che spesso accompagnano il nome di D’Annunzio è “vivere inimitabile”:
questa frase venne inventata dallo stesso D’Annunzio e, in effetti, riassume benissimo quella
ciò che sono state la sua esistenza e tutte le sue esperienze, una vita che non può essere
imitata.    
I primi anni: gli studi e la vita mondanaGabriele D’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 da una
famiglia più che benestante. Già dai primi studi mostra subito un grande interesse per la
letteratura ed è proprio negli anni del collegio che pubblica la sua prima raccolta poetica
(Primo Vere). Lo si potrebbe definire una sorta di ragazzo prodigio! Si trasferisce a Roma ai
tempi dell’università , iscrivendosi alla Facoltà di Lettere ma non termina gli studi e il periodo
romano sarà soprattutto un periodo di lavoro giornalistico, vita mondana, frequentazione di
salotti letterari e aristocratici ma anche di grandi amori e di grandi tradimenti. Per un
letterato a quel tempo poteva essere facile ritrovarsi in questi vortici di passioni e vita
sregolata: possiamo pensare a D’Annunzio come ad un piccolo vip dell’epoca.    

D'Annunzio e la passione per il volo — Fonte: Ansa


L'Estetismo come modus vivendiPubblica i suoi primi romanzi in questo periodo dando voce a
quello che viene definito il movimento dell’Estetismo – ne parliamo meglio fra poco – di
cui D’Annunzio è il più grande rappresentante in Italia soprattutto con il suo famosissimo
romanzo, Il Piacere. L’Estetismo costituisce un punto importante nel vivere inimitabile
di D’Annunzio perché, oltre ad essere un movimento letterario, è un atteggiamento che
coinvolge tutta l’esistenza: prevede che si viva sempre a contatto con il lusso, con le opere
d’arte, che si vesta elegantissimi e che si parli solamente di argomenti elevati, disprezzando le
masse e il popolo incolto. E D’Annunzio è esattamente così.   

Eleonora Duse (1858 - 1924) — Fonte: Ansa


L'incontro con la Duse e la lettura di Nietzsche: il superomismoLa vita che conduce a Roma lo
sommerge di debiti e per scappare ai creditori comincia un periodo di spostamenti per la
Penisola: giunto a Venezia conoscerà colei che diventerà il grande amore della sua vita, la
bellissima attrice Eleonora Duse. Con lei D'Annunzio viaggerà e scriverà tantissimo, ispirato
dalla donna. Questo è anche il periodo in cui, leggendo Nietzsche, D'Annunzio arriva a fare
suo il concetto di superuomo che sembra essere un proseguimento naturale del suo
Estetismo: il superuomo infatti è colui che si distacca da ogni convenzione sociale, che rinasce
come spirito libero e quasi animalesco contro le restrizioni del vivere civile e quindi della
società (che appare solo come una folla informe e disgustosa). È questo anche il periodo in cui
comincia a scrivere opere per il teatro, in cui compone un altro importante romanzo, Il Fuoco,
e in cui diventa deputato del Regno d’Italia: in questa veste lotta affinché, durante la Prima
Guerra Mondiale, il nostro Paese entri in guerra.    
La Grande Guerra e la perdita della vistaE in effetti partecipa direttamente al conflitto, è
presente in alcune battaglie aeree (è anche pilota!) e per un periodo, in seguito alle ferite
riportate, perde la vista ad un occhio scrivendo quello che è il romanzo della sua
convalescenza, Il Notturno.    

D'Annunzio con Mussolini in barca nel 1925 — Fonte: Ansa


Gli ultimi anniIn seguito al conflitto mondiale, e con l’ascesa di Mussolini, D’Annunzio si
ritira dalla vita politica e passa gli ultimi anni sulla villa sul lago di Garda (che diventerà poi
il Vittoriale degli Italiani, un museo ancora oggi visitabile). Muore nel 1938 dopo una vita,
effettivamente, inimitabile.
L’importanza della sua opera è tale che gli valse l’appellativo di Poeta Vate: un poeta in grado
cioè di interpretare ed esprimere al meglio le tensioni e lo spirito del suo tempo storico.  
2Il Decadentismo e l’Estetismo

Gabriele D'Annunzio — Fonte: Ansa


Nel termine Decadentismo rientrano diversi movimenti che, partendo da un fondo comune
di idee, sviluppano questi concetti in modi leggermente differenti. Sono
movimenti decadenti il Simbolismo, l’Estetismo, il Crepuscolarismo, il Superomismo,
l’Ermetismo. Il concetto di fondo che tutti questi seguono è la rottura con la società, con
l’arte ufficiale classica o romantica: si avverte cioè un grande bisogno di allontanarsi dalla
massa borghese e anzi di scandalizzarla, e di rompere anche con le tradizioni letterarie
passate. Viene meno la rigidità degli schemi metrici e si utilizza un nuovo metro libero.       

Approfondisci
Il Decadentismo

L'Estetismo: la vita come opera d'arteL'Estetismo è la variante che più ci interessa quando
parliamo di D’Annunzio che ne fu il più grande rappresentante in Italia. Che cosa
significa estetismo? Possiamo partire anche solo dalla sua etimologia per averne un’idea
piuttosto chiara: dal greco deriva la parola estetica, la filosofia che si occupa delle sensazioni,
della bellezza, dell’arte; in fondo, le “estetiste” si occupano oggi proprio della nostra bellezza!
In letteratura l’Estetismo implica un culto del bello, questo significa che l’importanza dei
contenuti o dei significati passa in secondo piano, perché molto più importante è il modo in
cui le opere appaiono: devono essere piacevoli alla vista, al tatto, alla lettura, devono
sconvolgere, esprimere lusso e distacco da tutto quello che è comune. D’Annunzio, come
abbiamo visto, interpreta benissimo questi temi e anzi arriva ad estremizzarli e rendere la sua
stessa vita una meravigliosa opera artistica. Il romanzo che meglio di tutti concretizza le
tematiche dell’Estetismo e che anzi aiuta la diffusione di queste idee in Italia è Il Piacere che
vedremo fra poco.    
3Alcune opere fondamentali di Gabriele D’Annunzio
3.1Il Piacere

Appunti
Il Piacere

Andrea Sperelli: l'esteta diviso tra l'amore di due donneLa prima edizione di questo romanzo è
del 1889 dove troviamo raccontata l’esperienza romana di Gabriele D’Annunzio che si
mimetizza nella figura del protagonista, Andrea Sperelli, dalla vita lussuosa e carica di amori
adulteri di cui parlavamo sopra. Andrea Sperelli è un nobile romano di orgini abruzzesi
trasferitosi a Roma dove si innamora prima di Elena Muti, poi di Maria Ferres, figura più
pacata della prima e conosciuta dopo essere stato ferito in duello. Sullo sfondo della nobiltà
romana in decadenza si snodano le vicende amorose di questi tre personaggi che finiranno poi
per perdersi senza alcun lieto fine.
Perché è importante questo testo? È espressione dell’Estetismo dannunziano, una
grandissima prova del D’Annunzio romanziere e uno dei testi che meglio lo rappresenta. Ogni
autore lascia un po’ di sé nella sua opera, in questo c’è una bella parte di Gabriele
D’Annunzio.    
3.2Le Laudi

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Poesia del Novecento: movimenti, poeti e le opere più importanti

I componimenti lirici delle Laudi e la tematica del superuomoQuesta raccolta di componimenti


poetici viene assemblata fra il 1896 e il 1903. Rappresenta un nuovo periodo
di D’Annunzio perché, oltre l’estetismo del Piacere, qui troviamo suggestioni tratte dal
nuovo concetto di superuomo. In particolare troveremo le seguenti tematiche:   
 Attenzione dell’autore verso il mondo classico, anche in seguito ad un suo soggiorno
in Grecia.
 In linea con il mito del superuomo si esprime l’idea di un uomo nuovo che riconquista
il mondo e si appropria di ogni angolo della natura.
 L’autore vuole trasmettere una vitalità irresistibile e quasi eroica dell’uomo che si
pone oltre ogni vincolo, libero, in contatto con lo spirito intimo del mondo.

D'Annunzio in fase di scrittura nel proprio studio — Fonte: Ansa


L’opera si suddivide in altre più piccole raccolte di componimenti che vanno sotto i seguenti
titoli: Maia, Elettra, Alcyone, a cui poi si aggiunsero anche Merope e Canti della guerra latina.
La più bella fra queste raccolte è stata considerata l’Alcyone che si pone come un momento di
tregua nella tensione di questo uomo eroe che tutto deve dominare e che finalmente quasi
si ferma a contemplare l’estate (è qui che troviamo infatti il celebre componimento La
pioggia nel pineto).    
Quanto letto fino a qui non è che una sbirciata sul variegato mondo di D’Annunzio, pieno di
opere che non hanno niente da invidiare alle due qui descritte: abbiamo scelto di raccontare
quanto di più rappresentativo esiste della sua arte ma l’universo del Vate è immenso e tutto
da esplorare. 
Bisogna fare la propria vita, come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto
sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui.

