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SVEVO - SCHEMI IL PRIMO ROMANZO: Una vita Svevo pubblic il suo primo romanzo nel 1892 presso il piccolo

editore triestino Vram, dopo il rifiuto di Treves (l'editore di Verga e D'Annunzio). Avrebbe voluto intitolarlo Un inetto ma, considerandolo poco accattivante, lo intitol Una vita. In ogni caso il romanzo suscitscarsa attenzione. La vicenda narra di un giovane Alfonso Nitti, che si trasferisce a Trieste per lavorare. Si impiega presso la banca Maller, ma il lavoro troppo arido e mortificante. Egli vive in uno stato di solitudine, trovando conforto, essendo imbevuto di letteratura, nelle avide letture presso la biblioteca comunale. Un giorno invitato a casa del padrone della banca Maller e qui conosce un certo Macario, nel quale trova una sorta di appoggio e di modello. Nello stesso tempo,Annetta , la figlia di Maller, sceglie Alfonso come collaboratore per stendere un romanzo. Egli la seduce e, spinto da Francesca, unistitutrice in casa di Maller e sua amante, pare quasi deciso a sposarla, mutando cosi la propria condizione sociale. Invece,servendosi di una scusa (la malattia della madre) scappa da Trieste tornando al suo paese natale. Dopo la morte della madre, che era effettivamente gravemente ammalata, torna a Trieste convinto di poter superare le passioni e le tentazioni umane, avendo riscoperto nella rinuncia e nella contemplazione la sua vera natura. Invece vedendo Annetta fidanzata con il suo amico Macario prova un' inspiegabile gelosia. In banca si sente odiato e viene trasferito ad un compito di minore importanza. Dora in poi commetter una serie di errori che verranno interpretati da Maller come ricatti. Deciso pi che mai a porre fine alle persecuzioni che avverte nei suoi confronti, chiede ad Annetta di vederlo, ma allappuntamento si presenter il fratello, il quale lo vuole sfidare a duello. Alfonso, sentendosi incapace alla vita, decide cos di trovare nella morte una via di pace. Il romanzo Una vita rivela legami con modelli illustri del romanzo moderno: da un lato il romanzo della scalata sociale, in cui un giovane provinciale ambizioso si propone di conquistare il successo nella societ cittadina, ne un esempio Illusioni perdute di Balzac, anche se in questo caso Alfonso si limita a sognare il successo; dallaltra il romanzo di formazione, nel quale un giovane si forma alla vita, ne un esempio Wilhelm meister di Goethe. Nel suo romanzo presente un influsso di Zola,naturalista, in quanto si vede lindugio minuzioso sugli aspetti del lavoro della banca, inoltre presente la lotta per la vita che schiaccia i pi deboli, rappresentata dalla famiglia Maller. Occorre sottolineare che questo interesse sociale e documentario costituisce solo la cornice del romanzo, perch al centro della narrazione si colloca l'analisi della coscienza del protagonista. Alfonso inaugura un nuovo tipo di personaggio: l' inetto. Per Svevo linettitudine una debolezza, un insicurezza psicologica che rende leroe incapace a vivere. Svevo cerca anche di trovare le radici sociali di questa debolezza e le trova nella declassazione e nella condizione intellettuale: Alfonso un piccolo borghese declassato ed anche un intellettuale legato ad un tipo di cultura umanistica. Alfonso per questo si sente un diverso nella societ e questa sua diversit la sente come un senso di inferiorit, perch non riesce pi a coincidere con l'immagine virile, forte e sicura che imposta dalla societ borghese ottocentesca che ha il culto dell'individuo energico. Ma, pur sentendo la sua inferiorit, Alfonso ha bisogno di crearsi una realt compensatoria, cos la vocazione letteraria e la cultura umanistica, con i suoi sogni da megalomane e con il suo privilegio spirituale, gli permettono di costruirsi una maschera fittizia che lo sollever dalle frustrazioni reali. L'evasione nei sogni e la tendenza a costruirsi maschere gratificanti un aspetto caratteristico dell'inetto sveviano. Nel romanzo Una vita da un lato vi Alfonso linetto a vivere, insicuro, debole, dallaltro invece vi sono gli antagonisti:innanzitutto Maller, il padrone, che incarna la figura paterna, sicura, rigida; dall'altra il rivale, ruolo ricoperto da Macario, che detiene tutti i requisiti che Alfonso non ha: brillante, disinvolto, sicuro di s, infatti alla fine gli sottrarr anche la sua donna.

