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LA SCAPIGLIATURA

La Scapigliatura non è una vera e propria corrente letteraria poiché non


presenta un manifesto letterario, ma viene considerata come un
movimento ideologico, una tendenza. Questo termine fu proposto per la
prima volta da Cletto Arrighi, di cui il nome di nascita è Carlo Righetti, nel
suo romanzo “La Scapigliatura e il 6 febbraio” (1862).
Gli Scapigliati erano alternativi perché rifiutavano il conformismo
borghese, in quanto preferivano l’aristocrazia, infatti il loro movimento si
propose come una denuncia nei confronti della nuova società.
Criticavano l’intera società italiana postunitaria, per questo il loro modo
di vivere era differente. Essi conducevano una vita disordinata: erano
alcolisti, si drogavano facendo uso soprattutto di oppio, una sostanza
stupefacente e di conseguenza morivano appunto a causa della droga,
per cirrosi epatica causata dall’abuso di alcol o per tisi (tubercolosi). In
poche parole facevano di tutto per distinguersi da tutti gli altri.
La Scapigliatura si sviluppò nella seconda metà dell’Ottocento: tra il 1850
e il 1870. Essa viene definita dai letterari come terzo Romanticismo.
Siccome quest’ultimo si è sviluppato per un periodo molto lungo, dopo il
1830 la poetica del Romanticismo vero e proprio si esaurì e proprio per
questo motivo i letterari parlano anche di secondo e di terzo
Romanticismo.
Il primo Romanticismo segue la poetica di Manzoni: “L’utile per iscopo, il
vero per soggetto e l’interessante per mezzo”, il secondo invece si rifà a
quello inglese del sentimentalismo patetico e languido, mentre il terzo,
ovvero la Scapigliatura, era un Romanticismo anti-convenzionale,
dell’individualismo fino all’esasperazione e si rifà a quello Tedesco.
In quel periodo Milano rappresentava la città più d’avanguardia d’Italia,
mentre Parigi lo era per l’Europa. I Parigini definivano gli Scapigliati con la
parola “Bohémien”, che deriva dal territorio della Boemia.
Gli Scapigliati oltre che letterati erano allo stesso tempo anche pittori e
musicisti quindi possedevano una personalità eclettica, ad esempio i
fratelli Camillo e Arrigo Boito (esponenti italiani di questo movimento)
hanno anche musicato dei melodrammi di Verga. Gli altri esponenti sono
Emilio Praga, Carlo Dossi, Igino Ugo Tarchetti e Cletto Arrighi.
I temi principali trattati dagli Scapigliati erano il Dualismo, cioè l’essenza
popolarità della natura umana in cui il bene e il male si toccano; il
Fantastico in cui i confini dell’immaginazione e della realtà si fondono; e il
Macabro.
La Scapigliatura è un crocevia culturale poichè chiude il Romanticismo e
apre la strada al Naturalismo in Francia, al Verismo in Italia e
successivamente anche al Decadentismo, infatti gli Scapigliati con il culto
del vero introducono il gusto del nascente Naturalismo, invece con la
tensione verso il mistero e l’inesplicabile anticipano la letteratura
decadente.
Essi non sono riusciti a formare una poetica che potesse conservare tutte
le tendenze del momento perchè ogni Scapigliato esercitava la propria
arte in maniera autonoma, comunque prende spunto dal Romanticismo.
Le opere più importanti dei vari esponenti della Scapigliatura sono:
 “Tavolozza” (raccolta di poesie), “Penombre”, “Trasparenze” di
Emilio Praga, i quali titoli rimandano all’altra sua attività, quella di
pittore. Altre opere di Praga da ricordare sono “Fiabe e leggende”
(raccolta di fiabe) e “Memorie del presbiterio”, un romanzo rimasto
incompiuto.
 “Re Orso” di Arrigo Boito. Si tratta di un’opera mista poiché è
formata da versi e prosa. La formazione di quest’ultimo è quella di
musicista, ma ha dedicato la sua vita anche al teatro.
 “Racconti fantastici” di Igino Ugo Tarchetti, ovvero un insieme di
racconti. Nella produzione di Tarchetti prevale l’opera in prosa,
perché in versi non ha scritto nulla tranne che “I canti del cuore”
(prose liriche che in pratica sono poesie scritte in prosa).
Durante questo periodo si diffondeva il “feuilleton” termine francese che
sta ad indicare il romanzo d’appendice, chiamato così perché consisteva
in un capitolo di un determinato romanzo, pubblicato alla fine del
giornale.
IL NATURALISMO FRANCESE

Negli anni Settanta dell’Ottocento in Francia si afferma il Naturalismo, un


movimento letterario che deriva dal Positivismo, ovvero un movimento
filosofico che si afferma a partire dal 1848 in Francia. Dal Positivismo
hanno avuto origine tanti rami della filosofia come la filosofia estetica che
riguarda l’arte e la letteratura, la filosofia morale e quella teorica. Inoltre
da questo movimento nacquero anche la sociologia e la psicologia. Il
Positivismo cerca di capire il mondo partendo dalla scienza che porta gli
uomini verso il progresso, infatti la Tecnologia non può esistere senza la
scienza. Il termine indica il proposito di rifiutare le tendenze astratte e
metafisiche del Romanticismo per poi prendere in esame i fatti positivi
concreti e analizzarli con la scienza. Tutto ciò è alla base anche del
Naturalismo, che appunto in ogni suo aspetto è influenzato dal pensiero
filosofico e scientifico del Positivismo.
Il teorico del Naturalismo fu Hippolyte Taine che elaborò la teoria del
“determinismo materialistico” che si basava sul metodo scientifico.
Questa teoria è caratterizzata da tre fattori:
 La razza, perché in quel periodo si diffondevano le teorie di Darwin,
contenute all’interno del “l’origine della specie” incentrate sulla
superiorità della razza bianca rispetto alle altre, un pensiero dal
quale deriverà successivamente il razzismo;
 L’ambiente, cioè il contesto sociale in cui si vive;
 Il momento storico, poiché in ogni periodo storico ci sono
condizioni di vita differenti.
Questa teoria venne applicata in tutte le arti. Ad applicarla nella
letteratura fu lo scrittore Emile Zola.