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PINOCCHIO(Carlo Collodi)- CUORE(Edmondo de Amicis)

Escono più o meno negli stessi anni(1883/1886), rappresentano la continuazione delle scelte stilistiche e
poetiche di Manzoni. Le tendenze sono molto influenzate dall’opera di Manzoni, c’è una tendenza narrativa
filantropica-sociale(storie di gente povera, con difficoltà, ideali di solidarietà e aiuto reciproco). Queste
nuove tendenze si diffondono dagli anni 40 agli anni 70 dell’800. Cuore e Pinocchio sono i 2 primi romanzi
della letteratura italiana scritti per ragazzi. I bambini fino all’800 erano considerati dei piccoli uomini,
uomini in miniatura. I figli dei ricchi avevano già una vita adulta e anche i figli dei poveri perché dovevano
lavorare. Non c’era l’idea dell’infanzia in cui anche i bambini erano possessori di diritti. Le costituzioni
liberali inseriscono l’obbligo della formazione scolastica. In Italia vengono emanate 2 leggi importanti:

1. Casati : obbligo d’istruzione per 2 anni


2. Coppino (77/78): obbligo d’istruzione fino ai 9 anni d’età.

Comincia a porsi il problema dell’istruzione ed è in questo clima che Cuore e Pinocchio vengono pubblicai.
In comune hanno la stessa ideologia. Rappresentano 2 modelli da seguire per la formazione del bravo
cittadino italiano. È una formazione metaforica: buoni valori, rispetto delle autorità, possibilità di
migliorare, di cambiare(Pinocchio scappa, non va a scuola e il padre viene arrestato perché lo picchia). È
l’ideologia della nazione unita a cui tutti i cittadini si devono uniformare.

CUORE: Torino. Storia di Enrico, 3 elementare, che tutti i giorni scrive ciò che gli capita sul suo diario. La sua
famiglia prende il diario, lo legge e scrive. Ogni mese il maestro di Enrico legge un racconto. Mentre
Pinocchio ha un aspetto un po’ più magico, per cui è ancora accettabile, Cuore è troppo inquadrato in
un’ideologia troppo lontana dalla nostra mentalità. Il cattivo è Franti, egli ride di fronte delle sfortune e
dolori degli altri, ha il disprezzo di tutti i compagni della classe. De Rossi è il più buono della classe. Umberto
Eco fa l’elogio di Franti. Franti faceva parte di una galleria di personaggi che dovevano rispecchiare la realtà
italiana. Nella scuola italiana c’è spazio per tutti(operaio, borghese, immigrato calabrese). La scuola diventa
una specie di microcosmo dell’unità della nazione. Ci sono tutti gli appartenenti agli strati della società. È
nella scuola che si forma la nazione (educazione civica).

ROMANZO: In filosofia si passa dal pensiero idealista a quello positivista. È proprio questo cambiamento
che porta a una trasformazione di romanzo storico a romanzo realista. Il romanzo è il genere guida dell’800.
È la forma letteraria privilegiata. È un genere antiletterario. Il movimento che prende il posto del
romanticismo è il realismo. Il rappresentante del realismo è Flaubert. Il realismo come genere letterario si
diffonde in Europa tra il 1850 e il 1890, tutta la letteratura ha caratteristiche basate sul realismo. Flaubert
presenta le cose dal punto di vista dei suoi personaggi (come se ne sapesse quanto loro), però non è
onnisciente. Nel romanzo realista l’autore descrive, mentre nel romanzo storico l’autore narra. L’autore
romantico partecipa alle vicende, quello realista è esterno(sembra lasciare scorrere la storia, la guarda e la
descrive). Gli autori partecipano in maniera molto profonda alla descrizione dei suoi personaggi.

IL ROMANZO NELLA SECONDA META’ DELL’800: il narratore è esterno e distaccato dalle vicende dei suoi
personaggi(verga: l’opera d’arte deve sembrare di essersi fatta da sé). Le caratteristiche sono
l’impersonalità e l’oggettività. Il realismo in Italia è rappresentato da un movimento chiamato
SCAPIGLIATURA, un movimento letterario che si diffonde negli anni 60/70 dell’800 a Milano e Torino. Siamo
nell’immediato post unità (1861). Milano è l’unica città italiana in cui c’è un inizio di industrializzazione.
Torino è stata per qualche anno capitale(61-66) e in entrambe le città nascono le prime case editrici:
Treves(Milano), pubblicava i libri a grande diffusione, romanzi per l’alfabetizzazione dei nuovi italiani,
Utet(Torino). Gli scrittori cominciano a poter vivere del loro lavoro perché le case editrici pagano i diritti
d’autore. Questo è il periodo in cui si diffondono i giornali quotidiani o settimanali, in cui vengono
pubblicati romanzi a puntate(feuilleton, romanzo d’appendice). Il feuilleton è chiamato romanzo
d’appendice perché è alla fine del giornale. Ciò testimonia che c’è un aumento della popolazione che ha
interesse per la letteratura ed è in grado di leggere. La scapigliatura è un movimento d’avanguardia.
Anticipa qualcosa che avverrà e rifiuta ciò che va di moda in quel momento, la traduzione (es Manzoni).