L'antagonismo tra l'inetto contemplatore e il lottatore adatto alla vita (per usare una terminologia schopenhaueriana) e il rapporto ambivalente di attrazione e di avversione verso il Padre saranno schemi che ritorneranno regolarmente anche nei romanzi successivi. I procedimenti narrativi sono molto importanti. Il narratore esterno alla vicenda, parla in terza persona, pi vicino al codice dellimpersonalit, secondo il modulo di Madame Bovary di Flaubert. Predomina la focalizzazione interna al protagonista: il punto di vista da cui sono presentati i fatti collocato nella sua coscienza; tutto filtrato attraverso la sua soggettivit. Di frequente si introduce nel narrato la voce del narratore, che pur non essendo il narratore onnisciente del 800, interviene nei punti chiave a giudicare, a smascherare gli autoinganni costruiti dall'eroe, perch la prospettiva del narratore dotata di una consapevolezza pi lucida , superiore a quella del personaggio. Questa operazione di correzione, smentita e giudizio condotta con determinazione, tanto che il racconto sembra diventare un vero processo alle menzogne e alle costruzioni fittizie del protagonista. Il romanzo si sorregge su questi due punti di vista antagonistici, che rivelano latteggiamento critico dellautore verso il suo personaggio. Nel romanzo dunque presente una forte soggettivazione che segna un passaggio dal romanzo realistico e naturalistico a quello psicologico. In questo romanzo di Svevo a differenza di quelli di DAnnunzio in Italia (Il Piacere) e di Bourget in Francia, la coscienza diviene un labirinto di tortuosit inestricabili ( il processo psicologico non lineare), in cui si intrecciano sogni,autoinganni e giustificazioni fittizie, ambivalenze (odio e amore, attrazione e repulsione). Nella figura di Alfonso sono presenti innumerevoli atti contraddittori di una psiche; in questo gi evidente come la coscienza soggiaccia agli impulsi di una zona pi segreta e non immediatamente attingibile: linconscio. Nel 1892 Freud non aveva ancora pubblicato le sue teorie ma Svevo ha delle intuizioni che si spingono nella stessa direzione. TESTO ANALIZZATO:

Le ali del gabbiano da Una vita di Svevo


Le ali del gabbiano un episodio tratto dal primo romanzo scritto da Italo Svevo: Una vita (1892). La vicenda tratta di una gita mattutina su di un cutter (yacht a un solo albero), effettuata dal protagonista del romanzo, Alfonso Nitti, ed il suo amico Macario. Impaurito dal forte vento, Alfonso vorrebbe rimandare la consueta navigata, ma non volendo far notare a Macario (un giovane brillante e temerario) la sua paura, decide comunque di salire a bordo. Al contrario delle altre gite in mare, che erano considerate da Alfonso delle grandi feste, questa si presenta pi travagliata a causa delle condizioni ambientali, e dalla paura del protagonista (un inetto a vivere) di naufragare. Per tranquillizzare lamico, Macario lo invita ad osservare il volo dei gabbiani, cos calmo e regolare. Ne segue una discussione sulla vita delluomo, in particolare sul fatto che, secondo Macario, si muore precisamente nello stato in cui si nasce. LINETTO Al centro dellepisodio vi lopposizione tra linetto ed il suo antagonista. I protagonisti sveviani deboli ed insicuri, incapaci di coincidere con limmagine virile tradizionale, hanno sempre bisogno di appoggiarsi a figure che siano sostitutive del Padre. Alfonso trova tale figura in Macario, che il suo opposto: brillante, sicuro di s in ogni circostanza, ed ha tutto ci che egli non possiede. Se linetto ha necessit delluomo forte a cui appoggiarsi, anche luomo forte ha bisogno dellinetto, solo la sua presenza gli consente infatti di dimostrare la sua forza. Ma se il dominatore ha bisogno del dominato per provare se stesso, ci rivela che la sua forza fittizia, una maschera che cela una debolezza di fondo. Anche il dominatore il prodotto della stessa crisi dellindividuo che stata generata dalla societ moderna. LOSSESSIONE DELLA SALUTE