Gabriele D'Annunzio, Il Piacere

3.3Gabriele d'Annunzio, il video

Concetti chiave
 Il «vivere inimitabile»

D’Annunzio stesso definisce la sua vita “inimitabile”: è un’esistenza carica di esperienze


estreme, dalla vita romana nel pieno lusso, agli amori infedeli, alla relazione con Eleonora
Duse fino alla partecipazione, nell’aviazione, alla prima guerra mondiale.
 L'Estetismo

Le tematiche principali della sua opera partono e poi evolvono dall’Estetismo, che è affine con
il Decadentismo:
o Vita lussuosa, culto del bello
o Sperimentazione linguistica per rompere con la tradizione letteraria
o Superuomo oltre ogni restrizione sociale

GIOVANNI PASCOLI (1855-1912)

Introduzione a Giovanni Pascoli


Giovanni Pascoli è una figura centrale della cultura italiana tra la fine dell’800 e i primi
anni del 900. Fu poeta di grande successo, professore universitario, autore di saggi e critico
letterario. La sua poesia unisce la raffigurazione del mondo naturale e contadino e una
grande carica umanitaria. 
2La vita di Giovanni Pascoli: momenti da ricordare
 1855. Giovanni Pascoli asce a San Mauro di Romagna.
 1862. Entra nel collegio degli Scolopiti a Urbino, dove riceve una formazione classica.
 1867. La morte del padre rompe la serenità familiare, l’anno successivo muore la
madre e poi la sorella e due fratelli.
 1873. Pascoli studia Lettere a Bologna e si avvicina al Socialismo.
 1979. Viene arrestato durante una manifestazione e trascorre alcuni mesi in carcere;
questa esperienza lo allontana dall’azione politica.
 1882-95. Insegna in vari licei italiani. Vive con le sorelle Ida e Mariù , con cui
ricostruisce quel nucleo familiare che aveva perso da ragazzo, ma questo lo allontana dal
mondo esterno e lo fa chiudere nel suo pessimismo.
 1895-1904. La sorella Ida si sposa e Giovanni Pascoli vede in questo un tradimento
del nido familiare. Soggiorna spesso a Castelvecchio, vicino Lucca, dove trascorre vita
appartata e di campagna, e inizia la sua carriera di professore universitario, prima a
Bologna, poi a Messina e Pisa.
 1905. Subentra a Giosuè Carducci nella cattedra di letteratura italiana dell’Università
di Bologna. Nel frattempo la sua fama di poeta si è ormai consolidata.
 1911. Ormai figura di spicco nel panorama culturale italiano, Pascoli pronuncia il
discorso La grande proletaria si è mossa, con il quale esprime il suo appoggio alla guerra
coloniale.
 1912. Muore a Bologna.
3Le raccolte di poesie di Giovanni Pascoli
3.1Myricae (1891)

Ritratto di Giovanni Pascoli — Fonte: Ansa


Una raccolta in continuo aggiornamentoÈ la prima raccolta di poesie Pascoli, ma molti dei
testi che la compongono erano già usciti in rivista. Come le altre raccolte poetiche di Giovanni
Pascoli, Myricae andrà espandendosi con nuovi componimenti nelle edizioni successive:
dalle 22 poesie della prima edizione si arriverà alle 156 dell’ultima.      
La poesia delle cose umiliIl titolo, in latino, è una citazione dalla quarta bucolica di Virgilio, in
cui le piccole tamerici (myricae in latino) indicano la poesia umile. Nella scelta di questo
titolo Pascoli mostra la volontà di mettere al centro delle sue poesie le piccole cose.
Myricae raccoglie in prevalenza componimenti brevi, che ritraggono la vita campestre e
la natura attraverso immagini, suoni, colori e impressioni. Gli oggetti intorno ai quali il poeta
si concentra si caricano di valenze simboliche. A questo si aggiunge l’immagine ricorrente
dei familiari morti del poeta.       
Le caratteristiche del linguaggio di PascoliSono già presenti le caratteristiche principali
del linguaggio poetico pascoliano:         
 Onomatopee, come il “bubbolìo” del primo verso della poesia Temporale.
 Valore simbolico dei suoni, o fonosimbolismo, come la ripetizione di suoni cupi come
la “o” o la “u” al fine di creare un’atmosfera di tristezza e mistero.
 Linguaggio analogico, che crea una fitta rete di collegamenti tra le cose, ad esempio
nella poesia X Agosto le immagini della rondine e dell’uomo sono legate per analogia.
 Sintassi frantumata, fatta di frasi brevi e prive di elementi di connessione.
 Combinazioni metriche inedite, che Pascoli chiamerà “metrica neoclassica” e che si
concretizza in un ritorno alla metrica greca adattata alle esigenze della lingue italiane e alla
volontà del poeta.
Più bello il fiore cui la pioggia estiva / lascia una stilla dove il sol si frange.

Giovanni Pascoli, Pianto (da Myricae)

3.2Poemetti (1897)
Componimenti più lunghi e dal tono più narrativo. Pascoli utilizza la terzina
dantescaI Poemetti di Giovanni Pascoli sono componimenti più ampi di quelli di Myricae e di
tono meno lirico e più narrativo. Sono racconti in versi in cui il poeta, attraverso le vicende di
una famiglia contadina, celebra la piccola borghesia campestre, in cui risiedono valori come
la solidarietà , la laboriosità , la saggezza, la bontà e la purezza morale.
La vita contadina, con i suoi ritmi ripetitivi e il suo piccolo mondo protetto, appare
a Pascoli un rifugio contro i mali del mondo e della storia. Le poesie si dividono in cicli,
ognuno dei quali intitolato a una delle operazioni dei campi. Nei Poemetti sono presenti anche
temi più inquietanti, carichi di significati simbolici, che evocano atmosfere notturne e
rimandano al tema della morte.
Dal punto di vista metrico si nota, a differenza di Myricae, l’uso della terzina dantesca. Il
linguaggio rimanda alla poesia epica e conferisce eroicità ai personaggi della campagna.     
3.3Canti di Castelvecchio (1903)

Testo autografo de La cavalla storna — Fonte: Ansa


Il ritorno alla poesia delle piccole coseGiovanni Pascoli definisce queste poesie come
delle myricae, collegandole dunque alla sua prima raccolta. Ritornano le immagini naturali e
la vita di campagna e si torna al verso breve e alla dimensione lirica, che Pascoli aveva
abbandonato nei Poemetti. Nella natura il poeta cerca una consolazione al dolore; lo
capiamo dalla riproposizione dei temi del lutto familiare e della morte.
Dal punto di vista dei paesaggi viene presentato sia Castelvecchio, il paese nel quale il poeta si
rifugia nei momenti di riposo e al quale rimanda il titolo, sia il paese natale, luogo del nido
perduto. Non mancano anche qui i temi più morbosi, che rimandano alle segrete ossessioni
del poeta: il sesso, vissuto col turbamento di un fanciullo, e la morte, come rifugio ultimo.    
3.4Poemi conviviali (1904)
Il mondo antico carico delle angosce della modernitàIl titolo deriva dal fatto che la maggior
parte di queste poesie furono pubblicate sulla rivista «Il Convito». Si tratta di poemetti
dedicati a personaggi e fatti del mito e della storia antica, dalla Grecia fino
al Cristianesimo delle origini: vi compaiono personaggi come Achille, Ulisse, Elena,
Solone, Socrate, Alessandro Magno.
Il linguaggio di Pascoli mira qui a riprodurre in italiano la poesia classica, ma sotto le vesti
classiche appaiono i temi consueti della poesia pascoliana. Il mondo antico non si presenta
immobile e perfetto, ma carico delle angosce della modernità .     
4Giovanni Pascoli e il Decadentismo

Approfondisci
Il Decadentismo

La poesia di Giovanni Pascoli si inserisce all’interno del Decadentismo, movimento


letterario che si diffonde alla fine dell’800 e che si basa sulla percezione del presente come
epoca di decadenza e su un ritorno all’irrazionale dopo le certezze del Positivismo. Vediamo
nel dettaglio quali sono gli elementi che fanno di Pascoli un poeta decadente.    
4.1Crisi del Positivismo