Rifiuta anche i valori borghesi che ormai sono dominanti. L’avanguardia per definizione è anticonformista.
Gli scapigliati vivono una vita sregolata, un po’ ai margini della società. I vari appartenenti alla scapigliatura
si occupano di più arti contemporaneamente, non c’è distinzione fra le varie forme d’arte(interartisticità). Il
termine scapigliato viene preso da un romanzo del 1862 di Cletto Arrighi( Carlo Righetti):”la scapigliatura e
il 6 febbraio”. Parla di una rivolta mazziniana, però da questo nome, viene dato il nome agli scapigliati che
conducevano una vita bohemienne, un po’ disordinata. Questi poeti producono abbastanza poco e
manifestano il loro rifiuto della tradizione con l’esaltazione di cose che prima non entravano nella
letteratura come la bruttezza, le malattie e le esagerazioni. Il vero bersaglio della scapigliatura è Manzoni.
Emilio Praga elabora una teoria poetica in un testo che è una poesia(dichiarazione di poetica, noi siamo i
figli dei padri ammalati. C’è un rifiuto dei padri considerati ammalati). Manzoni dal 40 al 60 è per alcuni un
modello da seguire, per altri, come per esempio gli scapestrati, è un modello da condannare. Manzoni
diventa il bersaglio della poetica scapigliata, Tarchetti nella Fosca attribuisce alla sua protagonista questo
nome, che sembra in contraddizione con il nome di Lucia(luce). Appare come la negazione degli ideali
romantici. Fosca è brutta e ammalata, ma estremamente appassionata e attraente. Il personaggio maschile
viene travolto dalla passione negativa, ma alla quale non riesce a porre freno. Quando Giorgio conosce
Fosca nasce una passione reciproca però malata perché può portare alla sofferenza. Fosca soffre di
epilessia, lei muore e Giorgio sente gli stessi sintomi della donna. La passione è negativa perché porta alla
sofferenza e alla morte. Giorgio aveva un’amante di nome Clara. La scapigliatura in Italia ha un’esperienza
abbastanza breve. È forse un movimento autonomo e limitato a 2 zone: Torino e Milano. In Italia, a livello
culturale, abbiamo ancora una forte frammentazione, non c’è ancora un’unità, infatti si parla di realtà
regionali. Il fenomeno del movimento verista, un movimento regionale(Sicilia, Sardegna in parte), è
l’evoluzione del naturalismo francese. In Francia dopo Flaubert c’è un nuovo movimento che si sviluppa tra
il 1865/1870 ed è il naturalismo. I fondatori sono considerati i 2 fratelli Degoncourt, che pubblicano un
romanzo che è considerato il primo romanzo naturalista. Nella prefazione gli autori dicono che p un
romanzo vero, mentre quelli romantici erano falsi. I personaggi sono analizzati con uno scrupolo scientifico
quasi come se fossero un caso clinico. Il campo filosofico si sviluppa il positivismo. Si comincia a valorizzare
il rigore scientifico che viene trasportato in campo letterario. Si analizza la situazione di una serva
(protagonista) che n casa è “perfetta” mentre fuori è una depravata. Ha un comportamento doppio. Gli
autori cercano di rappresentare questa vita in maniera scientifica. Si tende a non far uscire il giudizio degli
autori ma solamente l’analisi del vero. In questo romanzo la protagonista è una persona del basso
popolo(novità), appartenente alla classe del sottoproletariato urbano. Questo romanzo diventa il modello
al quale si rifà Zola il quale insieme ad altri autori si riuniscono a casa di Zola e discutono su questi temi,
ovvero come rinnovare il romanzo per creare una letteratura moderna. Zola comincia a comporre una serie
di romanzi che rispettano le regole dell’impersonalità. C’è un rifiuto completo della letteratura romantica,
dei canoni tradizionali della letteratura,come per esempio la bellezza. Zola sostiene che il vero è comunque
bello anche se brutto. Il vero è bello in tutte le sue forme. La narrazione deve seguire un metodo di
osservazione scientifica e quindi deve essere rigorosa. La storia deve essere sviluppata in modo tale che ci
sia coerenza coi personaggi, l’autore è spettatore. Il naturalismo francese esprime le sue novità
principalmente nei contenuti. I romanzi di Zola parlano di personaggi che appartengono a classi sociali
molto basse. Tutti i romanzi sono legati tra loro perché ciascuno di essi affronta le vicende di un
personaggio della stessa famiglia. La novità del naturalismo è quella di mettere al centro del romanzo le
classi sociali più basse. La Francia ha già un grande sviluppo industriale per cui la classe del proletariato è
piuttosto forte. Questo porta Zola a scrivere questi romanzi collegati fra loro dal fatto che i personaggi si
ripetono, ma anche dai legami patologici determinati dalle leggi fisiologiche dell’ereditarietà. Le vicende
sono determinate da situazioni oggettive. Nel 1877 uno dei romanzi di Zola, l’Assomoir(lo scannatoio, dopo
aver bevuto può succedere qualsiasi cosa) arriva in Italia e viene commentato da Luigi Capuana(scrittore
siciliano che vive a Milano). Questo commento viene espresso in una recensione sul corriere della sera. Le
differenze fra Francia e Italia sono anche di tipo politico: la Francia basa la sua economia
sull’industrializzazione, sul sottoproletariato urabano(proletariato= classe sociale che ha come unica fonte
di ricchezza i figli)(sottoproletariato= ceto ancora più basso, il salariato lavora per un padrone, ma non
possiede niente). I romanzi di Zola sono tutti ambientati a Parigi e trattano tutti del sottoproletariato
urbano(assomoir= lavandaia che apre un negozio, suo marito è un lattoniere il quale cade e si rompe una
gamba, per questo smette di lavorare e comincia a bere, spreca denaro e diventa violento). Zola prova poi a
descrivere ambienti più alti, prova a descrivere la classe borghese(Nana, figlia della lavandaia, diventa una
prostituta di lusso). Gli uomini agiscono in maniera istintiva perché non c’è nessun filtro che modifica gli
istinti e le reazioni naturali nelle classi più basse, per questo è più facile descriverle. In Italia c’è solo una
piccola zona industrializzata. Il naturalismo francese viene conosciuto in Italia grazie alla recensione su un
giornale milanese di Capuana. Egli è siciliano ed è amico di Giovanni Verga. Entrambi si sono trasferiti a
Milano, iniziano a conoscere il romanzo naturalista e ne rimangono affascinati. Verga cambia produzione
nel 1877, si occupa del verismo.