Le gite in barca sono per Alfonso il mezzo con cui spera di conquistare una solida salute; lossessione della salute ricorrente negli eroi sveviani. E la percezione oscura della malattia che li corrode, che non una malattia fisica, ma intima, psicologica. La conquista della salute per gli eroi sveviani il sogno di liberarsi della loro inettitudine. Per Alfonso laspirazione alla salute in particolare un modo per esorcizzare la presenza della citt, da cui si sente oppresso e soffocato, in quanto questa rappresenta la modernit che lo schiaccia dato che lui esponente di una realt premoderna, di una societ rurale e di una cultura umanistica. A questa oppressione reagisce con i suoi sogni da megalomane di ottenere fama attraverso opere letterarie da lui prodotte. Al fondo dell'inetto cova un superuomo, ma mentre il lottatore agisce concretamente, il contemplatore si accontenta di vagheggiare questi risarcimenti nell'immaginazione, senza mai muovere un dito. IL LOTTATORE Se Alfonso punta tutte le sue velleit di riscatto nelle attivit intellettuali, il lottatore Macario nutre un profondo disprezzo per la qualit di intellettuale che propria di Alfonso e lo manifesta nelle sue riflessioni filosofiche sui gabbiani. Macario sostiene, portando come esempio la struttura fisica dei gabbiani (ampie ali, vista acuta, appetito formidabile), che i predatori sono tali per natura, e che chi non possiede quelle doti non potr mai acquisirle, e sar costretto a stare a guardare, escluso dalla lotta per la vita e sconfitto in partenza. E unesaltazione della forza che svaluta il cervello e le qualit intellettuali, ritenute perfettamente inutili nel meccanismo elementare e brutale della lotta per lesistenza. L'ATTEGGIAMENTO DI SVEVO VERSO LE TESI DI MACARIO Quale sia l'atteggiamento di Svevo: respinge o condivide le testi di Macario? E' difficile stabilirlo. E probabile che Svevo sia daccordo sul fatto che linettitudine di Alfonso sia un dato naturale, perch il determinismo darwinistico-schopenhaueriano proprio anche della sua visione, ma Macario appare anche come un personaggio negativo, oggetto di critica da parte dell'autore che utilizzando il suo punto di vista vede la vocazione intellettuale di Alfonso come una sorta di malattia che gli impedisce di agire nella realt.

