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Per D'Annunzio è difficile separare opere e biografia: concepisce la propria vita come un'opera

d'arte, all' insegna del vivere inimitabile. La sua vita è improntata al vitalismo, egli esprime
pienezza di sé , è prodigo di sé come dice di Andrea Sperelli . Il suo vivere inimitabile è ispirato al
criterio assoluto della bellezza che si traduce in amore per oggetti raffinati, lusso ed eleganza; la
sua vita reale diventa fonte di ispirazione per la propria opera. Costruisce la propria immagine in
chiave eroica presentandosi come esteta o uomo d'azione, vive come se fosse sempre sulla scena,
in una continua esibizione di sé e si impone all'attenzione per i suoi amori, gli scandali, le sue
imprese ( intuisce che la costruzione del proprio personaggio può anche costituire uno strumento
di promozione della propria opera). Dotato di una vastissima cultura che si fonda sulla tradizione
classica e italiana ma anche sulla lettura di autori moderni italiani e stranieri, egli è abilissimo a
cogliere suggestioni letterarie e servirsene per le sue opere. Pur essendo un autore che si rinnova
costantemente assimilando le novità culturali che lo circondano si possono comunque riconoscere
delle costanti attraverso le varie fasi:

un’accesa sensualità , che esalta il godimento dei sensi

una sensibilità decadente che si manifesta nella percezione della crisi dell’intellettuale

temi di morte e disfacimento che si intravedono anche nelle opere più vitalistiche

Il suo esordio letterario è precoce e avviene all'insegna dei due scrittori che erano più in voga ai
suoi tempi in Italia, Carducci e Verga a cui si ispira rispettivamente per la poesia e per la prosa. Le
sue prime raccolte Primo Vere e Canto Novo si rifanno al Carducci delle Odi barbare: in queste
opere oltre alla metrica barbara dal Carducci D'Annunzio ricava un senso pagano dell’esistenza e
della natura, una natura solare che esprime il suo vitalismo in una fusione ebbra fra io e natura.
Sul piano della prosa nella raccolta Terra Vergine si ispira al verismo e ha come modello Vita dei
campi di Verga: il verismo dannunziano è però soltanto esteriore e, nonostante egli si documenti
sulle tradizioni della gente abruzzese, nel libro non c'è eco della lotta per la vita, dell'indagine sulle
basse sfere presenti in Verga, manca ogni intento di analisi sociale ; anche nella scrittura si
discosta dal modello verghiano : il taglio non è impersonale ma evocativo, fatto di immagini
preziose, cariche di note sensuali in cui esplodono passioni primordiali sotto forma di violento
erotismo . Dopo questa produzione giovanile attraverso i simbolisti francesi D'Annunzio si accosta
al Decadentismo. Alla crisi dell'individuo e dell'artista prodotta dalla moderna società borghese e
capitalista che insegue l’utile e il guadagno egli risponde con il culto della bellezza . L'esteta
rappresenta la risposta ideologica ai processi sociali in atto nell'Italia post unitaria in cui l'artista
appare declassato: D'Annunzio non si rassegna ad essere schiacciato da quei processi e il
personaggio dell'esteta rappresenta una forma di risposta a questa condizione di degradazione
dell'artista: l'artista/esteta ha il compito di riscoprire la bellezza e vivere immerso in essa . La fase
dell'estetismo si sviluppa nel periodo del soggiorno romano ( intorno agli anni ’80): comprende la
raccolta poetica lntermezzo di rime ,opera giudicata addirittura pornografica per le atmosfere di
perversa sensualità, disfacimento e corruzione. L’estetismo dannunziano si riassume qui nella
formula “il verso è tutto “, l'arte diventa valore supremo, la vita si sottrae alle leggi della morale.
L’estetismo in narrativa è rappresentato dal romanzo Il piacere , che è incentrato sulla figura di
Andrea Sperelli, un esteta che è il doppio di D'Annunzio. In lui l'autore proietta se stesso ; il
personaggio di Andrea è un personaggio ambiguo da cui l’autore è affascinato per la sua sensibilità
e il suo gusto raffinato ma nello stesso tempo giudicato e presentato con occhio fortemente
critico: l'autore lo rappresenta in modo impietoso come un uomo dalla volontà debolissima, privo
di energia morale che mente a se stesso , ricorrendo a sofismi e menzogne . Il piacere presenta
profonde differenze rispetto alla narrativa contemporanea: il romanzo anche se risente della
lezione del realismo ottocentesco per la tendenza a costruire un quadro sociale e di costume
risulta soprattutto un romanzo psicologico : qui l'intreccio e la trama passano in secondo piano
per privilegiare l'analisi dei processi interiori del personaggio e la descrizione analitica di ambienti
e situazioni . Nei primi anni ‘90 D'Annunzio, constatata l'inadeguatezza dell’ intellettuale/ esteta (il
personaggio si rivela incapace, inadatto all'azione, isolato nel suo mondo dorato e incapace di
contatto con la realtà) troverà un superamento passando alla cosiddetta fase della bontà.
D'Annunzio è influenzato e ispirato dai romanzieri russi Dostoevskij e Tolstoj : abbandona le
atmosfere estetizzanti e si rivolge a tematiche più intime, attento al dolore degli umili e dei deboli,
alla ricerca di una purezza primordiale. Rientrano in questa fase i romanzi Giovanni Episcopo e
l'innocente e per quanto riguarda la poesia il poema paradisiaco nelle cui liriche ,con la
rappresentazione di giardini abbandonati e solitari, si manifestano il desiderio di recuperare
l'innocenza dell'infanzia, un bisogno di cose semplici e familiari , stati d'animo di languore , un
senso di estenuazione e di morte.