Approfondisci
Giacomo Leopardi: Il sabato del villaggio

L'attenzione alla correttezza scientifica ma, al contempo, la diffidenza nel potere conoscitivo
della scienzaDella sua formazione positivista rimane nella poesia di Giovanni
Pascoli la precisione nell’uso dei nomi di animali e piante e l’attenzione alla correttezza
scientifica. Famoso il passo in cui Pascoli rimprovera Leopardi per aver messo in mano alla
donzelletta di Il sabato del villaggio un mazzo di rose e viole, cosa impossibile dal momento
che rose e viole non fioriscono nello stesso periodo. Ma in lui si riflette anche la crisi della
scienza tipica della cultura di fine secolo, che sfocia in tendenze spiritualistiche. Nella
scienza egli non vede più lo strumento principale di conoscenza.    
4.2Simboli, corrispondenze e irrazionalismo
Una realtà carica di velenze simboliche e corrispondenze: la conoscenza si fa intuitivaIn
conseguenza alla crisi del Positivismo la poesia di Giovanni Pascoli si apre all’ignoto e al
mistero e cerca di decifrare i messaggi enigmatici della natura. La rappresentazione degli
oggetti non risponde a un’adesione verista alla realtà . La soggettività del poeta li carica
di valenze simboliche, rimandano a qualcosa di ignoto e misterioso che si situa al di fuori di
essi. Si vengono a creare legami segreti tra le cose, le corrispondenze di cui parla Baudelaire,
che solo possono essere colte abbandonando la logica. La conoscenza diventa intuitiva, non
più razionale. Simbolo, corrispondenze e irrazionalismo legano indissolubilmente Pascoli alla
cultura decadente.    
4.3Il pessimismo pascoliano

Profilo di Giovanni Pascoli — Fonte: Getty-Images


L'unione tra gli uomini contro gli ostacoli della vitaIl pensiero di Giovanni
Pascoli è radicalmente pessimista e si basa sulla convinzione che la vita umana sia
dominata dal dolore e dal male. Questa visione porta il poeta a invocare la fratellanza: gli
uomini, vittime della loro infelice condizione, devono smettere di farsi del male tra loro e
unirsi contro gli ostacoli della vita. La sofferenza per Pascoli purifica ed eleva l’uomo, che
dal dolore deve saper approdare al perdono. Pascoli, rievocando nelle sue poesie
l’uccisione del padre, si presenta come vittima del male del mondo, ma rifiuta ogni
vendetta.     
4.4Poesia pura e utopia umanitaria
Una poesia pura che si oppone all'odio tra gli uominiPer Giovanni Pascoli la poesia deve
essere pura, non deve avere fini pratici, secondo una concezione tipica dell’Estetismo. Il poeta
scrive per il piacere di scrivere e di creare qualcosa di bello, non per consigliare o ammonire
i lettori. Tuttavia Pascoli aggiunge qualcosa rispetto alla poetica dell’estetismo: per lui la
poesia, proprio nel momento in cui diventa pura e disinteressata, assume un’utilità morale e
sociale. La sua poesia predica la non violenza e si oppone all’odio tra gli uomini, invocando la
fratellanza. La poesia pura di Pascoli è portatrice di un grande messaggio sociale, che prende
la forma di un’utopia umanitaria, il sogno irrealizzabile di un mondo migliore.   
5La poetica del fanciullino
Un discorso a parte merita il saggio Il fanciullino (1897), in cui Giovanni Pascoli espone la
sua poetica. Vediamone i punti principali:    
 Il poeta deve porsi nell’ottica del fanciullino e comportarsi come se vedesse le cose
per la prima volta, con stupore.
 Per descrivere questo nuovo mondo egli deve usare un nuovo linguaggio, svincolato
dai meccanismi della comunicazione abituale e che vada all’intimo delle cose, riscoprendole.
 La poesia diventa una conoscenza prerazionale, immaginifica, intuitiva e non logica.
L’atteggiamento irrazionale in Pascoli non determina un abbandono al sogno, ma anzi porta a
uno scavo profondo nella realtà e permette di conoscere le cose direttamente, senza la
mediazione della ragione.
 Il poeta-fanciullino è in grado di cogliere le somiglianze e le relazioni tra le cose,
le corrispondenze che vengono a creare una rete di simboli.
 Il poeta è un veggente, dotato di una vista più acuta degli altri uomini e può spingere lo
sguardo oltre le apparenze ed esplorare il mistero.  
Tutti questi elementi ci mostrano come Pascoli abbia saputo approfondire e personalizzare
gli elementi più importanti del Decadentismo.    
Il poeta, se è e quando è veramente poeta, cioè tale che significhi solo ciò che il fanciullo detta
dentro, riesce perciò ispiratore di buoni e civili costumi, d'amor patrio e familiare e umano.

Giovanni Pascoli, Il fanciullino

6Temi della poesia pascoliana


Per fare il punto di quanto detto finora passiamo ora riassumere in pochi punti i temi
principali della poesia di Giovanni Pascoli.  
6.1La natura e la campagna

Approfondisci
Giovanni Verga: vita e opere

L'idealizzazione della realtà popolare e della vita contadinaLa descrizione della natura e
della vita contadina, dei suoi oggetti e dei suoi ritmi sono al centro di tutta la produzione
di Giovanni Pascoli. Il poeta vede il suo ideale in una forma di vita che sta scomparendo. A
differenza del Verismo di Verga, Pascoli ignora gli aspetti più crudi della realtà popolare e
la idealizza. Egli preferisce concentrarsi sulle piccole cose di quel mondo e si pone nell’ottica
stupita del fanciullino che vede tutto per la prima volta. Con lo stesso sguardo
stupito Pascoli si sofferma sugli eventi naturali, li spoglia dei loro significati oggettivi e gliene
conferisce di nuovi e simbolici.     
6.2Le piccole cose
Anche le piccole cose sono degne di essere cantate dalla letteratura, al pari dei miti e degli eroi
antichiIl mondo poetico pascoliano appare frantumato in tanti piccoli oggetti, brevi
immagini, lampi di luce, scie di odori, pensieri che appaiono e scompaiono all’improvviso. Di
questo mondo visto a scatti Giovanni Pascoli descrive le piccole cose.
Il poeta rifiuta il principio classicista che divide tra temi alti e bassi e non ritiene questi
ultimi degni della poesia. Per lui la poesia è anche nelle piccole cose, che hanno la stessa
dignità di quelle grandi. Così si ricollega al principio romantico per il quale ogni elemento
della realtà è degno di entrare in letteratura e si fa cantore del mondo contadino allo stesso
modo in cui canta le glorie nazionali ed evoca i miti e gli eroi antichi.   
6.3Le vicende autobiografiche

Ritratto di Giovanni Pascoli con sua sorella Maria — Fonte: Ansa


Pascoli come portavoce del dolore del genere umanoAl centro di molte poesie di Giovanni
Pascoli ci sono le sue vicende autobiografiche, in particolare la morte dei suoi familiari.
Importantissima l’immagine del nido distrutto, che il poeta cercherà per tutta la vita di
ricostruire. Nella poesia X Agosto, probabilmente la sua più bella, il poeta rievoca l’uccisione
del padre, accostandola a quella di una rondine e al martirio di Cristo sulla croce.
Quello che bisogna sottolineare è che Pascoli parte dalle proprie vicende personali per
arrivare alla condizione umana in generale. Così è anche per il suo pessimismo: nel proprio
dolore egli vede il dolore di tutta l’umanità e si attiva per porvi rimedio, seppur attraverso
una visione utopistica.   
6.4Il mito e la storia antica
L'esaltazione delle piccole cose anche nel mito e nella storia anticaLa formazione di Giovanni
Pascoli è classica, studiò la letteratura greca e latina (di cui fu anche professore a Bologna) e
alle storie antiche si ispirò nelle sue poesie. Egli però non riprese quel mondo così com’era,
ma lo interpretò secondo la propria sensibilità . Nei Poemi Conviviali esplora gli aspetti meno
noti della storia e del mito, ricollegandosi alla poesia ellenistica, mentre nelle poesie in
latino si dedica ad aspetti marginali della vita romana e mette al centro personaggi
umili (gladiatori, schiavi, poveri) ma virtuosi. In questo vediamo di nuovo l’umanitarismo
di Pascoli, che respinge la schiavitù  e cerca di riscattare queste figure oppresse.     
7Guarda il video su Giovanni Pascoli

Concetti chiave
 Giovanni Pascoli, poeta decadente
o Come risposta alla crisi del Positivismo la poesia di Giovanni Pascoli ci mette
di fronte all’irrazionale e lo interpreta attraverso i simboli e le corrispondenze.
o Per Pascoli la vita è dolore, ma nella sua poesia c’è l’aspirazione alla fratellanza.
 Le tematiche della poesia di Giovanni Pascoli

o Per Pascoli la poesia deve essere svincolata da ogni fine esterno, tuttavia in


essa esprime un messaggio di fratellanza.
o La sua visione del mondo è pessimista: la vita è caratterizzata dal dolore e dal
male.
o I temi principali delle poesie di Pascoli sono la natura, la vita contadina, la
morte e il mito.
o Per le sue poesie predilige in generale la forma breve e il ritmo spezzato.