SENILITA' di SVEVO
E' il secondo romanzo scritto da Italo Svevo ed stato pubblicato nel 1898 a spese dell'autore. il romanzo non ottiene successo, anzi, lo stesso Svevo dichiara che Senilit non non ha ottenuto "una sola parola di lode o di biasimo" dalla critica. La vicenda Il protagonista Emilio Brentani, assicuratore modesto che nell'ambiente triestino in cui vive conosciuto anche per aver scritto un romanzo. Emilio ha affrontato la sua vita con prudenza, evitando avventure e piaceri. Vive insieme alla sorella Amalia, che incarna la figura materna e all'amico Stefano Balli, scultore, uomo dalla personalit forte che ha successo con le donne e che incarna per Emilio la figura paterna. Il protagonista decide di rompere il grigiore della sua vita cercando un'avventura amorosa breve e fugace con una ragazza del popolo, Angiolina. Egli per s'innamora perdutamente, non riesce a distaccarsi da Angiolina che nella sua mente appare come una creatura angelica che di fatto non (ha numerosi amanti, cinica e mentitrice). Emilio non riesce ad accettare la vera natura dell'amata e il contatto fisico avvenuto con essa lo lascia profondamente deluso. La delusione diventa gelosia patologica non appena Angiolina s'innamora dell'amico Stefano Balli. La rabbia nei confronti dello scultore si accresce in Emilio non appena quest'ultimo si accorge che la sorella Amalia, che ha un'esperienza di vita simile alla sua, si innamora in maniera platonica proprio dell'amico. Emilio arriva alla drastica conclusione di allontanare Stefano Balli dalla casa, ma cos facendo distrugge la vita della sorella. Amalia cerca l'oblio nell'etere, rovinando la sua salute gi precaria: essa morir in seguito ad una polmonite. Il protagonista nel frattempo decide di incontrare Angiolina per abbandonarla definitivamente. L'incontro acceso, perch stato scoperto l'ennesimo tradimento, e Angiolina pi volte offesa pesantemente. Dopo la morte di Amalia, Emilio trascorrer il resto della sua vita rinchiudendosi nel guscio della sua "senilit", guardando alla sua avventura come un vecchio alla sua giovent, e fondendo nella sua mente le due figure femminili fondamentali della sua vita in un'unica figura pensosa ed intellettuale che diviene simbolo della sua utopia socialista. Analisi del romanzo

Il testo caratterizzato dalla presenza di un quadro sociale limitato rispetto al primo romanzo: la

vicenda si svolge infatti attorno a quattro personaggi. Inoltre non sono affrontati direttamente i problemi di natura sociale come avveniva, secondo il modulo del romanzo realistico, in Una vita. L'autore si propone in primo luogo di analizzare la dimensione psicologica dei personaggi senza per trascurare la dimensione sociale e storica. E' possibile dire che la realt sociale colta attraverso quella psicologica. Principale e fondamentale risulta l'analisi del protagonista: Emilio un piccolo borghese declassato (una volta la sua famiglia era ricca); al tempo stesso un intellettuale che ha scritto un romanzo in giovent e quindi interpreta la realt attraverso schemi letterari; dal punto di vista psicologico un debole, un inetto a vivere (fratello carnale di Alfonso Nitti) che ha paura di affrontare la vita e per questo si costruito un sistema protettivo, conducendo un'esistenza cauta che gli garantisce calma, ma implica la mortificazione della vita, una sorta di limbo, di sospensione vitale che il titolo del romanzo definisce senilit. Questo sistema si oggettiva nella chiusura entro il nido domestico che si concretizza nella figura materna della sorella Amalia. Angiolina rappresenta al contrario la pienezza vitale, che fa uscire Emilio dal nido e o mette a contatto con il mondo esterno. Emilio la configura nella sua mente come una donna da educare, pur sapendo che Angiolina una donna passionale, carnale. Emilio dimostra grande immaturit psicologica, perch, nonostante il proposito di godere di un'avventura facile, ha paura del sesso e della donna, e per questo sostituisce ad una donna reale una donna ideale, trasformando nei suoi sogni Angiolina in una creatura angelica, chiaro equivalente della madre. Il grande problema di Emilio quello di non incarnare il modello borghese di uomo libero ed attivo che la societ attuale andava proponendo. Emilio anzi rappresenta l'impotenza sociale del piccolo borghese declassato, frustrato da una condizione alienante, che si traduce in impotenza psicologica ad affrontare la realt esterna al nido domestico.

