Sei sulla pagina 1di 265

Testo didattico adottato dalla SICOOL, dalla Scuola Olistica del CONACREIS e dall'Accademia Olistica del Villaggio Globale di Bagni di Lucca.

MANUALE DI COUNSELING OLISTICO

Il Counseling come processo di aiuto alla Crescita Umana Manuale teorico pratico di Psicologia Olistica

Curato dal Dott. Nitamo Federico Montecucco

Docenti: Prof. Enrico Cheli, Dott. Roberto Sassone, Dott. Mario Betti, Dott. Luisa Barbato, Dott. Marifa De Benedetti, Dott. Massimo Marini, Dott. Lucia Vigiani, Kapil Pileri, Dott. Giuseppe Pagliaro.

AGGIORNAMENTO AGOSTO 2010

A cura di Antonella Nanni

In verde: materie fondamentali da studiare dettagliatamente, temi precisi delle domande d’esame

In giallo: materie importanti da studiare bene, possono essere argomenti delle domande d’esame

In azzurro: parti da leggere e capire, possono essere temi generali delle domande d’esame

Adattamento dal dattiloscritto della “Settimana di Formazione in Counseling Olistico” Villaggio Globale – Villa Demidoff – Bagni di Lucca

25 Agosto / 3 Settembre 2005 - 26 Agosto / 1° Settembre 2006

1
1

INTRODUZIONE GENERALE

Dott. Nitamo Montecucco

Il Manuale del Counseling Olistico è una introduzione generale alle basi culturali, teoriche e pratiche

del

Counseling orientato alla Psicologia Olistica. Abbiamo deciso di redigere questo Manuale perché non

mi

risulta si possa trovare né in Italia né all’estero un testo introduttivo alla Psicologia Olistica per

Counselor di questa ampiezza e di livello così elevato, ossia che tratti della “relazione di aiuto” del

Counseling come processo di crescita umana e di sviluppo del potenziale umano.

Ogni disciplina psicologica ha le sue caratteristiche, i suoi modelli, i suoi linguaggi e una propria visione terapeutica, e di fatto, tranne in pochissimi casi, non esiste una relazione trasversale tra le varie scuole. L’essere umano è uno e necessita di un aiuto ai suoi disagi e alle sue malattie di tipo unitario.

Il Manuale, di tutto il vastissimo ambito delle culture spirituali e delle psicologie, ha il proposito di dare una visione orientata alla crescita umana.

Questo Manuale rappresenta una reale sintesi tra le varie scuole di psicologia, di neuropsicologia, di meditazione; frutto di un lavoro di più di trent’anni portato avanti dalla nostra scuola e individualmente da tutti i suoi docenti. Il nostro intento è fornire strumenti psicologici di base, fare una sintesi dell’enorme massa di informazioni in modo che non sia necessario perdersi in troppa lettura, e possano essere ben chiari i propri limiti da una parte e la bellezza della psicologia dell’essere dall’altra.

L’approccio Olistico al Counseling, trattato nel Manuale, fornisce un’idea generale della Psicologia secondo le normative europee della formazione al Counseling, che richiedono la conoscenza delle basi di:

psicologia generale, psicologia dell’età evolutiva, psicodinamica, psicopatologia, deontologia professionale, setting.

Il “Manuale del Counseling Olistico” si basa su termini, nozioni e concetti esposti in modo preciso ed esaustivo nel libro “Psicosomatica Olistica” di Nitamo Federico Montecucco, Ed. Mediterranee Roma- 2000, il principale testo di riferimento.

Tratteremo, nel primo capitolo, della Cultura Planetaria e l’Evoluzione Umana, continueremo con un secondo capitolo più pratico sul Counseling Olistico, un terzo capitolo più psicologico sulle Basi Teorico-filosofiche della Psicologia Olistica e un quarto sulle Basi Scientifiche della Psicologia Olistica.

2
2

LA CULTURA PLANETARIA E L’EVOLUZIONE UMANA

Cultura planetaria ed evoluzione umana

Il “Manifesto nello Spirito della Coscienza Planetaria” è uno dei più importanti documenti della nuova

cultura, firmato nel 1998 da artisti, scienziati e Premi Nobel per la Pace. "Abbiamo raggiunto un punto di cruciale importanza nella nostra storia. Siamo all'inizio di un nuovo periodo di evoluzione sociale, spirituale e culturale. Stiamo evolvendo verso un sistema interconnesso, basato sull'informazione, che abbraccia l'intero pianeta. La sfida che ora dobbiamo affrontare è quella di scegliere il nostro futuro. La nostra generazione è chiamata a decidere il destino della vita su questo pianeta, a creare una società globale pacifica e cooperante, continuando così la grande avventura dello spirito e della consapevolezza sulla Terra".

Il nostro pianeta si sta trasformando in modo velocissimo, e così anche il nostro modo di vivere si è

modificato in modo drammatico nel giro degli ultimi decenni senza permetterci di adeguarci. La scienza e la tecnica si sono sviluppate molto più rapidamente della nostra coscienza, il risultato è un evidente malessere globale identificabile con: guerre, stress, inquinamento, disastri ambientali, confusione nelle relazioni, paura di vivere, mercati impazziti, ansia, disuguaglianze sociali e razziali, futuro incerto.

La maggior parte delle persone vive passivamente questo stato di crisi globale e disgregazione aspettando che qualcuno (Lo stato? L’ONU? Il comune?) risolva questi problemi.

I creativi culturali

Una parte consistente della società, circa il 35% della popolazione adulta, secondo le ricerche sociologiche della American Demographics, si è invece spontaneamente attivata per creare un cambiamento, per migliorare la vita in ogni suo aspetto, per far emergere una nuova cultura migliore di quella attuale. Questa creativa e ottimista massa in rapido sviluppo (negli anni settanta era intorno all’1%), crea cambiamenti culturali che influenzano e influenzeranno sempre più profondamente non solo

le loro stesse vite, ma anche la società nella sua globalità. Il sociologo americano Paul Ray e la psicologa

Sherry Anderson, gli autori della ricerca, li hanno chiamati “Creativi Culturali” in quanto stanno dando forma ad un nuovo tipo di cultura per il XXI^ secolo, che nasce da un profondo cambiamento di valori, delle priorità e dello stile di vita. Sono coloro che effettuano un cambiamento di paradigma comportamentale e mentale rispetto ai vecchi schemi di riferimento, in qualunque ambito svolgano la propria opera. I creativi culturali sono distribuiti trasversalmente nella società, il 60% sono donne!

La nuova cultura del benessere globale

Le ricerche hanno rivelato che la nuova cultura emergente è caratterizzata da serie prospettive ecologiche

e globali, visione olistica della vita, enfasi sulle relazioni, orientamento alla spiritualità e allo sviluppo psicologico, alla medicina naturale e olistica, all’apertura transculturale e alla coscienza planetaria, insoddisfazione verso le grandi istituzioni della vita moderna e rifiuto del materialismo come base della vita e dello stato sociale. Nascono così – spontaneamente – operatori creativi e attivi nelle cinque principali aree della nuova cultura:

1) ecologia, ambiente e sostenibilità: formata da - ambientalisti, animalisti, verdi, bioarchitetti, le associazioni che si occupano di rispetto dell’ambiente (WWF, Lega Ambiente, Green Peace, World Watch Institute), esperti di diritti degli animali, di riciclaggio, etc.

3
3

2) salute naturale e medicina olistica: formata da - medici omeopati e agopuntori, erboristi, naturopati, macrobiotici, massaggiatori, vegetariani, chiropratici, che propongono e praticano le medicine “alternative”.

3) pace, cultura globale e diritti umani: formata dalle associazioni pacifiste, neo global, transculturali, dalle associazioni di volontariato, dagli artisti e gli attori impegnati, i garanti delle minoranze e dei diritti umani (Amnesty, Survival, Emergency, etc.).

economia e consumo etico: formata dagli economisti e finanzieri etici, i gruppi di consumo critico, le associazioni per il Commercio Equo Solidale, la Banca Etica, Altro Consumo, etc.

5) la ricerca di sé e la spiritualità: formata da tutti coloro che sono orientati alla ricerca interiore, da tutte le associazioni di yoga, di preghiera e di meditazione, dai terapisti transpersonali che propongono gruppi di crescita e di evoluzione, che trasmettono nuove e antiche vie al divino e nuove tecniche di consapevolezza.

4)

Tutti questi operatori fanno parte di un unico grande movimento culturale planetario, anche se non ne sono ancora pienamente coscienti, in quanto vivono realtà separate. La consapevolezza di essere parte di questa unità può creare una grande forza coesiva e un movimento di opinione capace di fare mutare il nostro pianeta verso un futuro sostenibile.

Il paradigma olistico: dalla divisione alla coscienza globale

La nuova cultura emergente - pur nella sua estrema varietà di visioni - si muove sulla base di un Paradigma Olistico, che offre una visione unitaria e globale dell’essere umano e del pianeta. L’essere umano viene quindi visto come un’unità psicofisica che si manifesta nel corpo fisico, nelle emozioni, nella psiche e nell’animo profondo; il pianeta non è percepito solo come un insieme di stati e di specie animali e vegetali, ma come “Gaia”, un’unità vivente, una rete globale di interrelazioni che creano l’equilibrio della natura e delle società umane.

Uno dei punti chiave di questa nuova cultura è che lo stato di crisi globale del pianeta rappresenta il riflesso macrocosmico dello stato di divisione in cui vive ogni singolo essere umano (separazione dell’essere umano da se stesso, dagli altri e dalla natura) e che l’unica via per il suo superamento è lo sviluppo di una nuova coscienza e del potenziale umano individuale, che porti a ritrovare l’unità e l’armonia interiore ed esteriore.

Il drammatico stato del pianeta è espressione dell'inconsapevolezza umana che da millenni viene

tramandata come modo di vivere, di pensare e di agire. La risposta alle innumerevoli questioni aperte - dalle guerre alla sovrappopolazione, dall'inquinamento alle malattie degenerative - non può essere calata

dall'alto come in passato, ma deve necessariamente nascere dal possibile risveglio della coscienza umana,

e dal passaggio dall'attuale stato di ristrettezza egoica ad una dimensione planetaria che abbracci

l'ecosistema e l'umanità in modo unitario. Il malessere globale di ogni individuo, che riflette la profonda crisi ecosistemica e umana del pianeta, è una sfida alla trasformazione globale di se stessi e della propria vita.

La rivoluzione interiore

Partendo da questi presupposti, la risoluzione della crisi globale implica una trasformazione globale dell'esperienza di se stessi, la realizzazione di una profonda unità interiore che, modificando e sviluppando le potenzialità del nostro cervello e della nostra coscienza, si manifesti in una nuova logica creativa del vivere e in una visione unitaria dell'uomo e del pianeta.

4
4

"Oggi, ad un bivio cruciale nella storia dell'umanità - scrive Ervin Laszlo, filosofo della scienza e presidente del Club di Budapest - abbiamo bisogno di nuovi concetti, nuovi valori, ed una nuova visione per guidare i nostri passi verso un futuro umano e sostenibile. La consapevolezza deve innalzarsi e trasformarsi da locale ed ego-centrica a globale e di dimensione planetaria. La nuova coscienza richiede una visione olistica di noi stessi, delle nostre società, della natura e del cosmo. Il grande compito, la sfida del nostro tempo, è cambiare se stessi”.

Tuttavia non possediamo né strumenti, né modelli, né informazioni adeguate che ci permettano di comprendere in modo globale le logiche e le modalità di questa trasformazione interiore e planetaria; per questo è necessaria una nuova figura professionale, un agente attivo che operi sul benessere globale delle persone, che utilizzi semplici ma efficaci strumenti di consapevolezza e di trasformazione, integrando differenti conoscenze e tecniche pratiche di salute psicofisica, di rilassamento e meditazione, di ecologia quotidiana, di comunicazione interpersonale, di sviluppo del potenziale umano e di ricerca etico- spirituale. Su queste esigenze culturali e sociali è nata la figura dell’operatore olistico.

LA FUNZIONE CREATIVA ED EVOLUTIVA DEL COUNSELOR OLISTICO

in

trasformazione

L’Operatore/Counselor Olistico è una figura chiave della nostra epoca, è un catalizzatore della trasformazione umana, un facilitatore del benessere psicosomatico e della crescita personale, quindi un educatore alla consapevolezza globale di sé e del pianeta. L’operatore olistico si forma attraverso un percorso di apprendimento integrato e unitario delle materie essenziali di tutte e cinque le aree della nuova cultura, diventando un esperto in cultura globale con specializzazione in una o più delle aree suddette. L’operatore olistico, grazie a questo training formativo, diventa una figura professionale interdisciplinare di grande importanza, che utilizza informazioni, consigli di vita, etiche e tecniche di ricerca interiore. L’operatore olistico è un operatore socio-culturale del benessere globale, che agisce individualmente sulle persone o collettivamente nei gruppi, offrendo strumenti di consapevolezza e di crescita umana. L’operatore olistico è molto spesso un counselor. Il Counselor - colui che aiuta e orienta - è una figura professionale riconosciuta in gran parte del mondo, dall’Europa ai Paesi con il più alto livello di cultura (Canada, USA, Australia, Giappone, etc.). In Italia la figura professionale del counselor olistico è sostenuta e tutelata dalla SICOOL (Società Italiana Counselor e Operatore Olistico - www.sicool.it) che opera per il riconoscimento di questa figura professionale. Un counselor deve avere almeno un diploma di scuola media superiore e deve frequentare dei corsi – come il Corso Triennale di Formazione per Operatori e Counselors Olistici del Villaggio Globale - in cui specializzarsi in crescita umana e salute globale, studiando le basi di psicologia generale, sociale, evolutiva, di medicina energetica, olistica e psicosomatica, insegnate da docenti laureati o abilitati. Il ruolo del counselor/operatore olistico è di aiutare la persona a ritrovare la consapevolezza globale di sé e parallelamente comprendere e superare gli errori (alimentari, comportamentali, energetici, emozionali, psicologici) che la portano alla malattia. L’operatore/counselor olistico deve formarsi attraverso un percorso di crescita personale e training specifici che lo pongano in condizione di essere un elemento catalizzatore di entusiasmo, di ricerca della gioia, di nuova vita. I suoi strumenti sono innanzitutto la sua stessa consapevolezza e la sua presenza capace di trasmettere energia e amore.

L’operatore

e

il

counselor

olistico:

una

professione

interdisciplinare

per

un

pianeta

5
5

Lavorare sulla parte sana

L’operatore olistico, esperto in salute globale e crescita umana, opera sulle persone sane o sulla parte sana delle persone malate, facilitando la salute e l’evoluzione globale. L’operatore olistico aiuta la persona a ritrovare l’armonia psicofisica attraverso l’uso di tecniche naturali, energetiche, psicosomatiche, artistiche, culturali e spirituali, stimolando un naturale processo di trasformazione e crescita della consapevolezza di sé. L’operatore olistico non è un terapista, non fa diagnosi e non cura malattie fisiche o psichiche; non prescrive medicine o rimedi, e quindi non si pone in conflitto con la medicina ufficiale e con la legge per l’abuso di professione medica. Ciò che rende fondamentale l’operatore olistico è la sua consapevolezza della situazione culturale globale e l’importanza del lavoro sulla coscienza umana per orientare l’attuale stato del pianeta verso una direzione positiva e sostenibile.

Il Curriculum Olistico: una rivoluzione nella formazione educativa Una delle “piccole rivoluzioni” che siamo riusciti ad ottenere - grazie ad una grande collaborazione tra innumerevoli centri, associazioni, medici, psicologi, terapisti e operatori di tutta Italia - è stata la creazione della Scuola Olistica Nazionale CONACREIS e della SICOOL che si basano su un unico iter formativo di 900 ore per gli operatori e counselor olistici. Questo iter formativo è uno dei sistemi educativi più avanzati e intelligenti che possiamo trovare sul pianeta perché comprende un equilibrio tra educazione teorica e pratica, tra insegnamento e sperimentazione diretta degli argomenti appresi, che contempla un’esperienza spirituale almeno in tre differenti scuole, in modo da non creare settarismi e chiusure ideologiche, inoltre dà valore a tutte quelle esperienze umane che non possono rientrare nei normali curriculum ufficiali. Invito a scaricare il Curriculum Olistico dal sito della SICOOL (www.sicool.it) o della Scuola Olistica Nazionale del CONACREIS (www.scuolaolistica.it) o dell’Accademia Olistica del Villaggio Globale (www.globalvillage-it.com/accademiaolistica), e provare a compilarlo, segnando tutti i percorsi didattici seguiti, i gruppi, le conferenze, ma anche le esperienze umane che sono state fondamentali nella propria vita. Ci si renderà conto che diventare operatore o counselor è possibile e utile. Solo dando valore a ciò che realmente ha valore potremo cambiare il mondo.

La Scuola Olistica Nazionale CONACREIS per la Salute Globale e la Crescita Umana

La Scuola Olistica è un progetto unico nel suo genere e di grande importanza in quanto creato per formare operatori olistici e per sviluppare una visione della salute profondamente legata alla crescita umana. Dopo alcuni anni di preparazione e di organizzazione all’interno del CONACREIS (il Coordinamento Nazionale Centri di Ricerca Etica, Interiore e Spirituale) con il sostegno del progetto Porto Franco della Regione Toscana e del Club di Budapest, siamo arrivati alla strutturazione finale della Scuola Olistica Nazionale per la Salute Globale e l’Evoluzione dell’Uomo e del Pianeta. Questo è uno dei progetti didattici di medicina olistica e crescita umana più articolati e strutturati che sia possibile trovare in Italia e all’estero. Una delle caratteristiche più interessanti della Scuola Olistica Nazionale è di essere formata da una serie di centri operanti su tutto il territorio nazionale e organizzati in rete dal CONACREIS. Una Alleanza di realtà diverse ma riunite dal senso e dall’impegno di contribuire ad un benessere globale dell’uomo e del pianeta. La Scuola Olistica Nazionale, come abbiamo accennato, propone un Programma Triennale di Formazione per Operatori/Counselor Olistici di 900 ore, con un primo anno generale di 300 ore nelle otto differenti aree didattiche (lavoro sul corpo, lavoro sulle energie, lavoro sulle emozioni ed i condizionamenti, arte terapia, comunicazione e counseling, empowerement e sviluppo del potenziale umano, ricerca interiore e spirituale, coscienza planetaria) che devono essere sperimentate da tutti gli allievi, ed un biennio di specializzazione di 600 ore in una o più delle stesse otto aree.

6
6
LE BASI TEORICO-FILOSOFICHE DELLA
LE BASI TEORICO-FILOSOFICHE DELLA

LE BASI TEORICO-FILOSOFICHE DELLA

LE BASI TEORICO-FILOSOFICHE DELLA PSICOLOGIA OLISTICA

PSICOLOGIA OLISTICA

LE BASI TEORICO-FILOSOFICHE DELLA PSICOLOGIA OLISTICA

La logica del Counseling Olistico: lavorare globalmente sulla parte sana della persona In questa parte dell’introduzione tratteremo soprattutto di Counseling e di Psicologia Olistica, continuando a ricordare la differenza tra un operatore olistico e uno psicoterapeuta psicologo o medico. Questi ultimi hanno la possibilità di utilizzare le tecniche a fini di risoluzione di patologie, che sono

interventi sulla parte “malata” della persona o supposta “malata”, mentre il ruolo di Counselor è un ruolo

di sostegno, un ruolo di aiuto. La traduzione italiana più vicina del termine inglese Counselor è: “colui

che si prende cura”, “colui che dà aiuto”. Quindi “prendersi cura” di una persona che sta male, a cui offrire strumenti di crescita, di salute globale e di consapevolezza. L’aiuto è offrire una modalità per superare i propri problemi attraverso un percorso di crescita personale, attraverso tecniche di salute

naturale, energetica, emozionale e interiore. La funzione del Counselor non è quindi quella di guarire, ma quella di facilitare l’evoluzione personale di una persona.

La

logica del counseling olistico è polare a quella della medicina e della psicoterapia ufficiali, quindi non

in

conflitto ma complementare ad essa.

La logica meccanicista della guarigione ufficiale è: io curo la tua patologia con una diagnosi, una serie

di prescrizioni farmacologiche e terapie. La malattia è una parte negativa, un errore che devo eliminare,

estirpare e combattere con ogni mezzo. Non c’è nulla di utile nella malattia.

La logica olistica del counseling è invece: io non curo la malattia, ma mi prendo cura di te nella tua globalità e ti aiuto, rinforzando la tua parte sana, vitale e consapevole, con strumenti e tecniche energetiche, naturali e psicosomatiche, al fine di ritrovare un migliore equilibrio e un’armonia psicofisica. La malattia spesso è una espressione dell’inconsapevolezza del nostro modo innaturale di vivere o di qualche parte di noi che abbiamo negato. La malattia, quindi, può diventare un elemento di crescita e comprensione che ci aiuta ad evolvere e a conoscere meglio noi stessi.

Tutte e due le logiche, in situazioni differenti, hanno una loro applicazione pratica e un’utilità reale.

Lasciamo ai medici e agli psicologi il compito, a volte grato e a volte ingrato, di dover affrontare la parte dura del problema, che significa anche la possibilità di sbagliare, di sbilanciare la persona, la possibilità di creare anche danni secondari come nell’uso degli psicofarmaci. L’operato di un Counselor, invece, agisce sulla parte sana della persona, la sua vitalità, la sua coscienza. L’Operatore Olistico, nato nel 1995 e strutturato nel 2000 con il CONACREIS, è stato definito come colui che lavora sulla parte sana della persona o sulla parte sana della malattia. Benché la persona sia malata, ha comunque un potenziale vitale

da cui il Counselor può attingere le risorse per facilitare una serie di processi di crescita. Facciamo un

ulteriore appunto. Quando parliamo di medicina olistica o di psicologia olistica o di meditazione globale, intendiamo essenzialmente la stessa cosa: nel passato le medicine o le psicologie olistiche erano fuse in

un unico sistema - dal corpo fisico, alle emozioni, al lavoro sulla psiche, al lavoro sullo spirito - inteso come un unico processo di guarigione/evoluzione. Pian piano nelle civiltà più potenti, più rilevanti, si sono venute a creare scuole come ad esempio la Scuola Ayurvedica, la Scuola Tantrica Tibetana, la Scuola Taoista Tradizionale Cinese. All’interno di questo grande corpus di guarigione si sono poi venute

a creare le scuole di alimentazione, le scuole di massaggio, le scuole di fitoterapia, le scuole di

meditazione, le scuole di agopuntura e così via. Ad esempio nella Medicina Tradizionale Cinese della

guarigione globale, una parte trattava la guarigione mentale. All’interno della guarigione tibetana

7
7

possiamo trovare testi sulla psichiatria interessantissimi, così come nella scuola ayurveda e nelle altre scuole, che hanno creato specializzazioni nei processi di guarigione. Oggi la visione unitaria è andata quasi completamente perduta. Non esistono praticamente più scuole complete, conoscenze globali, non esistono più testi estesi e completi, ma conoscenze piuttosto frammentate. Esiste qualche manuale di psichiatria tibetana, perché è stato tradotto in inglese e in italiano. Il resto si trova in volumi antichi spesso fuori pubblicazione.

In questo contesto cercheremo di concentrare queste informazioni per dare una visione il più possibile

congrua e unitaria.

Coscienza come energia intelligente: la base della guarigione-evoluzione olistica Uno dei presupposti della guarigione-evoluzione olistica antica e moderna (e quindi anche della nostra psicologia olistica) è che l’essere umano è un anima, è una coscienza, è un centro di consapevolezza che vive in un corpo, che nel momento della vita è cosciente, sensibile e vivo.

Riunendo le informazioni simili (perché ogni scuola aveva le sue visioni particolari) ed i minimi comuni denominatori delle scuole olistiche dell’antichità, troviamo che l’esistenza è vista come una Unità. Tutto è Coscienza. Questa Coscienza Infinita chiamata Dharma, Vuoto, Tao, Grande Spirito, Wakantanka, Logos, aveva aspetti diversi. In quasi tutte le grandi tradizioni la struttura dell’essere umano, dell’esistenza, veniva differenziata in corpi, in livelli. Quello che è sempre stato il comune denominatore è che l’intera esistenza ha una vita cosciente che permea ogni singola struttura.

Mentre il Paradigma Olistico antico aveva una base prevalentemente spirituale, in cui la “coscienza” – come anima, atman, spirito – rappresentava l’elemento unitario centrale dall’atomo all’intero cosmo, il

Paradigma Olistico moderno si fonda su una consistente base scientifica, quantistica, cibernetica, neurofisiologica e sistemica in cui la “coscienza” rappresenta l’elemento cognitivo funzionale che unifica

gli elementi in un Tutto, la “struttura che connette” e che permette di trasformare una “rete di energie e

informazioni” in un sistema organico.

Il più importante contributo dalla fisica quantistica al paradigma olistico fu dato dal fisico David Bohm, collega di Einstein e Pauli, che espresse il concetto di wholeness – l’unità globale, il Tutto, in cui si manifestano due grandi principi inscindibili: l’ordine implicato e l’ordine esplicato, concetti che corrispondono perfettamente alla res cogitans e res extensa. Un altro contributo viene dal premio Nobel per la letteratura Henry Bergson che ha parlato di un flusso di vita cosciente, l’élan vital. L’élan vital presuppone una coscienza di fondo, che è stata percepita da alcuni vitalisti, anche se sono sempre stati una minoranza esclusa dal main stream della grande cultura. Dobbiamo arrivare a Reich, nel periodo della grande scuola psicoanalitica di Vienna, per riavere un approccio scientifico alla comprensione della vita come energia. Reich venne incarcerato, un tribunale sentenziò che (testuali parole) “l’energia orgonica non esiste e quindi lui è un millantatore”. Si pensi all’incredibile potenza di questo concetto di energia intelligente. Energia intelligente come unica forza sensibile che può avere, tuttavia, infiniti livelli di aggregazione o di evoluzione.

Nella prima parte vedremo la parte fisica scientifica di questa componente di base della psicologia, ossia l’evoluzione degli esseri viventi, in particolare delle loro strutture nervose che portano a una complessità

di organizzazione delle stesse strutture nervose e che alla fine permettono, nell’essere umano in

particolare, di arrivare al processo delicatissimo definito autocoscienza. Vedremo il percorso della coscienza che esiste già a livello atomico, a livello cellulare, e che rimane tale e in modo integro. Ogni essere vivente ha coscienza di sé, ma non ha coscienza di essere cosciente. Questa acquisizione avviene - che noi sappiamo - nell’essere umano. In alcuni primati c’è già un accenno, ma il meccanismo a livello neuronale, il meccanismo di feed-back, è come un’informazione: “io sono cosciente”, “io sono

8
8

automatico, totalmente istintivo in questa mia coscienza”, “io sono un animale e conduco la mia vita, scappo dal dolore, ricerco il piacere, ho un’intelligenza, ripongo le cose per l’inverno, creo strutture, ho una vita di relazione complessa e ho coscienza, ovviamente, di me.” Ma questa coscienza è diretta, istintiva e totale. Poi, in una fase dell’evoluzione, nell’essere umano primitivo, nel passaggio dai primati agli ominidi, è avvenuto il salto di autocoscienza.

La consapevolezza di sé: il feedback della coscienza Definiamo la prima forma di autocoscienza: rendersi conto di esistere. Una volta sono entrato in un fiume dove c’era un fascio di luce che filtrava attraverso gli alberi, illuminando l’acqua. L’acqua era fermissima, mi sono sporto in avanti e mi sono visto nell’acqua: ”Ah, sono io!” ho pensato. Nel momento

in cui mi sono visto ho sentito che ero lì, che esistevo. Ho immaginato che questo processo potesse essere

avvenuto ad una scimmia evoluta che un giorno si è guardata e ha iniziato ad avere il primo feed-back, ad avere il processo che riporta l’informazione in sé: ”Ah, sono io.” “Cogito ergo sum”. “Io sono io”. “Sono cosciente quindi esisto”. “Esisto in quanto sono cosciente di esistere”. È un feed-back di coscienza, un feed-back d’informazione. Il feed-back di consapevolezza si sviluppa in maniera straordinaria nel cervello più evoluto dell’essere umano, dal centro del cervello che ancora pochissimi neurofisiologi

considerano il centro dell’essere. Lo posizionano nella corteccia, perché fanno il gravissimo errore di considerare l’Io della persona come il centro della persona stessa.

A livello di psicologia consideriamo l’Io una struttura sociale, quindi periferica, mentre il Sé è una

struttura totale, quindi anche fisica. Questo centro del Sé deve essere ritrovato nel nucleo più primitivo del cervello, qualsiasi animale lo possiede: il nucleo più primitivo del cervello rettile ha in sé il centro della coscienza. Poi da lì si evolve l’emozione che è un feed-back maggiore, poi si evolvono i pensieri che sono ancora più periferici, ma il centro di coscienza rimane al centro. Questa esperienza dell’essere – il Sé – è stato da noi tradotto in un modello scientifico: Cyber, il primo modello olistico di coscienza, l’Unità (Fig.1) e il suo modello energetico associato Cyber7, la Complessità (Fig.2).

Fig.1

di coscienza, l’Unità (Fig.1) e il suo modello energetico associato Cyber7 , la Complessità (Fig.2). Fig.1

Fig.2

9
9
di coscienza, l’Unità (Fig.1) e il suo modello energetico associato Cyber7 , la Complessità (Fig.2). Fig.1

In questi modelli, da noi studiati a livello neurofisiologico, c’è la chiave per comprendere il processo di crescita. Una delle cose, a mio avviso straordinarie, come opportunità per un Counselor, è quella di riuscire a capire che il processo di crescita della consapevolezza di sé - il centro di tutto il nostro lavoro - cioè ritornare alla presenza, è un processo assolutamente centrale del sistema umano, del sistema biologico. Essendo un processo assolutamente naturale, è parte del lavoro del Counselor - che può per un attimo lasciare da parte la patologia, la guarigione - riportare la persona in uno stato di presenza, in uno stato di centratura. Come vedremo poi dagli esperimenti sul cervello, una persona che è in uno stato di presenza trasmette ad un’altra persona questo stato di presenza in modo diretto, se si crea quell’empatia che lo permette. Se la persona è capace di creare uno spazio di comunicazione empatica, la trasmissione della presenza diventa automatica, istantanea, anche in chi non ha mai fatto un’ora di meditazione in tutta la vita. Questo processo è un processo naturale. Significa riportare il sistema nervoso, il sistema biologico, al suo stato di normale e naturale stato di funzionamento e semplicemente esserne consapevoli. Questo non implica un atto terapeutico, implica un atto umano, più che di trasmissione, di scambio di empatia o, se vogliamo, di entusiasmo. La persona in stato di presenza ha uno stato tale di equilibrio tra energie fisiche e psichiche - riunite nell’ambito dell’unità - da avere un bassissimo livello di tensione e un altissimo livello di energia. Quindi, è come se la propria macchina funzionasse al suo meglio: è in quinta, va tantissimo e consuma pochissimo.

Il riconoscimento profondo dell’essere: la presenza empatica Quando lo stato di presenza - una stabile calma fisica e un’elevata attenzione e consapevolezza - viene trasmessa empaticamente, la persona arriva istantaneamente ad un equilibrio di rilassamento e di centratura. Vedremo come questo processo di riconoscimento dell’essere, di empatia, di risonanza tra un Counselor e una persona (cliente) diventa poi il nucleo centrale della persona. È proprio la mancanza di questa presenza empatica tra genitori e figli, agli inizi della vita, che porta a non sentirsi accettati e che genera la chiusura del cuore e del senso di identità, da cui nasce la patologia, cioè la creazione dei blocchi psicofisici. La prima azione del Counselor è quindi quella di ricreare una dimensione empatica che permetta alle persone di sentirsi profondamente accettate e quindi di poter superare i propri blocchi e sviluppare una coscienza di sé.

Mentre una volta - ed era congruo con i tempi di allora - si riteneva che fosse più importante il blocco della libertà fisica e sessuale delle energie, noi oggi alziamo il tiro, perché è congruo con la situazione sociale di questo momento storico, capire che quello che ad un bambino o ad una bambina manca, come punto centrale della propria crescita, è il riconoscimento di se stesso/a da parte dei genitori o delle persone che gli sono vicine e che gli trasferiscono la percezione globale dell’essere. È come dire “tu sei tu”. Questo riconoscimento, che di solito dovrebbe essere caricato di quella energia che noi chiamiamo amore, affetto, presenza, entusiasmo da parte del genitore o comunque dell’educatore, è il principale nutrimento del senso dell’identità profonda: IO ESISTO. Esisto, perché vengo riconosciuto. Esisto, ma se non c’è il feed-back, manca il nutrimento. Questo punto centrale è quello che noi vorremmo potesse essere il principale punto di azione dell’Operatore o Counselor Olistico. Attraverso una presenza silenziosa si manifesta l’empatia, la profonda risonanza con la persona che chiede aiuto. La presenza empatica non richiede scambio di energia, non richiede a volte nemmeno scambio di parole. Richiede semplicemente un training di presenza dell’Operatore/Counselor in modo che questa presenza passi, risuoni nell’altro. Quando la presenza empatica si realizza, la persona si sente capita, riconosciuta, accettata nell’animo e quindi si apre. Porto un aspetto che mi appartiene: avevo una nonna calma e tranquilla, qualsiasi cosa facessi andava bene. Mi guardava, mi sorrideva e c’era uno scambio di presenza empatica. Era vedova, viveva da sola, le piaceva la sua vita semplice e naturale, fluiva. Io stavo da Dio con lei, mi sentivo me stesso. A casa, invece, mio padre era spesso teso, e per ogni cosa che facevo mi sentivo dire: “stai attento, non va bene!”. Non avevo lo spazio di esistere com’ero. Credo che questo tipo

10
10

di esempio sia abbastanza comune. Può essere che si crei empatia, che la stessa persona cambi l’energia,

come accadeva a mio padre: quando si rilassava io avevo un contatto immediato con lui. A volte la sera prima di andare a letto ci prendeva e ci leggeva un libro. In quel momento c’era una presenza fisica, un calore, il riconoscimento avveniva e nutriva un senso di benessere. Quello che normalmente avviene a livello inconsapevole può invece diventare uno strumento cosciente di vivere e di operare. Questo è uno strumento centrale, qualsiasi sia la propria specializzazione.

L’individuo come unità e le sue modalità caratteriali Roberto Sassone

Il mio compito è di dare delle definizioni un po’ più tecniche, quindi non tanto quello di definire in

maniera precisa le strutture caratteriali, ma di dare la possibilità di cogliere, al di là di una definizione del

carattere, alcune modalità di funzionamento delle persone, che possano indicare qual’è il tipo di problema

di fondo che esse esprimono. Anche se è utile definire in linea di massima i caratteri e le patologie ad essi

connesse, in questo ambito di counseling è più funzionale sottolineare le modalità di relazione con l’ambiente, le forme di pensiero, gli atteggiamenti proiettivi ed il modo di percepire la realtà. Questi segnali, che vanno aldilà della diagnosi, ci possono aiutare a vedere come la persona funziona e dove è

pericoloso spingerla.

Naturalmente, per iniziare, dobbiamo vedere sempre di più l’individuo come un’unità e in essa cogliere i

vari tipi di percezione della realtà che egli ha. Vi sono delle caratteristiche specifiche che derivano dal tono emotivo della persona, dal taglio che l’emozione fondamentale dà a quella persona, che consentono

di vedere la sua emozione di base. In base a questo, l’interpretazione degli eventi di quella persona e il

contatto che essa ha con gli altri, assume una caratteristica specifica di quel colore. Ed è con quel colore che l’individuo filtra la realtà e si impedisce di guardare che cosa esiste sul serio di fronte a lui. Se noi - come operatori - lavoriamo su quella coloritura non facciamo una psicoterapia, ma diamo la possibilità al nostro cliente di diventare consapevole del tipo di proiezione che sta facendo sulla realtà; in questo modo creiamo un atto profondamente trasformativo, ma che non va a toccare le dinamiche profonde a cui un operatore olistico non deve avvicinarsi.

Nitamo Montecucco

Il confine è sempre molto labile. Lo psicologo dice “io curo i tuoi disagi psichici”, mentre il counselor

dice “io sono qui per aiutarti in un processo di consapevolezza globale, utilizzando semplici strumenti nell’ambito della salute globale del benessere, non della guarigione, non della medicina, della psicologia, non della cura diretta, ma della cura indiretta, nel senso di favorire un ripristino dell’equilibrio.” Nel corso della Settimana della Psicosomatica, attraverso le tecniche di respiro, si impara a sentire il corpo, ad entrare nel cuore, nella consapevolezza dei blocchi, senza dover necessariamente tirare fuori emozioni che possano turbare l’equilibrio. Per contro, chi ha una formazione psicologica o medica adeguata, può entrare nella sfera emozionale prendendosi la responsabilità del proprio lavoro.

Roberto Sassone Per lo psicoterapeuta, la difficoltà caratteriale di un individuo o qualsiasi conflitto o problema che egli pone riguardo alla sua incapacità di percepire la vita e se stesso, diventa un punto di partenza per andare

ad approfondire il conflitto, vedere le cause e far emergere le emozioni dolorose che spesso sono rimosse.

Per un Operatore/Counselor Olistico questo materiale offre invece la possibilità opposta, vale a dire che il conflitto ha qualcosa da insegnare al suo cliente. Il conflitto significa: “guarda, c’è una modalità che devi imparare, il conflitto ti sta mostrando che hai la possibilità di apprendere qualcosa di importante, che hai in qualche modo dimenticato o di cui non hai voluto tenere conto, quindi hai una

11
11

grossa opportunità di evoluzione.” A seconda di come si tratta un conflitto, si può andare in una situazione profonda che fa emergere l’ombra che gli Operatori non devono toccare, oppure si può mettere l’attenzione sulla possibilità evolutiva che essa offre. Questa possibilità evolutiva è lo scopo del Counselor Olistico.

Nitamo Montecucco Quanto appena definito è la base di ciò che chiamiamo “la crescita umana o lo sviluppo del potenziale umano”. Il nostro modello di base è che ogni persona dovrebbe vivere con un centro di coscienza e con infiniti strumenti nella vita. Quindi, ha i piedi per camminare, le gambe per correre, le mani per prendere e per abbracciare, gli occhi per vedere, le orecchie per sentire, la bocca per parlare. Ma se qualcosa nella vita inizia a togliere le orecchie e gli occhi, chiudere la bocca, segare le gambe, si vivrà una vita che non è piena, una vita che non è nella sua completezza. Se parliamo di questa metafora a livello psicologico, abbiamo delle funzioni psichiche e delle funzioni energetiche. Abbiamo la vitalità, la sessualità, l’affettività, la creatività, la comprensione, lo scambio, il divertimento, la creazione. Tutto questo è parte dell’universo psichico. La complessità di queste forze ci dà una vita piena, rotonda. Ci rendiamo conto che viviamo in una società altamente innaturale che si è allontanata dalla natura e dagli eventi del cuore umano e che in tutte le scuole del mondo non esiste una materia che sia cuore, che sia relazione, che sia piacere di esistere, intelligenza emozionale. Si sta iniziando ad introdurla nelle scuole più elevate, ma l’intelligenza emozionale non è ancora cuore. E tutto ciò è devastante. Un bambino/una bambina con delle grandi potenzialità non viene nemmeno preso/a in considerazione: “se sai bene la matematica, bene, se non sai prendi quattro e vieni rimandato, punto”. Consideriamo che la vita ci ostacola nell’espressione o nel funzionamento di alcune attività fisiche o psichiche, se prendiamo anche solo coscienza di questa mancanza possiamo in qualche modo aiutare la persona a riprendere il gioco della vita, e quindi riprendere possesso di un potenziale che per qualche motivo è stato inutilizzato.

Gli strumenti operativi del counselor olistico Nel lavoro dell’Operatore o del Counselor Olistico lavoriamo con il processo della consapevolezza:

non utilizziamo strumenti terapeutici, ma strumenti di consapevolezza. Anche solo mettendo la persona in contatto con quello che le è mancato nella vita, aiutandola a prendere consapevolezza dei propri limiti, ogni evento della vita può diventare un evento utile alla crescita. Perché ogni evento ci dà un senso, una comprensione, da non intendere, come ipotizzano i New Agers, che "ogni evento ha un senso" come se tutto fosse completamente preordinato. Questo è un punto che bisogna rimarcare, perché mentre all'interno del meccanicismo vige il principio opposto secondo cui "niente ha senso e tutto avviene per caso o per causa effetto", nella parte più immaginifica della New Age “tutto ha un senso”. Ogni volta che vado alle conferenze incontro qualche signora che mi guarda con aria commossa e mi dice: “Ah, dottor Montecucco, finalmente ci incontriamo e naturalmente niente avviene per caso”. Sì, certo, esistono sicuramente nella vita degli avvenimenti sincronici che sono dei momenti rari, non comuni. Si incontrano casualmente migliaia di persone e poi, ogni tanto, s’incontra una persona che fa la differenza, che è sincronica con la nostra anima, e diciamo: ”Ah, questo è un incontro fondamentale!” A volte si va a cercare questa persona, si vanno a cercare i maestri spirituali, i guaritori. E quando arrivano diventa un evento sincronico, altamente significativo per la vita. Quindi noi abbiamo una vita altamente casuale con degli eventi altamente significativi. E man mano la nostra evoluzione cresce, man mano la nostra vita da casuale - perché siamo inconsci - diventa consapevole e quindi significativa. E allora la vita la scegliamo noi e moltiplichiamo la sequenza degli eventi significativi. Così è anche nella malattia.

12
12

Il caso e la sincronicità: una visione di equilibrio Il crollo della diga del Vajont, che ha ucciso migliaia di persone, è stato assolutamente casuale. Non che il karma di quelle persone sapeva che la diga sarebbe stata costruita male ed ha fatto sì che le anime si incarnassero in quel luogo per espiare. Non che tutte le persone che soffrono e muoiono in Africa hanno fatto del male e sono lì per espiare, così da ripulirsi da un cattivo karma. È un’idiozia pensare che

qualsiasi malattia sia dovuta a una causa ben precisa. Gli esponenti della scuola di Dethlefsen e altri simili che sostengono che “tutto ha un senso”, a mio avviso, sbagliano. Tant’è vero che se avesse un senso e lo si conoscesse, si riuscirebbe a curarlo. Se fosse qualcosa di psichico che dipende dalla volontà, anche inconscia, la si farebbe diventare conscia e questo processo di trasformazione andrebbe a curare, cosa tutt’altro che vera. Esistono malattie di cui non si ha alcun dato, non ne sono a conoscenza i medici, i maestri spirituali, gli illuminati. Esistono malattie in cui c’è una quantità di casualità, una quantità di significatività, di karma,

di psicosomatica. In questi casi si può migliorare grandemente la situazione lavorando sulla parte

significativa. Esistono malattie dovute ad un’alterazione psichica ed in quel caso, se le persone lo vogliono veramente, ci sono buone possibilità di guarigione. Sappiamo tutto questo con la nostra intelligenza e apertura. Sappiamo, come in tutte le antiche tradizioni, che il mondo è diviso in una parte di Caos e in una parte di Logos. Esistono due leggi in fisica: la legge dell’entropia che causa il decadimento, e la legge della sintropia, della negaentropia per cui pian piano le cose si aggregano, crescono e si sviluppano. Queste due energie (Caos e Logos) sono contemporanee. Kamas è l’energia che tende alla disgregazione al basso; mentre altre energie, tra cui l’inerzia, portano il fuoco verso l’alto. Così la pianta può crescere. Quindi ogni cosa ha un ciclo, la pianta cresce e poi muore. Il corpo da una cellula diventa un corpo vivo e vegeto per tanti anni e poi c’è l’involuzione e la morte. Si pensi a quanti codici genetici errati si vengono a creare (ricordiamo il disastro di Cernobyl), ai tumori da sostanze chimiche, le leucemie infantili. A volte non c’è dentro il karma, c’è solo un evento casuale. E se un medico, o psicologo o counselor, comprende la casualità dell’evento, questo può diventare un evento significativo. Quindi non c’è alcuna colpa, e l’accettazione di quell’evento può mettere in uno spazio di consapevolezza di essere nell’esistenza.

L’accettazione della realtà così com’è L’accettazione della realtà così com’è è una grandissima comprensione. Le scuole di spiritualità invitavano i discepoli a vivere ogni evento della vita, anche quelli casuali, come significativi per la propria crescita. Siamo esseri viventi nella grande esistenza, ogni tanto accade qualche cosa - un incidente, un lutto - e abbiamo un grande dolore. Possiamo provare rabbia, rifiutare l'evento, tentare di

ignorarlo, oppure dire semplicemente “ok”, “lo accetto”, “accetto anche la parte negativa”. E questo porta

ad una crescita umana enorme, apre il cuore. Se non lo accettiamo chiudiamo il cuore e andiamo nella

cupezza. Se apriamo il cuore, lo accettiamo anche senza comprendere il perché. E accettare che non c’è

un perché fa accadere un profondo processo di crescita.

