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LA PRIMA ET IMPERIALE

CULTURA E SPETTACOLO: LA LETTERATURA DELLA PRIMA ET IMPERIALE

Alle aperture ellenizzanti di Cicerone si oppongono programmi di restaurazione civile e morale. Sul piano
letterario spiccano due fenomeni, in questo ritorno allesaltazione dei valori tradizionale:

La ripresa della poesia epica, nel segno del primato di Virgilio;


In prosa, lassurgere di Cicerone a modello di una maniera stilistica ma anche di uneducazione
fondata sulla retorica.

Venuto meno lo spazio delloratoria politica e anche di quella giudiziale, viene meno la funzione civile della
retorica, la quale si immiserisce in futili esercitazioni, le declamationes appunto, che vertono su temi e
argomenti fittizi, romanzeschi, prescelti proprio per la loro singolarit o stranezza, che doveva fungere da
elemento stimolante sugli ascoltatori, cio gli studenti delle scuole ma anche il pubblico generico: la
declamazione ormai diventata uno spettacolo pubblico a cui partecipano anche personaggi di spicco della
vita politica.

Seneca il Vecchio illustra due tipi di esercizi:

La controversia: appartenente al genere giudiziale, consisteva nel dibattimento di una causa fittizia;
La suasoria: appartenente al genere politico, deliberativo; consistente nel tentativo delloratore di
orientare lazione di un personaggio famoso, della storia o del mito, di fronte a una situazione
incerta o difficile.

Dato il carattere fittizio delle situazioni, scopo delloratore quello di stupire il suo uditorio, non quello di
convincerlo. La ricerca delleffetto e dellapplauso del pubblico, si serve anche di uno stile brillante e
prezioso che ricorre a tutti gli artifici dellasianesimo, dallaccumulo di figure retoriche allespressione
epigrammatica alla cura del ritmo del periodo.

Accanto alle declamationes, unaltra forma di pubblico intrattenimento culturale sono le recitationes: si
tratta della lettura di brani letterari, a opera dellautore, davanti a un pubblico di invitati. Luso di queste
pubbliche letture fu introdotto da Asinio Pollione. Divenuta ormai un bene di consumo per sale pubbliche o
teatri, la letteratura tende ad acquisire tratti teatrali, spettacolari.

Otre che dallinvadenza della retorica, la letteratura argentea (cos definita in contrapposizione a quella
aurea dellet di Augusto) caratterizzata da una forte componente anticlassica, che si manifesta sia sul
piano dei contenuti, sia su quello formale, con unaccentuazione delle tinte espressionistiche, in una ricerca
esasperata di tensione espressiva che, proprio per la sua intenzione di opporsi al classicismo augusteo, ha
fatto parlare di manierismo stilistico.

SENECA

Nasce a Cordova nel 4 a.C., venne a Roma a studiare retorica.

Fra le opere superstiti quelle di carattere filosofico occupano lo spazio maggiore. Alcune furono raccolte in
dodici libri di Dialogi, trattati su questioni etiche e psicologiche. Altre opere sono di carattere filosofico; le
Naturales quaestiones di carattere scientifico. Abbiamo inoltre nove tragedie cothurnatae, cio di
argomento greco e una satira menippea.
Il genere della consolazione, gi coltivato nella tradizione filosofica greca, si costituisce attorno a un
repertorio di temi morali (la fugacit del tempo, la precariet della vita, la morte come destino ineluttabile
delluomo, ecc) attorno ai quali ruoter gran parte della riflessione filosofica di Seneca.

Il De brevitate vitae tratta il problema del tempo, della sua fugacit e dellapparente brevit di una vita che
tale ci sembra perch non ne sappiamo afferrare lessenza ma la disperdiamo in tante occupazioni futili
senza averne piena consapevolezza.

In unaltra opera filosofica, il De beneficiis (in sette libri) si tratta della natura e delle varie modalit degli
atti di beneficenza, del legame che istituiscono fra benefattore e beneficato, dei doveri della gratitudine
che li regolano e delle conseguenze morali che colpiscono gli ingrati (si sospetta unallusione al
comportamento di Nerone nei suoi confronti); lopera analizza il beneficio soprattutto come elemento
coesivo dei rapporti interni allorganismo sociale.

Lopera in cui Seneca aveva esposto pi compiutamente la sua concezione del potere il De clementia,
opportunamente dedicato al giovane imperatore Nerone come traccia di un ideale programma politico
ispirato a equit e moderazione. Il potere unico era il pi conforme alla concezione stoica di un ordine
cosmico governato dal logos, dalla ragione universale, il pi idoneo a rappresentare lideale di un universo
cosmopolita. Bisogna per avere un buon sovrano: e in un regime di potere assoluto, lunico freno sul
sovrano sar la sua stessa coscienza, che lo dovr trattenere dal governare in modo tirannico. La clemenza
che esprime un generale atteggiamento di filantropica benevolenza, la virt che dovr avere il princeps.
Seneca riconosce notevole importanza alleducazione del princeps e pi in generale alla funzione della
filosofia come garante e ispiratrice della direzione politica della stato.

Lopera principale della sua produzione tarda sono le Epistulae ad Lucilium, una raccolta di lettere di vario
argomento; se si tratti di un epistolario reale o fittizio questione di cui si continua tuttora a discutere.
Seneca introduce nella sua cultura un genere nuovo, quello della lettera filosofica indirizzata ad amici,
riprendendo i modelli greci di Platone e soprattutto Epicuro. Queste lettere vogliono essere strumento di
crescita morale verso la sapientia. Riprendendo un topos antico, insiste sul fatto che le lettere permettono
di instaurare un colloquium, unintimit quotidiana che si rivela pedagogicamente pi efficace
dellinsegnamento dottrinale. Propone ogni volta un tema nuovo e semplice, scandendo le tappe
dellapprendimento, e conclude ogni lettera con un aforisma. La forma epistolare accoglie bene la filosofia
senechiana, priva di sistematicit e incline alla trattazione di aspetti parziali o singoli temi etici. Seneca
propone lideale di una vita indirizzata al raccoglimento e alla meditazione, al perfezionamento interiore
mediante unattenta riflessione sulle debolezze e i vizi propri e altrui. Il distacco dal mondo e dalle passioni
che lo agitano si accentua parallelamente al fascino della vita appartata e allassurgere dellotium a valore
supremo, che non inerzia ma instancabile ricerca del bene e della libert interiore. La conquista della
libert interiore lestremo obiettivo che il saggio stoico si pone.

Lo stile <<drammatico>>: Se fine precipuo della filosofia giovare al perfezionamento interiore, il filosofo
dovr badare alle res, non alle parole ricercate ed elaborate: non delectent verba nostra sed prosint: queste
si giustificheranno solo se - proprio in virt della loro efficacia espressiva, in forma ad esempio di sententiae
o citazioni poetiche contribuiranno a fissare nella memoria e nellanimo un precetto o una norma morale.
La prosa filosofica senecana diventata quasi lemblema di uno stile elaborato, teso e complesso,
caratterizzato dalla ricerca delleffetto e dellespressione concisamente epigrammatica. Questa prosa
antitetica allarmonioso periodare ciceroniano affonda le sue radici nella retorica asiana. Il suo tipico
procedere mediante un ricercato gioco di parallelismi, opposizioni, ripetizioni, in un succedersi di frasette
nervose e staccate, produce leffetto di sfaccettare unidea secondo tutte le angolazioni possibili,
fornendone una formulazione sempre pi pregnante e concisa, fino a cristallizzarla nellespressione
epigrammatica.

Un posto importante nella produzione letteraria di Seneca occupato dalle tragedie: sono nove, tutte di
soggetto mitologico greco.

A Euripide (ma forse anche a unomonima, e fortunata, tragedia perduta di Ovidio) si rif la Medea, la cupa
vicenda della principessa della Colchide abbandonata da Gisone e perci assassina, per vendetta, dei figli
avuti da lui. Anche la Phaedra presuppone il celebre modello euripideo (lIppolito, anche quello perduto),
nonch, probabilmente, una tragedia perduta di Sofocle e la quarta delle Heroides ovidiane: tratta
dellincestuoso amore di Fedra per il figliastro Ippolito e del drammatico destino che si abbatte sul giovane,
restio alle seduzioni della matrigna, la quale si vendica denunciandolo al marito Tseo, padre di Ippolito, e
provocandone la morte. Il Thyestes rappresenta invece il cupo mito dei Pelpodi (gi trattato in opere
perdute di Sofocle e Euripide): animato da odio mortale per il fratello Tieste, che gli ha sedotto la sposa,
Atreo si vendica con un finto banchetto di riconciliazione in cui imbandisce al fratello ignaro le carni dei figli.

Le tragedie di Seneca sono importanti anche come documento della ripresa del teatro latino tragico, dopo i
tentativi poco fortunati che la politica culturale augustea fece per promuovere una rinascita dellattivit
teatrale. In et giulio-claudia e nella prima et flavia llite intellettuale senatoria sembra in effetti ricorrere
al teatro tragico come alla forma letteraria pi idonea ad esprimere la propria opposizione al regime (i
tragediografi di et giulio-claudia e flaviana di cui abbiamo notizie sono tutti personaggi di rilievo nella vita
pubblica romana).

Le varie vicende tragiche si configurano come conflitti di forze contrastanti (soprattutto alinterno
dellanimo umano) come opposizione fra mens bona e furor, fra ragione e passione: la ripresa di temi e
motivi rilevanti delle opere filosofiche rende evidente una consonanza di fondo fra i due settori della
produzione senecana, e ha fatto pensare al teatro senecano come unillustrazione della dottrina stoica.
Lanalogia per non va troppo accentuata perch nelle tragedie il logos, il principio razionale cui la dottrina
stoica affida il governo del mondo, si rivela incapace di frenare le passioni e arginare il dilagare del male. Un
rilievo particolare, fra le forme in cui pi espressamente si manifesta questo emergere del male nel mondo,
ha la figura del tiranno sanguinario e bramoso di potere, chiuso alla moderazione e alla clemenza,
tormentato dalla paura e dallangoscia, che d luogo a frequenti spunti di dibattito etico su un tema,
appunto quello del potere, che occupa un posto centrale nella riflessione senecana.

Anche se c un rapporto continuo col modello, Seneca tiene con esso un atteggiamento che, rispetto a
quello tenuto dai tragici latini arcaici, denota maggiore autonomia. Il linguaggio poetico delle tragedie ha la
sua base costitutiva nella poesia augustea. Le tracce della tragedia latina arcaica si avvertono soprattutto
nel gusto del pathos esasperato, nella tendenza al cumulo espressivo e alla frase sentenziosa. Sul teatro di
Seneca grava il marchio della retorica asiana, percepibile nella continua tensione, nellenfasi declamatoria,
nello sfoggio di greve erudizione. Spesso lesasperazione della tensione drammatica ottenuta mediante
lintroduzione di lunghe digressioni, esorbitanti rispetto alla consuetudine epica e soprattutto tragica.

Unopera singolare nel panorama della vasta produzione senecana lApokolokyntosis, una satira
menippea che tratta della deificazione di una zucca, di uno zuccone, parodia della divinizzazione di
Claudio decretata dal senato alla sua morte. Lopera alterna prosa e versi di vario tipo, in un singolare
impasto linguistico e stilistico.

Sotto il nome di Seneca vanno anche alcune decine di epigrammi in distici elegiaci.
I GENERI POETICI NELLET GIULIO-CLAUDIA

Il dato pi vistoso della produzione di questo periodo la passione per generi poetici minori.

Fra i contemporanei di Ovidio, e gi di Orazio, si segnalano varie figure di poeti elegiaci. Valgio Rufo
compose epigrammi, elegie ed esametri a tema bucolico; fu anche significativo come erudito. Domizio
Marso fu autore di eleganti epigrammi. Un po pi collegato ad Ovidio appare Emilio Macro, che pratic
soprattutto il genere della poesia didascalica ellenistica; scrisse poemetti in esametri elaborando
poeticamente temi naturalistici e scientifici. Questo genere di interessi culminer nella grande summa di
Plinio il Vecchio. A Macro possiamo ricollegare Grattio, autore di un poemetto didascalico sulla caccia.

A questa tendenza neo-alessandrina si possono ricollegare anche Manilio e Germanico, che scelgono come
modello della propria opera la poesia didascalica di Arato. Linteresse per lastrologia e per lastronomia
una componente notevole della cultura romana, a partire almeno dallet di Cesare. Gli stoici danno grande
importanza al rapporto delluomo con il cosmo, e al legame tra destino umano e leggi naturali. Manilio
chiaramente uno stoico. In un passo di grande interesse egli paragona lordine delicato della natura alla
struttura gerarchica della societ romana: anche nellimmensit del cosmo, dice, c una res publica.
Lucreziano per tensione didascalica, Manilio per altri versi forse il primo vero esponente di quella che
usiamo chiamare et argentea della poesia latina.

La poesia epica a soggetto storico conosce a Roma una fortuna ininterrotta. Nel periodo tra Ennio e Virgilio
il genere era rimasto sulla scia di Ennio. La nuova stagione dellepos storico si apre con Virgilio e Ovidio: da
rimpiangere la perdita del forte epos di L. Vario Rufo. Il pi significativo poeta storico della tarda et
augustea, Albinovano Pedone, un elegante emulo di Virgilio e Ovidio; pathos e tensione retorica
annunciano gi lo stile epico di Lucano. Poeti storici di minore lena ci appaiono Rabirio e Cornelio Severo;
ne abbiamo brevissimi frammenti.

I poemetti dellAppendix Vergiliana trovano il loro posto legittimo non accanto allopera di Virgilio, ma nel
quadro della poesia minore del I secolo d.C. I componimenti non sono tutti databili allo stesso periodo, e
sono sicuramente di mani diverse.

Fedro per molti versi un autore marginale: ha una posizione assai modesta come individuo e, come poeta,
non si pu definire un virtuoso; pratica un genere letterario minore, tuttavia una delle massime glorie
della letteratura latina. il primo autore, nella cultura greco-romana, che ci presenti una raccolta di testi
favolistici, concepiti come autonoma opera di poesia, destinata alla lettura. Gli autori di favole sono quasi
sempre gli eredi di una tradizione narrativa, orale, popolare gi consolidata. Le favole di Fedro sono poco
originali, indebitate alla tradizione esopica. La tradizione esopica storielle, in genere con personaggi
animali, che presentavano spinti umoristici e commenti di saggezza morale si era fissata in Grecia intorno
al IV a.C. Lavorando su questi modelli greci in prosa, Fedro rese sistematico questuso, e soprattutto cre
una regolare forma poetica per la favola. Tipico di questo genere luso di animali come maschere,
personaggi umanizzati e dotati di una psicologia fissa e ricorrente: e quasi costante la presenza di una
morale, una verit di carattere universale che si vuole estrarre dal racconto. Fedro uno dei pochissimi
letterati romani che diano voce al mondo degli emarginati. Nelle favole che abbiamo non chiaro cosa
potesse urtare o insospettire i potenti; ma Fedro non manca di accenni polemici verso la societ. La sua
opera ha un carattere satirico, che colpisce certi tipi umani e certe regole del vivere. Le sue favole vogliono
essere divertenti e insieme istruttive. Egli fu attivo sotto Tiberio, Caligola, e Claudio. I codici ci tramandano
poco pi di novanta favole, divise in cinque libri, e tutte in senari giambici.
Fra tutti gli imperatori della dinastia giulio-claudia lultimo, Nerone, quello che lascia il segno pi
profondo nella storia letteraria. La sua epoca vede una fioritura di talenti letterari (oltre a Seneca, Lucano,
Petronio e Persio), accompagnati da una ricca schiera di minori. Sappiamo che limperatore, specie nei suoi
primi anni di regno, svolse una notevole opera di impulso alle arti. Particolare fioritura ebbe il genere
bucolico. Un certo Calpurnio Siculo ci ha lasciato sette egloghe, componimenti pastorali alla maniera di
Virgilio. Insieme alle egloghe di Calpurnio sono tramandate quattro egloghe di Nemesiano, un poeta del III
secolo, che continua il filone bucolico.