VERGA:

Siciliano(Catania), famiglia della nobiltà terriera, 1840. La sua educazione/formazione elementare è ancora
nel periodo preformazione. La cultura di riferimento è quella romantica, il suo modello linguistico e poetico
è Manzoni. La prima produzione infatti è di imitazione romantica(passioni, amore, morte). Tra i 1869/70 si
trasferisce a Firenze. Essa dal 1866 era capitale d’Italia quindi aveva una centralità politica e culturale molto
forte. Manzoni aveva scelto il fiorentino come lingua principale. Il periodo fiorentino è quello in cui Verga
scrive opere che hanno già un valore più letterario. “storia di una capinera”= ambientato in Sicilia. È un
romanzo pieno di elementi romantici: trama, ideali, lingua e struttura. È la storia di una ragazza orfana di
madre che viene messa in collegio. Il padre, povero, si sposa nuovamente con una donna ricca che avrebbe
dato a sua figlia una dote, ma non alla figlia del padre. Quella della figlia, è una monacazione forzata( come
quella della monaca di Monza). La ragazza esce dal convento a causa di un’epidemia di colera e torna a
casa. Si innamora di un cugino che non può sposare perché non ha la dote e lui per questo si sposerà con la
sorellastra di lei. Successivamente torna in convento dove muore di dolore. La capinera è un uccellino
delicato bianco e nero come l’abito della monaca. Il romanzo è strutturato come una serie di lettere che
Maria scrive a una sua amica. La lingua utilizzata è il fiorentino dell’uso che Manzoni aveva indicato come
lingua della letteratura. Il narratore è onnisciente. Questo romanzo ci presenta una novità ovvero il
tentativo di presentare le cose dal punto di vista della ragazza. Questo fatto porta ad un utilizzo di una
lingua molto più semplice perché Verga cerca di adattare le sue competenze linguistiche con i pensieri di
Maria. Ella appartiene a una classe sociale medio-bassa e quindi non sa scrivere benissimo. È presente
un’altra novità, ovvero il fatto che Verga comincia a dare importanza al livello economico nella vita del
personaggio. Prevale la questione economica sui sentimenti. La società diventa sempre più legata alle leggi
del mercato. Questo tema diventa ancora più centrali in “Eva”(secondo romanzo del periodo fiorentino). È
la storia di una ballerina di cui si innamora un pittore, è ambientato a Firenze anche se il pittore proviene
dalla Sicilia. Sono entrambi 2 personaggi legati al mondo artistico. La ballerina è una figura che nell’arte
viene usata spesso. Rappresenta colei che sul palcoscenico fa vedere il suo corpo e lo vende. La figura della
ballerina nei romanzi di Verga è la metafora dell’arte che è sottoposta alle leggi del mercato. Nell’800
l’artista comincia a poter vivere del suo lavoro(introduzione dei diritti d’autore, diminuzione della miseria).
L’artista viene pagato se la sua opera piace al pubblico, quindi l’artista fa le cose che piacciono al pubblico.