GIOSUÈ CARDUCCI (1835-1907)


Biografia di Giosuè Carducci

Ritratto di Giosuè Carducci — Fonte: Ansa


La nascita e il rapporto con la Maremma Giosuè Carducci nasce il 27 luglio 1835
a Valdicastello, vicino Lucca, e fino al 1839 vive immerso nel meraviglioso paesaggio toscano
della Maremma. Nella sua esperienza personale, questi anni in Toscana rivestono un ruolo
fondamentale per la formazione della sua sensibilità : l’immagine di
una natura incontaminata, energica e vitale accompagnerà tutta la sua produzione
poetica.       
Gli studi universitari, gli Amici Pedanti e il ClassicismoDopo i primi studi, nel 1853 viene
ammesso alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove uscirà , laureato in Filologia, nel 1856.
Passando da Pisa a Firenze, negli anni successivi all’Università , partecipa agli incontri della
società “Amici Pedanti” che si batteva per un immediato ritorno al classicismo della
letteratura contro la modernità e le nuove idee del Romanticismo, un dibattito molto sentito
in Italia all’epoca in quanto ogni intellettuale e letterato del tempo si schierava – e lottava – a
favore o contro il classicismo in contrasto con le idee romantiche. Sua la frase: «Colui che
potendo esprimere un concetto in dieci parole ne usa dodici, io lo ritengo capace delle peggiori
azioni.»
  

Giosuè Carducci e l'editore Zanichelli — Fonte: Ansa


Le vicende familiariArrivano anni duri, però , per il giovane Carducci. Suo fratello muore
suicida e presto anche il padre passa a miglior vita lasciando Carducci responsabile per la
madre e per l’altro fratello. Sono comunque anni di intensa attività editoriale, non si da per
vinto, cura varie edizioni di classici italiani e, negli stessi anni, sposa Elvira Menicucci da cui
ebbe quattro figli.   
Il Risorgimento e il nuovo RegnoNel 1859 cade il Granducato di Toscana, evento questo che
suscita in lui un grande entusiasmo in vista dei moti risorgimentali, e fino agli anni
immediatamente successivi all’Unità d’Italia insegnerà prima in un liceo di Pistoia poi
all’Università di Bologna, dove vive a partire dal 1860. In questo periodo sale in lui una
crescente delusione verso la nuova classe dirigente dello Stato Unitario – è soprattutto
insofferente verso la mancata liberazione di Roma - e comincia ad appoggiare ideali
repubblicani e giacobini fino ad un aspro anticlericalismo, tutti atteggiamenti questi che lo
metteranno in cattiva luce davanti al governo ufficiale che arriverà addirittura a sospenderlo
dall’insegnamento.    

Appunti
Giosuè Carducci, analisi della poesia "Pianto Antico"

I luttiIl 1870 si apre per Giosuè Carducci con altri gravi lutti: perde la madre e uno dei
figli avuti nel primo matrimonio. Si accompagna però a questo dolore un grande successo
come poeta, pubblica una raccolta di poesie e comincia una nuova relazione amorosa con una
donna intellettuale entrata in contatto con lui, inizialmente, attraverso scambi
epistolari: Carolina Cristofori Piva.  
La svolta monarchicaIntanto il suo atteggiamento giacobino si affievolisce gradualmente e nel
1876 viene candidato come democratico alle elezioni parlamentari. Pian piano comincia ad
accettare il ruolo dei monarchici Savoia come garanti dell’Unità italiana e, dopo l’incontro
con la regina Margherita a Bologna, nel novembre del 1878, fu tanto grande per lui il fascino
esercitato dalla donna che scrisse un’ode Alla regina d’Italia avviandosi così, definitivamente,
verso gli ideali monarchici. 

Certificato conferito a Carducci per la vittoria del Premio Nobel — Fonte: Ansa


Gli ultimi anni: il Nobel e la morteNon solo: Giosuè Carducci diventa il vate dell’Italia
umbertina e viene nominato, nel 1890, senatore del Regno. Gli ultimi anni continuano ad
essere caratterizzati da una febbrile attività editoriale e poetica consacrando la sua posizione
di poeta ufficiale dell’Italia monarchica. Vince il premio Nobel per la letteratura nel 1904 e a
pochissimi anni da questo meritato successo muore a Bologna, per una broncopolmonite, il
16 febbraio del 1907. 
Curiosità

Giosuè Carducci così descriveva se stesso: «Sono superbo, iracondo, villano, soperchiatore,
fazioso, demagogo, anarchico, amico insomma del disordine ridotto a sistema; e mi è forza
fare il cittadino quieto e da bene.» Era notoriamente amante del buon cibo e del vino,
organizzava mangiate con gli amici che iniziavano la mattina e terminavano la sera e pare che
la sua collaborazione con la rivista "Cronaca Bizantina" venisse pagata con barili di Vernaccia!
2Lo stile di Carducci

Appunti
Il Romanticismo italiano e il Romanticismo tedesco

Un nuovo tipo di Classicismo da opporre al RomanticismoIn Italia, nonostante la diffusione di


alcune delle idee romantiche circolanti in Europa nel corso dell’Ottocento, il classicismo non
si è mai spento: l’educazione scolastica lo mantiene in vita e l’esempio di poeti
come Monti, Foscolo e Leopardi garantiscono degli esempi autorevoli e dei modelli a cui
rifarsi soprattutto per imitare il linguaggio aulico e latineggiante. A dispetto di questo, però , il
classicismo ha assunto un aspetto stantio e chiuso: il mondo latino è divenuto solo un
repertorio di figure a cui attingere e un linguaggio da imitare in modo sterile.
Carducci invece ripropone un classicismo vitale ed energico che viene ad imporsi nella
cultura italiana come un modello elevato di comunicazione poetica che si mescola con un
grande bisogno di realismo. La poesia deve, attraverso un linguaggio e tematiche riprese dal
mondo greco e latino, raccontare la realtà contemporanea senza introdurre elementi surreali
o inquietanti come quelli del romanticismo.    
2.1Metrica barbara

Le Odi Barbare pubblicate da Zanichelli nel 1877 — Fonte: Ansa


Metrica barbara: è così che Giosuè Carducci definisce i tentativi di numerosi poeti a partire
dall’Umanesimo (e anche i suoi tentativi personali) di ripristinare la metrica greca e
latina utilizzando però il linguaggio volgare.
La metrica è strettamente legata al lemma, alla parola, e risulta quindi difficilissimo applicare
una metrica, pensata per una determinata lingua, ad un linguaggio del tutto diverso.    
Differenze tra metrica classica e metrica volgareIn cosa cambia la metrica classica rispetto a
quella volgare? La lingua latina possedeva un elemento che in quella romanza - e quindi
volgare - manca: la quantità vocalica. Succedeva cioè che in due parole identiche vi era la
presenza di una vocale che, se pronunciata più a lungo o più velocemente, dava addirittura un
significato diverso al termine. Il verso latino si basava proprio su questo, sull’alternanza
di sillabe con vocali lunghe (quelle cioè che vanno pronunciate più a lungo) e con vocali
brevi (quelle cioè che vanno pronunciate più velocemente). Il passaggio dal latino alle lingue
romanze fa perdere la quantità sillabica e diventa importante, invece, la qualità delle sillabe:
sono accentate oppure atone? Ecco allora che il nostro metro si basa non sull’alternanza di
sillabe brevi o lunghe ma su sillabe con vocali accentate o non accentate che danno il ritmo al
verso e a tutta la strofa.    
La riproduzione del metro latino tramite il ritmoCarducci cerca di riprodurre il metro
latino basandosi appunto su questo ritmo e non riportando in auge vocali lunghe o brevi
(sarebbe stato un compito troppo arduo!) e i suoi migliori risultati si hanno in quelli che erano
i versi classici più diffusi, ossia il pentametro e l’esametro che vengono riproposti senza rime.
Questa scelta aprirà poi la strada al nuovo tipo di verso che si diffonde nel Novecento: il verso
libero.   
2.2Il Classicismo di Carducci