La perdita pi grave in questo sottobosco letterario, sono forse le poesie di Nerone stesso. Nerone scrisse
molto e sembra che ricercasse lerudizione mitologica e geografica. In questepoca sempre pi diffusa la
pratica delle recitazioni. Lostentazione di cultura greca diventa sempre pi necessaria al prestigio dei poeti.
Lo stesso Lucano, portabandiera dellepos storico, si distinse anche per poesia mitologica.

naturale che questepoca avesse anche dei filologi di spicco: uno di essi, Cesio Bacco, fu autore di un
importante trattato di metrica. Tra i poeti lirici di questa et va infine citata una donna, Sulpicia, celebre per
il crudo realismo erotico delle sue liriche.

LUCANO

Nasce a Cordova nel 39 d.C., fu nipote di Seneca. La sua formazione avviene a Roma ed entra come brillante
intellettuale alla corte di Nerone. Aderisce alla congiura di Pisone e una volta scoperto il complotto riceve,
come molti altri, lodine di darsi la morte.

Si conservata lopera principale, il poema epico Bellum civile o Pharsalia, rimasto incompiuto per la sua
morte. Ci restano i titoli di opere tutte quasi certamente anteriori alla Pharsalia.

Dai titoli delle opere perdute sembra di poter cogliere una totale adesione ai gusti e alle direttive
neroniane. La Pharsalia non era fin dallinizio in contrasto con le tendenze culturali di Nerone ma il modo in
cui Lucano ha scelto di trattare il proprio argomento si risolve in unesaltazione dellantica libert
repubblicana.

Pharsalia, Libro VII - Pompeo rivede in sogno i trionfi del suo passato. Si tiene il consiglio di guerra, dove
Pompeo cerca di sconsigliare il combattimento, ma sopraffatto dalla volont dei suoi partigiani, tra cui
Cicerone. Preparativi della battaglia di Farslo: Cesare e Pompeo arringano i soldati. Svolgimento della
battaglia, e vittoria di Cesare; eroica morte del pompeiano Domizio Enobarbo, antenato di Nerone. Pompeo
fugge. Cesare rifiuta gli onori funebri ai caduti. Durante la notte funeste visioni turbano il suo sonno.

Lopera innovatrice di Lucano conobbe subito vasto favore. Nelle mani di Lucano il poema epico stravolge
le caratteristiche che gli erano state proprie nella tradizione letteraria romana fino ai tempi di Nevio e di
Ennio: da monumento eretto a testimonianza delle glorie dello stato e dei suoi eserciti, si trasforma nella
indignata denuncia della guerra fratricida, del sovvertimento di tutti i valori morali, dellavvento del regno
della ingiustizia. Lucano sembra prefiggersi il compito di smascherare linganno: di scrivere un poema che
non giustifichi il potere del principe ricorrendo ad antiche favole religiose, ma mostri al contrario come il
regime imperiale sia nato dalle ceneri della libera res publica. La via che Lucano sceglie per sconfessare
Virgilio in primo luogo il mutamento delloggetto: non si tratta di rielaborare racconti mitici, ma di
esporre, con sostanziale fedelt, una storia recente e ben documentata, soprattutto universalmente
conosciuta. A ragione si potuto parlare del poema come di una sorta di anti-Eneide e del suo autore
come di un anti-Virgilio.
La polemica antivirgiliana incomincia a delinearsi fino dai versi immediatamente successivi al proemio, dove
le allusioni a Virgilio sembrano atteggiate secondo un gesto di opposizione: nellepos di Virgilio il tema
storico delle guerre civili era proiettato in un passato mitico, era per cos dire solo adombrato nel remoto
conflitto fra Troiani e Latini; Lucano vuole invece riproporlo in tutta la sua ineludibile realt storica,
presentandone le nefaste conseguenze sulla storia successiva. Tuttavia allinterno della Pharsalia nel
proemio, lelogio di Nerone suona come una nota stridente: nello stesso progetto del poema era insita la
contraddizione fra la visione radicalmente pessimistica dellultimo secolo di storia romana e le aspettative
suscitate dal nuovo principe; che nel resto dellopera non mai pi nominato. Il pessimismo di Lucano
approda a una concezione coerentemente prima di luci: un anti-mito di Roma, il mito del suo tracollo,
della inarrestabile decadenza, che si contrappone a quello virgiliano dellascesa della Citt da umilissime
origini.

La Pharsalia non ha, come lEneide, un personaggio principale, un vero e proprio eroe; lazione del poema
ruota soprattutto intorno alle personalit di Cesare, di Pompeo e di Catone. Cesare, leroe nero del
poema, domina a lungo la scena con la sua malefica grandezza. Il furor, lira, limpatientia e una colpevole
volont di farsi superiore allo stato sono le passioni che maggiormente agitano il suo animo. Alla frenetica
energia di Cesare si contrappone una relativa passivit da parte di Pompeo: un personaggio in declino,
affetto da una sorta di senilit politica e militare. una figura tragica: alla progressiva perdita di
autorevolezza in campo politico fa riscontro, in Pompeo, un ripiegamento nella sfera del privato, degli
affetti familiari. Nei confronti di Pompeo, lintento di Lucano quello di farne una sorta di Enea cui il
destino si mostra avverso invece che favorevole. Catone si impegna nella guerra civile, con piena
consapevolezza della sconfitta alla quale va incontro, e della conseguente necessit di darsi la morte,
lunico modo che gli resta per continuare ad affermare il diritto e la libert. Intorno ai tre personaggi si
muove una serie di personaggi minori. Spicca fra le altre la figura di Domizio Enobarbo , che Lucano
caratterizza come un eroe. Lo stile di Lucano stato definito ardens et concitatus, riferendosi anche
allincalzante ritmo narrativo dei periodi, che si susseguono senza freno e lasciano debordare parti della
frase oltre i confini dellesametro. Per la spinta continua al pathos e al sublime, lo stile di Lucano ha molti
punti di contatto con quello delle tragedie di Seneca. Lio del poeta praticamente onnipresente per
giudicare e spesso per condannare in tono indignato. La presenza di unideologia politico-moralistica si fa in
Lucano ossessiva, invade il suo linguaggio, si riduce a retorica. Spetta cos alla retorica, ai suoi costrutti
laboriosi e calcolati, di compensare la perdita di credibilit in cui sono cadute le forme semplici del
linguaggio epico.

Nonostante le polemiche letterarie, nella cultura romana la Pharsalia conosce una rapida fortuna.

PETRONIO

Se lautore del Satyricon il personaggio rappresentato da Tacito negli Annales, si tratta di Petronius Niger,
console verso il 62. Come scrittore, Petronio nominato pochissime volte, e solo a partire dal III secolo,
perci possediamo poche notizie riguardo la sua vita. Ci resta un lunghissimo frammento narrativo in prosa,
con parti in versi del Satyricon. La parte che abbiamo copre parte dei libri 14 e 16 e la totalit del libro 15
(per la sintesi vedi il libro). Non risulta con sicurezza che Petronio abbia scritto altre opere.

Tutti gli elementi di datazione interni, cio desunti dal testo del Satyricon, concordano con una datazione
non oltre il principato di Nerone. La parte pi integra del frammento di narrazione che nelle sue grandi
linee continuo, il famoso episodio della Cena di Trimalcione. I critici moderni chiamano romanzi due
testi latini che tra laltro sono poco simili tra loro: il Satyricon di Petronio e le Metamorfosi di Apuleio.
Nel romanzo di Petronio non c spazio per la castit, e nessun personaggio un serio e credibile portavoce
di valori morali; ben diverso il romanzo greco damore e si pensato addirittura che il Satyricon sia, a
grandi linee, strutturato come una parodia di questo genere. La narrativa seria non sicuramente lunico
genere narrativo a cui Petronio poteva riferirsi. Un filone importante quello della fabula Milesia, una
letteratura novellistica che a partire dal I secolo a.C. ha grande fortuna ed caratterizzata da situazioni
comiche, spesso piccanti e amorali. Complessa la forma del romanzo: la prosa narrativa interrotta, con
apprezzabile frequenza, da inserti poetici. Il dato pi originale della poetica di Petronio forse la sua forte
carica realistica: il romanzo ha una sua storia da raccontare, la vita avventurosa di Encolpio, ma nel farlo si
sofferma a descrivere luoghi tipici e fondamentali del mondo romano. Lautore ha un vivo interesse per la
mentalit delle varie classi sociali, oltre che per il loro linguaggio quotidiano. Loriginalit del realismo
petroniano sta nelloffrirci una visione del reale che critica quanto disincantata; quando percorre la via
della satira, si ferma prima di adottare il gesto della protesta, dellinvettiva, della predicazione. Il romanzo
esprime una vocazione satirica incompleta, mentre interamente dominato da una vocazione alla
parodia. Sottili effetti ironici nascono continuamente dalluso di modelli letterari elevati; richiami alla
grande epica sono particolarmente frequenti. A Petronio si possono accostare, per una certa affinit
tematica, le poesie del libro dei Priapea. Si tratta di una raccolta che ci giunta anonima, circa ottanta
componimenti di lunghezza e metro variabili. Il genere priapeo un tipo particolare di epigramma, di
tono scherzoso e tematica per lo pi esplicitamente sessuale. I componimenti sono collegati fra loro dalla
figura del dio Priapo, che protegge giardini e orti con la sua smodata sessualit.

LA SATIRA SOTTO IL PRINCIPATO: PERSIO E GIOVENALE

Persio e Giovenale mostrano importanti tratti comuni: tutti e due dichiarano di ricollegarsi alla poesia
satirica di Lucilio e di Orazio. Le satire di Persio e di Giovenale, pur se formalmente rivolte a un destinatario
singolo, sono in realt dirette a un pubblico generico di lettori-ascoltatori, di fronte ai quali il poeta si
atteggia a censore del vizio e dei costumi. La forma dellinvettiva (discorso violento, denuncia impietosa che
abbassa e distrugge) prende il posto del modo confidenziale e garbato, del sorriso autoironico che
caratterizzava la satira oraziana. Accanto a questo mutamento di posizione e di ruolo del poeta satirico, si
notano nella poesia di Persio e Giovenale i segni vistosi di un nuovo gusto letterario; sono le spinte
anticlassiche di quel manierismo che nasce in reazione al classicismo dellet augustea e fiorisce nel I
secolo d.C. e oltre.

Persio: nasce in Etruria, da ricca famiglia equestre, nel 34 d.C., studia a Roma grammatica e retorica. La
conversione alla filosofia lo port a condurre una vita austera e appartata, nel culto degli studi e degli
affetti familiari. Mor non ancora ventottenne, nel 62. Della sua non copiosa produzione Persio non
pubblic nulla in vita: si prese cura delledizione delle sue opere un amico, dopo averle sottoposte alla
revisione di Anneo Cornuto (filosofo stoico che segn la unimpronta decisiva sulla sua vita). Questi
autorizz la pubblicazione, dopo lievi ritocchi, del libro delle Satire, che fu accolto da immediato successo.
Dopo un componimento-prologo (costruito col verso dellinvettiva) che polemizza contro le mode letterarie
del tempo, seguono sei componimenti satirici in esametri dattilici, il metro ormai tradizionale di questo
genere letterario.

Per Persio lo spirito polemico e lentusiastica aspirazione alla verit, trovavano nella satira lo strumento pi
idoneo ad esprimere il sarcasmo e linvettiva, nonch lesortazione morale. La sua poesia anzitutto
ispirata da unesigenza etica, dalla necessit di smascherare e combattere la corruzione e il vizio, e si
contrappone perci polemicamente alle mode letterarie del tempo. Nella descrizione delle molteplici
forme in cui il vizio e la corruzione si manifestano, Persio ricorre con frequenza a un particolare campo
lessicale, quello del corpo e del sesso. La fenomenologia del vizio diventa laspetto prevalente nella satira di
Persio, relegando in uno spazio marginale la fase positiva del processo di liberazione morale: rispetto alla
descrizione degli aspetti negativi della realt, sono poche le indicazioni sul recte vivere, sulle norme cui
informare lesistenza. Lo stoicismo di Persio non assume apertamente i caratteri dellimpegno politico;
inclina piuttosto verso un raccoglimento interiore che la condizione per praticare il culto della virt e che
mostra analogie con lesistenza appartata, la tranquilla atarassia degli epicurei. Nelle Satire si pu
riconoscere la presenza reale di modelli e autori esemplari: la prima quella del sermo oraziano, una forma
discorsiva che aveva saputo adattarsi sia allintenzione satirica che alla pensosit epistolare; la seconda ha a
che fare con il modello lucreziano, secondo il quale il poeta cercava un contatto intenso con il destinatario,
lo provocava e lo coinvolgeva, gli suggeriva scelte e valori. Persio raccoglie questo modello e lo sviluppa nel
suo rovescio, fa di Lucrezio un antimodello. Il sermo oraziano, pacato nella sua bonomia, viene sostituito da
un atteggiamento consapevolmente aspro e aggressivo, necessario per superare lindifferenza dei miseri in
preda al vizio. Le Satire persiane descrivono liter predicatorio di un maestro perennemente inascoltato, un
maestro destinato a non incontrare soddisfazione e obbedienza. A questa intenzione di aggredire
salutarmente il lettore, di scuoterlo e mostrargli la cruda realt delle cose, va ricondotta la peculiarit dello
stile di Persio. La lingua quella quotidiana, ma lo stile si incarica di deformarla, di forzarla ad esprimere
una verit non banale. Nella stessa direzione muove un altro tipico procedimento di Persio, cio luso
audacissimo della metafora, teso a esplorare rapporti nuovi fra le cose.

Giovenale: nato nel Lazio tra il 50 e il 60 d.C., da famiglia benestante. Ebbe una buona educazione retorica
e allattivit poetica arriv probabilmente in et matura, dopo la morte di Domiziano (96). La sua
produzione poetica costituita da 16 satire divise in cinque libri.

Di fronte allinarrestabile dilagare del vizio sar lindignazione la musa del poeta, e la satira il genere
obbligato, il tipo di poesia pi adatto a esprimere la furia del suo disgusto. Al contrario di Orazio, e
diversamente in questo anche da Persio, che non rinunciava a proporre una terapia, Giovenale non crede
che la sua poesia possa influire sul comportamento degli uomini, giudicati prede irrimediabili della
corruzione: la sua satira si limiter a denunciare, a gridare la sua protesta. Giovenale rifiuta cio di
uniformarsi alla tradizione satirica precedente, razionalistica e riflessiva. Un marcato cambiamento di toni si
avverte nella seconda parte dellopera di Giovenale, cio negli ultimi due libri, in cui il poeta rinuncia
espressamente alla violenta ripulsa dellindignatio e assume un atteggiamento pi distaccato, mirante
allaptheia degli stoici, riavvicinandosi a quella tradizione diatribica della satira da cui si era drasticamente
allontanato. Ma sulla facciata dellimpassibilit si aprono qua e l le crepe dellantico furore, riaffiora la
rabbia di sempre: nemmeno il rimedio dellindifferenza filosofica riesce a placare la coscienza ferita e
frustrata. Giovenale trasforma quindi il codice formale del genere satirico, recidendo il legame tradizionale
con la commedia (bandendo cio il ridiculum) e accostando la satira alla tragedia, sul terreno dei contenuti
e dello stile. Nella sua enfasi declamatoria, in questo tono sempre teso nella denuncia e nellinvettiva,
nonch nella fissit dei suoi bersagli polemici, si sono ravvisati gli influssi delle scuole di retorica e delle
declamazioni, che Giovenale avrebbe lungamente praticato, e questa accusa di scolasticismo grava
sempre sulla sua poesia.