Anche Stefano Balli dietro l'apparenza della forza nasconde delle debolezze. In realt Emilio e

Balli rappresentano due risposte diverse ma complementari alla stessa crisi dell'individuo: Emilio rappresenta il chiudersi vittimistico nella sconfitta, Balli con la sua fisionomia dei piccolo superuomo rappresenta il tentativo di rovesciare l'impotenza in onnipotenza, mascherando la debolezza con l'ostentazione della forza dominatrice. Possiamo quindi affermare che se in superficie " Senilit" appare il racconto di un'ossessione amorosa, in realt la rappresentazione ideologica dell'intellettuale piccolo borghese di un periodo di crisi (quello di fine Ottocento). Svevo proietta in Emilio le componenti essenziali della sua cultura: innanzitutto Emilio filtra la realt attraverso schemi letterari, filosofici e politici: in lui sono ravvisabili residui positivistici, in quanto si atteggia a scienziato che studia freddamente Angiolina, ma manifesta anche un pessimismo filosofico di matrice schopenhaueriana che si mescola con un approssimativo superomismo nietzschiano; a ci si aggiunge che in politica vagheggia idee socialiste. Ma in Emilio tutte queste tendenze culturali sono ridotte a stereotipi, a vuoti luoghi comuni, perch nel romanzo Svevo vuole criticare la degradazione che i grandi temi culturali del tempo subiscono nell'assimilazione da parte di un'intellettualit piccolo borghese e provinciale. Svevo inoltre mette in luce come i principi filosofici professati da Emilio siano solo delle maschere che il personaggio indossa per occultare ai suoi occhi la propria debolezza. Emilio rappresenta tutta la miseria e le contraddizioni di un ceto sociale in crisi. Svevo ha un atteggiamento implacabilmente critico verso il suo eroe e lo si pu vedere dai procedimenti narrativi usati: la focalizzazione quasi totalmente sul protagonista, ma dato che Emilio portatore di una falsa coscienza, costruendosi sempre alibi e autoinganni, il suo punto di vista inattendibile. L'inattendibilit viene denunciata da Svevo attraverso tre procedimenti narrativi: 1. Svevo interviene per correggere la prospettiva di Emilio tramite giudizi e interventi spesso secchi e taglienti. Nel romanzo si presentano cos due prospettive, quella di Emilio che mente a se stesso, e quella del narratore, dotato di superiore lucidit che dall'alto di essa lo pu giudicare quasi crudelmente.2.Svevo usa l'ironia oggettiva che nasce dal contrasto che viene a formarsi tra le mistificazioni di Emilio e la realt oggettiva che scaturisce dal contesto narrativo (ad esempio quando Emilio fornisce di s l'immagine di un uomo abile che pu educare la fanciulla ingenua si scontra con l'immagine fornita di lui nelle pagine precedenti: Emilio non smentito duramente dal narratore, ma l'ironia nasce dall'oggettivit stessa del montaggio narrativo.)3. Svevo per denunciare le mistificazioni del personaggio registra semplicemente il suo linguaggio, che appare stereotipato come le idee che veicola, pieno di espressioni melodrammatiche, enfatiche, banali. "Senilit" non quindi un romanzo solo psicologico, poich Svevo fornisce l'anatomia critica di tutta una mentalit e di tutta una cultura in un dato momento storico, dei suoi stereotipi concettuali, letterari e linguistici.

La coscienza di Zeno
- 3^ romanzo di Svevo (1923) struttura molto diversa dalle opere precedenti: - Una vita (1892) - Senilit (1898) Questultima opera risent profondamente delle trasformazioni sociali avvenute nei 25 anni trascorsi tra i primi due romanzi e lultimo: Lo scoppio della 1^ Guerra Mondiale Il superamento definitivo del Positivismo Lesplosione delle avanguardie letterarie ed artistiche Laffacciarsi della psicanalisi e della teoria della relativit