Appunti
Odi Barbare e Rime Nuove di Carducci

Il Classicismo: armonia ed equilibrioAnche se nelle sue poesie Carducci elabora temi molto


diversi fra loro, a seconda anche del periodo della vita che sta vivendo e degli orientamenti
ideologici che, come abbiamo visto, adotta nel corso dell’esistenza, c’è sempre un classicismo
di base nella sua opera che si esprime attraverso la ricerca di un’espressione armoniosa ed
equilibrata che renda chiaramente la realtà circostante senza le fantasticherie romantiche.  
L'esaltazione del paganesimoAttraverso le scelte retoriche e al lessico
classicheggiante Carducci recupera inoltre i temi della cultura pagana che, soprattutto
negli anni del giacobinismo, vengono presi come una liberazione dai vincoli di ogni
superstizione religiosa e come esaltazione della forza del popolo nel processo politico. Tutto
ciò si esprime nell’operetta Inno a Satana che, pubblicato nel 1863 destò molto scalpore e
polemiche.
Fra le altre opere che meglio rappresentano il classicismo carducciano dobbiamo ricordare
soprattutto le opere giovanili: Juvenilia, Levia Gravia, Giambi ed Epodi. Qui Carducci parla in
tono satirico, e quindi critico, della realtà contemporanea che tanto lo delude
contrapponendola alla gloriosa antichità pagana: c’è una dicotomia forte fra virtù del passato
e mediocrità del presente.  
Prima di osservare il resto delle tematiche affrontate da Carducci ricordiamo quanto c’è di
importante per quanto riguarda il classicismo: 
 È ripreso prima di tutto da un punto di vista formale, e cioè attraverso il ricorso alla
metrica barbara: cerca di rendere, attraverso l’alternanza di vocali atone e toniche, l’antico
ritmo latino basato sull’alternanza di vocali lunghe e brevi
 È usato soprattutto per rendere il realismo della civiltà contemporanea e riesce a
svecchiare il classicismo borghese di metà ottocento che riprendeva acriticamente i temi della
letteratura pagana.
L'arte e la letteratura sono l'emanazione morale della civiltà, la spirituale irradiazione dei popoli.

Giosuè Carducci, da Bozzetti critici e discorsi letterari

3I temi nella poetica di Carducci

Lo studio di Carducci a Bologna — Fonte: Ansa


L'importanza della storiaNon è solo l’antichità classica – intesa come periodo storico e non
solo letterario - a interessare il nostro autore. La storia (tutta) è una delle sue grandi passioni
ed essendo Giosuè Carducci filologo e critico non può stupire la cosa. A partire da questo
possiamo segnalare come temi fondamentali della poesia carducciana:       
 La storia, rappresentata e rivisitata con uno sguardo affascinato che abbraccia tutte le
epoche (con particolare riguardo al Medioevo e alla Rivoluzione Francese). Nella
storia Carducci vuole scorgere gli ideali di vita laica e repubblicana in cui crede, la virtù
dell’uomo che si costruisce da solo, lontano dalla superstizione religiosa.
 Il processo storico appare un crescendo verso una degradazione attuale e borghese sul
cui sfondo si staglia un originario sfondo paesano e popolare che rivive attraverso il ricordo
della Maremma toscana negli anni della sua infanzia. Il mondo maremmano diventa arcaico,
genuino, un mondo distruttivo governato dalla natura, anche quella più crudele che gli porta
via il figlioletto. Da questo punto di vista è utile ricordare Pianto Antico (1871).
 La riflessione sul ruolo che il poeta e l’artista rivestono nella società contemporanea.
Questi temi si svolgono attraverso un linguaggio spesso cupo che si alterna con quello aulico e
ricercato del suo più spiccato classicismo. C’è una malinconia sotterranea nei suoi versi, un
senso di decadenza e un grigiore evidente.   

4Giosuè Carducci: Rime nuove

Pagine dai manoscritti di Carducci — Fonte: Ansa


La raccolta più ampia, composta tra il 1861 e il 1887. Virgilio, Orazio, Foscolo e Leopardi come
modelliÈ questa la più ampia raccolta delle poesie di Giosuè Carducci, composte e
raggruppate fra il 1861 e il 1887. In nove libri vengono a confluire anche liriche che
figuravano inizialmente nelle raccolte giovanili insieme a componimenti composti nel corso
degli anni.
Possiamo osservare in questo modo tutta l’esperienza carducciana nella sua globalità : i primi
tentativi “barbari” che figurano in minima parte accanto ai componimenti compresi nel quarto
libro dal titolo Primavere Elleniche in cui viene messa in luce la bellezza classica, armoniosa e
statuaria, quasi fuori dal tempo; modelli di questa sezione sono i poeti
classici Virgilio e Orazio, ma anche poeti moderni come Foscolo (soprattutto delle Grazie)
e Leopardi.
Si arriva a lasciare spazio, poi, ad una poesia più familiare e intima, dove si notano quegli
scorci della Maremma toscana a lui tanto cari (celebre è il sonetto Traversando la Maremma
toscana) e il tema dell’amore (e degli affetti in generale) che si fonde con quello
della morte che incombe costantemente su ogni anima. 
Colui che potendo esprimere un concetto in dieci parole, ne usa dodici, io lo ritengo capace delle
peggiori azioni. G. Carducci

5Guarda il video su Giosuè Carducci

Concetti chiave
 Tematiche

Gran parte della vita di Carducci confluisce nelle sue opere: l'amore per la Maremma, i lutti
familiari, gli studi classici, le aspirazioni politiche.
 Metrica barbara

Si tratta della grande rivoluzione metrica di Carducci e consiste nell'imitare i principali versi
latini dal punto di vista ritmico e accentuativo.

ITALO SVEVO (1861-1928)


Introduzione a Italo Svevo
L’importanza di Italo Svevo nella letteratura del 900 sta nell’aver contribuito alla nascita
del romanzo contemporaneo, inteso come il romanzo in cui si parla dei conflitti dell’uomo
moderno, le sue ansie e le sue contraddizioni.    
2La vita di Italo Svevo
 1861. Nasce a Trieste.
 1874-78. Studia con i fratelli in un collegio tedesco in Baviera.
 1880. Inizia a collaborare con il giornale triestino «L’Indipendente» e viene assunto
presso la filiale triestina della banca Union.
 1892. Pubblica il primo romanzo, Una vita.
 1896. Sposa Livia Veneziani, per la quale aveva scritto il Diario per la fidanzata.
 1898. Pubblica il romanzo Senilità .
 1899. Lascia la banca ed entra nella ditta del suocero, allontanandosi dall’attività
letteraria.
 1905. Incontro con James Joyce, con cui nasce una lunga amicizia.
 1908. Viene a conoscenza delle teorie di Freud e della psicanalisi.
 1914. Con lo scoppio della guerra la ditta viene requisita e Svevo può dedicarsi ai suoi
studi.
 1923. Esce La coscienza di Zeno, che lo porta lentamente all’attenzione della critica e al
successo in tutta Europa.
 1928. Muore a Motta di Livenza, in Veneto.
3La personalità
3.1Lo pseudonimo

Ritratto di Italo Svevo — Fonte: Ansa


Il vero nome di Italo Svevo è Ettore Schmitz. La necessità di adottare
uno pseudonimo nacque probabilmente dalle contraddizioni e dalle peculiarità del carattere e
della vita dello scrittore. Svevo non si riconobbe mai perfettamente in nulla. Lo
pseudonimo, Italo Svevo, rimanda direttamente alla sua origine geografica
controversa: Italo come italiano, Svevo come germanico. Svevo era infatti per metà italiano
e per metà tedesco, aveva origini ebraiche e viveva a Trieste, una città prevalentemente
abitata da italiani ma sotto il dominio dell’Impero asburgico. A questo bisogna aggiungere
il contrasto tra lo scrittore e l’uomo d’affari, dedito al commercio e alla vita borghese.  
3.2Trieste

Appunti
Riassunto sul pensiero filosofico di Schopenhauer

L'influenza della cultura mitteleuropea su SvevoL’esperienza letteraria di Italo Svevo nasce in


un ambiente del tutto particolare, quello di Trieste ancora sotto l’Impero austriaco, città
priva di una tradizione culturale propria ma vivacizzata da un’attivissima borghesia e
da un intreccio di popoli, lingue e culture diverse. Trieste partecipava a pieno alla
cultura mitteleuropea, cosmopolita e problematica, che fiorì nell’ultima fase dell’Impero
asburgico. A questo ambiente si lega la lettura di Schopenhauer, fondamentale per la sua
formazione e il pensiero di Svevo.   
3.3Origine ebraica e italo-austriaca
Altra peculiarità di Italo Svevo è la sua origine ebraica, anche se la fede non dovette essere
molto forte in lui visto che abiurò nel momento in cui sposò una cristiana. La sua famiglia era
tedesca da parte del nonno materno, che si era stabilito a Trieste come impiegato dello Stato
austriaco, e italiana da parte della madre. In casa si parlava soprattutto il dialetto triestino.   
3.4La formazione tecnica
Bisogna ricordare che Italo Svevo non nasce come scrittore. I suoi studi sono di carattere
commerciale. E’ un intellettuale, non un professionista, diviso tra la passione per la
letteratura e una normale vita borghese, che lo portò a lavorate come industriale e uomo
d’affari per la maggior parte della sua esistenza. 
Svevo mantiene il distacco dalla vita politicaPer questo egli fu estraneo al protagonismo
politico degli intellettuali italiani di inizio 900 (vedi ad esempio D’Annunzio) e per questo la
sua letteratura si concentrò sulle contraddizioni della vita individuale e della
borghesia.
3.5Letteratura antiformalistica