LEPICA DI ET FLAVIA

A causa di notevoli concordanze di gusto e clima colturale si tende a studiare come un gruppo a s stante i
tre poeti contemporanei Stazio, Valerio Flacco e Silio Italico. La poesia di questi tre autori assume come suo
referente classico lopera di Virgilio. Altrettanto importante per i letterati flavi linflusso di Ovidio, che
determina soprattutto le costanti dello stile narrativo.
Stazio: nasce a Napoli fra il 40 e il 50 d.C. ed ebbe notevoli successi nelle recitazioni pubbliche e nelle gare
poetiche. Di lui possediamo le Silvae, cinque libri di versi in vario metro; le Thbais, in dodici libri; Achillis,
poema epico lasciato incompiuto. Stazio un letterato professionale, che vive della sua opera (a differenza
di Silio e Valerio).

I committenti delle varie poesie delle Silvae si rispecchiano in molte di esse, rivelandoci mentalit e
atteggiamenti di un ceto colto e benestante, spesso occupato nel sistema del governo e della burocrazia
imperiale. Emergono i valori che guidano questo sistema sociale: da un lato il ripiegamento sulla vita
privata (passione per le arti, consumi di lusso), dallaltro lideologia del pubblico servizio inserito nelle
strutture del potere imperiale. I metri dei vari componimento spaziano dallesametro ai versi lirici. Una
serie di carmi descrittivi testimoniano i gusti dellepoca. Il poeta si mostra perfettamente inserito in una
societ gerarchica, entro una rete di autorevoli protettori che ha il suo centro immobile nel simulacro
divinizzato del principe. La nuova funzione di questa poesia si pu definire estetizzante, nel senso che deve
rendere belli e gradevoli oggetti, uomini e gesti. La tenera poesia sentimentale di Stazio, benpensante e
conciliativa, aspira a presentate di s il ritratto fedele e autorizzato della buona societ imperiale. Ma il
gusto e la poetica del sentimento che caratterizzano le Silvae, rispondono ad unampia politica di direzione
e controllo della pubblica emotivit. Let neroniana aveva inaugurato la moda di pubbliche gare di poesia,
certamina celebrativi legati a ricorrenze e festivit. La moda serve a un programma di restaurazione civile e
morale, allesaltazione dei valori e delle forme letterarie. Ci produce una teatralizzazione della
letteratura, trasforma la poesia in spettacolo.

Nellepilogo della Tebaide, Stazio dichiara di avere come modello lEneide. La scelta dellepos eroico
comporta molti diretti richiami dellIliade, in parte mediati da Virgilio, e in parte autonomi; lo stile narrativo
e la metrica di Stazio sono inconcepibili senza la lezione tecnica di Ovidio; la sua immagine del mondo
inseparabile dallinflusso di Seneca: posta sotto questa costellazione di influssi, lopera non manca affatto di
unit.

A differenza del poema su Tebe che avr grande fortuna a lungo termine - il poema sulla vita di Achille,
lAchilleide, ha avuto un destino stentato.

Valerio Flacco: la vita ci praticamente ignota ed egli non fa accenni autobiografici. LArgonautica, in otto
libri di esametri un poema epico, incompiuto, dedicato a Vespasiano, con riferimenti a Tito.

Pur riprendendo quasi tutti gli episodi principali dal poema di Apollonio Rodio, che si imponeva come
falsariga canonica del mito, Valerio mira ad una riscrittura del tema argonautico in gran parte autonoma. La
sua rielaborazione appare guidata dalla ricerca delleffetto: accentuazione del pathos e drammatizzazione,
visualizzazione, concentrazione del modello e conseguente gusto per la brevit dellespressione,
retorizzazione. Elegante e raffinato nel particolare, nel dettaglio desccrittivo, nella notazione psicologica,
nel quadro isolato, Valerio fallisce spesso nella creazione di strutture narrative articolate: difetti di
chiarezza e linearit. La narrazione di Valerio Flacco esaspera la propensione virgiliana allo stile soggettivo,
a rendere cio situazioni e avvenimenti attraverso il punto di vista e le sensazioni dei vari personaggi. Ne
risulta un testo narrativo assai difficile, spesso oscuro, che si caratterizza come estremamente dotto.
Unopera che per realizzare una poetica ardua e sofisticata, presuppone nel suo destinatario unampia
competenza letteraria.

Silio Italico: nasce intorno al 26 d.C.; fu avvocato politicamente legato a Nerone. Dedic gli ultimi anni al
suo ampio poema storico, i Punica, in 17 libri di esametri. I Punica sono il pi lungo epos storico latino a noi
giunto. I diciassette libri raccontano la seconda guerra punica dalla spedizione di Annibale in Spagna al
trionfo di Scipione dopo Zama. La linea annalistica testimonia la volont del poeta di collegarsi alla pi
imponente trattazione monografica in latino. Il parallelo pi ovvio dei Punica sono gli Annales di Ennio, che
fornivano un esempio canonico per la composizione di unepica anno per anno; tuttavia lo stato
frammentario dellopera di Ennio e il carattere dello stile di Silio rendono molto difficile ritrovare imitazioni
precise. Un altro precedente arcaico, ancor pi distante e certamente meno diretto, era Nevio, lautore del
Bellum Poenicum: anche lui presumibilmente il destinatario di un omaggio alla memoria. Ma limpulso
fondamentale dellopera venne dallEneide. La guerra di Annibale presentata come una diretta
continuazione di Virgilio: originata dalla maledizione di Didone contro Enea ed i suoi discendenti. Per una
meccanica estensione della struttura dellEneide, Giunone continua ad avversare i discendenti dei Troiani e,
al tempo stesso, mantiene il suo ruolo di protettrice di Cartagine. I lettori di Silio sono chiamati ad accettare
senza problemi non solo le convenzioni dellepos virgiliano, ma addirittura di quello omerico.

PLINIO IL VECCHIO E IL SAPERE SPECIALISTICO

Nasce a Como nel 23 d.C., fu un efficiente cavaliere al servizio della corte imperiale. Il suo interesse per le
questioni militari testimoniato da un trattatello (a noi perduto) che si chiamava De iaculatione equestri,
cio sulle tecniche del combattimento a cavallo. Dopo la morte di Claudio, Plinio deve aver condotto una
vita appartata: da alcune allusioni contenute nella Naturalis historia sappiamo che era violentemente ostile
a Nerone. In questo periodo di stasi della carriera, Plinio deve aver sviluppato interessi per la grammatica.
Con lascesa di Vespasiano, Plinio imbocca, piuttosto improvvisamente, una intensa carriera come
procuratore imperiale. La fortuna delle opere storiche pliniane fu piuttosto velocemente soppiantata dalla
concorrenza di Tacito. Tutte le sue opere sono andate perdute, tranne la Naturalis historia, conclusa verso il
77-78 e presentata al nuovo imperatore Tito.

Uno sforzo di sistemazione del sapere evidente in tutta la cultura romana della prima et imperiale, e si
esprime soprattutto in opere di tipo manualistico. I tempi sono sempre pi maturi per lo sviluppo di vere e
proprie enciclopedie, intese come inventari delle conoscenze acquisite. La Roma imperiale conosce una
grande espansione dei ceti tecnici e professionali: medici, architetti, esperti in acquedotti e reti fognarie,
agronomi, amministratori. Nello stesso tempo, la curiosit scientifica si afferma anche come forma di
intrattenimento, di consumo culturale. Gli autori si presentano spesso come viaggiatori, che raccolgono
materiale di prima mano; tuttavia il gusto per il dettaglio concreto e per lesplorazione non sorretto da
nessun metodo e manca lo spirito sistematico. Lenciclopedia di Plinio fu una scommessa originale per
dimensione e ambizioni. evidente nella Naturalis historia, un aspetto della personalit di Plinio: il suo
impegno che potremmo definire spirito di servizio; di suo, nellenciclopedia naturale, Plinio porta senso
pratico e seriet morale, qualit tipiche di un operoso funzionario imperiale. Bisogna riconoscere che la
Naturalis historia uno dei testi antichi meglio organizzati e consultabili.

Frontino: come Plinio, Frontino si segnala per zelo sia nella carriera che nellestensione di opere a carattere
tecnico. Il De aquis urbis Romae una buona trattazione dei problemi di approvvigionamento idrico a
Roma. I libri degli Stratagema sono in pratica una raccolta di aneddoti militari. Frontino, oltre che di arte
militare e di idraulica, aveva trattato anche di agrimensura (la disciplina che ha per oggetto la rilevazione, la
rappresentazione cartografica e la determinazione della superficie agraria di un terreno), ma il suo trattato
andato perduto.

MARZIALE E LEPIGRAMMA

Nacque tra il 38 e il 40 d.C. in Spagna, and a Roma a svolgere lattivit poetica come cliente e grazie ad
essa ottenne una certa notoriet. Di Marziale ci resta una raccolta di Epigrammi distribuiti in 12 libri. I metri
sono vari: accanto al distico elegiaco, largamente prevalente, sono frequenti anche falecio e scazonte, ma
non mancano altri metri diversi. Varie sono anche le dimensioni dei componimenti: dallepigramma di un
solo verso a quelli di dieci o pi, fino ad alcune decine. Gli epigrammi sono in totale pi di 1500.

Un aspetto importante della cultura letteraria dellet dei Flavi, nel clima di restaurazione morale che la
caratterizza, la tendenza al recupero del genere poetico pi alto, lepica; ma si assiste anche alla
diffusione e al cospicuo successo di un genere come lepigramma. Lorigine dellepigramma risale allet
greca arcaica, dove la sua funzione era essenzialmente commemorativa: era inciso ad esempio su pietre
tombali, o su offerte votive, a ricordare una persona, un monumento, un luogo o un evento famoso. In et
ellenistica diventa un tipo di componimento adatto alla poesia doccasione, a fissare nel giro di pochi versi
limpressione di un momento, di un piccolo avvenimento quotidiano. I temi sono di tipo leggero: erotico,
simposiaco, satirico-parodistico, accanto a quelli pi tradizionali, ad esempio di carattere funebre.
Nellambito della poesia latina, lepigramma non aveva una grande tradizione, e di essa poco ci rimasto,
con leccezione di Catullo. Di fatto solo con lopera di Marziale che lepigramma trova un riconoscimento
artistico. Marziale far dellepigramma il suo genere esclusivo, lunica forma della sua poesia,
apprezzandone soprattutto la duttilit, la facilit ad aderire ai molteplici aspetti del reale. proprio il
realismo, laderenza alla vita concreta, che Marziale rivendica come tratto qualificante della propria poesia.
La variet, la mobilit di un genere agile come lepigramma sono i pregi che Marziale polemicamente
contrappone ai generi illustri, allepos e alla tragedia. I temi degli epigrammi di Marziale sono vari, e
investono lintera esperienza umana: accanto a quelli pi radicati nella tradizione, altri riguardano pi da
vicino le vicende personali del poeta o il costume sociale del tempo. In generale, rispetto alla tradizione
lepigramma di Marziale sviluppa fortemente laspetto comico-satirico. Con lui lepigramma acquista una
fisionomia e una forma tipica, diventa un meccanismo comico costruito appunto in funzione del fulmen in
clausola, della stoccata finale. Una scelta di poesia realistica come quella che Marziale pratica e
ripetutamente ribadisce comporta un linguaggio e uno stile conformi, aperti alla vivacit dei modi
colloquiali e alla ricchezza del lessico quotidiano. Un poeta duttile come Marziale sa alternare forme
espressive molto varie, passando da toni di limpida sobriet ad altri di maggiore eleganza e ricercatezza. Il
successo di Marziale fu immediato e duraturo.

QUINTILIANO

Nacque in Spagna intorno al 35 d.C.; in giovent si trasfer a Roma, dove studi grammatica e retorica.
Successivamente fece ritorno in Spagna, dove probabilmente svolse lattivit forense. Fu richiamato a Roma
da Galba, nel 68 d.C., ed incominci la sua attivit di maestro di retorica che ebbe grande successo. Si
conservata lopera principale di Quintiliano, in 12 libri, la Institutio oratoria, iniziata forse nel 93. Sotto il
nome di Quintiliano i manoscritti ci tramandano due raccolte di declamazioni.

Il problema della corruzione delleloquenza investiva contemporaneamente questioni morali e di gusto


letterario: il primo aspetto era particolarmente evidente nel diffuso malcostume della delazione, che
spesso asserviva leloquenza a fini di ricatto materiale e morale. In epoca flavia fu particolarmente acceso il
dibattito fra i diversi orientamenti delloratoria: larcaizzante, il modernizzante, il ciceroniano. Dal punto di
vista dei gusti letterari, Quintiliano fu il vessillifero di una reazione classicistica nei confronti dello stile
corrotto e degenerato di cui egli vedeva in Seneca il principale esponente e insieme il maggiore
responsabile. Quintiliano, non diversamente da altri autori antichi, vede in termini moralistici il problema
della degenerazione dei costumi; ma egli in primo luogo un uomo di larga esperienza scolastica,
profondamente convinto dellefficacia delleducazione. LInstitutio oratoria delinea pertanto un programma
complessivo di formazione culturale e morale, che il futuro oratore deve seguire scrupolosamente
dallinfanzia fino allingresso nella vita pubblica. Scopo dichiarato di Quintiliano fu quello di riprendere,
adattandola ai propri tempi, leredit di Cicerone: un compito che egli seppe assolvere con finezza e senso
della misura. Nel ritorno a Cicerone si esprime da parte di Quintiliano, lesigenza di ritrovare una sanit di
espressione che sia insieme sintomo della saldezza dei costumi. Quintiliano riteneva che lelocuzione
dovesse svolgersi anzitutto in funzione della sostanza delle cose, laddove Seneca mirava allascoltatore,
allesigenza di catturarne linteresse e di guidarne le reazioni. Cos la polemica di Quintiliano contro Seneca
e il Nuovo Stile rappresentava in realt lo scontro tra due diverse istanze del discorso: una era lesigenza del
docere, quella che fonda il discorso sulloggettivit delle cose dette e considera lautore come lunico
attore del testo; laltra, caratteristica del Nuovo Stile, era lesigenza del movere, quella che carica il senso
del discorso sul destinatario, sullascoltatore, e fa di lui (o meglio della sua percezione e delle emozioni con
cui reagisce) il vero primattore del testo. Il tipo di oratore ideale che Quintiliano delinea si avvicina a
quello ciceroniano per la vastit di formazione culturale richiesta. Nel programma di Quintiliano, le letture
degli autori pi diversi hanno lo scopo precipuo di formare lo stile delloratore. Nel XII libro della Institutio
Quintiliano accenna alla questione dei rapporti fra oratore e principe. Quintiliano si schierava fra quegli
intellettuali che, come far Tacito, accettavano il principato come una necessit. Loratore quintilianeo non
pone certo in discussione il regime, ma le doti morali che deve possedere sono utili, prima che al principe,
alla societ in generale. Un giudizio ben altrimenti fondato, amaramente realistico, della posizione che
tocca ormai alloratore, ci conservato nel pi o meno contemporaneo Dialogus de oratoribus di Tacito,
fortemente marcato dalla coscienza di un ruolo ormai decaduto, dalla disincantata denuncia di una
irreversibile impotenza politica.