Nel romanzo “Eva” c’è l’amore fra i 2 personaggi e lui affinchè le altre persone non la vedano seminuda, le
impedisce di fare la ballerina, ma la loro povertà aumenta. Enrico continua a fare ciò che gli pare e le sue
opere non vengono comprate e per questo motivo Eva lo lascia. Allora lui comincia a fare le cose che
piacciono al pubblico, ma non è soddisfatto. Quando incontra Eva, lei ha un amante, Enrico lo sfida a duello
e lo uccide. Poi uccide la madre di lei e torna in Sicilia. In questo romanzo si percepisce un influsso della
scapigliatura. C’è l’elemento della ballerina come metafora dell’artista che per poter vendere deve fare ciò
che piace al pubblico. C’è la forte presenza dell’elemento comico, i sentimenti vengono sconfitti dal
bisogno. L’ambientazione è borghese. C’è ancora qualche elemento romantico, però Verga, pian piano, sta
cambiando il suo stile(romanticismo-verismo).Verga con questo romanzo sta superando la sua fase
romantica e mentre finisce il romanzo si trasferisce a Milano. A Milano entra ancora più in contatto con gli
scapigliati e incontra Capuana. Egli è un critico militante, uno scrittore che si dedicava alla
critica/recensione delle opere contemporanee. Verga dopo la composizione e pubblicazione del romanzo
“Eva” continua il suo percorso di avvicinamento al verismo. Nel 1874 pubblica una novella intitolata
“Nedda” che definisce un bozzetto siciliano(schizzo, preparazione, descrizione non completa). È ambientata
in Sicilia, sono presenti alcuni elementi veristi, ma l’impianto è romantico. La novella comincia con un
personaggio davanti a un fuoco che racconta una storia. Il narratore è onnisciente e esterno. Nedda è una
giovane contadina, sua madre è anziana e ammalata, perciò muore. Nedda però è cosi povera da doversi
cucire il vestito per il lutto di domenica. Per questo il prete la rimprovera. Lei si innamora di un uomo
povero quanto lei. Prima prende il colera, poi cade da un albero mentre raccoglie le olive e muore. Lei
scopre di essere incinta e quello è il figlio della colpa perché lei non è sposata. Cerca di allattare la bambina
ma poiché povera non ci riesce e cosi, anche la bambina, muore. I personaggi esprimono le opinioni del
narratore. Nel 1874 Verga è a Milano e comincia ad avere rapporti con Capuana. Nel 1878 scrive una nuova
novella “Rosso Malpelo”. Questa è la sua prima novella verista. È importante per le scelte stilistiche che
Verga fa. In tutte le tradizioni, i capelli rossi sono legati alla cattiveria. Il procedimento è verista ovvero
impersonale in cui l’autore sparisce: i fatti si svolgono come se fossero fotografati oggettivamente mentre
avvengono, noi lettori dobbiamo ricostruire la verità. I lettori devono fare il processo inverso(artificio dello
straniamento). Verga ci presenta una cosa strana come se fosse normale. Lettore e autore appartengono
alla stessa classe quindi ciò ce il lettore ricostruisce e ciò che l’autore pensava. Questa novella appartiene
alla raccolta vita dei campi , fa parte anche di essa “fantasticheria” e “l’amante di Gramigna”. Gramigna è
un bandito di cui si innamora una giovane donna, i due vivono insieme ma lui viene arrestato e lei vive la
sua vita nei pressi del carcere dove viene rinchiuso lui. Il loro è un legame morboso. Lui era un uomo
violento. In questa novella si trova il tema dell’esclusione dalla società, lui è un bandito, lei nel momento in
cui decide di seguire lui viene esclusa dal paese. Questa novella è preceduta da una prefazione sottoforma
di lettera indirizzata a un amico di Verga(Salvatore Farina). Questa prefazione è una dichiarazione di
poetica. Verga, come Capuana, scrive utilizzando la tecnica del verismo ed esprime le sue opinioni teoriche
in testi o inseriti nella stessa raccolta o in articoli che vanno sui giornali(critico militante che segue i principi
di una determinata critica letteraria e commenta il suo lavoro o i lavori di altri in testi teorici).
“Fantasticheria” è una novella molto breve. Da indicazioni su come si faccia l’opera verista., ma anticipa
anche la trama dei Malavoglia. I due protagonisti di questa novella sono l’autore/narratore e una dama che
viaggiano su un treno verso Acitrezza. Essi non appartengono a un ceto popolare basso(le donne giravano
sempre con la boccettina di profumo/Sali per affrontare gli odori che c’erano nei luoghi/trasporti pubblici).
Gli abitanti del paese non se ne vogliono andare perché tutti coloro che se ne erano andati erano o morti o
dispersi. In questa novella troviamo l’ideale dell’ostrica, la religione della famiglia e l’espressione di
sentimenti miti, semplici e inalterati. L’ideale dell’ostrica: l’ostrica è un animale che sta attaccato alla roccia
e solo col nutrimento della roccia può sopravvivere. Questa cosa indica che solo colui che rimane
nell’ambiente e nel luogo in cui è nato può sopravvivere e stare bene. Molti uomini hanno però il desiderio
di cambiare la loro condizione(es: la famiglia Malavoglia aveva la barca, la casa del nespolo e qualche
appezzamento di terreno. La figlia si sposa con un benestante per migliorare la propria condizione. Padron
‘Ntony per fare ciò entra nel commercio dei lupini, fa un debito perché pensa di guadagnare molto per
risarcire il debito e avere inoltre un guadagno ed un miglioramento sociale, ma ciò non accade). Nella
novella “Fantasticheria” la donna dopo 2 giorni se ne vuole andare perché non ha più nulla da fare.