Ritratto dello scrittore francese H. de Balzac (1799 - 1850) — Fonte: Ansa


L’ambiente triestino e l’educazione ricevuta portarono Svevo ad allontanarsi da ogni nozione
classicistica e retorica della letteratura. Egli vede nella scrittura uno strumento di
conoscenza della realtà e rifiuto l’estetismo letterario e la ricerca della perfezione
linguistica, in favore di una maggiore adesione ai dati della realtà esteriore del mondo
e a quella interiore dell’uomo.      
I modelli di Italo SvevoI modelli di Italo Svevo furono autori come Balzac, Stendhal e Flaubert,
dai quali riprese la capacità di indagare i comportamenti umani, andando oltre la superfice
delle cose e scavando in profondità . Nell’accostarsi alla letteratura egli cercò di rappresentare
le vicende umane sullo sfondo di una concreta realtà sociale, che si identifica con quella
triestina che egli stesso viveva.  
4I romanzi
4.1Una vita

Appunti
Riassunto del romanzo "Una vita"di Italo Svevo
Il primo romanzo di Italo Svevo, il cui titolo originario era Un inetto, viene pubblicato
nel 1892 a spese dell’autore. Si tratta della narrazione in terza persona del fallimento
dell’intellettuale Alfonso Nitti che, venuto dalla campagna a Trieste, giunge al suicidio dopo
molti tentativi falliti di superare la propria condizione e affermarsi nel mondo.     
Il protagonista è un anti-eroe e non viene proposto come modello positivoIl confronto con il
mondo borghese svuota di ogni valore il personaggio intellettuale e lo porta alla
disperazione. Alfonso non si pone come modello positivo, perché reagisce con passività . I
suoi propositi non sono mai perseguiti fino in fondo ed egli non riesce a comunicare con il
prossimo. Questo antieroe moderno è immerso in una grigia realtà quotidiana. Dal punto di
vista stilistico la lingua è priva di preziosismi e si adegua alla realtà tetra che descrive,
fino all’asprezza e alla scorrettezza grammaticale: riprende molte strutture dalla lingua
tedesca, molto usata a Trieste, e spesso si dimostra incerto ad esempio sull’accordo dei verbi o
sulle grafie di alcune parole. In realtà tutto questo rientra nello stile di Svevo ed è una
caratteristica oltre che della sua scrittura, anche dei suoi personaggi. Dobbiamo infatti
ricordare che all’interno della scrittura letteraria, a differenza degli altri tipi di scrittura,
l’errore grammaticale è spesso possibile e anzi rientra in una figura retorica che si
chiama anacoluto, quello che comunemente si dice “licenza poetica”. Molti critici
contemporanei di Svevo non capirono questo e si scagliarono contro di lui per il suo
stile.       
4.2Senilità
Il secondo romanzo di Italo Svevo, Senilità, apparve a puntate sull’«Indipendente», nel
1898 e subito dopo in volume e, come il precedente, fu del tutto ignorato dalla critica e dal
pubblico e riscoperto solo dopo il successo di La coscienza di Zeno.  
Il protagonista è un inettoAnche qui si narrano in terza persona le vicende di un
personaggio inetto, la cui condizione è complicata da un precoce senso di senilità, di
sentirsi vecchio. Emilio Brentani, intellettuale fallito di 35 anni, che conduce una vita da
impiegato, vive un rapporto con l’esuberante popolana Angiolina. Emilio è sempre in attesa di
occasioni che non si presentano e in ritardo sul presente. Si costruisce dei modelli ideali, non
sa vivere il presente ed ha sempre paura di sbagliare.   

Appunti
Scheda libro del romanzo "Senilità" di Italo Svevo

Svevo e la critica all'intellettuale decadenteAttraverso la figura di Emilio, Svevo critica


l’impossibilità dell’intellettuale decadente di vedere la contraddizione tra l’io e la
realtà. Ma la contraddizione riguarda in generale l’uomo moderno perso dietro desideri
illusori e modelli astratti.
Altri personaggi del romanzo sono lo scultore Stefano Balli, sicuro e spregiudicato, modello
di salute e intraprendenza, e la sorella Amalia, triste ragazza condannata al rispetto delle
convenzioni, riservata e rinunciataria, che viene sconvolta fino alla follia e alla morte
dall’amore segreto per Balli. L’altro personaggio femminile, Angiolina, donna del popolo,
rappresenta la vitalità libera e aperta, la salute e l’energia. Emilio vorrebbe godere della sua
vitalità , ma riesce a vivere il rapporto con lei solo attraverso intermediari. Più la donna è
estranea e distante, più Emilio è preso dall’amore per lei. Nel finale Emilio incontra per
l’ultima volta Angiolina, quasi contemporaneamente alla morte di Amalia, e l’immagine della
donna sembra trasfigurarsi in una lontananza simbolica, come l’immagine della giovinezza
vista da un vecchio.  
4.3La coscienza di Zeno

Ritratto dello scrittore irlandese James Joyce, con cui Svevo strinse una lunga amicizia.
— Fonte: Ansa
Iniziato subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, La coscienza di Zeno venne
pubblicato nel 1923 e fu accolto in Italia con indifferenza. Il successo arrivò grazie
all’intervento di Joyce e della critica francese.
Si tratta di una narrazione in prima persona, in forma di autobiografia, di Zeno Cosini, un
ricco triestino che per liberarsi da una nevrosi che gli impedisce di smettere di fumare si
sottopone a una cura psicanalitica. Il medico gli impone di mettere per iscritto la sua vita.  

Approfondisci
Trama e analisi del romanzo "La coscienza di Zeno"

La struttura in capitoli del romanzoNegli otto capitoli del libro Zeno racconta allora vari
episodi della sua vita: il tentativo di smettere di fumare, la morte del padre, il matrimonio, la
storia con l’amante Carla e l’impresa aperta in società con il cognato.
Alla fine, che coincide col presente e lo scoppio della guerra, Zeno decide di abbandonare la
cura e il romanzo si conclude.  
5I racconti
Prima ancora dei romanzi, Italo Svevo scrive alcuni racconti naturalistici, ma che già si
aprono all’analisi dell’animo umano e a orizzonti simbolici e mitici. Ricordiamo in
particolare:     
 L’assassinio di via Belpoggio (1890), storia di un giovane che senza premeditazione
uccide un uomo e lo deruba, per poi farsi prendere da tormenti e rimorsi e finire per
confessare il delitto.
 La tribù (1897), racconto politico-allegorico pubblicato sulla rivista «Critica sociale»,
nel quale Svevo esprime il suo pessimismo riguardo il cambiamento della società .
Dopo il successo de La coscienza di Zeno aumenta l’attività di scrittura di Svevo. Tra i
racconti più importanti di questo periodo ricordiamo:     
 Un burla riuscita (1925), che racconta dello scherzo giocato a un vecchio impiegato
che ha pubblicato senza successo un romanzo in giovinezza, a cui un conoscente fa credere
che un editore sia interessato a comprare i diritti per la traduzione.  
 Corto viaggio sentimentale (1928), in cui Svevo segue i pensieri di un vecchio
signore durante un viaggio in treno da Milano a Trieste.
Il quarto romanzo mai terminatoUna serie di materiali frammentari avrebbero dovuto
comporre il quarto romanzo di Italo Svevo, mai portato a termine, sulla vecchiaia di Zeno
Cosini. Da essi sono stati tratti dei piccoli racconti, come Le confessioni di un vegliardo.        
6Il teatro
Nonostante l’interesse per il teatro sia sempre stato vivo in Svevo, i suoi testi drammatici
ebbero ancora meno fortuna dei romanzi. In vita pubblicò soltanto il monologo Prima del
ballo e venne rappresentato solo l’atto unico Terzetto spezzato (1927). In
totale Svevo scrisse 13 testi teatrali, alcuni incompiuti, ambientati nell’ambiente del salotto
borghese animato da contrasti e discussioni, incidenti e sorprese.      
I temi delle opere teatrali di SvevoItalo Svevo prende il modello del dramma borghese e,
senza abbandonarlo, vi inserisce lo squilibrio e l’irregolarità, rivelando i dissapori che
si nascondono sotto le convenzioni borghesi. Gli scontri che ne nascono assumono
spesso un carattere comico. Ricorderemo in particolare l’ultima opera, La rigenerazione, in
cui tratta il tema comico di un’operazione per ringiovanire. 
7Temi e immagini
7.1L'inetto
La figura dell'inetto rappresenta le contraddizioni dell'uomo modernoLa figura più famosa dei
romanzi di Italo Svevo è quella dell’inetto. Questo tipo di personaggio, protagonista delle
storie dello scrittore, è un antieroe moderno. Un uomo che vive una grigia vita ordinaria, che
aspira a qualcosa di più ma non riesce mai a raggiungerlo a causa dei propri limiti, delle
proprie paure e della propria inadeguatezza a stare al mondo.     
In questi personaggi Svevo dipinge le contraddizioni dell’uomo moderno e costruisce
un modello opposto a quello eroico proposto da D’Annunzio. Ne La coscienza di
Zeno scrive: «Chissà se cessando di fumare sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo?
Forse fu tale dubbio che mi legò al vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi
grande di una grandezza latente». 
7.2La psicanalisi e la malattia