Roberto Sassone Esiste un fatto energetico ben preciso, perché l’accettazione profonda di una sofferenza e di una difficoltà non avviene mai attraverso una semplice presa di coscienza dell’evento (è qui la differenza del Counselor Olistico), ma avviene perché si riesce ad attivare il livello del cuore. Il livello del cuore è il livello della vera presenza e coscienza di sé. Il livello del cuore corrisponde ad un centro dinamico di energia molto potente, che, fra le varie qualità, ha quella di trasformare le energie che non riescono ad essere utilizzate o che si collegano su una polarità negativa. Quindi, è importante comprendere che c’è una differenza fondamentale tra il far capire al cliente un suo problema e far comprendere il problema, perché comprendere non tocca il livello mentale, ma quello della sua presenza nel cuore, capace di trasformare. È un grande strumento terapeutico in chiave positiva.

13
13

La presenza centrata ed accogliente che non va specificatamente a cercare qual è la causa, è già un modo per avviare un processo che la persona può portare avanti. Comprendere vuol dire ‘prendere dentro’, ‘prendere in sé con la capacità trasformativa del cuore’. L’accettazione è di per sé una capacità trasformativa: il cuore accetta e accoglie. L’Operatore Olistico deve seguire un percorso d’individuazione e quindi avere una pratica meditativa, perché se non è in grado di entrare in questa percezione di presenza, tutti questi discorsi decadono.

Transfert e controtransfert: la logica delle proiezioni Luisa Barbato Il transfert è il punto più delicato del counseling. Dopo alcuni incontri, inevitabilmente si crea il transfert. Una delle obiezioni che viene fatta è che se si rimane anche solo in accettazione avviene il transfert. Per chiarire, qualsiasi processo di cambiamento psichico ha bisogno di una relazione, non avviene per caso. Già uno stato di centratura, di accettazione o di empatia dell’altro crea subito una relazione preferenziale. Quindi, l’altro viene letto come il testimone, colui che accoglie preferenzialmente le nostre tematiche:

questo legame è detto transfert. Il transfert è proiettivo, per cui quando inizia il transfert, se l’altro è in uno stato neutro, di accoglimento, automaticamente diventa lo specchio delle cose dette. Se il cliente ha avuto un genitore persecutorio, in questa posizione di neutralità leggerà subito un’inquisizione, ovvero qualcuno che lo sta giudicando. Se il bisogno è trovare un accoglimento, cercherà una persona che lo accoglierà, nel silenzio possiamo leggere l’accettazione. Quindi è importante capire come gestire il transfert, cioè il legame preferenziale che la persona crea con l’operatore. È fondamentale riuscire a vedere il momento in cui si sta sviluppando troppo, nel qual caso è necessario fare da ponte in modo che questo transfert si ricrei con uno psicologo o psicoterapeuta.

Nitamo Montecucco Ogni volta che si instaura una relazione non neutra, immediatamente la persona tenderà a proiettare il padre o la madre o l’amico o l’amante. Essenzialmente proietterà sul Counselor una figura che ha avuto più a cuore, e attraverso questa proiezione viene veicolata un’enorme quantità di emozioni. Il livello emozionale è estremamente carico: non semplicemente “ti voglio bene, sei una cara persona, mi stai aiutando”, ma c’è tutta un’aspettativa che è conforme alla figura che sta proiettando. Nasce una serie enorme di istanze e non solo, perché anche se la proiezione non avviene in modo eclatante, comunque si vengono ad instaurare, nel rapporto, una serie di proiezioni emozionali. A titolo di esempio, se la persona è abituata da tutta la vita ad arrabbiarsi, naturalmente si arrabbierà anche con l’operatore. Quindi, può accadere che la persona arrivi al rifiuto dicendo “ma questo io l’ho già fatto, ma cosa mi stai dicendo!” oppure al compiacimento dicendo “sì, sì, hai ragione, certo, certo”. La comprensione del transfert è fondamentale. L’arte dell’Aikido terapeutico è quella di permettere a queste energie di muoversi con fluidità, con coscienza, sentirle, non far finta che non ci siano, ma muoverle in modo assolutamente congruo per quello che è il lavoro del Counselor/Operatore. Lo psicoterapeuta deve operare ad un altro livello di intervento. Per questo è importante che si abbia una conoscenza delle strutture caratteriali. Si provi ad immaginare l’effetto del lavoro di un operatore olistico che, di fronte ad uno psicopatico, per fargli capire delle cose lo contraddice; o che di fronte ad un orale, che vive nella continua richiesta d’amore, si propone come un grande seno per cercare di soddisfare questo suo bisogno, facendo così il suo gioco. Il contro-transfert, nella sua accezione più semplice, si crea quando l’Operatore ha delle aspettative o delle proiezioni sulla persona. Una situazione classica, che può capitare agli operatori olistici, è quando la persona racconta di aver paura di staccarsi dall’ambito familiare. L’operatore, avendo lavorato sulla stessa paura ed essendone uscito in due-tre anni, ora si aspetta che il cliente ne esca in tre mesi. Piuttosto comuni sono le proiezioni tipo: “ma che bell’uomo!” oppure “ma che persona antipatica” o “ma che persona dura, sembra mia mamma, adesso gliela faccio vedere, le farò i punti psicosomatici più dolorosi.”

14
14

La risoluzione più facile, se si riesce, è lo stato di presenza che corrisponde allo stato naturale dell’essere che non ha proiezioni, non si identifica con l’ego. Quindi il cliente non ha più bisogno di proiettare quando dimora nello stato di presenza, il counselor non ha bisogno di proiettare o di avere aspettative quando è stabilizzato nello stato di presenza. Tuttavia è raro trovare un cliente in tale stato, nonostante questo sia il nostro obiettivo. Si deve sempre tener presente che, se non si riesce a portarlo in stato di presenza significa che anche l’Operatore non è realmente in uno stato di presenza.

Il concetto di “malattia” Nitamo Montecucco Una delle considerazioni generali nell'ambito della psicologia olistica e della crescita umana, è che la “malattia” veniva considerata come una non comprensione delle leggi dell’esistenza. La legge del Tao, la legge del Dharma, è semplicemente la legge di come va il mondo, non come va il mondo degli esseri umani. Dobbiamo avere la consapevolezza che il mondo degli esseri umani va in una direzione innaturale che è bene conoscere, e da cui possiamo dissociarci. Le leggi dell’esistenza, ovvero l’accadimento degli eventi nel positivo e nel negativo, sono una base di saggezza che possiamo acquisire, a cui possiamo attingere attraverso esperienze, letture etc. Se riusciamo a conformarci con questa legge dell’esistenza, siamo in uno stato non solo di presenza interna in noi stessi, ma di presenza all’interno di una vita: è la nostra vita. Un processo semplice, il senso di come la vita e la morte continuano il loro ciclo.

Un esempio: nella nostra iconografia sociale e culturale la coppia è un archetipo finto, è un falso storico, è “vissero felici e contenti fino alla fine dei loro giorni”. Quante sono le coppie realmente serene e appagate che arrivano alla fine dei loro giorni? Le nostre strutture sociali non ci danno una reale visione di ciò che

è una vera relazione, per cui non abbiamo un reale senso di cos’è la legge dell’esistenza. La nostra vita

sociale mette in evidenza, per esempio della sessualità, una serie di aspetti eclatanti, le grandi performances di “Nove settimane e mezzo” ed elimina tutta una serie di istanze reali, dove la morte non viene quasi mai affrontata, dove l’arroganza sociale, il divario sociale, non vengono quasi mai toccati, per cui chi ha più ego, chi è più arrogante, vince. E va bene così. Dobbiamo assolutamente essere consci della legge dell’esistenza nella sua accezione più vasta. Il grande mistico nordamericano Alce Nero parlava del Grande Cerchio del mondo, il Grande Spirito della Terra. Percepì il mondo e la sottile esistenza, fatta di vita e di morte, di relazioni. Comprese il senso globale di questo sottile elemento che è l’armonia, l’amore, l’intelligenza tra le relazioni, tra i più semplici esseri viventi e tra i più complessi. Quando riusciamo a capire il senso di come realmente l’esistenza si muove, possiamo cogliere il cuore profondo che batte dentro gli esseri umani, dentro le relazioni, riusciamo a far fare anche dei passi non di conoscenza o di scienza, ma di una sottile saggezza che può arrivare in ogni momento. E se anche non arriva, possiamo attendere, possiamo entrare in uno spazio vuoto. Nell’antica tradizione a volte le malattie venivano curate semplicemente con l’attesa, mentre alcune malattie psichiatriche venivano curate con il silenzio. La persona malata veniva messa in uno spazio di relativo isolamento, nel quale poteva rivedere che cosa era successo. A volte anche questo diventava un processo di cura.

Counseling come presenza empatica Nitamo Montecucco Quello che di base è fondamentale, per il Counselor, è l’atteggiamento della presenza, soprattutto il

silenzio. Quando si ascolta la persona, e già dall’inizio della relazione questo avviene, se si entra in uno spazio di profondissimo silenzio – di meditazione, di silenzio ricettivo – ci si svuota di tutto quello che accade dentro di sé e si ascolta, si va in uno spazio di relativa saggezza, dove la persona si sente accolta e dove inizia a nascere, ad accadere qualche cosa su un livello umano. Già questo rappresenta un livello alto di guarigione, di consolazione, di prendersi cura, di aiutare una persona. Le si offre un contesto dove riversare le tensioni emozionali e psichiche; uno spazio di apertura, ricettività, presenza dalla persona che

è lì per te… anche se non farà niente, semplicemente c’è e ti ascolta.

15
15

All’interno dell’Accademia propongo una serie di esercizi che rappresentano la differenza tra il fare e il non fare ed entrare in uno spazio di silenzio. Chiedo di mettersi uno di fronte all’altro in silenzio e semplicemente attivare la percezione del contatto tra cuore e cuore, tra pancia e pancia, tra testa e testa, ed entrare poi in uno spazio di silenzio. Oppure osservare le caratteristiche della persona in modo giudicante e poi cercare di spogliarsi dei giudizi e vedere dietro la faccia-maschera della persona, gli occhi, la presenza, il silenzio. Presenza è anche quando si è attivi, si può fare un massaggio ed essere molto presente. Mentre si perde lo stato di presenza quando, durante un massaggio, si pensa: “Adesso vado in automatico e intanto penso a cosa devo cucinare per cena”. Non è essere nel qui e ora, non si è centrati su di sé, perché quando si è centrati si è in uno spazio vuoto, che permette di agire in un modo particolare. Questo, a mio avviso, dovrebbe essere il punto centrale di ogni scuola di psicoterapia.

Personalmente ho puntato enormemente sull’Operatore Olistico e sul Counselor Olistico perché ritengo che, nonostante non posseggano le grandi conoscenze che si acquisiscono in sette anni di medicina o negli anni di psicologia, abbiano invece colto il senso umano più profondo e importante. Possono trasmettere la presenza, l’accettazione, il cuore, i valori umani in modo diretto, semplice e a basso costo, perché costa meno fare una visita da un operatore olistico che non da un medico, e inoltre si moltiplica l’ibridazione, la trasmissione anche del lavoro su di sé. Questo può permettere alla nostra società di accelerare il processo di superamento della crisi che ormai è imminente. Anche se ancora oggi non sappiamo se riusciremo a superarla. Durante un incontro avvenuto a Lucca nel giugno 2005, ho citato un articolo apparso su La Repubblica:

“Entro 5 anni il barile di petrolio costerà 100 dollari”. Io ho aggiunto: “Se va bene accadrà fra tre anni; se va male, come purtroppo immagino, tra due anni/due anni e mezzo”. Nel 2008 il barile costava già 150 dollari! Ma cosa succederà quando nel 2012 il petrolio arriverà ai 300 o 400 dollari al barile? Stiamo accelerando la situazione di crisi energetica in modo pazzesco. Quindi l’unica cosa che possiamo concepire - e lo dico con grande consapevolezza - è che l’Operatore Olistico (pur avendo un training medio-breve) può acquisire importanti strumenti di crescita umana e trasmetterli alle altre persone, fare in modo che la consapevolezza individuale aumenti velocemente e quindi che, a livello sociale, si possa arrivare al raggiungimento della massa critica delle persone consapevoli. Questo è fondamentale per bilanciare la tremenda forza delle multinazionali e dei gruppi di potere che, invece, vogliono un mondo ricco ma completamente devastato ecologicamente. Abbiamo questa grande opportunità: l’acquisizione della consapevolezza come Counselor e Operatori Olistici. Quello che a noi in questo momento serve, è capire l’Unità umana. Stabilire con molta precisione la percezione di essere una Unità. Questo è il punto fondamentale: questa percezione, questa coscienza unitaria - la possiamo chiamare il Sé, l’anima, o in altri modi - ha come caratteristica di essere nel corpo. È una percezione che parte dal corpo e resta nel corpo. Non sono viaggi astrali, non sono percezioni extra-corporee, è una percezione che è parte del corpo ed è legata al corpo.

Le persone non hanno una percezione globale di sé Il punto di partenza fondamentale è che le persone normalmente non hanno la percezione di sé. Se l’essere umano è fatto di tante parti, e se queste parti corrispondono ad una psiche, nel momento in cui non c’è unità significa che le persone sono frammentate, hanno un Io formato da tante sub-personalità. Questo è un dato acquisito dalla psicologia moderna: le persone presentano una serie di sub-personalità. La tecnica del Dialogo delle Voci non è psicoterapia, ma è una tecnica di Counseling molto dolce, forte e utile. Il Dialogo delle Voci mette in evidenza il Sé e si possono osservare salti molto evidenti da una personalità all’altra.

16
16

Il punto fondamentale da cui partiamo è che, quando la persona arriva (a meno che non abbia già fatto un lavoro su di sé), non ha una percezione integra del proprio essere, né nel corpo né nella mente. Se l’Operatore chiede: “Chiudi gli occhi e senti tutto il corpo”, la persona sente tutto il corpo, se va bene, al 20-30%. Se la invita a sentire una singola parte del corpo, la sente benissimo, ma se le viene detto:

“Sentiti un’unità, sentiti un insieme”, non riesce a farlo. Ogni anno, in estate, c’è il gruppo della ‘Guarigione della Mente’. È un gruppo fondamentale del processo di crescita. Tutti, indiscutibilmente, anche le persone che fanno meditazione, yoga o altre pratiche da tanti anni, se invitati a sentire il corpo unito, lo sentono, se va bene, al 30%. Le persone che riescono a sentirlo molto bene sono al 50%. Dopo due giorni di lavoro di gruppo, di integrazione delle parti corporee, di consapevolezza delle energie corporee, orientate alla presenza, le persone arrivano ad avere degli sprazzi, dei momenti di pochi minuti, in cui hanno una percezione di sé che supera il 50%. Questo lavoro di integrità delle energie normalmente - nelle vecchie tradizioni - richiede dai sette ai quattordici anni di meditazione costante. È un training lunghissimo, non si acquisisce facilmente. Durante questo training, le varie parti del corpo, le gambe, la psiche, la creatività, l’amore, la rabbia, la paura vengono re-incluse e comprese nell’unità psicofisica. Quindi la psiche alla fine si trova ad essere un processo di inclusione di tutte le energie. È un centro che non importa quale sia, è un centro – come diceva Gurdjieff – di gravità permanente. Immaginiamo lo stato psicofisico di una persona che ha somatizzato una chiusura del cuore già da bambino: i genitori non avevano presenza, non avevano coscienza, non potevano trasmetterla. Qualche volta nella vita normale la presenza era un po’ di amorevolezza, un po’ di affetto, un po’ di gioco ma il punto centrale - che da bambini si chiude - è il senso dell’esistere come totalità. E questo significa che si chiude il cuore, le energie sono basse, ristagnano nella pancia perché non salgono al cuore, le energie alte non scendono. Quindi nascono i grandi blocchi – il blocco della gola fra la testa e il cuore, il blocco del diaframma tra il cuore e la pancia, il blocco del bacino tra la pancia e il sesso, il blocco del sesto livello tra le energie centrali della testa e le energie di apertura verso l’alto, i blocchi classici delle gambe (piedi e ginocchia) perché non c’è una messa a terra, i blocchi delle spalle, dei polsi e delle mani perché il cuore non può fluire in maniera naturale verso la periferia. Questi blocchi somatici provocano una parallela frammentazione a livello psichico. Quindi la frammentazione dell’identità è il nostro stato acquisito a livello culturale nel nostro tempo presente. Se noi ritorniamo, attraverso un lavoro psicologico, emozionale, fisico, energetico, a far fluire e liberare le emozioni ed i pensieri che bloccano le varie zone del corpo, ritorniamo a un corpo sano, normale, ad uno stato di presenza fisica, integra. Da questo stato di presenza fisica ci auguriamo che la persona riesca a ritrovare una centralità dell’essere ancora più forte, e attraverso i processi di meditazione possa arrivare ad un livello dove l’energia interna diventa assolutamente viva, esuberante, intensa, ed eventualmente arrivare a quello spazio di fusione, di unità, che tutte le scuole del passato e del presente continuano a ricordarci.

17
17
NEUROPSICOLOGIA: L'UNITA' DI COSCIENZA E I BLOCCHI PSICOSOMATICI

NEUROPSICOLOGIA: L'UNITA' DI

NEUROPSICOLOGIA: L'UNITA' DI COSCIENZA E I BLOCCHI PSICOSOMATICI
COSCIENZA E I BLOCCHI PSICOSOMATICI
COSCIENZA E I BLOCCHI PSICOSOMATICI

COSCIENZA E I BLOCCHI PSICOSOMATICI

L'UNITA' DI COSCIENZA E I BLOCCHI PSICOSOMATICI Quando entriamo in meditazione profonda e non abbiamo più

Quando entriamo in meditazione profonda e non abbiamo più la sensazione di divisione fra testa e corpo, tra noi e gli altri, il campo di coscienza, di energia luminosa, che scorre in tutto il corpo nella sua interezza, sfuma allargandosi pian piano verso l’esterno. Questo è il primo modello a cui facciamo riferimento, l’unità della coscienza. Se questa energia si allarga, contemporaneamente, l’ “uovo di energia” è in movimento.

Il primo blocco psicosomatico: la chiusura del centro della coscienza

blocco psicosomatico: la chiusura del centro della coscienza Immaginiamo il cervello come ologramma cibernetico

Immaginiamo il cervello come ologramma cibernetico dell’essere umano. Partendo dalla concezione olografica del neurofisiologo Karl Pribram, abbiamo applicato i modelli psicosomatici e il modello olistico Cyber al cervello (e al sistema nervoso), considerandolo come un ologramma cognitivo che elabora e gestisce l’intera massa delle informazioni fisiche, emotive, mentali e coscienti. Il cervello non è la mente, ma solo il suo strumento operativo. Questa mappa raffigura il cervello visto dal basso, inserito in sovrimpressione nel modello olistico Cyber, per metterne in evidenza l’unità funzionale e le differenti aree evolutive.

L’area rossa è il ponte bulbo-cervelletto, correlata al cervello rettile;

L’area verde è la parte della corteccia temporale laterale che scende giù, correlata al cervello mammifero (limbico);

L’area blu è la parte alta del cervello – soprattutto i lobi frontali e prefrontali – la parte più evoluta

18
18

dell’intero sistema, correlata al cervello neocorticale;

L’area gialla è il talamo-ipotalamo, il centro del cervello, il centro della coscienza, appena sotto il chiasma ottico, l’incrocio dei nervi ottici. È la parte piccola del nostro essere in cui sintetizziamo tutte le informazioni fondamentali, un sistema dinamico capace di sincronizzare i vari livelli d’informazione dell’intero encefalo e darne un senso unitario. Tutte le informazioni arrivano in questa zona e da qui vanno o al cervelletto o al sistema limbico, dal sistema limbico alla corteccia e poi… ritornano sempre qui. Un giro che definiamo il feed-back della coscienza. Se volessimo antropomorfizzare questo livello, la parte gialla corrisponde esattamente alla zona sotto- diaframmatica; la parte rossa corrisponde alla pancia; la parte verde corrisponde al cuore e alla fascia intermedia; la parte neocorticale azzurra corrisponde al cervello umano superiore.

Il punto centrale del cuore cerebrale ritorna ad essere esattamente sul cuore fisico. Nel cervello rettile, in basso, vi sono i centri istintivi-motori sessuali; nel cervello mammifero, in mezzo, vi sono i centri emozionali-affettivi; nel cervello umano, la neocorteccia in alto, vi sono i centri cognitivi-intellettuali, razionali-intuitivi. Ma il centro dell’essere è comunque dove noi ci segniamo con la mano quando diciamo “io”, sul cuore.

Riportare tutto al centro dell’essere: la I^ Tavola delle Equivalenze Psicosomatiche La prima tavola delle Equivalenze Psicosomatiche rappresenta l’unità del sistema cervello-mente- coscienza. Ci ricorda che: il centro funzionale energetico-informatico del cervello si posiziona nella zona centrale encefalica: il talamo-ipotalamo, che sincronizza le tre parti del cervello e del corpo e le due polarità neuropsichiche. Nell’area talamica identifichiamo la natura funzionale del “senso d’identità” o “coscienza di sé”. Questa mappa ci ricorda che: se il punto di coscienza centrale è attivo, tutte le parti del corpo-mente sono in contatto con il sé, il centro dell’identità, e quindi anche tra di loro; mentre se il centro è addormentato o chiuso ogni parte sarà a sé stante, senza un centro realmente operante, e la persona si sentirà isolata, frammentata, divisa. È il modello dell’unità della complessità e del centro. Questa prima mappa, volutamente semplificata, è fondamentale per capire come nell’essere umano si può immediatamente riconoscere il primo blocco: il vuoto del centro dell’essere. La persona che abbiamo davanti è tutta di testa, tutta di emozioni, tutta fisica, oppure è integra tra tutte le sue parti? Il campo della persona è coerente, armonico, oppure no? La persona ha o non ha un centro di autoconsapevolezza? Ha un’identità? Ha una sua forza interna? È una forza mentale, una forza egoica, una forza d’identità strutturata oppure ha veramente un centro di profondità? Sente veramente di vivere la sua vita? Da questo blocco centrale nascono tutti i principali blocchi e disturbi, cioè nasce la frammentazione del nostro essere. Così, in modo assolutamente semplice, ci ricordiamo anche il punto essenziale del counseling olistico: quello di riportare ogni elemento al centro dell’essere, ossia di risvegliare l’esperienza dell’essere. Avremo - per quanto riguarda la totalità dell’essere - persone che saranno parzialmente prive di questa percezione centrale, di questa coscienza centrale dell’intero essere: avranno poco contatto tra il sé ed il corpo, non sentiranno il corpo, non sentiranno i limiti del corpo, non saranno in contatto con la loro forza, le energie fisiche-mentali-emozionali-biologiche-sessuali non saranno fluide tra loro. Avremo persone che non hanno il contatto tra l’identità centrale e la parte emozionale, quindi con il cuore chiuso; avremo persone che non hanno contatto con la parte intellettuale; altre persone che hanno la parte fisica estremamente radicata e forte, sono fisiche e legate ai bisogni primari (cibo e sesso). Avremo persone che vivono essenzialmente sul piano emozionale, quindi completamente perse nel mondo delle relazioni affettive. Infine persone che hanno optato per la mente e sono completamente perse nella testa: ogni cosa viene fatta attraverso il pensiero, nell’amore e nell’amicizia pensano, vivono il corpo e pensano.

19
19

La polarità maschile-femminile: la II^ Tavola delle Equivalenze Psicosomatiche

la II^ Tavola delle Equivalenze Psicosomatiche Uno degli aspetti importanti del cervello è la dualità: la

Uno degli aspetti importanti del cervello è la dualità: la complementarietà funzionale e psicologica tra i due emisferi. Una metà del cervello è maschile ed una metà femminile, e fra le due parti, se scorre bene l’energia, si crea l’unità, il piacere. Due aree diverse con funzioni molto differenti che vengono sempre integrate. L’emisfero sinistro è dominante nei processi linguistici, è specializzato nei processi che richiedono logica, razionalità. L’emisfero destro è dominante nei processi visivi, è specializzato nel senso della bellezza, nell’intuizione, fantasia e abilità artistiche. Questa dualità così unitaria e complementare ci riporta, per analogia, alla cellula uovo fecondata che darà vita a tutto il nostro essere, dove i cromosomi materni e paterni, e quindi le energie del DNA femminile e del DNA maschile, si intrecciano. Già la prima unità contiene, quindi, gli aspetti complementari del maschile e del femminile.

La mappa rappresenta un altro dei capitoli importantissimi della polarità psichica, maschile/femminile. In altre parole le zone fisiche del cervello corrispondono alle zone psichiche-emozionali del cervello. Ogni area del cervello è come se fosse una mente, una psiche, un’anima che la anima e la fa crescere. Quando i mammiferi si sono sviluppati sui rettili, hanno sviluppato una parte che era già presente nei rettili, ma gli hanno dato più spazio, più elaborazione. Questa mappa integra le funzioni dei due emisferi destro e sinistro del cervello, con i due sistemi polari simpatico e parasimpatico del sistema nervoso autonomo, associandole alle polarità energetiche yin e yang dello shen di milza e fegato della mappa taoista e della parallela polarità maschile e femminile dei centri energetici Surya/solare e Chandra/lunare e dei canali Ida e Pingala della mappa yogica-tantrica.

20
20

L’attività dell’emisfero sinistro/maschile/razionale, corrispondente alla parte destra del corpo, è correlata con l’attività del sistema simpatico/attivo/yang, che viene sostenuto dall’energia calda attiva dello Shen

del fegato (a destra), corrispondente al Surya Chakra, centro solare della tradizione yogico-tantrica.

L’attività dell’emisfero destro/femminile/intuitivo, corrispondente alla parte sinistra del corpo, è correlata con l’attività del sistema parasimpatico/recettivo/passivo/yin, sostenuto dall’energia tiepida femminile dello Shen della milza (a sinistra), corrispondente al Chandra Chakra, centro lunare della tradizione yogico-tantrica.

Tutti gli organi (reni, polmoni, testicoli, ovaie) sono speculari, tranne il fegato che è sulla destra, il centro yang/maschile, e la milza, a sinistra, l’energia femminile. Sono gli unici due organi del corpo che non hanno una polarità.

Di fronte ad una persona ci dobbiamo chiedere: “I due sistemi sono in equilibrio? La persona è integra

nelle sue polarità o ha un lato maschile/femminile in eccesso o in difetto? Questi due sistemi sono polari come una coppia che si ama? Il cervello funziona nei suoi emisferi maschile e femminile come una coppia le cui energie circolano armonicamente? Le energie sono fluide nel corpo e nella mente o sono interrotte? Quanto sono fluide? Quanto sono interrotte? Totalmente, parzialmente? È una persona che vive in uno stato di eccitazione o di apatia, è sempre troppo attiva o è troppo passiva? Ha la mente troppo

razionale o troppo intuitiva? Funziona di più il fegato o la milza? Queste attività sono in equilibrio o sono differenziate? Sono ben differenziate e armoniche o ben differenziate e schizofreniche?” Quando vediamo una persona, quindi, la prima domanda da porsi è quanto è frammentata; la seconda domanda è relativa alla polarità maschile/femminile: quanto questa persona è polarizzata o depolarizzata

su queste due energie, quanto sono fluide, quanto ha appreso dei modelli vecchi e li ha incorporati e quanto invece ha fatto una sintesi e vive in equilibrio.

I tre cervelli e le tre energie psichiche: la III^ Tavola delle Equivalenze Psicosomatiche

21
21

Questa tavola riunisce i dati relativi alla triplice divisione dell’essere umano. Riunisce ed integra le funzioni relative ai tre foglietti embrionali, ai tre cervelli e alla tripartizione umana (testa/torace/pancia), in un modello psicosomatico coerente, in grado di recuperare la mappa taoista dei tre tan-tien e quella yogico-tantrica dei centri. Partendo dal concetto di unità olografica del cervello, ipotizziamo che i tre cervelli – rettile/istintivo, mammifero/emozionale, mentale/sensoriale – siano connessi con le tre parti del corpo umano – addome, torace, testa - che identifichiamo come le aree somatiche dove si manifestano le attività specifiche dei tre foglietti embrionali – endoderma, mesoderma, esoderma.

Se la persona ha perso il suo centro, non ha più l’integrazione del cuore come profondità tra testa, cuore e pancia. Il sé (la parte centrale gialla del cervello) non riunisce più il mentale, l’emozionale, il fisico/biologico e si hanno le grandi divisioni. La prevalenza di una di queste tre energie nell’essere umano genera una specifica tipologia. Queste tre strutture corrispondono perfettamente al concetto di Gurdjieff di uomo numero uno, due e tre: fisico, emozionale, mentale.

La terza tavola permette di interpretare l’essere umano come un sistema globale di comunicazioni,

differenziato in tre principali reti energetico/informatiche interconnesse, che operano con differenti specifiche funzioni nel mantenimento dell’armonia globale. I tre principali blocchi di comunicazione tra il cervello umano, il mammifero ed il rettile, sono somatizzati ai blocchi tra la testa, il cuore e la pancia.

Questi sono i tre blocchi principali che riflettono la “schizofisiologia” quotidiana, vale a dire le difficoltà

di comunicazione tra la mente razionale/intuitiva, il piano sentimentale/emozionale e quello

fisiologico/istintivo. La terza tavola della psicosomatica ci permette di vedere con relativa facilità quanto una persona è nei propri istinti (quindi ha più sviluppato il cervello rettile), nelle proprie emozioni (maggiore sviluppo del cervello limbico), nelle proprie logiche (maggior sviluppo del cervello mentale). La mappa ci evidenzia come le persone, dalla nascita, possono essere geneticamente equilibrate fra le tre aree/funzioni o svilupparne una in particolare dando luogo a specifiche strutture di personalità (Mappa PNEI).

Le tre aree (fig.19 del testo Psicosomatica Olistica) furono identificate da un neurofisiologo, Paul

MacLean, che sin dall’inizio scoprì che, nell’essere umano, non sono in contatto armonico tra di loro. MacLean parlò di schizo-fisiologia del sistema nervoso. Queste tre grandi funzioni sono come delle “neuro-personalità”, tre grandi energie psicosomatiche che non sono vissute in modo naturale e fluido, ma sono inibite, bloccate, squilibrate o iperstimolate. Le persone sono troppo “fisiche” o “di pancia”, se sono troppo istintive; sono troppo “di cuore” se sono molto emozionali; troppo “di testa” se sviluppano molto il polo mentale. Queste tre categorie corrispondono a delle iper-attività o a delle inibizioni dei tre cervelli.

Le tre parti del cervello corrispondono alle tre parti del corpo umano:

· cervello rettile/istintivo – pancia/gambe

· cervello mammifero emozionale/circolatorio – cuore/torace

· cervello mentale/intellettuale - testa

Pancia: il cervello rettile/istintivoSede delle funzioni primarie, vitali. Connesso con il sistema metabolico, ossia produttore di energia, rappresentato psicosomaticamente dall’addome, in cui troviamo la maggior parte degli organi derivati dal foglietto interno, l’endoderma. Il cervello rettile è descritto come il centro di integrazione di una rete di informazioni istintivo/metaboliche, caratterizzato da un livello di coscienza primitivo/pulsionale, associato agli istinti primari. Corrisponde al secondo chakra

22
22

della tradizione yogico-tantrica, al centro Hara della tradizione giapponese, al Tan Tien inferiore sede di Ming della tradizione taoista. Vi confluiscono i canali energetici yin della parte bassa del corpo (punti 4-6 di Vaso Concezione). Torace: il cervello mammifero/emozionaleAssociato ai sistemi circolatorio/immunitario, osteo/ muscolare e sessuale derivati dal foglietto intermedio, il mesoderma. Psicosomaticamente è rappresentato dal torace, sede del cuore. Il cervello mammifero può essere considerato il centro di integrazione della rete circolatoria, connessa con l’aspetto emozionale/affettivo del sistema limbico. Corrisponde al quarto chakra dello yoga e al Tan Tien medio sede di Hsing. Vi confluiscono i canali energetici yin e yang (punti 17-19 di Vaso Concezione). Testa: il cervello umano/mentaleRappresenta il centro di elaborazione del sistema sensoriale derivato dal foglietto esterno, l’esoderma, che governa il pensiero e la coscienza. La neocorteccia rappresenta il centro di integrazione della rete sensoriale/informatica che è preconscia e conscia. Corrisponde al sesto chakra (terzo occhio) e al Tan Tien superiore sede di Hui. Vi confluiscono i canali energetici yang (punti 19-22 di Vaso Governatore).

La figura (dal testo “Psicosomatica Olistica”) raffigura, secondo la tradizione taoista, la mappa dei tre fornelli o tre riscaldatori:

taoista, la mappa dei tre fornelli o tre riscaldatori: · il fornello Tan-Tien inferiore , nell’addome,

· il fornello Tan-Tien inferiore, nell’addome, dove risiede il polo vitale e la sessualità.

· il fornello Tan-Tien intermedio, all’altezza del cuore, dove dimora il senso dell’essere.

· il fornello Tan-Tien superiore, nel centro della testa, chiamato anche Tao o Dao, il sé spirituale.

Una delle considerazioni importantissime per la professione di Counselor è quella di comprendere il benessere come “piacere di essere”, sensazione generata dall'endorfina.

23
23

Le aree raffigurate in viola sono le aree del cervello dove maggiormente viene prodotta endorfina. Le zone del talamo e ipotalamo sono tra le due maggiori produttrici. Come dire, quando il funzionamento di questa parte centrale del cervello è ottima, il cervello produce endorfine che danno la sensazione del

il cervello produce endorfine che danno la sensazione del piacere di esistere. Il talamo/ipotalamo è una

piacere di esistere. Il talamo/ipotalamo è una zona immutata sia nel cervello rettile che nel cervello mammifero che nel cervello umano. Tutti gli animali, tutte le specie, tutte le cellule producono endorfine, tutto produce “senso di piacere”.

Tutti gli animali hanno un centro di coscienza, basti pensare che l’ipotalamo pesa 4 grammi in tutti gli animali superiori, compreso l’uomo, dove gestisce il 90% delle sue funzioni di neurointegrazione globale. Non è mai stato modificato. È come un centro di soggettività che rimane assolutamente uguale. Cambia leggermente il numero di connessioni, di complessità, ma la struttura è uguale. È come dire, la coscienza di sé è uguale per tutti. La coscienza di un uomo o quella di un rettile non cambia. Tutti gli animali, quindi, hanno il sé, ma non hanno l'auto-coscienza di sé. Il rettile ha solo il cervello rosso, i mammiferi hanno solo la parte verde, più una piccola parte blu. Quando invece la parte blu si sviluppa, come nell’essere umano, l’informazione gira dalla corteccia all’ipotalamo e dall’ipotalamo alla corteccia. Si dice, in cibernetica, che diventa un “flusso di informazioni ricorsivo” e “autoreferente”. Le informazioni diventano operative. Si viene a creare un feedback di conoscenza e di autoconoscenza.

Rapportandoci alle mappe, osservando il cervello umano, possiamo vedere il processo di evoluzione dal rettile come un’energia che passa e che ritorna sempre a trovare il proprio centro. Tutto il sistema nella sua complessità ha un unico centro di coscienza, a cui arrivano e da cui ripartono tutte le informazioni. Il movimento del campo elettromagnetico dal centro va all’esterno e ritorna giù a spirale. Il campo elettromagnetico umano, dalla testa ai piedi, va esattamente nello stesso senso, continua a girare e non solo all’interno, ma anche all’esterno. Ciò che noi chiamiamo aura, il campo elettromagnetico intorno all’essere umano, viene studiato esattamente come una forza che continua a girare. Le informazioni girano e continuano ad arrivare alla coscienza. ‘Io sono tutte le informazioni che ho e che ritornano al mio centro’. Non si deve dimenticare che ognuno di noi era un’unica cellula che si è differenziata nei tre sistemi, i tre foglietti embrionali, così come la luce si differenzia in rosso, blu e verde, i tre colori fondamentali. I tre sistemi nascono dall’unità e rimangono unità.

La terza mappa serve a verificare velocemente quali sono le energie preponderanti o più represse. Osservando una persona si può capire se è in equilibrio fra i sistemi.

24
24

Di

fronte ad una persona dobbiamo chiederci: “Quanto è in equilibrio fra queste aree? Quanto è mentale,

‘di

testa’? Quanto è ‘di cuore’, quanto è se stessa nelle proprie emozioni? Quanto usa il cervello rettile-

istintivo? Quanto è ‘di pancia’?”

Si può vedere quanto la persona ha inibito i suoi istinti. Se le si chiede quante volte ha esternato la sua

rabbia, risponde che non lo fa mai ed elenca una serie di motivazioni che la portano a contenersi. Se le si chiede se si lascia andare nella vita sessuale, risponde che arrivata a “quel momento” blocca tutto.

L'energia va tutta nella testa, tutto il calore fisico sale alla testa e viene inibita la parte bassa. I Cinesi sono esemplari in questo, lo yang deve essere basso, i piedi caldi, le gambe solide. Per alcune persone la parte bassa non ha importanza, hanno sviluppato maggiormente la parte intermedia. Sono attratte dal sentimentalismo e dal pettegolezzo, non hanno sviluppato la propria vita e vivono la vita degli altri, non usano la testa ed invidiano quella di un altro. Il livello intermedio delle emozioni è in realtà bloccato e tutto esteriorizzato: vivono attraverso gli altri. I blocchi emozionali si vedono istantaneamente, le persone non comunicano. Hanno normalmente la bocca stretta, spalle strette, la struttura di comunicazione è controllata. A volte, diventando vecchi, la bocca diventa rugosa e contratta:

come la bocca hanno chiuso la vita.

Le persone ipereccitate nella testa studiano molto e dopo pochi mesi dimenticano il 95%; c’è iperattività

mentale, ma la testa è aperta? Il pensiero è libero o anche sul pensiero c’è stata inibizione? Molte persone credono di non essere intelligenti, non hanno il coraggio del proprio libero pensiero, non hanno l’intelligenza negli occhi, si nascondono, guardano basso, pensano di essere non adeguati. Con la scusa,

ad esempio che non hanno studiato. Non è affatto vero. È una convinzione, magari inculcata dai genitori,

dalla scuola, da un’istituzione.

Una persona equilibrata dovrebbe esprimere tutte le potenzialità: pensare, sentire, comportarsi istintivamente in modo equilibrato; tuttavia sappiamo che questo non è nella natura del nostro mondo occidentale e così come nel cervello ci sono delle frammentazioni, così nel corpo ci sono le grandi

fratture psicosomatiche. In tal modo una persona invece di sentire quello che è giusto, pensa a quello che dovrebbe essere giusto. Invece di sentire con il corpo quello che vuole, pensa per sentire quello che vuole. Ogni volta che segue un istinto o un’emozione, la mente interviene col controllo o col giudizio e l’emozione le va in testa, e la persona invece di provare emozioni, invece di agire spontaneamente, continuerà a pensare. Bisogna distinguere tra le piccole informazioni razionali che ci aiutano a vivere bene e l’iperattività mentale che condiziona ogni cosa. Anche quando vogliamo entrare nella sessualità, restiamo nella testa e non ci lasciamo andare, non viviamo una buona sessualità. Anche quando vorremmo colpire qualcuno che ci ha fatto del male entra il “Super Io” della testa che blocca le emozioni

ed i comportamenti. La rabbia non viene esternata e brucerà come risentimento nel fegato, appesantirà il

cuore e dopo un po’ che la reprimiamo andrà in testa ed esploderà. La testa continua a funzionare incessantemente, non viviamo le emozioni e la gioia del corpo, non abbiamo nessuno schema reale di soddisfazione. Dal sesso alla meditazione, le cose belle che facciamo permettono realmente di rilassarci, di aprirci anche “in basso”.

Questa mappa aiuta a comprendere, fisicamente ed emozionalmente, dove è il centro primario della persona, e quindi dove riequilibrarlo, dove agire per ribilanciare. Se una persona è troppo “materiale” è necessario spiritualizzarla, se è troppo “alta” occorre concretizzarla. Ai ragazzi tutti “di testa”, è consigliabile spingerli all'attività fisica: il corpo fisico man mano si allarga, la pancia si riapre, la testa va dentro le gambe.

25
25

La Mappa delle Energie Psicosomatiche Essenziali La Mappa Psicosomatica Essenziale rappresenta la sintesi della tradizione yogica e taoista classica dell’antichità. Entriamo nel vivo della concezione psicosomatica. Questa mappa descrive il movimento delle energie emozionali umane, delle varie energie-coscienza in relazione al cuore che riceve tre energie calde dal basso (rene, fegato, milza) e tre energie fredde dall’alto (polmoni, testa, cielo). Per creare la luce, il sé globale (parliamo dell’anima, dell'essere, dell’io profondo, non dell’ego della testa), per avere la sensazione, che i buddhisti chiamano bhodi-citta - coscienza luminosa - abbiamo bisogno di fondere le sette energie primarie.

- abbiamo bisogno di fondere le sette energie primarie. I primi tre chakra sono le unità

I primi tre chakra sono le unità fondamentali del cervello rettile.

La prima è l’Energia rossa della Forza, viene dai piedi, dall’energia dei Reni, dall’energia ancestrale, quella che i Cinesi dicono risieda nel Ming Men: il punto di mezzo tra i Reni, la carica vitale che è come una pila che non potrà essere ricaricata, che terminerà con la nostra morte. Una parte della nostra Energia potrà essere ricaricata, ma la parte di Energia ancestrale è quella che è: o c’è o non c’è. Secondo i cinesi dipende del grado orgonomico/energetico con cui i due genitori interagiscono, con cui si amano o hanno una buona relazione sessuale. Dall’insieme di queste forze fisiche ed emozionali interiori nasce questo elemento energetico. La prima Energia sale diritta dalla Terra al Cuore: è l’Energia primaria di Terra, di Reni, di forza, è il grounding, è la forza che fa spostare con vigore nel corpo, è quella che fa sentire vivo e forte, è quella che

26
26

ci

tiene sulle gambe, che ci dà la presenza fisica, l’energia della kundalini. Nasce sotto i piedi, attraversa

la zona sessuale e arriva al cuore, dove diventa coraggio: la forza di essere se stessi. Finisce a livello

esterno sul quinto livello e poi si interiorizza e va energeticamente nel cervello rettile. Il canale associato yang di “vescica” è doppio posteriormente, sale su per la schiena. È l’energia più carente in senso assoluto nella nostra società. È il canale della volontà di vivere. È il senso del piacere quando mangiamo, lavoriamo o facciamo l’amore. Se questa Energia è viva, dà calore, c’è il senso dell’identità, e la psiche/l’anima si sente incarnata, si sente nel corpo fisico. Se questo canale è debole, è quasi assente, la persona non ha più la parte bassa, non ha più le palle (testicoli e ovaie). È da ricordare che a livello genetico nel feto esistono due gonadi che diventeranno testicoli o ovaie a seconda dello sviluppo dei due sistemi: i dotti del Muller e del Wolf; se si sviluppano i dotti di Muller le gonadi si differenzieranno in ovaie, determinando il sesso femminile; se si sviluppano i dotti di Wolf, le gonadi si differenzieranno in testicoli, determinando il sesso maschile. Tuttavia noi abbiamo la totalità della potenzialità, le gonadi sono uguali, tanto negli uomini, tanto nelle donne, cambia solo la loro funzionalità.

La seconda Energia è l’Energia della Milza che sale da Terra, secondo la vecchia tradizione sia tibetana sia cinese. Prende l’energia del primo chakra, passa attraverso la milza e arriva al cuore dal lato sinistro. È l’Energia della dolcezza, della sensualità, della maternità, senso di accoglienza e contenimento, del lasciarsi andare, del godere il piacere delle piccole cose. È l’energia che dà calore e forza a tutte le altre energie. È l’energia femminile per eccellenza, fondamentale nella vita. Quando c’è questa energia c’è un’identità nel bambino che cresce. Il bambino ha bisogno di questa energia fisica, ha bisogno di farla crescere negli anni, affinché si manifesti con pienezza, nella maturità, come integrità del sistema. È di colore rosa-violetto, ma veicola anche le energie giallo-linfatiche della pancia.

La terza Energia della vitalità dinamica, passa principalmente dal Fegato, nasce da Terra, prende l’energia del primo chakra, elaborandola più verso l’esterno, e la porta al cuore. È l’energia che chiamiamo vivacità, giocosità, movimento, dinamica, intelligenza attiva, Yang. È di colore verde, a volte arancio, o rosso se c’è rabbia.

