RIASSUNTO GIOVANNI VERGA SVOLTO:
BIOGRAFIA E OPERE PER LA SCUOLA
15 AGOSTO 2019
GIOVANNI VERGA: COSA SAPERE SULL'AUTORE
VERISTA
Giovanni Verga è certamente uno degli autori più importanti che vengono
studiati durante l'ultimo anno di liceo, ed uno degli scrittori che più
probabilmente potreste trovare tra le tracce di Prima Prova di
Maturità: proprio per questo motivo qualche vostro professore potrebbe
assegnarvi un compito sulla sua vita, sulle sue principali opere o sul
suo pensiero letterario. Ecco perché noi di ScuolaZoo vi proponiamo
un riassunto, diviso in sezioni, della sua biografia, libri e pensiero! Buona
lettura!
BIOGRAFIA DI GIOVANNI VERGA
Giovanni Carmelo Verga nacque a Catania il 2 settembre 1840 da una
famiglia di stampo liberale, probabilmente di origini italo-spagnole. In realtà, si
hanno dei dubbi sul suo vero luogo di nascita, in quanto Catania e Vizzini,
luogo di origine paterna, si contendono questo onore. Egli è il maggior
esponente della corrente letteraria verista in Italia. Verga, compiuti gli studi
primari presso la scuola di Francesco Carrara, venne inviato, per gli studi
secondari, alla scuola di don Antonino Abate, scrittore, fervente patriota e
repubblicano, dal quale assorbì il gusto letterario romantico e il patriottismo, e
che lo ispirò anche alla scrittura di una sua prima opera, ancora acerba e per
questo mai pubblicata. Nel 1858 si iscrisse a giurisprudenza, ma non portò a
termine gli studi giuridici, in quanto mai veramente interessato ad essi, e si
dedicò alla letteratura ed al giornalismo politico, usando parte dei soldi per
pubblicare il suo primo scritto, “I carbonari della montagna”. In questo
periodo giovanile, Verga svolse anche alcuni lavoretti ad Acitrezza ed
Acicastello. In seguito, verso il 1860, in Sicilia si verificò un periodo
di violente sommosse popolari per l'abolizione del dazio sul macinato e,
soprattutto nella provincia catanese, si assistette alla reazione dei contadini che,
esasperati, arrivarono ad uccidere e a saccheggiare le terre. Sarà Nino Bixio
che, con la forza, riuscirà a riportare l'ordine. Verga rimarrà fortemente
impressionato dalla violenza delle repressioni, tanto da scrivere
alcune novelle e poi arruolarsi coi garibaldini, ma non essendo avvezzo alla vita
militare, pochi anni dopo se ne liberò, tornando a lavorare come scrittore e
giornalista di stampo liberale. Si recò quindi a Firenze, allora capitale d’Italia, e
ne rimase folgorato: nel 1865 lasciò definitivamente gli studi per stabilirvisi in
pianta stabile, comprendendo come la sua scrittura e la sua cultura fossero
troppo superficiali e provinciali per essere scrittore: necessitava di vivere in una
città come quella fiorentina per formarsi definitivamente. Vi Rimase fino al
1871: gli anni fiorentini saranno fondamentali per la formazione del giovane
scrittore che avrà modo di conoscere artisti, musicisti, letterati e uomini politici.
Nel 1872 si spostò a Milano, dove rimase per circa un ventennio, pur con
lunghe pause per i suoi ritorni a Catania: questo fu il periodo fondamentale per
la costruzione della sua poetica verista; ebbe contatti con gli scrittori della
Scapigliatura e conobbe la narrativa europea. Negli stessi anni si trovava a
Milano anche l’amico scrittore Capuana, che gli fece conoscere il Naturalismo
francese. Il suo processo evolutivo fu rapido, e nel 1874, con la pubblicazione
della novella “Nedda”, completò la trasformazione della sua letteratura. Passò
quindi a ideare e scrivere “I Malavoglia”, che vide la luce nel 1881, pubblicato
prima in alcune sue piccole porzioni su alcune riviste, e poi come romanzo
organico. Inizialmente non riscosse molto successo tra il pubblico, e lo scrittore
dovette adattarsi alla scrittura di opere secondarie per avere un ritorno
economico. Nel 1884 si dedicò al teatro, con la trasposizione di “Cavalleria
rusticana”: ottenne un grosso successo, per sua grande soddisfazione. Nel 1890
tornò definitivamente a Catania, dove visse nei suoi possedimenti e si allontanò
sempre di più dalla scrittura: inizialmente si dedicò ad aggiustamenti delle sue
precedenti opere, per poi non riuscire più a scrivere nulla di nuovo e degno di
nota. Tale periodo viene riconosciuto come “crisi creativa”. Passarono molti
anni con la produzione di opere minori, fino alla sua morte nel 1922, dopo
essere stato nominato, nel 1920, Senatore della Repubblica a vita.
OPERE DI GIOVANNI VERGA: I LIBRI E I ROMANZI
PIÙ IMPORTANTI
Le opere vengono divise in periodi, seguendo l’evoluzione letteraria dello
scrittore.