LET DEGLI IMPERATORI PER ADOZIONE

Il periodo che comincia col principato di Nerva e arriva fino alla morte di Commodo (192 d.C.) un secolo
intero di tranquillit che non ha uguali in nessun altro periodo della storia romana precedente. Il II secolo
caratterizzato da una sostanziale uniformit di condotta del potere. Il problema della successione degli
imperatori aveva trovato una soluzione soddisfacente nel sistema delladozione. Accomodandosi alla
facilit della vita sociale e alla felicit dei tempi, la cultura tende ora ad unostentata raffinatezza. Non ci fu
forse mai altro periodo della storia romana in cui le lettere, e la cultura in genere, abbiano fruito di una
protezione pubblica che in questo. Nacquero non poche biblioteche pubbliche, furono istituiti, a Roma e
nelle province, insegnamenti di retorica latina e greca. Accanto a questa fioritura delle istituzioni
scolastiche di medio ed alto livello, la cultura romana conosce in questo periodo una straordinaria
rifioritura della letteratura in greco. Di questo rinascimento greco il frutto pi appariscente fu certo il
formarsi della scuola detta della Seconda Sofistica, ma non composta da filosofi, bens di retori. Il
graeculus imperatore Adriano meglio rappresenta il gusto della sua et per tale rinascita della cultura
greca. Poeta egli stesso, tenue ma raffinato, dotto cultore dellantico, interessato di filologia e di polemiche
letterarie, egli esercit il suo influsso pi decisivo come promotore di cultura: fond anche, a Roma, una
specie di accademia nota col nome di Athenaeum, nella quale facevano lezione e tenevano conferenze
retori e intellettuali di gran nome. Fece eseguire una grandissima quantit di copie dei classici greci. Tale
diffusa tranquillit socio-politica celava dentro di s nuovi decisivi sviluppi della cultura successiva: il mondo
romano si sarebbe presto trasformato in una realt sociale che, per linfluenza dilagante di esperienze
culturali orientali, si sarebbe fatta pi marcatamente cosmopolita. Si determin un clima di sincretismo
religioso in cui si mescolavano le divinit e le credenze delle pi diverse forme di fede. Esaurito il fascino
esercitato da dottrine e sette filosofiche come quella stoica, era inevitabile che si affermassero nuove fedi
religiose. Il vivi secondo natura degli stoici (e dei cinici soprattutto) non poteva pi soddisfare gli spiriti
pi esigenti: e lo stoicismo consumer i suoi ultimi trionfi nel laico rigorismo dellimperatore Marco Aurelio.
Si imposero nuove credenze e nuove pratiche culturali. Il culto di Iside cedette davanti ad un altro culto
orientale, quello del persiano Mitra. Questultimo non si discostava molto, per certi aspetti, dal
cristianesimo, l dove inculcava lobbligo di fare del bene e faceva dellaltruismo e della fratellanza il centro
delle sue virt. Il Mitraismo non sembra trovasse diffusione presso le classi umili. Del tutto diversamente in
questo dal Cristianesimo: alle assemblee cristiane daltronde partecipavano, attratti dalla semplicit dei riti,
uomini e donne, liberi e schiavi. Gi allinizio del II secolo esisteva una struttura gerarchicamente ordinata,
un clero, con i suoi vescovi, cui erano sottoposti molti presbiteri e diaconi. Molto dovette contribuire al
consolidamento della religione cristiana la nascita precoce di una vasta letteratura religiosa.

PLINIO IL GIOVANE

Nacque a Como nel 61 o 62 d.C.; a Roma studi retorica e presto incominci la carriera forense, in cui
ottenne notevoli successi, e il cursus honorum. Nel 100, insieme allo storico Tacito, che era suo amico,
sostenne laccusa contro Mario Prisco, proconsole dAsia. Mor probabilmente nel 113. Delle sue opere ci
restano: Panegyricus, versione ampliata del discorso di ringraziamento a Traiano, tenuto in senato in
occasione della nomina a console, nel 100 d.C.; una raccolta di Epistulae in dieci libri. Nulla ci resta delle sue
numerose opere poetiche e orazioni, che si trovano frequentemente menzionate nelle Epistulae.

La gratiarum actio (discorso di ringraziamento) di fronte al senato trapassa in un encomio dellimperatore,


al quale aspettava raccomandare in senato la nomina dei magistrati. Plinio enumera ed esalta le virt
delloptimus princeps Traiano; auspicando, dopo la fosca tirannide di Domiziano, un periodo di rinnovata
collaborazione fra limperatore e il senato, si sforza di delineare un modello di comportamento per i principi
futuri. Plinio sembra rivendicare una funzione pedagogica nei confronti del principe: attraverso i molti
elogi e le formule di cortesia, traspare il tentativo di esercitare una blanda forma di controllo sul detentore
del potere assoluto. Tuttavia i reali rapporti fra lui e Traiano emergono dallepistolario intercorso fra i due.
Plinio si comporta come un funzionario scrupoloso e leale, ma anche indeciso, che informa Traiano di tutti i
problemi che si presentano e da lui si attende consigli e direttive. Lo stile dellepistolario di Plinio ricerca la
grazia e leleganza, il modello prediletto Cicerone: gusto per il fraseggio limpido, architettura armonica
del periodo, schemi ritmici ricorrenti. Le lettere di Plinio sono in realt una serie di brevi saggi di cronaca
sulla vita mondana, intellettuale e civile. Lestrema mondanit di Plinio e il suo essere
contemporaneamente un uomo ricchissimo, un importante personaggio politico e uno stimato letterato, lo
pongono in una posizione privilegiata come osservatore della sua epoca. Nellepistolario di Plinio
compaiono le massime figure di quel tempo, dallimperatore Traiano a Tacito a Svetonio, e gli avvenimenti
contemporanei, dai pi importanti e tragici, come leruzione del Vesuvio, fino ai minuti pettegolezzi degli
ambienti elevati e colti.

TACITO

Nacque intorno al 55 d.C., si trasfer a Roma per gli studi e inizi la carriera politica sotto Vespasiano e la
prosegu sotto Tito e Domiziano. Scrisse: De vita Iulii Agricolae, pubblicata nel 98; De origine et situ
Germanorum, probabilmente dello stesso anno; Dialogus de oratoribus, di poco successivo al 100;
Historiae, in dodici o quattordici libri; Annales, in sedici o diciotto libri.

Nel Dialogus de oratoribus diversi aspetti contribuiscono a isolarlo rispetto al complesso della sua opera: in
effetti il periodare del Dialogus ricorda molto pi da vicino il modello neociceroniano, forbito ma non
prolisso, cui si ispirava linsegnamento della scuola di Quintiliano, che non la severa e asimmetrica
inconcinnitas tipica delle maggiori opere storiografiche di Tacito. Il Dialogus de oratoribus si riallaccia alla
tradizione dei dialoghi ciceroniani su argomenti filosofici e retorici. Riferisce una discussione che si
immagina avvenuta in casa di Curiazio Materno, retore e tragediografo, fra lo stesso Curiazio Materno,
Marco Apro, Vipstano Messalla e Giulio Secondo, e alla quale Tacito dice di avere assistito in giovent. In un
primo momento si contrappongono i discorsi di Apro e Materno, in difesa rispettivamente della eloquenza
e della poesia. Landamento del dibattito subisce una svolta con larrivo di Messalla, spostandosi sul tema
della decadenza delloratoria. Messalla ne indica le cause nel deterioramento delleducazione del futuro
oratore, non pi accurata come nei tempi antichi. Il dialogo si conclude con un discorso di Materno,
portavoce di Tacito, il quale sostiene che una grande oratoria era possibile solo con la libert, o piuttosto
con lanarchia, che regnava al tempo della repubblica, nel fervore dei tumulti e dei conflitti civili; diviene
non pi praticabile in una societ tranquilla e ordinata come quella conseguente alla instaurazione
dellImpero. Alla base del pensiero di Tacito sta laccettazione della indiscutibile necessit dellImpero come
unica forza in grado di salvare lo stato dal caos delle guerre civili. Il principato restringe lo spazio per
loratore e luomo politico, ma al principato non esistono alternative.

Verso gli inizi del regno di Traiano, Tacito approfitt del ripristino dellatmosfera di libert dopo la tirannide
domizianea per pubblicare il suo primo opuscolo storico, che tramanda ai posteri la memoria del suocero
Giulio Agricola, principale artefice della conquista di gran parte della Britannia sotto il regno di Domiziano.
Per il tono apertamente encomiastico lAgricola si richiama in parte allo stile delle laudationes funebri.
Lopera si incentra principalmente sulla conquista dellisola, lasciando un certo spazio a digressioni
geografiche ed etnografiche, che in parte derivano anche dalle notizie sulla Britannia contenute nei
Commentarii di Cesare. Nellelogiare il carattere del suocero, Tacito mette in rilievo come egli, governatore
della Britannia e capo di un esercito in guerra, avesse saputo servire lo stato con fedelt, onest e
competenza anche sotto un pessimo principe come Domiziano. LAgricola si situa quindi al punto di
intersezione fra diversi generi letterari: si tratta di un panegirico sviluppato in biografia, di una laudatio
funebris inframmezzata, ampliata e integrata con materiali storici ed etnografici: perci risente di modi
stilistici diversi.

Gli interessi etnografici, gi largamente presenti nellAgricola, sono al centro della Germania. Le notizie
etnografiche contenute nella Germania non derivano da osservazione diretta, ma quasi esclusivamente da
fonti scritte: ha tratto la maggior parte della documentazione dai Bella Germaniae di Plinio il Vecchio.
Tacito sembra avere seguito la sua fonte con fedelt, accontentandosi di migliorarne e impreziosirne lo
stile. La Germania sembra contrapporre i barbari, ricchi di energie ancora sane e fresche, ai Romani:
insistendo sulla indomita forza e sul valore guerriero dei Germani, pi che tesserne un elogio Tacito ha
inteso sottolineare la loro pericolosit per lImpero.

Nelle Historiae la parte che ci rimasta contiene la narrazione degli eventi degli anni 69-70, dal regno di
Galba fino alla rivolta giudaica; lopera nel suo complesso doveva estendersi fino al 96, lanno della morte di
Domiziano. Le Historiae affrontavano perci un periodo cupo, sconvolto da varie guerre civili, e concluso da
una lunga tirannide. Lanno col quale si apre la narrazione delle Historiae, il 69, aveva visto succedersi
quattro imperatori (Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano), Tacito ne parla a oltre trentanni di distanza e la
ricostruzione degli avvenimenti dellanno dei quattro imperatori avvenne nel vivo del dibattito politico che
aveva accompagnato lascesa al potere di Traiano. Tacito ha voluto mostrare in Galba il divorzio ormai
consumato fra il modello di comportamento rigorosamente ispirato al mos maiorum un modello ormai
votato al vuoto ossequio delle forme, e noncurante di ogni realismo politico - e la reale capacit di
dominare e controllare gli avvenimenti. La tecnica tacitiana del ritratto mostra numerose affinit con
Sallustio: Tacito si affida alla inconcinnitas, alla sintassi disarticolata, alle strutture stilistiche slegate per
incidere nel profondo dei personaggi.
Negli Annales intraprese il racconto della pi antica storia del principato, dalla morte di Augusto a quella di
Nerone. Nellopera Tacito mantiene la tesi della necessit del principato, tuttavia la storia del principato
anche la storia del tramonto della libert politica dellaristocrazia senatoria. Raccontando le vicende di
Roma, Tacito conduce il lettore attraverso un territorio umano desolato, senza luce o speranza: la sua una
storiografia tragica. Negli Annales si perfeziona ulteriormente larte del ritratto. Il vertice stato individuato
da alcuni nel ritratto di Tiberio: lo storico fa s che esso si delinei progressivamente attraverso una
narrazione sottolineata qua e l da osservazioni e commenti.

Fra gli storici antichi Tacito fu senzaltro fra i pi scrupolosi nella consultazione delle fonti.

SVETONIO E LA STORIOGRAFIA MINORE

Non conosciamo di Svetonio le date di nascita e di morte, possiamo solo supporre che sia nato poco dopo il
70 d.C. Per un po svolse attivit forense, poi entr a corte in qualit di funzionario. De viris illustribus si
intitolava una raccolta di biografie di letterati suddivisa per generi, a noi ne resta solo una sezione. Il De
vita Caesarum, una raccolta di dodici biografie degli imperatori da Giulio Cesare a Domiziano, ci resta quasi
completo.

Quello biografico era un genere letterario di tradizione greca che, a Roma era stato coltivato soprattutto da
Varrone e Cornelio Nepote; entrambi ispireranno il De viris illustribus svetoniano e similmente anche le Vite
dei Cesari. Brevi informazioni su origini e luogo di nascita, sullinsegnamento esercitato, sugli interessi
principali e le opere composte, sui tratti del carattere: questo il modello delle biografie di Svetonio.
Questo modello era stato elaborato per illustrare le figure degli uomini di cultura, e costituiva un tipo di
biografia destinata alla cerchia degli eruditi e priva di ambizioni artistiche, nella quale la narrazione
cronologica non aveva una funzione rilevante. Ne risulta un tipo di storiografia minore (rispetto, ad
esempio, a quella tacitiana), che attinge alle fonti pi varie e che delinea anche i tratti del suo destinatario,
da identificare nellordine equestre al quale lo stesso Svetonio appartiene. Al suo gusto letterario sar
piaciuto, di Svetonio, anche il linguaggio sobrio e asciutto, alieno dalle ricercatezze arcaizzanti, aperto ai
modi colloquiali ma senza rinunciare al decoro.

Con Svetonio la biografia prende forma in un assetto che sarebbe risultato definitivo, e che sarebbe stato
assunto a modello delle biografie imperiali raccolte sotto il titolo di Historia Augusta.

Floro e la biografia di Roma: lesigenza di rinnovare i modelli storiografici tradizionali, o di variarne le


caratteristiche, sembra documentata, oltre che da Svetonio, anche dallopera tramandataci sotto il titolo di
Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC e attribuita a Anneo Floro. Il titolo, che sar stato
aggiunto da altri, in s inappropriato, perch quello di Floro non un riassunto da Livio: questi costituisce
s la sua fonte principale, ma non certo lunica; e inoltre lopera di Floro, che tratta la storia bellica di Roma
dalle origini fino al principato di Augusto, registra anche avvenimenti successivi alla conclusione della
trattazione di Livio. Floro personifica il popolo romano, facendone una sorta di protagonista collettivo della
narrazione e ne descrive le varie et dallinfanzia (monarchia) alladolescenza (prima et repubblicana) alla
maturit, raggiunta con la pax augustea e destinata a esser seguita dalla vecchiaia del primo secolo
dellImpero, che Floro evita di trattare. Ladozione dello schema biologico, di antica tradizione stoica e
presente gi in Varrone e in Seneca il Vecchio, tradisce linflusso della biografia svetoniana e la ricerca di
nuove forme storiografiche.

APULEIO
Ricaviamo tutto quello che sappiamo della cronologia e della biografia apuleiane dalle opere stesse
dellautore. Nacque intorno al 125 d.C., fu di estrazione agiata, comp gli studi a Cartagine e quindi ad
Atene, dove meglio pot assecondare i propri interessi filosofici. Fu poi per qualche tempo a Roma e viaggi
pi volte in Oriente. Gli ultimi anni della sua vita, trascorsi a Cartagine, lo videro al centro della vita
pubblica, oratore celebre e apprezzato. Opere a noi pervenute: Metamorphoseon libri, romanzo in undici
libri, noto anche col titolo di Asinus aureus; lApologia; la Flrida, raccolta di ventitr brani oratori; i trattati
filosofici De Platone et eius dogmate, De deo Socratis e De mundo. Egli avrebbe inoltre scritto altre opere
interamente perdute o di cui sono rimasti solo pochi frammenti.