Lautore abbandona cos la matrice naturalistica e predilige un impianto autodiegetico, dove il protagonista coincide con il narratore, (gli interventi del narratore eterodiegetico in Una Vita e Senilit, infatti, servivano solamente a tradurre il giudizio critico dello scrittore sui suoi eroi negativi) Zeno Cosini scrive la sua confessione autobiografica su invito del suo psicanalista, il dottor S., a scopo terapeutico. Lo scrittore finge che il manoscritto venga poi pubblicato dal dottor S. per vendicarsi del paziente che ha abbandonato la cura, sicuro della sua guarigione, in corrispondenza ad alcuni successi commerciali ottenuti durante la guerra. Nonostante limpostazione autobiografica, il racconto non presenta gli eventi nella loro successione cronologica lineare,ma in un tempo tutto soggettivo; la struttura del racconto si spezza in tanti momenti distinti; passato e presente si mescolano in un movimento incessante tempo misto. La ricostruzione del proprio passato operata da Zeno si raggruppa intorno ad alcuni temi fondamentali, a ciascuno dei quali dedicato un capitolo, per cui eventi contemporanei possono essere distribuiti in pi capitoli successivi perch si riferiscono a nuclei tematici diversi: dunque la narrazione va continuamente avanti e indietro nel tempo seguendo la memoria del protagonista. Per gli argomenti dei vari capitoli: p. 324.325 Al tempo stesso, per, Zeno un narratore inattendibile: la sua autobiografia non altro che una sua personale autogiustificazione, volendosi egli dimostrare innocente di fronte ad ogni colpa; non si tratta per di menzogne intenzionali: sono autoinganni con i quali Zeno cerca di tacitare i sensi di colpa che tormentano il suo inconscio. L'agire di Zeno il prodotto di impulsi inconsci. Falsa coscienza di Zeno: per tutto il romanzo ogni gesto, ogni affermazione, rivelano un groviglio di motivazioni ambigue, sempre diverse ed opposte rispetto a quelle dichiarate consapevolmente (come la domanda di matrimonio alla brutta Augusta dopo i rifiuti di Ada ed Alberta). La realt oggettiva dei fatti, inoltre, si incarica di farci aumentare i dubbi riguardo le sue motivazioni addotte da Zeno: ironia oggettiva. La Coscienza di Zeno non per solo lo smascheramento di un afalsa coscienza e dei suoi autoinganni ,come Senilit, perch a differenz adi Emilio, Zeno non solo oggetto della critica ma anche soggetto: non vi solo l'ironia oggettiva ma anche il distacco ironico con cui Zeno guarda il modo che lo circonda. La sua malattia funziona da strumento straniante nei confronti dei sani e normali. Zeno, nella sua imperfezione di inetto, inquieto e disponibile alle originali trasformazioni dellesistenza, a sperimentarla ed esplorarla, mentre i sani sono cristallizzati in una forma immutabile. (la vita non n bella n brutta, ma originale afferma Zeno) Zeno vede il mondo da un punto di vista mobile, in divenire, e cos riesce a cogliere la necrosi che paralizza i sani, il veleno che li inquina. In Zeno, comunque, non vi un consapevole atteggiamento critico verso mondo, ma vi soltanto un disperato bisogno di salute e di normalit; ai suoi occhi la vera malattia la salute atroce degli altri. Lo sguardo di Zeno distrugge le gerarchie e fa divenire tutto incerto e ambiguo (ci che dice Zeno

pu essere verit o bugia, o entrambe le cose insieme, e nessun punto di riferimento permette di distinguerlo con certezza, converte la salute in malattia. Nella sua figura si fondono cecit e chiaroveggenza, menzogna ed acutezza critica:Zeno fa parte del mondo che sottopone a critica; Zeno un personaggio a pi facce, fortemente problematico, negativo per un verso come perfetto campione di falsa coscienza borghese, ma anche positivo come strumento di straniamento e di conoscenza. Dinanzi ad una realt totalmente ambigua e aperta non si possono pi dare punti di riferimento stabili, non possibile una voce che giudichi in nome di valori certi e determinati. Le basi teoriche del mutamento di prospettiva sulla figura dellinetto, (da personaggio negativo a strumento di straniamento e conoscenza), sono contenute nel saggio Luomo e la teoria darwiniana: linettitudine non pi considerata un marchio di inferiorit, che condanni inevitabilmente alla sconfitta esistenziale, ma una condizione disponibile alla continua trasformazione in qualsivoglia senso; i sani, invece, che sono gi perfettamente compiuti in tutte le loro parti, sono incapaci di evolversi, in quanto cristallizzati nella loro forma definitiva. L'atteggiamento di Svevo verso l'inetto dunque pi aperto e disponibile.. Il mutare della fisionomia degli eroi e dellatteggiamento dello scrittore verso di essi rivela il passaggio dalla visione chiusa del mondo, che propria della cultura ottocentesca, alla visione aperta propria del Novecento. Approfondimento Nella lettera a Jahier del 1927 Svevo chiarisce il suo atteggiamento verso la psicanalisi: essa non pu guarire la malattia; egli ritiene che la condizione del malato, dell'inetto, nella sua mutevolezza, preferibile alla salute che irrigidisce. La malattia consente di conoscerci meglio e quindi uno strumento prezioso per l'autoindagine e di conseguenza indispensabile per la creazione artistica.Il malato la negazione del superuomo di Nietzsche; il malato l'uomo vero, che non deve avere sensi di colpa guardando gli altri, i sani, come il cigno di Andersen che si riteneva un' anatra riuscita male perch era stato covato da un' anatra. Il malato deve convincersi di essere un cigno. Come ci insegnano le pagine finali della Coscienza, la vita stessa una malattia; il malato solo colui che sa di esserlo, che ha coscienza pi acuta degli altri.