Quando queste tre Energie sono in equilibrio tra di loro, il bambino ha il cuore aperto e vivo. Sente il corpo fisico, sente la sua vivacità, è felice di giocare, sente la sua tenerezza, sente il calore della mamma che lo abbraccia, è felice di lasciarsi andare. Il sistema simpatico e parasimpatico sono attivi, con scambio armonico tra i due.

Il cuore è il centro pilota: il Cyber del sistema Dall’alto scendono al cuore le tre energie sottili di quinto, sesto e settimo livello.

L'Energia di quinto livello, della creatività e della comunicazione, scende dalla radice del naso e si biforca nei Polmoni; è l’Energia dell’aria, fortemente associata alla mente. In tutte le tradizioni antiche l’aria e la mente, vento e psiche, sono quasi sinonimi. È l’Energia della curiosità, dell’intelligenza attiva, creativa. È il bambino che scopre, conosce, si muove. Questa Energia è del quinto livello e permette alla persona di respirare. È un’energia che alimenta fortemente il Cuore, che gli dà respiro. Il colore è azzurro, indaco o rosato.

L’Energia Psichica di sesto livello, l’Energia della mente, della coscienza, scende dal centro della testa (ipofisi) direttamente al cuore. Il colore è blu-indaco.

L’Energia Spirituale di settimo livello, scende dall’alto come luce viola, a volte dorata, entra nella testa dalla fontanella e arriva al cuore sul canale centrale, connesso al primo livello.

27
27

Quando la persona vive integralmente, le sette energie sono armoniche tra loro ed il cuore trasmette vita a tutto il corpo, connettendo la pancia (II^, III^ chakra) alla testa (V^, VI^ chakra), mentre il I^ chakra si connette al VII^ sul canale centrale-posteriore. I sette colori sono coerenti tra loro, si uniscono e producono un’unica luce. L’organismo diventa un “corpo di luce”, realizzando il Cyber.

Questa mappa rappresenta uno schema semplificato biologico o neurobioenergetico per interpretare in modo corretto le patologie psichiche e le alterazioni, da quelle leggere a quelle più gravi. Nelle situazioni più gravi c’è una rottura degli equilibri, nelle situazioni lievi c’è un momentaneo squilibrio. I processi psichici, a livello energetico, sono stati studiati con un discreto livello di conoscenza già 3000 anni fa in Cina, in Tibet e nell’Ayurveda, le tre più importanti discipline di psicologia olistica. Nel “Ching Su Wen”, un trattato di medicina cinese di 2000 anni fa, è riportato un lavoro di bilanciamento dell’energia a livello psichico. Il dottore visita la figlia dell’Imperatore, inappetente e chiusa, e sentendole i polsi comprende che ha un Cuore chiuso e un intasamento della Milza. La Milza è andata in chiusura, è scarica, perché l’apporto affettivo è stato scarso e quindi non è arrivata energia affettiva al Cuore. Da questo nasce la depressione, il rimuginamento, l’ossessione. Il dottore, facendola arrabbiare (era sufficiente darle del “tu” invece di chiamarla Sua Altissima Santità), le cambia l’energia, facendola muovere dall’energia femminile (interiorizzata, introversa e chiusa) a quella maschile (attiva, esteriorizzata) salvandole così il Cuore.

I sette livelli di nutrimento dell'essere e dell'identità Quando il bambino nasce ha bisogno di mangiare, di dormire, di stare al caldo, altrimenti muore: primo chakra. Ha bisogno della mamma che gli vuol bene, lo accarezza e gli dà il seno con amore: secondo chakra. Ha bisogno di vivere la sua vita, andare in giro, esplorare, conoscere, farsi anche del male, sentirsi libero, sentire che ce la può fare: terzo chakra. Se questa energia verde intenso non viene bloccata diventa l’energia vitale, del conoscere, del fare, del prendere iniziative. Quindi è un livello meno intimo, più rivolto all’esterno. Il bambino ha bisogno di essere amato, quindi il cuore è la base. Il cuore è un’energia verde chiaro a volte giallo dorato. Il cuore è l’unico organo che ha due funzioni, due livelli: quello più esterno dell'amore e quello più interno dell'identità. Prendiamo il cuore normale: la funzione è che il bambino deve sentirsi amato, cioè riconosciuto per quello che è. Non è un amore condizionato. L’amore condizionato è il veleno del cuore “ti amo solo se fai quello che dico io”. In tal caso il bambino non si sente amato e chiude il cuore. Il cuore è un punto centrale che fa girare tutte le energie. Il bambino sin dall’inizio parla, comunica. E la comunicazione è fondamentale. La comunicazione inizia ancor prima della nascita. Comunicazione, ascolto, empatia, contatto, presenza: quinto chakra. La comunicazione in tutte le discipline energetiche antiche è anche il veicolo della mente, il sesto chakra. La voce, quinto chakra, è il comunicatore del sesto, la mente. Per i tibetani, i cinesi, attraverso l’aria si comunica l’intelligenza, attraverso la voce si comunica il sesto chakra. Dietro la domanda: “Perché esisto?” c’è il settimo chakra. Quando al cuore arrivano tutti e sei gli altri livelli, va in profondità. Si apre la dimensione globale che noi chiamiamo l’Essere. Che è un io libero, sono io, io esisto, io vivo tante cose e mi sento me stesso. Il Sé va in profondità. Il Sé si connette con gli altri chakra, soprattutto con il settimo. E a volte prende anche un’energia ancora più profonda ed impersonale, si connette con il primo, entra nella materia.

Vediamo in dettaglio le 7 energie essenziali:

1 - Il Sé del bambino deve ‘nutrirsi’ innanzitutto delle energie basilari della sopravvivenza: la forza protettiva del padre e la sicurezza rilassata data dalla madre (mediate dalla serotonina). Deve crescere con la sensazione di sentirsi fisicamente forte e sicuro, di stare bene nel proprio corpo. La carenza di queste energie, per padre assente o violento (mediate dall’adrenalina e testosterone) o madre ansiosa e tesa

28
28

(mediate dal cortisolo e gaba), crea un ‘io’ debole, caratterizzato da paure, tendenza all’ansia, distacco progressivo dal corpo in generale (autismo, schizofrenia), dalle gambe/addome in particolare.

2 - Il Sé del bambino deve essere nutrito dall’affetto, amorevolezza e tenerezza dei genitori (mediati

dall’ossitocina). La carenza di queste energie yin crea un ‘io’ affettivamente debole e dipendente, tendente alla depressione e alla sfiducia nelle relazioni sentimentali.

3 - Il Sé del bambino deve essere nutrito dalla libertà di giocare e di esplorare data dalla madre, e deve ricevere l’energia dinamica e avventurosa del padre (mediate da testosterone, vasopressina e noradrenalina). Deve crescere sapendo di poter contare sulle proprie capacità dinamiche sperimentandole prima con gli amici poi nella società. La mancanza di gioco crea un ‘io’ chiuso e

reattivo, incapace di sentirsi a proprio agio con gli altri, di prendere rischi, portandolo a vivere una vita senza emozioni.

4 – Il Sé del bambino deve essere nutrito di amore e accettazione, di gioia di vivere (mediate dalla

dopamina) che riceve e condivide con i genitori. Deve crescere sentendo di poter essere così com’è. La

carenza di questa energia fondamentale crea un ‘io’ dal cuore chiuso, isolato, incapace di amare, di gioire

e sentire il senso della vita.

5 – Il Sé del bambino deve essere nutrito attraverso una costante comunicazione reale ed empatica con i genitori e con le persone. Deve crescere sentendo di potersi esprimere e di poter ascoltare ogni

sensazione, emozione, pensiero, senza sentire giudizio o vergogna. La carenza di questa energia crea un ‘io’ introverso, controllato.

6 – Il Sé del bambino deve essere nutrito dalla conoscenza e intuizione dei genitori, deve sentirsi

apprezzato per la propria intelligenza e capacità di comprensione. La carenza di questa energia crea un ‘io’ che non si fida della propria intelligenza e intuizione, che crede in quello che gli altri dicono in maniera acritica.

7 - Il Sé del bambino deve essere nutrito di spazi silenziosi, della sacralità delle piccole cose della vita. Il ‘riconoscimento spirituale’ è l’energia più importante per il nutrimento del Sé. Se i genitori vivono una reale (non ideologica) spiritualità, il bambino si sentirà riconosciuto come anima, spirito libero, e crescerà nella percezione del lato profondo di sé e della vita. La spiritualità è mediata dalla coerenza tra serotonina, endorfina e dopamina. La carenza di questa energia crea un ‘io’ che si identifica con l’aspetto superficiale o culturalmente accettato delle cose, e non sente il proprio sé profondo.

Una piccola parentesi…. Una volta feci una intervista ad Osho e gli chiesi del modello olistico in psicologia. Mi parlò del sé centrale, di tre livelli dell’inconscio più in basso e di tre livelli del superconscio più in alto. E mi disse: “Quando scendi ti ricordi delle tue vite passate, prima umane, poi anche animali”. Il difficile, disse Osho, è entrare nell’inconscio cosmico, quello della materia. “E sopra i tre livelli. Di autoconsapevolezza di te, di autocoscienza spirituale non solo della tua anima ma anche del mondo delle anime attorno a te. Quindi la visione sottile, la presenza, i maestri, fino ad aprire ancora di più: il Dio di tutte le cose. Il grande spirito dell’universo è lì, è un salto infinito. Queste sono le nostre potenzialità”.

La sede della coscienza La coscienza, psicosomaticamente (come percezione diretta), ha sede nel Cuore e, parallelamente (neuro- ciberneticamente), ha sede nel centro del cervello, che prende coscienza dello stato dell’essere attraverso

il Cuore, il centro tra la testa e la pancia.

Quindi, quel punto che abbiamo visto essere il Cuore del cervello, nel corpo corrisponde al Cuore fisico. Sono due punti in totale parallelismo, in totale equilibrio. Quindi, se l’intelligenza viene sviluppata, se l’occhio vede la mamma e riceve amore, se la mamma respira e gli dà vita, se è affettuosa, se c’è una

29
29

giocosità, se c’è una percezione del corpo fisico, il bambino cresce naturale. La mamma con un blocco di primo chakra, non ha tanto radicamento nel corpo, appartiene alla tipologia “di testa”, non è fisica, trascura o abbandona i figli. Questo aspetto lo troviamo in tutti gli animali soprattutto i superiori.

I gatti, invece, hanno una mamma che c’è. Nella gatta il Rene fa scattare le surrenali, in caso di pericolo

tira una graffiata negli occhi e ti acceca. Questa Energia dell’aggressività è una presenza. Anche una scrofa quando è gravida è pericolosa, questo centro è vitale. Mentre i piccoli fanno partire istantaneamente queste energie – i cuccioli hanno sempre spazio per giocare, vivacità e tenerezza – la mamma non li perde mai di vista. Già negli animali inferiori questo tipo di equilibrio può essere devastato. Ho fatto un esperimento molto interessante. Avevo due galline, una bianca e una nera. Quella bianca era simpatica e amorevole, la gallina nera era isterica e nervosa. Fecero due nidiate in una stalla - in due ceste diverse - ma alcune uova furono mischiate, per cui quando nacquero i pulcini alcuni erano scambiati. Se qualcuno si avvicinava la gallina bianca era tranquilla, mentre la gallina nera mandava segnali ai pulcini che scappavano. I pulcini - anche quelli neri - che erano stato allevati dalla gallina bianca erano tranquillissimi; i pulcini - anche bianchi - che erano stati allevati dalla gallina nera erano isterici. Per noi il punto fondamentale è che queste Energie, che dipendono anche da centri cerebrali ben precisi, possono essere alterate. Se mamma gatta muore, e quindi viene a mancare tutta la parte di tenerezza e dolcezza, i gattini vanno a succhiare i vestiti perché non hanno avuto o non è stato soddisfatto il riflesso della suzione, non è stato concluso, per cui per tutta la vita avranno un bisogno affettivo (sono diventati orali) e continueranno a ciucciare il latte. Oppure mamma gatta è troppo nervosa e aggressiva e li fa diventare troppo aggressivi, oppure la gatta non lascia giocare i piccoli. Nel caso della gallina nera che non lasciava andare i suoi pulcini fuori, l’asse prevalente del Rene era sulla paura, non sulla forza. Quindi ipertensione: i pulcini non giocavano, non si godevano la loro vita con pienezza.

Shen: il cuore e l'anima emozionale degli organi Già nel regno animale abbiamo un’infinita serie di esempi di alterazioni delle energie psichiche primarie. Queste Energie vengono chiamate dai Cinesi “Shen”, gli spiriti, le anime degli organi. Lo spirito centrale

è sul Cuore, è quello a cui arrivano tutte le anime del corpo, così come al centro di coscienza del cervello arrivano tutte le informazioni del corpo. Dobbiamo capire che l’anima del Cuore vive realmente e cresce solo se viene nutrita da tutte le anime somatiche. L’Imperatore, simbolo del cuore centrale, vive ed è potente se riceve nutrimento, denaro, forza da tutto l’insieme del regno. Se ne riceve poco, diventa debole. Se ne riceve pochissimo, può collassare.

Questo processo lo possiamo rivedere nell’immagine della Mappa Psicosomatica Essenziale:

Il

Centro del Cervello della Percezione Globale dell’Essere, è a metà tra la destra e la sinistra, tra davanti

e

dietro, l’alto e il basso, dove i Cinesi o le tradizioni tibetane fanno arrivare tutti gli Shen. La chiamano

la

Stanza della riunione delle Anime, le anime dei vari organi.

A

livello psichico immaginiamo questo come il centro del cervello: la parte corticale, la parte intermedia

emozionale, la parte più istintiva. Tutte queste energie devono arrivare in questo punto per produrre una percezione intelligente dell’essere. Se una persona non riceve le Energie basse sarà una persona senza

corpo, senza radici. Ciò che noto di più nelle persone è la totale scarsità di energia nelle mani, sia nella comunicazione che nella stretta. Talvolta sono mani grassocce, sudate, come se non ci fossero o come se fossero delle pinze, delle cose esterne. A volte, invece, si dà la mano ad una persona e si sente la persona, parla con il chakra della mano, è nel Cuore. Sembra che i canali arrivino proprio al palmo della mano. Ma

se questo Cuore è debole, perché l’energia del Cuore viene frammentata a livello di spalle-gomito-polso,

abbiamo questa forte alterazione. Si viene a creare, quindi, proprio sulla zona del Cuore un’interferenza fortissima che ha un parallelo

30
30

anche meno evidente sulla testa. Ci sono due punti sul Ren Mai relativi al Cuore: il punto psicosomatico del Cuore, quello emozionale, è sulla linea mediana tra i due capezzoli. Noi posizioniamo il Cuore,

invece, a livello energetico, leggermente più in alto, 2 o 3 cm più su, che corrisponde proprio alla radice, all’anima, all’essenza del Cuore. È l’area del sé.

A livello di pancia si riuniscono i 7 meridiani Yin principali: tre da una parte e tre dall’altra che salgono

dalle gambe, più il meridiano di Vaso Concezione che passa nel mezzo. È la zona della vitalità, il punto evidente di una carica enorme. L’altro, a livello cerebrale, al centro della testa a cui arrivano i vari meridiani del Tan Tien Superiore.

Piacere, paura e inibizione del cervello istintivo Facciamo una brevissima riflessione sulla crescita umana dei tre cervelli.

Il cervello inferiore è quello della vitalità, essenzialmente orientato alla sopravvivenza di sé: “io esisto e

voglio sopravvivere”. Ci sono alcuni passaggi fondamentali, in cui l’energia del Rene e delle surrenali sono fondamentali: attacco o fuga. Se è più piccolo di me, lo attacco e lo mangio; se è più grande di me, scappo e mi salvo la pelle; se non posso fare niente mi abbandono e mi lascio andare, vado in inibizione dell’azione e perdo completamente la funzione degli istinti, perché non posso più fare niente. La gazzella

scappa con tutte le forze, ma se viene presa si butta a terra, è inutile scappare, tanto vale morire in fretta, non c’è più niente da fare, c’è il collasso delle funzioni. Il collasso delle funzioni del cervello rettile è comunissimo (l’insetto, invece si finge morto per istinto di sopravvivenza: viene mangiato solo se si muove). Negli esseri umani questo processo è comunissimo nei contesti di inibizione dell’azione. A livello neurofisiologico è stato studiato da Henry Laborit che ha osservato come i topi, per sopravvivere in una gabbia divisa in due e data elettricità a mezza gabbia, saltavano nella metà opposta, per non prendere la corrente. Poi, venivano elettrizzate entrambe le parti della gabbia ed i topi saltavano da una parte all’altra cercando di capire dove non ci fosse elettricità. Fino a che si fermavano, come privi di vita, e non reagivano più. Noi umani abbiamo esattamente la stessa funzione. Esistono specifiche caratteristiche nelle persone che hanno delle strutture di carattere date dalla non-reazione. Di questo ne parliamo in Accademia quando diciamo che hanno così tanto proiettato valori di paura o di arroganza sui genitori, il prete, Dio, “Io non posso agire”, che anche quando si fa loro del male, non reagiscono. Quando incontro questo tipo di persone faccio in modo di farle reagire. Normalmente una delle cose che faccio è di spingere nel punto del diaframma, che spesso fa molto male. Quando vogliamo stimolare la respirazione

di

una persona, dobbiamo schiacciare questo punto, la persona sblocca il respiro, le si apre il diaframma.

E

dato che la compressione bassa è essenzialmente diaframmatica ed i Reni sono sotto-diaframmatici e

retroperitoneali, in questo punto si va proprio a stimolare quella zona di azione, si cerca di rimettere in moto la reazione. Inizio a schiacciarlo e chiedo: “Qui, ti fa male?” Queste persone non reagiscono e

“ e hanno una lieve

resistenza. E chiedo: “Allora ti fa male”? “Sì, sì un po’.” A quel punto spingo più forte e loro iniziano a dire: “No, no, per piacere non mi faccia male.” Io faccio di tutto per mandarli in reazione e quando finalmente iniziano a reagire, scatta l’inibizione del centro dell’istintività.

soffrono anche se faccio male. Allora insisto dicendo: “Adesso spingo più forte

E glielo rifaccio fin quando loro non lo imparano. “Nessuno ti deve fare del male. Non accettare che

nessuno ti faccia del male!! Se qualcuno ti fa del male, non è più tuo amico”.

Se si fa del male ad un cane, anche se è il proprio cane, prima azzanna delicatamente ringhiando come per dire “Che cosa fai? Guarda che ti mordo“, poi, se si continua a tenere la presa, guarda ringhiando ancora

di più, finché morde. Io l’ho sperimentato: quattro punti sulla mano. Era un cane sano!

I rettili quando crescono hanno un’energia estremamente forte per la vitalità. La vitalità è esattamente quello che si vede nel mondo contemporaneo che, a mio avviso, dovrebbe essere chiamato il mondo tecno-rettile. La parte razionale del cervello ha totale supporto dall’energia del cervello rettile. L’energia

31
31

del cervello rettile è: mangiare, avere potere, avere territorio. Le multinazionali hanno l’estensione del cervello rettile, cioè territorio, potere e se mai, meglio abuso che non il contrario. Meglio avere qualcuno sotto che non sopra. Se posso schiacciare qualcuno, mi sento più forte e più sicuro. Quindi, questo centro istintivo è quello che stimola ad arrivare al vertice della gerarchia - il maschio alfa - il che significa che “io sono più cattivo di te, sono più grosso e più potente di te, ti metto sotto, ti massacro e quindi prendo le femmine del gruppo, perché io sono il maschio migliore, quindi ho la genetica migliore”. Questo è legato alla riproduzione, ma avviene anche all’interno di strategie fortemente di sopravvivenza, mentre invece nelle società dove non c’è così bisogno di sopravvivenza, questo tipo di gerarchia si affievolisce, si orizzontalizza. Quando parlo di società con maggiore o minore senso di sopravvivenza, mi riferisco al fatto che laddove non c’era cibo, la sopravvivenza psichica di una società era fortemente orientata ad un comportamento rettile ed ai bisogni primari. Dove non c’è da mangiare, si devono creare dei piccoli clan per avere un minimo di forza e sopravvivenza. Quando invece si ha abbondanza di cibo tanto da buttarlo via, non c’è più un orientamento alla sopravvivenza ed i livelli più alti iniziano a prendere prevalenza e diventano più importanti. Quindi far ‘vivere’ il bambino, là dove c’è cibo in abbondanza, significa badare ai lati più alti del suo essere.

La comparsa del cervello mammifero è la comparsa di un elemento caratterizzato dalla necessità di far evolvere di più nel tempo ed in complessità i figli. Quindi, mentre i figli dei rettili vengono partoriti vivi o escono dalle uova, nei mammiferi la prole è la società, è l’estensione del “self” non solo come “sé”, ma come gruppo, figli, compagno, piccola società vista come “self-extension”. L’estensione del sé all’entourage è assolutamente fondamentale, permette una maggiore complessità, una maggiore evoluzione che ha dei tempi necessariamente più lunghi. Il cervello mammifero può inibire le funzioni del cervello rettile. Quindi, la mamma che non ha cibo si depaupera per dare il latte ai figli. A volte mette a rischio la propria vita per far vivere la prole. Ciò vuol dire che va contro la prima legge della sopravvivenza, dell’autoprotezione di sé. Nel cervello mammifero: “io sono vecchio, preferisco eliminare me e far vivere i miei figli, perché hanno più probabilità di portare avanti me stesso in senso esteso”. È molto intelligente. Il cervello mammifero è fortemente basato sulla comunicazione. Il cervello rettile invece ha tre tipi di meccanismi: il primo è la paura, il secondo è l’aggressività-territorialismo, il terzo è il sesso. A questi meccanismi sono associati tre differenti messaggi (conquista dell’altro sesso, apertura del territorio, allarme in caso di minaccia).

Il cervello limbico degli affetti e dell'amore I mammiferi riprendono questi messaggi e li rendono estremamente più complessi. E non si tratta più di un messaggio per sé, i mammiferi aprono il livello sociale, la famiglia, la comunità. Gli unici messaggi collettivi dei rettili sono per l’accoppiamento, per paura o per intimidazione, ma non si tratta comunque di messaggi sociali. Già gli uccelli sono paralleli al livello evolutivo del cervello mammifero. Anche nell’accoppiamento dei mammiferi c’è un’inibizione del cervello rettile altrimenti la femmina, subito dopo l’accoppiamento, andrebbe a cercare un nuovo compagno; c’è un’inibizione degli ormoni dell’accoppiamento in modo che la mamma rimanga vicina alla prole, mentre l’ossitocina e la prolattina agiscono per inibire il cervello rettile, per permettere al comportamento materno di emergere. È un livello molto bello, molto interessante. Con l’evoluzione dei primati ci siamo trovati a dover sviluppare, ad un livello ancora più elevato di mente e di elaborazione, delle informazioni su livelli molto più avanzati. Già i mammiferi hanno un discreto livello di intuizione, di razionalità. I canidi, ad esempio, adottano strategie di gruppo complesse per accerchiare la preda. E tanto più è complessa la specie, tanto più si tende a raggiungere un livello di accoppiamento che sia lungo nel tempo. Questa è una motivazione biologica, perché il bambino ha bisogno di 3-5 anni per completare la prima fase e la struttura della coppia uomo-donna deve essere precisa. Nella scelta tra un uomo e una donna prevale la ricerca di una stabilità, perlomeno per 4-5 anni,

32
32

un ciclo. Da qui nasce l’idea della coppia perfetta, dell’amore, della famiglia che, a livello biologico, è essenzialmente corretto. Non è corretto a livello umano, perché non siamo più a quell’istanza e comunque la decisione di fare una famiglia non dipende più dall’età o dal sesso. Possiamo scorporare la sessualità, l’affettività, l’amicizia dall’aver dei figli. Ma tutte queste energie sono assolutamente fondamentali nella comprensione degli scompensi emozionali. Sono dei blocchi psichici. Nella formazione del carattere, se queste energie non vengono sviluppate in modo naturale, possono creare una serie di tragiche alterazioni, dove le energie di base o lavorano troppo o lavorano poco.

LE ENERGIE PSICOSOMATICHE ORMONALI-EMOZIONALI

Entriamo più dettagliatamente nel campo delle Energie Psicosomatiche Essenziali: gli Shen della medicina tradizionale cinese e dei rispettivi livelli psicosomatici (fig. 44 o Mappa Psicosomatica Essenziale). Ricordiamo che per tutto quello che riguarda i centri energetici - i Chakra - ed i loro rispettivi livelli psicosomatici, dal punto di vista più tecnico, fisiologico e descrittivo, facciamo riferimento al testo “Psicosomatica Olistica”. Queste energie ormonali-emozionali essenziali sono una delle risorse principali del counselor per capire lo stato delle persone ed aiutarle a ribilanciarsi.

Il primo livello psicosomatico Il primo livello psicosomatico (il I^ Chakra e tutta l’area relativa), rappresenta il centro della prima energia psicosomatica fondamentale. Ha la forza vitale del cervello rettile, è la sopravvivenza. Quando funziona si esprime come: “Io ho bisogno di vivere e di sopravvivere”, “Io faccio le mie cose”, “Io sento il mio corpo”, “Io mi sento vivo”. Se in una persona questo centro viene inibito, ”spento” e bloccato - perché i genitori non l’avevano, o perché la persona è stata picchiata, o ha vissuto in una situazione in cui non poteva esprimere l’energia primaria - sarà soverchiato dalla sua energia primaria negativa che è la paura. Quindi tutte le paure di base, le ossessioni e le crisi di panico, sono blocchi di I^ Chakra. Nei blocchi di primo livello l'energia vitale, la “reazione”, è stata spenta e si va in inibizione più o meno grave dell’azione. La paura blocca il primo chakra, lo comprime, blocca l’attività reattiva, non si può né attaccare né fuggire. Statisticamente la grande maggioranza delle donne che vengono aggredite non grida, non si ribella realmente, c’è una paura paralizzante; i maniaci hanno una particolare attenzione psicologica ad individuare la donna che non reagisce. Il meccanismo per inibire il primo chakra è la punizione, meccanismo basato sul dolore e la paura. Grandissima parte dell’educazione è basata su questo. È un’inibizione dell’azione. “Ti punisco, ti picchio, ti mando in castigo, ti schernisco, ti metto in uno stato d’impotenza: io posso e tu no.” “Ti ho detto di stare fermo! Fai il bravo!” In realtà l’inibizione è più complessa, ha una serie di sfaccettature, va ad agire sull’azione, sull’amore, sulla creatività, sull’intelligenza (“Taci che sei stupido!”), ma la base è sempre sul I^ Chakra. Questa energia primaria di Rene è potentissima, quanto più viene inibita tanto più può degenerare in malattia. Se le persone hanno poca energia di base, devono essere valutati parallelamente tre fattori concomitanti, per poter capire a fondo il carattere ed il blocco principale: 1) l’anima della persona, 2) la genetica della persona, 3) l’ambiente.

Prendiamo ad esempio il carattere masochista, caratterizzato da un blocco delle energie attive di primo

33
33

livello. Il carattere masochista, nella mia particolare visione, è tipico di un bambino cresciuto in una famiglia dove geneticamente - se dovessi fare un parallelo con un animale - si è più nell’energia della mucca, del bue, che non nell’energia del toro. È una persona generalmente pacifica o repressa, (la mucca ubbidisce, il toro no, ma si può castrare e farlo diventare un bue che subirà per tutta la vita senza ribellarsi). Quindi, ha già una conformazione genetica. In effetti ha tanta energia, ma quest’energia di I^ livello non arriva, è chiusa dentro. Quindi, questa persona può facilmente essere sottomessa e diventare, attraverso un condizionamento esterno, un carattere di tipo masochista: non usare la reazione, ma subire. Ha la pelle spessa, la conformazione del corpo più lenta, è più linfatico che bilioso (se fosse più bilioso come il toro non si riuscirebbe a trattenerlo, ad imporgli di stare fermo). Il livello familiare, genetico, di “terreno” dell’energia di base è già strutturato. Ovviamente, anche con questa struttura di base, genetica, l’anima della persona può essere molto attiva e superarla, oppure le situazioni esterne possono non toccare, ma tendenzialmente vi sono delle corporature o delle strutture neuro-psico-fisiche che portano a vivere di più certe situazioni. L’indole è una base energetica che tutte le scuole antiche riconoscono, può essere cambiata con opportuni esercizi. Ma c’è la genetica, per cui se una bambina nasce in una famiglia dove c’è una mamma grassa e pesante, già da piccola sarà robusta. Non farà cose veloci, ma lente e forti. Non diventerà sicuramente un’atleta, magari una lanciatrice del peso, ma non una centometrista. Invece, se il bambino nasce in una famiglia di intellettuali magri e veloci, non farà il sollevamento pesi, poiché non ha il fisico di base. Quindi abbiamo la personalità “di pancia”, legata all’iperattività del cervello rettile, forte e tendenzialmente più larga, con calore nel corpo. La tipologia “media” di cuore, con una struttura fisica più in equilibrio, armonica, bella. La tipologia di testa, con figura alta e longilinea. Le tipologie omeopatiche verticali “di testa” sono “fluorici”/“fosforici”, quelli medi sono i “sulfurici”, quelli fisici sono i “carbonici”.

Il secondo livello psicosomatico Il II^ Chakra è il livello della Milza, il sistema linfatico. Il linfatico è il sistema della mamma, la forma della donna è rotonda. In tutte le vecchie tradizioni le “grandi madri” sono opulente. Come mai le grandi Dee Madri “steatopigie” hanno queste forme? Devono essere così, perché in caso di carestia il magro muore, mentre il grasso dimagrisce, ma sopravvive. La mamma alleva i figli e quindi è "Dea Madre". Il carattere del secondo livello, che per i taoisti è rappresentato dalla Milza, è sensuale, è una porta sul Cuore, che, attraverso la Milza, manda in circolo la "linfa" il piacere e la dolcezza: come l’essere caldo, rilassato, lento. La mamma è la figura genitoriale che accoglie, ci si abbandona dentro, si è nella sua energia di pancia. Non è “Andiamo! Facciamo!” Al contrario, è lentezza, tranquillità, riposo. Se un uomo avesse questa caratteristica lenta – ricordiamo che noi uomini siamo ancora geneticamente nella giungla – non andrebbe a cacciare, perché non porterebbe a casa niente. Al massimo può diventare un buon contadino, aiutare in casa le donne. I maschi devono essere veloci, attenti, cattivi, avere il fegato, avere l’uso dell’aggressività in modo intelligente, essere l’Ulisse della situazione. Negli ultimi anni le donne sono dovute diventare un po’ maschili per conquistare una civiltà maschilista, ma la vera forma del femminile è la lentezza e la pienezza. Questa parte del corpo si muove, vibra, è presente, l’energia è la dolcezza, la bellezza, il rilassamento. È la massima espressione del sistema parasimpatico, “me la godo”. Infatti, nella sessualità, i liquidi spermatici o i liquidi vaginali sono essenzialmente linfatici, di secondo livello, di Milza.

Il terzo livello psicosomatico Il III^ Chakra si osserva nella vitalità dei bambini, negli animali che corrono, nei cavalli nervosi, sanguigni e scalpitanti; i gatti, i cani se vanno in giro si fanno anche del male, ma devono esplorare, fare esperienze attive. Se si prende un animale e lo si mette alla catena, questo si arrabbia. Se è un animale un po’ sbilanciato, si sposta sul lato passivo invece che attivo e va in depressione. Negli zoo gli animali

34
34

vanno in depressione. Alcuni sono aggressivi, altri diventano ossessivi. Hanno il I^ Chakra caldo, hanno voglia di girare, di mangiare, di accoppiarsi e invece sono imprigionati e alla prima occasione attaccano. La rabbia è l’elemento che stringe questa parte, che invece dovrebbe essere aperta. La rabbia può essere espressa, in una personalità Yang, oppure può essere trattenuta e resta interiorizzata: diventa rigida, dura e può manifestarsi con la voce, come nel caso di un’offesa detta amabilmente. Questo tipo di energia è assolutamente vitale nell’ambito delle esperienze della vita.

Il quarto livello psicosomatico Il cuore, il IV^ Chakra, è sia il centro affettivo ed emozionale del nostro essere, sia, più profondamente, il

centro dell’identità e della coscienza di sé. Quando si dice “IO”, in ogni parte del globo, si indica il centro del petto. Per questa ragione il lavoro sul quarto livello è il più importante e delicato di tutti. Quando lavoriamo sulle esperienze infantili mediamente entrano in gioco questi tre livelli:

- il primo, parte dalla costituzione della mamma. Se la mamma non ha latte o ha latte ma non ha contatto con il proprio corpo, il bambino non viene alimentato o non riceve nutrimento sensoriale sul corpo.

- il secondo è la mamma affettiva o non affettiva.

- il terzo è la mamma o il padre che dà lo spazio del gioco o che nega lo spazio del gioco.

Sono le tre variabili più importanti nell’ambito della biologia dello sviluppo psichico. Dall’altra parte ricordiamo sempre il riconoscimento del Cuore: se il bambino non viene amato (la piccola creatura percepisce di non essere amato o non voluto già dal concepimento), il senso di riconoscimento gli viene a

mancare, e gli viene a mancare il punto centrale dell’identità. È come l’impossibilità di dire “Io esisto”. Facciamo una piccola parentesi. Nella scuola del Villaggio Globale, normalmente partiamo dal concetto

di

base che l’anima non sia il corpo, ma che l’anima abbia una sua esperienza e che poi entri nel corpo e

si

incarni. Possiamo anche prenderlo come ipotesi di partenza, per cui comprendiamo tante cose che

altrimenti sarebbero impossibili, come avere quattro figli tutti dementi tranne uno che diventa un professore universitario o suona o fa delle cose incredibili perché le possedeva già. Alcuni hanno la capacità di liberarsi da alcune condizioni: in alcune famiglie ci sono fratelli assolutamente piatti e normali o appesantiti e abbrutiti dalla vita, e c’è uno che è diventato una persona straordinaria, perché aveva già da bambino la capacità di cogliere la spiritualità delle cose. Facciamo un esempio classico: la tradizione di non essere amati dalla mamma viene tramandata. La mamma è cattiva, t’insegna ad essere cattivo e tu trasmetti la cattiveria ai figli. Un maggiore agio economico ha fatto sì che la vita fosse meno orientata alla sopravvivenza e che ci fosse un incremento straordinario d’amore verso i figli nel giro di tre, quattro generazioni. Adesso c’è un numero inferiore alla media di bambini non amati, mentre nella mia generazione era superiore alla media. Era impensabile che i genitori giocassero con i figli: tiravano due calci al pallone o andavano insieme al mare qualche volta. Per tradizione il figlio era lasciato alla moglie mentre il marito andava a lavorare o al bar. Quindi, esiste anche la possibilità di scavalcare queste consuetudini. ma lo rispetterà come anima libera. Altrimenti è “Sei mio/a”, “Fai quello che ti dico io!”. Quando il padre agisce da padre padrone, devasta la vita: non esisti, il tuo “io” deve essere come quello che vuole il tuo genitore, devi seguire il suo modello, devi entrare nel suo schema. Prendiamo l’esempio dei cani, alcuni sono contenti di ricevere un pezzo di pane e non chiedono nient'altro, altri muoiono di crepacuore se non ricevono affetto. Ho avuto un cane, Dick, ricevuto da un vicino di casa "malefico", un uomo cattivo, chiuso di cuore, una presenza negativa, picchiava i suoi figli. Un giorno venne da me e mi chiese se volevo un cane. Io rifiutai. Dopo qualche giorno vidi nel suo cortile un pastore belga tutto ossa e spelacchiato, emanava un’enorme tristezza. Il cervello rettile del padrone era sicuramente più rettile del cervello del cane che invece aveva un cervello mammifero più sviluppato. Decisi di prenderlo e nel giro di due mesi è diventato un batuffolo di peli. Non era triste solo perché era alla catena, ma lo era perché non si sentiva amato, lo si vedeva negli occhi. È stato un cane amorevolissimo e umano.

35
35

Quindi nella logica di queste energie il riconoscimento (può essere anche un cane) fa nascere questo timolo. Se questo stimolo non c’è - cosa comunissima - o si ha dentro una forza straordinaria, o si è fortunati e si trova qualcuno che ci ama e ci fa crescere, altrimenti questo centro resta chiuso. Si dimentica la vera natura e si sostituisce il cuore con la testa: tutto quello che si dovrebbe sentire con il cuore si pensa con la testa. Si assumeranno comportamenti meccanici: “Devo fare così, scelgo la donna che va bene alla mia famiglia, se devo fare l’amore penso come farlo”. Il cuore qualche volta spaventa, perché porta in contatto con il dolore, con il buco affettivo profondo.

Il quinto e sesto livello psicosomatico

Il V^ e il VI^ Chakra spesso funzionano insieme. Il quinto centro parte già dall’infanzia, ma si sviluppa

soprattutto nell’adolescenza. Il bambino deve esprimersi. Tutte le energie che abbiamo passato in

rassegna si esprimono attraverso la voce. Il V^ Chakra è costituito da sette vertebre che corrispondono ai sette centri energetici: ognuna deve esprimere la sua natura. Se viene impedito di esprimersi con il canto,

il gioco, il riso, il pianto (“Non arrabbiarti! Non ridere!”) si blocca tutto il livello nel corpo, e si può

sviluppare una serie ampia di tumori alla tiroide, noduli, tiroiditi di Hashimoto. Lavorando sulle emozioni, sull’apertura emozionale, la persona può sentirsi libera di esprimere il positivo e il negativo.

Il VI^ Chakra si sviluppa a partire dai 4-5 anni e per tutta l’età scolare, ancora di più dopo i 18 anni, ed è quella caratteristica che i genitori riconoscono: l’intelligenza. Il genitore stupido pensa che l’unico modo

di vivere sia il suo, si deve fare come dice lui e questo castra l’intelligenza del figlio. Oppure, gli fa paura

l’intelligenza del figlio, perché si sente stupido, e quindi continua a castrare, a tagliare a livello mentale… “ Sei stupido!” “Che cavolo vuoi sapere, taci!”, “Qui è come dico io, se ti piace va bene, se non ti piace va bene lo stesso”. Spesso la castrazione dell’espressione e la castrazione dell’intelligenza vanno di pari passo, i genitori castrano il V^ e il VI^ livello insieme. Quando il bambino gioca in modo intelligente, se

lo amano gli danno un rinforzo; se gli dicono “Smetti di fare casino”, che significa bloccare l’energia di

fegato, è come se gli dicessero che è stupido, che quello che lui sta facendo non va bene. Ed il bambino,

da queste apparentemente banali comunicazioni del genitore, deduce di essere stupido.

All’inizio, il V^ e il VI^ Chakra sono molto importanti per la fiducia che la persona ha nel cuore e nelle energie basse istintive. Quando riapriamo le energie basse, il lavoro di apertura del IV^, del V^ e del VI^ livello sarà più veloce. Si acquisisce la forza e quindi l’energia. Tutte le scuole indiane e cinesi dicono che gli occhi sono l’anima. L’occhio fisico è il Fegato, intorno l’occhio è il Rene, dentro l’occhio è il Cuore. Gli occhi rossi sono il Fegato, gli occhi cerchiati di scuro

sono il Rene, gli occhi luminosi o spenti sono il Cuore. Nella visione dell’occhio, se si riaprono le energie

di fegato e la vitalità, immediatamente l’occhio si elettrizza. Se si rinforzano i reni, l’occhio diventa più

forte. Tuttavia non si può lavorare direttamente sull’occhio, è più semplice lavorare sui singoli problemi.

Il lavoro sul VI^ livello, sull’intelligenza, una volta che la base è stata riacquisita, è molto bello, molto

creativo. Dopo che la persona ha liberato le energie primarie del corpo, ha liberato le grosse istanze, può

continuare il lavoro psichico con gruppi avanzati: la Primal, la Family Constellation, la Co-Dipendency.

Il settimo livello psicosomatico L’ultimo livello che viene bloccato, oltre all’intelligenza, è lo spazio vuoto. Paradossalmente, è il livello più libero che abbiamo, perché la religione non ne capisce nulla (la religione, se va bene, si ferma al Cuore, qualche raro mistico arriva al V^ livello). Può essere oscurato dal VI^ livello che crea la cappa (“Io non capisco nulla”) o dal I^ livello (“Ho le energie basse”), perché il I^ Chakra ferma le attività del VII^”. Se si apre il primo livello, l’energia sale facilmente al settimo che si apre con estrema facilità. È il livello della meditazione spontanea, naturale, della percezione globale dell’essere. Non interferisce con niente di quello che si è fatto, perché non si è fatto niente del genere nella vita.

36
36

Nel capitolo successivo verrà fatto un excursus fra le varie scuole di psicologia, il lavoro di alcuni personaggi che hanno creato la psicologia contemporanea - facilmente consultabile su qualsiasi testo - che potrà essere utile nell’impegno orientato alla crescita umana. Se una persona presenta un disturbo di relazione grave, l’operatore/counselor potrà indirizzarla ad un lavoro di sistemica relazionale che permetta di riaprire le relazioni, in un contesto più globale. Se invece la persona ha un disturbo della prima infanzia, la potrà indirizzare alla terapia della “Primal”. Se vi sono blocchi profondi ancorati ad episodi, sarà utile la bioenergetica o la gestalt. Con una visione ampia, si potrà orientare la persona ad un lavoro specifico e mirato per il suo problema.

I GRANDI PERSONAGGI E LE GRANDI
I GRANDI PERSONAGGI E LE GRANDI

I GRANDI PERSONAGGI E LE GRANDI

I GRANDI PERSONAGGI E LE GRANDI SCUOLE DELLA PSICOLOGIA

SCUOLE DELLA PSICOLOGIA

I GRANDI PERSONAGGI E LE GRANDI SCUOLE DELLA PSICOLOGIA

La psicologia nasce con la civiltà umana. Oggi il punto di riferimento e inizio della psicologia contemporanea è Freud, che ha saputo riunire i vari processi di psicologia preesistenti, che avevano antiche e profonde radici.

LA PSICOANALISI DI SIGMUND FREUD

Luisa Barbato Sigmund Freud si è inserito in un movimento di pensiero già presente nella cultura europea occidentale, che esisteva da centinaia di anni nelle culture orientali. Lo studio dell’interiorità e della psiche (il termine psiche deriva da anima) esisteva infatti già da moltissimo tempo nella psicologia dell’Oriente, che faceva riferimento alla medicina antica. Freud, partendo dalla scuola dell’ipnosi di Charcot, ha condotto numerose sperimentazioni, auspicando che le ricerche future dessero una controprova fisiologica di quello che lui asseriva come movimento della psiche. Queste controprove sono iniziate ad arrivare da Reich, che ha cercato di sperimentare quanto affermato da Freud dal punto di vista del corpo; tuttavia non sono state accettate in primis da Freud e poi da tutta la nomenclatura. La neurobiologia era soltanto agli inizi.

La scoperta dell’inconscio Sicuramente il punto di partenza fondamentale è l’asserzione e la scoperta dell’inconscio, l’esistenza di una parte della nostra mente che non è consapevole alla nostra coscienza. L’idea che la psiche, quindi la nostra consapevolezza, non include una parte della nostra interiorità, ha un peso importante nella nostra vita. È l’inconscio, che esce fuori dal pensiero consapevole, dal pensiero razionale, a condizionare il nostro agire. Questa intuizione arrivò dagli studi condotti sull’ipnosi: ipnotizzando le persone e velando il livello di consapevolezza ordinaria, emergevano ricordi, vissuti, istanze che non venivano ricordate appena si tornava al livello di coscienza ordinaria. Questo aprì un grande varco nel contesto storico

37
37

dell’epoca (tra il 1870 ed il 1880), dove vigeva una forte morale borghese ed il tema centrale era la grande separazione della cultura dalla parte istintuale e quindi sessuale. Ciò che Freud iniziò ad intuire era relativo alla grande depressione dell’energia, che chiamò funzionale-libidica. Nella nostra cultura le patologie fanno molto meno riferimento alla inibizione sessuale e toccano altri contesti; ma all’epoca iniziò ad emergere l’agire delle forze sessuali represse, che i canali inconsci diventavano consci, e che esisteva un collegamento tra l’assetto fisico della persona e il materiale che non era reperibile alla coscienza ordinaria della persona stessa. La semplificazione che Freud vedeva era che il materiale rimosso era la pulsione fondamentalmente libidica, quindi la sessualità a cui non era possibile dare corso. Oggi sappiamo che le cose sono un po’ più complicate. Se ragionassimo sul nostro approccio attuale, diremmo che c’era un blocco di secondo livello che veniva percepito, o un blocco di primo per quanto riguarda l’aggressività. In realtà adesso sappiamo che tutti i livelli interagiscono e che ciascuno di essi ha delle componenti di cui non siamo consapevoli finché non lavoriamo a quel livello o su quel blocco. Quindi, l’idea iniziale era che esiste una parte inconscia relativa a forze funzionali che sono a loro volta relative all’aggressività, alla libido (negli anni successivi si scopre che riguarda l’autoaffermazione, il narcisismo). Nella parte istintiva Freud vedeva soprattutto il lato affermatività come funzione di sopravvivenza, libido e aggressività. Fece un corollario e identificò tutte le patologie in relazione alle parti che venivano rimosse. Questo portò all’analisi dello sviluppo dell’essere umano e del bambino: identificò le fasi nelle quali il bambino evolve con le specifiche strutture funzionali - la fase natale, la fase relativa all’allattamento e all’oralità, la fase anale in cui avviene il controllo degli sfinteri, la fase genitale in cui arriva la parte edipica e dove, in teoria, avverrebbe una prima maturazione genitale dell’essere umano.