Processo/artificio di regressione: per comprendere e per narrare la vita di queste persone bisogna mettersi
nei loro panni, guardare le cose dal loro punto di vista, è necessaria una riduzione dell’ottica. MALAVOGLIA:
fa un progetto abbastanza ambizioso, si ispira a Emile Zola. Nella prefazione ai Malavoglia(pubblicato nel
1881) Verga dice che ha intenzione di scrivere 5 romanzi che chiama il ciclo dei vinti:

1. Malavoglia(poveri)
2. Mastro Don Gesualdo(borghese)
3. La duchessa di Leyra(figlia del Mastro, classe aristocratica)
4. L’onorevole Scipioni(trasferimento del figlio della duchessa che ha un ruolo politico a Roma)
5. L’uomo di lusso(artista)

Si occupa di cose che non hanno più nessun tipo di attinenza con la vita reale e rappresentano un’ ascesa
sociale. Verga scrive solo i primi 2 romanzi. Quando nel 1889 è pronto Mastro Don Gesualdo
contemporaneamente esce un’ opera di D’Annunzio(il piacere) che annuncia il decadentismo. Nel 1891
escono le poesie di Pascoli intitolate “Mirice”. L’esperienza verista è finita e Verga smette di scrivere e si
ritira a Catania. Mentre Zola era riuscito ad analizzare anche i ceti sociali più alti, Verga fa più fatica, non ha
la capacità di descrivere una classe sociale che è già condizionata dalla cultura. Il modo di
scrivere/analizzare la società/realtà non è adeguato a descrivere le classi più alte. I Malavoglia sono un
romanzo corale, sono i vinti dal progresso. Nel mondo popolare che Verga analizza nei Malavoglia sono le
passioni spontanee. Ciclo dei vinti= sono tutti vinti dal progresso e hanno voglia di migliorare la loro
condizione sociale. Nella storia dei Malavoglia si interseca anche la storia d’Italia, Tony diventa militare e
Luca(secondo figlio) muore da soldato. Nella casa restano le due figlie femmine e non provano a far andare
avanti l’attività,ma la barca naufraga nuovamente. L’ultimo figlio,Alessi, riesce a ricomprare la casa del
nespolo e sposa l’Annunziata. Chi è rimasto nel paese, chi non ha rinnegato le sue radici, riesce a migliorare
le sue condizioni sociali(ideale dell’ ostrica). Quando Tony torna, capisce che non può più inserirsi in
quell’ambiente e se ne va per sempre. Chi rimane attaccato alla religione della famiglia vive meglio.
MASTRO DON GESUALDO: Gesualdo Motta è un muratore. Con alcuni investimenti diventa sempre più ricco
e comincia a pensare di elevarsi di classe. Sposa una nobile, senza dote e prima del matrimonio era stata
avvistata con un amante. Per questo gli viene dato il nome di Don, però egli non rinnega mai la sua
condizione. È continuamente umiliato perché ha i soldi ma non è considerato. Gesualdo muore da solo. La
figlia si sposa con un duca e lo abbandona. Gesualdo è un vinto dal progresso perché ha cercato di
migliorare la sua condizione ma non ci è riuscito; in un qualche modo resta legato alle origini. È diventato
escluso dal mondo nel quale ha cercato di entrare e non può più rientrare nel mondo che ha lasciato.
STRUTTURA: p. 244. Malavoglia è un soprannome/nomignolo. La famiglia si chiama Toscano. Non sta
parlando l’autore/narratore onnisciente, ma l’autore propone il punto di vista dei compaesani dei
Malavoglia. Essi sono un esempio di laboriosità. La definizione dello spazio è data da trezza e quella del
tempo è da che mondo e mondo. Grazie alla battaglia di Lissa e all’epidemia di colera riusciamo a collocare
temporalmente l’opera(Verga non usa date). Manzoni utilizza luoghi specifici e date. I Malavoglia non ha
bisogno di date perché si parla a chi conosce i fatti. PERSONAGGI: Verga ci da 2 nomi come se conoscessimo
i personaggi. Non viene spiegato quasi nulla. PADRON ‘NTONY: è il capo, però non ci viene detto in modo
esplicito, è solito parlare utilizzando i proverbi. Non c’è più l’inserzione del dialetto siciliano, ma di un
italiano regionale, cioè un italiano pieno di elementi tipici del siciliano. Nel frattempo escono alcuni libri
importanti: l’inchiesta di Sicilia di Franchetti, Sonnino,Pasquale Villeri scrivono le lettere meridionali e una
raccolta di proverbi siciliani curata da Giuseppe Pitrè.Verga aveva a disposizione molte fonti da cui
attingere. Padron ‘Ntony compie le azioni principali durante le feste. Bastianazzo grande e grosso=
similitudine che non può essere compresa da chi non lo ha visto. Descrive i personaggi con pochissime
notazioni e dando per scontato molte cose( es. la longa=donna piccola). Con questo romanzo entriamo in
contatto coi personaggi sempre da un punto di vista di un narratore del paese. La tecnica narrativa viene
evidenziata nella prefazione(p. 237) è quella usata nell’800. PAGINA 237: rappresenta il desiderio di
progresso che porta allo sviluppo della storia. RIGA 30: forma inerente al soggetto: bisogna che la forma
sintattica, scelte lessicali adeguate all’argomento che viene trattato. Bisogna usare l’artificio della
regressione. L’elemento dialettale più frequente è il che polivalente(ha più funzioni) e deriva dal ka