Analisi del testo IL FUMO Questo testo fa parte delle pagine iniziali della sezione Il fumo della coscienza di Zeno. In questo testo si pu notare facilmente come Zeno sia un inetto a vivere: egli infatti non sa far altro che sognare poich non ha concluso gli studi e non lavora. Egli consapevole di questo, ma vuole cercare un alibi a questa inettitudine. Lo trova in una sua presunta malattia ovvero il fumo, che avvelena il suo organismo. Zeno fa finta di voler smettere di fumare, per sentirsi in qualche modo normale e inserito nella societ borghese. Il fumo non solo un vizio, ma ha radici profonde nella sua complessa personalit;da un incontro con il dottore, Zeno indica anche le cause remote del suo vizio e di come secondo lui questo vizio sia diventato una malattia( ad esempio quando rubava prima i soldi per le sigarette e poi i sigari dal padre). Questo gesto indica la volont in Zeno di appropriarsi della virilit del padre (rappresentata simbolicamente dal fuoco e dalla forma fallica del sigaro), sostituendosi a lui. Ma la rivalit con il padre porta anche impulsi aggressivi nei suoi confronti che si ritorcono in sensi di colpa; il senso di colpa prende forma nel divieto che Zeno vuole imporsi. In Zeno presente un conflitto interiore tra due persone: una che comanda e l'altra che schiava; il padre-padrone che impone divieti e che reprime il piacere e lio che lo sfida per affermare la propria libert. Chi comanda in lui non che l'immagine introiettata del padre (quella che Freud chiama Super-io). Di qui il piacere di sfidare questo padre autoritario e di rivendicare la propria libert. Fumare diventa un gesto ambiguo, rivendicazione di libert e ricerca di un motivo per essere punito. Non fumare pi vorrebbe significare non solo essere innocente da ogni colpa ma anche non essere pi dipendente dal fantasma introiettato del padre, essere dunque un uomo nel vero senso della parola. Svevo non ha fiducia nell'efficacia terapeutica della psicanalisi, egli convinto che essa possa costituire un formidabile strumento per il romanziere al fine di conoscere meglio il soggetto umano; non a caso nella narrazione non si ode mai il superiore punto di vista dell'autore, ma si percepisce da lettori solo quanto Zeno propone, ossia un mondo ambiguo in cui difficile orientarsi. La morte del padre La morte del padre uno dei capitoli che compone il romanzo La coscienza di Zeno (1923). Nella prima parte del capitolo viene rappresentato il carattere del padre di Zeno. Un carattere che il protagonista definisce totalmente opposto al suo; il padre non tollerava di Zeno la distrazione e la tendenza a ridere delle cose pi serie. Dopo avere descritto degli screzi avuti col padre, Zeno torna a parlare dei giorni prima della sua morte. Il medico di famiglia accusa Zeno per aver trascurato la malattia del padre, a cui ormai restano pochi giorni di vita. Zeno risponde piangendo e cerca un po di compassione da parte del medico, il quale gli fa un resoconto della situazione del padre. Venuto a sapere del fatto che il dottore avrebbe voluto far riprendere, almeno in parte, coscienza al padre, Zeno obietta fortemente. Per lui, infatti non avrebbe senso rendere cosciente una persona della propria morte. Ma ormai tardi ed il medico ha gi iniziato la cura. Il mattino seguente Zeno si trova nella stanza del padre assieme ad un infermiere. Zeno cerca di far coricare sul letto voluto dal medico il padre,ma questi non vuole e con le sue ultime forze sferra uno schiaffo al figlio, poi cade a terra morto. Caratteristica degli inetti sveviani il loro contrasto con la figura paterna, virile, solida e sicura. Essi sono sempre in conflitto con figure paterne antagoniste: Alfonso Nitti con Maller; Emilio Brentani con Balli; ed appunto Zeno con il padre. Il primo passo del testo rivela tutti gli impulsi aggressivi profondi del personaggio-narratore. Elio Gioanola (critico sveviano) ritiene che non vi sia una mescolanza di amore ed odio, ma di odio puro, che lio narrante cerca ostinatamente di mascherare. Da qui si pu ricavare la differenza tra linettitudine di Zeno e quella degli altri personaggi sveviani: Zeno infatti vuole inconsciamente essere inetto per contrapporsi al padre borghese ed alle sue solide ed incrollabili certezze. Zeno accentua la propria inconcludenza, la propria diversit dalluniverso della normalit borghese allo scopo di ferire il padre. Gli impulsi aggressivi inevitabilmente si scatenano in occasione della malattia del padre, che lo trasforma in un essere debole e indifeso. Dietro lo sgomento e il dolore di Zeno affiora continuamente il desiderio che il padre muoia. Zeno rifiuta di ammettere alla coscienza tali impulsi, e quindi