Il complesso di Edipo Sul complesso di Edipo Freud fissò gran parte della sua costruzione teorica. L’impossibilità, per il bambino, di avere un accesso anche sessuale alla madre, fa sì che una parte libidica venga rimossa. Lo stesso vale per la bambina, ma in questo contesto non verrà preso in esame. In realtà il complesso di Edipo ha una sua valenza anche attuale. Inizialmente si era accantonata la visione del pansessualismo (in realtà i temi sull’Edipo sono molto più complessi), ma l’importanza di questo pensiero, che a mio avviso va tenuto presente, sta nel sostenere che l’emergere del complesso di Edipo - che avviene intorno ai 5/6 anni - sancisce l’entrata del bambino nel mondo della cultura. L’idea di fondo, ottocentesca ma con una sua valenza, era che affinché ci sia cultura, affinché ci sia socializzazione, occorre sacrificare una parte istintiva funzionale. Quindi, la società e la cultura si costruiscono sulla repressione di una parte di noi: quella relativa alle pulsioni, agli istinti. È una concezione molto classica, relativa alle società primitive, all’orda primordiale. L’evoluzione socio-culturale, l’accesso alla conoscenza e alla tecnica, in qualche maniera comportano una repressione di una parte istintuale. Questo aspetto è molto importante, perché pone le basi di una concezione di fondo quasi pessimista, che si ritrova nella psicoanalisi in generale: se c’è una repressione delle pulsioni accade un dissidio insanabile. A quel punto non potrà mai esserci una vera infiltrazione delle forze istintive della persona con la cultura e la società, perché i due sono in conflitto. Quando Freud parlava della guarigione, era molto lucido su questi punti e non aveva molte illusioni:

affermava che l’analisi aveva buon esito se portava una persona dalla sofferenza patologica - cioè dall’avere molto materiale istintivo non espresso, molta aggressività rimossa, molta libido rimossa - al riconoscimento di questo, e quindi passava dalla sofferenza della patologia alla normale infelicità dell’essere umano. L’infelicità dell’essere umano è in qualche maniera data, perché è strutturale al sistema sociale. In seguito Freud fece un passo avanti, ebbe un’evoluzione dalla sua concezione forse un po’ semplicistica: esistono forze funzionali, che vengono represse dalla cultura e dalla società, che si strutturano in fasi diverse dalla vita. La patologia nasce dal conflitto tra cultura e istinto.

38
38

Nitamo Montecucco

A livello di psicoterapia tradizionale, le persone vengono trattenute – uso questo termine un po’ pesante

ma reale – all’interno di una struttura psicanalitica freudiana, per tempi molto lunghi, fino a 10-12 anni, i più lunghi in assoluto. Sono psicoterapie con un’impronta molto strutturata che spesso spinge, più che al riconoscimento di alcuni blocchi o complessi psichici interni, alla loro fortificazione. Se si ha un minimo

di conflitto con i genitori e si entra in una psicologia freudiana, si tende a ingigantire i rapporti di potere

all’interno o alcune problematiche interne fortissime. Una cosa a mio avviso reale e molto pesante, è la presenza, nella struttura del setting psicanalitico freudiano, di uno strapotere del terapista e dell’impossibilità da parte del paziente di concludere la terapia. Ho avuto molti pazienti che hanno

impiegato due anni per finire un’analisi che durava da dieci anni. Non riuscivano ad affrontare il terapista

e ogni volta che lo facevano si sentivano dire “Vediamo un pochino perché stai tirando fuori queste

resistenze”. Non c’era mai un ascolto reale alla frase “Mi sento, dopo molti anni, di aver finito l‘analisi, non mi sta dando più niente”. Tra l’altro i freudiani hanno un’origine economica di tipo classico, si deve pagare la sessione anche durante le vacanze, anche se si manca alla seduta. È una struttura economica rigidissima e quindi, tranne qualche personaggio tra i freudiani di grande rilievo, percepisco spesso la tradizione freudiana come un rallentamento della crescita umana. Sicuramente il primo anno è utile, ma

poi diventa una stasi da cui è molto difficile uscire. Qui lo dico, qui lo nego.

Luisa Barbato Schema delle aree della psiche Freud ha cercato di spiegare come opera l'inconscio e ha proposto una struttura suddivisa in tre parti:

Id o Es – la parte profonda

Ego o Io

Super-Ego o Super Io - in alto

ES L’ES è il luogo delle nostre forze pulsionali, dove sono tutti i ricordi ed i fantasmi che non sono addomesticabili. Viene rappresentato come il processo di identificazione – soddisfazione dei bisogni di tipo primitivo. È l’insieme delle forze primitive che agiscono, la parte istintiva dell’uomo. Tutto il tessuto infantile che si è imparato a dominare e a rimuovere.

IO L’IO è l’istanza della consapevolezza, la nostra parte che si relaziona con il mondo e di cui siamo consapevoli, per cui vi entra anche la personalità che si relaziona con il mondo. L‘Io è in realtà in contatto con l’Es, nel senso che molte delle cose che l’Io esprime derivano dalle forze dell’Es che si muovono. L'Io si frappone tra Es e Super Io per bilanciare sia le istanze di soddisfazione dei bisogni primitivi, sia le spinte contrarie derivanti dalle nostre opinioni morali ed etiche. Un Ego ben strutturato garantisce la capacità di adattarsi alla realtà e di interagire con il mondo esterno, soddisfacendo le istanze dell'Es e del Super Io. Possiamo fare un esempio: una persona con una forte aggressività che viene rimossa e alla quale probabilmente non ha accesso, può essere una persona che nella struttura, nella relazione con il mondo si presenta incapace di agire. Quindi è una struttura apparentemente passiva, dove l’io si presenta remissivo; questo atteggiamento è consapevole e la persona si sente timida e molto bloccata, sente che non riesce a reagire alle situazioni. In realtà è una situazione di copertura di una forza aggressiva che è completamente inconsapevole, alla quale l’Io reagisce da controaltare.

39
39

SUPER IO L’istanza detta SUPER IO, si forma alla fine del complesso di Edipo, vale a dire quando il bambino sancisce la rinuncia funzionale alla madre e accetta l’istanza culturale e sociale reprimendo il suo desiderio verso la madre. Questo processo di rimozione del contenuto funzionale di sé avviene tramite l’identificazione dei genitori. Il bambino non potendo contrastare la rivalità del padre, avendo paura della punizione che sarebbe la castrazione che il padre dà se lui ha accesso alla madre, in qualche maniera si identifica con questa figura paterna della quale ha paura, quindi prende le caratteristiche del padre o di entrambi i genitori. C’è un’adesione completa, per cui fa sue le norme morali e sociali sotto forma delle caratteristiche caratteriali dei genitori. In generale si identifica con la norma, con la legge, con l’istanza regolatrice. Quindi, il Super Io ha questa valenza di essere istanza regolatrice, quella che dà il senso del dovere, della moralità, il senso dell’organizzazione della propria vita. Ed è, appunto, l’ultimo che viene costituito. Rappresenta la coscienza e si oppone all'Es con la morale e l'etica. L’Es è completamente inconscio, ma anche una parte del Super Io è inconscia. Questo è molto importante, perché vi sono istanze morali e del senso del dovere che sono inconsapevoli: agiscono inconsapevolmente, è quella parte di noi che rimprovera. Ad esempio: se non vengono rispettate determinate regole del dovere scatta il senso di colpa. Quindi, è un meccanismo dell’inconscio, perché l’identificazione con i genitori è talmente profonda da diventare totalmente inconscia. Questa struttura è molto importante e verrà poi ripresa da molte scuole di psicologia transazionale. È importante anche perché definisce una divisione con le strutture psicotiche, borderline e nevrotiche. Ad esempio, riteniamo che una struttura psicotica sia una struttura dominata dall’Es, dalle parti istintive. Da tener presente che gli psicotici hanno un Io fragile, debole che di fronte agli assalti di queste forze istintive – anche Freud lo sostiene – manca di connessione con la realtà. È un mediatore molto fragile che stabilisce il contatto con gli altri e con il reale. Sintomatologicamente, quando il counselor ha uno psicotico davanti, vedrà dei fenomeni eclatanti. In uno psicotico conclamato si hanno fenomeni di delirio e di allucinazione in cui viene confuso il livello del reale. Quando lo psicotico dice che ha le allucinazioni, effettivamente sente le voci, come lo schizofrenico. È la sua interiorità che proietta le voci sull’esterno. In qualche maniera il limite dell’Io fra interno ed esterno della realtà, cade anche quando si vivono stadi meditativi molto avanzati e si diventa il tutto. La differenza è che mentre in stati meditativi avanzati c’è una consapevolezza, nelle psicosi manca totalmente la coscienza.

Gli stati di borderline Lo stato di borderline è lo stato in cui la persona ha l’Es, uno sviluppo dell’Io ma manca l’istanza superiore, la parte super-egoica. Il borderline è colui che rischia realmente di entrare in uno stato di alterazione della propria identità che noi chiamiamo ‘stato psicotico’. Come viene riconosciuto? Una persona borderline (significa che cammina sul limite) è una persona apparentemente integrale, perché ha un Io che riesce a interagire, però gli manca un’istanza di regolazione. Uno dei sintomi della persona borderline è la mancanza di etica. Di solito sono persone che hanno una morale per conto loro, in cui esiste l’imbroglio, in cui creano situazioni a loro piacimento. Inoltre, dal momento che manca l’istanza regolatrice del Super Io, quindi il senso del dovere, hanno una funzionalità e istintività che alle volte deborda e non viene per niente repressa. L’Io ha una funzione di mediazione, ma ciò che veramente struttura la persona è il Super Io. Si riconoscono anche perché quando dovrebbero prendere consapevolezza ed esserci, non ci sono. Non si responsabilizzano, si arrabbiano subito se vengono attaccati nella loro difesa, hanno un’impulsività molto forte. Sono persone tranquille che hanno scatti improvvisi di ira che travalicano qualsiasi regola di comportamento e di relazione. Perdono totalmente la ragione e infieriscono sugli altri. È un processo differente rispetto a quello che accade normalmente alle persone che si arrabbiano. Il borderline è in una situazione che ha sotto uno stato patologico reale, che può essere organico o psichico o avere altre origini, ma è un reale squilibrio. Può

40
40

entrarci da tante porte diverse, dalla depressione maniaco-depressiva, dalla schizofrenia, dalla psicosi pura e semplice, ma è comunque difficile riportarlo indietro. Quindi non è un eccesso recuperabile, è un eccesso che travalica i confini e rompe un sistema di equilibrio interno. La patologia borderline è in grande aumento nella nostra società, è dilagante. In qualche modo la nostra società sta andando verso una deregolarizzazione che non è sostenuta da una centratura. È una deregolarizzazione che va verso la licenza. Il voler tutto e subito e non rispettare le regole.

Il Super Io come “Giudice Interiore”: il condizionamento impiantato nella psiche Nitamo Montecucco È importante ricordare che questo schema dei primi del ‘900, è uno schema che ha come base di riferimento una società molto chiusa e conservatrice. Lo scopo della psicoterapia era di fare rientrare una

persona nella sua società e sopravvivere nella normale tristezza esistenziale. Questo significa che in Freud

e in tutta la sua scuola, non c’è realmente il concetto di “cambiamento”, ma c’è l’adeguamento e il ritorno

alla norma. Man mano vedremo che già da Freud a Jung e ancora più intensamente agli autori più moderni, questo elemento del “cambiamento”, e per contro del Super Io, diventa molto differente. Il Super Io non è necessario per una persona che abbia una consapevolezza risvegliata. Il Super Io, nelle scuole spirituali degli ultimi anni, diventa chiaramente un ostacolo alla crescita, perché è ciò che la società, i genitori, la religione hanno introdotto nella psiche contro la propria volontà e consapevolezza, contro la propria vera natura. È ciò che subdolamente “comanda” l’Io dall’interno. Il Super Io è il “giudice interiore” che continua a massacrare ripetendo i giudizi negativi, i codici morali, le parole dei genitori o delle persone a cui si è dato potere. È l’interiorizzazione di tutte le regole sociali, alcune delle quali sono palesemente vecchie, obsolete e negative. Il lavoro sul Super Io e il giudice interiore è diventata una parte obbligatoria anche nella nostra scuola di formazione. Solo quando una persona va oltre l’Io sociale e ritrova il Sé, il suo Super Io si affievolisce e nel tempo si esaurisce del potere che aveva ricevuto.

Le basi dell’evoluzione psichica: bisogni fisici, affetto e riconoscimento del sé Luisa Barbato Negli anni ’20 del secolo scorso, con Anna Freud iniziò un filone di pensiero che mise l’accento su fattori differenti, ripreso successivamente da Klein e Winnicot. Quest’ultimi, studiando i bambini piccoli, scoprirono che ciò che il bambino cerca veramente non è la soddisfazione libidica, ma la relazione.

Quello che veramente determina la struttura dell’individuo non è la soddisfazione degli impulsi e degli istinti, ma la relazione. Quindi il bambino non cerca il nutrimento ma il calore umano. Tutta la persona si

struttura sulla base della qualità delle relazioni oggettuali (padre, madre, ecc

incisi che rimangono dentro e che poi diventano inconsci. Non significa che non esista la parte inconscia

o l’Io, ma non è il conflitto con la pulsione, bensì la relazione con l’altro che la definisce.

che definiscono dei tratti

)

Tra gli esperimenti sui cuccioli che avvalorano questa realtà, ricordiamo quello della scimmia di peluche. Da una parte venne posta una struttura fredda che aveva un biberon con il latte, dall’altra venne posta una grande scimmia di peluche senza il biberon. Il cucciolo di scimmia affamato preferiva, tuttavia, lo scimmione di peluche, caldo e soffice, anche se non aveva il latte, piuttosto che la struttura fredda che aveva il latte. Quindi non era il latte che cercava, ma il calore.

Nitamo Montecucco È importante sottolineare che Freud parte da una società che ha ancora alla base la sopravvivenza, quindi le pulsioni libidiche e il piacere – il latte, la fisicità – sono visti come una cosa essenziale. Cinquanta anni dopo, Winnicot e la scuola kleiniana spostano il livello dalla pancia al cuore, e diventa relazione. La relazione può vacillare quando la madre è fredda e rigida, anche se ama il figlio. Oggi oltre al bisogno e al piacere fisico di Freud, oltre al calore umano e alla relazione di Klein e Winnicot, dobbiamo portare il

41
41

punto centrale dell’intero processo evolutivo infantile sul riconoscimento del sé, sulla percezione che il bimbo riceve, dalla madre, di essere accettato e riconosciuto come Io. Ho seguito molte persone che hanno superato abbastanza facilmente i limiti fisiologici della mancanza di allattamento, o di una mamma poco affettiva, quando questa era capace di dare riconoscimento, era presente e dava una sensazione di identità al figlio. È probabile che fra 50 anni il peso si sposti ancor più in profondità. È un processo in evoluzione.

Biografia (Giuseppe Pagliaro) Sigmund Freud nasce il 6 Maggio 1856 a Freiberg, in Moravia. La sua è una tipica famiglia di commercianti. Laureatosi in medicina nel 1881 e dopo un trasferimento di tutta la famiglia a Vienna, lavora per un certo periodo nel laboratorio di neurofisiologia diretto da Brücke. Nel 1882, per ragioni economiche, abbandona la ricerca scientifica e si dedica alla professione medica, specializzandosi in neurologia. Nel 1885 ottiene una borsa di studio che gli permette di accedere alla leggendaria scuola di neuropatologia della Salpetrière, diretta dal celebre Charcot. Nel 1886 si sposa con Martha Bernays, che in seguito gli darà ben sei figli (la più famosa tra loro è Anna Freud, continuatrice della ricerca del padre nell'ambito della psicoanalisi infantile). Dopo aver utilizzato le tecniche classiche di quel periodo, sperimenta l'ipnosi e nel 1989 si reca a Nancy per approfondire la conoscenza di questa pratica. Tornato a Vienna, si dedica completamente alla professione di neurologo. Nel frattempo stringe amicizia con Josef Breuer, con il quale pubblica nel 1895 gli "Studi sull'isteria" e con cui inizia la grande avventura intellettuale e clinica che lo porterà alla fondazione della psicoanalisi. Nel 1899 (ma con data simbolica del 1900) Freud pubblica un'altra opera dagli esiti rivoluzionari e per certi versi sconvolgenti:

"L'interpretazione dei sogni". E' una tappa che segna una svolta dell'intero pensiero occidentale, attraverso i parallelismi fra logica razionale e logica del sogno e il disvellamento del linguaggio "geroglifico" attraverso cui i sogni parlano all'essere umano concreto che ne è portatore. All'alba dell'avvento dei drammatici fatti che segneranno l'Europa, l'epilogo di questa epopea intellettuale non poteva che esser tragico. Nel 1933 a Berlino i nazisti ormai al potere bruciano, in un rogo libresco tristemente famoso, anche le opere dell'ebreo Freud, complice oltretutto di una strenua resistenza all’avanzare della barbarie nazista. Nel 1938 la situazione è talmente insostenibile che è costretto ad andarsene. Si trasferisce a Londra dove, dopo un solo anno, muore per un cancro alla mascella. È il 23 settembre 1939, la seconda guerra mondiale è alle porte, epitome di quell'istinto di morte così presente nelle opere del grande rivoluzionario del pensiero.

Testi consigliati:

-L'interpretazione dei sogni (1900)

-Psicologia della vita quotidiana (1901)

-Tre saggi sulla vita sessuale (1905)

-Il motto di spirito e le sue relazioni con l'inconscio (1905)

-Totem e tabù (1912-13)

-Introduzione alla psicoanalisi (1915-17)

-Metapsicologia (1915-17)

-Autobiografia (1925)

42
42

LA PSICOLOGIA DEL SÉ DI CARL GUSTAV JUNG

La scuola freudiana classica andrà avanti per molto tempo ma due grandi personaggi si separarono dalla scuola di Vienna: Jung e Reich. Jung ha fatto un passo in avanti rispetto a Freud. È stato il primo vero psicologo ad introdurre l’aspetto spirituale all’interno della psicanalisi. Parlando di questi processi “noumenici”, da “Nous” che è il termine greco per lo spirito, l’anima, approda ad una spiritualità profonda. Jung era uno psichiatra svizzero, aveva una grandissima sensibilità ed era affascinato dai fenomeni parapsichici e parapsicologici che invece terrorizzavano il vecchio Freud. Si racconta che un giorno si trovavano in una libreria e discutevano dei fenomeni di percezione, di anticipazione degli eventi. Il vecchio Freud, in disaccordo con Jung, li definì la “melma dell’oscurantismo” e gli ingiunse di smettere di ricercare in quella direzione. Probabilmente anche socialmente aveva molta paura di inficiare con i fenomeni di parapsicologia e di occultismo, un livello molto alto di psicologia. In quel momento di tensione tra i due, Jung disse a Freud: “Sta per accadere un evento” e dopo un attimo cadde un libro. “Hai visto?” Freud lo negò, ne discussero e Jung previde che il fenomeno si sarebbe ripetuto e infatti il fenomeno riaccadde per la seconda volta. Era inverosimile che un evento venisse previsto per due volte consecutive, per Jung si trattava di “sincronicità”, era certo dell’esistenza di una psiche che travalica i confini fisici. Jung si isolò dalla scuola di Freud e subì un vero attacco psicotico, vivendo un momento di grandissima disperazione. Ebbe un periodo di allucinazioni talmente pesanti che lo portarono a scrivere un libro intitolato “Sette sermoni ai morti”, in cui descrisse di vedere gli spiriti che bussavano, descrisse quello che gli dicevano e le cose che gli facevano, una serie di situazioni tra l’immaginario, il mistico e l’allucinato. Tuttavia riuscì a superare questo periodo di grande turbolenza psichica includendo le allucinazioni all’interno del proprio Io e raggiunse un traguardo d’integrità. Riuscì ad espandere estremamente la propria coscienza. Jung ebbe anche un’altra serie di esperienze e la bellissima descrizione di questo passaggio si trova in un’intervista che la BBC fece a Jung. Gli chiesero: “Ma qual è il centro della tua psicologia?” E lui rispose: “L’anima umana, perché è successo a me”. Raccontò che si era ammalato, rischiava di morire, era ormai dato per spacciato e muore. Esce dal corpo, si allontana addirittura dalla terra – quindi era un grande spirito – e vede un asteroide come un tempio, dove trova un maestro che lo accoglie e lo induce in uno spazio di meditazione. A questo punto lui è felicissimo, ha raggiunto la propria vita interiore, spirituale. Non vuole più ritornare indietro e ad un tratto (un classico delle NDE, Near Death Experience, le esperienze vicino alla morte) vede arrivare dalla terra lo spirito del suo medico che gli dice: “Non puoi morire, devi ritornare indietro, il tuo compito non è finito. Devi portare queste esperienze sulla terra.” Jung sente che è vero e ha la folgorazione che per salvare la sua anima il suo medico cederà la propria. Jung ritorna, si risveglia dal coma e riesce lentamente a guarire. Dopo poco tempo il suo medico muore. Jung attraverso queste esperienze comprende la natura non materiale dell’anima, pur essendo assolutamente d’accordo sul fatto che l’anima comunque entra nel corpo, nella mente e nel cervello attraverso una serie di funzioni biologiche. Mette al centro questa rivoluzione dell’essere umano e struttura una serie di processi psichici tra cui forse il più importante è l’individuazione, ed espande questo modello a una parte estremamente più profonda (proiezione). Se questo è l’inconscio, diventa l’inconscio collettivo. L’inconscio collettivo in realtà è poi un super conscio collettivo. Jung è il primo che aiuta la comprensione dei processi psichici di alcuni testi tipo Tao The Ching, “I Ching-il Libro dei Mutamenti”, “Il Mistero del Fiore d’Oro” di Lü Tsu, dove è spiegata la fisiologia sottile del processo dell’evoluzione della coscienza interiore, della meditazione. Per Lü Tsu è il TanTien Superiore, la mente conscia, che deve proiettare la propria energia luminosa nell’inconscio e comprenderlo, fondendosi con esso e creando un essere pienamente cosciente. In questo caso l'Io della mente viene trasformato in Sé, l’Io è quindi parte del conscio sociale, il Super Io è quello che condiziona

43
43

l’Io a vivere la sua vita nella società. Se l’Io, però, ritrova un suo Sé più elevato e più profondo che diventa il centro, questo Super Io diventa una matrice di consapevolezza estremamente più dilatata.

L’animus, l’anima e il mito dell’eroe Altro contributo fondamentale di Jung è l’aver capito che, nelle persone normali, l’io è multiplo:

abbiamo molte sub-personalità. Questo concetto junghiano lo vedremo in tutte le scuole future, che lo codificano però in maniera differente. L’identità è unica ma abbiamo un Animus e un’Anima: Animus è la parte più positiva e luminosa, lo Yang della testa - è posizionato nella testa, la luce della coscienza – che deve scendere nell’inconscio oscuro dove c’è la fanciulla, lo Yin, l’Anima che deve essere salvata. In questo abbiamo ritrovato (non so se l’ha trovato anche la scuola analitica), studiando da altre scuole, il processo mitico della discesa dell’eroe negli inferi per ritrovare la fanciulla smarrita (e qui troviamo una serie di racconti mitici: da Euridice, a Proserpina a Gilgamesh) e riportarla alla luce del sole. Ma a questo punto lui non è più un uomo, ma un semidio. Acquista un carattere divino e la fanciulla di solito ha delle caratteristiche sia di donna sia di dea. Ad esempio la figlia di Demetra la dea della natura, Proserpina, viene rapita dal dio degli inferi (e la terra diventa secca perchè la madre natura è triste), l’eroe salva la fanciulla e la natura rifiorisce. È un’analogia molto forte con la vita umana. Questa polarità deve originare una fusione da cui si genera l’anima. Quindi l’anima si genera dall’unione degli opposti, come maschile e femminile generano un figlio, come una nuova coscienza da una vecchia coscienza. Jung afferma che in ogni uomo c’è una componente femminile codificata come anima, e in ogni donna una componente maschile codificata come animus: ogni relazione amorosa è, in realtà, una relazione a quattro; questo ne spiega, almeno in parte, la complessità.

Gli archetipi e l’inconscio collettivo In questo processo Jung espande i livelli della coscienza e scopre una cosa fondamentale: in tutte le tradizioni del mondo esistono archetipi, basi psichiche strutturate come modelli; ciascuna base psichica è una forza. Gli archetipi sono forze solitamente positive, che a volte possono diventare negative, ma comunque sono energie psichiche universali. Gli archetipi non sono solo il Bene, la Saggezza, l’Amore, ma sono le forze che vengono raffigurate con simboli riconosciuti dalle varie tradizioni. Jung era sicuramente un’anima evoluta, è stato il primo ad introdurre l’elemento transpersonale nella psicologia. La psicologia transpersonale, in realtà, non viene fatta partire da Jung e personalmente ritengo che sia realmente una delle basi fondamentali. Per approfondire l’argomento ci sono due edizioni italiane del libro “Il Mistero del Fiore d’Oro”: una, con la prefazione di Richard Wilhelm, spirituale e mistica; l’altra, con la prefazione di Jung, psicologica. A volte non riusciva a capire i termini meditativi orientali, ma riusciva a trasferirli in linguaggio psicologico con un fortissimo senso di realtà. Ha dato vita a scuole, ha collaborato con i gruppi cristiani autentici. Ho fatto alcuni anni di analisi con Dora Kalf che ha sviluppato il Sand Play il “Gioco della Sabbia” e ha lavorato in collaborazione con i monaci tibetani della Svizzera. In una riunione della scuola junghiana si sente realmente un clima di tensione spirituale, anche se per la maggior parte, questi personaggi hanno più una spiritualità istintiva, intuitiva che non una vera pratica di meditazione.

L’Ombra: il lato oscuro della forza interiore Una delle grandi intuizioni – già presente, ma Jung la esprime e rivaluta in un modo estremamente utile - è il concetto di Ombra. Questo concetto, che nasce dalla bipolarità coscienza/inconscio - coscienza luminosa e inconscio oscuro - ci descrive come l’Io sociale debba necessariamente, per la prima parte della propria vita e per identificarsi a livello sociale, accettare una serie di istanze psichiche che gli fanno rifiutare e rendere inconsci alcuni suoi poteri e potenzialità ed accettarne degli altri (perché il Super Io non è solo il padre e la madre che dettano le regole). Quando c’è questo tipo di meccanismo, l’Ombra

44
44

diventa il rimosso, vengono rimossi elementi dell’inconscio per bilanciare l’identità. Nasce il concetto di recupero dell’Ombra come potenziale (che poi viene sviluppato da tutte le scuole moderne), una specie di rivalutazione del pozzo nero dove è rimosso un trauma, un uovo dove sono state nascoste delle potenzialità. Quindi, se vengono recuperate con la ragione, se… l’eroe della coscienza scende nell’inconscio e recupera la fanciulla che è debole ma preziosa perché saggia e portatrice di intensità, recupera delle potenzialità. Baumann, uno dei grandi allievi di Jung, diceva che è proprio quando tocchiamo il fondo al limite della depressione, possiamo realmente andare a recuperare gli elementi dell’Ombra, che sono elementi della nostra anima che sono stati misconosciuti. Quindi, nell’inconscio c’è tutto, anche il negativo, ma nell’Ombra c’è il concetto di una parte di inconscio positivo. Lo stesso Jung rinacque dalla depressione - andando oltre i bordi della normale patologia - facendo un vero e proprio processo alchemico. E possiamo anche dire che alcune persone che si sono risvegliate senza aver fatto un approfondito e reale lavoro sul proprio inconscio, hanno vissuto alcuni periodi della loro, chiamiamola Illuminazione, in una fase assolutamente depressiva o addirittura psicotica. Per citare un dato molto interessante, in India c’era un grande maestro che abitava a Poona, uno dei più grandi maestri del suo tempo. Si chiamava Meher Baba, girava per l’India a recuperare i pazzi illuminati, persone che avevano attinto all’infinita energia dell’esistenza e avevano fuso Es, Io e Super Io. Il Sé si era espanso, ma avevano un Io fragile, un Io sociale non strutturato e quindi tutta quella forza che Jung direbbe archetipica o transpersonale, li aveva bruciati e si erano ridotti in uno stato semi-estatico. Questo maestro li prendeva, li ripuliva e insegnava ai suoi discepoli a guardarli negli occhi. Questo lo facevano già i maestri tibetani che dicevano “Mettiti lì e guardalo negli occhi e impara”. Questa è una parte del pensiero junghiano che per noi è molto utile per lavorare. Una parte degli archetipi verrà poi ripresa da Ken Wilber come matrici profonde della psiche proprio a livello transpersonale.

La sincronicità Jung comprese il processo “viennese” della relazione causa-effetto e il principio “sincronico” degli eventi. I sogni, gli incontri, i momenti speciali diventano momenti sincronici. Lui definisce la sincronicità come la legge dello spirito, dei processi profondi, ed in questo si fa aiutare da uno dei grandi fisici quantistici, Wolfang Pauli, autore del basilare “principio di esclusione”, che è appunto un principio di sincronicità: gli elementi atomici che girano attorno al nucleo, gli elettroni, anche a distanza enorme “sentono” il moto e lo spin di rotazione degli altri elettroni, istantaneamente. C’è una legge di comunicazione (diciamo della coscienza) delle informazioni che permette questo passaggio, che non è quindi fisico. Dalla sincronicità degli eventi deriva la degenerazione new-age che “tutto ha un senso”. Ma ciò non è vero, viviamo in un mondo che è altamente “non sincronico”, casuale e caotico, con dentro degli elementi rari di sincronicità. E quanto più si evolve nel campo dello Spirito, tanto più questa legge della sincronicità viene messa in evidenza e si entra in un mondo che diventa sincronico. Possiamo dire che un illuminato vive in un mondo altamente sincronico, dove l’elemento del caso esiste (anche gli illuminati si ammalano e muoiono), ma è un livello minoritario: l’attenzione è più sulla sincronicità che non sul caos. Lavorando con il premio Nobel della Fisica, Wolfang Pauli, che era fuori di testa ed aveva un’energia pazzesca, Jung entrò in contatto con tutta una serie di forze strane. Pauli era capace di mandare in tilt i macchinari scientifici, i suoi amici lo sapevano e non volevano che andasse da loro. Un giorno, in un laboratorio in Germania saltarono alcuni apparati e tutti dissero: “Se fosse stato qui Pauli, avremmo sicuramente dato a lui la colpa”. Quando gli fu raccontato, si scoprì che esattamente in quel momento lui passava con il treno in quella zona. È un evento casuale. Wolfang Pauli era discretamente fuori ma, attraverso la pratica psicanalitica con Jung, risolse una grossa parte dei suoi problemi. Pauli, una volta guarito, iniziò a ragionare sul principio di indeterminazione: sullo stesso orbitale (in un atomo, intorno al nucleo, ci sono gli orbitali su cui muovono gli elettroni) non possono stare due elettroni

45
45

che girano dalla stessa parte: uno gira da una parte e l’altro gira dall’altra, devono avere spin opposti altrimenti non possono stare. Ma questo portava un problema gigantesco: come fa l’elettrone che gira in

un senso a sapere che sullo stesso orbitale, a distanza, c’è un altro elettrone che gira in senso opposto? Da

lì partì il concetto di sincronicità, di una comunicazione sottile tra eventi simili.

Jung parlò di sincronicità quando avvenne l’episodio con Freud in libreria. Inoltre riportò degli esempi:

mentre una persona gli raccontava di aver sognato uno scarabeo dorato, entrò dalla finestra uno scarabeo

dorato. Iniziò a comprendere che addirittura intere civiltà, come quella cinese, si erano basate sull’I Ching non rifacendosi al concetto di causa-effetto, di uno che genera un altro, ma al concetto di sincronicità. Vuol dire che lanciando le bacchette (all’inizio non c’erano le monete dell’I Ching, ma usavano le bacchette delle pianta di Achillea) in quel momento si genera una situazione. È come quando si sceglie una carta e quella carta è significativa in quel momento, s’incontra una persona che è significativa in quel momento. Quindi, esiste una serie di nessi acasuali, ma significativi. Questo è il concetto di sincronicità, il concetto che bilancia il caos. Arrivò ad intuire così le basi fisiche dell’informazione della coerenza elettromagnetica, che poi si svilupperà nel lavoro sul cervello. Jung fu veramente un grande personaggio. Un accenno al lavoro fatto da Jung sui sogni: Freud fu il primo

a strutturare l’analisi dei sogni, ma Jung la portò molto più avanti. Attraverso l’analisi dei sogni, Jung si accorse che nel nostro inconscio sono presenti una serie di archetipi come per esempio i Mandala, che

sono comuni a tutte le tradizioni. Il Mandala è un termine che significa sia centro sia circonferenza, è una rappresentazione dell’essere umano: il cerchio o il centro può rappresentare l’identità umana o l’universo,

il micro e il macrocosmo. Jung scoprì che i pazienti, in alcuni stati di coscienza, entravano in questa

rappresentazione simbolica di se stessi e facevano dei mandala. Jung non è passato attraverso una scuola di risveglio interiore e quindi, a sua volta, non è riuscito a creare una scuola di risveglio. Non ha passato e trasmesso nessuna tecnica pratica reale per risvegliare le coscienze dei suoi allievi e pazienti, se non un valore profondo che gli altri hanno colto come intuizione, come concetto di grande valore, anche se non avevano una pratica concreta per realizzarlo profondamente. Ho personalmente collaborato con le psicoterapie junghiane, c’è un carattere più umano, un incontro tra persone; si hanno bei risultati di comprensione e di armonizzazione interna (non posso dire altrettanto delle psicoterapie freudiane).

Biografia (Giuseppe Pagliaro)

Carl Gustav Jung nacque nel 1875 a Kesswil (Svizzera). Il padre era un pastore protestante, cappellano dell'ospedale psichiatrico di Basilea. Il nonno era stato un medico famoso e rettore dell'Università di

Basilea. In questa città, Jung compì gli studi secondari e nel 1885 si iscrisse alla facoltà di medicina, e si laureò nel 1900. Negli anni universitari si interessò di parapsicologia e spiritismo e nel 1902 pubblicò la sua tesi di laurea dal titolo Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti. Nel dicembre del 1900 cominciò a lavorare nell'ospedale psichiatrico di Zurigo, all'epoca diretto da Bleuler. Tra il 1902 ed il

1903 fu a Parigi a prendere lezioni da Janet ed al suo ritorno sposò Emma Raushenbach. Nel 1907 Jung si

reca da Freud che lo ritiene il suo successore. Nel 1910 fu eletto presidente della Associazione

psicoanalitica internazionale e direttore dello "Jahrbuch", la rivista ufficiale della società. Negli anni l'idealizzato rapporto tra Freud e Jung si incrina sempre di più, ma la rottura ufficiale avvenne solo nel

1913 al congresso di psicoanalisi, e la causa principale fu la pubblicazione da parte di Jung, nel 1912, del

suo testo fondamentale sulla teoria della libido La libido: simboli e trasformazioni. Nell'ottobre successivo Jung si dimise dalla carica di direttore dello "Jahrbuch", nell'aprile del 1914 da quella di presidente dell'Associazione e uscì definitivamente dal movimento psicoanalitico. Negli anni seguenti Jung si dedicò all'attività psicoterapeutica privata, a lunghi viaggi (Nord America, Nuovo Messico, India, Egitto e Kenia), nonché alla formulazione di innovative teorie ed alla stesura di nuovi libri. Nel 1930

46
46

Jung fu nominato presidente onorario della Associazione tedesca di psicoterapia. Nel 1944 ha un incidente ed un successivo infarto. In coma vive una esperienza pre-morte che descriverà nel suo testo autobiografico Ricordi, sogni e riflessioni. Muore il 6 giugno 1961, dopo una breve malattia.

Testi consigliati:

· La libido simboli e traformazioni (1912), Newton Compton

· L'inconscio (1914-1917), Mondadori

· Energetica psichica. 1928 (1928), Bollati Boringhieri

· La sincronicità. 1952 (1952), Bollati Boringhieri

· Coscienza, inconscio e individuazione, Bollati Boringhieri

· L'Io e l'inconscio, Bollati Boringhieri

· Analisi dei sogni, Bollati Boringhieri

· Tipi psicologici, Newton Compton

· La psicologia dell'inconscio, Newton Compton

· L'uomo e i suoi simboli, Tea, Opere (18 volumi), Bollati Boringhieri

LA PSICOLOGIA ENERGETICA DI WILHELM REICH

Roberto Sassone Reich, allievo di Freud, fu il primo a rendersi conto che non si poteva condurre una psicoterapia davvero efficace senza restituire al paziente la sua corporeità. Constatò che tutte le difese ed i condizionamenti, in pratica ogni nevrosi, si strutturano nel corpo. Tratterò di Reich secondo la mia esperienza di vita, tutto ciò che ho sperimentato dall’inizio della mia terapia reichiana che risale al 1972. Da quel momento ad oggi ho fatto un percorso reichiano insieme ad altri percorsi di meditazione, per cui la mia vita è intrisa dall’esperienza reichiana non già in una chiave teorica, ma soprattutto come esperienza profondamente corporea ed emozionale. Per questo motivo preferisco parlarvi di Reich non tracciando la sua storia, ma spiegandovi sinteticamente quelli che per me rappresentano i punti fondamentali del suo lavoro, adatti al contesto di counseling. Considero Reich un ricercatore con aspetti transpersonali, anche se la maggior parte dei suoi seguaci ignora o non considera questo aspetto del suo pensiero. In effetti tutta la sua teoria reca la possibilità continua di una dialettica tra l’individuo come unità psicosomatica, ma soprattutto come unità energetica, e la realtà energetica e cosmica in cui è continuamente immerso. Cioè, per comprendere l’essere umano, non si può prescindere dal fatto che l’individuo è immerso nell’energia, che Reich chiama energia orgonica cosmica, e che è proprio questo continuo scambio a regolare l’esistenza. Un altro tema fondamentale di Reich, equivocato dalla maggior parte di studiosi (e mi assumo la responsabilità di questa affermazione) e che anche alcuni reichiani non hanno capito, è la sessualità: l’hanno banalizzato e ridotto esclusivamente allo sblocco di una funzione fisiologica che certamente è importante, ma è soltanto

47
47

l’aspetto visibile e limitato di un processo più complesso che riguarda l’intero biosistema dell’essere umano.

Piacere-espansione e dolore-contrazione Reich realizzò il sogno di Freud che aveva il desiderio di trovare la base biologica della libido. Con semplici esperimenti dimostrò che la percezione del piacere è legata alla maggiore o minore capacità del corpo di espandersi o di contrarsi. Ciò significa che laddove ci sono dei punti del corpo più contratti muscolarmente, la sensazione del piacere è ridotta o assente; quando invece nel corpo c’è una maggiore distensione muscolare, è consentito un flusso maggiore della libido (del piacere) che viene percepita chiaramente. Questo fenomeno è fondamentale, perché oggettiva nel corpo la funzione di controllo e di repressione che Freud chiama Super Io. L’introiezione delle regole morali e dei divieti si manifesta nel corpo come contrazione. I blocchi muscolari hanno lo scopo di trattenere le emozioni che altrimenti fluirebbero liberamente (dall’Es) in barba ad ogni regola sociale. Stiamo entrando nel vivo del corpo. Se repressione è uguale a contrazione muscolare, liberazione non è un fatto ideologico, ma è la possibilità di sentire il flusso energetico-vitale che scorre in sé. Questa affermazione ci conduce ad un altro enunciato basilare: il recupero di una libera funzione sessuale è la conseguenza dello sblocco dell’energia vitale a livello totale dell’individuo, inteso come unico biosistema. Inoltre bisogna sottolineare che il campo unitario energetico-vitale dell’individuo è inserito nel più vasto campo della terra ed anche del cosmo. Reich lo chiama campo di energia orgonica cosmica ed entra così nella schiera dei ricercatori integrali ed olistici. Andiamo sugli elementi fondamentali. Reich era uno degli allievi più promettenti di Freud. Anch’egli quindi assume il concetto di Es, ma ne evidenzia l’aspetto qualitativo: l’Inconscio è uno stato di non consapevolezza; tutto quello che non viene percepito, non viene vissuto e non viene conosciuto (non è consapevole), è Inconscio. Quindi, ci sono le emozioni inconsce, le strutture inconsce del Super Io e tutti i modelli stereotipati e culturali di cui non si è consapevoli. Tutto questo materiale represso, rimosso e compresso lo si può cominciare a leggere nello sviluppo del bambino – nelle fasi di sviluppo libidico di cui Freud parlava – nel percorso della formazione della corazza caratteriale che si struttura gradualmente dagli occhi alla bocca (fase orale – allattamento) e successivamente nella fase anale o, meglio, fase muscolare (controllo della muscolatura), fino alla fase genitale (Edipica). Tutta la storia individuale la si può leggere quindi nel corpo. Reich dice chiaramente che il corpo è il serbatoio dell’inconscio, nel senso che realmente nel nostro corpo bloccato c’è tutto il materiale rimosso, che ha una valenza energetica e emotiva reale e che determina anche la struttura non solo muscolare, ma anche psichica. Un’altra scoperta di Reich è l’identità funzionale: l’energia è unica pur manifestandosi a livello psichico e somatico. Cosa vuol dire questo? Lo psichico ed il somatico hanno come fonte la stessa energia vitale. Questa unità Reich la chiama Identità Funzionale. Quindi, un blocco corporeo è anche un blocco psicologico. E il blocco psicologico è anche un blocco corporeo. È lo stesso blocco che deve essere visto nella sua modalità energetica e nella sua modalità psichica. La scoperta dell’identità funzionale tra psiche e corpo va a sanare la frattura storica tra mente e corpo che tanto ha condizionato lo sviluppo della psicologia, oltreché l’approccio metodologico inerente l’uomo.

La sessualità e la funzione dell’orgasmo

Nitamo Montecucco L’impostazione di Reich fu di forte impronta vitalista e lo portò a studiare e a fare ricerche scientifiche di grande spessore sull’energia vitale, da lui chiamata energia “orgonica”, e sulla natura del piacere. Sono famose le sue ricerche sulle basi della vita: i bioni (specie di precellule luminose che tendono ad aggregarsi e crescere) e i bacilli T (T da Tanatos, la morte) che nascono da tessuti malati e privi di

48
48

vitalità. Da queste scoperte derivò le sue analisi di laboratorio, che, attraverso l’analisi della vitalità del sangue o dei liquidi, permettono di comprendere quanto l’unità psicosomatica umana sia integra o frammentata. Reich, dopo le ricerche sull’energia orgonica ed i bioni a Oslo, si trasferisce negli USA dove crea l’Orgone Istitute. Qui crea una scuola di terapisti e sviluppa una serie di apparecchiature, gli accumulatori orgonici, per facilitare la guarigione nei pazienti in cui l’energia vitale-sessuale era ormai troppo bassa o compromessa. Gli accumulatori orgonici diedero dei risultati sorprendenti ed inaspettati. Attraverso elettrodi applicati ai genitali e le zone erogene, dimostra che la sessualità è energia fisica, ed è misurabile. Non solo, è energia che non dipende dalla funzione ma dal contesto della funzione. Se ti tocco non produco una sensazione piacevole, ciò accade se abbiamo una relazione. Reich scopre l’energia vitale, o per noi riscopre quella che i cinesi chiamano Chi, i buddhisti R'lung, gli indiani Prana, la scopre all’occidentale, senza i canali, i circuiti, ma come la capacità di fluire o di essere bloccata.