Apuleio talmente imbevuto di cultura popolare, oltre che di dottrine scolastiche e accademiche, che
facilmente si possono riconoscere in lui i riflessi non solo del pensiero platonico, peripatetico, filosofico in
generale, ma anche della religiosit isiaca e perfino di quella gnostica ed ebraica. Non mancano tracce
significative di dottrine accettate a un pi basso livello culturale, quali la fisiognomica o larte
dellinterpretazione dei sogni. Il compilatore del codice che ci ha conservato il romanzo, lApologia e i
Flrida, antologizz i pezzi di pi insistita bravura retorica: da questi estratti esce unimmagine di
conferenziere pronto a trattare ogni questione: c loratore dei discorsi politici ufficiali, il panegerista
religioso, lerudito, il letterato, il moralista, il narratore di storie interessanti, il filosogo convinto che larte
di vivere e larte di parlare possono atteggiarsi con la stessa grazia intellettuale e la stessa eleganza. Sono
gi qui ravvisabili alcuni di quei tratti che sapranno particolarmente dilettare il lettore delle Metamorfosi.

Che un filosofo platonico si fosse abbandonato a comporre un romanzo tramato di avventure erotico-
licenziose, come le Metamorfosi, sembrava difficilmente accettabile, due secoli pi tardi, al neoplatonico
Macrobio. Insieme con il Satyricon di Petronio, lopera di Apuleio, rappresenta per noi lunica testimonianza
del romanzo antico in lingua latina: lunica pervenuta intera. Fu attribuito da Agostino il titolo Asinus
aureus, dove incerto se laggettivo vada riferito a un apprezzamento della qualit del testo o piuttosto al
colore fulvo dellanimale. Nel caso delle Metamorfosi, occorre considerare un elemento indispensabile
allindividuazione del genere: il rapporto con le fabulae Milesiae, a cui lo stesso autore riconduce la
sostanza dellopera. Ma il naufragio pressoch totale della traduzione delle originali fabulae Milesiae di
Aristide di Mileto rende irrimediabilemente oscure le origini di questo genere di narrativa. Resta un dato
certo, quello del carattere erotico di queste novelle, comune anche al romanzo. Anche la storia dellasino-
uomo, nella sua forma base erotico-licenziosa, sembra essere stata una fabula Milesia, ma si deve
probabilmente ad Apuleio laggiunta dellelemento magico (vedi trama). Prova della seriet moralistica
dellopera la funzione di elemento strutturante svolto dalla curiositas di Lucio che, subito in primo piano
dallinizio, conduce il personaggio alla rovinosa trasformazione, dalla quale sar liberato solo in seguito a
una lunga espiazione, culminante in un drastico cambiamento di vita. A conferma del fatto che questa
una chiave di lettura suggerita dallautore, alcuni episodi minori dellintreccio trovano corrispondenze
precise con la vicenda di Lucio, anticipandone o rispecchiandone i tratti. Emblematico il caso della favola
di Cupido e Psiche che assume valore fondamentale nei confronti del destino di Lucio. La fabella fu
immediatamente oggetto di numerose interpretazioni. Maggiore fondamento storico sembra avere
linterpretazione di chi crede di dover cercare una qualche coerenza di pensiero tra il narratore-allegorista e
il filosofo speculativo, linterpretazione della favola come mito filosofico, di matrice rigorosamente
platonica. Non troppo discordante da questa, linterpretazione pi recente che fa della favola un racconto
di iniziazione al culto isiaco. La favola di Cupido e Psiche riproduce come un modello in scala ridotta lintero
percorso narrativo del romanzo e ne offre la corretta decodificazione. Appena sono contaminate
dallesperienza parallela di Psiche, infatti, le metamorfosi di Lucio non possono pi essere lette se non
come prove cui sottoposto un essere che, dopo un tempo di errabonde peripezie, fin dallinizio
promesso alla salvezza. La trama di base attinge alla favolistica popolare e si unisce per un lato a elementi
alessandrini e milesi, dallaltro a elementi specificamente latini. Le altre digressioni inserite nellintreccio
principale sono costituite da vicende di vario tipo, ove il magico si alterna con lepico, col tragico, col
comico, in una sperimentazione di generi diversi che trova corrispondenza nello sperimentalismo
linguistico.

Vissuto in epoca di fervori arcaizzanti, concentrati soprattutto intorno alla figura di Frontone, Apuleio
conosce la predilezione dei suoi contemporanei per la parola obsoleta e per gli autori arcaici, ma in lui tale
predilezione rientra nella ricerca di letterariet. La preziosit verbale si traduce in una padronanza di
registri diversi, variamente combinati nel tessuto del testo: di qui, la libert assoluta nellaccostare arcaismi
e neologismi, volgarismi e poetismi. La lingua apuleiana richiama continuamente lattenzione del lettore
sulla forma espressiva, prima che sul contenuto del messaggio. Si ha spesso limpressione che in Apuleio sia
avvertibile la tendenza di condizionare la forma della espressione per mezzo del suono: si anzi pensato
che lintero romanzo abbia alla base una struttura musicale, che si sostanzi di richiami ed echi. Inoltre egli
sembra avere a disposizione una sorta di lessico letterario specializzato, raccolto e organizzato attorno ad
alcune situazioni-tipo: come se conoscesse dei formulari, repertori di iuncturae consolidate, per
descrivere scene di lutto, quadri di eroismo, effusione di passioni e stati danimo: a questi fa volentieri
ricorso, ricombinando in modo nuovo e personale il materiale desunto dalla tradizione, e rinnovandolo
dallinterno grazie a frequenti neologismi.

FILOLOGIA, RETORICA E CRITICA LETTERARIA, DIRITTO

Lo studio filologico e critico dei testi latini giunge a piena maturazione nel periodo che corre dai Flavi agli
Antonini. La prima fioritura di studi filologici strettamente collegata allo sviluppo in et arcaica di una
letteratura colta, orientata verso modelli greci, e attenta anche ai problemi tecnici dello stile e della poesia.
Autori come Ennio, Terenzio, Accio e Lucilio mostrano nei loro testi dimestichezza con gli studi greci di
filologia, di retorica, di poetica. Sino almeno allet augustea, tutte le forme di educazione retorica,
filologica, letteraria, restano prevalentemente concentrate su testi greci. La scuola di Alessandria e quella di
Pergamo dividono il primato negli studi umanistici: gli Alessandrini eccellevano nella filologia formale,
propendevano per una visione razionalista, nota come analogismo, erano inclini al purismo; i Pergameni
davano ai loro studi unimpronta anomalista, riconoscevano nella lingua uno sviluppo naturale, erano
molto tolleranti verso eccezioni e neologismi. Queste due scuole avviarono la loro influenza su Roma a
partire dal II secolo a.C. Il lavoro dei filologi latini, nel II secolo, era gi assai ricco e differenziato: ricerche di
cronologia, problemi di autenticit, canoni letterari, interessi formali; inoltre ricerche su problemi linguistici
e grammaticali del latino. Tuttavia sino allet augustea leducazione rimane un fatto privato e gli insegnanti
non sono, di norma, cittadini romani; vere cattedre di lettere, finanziate dallo stato, non vi furono prima
di Vespasiano. Non vi una stabile fusione tra linsegnamento e le attivit di ricerca. Non a caso Valerio
Catone, il principale filologo dellet cesariana, strettamente legato a unlite letteraria appartata ed
esclusiva. Egli fu protagonista del movimento letterario neoterico e, fra gli studiosi romani di letteratura, la
figura che meglio corrisponde al modello alessandrino. Il grammaticus pi in auge nella prima et imperiale
di Remmio Palmone. Era un insegnante di indiscussa dottrina ma di moralit ben scarsa. con lui che si
afferma una volta per tutte lintroduzione degli autori moderni come tema privilegiato di studio. Pi o
meno contemporaneo di Remmio Palemone un altro notevole filologo, Asconio Pediano. Di lui ci rimane il
commento a cinque orazioni di Cicerone. La figura di filologo pi importante del secolo si colloca nellet
dei Flavi, ed quella del grande studioso di Virgilio, Marco Valerio Probo. lo studioso latino che pi si
avvicina alla specializzazione di un moderno filologo: la cura di edizioni dei classici. Egli annotava con cura i
testi e la sua opera comprendeva lemendare, il distinguere, e ladnotare.
Una conseguenza dellincontro fra educazione retorica e studio dei classici, fu la tendenza a restringere
progressivamente gli autori di scuola separandoli dagli altri. Alla fine di questo processo di selezione,
nella tarda antichit, Terenzio e Virgilio formano praticamente la sola base dello studio scolastico. Tuttavia
questi esiti sono ancora lontani nel II secolo e il periodo che va da Traiano fino ai Severi quello in cui gli
studi conoscono il massimo grado di apertura: metrica, grammatica, linguistica e retorica, autori arcaici e
classici, greci e latini, sono ampiamente studiati. In questo quadro si profilano, verso la fine del II secolo, le
prime raccolte di scolii: i veri predecessori dei nostri moderni commenti. Gli scolii si presentavano come un
commento perpetuo a un testo, diviso verso per verso, e preceduto da osservazioni introduttive. Intorno
alla met del II secolo si fiss una tendenza verso larcaico: una classe ormai professionale si dedicava
allinsegnamento della retorica, allo studio filologico dei testi antichi, in particolare di et repubblicana, e
allinsegnamento di quella letteratura, nonch allo studio del lessico. La cultura romana del II secolo
sempre pi una cultura bilingue: a cominciare dagli imperatori, perch Adriano porta allestremo il processo
di grecizzazione della cultura dellarte, e Marco Aurelio scrive in greco le sue riflessioni. Larcaismo port al
successo professori di retorica e di letteratura.

La fama antica di Marco Aurelio Frontone (da notizie indirette ci risulta che fosse apprezzato come una
sorta di nuovo Cicerone) si basava sul suo insegnamento retorico e sulle sue orazioni pubbliche; fu anche
leducatore dei principi Marco Aurelio e Lucio Vero. Niente ci rimasto delle pubbliche orazioni di maggior
lena, abbiamo soltanto brevi declamazioni, schizzi narrativi in greco e in latino, e altra minutaglia. Frontone
ama la creativit linguistica, ma non il neologismo: la creativit che ama quella degli arcaici. Nellepoca
dominata da Frontone e Sulpicio Apollinare, emerge una figura di letterato dilettante e di eclettico lettore,
Aulo Gellio. Egli ha un estremo interesse per tutta la latinit arcaica, in particolare per i comici dellet
plautina, ed un appassionato ricercatore di tradizioni antiquarie e di particolarit linguistiche ormai
estinte.

Con let di Adriano si completa quel processo di sistematizzazione delle artes specifiche che dallinizio
dellImpero aveva cominciato a prendere corpo per tutte le diversi discipline erudite: come nellars
grammatica, anche nella giurisprudenza le contrapposizioni fra le scuole diverse diventano sempre meno
significative e si assiste a uno sforzo di costruzione organica delle dottrine. Salvio Giuliano fu il pi notevole
rappresentante della dottrina romana del diritto. Contemporaneo di Giuliano fu Sesto Pomponio, cui pare
si debbano riconoscere eccezionali doti di compilatore. Non esercit alcuna carica pubblica. Ci conservato
un breve compendio della storia delle fonti giuridiche romane, dei magistrati e della scienza legale. Queste
testimonianze sono il segno di una profonda e diffusa maturit culturale in un periodo che si sente incline a
produrre, nei pi diversi campi del sapere, strumenti pratici di conoscenze come queste summae
dottrinali.

SVILUPPI DELLA POESIA: I POETAE NOVELLI

I prosperi e vitali anni di Traiano, Adriano, Antonino Pio e Merco Aurelio non vedono una significativa
fioritura di talenti poetici: la poesia emerge come un raffinato hobby delle classi elevate pi che come una
vocazione profonda. La poesia sembra aver perso ormai ogni centralit culturale: non abbiamo testi epici,
siano essi storici o mitologici, dopo let flavia; la satira ci abbandona con Giovenale; lelegia lascia solo
flebili postumi; i la poesia scenica, dopo Seneca, non d pi segno di s. Si continua a praticare un genere di
poesia minore e mistiforme. La chiave di riferimento la scuola neoterica del I secolo a.C., il gruppo dei
poetae novi, con Catullo e altri. La novit dei poetae novelli si alimenta di recuperi regressivi, rivolti a ci
che arcaico, obsoleto e fuori moda. La pi vistosa affinit di tendenza tra Anniano, Alfio Avito, Mariano ,
Settimio Sereno lo sperimentalismo metrico. Inoltre, evidente una ricerca di tipo antiquario e
arcaizzante, che riguarda sia i temi descrittivi, sia il lessico impiegato. La personalit pi interessante di
questa fioritura minore , nel quadro del II secolo, limperatore Adriano, uomo di cultura raffinatissima e
versatile: fu anche un pregevole versificatore.

LA TARDA ET IMPERIALE
DAI SEVERI A DIOCLEZIANO (193-305)

Il III secolo un momento assai drammatico nella vita di Roma: la sopravvivenza stessa dellImpero
sembra in dubbio di fronte alle ricorrenti guerre civili e di fronte ai grossi cambiamenti interni che
mettevano in discussione i cardini stessi dellordinamento statale. Tuttavia lImpero riusc a
superare questa grave crisi prima del definitivo sfaldamento alla fine del V secolo. Una delle
manifestazioni pi evidenti di questa crisi il sorgere di tendenze centrifughe e spinte separatiste.
Contro questo pericolo di sfaldamento le corti imperiali reagirono in modi diversi secondo i
momenti e le possibilit. Nei primi anni del secolo, la dinastia dei Severi promosse una rigorosa
politica di accentramento, che si accompagna ad un processo di democratizzazione della societ,
soprattutto nelle province (Constitutio Antoniniana, promulgata da Caracalla nel 212). Con la fine
della dinastia dei Severi, nel 235, si apre un periodo caratterizzato da un numero grandissimo di
imperatori che rimangono in carica pochi mesi, dando vita ad effimere amministrazioni. Le due
principali frontiere, europea ed asiatica, sono sottoposte ad una continua pressione: sul confine
occidentale quella delle popolazioni germaniche; sul confine orientale quella del regno persiano.
Particolarmente sensibile il distacco politico-amministrativo e culturale tra Occidente ed Oriente:
si creano cos i presupposti della divisione fra pars orientis e pars occidentis. Divenne sempre pi
normale che la scelta dellimperatore fosse effettuata dalle truppe, anzich dal senato. I problemi
economici erano in gran parte connessi con quelli militari.

Sul piano della speculazione filosofica, particolare importanza assumono gli sviluppi della dottrina
neoplatonica, la dottrina che informer gli ultimi secoli del paganesimo e lascer tracce profonde
anche nel pensiero cristiano; mentre le esigenze di certezze religiose ed una tensione sempre pi
forte verso la trascendenza si manifestano nelladesione a culti orientali e religioni misteriche. Fra
tutti questi culti il pi rilevante fu quello cristiano, che nel giro di un paio di secoli riusc a prevalere
su tutti gli altri. I cristiani si mostrarono anche capaci di produrre unimponente letteratura,
segnata da opere di assoluto rilievo, e dimportanza non soltanto teologica o religiosa: la
produzione letteraria cristiana costituisce il principale avvenimento culturale di unet per il resto
non molto ricca di significative personalit di scrittori o di importanti movimenti letterari, almeno
nellOccidente latino. Alle origini di questa letteratura si soliti collocare le traduzioni dei testi
sacri effettuate in Africa e in Italia. A partire gi dal II secolo, comunit cristiane che non parlavano
il greco avvertirono lesigenza di disporre di una Bibbia in latino. Queste prime Bibbie in latino non
ci sono pervenute direttamente, perch la Vulgata di Girolamo le soppiant tutte. Per far meglio
conoscere il coraggio dei martiri, e al tempo stesso per conservarne e venerarne il ricordo, si
curavano resoconti dei loro processi e delle loro ultime ore. Si tratta di opere capaci di colpire ed
emozionare il lettore, risultavano assai efficaci, perch testimoniavano la sincerit della fede e
lattendibilit della dottrina. Meno legate al resoconto ufficiale sono le Passioni, opere di
narrazione che consentono agli autori linserzione di scene toccanti e di particolari edificanti. In
epoca pi tarda il genere delle Passioni sub unevoluzione che lo accost progressivamente ad
altri componimenti narrativi, soprattutto il romanzo.