Quella della bontà è una fase transitoria e provvisoria perché la conoscenza di Nietzsche lo accosta
ad un nuovo ideale : non più l'artista isolato in un mondo raffinato ma quello dotato di forte
volontà , un eroe che vuole agire concretamente nella realtà , che sceglie di immergersi in essa per
modellarla secondo la propria volontà. E’ la fase del Superuomo che ingloba e assorbe l'esteta di
cui mantiene il culto per il bello ma in più possiede un bisogno di azione e di affermazione : il
superuomo esprime il diritto di pochi a dominare la massa, ignorando le leggi di bene e di male.
Quella dannunziana è un’interpretazione personale, semplificata e banalizzata del pensiero di
Nietzsche: egli ne sviluppa la componente antidemocratica e il rifiuto del conformismo borghese,
ne accoglie anche l'esaltazione dello spirito dionisiaco gioioso e vitalistico , il rifiuto della logica
della pietà e dell'altruismo della tradizione Cristiana che limitano la gioia dionisiaca di vivere,
l'esaltazione della volontà di potenza e della affermazione di sé. Accogliendo l'ideale del
superuomo D’Annunzio vuole esprimere la sua avversione alla realtà borghese del nuovo stato
unitario in cui vede trionfare i principi democratici e il parlamentarismo, lo spirito affaristico e
speculativo che contaminano il senso di bellezza. Auspica l'affermazione di una nuova aristocrazia
ed esprime il diritto di pochi essere eccezionali ad affermare se stessi sprezzando le leggi del bene
e del male: il Superuomo pertanto pur essendo un esteta sarà attivo ,energico ,aggressivo
,cercherà di imporre il dominio sulla realtà . Anche con il mito del superuomo si esprime il
tentativo di reagire alle tendenze in atto nella società capitalistica moderna ad emarginare
l'intellettuale : l'artista superuomo diventa una guida, un Vate che si arroga una missione politica .
Se l'esteta ha fallito mostrando la sua impotenza ad agire l'artista non si isola più nel culto del
bello ma si getta nella lotta per cercare di trasformare la realtà .
Il superuomo vede la sua realizzazione letteraria ne il trionfo della morte che è però un romanzo di
transizione in cui ancora prevale una percezione di fallimento decadente e il protagonista , Giorgio
Aurispa, appare logorato da un'oscura malattia interiore, una nevrosi da cui cerca di sfuggire
facendo vari tentativi (come recuperare le sue radici in un villaggio abruzzese oppure scegliendo
la via del misticismo o affidandosi al vitalismo dionisiaco per godere la pienezza della vita ) ma gli
si oppongono le forze oscure della sua psiche per cui non riesce ad attingere all'ideale
superomistico cui aspira , attratto com’è dalle forze negative della morte che lo spingono a al
suicidio. Ne le vergini delle rocce si realizza il “manifesto politico del superuomo” (Salinari): il
protagonista Claudio Cantelmo disprezza la realtà borghese contemporanea dominata dalla
putredine e vuole contrastarla attraverso l'azione, va alla ricerca di una donna con cui generare il
futuro superuomo , il futuro Re di Roma. Anche in questo romanzo prevale l’attrazione per il
disfacimento e il protagonista non sa scegliere la donna adatta. Quindi anche in questo romanzo
nonostante le velleità di azione e di cambiamento il protagonista è incapace di tradurre in azione i
suoi ideali perché è più forte il fascino della decadenza e della morte. I romanzi dannunziani si
allontanano dal modello naturalistico, incentrandosi su una visione soggettiva , sulla
rappresentazione di un eroe che appare inetto, malato , corroso , debole psicologicamente . La
narrazione appare elegante raffinata accurata nella ricerca del lessico più prezioso ed evocativo,
c’è un indugio descrittivo e a volte la tendenza all’enfasi e all’oratoria. Ovunque si percepisce
l’influenza della vasta cultura dell’autore che si nutre di altra letteratura e abbonda di echi
letterari.