Reich concepisce una personalità di tipo “genitale”, l’uomo o la donna sessuale naturali, capaci di vivere normalmente, fisicamente, e di avere quel momento di piacere che noi chiamiamo orgasmo. Le importantissime ricerche sull’energia sessuale e sull’orgasmo, iniziate in Norvegia e proseguite negli Stati Uniti, lo portarono ad una serie di scoperte fondamentali sul ruolo dei sistemi viventi, sulla genesi delle patologie e sulla loro risoluzione attraverso una differente consapevolezza di sé e della propria natura espansiva legata al piacere di vivere. È il primo a fare una diagnosi energetica delle malattie, dei tumori, facendo emergere come sotto i tumori c’è sempre una rabbia trattenuta perché c’è un’energia sessuale bloccata.

Ricordiamoci che una parte della liberazione sessuale che si è avuta nel 1968 fu promossa da gruppi reichiani. Reich parlò di sessoeconomia ad indicare il fatto che l’energia sessuale è sia modalità interna che di scambio relazionale che fornisce, nell’economia di un sistema, l’energia primaria. Sviluppa tale visione dicendo che tale energia deve salire dal sesso, che è il suo canale naturale (primo chakra o per i cinesi “il canale del rene”). Se viene fermata, se il canale viene bloccato si ha una dicotomia: se voglio fare una qualsiasi azione che mi dà piacere e vengo bloccato, vivo una dicotomia (lo faccio, non lo faccio, conflitto, colpa etc.). Il blocco dell’energia crea una depressione: questo è un modello psicoenergetico fondamentale. Il Sé originario delle persone che è molto fisico, molto energetico, viene bloccato a tanti livelli e genera delle patologie, o meglio genera dei caratteri. I caratteri, come le forme psichiche di Jung, sono molteplici. Il carattere è una modalità per cui, sulla base di un blocco, una persona sviluppa come forma di adattamento, dei comportamenti che non sono i suoi originali, ma quelli con cui poi si identifica. Reich è quindi anche il primo padre della psicosomatica. Scopre i primi blocchi energetici, scopre l’energia vitale, scopre l’orgone, inventa gli accumulatori di energia, scopre le energie catartiche, crea la curva dell’energia. Un genio. Non solo, pur essendo antireligioso, o meglio contro qualsiasi forma di ideologia, non conoscendo altre forme di religione che quelle occidentali, passa da un ateismo scientifico ad un misticismo cosmico. Scopre che la nostra energia (per noi è ovvio) deriva dall’energia del cosmo e si inventa una sorta di agopuntura planetaria: piantò dei tubi, collegandoli all’acqua che catalizzava energia, e li puntò per due giorni verso il cielo, facendo piovere in pieno deserto, in Arizona, alla presenza dei giornalisti. Quella zona è rimasta verde per qualche anno. Pensava che il dio delle religioni fosse un’assurdità, che è l’energia viva dell’esistenza. Non ha fatto l’ultimo salto nello spirituale, non riuscendo a capire che l’energia è cosciente, intelligente. Pur non conoscendo le tecniche di meditazione, riescì ad avere dei momenti di estasi, di percezione altissima della relazione che connette il cosmo.

Per la limpida spregiudicatezza di queste ricerche Reich venne espulso dalla Norvegia e venne perseguitato negli Stati Uniti fino alla sua incarcerazione e alla morte in carcere per attacco di cuore. La sentenza della corte fu che Reich doveva essere incarcerato in quanto colpevole di aver sostenuto l’esistenza dell’energia orgonica che “non esiste”. Il suo laboratorio venne distrutto dal governo americano ed i suoi libri messi al bando in tutti gli Stati Uniti. A pieno diritto possiamo considerare Wilhelm Reich un tantrico ante litteram.

49
49

L’analisi del carattere Roberto Sassone Nella sua pratica clinica osservò che ogni emozione repressa viene bloccata e trattenuta mediante la muscolatura e che esiste uno stretto legame tra l’insieme delle tensioni, la formazione delle difese e la struttura del carattere. Il modo corporeo di ogni individuo è allo stesso tempo modo psichico. La struttura del corpo equivale al nostro come emotivo, affettivo, mentale e comportamentale. Questa scoperta dell’identità funzionale tra psiche e corpo sancisce il passo decisivo verso la psicologia olistica che concepisce in maniera unitaria e correlata ogni funzione dell’essere umano. Quando Reich ha iniziato a concepire e strutturare l’analisi del carattere, ha fatto un discorso incredibilmente articolato, perché l’analisi del carattere comprende diversi piani di lettura, secondo un principio sistemico: l’analisi del funzionamento dei sette livelli e la loro correlazione, i comportamenti e gli atteggiamenti nei confronti del mondo che corrispondono al modo corporeo di funzionare, le strutture difensive comportamentali ed i loro agganci muscolari. È evidente ancora di più che psichico e somatico sono l’uno lo specchio dell’altro. Nella visione di Freud il superamento della nevrosi consiste nel sapersi reinserire e adattare nella vita sociale, aderendo alla logica di quel sistema, altrimenti non c’è la possibilità di avere veramente un Io solido. Con Reich si ribalta tutto: le ideologie sociali sono il prodotto del carattere nevrotico ed esprimono la logica di questa repressione. Quando la natura dell’uomo si struttura in maniera disfunzionale non può che generare una cultura che avvalla la repressione stessa della natura. Ma nel corpo esiste un principio di autoregolazione che viene attivato dalla terapia e che contribuisce a recuperare la percezione del proprio corpo, sbloccando le emozioni e liberando il rimosso attraverso un

reale sentire e non attraverso l’atto cognitivo. Il paziente impara fisicamente ad entrare in contatto con la sua ombra (termine junghiano), a conoscerla e a non averne paura, e libera le forze vitali al servizio dell’io, che stimolano il processo di autoregolazione di se stessi e della propria realtà. In tal modo accade un fatto singolare, ovvero che l’individuo che attiva il processo di autoregolazione, sciogliendo le catene del super-io ed entrando in contatto con se stesso, sviluppa un funzionamento etico. Questo è il senso profondo dell’anarchia. La repressione e la necessità di una legge è necessaria per frenare gli impulsi. Ma quali parametri si assumono per decidere quali impulsi e come devono essere frenati, cioè chi decide se quell’impulso è cattivo o buono? Allora facciamo dell’ironia: la sessualità è un impulso “cattivo”… per carità, bisogna gestirlo bene, perché se uno gode troppo non riesce a fare più il suo dovere! Invece il presupposto è quello contrario e cioè che gli impulsi naturali hanno una loro logica vitale e un loro senso profondo di realizzazione. Chi fa un lavoro psicocorporeo su di sé non ha bisogno di leggere Reich, ma sentendo se stesso, percepisce anche l’altro come essere vivente e individuo reale. Se io vedo te e sento te non posso più vederti in maniera virtuale, perché ti rispetto, non perché c’è un’ideologia che mi fa pensare che è giusto rispettarti, ma perché tu sei come me, ti sento. E ciò vale anche per la natura, ma se io non sono più natura, perché non sono più in contatto con la mia natura e temo la percezione vegetativa del mio flusso vitale, come posso rispettare qualche cosa che io temo?

Il grosso impedimento alla relazione con la natura sussiste perché nella repressione sessuale, e quindi

nella repressione degli impulsi naturali, c’è la paura di sentire il piacere. Perché tutti questi divieti ai bambini, tutta questa necessità di imbrigliarli? Perché il bambino ricorda profondamente quella libertà vitale che l’adulto, nella sua repressione, ormai si è negato. Gli crea quasi un problema, fa paura, fa

vedere quello che ha perduto. Lo deve controllare, lo deve di nuovo inscatolare per rassicurarsi profondamente e non entrare in contatto con ciò che si è negato. Quindi, chi ha paura della vita è perché non ha il contatto con la vita e naturalmente la uccide per poter rientrare in una sua rassicurazione. Questo è il motivo per cui una società si fonda sulla repressione (Psicologia di Massa del Fascismo di W. Reich).

È inutile creare delle strutture sociali, anche ben congegnate che dovrebbero funzionare benissimo,

quando poi le strutture caratteriali delle persone che le gestiscono sono esse stesse malate, sono strutture

di potere che negano la vita.

50
50

Reich cominciò a lavorare sul corpo infrangendo un tabù grandissimo della psicoanalisi: non si deve toccare il paziente. Il corpo non poteva essere toccato, perchè subito si presentava il mostro della sessualità. Avendo sancito l’identità funzionale tra corpo, emozioni e carattere, Reich ha sviluppato una metodologia psicoterapeutica che esce dall’esclusiva dimensione verbale e cognitiva e include l’espressione emotiva, il contatto tra terapeuta e paziente, la respirazione e la percezione corporea. Ogni successivo approfondimento dei metodi psicocorporei nasce da Reich. Dalla sua scuola si sono sviluppate numerosissime vie terapeutiche che hanno contagiato tutta la moderna concezione psicosomatica della crescita umana: dalla Bioenergetica di Lowen alla Core Energetica di Pierrakos, dalla Vegetoterapia di Federico Navarro alla scuola di Baker, a tutte le moderne terapie basate sulla crescita umana e sul decondizionamento.

Il corpo ed i sette livelli Il corpo è l’individuo, è la possibilità di essere coscienti della vita e nella vita, è la percezione che sostiene la coscienza. È veramente difficile avere una relazione con la realtà che non venga interpretata in maniera mistica. Secondo Reich l’atteggiamento mistico è l’atteggiamento di colui che apre dei canali di coscienza (anche attraverso delle pratiche di meditazione) senza avere prima una percezione sana del proprio corpo. Ne consegue che l’apertura di questi canali, l’esperienza di stati di coscienza più vasti, che genera una grande energia, finisce per creare uno scollamento ulteriore con la percezione corporea. Si può creare una confusione tra stati che Wilber chiamava “pre-egoici”, intrauterini, in cui si perde l’identità, e stati più integrati di coscienza nei quali ci si collega con dimensioni cosmiche, senza perdere il centro dell’identità. Per cercare di recuperare questa dimensione di coscienza del corpo, Reich individuò nel corpo sette livelli - come degli anelli o metameri- che ripercorrono la storia dell’individuo che si imprime profondamente nel corpo. Ogni livello ha un suo linguaggio ed una sua funzionalità nello sviluppo dell’individuo. Tramite questi livelli - ognuno dei quali integra l’aspetto muscolare, emozionale ed energetico - si può leggere sul corpo la storia dell’individuo e dove la sua energia vitale è maggiormente bloccata. Dobbiamo tener sempre presente che il corpo siamo noi finché siamo incarnati. Noi siamo qui, siamo il nostro corpo e direi che addirittura il Sé è profondamente radicato al corpo e dobbiamo sentire e realizzare questa unità. Questi livelli partono dall’alto con il livello degli occhi che comprende non solo i bulbi oculari, ma tutta la parte frontale della testa, il talamo, la neocorteccia, l’occipite, il naso e le orecchie. Gli occhi rappresentano quindi il primo imprinting fondamentale che si ha alla nascita, esprimono il primo contatto con il mondo quando si viene alla luce. Nei nostri occhi c’è tutta la nostra storia, dall’intrauterino alla nascita, sino a ciò che siamo noi attualmente. C’è la nostra visione del mondo, la consapevolezza con cui stiamo in esso. Reich decide di iniziare il processo di scioglimento della corazza partendo dagli occhi, sostenendo che l’energia vitale, libidica, si dirige dalla coda (bacino) alla testa. Se questa energia potente viene liberata in un movimento verso l’alto, tende a caricare ulteriormente i livelli alti, soprattutto gli occhi, rafforzando il blocco. Liberare invece prima il livello degli occhi aiuta a consolidare una consapevolezza più chiara, a dare maggiore presenza all’individuo, ad essere più nella realtà. La maggior presenza degli occhi aiuta ad affrontare le emozioni più profonde bloccate negli altri livelli. Quindi, Reich sostiene che, dato che il processo energetico avviene dal basso verso l’alto, dobbiamo lavorare in senso contrario sbloccando dalla testa fino alla coda, in modo da liberare sempre di più il cammino all’energia che si sprigiona dal basso verso l’alto. Personalmente non sono pienamente d’accordo su questo approccio, pur riconoscendo che nel percorso psicocorporeo bisogna sempre fare in modo di non caricare gli occhi, ovvero di avere un’attenzione particolare alla capacità che il cliente ha di accogliere ed integrare il materiale emotivo e cognitivo che emerge. Bisogna quindi lavorare sul grounding, sulla messa a terra, sul contatto con il suolo, per rafforzare le radici dell’individuo. Gambe ed occhi sono profondamente collegati.

51
51

Il

I^ livello è il livello degli occhi (6ɍ e 7ɍ chakra), su cui sono fondamentalmente ancorate le esperienze

di

base di contatto con il mondo. L’atto del nascere è anche detto “vedere la luce”. Gli occhi esprimono,

pertanto, il primo contatto con la realtà. Spesso all’atto del guardare non corrisponde l’atto del vedere. È guardando una persona negli occhi che ci si accorge del livello della sua coscienza, della profondità, lucidità. Una persona che non guarda negli occhi, che è sfuggente, ha paura di entrare in contatto (talvolta

è molto evidente questa paura o quest’assenza di sguardo ed è consigliabile porre molta attenzione nel

trattare quel cliente). L’occhio vitreo o l’occhio vuoto fa immediatamente chiedere “dove sta quella persona?” “dove sta quell’identità?”. Gli occhi sono un mondo: possono essere spenti, spaventati, assenti, impenetrabili, penetranti, inquietanti, cattivi, luminosi, profondi, sfuggenti, fissi, agitati, sognanti, accesi, buoni, attenti, maliziosi. Gli occhi rivelano, dunque, l’essenza di un uomo, il suo grado di presenza, la qualità del contatto che ha con se stesso e con il mondo. Nel linguaggio reichiano “avere occhi” significa “esserci”, “non avere occhi” significa “non esserci”.

Uno degli esercizi più efficaci è chiamato “naso-cielo” che consiste nel far convergere gli occhi verso la punta del naso e successivamente guardare un punto di fronte. La mancanza o la difficoltà di convergenza indica un blocco agli occhi e di conseguenza manifesta la presenza di temi di relazione con la madre e con la realtà interna o esterna. Ricordiamo che un blocco muscolare significa un blocco emotivo e che quindi è presente una tema caratteriale legato a quel blocco. Per esempio può accadere che si riesca a

guardare la punta del naso solo con un occhio e che l’altro fugga. Questa è già un’indicazione interessante

e senza fare facili schematizzazioni possiamo dire che l’occhio destro bloccato è legato a tematiche con la

figura maschile o con il proprio maschile o con la figura autoritaria esterna, che potrebbe essere anche una madre che funge da legge, (il che si può rapportare all’energia Yang). Se, invece, non riesce a convergere l’occhio sinistro, abbiamo delle tematiche riguardanti il rapporto con il proprio femminile (ciò vale anche per l’uomo), con gli aspetti sensitivi, interiori o con la madre (tutto ciò che riguarda lo Yin).

Il II^ è il livello della bocca (5ɍ chakra) che comprende le labbra, la mandibola, i denti, la lingua, la nuca.

Poiché la bocca è collegata alla fase dell’allattamento e dello svezzamento, a questo livello si strutturano

tutte le problematiche orali che sono attinenti alla relazione con la madre, quindi il rapporto con l’affettività ed il tema del bisogno e della dipendenza. È importante sottolineare che non è tanto la

quantità, ma la qualità di ciò che si è avuto dalla relazione. Nei sette livelli si struttura il blocco con la relativa tematica, però il blocco è l’effetto di un tipo di relazione che si è perpetuata in quella fase di sviluppo del bambino. Il tipo di relazione che è avvenuta sarà la modalità base di relazione che ognuno di noi ha in quella determinata situazione. Ce ne possiamo accorgere dalla conformazione della mandibola, che può contenere, insieme al mento, forti cariche di rabbia trattenuta. Lo possiamo vedere dalle labbra più o meno strette o carnose, da atteggiamenti come mordersi le labbra o le dita, dal modo di parlare. Ad esempio attraverso la voce si individua a quale età quella persona si è fermata: può avere una voce da bambina piccola pur essendo adulta. Quindi, conoscere la storia di un blocco e liberare le emozioni che sono collegate ad esso, ci dà la possibilità di vedere effettivamente quale storia quella persona ripete continuamente nelle relazioni affettive. Lavorare su questo livello fa emergere il tema del bisogno, della richiesta, della rassicurazione. E’ presente il timore di non avere sufficiente attenzione e considerazione o

al contrario c’è il rifiuto di ogni dipendenza, la sfiducia, il timore di essere invasi e la fuga continua di

fronte all’amore.

Il III^ è livello del collo, che comprende anche l’interno della gola. Naturalmente bisogna sempre avere

presente che ogni livello sfuma in quello successivo. Ciò è molto evidente con la gola che è al confine tra

il secondo ed il terzo livello. Esprime le tematiche narcisistiche, è un indicatore della struttura del Super

Io, di quanto la persona sia capace o meno di lasciarsi andare, quale sia l’immagine che l’Io ha di se stesso, che tipo di immagine di sé stia recitando nel mondo. Ad esempio chinare la testa (sottomissione),

52
52

avere la testa alta (orgoglio), avere la testa sulle spalle (responsabilità), non piegare mai la testa (intransigenza), sono atteggiamenti posturali che indicano l’atteggiamento verso se stessi e la vita. Nel lavoro sul collo, gola e attaccatura del trapezio, c’è tutto il percorso per riuscire ad abbandonare la rigidità del Super Io ed allentare la struttura di controllo. La gola è la saracinesca per bloccare le emozioni che salgono dal cuore. Può diventare una vera barriera che separa la testa dal resto del corpo. Testa e cuore finiscono così col non comunicare e le emozioni vengono soffocate.

Il IV^ livello corrisponde al torace (4ɍ chakra). Dal momento che nel percorso dell’Accademia si dedica una particolare attenzione al centro del Cuore, c’è la necessità di dire che il centro del Cuore ha due livelli: un livello più di superficie che è quello emozionale e un livello di profondità, la percezione più profonda del centro del Cuore, la percezione dell’IDENTITA’. Dietro il livello del Cuore emozionale c’è l’Anima o, secondo Sri Aurobindo, il centro psichico. Egli fa una distinzione tra lo psichico e lo

psicologico: psicologico è tutto ciò che è relativo all’ego, alla personalità sociale, mentre lo psichico è la nostra vera identità che si va formando oltre i ruoli. Il livello del torace è fondamentale perché in esso c’è la percezione della propria identità nel mondo, ma è anche un livello che esprime con che identità ci rapportiamo ad esso. Le spalle esprimono il tema del masochismo, della sopportazione, della paura e della rabbia serrate tra le scapole. Spalle curve, sottomesse oppure che possono sostenere qualunque peso.

A questo livello incontriamo anche le tematiche di respirazione e di cuore che vanno interpretate nella

chiave di qual è la capacità di dare, del tipo di relazione di cui si è capaci, di come ci si manifesta nel mondo. I polmoni esprimono, pertanto, il rapporto con l’energia vitale. Il torace può essere gonfio, incapace di abbandonarsi nell’espirazione. Può essere scarico, con poca energia ed incapace di inspirare,

di

riempirsi. Nel cuore vi sono emozioni profonde da esplorare, tenute ingabbiate, negate, congelate.

Ci

sono toraci con il petto in fuori, gonfi, sempre espansi, una vera gabbia per proteggere il cuore ferito o

per contenere una forte rabbia o odio. Nello psicopatico la situazione è più evidente. Le emozioni del cuore sono soffocate ed è presente una grossa carica energetica; per contenere bisogna bloccare il diaframma, separandosi dagli impulsi vitali ed emotivi. Questa è una delle situazioni più frequenti, per cui se si ama non si riesce a fare l’amore (tipico comportamento degli uomini, ma sta diventando più frequente anche tra le donne). L’oggetto d’amore non può essere desiderato, perché l’amore è una cosa nobile, mentre il sesso è sporco, per cui certe cose non si devono fare con la persona amata; invece quando manca la relazione d’amore si riesce ad avere una relazione sessuale. Questo blocco è una tipica

separazione tra la parte istintiva e la parte emotiva, o l’una o l’altra. Oppure c’è il torace scarico, che indica una depressione. E’ caratteristico dell’orale che sta con il bisogno continuo di avere conferme e rassicurazioni, con una continua richiesta, come gli uccellini che stanno con

il becco spalancato aspettando che gli arrivi dall’esterno il nutrimento. C’è il bisogno di alimentare il

cuore perché c’è una richiesta d’affetto precedente che non è stata soddisfatta.

A

livello del torace c’è anche l’atteggiamento aggressivo o propositivo o rinunciatario, la determinazione

o

la rassegnazione. Ricordiamoci che il torace è l’identità, ma significa come io mi rapporto, come

manifesto questa identità. Ed è con le braccia e con le mani che si agisce sulla materia. Con gli occhi una

persona può anche avere una relazione di contatto, ma se non porta questa relazione di contatto dagli occhi al torace e al cuore e quindi alle mani, non è reale. E’ lì che il contatto diventa una vera possibilità

di realizzare, di incontrare e di fare.

Il V^ è il livello del diaframma (3ɍ chakra). Tutte le discipline di contatto, di approccio anche spirituale per iniziare ad entrare in contatto con la percezione di sé, si basano sulla respirazione. È proprio bloccando il respiro che ogni emozione può essere controllata e repressa. Il diaframma è la principale barriera che spezza il corpo in due, separando la parte istintuale dal cuore, bloccando in gola ogni

53
53

impulso, ogni piacere, ogni intensità. Il blocco del diaframma, molto comune nella nostra cultura, impedisce all’energia di arrivare ai genitali, diminuendo l’energia sessuale. Il diaframma sancisce il rapporto con la nostra energia vitale. Reich faceva fare una respirazione piena ed intensa da cui è nato il Rebirthing, o la respirazione olotrofica. Le tecniche di respiro possono avere due tipi di funzione:

- La prima è pompare ed intensificare. Infatti la respirazione che cos’è in fondo? Un movimento di energia vitale. Più energia immetti, più avvengono una serie di reazioni nel corpo. Provate a far respirare una persona soltanto per dieci minuti con una respirazione profonda e veloce, e vedrete che inizieranno ad accadere alcune cose: formicolii nel corpo, tetania alle mani e piedi. Cosa succede in pratica? L’aumento della carica energetica mette in evidenza le contrazioni muscolari. È come un evidenziatore. C’è l’attrito tra l’aumento del flusso di energia vitale e il blocco muscolare che fa resistenza. Quindi, da una parte si crea una corrente che è una liberazione, perché il muscolo comincia a decontrarsi; dall’altra, però, c’è l’opposizione del muscolo e si crea una tetania. Questo è l’aspetto legato alla respirazione quasi per cercare di stimolare le reazioni e per mettere in evidenza le contrazioni muscolari ed i blocchi. - La seconda funzione della respirazione è quella di essere strumento di concentrazione. Ad esempio la meditazione Vipassana è un’osservazione del respiro mirata allo sblocco di una situazione o ad evidenziare una situazione emotiva, ma mette l’attenzione sulla percezione. È chiaro che il blocco del diaframma è un po’ la base su cui si deve lavorare per poter riattivare la coscienza di sé. Il blocco del diaframma è proprio il punto cardinale. Da lì si dovrebbe iniziare per fare un lavoro spirituale.

Il VI^ è il livello della pancia (2ɍ chakra). È da tenere presente che il sistema dei Chakra ed il sistema dei livelli di Reich sono simili ma non sovrapponibili. E anche nel sistema dei Chakra, i primi tre sono molto connessi tra di loro. Lavoriamo a livello di sperimentazione, quindi, quando lavoriamo sul VI^ livello, le persone esprimono una serie ampia di emozioni viscerali. Durante una respirazione si lavora sul diaframma e di conseguenza si attivano tutti i livelli del corpo, poiché sono funzionali e non c’è uno sbarramento tra di essi. Ogni livello continua e sfuma nel successivo. È il diaframma a consentire la respirazione. È un livello che comprende la milza, il fegato, il pancreas, lo stomaco e la parte posteriore della schiena. C’è il tema della digestione, di come viene assimilato il cibo. Questo livello può diventare un ancoraggio che paralizza il bacino e blocca la sessualità, essendo strettamente collegato al VII^ livello che comprende le pelvi, i genitali, le gambe ed i piedi e che corrisponde al 1ɍ chakra.

Il VII^ è il livello del bacino e ha per tema la relazione fondamentale con il mondo. L’intensità del nostro piacere dipende molto dalla quantità ed intensità di energia libidica che si scarica attraverso i genitali. Il blocco delle pelvi limita ed a volte impedisce questa scarica, insieme al blocco degli altri livelli. Nelle gambe c’è il tema del radicamento, della fiducia o sfiducia nella vita, della solidità, dell’equilibrio. Tutta la tematica delle gambe, sembrerà paradossale, non è legata solo alla sopravvivenza, ma anche per esempio a come noi spendiamo il denaro. Ci sono persone che non riescono mai a trovare una stabilità, non riescono mai a trovare una casa, ad avere qualcosa di solido, un minimo di certezza pratica. Hanno un problema di 1ɍ chakra (la sopravvivenza), per cui non riescono a costruire le basi della loro vita. C’è, pertanto, una tematica molto vasta che non è soltanto legata al cibo da procacciarsi, ma anche all’incapacità di crearsi un habitat nel mondo. Alcune persone vagano continuamente cercando di realizzare qualche cosa, non riuscendo mai ad affermarsi né a consolidare niente. Nella lettura del corpo bisogna osservare due parametri opposti: una eccessiva carica, tensione, contrazione muscolare (iper) o una mancanza di carica, di tensione (ipo) per cui i muscoli sono scarichi, flosci, poco vitali. Lo si può osservare nel corpo, dove se c’è una parte iper carica è per compensare una parte scarica. La cosa è complessa, tuttavia l’operatore olistico può farsi un’idea sufficientemente chiara

54
54

del cliente osservando come le tensioni muscolari siano dislocate nel corpo e come si alternano con i vuoti. Se una persona ha i muscoli molto contratti nelle gambe non ha una buona messa a terra, non ha radici, ha paura. Dal momento che ha paura della vita - probabilmente per un trauma intrauterino, una minaccia di aborto, un parto difficile - si regge a fatica, non ha fiducia e teme di non farcela, di cadere. La messa a terra è una percezione molto chiara e per niente astratta della fiducia, fa sentire che la vita ci sostiene. Questa esperienza, però, deve esser stata trasmessa dalla madre, acciocché il corpo possa imparare. Non serve dire a parole “devi aver fiducia”. Bisogna indurre un’esperienza positiva attraverso il corpo magari con tecniche di respirazione o esercizi semplici di radicamento al suolo, in modo che si possa percepire realmente che è possibile stare in contatto con la terra, con i piedi e le gambe.

Biografia (Giuseppe Pagliaro)

Wilhelm Reich nasce nel 1897 a Dobrzcynica, in Galizia, in una famiglia di agricoltori di lingua tedesca. Nel 1910, quando Wilhelm aveva solo tredici anni, raccontò al padre della relazione tra il proprio tutore e la madre, che forse per questo si suicidò. Quattro anni dopo morì anche il padre e Wilhelm si fece carico, diciassettenne, di gestire l'impresa familiare ed i possedimenti agricoli. Dopo la guerra si iscrisse a giurisprudenza, ma poco dopo cambiò facoltà e passò a Medicina (sempre presso l'Università di Vienna) ove si laureò in soli quattro anni, nel 1922. Nel 1919 divenne membro della Società Psicoanalitica di Vienna e tre anni dopo sposò Annie Pink, un'altra famosa psichiatra, inizialmente sua paziente come il discepolo Alexander Lowen. La stima di Freud per Reich aumentò incondizionatamente fino al 1927, anno della sua iscrizione al Partito Comunista e della pubblicazione del libro "La funzione dell'orgasmo" che poneva Reich in contrapposizione con i colleghi, tutti appartenenti alla borghesia. In questo periodo maturò in Reich la convinzione che vi sia un nesso tra repressione sociale e repressione della sessualità. Ormai isolato dalla comunità scientifica, negli anni trenta Reich sostenne di aver scoperto una specie di energia collegata con l'orgasmo, che chiamò per questo orgonica, supponendo che fosse contenuta nell'atmosfera e nella materia vivente. Questa sua opinione non fu mai accettata, ma sempre contrastata, dal mondo scientifico. Quando nel 1933 pubblicò Psicologia di massa del fascismo, questa fu messa al bando dai nazisti e Reich decise di fuggire dall'Austria e si trasferì in America nel 1939. Nel 1947, a seguito di una serie di articoli sull'energia orgonica, la Food and Drug Administration (FDA) lo accusò di ciarlataneria e fu condannato a 2 anni di reclusione. Nell' agosto del 1956 i suoi appunti furono bruciati dalla FDA. Reich morì in prigione per un attacco cardiaco un anno dopo.

Testi consigliati:

L'analisi del carattere. (1933), SugarCo Edizioni srl - Milano 1982, Esedra Srl, 1994.

Sessualità e angoscia. (1935-36), SugarCo Edizioni srl - Milano 1983, Esedra Srl, 1994.

La scoperta dell'orgone, volume n. I - La funzione dell'orgasmo (1942), SugarCo Edizioni srl - Milano 1975, Esedra Srl, 1994, Tascabili SugarCo.

La scoperta dell'orgone, volume n. II - La biopatia del cancro. (1948), SugarCo Edizioni srl - Milano 1975, Esedra Srl, 1994, Tascabili SugarCo.

La teoria dell'orgasmo ed altri scritti, Lerici, Milano 1961.

55
55

LA PSICOSINTESI DI ASSAGIOLI

Kiran Lucia Vigiani

Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, nasce a Venezia nel 1888 e muore a Capolona (AR) nel 1974, dopo aver passato gran parte della sua vita tra Firenze e Roma. Assagioli è stato un pioniere di

quella che poi è stata definita la corrente olistica, sviluppata in anni più recenti. È interessante considerare

il

contesto storico nel quale ha mosso i primi passi esponendo le sue idee. All’inizio del ‘900 già parlava

di

Psicosintesi, della confluenza di più approcci per la crescita umana. In Italia la Psicosintesi non è molto

conosciuta e soprattutto non è stata riconosciuta nella sua accezione trasformativa. Al contrario, negli Stati Uniti e nei Paesi anglosassoni la Psicosintesi è tenuta in grande considerazione. Assagioli si è rivelato essere un uomo con un notevole spessore sia umano che culturale, ha avuto relazioni in tutto il mondo, nelle correnti culturali emergenti. Ha partecipato alle riviste fiorentine dell’inizio del ‘900 e al fervore innovativo di quegli anni. Era medico psichiatra, aveva fatto la sua tesi sulla psicoanalisi, diventando il pioniere della psicoanalisi in Italia. Aveva preparato la sua tesi all’ospedale psichiatrico di Zurigo, sotto la supervisione di Jung ed era stato incaricato da Freud di diffondere le sue idee in Italia. Quindi, è estremamente interessante seguire il cammino di quest’uomo che ha precorso un po’ tutte quelle correnti che si sono affermate negli anni successivi.

Nella Psicosintesi troviamo una concezione olistica, perché è presente in essa una visione bio-psico- spirituale, dell’essere umano. Ciò significa vedere un individuo sotto il profilo fisico-biologico, sotto quello emozionale-psicologico e dare importanza e spazio alle sue possibilità di espressione ed espansione sul piano spirituale. Adesso può apparire del tutto normale, 70 anni fa era una visione del tutto nuova.

Era in contatto con Alice Bailey, prima teosofa e poi fondatrice della scuola esoterica Arcana, ispirata da un maestro di saggezza tibetano. Ha conosciuto Freud e Jung; ha collaborato con Dane Rudyard alla diffusione dell’astrologia esoterica ed era in rapporto diretto con molti altri personaggi di grande rilevanza dell’epoca. Fisicamente era molto minuto, quasi etereo, ma, al contrario, era un personaggio di grande spessore. Era ebreo ed aveva vissuto le persecuzioni razziali della seconda guerra mondiale, tra cui la dura prova della prigionia. Nell’occasione, aveva trovato la forza e l’ironia per uno scritto sulla libertà in prigione, nel senso che era talmente forte questo suo sentire che l’essere umano è una creazione

a molti livelli, e non è solo un’identificazione con il corpo, che lui riusciva a sentirsi libero anche in prigione. È vero che si possono rinchiudere i corpi, ma non si possono uccidere le idee.

Tutta la Psicosintesi rientra in quella che è considerata la corrente della psicologia transpersonale. Quindi,

una psicologia con direzione. Chi è che dà la direzione? Con questo concetto di direzione c’è già un’enfasi sull’essere umano nella sua accezione più profonda: è lui che può dare la direzione alla propria esistenza.

è

È

anche un punto che ci chiama ad una grande assunzione di responsabilità, perché se so che posso dare

la

direzione alla mia esistenza, significa che devo uscire dall’atteggiamento un po’ paranoico di vedere

tutte le colpe all’esterno. La persona si mette in una posizione in cui si interroga e si chiede: “Cosa sto facendo per direzionare la mia vita là dove vorrei che andasse?”. Bisogna uscire dal ruolo di vittima, dal ruolo della persona che prende tutto quello che gli piove addosso e iniziare a dire: “Io posso scegliere dove voglio mettere la mia energia e dove voglio andare.” Questo è un punto di fondamentale importanza.

La psicosintesi considera l’uomo un centro di coscienza in rapporto con una molteplicità di contenuti consci ed inconsci. I suoi metodi e le sue tecniche mirano a comporre tale molteplicità in una sintesi più evoluta ed armonica (psicosintesi personale). Tale sintesi, allargandosi alla relazione umana, tende all’integrazione e alla comunione fra tutti gli esseri umani e l’ambiente in cui vivono (psicosintesi interpersonale). La concezione psicosintetica dell'evoluzione umana vede l’uomo come un’entità in

56
56

continua crescita, capace di raggiungere sintesi sempre più ampie fino ad andare oltre la coscienza personale ordinaria, identificandosi con la coscienza del Sé e realizzando così una psicosintesi universale (psicosintesi transpersonale).

Lo scopo della psicosintesi è di unificare in una sintesi armonica i vari aspetti della personalità umana che vanno dal fisico all’emotivo, al mentale e spirituale. Il tema della relazione umana acquisisce valore e bellezza, ha per scopo l’integrazione e l’armonia fra gli uomini e si propone come una "scienza dei rapporti umani". Contempla l’uomo come un essere in evoluzione, orientato alla consapevolezza, all’espressione e attuazione delle sue potenzialità verso sintesi sempre più ampie che comprendono i contenuti della dimensione che va oltre la coscienza ordinaria. I campi di studio della psicosintesi sono:

educativo, terapeutico, autoformativo, interpersonale, sociale, planetaria.

L’ovoide di Assagioli: la prima mappa psichica transpersonale La prima mappa della strutturazione psichica secondo la Psicosintesi, raffigura un uovo diviso in tre parti. L'ovoide, che Assagioli considera immagine dell'anatomia della psiche, descrive i livelli e le parti dello psichismo umano. Le linee sono tutte tratteggiate, poiché le parti debbono essere "distinte, ma non divise". La mancanza di distinzione, infatti, non ne permetterebbe il corretto uso: l'uomo deve essere educato a percepire la provenienza delle sue istanze psichiche, per comprenderle e finalizzarle. D'altra parte la divisione impedirebbe l'azione della volontà: l'uomo dev'essere guidato alla familiarità con le sue intrinseche diversità che, se vissute come parti comunicanti di una unità, sono coordinabili dalla volontà e sono anche la sua ricchezza. Quindi i campi non sono divisi in maniera netta perché esiste un’osmosi tra tutte le energie:

la parte bassa, che corrisponde al n. 1, è l’area dell’inconscio inferiore;

l’area centrale, contrassegnata con il n. 2, è l’inconscio medio;

l’area superiore, indicata come n. 3, corrisponde all’inconscio superiore;

una piccola area rotonda centrale che si sovrappone all’area 2 è la n. 4 che è il campo della coscienza;

accanto c’è un’altra piccola area rotonda, la n. 5 che è l’Io o il Sé personale;

sul punto superiore dell’ovoide sta il n. 6 che corrisponde al Sé transpersonale;

esterno a tutto l’ovoide, è il n. 7, l’inconscio collettivo.

L’inconscio inferiore è relazionato a tutti quei complessi psichici che sono più lontani dall’accesso della nostra coscienza. È un contenitore dove hanno sede e luogo i nostri complessi relativi al passato, che hanno colorazioni emozionali molto forti, che rimangono dentro di noi e si imprimono dentro di noi. In questo inconscio ci sono le parti istintuali meno accessibili alla coscienza, tipo un’aggressività non riconosciuta, oppure una sessualità tenuta molto compressa.

L’inconscio medio è un inconscio più plastico, c’è la fase di “ricordo-dimentico” di alcune cose che arrivano alla nostra consapevolezza e che poi rivanno via, perché non riusciamo a fermarle né a trattenerle. Significa che è più facile che i contenuti dell’inconscio medio arrivino nel nostro campo della coscienza o possiamo richiamarli più facilmente rispetto a quelli che sono immagazzinati in un inconscio più profondo.

L’inconscio superiore è la sede delle nostre potenzialità, le intuizioni, le aspirazioni, gli slanci altruistici. Tuttavia siamo ancora fuori dal campo della coscienza. Così come sono inconsce alcune istintualità tipo l’aggressività o la sessualità, sono inconsce anche le nostre potenzialità creative.

Il n. 4 è il campo della coscienza, quello che Jung chiamava l’isoletta nel Mare Magnum dell’inconscio. Il

57
57

campo della coscienza è uno spazio minimo, una quantità di consapevolezza molto ridotta rispetto a quello che è tutto il nostro inconscio. Più noi portiamo del materiale che ha sede nel nostro inconscio - sia inferiore sia medio che superiore - a livello della coscienza, più portiamo terra alla nostra isola nel Mare Magnum del nostro inconscio. Possiamo dire che è il campo dominato dall’Io.

Il n. 5 è l’Io o Sé personale. Alcune scuole identificano l’Io con l’Ego, altre scuole con il Sé. Nella psicosintesi il Sé personale è quella parte di divino dentro di noi che potremmo chiamare il Testimone, quella parte immutabile che non si identifica con alcun contenuto, è l’Osservatore.

Il n. 6 è il Sé transpersonale che potremmo chiamare il Divino onnipervadente. Ognuno di noi ha il proprio modo per identificarlo, ma il 6 è il Divino in assoluto, il Divino cosmico. Il n. 5 è la scintilla del divino cosmico che è all’interno di noi. Esiste un collegamento tra il 5 e il 6.

Il 7 è l’inconscio collettivo. Il patrimonio inconscio dell’umanità che si è strutturato nei secoli con il contenuto inconscio dell’umanità, che ritroviamo sotto forma di simboli, di archetipi o nelle cosmogonie delle varie tribù che, pur trovandosi geograficamente agli antipodi, usano gli stessi simboli.

Il Sé personale e il Sé transpersonale o superiore

Nella psicosintesi il Sé personale, ovvero il Sé interiore che è il riflesso del Sé transpersonale, è preesistente alla strutturazione della personalità. Ciò è importante poiché significa che dal momento che nasciamo, siamo portatori di questo Sé. Poi, può verificarsi che passiamo tutta la vita senza riuscire mai a contattarlo per tutte le sovrastrutture, le impostazioni mentali, per i credi, perché il nostro livello evolutivo ci porta altrove.

Invito a pensare cosa significa, nel processo di counseling, trovarsi di fronte ad una persona che strutturalmente è a pezzi e che ha mille problemi, e vederla come persona oppure riuscire a vederla come anima. Quindi, è molto significativo ritenere che questo “quid” di divino esiste in ogni essere umano ed è preesistente a tutta la strutturazione della personalità. Può trattarsi quindi di una persona portatrice di handicap fisici o mentali, ma è sempre portatrice di un’anima. Oppure potremmo dire che è un’anima che ha scelto di fare quel tipo di percorso servendosi di quel corpo.

Questa strutturazione ci fa capire che ci sono vari livelli e che noi possiamo arrivare a contattare questa parte di divino interiore, del Sé interiore, attraverso tante tecniche. Nella Psicosintesi vengono usate moltissime meditazioni e visualizzazioni per arrivare allo scopo che ci siamo prefissi: quello di parlare, contattare, sentire, entrare in contatto con il nostro Sé interiore. Forse una delle meditazioni più interessanti della Psicosintesi è la meditazione della ”disidentificazione”. Altre meditazioni vengono fatte con simboli e archetipi, e molto lavoro viene fatto sui sogni. Sono tutte tecniche che possono essere a nostra disposizione per poter sentire in maniera esperienziale i vari livelli dentro di noi. Credo che sia interessante riuscire a percepirli, a farli diventare esperienze che possiamo sentire ed interiorizzare affinché non rimangano solo a livello della nostra mente concreta.

La volontà - Assagioli ha condotto uno studio estremamente interessante sulla volontà (“L’atto della volontà”), ambito che è stato molto poco indagato. Il suo testo parla dell’atto di volontà come funzione dell’Io, e fa una disamina di tutti i passaggi del processo di attuazione della volontà, dei punti deboli dove noi andiamo in pezzi e dove non riusciamo a rimanere fermi nei nostri intenti.

Ritornando ai livelli, quando abbiamo compreso che siamo una strutturazione di tutti i livelli, è nostra responsabilità capire che dobbiamo mantenerci puliti, che ognuno di questi livelli ha bisogno di un certo tipo di nutrimento. Proprio perché abbiamo parlato di bio-psico-spirituale, dobbiamo andare ad individuare i nostri blocchi sul piano fisico, sul piano psichico, sul piano emozionale, sul piano spirituale

58
58

e rimuoverli attraverso quelle modalità che agiscono in maniera specifica.

In realtà il nostro Inconscio è una spugna, sia l’Inconscio medio, che l’Inconscio inferiore che quello

superiore. Assorbiamo ogni cosa. Quindi, se ci nutriamo di cibo cattivo, letture cattive, frequentazioni

energetiche molto basse, di luoghi che vanno a nutrire solo le parti più basse, il nostro Inconscio Superiore rimane scoperto, affamato, ha bisogno di altro nutrimento. È importante che ci prendiamo la responsabilità di scegliere chi vogliamo frequentare, cosa vogliamo leggere, quale atteggiamento emozionale vogliamo avere nella nostra vita. È un punto da tenere molto presente sia per noi, sia nella nostra relazione - come counselor - con il nostro cliente.

All’inizio, nella nostra interazione, siamo indifferenziati, siamo un tutt’uno. Poi, pian piano nella strutturazione della nostra personalità, si strutturano tanti piccoli Io (n.5, Io o Sé personale) con i quali noi

ci identifichiamo. Chiedendo alle persone “Chi sei?” ci viene risposto “Sono la madre, Sono la figlia,

Sono l’autista, etc.” Ognuno di noi si identifica maggiormente con qualcuna di queste strutture che Assagioli chiama sub-personalità.

Le subpersonalità sono strutture che hanno una vita propria, una loro autonomia, una loro coscienza, i loro bisogni ed una loro volontà. Nella nostra vita giocano dei ruoli che fanno la parte del leone. Come se fossimo vissuti da tutti questi Io dove, a seconda delle circostanze che noi viviamo, una di queste parti prende il sopravvento e noi pensiamo di essere quello. Se andiamo a lavorare in profondità sulla coscienza, piano piano capiremo che quella è solo una parte di noi, non è la nostra totalità: è un’identificazione con una sub-personalità. Le sub-personalità non si strutturano a caso, ma si strutturano come parti di noi che servono a proteggerci nel cammino della nostra vita. Ci servono per sentirci sicuri, tutelati, perchè vanno a proteggere la nostra vulnerabilità. Il dramma è quando una persona rimane molto

identificata in una di queste strutture, tipo il grande manager che si sente sempre il grande manager, non entra in contatto con le altri parti di sé, quali potrebbero essere il bambino, l’adulto gioioso, il ragazzo che

ha voglia di amare e quindi uscire fuori dal suo schema. La considerazione ultima è che fino a quando,

nella nostra vita, saremo agiti da queste sub-personalità, non saremo padroni della nostra vita.

Come già detto le sub-personalità si formano per proteggere le nostre parti fragili, il Sé personale ed altre sub-personalità. Ad esempio la personalità dell’aggressivo o del competitivo può proteggere la personalità del bambino fragile. Dobbiamo vedere le sub-personalità come giochi energetici dentro di noi,

ed

attuare il processo per riconoscerle e far sì che dentro tutto questo coacervo comandi l’Io consapevole,

il

Sé personale. Ciò che Assagioli chiamava il “direttore d’orchestra”. È come se tutte queste sub-

personalità fossero degli strumenti. Se questi strumenti suonano ognuno per conto proprio, anziché una sinfonia, avremo un caos. Solo quando l’Io personale, la nostra centralità, si mette alla guida, trasformerà il caos in una sinfonia e sceglierà consapevolmente la parte da portare fuori. Non possiamo dire che non abbiamo bisogno della nostra parte competitiva o impositiva, perché ci saranno situazioni nella vita dove essere impositivi o autoritari oltre che autorevoli può salvarci la vita, può salvarci da certe situazioni. Dobbiamo avere a disposizione tutto quanto. E che cos’è che discerne quando è opportuno un certo comportamento oppure no? È la coscienza, è questo Io consapevole o Sé personale.