Accanto a queste forme di letteratura a volte popolare, la produzione letteraria che si propone la
diffusione delle teorie cristiane e la loro difesa dagli attacchi dei pagani va sotto il nome di
apologetica, ed apologisti sono comunemente chiamati questi scrittori che operano tra gli ultimi
anni del II secolo ed i primi del IV. I primi a scrivere in latino sono Minucio Felice e Tertulliano, ai
quali spetta il titolo di primi autori latini cristiani. importante osservare che fin dagli inizi si
manifesta nelle diverse posizioni assunte da Minucio e Tertulliano quella che sar una costante
allinterno della produzione letteraria cristiana: da un lato (con Minucio) una tendenza conciliante,
che cerca di non rompere con il passato classico e di recuperare da esso quanto non sia in
stridente contrasto con il messaggio cristiano; dallaltro (con Tertulliano) un atteggiamento di
rigorosa intransigenza, che postula una decisa svolta rispetto al mondo pagano ed ai suoi valori,
anche se tale svolta si esprime in una lingua letteraria che risente comunque degli insegnamenti
retorici della formazione scolastica (che comune a pagani e cristiani). La differenza fra la
trattazione impostata da Minucio e quella di Tertulliano non potrebbe essere pi evidente:
Minucio scrittore fine e delicato, rifugge dalle grossolanit che Tertulliano invece ama; Minucio
fonda la sua argomentazione sulla logica e sul ragionamento pacato, mentre Tertulliano cerca di
emozionare e di colpire i sentimenti. Minucio si rivolge ai pagani colti, per convertirli, e cita quindi
con abbondanza gli scrittori classici, astenendosi dai riferimenti alla Bibbia; Tertulliano si scaglia
contro i pagani per consolidare i cristiani nella loro fede. In conclusione, se Tertulliano colpisce il
lettore per il suo gusto dellesasperazione, Minucio Felice appare al contrario un modello di
equilibrio e di buon senso.

Cipriano fu un grande estimatore di Tertulliano, che apprezzava per la severit delle dottrine ma, a
differenza di Tertulliano non si lasci mai prendere la mano dal gusto dellestremismo. Le sue
caratteristiche di scrittore tuttavia si allontanano molto da quelle dellamato Tertulliano: Cipriano
ha un sicuro possesso delle tecniche della prosa classica, nella quale inserisce citazioni bibliche
senza alterare lelegante costruzione della frase e la solennit grandiosa del periodare. Fra tanti
scrittori in prosa il Cristianesimo delle origini produce un solo ma significativo poeta,
Commodiano. un poeta interessato alle fasce meno alte della societ, e nelle sue opere
rappresenta le credenze e le aspirazioni dei diseredati. Nel campo della dottrina cristiana le sue
conoscenze sono piuttosto approssimative e anche come polemista mostra qualche limite. Ha
lirruenza e la forza di un Tertulliano. Il verso di Commodiano completamente diversa da quella
classica. Lesametro non pi una successione regolare di sillabe brevi e sillabe lunghe, ma una
riga composta di un certo numero di sillabe; landamento degli accenti tonici delle parole, non
lalternanza quantitativa, a garantire il ritmo dellinsieme. In questo senso Commodiano anticipa
levoluzione che dalla metrica quantitativa porter alla poesia accentuativa propria delle lingue
romanze.

Riguardo la poesia di ispirazione tradizionale, quantitativamente la produzione che ci pervenuta


non appare rilevante: vi una complessiva riduzione di interesse per la poesia nella societ di
questo periodo. La forma poetica non viene ritenuta adatta alle esigenze di confutazione degli
avversari e divulgazione del messaggio divino, esigenze che sono primarie in tutto il periodo delle
persecuzioni. Molte delle composizioni che si soliti assegnare a questo periodo sono state
conservate dallAntholgia Latina, una vasta raccolta di carmi. Il tema della natura una costante
in molte delle composizioni che fanno parte di questa raccolta.

Importante ai fini della conoscenza delle tecniche poetiche di questo periodo, lopera
grammaticale e metrica, in versi, di Terenziano Mauro. Era un esperto di grammatica, ma anche un
abile teorico della poetica dei novelli. I Disticha Catonis (Catone il Vecchio il presunto autore
delle sentenze) erano dei piccoli condensati di saggezza, facili a ricordarsi e adatti alla citazione;
una raccolta di massime (di carattere morale), ognuna di due esametri, che che fu messa insieme
tra la fine del II e linizio del IV secolo. Sereno Sammonico si interessava di salute, malattie e
rimedi. Scrisse il Liber medicinalis in esametri, in cui vi erano elencate dalla testa verso i piedi varie
malattie e le relative cure. Accanto a medicine tratte da essenze naturali, Sereno propone anche
formule e oggetti magici. Nemesiano scrisse i Cynegtica, sulle tecniche della caccia; scritto in
esametri, lintento didascalico serve spesso da giustificazione per eleganti descrizioni di paesaggi,
tagliate per lo pi secondo il gusto virgiliano.

Un fenomeno assai rilevante che emerge nel III secolo, per giungere alla massima evidenza nel IV,
la crescita dellimportanza e della funzionalit delle scuole. La notevole diffusione della cultura, e
quindi del libro, contribuisce alla progressiva sostituzione del vecchio, costoso volumen, il rotolo di
papiro, con il nuovo codex fatto di pagine di pergamena, pi economico e pi adatto per prendere
appunti e per contenere dispense e raccolte di lezioni scolastiche. Nel mondo della scuola sono
particolarmente attivi i cristiani, che si dedicano spesso allattivit dellinsegnamento in strutture
pubbliche e private. Accanto ai classici, soprattutto Cicerone e Virgilio, vengono impiegati molti
manuali che affrontano le molteplici discipline oggetto dellinsegnamento. Cos ad opere
grammaticali, a commenti di classici, a trattati retorici si affiancano scritti di diritto, di medicina e
di altre materie tecniche, e si assiste ad una ricca fioritura di opere enciclopediche.

Al III secolo appartengono anche alcune figure di giuristi fra le pi importanti nella storia del diritto
romano: Emilio Papiniano e Domizio Ulpiano.

Tra le opere erudite di carattere enciclopedico che affrontano argomenti scientifici si pu


ricordare il De die natali di Censorino. Lopera consta di due parti: la prima esamina il rapporto fra
luomo e il suo dies natali, la seconda, parla del calendario e delle divisioni del tempo.Di geografia
si occup invece Gaio Giulio Solino, che visse probabilmente fra la met e la fine del III secolo.

DA COSTANTINO AL SACCO DI ROMA (306-410)

Nel IV secolo si assiste ad unimponente ripresa, che va di pari passo con il ristabilirsi di condizioni
di relativa tranquillit. Le riforme di Diocleziano e le scelte economiche e politiche di Costantino, i
successi militari su vari fronti e le abili operazioni di politica estera, sono tutti elementi che
garantirono una ripresa, ed una produzione letteraria fra le pi imponenti nella storia dello stato
romano. Le riforme economiche assicurano cospicue entrate per il fisco, anche se il prezzo di
questi tributi un grave peggioramento delle condizioni di vita, soprattutto per i ceti bassi; i grandi
latifondisti lasciano le citt per controllare meglio i loro interessi e tendono a risiedere nei loro
insediamenti rurali, le villae. In questa societ dirigistica con forti tratti feudali, i ceti senatori
erano giunti a detenere il potere economico. Daltra parte laver assunto la rappresentanza anche
di ampi settori popolari consentiva alla Chiesa, e in particolare ai vertici della gerarchia
ecclesiastica, di esercitare un ruolo non secondario nelle vicende dellImpero. La figura del vescovo
cresce in prestigio ed in autorit, e progressivamente si assiste ad unoccupazione delle cattedre
vescovili da parte di esponenti di prestigiose famiglie senatorie cristianizzate. Il periodo che va dal
riconoscimento da parte di Costantino alla decisione di Teodosio di fare del Cristianesimo lunica
religione di stato segna per la nuova fede il passaggio dallet delle persecuzioni subte a quella
delle persecuzioni imposte contro i pagani e quanti ancora non aderissero al Cristianesimo. La
religione diviene instrumentum regni e, per potersene servire, gli imperatori sono ben disposti a
concedere favori e privilegi. La corte intervenne anche in dispute fra le diverse sette cristiane. La
vicenda di maggiore gravit fu lo scontro tra larianesimo e la dottrina poi risultata vincente, quella
dellomusa. Laltro grave problema che si trov ad affrontare lOccidente nel IV secolo fu quello
delle pressioni prima, e delle invasioni poi, di popolazioni di origine germanica nei territori
dellImpero. La questione germanica non si limitava agli aspetti militari: la societ romana conobbe
nel IV secolo il progressivo inserimento di esponenti di quei popoli in posti di grande
responsabilit, dapprima nellesercito, poi nellamministrazione dello stato.

La continuit con il passato assai forte nel mondo della scuola, che prosegue lungo le linee di
crescita del secolo precedente. Quanto ai programmi di insegnamento e alla produzione di
manuali, la tendenza verso la creazione di grosse raccolte e repertori enciclopedici, che mettano
insieme tutta la cultura classica per tramandarla ai posteri. In campo grammaticale, di gran lunga
pi importante lopera enciclopedica di Nonio Marcello, il quale scrisse un trattato dal titolo De
compendiosa doctrina, di contenuto perlopi linguistico e grammaticale. importante perch
lautore spiega il significato o luso d particolari accezioni, illustrando ogni volta la sua spiegazione
con citazioni da autori antichi, molti dei quali non ci sono giunti per tradizione diretta. Un ruolo
importantissimo nella conservazione di testi che sarebbero altrimenti perduti ha avuto anche il
materiale scolastico che si occupa dei commenti dei classici. Opere per noi assai preziose sono
quelle dei commentatori Elio Donato e Servio. Accanto alla grammatica, fiorente era la scuola di
retorica.

Macrobio nacque poco dopo la met del IV secolo; fu autore dei Saturnalia, unopera che viene
vista come una delle ultime voci di un paganesimo arroccato nella difesa dei suoi valori.
Lambientazione scelta per i Saturnali risponde a criteri seguiti per altre opere analoghe, che
partono da banchetti e festeggiamenti per raccontare poi i discorsi l tenuti, conferendo in tal
modo alla trattazione dottrinale una cornice letteraria che ha il compito di alleggerire la fatica del
lettore e rendere pi gradevole lesposizione. Macrobio sa descrivere molto bene la societ
pagana di Roma e i suoi personaggi sono felicemente caratterizzati. Il tema di fondo leredit
della cultura classica, intesa come tradizione poetica, ma anche come tradizione religiosa.

Collegata con il mondo della scuola e della cultura retorica anche loratoria. Erano spesso
maestri di retorica infatti a tenere i discorsi ufficiali con cui si ringraziavano gli imperatori per le
iniziative prese a favore dello stato o di una particolare regione. Si tratta di un preciso genere
letterario, non nuovo, ma canonizzato di recente dai retori greci: quello dei panegirici. Di queste
particolari orazioni ci pervenuta unimportante raccolta che va sotto il nome di Panegyrici Latini.
Questa collezione di discorsi copre esattamente un secolo (tra la fine del III secolo e la fine del IV)
di oratoria elogiativa, e consente di analizzare con sufficiente ampiezza di dati un genere letterario
che fu molto importante nella tarda antichit.

Il pi famoso tra gli oratori del IV secolo, Simmaco, il quale anche un grande scrittore, non
proviene dallambiente scolastico, ma dallaristocrazia senatoria romana. Il giudizio degli antichi
vedeva in Simmaco loratore per eccellenza, e dava poco peso alle altre sue opere; i moderni
invece sono costretti a valutarlo soprattutto per le sue lettere, che ci sono pervenute in gran
numero, e costituiscono una delle nostre fonti migliori sulla tarda antichit. Lo stile per lo pi
gradevole, tendente ad una brevit che Simmaco dichiara essere la principale qualit di una
lettera; non mancano qua e l battute di spirito.

Nella scuola tardoantica tra le discipline cera posto anche per le materie cosiddette scientifiche,
dalla medicina alla veterinaria, dallagraria alla geografia. E anche per queste materie si producono
manuali ad uso degli studenti e trattati pratici per le applicazioni. La tarda antichit conosce anzi in
questo campo una particolare fioritura specialistica, facilitata da una favorevole legislazione e
motivata da esigenze pratiche di tipo economico o militare.

Limpero di Costantino segna per il Cristianesimo una fase di cambiamenti profondi, che vanno al
di l del riconoscimento ufficiale contenuto nelleditto di Milano del 313. Il progressivo estendersi
del Cristianesimo nei ceti abbienti e potenti, il rapido passaggio dei cristiani da un atteggiamento
difensivo a una posizione di potere e addirittura di monopolio ideologico, comportarono di
necessit rivolgimenti profondi, che lasciarono traccia nel dogma non meno che
nellorganizzazione, nella composizione sociale del clero non meno che nella produzione letteraria.
Lapologetica di Arnobio risente molto della violenza che caratterizza i primi scrittori cristiani della
terra dAfrica. Tutta lopera si muove sui binari dellaggressivit antipagana e delle inesattezze
dottrinali. Lattanzio, bench sia allievo di Arnobio, un pensatore sistematico, assai equilibrato,
lontano dagli eccessi del maestro sia per largomentazione che per lo stile: tradizionalmente
paragonato a Cicerone, Lattanzio procede con periodi ampi e articolati, non ama le battute ad
effetto, si affida ad un ragionamento coinvolgente e abbastanza pacato. Lattanzio rompe con la
tradizione apologetica di Tertulliano, ancora tanto presente in Arnobio, e, in coerenza col
programma costantiniano, tende a presentare un Cristianesimo egemone perch capace di
arricchirsi del meglio della cultura antica. Il Cristianesimo diventa il frutto naturale della sapientia
classica: non deve perci incutere paura, e pu senza troppi problemi divenire la nuova religione
di Roma. Nel suo trattato di astrologia, lispirazione filosofica di Firmico Materno rinvia al
neoplatonismo, su cui sono innestate le dottrine astrologiche e divinatorie. Frequenti sono le
digressioni moralistiche; la confutazione del paganesimo condotta con la violenza che aveva
caratterizzato gli antichi apologisti. Tra gli scrittori cristiani che vissero sotto il regno dei
discendenti di Costantino alcuni erano particolarmente attivi nella polemica antiariana. Mario
Vittorino, nonostante limpegno profuso nella lotta contro larianesimo, non raggiunge
limportanza di altri grandi personaggi. Si apprezza tuttavia loriginalit del suo contributo di
pensiero contro larianesimo, personalmente derivato dalla sua formazione neoplatonica.
Importante per il ruolo politico che ebbe nella battaglia contro larianesimo, Ilario di Poitiers fu
certo il pi sottile ed originale fra i pensatori cristiani occidentali prima di Agostino. Al centro della
sua speculazione il problema del Cristo, sul quale era pi forte la polemica fra gli ariani e i
cattolici. Il suo stile pesante e monotono; discorso a parte meritano gli Inni che possiedono
variet dei metri e frequenti libert prosodiche. Fino allet di Costantino, gli autori cristiani
avevano scritto in prosa, perch i temi affrontati non rientravano fra quelli tradizionalmente
trattati in poesia. Lallentarsi delle polemiche antipagane consentiva una posizione meno avversa
alla poesia e cresceva presso i cristiani lesigenza di scritti che narrassero in maniera pi degna ed
elevata la storia della salvezza. In questo quadro, sorge e si impone un nuovo genere letterario, la
rielaborazione in versi del testo biblico. Fra i generi letterari trditi, quello a cui pi Giovenco si
avvicina lepica. Optaziano scrisse un volume di carmi figurati, molti dei quali di argomento
cristiano. Tali carmi si fondano su un difficile gioco poetico: se i versi della poesia vengono allineati
lettera per lettera luno sullaltro, si formano anche altri versi verticali o obliqui.

