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CALLIMACO

Pag 226 “gli epigrammi” - pag 15 “Che cosa è la morte ?” leggere e contenuto -

Il maggiore poeta di età ellenistica è Callimaco (III secolo a.C.).


Callimaco visse gran parte della sua vita ad Alessandria d’ Egitto dove svolse la professione
di bibliotecario e si dedicò alla composizione di opere erudite che spaziavano in tutti gli
ambiti del sapere (geografia, botanica, storia... non ci è pervenuto nulla se non qualche
citazione e testimonianza ) . Le opere di Callimaco che ci sono pervenute sono divisibili in
Cinque gruppi:
- gli αιτια sono una raccolta di elegie in 5 libri
- 6 inni
- 60 epigrammi
- 13 giambi
- 1 epillio ( “Ecale” ) - racconto mitico di dimensioni ridotte.

Gli inni e gli epigrammi ci sono giunti per tradizione indiretta: gli inni insieme con gli inni
omerici e gli epigrammi nell’Antologia Palatina (grande raccolta di epigrammi dell’età
ellenistica) .

Gli “αιτια” sono una raccolta di elegie eziologiche, elegie nelle quali si spiega l’origine di
feste, miti, istituzioni. Il termine αίτια è il plurale del termine αιτιον e significa “le cause”.
Gli αιτια cominciano con il famoso prologo contro i Telchini che nella mitologia sono
demoni malvagi nel lessico callimacheo indicano i suoi avversari poetici (siccome si
intensifica la lettura del libro nell’età ellenistica nasce la polemica letteraria) . Nel prologo
Callimaco si difende dalle accuse che gli venivano rivolte dai suoi avversari . Questi lo
accusavano di essere poeta di pochi versi nonostante fosse già avanti con gli anni .
Callimaco sostiene che la poesia deve essere leggera (λεπταλεη) e breve perché solo la
brevità consente il labor limae (il lavoro di rifinitura). “La poesia deve imitare il suono
melodico degli uccelli non il raglio dell’ asino” . “Il tuonare (tono roboante, empatico,
eccessivo) spetta a Zeus. Secondo calljmaco la poesia deve essere piuttosto un gioco
(παιγνιον) cioè non deve contenere riferimenti alla politica e non deve fornire insegnamenti.
L’arte è fine a se stessa (fare arte per arte), va ammirata per quello che è e non deve avere
alcuna finalità. Callimaco definisce la poesia che non si avvale del labor limae grossolana
(παχύ) e adopera la famosa espressione «μέγα βιβλίον μέγα κακόν».

Il prologo contro i Telchini non è l’unico manifesto di poetica di Callimaco; egli parla di
poetica in un epigramma in cui dice che egli non beve alla fontana pubblica e che non
calpesta la strada su cui passano gli altri per difendere la poesia d’élite (quella di cui parla
anche Orazio: l’arte non è per tutti).

Nell’inno ad Apollo sostiene che il Dio stesso della poesia (Apollo) gli ha consigliato di
scegliere una sorgente di non vasta portata e di evitare la corrente del Fiume Eufrate perché
porta con sé molti detriti. È una metafora per difendere la poesia breve e raffinata)

In un giambo si difende dall’accusa di πολυείδεια (molte forme) cioè dall’accusa di aver


scritto più generi letterari e di non essersi concentrato su di uno solo.
Tutto ciò a testimoniare che Callimaco visse in un’epoca in cui la critica letteraria era
molto comune e diffusa.
Dopo il prologo contro i Telchini, negli αιτια è contenuto un proemio nel quale Callimaco
immagina di essere portato in sogno sull’Elicona, monte sacro alle muse, dove intraprende
appunto un colloquio con esse, alle quali rivolge domande sui più svariati argomenti. Altre
elegie all’interno di quest’opera sono costiuite da racconti esposti dal protagonista stesso
dell’elegia. Negli αιτια le parti più famose sono :
• nel terzo libro la storia di Aconzio e Cidippe, che serve a Callimaco per spiegare l’orogine
di un γενος nobile, quello degli Acontiadi, storia d’amore che ispirò anche l’autore latino
Ovidio. Aconzio si innamora della donna, ma la ragazza è già promessa a un’altro, allora
Aconzio getta ai piedi di Cidippe una mela, dove vi è scritto “giuro per Artemide sposerò
Aconzio”, questa scritta vincola Cidippe definitivamente ad Aconzio, la fanciulla infatti
non riesce a sposare l’uomo a cui è stata promessa perché si ammala, dunque i genitori
scoprono il perché del suo male e la ragazza viene liberata della promessa di matrimonio
fatta all’altro. Anticipa le caratteristiche del successivo romanzo greco.
• La chioma di Berenice, passo tradotto in latino da Catullo, Berenice moglie di Tolomeo
III per propiziarne il ritorno da una campagna aveva consacrato un ricciolo della sua
chioma nel tempio di Afrodite, il ricciolo scomparve e l’astronomo di corte, tale Conone,
immaginò che fosse diventato una costellazione alla quale diede il nome di “chioma di
Berenice”. Questo καταστερισμος (trasformazione in astro) intendeva celebrare la fedeltà
della regina e la sua pietas religiosa.