Se rimaniamo identificati in una di queste parti, dobbiamo imparare a disidentificarci, ad andare in quella

posizione del testimone e vedere che abbiamo a disposizione tutte queste possibilità. E non significa che una è migliore dell’altra, perché tutto quanto ha un motivo per essere. Tutto quanto si struttura perché c’è una motivazione profonda per la sua strutturazione. Basta solo trovare la chiave per capire quale è il messaggio che ci vuole dare. Non esiste un’energia cattiva e una buona. È energia, è l’utilizzo che ne facciamo che cambia le cose. È come l’energia atomica: se usata per la bomba atomica diventerà un’energia distruttiva, se usata per realizzare cose utili all’umanità sarà energia positiva. Siamo noi che diamo direzione alle nostre energie.

59
59

Assagioli parlava anche di “io molteplice”, il che significa che noi siamo questa folla di personaggi interni, siamo il caos che deve passare attraverso un processo di integrazione di tutte le parti sotto la direzione della nostra parte consapevole, della nostra parte saggia, della nostra parte che sa.

Nella psicosintesi l’uomo viene considerato nella sua totalità bio-psicospirituale e il processo autorealizzativo (“conosci-possiedi-trasforma te stesso”) è promosso e focalizzato a due livelli:

* psicosintesi personale (sviluppo psicologico ed espressione delle potenzialità, integrazione dei ruoli e dei compiti quotidiani in una vita più ricca e più piena);

* psicosintesi transpersonale (contatto con i livelli superiori della psiche, risveglio interiore, scoperta di significati esistenziali).

Il “Conosci” è in relazione alla coscienza, alla consapevolezza che esiste una coscienza che può essere sempre più amplificata. Quando lavoreremo sulla fase del “conosci” andremo ad utilizzare tutte le tecniche che ci permetteranno di sapere come siamo fatti, di cosa abbiamo bisogno, di come è strutturato il nostro corpo. “Conosci” significa conoscere tutte le dinamiche mentali nelle quali noi ci imbattiamo, che utilizziamo inconsciamente, come tutte le proiezioni. Assagioli è partito da questo presupposto: se Freud ha lavorato tanto sull’inconscio inferiore ed ha strutturato degli assunti, è inutile che io vada a ripercorrere tutte queste vie. Utilizzerò le sue tecniche e cercherò di andare avanti. Quindi, Assagioli ha ripreso molto sia da Freud sia da Jung o dalla bioenergetica, e ha creato una sistematizzazione di ciò che già era disponibile aggiungendolo alla sua visione ed elaborazione personale. Nel processo di “conosci- possiedi-trasforma” vediamo che dentro c’è tutto. Il “conosci” significa la possibilità di utilizzare tutto quello che è possibile per portare sempre più materiale dall’inconscio – sia quello inferiore sia quello superiore - al nostro campo della coscienza. Ciò significa portare l’energia dal suo rinnego, dal suo demonico alla nostra consapevolezza, il che implica anche trasformarla.

Il “Possiedi” è centrato sull’essere, sul sé, sull’identità profonda, sulla parte di noi che deve gestire e non essere gestita. Il “possiedi” è un grande lavoro sull’identità, perché significa metabolizzare, significa far diventare ossa, carne, sangue quello che noi stiamo dicendo. Quindi, dobbiamo portare profondamente dentro di noi - sia sul piano fisico che emozionale e mentale - le esperienze della vita. Significa principalmente ”disidentificarci da” e “identificarci in”. Se sono una persona collerica che si arrabbia continuamente, che si arrabbia appena sente qualcosa che è un po’ diverso da ciò che vorrebbe sentire, da quello che si immaginava o si aspettava, è necessario che io mi disidentifichi dal mio personaggio collerico e dica: “Ecco la mia parte collerica che è venuta fuori a fare la parte del leone!”. Quindi, è necessario riconoscerla e disidentificarsi, prendere distanza e identificarsi con la parte capace di vedere il processo.

Il “Trasforma” è il processo del divenire. È una parte molto bella e interessante che va a lavorare

sull’attivazione delle nostre potenzialità latenti. Questo cambia moltissimo le cose, perché implica che l’operatore/counselor non lavora soltanto su quello che vede (dipende su quale livello sta trattando la cosa), ma lavora anche su quello che può essere la persona. Cerca di tenere presente quello che la persona può diventare, la sua potenzialità di crescita.

Uno psicologo estremamente interessante, Viktor Frankl (un ebreo che ha vissuto l’esperienza dei campi

di concentramento), ha fatto un discorso centrato sul valore dell’atteggiamento, il poter vedere oltre, il

poter vedere qual è il potenziale in divenire, per cui io assumerò un atteggiamento diverso rispetto a una persona che percepisco come anima, anziché rimanere centrato solo sulla patologia. È chiaro che se c’è una patologia devo vederla ed essere anche competente nel saperla affrontare con tutte le metodologie che

ho a disposizione, fisiche, psicologiche, psichiatriche o altro.

Crediamo di avere molta paura dei nostri limiti, di avere molta paura di non essere mai abbastanza, siamo

60
60

molto influenzati dai nostri complessi d’inferiorità. Sono fermamente convinta che abbiamo altrettanta paura, se non di più, nell’affrontare le nostre potenzialità. Vale la pena di soffermarci un poco. Poter iniziare a pensare alle nostre grandezze anziché alle nostre limitazioni, implica un’assunzione di responsabilità. Se io so che non sono piccola, ma sono grande, devo prendere la responsabilità di comportarmi come una persona grande. Ciò significa stare nella vita, scegliere come voglio stare nella vita. Voglio stare nella vita vivendo in un metro cubo tutta ripiegata perché sono piccolina, perché non so, perché non ce la faccio, oppure voglio pensare che il mio metro cubo si espande sempre di più, e sono un essere che nella sua vita può stare con tutta la sua energia, la sua potenzialità?

Possiamo stare nella vita portando tutto quello che sappiamo, aperti a tutto quello che arriva, con

l’atteggiamento che nella vita siamo un po’ come in una scalata, dove ci sarà sempre qualcuno che sa più

di noi, al quale tendiamo la mano, e qualcuno che sta iniziando, dietro di noi, al quale diamo la mano. E

questo non vuole dire che siamo maestri, che siamo insegnanti, ma significa semplicemente che siamo esseri umani che facciamo un’assunzione di responsabilità, con grande umanità e con il cuore molto aperto, nel dire che una cosa che è servita a noi, per la nostra crescita, la mettiamo a disposizione di qualcun altro. Questo diventa una responsabilità per tutti noi, qualunque cosa facciamo, è un atteggiamento che possiamo portare nella nostra vita. Tutti siamo “allievi” e “maestri”.

È evidente come queste cose sono sempre attuali e facilmente riportabili nella nostra vita e in quello che

noi possiamo fare con gli altri. In questo contesto si sentirà parlare molte scuole e voci diverse, si avrà l’opportunità di estrapolare gli strumenti che possono servire ad ognuno nel proprio lavoro quotidiano. Quindi, il “conosci-possiedi-trasforma” è da tenere sempre presente.

Questa cosa molto semplice in realtà richiede una grande conoscenza di tantissime tecniche. Sarà diverso lavorare sul piano fisico o emozionale e dipende da cosa si ha davanti. Ciò significa che si deve avere una conoscenza enorme e tirar fuori, a seconda della propria sensibilità, della propria conoscenza e preparazione, ciò che può essere più utile a quella persona in quel momento specifico. Quindi, il percorso della psicosintesi è molto lungo, proprio perché si avvale di tecniche ed esperienze che richiedono anni di formazione.

Quando Assagioli parla dell’aspetto fisico, lavora molto con il contributo dello yoga, con il respiro, insistendo sullo stile di vita e le norme di igienistica. È importante che il corpo respiri bene, è importante che si nutra correttamente, è importante che si faccia il movimento perchè serve anche alla mente, al sistema circolatorio, alle ossa ecc. Dobbiamo fare attenzione a cosa si dà priorità nell’arco della propria giornata.

Nel momento storico presente, anche gli ambienti scientifici più chiusi si stanno aprendo a scienze nuove come la PNEI, la psico-neuro-endocrino-immunologia. Tutti i sistemi interagiscono e si condizionano a vicenda, c’è un’interdipendenza tra loro. Ciò significa che se psichicamente, emozionalmente stiamo bene, andiamo ad interferire sul sistema endocrino, che andrà a sua volta ad influenzare a cascata il sistema immunitario. Tutti i nostri sistemi sono in questo equilibrio dinamico. Possiamo anche essere perfettamente equilibrati, ma se improvvisamente sentiamo una notizia che ci disequilibra, dentro di noi tutto l’assetto farà in modo di rimettere tutto a posto e riportare equilibrio. Ad esempio a livello fisico, il nostro PH del sangue è in un range molto stretto, e ogni volta che ci sarà un elemento che andrà ad interferire, si metterà in moto una serie di meccanismi affinché l’equilibrio ritorni. Tutto tende all’equilibrio, che è comunque dinamico e non statico. Se conduciamo uno stile di vita dove diamo spazio anche a un rilassamento, a un ascolto, ad una presenza attenta, andremo inevitabilmente a influenzare gli altri campi. Assagioli aveva chiaro tutto questo già all’inizio del ‘900. È stato un grande innovatore.

61
61

Il sogno da svegli

Sul piano emozionale un lavoro interessante può essere fatto ad esempio con la bioenergetica, sul piano del profondo possiamo utilizzare le visualizzazioni avvalendosi anche del “sogno da svegli guidato”. Alcune persone non riescono a ricordare i sogni, hanno un rifiuto o una difficoltà nel ricordarli: nella psicosintesi si può lavorare sul sogno da svegli. Si mette la persona in uno stato di assoluto rilassamento e poi si inizia una storia guidata, ad esempio: ”Stiamo camminando su una spiaggia, senti il corpo quando entra nell’acqua, cosa vedi, cosa provi …” Ha un’assonanza con il “Gioco della sabbia” di Dora Kalf, allieva di Jung. Sono tutte tecniche per andare a lavorare sul piano psico-emozionale, insieme a tutto il lavoro sui simboli e sui sogni. E sul piano spirituale è chiaramente la meditazione l’esperienza per arrivare a percepire la propria identità profonda, lo spazio di silenzio e di collegamento con il tutto, e può essere fatta attraverso modalità diverse.

Con il “Dialogo delle voci”, le sub-personalità possono essere rappresentate graficamente con disegni oppure possono essere mimate o descritte. Da questo lavoro emergono dei messaggi che ci fanno comprendere cosa c’è dietro. Se una persona, facendo un sogno guidato, visualizzerà un uomo terrificante e minaccioso e accanto a lui una donna piccolina e timida, e il nostro cliente è nel mezzo a queste due persone, possiamo capire subito come vive il rapporto genitoriale. E magari se glielo chiediamo razionalmente minimizza, scappa, non si ferma, non vuole entrare nell’impatto emozionale. Sono tecniche che ci permettono di andare ad accrescere il campo della coscienza, e questo significa diventare esseri più liberi di scegliere. Altrimenti, anziché essere noi che scegliamo, siamo semplicemente scelti. Pensiamo di essere noi gli artefici, ma in realtà non lo siamo. Tutte queste sub-personalità, queste energie che abbiamo dentro, anziché sottostare al nostro direttore d’orchestra, si mettono a suonare ciò che vogliono e quando vogliono. Può essere creativo, però possono creare un grande caos.

L’esercizio della “meditazione della disidentificazione” è molto interessante. Si induce un profondo rilassamento e si fa percepire il corpo fisico - “tu hai un corpo fisico, ma non sei un corpo fisico”. Questo corpo fisico è come un abito che dobbiamo amare, rispettare, curare, ma non siamo questo corpo fisico. Scendendo più in profondità, sentiamo il corpo emozionale. Sentiamo le emozioni, le visualizziamo come un lago calmo e le sentiamo in noi, ma non siamo queste emozioni. Scendiamo ancora più in profondità e sentiamo che abbiamo un corpo mentale, abbiamo dei pensieri che a volte ci sostengono e a volte ci disturbano, ma di nuovo noi non siamo questo corpo mentale. E quindi ci chiediamo: “Ma, allora, chi sono io veramente?” E scendiamo in uno spazio di grande interiorità per poter contattare il nostro Sé, il testimone. In molte visualizzazioni viene fuori il vecchio saggio che è il nostro Sé che osserva, non si identifica, è senza giudizio e ci fa da specchio. Dare giudizio significa accettare o rinnegare qualcosa, e significa che si danno ancora valori discriminanti alle energie.

C’è un altro esercizio molto interessante che faceva fare Assagioli, il “modello ideale”, che è una tecnica dell’agire “come se”. Se la persona dice: “Ma io non sono capace, non potrò mai andare via di casa perché ho paura, perché non avrò mai questo, non avrò mai quello …” … possiamo suggerire la tecnica dell’agire “come se”. Invitiamo la persona a creare un modello ideale raggiungibile e attuabile. Ad esempio se la persona si sente vittima o molto debole, le suggeriamo di creare nella sua mente un modello

di

persona più realizzata, più energica che riesce ad affermare se stessa. Le suggeriamo la visualizzazione

di

incarnare una situazione dove vede che il modello che ha creato, vive dentro di sé quella serie di

qualità che per lei erano deficitarie, fino ad arrivare a sentirle anche fisicamente. Poi le facciamo visualizzare una modalità dove incarnando queste qualità può riprendere una situazione vecchia, ritornando dentro una condizione di blocco, e trasformare qualcosa che la teneva vittima e debole. Questo diventa possibile nella misura in cui riesce ad integrare dentro di sé le nuove qualità.

Questa tecnica la possiamo applicare anche su di noi nella nostra vita quotidiana, perché tutti noi abbiamo

le nostre paure, i nostri momenti fragili, i momenti in cui vorremmo essere un poco di più di quello che

62
62

siamo, e non vi riusciamo per mille motivi. Questa tecnica può veramente aiutarci ad immaginare di agire come se noi fossimo portatori anziché di una debolezza, di una forza, e quindi essere capaci di cambiare una situazione.

La stella di Assagioli

capaci di cambiare una situazione. La stella di Assagioli È una stella a sei punte e

È una stella a sei punte e un campo centrale o della coscienza, il nostro Sé. La stella rappresenta quella che Assagioli definisce la fisiologia della psiche. Descrive l'operatività dell'io personale, centro unificatore di elementi psichici vari ed eterogenei. L'azione dell'Io personale avviene attraverso l'uso di sensazioni, impulsi, emozioni, pensieri, immagini ed intuizioni che, conosciuti come funzioni, possono essere usati in modo armonico per costruire il futuro personale e di relazione. In questo modo si evita di subire deterministicamente, e riprodurre meccanicamente il passato.

1. Sensazione: osservazione esteriore ed interiore

2. Emozione/Sentimento

3. Impulso/Desiderio

4. Immaginazione

5. Pensiero

6. Intuizione

7. Volontà

8. Io o Sé personale

Se una di queste punte è in iper-funzione, dalla parte opposta avremo una ipo-funzione. Ad esempio: Se una persona è estremamente attiva, dalla parte opposta avrà bisogno di capacità di rilassamento, di introspezione e di silenzio. Questo è anche alla base del “Dialogo delle voci”.

C’è analogia tra la visualizzazione, ‘incarnare una situazione’, e il rinforzo del pensiero positivo.

63
63

Praticamente il concetto è un po’ lo stesso, vale a dire che se mi sento molto carente in una mia qualità (e questa mia qualità pregiudica la riuscita in certe situazioni, e sono quindi incapace di risolverle), e se con il mio pensiero riesco a capire qual è la polarità opposta che devo integrare, posso fare la visualizzazione, attuare il pensiero positivo, per poter agire poi nella stessa situazione incarnando questa qualità. È molto importante capire che ciò non accade per magia, accade perché metto in atto un processo legato alla consapevolezza, al prendere coscienza di cosa accade dentro di me. Ho quindi un atteggiamento attivo.

Normalmente nelle scuole che hanno la finalità della realizzazione del Sé, a meno che l’Io non sia troppo fragile, per cui va prima rinforzato, un rafforzamento con il pensiero positivo è considerato controproducente alla risoluzione dell’Io nel Sé superiore.”

Anche nella Psicosintesi, queste tecniche vengono usate con chi ha già un Io strutturato, e vanno a rafforzare delle qualità. È un tipo di lavoro che può essere fatto con personalità che sono sufficientemente integrate, mentre è sconsigliato nei casi di psicosi. Questo perché se una persona non ha la capacità di andare al centro e lavorare da lì, una sub-personalità potrebbe prendere il posto dell’Io e quindi la visualizzazione, seppur contenga un pensiero positivo, potrebbe essere alterata.

Questo vale anche per altre terapie. Se non c’è il senso dell’identità, non si conosce cosa si va a rafforzare.

Biografia (Giuseppe Pagliaro)

Roberto Assagioli, medico psichiatra, nacque a Venezia il 27 febbraio 1888 e lì visse fino al 1904, anno in cui la famiglia si trasferì a Firenze. Grazie alle solide possibilità economiche ed allo stimolante ambiente familiare, Assagioli fin da piccolo potè sviluppare le proprie doti intellettuali. Frequentò l'università a Firenze, iscrivendosi alla facoltà di medicina e chirurgia. La scelta di uno studio di tipo scientifico non limitò, però, i suoi interessi culturali, che furono e restarono vastissimi: letterari, filosofici, spirituali, tutti ad orientamento transculturale. Dal 1906 al 1908 fu bibliotecario della Sezione Psicologica, inserita nell'insegnamento di Filosofia Teoretica dell'Università di Firenze. Nel 1907 presentò alcuni di quelli che saranno aspetti fondamentali della psicosintesi e, due anni dopo, in un articolo intitolato "Per una moderna psicagogia" ne delineò tutta la traccia anche se sarebbe passato ancora qualche anno prima che la psicosintesi prendesse tale nome. Sempre in quegli anni frequentò in Svizzera l'Ospedale Psichiatrico Burghölzli, dove conobbe Jung col quale restò in amichevole rapporto per tutta la vita. Nel luglio del 1910 conseguì la laurea in Medicina all'Università di Firenze, presentando una tesi sulla psicoanalisi che aveva preparato all'Ospedale Psichiatrico Burghölzli, con la supervisione di Carl Jung. Successivamente si specializzò in psichiatria e si dedicò a studi di psicologia e filosofia, alla pratica della psicoterapia usando vari metodi e sviluppando il suo metodo integrale, la Psicosintesi. Nel 1913 fondò a Firenze il "Circolo di Studi Psicologici". Con lo scoppio della I^ Guerra Mondiale, Assagioli venne arruolato come tenente medico; a guerra conclusa iniziò ad esercitare la professione di psicoterapeuta. Nel 1923 nacque il suo unico figlio Ilario che scomparve prematuramente dopo lunga malattia all'età di 28 anni, dopo essersi laureato in medicina e poi in lettere. Nel 1926 Assagioli pubblicò l'opuscolo "Psychosynthesis, A New Method of Healing"; nello stesso anno, a Roma dove si era trasferito, fondò l'"Istituto di cultura psichica", che nel 1933 prese il nome attuale di Istituto di Psicosintesi, eretto in Ente Morale dello Stato nel 1965. Per alcuni anni l'Istituto svolse un'attività molto intensa; successivamente, con lo scoppio della II^ Guerra Mondiale, i rapporti internazionali di Assagioli, dovuti ai suoi molteplici viaggi e le attività umanitarie, suscitarono i sospetti del regime fascista. Nel 1940 Assagioli fu quindi costretto a chiudere l'Istituto. Nel 1973 con alcuni allievi e collaboratori fondò la Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica, scuola di formazione per psicoterapeuti fra le prime riconosciute legalmente in Italia. Nel 1974, all'alba del 23 agosto, all'età di 86 anni, Roberto Assagioli

64
64

moriva nella residenza estiva di Capolona d'Arezzo.

Testi consigliati:

• Principi e metodi della psicosintesi terapeutica, Astrolabio Ubaldini, 1973

• L'atto di volontà, Astrolabio Ubaldini, 1977

• Lo sviluppo transpersonale, Astrolabio Ubaldini, 1988

• Psicosintesi, Mediterranee, 1990

• Comprendere la psicosintesi. Guida alla lettura dei termini psicosintetici, Astrolabio Ubaldini, 1991

LA PSICOLOGIA TRANSPERSONALE DI MASLOW

Oltre Assagioli, un altro autore, da cui nasce la Psicologia Transpersonale, è Maslow. Maslow (1908/1970 – conosciuto per la Piramide dei Bisogni Umani) ha scritto “Religions Values and Peak-experiences”, Valori religiosi ed esperienze di vetta. Esperienze di vetta sono i momenti di satori, di intuizione, di illuminazione che ci fanno entrare per un attimo nella nostra percezione allargata dell’Essere. Il Sé si allarga, entriamo e rimaniamo nella meraviglia dell’Esistenza, concetto, come vedremo, che è la base di tutte le religioni orientali.

CARL ROGERS E IL COUNSELING

Giuseppe Pagliaro La nascita del counseling

Il counseling affonda le sue radici nella Psicologia umanistica di Rollo May e soprattutto di Carl Rogers. Rogers ha introdotto questo termine nel 1940 col suo libro: “Counseling e Psicoterapia”. Fa seguito nel 1952 negli Stati Uniti, la nascita della Counseling Association, per formare il tumultuoso sviluppo americano del Counseling come strumento di consulenza ed educazione. Negli anni Settanta del secolo scorso il counseling arriva in Inghilterra, dove trova utilizzo nei servizi sociali e di orientamento, soprattutto nel reinserimento dei reduci di guerra. Nel 1994 nasce in Europa l'EAC (European Association for Counseling). In Italia arriva fra gli anni Ottanta e Novanta, e nel nostro paese, come nel resto dell’Europa, sta oggi conoscendo una rapida diffusione ed ampliamento dei suoi campi di applicazione.

L’approccio centrato sul cliente

Nella forma attribuitagli originariamente da Carl Rogers, il counseling è un "colloquio centrato sul cliente", in cui l’attenzione del counselor va focalizzata sulla persona, prima che sul suo problema, sulla qualità del rapporto umano. Rogers considera la salute mentale come la progressione normale della vita e la malattia mentale (e altri problemi umani) come distorsioni della "tendenza attualizzante". Quest'ultima è una forza vitale che può essere definita come la tendenza fondamentale dell'organismo a realizzare le

65
65

proprie potenzialità e di autocurarsi; essa opera sia sul piano ontogenetico che su quello filogenetico e necessita di un contesto di relazioni umane positive, favorevoli alla conservazione e rivalutazione dell'Io. Se la nozione dell'Io è realistica, ovvero se vi è corrispondenza tra le capacità che il soggetto crede di possedere e quelle che effettivamente possiede, egli sarà congruente e potrà svilupparsi in modo unitario, autonomo e soddisfacente. In genere il cliente si trova in una situazione di incongruenza tra l'esperienza reale dell'organismo e l'immagine di sé che egli ha quando si rappresenta l'esperienza. Lo scompenso psicopatologico nasce quando l’individuo, durante l’età infantile, vive situazioni insolite e anormali che comportano gravi fratture, che non favoriscono il normale sviluppo.

L’identità organismica del bambino

Per Rogers è nell’infanzia che si forma il concetto di sé. Il bambino quando nasce, ha in sé la capacità di scegliere o rifiutare in modo chiaro le esperienze in rapporto al modo in cui esse possono agevolare o ostacolare le esigenze dell’organismo, in base a quello che Rogers chiama una valutazione organismica. Se i genitori assicurano amore, stima, sicurezza, considerazione in modo incondizionato, accettando anche aspetti negativi del bambino, il suo concetto di sé si plasmerà sull’esperienza in modo libero e autonomo, le esperienze saranno vissute conformi rispetto al concetto di sé e ai bisogni organismici. La tendenza attualizzante guiderà il bambino e poi l’adulto fino alla piena autorealizzazione. Se la considerazione positiva viene data in modo condizionato, il bambino introietterà valori, mète, modi di essere incongruenti con la propria esperienza organismica. A causa di questi condizionamenti, il concetto

di sé viene sviluppato su basi esterne e rigide e le esperienze verranno selezionate o distorte, affinché si

possa mantenere la coerenza del sé che si è formato. Le esperienze personali non fluiranno più

liberamente in accordo con l’organismo e con la tendenza attualizzante. Quando la frattura tra il concetto

di sé e l’esperienza è troppo grande e le difese non svolgono più la loro funzione di protezione, nasce uno

stato di incoerenza nel sé e comincia il disagio psicologico.

Counseling come processo di autoconsapevolezza

Secondo Rogers, il compito del counselor è, da una parte quello di innescare un processo di autoconsapevolezza e di integrazione tra il sé e l’esperienza, che porti la persona a divenire consapevole della propria condizione, dei propri stati d’animo e dei propri bisogni; dall'altra favorire la riattivazione della "tendenza attualizzante". Rogers ritiene che una volta divenuto consapevole delle proprie problematiche e delle proprie risorse interne, grazie ad un processo di autoregolazione, il cliente sarà in grado di far fronte alla propria vita in modo autonomo. Questo significa che il counseling, a differenza di altri approcci a carattere psicologico, non considera l'individuo come portatore di problemi, ma come portatore e origine delle soluzioni. Nel promuovere questo processo, il counselor non impiega tecniche direttive o d’interpretazione, così come avviene in psicoterapia, ma utilizza l'empatia.

Il concetto di empatia incondizionata

L'empatia (da empateia, passione; en patos, sentire insieme) viene intesa come la comprensione dell'altro che si realizza immergendosi nella sua soggettività, senza sconfinare nella identificazione. Il terapeuta è capace di considerazione o accettazione positiva incondizionata verso il paziente, nella misura in cui sente di accettare incondizionatamente ogni aspetto dell'altro, ogni sentimento - espresso o non espresso - sia quelli negativi, anormali che quelli buoni. È infatti proprio l’ascolto empatico che permette la libera

espressione del cliente, e crea le condizioni ottimali per la sua crescita e trasformazione, nella direzione

da lui stesso desiderata e determinata.

66
66

L’integrità del counselor

Secondo Rogers, per essere capace di tale ascolto, il counselor deve essere “congruente”, ovvero essere “integro”, in profondo contatto con i propri pensieri, emozioni, vissuti e di averne consapevolezza durante la relazione col cliente. Ciò favorisce la capacità di essere reali e di non attribuire erroneamente aspetti di sé alla persona che sta di fronte. Ovviamente, a questa predisposizione d'animo si accompagnano una serie di tecniche messe a punto da Carl Rogers, che permettono di mantenere e rinnovare il contatto, ed allo stesso tempo aiutare il cliente a prendere coscienza delle proprie emozioni. Si può citare ad esempio la tecnica della riformulazione, nella quale il counselor, utilizzando adeguatamente formule tipo «quindi secondo lei…» «allora lei pensa che…» ripropone al cliente le proprie stesse dichiarazioni, evitando di giudicare, interpretare o indagare insistentemente, ed offrendogli, al contrario, la possibilità di riesaminarle sotto una luce diversa. Anche se la parola rimane il veicolo principale attraverso cui la relazione viene canalizzata, il counseling può avvalersi anche di tecniche corporee, artistiche e grafiche, proprio perchè vi è la convinzione che la comprensione non avvenga solo e sempre sul piano mentale- razionale, ma anche su quello emotivo e corporeo. Spesso, su questi piani di consapevolezza ci si imbatte nel limite del linguaggio convenzionale e si ha la necessità di utilizzare altri tipi di comunicazione non verbale, che consentano di esprimere tali vissuti. Possiamo dire che il counselor, dal punto di vista delle competenze specifiche, è un esperto di comunicazione che, mediante questi strumenti, accompagna la persona nel diventare cosciente della propria condizione, comprendere i propri stati d’animo. In questo percorso di autoconsapevolezza ed integrazione, il counselor non suggerisce soluzioni, ma facilita l’emergere dei veri bisogni e delle risorse necessarie per soddisfarli; "aiuta la persona ad aiutarsi".

Biografia

Carl Rogers nasce nel gennaio 1902 in Illinois, in un sobborgo di Chicago in una famiglia molto unita, con princìpi religiosi e morali piuttosto rigidi. Nel 1914, quando Carl aveva 12 anni, la famiglia Rogers abbandona la città ed acquista una fattoria a 30 miglia da Chicago, dove Carl trascorrerà un'adolescenza solitaria. Interessandosi di agricoltura scientifica, comincia gli studi di agraria, segue alcune conferenze di carattere religioso e successivamente si orienta verso il ministero religioso. Nel 1922, con un gruppo di studenti americani, partecipa in Cina ad una conferenza internazionale organizzata dalla Federazione Mondiale degli Studenti Cristiani. In seguito a questa esperienza in Oriente, inizia a dubitare di alcuni fondamenti religiosi di base, prendendo distanza sia dal contesto familiare che dalle vecchie credenze. Dopo la laurea sposa Helen Elliot e con lei si trasferisce a New York dove frequenta una istituzione liberale, allontanandosi progressivamente dalla prospettiva di un lavoro religioso per diventare psicologo. Partecipa a seminari e conferenze di natura psichiatrica e psicologica e durante la sua frequenza al Teachers College, gli viene offerto un incarico all'Institute for Child Guidance, dove trascorre un anno in cui, lavorando, si trova a confrontarsi con altri professionisti. Successivamente viene assunto al "Child Study Department" della società di Rochester per collaborare attivamente a progetti volti alla prevenzione della crudeltà sui bambini. In questo periodo approfondisce la riflessione sulla relazione terapeutica che diverrà materiale didattico nell'ambito dei suoi corsi universitari: all'Università dell'Ohio, come professore di psicologia, alla Chicago University e infine alla University del Wisconsin. A Chicago si ferma 12 anni, con grande successo fra i pazienti, anche se i colleghi non lo vedevano di buon occhio; ad esempio l'Istituto di Psichiatria dell'Università negava apertamente ogni forma di collaborazione con Rogers. Nel 1951 dà alla stampa "La terapia centrata sul cliente" che rappresenta una sintesi del suo pensiero. Finalmente l'Associazione degli Psicologi Americani, che per molto tempo lo aveva osteggiato, ne cominciò a riconoscere i meriti e ad attribuirgli riconoscimenti ufficiali. Con il suo quinto libro, 'On Becoming a Person', pubblicato nel 1961, raggiunse una fama tale che si sentì pronto a lasciare gli incarichi accademici per trasferirsi a La Jolla al Western Behavioural Sciences Institute, un'organizzazione non-profit, dove portò avanti le sue ricerche sulle relazioni interpersonali. Lavorò

67
67

ininterrottamente fino agli ultimi anni della sua vita, viaggiando per tutto il mondo e dedicandosi alle sue teorie sul conflitto sociale. Nel 1985 riuscì a far incontrare i leader di 17 paesi in una conferenza 'residenziale', per farli parlare di pace nel mondo e disarmo nucleare. Muore all'età di 85 anni, appena dopo essere stato nominato per il Premio Nobel per la Pace.

Presentandosi con un curriculum vitae su 'La terapia centrata sul cliente', Rogers enumera una serie di 'scoperte' che crede di aver fatto, sia relativamente a se stesso, sia riguardo ai rapporti interpersonali di varia natura. Ecco alcune di queste 'scoperte'.

-Occorre avere fiducia nell'intuizione interiore, che non è di natura intellettuale. -La valutazione degli altri non può essere per noi una guida, semmai un semplice riferimento. -L'esperienza è la massima autorità, essendo più sicura delle idee. -Quando si comunicano pensieri e sentimenti, si risveglia una risonanza molto forte negli altri. -L'uomo è dotato di una forza costruttiva: quanto più si sente compreso ed accolto, tanto più tende a far cadere le false 'facciate' per muoversi in direzione del miglioramento.

Testi consigliati:

- La terapia centrata sul cliente, Martinelli 1970.

- I Gruppi di incontro, Astrolabio 1976.

- Psicoterapia e relazioni Umane, Bollati Boringhieri.

LA PSICOLOGIA SISTEMICO RELAZIONALE DI PALO ALTO

La teoria dei sistemi in psicologia Mario Betti Partendo dal concetto di sistema, Von Bertalanffy negli anni ’30 del novecento elaborò la cosiddetta teoria generale dei sistemi. Definiamo un sistema un insieme di elementi che interagiscono secondo determinate regole. Tale concetto ci permette di affrontare qualsiasi contesto di studio scientifico. Si può parlare di sistema solo nel caso in cui i singoli elementi che lo compongono interagiscano tra di loro, cioè siano funzionalmente connessi tra loro e abbiano determinate regole. Un orologio smontato è un insieme di elementi, ma non è un sistema. Il discorso interessante della teoria dei sistemi è che rispondono a determinate leggi che valgono per qualsiasi sistema. Come se l’universo fosse strutturato in modo da formare dei dati che interagiscono secondo regole uguali. Tra i numerosi sistemi, in questo contesto prenderemo in considerazione quello relazionale umano. Il sistema relazionale condiziona l’uomo così fortemente da indurlo a comportarsi in una data maniera piuttosto che in un’altra. Infatti, in questo momento a nessuno di voi – in ascolto all’interno di una stanza - verrebbe in mente di giocare a pallone o mettersi a cantare. Se lo facesse sarebbe un comportamento anomalo per questo contesto, non appartiene al nostro sistema. O la persona lo spiega e quindi noi sappiamo che il suo comportamento rientra in un altro sistema che in questo momento interpreta il nostro, oppure è un comportamento anomalo e incomprensibile per gli altri. Infatti, molti dei comportamenti della patologia mentale vengono interpretati secondo la teoria dei sistemi come dei comportamenti difformi dal contesto, perché è come se la persona agisse legata ad un contesto che non è quello presente.

68
68

Le caratteristiche dei sistemi: totalità, struttura, confini, progettualità, finalità e storia La prima caratteristica è la totalità. Questo concetto è conosciuto sin dall’antichità. Lao Tse nel VI^ sec. a.C. sosteneva che la somma delle parti non costituisce il tutto, cioè la somma dei pezzettini dell’orologio non ci aiuta a capire il senso dell’orologio. Se noi prendiamo un quadrante o una lancetta, non ci fa capire nulla sulla misurazione dell’ora. L’orologio ha delle caratteristiche in più che non sono contenute in nessuna delle parti che lo compongono. In questo momento, all’interno del nostro sistema, abbiamo delle capacità o delle proprietà in più che non sono proprie di nessuno di noi preso singolarmente, ma unite insieme realizzano la totalità.

Il secondo concetto: la struttura. Ogni sistema ha una sua struttura, cioè si suddivide in sottosistemi.

Prendendo il nostro sistema in questo momento, i sottosistemi sono i docenti e gli allievi. Volendo ci sono tanti sottosistemi: allievi maschi e femmine, quelli seduti sulle sedie o seduti per terra e così via. Questi ultimi sottosistemi hanno poco significato ai fini del funzionamento di questo sistema. I sottosistemi che più saltano alla luce nell’organizzazione del nostro sistema sono gli allievi ed i docenti. Comunque se si entra nell’analisi dei gruppetti, di come sono seduti, potremmo scoprire tanti sottosistemi che stanno interagendo senza che ce ne rendiamo conto.

Il terzo concetto: i confini. È un sistema aperto che scambia informazioni con altri sistemi esterni che

ciascuno di noi ha: la famiglia, l’ambiente di lavoro, gli amici, che influenzano il nostro sistema di adesso.

Il quarto concetto è la progettualità. Si è detto che ogni sistema interagisce secondo determinate regole. Ogni sistema tende a perseguire un proprio progetto. Il progetto dell’orologio è segnare l’ora,

dell’automobile lo spostarsi, il progetto del nostro sistema ‘qui e ora’ è quello di focalizzare e apprendere alcune nozioni su un inquadramento olistico, sulle principali correnti e tecniche psicologiche e psicoterapeutiche. La progettualità è uguale alla funzionalità. Se un orologio non persegue il suo compito

di segnare l’ora, l’orologio non funziona. Si dice che è disfunzionale, non persegue il proprio progetto. A

livello individuale può essere un progetto di vita, in questo nostro contesto è un progetto di apprendimento. Quindi, se alla fine del nostro incontro non si fossero apprese alcune nozioni relative a quello che ci proponevamo, vorrebbe dire che è stato un sistema disfunzionale. Quanto più riusciamo ad apprendere ed a focalizzare meglio queste nozioni, tanto più funzionale è il sistema.

Altro concetto importante è la finalità. Consiste semplicemente in questo: se si prendono due sistemi, pur conoscendo la situazione iniziale, non sappiamo quale sarà l’esito finale. Due sistemi inizialmente uguali possono andare incontro ad esiti differenti come sistemi differenti possono avere un esito simile. Vale a dire che l’effetto non è legato alla causa in maniera determinata, ma al come interagiscono nel tempo i vari elementi ed i vari sistemi confinanti. Ad esempio nel contesto familiare, non tutti i bambini oppressi da una madre soffocante sviluppano la tendenza all’alcolismo. In alcuni casi la sviluppano, in altri no. Quindi, vuol dire che dipende da come si interagisce. Questa è una nozione molto importante, perché modifica una visione meccanicistica legata a molte correnti della psicologia, come le correnti del primo comportamentismo che vedeva causa ed effetto in maniera lineare, e la psicanalisi iniziale che sosteneva che se c’è un trauma infantile di conseguenza ci sarà una nevrosi nell’adulto. Non è così semplice e lineare, dipende da una miriade di fattori che interagiscono, il che rende più complesso lo studio.

Altro concetto è la storia, l’ultimo concetto fondamentale della teoria dei sistemi. Ogni sistema ha una

sua evoluzione storica, un suo ciclo vitale. Ci sono dei sistemi che hanno una vita breve: il nostro gruppo

ha un ciclo che dura pochi giorni o poche settimane. Ci sono dei sistemi che possono essere momentanei,

per esempio il sistema di un gruppo di persone a cena, che al momento della cena o di una festa creano un

69
69

particolare sistema con determinate regole, che poi si scioglie. L’Ultima Cena non si è limitata all’ultima cena. Si è definito il rituale che stabilisce le regole: per esempio l’eucarestia che è collegato con l’Ultima Cena, si è mantenuto nel tempo stabilendo una storia millenaria. Tipico è il sistema familiare che ha una durata lunghissima. Una famiglia dura almeno quanto la vita di un individuo, ed anche oltre, perché una persona nasce appartenendo ad una famiglia in senso lato, visto come sistema di figure relazionali significative. Il minimo di una famiglia è una madre con il padre e il figlio, poi altre eventuali figure. Pensate a quanto può condizionare un sistema psicologicamente. Basta entrare in una chiesa e ci sentiamo condizionati dal nostro comportamento. In una chiesa non ci riesce avere lo stesso comportamento che avremmo se fossimo assieme a dei tifosi allo stadio a fare il tifo per la squadra del cuore. Anche se proviamo a farlo non ci viene nella stessa maniera oppure non abbiamo lo stesso stato d’animo, lo stesso comportamento o modo d’interagire. Insomma il sistema ci condiziona fondamentalmente. Figuriamoci un sistema come la famiglia che dura tutta la nostra vita.

Modificando un elemento del sistema si modifica il tutto La teoria dei sistemi parte dal presupposto che modificando un elemento del sistema, si modificano automaticamente tutti gli altri. Per esempio una terapia familiare in forma classica, in genere è così strutturata: la famiglia è all’interno di una stanza assieme ad un terapeuta. Un altro terapeuta, collegato con un citofono, sta in una stanza adiacente e attraverso uno specchio unidirezionale osserva cosa succede nella stanza, potendo comunicare in qualsiasi momento con l’interno. Lo scopo è cercare di mettere a fuoco i meccanismi ridondanti che perpetuano certi comportamenti (un comportamento conflittuale, un comportamento che genera patologia) per cercare di modificarli. Perché può essere essenziale che ci siano due terapeuti, uno dentro il gruppo e l’altro fuori? Perché quello che è dentro a contatto con la famiglia, si puo’ lasciare invischiare nel sistema familiare, perdendo di vista una serie di elementi fondamentali. Chi sta fuori ha una visione più oggettiva, può facilmente individuare i punti chiave e comunicarli, mettendo in evidenza comportamenti automatici del gruppo. La presa di consapevolezza può portare a modificare certi comportamenti nella relazione, portando alla risoluzione di conflitti, di patologie. Un lavoro, spesso efficace, è collegato con le patologie del comportamento alimentare. Le anoressiche spesso hanno un loro comportamento che viene perpetuato da una serie di dinamiche relazionali a livello familiare. Modificandole, si può arrivare anche a modificare radicalmente il comportamento anoressico.

Mesmer: le radici storiche

C’è un ultimo aspetto importante che aiuta ad inquadrare il discorso della psicologia sistemico- relazionale. Vista così sembra abbastanza meccanicistica, vale a dire che ogni persona è un elemento che interagisce. Quindi, un po’ comportamentistica. In realtà le potenzialità di questo approccio sono molto più ampie e conosciute fin dall’antichità. Un autore di grande rilevanza è stato Mesmer, un grande psicoterapeuta (visse a cavallo tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800) che ha parlato di magnetismo animale, oggi definito ‘energia’. Studiò come questa energia, questo magnetismo poteva essere utilizzato per curare e guarire diverse malattie. Mesmer introdusse il sistema dei passi magnetici (movimenti ripetuti e ipnotici sul corpo), che anticipò la moderna pranoterapia con risvolti terapeutici estremamente interessanti. Nelle sue sperimentazioni introdusse il sistema della terapia di gruppo. Creò una tinozza piena di limature di ferro e di bottiglie d’acqua (quindi secondo le concezioni dell’elettricità del tempo, con dei buoni conduttori) con delle maniglie di ferro, mise delle panchine intorno, fece sistemare delle persone in cerchio, attorno alla tinozza. Mesmer passava accanto alle persone dando stimoli – toccandoli leggermente o facendo fare delle emissioni sonore alle persone – finché alcune di queste persone avevano le cosiddette crisi catartiche. Una che soffriva di asma poteva avere una crisi asmatica, un’altra una crisi epilettica e piano piano la crisi di una persona si

70
70

trasmetteva quasi come per induzione, per contagio a tutte le altre. Era capace di dare contenimento a questa situazione e fu famoso terapeuta sia individuale che di gruppo. Probabilmente, come in tutte le terapie, ci saranno stati dei casi di guarigione, casi di ricadute e casi di miglioramento. Probabilmente ciò che pubblicava erano i casi meglio riusciti, ma sicuramente ebbe un grosso seguito e un grosso successo. Lavorò in Austria, a Vienna, poi a Parigi dove ebbe un grosso successo. Ma ebbe una persecuzione da parte dell’ambiente medico che lo definì un ciarlatano. Il mesmerismo, altrimenti conosciuto come magnetismo animale, dopo Mesmer ebbe una larghissima diffusione in Europa e in America, dando origine a tutta una serie di fenomeni. Di grande rilevanza fu lo studio degli stati profondi di coscienza ad opera di un suo allievo, Puységur. Attraverso i passi magnetici induceva gli stati di trance e fenomeni di conduzione addirittura fino all’infanzia o alle vite precedenti. Dal mesmerismo nacque l’ipnosi e tutti gli studi d’ipnosi fino ad arrivare al nostro tempo. In particolare in Francia nacque una scuola a Nancy e una con Charcot a Parigi, dove studiò Freud. Nacque lo spiritismo e varie fratellanze di studi, sia spiritici sia esoterici, fondati sulle tecniche di catena e le tecniche di guarigione anche a distanza. Quindi, nell’800 ci fu una grande espansione di concetti legati alla psicologia di Mesmer che poi confluì anche nella psicologia di Freud. Freud all’inizio lavorava con l’ipnosi, avendo imparato l’ipnosi da Charcot e studiato i fenomeni dal mesmerismo. Questo è interessante, perché in genere si considera Freud come lo scopritore dell’inconscio, l’inventore della psicanalisi, lo scopritore della sessualità infantile, delle dinamiche psicologiche. Sicuramente fu l’inventore della psicanalisi, dando il nome al sistema che realizzò, ma in realtà Freud fu un abile e intelligente organizzatore. Egli riuscì a sistematizzare nella sua dottrina e nella sua pratica una serie di conoscenze che al suo tempo erano di pubblico dominio. La sessualità infantile, ad esempio, era normalmente conosciuta e descritta dai teologi morali della chiesa cattolica protestante. Si parlava dell’inconscio già nel periodo del romanticismo a partire dal ‘700. Il filosofo Leibniz aveva elaborato il concetto dell’inconscio già molto tempo prima di Freud. Mesmer è stata una figura centrale nella storia della psicologia occidentale. È interessante vedere come viene condizionato il nostro stato d’animo in una cena con amici, in una chiesa o altro, dove si viene a creare una specie di anima collettiva, come una specie di coscienza di gruppo o di coscienza collettiva con degli aspetti inconsci, che crea dei comportamenti e dei modi di sentire simili. Qui si rientra in un altro settore, quello che abbiamo definito assieme a Nitamo psicologia sistemica transpersonale o sistemica olistica, cioè una sistemica che utilizza tutte le conoscenze dello studio sistemico scientifico classico, ma le introduce in una visione più umana, più legata alla coscienza o alle emozioni, al sentimento e anche a quello che è una coscienza collettiva. Rientra in un ambito in cui la sistemica assume una dimensione un po’ diversa da quella con cui viene comunemente usata.