La produzione storiografica del IV secolo particolarmente vasta, e in questo genere letterario si


impegnarono anche i principali esponenti della vita politica. Lintento di Aurelio Vittore nel Liber
de Caesaribus di unire insieme la tecnica annalistica di Livio e quella biografistica di Svetonio,
interpretando le posizioni dellaristocrazia romana, alla quale Aurelio Vittore era assai vicino nella
difesa della tradizione, nella condanna del Cristianesimo, nella preoccupazione per gli eccessivi
poteri dei militari. Quella di disporre di un comodo manuale di storia ad uso delle persone colte
pare unesigenza molto avvertita nella seconda met del IV secolo. Tra opere di tale tipo la pi
famosa, destinata ad avere grande fortuna il Breviario di Eutropio. Ammiano Marcellino, venuto
a Roma, entr in contatto con gli ambienti dellaristocrazia pagana. Lopera storiografica di
Ammiano presenta due tratti importanti: chiara la sproporzione fra la parte destinata a Giuliano
e lo spazio entro cui sono costrette le altre vicende (il breve regno di Giuliano segn leffimera
ripresa del paganesimo ed una momentanea interruzione del cammino trionfale del
Cristianesimo), e non casuale la scelta del 96 come anno dinizio per la trattazione, che vuole
presentarsi come continuazione dellopera storiografica di Tacito. Lopera storiografica pi vicina,
per ricchezza di informazione e vastit di impianto, a quella di Ammiano Marcellino la cosiddetta
Historia Augusta; essa costituisce anche il pi complesso tra i problemi filologici e storiografici che
presenta la letteratura del IV secolo. Si tratta di una raccolta di biografie che doveva comprendere
le vite degli imperatori da Nerva agli immediati predecessori di Diocleziano, e quindi il periodo fra
il 96 e il 284. Autori delle varie vite sarebbero sei distinti autori. La questione dellHistoria
Augusta consiste nellattendibilit delle attribuzioni ai sei nomi che non ci sono noti da alcuna
altra fonte. Le due tendenze principali della storiografia del IV secolo sono quella allesposizione
continua degli avvenimenti, in forma di breviario o di annali, e quella alla biografia; non mancano
per esempi di storie per temi, che affrontano in forma monografica qualche specifico argomento,
ricercandone gli esempi in tutta la storia di Roma e dellantichit, oppure selezionano una vicenda,
storica o mitica, e la narrano in maniera romanzesca. Alla storiografia delle vite dei personaggi
famosi appartengono le vite dei santi, di monaci e di vescovi che i cristiani producono in quantit
sempre maggiore.

Le corti imperiali della seconda met del IV secolo sono importanti centri di produzione poetica.
Nonostante la variet di temi e di atteggiamenti, possibile rilevare almeno un tratto comune a
questa poesia: la ripresa dei classici dellet augustea. Ausonio il pi noto fra i poeti dotti attivi
nella seconda met del IV secolo. La sua poesia fortemente segnata dalla sua attivit di maestro
di scuola. La grande erudizione che caratterizza lopera di Ausonio non uno sfoggio narcisistico di
dottrina: linteresse per la notizia peregrina, per il dato non ovvio della storia o del mito, tende al
recupero di una tradizione che sentita come degno soggetto per una poesia che trae parte del
suo significato dalla capacit di confrontarsi con temi consacrati da secoli di letteratura. Ausonio si
colloca nellarea cristiana, ma assai lontano dai rigorismi estremistici, e ben deciso a difendere
tutto ci che, del paganesimo, poteva essere utilizzato per esaltare Roma e lImpero. Ad unaltra
categoria, quella dei poeti professionisti che vivevano dei propri versi, appartiene Claudio
Claudiano. Orientale, di lingua greca, Claudiano giunge in Italia e in breve tempo diviene il pi
acclamato poeta latino, uomo di fiducia del barbaro Stilicone. Questa mescolanza di Oriente e
Occidente, di greco, di latino e di germanico, pu dare lidea delle condizioni di Roma tra il IV e il V
secolo. Claudiano non si assimila culturalmente alla parte pagana rappresentata da Simmaco, e
svolge tutta la sua attivit di poeta latino presso una corte cristiana. Egli sente il fascino di un
paganesimo orientale, fortemente venato di presenze orfiche e misteriche. Il suo esametro,
prosodicamente impeccabile, presenta affinit con quello dei poeti del I secolo dellImpero; alla
stessa tradizione espressiva latina Claudiano si rif nel rivisitare miti o nel trattare temi dorigine
greca. Accanto alla poesia di corte, che prevalentemente poesia doccasione oppure poesia
ufficiale, e quindi celebrativa, laltro grande filone poetico della seconda met del IV secolo
quello della poesia cristiana di ispirazione religiosa. Sotto questa denominazione si possono
raccogliere opere anche molto diverse fra loro per il genere letterario, ma che sono unite
dallintenzione di propagandare la nuova fede e di combattere i residui del paganesimo. Si
continuano a scrivere inni, un genere che non doveva mancare anche nella Chiesa delle origini, ma
che conosce ora il suo periodo di massima fioritura, con autori come Ilario di Poitiers e soprattutto
Ambrogio; le tradizionali iscrizioni funebri in versi assurgono a nuova dignit letteraria grazie agli
epitaffi di papa Dmaso; soprattutto emergono figure di poeti cristiani che recuperano la
tradizione della poesia classica, per fare dei versi antichi su concetti nuovi. Quando Dmaso,
Proba, Prudenzio, Paolino di Nola scelgono come loro fonti principali Virgilio ed Orazio,
favoriscono la vittoria della linea sostenuta dal Cristianesimo pi conciliante, meno integralista. Il
ruolo della poesia latina cristiana fu perci prezioso, non solo perch contribu a quella mediazione
fra classicismo e Cristianesimo che alle origini di tutta la civilt moderna, ma anche perch pose
le basi di molta della successiva produzione latina medioevale in versi. Alla fine del IV secolo,
quando le persecuzioni cominciano ad essere ragionevolmente lontane, si sviluppa un interesse
alla ricostruzione del passato di martirio, di cui si idealizzano sempre pi gli aspetti eroici.
Prudenzio , con Paolino di Nola, la figura di maggior rilievo della poesia cristiana. Essi
rappresentano due diversi livelli ed aspetti della poesia cristiana in questi anni: Prudenzio
espressione del ceto medio dei funzionari dello stato; Paolino appartiene alla ricca nobilt
senatoria. I due scrittori assegnano un diverso ruolo alle loro poesie: Prudenzio, che ha vissuto a
corte, e vi ha conosciuto limportanza propagandistica dei carmi, si propone di realizzare il proprio
cristianesimo attraverso la letteratura, di dare alla nuova fede una voce poetica che possa
contribuire a diffonderla; Paolino punta piuttosto sulle realizzazioni materiali, che del resto sono di
sua competenza perch egli (o sar) anche vescovo. Al centro di una rete di relazioni epistolari
con gli uomini pi significativi del suo tempo, e preoccupato dei problemi sociali della sua diocesi,
Paolino vede anche nella poesia un mezzo di edificazione e di intervento. Accanto alla ripresa
dellattivit poetica, la seconda met del IV secolo segna un ritorno della produzione teatrale.
Opera di un anonimo, comunque di ambiente gallico, la commedia intitolata Querolus, ed
importante perch costituisce lunico caso di commedia latina di et imperiale che ci sia
pervenuta. Unimportante novit che il testo scritto in prosa, anche se si tratta di una prosa un
po particolare, ricca di andamenti metrici. Il Querolus si discosta dalle commedie antiche anche
per la trama e per la caratterizzazione dei personaggi. Lintento moralistico presente un po
dappertutto, ha assicurato un buon successo al Querolus anche durante il Medioevo.

LAPOGEO DELLA CULTURA CRISTIANA

Gli anni dalla seconda met del IV secolo al sacco di Roma sono, complessivamente, uno dei
momenti pi felici nella produzione letteraria latina; ma c soprattutto un campo di una fertilit
veramente prodigiosa, ed quello della patristica. Padri della Chiesa sono chiamati gli scrittori
cristiani di questo periodo, sia greci sia latini, i quali compirono unopera di mediazione tra la
cultura classica e quella cristiana, e portarono lanalisi dei problemi etici e religiosi a sottigliezze e
profondit mai raggiunte fino allora. Il mondo latino continua ad essere, almeno sul piano della
riflessione teologica e dellesegesi biblica, parzialmente debitore di quello greco, ma riesce anche a
produrre figure di primissimo piano; fra tutti svettano i nomi di tre grandi Padri, che per diversi
aspetti hanno condizionato tutta la storia del Cristianesimo occidentale, Ambrogio, Girolamo e
Agostino.

La figura di Ambrogio molto ricca e complessa: risale almeno in parte a lui quel fenomeno di
secolarizzazione che port la Chiesa ad intervenire sempre pi nelle vicende del mondo, ed a
sostituirsi progressivamente alle decadenti istituzioni politiche. In particolare, con Ambrogio si
assiste ad una delimitazione dellautonomia decisionale dellimperatore, il quale soggetto alla
Chiesa per tutte quelle iniziative politiche che hanno rilievo sul piano morale. La sua azione di
predicatore non ebbe riverberi solo in campo politico: anche alle sue omelie si deve la conversione
di Agostino e lacquisizione al Cristianesimo di uno degli spiriti pi sottili e capaci di affrontare
problemi di altissima teologia e filosofia. Si tratti di fondamentali vicende della storia dOccidente
romano, o dei doveri dei cristiani, Ambrogio dimostra una raffinata eleganza nel raccontare e una
brillante capacit di presentare tutte le questioni sempre nella luce a lui pi favorevole. Ai doveri
ecclesiastici Ambrogio era particolarmente attento, fino a dedicare loro unopera: il De officiis
ministrorum che gi nel titolo e nel numero dei libri rinvia al ciceroniano De officiis. Del mondo
antico si recuperano tutti i valori e i comportamenti compatibili con la nuova etica cristiana. Un
tema ripreso in varie opere quello della ricchezza e della propriet privata, che Ambrogio
condanna quando comporti inammissibili differenze tra ricchi e poveri.
Lopera principale di Girolamo, che ha condizionato tutta la cultura occidentale, la traduzione in
latino della Bibbia, la cosiddetta Vulgata: con la traduzione di Girolamo la Chiesa dOccidente ebbe
finalmente un testo unitario e abbastanza attendibile, destinato a rimanere praticamente fino ad
oggi come unica versione autorizzata circolante in tutti i paesi di lingua latina prima, neolatina e
germanica poi. Se non come uomo di lettere, almeno come uomo di Chiesa, Girolamo mostr in
pi occasioni un carattere decisamente difficile: e ci pu rendere conte delle molte inimicizie che
si cre ai suoi tempi. Girolamo ricorda la violenza di un Tertulliano: ma la sua aggressivit molto
meno giustificata, perch sono profondamente cambiati i tempi e il Cristianesimo non pi
minacciato dalle persecuzioni; inoltre allorigine si avvertono motivazioni personali non sempre
disinteressate, gli eccessi di chi vuole rimediare a posizioni precedentemente assunte
presentandosi poi come il pi saldo sostenitore delle tesi opposte. Dalla lettura dellepistolario
emerge netta la figura di un uomo brillante, affascinante, pieno di ingegno, ma anche
violentemente emotivo, condizionato dal desiderio di primeggiare, non disposto ad accogliere
serenamente le obiezioni o a tollerare pareri diversi dal suo.

Secondo un calcolo del suo amico e discepolo, Agostino fu autore di 1030 scritti. Una suddivisione
tradizionale le raggruppa in: 1) opere autobiografiche; 2) opere filosofiche; 3) opere apologetiche;
4) opere dogmatiche; 5) opere polemiche; 6) opere morali; 7) opere esegetiche; 8) lettere; 9)
sermoni; 10) opere poetiche. Opera apologetica il De civitate Dei, in ventidue libri; , con lopera
autobiografica le Confessioni, uno degli scritti di maggiore importanza, destinato ad avere grande
diffusione tra i contemporanei e successo fra i posteri. Agostino il pi ricco e originale dei
pensatori latini, e al tempo stesso uno scrittore elegantissimo. Le sue teorie hanno dominato gran
parte del Medioevo, anzi si pu dire che ne siano state allorigine; quando la societ occidentale
affront il nuovo cambiamento epocale, dal Medioevo allet moderna, fu ancora in lui che la
Riforma protestante trov i fondamenti teorici delle proprie dottrine. Il punto di maggior
ripiegamento introspettivo Agostino lo raggiunge nelle Confessioni, nelle quali egli tocca livelli di
analisi psicologica mai raggiunti in precedenza e difficili da trovare anche in opere di epoche
successive. Diario di unangosciosa ricerca di verit che culmina nella conversione, le Confessioni si
allontanano dai comuni itinerari di salvezza noti anche al mondo pagano, perch rimane
nellAgostino convertito un senso di inquieta precariet, che lo fa sentire un eterno convalescente,
sempre minacciato da possibili ricadute nel peccato. Questa consapevolezza che nessuna
conquista definitiva fa delle Confessioni un unicum allinterno della produzione patristica, che in
genere vede nella conversione il parto felice di una certezza raggiunta. Riguardo il titolo non si
tratta della confessione nel senso che le diamo noi moderni; c piuttosto la testimonianza resa a
Dio, il ringraziamento per avergli indicato la strada attraverso il peccato, e insieme la lode per la
meravigliosa architettura della creazione: le Confessioni sono in tutta la loro estensione ununica,
immensa preghiera a Dio. Nella vasta produzione di Agostino, la Citt di Dio lopera non solo pi
imponente per impegno e mole ma anche la pi consapevole che egli avvia mai scritto: si trattava
di contrastare definitivamente la forza della grande intellettualit pagana, di respingere la
minaccia insita nel neopaganesimo letterario e filosofico che ancora cercava di imporre il proprio
primato culturale. insomma contro laristocrazia colta pagana che si rivolge Agostino nella Citt
di Dio: e mentre mira a costruire un fondamento intellettuale del Cristianesimo, non manca di
demitizzare il grande passato dei Romani, rifugio idealizzato in cui la cultura pagana cercava
scampo contro lamara realt del presente. Con ironia appassionata egli sa mostrare che la storia
romana non affatto piena di exempla morali; che disastri di ogni tipo erano gravi e frequenti nel
passato come nel presente; che questi non erano se non i segni della peccaminosit umana. Cos il
De civitate Dei tutta una lunga polemica minuta contro fatti, persone, credenze, pratiche
culturali e religiose della storia di Roma. Da sempre e in tutto luniverso la Divina Provvidenza
guida e regge meravigliosamente tutte le cose e tutti gli eventi, preparando la salvezza
dellumanit. Agostino dichiara che gli uomini non sono sempre esistiti e non sono destinati ad
esistere sempre; che la giustizia sociale in questo mondo (nella civitas mundi) non mai raggiunta
e compiuta. Le due citt (quella terrena e quella divina) hanno avuto il loro principio, avranno i
loro progressi e la loro fine. Le due citt hanno caratteri opposti anche se esse di fatto convivono
intrecciate e mescolate in ogni uomo. Il futuro dellumanit che linseparabile mescolanza delle
due realt diventi alla fine separazione. Il bisogno di salvare la propria identit di cittadino del
Cielo , pertanto, il centro di gravit della concezione agostiniano, del suo modo concreto di
intendere i rapporti tra la citt di Dio e la citt del mondo. La lezione agostiniana la
consapevolezza che luomo, anche il Cristiano, legato a questo mondo, legato da vincoli che gi
solo per essere umani sono in qualche modo necessari e mai del tutto ricusabili; questi vincoli
impongono doveri comuni che vanno accettati. In ultima analisi, la Citt di Dio non sar un libro
che propone la fuga dal mondo; rester un ardente invito a vivere dentro il mondo, ma allo stesso
tempo distaccati dal mondo. Alla necessit di raggiungere ogni genere di pubblico risponde anche
lo stile, che presenta moltissime variazioni da unopera allaltra.