dialettale che indica una proposizione finale, consecutiva e dichiarativa(es. riga 7). Il che polivalente viene
percepito come innovativo, come cosa anomala. La lingua scelta è quella parlata dalla classe borghese
siciliana(colta) che parla un italiano farcito di elementi dialettali. Verga scrive questo romanzo quando
ormai è a Milano da qualche anno. Non si capisce però perché parli della Sicilia e quindi dice: “la verità della
rappresentazione non si ottiene ricopiando dal vero, ma ricostruendo intellettualmente le cose che uno ha
in mente”. Da lontano può guardare con maggiore chiarezza e serenità i luoghi e le situazioni e quindi
descriverle in modo veritiero, se le è ricostruite nella sua mente. Si può applicare alla ricostruzione
intellettuale una descrizione scientifica di come sarebbe la vita in un paese della Sicilia al suo tempo. Se
ripensa alle situazioni, può descriverle in modo rigoroso e scientifico. PAGINA 253 “Le stelle ammiccano”:
esse ammiccano come se fossero complici della scena romantica tra i 2. RIGA 48: concentrato di
similitudini, concentrazione di espressioni popolari del narratore che lui sceglie. Verga utilizza il discorso
indiretto libero. È un discorso indiretto che però utilizza la stessa forma del discorso diretto senza l’utilizzo
dei puntini e delle virgolette. Il discorso indiretto libero è l’espressione che si usa per indicare un periodo
che riporta i pensieri di un personaggio introdotto dal verbo dire/pensare(tempo verbale come discorso
diretto). In Verga la novità sta nella lingua. La sua operazione è quella di riprodurre la lingua. Utilizza una
forma mediata(siciliano e lingua alta/colta). L’idea centrale del romanzo è che in questa concezione del
romanzo familiare come idillico(idilliaco). All’interno della famiglia bisognerebbe restare per non essere
sbatacchiato dalle difficoltà della vita. il nucleo centrale del romanzo è la famiglia Malavoglia. Questo
discorso è collegato alla concezione del tempo del romanzo che è basato sul tempo naturale. Il fatto di
voler accelerare certe cose porta alla distruzione. La condizione migliore dell’uomo sarebbe quella di
rispettare i tempi della natura e restare fermo. Altro tema importante è la figura dell’escluso(Tony piccolo
torna al paese, ma si sente escluso perché le sue scelte precedenti lo portano ad allontanarsi). Tutta questa
novità strutturale presente nei Malavoglia, non è più cosi evidente nel Mastro Don Gesualdo. L’ambiente
che Verga inserisce e che mette come protagonista è quello della borghesia. In questo caso è più difficile
rappresentare in modo scientifico e oggettivo i comportamenti umani perché i personaggi sono quasi tutti
colti, hanno avuto un’educazione che li porta a controllare i propri comportamenti e quindi sono spinti
solamente dagli istinti della sopravvivenza. Quelli dei Malavoglia sono molto istintivi, si descrive la lotta per
la sopravvivenza e la spinta verso un miglioramento. Nel Mastro Don Gesualdo il miglioramento è già
avvenuto. Il personaggio principale per il suo lavoro frequenta un ambiente più alto. Ciò fa si che anche di
fronte a situazioni complesse, i personaggi abbaino un autocontrollo determinato dalla cultura e
dall’istruzione. Ciò comporta che per descrivere/analizzare i personaggi deve entrare in gioco il punto di
vista dell’autore e rendere esplicita la psicologia dei personaggi. Per analizzare i personaggi di Gesualdo è
necessaria una più profonda psicologia e cosi Verga si allontana dal romanzo. Dal matrimonio di Gesualdo
con Bianca Trao nasce una figlia. In quest’opera non è molto chiaro di chi sia la figlia(luglio- gennaio, o
gennaio successivo). Forse, a Verga, l’aspetto della datazione non interessa molto perché le tematiche che
lui tratta sono universali(presenti anche in atri tempi). La mancanza di datazione può essere un modo per
estendere a ogni tempo le tematiche di cui lui parla. In Mastro Don Gesualdo avviene l’ascesa sociale, c’è il
miglioramento, ma Verga non abbandona l’ideale dell’ostrica perché ci sono due elementi che ci dicono che
non è cosi. INCONTRO TRA GESUALDO E DIODATE: la prima notte di nozze non riesce a guardare sua
moglie(che non è Diodata), il rapporto fra lui e la moglie rimane sempre molto difficile, lui ha come paura
della moglie. Gesualdo ha denaro e possedimenti, ma rimane sempre un muratore. Il matrimonio con
Mastro Don Gesualdo permette di risolvere i problemi dei 2. Non nega l’ideale dell’ostrica perché nessuno
dei due sta proprio bene. La figlia viene educata come se fosse la figlia di una famiglia nobile(mandata in
convento), quando torna la madre è morta e lei non ha quasi nessun rapporto col padre, si vergogna di lui.
Gesualdo all’interno della famiglia della moglie non viene mai del tutto accettato. La figlia (come la madre)
si trova un amante, ma non permettono a questo giovane di sposarla, perché lei non è accettata dalla
famiglia di lui. Essendo svergognata viene fatta sposare con un duca di Leyra che aveva bisogno di soldi.