Sigmund Freud — Fonte: Ansa


Italo Svevo studiò a fondo la psicanalisi di Freud e da essa derivano molti spunti per i suoi
romanzi. I personaggi sveviani si autoanalizzano, analizzano il proprio rapporto con il
mondo e i propri problemi con esso, la propria inadeguatezza e i propri traumi.  
Un altro contrasto nelle opere di Svevo è quello tra salute e malattiaDalla psicanalisi deriva
anche l’attenzione quasi ossessiva nei personaggi al contrasto tra salute e malattia, alla
medicina e al rapporto tra paziente e medico, come si evince nella struttura stessa de La
coscienza di Zeno, che si configura come un diario intimo ordinato a Zeno dal suo medico e in
cui è presente sempre sullo sfondo la malattia: «Ma non le sembrava giusto vivere per
prepararsi alla morte. M’ostinai e asserii che la morte era la vera organizzatrice della vita. Io
pensavo sempre alla morte e perciò non avevo che un solo dolore: la certezza di dover morire.
Tutte le altre cose divenivano tanto poco importanti che per esse non avevo che un lieto sorriso o
un sorriso altrettanto lieto».     
7.3L'ironia
Nei testi di Svevo è sempre presente, al di là della serietà degli argomenti, un velo di ironia
che agisce prima di tutto verso l'autore stesso e i suoi discorsi, oltre che sui personaggi
delle sue storie. Questo deriva probabilmente dall’attenzione che Svevo ebbe sempre per la
letteratura umoristica, in particolare tedesca e inglese. Sua la frase «Ci sono tre cose che
dimentico sempre: nomi, facce, la terza non ricordo». 
7.4La vecchiaia

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La coscienza di Zeno: scarica gratuitamente la versione del libro in pdf dalla mediateca
di Liberliber.it

L'analisi della vecchiaia in contrapposizione con la giovinezzaAltro tema centrale in Svevo è


quello della vecchiaia. Esso è presente già in Senilità, fin dal titolo del romanzo e torna ne La
coscienza di Zeno e poi nelle Confessioni di un vegliardo, ma anche in molti racconti. La
vecchiaia è analizzata nel suo difficile rapporto con la giovinezza, con i ricordi e con il
presente, in un continua indagine di sé. Nella vecchiaia si concentrano le contraddizioni
che compongono la vita e le opere di Svevo.
Della morte del padre e dello scorrere della vita scrisse nel quarto capitolo de La coscienza di
Zeno: «La morte di mio padre fu una vera, grande catastrofe. Il paradiso non esisteva più ed io
poi, a trent’anni, ero un uomo finito. Anch’io! M’accorsi per la prima volta che la parte più
importante e decisiva della mia vita giaceva dietro di me, irrimediabilmente».   
8La coscienza di Zeno, video scheda libro

Concetti chiave
 La figura dell'autore

Svevo come uomo si presenta diviso fra cultura europea e cultura italiana e tra mondo
intellettuale e mondo borghese.
 Lo scopo della sua produzione letteraria

La letteratura di Svevo è volta alla descrizione della realtà sociale, in particolare quella
triestina, e della realtà interiore dell’uomo moderno.
 Le tematiche trattate da Svevo

I temi principali dell’opera di Svevo sono l’inetto, la psicanalisi, la malattia e la vecchiaia,


descritti molto spesso attraverso l’ironia.

LUIGI PIRANDELLO (1867-1936)


Introduzione a Luigi Pirandello

Luigi Pirandello — Fonte: Ansa


Luigi Pirandello è uno degli scrittori più importanti della letteratura italiana e non solo. La
ragione di tanta considerazione è dovuta al modo in cui egli ha saputo rinnovare le forme e i
generi della letteratura. Dopo Pirandello il teatro, il romanzo e la novella non saranno più
quelli di prima: egli segna un punto dal quale non si può tornare indietro. Pirandello scrive e
mette in scena cose che mai prima erano state scritte e messe in scena e per questo il suo
successo fu strepitoso, sia durante la sua vita che dopo la sua morte e, ancora oggi, è uno degli
autori più letti e amati dal pubblico. 
2Vita di un figlio del caos
2.1Infanzia e formazione
Le aspettative disattese del RisorgimentoPirandello nasce nel 1867 vicino Agrigento -
all’epoca Girgenti - e precisamente in una località chiamata Caos. Su questo lo scrittore amò
sempre scherzare, definendosi un “figlio del caos”. Pirandello cresce in un clima di forte
disillusione per le aspettative disattese del Risorgimento, di cui i genitori erano stati
sostenitori. Questo, come altri eventi della sua vita, influenzerà le sue opere e la sua visione
del mondo. Nel 1887 si iscrive alla Facoltà di Lettere a Roma, ma nel 1889 si trasferisce a
Bonn, in Germania, dove si laurea nel 1891 con una tesi sul dialetto di Agrigento.   
2.2La rovina economica e l’esordio da scrittore

Appunti
Luigi Pirandello, L'esclusa

Il 1903 come l'anno della svolta: due tragedie lo portano ad intensificare l'attività di
scrittoreTornato a Roma, entra negli ambienti letterari, collabora con alcune riviste e pubblica
le prime novelle e i primi romanzi. Nel 1901 esce il romanzo L’Esclusa e l’anno successivo Il
turno. Ma è il 1903 l’anno della svolta, a causa di due eventi:   
 la miniera di zolfo dei genitori si allaga e la famiglia cade in rovina;
 inizia a manifestarsi la malattia mentale della moglie che la costringerà a vivere in
una casa di cura fino alla morte.
Dissesto economico, follia e prigione familiare diventano allora temi centrali delle sue opere.
Le difficoltà economiche lo portano a intensificare l’attività di scrittore e nascono i suoi
romanzi più famosi:  
 Il Fu Mattia Pascal (1904)
 I vecchi e i giovani (1909)
 Suo marito (1911)
 Quaderni di Serafino Gubbio operatore (1915)
In questo periodo ha inizio anche l’attività teatrale, con opere sia in siciliano che in italiano,
spesso derivate dalle novelle.  
2.3Il successo internazionale

Veduta interna del Teatro Valle, dove Pirandello mise in scena per la prima volta Sei
personaggi in cerca d'autore nel 1921 — Fonte: Ansa
Il teatro: la chiave del successo internazionaleI romanzi di Pirandello ottengono grande
diffusione in Italia, ma sarà il suo teatro a portarlo al successo internazionale. Nel 1921, dopo
il fiasco della prima rappresentazione a Roma, viene riproposto a Milano  Sei personaggi in
cerca d’autore che questa volta ottiene un successo strepitoso: è l’inizio di un’ascesa che lo
porterà al Premio Nobel del 1934. Nel frattempo aveva riunito le sue novelle nella
raccolta Novelle per un anno e aveva dato alle stampe nel 1926 il suo ultimo romanzo: Uno,
nessuno e centomila. Muore nel 1936 a Roma.   
3Il mondo e la letteratura secondo Pirandello, pessimista con il sorriso

Ritratto di Luigi Pirandello, conservato alla Biblioteca Comunale Di Palermo


— Fonte: Ansa
Per capire quello che Pirandello scrive, bisogna prima di tutto capire quello che Pirandello
vede, perché il suo sguardo non è quello di una persona comune. Partendo da questo
presupposto, andremo a scavare nelle sue idee per capire la sua visione del mondo e della
letteratura. Ci concentreremo intorno a tre nuclei fondamentali del suo pensiero e alla fine
trarremo delle conclusioni:  
3.1Vitalismo
La continua lotta dell'uomo moderno tra vita e formaPer Pirandello la realtà è un
continuo conflitto tra vita e forma. La vita è un flusso continuo, a cui si oppone la forma,
fissa, che blocca la vita e la rende artificiale e porta inevitabilmente con sé il contrario della
vita, ossia la morte. L’uomo all’interno della società vive una continua lotta contro la forma, le
costrizioni e le maschere che la società gli impone, che lo rendono estraneo a sé stesso e agli
altri. Per Pirandello questo contrasto non è superabile e l’uomo è destinato alla sconfitta.  
3.2Umorismo