Accanto a questi tre protagonisti, Ambrogio, Girolamo ed Agostino, che ebbero il ruolo pi
rilevante nellampio scenario della patristica latina, operarono molti altri autori. Va ricordato
Tirannio Rufino, la cui produzione quasi tutta legata alla polemica su Orgene, che egli difende
ipotizzando che i vari passi non ortodossi reperibili nelle opere dello scrittore greco siano frutto
del lavoro di falsari. Scrittore brillante e piacevole Sulpicio Severo. Molto della sua produzione
letteraria ruota intorno alla figura di Martino, vescovo di Tours, cui dedic varie opere. Martino
presentato come ideale di ascetismo e dedizione a Dio, in continua lotta con il diavolo,
protagonista di vicende edificanti spesso con evidenti tratti di sovrannaturale. Le affinit tra
Sulpicio Severo e Paolino di Nola non si limitano alle vicende biografiche: pur venendo entrambi da
ottimi studi e da ceti elevati sanno tuttavia cogliere quanto di meraviglioso e affascinante circola
nei ceti subalterni, e divenire i cantori in poesia Paolino, in prosa Sulpicio di un mondo
fantastico abitato da santi e da diavoli.

DA ONORIO A ODOACRE (410-476)

Gli ultimi decenni dellImpero dOccidente sono un susseguirsi di invasioni e di sempre meno
efficaci tentativi di resistenza. La divisione fra le due partes dellImpero era ormai definitiva. Del
resto anche allinterno dellOccidente le singole regioni conoscevano vicende diverse, che
portavano ad un progressivo differenziarsi delle varie zone, anche sul piano linguistico e letterario.
Ai problemi della sistemazione dei popoli germanici negli antichi territori dellImpero si aggiunsero
anche le scorrerie degli Unni, popolo nomade delle steppe, che alla met del secolo devast tutta
lEuropa; solo la morte del loro re Attila pose fine al potere degli Unni. Cessato questo periodo, i
diversi stati germanici cominciarono a consolidarsi. Il cambiamento istituzionale, con il
disfacimento dellImpero e il sorgere di vari regni che tendono a caratterizzarsi come stati
nazionali, fu accompagnato da un pesante regresso economico. Alla met del V secolo la crisi
fortissima e coinvolge non solo le finanze dello stato, completamente esauste, ma anche i
patrimoni privati. Contadini e schiavi, ridotti alla disperazione, si riunivano in gruppi armati per
combattere sia contro i barbari, sia contro i rappresentanti del potere imperiale: le rivolte popolari
furono frequenti, e per spegnerle si mobilitarono spesso insieme gli eserciti di Roma ed i Germani
foederati, cio insediati nei territori dellImpero e legati con un patto di alleanza. Agli ideali della
tradizione classica, sempre molto forti, si affianca in alcuni scrittori la disponibilit pi o meno
interessata a confrontarsi col mondo dei vincitori, a trasporre nei canoni latini la loro cultura, a
presentarsi come soggetti di una mediazione tra passato e presente.

Tra i generi pi diffusi nel secolo precedente che continuano ad essere ampiamente praticati c la
grammatica; e, come per il IV secolo, accanto alle opere grammaticali, vanno ricordati anche
commentari e repertori enciclopedici di maggiori ambizioni, come quello di Marziano Capella.
Pagano, o almeno non cristiano, egli elabor unenciclopedia dellerudizione classica. Lopera
una summa della cultura e della scienza antiche, recuperate faticosamente da un pagano
neoplatonico di epoca tarda. Lo stile in prosa ma con frequenti parti in versi, che costituiscono
quasi unantologia dei metri antichi e avvicinano il genere letterario dellopera a quello della
Satura Menippea. Sono assai vivi anche gli interessi per vari settori scientifici: soprattutto la
medicina molto coltivata. Tra gli scrittori in questo campo troviamo Marcello Empirico, il quale
dedica ai suoi figli un De medicamentis, perch non abbiano bisogno di ricorrere troppo spesso ai
medici. Le ricette suggerite sono oltre 2.500, elencate secondo lordine delle malattie dalla testa ai
piedi; non mancano alcune formule magiche. La maggiore continuit con le elaborazioni dei
devenni precedenti pu essere riscontrata nelle opere di carattere giuridico e burocratico. Se ne
segnalano soprattutto due: il Codex Theodosianus e la cosiddetta Notitia dignitatum. La
storiografia del IV secolo era stata coltivata prevalentemente da autori di origine pagana; nel V
secolo legemonia culturale anche in questo campo degli scrittori cristiani, che elaborano una
nuova metodologia storiografica con Agostino. Dopo di lui, due sono i nomi da ricordare: Orosio e
Salviano. Per Orosio, che per la sua impostazione interpretativa si contrappone sostanzialmente ad
Agostino, la provvidenza divina che ha voluto lImpero romano. La missione dellImpero di
facilitare la diffusione del Cristianesimo: ne consegue lelaborazione di un sistema fondato sulla
sacralit dello stato e sulla sua funzione provvidenziale, che condizioner molto il Medioevo.
Salviano non nega la drammaticit delle invasioni e delle disgrazie che per loro cause
sconvolgevano lImpero, ma la attribuisce ad un disegno divino che tende a punire i Cristiani delle
loro colpe. Per Salviano quindi strumento divino sono i barbari, a differenza di Orosio. Tra i generi
letterari pi coltivati in questo periodo si possono ricordare i Sermoni: per dovere dufficio molti
vescovi e uomini di Chiesa tenevano omelie, spesso di notevole livello stilistico, che venivano
trascritte e conservate. Tra gli autori di opere esegetiche vanno ricordati Giuliano dEclano e
Cassiano, i quali, per le loro posizioni antiagostiniane, diedero contributi fondamentali allo
sviluppo della Chiesa. Soprattutto Giuliano dEclano sostenne le tesi pelagiane (eresia di Pelagio,
avversario di Agostino) e per questo ruppe i rapporti con Agostino. Continua con un certo successo
la produzione di storie romanzate e di narrazioni fantastiche che aveva avuto notevole diffusione
gi nel secolo precedente.

Poeta pagano, legato agli ultimi ambienti di intellettuali neoplatonici e in contatto con alcuni
personaggi della Roma senatoria pagana, Rutilio Namaziano riempie il proprio giornale di viaggio
con malinconici rimpianti per un mondo che sta finendo. Di fronte al problema dei barbari i
Cristiani si ponevano in maniere diverse, ma sempre con lattenzione rivolta al futuro, al che fare
per superare le attuali difficolt in una nuova sistemazione politica e sociale che poteva
prescindere dallImpero, ma non dalla religione; Rutilio non ha questa speranza, e per lui lunico
rifugio il passato, da esaltare acriticamente e da confrontare con il presente, sempre a scapito di
questultimo. Namaziano sa a chi dare la colpa di quanto avvenuto: ha parole assai dure per i
Cristiani, in particolare per i monaci (che rifiutano la vita sociale e limpegno militare e politico), e
per i Germani inseriti nelle strutture dellImpero. Namaziano assiste alla caduta di un Impero con
profonda malinconia, senza essere capace di iniziative o di resistenze; Merobaude, altro poeta di
corte, ventanni dopo, nel pieno delleffimera ripresa legata ad alcune vittorie del generale Ezio, ci
presenta lottimistico punto di vista della corte; pochi anni pi tardi un altro funzionario e poeta,
Sidonio Apollinare, visse gli ultimi momenti dellImpero, e seppe dimostrare un onorevole
impegno ed unammirevole capacit organizzativa. Sidonio rappresenta le fasce pi benestanti
della nobilt gallica, la loro posizione allinterno dello stato e della Chiesa, il loro atteggiamento nei
confronti dei barbari. Tradizione classica e Cristianesimo convivono in lui senza difficolt, sia sul
piano dei contenuti sia su quello formale: comincia anzi con lui quel fenomeno di definizione di un
patrimonio culturale atto a superare le precedenti contrapposizioni, in nome di una nuova
distinzione, che vede adesso Greci e Latini, pagani e Cristiani tutti da una stessa parte contro il
nuovo mondo, quello dei Germani.

GLI ALBORI DEL MEDIOEVO

Dopo la caduta dellImpero si continu a scrivere in latino, ma la rottura dellunit politica ebbe
varie conseguenze anche sulla letteratura. LItalia ancora piuttosto attiva nel VI secolo, con
figure come Boezio e Cassiodoro che, fra laltro, definiscono unenciclopedia del pensiero
filosofico, religioso, scientifico, da trasmettere alle future generazioni; la Spagna e lInghilterra
acquistano invece un ruolo di primo piano qualche decennio pi tardi, quando con Isidoro di
Siviglia e con Beda esprimono i momenti pi rilevanti della cultura europea. Questi grandi dotti
costituiscono il ponte tra il mondo classico e quello medioevale, raccogliendo e riassumendo
quanto pi possibile della tradizione antica. Nellambito della conservazione della tradizione
antica, importanza fondamentale riveste il Corpus iuris civilis, nome col quale nota la
monumentale sintesi del diritto romano, compilata nel 528 in poi per impulso dellimperatore
Giustiniano. I cambiamenti pi profondi investono la lingua latina, in cui il divario fra lingua scritta
e lingua parlata cresce al punto che questultima non pu pi essere riconoscibile come forma
popolare dellidioma: nascono cos le lingue romanze, e il latino diviene una lingua dotta, destinata
allo scambio culturale ad alto livello, oltre che ad una effettiva continuit come lingua liturgica
della Chiesa dOccidente. Intorno a Carlo Magno (742-814) si riunisce una corte, le ambizioni del
regnante favoriscono i letterati, nasce un circolo di poeti , la cui produzione letteraria tuttaltro
che spregevole per quantit e qualit delle opere, ma ormai il rapporto fra la lingua latina e la
societ profondamente alterato. Boezio aveva in vista un ideale di cultura a carattere elitario, e
insisteva perci sugli aspetti teorici delle discipline; Cassiodoro invece attento ai contenuti pratici
delle varie arti, lungo un filone enciclopedico che avr grande fortuna: poca letteratura e molti
testi che insegnano come operare nelle varie attivit, dallagricoltura alla medicina,
dallepistolografia alla trascrizione dei codici. Accanto a questi autori in cui prevalente la
continuit con il passato di Roma, non mancano per anche altri i quali sono espressione della
nuova realt medioevale, come Benedetto da Norcia, il fondatore dellabbazia di Montecassino, la
cui Regola, sar destinata a governare per secoli e secoli le comunit monastiche, e soprattutto il
papa Gregorio Magno, una figura di grande rilievo politico e letterario. Negli ultimi decenni del
secolo le condizioni dellItalia cambiano profondamente: con i Longobardi tutto diventa pi
difficile, e per due secoli la letteratura non unattivit a cui sia facile o utile dedicarsi: bisogner
attendere gli ultimi anni del dominio longobardo e il nuovo clima carolingio per trovare una
significativa ripresa degli studi.

Anche in Africa gli ultimi anni del V secolo e la prima met del VI costituiscono un periodo di
notevole fioritura letteraria, nonostante la durezza delloccupazione vandalica; un poeta come
Draconzio va ricordato per la commistione di argomenti pagani e argomenti cristiani. In et
vandalica attivo anche Fulgenzio, una curiosa figura di erudito. In Spagna la positiva evoluzione
del rapporto fra Romani e Visigoti diede vita, sul finire del VI secolo, ad unarticolata societ di
dotti. Linteresse per gli studi scientifici una delle componenti pi interessanti di questa
rinascenza visigotica: protagonista indiscusso di questa rinascita Isidoro di Siviglia, il doctor
egregius del Medioevo. Isidoro non era un nostalgico dellImpero, e non voleva contrapporsi ai
Germani: vero continuatore di Cassiodoro anche per questo aspetto, egli individua nei Goti i
fondatori del nuovo stato nazionale.

Assai pi complesse sono le vicende della storia letteraria in Francia, anche perch pi faticosa fu
in questa regione la costituzione di un regno germanico. Gli ultimi anni del V secolo e i primi del
successivo vivono ancora sullonda dellalto livello culturale che da oltre centanni caratterizzava la
Gallia. Ma le personalit di maggior rilievo sono attive nella seconda met del VI secolo: Venazio
Fortunato, con le sue fresche composizioni poetiche, forse lautore pi significativo, ma anche la
figura di Gregorio di Tours riveste particolare interesse. La competenza linguistica e metrica di
Venanzio suscita entusiasmi per la nuova autenticit che fa di lui liniziatore di una poesia
medioevale che recupera lesperienza elegiaca volgendola a cantare nuovi soggetti, non da ultimo
rapporti di amore spirituale: per questo aspetto Venanzio da alcuni considerato un precursore
della poesia trobadorica. Gregorio noto soprattutto per il suo capolavoro: lHistoria Francorum,
un testo fondamentale per la storiografia medioevale.

In Britannia la ripresa dellattivit culturale pi tarda avviene solo verso la met del VI secolo
ma si protrae pi a lungo. La figura dominante di tale processo quella di Beda il Venerabile. Le
opere in versi sono quasi tutte perdute; la produzione in prosa comprende lettere, omelie, scritti
religiosi, scientifici, grammaticali e storiografici. In Beda sorprendono il rigore del metodo
storiografico, lacutezza dei giudizi, la sorprendente ricchezza della documentazione. Beda una
delle figure pi notevoli nella storia letteraria del primo Medioevo; egli si distingue per
lattenzione prevalentemente dedicata agli studi storici, ma anche per le particolari caratteristiche
della sua vicenda personale: Beda un monaco qualunque, non apparteneca a famiglie potenti,
che non raggiunse alcun grado nella gerarchia ecclesiastica, e neppure nel suo stesso convento.

Dopo Beda si verifica un interessante fenomeno: dotti anglosassoni e monaci soprattutto irlandesi
riesportano in Francia e in Italia la cultura latina elaborata nelle isole britanniche. Con questa
operazione compiuta da individui che non parlano il latino, si chiude un ciclo di storia letteraria;
nascono ora le letterature nazionali in lingua romanza o germanica. Nei secoli fra la caduta
dellImpero romano dOccidente e la restaurazione imperiale di Carlo la letteratura latina assolve
un compito importante nella storia della cultura: la trasmissione del sapere dalla vecchia
organizzazione statale alla nuova Europa.