IL DIALOGO DELLE VOCI DI HAL E SIDRA STONE

Kiran Lucia Vigiani

Il “Dialogo delle voci” è una bellissima tecnica iniziata da Hal e Sidra Stone, due psicologi californiani. Questa tecnica è stata messa a punto alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, successivamente portata in Italia nel 1993-94 da Manuela Adelman. È una tecnica sull’indagine dei nostri personaggi interiori definiti “voci”. Parte un po’ dal concetto Junghiano delle sub-personalità per poi andare molto più in profondità anche rispetto alla psicosintesi di Assagioli. Quindi, è un lavoro di vera e propria indagine interiore fatta con una modalità gestaltica.

71
71

Le sub personalità Il “dialogo delle voci” può essere applicato in molti campi. Pur avendo detto che si parte dall’animo molteplice e dalle sub-personalità adottando la modalità gestaltica, non stiamo facendo una psicoterapia. Il “dialogo delle voci” può essere usato in molti ambiti, anche come supporto psicoterapeutico, in ambito artistico, per interpretare dei sogni o in un lavoro corporeo. È una tecnica che viene usata per capire cosa succede dentro di noi, e per comprendere cosa accade a livello di dinamiche tra tutte le nostre sub- personalità.

Partiamo dal concetto che dentro di noi esistono molti personaggi, molte “voci”. Secondo questo metodo possiamo asserire che esistono delle “voci primarie” e delle “voci rinnegate”. Partiamo dall’assunto che ci sia come un’asse polare, dove noi siamo identificati con molte sub-personalità o “voci” (c’è un’analogia tra i due termini). Se lavoriamo con delle “voci primarie”, significa che nella polarità opposta ci sono delle “voci rinnegate”. Questo ci rimanda alla stella di Assagioli, vista precedentemente. Il concetto è lo stesso dell’asse polare: se da un lato c’è una parte iper-trofica, dall’altro lato ci sarà sicuramente una parte ipo-trofica.

Abbiamo molti personaggi interni e la nostra tendenza è di identificarci o di rappresentarci di più con qualcuno di questi personaggi, che sono definiti “voci primarie”. Quasi sempre questi personaggi sono quelle parti che ci proteggono, le parti con le quali ci sentiamo più a nostro agio, ruoli con i quali siamo più abituati a stare e ci sentiamo più sicuri. Le “voci rinnegate”, invece, sono le nostre parti rimaste più nell’ombra, nell’inconscio medio o inconscio profondo, di cui potremmo non conoscerne neanche l’esistenza.

Le parti del “Dialogo delle voci”

Le parti che giocano nel “Dialogo delle voci” sono:

· le “voci primarie” in cui ci identifichiamo di più

· le “voci rinnegate” che sono in noi, ma che rimangono più in ombra, sono più inconsce;

· un “ego operativo” che è la parte di noi che si identifica nei ruoli (ad es. mi identifico con il mio ruolo di insegnante)

· un “ego consapevole” che è il nostro testimone, la parte di noi che non si identifica con le varie voci, ma semplicemente le osserva;

· “la visione lucida” o “awareness” che è il momento in cui noi possiamo vedere attraverso l’ego consapevole.

Essendo il “dialogo delle voci” un metodo molto poco invasivo e rispettoso, può essere usato con chiunque tranne in casi di psicosi conclamate. È una tecnica che si svolge in maniera energetica, e quando s’invita a parlare una “voce” si sente se parla solo da un livello mentale o con la propria parte energetica.

Vediamo come si svolge.

Quando il cliente arriva gli viene chiesto cosa vorrebbe andare a investigare o chiarire, si cerca dunque di definire un ambito. Nella descrizione iniziale, il facilitatore può già crearsi una mappa di cosa sta succedendo nell’altra persona, e a seconda di come si esprimerà, potrà individuare quali sono le “voci” che stanno parlando. Chiaramente questo non viene rivelato alla persona per non influenzarla. Si invita la persona a spostarsi usando la modalità gestaltica. La persona si muove in un’area e anche in una posizione a sua scelta nello spazio. Si entra in una condizione più meditativa invitandola ad entrare più in profondità. Il facilitatore le fa una sorta di intervista per indagare, conoscere, raccogliere dettagli sulla

72
72

voce che sta parlando.

Un esempio pratico. Diamo il nome di Maria alla cliente che abbiamo davanti e poniamo che nell’arco della sua esposizione abbiamo sentito emergere una “voce primaria” quale potrebbe essere “il critico”. Le chiediamo di spostarsi e di ricontattare l’emozione che era molto presente, domandandole: “Tu sei quella parte di Maria che si è espressa dicendo che Maria non è in grado di fare certe azioni, perché Maria non

ha studiato abbastanza… perché Maria non è brava abbastanza. Ti posso chiedere chi sei… da quanto

tempo sei nella vita di Maria… in quale parte del corpo di Maria sei… quale è il tuo alleato dentro Maria ecc. ecc.?” In tal modo andiamo a parlare con il personaggio emergente (“critico”) facendo una sorta di

intervista, e risponderà dicendo: “Io sono quella parte di Maria (“critico”) che c’è da tanto tempo…. Sono

io che la inibisco in continuazione, perché altrimenti lei si espone troppo e ciò mi fa arrabbiare…. Non

sopporto Maria quando fa vedere le sue fragilità… ecc.” Nel proseguo dell’intervista vengono fuori tantissimi dati, per cui scopriamo da quanto tempo si è strutturata questa “voce”, con quali modalità e soprattutto il perché della sua esistenza nella vita di Maria.

Scopriremo che le nostre voci primarie si strutturano per proteggere il bambino vulnerabile. Solitamente nella nostra vita il “critico” ci massacra, non ci fa vivere, ma inizialmente è venuto fuori proprio per proteggere la nostra fragilità. Una parte di noi critica noi stessi, il che sarà meno doloroso che non uscire

in un contesto aperto e sentirci criticare dagli altri. Quindi, all’inizio queste voci primarie si sono

strutturate per proteggere la nostra vulnerabilità. Allora, qual è il problema? È che anziché essere delle voci che sono rimaste circoscritte, sono diventate onnipervadenti e hanno preso il sopravvento e controllano la nostra vita. Tanto che un “critico” molto attivo può diventare una voce fortemente distruttiva, può diventare massacrante.

Fintanto che queste energie rimangono ”ombra” (per usare una terminologia junghiana) significa che rimangono inconsce, sono energie demoniche che possono essere distruttive se non le conosciamo. Quindi, il compito è di riconoscerle sempre di più portandole nel nostro campo della coscienza (se parliamo di psicosintesi) e di andare sempre di più a rafforzare l’ego consapevole, se parliamo del “Dialogo delle voci”. Cambiano le terminologie, ma il concetto base è sempre lo stesso.

Quindi, si fa l’intervista alla persona per capire al meglio questa “voce”, per capire da quanto tempo c’è, che spazio ha nella vita della persona, come si relaziona con gli altri personaggi e come ne condiziona l’esistenza.

Le voci più importanti che ritroviamo un po’ tutti sono: il “critico”, il “giudice”, il “patriarca” o la

“matriarca” per le donne, il “bambino” fragile e vulnerabile, il bambino giocoso che ha voglia di vivere e

di esprimersi ma che quasi sempre rimane soffocato. Il bambino è estremamente fragile ed è molto

difficile che venga fuori al primo incontro. Il “bambino” ferito o abusato viene fuori con molta fatica e questo accade solo se si sente molto accolto e non giudicato. Quando viene fuori il “bambino ferito”, ha una voce molto flebile, spesso la postura è piegata in avanti, il tono è piagnucoloso. Il facilitatore deve entrare in una relazione energetica ed empatica con quella voce, anche con il tono di voce che sarà sommesso, e chiederà: “Ti senti impaurito a venire fuori?… Cosa ti fa sentire paura…Quali sono le cose che ti fanno sentire più minacciato… Cosa ti è mancato… Cosa vuoi che faccia Maria per te?” E Maria potrebbe rispondere: “Io sono il bambino di Maria… Maria non mi ha mai ascoltato… Lei si è sempre vergognata di me…Ogni volta che avevo voglia di una cosa non era mai il momento giusto ecc.”

Altrettanto interessante e bello è quando vengono fuori la forza o la rabbia, e le persone riescono a sentire queste energie potenti dentro di loro. La “voce” parla attraverso la persona finché esprime la propria energia, poi sentiamo che si scarica e comincia a subentrare la noia oppure un calo energetico. A quel punto si sente che non c’è altro da dire, per cui ringraziamo la “voce” qualunque essa sia stata, anche se è stata distruttiva, perché dobbiamo onorare tutte le parti dentro di noi. E dobbiamo farlo senza giudizio.

73
73

Quindi, dopo aver ringraziato la “voce”, chiediamo alla persona di ritornare al centro. Ritornare al centro significa ritornare nella posizione dell’ego consapevole. Qui riparliamo con la persona chiedendo come ha vissuto l’esperienza, se ha scoperto parti nuove di se stessa, se ha sentito le diverse energie che portavano le voci, se ha sentito energeticamente ed emozionalmente che relazione avevano con il corpo, come queste voci abbiano trovato spazio o rinnego nella vita della persona.

Molte volte mi sono trovata con delle persone apparentemente deboli che scoprivano quanta forza avevano soffocato dentro e quanta voglia avevano di farla venir fuori.

Vorrei ripetere la differenza tra la “gestalt” e “Il dialogo delle voci”. Nella Gestalt le voci possono parlare tra di loro, mentre nel “Dialogo delle voci” ogni volta che una voce ha parlato si ritorna all’ego consapevole. Questo ci permette di radicare sempre più la “voce rinnegata”.

Perché ci spostiamo fisicamente? Cosa significa ciò? Spostandoci in un altro spazio entriamo in un’altra energia, e possiamo generare un’identificazione più profonda nella voce che andiamo a contattare e che vogliamo investigare.

L’obiettivo del “Dialogo delle voci”

Questa tecnica permette di andare ad indagare e sentire le varie energie che sono dentro di noi, per poterle portare sul piano della coscienza. Il punto centrale è poter prendere coscienza di queste parti e attraverso il nostro ego consapevole portare sempre più terra all’isoletta della coscienza, perché più noi siamo consapevoli, meno ombre ci sono, più siamo liberi. È lo stesso discorso del “direttore d’orchestra” che fa suonare gli strumenti quando decide e in quale modo decide di farli suonare, e non lascia ad ogni strumento la possibilità di agire fuori da un progetto. Ricordiamoci sempre che nessuna energia va condannata, perché sono tutte parti di noi che dobbiamo integrare, abbracciandole e comprendendole per portarle alla luce. Così anche le energie demoniche si trasformano e diventano energie a nostra disposizione. Una grande rabbia, che può diventare aggressiva se non riconosciuta, può trasformarsi in una grandissima forza di aiuto per noi stessi se la integriamo portandola nel campo della coscienza. Quindi, avere a disposizione la nostra rabbia è molto importante, come è importante avere un centro che decide consapevolmente come usare la rabbia, per non cadere in balia della rabbia e scattare in continuazione. È agire la rabbia anziché essere agiti dalla rabbia. Questo è il concetto fondamentale al di là di qualunque ambito o tecnica usata, che sia psicanalisi o “il dialogo delle voci” o altro.

Tutte queste energie sono al servizio della difesa. Quando vengono portate nel centro, in parte vengono purificate dalla necessità di difesa infantile che non è più necessaria, in parte diventano energia pura disponibile per l’ego integrato. Un esempio: dopo aver lavorato con la voce di una persona - ad esempio il “sabotatore” che ha rotto le scatole tutta la vita, che ha sempre detto “non sei in grado, non sei abbastanza, ecc.”-, nel momento in cui la persona inizia a fare un percorso di trasformazione, accade che intervistando il “sabotatore” questi risponderà: “Sono proprio stanco, sono un personaggio vecchio, ho voglia di andare in pensione.” Quindi, si capisce che quell’energia è obsoleta, non ha più motivo di essere, si è consumata. Ed è bello quando nell’intervista viene fuori il personaggio che si riconosce vecchio, perché significa che c’è stata una trasformazione, che qualcos’altro si è strutturato per rafforzarci, per darci sicurezza e non c’è più necessità che il sabotatore ci tenga a freno.

Noi siamo portatori di molti tipi di energie. Il “bambino” è una figura basilare nella nostra vita. Potremo avere cento anni e avremo sempre il nostro bambino interiore, e per fortuna, perché è un’energia pura, frizzante, gioiosa. Il “bambino” sarà sempre portatore dello stesso tipo di bisogno, che è amore totale. È quando il bambino viene ferito o abusato che diventa il bambino ribelle, il bambino piagnucoloso. Ed è per questo che si strutturano tutte le voci primarie che sono tutte voci che proteggono la vulnerabilità.

74
74

Tutti noi, se analizziamo la nostra vita e le nostre esperienze, vediamo quanti compromessi abbiamo fatto, quanto potere abbiamo dato via per essere amati. Tutti noi abbiamo degli imprinting, dei ricordi delle situazioni, per cui mettiamo in atto delle strategie di sopravvivenza. Allo stesso modo succede anche al bambino, che alle richieste dei genitori reagirà solitamente in due modi: o diventerà il bambino compiacente o il bambino ribelle oppure un po’ tutt’e due, a seconda delle circostanze o degli impedimenti. È importante vedere che il bambino ha entrambe le due forme di atteggiamento. Se il bambino avesse avuto il soddisfacimento del bisogno primario che è l’amore, non avrebbe avuto bisogno né di diventare compiacente né ribelle, ma sarebbe stato nella sua essenza. Ricordiamo che comunque il bambino ha bisogno di un confine, altrimenti si perde. Noi possiamo anche rimproverare un bambino, ma con amorevolezza. Se lui sente che c’è una relazione d’amore, anche se fa qualcosa di sbagliato e viene rimproverato, riconoscerà questo amore e non avrà ferite laceranti.

Il “Dialogo delle voci” è una tecnica molto articolata della quale si sta dando soltanto qualche idea. Esistono tanti personaggi al nostro interno e sarebbe interessante capire le loro modalità di strutturazione, le loro interazioni con gli altri personaggi, le dinamiche che si creano, per avere una visione più allargata della nostra vita. È veramente molto bello, anche perché c’è il grande rispetto nell’agire. Come abbiamo già detto, all’inizio del lavoro, partiamo sempre dai ruoli e dai personaggi primari che sono quelli dove ci sentiamo più forti. Non è una modalità invasiva, perché rispettiamo chi c’è, e vediamo che per primi emergono quelli più sicuri di sé, che generalmente sono le voci che agiamo di più e sono più accessibili. È difficile che in una persona che arriva con una problematica dolorosa, possa uscire subito il bambino vulnerabile. Ecco perché è molto importante questo gioco: la persona arriva, c’è il primo inquadramento dell’argomento che porta, poi viene invitata a spostarsi nello spazio, intervistando i vari personaggi. A volte questi personaggi hanno un nome, a volte la persona stessa dà il nome, altre volte sono delle energie indefinite molto diverse fra di loro. Una volta ci parla l’energia della “forza”, un’altra volta quella del “controllore” o del “protettore”ecc. Quando poi si invita la persona a tornare al centro, può uscire un’energia molto diversa e cioè un’energia più fragile, timorosa, che può essere totalmente in antitesi con la prima voce. Non si deve mai interrompere una voce, è importante lasciarle tutto il tempo che necessita per potersi esprimere. L’importante è che il facilitatore sia sempre lì, in relazione empatica ed energetica, perché se una voce si sente giudicata immediatamente si richiude e non si esprimerà più. Se il facilitatore percepisce che mentre la voce si sta esprimendo è cambiata l’energia, non deve interromperla, ma deve farlo presente dicendo ad esempio: “Sento che ti stai esprimendo con un’energia diversa, ma sei ancora tu?”

Nel “Dialogo delle voci” si chiede sempre il permesso per avere accesso ad una voce, e soltanto quando si invita la persona a ritornare al centro le si chiede: “Hai sentito che energia era? La senti? L’hai riconosciuta?”. Poi si prosegue con l’intervista ad altri personaggi. Il tutto può durare circa un’ora. L’importante è che il processo non venga interrotto.

Ricapitolando, la sessione si svolge con l’intervista alle “voci”. Dopo che l’ultima voce si è espressa, si invita la persona a tornare al centro dove si parla a livello dell’ego consapevole, si porgono domande per portare consapevolezza sul come ha vissuto le voci. Segue poi un momento estremamente bello, la “visione lucida” o awareness, in cui si chiede alla persona di mettersi dietro al facilitatore, con gli occhi chiusi, e di rimanere in ascolto molto cosciente e consapevole – senza intervenire – come se fosse un testimone. È il momento in cui il facilitatore riassume tutta la sessione usando le parole dette dalla persona, quelle che ha usato la “voce”, senza interpretare ma semplicemente riportando quanto detto in modo fedele. La persona che è dietro ascolta come un testimone, si rivede non più coinvolta, osservandosi con distacco. Si può immaginare che forza potente si sprigiona in tale momento.

La persona torna di fronte al facilitatore, le viene chiesto se è rimasto qualcosa in sospeso, se vi sono parti che desidera approfondire. Non si deve lasciare andare via una persona da una sessione se è a pezzi. Deve

75
75

uscire da un incontro, magari con tanto lavoro da elaborare, ma con la sua integrità. Questo vale per qualsiasi tecnica che viene usata. Per quanto riguarda i bambini, dal momento che è una tecnica molto strutturata, può essere improntata come un gioco usando tecniche molto morbide – come il disegno, la voce, la teatralità - con dei confini più sfumati, indefiniti, proprio perché il bambino è in fase di strutturazione della personalità.

Con il tempo e l’esperienza sarà sempre più evidente che queste “voci” parlano come parlavano i genitori.

Si potrà capire più facilmente perché si sono strutturate. Avranno lo stesso linguaggio del padre o della

madre. Quindi, è molto importante farlo notare alla persona, anche se spesso lei stessa si accorge di questo aspetto e lo riconosce.

In questa pratica, il tutto viene fatto con grande rispetto, perché i personaggi escono quando c’è una

situazione pronta per accoglierli. Non esce mai una “voce” se non c’è il contesto giusto per ascoltare.

Ecco perché il facilitatore deve essere in stato di presenza e capacità di ascolto, molto empatico e capace

di sentire cosa succede con le energie e contemporaneamente andare a sentire cosa succede dentro se

stesso, perché funzioniamo tutti come delle casse di risonanza: entriamo in co-vibrazione.

Credo che un’altra cosa molto importante per il counselor o il terapeuta in generale, sia entrare nel coraggio dell’imperfezione, perché accettare la propria imperfezione è un grande atto di coraggio:

accettare i propri limiti ed imparare a comunicarli per rispetto di se stessi e degli altri. Quindi il

facilitatore non può dire sì a tutto e a tutti, perché una persona che arriva può portare tematiche dove lui stesso sta ancora lavorando e quindi non può esserle di aiuto.

È veramente un lavoro alchemico, perchè la stessa cosa detta da una persona o detta da un’altra, cambia

vibrazione; per questo non si può entrare nella stessa sintonia con tutte le persone. In questo caso il facilitatore deve avere il coraggio di dire che sente di non essere nella giusta polarità e indirizzare la persona verso qualcos’altro. Se viene detto con onestà e amorevolezza, la persona lo apprezzerà. È

imprescindibile che per poter lavorare con gli altri si deve aver lavorato su se stessi, e quanto più lavoro si

è fatto su se stessi, sempre più si potrà essere accoglienti. D’altro canto non si può aspettare di essere

‘perfetti’ per iniziare a lavorare con gli altri. Questo significa che ci sarà sempre un margine dove il counselor sarà vulnerabile. È assolutamente indispensabile che un counselor sia capace di entrare nel silenzio, in uno spazio di ascolto, uno spazio di visione attraverso il proprio testimone interno. Solo così può accorgersi che la persona che ha di fronte gli porta qualcosa che risolleva la propria problematica

personale, il proprio dolore; è necessario capire se è una situazione ingestibile, da cui deve tirarsi indietro

e indirizzare la persona da qualcun altro. È molto importante che il facilitatore a sua volta veda la problematica irrisolta con il proprio supervisore. È fondamentale affrontare le sensazioni che lo

rimandano ancora nei buchi di tristezza, di senso di abbandono, di fallimento e quant’altro. Guai se pensa

di essere arrivato. Personalmente ho molto timore e sospetto verso quelli che fanno soltanto i terapeuti e

che non vanno mai a fare un lavoro di supervisione. Lo stesso Jung diceva che poteva portare il paziente soltanto al punto in cui lui era arrivato. Questo è il cardine: capire il punto in cui noi siamo, significa stare nella nostra dimensione, e sapere che ci sono degli esseri molto più avanti di noi e affidarci a loro. Questo, però, non deve farci sentire falliti, ma degli esseri responsabili che umanamente passano quello che hanno, e si affidano ad altri esseri superiori. Se impariamo a fare questo, siamo veramente in grado di portare grandi contributi ad un’umanità che soffre. C’è un grande dolore attorno a noi, sia a livello del pianeta che della razza umana. Ognuno di noi, là dov’è, può portare molta luce e “guarigione” e balsamo

su tante ferite. Tutto questo richiede molta professionalità, un cuore aperto e una mente che sia in grado di fare un passo indietro e creare silenzio per accogliere e rielaborare tutto.

Per quanto riguarda il lavoro del “Dialogo delle voci” vi sono due livelli molto distinti: il lavoro individuale e il lavoro di gruppo. Con le sessioni individuali si comprende dov’è una persona, e se è pronta le si può suggerire il gruppo più appropriato in relazione alle proprie problematiche, perché se non

76
76

ha fatto nessun lavoro su se stessa ed entra in un gruppo con dinamiche forti, le può portare una chiusura anziché beneficio. È doveroso precisare che i gruppi sono sempre delle grandi accelerazioni, perché nel gruppo diventiamo tutti specchio l’uno per l’altro. Ciò che avviene in un anno in un percorso personale, può avvenire in una settimana all’interno di un gruppo. È importante ricordare che prima di affrontare un gruppo è necessario aver iniziato un viaggio individuale per avere un minimo di riferimento, anche perchè

è preferibile che alcune problematiche siano risolte o quantomeno affrontate in ambito personale. Non si può mai generalizzare, quindi sono due dimensioni da prendere in considerazione.

Biografia (Giuseppe Pagliaro)

Il Dott. Hal Stone si è laureato in psicologia nel 1953 all’Università di Los Angeles. Da allora si è dedicato alla psicoterapia, all’insegnamento e alla scrittura. Dal 1953 al 1957 è stato psicologo

nell’esercito, ottenendo il grado di Capitano. Successivamente ha iniziato la pratica professionale privata

e ha completato la formazione junghiana presso l’istituto C.G. Jung di Los Angeles nel 1961. Per tutti gli

anni ’60 e i primi anni ’70 ha lavorato come analista. La formazione junghiana e il particolare interesse per i miti, i sogni e le favole lo hanno guidato nel suo cammino di esplorazione interiore. Durante gli anni

’60 è stato membro dell’American Board of Examiners in Professional Psychology (ABEPP), consulente

e insegnante al Dipartimento di Psichiatria e Psicologia del Mount Sinai Hospital di Los Angeles. Nello

stesso periodo è stato anche uno dei coordinatori del programma della nuova California School of Professional Psychology. La fine degli anni ’60 ha segnato un momento di ricerca ed esplorazione di nuove modalità di lavoro trasformativo e in questo ambito il dott. Stone ha coordinato una serie di programmi che, attraverso l’Università della California, hanno diffuso questi nuovi modelli ad un pubblico più vasto. Nel 1973, Stone ha creato il Center for the Healing Arts, forse il primo Centro per la Salute Olistica negli Stati Uniti, un centro all’avanguardia nell’ambito della psicologia e delle medicine

non convenzionali. Nel 1979 ha iniziato una collaborazione attiva con sua moglie, la Dott.ssa Sidra Stone. Tre anni dopo, hanno iniziato a viaggiare e ad insegnare il loro lavoro negli Stati Uniti e all’estero, attività che continua ancora oggi. Nei primi anni ’70 Hal e Sidra iniziarono a sviluppare il Voice Dialogue come metodo per lavorare con le sub-personalità. Attraverso la loro relazione personale (sono sposati dal 1977)

e la collaborazione professionale il lavoro si è trasformato in una metodologia per lavorare con i sé

interiori e in un sistema teorico completo, che è stato definito la Psicologia dei Sé. Attualmente la

maggior parte del loro insegnamento si svolge a Thera, la loro casa a Mendocino County sulla costa settentrionale della California. Qui conducono seminari, danno consulenze private e scrivono. Hanno cinque figli e quattro nipoti.

La Dott.ssa Sidra Levi Stone è nata a Brooklyn, New York ed è cresciuta durante la Seconda Guerra Mondiale, in un’epoca in cui era fortemente sentito il desiderio di dare il proprio contributo al bene dell’umanità. I suoi studi al Barnard College hanno avuto una grande influenza nel suo sviluppo come donna indipendente: già allora questo istituto incoraggiava le donne a laurearsi ed a prepararsi per una professione. Nel 1957 si è diplomata con il massimo dei voti e nel settembre dello stesso anno si è sposata

e si è trasferita a Baltimora, dove si è laureata presso l’Università del Maryland. Dopo essersi trasferita a Washington, negli anni ’60 ha iniziato a lavorare come psicologa clinica. Ritornata a New York, ha lavorato come psicologa clinica al Veterans Administration. Dopo la nascita della seconda figlia, ha preferito lavorare part-time come psicoterapeuta al Lincoln Center for Psychotherapy in modo da poter godere anche le gioie della maternità. Nel 1967 si è trasferita con la famiglia a Los Angeles, dove ha continuato ad esercitare la professione privata, finchè nel 1968 è diventata consulente psicologa alla Hamburger Home, una casa per ragazze adolescenti, di cui è stata anche Executive Director nel 1972,

77
77

dopo la nascita della sua terza figlia, Recha. In quel periodo trasformò l’Hamburger Home in un centro per il trattamento residenziale per adolescenti acting out, introducendo tecniche olistiche e mettendo a punto un programma che combinava tecniche comportamentistiche, modificate con la psicoterapia individuale e di gruppo basata su principi psicoanalitici. Il programma era arricchito dall’arte-terapia, la scrittura creativa, i giochi teatrali, lo yoga ed esperienze di campeggio in zone selvagge della California. Si poneva inoltre attenzione agli aspetti nutrizionali, allo stile di vita e alle attività atletiche. Nel 1979 Sidra lasciò l’Hamburger Home per riprendere l’attività professionale privata a tempo pieno e iniziare una maggiore collaborazione con Hal, collaborazione che è stata estremamente creativa sia sul piano personale che professionale. Il lavoro di psicologi e docenti di Hal e Sidra è sempre stato strettamente connesso alla loro relazione di coppia, che a sua volta è stata arricchita dalle loro esperienze di psicoterapeuti.

Testi consigliati:

-Tu ed io, Hal e Sidra Stone, MIR Edizioni, 2003. -Il dialogo delle voci, di Hal e Sidra Stone, Ed. Amrita.

LA PSICOLOGIA TRANSPERSONALE DI KEN WILBER

Luisa Barbato Ken Wilber è un personaggio a cavallo tra la meditazione e la psicologia. Non è uno psicologo, ma un meditante praticante molto avanzato, con una grande capacità di raccordare pensieri. Si dice che riesca a leggere fino a dieci libri al giorno. Ha scritto il suo primo libro a 20 anni. Il punto di partenza di Wilber è che la via occidentale all’interiorità è la psicologia moderna, partendo dalla psicanalisi. La via all’interiorità delle culture orientali tradizionali plurimillenarie - e quindi sicuramente più stratificate di quelle occidentali - è, invece, quella della meditazione e della saggezza. L’oggetto di questa indagine è sempre l’uomo, e il fine ultimo è la sua evoluzione. Il quesito di Wilber è: “dov’è il raccordo?”. Deve essere possibile, in qualche maniera, conciliare le strade orientale ed occidentale che appaiono separate e sembrano agire su cose diverse, o - paradossalmente - sugli stessi fenomeni. È opinione comune che nella pratica si possa fare psicoterapia e meditazione insieme, o una dopo l’altra. Wilber ha cercato di strutturare dei modelli teorici, e per far questo si è avvalso della teoria dei sistemi e di tutta la conoscenza dell’olismo. Da una parte ha fatto una concettualizzazione olistica che tiene conto del tutto, dall’altra si è basato sulla teoria dei sistemi, per cui tutti gli organismi fanno parte di sistemi organizzati, che funzionano secondo determinate regole. Una di queste regole attesta che i sistemi sono gerarchici e la complessità è in ordine crescente. Un’altra regola importante è che un sistema più complesso si costruisce inglobando il sistema precedente, e non è possibile che ci sia un’evoluzione del sistema più semplice senza che quello complesso non inglobi la conoscenza del più semplice. È un sistema evolutivo in cui il gradino successivo fa sua la conoscenza precedente e la trascende. Però, per trascendere una conoscenza precedente bisogna averla integrata. Essendo questi sistemi olistici e gerarchici li definì con il termine ‘oloarchico’. Altro concetto importante della teoria dei sistemi è quello dell’entropia: ogni sistema a complessità maggiore in realtà crea maggiore sintropia (la sintropia, o nega-entropia, è la tendenza dei sistemi viventi ad organizzarsi e a creare maggiore ordine, informazione e complessità; mentre i sistemi meccanici tendono ad involvere e a degradarsi). Sono sistemi di complessità sempre maggiore, sempre più sintropici

78
78

e sempre più organizzati, quindi in qualche maniera diminuiscono il caos. Secondo Wilber questo schema si applica anche agli esseri umani, sia filogeneticamente sia ontogeneticamente. La storia viene letta come una serie successiva di evoluzioni gerarchiche, in cui ogni società o gruppo successivo ha assorbito o subìto le conoscenze precedenti e le ha trascese, le ha migliorate. Ogni individuo è un processo di sistemi sempre più complessi che evolvono fino all’età adulta. Filogeneticamente vi sono tappe di sviluppo dalle quali non si può prescindere. Dopo di che si arriva ad un livello in cui la successiva evoluzione diventa scelta soggettiva. Lo schema di organizzazione gerarchica ed evolutiva non è così scontato; molti psicologi sostengono che non c’è evoluzione ma successione.

Questo è lo schema psicologico disegnato da Wilber:

I^ livello PSICOTICO - organizzazione molto legata all’istinto, alla materia, alle parti primarie della vita in cui non esiste ancora un Io, un’organizzazione che si relaziona; è la parte più ancestrale. II^ livello BORDERLINE III^ livello NEVROTICO - c’è il conflitto tra le varie istanze psichiche IV^ livello CENTAURO - l’integrazione di tutte le parti, la possibilità per un individuo di scorrere su tutti i livelli

Possiamo vedere la stessa definizione dal punto di vista orientale, e suddividendo in: mente, corpo, emozioni. Ovviamente le connessioni non sono così meccaniche: corpo non vuol dire necessariamente psicotico. Possiamo piuttosto considerarlo corrispettivo del livello più ancestrale, più primitivo, quella che in psicologia - nel senso di un’organizzazione superiore - viene definita psicosi. In un certo senso siamo tutti psicotici per una certa fase, nel senso che manchiamo di relazione e di strutturazione successiva. Poi arriva la parte emozionale, la parte che in psicologia viene molto rafforzata alle posizioni borderline oppure nevrotico, la posizione di conflitto forte emozionale che non riesce ad integrare. Il centauro invece è la parte che riesce ad integrare e a comunicare sulle tre parti. Tutto questo si può raccordare allo schema dei tre cervelli, mettendo all’interno il cervello rettile, al centro il cervello limbico e all’esterno il cervello umano. Visto così è uno schema piuttosto grossolano, tuttavia è utile come schema di riferimento. Esiste un preciso corrispettivo fisiologico nel cervello di quella che è un’organizzazione già definita dagli albori della cultura orientale, e trova un corrispettivo nelle strutturazioni definite dalla psicologia. Per quanto riguarda questa parte della psicologia, Wilber l’ha articolata in tutte le fasi della psicologia della madre, con una scansione di 13 livelli, estremamente complessa, ma con un’idea base. Siamo sempre in una dimensione che può essere pre-personale - cioè prima della costruzione dell’Ego come parte psicotica e borderline - o personale con la parte del nevrotico e del centauro (nel senso che siamo nella struttura della persona). La differenza tra il nevrotico e il centauro è che il centauro è colui che ha un’integrazione, un’accettazione dei vari livelli. Riesce ad integrare, ad accettare e a scorrere funzionalmente - come dicono i reichiani - dalla parte istintiva alla parte emotiva a quella cognitiva. A questo punto potremmo dire che il centauro è colui che ha risolto, colui che sta bene. Sulla parte che Wilber chiama del centauro, in realtà c’è già stato un interrogarsi - soprattutto in America - sul centauro come colui che, avendo risolto, risultava un individuo soddisfatto. In realtà si è scoperto che ci sono dei bisogni che non sono strettamente collegati alla patologia, ma ad un’esigenza che a questo livello è ancora un’esigenza esistenziale (affrontati da Rogers e dalla psicologia umanistica). Il che vuol dire che le persone si rivolgono alla psicologia e all’analisi non perché abbiano qualche particolare disagio, ma perché cercano piuttosto un senso nella loro vita o cercano di sviluppare delle parti che non hanno ancora sviluppato, ad esempio il gioco, l’amore per l’avventura o la riflessività, tutte capacità o

79
79

potenzialità che non sono ancora state espresse. Questa fascia della psicologia umanistica ha segnato un grosso passaggio perché ha sganciato la psicologia dalla patologia. È inesatto dire che la psicologia si occupa soltanto della patologia. Essa si occupa di processi psichici, ma all’interno di questi vi sono le istanze da sviluppare anche dalla persona apparentemente soddisfatta. Però non è finita qui, perché siamo sempre in un livello personale e

già essere dei centauri significa avere un buon livello di integrazione. La saggezza orientale dice, invece, che lo sviluppo della persona può andare oltre. Fino al livello del centauro siamo in quello che garantisce

il piano del lavoro della psicologia occidentale, quello che dovrebbe essere quasi automatico nello

sviluppo dell’individuo. Se le condizioni sociali, culturali e della famiglia funzionano bene l’individuo dovrebbe arrivare ad essere centrato. E questo è ciò che - dice Wilber - si raggiunge con la maturità, entro i 40 anni. Perché “centauro”? Centauro è una figura mitologica metà cavallo e metà uomo, quindi è una personalità che integra la parte istintiva con la parte psichica. A questo punto arriva lo sviluppo dell’individuo che, invece, non necessariamente è definito ontogeneticamente, non è scritto nel percorso dello sviluppo psicofisico, perché in realtà anche la psiche è materia.

Nitamo Montecucco

Qui c’è un riferimento all’uomo n. 4 descritto da Gurdjieff (il n. 1 è quello fisico, il n. 2 emozionale e il n. 3 mentale, e tutti e tre possono essere patologici, normali o equilibrati).

Il n. 4 è quello che parte dal centauro, cioè dall’uomo equilibrato, attraverso un lavoro che Gurdjieff

chiama di scuola, perché individualmente è quasi impossibile avere questo equilibrio e anche perché richiede un confronto con persone che stanno crescendo e non con persone ‘normali’ della propria quotidianità. Le persone che stanno crescendo fanno da specchio su quello che lui chiama gli angoli acuti della propria personalità e dei propri condizionamenti; si riesce così ad integrare queste prime tre parti e ad entrare in una fase trans-personale.

Luisa Barbato Fino a che siamo identificati in corpo, emozioni e mente, siamo sempre nella materia. Anche la mente è materia, anche se materia più sofisticata, molto meno densa. Si è già detto che ogni livello evolutivo e successivo trascende l’altro. Sono potenzialità perché la persona sviluppi i piani successivi, che non sono più personali ma trans-personali (oltre la persona). Sono piani non materiali, di una densità sempre più rarefatta. Wilber ha svolto uno studio sulle antiche tradizioni, cercando i pari livelli di sviluppo relativi alla meditazione dalle culture buddista, Vedanta, confuciana (e così via) costruendo i relativi schemi. E questa tendenza alla schematizzazione (caratteristica piuttosto naturale in un americano come lui) ha portato a queste definizioni:

Livello SOTTILE

“ CAUSALE

“ SPIRITUALE, cioè quello dell’Anima (e l’anima è comunque duale)

“ NON DUALE, l’Assoluto in cui non esistono più distinzioni.

Nitamo Montecucco

L’Anima è il riflesso spirituale dell’individualità, l’Anima è il Sé. Io sono un’anima, il che vuol dire che sono ancora un Io, comunque separato ancora dal resto, cioè mi identifico. Io come corpo sono più ampio

o sono più sottile, ma è comunque un’identità e quindi il Sé è ancora quello che viene chiamato l’Io

spirituale. Quando una persona fa un lavoro di VI^ - VII^ livello, entra in uno spazio definito ‘non duale’ (nirvanico, o del vuoto, o coscienza cosmica o piano Adi), sperimenta un’evanescenza della divisione - io, te, noi, gli altri - ed entra in uno spazio di coscienza unitaria, di fusione. È la sensazione dell’energia che sale, travalica i confini individuali, diventa ampia e trans-personale. Nella storia delle religioni e del

80
80

misticismo, l’inizio dell’espansione della coscienza inizia al I^ livello. Coloro che hanno avuto questa esperienza riportano, ad esempio, come la propria coscienza trasparente si sia allargata nello spazio (si può chiamare satori o samadhi) e sia poi ritornata allo stato precedente. Detto in prima persona: “Ho avuto questa grande esperienza, ho capito delle cose, però sono ancora io”. Poi si può arrivare alla fase non duale, che è quella della meditazione dove non si torna (o meglio non si

tornerebbe) più indietro. Nelle meditazioni, ad un certo momento si entra nel samadhi senza il Sé: il corpo

si ferma, la mente si ferma, si resta in catatonia a volte per ore, e si ‘brucia’ il senso della separazione.

Le persone che hanno raggiunto questo spazio sono spesso degli illuminati che restano fissi e rimangono nello spazio non duale.

Chi ha sperimentato l’anima, la luminosità, la presenza, l’intensità incredibile dell’anima e poi ritorna nell’Io della mente… non può vivere bene nell’Io della mente. Cercherà di rientrare in contatto con l’esperienza dell’anima. Quando l’anima si apre… in quel momento è come far parte di Dio e avere una comprensione… poi si torna indietro e non si è capito nulla. Si sente che l’espansione arriva fino ad un certo punto ma potrebbe arrivare molto più in là.

Io ho avuto un’espansione di V^ livello. Dopo c’è il VI^ livello (planetario) e il VII^ - raccontato nel

libro di Yogananda “L’autobiografia di uno Yogi”- che arriva a tutto il cosmo: lui è tutto il cosmo e il

cosmo è lui, la coscienza si è espansa. La gioia è tale che viene da ridere o da piangere dalla commozione.

Luisa Barbato

A questo punto Wilber si è posto il problema degli strumenti, e per ciascun livello ha definito il tipo di

terapia più adatto, aggiungendo che quando si arriva sui piani trans-personali la metodologia del lavoro cambia. Nello studio scientifico degli stadi di meditazione ha osservato che, ad esempio, tra una

meditazione buddhista o una vedanta ci sono livelli diversi, per cui la persona ha percezioni differenti, ma

la conclusione è uguale; arriva comunque allo stesso livello di coscienza, un livello non duale. E questo è,

secondo me, il senso delle parole del Dalai Lama quando dice che nella concezione evolutiva dell’individuo, la psicologia occidentale ha avuto merito di avere chiarito tutte le tappe evolutive, le strutturazioni della mente e dei livelli precedenti allo sviluppo trans-personale, di cui gli orientali non si sono occupati.

Nitamo Montecucco Pur avendo un grande rispetto per il pensiero di Wilber e per la sua visione psicologica, vorrei rimarcare che - per quanto riguarda la Psicosomatica Olistica ed in particolare le attività degli psicoterapisti e dei Counselor Olistici - è profondamente scorretto utilizzare una scala mista dove tre livelli su quattro sono "patologici". È una visione a mio avviso che implica un approccio troppo giudicante: ‘se sei evoluto sei sano, se sei normale o poco evoluto sei malato’. Sicuramente tutti noi abbiamo dentro dei livelli caotici profondi, quello del sogno e del sonno senza sogni. Chiamerei, invece il livello "nevrotico", un livello "duale". Posso avere un livello duale, ma la definizione nevrotico ha un altro senso, perché la dualità è normale mentre il livello nevrotico o psicotico sono sinonimo di patologia, e questo è profondamente lesivo per un reale rispetto della persona e della visione dell'essere umano "normale". Questo schema dal caotico al non duale è presente in tantissime tradizioni orientali. Il fatto è che in Oriente nella strutturazione degli schemi non si trovavano tali e tante malattie psichiatriche, e quindi i pochi psicotici e pochissimi nevrotici venivano considerati degli esempi fuori dalla norma, mentre tutti abbiamo dentro non un livello psicotico, ma un livello caotico profondo, dove il caos è l’inconoscibile caotico inconscio. Questi livelli sono abbastanza conosciuti dalle filosofie del Tantra, del Buddhismo, che non conoscevano i metodi per curare uno psicotico come ha fatto l’Occidente. Certo il Dalai Lama non si riferiva tanto alla cura delle malattie psicotiche gravi, anche perché gli

81
81

psicotici in cura sono pochissimi. Quindi la potenza delle tradizioni orientali era quella sul ramo evolutivo (considerando l’evoluzione dal secondo livello in poi). Sono infinite scuole con infiniti sistemi diversi, alcuni che badano anche agli

aspetti meno violenti della malattia psichica. In Tibet si può vedere ancora oggi come vivono le famiglie:

c’è una dolcezza e un’armonia tra di loro che non permette la nascita di malattie psichiche; per questo non

lavoravano sulle malattie psichiche. Ci saranno anche tanti abusi piccoli e grandi, ma nel complesso c’è una civiltà che ha alla base una tale armonia interna che non porta alla schizofrenia della mente. Bisogna dire che il contributo di Wilber è stato enorme, nei termini di una traduzione trans-personale alla psicologia, specialmente in un momento in cui - soprattutto negli Stati Uniti - c’era una nuova psicologia che stava emergendo. Ha avuto il merito di mettere insieme due mondi.

Alla fine degli anni ’70 lavoravamo tra le psicoterapie e le meditazioni di tutte le scuole con la stessa divisione, solo che ‘caotico’ era un termine usato nella psicologia di I^ livello, la psicologia dell’uomo malato. La psicologia dell’uomo sano (quella umanistica), la psicologia di Buddha che poi diventerà la trans-personale, sarà la psicologia di coloro che hanno in parte già trasceso attraverso la loro esperienza il ‘centauro’, l’uomo normale e che sentono e hanno la percezione intuitiva o diretta del risvegliato, dello spirito interno e diventano così dei veri ricercatori. Lavoravamo già con quello schema ed eravamo un piccolo gruppo, e quando conobbi l’approccio di Wilber ed i suoi libri ne fui molto contento.

Luisa Barbato Vorrei sottolineare che si riesce a passare al livello successivo solamente quando si è integrato completamente il livello precedente. Quindi uno sviluppo evolutivo armonico richiede l’integrazione a tutti i livelli. Se si salta una fase (cosa che può accadere nella pratica) si arriva a degli scompensi e a patologie. Wilber sostiene, ad esempio, che quando una persona non ha ben integrato la parte delle energie istintive e delle emozioni e va direttamente su uno stato trans-personale, se queste esperienze non hanno una base solida non vengono integrate, e quindi danno luogo a degli scompensi.