TUTTO IMPREGNATO D’ARTE - CAPITOLO II DE IL PIACERE

Il capitolo II si apre con una condanna della democrazia, che d’Annunzio paragona ad un diluvio
distruttivo. La democrazia non va intesa tanto come quella concessione di diritti politici al popolo
che si era realizzata con l’ampliamento del diritto di voto nel 1882, su iniziativa del ministro
Depretis: Sperelli non è interessato alla politica. Piuttosto, la democrazia va intesa come
incremento della classe media formata da commercianti, industriali, professionisti, tutti
ossessionati dal denaro e completamente privi di gusto. Il nobile casato degli Sperelli, invece, è
sempre stato devoto all’arte. La passione per la bellezza è uno dei tratti dominanti della figura di
Andrea, una passione nata e nutrita durante i viaggi fatti insieme al padre, grazie al contatto
diretto con quadri e sculture. L’altro tratto caratteristico è l’avidità di piaceri e di nuove sensazioni,
la curiosità per esperienze eccentriche: bisogna provare ogni cosa per non avere rimpianti. Non è
un caso che d’Annunzio descriva la genealogia del protagonista. Le teorie scientifiche di Ippolite
Taine, che Emile Zola in Francia e Giovanni Verga in Italia cercavano di tradurre in materie da
romanzo, suggerivano che la personalità degli esseri umani è influenzata dai caratteri della stirpe
dalla quale provengono (oggi parleremo di “codice genetico”) e dell’ambiente in cui vivono.

LA PIOGGIA NEL PINETO - DA ALCYONE

La poesia La pioggia del pineto viene composta da d’Annunzio a cavallo fra il luglio e l’agosto del
1902 ed è la lirica più nota e più rappresentativa di Alcyone, il terzo libro delle laudi. La raccolta è
costituita da una serie di liriche celebrative della natura e soprattutto dall’estate, nella quale il
poeta si immerge mirando a realizzare una fusione panica, a sprofondare a confondersi con tutto
-mare, alberi, luci, colori- in un sempre rinnovato processo di metamorfosi.

Sono lodi che celebrano la natura osservata in una vacanza ideale, che inizia nelle colline di Fiesole
e termina sulle coste della Versilia, sulle coste settentrionali della Toscana, dov’è ambientata
proprio La pioggia nel pineto. La poesia inizia con un punto fermo dopo l’imperativo Taci, che
indica un momento di preparazione e di attesa. Comincia il rito di iniziazione, al quale sono invitati
tutti i lettori e non solo la donna che accompagna il poeta; si tratta di un momento quasi liturgico
che, per essere vissuto fino in fondo, necessita di un silenzio assoluto. Il poeta esorta la sua
compagna a restare in silenzio (ascolta…, odi…) al fine di cogliere, con la dovuta attenzione, i suoni
emessi dalla natura: le parole sussurrate da gocce e foglie lontane. Sta piovendo e la pioggia altro
non è che la manifestazione della natura che avvolge e riveste tutto. d’Annunzio registra i suoni
della pioggia e ne tenta un’imitazione ritmica attraverso le parole: come le gocce producono suoni
talora uguali, talora simili, coì l’andamento della sintassi dà vita a ritmi irregolari, alcuni rapidi
(versi brevi), altri lenti (versi lunghi), divisi da pause e da suoni diversi o simili (assonanze) o uguali
(rime, parole o versi ripetuti). Alla donna amata dal poeta viene attribuito il nome di Ermione,
omonima alla figlia di Elena e Menelao della mitologia greca, con il quale d’Annunzio si riferisce ad
Eleonora Duse (la più grande attrice della sua epoca, con la quale intrattenne un’intensa storia
d’amore). Il processo di naturalizzazione e di metamorfosi viene messo in atto sin dai primi versi
della lirica, in cui vengono elencati diversi tipi di piante e di fiori, al fine di creare una premessa per
la fusione tra gli uomini e la natura che viene esplicitata nei versi 20-21, attraverso i quali si nota
che i volti del poeta e di Ermione sono diventati silvani, permettendo ad entrambi di trasformarsi
in creature silvestri, dello stesso colore e quasi della stessa sostanza del bosco. Successivamente la
donna è paragonata agli elementi della natura: il suo volto è come una foglia e i suoi capelli
emanano lo stesso profumo delle ginestre, fino ad assumere quasi l’aspetto di una pianta
verdeggiante, come uscita dalla sua corteccia come una ninfa. L’immagine rimanda sicuramente al
mito di Apollo e Dafne di Ovidio e al gruppo scultoreo realizzato da Bernini, in cui la ninfa vede
mutarsi in tronco gli arti inferiori, mentre i piedi sono avvolti dall’erba. Il tema centrale è quello,
quindi, della metamorfosi: il panismo. Il termine deriva da Pan (dio greco dei boschi) e si riferisce
all’identificazione dell’uomo con la natura. Altro tema centrale della lirica è quello dell’amore, in
quanto il poeta, parlando della pioggia estiva sottolinea come questa rigeneri non solo la natura,
ma rinvigorisca anche l’anima dei due innamorati, i quali continuano ad abbandonarsi alla forza
dei sentimenti e dell’amore ma con la consapevolezza che si tratti soltanto di una favola bella che
li ha illusi in passato e che continui ad illuderli. Per riuscire ad entrare in empatia con la natura, il
poeta trasforma le sue parole in musica, utilizzando un lessico piuttosto ricercato e musicale,
dimostrando di aver fatto sui gli insegnamenti dei simbolisti francesi