Isabella (la figlia) si trasferisce a Palermo(duchessa di Leyra). Mastro Don Gesualdo è ambientato fra gi anni
20/40(moti risorgimentali, epidemia). L’impossibilità dei personaggi di uscire dal loro ambiente si ha
nell’ultimo capitolo(morte di Gesualdo). Viene portato a casa della figlia dove dovrebbe essere curato
meglio, ma viene lasciato alle cure dei servitori, dà consigli alla figlia su come mantenere la propria fortuna,
la figlia se ne va e lui muore. I domestici gli guardano le mani e vedono che avevano lavorato.

PAUL VERLAINE P.357: questa poesia da il nome a una tendenza poetica che si diffonde in Francia negli
ultimi 20 anni del 1800 e si chiude alla fine dell’800, ovvero il decadentismo. Questo termine deriva dal
nome di una rivista francese(decadence). Paul Verlaine è uno dei poeti considerati l’espressione del
decadentismo francese. Prima di lui c’è Baudelaire, egli è molto più vecchio dei poeti decadenti. È già
considerato decadente perché anticipa alcune tematiche di questo movimento. Il termine decadentismo
indica il momento in cui la grande letteratura dell’800 si trova in una fase di decadenza(fine di un’epoca).
Finisce un particolare concetto di poesia, ovvero la poesia considerata come elemento sacro che rende il
poeta staccato dalla realtà e superiore. Baudelaire è anticipatore del decadentismo nel brano “la perdita
dell’aureola”. È un brano in prosa. La poesia come elemento sacro rende immortale il poeta. Tutto questo
testo è un’allegoria. In questo testo il poeta dice di aver perso l’aureola(corona d’alloro) nel fango della
strada. È anche la condizione in cui ciò è avvenuto, ovvero nella grande strada del centro parigino, in mezzo
alle carrozze e i cavalli che rappresentano la velocità del mondo moderno al quale il poeta è estraneo. Il
poeta dice che se qualcuno troverà l’aureola, sicuramente se la metterà in testa. Questo testo è una
metafora dell’attività poetica. Fino a che il poeta ha l’aureola è considerato come qualcosa di sacro e
staccato dal mondo, quando però la perde, egli può andare nel bordello (luogo in cui la donna vende il suo
corpo) e in questo modo, la letteratura si fa oggetto delle leggi del mercato. Il letterato per poter vendere
deve incontrare i gusti del pubblico, il poeta può vivere facendo l’intellettuale. I decadenti prendono
coscienza di questo fatto e con il cambiamento della figura del poeta la poesia perde sacralità. In Italia il
decadentismo è rappresentato da Pascoli e D’annunzio(operano anche nel 900). Le scelte poetiche del
decadentismo hanno una ripercussione anche nelle epoche successive. Le sue caratteristiche sono reazioni
al naturalismo/verismo. Quando ci si accorge che con il metodo scientifico del positivismo applicato alla
letteratura, non si riesce ad analizzare tutti gli aspetti dell’esistenza, c’è bisogno di qualcos’altro. Rientra
quindi l’elemento poetico e simbolico. Nella letteratura verista non c’era spazio per questi elementi. Nel
decadentismo il poeta non è più analista di una situazione, ma è veggente, ovvero colui che interpreta i
simboli del mondo della natura e gli spiega agli altri uomini. L’interpretazione di questi simboli non è una
capacità sacra, ma solo una maggior sensibilità che il poeta ha di comprendere ciò che la natura vuole dire
agli uomini.
DECADENTISMO: il decadentismo è un movimento che ha delle caratteristiche diverse a seconda del paese
in cui si diffonde. In Italia alcuni testi del 1900 posso essere ancora considerati decadenti. Successivamente
questo termine indica le produzioni dell’ultimo ventennio dell’800. Pascoli nel 1889/91 scrive Mirice e
un’altra raccolta nel 1903(clima ancora decadente). Esempi di verismo e naturalismo escono in
contemporanea alle opere decadenti. Il decadentismo rifiuta i principi base del naturalismo, ovvero il
metodo scientifico. Si rifiuta il rigore scientifico tipico del naturalismo. Si parla di una ripresa dei temi
romantici. Il decadentismo riprende , dal romanticismo, il soggettivismo e l’individualismo. Con il
decadentismo si torna all’idea del soggetto che esprime il suo punto di vista sul mondo. Si torna alla
presenza fortissima del poeta e ritorna il giudizio esterno dell’autore. La novità è legata a un aspetto della
filosofia: lo studio dell’inconscio. È un argomento che diventa importantissimo nelle opere decadenti e nei
primi anni del 900. Se ne occupa molto Freud, “L’interpretazione dei sogni” del 1900 rappresenta la
chiusura di un secolo e l’apertura di un altro. Il suo pensiero determina un cambio di prospettiva. Influenza
la letteratura introducendo un punto di vista che è del tutto soggettivo e individuale. Il poeta è un veggente,
e se vede cose che gli uomini comuni non vedono, è capace di indirizzare gli uomini a una determinata
azione. Il poeta decadente è chiamato poeta vate. Il poeta perde l’aureola e non ha più la sacralità, però
egli continua ad avere la capacità di interpretare i simboli. Lui è un profeta, ma normalmente i profeti non
vengono ascoltati. È un veggente, è capace di leggere i simboli della natura, ma non viene creduto. L’opera
d’arte è soggetta alle leggi del mercato. Uno degli elementi più forti che caratterizza le opere decadenti è
l’estetismo. Esso è la tendenza del poeta decadente di ricercare la bellezza in tutte le sue manifestazioni. I
poeti decadenti esaltano l’autonomia dell’arte e la possibilità di fare qualunque cosa il poeta voglia. Questo
concetto viene espresso dalla formula l’arte per l’arte. L’arte deve essere espressione di libero pensiero, è
importante per se stessa. Alcuni esempi di estetismo sono “il ritratto di Dorian Gray”, Oscar Wild. Esso è il
romanzo simbolo del decadentismo inglese. Dorian è giovane, bello e viene dipinto dal suo amico ancora
più bello di quello che è. Questo ritratto invecchia al posto della persona reale. Tutto ciò che dovrebbe
segnare il suo corpo, segna il quadro. Per questo Dorian si lascia andare ad ogni forma di depravazione.