I. I GIAMBI
Callimaco è autore di 13 giambi, dei quali sono i massimi esponenti Archiloco e Ipponatte;
quelli di Callimaco hanno una composizione ad anello, il primo e l’ultimo giambo hanno
per protagonista Ipponatte :
• nel primo giambo è narrata la storia della coppa di Baticle, uomo ricco che aveva lasciato
una sua coppa preziosissima a Talete, uno dei 7 sapienti. Talete non ritenendosi degno di
possederla l’aveva ceduta a un altro dei 7 sapienti, finché essa non era ritornata nelle mani
di Talete che l’aveva consacrata ad Apollo. Questa storia della coppa di Baticle è
raccontata da Ipponatte ai dotti del Serapeo, la seconda biblioteca di Alessandria, perché
erano in lite fra di loro per opinioni di poetica divergenti, Callimaco intende invitarli alla
stessa modestia che aveva caratterizzato i 7 sapienti.
• Alcuni giambi hanno contenuto moraleggiante come quello che lamenta la corruzione dei
tempi moderni nei quali la ricchezza prevale sulla virtù.
• Sono presenti anche giambi dal tini favolistico, come quello che racconta la contesa fra
l’alloro e l’ulivo che esaltano ciascuna i propri meriti.
• Un altro giambo descrive la statua criselefantina di zeus, in oro e avorio, ad opera dello
scultore Fidia.
• Un altro ricorda i doni offerti ad Ebe fra i quali spicca il dono di una poesia da parte di
Apollo, questo giambo contiene il motivo della poesia eternatrice.
Con i giambi Callimaco è ritenuto inventore dello σπδουγεοιον, ovvero della mescolanza tra
l’elemento serio e quello scherzoso, caratteristica della satira latina ma anche della satira
generale.

I. ECALE :,
Callimaco è autore di un epillio, ovvero un componimento epico di ridotte dimensioni, in
cui dei ed eroi sono umanizzati (Euripide), ha molto spazio l’elemento descrittivo e le
situazioni si riferiscono spesso all’ambito quotidiano. Questo racconta un episodio
sconosciuto del mito di Teseo, egli deve cacciare il toro di Maratona. Colto da un temporale
trova ospitalità presso una vecchietta, Ecale, che gli prepara una modesta cena descritta da
Callimaco con dovizia (ricchezza) di particolari, caratteristica classica dell’età ellenistica.
Quando Teseo sconfigge il Toro vorrebbe ringraziare Ecale, ma la trova morta allora dà alla
località il nome di Ecale e fonda un tempio a Zeus Ecalesio; questa vicenda dunque
costituisce l’αιτιον del tempio di Zeus, esempio di poesia eziologica.

I. GLI INNI :
Callimaco è autore di 6 Inni che ci sono giunti insieme con gli Inni omerici; gli inni sono a
Zeus, a Delo, ad Artemide, ad Apollo, per i lavacri (bagni) di Pallade e a Demetra. Tre di
questi inni hanno un’impostazione tradizionale perché sono destinati alla recitazione in
ambiente simposiaco, invece altri 3 prevedono la presenza di un narratore durante lo
svolgimento di un rito. Gli inni di Callimaco contengono il motivo ellenistico
dell’esaltazione del sovrano, gli dei in questi inni sono spesso ridotti a dimensione umana e
sicuramente manca quel senso di sacralità inviolabile che caratterizzava la religiosità antica.
• L’Inno a Zeus contiene una celebrazione del sovrano, equiparato a Zeus, oltre a
contenere la storia dell’infanzia di Zeus, cresciuto a Creta, figlio di Crono e allattato dalla
capra Amaltea;
• L’Inno a Delo ricorda l’isola di Delo che diede i natali ad Apollo e Artemide, figli di
Latona che fuggiva dall’ira di Era, gelosa del marito;
• Dell’Inno ad Apollo, ricordiamo la dichiarazione di poetica;
• L’inno ad Artemide è significativo per la presentazione del mondo divino come mondo
borghese, presenta infatti Artemide fanciulla che con le sue moine riesce ad ottenere da
Zeus tutto quello che vuole e addirittura si rapporta senza alcun timore con i terribili
ciclopi, generalmente esseri terribili.
• L’Inno per i lavacri di Pallade trae spunto dal rito del bagno della statua di Pallade
Atena nel fiume Inaco, il narratore racconta l’episodio della cecità di Tiresia, la madre di
Tiresia Cariclò stava facendo il bagno con la dea Atena, la visione del bagno delle due era
vietata, ma Tiresia infranse il divieto e fu reso cieco da Atena. Allora la madre di Tiresia
ottenne che il figlio, privato della vista, potesse ottenere il dono della profezia. In
quest’inno è suggestiva la descrizione del paesaggio, carica di mistero, suggestione,
incanto che si adatta perfettamente all’animo attonito di Tiresia.
• L’Inno a Demetra racconta il mito di Erisittone il quale tagliò un bosco sacro a Demetra
e fu punito con una fame insaziabile, in quest’inno Callimaco anziché mirare a suscitare
un senso di orrore per la violazione del divieto, come sarebbe stato nella tradizione antica,
ottiene di creare intorno al protagonista sentimenti di vergogna e imbarazzo da parte dei
familiari, faccenda trattata come se fosse quotidiana e non come se fosse empia.