Periodo patriottico, in cui il Verga si sente fortemente pervaso da uno
spirito patriottico, che lo porterà anche ad arruolarsi. Fanno parte di
questo periodo:
o Amore e patria (1856)
o I carbonari della montagna (1861-62)
o Sulle lagune (1963)
Periodo mondano, in cui Verga frequenta salotti mondani fiorentini
prima e milanesi poi. Inizia a descrivere l’ambiente mondano che egli
stesso frequenta. Queste storie sono fondate su un elemento
autobiografico: è sempre un giovane scrittore il protagonista, in genere
volto a subire l’influenza negativa di qualche donna, rappresentazione dei
rapporti turbolenti con le donne di quel periodo. Ecco alcuni scritti:
o Una peccatrice (1966), storia di un giovane commediografo
catanese e del suo rapporto con una seducente contessa, che lo porta
a diventare un artista fallito.
o Storia di una capinera (1970), storia di una giovane costretta a
farsi monaca.
o Eva (1973), narra le vicende di un pittore siciliano trapiantato a
Firenze, che perde sé stesso per amore di una ballerina.
o Tigre reale.
Periodo verista, cui l’autore giunge finalmente, dopo aver attraversato le
fasi precedenti, sotto l’influsso della scuola scapigliata milanese e del
Naturalismo francese, e sviluppando un sentimento nostalgico verso la
propria terra e i propri conterranei. Fanno parte di questo periodo
numerose opere, sia novelle che romanzi veri e propri:
o Vita nei campi (1880), raccoglie novelle in cui è descritto il mondo
della campagna siciliana e la sua vitalità originaria. I protagonisti
sono lontani dalle vicende della vita mondana e cittadina ed hanno
interessi e passioni molto più semplici, fondando la propria vita su
una serie di azioni, impegni e sentimenti rudimentali e sempliciotti.
Qui il riassunto di Rosso Malpelo e de La lupa, novelle tratte da
Vita nei campi: Rosso Malpelo di Giovanni Verga: riassunto
breve e commento La Lupa di Verga: riassunto e analisi
o Novelle rusticane (1882), uno scorcio della campagna siciliana in
visione amara e pessimista, che porta alla ribalta situazioni di
miseria e povertà molto lontane dall’ambiente cittadino: il mondo
descritto in queste novelle si basa sul possesso della “roba”, sulla
ricerca della ricchezza, di fronte alla quale gli uomini perdono
principi e valori. Per i riassunti tratti da Novelle Rusticane, leggete
qui: Riassunto breve de La Roba di Giovanni Verga: commento,
linguaggio e stile
o Per le vie (1883), riprende i temi di Novelle rusticane, ma in
un’ambientazione cittadina. Verga torna a raccontare la città come
aveva fatto nei romanzi giovanili; questa volta non parla però
dell’ambiente borghese e mondano, ma preferisce la classe povera
cittadina.
o I Malavoglia (1881), il più famoso romanzo di Verga, che racconta
la storia di una famiglia di pescatori siciliani alle prese con la
povertà ed il progresso, che porterà rovina nella famiglia stessa,
frammentazione e li travolgerà, impreparati come erano ad esso.
Qui trovate il riassunto: Riassunto I Malavoglia: tutti i capitoli,
personaggi, commento e tematiche
o Mastro Don Gesualdo (1889), racconta l’ascesa sociale di un
muratore che diventa ricco grazie alla sua intelligenza. La ricchezza
però non determina la sua felicità, e l’uomo vedrà nel tempo
disgregarsi i propri affetti e morirà da solo.
o La duchessa di Leyra, che avrebbe dovuto rappresentare il mondo
della nobiltà travolto dalla modernità, rimane allo stato di abbozzo.
IL PENSIERO DI GIOVANNI VERGA
Il pensiero di Verga subisce un’evoluzione durante la vita dello scrittore:
inizialmente egli collega la sua scrittura a tematiche di tipo politico, come
abbiamo potuto apprezzare precedentemente: in questa fase egli è lontano dalla
poetica verista, andando ad interessarsi ad argomenti come l’Unità d’Italia. In
un secondo momento, col trasferimento prima a Firenze e poi a Milano, l’artista
declina una letteratura mondana, sullo stampo Romantico, in cui il
protagonista si perde in storie sentimentali, molto forti, volte a modificare la
sua esistenza in funzione del sentimento, spesso deleterio e mortale: un tipo di
letteratura che all'epoca andava molto di moda.
IL VERISMO DI GIOVANNI VERGA
Con l’incontro con gli scapigliati milanesi e i naturalisti francesi, Verga mutò le
sue posizioni, andando ad occuparsi di altro, totalmente: tornò alle proprie
radici, abbandonando con livore ed insoddisfazione gli ambienti mondani per
dirigersi verso le realtà più arretrate e sfortunate della sua Sicilia, così
lontane da quel mondo cittadino. Si mostrò appassionato verso questioni
politiche silenti, come la questione meridionale. In una visione strettamente
pessimistica, Verga comincia a scrivere le sue opere in maniera impersonale,
non lasciando trasparire la figura del narratore, come volendo raccontare una
triste cronaca locale: parliamo della “regressione dell’autore”, che si cela
dietro un racconto oggettivo, senza considerazioni esterne. Il mondo scorre,
come un fiume in piena, travolgendo, sull'asse del tempo, tutti coloro che vi si
parano davanti, quindi ogni componente della società. I più deboli ed indifesi,
che non hanno né i mezzi, né le capacità e la preparazione per assecondare la
forte corrente del progresso e sopravvivervi, sono i vinti, coloro che muoiono,
periscono, o alla fine dei romanzi sono ancora più nella miseria; sono i
contadini, i villici, le persone povere del Sud. Verga si differenzia quindi dai
naturalisti per la sfiducia verso il futuro della gente meno fortunata e per la
caratteristica impronta impersonale data ai suoi racconti, mentre Zola e gli
altri naturalisti davano un proprio commento ed intervenivano nei loro racconti.