Quando Dorian vede il quadro distrutto lo pugnala e torna come era prima, mentre Dorian invecchia
rapidamente e muore. Tutte le scelte di Dorian sono volte all’esaltazione della bellezza. In Wild l’elemento
dell’ estetismo sta nella ricerca della perfezione e della bellezza legata alle forme artistiche. Altro esempio è
l’opera del francese Carl Huysmans che in italiano può essere tradotta con controcorrente e a ritroso. Il
legame fra la produzione naturalista e quella decadente è molto stretto. Il protagonista è un esteta, egli
cerca di trovare in tutti gli aspetti della sua esistenza il bello( nella sua casa ogni cosa è perfetta, usa solo la
luce artificiale perché è costante cosi i suoi oggetti sono sempre illuminati allo stesso modo). Huysmans nel
suo personaggio rappresenta la figura dell’esteta che però non risulta vincente. Al termine del romanzo la
ricerca della bellezza, il desiderio di staccarsi dalla volgarità della classe borghese(dal brutto della classe
borghese). Questo è un tentativo fallimentare e quindi anche la scelta dell’esteta è fallimentare. Il percorso
alla ricerca della bellezza di Dorian Gray è fallimentare. La sua bellezza muore perché egli, pensando di
rimanere sempre bello, arriva al massimo della depravazione. Il terzo romanzo, esempio dell’estetismo, è il
piacere, romanzo di Gabriele D’ Annunzio. È un romanzo che esce contemporaneamente al Mastro Don
Gesualdo. Il romanzo inizia con la descrizione del personaggio. Il romanzo è ambientato nella Roma a lui
contemporanea. Entra nella vita raffinata della buona società, scrive articoli sulla mondanità cosi conosce i
meccanismi dell’aristocrazia romana. Il lavoro da scrittore non era ben reunerato, egli spesso doveva
scappare dall’ Italia per sfuggire ai creditori fino ai primi anni del 900 quando ormai la sua fama è
consolidata e non ha più problemi economici. Il protagonista è Andrea Sperelli un giovane della buona
società romana. Era un uomo bello, elegante, ricco, vive in un palazzo fra Trinità dei Monti e Piazza di
Spagna. La vita di Andrea è caratterizzata dalla fine di due amori, Elena Muti, bellissima e libertina e Maria
Ferres, donna semplice, materna con la quale Andrea ritrova la serenità. Questo romanzo è dominato dalla
presenza di donne bellissime e da Roma (ha avuto tante stratificazioni). Prima che nascesse
l’archeologia(fine 700- buona parte 800) si utilizzavano i resti per costruire altri edifici perché non si
riconosceva ancora l’importanza del passato. Roma ha avuto una fase dell’ Impero e poi nel Medioevo una
lunga decadenza. Poi i papi di Avignone la fanno rinascere e diventa la sede della curia. Nel 600 la Roma
barocca, sede ancora dei papi, è stata ancora ingrandita. La Roma descritta nel romanzo è proprio quella
barocca. Negli anni 70 quando Roma diventa capitale, si comincia a vedere lo spostamento di persone e per
questo vengono costruite nuove abitazioni. Maria Ferres lascia Andrea perché lui in un momento amoroso
si sbaglia e la chiama Elena. Il romanzo si conclude nuovamente con un fallimento. Maria era sposata con
un ambasciatore vecchiotto e non particolarmente affascinante. Anche Elena si sposa con un uomo più
ricco, più vecchio e più brutto. Tutti i personaggi descritti in questo romanzo hanno rapporti amorosi molto
coinvolgenti e importanti al di fuori del matrimonio. I rapporti descritti sono alternativi perché solo in
questo contesto può prevalere la bellezza, la serenità perché non sono soggetti alla volgarità borghese e
alla quotidianità. Ad un asta Andrea acquista un grande armadio. Quando arriva a casa i facchini sono già
arrivati e lui deve aspettare gradino per gradino che essi portino su l’armadio. Rappresenta la volgarità della
quotidianità, il fallimento dell’esteta.