Nitamo Montecucco Per integrare non s’intende prendere atto di quello stato e accettarlo per quello che è; questa è una comprensione intellettuale. Integrare significa realmente elaborare psicosomaticamente una situazione,

riportarla realmente nella propria vita vissuta, ossia sciogliere quella situazione critica di blocco che può essere diversa e su diversi livelli, sul corpo, sulle emozioni o sulla mente.

Ci sono molte scuole spirituali che non fanno nessun lavoro sul corpo e quindi si trovano ad avere

persone tutte di testa che parlano dei massimi sistemi, di energia altamente spirituale, come i teosofi attuali. Sono a volte personaggi un po’ patetici, che raccontano mille cose sulla coscienza Adi o sul piano non duale…ma hanno un corpo devastato, non hanno vitalità, hanno conflitti emozionali enormi, un rapporto con i figli disastroso, una vita sessuale scadente. Allora ci si può chiedere: “Ma che cosa hanno imparato?” Hanno aperto a volte intuitivamente i livelli alti ma devono ritornare nel corpo reale per “integrare” e rifare il lavoro semplice. Come sostiene Wilber, un sistema più alto deve includere quello basso, che fa da ‘motore’.

La seconda considerazione è proprio il processo visto nello schema precedente, quello della totalità.

L’esperienza spirituale è un’esperienza di totalità, di unità di tutto il sistema. Quindi se il sistema ha dentro delle parti che non sono integrate, ha emozioni che non sono state sciolte e concezioni psichiche rimosse, non si può arrivare alla totalità del sistema (che diventa carente), e non è un vero sistema unitario. E quindi Ken Wilber giustamente riprende il discorso di Gurdjieff, di Osho, dei Sufi, che è un lavoro di scuole, in cui si deve lavorare sul I^ livello fisico, sul II^ livello emozionale, sul livello della coscienza mentale per integrarli tutti insieme ed avere così un processo evolutivo totale.

82
82

Luisa Barbato Wilber afferma: ”Tutti questi livelli esistono sempre e contemporaneamente, ma sono livelli di sviluppo e d’integrazione.” Alcune persone sono disastrate sui livelli emozionali e fisici ma hanno grandissime aperture trans-personali. Insomma: c’è sempre uno scivolamento continuo di tutti noi su tutti i piani, e questo non può apparire nello schema rigido visto in precedenza. Finché non si è arrivati al ‘centauro’ non si può arrivare alle altre dimensioni? Certamente non è così, perché in potenza ci sono tutte. Possono essere – dice Wilber - anche a livelli di sviluppo molto diversi. Nella pratica: per chi vuole fare il counselor olistico è molto importante avere in mente questo schema, perché quando si presenta una persona con una tematica emozionale molto forte, si deve lavorare su quello stesso livello e non le si può proporre un’apertura meditativa. Allo stesso modo: per una persona i cui problemi sono cognitivi - e riguardano il funzionamento e la percezione delle cose - lavorare sulle emozioni può essere inadeguato. Questo schema aiuta in qualche maniera a capire il punto in cui ci si trova con quella persona.

Nitamo Montecucco In Occidente sappiamo che esiste realmente qualcosa di psicotico dentro di noi, qualche cosa di borderline e sicuramente di nevrotico. Se partiamo dal ‘centauro’ - che è una persona normale - il lavoro da fare è costantemente doppio, perché è in questo ambito che il counselor ha in particolare a che fare con le persone, e non per il contatto con problematiche borderline o psicotiche (non è previsto). Parliamo delle persone ‘normali’ che si trovano ad un certo livello tra le nevrosi e l’equilibrio. Una parte di lavoro sarà in negativo e un’altra parte in positivo; si deve sviluppare necessariamente nelle due dimensioni, e quanto più si riesce a capire quali sono i blocchi di una persona tanto più la si può aiutare a sciogliere anche solo i blocchi fisici, a livello energetico, prendere coscienza un minimo delle emozioni, anche solo comunicare per scioglierle: questo è il lavoro solo sul negativo. Contemporaneamente, ogni volta che c’è lo scioglimento di un blocco - e quindi di un’emozione - l’energia bloccata a livello fisico si libera, e viene reintrodotta nell’ambito della totalità come una delle energie fondamentali. Come dicevamo prima, l’importanza del potenziale dell’ombra.

E

quello è un pezzo in più dell’energia che mancava per procedere un poco nella consapevolezza. Quindi

il

lavoro è su e giù, nell’ombra e nella luce. C’è un bellissimo racconto (“Le sette valli”) della tradizione

dei Sufi, in cui un uomo ‘normale’ sperimenta un primo picco di meditazione e gli dà un nome bellissimo

del tipo ‘la vetta dell’estasi’. Ma dopo la vetta c’è sempre una valle. Si sale una vetta più alta della prima, fino ad arrivare a sette valli e sette vette: a ogni picco di altezza e di consapevolezza corrisponde una discesa nella valle. Questo serve a riconoscere il proprio lato negativo. All’inizio, quando si fa un lavoro individuale e si scende nell’inconscio, si scende per quella che è la propria coscienza. Poi si può aprire ed espandere quella energia e si può entrare ancora di più nella coscienza negativa, in una valle più profonda, e quindi di malessere. Magari un anno prima c’era la sensazione di star bene e di aver superato

il problema, mentre dopo un po’ di meditazione si sta peggio. Questo succede perché c’è più coscienza,

più consapevolezza, e la maggiore sensibilità permette di vedere gli abissi, i condizionamenti, le cose dolorose ancora più intensamente. Può essere considerato un ‘regalo’, ed è parte del lavoro. E pian piano le sette valli corrispondono alle sette vette, ma fino a quando non si arriva a un punto finale non c’è un vero equilibrio, ma un continuo alto e basso di energia.

Luisa Barbato Fino ad un certo punto della sua vita Wilber ha continuato a scrivere, ad andare a conferenze, a dibattere. Poi si è fermato e si è allontanato, non condividendo il fatto che lo schema fosse troppo utilizzato; molti erano diventati trans-personali, ma lavorando ciascuno a proprio modo e soprattutto in modo molto “new age”. Ha deciso pertanto di non partecipare più ad alcun dibattito e a comunicare soltanto tramite i suoi libri ed il suo sito internet. Infine si è ammalato, ed ha seguito intensamente per due anni la sua compagna

83
83

malata di cancro sino alla morte di lei (ha scritto anche un libro “Grazia e grinta” in cui parla della storia con sua moglie). Si chiese come mai non riusciva a riconoscersi in tutti coloro che si definivano trans- personali e si rifacevano proprio a lui. Si chiese quale era la concezione di Jung e quella della New Age, elaborando ciò che lo differenziava da Jung (visto che molti lo definivano junghiano) e dalla New Age.

La nascita rappresenta un’incarnazione di un’anima e il bambino quando nasce ha tutta una serie di poteri; è in uno stato molto vicino alla spiritualità. Quindi l’incarnazione è un ‘cadere’ nella materia, in qualche maniera con una graduale perdita dei poteri, della conoscenza e anche delle connessioni spirituali. Anche il bambino perde questa connessione ed è come se perdesse un Eden, qualcosa che gli apparteneva, e c’è una forma di nostalgia per qualcosa che aveva ed ha perso. Questo è lo sviluppo fino all’età matura, dopodiché c’è il recupero di questa dimensione fino ad arrivare alla morte (che dovrebbe essere una morte piena di consapevolezza). C’è insomma un processo ciclico. Wilber in realtà nega che questo sia il suo pensiero. Lui ha iniziato gli studi sul piacere, sulla madre e tutta la psicologia infantile, arrivando ad affermare che il bambino non ha niente di spirituale. È semplicemente istinto. Quindi non c’è un ritorno, ma c’è una progressione dello spirito che parte come materia e istinto per passare poi alla parte razionale, alla parte cognitiva, e poi diventa spirito. Wilber sostiene che le concezioni ‘new age’ fanno confusione tra il pre-personale (corpo/emozioni) e gli stati spirituali. Pensa che gli stati pre-personali iniziali dello sviluppo dell’individuo (che possono avere punti apparentemente in comune con il percorso spirituale, cioè una certa semplicità e immediatezza nel sentirsi diverso) in qualche maniera vengono confusi. Dice che anche Jung era caduto in questa idea. Si è ingenerata una confusione tra il livello pre-personale e il livello spirituale. Quindi ciò che molti movimenti new age propugnano non è vera spiritualità ma un nostalgico livello pre-personale, che dal punto di vista evolutivo e dello spirito è un ritornare indietro.

Nitamo Montecucco Il bambino viene condizionato, e non ha la consapevolezza di questo: è un buddha, ma non lo sa. Quindi ha la sensibilità che non è ancora consapevole. Poi, però, perde la spontaneità e la naturalezza dell’essere, perché viene bloccato nelle funzioni fisiologiche, biologiche, emozionali e psichiche; queste devono essere ripristinate per portare la persona allo stato di normalità, e se ciò viene fatto con consapevolezza possono diventare degli strumenti di elevazione. Il bambino è vicino a se stesso come lo è un animale. Dalle ricerche di un professore universitario americano (Jan Stevenson) sui ricordi di reincarnazione, si rileva che i bambini fino all’età di quattro anni hanno un elevatissimo ricordo di vite passate. Stevenson ha viaggiato in tutto il mondo raccogliendo una casistica di un migliaio di casi. Un esempio: un bambino australiano raccontava di essere vissuto nell’Inghilterra del 1700, ricordando il paese e la casa. I genitori hanno voluto verificare andando in Inghilterra, e una volta arrivati nel posto indicato dal bambino, quest’ultimo ha raccontato particolari molto precisi della casa, come il tipo di pavimento che aveva allora la stalla. I genitori hanno buttato per aria la stalla, dove - dopo strati diversi di pavimento - hanno trovato il pavimento disegnato e descritto dal bambino. Mia figlia di quattro anni mi raccontava delle sue vite passate (come farebbe una vecchia donna che racconta la sua vita) parlando dei suoi tre figli, della guerra. Poi quando aveva cinque anni le ho chiesto di raccontare ancora quella storia… ma lei non la ricordava più. Non l’aveva più nella memoria, era come se si fosse staccata da una matrice. Quindi c’è non solo una corporeità. Un altro esempio raccontato da Jan Stevenson riguarda un bambino dello Sri Lanka, di famiglia induista. Insisteva a dire che era stato un prete buddhista, e si ricordava del fatto che girava con una macchina rossa. Dopo alcune ricerche si scoprì che era realmente esistito un grande monaco buddhista, un grande oratore, a cui un americano buddhista aveva lasciato una grande macchina decapottabile rossa con cui andava in giro a fare conferenze. Aveva anche uno dei primi giradischi con i dischi in vinile che c’erano

84
84

ancora sull’isola. Inoltre quando gli fecero vedere la foto con tutti i monaci di vent’anni prima, lui vi si riconobbe. Questo ricordo rimase fino ai 4-5 anni.

Luisa Barbato Wilber ammonisce - nella sua concezione molto evolutiva - a non confondere il piano spirituale con il piano pre-personale (il ritorno nostalgico al piano pre-personale è ciò che molti movimenti new-age propongono). E tra l’altro che cosa comporta questa idea evolutiva da un punto di vista non solo individuale ma globale del pianeta? Wilber dice - mutuando il pensiero di Aurobindo - che la coscienza si incarna a livello collettivo e passa per l’ombra, per la materia (e questo è un passaggio obbligato). Ciò che è vero per il singolo è vero per il collettivo, in qualche maniera questo è anche il processo della coscienza collettiva: la coscienza si incarna, passa per l'esperienza fisica, reale, materiale e poi verso il processo evolutivo. Questo comporta una grande differenza tra Wilber e la new age (e una certa spiritualità junghiana tradizionale): lui trova che il ‘900 con la sua cultura, la sua violenza, con tutto il disordine e il caos che comporta è molto più spirituale di quel che erano le epoche precedenti. È come se fossimo passati da epoche pre-personali - quindi più semplici, più immediate - ad epoche di maggiore incarnazione e consapevolezza, e siccome stiamo scendendo molto nell’ombra e l’incarnazione sta andando molto nel profondo… questo è il segnale che l’evoluzione andrà verso l’alto. È dunque in contrasto con i movimenti new-age, quando sostiene che - con questa spiritualità - non bisogna ritornare alle civiltà precedenti più semplici. E si chiede: “Perché sono saltati i sistemi religiosi, perché sono saltati i sistemi locali, perché questo mondo va verso questa globalizzazione che macina tutto, frantuma tutto e non ricrea su livelli più elevati?” Rispetto alle cose del passato possiamo certo avere delle nostalgie, perché c’era una cultura locale che conteneva le persone, e anche una spiritualità locale… però non è più il momento per queste cose. In altre parole secondo Wilber questo momento di brutture è molto più spirituale di quanto lo erano le epoche precedenti, e sostiene che Assagioli è stato un precursore della trans-personale, perché aveva capito proprio questo. Anche Assagioli ha questa concezione evolutiva che lo differenzia dalle concezioni tradizionali, cioè una concezione sull’incarnazione della coscienza e sulla maggiore spiritualità della nostra epoca rispetto alle precedenti, malgrado l’apparenza dica il contrario. Il disordine attuale è il segno dello spirito che sta lavorando nella materia (un concetto che prende come riferimento da Aurobindo

Nitamo Montecucco Le componenti new-age degli ultimi 30 anni si possono considerare utilissime, perché comunque ispirano molte persone a intraprendere un cammino interiore, ma vissute ad un certo livello sono assolutamente false e pericolose perché sono delle assurde illusioni: ci sono tanti falsi maestri dell’ultima ora che si spacciano come illuminati, le canalizzazioni da ‘altre dimensioni’ che raccontano banalità, il concetto che la via spirituale è una via di rose e fiori. Non c’è il concetto di realtà, di responsabilità reale della vita, c’è quasi un concetto di fuga dalla vita per cui bisogna elevarsi, non c’è il lavoro pesante dell’ombra. Su questo sono assolutamente certo: la via interiore è una via intensa e pesante che a volte porta anche a confrontarsi con questa parte caotica. In alcuni casi - se ci sono stati dei traumi pesanti - può diventare chiaramente psicotica. Ho visto tante persone normali entrare in profondità a livello prenatale o natale per poi vivere in uno stato psicotico anche per una giornata (ed è capitato anche a me). È un lavoro pesante e difficile. Anzi, senza voler fare l’elogio del negativo – non si deve necessariamente soffrire per stare meglio – le persone che hanno vissuto questo negativo possono utilizzarlo per fare dei notevoli passi avanti. Tra i miei amici, coloro che hanno acquisito livelli di consapevolezza elevati sono quelli che hanno avuto le peggiori situazioni di vita familiari e sono riusciti ad uscirne. Alcune scuole spirituali di psicologia raccontano come le anime elevate a volte scelgano incarnazioni difficili, dato che comunque quando si incarnano passano il processo di dimenticanza. Vale a dire che una volta che sono incarnati tanto vale giocare pesante, perché se la partita prevede che la madre e il

85
85

padre ti vogliono bene e la famiglia è tranquilla… tu diventi un bravo bambino. Se, invece, hai una situazione di ampio conflitto, ma hai un’anima di cui ti fidi, hai la tua forza, riesci ad un certo momento a trovare la via d’uscita. Questo significa – se sei un bodhisattva, o più semplicemente un’anima che lavora nel sociale - aver trovato lo stesso tipo di meccanismo con cui aiutare un sacco di persone che poi troveranno la propria strada.

Biografia (Giuseppe Pagliaro) Ken Wilber è nato nel 1949 ad Oklahoma City. Ha completato i suoi studi scolastici a Lincoln, (Nebraska), e iniziato gli studi in Medicina alla Duke University. Durante il primo anno perse ogni interesse nel perseguire una carriera nelle scienze, e iniziò a leggere di psicologia e filosofia, sia Orientale che Occidentale. Ritornò in Nebraska per studiare Chimica. Conseguita la specializzazione in biochimica lasciò il mondo accademico per dedicarsi interamente allo studio e alla scrittura. Con 20 libri sulla spiritualità e la scienza - tradotti in 25 lingue - Wilber è oggi il più tradotto autore accademico degli Stati Uniti. È visto come il più importante esponente della psicologia trans-personale (che emerse negli anni ‘60 dalla psicologia umanistica), che ha per argomento il sé e la spiritualità, e da cui Wilber si è evoluto verso la Visione Integrale. A causa della natura fondamentale e pionieristica delle sue concezioni, Wilber è stato chiamato ‘L’Einstein della coscienza’. Per oltre quindici anni ha studiato e si è dedicato allo Zen buddhista. La psicologia trans-personale aveva avuto in Abraham Maslow il suo iniziatore negli anni sessanta, e in Roberto Assagioli il suo primo codificatore, ma in Wilber trova il contributo più vasto e importante, che lo porterà alla Visione Integrale.

Testi consigliati:

·

Spectrum of Consciousness (1977)

·

Sex, Ecology, Spirituality (1995-2000)

·

The Atman Project (1980) A Brief History of Everything (1996)

·

Up from Eden (1981) The Eye of Spirit (1997)

·

The Holographic Paradigm (1982)

.

Marriage of Sense and Soul (1997)

·

A Sociable God (1982) One Taste (1999)

·

Integral Psychology (2000)

·

Quantum Questions (1984) A Theory of Everything (2000)

·

Spiritual Choices (1986)

·

Transformations of Consciousness (1987)

86
86

L'INTENSIVO DI ILLUMINAZIONE DI CHARLES BERNER

Giuseppe Pagliaro Charles Berner nasce nel 1929 a Los Angeles, California. Cresciuto con una formazione scientifica, dopo una educazione formale in Fisica, lavorò per un breve periodo come ricercatore tecnico per il governo degli U.S.A. Nel 1950 cominciò una intensa indagine sulle vite passate e sulle esperienze di morte e di "dopo-morte". Ebbe la sua prima esperienza di Illuminazione prima di avere vent'anni e da allora studiò e sperimentò centinaia di tecniche volte allo sviluppo della consapevolezza ed alla crescita personale. Charles Berner attuò una sintesi tra la filosofia e la letteratura dell'oriente e dell'occidente studiando comunicazione, nutrizione, anatomia, sogni e dinamiche mentali di entrambe le culture. Nel 1964 fondò l'Istitut of Ability, basandolo sulla trasmissione delle tecniche e dei principi che favoriscono le relazioni spirituali tra individui. Grazie a questo istituto potè sperimentare le sue pratiche su centinaia di persone, sia all'interno di una struttura di gruppo che all'interno di una struttura "one to one" (diadica). Oltre che sviluppare ed insegnare tecniche per la pulizia della mente, per il rilascio emozionale di traumi e per il miglioramento delle capacità relazionali, Charles Berner sviluppo interessanti ed originali lavori nel campo della Teologia, della Metafisica e dell' Esistenzialismo. Nel 1968, durante un ritiro spirituale su una montegna di Santa Cruz, ebbe l'intuizione sull'essenza dell'Intensivo di Illuminazione e da allora iniziò a svilupparne la struttura formale fino a quando, cinque anni dopo (1973), fondò la Dyad School of Enlightment che sarà il centro ufficiale di formazione per conduttori di Intesivi di Illuminazione. Nel 1973, mentre viaggiava in India, Charles incontrò il suo Guru, Swami Kripalvananda, che lo iniziò allo Yoga Naturale e gli diede il nome sanscrito Yogeshwar Muni. In seguito a questa esperienza fondò il Santana Dharma Foundation per importare in occidente i principi della "Eterna via della Verità". Dal 1977 si è ritirato dal lavoro sull'Intensivo di Illuminazione per praticare ed insegnare il Santana Darma e la religione dello Yoga. Il 24 giugno 2007 Yogeshwar Muni ha lasciato il suo corpo fisico. Le ceneri ora si trovano in un semplice reliquiario, come da suo desiderio, a Merimbula, in Australia, dove ormai viveva da molti anni, perché possano essere di ispirazione a tutti i praticanti dello yoga.

Testi consigliati

• Handling Suppressive Patterns in Relating

• Communication Mastery

• Natural Meditation

• A guide trougth the after death experience

• How to rice and have a children

87
87

LA PSICOLOGIA NON DUALE

Marifa De Benedetti Volevo fare una specie di meditazione ad occhi chiusi semplicemente per richiamare lo stato di presenza, dato che parlerò essenzialmente dello stato di presenza nel lavoro di counseling: quello che riguarda la cosiddetta saggezza non duale.

Provate a sentire come vi sentite adesso, com’è in questo momento il vostro stato di qualità, il vostro stato

di presenza, il vostro esserci, e poi immaginatevi 5 anni fa. Non c’è bisogno che troviate dei fatti

specifici, ma cercate di percepire in questo momento com’era allora il vostro stato di presenza, il vostro esserci. E poi, andate ancora indietro nel tempo fino a più o meno 20 anni. Non c’è bisogno di nuovo di avere ricordi precisi, ma centratevi a sentire, percepire com’era, com’è, il vostro stato di presenza. E anche se c’è uno stato di cambiamento nel vostro stato di presenza. E poi, ancora andate indietro fino all’adolescenza fino ai 13, 14 anni: com’era e com’è lo stato di presenza, il vostro esserci. E ancora, tornate indietro nel tempo fino ai 6 anni e di nuovo cercate di percepire com’era lo stato di presenza, come vi percepivate. E ancora indietro, fino ai primi mesi di vita, quando avevate gli occhi aperti al mondo, com’era lo stato di presenza, allora, e se c’è differenza con lo stato di presenza, adesso. E poi, fate uno sforzo maggiore, non seguite la logica ma affidatevi a come viene, cercate d’immaginare come era lo stato di presenza quando lo spermatozoo s’inserì nell’ovaio e, immaginatelo come un punto adimensionale che nello stesso tempo è posizionato nel centro del cuore. Entrate in questo punto senza dimensioni ed uscite dall’altra parte espandendovi all’intero universo, cercando di percepire com’è lo stato di presenza oscillando da questo punto -adimensionale nel centro del cuore- all’intero universo.

Espandendovi all’intero universo, vedete se percepite i confini, andando ai confini dell’universo lo stato

di presenza si arresta lì e include anche questi confini. E adesso… come lo sentite lo stato di presenza: è

diverso, espanso in tutto l’universo, in questo punto dimensionale che crea tutto l’universo.

Pian piano aprite gli occhi. Cercate di mantenere questo stato di presenza, è la stessa presenza per ognuno

di

voi. Questo stato di presenza, che è anche lo stato dell’essere, è uno stato di non separazione, che non

ha

confini, che non ha limiti. Questo stato si può utilizzare per eliminare la sofferenza. Esiste un gruppo

di

terapisti non duali o saggi non duali che usano anche degli strumenti terapeutici per arrivare allo stato

di

presenza in comunione con il cliente, per cui terapeuta e cliente non sono più divisi ma sono nello

stesso stato di coscienza, in cui si può affrontare in modo diverso dal solito e molto più efficace e risolutivo il problema della sofferenza.

Da cosa è causata la sofferenza?

dalla perdita del contatto con la propria natura, con la parte vera di sé.

dal fatto che ci si considera un individuo separato dal resto del mondo, separato dal resto degli

individui. E in quanto ci si considera un individuo separato si creano dei confini, delle barriere, delle

difese dalla realtà che è parte di quello che siamo come natura essenziale. Questo di nuovo crea sofferenza: l’essere separato ci impedisce di unirci, di scoprire, di sentire quello che siamo sin dalla

nascita: presenza. La presenza non ha confini. Se l’avete percepita durante una meditazione, vi potete espandere nell’universo, ma siete ancora presenza. Certo, una presenza focalizzata in un corpo fisico, ma

in realtà non ci sono confini. Ci sono solo delle localizzazioni di un certo tipo di percezione all’interno di

una cosa che non ha assolutamente confini. Per difendere questi confini, questo senso di separazione, questo senso di identità che si assume nella relazione con il padre e la madre, o in relazione con il mondo

e così via, si acquista una personalità che non accetta la realtà così com’è. Voi potete immaginare

qualunque cosa, anche piccolissima che voi non accettiate così com’è, non vi va bene, non volete che sia

in un certo modo, vi contraete, soffrite.

88
88

Quindi c’è la possibilità di eliminare la sofferenza, non importa quali siano le cause (traumi infantili, il rapporto con la madre non riuscito, karma difficile). Il punto è di accettare la realtà così com’è. Ma come si fa ad accettare la realtà così com’è? Come si fa a vederla? Nel momento in cui si entra in uno stato di presenza - se si riesce a mantenere il contatto con il proprio essere - la presenza non rifiuta, la presenza accetta quello che è così com’è. E se c’è un problema, quando si è in uno stato di presenza, il problema non arreca disturbo. Questo non vuol dire che è già risolto, ma la soluzione al problema può tranquillamente col tempo far saltar fuori uno stato di presenza, invece di usare la mente per cercare di uscire da una situazione in cui si è. Con la presenza, invece, si è al di fuori da questa situazione, la include, è molto più vasta, perché ha molti più strumenti per risolverla: il problema diventa molto più piccolo, molto meno persecutivo, molto meno ossessivo. Si è più rilassati e ci sono più possibilità di poterlo risolvere. Certo, non è facile arrivare a un senso di presenza sufficientemente stabile per far tutto questo tipo di lavoro. Quando si lavora con persone che presentano blocchi emozionali, fisici o altro, si possono usare altri strumenti terapeutici per sbloccare la persona in modo che si rilassi, si espanda e possa entrare in uno stato di presenza. Se la persona non ha conosciuto, assaggiato lo stato di presenza (a parte il fatto che lo conosce proprio perché fa parte della sua vera natura), l’operatore può comunicarlo per empatia al cliente, e perché questo avvenga lo deve conoscere, deve averlo, essere stabilito in questo stato di presenza. È la terapia più avanzata che si possa fare usando tutti gli strumenti terapeutici che l’operatore ha a disposizione nella sua cultura, nella sua esperienza personale. Per risolvere completamente il problema della sofferenza non si può fare altro che usare la propria vera natura, il proprio stato di presenza, il proprio essere. L’incarnazione di per sé è uno stato di sofferenza, perché la vera natura (idea non da tutti accettata, ma è una possibilità) si chiama “the core wound”, la ferita centrale, originaria; incarnandosi si passa da uno spazio infinito, senza limiti e senza confini, in uno spazio limitato. Si può, però, con la consapevolezza, capire e accettare di essere infinito e senza limiti e di vivere, almeno parzialmente, in uno spazio limitato. Quando si parla di un certo tipo di verità non è possibile parlarne in un modo lineare. Un certo tipo di verità è descrivibile solo usando spesso gli opposti contemporaneamente validi e non più in opposizione, ma in coesistenza. Troppo difficile? Allora proviamo in questo modo: provate a mettervi in uno stato di attesa senza attesa o di ascolto senza ascoltare. Ascoltate senza ascoltare. Non è possibile mentalmente, dovete andare in uno stato di silenzio. Questa è la parte della terapia non duale. Essenzialmente, la cosiddetta psicoterapia e saggezza non duale è un modo di operare che si sta manifestando sempre più nel campo della psicoterapia. Operatori che hanno fatto molto lavoro con dei maestri o meditazioni per anni e hanno aggiunto una certa percezione dello stato di presenza, dello stato di non separazione, riescono a fare questo tipo di lavoro con il cliente ottenendo dei risultati non avuti con le normali psicoterapie. Per quanto riguarda l’indirizzo tecnico, accenno solo ad alcune piccole cose. La cosa più semplice è guardarsi negli occhi, che può essere molto intenso o molto soft. Questo può aiutare ad arrivare a una comunione e uno stato di presenza. Il respiro può essere energetico o rilassato. La percezione del corpo e del corpo energetico può innestare uno stato di presenza, ma se il terapeuta è già focalizzato sul proprio stato di presenza può aiutare il cliente ad entrare in uno stato di presenza. È da ricordare l’esperienza di un illuminato inglese, Douglas Harwey (de “La via senza testa”). Si è illuminato durante un viaggio in India, sull’Himalaya, dove si era illuminato il Buddha. Ha scoperto improvvisamente di non avere una testa. Noi siamo condizionati sin da bambini ad avere una testa. Usate una percezione priva di memorie di quello che avete imparato nel passato e usate il dito per indicare quello che vedete. Cosa vedete? La gamba, la testa. Così percepite lo spazio e dentro questo spazio c’è il punto zero che non potete vedere. Avete la concezione che le cose che vedete sono fuori di voi, invece sono dal vostro corpo, ma non fuori di voi. Dentro questo spazio c’è tutto, quello che vedete e quello che non vedete, c’è la vostra coscienza, la presenza. Questo semplice esercizio può essere usato per aiutare la persona a percepire in modo diverso se stesso, aiuta a trovare il senso di presenza e spazio. È la percezione fatta dal di dentro, dalla distanza zero. Al centro c’è il vuoto che è totalmente cosciente.

89
89

LA PSICOLOGIA SUFI DI A.H. ALMAAS

Molto interessante è il lavoro del maestro sufi Almaas. A.H Almaas è un maestro dell’Arabia Saudita, che ha vissuto per tanti anni negli Stati Uniti. Ha pubblicato molti libri, tra cui: “Essenza”, “Il cuore del diamante”, “L’elisir dell’illuminazione”. Almaas chiama la ‘natura vera’ la presenza, natura essenziale o essenza. Studiando la psicologia delle relazioni oggettuali e il come si crea il senso del Sé, si scopre che nei primi anni di vita si crea nel rapporto oggettuale tra il bambino e la madre soprattutto, il rapporto del soggetto con l’oggetto, il rapporto del bambino e un oggetto esterno, il bambino e il padre. La relazione oggettuale passa attraverso diverse fasi: autismo infantile, simbiosi, processo di separazione (quando è in grado di muoversi verso il primo anno) che si completa verso il terzo anno di vita. Queste relazioni oggettuali tra il bambino e la madre sono percezioni di sé: cinestesiche, corporee, sensazioni varie, e un affetto, un’emozione, un colore affettivo che veda le due immagini del Sé. Queste poi si combinano, oggetto ed emozione, fin quando non si arriva ad un struttura più complessa che diventa l’immagine di sé e poi da lì si arriva a strutture ancora più complesse che formeranno l’Io, l’Es e il Super Ego. Almaas ha studiato i primi tre anni di vita di un individuo, teorizzando, con il sostegno di dati sperimentali, che il bambino nasce con una natura essenziale incontaminata che ha un certo tipo di potenziale da dove fluiscono diverse qualità che possono essere: volontà, presenza, contatto, valore. Qualità essenziali che non sono concettuali, sono pre-concettuali, cioè uno sa e si sente valore, semplicemente il suo potenziale è essere valore, è suo potenziale avere la qualità della forza. Poi questo potenziale si può usare per fare delle cose in un certo modo. Ha scoperto il modo in cui si sviluppa il bambino anche con le frustrazioni dell’ambiente e la necessità di adattarsi ad esso. Nasciamo con la necessità di essere riconosciuti e di essere amati. Se non veniamo amati in modo opportuno, arriviamo a dei compromessi. Quasi sempre dobbiamo reprimere certe manifestazioni della vera natura. Reprimiamo una, due tre volte finchè questa natura essenziale va nell’inconscio e viene distrutta, o meglio, viene velata dalle strutture difensive che si formano. Le strutture difensive sono strutture concettuali, mentali. La natura essenziale non è mentale. Almaas ha scoperto:

1) che l’essenza nei primi tre anni di vita viene quasi completamente mascherata 2) che certe qualità vengono mascherate prima e altre dopo. Comunque nei primi tre anni il bambino perde quasi completamente il contatto con la propria natura essenziale.

Le difese che vengono costruite talvolta sono simili a quelle essenziali, ma non sono essenziali. Quando si va a lavorare psicanaliticamente sulle difese che costituiscono la struttura dell’Ego, si smantellano le difese e si crea una lacuna, un vuoto. Da questo vuoto, se il terapista ha spiegato che tipo di lavoro si sta facendo, la natura essenziale - che è stata velata dalle difese - può riaffiorare. L’individuo riacquista così pienezza e totalità in modo non concettuale, ma in modo vero, che è molto più vero di qualunque forma-pensiero di origine concettuale. Questo è un processo di guarigione che diventa una guarigione totale. Nel lavoro di Almaas le tecniche sono lunghe quanto le tecniche psicanalitiche o quelle bioenergetiche che durano 3, 4, 5 anni. Non è un lavoro veloce.

Nitamo Montecucco Un lavoro di Almaas è sulle “Latifa”, le energie essenziali connesse con i colori, le emozioni e gli stati d’animo. I mistici sufi sono riusciti ad entrare nei colori energetici dell’essere umano, nei chakra e nelle energie. Ogni centro o energia ha un colore, talvolta è tenue, a volte forte, a volte a tinte pastello o a tinte intense. Hanno definito il bianco del vuoto, il bianco della luce, il bianco freddo, il bianco opaco, e così per il colore rosso. Ci sono infinite gradazioni per entrare nelle emozioni del rosso o del bianco. È esattamente quando vediamo un giglio bianco e ne siamo rapiti, perché ci risuona con il bianco di quella

90
90

qualità dell’essenza dell’anima. Ci sono molte variazioni di rosso: rosso sangue, il rosso che chiamano ‘colore rosso granata del melograno’ che è la passione spirituale più calda, i rossi pallidi, le tinte stinte che corrispondono a stati di sessualità cadente, di emotività vuota, di finta energia. Ogni gruppo, della durata di alcuni giorni, si tinge di un colore. Si percorrono tutti i colori dell’anima, e, passando attraverso i colori e le varie personalità dell’eneagramma, si sviluppa il lavoro che riconduce all’essenza, all’anima.

Kapil Pileri Questo lavoro si basa sui LATIFA, che sono le qualità essenziali, rappresentati da cinque colori principali bianco, nero, rosso, giallo, verde, e su una parte finale che si chiama la guida interiore. È un lavoro che arriva dalla tradizione sufi, ma si ritrovano molte similitudini anche nel lavoro di Gurdjieff. Si basa su quattro pilastri. Il primo è l’Eneagramma, il riconoscimento della nostra struttura della personalità. In questo tipo di lavoro si usa la struttura della personalità per riconnetterci all’essenza, quindi c’è una totale accettazione e riconoscimento di come questa struttura della personalità si è formata, come sistema di difesa per la sopravvivenza. Le nostre esperienze da bambini vanno a formare questa struttura. In realtà noi siamo tutte le strutture della personalità, ma una in particolare è un po’ come la nostra colonna vertebrale. I nove enneatipi si dividono in tre parti, tre numeri sono legati al centro istintivo, tre al centro del cuore, tre al centro mentale. Un altro pilastro alla base di questo lavoro è il Giudice Interiore e tutto il lavoro di reazione, accettazione-non accettazione che ci provoca questo giudice, identificazione col bambino compresa. Non si lavora con il contenuto del giudizio, ma si lavora con la modalità che usa il giudice, che può essere aggressiva o manipolativa. E la tendenza è di creare delle vere e proprie separazioni da quelle che sono le nostre energie essenziali. Un’altra tecnica è la Teoria dei buchi (esposta nel libro “Il cuore del diamante”), un lavoro molto particolare, bello e intenso, che richiede un tempo di alcuni anni. Tra le strutture della personalità, l’attacco del giudice, e il momento in cui portiamo queste energie all’interno, andiamo a toccare cose particolari di noi che sono dei veri e propri buchi energetici. Tali buchi a volte sono abbastanza coperti, e nella parte interna del buco, che ci riporta alla nostra essenza, generalmente troviamo tutto il lavoro emozionale. Quindi per riconnetterci alle nostre qualità essenziali dobbiamo riattraversare tutte le identificazioni, memorie, condizionamenti, esperienze generalmente, ma non necessariamente, non piacevoli. Il quarto strumento che si utilizza, e che per la mia esperienza è molto interessante per questo tipo di lavoro, è quella che viene definita Praticare Presenza, ancora molto legata alla colonna vertebrale e al plesso solare. Questo tipo di indagine è chiamato Inquiry (non ha una vera traduzione in italiano), vale a dire inchiesta, indagine, un po’ come tante cose messe assieme, dove si lavora con la parte della memoria, quindi col ricordo. Andiamo ad esplorare fisicamente nel corpo nel momento presente, nel qui e ora, aprendo grandissimi spazi, abbastanza comodi dove ci possiamo permettere di avvicinarci ai buchi, vederli, prenderci contatto, disidentificarci da quella che è la struttura della personalità. E ancora lì è un movimento molto semplice, perché con la struttura della personalità l’energia va fuori, si gira, e la riportiamo dentro e ci permette soprattutto di fare un lavoro sul giudice interiore, il gradino più duro per tutti, per andare poi ancora più in profondità a riscoprire quella che è la nostra vera natura. In questo senso trovo Latifa un lavoro splendido.

Kapil Pileri

Giudice Interiore

È quello che cerca sempre di mantenere lo status quo delle situazioni, che non ci permette di andare semplicemente in quello che è lo sconosciuto, che non ci permette di stare continuamente presenti in ogni momento. A volte è proprio una voce che dice: «Ah non sei in grado» oppure «Sei senza cuore». A volte

91
91

è

molto sottile, a volte è una precisa sensazione nel corpo di non riuscire a sentirsi dal diaframma in giù.

Il

giudice interiore si forma intorno ai primi sei-otto anni di vita, principalmente con i nostri genitori. È la

nostra modalità di adattarci a loro, è la nostra maniera di castrarci, principalmente per avere quello che ci serve - mangiare, dormire, amore -. Io vi trovo un grande legame (a parte che questo lavoro riprende il lavoro di Freud) con Reich. Il concetto di carico e scarico. Praticamente quello che succede nei primi anni

di vita è che il nostro sistema generalmente carica o non scarica. La maggior parte di noi ha un eccesso di

carico. E questa energia viene trattenuta nel sistema nervoso, principalmente quello centrale, e poi nel sistema simpatico e parasimpatico. Se immaginiamo di essere una grande cellula, un’unica piuttosto che

milioni di cellule, l’equilibrio o il benessere dovrebbe essere tanta espansione e tanta contrazione. Se non

si può esprimere l’espansione c’è un irrigidimento della membrana della cellula, che viene trattenuta nel

sistema nervoso. Queste tensioni diventano i blocchi psicosomatici. Rispetto al lavoro del giudice interiore, spesso non sentiamo la voce ma sentiamo un effetto fisico, vero e proprio, quando siamo sotto il suo attacco. Il primo passo è di smettere di dare la colpa agli altri e di prenderci la responsabilità “Cos’è che mi sta succedendo veramente in questo momento”. E sentirsi rientrare ancora in contatto col corpo. Quando il giudice attacca c’è sempre una parte del corpo specifica che subisce l’attacco Ci sono segnali ben precisi, come la rigidità della nuca, il non sentirsi dal diaframma in giù (cosa abbastanza comune).

Questi segni specifici indicano che dentro di noi c’è un attacco deciso del giudice interiore. A volte si sente la voce, diventandone consapevoli. Il giudice usa ovviamente le stesse parole che usavano i nostri genitori. La stessa voce.

Nel Dialogo delle voci, il giudice interiore è sempre il più forte tra tutti quelli che hanno fatto parte della famiglia, quello che da bambino ha imposto le regole della vita.

E

si può riconoscere proprio di chi è la voce, papà o mamma. Se siamo in contatto profondo col corpo e

se

sentiamo in quel momento, ad esempio, la mamma che ci dice “Sei senza cuore”, ci sentiamo come un

bimbo. Si entra in quello spazio e ci comportiamo esattamente come un bambino che ha davanti mamma che gli dice che è senza cuore.

È un lavoro molto intenso, perché ci riporta in spazi di una delicatezza incredibile. In quel momento

stiamo facendo di tutto per avere l’amore della mamma, la percezione fisica è di castrazione. Oppure non sentiamo lo spazio del cuore. Chiunque abbiamo davanti, la vediamo come se fossimo un bimbo, non

vogliamo l’incontro con la persona che realmente è davanti, ma con nostra madre.

Si lavora principalmente con la consapevolezza e con questo tipo di autoindagine che si definisce inquiry,

e poi in maniera più precisa si va a lavorare con due tipi di energie essenziali: quella del bianco che è la qualità della presenza “se mi sento nel corpo in questo momento posso riconoscere esattamente quella memoria molto precisa e non mi faccio attaccare dal giudice”, e quella del rosso – con cui si lavora

inizialmente – dove si lavora con l’aggressività. Non si lavora mai sul contenuto del giudizio, ma sulla modalità che utilizza il giudice per attaccare, che può essere aggressiva o manipolativa. Il giudice taglia il corpo, porta fuori, non vuole che si cambi nulla di se stessi. Quindi si va a ricontattare quella energia che

ci è stata tagliata da piccoli, che principalmente è quella dell’aggressività. Per difenderci dal giudice

dobbiamo ricontattare quell’energia e fermarlo. A volte c’è la sensazione fisica di fare a pugni con qualcuno, molto forte e intensa. L’energia dell’aggressività è principalmente legata all’energia sessuale, quindi si tratta di rimettere in movimento all’interno del corpo un’energia che ci siamo completamente dimenticati di avere ma non abbiamo mai perso. Secondo me non è un lavoro psicologico, ma energetico. Molti lo prendono come un lavoro psicologico, ma per la mia esperienza, non ho notato grossi cambiamenti a livello psicologico sulle persone. Mentre quando il lavoro è energetico e di presenza, il semplice ricontattare quello che veramente siamo, fa una grande differenza. Se il giudice blocca significa che è già molto sviluppato. Si vive l’esperienza dei genitori così come li abbiamo interiorizzati. Non li vediamo proprio, non possiamo amarli semplicemente, perché si continua a vedere quella idea che ci si è fatti di loro. Il giudice rappresenta una modalità che conosciamo benissimo, una modalità storica. E ci

92
92

identifichiamo con il bambino/a, torniamo in uno spazio infantile dove subiamo il giudizio. Al di là di ciò che dice il giudice interiore, la modalità del suo lavoro ha la finalità di massacrare. Una volta che siamo riusciti a staccarci da questo, nel momento che riusciamo a vedere come i nostri genitori sono realmente, esseri umani, quando il giudice interiore dice «Stai sbagliando» e può essere vero, da ‘giudice’ diventa ‘guida interiore’. Noi siamo esattamente nostra madre e nostro padre. Il giudice è una parte di noi, nel senso che è una strategia. Se siamo in una condizione di pace dove accogliamo tutto, abbracciamo tutto, anche il giudice. Ma prima di arrivare a ciò se non ci difendiami, ci massacra. Il lavoro sul giudice interiore dura anni, perché lui diventerà sempre più sottile. Non basta riconoscere il giudice, si deve rigirargli l’energia. Quello che serve per andare oltre è sì ricontattare l’aggressività e le altre energie, ma è anche un praticare presenza che porta sempre più in contatto con l’amore per se stessi.

I Latifa

È un lavoro tradizionale dei Sufi. Ognuno dei 5 colori principali: bianco, rosso, nero, giallo, verde (che oltretutto hanno una corrispondenza con il lavoro dei 5 chakra tibetani) corrisponde ad una qualità essenziale. Il bianco è la presenza; il rosso è il coraggio, la forza, la passione; il nero è la pace (bianco e nero sono molto legati alla tradizione zen); il giallo corrisponde alla gioia ed è legato al cuore; il verde corrisponde alla compassione. Nel Sufismo è molto sviluppata la qualità del rosso, legato allo spazio del cuore, alla mamma, la devozione, ricevere la grazia e riversarla. Latifa è un lavoro dove la tradizione dei sufi viene trasmessa al limite tra la modernissima psicologia e la meditazione. Parliamo di psicologia transpersonale e tecniche tradizionali dei sufi. Vengono date tutte le corrispondenze fisiche perché ogni colore ha una corrispondenza fisica specifica e principalmente corrisponde a come somatizziamo nella prima fase della nostra vita, le energie trasmesse dai nostri genitori. Con l’andare del tempo questi condizionamenti si radicano nel corpo, condizionano il movimento, l’espressione, la modalità che abbiamo di nutrirci, di relazionarci con gli altri. A mio parere, tra i lavori sperimentati, è quello più preciso. A livello di tradizione, le meditazioni si basano sul lavoro di tutti e tre i centri. La meditazione “No dimension” è, secondo me, quella più potente per centrarsi, perché ci porta nella pancia, col cuore aperto. Il movimento delle braccia amplifica l’apertura del cuore e della gola. Il suono che esce lavora sull’osso pubico, oltre che aprire la gola va a liberare questa zona dove (secondo la tradizione sufi) viene interiorizzata la rabbia. Rispetto ai chakra, dove le qualità essenziali sono la fiamma della lampada, nell’essenza è l’olio che brucia. L’essenza non è un’idea, un qualcosa di psicologico, l’essenza siamo noi.

PSICOLOGIA DALLE ANTICHE SCUOLE SPIRITUALI

Il Vedanta e i cinque corpi dell'essere umano