cerca disperatamente di affermare la propria innocenza, la mancanza di ogni colpa. Zeno cerca di costruirsi sistematicamente abili, autoinganni, ne consegue che la prospettiva sia del tutto inattendibile. Non possiamo mai prendere per buone le sue affermazioni, il racconto non ci offre nessuna fonte sicura, alcun punto di riferimento fisso per stabilire con certezza la verit,proprio come nella prefazione del romanzo, in cui il dottor S. ci avverte delle tante verit e bugie che si trovano nelle pagine scritte da Zeno. Ci introduce nel racconto un elemento di ambiguit: non c nulla che intervenga a smentire le affermazioni sospette di Zeno, e a ristabilire la verit oggettiva, come avveniva in Una vita e in Senilit. Verit e bugie non sono quindi separabili, sono fuse nella stessa pagina, nella stessa frase, nella stessa parola. Quindi, se Zeno sostiene io sono la forza e lui la debolezza, non possiamo solo sorriderne e capovolgerne tranquillamente la situazione. Ci che dice Zeno falso, ma anche vero. UN SOSTITUTO DEL PADRE: IL DOTTORE Il dottore un evidente sostituto del padre, in quanto rappresenta la superiorit autorevole, ingannatrice (i suoi occhi terribili). Zeno ha paura che quegli occhi frughino al fondo del suo animo e scoprano quel segreto che egli non vuole confessare neppure a se stesso. Per questo trasferisce nel dottore il conflitto, e ne scaturisce un odio nei suoi confronti. Lantipatia verso il dottore un indizio del senso di colpa nei confronti del padre e degli impulsi omicidi nei confronti del medico, diventato suo sostituto. LO SCHIAFFO DEL PADRE Nella sua confusione mentale il padre ha la sensazione che il figlio gli voglia togliere laria: inconsciamente avverte la corrente di odio aggressivo che c in lui, e lo schiaffo ne la coerente conseguenza. Naturalmente il fatto scatena fortissimi sensi di colpa in Zeno che regredisce alla condizione di bambino punito e si affanna a protestare la propria innocenza.