Appunti
L'umorismo di Pirandello

L'umorismo: il sentimento del contrarioMentre con il vitalismo Pirandello ci racconta cos’è la


vita, con la teoria dell’umorismo (esposta nel saggio L’umorismo del 1908) ci dice come porci
verso di essa. Per Pirandello il nostro atteggiamento davanti alla negatività del mondo deve
essere di tipo umoristico e ci spiega in cosa l’umorismo si distingue dal comico.
Il comico è un “avvertimento del contrario”: vedo che qualcosa è contrario a come dovrebbe
essere e rido. L’umorismo è il invece “sentimento del contrario”: vedo qualcosa che è
contrario a come dovrebbe essere e rifletto sulle ragioni profonde di quella diversità , su
quello che c’è dietro la maschera. Nel primo caso si ha una risata, nel secondo un sorriso
amaro, consapevole della tragicità del mondo.    
3.3Metaletteratura

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Puoi scaricare la versione gratuita de Il fu Mattia Pascal dalla mediateca di
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Lo scontro tra realtà e finzioneIl terzo passaggio sarà capire perché Pirandello ha deciso di
scrivere. Qual è la funzione della letteratura per Pirandello? La letteratura per lui ha allo
stesso tempo una funzione consolatoria, proponendosi come gioco umoristico,
e opprimente, in quanto rappresenta la lotta continua tra vita e forma. Tale scontro diventa
uno scontro tra la realtà e la finzione, dal momento che la letteratura è di per sé una
finzione, qualcosa che non esiste. Pirandello allora decide di svelare questa finzione,
facendo metaletteratura.   
3.4Conclusioni

Luigi Pirandello nella sua stanza — Fonte: Getty-Images


Cerchiamo di riassumere quello che abbiamo detto e rispondere alla domanda da cui eravamo
partiti: cosa vede Pirandello e come lo rappresenta.
Pirandello vede un mondo claustrofobico e paradossale. Un mondo nel quale l’uomo non
può veramente mai essere sé stesso perché non c’è un sé stesso, non c’è un solo io, ma tante
forme e maschere in cui l’uomo è imprigionato. L’uomo non può realizzarsi, è un essere
incomprensibile a sé stesso e agli altri. Diremo allora che Pirandello è un pessimista.
Tuttavia egli non si ferma alla costatazione del male, ma decide di coglierne gli aspetti più
divertenti, creando una nozione di umorismo che non esclude la riflessione, ma nemmeno il
sorriso.
Infine c’è la letteratura: Pirandello considera la letteratura come un gioco e attraverso
questo gioco vuole mostrare tutti i mali che affliggono l’uomo, scomponendoli attraverso la
lente dell’umorismo. Pirandello insomma non ci dà una soluzione al problema, ma ci mostra
che si può ‘prenderla con filosofia’, che si può sorridere nelle avversità e giocare, perfino
quando non sappiamo nemmeno chi siamo. 
L'umorismo è un fenomeno di sdoppiamento nell'atto della concezione; è come un'erma bifronte,
che ride per una faccia del pianto della faccia opposta.

Luigi Pirandello, L'umorismo e altri saggi

4Viaggio nelle opere principali


4.1Il fu Mattia Pascal

Appunti
Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal

La trama del romanzo: le tre identità di Mattia PascalIl Fu Mattia Pascal (1904) è il primo
capolavoro di Pirandello, ma all’epoca non ottenne molto successo. La storia inizia con
la fuga di Mattia Pascal a Montecarlo, dove vince una grande somma al gioco. Tornando a
casa scopre di essere stato dichiarato morto, scambiato per un cadavere trovato suicida. Il
protagonista decidere di cogliere al volo l’occasione per liberarsi di tutti i legami sociali,
fingersi veramente morto e ricominciare tutto da capo. Si trasferisce a Roma sotto il falso
nome di Adriano Meis e si innamora della figlia del suo padrone di casa con la quale vorrebbe
iniziare una nuova vita. Ma non può farlo perché di fronte alla legge Adriano Meis non esiste.
Decide allora di fingersi nuovamente morto, di tornare al suo paese e riprendere il suo ruolo
di Mattia Pascal. Ma qui scopre che la moglie ha ormai una nuova famiglia. Quello che ormai
è il Fu Mattia Pascal decide di vivere in una biblioteca e scrivere la propria storia. In questo
romanzo troviamo molti dei temi cari a Pirandello: l’identità , la maschera, la finzione, la
condizione dell’uomo come personaggio, il tentativo di fuggire dal mondo e la sconfitta finale,
il rifiuto da parte del mondo che si voleva rifiutare.  
4.2Quaderni di Serafino Gubbio operatore

Ritratto di Luigi Pirandello — Fonte: Ansa


L'alienazione dell'uomo modernoQuesto romanzo si presenta come il diario
dell’operatore cinematografico Serafino Gubbio, che racconta l’alienazione dell’uomo che
finisce per identificarsi con la macchina (in questo caso la videocamera), diventando egli
stesso uno strumento. Con questo romanzo Pirandello fa nuovamente riferimento al tema
della finzione e aggiunge il discorso sulle potenzialità distruttive della modernità e della
tecnologia.  
   

4.3Sei personaggi in cerca d'autore

Approfondisci
Luigi Pirandello e il teatro

L'opera simbolo del metateatro pirandellianoÈ l’opera teatrale più famosa di Pirandello e


quella che gli aprì le porte del successo. Si tratta di un’opera di teatro nel teatro. Una
compagnia sta provando il suo spettacolo quando, all’improvviso, entra un gruppo di
personaggi, che raccontano di essere stati rinnegati dal loro autore e chiedono di poter
narrare la loro storia. Si tratta di una storia surreale, tragica e umoristica. Attraverso
quest’opera Pirandello porta avanti un discorso sulla condizione del personaggio e
sulla finzione nell’arte.  
4.4Le novelle
Le novelle: la tematica della folliaPirandello scrisse un gran numero di novelle, molte
bellissime. Tra le più famose ci sono La tragedia di un personaggio, Il treno ha fischiato, La
trappola, La carriola. In queste troviamo la messa in atto della visione del mondo di cui
abbiamo parlato. I personaggi delle novelle appartengono all’ambiente siciliano e
alla borghesia romana. Molte di esse presentano personaggi inizialmente inseriti nel loro
ambiente, ma che a un certo punto vengono sconvolti da un evento che gli rivela la tragica
condizione umana e che li porta alla follia, all’allucinazione e a compiere azioni assurde e
apparentemente senza senso.  
4.5Uno, nessuno, centomila

Approfondisci
Luigi Pirandello: Uno, nessuno e centomila

Il testamento letterario di PirandelloÈ la storia di Vitangelo Moscarda, un uomo qualunque


che scopre casualmente di non essere per gli altri quello che è per sé stesso. Da qui parte una
lunga riflessione che porta il personaggio a compiere delle azioni che inducano gli altri a
rivedere l’immagine che hanno di lui. Ma ottiene solo di non essere compreso ed
essere considerato un folle. Nel finale si assiste alla rinuncia di Vitangelo a vivere nel mondo.
Il romanzo riassume i temi centrali e il pensiero di Pirandello e può essere considerato il
suo testamento letterario.  
5Immagini e temi pirandelliani
I temi ricorrenti nelle opere di PirandelloLa visione del mondo di cui abbiamo parlato si
esprime nelle opere di Pirandello attraverso alcune immagini e alcuni temi ricorrenti.
Attraverso queste immagini Pirandello riesce a mettere sulla pagina il proprio pensiero. Ecco
quali sono le più importanti:  
 La trappola familiare, che imprigiona l’uomo in un mondo ristretto e claustrofobico
 Le maschere, quello che siamo agli occhi degli altri, le forme che ostacolano la vita
 La follia, vista come unica via d’uscita, ma che determina il rifiuto da parte della
società
 I personaggi rifiutati e frantumati, che perdono la loro identità e le loro certezze
 La modernità, come momento drammatico
 Lo specchio, come prova dell’estraneità dell’uomo a sé stesso
 Il doppio, scambi e raddoppiamenti di personaggi che perdono la loro identità
Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle
fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre
costruzioni.

Luigi Pirandello, Enrico IV


6Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello: video scheda libro

Concetti chiave
 Il paradosso della realtà

Per Pirandello l’uomo vive in un contrasto irrisolvibile tra vita e forma.


 L'umorismo

L’atteggiamento che dobbiamo avere davanti a questo contrasto è umoristico, ossia riflessivo
e divertito allo stesso tempo.
 Il ruolo della letteratura

Per fare questo la letteratura deve porsi come un gioco e svelare le proprie finzioni per
svelare quella del mondo.